LA COLPA E LA PAURA, di Teodoro Klitsche de la Grange

LA COLPA E LA PAURA

Da quando il Covid-19 ha riportato il dibattito pubblico alla realtà dell’esistenza, fatta di buona e cattiva sorte, di guerre, pestilenze, terremoti, alluvioni, come di pace, benessere, bel tempo e buona salute, tutte cose ottenute grazie al progresso e al buon governo (??), l’argomento onde spiegare (e addossare) le responsabilità della mala sorte è che i governati sarebbero confusi dal sentimento della paura; quello occultato è che sono condizionabili da quello di colpa. Cose ambedue affermate già da Thomas Hobbes.

La prima, la paura, è nota; l’antropologia del filosofo inglese si basa sul potere dell’uomo di uccidere il proprio simile (e sulla frequenza con la quale avviene) e sulla conseguente necessità di creare un’istituzione che protegga la vita degli associati: contratto sociale, obbligazione politica, sovranità, comando e obbedienza ne sono i derivati coerenti.

Ma di ciò, della coerenza delle conclusioni alla premessa (il sentimento di paura per la propria vita) se ne sta facendo un’arma politica; sia per darla in testa agli avversari, sia per ingannare i governati.

Così il candidato democratico Biden accusa Trump perché ha sottovalutato l’impatto del virus (vero, ma l’hanno fatto quasi tutti i governi della terra, Giuseppi, Macron, Johnson in testa): è, aggiornata, la caccia all’untore dei “Promessi sposi”. Nell’altro, al fine di propiziare i DPCM – comodo tipo di normazione – sostenendo che sono fatti (anche se male) con buone intenzioni (possibile) e con risultati riconosciuti eccellenti nell’ “Universo e in altri siti” come cantava Dulcamara e ripete il nostro Governo.

Ma perché ciò si verifichi, continua la canzone governativa, occorre che i cittadini siano disciplinati, mascherati, tappati in casa, poco deambulanti e mai di notte. Se i risultati non saranno quelli sperati (vivamente da tutti) la colpa sarà dei governati indisciplinati, goderecci, incivili ed insensibili.

E qua torniamo all’altro sentimento, meno noto, ma necessario nell’arte di governo, evidenziato da Hobbes nel “Behemoth”: la colpa, o meglio il senso di colpa. Questo, sostiene il filosofo, è uno strumento necessario per esercitare potere sul comportamento degli altri, instillandone il senso per certe azioni ed intenzioni, ed acquisire così influenza. E lo enuncia a proposito dei predicatori puritani. Scrive: “questi predicatori inveivano spesso con grande zelo e severità contro due peccati, la concupiscenza della carne, ed il parlar profano; il che, senza dubbio, era molto ben fatto. Ma da ciò la gente comune era resa incline a credere che niente fosse peccato, salvo ciò che è proibito dal terzo e dal settimo comandamento… Sia nei sermoni, sia negli scritti, questi ministri sostenevano ed inculcavano l’opinione che i primissimi movimenti della mente, cioè il piacere che uomini e donne provano alla vista del bel corpo d’una persona dell’altro sesso” fosse già peccato “E, così, divennero confessori di quelli che avevano la coscienza turbata per questo motivo, e che obbedivano loro come a direttori spirituali, in tutti i casi di coscienza”. È acuto il filosofo di Malmesbury nel fondare almeno in parte la costituzione di un rapporto di potere (e quindi di comando/obbedienza) sul senso di colpa. Cosa sempre capitata nella storia delle istituzioni.

Ma di ciò i governanti italiani hanno fatto uso continuo e sovrabbondante, sia per sostenere la bontà delle proprie intenzioni e realizzazioni (in altri tempi per salvarli dall’inferno, ora dal virus); sia per trasferirne le responsabilità ai governati. Mentre risuona sempre il ritornello sulle tasse (paghiamone meno, paghiamole tutti), che per aumentarle a chi le paga, da quasi cinquant’anni i governanti ne attribuiscono la causa a chi non le evade. E continuano a farlo ad onta dell’inefficacia del ritornello. Come non fosse nota la pulsione del governanti ad attingere dal portafoglio dei governati.

Così col Covid, se arriverà una seria seconda ondata, la colpa sarà dei passeggiatori smascherati, dei bevitori in compagnia, dei banchettatori nei matrimoni e cresime. Troppo facile: ripensiamo a Hobbes.

Teodoro Klitsche de la Grange

ELEZIONI PRESIDENZIALI AMERICANE-AGGIORNAMENTI

 

Da oggi parte la rubrica con la quale cercheremo sulla base delle scarse forze disponibili di tenere aggiornati i lettori sulla competizione in corso.

 

Qualche considerazione preliminare. Prima , però, una piccola ciliegina sulla torta: secondo rumor’s attendibili Hillary Clinton sarebbe tra le papabili a Segretario alla Difesa della eventuale Presidenza Biden. Il nuovo e la pace che avanzano.

Dopo il 3 novembre scorreranno fiumi di inchiostro e di analisi sull’esito della competizione per le Presidenza Americana. Sarà comunque una battaglia cruciale di un confronto politico di rara violenza pur in uno stato e una nazione abituati a confronti accesi su temi sostanziali. Abbiamo postato qui sotto undici filmati senza nessuna finalità propagandistica. Il nostro è un sito di analisi; abbiamo un orientamento politico prevalente, ma pensiamo di essere agli antipodi da coloro i quali, in un versante politico o in quello opposto, accomunati entrambi non riescono a far di meglio che tifare per un leader straniero, spesso paradossalmente in nome del cosiddetto interesse nazionale, si chiami costui Putin, poi Trump oppure Macron, Merkel o Obama, giusto per accontentare un po’ tutti. Mancano per ora i partigiani di Biden, figura talmente scialba ed ecumenica da scoraggiare ogni ardimento. Ma non tarderanno ad apparire anche questi epigoni. Questi undici filmati sono il segno di qualcosa di nuovo che probabilmente si sta insinuando nella natura e nella qualità di quello scontro politico. Quattro anni fa l’esito elettorale e la vittoria di Trump avevano evidenziato una frattura politica delimitata abbastanza nettamente per aree geografiche, un ribaltamento dell’orientamento politico prevalente democratico degli stati del Rust Belt a favore di Trump piuttosto che del partito repubblicano e un cambiamento della natura stessa di questo partito, portato quasi a compimento con la battaglia interna vittoriosa condotta da Trump stesso. Era passato inosservato un altro aspetto. Il voto predominante del ceto medio ed operaio bianco in crisi aveva messo in ombra l’erosione incipiente, significativa anche se ridotta del voto nero ed ispanico ai danni dei democratici. Queste undici manifestazioni, avvenute anche negli stati più allineati al Partito Democratico, potrebbero essere il segnale che questa erosione comincia ad investire l’intero territorio nazionale e le varie etnie e divisioni di genere, compresa quella degli omosessuali. Trump è stato ripetutamente accusato di essere divisivo e reazionario. In realtà si sta rivelando un serio ostacolo alla frammentazione identitaria perseguita pervicacemente dal campo progressista-democratico e neocon e costruita sulle fondamenta del dirittoumanitarismo e della tutela lobbistica di minoranze di nuovo conio. Potrebbe essere piuttosto il segno della formazione di un vero movimento di unità nazionale che tenti di superare le frammentazioni su base etnica, di genere o quant’altro che stanno conducendo all’implosione di quel paese con buona pace di chi vorrebbe rappresentare Trump come esponente ed espressione di una componente razzista classica, integralista, omofoba e via dicendo; pure presente quest’ultima ma in realtà minoritaria nel movimento che si sta formando. Le presenze nello staff di Trump sono tra l’altro lì a smentire la prevalenza di queste tendenze. Non si sa se questa novità sarà sufficiente a garantire la conferma di questa presidenza e a contrastare le potenti tendenze contrarie legate all’immigrazione e alla pervasività del vecchio establishment. Sicuramente sta ponendo le basi per un confronto politico più maturo e più netto nei prossimi anni. In politica estera Trump ha lasciato sicuramente un segno. La sua resistenza all’intervento armato in Venezuela è costato il posto all’oltranzista Bolton, come pure le eccessive pressioni per un intervento in Siria e probabilmente un attacco massiccio all’Iran sono costate il posto ad altri componenti della sua amministrazione. Sarà questo, quanto segnalato prima, il segno che invece probabilmente lascerà Trump all’interno del proprio paese, a prescindere dall’esito elettorale e con buona pace di chi continua a descriverlo come un guerrafondaio, un razzista, un integralista, un suprematista e via discorrendo. I caratteri negativi di questa presidenza sono numerosi, i limiti del personaggio altrettanto, ma non sono quelli evidenziati così pervicacemente da un fronte avversario talmente compatto ed eterogeneo da destare tra i più avveduti più di qualche sospetto sulla loro genuinità. Il grande rammarico è che, a differenza delle classi dirigenti della Cina, della Russia, dell’India qui in Europa, soprattutto in Italia, non si è saputo e voluto cogliere le opportunità offerte dalle novità di quel quadro politico. Ce ne accorgeremo, forse, quando quelle finestre si chiuderanno in un senso o nell’altro, a babbo morto_Giuseppe Germinario

MAPPA ELETTORALE

https://abcnews.go.com/Politics/2020-Electoral-Interactive-Map?mapId=MjAyMDA0MTAyNjEwMTYwMzA0OTI4NjE2NDAwqUORZBgmSUhGSSNSZBKRSRKSSUgmCQ

 

20/10/2020 Ore 17:30

Media sondaggi a confronto delle presidenziali a 14 giorni dalle elezioni:

2004: Bush +3,5

2008: Obama +7.2

2012: Romney +0.9

2016: Clinton +6,4

2020: Biden: +10.3

 

20/10/2020 Ore 17:02

Dato interessante: l’indice di approvazione del presidente Trump è di 2 punti superiore a quello di Obama nello stesso periodo nel 2012. 

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20/10/2020 Ore 05:40

I “Mai Trump”,  meglio conosciuti come i “Never Trumpers”, sono un tassello importante del vantaggio di Biden. I never trumpers sono un gruppo di repubblicani che attualmente voterebbe per Biden e rappresenta il 4% di tutti gli elettori a livello nazionale. Se invece votassero per il presidente Trump, la corsa alla presidenza sarebbe in questo momento alla pari. Gente come Cindy McCain, Michael Steele, George Conway e tanti altri hanno pubblicamente affermato il loro sostegno a Joe Biden.

Con “repubblicani” del genere chi ha bisogno dei democratici?

http://politicaliq.com/2020/10/19/never-trumpers-are-key-to-bidens-lead-in-the-polls/

 

20/10/2020 Ore 05:20

Le cose stanno migliorando gradualmente in Nord Carolina per Trump; nelle ultime 24 ore i repubblicani hanno raggiunto i democratici, ma ci vediamo costretti a lasciare lo stato della North Carolina nella casella di Biden poiché attendiamo conferme di  questi dati, se questa tendenza si conferma oppure no, lo sapremo nelle prossime 24-48 ore.

20/10/2020 Ore 04:14

Primo giorno di voto in persona in Florida; alla chiusura dei seggi sono state elaborate 436.000 schede elettorali

Totale: 2.945.510 voti espressi fino ad ora(posta + voto anticipato di persona)

Partito Democratico 1.409.347 (47,8%)

Partito Repubblicano 936.197 (31,8%)

Altri (indipendenti)  520.601 (20,4%)

Gli indipendenti saranno probabilmente quelli che decideranno le sorti delle presidenziali in Florida.

Repubblicani indietro di molto rispetto ai Democratici. Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni. Florida rimane nella casella di Biden.

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20/10/2020 Ore 02:01

Marcia a Washington delle minoranze afro-americane che sostengono Trump. Quest’anno si prevede intorno al 16-18% il sostegno per Trump fra la comunità afro-americana.  Non sembra molto, ma considerando che Romney prese solo il 3% dei voti nel 2012  e Trump 8% nel 2016, le nuovi percentuali vicino al 20% mostrano uno spostamento consistente del voto minoritario versio Donald Trump. Questo voto potrebbe tornare utile a Trump visto che, secondo i sondaggi, Trump ha perso intorno al 15-20% di sostegno nella comunità bianca rispetto al 2016.

 

20/10/2020 Ore 01:50

A proposito di Pennsylvania, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi una sentenza storica che potrebbe stravolgere il voto in Pennsylvania: Ripristina la scadenza originale di una corte inferiore che dava allo stato della Pennsylvania 3 giorni di tempo per contare, dopo la data del 3 novembre, le schede elettorali ricevute. Quindi c’è` la concreta possibilità che il risultato della Pennsylvania, uno stato importantissimo per l’esito finale, non arrivi la notte del 3 Novembre. 

 

20/10/2020 Ore 01:00

La media sondaggi di Biden in Pennsylvania è scesa dal 7,3% di una settimana fa al 3,8% di oggi. Comunque sia Biden rimane favorito in Pennsylvania.

 

20/10/2020 Ore 00:47

Situazione non ribaltata, ma in netto miglioramento per Trump negli stati battleground. La sua media personale e in miglioramento di quasi un punto di percentuale rispetto al 2016, anche se è ancora indietro rispetto al consenso di Biden. Ma qualsiasi movimento in positivo e ossigeno necessario per Trump.

 

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20/10/2020 Ore 00:31

Oggi e` iniziato in voto in persona nei seggi della Florida, stato importantissimo, Joe Biden e assente, asserragliato nella cantina di casa, così Kamala Harris ha preso il suo posto facendo campagna elettorale in Florida. Nel video non si sa chi stai salutando, ma va bene lo stesso..

19/10/2020 Ore 17:27

Aggiornamento Florida 19/10/20:

Democratici 1.227.883 (48,9%)

Repubblicani 757.694 (30,2%)

Un vantaggio di 470.189 per i Democratici

 

19/10/2020 Ore 07:04

Perle di saggezza dal nostro zio Joe: Indossa la mascherina. Lavati le mani. Non Votare Donald Trump.

