LA TESI DEMENZIALE DELL’AUTO-ATTENTATO DI TRUMP._di Giuseppe Angiuli

LA TESI DEMENZIALE DELL’AUTO-ATTENTATO DI TRUMP._di Giuseppe Angiuli

 

La tesi sostenuta da alcuni segmenti dell’informazione di massa, in sintonia con alcuni settori del mondo della cosiddetta “controinformazione” che, in queste ore, punta a descrivere il tentato assassinio di Donald Trump come una messinscena simulata a tavolino dalla stessa vittima, è semplicemente delirante.

 

Tutti i bene informati sanno che lo scontro strategico fra Trump e ben precisi settori del deep State USA (tanto per intenderci, quello simboleggiato dal clan neocon della strega Nuland e da suo marito Robert Kagan nonchè dall’altra strega di origini italiane, Nancy Pelosi) è tutt’altro che farsesco.

 

In Pennsilvanya Trump doveva morire e questo non è certo stato il primo tentativo di eliminarlo fisicamente messo in atto dai suoi nemici: ci avevano già provato a farlo secco almeno altre 4 volte in modo serio, in questi ultimi anni: in una occasione provando ad avvelenarlo col cibo quando era ancora alla casa bianca, in un’altra occasione mirando a colpire con dei razzi l’Air Force One in volo, in un’altra ancora, lanciando un’auto pirata contro il corteo di auto presidenziali in autostrada e, da ultimo, quando non era già più Presidente, provando ad usare un drone contro la sua residenza a Mar a Lago in Florida.

 

Le anomalie sulle modalità dell’evento, a partire da quella di un cecchino, Thomas Matthew Crooks, a cui è stato consentito di giungere tranquillamente a 150 metri dal palco del comizio, salire liberamente su un tetto e sparare al candidato repubblicano alle presidenziali, durante un grande evento di massa e che poi è stato immediatamente eliminato dagli agenti della sicurezza, non costituiscono affatto elementi a sostegno della tesi demenziale dell’auto-attentato bensì ci forniscono solo la conferma che alcuni settori degli apparati di polizia USA, a partire dall’FBI, lavorano da sempre per l’eliminazione dalla scena di Donald Trump.

 

L’attentato era vero e reale ma non ha raggiunto i suoi obiettivi: ergo, adesso l’unico modo che i nemici di Trump hanno a disposizione per cercare di trasformarlo in un evento a loro favore è quello di descrivere la vittima come un mitomane che, pur di fare salire il termometro dei consensi a suo favore, avrebbe orchestrato una messinscena in diretta TV, chiedendo ad un cecchino di mirare con un fucile automatico al suo orecchio, da 150 metri di distanza, senza ferirlo a morte (sic!).

 

Ma tutti i bene informati sanno che l’ultima cosa di cui Trump oggi è a corto sono i consensi elettorali, avendo egli già vinto le stesse elezioni del 2020 (che gli sono state palesemente defraudate) ed avendo egli da tempo già intercettato le corde più profonde dell’elettorato americano, per cui, se vi fosse la garanzia di un confronto elettorale realmente libero e trasparente, tra lui e il rimbambito Biden non ci sarebbe neanche partita.

 

In altre parole, tutti i bene informati sanno che, se a novembre ci sarà un divario esageratamente incolmabile di voti tra lui e Biden, nemmeno la macchina dei brogli elettorali stavolta potrà fermarlo: ed ecco dunque spiegato perchè i suoi nemici stanno pensando da tempo ad eliminarlo dalla scena in altri modi, col fango giudiziario oppure con l’assassinio.

 

Alla luce di tanto, posto che l’attentato di Butler è tutt’altro che una messinscena, ciò vuol dire che Donald Trump sia forse un eroe biblico ovvero un salvatore dell’umanità?

Nient’affatto!

Soltanto i bambini deficienti guardano alla politica come ad un videogioco dove i “buoni” e i “cattivi” si scontrano per il controllo delle sorti del mondo.

 

Trump non è un salvatore dell’umanità ma (come Andrew Jackson, Abramo Lincoln e John Fitzgerald Kennedy) è certamente inviso a dei ben precisi settori del complesso militare industriale americano semplicemente perchè ha una idea diversa dalla loro sulla gestione della fase declinante dell’imperialismo a stelle e strisce.

 

Trump intende fermare subito il sostegno militare al neonazismo ucraino oltre che provare a cercare un possibile compromesso con la Russia di Putin per poi concentrarsi su altri nemici strategici degli USA, come la Cina o l’Iran: tutto ciò potrebbe verosimilmente determinare o innescare un processo di dissoluzione della NATO o comunque un suo netto ridimensionamento, atteso che, anche per alcuni settori del Pentagono vicini a Trump, il ruolo della NATO oggi è da ritenersi superato.

 

Trump nuovamente alla casa bianca non lavorerebbe di certo per noi europei (in quanto anche lui vuole una Europa completamente priva di autonomia geopolitica e prona agli interessi americani nel mondo) ma molto probabilmente neutralizzerebbe i settori più bellicosi dell’oltranzismo atlantico, che sono quelli che hanno creato prima l’ISIS in medio oriente e poi l’Ucraina neonazista di Zelensky: un motivo senz’altro più che valido per farlo fuori.

 

Inoltre, in ambito finanziario, Trump potrebbe avere una idea sua ed originale sulla gestione dell’attuale processo di de-dollarizzazione dei mercati e in questo senso, potrebbe avere sfiorato gli interessi del cartello di alcune note famiglie di intoccabili che, da almeno 3 secoli, dominano le banche centrali e la finanza occidentale lucrando sull’emissione della moneta a debito.

 

Su questi ultimi aspetti, è bene essere prudenti, prima di capire che cosa si muove effettivamente dietro le quinte ma una cosa è comunque certa: da che mondo è mondo, per questo tipo di interessi in gioco, si è sempre costantemente ricorsi all’intrigo e all’assassinio di uomini in vista e, specie in America, la lista di Presidenti ammazzati per avere sfidato certi interessi di cartello è davvero molto lunga.

Giuseppe Angiuli

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SITREP 7/15/24: La NATO in crisi guadagna tempo per una guerra europea di vasta portata, di SIMPLICIUS

Zelensky è arrivato negli Stati Uniti per il grandioso vertice per il 75° anniversario della NATO, che si è rivelato un’altra delusione, impreziosita dalle solite promesse da carota su bastone che non hanno offerto nulla di concreto.

Qui l’ex ambasciatore Chas Freeman si spinge oltre, dichiarando che si è trattato di un canto del cigno per la NATO:

Invece di rafforzare l’alleanza NATO e di mostrarne la potenza, l’ultimo vertice di Washington ha fatto l’opposto, ha messo a nudo le sue crepe, il suo fallimento nell’affrontare la realtà, e la sua incapacità di rispondere all’inarrestabile emergere del multipolarismo.

È stato un vertice di ripiegamento e sarà ricordato come il momento in cui la NATO, invece di reinventarsi, ha raddoppiato il suo approccio fallimentare che, alla fine, l’ha portata alla rovina.

Il vertice è stato anche un incredibile spettacolo di visioni non diplomatiche di dominio del mondo.

Ma tutte le maniacali promesse di sistemi di “difesa aerea” hanno rivelato indirettamente il grave logoramento dell’AD subito dall’Ucraina negli ultimi tempi. Molti rapporti ci hanno fornito indicatori di questo; per esempio l’attacco della scorsa settimana a Kiev, con immagini satellitari che mostrano un aeroporto che ospitava sistemi Patriot. I sostenitori dell’Ucraina continuano a sostenere che gli sfuggenti sistemi occidentali non vengono trovati e fatti fuori dalla Russia, ma il rifornimento maniacale racconta una storia diversa.

Questo recente attacco a Kiev è stato particolarmente degno di nota per la scarsa presenza di AD, in quanto una quantità inusuale di video mostrava i missili russi colpire i loro obiettivi. Inoltre, le mappe delle traiettorie dei missili sono state successivamente pubblicate con commenti che affermano che l’attacco è stato alquanto insolito, in quanto la maggior parte dei missili russi è andata praticamente dritta verso i propri obiettivi in tutta l’Ucraina senza i soliti schemi di avvolgimento altamente irregolari destinati a fuorviare l’intelligence degli Emirati Arabi Uniti e a confondere le operazioni nazionali della griglia AD. Questi sono tutti indicatori del fatto che l’AD è stata gravemente ridotta dagli attacchi russi, solo che, come per ogni cosa, non lo vediamo perché – a differenza dell’Ucraina e della NATO, attente all’immagine – la MOD russa non giustifica il rilascio di immagini e video costanti del loro normale lavoro mondano, per non parlare del fatto che preferiscono mantenere una OPSEC professionale.

Ma il vertice è stato caratterizzato da un certo intrattenimento, che ha incluso il peggior errore presidenziale probabilmente della storia americana, proprio al momento giusto per mettere ancora più in imbarazzo un Zelensky già vergognoso:

L’unica cosa interessante è stata la pubblicazione da parte della rivista Foreign Affairs del CFR della loro visione di un compromesso per il futuro dell’Ucraina:

Il concetto, che apre gli occhi, è rivelatore di come l’Occidente voglia giocarsi le sue chance in Ucraina. In breve, essi propongono di seguire non il modello della DMZ coreana, ma piuttosto il modello del “muro di Berlino” tedesco. Anche se si tratta di un’idea radicale che sicuramente farà arrabbiare e spaventare molti ucraini, in sostanza propongono che l’Ucraina decida quale territorio cedere, e che il resto sotto il controllo dell’Ucraina formi un nuovo Stato a cui sia consentito di entrare nella NATO vera e propria. La consolazione è che, proprio come la Germania Ovest è stata alla fine riunificata con l’Est, essi sostengono che l’Ucraina può “resistere” con la promessa di riunirsi con il territorio che ha perso in un momento futuro indeterminato:

Alla luce di questi modelli, i leader degli Stati membri della NATO dovrebbero, in privato, incoraggiare Kiev a fare tre cose: Primo, definire un confine provvisorio e militarmente difendibile. In secondo luogo, concordare l’auto-limitazione delle infrastrutture sul territorio non occupato (come lo stazionamento permanente di truppe straniere o di armi nucleari) con l’importante clausola norvegese che tali limiti sono validi solo finché l’Ucraina non è sotto attacco o minaccia di attacco. Terzo, e più doloroso, impegnarsi a non usare la forza militare oltre quel confine se non per autodifesa, come hanno fatto i tedeschi occidentali, per assicurare agli alleati della NATO che non si troveranno improvvisamente in guerra con la Russia non appena l’Ucraina diventerà membro. Il costo di questo passo sarebbe l’accettazione di una divisione a tempo indeterminato, ma il vantaggio sarebbe quello di dare alla maggior parte dell’Ucraina un rifugio sicuro nella NATO.

Una volta definiti, Kiev e l’Alleanza renderebbero pubblici questi accordi. La NATO potrebbe amplificare la dichiarazione unilaterale di Kiev con una dichiarazione simile. L’obiettivo sarebbe che l’Ucraina indipendente si unisse alla NATO non appena possibile, idealmente prima del 20 gennaio 2025, ma, se necessario, come parte dell'”accordo” di Trump”.

Come si può vedere dalla fine, essi propongono addirittura di attuare questo piano in modo radicale e il prima possibile per battere Trump sul tempo, in quanto sono terrorizzati dalle conseguenze di una presidenza Trump.

Il problema è che quasi tutto quanto sopra, in pratica, non sembra diverso dai precedenti accordi di Minsk. Quale incentivo avrebbe la Russia ad accettare un “accordo” che congela il conflitto e porta la NATO ancora più vicino al territorio russo, ottenendo così il completo opposto degli obiettivi principali della Russia nella guerra.

Più avanti nel pezzo, si propone addirittura, assurdamente, di far rispettare una “no fly zone” della NATO sulla linea di demarcazione. Giusto: il Cremlino accoglierà sicuramente con favore i caccia stealth della NATO che “pattugliano” pacificamente il territorio di Donetsk/Lugansk.

L’unico pericolo reale è che, se un piano del genere rappresenta la mente interna dei pezzi grossi del CFR, allora può solo significare che anche loro stanno considerando di congelare forzatamente il conflitto in questo modo, anche se la Russia dovesse rifiutare l’idea.

In effetti, mesi fa ho scritto di questa stessa idea da una fonte diversa: la proposta che l’Ucraina “tagli” i territori conquistati e poi faccia entrare rapidamente nella NATO il suo Stato-rimpasto rimanente. Tecnicamente, ciò può accadere, soprattutto grazie al fatto che la maggior parte dei cittadini ucraini è ora d’accordo nel cedere i territori perduti, come risulta da recenti sondaggi.

L’unico problema sarebbe ovviamente il veto di una simile mossa da parte dei membri più sani della NATO, come l’Ungheria, ma potrebbero esserci dei meccanismi per affrontarlo, anche se il rischio che un piano così drastico faccia a pezzi la NATO e ne provochi il collasso sarebbe probabilmente grande; ma nella mente dei disperati globalisti occidentali si tratterebbe di un compromesso: se l’Ucraina dovesse perdere la guerra in modo decisamente drammatico, anche la NATO andrebbe incontro alla sua estinzione.

Questo è il motivo per cui, ad esempio, la cabala bancaria occidentale è così rabbiosamente intenzionata a sequestrare i fondi sovrani russi rubati, nonostante il rischio di delegittimare completamente l’intero sistema finanziario occidentale: sanno che se la Russia vince la guerra, questo sistema crollerà comunque, a causa dell’effetto di fuga della de-dollarizzazione e del ruolo di primo piano della Russia nel grande risveglio paradigmatico del multipolarismo.

Mai sottovalutare la follia dei malfattori di fronte alla loro fine mortale.

Una digressione interessante: l’articolo convalida inavvertitamente le giustificazioni della Russia per la guerra in un modo che è molto indicativo della posizione moralmente insostenibile dell’Occidente.

In primo luogo, con una piccola prefazione storica, ammettono stranamente che la Norvegia non solo non ha affrontato alcuna minaccia da parte della Russia, ma è stata di fatto salvata dalla Russia nella Seconda Guerra Mondiale, eppure si è ancora illogicamente unita alla NATO per minacciare la Russia:

Settantacinque anni fa, la Norvegia voleva quello che l’Ucraina vuole oggi: diventare un alleato nonostante confinasse con la Russia (allora in Unione Sovietica). Anche se Mosca non stava invadendo la Norvegia in quel momento, né mai – anzi, l’Armata Rossa aveva persino contribuito a liberare alcuni territori norvegesi settentrionali dai nazisti – i norvegesi avevano un ricordo amaro di come la loro neutralità di un tempo fosse finita nella brutale occupazione nazista. E furono inorriditi quando la Cecoslovacchia, un altro Paese precedentemente occupato tra Est e Ovest, cadde sotto il controllo di Mosca nel 1948. Queste esperienze diminuirono l’attrattiva di una neutralità continuata.

Seguite con me per un momento la logica sopra esposta:

  1. La Norvegia non è mai stata minacciata dalla Russia
  2. La Russia ha salvato la Norvegia dai nazisti
  3. Per sicurezza da futuri attacchi, la Norvegia si unisce a un’alleanza per proteggersi dalla nazione che… l’ha protetta e liberata dal suo aggressore.

Ha senso per qualcuno?

Incomprensibilmente, l’articolo fa poi un’altra rivelazione sbalorditiva: Putin ha chiesto molto ragionevolmente che la NATO non posizioni missili a lunga gittata sul confine della Russia:

Come può questa – anche nella mente dei più acerrimi russofobi – non essere una richiesta razionalmente ragionevole? Per un leader di un Paese chiedere a una gigantesca alleanza minacciosa di non posizionare i suoi devastanti armamenti a lungo raggio ai confini del suo Paese è qualcosa che anche il più cinico dei demagoghi può capire.

Che dire? Dimostra semplicemente la bancarotta intellettuale e l’insincerità morale che affliggono l’Occidente.

Quello che è diventato evidente sulla scia del vertice NATO, tuttavia, è il piano generale che l’Occidente ha per spingere la Russia a una grande guerra europea entro la fine del decennio. Il motivo è ben noto: gli interessi finanziari-globalisti che gestiscono il mondo e prendono tutte le decisioni esecutive in Occidente hanno deciso che non c’è altro modo per “resettare” il loro sistema se non la guerra. Hanno cercato di imporre all’umanità il Grande Reset attraverso Covid e l’Agenda 2030, ma questi piani hanno fallito finora – e quindi l’unico modo rimasto per resettare la rete finanziaria globale iper-leverata e malata terminale è la guerra.

In questo modo possono prendere più piccioni con una fava: distruggere la Russia in ascesa, che ha recentemente conquistato il quarto posto nella classifica del PIL PPP e sta lasciando l’Europa nella polvere, per non parlare del fatto che sta aprendo una nuova strada dorata per tutta l’umanità con il suo ruolo guida nel progetto del multipolarismo.

Pertanto, in Occidente si moltiplicano le agitazioni per la guerra.

L’ultima ruota attorno ai piani di collocare missili a lunga gittata in Germania, a cui la Russia ha risposto con l’intenzione di iniziare a produrre missili balistici intermedi a lunga gittata.

🇩🇪🇺🇸🇷🇺Gli Stati Uniti INIZIERANNO A STABILIRE ARMI A LUNGO RAGGIO NELLA GERMANIA PUPPETATA ENTRO IL 2026 (vedi articolo sopra) – #Mosca mette in guardia da un’escalation, mentre #Berlino e #Washington pianificano uno stazionamento senza precedenti di missili con gittata superiore a 500KM.

Gli Stati Uniti si stanno preparando per lo stazionamento a lungo termine di tali capacità che includeranno SM-6, missili da crociera Tomahawk e armi ipersoniche in fase di sviluppo che hanno una gittata più lunga delle attuali capacità in #Europa – Dichiarazione congiunta.

La Germania, negli ultimi tempi, si è fatta desiderare, con ripetuti appelli da parte di alti ufficiali militari per la reintroduzione della coscrizione, nonché con dichiarazioni secondo cui il Paese deve essere pronto a una guerra su larga scala “entro il 2029”:

Naturalmente, come di consueto, l’Occidente nasconde i propri piani segreti proiettandoli sulla Russia:

🇷🇺⚔️🏴‍☠️La Russia potrebbe iniziare a combattere con la NATO intorno al 2029 – allora i russi avranno le condizioni ottimali per questo, – Ispettore Generale dell’Esercito Tedesco

▪️Prevede circa 1,5 milioni di soldati in Russia tra 5-8 anni, ovvero il doppio del numero dispiegato in Ucraina.

▪️L’esercito tedesco ha scorte di munizioni sufficienti solo per 2 giorni.

▪️Beli sta addirittura pensando di reintrodurre il servizio militare obbligatorio in Germania.

▪️La Russia sta costruendo circa 1500 carri armati all’anno, lo stesso numero dei cinque Paesi NATO più forti. La Germania, ad esempio, ne ha solo 300.

Di più:

Gli Stati Uniti e la NATO si preparano alla guerra con la Russia. Gli Stati Uniti stanno portando i loro Tomahawk in Germania. Sapete già come andrà a finire.

L’ambasciatore russo negli Stati Uniti Antonov (https://t.me/dimsmirnov175/74948) sui piani americani di dispiegare armi distruttive in Germania:

In sostanza, stiamo parlando di piani degli Stati Uniti per dispiegare missili a medio e corto raggio in Europa. Si tratta di un grave errore da parte di Washington. Gli americani stanno aumentando i rischi di una corsa agli armamenti missilistici. Dimenticano che il nodo del confronto può diventare un detonatore di un’escalation incontrollata sullo sfondo di un pericoloso inasprimento delle tensioni lungo la linea Russia-NATO. La decisione di schierare armi a lungo raggio in Germania a partire dal 2026 si ritorce contro l’impegno della Russia a una moratoria sul dispiegamento di missili INF a terra. Gli americani hanno imboccato la pericolosa strada del militarismo.

Ecco la dichiarazione congiunta ufficiale sul sito della Casa Bianca:

Si legge semplicemente:

A seguito di discussioni in vista del vertice NATO, i governi di Stati Uniti e Germania hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:

Gli Stati Uniti inizieranno a dispiegare episodicamente le capacità di fuoco a lungo raggio della loro Multi-Domain Task Force in Germania nel 2026, come parte della pianificazione per il posizionamento duraturo di queste capacità in futuro.  Quando saranno completamente sviluppate, queste unità di fuoco convenzionali a lungo raggio includeranno SM-6, Tomahawk e armi ipersoniche in fase di sviluppo, che hanno un raggio d’azione significativamente più lungo rispetto agli attuali fuochi terrestri in Europa.  L’esercizio di queste capacità avanzate dimostrerà l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della NATO e il loro contributo alla deterrenza integrata europea.

Un astuto osservatore russo ha notato il deja vu:

L’esperto militare Alexander Zimovsky: “È come se mi fossi risvegliato 40 anni fa, nel 1983”.Nella sala di Leningrado della 14ª compagnia della Facoltà di giornalismo militare della LVVPU c’era una copia fresca della Pravda, con le risposte di Andropov alle domande del corrispondente del giornale. Si parlava del dispiegamento dei missili americani Pershing-2 in Europa occidentale. Si chiamava “Euromissili” Oggi non è cambiato nulla, né nel significato né nel testo. Solo che ora gli americani stanno dispiegando i loro missili in Europa orientale”. Si sa come andrà a finire.

In breve, il piano della fazione dei falchi globalisti sembra essere quello di prolungare la guerra in Ucraina il più a lungo possibile, per poi “legarla” a una più ampia guerra europea, spingendo la Russia ad attaccare l’Europa dopo aver minacciato e provocato la sovranità russa con una serie di minacce esistenziali. La tempistica potrebbe essere quella di portare la guerra ucraina almeno fino al 2027-2028, per poi iniziare la fase successiva del conflitto. Nel frattempo, la Russia rimarrà economicamente sottomessa e, cosa più importante, l’Europa e la Russia rimarranno escluse dai rispettivi mercati, mentre gli Stati Uniti potranno mantenere incontrastata la loro supremazia economica.

Il problema di quanto sopra è che ora che Trump è quasi un candidato, e ha scelto JD Vance come compagno di corsa – che è estremamente anti-Ucraina – l’Europa è in preda al panico perché si rende conto che l’anno prossimo sarà davvero da sola a sostenere l’Ucraina.

La scritta è sul muro.

Per come stanno andando le cose, il loro piano potrebbe crollare nel corso dei prossimi anni, con l’ascesa dei movimenti populisti in Europa. Si parla già di come le elezioni francesi del 2027 andranno probabilmente al campo di Le Pen – il “tradimento” di Macron ha guadagnato tempo per ora, ma la marea montante è evidente e probabilmente inarrestabile. Come ci si può aspettare che un’Europa così frammentata sostenga indefinitamente l’Ucraina?

