Italia e il mondo

Rassegna stampa francese, 11a puntata a cura di Gianpaolo Rosani

Marine Le Pen ha accettato di lanciarsi in una campagna presidenziale senza precedenti nella V
Repubblica, quella di una favorita condannata ma non ostacolata, ferita ma ancora in piedi,
indebolita da una decisione giudiziaria ma determinata a trasformare questa fragilità in una prova
politica. La giustizia non le ha precluso la strada verso il 2027, non farà campagna con un
braccialetto elettronico. Farà campagna con una scadenza giudiziaria che pende su di lei. I giudici
l’hanno collocata esattamente su quel confine che lei stessa aveva tracciato. Martedì sera ha
scelto di varcarlo. «Non aveva scelta, Marine non si arrende mai», ha assicurato una sua amica.
Lasciare la scena adesso avrebbe significato dare ai suoi avversari ciò che aspettavano da tanto
tempo: un’uscita di scena prima dello scontro, una resa senza elezione, un “dopo-Le Pen”
inaugurato non dai francesi, ma dai giudici.

12.07.2026
UNA CAMPAGNA SOTTO LA SPADA DI DAMOCLE
Condannata ma eleggibile, Marine Le Pen mantiene la sua candidatura per il 2027 e ricorre in cassazione.
Il braccialetto elettronico è ormai un ricordo, ma un’incertezza giudiziaria graverà sulla sua campagna
presidenziale
DI JULES TORRES

Marine Le Pen ha scelto di non fare marcia indietro. Poche ore dopo la sentenza della Corte d’appello di
Parigi, la leader dei deputati del RN è apparsa al telegiornale delle 20:00 di TF1 non come una candidata
liberata, ma come una candidata determinata.

Se i magistrati esercitano le loro attribuzioni «in nome del popolo francese», ciò non significa che
ne siano l’emanazione. Opporsi al governo dei giudici non è un atteggiamento «populista», ma
l’esigenza di una democrazia degna di questo nome.

10.07.2026
EDITORIALE
A nome del popolo francese?

Fino all’ultimo minuto, la suspense sull’ineleggibilità di Marine Le Pen è stata totale. Nessuno sapeva cosa
avrebbero deciso i tre magistrati. E questa incertezza dimostra chiaramente che la giustizia, contrariamente
a quanto molti ripetono pigramente, non si limita ad applicare la legge.

Lo spirito del Male si è impadronito della nostra epoca. «Il male collettivo è cambiato dagli anni ’80-
’90: i lettori di gialli sanno bene che le aggressioni e le violenze a cui sono confrontati non si
spiegano con la supremazia del capitalismo o con il supremacismo bianco». I fatti di cronaca ci
dicono di più sull’umanità e sullo stato del mondo rispetto alle vane dispute tra fazioni ideologiche
o agli scontri tra piccole formazioni politiche. Il romanzo poliziesco è un laboratorio della natura
umana quando ci spiega come e perché un individuo trasgredisce le norme e quando esplora le
reazioni di coloro che cercano di giudicare o riparare a tale trasgressione.

10.07.2026
JOSEPH MACÉ-SCARON: «Ogni fatto di cronaca
che mette in scena il Male è un fatto di civiltà»
L’ex direttore editoriale di «Figaro Magazine» e di «Marianne» pubblica «Les Remplacés» (Les Presses de
la Cité), un romanzo poliziesco che descrive tanto bene, se non meglio, di un saggio la violenza che si è
impadronita della società francese. In netto contrasto con una magistratura altrettanto angelica quanto
gli intellettuali che la influenzano, l’autore afferma che lo spirito del Male si è impadronito della nostra
epoca. «Il male collettivo è cambiato dagli anni ’80-’90: i lettori di gialli sanno bene che le aggressioni e le
violenze a cui sono confrontati non si spiegano con la supremazia del capitalismo o con il supremacismo
bianco»

Intervista raccolta da Alexandre Devecchio
Lei è stato direttore di «Figaro Magazine» e di «Marianne», oltre che saggista. Da alcuni anni la
ritroviamo come autore di gialli. Come si passa dall’uno all’altro?
In entrambi i casi, si tratta di decifrare la società, di fornire un commento sociopolitico. Ho avuto la fortuna,
nelle due testate che lei cita, di incontrare giornalisti appassionati di «fatti di cronaca».

