Italia e il mondo

C’è del metodo in questa follia, di WS

MdL ha scritto qui

un articolo sintetico del suo punto di vista; confesso di essere stato sempre molto influenzato dalle sue tesi.

I suoi libri ormai hanno anni. A leggerli sono stati a suo tempo “pugni nello stomaco”; ora si possono considerare “profetici” su questo mondo distopico in cui siamo stati portati.

Ma qualcosa , e lo nota lo stesso “catastrofista” MdL , sembra stia “andando storto”; siamo infatti tutti sconcertati dalla imprevista traiettoria presa da “l’ occidente combinato” perché di sicuro la sua “Agenda” è in ritardo.

Dalla guerra alla Russia alla guerra all’ Iran con la militarizzazione dei “soci” e la conseguente distruzione delle loro economie e relativi stati sociali, con in aggiunta per di più, ma questo per ora solo nella parte “europea” dell’ impero, il loro “antico” tessuto sociale già completamente sfilacciato e pure corroso da una immigrazione di massa allogena ed indigeribile, questo “transatlantico” , per riprendere il titolo di un mio vecchio contributo , andrà comunque a sbattere da qualche parte , fosse anche che il “rompighiaccio” russo riuscisse miracolosamente a schivarlo.

Perché questo Titanic un “iceberg” alla fine lo troverà e noi siamo tutti chiusi in terza classe !

Ma CHI ne decide la rotta? Non certo i burattini politici che ci viene concesso di “eleggere”. In plancia si annida “ un “pilota automatico” come ci disse un “banchiere che tutto il mondo ci invidia”.

Ma CHI lo ha impostato quel “pilota” e perché questa folle “ rotta di collisione” ?

Prima di tentare di rispondere a queste domande sarà bene cominciare a chiarire che qui la teoria marxista-leninista non ci aiuta anche se a volte “ suona bene”.

Usando infatti un’ ottica marxista si potrebbe pensare che sia solo per una ottusa avidità che capitali, tecnologie e posti di lavoro siano stati estratti dall’ interno de “l’ impero occidentale” e portati in Asia, al “comunismo” cinese invece che a quello russo.

Sempre nella stessa ottica, sarebbe per la stessa avidità che i “ salari” all’ interno de “l’ impero occidentale” siano stati portati , come ci dicono le statistiche della natalità, sotto il valore necessario alla riproduzione dei “ salariati” (/ “consumatori”) , e che per questo , e sempre nella stessa ottica, si sia avviata l’ importazione sistematica “ da fuori” di “disperati” ansiosi di “consumare” e per questo pronti ad accettare i salari che i “nativi” oramai non erano più disposti ad accettare.

Tutte queste cose infatti Marx ce le aveva già descritte analizzando le vicende del capitalismo inglese del XIX secolo .

Ma è proprio qui che le cose cominciano a divergere; ALLORA i capitalisti inglesi per abbassare i salari agli operai inglesi “importavano” affamati irlandesi , mica “afroislamici” !

E ALLORA “ la sinistra” inglese si organizzava CONTRO i “crumiri “; mica andava a festeggiare il loro arrivo sulle banchine di Liverpool e Glasgow !

E anche se qualcuno può marxisticamente dire che questo sia il “capitalismo terminale” e pensare che tutto questo sia la conseguenza di un gigantesco “abbaglio “ di un “capitalismo lasciato a se stesso” fino al finire “ impiccato con la corda data a prestito “ di Lenin (ma stranamente ”prestata” alla Cina invece che alla Russia), chi fermerà questa corsa ? Voi vedete da qualche parte l’opposizione di un qualche nuovo marxiano “soggetto economico”?

Le “analisi marxiste” non funzionano perché qui siamo davanti ad un “fenomeno nuovo” .

Infatti per entrare nello specifico italiano , non è solamente l’ avidità degli industrialotti “ padani” a riempire l’ Italia di “nuovi italiani”, perché in Italia la forza lavoro non ERA mai mancata e quella che oggi vanta la Meloni non è “piena occupazione” ma piena “SOTTOccupazione” di gente senza altra speranza che sopravvivere.

Certo la “ legge ferrea dei salari” spinge sempre ogni capitalista a comprimere i “ salari” fino al limite in cui i suoi affari peggiorano , e anche gli Agnelli , quando erano ancora “ industriali”, per guadagnare di più riempirono Torino di operai meridionali , ma mica di “banglas” come Monfalcone oggi , per citare l’ ultima industria strategica nazionale …

Ma perché allora quella Fiat , che allora macinava comunque grossi utili, in gran parte pure lasciati all’ estero, non superò quel limite di importare “ crumiri” dal Bangla Desh ?

Perché ALLORA nessun ingegner Valletta, per citare un VERO industriale, avrebbe portato in fabbrica manodopera “esotica”; lo STATO ITALIANO di ALLORA non gli avrebbe pagato i relativi COSTI SOCIALI; cosa che invece era disposto a pagare per ALTRI cittadini italiani.

La decisione di schiacciare “ il salariato “ ne “ l’ impero occidentale” è stata presa ben prima del crollo “ufficiale” del “ comunismo” e questo si può definire da quando le curve della produttività e dei salari hanno cominciato a divergere.

Negli USA ad esempio l’ inizio di questo processo è avvenuto nella seconda metà degli anni settanta , in Gran Bretagna nella prima metà degli ottanta e nella UE agli inizi dei ‘ 90 ed il “ritardo” è stato dovuto solo al tempo necessario per “ integrare” nel progetto i “corpi rappresentativi” un tempo schierati a difesa del “ salariato”.

Da noi il momento chiave fu segnato dalla “legge Martelli” che non a caso porta il nome di uno dei tanti nostri “ socialisti pret-a-porter” , ma il piano a qualcuno era già noto prima.

Infatti negli anni ‘80 il giornalista Maurizio Blondet era allora una punta del Giornale di Montanelli dove fece tante inchieste su “ voci” che aveva raccolto fino a quando, seguendo i retroscena del capitalismo meneghino nell’ affare Bi-Invest, incappò negli “ esoterismi” di quell’ “ambientino” e fu brutalmente espulso da quel quotidiano dopo un durissimo “disclaimer” del suo direttore.

Ma appunto una delle “voci” che aveva poco prima riportato Blondet riguardava lo strano progetto sottoposto alla “Fondazione Agnelli” su “ milioni di africani in Italia entro il 2000”; la Fondazione aveva risposto “ si può fare, purché i COSTI SOCIALI non siano in capo all’ azienda”.

CHI aveva sottoposto questo progetto e perché era stato preso tanto sul serio nonostante fosse ALLORA una totale assurdità ?

La conclusione, quindi, è molto semplice: non siamo finiti qui per un “capitalismo impazzito” o quantomeno per quel “ capitalismo” del XIX secolo che aveva descritto Marx.

C’ è al di sopra di quel capitalismo , comunque produttivo, ed quindi in qualche modo “progressivo”, come gli aveva riconosciuto Marx stesso , un altro “capitalismo” dedito non a guadagnare producendo “ cose”, ma a guadagnare creando “ denaro” cioè quel “ sangue “ necessario al funzionamento di ogni corpo sociale e quindi detentore di un potere che supera quello degli Stati. Proprio quegli Stati che avendo ceduto a questo “ capitalismo” il potere di “creare moneta” sono ora costretti ad indebitarsi con esso come qualunque di noi “sudditi”.

Ed un simile potere, seppur “ invisibile” come la mitica “ mano del mercato” di A. Smith , non è “inanimato” e “ci vede benissimo”; quindi “ c’ è del metodo in questa follia” e RIleggere Marx non ce lo può spiegare.

Carlo di Borgogna e il suo progetto temerario, di WS

Nella precedente divagazione abbiamo lasciato la Lotaringia interamente all’ interno de Sacro Romano Impero Germanico principalmente riorganizzata in due regni , separati dalle Alpi, che rispondevano entrambi a l’ imperatore Sassone: il Regno di Italia ( l’ ex Longobardia ) , e il regno di Burgundia ( o Borgogna) dal nome del popolo germanico che si era installato nella valle della Saona prima della loro sottomissione ai Franchi.

Questo regno di Borgogna subì da subito la pressione francese e già da l’ anno mille con la crisi imperiale della “guerra delle investiture” solo l’ alta valle del Rodano rimase all’ impero come “franca contea” insieme al territorio originario dei Franchi della valle del Reno spezzettato però in una miriade di principati e città-stato secondo la stessa traiettoria in cui si era frantumato anche il Regno d’ Italia.

In Francia del defunto Regno di Borgogna sopravvisse di nome solo il ducato di Borgogna, feudo di confine affidato sempre ad un ramo cadetto della dinastia francese.

Uno di questi però , Filippo l ‘Ardito, nel 1300 colse l’ occasione di rendere indipendenti ed ereditarii i propri dominii.

E qui bisogna fare la piccola digressione che al contrario del l’impero tedesco il regno francese rimase sempre molto più compatto e centralizzato .

Non ci furono mai in Francia “lotte per le investiture” e le ambizioni della aristocrazia francese furono sempre dirottate “all’ esterno”; dalla conquista normanna de l’ Inghilterra prima e de l’italia meridionale poi , alle crociate , e alla conquista angioina del regno di Napoli e perfino al lontanissimo Regno di Ungheria.

In Francia i diritti feudali non solo erano revocabili , ma in base alla legge salica rientravano prima o poi tutti nella piena disponibilità del re.

Ma quando il Re di Francia provò a revocare i diritti feudali francesi del Re “normanno” d’ Inghilterra questi aveva abbastanza forza per resistergli ed addirittura invadergli il Regno , e fu in quella fase che il suo parente e vassallo duca di Borgogna ribellò al Re di Francia conquistando così l’ indipendenza di fatto dei propri possessi.

E questi Valois di Borgogna traendo spinta dalla ricchezza dei propri possessi con abili strategie anche matrimoniali si erano poi estesi anche su gran parte delle limitrofe regioni imperiali tantè che il duca di Borgogna era contemporaneamente nobile francese e feudatario tedesco .

I “Borgognoni” , appunto, inizialmente nelle guerra dei cento anni aiutarono gli inglesi ma poi ricevuto dal re di Francia il riconoscimento della propria piena autonomia alla fine aiutarono la Francia ad espellere gli inglesi rimanendo legati al regno di Francia solo da un formale vassallaggio dei propri possessi francesi , e il loro informale “regno” su terre francesi e tedesche prosperò.

“ I Grandi Signori de l’ Occidente” come furono allora chiamati perché potenti più di un re ma senza averne alcun titolo formale.

E non è un caso che la fioritura della Signoria borgognona corrispondesse a quella delle Signorie italiane , ma la sua potenza era su scala maggiore, ben più del nostro più potente Ducato , quello di Milano, al massimo della sua estensione (1402)

Ma il problema geopolitico dei “ Grandi Signori del’ Occidente “ era “francese”. Infatti cacciati gli inglesi la monarchia francese aveva rapidamente recuperato forza e cercava ogni pretesto per espandersi sottomettendo quei ricchi “ex-vassalli” , e non solo sulle terre che ancora gli appartenevano “legalmente” , ma anche su quelle tedesche sucui l’ Imperatore non aveva la forza per sostenere i propri diritti anche se formalmente li rivendicava in toto.