 

19/10/2020 Ore 06:55

Esattamente quattro anni fa; possibilita di vincere:

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19/10/2020 Ore 06:40

Due foto sintetizzano le difficoltà che Trump sta avendo in Arizona, uno stato importante da vincere, uno stato battleground. La media dei sondaggi nel 2016 rispetto al 2020. Si vede che Trump era davanti alla Clinton in tutti i sondaggi, mentre nel 2020 solo il Trafalgar vede Trump in vantaggio su Biden. 2016 Trump + 4,0-2020 Biden +3,9:

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19/10/2020 Ore 06:18

Joe Biden e la nipote Finnegan si godono un frappè in Durham, Carolina del Nord. Si sentono le domande che i giornalisti pongono a Biden: “Che gusto hai preso?” Un giornalismo inquisitivo di alti contenuti informativi e pertinenti alle presidenziali, soprattutto in luce dello scandalo di Hunter Biden, complimenti a questi professionisti rappresentanti dei mass media…

 

19/10/2020 Ore 06:00

Sono più di 27,5 milioni di persone che hanno già votato alle elezioni presidenziali del 2020:

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19/10/2020 Ore 05:39

Comizi di Trump questa notte a Carson City in Nevada e Newport Beach in California.  Migliaia di persone si sono assiepate ai margini della strada per salutare la carovana di Trump in California.

Carson City:

Newport Beach:

 

19/10/2020 Ore 05:26

Sondaggi: gli europei preferiscono, con largo margine, Biden a Trump:

State Biden (%) Trump (%) Pollster
EU 83 17 N/A
Denmark 93 7 YouGov
Finland 88 12 Kantar TNS
Germany 87 13 YouGov
Austria 83 17 Research Affairs
Greece 83 17 ProRata
Spain 81 19 YouGov
Sweden 78 22 YouGov
France 76 24 YouGov
Italy 74 26 YouGov
Netherlands 69 31 Kieskompas
United Kingdom 82 18 YouGov

https://europeelects.eu/2020/10/18/polls-europeans-favour-biden-over-trump-by-wide-margins/

 

18/10/2020 Ore 21:45

ATTENZIONE ALTRO AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: CAMBIA LA MAPPA ELETTORALE:

Il North Carolina passa nella casella di Biden. Totale collegio elettorale:

Biden 308-Trump 230

Ci vediamo costretti a cambiare di nuovo la mappa elettorale. I voti per posta e l’apertura dei seggi fisici nella Carolina del Nord mostrano dei numeri drammaticamente negativi per Trump che non possono essere ignorati. Quindi la North Carolina entra nella casella di Biden. Se i dati vengono confermati Trump sarà costretto a vincere in tutti e tre i più importanti “Battleground States” in gioco, cioè Florida, Arizona e Pennsylvania. Teniamo d’occhio anche la Georgia dove, anche li, i Repubblicani hanno mostrato segni di debolezza ma non siamo ancora pronti a spostare la Georgia nella casella di Biden.

 

18/10/2020 Ore 20:11

Media nazionale sondaggi delle presidenziali a 16 giorni dalle elezioni, paragonata alle precedenti elezioni: 

2004: Bush +4

2008: Obama +5

2012: Obama +0.2

2016: Clinton +6,3

2020: Biden: +10.6

La media riflette la nostra mappa elettorale che vede Biden in testa nel conto dei seggi elettorali: Biden 293-Trump 245

 

18/10/2020 Ore 06:37

L’ultimo posto dove ci si aspetta di trovare sostenitori di Trump è Beverly Hills in California, ma contro ogni evidenza esistono dei temerari che sfidano la bestia democratica-liberale nella propria tana…

 

18/10/2020 Ore 06:20

In questa stagione schizofrenica delle presidenziali del 2020, dove tutto e il contrario di tutto pare possibile, non dovrebbe sorprendere se certi ruoli si sono invertiti.

Nel 2012 e nel 2016, i democratici avevano aperto centinaia di sedi di partito in più rispetto ai repubblicani, uffici sparsi sul territorio a sostegno della campagna presidenziale.  Obama aveva 791 uffici nel 2012 rispetto ai 283 di Mitt Romney e Clinton ne aveva aperti 538 nel 2016 contro i 165 di Trump .Nel 2020, Trump ha oltre 300 uffici operanti sul campo, mentre Biden non ne ha quasi nessuno.

La completa mancanza di uffici della campagna elettorale di Biden è spiegata dalla pandemia di coronavirus e non è priva di logica. Secondo un sondaggio il 63% degli elettori è a disagio con i volontari che bussano alla porta di casa. I volontari di Biden inviano sms e chiamano gli elettori tramite telefono; nelle parole della organizzazione di Biden siamo di fronte, “all’operazione di contatto elettorale più innovativa, digitale e tecnologicamente avanzata di sempre.

I volontari di Trump d’altra parte, stanno bussando porta per porta forte dei suoi 307 uffici in 22 stati. Il maggior numero di uffici si trovano in Wisconsin (49), Florida (44) e Pennsylvania (42),

La strategia di Trump nel 2020 sembra chiara: mantenere un’ampia rete di uffici nei tre stati che deve assolutamente vincere. Altri stati con un numero consistente di uffici sono il Minnesota (18), seguito dal Michigan (17), dal Texas (15), Iowa (14), Colorado (14) e Arizona (13). 

Se questa strategia funzionerà oppure no lo sapremo solo dopo il 3 di Novembre…

Sotto, la mappa con i puntini rossi dove sono collocate le sedi della campagna di Trump:

 

18/10/2020 Ore 02:55

ATTENZIONE ALTRO AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: CAMBIA LA MAPPA ELETTORALE:

Wisconsin e Ohio vanno nella casella di TrumpNuovo responso dei collegi elettorali: Biden 293-Trump 245

Notte di passione fra sondaggi e metodologie che cominciano a capovolgere la mappa elettorale:

Wisconsin e Ohio vanno nella casella di Trump. Anche in questi stati, come per il Michigan, il voto per posta presenta una sorprendente forza dei Repubblicani. La mappa elettorale del 2016 si sta lentamente ricomponendo nel 2020, con gli stati del Rust Belt che cominciano ad allinearsi in favore di Trump. Detto questo, Trump è ancora indietro e ha bisogno di non perdere nessuno degli stati che sono attualmente dalla sua parte, ma in aggiunta deve raccogliere il collegio elettorale di altri due stati fra la Pennsylvania, la Florida e l’Arizona. Qualsiasi combinazione di due di questi tre stati a favore di Trump cambierebbe la mappa elettorale in maniera decisiva, portando Trump oltre la soglia dei fatidici 270 seggi elettorali necessari alla vittoria. La Pennsylvania, l’Arizona e la Florida vanno delineandosi come gli stati “battleground” per eccellenza. Qui sarà terra di fuoco, dove verrà combattuta la battaglia per la presidenza fino all’ultimo voto.

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18/10/2020 Ore 01:00

ATTENZIONE AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: CAMBIA LA MAPPA ELETTORALE:

Il Michigan passa nella casella di Trump. Totale collegio elettorale Biden: 321-Trump 217

Il ritorno delle schede elettorali per posta vede il vantaggio inaspettato dei repubblicani. Più repubblicani hanno votato per posta finora in Michigan che Democratici. Uno shock poiché i democratici per azzerare il voto di persona, preferito dai repubblicani, dovrebbe essere in vantaggio di migliaia di schede per posta.

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18/10/2020 Ore 00:30

In migliaia oggi hanno partecipato a Washington DC alla marcia per le donne. Una marcia anti-Trump che di solito si tiene a Gennaio ma anticipata perché ci sono le presidenziali e in concomitanza con l’udienza per la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema.

 

18/10/2020 Ore 00:21

Bruce Springsteen ha minacciato di lasciare gli Stati Uniti e andare a vivere in Australia se Trump dovesse vincere le elezioni. In risposta alle affermazioni di Springsteen, i vigili del fuoco di Miami hanno improvvisato una manifestazione pro-Trump, su barca con il sottofondo di un classico di Springsteen…Born in USA

 

17/10/2020 Ore 23:56

Secondo una ricerca di Rasmussen, in questo ciclo di votazioni presidenziali, gli elettori più silenziosi sono quelli non affiliati a nessuno dei due principali partiti politici. Il 21% di loro afferma che è meno propenso a far sapere agli altri come intende votare. Questo 21% degli aventi diritto al voto, potrebbe essere decisivo nel consegnare la vittoria finale a uno dei due candidati.

 

17/10/2020 Ore 19:00

Ci mancavano solo gli Amish per Trump in Pennsylvania! Il numero di Amish non dovrebbe influire più di tanto sul risultato in Pennsylvania, ma è interessante sapere che il sostegno di Trump include un variegato mondo di culture, razze e religioni. 

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17/10/2020 Ore 17:45

Comizio di Trump a Muskegon, Michigan. Il Michigan è importantissimo per Trump, con le difficoltà di Trump in Arizona, Florida e Pennsylvania, una vittoria in Michigan diventa imperativa per Trump.

 

17/10/2020 Ore 17:37

Le schede elettorali restituite in Florida:

Aggiornamento di oggi; 17/10/20:

Democratici = 1.185.892 (49,1%)

Repubblicani = 726.797 (30,1%)

Democratici in vantaggio di 459.095 schede

Una settimana fa il vantaggio era 55% per i Democratici contro il 29%, i Repubblicani quindi lentamente stanno colmando il gap e i Democratici rallentano. Detto ciò lo stato “battleground” della Florida rimane nella casella Biden.

 

17/10/2020 Ore 17:14

Il direttore della campagna del candidato presidenziale democratico Joe Biden ha messo in guardia dal fidarsi dei numeri dei sondaggi nazionali rilasciati questa settimana che mostrano Biden in vantaggio di doppie cifre sul presidente Trump: “E` un dato di fatto che non siamo avanti di due cifre” ha detto Jen O’Malley “Questi sono numeri gonfiati dai sondaggi pubblici nazionali“.

I sondaggi pubblicati questa settimana da NPR / PBS NewsHour / Marist e NBC News / Wall Street Journal mostrano Biden davanti a Trump dell’11% nei sondaggi nazionali.

 

17/10/2020 Ore 04:12

Trump sembra essere una trottola con le batterie cariche, d’altronde non ha più niente da perdere e si gioca il tutto per tutto in questi ultimi 17 giorni prima delle elezioni. Dopo il townhall, la scorsa notte Trump ha tenuto due comizi; il primo a Ocala in Florida, il secondo a Macon, in Georgia.

Foto degli eventi: 

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La consulente di Trump; Hope Hicks, ritorna in scena dopo il Coronavirus, eccola salutata dalla folla in Florida :

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Il deputato della Georgia, Vernon Jones, che qualche mese fa ha lasciato il partito democratico per unirsi a Tramp, viene portato trionfante a onda dai sostenitori del presidente prima del comizio:

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17/10/2020 Ore 03:26

Una dato che potrebbe avere ramificazioni sulle elezioni presidenziali; l’attuale tasso di disoccupazione è più alto negli stati blue, cioè quelli democratici, rispetto a quelli rossi repubblicani: 10,5% contro il 6,6%. Chiaramente l’economia soffre ancora della crisi economica artificiale, come conseguenza dei lockdown-coronavirus. Prima della pandemia la disoccupazione in america era al tasso di 2,9%.

 

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17/10/2020 Ore 03:00

Annuncio stampa della campagna presidenziale di Joe Biden: L’ex presidente Barack Obama, sarà presente in Pennsylvania il 21 di Ottobre partecipando a comizi di sostegno per Biden-Harris. Questo annuncio lascia pensare che Biden sia meno forte di quanto si pensi in Pennsylvania, di conseguenza vengono dispiegate tutte le armi a disposizione.

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16/10/2020 Ore 20:25

Cominciano a venir fuori i retroscena dei due Townhall: I mass media oggi sono un susseguirsi di apprezzamenti sulla performance di Biden e dall’altro lato critiche pesanti su quella di Trump. La verita però e più complessa della propaganda democratica; per chi ha ascoltato i due incontri il comportamento dei giornalisti mediatori è stato agli antipodi: George Stephanopoulos nei confronti di Biden è stato molto più accondiscendente rispetto a quello della giornalista Savannah Guthrie, accusata di comportamento ostile nei confronti di Trump durante tutta la durata della townhall. Quello che i mass media e la macchina propagandistica democratica non menzionano è che il marito di Savannah Guthrie è stato capo del personale dell’ex vicepresidente Al Gore, durante il ciclo delle elezioni presidenziali del 2000. 

Altro aspetto interessante, almeno due degli “elettori” nella townhall scelti per fare domande a Joe Biden non potevano certo definirsi “disinteressati”; un ex scrittore dei discorsi di Obama, un certo Nathan Osbourn e la moglie di un ex democratico della Pennsylvania di alto profilo, la signora Mieke Haeck. 

Altro punto; George Stephanopoulos, è stato direttore delle comunicazioni per la Casa Bianca ai tempi di Bill Clinton.

Insomma questi townhall sono stati concepiti e manipolati per mostrare Biden sotto una luce positiva e Trump sotto una negativa.

 

TODAY -- Pictured: Savannah Guthrie on Tuesday Jan. 9, 2018

 

16/10/2020 Ore 19:17

Numeri interessanti da estrapolare ed analizzare. Abbiamo il totale dell’audience che si è sintonizzata a guardare i due confronti televisivi. Biden ha vinto quello sui canali televisivi; la ABC townhall ha attirato 2,3 milioni di spettatori in più rispetto al townhall di Trump sulla NBC. Biden ha raccolto 12,7 milioni di spettatori totali mentre Trump ha raccolto 10,4 milioni nelle stessa (21:00-22:00) fascia oraria. Durante l’intero periodo, la townhall di Biden ha registrato una media di 12,3 milioni di spettatori. Detto questo i numeri degli ascoltatori in streaming favoriscono Trump, 4,7 milioni di spettatori in più rispetto a Biden, un dato questo interessante poiché dovrebbe essere in teoria il contrario, cioè gli spettatori dei canali televisivi tradizionali tendono ad avere una età media più alta rispetto a quelli che guardano in streaming. Questi numeri vanno contro la logica che i sostenitori di Trump hanno un’età media più alta rispetto ai sostenitori di Biden.