Per Marine Le Pen ci sono due avversari principali: l’avversario di centro e l’avversario
dell’estrema sinistra. L’avversario di centro è oggi molteplice. Ma forse non lo sarà ancora per
molto. Ormai c’è un’abitudine piuttosto deplorevole nelle campagne presidenziali: alcuni si
candidano non per diventare presidente della Repubblica, ma per negoziare in seguito un incarico
ministeriale. Uno spera in Matignon, l’altro agli Affari esteri, alla Giustizia o a chissà quale altro
portafoglio. È una completa snaturazione delle elezioni presidenziali. Ci saranno senza dubbio
molti meno candidati sulla linea di partenza rispetto a oggi. Alla fine, ci sarà un candidato di centro.
Resta da vedere se questo centro sceglierà una figura di centro-destra o di centro-sinistra. Ma, in
ogni caso, sarà la continuazione della politica di Emmanuel Macron.

12.07.2026
MARINE LE PEN – «Non permetterò a nessuno di
sottrarre queste elezioni presidenziali ai
francesi»
2027: la candidata del RN alle elezioni presidenziali, eleggibile, vuole chiudere la vicenda giudiziaria e
imporre un dibattito di fondo – TANDEM: insieme a Jordan Bardella, Marine Le Pen punta sul duo e sulla
«rinascita» per rimettere in piedi la Francia
INTERVISTA A CURA DI GEOFFROY LEJEUNE E JULES TORRES
In che stato d’animo si trova dopo questa settimana movimentata?
Sono combattiva e, come ho già avuto modo di dire, felice che ciò che mi appariva come un ostacolo
insopportabile al processo democratico sia stato fermato dalla Corte d’appello.

Sotto un sole cocente e un caldo opprimente, martedì la parata XXL voluta dal presidente della
Repubblica ha unito festa popolare e messaggio strategico. A chiusura della parata, i giovani
portabandiera dei trentacinque paesi si sono fatti avanti, formando una V vicino alla tribuna
presidenziale, mentre tra loro si apriva una bandiera francese. Il capo dello Stato, che presiedeva il
suo ultimo 14 luglio, si è poi alzato per andare a salutarli, accompagnato dagli altri leader. Il
simbolo della determinazione e della coesione europea non aveva bisogno di altro. La
dimostrazione ha irritato Mosca, che ha denunciato una coalizione di «guerrafondai». Emmanuel
Macron sottolinea il raddoppio del bilancio delle forze armate, ma anche il riarmo delle menti.

15.07.2026
14 luglio: una dimostrazione di modernità e
determinazione
Macron ha ribadito che la Francia è in grado di difendere i propri valori, «a costo del sangue, se
necessario»

Di Nicolas Barotte
In alta uniforme, con passo cadenzato e l’arma in pugno, i soldati ucraini della Guardia presidenziale
indipendente, scelti per sfilare a Parigi il 14 luglio, attraversano gli Champs-Élysées e Place de la Concorde
con sguardo fiero e mento sollevato.

I problemi strutturali dell’Alleanza Atlantica permangono: a causa della volubilità e
dell’imprevedibilità di Donald Trump, gli Stati Uniti non garantiscono più la sicurezza dei paesi
membri della NATO e non dissuadono più la Russia dal ricostituire l’impero sovietico. L’Europa –
non più del Giappone, della Corea del Sud o delle monarchie del Golfo – non può continuare a
delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti e a scommettere sulla continuità dei loro impegni.
L’unica incertezza riguarda il modo in cui gli americani si ritireranno. Gli europei non hanno quindi
altra scelta che farsi carico della propria sicurezza e dotarsi della capacità di dissuadere la Russia.
E ciò passa attraverso l’europeizzazione della NATO, unico quadro in cui le forze armate europee
possano operare insieme. Tuttavia, questa sfida dell’Alleanza Atlantica è ben lungi dall’essere
vinta, tanto sono numerosi gli ostacoli.

16.07.2026
La sfida dell’europeizzazione della NATO
L’Europa non può più delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti e puntare sulla continuità degli
impegni americani

L’EDITORIALE DI NICOLAS BAVEREZ
Il 36° vertice della NATO, tenutosi ad Ankara (Turchia) il 7 e l’8 luglio, si è svolto in un momento cruciale. In
Ucraina, l’interminabile guerra di logoramento scatenata dall’aggressione russa sta volgendo a vantaggio di
Kiev sul fronte, il che spinge Vladimir Putin a moltiplicare gli attacchi devastanti contro le città e la
popolazione civile.