Importanti articoli assortiti:

La cooperazione tra Russia e Cina continua a crescere a ritmo sostenuto. Non solo le due superpotenze hanno condotto insieme nuove esercitazioni marittime, ma il viceministro della Difesa russo ha incontrato il suo omologo cinese, commentando in particolare come la Cina stia imparando dalle SMO:

Il vice ministro della Difesa russo, il tenente generale Andrei Bulyga, a colloquio con l’omologo cinese, il maggiore generale Zhang Fang.

Oggi, presso il Centro congressi ed esposizioni Patriot, si sono tenute le consultazioni Russia-Cina per discutere della cooperazione e condividere le esperienze della Forza congiunta di supporto logistico dell’Esercito Popolare di Liberazione.

Durante i colloqui tra il viceministro della Difesa della Federazione Russa, tenente generale Andrei Bulyga, e il vicecomandante dell’Esercito di Supporto Logistico Combinato dell’Esercito Popolare di Liberazione della Cina, maggiore generale Zhang Fang, si è svolto un approfondito scambio di opinioni sull’organizzazione del supporto logistico per le Forze Armate dei due Paesi.

La delegazione cinese ha appreso dalle controparti russe gli approcci sviluppati per migliorare il supporto logistico e l’uso delle capacità di supporto dei servizi di combattimento nell’operazione militare speciale.

“L’operazione militare speciale ci ha mostrato le questioni da affrontare per migliorare il supporto logistico delle truppe. Raccogliamo i dati e li mettiamo in pratica.Ogni giorno, i metodi di guerra più avanzati e i relativi servizi di supporto al combattimento sono impiegati in prima linea”, ha osservato il tenente generale Andrei Bulyga, vice ministro della Difesa russo.

Nell’ambito del programma culturale, la delegazione cinese ha visitato la Cattedrale principale delle Forze armate russe e il Villaggio della guerriglia nel Parco patriottico di ricreazione e tempo libero delle Forze armate della Federazione russa.

La notizia giunge a seguito delle seguenti notizie riportate dal MSM:

In realtà, l’integrazione della Russia e dei suoi partner multipolari sta andando in una direzione più profonda di quanto avessi previsto. Di recente sono state fatte due dichiarazioni molto interessanti, la prima dalla presidente del Consiglio della Federazione Russa Valentina Matvienko al forum parlamentare dei BRICS:

In sostanza, stanno portando avanti il programma BRICS Bridge, creando una moneta digitale interoperabile tra le nazioni BRICS. Per i preoccupati osservatori di cospirazioni là fuori, non si tratta di una moneta digitale per i civili, ma piuttosto di un regolamento dei pagamenti tra i Paesi e le loro banche centrali.

Ma la dichiarazione molto più interessante e pesante è stata fatta da Putin, che ha suggerito che in futuro i BRICS avranno un proprio Parlamento, presumibilmente simile a quello dell’Unione Europea:

Ora questo è qualcosa di cui preoccuparsi, in superficie, a livello di cospirazione. Abbiamo parlato a lungo qui di come i BRICS rappresentino un nuovo ordine globale, lontano dalla cabala autoritaria atlantista di burocrati non eletti governata dal WEF. Pensavamo che i BRICS sarebbero stati un contrappeso molto più decentralizzato e non coercitivo. Ma questo sembra suggerire che i BRICS si stiano effettivamente dirigendo verso un modello europeo, forse – non abbiamo ancora i dettagli.

Anche se fosse così, non sono ancora preoccupato, perché gli impulsi che stanno dietro al movimento dei BRICS – i suoi movimenti e agitatori, la sua base finanziaria – non sono gli stessi dell’Occidente e della sua secolare aristocrazia dinastica del denaro vecchio. Semmai, potrebbe accelerare lo sviluppo dei BRICS un modello un po’ più centralizzato, in cui la regolamentazione reale possa essere trasmessa tra i membri, anziché essere solo speculata e lasciata in sospeso. Ma dovremo aspettare e vedere.

Per chi fosse interessato, qui c’è un’intera discussione su questo argomento:

Ecco alcuni aggiornamenti in prima linea:

Continuano gli orrori per l’AFU. Un paramedico della 59ª brigata dell’AFU ha scritto un appello disperato a Zelensky dopo che la sua brigata ha subito perdite catastrofiche:

Disastro nella 59ª brigata di fanteria delle Forze armate ucraine: il comandante-macellaio della brigata getta i soldati al macello e la brigata subisce pesanti perdite negli scontri con il gruppo “O” “valoroso”.

Uno scandalo nella prossima “brigata carne” delle Forze Armate dell’Ucraina – il paramedico militare E. Polishchuk, rilasciato dalla prigionia, “Bird” si è rivolto a Zelensky con la richiesta di influenzare la situazione catastrofica che si è sviluppata nella 59ª Brigata carne dopo la nomina di Bogdan Shevchuk a comandante della brigata.

“A causa dell’atteggiamento disumano e poco professionale di Shevchuk, sono costretto a non collaborare più con questa famosa brigata, ma non tutti hanno la possibilità di opporsi a ordini criminali che mirano solo a ottenere ulteriori stelle per questa persona.

Vi chiedo di intervenire e di allontanare dalle decisioni militari importanti persone che non sono interessate a preservare il personale, a portare a termine i compiti e a vincere. L’onore militare e l’onore di un ufficiale non sono parole vuote. O almeno, non dovrebbero essere così”. -RVvoenkor

In effetti, l’incidente ha mandato onde d’urto nell’AFU, tanto che si dice che lo stesso Syrsky sia stato inviato a ispezionare di persona il 59°.

Allo stesso modo, Julian Ropcke ha continuato a lanciare l’allarme sui continui progressi e avanzamenti della Russia, che si sono costantemente aggravati dal nostro ultimo rapporto:

Un’unità dell’AFU in direzione di Kupyansk riferisce che i russi hanno catturato oltre 200 dei loro uomini nell’ultimo mese:

Le forze russe hanno diffuso i video di alcuni di loro:

Si può vedere che il luogo in cui sono stati catturati corrisponde alla direzione di Kupyansk, in quanto si trovava a Terny, che si trova a nord proprio sulla linea di contatto dell’oblast’ di Kharkov-Donetsk, non lontano da Svatov e Kremennaya.

Nel frattempo, l’ex ambasciatore americano presso la NATO ha chiesto apertamente l’immediata depressione di tutti i diciottenni in Ucraina:

L’account ufficiale delle Forze di Difesa Territoriali Ucraine lo ha battuto sul tempo pubblicando le immagini di alcuni dei loro membri, tra cui un mortaista che assomiglia in modo sospetto a una ragazza adolescente: .

Originale a risoluzione più elevata, in modo da poter vedere l’orecchino:

E in effetti, alcuni rapporti affermano che l’Ucraina sta già mobilitando in massa i minori di 25 anni in via non ufficiale, cosa che si può vedere con i propri occhi sul fronte. .

È stato fornito un campione di un mobik nato nel 2000:

In Ucraina, la Zemobilizzazione di uomini di 20-25 anni è in pieno svolgimento, nonostante la legge… l’Ombudsman e i deputati non si accorgono dell’illegalità degli ufficiali della polizia militare, e il potere copre i TCK (commissari)!
Dall’inizio del 2025 potrà essere introdotto un appello a partire dai 18 anni.Il parlamento sta già raccogliendo la maggioranza per questo progetto, si stanno preparando le liste dei ragazzi di 16-17 anni per evitare che vadano al confine. Allo stesso tempo, persone di età inferiore ai 25 anni vengono già mobilitate nell’esercito.
Gli agenti di polizia hanno illegalmente rapito i poliziotti e mobilitato un 21enne e un 24enne contro la loro volontà, e contro la loro volontà sono stati inviati al campo di addestramento. Allo stesso tempo, il colonnello Merzlikin ha picchiato dei giovani per i quali la legge non è scritta!

Prendetevi cura dei vostri figli, la Zemobilizzazione non ha nulla a che fare con le leggi dell’Ucraina, la cosa principale è mantenere il potere…

Anche il MSM sta iniziando a coprire sempre di più questa prospettiva:

Anche le tattiche motociclistiche russe continuano a ritmo serrato, e con successo. Abbondano i nuovi video di importanti catture in moto che sembrano uscite da Mad Max.

Il primo è un pezzo della Brigata Espanola, un’unità per lo più volontaria composta da selvaggi ultras del calcio:

Poi c’è stato un altro video che mostrava l’assalto motociclistico di gran lunga più grande, forse della storia moderna, che ha portato alla totale riconquista di Urozhayne (Harvest), che era stata presa dall’AFU durante la grande controffensiva estiva dell’anno scorso:

Data la bandiera dei marine all’estremità, potrebbe trattarsi della 40ª Brigata russa dei Marines, che opera proprio su quel fronte, e di altri distaccamenti.

In un’altra prima mondiale, la Russia ha mostrato l’ultimo Fab-3000 UMPK glide-bomb, una dimensione a cui nessun’altra nazione è mai stata così folle da tentare di attaccare le ali:

La Russia avrebbe testato un laser segreto anti-drone sul fronte di Avdeevka, anche se purtroppo al momento non ci sono ulteriori informazioni:

Il risultato di un sistema laser sperimentale russo per la distruzione dei droni. Potenza – 3 kW. .

Nella direzione di Avdeevsky, le forze armate russe hanno iniziato a utilizzare un sistema laser sperimentale per distruggere i droni .

Il risultato del lavoro nella foto

Divano Stato Maggiore

Business Insider riporta che i campanelli d’allarme della NATO stanno suonando:

I campanelli d’allarme hanno suonato per tutta la durata della guerra in Ucraina, avvertendo a gran voce che se Kyiv cade, una Russia rafforzata potrebbe mettere gli occhi sulla NATO. In una lotta così devastante, la potenza aerea e il controllo dello spazio aereo potrebbero essere decisivi.

Le forze aeree russe non hanno avuto successo negli ultimi due anni e mezzo di guerra, ma si sono anche rapidamente adattate e hanno ottenuto vittorie grazie a tattiche come il bombardamento stand-off e lo sbarramento sincronizzato di droni e missili. Anche altri elementi delle forze aerospaziali hanno efficacemente negato all’Ucraina la possibilità di spostare il campo di battaglia dai cieli.

“È stato sorprendente che si stiano adattando nel tempo attraverso tentativi ed errori”, ha detto Justin Bronk, un esperto di potenza aerea presso il Royal United Services Institute del Regno Unito.

Dopo aver parlato con “dozzine di esperti di difesa”, Business Insider ha detto quanto segue su come la NATO si comporterebbe contro le reti di difesa aerea russa:

Esperti e ufficiali militari occidentali hanno affermato che in uno scontro di questo tipo, gli Stati Uniti e i loro alleati, anche con flotte di caccia stealth di quinta generazione, probabilmente troverebbero difficile stabilire lo stesso livello di dominio aereo che hanno in gran parte avuto dalla fine della seconda guerra mondiale.

Giorgio Di Mizio, esperto di guerra aerea presso l’Istituto Internazionale di Studi Strategici, ha affermato che uno scontro con la Russia sarebbe probabilmente “molto diverso da tutti gli scenari che abbiamo affrontato negli ultimi decenni, in cui non c’è stata alcuna contestazione del dominio aereo”.

Nei combattimenti futuri, potrebbe essere possibile per gli Stati Uniti ottenere la superiorità aerea solo a raffica – piccole finestre in un momento, un luogo e una posizione specifici in cui le difese aeree sono mancanti, distrutte o senza munizioni, il gen. David Allvin, capo di stato maggiore dell’aeronautica statunitense, ha dichiarato a gennaio nel podcast “War on the Rocks”.

Con il colpo di grazia finale:

“Se non riusciamo a ottenere la superiorità aerea, ci troveremo a combattere come in Russia e Ucraina”, ha detto Hecker. “E sappiamo quante vittime ci sono in questa battaglia”.

Quindi la NATO ammette, senon riesce a ottenere la superiorità aerea, subirà perdite di massa in una guerra di terra. .

Il taglio analitico generale è stato rafforzato da altre recenti offerte del MSM, come questo articolo del WSJ della scorsa settimana che descrive ulteriormente il fallimento degli armamenti occidentali in Ucraina:

Oppure questa coppia di articoli del National Interest, che dichiarano l’F-16 morto all’arrivo in Ucraina:

È stato ora confermato dal MSM che il motivo per cui non stiamo vedendo tante attività HIMARS e ATACMS è perché la Russia è finalmente riuscita a cacciarli con successo:

Chiv ha diminuito il numero dei suoi attacchi missilistici sulla Crimea perché i droni russi permettono a Mosca di individuare l’artiglieria ucraina, come il sistema HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System) fornito dagli Stati Uniti. Ma l’organo di informazione filo-ucraino Politika Strani (Politica del Paese) ha affermato che il numero di attacchi di Kiev in Crimea è diminuito nelle ultime settimane a causa dell’efficacia dei veicoli aerei senza pilota di ricognizione russi (UAV).

“C’è un problema che minaccia l’uso degli HIMARS che colpiscono la Crimea – la recente attivazione dei droni da ricognizione russi”, ha detto Politika Strani sul suo canale Telegram in un post accanto a una mappa della regione di Crimea.

Ricordiamo che il camion lancia HIMARS spara sia HIMARS che missili ATACMS, il che significa che distruggendo l’unità si bloccano entrambi i sistemi di proiettili. .

Dal’articolo.

L’8 luglio, l’esercito russo ha dichiarato di aver abbattuto tre lanciatori HIMARS nella regione di Kherson, con un filmato di un drone che mostra il presunto attacco, che non è stato confermato da Kiev.

Si noti quello che si dice sui droni da ricognizione russi che improvvisamente sono diventati un problema schiacciante:

Politika Strani ha detto che per usare i missili ATACMS contro la città di Sebastopoli, in Crimea, un hub della Flotta del Mar Nero, l’Ucraina avrebbe avuto bisogno degli IMARS intorno a Mykolaiv (Nikolaev), a circa 170 miglia di distanza. Ma i droni di ricognizione russi sono stati in grado di raggiungere quest’area, così come la vicina Odesa.

I droni russi sono “estremamente attivi a decine di chilometri dalla linea del fronte”, ha detto il post, il che pone un “alto rischio” per le installazioni HIMARS, ha detto.

I miei abbonati a pagamento sapranno immediatamente perché questo si sposa con il nostro reportage qui, e perché è solo qui che otterrete le informazioni migliori rispetto a tutte le altre fonti, in particolare i MSM. Il rapporto a pagamento della scorsa settimana presentava un documento sulla produzione di droni russi appena trapelato che mostrava i numeri della produzione di droni da ricognizione russi, in particolare del nuovo versatile Supercam S350:

Il documento mostra che più di 2000 droni sono in fase di produzione per l’anno fiscale 2024 nelle fabbriche russe. Ciò significa che stanno saturando i cieli ucraini, non permettendo agli HIMARS di nascondersi. Non c’è da stupirsi, quindi, se improvvisamente abbiamo avuto una grande ondata di attacchi ATACMS, con il “temuto” sistema improvvisamente scomparso dalla faccia della terra.

Ecco un nuovo video della Supercam del Ministero della Difesa russo:

🔎Gli occhi e le orecchie delle truppe: di cosa è capace il sistema aereo senza pilota Supercam S350

Supercam S350 è uno dei principali droni da ricognizione in uso nella zona di operazioni militari speciali. Nella zona di operazioni militari speciali, l’UAV svolge il ruolo di sorveglianza, ricognizione e puntamento: occhi e orecchie dei militari russi. .

S350 è il modo migliore per ricevere dati di alta precisione a qualsiasi ora del giorno e in condizioni di disturbo. La durata del volo fino a 4,5 ore con la trasmissione di informazioni fino a 100 km fornisce la necessaria riserva di strutture per l’utilizzo degli UAV in zona di combattimento.

I principali vantaggi del veicolo sono la velocità con cui il complesso viene dispiegato e lanciato, l’alto grado di resistenza ai mezzi EW e l’efficace comunicazione e trasmissione stabile di video. .

Tra le caratteristiche del sistema di droni vi sono elementi compositi modulari, carichi utili intercambiabili e combinati con piattaforme idrostabilizzate unificate e un sistema di distacco della console alare durante l’atterraggio per prevenire potenziali danni.

Il drone ha dimostrato la sua efficacia nella zona di operazioni militari speciali. I ricognitori e gli artiglieri che eseguono compiti con l’uso degli UAV Supercam lodano molto questi “uccelli”.

Con 900 di questi esemplari costruiti a trimestre-cioè 300 al mese o 10 al giorno-l’unico collo di bottiglia che rimarrà sono gli operatori effettivamente addestrati ed esperti, e i mezzi di ricognizione e di fuoco complessi per colpire ciò che le Supercams effettivamente identificano e tracciano. .

Parimenti, il mio rapporto a pagamento si è concentrato sulle crescenti capacità di IA della Russia, compreso un video esclusivo di una di queste Supercams utilizzata con un programma di gestione assistita dall’IA. Ora, alla luce di ciò, arriva un nuovo scoop da Rezident UA che riempie alcuni dettagli e conferma le nostre scoperte: .

#Inside
MI-6 ha consegnato all’Ufficio del Presidente e allo Stato Maggiore la nuova intelligence che l’esercito russo ha adattato l’IA per i droni e ora tutte le informazioni sul movimento degli equipaggiamenti sono elaborate in tempo reale. Grazie alle nuove tecnologie, sono diventati possibili attacchi precisi ai sistemi mobili di difesa aerea e agli HIMARS, che cambiano costantemente la loro posizione e che in precedenza rendevano impossibile colpire il nemico. L’intelligence britannica raccomanda di spingere la difesa aerea dal fronte e di usare gli HIMARS per attaccare dalle profondità, controllando il cielo prima di questo per i droni.


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Cina : Xi  sta recuperando terreno? La strategia del terzo plenum in 10 punti_di Neil Thomas, Jing Qian

Da lunedì in Cina, dietro spesse mura e porte chiuse, il massimo organo del Partito preparerà una decisione.

Cosa aspettarsi dalla ventesima edizione del ” terzo plenum ” del Partito comunista cinese ? Perché è interessante per gli investitori? Che cosa ha in mente Xi Jinping? In 10 punti, gli esperti del Centro di analisi cinese di Asia Society ci aiutano a decodificare la ricchezza di segnali deboli che provengono da un incontro mitico.

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PUNTI CHIAVE
  • Il 27 giugno, durante una riunione del Politburo, Xi Jinping ha annunciato che il Terzo Plenum del 20° Comitato centrale del Partito si sarebbe tenuto a Pechino dal 15 al 18 luglio1.
  • Sebbene il Terzo Plenum sia una riunione molto attesa dal 1978, la sua importanza non dovrebbe essere sopravvalutata.
  • I segnali provenienti da Pechino suggeriscono che questa riunione si concentrerà sugli obiettivi precedentemente dichiarati da Xi: autonomia tecnologica e gestione del rischio finanziario – tra gli altri.
  • La decisione (” jueding “) che emergerà da questo terzo plenum sarà particolarmente esaminata dagli investitori  in base ai termini di questa riunione, Pechino potrebbe infatti allentare le condizioni imposte al settore privato e agli investimenti stranieri nel settore dell’alta tecnologia.
  • Infine, si prevede che questo terzo plenum darà luogo a movimenti di personale all’interno del Comitato Centrale.

CHE COS’È UN ” TERZO PLENUM ” ? 

Un plenum è una riunione plenaria del Comitato centrale del Partito comunista cinese, la massima autorità del Partito, che conta 205 membri eletti per cinque anni e 171 sostituti senza diritto di voto;

Durante questi cinque anni, ogni Comitato si riunisce sette volte in plenaria – una plenaria “tematica” all’anno, con la prima plenaria corrispondente all’insediamento della nuova leadership del Partito e l’ultima al Congresso del Partito, che si svolge ogni cinque anni. L’attuale Comitato è il 20° nella storia del Partito Comunista Cinese e la riunione convocata da Xi dal 15 al 18 luglio è la terza del Comitato. Si tratta quindi del 20° ” terzo plenum ” (si veda la tabella infra che elenca i vari plenum per tema dal 1992).

Secondo la tradizione, questo plenum avrebbe dovuto riunirsi alla fine del 2023, ma è stato ritardato a causa delle indagini disciplinari menzionate e dell’incertezza su come rispondere a una ripresa post-Covida più debole del previsto. È inoltre raro che i plenum si tengano in estate, l’ultimo risale al luglio 1989. Tuttavia, lo statuto del partito stabilisce solo che il segretario generale deve convocare almeno un plenum all’anno – un requisito che Xi ha sempre rispettato – e non dice nulla su quando debba svolgersi.

Questa riunione è importante sotto diversi aspetti. Il Comitato centrale emetterà un’autorevole “decisione” (jueding) che guiderà il processo politico per gli anni a venire. In un momento in cui emergono preoccupazioni – sia in patria che all’estero – sulla capacità del Partito di gestire lo sviluppo economico, geopolitico e sociale della Cina, questo documento si concentrerà sull'”approfondimento delle riforme e della modernizzazione in stile cinese “. Per capire cosa aspettarsi in termini di risultati concreti, alla fine di questi dieci punti rimandiamo a un elenco di documenti e annunci da tenere d’occhio quando il plenum si concluderà il 18 luglio.

1 – Perché non dovremmo sopravvalutare l’importanza dei terzi plenum

Molti osservatori della Cina attribuiscono ai terzi plenum una qualità mitologica. Dal terzo plenum dell’11° Comitato centrale, nel dicembre 1978, si è sperato che questi eventi avrebbero portato a riforme istituzionali storiche. La storiografia del Partito venera questo incontro come il lancio della “riforma e apertura” dell’economia cinese orientata al mercato da parte dell’ex leader supremo Deng Xiaoping.

Eppure questo leggendario plenum si era limitato ad approvare le politiche approvate da una conferenza di lavoro centrale un mese prima2, a novembre, quando Deng aveva consolidato il suo ascendente politico su Hua Guofeng – successore designato di Mao Zedong e leader titolare del partito dal 1976 al 1981. In effetti, il Terzo Plenum del dicembre 1978 non menzionava nemmeno ” riforma e apertura “, un programma che si è poi evoluto nel corso di molti anni3.

Molti osservatori della Cina attribuiscono ai terzi plenum una qualità mitologica.

NEIL THOMAS E JING QIAN

Pochi altri terzi plenum sono paragonabili (si veda la nostra tabella infra). La riunione del 1984 ha esteso le riforme economiche dalle aree rurali a quelle urbane. Ma nel 1988 il Partito rimise l’accento sulla stabilità e frenò le riforme dei prezzi e dei salari a causa dell’inflazione dilagante. Il primo Terzo Plenum dell’era Jiang Zemin, nel 1993, consolidò il rinnovamento delle riforme di Deng dopo Tiananmen, attuando la decisione presa l’anno precedente al 14° Congresso del Partito di instaurare una “economia socialista di mercato”. Hu Jintao ha iniziato il suo mandato con un terzo plenum nel 2003, durante il quale le riforme strutturali sono state bloccate da interessi acquisiti all’interno del governo e delle imprese statali. I terzi plenum del 1998 e del 2008, invece, si sono concentrati sullo sviluppo rurale.

