GIORNALISTI IN COMPETIZIONE NEL RIPORTARE LE FAKE NEWS SULL’ARTICO di Tony Heller

GIORNALISTI IN COMPETIZIONE NEL RIPORTARE LE FAKE NEWS SULL’ARTICO di Tony Heller

 

Qui sotto un interessante saggio che raccoglie una parte delle mistificazioni sostenute sulla questione ambientale. Un catastrofismo che allontana la ricerca di soluzioni pragmatiche che consentano di affrontare positivamente il nesso tra sviluppo e trasformazioni ambientali. Un allarmismo ben coltivato anche in Italia che ha fatto le fortune di non pochi esponenti politici e che ha contribuito spesso ad assecondare  il processo di degrado socioeconomico del paese, a cominciare dalle dismissioni di numerosi comparti strategici. La questione dell’ILVA di Taranto è solo uno degli ultimi esempi di questo deleterio modo di affrontare la questione. Un approccio emotivo e strumentale che di fatto asseconda i disegni di subordinazione economica e militare di cui abbiamo spesso parlato su questo sito. Milena Gabanelli è uno degli alfieri di tutto ciò, per altro tra i meno innocenti_Giuseppe Germinario

L’Artico riceve più radiazioni solari in questo periodo dell’anno rispetto a qualsiasi altro posto sulla Terra e le temperature possono essere molto calde a nord del Circolo Polare Artico.

“L’energia totale ricevuta ogni giorno in cima all’atmosfera dipende dalla latitudine. Le massime quantità giornaliere di energia in entrata (rosa pallido) si verificano ad alte latitudini in estate, quando i giorni sono lunghi, piuttosto che all’equatore.”

 

https://earthobservatory.nasa.gov/features/EnergyBalance/page3.php

Nel 1927, un gruppo di donne tentò di arrivare con la macchina  all’Oceano Artico. Il caldo, lo scioglimento del permafrost e gli incendi boschivi li costrinsero ad ad abbandonare la loro spedizione.

“La carovana delle macchine arrivo fino a 434 miglia a nord del Circolo Polare Artico, preparandosi a trovare sulla loro strada il gelo. Con loro stupore, le temperature non scesero mai sotto i 30 gradi all’ombra.

 L’intenzione era di raggiungere l’Oceano Artico, ma 65 chilometri di terra paludosa sulla costa glielo impedirono. La media del viaggio e` stata di 337 chilometri al giorno, il che è stato di per sé arduo e a un certo punto la carovana ha avuto un vero e proprio incontro con la morte tra gli incendi boschivi in Svezia su strade impraticabili.”

 

 

https://trove.nla.gov.au/newspaper/article/51442108/3208568

I bambini che stanno prendendo il sole vicino al Polo Nord:

 

https://trove.nla.gov.au/newspaper/article/58314725

Temperature di 38 gradi sono state riportate nell’Artico.

Le stazioni meteorologiche sul fiume Yukon, nell’Artico, hanno riportato temperature di oltre 38 gradi all’ombra (articolo del 1937):

Ogni volta che c’è una giornata calda nell’Artico,  i giornalisti militanti annunciano l’apocalisse. Fox News afferma che la Groenlandia sta attraversando “una crisi del ghiaccio” ed è inondata dallo “scioglimento delle acque glaciali“.

“La foto ipnotica di Olsen scattata il 13 giugno mentre guada sulla lastra di ghiaccio con l’acqua che spruzza, da l’illusione che i suoi cani stiano camminando sull’acqua – ma è tutt’altro che un trucco. Gli esperti dicono che questa immagine è indicativa della crisi climatica del pianeta.

 

 

https://www.foxnews.com/science/stunning-photo-shows-dogs-walking-on-water-amid-greenland-ice-crisis

L’attuale, ennesima, ondata di sciocchezze sul clima è iniziata con questo tweet, che i giornalisti hanno subito raccolto e male interpretato.

 

https://twitter.com/RasmusTonboe/status/1139504201615237120

Il tizio che ha scattato la foto ha scritto chiaramente che non aveva nulla a che fare con la calotta glaciale e invece il mare ghiacciato che che si scioglieva sulla superficie della calotta di ghiaccio.

Quindi Fox News ha continuato con questa grossolana distorsione.

Lo stesso Olsen chiede un’azione immediata:

Non ha detto niente del genere. Ha chiesto maggiori capacità predittive, il che è piuttosto dubbio perché ho visto le previsioni del tempo caldo su Ventusky diversi giorni prima.

 

https://twitter.com/SteffenMalskaer/status/1139550265634381824

Poi Fox News ha reiterato la dose sulle sue bugie climatiche, sostenendo che la Groenlandia ha visto questo anno uno scioglimento del ghiaccio da record con oltre il 40%.

“Nello stesso momento in cui Olsen ha scattato questa foto, è giunta notizia che la Groenlandia ha subito una perdita di due miliardi di tonnellate di ghiaccio già in questa stagione, circa il 40% della distesa ghiacciata della loro nazione. Mentre il paese vive lo scioglimento annuale da giugno ad agosto, il tasso finora registrato quest’anno è stato record.”

Il volume totale della calotta glaciale della Groenlandia è di circa 2.900.000 km³ (https://web.viu.ca/earle/geol305/The%20Greenland%20Ice%20Sheet.pdf) , ovvero poco meno di 2.900.000 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Piuttosto che del 40% dello scioglimento del manto glaciale, il numero corretto è lo 0.000007% della calotta glaciale: Fox News si e` “confusa” di sette ordini di grandezza.

Due miliardi di tonnellate di ghiaccio sembrano tante se non si considera che la Groenlandia può guadagnare sei volte tanto in un solo giorno, come accaduto lo scorso novembre.

http://polarportal.dk/en/greenland/surface-conditions/

Comunque per essere proprio onesti, è stato Jason Samenow corrispondente meteorologico del Washington Post a dare il via alla campagna di disinformazione.

 

https://www.washingtonpost.com/

Analizziamo una per una le affermazioni fatte Samenow:

“Il ghiaccio si sta sciogliendo in modi senza precedenti mentre l’estate si avvicina nell’Artico. Nei giorni scorsi, le osservazioni hanno rivelato un evento di scioglimento del record sulla ghiacciaia della Groenlandia, mentre l’estensione del ghiaccio sull’Oceano Artico non è mai stata così bassa a metà giugno durante l’era dei satelliti meteorologici.”

La foto della slitta che ha dato il via a questo tsunami di propaganda è stata presa dall’Istituto meteorologico danese, che ha monitorato il ghiaccio marino più a lungo di chiunque altra entità. Nel loro monitoraggio, mostrano l’estensione del ghiaccio marino, la più alta in diversi anni, che ultimamente e lentamente declinata ma che continua ad essere vicino a ciò che è stata negli ultimi anni.

 

http://ocean.dmi.dk/arctic/icecover.uk.php

La loro pretesa di scioglimento senza precedenti della Groenlandia rientra negli errori di misurazione di altri eventi di metà Giugno e molto inferiore rispetto a molti eventi che si verificano più tardi in estate.

 

L’Istituto meteorologico danese mostra che l’estensione dello scioglimento della Groenlandia è stata al di sotto del normale per la maggior parte del tempo da metà maggio, con un picco negli ultimi giorni. Il picco è appena al di sopra dell’estensione media di scioglimento per luglio. Niente di eccezionale quindi, rientra nei parametri.

Le nevicate sono state un po ‘al di sotto della media quest’anno, ma ci sono stati pochi scioglimenti finora in questa stagione. Molto meno di quanto non fosse accaduto entro questa data nel 2012. Le affermazioni di scioglimento da record sono estremamente scorrette. La quantità di scioglimento in Groenlandia quest’anno è stata nella media.

 

Ci sono stati un paio di giorni relativamente caldi in Groenlandia la scorsa settimana, ma le temperature al centro della calotta sono state generalmente fredde.

 

http://www.summitcamp.org/status/weather/index?period=1month

 

http://www.summitcamp.org/status/webcam/

Negli ultimi due anni, la superficie della Groenlandia ha guadagnato quantità di ghiaccio quasi record. Il Washington Post ha omesso di menzionarlo.

 

Samenow poi ha fatto questa affermazione straordinaria.

“La Groenlandia ha visto le temperature salire mercoledì fino a 40 gradi sopra il normale, mentre l’acqua libera dal ghiaccio esiste in luoghi a nord dell’Alaska, dove raramente, se non mai e successo negli ultimi tempi.

Questa è una sciocchezza completa. Il ghiaccio ogni anno naturalmente recede molto più lontano dalla costa dell’Alaska:

 

 

Paragonato a 20 anni fa:

 

Le temperature sono state fredde a nord dell’Alaska e c’è stato poco scioglimento. Quello che realmente è accaduto e stato che i venti hanno spinto  il ghiaccio dall’Alaska verso le Svalbard, dove hanno registrato più estensione di ghiaccio degli ultimi anni.

 

http://ocean.dmi.dk/arctic/icethickness/thk.uk.php

C’è più ghiaccio intorno a Svalbard di quanto non fosse nel 1922.

“Strane cose che accadono nell’Artico ghiacciato:

 Il Polo Nord si scioglierà?

 Testimonianze di pescatori, cacciatori di foche ed esploratori che navigano nei mari intorno allo Spitzbergen e all’Artico orientale indicano tutti un cambiamento radicale delle condizioni climatiche, con temperature elevate fino ad allora sconosciute in quella parte della superficie terrestre.

 Precedentemente le acque intorno a Spitzbergen hanno mantenuto una temperatura estiva pari nei 5 gradi di congelamento. Quest’anno è salito fino a 28 gradi. Lo scorso inverno l’oceano non si è congelato nemmeno sulla costa settentrionale di Spitzbergen. Questa dichiarazione e` confermata dall’autorità del dottor Noel.”

 

 

https://www.newspapers.com/newspage/80726506/

 

Stessa storia a Baffin Bay. C’è più ghiaccio ora di quanto non fosse nel 1923.

 

https://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/1520-0493%281924%2952%3C591d%3AOWIBB%3E2.0.CO%3B2

 

Samenow poi in qualche modo si cerca di incolpare i tornado e le inondazioni negli Stati Uniti al ghiaccio che si scioglie:

“Francis aveva in precedenza suggerito che le condizioni nell’Artico potessero avere un ruolo nell’estrema circolazione atmosferica che ha provocato lo sciame di tornado e le inondazioni record negli Stati Uniti centrali durante le ultime due settimane di maggio.

 ‘Non possiamo dire che il rapido riscaldamento artico stia causando questo modello in particolare, ma sicuramente è coerente con questo’, ha detto Francis, scienziato senior del Woods Hole Research Center.”

Oltre al fatto che le sue affermazioni di insolite condizioni meteorologiche artiche sono del tutto  infondate, queste affermazioni sono esattamente l’opposto di quello che è successo nel 2012, quando c’è stata una perdita di ghiaccio da record e gli Stati Uniti hanno sperimentato calore, siccità e quasi un numero record di pochi tornado.

Il 2012 infatti è stato  essere l’anno con i minori numeri di tornado dal 1989.

 

https://www.ncdc.noaa.gov/sotc/tornadoes/201213

I generatori di bufale del Washington Post affermano sempre le stesse sciocchezze, scelgono alcuni giorni che si adattano alla loro propaganda e ignorano interi anni che non si adattano alla loro propaganda. Ecco un articolo simile uscito ad aprile:

 

https://www.washingtonpost.com/weather/2019/04/18/its-been-exceptionally-warm-greenland-lately-ice-is-melting-month-early/?noredirect=on&utm_term=.d9831affa49d

Non c’era niente di particolarmente insolito in corso ad aprile.

 

 

E Samenow perché non ha menzionato il grande accumulo di ghiaccio negli ultimi due anni?

 

Non vi è alcuna indicazione di una crisi di scioglimento ghiaccio nell’Artico. I più grandi ghiacciai della Groenlandia stanno infatti crescendo. Il ghiacciaio Petermann sta crescendo.

 

l ghiacciaio Jakobshavn sta crescendo.

 

https://www.sciencealert.com/one-greenland-glacier-is-growing-but-that-is-not-a-cause-for-celebration

Le affermazioni di un crollo artico sono infondate. Non c’è stata tendenza dello scioglimento del ghiaccio artico dall’inizio della documentazione MASIE iniziata tredici anni fa.

 

 

I ghiacciai della Groenlandia stanno crescendo. Gli ultimi due anni hanno registrato un guadagno di massa che sfiora il record. L’attuale standard giornalistico paragonabile alla  raccolta della ciliegie; un giorno qua e un giorno là, e quindi travisando il significato dei dati, è giornalismo della peggiore faziosità. La Groenlandia non si sta sciogliendo ora, ma 80 anni fa si.

 

https://www.newspapers.com/newspage/89276088/

 

https://realclimatescience.com/2019/06/journalists-competing-for-fakest-arctic-news/

Maffeo Pantaleoni, Il manicomio del mondo, di Teodoro Klitsche de la Grange

Maffeo Pantaleoni, Il manicomio del mondo, pp. 184, € 18,00, Liberilibri, Macerata 2019.

Iniziativa meritoria questa dell’editore, di aver ristampato un’antologia degli Erotemi di economia di Pantaleoni curata da Sergio Ricossa negli anni ’70 per l’editore Volpe (ora arricchita da un’introduzione di Manuela Mosca). Meritoria perché Pareto e Pantaleoni furono gli studiosi italiani i quali tra al fine dell’800 e il primo quarto del 900 riportarono la scienza economica italiana all’attenzione di quella internazionale; ma mentre per Pareto, almeno fuori d’Italia, quella è mai mancata, Pantaleoni è stato dimenticato.

L’antologia prova quanto a torto: e ciò per due ragioni principali: la prima che quanto scrive Pantaleoni spesso si può utilmente applicare a eventi accaduti nel (quasi) secolo trascorso dalla morte dell’economista. Ad esempio alla lotta di classe, intesa nel senso marxista del conflitto tra borghesi e proletari. Scrive Pantaleoni “Gli uomini si sono sempre distinti con contrassegni in classi, le quali hanno avuto e hanno tutt’ora i più svariati criteri di classificazione: la nobiltà, la professione, l’appartenenza ai conquistatori o ai conquistati, la fede politica, la fede religiosa, il sesso, l’età e via dicendo”; in ogni società, ma in quelle moderne soprattutto “L’appartenenza dei medesimi individui, cioè di tutti gli individui costituenti un consorzio politico, a molti e diversi gruppi di interessi, e la crescente moltiplicazione delle specie di interesse alle quali ciascun individuo appartiene simultaneamente, è un fatto che rende impossibile, ossia annulla, i contrasti di classe, le bipartizioni e tripartizioni della società, che sono il fondamento di molte speculazioni socialistiche e socialistodi”; per cui “Il fatto vero è che il medesimo individuo appartiene in un medesimo momento a un gruppo etnico avente interessi in lotta con coloro che appartengono a altri gruppi etnici… che sarà cattolico o massone e quindi in lotta con massoni o cattolici, che sarà monarchico o repubblicano o socialista o sindacalista o conservatore, o progressista, o radicale”. Orbene dopo il crollo del comunismo è evidente che il conflitto borghesi/proletari è stato neutralizzato e spoliticizzato; ne hanno preso il posto altri conflitti i quali con la scriminante della proprietà (o meno) dei mezzi di produzione hanno poco (o punto) a che fare (e talvolta neppure matrice economica).

La seconda è che l’opera appare una confutazione dei luoghi comuni del socialbuonismo di ieri come di oggi a leggere in particolare (tra gli altri) i capitoli sul merito e sulla giustizia.

In conclusione, come scrive Manuela Mosca nell’introduzione “il presente volume resta prezioso anche per i non specialisti. Pubblicato da Ricossa per far conoscere il suo originalissimo pensiero a chiunque desiderasse farsi un’idea di chi egli fosse e di che cosa pensasse, resta il libro da consigliare senza esitazione a coloro che volessero incontrare per la prima volta questo grande italiano”.

Teodoro Klitsche de la Grange

 

VIP E CICISBEI, di Giuseppe Germinario

La settimana ormai all’epilogo è stata caratterizzata dal via vai. È iniziata con il viaggio di Matteo Salvini negli Stati Uniti; si è conclusa con l’arrivo di Obama a casa Clooney, sulle rive del Lario. Nel mezzo il soggiorno del Presidente del Consiglio Conte a Bruxelles, al Consiglio Europeo.

Una coincidenza di eventi, probabilmente casuale, comunque sorprendente dal punto di vista simbolico. Sembra offrire, sotto traccia, qualche barlume di verità su alcune dinamiche nello scacchiere geopolitico europeo e mediterraneo.

La gran parte degli addetti all’informazione però sembra sempre più attratta, se non accecata, dagli aspetti mondani di questi appuntamenti. Da produttori e portatori di informazione si stanno trasformando irreversibilmente in moderni cicisbei, maestri di colore, di costumi e di pettegolezzi.

Tra i tre, paradossalmente, chi ci ha rimesso in efficacia di immagine è stato Giuseppe Conte, notoriamente maestro in bon ton e passi felpati. In un Consiglio Europeo impegnato a concordare le nomine della Commissione Europea, della Presidenza del Consiglio Europeo e della BCE, si è trovato nella condizione di dover rintuzzare la procedura di infrazione annunciata proditoriamente dalla Commissione Europea uscente. Tra le due opzioni opposte di una reazione d’orgoglio a un atto strumentale e provocatorio e un atteggiamento pragmatico teso a contenere i danni accettando logica e spirito della lettera, ha prevalso la seconda e con esso qualche atteggiamento di troppo da questuante verso i pari grado più potenti, pur se ormai sempre meno autorevoli. Non lo ha certo aiutato una consuetudine pluridecennale di totale accondiscendenza e complicità di un ceto politico ed una classe dirigente nazionale; accondiscendenza che ha disabituato a trattative serie le varie élites europee. Peggio ancora, come insegna il mercimonio truffaldino operato dal “rottamatore” Renzi tra la resa sottobanco sull’approdo in Italia di immigrati (Operazione Triton) e la concessione di pochi decimi di deficit, le ha incoraggiate ad operazioni di vera e propria corruttela utile ad alimentare un sottobosco di attività assistenziali e parassitarie necessarie a garantire la sopravvivenza politica del sistema. Non lo ha sostenuto in autorevolezza, per altro, il suo comportamento deludente e rinunciatario seguito al promettente avvio e alla conclusione della Conferenza sulla Libia, tenutasi a Palermo l’autunno scorso. Un appuntamento organizzato con il beneplacito del Presidente Americano, accettato a denti stretti da Francia e Germania e conclusosi addirittura trionfalmente, con l’investitura di Conte a mediatore ad opera del Ministro degli Esteri russo, Lavrov. In quel momento Conte avrebbe dovuto comprendere l’insostenibilità della figura di al Serraji come Presidente capace di unire le varie tribù della Libia, in quanto privo di forza propria e mantenuto a galla da una delle tre principali fazioni in lotta. Avrebbe dovuto puntellare la sua sopravvivenza per impedire il pieno successo del Generale Haftar, espressione delle tribù di Cirenaica e nel contempo favorire l’emersione di una figura terza, capace di mediare e riunire il paese. Questa figura può emergere con migliori possibilità, dalla tribù più numerosa e centrale di quel paese e non è escluso che, ad osservare i fatti, possa essere uno dei superstiti dei figli del colonnello Gheddafi. Una operazione certamente ardua e complessa, che richiederebbe grandi capacità diplomatiche e sufficienti coperture militari. Ipotizzabile sotto la Presidenza di Trump, ma decisamente più traumatica se il rospo dovesse essere offerto ad eventuali epigoni di Obama, Sarkozy e Macron. Con l’offensiva in corso di Haftar, fortunatamente esauritasi, l’atto più significativo di Conte è stato la sua richiesta di aiuto americano, evitando così il disastro ma perdendo così ogni parvenza di autonomia verso i vari contendenti libici ed esterni e gran parte della credibilità verso il suo stesso principale estimatore, Trump. Alla luce di ciò, il memorandum con la Cina e la posizione sul Venezuela, di per sé poco rilevanti nell’agone geopolitico, hanno assunto un significato dirimente per l’amministrazione statunitense. Il cerchio si è chiuso quasi del tutto con il suo progressivo avvicinamento a Mattarella e la gestione partigiana, piuttosto che calmieratrice, del conflitto giallo-verde durante l’ultima campagna elettorale.

Di queste difficoltà sembra approfittare a piene mani Matteo Salvini. Il suo viaggio a Washington ha assunto l’aspetto di una vera e propria investitura a leader. L’incontro con Mike Pompeo, Segretario di Stato e Pence, Vicepresidente sono un riconoscimento che va certamente oltre lo status proprio di un Ministro dell’Interno. È un lustro che, se prematuro ed improprio, espone il personaggio ad un rischio da non sottovalutare. Quello di apparire come uno dei tanti pellegrini che hanno dovuto recarsi a Washington per ottenere una investitura che dovrebbe essere in realtà prerogativa esclusiva delle istituzioni e del popolo italiano; viandante dotato magari di una aura più fulgida e lucente, ma sempre di luce riflessa più che propria. L’intero sistema mediatico ha indugiato sulle dichiarazioni di Salvini, tanto su quelle di politica economica, quanto soprattutto quelle in politica estera, riguardanti il Venezuela e il memorandum con la Cina. Queste ultime sono di fatto una sconfessione delle posizioni ufficiali del Governo Conte ed un allineamento pedissequo e a buon mercato alle posizioni dell’Amministrazione Trump. Pedissequo, perché acriticamente allineate, a buon mercato perché esulano dalle competenze del suo ministero. Risulta quindi evidente l’apparente e impropria investitura di leader politico da parte di esponenti di un governo straniero. Il mancato incontro con il Presidente Trump non è solo la residua cautela sulle esigenze di etichetta e di correttezza istituzionale. Rivela soprattutto una persistente diffidenza di Trump verso una forza politica che non ha superato del tutto i retaggi delle proprie origini secessioniste; poco importa se sia una diffidenza di tipo culturale e/o di mero interesse politico, legato a possibili ritorni di fiamma filobavaresi, nemmeno filotedeschi nel prossimo futuro. Visto lo spessore e le funzioni di uno degli ospiti e del pellegrino è probabile che la parte più succosa e pertinente, prosaica dei colloqui riguardi l’implicazione, pur in filoni secondari, di tanta parte del ceto politico e dei funzionari di settori nevralgici dello Stato Italiano nella costruzione del Russiagate. Nei blog e in numerose testate americane circolano da tempo apertamente numerosi nomi di politici ed alti funzionari italiani. