Il Chamberlain del Kremlino _ di WS
Giuseppe Masala è un analista “dilettante” un po’ come tutti noi perché anche lui può basarsi solo su fonti “open” ( parola che sappiamo quanto volga sempre meno ) ma per completezza , correttezza , acume, passione e onestà intellettuale è sicuramente uno dei più brillanti nel Web italiano sia in geopolitica che in economia e il suo canale Telegram è sempre aggiornato e stimolante se non addirittura bastevole da solo per una informazione completa sugli eventi in corso.
Masala scrive anche spesso in modo esteso il suo pensiero su l’ Antidiplomatico dove ieri sera è apparso un articolo, brillante come al solito, che analizza in modo preoccupato l attuale stato della guerra in Ucraina e i suoi pericolosi sviluppi
Voci di guerra da San Pietroburgo. Sulle (agghiaccianti) dichiarazioni dell’ex agente segreto Andrey Bezrukov
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di Giuseppe Masala per l’AntiDiplomatico
Ieri ha avuto inizio il Forum Economico di San Pietroburgo, il più importante simposio economico del paese, nato con l’ambizione di ridare slancio all’economia russa dopo il crollo del sistema sovietico e impostosi, negli anni, come uno dei più attrattivi forum economici a livello mondiale perché porta d’ingresso all’enorme spazio economico euroasiatico. Da notare che proprio in questa edizione si è avuto il ritorno di una delegazione statunitense, dopo gli anni del boicottaggio causato dal conflitto tra Mosca e Kiev. Al contrario, latitano ancora i paesi europei che insistono nella loro ostilità ostentata nei confronti di Mosca.
Proprio nel giorno dell’inaugurazione di questa importante manifestazione, San Pietroburgo è stata colpita da un potente attacco di droni ucraini. Molto probabilmente negli intendimenti di Kiev vi era quello di rovinare quella che – soprattutto in occidente – viene intesa come una manifestazione che ha lo scopo di glorificare Putin e il putinismo economico. Il risultato dell’attacco è stata l’esplosione di alcuni depositi petroliferi e la distruzione di una corvetta del Flotta del Baltico della Marina Militare Russa. Una mossa, quella di Kiev, certamente propagandistica, ma che segnala anche una capacità di colpire a lunghissima distanza dal proprio territorio: chiaramente un attacco del genere non può non aver sorvolato lo spazio aereo della NATO, sempre che – addirittura – il lungo di partenza dei droni non fosse direttamente situato in territorio NATO. Ciò sempre di più chiarisce, anche a chi si è recato a San Pietroburgo per partecipare al Forum Economico, che la Russia è in realtà in guerra con buona parte dei paesi europei.
Ma al di là di questo fatto di guerra – comunque di grande portata simbolica – ad aver destato scalpore nel corso del primo giorno è stato un dibattito al quale ha partecipato l’ex agente dei servizi esteri russi, l’analista geopolitico ed esperto di sicurezza Andrey Bezrukov che attualmente svolge il ruolo di consigliere del CEO di Rosneft Igor Sechin. Sottolineo che il parere di Bezrukov è da ritenersi di primaria importanza perchè espresso da una persona facente parte della cerchia ristrettissima dei “siloviki” che fungono da guardia pretoriana dello stesso Putin nonché ne sono fonte reale di potere nella macchina dello stato e, conseguentemente, la sua opinione è da ritenersi di più che il parere di un analista. I punti fondamentali espressi da Bezrukov sono i seguenti:
- La Russia rimarrà in uno stato di guerra forse per i prossimi 20 o 30 anni;
- La guerra nella quale la Russia è/sarà impegnata è di nuovo tipo e non è focalizzata sulla conquista di nuovi territori. Si tratta di una guerra di attrito con l’Occidente e incentrata sul danneggiamento dei sistemi critici dell’avversario; gasdotti, depositi di petrolio, centrali elettriche, reti di telecomunicazioni. La finalità di questo tipo di guerra è quella di logorare l’avversario fino a farlo crollare di schianto.