Durante il mandato del 19° Comitato centrale, dal 2017 al 2022, Xi non ha tenuto un terzo plenum incentrato sulla politica economica. Il 19° terzo plenum, nel febbraio 2018, ha affrontato argomenti solitamente associati a un secondo plenum: le nomine a capo del Consiglio di Stato e le riforme istituzionali. Ha fatto seguito a un secondo plenum speciale del gennaio 2018 che ha discusso gli emendamenti costituzionali, tra cui la rimozione dei limiti di durata del ruolo di Xi come presidente della Repubblica Popolare Cinese. Il 19° quarto plenum si è riunito 20 mesi dopo, nell’ottobre 2019, per affrontare questioni di governance4.

Questa breve panoramica suggerisce che l’importanza di un terzo plenum è spesso sopravvalutata. In realtà, solo l’edizione del 1978 è stata davvero epocale, e per ragioni politiche più che economiche. Sebbene i successivi Terzi Plenum abbiano introdotto politiche che hanno contribuito a migliorare la governance economica cinese, in genere hanno attuato direttive di riforma già delineate dalla leadership del partito. Nel complesso, quindi, è improbabile che Xi cambi radicalmente rotta al 20° Terzo Plenum.

2 – Il precedente del terzo plenum del 2013: un’esca economica per fini politici

Il terzo plenum più importante dal 1978 è stato probabilmente il primo del regno di Xi, il Terzo plenum del 18° Comitato centrale, tenutosi nel novembre 2013. Lo stesso Xi ha poi fatto esplicitamente questo paragone5, descrivendoli entrambi6 come eventi ” che hanno segnato la loro epoca “7 – il primo perché lancia Deng il secondo perché lancia la ” nuova era ” di Xi, quella dell'” approfondimento globale delle riforme “.

In effetti, il plenum del 2013 aveva suscitato un certo ottimismo sulla riforma economica8, soprattutto dopo i conflitti tra fazioni, la stasi politica e la corruzione endemica dell’era Hu Jintao. Molti osservatori hanno identificato la ” Decisione su diverse questioni importanti riguardanti l’approfondimento generale della riforma ” 9 del plenum come la promessa che i mercati avrebbero ora svolto un ruolo ” decisivo ” piuttosto che solo ” fondamentale ” nell’allocazione delle risorse. Il lungo documento prometteva la liberalizzazione in aree quali i tassi di interesse, i diritti di proprietà, i mercati finanziari e gli investimenti esteri.

Tuttavia, i risultati ottenuti da Xi nell’attuazione della decisione del plenum del 2013 sono contrastanti. Le promesse mantenute includono la fine della politica del figlio unico, la riduzione della burocrazia per le imprese, l’introduzione di prezzi dell’energia più basati sul mercato, il rafforzamento della politica di concorrenza, l’autorizzazione alle banche private, la liberalizzazione dei tassi d’interesse e l’istituzionalizzazione della protezione ambientale e dell’azione per il clima. Ma accanto a queste implementazioni, molte proposte sono state abbandonate o annacquate, come l’introduzione di una tassa sulla proprietà, l’aumento dell’età pensionabile, l’attribuzione di un ruolo più importante alle ONG e la sperimentazione della divulgazione finanziaria obbligatoria per i dirigenti. Soprattutto, negli ultimi undici anni Xi ha rafforzato e non diminuito il ruolo del Partito nell’economia cinese.

I risultati ottenuti da Xi nell’attuazione della decisione del plenum del 2013 sono contrastanti.

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La decisione del plenum del 2013 ha quindi effettivamente gettato le basi per il dominio politico di Xi. Ha istituito quella che oggi è la Commissione centrale per le riforme radicali (Zhongyang Shen’gai Wei, 中央深改委), il potente organismo che coordina il programma di politica interna di Xi, e la Commissione centrale per la sicurezza nazionale, che lo ha aiutato a controllare l’apparato di sicurezza – e a portare a Pechino il suo attuale braccio destro, Cai Qi. Pochi mesi dopo, la Commissione centrale per le riforme approfondite ha giustificato la creazione della Commissione centrale per gli affari del cyberspazio, che Xi ha utilizzato per censurare e armare internet, e del Gruppo direttivo centrale per la riforma militare, che ha coordinato la vasta riorganizzazione militare del 2015. Ha inoltre rafforzato l’autorità della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare, intensificando notevolmente la campagna anticorruzione di Xi, consentendo all’organo di controllo interno del Partito di incorporare gruppi di ispezione nelle agenzie statali.

Xi ha anche compiuto uno sforzo concertato per togliere il controllo della politica economica all’allora premier Li Keqiang, un rivale politico la cui visione di riforma e apertura è più simile a quella di Deng. Xi stesso ha supervisionato il team responsabile della stesura della decisione – un ruolo che il predecessore di Li, Wen Jiabao, aveva svolto nel 2003 e nel 2008. I suoi vice erano Liu Yunshan e Zhang Gaoli, ma il leader de facto del team era Liu He, lo ” zar dell’economia ” di Xi10. In particolare, Xi è stato anche il primo segretario generale del PCC a fornire una “spiegazione” ufficiale su una decisione11, lasciando intendere le sue prospettive economiche più stataliste. Le righe più rivelatrici del suo discorso sono le seguenti: “Dobbiamo continuare a insistere sulla superiorità del nostro sistema socialista e sul ruolo attivo del Partito e del governo. Il mercato svolge un ruolo decisivo nell’allocazione delle risorse, ma in nessun caso ha un ruolo totale”.

A posteriori, il primo Terzo Plenum di Xi può essere visto come un pretesto economico per promuovere obiettivi politici. L’incontro si è svolto nei primi giorni della leadership di Xi, quando egli era solo primum inter pares nel Comitato permanente del Politburo e i suoi colleghi e rivali detenevano ancora un certo potere e influenza. Ma Xi ha giocato d’astuzia, usando le promesse di riforma economica per giustificare la creazione di istituzioni politiche che alla fine lo hanno aiutato a dominare lo Zhongnanhai – il complesso di oltre 600 ettari, adiacente alla Città Proibita, dove si concentra il potere della Repubblica Popolare nel cuore di Pechino. Il consolidamento del potere di Xi significa che le politiche definite al Terzo Plenum di quest’anno hanno molte più probabilità di riflettere le vere priorità economiche di Xi.

Xinhua/Liu Weibing

3 – Cosa possiamo aspettarci dal Terzo Plenum?

Al 20° Terzo Plenum, lo sviluppo delle politiche pubbliche seguirà una logica politica piuttosto che economica.

Xi ha spiegato di aver adottato l’espressione ” approfondire la riforma in modo globale ” perché voleva ” non promuovere la riforma in un solo settore… ma promuovere la riforma in tutti i settori “. L’obiettivo è “far progredire la modernizzazione del sistema e della capacità di governo della Cina ” nel suo complesso, un tema già articolato nei plenum del 2013 e del 2019. L’obiettivo principale di questo plenum non è quindi quello di rilanciare la crescita, ma di portare avanti il suo progetto politico.

Le decisioni della plenaria sono in linea con le priorità indicate dal Capo dello Stato. Egli afferma che ” l’approfondimento delle riforme ” sosterrà la sua strategia di ” sviluppo di alta qualità “12, che ha introdotto al 19° congresso del partito nel 201713 e dettagliata al 20° congresso del partito nel 202214. Si tratta di uno spostamento dell’attenzione della politica economica dalla crescita rapida alla crescita di qualità, e comprende un ” nuovo concetto di sviluppo ” che segue l’obiettivo di una crescita più innovativa, coordinata, verde, aperta ed equa, nonché un ” nuovo paradigma di sviluppo ” che promuove i mercati interni, le tecnologie locali – e le dipendenze estere dalla Cina. La modernizzazione in stile cinese è la metodologia incentrata sul Partito che Xi ha introdotto al 20° Congresso del Partito per raggiungere il ” ringiovanimento nazionale ” della Cina come Paese che ” domina il mondo in termini di potenza nazionale complessiva e influenza internazionale “.

Sebbene sia improbabile che Xi Jinping cambi le sue priorità in modo significativo al plenum, i suoi interessi politici potrebbero portarlo a prestare maggiore attenzione all’economia. Nel suo discorso di Capodanno, ha fatto una rara ammissione : ammettendo che ” alcune imprese sono cadute in tempi difficili ” e che ” alcune persone hanno avuto difficoltà a trovare lavoro e a soddisfare i loro bisogni primari “15. Queste dichiarazioni dimostrano che egli è consapevole, in superficie, del pessimismo che prevale nella società cinese e che desidera porvi rimedio almeno in parte. Il discorso è stato pronunciato solo due settimane dopo che Xi aveva sollevato per la prima volta il tema dell'”approfondimento delle riforme e della modernizzazione in stile cinese ” alla Conferenza centrale per il lavoro economico del dicembre 202316.

La crescita economica non è più la priorità assoluta di Pechino, ma Xi potrebbe riconoscere che la sicurezza nazionale e l’autonomia tecnologica devono coesistere con un livello di crescita di base in grado di sostenere i consumi, gli investimenti, la stabilità sociale e la sua stessa sicurezza politica. In un articolo introduttivo al plenum, Han Wenxiu, economista e alto funzionario, sottolinea l’impegno di Xi a rendere la Cina un “Paese moderatamente sviluppato ” entro il 203517 – una categoria generalmente associata a un PIL pro capite di almeno 20.000 dollari. Questo obiettivo richiederebbe a Pechino di raggiungere un tasso di crescita economica medio annuo di quasi il 5% fino al 203518, il che sembra estremamente ambizioso ma dimostra che i leader puntano ancora ad aumentare il tenore di vita.

Al 20° Terzo Plenum, lo sviluppo delle politiche pubbliche seguirà una logica politica piuttosto che economica.

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Xi potrebbe proporre nuove idee per raggiungere questo equilibrio;

In un discorso di dicembre, ha dichiarato che “la riforma e l’apertura sono un’importante arma magica (…) e una misura chiave per determinare il successo o il fallimento della modernizzazione in stile cinese “. Xi può non essere un riformatore nel senso “occidentale” del termine  o anche nel senso di Deng – ma è un riformatore nel senso cinese del termine “. – o anche nel senso di Deng – vuole rendere il Partito-Stato un’organizzazione più efficace per costruire un Paese potente, con un’economia forte e una società stabile. In altre parole, gli unici aspetti della riforma e dell’apertura che gli interessano e che sostiene sono quelli che si adattano ai suoi piani di ristrutturazione dell’economia cinese.

È sicuro che Xi continuerà a dare priorità al controllo del Partito, alla riduzione del rischio finanziario, all’autosufficienza tecnologica e a una politica industriale basata sugli investimenti. Ma potrebbe anche avere delle “sorprese positive”. – per usare le parole di un ex alto funzionario che abbiamo incontrato a Pechino – per affrontare problemi come la bassa produttività, le restrizioni geoeconomiche, il settore immobiliare in difficoltà e la sofferenza fiscale dei governi locali. Queste sorprese, tuttavia, saranno probabilmente modeste e si concentreranno su miglioramenti graduali piuttosto che su svolte improvvise.

4 – Il ruolo centrale di nuove forze produttive di alta qualità

La scienza e la tecnologia saranno al centro del Terzo Plenum. Il 24 giugno Xi ha dichiarato a una conferenza nazionale sulla scienza e la tecnologia che “la modernizzazione in stile cinese dipende dalla modernizzazione della scienza e della tecnologia come supporto ” e che ” lo sviluppo di alta qualità dipende dall’innovazione scientifica e tecnologica per dare nuovo impulso “19. Xi ritiene che il mondo stia vivendo ” un nuovo ciclo di rivoluzione scientifica e tecnologica e di cambiamento industriale ” incentrato su ” tecnologie trasversali ” come l’intelligenza artificiale, la tecnologia quantistica e la biotecnologia. Tuttavia, ritiene anche che ” l’alta tecnologia è diventata la prima linea e il principale campo di battaglia della competizione internazionale ” e che ” alcune tecnologie chiave rimangono controllate da altri “, per cui Pechino deve rafforzare le proprie capacità di innovazione per ” cogliere il campo della competizione scientifica e tecnologica e dello sviluppo futuro “.

Xi vuole che la Cina diventi una “grande potenza scientifica e tecnologica” entro il 2035, con “capacità scientifiche e tecnologiche di punta e capacità di innovazione” che le consentiranno di raggiungere “un alto livello di autosufficienza” e “un salto olistico nel nostro potere economico, nel potere di difesa e nel potere nazionale complessivo”. Egli ritiene che il Partito debba migliorare il suo “sistema di comando politico” e il suo “sistema di attuazione organizzativa” per “rafforzare la progettazione di alto livello e la pianificazione globale” delle politiche, dei mercati e delle industrie scientifiche e tecnologiche. Ha sottolineato l’importanza dei “colli di bottiglia e dei vincoli” nei chip, nel software, nelle sementi, nei materiali avanzati, nelle macchine utensili e negli strumenti di ricerca scientifica. Per Xi, queste sono priorità assolute per raggiungere l’autosufficienza industriale.

Lo status speciale accordato alla scienza e alla tecnologia si riflette nel concetto di ” nuove forze produttive di alta qualità “, introdotto da Xi nel settembre 2023 e descritto come ” un requisito intrinseco ” per uno sviluppo di alta qualità. In un discorso al Politburo del 31 gennaio20, Xi ha definito le nuove forze produttive di alta qualità come ” quelle in cui l’innovazione gioca un ruolo di primo piano ” e che sono ” catalizzate da scoperte tecnologiche rivoluzionarie, da un’allocazione innovativa dei fattori produttivi e da una profonda trasformazione e riqualificazione dell’industria “. Si tratta anche di “forze produttive verdi” che richiedono “l’ottimizzazione degli strumenti di politica economica per sostenere lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio”, in particolare nei settori dell’innovazione, dell’industria e della finanza. La “misura centrale” di questo piano è un “significativo aumento della produttività totale dei fattori”, che risolverebbe sia il problema economico del rallentamento della crescita sia quello strategico della dipendenza della Cina dalle tecnologie occidentali.

È probabile che le riforme che saranno annunciate su questo tema nel Terzo Plenum forniranno risorse significative per la ricerca di base e lo sviluppo di prodotti in “tecnologie comuni essenziali, tecnologie all’avanguardia, tecnologie ingegneristiche moderne e tecnologie dirompenti “. Anche le politiche industriali volte a “trasformare e modernizzare le industrie tradizionali, coltivare e sviluppare le industrie emergenti e pianificare e costruire le industrie del futuro” saranno al centro dell’attenzione. I consulenti politici di Pechino ci hanno detto che altre riforme si concentreranno probabilmente sul miglioramento delle strutture di incentivazione per stimolare l’innovazione all’avanguardia nelle istituzioni scientifiche e tecnologiche avverse al rischio, per premiare meglio i contributi individuali all’innovazione, per attrarre talenti internazionali nel settore dell’alta tecnologia e per scoraggiare le violazioni della proprietà intellettuale.

L’attenzione di Xi per l’industria manifatturiera di fascia alta continua a favorire la crescita dal lato dell’offerta, che sta contribuendo a frenare i consumi interni e a creare capacità in eccesso. I responsabili politici cinesi ci hanno recentemente detto che non vedono ” alcuna sovraccapacità ” nelle industrie verdi come batterie, <a-dl-uid=”195″ data-dl-translated=”true”>veicoli elettrici e pannelli solari, che sono al centro delle attuali guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina. </a-dl-uid=”195″>

Lo status speciale accordato alla scienza e alla tecnologia si riflette nel concetto di ” nuove forze produttive di alta qualità ” che Xi ha introdotto nel settembre 2023 e che ha descritto come ” un requisito intrinseco ” per uno sviluppo di alta qualità.

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Le esportazioni sono anche il motore della crescita cinese, data la bassa fiducia dei consumatori e le difficoltà del settore immobiliare, che riducono ulteriormente gli incentivi a tagliare la produzione. È possibile che le tariffe occidentali raggiungano un livello tale da indurre Pechino a ridurre questa sovraccapacità, ma l’agenda del Terzo Plenum rischia di esacerbare le tensioni commerciali. Dopo tutto, anche considerazioni non di mercato – come l’occupazione nazionale e la sicurezza geoeconomica – entrano in gioco per Pechino e contribuiscono alla sovraccapacità.

Wang Huning, membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese (PCC), presidente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (CPPCC) e segretario del suo gruppo dirigente di membri del Partito, presiede e pronuncia un discorso in occasione di una riunione convocata dal gruppo di studio teorico del Comitato nazionale del CPPCC per studiare un importante discorso pronunciato da Xi Jinping, Xi Jinping, segretario generale del Comitato centrale del PCC, alla terza sessione plenaria della 20esima Commissione centrale per l’ispezione della disciplina del Partito, e i principi guida del plenum, il 10 gennaio 2024, durante una riunione dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito. Xinhua/Yin Bogu

5 – Verso un uso strategico delle forze di mercato e del settore privato

Con l’avvicinarsi del plenum, i segnali politici più sorprendenti sono quelli che suggeriscono la possibilità di politiche più favorevoli alle imprese che contribuiscano agli obiettivi di Xi in materia di scienza, tecnologia, innovazione e industria. Xi ha usato il suo discorso alla conferenza sulla scienza e la tecnologia per dichiarare per la prima volta che il Partito dovrebbe “dare pieno spazio al ruolo decisivo del mercato nell’allocazione delle risorse scientifiche e tecnologiche”. Vuole inoltre “rafforzare lo status delle imprese come organo principale dell’innovazione scientifica e tecnica ” 21 e afferma che22 ” approfondire le riforme “23 comporta ” promuovere lo sviluppo e la crescita delle imprese private ” e ” rimuovere gli ostacoli che limitano la giusta partecipazione delle imprese private alla competizione di mercato “. Il discorso che ha tenuto al Politburo a gennaio merita di essere citato in dettaglio:

Lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità richiede un approfondimento globale della riforma e la formazione di nuovi tipi di rapporti di produzione compatibili con esse. Le nuove forze produttive di qualità richiedono non solo una pianificazione, una guida e un sostegno scientifico senza precedenti da parte del governo, ma anche una costante innovazione nei meccanismi e nelle normative di mercato e negli agenti microeconomici come le imprese. Esse sono plasmate dalla cultura e dalla spinta congiunta della “mano visibile” del governo e della “mano invisibile” del mercato. Pertanto, dobbiamo approfondire la riforma del sistema economico e del sistema scientifico e tecnologico, sforzarci di rimuovere gli ostacoli che limitano lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità, stabilire un sistema di mercato di alto livello e proporre nuove idee per le modalità di distribuzione dei fattori di produzione, in modo che tutti i tipi di fattori di produzione avanzati e di alta qualità possano circolare verso lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità.

Naturalmente, il precedente del 2013 dimostra che quando si tratta del Terzo Plenum, non ci si deve fermare alle parole ma aspettare i fatti. Tuttavia, l’accresciuta autorità di Xi significa che è più probabile che le sue parole riflettano indicazioni politiche che possono essere messe in pratica. La citazione supra suggerisce che egli non è insensibile al valore dei mercati o dell’impresa privata. Il 23 maggio ha ascoltato diverse informazioni politiche da parte di leader aziendali ed economisti riformisti a Jinan24, in un evento che il People’s Daily ha descritto come ” preparazione ” al terzo plenum25 (vedi tabella infra). Possiamo quindi aspettarci che il settore privato venga incoraggiato, ma solo entro i limiti della leadership economica del Partito e delle indicazioni ufficiali sulle priorità industriali di Xi. Il contenuto della prossima “legge sulla promozione dell’economia privata”26 sarà un test decisivo delle promesse fatte in questo terzo plenum.

In questo terzo plenum, Xi cercherà di sfruttare i mercati e gli imprenditori piuttosto che liberarli. Intende utilizzare il potere statale e le finanze pubbliche per indirizzarle verso lo sviluppo di tecnologie strategiche e la produzione di manufatti all’avanguardia. Come ha detto a Ding Shizhong, capo di un’azienda di articoli sportivi: “Gestire un’impresa o fare carriera non significa solo guadagnare qualche dollaro. Il dovere di tutti è concentrarsi in modo affidabile e completo sull’industria “27. Xi è particolarmente preoccupato che le aziende di successo si trasformino in conglomerati finanziarizzati che perdono di vista l’obiettivo e smettono di innovare, come accade a molti produttori statunitensi, compresi quelli di automobili. Ha ricordato le aziende tessili che ha visitato come leader provinciale nel Fujian e nello Zhejiang e le ha elogiate per la loro “concentrazione, coerenza e solidità nel loro core business”.

Il plenum dovrebbe anche apportare un certo grado di riforma alle imprese statali. L’11 giugno, Xi ha approfittato di una riunione della Commissione centrale per le riforme profonde per annunciare riforme del ” moderno sistema di imprese con caratteristiche cinesi ” volte a rafforzare il controllo del Partito sulle imprese statali28. Queste riforme migliorerebbero la ” moderna corporate governance ” e la ” gestione del capitale statale ” per aumentare le entrate, i profitti e i dividendi che alimentano il bilancio centrale. È meno chiaro come queste riforme si applicheranno alle aziende private, che sono già preoccupate per il crescente intervento dei partiti nelle loro attività e nei loro mercati. Un maggiore interventismo danneggerebbe ulteriormente la fiducia delle imprese.

Wang Huning, membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese (PCC) e presidente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (CPPCC), partecipa alla riunione di chiusura della settima sessione del Comitato permanente del 14° Comitato nazionale della CPPCC a Pechino, capitale della Cina, il 6 giugno 2024. Xinhua/Zhai Jianlan

Xi vuole che i mercati, gli imprenditori e le imprese di ogni tipo operino in modo più efficiente nel quadro delle linee guida prioritarie e dei vincoli normativi del Partito. Il terzo plenum vedrà quindi riforme volte a costruire un “mercato nazionale unificato” e a rafforzare lo “sviluppo regionale coordinato”, riducendo il protezionismo locale, integrando i cluster urbani e riducendo i costi logistici. Dalle due sessioni di marzo29, Xi ha sottolineato la necessità di ” adattarsi alle condizioni locali ” nello sviluppo di nuove forze produttive di qualità, con le località che si specializzano in determinate tecnologie per ridurre l’inefficienza di una “corsa all’azione “30 e creare bolle di crescita nelle industrie prioritarie. Fonti vicine alla questione a Pechino ci hanno recentemente suggerito che il plenum potrebbe portare a una maggiore commercializzazione dei fattori di produzione – facilitando lo scambio di dati e le transazioni di terreni agricoli, ad esempio – e a riforme per razionalizzare la proprietà pubblica nei mercati dei fattori e al di fuori dei mercati dei prodotti.