Quando Carlo poi detto “il Temerario” ( ma più correttamente “l’ Ardito” come il suo antenato Filippo ) successe al padre la pressione francese era diventata insostenibile perché i domini di Carlo per quanto ricchi ed estesi erano strategicamente fragili ( vedi la mappa qui sotto).

Carlo doveva costruire uno stato più compatto e la sua idea era quella di ricostituire il regno di Burgundia all’ interno del Sacro Romano Impero inteso come esso si era poi evoluto : una confederazione di stati “regionali” indipendenti al proprio interno ma soggetti ad una autorità politica comune, decisa in una “dieta” ed espressa da un imperatore eletto, così come quella religiosa era espressa da un papa anchesso elettivo.

L’ interessante novità nel progetto di Carlo era che il suo Impero, riportandovi all’ interno la Lotaringia, non era più specificatamente “ germanico”, e che da quel punto di vista lui “ francese” e signore su terre tedesche avrebbe avuto anche la giustificazione per ricreare un impero “ sovranazionale” risolvendo così la frantumazione politica della Cattolicità.

A questo scopo Carlo agì inizialmente diplomaticamente per trovare alleati in Italia tra i due ducati “imperiali” interessati perché per vari pretesti entrambi sottoposti ugualmente alla pressione francese : il ducato di Savoia e il ducato di Milano e finanche nel Regno di Napoli che “imperiale” non era mai stato ma che anchesso coi francesi aveva dei problemi perché anche li il re francese accampava dei diritti .

Tentò inizialmente anche un approccio inglese stabilendo con loro una onerosa alleanza antifrancese, ma senza successo perché il suo nemico Luigi XI non dormiva, e usando notevoli somme aizzò conflitti interni alla casa reale inglese di modo che gli inglesi presero soldi da entrambi senza far nulla .

Ma soprattutto il re francese, fece una cosa che poi risultò decisiva: deviò l’ espansionismo svizzero nella alta valle del Rodano dopo avergli appianato con ingenti somme il loro secolare conflitto con la contea del Tirolo.

Carlo incontrò l’ insuccesso anche nella sua richiesta di farsi nominare Re di Burgundia da l’imperatore Federico III di Asburgo il quale era “imperatore” , in quanto signore della derelitta marca d’ Austria, ma eletto tale solo perché abbastanza debole ed esterno alle cose di Germania da non essere una minaccia per tutti gli altri potentati tedeschi.

Federico non era uno stupido, anzi aveva anche lui grandi ambizioni certificate dalla accurata educazione imposta a suo figlio Massimiliano ( il prossimo protagonista di questa storia ), e temeva che un ricco e potente Re di Burgundia potesse poi sfilare il titolo di imperatore alla sua famiglia che questo titolo se lo era aggiudicato al contrario proprio per la propria debolezza dovuta soprattutto alla cronica carenza di danaro, che era il motivo per cui Carlo sperava di comprarsi da Federico il titolo di “Re”.

Inutilmente però, perché probabilmente fu anche per il denaro francese ricevuto che Federico rifiutò .

Ma Federico vedeva anche i limiti della propria impotenza imperiale. Da sempre infatti l’ Austria aveva problemi con il suo vicino Regno d’ Ungheria che ormai la circondava da 3 lati .

Un vicino invero ora distrarro dalla crescente minaccia turca, ma cosa sarebbe successo a l’ Austria e alla cristianità di cui lui si sentiva, seppur solo formalmente, imperatore , alla fine di quel “ confronto” ?

Così in risposta contropropose a Carlo una alleanza da siglare con il matrimonio del figlio di Federico , Massimiliano , con l’ unica figlia di Carlo, Maria.

In questo modo Federico , cioè Massimiliano, con il danaro dei borgognoni avrebbe avuto i mezzi per assoldare le milizie con cui diventare veramente un Imperatore sia verso i riottosi vassalli interni che verso i nemici esterni, francesi , ungheresi o turchi che fossero.

Questo non era proprio quello che Carlo voleva ma comprese subito che il progetto di Federico collimava col suo e che proprio il legame di sangue tra le due casate lo avrebbe reso vincente .

Anche i due giovani si incontrarono e si piacquero e così il fidanzamento fu ufficializzato.

Ma Carlo, uomo di impulso poco incline ad usare la diplomazia, poggiando sulla già acquisita seppur implicita alleanza con Federico, passò subito a l’ azione per stabilizzare i propri possessi lungo tutta la riva sinistra del Reno sottomettendovi tutte le città e i potentati tedeschi .

Ora Carlo aveva finalmente un “ regno” e non un “patchwork” di possessi familiari!

Luigi XI, vedeva il disegno e le mosse di Carlo ma non osava entrare in guerra diretta con lui . Però usava l’ arte de l’ intrigo per sollevare ribellioni interne al ducato e il proprio danaro per alimentare una alleanza antiborgognona di tutti quei potentati tedeschi , sia di quelli già spotestati che di quelli che ancora restavano sulla “via verso l’ Italia”: l’ obbiettivo che la propaganda francese diceva essere il progetto espansionistica di Carlo.

. Tra questi “ potentati” , tutti formalmente soggetti a l’ Impero, particolarmente allarmati e bellicosi erano gli Svizzeri ,praticamente imbattibili e specialmente sulle loro montagne.

Preminenti tra loro erano i Bernesi che da soli non osavano entrare nelle terre borgognone ma erano interessati , anche perché spinti da l’oro francese , ad attaccare il ben più debole ducato di Savoia , alleato di Carlo, per sottrargli il Vaud.

Cosa che fecero. E l’ impulsivo Carlo , uomo del medioevo, epoca in cui l’ onore contava più della convenienza, divise le sue forze e partì in soccorso del duca di Savoia andando a sbattere contro l ‘intera fanteria svizzera al completo a Morat e perdipiù in un terreno montano sfavorevole alla sua cavalleria.

Il duca , pesantemente battuto, con le sue residue forze ripiegò nelle sue terre per raccogliervi le altre truppe che aveva lasciato indietro, ma si trovò la strada sbarrata da l’ ex duca di Lorena che egli aveva cacciato e che, con soldi francesi, era rientrato nel suo ducato .

Carlo invece di aggiraralo lo assaltò , lo insegui e lo assediò in Nancy. Ma mentre lo assediava, vi fu raggiunto e ucciso dalle ingenti forze svizzere che, ingaggiate dai francesi, lo avevano anchesse inseguito.

La morte del duca provocò il collasso del suo stato che i francesi cominciarono ad occupare perché tutte le città e i principati che Carlo aveva sottomesso non avevano più protezione e sia la ricca borghesia che nobiltà borgognona non sentivano nessuna identità nazionale da difendere.

Non solo il progetto di Carlo era fallito , ma l’ intera Signoria era persa. Il re di Francia aveva trionfato senza direttamente combattere e si prendeva tutto, in quanto gli svizzeri che avevano fatto il lavoro per lui tornavano nelle loro valli carichi di oro trattenendosi solo alcune valli alpine di quello che era stato il più ricco potentato europeo .

L’orfana Maria abbandonata dalla nobiltà e dalle città borgognone non aveva alcuna protezione se non quella dei suoi sudditi fiamminghi presso cui si era rifugiata , e un povero e lontano “promesso” dall’ altra parte del continente.

Ed è qui che costui entra in scena, come un cavaliere medioevale a difesa della sua “promessa”, per riprendere, con un imprevedibile successo, il progetto che un futuro suocero nemmeno veramente conosciuto aveva così clamorosamente fallito.

Ma questa è un ‘altra storia per un’ altra digressione.

Noi qui però ci dovremmo chiedere che cosa voleva Carlo ? Poteva Carlo convivere col Re di Francia fortemente intenzionato a riprendersi la “sua” Borgogna ? Certamente no e quindi doveva agire nella direzione intrapresa. Il suo “regno multinazionale” infatti poteva sopravvire solo all’interno di un Impero “multinazionale” e solo in alleanza di quei potentati italiani ugualmente interessati a difendersi da l’ espansionismo francese e a mantenersi autonomi dentro la struttura “ federale” di un Impero multinazionale.

.

Voleva forse così Carlo ricreare la Lotaringia ? Probabilmente no ma volente o nolente doveva comunque aprirsi quella “ strada per l’ Italia” sebbene per farlo avrebbe dovuto usare un approccio più prudente .

L’ ultimo “ Grande Signore de l’ Occidente” era un uomo del passato che pur disponendo di molto danaro non ne aveva capito la profonda corruttela morale e civile che esso comporta.

E comunque le città e i nobili del suo informale “regno” che gli si ribellarono in nome del loro danaro non hanno poi mai più conosciuto lo splendore che fu di quel “ regno”.

Ed è divertente e istruttivo notare che il “regno di Burgundia” abbia avuto nella stesse fasi storiche la stessa dinamica del suo “fratellastro del sud” , non a caso poi unificato dagli “ alleati” savoiardi di Carlo.

Ma solo le diverse circostanze geografiche ( la geografia è sempre geopolitica) hanno fatto si che oggi esista uno stato chiamato “Italia” mentre i residui del “regno di Burgundia” ,volendoli oggi anche mettere insieme, al massimo si chiamano “ Benelux”

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L’INTERMARIUM, di WS

Purtroppo adesso ho poco tempo per scrivere commenti “lunghi”( devo raccogliere olive),ma questo articolo

ne merita uno e subito, perché sull’ argomento avevo scritto qui una breve divagazione https://italiaeilmondo.com/2025/11/16/la-lotaringia-cuore-delleuropa_di-ws/ 

nonché un suo “sequel” su quel “temerario” che cercò di rifondarla; articolo che poi non ho mai inviato perché per quanto l’ argomento sia FONDAMENTALE, specialmente per noi italiani, per capire la nostra storia e perché si sia arrivati in queste situazioni geostrategiche non mi sembrò allora di avere suscitato grande interesse in merito.

Ma niente di strano in questo. I più di coloro che si interessano di geopolitica lo fanno per capire “il domani”, così sbagliando, però; di fatti se è “l’ oggi” che determina “il domani”, è “il passato” che ha determinato “l’oggi” .

Non posso quindi che apprezzare questo contributo di “necrofilia” storica , (“necrofilia” perché oramai i suoi soggetti, gli stati europei, sono sostanzialmente morti ) e con una analisi con cui sono in gran parte d’accordo.

Ma il mio orecchio geopolitico non ha potuto fare a meno di coglierne “la stecca”; “stecca” appunto legata alla attualità geopolitica; quello che, appunto, interessa ai nostri lettori e che probabilmente giustifica la committenza di questo egregio lavoro storico e sicuramente un mio pronto commento.

 E “la stecca” si chiama INTERMARIUM una cosa che nella storia europea non è mai esistita e che mai esisterà aldilà delle fantasticherie polacche. 

E perché si è sentito adesso necessario inquadrare “ storicamente” questo “futuribile” progetto? Perché il piano originale de “l’ occidente combinato” ( cioè della dirigenza americana ) è fallito in una ovvietà : la Russia NON può essere sconfitta in CASA PROPRIA .


E questo è un concetto banale, già noto a molti : MAI MARCIARE CONTRO LA RUSSIA!

