In ricordo di Piero_La redazione

Un anno fa è morto Piero Visani. Tra le cose che amava, c’era la Scozia; i luoghi e i paesaggi, e l’allegra, ostinata lealtà combattiva degli scozzesi. Lo ricordiamo con l’Epitaffio per un amico del poeta scozzese per antonomasia, Robert Burns.

Epitaph On A Friend

An honest man here lies at rest,
The friend of man, the friend of truth,
The friend of age, the guide of youth;
Few hearts like his, with virtue warm’d,
Few heads with knowledge so inform’d;
If there’s another world, he lives in bliss;
If there is none, he made the best of this.

Robert Burns

http://italiaeilmondo.com/category/dossier/contributi-esterni/piero-visani/

Il mito di un mondo basato su regole Pensieri dentro e intorno alla geopolitica, di George Friedman

Il mito di un mondo basato su regole

Pensieri dentro e intorno alla geopolitica.

Due concetti sono stati costantemente utilizzati negli ultimi tempi nelle discussioni sulle relazioni internazionali. Uno è un ordine internazionale liberale e il secondo è un sistema basato su regole. Nel primo, il termine “liberale” non ha molto a che fare con quello che gli americani chiamano liberalismo. Piuttosto, descrive un sistema internazionale impegnato a favore dei diritti umani, del libero scambio e dei principi correlati. Il secondo è l’idea che esista un sistema di regole concordato che governa le relazioni tra le nazioni. Insieme, si pensa che queste nozioni creino prevedibilità e decenza nel modo in cui le nazioni interagiscono tra loro.

La questione è emersa durante l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump, accusato di minare questi principi, ad esempio, imponendo tariffe alla Cina e mettendo in discussione il valore della NATO. La questione si ripresenta perché l’amministrazione Biden, arrivata al potere criticando le politiche del suo predecessore, ha chiarito che intende tornare a questi principi.

La domanda più importante è se sia mai esistito un ordine internazionale basato su regole o se fosse un’illusione. C’è stata a lungo una visione che il rapporto tra le nazioni non dovrebbe essere una guerra di tutti gli uni contro gli altri, ma piuttosto una cooperazione armoniosa tra gli stati. Filosofi e teologi hanno sognato di dare vita a questa visione e in varie occasioni sono stati fatti tentativi per istituzionalizzarla.

Nel 20 ° secolo, sono stati fatti due tentativi per creare un sistema di governo internazionale basato su regole e liberale. La prima è stata la Società delle Nazioni, fondata dopo la prima guerra mondiale e defunta ben prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale. Aveva delle regole, ma non c’era modo di farle rispettare, sia perché le stesse nazioni che violavano le sue regole erano membri sia, cosa più importante, perché non c’erano mezzi per farle rispettare. Adolf Hitler non è stato creato dall’ordine liberale e basato su regole, ma non ne è stato in alcun modo infastidito.

Il secondo tentativo sono state le Nazioni Unite, che sono state create per essere una Società delle Nazioni più forte. Le maggiori potenze che hanno vinto la seconda guerra mondiale sono state riconosciute come una classe speciale di nazioni e hanno ricevuto poteri speciali nel Consiglio di sicurezza. Il problema con il Consiglio di sicurezza era che sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica erano membri permanenti, e l’Unione Sovietica chiedeva che ai membri permanenti fosse permesso di porre il veto alle azioni a cui si opponevano. Poiché il mondo era allora diviso tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, opposti l’uno all’altro in ogni modo possibile, il risultato era che nulla poteva essere fatto. Le Nazioni Unite non sono state in grado di far rispettare le regole e sono sprofondate in una complessa burocrazia di azioni umanitarie volte a mitigare il dolore causato dal mancato adempimento della propria missione. Tale mitigazione non era banale, ma non costituiva un sistema basato su regole.

La Guerra Fredda è stata una miscela caotica di sovversione, guerre civili, interventi e minacce di scambio nucleare. Il mondo non era affatto liberale, con l’Europa dell’Est, l’Unione Sovietica e la Cina che vivevano sotto le regole comuniste, e il Terzo Mondo, che si era liberato dall’imperialismo europeo, era intrappolato tra la manipolazione degli Stati Uniti e quella sovietica.

È difficile capire a quale sistema liberale basato su regole ci si aspetta di tornare. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, ci fu un momentaneo brivido di vedere l’era dell’Acquario salire. Ma era la stessa illusione che seguì le guerre napoleoniche, la prima e la seconda guerra mondiale. Il Congresso di Vienna, la Società delle Nazioni e le Nazioni Unite avevano tutte delle regole, ma poche furono seguite. Il Trattato di Maastricht fu firmato quando l’Unione Sovietica crollò e portò lo stato di diritto in quello che era stato uno dei luoghi più illegali del mondo: l’Europa. Ma lo stato di diritto era per l’Europa, e le regole non sono mai state così chiare come lo era il puro potere di alcuni dei suoi membri, vale a dire la Germania. È liberale ma non abbastanza liberale da comprendere l’intera esperienza europea. L’Unione europea ha regole in abbondanza e un po ‘di liberalismo per l’avvio, ma l’Europa è solo un frammento idiosincratico di un sistema globale che una volta governava.

L’era del dopo Guerra Fredda ha dato origine al radicalismo islamico, alle infinite guerre americane e all’ascesa della Cina, che aveva seguito a lungo le proprie regole, solo alcune delle quali potevano essere considerate liberali. Ad accompagnare questa epoca c’era la sensazione che ciò che contava fossero gli interessi dello stato-nazione. Ciò di cui uno Stato aveva bisogno era la sua considerazione primaria, come ottenerlo la sua ossessione. Ogni nazione determinava quanto liberalismo tollerava e, quando istruiti da estranei su come dovevano vivere, spesso rispondevano con insurrezioni.

Non può esserci stato di diritto, come disse il filosofo Thomas Hobbes, senza un Leviatano, un potere travolgente che lo imponga e lo amministri. Per un po ‘di tempo dopo il crollo sovietico, c’era la speranza che gli Stati Uniti avrebbero guidato un ordine multilaterale piuttosto che diventare il Leviatano. Gli Stati Uniti non avevano né l’interesse né la capacità di governare il mondo, ma giusto o sbagliato, non potevano sempre sfuggire ai tentativi: le potenze dominanti tendono ad agire in un certo modo se vogliono continuare a essere potenze dominanti.

E senza lo Stato di diritto, il liberalismo è sempre stato impossibile. Sono stati seguiti accordi internazionali nella misura in cui ne hanno beneficiato le nazioni e c’erano alcune organizzazioni internazionali di cui è stato utile farne parte. Ma lo stato di diritto veniva invocato quando la legge sosteneva la posizione di una nazione e il liberalismo non poteva governare un mondo che era un vasto miscuglio di credenze, tutte abbracciate appassionatamente come l’unica verità. L’ordine internazionale liberale, in altre parole, esisteva quando era conveniente. In alcuni luoghi, non è mai esistito.

L’idea che dobbiamo tornare a un’epoca gloriosa in cui le nazioni erano governate da leggi e liberalismo è una fantasia, una fantasia che ci permette di credere che possiamo tornare ad essa. È una nostalgia per cose che non sono mai state. La condizione umana lega gli esseri umani a comunità grandi e piccole che si considerano libere. Non si sottomettono a regole che non hanno stabilito, né a principi politici che non hanno creato. I greci non accettavano le regole dei persiani o il loro ordine politico. Così era allora, e così è adesso. Il mondo non cambia molto e l’unico posto in cui possiamo tornare siamo noi stessi.

https://geopoliticalfutures.com/the-myth-of-a-rules-based-world/?tpa=MmEwODRhZTM2OWNmNjNjMTE2OGY1ZDE2MTg2NzM4NDFlZTliYTg&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=https%3A%2F%2Fgeopoliticalfutures.com%2Fthe-myth-of-a-rules-based-world%2F%3Ftpa%3DMmEwODRhZTM2OWNmNjNjMTE2OGY1ZDE2MTg2NzM4NDFlZTliYTg&utm_content&utm_campaign=PAID+-+Everything+as+it%27s+published

