MEGLIO FOUCHÉ, di Teodoro Klitsche de la Grange

MEGLIO FOUCHÉ

La morte di Navalny in detenzione (oltre il circolo polare artico) pone problemi non solo come quelli discussi (ed agitati) in questi giorni, sul tasso di democrazia del regime putiniano, sui diritti umani in Russia, sul ruolo (e lo status) dell’opposizione in un regime democratico (più o meno), ma, ancor di più sulla convenienza di chi ha il potere di uccidere (o procurare la morte) ad un avversario politico.

Due esempi (tra i tanti offerti dalla storia) vengono in mente: l’assassinio dopo un processo-farsa (al fine di contentare i legalitari un tanto al chilo) del Duca d’Enghien da parte di Napoleone. Il quale fu accusato di avere commesso un crimine (accusa non infondata). A tale proposito fu attribuito a Fouché (ministro di polizia di Napoleone) di aver così commentato la vicenda “è peggio di un delitto, e un’idiozia”. Giudizio esatto: la morte del Duca non arrecava alcun beneficio alla Francia e a Napoleone. Invece sia per le circostanze del fatto (il Duca era stato rapito dai francesi nel territorio di un altro Stato, era stato giudicato da un Tribunale ad hoc ecc. ecc.) che, e ancor più, per senso e conseguenza politica dell’azione (la quale allargava il divario di Napoleone con i legittimisti) generava gravi inconvenienti.

L’altro esempio è quello del trattamento praticato da Churchill a Gandhi durante la seconda guerra mondiale. Nel 1942, a seguito dell’intervento giapponese, l’India era invasa. I giapponesi conquistarono gran parte della Birmania (oggi il Mianmar). Il partito del congresso lanciò una (energica) campagna per l’indipendenza indiana (Quiet India) seguita da una sanguinosa repressione inglese. I leaders del partito del Congresso, Gandhi compreso, furono arrestati. L’accortezza politica di Churchill, tuttavia, fece si che Gandhi fosse recluso nel palazzo dell’Aga Khan a Pune, con moglie al seguito. Però il Mahatma aveva deciso di praticare lo sciopero della fame; dato che era un vecchietto macilento c’era un alto rischio che morisse prigioniero degli inglesi.

Il Premier britannico ordinò ai medici che assistevano Gandhi di alimentarlo anche a sua insaputa. Il tutto per evitare che la morte del leader indiano aggravasse la già difficile situazione politica e militare.

Putin non sembra aver preso esempio da tali vicende: aver fatto condannare Navalny, averlo recluso oltre il circolo polare artico (e non nel palazzo dell’Aga Khan) e quant’altro ha finito per provocare (o almeno agevolare) la morte dell’oppositore. Con “ritorno” politico a favore dei nemici della Russia, proprio quando la vicenda della guerra in corso, e il ridotto (forse) appoggio dell’Occidente dell’Ucraina, fa intravedere una soluzione – o almeno una fase discendente del conflitto.

Un risultato controproducente: proprio quello che un politico prudente deve evitare.

Avv. Teodoro Klitsche de la Grange

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

 

I Bideniti promuovono la guerra come nuova politica per riportare i posti di lavoro e stimolare l’economia, Di Jack Hellner

I Bideniti promuovono la guerra come nuova politica per riportare i posti di lavoro e stimolare l’economia
Di Jack Hellner
Se si hanno dubbi sulla quantità di denaro erogato all’Ucraina e si chiede conto, si dice che si è a favore di Putin. Questa è spazzatura. Dovremmo sempre interrogarci su come vengono spesi i soldi dei contribuenti e per quale scopo.

La guerra può essere necessaria, e la guerra è costosa, ma non dovrebbe mai essere una politica economica!

Domenica il Wall Street Journal ha pubblicato questo articolo:

Come la guerra in Europa fa crescere l’economia statunitense

I sostenitori del sostegno all’Ucraina di solito invocano gli interessi strategici o gli obblighi morali degli Stati Uniti. Ultimamente, però, stanno facendo un ragionamento più calcolatore: È un bene per l’economia.

Secondo i dati della Federal Reserve, la produzione industriale nel settore della difesa e dello spazio degli Stati Uniti è aumentata del 17,5% da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su larga scala dell’Ucraina due anni fa.

I funzionari dell’amministrazione Biden affermano che dei 60,7 miliardi di dollari stanziati per l’Ucraina in un disegno di legge supplementare per la difesa da 95 miliardi di dollari, il 64% tornerà effettivamente alla base industriale della difesa statunitense.

Questa è una delle cose che non si capisce… quanto sia importante questo finanziamento per l’occupazione e la produzione in tutto il Paese”, ha dichiarato mercoledì in un’intervista Lael Brainard, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca.

Allora perché non aumentiamo il debito per finanziare tutte le guerre del mondo, visto che è così importante per l’economia? Dopotutto, crea posti di lavoro e dà una spinta alla nostra economia.

Le spese per la guerra nascondono la debolezza del resto dell’economia? Sembra di sì.

La guerra in Ucraina potrebbe essere il motivo per cui gli Stati Uniti hanno evitato la prevista recessione? Joe Biden vuole mantenere alti i numeri dei suoi posti di lavoro per le elezioni? Le sue politiche sono così sbagliate che si affida alla spesa pubblica per mantenere alti i numeri del PIL?

Il deficit federale per l’anno fiscale 2023 è stato di circa 2.000 miliardi di dollari in un’economia che Biden e i media sostengono stia andando alla grande. Il governo sta essenzialmente prendendo in prestito un terzo del suo budget di spesa di 6.000 miliardi di dollari; questo è chiaramente insostenibile e molto distruttivo nel lungo periodo, ma di sicuro può mascherare la debolezza dell’economia generale.

Non so come la pensino gli altri, ma a me viene da dubitare ancora di più dei soldi quando citano come questi aiutino il nostro settore della “difesa”: da quando in qua i Democratici si preoccupano così tanto delle nostre industrie della difesa?

Stranamente, però, sebbene gli uomini di Biden continuino a bloccare gli accordi di cessate il fuoco, non sono esattamente favorevoli alla campagna di Israele contro Hamas. Vediamo molti Democratici protestare contro Israele e molti chiedere un cessate il fuoco a Gaza, ma cambiano tono quando si tratta dell’Ucraina. Perché? È perché Bibi non ricicla i soldi ai Democratici?

Il motivo per cui Biden rimane concentrato sulla distruzione della nostra industria petrolifera è perché mantiene alti i prezzi del petrolio e arricchisce la Russia, e quindi la guerra continuerà finché Putin avrà i soldi per finanziarla? Mantenere alti i prezzi del petrolio danneggia i poveri e la classe media, ma di sicuro aiuta i venditori stranieri di petrolio, come la Russia e l’Iran.

Biden danneggia anche gli alleati della NATO e aiuta la Russia quando vieta le esportazioni di GNL. Perché un presidente americano dovrebbe fare una cosa del genere se volesse davvero danneggiare Putin?

Perché i media, gli altri democratici e i repubblicani dell’establishment come Nikki Haley non criticano Biden? Dopo tutto, è lui che ha politiche che aiutano la Russia e l’Iran a finanziare guerre e terrorismo. Invece, cercano di distruggere Trump, perché non pensano che le sue parole siano abbastanza dure? Per loro la verità non conta, conta solo il potere.

Biden è così incompetente e pericoloso che afferma ripetutamente che Trump e i suoi sostenitori sono una minaccia esistenziale, invece di chiamare in causa Russia, Cina, Iran e Corea del Nord.

Haley, Pelosi, Hillary e altri rimproverano a Trump di non aver condannato Putin… ma lui lo ha fatto. Ha detto che la Russia ha truccato le elezioni e ha un sistema giudiziario ingiusto, motivo per cui Navalny è stato imprigionato.

Hanno anche criticato Trump per aver detto che i membri della NATO dovrebbero pagare i loro obblighi, che è una politica dura nei confronti di Putin; aiuta Putin quando le persone che attaccano Trump per qualsiasi cosa agiscono come se i membri della NATO non avessero la responsabilità di prepararsi per un potenziale conflitto con la Russia o altri avversari. Putin ama quando i Paesi della NATO non costruiscono le proprie difese e si affidano alla Russia per il loro fabbisogno energetico.

Trump è sempre stato più duro con Putin di quanto non lo siano mai stati Obama e Biden, che lo hanno continuamente placato, ed è proprio per questo che ha attaccato l’Ucraina durante gli anni di Obama e Biden e non durante la presidenza di Trump.

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

Prima, seconda, terza Repubblica. Confrontiamo. Non dimentichiamo_di Yari Lepre Marrani

Riceviamo e pubblichiamo

Prima, seconda, terza Repubblica.

Confrontiamo. Non dimentichiamo.

 

Passione e politica sono un connubio imprescindibile. Un vero uomo politico è quell’ individuo visceralmente appassionato della cosa pubblica per la quale combatte ogni giorno; considera lo Stato un mezzo per migliorare le condizioni dei cittadini non un fine da raggiungere per scopi personali: un uomo che perde e vince ma cerca sempre di lottare per affermare un ideale di progresso collettivo. La politica italiana,nel turbinio degli anni, ha perso un grande valore: quella dignità d’intenti e riforma che rende i suoi rappresentanti figure forti di riferimento, leader e statisti “capaci di governare”. La conseguenza di questa perdita ha mostrato quanto sia fragile l’equilibro tra l’incompetenza e il potere, e pericoloso. Quanto siano labili e sottomessi i politici italiani di oggi è palese, lo riconoscono i cittadini e il popolo disilluso lascia all’astensionismo sempre più alto il suo responso. L’astensionismo diviene un simbolo sociale di un disagio ingravescente di individui che disertano le cabine elettorali in un silenzioso disprezzo.

Grandi ideali,sublimi speranze di riscatto sociale e popolare tradite – si veda la parabola del M5S, il suo percorso, la sua catastrofica caduta, il rinnegamento dei suo nobili obiettivi, le personalità che l’hanno abitato e che lo sfruttano ancora – sono, tra molti altri, i tumori di uno Stato che barcolla nell’instabilità e nell’asservimento a poteri palesi e occulti. In questa sferza di disastri, doppiogiochismi, opportunismi,debolezze possiamo ripensare al passato, agli anni perduti, a protagonisti i cui errori sono stati svelati e legalmente condannati ma dei quali non possiamo negare l’intelligenza e lungimiranza nonchè l’indiscussa capacità di leadership. E torna il nome, amato e esecrato, di Craxi: uomo “totus politicus”, simbolo di un intero decennio di benessere – gli anni ’80 – che lui ha segnato con 2 governi e la cui figura controversa torna alla memoria e al doveroso confronto quando pensiamo (e osserviamo) la politica di oggi, dal berlusconismo in poi. Craxi riemerge come simbolo di una politica concreta, riformista, estremamente attiva il cui presente articolo non vuole delimitare al celeberrimo episodio della base di Sigonella. Se il nome e le idee di Craxi possono tornare alla ribalta nell’oceano di desolazione della politica attuale che tradisce elettori e ripugna astensionisti, non è solo per la differente statura del personaggio e le riforme attivate nei suoi governi ma per un’intuizione politica chiara che il leader socialista ebbe nel settembre 1979 quando lanciò, all’alba del pentapartito, l’idea rimasta inattuata di una Grande Riforma dello Stato non in senso settoriale ma istituzionalmente vasta, coinvolgente tutte le forze politiche, culturali e sociali del paese. Una Grande Riforma costituzionale, istituzionale, amministrativa preludio di un’Era italiana nuova. E fu l’idea più illuminata dell’allora leader nascente del PSI: un’idea di riforma universale che trasformi lo Stato  italiano, ne muti la politica debole, moralmente velenosa, incapace di galvanizzare  i lavoratori italiani in un sigillo di reciproca fiducia tra governanti, politici e uomini del popolo per risollevare uno Stato in perpetua crisi sociale. L’Italia necessita di cambiamenti  profondi, riforme non episodiche ma risolute e migliorative delle condizioni del popolo stesso sempre più rabbioso  con palesi, gravi parentesi di sofferenza sociale la quale finisce per mutarsi, inevitabilmente,in bruttura morale  e stagnazione economica. La figura di Craxi va ricordata non solo per la notte tra il 10 e l’11 ottobre del 1985 ovvero la Crisi di Sigonella: una minuta goccia d’orgoglio in un oceano di asservimento italiano alla “Fedeltà agli Alleati”.

Craxi è morto da latitante e nessuno nega le condanne in giudicato, la corruzione della politica italiana che toccò l’apice tra il 1987 e il 1992. Nessuno nega gli errori finali di un leader che è stato tanto rilevante come statista quanto degradato a “lupo delle tangenti”. Non possiamo tuttavia, se illuminati da onestà intellettuale, negare la sua intelligenza politica.

 

Quella “Grande Riforma” non è mai stata realizzata, neanche lontanamente si è cercato di porne le basi realistiche per una sua concreta realizzazione il cui fine andrebbe ricercato nella riforma profonda e integrale della cosa pubblica. E l’Italia da oltre 40 anni si perde nell’oblio. Di quell’idea Craxi è stato l’artefice nel marasma degli anni che portarono alla progressiva autonomia del PSI e quest’ultimo al governo.

 

Confrontare passato e presente non è solo doveroso: è strumento necessario per valutare e giudicare i cambiamenti e i peggioramenti, le loro genesi, per gettare le basi  a grandi mutamenti, non piccole riforme stagnanti che nascono nel silenzio e per il silenzio sono state concepite. Si cercano “Grandi Riforme” innanzi al mondo che corre, ad un’Italia assopita, frustrata,delusa, ad un’Europa finta e disunita, incapace persino di reagire militarmente forte e compatta al criminale attacco russo.  E Craxi, al netto delle sue colpe ma anche dell’importanza incontestabile dei suoi governi, ha lanciato una visione su cui i suoi successori hanno calato un velo funereo senza accorgersi che con quel velo coprivano l’orgoglio (e il benessere) del popolo italiano per decenni. Craxi ha acceso una fiammella che i suoi successori non hanno voluto trasformare in fuoco riformatore. Eschilo diceva che “la vita è un complesso di felicità e sventura”: Craxi ne è stato un vivo esempio, dagli altari di Palazzo Chigi alla cupa latitanza di Hammamet. Ricordare dunque, confrontare sempre. Mai dimenticare. Diversamente dall’oblio nasce solo altro oblio, dall’ignoranza nuova ignoranza. Dalla censura vendicativa del passato nasce lo sfacelo attuale e aumenta lo scetticismo e la distanza del popolo verso i governanti: i cittadini finiscono per essere sempre illusi e poi traditi dopo ogni tornata elettorale. L’astensionismo è solo un sintomo di un malessere molto più poderoso. Chi ha cercato di contenerlo non ha mantenuto le promesse ma si è dimostrato un vuoto fallimento figlio di opportunismi e profonda ignoranza: il M5S, fondato da un comico e affondato dalla finale sua indifferenza e dall’incapacità dei suoi uomini e donne che ancora occupano molte poltrone nella grande casa della politica.

Dott. Yari Lepre Marrani

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

Il diavolo ha visitato la Terra, di MIKE HAMPTON

NB_L’intervista alla Nuland è trascritta integralmente in italiano in calce all’articolo_Giuseppe Germinario

Il diavolo ha visitato la Terra

Victoria Nuland, precedentemente nota come Abaddon e Shaitan, ha dichiarato al CSIS che gli Stati Uniti sono stati un bravo ragazzo, mentre Putin è stato un cattivo ragazzo (e lei ha dei piani per lui).

Ieri il Diavolo ha fatto visita al CSIS, uno dei suoi culti preferiti, per trasmettere in televisione come stanno andando i suoi piani per la Terra. Ha strofinato la mano destra rossa sulla sua figura mastodontica e ha chiesto al suo ospite, Max Bergmann, come stava. Lui ha risposto: “Il corpo di Victoria Nuland ti dona”.

Le bugie di Victoria Nuland mi ricordano una vecchia barzelletta sul reclutamento delle risorse umane, di cui esistono diverse versioni, ma io copio la prima che ho trovato:

Una responsabile delle risorse umane morì e la sua anima fu accolta alle porte del Paradiso da un Angelo. L’angelo guardò la responsabile delle risorse umane e le disse: “Prima di sistemarti, ho l’ordine di farti passare un giorno all’inferno e un giorno in paradiso, e poi dovrai scegliere dove andare per l’eternità”. “In realtà, credo che preferirei il paradiso”, disse la responsabile delle risorse umane. “Mi dispiace, le regole sono regole”, e a quel punto l’angelo la condusse alla porta dell’inferno. Lì trovarono un bellissimo campo da golf (lei amava il golf). In lontananza c’era un country club; intorno a lei c’erano molti amici, ex colleghi dirigenti, tutti vestiti elegantemente, felici e che facevano il tifo per lei. Si avvicinarono e la baciarono su entrambe le guance e parlarono dei vecchi tempi. Si godette una superba cena a base di bistecca e aragosta con il Diavolo (che in realtà era piuttosto simpatico) e passò una splendida serata a raccontare barzellette e a ballare. Prima che se ne accorgesse, era arrivato il momento di partire. Tutti le strinsero la mano e la salutarono. L’angelo disse: “Ora è il momento di passare un giorno in paradiso”. Così le 24 ore successive furono trascorse oziando sulle nuvole, suonando l’arpa e cantando. Alla fine della giornata, l’Angelo tornò. “Ora”, disse, “devi scegliere tra le due cose”. “Beh, il paradiso è bello ma noioso, quindi in realtà mi sono divertito di più all’inferno. Scelgo l’inferno”, disse la responsabile delle risorse umane. L’Angelo la riportò all’inferno. Quando la porta si aprì, si trovò in una landa desolata coperta di rifiuti e sporcizia. Vide i suoi amici vestiti di stracci che raccoglievano la spazzatura e la mettevano in vecchi sacchi. Il Diavolo si avvicinò e le mise un braccio intorno alle spalle. “Non capisco”, balbettò la responsabile delle risorse umane, “perché è così diverso?” Il Diavolo la guardò semplicemente e sorrise: “Ieri vi stavamo reclutando, oggi siete personale”.

CITANDO VICTORIA NULAND

La trascrizione completa è disponibile presso il CSIS, ma per coloro che hanno uno stomaco debole per la propaganda, ecco alcune citazioni diaboliche di Victoria Nuland. Spero che ne scegliate una e che usiate la sezione dei commenti per dirmi perché non ha senso.

In meno di due anni l’Europa ha spezzato la sua dipendenza dal petrolio russo e gli Stati Uniti hanno raddoppiato le esportazioni di gas naturale liquefatto attraverso l’Atlantico, aiutando i partner europei a ridurre la loro dipendenza dal gas russo dal 40% del consumo totale all’attuale 13%”.
“Senza inviare un solo soldato americano in combattimento e investendo meno di un decimo del bilancio della difesa di un anno degli Stati Uniti, abbiamo aiutato l’Ucraina a distruggere il 50% della potenza di combattimento terrestre della Russia”.
“Il nostro continuo sostegno all’Ucraina dice ai tiranni e agli autocrati, ovunque essi si trovino, che non staremo a guardare mentre la Carta delle Nazioni Unite viene fatta a pezzi, che difenderemo i diritti dei popoli liberi di determinare il proprio futuro e di proteggere la loro sovranità e integrità territoriale”.
“L’Ucraina per molti decenni ha avuto, come molti altri Paesi, compreso il nostro, una politica conflittuale. Ma questa guerra ha unito in un modo che credo Putin non si aspettasse”.
“Se si parla di disinformazione e interferenza elettorale, si tratta di un altro fronte su cui noi e i nostri alleati e partner, da quando abbiamo visto questo – per la prima volta negli Stati Uniti nel 2016, abbiamo dovuto lavorare – e ovviamente, tutti noi che – tutti noi che abbiamo elezioni nel 2024”.
“L’anno scorso l’economia ucraina è cresciuta del 5%”.
“Putin ha anche rubato il futuro al suo stesso popolo. Abbiamo parlato di 350.000 morti o feriti. Pensate a quante famiglie in Russia sono toccate da questa cifra. Come spiega Putin il fatto di mandare così tanti giovani ragazzi in questo tritacarne, senza mai tornare a casa, e di riorganizzare completamente l’economia in modo che sia tutta incentrata sulla guerra e non sull’istruzione o sulla tecnologia… Tutti gli altri stanno investendo – compresi gli Stati Uniti – nel nostro futuro. E Putin sta investendo in morte e distruzione”.
La citazione di cui sopra è pertinente al fatto che Nuland ha fornito una mezza verità, facilmente la migliore ragione per la guerra che il diavolo abbia inventato. Ditemi perché è solo una mezza bugia.

“La maggior parte del sostegno che stiamo fornendo torna in realtà all’economia e alla base industriale della difesa degli Stati Uniti, aiutando a modernizzare e a scalare le nostre infrastrutture di difesa vitali e creando al contempo posti di lavoro e crescita economica americani. Infatti, il primo pacchetto da 75 miliardi di dollari ha creato posti di lavoro americani ben retribuiti in almeno 40 Stati degli Stati Uniti, e il 90% di questa prossima richiesta farà lo stesso… Aiuta l’Ucraina, crea posti di lavoro negli Stati Uniti e funge da stimolo economico. E penso che Paesi come la Germania stiano iniziando a vedere la stessa esigenza. E quindi è una cosa positiva… E credo che in questo momento in Europa non si sia visto un “o” o un “o”. Abbiamo visto un sì e un sì, compresi, ancora una volta, Paesi come la Germania che guardano a come si costruiscono armi in Ucraina sia per il loro mercato, sia per il mercato globale, eccetera. Questo è ciò che dobbiamo promuovere in futuro. E vi dirò, da persona che lavora in tutto il mondo, che alcuni di questi sistemi di base – sapete, noi produciamo Cadillac di armi, ma alcune delle cose più basilari sono necessarie a tutti – in tutto il mondo, ai Paesi che si difendono dal terrorismo e da altre cose.
Dubito che la CNN, la Fox, la CBS, la BBC e gli altri famosi ossimori mediatici lo titoleranno.

In chiusura Nuland ha detto: “Sono sempre un’ottimista, Max. Sono ottimista per natura, ma sono anche pagata per esserlo”. Quest’ultima parte era così vera che il pubblico ha riso.

NOTA

Come già detto, da domani scenderò a un post settimanale. Per coincidenza, tornerò il 3 marzo con un grosso articolo che coinvolge il CSIS, l’errato nome di Center for Strategic and International Studies. Si parlerà anche del Consiglio Atlantico, del quale ha fatto parte la conferenza di propaganda della Nuland.

Under Secretary of State Victoria Nuland: The Two-Year Anniversary of Russia’s Full-Scale Invasion of Ukraine

Trascrizione – 22 febbraio 2024

 

Questa trascrizione è tratta da un evento del CSIS tenutosi il 22 febbraio 2024. Guarda il video completo qui.

Max Bergmann: Buon pomeriggio a tutti e grazie per essere qui. Sono Max Bergmann, direttore del Programma Europa, Russia, Eurasia e del Centro Stuart del CSIS. Oggi ho l’onore di presentare l’Ambasciatore Victoria Nuland. L’ambasciatore Nuland è il sottosegretario di Stato per gli affari politici e, come tutti sanno qui, ha una lunga e illustre carriera come diplomatico americano e professionista della politica estera, tra cui l’ex segretario di Stato aggiunto per gli affari europei. Ha lavorato con diversi presidenti degli Stati Uniti di entrambi gli schieramenti.

Oggi siamo entusiasti di avere con noi l’ambasciatore Nuland per celebrare il secondo anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia. Questo sabato saranno due anni da quando il mondo è cambiato. Il 24 febbraio 2022, l’Ucraina si è svegliata con lo shock e l’orrore delle forze russe che hanno invaso il territorio ucraino, dando inizio a uno dei conflitti più distruttivi sul suolo europeo dalla Seconda Guerra Mondiale. A due anni di distanza, il conflitto continua. Ma vale la pena ricordare oggi, mentre riflettiamo sulla guerra, che anche l’Ucraina continua. Che l’Ucraina e il suo sogno europeo non sono morti con l’invasione della Russia. Ciò è dovuto al coraggio dell’Ucraina, ma anche al sostegno degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei.

E con la guerra che sta entrando nel suo terzo anno, vale la pena di fare un bilancio. E per farlo non poteva esserci persona migliore dell’Ambasciatore Nuland, che è senza dubbio uno dei principali esperti di Russia nel Paese, con una grande esperienza quando si tratta di impegnarsi con Mosca e, più in generale, con la regione post-sovietica. Quindi, senza ulteriori indugi, unitevi a me nel dare il benvenuto al Sottosegretario Nuland. (Applausi.)

Ambasciatore Victoria Nuland: Grazie mille, Max. È molto bello essere qui con voi al CSIS, e grazie al CSIS per decenni di ricerche incisive e raccomandazioni per i politici. Io stesso ne ho beneficiato per molti decenni. E grazie a tutti coloro che si sono uniti a noi, sia di persona che virtualmente.

Come ha detto Max, tutti ricordiamo dove eravamo due anni fa, nei mesi, nei giorni e nelle ore che hanno preceduto l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte di Putin il 24 febbraio 2022. I servizi segreti statunitensi e i rapporti del CSIS avevano messo in guardia per mesi dal massiccio piano di guerra di Putin e dal terribile tributo che avrebbe potuto attendere l’Ucraina. Settimana dopo settimana, nell’inverno del ’21 e del ’22, abbiamo visto l’esercito russo prendere posizione su tre lati dell’Ucraina. Gli Stati Uniti, come ricorderete, hanno offerto negoziati per cercare di scongiurare la prevista invasione russa, ma tali negoziati si sono arenati molto rapidamente perché Putin aveva già preso una decisione.

Tuttavia, a quel tempo, molti speravano ancora che i movimenti di truppe fossero solo una tattica di pressione. Anche alcuni ucraini lo credevano. Ma molti di noi temevano che, se Putin avesse ordinato l’ingresso delle sue truppe, l’imponente esercito russo avrebbe potuto conquistare Kiev nel giro di una settimana, decapitare il governo democratico ucraino e insediare dei fantocci di Mosca. Ma questo non è successo. Putin ha invece ottenuto la terza legge di Newton: una reazione uguale e contraria a tutto ciò che sperava di ottenere. Invece di fuggire, il Presidente Zelensky ha guidato. Invece di capitolare, gli ucraini hanno combattuto, e con coraggio. Invece di dividersi, l’Occidente si è unito. E invece di ridursi, la NATO è cresciuta.

Gli Stati Uniti hanno radunato il mondo in difesa dell’Ucraina in quelle prime ore, giorni e settimane. E in questi due anni abbiamo mantenuto unita questa coalizione globale di oltre 50 nazioni, schierandoci con forza al fianco dell’Ucraina. Ad oggi, come sapete, gli Stati Uniti hanno fornito 75 miliardi di dollari in sicurezza, assistenza economica e umanitaria, ma l’Europa e i nostri partner globali hanno fornito ancora di più, 107 miliardi di dollari, oltre ad aver ospitato 4,5 milioni di rifugiati ucraini in paesi europei e l’UE ha appena promesso altri 54 miliardi di dollari per l’Ucraina.

Oggi la NATO è più forte, più grande e meglio equipaggiata. La Finlandia si è unita alla nostra alleanza difensiva e presto accoglieremo la Svezia. La Russia è isolata a livello globale. Più di 140 nazioni hanno votato quattro volte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per condannare la brutale invasione di Putin, che ora dipende da Paesi come l’Iran e la Corea del Nord per la fornitura di armi, mentre spinge il suo Paese sempre più a fondo nelle braccia economiche e di sicurezza della Cina.

Le sanzioni globali, il tetto al prezzo del petrolio, i controlli sulle esportazioni che abbiamo messo in atto, hanno indebolito la macchina da guerra russa e queste restrizioni diventeranno significativamente più severe nei prossimi giorni, quando noi e i nostri partner annunceremo nuovi massicci pacchetti di sanzioni progettati, tra le altre cose, per strangolare gli sforzi della Russia di eludere le sanzioni.

In meno di due anni l’Europa ha interrotto la sua dipendenza dal petrolio russo e gli Stati Uniti hanno raddoppiato le esportazioni di gas naturale liquefatto attraverso l’Atlantico, aiutando i partner europei a ridurre la loro dipendenza dal gas russo dal 40% del consumo totale all’attuale 13%.

E nonostante le immense sfide poste dalla feroce macchina da guerra di Putin, l’Ucraina è sopravvissuta. L’Ucraina ha riconquistato più del 50% del territorio sequestrato dalle forze di Putin all’inizio dell’invasione. Ha spinto la flotta russa del Mar Nero fuori da Sebastopoli e dalle coste ucraine, consentendo all’Ucraina di riportare le esportazioni di grano ai livelli prebellici e contribuendo a sfamare nuovamente il mondo.

E, cosa notevole, l’anno scorso l’economia ucraina è cresciuta del 5%, pur partendo da una base piuttosto bassa e devastata dalla guerra. E nel caso in cui gli americani si stiano ancora chiedendo se tutto questo valga la pena per noi, ricordiamo che senza inviare un solo soldato americano in combattimento e investendo meno di un decimo del bilancio della difesa di un anno degli Stati Uniti, abbiamo aiutato l’Ucraina a distruggere il 50% della potenza di combattimento terrestre della Russia – il 50% – e il 20% della sua vantata Flotta del Mar Nero.

L’Ucraina ha tolto dal campo di battaglia 21 navi militari, 102 aerei russi e 2.700 carri armati russi. Da ogni punto di vista, il coraggio e la forza dell’Ucraina, la sua resilienza, hanno reso più sicuri anche gli Stati Uniti.

Più in generale, il nostro continuo sostegno all’Ucraina dice ai tiranni e agli autocrati, ovunque essi si trovino, che non resteremo a guardare mentre la Carta delle Nazioni Unite viene fatta a pezzi, che difenderemo i diritti dei popoli liberi di determinare il proprio futuro e di proteggere la propria sovranità e integrità territoriale, e che le democrazie del mondo difenderanno i valori e i principi che ci mantengono sicuri e forti.

Ma sul fronte ucraino, a meno che e fino a quando gli Stati Uniti non si uniranno all’Europa nell’approvare la nostra richiesta di finanziamento supplementare, la situazione rimarrà disastrosa. Gli uomini dell’artiglieria oggi combattono con solo 10-20 proiettili da 155 millimetri al giorno per difendersi.

L’Ucraina, come abbiamo visto nei notiziari, è stata costretta a ritirarsi da Avdiivka. Kharkiv, una delle città più orgogliose dell’Ucraina – città dell’est, di lingua russa – viene bombardata quotidianamente nel tentativo di metterla fuori uso e l’economia ucraina è ancora fragile, con quasi il cento per cento delle entrate fiscali destinate alla difesa.

Vladimir Putin, oltre a pianificare armi anti-satellite nello spazio e ad assumersi la responsabilità della morte del suo più popolare oppositore Alexei Navalny, pensa di poter aspettare l’Ucraina e di poter aspettare tutti noi.

Dobbiamo dimostrare che si sbaglia. Con il supplemento di 60 miliardi di dollari che l’amministrazione ha richiesto al Congresso, possiamo garantire che l’Ucraina non solo sorprenda, ma prosperi. Con questo sostegno nel 2024, possiamo contribuire a garantire che l’Ucraina possa continuare a combattere, a costruire, a riprendersi e a riformarsi. Con questo denaro l’Ucraina sarà in grado di combattere a est, ma anche di accelerare la guerra asimmetrica che è stata più efficace sul campo di battaglia. E come ho detto a Kiev tre settimane fa, questo finanziamento supplementare assicurerà a Putin di avere brutte sorprese sul campo di battaglia quest’anno.

Anche l’Ucraina può costruire. Con questi fondi, gli Stati Uniti si uniranno ad altre 31 nazioni per aiutare l’Ucraina a costruire l’esercito altamente dissuasivo di cui ha bisogno per garantire che Putin non possa più tornare a fare questo. Inoltre, ricostruirà la sua base industriale interna e garantirà che possa continuare a percorrere il cammino verso l’integrazione europea. Questo sostegno garantisce anche che l’Ucraina possa iniziare a riprendersi economicamente e a rafforzare la propria base imponibile investendo in energia pulita, cereali e agricoltura, acciaio, industria della difesa e riportando a casa gli sfollati e i rifugiati con un lavoro migliore e più sicuro.

Un aspetto interessante è che i sistemi d’arma Patriot e altre sofisticate difese aeree non solo forniscono protezione sul campo di battaglia ma, come abbiamo visto a Kiev e Odesa, creano bolle di sicurezza sotto le quali i cittadini possono vivere al sicuro e l’economia ucraina può ringiovanire. Danno alla gente la fiducia necessaria per tornare a casa.

Questi fondi sostengono anche il proseguimento delle riforme, il rafforzamento della governance e del sistema giudiziario, la riduzione dell’economia sommersa in modo che l’Ucraina possa attrarre investimenti stranieri e il proseguimento dei progressi in materia di Stato di diritto, responsabilità e lotta alla corruzione: tutte cose che il popolo ucraino chiede ai propri governi dalla rivoluzione della dignità del 2013 e anche prima. Il nostro sostegno supplementare rafforzerà l’Ucraina di oggi, ma la metterà anche su un percorso più sostenibile per il domani.

E tra l’altro, la maggior parte del sostegno che stiamo fornendo torna direttamente all’economia e alla base industriale della difesa degli Stati Uniti, aiutando a modernizzare e a scalare le nostre infrastrutture di difesa vitali e creando al contempo posti di lavoro e crescita economica americani. Infatti, il primo pacchetto da 75 miliardi di dollari ha creato posti di lavoro americani ben retribuiti in almeno 40 Stati degli Stati Uniti, e il 90% di questa prossima richiesta farà lo stesso.

Nel dicembre del 2022, mi sono recato in Ucraina per uno dei tanti viaggi che ho fatto negli ultimi due anni, di cui quattro dall’inizio della guerra. Ho visitato un centro a Kiev, sostenuto dagli Stati Uniti, che aiuta i bambini ucraini sfollati a causa della guerra. Lì ho incontrato un ragazzino di Kharkiv dagli occhi luminosi e dal sorriso dolce che aveva appena perso la sua casa a causa della barbarie di Putin. Nell’ambito di una sessione di terapia, lui e una manciata di altri bambini della sua età stavano realizzando piccole bambole a maglia con filati gialli e blu. Prima di andarmene, gli ho chiesto se potevo tenerne una. “Da”, mi ha risposto, Kharkiv, città di lingua russa. Poi ho chiesto come si chiamasse la bambola. “Patriota”, rispose. È stato un bel momento, un bambino che fa una bambola che ha appena perso la sua casa pensando al patriottismo. Questo è ciò che la guerra porta in Ucraina e in tutto il mondo.

Ora tengo Patriot sulla mia scrivania per ricordare che il sostegno fornito dagli Stati Uniti non è astratto; spesso fa la differenza tra la vita e la morte per gli ucraini in prima linea in questa battaglia e per il futuro del mondo libero. Ricorda che quando Putin ha lanciato questa campagna feroce, con i suoi crimini di guerra e il ricatto nucleare, non solo ha distrutto la vita degli ucraini da Kharkiv a Kyiv a Kherson, da Dnipro a Donetsk, da Lviv a Odesa, ma ha messo a nudo le conseguenze dell’acquiescenza ai tiranni che mirano alla conquista.

E qui sarò schietto: non possiamo permettere che Putin riesca nel suo piano di cancellare l’Ucraina dalla mappa delle nazioni libere. E se Putin vince in Ucraina, non si fermerà lì. E gli autocrati di tutto il mondo si sentiranno incoraggiati a cambiare lo status quo con la forza. Per gli Stati Uniti, il prezzo della difesa dell’ordine internazionale libero e aperto da cui dipendiamo aumenterà esponenzialmente. Le democrazie di tutto il mondo saranno messe in pericolo. Il sostegno all’Ucraina non è semplicemente una cosa bella da avere. È un investimento strategico vitale per il nostro futuro.

Grazie, Max. Attendo con ansia la nostra conversazione. (Applausi.)

Bergmann: Bene, grazie. Grazie, sottosegretario Nuland. Vorrei iniziare chiedendole come vede lo stato della guerra in questo momento, con gli aiuti statunitensi che si sono essenzialmente esauriti, e con l’Ucraina che sta affrontando un’offensiva russa, che deve cedere il territorio e che ora è a corto di munizioni. Come valuta lo stato attuale? E per quanto tempo, se non saremo in grado di fornire aiuti, quali sono le prospettive per l’Ucraina?

Amb. Nuland: Beh, è ovviamente difficile, come ho detto chiaramente e come vediamo sul campo di battaglia. Detto questo, anche solo negli ultimi tre, quattro, cinque mesi, l’Ucraina ha ottenuto successi significativi. La maggior parte di questi sono stati nel regno asimmetrico, i danni che sono stati in grado di fare alla flotta del Mar Nero, gli attacchi a sorpresa in luoghi dove i russi non se li aspettavano, il buon uso di alcuni dei fuochi a lungo raggio che il Regno Unito e altri hanno contribuito a fornire. Quindi la domanda che ci si pone è se, con un maggiore sostegno da parte degli Stati Uniti, molti dicono che la guerra assomiglierà a quella del ’23. Io non credo.

Io non credo. Penso che con un maggiore sostegno da parte degli Stati Uniti, l’Ucraina possa ottenere significativi guadagni strategici, non solo nella lotta di oggi ma, come ho detto, nella costruzione di un esercito altamente deterrente per il futuro. E stanno diventando molto più bravi in cose come la guerra con i droni e altri modi asimmetrici di combattere. E ora hanno lo spazio per iniziare a ricostruire la propria industria della difesa. Ci sono aziende statunitensi interessate a partecipare, così come quelle europee. Ma con questi fondi il quadro sarà di gran lunga migliore.

Bergmann: Quindi, se il Congresso non agisce – mi viene chiesto spesso se esiste un piano B? L’amministrazione sta pensando a come ottenere aiuti per l’Ucraina? C’è un modo per fornire aiuti all’Ucraina senza che il Congresso stanzi i fondi per farlo?

Amb. Nuland: Max, siamo al piano A. Siamo al piano A e, francamente, il Senato degli Stati Uniti ha appena approvato questa legge con 70 voti. Questo significa che il popolo americano è fortemente favorevole a continuare ad aiutare l’Ucraina, nell’interesse dell’Ucraina ma anche nel nostro interesse. Quindi credo che la domanda, mentre la Camera dei Rappresentanti si reca nei suoi distretti, sia: qual è il messaggio che gli elettori danno ai loro membri del Congresso? E in che modo i membri del Congresso stanno comprendendo come si presenta il mondo e come dovranno rispondere se non sosterranno questo finanziamento? Sono quindi ottimista su questo fronte. Penso che ci arriveremo. Ma credo che il popolo americano debba parlare con forza ai suoi membri.

Bergmann: E spera che – proprio ora a Bruxelles si parla di un maggiore sostegno dell’UE all’Ucraina con il Fondo europeo per la pace. L’amministrazione sta incoraggiando l’UE a fare di più e i partner europei a fare di più?

Amb. Nuland: Sì, come sapete, l’UE ha appena approvato 54 miliardi di dollari di nuovi aiuti. E, come ho detto nel mio intervento, stanno già – sapete, non solo l’Europa, ma l’Europa e i nostri partner globali ci stanno superando, anche per quanto riguarda il sostegno economico. In Europa si sta investendo molto nella costruzione di una propria base industriale di difesa, per sostituire quella inviata in Ucraina, ma anche per aiutare l’Ucraina. E si vedono joint venture tra europei e ucraini, e tra altri Paesi e ucraini.

Quindi, credo che l’Europa stia facendo molto. Chi ha partecipato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco sa che in Europa c’è una buona dose di angoscia sul fatto che continueremo a fare ciò che dobbiamo fare. E, francamente, dobbiamo inviare un messaggio forte, come ho detto, non solo per l’Ucraina, ma per la pace globale in tutto il mondo.

Bergmann: Forse potremmo cambiare un po’ argomento. Sono curioso di sapere cosa pensa degli obiettivi russi. Cosa sta cercando di ottenere Putin da questa guerra? Pensa che i suoi obiettivi dichiarati siano cambiati? Sa, è iniziata essenzialmente con un’operazione di cambio di regime per eliminare Zelensky e cambiare il regime, come ha notato lei.

Pensa che questo sia ancora il suo obiettivo e che sia nervoso per la sua capacità di raggiungerlo, dato che la Russia è ora in un’economia di guerra e potrebbe mobilitare più persone?

Amb. Nuland: Come abbiamo detto, per quanto difficile sia il campo di battaglia in Ucraina, Putin ha già fallito il suo obiettivo primario. Insomma, pensava che sarebbe stata una passeggiata.

Come abbiamo appena discusso, pensava di essere a Kiev in una settimana. Pensava che la gente dell’Est, in città come Charkiv, avrebbe detto: “Sì, ci piacerebbe essere russi”, ma non è successo nulla di tutto ciò e ora si trova in questa guerra di logoramento. Sembra la Prima Guerra Mondiale lungo tutta la linea di controllo, e l’unica ragione per cui l’Ucraina non ha fatto più progressi è che a Putin non interessa la vita umana, compresa quella dei suoi cittadini.