Lo ha detto in punta di morte quel Bismarck creatore del “l’ impero tedesco ”, lo ha ripetuto sarcasticamente BEN TRE volte Montgomery alla platea di ufficialetti inglesi della accademia a cui lui non era stato ammesso.

E adesso ai soliti inglesi glielo ha pure spiegato Crosetto: se non si vuole andare fino in fondo ( cioè alla guerra nucleare) con la Russia si dovrà trovare un modo di conviverci… ovviamente fino al momento del prossimo tentativo di metterla definitivamente “ sotto” !

Ma come “ricostruire” un “ equilibrio in Europa ” che mantenga le condizioni fondanti della NATO : la Russia FUORI , la Germania SOTTO e gli angloamericani DENTRO ?

L’ INTERMARIUM ovviamente; una specie di nuova “ Jugoslavia”, ma stavolta a “guida polacca” che si frapponga tra la morente €uropa e la Russia. Un guerrafondaio botolo “anglomericano” puntato contro la Russia, ma “ a spese” degli €uropei !

Ora sia chiaro , SE ( e sottolineo SE ) ci scampiamo da un ennesima guerra mondiale in EUROPA ( cosa che io non credo), un “ equilibrio” con una Russia “piuttosto arrabbiata” andrà comunque trovato; OVVIAMENTE questo non potrà essere la famosa “ pace giusta” di cui tutti blaterano in “occidente” perché ALLA RUSSIA delle VERE “ garanzie” andranno date, e altrettanto ovviamente quel “buco nero “ che allora sarà diventato questo cesso di €uropa a guida franco- tedesca andrà comunque “riempito” .

E di “idee” in proposito se ne possono avere tante, ma esercitarsi ORA su questa fantageopolitica è assolutamente inutile; PRIMA dovremo aspettare il responso del “campo di battaglia”. Che cali definitivamente ogni polvere sulle “macerie”.

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L’arma più forte – Il tradimento non porta mai bene _ due articoli di WS

“L’agente Korybko” è sempre molto interessante da leggere ed offre sempre spunti interessanti da commentare, ma mettere insieme molti suoi articoli, tutti insieme, rende difficile commentarlo puntualmente.

Comunque, dal “ricco zuppone ” di oggi, qui riportato

oggi commento per esteso solo due passaggi importanti.

Il primo è questo:

  la famigerata menzogna secondo cui Putin sarebbe segretamente un antisionista

 che non ha alcun senso politico , perché ormai nessuno potrà negare che “Putin è indubitabilmente prorusso” come daltronde lo è sempre stato l’ ebreo “ puro” Zerinowsky !. 

Ed anche ammettendo fosse vero che sia il semplice “sionismo” la prima minaccia per l’ esistenza della Russia, cosa dovrebbe fare Putin ? Attaccarlo frontalmente ed in piena luce come un noto “sciocco” prima di lui?

Qualunque cosa pensi in merito al “sionismo” un russo di madre ebrea ma convintamente russo, la sua azione politica in difesa della Russia dovrebbe essere di non ripetere l’errore che quello ” sciocco” fece a suo tempo, anche solo partendo dalla semplice costatazione che le responsabilità non sono mai collettive come invece pretendono i “sionisti” per tutti gli altri.

Il secondo punto da chiarire è questo:

   Dal momento che la Cina si è rifiutata di accelerare radicalmente il multipolarismo sfidando le tre sanzioni statunitensi contro la Russia e interrompendo le vendite di droni all’Ucraina, è una sorta di giustizia poetica che la Russia inasprisca radicalmente la campagna di pressione statunitense contro la Cina attraverso un riavvicinamento con gli Stati Uniti incentrato sulle risorse, che farà deragliare la traiettoria di ascesa della Cina a superpotenza.

 Per spiegare una ovvietà: le relazioni tra Russia e Iran non sono una ALLEANZA e tanto meno lo sono quelle tra Russia e Cina.

L’ unica cosa che hanno in comune queste tre “ canaglie” è la minaccia che ricevono da U$rael e dalla quale tutti e tre devono difendersi, ma con cui ognuno dei tre ha interazioni diverse in relazione al diverso teatro dei propri interessi e al livello di attacco che si trovano a dover subire, PUNTO. 

Tutti e tre quindi hanno solo un comune interesse affinché nessuno degli altri due “crolli” sotto la pressione U$raeliana e tutti e tre temono che in qualcuno degli altri due possa prendere il potere il locale partito de “l’ appeasement”, cioè la locale ” borghesia compradora”.

Quindi nessuno si sbilancia troppo a favore degli altri due ed essendo la Cina il bersaglio più grosso e quindi “l’ ultimo” , essa ha solo interesse a sfruttare al massimo il “fattore tempo” ritardando al massimo la sua “entrata in campo”.

E questo dovrebbe subito chiarire che i Brics non esistono al di fuori di essere solo un “club di renitenti” alla dittatura globale di U$rael.

La relazione quindi tra le ” tre canaglie” è definita dal peso relativo e dal relativo livello conflittuale con l’ impero U$raeliano”.

La Cina essendo quella più forte e meno aggredita può permettersi di non sostenere “ufficialmente” le “battaglie” delle altre due. La Russia che è in posizione sottostante, pur essendo la prima potenza nucleare del globo, deve invece sostenere la Cina sulle sue questioni cruciali ( Taiwan) senza ricevere in cambio alcuna reciprocità sulle proprie , mentre l’ Iran che è il più debole di tutti deve sostenere le ragioni delle altre due senza analoghe contropartite diplomatiche .

Ed addirittura l’ Iran, dipendendo in modo marcato dalla Russia, ha dovuto chiedere l’ammissione ad un livello di relazione più stretta con lo spazio strategico russo ( adesione al CIS+1) senza che la Russia si impegni in cambio , almeno ufficialmente, a sostenere quello dell’ Iran.

Va comunque precisato che tutte e tre “le canaglie” restano attori indipendenti nei loro settori strategici di interesse. Né Russia, né Cina possono ordinare qualcosa all’ Iran e tantomeno la Cina può ordinare qualcosa alla Russia. Semplicemente i tre si coordinano al solo fine di non danneggiarsi reciprocamente , cosa che, avendo un nemico comune, sarebbe anche una palese idiozia.

Semplicemente la diversa ” stazza” e le diverse priorità strategiche impongono ai tre di ingoiare “bocconi amari” diversi. Ad esempio l’ Iran ha dovuto ingoiare il “boccone” del ritiro russo dalla Siria, con conseguente crollo dei suoi proxi locali; un ritiro per altro ampiamente giustificabile e un “crollo” che senza l’ arrivo dei russi sarebbe già avvenuto 10 anni prima .

La Russia invece deve ingoiare che le armi occidentali che gli impediscono di avanzare nel Donbass e che distruggono le sue infrastrutture siano costruite con componenti vendute dai cinesi esattamente, per altro, come buona parte di quelle russe.

Ma anche la Cina ha i suoi “bocconcini amari”. In MO dove viene marginalizzata dalla violenta reazione iraniana alla aggressione u$raeliana , nel sub continente indiano sia per la perdita di influenza sul suo alleato Pakistan che per l’ ascesa di un’ India sempre più spregiudicata; nella stessa penisola coreana dove sta già vedendo un chiaro spostamento delle due Coree verso l’ influenza russa.

In conclusione la partita è complessa ed ognuno gioca per conto proprio esattamente come la Russia che , e questo non bisogna dimenticarlo mai e tantomeno se lo dimentica Putin , “ ha solo due amici …” 

Quindi Putin “ antisemita” / “ servo di Sion” ? E Cina “debole” , “falsa” e “ remissiva” ? Tutte sciocchezze portate avanti dalla solita “narrazione” che resterà “ l’arma più forte”…. finché non ci sarà una “guerra “ davvero.

Il tradimento non porta mai bene_ di WS

E’ inutile ripetere gli stessi commenti e le stesse polemiche mentre aspettiamo il compimento del nostro “ fato” ( per esempio siete già in fila ai distributori ENI ? ) e così questo articolo

nella sua semplicità è un ottimo stimolo per una digressione che ho in pancia da tanti anni.

Perché , nel caso di specie , semplicemente il declino della Lega segna la sconfitta del ” nordismo” davanti ad un “meridionalismo” sempre più avanzante e dominante al Nord ( La Russa, il ” ras di Milano”, ne è un bell’ esempio).

Tanto più che oggi il problema dei (residui) “ceti medi produttivi” non è più il fiscalismo “romano” , oramai solo il braccio armato della €uroburocrazia, ma direttamente proprio l’ €uromoloch sotto cui lo stato profondo italiano (“romano” e “terronico” ) si è infeudato ( e per vederlo basta guardare ” il colle” )

La “sconfitta del Nord” era facilmente prevedibile dalla storia dato che l’ incapacità politica “padana” sta scritta nella sua storia fin da quando l’ aristocrazia lombarda aprì le porte di Milano ai francesi per poi finire al servizio di hidalgos spagnoli.

Ma già allora il disastro ” padano” fu un disastro italiano. Questo dovrebbe ammonirci tutti , perché altrettanto sarà questa volta e paradossalmente la frantumazione di QUESTA Italia , accusa tanto imputata alla Lega, non è mai stata tanto vicina come adesso.

Quando esplose il primo leghismo io comprai un libretto di un “Anonimo Lombardo” titolato ” Della guerra dei politici contro il Nord e contro l’Italia” .

Un “anonimo ” che io ho sempre sospettato fosse Tremonti ma che esprime bene il punto di vista della solita , politicamente incapace, elite “padana”.

Il concetto era semplice ed era ovviamente in linea con il “Britannia” di un anno dopo: l’ Italia è fottuta, la politica romana è incapace e lo stato è irrimediabilmente inefficiente in quanto sempre più “meridionalizzato”. E se a questo il “leghismo” una reazione giustificabile , tuttavia è destinata al fallimento perché non disporrà mai delle “leve” necessarie; tanto vale, quindi, “questa italia” mangiarsela fino al si salvi chi può .

Caso mai toccherebbe alla ” elite” romana&sudista” , se mai lo volesse e ne fosse capace, cercare di salvare la PROPRIA “mucca”, perché , ed è questo che si intuisce dal tono del libro , l’ elite “padana” ha già la sua uscita “personale” in €uropa e nel mondo della globalizzazione “ angloamericana”.

Ed infatti il “bubbone leghista” non era la “malattia” ma un macroscopico sintomo della malattia che PRIMA ha portato l’ Italia alla irrilevanza politica di oggi e, presto o tardi , al suo totale disfacimento .

Ed io ho sempre pensato che sarebbe stato meglio cogliere questo sintomo in tempo invece di tentare continuamente di “estirparlo” o “ingessarlo”. 

Quando esplose “il salvinismo” della lega 2.0 io dissi ” Salvini è tutto ciò che avremo perché non avremo mai di meglio “; cosa spera, quindi, ora l’ autore prendendo atto di questo ” risultato”?

Ma la questione va oltre il “ caso italiano” .