NOTTE FONDA, MA SOLO IN OCCIDENTE_di FF

NOTTE FONDA, MA SOLO IN OCCIDENTE
Come sempre in tempi di insicurezza politica e sociale e di grave crisi economica si diffondono le peggiori forme di irrazionalismo, che, lasciando spazio a ciarlatani e demagoghi di ogni risma, sembrano offrire non solo una “immagine del mondo” che non richiede particolare “ingegno” o cultura per essere compresa dai “semplici”, ma pure un facile rimedio ai mali che affliggono le “moltitudini”.
Capacità di organizzazione, lucidità di pensiero e ordine mentale non vengono così neppure presi in considerazione, quasi che bastasse una folla inferocita per “cambiare il mondo”. Eppure è noto che se nei secoli passati le “moltitudini” potevano uccidere qualche nobile o incendiare qualche castello, poi tutto tornava come prima. Bastava cioè una “decisa” carica di cavalleria e mozzare qualche “testa calda” per calmare i bollenti spiriti delle “moltitudini”.
In politica centomila teste, sempre pronte ad azzuffarsi tra di loro perché ciascuna vuole difendere solo il proprio “bene” anche a scapito di quello degli altri, valgono assai meno di mille teste che vedono il bosco oltre agli alberi, ossia hanno uno scopo comune e soprattutto sanno come perseguirlo, senza anteporre il proprio interesse a quello del gruppo cui appartengono.
D’altronde, miseria, rabbia e disperazione hanno sempre contraddistinto la vita delle “moltitudini” nei secoli passati, ma non hanno mai abbattuto i muri della prigione in cui le “moltitudini” erano rinchiuse, tranne quando, nel cosiddetto “secolo breve”, le “moltitudini” sono diventate dei veri eserciti, guidati da “rivoluzionari di professione” o comunque era il “moderno principe” a guidarle. Anche il “secolo breve” però è finito, perlomeno in Occidente in cui le “moltitudini” sembrano tornate ad essere quel che sono state nel corso dei millenni.
E con i “nuovi tempi”, non più diversi da quelli “vecchi”, i “signori” sono tornati a comandare e le “moltitudini” ad ubbidire anche se ancora pronte a seguire l’arruffapopolo di turno, sia che si tratti di qualche “signore” che vuole fare le scarpe ad altri “signori” carpendo la fiducia delle “moltitudini”, sia che si tratti del solito cieco che vuol guidare degli altri ciechi, scambiando la propria immagine fasulla del mondo per la realtà. Sotto questo aspetto, conta relativamente poco pure che oggi sia la destra a pretendere o a far finta di rappresentare gli interessi delle “moltitudini” mentre la sinistra difende a spada tratta quelli dei nuovi “signori”, giacché quel che conta davvero è che le “moltitudini” pensino e si comportino come vogliono i “signori”, e che gli “eunuchi”, di destra o di sinistra che siano, facciano bene il loro mestiere.
Dunque, tutto come prima o perfino peggio di prima?
No. E non solo perché i nuovi “signori” non sono dei “signori” ma in buona misura sono solo “plebaglia” arricchita e volgare, ovverosia non tanto perché considerino dei maestri di pensiero e di morale saltimbanchi, pagliacci e ballerine, o perché siano privi di quel senso estetico che una volta caratterizzava il mondo indubbiamente “feroce” dei “signori” ma che ha lasciato opere che “impreziosiscono” tuttora la vita delle stesse “moltitudini”, quanto piuttosto perché pensano di potere governare il mondo grazie all’aiuto (certo non disinteressato) degli “eunuchi” e di quella sorta di “liberti” che sono i cosiddetti “tecnici”, mentre è solo il “loro mondo” che governano.
Nuove “moltitudini”, infatti, sono comparse sul palcoscenico della storia, anch’esse guidate se non da “rivoluzionari di professione” da capi capaci e soprattutto decisi a non servire più coloro che ancora credono di essere i “padroni del mondo”. Sicché, chi pensa che ormai sia possibile soltanto una continua “variazione” o “ricapitolazione” di quel che in Occidente già esiste, ignora che i confini dell’Occidente non sono (ancora?) i confini del mondo. Vale a dire che ignora che non esiste solo la storia dell’Occidente e che pertanto pure la storia dell’Occidente, comunque la si pensi, è ben lungi dall’essere terminata.

 

I disastri sanitari della gestione della pandemia in Italia, di Davide Gionco

I disastri sanitari della gestione della pandemia in Italia
Davide Gionco
08.04.2021

Dopo 14 mesi di pandemia del covid-19, cerchiamo di fare il punto della situazione sanitaria in Italia. Non dal punto di vista di un medico professionista, ma dal punto di vista di un cittadino che cerca di informarsi e di ragionare su quello che vede.

La prima constatazione è che, pur avendo l’ISTAT registrato un aumento del tasso di mortalità del 15% rispetto agli anni precedenti, l’aumento sarebbe probabilmente passato inosservato, se non ci fosse stato l’amplificatore dei mass media.

Se questo virus fosse arrivano 30 anni fa, nessuno si sarebbe accorto di nulla, in quanto ci sono sempre state delle oscillazioni statistiche sul numero annuale di morti. Chi viene a sapere della morte di una persona cara a motivo di malattia non ha la percezione dell’incremento statistico complessivo del numero di decessi in un intero paese. Se non ci avessero detto nulla, avremmo continuato a vivere normalmente.

Se il coronavirus fosse arrivato 30 anni fa sarebbe stato trattato come una influenza “più virulenta” fra quelle che ciclicamente. La febbre asiatica degli anni ’50 fece molti più danni del covid-19, per intenderci, perché colpì soprattutto i bambini, segnandoli per tutta la vita. Una mia zia, colpita dall’asiatica quando aveva 4 anni, rimase colpita al cervello è rimasta debilitata mentalmente, causando 44 anni di progressivo decadimento fisico e di crescente disabilità, fino alla morte.

La situazione ci è stata presentata come “senza precedenti” dai mass media, i quali l’hanno da subito presentata come una malattia pericolosa e incurabile, tale da giustificare i ripetuti lockdown, con gravissimi danni all’economia e impedendo a molta gente di analizzare in modo ragionevole la situazione.
E’ una delle famose tecniche di manipolazione delle masse: “Crea il problema ed offri l'(unica) soluzione”.

Non ci hanno mai detto che avremmo probabilmente evitato i 3/4 dei morti se:

1) Se avessimo avuto il piano pandemico nazionale aggiornato. Il piano pandemico esistente risaliva addirittura al 2006. E nel 2016 Matteo Renzi aveva fatto chiudere il CNESPS, istituto specializzato nella individuazione tempestiva delle epidemie. Un’azione tempestiva del CNEPS avrebbe probabilmente consentito di confinare l’epidemia fin dagli inizi, evitando che si diffondesse in tutta Europa.

2) Se avessimo avuto come dirigenti presso il Ministero della Sanità (da Roberto Speranza in giù) e presso le aziende sanitarie pubbliche territoriali delle persone assunte per le loro competenze e capacità e non i soliti “amici dei politici”.

3) Se non avessimo tagliato decine di miliardi sulla spesa sanitaria, riducendo i posti letto per le cure, il personale, i macchinari, la formazione.

4) Se non avessimo trasformato i medici di famiglia in passacarte per indirizzare i pazienti verso le strutture specialistiche, mentre una volta erano responsabili delle prime cure domiciliari in caso di malattia.

5) Se non avessimo imposto da qualche decennio il numero chiuso nelle facoltà di medicina e limitato le assunzioni di infermieri, riducendo il numero di personale sanitario disponibile per le cure. Per formare un medico servono 10-15 anni di studi. Non è cosa che si può improvvisare quando arriva una pandemia. Ci si deve pensare per tempo, almeno 10-15 anni prima. Ovvero: abbiamo bisogno permanentemente di più medici e di più infermieri.

6) Se in questi mesi avessimo assunto più personale sanitario, ora dovremmo temere molto meno l’afflusso di persone nelle terapie intensive. E ci sarebbero risorse per curare adeguatamente le persone colpite da altre patologie. E non si trovi la scusa della mancanza di soldi, dato che per il 2020 e il 2021 la UE ha concesso di sforare i limiti al deficit pubblico, per cui per avere soldi basta chiederli alla BCE.

7) Se, dopo oltre un anno dall’arrivo della pandemia, avessimo aggiornato i protocolli di cura domiciliare per le persone con sintomi da covid-19, sulla base delle esperienze di molti medici. Come ad esempio quelli del Movimento Ippocrate, che hanno sviluppato dei protocolli di cura basate sul trattamento precoce della malattia. Purtroppo, dopo oltre un anno di esperienze, i protocolli di cura sono sempre gli stessi, basati sull’attesa dello sviluppo dei sintomi e sui tamponi. Sono i protocolli che hanno portato decine di migliaia di persone nelle terapie intensive ed alla morte. Sbagliare è umano, quando la malattia non è conosciuta, ma perseverare…

8) Se in televisione avessero spiegato ogni giorno, anziché martellare inutilmente la gente con i soliti bollettini di guerra, che il covid-19 si combatte prima di tutto con la prevenzione, fatta di costante assunzione di vitamina C e D, disponibili per tutti a costi molto accessibili, e fatta di permanenza il più possibile all’aria aperta ed al sole (anziché tenere la gente chiusa in casa).

9) Se in televisione ci avessero spiegato la differenza fra le mascherine FFP2 e le mascherine chirurgiche.
Le mascherine FFP2 sono di tipo passivo ovvero “filtrano” l’aria che respiriamo, riducendo del 95% la quantità di agenti patogeni che ci colpiscono tramite la respirazione. Sono mascherine che ci proteggono dal contagio. Ideali per le categorie a rischio di morte per covid (anziani, malati di altre patologie), per ridurre il rischio che vengano contagiati.
Le mascherine chirurgiche, invece, riducono del 95% la quantità di agenti patogeni che emettiamo verso l’ambiente tramite la nostra espirazione. Sono mascherine che riducono la contagiosità verso gli altri delle persone infettate. Ideali per le categorie non a rischio di morte per covid (probabilmente almeno l’80% della popolazione), per ridurre la diffusione della malattia.
Tutto questo non è mai stato spiegato, per cui abbiamo dotato gli anziani di mascherine chirurgiche che non li proteggono dal contagio ed abbiamo dotato molti giovani sani di mascherine FFP2, che non hanno impedito il diffondersi della malattia.

10) Se avessimo spiegato per evitare i contagi per contatto con superfici infettate è opportuno disinfettarsi le mani non solo all’entrata dei supermercati, ma soprattutto all’uscita, per non portarsi dietro i virus raccolti toccando le superfici infettate da altri. Eppure continuiamo a trovare il gel disinfettante solo all’ingresso e non all’uscita dei punti vendita e dei mezzi di trasporto.