 

16/10/2020 Ore 07:30

In attesa di conoscere il numero di spettatori televisivi delle Town Hall di Trump e Biden trasmesse in contemporanea, abbiamo già i primi risultati del numero di spettatori sintonizzati sui canali youtube che hanno trasmesso gli incontri in diretta; il risultato e assolutamente a favore di Trump. Molte più persone si sono sintonizzate a guardare Trump su youtube che Biden. La differenza è abissale e deve essere tenuta conto nel quadro della metodologia che predice il vincitore delle elezioni. Il numero più alto di spettatori su youtube per Biden è stato 28,000 mentre per Trump e stato di 712,000. 

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16/10/2020 Ore 05:25

Video della campagna elettorale di Trump che fa appello alla comunità cubana della Florida. Trump per vincere in Florida ha bisogno di tutti i voti latini possibili.

 

16/10/2020 Ore 05:17

Aggiornamento voto per posta: Democrati avanti a tutta velocità, repubblicani indietro di molto. Si spera per i Repubblicani che il voto di persona bilanci il voto per posta.

Nord Carolina:

Rep: 96,051

Dem: 269,844

Indipendenti: 165,857

 

Pennsylvania:

Rep: 82,468

Dem: 393,233

Indi: 39,193

 

Maine:

Rep: 24,000

Dem: 77,990

Indi: 27,094

 

Iowa:

Rep: 88,366

Dem: 189,066

Indi: 47,231

 

16/10/2020 Ore 04:45

La scorsa notte, un cartellone pubblicitario sul Sunset Boulevard a Hollywood e stato hackerato e trasformato in un mostruoso pezzo di propaganda anti-Biden.

Il gigantesco cartellone pubblicitario si trova in cima al nightclub Whiskey a Go Go, e pubblicizzava Swamp Thing, una serie televisiva di orrore. Lavorando tutta la notte un gruppo segreto di artisti di strada noto come “The Faction” ha sopraposizionato la faccia di Biden su quella della “vera” creatura del Swamp Thing. La scritta dice “Joe Biden e il mostro della palude, nascondete i figli e le mogli”

Joe Biden as Swamp Thing

 

16/10/2020 Ore 04:06

Questa notte, al posto del dibattito che si sarebbe dovuto tenere e poi cancellato dal fatto che Trump e risultato positivo al coronavirus, si sono tenuti due cosiddette “TownHall”, dove sia Trump sul canale NBC, sia Biden sulla ABC, allo stesso momento, si sono confrontati con un moderatore e domande fatte dal pubblico presente in studio. 

Quando saranno disponibili, sarà interessante vedere i numeri di ha raccolto più ascoltatori fra le due contemporanee, anche questo e un modo di fare sondaggio.

Screen Shot 2020-10-15 at 9.15.22 PM

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15/10/2020 Ore 19:35

Brutte notizie per Trump: In Georgia i numeri alti di votanti, soprattutto nelle città e il numero alto di schede elettorali completate e rispedite, sembrano favorire Joe Biden. Fino ad ora i partecipanti al voto sono, in numero più alto, quelli iscritti al partito democratico che a quello Repubblicano. La perdita della Georgia comporterebbe per Trump un ostacolo difficile da superare. 

Ora le notizie positive: Secondo i dati da noi elaborati, Trump sta mostrando vitalità sia in Michigan sia nel Nuovo Messico. In particolare il Michigan sembra decisamente spostarsi nella casella di Trump. Ecco i dati elaborati per il Nuovo Messico:

Statistiche degli iscritti ai partiti:

 

2016

Democratici =599813 (47%)

Repubblicani =399930 (31%)

Altri = 289.677 (22%)

 

2020 a partire dal 30/09/2020

Democratici = 503.039 (45,4%)

Repubblicani = 413.605 (31,1%)

Altri =312.231 (23,5%)

 

Guadagno netto Democratici 2016-2020: +3.226

Guadagno netto Repubblicani 2016-2020: +13.675

Altri Partiti 2016-2020: +22.554

 

Risultati delle ultime 3 elezioni

2008: D= 56,91%, R = 41,78%

2012: D= 52,99%, R =42,84%

2016: D= 48,26%, R =40,04%, 

 

Il voto per i  Democratici è sceso nelle ultime 3 elezioni consecutivamente. Nel 2016 il libertario Gary Johnson (ex governatore del Nuovo Messico) ha ricevuto 74.541 voti. I voti di Trump più quelli di Johnson hanno superato il voto di Clinton.

Clinton ha battuto Trump di 65.567.

L’affluenza alle urne nel 2016 nel Nuovo Messico è stata del 55% della popolazione con diritto di voto (al 45 ° posto più alto negli Stati Uniti).

Il Nuovo Messico ha una percentuale più alta di residenti latini rispetto a qualsiasi altro stato.

Mentre il Nuovo Messico ha orbitato dalla parte di Biden, non è da escludere una sorpresa a Novembre. Aspettatevi che i risultati siano molto più vicini rispetto al 2016 con Johnson non presente nella scheda elettorale. Probabilmente parliamo di 1-2 punti di differenza fra Biden e Trump. In altre parole il Nuovo Messico è alla portata di Trump.

Ora un aggiornamento dalla Florida:

Ecco i numeri delle schede del voto per posta rispedite indietro dagli elettori. Il vantaggio per i Democratici è alto; per questo motivo al momento attuale non possiamo considerare la florida appannaggio di Trump. Epperò due considerazioni da tenere presente: la prima, con il passare dei giorni il vantaggio dei Democratici sta diminuendo; secondo il vantaggio del voto per posta può essere compensato dai Repubblicani da quello nei seggi di persone, il modo di votare preferito dai Repubblicani in Florida. 

In Totale il  33,9% delle schede Voto Per Posta (VPP) a questo punto  è stato rispedito indietro .

Il 31,9% delle schede Repubblicane è stato restituito mentre il 37,7% delle schede Democratiche è stato restituito.

14/10/20: REP – 564.361, DEM – 967.036, vantaggio di 402.675 per DEM,  50,4% – 29,4%

13/10/20: REP – 519.876, DEM – 904.217, vantaggio di 384.341 per DEM,  50,7% -29,2%

12/10/20: REP – 487.754, DEM – 850.328, vantaggio di 362.574 per DEM, dal 50,9% al 29,2%

11/10/20: REP – 483.090, DEM – 841.355, vantaggio di 358.265 per DEM, dal 50,9% al 29,2%

10/10/20: REP – 450.447, DEM – 791.730, vantaggio di 341.283 per DEM, dal 51,1% al 29,1%

09/10/20: REP – 396.499, DEM – 707.505, vantaggio di 311.006 per DEM, dal 51,6% al 28,9%

08/10/20: REP – 337.927, DEM – 612.982, vantaggio di 275.055 per DEM, dal 52,0% al 28,7%

07/10/20: REP – 269.817, DEM – 497.324, vantaggio di 227.507 per DEM, dal 52,4% al 28,5%

06/10/20: REP – 197.449, DEM – 372.096, vantaggio di 174.647 per DEM, dal 53,0% al 28,1%

05/10/20: REP – 157.855, DEM – 305.982, vantaggio di 148.127 per DEM, dal 53,5% al ​​27,6%

04/10/20: REP – 145.798, DEM – 282.169, vantaggio di 136.371 per DEM, dal 53,7% al 27,7%

03/10/20: REP – 126.799, DEM – 244.806, vantaggio di 118.007 per DEM, dal 53,5% al ​​27,7%

02/10/20: REP – 92.935, DEM – 183.972, vantaggio di 91.037 per DEM, dal 54,0% al 27,2%

01/10/20: REP – 65.516, DEM – 126.602, vantaggio di 61.086 per DEM, dal 53,4% al 27,7%

30/09/20: REP – 36.075, DEM – 70.349, vantaggio di 34.274 per DEM, dal 53,3% al 27,3%

29/09/20: REP – 9.330, DEM – 18.190, vantaggio di 8.860 per DEM, dal 53,5% al ​​27,5%

28/09/20: REP – 2.272, DEM – 3.555, vantaggio di 1.283 per DEM, dal 47,7% al 30,5%

27/09/20: REP – 2.165, DEM – 3.411, vantaggio di 1.246 per DEM, dal 47,9% al 30,4%

26/09/20: REP – 1.983, DEM – 3.184, vantaggio di 1.201 per DEM, dal 48,2% al 30,0%

25/09/20: REP – 754, DEM – 1.673, vantaggio di 919 per DEM, da 55,0% a 24,8%

 

15/10/2020 Ore 07:42

Comizio elettorale di Trump questa notte a Des Moines in IOWA, tra i presenti c’era anche Abraham Lincoln:

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15/10/2020 Ore 05:30

Interessante mappa che mostra gli appuntamenti in campagna elettorale di Donald Trump: 

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In rosso tutte le località dove i volontari sono più attivi nel contattare i cittadini e dove i soldi della campagna stessa sono spesi in maniera più consistente. 

Dalla mappa si notano delle certezze e delle stranezze: Chiaramente si nota come gli stati del “Rust Belt” sono ricoperti di puntini rossi. Ciò indica che la vittoria di Trump dovrà passare gioco forza per questi stati (Michigan-Wisconsin-Ohio-Pennsylvania).

La Florida, dalla folta presenza di puntini rossi è chiaramente considerata uno stato “battleground” che vede Biden in vantaggio e che richiede ulteriori sforzi da parte dei Repubblicani per cercare di riportare la Florida nel campo repubblicano. 

Di rosso sono coperti anche gli stati della Nord Carolina e della Georgia, questo significa che la campagna di Trump considera questi stati in pericolo. 

Altro stato dove lo scontro si è fatto aspro e` il Texas che in questi anni si è trasformato da stato conservatore a stato in bilico. 

Gli stati in bianco, cioè senza rosso, sono gli stati dove Trump è sicuro di vincere,  oppure è talmente certo della sconfitta che perdere tempo e denaro in questi stati non vale il risultato possibile. Le risorse a disposizione possono essere riversate ed indirizzate su altri stati.

Quello che sorprende sono il Nuovo Messico e l’Arizona. Il Nuovo Messico in quanto dovrebbe essere uno degli stati sicuri in mano democratica; ma se i repubblicani spendono denaro e risorse umane, vuol dire che il Nuovo Messico è in gioco. 

Il rosso in Arizona non sorprende e conferma che questo stato non è più al sicuro per i repubblicani e di conseguenza richiede la massima attenzione della campagna di Trump. 

C’e molto rosso anche in Nevada. Il “Silver State” è in mano ai democratici che hanno vinto negli ultimi anni le elezioni, ma la pesante presenza della macchina elettorale di Trump in Nevada vuol dire che i Repubblicani sono convinti di avere la possibilità di catturare parte dell’elettorato Democratico.

Il Rosso in California può ingannare,  non vuol dire che lo stato del “Golden Gate’ sia in gioco; vuol dire piuttosto che pure nella democraticissima California ci sono elezioni locali alla Camera papabili per i Repubblicani.

 

14/10/2020 Ore 19:34

Questa mattina è scoppiato lo scandalo Hunter Biden (figlio di Joe Biden); il New York Post ha pubblicato una serie di email e foto che compromettono la famiglia Biden.

Hunter Biden presentò suo padre, l’allora vicepresidente Joe Biden, a un alto dirigente di una società energetica ucraina meno di un anno prima che l’anziano Biden facesse pressioni sui funzionari del governo ucraino affinché licenziassero un procuratore che stava indagando sulla società, secondo le e-mail ottenute da Il Post.

L’incontro, mai rivelato prima, è menzionato in un messaggio di apprezzamento che Vadym Pozharsky, un consigliere del consiglio di Burisma, avrebbe inviato Hunter Biden il 17 aprile 2015, circa un anno dopo che Hunter era diventato membro del consiglio di Burisma con uno stipendio di  $ 50.000 al mese.

“Caro Hunter, grazie per avermi invitato a Washington e per aver dato l’opportunità di incontrare tuo padre e di aver passato [sic] un po ‘di tempo insieme. È una realtà [sic] un onore e un piacere “, si legge nell’email.

I maggiori network stanno cercando di coprire lo scoop ma il danno per la famiglia Biden è fatto. Al di là delle email, le foto pubblicate di Hunter sono a dir poco imbarazzanti: 

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https://nypost.com/2020/10/14/email-reveals-how-hunter-biden-introduced-ukrainian-biz-man-to-dad/

https://www.dailymail.co.uk/news/article-8838939/Joe-Biden-met-son-Hunters-Ukrainian-energy-contacts.html?ito=social-twitter_dailymailus

 

 

14/10/2020 Ore 16:15

Continua l’udienza per la conferma del giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Ricordo che la Corte Suprema potrebbe avere un ruolo determinante nella scelta del presidente degli Stati Uniti qualora le elezioni si rivelassero contestate. L’eventuale conferma della Barrett porterebbe il numero dei giudici conservatori della corte a 6, consegnando ai conservatori di fatto una maggioranza a tenuta ermetica

Siamo al terzo giorno di testimonianze, potete seguire la diretta su youtube: 

 

14/10/2020 Ore 06:04

Questo è un video di cittadini in fila a votare nel paese di Suwannee nello stato della Georgia, non lontano da Atlanta, dove si può già votare di persona. Si parla di oltre sei ore di attesa. Il numero di persone è enorme ed è una ulteriore prova che queste presidenziali vedranno una partecipazione storica degli elettori americani: 

Secondo il giornale di Atlanta; circa 128.000 elettori si sono recati alle urne lo scorso lunedì con un’affluenza maggiore rispetto a qualsiasi precedente elezione in Georgia. La Georgia è uno degli Stati dove si può votare già di persona. 

Il numero di votanti lunedì ha superato quello delle elezioni del 2016, nello stesso periodo infatti, quattro anni fa, l’affluenza alle urne aveva raggiunto 91.000 votati, un ulteriore segno che queste saranno delle elezioni storiche. 