- La strategia occidentale è quella di far bollire a fuoco lento “la rana russa” così da evitare uno scontro nucleare;
- Infine Bezrukov – riecheggiando quanto già sostenuto da eminenti studiosi quali Panina, Karaganov e Pilko – sostiene che l’approccio russo al conflitto è troppo morbido e sostanzialmente fa il gioco dello stesso occidente e della sua strategia della rana bollita: «Siamo lenti. Gli permettiamo troppo. Non ci temono… perché tante, tante linee rosse di cui abbiamo parlato sono rimaste solo sulla carta» ha concluso.
Come si può vedere, si tratta di dichiarazioni che lasciano intendere una assoluta sfiducia – da parte della cerchia dei siloviki – nella possibilità di avviare trattative che abbiano una reale possibilità di riportare la pace in Ucraina.
Ed effettivamente non si può non valutare correttamente quanto delineato da Bezrukov anche sulla scorta della reale condizione degli avversari della Russia;
[A] Gli USA sono invischiati in una sempre più pericolosa crisi del Debito Estero (Posizione Finanziaria Netta o NIIP che dir si voglia) e oltretutto sono insidiati sul piano tecnologico, industriale e militare dalla potenza emergente cinese;
[B] Anche Francia e UK hanno enormi problemi di debito estero che in prospettiva potrebbero tradursi in gravi crisi finanziarie sia sul piano dei conti dello stato che sul piano della stabilità del sistema finanziario nazionale;
[C] L’Unione Europea vive enormi problemi legati alla competitività sia a causa dell’inaridimento delle fonti di approvvigionamento di energia a basso costo (leggi, gas russo) sia a causa di una scarsissima capacità di innovazione dell’area economica europea.
Elementi questi che, presi complessivamente, rischiano di far perdere il proprio status all’Occidente Collettivo e che – di conseguenza – lo obbligano ad usare tutte le strategie possibili per riuscire prima a scardinare l’asse Pechino-Mosca e poi ad abbattere singolarmente sia l’orso russo che il dragone cinese.
A dimostrazione che quanto sostenuto da Bezrukov è da ritenersi corretto basta peraltro guardare alla “Grand Strategy” occidentale nei confronti della Russia che in questo momento ha tre grandi pilastri:
1) Destabilizzazione del Caucaso da attuarsi portando nella sfera occidentale, sia europea che NATO, l’Armenia e l’Azerbaijan. In questa ottica va vista sia la firma del memorandum di partenariato strategico globale USA-Armenia che il vertice UE-Armenia del 4 e 5 Maggio 2026. Questa mossa va intesa in relazione alla volontà occidentale di rompere quel sottile diaframma che separa sul piano territoriale e geografico il conflitto Russo-Ucraino da quello in Medio Oriente. Inutile far notare che la realizzazione di questo progetto creerebbe quell’enorme arco di crisi teorizzato già qualche decennio fa da Zbigniew Brzezinski e necessario per far crollare la Russia. Arco di crisi che andrebbe dal Donbass al Mar Caspio passando per il Mar Nero, il Caucaso e l’Iran.
2) Penetrazione occidentale in Asia Centrale. Questo ulteriore passo è necessario ad allargare l’arco di crisi già esistente o, al minimo, aumentare l’area nella quale la Russia è accerchiata da stati e nazioni diventate ostili: area che va dall’estremo nord della Scandinavia, percorre tutta la frontiera russo finlandese, continua poi per tutto il fianco est della Nato e infine sbocca in tutto il Caucaso del Sud fino ad arrivare al Caspio e all’Asia Centrale. Specificamente in questa ottica va visto anche il costante corteggiamento occidentale al Kazakistan che lentamente sta sfociando in una sempre più profonda partnership di Astana con la Nato.
3) Militarizzazione Groenlandia. La volontà americana di aumentare la propria sfera di influenza alla disabitata Groenlandia (territorio d’oltremare della Corona Danese) è tutt’altro che la bizzarria di una nave di folli come molti vorrebbero far credere per attaccare Trump e la sua amministrazione. La Groenlandia consente di minacciare con bombardieri e missili intermedi da nord tutta la regione russa della Siberia allargando anche qui quell’area di minaccia e di accerchiamento contro la Russia. Fatto questo che obbligherebbe la Russia a dislocare ulteriori risorse militari in Siberia, ossia un’area di mondo fino ad ora pacifica. Che l’obbiettivo di Washington sia questo è stato ben capito a Mosca, come hanno fatto intendere alcune dichiarazioni di Lavrov a riguardo della questione groenlandese.