11) Se avessimo (dopo un anno) raddoppiato il numero dei mezzi pubblici di trasporto, magari assumendo gli autisti licenziati dei servizi turistici, si sarebbe dimezzato l’indice di affollamento dei mezzi di trasporto pubblico, riducendo i rischi di contagio. Ma non è stato fatto,

Si potrebbe continuare con l’elenco…

La responsabilità di tutto questo, con le decine di migliaia di morti che ne sono seguiti, non è della fatalità, né del popolo italiano. La responsabilità è della classe dirigente che ha governato e che governa tutt’ora il nostro Paese. Persone che, per incompetenza o mala fede, hanno preso le decisioni sbagliate, senza preoccuparsi delle conseguenze e senza farsene carico. Il risultato è stato un tasso per mortalità per covid-19 fra i più elevati d’Europa.

Nel contempo i mezzi di informazione, altrettanto asserviti alla classe di potere, anziché svolgere un corretto servizio di informazione e di controllo critico sul disastroso operato della classe dirigente, hanno dedicato gli ultimi 14 mesi di informazione unicamente a colpevolizzare gli italiani come unici responsabili di quanto accaduto.
Misure di limitazione delle libertà personali prive di fondamento costituzionale e medico-scientifico, come il divieto di uscire di casa fra le 22 e le 5 del mattino o di varcare il pericoloso confine fra una regione e l’altra sono state costantemente sostenute come “normali” dai mezzi di informazione. Questo mentre paesi “normali” e guidati da politici più seri, come la vicina Svizzera, hanno giustamente vietato unicamente gli assembramenti fra persone estranee e non gli spostamenti. Il contagio, infatti, non avviene quando le persone si spostano, ma solo quando si avvicinano fra loro.
Ci hanno trattati da bambini, come se fossimo un popolo di pecore.

Per quale motivo fra le soluzioni molteplici prospettate non ce n’è nessuna di quelle sopra elencate, ma si propone come una via di uscita possibile la vaccinazione di 60 milioni di italiani, fra i quali almeno 50 milioni di persone sane, che non correrebbero alcun rischio ad essere contagiate dal virus, se curate per temo.
Non era mai storicamente accaduto che venissero isolati i sani per proteggere i malati.
Non era mai storicamente accaduto che si vaccinasse una intera popolazione somministrando dei prodotti sperimentali di ingegneria genetica (quelli di Pfizer & c. non hanno nulla a che vedere con i vaccini tradizionali). Sperimentali, perché non c’è stato il tempo di testarli.
Non era mai accaduto che si sottoponesse una intera popolazione sana ai rischi della vaccinazione, con una malattia avente un tasso di mortalità molto basso fra le persone non a rischio.

(Fonte: Dati ISS)

Non era mai accaduto che si volesse imporre agli operatori sanitari (e in futuro forse a tutta la popolazione) di assumere un vaccino che non riduce in alcun modo i rischi di contagio verso altri. Gli attuali vaccini garantiscono (probabilmente) un decorso sostenibile della malattia, ma non evitano la trasmissione verso terzi nel caso si sia contagiati.

Ricordiamoci di tutto questo, la prossima volta che andremo a votare.

E, nel frattempo, chiediamoci il perché di tutto questo.

NB_apparso anche su https://www.sovranitapopolare.org/2021/04/08/i-disastri-sanitari-della-gestione-della-pandemia-in-italia/

L’OCCASIONE E IL CONFLITTO SECONDO MACHIAVELLI, di Teodoro Klitsche de la Grange

L’OCCASIONE E IL CONFLITTO SECONDO MACHIAVELLI

A seguito delle manifestazioni contro le chiusure del Covid, per la sopravvivenza delle imprese e dei lavoratori autonomi, siamo tornati a intervistare il nostro Machiavelli che ci ha ricevuto con la consueta gentilezza.

Caro Segretario, che ne pensa delle manifestazioni contro le restrizioni?

Che è poco crederle dovute (solo) alla pandemia e che nuocciano alla libertà: gli è che i tumulti fanno bene alle repubbliche, almeno a quelle ben ordinate, come era Roma, sicché ho scritto “coloro che dannono i tumulti intra i Nobili e la Plebe mi pare che biasimino quelle cose che furono prima causa del tenere libera Roma, e che considerino più a’ romori ed alle grida di tali tumulti nascevano, che a’ buoni effetti che quelli partorivano”.

Ma i manifestanti hanno fatto dei danni, rimosso le transenne, resistito alla polizia.

E con ciò? A Roma facevano anche di peggio ed hanno comunque conquistato il mondo, mantenendo la loro libertà: “i desiderii de’ popoli liberi rade volte sono perniziosi alla libertà, perché e’ nascono o da essere oppressi, o da suspizione di avere ad essere oppressi”.

Ma li accusano di essere degli incompetenti e di far politica con la pancia e non con il cuore. Di essere fuorviati da demagoghi e da fake news.

E per tutelare la verità, vogliono impedirne la diffusione! Come dicono a Vinegia “pezo el tacon del buso” E quando queste opinioni fossero false e’ vi è il rimedio delle concioni, che surga qualche uomo da bene che orando dimostri loro come ci s’ingannano. Gli è che non essendo i vostri vecchi governanti degni di fede, non potendo convincerle con le loro parole cercano d’impedire agli altri di parlare. Sanno bene che il popolo non chiede loro neppure l’ora, perché s’aspetta che cerchino anche in ciò di truffarlo.

E come biasimare il popolo: negli ultimi trent’anni è stato il più impoverito d’Europa e forse del pianeta. Dove stavano i vostri governanti? Su Marte o al potere?

Ma i governanti avevano fatto i piani per la ricostruzione, per la next-generation, per una nuova ripartenza.

E sono gli stessi – o i loro, meno degni, successori – che hanno lasciato quello che si fa per quello che si dovrebbe fare; sono andati dietro all’immaginazione della realtà, piuttosto che alla verità effettuale. Parlo dei comunisti. Volevano cambiare la natura umana ma gli uomini sono sempre gli stessi: per questo nei miei scritti ho ragionato sulle cose d’Italia prendendo a criterio le azioni degli antiqui. E non ho errato: i Romani che non s’illudevano sugli uomini e avevano tanta virtù, hanno costruito  un impero durato in occidente cinque secoli, e in oriente assai di più. I vostri post – o neo-comunisti sono arrivati – al massimo – a governare settant’anni, e il loro  impero è crollato da solo. Bel risultato! Invece della fine della storia, ne hanno realizzato un caso unico. Un misero esito per un vasto programma. Onde quanto sostengono, deve tener conto della loro credibilità – modestissima.

Ma almeno certe illusioni servono a temperare la crisi, a  evitare sconvolgimenti dolorosi.

Come se le crisi non facciano parte della storia, la quale è, come diceva un mio allievo mezzo francioso, il cimitero delle élite. Le vostre, pensano alla crisi come il loro cimitero. E dato che hanno di mira il loro particolare, ne sono terrorizzati. Ma la crisi non significa solo fine: ma anche nuovo inizio, come scrivevo nei Discorsi. Se un ordinatore di repubblica fonda uno Stato, lo fonda per poco tempo perché nessun rimedio può farci a fare che non sdruccioli nel suo contrario. Credere d’ordinarla in eterno è opera non umana, ma divina. Ma il Padreterno non ha voluto mai realizzarla. Rassegnatevi: come scrisse un filosofo, le costituzioni nascono dal sangue e dalla lotta. Cercate di evitare se possibile il sangue. Ma non lo è schivare la lotta. Chi sostiene ciò vuole evitare la lotta, quella dei suoi nemici. E lui vuol fare la guerra, ma spuntando le armi dell’avversario.

Bisogna quindi “ritornar al principio”?

Anche, ma soprattutto, più la fortuna batte, più occorre virtù, più uomini che ne sono dotati hanno l’occasione per emergere.

La crisi è l’opportunità per domare la fortuna; e gli uomini e le comunità virtuose non la possono tralasciare. A trascurarla si prolunga solo la decadenza e se ne ampliano gli effetti. Voi è almeno da trent’anni che decadete. E tutti i Paternostri recitati dai vostri governanti servivano solo ad occultarla; col solo risultato di prolungarla. Ma per batterla occorre tanta virtù: più in basso siete caduti più ne occorre per rialzarsi. Ma la troverete? Ai miei tempi no, Spero che i vostri siano più fausti.