Infatti , come ci preannunciava “l’Anonimo” , “il Nord” ha perso perché è stato completamente tradito dalla sua elite; non solo perché questa è politicamente incapace pur disponendo di “molti mezzi”, ma soprattutto perché essa aveva i suoi “affari”, sia con la “politica romana” che con il “mondo” europeo&globale, e a quelli solo pensava.

Di questa “elite” gli Agnelli ne sono il prototipo e gli alfieri; ma la stessa vicenda politico-affaristica dei Berlusconi , dal padre palazzinaro alla figlia “banchiera” ne è proprio l’ emblema

Questo, per altro, è poi avvenuto DAPPERTUTTO in €uropa .

TUTTI i ceti medi produttivi sono stati traditi dalle proprie élites economiche e politiche , solo che l’ Italia, e “il Nord” in particolare, è stata la prima ad essere “macinata” da questo processo proprio per il suo problema strutturale di una classe politica “romana” e uno stato “ meridionalizzato” contro cui l’elite “lombarda” non aveva avuto altra strategia che farsi gli “affari propri”.

La “macellazione” della classe produttiva del “Nord” ha generato il “leghismo” nei primi ‘90 esattamente come la “macellazione” dei ceti produttivi francesi ha poi generato il “lepenismo” in Francia ventanni dopo e adesso la “macellazione” dei ceti produttivi tedeschi sta generando AFD in Germania.

E perché questi sono tutti “ di destra” ? Ma ovviamente perché chi li vota cerca di “conservare” e “ difendere” quello che aveva ! Anche gli “operai” vanno a “ destra” se la “ sinistra” è diventata solo uno stumento del “grande capitale apolide” !

E che altro hanno in comune questi “bubboni” ? La inevitabile sconfitta per non riuscire comunque a raggiungere le “leve” dello stato perché le “locali” elites hanno volutamente già tradito “il territorio” da cui hanno tratto il loro successo come classe.

Ma si tratta di puro autolesionismo, perché è dai tempi della repubblica romana che la storia ci insegna che “il tradimento non porta mai bene”.

(+) Per chi fosse interessato

https://www.ibs.it/della-guerra-dei-politici-contro-libri-vintage-anonimo-lombardo/e/2570030177464?srsltid=AU7gw4UGrFG68sCE3NlFw-3fxvE4tN-_t0MhI1fDhy8779FsyO4F7HVy

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San Paolo aveva ragione, di WS

Il problema sollevato da Morgoth in questo post:

italiaeilmondo.com/2026/09/19/come-elite-theory-e-diventato-un-contenuto-drammatico-_-di-morgoth/ , sebbene relativo ad una caso “ particolare”, è generale e cruciale; non solo è “drammatico” ma , come spiegherò più avanti , addirittura anche “apocalittico”.

Di fatti, anche alla base del problema descritto da Morgoth c’ è il dato di fatto inoppugnabile che “sapere” non significa “potere”; avere una “verità” da rivelare non significa riuscire a “rivelarla”.

Questo dato di fatto , per chi sceglie il “lato oscuro” del ” sapere” ( la gnosi), non è un problema, ma addirittura una risorsa del proprio potere. 

Infatti in termini di comprensione dei problemi complessi, la “ mediana “, non la media, della massa degli uomini è molto bassa; quindi, la “maggioranza” dell’ umanità non solo non è in grado di capire le “idee complesse” ma può pure addirittura essere sapientemente “educata” a nemmeno cercare di capirle.

Non è un caso che per tutte le vecchie strutture sociali dichiaratamente impegnate a favore del popolo, dalle chiese ai primi socialisti, l’ elevazione culturale della massa era prioritaria rispetto a quella di sollevarla “ dal bisogno”.

E questo problema della intrinseca “stupidità del popolo” può essere addirittura aggravato dalla eliminazione di ogni “buon senso” nella testa delle masse ,onde pure far loro credere come vero e desiderabile il mondo distopico che gli viene apparecchiato. 

Tutto il mondo di “1984” è appunto fondato sulla contraddizione del buonsenso da ” la guerra è pace” a appunto ” l’ ignoranza è forza”, no?

Chi invece sceglie “il verbo”, cioè rivelare la SUA verità alle masse, va sempre incontro ad un sacco di guai ed ad un sostanziale fallimento, perché va sempre a sbattere contro gli interessi di una elite che è inevitabilmente “gnostica”. 

Lo “gnosticismo” è infatti la religione ( religio = tenere insieme ) perfetta agli interessi di ogni casta che voglia non solo “perpetuarsi” ma addirittura “ speciarsi” in una “ specie superiore” rispetto a mandrie umane allevate nella bestialità.

Tutte le convinzioni gnostiche servono solo a questo, a creare un sistema di dominio de “l’uomo su l’ uomo”.

E dato che l’ elite detiene tutto il potere , dire che il ” sistema è invincibile” è generalmente vero se si cerca di operarci da dentro. Anche frange organizzate dell’elite falliscono nel tentare di cambiarlo con le sole proprie forze “dall’interno”.

I Sistemi infatti crollano solo per le proprie inefficienze e solo quando vanno a sbattere contro “sistemi esterni” e crollando portano tutti con sé, “buoni e cattivi” che siano.

E bisogna proprio essere molto disperati affinché i “buoni” si augurino coscientemente un simile “apocalittico” risultato!

Quindi che fare? In ogni caso ” da soli ” la sconfitta è certa ed è sempre un passo positivo quando, come dice Morgoth, brave persone creano reti e si organizzano nel mondo reale.

  Però deve essere molto chiaro che l’ insuccesso è sempre dietro l’ angolo; che cioè per la natura umana tutti questi ” illuminati” sono estremamente presuntuosi e cedevoli alle lusinghe/minacce del sistema stesso. E quindi , come dice Morgoth , l’ unico metro di giudizio debba essere appunto: 

la lealtà. La lealtà è il prerequisito per raggiungere qualsiasi obiettivo o costruire qualsiasi rete di contatti .

 Ma qui nasce il problema di Morgoth : dobbiamo lealtà alle persone o ai princìpii ?  La risposta è semplice : dobbiamo lealtà solo alle persone leali ai nostri princìpii, perché nel “caos sistemico” trionfa solo “la tribù” .

In altre parole, non ci si può permettere di essere “universalisti” in un caos ” tribale.

Se le nostre idee sono giuste, capirle spetta agli altri e non a noi. Non serve a nessuno, ma soprattutto non serve a noi !, aspettare che capiscano ANCHE loro la bontà dei nostri principi ma dopo che noi saremo morti. 

Primum vivere, deinde philosofari !

E questo è un vecchio problema ben noto alla Chiesa cristiana che è per definizione “universalistica” e la cui filosofia quindi contiene in nuce il grande “mistero dell’ iniquità” di San Paolo per cui “i giusti devono perire affinché i figli degli “ingiusti” ereditino la Terra”.

Un “mistero” che la Chiesa ha sostanzialmente rifiutato “rinviandolo”, perché , ovviamente , è apocalittico ed assurdo anche per chi credesse davvero nella possibilità di una “umanità migliore” .

Se infatti nessuno ” trattenesse il male”, come dice San Paolo, la Parusia sarebbe già qui; ma che ne sarebbe allora dei “giusti”?

Tutti in paradiso? E la terra, di chi sarebbe ? 

Quindi per la Chiesa è lecito ” RESISTERE “al male” in nome “del bene” ,ma non è lecito anzi è peccato FARE ” il male”; è peccato ancor più grave farlo addirittura in nome del “bene”.

E così traccheggiando, “ la cristianità” ha rinviato i “tempi ultimi” per due millenni portando sostanzialmente le proprie “buone idee” a tutto il mondo e generando un progresso umano e materiale di TUTTA l’ Umanità, checché ne dicano tutti i suoi detrattori.

Ma adesso che TUTTO il mondo conosce la “buona novella” ed essa , come previsto fin da l’ inizio del cristianesimo , non è più apprezzata, tanto meno da chi ci è cresciuto dentro, adesso sì, che siamo nei “ guai”; chi ora “ tratterrà il male” ?

Non vediamo come TUTTI i buoni principii “ cristiani” siano rinnegati ora anche da chi ci è cresciuto dentro ? Se anche il papa non ha fede nella “rivelazione” che gli è stata affidata, dove si rifugerà la “ fede nel bene” ?

Io non ho alcun dubbio che siamo ora nella grande apostasia dei “ tempi ultimi” e che ci toccherà vedere se San Paolo avesse poi ragione o no.

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Chi vuole il caos, di WS

Ho chiesto spesso al nostro amico Weininger85 di articolare il suo punto di vista aldilà delle sue solite quattro parole di sarcasmo e mi sembra che stavolta abbia finalmente espresso un concetto finito in un suo commento qui https://italiaeilmondo.com/2026/09/12/e-possibile-un-altro-attentato-sotto-falsa-bandiera-della-portata-dell11-settembre-ora-che-trump-e-netanyahu-sono-alla-disperata-ricerca-di-una-soluzione/

e che qui riporto

Gli anglotalmudici hanno già il loro false flag per incendiare Europa, Medio ORIENTE ed estremo oriente. Sono Russia, Iran e affini, Corea del Nord.

E qui mi sono chiesto : dove ho letto un concetto simile ma molto più articolato?

Ma certo ! QUI :http://federicodezzani.altervista.org/guerra-in-iran-obiettivi-e-scenari/

E la somiglianza tra Weininger85 e Dezzani è veramente sorprendente non solo nel comune punto di vista “germanocentrico” e probabilmente anche nella stessa età e un altrettanto probabile comune estrazione da un ambiente “bancario”.

Ma soprattutto “ somiglianti” lo sono nel modo tranchant ed offensivo di commentare il pensiero altrui , del tipo “ io ho capito tutto e voi non capite un cavolo” e che peraltro, fosse anche vero , è un modo poco intelligente di discutere; anche se uno avesse DAVVERO “ capito tutto” con le obbiezioni altrui ci si deve comunque confrontare se non si ha la forza bruta di imporre le proprie convinzioni agli altri.

Insomma “ io so io e voi nun siete un cazzo ““ lo può dire ( comunque sbagliando) uno “Stalin” e non un Dezzani/ Weininger85!

Ma, tornando a bomba, se Weininger85 non ci concede di poter discutere in profondità il suo pensiero, possiamo farlo con quello assai simile di Dezzani così come esposto nel suo blog e nei suoi libri .

Ed innanzitutto devo dire che Dezzani è un pensatore “obliquo” molto interessante; il suo blog di geopolitica ha goduto di molto di successo finché lui stesso se ne è estraniato assumendo una posa da “ pensatore inarrivabile” sino a cadere così ne “l’autoreferenzialità”.

Dezzani ha scritto anche dei libri di geopolitica che ho trovato molto interessanti; raramente, però, nei miei commenti nel suo blog mi sono trovato in accordo con lui sebbene, la cosa è anche divertente, le premesse generali del suo pensiero siano sostanzialmente anche le mie: che ci sia una cabala “finanziaria”il cui scopo è un dominio globale sotto l’ egida di una religione “gnostica” e che manipoli la politica europea quantomeno dalla rivoluzione francese e anzi, assai probabilmente , addirittura dalla “gloriosa rivoluzione inglese “ della fine del secolo prima .

Ma è sulle dinamiche in corso e sul modo di resistervi che io sono profondamente in disaccordo con Dezzani.