Solo degli ingenui non possono non vedere come effettivamente il grande obbiettivo occidentale sia proprio quello di far bollire la rana russa nella pentola di un enorme arco di crisi che ne circonderà buona parte dei suoi confini, L’unico limite di questa strategia è quello della sua lentezza, dovuta al fatto che i russi non devono essere posti nelle condizioni di attaccare direttamente i paesi occidentali magari anche con un attacco nucleare dimostrativo come sempre più persone influenti chiedono a Putin. Uno Zar Putin che appare sempre più solo e isolato e che ricorda sempre più Neaville Chamberlain con la sua strategia di appeasement. Una strategia – come dimostrano le parole di Andrey Bezrukov a San Pietroburgo – ormai non condivisa neanche tra i siloviki, i pretoriani del Cremlino.
Giuseppe Masala
Giuseppe Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e si specializza in “finanza etica”. Coltiva due passioni, il linguaggio Python e la Letteratura. Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe essere il primo di una trilogia), “Una semplice formalità” vincitore della terza edizione del premio letterario “Città di Dolianova” e pubblicato anche in Francia con il titolo “Une simple formalité” e un racconto “Therachia, breve storia di una parola infame” pubblicato in una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come Leonardo Sciascia crede che “Non c’è fuga, da Dio; non è possibile. L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.
Articolo sul quale concordo anche perché questa prossima “fase” della guerra l’ avevo prevista direi da subito ( i famosi “piani A” “B” “C” verso cui la guerra sarebbe pressoché inevitabilmente evoluta).
Consiglio quindi di leggere l’ articolo da cui ho preso il paragone usato a titolo di questo mio commento e che anche io ho spesso evocato con quel “ tempo a prestito” di cui noi tutti siamo appunto debitori a quello che già da tempo ho chiamato il “Kathecon del Kremlino”.
Bisognerebbe ora precisare meglio l’ analogie e le differenze tra i due “attori” e i problemi geopolitici che cerca(va)no di risolvere .
E ora da qui in avanti nel mio discorso sia ben chiaro che userò le iniziali degli “attori in commedia” solo ad indicare il nome dei rispettivi “frontmen” allora ed ora operanti, in quanto tutta la geopolitica che vediamo e commentiamo consiste sostanzialmente in un urto di SISTEMI, di “navi” di cui ovviamente il “capitano” è solo la persona a cui in quel momento è attribuito nominalmente “il comando” anche se spesso sostanzialmente questo non è.
Ciò premesso cominciamo dalle prime, le analogie
Si , entrambi ( P e C ) sono mossi dalle stesse preoccupazioni : evitare una disastrosa guerra in Europa da cui TUTTI gli europei allora erano già appena usciti distrutti e peggio sarebbe stato ancora.
Entrambi disperatamente cercando la soluzione nella diplomazia e non nella guerra, esito da evitare come la peste; ricerca poi irrisa come “apppeasement” tanto che a C rimase impressa pure l’ etichetta di “debole” , due cose che presto anche P dovrà decidere se farsi appiccare anche a se stesso o meno.
Va anche detto che in tutto questo C sapeva ( e certamente anche P lo sa ) quali “ forze” ( spoiler : la Grande Finanza) spingevano per la guerra in Europa e quale problema geopolitico ne era alla base: un impero era morente e un nuovo ordine mondiale veniva a sostituirlo.
Ma qui le analogie finiscono: P infatti non è alla guida di un “impero morente” come lo era allora C . “L’ impero russo” è defunto da tempo e non ritornerà più perché , a differenza dei tedeschi, i russi sanno apprendere le lezioni della SStoria.
Semplicemente P, da “patriota” come si considera, vuole solo che questo “nuovo ordine” sia “buono per la Russia “.
Ed in questo C e P sono ancora simili perché C era perfettamente conscio che un nuovo ordine mondiale stava venendo e anche lui da “patriota” voleva solo che fosse “ buono per l’ Inghilterra”.
Insomma se C e P fossero stati i due interlocutori nei loro rispettivi ruoli ( impero morente vs un sistema nazionale che Rivuole il suo ruolo nella Storia ) si sarebbero certamente trovati d’accordo e nel bene di tutti , quantomeno in Europa .
E qui invito calorosamente gli ingenui, sia quelli finti che quelli veri, che credono che l’ impero inglese abbia avuto miglior sorte “vincendo” la WW2 ( come volle il ringhioso botolo anglo americano che sostituì C a Downing Street ) invece che ad accordarsi geopoliticamente con la Germania , a valutare la cosa molto bene prima di “acquistare” dai “soliti” un’ altra WW.
Caso mai l’ unica discussione utile sull’ argomento sarebbe sulla considerazione che questo “appeasement” tra C e H fosse realmente possibile ( spoiler : NO).
No, perché “per far la pace bisogna sempre essere in due e per la guerra basta uno solo “ e C e H non erano sulla stessa lunghezza d’onda; H era assolutamente impreparato al problema e la geopolitica non è per “dilettanti” anche per quelli “ bravi “.
E H oltre che un dilettante era stato “caratterialmente” scelto proprio per accendere un nuova ”guerra in Europa.
Altra interessante differenza: allora H era l’ indubitabile frontman del “ sistema Germania”, ma C, che interpretava il “frontman” del “sistema inglese “, ne rappresentava solo una corrente .
ALTRE forze nel “ sistema inglese” volevano un ALTRA politica che poi si impose sino alle sue estreme conseguenze quando lui fu finalmente “rimosso”; e non è da escludere che anche P , benché apparentemente sia oggi ben saldo alla guida del “ sistema russo” , non venga poi anch’esso rovesciato come C nel prosieguo degli eventi.
P, infatti , che oggi è costretto a giocare nel ruolo che fu allora di H , è invece anche molto ben preparato; sfortunatamente per tutti noi nel ruolo che fu allora di C oggi c’ è T.
Ma T è comunque il miglior interlocutore che P possa aspettarsi e per questo P ci si è aggrappato ( il famoso “spirito di Anchorage” …) .
Ma è tutto inutile , le forze che guidano “l’ impero morente” di T sono ben più forti e maggioritarie di quelle che comunque poi liquidarono “ l’appeasement” di C ( e C stesso) .
Consideriamo poi che in entrambe le due partite ( quella che portò C alla WW2 e che spinge P alla WW3 ) c’ è anche un terzo incomodo : la “potenza extraeuropea che cresce al di là del mare” e che è destinata a essere sicuramente il perno del” nuovo ordine”, ruolo che allora era degli USA guidati da R e oggi/domani è della Cina guidata da X.
E qui altra differenza evidente è che mentre R manipolava la propria politica estera e il proprio paese proprio per portarlo in guerra onde alla fine sbaragliare tutti gli altri “giocatori” e fondare appunto il SUO “nuovo ordine mondiale” , X non sembra agitarsi affatto.
Chissà, forse X ha altri scopi o più semplicemente molta più pazienza di D…
Nella sostanza però allora D entrò in gioco solo a cose precipitate ( come probabilmente farà anche X domani). E se le cose allora andarono male fu perché C trovò in H un interlocutore “poco preparato”; purtroppo oggi volgono al peggio perché il pur meglio preparato P , che oggi è nel ruolo di H , ha trovato un incompetente burattino in T nel ruolo che allora fu di C.
Quale è la morale ? Forse che ci sono “ sceneggiatori” che mettono sempre in piedi lo stesso” spettacolo” e che se anche gli “attori” sono nuovi o scambiati i “ruoli “ sono sempre gli stessi ?
Ma allora , se il “finale” appare comunque ineluttabile, che dire a qualcuno che si chiedesse : “che fare ?”
Che è sempre quantomeno meglio sostenere gli “ attori” ben “preparati” e coloro che con il loro “appeasement” offrono a TUTTI del “ tempo a prestito” prima del inevitabile “finale”; i “bankesters “, con il loro immenso potere di “ fabbricare moneta “, le LORO WW prima o poi “l’ accendono” comunque.