Teodoro Klitsche de la Grange

Mediterraneo! La Turchia nel quadrante orientale_con Antonio de Martini

Proseguiamo con la nostra conversazione a tappe con Antonio de Martini. Il focus rimane il Mediterraneo, l’attenzione si incentra sulla Turchia. Un paese emergente che pretende l’ingresso a pieno titolo tra le potenze regionali protagoniste; quanto per merito proprio, quanto per le debolezze altrui? Uno scacchiere intricato dove le potenze regionali avranno sempre più nuove carte da giocare. Buon ascolto_Giuseppe Germinario

Türkische Kavallerie auf der Heeresstrasse südlich von Jerusalem.
April 1917

https://rumble.com/vfhcz3-mediterraneo-la-turchia-nel-quadrante-orientale-con-antonio-de-martini.html

 

 

La Cina come Paese del Terzo Mondo, Di George Friedman

La Cina come Paese del Terzo Mondo

Di: George Friedman

Si discute molto sulla crescita dell’economia cinese e sull’espansione dell’influenza internazionale della Cina. Non c’è dubbio che l’economia cinese si sia costantemente espansa negli ultimi 40 anni, dalla morte di Mao Zedong. Ma Mao aveva creato una Cina straordinariamente povera, basata sull’ideologia e sul desiderio di eliminare il potere della vecchia élite economica concentrata lungo la costa. Mao li temeva come una minaccia alla rivoluzione. In effetti, temeva la tendenza borghese verso la ricchezza e il comfort come sfida alla rivoluzione. Ha soffocato l’economia cinese e, di conseguenza, praticamente qualsiasi comportamento razionale da parte dei governanti cinesi avrebbe generato una crescita drammatica. La Cina, con una vasta forza lavoro potenziale e una cultura fondamentalmente sofisticata, inevitabilmente si sollevò perdendo la strana e malevola morsa di Mao.

Quarant’anni dopo, con una struttura politica ragionevolmente razionale, la Cina è diventata una delle più grandi economie del mondo, seconda solo agli Stati Uniti. Il divario tra Stati Uniti e Cina è ancora sostanziale, con il prodotto interno lordo cinese solo al 70% degli Stati Uniti. Questo è ovviamente molto più stretto di 40 o addirittura 20 anni fa. Tuttavia, è un divario sostanziale. Ma il PIL rappresenta la produzione aggregata di una nazione e, da un punto di vista aggregato, l’economia cinese di 14 trilioni di dollari è un miracolo.

Ma semplicemente non è il miracolo che sembra essere. Una misura di un’economia tra le tante è il PIL, l’economia nel suo insieme. Un altro modo di guardare a un’economia è il PIL pro capite, l’aggregato diviso per la popolazione. Questo dà un senso, imperfetto ma utile, di come stanno i cittadini cinesi rispetto ai cittadini di altri paesi. Guardando l’economia nel suo insieme, la Cina è impressionante. Nel PIL pro capite, è un’altra questione.

Ci sono due modi per misurare queste cose. Uno è il PIL nominale, misurato rispetto al dollaro USA, la valuta di riserva mondiale. L’altro modo per misurare è la parità del potere d’acquisto (PPP). Questo esamina la quantità di alloggio o cibo che può essere acquistato per un importo fisso di denaro. In apparenza questo è il modo migliore, ma soffre di due difetti. Uno è che in un paese vasto come gli Stati Uniti o la Cina, il costo degli alloggi o di altri beni varia notevolmente. Trovare un unico valore per l’alloggio – e la miriade di altri punti dati – che include San Francisco e Little Rock, Arkansas, può essere fatto, se accetti di essere lontano molte volte. Inoltre, questi sono ovviamente manipolati per ragioni politiche. Tuttavia, il PIL nominale e il PPA insieme danno un buon senso della realtà. Nel PIL nominale pro capite, la Cina è al 59 ° posto nel mondo, dietro Costa Rica, Seychelles e Maldive. In termini di PPP, la Cina è classificata 73, subito dietro Guyana e Guinea Equatoriale.

In confronto, gli Stati Uniti sono al quinto posto nominalmente, dietro a Lussemburgo, Svizzera, Irlanda e Norvegia. Gli Stati Uniti sono settimi in termini di PPP. Il PIL pro capite tende ad essere più elevato nei paesi relativamente piccoli, socialmente ed etnicamente omogenei, costruiti attorno alla finanza o ad una singola merce di alto valore. Gli Stati Uniti sono grandi e socialmente ed etnicamente diversi, con un’economia molto diversificata. Date le circostanze, classificarsi al quinto posto nel mondo è un risultato significativo.

Le classifiche della Cina di 59 e 73, e dei paesi a cui si colloca accanto, offrono un’immagine molto diversa dello status della Cina. Su base aggregata, è battuto solo dagli Stati Uniti. Su base pro capite, si colloca tra i paesi del Terzo mondo molto più poveri. Quindi ci sono almeno due modi per guardare alla Cina: come potenza economica di livello mondiale e come paese del Terzo Mondo.

È possibile essere entrambi. Quando aggreghiamo la ricchezza della Cina, ha la capacità di plasmare parti dell’economia globale e di costruire una capacità militare significativa, ma quando aggrega valore economico, può farlo solo trasferendo ricchezza ad alcuni settori della società e lontano da altri settori. In altre parole, coloro che beneficiano della strategia cinese controllano e consumano una ricchezza molto maggiore rispetto al PIL medio. Per estensione, coloro che non fanno parte di questo gruppo possiedono una quota sostanzialmente inferiore. In termini comparativi, i cinesi più ricchi godono di uno status alla pari degli americani più ricchi; la maggior parte degli altri vive peggio di qualcuno in Guyana o in Guinea Equatoriale.


(clicca per ingrandire)

Tutti i paesi hanno la disuguaglianza. A volte può non avere alcun effetto, altre volte può destabilizzare il paese. La Cina è cresciuta creando un’economia vasta e significativa. La maggioranza della società che non fa parte dell’élite costiera che gestisce il commercio internazionale, le banche e gli investimenti, o che fa parte della struttura militare-industriale, vive vite almeno paragonabili ai loro equivalenti negli Stati Uniti. La grande maggioranza all’interno del paese vive nell’ordine della Guinea Equatoriale. Pochi americani vivono vite in quest’ordine, anche se indubbiamente alcuni possono essere trovati.

Il PIL pro capite fornisce un numero irreale. Ma ti permette di vedere come una nazione si confronta con i suoi pari. Ma poi devi immaginare il grado di disuguaglianza richiesto per mantenere il PIL aggregato e il modo in cui si concentra la ricchezza, e quindi considerare le conseguenze di vivere ben al di sotto del reddito pro capite. Nel caso della Cina, crea una vita di massa vasta ma a volte difficile da vedere come il Terzo Mondo. Negli Stati Uniti, anch’essi pieni di disuguaglianze, gli esclusi vivono ancora nel contesto delle aspettative euro-americane. Con le eccezioni, non vivono al di sotto delle vite di quelli della Guinea Equatoriale.

Il PIL aggregato concentrato per l’alta tecnologia o la finanza può avere un potere significativo nel mondo. Il rischio è il malcontento sociale degli esclusi. Va ricordato che quando Mao fallì in una rivolta a Shanghai, portò la Lunga Marcia verso l’interno per radunare un esercito di contadini tra quelli esclusi dalla ricchezza accumulata tra alcuni impegnati nel commercio internazionale lungo la costa, e usò quell’esercito per rovesciare il regime che hanno accusato della loro miseria. Xi Jinping ovviamente conosce bene la storia e il giro di vite su alcuni dei più ricchi in Cina, fatto in modo molto visibile, credo sia inteso a dimostrare l’impegno del Partito Comunista Cinese nei confronti dei poveri. La domanda è se può fare di più senza danneggiare la macchina che ha creato il PIL aggregato del suo paese. Potrei sbagliarmi nella mia speculazione sulla natura delle sue azioni, ma il fatto è che lo status della Cina, sotto ogni punto di vista, ha generato una ricchezza pari alla migliore del mondo e una povertà pari alla peggiore.