Voglio dire, ci sono state settimane durante tutto l’inverno in cui ha mandato più di mille giovani russi in un tritacarne a morire per tenere luoghi come Avdiivka. Quindi, sapete, credo che questo sia – non lo ammetterà mai, ovviamente, ma questo è stato molto diverso da quello che si aspettava, molto diverso da quello che i suoi servizi segreti catturati gli hanno fatto credere ed è per questo che lo sentiamo dire, certo, facciamo colloqui di pace, perché la sua versione dei colloqui di pace è, sapete, quello che è mio è mio, quello che è vostro è negoziabile, e credo che se potesse ottenere una pausa per riposare e rifornirsi, la prenderebbe.

Questo, ovviamente, non è nell’interesse dell’Ucraina. L’Ucraina deve essere in una posizione più forte ora. Ma temo che finché Putin sarà al potere non rinuncerà mai all’obiettivo di base, che è quello di sottomettere l’Ucraina.

Sapete, quando ho affrontato questo problema la prima volta, e voi l’avete affrontato la prima volta nel ’13, ’14, ’15 e ’16, pensavamo di poter negoziare un alto grado di sovranità per l’Est e che lui se ne sarebbe andato.

Non è andata così. È andata nella direzione opposta. Quindi cosa gli impedisce, anche se ora ci fosse una pausa o una finta pace, di tornare per il resto quando sarà abbastanza forte, ed è anche per questo che nel supplemento abbiamo i soldi per la lotta di oggi, ma abbiamo anche i soldi, insieme ai nostri 31 altri partner, per aiutare l’Ucraina a costruire questo esercito altamente dissuasivo, in modo che sarà ancora più difficile per lui se ci riproverà.

Bergmann: Si è parlato molto, come lei ha notato, di negoziati e del fatto che l’Ucraina debba o meno negoziare, e i membri del Congresso e altri hanno fatto notare che non è forse necessaria una fine negoziata di questa guerra.

Sono curioso di sapere qual è la sua opinione sul processo negoziale e come si fa a negoziare in un momento come questo. Pensa che i negoziati siano possibili ora o in futuro?

Amb. Nuland: In genere le guerre finiscono con un qualche tipo di negoziato, ma non sceglieremo noi quel momento per l’Ucraina. L’Ucraina prenderà queste decisioni da sola. Deve essere in una posizione di forza e Putin deve capire che la situazione per lui si aggraverà prima di muoversi al tavolo.

Come ho detto, la sua offerta attuale è: mi tengo quello che ho e parliamo del resto che è attualmente vostro, e questo non è sostenibile. Ma penso che se possiamo continuare a sostenere l’Ucraina, se possono avere un forte 2024 di guerra asimmetrica, Putin probabilmente aspetterà e vedrà cosa gli porterà la politica.

Ma certamente si potrà negoziare quando l’Ucraina si troverà in una posizione più forte e, sapete, abbiamo chiarito che se il nostro aiuto sarà richiesto, saremo lì.

Bergmann: Spesso gli ucraini e altri hanno temuto che la Russia volesse negoziare con gli Stati Uniti sopra la testa dell’Ucraina. Vorrei chiederle se lei o il governo americano avete ricevuto indicazioni che i russi stiano cercando di coinvolgere gli Stati Uniti in trattative a distanza sulla testa degli ucraini.

Amb. Nuland: Questo è sempre il modo di fare dei russi – sapete, tutto ciò che riguarda l’Ucraina senza l’Ucraina. Ho affrontato la stessa cosa quando ero nell’UR (ph) a negoziare con gli uomini di Putin nel ’15 e ’16.

Loro pensano che si tratti di uno scacchiere molto più ampio, e questa è la narrativa del dolore che Putin ha intessuto per cercare di giustificare ciò che ha fatto, che si tratti della sicurezza europea, che si tratti della NATO che, dopo tutto, è un’alleanza difensiva e non ha mai avuto intenzione di avvicinarsi alla Russia a meno che non fosse attaccata, sapete. Quindi ci proverà sempre.

Ma noi siamo risoluti. E gli ucraini sono decisi a partecipare a qualsiasi discussione in merito. E non si parla di Ucraina senza l’Ucraina.

Signor Bergmann: Vorrei chiederle della morte del leader dell’opposizione russa, Alexei Navalny, avvenuta venerdì scorso. Nel giugno del 2021 il Presidente aveva detto che se Navalny fosse morto ci sarebbero state conseguenze devastanti per Putin. Ora è morto in prigionia russa. L’amministrazione sta pianificando qualche azione? O gli Stati Uniti hanno essenzialmente esaurito i proiettili delle sanzioni e altre cose che avremmo per colpire il Cremlino?

Amb. Nuland: Beh, prima di tutto, per sottolineare ciò che tutti sanno, è Vladimir Putin il responsabile della morte di Alexei Navalny, il suo critico più esplicito ed efficace, prima avvelenandolo, poi rinchiudendolo, poi spedendolo nell’Artico. Non c’è quindi da sbagliarsi su questo punto. Nei prossimi giorni avremo un nuovo pacchetto di sanzioni, centinaia e centinaia e centinaia di sanzioni. Aspetterò che sia la Casa Bianca ad annunciarle. Alcune di esse saranno rivolte a persone direttamente coinvolte nella morte di Navalny. La stragrande maggioranza di esse, tuttavia, è stata concepita per mettere in difficoltà la macchina da guerra di Putin e colmare le lacune nel regime di sanzioni che è riuscito a eludere. Ma prevedo che con il passare del tempo saremo in grado di proporre un numero sempre maggiore di sanzioni nei confronti dei diretti responsabili della morte di Navalny.

Bergmann: La politica dell’amministrazione prevede che gli Stati Uniti non abbiano una strategia di cambio di regime per la Russia e che non cerchino di cambiare la leadership del Cremlino. Ma mi sembra che gli Stati Uniti non abbiano un messaggio per il popolo russo. Sono curioso di sapere qual è il messaggio degli Stati Uniti al popolo russo. Vediamo questa guerra come una guerra di Putin? Consideriamo questa guerra come una parte di cui l’intera popolazione russa è complice, e quindi dovrebbe essere punita con futuri risarcimenti? Qual è il nostro messaggio più ampio al pubblico russo? Ne abbiamo uno?

Amb. Nuland: Max, non sono d’accordo con la premessa. Penso che parliamo regolarmente e direttamente al popolo russo. Lo faccio io, lo fa il Segretario, lo fa il Presidente. Per quanto orribile sia stata questa situazione per l’Ucraina, Putin ha anche rubato il futuro al suo stesso popolo. Abbiamo parlato di 350.000 morti o feriti. Pensate a quante famiglie in Russia sono state toccate. Come spiega Putin il fatto di aver mandato così tanti giovani ragazzi in questo tritacarne, di non essere mai tornati a casa, di aver riorganizzato completamente l’economia in modo che fosse tutta dedicata alla guerra e non all’istruzione o alla tecnologia o all’integrazione con il mondo?

Tutti gli altri stanno investendo – compresi gli Stati Uniti – nel nostro futuro. E Putin investe in morte e distruzione. E si è visto che l’1%, i miliardari e i centomilionari russi hanno visto il loro futuro fortemente ridotto. Ma anche – ricordo gli anni in cui ho vissuto in Europa – centinaia e centinaia di russi della classe media sulle spiagge d’Europa, in grado di godersi una vita europea di classe media. Ora non più. Questo è ciò che ha fatto.

Il nostro messaggio al popolo russo è che anche voi siete vittime delle scelte fatte da Putin. Non avete scelto questa guerra. Non avete scelto questo futuro. Vi ha negato, sapete, una stampa libera, una politica libera, opportunità economiche, le sanzioni stanno limitando la vostra possibilità di studiare e vivere all’estero. E tutto questo è il risultato del suo sogno imperiale che voi non avete voluto, che non porta nulla di buono alla vostra vita, ma certamente vi nega molte cose buone.

Signor Bergmann: Mi permetta di chiederle delle sanzioni, perché ora c’è una sorta di narrazione che le sanzioni non hanno funzionato, che l’industria della difesa russa è di nuovo in funzione, sta producendo. Credo che lei abbia parlato di 2.700 carri armati distrutti, ma l’industria della difesa russa sta iniziando a crescere. La Russia ha un’economia di guerra ed è in grado di reperire i pezzi e i componenti, sia dalla Cina che attraverso il contrabbando e i Paesi terzi. Le sanzioni hanno funzionato come previsto? O come valuterebbe lo sforzo complessivo delle sanzioni?

Amb. Nuland: Beh, anche in questo caso stiamo cercando di provare un’ipotesi negativa.

Bergmann: Sì.

Amb. Nuland: Se non avessimo avuto le sanzioni, quanto materiale, supporto, capacità di prendere componenti, elettronica e alta tecnologia da tutto il mondo avrebbe avuto Putin, che avrebbe messo – avrebbe messo al cento per cento nella macchina da guerra? Ma non si sbaglia sul fatto che lui e i suoi imbroglioni hanno trovato molti modi per eludere le sanzioni, ed è per questo che il pacchetto che lanceremo tra un paio di giorni è fortemente incentrato sull’elusione, sui nodi, sulle reti e sui Paesi che aiutano a eludere, volontariamente o meno, sulle banche e sul sostegno che consentono questo tipo di elusione e su alcuni dei fattori di produzione delle armi.

E ancora, dovremmo essere tutti inorriditi dal fatto che ora si fa costruire droni non solo in Iran, ma anche da iraniani in Russia; che ha fatto qualche accordo con Kim nella Repubblica Democratica Popolare di Corea, e chissà che tipo di tecnologia sta scambiando la Russia per ottenere le munizioni da 155 millimetri che sta usando sul campo di battaglia di Avdiivka, giusto? Si tratta quindi di una situazione fortemente destabilizzante.

Inoltre, per quanto riguarda la domanda sul futuro che Putin sta dando al suo Paese, si può notare di settimana in settimana, di mese in mese, la maggiore integrazione economica e la dipendenza economica/strategica della Russia dalla Cina. È questo il futuro che vogliono?

Bergmann: Si dice che i russi potrebbero ricevere dall’Iran missili balistici più avanzati. Se così fosse, quali sarebbero, secondo lei, le implicazioni sul campo di battaglia? E c’è una risposta che gli Stati Uniti potrebbero dare?

Amb. Nuland: Beh, non entrerò nel merito dell’intelligence. So che lo capirete. Ma, ovviamente, la proliferazione della tecnologia missilistica iraniana è un fenomeno che ci preoccupa in tutto il mondo, e la Russia faceva parte della nostra comunità che cercava di impedire che ciò accadesse, perché quel tipo di produzione avrebbe potuto un giorno essere diretta contro la Russia. Ma questo è – questo è il futuro che Putin ha scelto per la Russia, che sta trattando con Stati paria su questo tipo di questioni. E, ovviamente, dobbiamo osservare ogni evoluzione sul campo di battaglia e aiutare gli ucraini a contrastarla.

Bergmann: Questo è, ovviamente, un anno di elezioni negli Stati Uniti.

Amb. Nuland: Tra l’altro, abbiamo appena trovato parti di missili della RPDC in alcune zone dell’Ucraina.

Bergmann: Sì. Questo è, ovviamente, un anno di elezioni negli Stati Uniti. È un anno di grandi elezioni in Europa, con le elezioni parlamentari europee. Ci sono elezioni in tutto il mondo. Sembra che in Europa, in particolare, ci sia una crescente preoccupazione per le minacce ibride russe – per le misure attive russe, per i servizi segreti russi che sono piuttosto attivi. Un recente rapporto dei nostri amici e colleghi londinesi, RUSI, ha evidenziato che i servizi segreti russi potrebbero essere tornati con prepotenza in Europa. È preoccupato per le minacce alle elezioni, per le infrastrutture sottomarine o per altri obiettivi che i russi potrebbero scegliere? E pensa che siamo in grado di dissuadere davvero tali risposte russe, magari violente, quando stiamo per varare un altro pacchetto di sanzioni? Abbiamo scoccato tutte le nostre frecce, credo sia questa la domanda? Abbiamo la capacità di dissuadere la Russia a meno di una sorta di deterrenza militare?

Amb. Nuland: Se si parla di disinformazione e interferenza elettorale, si tratta di un altro fronte su cui noi e i nostri alleati e partner, da quando abbiamo assistito a questo fenomeno – per la prima volta negli Stati Uniti nel 2016 – abbiamo dovuto lavorare – e ovviamente, tutti noi che abbiamo elezioni nel 2024 abbiamo dovuto intensificare la nostra cooperazione e la nostra condivisione di informazioni.

Mi piace sempre dire che il sole è il miglior disinfettante. Quindi la cosa più importante è che, non appena vediamo che questo accade, che sia da parte della Russia o di altri attori maligni, dobbiamo informare i nostri cittadini. Dobbiamo educarli a non farsi ingannare da queste cose. Ma è più difficile quando ci sono sostenitori dell’ideologia di Putin all’interno della politica di alcuni dei nostri Paesi che sono, come dire, desiderosi di contribuire ad amplificare questa narrazione. E poi devono pensare: vogliono che i nostri Paesi siano in futuro dipendenti dalla Russia?

Bergmann: Forse farò un’altra o due domande, poi ne risponderemo a un paio del pubblico. Non abbiamo molto tempo. Ma per quanto riguarda la situazione in Ucraina, Zelensky ha appena sostituito il suo generale di punta, Zaluzhnyi. Questo succede in guerra. Ma è preoccupato per la direzione della politica in Ucraina, mentre entriamo nel terzo anno? I suoi interlocutori sono esausti? Qual è lo stato d’animo che percepisce dal suo impegno con i leader ucraini?

Amb. Nuland: Beh, ovviamente due anni di guerra sanguinosa e terribile, con crimini di guerra e distruzione di innocenti e infrastrutture civili e tutto il resto, sono un tributo. Credo di essere più grigio.

Signor Bergmann: (Ride.)

Amb. Nuland: Sicuramente Zelensky lo è.

Mr. Bergmann: Ho anche…

Amb. Nuland: Amb. Nuland: Esattamente. Amb. Nuland: Esattamente. Quindi, sapete, questo è in parte il motivo per cui cerchiamo di visitare e incontrare regolarmente, è per dare forza e sostegno, per assicurarci che l’Ucraina sappia che non è sola. Ma come dicono gli stessi leader ucraini guidati da Zelensky, la loro più grande forza in tutto questo, fin dall’inizio, è stata la loro unità. Quando ha scelto di non lasciare il Paese, nessun altro ha guidato il Paese, ha lasciato il Paese. E loro… sapete, l’Ucraina per molti decenni ha avuto, come molti Paesi, compreso il nostro, una politica conflittuale. Ma questa guerra ha unito in un modo che credo Putin non si aspettasse. E, sapete, i leader ucraini hanno i loro consigli. E devono rimanere vigili su questa unità.

Bergmann: Passiamo alle domande del pubblico. Mi permetta di farle un’altra domanda. Durante il conflitto, l’amministrazione è stata criticata per essere stata troppo cauta e lenta nel fornire armi all’Ucraina. Come persona che ha lavorato nell’ambito dell’assistenza alla sicurezza, sono piuttosto impressionato dalla velocità con cui molte armi sono uscite dalla porta. Ma la cautela su alcuni sistemi di armamento è stata vista come un’escalation, e l’amministrazione si è in un certo senso autodistrutta. Pensa che sia una critica giusta? Come giudica la narrazione che si sta diffondendo?

Amb. Nuland: Beh, quello che abbiamo cercato di fare di settimana in settimana, di mese in mese, e ora di anno in anno, è calibrare il nostro invio in base alle esigenze precise sul campo di battaglia, a quello che sentiamo dagli ucraini, a quello che è disponibile. Come avete visto, c’è stato uno sforzo enorme per trovare sistemi di difesa aerea, eccetera, in tutto il mondo per soddisfare tutte le esigenze degli ucraini. E continueremo a farlo. Allo stesso modo, è importante non trasformare questa situazione in una guerra europea più ampia. L’Ucraina non lo vuole. Noi non lo vogliamo. E, insomma, grazie al cielo finora è stata evitata. Ma bisogna essere prudenti con Putin.

Signor Bergmann: A questo proposito, è preoccupante che l’Ucraina inizi a usare le proprie armi per colpire il territorio russo? È una cosa che la preoccupa? Lo incoraggia? Lo dissuade? Ritiene che ciò possa aggravare il conflitto? O è una sorta di natura della guerra tra due Stati?

Amb. Nuland: Ovviamente non parlerò dei nostri messaggi privati all’Ucraina. Direi semplicemente che quando si vedono le cose asimmetriche che l’Ucraina è ora in grado di fare, corrispondono a cose che la Russia ha già fatto, in gran parte.

Signor Bergmann: Mmm hmm. Ottimo.

Quindi, con questo, vediamo se ci sono domande dal pubblico. Sì, signore. Qui. E risponderemo a questa. Aspetti il microfono. E se potesse presentarsi e limitarsi a una domanda.

D: Certo. Sono Miles Pomper del Middlebury Institute of International Studies.

In seguito all’ultima osservazione di Max, ci sono un paio di cose che l’amministrazione potrebbe fare senza ulteriori finanziamenti da parte del Congresso e che aiuterebbero le consegne di armi. Potrebbero consentire l’invio dei più moderni ATACMS da parte degli alleati, se non dagli Stati Uniti, e gli Stati Uniti potrebbero consentire l’uso delle loro armi per colpire il territorio russo. Il Segretario Stoltenberg ha commentato oggi questo aspetto, che non dovrebbe essere off limits. Apprezzerei quindi una sua risposta in merito.

Amb. Nuland: Di nuovo, non mi risulta che gli Stati Uniti impediscano agli alleati di inviare armi all’Ucraina. Forse può inviarmi ciò che la preoccupa. Ma, di nuovo, non ho intenzione di commentare su questo – le scelte che l’Ucraina fa su dove colpire o sui consigli che diamo loro.

Signor Bergmann: Proprio qui.

D: Grazie. Michael Birnbaum del Washington Post. È un piacere vederla.

Ho una domanda che riguarda il modo in cui lei ha gestito, o come l’amministrazione ha gestito, le forniture di armi negli ultimi due anni. In che misura pensa che la forma della guerra e i successi sul campo di battaglia dell’Ucraina sarebbero stati diversi se aveste inviato prima i missili a lungo raggio? In che misura sono stati limitati dalla cautela degli Stati Uniti di cui abbiamo parlato.

E poi, ero curioso – sono appena stato a Monaco. Lei ha detto che non c’è un piano B. Gli Stati Uniti si sono concentrati su un piano A, il grande CODEL a Monaco, tutti gli americani hanno detto: “Non preoccupatevi, europei”: Non preoccupatevi, europei. Risolveremo le nostre questioni politiche qui. Alla fine, il supplemento sarà in qualche modo approvato. Si chiede se questo sia, dal suo punto di vista, il messaggio migliore per gli europei, o se sarebbe stato più utile per l’Ucraina e per gli europei avere una sorta di riconoscimento americano dell’imprevedibilità politica qui prima, in modo che gli europei potessero pianificare di conseguenza? Grazie mille.

Amb. Nuland: Credo che il fatto che gli europei abbiano approvato il loro pacchetto di 54 miliardi di dollari, piuttosto massiccio per i loro standard, ben prima che noi riuscissimo a ottenere il voto del Senato, dimostri che volevano essere all’avanguardia e dare l’esempio, anche al nostro Congresso. In questo modo avrebbero eliminato una scusa che abbiamo sentito spesso dai membri, ovvero che il resto del mondo non fa abbastanza. Quindi non credo che ci sia mai stato alcun dubbio sul fatto che gli europei fossero preoccupati per la nostra situazione. E in effetti, i passi che hanno compiuto, credo, sono stati utili per far sì che 70 senatori approvassero l’intero pacchetto al Senato. E spero che abbiano fatto impressione, anche ai membri della Camera che si sono recati a Monaco.

Per quanto riguarda la guerra, non intendo fare il quarterback del lunedì mattina se avreste fatto questo o quello. Penso che quello che vediamo è che la Russia ha avuto un bel po’ di tempo per scavare in stile Prima Guerra Mondiale, come ho detto un paio di volte, con queste terribili linee di trincea. E poiché non danno valore alla vita umana, e poiché gli ucraini devono combattere in un modo in cui noi non combatteremmo mai – cioè senza la copertura dell’aviazione – è stata una guerra molto diversa da quella che si vedeva da molto tempo. E spero che tutti noi stiamo imparando da questo. Certamente gli ucraini stanno passando a tattiche più asimmetriche.

Signor Bergmann: Abbiamo tempo per un’altra domanda. Riprendiamo qui.

D: Salve. Sono Martin Mühleisen, senior fellow non residente del Consiglio Atlantico.

Per quanto riguarda la futura volontà dell’Europa di sostenere l’Ucraina, ho due preoccupazioni. La prima è che in Europa sembra esserci la sensazione che l’Ucraina potrebbe non riuscire a continuare la guerra ancora a lungo e che potrebbe concentrarsi maggiormente sulla difesa futura contro la Russia ai confini.

In secondo luogo, ci saranno le elezioni della Commissione europea – o dell’Unione europea – e le elezioni in molti altri Paesi, dove potrebbero vincere o guadagnare alcuni dei partiti che sono stati scettici sull’aiuto all’Ucraina. Come valuta questo aspetto? E come valuta la disponibilità dell’Europa ad aiutare in futuro?

Amb. Nuland: Innanzitutto, per quanto riguarda la protezione dell’Europa, tutti noi dobbiamo investire non solo nella lotta all’Ucraina, ma anche nella ricostruzione delle nostre basi industriali di difesa, perché abbiamo dato molto all’Ucraina e abbiamo anche capito che alcuni di questi sistemi che pensavamo non ci sarebbero mai serviti – come l’artiglieria da 155 millimetri – fanno ancora parte del kit. Quindi il fatto che, come ho detto, per quanto riguarda il nostro pacchetto, gran parte di esso torni indietro nell’economia statunitense per sostituire e permetterci di inviare altri materiali all’Ucraina, ha un triplice scopo, giusto? Aiuta l’Ucraina, crea posti di lavoro negli Stati Uniti e funge da stimolo economico. E penso che Paesi come la Germania stiano iniziando a vedere la stessa esigenza. Quindi è una cosa positiva.

E penso che in questo momento in Europa non abbiamo visto un “o” o un “o”. Abbiamo assistito a un sì e a un sì, tra cui, ancora una volta, Paesi come la Germania che guardano a come si costruiscono armi in Ucraina sia per il loro mercato, sia per il mercato globale, eccetera. Questo è ciò che dobbiamo promuovere in futuro. E vi dirò, da persona che lavora in tutto il mondo, che alcuni di questi sistemi di base – sapete, noi produciamo Cadillac di armi, ma alcune delle cose più basilari sono necessarie a tutti – in tutto il mondo, ai Paesi che si difendono dal terrorismo e da altre cose.

Quindi, sapete, credo che abbiamo imparato molto nell’ultimo anno o due. E credo che al vertice della NATO che si terrà a luglio qui a Washington si concentrerà l’attenzione non solo sull’Ucraina, ma anche sugli investimenti nella nostra difesa.

Bergmann: Forse un’ultima domanda da parte mia. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco c’è stato molto pessimismo. Lei è pessimista o è ottimista sul futuro dell’Ucraina e sul nostro continuo sostegno all’Ucraina e sulla direzione che prenderà questa guerra?

Amb. Nuland: Sono sempre ottimista, Max. Sono ottimista per natura, ma sono anche pagata per esserlo. (Risate) È quello che facciamo. Ci alziamo ogni mattina e cerchiamo di migliorare le cose – migliori per l’Ucraina, ma anche migliori per il mondo libero e per gli Stati Uniti.

Bergmann: Bene, sottosegretario Nuland, grazie per il suo ottimismo. Grazie per quello che fa ogni giorno. E vi prego di unirvi a me nel ringraziare il Sottosegretario Nuland. (Applausi.)

(FINE.)

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

Rivoluzione nei Marines, di GIL MIHAELY

Come da tradizione, l’assunzione del comando del Corpo dei Marines degli Stati Uniti da parte del generale David Berger, nel luglio 2019, è stata seguita dalla pubblicazione di un documento che illustra la sua visione e le linee guida per l’azione. Questo testo quadro inizia con una dichiarazione senza mezzi termini: “Il mio predecessore, il Comandante [Robert] Neller, ha osservato che il Corpo dei Marines non è né organizzato, né addestrato, né equipaggiato, né posizionato in modo da soddisfare le esigenze di un ambiente operativo futuro. Condivido la sua diagnosi. Questa diagnosi non preannuncia una riforma, ma una rivoluzione.
Articolo pubblicato nel numero 49, gennaio 2024 – Israele. La guerra infinita.

Ed è proprio quello che è successo: il Corpo dei Marines (180.000 uomini con un budget di oltre 30 miliardi di dollari) ha avviato un processo di trasformazione rapido e radicale. L’obiettivo: trasformare questa forza, adattata al combattimento congiunto con un focus marittimo specifico, in una forza fatta su misura per rispondere alla minaccia cinese nell’arena indo-pacifica. In altre parole, trasformare un coltellino svizzero in una chiave adatta alla serratura cinese.

Rispondere alla minaccia cinese
Questo nuovo approccio può essere fatto risalire all’inizio dello scorso decennio, quando gli Stati Uniti, guidati da Barak Obama, hanno iniziato il loro ritorno nel Pacifico. Come analizzato da Justin Vaïsse (Barack Obama et sa politique étrangère, 2008-2012), il nuovo presidente, salito al potere nel gennaio 2009, vedeva nell’emergere di nuove potenze, in particolare la Cina, il principale problema del momento. A suo avviso, gli Stati Uniti avevano ampiamente ignorato questo fatto perché assorbiti dalla guerra al terrorismo, dall’Afghanistan e dall’Iraq. Per Obama, era necessario ripensare il ruolo degli Stati Uniti e, soprattutto, avvicinarli al nuovo centro di gravità del mondo. Il Corpo dei Marines (e la Marina in generale) è per molti versi lo strumento concreto di questa strategia.

I Marines si sono ridispiegati nella regione del Pacifico, hanno riallacciato i rapporti con gli alleati e hanno recuperato luoghi (Okinawa, Goam) e ambienti che erano stati trascurati (anche se mai abbandonati) per molti anni. Questi ricongiungimenti hanno portato alla constatazione di cui sopra: le forze dispiegate in Iraq, Afghanistan e Somalia, con le loro artiglierie, i loro blindati e i loro aerei, non sono adeguate né all’arena né alla minaccia, e quindi alla loro missione. Eppure, dal 2009, questa minaccia ha continuato a crescere. L’ascesa al potere di Xi Jinping e il suo successivo mandato di presidente de facto a vita sono stati caratterizzati da una Cina sempre più sicura di sé e pronta a sfidare gli Stati Uniti. Per quanto riguarda Taiwan, il principale ma non unico pomo della discordia, la politica adottata nei confronti di Hong Kong lascia pochi dubbi sulla visione di Xi. Se a questo si aggiunge il notevole rafforzamento del PLA (Esercito Popolare Cinese) e soprattutto della sua marina, gli Stati Uniti hanno capito che non possono più presumere di avere accesso illimitato agli oceani del mondo in tempi di conflitto.

Leggi anche

Podcast. I commando dei marines – Jean-Louis Tremblais

Una lunga tradizione americana
L’area è familiare. La Marina e i Marines non sono dei novellini. Dal 1941 al 1974, da Pearl Harbor all’evacuazione di Saigon, le forze marittime statunitensi hanno combattuto contro Giappone, Corea, Vietnam e Cina. Sono state impiegate anche contro l’URSS. Conosciamo tutti la natura specifica di quest’area geografica, tagliata da catene di isole e isolotti al largo delle coste cinesi, in particolare quelle che formano una linea quasi continua tra Taiwan e il Giappone. Mantenere inaffondabili queste portaerei significa ostacolare la libertà di movimento del nemico e, nel migliore dei casi, impedirla. A poco a poco, attraverso esercitazioni, feedback e scambi con gli alleati, i Marines hanno maturato le loro idee e, verso la fine degli anni 2010, è emersa una nuova visione.

Fa parte della nuova strategia di deterrenza marittima pubblicata nel 2020 dal Pentagono e intitolata Advantage at Sea, che comprende i tre servizi marittimi statunitensi: la Marina (USN), i Marines (USMC) e la Guardia Costiera.

I Marines avranno il compito di conquistare e mantenere queste isole per dare un contributo decisivo allo sforzo complessivo delle forze statunitensi di interdire le forze cinesi nell’area. Dovrebbero diventare gli occhi e le orecchie tecnologiche (intercettazione elettromagnetica, intercettazioni, sonar passivi), i mezzi di fuoco di precisione e il relè di comunicazione, al centro di una rete di intelligence, controllo e risorse di comando multi-servizio e in alleanza (Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine).

Le sfide sono notevoli. Innanzitutto – e a differenza delle guerre in Iraq e Afghanistan – dobbiamo operare in un teatro in cui l’avversario cinese ha il controllo del mare e dei cieli. Ciò richiede la capacità di sbarcare, rifornire e imbarcare truppe sotto la minaccia del fuoco, compreso il fuoco di precisione e la guerra elettronica. Richiede inoltre la capacità di rimanere sul posto e di difendersi dal fuoco nemico e, naturalmente, dagli sbarchi nemici. Infine, richiede risorse sofisticate e robuste (che non sempre vanno di pari passo), non troppo costose e in grado di collegarsi in rete con gli altri elementi e forze della coalizione per individuare e identificare il nemico (produrre obiettivi prioritari), distruggerlo e verificarne la distruzione.

Ciò che serve ora sono unità e mezzi a bassa firma (difficili da individuare), resistenti (attacchi nemici, linee di comunicazione lunghe e minacciate) e operativamente produttivi. Per l’efficacia di queste forze, che dovrebbero garantire la persistenza in un ambiente operativo caratterizzato da un rapido ciclo operativo, è essenziale stabilire e mantenere il contatto con l’avversario. Chi “vede” per primo può attaccare efficacemente per primo.

La missione del generale Berger era proprio questa. Costruire un Corpo dei Marines il cui comandante potesse dire: “Signor Presidente, siamo pronti! Per raggiungere questo obiettivo, nel 2020 ha presentato il Force Design 2030, definendo gli obiettivi e le scadenze di questo vasto progetto.

A lire également

L’US Navy face à la Marine de libération du peuple, vers une nouvelle Maritime Strategy ?

Riorganizzazione totale
I Marines si sbarazzarono dei carri armati e della maggior parte dell’artiglieria, che non erano più adatti alla missione. Il nuovo Corpo dei Marines iniziò la sua riorganizzazione nel Marine Littoral Regiment (MLR), una nuova formazione più piccola e flessibile. Con 1.800/2.000 uomini, l’MLR è concepito come una forza mobile, persistente a contatto e relativamente facile da mantenere e sostenere nel tempo come parte di una forza di spedizione navale. Il suo mezzo di trasporto di riferimento sarà la nave da guerra anfibia leggera (LAW), di cui ogni MLR sarà dotata di nove esemplari. Sviluppata appositamente per navigare agevolmente tra i numerosi arcipelaghi della regione, la LAW sarà in grado di imbarcare più di 75 soldati e il loro equipaggiamento, sbarcarli sulle isole interessate e poi rifornirli. Secondo le prime stime del Congresso, ogni LAW costerà alla US Navy circa 84 milioni di euro e la Marina prevede attualmente di acquistarne una trentina. Il LAW stesso sarà dotato di armi di precisione e, con i dati necessari, potrà essere utilizzato come piattaforma di tiro di manovra.

Queste nuove unità e piattaforme utilizzeranno sistemi aerei e marittimi (di superficie e subacquei) senza equipaggio. Queste piattaforme saranno incaricate della ricognizione/sorveglianza, della logistica (con “droni da consegna”), di un sistema logistico per automatizzare il rifornimento di carburante e del rilevamento sonar, in particolare utilizzando boe sonar passive.

Entro la fine del 2023, il Corpo dei Marines disporrà di un MLR la cui missione principale sarà quella di testare concetti e sviluppare protocolli e dottrina. Tuttavia, mancano ancora alcuni elementi costitutivi, in particolare sistemi d’arma e sensori. Per ovviare a questa situazione, il servizio sta utilizzando – eccezione degna di nota – sensori marittimi commerciali (COTS, Commercial off the Shelf Technology), una pratica che ricorda l’introduzione dei droni negli eserciti ucraino e russo durante la guerra che imperversa tra loro dal febbraio 2022.

È difficile immaginare che un tale cambiamento possa avvenire senza opposizione. In effetti, l’annuncio nel 2020 della riorganizzazione della Force Design 2030 ha portato a numerose critiche al programma. Alcuni alti ufficiali in pensione del Corpo dei Marines, così come ex funzionari dell’esecutivo, sostengono che da un lato i Marines perderebbero sicuramente efficacia come forza in grado di combattere in combattimento congiunto, mentre dall’altro i nuovi concetti di combattimento della Force Design 2030 non sono provati e sono logisticamente difficili da sostenere. Le forze armate statunitensi perderanno senza dubbio alcune delle loro attuali capacità per imbarcarsi in un’impresa rischiosa. Il Congresso degli Stati Uniti, dopo aver ascoltato i pro e i contro, ha votato per dare il via libera, accettando la logica di fondo: correre dei rischi per rispondere a una minaccia importante.

Senza entrare nel merito del dibattito, la metamorfosi del Corpo dei Marines dimostra innanzitutto la serietà con cui gli Stati Uniti affrontano la minaccia militare cinese. Ma al di là del contesto geopolitico, si tratta di un raro esempio della capacità di istituzioni di peso massimo come le forze armate statunitensi e il Pentagono di prendere decisioni radicali e rapide assumendosi rischi significativi.

Guida alla pianificazione del generale David H. Berger
Postato il: 13 aprile 2022
GUIDA ALLA PIANIFICAZIONE DEL 38° COMANDANTE, LUGLIO 2019
38°-CPG-BergerDownload
Aree di interesse prioritario:
Progettazione della forza
Combattimento bellico
Formazione e addestramento
Valori fondamentali
Comando e leadership
ORIENTAMENTO E INTENTI
La Commandant’s Planning Guidance (CPG) fornisce la direzione strategica del 38° Comandante per il Corpo dei Marines e rispecchia la funzione della Defense Planning Guidance (DPG) del Segretario della Difesa. Serve come documento autorevole per la pianificazione a livello di servizio e fornisce una direzione comune alla Forza totale del Corpo dei Marines. Serve anche come una tabella di marcia che descrive dove il Corpo dei Marines sta andando e perché; quali sono le priorità di sviluppo della forza del Corpo dei Marines e quali no; e, in alcuni casi, come e quando le azioni prescritte saranno attuate. Questo CPG funge da Intento del Comandante per i prossimi quattro anni.

Come ha osservato il Comandante Neller, “il Corpo dei Marines non è organizzato, addestrato, equipaggiato o preparato per soddisfare le esigenze di un ambiente operativo futuro in rapida evoluzione”. Concordo con la sua diagnosi. È necessario un cambiamento significativo per garantire che siamo allineati con la Strategia di Difesa Nazionale (NDS) e la DPG del 2018 e, inoltre, preparati a soddisfare le esigenze della flotta navale nell’esecuzione dei concetti operativi navali attuali ed emergenti. L’attuazione di questo cambiamento sarà la mia massima priorità in qualità di 38° Comandante.

Il presente CPG delinea le mie cinque aree prioritarie: progettazione delle forze, combattimento bellico, istruzione e addestramento, valori fondamentali, comando e leadership. Utilizzerò queste aree focali come linee logiche di sforzo per inquadrare il mio pensiero, la pianificazione e il processo decisionale al Quartier Generale del Corpo dei Marines (HQMC), nonché per comunicare alla nostra leadership civile. Questo documento spiega come tradurremo queste aree focali in azioni con risultati misurabili. I cambiamenti istituzionali che seguiranno questo CPG si baseranno su una visione a lungo termine e su un’attenzione unica a dove vogliamo che il Corpo dei Marines sia nei prossimi 5-15 anni, ben oltre il mandato di un singolo Comandante, amministrazione presidenziale o Congresso. Non possiamo permetterci di mantenere politiche, dottrine, organizzazioni o strategie di sviluppo delle forze obsolete.

Se non specificato all’interno di questo documento, tutti i documenti di riferimento dei precedenti Comandanti non sono più autorevoli; pertanto, le pubblicazioni del Servizio e quelle relative all’advocacy che utilizzano il Marine Operating Concept o la Force 2025 come “REF A” devono essere riviste. Gli attuali piani di advocacy devono essere rivisti nel contesto di questa guida e devono essere apportate le opportune modifiche. Dobbiamo comunicare con precisione e coerenza, basandoci su un obiettivo comune e un messaggio unificato.

Il prossimo decennio sarà caratterizzato da conflitti, crisi e rapidi cambiamenti, proprio come ogni decennio precedente. E nonostante i nostri sforzi, la storia dimostra che non riusciremo a prevedere con precisione ogni conflitto, saremo sorpresi da una crisi imprevista e potremmo tardare a cogliere appieno le implicazioni del rapido cambiamento che ci circonda. La primavera araba, l’epidemia di ebola in Africa occidentale, lo stallo di Scarborough Shoal, l’invasione russa dell’Ucraina orientale e l’uso delle armi dei social media sono solo alcuni esempi recenti che illustrano questo punto. Pur dovendo accettare un ambiente caratterizzato dall’incertezza, non possiamo ignorare i forti segnali di cambiamento né essere compiacenti quando si tratta di progettare e preparare le forze armate per il futuro.

È evidente che il futuro ambiente operativo imporrà ai servizi navali della nostra nazione esigenze molto elevate. Il contesto e la direzione sono chiaramente articolati nella NDS e nel DPG, oltre che nelle testimonianze dei nostri leader in uniforme e civili. Non sono necessarie ulteriori indicazioni: stiamo andando avanti. Il Corpo dei Marines sarà addestrato ed equipaggiato come forza di spedizione navale pronta ad operare in spazi marittimi attivamente contesi a sostegno delle operazioni della flotta. Nella prevenzione e nella risposta alle crisi, la Fleet Marine Force – che agisce come un’estensione della flotta – sarà la prima ad arrivare sulla scena, la prima ad aiutare, la prima a contenere una crisi in atto e la prima a combattere se necessario. Il Corpo dei Marines sarà la “forza di scelta” per il Presidente, il Segretario e il Comandante di Combattimento – “una forza certa per un mondo incerto”, come ha detto il Comandante Krulak. Indipendentemente dalla crisi, i nostri leader civili dovrebbero sempre avere un pensiero comune: mandare i Marines.

Design della forza
Dobbiamo essere orgogliosi della nostra forza e dei recenti successi operativi, ma l’attuale forza non è organizzata, addestrata o equipaggiata per supportare la forza navale – operando in spazi marittimi contesi, facilitando il controllo del mare o eseguendo operazioni marittime distribuite. Dobbiamo cambiare. Dobbiamo dismettere le capacità esistenti che non soddisfano i nostri requisiti futuri, indipendentemente dalla loro efficacia operativa passata. Non c’è nessun equipaggiamento o programma di acquisizione della difesa che ci definisca – non l’AAV, l’ACV, il LAV, l’M1A1, l’M777, l’AH-1, l’F/A-18, l’F-35 o qualsiasi altro programma. Allo stesso modo, non siamo definiti da una particolare struttura organizzativa: la Marine Air-Ground Task Force (MAGTF) non può essere la nostra unica soluzione per tutte le crisi. Siamo invece definiti dal nostro carattere collettivo di Marine e dall’adempimento dei nostri ruoli e funzioni di servizio prescritti dal Congresso.

La progettazione della forza è la mia priorità numero uno. Ho già avviato, e sto guidando personalmente, uno sforzo di progettazione delle forze future. In futuro, la CD&I sarà l’unica organizzazione autorizzata a pubblicare linee guida per lo sviluppo delle forze a mio nome. Dismetteremo i programmi di difesa e la struttura delle forze che supportano le capacità tradizionali.

Se mi verrà offerta l’opportunità di garantire ulteriori dollari per la modernizzazione in cambio di strutture di forza, sono pronto a farlo. I piani o i programmi sviluppati a sostegno di questa guida alla pianificazione che richiedono risorse aggiuntive devono includere una compensazione delle risorse verificata da un organismo analitico riconosciuto (PA&E, OAD, ecc.) per essere considerati per l’attuazione.

INTEGRAZIONE NAVALE
I progressi degli avversari nel fuoco di precisione a lungo raggio rendono imperativa una maggiore integrazione navale. Il punto focale della futura forza navale integrata si sposterà dalla tradizionale proiezione di potenza per affrontare le nuove sfide associate al mantenimento di una persistente presenza navale in avanti per consentire il controllo del mare e le operazioni di negazione. La Fleet Marine Force (FMF) sosterrà il concetto di operazioni del Joint Force Maritime Component Command (JFMCC) e dei comandanti di flotta, soprattutto in mari vicini e ristretti, dove il fuoco di precisione a lungo raggio del nemico minaccia la manovra delle tradizionali piattaforme navali a grande firma. Lo sviluppo e l’impiego futuro delle forze navali comprenderà nuove capacità che garantiranno che la squadra della Marina e del Corpo Militare non possa essere esclusa da nessuna regione per far avanzare o proteggere i nostri interessi nazionali o quelli dei nostri alleati. I Marines si concentreranno sullo sfruttamento del vantaggio posizionale e sulla difesa del terreno marittimo chiave che consente il controllo persistente del mare e le operazioni di negazione in avanti. Insieme, il team Marina-Marina permetterà alla forza congiunta di collaborare, persistere e operare in avanti nonostante l’impiego da parte degli avversari di fuoco di precisione a lungo raggio.

