Il triangolo imperfetto_Un anno di Trump_19° podcast, di Gianfranco Campa

Ad un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca si può tentare un primo bilancio della azione di Donald Trump. Gianfranco Campa, all’inizio del suo intervento, ci rivela le fondamenta e le ragioni di interesse che consentono l’instabile equilibrio tra il Presidente, il vecchio establishment neoconservatore repubblicano e l’imprescindibile elettorato più militante e critico verso la vecchia guardia. La definitiva defenestrazione di Bannon, grazie anche ai suoi incredibili harakiri, ha spianato la strada ad un accordo, per quanto difficoltoso, sulla politica interna che ha consentito di portare avanti buona parte del programma presidenziale già dal primo anno di insediamento. Un dinamismo i cui risultati stanno incrinando le certezze di vittoria del Partito Democratico Americano alle prossime elezioni congressuali di medio termine.

Molto più controverse e contraddittorie risultano essere le linee di politica estera. Appare insolitamente evidente l’esistenza di più canali diplomatici e di diversi centri strategici in diretta competizione tra loro e su linee divergenti e contraddittorie; come pure l’esistenza di canali alternativi di comunicazione con i competitori geopolitici non corrispondenti ai canali ufficiali. Una fase nella quale le logiche apparenti stridono con quelle più profonde e riservate. Un chiaro indizio che l’equilibrio faticoso e precario in questo ambito coinvolge forze molto più potenti e temibili in una condizione molto più sfavorevole rispetto alle intenzioni dichiarate da Trump nella sua campagna elettorale. Su questo piano si riscontreranno i maggiori effetti della defenestrazione di Bannon. Antonio de Martini, nel post precedente pubblicato su questo sito, ha rivelato con particolare perspicacia l’essenziale della reale posta in palio riguardante l’uso “del bottone più grosso” http://italiaeilmondo.com/2018/01/14/il-bottone-piu-grosso-di-antonio-de-martini/ . Si profila un equilibrio tra poteri, soprattutto dello stato profondo che sembra concedere qualcosa di significativo sul piano interno in cambio di una “armonizzazione” maggiore delle intenzioni trumpiane con i canoni classici della politica estera e della diplomazia americane. Sono comunque equilibri dinamici che non consentiranno comunque il ritorno allo “statu quo ante” sia per il rafforzamento progressivo degli altri attori geopolitici, ad eccezione ahimè degli stati europei, che per i diversi assetti interni alla potenza tuttora prevalente. Sta di fatto che anche su questo piano, la tattica de “l’America first” con l’indebolimento dell’approccio multilaterale e la rinegoziazione su base bilaterale dei trattati con gli USA sta modificando pesantemente e in maniera duratura le modalità e i contenuti delle relazioni internazionali. A prescindere dal suo esito tutt’ora incerto, penso che ricorderemo per tanto tempo questa presidenza. Buon ascolto_Giuseppe Germinario

 

https://soundcloud.com/user-159708855/podcast-episode-1

Un commento

  • Massimo Morigi

    Antonio de Martini terminava il suo intervento, “Il bottone più grosso” del 14 gennaio su “L’Italia e il mondo” con l’ironicamente beneaugurante “benvenuti nel XXI secolo” e veramente l’unico vero commento che si può rilasciare anche in merito al 19° podcast di Gianfranco Campa, “Il triangolo imperfetto – Un anno di Trump”, come al solito brillante ed illuminante, è un “benvenuti nel XXI secolo”, nel senso che, piaccia o non piaccia l’operato del 45° presidente degli Stati uniti, la presidenza di Donald Trump presenta allo stato tutte quelle caratteristiche e potenzialità che minacciano di chiudere traumaticamente e consegnare alla storia come un fenomeno definitivamente tramontato la narrazione universalistica liberaldemocratica che era emersa vincitrice nel XX secolo come risultato dell’esito del secondo conflitto mondiale. Che poi il definitivo tramonto di questa fantasmagorica narrazione politico-filosofica significhi l’affermazione nel nuovo secolo di una mentalità strategica di massa, per ora solo in statu nascenti, o, al contrario, porti ad una polverizzazione, in pieno stile postmoderno e poststrutturalista, di ogni narrazione politica ed antropologica (e quindi manifestandosi come l’estremo segno del degrado delle fairy tales liberaldemocratiche), questo è tutto un altro paio di maniche, ben rappresentando l’erratico percorso politico del primo anno di presidenza Trump che apparentemente si svolge a livello di puro scontro di potere fra i vari grandi agenti strategici anche l’imago di tutta la pesante indecifrabilità politica, culturale e filosofica del nuovo secolo che è subentrato al vecchio secolo del delirio liberal-universalistico. Anch’io quindi mi associo con un “benvenuti nel XXI secolo” ma se nel caso delle vicende d’oltreatlantico l’augurio assieme a motivi di apprensione contiene anche forti elementi di speranza, per quanto riguarda l’Europa e, soprattutto, l’Italia è quasi totalmente espressione di divertita ironia (e, residualmente, anche di una molto debole, ma però non del tutto assente, speranza. Fra non molti giorni vedremo se per quanto riguarda il nostro paese si potranno ricalibrare i sentimenti contenuti nell’augurio…).

    Massimo Morigi – 18 gennaio 2018

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