La Commissione Europea opera in «silos» e manca di una cultura collettiva – «uno spirito di corpo.
Ne deriva «una mancanza di fiducia tra colleghi, tra servizi e tra livelli gerarchici». È un dato di
fatto: le direzioni generali hanno sviluppato nel corso del tempo la propria cultura. Quella incaricata
dell’ambiente, per citarne solo una, ha un slogan più ecologista rispetto alle direzioni generali
dell’agricoltura o delle imprese. Da qui derivano battaglie a volte epiche prima delle decisioni
politiche. Si tratta di un fenomeno che si verifica in numerose amministrazioni nazionali. In Francia,
i ministeri non hanno tutti la stessa visione del mondo. Ma a Bruxelles la questione è
particolarmente acuta. E questa organizzazione a compartimenti stagni è tanto più dannosa,
secondo la Commissione, in quanto le crisi ricorrenti – internazionali, energetiche, commerciali – la
costringono a una maggiore «agilità».


15.07.2026
La Commissione di Bruxelles alla vigilia di un
big bang
Esame di coscienza – Per combattere le proprie disfunzioni, l’istituzione avvia una vasta riforma,
la prima in un quarto di secolo

Di Simon Carraud (da Bruxelles)
Ursula von der Leyen si è ripromessa di rivedere l’organizzazione della sua Commissione. Si baserà, tra
l’altro, su un rapporto interno, presentato lunedì ai funzionari, che l’Opinion ha potuto consultare.
C’È UN GIUDICE più severo di se stessi?

L’esperienza della guerra non è la stessa per gli algerini e per i francesi d’Algeria. I primi hanno
subito per otto anni una violenza ininterrotta e, su 8 milioni, 2 milioni sono stati sradicati e rinchiusi
in campi di raccolta. A ciò si aggiunge la violenza particolare dell’estate del 1962, quando le fazioni
rivali si contesero il potere. Per i secondi, la guerra si concluse con l’esplosione di violenza
dell’OAS, che essi avevano sostenuto. A poco a poco, l’obiettivo di mantenere l’Algeria francese si
ridusse a una questione di estrema destra. Da allora, fa parte della nostra cultura politica, sotto
forma di un mito che riemerge quando l’estrema destra è forte. Così, oggi, il modo in cui i
musulmani vengono presi di mira in Francia riecheggia la designazione degli algerini come
«musulmani» da parte dell’amministrazione coloniale.

Giugno 2026
“LA COLONIZZAZIONE NON È MAI STATA
ACCETTATA”
Un’occupazione brutale, disuguaglianze vertiginose e atti di resistenza ininterrotti: questi sono gli
elementi che hanno portato alla guerra d’indipendenza nel 1954, analizza la storica Sylvie Thénault

Intervista a cura di ÉRIC AESCHIMANN e SARAH DIFFALAH Illustrazione di JACQUES FERRANDEZ
Nel novembre 1954, quando il FLN lanciò la serie di attentati che avrebbe segnato l’inizio della guerra
d’indipendenza, qual era la situazione dell’Algeria? Il Paese era «pacificato», come talvolta si sente dire?
L’idea che l’Algeria coloniale abbia vissuto, dalla fine del XIX secolo, un periodo di stabilità è irenica.

Per il suo ultimo 14 luglio in qualità di presidente della Repubblica, Emmanuel Macron ha voluto
lasciare il segno con una dimostrazione di forza, volta in particolare a mostrare l’unità dell’Europa
di fronte alla Russia. Mentre il suo bilancio è più che mai oggetto di critiche da parte dei candidati
alla sua successione, la Festa nazionale è stata anche l’occasione per Emmanuel Macron di
mettere in evidenza ciò che è stato fatto per le forze armate negli ultimi nove anni.

15.07.2026
Per Emmanuel Macron, un ultimo 14 luglio
all’insegna del bilancio
Martedì il capo dello Stato ha presieduto la sua ultima parata militare del 14 luglio. L’ha dedicata al tema
del «risveglio strategico europeo», alla presenza del presidente ucraino

Di Grégoire Poussielgue
Venticinque capi di Stato e di governo, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un record
«storico» secondo l’Eliseo di partecipanti alla parata sugli Champs-Élysées con 6.800 soldati, tra cui
numerosi europei e ucraini, il 30% in più di veicoli e velivoli per una parata in versione XXL sul tema del
«risveglio strategico europeo»…

Emmanuel Macron non ha mai smesso di cercare di appianare i rapporti tra Kiev e Washington. Il
presidente francese intende rendere l’Ucraina meno dipendente dagli aiuti americani, lavorando al
contempo per l’autonomia strategica del vecchio continente, direttamente minacciato da Mosca.
L’ultimo 14 luglio del suo secondo mandato doveva simboleggiare «l’Europa che si risveglia, che
prende coscienza della pericolosità del mondo», spiega un consigliere presidenziale. Un
diplomatico europeo conclude: «All’inizio della guerra, la Francia non aveva la stessa visione del
conflitto. Oggi abbiamo un interesse strategico ben chiaro: l’Ucraina ci difende».