Oltre alla recente attenzione all’integrazione operativa, intendo cercare una maggiore integrazione tra la Marina e il Corpo dei Marines nel processo di sviluppo del Program Objective Memorandum (POM). Condividiamo una comprensione comune dell’NDS, della minaccia di avvicinamento, dell’ambiente operativo futuro e delle capacità che forniscono il massimo overmatch per la nostra Marina. Dobbiamo sforzarci di creare capacità che supportino le operazioni della flotta e le campagne navali. Integreremo i nostri sforzi di wargaming POM con quelli della Marina, assicurando così una comprensione comune e una base comune da cui ciascun servizio possa comunicare le proprie esigenze al Segretario della Marina e, in ultima analisi, al Segretario della Difesa.

Relazioni tra Fleet Marine Force e Comandi di Componente della Marina Militare e del Corpo Militare
Nel 1933, l’istituzione della FMF sotto il controllo operativo del Comandante della Flotta ha generato una grande unità di sforzi, flessibilità operativa e l’applicazione integrata delle capacità della Marina e dei Marine in tutto il dominio marittimo. La legge Goldwater-Nichols del 1986, tuttavia, ha tolto la preponderanza della FMF dal controllo operativo della flotta e ha interrotto il rapporto di lunga data tra Marina e Corpo dei Marines, creando componenti separate della Marina e del Corpo dei Marines all’interno delle forze congiunte. Inoltre, gli ufficiali della Marina e del Corpo dei Marines hanno sviluppato la tendenza a considerare le loro responsabilità operative come separate e distinte, piuttosto che intrecciate. Con l’aumento delle minacce terrestri e marittime ai beni comuni globali, è necessario ristabilire un approccio più integrato alle operazioni nel dominio marittimo. Il rinvigorimento della FMF può essere ottenuto assegnando più forze del Corpo dei Marines alla flotta, inserendo esperti del Corpo dei Marines nei Centri Operativi Marittimi della flotta, e anche spostando l’accento sulle nostre attività di formazione, addestramento e supporto allo stabilimento. Affinare il rapporto tra le componenti, nel quadro di Goldwater-Nichols, è una questione più complessa che deve essere esplorata in collaborazione con la Marina. Con un’eccezione, le nostre MARFOR non sono quartieri generali operativi, né saranno finanziate come tali. Le MARFOR sono intese come quartieri generali amministrativi che forniscono consulenza ai rispettivi comandi sul Corpo dei Marines. In una struttura a componenti funzionali, integreremo e aumenteremo il JFMCC.

Forze di spedizione dei Marines
La Marine Expeditionary Force (MEF) rimarrà la nostra principale organizzazione di combattimento; tuttavia, le nostre MEF non devono essere identiche. La III MEF diventerà il nostro obiettivo principale, progettato per fornire al Comando dell’Indo-Pacifico degli Stati Uniti (U.S. INDOPACOM) e al Comandante della 7a Flotta una capacità di combattimento notturno, una forza di riserva per persistere all’interno del raggio d’azione dei sistemi d’arma dell’avversario, creare uno spazio reciprocamente contestato e facilitare la campagna navale più ampia. Se modernizzata in modo coerente con la visione di cui sopra, la III MEF sarà un deterrente credibile per l’aggressione avversaria nel Pacifico. Il I MEF si concentrerà anche sul supporto al Comandante dell’USINDOPACOM e al Comandante della 3a Flotta. L’I MEF continuerà a fornire forze a USINDOPACOM per costruire la capacità dei partner e rafforzare gli sforzi di deterrenza e deve essere pronto a imporre costi a un potenziale avversario, a livello globale. Accetteremo sempre di più i rischi legati al rapporto abituale del I MEF con il CENTCOM; tuttavia, il 7° Marines è attualmente costruito appositamente per supportare i requisiti del CENTCOM; pertanto, il I MEF continuerà a supportare i requisiti del CENTCOM nell’ambito delle capacità del 7° Marines. La II MEF subirà modifiche sostanziali per allinearsi meglio alle esigenze dei Comandanti della 2ª e 6ª Flotta. Durante una grande operazione di contingenza o una campagna sostenuta a terra, la potenza di combattimento necessaria sarà fornita alla MEF impegnata attraverso l’approvvigionamento globale da parte della Total Force.

Continueremo a raccomandare che le forze operative dei Marine siano impiegate come team ad armi combinate; tuttavia, dobbiamo essere abbastanza flessibili da soddisfare le esigenze della Flotta e dei Comandanti di Combattimento, sia che richiedano una MEF, una singola LHA con complemento di Marine a supporto di un Expeditionary Strike Group (ESG), o un distaccamento di aviazione a supporto del Comando per le Operazioni Speciali degli Stati Uniti (USSOCOM). Prima di tutto, dobbiamo essere pronti a essere impiegati come Forze della Marina della Flotta. Il Servizio fornirà forze pronte e i quartieri generali delle nostre componenti consiglieranno i rispettivi comandanti sul miglior impiego di tali forze; tuttavia, la decisione finale sull’impiego tattico spetta ai Comandanti di Combattimento.

Unità di spedizione dei Marines e forze schierate in avanti
Come ha osservato il comandante Krulak quasi 25 anni fa, l’unità di spedizione dei Marine (MEU) “è il gioiello della nostra corona e deve essere mantenuta pronta, pertinente e capace”. Purtroppo, non ha più la stessa importanza che aveva un tempo per la Flotta; tuttavia, le cose cambieranno. Prenderemo in considerazione modelli di impiego dell’Amphibious Ready Group (ARG) / MEU diversi dal tradizionale modello a tre navi. Accetteremo e prepareremo l’impiego da parte del Comandante della Flotta di LHA/D come parte di ESG a tre navi, come desiderato. Vedo un potenziale nel concetto di “Lightning Carrier”, basato su una LHA / LHD; tuttavia, non sono favorevole a una CVL di nuova costruzione. L’abbinamento di un anfibio a grande ponte con navi da combattimento di superficie è la capacità bellica giusta per molte delle sfide che la forza congiunta deve affrontare, e fornisce una sostanziale flessibilità operativa navale e congiunta, letalità e sopravvivenza.

La maggioranza dei professionisti della difesa continua a sostenere le nostre conclusioni sull’efficacia delle forze dispiegate in avanti, anche se ne mette in dubbio l’economicità. Continuerò a sostenere il continuo dispiegamento in avanti delle nostre forze a livello globale per competere contro le attività maligne di Cina, Russia, Iran e dei loro proxy – con un’attenzione prioritaria all’iniziativa cinese One Belt One Road e alle attività maligne cinesi nei mari della Cina orientale e meridionale. Questa non vuole essere una difesa dello status quo, poiché le nostre forze attualmente schierate in avanti non hanno le capacità necessarie per dissuadere i nostri avversari e persistono in uno spazio conteso per facilitare il rifiuto del mare. Sebbene continuerò a sostenere e a sostenere il programma di schieramento delle unità, dobbiamo rivedere il programma per garantire che le forze e le capacità schierate nel Pacifico occidentale creino un vantaggio competitivo e facilitino la deterrenza nel teatro INDOPACOM. Un possibile futuro potrebbe essere il dispiegamento in avanti di batterie multiple di High-Mobility Artillery Rocket System (HIMARS) armate con missili antinave a lungo raggio.

Oltre a scoraggiare le aggressioni e a sostenere le operazioni navali, le nostre forze schierate in avanti rimarranno pronte a rispondere alle crisi a livello globale come forza di pronto intervento. Anche se manterremo la capacità di schierarci come squadre organiche ad armi combinate o come parte di una Joint Task Force (JTF), i Marines a bordo di navi di classe L come parte di un ARG o di un ESG rimarranno il punto di riferimento per le nostre forze di risposta alle crisi operative in avanti. Dobbiamo aumentare la letalità dell’ARG e accettare nuovi modelli di impiego che aumentino la rilevanza dell’ARG per i comandanti della flotta. Non esiste una soluzione unica per le sfide operative che le Flotte devono affrontare; pertanto, dovremmo essere disposti ad accettare più di una soluzione su misura per l’organizzazione e l’impiego delle ARG. Dobbiamo preservare gli elementi della nostra attuale organizzazione che rimangono rilevanti e abbandonare quelli che non lo sono. Ciò che ci è servito bene ieri, non lo è oggi e non lo sarà in futuro. Dobbiamo continuamente cercare miglioramenti con un occhio al futuro – in particolare ai cambiamenti tecnologici – e considerare quali adattamenti dobbiamo apportare.

Sviluppo delle forze navali
Durante la Seconda Guerra Mondiale, come Servizio, avevamo ben chiaro che le Marine operavano a sostegno della missione di controllo del mare della Marina. Negli anni successivi, il lusso della presunta superiorità marittima ci ha illuso che la Marina esistesse per sostenere le operazioni “marine” a terra. Quell’epoca è stata un’anomalia storica e dobbiamo concentrarci nuovamente su come adempiere al nostro mandato di supporto alla flotta.

A tal fine, dobbiamo innanzitutto informarci sulle sfide operative del controllo del mare, soprattutto in termini di capacità e di problemi di capacità, e poi discutere con i nostri partner della Marina il percorso migliore per raggiungere i risultati desiderati.

Mentre la risposta alla domanda “Cosa fornisce la Marina al Corpo dei Marines?” è facilmente identificabile – mobilità operativa e strategica e accesso assicurato – non si può dire lo stesso per la domanda successiva, “Cosa fornisce il Corpo dei Marines alla Marina e alla Forza congiunta?”. Tradizionalmente, la risposta è stata forze di proiezione di potenza dal mare e/o forze per operazioni sostenute a terra a sostegno di una campagna navale tradizionale. Dovremmo chiederci: cosa vogliono i Comandanti di flotta dal Corpo dei Marines e di cosa ha bisogno la Marina dal Corpo dei Marines?

Capacità anfibia e sviluppo delle forze future
La capacità della nostra nazione di proiettare potenza e influenza al di là delle sue coste è sempre più messa a dura prova dal fuoco di precisione a lungo raggio, dall’espansione delle minacce aeree, di superficie e sub-superficiali e dal continuo degrado della preparazione delle nostre navi anfibie e ausiliarie. La capacità di proiettare e manovrare da distanze strategiche sarà probabilmente individuata e contestata dal punto di imbarco durante una grande contingenza. Le nostre forze navali di spedizione devono possedere una varietà di opzioni di dispiegamento, tra cui le navi di classe L ed E, ma anche guardare sempre più ad altre opzioni disponibili, come piattaforme senza equipaggio, navi da sbarco a poppa, altri connettori oceanici e piattaforme più piccole, più letali e più rischiose. Nel concepire la futura parte anfibia della flotta, dobbiamo continuare a cercare il conveniente e l’abbondante a scapito dello squisito e del poco.

Dobbiamo anche esplorare nuove opzioni, come i connettori inter-teatro e le navi e imbarcazioni disponibili in commercio che sono più piccole e meno costose, aumentando così l’accessibilità economica e consentendo l’acquisizione di una maggiore quantità. Riconosciamo che dobbiamo distribuire le nostre forze a terra, data la crescita delle capacità di attacco di precisione degli avversari, quindi sarebbe illogico continuare a concentrare le nostre forze su poche grandi navi. L’avversario riconoscerà rapidamente che colpire in modo concentrato (a bordo di una nave) è l’opzione preferita. Dobbiamo cambiare questo calcolo con un nuovo progetto di flotta composto da piattaforme più piccole, più letali e più adatte al rischio. Dobbiamo essere pienamente integrati con la Marina per sviluppare una visione e una nuova architettura della flotta che possa avere successo contro i nostri avversari di pari livello, mantenendo al contempo un costo contenuto. Per raggiungere questo difficile compito, la Marina e il Corpo dei Marines devono garantire che i grandi mezzi da combattimento di superficie possiedano un’agilità di missione attraverso il controllo del mare, le operazioni litoranee e anfibie, mentre contemporaneamente espandiamo la quantità di piattaforme più specializzate con e senza equipaggio.

In qualità di servizio preminente per la guerra litoranea e di spedizione, dobbiamo impegnarci in una discussione più approfondita sulle forze di spedizione navale e sulle capacità che attualmente non fanno parte del Corpo dei Marines, come le forze costiere e fluviali, le forze di costruzione navale e le forze di contromisure mine. Dobbiamo chiederci se sia prudente assorbire alcune di queste funzioni, forze e capacità per creare un’unica forza di spedizione navale in cui il Comandante possa garantire meglio la loro prontezza e le loro risorse.

Proiezione di potenza e sviluppo delle forze
Non utilizzeremo più il “requisito 2.0 MEB” come base per le nostre argomentazioni sulla costruzione di navi anfibie, per determinare la capacità richiesta di veicoli o altre capacità, o per quanto riguarda la Forza di Preposizione Marittima. Non faremo più riferimento alla nota sui requisiti di 38 navi del 2009 o alla valutazione della struttura delle forze del 2016 come base per le nostre argomentazioni e giustificazioni sulla struttura delle forze.

Il Force Structure Assessment del 2019, attualmente in corso, informerà i requisiti anfibi sulla base di questa guida. Le opzioni globali per gli anfibi includono molte altre opzioni oltre alle semplici LHA, LPD e LSD. Lavorerò a stretto contatto con il Segretario della Marina e il Capo delle Operazioni Navali (CNO) per garantire che ci sia un numero adeguato di navi del tipo giusto, con le capacità giuste, per soddisfare i requisiti nazionali.

Non credo che le operazioni congiunte di ingresso forzato (JFEO) siano irrilevanti o un anacronismo operativo; tuttavia, dobbiamo riconoscere che sono necessari approcci diversi data la proliferazione di capacità di minaccia anti-accesso/area denial (A2AD) in spazi reciprocamente contesi. Le visioni di un’armata navale massiccia a nove miglia nautiche dalla costa nel Mar Cinese Meridionale che si prepara a lanciare la forza di sbarco in sciami di ACV, LCU e LCAC sono impraticabili e irragionevoli. Dobbiamo accettare le realtà create dalla proliferazione di armi di precisione a lungo raggio, mine e altre armi intelligenti, e cercare modi innovativi per superare queste capacità di minaccia. Incoraggio la sperimentazione di sistemi letali senza pilota a lungo raggio in grado di percorrere 200 miglia nautiche, penetrare nell’anello della minaccia nemica e attraversare la costa, inducendo l’avversario a stanziare risorse per eliminare la minaccia, creare dilemmi e creare ulteriori opportunità per la manovra della flotta. Non possiamo aspettare per identificare le soluzioni alle nostre esigenze di contromisure alle mine e dobbiamo fare di questo una priorità per i nostri futuri sforzi di sviluppo della forza.

Anche se la nostra futura forza sarà applicata a problemi e conflitti a livello globale, non possiamo permetterci di costruire più forze ottimizzate per una competenza specifica come la guerra artica, le operazioni urbane o la guerra nel deserto. Costruiremo un’unica forza – ottimizzata per la guerra di spedizione navale in spazi contesi, costruita appositamente per facilitare il rifiuto del mare e l’accesso assicurato a sostegno delle flotte. Questa singola forza futura sarà impiegata per affrontare altre sfide in tutto il mondo; tuttavia, non cercheremo di coprire o bilanciare i nostri investimenti per tener conto di queste contingenze.

Compiti e responsabilità dello sviluppo delle forze
Negli ultimi anni, i capi dei servizi hanno chiesto pubblicamente di snellire i processi di sviluppo e acquisizione delle forze, e il Congresso ha preso provvedimenti per migliorarli. Negli ultimi decenni, le leggi, le politiche e le pratiche associate a questo argomento sono cambiate in modo significativo, ma gli ordini e le direttive del Corpo dei Marines non hanno tenuto il passo. Creeremo una gerarchia completa, ma sintetica e comprensibile, di ordini e direttive che definiscano ruoli e responsabilità all’interno dell’impresa, con particolare attenzione a cosa, quando e come vengono condotte le transizioni tra le attività e come vengono monitorati i progressi verso gli obiettivi stabiliti. Questi documenti saranno realizzati come “ordini di tipo missionario” che definiscono i compiti, e i rispettivi scopi, svolti dai vicecomandanti, piuttosto che istruzioni dettagliate che si impantanano in minuzie di processo. Ogni vicecomandante produrrà allo stesso modo ordini che definiscono i compiti delle proprie unità subordinate. Per essere chiari, il Vice Comandante per lo Sviluppo e l’Integrazione del Combattimento ha la responsabilità primaria di tutto lo sviluppo delle forze del Corpo dei Marines, mentre tutti gli altri Vice Comandanti sono di supporto come “sostenitori” che possono fornire competenze specifiche nei loro rispettivi campi, piuttosto che come “sostenitori” che dirigono le azioni di sviluppo delle forze.

Forza di preposizionamento marittimo
Per diversi decenni, la Forza di Predisposizione Marittima (MPF) ha rappresentato un vantaggio competitivo per il Corpo dei Marines. Oggi non è più così. Durante una grave contingenza, le nostre navi MPF sarebbero altamente vulnerabili e difficili da proteggere. Dobbiamo essere pronti a modificare radicalmente questa capacità, così come tutto l’inventario attualmente programmato per l’inclusione nella MPF, mentre ripensiamo il futuro di questa capacità.

Quartier generale della Joint Task Force (JTF) e operazioni congiunte
La nostra forza deve essere un elemento integrante della Joint Force, in grado di combinare persone, processi e programmi per eseguire operazioni integrate a livello globale. Storicamente, abbiamo concentrato gli sforzi di integrazione congiunta nei quartieri generali e negli elementi di comando, invece di integrare le capacità a livello di singola unità. In futuro, il Corpo dei Marines deve sfruttare al massimo la sua relazione intrinseca con la Marina, insieme alla sua esperienza nel coordinare gli elementi della MAGTF, per coordinarsi efficacemente in tutti i domini di combattimento per sostenere la Forza congiunta. I concetti e la dottrina del nostro servizio devono fornire capacità congiunte pertinenti; dobbiamo essere in grado di comunicare e collaborare attraverso sistemi ed equipaggiamenti interoperabili; e i nostri programmi di formazione militare professionale (PME) e di addestramento devono consentire ai Marines di acquisire e mantenere una comprensione delle operazioni congiunte, preparando così i nostri leader a massimizzare pienamente la guerra congiunta e di coalizione. Le operazioni congiunte sono un vantaggio bellico e il Corpo dei Marines deve abbracciare appieno il suo ruolo di supporto critico alla Forza congiunta.

Forze della componente di riserva
Pur essendo organizzate ed equipaggiate in modo congruo, non possiamo aspettarci che le nostre unità della Riserva Selezionata del Corpo dei Marines (SMCR) mantengano gli stessi livelli di prontezza delle nostre unità della Componente Attiva. Ciò che desideriamo e ci aspettiamo dalle nostre unità SMCR e dalla Riserva pronta individuale (IRR) sono Marines e unità “pronti per la mobilitazione”. Una volta mobilitate, le nostre forze della Componente di Riserva saranno sottoposte a un ulteriore addestramento pre-dispiegamento per raggiungere la necessaria prontezza per il dispiegamento e l’impiego.

Esamineremo i meriti della formalizzazione dei rapporti di comando tra unità della componente attiva e della componente di riserva. Così come cambierà la nostra componente attiva, cambierà anche la nostra componente di riserva. Nell’ambito della progettazione delle forze, valuteremo l’efficacia della piena integrazione delle unità di riserva nella componente attiva e di altre opzioni organizzative.

Installazioni e infrastrutture
Sebbene gli esperti di tutta la forza abbiano sviluppato un piano per le infrastrutture e il ripristino, collettivamente non siamo riusciti ad eseguirlo in modo aggressivo, creando così un effetto a cascata di effetti negativi di secondo e terzo ordine. La nostra infrastruttura di installazione è insostenibile. Siamo gravati da 19.000 edifici, alcuni dei quali sono al di là della possibilità di essere riparati e dovrebbero invece essere considerati per la demolizione. Queste strutture in eccesso disperdono le limitate risorse per le strutture, il sostentamento, il restauro e la modernizzazione (FSRM) in tutta l’impresa, ostacolando la nostra capacità di concentrare gli sforzi e raggiungere i risultati desiderati. Per troppo tempo abbiamo sottofinanziato la manutenzione delle nostre installazioni e non ci siamo resi conto dei rischi crescenti associati a queste decisioni. Inoltre, le nostre strutture e i nostri campi di addestramento sono antiquati e le forze armate non dispongono dei simulatori moderni necessari per sostenere la prontezza dell’addestramento. Come se non bastasse, abbiamo creato catene di comando separate per le nostre installazioni e per le forze operative che supportano, creando ulteriori attriti e inefficienze. Per modernizzare la struttura delle nostre forze armate è necessaria una revisione deliberata delle nostre installazioni e un piano deliberato di investimenti, dismissioni e ristrutturazioni.

Processo decisionale esecutivo
Intendo partecipare attivamente al processo decisionale all’interno dell’HQMC, ma non mi aspetto di prendere tutte le decisioni, né credo che tutte le decisioni richiedano la revisione del Marine Requirements Oversight Council (MROC). Mi aspetto che i vice comandanti prendano decisioni a livello di servizio in conformità con questa guida. Inoltre, anche se gli attuali organi decisionali come il MROC possono essere forum efficaci, devono adattarsi al ritmo accelerato del cambiamento o rischiano di essere emarginati o eliminati. I nostri processi devono essere inclusivi, ma non possiamo permettere che il desiderio di consenso soffochi l’iniziativa o provochi la paralisi del personale. Rivedremo l’efficacia del Comitato di revisione MROC (MRB) e dell’MROC per apportare le opportune modifiche.

Ogni attività all’interno dell’HQMC deve sostenere la costruzione del POM e informare il processo di pianificazione, programmazione, budgeting ed esecuzione (PPBE). Le nostre attuali strutture e processi non soddisfano questo standard. I rappresentanti contribuiscono a stabilire le priorità e a raccomandare lo sviluppo delle forze in base alle posizioni e alle capacità identificate dalle forze operative (OPFOR), ma non decidono. L’advocacy sostiene lo sviluppo delle forze, e quindi dovrebbe avvenire all’interno della CD&I e da essa provenire. Nell’ambito della revisione dei processi di sviluppo delle forze e del POM, abbiamo bisogno di due risultati: l’integrazione con la Marina e una base analitica indipendente e verificabile per il nostro programma. Attualmente non disponiamo di entrambi. L’attuale ordine di advocacy sarà sostituito.

PERSONE
Tutto inizia e finisce con il singolo marine. La sfida principale che il Corpo dei Marines si trova ad affrontare oggi consiste nel continuare a rispettare il suo statuto di forza di spedizione navale pronta all’uso, modernizzando allo stesso tempo la forza in conformità con la NDS, facendo entrambe le cose con una struttura della forza più snella, potenzialmente con meno Marines e con una possibile riduzione delle risorse totali. I Marines sono il fulcro del Corpo: la nostra attenzione principale deve concentrarsi sul reclutamento, l’istruzione e l’addestramento, l’instillazione dei nostri valori fondamentali e del senso di responsabilità, l’equipaggiamento e il trattamento dei Marines con dignità, attenzione e preoccupazione.

Prendersi cura dei Marines
“Prendersi cura dei Marines” significa far rispettare ai Marines elevati standard professionali di prestazione, condotta e disciplina. Ci si aspetta che i leader facciano tutto ciò che è in loro potere per garantire il successo del singolo marine, ma ci sono limiti alle nostre capacità di sostenere la trasformazione degli individui che semplicemente scelgono di non partecipare. I Marine che non aderiscono ai nostri standard o che non riescono a rimanere competitivi all’interno del loro settore professionale o del loro grado saranno separati. Esigere prestazioni superiori e imporre standard elevati non deve essere considerato un atto draconiano, ma piuttosto un’aspettativa da parte dei professionisti. Non accetteremo la mediocrità all’interno delle forze armate e, soprattutto, dobbiamo cercare di rimuovere coloro che, all’interno dei nostri ranghi, hanno un impatto negativo sulla prontezza complessiva della nostra forza. Dobbiamo cercare di separare amministrativamente coloro che non possono essere promossi e che creano una barriera artificiale per l’avanzamento di individui più motivati; dobbiamo cercare di separare coloro che non sono in grado di schierarsi o di assistere nell’addestramento e nella formazione dei Marines che si preparano allo schieramento; e dobbiamo cercare energicamente di rimuovere tutti gli individui impegnati in comportamenti distruttivi come il nonnismo. Nel prossimo futuro comunicherò a tutti i comandanti ulteriori indicazioni che stabiliscono le linee guida e le mie aspettative.

Congedo parentale/maternità
Non dovremmo mai chiedere ai nostri Marine di scegliere tra essere il miglior genitore possibile e il miglior Marine possibile. Questi risultati non dovrebbero mai essere in competizione, al punto che il successo di uno dei due andrebbe a scapito dell’altro. Le nostre politiche di congedo parentale/maternità sono inadeguate e non sono riuscite a tenere il passo con le norme della società e le moderne pratiche di gestione dei talenti. Sosteniamo pienamente la crescita delle nostre famiglie Marine e faremo tutto il possibile per offrire ai genitori l’opportunità di stare con i loro neonati per periodi di tempo prolungati. In futuro, prenderemo in considerazione la possibilità di concedere alle madri un congedo di un anno per stare con i loro figli prima di tornare in servizio per completare i loro obblighi di servizio.

La manodopera
Il nostro sistema di forza lavoro è stato progettato nell’era industriale per produrre massa, non qualità. Si presumeva che la quantità di personale fosse l’elemento più importante del sistema e che i lavoratori (Marines) fossero tutti essenzialmente intercambiabili. Con l’aumento della complessità del mondo, il divario tra lavori fisici e lavori di pensiero è aumentato drasticamente. La guerra ha ancora una componente fisica e tutti i Marines devono essere controllati e pronti a combattere. Tuttavia, non ci siamo adattati alle esigenze dell’attuale campo di battaglia. L’unico modo per attrarre e trattenere i Marines in grado di vincere sul nuovo campo di battaglia è quello di competere con gli strumenti e gli incentivi disponibili sul mercato.

Gestione dei talenti
L’essenza di tutti i sistemi di gestione della forza lavoro consiste nell’incoraggiare coloro che sono necessari e desiderosi di rimanere, e nel separare coloro che non hanno prestazioni all’altezza. Il nostro sistema attuale non dispone delle autorità e degli strumenti necessari per raggiungere questo semplice risultato se non in modo blando. Il nostro modello di forza lavoro si basa principalmente sul tempo e sull’esperienza, non sul talento o sul rendimento o sul potenziale rendimento futuro. Anche se le prestazioni sono prese in considerazione nella selezione per le promozioni, sono limitate a una ristretta coorte, approssimativamente basata su gruppi di anni – un modello antiquato. Inoltre, il Servizio non dispone degli strumenti necessari per reclutare le competenze desiderate, trattenere talenti specifici, far avanzare i Marines più rapidamente in base alle necessità e separare i Marines che non sono in grado di svolgere il servizio o non sono compatibili con il servizio militare. Queste carenze sono legate al budget, alle politiche e alle leggi.

L’attuale modello di reclutamento non tiene conto di un marine i cui interessi cambiano nel tempo, tende a fare una media delle prestazioni nel tempo invece di ponderare maggiormente le prestazioni attuali, costringe i marine a lasciare le competenze in cui eccellono in nome dello sviluppo e interrompe le carriere in prossimità dei 20 anni, quando i lavoratori hanno ancora decenni di produttività. Queste politiche fanno lievitare i costi dei PCS, gettano via i talenti nel momento in cui sono più produttivi e altamente addestrati e scoraggiano gli operatori che vorrebbero continuare a servire, ma che potrebbero essere meno interessati a una promozione o a continui spostamenti dirompenti di discutibile valore personale e professionale.

Nell’attuale modello di reclutamento, i campi occupazionali primari sono stabiliti all’inizio della carriera e i Marines sono sostanzialmente costretti ad accettarli per tutta la carriera o a scegliere la separazione. Anche gli ufficiali più talentuosi e performanti cambiano interesse nel tempo. Inoltre, la mancanza di incentivi per l’auto-miglioramento attraverso l’istruzione e lo sviluppo del personale scoraggia coloro che sono inclini a imparare, pensare e innovare, poiché questi tendono a sconvolgere il modello attuale e possono di fatto rendere l’individuo meno competitivo per la promozione.

Un modello basato sugli incentivi offrirebbe la possibilità di indirizzare gli incentivi a persone specifiche che il Servizio vuole trattenere. Dovremmo usare il denaro come un’arma mirata, e puntare esattamente all’individuo di cui abbiamo bisogno. Attualmente ci rivolgiamo alle persone con un approccio di massa, invece che con un approccio più selettivo. Se da un lato speriamo che questo porti a trattenere i più talentuosi, dall’altro i nostri modelli antiquati potrebbero trattenere anche i meno bravi. Le opzioni per un nuovo modello sono numerose. Si potrebbe facilmente immaginare un modello con una percentuale più alta di promozioni al di sotto della zona in ogni consiglio, facilitando così l’avanzamento di marines più talentuosi e meno costosi. I pensionamenti anticipati possono indurre i più scarsi a uscire con il minor onere a lungo termine, incentivando al contempo i più bravi a rimanere. L’induzione all’esodo di chi ha un basso rendimento accelera le opportunità di tutti coloro che rimangono nel sistema, garantendo così una forza più talentuosa possibile.

Per migliorare il nostro attuale modello di forza lavoro, dobbiamo adottare misure per aumentare gli standard a ogni livello, reclutare individui più talentuosi, utilizzare tutte le autorità attualmente disponibili, ridurre la forza finale a favore della qualità e chiedere al Congresso strumenti più moderni per competere nell’economia di oggi. Un miglioramento modesto può essere ottenuto con gli strumenti già a disposizione, mentre un miglioramento drastico richiederà probabilmente cambiamenti nei bilanci, nelle leggi (DOPMA), nelle politiche, nelle tradizioni e nella mentalità. Comunicherò di più su questa idea nel prossimo futuro.

Rapporti di idoneità
Nonostante un importante sforzo di riforma nel 1996, il nostro attuale sistema di valutazione delle prestazioni presenta gravi carenze che devono essere affrontate. Come allora, tra i nostri ranghi c’è una crescente sfiducia nella capacità del sistema di identificare con precisione le loro capacità, le loro prestazioni e il loro potenziale futuro. La crescita e la mobilità verso l’alto devono favorire i più talentuosi all’interno dei nostri ranghi, facilitando al contempo l’identificazione di coloro che hanno una particolare attitudine come istruttori, educatori, comandanti, ufficiali di stato maggiore, mentori o con speciali competenze tecniche. Dobbiamo e vogliamo porre rimedio a queste carenze.

Mentre studiamo le possibili modifiche al sistema e ai rapporti attuali, dovremmo valutare i meriti dei seguenti cambiamenti, come minimo:

Fornire al Marine Reported On (MRO) un’opportunità di autovalutazione.
Modificare il rapporto in modo da consentire al reporting senior (RS) e al reporting officer (RO) di identificare il potenziale futuro.
Modificare il rapporto in modo da consentire all’RS e all’RO di identificare individui con particolari attitudini per l’addestramento, l’educazione, il mentoring, le abilità tecniche, la pianificazione, ecc.
Ponderare i rapporti in modo che un rapporto di tre mesi non sia valutato in modo congruo rispetto a un rapporto di 12 mesi.
Ponderare i rapporti di comando rispetto a quelli di non-comando e quelli di combattimento rispetto a quelli di non-combattimento.
Eliminare i rapporti di idoneità accademica come rapporti non osservati. L’obiettivo del rapporto accademico dovrebbe essere quello di identificare accuratamente il successo dell’individuo durante la scuola e quindi determinare il potenziale futuro nel grado successivo o come istruttore.
Ponderare i rapporti accademici in modo da premiare il singolo Marine per l’ECM da residente e le sue prestazioni in tale contesto.
Identificare le prestazioni cumulative di RS e RO, assicurando così che i Marine con valori relativi scarsi non influenzino negativamente le carriere di individui più talentuosi su cui completano i rapporti.
Se da un lato continueremo a mantenere un approccio allo sviluppo della forza totale che includa l’addestramento e la formazione, dall’altro dobbiamo accettare le realtà legate ai periodi di addestramento annuale completati dai nostri marines della componente di riserva (RC). Per molti, questi periodi di servizio richiedono che un marine della componente attiva completi un rapporto di idoneità che copre due settimane. Poiché questi rapporti sono ponderati come tutti gli altri rapporti all’interno del profilo di un RS, il loro valore relativo è abitualmente basso per evitare che il profilo del RS sia artificialmente distorto. Questo è comprensibile, ma non deve durare. Dobbiamo offrire all’RS l’opportunità di valutare la prestazione dell’individuo in relazione a quella di ogni altro marine dell’RC che l’RS ha valutato completando un addestramento simile, e non tentare di giudicare la prestazione di due settimane rispetto a periodi che di solito coprono sei mesi – se non di più.

LOTTA ALLA GUERRA
Per quanto siamo bravi oggi, dovremo essere ancora più bravi domani per mantenere la nostra superiorità bellica. Lo faremo grazie alla forza dell’innovazione, dell’ingegno e della volontà di adattarci continuamente e di avviare cambiamenti nell’ambiente operativo per influenzare il comportamento delle minacce del mondo reale. Ciò richiederà una rottura con la pratica passata dello sviluppo delle forze basato sulle capacità. Avremo successo sfidando continuamente lo status quo e chiedendoci: c’è un modo per ottenere un risultato migliore? La III MEF sarà in grado di creare uno spazio reciprocamente conteso nel Mar Cinese Meridionale o Orientale, se gli viene ordinato dall’INDOPACOM statunitense? In caso contrario, quali cambiamenti sono necessari per ottenere i risultati desiderati? Riusciremo a creare la moderna e letale forza di spedizione navale che cerchiamo continuando a mantenere separati e distinti i processi di sviluppo delle capacità e delle POM dalla Marina? In caso contrario, esiste un modo migliore per ottenere i risultati desiderati?

Il Corpo dei Marines è stato e rimane la principale forza di spedizione navale della nazione.
Anche se siamo pronti a svolgere “qualsiasi altro compito che il Presidente possa ordinare”, l’assistenza umanitaria all’estero, i soccorsi in caso di disastri e le evacuazioni di non combattenti non ci definiscono, non sono la nostra identità. Piuttosto, sono la conseguenza quotidiana dell’essere la forza pronta. In quanto forza di pronto intervento, non siamo una forza trasversale al ROMO, ma piuttosto una forza che assicura la prevenzione di conflitti gravi e scoraggia l’escalation dei conflitti all’interno del ROMO.

Comando e controllo
Dobbiamo raggiungere ed eseguire decisioni militari efficaci più velocemente dei nostri avversari in qualsiasi contesto di conflitto, su qualsiasi scala. I nostri processi e sistemi di comando e controllo devono riflettere la nostra filosofia di guerra di manovra. Un processo decisionale che si concentra sulla velocità e sulla creazione di tempo, un comando di missione che si concentra sull’iniziativa a basso livello, processi di pianificazione semplici e tecniche di scrittura degli ordini che si misurano sulla qualità dell’intento, richiedono un sistema di comando e controllo che sia flessibile, adattabile e resiliente. Nel processo di comando e controllo ci concentreremo sempre sulle persone piuttosto che sui sistemi, come previsto dalla FMFM1. Le decisioni sono prese dal comandante; i sistemi esistono solo per supportare le esigenze del comandante. Dobbiamo anche riconoscere che le operazioni moderne, in particolare quelle distribuite, richiedono connettività e accesso per avere successo. Dobbiamo creare sistemi che siano resilienti e che corrispondano al nostro approccio bellico per proteggere la nostra capacità di prendere decisioni che generano tempo.

CONCETTI DI COMBATTIMENTO E SVILUPPO DELLE FORZE
Concetti operativi navali
In quanto servizio navale, il Corpo dei Marines contribuisce in modo sostanziale allo sviluppo dei concetti operativi navali che guideranno il modo in cui la forza congiunta condurrà le operazioni di spedizione in futuro. Il carattere della guerra è sempre più dinamico e il rapido avanzamento delle nuove tecnologie da parte di amici e nemici ha accelerato il ritmo del cambiamento, assicurando che il carattere della guerra in futuro sarà molto diverso da quello del recente passato. I nostri avversari più impegnativi hanno avviato un nuovo paradigma di guerra, basato sullo sviluppo e la messa in campo di armi di precisione a lungo raggio e di capacità legate all’informazione. Il raggio d’azione, la quantità e l’accuratezza di questi fuochi osservati impongono nuove vulnerabilità alle forze congiunte, tra cui la Marina e il Corpo dei Marines, e richiedono cambiamenti significativi ai concetti e alle capacità con cui i Marines condurranno le operazioni di spedizione nell’immediato futuro.

Il Marine Corps Operating Concept (MOC) del 2016 è antecedente all’attuale serie di documenti strategici e di orientamento nazionali, ma è stato preveggente sotto molti aspetti. Ha indirizzato la collaborazione con la Marina per sviluppare due concetti, Littoral Operations in a Contested Environment (LOCE) e Expeditionary Advanced Base Operations (EABO), che si integrano perfettamente con l’attuale orientamento strategico. Tuttavia, è giunto il momento di andare oltre il MOC stesso e di collaborare con la Marina per integrare LOCE ed EABO con concetti operativi classificati e specifici per ogni minaccia, che descrivano come le forze navali condurranno la gamma di missioni articolate nella nostra guida strategica. Il MOC sarà quindi sostituito da un concetto navale capstone del Corpo della Marina o unificato, come stabilito in consultazione con il Capo delle operazioni navali. Per quanto riguarda i concetti subordinati, ritengo necessario almeno un concetto che descriva il modo in cui le forze navali competono e, se necessario, affrontano gli avversari al di sotto della soglia di conflitto, nonché un concetto per come condurre la presenza avanzata in mare e la risposta alle crisi.

Guerra composita
In quanto organizzazione statutariamente designata per il servizio con la flotta durante la prosecuzione di una campagna navale, il Corpo dei Marines deve essere in grado di integrarsi rapidamente ed efficacemente nella forza navale. Il metodo della Marina per il comando e il controllo decentralizzato a livello tattico è la guerra composita (CW); pertanto, il Corpo dei Marines deve prepararsi a operare all’interno di questa struttura dottrinale. La CW fornisce disposizioni flessibili di comando e controllo che possono rispondere a minacce multiple in vari domini e aree di missione senza sovraccaricare la capacità decisionale di un singolo comandante o staff di battaglia. Grazie a questo approccio alla guerra in tutti i domini, la CW consente ai subordinati di eseguire operazioni tattiche decentralizzate – indipendentemente o integrate in una Forza navale o congiunta più grande – attraverso il comando della missione e relazioni di supporto flessibili che rispondono a situazioni tattiche in continua evoluzione.

L’integrazione del Corpo dei Marines nella Flotta attraverso la guerra composita sarà un prerequisito per il successo delle operazioni anfibie: I Marines non possono essere passeggeri passivi in rotta verso l’area dell’obiettivo anfibio. Con il miglioramento e la diffusione delle armi stand-off di precisione a lungo raggio lungo i litorali del mondo, i Marines devono contribuire alla lotta insieme ai loro compagni della Marina fin dal momento dell’imbarco. Una volta a terra, le forze dei Marine che operano all’interno della CW aumenteranno la letalità e la resilienza della flotta e contribuiranno all’accesso a tutti i domini, alla deterrenza, al controllo del mare e alla proiezione di potenza.

Il Corpo dei Marines aggiungerà la guerra composita all’applicazione pratica del potere di combattimento tattico navale per completare la comprensione della guerra di manovra delineata nel FMFM-1 Warfighting. Il Corpo dei Marines intraprenderà un programma aggressivo di formazione navale – che va dalla comprensione concettuale della teoria e della storia navale fino alle scuole e ai corsi di livello tattico – per consentire ai nostri comandanti e ai membri dello staff della Fleet Marine Force di integrarsi rapidamente nelle forze navali e di fornire capacità critiche sia a terra che a galla. Al contrario, il Corpo dei Marines deve far progredire l’educazione degli ufficiali della Marina alle nostre capacità e organizzazioni; senza questa reciprocità, i nostri sforzi non saranno efficaci come il futuro ambiente di sicurezza richiede. Condurremo una revisione completa di tutte le pubblicazioni dottrinali, di riferimento e di combattimento per assicurare che la nostra dottrina, i nostri concetti, le nostre tattiche e le nostre procedure si inseriscano e supportino la guerra composita; sarà necessario modificare quelle che non lo fanno. Valuteremo la capacità dei nostri attuali staff di integrarsi nella guerra composita, modificandoli dove necessario per aumentare la letalità delle forze navali. Infine, forniremo personale agli stati maggiori della Marina, dalle flotte numerate agli squadroni di tipo, al fine di creare stati maggiori permanenti in grado di combattere immediatamente sia le forze della Marina che quelle della Marina.

Forze permanenti
Nei prossimi mesi pubblicheremo un nuovo concetto a sostegno del concetto di Operazioni Marittime Distribuite (DMO) della Marina e della NDS, denominato “Forze Stand-in”. Il concetto di Stand-in Forces è stato concepito per restituire l’iniziativa strategica alle forze navali e mettere i nostri alleati e partner in grado di affrontare con successo gli egemoni regionali che violano i loro confini territoriali e i loro interessi. Le forze stand-in sono progettate per generare ingaggi tattici stand-in, tecnicamente dirompenti, che affrontano le forze navali aggressori con una serie di piattaforme e carichi utili a basso impatto, accessibili e degni di rischio. Le forze stand-in sfruttano la forza relativa della difesa contemporanea e le nuove tecnologie in rapida ascesa per creare una difesa marittima integrata ottimizzata per operare in mari vicini e ristretti, in barba alle “capacità di stand-off” di precisione a lungo raggio degli avversari.