A proposito di elettori; un numero alto di votanti nei centri urbani, dove il sostegno a Biden è più sostenuto di quello per Trump, potrebbe essere un fattore negativo per the Donald, un presagio di sconfitta: 

https://www.ajc.com/politics/start-of-georgia-early-voting-brings-in-high-turnout-of-128k-voters/3WJRO2L4I5CPNDH6JVL42VQUNE/

 

14/10/2020 Ore 05:50

I vertici del Partito Repubblicano, prima di ogni comizio di Trump, fanno un censimento di chi partecipa al comizio stesso. Dati interessanti vengono estrapolati e pubblicati per rendere più chiaro il profilo dei partecipanti:

In Pennsylvania secondo le RNC:

Il 26,8% si è dichiarato NON repubblicano

Il 19,9% dei presenti erano Democratici

Il 22,5% dei presenti non ha votato nel 2016

Il 15,3% non ha votato nelle ultime 4 elezioni

Sono dati interessati che ci danno una idea di quanto variegato sia il sostegno a Trump nonostante i mass media cercano di sopprimere l’idea di un Trump che cresce fra gli elettori indipendenti e democratici.

 

14/10/2020 Ore 05:26

Comizio di Trump questa notte a Johnstown, Pennsylvania, uno stato importantissimo per le elezioni, uno stato che insieme ad altri 3-4 stati incarna il concetto di stato “battleground”. Il risultato delle presidenziali passa, nel bene o nel male, dal Keystone State.

Alcune foto del comizio di questa notte:

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Trump super-fan dresses boy as president at rally in Johnstown, Pa., where an estimated 10,000 supporters showed up. (Photograph by S.A. Miller/The Washington Times)

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13/10/2020 Ore 18:27

L’entusiasmo per zio Joe Biden e dirompente e contagioso, non ci sono parole per descrivere l’atmosfera di festività che circonda il candidato democratico…

 

13/10/2020 Ore 18:11

Buone notizie per Trump arrivano dal Nevada:Secondo nuovi dati pubblicati oggi sul “The Nevada Poll”, il presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden sono testa a testa in Nevada. Il sondaggio, condotto da WPA Intelligence per conto del Review-Journal e AARP Nevada, ha intervistato 512 probabili elettori del Nevada dal 7 all’11 ottobre, con il 44% che ha dichiarato che avrebbe scelto Biden e il 42% a sostenere Trump. Il vantaggio di Biden rientra nel margine di errore del sondaggio di 4,4 punti percentuali. 

Questo sondaggio mi piace perché è condotto da una testata giornalistica locale. I sondaggi condotti a livello locale sono più attendibili di quelli condotti da grosse agenzie nazionali poiché comportano una conoscenza molto più dettagliata e intima del territorio e della popolazione locale.

https://infogram.com/nv-poll-q4-10-20-1h7z2lyx0p9y4ow

Comunque sia per il momento la nostra proiezione del collegio elettorale non cambia: 337 per Biden- 201 per Trump.

 

13/10/2020 Ore 5:13

E stato un weekend di passione (all’incontrario) anche per Biden costellato da una gaffe dopo l’altra:

 Biden dimentica il nome di Mitt Romney:

Mi sono messo nei guai quando stavamo (Biden-Obama 2012) correndo contro il senatore che era un mormone, il governatore..” ha detto Biden riferendosi a Romney.

https://twitter.com/TrumpJew/status/1315685979668312070?s=20

Qui invece si dimentica che sta correndo per la presidenza non il senato:

Joe Biden: “Mi candido come un orgoglioso democratico per il Senato

Nella notte si e tenuto in Florida, di fronte a 20,000 persone, il primo comizio di Trump da quando si e ammalato di Coronavirus. L’entusiasmo è alle stelle e Trump sembra in grand forma:

 

 

 

Foto dell’evento:

Poll: The Shy Trump Vote Is Bigger This Year...And Who Falls into This Category Should Terrify Democrats

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Non sono mancati neanche gli insulti al giornalista della CNN; Jim Acosta, i sostenitori di Trump cantano “la CNN fa schifo” in diretta televisiva :

 

12/10/2020 Ore 19:11

E stato un fine di settimana pieno di cortei pro-Trump sparsi per l’america incluso in stati estremamente liberali come le Hawaii e la California. Non sono mancati neanche i Gay per Trump, le comunità degli ebrei ortodossi, i vietnamiti, i Sikhs e tanti altri:

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E non mancava il sostegno a Trump style Wyoming…

 

C’erano anche i TIR per Trump in Oklahoma:

 

12/10/2020 Ore 17:48

Continua il voto anticipato in Virginia; foto che provengono dalle emittenti locali mostrano un numero altissimo di persone in fila a votare. L’attesa sarebbe almeno di due ore. Tutto ciò fa pensare che, nonostante il Coronavirus, queste presidenziali del 2020 saranno le lezioni con la partecipazione più alta della storia americana.

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12/10/2020 Ore 06:07

Riprende la corsa a pieno ritmo di Trump dopo la guarigione a tempi record dal Coronavirus. Riprendono di conseguenza i comizi pubblici del Donald di fronte a migliaia di sostenitori. Oggi Trump sara in Florida ma non solo: 

Lunedì – Sanford, Florida

Martedì – Johnstown, Pennsylvania

Mercoledì – Des Moines, Iowa

Giovedì – Greenville, North Carolina

 

12/10/2020 Ore 05:44

Altro sondaggio interessante; alla domanda “Chi pensi i tuoi vicini sostengono per la presidenza?” Ad Agosto 2020, il 39% delle pesone interpellate pensava che il vicino di casa avrebbe votato per Trump, oggi la percentuale è cresciuta al 49% mentre Biden riceve solo il 38%. Tutti i sondaggi ci dicono che Biden sta vincendo la corsa alla presidenza, ma per qualche motivo la gente ha l’impressione che la maggior parte dei suoi vicini voterà per Trump. Potrebbe essere questo dovuto al fatto che le persone interpellate dai sondaggi non abbiano voglia di esprimere un parere diretto su chi intendono realmente votare? Può questo sondaggio essere una ulteriore conferma di un sostegno sotterraneo, nascosto, sopresso, nei confronti di Trump?

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12/10/2020 Ore 05:16

Nelle analisi di previsione sull’esito delle presidenziali si notano dei miglioramenti da parte di Donald Trump. Il fatto che si sia prima ammalato di Coronavirus e poi si sia ripreso velocemente contribuisce ad alimentare una reputazione da duro, da tenace, che associata ad una buona prestazione da parte del vicepresidente Mike Pence nel confronto televisivo con Kamala Harris fa salire l’indice di gradimento dell’attuale amministrazione. In particolare la Florida sembra essere di nuovo in gioco per Trump. Le nostre analisi non tengono solo conto dei sondaggi ma se dobbiamo includere i soli sondaggi; quelli fatti da entità locali sono più attendibili di quelli fatti da grosse organizzazioni a livello nazionale. Sotto un sondaggio condotto da una stazione locale della Florida (canale Fox35 di Orlando); Trump e avanti di 3 punti:

 

11/10/2020 Ore 04:33

Dopo essere guarito dal Coronavirus in tempi e modi quasi miracolosi, grazie alla cure di nuovi rivoluzionari trattamenti come il  REGN-COV2, riparte la rincorsa di Trump verso il traguardo presidenziale. 

Il REGN-COV2 è una combinazione di due anticorpi monoclonali; è stato progettato specificamente per bloccare l’infettività di SARS-CoV-2, il virus che causa il Covid-19.   REGN-COV2; è un farmaco sperimentale sviluppato dalla società biotecnologica americana Regeneron Pharmaceuticals.

Come risultato della ritrovata vitalità Donald Trump riprenderà i comizi pubblici, così tanto amati dal presidente americano. Prima tappa lunedì 12 ottobre a Sanford, in Florida. La Florida è uno stato importantissimo per conseguire la vittoria; senza la Florida e la Pennsylvania Trump non ha modo di raggiungere il fatidico numero di 270 seggi elettorali necessari a vincere le elezioni. A proposito riportiamo dei dati interessanti che potrebbero influire sul voto finale in Florida: 

2008-Vantaggio degli iscritti al partito Democratico rispetto a quello Repubblicano: 694.147. Risultato elettorale: Obama vinse per 236.148 voti

2012-Vantaggio iscritti al partito Democratico rispetto a quello Repubblicano: 558.272. Risultato: Obama vins per 74.309

2016-Vantaggio iscritti al partito Democratico rispetto a quello Repubblicano: 330.428. Risultato: Trump vince per 112.991

2020-(Dati del 09/10/2020) Vantaggio iscritti al partito Democratico rispetto a quello Repubblicano: 136.294. Risultato: ???

Se il trend continua dobbiamo dedurre che Trump potrebbe vincere in Florida con un vantaggio di circa 250 mila voti. Staremo a vedere.

 

10/10/2020 Ore 08:30

Ci sono voluti un paio di giorni per valutare l’impatto che il dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris ha avuto nei sondaggi e nella metodologia di previsione del collegio elettorale: Grossi spostamenti non sembra essercene stati, quindi possiamo dire che il dibattito tra i vicepresidenti non ha spostato di molto l’ago della bilancia nelle nostre previsioni sui collegio elettorale. Però qualcosa di positivo per Trump negli ultimi due giorni si è notato.

Sotto vi presento dati non direttamente legati alla preferenza del voto, piuttosto sondaggi che riguardano delle opinioni a margine della corsa presidenziale, però se analizzati bene questi dati potrebbero aprire una finestra alternativa sul reale sostegno di cui Trump gode fra gli elettori americani. Da notare quando il soggetto non include direttamente la corsa fra Biden e Trump i numeri sembrano favorire Trump.

Fonte Gallup:

 

  1. Il 56% degli americani afferma di stare meglio ora rispetto a 4 anni fa
  2. Il 56% degli americani pensa che Trump vincerà la rielezione
  3. Trump ha il 45-50% di approvazione sull’economia, il tema più importante per gli elettori.
  4. Il tasso di disoccupazione è del 7,9% (in calo dal 14,2% di aprile). Obama aveva  lo stesso tasso nel 2012 senza il COVID19
  5. Il tasso di crescita del PIL sarà pubblicato alla fine di questo mese. La Fed di Atlanta prevede un + 32% (un record)
  6. Il 56% degli americani afferma di stare meglio ora con Trump rispetto a quattro anni fa con Obama- Biden.

 

Se questo sondaggio dovesse rivelarsi accurato, ciò significherebbe un livello di sostegno molto più elevato per Trump fra gli elettori di quanto possa sembrare. Detto questo la nostra previsione della mappa elettorale al momento attuale rimane immutata: 337 per Biden- 201 per Trump.

 

10/10/2020 Ore 08:06

Nel bene o nel male la vittoria per Trump passa dalla Pennsylvania; senza una vittoria nello stato del “Keystone” per Trump è quasi impossibile vincere. I sondaggi favoriscono ancora Biden ma i dati sulla iscrizione a i partiti lascia i democratici indietro rispetto ai Repubblicani. Dal 2016 i Repubblicani hanno guadagnato +75,281 nuovi iscritti mentre i Democratici hanno perso -91,567 iscritti. Hanno guadagnato anche gli indipendenti con  +42,035 iscritti.

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08/10/2020 Ore 05:59

Dovremmo aspettare qualche ora per sapere se il dibattito vice presidenziale ha spostato l’ago della bilancia nei sondaggi a favore di un candidato o di un altro. La mia opinione e che in questa calcificata, asserragliata, pazza stagione politica americana, le divisioni sono talmente profonde che il dibattito non abbia influito granché nello smuovere l’opinione degli elettori. 

 

08/10/2020 Ore 04:43

Il dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris e` terminato. E stato un dibattito molto più efficace, meno confusionario, di quello presidenziale fra Trump e Biden. Sia la Harris che Pence hanno avuto ampio spazio di manovra per spiegare le loro politiche, trovando anche il modo di sferrarsi qualche pugno sotto la cintura. Comunque sia il dibattito non e mai degenerato ed è rimasto su binari civili.

 

08/10/2020 Ore 01:50

I dettagli del dibattitto fra Pence e Harris:

La durata e di 90 minuti, diviso in nove segmenti e ogni candidato avrà due minuti per rispondere alle domande

Pence e Harris saranno separati da un divisorio in plexiglass.

Il dibattito come ho detto prima è moderato da Susan Page, capo dell’ufficio di Washington per il USA Today

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08/10/2020 Ore 01:20

Mancano meno di due ore al dibattito televisivo in Utah tra il vicepresidente Mike Pence e l’aspirante vice presidente Kamala Harris. Sara l’unico dibattito tra i candidati alla vicepresidenza. Un dibattito questo che assume una importanza enorme per due semplici motivi: Il Primo; gli elettori sono curiosi, dopo il disastroso dibattito fra Trump e Biden, di conoscere meglio l’agenda e le differenze politiche e geopolitiche delle due potenziali amministrazioni. Secondo; con la salute mentale e fisica in fase di declino di Joe Biden, si presume che la Harris assumera` un reale potere decisionale nella nuova amministrazione, potrebbe addirittura diventare la Presidente, quando fra un paio d’anni, Biden abdicasse per motivi di salute.

Dato curioso che lascerà` sicuramente  molti strascichi il dopo dibattito: La moderatrice del di questa sera e Susan Page. I repubblicani temono che la Page non sarà` imparziale visto che sta scrivendo una biografia su Nancy Pelosi…

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07/10/2020 Ore 18:20

Gli elettori che hanno votato negli Stati dove il conteggio e gia inziato sono 5.515.612. In Blue gli stati dove sono gia` in corso le votazioni: 

 

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07/10/2020 Ore 18:06

Secondo delle analisi fatte;  l’11,7% degli elettori repubblicani afferma che non riferirebbe le proprie opinioni politiche sul candidato alla presidenza ritenendo troppo pericoloso qualsiasi espressione di sostegno a Donald Trump, per questo motivo qualsiasi sondaggio che non  prende in considerazione il fatto che quasi il 12% dell’elettorato repubblicano non esprime pubblicamente il suo sostegno per Trump e carente nella metodologia.