Il plenum dovrebbe portare un certo grado di riforma alle imprese statali.

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6 – Riforma fiscale e gestione del rischio finanziario

Di fronte ai crescenti rischi finanziari che la Cina deve affrontare, la riforma fiscale sarà probabilmente un altro tema importante del Terzo Plenum. La riduzione dei rischi finanziari è stata un pilastro del programma economico di Xi sin dal crollo del mercato azionario del 2015-2016 e ha assunto una dimensione ulteriore quando la politica delle “tre linee rosse” nel 2020 ha avviato il doloroso smantellamento del massiccio sovraindebitamento del settore immobiliare. Il rischio maggiore è la sofferenza fiscale delle amministrazioni locali, che forniscono la maggior parte dei servizi pubblici ma raccolgono meno tasse del governo centrale. Molti di essi stanno soffrendo per il calo dei prezzi degli immobili e per le costose misure di controllo dell’inflazione. Se le autorità locali finiscono i soldi e tagliano drasticamente i servizi o aumentano le tasse, la stabilità sociale e politica dell’intera Cina potrebbe risentirne.

Nel dicembre 2023 Xi ha affermato che il Partito dovrebbe “programmare un nuovo ciclo di riforme del sistema fiscale e tributario “31. La riunione del Politburo di aprile ha accennato all’attuazione di un “programma di risoluzione del rischio di indebitamento degli enti locali ” e alla rapida creazione di un ” nuovo modello di sviluppo immobiliare “, entrambi i quali potrebbero essere estesi al terzo plenum32. È probabile anche un maggiore sostegno al capitale di rischio e al “capitale paziente” a lungo termine per le industrie ad alta tecnologia, sulla base delle misure adottate dal Consiglio di Stato33.

Pechino eviterà di effettuare massicci stimoli economici. Tuttavia, da recenti colloqui avuti con funzionari cinesi, è emerso che il governo centrale potrebbe emettere più strumenti di debito, come obbligazioni speciali del Tesoro a lunghissimo termine, per raccogliere fondi da destinare alla svalutazione del settore immobiliare e aiutare i governi locali a colmare le lacune nelle entrate per i servizi pubblici. Xi prenderebbe anche in considerazione la possibilità di consentire ai governi locali di trattenere maggiori entrate fiscali, come l’imposta sui consumi e l’imposta sul valore aggiunto34. Il governo centrale potrebbe anche contribuire ad alleggerire la spesa sanitaria degli enti locali e introdurre un regime pensionistico nazionale. Sono possibili riforme fiscali importanti, come l’aumento delle imposte sui consumi o l’introduzione di un’imposta sulla proprietà, ma è improbabile che vengano attuate rapidamente a causa dell’impatto che potrebbero avere sulla fiducia nell’economia.

7 – Promuovere il benessere sociale e garantire il “senso di guadagno” della gente

L’aumento del tenore di vita aiuta Xi a mantenere la stabilità sociale e a garantire la sicurezza politica.

Al simposio di Jinan, Xi ha promesso di “fare più cose pratiche che favoriscano il sostentamento delle persone, scaldino i loro cuori e siano in linea con i loro desideri”. Ha sottolineato che l’occupazione35, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’alloggio e l’assistenza all’infanzia sono aree in cui ” trovare slancio nelle riforme e fare passi avanti ” nel terzo plenum.

Le politiche volte a incoraggiare le nascite e a ridurre i costi di allevamento dei figli ne sono un esempio. Sembra probabile anche un ulteriore allentamento del sistema di registrazione delle famiglie36. Ciò contribuirebbe a stimolare i consumi e la crescita dando a un maggior numero di residenti urbani l’accesso ai servizi pubblici e incoraggiando un’ulteriore urbanizzazione. Xi insiste sul fatto che i cinesi devono essere guidati da un “sentimento di guadagno” (huo de gan) dallo sviluppo del loro Paese.

Gli interlocutori cinesi ci hanno detto che il plenum probabilmente porterà a un’ulteriore riduzione della lista nera degli investimenti stranieri e offrirà maggiori incentivi al commercio nelle zone di libero scambio del Paese.

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8 – Rassicurare le aziende straniere e offrire vantaggi ad alcune multinazionali

Durante il suo tour europeo, Xi ha detto al presidente francese Emmanuel Macron37 e ai leader economici statunitensi38 che il terzo plenum sarebbe positivo per le multinazionali e gli investitori stranieri.

Al simposio di Jinan ha detto a Xu Daquan, responsabile per la Cina dell’azienda metalmeccanica tedesca Bosch: “Siamo determinati a creare condizioni di parità e non escluderemo le aziende dal mercato cinese solo perché sono finanziate da capitali stranieri”;

A gennaio ha dichiarato al Politburo che la Cina deve “sviluppare un alto livello di apertura verso l’esterno per creare un ambiente internazionale favorevole allo sviluppo di nuove forze produttive di qualità”. Gli interlocutori cinesi ci hanno detto che il plenum probabilmente porterà a un’ulteriore riduzione della lista nera degli investimenti stranieri e offrirà maggiori incentivi al commercio nelle zone di libero scambio del Paese. Con questo cambiamento, Xi sembra volere che le multinazionali dell’alta tecnologia aiutino la Cina a svilupparsi attraverso il trasferimento di tecnologia, la formazione delle competenze e la competizione con le aziende nazionali. Il suo obiettivo, tuttavia, rimane quello di far sì che i campioni nazionali cinesi finiscano per superare i rivali stranieri.

9 – Migliorare l’attuazione delle politiche e la gestione esecutiva

Secondo Xi, le riforme “dovrebbero concentrarsi sulla pianificazione e, soprattutto, sull’attuazione”.

La decisione emessa dal Terzo Plenum descriverà in dettaglio le opinioni del partito su molte aree politiche e potrebbe istituire nuove istituzioni per coordinare il processo decisionale. Tuttavia, c’è ragione di credere che fornirà pochi dettagli precisi su specifici aggiustamenti politici.

Un test chiave per la sostenibilità delle riforme del Terzo Plenum sarà quindi la loro codifica legislativa e il loro inserimento nel 15° Piano quinquennale per il 2026-2030, che sarà sostanzialmente redatto l’anno prossimo. Xi ha anche criticato aspramente alcuni alti dirigenti per aver ostacolato lo sviluppo della qualità con il loro modo di pensare “all’antica”39  questo suggerisce che il programma del Terzo Plenum potrebbe includere più misure disciplinari. Questi colpi di bastone saranno comunque accompagnati da carote, visto che lo scorso dicembre Xi ha detto ai suoi più stretti collaboratori che avrebbero dovuto “migliorare i metodi di valutazione dei risultati politici per promuovere uno sviluppo di qualità”40. La recente pubblicazione dello ” schema di pianificazione per la creazione di gruppi dirigenti nazionali di partito e di governo (2024-2028) “41 riflette la crescente enfasi sulla competenza e sulla lealtà.

Il presidente cinese Xi Jinping, che è anche segretario generale del Comitato centrale del Partito comunista cinese e presidente della Commissione militare centrale, incontra i rappresentanti degli ufficiali e dei soldati presso l’Università di medicina dell’esercito il 23 aprile 2024. Xinhua/Li Gang

10 – Il Comitato Centrale ripulirà i suoi quadri?

Agli osservatori interni, la convocazione di questo terzo plenum può essere sembrata particolarmente lenta. Questo ritardo può forse essere spiegato dalla lunghezza delle indagini disciplinari su diversi membri del Comitato centrale. Lo scorso luglio, Pechino ha licenziato Qin Gang dal suo incarico di ministro degli Esteri, a seguito di accuse di indiscrezioni personali che avrebbero potuto avere ripercussioni sulla sicurezza nazionale. Nello stesso mese, Li Yuchao, comandante della Forza missilistica dell’Esercito Popolare di Liberazione, che comprende la componente terrestre dell’arsenale nucleare cinese, e Xu Zhongbo, commissario politico, sono stati destituiti dai loro incarichi, presumibilmente per corruzione in relazione all’assegnazione di contratti nucleari. Li Shangfu ha perso il posto di ministro della Difesa lo scorso ottobre ed è stato ufficialmente espulso dal partito per aver accettato e ricevuto tangenti il 27 giugno42. A maggio, la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare ha aperto un’indagine su Tang Renjian, allora ministro dell’Agricoltura e degli Affari rurali.

Il terzo plenum potrebbe essere l’occasione per Xi di espellere questi funzionari dal Comitato centrale.

L’articolo 42 della Carta del Partito stabilisce che il Comitato centrale deve confermare a maggioranza dei due terzi qualsiasi decisione di imporre sanzioni disciplinari a un membro effettivo o supplente che comportino il licenziamento, la sospensione condizionale o l’espulsione43. Sebbene anche il Politburo possa prendere tali decisioni, nella maggior parte dei casi esse devono essere approvate a posteriori dal Comitato centrale. A questo proposito, è quasi certo che il Plenum espellerà Li Shangfu e potrebbe anche licenziare gli altri quattro quadri sopra citati, ma l’assenza di annunci ufficiali riguardanti Qin, Xu e Li Yuchao crea incertezza sul loro destino. È possibile, ad esempio, che Qin non venga escluso ma “messo alla prova”. – o che non venga nemmeno nominato perché l’indagine su di lui è ancora in corso.

L’era Xi ha reso la logica dei rimpasti sempre più imprevedibile;

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Sappiamo già chi dovrebbe sostituire questi leader come membri effettivi del Comitato centrale.

L’articolo 22 della Carta del Partito prevede che ” i posti vacanti nel Comitato Centrale saranno occupati da membri supplenti nell’ordine del numero di voti ottenuti “44. Dato che i primi 159 quadri della lista ufficiale dei 171 deputati sono elencati in ordine alfabetico per cognome45, è lecito pensare che siano stati tutti eletti all’unanimità al XX Congresso del partito. Ma le persone in cima a questa lista hanno ancora la priorità per i posti vacanti. I primi cinque deputati sarebbero Ding Xiangqun, direttore del dipartimento organizzativo del Pcc nella provincia di Anhui; Ding Xingnong, vice commissario politico della Forza missilistica dell’Esercito Popolare di Liberazione; Yu Lijun, direttore del dipartimento organizzativo del Pcc nella provincia di SichuanYu Jihong, presidente dell’Università Normale di Pechino; Yu Huiwen, viceministro dell’Ecologia e dell’Ambiente.

Un’altra possibile mossa a livello personale è l’elevazione del sostituto di Li Shangfu, Dong Jun, alla Commissione militare centrale del Partito. Il nuovo ministro della Difesa non è ancora stato nominato per riempire il posto vacante creato dal licenziamento di Li dalla principale organizzazione militare del Paese, ma secondo l’articolo 14 del regolamento sul lavoro del Comitato centrale, il plenum è l’unica riunione che può aggiungere nuovi membri alla Commissione militare centrale46. Questo ripristinerebbe un certo grado di normalità nella gerarchia militare cinese. È significativo che Pechino non abbia colto l’occasione per promuovere Dong all’altra posizione di Li – quella di consigliere di Stato – in modo che Xi potesse degradare il ministro della Difesa47 per punire i militari per gli scandali di corruzione.

Nel complesso, l’era Xi ha reso la logica dei rimpasti sempre più imprevedibile. Le ipotesi di cambiamento del personale che abbiamo avanzato seguirebbero una logica politica ragionevole – ma rimangono soggette a un processo decisionale opaco che spesso produce sorprese.

Documenti e momenti chiave da tenere d’occhio

Ecco un elenco dei principali punti da tenere d’occhio dopo la conclusione della sessione plenaria di mercoledì 18 luglio.

IL COMUNICATO STAMPA (GONGBAO)

Si tratta di un resoconto relativamente breve del plenum e dei suoi risultati, che non sempre riflette accuratamente il tenore generale della decisione. Di norma viene pubblicato il giorno stesso o il giorno successivo alla conclusione del plenum.

LA DECISIONE (JUEDING)

È l’autorevole piano d’azione completo pubblicato dalla plenaria. Dovrebbe includere linee guida politiche, obiettivi specifici e istruzioni per l’attuazione. Sarà pubblicata qualche giorno dopo la fine della plenaria.

LA SPIEGAZIONE (SHUOMING)

Questo è il ragionamento autorizzato di Xi Jinping sul contenuto e sul contesto della decisione e sarà pubblicato il giorno stesso della decisione.

IL RAPPORTO DI ELABORAZIONE (DANSHENGJI)

Uno o due giorni dopo la decisione, viene pubblicato un lungo resoconto, piuttosto approssimativo, del processo attraverso il quale si è giunti alla decisione. Fornisce sempre interessanti elementi di analisi.

NOTE A MARGINE (CEJI)

Ulteriori dettagli, sotto forma di brevi ma utili note, sul plenum, spesso comprendenti commenti fatti da Xi che non si riflettono nei documenti e nei verbali più formali, potrebbero essere pubblicati un giorno o due dopo la conclusione del plenum.

INTERPRETAZIONI POST-PLENUM

È probabile che diversi dipartimenti del Partito tengano una conferenza stampa congiunta per fornire un contesto aggiuntivo e interpretazioni più specifiche della decisione. Le pubblicazioni del Partito pubblicheranno numerosi articoli che riassumono, interpretano o elaborano la decisione – i più autorevoli sono generalmente gli editoriali del People’s Daily e le ” interviste ” sotto forma di domande e risposte con alti funzionari. I comitati del Partito in tutte le istituzioni e in tutto il Paese inizieranno un’intensa campagna di studio per apprendere e applicare la decisione.

ALTRI SEGNALI DA TENERE D’OCCHIO

La riunione mensile del Politburo alla fine di luglio condividerà l’analisi dei leader sull’economia cinese e darà istruzioni per il lavoro economico nella seconda metà dell’anno, offrendo probabilmente uno sguardo all’attuazione della decisione presa al Terzo Plenum.

Qualche settimana o mese dopo, la rivista teorica del Partito Qiushi (letteralmente : ” Cercando la verità “) potrebbe pubblicare uno o più discorsi interni pronunciati da Xi Jinping al plenum

Dagli anni ’90, il Comitato Centrale ha sempre tenuto sette plenum durante il suo mandato quinquennale. Tuttavia, l’eccezionale tempistica di questo terzo plenum solleva la possibilità di un quarto plenum più avanti nel corso dell’anno, che potrebbe occuparsi in generale di questioni relative alla governance del Partito.

FONTI
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  2. Joseph Torigan, ” Prestigio, manipolazione e coercizione : lotte per il potere delle élite in Unione Sovietica e in Cina dopo Stalin e Mao “, Yale UP, 2022.
  3. Chris Buckley, ” Il ritratto di Deng come riformatore nel plenum del 1978 ignora la storia “, The New York Times, 9 novembre 2013.
  4. Neil Thomas, « Party All the Time : Xi Jinping’s Governance Reform Agenda After the Fourth Plenum », MacroPol, 14 novembre 2019.
  5. 新华社, « 习近平主持召开中央全面深化改革委员会第六次会议 », Gov.cn, 23 janvier 2019.
  6. Xinhua, ” Autorizzato a pubblicare) Xi Jinping: Spiegazione sulla “Decisione del Comitato centrale del PCC su diverse questioni importanti riguardanti l’adesione e il miglioramento del sistema socialista con caratteristiche cinesi e l’avanzamento della modernizzazione del sistema di governo dello Stato e della capacità di governo”.Note sulla decisione “, Xinhuanet, 05 novembre 2019.
  7. Neil Thomas, ” Party All the Time : Xi Jinping’sGovernance Reform Agenda After the Fourth Plenum “, MacroPol, 14 novembre 2019.
  8. Bettina Wassener, ” Gli analisti salutano il piano cinese di revisione dell’economia “, The New York Times, 18 novembre 2013.Economy “, The New York Times, 18 novembre 2013.
  9. Comitato del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ” Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese su una serie di questioni importanti riguardanti l’approfondimento delle riforme “, <emdata-dl-uid=”506″ data-dl-translated=”true”>Wikisource, 15 novembre 2013.</emdata-dl-uid=”506″>
  10. Bob David et Lingling Wei, ” Meet Liu He, Xi Jinping’s Choice to Fix a FalteringCHinese Economy “, The Wall Street Journal, 6 octobre 2013.
  11. Xi Jinping, ” Nota sulla decisione del Comitato centrale del PCC su una serie di questioni importanti riguardanti l’approfondimento completo delle riforme “, <emdata-dl-uid=”515″ data-dl-translated=”true”>Wikisource, 9 novembre 2013.</emdata-dl-uid=”515″>
  12. Peng Xiaoling e Wang Xiaoxia, ” Sviluppare una nuova produttività di qualità in base alle condizioni locali “, CPCNews.co.uk, 6 mars 2024.
  13. Xi Jinping, ” Decidendo di costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e di cogliere la grande vittoria del socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era – alRapporto sul 19° Congresso nazionale del Partito comunista cinese “, Wikisource, 18 octobre 2017.
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  47. Christopher K. Johnson, ” Politica d’élite “, Asia Society Policy Institute, 14 marzo 2024.

 

CREDITI
Questo studio è stato prodotto da Asia Society. Oltre agli autori, hanno contribuito anche gli esperti Lobsang Tsering, Haolan Wang e Shengyu Wang, membri del Center for China Analysis. Ringraziamo Philippe Le Corre per averci fornito questo link.

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Intervista brillante al cecchino, di ALEKS

Intervista brillante al cecchino

Larry Johnson e il cecchino dell’FBI HRT Chris Whitcomb

15 LUGLIO

Larry Johnson ha recentemente rilasciato un’eccellente intervista con l’ex cecchino della squadra di salvataggio degli ostaggi dell’FBI e diplomato della scuola per cecchini scout del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, Chris Whitcomb. Hanno discusso del tentativo di omicidio del (ex/futuro 😊) presidente Trump. Mi è piaciuta quell’intervista e ti consiglio vivamente di guardarla, soprattutto perché Whitcomb fornisce una nuova prospettiva sugli eventi recenti.

Inoltre, ho posto al mio amico Larry diverse domande riguardanti l’organizzazione della CIA, in particolare il dipartimento operativo. Anche questa è una visione altamente consigliata, poiché Larry offre approfondimenti preziosi e spiega le cose chiaramente.

Non fraintendermi; pubblicando il video della CIA subito dopo quello del cecchino, non intendo collegare questi due elementi. Potrebbe esserci o meno una connessione, ma non ne ho idea. Volevo solo condividere l’informazione finché è fresca. 😊

Come sempre, consiglio vivamente di seguire il mio amico Larry su YouTube e di visitare regolarmente il suo sito web, SONAR21 , dove pubblica analisi straordinarie.

Ora, alcune delle mie considerazioni:

Ieri ho stimato la portata del tiro a 200-300 metri. Questa era la mia stima prima di vedere i rapporti effettivi sulla distanza. In realtà erano circa 121 metri o 400 piedi. Ciò ha alcune implicazioni.

Primo: il fallimento dei servizi segreti è stato ancora più significativo. Molte persone hanno visto l’autore del reato salire la scala con una pistola. C’era abbastanza tempo per reagire. I cecchini lo avevano chiaramente in vista. Guarda il video qui sopra. Ma va bene, ci sono molte possibili spiegazioni per questi fallimenti. Tuttavia NON c’è alcuna spiegazione per quello che ho affermato ieri: lo spot era chiaramente un rischio di alto profilo. I servizi segreti sono (o dovrebbero essere) addestrati a eliminare tali minacce, non durante l’evento ma anche giorni prima. Potrebbe esserci stato un cecchino della polizia su quel tetto, oppure la scala potrebbe essere stata resa temporaneamente inaccessibile.

Non voglio speculare ulteriormente su questo. Aspettiamo e vediamo.

Secondo: sto ancora aspettando i dettagli sulla posizione dell’assassino. Era prono, ma la domanda è quale metodo ha usato per stabilizzare la pistola. Era un bipiede? È stato un vantaggio? Ha mirato alla testa di Trump. Anche a una distanza di 121 metri, questo non è ciò che un’agenzia di intelligence avrebbe ordinato a un burattino di fare, poiché riduce notevolmente la probabilità di successo. Inoltre, un calibro .223 è del tutto inadatto per un’uccisione sicura da parte di un cecchino, anche a 121 metri. Ciò mi porta alla conclusione preliminare che NON era diretto direttamente da un servizio di intelligence.

O è stato diretto da un procuratore che ha fornito informazioni “vaghe” sul teatro e sulle operazioni e ha garantito una “finestra”, oppure è stato “radicalizzato” su Internet e spinto a eseguire l’operazione “in qualche modo” da solo. O una combinazione. Non ha ricevuto istruzioni su come sparare e ha usato l’arma di famiglia (padre?) con la quale aveva dimestichezza.

Penso che sia evidente che non sapeva per chi lavorava e lo faceva perché lo voleva. Era già radicalizzato. Chiunque lo abbia scelto per quella “operazione” era fiducioso nelle sue capacità di tiro. Ad essere onesti, non era male. Probabilmente ha semplicemente scelto il bersaglio sbagliato (testa). Probabilmente perché ha guardato troppi film o giocato a troppi videogiochi, dove cerchi di fare un colpo alla testa senza conseguenze se fallisci…

C’è ancora troppa nebbia per dire qualcosa di definitivo. Ciò che possiamo dire con certezza è che l’IT è iniziato negli Stati Uniti, come ho discusso in Economics and Empires 5 e nella mia recente analisi . Che cos’è? Non so ancora esattamente cosa sia l’IT, ma sono sicuro che lo scopriremo in modo spiacevole nei prossimi mesi e anni.