15.07.2026
Tra Macron e Zelensky, un rapporto singolare
La presenza del presidente ucraino alla parata del 14 luglio incarna il sostegno di Parigi a Kiev e la
vicinanza tra i due capi di Stato. Legami a volte messi a dura prova

Di Claire Gatinois
Il 14 luglio 2023, Vadym Omelchenko fece un sogno. Mentre le truppe francesi sfilavano sugli Champs-
Élysées, l’ambasciatore ucraino in Francia immaginava che anche i soldati ucraini prendessero parte alla
parata per festeggiare, già dall’anno successivo, la vittoria del suo Paese sulla Russia. «Eroi dell’esercito dei
vincitori. Ci credo», scriveva su X.

Quattro economisti hanno esaminato la crescita naturale della spesa pubblica, ovvero la sua
evoluzione «a politica invariata». Secondo il rapporto, in assenza di misure correttive il disavanzo
pubblico raggiungerebbe il 5,9% del PIL già dal prossimo anno e c ontinuerebbe poi a peggiorare
fino a sfiorare il 7% del PIL nel 2030. L’impennata della spesa è da ricercarsi nell’aumento degli
interessi versati ai detentori di obbligazioni francesi, ma in termini di importo, sono soprattutto le
spese sociali a crescere vertiginosamente. Quelle sanitarie aumentano di circa 10 miliardi di euro
all’anno a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento delle patologie croniche, del
costo delle nuove terapie, ecc. E le pensioni costano ogni anno da 11 a 12 miliardi di euro in più
(+47 miliardi entro il 2030, pari al +13%), a causa dell’aumento del numero di pensionati e
dell’importo medio delle pensioni. Queste due principali voci di spesa crescono entrambe a un
ritmo superiore a quello della crescita economica.

16.07.2026
Uno sforzo di bilancio pari a 125 miliardi entro il
2032 per stabilizzare il debito
Su richiesta del Ministero delle Finanze francese (Bercy), quattro economisti hanno analizzato
l’andamento naturale della spesa pubblica. Il loro rapporto indica che, in assenza di misure politiche, il
deficit è destinato ad aumentare già dal prossimo anno e ad aumentare ulteriormente in seguito, con il
rischio di perdere il controllo

Di Sébastien Dumoulin
125 miliardi. È questa l’entità dello sforzo di bilancio minimo da compiere entro la fine del prossimo
quinquennio, semplicemente per stabilizzare il debito pubblico ed evitare una crisi finanziaria.

Tre anni di reclusione, di cui uno senza condizionale. Soprattutto, l’ineleggibilità viene ridotta da
cinque anni con esecuzione provvisoria a quindici mesi senza esecuzione provvisoria. Da brava
avvocatessa, Marine Le Pen ha capito immediatamente cosa significasse: può candidarsi.
Istintivamente, uscendo dal tribunale sapeva che sarebbe stata candidata. La rinascita di Marine
Le Pen riaccende la speranza dei suoi sostenitori tanto quanto potrebbe riattivare, a destra, una
diffidenza nei confronti di un clan che incarna l’impossibilità di liberarsi dall’antica trappola
mitterrandiana. Non importa. Per il RN e per l’intero schieramento nazionale, la candidatura di
Marine Le Pen è ormai un dato di fatto.

16.07.2026
La buona sorte di Marine Le Pen
Condannata, data per politicamente finita, Marine Le Pen è tornata a essere candidata alle elezioni
presidenziali. Il racconto di una rinascita politica che rimescola le carte in vista del 2027

Di Marc Eynaud
Tutta la saggezza umana sta in queste due parole: aspettare e sperare. È con questa frase che Alexandre
Dumas conclude Il conte di Montecristo. Per mesi, gli avversari di Marine Le Pen l’hanno creduta
politicamente sepolta.

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