La creazione di nuove capacità che avviano intenzionalmente ingaggi stand-off è un “gancio” dirompente nello sviluppo delle forze che va contro l’azione che i nostri avversari prevedono. Piuttosto che investire pesantemente in capacità costose e squisite che gli aggressori regionali hanno ottimizzato per colpire le loro forze, le forze navali continueranno ad avanzare con molte piattaforme più piccole, a bassa firma e a prezzi accessibili, che possono ospitare economicamente una vasta gamma di carichi letali e non letali.

Sfruttando la rivoluzione tecnica nel campo dell’autonomia, della produzione avanzata e dell’intelligenza artificiale, le forze navali possono creare molte nuove piattaforme senza equipaggio e con equipaggio minimo degne di rischio che possono essere impiegate in ingaggi stand-in per creare dilemmi tattici che gli avversari dovranno affrontare quando attaccheranno i nostri alleati e le nostre forze in avanti. Le forze stand-in saranno supportate da basi avanzate di spedizione (EAB) e integreranno la bassa firma delle EAB con una struttura di forze altrettanto bassa, composta in gran parte da piattaforme senza pilota che operano a terra, a galla, in immersione e in volo in stretta collaborazione per sopraffare le piattaforme nemiche.

Le forze stand-in sfruttano l’offensiva strategica e la difesa tattica per creare risultati sproporzionati a costi accessibili. Essendo intrinsecamente resilienti, degne di rischio, poco costose e letali, ripristinano la credibilità di combattimento delle forze navali schierate in avanti e servono a scoraggiare le aggressioni. Le capacità di stand-in force sono molto meglio ottimizzate per affrontare aggressioni fisiche e comportamenti maligni con la presenza fisica e con carichi non letali, conferendo agli alleati la capacità di difendere il proprio territorio nazionale e i propri interessi.

Operazioni di spedizione su base avanzata (EABO)
Le EABO integrano il concetto di operazioni marittime distribuite della Marina e informeranno il nostro approccio alle missioni contro avversari di pari livello. Nel passaggio dal concetto all’attuazione, dobbiamo riconoscere che le EABO non sono una “cosa”, ma una categoria di operazioni. Dire che faremo EABO è come dire che faremo operazioni anfibie e, come per le operazioni anfibie, le EABO possono assumere molte forme.

Le EABO sono guidate dal già citato dispiegamento da parte dell’avversario di fuoco di precisione a lungo raggio, progettato per sostenere una strategia di “contro-intervento” diretta contro le forze statunitensi e della coalizione. L’EABO, come concetto operativo, consente alla forza navale di persistere in avanti all’interno dell’arco di fuoco di precisione a lungo raggio dell’avversario per sostenere i nostri partner del trattato con forze credibili al combattimento su un’infrastruttura di base avanzata molto più resiliente e difficile da colpire. Le EABO sono progettate per ripristinare la resilienza delle forze e consentire la persistente presenza navale in avanti che è stata a lungo la caratteristica delle forze navali. Ma soprattutto, gli EABO annullano l’imposizione di costi che avversari determinati cercano di imporre alle forze congiunte. Gli EABO guidano un aggiustamento giusto e appropriato nello sviluppo delle future forze navali per ovviare al significativo investimento che i nostri avversari hanno fatto nel fuoco di precisione a lungo raggio. I potenziali avversari intendono colpire le nostre basi fisse e vulnerabili, così come i porti in acque profonde, le lunghe piste di atterraggio, le grandi piattaforme di firma e le navi. Sviluppando una nuova struttura di forze navali di spedizione che non dipenda da infrastrutture e piattaforme avanzate concentrate, vulnerabili e costose, vanificheremo gli sforzi del nemico di separare le forze statunitensi dai nostri alleati e interessi. Le EABO consentono alle forze navali di collaborare e persistere in avanti per controllare e negare aree contese in cui le forze navali tradizionali non possono essere impiegate in modo prudente senza accettare rischi sproporzionati.

Le EABO consentono alla Marina e al Corpo dei Marines di collaborare e persistere in avanti nonostante il fuoco di precisione a lungo raggio degli avversari, una reazione necessaria alle iniziative di sviluppo delle forze avversarie. Tuttavia, le nostre ambizioni sono più aggressive rispetto alla conservazione delle opzioni dello status quo e cerchiamo di ripristinare l’iniziativa strategica creando uno spazio dirompente e altamente competitivo in cui l’ingegno americano possa capitalizzare le nuove capacità che le forze navali sfrutteranno per scoraggiare i conflitti e dominare i mari confinati. La Marina e il Corpo dei Marines degli Stati Uniti non cercano semplicemente di “discernere il futuro ambiente operativo”, ma sono determinati a definire il futuro carattere del conflitto marittimo, in modo che le forze navali possano dissuadere o combattere da una posizione di vantaggio duraturo. Inevitabilmente, l’EABO si evolverà nell’attuazione di un’ampia gamma di missioni, con un altrettanto ampio assortimento di combinazioni di forze e capacità necessarie per supportarle.

Il successo sarà definito in termini di ricerca delle opzioni più piccole e a bassa firma che producono la massima utilità operativa. Dobbiamo sempre tenere presente il rapporto tra contributo operativo e costo di impiego. Verranno testate varie forme di EABO contro minacce specifiche e ci si chiederà se i contributi EABO alla forza congiunta valgano l’onere logistico e di sicurezza. Questo rapporto dovrebbe essere sempre più favorevole rispetto ad altre opzioni di forza congiunta che contribuiscono a una capacità simile.

Finora, il nostro wargaming si è concentrato su una serie limitata di scenari; pertanto, dovremo espandere la nostra analisi su più scenari per informare meglio i nostri sforzi di progettazione delle forze. Come per le precedenti iniziative di progettazione, come il seabasing, stiamo costruendo una forza che può fare EABO, piuttosto che costruire una forza EABO. Questa distinzione è importante perché i nostri principi fondamentali di progettazione sono indipendenti dall’EABO. Una forza composta da unità tattiche altamente capaci, in grado di eseguire operazioni di armi combinate a tutti i livelli, con l’ausilio di mezzi aerei e logistici organici, è una forza in grado di eseguire l’EABO, se dotata di capacità e addestramento specifici. La determinazione dell’esatta natura di questo addestramento ed equipaggiamento specializzato sarà il fulcro delle nostre azioni di implementazione dell’EAB.

Operazioni distribuite
Nuove minacce, nuove missioni e nuove tecnologie ci impongono di adeguare la nostra struttura organizzativa e di modernizzare le nostre capacità. Mentre altri attendono un quadro più chiaro del futuro ambiente operativo, noi concentreremo i nostri sforzi per guidare il cambiamento e influenzare i risultati del futuro ambiente operativo. Un modo per guidare la continua evoluzione del futuro ambiente operativo è rappresentato dalle operazioni distribuite (DO). Le forze capaci di DO sono una componente di importanza critica della modernizzazione del Corpo dei Marines.

Tradizionalmente, la compagnia di fanteria è stata il livello più basso in grado di coordinare l’intera gamma di armi combinate, ma la miniaturizzazione dell’elettronica e la maggiore potenza di elaborazione consentono agli avversari di dotare singoli individui e piccole unità di capacità di armi combinate. Dobbiamo essere all’altezza o migliori di questa minaccia, spingendo le armi combinate fino alla squadra.

Dato l’imperativo di una nuova concezione della forza, la codifica del DO è fondamentale per l’attuazione. Abbiamo sperimentato la DO per due decenni, ma è ancora inadeguatamente sviluppata e manca di una base dottrinale, quindi non ha guidato la progettazione di unità e organizzazioni, né ha adeguatamente informato le nostre decisioni di investimento. Raffineremo il DO attraverso la sperimentazione e l’addestramento forza su forza ed entro l’estate del 2020 inizieremo a scriverlo nella dottrina. I nostri risultati guideranno anche le nostre attività concomitanti di Force Design.

La nostra mancanza di progressi nell’implementazione del DO è in parte dovuta a una descrizione inadeguata del perché distribuire le forze e del perché condurre operazioni distribuite. A mio parere, distribuiamo per cinque motivi:

Ci disperdiamo per compiere meglio la missione contro un avversario distante o distribuito.
Ci disperdiamo per migliorare le opzioni di manovra al fine di ottenere un vantaggio posizionale per l’assalto o per impegnarsi più efficacemente con il fuoco diretto o indiretto.
Ci disperdiamo per ridurre gli effetti del fuoco nemico.
Ci disperdiamo per imporre costi e indurre incertezza.
Ci disperdiamo per ridurre la nostra firma ed evitare di essere individuati. In un regime di attacco di precisione, percepire per primi e sparare per primi rappresentano un enorme vantaggio.
Struttureremo la sperimentazione e l’addestramento per cogliere i vantaggi del DO e inizieremo a codificarli nella dottrina.

Sviluppo delle forze future
Lo sviluppo delle forze future richiede una gamma più ampia di opzioni e capacità. Il Corpo dei Marines deve essere in grado di combattere in mare, dal mare e dalla terra al mare; di operare e persistere nel raggio d’azione del fuoco a lungo raggio avversario; di manovrare attraverso le porzioni di mare e di terra di litorali complessi; di percepire, sparare e sostenere combinando i domini fisico e informativo per ottenere i risultati desiderati. Il raggiungimento di questo stato finale richiede una forza in grado di creare le virtù della massa senza le vulnerabilità della concentrazione, grazie a sensori e armi mobili e a bassa segnatura. Lo stato finale desiderato richiede anche guerrieri d’élite con resistenza fisica e mentale, tenacia, iniziativa e aggressività per innovare, adattarsi e vincere in un ambiente operativo in rapida evoluzione.

Anche la flotta anfibia e i mezzi di manovra litoranei richiedono un significativo sviluppo delle forze future. La flotta anfibia deve essere diversificata nella composizione e aumentata nella capacità sviluppando navi più piccole e specializzate, a complemento dell’attuale famiglia di grandi navi multiuso. Ciò migliorerà la resilienza, la dispersione e la capacità di operare in arcipelaghi complessi e litorali contesi senza incorrere in rischi inaccettabili. Le opzioni iniziali da esaminare comprendono:

Una nave anfibia “ibrida” per trasportare mezzi da sbarco e consentire la capacità di combattere in un litorale conteso.
Un “connettore” economico e auto-dispiegabile in grado di consegnare materiale rotabile sulla costa o in prossimità di essa in un litorale conteso.
Considerare come una più ampia gamma di piccole navi “a fondo nero” possa integrare le flotte marittime di preposizione e anfibie.
Lo sviluppo delle forze future deve anche contribuire a un’architettura operativa integrata e consentire operazioni in ambiente informativo. Le forze amiche devono essere in grado di mascherare le azioni e le intenzioni, nonché di ingannare il nemico, attraverso l’uso di esche, gestione della firma e riduzione della firma.

È fondamentale preservare la capacità di comando e controllo in un ambiente di reti informatiche contestato.

Infine, dobbiamo dare priorità alla ricerca, allo sviluppo e alla messa in campo di tecnologie emergenti e avanzate applicabili alle porzioni di mare e di terra dei litorali. Tecnologie come l’intelligenza artificiale, la robotica, la produzione additiva, l’informatica quantistica e le nanotecnologie continueranno a cambiare il mondo: dobbiamo essere in grado di cogliere i ritorni degli investimenti. Allo stesso modo, i sistemi autonomi e senza equipaggio consentiranno maggiori applicazioni per il rilevamento idrografico, la ricognizione, la guerra di mine, il supporto logistico, l’inganno e il combattimento bellico. Applicazioni nascenti come lo swarming e i sistemi di attacco aereo in miniatura hanno il potenziale per cambiare radicalmente il carattere della guerra. Il nostro futuro sviluppo delle forze armate deve includere un’adeguata priorità a queste tecnologie; tuttavia, farlo non sarà facile. Sarà necessario dismettere le capacità tradizionali che non possono essere adattate economicamente per soddisfare le esigenze del futuro, assumendo al contempo rischi calcolati in alcune aree.

INVESTIMENTI E DISMISSIONI NEL SETTORE BELLICO
Mantenimento dei talenti
Il mantenimento delle persone di maggior talento all’interno dell’istituzione è fondamentale. Per realizzare la capacità dell’F-35, la capacità cibernetica, la capacità AI / Data Science, la capacità UAS e UGV del Gruppo 5, o la capacità DO / EABO articolata nei nostri concetti, dobbiamo invertire le tendenze negative relative alla ritenzione dei talenti. Non si tratta di un problema del Corpo dei Marines, ma piuttosto di un problema delle forze congiunte. Ciò richiederà probabilmente cambiamenti di politica e adeguamenti dei bonus di mantenimento. Se vogliamo la forza articolata nei nostri concetti, il mantenimento dei talenti deve essere una priorità. Così come ci concentreremo su incendi di precisione, i nostri sforzi di gestione e mantenimento dei talenti devono essere eseguiti con precisione. L’erogazione generalizzata di bonus a intere comunità non sarà più la nostra arma preferita, ma piuttosto cercheremo un’opzione più precisa per assicurarci gli individui più talentuosi, tra cui quelli identificati come i leader da combattimento più competenti e capaci e non solo quelli con la formazione tecnica più costosa.

Formazione e addestramento
Dobbiamo cambiare il Continuum della formazione e dell’addestramento, passando da un modello dell’era industriale a un modello dell’era dell’informazione. A tal fine, dobbiamo determinare il modo migliore per attuare il cambiamento desiderato, che comprende il modo in cui selezioniamo, addestriamo e valutiamo gli istruttori lungo tutto il continuum, ma anche il modo in cui ispezioniamo le scuole formali. Attualmente, il nostro intero sistema di gestione delle scuole formali rafforza il modello dell’era industriale e quindi deve essere cambiato. Ma prima dobbiamo codificare cosa si intende per modello di formazione ed educazione dei Marines nell’era dell’informazione. Abbiamo alcuni di questi modelli in atto in tutto il mondo, ma devono essere la norma, non l’eccezione. Daremo priorità ai finanziamenti a sostegno di questa trasformazione.

Inoltre, daremo priorità ai finanziamenti volti a rafforzare ulteriormente la trasformazione. Dobbiamo continuare a rafforzare il processo di trasformazione che avviene alla Scuola per candidati ufficiali (OCS) e all’addestramento delle reclute. Ciò significa ottimizzare continuamente la gestione della produzione di MOS per limitare il più possibile i Marines in attesa di addestramento, oltre a garantire che durante l’attesa ci sia un piano per utilizzare il loro tempo nel modo più costruttivo possibile, comprese ulteriori opportunità di formazione. L’ultimo aspetto, probabilmente il più importante, è il passaggio di consegne alla prima unità operativa dei nostri Marine. Si tratta di un compito difficile, ma vediamo che troppi dei nostri marines più giovani cadono nel vuoto o vengono sfruttati in questo momento critico della loro esperienza nel Corpo dei Marines. Questo aspetto sarà oggetto di ulteriori comunicazioni in futuro.

Fuoco di precisione a lungo raggio da terra
I nostri investimenti nei fuochi di precisione a lunga gittata (LRPF) a trasmissione aerea sono noti, adeguati e sufficienti; tuttavia, rimaniamo tristemente indietro nello sviluppo di fuochi di precisione a lunga gittata a terra che possano essere messi in campo a breve termine e che abbiano una gittata e una precisione sufficienti a scoraggiare attività maligne o conflitti. La nostra attenzione per lo sviluppo delle capacità si è concentrata sulle capacità con una portata e una letalità sufficienti a supportare la fanteria e le manovre di terra. Questo unico obiettivo non è più appropriato o accettabile. I nostri fuochi di terra devono essere rilevanti per i comandanti della flotta e delle forze congiunte e fornire un overmatch contro i potenziali avversari, altrimenti rischiano l’irrilevanza.

Dobbiamo sviluppare capacità per facilitare la negazione e il controllo del mare, aumentando così l’uso del mare da parte della flotta e delle forze congiunte per i nostri interessi e negando le stesse possibilità agli avversari. Queste capacità faciliteranno la creazione di spazi negati da parte di forze di spedizione navali posizionate in avanti o dispiegate, con una resilienza sufficiente a persistere all’interno della zona di ingaggio delle armi (WEZ) una volta contestata attivamente. Dobbiamo avere la capacità di trasformare gli spazi marittimi in barriere, in modo da poter attaccare le linee di comunicazione marittime (SLOC) di un avversario e allo stesso tempo difendere le nostre a sostegno della Flotta o della Forza congiunta. Questo obiettivo richiede LRPF basati a terra con una portata non inferiore a 350NM – con l’auspicio di una portata maggiore. Il possesso di tali capacità non è solo un imperativo operativo basato sulla minaccia, ma un imperativo che aumenterà le opzioni a disposizione dei comandanti e che, una volta realizzato, dovrebbe modificare radicalmente la nostra posizione avanzata.

Sistemi senza equipaggio
Date le tendenze ben documentate in tutti i domini bellici verso l’aumento della gittata, della precisione e della letalità degli ordigni, la ricognizione e la sorveglianza multispettrale onnipresenti e il comando e il controllo in rete in tempo reale, è improbabile che le squisite piattaforme con equipaggio rappresentino una risposta completa alle nostre esigenze nella guerra futura. Una probabile visione della guerra è incentrata sulla competizione tra ricognizione e contro-ricognizione. Ciò richiede un sistema tattico agile e furtivo che impieghi forze in grado di localizzare, colpire e sparare con precisione per primi. L’aumento esponenziale della precisione e della letalità delle armi di minaccia ci impone di ridurre l’esposizione delle nostre piattaforme più costose e di ridurre l’esposizione dei Marines ovunque sia possibile. Ciò significa un aumento significativo dei sistemi senza pilota.

Questa visione, ampiamente discussa almeno dalla fine degli anni ’90, è stata più lenta di quanto alcuni si aspettassero, ma acquista sempre più importanza con l’avanzare della rinnovata competizione tra grandi potenze e con la continua proliferazione di tecnologie avanzate a livello globale. Abbiamo iniziato ad adattarci a questo probabile futuro con passi timidi e contestati internamente verso la messa in campo di una famiglia di sistemi aerei senza pilota, compresi i collaudati sistemi del Gruppo 5, armati a lungo raggio e ad alta resistenza, che sono stati onnipresenti nella guerra di controinsurrezione degli ultimi decenni. Ci baseremo su questi progressi e lavoreremo rapidamente, a partire dal POM-22, per sviluppare una famiglia molto più ampia di sistemi senza pilota adatti alla ricognizione, alla sorveglianza e alla fornitura di effetti letali e non letali in aria, a terra e in mare. Lo sviluppo di questa famiglia di sistemi terrà conto delle esigenze del nostro ruolo in tutte le fasi di una campagna navale completamente integrata. Daremo priorità alla messa in campo a breve termine di tecnologie collaudate e aumenteremo significativamente i nostri sforzi per far maturare le capacità senza pilota in altri settori. Consapevoli che qualsiasi visione attuale della natura specifica della guerra futura è probabilmente imperfetta, lo sviluppo della nostra famiglia di sistemi senza pilota procederà nell’ambito di un processo deliberato e dotato di tutte le risorse necessarie per lo sviluppo di concetti, il wargaming e la sperimentazione. Affronteremo le inevitabili sfide in termini di risorse della sperimentazione e dell’eventuale messa in campo completa, se necessario, accettando con giudizio i rischi e le riduzioni di capacità delle attuali capacità della forza.

C2 in un ambiente degradato
Dobbiamo ancora sviluppare pienamente una solida capacità necessaria per mantenere i vantaggi nell’ambiente informativo in tutte e sette le funzioni di combattimento. Questo sforzo rimarrà una priorità per gli investimenti e lo sviluppo futuro delle forze.

Difesa aerea e missilistica (energia diretta, munizioni guidate di contro-precisione e difesa aerea da terra)
Dobbiamo continuare a dare priorità agli investimenti in capacità di difesa aerea moderne e sofisticate, per includere quelle capacità che sono richieste dalle nostre forze di riserva dispiegate in avanti per persistere all’interno della WEZ avversaria. Indipendentemente dal miglioramento delle capacità della nostra letalità complessiva, se le nostre forze schierate in avanti non sono in grado di persistere all’interno della WEZ, probabilmente saranno irrilevanti, se non addirittura potenziali passività. Stiamo assistendo all’emergere di un’era di guerra missilistica e dobbiamo assicurarci che le nostre forze dispongano delle capacità necessarie per mitigare queste minacce per loro stessi, per la flotta e per la forza congiunta. Dobbiamo ampliare la nostra ricerca su questo tema e studiare i meriti delle capacità di energia diretta e dei sistemi di munizioni guidate di contro-precisione (C-PGM) per le nostre forze schierate in avanti.

Intelligenza artificiale, scienza dei dati e tecnologie emergenti
Il Corpo dei Marines deve affrontare un ambiente operativo sempre più complesso all’estero e una prospettiva fiscale difficile. Il Corpo dei Marines non può più accettare le inefficienze insite in sistemi antiquati che gravano inutilmente sui combattenti. Attualmente non raccogliamo sistematicamente i dati di cui abbiamo bisogno, non abbiamo i processi e la tecnologia per dare un senso ai dati che raccogliamo e non sfruttiamo i dati che abbiamo per identificare lo spazio decisionale nell’equipaggiamento, nell’addestramento e nell’equipaggiamento della forza. Laddove ci sono singoli leader e organizzazioni che cercano di adottare le migliori pratiche nella scienza dei dati e nell’analisi dei dati, spesso si tratta di sforzi eroici di pochi individui piuttosto che dello sforzo organizzato e sostenuto necessario per trasformare il modo in cui percepiamo, percepiamo e agiamo.

Faremo investimenti strategici nella scienza dei dati, nell’apprendimento automatico e nell’intelligenza artificiale. Gli investimenti iniziali si concentreranno sulle sfide che stiamo affrontando nella gestione dei talenti, nella manutenzione predittiva, nella logistica, nell’intelligence e nella formazione. In ognuna di queste aree, disponiamo di dati significativi maturi per l’applicazione di questi set di strumenti. Non è accettabile sprecare risorse perché mancano gli investimenti in infrastrutture, processi e personale. Questi investimenti si concentreranno sull’applicazione di sistemi e strumenti esistenti (COTS e GOTS). Sfrutteremo gli investimenti che gli altri servizi hanno fatto per seguire rapidamente l’evoluzione. Questi strumenti consentiranno alla nostra comunità analitica esistente di sfruttare gli investimenti in formazione avanzata che il Corpo dei Marines sta facendo nella comunità 88XX.

L’autorità di operare (ATO) e i processi di sicurezza delle informazioni (IA) non devono inibire l’adozione di queste tecnologie e processi. Sfrutteremo le autorità e le linee guida del piano operativo del DON per accelerare la nostra trasformazione da sistemi legacy scollegati a un’architettura di dati integrata che tratta i dati come dovrebbero essere: una risorsa critica. Se abbiamo bisogno di ulteriori autorità, identificheremo le lacune e perseguiremo le modifiche necessarie alle istruzioni o alla politica.

In casi selezionati, esploreremo investimenti in strumenti di supporto alle decisioni che sfruttino la scienza dei dati e l’intelligenza artificiale per il comandante tattico. Questi piccoli investimenti ad alto impatto faciliteranno la sperimentazione per determinare in che modo possono aiutare i nostri comandanti sul campo. Sebbene i ritorni di questo investimento possano essere esponenziali, il rischio tecnologico è altrettanto elevato. Collaboreremo deliberatamente con le nostre controparti della Marina per massimizzare l’investimento e condividere i rischi. Siamo una forza navale. I nostri investimenti nell’IA tattica e operativa rifletteranno il carattere intrinsecamente navale e il futuro carattere della guerra, come specificato nella Strategia Nazionale di Difesa.

Tutti i nostri investimenti in scienza dei dati, apprendimento automatico e intelligenza artificiale sono progettati per liberare l’incredibile talento dei singoli Marine. Automatizzando i compiti ripetitivi, dispendiosi in termini di tempo e di routine, creeremo lo spazio nel programma per addestrare, educare e sviluppare i nostri Marine al livello richiesto dall’ambiente operativo. Dobbiamo creare le condizioni affinché i Marines possano concentrarsi sui compiti di guerra piuttosto che sull’inserimento di dati e su processi amministrativi ridondanti. Questo renderà il Corpo dei Marines più letale. Inoltre, sarà più facile reclutare e trattenere i Marines che saranno in grado di eccellere nel futuro ambiente operativo.

Guida alla dismissione
Mentre continuiamo a sviluppare le nostre capacità, dobbiamo assicurarci di avere le forze rilevanti dal punto di vista operativo di cui hanno bisogno i Comandanti di Combattimento e i Comandanti di Flotta. È nostra responsabilità fornire forze pronte – forze pronte a soddisfare le richieste di forze da parte dei Comandi di Combattimento. Non possiamo continuare ad accettare la conservazione di capacità ereditate dal passato con un segnale di domanda scarso o nullo, o di quelle che vengono mantenute solo a sostegno dei requisiti di picco associati allo scenario meno probabile e peggiore. Le capacità e gli elementi della forza che soddisfano questi criteri sono candidati alla dismissione. Tali dismissioni sono necessarie per poter continuare a far crescere i nostri elementi di forza più richiesti, compresi quelli che sono abitualmente identificati come elementi ad alta domanda e bassa disponibilità nell’ambito della nostra attuale Total Obligation Authority (TOA). Non possiamo permettere che persone all’interno della catena decisionale impediscano l’acquisto di sistemi avanzati e di capacità moderne molto richieste dai nostri clienti a causa della preoccupazione irrazionale e vuota che “ci vengano sottratti”. Come ho già detto, noi forniamo forze pronte e la prova della rilevanza e della prontezza delle nostre forze è la domanda dei clienti. Inoltre, rivedremo le capacità e la relativa struttura delle forze in modo coerente con ciò che è sostenibile. Non possiamo permetterci di creare una struttura di forze che i nostri modelli di forza lavoro non possono sostenere.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE
ISTRUZIONE
La complessità del campo di battaglia moderno e la crescente velocità di cambiamento richiedono una forza altamente istruita. Pur essendo diversi, l’istruzione e l’addestramento sono inestricabilmente legati. L’istruzione indica lo studio e lo sviluppo intellettuale. L’addestramento è principalmente apprendimento attraverso il fare. Non possiamo addestrare senza la presenza dell’istruzione; non dobbiamo educare senza l’esecuzione complementare di un addestramento ben concepito. Come ha osservato il 31° Comandante del Corpo dei Marines, “qualsiasi missione intrapresa dal Corpo deriverà direttamente dalla nostra capacità di addestrare ed educare ogni Marine”. Per raggiungere lo stato finale desiderato nel campo dell’addestramento, sono necessarie riforme sostanziali nell’organizzazione dei nostri comandi di addestramento e delle nostre scuole formali. Un’adeguata attenzione ai processi di selezione è essenziale per scegliere i Marines giusti come istruttori, formatori ed educatori.

Come sottolineato da tutti i Comandanti, a partire dal 29° Comandante del Corpo dei Marines, i nostri Marines devono essere a proprio agio nel caos, nelle tattiche di missione e nell’operare in modo altamente distribuito su ogni potenziale campo di battaglia. Pur condividendo questa conclusione, sono convinto che i tentativi di regolare ogni minuto di ogni giorno per eliminare il più possibile l’attrito e il potenziale caos dal singolo marine mentre si trova a casa siano controproducenti. Non riusciremo mai a creare un comfort naturale con le operazioni distribuite e le tattiche di missione se continuiamo a imporre l’architettura più inflessibile e troppo strutturata alla base. Questa situazione deve cambiare. L’uso continuo di modelli organizzativi eccessivamente gerarchici deve essere modificato per facilitare lo sviluppo dei singoli Marines e della forza di cui abbiamo bisogno.

Formazione militare professionale
Pochi sviluppi all’interno del Corpo dei Marines durante il mio periodo di servizio sono stati più rivoluzionari di quelli intrapresi nel campo dell’educazione militare professionale, i più importanti dei quali sono stati avviati dal 29° Comandante. L’ECM non è qualcosa di riservato solo agli ufficiali, ma piuttosto qualcosa di atteso e ricercato dai nostri sottufficiali e sottufficiali di stato maggiore. Si tratta di un approccio positivo che continuerò a sostenere. L’aggiornamento professionale è una responsabilità di ogni marine e assume molte forme, dalla lettura professionale individuale alla partecipazione a una scuola formale. È vostra responsabilità cercare l’ECP come parte dell'”auto-miglioramento” e raccogliere i benefici delle opportunità educative offerte; farò tutto il possibile per garantire che le politiche, le risorse, le infrastrutture e gli educatori siano ben consolidati per sostenervi.

Negli ultimi anni ho notato che c’è una crescente dissonanza tra ciò che stiamo facendo in materia di formazione e addestramento e ciò che dovremmo fare in base all’evoluzione dell’ambiente operativo. In particolare, molte delle nostre scuole e sedi di formazione sono saldamente basate sul modello “lezione, memorizzare fatti, rigurgitare fatti a comando” della formazione e dell’addestramento dell’era industriale. Per le nostre scuole, si tratta più che altro del processo di presentazione delle informazioni e per i nostri studenti/apprendisti si tratta di cosa pensare e cosa fare invece di come pensare, decidere e agire. Abbiamo bisogno di un approccio all’era dell’informazione che si concentri sull’apprendimento attivo e centrato sullo studente, utilizzando una metodologia di problem solving in cui i nostri studenti/tirocinanti sono messi alla prova con problemi che affrontano in gruppo per imparare facendo e anche gli uni dagli altri. Dobbiamo metterli in grado di pensare in modo critico, di riconoscere quando è necessario un cambiamento e di inculcare loro una propensione all’azione senza aspettare che gli venga detto cosa fare. Sebbene ritenga che i nostri sistemi PME per ufficiali e arruolati abbiano fatto progressi in questo campo negli ultimi 5-10 anni, abbiamo bisogno che il resto dell’impresa del Comando per la formazione e l’addestramento (TECOM) si metta al passo.

L’ECP non è un lusso e certamente non è una ricompensa per i risultati ottenuti in precedenza o per il servizio prestato, ma piuttosto un investimento necessario da parte del servizio per facilitare la prontezza di tutta la forza. Dobbiamo smettere di considerare la PME come qualcosa di meno faticoso e meno impegnativo di altri turni di servizio, e cercare di renderla il più possibile competitiva e gratificante. Mi impegno a garantire a ciascuno di voi la migliore opportunità formativa disponibile; tuttavia, mi impegno anche a garantire che tale opportunità sia il più possibile rigorosa dal punto di vista accademico e non più priva di conseguenze. Ciò richiederà cambiamenti nel modo in cui valutiamo il rendimento accademico, nonché nel modo in cui annotiamo il successo, la mediocrità e potenzialmente il fallimento attraverso le valutazioni del rendimento. Dobbiamo aspettarci un maggiore ritorno sui nostri investimenti dal costo di 50.000 dollari per studente, per esempio, al Command and Staff College. Questa esperienza deve portare a una maggiore identificazione degli individui più e meno talentuosi.

Educazione navale
Come servizio, non abbiamo la formazione navale necessaria per coinvolgere in modo costruttivo i nostri colleghi ufficiali e coetanei in discussioni su concetti navali, programmi navali o guerra navale. Se da un lato possiamo e dobbiamo essere orgogliosi della nostra capacità di sviluppare un profondo bagaglio di conoscenze sulle operazioni di controinsurrezione, dall’altro dobbiamo ora rivolgere la nostra attenzione e le nostre energie a replicare questo sforzo educativo in tutta la forza per creare un’analoga base di conoscenze sulla guerra navale e sulla guerra di spedizione navale.

Tutte le nostre scuole formali devono e dovranno cambiare i loro programmi di istruzione per includere un maggiore orientamento navale. Tutti noi dobbiamo avere una migliore comprensione della guerra composita e del JFMCC nel suo complesso. A tal fine, chiederò a tutti i nostri generali di brigata e generali di brigata scelti di frequentare il corso JFMCC della Marina insieme ai loro colleghi della Marina.

Apprendimento

Se vogliamo essere un’organizzazione che apprende con successo, dobbiamo investire con decisione nel wargaming, nella sperimentazione e nella modellazione e simulazione (M&S). La Strategia Nazionale di Difesa ci ha indirizzato a concentrarci su nuove aree, e questo ci richiede di pensare, innovare e cambiare.

Le nuove missioni iniziano con le idee, le idee vengono sviluppate in concetti e i concetti vengono testati e perfezionati attraverso il wargaming, la sperimentazione e la M&S.

Attualmente siamo sbilanciati su queste attività di apprendimento. Negli ultimi vent’anni abbiamo profuso notevoli energie nello sviluppo di nuovi concetti, ma la “verifica” di questi concetti attraverso il wargaming, la sperimentazione e l’analisi rigorose è stata inadeguata. Queste attività sono essenziali se vogliamo tradurre i nostri concetti in azione. Abbiamo uno scarso record di transizione in questo senso e la mancanza di sufficienti analisi e sperimentazioni è uno dei principali fattori che contribuiscono a questa carenza.
Dal nostro lavoro di sviluppo dei concetti è evidente che è necessario un cambiamento significativo nel modo in cui organizziamo, addestriamo ed equipaggiamo il nostro Corpo per il futuro. L’innovazione sarà fondamentale, ma è nell’effettiva attuazione dei nostri concetti innovativi che saremo giudicati. Per il Corpo dei Marines, l’innovazione significativa non consiste solo nell’avere grandi pensieri e concetti, ma piuttosto nel tradurre grandi pensieri e concetti in azione.

Il nostro processo PPBE, con il quale determiniamo come spendere le nostre risorse, sarà guidato da una fase di pianificazione informata da wargaming, modellazione e simulazione, e si baserà su una solida base analitica strettamente integrata con la Marina. Dobbiamo investire di più in queste attività di apprendimento.

Infine, abbiamo bisogno di una pubblicazione dottrinale per formulare il modo in cui i Marines apprenderanno nei prossimi anni e perché è così importante che “accettino” il concetto. Il documento deve porre le basi della metodologia di apprendimento degli adulti, ponendo l’accento sul lavoro di squadra, sulla risoluzione dei problemi e sulla capacità di tutti i nostri Marines di percorrere il ciclo OODA (Osservare, Orientare, Decidere, Agire) più velocemente di qualsiasi avversario che possiamo affrontare, con una propensione all’azione intelligente che diventi una seconda natura per tutti i Marines.

L’ADDESTRAMENTO
Dobbiamo addestrarci nel modo in cui ci aspettiamo e intendiamo combattere. Se ci aspettiamo di operare in un ambiente informativo contestato, allora ci addestreremo in base a questo standard e a questa aspettativa. Se prevediamo di operare in un ambiente in cui perdere la gara di nascondino si tradurrà in un attacco con fuoco indiretto di massa, allora ci addestreremo in questo modo. Se prevediamo di operare in formazioni navali e di spedizione distribuite a causa dell’ascesa della guerra missilistica, allora ci addestreremo in questo modo. Dobbiamo adattare il nostro addestramento in modo coerente con la minaccia e le sfide operative previste. Se ci verrà richiesto di creare spazi marittimi reciprocamente contesi, allora dovremo addestrarci a farlo. Se ci verrà richiesto di persistere all’interno della WEZ di un avversario avanzato, allora dovremo addestrarci a farlo. Se prevediamo un requisito di sequestro e difesa, allora dobbiamo addestrarci a farlo, indipendentemente da ostacoli come la mancata disponibilità di navi anfibie.

Come per le nostre scuole formali, dobbiamo applicare un modello di valutazione più disciplinato e rigoroso, in cui non tutte le unità passano, e per il quale ci sono sia premi che punizioni per le prestazioni. Dobbiamo essere in grado di affermare con sicurezza che i 5,5 milioni di dollari che spendiamo per ogni rotazione ITX stanno causando una maggiore prontezza e, quindi, forniscono un ritorno al servizio per l’investimento.

L’addestramento deve essere incentrato sulla vittoria in combattimento nelle condizioni e negli ambienti operativi più impegnativi: dall’aria rarefatta e le alte quote delle montagne, al caldo soffocante delle giungle a tripla calotta, fino al caos auto-organizzato del denso territorio urbano. I Marines devono essere a proprio agio nell’operare in tutti i potenziali ambienti. Ove possibile, l’addestramento sarà progressivo e di natura pratica. Dobbiamo sfruttare al massimo ogni opportunità di apprendimento in guarnigione prima che le unità vadano sul campo. L’addestramento deve includere letture di base appropriate, giochi di decisione tattica, modellazione e simulazioni e realtà aumentata. Tutto deve essere sottoposto a una critica formale, che è una parte particolarmente importante dell’addestramento orientato alle prestazioni.

GIOCO DI GUERRA
Essenziale per tracciare la nostra rotta in un’epoca di fluidità strategica e di rapidi cambiamenti sarà l’efficace integrazione del wargame professionale nella progettazione, nella formazione e nell’addestramento delle forze. Spesso confuso nella mente di alcuni Marines con i passatempi ricreativi, o forse più spesso con le simulazioni utilizzate per l’addestramento individuale e di piccole unità, il wargaming è in realtà un insieme di strumenti per pensare in modo strutturato ai problemi militari in un contesto competitivo – in presenza di quel “nemico pensante” che è al centro della nostra concezione dottrinale della guerra. Le innovazioni militari di successo del passato, dallo sviluppo della dottrina della guerra anfibia da parte dei nostri servizi navali alla formulazione della “battaglia profonda” da parte di Tukhachevsky, poggiavano su una base di wargaming correttamente integrato. Come per altri aspetti delle nostre attuali prestazioni, il nostro problema non è che non facciamo wargaming – anzi, abbiamo una sorta di proliferazione di entità impegnate in questa pratica – ma che non abbiamo sfruttato efficacemente questo sforzo in un processo integrato di apprendimento che genera risultati tangibili e difendibili. Le cose cambieranno.

Costruiremo un centro di wargame nel campus della Marine Corps University (MCU). L’aspetto più importante di questo progetto sarà l’assunzione delle persone giuste per gestire la struttura. Sebbene la struttura debba essere in grado di gestire tutti i livelli di classificazione e di rispondere ai cambiamenti tecnologici, il nostro investimento più importante sarà il mantenimento del giusto personale tecnico e non. Avremo bisogno di esperti in wargaming, M&S, facilitazione, minacce e opportunità.

Laboratorio di combattimento del Corpo dei Marines
Il 31° Comandante ha istituito il Marine Corps Warfighting Laboratory (MCWL) “per fungere da culla e banco di prova per lo sviluppo di concetti operativi avanzati, tattiche, tecniche, procedure e dottrina che saranno progressivamente introdotti nella FMF di concerto con le nuove tecnologie”. Nel corso degli anni, la struttura e la missione del Laboratorio si sono evolute. Dato il ritmo e le conseguenze dei continui cambiamenti tecnologici, il Laboratorio deve continuare ad evolversi per soddisfare le esigenze del futuro ambiente strategico e operativo.

Il nostro Laboratorio servirà come punto focale e terreno di integrazione per i nuovi concetti, le capacità e le tecnologie che svilupperemo, nonché come elemento chiave per accelerare i futuri sforzi di sviluppo delle forze del Servizio. Il Laboratorio continuerà a dare priorità allo sviluppo di concetti e capacità navali e al supporto della Flotta alle campagne navali.

Per raggiungere questi obiettivi sono necessari alcuni cambiamenti. Per garantire gli investimenti in “tecnologie avanzate” critiche, il MCWL sarà responsabile di fornire raccomandazioni al DC CD&I e al MROC per una fetta dedicata del Warfighting Investment Program Evaluation Board (WIPEB). Una volta affrontate queste carenze di risorse e aggiornata la responsabilità per le raccomandazioni di investimento del WIPEB che danno priorità alla modernizzazione, il Laboratorio sarà responsabile dello sviluppo, della sperimentazione sul campo e dell’implementazione dei futuri concetti operativi e funzionali, insieme alle tecnologie di supporto, nonché della collaborazione con l’impresa per accelerare i potenziali cambiamenti del DOTMLPF.

Sebbene il ruolo dell’OPFOR a sostegno della sperimentazione a livello di Servizio sia essenziale, avremo solo una campagna integrata di wargaming e sperimentazione a livello di Servizio guidata dal Warfighting Laboratory. Le altre entità dell’impresa e l’OPFOR cesseranno ogni sforzo non integrato con la campagna di sperimentazione più ampia del MCWL. Non si tratta di soffocare la sperimentazione e l’innovazione, ma di concentrarsi sulle nostre risorse limitate. Il MCWL continuerà a fare affidamento sull’OPFOR – per le sue menti migliori e più innovative – per raggiungere il successo.