Ammettiamo ad esempio che sia vera l’ idea di Dezzani/Weininger85 che U$rael e gli “stati canaglia” ( Russia , Iran NK ) siano le due ganasce della stessa tenaglia “anglotalmudica” che stritola €uropa, Emiri,e Asia occidentale, TUTTI obbedienti vassalli quindi dell’Impero U$A, a che “ pro” sarebbe tutto questo ? E che vantaggio poi in tutto questo ne ricaverebbero le “canaglie” per la propria “collaborazione”?

E la Cina in tutto questo dove si situerebbe ?

E andando più nel dettaglio, cosa dovrebbe fare l €uropa “germanizzata” per sfuggire da questa trappola ? Muovere guerra alle “canaglie” per conto di U$real ?

O non sarebbe meglio invece trovare un accordo con le “canaglie” per sfuggire alla ganascia “anglotalmudica” ?

Non è quindi più semplice cercare di capire perché U$rael” stia portando il caos nel mondo lanciando i propri sudditi imperiali contro “ le canaglie” ?

Ma, infine e soprattutto, io chiedo a tutti i “ germanofili” : che cosa sperate dall’andare per la TERZA volta in guerra con la Russia per conto del Grande Capitale “ anglosassone” ?

Non vi sono bastate le lezioni prese le “due volte precedenti” ?

Esisterà poi ancora una “Germania” dopo una “ terza lezione” ?

Io credo di no, come credo che non esisterà più nemmeno un Europa come l’ abbiamo conosciuta negli ultimi 1200 anni.

E io su questa “strategia del caos” una idea un po’ più “coerente” di Dezzani/Weininiger 85 l’ho espressa; mi piacerebbe , se pur non raccolta , almeno venisse anche solo criticata con più di “4 parole”.

Io sono qui per “capire”, non per “aver ragione”.

In ogni caso vedremo più avanti “Chi vuole il caos” e allora ne capiremo anche il perché .

Io credo infatti non manchi molto a questa “ disvelazione” perché i “grandi della terra” si mostrano sempre di più solo i burattini che sono.

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La trappola iraniana II _ di WS

Una breve nota a questo articolo di Morgoth,

https://italiaeilmondo.com/2026/09/08/dieci-trappole-in-profondita-di-morgoth/,

giusto per precisare che si tratta di una unica “ trappola”; l’ho spiegato in un mio articolo qui sopra ( https://italiaeilmondo.com/2026/05/16/la-trappola-iraniana_di-ws/ ) per quanto gli U$A oscillino tra le 4 possibili “ uscite” per “ sottomettere” l ‘ Iran e cioè

1) corrompere una buona parte sua elite ( es URSS o Iran 1953 ) 

2 ) generare una guerra civile ( es-. Siria) 

3) disarticolare l’ entità con bombardamenti/incursioni per favorire la presa di potere di una fazione amica ( es Libia ma anche italia 1943) 

4) invaderla ed occuparla in modo sistematico ( esempio europa 1945 o Irak 2003 )  

Ribadisco che gli U$A dovranno prima o poi tentare di “”uscirne” con la (4), con un attacco totale quindi all’ Iran , con milioni di americani spediti “boots on the ground” come in un altro “Vietnam”.

È infatti questo lo scenario che stanno già formulando in USA i sionisti del sistema mediatico; contrariamente a quanto uno potrebbe pensare, l’ intenzione di spedire in Iran dei “volontari indebitati” non è affatto una idea peregrina.

U$rael già dispone di una legione “sunnita”, pure impiegata con successo in Siria e in procinto di essere impiegata su richiesta e con soldi sauditi in Yemen, ma non credo con altrettanto “successo”. Proprio per la continua crisi economica in “ occidente” e la conseguente creazione di masse giovanili stupide e disperate non avrà problemi ad “ arruolare” una “ legione sionista” da spedire in Iran , esattamente come non ha avuto problemi in Ucraina ad arruolare un armata di neonazisti da mandare a morire contro i russi.

Naturalmente si tratta di una mossa alquanto disperata , conseguente all’ evidente disastro personale che si sta abbattendo su Trump per aver ceduto, “ primo ed unico” tra i burattini-presidente, alla richiesta sionista di un DIRETTO attacco americano a l’ Iran; non credo che gli altri politici-burattini prenderanno una simile decisione a “cuor leggero”.

Ma se “il padrone” questo comanderà questo faranno , magari dopo essersi garantiti , analogamente ai politici ucraini, un sacco di soldi da rifugiare nei soliti “paradisi fiscali” .

Il fatto è che comunque, che sia Trump o il suo successore, lì si andrà; è matematico!

Ma è anche su quella sponda che l’ Iran aspetta gli americani; sta usando questa “ guerra a bassa intensità “ per logorare tutto l’ apparato logistico americano in MO, l’apparato che comunque sarà necessario per sostenere l’ invasione .

Nelle due precedenti “guerre del golfo” gli americani hanno avuto tutto il tempo necessario per costituire le proprie retrovie logistiche a ridosso dell’ Irak; l’ Iran questa volta non concederà un simile vantaggio .

Già l’ Iran ha distrutto tutte le infrastrutture americane in Irak, Kuwait, Barein, Quatar e EAU; tutte perdite grazie alle quali gli americani, in questa situazione di conflitto, non hanno più la stessa facilità di prima a ricostruire. Adesso l’ Iran, addirittura, sta sistematicamente attaccando anche la Giordania.

Certo, restano nominalmente attive le basi americane in Arabia Saudita; ma solo perché i sauditi ne hanno ristretto l’ impiego nel recente conflitto.

I sauditi sanno bene che, facessero il contrario, passerebbero in “ prima linea” come gli altri “emiri”; almeno finora hanno avuto, rispetto all “’alleato” americano, un autonomia che agli altri non è toccata.

Sanno bene, quindi, a cosa andrebbero incontro se diventassero “ prima linea” di un tentativo di invasione dell’Iran.

Perché una cosa è ormai chiara a tutti! Grazie proprio a questo stato di “guerra non guerra” gli Iraniani non rimarrebbero inerti ad aspettare che gli USA completino i loro piani logistici di invasione; anche solo bombardare l’ Iran partendo dalla Giordania o dal mar Arabico non sarebbe una impresa facile né produttiva .

Figuriamoci una invasione, poi.

Il dato di fatto principale è, infatti, che l’ Iran può distruggere tutte le infrastrutture petrolifere del MO e il Mondo occidentale non può ancora fare a meno del petrolio mediorientale; i famosi barili “venezuelani” solo molto in là da venire, se mai verranno.

Quindi non solo Trump è già politicamente morto, ma lo sarebbero anche i suoi successori qualunque mossa intraprendessero in questa direzione.

E questa è un forte ragione per gli americani TUTTI a cercare delle “scorciatoie” per piegare l’Iran “in qualche modo”

Ed io di “scorciatoie ne vedo una sola : l’impiego dell’arma nucleare.

Ora ho già spiegato qui in un post dal titolo “https://italiaeilmondo.com/2026/04/05/non-e-vero-ma-se-e-vero-di-ws/ …” che l’ Iran potrebbe aver costruito una “trappola nucleare” per Israele: logorare “ convenzionalmente” lo stato ebraico fino a spingerlo proprio ad utilizzare il “ nucleare” per poi cancellarlo del tutto.

Magari forse non è così , ma è evidente che Israele teme un conflitto DIRETTO e LUNGO con l’Iran .

Proprio per questo Netanyau ha spinto il suo burattino Trump ad una guerra “ americana” diretta contro l’ Iran che ormai appare decisamente persa; è praticamente certo che adesso spinga sempre più l’attuale amministrazione americana ( e le successive) ad un attacco nucleare americano all’ Iran nel quale Israele fungerebbe solo da “interessato spettatore”.

Questo sarebbe per gli U$A un azzardo gravissimo, ma Trump ha dimostrato di non temere gli “ azzardi” . D’altronde, gli U$A dalla “ trappola iraniana” devono comunque uscire; lo sa anche Tucker Carlson. Perché non farlo anche prima di un altro inutile e disastroso “Vietnam”?

In fondo questo per gli americani sarebbe la soluzione ideale. Trump si prenderà la colpa e poi verrà “impicciato” e pure “processato”. Ma l’ immagine degli USA “ è salva” e, anzi, pure politicamente rafforzata da una ristabilita “ deterrenza” .

Alla fin fine gli USA avrebbero “vinto” e TUTTI, con l’eccezione dell’ Iran naturalmente, “sarebbero contenti”. O no?

Ma, attenzione! Questo lo sanno anche gli iraniani. Mai cercare di turlupinare due volte uno “scacchista”.

La lezione che “ l’ impero” ha già preso in MO è ben dura , ma la prossima “furbata” potrebbe infliggerne una assai peggiore.

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Un quarto di Reich?_di WS

Confesso che non ho capito un tubo del dibattito filosofico nella parte iniziale di questo su Osvald Spengler

ma ho capito benissimo che nel suo contributo riportato in coda Constantin von Hoffmeister vuole rendere un omaggio “ storico” a Spengler, anche solo per l’ evidente fatto che “ il Tramonto de l’ Occidente” è ora visibile a tutti nella sua evidenza, quando invece “tra le due guerre” forse i più potevano cogliervi solo quel “tramonto della Germania” che aveva ispirato le controverse riflessioni di Spengler.

Oggi Spengler invece dovrebbe essere riletto , a cominciare dai “ filotedeschi” o sedicenti tali, non solo per tutte le sue azzecate previsioni ma tanto più perché , per dirla con l’ autore, DI NUOVO

La Germania si trova nella situazione descritta da Oswald Spengler ne ” L’ora della decisione” , pubblicato nel 1933: un vecchio ordine politico controlla ancora le istituzioni, ma non controlla più l’epoca.

Giustissimo paragone questo! Ill precedente esito fu però disastroso e non solo per quel “terzo Reich “, e ,soprattutto ora che ce ne è un “quarto “ all’ orizzonte, le disastrose risultanze di “quel Reich” dovrebbe indurci a qualche riflessione più approfondita , magari cominciando da quelle che Spengler aveva già fatto per “ quel Reich “ prima di essere “ dimenticato” da TUTTI dopo una sua morte “ alquanto dubbia”.

Eppure Spengler le aveva azzeccate tutte , a cominciare da quel suo ” tra dieci anni un Reich tedesco non esisterà più “ cosa appunto poi formalizzata a Potsdam giusto 9 anni dopo la sua improvvisa “ dipartita”.

Ma certamente il paragone di Constantin von Hoffmeister tra questa “democrazia” tedesca uscita dalla WW2 e quella “ democrazia” uscita dalla WW1 contro cui si scagliò Spengler è corretta perché … fanno schifo entrambe !

Anche la ” democrazia” di Weimar infatti era corrotta , falsa, antipopolare e eterogestita; ma che cosa poi espresse la pur giusta “reazione popolare” ad essa ?

Lo vogliamo nominare quel “baubau” oggi assurto a “misura di tutti i mali” e contro cui Spengler si pronunciò da subito ?