MONTESQUIEU A PECHINO, di Pierluigi Fagan

MONTESQUIEU A PECHINO. La notizia è la firma del Comprehensive Strategic Partnership con scadenza a 25 anni tra Iran e Cina, infrastrutture vs energia, un classico. A breve termine, l’Iran che sta sulla faglia Occidente – Oriente come Russia, Turchia, Siria, impedito di volgersi ad Ovest, si volta ad Est, la Cina ottiene alimentazione per il suo sviluppo. Ma le cose più interessanti si intravedono a medio-lungo termine.
Pechino ottiene una importante casella nella sua strategia di infrastruttura commerciale nota come Belt and Road Initiative. Come da cartina, l’Iran è cerniera fondamentale del progetto (infatti l’accordo giunge dopo cinque anni di trattative, qui non s’improvvisa nulla), vediamo perché:
1) La partnership con l’Iran permette alla via che dalla Cina passa nelle repubbliche centroasiatiche (tramite la Cina occidentale ovvero lo Xinjiang, da cui i problemi con gli Uiguri) di darsi una alternativa. Andare a nord verso la Russia o andare a Sud, appunto in Iran.
2) Un’altra via passa il confine col Pakistan. Arrivati in Pakistan potrete andare a sud e sfruttare i porti di costa come alternativa mista terra-mare per bypassare gli eventuali blocchi di Malacca o potrete andare ad ovest ed entrare, appunto, in Iran per proseguire la rotta est-ovest dove pure, come vedremo nel punto 5, si presentano nuove alternative portuali.
3) La strategia dei porti diretti sull’Oceano Indiano, dopo Malesia, Thailandia e soprattutto Myanmar (Sri Lanka, Maldive?), tutti per bypassare gli eventuali blocchi di Malacca o turbolenze nel mar della Cina, si dota di altre alternative con Pakistan ed Iran.
4) Il tutto ha effetti sulle contradditorie relazioni Cina-India. I due sono geo-storicamente condannati a convivere, ma l’India è due passi indietro la Cina quanto a sviluppo di tutti i fattori, quindi un po’ collabora ed un po’ vorrebbe competere. Su questa forbice si inseriscono gli Stati Uniti. La strategia di alternative accerchianti l’India, toglie potere negoziale all’India. Ma il CSP con l’Iran crea anche un problema in più perché l’India è in un altrettanto strategico accordo di collaborazione strategica con Russia e lo stesso Iran, una sorta di mini-via-del-cotone a cui gli indiani tengono molto. In più l’India importa energia dall’Iran.
5) Il grosso dei giochi ovviamente è in Iran. In Iran, nel sud-est, potrete avere un altro porto di sbocco. Potreste fare accordi ragionevoli che coinvolgono l’India per sfruttare il loro trilaterale con Russia ed Iran. Potreste sostituirvi all’India nel trilaterale se gli indiani vi fanno uno sgarbo indigeribile. Dal confine ovest dell’Iran, potrete andarvene in Iraq (6) e ricostruirlo, da qui in Siria (7) che significa Mediterraneo, mettere pressione alla Turchia (9) per spingerla ad entrare nel “piatto ricco mi ci ficco” ingoiando il rospo uiguro (gli Uiguri sono popoli turchici e sappiate che le ultime irriducibili bande armate jihadiste nel nord della Siria, sono uiguri sponsorizzati da Ankara), andare via Giordania in Israele (8), amico dei cinesi come i palestinesi. Tenete conto che sulla costa israeliana già c’è un porto amico che si raggiunge dal Golfo di Aqaba, alternativa se si blocca Suez.
10) Ma considerate che Voi avete anche ottime relazioni con gli arabi sunniti, tutti indistintamente (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait etc.). Però è sempre meglio avere alternative e quindi se avete i sunniti dovete avere anche gli sciti, così vi bilanciate. Magari vi mettete a fare il termine medio della complessa relazione, tanto per voi pari sono, in più siete “atei”.
Ottenete quindi la prima e più importante cosa utile in un mondo multipolare: amici. Amici non perché vi siete simpatici ovviamente, ma perché avete interessi in comune, interessi economici e commerciali, la più antica valuta delle relazioni internazionali. Il vantaggio geopolitico (armi, porti, basi militari da evitare ma un domani non si sa mai) consegue.
Il progetto BRI offre diversi vantaggi: A) crea un tessuto di accordi bilaterali strategici cioè multidimensionali; B) fatta su base prioritaria commerciale ed economica intona pacificamente le relazioni; C) è ridondante offre cioè alternative ad alternative, il che la rende “resiliente”; D) siccome ogni bilaterale non è essenziale avendo alternative parziali, le trattative future su nodi che si presenteranno da sé o perché spinti da avversari (USA) vi vede in posizione di relativa forza, voi le alternative le avete, il partner no; E) il che porta i partner in concorrenza potenziale tra loro, abbassandone le aspettative; F) infine, manda un messaggio a gli europei del tipo: se fosse stati liberi di sviluppare una vostra strategia geopolitica, oltre che coi Paesi Medio Orientali avremo dovuto trattare con voi visto che questa area avrebbe avuto la vostra influenza, ma siccome siete schiavi degli americani, noi riempiamo il vuoto creato dalla vostra inazione ed insipienza. Pensateci …
Quanto al partitone Cina vs USA, scrivevo ormai anni fa sul libro che ho pubblicato che alla fine la faccenda è molto semplice: i cinesi hanno i soldi, gli americani le armi. Un po’ il contrario della Guerra fredda vinta perché soldi batte armi, sempre. Ma giocare coi sovietici non è come giocare coi cinesi. Quindi a medio lungo tempo non c’è partita, i cinesi i soldi (tecnologie, prodotti, infrastrutture, know how, mercati di sbocco etc.) ne avranno sempre di più e nei paesi contesi, le armi non si mangiano, non rendono amati i leader locali, non danno stabilità, potere e sviluppo. Il pragmatismo cinese, inoltre, essendo appunto pragmatico e realista e non su basi valoriali “idealistiche”, mette tutti d’accordo, sciti e sunniti, indiani e pakistani, turchi e forse anche curdi. Ci sono curdi anche nel nord Iran dove si va per il confine coi turchi. Come ben sanno in Medio Oriente dove la tradizione mercantile è storia profonda (come in Cina), il migliore affare è quello in cui tutti ci guadagnano o quasi. Gli americani allora possono solo contenere, mettere attrito, rallentare, che è quello che giustamente faranno. (Il primo che cita la “Trappola di Tucidide” viene bannato 🙂 scherzo …)
Filosoficamente, nella “filosofia delle relazioni tra popoli sul pianeta Terra”, la strategia cinese allude al vecchio “doux commerce” di Montesquieu. Traducendo “doux” con “gentile”: “… è regola pressoché generale che dovunque vi siano costumi gentili, vi è commercio; e che dovunque vi sia commercio, vi siano costumi gentili” (Esprit des Lois) con finale contrapposizione tra “nazioni ingentilite” e nazioni “rozze e barbare”. In realtà pare che il concetto risalga a Montaigne ed abbia poi deliziato Voltaire, Smith, Hume, Kant. Se ne trova una, come sempre acuta, analisi in termini di storia delle idee in A. O. Hirschman – Le passioni e gli interessi – Feltrinelli (p. 47). Dove per altro si riportano anche considerazioni di dileggio da parte di Marx ed Engels.
Quindi abbiamo nazioni che si dichiarano quantomeno socialiste (Cina) che agiscono in base a principi criticati da Marx ma promossi dai liberali europei i cui eredi contemporanei (USA, UK) però sono d’accordo con Marx. Ehhh, che ci volete fare, l’era complessa è complicata.
Quello che posso dirvi è: fate attenzione. Quello che oggi nello spirito partigiano che vi faceva tifare per gli indiani contro i cowboy nei film americani anni Settanta, vi fa tifare per Davide contro Golia, domani quando Davide sarà Golia vi creerà una contraddizione. La Cina, da sola, è quasi un quinto dell’umanità. Pensateci …

THATS’ ALL FOLKS?, di Massimo Morigi

 

THATS’ ALL FOLKS? IL PAGANESIMO, IL CRISTIANESIMO, L’ILLUMINISMO, IL COMUNISMO, IL LIBERALISMO, IL CORONAVIRUS, LA DIALETTICA STORICA,  L’EPIFANIA STRATEGICA,  IL VIL COYOTE, IL BEEP BEEP, L’ACME CORPORATION E PIONEERS! O PIONEERS!  DI  WALT WHITMAN. TERZA DIVAGAZIONE TEORICA (E MAI DEFINITIVA) PARTENDO DA PER QUALCHE MIGLIAIO IN PIÙ DI TEODORO KLITSCHE DE LA GRANGE PIÙ UN CONSIGLIO ALLA LETTURA  DI  VERSO  LA  GUERRA  CIVILE  DI  GIANFRANCO  CAMPA http://italiaeilmondo.com/2020/05/16/verso-la-guerra-civile-il-tramonto-dellimpero-usa_2a-parte-di-gianfranco-campa/

 

Come my tan-faced children,

Follow well in order, get your weapons ready,

Have you your pistols? have you your sharp-edged axes?

Pioneers! O Pioneers

[…]

Till with sound of trumpet,

Far, far off the daybreak call–hark! how loud and clear I hear it wind,

Swift! to the head of the army!–swift! spring to your places,

Pioneers! O Pioneers!

 

Walt Whitman, Pioneers! O Pioneers!

 

 

 

           In questo mio ennesimo intervento, il terzo, su Per qualche migliaio in più di Teodoro Klitsche de la Grange (URL dell’ “Italia e il Mondo” per il succitato articolo: http://italiaeilmondo.com/2021/03/23/per-qualche-migliaio-in-piu-di-teodoro-klitsche-de-la-grange/, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20210323122750/http://italiaeilmondo.com/2021/03/23/per-qualche-migliaio-in-piu-di-teodoro-klitsche-de-la-grange/)   mi preme innanzitutto compiere un atto che avevo omesso negli altri due miei interventi al riguardo: fare espressamente i complimenti all’autore che, come sempre del resto, nulla concede agli idola della mentalità politica corrente. E facendo così la cronistoria di questi miei due primi interventi, dove al primo commento affermavo: «In Inghilterra hanno capito non solo che vaccinare è questione strategica ma che è il primo problema da affrontare e risolvere per salvaguardare la sicurezza nazionale. In Europa no, hanno delegato ai burocrati, dott.ssa Gallina e stop vaccino AstraZeneca docent, mentre in Italia si è cominciato a ragionare all’inglese col governo Draghi. That’s all folks! mm –  23 marzo 2021», al secondo esplicitavo ancor meglio il concetto: «1) Una cosa che avrebbe dovuto insegnare questa pandemia è che non esiste una scienza pura (il ritenerlo non è altro che superstizione) ma solo un approccio strategico alle varie situazioni e/o sfide che devono affrontare le comunità umane (e, ovviamente, anche quelle non umane) 2) Non esiste una strategia astratta che cala dall’alto dei cieli ma, parafrasando un certo Vladimir Il’ič Ul’janov, si tratta di svolgere un’azione concreta su una situazione concreta e la situazione concreta è che l’uomo emerso dall’Illuminismo è terrorizzato dalla morte e quindi per combattere la pandemia non ci si può affidare ad una narrazione che contempli anche la morte ma ad una narrazione che esclude per quanto è umanamente possibile (e quindi filosoficamente del tutto irragionevolmente) la morte 3) Ergo la posizione del Prof. Garavelli, non vaccinare perché a suo giudizio non si vaccina in corso di pandemia perché questo facilita le mutazioni del virus, per quanto il linea di principio tecnicamente possa avere un senso, dal punto di vista strategico, viste le caratteristiche psico-filosofiche delle popolazioni impregnate della tradizione e Weltanschauung culturale illuminista, è assolutamente impraticabile e quindi antistrategica. Il primo approccio del governo Johnson in Inghilterra ne è la dimostrazione: probabilmente in linea di principio era l’approccio più saggio ma, come si dice, vallo a dire agli inglesi quando hanno cominciato a morire al di là di quello che una mentalità moderna di derivazione illuminista riteneva sopportabile ed accettabile. E… That’s all folks! mm – 23 marzo 2021», rispondere, infine alla stimolante  all’osservazione del lettore, il quale  in merito al mio ultimo intervento sull’articolo di la Grange scrive: «Fondamentalmente condivido. Mi rimane solo una perplessità… gli uomini con “mentalità moderna di derivazione illuminista” hanno saputo morire in passato “senza battere ciglio”, nel secolo breve delle “guerre e rivoluzioni” ed anche in quelli precedenti delle grandi rivoluzioni borghesi… forse è in corso un mutamento politico-antropologico (metafisico per dirla alla Houellebecq), che “incubava” da tempo senza che ce ne accorgessimo pienamente e che non so fino a che punto è un derivato della “mentalità illuminista” o di una sua “rottura” (e che, come tutte le rotture, presenta “affinità e divergenze”, punti di continuità ed altri di completa novità).»