 

06/10/2020 Ore 11:55

Confronto medie dei sondaggi nei cosidetti “Battleground States”:

6 Ottobre 2016
• Florida: Clinton +2,5
• Pennsylvania: +5,7
• Michigan: +7,0
• Wisconsin: +6,6
• Nord Carolina: +1,7

6 Ottobre 2020
• Florida: Biden +3.4
• Pennsylvania: +6,6
• Michigan: +7,3
• Wisconsin: +6,9
• Nord Carolina: +2,1

 

06/10/2020 Ore 10:10

Di solito una  metodologia seria per prevedere il risultato delle presidenziali non si deve esclusivamente basare su i sondaggi, però vorrei lo stesso menzionare questo sondaggio per due motivi: Il primo e uno dei più attendibili, seri e migliori in circolazione, condotto da una compagnia che pubblica dati storici attendibili (Suffolk / USA Today), secondo apre una finestra sulla ripartizione demografica del voto:

Uomini
Biden: 42%
Trump: 47%

Donne
Biden: 49%
Trump: 44%

Bianchi
Biden: 41%
Trump: 57%

Neri
Biden: 81%
Trump: 3%

Ispanici
Biden: 46%
Trump: 42%

 

06/10/2020 Ore 01:35

Sotto trovate le precedenti medie storiche dei sondaggi a 29 giorni dalle elezioni presidenziali. Eccetto per Clinton 2016, tutte le altre si sono rivelate precise:

2020: Biden +8,3

2016: Clinton +5,8

2012: Obama +0,5

2008: Obama +6,2

2004: Bush +1,8

 

05/10/2020 Ore 23:55

Buone notizie per i Repubblicani nel numero dell’iscrizione ai partiti di nuovi votanti nell’importantissimo stato “Battleground” della Pennsylvania: Nel periodo che va dal 28 di Settembre ad oggi, cioè 05 Ottobre, i numeri sono positivi:

Democratici +24,217 nuovi iscritti

Repubblicani +27.997nuovi iscritti

I repubblicani hanno un guadagno netto di 3,700 nuovi elettori.

La nostra previsione della mappa elettorale però per il momento non cambia, la Pennsylvania rimane nella casella democratica: 337 per Biden – 201 per Trump.

 

05/10/2020 Ore 18:30

Buone notizie per Trump: Aggiornamento della iscrizione ai partiti nella contea di Maricopa in Arizona. Maricopa e la contea dove si trova la città di Phoenix ed la contea con la  più alta incidenza di elettori Democratici dell’Arizona:

(Dal 4 di Agosto al 4 di Ottobre)

Dem. +34.405

Rep.  +48.180

Guadagno Netto: Repubblicani +13.875

Nonostante ciò manteniamo per il momento l’Arizona nella casella elettorale di Biden in attesa di altri dati, ma Trump si sta avvicinando a grandi falcate. Vi ricordo che senza l’Arizona per Trump e quasi impossibile vincere: L’Arizona e uno stato importantissimo nella matematica del collegio elettorale soprattutto ora che Trump dimostra molta debolezza in Florida.

La mappa del collegio Elettorale rimane per il momento immutata: 337 per Biden- 201 per Trump.

 

05/10/2020 Ore 18:10

L’addetto stampa della Casa Bianca; Kayleigh McEnany e`risultata positiva al COVID.

 

05/10/2020 Ore 02:55

Brutte notizie per Trump arrivano dalla Florida. Il conteggio delle schede elettorali inviate per posta è già cominciato e i numeri per i Repubblicani sono negativi. Ricordo che senza la Florida per Trump la strada verso la vittoria è praticamente sbarrata.

I dati si riferiscono al 01/10//2020: 

Totale Repubblicani = 65,51  

Democratici = 126,602. 

I Democratici sono in vantaggio di 61,086 voti.

Totale percentuale:  53.4% per i Democratici – 27.7% per i Repubblicani. 

Detto questo due fattori attenuano la negatività dei numeri: primo, i dati storici del voto della Florida ci dicono che tradizionalmente i Democratici, con il voto per posta, partono avvantaggiati. Con il passare del tempo però i Repubblicani tendono a ridurre o addirittura azzerare, nel giorno delle elezioni del voto in persona, lo svantaggio nel conteggio dei voti. Secondo fattore mitigante; un consistente numero dei ballottaggi  finora restituito per posta proviene dalla Contea di Broward, un caposaldo del partito Democratico. Quindi i dati sono per il momento negativi ma lasciano degli spiragli di luce per i Repubblicani. Nonostante ciò ci vediamo costretti a cambiare la Florida da Repubblicana a Democratica e di conseguenza la nuova mappa elettorale e la seguente: 337 per Biden, 201 per Trump.

Il lupo nell’ovile, a cura di Teodoro Klitsche de la Grange

Jean-Claude Michéa, Il lupo nell’ovile, Meltemi, Milano 2021, pp. 142, € 14,00.

Scrive l’autore che nel “Capitale” Marx riteneva il mercato liberista (meglio concepito dai liberisti) “l’Eden dei diritti innati dell’uomo”. Oggetto del saggio (rielaborazione di una conferenza, integrata da 35 scolii) è, sviluppando l’affermazione di Marx, da un lato il rapporto tra mercato e diritto; dall’altro quello tra socialismo e progressismo, che ha, secondo Michéa, snaturato la sinistra, subordinandola al capitalismo, quello post-moderno soprattutto.

Michéa prende le mosse dalle guerre di religione del XVI-XVII secolo, che avrebbero generato un modo nuovo borghese di pensare la politica, fondato su due postulati. Il primo è che “l’apparente facilità con cui il legame sociale sembra così potersi spezzare sarà d’ora in poi interpretata dalle correnti dominanti della filosofia moderna come la prova che l’essere umano non è affatto l’animale politico (in altre parole, fatto per vivere in società) descritto da Aristotele e dai pensatori medievali”. L’uomo diventa l’homo homini lupus di Hobbes. Cioè un individuo indipendente, in primo luogo dai legami sociali. Il secondo “consiste nel fatto che è visibilmente impossibile che le persone si trovino d’accordo su qualsiasi definizione comune del Bene, sia essa morale, filosofica o religiosa”; da cui consegue che lo Stato dev’essere “assiologicamente neutro”.

La “superiorità filosofica dei liberali” nel pensiero moderno (rispetto alle teorie assolutistiche dello Stato) è di porre “l’esistenza collettiva sotto l’unica regolamentazione protettiva di processi senza soggetto, ovvero sistemi al tempo stesso anonimi, impersonali e basati su disposizioni puramente meccaniche di pesi e contrappesi”: ossia il mercato e il diritto (inteso à la Weber, come calcolabile e prevedibile). Al contrario cioè del sovrano, personale di Hobbes e del rapporto di comando/obbedienza quale relazione tra persone. Prevale l.’impersonalità della legge (della norma).

Peraltro se il diritto liberale prescinde dai legami comuni (cioè comunitari) è in forse la stessa esistenza della comunità.

Venuto meno ogni altro rapporto, è quello economico a fare da collante “questo perché si tratta semplicemente dell’unica forma di legame sociale (basato sul qui pro quo dello scambio contrattuale) capace di fondersi integralmente con i principi della libertà individuale e della neutralità assiologica del liberalismo politico”. L’accettazione, da parte dei partiti di sinistra dell’ideologia mercatista e dei diritti connessi, è funzionale al capitalismo, ed in particolare a quello contemporaneo.

Una sinistra (e non solo), sostiene Michéa, che omette, infatti, di come “tenere finalmente conto dell’stanza della vita comune e di distinguere quindi le libertà che rafforzano la nostra autonomia individuale e collettiva da quelle che accrescono la nostra atomizzazione”; e così difendere la libertà civile, di guisa che la difesa non possa, al contrario, essere utilizzata contro i popoli, smarrisce la propria funzione. “Non è certo continuando a voltare sistematicamente le spalle (come la sinistra fa ormai da più di trent’anni) e ciò che c’era di buono e fecondo nella tradizione socialista, anarchica e populista dell’Ottocento che un tale lavoro, divenuto oggi più che mai indispensabile, avrà la minima possibilità di essere realizzato con successo”.

Due considerazioni (tra le molte che il saggio, breve, ma ricco di idee, stimola) occorre fare.

La prima; come molti altri negli ultimi decenni, Michéa considera liberali i sedicenti tali contemporanei, moltiplicatisi a dismisura – specie in Italia – dopo l’implosione del comunismo. Il minimo che si possa dire è che tale equivalenza è ampiamente riduttiva, così da diventare fuorviante.

Al contrario di questi, il liberalismo: a) non minimizza (o annulla) il politico, col privatizzare il pubblico, col sostituire l’ostilità con il commercio, e con la giuridicizzazione o meglio la giurisdizionalizzazione del comando. Piuttosto il costituzionalismo liberale unisce in una sintesi istituzionale principi di forma politica (in particolare quella democratica) e principi dello Stato borghese (Schmitt). b) Non relativizza totalmente i valori in procedure. La libertà (meglio le libertà) fondamentali (tra cui la proprietà) non possono essere relativizzate: così il nemico (ideologico) dei liberali c’è: è quello che nega il carattere irrinunciabile delle libertà (comprimibili nello Stato d’eccezione, ma solo temporaneamente). E così nessuna procedura, giudiziaria o no, può annichilire i diritti (sostanziali) di libertà. Il liberalismo ha comunque un nocciolo duro contenutistico e non meramente procedurale.

La seconda: Michéa rileva, come tanti altri, che il turbo-capitalismo ha aumentato le differenze di reddito. Quel che è peggio, specie nei paesi sviluppati, sta impoverendo la maggior parte della popolazione, in particolare i ceti medi. Se ciò è vero – come pare vero – significa che sta creando, anzi ha creato da se la propria contraddizione: in un sistema “mercatista” la proprietà privata “classica” è nel migliore dei casi irrilevante, nel peggiore un ostacolo da rimuovere; così l’agricoltore, il commerciante, l’artigiano, il professionista sono destinati ad essere ridimensionati (o azzerati) dalle grandi imprese che sottraggono loro il mercato. Così il carico fiscale si è aggravato sui ceti medi e popolari. La spiegazione della crescita dei movimenti sovran-popul-identitari non è solo sovrastrutturale, ma anche strutturale, cioè economica (e sociale).

Un saggio come questo di Michéa contribuisce alla consapevolezza di ciò. E non è poco per raccomandarne la lettura.

Teodoro Klitsche de la Grange

Cultura strategica americana di fronte alle guerre in corso, di Vincent Desportes

Dopo quella inglese è la volta di trattare della strategia militare statunitense. Qui sotto la traduzione di un articolo tratto da https://www.revueconflits.com/etats-unis-conflits-armes-culture-strategique-vincent-desportes/ Giuseppe Germinario

È chiaro che, per mezzo secolo, gli Stati Uniti hanno lottato per raccogliere i frutti dei loro enormi investimenti nel loro strumento militare. Dal Vietnam all’Afghanistan passando per l’Iraq, impegni incessanti ma molti più risultati negativi dell’efficacia strategica. Il modello militare americano è in un vicolo cieco?

Al centro delle difficoltà militari degli Stati Uniti, troviamo sempre il paradigma neo-clausewitziano, alla convergenza di un Jomini affermato e un Clausewitz reinterpretato, unito a una determinante esperienza storica. La cultura strategica americana è strutturata attorno a questo patrimonio di un mondo che è scomparso e la cui idea centrale è che tutti i conflitti possono essere pensati in relazione a una forma centrale: la guerra interstatale con una concentrazione infinita di potenza (1) . Oggi, mentre la diversità delle crisi rende molto spesso questo paradigma inoperante sia per la comprensione che per l’azione, le forze armate americane sono impotenti … e si stanno ritirando dal mondo, il che non è una buona notizia. per quest’ultimo !

Colpisci velocemente, vinci velocemente e senza perdite, disimpegnati

L’americano Hoffman resta rilevante quando descrive la tradizione americana di overkill strategico, concentrato in stile diretto verso la distruzione dell’avversario: “  Gli eserciti americani mostrano una particolare predisposizione per offensive di portata strategica supportate da una mobilitazione completa. nazionale, utilizzando le capacità economiche e tecnologiche della nazione per impegnarsi nella prepotenza nel modo più diretto e deciso possibile (2) . “

L’America vuole vincere rapidamente con forze che, massicciamente o brutalmente offrendo un alto livello di violenza, consentono un’azione vivace, montanti abbaglianti e un ritorno alle solite preoccupazioni. L’azione tradizionale è quindi un’azione “al potere” volta a sopraffare il nemico in numero: prendere piede e riversare forza. Se la tendenza è ora verso le forze di alleggerimento, è perché la tecnologia permette di mantenere il principio generale accentuando ulteriormente l’effetto attraverso la velocità del colpo: il colpo aumenta di efficienza perché “l’energia cinetica », Il rapporto« energia scaricata / tempo di azione », migliora. La tecnologia può cambiare i mezzi di azione e le modalità di attuazione, l’idea rimane la stessa: colpire velocemente, vincere velocemente e senza perdite, disimpegnarsi.

Leggi anche:  Iraq, la guerra per procura degli Stati Uniti

Dopo tanti anni (3) passati a concentrarsi sulle guerre convenzionali, la tendenza era quella di pensare alle insurrezioni come “guerre modello” con il rischio di non essere in grado di applicare modelli e principi teorici ad esse opposti. cultura tradizionale. Secondo John Nagl, ” [l’idea che] qualsiasi nemico su qualsiasi campo di battaglia può essere sconfitto, a condizione che uno abbia abbastanza potenza di fuoco e uno abbia completa libertà. per applicarlo, ha impedito qualsiasi evoluzione istituzionale di fronte alla guerra di controinsurrezione in Vietnam  ” (4); continua a farlo. Da qui le difficoltà di adattamento agli impegni attuali. Questi ultimi, ad esempio, pretendono che l’iniziativa prevalga a piccoli livelli ma rimanga gestita in gigantesche sedi operative costituite da “innumerevoli file di scrivanie coperte di computer” e inserite “in basi giganti che difficilmente incoraggiano le persone a fare affari. immersione culturale ”come la descrive Thomas Ricks (5) .