Beh “ quella cosa” nel’ era del “ politically correct” gestito dalle AI è meglio non nominarla mai; dobbiamo però tenerla sempre ben presente per ciò che fu in realtà , compreso il disastro geopolitico che arrecò all’ intera Europa.

Tornando a “l’ oggi” in sostanza , la domanda che ogni “apota” dovrebbe farsi è : laddove non lo fu minimamente il suo “ predecessore “ , siamo sicuri che AFD sia realmente fuori dal Sistema?

Siamo sicuri che la sua “nuova” elite sia pienamente scevra da dannose “contaminazioni” e che in realtà questo ” cambiamento” possa esprimere un reale salto di “paradigma” invece che solo un ” adattamento” al Sistema” ?

A me è abbastanza evidente che le ” rivoluzioni” non siano mai realmente “popolari “, bensì conflitti interni alla elite che poggiano sulla reazione popolare al fallimento della classe dominante; esse in genere , specie se hanno successo , svelano come siano, da subito, abbastanza compromesse con quello che esse stesse dicono di voler eliminare.

E questo a volte in modo perfettamente conscio ( come Trostky con le sue valigie piene di dollari fornitegli del banchiere “americano” membro della sua stessa “tribù”), a volte in modo molto inconscio come ne l’ ideologia ” ispirata da Hess e Rosenberg e contro cui Spengler si scagliò da subito .

Quindi come si fa a capire dove queste “ rivoluzioni” sempre fatte in nome delle cose più “sacre” ( popolo , nazione , giustizia , libertà , progresso , religione ect. ) andranno a parare REALMENTE ?

Perché ogni svolta politica è sempre la risultante di svariate spinte e controspinte, spesso “ sotterranee “ ricevute; e solo dalla loro dinamica relativa si può capire , a posteriori , quali esse realmente fossero e perché ne avessero determinato il successo.

Di questo la casistica offre un’enormità di esempi, ma trattandosi di “ storia occulta” , cioè fatta dietro le quinte del palcoscenico aperto sulle “masse”, l’ argomento è ovviamente sempre ” controverso” .

Potrei ad esempio qui spiegare quanto abbia avuto peso nella “rivoluzione di Ottobre” e nella successiva nascita dell’ URSS , la “simpatia” , per altro sempre ufficialmente negata, di certi banchieri “americani”.

Ma per rilevarne i tipici processi e i nascosti intenti delle “rivoluzioni” , sempre ben lontani da quanto ufficialmente proclamato, citerò un esempio storicamente più lontano e quindi meno controvetibile: la tanto celebrata “rivoluzione francese”.

Questa infatti nel suo risultato geopolitico è stata , non “ casualmente” , il portato della infiltrazione della massoneria inglese nella borghesia francese onde spingere una Francia “ rivoluzionaria” ad esaurirsi in una guerra continentale contro le altre nazioni “cattoliche”, lasciando così nelle mani della Gran Bretagna tutti i loro possessi coloniali .

Il che è una cosa tanto evidente che oggi nessun potrebbe contestare sebbene , e non a caso , questo non sia ancora “ storia per le masse”, laddove cioè ancora nei “libri di scuola “si parla invece delle “ coalizioni reazionarie “ guarda caso però sempre costituite intorno alla suddetta Gran Bretagna.

Tornando quindi alle vicende tedesche , abbiamo visto infatti quale poi fosse la “spinta” determinante che portò il “baffetto” alla Cancelleria e , cioè, l’ adesione ad una politica capitalistica e di “potenza” con un patto suggellato dallo sterminio de “l’ala sinistra” del partito che pure tanti milioni di voti al “baffetto” aveva procurato.

Quindi davanti ad un Germania di nuovo in crisi sistemica e di nuovo generata da una ottusa elite capitalistica, un buon indizio verrà dalla politica che lo stato profondo tedesco apporterà contro questo nuovo “paria” politico.

Ad esempio, se la lasciasse vincere, significherebbe che c’erano già “ patti” in corso e che questa “svolta” servirebbe alla elite tedesca quantomeno da paravento per una cambio della sua attuale e servile geopolitica ,, una cosa che sarebbe una “furbata”, ammesso che i tedeschi fossero in grado di concepirla.

Altrimenti questa AFD sarà “ sterilizzata” perché di certo “, giunta al governo, “ quella attuale non sarebbe adatta alla proclamazione di un “ quarto Reich” ancora lanciato contro la Russia.

Ma verrà poi davvero questo “ quartino” ? Lo sapremo presto perché ci aspetta un ‘27 molto “interessante”.

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Il ritorno dei faraoni, di WS

Questo lungo articolo di MdL italiaeilmondo.com/2026/08/28/la-distopia-come-isotopo-dellutopia-_-di-marco-della-luna/

è come sempre acuto; affronta una questione che ormai sta diventando drammatica per tutti : la Distopia , questo inarrestabile MALE a cui non è lecito opporsi perché travestito da “BENE”, ci sta travolgendo tutti nel nome della Utopia .

Noi ne abbiamo già visto nel passato di simili “utopie”; anche l’ URSS era un ‘ utopia che “ cambiava gli uomini” perché inadeguati al “bene” che veniva fatto loro in loro “nome”. Questa del Fabianesimo è però molto più subdola , pervasiva e antica del bolscevismo e del comunismo stesso .

Facciamo però una precisazione : l’ umanesimo e il “filantropismo” del Fabianesimo è solo una facciata, come lo è quella della massoneria, non a caso anchessa di origine inglese; è solo una copertura degli interessi della sua classe di riferimento , cioè quella di chi può vivere bene senza dover lavorare , laddove tutti gli altri invece devono lavorare per poter sopravvivere .

Una simile “ filosofia politica” è sempre aleggiata nella storia umana e nella sua “universalistica” pretesa di “ regnare” su tutto il mondo. E non è un caso che massoneria prima e fabianesimo poi siano nati in Inghilterra , cioè il luogo primo dove una elite assolutamente scevra da ogni trascendenza religiosa abbia avuto i mezzi militari ed economici per ingerirsi in ogni luogo del mondo.

E non è un caso che il suo programma “sociale” sia oggi trasmigrato in USA, potenza imperiale “globale” ancor più di quello che fu “l’ impero inglese”.

Quindi bisogna stare molto accorti nel sintetizzare che “Il Fabianesimo, sia in latu sensu, una forma di socialismo”  perché c’ è una bella differenza che qui MDL sintetizza molto bene e che invece qui io cercherò di esplicitare. 

Tanto tempo fa, notando la predilezione degli “Gnostici ” verso il metodo “dialettico”, mi venne questa facile sintesi per descrivere l’eterna lotta tra “Gnosi” e “Verbo” aka “verità segreta” per i “pochi eletti” e “verità pubblica” per le ” deprecabili moltitudini” .

 La “dialettica” infatti come è noto si basa su 3 fasi: azione , reazione, soluzione; in termini filosofici Tesi , Antitesi , Sintesi.

Ma le società “gnostiche” non sono mai riuscite a raggiungere la “ terza fase” di una soluzione/sintesi stabile per cui ogni costrutto “gnostico” ha sempre collassato sotto la “reazione” seppure questa stessa poi non sia mai riuscita a stabilizzarsi definitivamente.

E questi sono i “corsi e ricorsi” della Storia descritti da molti pensatori da Platone a Vico.

Ma in definitiva chi sono questi “gnostici” ?

 Ora noi sappiamo da sempre che ogni società esprime una elite che ha il tempo e i mezzi per dedicarsi alla perpetuazione del proprio potere mentre “le masse” devono dedicare tutto il loro tempo e i loro pochi mezzi a procurarsi la minima sussistenza.

E la “ gnosi” come filosofia sociale “ si radica sempre in questa minoranza elitaria. Questo porta alla prima “azione”: le élites inesorabilmente si prendono tutto riducendo le masse a “mandrie di pecore”. Questa ” azione” può spaziare da una “conquista militare”, propugnata dagli “Arii” o da “l’ Islam “ alla dittatura religiosa del monachesimo tibetano; azioni ovviamente giustificate con la ” tesi” che le “élites sono migliori o diverse”-

 E questo lo possono sostenere in modi diversi . Ad esempio possono essere “eroiche”, perché hanno il tempo e i mezzi per riservarsi l’ uso delle armi come le varie nobiltà guerriere; sono “nominate da Dio”, come il clero di uno stato teocratico,

oppure sono una avanguardia rivoluzionaria in nome del popolo o addirittura sono una ” specie superiore” come “ pastori” regnanti su “mandrie di animali” .

Solitamente la realtà offre un variegato mix di tutto questo , ma comunque ” la tesi” di fondo sostiene che le élites hanno IL DIRITTO di dominio sulle masse. 

Questo nel tempo non può reggere . Lo stesso Dante, un “aristocratico”, attribuiva alla provvidenza divina il fatto di far nascere molti ” pusillanimi idioti e malvagi” nei ranghi della nobiltà e molti coraggiosi intelligenti ed onesti nei ranghi del “popolo” , ragion per cui SISTEMATICAMENTE il potere de “l’ elite” sempre si trasforma in insopportabile privilegio.

 E qui nasce la “reazione”. “Il popolo”, sotto la guida di membri insoddisfatti della élites, abbatte “l’ aristocrazia” ed introduce un qualche “socialismo” nell’ esercizio del potere. 

Ma pur questo è un transitorio perché si formano comunque nuove élites che nelle società sempre più complesse poggiano il proprio potere politico sulla disponibilità di ricchezze sempre maggiori rispetto alla ” terra e alle mandrie delle società primitive,  ragion per cui il “socialismo politico” espresso nelle assemblee non basta più.

Esso ad esempio può essere manipolato dalla elite grazie ai potenti mezzi di cui essa dispone , “in primis” quello di “creare moneta”.

Occorre quindi un socialismo più forte , un ” socialismo economico” spinto fine alla proprietà indivisa di TUTTO, come ai tempi delle tribù. 

Ma ovviamente nemmeno questo funziona. Il sistema risulta economicamente inefficiente, come si vedeva già nei MIR cosacchi e come abbiamo visto nel declino de l’ URSS. Inesorabilmente anche il ” socialismo” declina in una società dominata da una “elite” e peggio se questa è prodotta da logiche di consorterie piuttosto che dal dinamismo politico/sociale, esattamente la differenza tra URSS e Cina.

 Quindi noi abbiamo nella Storia ( azione/ tesi) = elitarismo /capitalismo e (reazione /antitesi) = popolarismo/socialismo che si alternano senza sosta .

Questo continuo “ ciclo” è ignoto alla masse sospinte sempre a “reagire”, ma è chiaro al vertice delle élites; quelle “anglosassoni” alla fine hanno trovato la soluzione /sintesi :

“capitalismo” per le “élites” e ” socialismo” per i popoli –

 Che altro è infatti la famosa Agenda 2030 del “non avrai nulla e sarai felice ?” 

Una elite “possiederà ” TUTTO, poco importa se “personalmente” come nelle società capitalistiche o ” collettivamente” come in quella ” ” socialiste” e amministrerà ” le greggi” a proprio insindacabile parere ” sicut Dei” o “razza superiore”, come sostanzialmente si considerano. 