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comunicato finale del vertice NATO, appendice A cura di Francesco Dall’Aglio

Terza parte dell’analisi del comunicato finale del vertice NATO, finalmente (così ce lo leviamo di torno e non ci pensiamo più. Lo trovate sempre qui: https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_227678.htm.).
C’è rimasto da commentare solo il comunicato aggiuntivo, intitolato “Promessa di Assistenza a Lungo Termine per l’Ucraina”, di soli 6 articoli. Già il titolo dice parecchio: “a lungo termine”, anche se non è ovviamente specificato quanto lungo sarà. L’idea, comunque, è continuare a fornire materiale militare e sostegno vario a oltranza. Niente negoziati, niente tregue, niente stalli alla coreana: si va avanti come siamo andati avanti finora.
Art. 1: “Oggi affermiamo il nostro incrollabile impegno verso l’Ucraina in quanto stato sovrano, democratico e indipendente. Per questo, l’Ucraina ha bisogno del nostro sostegno a lungo termine. Dall’inizio della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, gli Alleati hanno fornito un sostegno politico, economico, militare, finanziario e umanitario senza precedenti, inclusa assistenza militare per un valore all’incirca di 40 miliardi di dollari l’anno. Gli Alleati hanno anche messo a disposizione le capacità delle loro industrie militari per sostenere le necessità dell’Ucraina. Tutto ciò sta avendo un effetto sostanziale, mettendo in grado l’Ucraina di difendersi efficacemente e di infliggere costi reali e severi alla Russia”. Visto che, appunto, le cose stanno andando ottimamente, l’Art. 2 chiarisce che la cifra di 40 miliardi di dollari è, d’ora in avanti, il finanziamento MINIMO annuale che gli Alleati destineranno all’Ucraina. L’Art. 3 chiarisce cosa coprirà questa cifra (cifra MINIMA, ricordo): “costi relativi al rifornimento di equipaggiamento, assistenza ed addestramento militare per l’Ucraina, inclusi: acquisto di equipaggiamento militare per l’Ucraina; donazioni di materiale all’Ucraina; costi relativi alla manutenzione, alla logistica e al trasporto dell’equipaggiamento militare per l’Ucraina; costi dell’addestramento militare per l’Ucraina; costi operativi associati al rifornimento di materiale militare all’Ucraina; investimenti e sostegno alle infrastrutture di difesa e all’industria militare dell’Ucraina”. L’Art. 4, bontà sua, chiarisce che i contributi saranno proprzionali al PIL dei rispettivi Paesi, “per dividere equamente gli oneri”. L’Art. 5 stabilisce che gli Alleati faranno rapporto due volte l’anno sul sostegno inviato, e l’Art. 6 che “oltre al sostegno militare coperto da questa Promessa, gli Alleati intendono continuare a fornire aiuto economico, finanziario e umanitario all’Ucraina”. Vale forse la pena di notare che non tutti i Pasi NATO hanno firmato le garanzie di sicurezza. Si sono astenuti infatti Albania, Bulgaria, Grecia, Macedonia del Nord, Montenegro, Slovacchia, Turchia e Ungheria: e anche questo, che è un dettaglio a parer mio interessante (non fosse altro perché aumenta la quota finanziaria e materiale che spetterà a noi, visto che tutti questi paesi non partecipano) non è stato minimamente discusso dai nostri media.

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L’America era a meno di un centimetro dal disastro socio-politico, di ANDREW KORYBKO

L’America era a meno di un centimetro dal disastro socio-politico

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L’America ha appena ricevuto un controllo della realtà su quanto sia vicina a cadere nel caos.

L’ex presidente e imminente candidato repubblicano Donald Trump è sopravvissuto a un tentativo di assassinio durante un comizio all’aperto in Pennsylvania, sabato scorso, pochi giorni prima della convention nazionale del suo partito, dopo aver girato improvvisamente la testa all’ultimo secondo e aver così miracolosamente schivato un proiettile che gli ha solo sfiorato l’orecchio. Il tiratore è stato ucciso dai servizi segreti, ma un testimone oculare ha raccontato ai media di aver avvertito la polizia della presenza di un uomo che strisciava sul tetto qualche minuto prima, anche se non è stata presa alcuna iniziativa.

Questa falla nella sicurezza è sospetta e spinge a ipotizzare che almeno un membro dei Servizi Segreti possa aver aspettato di proposito fino a quando l’attentatore non ha sparato prima di neutralizzarlo, per simpatia verso la sua causa o forse perché coinvolto in qualche complotto. Per quanto riguarda lo sparatore, è stato identificato come Thomas Matthew Crooks, un repubblicano registrato. Al momento in cui scriviamo, non è chiaro quale fosse la sua storia online e se la sua affiliazione al partito sia più di quanto sembri.

Per lo meno, non c’è dubbio che l’odio dei Democratici e dei loro alleati “Never Trumpers” abbia giocato un ruolo nella radicalizzazione del sospetto. Se fosse riuscito ad assassinare Trump, gli Stati Uniti sarebbero certamente precipitati in una catastrofe socio-politica che hanno letteralmente mancato per meno di un centimetro. Molti si aspettano che potenti democratici donatori potrebbero presto costringere Biden a ritirarsi dalla corsa, portando così il partito a scegliere il proprio candidato al di fuori del processo di primarie teoricamente democratico.

Le loro controparti repubblicane avrebbero fatto lo stesso dalla loro parte del corridoio, soprattutto perché Trump non aveva ancora annunciato la sua scelta vicepresidenziale al momento del tentato omicidio. Entrambi i partiti avrebbero quindi probabilmente scelto candidati che non hanno completato i rispettivi processi primari, disconoscendo così palesemente gli americani ancora più di quanto non lo siano già nella realtà. In teoria, le elezioni potrebbero essere rinviate per rifare le primarie, ma il Congresso potrebbe non essere d’accordo.

Anche se lo facessero, il suddetto articolo ipertestuale ha ricordato ai lettori che l’20esimo Emendamento impone la fine dei mandati quadriennali del Presidente e del Vicepresidente a mezzogiorno del 20 gennaio, portando così il (sostituto) Presidente Harris a doversi dimettere prima che ne venga eletto uno nuovo. Il suo sostituto alla vicepresidenza potrebbe essere solo ipotizzato in questo scenario, poiché l’25esimo Emendamento prevede che debbano essere confermati da un voto di maggioranza di entrambe le Camere del Congresso.

Anche se le elezioni venissero ritardate o meno, gli Stati Uniti continuerebbero a essere governati dall'”oligarchia di governo” che Axios ha riferito alla fine del mese scorso essere il vero potere dietro Biden. L’analisi qui, pubblicata per coincidenza lo stesso giorno, ha osservato che “il Paese è governato da una rete oscura di élite transnazionali e nazionali unite dall’ideologia liberale-globalista radicale”. Questo gruppo sfrutta semplicemente Biden come loro segnaposto per legittimare pubblicamente tutte le loro decisioni.

Rimarrebbero al potere anche se i democratici mantenessero la Casa Bianca o se un “repubblicano solo di nome” (RINO) sostituisse Trump se fosse assassinato. L’ex Presidente ha promesso ai sostenitori che avrebbe mantenuto la sua precedente promessa di “drenare la palude” se fosse stato rieletto, e mentre i precedenti suggeriscono che potrebbe ancora una volta fallire, c’è ancora una possibilità che ci riesca parzialmente. Per lo meno, il suo ritorno potrebbe creare le condizioni per alcuni sostituti, che potrebbero essere conservatori-nazionalisti.

Questa intuizione fa luce su quelle forze che sarebbero state contente se fosse stato assassinato, ovvero la cricca liberaleglobalista che controlla segretamente la politica americana, e si sarebbero anche rallegrati del fatto che Trump non avrebbe avuto l’opportunità di porre fine alla loro ultima “guerra per sempre” in Ucraina come lui ha cercato di fare. Il suo potenziale successore repubblicano potrebbe tentare di seguire le sue orme, ma potrebbe anche non essere interessato a farlo se è un RINO, motivo per cui l’eliminazione di Trump avrebbe potuto cambiare le carte in tavola.

Sul fronte interno, non c’è dubbio che i “cagasotto” avrebbero affisso immagini dei cervelli spappolati di Trump su tutti i social media e nelle loro città per incitare i suoi sostenitori alla violenza, e alcuni di loro avrebbero prevedibilmente obbligato dopo essere stati provocati all’infinito con tali immagini. I liberali-globalisti al potere volevano radicalizzare i membri del MAGA già da un po’, per screditare ulteriormente il loro movimento e creare un pretesto convincente per reprimere con più forza tutti loro.

Non si può nemmeno escludere che alcuni di questi suoi nuovi sostenitori radicalizzati abbiano compiuto “violenze punitive” prendendo di mira funzionari democratici, dal livello federale a quello locale, se li avessero incolpati del suo assassinio. Anche famose celebrità e influencer anti-Trump avrebbero potuto essere coinvolti in questa sanguinosa campagna, che avrebbe potuto portare alla legge marziale in alcune parti del Paese, come Trump avrebbe dovuto imporre durante l’ondata di terrorismo urbano dei Democratici nell’estate del 2020.

Il tessuto socio-politico americano avrebbe quindi potuto essere facilmente ridotto a brandelli se Trump non avesse improvvisamente cambiato idea all’ultimo minuto, scongiurando così miracolosamente questo scenario peggiore per meno di un centimetro. Tuttavia, non c’è alcuna garanzia che ciò non accada di nuovo, ed è per questo che è imperativo che Trump annunci immediatamente la sua scelta per la vicepresidenza e che, idealmente, scelga qualcuno di cui anche l’élite liberal-globalista al potere abbia paura, al fine di ridurre le possibilità che venga ucciso.

Indipendentemente da ciò che accadrà, l’America ha appena avuto una verifica della realtà su quanto sia vicina a cadere nel caos, il che dimostra quanto sia cambiata in peggio dal 2016. La radicalizzazione partitica e gli intrallazzi dell’élite ci sono sempre stati, ma hanno raggiunto un livello senza precedenti dopo che Trump è diventato il candidato repubblicano. È un candidato imperfetto con molti difetti personali, ma la sua rielezione è l’ultima possibilità di salvare l’America da se stessa, se riuscirà a mettere in atto i suoi grandi piani;

Questa mossa trasformerà radicalmente l’architettura di sicurezza europea e seppellirà i piani del presidente Putin di riformarla.

Biden e Scholz hanno concordato la scorsa settimana che gli Stati Uniti inizieranno lo schieramento a rotazione di missili a raggio intermedio in Germania a partire dal 2026, cosa che secondo il ministro della Difesa Pistorius darà al suo paese il tempo di sviluppare armi simili. La Russia ha avvertito che ciò rischia di innescare un’escalation incontrollabile. Allo stesso tempo, Germania, Polonia, Francia e Italia hanno firmato una lettera di intenti per sviluppare congiuntamente missili da crociera a lungo raggio. Ecco cinque suggerimenti da questi sviluppi correlati:

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1. La colpa è del ritiro di Trump dal Trattato INF

L’ex leader americano ha ritirato il suo Paese dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio della fine degli anni ’80 nel 2019 con il falso pretesto che la Russia stava segretamente violando il patto, ma molti hanno interpretato questa mossa come volta ad aprire maggiori possibilità agli Stati Uniti di contenere la Cina. Biden probabilmente avrebbe ritirato gli Stati Uniti dopo che la Russia aveva iniziato la sua operazione speciale se Trump non lo avesse fatto prima, ma anche così, il punto è che la decisione sconsiderata di Trump è direttamente responsabile di quest’ultima escalation.

2. La Germania rimane il principale partner militare degli Stati Uniti in Europa

La Polonia ha fatto molto negli ultimi dieci anni per presentarsi come lo stato d’avanguardia della NATO contro la Russia, ma alla fine è stata la Germania a essere scelta per ospitare questo dispiegamento di missili a rotazione, confermando così che gli Stati Uniti contano su di lei per guidare il contenimento della Russia dopo l’ attacco ucraino. Il conflitto finisce. Va oltre lo scopo di questa analisi approfondire, ma i lettori possono saperne di più sul concetto di “Fortezza Europa” qui , che descrive il modo in cui gli Stati Uniti e la Germania stanno perseguendo congiuntamente il suddetto piano.

3. Il patto sui missili da crociera porterà a un più stretto coordinamento militare dell’UE

Si prevede che la stretta cooperazione tecnico-militare necessaria tra Germania, Polonia, Francia e Italia per sviluppare congiuntamente missili da crociera a lungo raggio aumenterà il loro coordinamento generale e creerà le basi per un esercito dell’UE a guida tedesca o per un Sottoblocco NATO a guida tedesca. Entrambi i risultati rappresenterebbero l’ennesima manifestazione del piano annunciato da Trump per la NATO, che è già parzialmente attuato, come sostenuto qui all’inizio di luglio.

4. La Russia probabilmente schiererà armi simili a Kaliningrad, Bielorussia e Crimea

Il vice ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha promesso che il suo paese risponderà a questo sviluppo, che potrebbe prevedibilmente prendere la forma di un dispiegamento di armi simili a Kaliningrad, Bielorussia e Crimea, da dove potrebbero facilmente prendere di mira le principali infrastrutture della NATO nell’UE. Se ciò accadesse, probabilmente verrebbe a sua volta interpretato dall’Occidente come una cosiddetta “escalation non provocata” al fine di giustificare ulteriori escalation pre-pianificate, mettendo così in moto un ciclo pericoloso.

5. Ritornerà la vecchia mentalità della Guerra Fredda, basata sulla distruzione reciproca assicurata

Il dispiegamento a corto e medio raggio di missili con capacità nucleare in Europa da parte di Stati Uniti e Russia porterà al ritorno della vecchia mentalità della Guerra Fredda di distruzione reciproca assicurata, considerando la rapidità con cui il mondo potrebbe finire. lo scenario peggiore. Insieme alla “ linea di difesa dell’UE ”, che funzionerà di fatto come una nuova cortina di ferro, l’occidentale medio diventerà quindi ancora più manipolabile dai suoi governi di quanto non lo sia già in nome della “sicurezza”.

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La sequenza degli eventi sopra descritti trasformerà radicalmente l’architettura di sicurezza europea e seppellirà i piani di riforma del presidente Putin, che già prima erano in agonia a causa di tutto ciò che gli Stati Uniti hanno fatto dal 2022 ma che avevano ancora qualche flebile speranza di sopravvivenza. L’unico scenario realistico migliore che rimarrebbe è che Stati Uniti e Russia controllino responsabilmente questo ciclo di escalation concordando un altro patto sulle armi strategiche qualche tempo dopo la fine del conflitto ucraino.

Senza alcune mosse irreversibili da parte di Kiev, è improbabile che Putin accetti l’ultimo appello della Cina per un cessate il fuoco immediato, quindi Xi e Orban dovrebbero ora concentrare i loro sforzi congiunti nel convincere Zelenskyj a compiere il suo “gesto di buona volontà” per per contribuire a realizzare questo.

Il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito il suo appello per un rapido cessate il fuoco durante i colloqui a sorpresa con il primo ministro ungherese Viktor Orban lunedì a Pechino, dichiarando che “Un rapido cessate il fuoco e le ostilità [in Ucraina], così come la ricerca di una soluzione politica, soddisfano le esigenze interessi di tutti i partiti”. I due leader hanno inoltre confermato che le loro posizioni nei confronti di questo conflitto coincidono e hanno chiesto al resto della comunità internazionale di fare tutto il possibile per ristabilire un dialogo diretto russo-ucraino.

Per quanto nobile possa essere, è improbabile che la Russia presti ascolto a quest’ultimo appello poiché Putin ha già detto a Orban durante l’incontro di venerdì di non essere ottimista sull’attuazione di un cessate il fuoco prima della ripresa dei colloqui con l’Ucraina poiché sospetta che Kiev lo sfrutterà per riarmarsi . Inoltre, il leader russo aveva già condiviso a metà giugno la sua proposta di cessate il fuoco , che richiedeva il ritiro dell’Ucraina da tutte le nuove regioni della Russia come precondizione per la pace.

Accettare un immediato cessate il fuoco che lasci il territorio rivendicato dalla Russia sotto il controllo ucraino potrebbe portare ad accuse secondo cui Putin sta contraddicendo la costituzione dopo che uno degli emendamenti del referendum del 2020 ha proibito di cedere qualsiasi territorio del paese. Tuttavia, una scappatoia legale potrebbe essere che nulla venga formalmente ceduto anche se la situazione rimane in vigore a tempo indeterminato, inoltre le aree controllate dall’Ucraina non hanno mai votato nel referendum di settembre 2022 per l’unione con la Russia.

Se fosse presente la volontà politica, allora Putin potrebbe accettare un immediato cessate il fuoco senza alcuna difficoltà giuridica, ma il problema dell’Ucraina che sfrutta questa situazione per riarmarsi non scomparirebbe. Rischierebbe anche di apparire debole dopo aver chiesto, meno di un mese fa, che l’Ucraina si ritirasse da tutte le nuove regioni della Russia per riprendere i colloqui. Inoltre, le dinamiche strategico-militari del conflitto favoriscono la Russia, che potrebbe perdere lo slancio che ha guadagnato con tanta fatica mettendo a tacere le armi all’improvviso.

Putin ha ammesso candidamente lo scorso dicembre di non essere più un ingenuo, quindi è molto improbabile che compia l’ennesimo “gesto di buona volontà” dopo essere stato preso per il naso tante volte in passato in questo senso. Proprio per questo motivo, a margine del vertice della SCO ad Astana della scorsa settimana, ha dichiarato ai giornalisti che “dobbiamo garantire che la parte avversaria accetti di adottare misure che siano irreversibili e accettabili per la Federazione Russa” per garantire che non vengano prese vantaggio di un’eventuale cessazione delle ostilità.

Vale a dire, si riferiva alla sua precedente richiesta di ritirarsi da tutte le nuove regioni della Russia, ma l’Ucraina potrebbe teoricamente fare qualcos’altro come ritirare le armi pesanti dai confini della Russia pre-2014 per creare la “ zona di sicurezza ” prevista da Putin. per proteggere la regione di Belgorod. Se a ciò si aggiunge la riduzione delle armi occidentali all’Ucraina, cosa irrealistica da aspettarsi finché i democratici restano alla Casa Bianca, allora il paese potrebbe essere aperto a un cessate il fuoco e alla ripresa dei colloqui.

Per essere chiari, non viene lasciato intendere nulla riguardo alla “svendita” di Putin o altro. Questo pezzo è un esercizio di riflessione progettato per esplorare fino a che punto la Russia potrebbe spingersi verso un compromesso con l’Ucraina e a quali condizioni. Senza alcune mosse irreversibili da parte di Kiev, è improbabile che Putin accetti l’ultimo appello della Cina per un cessate il fuoco immediato, quindi Xi e Orban dovrebbero ora concentrare i loro sforzi congiunti nel convincere Zelenskyj a compiere il suo “gesto di buona volontà” per per contribuire a realizzare questo.

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Bollettino speciale: L’America vacilla sull’abisso, di SIMPLICIUS

Bollettino speciale: L’America vacilla sull’abisso

Trump colpito in un attentato a Butler, PA

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Lo scenario da incubo che avevamo previsto da tempo si sta lentamente dipanando.

Trump è stato appena colpito durante il suo comizio da un cecchino sul tetto, che si dice essere un terrorista Antifa, anche se non ho ancora visto una conferma completa di questo.

Una foto straordinaria catturata dal mio ex collega del Corpo Stampa della Casa Bianca Doug Mills. Zoomando proprio sopra la spalla del Presidente Trump, si vede un proiettile che vola in aria alla destra della testa del Presidente Trump a seguito di un tentativo di assassinio.

Si può notare che la donna con il cappello rosso, direttamente dietro a Trump, è caduta a terra molto velocemente e sembra essere la seconda vittima ora annunciata come deceduta. Un chirurgo fuori servizio ha confermato che una vittima sugli spalti è stata colpita alla testa e aveva “materia cerebrale” sparsa, il che indica un calibro di alta potenza.

L’attentatore è stato visto successivamente trascinato dal tetto di questo edificio adiacente alla manifestazione:

Presunto tiratore trascinato dal tetto.

Un passante dice di aver visto il tiratore salire sul tetto e di aver cercato di avvertire la polizia e i servizi segreti, che lo hanno ignorato:

Ora si apprende che Trump ha cercato di rafforzare la sua scorta di sicurezza, ma gli è stato negato dal DHS di Biden:

Questo avviene solo pochi giorni dopo che Biden e altri importanti democratici hanno parlato ai loro sostenitori radicali per dipingere Trump come qualcuno che doveva essere “fermato” a tutti i costi:

Ma la cosa più scioccante di tutte è che ora si sta verificando un oscuramento totale chiaramente coordinato del termine “assassinio” o tentativo di assassinio” tra i media di regime che comprendono il quarto ramo del governo e tutti i relativi elementi del deepstate a monte e a valle della catena.

Scoop da DC Draino:

SCOOP: istruzioni segrete date ai giornalisti per minimizzare il tentato assassinio di Trump Queste persone sono malvagie

Prima di tutto, date un’occhiata al vergognoso whitewashing e alla sminuizione intenzionale dell’evento da parte del MSM, che ha fatto tutto il possibile per farlo passare per non un tentativo di assassinio:

Questo dovrebbe lasciarvi senza parole: non ho mai assistito a una campagna di psyop e gaslighting di massa così apertamente diabolica. Abbiamo letteralmente appena assistito al tentativo di assassinio di un presidente, e i media lo trattano come un superfluo non evento.

In seguito, Barrack Obama si è unito all’insabbiamento coordinato, facendo finta di niente secondo gli ordini dei suoi responsabili:

La prova finale dell’operazione è arrivata quando Biden ha tenuto un discorso nazionale non programmato, mezz’ora dopo l’ora di andare a letto annunciata alle 20:00 e con un aspetto ancora peggiore:

Guardate l’operazione coordinata qui sopra, mentre Biden si rifiuta apertamente di chiamarlo assassinio anche quando gli viene chiesto direttamente.

Il fatto è che sappiamo esattamente perché lo stanno facendo.

E’ perché se all’evento di oggi venisse dato il cachet ufficiale di “attentato”, ciò diminuirebbe completamente e irrimediabilmente la legittimazione della falsa svolta del “J6”, che è uno degli ultimi appigli che i democratici hanno lasciato nella loro faretra contro Trump. Vedete, hanno passato quattro anni a cercare di illuderci che il J6 fosse in realtà un tentativo di assassinio diretto – la Pelosi lo ha detto giorni fa – per l’ennesima volta – come un ovvio fischietto per la sua base radicale.

Guardate voi stessi:

Immaginate quanto velocemente crollerebbe il castello di carte della narrazione fraudolenta del J6 se si permettesse di caratterizzare l’evento di oggi come un assassinio reale non ci sarebbe paragone con l’anodina favola del J6 in cui un gruppo di vecchie si aggirava nel foyer del Campidoglio.

Ora, la cosa più importante da osservare è il modo in cui i media di regime procedono, in particolare i livelli mediani di tastemaker e gatekeeper come le vostre Rachel Maddows e le arringhe di ‘The View’. Saranno disperati per tenere Trump il più lontano possibile dal martirio – il che significa offuscamento, offuscamento, offuscamento. Probabilmente continueranno a usare il vecchio manuale della CIA per ingarbugliare le cose, iperfocalizzandosi inutilmente sulle minuzie procedurali dell’indagine su quale tipo di attacco sia stato. Probabilmente la tireranno per le lunghe per settimane, mesi o per tutto il tempo che ci vorrà senza descriverlo definitivamente come un attentato, ripiegando sul falso cavallo di battaglia della loro “diligenza giornalistica” e della loro inesistente “integrità”.

Eppure sappiamo bene che se questo fosse accaduto a un candidato democratico, tutti i media di regime si starebbero sollevando all’unisono mentre parliamo, chiedendo il blocco totale del paese e l’epurazione fisica di tutti gli oppositori di destra e “ideologici”.