 

Inoltre, la tradizione americana non supporta le perdite quando sembrano sproporzionate rispetto agli interessi immediati. Si tratta quindi di disegnare modelli di forze, armamenti e strategie, che salvano il sangue. Troviamo quindi una tendenza generale: evitare il contatto, poiché il contatto uccide. Da qui la priorità data al fuoco sullo shock e sui generosi bombardamenti, al centro dell’azione americana, che hanno portato sia in Iraq che in Afghanistan un’estensione e radicalizzazione dei gruppi armati. Da qui il posto importante dei mezzi di bombardamenti, terra e aria, come l’enfasi posta sul stand-off armi(a distanza) permettendo di rimanere fuori dalla portata dell’avversario. Da qui, anche, la ricerca di dottrine occupazionali che permettano di evitare il più possibile gli schieramenti di terra che – giudiziosi a livello tattico e penalizzanti a livello strategico – si sono rivelati controproducenti negli odierni campi di guerra. .

Goffaggine e rifiuto per disinteresse

L’ancora forte tradizione che l’unica vera guerra sia la “grande guerra” e che altre forme di guerra non siano degne degli eserciti americani, guida sia le autorità politiche che il comando – contagiate dalle sindromi del Vietnam e Somalia (”  Non facciamo insurrezioni  “) – per evitare guerre che non siano ”  guerre a tutto campo  ” (letteralmente “guerre profonde”): sono viste come problemi minori che distraggono dalla vera professione.

Da qui questa tendenza, ”  per molti, ad aderire fortemente al dogma che l’America dovrebbe condurre solo grandi guerre convenzionali, a preferire accumulare armi ad alta tecnologia in attesa del giorno in cui i nemici si lanceranno in questo tipo di guerra. dove eccelle, nel non riconoscere le insurrezioni come guerre reali  ” (6) , quindi nel non capire che la” guerra reale “, la guerra combattuta oggi e domani, è davvero” guerra reale “( guerra reale contro la vera guerra ).

Quindi, la soglia del XXI °  secolo, un piccolo numero di agenti con gravi conoscenza di questo tipo di confronto, e invece, una certa attrazione ”  per la grande manovra cinetico  ‘ (7) , la culto dell’offensiva e dello schiacciamento con la massiccia applicazione della forza letale. Purtroppo oggi questi passi che mirano all’annientamento dei “terroristi e ribelli” provocano la resistenza e la radicalizzazione della popolazione locale, in particolare a causa dei “danni collaterali” che generano.

Da leggere anche:  Accordo sul nucleare iraniano. Biancheria intima militare

Le strutture delle forze armate e lo stato d’animo non incoraggiano i militari a impegnarsi in conflitti non convenzionali dove l’azione, circondata da vincoli politici, non ha l’obiettivo di distruggere. Le forze americane si impegnano solo per vincere. Per fare ciò, intendono sfruttare appieno i loro vantaggi comparativi, massa e tecnologia. Tuttavia, la tecnologia richiede che gli obiettivi vengano visti e distrutti; non si applica bene agli ambigui campi di guerra dei conflitti asimmetrici. Da lì, inoltre, la riluttanza degli eserciti americani a impegnarsi contro l’Iraq per paura di non poter sfruttare i loro essenziali vantaggi comparativi e quindi di essere coinvolti alla fine del conflitto in una lunga missione di stabilizzazione a cui non appartengono. erano impreparati e sentivano di distoglierli dalla loro missione essenziale. Queste riserve sono state espresse chiaramente alPresidente Bush dal generale Tommy Francks, capo delle operazioni, nonché dai capi di stato maggiore dei quattro eserciti, esercito, marina, corpo dei marine e aeronautica e dal segretario di stato Colin Powell, ex capo di Joint Staff, e da ex grandi leader militari, in particolare il generale Schwarzkopf, comandante in capo durante la prima guerra del Golfo.

La “tatticizzazione” della strategia

L’americano James S. Corum osserva, insieme a molti altri, che “  la fede nel determinismo tecnologico è al centro della moderna cultura militare americana, questa preferenza per approcci scientifici e high-tech è diventata estrema dagli anni ’70. false illusioni conferite dalla vittoria del 1991 nel Golfo  ” (8) . Questa deriva, confermando la tendenza positivista descritta a monte, ha finito per far credere alle persone che la tecnologia potesse prendere il posto della strategia.

Ciò porta a questa “tatticizzazione della strategia” denunciata da Michael Handel, cioè ”  alla definizione della strategia mediante considerazioni operative di livello inferiore  ” (9) . Questa ossessione per il successo tecnico e tattico a scapito del pensiero strategico e della finalità è particolarmente dannosa nelle guerre odierne dove la dimensione politica prevale su qualsiasi altra: la qualità del ragionamento strategico, cioè, vale a dire, la definizione delle modalità secondo la finalità politica e la fine comprensione dell’altro, risulta essere una condizione fondamentale per il successo.

Oggi possiamo solo rimpiangere che, sebbene l’avversario iracheno ovviamente non rappresentasse una minaccia significativa, lo staff del CENTCOM incaricato di preparare l’invasione dell’Iraq si è concentrato quasi esclusivamente sulle dimensioni tattiche e operativi, abbandonando i ben più complessi problemi del “giorno dopo”, trascurando di raccogliere i mezzi, umani in particolare (10) , necessari per la sicurezza immediata del Paese. Ha così subito posto l’Iraq e gli Stati Uniti in una situazione catastrofica da cui non è ancora certo di essere usciti sette anni dopo la facile vittoria tattica iniziale. Ma CENTCOM non aveva fatto di meglio per l’Afghanistan: “Dopo la caduta di Kabul e Kandahar, non esisteva ancora una seria pianificazione volta a stabilire la stabilità politica, sociale ed economica in Afghanistan ” , afferma la prima storia ufficiale (11) della guerra.

Non basta vincere i primi combattimenti, devi vincere alla fine.

da Cthulhu morbus, il dio del terrore, della follia e del caos, su richiesta di Massimo Morigi

R’lyeh, 17 ottobre 2020

 

Sempre su cortese richiesta di Massimo Morigi, per i lettori de “L’Italia e il mondo”  da Cthulhu morbus, il dio del terrore, della follia e del caos:

https://www.avvocatoinfamiglia.com/mascherine-si-mascherine-no-riflessione-pacata-tra-magistrati-ed-avvocati/, Wayback Machine:  http://web.archive.org/web/20201016122334/https://www.avvocatoinfamiglia.com/mascherine-si-mascherine-no-riflessione-pacata-tra-magistrati-ed-avvocati/                                                                      

https://www.laleggepertutti.it/425982_illegittimo-lobbligo-di-indossare-le-mascherine, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20201016122613/https://www.laleggepertutti.it/425982_illegittimo-lobbligo-di-indossare-le-mascherine                                                                                                                 

 https://www.giustiziainsieme.it/it/diritto-dell-emergenza-covid-19/1123-covid-e-mascherine, Wayback Machine:  http://web.archive.org/web/20201016123040/https://www.giustiziainsieme.it/it/diritto-dell-emergenza-covid-19/1123-covid-e-mascherine  

 

  1. S. Cthulhu morbus manifestamente approva la teoria del povero mortale Morigi sul colpo di extrastato.
  2. I link di Wayback Machine potrebbero essere temporaneamente non disponibili

Intrecci schmittiani, a cura di Teodoro Klitsche de la Grange

L. Garofalo, Intrecci schmittiani, Il Mulino, Bologna 2020, pp. 183, € 19,00

Un giurista che da “tecnico” o “esperto” del diritto diventa un maestro anche in altre discipline è un caso tanto raro, quanto segnale di ampiezza e profondità di pensiero. È ciò che è capitato a Schmitt (ma con lui – per rimanere al ‘900, ad Hauriou, Santi Romano, Smend, Kelsen, a tacer d’altri); con la particolarità che, in Italia, a partire dalla rinascita schmittiana degli anni ’70, l’attenzione è stata dedicata agli aspetti filosofici-politologici del suo pensiero, piuttosto che a quelli giuridici. Ma, a tale proposito, ricordiamo che Schmitt, nell’ultima – che ci risulti – intervista, rilasciata proprio ad uno studioso italiano, Lanchester, affermò di essere un giurista al 100%.

Tra la consapevolezza di Schmitt di essere giurista e il carattere “multi disciplinare” delle sue opere, la verità sta, per così dire, nel mezzo: la ricchezza del pensiero (e degli interessi) del giurista di Plettemberg è tale che ha esondato dalle “classificazioni” convenzionali.

E a proposito (anche) degli interessi, scrive l’autore nell’introduzione, che nei saggi raccolti nel libro si parla di Schmitt, ma anche di altre figure “alle quali, per le diverse ragioni di volta in volta invocate, il suo nome è raccordabile più o meno strettamente” e questo con l’auspicio che “portando alla luce i collegamenti del celebre e controverso giurista tedesco con i poeti, letterati, artisti, filosofi e cultori del diritto che vi si avvicendano, oltre a contribuire alla conoscenza del suo proteiforme e mobile pensiero, aprano la vista sull’ambiente in cui questo è venuto a formarsi ed esprimersi e, di rimando, sulla cultura di area germanica ottocentesca”.

Così Garofalo ricorda non solo i rapporti tra Schmitt, Ball e Daübler e col pensiero di Bachofen (poco noti) ma anche quelli – del tutto ignoti – tra la pittura di Kandisky e la concezione teologico-politica di Schmitt, confrontate da Hugo Ball, come accomunati dalla volontà di uscire dalla crisi della modernità.

Quanto alla conferenza di Schmitt sulla situazione della scienza giuridica europea, all’attenzione di tanti e definita “una delle più alte apologie della tradizione giuridica”, scrive Garofalo che “essa è di notevole interesse anche per i cultori del diritto romano: perché restituisce loro l’immagine che di tale diritto ovvero della «Wissenschaft des römischen Rechts»”. Apprezzata da Schmitt malgrado il BGB (il codice civile tedesco), contaminato dallo “spirito liberal-individualista della pandettistica” era perciò avversato dal nazional-socialismo, onde ne era prevista la sostituzione con un nuovo codice “popolare”.

L’ostilità di Schmitt al positivismo, in particolare a quello a lui contemporaneo e alla prassi di normazione “motorizzata”, per cui la stessa “«interpretazione della scienza giuridica positivistica non è in grado di tenerle dietro» ….” , emerge. “E allora non nascono più gli scritti sistematici dei professori di scienza del diritto e al posto loro subentra «il funzionale commento di chi esercita praticamente il diritto». Escluso che la scienza del diritto che accomuna le nazioni europee possa impegnarsi «in una gara di corsa con il metodo del decreto legge e dell’ordinanza», Schmitt ritiene che “essa debba invece prendere coscienza del «suo esser diventata l’ultimo asilo del diritto» e cercare di tutelarne «l’unità e la coerenza» vulnerate appunto dall’eccesso di produzione giuridica”. Il diritto, inteso come ordinamento concreto, non può essere dissociato dalla storia e dall’interpretazione dei giuristi (e dei giudici in particolare). Ceto che ha elaborato per secoli “da sé il diritto, riuscendo a riportare nel suo alveo pure le statuizioni normative a carattere autoritativo: e quindi, anzitutto, della scienza dei giureconsulti romani, trasmessa da Giustiniano; e poi anche della scienza dei giureconsulti che si sono avvicendati dall’età dei glossatori a Savigny”.

Seguono i saggi (capitoli) interessanti su Bachofen, e sul Nomos – che è utilizzato anche per vicende contemporanee – ma che la brevità naturale di una recensione impone di consigliare all’attenzione dei lettori.

Teodoro Klitsche de la Grange

LA CADUTA DEGLI DEI, di Laurent Valdiguié

Qui sotto un articolo dal settimanale francese Marianne che rivela alcuni particolari e modalità di indagine sulla gestione della pandemia ad opera dell’ex primo ministro francece Edouard Philippe e numerosi altri personaggi implicati. Sembra uno scenario lontano ed estraneo alle vicende politiche italiane. Potrebbe essere in una fase di regolamento di conti o di irreversibile crisi di credibilità la classica buccia di banana sulla quale sono destinati a cadere gli attuali protagonisti per far posto alle figure emergenti. Ce ne sarebbe per tutti, al governo come all’opposizione. Sia la Lega di Salvini che il M5S di Di Maio, più il secondo che il primo, cominciano a manifestare seri segni di cedimento. Quale migliore occasione in un futuro nemmeno troppo lontano per assecondare il finale auspicato?_Giuseppe Germinario

Perquisizione a Edouard Philippe e Olivier Véran: “I giudici vogliono sapere cosa sapevano i ministri”

Covid

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La Corte di giustizia della Repubblica ha avviato giovedì 15 ottobre una dozzina di perquisizioni rivolte a Edouard Philippe e ai due ministri della Sanità per la gestione della prima ondata del Covid. Possibilità del calendario, l’operazione cade il giorno successivo al coprifuoco destinato a rallentare la seconda ondata.

Otto bersagli simultanei. Più di dieci siti di perquisizione, di cui due rivolti a Edouard Philippe nelle sue case a Le Havre e Parigi. I gendarmi di OCLAESP (Ufficio centrale per la lotta agli attacchi all’ambiente e alla salute pubblica) e le forze dell’ordine dell’OCLCIFF (Ufficio centrale per la lotta alla corruzione e ai reati finanziari e fiscali) hanno coordinato questa mattina la prima operazione su larga scala nell’indagine sulla gestione del Covid. ” Queste perquisizioni erano programmate da molto tempo, in ogni caso molto prima che sapessimo che il Presidente della Repubblica ieri sera sarebbe intervenuto in televisione per annunciare il coprifuoco “, abbiamo confidato alla Corte di giustizia della Repubblica (CJR). Ma non si è deciso nemmeno di posticipare l’operazione …

Stamattina presto gli inquirenti hanno quindi suonato al campanello della casa parigina di Agnes Buzyn, l’ex ministro della Salute e Sibeth Ndiaye, ex portavoce del governo, ma anche a casa di Jérôme Salomon, il boss. della direzione generale della sanità (DGS) e Geneviève Chêne, direttrice della sanità pubblica francese (SPF). Sono stati perquisiti anche i loro uffici presso la DGS e SPF. Gli investigatori hanno anche bussato alla porta dell’abitazione ufficiale di Olivier Véran, l’attuale ministro della Salute, al ministero.