 

           Innanzitutto, ringrazio, ancor prima che per gli apprezzamenti, per questo ulteriore contributo che mi permette di mettere ulteriormente a fuoco l’argomento. Quando parliamo della civiltà nata dall’Illuminismo stiamo operando una grandissima approssimazione perché quello che accomuna, per essere chiari, l’ idealtipo dell’homo oeconomicus di smithiana memoria con quello del rivoluzionario sovietico similleniniano è il rifiuto della trascendenza cristiana extramondana e se questi due idealtipi sono quindi accomunati da una Weltanschauung totalmente immanentista è di tutta evidenza che per l’idealtipo smithiano la salvezza è totalmente connotata dall’individualismo metodologico dove quello che conta è solo l’individuo che ha reciso tutti i legami sociali per mantenere solo quelli che gli procurano un diretto tornaconto economico mentre per l’idealtipo rivoluzionario similleniano siamo di fronte ad un’immanenza dove la salvezza è sempre e solamente la salvezza della comunità di riferimento comunisticamente connotata nella quale l’individuo trova il suo paradiso terrestre.

          E se è chiaro che questo secondo tipo ideale dal Cristianesimo ha ereditato il concetto di paradiso che da celeste come nel cristianesimo diventa ora terrestre, anzi molto terrestre  per non dire terreno, e se deve risultare altrettanto evidente che il primo tipo ideale, quello smithiano dell’homo oeconomicus,  ha anch’esso la sua parte di lascito derivatogli dal Cristianesimo, e cioè il concetto di salvezza individuale, solo che nel Cristianesimo questa salvezza individuale e ultraterrena viene ottenuta attraverso la comunità terrena dei credenti (i quali, però, si noti bene, vengono assunti in cielo singolarmente e non come comunità di credenti) mentre nell’homo oeconomicus la salvezza pur rimanendo individuale viene completamente immanentizzata e sfruttando economicamente la società (mantenendo, fra l’altro, da questo punto di vista, una profonda analogia con l’impostazione cristiana dove la salvezza spirituale si ottiene, escludendo i fenomeni cenobitici e/o eremitici, attraverso la vita nella più vasta comunità dei credenti ma sfruttando questa comunità, perché questa, a differenza della mentalità religiosa antica politeista, non ha di per sé alcun valore spirituale intrinseco, essendo solo il mezzo più pratico per conoscere la parola e l’esempio del Salvatore), dovrebbe essere, infine,  altrettanto evidente che il rivoluzionario homo sovieticus condivide molti tratti della vecchia religiosità pagana precristiana greco-romana dove era sempre la salvezza della comunità quella che doveva prevalere sull’individuo.

              Ma se fino ad adesso abbiamo parlato di tipi ideali adottando quindi una metodologia weberiana,  alla stessa stregua di Weber bisogna a questo punto sottolineare che il tipo ideale è solo uno stratagemma descrittivista e che nella realtà esso non esiste. Tutto ciò ricondotto al nostro discorso significa che nella realtà storica nata dall’Illuminismo gli uomini non sono mediamente mai totalmente rivoluzionari similleniani né spietati Uncle Scrooge o Gordon Gekko  (o, ancor peggio, ché la realtà ha sempre più fantasia dei personaggi letterari,  imperialisti versione predatoria delle risorse africane alla Cecil Rhodes – lettura consigliata: The Man Who Would Be King di Joseph Rudyard Kipling, consigliata pure la visione dell’omonimo film con uno strepitoso Sean Connery nei panni del soldataccio inglese David Dravot che per un brevissimo tempo riesce a farsi proclamare re del Kafiristan –, teste coronate alla Leopoldo II del Belgio, imperialista e diretto genocidario sterminatore di milioni di africani – lettura consigliata: Heart of Darkness di Joseph Conrad –, finanzieri filantropi e finanziatori della tratta di esseri umani nonché di movimenti sovversivi negli USA e in giro per il mondo, ma movimenti, ça va sans dire, sempre a favore della democrazia, antifascisti e contro le dittature  alla George Soros – e, per quanto riguarda l’Italia, protagonista di primo piano  nell’aver mandato a fondo la nostra liretta, quando questa esisteva, mettendo  pure in questo illustre mazzo di miliardari filantropi un certo Michael Bloomberg, che per contrastare il mostro Donald Trump durante l’ultima campagna elettorale ha sborsato di tasca sua 16 milioni di dollari  per pagare la cauzione  a 32 mila criminali consentendogli  così di votare in Florida per le elezioni presidenziali statunitensi del 2020. Vedi all’URL   https://www.washingtonpost.com/politics/mike-bloomberg-raises-16-million-to-allow-former-felons-to-vote-in-florida/2020/09/21/6dda787e-fc5a-11ea-8d05-9beaaa91c71f_story.html, Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20210202172903/https://www.washingtonpost.com/politics/mike-bloomberg-raises-16-million-to-allow-former-felons-to-vote-in-florida/2020/09/21/6dda787e-fc5a-11ea-8d05-9beaaa91c71f_story.html, cosa non si farebbe per far trionfare la democrazia e la libertà e, soprattutto, combattere il fascismo… –  o premi Nobel per la pace alla bombardiere ed indiretto ma micidiale  sterminatore di intere etnie mediorientali Barack Obama: guerra civile in Siria con relativo finanziamento USA delle “democratiche” e tagliagolesche forze anti-Assad e conseguente quasi totale annientamento dei cristiani  docent – annientamento che sarebbe stato totale se ad un certo punto non fossero intervenuti in quel disgraziato paese i russi per decisione di Putin, quello che oggi gli americani definiscono, senti, senti, assassino: quanto il bue dà del cornuto all’asino…), né rivoluzionari alla Lenin o alla Rosa Luxemburg (e, diciamolo chiaramente, alla Iosif Stalin, alla  Benito Mussolini e Adolph Hitler: rivoluzionari di sinistra e di destra accomunati tutti dal fatto che la salvezza è sempre e solo comunitaria) ma un misto variamente graduato a seconda dell’individuo e delle circostanze storiche di questi due tipi ideali, e quindi avere mostrata nelle sue reali dinamiche storico-dialettiche l’apparente contraddizione segnalata  dell’amico dove sottolineava l’apparente antinomia comportamentale  di  uomini informati ad una mentalità illuminista e/o postilluminista che  hanno saputo (e sanno)  morire qualora le circostanze lo avessero richiesto. (Importante nota metodologica: non a caso ho usato il termine ‘mostrare’ anziché ‘dimostrare’, ché le dimostrazioni vanno forse bene in geometria e matematica ma mai per le scienze storico-dialettiche – ma sottolineando ulteriormente: anche la matematica, la geometria e le c.d. scienze dure sono, in ultima istanza, scienze storico-dialettiche: la dimostrazione è operazione euristicamente valida – ma mai gnoseologicamente fondata,  – solo per i rapporti strategici ormai del tutto consolidati e ossificati da una lunghissima regolarità storica, e allora questi rapporti prendono il nome di leggi di natura, mentre si dovrebbe parlare di regolarità relativamente valide in un determinato perimetro spazio-temporale. Insomma, anche le c.d. leggi di natura, in ultima analisi, hanno una loro evoluzione e mutazione storico-dialettica, solo che per l’esperienza umana intesa in senso individuale e anche nella sua dimensione plurimillenaria di homo sapiens questo mutamento risulta quasi inavvertibile, e quella che nel mio primo  intervento sull’articolo di la Grange ho definito superstizione scientifica che nasconde la natura storico-dialettica della realtà tutta non deriva altro che dalla lentezza della mutazione delle c.d. eterne leggi di natura, lentezza che confonde la debole mente razionale dell’uomo e forma le credenze delle comunità in cui vive, entrambe non aduse – se non per confusi e per lo più inconsci sprazzi e fugaci ombre di questa mente razionale del singolo e della condivisa coscienza collettiva – ad una consapevole visione dialettica storico-strategica – ad una inconsapevole certamente entrambe intrise, diversamente l’uomo si sarebbe estinto – e quindi informata al paradigma olistico-dialettico-espressivo-strategico-conflittuale che forma (ed esplica) non solo l’esperienza storica ma la realtà tutta, quella fisica e biologica comprese. Cfr. a questo proposito Massimo Morigi,  Epigenetica, Teoria endosimbiotica, Sintesi evoluzionista moderna, Sintesi evoluzionistica estesa e fantasmagorie transumaniste. Breve commento introduttivo, glosse al Dialectical Biologist di Richard Levins e Richard Lewontin, su Lynn Margulis,  su Donna Haraway e materiali di studio strategici per la teoria della filosofia della  prassi olistico-dialettica-espressiva-strategica-conflittuale    del    Repubblicanesimo    Geopolitico, pubblicato recentemente prima a puntate sull “Italia e il Mondo” e poi nel suo testo riunito all’URL http://italiaeilmondo.com/2021/03/03/epigenetica-e-fantasmagorie-transumaniste-di-massimo-morigi/, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20210304224738/http://italiaeilmondo.com/2021/03/03/epigenetica-e-fantasmagorie-transumaniste-di-massimo-morigi/ (ora anche  su Internet Archive  agli URL  https://archive.org/details/epigenetica-teoria-endosimbiotica-sintesi-evoluzionista-moderna-sintesi-evoluzio/mode/2up  e https://ia801506.us.archive.org/17/items/epigenetica-teoria-endosimbiotica-sintesi-evoluzionista-moderna-sintesi-evoluzio/Epigenetica%2C%20Teoria%20endosimbiotica%2C%20Sintesi%20evoluzionista%20moderna%2C%20Sintesi%20evoluzionistica%20estesa%20e%20fantasmagorie%20transumaniste%2C%20Massimo%20Morigi.pdf) ma anche Giuseppe Galasso, Nient’altro che storia. Saggi di teoria e metodologia della storia, Bologna, Il Mulino, 2000, saggio che è da considerarsi come il frutto più maturo dello storicismo idealistico italiano di Gentile, Croce e Gramsci e che è stato decisivo – assieme al Principe e ai Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio di Niccolò Machiavelli, al  Vom Kriege di Carl von Clausewitz, alla Filosofia di Marx di Giovanni Gentile, a Storia e coscienza di classe di György Lukács, a Marxismo e filosofia di Karl Korsch e ai Quaderni del carcere di Antonio Gramsci – nella definitiva formulazione  della filosofia della prassi del Repubblicanesimo Geopolitico e che, infine, ha  profondamente influenzato il succitato mio saggio sulla dialetticità e storicità di tutte le scienze: au diable Popper e tutti i suoi nipotini filosofici e politici, ergo sempre au diable la superstizione scientifica e, conseguentemente,  il c.d. ‘politicamente corretto’).