Allarmante è il fatto che il capo delle comunicazioni dei Servizi Segreti, Anthony Guglielmi, abbia già pubblicato la loro posizione ufficiale sull’evento, che allo stesso modo rifugge da qualsiasi linguaggio fortemente deterministico:

Visti i tentativi respinti di Trump di rafforzare la sicurezza, e visto il testimone oculare che ha individuato il tiratore e sostiene di essere stato ignorato dagli agenti dei servizi segreti, il comunicato di cui sopra appare molto preoccupante.

Un presidente è stato letteralmente colpito in faccia e il proiettile che gli è passato vicino alla testa è stato ripreso dalle telecamere. Cos’altro deve succedere per essere considerato inequivocabilmente un tentativo di assassinio, per la miseria? Questo è senza precedenti come l’operazione di gaslighting di massa che ha portato al furto delle elezioni del 2020, con la bizzarra e altamente irregolare cessazione del conteggio dei voti e “l’improvviso picco” di voti di Biden alle 4 del mattino.

Siamo in acque inesplorate.

E quello che è più importante è che questa operazione globale simile a GLADIO sta prendendo piede. Tutti gli oppositori dell'”Idra” globale dello Stato profondo vengono eliminati, o si tenta di farlo. Il premier slovacco Robert Fico, populista e anti-imperiale, è stato ucciso neanche due mesi fa. E proprio oggi l’ucraino Budanov ha annunciato che le operazioni per eliminare Putin sono state effettivamente intraprese, ma finora non hanno avuto successo:

È chiaro che le cose sono sull’orlo del baratro per il deepstate globalista, che non vede più alcun modo di galleggiare senza semplicemente eliminare tutti i leader della resistenza in ascesa; le loro spalle sono davvero contro il muro. Stiamo entrando in un periodo di grandi problemi ma anche di grandi speranze, perché visti i loro livelli di disperazione è chiaro che la battaglia finale si sta avvicinando e un grande punto di svolta o una sorta di riallineamento è quasi alle porte.

 

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LA CINA NON RINUNCERÀ AL SUO DEBITO AFRICANO, di Bernard Lugan

All’articolo di Bernard Lugan vanno riconosciuti sicuramente due meriti. Il primo è la sottolineatura del senso di auto-colpevolezza e di auto-fustigazione che hanno caratterizzato i passi diplomatici e le relazioni dei paesi occidentali con le élites emergenti soprattutto africane negli ultimi decenni. Atti di contrizione che, però, sono andati di pari passo con operazioni scellerate e arroganti come l’attacco e la demolizione del regime di  Gheddafi e della struttura statuale della Libia e con la presunzione di poter imporre, per mera superiorità morale, i propri modelli istituzionali. La condizione patetica in cui si è cacciato ad esempio Macron, in Africa e non solo, è semplicemente l’epilogo di una postura assunta progressivamente dagli anni ’90. Da qui il giudizio moralistico sul periodo coloniale che ha impedito la contestualizzazione di quelle scelte politiche. Il secondo sottolinea il carattere pragmatico e rigoroso, rispetto ai canoni dell’interesse nazionale, della politica estera cinese in Africa, ma con una vena ironica e sarcastica non del tutto giustificabile che impedisce di cogliere almeno alcune delle ragioni profonde di auto-fustigazione che informano la politica estera occidentale, specie dei paesi sconfitti, in Africa. La politica di investimenti della Cina ha vissuto in realtà periodi di malumore e di profondi contrasti con le élites locali, specie nella fase iniziale, proprio perché escludeva il coinvolgimento nella attuazione delle opere e nell’acquisizione dei benefici. La dirigenza cinese si è resa conto subito della situazione e, soprattutto, ha colto, assieme ai russi, ma anche alla Turchia e all’India, la consapevolezza acquisita dalle élites africane di poter contrattare su più tavoli in un contesto di incipiente multipolarismo. Su questo la Cina ha parecchio da offrire ai propri interlocutori a differenza dei paesi occidentali, liberatisi troppo frettolosamente e sventatamente del proprio “fardello” di capacità industriale faticosamente accumulato all’interno e in parte decentrato verso le ex colonie. Le rinegoziazioni e le cancellazioni di debito, quasi mai concesse per altro a titolo gratuito e in assenza di contropartite, sono quindi dei surrogati da parte di chi non ha altro da offrire che una economia di mera rapina ed espropriazione. Il decorso dei rapporti della Francia con l’Algeria, come con i paesi dell’Africa Sub-sahariana, attraversato da estenuanti ed inconcludenti trattative e copi di mano, ne sono un tipico esempio. Buona lettura, Giuseppe Germinario
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A differenza dell'”Occidente”, che periodicamente accetta di rinegoziare o cancellare il debito africano, consumato da un masochistico senso di auto-colpevolezza, i cinesi non prestano per perdere denaro. Ecco perché rifiutano qualsiasi rinegoziazione globale.
LA CINA NON RINUNCERÀ AL SUO DEBITO AFRICANO
I conoscitori della Cina sono soliti dire che “un cinese non perdona mai il suo debito”, ed è esattamente ciò che sta accadendo in Africa in questo momento, dove Pechino ha prestato denaro a Paesi che non possono più ripagarlo. Ora, a differenza dei “buoni” occidentali che hanno sempre cancellato il debito, la Cina non perdonerà il suo debito africano…

La penetrazione predatoria della Cina nel continente africano a partire dagli anni ’90 si è concentrata principalmente sulle opportunità commerciali e sulle risorse naturali. La Cina ha prestato più di 100 miliardi di dollari ai Paesi, alcuni dei quali ora non sono in grado di ripagare o addirittura servire i loro debiti. Con l’aumento dei tassi di interesse e del prezzo delle importazioni di cibo, la loro situazione è catastrofica. Attualmente l’Africa importa cibo per 35 miliardi di dollari all’anno, cifra destinata a salire a 110 miliardi di dollari nei prossimi anni a causa del crescente numero di bocche da sfamare dovuto alla demografia suicida dell’Africa. E con l’impennata dei prezzi dell’energia, diversi Paesi africani sono sull’orlo della bancarotta. Una situazione drammatica, visto che, secondo il ministro delle Finanze del Ghana, 33 Paesi africani stanno pagando in interessi più di quanto non facciano con i bilanci della sanità e dell’istruzione. Oggi il debito dell’Africa si aggira intorno ai 700 miliardi di dollari, di cui poco meno di 100 miliardi sono dovuti ai prestatori cinesi. Ma la Cina, che non è disposta a perdere denaro, si rifiuta di ristrutturare questo debito in modo significativo. Di conseguenza, ai Paesi a rischio, che saranno ulteriormente strangolati dal prestatore cinese, rimane solo una speranza: implorare i prestatori occidentali di cancellare o ristrutturare il loro debito. Due esempi illustrano la situazione: lo Zambia e il Ghana. Lo Zambia, che deve quasi 20 miliardi di dollari, di cui poco più di 6 miliardi alla Cina, ha fatto default nel 2020 e non può più contrarre prestiti sui mercati finanziari internazionali. Di conseguenza, la Cina ha preso il controllo dell’emittente radiotelevisiva di Stato e dell’aeroporto della capitale Lusaka. Il Ghana, che ha un debito di 30 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi verso la Cina, ha un bisogno vitale di un prestito di 3 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale. In realtà, la Cina ha capito chiaramente che non recupererà mai tutte le somme prestate a questi due Paesi, il problema è sapere quante perdite accetterà e in cambio di cosa. Tanto più che il sistema bancario cinese è fortemente indebitato e indebolito dalla crisi del settore immobiliare. Pechino non sembra disposta a ignorare il debito africano in un momento in cui la sua priorità è ripianare il debito del suo sistema bancario. Tuttavia, non dobbiamo credere che i prestatori cinesi siano stati così ingenui da concedere consapevolmente prestiti a Paesi insolventi. In Africa, i prestiti cinesi sono stati spesso accusati di creare “trappole del debito”, ma nella maggior parte dei Paesi africani sovraindebitati, i prestiti cinesi rappresentano solo una parte dell’indebitamento, ovvero, a livello continentale, circa il 20% del debito estero dei Paesi africani. La Cina ha quindi concesso prestiti a diversi Paesi africani non sovraindebitati. Secondo il FMI, dei 15 Paesi africani ad alto rischio di sovraindebitamento, solo tre (Gibuti, Zambia e Camerun) hanno un debito cinese superiore al 24%.

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Il soft power della Cina, di Vladislav B. Sotirovic

Il soft power della Cina

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È di estrema importanza comprendere il concetto e le motivazioni del soft power da parte della Cina, la potenza emergente oggi più in ascesa e già prima nazione esportatrice con la seconda economia al mondo.

Per quanto riguarda la Cina e la sua politica estera, il soft power è uno dei concetti politici e sociali più utilizzati negli ultimi due decenni. Va subito notato che una delle ragioni principali della facile accettazione del soft power da parte della Cina è che l’uso morbido del potere ha storicamente una forte base culturale nella politica estera tradizionale cinese (ad esempio, nel caso della penisola coreana). La Cina tradizionale ha una ricca cultura non militare, che contribuisce in larga misura all’uso del potere culturale nelle sue relazioni estere.i La rinascita del potere materiale e culturale spinge la Cina a trovare facilmente un’eco nel concetto di soft power. In effetti, tutte le etnie cinesi sono orgogliose della loro storia culturale.

Dato che il soft power è fortemente legato alla cultura, si può dire che è naturale che la Cina sottolinei l’importanza e l’uso del potere culturale e del soft power per il suo vantaggio culturale competitivo nella società internazionale. Inoltre, per la maggior parte delle élite politiche ed economiche cinesi, il fattore civiltà sta giocando un ruolo chiave nel plasmare il futuro ordine globale della politica mondiale. In altre parole, agli occhi delle élite cinesi, il modo in cui le civiltà plasmano l’ordine mondiale non è attraverso lo scontro, come sostiene Samuel P. Huntington (teoria dello scontro di civiltà), ma attraverso il dialogo tra di esse. Questa fiducia nella civiltà rafforza l’enfasi cinese sul soft power. Un’altra ragione è che la società cinese è fondamentalmente una società basata sulle relazioni. Ciò significa, in pratica, che il potere sociale deriva principalmente, ma non interamente, dalla densità delle reti relazionali. Il potere sociale dovrebbe essere usato per rafforzare piuttosto che per rompere l’equilibrio delle relazioni sociali. Questa particolare concezione del potere è coerente con la natura del soft power.

Alcuni principi relativi all’uso cinese del soft power in politica estera possono essere riassunti brevemente come segue:

  1. A livello culturale, persone di culture e civiltà diverse dovrebbero essere apprezzate reciprocamente attraverso la comunicazione. La diplomazia è quindi intesa dalle autorità politiche cinesi come un mezzo utile per ridurre le tensioni tra le diverse civiltà.
  2. A livello economico, la Cina preferisce utilizzare mezzi persuasivi piuttosto che coercitivi per affrontare le controversie politiche. In pratica, in molti casi, la Cina insiste sul fatto che le controversie non possono essere risolte facilmente e semplicemente attraverso sanzioni economiche.
  3. A livello sociale, la costruzione del soft power dovrebbe contribuire a creare sistemi di assistenza sociale reciproca nelle aree internazionali. Per questo motivo la Cina sottolinea l’importanza dei legami sociali transnazionali in un mondo globalizzato.

Va sottolineato che la maggior parte dei cittadini cinesi, così come i funzionari e gli studiosi, sono pienamente consapevoli del grande divario in termini di capacità di soft power tra Cina e Stati Uniti. Si ritiene che quando la lunga fila allo sportello dell’ambasciata statunitense per la richiesta del visto a Pechino inizia ad accorciarsi, ciò possa significare che il divario in termini di soft power tra Cina e Stati Uniti è diventato più equilibrato. In un’indagine sul soft power nei Paesi dell’Asia orientale condotta nel 2008, ad esempio, il Chicago Council on Global Affairs ha dimostrato che gli Stati Uniti hanno molto più soft power della Cina in Asia orientale. Inoltre, il soft power della Cina, in alcuni indici, è risultato addirittura più debole di quello della Corea del Sud e del Giappone.ii Attraverso la lente opposta, con la crescente ondata di China-craze e la corsa degli uomini d’affari verso la Cina, tuttavia, è corretto pensare che la Cina si trovi di fronte a un’opportunità senza precedenti per migliorare il proprio soft power in tutto il mondo?

Si legge spesso che l’immagine della Cina in Africa, rispetto a quella che aveva prima dell’avvio del programma di riforma nel 1979, è piuttosto contrastante. Da un lato, la Cina ha aumentato notevolmente i suoi aiuti ufficiali a diversi Stati africani, ma dall’altro la sua immagine è più o meno danneggiata dalle attività di alcune aziende cinesi che vi realizzano profitti prima di tutto (lo stesso vale anche per molte aziende occidentali).

Diversi indicatori mostrano che il soft power della Cina sta aumentando in Asia e nel resto del mondo negli ultimi vent’anni, in particolare dopo la crisi finanziaria globale del 2008 iniziata negli Stati Uniti.iii Da quel momento in poi, il soft power è diventato una parola chiave nella politica estera cinese, poiché esiste un grande potenziale per lo sviluppo del soft power cinese.iv Va notato che in molti Paesi del mondo in via di sviluppo delle economie di mercato emergenti la formula cinese del governo autoritario e dell’economia di mercato di successo (la Cina ha triplicato il suo PIL in 30 anni) è diventata più popolare della formula americana, precedentemente dominante, dell’economia di mercato liberale con un governo democratico. Tuttavia, da un punto di vista generale, anche se il modello di crescita autoritario produce soft power per la Cina nei Paesi autoritari, non produce attrazione nei Paesi democratici. In altre parole, ciò che attrae il Venezuela, può respingere la Francia.v Tuttavia, molte nazioni occidentali stanno perdendo la loro immagine e il loro soft power nei Paesi in via di sviluppo nella loro gara con la Cina e la Russia a causa delle loro politiche neo-imperialistiche, riconosciute come tali dalle ex colonie occidentali in Africa, America Latina e Asia. Ad esempio, la tendenza generale dell’amministrazione di G. W. Bush (Junior) all’unilateralismo e in particolare il suo approccio alla “guerra al terrorismo” hanno danneggiato il soft power degli Stati Uniti e hanno generato risentimento, in particolare nel mondo musulmano. L’unilateralismo statunitense è stato drammaticamente dimostrato dall’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003. L’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, dichiarò esplicitamente che l’invasione, non essendo stata approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU e non seguendo i principi della Carta delle Nazioni Unite, costituiva una chiara violazione del diritto internazionale (come l’aggressione della NATO alla Repubblica Federale di Jugoslavia nel 1999). La guerra in Iraq del 2003 ha dimostrato come l’ONU possa essere ridotta al ruolo di spettatore in un mondo dominato dall’egemonia degli Stati Uniti. Tuttavia, tale azione ha indubbiamente indebolito il soft power degli Stati Uniti.vi

Invece di dare peso solo all’economia e alle risorse materiali, per l’applicazione del soft power, il futuro del soft power cinese dipenderà dal tipo di idee che la Cina può apportare al mondo, soprattutto nelle attuali incerte condizioni internazionali e nella rivalità globale tra Cina e Stati Uniti e tra Stati Uniti e Russia. La sfida più significativa al potere e all’egemonia globale degli Stati Uniti è l’ascesa dei Paesi emergenti (come i BRIC), in particolare della Cina. In generale, gli avvertimenti sul declino dell’egemonia globale degli Stati Uniti risalgono a dopo la guerra del Vietnam e la rivoluzione islamica iraniana. L’ascesa della Cina è, tuttavia, il fenomeno più significativo degli ultimi 40 anni nel campo dell’IR, che suggerisce l’emergere di un nuovo egemone globale, con la Cina destinata a superare gli Stati Uniti in termini economici negli anni 2020. Sebbene il potere globale della Cina sia strettamente legato alla sua rinascita economica, la sua influenza sta crescendo anche sotto altri aspetti. La Cina ha di gran lunga il più grande esercito del mondo ed è seconda solo agli Stati Uniti in termini di spesa militare. L’influenza cinese sull’Africa, in particolare, si è notevolmente ampliata grazie a massicci investimenti finanziari, legati alla garanzia di forniture di energia e materie prime. Il potere strutturale della Cina è in crescita, come dimostrano la crescente influenza del G-20, il suo ruolo all’interno dell’OMC e il destino delle conferenze sul clima di Copenaghen del 2009 e di Glasgow del 2021. Il soft power della Cina è legato alla sua associazione con l’anticolonialismo e alla sua capacità di rappresentare se stessa come rappresentante del Sud globale. D’altro canto, il soft power degli Stati Uniti è diminuito sotto diversi aspetti. La sua reputazione è stata danneggiata dall’associazione con il potere delle imprese e l’aumento della disuguaglianza globale, nonché dal risentimento che si è sviluppato contro la “globalizzazione come americanizzazione”. L’invasione militare dell’Iraq e il terribile trattamento dei prigionieri ad Abu Ghraib e nel campo di detenzione di Guantanamo hanno danneggiato gravemente l’autorità morale degli Stati Uniti.

Dr. Vladislav B. Sotirovic
Ex professore universitario
Ricercatore presso il Centro di Studi Geostrategici
Belgrado, Serbia
www.geostrategy.rs
sotirovic1967@gmail.com © Vladislav B. Sotirovic 2024
Disclaimer personale: l’autore scrive per questa pubblicazione a titolo privato e non rappresenta nessuno o nessuna organizzazione, se non le sue opinioni personali. Nulla di quanto scritto dall’autore deve essere confuso con le opinioni editoriali o le posizioni ufficiali di altri media o istituzioni.

iReferenze:

Vedi altro in [Lei Haizong, Cultura cinese e soldati cinesi nella storia, Pechino: Commercial Press, 2001 (in cinese)].

iiChristopherWhitney, David Shambaugh, Soft Power in Asia: Results of a 2008 Multinational Survey of Public Opinion, Chicago Council on Global Affairs [www.thechicagocouncil.org].

iiiShengDing, Le ali nascoste del drago: How China Rises with Its Soft Power, Lanham: Lexington Books, 2008.

ivPeople‘s Daily Online, “Come migliorare il soft power della Cina”, 2010-03-11.

vIngridd’Hooghe, The Limits of China’s Soft Power in Europe: Beijing’s Public Diplomacy Puzzle, Clingendael Diplomacy Papers, No. 25, Netherlands Institute of International Relations, Clingandel, 2010.

viPerdefinizione, il soft power è il potere di attrazione piuttosto che di coercizione. È la capacità di influenzare gli altri persuadendoli a seguire o ad accettare norme e aspirazioni che producono il comportamento desiderato, in contrapposizione all’uso di minacce o ricompense.

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Dichiarazione del Vertice di Washington_NATO

Dichiarazione del Vertice di Washington

rilasciata dai Capi di Stato e di Governo che partecipano alla riunione del Consiglio Nord Atlantico a Washington, D.C. 10 luglio 2024

  • 10 luglio 2024 –
  • |
  • Comunicato stampa 2024 001
  • Pubblicato il 10 luglio 2024
  • |
  • Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2024 16:14
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1.       Noi, Capi di Stato e di Governo dell’Alleanza Nord Atlantica, ci siamo riuniti a Washington per celebrare il 75° anniversario della nostra Alleanza. Fondata per preservare la pace, la NATO rimane l’Alleanza più forte della storia. Siamo uniti e solidali di fronte a una brutale guerra di aggressione sul continente europeo e in un momento critico per la nostra sicurezza.Riaffermiamo il duraturo legame transatlantico tra le nostre nazioni.  La NATO rimane il forum transatlantico unico, essenziale e indispensabile per consultarsi, coordinarsi e agire su tutte le questioni relative alla nostra sicurezza individuale e collettiva.  La NATO è un’Alleanza difensiva.Il nostro impegno a difenderci reciprocamente e a difendere ogni centimetro del territorio alleato in ogni momento, come sancito dall’articolo 5 del Trattato di Washington, è ferreo.  Continueremo a garantire la nostra difesa collettiva contro tutte le minacce e da tutte le direzioni, sulla base di un approccio a 360 gradi, per adempiere ai tre compiti fondamentali della NATO: la deterrenza e la difesa, la prevenzione e la gestione delle crisi e la sicurezza cooperativa.Siamo legati da valori condivisi: la libertà individuale, i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto. Aderiamo al diritto internazionale e agli scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite e ci impegniamo a sostenere l’ordine internazionale basato sulle regole.

2.      Diamo un caloroso benvenuto al nostro trentaduesimo e più recente alleato, la Svezia. La storica adesione della Finlandia e della Svezia le rende più sicure e la nostra Alleanza più forte, anche nel Grande Nord e nel Mar Baltico. Ogni nazione ha il diritto di scegliere i propri accordi di sicurezza. Riaffermiamo il nostro impegno per la Politica delle Porte Aperte della NATO, in linea con l’articolo 10 del Trattato di Washington.

3.          L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia ha mandato in frantumi la pace e la stabilità nell’area euro-atlantica e ha gravemente minato la sicurezza globale. La Russia rimane la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati.Il terrorismo, in tutte le sue forme e manifestazioni, è la minaccia asimmetrica più diretta alla sicurezza dei nostri cittadini e alla pace e alla prosperità internazionali.

4.         La competizione strategica, l’instabilità pervasiva e gli shock ricorrenti definiscono il nostro ambiente di sicurezza più ampio. I conflitti, la fragilità e l’instabilità in Africa e in Medio Oriente influenzano direttamente la nostra sicurezza e quella dei nostri partner.Laddove presenti, queste tendenze contribuiscono, tra l’altro, allo sfollamento forzato, alimentando il traffico di esseri umani e la migrazione irregolare.    Le azioni destabilizzanti dell’Iran si ripercuotono sulla sicurezza euro-atlantica.Le ambizioni dichiarate e le politiche coercitive della Repubblica Popolare Cinese (RPC) continuano a sfidare i nostri interessi, la nostra sicurezza e i nostri valori.  L’approfondimento del partenariato strategico tra Russia e RPC e i loro tentativi, che si rafforzano reciprocamente, di indebolire e rimodellare l’ordine internazionale basato sulle regole, sono motivo di profonda preoccupazione.  Siamo confrontati con minacce ibride, cibernetiche, spaziali e di altro tipo e con attività malevole da parte di attori statali e non statali.

Diamo un caloroso benvenuto al Presidente dell’Ucraina Zelenskyy e ai leader di Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea e Unione Europea;

6.       Accogliamo con favore il fatto che più di due terzi degli Alleati abbiano rispettato l’impegno di una spesa annua per la difesa pari ad almeno il 2% del PIL ed elogiamo gli Alleati che l’hanno superata.Gli Alleati stanno aumentando: la spesa per la difesa degli Alleati europei e del Canada è cresciuta del 18% nel 2024, l’aumento più consistente degli ultimi decenni; stanno inoltre investendo di più in capacità moderne e aumentando i loro contributi alle operazioni, alle missioni e alle attività della NATO.Riaffermiamo il nostro impegno duraturo a dare piena attuazione all’impegno di investimento nella Difesa concordato a Vilnius e riconosciamo che è urgentemente necessario fare di più per rispettare in modo sostenibile i nostri impegni come alleati della NATO.  Ribadiamo che, in molti casi, sarà necessaria una spesa superiore al 2% del PIL per rimediare alle carenze esistenti e soddisfare i requisiti in tutti i settori derivanti da un ordine di sicurezza più contestato.