REATO DI ASTENSIONE VOLONTARIA

L’intera operazione di questa mattina è stata orchestrata dalla commissione investigativa del CJR, composta da tre magistrati, Janine Drai, la presidente, assistita da Catherine Schneider e Bruno Lavielle. Come aveva raccontato Marianne il 4 settembre, questi tre magistrati hanno interrogato a lungo all’inizio di settembre i tre medici all’origine della denuncia contro il presidente del Consiglio e gli ex ministri per la loro gestione della prima ondata della Covid. “ Ci siamo detti a gennaio: ma cosa ci fanno al Dipartimento della Salute? »Confidato a Marianne, alla vigilia della sua udienza davanti al CJR, Ludovic Toro, medico di base a Seine-Saint-Denis e sindaco del comune di Coubron. Questo medico vuole capire perché la Francia è rimasta con una pistola fino a metà marzo. “ Da metà febbraio i pazienti sono accorsi nei nostri uffici, ma ancora niente. E non più una sola maschera …, Emmanuel Sarrazin, di SOS Médecins Tours, è rimasto sbalordito nelle nostre colonne. Ci ha fatto arrabbiare sentire i ministri dire che le maschere erano inutili… ”.

LEGGI ANCHE >> B uzyn, Véran, Philippe: tempo di responsabilità politiche

A inizio settembre, davanti alla commissione investigativa del CJR, questi medici di medicina generale, assistiti dal loro avvocato Me Fabrice di Vizio, hanno segnalato un articolo specifico del codice penale: il reato di astensione volontaria (223-7): ” Chi si astiene di prendere volontariamente o far sì che misure che permettano, senza rischio per lui o per terzi, di combattere un disastro suscettibile di creare un pericolo per l’incolumità delle persone, è punito con due anni di reclusione e 30.000 euro di multa. È questo reato che la commissione investigativa della Corte di giustizia della Repubblica ha deciso di impugnare questa mattina i responsabili delle perquisizioni.

GESTIONE INCOMPRENSIBILE DELLE MASCHERE

I magistrati vogliono sapere in particolare qual era il livello di informazione dei Ministri della Salute e del Presidente del Consiglio quando hanno preso la scorsa primavera i provvedimenti che conosciamo, in particolare sulle maschere, i test e la decisione di reclusione … Effettuando una perquisizione presso il DGS e la sanità pubblica Francia, nonché le case dei loro due funzionari (che dal canto loro sono oggetto di denunce penali ma non sono responsabili dinanzi alla Corte di giustizia), il comitato investigativo è la ricerca di relazioni e documenti che sarebbero stati inviati all’epoca ai ministri ea Matignon. ” I giudici vogliono sapere cosa sapevano al momento i ministri T, e se le loro decisioni o non decisioni all’epoca mettessero in pericolo la salute dei francesi  “, riassume un avvocato. ” L’articolo 223-7 del codice penale, che definisce la nozione di “astensione volontaria”, è molto ampio. Si applica di più ai disastri naturali, poiché prende di mira i “disastri” e punisce, ad esempio, un sindaco che non costruisce una diga quando sono previste alluvioni. Ci sarà quindi una discussione legale per scoprire se la crisi Covid è in quanto tale un disastro … “

“Se sono state commesse colpe, la Corte ordinerà un processo”

Le principali critiche mosse mille volte riguardo al governo di Edouard Philippe di fronte alla prima ondata mirano alla sua incomprensibile gestione delle maschere (perché non averne ordinate prima? Perché inizialmente ne hanno denigrato l’uso?) E alla sua lentezza nell’attuazione test. Anche la data tardiva della reclusione, il 17 marzo, quando l’epidemia era già divampata da un buon mese, sarà una delle sfide delle indagini. Come verrà posta la questione del non rinvio del primo turno delle elezioni comunali, il 15 marzo, con la chiave, morti a seguito di contaminazione il giorno del voto. ” Se la commissione investigativa del CJR ritiene alla fine della sua indagine che siano state commesse colpe, deciderà di deferire entrambe alla Corte, che ordinerà un processo », Spiega un portavoce. Quanto a Emmanuel Macron, qualunque sia il possibile destino legale del suo Primo Ministro o dei suoi ministri, e anche se è lui a pilotare la crisi, rimarrà fuori dalla portata della giustizia. L’articolo 67 della Costituzione stabilisce che il presidente ” non è responsabile per atti commessi in questa qualità “.

https://www.marianne.net/politique/gouvernement/perquisitions-chez-edouard-philippe-et-olivier-veran-les-juges-veulent-savoir-ce-que-les-ministres-savaient?utm_source=nl_quotidienne&utm_medium=email&utm_campaign=20201015&xtor=EPR-1&_ope=eyJndWlkIjoiOWE1MWM1YmZmNzNhZGNkMzZiNDNhNTVjMTE3YzM5NzYifQ%3D%3D

Mali-oltre la cronaca_di Bernard Lugan

Qui sotto alcune importanti puntualizzazioni sulla situazione in Mali e sul contesto che ha portato alla liberazione degli ostaggi che difficilmente troveremo sulla stampa italiana, tutta accecata e impegnata nella propaganda più scontata e a buon mercato_Giuseppe Germinario

In Mali, il rilascio di ostaggi tra cui quello della propagandista musulmana Myriam Pétronin e dei “jihadisti” detenuti da Bamako, nasconde in realtà la fase 2 di una complessa operazione di cui avevo annunciato l’inizio nei miei comunicati stampa di sabato 6 giugno e di giovedì 20 agosto 2020 rispettivamente dal titolo “Le vere ragioni della morte di Abdelmalek Droukdal” e “Mali: questo colpo di stato che potrebbe innescare un processo di pace”.
In effetti :

1) L’Algeria è tornata ad essere padrona del gioco attraverso la sua staffetta regionale Iyad ag Ghali con la quale è stata negoziata la liberazione degli ostaggi e quella dei jihadisti.

2) L’universalismo jihadista è stato ridotto alle sue realtà etniche, i “jihadisti” liberati sono infatti per lo più Tuareg che obbediscono a Iyad ag Ghali e che sono stati trasportati direttamente nella sua roccaforte di Kidal.

Per comprendere appieno cosa è successo, dobbiamo vedere che tutto è iniziato nel giugno 2020 con la morte di Abdelmalek Droukdal, il leader di Al-Quaïda per tutto il Nord Africa e per la striscia del Sahel. , abbattuto dall’esercito francese sull’intelligence algerina. Questa liquidazione faceva parte di un conflitto aperto scoppiato tra l’EIGS (Stato islamico nel Grande Sahara), legato a Daesh, e gruppi che affermavano di far parte del movimento di Al-Qaeda, compreso quello di Iyad. ag Ghali associato ai servizi algerini.

Dal 2018-2019, l’intrusione di DAECH attraverso l’EIGS, aveva infatti causato un’evoluzione della posizione algerina, Algeri non controllando questi nuovi arrivati ​​il ​​cui obiettivo era la creazione di un califfato regionale. Tra EIGS e gruppi etno-islamisti che pretendono di far parte del movimento di Al-Qaeda, il conflitto era quindi inevitabile, poiché il primo prediligeva l’etnia (Tuareg e Peul) a spese del califfato.

Tuttavia, il colpo di stato avvenuto in Mali nell’agosto 2020 ha permesso piena libertà di negoziare il cui scopo è quello di risolvere due diversi conflitti che non hanno radici islamiste. Come mostro nel mio libro Les Guerres du Sahel des origines à nos jours, si tratta di conflitti inscritti nella notte dei tempi, di rinascite etno-storico-politiche temporaneamente al riparo dietro lo schermo islamico. Questi due conflitti che hanno ciascuno la propria dinamica sono:

– Quella di Soum-Macina-Liptako, indossata dai Fulani, da qui l’importanza di Ahmadou Koufa.

– Quella del nord del Mali, che è l’aggiornamento della tradizionale protesta tuareg, da qui l’importanza di Iyad ag Ghali.

Tuttavia, Abdelmalek Droukdal, che si era opposto a questi negoziati, aveva deciso di riprendere il controllo e imporre la sua autorità, sia ad Ahmadou Koufa che a Iyad ag Ghali. Era quindi l’ostacolo al piano di pace regionale algerino sostenuto dalla Francia e che mira a isolare i gruppi Daesh. Ecco perché è morto.

Attraverso il rilascio degli ostaggi, il piano franco-algerino, che mira a riportare nel gioco politico i Tuareg radunati alla guida di Iyad ag Ghali, e quelli dei Peul al seguito di Ahmadou Koufa, per il momento procede quindi perfettamente. L’Algeria rimuove così il pericolo EIGS dai suoi confini, e la Francia potrà concentrare tutti i suoi sforzi su quest’ultimo prima di allentare il dispositivo Barkhane.

Siamo ancora una volta lontani dalle analisi superficiali del mondo dei media.

Maggiori informazioni sul blog di Bernard Lugan.

Non c’è Sovranismo con il tabù della parola Patria, di Max Bonelli

Non c’è Sovranismo con il tabù della parola Patria

 

La manifestazione  del 10 ottobre a Roma ha sicuramente dato una luce di speranza nel frastornato mondo Sovranista.

C’erano alcune migliaia di attivisti in piazza e non poche centinaia come Repubblica ed il Corriere hanno scritto, mentendo sapendo di mentire, come Francesco Toscano di Vox Italia ha recitato, giustamente, in un passaggio del suo discorso.

Non era scontata la presenza di una avanguardia di coraggiosi, il potere aveva fatto di tutto per scoraggiare la partecipazione; li ha definiti “negazionisti” quando nessuno in quella piazza negava il Covid-19, bensì si opponeva ad una politica di terrore e privazione delle libertà individuali non confortata dai dati scientifici.

Aveva usato la carta della diffamazione contro l’organizzatore Pasquinelli e contro gli ispiratori teoretici come Fusaro e Borgognone sui social.

Nemmeno le minacce sono bastate a tener lontano la gente da quelle piazze, minacciando l’intervento della polizia; i questori hanno paventato il manganello della repressione, le cariche, ma nonostante questo la gente era lì; non folla oceanica ma tanta gente anzi tantissima per un Italia ormai addormentata ed impaurita.

Il compito degli organizzatori non era facile; unire i rivoli del frammentato mondo sovranista.

Portare sullo stesso palco D’Andrea, Toscano, Amodeo, Mori, Cunial per citarne alcuni non era scontato e già questo è stato un successo che di per sé terrorizzava il potere dei palazzi politici.

Vox Italia e Fronte Sovranista Italiano si sono presentati separati alle ultime elezioni e non è andata bene; forse proprio grazie  alla constatazione che essere disuniti non aiuta che li abbiamo visti insieme a Roma.

Nella piazza di San Giovanni non si è visto solo questo, ma una organizzazione finalmente all’opera sotto la  bandiera Sovranista.

C’era Byoblu di Messora che ha coperto mediaticamente l’evento ed ha infranto con prepotenza il muro della censura.

Grazie alla Tv internet di Byoblu abbiamo apprezzato gli interventi di leader politici e pensatori liberi come Fabio Frati  e Fulvio Grimaldi, autori degli interventi a mio parere più completi ed entusiasmanti; voglio anzi definirli coraggiosi, cosa che nella nazione dove i coraggiosi spesso vengono eliminati è il massimo degli onori.

Frati è stato concreto, l’unico a parlare della migrazione, sostituzione etnica mirata alla formazione di sfruttati necessari a calmierare il mercato del lavoro, “l’esercito salariale di riserva”.

Grimaldi ha parlato di Sovranità ma soprattutto di Patria ed identità, citando Dante con dovizia e disinvoltura; il discorso che avrei voluto sentire pronunciare da uno dei due leader dei due partiti sovranisti.

Beninteso non voglio negare il buono dei loro discorsi :

Toscano è stato accattivante, incisivo, a tratti ironico ma la parola Patria, patriottismo non ha trovato spazio nei suoi 5 minuti.

D’Andrea è stato metodico nella descrizione della struttura di un partito sovranista e mostrato la sua qualità migliore: razionale organizzatore, ma anche lui  dimentico di quelle due parole che in un Italia occupata dal 1945 sono di per sé rivoluzionarie.

Entrambi hanno citato elementi socialisti nel loro discorso.

Non parlo di Amodeo che di rivoluzionario nel suo discorso aveva solo il colletto della camicia in stile rivoluzione francese.

Per lui l’Italia ha perso Sovranità dal 1992. Mi dispiace egregio, il nostro paese soffre di una occupazione dal 1945, cioè da quando i “liberatori” si sono trasformati in occupanti.

Mori è stato perfetto ed esaustivo nei suoi 5 minuti; pedagogico nella difesa della costituzione del 1948 ma anche lui dimentico dell’aspetto identitario accessibile anche a chi ha bisogno di un messaggio semplificato.

Pasquinelli ha avuto in un passaggio dei suoi 5 minuti un riferimento identitario patriottico ed anche in questo si vede una certa lungimiranza che unite alle sue capacità organizzative lascia un seme di speranza; come pure il discorso del rappresentante del mondo artigianale Marino Poerio: concreto ed incisivo.

Un altro buon auspicio si prospetta nell’iniziativa pubblicizzata da Tiziana Alterio di creare una squadra di giuristi a difesa della costituzione del 1948 contro le iniziative liberticide di questo governo; sembra il compito ideale per Marco Mori e tanti altri.

Tirando le somme molte luci e qualche ombra; la gente è disperata e questa è una opportunità nella disperazione, nella lotta tra la vita e la morte ci sono i semi della rinascita. Da qui l’appello a chi ha messo su organizzazioni politiche nel mondo sovranista.

Coraggio, non impastarsi la bocca quando si deve pronunciare quella parola; Patria e patriottismo li dovete citare in egual modo di quando e come pronunciate la parola socialismo. Sono concetti che vanno di pari passo e che uniti si rafforzano, non si ostacolano.

Certo ci attireremo le attenzioni dell’occupante, qualche ricco borghese ci negherà l’appoggio ma tanti piccoli borghesi proletarizzati dal neoliberismo ce lo daranno; idem per i proletari sottoproletarizzati.

Orsù avanti con coraggio! Qui si libera l’Italia o si muore.