Il wargaming nella progettazione delle forze
Il veicolo del cambiamento, in termini di wargaming a sostegno della progettazione delle forze, sarà il MCWL. Uno degli obiettivi principali del mio mandato di Comandante sarà il mio impegno diretto, personale e regolare con il nostro Warfighting Laboratory per guidare un processo integrato di wargaming e sperimentazione che produrrà rapidamente soluzioni per un ulteriore sviluppo in accordo con la mia guida e visione. Questa visione è incentrata sulle tre basi concettuali menzionate in precedenza: Operazioni distribuite, Operazioni litoranee in un ambiente conteso e Operazioni di base avanzate di spedizione. Il ruolo del Corpo dei Marines in questi concetti è inseparabile dall’ampio spettro delle operazioni navali; di conseguenza, dovremmo pensare alla loro esecuzione nell’ambito della dottrina Composite Warfare della Marina. Faremo in modo che un’unica entità di wargaming all’interno del MCWL proceda sistematicamente e rapidamente attraverso una serie di giochi progettati per esplorare le implicazioni dei concetti designati in scenari specifici e reali, basati sull’attuale NDS, sulla Strategia militare nazionale (NMS) e su altre indicazioni dipartimentali pertinenti. Questo sforzo di wargaming sarà il fulcro del mio impegno per generare conoscenze affidabili su cui basare la progettazione delle forze e lo sviluppo del combattimento.

L’approvvigionamento di una vera e propria “campagna di apprendimento” presenta delle sfide. Non si può fare semplicemente incaricando le organizzazioni esistenti di fare ciò che sono già inclini a fare. Nella nostra retorica della rinnovata competizione tra grandi potenze in un’epoca di cambiamenti tecnologici e sociali esponenziali, c’è la consapevolezza che accettare il rischio nelle capacità attuali, prima che le minacce emergenti maturino completamente, è un prezzo ragionevole da pagare per avere maggiori possibilità di anticipare correttamente i requisiti futuri. Seguiranno ulteriori indicazioni sulle risorse, ma la gestione deliberata dei talenti O-6 e O-5 a livello di servizio, gli aggiustamenti permanenti degli organici, la riprogrammazione fiscale e l’assegnazione temporanea di manodopera altamente qualificata dalla popolazione studentesca dell’MCU sono tutti elementi di una probabile soluzione per un’adeguata dotazione di risorse per questo sforzo critico.

Il wargame nell’istruzione e nella formazione
Nel contesto dell’addestramento, il wargame deve essere utilizzato in modo più ampio per colmare quella che è probabilmente la nostra più grande carenza nell’addestramento e nella formazione dei leader: la pratica del processo decisionale contro un nemico pensante. Ancora una volta, questo requisito è insito nella natura della guerra. Nelle moderne organizzazioni militari, insieme alla paura della morte violenta, è proprio l’elemento della guerra reale che è più difficile da riprodurre in condizioni di pace. Il wargame è stato storicamente inventato per colmare questa lacuna, e dobbiamo farne un uso molto più aggressivo a tutti i livelli di formazione e addestramento per dare ai leader le necessarie “ripetizioni e serie” nel processo decisionale realistico in combattimento. In particolare, lo spettro dell’addestramento delle grandi unità, incentrato sui comandanti e sullo staff a livello di battaglione/squadrone e superiore, rimane strettamente incentrato su tattiche, tecniche e procedure standardizzate e tratta troppo poco la sfida di prendere le decisioni tattiche, sotto stress, che queste TTP esistono per implementare. Le esercitazioni delle grandi unità, dalle esercitazioni per i posti di comando a livello di MEF alle esercitazioni di addestramento integrato incentrate sui battaglioni, devono concentrarsi principalmente sul processo decisionale dei comandanti in condizioni di incertezza e sulla capacità dei loro staff di sostenere tali decisioni, e solo secondariamente sulle TTP dell’integrazione delle armi combinate e del comando e controllo tecnico. Si tratta di un compito arduo, poiché questi ultimi sono ovviamente gli elementi essenziali del primo. Tuttavia, dobbiamo fare questo cambiamento. La tecnologia disponibile è in grado di offrire soluzioni potenziali se affiniamo ciò che le chiediamo: non abbiamo bisogno di una grande soluzione di “simulazione” che colleghi una serie di simulazioni individuali a livello di cabina di pilotaggio o di fucile nel flusso di esercitazioni più ampie, ma di un sistema di comando e controllo modernizzato che integri funzioni avanzate di wargame sia per l’addestramento che per la pianificazione. È chiaro che esiste un potenziale di sinergia tra il wargaming educativo dell’MCU, gli sforzi di wargaming dell’MCWL a sostegno della progettazione delle forze e i requisiti per un maggiore uso del wargaming nell’addestramento tattico. Perseguiremo tali opportunità con determinazione ed energia.

Risultati del wargaming
In linea con le indicazioni strategiche, negli ultimi anni i nostri wargame a livello di Servizio si sono concentrati su scenari di guerra che coinvolgono avversari di pari livello. I risultati di questi wargame informano lo sviluppo delle forze future e indicano la necessità di adattare i nostri concetti e le nostre capacità per affrontare la competizione e il conflitto tra grandi potenze. Sono già in corso iniziative del Servizio che ci preparano al cambiamento. Nel febbraio 2019, il Comandante e il Capo delle Operazioni Navali hanno co-firmato il concetto di EABO. Le idee contenute in questo documento sono fondamentali per i nostri futuri sforzi di sviluppo delle forze e sono applicabili in molteplici scenari. Sebbene la storia del nostro Corpo fornisca numerosi esempi di operazioni di tipo simile, ora abbiamo bisogno di nuove capacità se vogliamo implementare l’EABO in tutta la sua portata in un futuro conflitto contro la minaccia di pacing.

I nostri wargames hanno dimostrato che in qualsiasi conflitto tra grandi potenze, le nostre alleanze sono un fattore essenziale per raggiungere il successo. Combatteremo in difesa dei nostri alleati e opereremo in stretto allineamento con loro, dai loro territori, a fianco delle loro navi e dei loro aerei, e in formazioni cooperative e persino integrate sul terreno. Dobbiamo lavorare con loro in pace per essere pronti a collaborare con loro in guerra. Le nostre forze schierate in avanti continueranno a migliorare l’interoperabilità delle nostre tattiche, tecniche e procedure, mentre i nostri sviluppatori di capacità miglioreranno l’interoperabilità dei nostri sistemi.

Per riuscire a chiudere le forze in qualsiasi conflitto futuro, dobbiamo ripensare le nostre capacità anfibie, il preposizionamento e la logistica di spedizione in modo che siano più sopravvissibili, meno a rischio di perdite catastrofiche e più agili nel loro impiego. Dobbiamo aggiungere sensori e sistemi difensivi alla nostra attuale flotta di navi anfibie, mentre esploriamo piattaforme future alternative, concetti di operazioni anfibie e configurazioni evolute delle Marine Expeditionary Unit. Dobbiamo sfruttare la ricapitalizzazione strategica dei nostri squadroni di navi da preposizionamento marittimo per sviluppare navi più piccole e versatili. Dobbiamo anche esplorare connettori oceanici che consentano il movimento e il sostentamento all’interno del teatro.

I nostri wargame, le analisi e le operazioni nel mondo reale dimostrano che i progressi delle tecnologie in tutti i domini migliorano la consapevolezza della situazione e la precisione dei colpi a lungo raggio, non solo per noi ma anche per i nostri avversari di pari livello. In qualsiasi conflitto futuro, dovremo affrontare sfide per manovrare e operare all’interno delle zone di ingaggio delle armi di minaccia. Dobbiamo essere pronti a contrastare i sensori delle minacce a livello operativo e tattico. E dobbiamo disporre di capacità che consentano alla MAGTF di percepire e colpire in tutti i domini.

Un sistema di comando e controllo efficace e resiliente è fondamentale per il successo bellico in ambienti caratterizzati da operazioni distribuite su vaste aree dello spazio di battaglia. I nostri nodi di comunicazione saranno braccati e presi di mira. Firme incaute e non gestite invitano alla distruzione. Abbiamo bisogno di comunicazioni interoperabili, a bassa firma e sicure. Non possiamo svilupparle in modo isolato dagli altri Servizi. Dobbiamo essere in grado di collegarci alle reti di comunicazione navali, congiunte e combinate e condividere senza soluzione di continuità i dati che migliorano la consapevolezza della situazione, il targeting e la sincronizzazione delle forze.

I sistemi autonomi e l’intelligenza artificiale stanno rapidamente cambiando il carattere della guerra. Abbiamo già visto questi cambiamenti sui campi di battaglia di oggi, ma siamo solo all’inizio di cambiamenti rivoluzionari. I nostri potenziali avversari stanno investendo molto per ottenere il dominio in questi campi. Dobbiamo ricercare, innovare e adattarci in modo aggressivo per massimizzare il potenziale che offrono, mitigando al contempo le vulnerabilità e i rischi intrinseci. I nostri wargame e i nostri esperimenti hanno dimostrato che il teaming con e senza equipaggio può cambiare le carte in tavola.

Al margine tattico avanzato della FMF ci sono i nostri F-35, le squadre di ricognizione e le squadre di fucilieri. Questa triade di guerrieri ad armi combinate, impregnata della nostra etica bellica, integrata e potenziata da sensori e piattaforme d’arma senza equipaggio e abilitata dalle funzioni di supporto al combattimento e ai servizi di supporto al combattimento della FMF, può essere una forza dominante e decisiva su qualsiasi campo di battaglia contro qualsiasi avversario. Dobbiamo sfruttare le tecnologie senza pilota e l’intelligenza artificiale per migliorare la nostra consapevolezza situazionale, la letalità e il potenziale di spedizione.

Alcune tecnologie specifiche che i nostri wargame hanno dimostrato essere di particolare importanza sono le navi di superficie senza equipaggio a lungo raggio (LRUSV) come sensori, armi e piattaforme di supporto; capacità di fuoco di precisione a lungo raggio basate a terra che possono colpire bersagli in movimento sia nel dominio terrestre che in quello marittimo; sensori e munizioni per il loitering ad alta resistenza impiegabili dai livelli di squadra a quelli di MEF; capacità avanzate di difesa aerea; comunicazioni e radar a bassa probabilità di intercettazione (LPI) / bassa probabilità di rilevamento (LPD). L’integrazione di queste capacità, e di altre, comporterà cambiamenti significativi nella struttura delle forze e lo sviluppo di nuovi concetti di impiego in tutta la MAGTF.

VALORI FONDAMENTALI – ONORE, CORAGGIO, IMPEGNO
CULTURA
Il Corpo dei Marines ha sviluppato il suo spirito bellico e il suo carattere nei valori dell’onore, del coraggio e dell’impegno. I sentimenti che questi concetti evocano sono visti e sentiti nelle esperienze condivise, nelle difficoltà e nelle sfide dell’addestramento e del combattimento e incarnano ciò che significa essere un Marine: non possono essere imposti, ma vivono nell’anima collettiva del nostro Corpo. La nostra ricca storia dimostra questo ethos e ha portato generazioni di Marine al successo dentro e fuori dal campo di battaglia.

“L’anima del Corpo dei Marines”, come ha detto il comandante Barrow, è solida. Anche se è solida, ciò non significa che dovremmo mai trascurarla o presumere che persista senza una riflessione costante e mirata e una coltivazione attiva. Siamo un’istituzione d’élite di guerrieri e lo resteremo anche sotto la mia guida. È nostra responsabilità comune assicurare la continua salute della nostra anima e identità collettiva.

Violenza sessuale
La violenza sessuale rimane il comportamento distruttivo più preoccupante per me. Nonostante i migliori sforzi dei singoli leader in tutta la forza, il continuo aumento delle denunce mi porta a concludere che non comprendiamo ancora appieno la portata e l’entità del problema, né possiamo affermare con certezza che le misure adottate finora stiano prevenendo le aggressioni sessuali. Sono convinto che il comandante dell’unità debba rimanere coinvolto nel processo e nella risoluzione dei casi, ma riconosco che sono necessari ulteriori passi. Sottolineeremo la necessità di educare le forze armate in aree quali i pregiudizi inconsci. Ci concentreremo sulla prevenzione, sulla protezione delle vittime e sul supporto legale, nonché sul completamento tempestivo delle indagini.

La violenza sessuale è un crimine e i Marine riconosciuti colpevoli di violenza sessuale saranno chiamati a risponderne.

Abbandono di personale non EAS
La continua perdita di 8.000 Marines all’anno a causa del logorio dei non-EAS è inaccettabile. Secondo Manpower and Reserve Affairs (M&RA), tra l’anno fiscale 09 e il 19, l’OPFOR ha perso 11.765 marines a causa del logorio non-EAS per reati di droga e alcol, e altri 13.571 per cattiva condotta. Il costo totale del rimpiazzo di questi 25.336 marines supera il miliardo di dollari. Questa situazione deve cambiare.

Uso di droghe
Rimango turbato dalla misura in cui l’abuso di droghe è una caratteristica delle nuove reclute e dal fatto che la stragrande maggioranza delle reclute richiede l’esonero dall’uso di droghe per l’arruolamento. Sono altrettanto preoccupato dal fatto che non monitoriamo specificamente il personale per verificare che continui ad abusare di sostanze durante il servizio. Infine, sono profondamente preoccupato per il continuo mantenimento dei Marines che non rispettano i nostri standard relativi all’uso di droghe. Dall’inizio dell’anno fiscale 18, 2.410 marines sono risultati positivi all’uso di droghe illegali, ma solo 1.175 (48,8%) sono stati separati.

Nonnismo
Tutti i comportamenti distruttivi mi preoccupano e la loro eliminazione sarà una mia priorità; tuttavia, sono molto preoccupato dal nonnismo. Sebbene ritenga che il nonnismo sia probabilmente sottovalutato, nell’ultimo quadriennio abbiamo assistito a un aumento significativo sia delle segnalazioni che delle denunce circostanziate di nonnismo. Il nonnismo è sia un crimine che una prova di scarsa leadership da parte dei nostri sottufficiali e ufficiali. Riponiamo particolare fiducia nei nostri sottufficiali e ufficiali, e chiunque si renda protagonista di atti di nonnismo sarà chiamato a risponderne.

COMANDO E LEADERSHIP
In qualità di Comandante, sono responsabile della selezione dei migliori e più qualificati comandanti. Coloro che sono stati selezionati per il comando hanno guadagnato la nostra speciale fiducia e sono responsabili di tutte le decisioni e le azioni. Quando i comandanti non sono all’altezza degli standard, saranno ritenuti responsabili.

I leader devono assicurarsi che i Marines siano ben guidati e curati fisicamente, emotivamente e spiritualmente, sia dentro che fuori dal combattimento. “Prendersi cura dei Marines” significa far rispettare con forza i nostri elevati standard di prestazione e condotta, non significa allentare gli standard. Quando non riusciamo a mantenere gli standard, stabiliamo nuovi standard più bassi. Le organizzazioni d’élite non accettano la mediocrità e non si girano dall’altra parte quando i compagni di squadra non rispettano le aspettative. Dobbiamo renderci conto l’uno dell’altro.

Nel nostro Corpo dei Marines non c’è posto per chi abusa deliberatamente della propria autorità per aggredire fisicamente o sessualmente un’altra persona; non c’è posto per chi mette a repentaglio la vita di chi cerca di servire guidando un veicolo a motore in stato di ebbrezza; non c’è posto per chi è intollerante nei confronti del genere o dell’orientamento sessuale dei propri compagni; non c’è posto per chi commette violenze domestiche; e non c’è posto per i razzisti – sia che la loro intolleranza e i loro pregiudizi siano diretti o indiretti, intenzionali o non intenzionali.

In alcune organizzazioni, i problemi interni vengono spesso portati ai livelli più alti o ai gradi più bassi per l’azione correttiva. Nel Corpo dei Marines, gli ufficiali di compagnia e i sottufficiali di grado medio hanno l’esperienza, la maturità e le interazioni quotidiane adeguate con i giovani marines. Questi leader hanno la mia piena fiducia. So che sono pienamente in grado di bilanciare una sincera preoccupazione per il benessere dei loro Marines con la richiesta incrollabile di aderire ai nostri elevati standard. Devono essere messi in condizione di guidare senza inutili interferenze e microgestione.

Per il nostro corpo di ufficiali, vi chiedo di fornire ogni opportunità ai vostri ufficiali minori e ai leader arruolati di guidare, educare, addestrare, supervisionare e far rispettare standard elevati. Non invadete inutilmente il loro spazio e non prescrivete ogni azione, ma insegnate, allenate e guidate. La nostra dottrina di guerra di manovra dipende dalle intenzioni del comandante e dagli ordini di tipo missionario: dobbiamo allenarci a combattere.

SINTESI
Questo CPG stabilisce le mie priorità per allineare il Servizio con la NDS e la DPG; migliorare la nostra capacità di combattimento attraverso l’integrazione navale; raggiungere il giusto equilibrio di risorse nei nostri sforzi e conti per la prontezza, la modernizzazione e il sostegno alle infrastrutture; e migliorare la qualità della leadership che forniamo ai nostri Marines e Marinai.

Pur non essendo esaustivo, questo CPG è approfondito per fornire una chiara guida sulla strada da seguire. Mi aspetto che tutti i Marines, e in particolare gli ufficiali superiori e i sottufficiali di stato maggiore, leggano e inizino a mettere in pratica questa guida immediatamente. Entro i prossimi 30 giorni, il direttore dello Stato Maggiore del Corpo dei Marines pubblicherà un piano di attuazione dettagliato per accompagnare questa guida. Tale piano identificherà i compiti specifici e impliciti derivati dal CPG, il comando o l’ufficio di primaria responsabilità e le tempistiche. Il vostro continuo feedback e le vostre idee su questo documento e sull’intera gamma di questioni che riguardano il nostro Corpo sono fondamentali.

Stiamo entrando in un periodo di trasformazione delle forze, attraverso il quale sono onorato di guidare il nostro Corpo. Questo CPG identifica le caratteristiche e le capacità all’interno della forza che devono cambiare per produrre la forza che dobbiamo diventare per affrontare le sfide della NDS e l’incertezza del futuro ambiente operativo. Non potremo impiegarle in modo isolato, e quindi dobbiamo integrarci meglio con la Marina e lavorare in modo più efficace con gli altri elementi della Forza congiunta. Anche se questa trasformazione richiederà molto di più dei prossimi quattro anni, come manovratori siamo pronti a prendere decisioni coraggiose più rapidamente di altri per ottenere questi risultati, generare ritmo e creare attrito nei cicli decisionali dei nostri concorrenti e avversari.

Anche se i prossimi quattro anni saranno un periodo di cambiamenti sostanziali – sia chiaro – non stiamo vivendo una crisi di identità né rischiamo l’irrilevanza. Siamo una forza navale di spedizione in grado di scoraggiare comportamenti maligni e, quando necessario, di combattere all’interno della zona di ingaggio delle armi del nostro avversario per facilitare il rifiuto del mare a sostegno delle operazioni della flotta e dell’escalation orizzontale delle forze congiunte. Niente potrebbe essere più rilevante per la NDS e la certezza di un futuro incerto. Non siamo un secondo esercito di terra, né aspiriamo ad essere altro che la prima forza di spedizione navale del mondo. Sebbene queste siano da intendersi come affermazioni di fatto e conclusioni non vuote, le nostre azioni non hanno sempre supportato le nostre affermazioni. Le cose cambieranno. Nell’attuare le indicazioni contenute in questo documento, dobbiamo abbandonare il passato per modernizzarci per il futuro – e lo faremo. Nell’estate del 2023, quando prevediamo una transizione di routine verso un nuovo Comandante, avremo realizzato almeno quanto segue:

Progettare il Corpo dei Marines dei prossimi 25 anni come previsto dalla NDS, dalla NMS, dal DPG e come ulteriormente visualizzato nella nostra famiglia di concetti navali. Questo sforzo di progettazione include le necessarie dismissioni dall’attuale forza e dall’attuale programma per accelerare il finanziamento e la modernizzazione della futura forza.
Ristabilire la nostra identità di forza navale di spedizione e rafforzare il nostro rapporto con le flotte come estensione del potere navale come FMF.
Ristabilito il nostro primato all’interno del Dipartimento come la forza più innovativa e rivoluzionaria, la forza più disciplinata e responsabile, e la forza più trasparente e reattiva nei confronti della nostra leadership civile collettiva in tutta la Forza congiunta e il Dipartimento.
È un momento emozionante per essere un Marine. La guida strategica assegna al Corpo dei Marines un ruolo centrale nella difesa della Nazione e questa guida alla pianificazione è stata concepita per garantire che il Corpo sia preparato a questa responsabilità. Le iniziative delineate in questo documento identificano le mie priorità per migliorare la qualità della leadership che forniamo ai Marines e ai Marinai, per migliorare la nostra capacità di combattimento e l’integrazione navale e per ottenere una corretta allocazione delle risorse tra i conti della prontezza, della modernizzazione e del personale.

Garantire una comprensione condivisa di queste linee guida è una responsabilità comune e mi aspetto che i comandanti di unità e i leader di alto livello assicurino un’ampia comprensione di queste linee guida in tutta la forza. E, cosa altrettanto importante, mi aspetto che i Marines siano pronti a fornire ai loro leader – me compreso – un feedback critico, idee e prospettive su questo CPG. Per realizzare i cambiamenti delineati in questo documento sarà necessario uno sforzo di tutte le mani. Non possiamo permetterci di continuare ad ammirare i problemi o di non intraprendere le azioni decisive necessarie; la nostra guida strategica è chiara, e lo è anche la mia. Il momento di agire è adesso.

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

L’impero mongolo eurasiatico 1206-1405: il più grande Stato continentale della storia del mondo, di Vladislav B. Sotirovic

L’impero mongolo eurasiatico 1206-1405: il più grande Stato continentale della storia del mondo

La storia ricorda i mongoli come un popolo nomade e pastorale dell’Asia centrale che ha lasciato un’impronta significativa nella storia del mondo. In sostanza, l’occupazione territoriale mongola ebbe una portata e un raggio d’azione mai eguagliati: si estendeva dall’Europa centrale alla penisola coreana e dal centro della Siberia all’Asia Minore e al Golfo Persico. I Mongoli tentarono persino di invadere militarmente via mare il Giappone (nel 1273-1274 e nel 1281) e Giava (1292-1293). L’invasione mongola, durata due secoli (dall’inizio del XIII secolo all’inizio del XV secolo), fu di fatto l’ultimo, ma allo stesso tempo il più violento, assalto alle tribù pastorali, con effetti notevoli per la storia mondiale dell’epoca.

Come diretta conseguenza dell’invasione militare mongola, l’organizzazione politico-sociale di gran parte dell’Asia, seguita dall’Oriente e da parte dell’Europa centrale, fu modificata. Alcuni gruppi umani vennero sterminati, altri rimossi e dispersi e alcune regioni subirono tremendi cambiamenti delle caratteristiche etniche. A ciò seguì il fatto che sia la distribuzione che l’influenza delle più numerose religioni mondiali subirono un tremendo cambiamento. Inoltre, i collegamenti commerciali e di altro tipo tra l’Europa e l’Asia si interruppero per un lungo periodo, poiché i viaggi non erano sicuri.

Tuttavia, dal punto di vista etnico, il risultato principale dell’invasione mongola in Asia e in Europa fu l’ampia dispersione delle tribù di origine turca nella regione dell’Asia occidentale. Va detto che la terra natia dei mongoli era di fatto arida e, quindi, non in grado di sostenere una popolazione numerosa. I mongoli, in realtà, non erano un popolo numeroso, motivo per cui il loro leader più importante e unificatore, Gengis Khan (vero nome Temujin, 1162/7-1227), aumentò i suoi eserciti da tribù turche fedeli. Il nome/titolo Gengis Khan significa “sovrano di tutti”. Di conseguenza, ben presto i turchi superarono i mongoli nativi e la lingua turca si diffuse in Asia con gli eserciti mongoli. Naturalmente, la minoranza di parlanti mongoli fu assorbita dalla massa turca e la lingua mongola sopravvisse solo nella patria originaria dei mongoli, la Mongolia. Già prima della conquista mongola, i turchi si distinguevano per il loro sultanato selgiuchide di Rum, in Asia Minore, ma con lo smantellamento di questo sultanato i mongoli spianarono la strada alla creazione e all’esistenza del più grande degli imperi turchi, quello ottomano.

Durante le invasioni militari mongole in Asia e in Europa, i mongoli si trovarono ad affrontare tre religioni e i relativi prodotti culturali: Islam (sia sunnita che sciita), buddismo e cristianesimo (sia cattolico che ortodosso). Tuttavia, l’atteggiamento mongolo nei confronti di queste tre religioni era in pratica diverso. I mongoli, infatti, professavano uno sciamanesimo tradizionale che si incarnava nella Legge di Gengis Khan (Yasa). Tuttavia, sentirono la forte attrazione delle nuove fedi grazie all’occupazione delle terre intorno alla Mongolia che, di fatto, erano associate a livelli di civiltà più elevati rispetto a quelli mongoli. L’Islam all’inizio era sfavorevole: Baghdad, centro amministrativo islamico, fu catturata e saccheggiata nel 1258 e il califfo islamico fu ucciso. Tuttavia, il destino storico fu che l’Islam occupò lentamente le anime dei conquistatori mongoli/turchi e iniziò una potente rinascita. In realtà, questa rinascita era direttamente collegata al crollo della religione cristiana in Asia in generale. Prima dell’invasione mongolo-turca, il cristianesimo in Asia (occidentale) sembrava molto prospero, poiché era presente in tutta l’Asia, ma soprattutto nella sua parte occidentale.

Il buddismo, così come l’Islam, uscì dall’esperienza mongolo-turca più forte di come vi era entrato. Il buddismo ebbe scarso successo a ovest, verso i monti Altai, ma nelle zone orientali del continente asiatico la dinastia mongola diede al buddismo un posto di rilievo nella società cinese (sia nell’Impero Chin che nell’Impero Sung).

La prima vita di Temujin (poi Gengis Khan) è coperta dalle nubi della leggenda a causa della mancanza di fonti storiche rilevanti. Di fatto, le tribù di lingua mongola hanno vissuto per secoli generalmente nel territorio dell’attuale Mongolia. Tuttavia, avevano bisogno di una persona straordinaria che unisse politicamente e nazionalmente tutte le tribù mongole e le trasformasse nel più grande impero terrestre della storia mondiale. Temujin, nato nel 1162 o nel 1167, era figlio di un capo tribù mongolo. Fino al 1206 unì tutte le tribù mongole e stabilì un’unica Mongolia unificata. Dopo l’unificazione della Mongolia, il suo primo compito politico fu quello di sottomettere altre tribù vicine non mongole e, nel 1211, di invadere l’Impero cinese settentrionale di Chin, che fu infine conquistato nel 1234 (dopo la sua morte), molti anni dopo la rottura della Grande Muraglia cinese. L’Impero cinese meridionale di Chin fu completamente distrutto. Pechino (Khanbalik) fu conquistata dai mongoli nel 1215. Tuttavia, Temujin rivolse il proprio esercito verso ovest nell’attacco militare all’Impero Kara-Khitai (uno Stato tra il Mare d’Aral e gli Uiguri). Il successivo ad essere attaccato fu l’Impero del Khwarizm Shah (dalla terra tra il Mare d’Aral e il Mar Caspio fino all’Oceano Indiano). Questo divenne il primo Stato islamico a essere conquistato e barbaramente saccheggiato dai mongoli. I mongoli non incontrarono alcuna resistenza da parte dei popoli dell’Asia centrale e raggiunsero rapidamente le montagne del Caucaso nel 1221 (a sud) e nel 1223 (a nord).

Temujin morì nel 1227 lasciando il suo impero esteso dal Pacifico al Mar Nero. Tuttavia, le sue conquiste militari sono state prolungate dai suoi successori. Tuttavia, prima di morire, stabilì una regola per la sua successione al trono dell’Impero mongolo. Con questa disposizione, Temujin divise l’intero impero tra i suoi quattro figli/parenti. Pertanto, Batu (un nipote di Temujin) organizzò un’invasione militare mongola dell’Europa orientale e centrale. Di conseguenza, i principati della Russia settentrionale furono occupati in una rapida (Blitzkrieg) azione invernale del 1237/1238. La capitale della Rus’ di Kiev, Kiev, fu presa nel 1240 (e rasa al suolo), ponendo così fine al primo Stato indipendente degli Slavi orientali. Nel 1240 i mongoli di Batu iniziarono un’azione militare bidirezionale contro la Polonia e l’Ungheria. Durante l’assalto, il fiume Oder fu superato a Racibórz in Polonia e l’esercito di Batu si spinse rapidamente verso nord, lungo la valle del fiume. La città di Breslau in tedesco o Wrocław in polacco fu aggirata, ma il 9 aprile 1241 l’esercito combinato tedesco-polacco fu pesantemente sconfitto a Liegnitz/Legnica, proprio al confine con il Sacro Romano Impero. Solo alcuni giorni dopo, un altro esercito mongolo sconfisse l’esercito ungherese a Mohi, nell’Ungheria settentrionale. Tuttavia, l’Europa si salvò da ulteriori incursioni militari mongole di successo solo con la morte del Gran Khan Ogedei (dicembre 1241), quando nacquero le dispute sul trono tra i successori e, quindi, Batu condusse il suo esercito europeo di nuovo verso il basso fiume Volga (che era la vecchia base militare mongola) durante l’inverno del 1242/1243. Kublai Khan, nipote di Gengis Khan, riuscì a completare l’occupazione della Cina.

L’Europa cristiana si salvò dagli attacchi militari mongoli a causa della morte di Ogedei nel 1241, mentre la morte del Gran Khan Möngke nel 1259 salvò i territori e i popoli islamici in Asia. Il Gran Khan mongolo Möngke decise di estendere i confini dell’impero mongolo a est e a ovest, ma in linea di principio contro l’Impero cinese dei Sung e contro gli Assassini e il Califfato islamico fino all’Egitto. Möngke si occupò da solo della guerra contro la Cina. La campagna militare occidentale fu affidata al fratello minore Hülegü. L’Ordine degli Assassini fu conquistato e Baghdad cadde nel 1258.

Dopo la morte di Möngke, nel 1259, si verificò un conflitto armato tra gruppi rivali che indusse Hülegü a concentrare le sue forze principali nel Transcaucaso, lasciando solo deboli forze in Medio Oriente. Tuttavia, tale sviluppo divenne presto noto all’autorità egiziana dell’Impero/Sultanato mamelucco (esistente dal 1250 al 1517). In altre parole, il sultano mamelucco colse l’occasione per attaccare l’esercito mongolo in Palestina (di nemici pagani della fede). Il 3 settembre 1260, nei pressi di Nazareth, ad Ain Jalut, si svolse una famosa battaglia in cui l’esercito mamelucco, meglio armato e più numeroso, sconfisse decisamente i mongoli. Questa battaglia, infatti, divenne un punto di svolta dell’epoca, poiché l’avanzata mongola in Occidente non si rinnovò mai più in misura seria. Cosa ancora più importante, le leggende sulla loro invincibilità sul campo di battaglia scomparvero per sempre.

La morte del condottiero mongolo Möngke (1259) pose fine all’effimera unità politica dei mongoli e del loro enorme impero. La successione fu decisa per la prima volta da un conflitto armato. Alla fine Kublai ebbe successo nella lotta per il trono. L’autorità diretta dei Grandi Khans successivi era nella parte orientale dell’impero. Tuttavia, i territori occidentali dei khanati del Chagatai (dalle montagne dell’Altai al fiume Amu Darya), dell’Il-Khan (Persia) e dell’Orda d’Oro (dal fiume Yenisei a dietro il fiume Dnieper) divennero gradualmente Stati indipendenti. Kublai, che governava l’Impero del Gran Khan che si estendeva dal fiume Amur fino al massiccio dell’Himalaya, fu coinvolto nella lotta ostinata con l’Impero Sung della Cina meridionale fino al 1279 e nel tentativo infruttuoso di conquistare il Giappone nel 1281 (a causa di una terribile tempesta marina). Tuttavia, era ovvio che un territorio così vasto come quello dell’Impero mongolo eurasiatico non poteva essere amministrato da un solo sovrano. In Persia e in Cina, le dinastie regnanti mongole terminarono in meno di un secolo. In entrambi i khanati del Chagatai e dell’Orda d’Oro la società era di livello inferiore di urbanizzazione, mentre la popolazione era in parte nomade. Come diretta conseguenza, in questi territori il dominio mongolo durò più a lungo: ad esempio, nelle terre dell’ex Rus’ di Kiev, durò più di due secoli. Tuttavia, l’epoca di Tamerlano (Timur, 1336-1405) segnò la fine definitiva dell’epoca delle conquiste mongole.

Va sottolineato in particolare che l’apparizione dei mongoli al vertice della scena mondiale dal 1206 al 1405 fu molto improvvisa ma anche estremamente devastante. Molti vecchi Stati (regni e imperi) scomparvero a causa della conquista, della distruzione, del saccheggio e dello sterminio dei cittadini da parte dei mongoli. Ci si chiede tuttavia quale sia stata la ragione del loro rapido e fortunato successo militare in Eurasia. La risposta è il risultato della superiore strategia militare dell’epoca, di una cavalleria eccellente e molto mobile, della resistenza fisica, della disciplina e del modo coordinato di condurre le azioni militari. L’abilità equestre della cavalleria mongola era la più efficace della storia militare.

Di solito non è molto noto il fatto che i Mongoli avessero un’istituzione militare che oggi possiamo definire un moderno stato maggiore. D’altra parte, però, gli eserciti avversari, sia in Asia che (soprattutto) in Europa orientale, erano nella maggior parte dei casi scoordinati, ingombranti e quindi poco manovrabili sul campo di battaglia. Probabilmente, l’invasione militare e la rapida occupazione della Rus’ di Kiev nel 1240 furono il miglior esempio delle tattiche e dei metodi mongoli. Di conseguenza, la maggior parte della Rus’ di Kiev fu occupata solo per alcuni mesi durante la campagna invernale, quando la cavalleria mongola si muoveva a grande velocità attraverso i fiumi ghiacciati. Storicamente, quella fu l’unica invasione militare invernale di successo della Russia.

In realtà, i mongoli non apportarono alcuna innovazione rispetto alle vecchie tradizioni di vita dei nomadi delle steppe dell’Asia centrale. Semplicemente, i mongoli utilizzarono i metodi e la strategia dei precedenti eserciti di cavalleria dei nomadi delle steppe. Tuttavia, sotto la guida di diversi leader militari e politici (a partire da Temujin e fino a Tamerlan), questi sono stati portati al massimo dell’efficienza militare, producendo il più terribile strumento di guerra dell’epoca.

Tuttavia, per quanto riguarda la storia dell’Impero mongolo dal 1206 al 1405, le gesta militari sono le più studiate e conosciute mentre, d’altro canto, l’eredità sociale o culturale è molto difficile da scoprire e da seguire a causa della mancanza di fonti rilevanti. La signoria mongola fu relativamente breve e non riuscì a stabilire una civiltà distintiva e duratura. Nel 1368 i Mongoli furono espulsi dalla Cina e nel 1372 un esercito cinese bruciò il Karakorum. Le conquiste mongole, infatti, sono intese come la fine di un’epoca. Storicamente è noto che gli abitanti delle città e i contadini erano costantemente in pericolo a causa degli attacchi dei feroci cavalieri delle steppe e degli altipiani delle montagne. Tuttavia, all’epoca dell’Impero mongolo furono inventate la polvere da sparo e le armi da fuoco, il che significava che la battaglia non sarebbe più stata decisa dalla resistenza e dalla forza lavoro. La Russia e la Cina avevano sofferto molto per le aggressioni dei nomadi delle steppe e per questo motivo, nei secoli successivi all’Impero mongolo, entrambe le nazioni attuarono con fermezza la politica di pacificazione dei selvaggi e guerrafondai pastori delle steppe.

L’Impero mongolo prima del 1259 era il più grande impero terrestre della storia, fondato dagli spietati e capaci eserciti di cavalleria di Temujin e dei suoi diretti successori. L’impero era composto da tribù di nomadi, strettamente imparentate tra loro, che vivevano in capanne di feltro (yurte) e si nutrivano di carne e latte di giumenta fermentato (koumiss). L’impero si estendeva dalla penisola coreana e da Giava alla Polonia e dalla terra dei Tungus al Golfo Persico e all’Asia Minore. Gli eserciti mongoli erano esperti nella guerra d’assedio e avevano imparato dai cinesi. L’Impero Bizantino (l’Impero Romano d’Oriente) e l’Europa occidentale si salvarono da un’ulteriore invasione mongola solo grazie alla morte di Ogedei, avvenuta nel dicembre 1241, proprio mentre la sua avanguardia raggiungeva il litorale adriatico (Dalmazia), mentre il Giappone non fu invaso solo grazie al kamikaze – il vento sacro che distrusse la marina di Kublai Khan.

Timur/Tamerlano o Tamburlaine, nato Timur Lenk, (al potere dal 1369 al 1405) fu l’ultimo grande conquistatore mongolo che governò il suo impero da Samarcanda. A capo di un esercito formato da mongoli e da diverse tribù turche, conquistò un vasto territorio che comprendeva la Persia, l’India settentrionale e la Siria in Medio Oriente. Timur sconfisse l’esercito ottomano nella battaglia del 1402 presso Ankara (Angora), ma morì durante un’invasione della Cina. Tuttavia, la sua, paradossalmente, distrusse ciò che rimaneva dell’Impero mongolo (Khanato dell’Orda d’Oro e Khanato Chagatai).

Il Chagatai Khanate terminò con la morte di Timur, mentre il Khanato dell’Orda d’Oro, ridotto nel territorio e indebolito nel potere a causa dei suoi attacchi, sopravvisse fino al 1480, quando il potere dei Tartari fu spezzato da Ivan III (il Grande, 1462-1505). La parola orda deriva dal mongolo ordo (accampamento). La parola oro richiama lo splendore dell’accampamento centrale del khan Batu. Egli, nipote di Gengis Khan, invase nel 1238 la Rus’ di Kiev con un esercito composto da mongoli-ciprioti. Batu bruciò Mosca e nel 1240 occupò Kiev, la capitale dello Stato. L’Orda d’Oro esistette dal 1242 al 1480, governata dai Tartari del Khanato mongolo dei Kipchak occidentali. L’esercito di Batu attraversò rapidamente l’Europa orientale (compresi i Balcani) e, dopo questa campagna militare, Batu fondò il suo campo a Sarai, sul fiume Volga inferiore. La distruzione mongola di Kiev portò all’ascesa di Mosca, dove nel corso del tempo iniziò la resistenza all’Orda d’Oro. Tuttavia, Timur sconfisse l’Orda d’Oro nel 1391, indebolendo enormemente l’Orda e il suo potere militare. Di conseguenza, emersero khanati indipendenti in Crimea e a Kazan.

Infine, come ultima eredità politica mongola, Timur fu un antenato della dinastia Mogul in India.

Dr. Vladislav B. Sotirovic
Ex professore universitario
Ricercatore presso il Centro di studi geostrategici
Belgrado, Serbia
www.geostrategy.rs
sotirovic1967@gmail.com
© Vladislav B. Sotirovic 2024

Disclaimer personale: l’autore scrive per questa pubblicazione a titolo privato e non rappresenta nessuno o nessuna organizzazione, se non le sue opinioni personali. Nulla di quanto scritto dall’autore deve essere confuso con le opinioni editoriali o le posizioni ufficiali di altri media o istituzioni.

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

Il futuro dell’OMU [Parte 2], DI SIMPLICIUS THE THINKER

Nota: ho deciso di rendere gratuita la parte finale e più importante dell’analisi, che ruoterà attorno alle prossime strategie offensive russe, in un prossimo articolo regolare. Volevo includerle qui, ma mi sono reso conto che le informazioni sono troppo importanti e dovrebbero essere ampiamente accessibili. Quindi, questo articolo continuerà la serie attraverso le analisi promesse dai think tank e una sezione introduttiva sulla prossima strategia della Russia, ma restate sintonizzati per il seguito completo.

Il presente articolo è un altro ampio articolo di oltre 7.500 parole e ne ho lasciate circa 1.000 come anteprima gratuita.


Gli Stati Uniti guardano al futuro

Gli Stati Uniti e gli alleati della NATO sono al lavoro per rivedere le proprie priorità sul campo di battaglia alla luce della rivoluzione testimoniata dalla guerra in Ucraina. I think tank stanno sfornando pezzo dopo pezzo, con l’ultima offerta del maggiore generale in pensione di Substack Mick Ryan dell’esercito australiano e del tenente generale S. Clinton Hinote dell’aeronautica americana:

Iniziano con l’unica importante ammissione che rende necessario questo stesso articolo: che il confine occidentale non solo è stato eroso, ma lo è stato rapidamente :

Durante il periodo successivo alla Guerra Fredda, ad esempio, si verificarono diversi scontri unilaterali sul campo di battaglia in cui gli eserciti alleati dominarono rapidamente gli avversari bloccati nei paradigmi più vecchi.

Sfortunatamente, questo vantaggio – quello che alcuni hanno chiamato “overmatch” – si è eroso, e lo ha fatto rapidamente. Mentre cresce la concorrenza degli Stati Uniti con Cina e Russia, cerchiamo nuovi modi di combattere.

Si muovono direttamente in un’altra potente conferma di qualcosa di cui abbiamo discusso a lungo qui riguardo alle differenze tra i sistemi militari occidentali e russi. Presentandolo in termini egoistici di ricerca della massima “protezione” per le truppe, ammettono che i sistemi occidentali sono diventati così costosi che i loro operatori hanno paura persino di usarli, vanificando l’intero scopo delle attrezzature da guerra:

Le menti occidentali hanno impiegato molto tempo per giungere alle conclusioni tratte dalla Russia secoli fa, e da noi qui in articoli come il seguente, che esponevano proprio questa disparità nei principi di combattimento tra Russia e Occidente:

Nello spirito della “guerra totale” russa

·
22 FEBBRAIO 2023
Nello spirito della “guerra totale” russa
Un’importante distinzione era attesa da tempo per essere fatta, per quanto riguarda un argomento di molta confusione e interpretazione errata per moltissime persone. C’è un malinteso intrinseco sulle differenze concettuali tra i sistemi militari sovietici/russi (leggi: armi) e quelli equivalenti NATO/occidentali. È stato fatto un dibattito infinito non solo su w…
Leggi la storia completa

Mick e co. hanno chiaramente in mente anche lo Yemen e l’Iran quando continuano a scrivere quanto segue:

I nostri concorrenti lo sanno; hanno trascorso due decenni a sviluppare sensori e armi progettati per trovare e distruggere queste risorse costose. Tecnologie relativamente più economiche che rendono vulnerabili le armi moderne più raffinate si sono diffuse ai nostri potenziali avversari. Questa è la definizione di imposizione dei costi e da molti anni siamo dalla parte sbagliata.