7.       Abbiamo intrapreso il più grande rafforzamento della nostra difesa collettiva da una generazione a questa parte. Stiamo dando seguito alle decisioni dei Vertici di Madrid e di Vilnius di modernizzare la NATO per una nuova era di difesa collettiva. Non possiamo ignorare la possibilità di un attacco contro la sovranità e l’integrità territoriale degli Alleati.Abbiamo rafforzato la nostra posizione di deterrenza e di difesa per negare a qualsiasi potenziale avversario qualsiasi opportunità di aggressione.  Continuiamo a rafforzare la deterrenza e la difesa della NATO contro tutte le minacce e le sfide, in tutti i settori e in molteplici direzioni strategiche nell’area euro-atlantica. Abbiamo schierato forze pronte al combattimento sul fianco orientale della NATO, rafforzato le difese avanzate e migliorato la capacità dell’Alleanza di rafforzare rapidamente qualsiasi alleato minacciato.  Abbiamo una nuova generazione di piani di difesa della NATO che rendono l’Alleanza più forte e più capace di dissuadere e, se necessario, di difendersi da qualsiasi potenziale avversario, anche con poco preavviso o senza preavviso.Siamo impegnati a fornire le forze necessarie ad alta prontezza in tutti i settori, anche per una Forza di Reazione Alleata robusta e agile.  Stiamo accelerando ulteriormente la modernizzazione della nostra difesa collettiva e siamo:

  • Fornire le forze, le capacità, le risorse e le infrastrutture necessarie per i nostri nuovi piani di difesa, per essere pronti a una difesa collettiva ad alta intensità e multidominio. A questo proposito, ci baseremo sui progressi compiuti per garantire che l’aumento delle spese nazionali per la difesa e i finanziamenti comuni della NATO siano commisurati alle sfide di un ordine di sicurezza più contestato.
  • Condurre addestramenti ed esercitazioni più frequenti e su larga scala dei nostri piani per dimostrare la nostra capacità di difendere e rafforzare rapidamente qualsiasi alleato minacciato, anche attraverso Steadfast Defender 24, la più grande esercitazione militare della NATO da una generazione a questa parte.
  • Stiamo accelerando la trasformazione e l’integrazione delle nuove tecnologie e dell’innovazione, anche attraverso un piano per migliorare l’adozione della tecnologia. Stiamo inoltre modernizzando la nostra capacità di sorveglianza aerea.
  • Rafforzare il comando e il controllo della NATO e assegnare ruoli di leadership chiave ai quartieri generali nazionali.
  • Rafforzare la nostra capacità di muovere, rinforzare, rifornire e sostenere le nostre forze per rispondere alle minacce in tutta l’Alleanza, anche attraverso una logistica efficace e resiliente e lo sviluppo di corridoi di mobilità.
  • Addestrare, esercitare e integrare le Forze terrestri avanzate della NATO nei nuovi piani, anche continuando a rafforzare le nostre difese avanzate sul fianco orientale della NATO.
  • Sfruttare appieno l’adesione di Finlandia e Svezia e le capacità che esse apportano all’Alleanza, integrandole pienamente nei nostri piani, nelle nostre forze e nelle nostre strutture di comando, anche sviluppando una presenza NATO in Finlandia.
  • Accelerare l’integrazione dello spazio nella pianificazione, nelle esercitazioni e nelle operazioni multidominio, in particolare rafforzando la capacità del Centro operativo spaziale della NATO.
  • Istituire il Centro integrato di difesa cibernetica della NATO per migliorare la protezione delle reti, la consapevolezza della situazione e l’attuazione del cyberspazio come dominio operativo in tempo di pace, di crisi e di conflitto; e sviluppare una politica per aumentare la sicurezza delle reti della NATO.
  • Rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine (CUI) e migliorare la nostra capacità di deterrenza, individuazione e risposta alle minacce, anche attraverso il continuo sviluppo del Centro per la sicurezza delle CUI della NATO.
  • Investire nelle nostre capacità di difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare, necessarie per operare efficacemente in tutti gli ambienti.
  • Accelerare l’attuazione degli standard NATO e concordare le misure necessarie per aumentare e rafforzare la nostra interoperabilità.

Abbiamo aggiornato la politica IAMD della NATO e continueremo ad aumentare la nostra prontezza, reattività e integrazione attraverso varie iniziative, come l’attuazione del modello rotazionale IAMD in tutta l’area euro-atlantica, con un focus iniziale sul fianco orientale.  Gli alleati rimangono impegnati a migliorare l’efficacia della IAMD e ad adottare tutte le misure per rispondere al contesto di sicurezza.Siamo lieti di dichiarare la NATO Ballistic Missile Defence (BMD) Enhanced Operational Capability.  La consegna del sito Aegis Ashore di Redzikowo, in Polonia, integra i mezzi esistenti in Romania, Spagna e Turchia.Gli alleati restano impegnati nel pieno sviluppo del BMD della NATO, per perseguire la difesa collettiva dell’Alleanza e per fornire una copertura e una protezione completa a tutte le popolazioni, i territori e le forze europee della NATO contro la crescente minaccia posta dalla proliferazione dei missili balistici.  La difesa missilistica può integrare il ruolo delle armi nucleari nella deterrenza, ma non può sostituirle.

9.       La deterrenza nucleare è la pietra angolare della sicurezza dell’Alleanza. Lo scopo fondamentale della capacità nucleare della NATO è quello di preservare la pace, prevenire la coercizione e scoraggiare l’aggressione. Finché esisteranno le armi nucleari, la NATO rimarrà un’alleanza nucleare.La NATO riafferma il proprio impegno a rispettare tutte le decisioni, i principi e gli impegni relativi alla deterrenza nucleare della NATO, alla politica di controllo degli armamenti e agli obiettivi di non proliferazione e disarmo, come dichiarato nel Concetto Strategico 2022 e nel Comunicato di Vilnius 2023.Il controllo degli armamenti, il disarmo e la non proliferazione hanno dato e devono continuare a dare un contributo essenziale al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza dell’Alleanza e a garantire la stabilità strategica e la nostra sicurezza collettiva. La NATO rimane impegnata a prendere tutte le misure necessarie per garantire la credibilità, l’efficacia, la sicurezza e la protezione della missione di deterrenza nucleare dell’Alleanza, anche modernizzando le sue capacità nucleari, rafforzando la sua capacità di pianificazione nucleare e adattandosi se necessario.

10.       La deterrenza e la difesa della NATO si basano su un’appropriata combinazione di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica, integrate da capacità spaziali e informatiche. Impiegheremo strumenti militari e non militari in modo proporzionato, coerente e integrato per dissuadere tutte le minacce alla nostra sicurezza e rispondere nei modi, nei tempi e nei settori di nostra scelta.

11.       La cooperazione industriale transatlantica nel settore della difesa è una parte fondamentale della deterrenza e della difesa della NATO. Il rafforzamento dell’industria della difesa in Europa e in Nord America e la maggiore cooperazione industriale nel settore della difesa tra gli Alleati ci rende più capaci e in grado di soddisfare i requisiti dei piani di difesa della NATO in modo tempestivo. È alla base del sostegno immediato e duraturo degli Alleati all’Ucraina.Sulla base del Piano d’Azione per la Produzione di Difesa concordato al Vertice di Vilnius nel 2023, ci impegniamo a fare di più insieme come Alleati, anche per rafforzare l’industria della difesa in tutta l’Alleanza, agire con urgenza per fornire le capacità più critiche e rafforzare il nostro impegno verso gli standard NATO.

12.       La resilienza nazionale e collettiva è una base essenziale per una deterrenza e una difesa credibili e per l’efficace adempimento dei compiti fondamentali dell’Alleanza in un approccio a 360 gradi.  La resilienza è una responsabilità nazionale e un impegno collettivo, radicato nell’articolo 3 del Trattato di Washington.Il rafforzamento della preparazione nazionale e dell’Alleanza per la deterrenza e la difesa richiede un approccio di governo complessivo, la cooperazione tra pubblico e privato e considerazioni sulla resilienza della società. Ci impegniamo a costruire sui nostri sforzi in corso per rafforzare la resilienza nazionale integrando la pianificazione civile nella pianificazione della difesa nazionale e collettiva in pace, crisi e conflitto.Continueremo a rafforzare la nostra resilienza aumentando la consapevolezza, la preparazione e la capacità collettiva dell’Alleanza in tutti i rischi e in tutti i settori, per affrontare le crescenti minacce strategiche, anche contro i nostri sistemi democratici, le infrastrutture critiche e le catene di approvvigionamento.  Impiegheremo le capacità necessarie per rilevare, difendere e rispondere all’intero spettro di attività dannose.  Adotteremo anche misure concrete per approfondire la nostra cooperazione con i nostri partner impegnati in sforzi simili, in particolare l’Unione Europea.

13.      Gli attori statali e non statali ricorrono ad azioni ibride sempre più aggressive contro gli Alleati. Continueremo a prepararci, a dissuadere, a difenderci e a contrastare le minacce e le sfide ibride. Ribadiamo che le operazioni ibride contro gli Alleati potrebbero raggiungere il livello di un attacco armato e potrebbero indurre il Consiglio Nord Atlantico a invocare l’articolo 5 del Trattato di Washington.

14.         Continueremo a sviluppare la nostra capacità individuale e collettiva di analizzare e contrastare la disinformazione ostile e le operazioni di disinformazione. La NATO si sta coordinando strettamente con gli alleati e i partner.  Abbiamo aumentato i nostri meccanismi di allerta e condivisione e rafforzato le nostre risposte congiunte, in particolare nella comunicazione strategica.

15.      Attendiamo con ansia di incontrare il Presidente Zelenskyy nel Consiglio NATO-Ucraina. Riaffermiamo la nostra incrollabile solidarietà con il popolo ucraino nell’eroica difesa della sua nazione, della sua terra e dei nostri valori condivisi. Un’Ucraina forte, indipendente e democratica è vitale per la sicurezza e la stabilità dell’area euro-atlantica.La lotta dell’Ucraina per l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale contribuisce direttamente alla sicurezza dell’area euro-atlantica.  Accogliamo con favore gli annunci degli alleati di fornire all’Ucraina ulteriori sistemi critici di difesa aerea e altre capacità militari.  Per aiutare l’Ucraina a difendersi oggi e a scoraggiare l’aggressione russa in futuro, abbiamo:

  • Ha deciso di istituire la NATO Security Assistance and Training for Ukraine (NSATU) per coordinare la fornitura di equipaggiamenti militari e di addestramento per l’Ucraina da parte degli alleati e dei partner.La NSATU, che opererà negli Stati alleati, sosterrà l’autodifesa dell’Ucraina in linea con la Carta delle Nazioni Unite. La NSATU, in base al diritto internazionale, non renderà la NATO parte in causa nel conflitto.
  • Annunciato un Promessa di assistenza alla sicurezza a lungo termine per l’Ucraina per la fornitura di equipaggiamenti militari, assistenza e addestramento per sostenere l’Ucraina nella costruzione di una forza in grado di sconfiggere l’aggressione russa.Attraverso contributi proporzionali, gli alleati intendono fornire un finanziamento minimo di base di 40 miliardi di euro entro il prossimo anno e fornire livelli sostenibili di assistenza alla sicurezza per far prevalere l’Ucraina.
  • Ha portato avanti l’istituzione del Centro congiunto di analisi, addestramento e formazione NATO-Ucraina (JATEC), un importante pilastro della cooperazione pratica, per identificare e applicare gli insegnamenti della guerra della Russia contro l’Ucraina e aumentare l’interoperabilità dell’Ucraina con la NATO.
  • Accolto con favore la decisione del Segretario Generale di nominare un Rappresentante Senior della NATO in Ucraina.

16.       Sosteniamo pienamente il diritto dell’Ucraina di scegliere i propri accordi di sicurezza e di decidere il proprio futuro, senza interferenze esterne. Il futuro dell’Ucraina è nella NATO. L’Ucraina è diventata sempre più interoperabile e politicamente integrata nell’Alleanza.Accogliamo con favore i progressi concreti compiuti dall’Ucraina dopo il Vertice di Vilnius sulle riforme democratiche, economiche e di sicurezza richieste.  Mentre l’Ucraina continua questo lavoro vitale, continueremo a sostenerla nel suo percorso irreversibile verso la piena integrazione euro-atlantica, compresa l’adesione alla NATO.Le decisioni del Vertice della NATO e del Consiglio NATO-Ucraina, insieme al lavoro in corso degli Alleati, costituiscono un ponte verso l’adesione dell’Ucraina alla NATO. Gli Alleati continueranno a sostenere i progressi dell’Ucraina in materia di interoperabilità e le ulteriori riforme democratiche e del settore della sicurezza, che i Ministri degli Esteri della NATO continueranno a valutare attraverso il Programma nazionale annuale adattato.

17.        La Russia è l’unica responsabile della sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, una palese violazione del diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite.  Non ci può essere impunità per gli abusi e le violazioni dei diritti umani da parte delle forze e dei funzionari russi, per i crimini di guerra e per altre violazioni del diritto internazionale.La Russia è responsabile della morte di migliaia di civili e ha causato danni ingenti alle infrastrutture civili. Condanniamo con la massima fermezza gli orribili attacchi della Russia contro il popolo ucraino, compresi gli ospedali, l’8 luglio. La Russia deve immediatamente fermare questa guerra e ritirare completamente e incondizionatamente tutte le sue forze dall’Ucraina, in linea con le risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.  Non riconosceremo mai le annessioni illegali della Russia al territorio ucraino, compresa la Crimea.  Chiediamo inoltre alla Russia di ritirare tutte le sue forze dalla Repubblica di Moldova e dalla Georgia, stanziate lì senza il loro consenso.

18.       La Russia cerca di riconfigurare fondamentalmente l’architettura di sicurezza euro-atlantica. La minaccia a tutto campo che la Russia rappresenta per la NATO persisterà nel lungo termine. La Russia sta ricostruendo ed espandendo le sue capacità militari e continua le sue violazioni dello spazio aereo e le sue attività provocatorie.Siamo solidali con tutti gli alleati colpiti da queste azioni. La NATO non cerca il confronto e non rappresenta una minaccia per la Russia. Siamo disposti a mantenere canali di comunicazione con Mosca per ridurre i rischi e prevenire l’escalation.

19.       Condanniamo la retorica nucleare irresponsabile e le segnalazioni nucleari coercitive della Russia, compreso l’annunciato stazionamento di armi nucleari in Bielorussia, che dimostrano una postura di intimidazione strategica.La Russia ha aumentato la sua dipendenza dai sistemi di armi nucleari e ha continuato a diversificare le sue forze nucleari, anche sviluppando nuovi sistemi nucleari e dispiegando capacità di attacco a doppia capacità a corto e medio raggio, il che rappresenta una crescente minaccia per l’Alleanza.La Russia ha violato, attuato selettivamente e abbandonato gli obblighi e gli impegni di lunga data in materia di controllo degli armamenti, minando così l’architettura globale di controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione.  Ci opponiamo a qualsiasi collocazione di armi nucleari in orbita intorno alla Terra, che violerebbe l’articolo IV del Trattato sullo spazio extra-atmosferico e minaccerebbe gravemente la sicurezza globale.  Siamo profondamente preoccupati per il riferito uso di armi chimiche da parte della Russia contro le forze ucraine.

20.       La Russia ha anche intensificato le sue azioni ibride aggressive contro gli Alleati, anche attraverso procuratori, in una campagna in tutta l’area euro-atlantica. Queste includono sabotaggi, atti di violenza, provocazioni alle frontiere alleate, strumentalizzazione dell’immigrazione irregolare, attività informatiche dannose, interferenze elettroniche, campagne di disinformazione e influenza politica maligna, nonché coercizione economica.Abbiamo deciso ulteriori misure per contrastare le minacce o le azioni ibride russe individualmente e collettivamente e continueremo a coordinarci strettamente. Il comportamento della Russia non scoraggerà la determinazione degli alleati e il loro sostegno all’Ucraina. Continueremo inoltre a sostenere i nostri partner più esposti alla destabilizzazione russa, che rafforzeranno la loro resistenza di fronte alle sfide ibride presenti anche nel nostro vicinato.

21.       Siamo determinati a limitare e contestare le azioni aggressive della Russia e a contrastare la sua capacità di condurre attività destabilizzanti nei confronti della NATO e degli alleati. Per il nostro prossimo Vertice, svilupperemo raccomandazioni sull’approccio strategico della NATO nei confronti della Russia, tenendo conto del mutato contesto di sicurezza.

22.       La lotta al terrorismo rimane essenziale per la nostra difesa collettiva. Il ruolo della NATO nella lotta al terrorismo contribuisce a tutti e tre i compiti fondamentali dell’Alleanza ed è parte integrante dell’approccio a 360 gradi dell’Alleanza alla deterrenza e alla difesa.Continueremo a contrastare, dissuadere, difendere e rispondere alle minacce e alle sfide poste dai terroristi e dalle organizzazioni terroristiche sulla base di una combinazione di misure di prevenzione, protezione e negazione con determinazione, risolutezza e solidarietà.Al fine di rafforzare ulteriormente il ruolo della NATO nell’antiterrorismo, abbiamo approvato oggi le Linee guida aggiornate della politica della NATO sull’antiterrorismo e il nostro Piano d’azione aggiornato sul rafforzamento del ruolo della NATO nella lotta al terrorismo della comunità internazionale. Questi documenti guideranno il lavoro dell’Alleanza sull’antiterrorismo e identificheranno le aree chiave per i nostri sforzi a lungo termine.

23.      Esortiamo tutti i Paesi a non fornire alcun tipo di assistenza all’aggressione russa. Condanniamo tutti coloro che stanno facilitando e quindi prolungando la guerra della Russia in Ucraina.

24.      La Bielorussia continua a consentire questa guerra mettendo a disposizione il suo territorio e le sue infrastrutture. L’approfondimento dell’integrazione politica e militare della Russia in Bielorussia, compreso il dispiegamento di capacità e personale militare russo avanzato, ha implicazioni negative per la stabilità regionale e la difesa dell’Alleanza.

25.       La Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) e l’Iran stanno alimentando la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina fornendo alla Russia un sostegno militare diretto, come munizioni e veicoli aerei senza equipaggio (UAV), che ha un grave impatto sulla sicurezza euro-atlantica e mina il regime globale di non proliferazione.Condanniamo fermamente le esportazioni di proiettili d’artiglieria e missili balistici da parte della Repubblica Democratica Popolare di Corea, che violano numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e notiamo con grande preoccupazione l’intensificarsi dei legami tra la Repubblica Democratica Popolare di Corea e la Russia.  Qualsiasi trasferimento di missili balistici e della relativa tecnologia da parte dell’Iran alla Russia rappresenterebbe una sostanziale escalation.

26.        La RPC è diventata un sostenitore decisivo della guerra della Russia contro l’Ucraina attraverso la sua cosiddetta partnership “senza limiti” e il suo sostegno su larga scala alla base industriale della difesa russa. Ciò aumenta la minaccia che la Russia rappresenta per i suoi vicini e per la sicurezza euro-atlantica.Invitiamo la RPC, in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la particolare responsabilità di sostenere gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, a cessare ogni sostegno materiale e politico allo sforzo bellico della Russia, compreso il trasferimento di materiali a duplice uso, come componenti di armi, attrezzature e materie prime che servono come fattori di produzione per il settore della difesa russo.

27.       La RPC continua a porre sfide sistemiche alla sicurezza euro-atlantica. Abbiamo assistito a continue attività cibernetiche e ibride dannose, compresa la disinformazione, provenienti dalla RPC.Invitiamo la RPC a mantenere il suo impegno ad agire responsabilmente nel cyberspazio.  Siamo preoccupati dagli sviluppi delle capacità e delle attività spaziali della RPC.  Invitiamo la RPC a sostenere gli sforzi internazionali per promuovere un comportamento responsabile nello spazio. La RPC continua a espandere e diversificare rapidamente il suo arsenale nucleare con un maggior numero di testate e di sofisticati sistemi di lancio.Rimaniamo aperti a un impegno costruttivo con la RPC, anche per costruire una trasparenza reciproca con l’obiettivo di salvaguardare gli interessi di sicurezza dell’Alleanza.  Allo stesso tempo, stiamo aumentando la nostra consapevolezza condivisa, migliorando la nostra resilienza e preparazione e proteggendoci dalle tattiche coercitive della RPC e dagli sforzi per dividere l’Alleanza.

28.      I partenariati della NATO rimangono fondamentali per rafforzare la stabilità, influenzare positivamente l’ambiente di sicurezza globale e sostenere il diritto internazionale. Svolgono un ruolo importante nel sostenere i tre compiti fondamentali della NATO e il nostro approccio alla sicurezza a 360 gradi.Continueremo a rafforzare il dialogo politico e la cooperazione pratica con i partner, sulla base del rispetto reciproco, del beneficio e dell’interesse sia degli alleati che dei partner.  Ci riuniamo in questo Vertice per l’anniversario con i nostri partner, anche per celebrare i trent’anni del Partenariato per la Pace (PfP) e del Dialogo Mediterraneo (MD), e i vent’anni dell’Iniziativa di Cooperazione di Istanbul (ICI).Siamo grati ai nostri partner per il loro significativo contributo alle operazioni e alle missioni della NATO. Accogliamo con favore gli sforzi della Moldavia per portare avanti le riforme democratiche, così come la Bosnia-Erzegovina, con la sua integrazione europea, e ci impegniamo a sostenere le loro capacità di sicurezza e di difesa e a rafforzare la loro capacità di contrastare le minacce ibride.

29.       L’Unione Europea rimane un partner unico ed essenziale per la NATO. La cooperazione NATO-UE ha raggiunto livelli senza precedenti. La cooperazione pratica è stata rafforzata e ampliata in materia di spazio, cyber, clima e difesa, nonché di tecnologie emergenti e dirompenti.La NATO riconosce il valore di una difesa europea più forte e più capace, che contribuisca positivamente alla sicurezza transatlantica e globale e sia complementare e interoperabile con la NATO.Lo sviluppo di capacità di difesa coerenti, complementari e interoperabili, evitando inutili duplicazioni, è fondamentale nei nostri sforzi congiunti per rendere più sicura l’area euro-atlantica.  Per il partenariato strategico tra la NATO e l’UE, è essenziale il pieno coinvolgimento degli alleati non appartenenti all’UE negli sforzi di difesa dell’UE.Continueremo a rafforzare ulteriormente il nostro partenariato strategico in uno spirito di piena apertura reciproca, trasparenza, complementarietà e rispetto dei diversi mandati, dell’autonomia decisionale e dell’integrità istituzionale delle organizzazioni, come concordato dalle due organizzazioni.