 

Max Bonelli

 

 

 

Il nuovo concetto di impiego delle forze britanniche, una rivoluzione strategica Raphael Chauvancy, Di Raphaël Chauvancy

Il Canale della Manica e la Royal Navy hanno storicamente dato al Regno Unito una profondità strategica unica per l’Europa occidentale. Ha quindi sviluppato una cultura del combattimento più strategica che tattica. Sebbene abbia perso battaglie, è stato spesso in grado di vincere guerre mobilitando i suoi mercanti e banchieri mentre controllava le informazioni e le comunicazioni. La presentazione del nuovo concetto di lavoro per le forze armate britanniche ha presentato il 1 ° ottobre 2020 dal generale Carter, Capo di Stato Maggiore della Difesa del regno, dà orgoglio per questa storia, mentre l’apertura di modi nuovi ed entusiasmanti.

Gli inglesi preferiscono tradizionalmente la manovra sul fronte. Invece di affrontare direttamente eserciti troppo potenti, li aggirano e attaccano le forze dei loro avversari. La loro cultura dell’efficienza è soprattutto un’arte di studiare gli equilibri di potere e le condizioni del loro rovesciamento. Albion combatte solo con un’alta probabilità di vincere, o scivola via. Più diretta, la cultura francese, contrassegnata dal codice d’onore per le battaglie, l’ha definita a lungo perfidia. Si potrebbe parlare più accuratamente di una visione strategica globale che vada oltre gli aspetti strettamente militari. Le reti finanziarie della città, i flussi commerciali e la gestione delle informazioni hanno probabilmente un impatto maggiore lì della spada e del cannone. Ma l’arte della strategia non è combattere;[1]  “.

L’arte storica degli approcci indiretti

L’Inghilterra quindi evita l’incertezza della battaglia quando può evitarla. Durante le guerre francesi [2] , guidò prima la guerra nelle periferie marittime, poi sulla terraferma nella penisola spagnola. Contemporaneamente ha attaccato informalmente con la propaganda incentrata sulla leggenda nera dell ‘”orco corso” mentre lottava economicamente. Stava attenta a non affrontare la guardia brontolona prima di Waterloo . Se Wellington fosse stata sconfitta quel giorno, inoltre, nulla sarebbe stato risolto e Londra avrebbe continuato a esercitare pressioni indirette fino a quando la potenza francese alla fine cedette alle pressioni. Mentre Napoleonevinse brillanti vittorie, ma senza futuro, l’Inghilterra si era impossessata di Cape Town, Mauritius e Ceylon, i pioli dell’asse strategico che avrebbe assicurato per un secolo il controllo marittimo della rotta verso l’India e il ‘Asia. Londra potrebbe permettersi il rischio di una sconfitta una tantum. Le condizioni strutturali per un’eventuale vittoria furono soddisfatte: risorse e credito sicuri, una rete economica globale, un forte sistema di alleanze europee, il santuario del territorio di Trafalgar . Il genio tattico dell’imperatore ha solo ritardato l’inevitabile, la minima sconfitta che ha portato alla rovina di un edificio squilibrato.

Alla piccola Inghilterra mancano da tempo gli uomini. Non poteva sopportare le perdite di queste grandi battaglie di cui abbonda la storia continentale. La sua cultura periferica consisteva quindi nel toccare i centri nervosi nemici e nel tessere pazientemente la rete in cui impigliarlo. Strategia trasversale, viene implementata in reti basate sulla combinazione di risorse. Non cerca di sferrare il colpo a prima vista, ma agisce alla maniera del picador il cui colpo non è fatale, ma, rompendo i suoi legamenti, riduce la libertà di movimento del toro e lo indebolisce perdendo sangue. Attribuisce grande importanza all’intelligence e alle informazioni strategiche da cui trae la sua libertà di movimento mentre ostacola quella dei suoi avversari.

Anche da ascoltare:  Napoleone e l’Europa. Intervista a Jacques-Olivier Boudon

Un adattamento contemporaneo

Durante la Grande Guerra , i suoi primi successi furono ottenuti in Egitto e nella penisola arabica. Fu ancora lei a insistere per aprire un fronte ad Est a Gallipoli. Durante la seconda guerra mondiale infine, fu attenta a non ripetere l’errore del 1914 ea mandare il fiore della sua giovinezza in Francia, preferendo affidarsi alla Home Fleet e alla Royal Air Force. Mentre gli americani erano ansiosi di combattere nel cuore dell’Europa dal 1943, Londra impose la sua strategia periferica di piccoli morsi (Nord Africa, isole del Mediterraneo, Italia) prima di inghiottire il pezzo in Normandia dopo un intenso lavoro di avvelenamento destinato a ingannare il nemico. Contro un nemico più potente del Kaiser, l’Impero Britannico perse così la metà degli uomini che nelle trincee [3]  !

Liddell Hart , il campione britannico dell’approccio indiretto [4] , sebbene purtroppo lo abbia affrontato su un piano più tattico che strategico, ha così proposto di sostituire il principio di dislocazione al principio di distruzione [5] .

L’approccio britannico si concentra sulla coerenza del nemico piuttosto che sulle sue forze. Per fare questo, ha sviluppato modalità di azione non convenzionali che sono scivolate dal mondo militare a quello economico e politico, il cui principio è di fuorviare il nemico manipolando le sue percezioni in modo che giudichi ciò che è vero. che è falso e falso che è vero. La volontà degli inglesi è tornare al livello politico: plasmare la psicologia dei decisori […] ” [6] .

Così hanno sviluppato l’arte di plasmare l’ambiente a loro favore. Sul fronte egiziano, nel 1917, il generale Allenby aveva ingannato i turchi creando dal nulla un falso campo nel deserto e un falso traffico radio. Prima di attaccare, inoltre, aveva sganciato 120.000 pacchetti di sigarette contenenti oppio dall’aria sulle linee turche a Beersheba nel 1917. L’offensiva sorprese il comando turco, che era in attesa altrove, e le sue truppe. soldati, troppo drogati per reagire …

Le operazioni di influenza, disinformazione e intossicazione messe in atto dai servizi britannici durante la seconda guerra mondiale sono modelli nel suo genere, raggiungendo un livello di complessità mai raggiunto prima il cui archetipo è l’operazione Mincemeat [7] . Completamente surclassati in termini di guerra dell’informazione, i nazisti non sospettavano che non solo le loro trasmissioni fossero decifrate e ascoltate dagli inglesi, ma anche che molte delle loro principali decisioni fossero indirettamente ispirate da loro provenienti da Londra, la cui arte della manipolazione risparmiava il vita di molti soldati.

Leggi anche:  Geopolitica dell’astuzia

Rispondi alla concorrenza sistemica

È alla luce di questa storia che viene illuminato il nuovo concetto di impiego delle forze armate britanniche. Sebbene faccia parte della lunga tradizione britannica di guerra ibrida e indiretta, segna nondimeno una vera rivoluzione integrando dottrinalmente quello che fino ad allora era stato un approccio culturale e pragmatico e annunciando il passaggio delle conflittualità. “Dall’era industriale all’era dell’informazione [8]  “.

La cosmologia strategica europea è caratterizzata dalla distinzione tra stati di guerra e di pace corrispondenti a rotture evidenti e determinati stati legali. Questo approccio è obsoleto. Dal periodo tra le due guerre, la Russia sovietica ha rifiutato questa distinzione. Negli anni ’90, due alti ufficiali cinesi pubblicarono War Out of Limits [9] , che riconosceva l’estensione del campo di guerra a tutti i settori di attività tangibili e intangibili in un confronto globale e permanente.

Impegnati in un conflitto di natura politica piuttosto che cinetica, i concorrenti delle nazioni democratiche ora conducono operazioni di guerra non militari intese a “minare la loro coesione, a erodere le loro capacità di resilienza economica, politica e sociale” mentre cercano di garantire “Vantaggi strategici nelle principali regioni del mondo [10]  “. Così cercano di “rompere la loro volontà [11]  ” rimanendo sotto le linee rosse che potrebbero portare a una risposta militare.

Le democrazie sono a disagio in questa zona grigia. I loro avversari non si sentono vincolati dagli standard e dai principi etici con cui inquadrano la loro azione ed eccellono nel rivoltarli contro di loro. I valori di apertura sono tanti obiettivi e le regole di uno stato di diritto sono tante opportunità per i regimi autoritari. La società dell’informazione aumenta i rischi di manipolazione, difficili da individuare e difficili da rintracciare. Inoltre “il nostro quadro legale, etico e morale richiede un aggiornamento per negare al nemico l’opportunità di minare i nostri valori. [12]  ”La difficoltà consiste nel fornire risposte forti senza rinnegare se stessi.

Il nuovo concetto britannico risponde a questa sfida integrando la nozione di concorrenza. “Più di quello che abbiamo non basterebbe [13]  ” afferma il generale Carter, invocando un cambiamento fondamentale nel modo di vedere le cose. Invitando a una maggiore reversibilità, sottolinea la necessità di combattere nell’ambito dello spettro dell’incendio.

Questo approccio significa che l’obiettivo non è più solo il nemico, ma l’ambiente. Solo una visione a medio e lungo termine consentirà di plasmarla favorevolmente riprendendo il controllo del ritmo strategico. Le note e sfruttate inibizioni dei poteri democratici di fronte agli attacchi nella zona grigia mettono ora in discussione la loro sostenibilità. Si tratta anche di reinvestire la bolla cognitiva e ricreare un contesto di imprevedibilità a scapito degli stati ostili. L’infosfera deve essere oggetto di risposte e attacchi che esercitano un ruolo dissuasivo, ma anche una pressione attiva a favore dei valori democratici e della prosperità globale.

Leggi anche: Guerre informative  e operazioni militari

Una guerra dell’informazione

Questo nuovo quadro mette in prima linea quello che l’ammiraglio Castex chiamava il morale strategico della nazione. La profondità strategica non è più tanto geografica quanto sociale, economica e intangibile. Norme, immagini, idee sono armi che agiscono sul comportamento delle masse e dei decisori. Le battaglie non si limitano più a un ipotetico fronte, ma si svolgono all’interno di una società i cui elementi centrifughi vengono sfruttati e accentuati sotto le coperte. Dalle fake news destabilizzanti alle interferenze informative coperte durante un periodo elettorale, le operazioni di destabilizzazione si sono moltiplicate.

A questi continui attacchi deve rispondere un approccio che “amplifichi l’uso dello strumento militare come parte di un’impresa nazionale” totale “che coinvolge l’industria, il mondo accademico e la società civile [14]  “. L’obiettivo da raggiungere sarà d’ora in poi “modellare il comportamento di un avversario attraverso azioni coperte e aperte [15]  “. L’era delle masse e dell’informazione è anche quella delle guerre comportamentali il cui bersaglio è la mente umana più che il suo corpo e le sue estensioni materiali.

Tuttavia, le sfide militari non vengono trascurate. Le tecnologie russe o l’effetto di massa cinese segnano la fine del dominio incontrastato della NATO dalla fine della Guerra Fredda. La debole resilienza dell’opinione pubblica alla perdita di vite umane nelle società libere è un incoraggiamento a sfidarle, poiché le perdite, anche poche, ma ben pubblicizzate, potrebbero costringere una democrazia a ritirarsi prima che sia stata in grado di entrare. l’equilibrio il suo patrimonio qualitativo. Le nuove sfide si estendono anche a tecnologia, spazio, cyber, ecc.

Il nuovo concetto britannico, non tutti gli aspetti di cui abbiamo trattato qui, mette le capacità letali e non letali su un piano di parità e invita la nazione a dispiegare continuamente “l’energia deliberata precedentemente riservata al” tempo di guerra “. ” [16] . Più che una semplice avventura dottrinale del mondo militare, incarna la consapevolezza dell’ingresso in un’era di conflitto sistemico totale. La capacità di interrogazione strategica dimostrata dal Regno Unito dovrebbe rinfrescare e irrigidire vantaggiosamente le riflessioni o gli approcci dei suoi alleati.

[1] BLIN Arnaud, I grandi capitani di Alessandro Magno a Giap , Perrin, Parigi, 2018, p. 27.

[2] Le guerre della Rivoluzione e dell’Impero secondo la terminologia britannica.

[3] 1.000.000 di uomini nel 1914-1918 contro i 500.000 nel 1939-1945.

[4] Con poche esagerazioni, qualsiasi manovra è necessariamente indiretta, il che distorce il suo approccio concettuale.

[5] HOLEINDRE Jean-Vincent, La ruse et la force , Perrin, Parigi, 2017, p. 316.

[6] HOLEINDRE Jean-Vincent, La ruse et la force , Perrin, Parigi, 2017, p. 328.

[7] Un cadavere travestito da ufficiale inglese fu lasciato cadere al largo delle coste della Spagna dove si incagliò con una borsa contenente falsi documenti segreti. Il corpo e la borsa sono stati trovati dagli spagnoli che gli inglesi sapevano si erano infiltrati da agenti tedeschi che hanno colto la fortuna. Furono così trasmesse a Berlino le informazioni secondo le quali gli Alleati si preparavano ad attaccare in Sardegna o nei Balcani le cui guarnigioni furono rinforzate a scapito della Sicilia, che fu presa quasi senza sparare un colpo. Vedi CAVE BROWN Anthony, The Secret War , Volume 1, Origins of Special Means and First Allied Victories , Tempus, Parigi, 2012.

[8] https://www.gov.uk/government/publications/the-integrated-operating-concept-2025

[9] LIANG Quia e XIANGSUI Wang, La guerra oltre i limiti , Rivages pocket, Parigi, 2006.

[10] https://www.gov.uk/government/speeches/chief-of-the-defence-staff-general-sir-nick-carter-launches-the-integrated-operating-concept

[11] https://www.gov.uk/government/publications/the-integrated-operating-concept-2025

[12] https://www.gov.uk/government/publications/the-integrated-operating-concept-2025

[13] https://www.gov.uk/government/speeches/chief-of-the-defence-staff-general-sir-nick-carter-launches-the-integrated-operating-concept

[14] https://www.gov.uk/government/publications/the-integrated-operating-concept-2025

[15] https://www.gov.uk/government/publications/the-integrated-operating-concept-2025

[16] https://www.gov.uk/government/publications/the-integrated-operating-concept-2025

https://www.revueconflits.com/raphael-chauvancy-general-carter-armee-angleterre/

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