Per fare una breve parentesi su questo argomento, è notevole quanto la narrazione si stia spostando in questa direzione. Quasi tutto ciò per cui l’Occidente una volta infilzava la Russia, ora sta cercando di adattarlo alle proprie dottrine. Importanti figure militari sia del Regno Unito che degli Stati Uniti hanno recentemente sollecitato il ripristino della coscrizione nazionale, cioè il servizio obbligatorio, rendendosi conto tardivamente che una “forza tutta volontaria” semplicemente non è fattibile.

Allo stesso modo, la situazione è ora cambiata per le armi “premium”. Questo recente articolo di Forbes del mese scorso sostiene un argomento assolutamente sorprendente:

Per garantire la massima sicurezza, durata e prestazioni da ogni singolo proiettile, le munizioni dell’artiglieria occidentale sono sovraingegnerizzate e quindi, oltre a requisiti ingegneristici già scoraggianti, i proiettili sono soggetti a una serie di requisiti nazionali esclusivi.

Avere ogni guscio Western realizzato con amore secondo le rigorose tolleranze del motore di un’auto da corsa di Formula 1 offre vantaggi misurabili. In circostanze ideali, i sistemi di artiglieria alleati superano la portata, sparano e colpiscono più duramente degli equivalenti sistemi russi. Ma le condizioni non sono più così ideali.

In breve: sostengono che i proiettili dell’artiglieria occidentale sono eccessivamente ingegnerizzati e dovrebbero essere privati ​​delle loro noiose misure di controllo della qualità per favorire invece la “quantità” rispetto alla “qualità”. Proposta interessante!

In altre parole, la lavorazione meccanica di precisione delle munizioni non fa molta differenza quando il proiettile viene montato su una canna di pistola sovrautilizzata che, in tempo di pace, sarebbe stata da tempo consegnata al mucchio di rottami migliaia di proiettili fa.

Aggiungono che, in sostanza, l’ingegneria militare occidentale è fatta per le condizioni del tempo di pace: in condizioni di guerra reali, deve essere adottata un’etica totalmente nuova e violenta. Dove l’abbiamo già sentito? Ricordiamo il mio articolo incollato sopra, che parla proprio di quello scontro filosofico, e di come la Russia avesse già imparato da tempo la lezione essendo abituata a vere e proprie guerre totali esistenziali sul suo territorio, piuttosto che alle guerre predatorie di opportunità che l’Occidente è abituato a condurre.

L’articolo si conclude con:

Le amate ciotole di riso si romperanno. I vecchi metodi potrebbero scomparire. Ma, in questo momento, la priorità assoluta, almeno per le munizioni di artiglieria per uso generale, è il prezzo più basso e una maggiore velocità.

Qualunque cosa di meno aiuta la Russia.

Se ciò non fosse già abbastanza notevole, la nuova intervista della scorsa settimana con il popolare analista-podcaster pro-UA australiano, il veterano militare William OAM, ha sottolineato questo punto in modo ancora più urgente:

“Abbiamo bisogno della qualità? O ci serve solo la maledetta quantità?”

Prosegue sostenendo che 5.000 “proiettili di merda nordcoreani” causano più danni di 100 “fantastici” proiettili americani, fabbricati con amorevole cura secondo le tolleranze leader del settore. Il fatto è che l’Occidente ha creato su misura i propri moderni eserciti da showroom per combattere specificamente conflitti localizzati e controllati contro avversari mediorientali molto limitati. In un vero scenario di guerra totale , nessun paese del pianeta ha la capacità produttiva o le catene di approvvigionamento delle risorse per produrre le quantità gigantesche di “munizioni intelligenti” necessarie per una seria guerra a lungo raggio contro avversari vicini.

Puoi percepire la disperazione in Occidente mentre la realtà comincia a rendersi conto dei loro principali pensatori. Anni di costruzione di eserciti “bel tempo” destinati a impressionare gli acquirenti alle esposizioni di armi abilitate al MIC hanno lasciato le dottrine militari occidentali tristemente obsolete su come vengono combattute le guerre reali.

Ma torniamo al resoconto.

Dopo aver lamentato il languore con cui gli Stati Uniti e l’Occidente hanno intrapreso i necessari cambiamenti strutturali all’interno delle loro Forze Armate in risposta a questa nuova era che si materializza rapidamente, gli autori lodano a malincuore la capacità della Russia di adattarsi proprio in questo modo durante il conflitto in Ucraina:

In risposta al successo dell’impiego dei droni ucraini, le forze russe hanno istituito un sistema integrato che impiega un mix di guerra elettronica, sistemi missilistici e sensori connessi per ridurre l’uso ucraino di droni e munizioni vaganti. Questo sistema russo non interferisce solo con i droni ucraini ma anche con collegamenti di comunicazione critici. L’interruzione di questi collegamenti danneggia la coesione delle unità e rallenta il complesso di attacchi a fuoco ucraini, che è diventato un fattore importante nel contrastare i piani ucraini per una controffensiva su larga scala nell’estate del 2023.

Le forze russe sono state in grado di individuare il quartier generale ucraino, tagliare il collegamento tra i droni e i loro operatori, trovare stazioni di operatori di droni e, soprattutto, bloccare o ridurre l’efficacia dei droni e delle armi di precisione ucraine. La parte russa ha imparato da questi successi e ha ampliato le proprie capacità di guerra elettronica concentrandosi sull’aumento della produzione industriale di attrezzature di guerra elettronica. In tal modo, i russi hanno sfruttato la forza tradizionale dei sistemi di guerra elettronica e li hanno migliorati attraverso la collaborazione con la loro industria della difesa strategica.

Notevole è il riconoscimento che praticamente tutto l’ attuale “meta” campo di battaglia è esattamente l’ideale verso cui l’Occidente dovrebbe lavorare. Prendiamone atto per un momento: dopo aver trascorso anni a ridicolizzare e deridere l’esercito russo, i leader di pensiero militari occidentali si trovano ora a respingere silenziosamente le critiche e a trasformarle lentamente in nuovi manuali normativi su come gli eserciti occidentali dovrebbero imparare a combattere la guerra moderna. .

Cosa intendo esattamente? Ad esempio, spiegano come la guerra moderna si sia spostata a favore di una forza molto decentralizzata e dispersa . Dal manifesto:

Qualsiasi concentrazione delle forze combattenti – e di quelle che le sostengono – è diventata molto più pericolosa. Le forze concentrate e/o fisse sono facilmente rilevabili e la capacità di dirigere rapidi fuochi su di esse è ottenibile da tutte le parti. Pertanto, le forze combattenti devono adottare tattiche distribuite che riducano la firma complessiva di una forza su più ambiti. Queste forze devono anche considerare il movimento come un aspetto chiave della difesa. Il risultato è la necessità che i leader junior assumano un ruolo attivo nel dirigere la distribuzione e il movimento delle forze minacciate di attacco. Ciò ha importanti implicazioni per la leadership, la formazione, le attrezzature e le tattiche.

Ricordiamo la presa in giro delle tattiche “bizzarre” della Russia a questo riguardo. Piccole compagnie di carri armati o anche plotoni di carri armati che operano da soli, in rapide missioni di fuoco simili a raid. O addirittura tornare al ridicolo nei confronti dei BTG russi compatti all’inizio della guerra. All’improvviso hanno visto la luce con un totale di 180: si scopre che la Russia è sempre stata in vantaggio e sta riscrivendo estemporaneamente le regole per combattere, mentre l’Occidente scarabocchia furiosamente appunti a bordo campo, sperando di recuperare il ritardo.

Continuano:

Siamo entrati in un paradigma militare in cui le operazioni tattiche devono essere condotte rapidamente e in modo disperso, dove la pianificazione operativa deve evolversi per supportare operazioni tattiche più rapide e vulnerabili e dove la difesa operativa è attualmente più forte e molto meno costosa. Di conseguenza, un approccio efficace al comando e al controllo deve tenere conto di queste sfide operative e tattiche, producendo operazioni militari che sostengano una soluzione politica a lungo termine. Ciò richiede un mix sfumato di centralizzazione e decentralizzazione. Permane la necessità di uno sviluppo centralizzato delle intenzioni del comandante, della pianificazione operativa e della valutazione delle operazioni in corso. Allo stesso tempo, è necessaria un’azione rapida e decentralizzata a livello tattico , sfruttando le informazioni rese disponibili dalla Trinità.

Ma tutto ciò sembra rudimentale. Sicuramente l’Occidente si è già preparato a tutte queste vicissitudini e contingenze della guerra moderna, o almeno è in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti storici in atto. Ebbene, si scopre che non è proprio così:

Avete letto bene: alcuni dei principali pensatori degli Alleati dell’Occidente ammettono apertamente che non solo gli Stati Uniti non hanno imparato nulla, ma sicuramente non riescono a tenere il passo con gli sviluppi su scala istituzionale.

Perché no? loro chiedono:

Alcuni negli Stati Uniti danno per scontato che le nostre forze avrebbero combattuto in modo diverso rispetto a quelle in Ucraina, e quindi c’è un limite a ciò che possiamo imparare dai combattimenti lì. Strettamente correlata è la mancanza di urgenza che continua a tormentare le forze armate statunitensi e alcuni alleati chiave, nonostante i forti segnali che la guerra sta cambiando rapidamente e che i potenziali avversari infliggeranno un logoramento inaccettabile utilizzando tecnologie emergenti come i droni. In aggiunta a ciò, le grandi aziende della difesa non percepiscono che ci sono sufficienti incentivi al profitto per andare “all in” nello sviluppo di droni , e le barriere all’ingresso per i nuovi produttori di droni sono significative. Infine, nonostante le affermazioni contrarie, molti leader militari statunitensi non credono nel comando della missione e non sono incentivati ​​a mettere in campo sistemi – come la trinità tecnologica discussa in questo documento – in modo da conferire potere ai leader all’avanguardia. Nonostante queste difficoltà culturali, gli Stati Uniti e le forze armate alleate cambieranno, di propria iniziativa o perché costretti dalle circostanze.

Come potrebbe essere? Io stesso ho pubblicato video prima, e ne pubblicheremo un altro più in basso, dimostrando che l’esercito americano sta effettivamente creando unità speciali per studiare e insegnare le ultime sfumature della guerra con i droni.

Il problema è che si tratta di singole unità elettive che non sono altro che una goccia nel mare dell’intero colosso istituzionale delle forze armate. Addestrare qualche dozzina di persone su 1,5 milioni a pilotare i droni DJI Mavic non significa nemmeno scalfire la superficie del tipo di conoscenza pratica, intima, diffusa, olistica ed esperienziale necessaria per trasformare veramente un’intera forza combattente in qualcosa in grado di resistere a un possibilità contro un esercito che la vive e la respira quotidianamente, nella sua interezza. L’esercito russo attualmente lo fa nel profondo e nel DNA, per necessità.

Stoltenberg visita la fabbrica dell’Alabama che produce giavellotti.

Come ultimo punto, gli autori del pezzo di riflessione propongono alcune misure su come le nazioni “alleate” possono fare un salto in avanti e riprendere l’iniziativa. Come al solito, si attaccano ai logori stereotipi dei presunti vantaggi dell’Occidente a livello del corpo degli ufficiali junior e dei sottufficiali. In sostanza credono che, dati i nuovi requisiti del moderno campo di battaglia per una maggiore sezionalizzazione, dispersione e autonomia delle singole unità, il classico vantaggio occidentale in “leadership” e iniziativa a livello di piccole unità, facilitato dalla forza dei sottufficiali, possa distinguerli. in questo nuovo riorientamento.

Come al solito, questo gioca con gli stereotipi ormai sfatati del presunto “comando centralizzato in stile sovietico” russo e della struttura dall’alto verso il basso, dove unità di soldati “droni” lavoratori insensati e non addestrati seguono ciecamente gli ordini del “generale del parquet” in cima; cioè lo stile di comando push over pull. Ho già sfatato la maggior parte di questi miti in dettaglio in questo articolo, che incoraggio tutti coloro che sono interessati a rivisitare:

Miti e realtà dei sistemi NCO russi/NATO

·
3 SETTEMBRE 2023
Miti e realtà dei sistemi NCO russi/NATO
Qualche giorno fa il corrispondente di guerra russo Sladkov ha pubblicato un post interessante in cui mostrava due nuovi video di esperti militari occidentali/filo-ucraini che entrano nel dettaglio nel descrivere le tattiche e le forze militari russe nel conflitto ucraino.
Leggi la storia completa

Ma il loro pensiero non è del tutto privo di merito: ovviamente tutti conoscono gli Stati Uniti e gli altri paesi. disporre di sistemi NCO forti, che teoricamente sarebbero adatti agli adattamenti richiesti favorendo l’iniziativa indipendente come mai prima d’ora. Il problema sta nel presupporre che il divario con la Russia qui sia così ampio che tutto ciò che gli Stati Uniti devono fare è “presentarsi” per essere supremi.

In realtà, ciò che stiamo imparando quotidianamente nell’SMO – che è in parte ciò di cui parlo nell’articolo collegato sopra – è che il sistema russo si è completamente trasformato in un comando in stile “pull” probabilmente ancora maggiore rispetto agli eserciti occidentali. che da esso traggono la loro intera identità.

Ciò è avvenuto in gran parte per pura necessità: a causa della natura delle linee del fronte fratturate e della necessaria dispersione, nonché a causa delle principali debolezze della Russia nel campo delle comunicazioni, piccole unità e talvolta anche interi settori hanno ereditato livelli imprevisti di autonomia per fare quello che volevano. volontà nel risolvere creativamente gli obiettivi. Questo spiega i tanti video di piccoli drammi russi o soldati solitari che assaltano da soli una trincea; o storie come quella della Brigata Pyatnashka, che prese l’iniziativa di scavare tunnel dietro le linee ucraine ad Avdeevka.

Tali unità hanno mano libera da parte dei leader delle sezioni superiori nella risoluzione dei compiti. Solo per obiettivi più grandi a profondità operativa le forze russe devono iniziare a ottenere l’autorizzazione a livello di livello per l’approvazione del bersaglio, e questo di solito è solo per una ragione: gli obiettivi nelle “retrovie” risiedono in aree dove i civili non sono ancora stati evacuati. Quindi il MOD russo è cauto nell’approvare obiettivi oltre i 15-20 km in modo da non colpire accidentalmente concentrazioni di civili. Tutto lungo la linea di contatto ora gode di un processo decisionale decentralizzato senza rivali, con squadre e plotoni individuali che acquisiscono le proprie varie sottounità di droni per attaccare a piacimento, ad esempio, e ai comandanti delle compagnie spesso è consentito progettare totalmente assalti a loro piacimento, in base alle loro scelte. possedere punti di forza conosciuti e sottounità di sorveglianza/intelligence con droni delle difese nemiche.

Detto questo, è chiaro che gli Stati Uniti stanno ancora cercando di tenere il passo. Ecco un video recente che mostra i tipi di proposte interessanti e innovazioni promosse dall’esercito americano per risolvere i difficili compiti che stanno raccogliendo dai margini in Ucraina:

È un approccio interessante, come ho già affermato in precedenza, secondo cui uno dei metodi che probabilmente emergeranno in futuro per violare i campi minati ruoterebbe attorno a violatori telecomandati che si dirigerebbero in prima linea in una colonna d’assalto per assorbire il danno.

Anche la Russia sta sperimentando nuovi approcci, come informa questo recente rapporto:

Viene nominato un team di sviluppatori dell’Università tecnica russa del petrolio statale di Grozny. Millionshchikova sta sviluppando uno sciame di droni per rilevare le mine e mappare il terreno. Intendono presentare il prototipo quest’anno, ha detto alla TASS l’ingegnere del progetto Islam Salamov.

Il nostro sistema renderà il processo di sminamento più sicuro e veloce. In uno sciame [ci sono] fino a 10 veicoli aerei senza pilota ultraleggeri di 10 pollici di dimensione, che sono dotati di metal detector e possono interagire. Nei prossimi tre mesi prevediamo di completare lo sviluppo di un prototipo come parte di uno studio di avvio universitario, ha osservato l’interlocutore della TASS, aggiungendo che non esistono analoghi a questo sistema in Russia.

Secondo lui, i droni saranno in grado di scansionare una vasta area in breve tempo e costruire una mappa delle mine per un ulteriore sminamento delle aree difficili da raggiungere. Saranno dotati di sensori di ostacoli e sistemi di rilevamento, coordinamento e posizionamento. Una mappa delle toppe metalliche viene costruita in tempo reale. Lo sciame stesso funzionerà in modo autonomo, trasmettendo i dati al dispatcher”, ha aggiunto Salamov

Ma ancora una volta, l’“esperimento” statunitense di cui sopra è limitato a poche unità di prova selezionate dell’esercito americano, mentre le truppe e le industrie russe lavorano su questi compiti a tempo pieno e su scala molto più ampia. Alcuni hanno ridicolizzato gli sforzi più economici della Russia “in stile garage”: unità EW fatte in casa, droni ed esempi di bricolage spontaneo assemblati grossolanamente. Ma il punto mancato è che gli ingegneri russi spesso assemblano congegni improvvisati sul davanti semplicemente per testare il concetto in condizioni reali, ma i progetti vengono poi ripresi da varie industrie per la produzione in serie. Persino gli analisti filo-ucraini hanno ammesso che mentre, a loro avviso, l’Ucraina ha una migliore “innovazione” generale, la Russia ha capacità di scalabilità industriale di gran lunga migliori grazie a una maggiore pervasione di rigidi monopoli nelle industrie della difesa ucraine.

Come corollario, Mick Ryan ha pubblicato un nuovo pezzo su Foreign Affairs nella stessa settimana del suo rapporto di cui sopra:

Il nuovo articolo enfatizza ulteriormente il vantaggio di adattamento della Russia, che sicuramente deve presupporre che anche la Russia si adatti alla pretesa sinergia “superiore” degli armamenti combinati della NATO e alla leadership dei sottufficiali rispetto alla rivoluzione tecnologica.

Egli afferma:

Queste differenze si riflettono nel modo in cui i due stati innovano. L’Ucraina è più brava nell’adattamento tattico: impara e migliora sul campo di battaglia. La Russia è superiore nell’adattamento strategico, o nell’apprendimento e nell’adattamento che influiscono sulle politiche nazionali e militari , ad esempio sul modo in cui gli stati utilizzano le proprie risorse. Entrambe le forme di adattamento sono importanti. Ma è quest’ultimo tipo quello più cruciale per vincere le guerre.

La sua tesi principale è piuttosto dichiarativa:

Prosegue sottolineando come la Russia sia notevolmente migliorata in ogni area operativa. In particolare nel caso della guerra elettronica, dove sostiene che la Russia abbia iniziato con un lamento, ma ora si è scatenata:

Tradizionalmente un punto di forza dei russi, la guerra elettronica sembrava giocare un ruolo minore nei primi giorni dell’invasione. Ma è tornato con una vendetta. L’esercito russo ha collaborato con l’industria della difesa strategica per sviluppare e implementare una varietà di sistemi di guerra elettronica nuovi ed evoluti basati su veicoli e personale. Questi bloccano le comunicazioni ucraine per rompere la coesione delle unità e rallentare la capacità del paese di lanciare attacchi . La guerra elettronica taglia anche il collegamento tra i droni e i loro operatori, aiuta la Russia a trovare stazioni operative di droni, rende difficile per l’Ucraina individuare la posizione del quartier generale russo e, soprattutto, blocca o riduce l’efficacia delle armi di precisione ucraine (comprese le armi di artiglieria ad alta mobilità). Sistemi missilistici o HIMARS). Sebbene l’Ucraina e i suoi partner abbiano lavorato duramente per tenere il passo, sono ancora in ritardo rispetto alle capacità di guerra elettronica della Russia, un punto sottolineato dal comandante in capo ucraino Valeriy Zaluzhnyi alla fine del 2023.

E un altro:

Una delle ammissioni più illuminanti è che le “tattiche di armi combinate” della NATO, insegnate all’Ucraina, sono obsolete, e che in realtà entrambe le parti devono “condividere” ciò che hanno imparato, il che implica che l’Occidente ha tanto da radicarsi dall’Ucraina quanto dall’Ucraina. viceversa:

Una lezione chiave della controffensiva ucraina del 2023, ad esempio, è che la dottrina delle armi combinate insegnata dalla NATO alle truppe ucraine è obsoleta. Come risultato di questo fallimento, gli individui e le unità ucraine non avevano l’armatura intellettuale necessaria per condurre operazioni offensive nelle condizioni moderne. È imperativo che la NATO e l’Ucraina accelerino la condivisione delle lezioni di combattimento e le colleghino alla dottrina e alle istituzioni di addestramento, in modo che l’Alleanza e Kiev possano rapidamente elaborare dottrine e forme di addestramento migliori. La NATO dovrebbe, in particolare, utilizzare la sua vasta capacità analitica per aiutare gli ucraini a capire rapidamente cosa funziona. Collegando meglio le lezioni tattiche con i cambiamenti strategici, l’Occidente potrebbe ripensare il modo in cui questa guerra viene combattuta in modo da rendere molto più semplice per l’Ucraina adattare la propria strategia di guerra complessiva.

Questo è il motivo per cui Mick Ryan rimane tra i pochi “generali” occidentali che non sono contrario a citare, perché non è ideologicamente deformato dalla pura miopia del seguire l’agenda come tante altre figure ben note. Sembra effettivamente capace di un certo livello di pensiero critico indipendente e imparziale, anche se ciò significa fare ammissioni dolorose. La sua analisi contiene autentiche concessioni sulle realtà della guerra che estendono un onesto credito alla Russia, ma alla fine – come tutti gli altri – cade vittima dell’obbligo di parte di indossare paraocchi e ignorare alcune realtà inevitabili che hanno consegnato l’Ucraina a una chiara situazione. destino determinato.

Algoritmi di fuoco e acciaio: analisi del generale Yuri Baluyevsky per il think tank CAST

Come ultima analisi di collegamento, diamo un’occhiata a un nuovo documento del think tank russo scritto dal generale Baluyevskij, che ha servito come capo di stato maggiore della CSTO e capo di stato maggiore generale delle forze armate russe.

Il suo articolo è in realtà la prefazione di un nuovo libro intitolato Algorithms of Fire and Steel (Algoritmi di fuoco e acciaio), pubblicato dal Russian Center for Analysis of Strategies and Technologies (Centro russo di analisi delle strategie e delle tecnologie), un think tank militare russo. Purtroppo non sono ancora riuscito a mettere le mani sul nuovo libro, ma l’analisi di Baluyevsky ha fatto il giro di tutta la sfera militare russa. Una di queste analisi la riportiamo qui.

Prima un riassunto pre-scritto:

L’ex capo dello Stato Maggiore russo Yuri Baluevsky: “La SMO ha rivelato la crisi e l’impasse posizionale del cosiddetto “campo di battaglia trasparente”. I moderni eserciti altamente meccanizzati, invece di operazioni di combattimento altamente manovrabili, sono improvvisamente passati alla guerra di trincea posizionale, dove il ritmo di avanzamento sul campo di battaglia sembra una lumaca anche per gli standard della Prima guerra mondiale. L’artiglieria, principalmente a lungo raggio e ad alta precisione, è stata riportata sul piedistallo del dio della guerra. Si assiste a una rinascita del combattimento di fanteria, per il quale, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli eserciti dei principali Paesi del mondo non avevano preparato né i loro soldati né i loro ufficiali. La difesa aerea ha ottenuto un trionfo inaspettato sull’aviazione militare, che non solo ha perso la capacità di operare in massa sul territorio nemico, ma è stata anche costretta a volare e a fare base con cautela sul proprio territorio. (Infine, gli aerei senza pilota hanno conquistato rapidamente e incondizionatamente lo spazio aereo. Il cielo si è riempito di nuvole di microdispositivi – copter, droni FPV, a caccia di quasi tutti i fanti. La rivoluzione senza equipaggio ha fornito una trasparenza senza precedenti del campo di battaglia e ha iniziato a mettere fuori gioco l’artiglieria. Il carro armato “è diventato una delle principali vittime dell’esperienza di combattimento degli ultimi due anni”. Il recente simbolo della potenza d’urto e di combattimento si è rivelato un bersaglio facile da individuare e da uccidere. Inoltre, il carro armato si è rivelato molto vulnerabile alle mine. L’eterno confronto tra la difesa aerea e l’aviazione militare ha mostrato un risultato inaspettato durante la SMO. Risultato intermedio: la perdita di rilevanza di forme consolidate di utilizzo dell’aviazione da combattimento come operazioni aeree offensive o attacchi aerei massicci. Il compito di sopprimere efficacemente le difese aeree nemiche si è rivelato praticamente impossibile. Ma la sua decisione predetermina l’ulteriore corso e l’esito della lotta in aria, e non solo”.

L’intero articolo in russo è qui (https://armystandard.ru/news/2024129114-TnO1s.html)
Ora, per analizzare la questione in modo più dettagliato:

Egli afferma che la SMO è “diventata un test senza precedenti di letteralmente tutte le componenti degli affari militari e della costruzione militare – dalle tattiche, all’arte operativa e alla strategia, alla struttura organizzativa delle truppe fino al test di combattimento di quasi tutti i tipi e campioni non strategici di armi e attrezzature militari”.

Aggiungendo che tutta questa esperienza deve ancora essere compresa appieno dagli scienziati militari, ma che è chiaro che ci sono alcuni sviluppi che quasi nessuno aveva previsto, primo fra tutti la totale trasparenza del campo di battaglia moderno, che ha ucciso da sola la guerra di manovra classica.

L’abbondanza di veicoli di ricognizione senza equipaggio permette di organizzare un monitoraggio quasi continuo del campo di battaglia a tutti i livelli, fino al singolo combattente. L’espansione esplosiva dei sistemi commerciali di intelligence e sorveglianza via satellite porterà nei prossimi anni a ingarbugliare l’intero pianeta con colossali reti di sorveglianza satellitare ad accesso ubiquo.
Il punto è stato ribadito in questa sede:

Secondo Baluyevsky, tutto questo elimina completamente la “nebbia di guerra” e accelera drasticamente i processi di designazione dei bersagli e le decisioni nel pacchetto “colpo-sconfitta”. Inoltre, la piena trasparenza sta diventando una realtà non solo a livello tattico, ma anche a livello operativo e strategico. C’è l’opportunità di sferrare colpi di alta precisione a quasi tutte le profondità, fino a quelle strategiche.
Solo poche settimane fa il portavoce ucraino Yuri Ignat si è lamentato del fatto che la Russia conosce i luoghi in cui nasconde le armi:

Ha poi ammesso che anche lo stoccaggio di grandi quantità di munizioni in Ucraina è inutile, perché la Russia le trova e le distrugge sempre:

Accumulare armi e munizioni in Ucraina ha “poco senso” a causa della capacità delle forze russe di identificare e colpire efficacemente tali luoghi, ha ammesso il portavoce delle forze aeree di Kiev. Yury Ignat ha anche avvertito che i caccia F-16 di produzione statunitense potrebbero diventare “un buon bersaglio” per Mosca se forniti all’Ucraina. “Non possiamo prendere un numero enorme di missili”, ha detto Ignat, commentando le scorte di sistemi di difesa aerea. “Bisogna immagazzinarli da qualche parte e il nemico prima o poi lo saprà”.
Ci sono molti casi di grandi depositi nazionali colpiti che passano inosservati, e io stesso non mi preoccupo di pubblicarli perché accadono così spesso. Per fare un rapido esempio da fonti ucraine, un enorme sito di stoccaggio a Kirovograd che conteneva quasi 3.000 tonnellate di cariche di propellente per artiglieria è stato colpito dai droni di Geran lo scorso settembre, distruggendo un’enorme porzione del vasto complesso:

Uno dei maggiori progressi non riguarda semplicemente gli “strumenti di intelligence radiotecnica, i metodi di cyber intelligence e il tracciamento delle reti informative nemiche”, ma anche i metodi di analisi per la triturazione di queste vaste montagne di informazioni. Il rapido sviluppo di strumenti di collazione, ordinamento e codifica, in particolare di concerto con l’intelligenza artificiale, consente agli analisti di elaborare grandi quantità di dati cartografici del terreno per identificare gli obiettivi da vari sistemi integrati, come satelliti, droni, ecc.

Sebbene l’Ucraina sia in vantaggio grazie alla sua server-farm NATO “back-end” che fa il lavoro per lei, l’unico vantaggio che appartiene alla Russia, osserva Baluyevsky, è l’impareggiabile possesso di armi ipersoniche, che consentono di colpire quasi istantaneamente le “truppe di secondo livello” del nemico e la profondità strategica posteriore.

Qualsiasi concentrazione diventa un obiettivo immediato di sconfitta. Ad aggravare il problema c’è l’enorme vulnerabilità delle forze di supporto logistico di questi gruppi.

Se da un lato l’autore ricorda i precetti ben noti sul dominio dell’artiglieria e sulla sua naturale evoluzione verso le munizioni di precisione, dall’altro lato si nota un importante fattore di novità:

Un’altra innovazione tattica è rappresentata dalla dispersione degli equipaggi dei cannoni. I singoli cannoni, piuttosto che le batterie e le divisioni, acquisiscono il carattere di armi di alta precisione e possono essere utilizzati separatamente. Questo è ciò che vediamo durante i combattimenti in Ucraina, dice Baluyevsky.
In passato, le grandi batterie di artiglieria dovevano colpire qualsiasi cosa perché operavano con il vecchio sistema a griglia, che richiedeva centinaia di colpi per posizionare con sicurezza un bersaglio. Ma con l’avvento della correzione del fuoco dei droni, un singolo cannone – anche senza munizioni guidate specializzate – può colpire i bersagli in 5-10 colpi o meno, eliminando completamente la necessità di un fuoco di massa. Questo fatto ha rivoluzionato il gioco da ogni punto di vista: dalla disposizione delle unità necessarie sul campo, all’uso delle munizioni, ai treni logistici, ecc. Ora è l’era dei “cecchini d’artiglieria”.

Molti hanno visto video di equipaggi di artiglieria russi che sembrano lasciare il loro nido con un singolo obice, raggiungere una posizione di tiro, sparare qualche colpo e andarsene. Questa missione di combattimento è ormai una pratica standard e di solito si svolge in questo modo: quando le unità ucraine si preparano per una nuova piccola offensiva locale, inviano unità in avanscoperta per iniziare a preparare alcune posizioni, tra cui a volte anche alcuni depositi di munizioni in un punto avanzato. Quando gli osservatori russi dei droni individuano tali preparativi, inviano una squadra di fuoco che può consistere in un singolo SPG o in un cannone trainato per sparare 5-10 colpi, che di solito sono sufficienti – con la correzione dei droni – a distruggere il sito di schieramento avanzato.

Tornando a Baluyevsky, egli ammette la debolezza critica rivelata dall’SMO:

Secondo lui, gli sviluppatori russi di sistemi di artiglieria, purtroppo, rimangono nel ruolo di recuperare il ritardo. C’è una chiara superiorità qualitativa dell’artiglieria della NATO dovuta al passaggio ai cannoni da 155 mm con canna di calibro 52 e, in futuro, di calibro 58-60 e allo sviluppo di proiettili da 155 mm a lunghissima gittata. L’ex Capo di Stato Maggiore riassume: l’SVO ha rivelato un ritardo significativo nei sistemi di artiglieria e missilistici nazionali e richiede un riequipaggiamento cardinale prioritario nei prossimi anni.
Nel mio ultimo rapporto, ho notato come Zelensky abbia lamentato l’inferiorità delle forze di artiglieria equipaggiate dalla NATO rispetto a quelle russe. Ciò può sembrare in contraddizione con quanto affermato da Baluyevsky, ma in realtà entrambi hanno ragione.

Il motivo è semplice: I sistemi della NATO in generale hanno spesso una gittata potenziale e una precisione più elevata rispetto alla maggior parte dei sistemi russi, ma nelle mani dell’Ucraina questi vantaggi sono sprecati perché non hanno le munizioni specializzate adeguate, né un numero sufficiente di sistemi di artiglieria in generale.

Tuttavia, nell’ottica di una guerra Russia-NATO, se ipotizziamo che la NATO operi a pieno regime e sia in grado di sostenersi con le sue migliori munizioni, allora la Russia potrebbe teoricamente essere nei guai.

È vero che la Russia ha accumulato un ritardo specifico nello sviluppo degli involucri. Alcuni Paesi allineati con l’Occidente, come ad esempio la Corea del Sud, stanno sviluppando proiettili estremamente moderni e sofisticati con gittate mostruose di oltre 70 km e anche superiori.

Il governo sudcoreano ha annunciato che le munizioni d’artiglieria ERM (Extended Range Munition) da 155 mm hanno completato lo sviluppo e sono state testate e pronte per la produzione di massa dall’azienda Poongsan. I funzionari governativi hanno dichiarato che grazie a questa produzione di massa, si può facilmente prevedere un’esportazione massiccia di queste munizioni speciali. La gittata è di 60 km, il 50% in più rispetto alle precedenti munizioni da 40 km. La Poongsan è nota per essere una delle migliori aziende di munizioni al mondo. Produce ogni tipo di munizione che possiamo immaginare.

Diavolo, gli Stati Uniti stanno sviluppando un proiettile che dispiega le ali come una bomba a volo radente e può colpire a più di 150 km.

Detto questo, si sostiene che il nuovo 2S35 Koalitsya della Russia sia in grado di colpire a più di 80 km con proiettili assistiti da razzi, ma non si è ancora visto nulla di concreto a riguardo.

In generale: se si confronta con quello che ha l’Ucraina, si può dire che l’artiglieria russa è superiore; questo perché l’Ucraina ha solo poche decine di Caesar, PhZ 2000, ecc. Ma il confronto con la NATO è diverso: gli Stati Uniti da soli hanno circa 1.000 M777, ad esempio, che possono utilizzare una varietà di proiettili a lunga gittata con gittate superiori alla maggior parte dei sistemi russi, ma non tutti.

In definitiva, se si considerano tutte le sfumature dei vantaggi/svantaggi, non direi che la NATO ha un vantaggio qualitativo definitivo, ma piuttosto che come minimo è alla pari con la Russia, il che da solo è pericoloso. In quanto re dell’artiglieria, la Russia non dovrebbe accontentarsi di essere semplicemente “alla pari”, ma dovrebbe sforzarsi di essere molto più avanti dei suoi avversari nell’unico settore che è noto essere il suo campo.

Tornando indietro, Baluyevsky lamenta anche l’incapacità della Russia di sopprimere sistematicamente le difese aeree nemiche:

Secondo Baluyevsky, la soluzione del problema di contrastare le forze di difesa aerea del nemico e di sopprimerle dovrebbe essere di natura sistemica. Elementi chiave – sistemi di ricognizione, apertura e rilevamento dei sistemi di difesa aerea; mezzi speciali di disturbo e soppressione radio della difesa aerea; mezzi di distruzione del fuoco; complessi speciali di disturbo e soppressione radio dell’aviazione; falsi bersagli; complessi di difesa aerea degli aerei da combattimento; aerei da combattimento speciali per la soppressione e la distruzione dei sistemi di difesa aerea. “Tutti questi elementi”, osserva Baluyevsky, “devono essere incorporati in un complesso di un unico sistema di controllo e devono essere sottoposti a un addestramento congiunto e a un addestramento al combattimento in anticipo per attuare i compiti previsti”.
Questo settore è troppo ricco di sfumature per dipingerlo a grandi linee, come spesso si fa sui social media: “La Russia non fa SEAD/DEAD!”.

È molto più complicato di così, perché le moderne tattiche di difesa aerea non funzionano nel modo semplicistico che immaginano gli “esperti” di poltrone. I sistemi non rimangono semplicemente in posizioni statiche, in attesa che voi rileviate le loro emissioni e lanciate casualmente un missile ARM contro di loro. Nel mondo reale, le tattiche di difesa aerea sono incredibilmente più sofisticate di così: non solo le unità cambiano costantemente posizione, ma operano al 90% in modalità fredda, con i radar che non illuminano, ma si affidano piuttosto a varie altre forme di informazioni per effettuare le prime rilevazioni sui probabili vettori degli obiettivi nemici: dagli osservatori/spotter in avanti, all’ISR della NATO (AWACS/satelliti/ecc.) trasmesso tramite DELTA e altri sistemi integrati di gestione del campo di battaglia.

Tuttavia, come osserva Baluyevsky, c’è ancora molto lavoro da fare perché la Russia possa davvero modernizzare e sistematizzare le sue tattiche SEAD. La parte principale, come sempre, ruota attorno all’universalizzazione dell’integrazione dei diversi componenti, ma questa è sempre stata una delle principali debolezze della Russia. Per esempio: Alla Russia è mancato un forte sistema di scambio dati unificante come LINK-16 della NATO. Sì, la Russia ha alcuni equivalenti, come il C-107-1 per i Su-30/35/57 e gli A-50, ma non sono integrati in ogni singola piattaforma per una diffusione dei dati uniforme e universale. Molte piattaforme sono semplicemente obsolete, così come la mancanza di sufficienti piattaforme di ricognizione aerea e di distribuzione dei dati, come gli A-50 AWAC, che è un problema noto.

Per quanto riguarda i droni, Baluyevsky osserva che raramente, se non mai, l’uso di un singolo sistema è esploso in così poco tempo come gli FPV. Quasi da un giorno all’altro sono passati da semplici novità a una delle principali armi efficaci sul campo di battaglia. Questa “ipertrofia” dei droni è diventata immediatamente il problema principale e irrisolvibile per la difesa aerea moderna, poiché nessun sistema di AD moderno è stato progettato per affrontare una tale saturazione di droni piccoli ed economici.

I droni FPV colpiscono quasi tutti i tipi di attrezzature militari in prima linea, con un rapporto costo-efficacia senza precedenti per qualsiasi tipo di arma guidata: “I droni che hanno rivoluzionato le operazioni di combattimento nel corso dell’SVO erano piccole munizioni da sbarramento, tra cui i Lancet russi. Stanno diventando un’arma tattica di distruzione massiccia, poco costosa e di alta precisione, nonché uno dei principali mezzi per la guerra di contro-batteria”.

E conclude con:

Si può ipotizzare, prevede Baluyevsky, che in futuro lo sviluppo di veicoli “simili a Lancet” come artiglieria volante porterà alla loro parziale trasformazione in missili tattici di piccole dimensioni. Secondo lui, più diffusi saranno i droni FPV, piccole munizioni da sbarramento, che nel più breve tempo possibile si evolveranno fino a diventare armi individuali del caccia. “Questo significa che nei prossimi anni saranno schierati sul campo di battaglia decine e centinaia di migliaia di piccoli veicoli aerei senza pilota”, riassume Baluyevsky. “In conclusione, l’ex capo di Stato Maggiore ha citato la celebre affermazione del famoso teorico militare A. A. Svechin dal suo libro “Strategia”, scritto nel 1926: “In strategia, la profezia può essere solo ciarlataneria; e il genio non può prevedere come si svolgerà effettivamente la guerra. Ma deve creare una prospettiva in cui valutare i fenomeni bellici”. “A queste parole”, nota Baluyevsky, “aggiungerei: “Guerre del futuro””.
La folle corsa all’adattamento
Tutti i Paesi si stanno affannando per adattarsi a questo conflitto, e molti degli adattamenti dei Paesi occidentali sono stati presi direttamente dai progetti russi. Ad esempio, l’esercito statunitense alla fine dello scorso anno ha notoriamente cancellato lo sviluppo della sua tanto decantata nuova piattaforma Abrams, l’M1A2 SEPv4, sostituendola con un nuovo concetto chiamato M1E3 che si dice possa avere una torretta senza pilota, copiando il design dell’Armata russa:

Il nuovo concetto di carro armato principale tedesco, inoltre, non solo riduce drasticamente il peso a 50 t, in linea con i carri armati russi, ma sostiene soprattutto la “mobilità, mobilità, mobilità”. Inoltre, utilizza una torretta senza equipaggio, un caricatore automatico e un equipaggio di 3 persone, proprio come i carri armati russi. L’esperto di difesa britannico che ha redatto il rapporto di cui sopra afferma che, per quanto riguarda il futuro dei carri armati: “Una cosa è chiara: le torrette con equipaggio sono finite”.

Nel frattempo, l’altrettanto decantato elicottero stealth FARA degli Stati Uniti, in fase di sviluppo da un po’ di tempo, è stato eliminato a causa delle lezioni apprese dallo SMO:

I Paesi cercano disperatamente di contenere la minaccia dei droni. Ad esempio, la Turchia ha appena annunciato un nuovo sistema laser anti-drone:

🔻 La Turchia ha introdotto le armi laser ALKA con intelligenza artificiale. ALKA è un sistema ibrido di difesa aerea che utilizza tecnologie elettromagnetiche e laser. Il raggio d’azione del laser è di 750 m. L’arma è progettata principalmente per distruggere i droni e per far esplodere a distanza mine e ordigni esplosivi improvvisati.