Ma questi “masters” quantomeno nei loro “piani alti” sanno benissimo che le società aristocratiche non funzionano a lungo , tanto più se queste ” aristocrazie” sono immeritevoli in quanto semplicemente ” ereditate” se non addirittura ignobili come quelle francesi del XVIII secolo.

Il modello delle aristocrazie ignobili sarebbe appunto la società immutabile dei Faraoni , millenaria, in quanto internamente “stabile” fino a che non costretta ad interagire con “società” esterne.

E infatti essa sarebbe rimasta eterna se invece che signoreggiare ” solo” sull’ Egitto essa avesse signoreggiato sull’ intero globo, cosa oggi resa assai facile dal “globalismo” e da soluzioni di controllo tecnologiche inimmaginabili fino a pochi decenni fa.

Ed  ecco qui la vera soluzione/sintesi perseguita da sempre in ogni sogno “gnostico” di ogni elite : una società faraonica di controllo totale estesa all’ intero globo.

Non è un caso infatti che la massoneria inglese abbia perseguito il suo controllo del mondo infeudando le élites dei paesi “soggetti” attraverso una “mistica” egizio-ebraica.

E un semplice ricordo qui mi ritorna di quando intuivo questo andazzo già trenta anni fa, ma non avevo i mezzi e le informazioni per spiegarlo : “ ritorneranno i Faraoni” dicevo al mio amico e collega di studio , ricavandone un sorrisino e la risposta “ Non è possibile, i partiti e sindacati non lo permetterebbero”.

Quel mio amico e collega non lo incontro da tanti anni e se lo incontrassi oggi mi troverei nell’imbarazzo tra ricordargli quelle sue scemenze o i bei tempi che non torneranno più.

Perché i Faraoni sono già qui.

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La deterrenza che non c’è, di WS_ La trappola del debito, di Rorschach

In questo articolo

italiaeilmondo.com/2026/08/22/la-russia-e-il-ragazzo-che-gridava-al-lupo-_-di-eurosiberia/

Constantin von Hoffmeister “Ribolle l’ acqua calda” arrivando alla scontata conclusione che le minacce vuote distruggono la deterrenza

Alla quale la mia impulsiva risposta è: sai che novità , stiamo sprofondando in una WW proprio perché “non c’ è deterrenza”!

Infatti io ho già trattato il problema qui, in un post intitolato ” la deterrenza che non c’è ” espressamente scritta per la “vicenda Iran” giusto un mese prima che l’ Iran venisse attaccato di nuovo e frontalmente da U$rael in un “attacco decapitante” e “a tradimento” ( come al solito).

Ora ovviamente la Russia è ben lontana da una simile condizione, ma in quel post scrissi che il problema iraniano era anche lo stesso per Russia e Cina, come nella conclusione che qui riporto testualmente 

“ Questo continuo “ fare da nesci” di Russia, Cina e anche Iran però pone a tutti e tre gravissimi problemi di deterrenza .  Se infatti, “cercare un accordo” è l’ unica risposta fattuale che riceve chi ti provoca , anche quando ti colpisce sempre più direttamente , l’ unico risultato che puoi ottenere è che costui ti colpirà sempre di più e sempre più spesso dosando la sua aggressività solo secondo le sue problematiche

Il mondo quindi si avvita paradossalmente verso una guerra mondiale grazie a una deterrenza che NON c’è .

E l’ Iran ne farà per primo le spese perché non ha quella deterrenza nucleare che ci ha dato la pace finché è durata l ‘ URSS e che ancora trattiene gli U$A da aggredire frontalmente Russia e Cina ma che OVVIAMENTE non li tratterrà dall’ aggredire frontalmente l’ Iran.”.  

E siccome sono stato facile profeta, adesso farò una nuova “profezia” sulla base di come le cose si sono poi evolute in Iran.

Tutta questa operazione mediatica sulla “ Russia alle corde” ( a cui si presta anche CVH ) è la stessa che è stata perseguita con l’ Iran prima dell’ attacco DIRETTO ed è la stessa “ strategia U$raeliana” di sempre : cercare di prendere un paese “dall’ interno” come è stato fatto con Libia e Siria e due volte, ma senza un gran successo, con la Russia, o quantomeno riuscire ad indebolirlo abbastanza per portagli un attacco DIRETTO come è stato fatto con l’ Irak e recentemente con l’ Iran.

Nel caso “russo” presto si vota e quindi ci sarà un crescendo di questa strategia nella speranza di “ rompere la Russia” da “l’ interno” o quantomeno ottenere una “rimozione” di Putin , non importa COME e con CHI.

“Via l’ uomo, via il problema “ diceva ( erroneamente) Stalin , ed è così che ragiona U$rael da sempre.

E “ da sempre” più o meno gli ha funzionato: “via Stalin , via il problema” ,” via Maduro, via il problema “ , “via Arafat, via il problema” ect ect..

“Il problema” invece persiste laddove il potere è “collettivo” e “i comandanti ” non sono una espressione della “nomenklatura” ma persone capaci, i quali godono della fiducia e del rispetto del “corpo ufficiali”, con “il corpo ufficiali” che gode a sua volta del rispetto della “ truppa”.

E l’ Iran ne è appunto un esempio; la “coscienza nazionale iraniana” è tanto profonda che “rimuovere” Mossadeq , lo Scià e la “Guida suprema” ad U$rael non è servito a nulla , perché la “ guida suprema” , conscia del proprio ruolo di “servizio”, si è esposta “tenendo il punto” e avendo avuto cura di lasciare dietro di sé una struttura di potere “ a mosaico” in grado di reggersi da sola.

“ Chi comanda in “ Iran, ora ? Non si sa e, come ho già accennato un paio di volte, non è necessario che l’ attuale “guida suprema” tale sia davvero e che sia davvero “vivo”.

Khameney Jr potrebbe essere anche solo un “brand” , l’ immagine, nella sua figura di sopravvissuto al completo sterminio della propria famiglia , della inflessibile volontà iraniana di “resistere” a “ l’ennesimo invasore”.

E U$rael brancola nel buio di questo “mosaico” di potere. Certo i suoi referenti , i “preti azeri” , risparmiati dalla “mattanza” per fare i “Dercy Rodriguez” de l’ Iran sono ancora formalmente al potere e ancora formalmente invocano “l’ accordo” .

Accordo che però non viene per l’ opposizione dei “duri” de l’IRGC.

Ma chi sono “costoro” ? I nomi e le foto ci vengono dati di quelli che sono stati nominati al posto dei dirigenti precedentemente massacrati , ma è veramente così?

Ho letto recentemente su Reseau International che l’ amministrazione americana sia riuscita a ottenere tramite Pakistan un contatto diretto con l’ attuale capo “ufficiale” de l’ IRGC e che tutto quello che la dirigenza americana abbia saputo dirgli sia stata una “offerta alla Dercy” ( cioè svariati miliardi di dollari su conti ai Caraibi ) ricavandone però semplicemente un “clic”.

Perché oramai questo Iran può essere solo schiacciato con una guerra DIRETTA che U$rael esita sempre più a perseguire.

Ma ora immaginatevi quanto possa esitare U$rael e quanto sia ancora distante dal procedere ad una guerra DIRETTA con la Russia.

La via “per Mosca” più semplice per U$rael rimane quella di una “rimozione” di Putin contando sulla innata incapacità della elite russa di esprimere una continuità politica tra uno “zar” e il suo “successore”

Sarà così anche stavolta? Vedremo, di sicuro anche Putin sta tentando di creare il suo “mosaico” , che poi ci riesca davvero è tutto un altro discorso.

Tutto bene allora ? Per niente, perché queste sono guerre esistenziali e quindi non ci potrà essere “coesistenza”. Come infatti è finita la “coesistenza” U$A-URSS ? Uno dei due alla fine è SCOMPARSO! .

Ma se già un Iran non piegabile da l’ interno non ha l’ “invasibilità ” di un Irak o di una Siria, figuriamoci “ invadere” Russia e Cina !.

Così , se questi residui “stati canaglia” non collassano sotto la pressione U$raeliana, non vedo nulla che possa trattenere questa deriva verso una guerra nucleare globale.

Per la Russia la questione è molto semplice . Se , nonostante i continui avvertimenti , la sua “deterrenza “ non funziona, alla fine la Russia non avrà altra scelta tra SCOMPARIRE sotto il dominio di U$rael o SCOMPARIRE tirando TUTTO il Mondo con sé cominciando da U$rael .

Quindi tutti possono capire perché Putin non ha alcuna fretta di risolvere questo “dilemma”; Lui sa che NESSUNA mossa “esemplare” fermerebbe U$rael nella sua volontà di “liquidare “ la Russia .

Ma questo perché, vi chiederete voi ?

Perché “l’ atomica di Stalin” fermò, sia pure , come abbiamo visto, solo momentaneamente, la strategia egemonica degli U$A mentre “ l’ atomica di Putin” non ci sta riuscendo ?

Perché il “quadro è cambiato”; gli USA ALLORA erano in crescita e avevano tempo e risorse per aspettare che il “ comunismo ” cadesse come una “pera matura; ORA U$rael non ha il tempo dalla sua.

Il suo “ impero occidentale” è in caduta e l’ attuale “piramide del debito” NON può aspettare altri 40 anni senza una WW.

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Quando il mercato obbligazionario si rivolta contro il Leviatano americano

Quando il debito inizia a governare il sovrano

Simon Rorschach22 agosto∙Pagato∙Articolo ospite
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L’autore prospetta alcune vie di uscita alla trappola del debito. Manca la più probabile e la più risolutiva: quella sostenuta dal nostro WS_Giuseppe Germinario

Simon Rorschach analizza come l’enorme debito pubblico americano abbia creato un avversario che Trump non può sottomettere con minacce, bombardamenti o dazi doganali.

Lo Stato americano ha raggiunto un punto che Karl Marx avrebbe compreso immediatamente: il governo comanda eserciti, impone tasse, stampa la principale valuta di riserva mondiale e dipende ancora da uomini che decidono se prestargli denaro. Il debito federale ha superato per la prima volta i 40 trilioni di dollari, pari a circa il 126% del PIL annuo e vicino al rapporto raggiunto durante la Seconda Guerra Mondiale. Washington registra un deficit annuo di circa il 7,5% del PIL. I soli oneri per interessi superano i 1 trilione di dollari all’anno, una somma superiore al bilancio militare. Il servizio del debito è diventato la seconda voce di spesa più importante in un bilancio federale di circa 7 trilioni di dollari, dopo la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria. Marx scrisse che il debito pubblico trasforma le entrate future dello Stato in un’attività finanziaria presente. L’America ha portato questo processo a un livello più avanzato di qualsiasi altra grande potenza precedente.

Cosa succede quando i creditori americani iniziano a chiedere un prezzo più alto per finanziare il suo sistema energetico?

Thomas Hobbes immaginava il Leviatano come la suprema autorità terrena, il potere che risolve le controversie perché ogni forza inferiore finisce per inchinarsi al suo cospetto. Il mercato obbligazionario mette in luce una debolezza in questa visione. Il governo americano può anche comandare portaerei e armi nucleari, eppure entra nel mercato come debitore. Gli acquirenti di titoli del Tesoro ne decidono il prezzo. Quando chiedono rendimenti più elevati, Washington paga. Il commentatore politico americano James Carville ha colto questa gerarchia nel 1994, quando scherzò dicendo che reincarnarsi nel mercato obbligazionario sarebbe stato meglio che tornare come presidente, Papa o stella del baseball, perché il mercato obbligazionario poteva “intimidire chiunque”. Donald Trump ora si trova di fronte allo stesso creditore sovrano.