              

         Ultima osservazione in merito alla capacità di mettere a repentaglio la propria vita: qualsiasi sia la mentalità di partenza, si consideri che sempre le classi dirigenti hanno il precipuo compito (e specializzazione) di indirizzare i sottoposti soprattutto contro i propri reali interessi, siano questi interessi individualistici o interessi di gruppo. Vedi il caso della presente pandemia dove, a parte i provvedimenti palesemente irrazionali da parte dell’autorità dove l’obbedienza è stata ottenuta con la semplice minaccia di sanzioni amministrative, vale a dire multe salate per chi usciva di casa in periodo di c.d. lockdown, si è cercato di porre rimedio alla totale mancanza di un senso comunitario, tipico della nostra società liberaldemocratica a democrazia rappresentativa in fase di involuzione terminale, attraverso la retorica dell’eroe, eroi gli infermieri, eroi i membri della forze dell’ordine, eroi, infine, quelli che erano costretti a vivere chiusi in casa, ma certo non per loro libera scelta eroica ma per paura sì del contagio ma anche delle già menzionate salate multe  in caso di trasgressione del lockdown: si confronti a tal proposito la Teoria della distruzione del valore (all’URL dell’ “Italia e il Mondo” http://italiaeilmondo.com/2017/02/04/teoria-della-distruzione-del-valore-teoria-fondativa-del-repubblicanesimo-geopolitico-e-per-il-superamentoconservazione-del-marxismo-di-massimo-morigi/, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20210120191822/http://italiaeilmondo.com/2017/02/04/teoria-della-distruzione-del-valore-teoria-fondativa-del-repubblicanesimo-geopolitico-e-per-il-superamentoconservazione-del-marxismo-di-massimo-morigi/, di Internet Archive: https://archive.org/details/MarxismoTeoriaDellaDistruzioneDelValore e https://ia800501.us.archive.org/20/items/MarxismoTeoriaDellaDistruzioneDelValore/MarxismoTeoriaDellaDistruzioneDelValore.pdf), nella quale viene rilevata la dialettica fra agenti alfa-strategici e agenti omega-strategici e, più nello specifico, riguardo alla paura dell’uomo nato dall’Illuminismo di affrontare la morte,  il nostro  Massimo Morigi, Intervista di Giuseppe Germinario a Max Bonelli sul coronavirus ovvero Cthulhu morbus come teleologia del (e) fallimento della moderna secolarizzazione. Epifania Strategica e genesi e significato dell’ironico simbolo della morte della trascendenza dei moderni, che, vista la sua importanza, è stata anche autonomamente caricata su Internet Archive ed è quindi visionabile, oltre che sull’URL de “L’Italia e il Mondo” https://italiaeilmondo.com/2020/06/20/intervista-di-giuseppe-germinario-a-max-bonelli-sul-coronavirus-epifania-strategica-e-genesi-e-significato-dellironico-simbolo-della-morte-della-trascendenza-dei-moderni-di-massimo-m/, Wayback Machine:  http://web.archive.org/web/20210123160202/https://italiaeilmondo.com/2020/06/20/intervista-di-giuseppe-germinario-a-max-bonelli-sul-coronavirus-epifania-strategica-e-genesi-e-significato-dellironico-simbolo-della-morte-della-trascendenza-dei-moderni-di-massimo-m/,    anche  agli URL di Internet Archive https://archive.org/details/epifania-strategica-e-genesi-e-significato-dellironico-simbolo-della-morte-della/mode/2up  e https://ia801804.us.archive.org/34/items/epifania-strategica-e-genesi-e-significato-dellironico-simbolo-della-morte-della/Epifania%20Strategica%20e%20genesi%20e%20significato%20dell%27ironico%20simbolo%20della%20morte%20della%20trascendenza%20dei%20moderni%2C%20Massimo%20Morigi%2C%20Repubblicanesimo%20Geopolitico%2C%20Neo-marxismo%2C%20Neo-marxism.pdf, ed anche il nostro recente Id., Concordando con Davide Gionco, la morte, i bonobo, il dittatore Salazar, lOrdine del Drago e il Moderno Principe, allURL dell’ “Italia e il Mondo” http://italiaeilmondo.com/2021/03/09/concordando-con-davide-gionco-la-morte-i-bonobo-il-dittatore-salazar-l-ordine-del-drago-e-il-moderno-principe-di-massimo-morigi/, Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20210310065549/http://italiaeilmondo.com/2021/03/09/concordando-con-davide-gionco-la-morte-i-bonobo-il-dittatore-salazar-l-ordine-del-drago-e-il-moderno-principe-di-massimo-morigi/, mentre sul versante dei rimedi strategicamente validi ma, purtroppo, efficaci solo per quanto riguarda il mettere una pezza politica alla odierna paura del Coronavirus ma non certo a livello di mentalità di massa, cfr. sempre il nostri   recenti Id., Da “il costruttore”  di Giuseppe Germinario: fra corsi e ricorsi (salazaristi), governo Draghi, povertà del sovranismo e nuove prospettive, all’URL dell’ “Italia e il Mondo” http://italiaeilmondo.com/2021/02/22/da-il-costruttore-di-massimo-morigi/, Wayback Machine:

http://web.archive.org/web/20210223065757/http://italiaeilmondo.com/2021/02/22/da-il-costruttore-di-massimo-morigi/ e Id., Governo Draghi e  lotta alla pandemia fra  sprazzi di  strategia, nuovo Erostrato, vecchie (e deleterie) fedeltà e sottomissioni  e povertà dell’attuale sovranismo, all’URL dell’ “Italia e il Mondo” https://italiaeilmondo.com/2021/03/03/fra-sprazzi-di-strategia-nuovo-erostrato-vecchie-e-deleterie-fedelta-di-massimo-morigi/,  Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20210303201325/https://italiaeilmondo.com/2021/03/03/fra-sprazzi-di-strategia-nuovo-erostrato-vecchie-e-deleterie-fedelta-di-massimo-morigi/.