Il problema è che, come già detto, il raggio d’azione è di soli 750 metri, il che è stato classicamente il difetto fatale di tutti i sistemi di questo tipo. Immaginate quante di queste costose unità sarebbero necessarie per coprire un fronte lungo circa 2000 km come in Ucraina, ad esempio.

I jammer anti-drone stanno diventando onnipresenti, come ho scritto l’ultima volta; ecco alcuni nuovi esempi.

Qui gli ucraini continuano a lavorare su un nuovo modello di fucile a canne mozze portatile:

Mentre la Russia continua a sviluppare nuove unità di protezione:

Si può anche vedere la velocità con cui ogni iterazione tecnologica arriva sul campo di battaglia. Ecco le foto di un nuovo drone FPV a frammentazione cumulativa provenienti dall’esposizione russa ARMY 2023:

E qui il prodotto viene già recuperato dalle truppe ucraine in prima linea pochi mesi dopo:

Le imbarcazioni ucraine trasportano anche piccoli pacchetti di disturbo anti-drone sul Dnieper durante l’operazione Khrynki-Kherson. Controllare l’unità a 4 antenne nella parte posteriore:

Ma ecco il colpo di scena: ascoltate cosa dice il massimo esperto ucraino di radioelettronica su questa situazione:

Il principale esperto di radioelettronica dell’AFU, “Serhiy Flash”, afferma che la Russia utilizza droni AI per colpire le imbarcazioni AFU del Dnieper. In primo luogo, i droni normali non potevano aggirare l’EW dell’Ucraina, quindi la Russia ha testato droni AI che colpiscono le imbarcazioni da soli anche se bloccati.

Che ne dite dell’innovazione della “guerra del futuro”?

Ora gli Stati Uniti stanno cercando urgentemente di tradurre questi insegnamenti nell’imminente conflitto Cina-Taiwan:

Ma il pericolo è quello di fare eccessivo affidamento sui veicoli autonomi che richiedono una guida satellitare come quella del GPS. Come è stato dimostrato di recente con l’allarme russo della “bomba atomica nello spazio”, i satelliti possono essere potenzialmente spazzati via con qualche esplosione EMP di massa, rendendo potenzialmente inerti tutte le nuove tecnologie di intelligenza artificiale.

Naturalmente, man mano che l’intelligenza artificiale diventa più intelligente, potrebbe essere in grado di navigare senza collegamenti satellitari:

I missili dispongono di queste capacità TERCOM (terrain contour matching) da molti anni, ma sono sistemi estremamente costosi. Quando si democratizzerà fino ai piccoli droni economici, il problema sarà molto più grande. Per ora, i sistemi più efficaci, come i droni navali senza equipaggio dell’Ucraina, si affidano alle connessioni satellitari Starlink per funzionare indipendentemente a distanza.

In generale, si può affermare che l’intelligence avrà un ruolo sempre più significativo nel futuro della guerra. Non fraintendetemi, l’intelligenza è sempre stata cruciale, naturalmente, come ogni altro sistema in guerra. Ma con la proliferazione dei droni e dell’intelligenza artificiale e con la trasformazione del campo di battaglia in un gioco di caccia alla talpa, in cui ogni parte si rintana in città sotterranee con un’applicazione progressivamente più forte dell’OPSEC e una rigorosa dispersione delle forze, la vittoria si ridurrà a chi riuscirà a spremere meglio ogni briciola di intelligence sull’ubicazione precisa dei depositi di truppe, quartieri generali e munizioni del nemico. E questo è metà della battaglia: l’altra parte è – una volta ottenute queste informazioni – quale parte avrà i sistemi di attacco necessari per colpire rapidamente e con precisione quelle posizioni.

Con una moltitudine di opzioni ipersoniche, la Russia è chiaramente in vantaggio. Ma l’Ucraina continua a fare da guastafeste con i suoi “cecchini” HIMAR, che utilizzano le superiori capacità ISTAR del comando combinato della NATO.

Sebbene i veri studenti di guerra sappiano che molto di tutto questo è ciclico e che gli stessi aspetti – che si tratti di intelligence, artiglieria, buone strategie, eccetera – sono stati all’incirca altrettanto essenziali nelle epoche precedenti, l’unica cosa che si può affermare con sicurezza è che la guerra moderna che si evolve oggi è più spietata che mai: i minimi errori possono essere estremamente costosi in un lasso di tempo molto breve. La Russia ha nuovamente imparato questa dura lezione proprio ieri, quando un comandante avrebbe tenuto un seminario di addestramento a livello di piccola compagnia in una “zona posteriore” vicino a Donetsk, concentrando stupidamente decine di uomini insieme, che hanno finito per essere immediatamente colpiti dagli HIMAR, uccidendo, secondo quanto riferito, oltre 30 soldati. Mai prima d’ora la guerra è stata meno indulgente nei confronti anche dei più piccoli errori.

Ciò è più che evidenziato dal fatto che le truppe di tutta la linea non solo LOC, ma anche di seconda linea, non possono camminare liberamente senza un rilevatore di droni tascabile o un analizzatore di spettro per avvertire delle minacce FPV in arrivo. E gli FPV si stanno spingendo sempre più dietro la linea. Questo video di ieri, in cui uno sciame di FPV ucraini entra con calma in un hangar posteriore dei blindati russi e si sbarazza, tra l’altro, di diversi veicoli ingegneristici BREM-1, mette in evidenza questo fatto:

È l’era del paradosso in guerra: dove la dispersione totale delle forze sembra rendere obsolete le alte densità di vittime, eppure l’intera lunghezza del campo di battaglia è sorvegliata dai sistemi più potenti e precisi della storia, come gli Iskander, i Kinzhal, gli Zircon, gli HIMAR e così via, che permettono di realizzare catene di uccisioni quasi istantanee, dal rilevamento alla trasmissione/distribuzione, all’ordine di fuoco in pochi istanti.

Ecco perché l’unico modo per combattere e avanzare è quello di disperdere le operazioni strategiche sulla più ampia scala possibile, in modo che l’obiettivo finale diventi la totalità della vittoria piuttosto che obiettivi operativi specifici come: “Catturare questa zona di città”. Un compito del genere richiede la concentrazione di forze, da divisioni, brigate, battaglioni, la cui azione di messa in scena è monitorata con trasparenza quasi totale dal nemico.

Questa “guerra del futuro” sarà vinta dalla forza più flessibile, resiliente e adattabile, quella in grado di tirare le cuoia, usare finte e riorientamenti lungo l’intera linea di combattimento nel modo più conveniente. La Russia lo sta dimostrando oggi utilizzando una rotazione confusa dei fronti attivi non solo per sbilanciare l’AFU, ma anche per sollecitare all’estremo la sua mobilità e la sua logistica. Quando si ha un vantaggio in termini di infrastrutture e strutture logistiche, si può “stordire” l’avversario conducendo piccole operazioni su una serie di fronti sparsi, causandogli un grande stress nel tentativo di tenere il passo.

Nella battaglia di Avdeevka, abbiamo visto che l’Ucraina è stata costretta a prelevare quantità significative di unità d’élite da diversi fronti, come Zaporozhye e Bakhmut, per rinforzare le linee di Avdeevka che si stavano sgretolando. Una volta terminato, la Russia ha lanciato un attacco a Zaporozhye, travolgendo le posizioni dell’AFU, ormai esaurite, e non riuscendo a ripristinare le riserve abbastanza velocemente. Lo stesso vale per le regioni di Kupyansk e Kremennaya: i rapporti parlavano di un disperato ritiro di truppe dell’AFU da Kupyansk per rafforzare le difese nel nord-ovest di Bakhmut, dove la Russia ha iniziato una serie di attacchi.

È come pungere un ubriaco che gira con un ago da ogni parte: a malapena sa dove viene colpito, né ha il tempo di orientarsi correttamente. Mancando di mobilità logistica – sotto forma di trasportatori fisici come gli HET, i trasporti, eccetera – l’Ucraina ha la peggio, essendo costretta a correre continuamente per tappare le falle nel ponte di allagamento.

Un esempio:

 

Questo non è un modo conveniente o sostenibile per ridisporre grandi gruppi di armate in giro per la mappa contro un avversario che ha un’adeguata organizzazione logistica con un’infrastruttura di dispiegamento ben oliata e lubrificata. Queste cose funzionano per esaurire e logorare lentamente un esercito, non solo moralmente e corporalmente per i soldati, ma anche meccanicamente per l’equipaggiamento.

Questo è tutto per l’introduzione di questa sezione sulla prossima strategia russa a breve termine. Un’analisi più dettagliata continuerà in un prossimo articolo.

Your support is invaluable and I would appreciate it if…. oh wait—

You made it to the end of the paid subscriber’s only article. Doesn’t it feel good to not have to read a grubby and plaintive new appeal for dough? You’ve already pledged! Which is why you’re here, leafing through the truly exclusive and privileged scribblings of this VIP inner sanctum. So instead of a plea, how about a big thanks to you instead!

The Tip Jar remains as an anachronism, an archaic and shameless bit of double-dipping, for those who just can’t help themselves from lavishing their favored humble authors.

Il paradosso della diversità, di Aurelien

Il paradosso della diversità.
Si tratta di dignità, efficienza e cose del genere.

AURELIEN
21 FEB 2024
Ho ricevuto diverse richieste da parte di persone che mi hanno chiesto se possono ristampare (e non solo linkare) questi saggi. La risposta è sì, a patto ovviamente di attribuirli e di fornire un link a questo sito. Ho anche ricevuto alcune richieste di interviste, che in linea di principio sono felice di fare.

Questi saggi saranno sempre gratuiti, ma potete sostenere il mio lavoro mettendo like e commentando, e soprattutto trasmettendo i saggi ad altri e ad altri siti che frequentate. Ho anche creato una pagina Buy Me A Coffee, che potete trovare qui.☕️

Grazie a coloro che continuano a fornire traduzioni. Le versioni in spagnolo sono disponibili qui, e alcune versioni italiane dei miei saggi sono disponibili qui. Anche Marco Zeloni sta pubblicando alcune traduzioni in italiano e ha creato un sito web dedicato a queste traduzioni.

Nel corso dei quasi due anni di questi saggi, sono tornato più volte sulla questione del declino della capacità politica e organizzativa dell’Occidente e sulle sue possibili conseguenze. Ho parlato del declino di concetti come quello di “dovere” verso la società, senza il quale era difficile capire come la società come entità potesse continuare. Ho parlato dell’incapacità della nostra classe politica e della Casta Professionale e Manageriale (PMC) di pensare per più di cinque minuti al futuro e di affrontare seriamente qualsiasi cosa. Ho sostenuto che l’attuale classe politica, oltre ad altre mancanze, non è molto brava in politica e che i nostri Paesi sono gestiti da “élite” autodefinite che sono ancora ferme all’adolescenza. Ho suggerito che il modello estrattivo dell’economia ha infettato anche altri settori della vita e che, di conseguenza, l’Occidente si stava avviando a mangiare se stesso. Di recente, ho cercato di esaminare le conseguenze di alcuni di questi problemi per le fantasie di riarmo e di confronto con la Russia che vengono ora sbandierate. E c’è molto altro ancora, ma questo è sufficiente per un paragrafo di autopubblicità riflessiva.

Questo saggio è un tentativo di fare un passo indietro e di mettere tutti questi elementi in una sorta di relazione coerente tra loro. Ma voglio anche andare un po’ oltre, perché credo che possiamo vedere altre manifestazioni dello stesso insieme di problemi altrove, e spesso in aree che non ci si aspetterebbe. Per esempio, la crisi dell’istruzione a tutti i livelli, l’incapacità dell’Occidente di produrre attrezzature militari affidabili, i pezzi che si staccano dagli aerei Boeing, ma anche le infinite pressioni per la “diversità” nelle organizzazioni, e persino la solitudine e le evidenti difficoltà di formare e mantenere relazioni stabili.

Possiamo riassumere il problema in una frase: il paradosso della diversità. Per “diversità” non intendo solo il tipo di manipolazione aritmetica, ma qualcosa di più fondamentale. Considerate: rispetto a cinquant’anni fa, le organizzazioni di ogni tipo hanno accesso a un bacino teorico di talenti molto più ampio che mai, soprattutto in termini di genere ed etnia. Possono reperire talenti e tecnologie da tutto il mondo, raccogliere finanziamenti ovunque, subappaltare ovunque. Hanno accesso a generazioni di entusiasmanti teorie manageriali e ad esempi da seguire in tutto il mondo. Le istituzioni educative hanno acquisito un’intera classe di amministratori altamente qualificati per aiutarli nel loro lavoro e, come altre organizzazioni, hanno tutti i vantaggi di un’ampia scelta di tecnologie per rendere il loro lavoro più facile. La vita sociale ha guadagnato enormemente in diversità e varietà grazie a Internet e ai social media, e tutto ciò che si può desiderare di sapere sulle relazioni o sull’educazione dei figli è disponibile in un solo clic. Rispetto al mondo insulare, reazionario, poco qualificato, socialmente statico e legato alle tradizioni degli anni ’70, oggi abbiamo accesso a una varietà e a una diversità quasi infinite di possibilità.

Eppure non funziona nulla. A tutti i livelli, dalle interazioni sociali personali alle organizzazioni, fino alla politica nazionale, il sistema sta andando in pezzi. Si è tentati di vedere questo come un processo causale: ad esempio, mai i governi occidentali sono stati più “diversificati” nel gergo corrente, eppure mai sono stati più inefficaci, incapaci e corrotti. Ma il paradosso della diversità non è solo questo. Sarebbe forse più corretto dire che i governi, così come le organizzazioni e gli individui, hanno oggi accesso a una varietà e a una diversità di input senza precedenti nella storia dell’umanità, eppure non c’è alcuna prova visibile che qualcuno di essi stia facendo del bene: piuttosto il contrario.

Un modo per affrontare questo paradosso è quello di indagare su singole parole e concetti. Ad esempio, cosa significa “lavoro” in questo contesto? Cosa significa “efficace”? Cosa significa “capace”? Quali sono gli scopi annunciati per cui esistono organizzazioni e governi? Prenderò in considerazione un paio di distinzioni e concetti che mi sembrano utili come base per ulteriori discussioni.

Nel suo libro The English Constitution (1867) Walter Bagehot introdusse la sua famosa distinzione tra le parti “dignitose” e quelle “efficienti” di quella Costituzione (non scritta). Le parti “dignitose” esistevano per “impressionare i molti”, mentre quelle efficienti esistevano per “governare i molti”. Bagehot era un giornalista piuttosto che un teorico della politica e basava le sue idee sull’osservazione: in particolare sulla differenza tra ciò che un sistema politico sembrava essere e ciò che effettivamente era, tra gli aspetti formali e l’uso effettivo del potere.

Lo stesso Bagehot ammetteva che non era possibile fare una distinzione completa tra le due cose, e naturalmente in politica il simbolico e il formale hanno sempre avuto un ruolo importante, mai come oggi. Ma la distinzione è comunque utile, se la consideriamo applicabile in linea di principio a tutte le situazioni e istituzioni politiche, e anche al modo in cui ci presentiamo al mondo e gli uni agli altri. Bagehot (che era tipico della tendenza liberale antidemocratica del XIX secolo) pensava che gli elementi “dignitosi” fossero utili per ottenere l’obbedienza delle masse ignoranti, ma che la cosa veramente importante fosse che la parte “efficiente” fosse, appunto, efficiente. In effetti, qualsiasi sistema politico deve essere “efficiente”, nel senso di “efficace”, o scomparirà. Un modo in cui questo accade (e ci sono esempi storici) è quando la parte “dignitosa”, che consiste nel cerimoniale, nelle procedure, in quelle che oggi definiremmo “pubbliche relazioni”, nelle dispute visibili per il potere, la precedenza e l’influenza, e tutto il resto, arriva a dominare e ad occupare troppo del tempo e degli sforzi disponibili.

Credo sia ragionevole pensare che questo sia ciò che sta accadendo oggi in politica. Nella maggior parte dei Paesi, la “politica” riguarda l’assassinio dei personaggi, la vita personale degli attori principali, le dispute ideologiche su punti di dettaglio e il fatto che le opinioni di qualcuno siano sufficientemente distanti in un senso o nell’altro. Possiamo pensare agli intrighi e agli scandali della corte francese prima del 1789, o all’irrealtà degli ultimi decenni di Bisanzio. Siamo arrivati a un punto che Bagehot difficilmente avrebbe potuto immaginare, in cui l’immagine non solo è più importante della sostanza: l’immagine è tutto ciò che esiste. Così, quando i sistemi politici si confrontano con la brutale realtà, scoprono di non poterla affrontare e si sgretolano.

Ma credo che l’argomento possa essere esteso ad altri settori. Le aziende private, ad esempio, devono fare marketing e parlare dei loro prodotti, oltre a produrre beni e fornire servizi per i quali le persone sono disposte a pagare. Da qualche tempo a questa parte, le aziende private occidentali si affidano sempre più alla pubblicità per compensare le carenze di ciò che hanno effettivamente da offrire. Al giorno d’oggi, spesso sembra che l’immagine – compresa l’associazione con gli ultimi slogan buonisti – sia tutto ciò che esiste davvero, e si chiede alle persone di comprare l’immagine, anche se dietro non c’è nulla di “efficiente”. Sul perché e sul come questo sia accaduto, mi soffermerò tra poco. Allo stesso modo, la finanziarizzazione dell’economia fa sì che la maggior parte degli sforzi sia destinata alla manipolazione dei risultati e dei prezzi delle azioni per impressionare giornalisti e azionisti (l’equivalente delle masse ignoranti di Bagehot).

E infine, naturalmente, si applica anche alle relazioni personali e professionali. Alla fine, qualsiasi relazione che duri più di cinque minuti deve tenere conto della dimensione “efficiente”: cioè, chi e cosa siete veramente. Farsi fotografare da un fotografo professionista per un sito di incontri, presentarsi falsamente come il candidato ideale che il potenziale datore di lavoro vuole vedere, o creare cinicamente un “progetto personale” completo di obiettivi di vita e volontariato di beneficenza per assicurarsi un posto all’università, può ottenere un effetto temporaneo simile a quello che Bagehot pensava che la regalità potesse ottenere sulle masse ignoranti, ma per definizione, poiché non è il vero voi, non può durare. E poi le persone si chiedono perché sono infelici nel lavoro e nelle relazioni, e perché non riescono ad affrontare il corso di laurea in cui si sono infilati.

Credo quindi che questa sia una parte della risposta: i sistemi e le persone si sono concentrati sull’immagine escludendo tutto il resto, sulla necessità di impressionare con lo scintillio di superficie, a scapito dell’effettiva capacità di fare le cose: il lato “efficiente” di cui scriveva Bagehot. E poiché è così, le immagini di ciò che significa “successo” vengono trasmesse a una nuova generazione, che sceglie il proprio futuro professionale sulla base delle immagini che le sono state insegnate come più positive e potenti. Quasi sempre, ciò implica denaro, status e potere, e l’adozione di un’immagine attesa per entrare in un mondo, e quindi avere successo in esso. Date le circostanze, non sorprende che la vocazione e le capacità giochino un ruolo sempre più piccolo in chi entra, ad esempio, in politica o nel servizio pubblico, e in chi vi ha successo.

Consideriamo, ad esempio, una società di generazione elettrica statale o nazionalizzata negli anni Settanta. Probabilmente si trattava di un monopolio pubblico, che assumeva ingegneri e specialisti tecnici, offrendo stipendi tipici del settore pubblico. I suoi funzionari erano scarsamente conosciuti dal pubblico al di fuori dei livelli più alti. Per definizione, quindi, chi era interessato principalmente al denaro e all’autocompiacimento avrebbe cercato un lavoro altrove. L’alta dirigenza sarebbe stata selezionata tra coloro che erano bravi ingegneri e manager, magari con un’aggiunta di nominati politici ai vertici. Non c’era bisogno di impressionare il pubblico e i contribuenti con l’immagine e la pubblicità: ciò che contava era l'”efficienza” di Bagehot, cioè la fornitura di energia.

Al giorno d’oggi queste aziende sono state per lo più privatizzate, in tutto o in parte, o per lo meno trasformate in simulacri di aziende private. In molti casi, sono costrette a competere tra di loro, cosa che fanno attraverso campagne di marketing e una miriade di offerte speciali indecifrabili e spesso mendaci. Spesso è impossibile sapere con esattezza chi sia il vero proprietario del proprio fornitore di servizi, e in effetti (dato che poche persone riescono a vivere senza elettricità) la parte “efficiente” del lavoro dell’organizzazione non ha molta importanza per i responsabili. I clienti possono, in teoria, cambiare il proprio fornitore (che in molti Paesi è comunque solo un rivenditore), ma senza alcuna garanzia di un servizio migliore. Gli sforzi si concentrano quindi sulla componente “dignitosa” di Bagehot, impressionando i giornalisti finanziari e il mercato azionario, e attirando e poi accalappiando i clienti. Dato che la concorrenza reale nella produzione di energia elettrica nella stessa area è di fatto impossibile, la concorrenza diventa quindi del tutto virtuale, dove la massificazione dei risultati finanziari è l’attività principale della maggior parte delle aziende.

Quanto detto non sarebbe controverso, ma vale la pena di considerare alcune conseguenze per le persone che lavorano in queste organizzazioni e che potrebbero esserne attratte. In primo luogo, le priorità sono di tipo finanziario, piuttosto che reale, il che significa che inevitabilmente coloro che salgono ai vertici sono quelli più bravi a massificare le cifre. (Ciò significa anche che gli esperti tecnici saranno sottovalutati e spesso emarginati, con una corrispondente riduzione della capacità dell’organizzazione di fare ciò che dovrebbe fare (tornerò su questo punto). Così, ad esempio, sembra che la Boeing abbia semplicemente perso la capacità tecnica di produrre aerei sicuri e affidabili, e che l’industria della difesa occidentale non sia più in grado di produrre attrezzature affidabili. .

A sua volta, ovviamente, la messaggistica di un’organizzazione di questo tipo attrae in modo sproporzionato il tipo sbagliato di individui: quelli che associano il successo al denaro, al potere e allo status. È ormai assodato che i ranghi più alti di gran parte del settore privato sono occupati da sociopatici, spinti principalmente dalla gratificazione dell’ego, e che quindi usano essenzialmente l’organizzazione per cui lavorano, e le persone che lavorano per loro, come strumenti per soddisfare i propri desideri. Tali organizzazioni attraggono necessariamente un gran numero di queste persone, interessate a ciò che possono saccheggiare, ma prive di particolari capacità gestionali o strategiche che compensino la loro mancanza di conoscenze tecniche. Anzi, probabilmente non considerano tali competenze importanti. Ma ciò che possiedono sono quelle che Bagehot avrebbe definito credenziali “dignitose”: spesso MBA. Un po’ come la tessera del Partito Comunista, queste sono un distintivo di ingresso in un’organizzazione e un aiuto per la promozione, ma non dicono nulla sulle reali capacità della persona che porta la tessera (o il certificato) di svolgere correttamente il lavoro.

Ma questo spiega anche la disastrosa riduzione delle capacità nel settore pubblico e in politica? In parte sì. La trasformazione della politica in un’attività puramente tecnocratica, la cosiddetta depoliticizzazione della politica, ha lasciato i politici senza un’adeguata base ideologica su cui costruire una posizione politica, e ancor meno un partito. Così la politica si è trasformata in marketing, e individui e gruppi cercano di promuoversi a segmenti di mercato, nello stesso modo in cui le aziende private cercano di venderli. Quando un programma politico consiste solo nell’accattivarsi i favori dei sostenitori più accaniti, non c’è molto spazio per altro, se non per il conflitto personale e l’ambizione sociopatica dilagante. Naturalmente i politici sono sempre stati ambiziosi e non bisogna idealizzare il passato, ma è vero che in molti Paesi i politici potevano, e lo facevano, trascorrere anni nei loro Parlamenti rappresentando il loro collegio elettorale (spesso quello in cui erano nati) e cercando di promuoverne gli interessi, senza necessariamente ambire ad alte cariche. Oggi, nella maggior parte dei Paesi occidentali, solo la vecchia generazione di politici è così. Nella maggior parte dei Paesi, un periodo in politica è comunque solo una preparazione al passaggio al settore privato per guadagnare molti soldi.

Per illustrare il tutto con un esempio reale, lasciatemi raccontare una storia di eventi recenti in Francia. All’inizio del nuovo anno, l’adolescente Gabriel Attal è stato nominato Primo Ministro, in sostituzione di Elisabeth Borne, priva di carisma. Questo fatto ha sorpreso molte persone, perché il primo incarico ministeriale, quello dell’Istruzione, era stato assunto solo da pochi mesi e si tratta di un ministero di alto profilo, dato il suo ruolo storico nell’inculcare i valori repubblicani, e controverso, dato che in passato gli insegnanti erano la spina dorsale del Partito socialista (RIP). Attal è stato scelto, e non me lo sto inventando, perché era giovane, bello, e sarebbe stato il volto pubblico della coalizione di Macron contro il giovane, bello, Jordan Bardella, il No2 di Le Pen, nelle prossime elezioni europee, locali e regionali che si prevede martellino la coalizione di Macron. Posso vedere Bagehot annuire da qui.

Ma questo ha lasciato un posto vacante all’Istruzione. Il posto è stato occupato dalla splendida Amélie Oudéa-Castéra, amica di Macron da quando frequentavano insieme l’École nationale d’administration, ex campionessa di tennis e ministro dello Sport e della Gioventù, nonché responsabile delle Olimpiadi del 2024. E in una coda davvero bizzarra, è stato deciso che avrebbe mantenuto tutte queste responsabilità, oltre a occuparsi di Educazione nel tempo libero. Anche alcuni media hanno pensato che questo fosse un po’ strano, perché, dopo tutto, c’era molto da fare per lei, e le poche settimane in cui ha ricoperto l’incarico sono state segnate da furiose polemiche mediatiche. Se si conosce il sistema educativo francese, si potrebbe immaginare che si trattava di cose come il declino catastrofico degli standard di alfabetizzazione e di calcolo, gli enormi problemi di reclutamento e di mantenimento degli insegnanti, soprattutto nelle aree più povere, l’incapacità di trovare insegnanti qualificati in scienze e matematica, l’incapacità dei datori di lavoro di assumere persone in grado di leggere e scrivere, la violenza e le intimidazioni contro gli insegnanti da parte di islamisti e altri. Ma no, si trattava di lei che aveva mandato i suoi tre figli in una scuola cattolica altamente selettiva e socialmente conservatrice di Parigi, su cui il suo stesso Ministero stava indagando, e poi aveva mentito sul perché l’avesse fatto. Dopo un mese di aspre polemiche, in cui nessuno ha menzionato una sola questione politica sostanziale, la signora è stata cacciata in modo sommario (vale la pena notare che sia lei che Attal erano tecnocrati che non erano mai stati eletti, come del resto Macron prima del 2017). Per chi ha lavorato al governo è stato come assistere a un incidente d’auto al rallentatore: come può un politico essere così dilettante da non essere nemmeno in grado di mentire in modo convincente, oltre che di dire bugie che verrebbero rapidamente scoperte? Ma, se si vive secondo la logica della “dignità”, si muore anche per essa.

Questo contribuisce a spiegare, credo, la terrificante confusione della reazione occidentale all’Ucraina. I politici occidentali sono arrivati a credere non solo che il controllo narrativo sia essenziale, ma anche che sia tutto ciò che è necessario. Questo ha funzionato, più o meno, in Afghanistan. Ma in Ucraina, con le truppe addestrate dall’Occidente massacrate e le attrezzature occidentali fatte a pezzi, le élite si sono improvvisamente rese conto di ciò che Bagehot avrebbe potuto dire loro: che mentre il controllo della narrazione può “impressionare i molti”, sono comunque necessari strumenti di coercizione per ottenere effettivamente le cose, e l’Occidente, ovviamente, ora non ne ha.

Infine, naturalmente, la pubblica amministrazione prende spunto almeno in parte dalla leadership politica. I ministri con programmi e l’intenzione di attuarli saranno popolari tra i loro collaboratori. Ma i ministri interessati solo all’immagine e alla pubblicità, non disposti a prendere decisioni per paura di offendere qualcuno, che visitano chiaramente la vita politica per ottenere più soldi, e ossessionati dal potere e dallo status, allontanano le persone valide. Più queste persone si circondano di “consiglieri” carrieristi, il cui futuro è legato a quello del loro capo, più il personale permanente diventa demotivato. E quando il compito principale dei funzionari permanenti è quello di far fare bella figura al Ministro, il tipo di persona che arriva ai vertici non è quasi certamente la più competente.

Lasciamo per un momento da parte Bagehot, perché voglio fare uso di un paio di concetti discussi da qualcuno che ha pensato a questi problemi diverse migliaia di anni prima di Bagehot. Si tratta di Aristotele, ma non preoccupatevi, si tratta di un discorso innocuo e non minaccioso. Voglio usare due dei concetti citati nella sua opera come punti di partenza per il resto del saggio. Entrambi questi concetti hanno suscitato una miriade di commenti: in questa sede, voglio solo utilizzarli come spunto.

Il primo è il concetto di aretḗ, generalmente tradotto come “eccellenza”, o la qualità di essere bravi, o addirittura eccezionali in qualcosa. Sembra che sia stato spesso usato nel senso di “realizzare il proprio potenziale” (in alcuni contesti viene anche tradotto come “virtù”, ma nel vecchio senso del latino virtus che significa “potente”). L’esempio classico è Achille, che dimostra alla perfezione gli aretḗ del guerriero: coraggio, abilità marziale e morte eroica. Le cose inanimate possono avere l’aretḗ (l’esempio classico è un coltello che taglia bene), ma gli esseri umani, a differenza dei coltelli, non hanno questa virtù intrinseca. Devono sforzarsi di coltivarla, sia che si tratti di un sovrano o di un negoziante, di un poeta o di un contadino.

Consideriamo ora un esempio pratico. Come definireste un medico “eccellente”? E l’eccellenza è la stessa cosa del successo? La maggior parte delle persone direbbe di no. Direbbero che un medico eccellente merita di avere successo, ma che non si può presumere che un medico di successo (diciamo uno molto pagato e che gode di grande prestigio sociale e professionale) sia necessariamente eccellente. Eppure la nostra società incoraggia proprio questa visione. Così, ad esempio, lo scienziato che appare in TV, scrive un best-seller, sfrutta il suo staff di ricerca e riesce a far apparire il suo nome su documenti a cui non ha contribuito, non solo è un “successo” nei nostri termini; quella persona viene poi considerata come una fonte di conoscenza e di saggezza, anche se gli scienziati più “eccellenti” (più saggi e più competenti) vengono ignorati.

Ma c’è di peggio. Collegata alla parola aretḗ in greco c’è la parola aristos, solitamente tradotta come “il migliore”. Almeno in teoria, i Greci facevano parte di quell’ampio consenso storico che credeva che “le persone migliori” (aristoi) dovessero governare, perché, come molti altri, vedevano il governare con saggezza come una competenza che richiedeva lo sviluppo del carattere oltre a quelle che oggi definiremmo abilità politiche. Qualunque cosa si pensi di questa idea, è chiaro che la nostra società moderna l’ha completamente invertita. I ricchi, i potenti e i vincenti di oggi non possono accettare che l’avidità, l’ambizione e la pura fortuna abbiano giocato un ruolo importante nel loro successo e si attribuiscono qualità di saggezza e intuizione che non possiedono. Un sistema mediatico e politico sicofante pende dalle loro labbra come se avessero qualcosa di valore da dire. E naturalmente la convinzione di essere arrivati in cima per merito manda un messaggio su cosa sia il successo, su cosa sia l’eccellenza e su cosa le persone dovrebbero apprezzare nella loro vita, come ha notato Michael Sandel. Le grandi riforme istituzionali del XIX secolo hanno inaugurato un periodo in cui i governi occidentali (e anche il settore privato) hanno cercato di fare dell’eccellenza il criterio principale per l’assunzione e l’avanzamento, sostituendo il sistema personalizzato e aristocratico in cui le persone venivano nominate in base a chi erano, a chi conoscevano e soprattutto alle credenziali aristocratiche che avevano. Ora stiamo tornando indietro, sembra, con l’odierna PMC, dotata di credenziali e presumibilmente “meritocratica”, che sta diventando una nuova classe aristocratica, con tutte le pretese di quella vecchia, ma senza la sua cultura.

Questo è, a mio avviso, uno dei motivi principali del Paradosso della Diversità. Mentre in teoria il bacino di potenziali reclute si è molto allargato, in pratica i messaggi inviati dalle persone “di successo” oggi equivalgono a un incitamento subliminale a una nuova generazione di aspiranti sociopatici, concentrati sulla gratificazione narcisistica dell’ego e sul soddisfacimento della brama di potere e di denaro, e scoraggiano molte persone “eccellenti” dall’entrare in un’organizzazione o dalla politica, perché giudicano, comprensibilmente, che non vorrebbero lavorare in un ambiente del genere, né sono interessati a combattere battaglie politiche per ottenere più status e ancora più denaro. E questo vale per tutti, a prescindere dalla pigmentazione della pelle, dalle disposizioni genitali o da qualsiasi altra cosa. I sociopatici sono sociopatici, e in generale i sociopatici sono pessimi manager e pessimi nel loro lavoro. Le uniche abilità che possiedono sono quelle legate al successo personale. Così, le organizzazioni e i sistemi politici falliscono.

La prevalenza della convinzione che il successo debba essere misurato attraverso il raggiungimento del potere, del denaro e dello status formale, spiega una serie di caratteristiche sconcertanti della politica e della società occidentali. Questa visione non è, in pratica, affatto universale, ma è in gran parte una razionalizzazione da parte del tipo di sociopatici descritti sopra, che, a prescindere dal loro “successo” mondano, sono dei falliti come esseri umani. Questi obiettivi, e l’aggressività e l’ambizione che li accompagnano, tendono a essere codificati dalla nostra società come “maschili”, anche se in pratica la maggior parte degli uomini non li condivide e solo una piccola percentuale, anche nella nostra società sottoposta a lavaggio del cervello, è disposta a lavorare aggressivamente solo per la ricchezza e il potere. È curioso, quindi, che le femministe abbiano definito il “successo” assumendo acriticamente tali obiettivi maschili come loro obiettivo, oltre a imitare tutte le peggiori caricature del comportamento maschile. Una donna che fa bene il politico o il gestore di un fondo speculativo è considerata un “successo” nel senso in cui non lo è un’eccellente preside o un medico di famiglia, il che indica certamente un particolare senso delle priorità.

Ma c’è anche una grande confusione su cosa siano effettivamente il potere e l’influenza e su come funzionino. Secondo la tradizione della scienza politica americana, il potere è visto come un fenomeno puramente formale, oggettivo e quantitativo, misurato in base alle dimensioni del vostro ufficio e al vostro stipendio, al numero di persone che lavorano per voi, alla vostra anzianità nell’organizzazione, a quanto spesso ottenete e a quanto gridate alle riunioni. Ma chiunque abbia lavorato in organizzazioni di qualsiasi dimensione sa che il potere, nel senso di ottenere il risultato desiderato, funziona molto raramente in questo modo. Avrò partecipato a centinaia di riunioni con persone potenti nella mia vita, e spesso ho ottenuto ciò che volevo, senza dover urlare. Ma poiché il liberalismo è ossessionato esclusivamente da descrizioni formali e quantitative del potere, il nostro sistema incoraggia il perseguimento di questi orpelli, piuttosto che l’influenza reale e la capacità di ottenere risultati. Non importa quanto sia diversificata un’organizzazione: se i suoi vertici passano tutto il tempo a urlarsi addosso e a fare stupidi giochi di status, non si otterrà nulla. Questo vale a tutti i livelli: tutti sanno che in qualsiasi sistema politico coloro che hanno il più alto status formale e il più alto potere formale non sono necessariamente i più influenti. Ma la nostra cultura continua a essere ossessionata dalla facciata del potere formale, perché è quantitativo, facile da capire e da misurare. Ma più viene perseguito come obiettivo in qualsiasi struttura, peggiore sarà il funzionamento complessivo di quella struttura.

Infine, vorrei invocare un’altra parola usata da Aristotele: “telos”, solitamente tradotta come “scopo” o “fine”, e da cui si ricava “teleologico”, cioè diretto verso un fine. Negli scritti greci sull’etica, telos è l’obiettivo finale a cui la vita dovrebbe essere diretta, spesso la felicità (eudaemonia), e nella biologia di Aristotele si riferisce allo scopo di un organo o di una capacità nell’insieme: il telos di un occhio è la vista, per esempio. Qui voglio usarlo per porre due domande: qual è lo scopo di un’organizzazione o di una struttura e quali dovrebbero essere i fini a cui dovrebbe essere indirizzata la vita di coloro che ne fanno parte?

Dobbiamo ovviamente accettare il fatto che, in una società complessa, le organizzazioni e le strutture devono servire contemporaneamente diversi scopi. Questi scopi possono non essere del tutto compatibili tra loro, ma almeno non dovrebbero essere in diretta opposizione. Questo è più facile da capire nel settore pubblico, quindi cominciamo da lì. Un esercito, ad esempio, ha lo scopo primario di fornire la forza o la minaccia della forza a sostegno della politica del governo (analogo al ruolo “efficiente” di Bagehot) e ha il secondo scopo di essere una parte visibile dello Stato. Questo include compiti cerimoniali e di rappresentanza, l’obbedienza alla legge (compresa la legge sui conflitti armati) e l’agire come strumento di politica estera e interna (più vicino a ciò che Bagehot descriverebbe come funzioni “dignitose”). Infine, l’Esercito è un’illustrazione della politica generale del governo per il settore pubblico e la società attraverso, ad esempio, l’inclusione delle minoranze, i metodi di reclutamento e le opportunità di carriera per i suoi membri. Ma è importante rendersi conto che si tratta di una gerarchia: il telos di un esercito è quello di essere in grado di condurre operazioni militari. Se non è in grado di farlo, tutto il resto non conta, tranne il turismo e le conferenze sui diritti umani. Eppure è abbastanza chiaro che la maggior parte dei militari occidentali non è in grado di svolgere efficacemente questo compito, perché non si è prestata sufficiente attenzione a quale sia il loro telos. La situazione è simile per un servizio sanitario: non importa quante pratiche di gestione moderna abbia introdotto, quanta tecnologia informatica abbia, quanto siano qualificati e ben pagati i suoi dirigenti, o quanto sia ampio il reclutamento del personale, fallirà se non è in grado di fornire assistenza medica, che è il suo telos. Lo stesso vale per l’istruzione, i trasporti o qualsiasi altra funzione governativa.

Nel settore privato le cose possono sembrare più complicate, ma in realtà non lo sono. Il telos di un’azienda privata è fornire ai clienti beni o servizi che essi vogliono acquistare, a prezzi che sono disposti a pagare. Oggi, naturalmente, è più probabile che si senta dire che lo scopo di un’azienda è fare soldi per i suoi azionisti, ma un attimo di riflessione suggerisce che è una sciocchezza. È possibile fare soldi solo come risultato di un’attività, anche se si tratta di una semplice rapina in banca o di una frode. Fare soldi è chiaramente essenziale per la sopravvivenza dell’azienda, ma è il secondo scopo, non il primo: un risultato, non l’obiettivo principale. Un’azienda che persegue il profitto escludendo il suo scopo principale cessa presto di essere un’azienda. Sì, è vero che le aziende possono ottenere grandi profitti attraverso pratiche subdole, abuso di posizione di mercato, esclusione dei concorrenti, eccetera, ma deve comunque esserci un’attività economica in corso. (Micro$oft almeno produceva software, anche se la maggior parte di esso era scadente). Quindi il telos di una banca è quello di prendersi cura del denaro delle persone e di fornire prestiti e servizi finanziari. Le banche che sono crollate, o quasi, nel 2008, lo avevano semplicemente dimenticato.

Ci sono conseguenze importanti anche per chi lavora, o potrebbe lavorare, in organizzazioni che hanno dimenticato qual è il loro telos. Coloro che saranno favoriti o promossi saranno quelli che sapranno svolgere le parti delle funzioni dell’organizzazione che sono più in voga e più apprezzate dai suoi leader. Massaggiare i risultati finanziari, far fare bella figura ai ministri, manipolare le statistiche sui tempi di attesa negli ospedali o fare da portavoce autorevole della leadership politica e dire cose a cui non si crede, sono più importanti per il proprio futuro che fare un buon lavoro. Un Capo della Difesa che sorride e dice ai media che naturalmente può fare tutto con niente, o che l’ultima folle iniziativa sulla diversità è una buona cosa, se la caverà bene. Chi parla con franchezza sarà spinto alla pensione, e naturalmente questo agirà come un segnale per tutti coloro che cercheranno posizioni di responsabilità in futuro.

In effetti, le organizzazioni di ogni tipo sono essenzialmente tornate al modello preottocentesco di predazione e parassitismo, in cui lo Stato (e oggigiorno le aziende private) sono lì solo per essere sfruttate e saccheggiate. Si sceglie la propria carriera in base ai benefici che ci si può aspettare e si organizza la propria vita professionale per massimizzarli. Si dicono e si fanno le cose giuste per assicurarsi un avanzamento e, a tempo debito, si collabora con altri in posizioni di potere per saccheggiare il sistema e passare oltre. I vantaggi possono essere finanziari, ma anche di status e di percezione, e in effetti la vostra prima carriera – ad esempio nel settore pubblico – potrebbe essere solo una preparazione per una molto più redditizia altrove.