Il messaggio dei creditori si è fatto più forte. I rendimenti dei titoli del Tesoro a trent’anni hanno superato il 5,3%, il livello più alto degli ultimi vent’anni. I costi di finanziamento a lungo termine degli Stati Uniti sono tornati a livelli che non si vedevano da prima della crisi finanziaria. Marx spesso spogliava la classe politica delle sue cerimonie per rivelare la relazione materiale che vi si cela. Qui la relazione è chiara: gli investitori vogliono più denaro in cambio dei prestiti concessi agli Stati Uniti. Tariffe, la guerra con l’Iran, minacce di annessioni, deficit in aumento e incertezza sulla politica economica americana sono tutti elementi che entrano in gioco. Ogni frazione di punto percentuale in più equivale a un voto di sfiducia.

Il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha già tentato di calmare il mercato. Il suo dipartimento ha promesso di raddoppiare gli acquisti dei titoli del Tesoro a più lunga scadenza, nella speranza di sostenerne il prezzo e far scendere i rendimenti. La mossa ha funzionato per un breve periodo. I rendimenti trentennali sono scesi di poco più di un decimo di punto percentuale, per poi tornare ai livelli precedenti nel giro di pochi giorni. Il Leviatano di Hobbes era sovrano perché nessuna potenza interna poteva costringerlo. Il mercato obbligazionario rivela un limite a questa idea: Washington può comandare cittadini, agenzie ed eserciti, ma non può obbligare gli investitori a prestare a condizioni favorevoli. Bessent ha lanciato il segnale, gli operatori lo hanno recepito e la pressione è presto tornata.

L’economista egiziano-americano Mohamed El-Erian ha definito questa tattica “Operazione Twist”. Il Tesoro acquista titoli a più lunga scadenza, affidandosi al contempo maggiormente a emissioni a breve termine, producendo una variazione temporanea nella forma dei costi di finanziamento. Marx avrebbe riconosciuto la differenza tra riorganizzare un credito finanziario e modificare le condizioni economiche sottostanti. Il calendario dei rimborsi si sposta, ma l’onere rimane. Washington guadagna un po’ di respiro a un’estremità della curva delle scadenze, ma si assume ulteriori obbligazioni all’altra. Decenni di spesa in deficit hanno creato questa struttura, e le attuali politiche di Trump vi hanno aggiunto ulteriore pressione.

Diverse forze si contendono ora lo stesso capitale. La guerra con l’Iran, presentata come una breve campagna, si è protratta per sei mesi, alimentando la pressione inflazionistica. Le aziende americane di intelligenza artificiale stanno contraendo prestiti per trilioni di dollari per data center e infrastrutture informatiche, mettendo la domanda privata di capitali accanto all’immenso fabbisogno del governo. Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, si trova di fronte a validi motivi per adottare una politica monetaria più restrittiva, mentre Trump preme per condizioni più accomodanti. Hobbes temeva una repubblica dilaniata da potenze rivali. Nell’America di oggi, debito pubblico, spese militari, investimenti tecnologici, inflazione e politica monetaria tirano tutti la stessa corda finanziaria.

Anche l’entità del debito ha una storia. Nel 1981, il debito federale si aggirava intorno a 1.000 miliardi di dollari. Negli ultimi due decenni, è quadruplicato, accelerato dal salvataggio del sistema bancario durante la crisi finanziaria, dai vasti programmi fiscali del periodo Covid e dai ripetuti cicli di tagli fiscali. Durante le due presidenze di Trump, il debito federale è aumentato di circa 11.600 miliardi di dollari a causa dei programmi per la pandemia, delle riduzioni fiscali e della continua spesa in deficit. Marx considerava il debito pubblico come un mezzo attraverso il quale i governi potevano far fronte alle spese correnti senza gravare immediatamente sui contribuenti, impegnando al contempo le future entrate pubbliche al pagamento degli interessi e all’aumento delle tasse. Ogni nuovo trilione rappresenta quindi un’entrata che i futuri contribuenti dovranno contribuire a pagare.

Jerome Powell, membro del consiglio dei governatori della Federal Reserve, ha già definito la traiettoria insostenibile e ha avvertito di un esito negativo se la politica monetaria dovesse rimanere su questa linea. La sua preoccupazione si concentra sul tasso di crescita. I deficit federali si stanno espandendo più rapidamente dell’economia che li sostiene. Il linguaggio dell’accumulazione di Marx si adatta perfettamente al problema: una quantità si accumula rispetto a un’altra e l’equilibrio cambia nel tempo. Trump risponde con il linguaggio della forza nazionale, insistendo sul fatto che gli Stati Uniti possiedono la forza necessaria per gestire tassi di interesse elevati. Eppure il mercato obbligazionario misura la forza in base al flusso di cassa, all’inflazione, alla crescita e al rimborso previsto. La fiducia patriottica ha poco peso in questa aritmetica.

Gli Stati Uniti sono sfuggiti al tipo di crisi che ha colpito l’Argentina o la Grecia, anche se alcuni costi di indebitamento americani superano ora quelli pagati da Atene. L’economista americano Paul Krugman vede margini per una stabilità duratura, a condizione che i governi futuri risanino la situazione fiscale. Un grande vantaggio rimane: gli Stati Uniti si indebitano in dollari, la valuta che controllano. Hobbes sosteneva esplicitamente che uno Stato sovrano potesse rinunciare al potere di coniare moneta senza rinunciare alla sovranità stessa. Per gli Stati Uniti, la principale fonte di potere finanziario è stata la fiducia nel dollaro: gli stranieri devono continuare a essere disposti a detenere valuta americana e a utilizzare i propri risparmi per finanziare il debito di Washington. Dopo il 1945, il dollaro è diventato la principale valuta di riserva mondiale e i risparmi esteri sono confluiti in titoli americani. Gli investitori europei e asiatici hanno finanziato i consumi, la potenza militare, i deficit pubblici e gli investimenti privati ​​statunitensi a condizioni eccezionalmente favorevoli.

Quel sistema conferì a Washington uno straordinario privilegio. Per decenni, gli Stati Uniti poterono assorbire più beni e capitali di quanto il loro saldo interno da solo avrebbe consentito, perché gli stranieri desideravano attività in dollari. Marx descrisse il credito come un modo per concentrare risorse a distanza e nel tempo. Il sistema del dollaro svolse questo compito su scala globale. Le fabbriche tedesche, gli esportatori giapponesi, gli stati petroliferi del Golfo, le banche centrali asiatiche e i fondi internazionali accumularono dollari e riciclarono gran parte di quel denaro in debito americano. Gli Stati Uniti ricevevano beni e capitali; il resto del mondo riceveva titoli del Tesoro. Il finanziamento a basso costo divenne parte integrante dell’architettura del potere americano.

Trump ha sottoposto tale struttura a una pressione insolita. Le guerre tariffarie hanno sconvolto i vecchi rapporti commerciali. Le minacce rivolte agli alleati europei hanno indebolito le basi politiche della cooperazione finanziaria. I discorsi di annessione (Groenlandia, Canada, ecc.) e un attacco più ampio all’ordine commerciale consolidato hanno reso la politica americana più difficile da prevedere per i creditori. Marx intendeva il credito come una relazione basata sull’aspettativa. Un prestatore eroga denaro oggi perché il domani appare sufficientemente sicuro. Quando il futuro diventa più incerto, il prestatore esige un compenso. I rendimenti più elevati dei titoli del Tesoro sono il prezzo da pagare per tale incertezza.

Il Giappone offre un chiaro esempio di questa nuova pressione. Le autorità giapponesi hanno venduto ingenti quantità di titoli del Tesoro statunitensi nel tentativo di difendere lo yen, che ha toccato il suo livello più basso degli ultimi quarant’anni. Secondo alcune fonti, il Tesoro americano avrebbe poi collaborato con Tokyo sul mercato valutario per sostenere la valuta giapponese e ridurre la necessità di ulteriori vendite di titoli. Il Leviatano di Hobbes, si dice, piega al proprio volere anche gli attori più deboli. In questo caso, lo Stato americano si trova a dover modificare la propria politica in parte perché un importante creditore straniero potrebbe vendere troppi dei suoi titoli. La dipendenza finanziaria ribalta la consueta immagine del comando imperiale.

Le conseguenze si propagano rapidamente da Wall Street alla vita di tutti i giorni. I rendimenti dei titoli del Tesoro forniscono un punto di riferimento per il credito nell’intera economia americana. Quando il debito pubblico diventa più costoso, anche i mutui, i prestiti alle imprese, i finanziamenti auto e altre forme di credito al consumo tendono a diventare più cari. Marx dedicò gran parte del suo lavoro a ricondurre i movimenti astratti del capitale alle concrete relazioni della vita quotidiana. Un aumento del rendimento dei titoli del Tesoro a trent’anni appare come un numero sullo schermo di una borsa valori; in seguito si manifesta come la rata mensile di un mutuo, un acquisto di una casa non andato a buon fine, un conto della carta di credito più salato o un’azienda che accantona un investimento.

El-Erian interpreta quindi l’intervento del Tesoro tanto come un segnale politico quanto come una misura tecnica. Rendimenti più elevati acuiscono quella che lui definisce la “pressione sulla capacità di spesa” che grava sulle famiglie americane e potrebbero diventare un tema centrale nelle elezioni di medio termine per il Congresso. Le famiglie a basso reddito sono le più esposte, poiché il credito al consumo, spesso costoso, assorbe una quota maggiore del loro reddito e gli alti tassi ipotecari impediscono a un numero sempre maggiore di famiglie di acquistare una casa. Marx avrebbe trovato familiare questa ironia politica. Un governo persegue politiche in nome della propria base elettorale, mentre le conseguenze finanziarie ricadono pesantemente su quella stessa base. Molti elettori di Trump potrebbero quindi trovarsi a fronteggiare la crisi del debito attraverso le bollette mensili ben prima di rendersene conto attraverso le statistiche economiche.

L’intero sistema si basa ormai su una scommessa sulla crescita futura. Washington presume che un’America più ricca si farà carico dell’attuale debito federale. Le aziende di intelligenza artificiale scommettono in modo analogo che i profitti futuri giustificheranno i trilioni di dollari investiti oggi. I creditori accettano entrambe le scommesse finché i rendimenti attesi rimangono convincenti. Hobbes costruì il suo Leviatano per contenere la paura attraverso un’autorità politica indiscussa; l’America moderna ha costruito un Leviatano finanziario sostenuto dalla fiducia nel dollaro, nel debito del Tesoro e nella capacità produttiva dell’economia statunitense. Trump potrà anche comandare il governo, ma la creatura ha acquisito regole proprie. Man mano che il debito raggiunge livelli sempre più elevati e i creditori chiedono ricompense sempre maggiori, la domanda decisiva diventa brutalmente semplice: quanta fiducia nel futuro dell’America è ancora in vendita, e a quale prezzo?

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