            In mezzo a tutto questo bailamme di tipi ideali, di epoche e momenti storici, di variegate e pluristratificate psicologie, ci sta infine quella che io ho definito  ‘Epifania Strategica’. Sulla quale ho più volte detto ma nella presente comunicazione aggirandomi finora sempre intorno al suo perimetro senza mai però direttamente evocarla all’interno del discorso, vorrei, in conclusione,     mostrarla in luoghi che personalmente non mi appartengono. Intendo riferirmi a Verso la guerra civile. Il tramonto dell’impero USA di Gianfranco Campa, pubblicato sul nostro blog prima a puntate e poi nella sua interezza all’URL http://italiaeilmondo.com/2020/05/16/verso-la-guerra-civile-il-tramonto-dellimpero-usa_2a-parte-di-gianfranco-campa/, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20210201075858/http://italiaeilmondo.com/2020/05/16/verso-la-guerra-civile-il-tramonto-dellimpero-usa_2a-parte-di-gianfranco-campa/   e http://web.archive.org/web/20210117223905/http://web.archive.org/screenshot/http://italiaeilmondo.com/2020/05/16/verso-la-guerra-civile-il-tramonto-dellimpero-usa_2a-parte-di-gianfranco-campa/. Oltre alle scontro politico in atto oggi negli USA, scontro politico che per Verso la guerra civile ha le potenzialità di sfociare anche in una vera e propria guerra civile (e l’assalto al Campidoglio dà piena ragione a Campa: a questo proposito si consigliano caldamente anche le numerose videointerviste di  Giuseppe Germinario a Gianfranco Campa che  senza troppe difficoltose ricerche possono essere ascoltate sul canale YouTube de “L’Italia e il Mondo” all’URL https://www.youtube.com/channel/UC0N4F1BmvB1wsb-L8R7dNTg/videos?view=0&sort=dd&shelf_id=0, e comunque visto il loro indiscutibile valore storico-politico –  esse mostrano anche, al di là di ogni ragionevole dubbio, i pesantissimi e decisivi brogli avvenuti nell’elezione dell’ avatar presidente USA Joe Biden, sulle cui degradate facoltà mentali cfr. anche il nostro pure ultimo  Massimo Morigi, Lettera all’avatar Presidente U.S. Joseph Robinette Biden Jr. ( detto Joe Biden) di più di trenta membri democratici del Congresso degli Stati Uniti per limitare il suo potere monocratico di scatenare una guerra nucleare ovvero sul degrado delle classi dirigenti politiche nei regimi a  c.d.   democrazia    rappresentativa. Prima   nota   sull’argomento del theatrum electoralis-fraus electoralis   delle     nostre     post-democrazie     rappresentative, all’URL de “L’Italia e il Mondo”  http://italiaeilmondo.com/2021/03/24/lettera-allavatar-presidente-u-s-_di-massimo-morigi/, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20210325065717/https://italiaeilmondo.com/2021/03/24/lettera-allavatar-presidente-u-s-_di-massimo-morigi/, siamo quindi sempre dalle parti, in ragione delle deboli facoltà mentali del neoeletto presidente USA, di una latente guerra civile pronta ad esplodere al minimo innesco –   le stiamo salvando anche su Internet Archive), Verso la guerra civile ci immerge totalmente nel romanticismo delle pioneristiche Stimmung e Weltanschauung  del Pioneers! O Pioneers! di Walt Whitman. È di tutta evidenza, e così smentendo le conclusioni dei miei due precedenti brevi commenti sul bellissimo articolo di Per qualche migliaio in più di Teodoro Klitsche de la Grange, che per l’Epifania Strategica non vale mai l’espressione che chiudeva i frenetici cartoni animati della Warner Bros. ‘Thats’ All Folks!’  (Cartoni animati fenomenali metafore del Novecento e anche del nostro secolo: il sublime e magnifica rappresentazione della superstizione scientifica: Wile E. Coyote che cerca di intrappolare il velocissimo  Road Runner attraverso i cervellotici e fallimentari prodotti della ACME Corporation. Uno dei significati più accreditati dell’acronimo: ‘American Company Making Everything’, od altri molto simili, e come  per l’ACME Corporation – che, vera e propria metafora dell’anti Epifania Strategica, in teoria tutto fa ma nella realtà nulla fa se non causare immani disastri, nonostante in innumeri e inutili occasioni evocata da Willy il Coyote per catturare l’imprendibile e bisbetico Beep Beep; altro nome italiano del personaggio del  maldestro ed ingenuo canide selvatico, sempre votato alla sconfitta perché,  macchiato dai mali della nostra civiltà occidentale postilluminista, sempre ridicolmente speranzoso nella soluzione tecnico-tecnologica calata dall’alto: il Vil Coyote… –, anche per la superstizione scientifica, come ben si è visto nel corso della vicenda del Coronavirus, mai è valso – e mai varrà –  l’allegro motto dei Looney Tunes ‘Thats’ All Folks!’…).

Massimo Morigi – 1° aprile 2021

 

DISTRUZIONE E PROTEZIONE, di Teodoro Klitsche de la Grange

DISTRUZIONE E PROTEZIONE

Si sente sempre più spesso ripetere quanto sosteneva (tra gli altri) Schumpeter che il capitalismo induce un processo di distruzione creatrice selezionando gli imprenditori più efficienti ed espellendo gli altri. L’occasione per incentivare questa selezione – un aspetto di darwinismo sociale – sarebbe la pandemia: le imprese che riescono a superare la crisi sono le più efficienti, mentre quelle che non sopravvivono, meritano di essere chiuse.

Anche se il ragionamento ha una sua validità e in Italia spesso si è fatto il contrario – con risultati deludenti – invocarlo in relazione alla pandemia è errato per due motivi, che poco hanno a che fare con l’efficienza economica.

Il primo è che l’uomo non è solo homo aeconomicus ma, tra l’altro – Aristotele docet – zoon politikon: e per l’appunto tale caratteristica lo porta a costituire gruppi politici il cui fondamento è, come scriveva Hobbes, lo scambio tra protezione e obbedienza: si deve obbedire a chi da protezione e, in cambio, si ha il dovere di proteggere chi obbedisce. Se però tale rapporto diviene impossibile, viene meno sia il dovere d’obbedienza che quello di protezione, come scriveva il filosofo di Malmesbury. Ne consegue che ciò che economicamente è condivisibile può essere politicamente da evitare (e viceversa). Anzi tante politiche di sostegno a imprese, e ancor più, a settori economici poco efficienti sono state motivate con argomentazioni di carattere politico, nel senso suddetto.

Ad esempio la politica europea di sostegno all’agricoltura (a cominciare dal MEC), molto costosa, era volta al sostegno della produzione, tesa anche (e probabilmente soprattutto) ad evitare che la carenza alimentare fosse utilizzata da altre potenze per motivi ostili. Come capitato agli Imperi centrali nella prima guerra mondiale.

Ed è meno evidente, ma d’importanza considerevole che politiche economicamente valide, specie nel breve periodo, in una visione più ampia e di lungo periodo, siano controproducenti sul piano politico. Così la distruzione di piccole aziende, tenuto conto che i piccoli imprenditori, e, in genere i ceti medi, sono il sostegno sociale decisivo, oggi, delle democrazie liberali.

E, a tale proposito, non è detto che la “distruzione creatrice” di tante piccole imprese, vada a favore di un migliore “funzionamento” del mercato. La concentrazione del capitale in poche grosse aziende, rende assai più facile gestire il mercato in funzione non della libera concorrenza e del favor consumatoris, ma di accordi oligopolistici tendenti a limitarlo o eluderlo.

Il secondo: per quale ragione qualche milione di piccoli imprenditori dovrebbe essere a favore di politiche che non garantiscono protezione? Al punto che coloro che le sostengono tendono a vagheggiare l’opportunità della loro distruzione?

Se Hobbes si era sforzato di dimostrare la razionalità del potere (e dell’associazione) politica proprio per lo scambio protezione-obbedienza, per quale ragione l’individuo razionale del filosofo inglese dovrebb’essere diventato un Tafazzi, tutto contento di soffrire e insieme mantenere e votare governanti intenzionati – e giulivi nel manifestarlo – a farlo morire socialmente ed economicamente (e talvolta, complice la pandemia, anche fisicamente)?

In realtà la tesi criticata è frutto di due postulati: che ciò che è economicamente valido esaurisce il “bene” (sociale e individuale). Come se l’uomo fosse solo un essere economico. E non anche economico. La storia prova che non è così: vi sono state nazioni non disponibili a barattare il benessere economico con l’indipendenza politica.

Anche perché nel lungo periodo, è questa a garantire quello, più che l’inverso.

De Bonald scriveva che durante la Rivoluzione e le guerre napoleoniche gli svizzeri, un popolo (all’epoca) di “pastori e frati” avevano difeso la propria indipendenza assai meglio dei Paesi Bassi che “contavano i più ricchi uomini d’affari del mondo” (forse è anche per quello che gli svizzeri sono diventati assai più ricchi dei pur benestanti olandesi).

In secondo luogo c’è il (consueto) modo di ragionare consistente nel confrontare una “legge” generale e soprattutto astratta (anche tendenzialmente valida), applicandola a una situazione specifica e concreta, senza adeguarla. Con il risultato che l’abito confezionato da pensatori (talvolta neppure da talk-show) vesta male chi l’indossa, magari non per colpa del sarto, ma perché l’abbigliando ha la gobba. E l’abilità del politico, come diceva Giolitti, è quella del bravo sarto che confeziona il vestito adatto a chi lo deve portare. Chi pensa il contrario è, come donna Prassede, troppo affezionato alle proprie idee (con la conseguenza di non cambiarle e spesso neppure di adattarle): è un puro “ragionare” ideologico.

E non può quindi pretendere che venga condiviso, perfino con entusiasmo, da coloro che ne pagano il conto.

Avv. Teodoro Klitsche de la Grange

 

1 2 3 137