Aristotele avrebbe detto che questo è un tradimento del telos dell’essere umano, che è la felicità attraverso una vita virtuosa. Se oggi questo suona incredibilmente pittoresco, e se in qualsiasi organizzazione ci sono sempre state e sempre ci saranno persone avide e ambiziose, è pur vero che oggi questo comportamento è ufficialmente riconosciuto e ci si aspetta che sia la norma. Ma è semplicemente impossibile per qualsiasi organizzazione funzionare efficacemente in queste condizioni.

E forse è impossibile anche per una società funzionare in questo modo. Ho commentato molte volte come la nostra società occidentale contemporanea sia basata sulla gratificazione dell’ego e sulla soddisfazione di desideri narcisistici. La società, e in effetti le altre persone, sono solo da saccheggiare per il nostro beneficio emotivo e finanziario. Le scuole e le università esistono solo per darci competenze che ci aiutino a diventare ricchi. I governi esistono solo per fornirci cose che rivendichiamo come “diritti”. Cerchiamo di costringere le istituzioni e le aziende ad agire e parlare in modi che riteniamo gradevoli, riflettendo i continui cambiamenti negli equilibri di potere nelle nostre società, indipendentemente dalle loro reali funzioni e obiettivi. Tutta la vita diventa una competizione per estrarre il massimo beneficio dagli altri, anche se loro cercano di estrarre il massimo beneficio da noi. E questo sembra inquinare anche le relazioni personali: non si può vivere con una lista della spesa di caratteristiche che si richiedono agli altri per soddisfare i propri bisogni emotivi. Come minimo bisogna riflettere seriamente su quale sia il proprio contributo. Le conseguenze del dimenticare il telos degli esseri umani e del considerarli solo come meccanismi per facilitare la soddisfazione emotiva sono evidenti ovunque.

Alla fine, si scopre che le istituzioni e i sistemi politici funzionano meglio quando perseguono i loro scopi fondamentali e quando impiegano persone eccellenti e le incoraggiano a essere eccellenti. Il fatto che questa visione appaia oggi radicale, piuttosto che ovvia, è il risultato della costante acquisizione di potere da parte di forze esterne – amministratori, MBA, media, ONG – e delle tendenze sociali che hanno trasformato la nostra società da produttrice a consumatrice, anche reciprocamente. Eppure, alla fine, tutti sanno che gli amministratori non possono insegnare, i manager non possono fornire cure mediche, gli MBA non possono costruire cose nelle fabbriche, i tecnologi dell’informazione non possono trasmettere la conoscenza, indipendentemente da quanto siano pagati. (Quanti MBA ci vogliono per portare un bambino malato in ospedale? Nessuno: non ci sono soldi). Quindi le nostre organizzazioni continueranno a declinare, i nostri servizi cadranno a pezzi e le nostre fabbriche chiuderanno, mentre i saccheggiatori del sistema prenderanno sempre di più da ciò che resta. Mi piacerebbe pensare che a un certo punto potremmo riscoprire cose come l’eccellenza e lo scopo, ma temo che potrebbe essere molto tardi prima che ciò accada.

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

Stati Uniti! Ambizioni soppresse, ambizioni represse_Con Gianfranco Campa

Con l’avvio delle primarie è iniziato il torneo elettorale che porterà, a novembre prossimo, all’elezione del prossimo presidente statunitense. Nella girandola di comparse, vere e proprie meteore di luce riflessa, destinate a scomparire malinconicamente, rimangono fissi nel cielo, come previsto, due astri secondo i dettami della cosmologia aristotelica. L’uno, Trump, bersaglio ambito da impallinare ad opera di predatori sempre più rabbiosi, ma sempre sfuggente; l’altro, Biden, predestinato per volontà superiore all’investitura, ma destinato a spegnersi tra i fumi della mente prima di raggiungere la meta. Si attende il momento propizio per far uscire dal cilindro il coniglio, o la coniglietta in grado di incantare con le buone o le cattive la platea. Una platea, però, che in gran parte ha scoperto il trucco, troppe volte ripetuto, troppe volte esibito con eccessiva sicumera. Non è detto che questa volta il gioco si riesca a ricomporre o il pubblico si contenti a faccia finta di chiudere gli occhi. Sarà un anno cruciale; di speranze, poche, di dolore, tanto. Ascoltate con attenzione Gianfranco Campa. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

https://rumble.com/v4ewkwc-stati-uniti-ambizioni-soppresse-ambizioni-represse-con-gianfranco-campa.html

La tragica morte di un traditore, di Scott Ritter

La tragica morte di un traditore

Prima parte: le origini

Alexei Navalny sotto arresto

Alexei Navalny, figura dell’opposizione politica russa la cui popolarità in Occidente superava di gran lunga il suo sostegno in Russia, è morto mentre era rinchiuso in una prigione russa. Stava scontando una condanna complessiva a 30 anni e mezzo per frode ed estremismo politico, accuse che Navalny e i suoi sostenitori sostengono essere poco più che accuse inventate per mettere a tacere un uomo che negli ultimi anni era emerso come il critico russo più esplicito del presidente russo Vladimir Putin.

Secondo una dichiarazione rilasciata dal Servizio penitenziario federale russo, “il 16 febbraio 2024, nella colonia penale numero 3, il detenuto Alexei Navalny si è sentito male dopo una passeggiata, perdendo quasi subito conoscenza. Il personale medico dell’istituto è arrivato immediatamente ed è stata chiamata un’ambulanza. Sono state eseguite tutte le misure di rianimazione necessarie, che non hanno dato risultati positivi. I medici dell’ambulanza hanno constatato il decesso del detenuto. Le cause del decesso sono in corso di accertamento”.

Alexei Navalny aveva 47 anni al momento della morte. Ha lasciato la moglie Yulia e due figli.

Navalny stava scontando la sua pena nella colonia carceraria IK-3 di Kharp, un insediamento nel distretto autonomo di Yamal-Nenets a circa 2.000 chilometri a nord-est di Mosca, una delle prigioni più remote della Russia con una reputazione di austerità e – secondo i detenuti che vi hanno scontato la pena – di brutalità.

Scott Ritter discuterà questo articolo in Ep. 136 di Ask the Inspector.

La morte di Navalny è stata ampiamente condannata in Occidente, con il presidente Joe Biden che ha rilasciato una lunga dichiarazione dalla Roosevelt Room della Casa Bianca. Navalny, ha detto Biden, “si è opposto coraggiosamente alla corruzione, alla violenza e… a tutte le cose cattive che il governo Putin stava facendo. In risposta, Putin lo ha fatto avvelenare. Lo ha fatto arrestare. Lo ha fatto processare per crimini inventati. Lo ha condannato alla prigione. Lo tenne in isolamento. Ma tutto questo non gli ha impedito di denunciare le bugie di Putin”.

Biden ha osservato che “anche in prigione [Navalny] era una voce potente per la verità, il che è piuttosto sorprendente se ci si pensa. E avrebbe potuto vivere tranquillamente in esilio dopo l’attentato che lo ha colpito nel 2020 e che lo ha quasi ucciso, potrei aggiungere. E… ma lui… era in viaggio fuori dal Paese in quel momento. Invece è tornato in Russia. È tornato in Russia sapendo che probabilmente sarebbe stato imprigionato o addirittura ucciso se avesse continuato il suo lavoro, ma lo ha fatto comunque perché credeva profondamente nel suo Paese, nella Russia”.

Biden ha dato la colpa della morte di Navalny al Presidente russo Vladimir Putin. “Non commettete errori. Putin è responsabile della morte di Navalny. Putin è responsabile. Quello che è successo a Navalny è un’ulteriore prova della brutalità di Putin. Nessuno deve essere ingannato, né in Russia, né in patria, né in nessun’altra parte del mondo”. Navalny, ha detto Biden, “era tante cose che Putin non era. Era coraggioso. Era un uomo di principi. Si dedicava alla costruzione di una Russia in cui esistesse lo Stato di diritto e in cui questo valesse per tutti. Navalny credeva in quella Russia, in quella Russia. Sapeva che era una causa per cui valeva la pena lottare e, ovviamente, anche morire”.

Yulia Navalny alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, February 16, 2024—il giorno della morte di suo marito.

La moglie di Navalny, Yulia Navalnaya, ha affrontato il tema della sua morte prima della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, alla presenza del Vicepresidente Kamala Harris e del Segretario di Stato Antony Blinken. “Voglio che Putin e tutto il suo entourage… gli amici di Putin, il suo governo [sappiano] che dovranno pagare per quello che hanno fatto al nostro Paese, alla mia famiglia e a mio marito. E quel giorno arriverà molto presto”, ha dichiarato, aggiungendo che “Vladimir Putin deve essere ritenuto responsabile di tutti gli orrori che stanno facendo al mio Paese, al nostro Paese – alla Russia”.

Simili manifestazioni di dolore e sostegno sono giunte dai leader e dai media di nazioni storicamente schierate contro la Russia. Navalny, a quanto pare, è stato in grado di raccogliere più consensi alla sua causa da morto di quanti ne potesse raccogliere da vivo.

Navalny è stato elevato quasi a mito come simbolo idealizzato della “democrazia russa”.

Ma la verità è ben diversa.

Alexei Navalny con i genitori e il fratello minore Oleg, a metà degli anni Ottanta.

Navalny è nato il 4 giugno 1976. Suo padre era un ufficiale di carriera dell’esercito sovietico. Secondo la madre di Navalny, il figlio si è radicalizzato ascoltando le conversazioni del marito con altri ufficiali sovietici sul deterioramento delle condizioni dell’Unione Sovietica. Navalny si è laureato in legge presso l’Università dell’Amicizia Popolare di Mosca nel 1998, prima di conseguire un master in economia presso l’Accademia finanziaria statale nel 2001. Durante gli studi, Navalny si è impegnato in politica, entrando a far parte dell’associazione di opposizione liberale, Yabloko, nel 1999.

Yabloko (che in russo significa “mela”) è nata nel 1993 come blocco di voto alla Duma russa che si considerava l’opposizione politica al presidente russo Boris Eltsin. Nel 1995 Yabloko si è trasformato in un’associazione di partiti politici che ha continuato ad opporsi alla presidenza di Eltsin; infatti, nel maggio 1999 (anno in cui Navalny vi ha aderito) l’associazione Yabloko ha votato a favore dell’impeachment di Eltsin (ironia della sorte, visto il suo futuro orientamento politico, il blocco ha anche votato, nell’agosto 1999, a favore della scelta di Vladimir Putin come Primo Ministro). Navalny ha iniziato a fare politica come organizzatore locale in un momento in cui la vita in Russia aveva toccato quasi il fondo: il decennio degli anni ’90 è stato segnato da un massiccio deterioramento delle condizioni di vita dei russi e la corruzione ha caratterizzato quasi ogni aspetto dell’esistenza politica, economica e sociale della Russia. Nel dicembre 2001, Yabloko ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione a registrarsi come partito politico.

La maturazione politica di Navalny è avvenuta in un periodo in cui le istituzioni democratiche russe erano quasi esclusivamente organizzate e finanziate da istituzioni occidentali. Il Dipartimento di Stato americano, ad esempio, ha condotto quello che ha chiamato “programma di assistenza alla democrazia”, la cui missione era “capitalizzare l’opportunità storica di costruire la democrazia al posto di un sistema comunista centralizzato” creando e alimentando “l’intera gamma di istituzioni, processi e valori democratici” in modo da aumentare la “reattività e l’efficacia del governo russo”. Il programma ha fornito sostegno finanziario e manageriale ad “attivisti politici e partiti politici prodemocratici, sindacati pro-riforma, sistemi giudiziari, accademie legali, funzionari del governo e membri dei media”. I programmi di sviluppo dei partiti politici in Russia finanziati dagli Stati Uniti sono stati attuati attraverso le sovvenzioni del National Endowment for Democracy (NED) e dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) al National Democratic Institute (NDI) e all’International Republican Institute (IRI).

Nel 2005, Navalny ha iniziato a collaborare con un’altra attivista politica, Maria Gaidar (figlia dell’ex Primo Ministro Yegor Gaidar e membro del partito politico Unione delle Forze di Destra) per formare una coalizione nota come Alternativa Democratica, o DA. In una dichiarazione rilasciata a funzionari del governo statunitense nel 2005, Maria Gaidar ha ammesso che la maggior parte dei suoi finanziamenti provenivano dalla NED, anche se non ha reso pubblico questo fatto per timore delle conseguenze politiche e legali derivanti dall’essere apertamente affiliata agli Stati Uniti. Un altro beneficiario dei finanziamenti della NED è stato Gary Kasparov, l’ex campione di scacchi diventato attivista politico, che nel 2005 ha formato il Fronte Civile Unito, un’organizzazione dedicata allo smantellamento dell’attuale sistema elettorale in Russia, in modo da poter eleggere una nuova leadership alla Duma e alla presidenza nel ciclo elettorale 2007-2008.

Il periodo 2007-2008 è stato cruciale. Il Presidente russo Vladimir Putin, nominato Presidente da Boris Eltsin la vigilia di Capodanno del 1999 ed eletto Presidente nel marzo del 2000, stava giungendo alla fine del suo secondo mandato presidenziale. La Costituzione russa consente solo due mandati consecutivi come Presidente, quindi Putin non poteva ricandidarsi. Tuttavia, Putin e il suo Partito Russia Unita avevano trovato una soluzione: se il Partito Russia Unita fosse riuscito a mantenere la maggioranza nella Duma russa, Putin sarebbe stato nominato Primo Ministro. L’attuale Primo Ministro, Dmitri Medvedev, si sarebbe poi candidato alla presidenza.

Questo schema, tuttavia, ha aperto la porta, nelle menti dell’opposizione politica russa (e dei loro padroni occidentali), a un cambiamento politico radicale. Se a Russia Unita venisse negata la maggioranza alla Duma, Putin non potrebbe ricoprire la carica di Primo Ministro. E una sconfitta di Russia Unita alle elezioni della Duma del dicembre 2007 potrebbe spianare la strada a una sconfitta simile alle elezioni presidenziali del marzo 2008. Per Kasparov, Gaidar, Navalny e altri leader dell’opposizione, questa era un’opportunità per porre fine a quello che consideravano il governo autocratico di Vladimir Putin.

Gary Kasparov and Alexei Navalny alla “Marcia del Dissenso” del marzo 2006.

Anche i promotori della “riforma democratica” (cioè del cambio di regime) del Dipartimento di Stato ritenevano che questa fosse un’opportunità unica di cambiamento. Le “rivoluzioni colorate” finanziate dagli Stati Uniti avevano già spazzato via i governi autocratici in Serbia, Ucraina e Georgia. La speranza era che una “rivoluzione” simile potesse essere organizzata in Russia. Uno degli elementi chiave per far sì che ciò avvenisse era assicurarsi che i gruppi di opposizione ricevessero i finanziamenti necessari per la loro formazione e organizzazione. Oltre alla NED e alle sue due affiliate, la NDI e l’IRI, il denaro è stato inviato a varie ONG e a individui russi in modo occulto, utilizzando la CIA e i servizi segreti britannici (SIS).

La CIA è stata anche coinvolta nell’identificazione, nell’addestramento, nel reclutamento e nella gestione di dissidenti politici russi che potessero contribuire all’attuazione della strategia americana di cambio di regime che mirava a Putin e al suo partito Russia Unita per il ciclo elettorale 2007-2008. Uno di questi dissidenti era una giornalista russa di nome Yevgenia Albats.

Albats si è laureata in giornalismo all’Università di Stato di Mosca nel 1980. Ha ricevuto una borsa di studio Alfred Friendly che l’ha vista assegnata al Chicago Tribune come giornalista ospite nel 1990. Dopo aver vinto una prestigiosa borsa di studio Nieman, Albats ha trascorso il 1993 all’Università di Harvard, dove ha trascorso due semestri “seguendo le lezioni di alcuni dei più grandi pensatori dell’università, partecipando agli eventi Nieman e collaborando con i suoi colleghi”.

Yevgenia Albats, Mosca, 2006.

La Direzione delle Operazioni della CIA, responsabile della raccolta di informazioni clandestine, gestisce la cosiddetta National Resources Division (NRD). La NRD è responsabile delle attività di raccolta di informazioni umane della CIA all’interno degli Stati Uniti. La NRD ha due programmi principali. Il primo prevede il debriefing volontario di cittadini statunitensi, soprattutto uomini d’affari, che si recano in destinazioni di interesse a cui la CIA potrebbe altrimenti avere difficoltà ad accedere.

Il secondo prevede la valutazione e lo sviluppo di stranieri sul territorio statunitense – studenti, professori in visita, uomini d’affari, eccetera – per un eventuale reclutamento da parte della CIA. L’NRD intrattiene rapporti con le principali università, come Harvard, che ospitano borse di studio e conferenze prestigiose in grado di attirare talenti stranieri in ascesa. Albats era stata inserita nel radar della CIA grazie alla sua borsa di studio Alfred Friendly. Mentre si trovava ad Harvard, non c’è dubbio che sia stata ulteriormente preparata, forse senza che lei se ne rendesse conto.

Albats sarebbe tornata a Cambridge nel 2000, dove ha studiato per il suo dottorato. Una delle sue aree di specializzazione era quella che lei chiamava “organizzazioni di base”. Albats ha trascorso l’anno accademico 2003-2004 insegnando all’Università di Yale, dove ha avuto modo di conoscere il Maurice R. Greenberg World Fellows Program, un programma residenziale di quattro mesi a tempo pieno basato sull’International Leadership Center di Yale e ospitato all’interno della Jackson School of Global Affairs. Il programma si svolge ogni anno da metà agosto a metà dicembre e riunisce leader emergenti da tutto il mondo: in breve, i bersagli perfetti per la valutazione e l’addestramento da parte dei funzionari della NRD.

Il suo relatore di tesi ad Harvard era Timothy Colton, professore di governo e studi russi. Colton era specializzato nelle complessità delle elezioni russe. L’anno in cui Albats arrivò ad Harvard, Colton pubblicò un libro, Transitional Citizens: Voters and What Influences Them in the New Russia, e mentre Albats preparava la sua tesi, Colton, insieme a Michael McFaul, un professore di Stanford che aveva contribuito a portare Boris Eltsin al potere negli anni ’90 (e che sarebbe diventato il principale esperto di Russia del presidente Barack Obama, prima nel Consiglio di sicurezza nazionale e poi come ambasciatore degli Stati Uniti in Russia), ha collaborato a un secondo libro, Popular Choice and Managed Democracy: The Russian Elections of 1999 and 2000.

Lavorando con Colton, la cui ricerca era stata pesantemente sovvenzionata dal Dipartimento di Stato attraverso il National Council for Eurasian and East European Research, Albats si è concentrata sui modi per sfruttare il nazionalismo in Russia da una prospettiva elettorale. L’autrice distingueva tra quello che definiva nazionalismo imperiale e nazionalismo etnico: il nazionalismo imperiale era di competenza dello Stato e come tale andava contrastato. Il nazionalismo etnico, invece, non era considerato pericoloso da Albats, soprattutto in una società politicamente non strutturata come quella russa, dove c’era una tendenza naturale a unirsi su base etnica.

Albats è tornata in Russia nel 2004, dopo aver difeso con successo la sua tesi di dottorato in scienze politiche. Una delle prime cose che Albats ha fatto è stata quella di trasformare il suo appartamento di Mosca in un salotto di scienze politiche, dove ha riunito giovani attivisti allo scopo di organizzarli in entità politicamente valide in grado di influenzare le imminenti elezioni russe del 2007-2008.

Uno di questi giovani attivisti da lei attirati era Alexei Navalny.

Le sedute del salotto politico gestito da Albats, iniziate nel 2004, hanno contribuito a far incontrare Navalny con Maria Gaidar e hanno portato alla creazione dell’organizzazione Alternativa Democratica, nonché di Gary Kasparov (un altro membro della scena del salotto di Albats) e del suo movimento Fronte Civile Unito. Uno degli obiettivi del salotto era cercare di trovare un modo per ricreare in Russia il tipo di movimento giovanile che era stato creato nel 2004 in Ucraina e che aveva contribuito alla cosiddetta Rivoluzione Arancione, che aveva impedito a Viktor Yanukovich di diventare presidente. Questo movimento, Pora, ha svolto un ruolo essenziale nella mobilitazione dell’opposizione a Yanukovich. Albats e il suo team di aspiranti scienziati politici hanno concepito un equivalente russo, chiamato Oborona, o “difesa”. La speranza di Albats, Gaidar, Kasparov e Navalny era che Oborona potesse servire da impulso alla mobilitazione della gioventù russa per spodestare Vladimir Putin dal potere.

Mentre Albats lavorava per organizzare il dissenso politico in Russia, le fondamenta del sostegno occidentale su cui si basava l’opposizione politica russa, ossia i finanziamenti forniti da organizzazioni non governative (ONG) come la NED, sono state smascherate come poco più che un veicolo per la canalizzazione di servizi segreti stranieri illeciti. Nell’inverno 2005-2006, il Servizio di Sicurezza Federale russo (FSB) ha smantellato un sofisticato giro gestito dall’Ambasciata britannica che coinvolgeva la cosiddetta “roccia delle spie” – una sofisticata piattaforma di comunicazione digitale camuffata da roccia – che permetteva alle spie britanniche di comunicare con i loro agenti russi senza doverli mai incontrare.

L’agente russo passava vicino alla “roccia” e, usando un dispositivo di comunicazione portatile come un Blackberry, scaricava un messaggio elettronico su un server contenuto nella roccia. Le spie britanniche si sarebbero poi avvicinate alla roccia e, utilizzando lo stesso tipo di dispositivo, avrebbero caricato il messaggio sul proprio dispositivo. Lo schema è stato scoperto quando una spia britannica, non riuscendo a recuperare il messaggio, si è avvicinata alla roccia e le ha dato qualche calcio per vedere se il sistema funzionava. Ciò ha attirato l’attenzione degli agenti dell’FSB che lo seguivano, il che ha portato al sequestro della pietra e alla sua valutazione. Un cittadino russo, che si dice sia impiegato in un impianto industriale militare sensibile, è stato arrestato.

La “Roccia delle Spie”, utilizzata dagli agenti dei servizi segreti britannici per comunicare segretamente con gli agenti russi.

Ma l’aspetto più sorprendente dei dati recuperati dalla “roccia delle spie” era il fatto che almeno una delle spie britanniche usava il dispositivo per trasmettere informazioni su come varie ONG potessero accedere ai fondi segreti forniti dal governo britannico. Le persone delle ONG in questione, che avevano ricevuto dispositivi simili a quelli usati dai loro padroni britannici, scaricavano queste istruzioni dalla “roccia”. Sulla base delle informazioni raccolte dal server catturato, l’FSB è stato in grado di informare la leadership russa sulle specifiche ONG coinvolte in queste transazioni illecite. Complessivamente, 12 ONG russe – tra cui il Comitato contro la tortura, il Centro per lo sviluppo della democrazia, la Fondazione Eurasia e il Gruppo Helsinki di Mosca – sono state identificate come destinatarie dei fondi illeciti, che erano amministrati come parte del Fondo per le opportunità globali del Ministero degli Esteri britannico.

All’indomani dello scandalo della “roccia delle spie”, il governo russo si è mosso per creare una nuova legge sulle ONG che ha imposto condizioni severe per la registrazione e il funzionamento delle ONG, vietando di fatto a qualsiasi ONG coinvolta nella politica di ricevere finanziamenti stranieri. Sebbene le ONG interessate da questa nuova legge, entrata in vigore nell’aprile 2006, abbiano negato qualsiasi illecito, hanno riconosciuto che l’impatto della legge sarebbe stato quello di soffocare il dissenso prima delle elezioni della Duma del 2007 e della corsa presidenziale del 2008.

Nonostante il giro di vite sulle ONG affiliate al Regno Unito, il “salotto politico” gestito da Albats ha continuato a cercare aggressivamente di coagulare un’opposizione valida in Russia. Spinto da Albats e dalle sue teorie sul potenziale politico del nazionalismo etnico, nel 2007 Navalny ha co-fondato il Movimento di Liberazione Nazionale Russo, un’organizzazione ombrello che ha attirato movimenti ultranazionalisti e di estrema destra. L’ideologia di questi gruppi si spiega forse meglio con gli sforzi di Navalny per cooptarli alla sua causa. In questo periodo Navalny ha realizzato due video per presentare il nuovo partito al grande pubblico russo. Nel primo video Navalny paragonava i musulmani in Russia ai parassiti e terminava sparando a un musulmano con una pistola, dichiarando poi che le pistole stavano ai musulmani come gli scacciamosche e le ciabatte stavano alle mosche e agli scarafaggi. Nel secondo video Navalny paragonava i conflitti interetnici a carie dentali, sottintendendo che l’unica soluzione fosse l’estrazione.

Alexei Navalny in un video del 2007 in cui paragona i musulmani a scarafaggi che dovrebbero essere uccisi.

Navalny è stato cacciato da Yabloko nell’estate del 2007, perché la sua affiliazione al nazionalismo russo di estrema destra era un passo troppo lungo per il partito politico neoliberale. Ma prima della sua uscita, Navalny è riuscito a farsi notare dai suoi sottoscrittori. Nel marzo 2007 Navalny ha partecipato alla cosiddetta “Marcia del Dissenso”, camminando fianco a fianco con uno dei principali organizzatori della protesta, Gary Kasparov.

All’indomani del giro di vite russo sui finanziamenti esteri alle ONG, Kasparov si era rivolto a una rete di oligarchi russi che operavano a Londra e che, in collaborazione con i servizi segreti britannici, finanziavano l’opposizione politica in Russia. Il leader di questo sforzo era l’oligarca russo Boris Berezovsky, che aveva fondato un’organizzazione senza scopo di lucro, la Fondazione Internazionale per le Libertà Civili, che serviva come copertura per realizzare la missione pubblicamente dichiarata da Berezovsky di far cadere Putin “con la forza” o con una rivoluzione incruenta. Berezovsky è stato assistito in questa impresa da una serie di oligarchi russi, tra cui Mikhail Khodorkovsky, il magnate del petrolio che è stato imprigionato con accuse di corruzione nel 2005, ma la cui fondazione, Open Russia, ha continuato a fornire finanziamenti a gruppi di opposizione politica russa come il Fronte Civile Unito di Kasparov; il governatore di San Pietroburgo dell’epoca, Valentina Matviyenko, ha indicato Berezovsky e Khodorkovsky come la fonte del denaro utilizzato per organizzare la “Marcia del Dissenso”.

Anche Gary Kasparov ha notato che la maggior parte del sostegno mediatico alla marcia è stato fornito da Yevgenia Albats attraverso le sue trasmissioni “Eco di San Pietroburgo”.

L’influenza di Albats su Navalny era evidente. Più tardi, quando ha spiegato perché aveva abbracciato il nazionalismo di destra, la risposta di Navalny sembrava essere stata presa dalla tesi di dottorato di Albats ad Harvard. “La mia idea è che bisogna comunicare con i nazionalisti ed educarli”, ha detto Navalny. “Molti nazionalisti russi non hanno un’ideologia chiara. Quello che hanno è un senso di ingiustizia generale a cui rispondono con l’aggressione contro le persone con un diverso colore della pelle o con occhi di forma diversa. Credo sia estremamente importante spiegare loro che picchiare gli immigrati non è la soluzione al problema dell’immigrazione clandestina; la soluzione è il ritorno a elezioni competitive che ci permettano di sbarazzarci dei ladri e dei truffatori che si arricchiscono grazie all’immigrazione clandestina”.

Nonostante le indicazioni fornite dal Dipartimento di Stato e dalla CIA attraverso procuratori (consapevoli o meno) come Albats, e i finanziamenti occulti forniti dai servizi segreti britannici, l’obiettivo di generare una “rivoluzione colorata” russa che potesse spazzare via dal potere Vladimir Putin e il suo partito Russia Unita è fallito. Russia Unita ha dominato le elezioni della Duma del 2007, ottenendo il 65% dei voti e assicurandosi 315 seggi su 450; nel marzo 2008, Dmitri Medvedev ha vinto la corsa alle presidenziali, ottenendo il 71,25% dei voti. Medvedev ha poi mantenuto la promessa di nominare Vladimir Putin primo ministro.

Il ciclo elettorale 2007-2008 ha rappresentato una sconfitta devastante per gli oppositori politici di Vladimir Putin e per i loro sostenitori occidentali. Per Navalny, tuttavia, è stata una liberazione: si era stancato delle continue lotte intestine e delle lotte per il potere all’interno dei ranghi dell’opposizione politica russa. Invece, Navalny ha iniziato a dedicarsi alla sua nuova passione: “l’attivismo degli azionisti”. Nel 2008, Navalny ha acquistato 300.000 rubli di azioni di cinque società russe di petrolio e gas con l’obiettivo di diventare un azionista attivista. Ha fondato l’Associazione degli azionisti di minoranza, attraverso la quale ha usato il suo status di azionista per spingere la trasparenza sulle attività finanziarie di queste società, come richiesto dalla legge.

Navalny ha iniziato a partecipare alle assemblee degli azionisti di alcune delle società più ricche, chiedendo risposte a domande scomode che è riuscito a formulare esaminando i documenti aziendali legalmente disponibili per gli azionisti. Uno dei suoi primi obiettivi è stata la SurgutNeftGas, o Surgut oil and gas company. Navalny aveva acquistato 2.000 dollari in azioni e aveva sfruttato il suo status di azionista di minoranza per imbucarsi a una riunione degli azionisti nella città siberiana di Surgut. Quando è stato chiesto agli azionisti se c’erano domande, Navalny ha preso il microfono e ha continuato a chiedere ai dirigenti della società l’entità ridotta dei loro dividendi e la natura opaca della proprietà dell’azienda. Le sue domande hanno messo a disagio i dirigenti e hanno suscitato gli applausi di molti dei 300 azionisti presenti.

Navalny stava cavalcando la scia del neo-presidente Dmitri Medvedev e del suo obiettivo dichiarato di eliminare la corruzione. Oltre a SurgutNeftGas, Navalny aveva messo nel mirino colossi come Gazprom e Rosneft, attaccando perifericamente Medvedev, ex presidente di Gazprom, e Vladmir Putin, il cui stretto collaboratore, Igor Sechin, è stato sia presidente di Rosneft che vice primo ministro.

Navalny ha scritto delle sue varie campagne online, attraverso il suo blog LiveJournal. Centinaia di migliaia di russi hanno seguito il suo lavoro e i commenti sono stati per lo più favorevoli (anche se diversi iscritti hanno messo in dubbio le motivazioni di Navalny, accusandolo di gestire un racket delle estorsioni finalizzato al guadagno, accusa che Navalny ha respinto senza smentire).

Legando la sua campagna anticorruzione alla piattaforma anticorruzione di Medvedev, Navalny non solo si è messo al riparo da ritorsioni dirette, ma è stato in grado di attirare l’attenzione e il sostegno del mainstream russo. Sergei Guriev, preside della New Economic School di Mosca, e il suo vice, Alexei Sitnikov, hanno iniziato a sostenere il lavoro di Navalny.

Il problema principale per Navalny, tuttavia, era il reddito. Doveva ancora padroneggiare l’arte della raccolta fondi online e non si era ancora affermato come uno degli oppositori politici designati per i quali sarebbero stati disponibili finanziamenti occidentali. Nel dicembre 2008, è arrivata un’offerta da Nikita Belykh, il governatore di Kirov, che, data la sua difficile situazione finanziaria, non poteva rifiutare.

Nikita Belykh, originario della regione di Perm, aveva ricoperto diversi incarichi nell’amministrazione locale, tra cui quello di vicegovernatore, fino al maggio 2005, quando era stato eletto leader dell’Unione delle forze di destra, uno dei principali partiti di opposizione, succedendo a Boris Nemtsov, noto critico del presidente Vladimir Putin. Belykh ha assunto il ruolo di leader dell’opposizione e nell’ottobre 2005 ha contribuito a formare una coalizione con il partito Yabloko, nota come Yabloko-Democratici Uniti, per partecipare alle elezioni della Duma di Mosca, tenutesi il 4 dicembre 2005. Sebbene la coalizione abbia ottenuto l’11% dei voti e sia riuscita a essere rappresentata alla Duma di Mosca, diventando uno dei soli tre partiti (insieme a Russia Unita e al Partito Comunista) a entrare nella nuova legislatura moscovita, non si è rivelata duratura; i piani di fusione con Yabloko sono stati accantonati alla fine del 2006.

L’Unione delle Forze di Destra, come tutti i partiti di opposizione, è stata demoralizzata dai risultati del ciclo elettorale 2007-2008. Dopo le elezioni presidenziali, nel marzo 2008, il presidente eletto, Dmitri Medvedev, ha contattato Belykh offrendogli la carica di governatore della regione di Kirov. Belykh, con sorpresa di quasi tutti, accettò l’incarico. I suoi ex alleati politici, come Maria Gaidar e Alexei Navalny, hanno condannato Belykh per quello che consideravano un tradimento: mentre loro continuavano a lottare contro gli apparatchi pro-Putin profondamente radicati che governavano la Russia, Belykh aveva abbandonato la nave e ora faceva parte dell’establishment che tanto disprezzavano.

Il governatore della regione di Kirov Nikita Belykh (a destra) incontra il Presidente Dmitri Medvedev, Maggio 2009.

A Mosca, Alexei Navalny e Maria Gaidar erano intrappolati in un incubo politico post-apocalittico. Il denaro si era prosciugato insieme alle loro fortune politiche e nessuno era dell’umore giusto per fare nuove scorrettezze politiche. Anche se Belykh aveva lasciato la scena politica moscovita, era ancora un amico. Il 18 novembre 2008, Belykh contattò Navalny per sapere se fosse interessato a prestare servizio come consulente volontario, consigliando il nuovo governatore su come migliorare la trasparenza della gestione delle proprietà della Regione di Kirov.

Navalny ha accettato.

(Anche Maria Gaidar ha seguito Navalny nella Regione di Kirov, accettando la nomina a vice governatore nel febbraio 2009).

Il capoluogo della Regione di Kirov è la città di Kirov, situata a circa 560 miglia a nord-est di Mosca. Sebbene Kirov sia nota per la sua industria pesante, la regione di Kirov è anche un importante produttore di legname. Nel 2007, la Regione di Kirov ha intrapreso una riorganizzazione dell’industria del legname della regione, consolidando il controllo di trentasei fabbriche di legname sotto un unico tetto, un’impresa statale unitaria nota come Kirovles. Uno dei problemi che Kirovles si trovò ad affrontare fu quello di limitare la pratica della vendita di legname in contanti intrapresa da molte delle segherie. I gestori delle segherie realizzavano un discreto profitto, ma questo denaro non veniva registrato come reddito per Kirovles, che quindi operava in deficit.

Uno dei primi progetti di Navalny fu quello di incontrare il direttore di Kirovles. Durante l’incontro, Navalny ha suggerito che il modo migliore per fermare la vendita diretta non autorizzata di legname da parte dei gestori delle segherie sarebbe stato quello di far lavorare Kirovles con una società di intermediazione del commercio di legname, che si sarebbe occupata di trovare clienti per il legname prodotto da Kirovles. Il caso volle che Navalny si fosse coordinato con un amico, Petr Ofitserov, che aveva costituito una società di commercio di legname, la Vyatskaya Forest Company, o VLK, a questo scopo. Il 15 aprile 2009, Kirovles ha firmato il primo di diversi contratti per l’acquisto di legname da Kirovles da parte di VLK per un valore complessivo di circa 330.000 euro. VLK era poi responsabile della vendita di questo legname ai clienti e avrebbe incassato una commissione del 7% per queste vendite.

Un KirovLes negozio di legname

A luglio, Navalny ha intrapreso un audit di Kirovles. Nell’ambito dell’audit, Belykh ha istituito un gruppo di lavoro per la ristrutturazione di Kirovles. Navalny è stato nominato capo di questo gruppo di lavoro. Sulla base dei risultati dell’audit, il 17 agosto il direttore di Kirovles è stato sospeso dal suo incarico per cattiva gestione.

Il 1° settembre, Kirovles ha rescisso i contratti con la VLK.

Navalny ha terminato il suo lavoro a Kirov l’11 settembre 2009 ed è tornato a Mosca.

Per gran parte dell’anno successivo, Alexei Navalny si è concentrato sul suo lavoro con l’Associazione degli azionisti di minoranza, di cui ha parlato pubblicamente attraverso il suo blog LiveJournal. Navalny era ancora una persona relativamente sconosciuta in Russia, ma il suo approccio da Davide contro Golia alla scoperta della corruzione stava iniziando ad attirare l’attenzione dei funzionari governativi e degli appassionati di politica. Alcuni hanno accusato Navalny, attraverso il suo attivismo azionario, di aver semplicemente messo in atto una gigantesca truffa, denunciando la corruzione per estorcere pagamenti agli enti presi di mira. Altri si sono chiesti come fosse in grado di pagare tutto il suo lavoro, suggerendo che fosse finanziato da entità che non avevano in mente gli interessi del governo russo.

Altri ancora si preoccupavano della sua sicurezza. Navalny ha parlato di questo aspetto della sua vita con un giornalista nell’inverno del 2009, affermando che i suoi timori riguardavano l’arresto “o, nel peggiore dei casi, la possibilità che qualcuno mi facesse uccidere”.

Prima di lasciare Kirov, Alexei Navalny ha incontrato Maria Gaidar per discutere del suo futuro. Gaidar aveva fatto parte del salotto di scienze politiche gestito da Yevgenia Albats e condivideva l’opinione espressa da Albats e da Gary Kasparov secondo cui Navalny aveva un potenziale come attivista, ma mancava del tipo di raffinatezza politica necessaria per sfondare sulla scena nazionale. Gaidar era a conoscenza del programma Yale World Fellows e incoraggiò fortemente Navalny a candidarsi.

Tornato a Mosca, Navalny prese a cuore il suggerimento di Gaidar. Navalny si consultò con Sergey Guriev, il preside della New Economic School, che accettò di nominare Navalny per la borsa di studio. Guriev scrisse una raccomandazione e si rivolse a Yevgenia Albats e Gary Kasparov, che accettarono di scrivere raccomandazioni per Navalny. Albats si è rivolta alle sue conoscenze a Yale e ha messo Navalny in contatto con Oleg Tsyvinsky, professore di economia a Yale, che ha aiutato Navalny a superare il processo di candidatura. Navalny è stato messo in contatto con Maxim Trudolyubov, redattore dell’apprezzato quotidiano economico Vedomosti e alumno del World Fellow Program di Yale, classe 2009. Trudolyubov ha usato le sue conoscenze per far sì che Vedomosti nominasse Navalny “Privato dell’anno” per il 2009, contribuendo a rafforzare il suo curriculum.

Sergei Guriev,il preside della New Economic School.

Il programma Yale World Fellows richiede che i candidati abbiano “tra i cinque e i venticinque anni di carriera professionale, con risultati significativi e comprovati a livello regionale, nazionale o internazionale”. La “descrizione del lavoro” di Alexei Navalny a Yale consisteva in “Fondatore dell’Associazione degli azionisti di minoranza”, una posizione che ricopriva da meno di un anno al momento della candidatura. Navalny era anche indicato come “cofondatore del movimento Alternativa Democratica”. Non è stato detto che, pur essendo stato cofondatore di questo movimento nel 2005, lo ha fatto in qualità di membro del partito Yabloko, che ha cacciato Navalny nel 2007 a causa dei suoi legami con i nazionalisti di destra.

Il programma Yale World Fellows, classe 2010. Navalny è in piedi, quarto da destra.

Il 28 aprile 2010, Alexei Navalny ha fatto il seguente annuncio sul suo blog LiveJournal:

“Ragazze e ragazzi, ho avuto la fortuna di entrare nel programma Yale World fellows dell’Università di Yale. Non è stato facile, la competizione era di circa 1000 persone per 15 posti. Pertanto, trascorrerò la seconda metà del 2010 nella città di New Haven, nel Connecticut”.

Navalny ha esposto le sue aspettative da questa esperienza. “Voglio ampliare seriamente gli strumenti del nostro lavoro e imparare/capire come utilizzare tutti i tipi di leggi sulla corruzione estera, la legislazione USA/UE contro il riciclaggio di denaro, le norme sui cambi, ecc. contro i Manager Effettivi [EM]. Dobbiamo essere in grado di distruggere gli EM dove non saranno protetti dagli avidi truffatori della Procura generale e dei tribunali russi. Pertanto”, ha concluso Navalny, “le nostre attività non potranno che espandersi… presto colpiremo gli EM in tutti i fusi orari e in tutte le giurisdizioni”.

All’inizio di agosto, Navalny, sua moglie Yulia e i loro due figli hanno lasciato Mosca per New Haven. Lì si prospettava un nuovo ordine mondiale che sarebbe cambiato per sempre, e alla fine sarebbe costata la vita di Navalny.

Share

Donate now

ll sito www.italiaeilmondo.com non fruisce di alcuna forma di finanziamento, nemmeno pubblicitaria. Tutte le spese sono a carico del redattore. Nel caso vogliate offrire un qualsiasi contributo, ecco le coordinate: postepay evolution a nome di Giuseppe Germinario nr 5333171135855704 oppure iban IT30D3608105138261529861559 oppure PayPal.Me/italiaeilmondo  Su PayPal, ma anche con il bonifico su PostePay, è possibile disporre eventualmente un pagamento a cadenza periodica, anche di minima entità, a partire da 2 (due) euro (pay pal prende una commissione di 0,52 centesimi)

1 2 3 319