30.       Incontreremo i vertici di Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Repubblica di Corea e l’Unione Europea per discutere delle sfide comuni in materia di sicurezza e delle aree di cooperazione. L’Indo-Pacifico è importante per la NATO, dato che gli sviluppi in quella regione influenzano direttamente la sicurezza euro-atlantica.Accogliamo con favore il continuo contributo dei nostri partner dell’Asia-Pacifico alla sicurezza euro-atlantica.  Stiamo rafforzando il dialogo per affrontare le sfide interregionali e stiamo migliorando la nostra cooperazione pratica, anche attraverso progetti faro nei settori del sostegno all’Ucraina, della difesa informatica, del contrasto alla disinformazione e della tecnologia.  Questi progetti miglioreranno la nostra capacità di lavorare insieme su interessi di sicurezza condivisi.

31.       I Balcani occidentali e le regioni del Mar Nero sono di importanza strategica per l’Alleanza. Rimaniamo fortemente impegnati per la loro sicurezza e stabilità. Continueremo a rafforzare il nostro dialogo politico e la cooperazione pratica con i Balcani occidentali al fine di sostenere le riforme, la pace e la sicurezza regionale e contrastare l’influenza maligna, compresa la disinformazione, le minacce ibride e informatiche, poste da attori statali e non statali.I valori democratici, lo Stato di diritto, le riforme interne e le relazioni di buon vicinato sono fondamentali per la cooperazione regionale e l’integrazione euro-atlantica e ci auguriamo che i progressi in questo senso continuino.Restiamo impegnati nel continuo impegno della NATO nei Balcani occidentali, anche attraverso la Forza per il Kosovo (KFOR) a guida NATO. Riaffermiamo il nostro continuo sostegno agli sforzi regionali alleati volti a sostenere la sicurezza, la protezione, la stabilità e la libertà di navigazione nella regione del Mar Nero, compresa, se del caso, la Convenzione di Montreux del 1936.Accogliamo con favore l’attivazione, da parte dei tre alleati litoranei, del Gruppo di lavoro per le contromisure antimine nel Mar Nero.  Continueremo a monitorare e valutare gli sviluppi nella regione e a migliorare la nostra consapevolezza situazionale, con particolare attenzione alle minacce alla nostra sicurezza e alle potenziali opportunità di una più stretta cooperazione con i nostri partner nella regione, come appropriato.  La NATO sostiene le aspirazioni euro-atlantiche dei Paesi interessati in questa regione.

32.      Il vicinato meridionale della NATO offre opportunità di cooperazione su questioni di interesse reciproco. Attraverso i nostri partenariati miriamo a promuovere una maggiore sicurezza e stabilità in Medio Oriente e in Africa, contribuendo alla pace e alla prosperità della regione.Oggi abbiamo adottato un piano d’azione per un approccio più forte, strategico e orientato ai risultati nei confronti del vicinato meridionale, che sarà regolarmente aggiornato.Abbiamo invitato il Segretario Generale a designare un Rappresentante Speciale per il vicinato meridionale che fungerà da punto focale della NATO per la regione e coordinerà gli sforzi della NATO.  Rafforzeremo il dialogo, la sensibilizzazione, la visibilità e gli strumenti di cooperazione esistenti, come l’Iniziativa per lo sviluppo delle capacità di difesa, l’Hub per il Sud e il Centro regionale NATO-ICI in Kuwait.Sulla base del successo della Missione NATO in Iraq (NMI) e su richiesta delle autorità irachene, abbiamo ampliato la portata del nostro sostegno alle istituzioni di sicurezza irachene e continueremo il nostro impegno attraverso la NMI.

33.       Abbiamo accelerato la trasformazione della NATO per far fronte alle minacce attuali e future e per mantenere il nostro vantaggio tecnologico, anche attraverso la sperimentazione e l’adozione più rapida delle tecnologie emergenti, nonché attraverso la trasformazione digitale. A tal fine, attueremo la nostra strategia riveduta per l’intelligenza artificiale e le nuove strategie per la quantistica e le biotecnologie, e promuoveremo ulteriormente i principi di uso responsabile che sono alla base del nostro lavoro.Inoltre, ci baseremo sul successo del Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic (DIANA) e del NATO Innovation Fund (NIF) per investire ulteriormente nei nostri ecosistemi di innovazione.  Stiamo monitorando attentamente i progressi tecnologici sul campo di battaglia in Ucraina e stiamo lanciando nuove iniziative di innovazione con i nostri partner ucraini.

34.       Continueremo a integrare le considerazioni sul cambiamento climatico in tutti i compiti principali e rafforzeremo i nostri sforzi per la sicurezza energetica. Il cambiamento climatico è una sfida determinante con un profondo impatto sulla nostra sicurezza. La NATO rimane impegnata a diventare l’organizzazione internazionale leader nella comprensione e nell’adattamento agli impatti del cambiamento climatico e delle condizioni meteorologiche estreme sulla sicurezza.L’energia è un fattore critico di capacità per i compiti fondamentali e le operazioni militari della NATO. Siamo impegnati a garantire alle nostre forze militari forniture energetiche sicure, resilienti e sostenibili, compreso il carburante. La NATO e gli alleati si stanno adattando alla transizione energetica in modo coerente e coordinato;

35.       Siamo impegnati a integrare le ambiziose agende della NATO su Donne, Pace e Sicurezza (WPS) e Sicurezza Umana in tutti i compiti principali. Oggi abbiamo approvato una politica WPS aggiornata, che migliorerà l’integrazione delle prospettive di genere in tutte le attività e le strutture della NATO, e farà progredire l’uguaglianza di genere all’interno dell’Alleanza, consentendo alla NATO di rispondere meglio a sfide di sicurezza più ampie.Continueremo inoltre a rafforzare il nostro approccio alla sicurezza umana per quanto riguarda la protezione dei civili e dei beni culturali. In un momento in cui il diritto internazionale e le norme fondamentali sono messe in discussione, rimaniamo pienamente impegnati nel diritto internazionale umanitario.

36.       Rendiamo omaggio a tutti coloro che lavorano instancabilmente per la nostra sicurezza collettiva e onoriamo tutti coloro che hanno pagato l’ultimo prezzo o sono stati feriti per mantenerci al sicuro, e le loro famiglie.

37.      Settantacinque anni fa, la NATO è stata fondata per preservare la pace e promuovere la stabilità all’interno dell’area euro-atlantica. Rimaniamo fermi nella nostra determinazione a proteggere il nostro miliardo di cittadini, a difendere il nostro territorio e a salvaguardare la nostra libertà e la nostra democrazia. La nostra Alleanza ha superato la prova del tempo.Le decisioni che abbiamo preso garantiranno che la NATO rimanga il fondamento della nostra sicurezza condivisa.  Desideriamo ringraziare il Segretario Generale Jens Stoltenberg per la sua straordinaria leadership in un decennio alla guida della nostra Alleanza, in tempi difficili.  Garantiamo il nostro pieno sostegno al suo successore, Mark Rutte.

38.       Esprimiamo il nostro apprezzamento per la generosa ospitalità che ci è stata offerta dagli Stati Uniti d’America. Attendiamo con ansia di incontrarci nuovamente al nostro prossimo Vertice all’Aia, nei Paesi Bassi, nel giugno 2025, seguito da un incontro in Turchia.


 

Promessa di assistenza alla sicurezza a lungo termine per l’Ucraina

1.   Oggi affermiamo il nostro incrollabile impegno nei confronti dell’Ucraina come Stato sovrano, democratico e indipendente.  Per ottenere questo risultato, l’Ucraina ha bisogno del nostro sostegno a lungo termine. Dall’inizio della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, gli Alleati hanno fornito un sostegno politico, economico, militare, finanziario e umanitario senza precedenti, compresa l’assistenza militare che ammonta a circa 40 miliardi di euro all’anno.Gli alleati hanno anche messo a disposizione la loro capacità industriale di difesa per sostenere le esigenze dell’Ucraina. Tutto ciò sta avendo un effetto sostanziale, consentendo agli ucraini di difendersi efficacemente e di infliggere alla Russia costi reali e gravi.

2.    Affermiamo la nostra determinazione a sostenere l’Ucraina nella costruzione di una forza in grado di sconfiggere l’aggressione russa oggi e di scoraggiarla in futuro.A tal fine, intendiamo fornire un finanziamento minimo di base di 40 miliardi di euro entro il prossimo annoe fornire livelli sostenibili di assistenza alla sicurezza dell’Ucraina per prevalere, tenendo conto delle esigenze dell’Ucraina, delle nostre rispettive procedure di bilancio nazionali e degli accordi bilaterali di sicurezza che gli Alleati hanno concluso con l’Ucraina.  I Capi di Stato e di Governo rivaluteranno i contributi alleati in occasione dei futuri Vertici NATO, a partire dal Vertice NATO del 2025 all’Aia.

3.    Il nostro impegno si estende ai costi relativi alla fornitura di equipaggiamento militare, assistenza e addestramento per l’Ucraina, compresi:

  • Acquisto di attrezzature militari per l’Ucraina;
  • Supporto in natura donato all’Ucraina;
  • Costi relativi alla manutenzione, alla logistica e al trasporto di attrezzature militari per l’Ucraina;
  • Costi per l’addestramento militare dell’Ucraina;
  • Costi operativi associati alla fornitura di supporto militare all’Ucraina;
  • Investimenti e sostegno alle infrastrutture di difesa e all’industria della difesa dell’Ucraina;
  • Tutti i contributi ai fondi fiduciari della NATO per l’Ucraina, compresi gli aiuti non letali.

4.    Conta tutto il sostegno alleato all’Ucraina secondo i criteri di cui sopra, sia esso fornito attraverso la NATO, bilaterale, multilaterale o con qualsiasi altro mezzo.  Per sostenere un’equa condivisione degli oneri, gli alleati mireranno a soddisfare questo impegno attraverso contributi proporzionali, anche tenendo conto della loro quota del PIL dell’Alleanza.

5.    Gli Alleati riferiranno alla NATO sul sostegno fornito in relazione a questo impegno due volte all’anno, con il primo rapporto che includerà i contributi forniti dopo il 1° gennaio 2024.  Su questa base, il Segretario Generale fornirà una panoramica di tutti i contributi notificati agli Alleati.

6.    Oltre al sostegno militare coperto da questo impegno, gli Alleati intendono continuare a fornire all’Ucraina sostegno politico, economico, finanziario e umanitario.

I nostri media, almeno nelle versioni online (che poi sono quelle che la gente legge di solito, o ameno scorre) si sono guardati bene dal fornire una sintesi del comunicato finale del vertice NATO di Washington. Il motivo è abbastanza semplice: il comunicato è l’annuncio di un conflitto aperto, che sia freddo o caldo, con la Russia nel momento in cui l’Ucraina, probabilmente a breve, sparirà e non sarà più in grado di combattere al posto nostro, e in seguito con l’Iran, la Cina e la Corea del Nord, paesi abbastanza lontani dallo spazio euroatlantico e mediterraneo che è quello che ci interessa perché, l’ultima volta che ho controllato, noi là stiamo, non sui praho all’abbordaggio nel Mar delle Andamane o a caccia di trichechi al largo delle Aleutine. Va da sé che è anche la pietra tombale su qualsiasi possibilità di soluzione negoziale del conflitto ucraino, ove per ‟negoziato” si intenda qualcosa di diverso da ‟capitolazione”.
Il comunicato lo si può trovare qui: https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_227678.htm. Consta di 38 articoli più 6 sulla ‟promessa di assistenza a lungo termine per la sicurezza dell’Ucraina”, e siccome vi voglio bene me li sono letti tutti. Ecco qualche citazione e qualche riassunto – e appunto, capirete perché i nostri media stanno facendo finta di niente. Art. 3: ‟la Russia rimane la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati”, insieme al terrorismo, e ‟le minacce che affrontiamo sono globali e interconnesse” (ovvero: la Russia collabora coi terroristi). Art. 4: ‟le azioni destabilizzanti dell’Iran stanno avendo effetti sulla sicurezza Euro-Atlantica. Le ambizioni dichiarate e la politica coercitiva della Repubblica Popolare Cinese continuano a sfidare i nostri interessi, sicurezza e valori. La partnership strategica sempre più stretta tra Russia e RPC e i loro tentativi che si rinforzano mutualmente di minare e modificare l’ordine internazionale basato sulle regole, sono causa di profonda preoccupazione”. Art. 5 (bello questo): ‟Accogliamo con calore il Presidente dell’Ucraina Zelensky e i leader di Australi,a Giappone, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea e Unione Europea” (compito per casa: perché Zelensky è l’unico di cui viene fatto il nome?). Articolo 6 (o anche: ‟vi piaceva il SSN, vero? Peccato!”): ‟Accogliamo con piacere il fatto che più di due terzi degli Alleati hanno rispettato il loro impegno di spendere per la difesa il 2% del loro PIL e lodiamo quegli Alleati che lo hanno superato. Gli Alleati stanno intensificando gli sforzi: le spese per la difesa degli Alleati europei e del Canada sono cresciute del 18% nel 2024, il più grande incremento da decenni […] Riaffermiamo che, in molti casi, spese superiori al 2% del PIL saranno necessarie per rimediare alle carenze esistenti e soddisfare le esigenze che in tutti i campi sorgono per via di un ordine di sicurezza maggiormente contestato”. Art. 7, in breve: siamo bravissimi, aumentiamo, miglioriamo, rinforziamo, in cielo mare e terra (è l’articolo più lungo, quasi una pagina da solo, e davvero dice sostanzialmente solo questo). Questa era la parte buona. Domani, perché ora è tardi e fa troppo caldo, il resto: missili a medio e lungo raggio in Europa (ovvio in Europa, che sono scemi che se le mettono in casa a rischio che russi o cinesi le colpiscano), armi nucleari, e liete prospettive di guerra con Russia e Cina per le quali, davvero, le stiamo provando tutte.
Ci eravamo fermati all’articolo 7, proseguiamo con ordine. L’articolo 8 è molto importante, anche perché ripropone il punto dolente che portò alla rottura seria con la Russia nel 2007, il sistema antimissile basato in Polonia e Repubblica Ceca: ‟Abbiamo deciso deterrenza e difesa contro tutte le minacce aeree e missilistiche potenziando la nostra Difesa Integrata Aerea e Missilistica (IAMD), basata su un approccio a 360 gradi […] Siamo lieti di annunciare la Capacità Operativa Potenziata della Difesa contro Missili Balistici (BMD) NATO. La consegna del sito Aegis Ashore di Redzikowo, in Polonia, completa le installazioni già esistenti in Romania, Spagna e Turchia […] la difesa missilistica può fare da complemento alle armi nucleari nella deterrenza; non può sostituirle”. L’articolo 9 riporta anche la NATO nel campo del credibile uso delle armi nucleari (per i paesi membri, ovviamente, non per l’Ucraina): ‟La deterrenza nucleare è la pietra angolare della sicurezza dell’Alleanza […] Fintanto che esistono le armi nucleari la NATO rimarrà un’alleanza nucleare”, secondo i principi già formulati nello Strategic Concept del 2022 (che trovate qui: https://www.nato.int/…/6/pdf/290622-strategic-concept.pdf) e del Comunicato di Vilnius del 2023 (https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_217320.htm); ‟la NATO rinnova il suo impegno a fare tutti i passi necessari per assicurare la credibilità, efficacia, sicurezza della missione di deterrenza dell’Alleanza, incluso modernizzare le sue capacità nucleari, rinforzare le sue capacità di pianificazione nucleare, e adattarle alle necessità”. L’articolo 10 è fuffa, l’11 invece introduce la Promessa di Espansione della Capacità Industriale, ovvero il rafforzamento dell’industria militare dei paesi membri e la prevalenza dell’apparato militare su quello civile, su cui si torna nell’Art. 12: ‟Rinforzare la preparazione nazionale e dell’intera Alleanza per la deterrenza e la difesa richiede un insieme di approccio governativo, cooperazione tra pubblico e privato, e considerazioni sulla resilienza della società. Promettiamo di aumentare i nostri sforzi per rinforzare la resilienza nazionale integrando la pianificazione civile nella pianificazione della difesa nazionale e collettiva in tempo di pace, di crisi e di conflitto”. Art. 13 e 14 fuffa (minacce ibride, analizzare e combattere la disinformazione). Dall’Art. 15 in poi, finalmente, si parla di Ucraina: ‟Riaffermiamo la nostra incrollabile solidarietà col popolo dell’Ucraina nell’eroica difesa della propria nazione, della propria terra, e dei nostri valori condivisi. Un’Ucraina forte, indipendente e democratica è vitale per la sicurezza e la stabilità dell’area Euro-Atlantica. La lotta dell’Ucraina per la propria indipendenza, sovranità e integrità territoriale all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti contribuisce direttamente alla sicurezza Euro-Atlantica”. Per aiutare l’Ucraina, dunque, viene costituito l’Assistenza per la Sicurezza e l’Addestramento NATO per l’Ucraina (NSATU), ‟per coordinare il rifornimento di equipaggiamento militare e l’addestramento per l’Ucraina da parte degli Alleati e dei partner”, che naturalmente, almeno secondo la NATO, ‟non renderà la NATO parte del conflitto” ma ‟sosterrà la trasformazione delle forze di sicurezza e di difesa dell’Ucraina, permettendo la loro futura integrazione con la NATO”. Si annuncia poi la Promessa di Assistenza a Lungo Termine per l’Ucraina, su cui torneremo in seguito perché è un documento separato, l’istituzione del Centro Unificato NATO-Ucraina per l’Analisi, l’Addestramento e l’Educazione (JATEC), sempre per accrescere l’interoperabilità delle truppe ucraine con quelle NATO, e la designazione di un Rappresentante Senior della NATO in Ucraina, che immagino verrà ampiamente ricompensato per il disturbo. L’articolo 16 è il chiodo nella bara per i negoziati. In breve, l’Ucraina entrerà nella NATO, prima o poi, e basta (a meno che, naturalmente, non sia l’Ucraina stessa a decidere di non volerlo più…). In dettaglio, dice così: ‟Sosteniamo in pieno il diritto dell’Ucraina di scegliere i propri accordi di sicurezza e di decidere del proprio futuro, libera da interferenze esterne. Il futuro dell’Ucraina è nella NATO. L’Ucraina è diventata sempre più interoperabile e integrata nell’Alleanza. Accogliamo con favore i progressi concreti fatti dall’Ucraina dopo il vertice di Vilnius per quanto riguarda le riforme democratiche, economiche e di sicurezza richieste. Mentre l’Ucraina continua il suo lavoro vitale, noi continueremo a sostenerla sulla sua irreversibile strada verso la piena integrazione Euro-Atlantica, incluso l’ingresso nella NATO. Affermiamo nuovamente che saremo in grado di invitare l’Ucraina ad unirsi all’Alleanza quando gli Alleati saranno d’accordo e le condizioni saranno rispettate. Le decisioni del summit della NATO e del Consiglio NATO-Ucraina, combinate con il continuo lavoro degli Alleati, sono il ponte per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO”. Gli articoli 17, 18, 19, 20, 21 (5 su 38, non male) sono interamente dedicati alla Russia. La Russia è la sola responsabile del conflitto, dei morti e delle distruzioni, e dovrà pagarne il prezzo; deve ritirarsi immediatamente e senza condizioni, e la NATO ‟non riconoscerà mai l’annessione illegale da parte della Russia del territorio ucraino, inclusa la Crimea (la necessità di specificarlo, ‟inclusa la Crimea”, significa che davvero c’era qualcuno, dal lato nostro, disposto a cederla. Evidentemente ora è passato in minoranza); deve anche ritirare le truppe da Moldavia e Georgia (ovvero dalla Transnistria, dalla Abkhazia e dall’Ossezia del sud); la minaccia russa mira a riconfigurare l’architettura di sicurezza Euro-Atlantica, e non svanirà col tempo, ma naturalmente ‟la NATO non cerca lo scontro e non pone alcuna minaccia alla Russia”, e resta disposta a mantenere canali di comunicazione con Mosca per ‟mitigare il rischio e prevenire l’escalation” (l’Ucraina può andare in fumo, ma attenzione a non allargarsi, non è che ci andiamo di mezzo pure noi?); la retorica nucleare della Russia è ‟irresponsabile” ed è davvero una brutta cosa che ‟continui a diversificare le sue forze nucleari, incluso sviluppare nuovi sistemi nucleari e schierare capacità dual-use a raggio corto e intermedio”; la Russia, del resto, ha violato, implementato selettivamente o abbandonato tutti i trattati (mi ricordavo che dal trattato ABM si fosse ritirato Bush nel 2002 e dall’INF Trump nel 2019, ma che ne so io); si chiude con le ‟azioni ibride”, ovvero ‟strumentalizzazione dell’immigrazione irregolare, maligni cyber-attacchi, interferenze elettroniche, campagne di disinformazione e maligne influenze politiche, inclusa la coercizione economica; per cui, la NATO resta determinata nel contrastare tutto questo e nel sostenere gli Alleati vittime di queste operazioni, e al prossimo vertice NATO si discuterà di come eventualmente cambiare ancora la posizione strategica nei confronti della Russia. L’Art. 22 è sulla necessità di contrastare il terrorismo, il 23 introduce il resto del mondo nella lista dei cattivi, o quantomeno, ‟tutti quelli che facilitano, e dunque prolungano, la guerra della Russia in Ucraina”. Questi paesi sono la Bielorussia (Art. 24), la Repubblica Democratica della Corea e l’Iran (Art. 25), la Cina (Art. 26 e 27, è grossa, almeno due se li merita). Nell’Art. 27 si scrive esplicitamente che la Cina ‟continua a porre sfide sistemiche alla sicurezza Euro-Atlantica. Gli Art. 28 e 29 sono fuffa, il 30 annuncia un prossimo incontro ‟con le leadership di Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea e Unione Europea per discutere delle sfide alla sicurezza comune e delle aree di cooperazione. L’Indo-Pacifico è importante per la NATO, perché gli sviluppi in quella regione hanno conseguenze dirette sulla sicurezza Euro-Atlantica”, quindi contro la Cina, cari amici, è il caso ci muoviamo anche noi. L’Art. 31 parla dell’importanza per la NATO dei Balcani occidentali e del Mar Nero, che certo non possiamo lasciare agli slavi ortodossi, il 32 è quello che all’Italia interessa di più perché si parla dell’istituzione di un Rappresentante Speciale per il Fianco Meridionale, ossia Nordafrica e Medio Oriente, e gli altri 6 articoli sono congratulazioni reciproche e un po’ di lip service alle questioni ambientali e di genere.
Questa è la situazione, e non è buona.

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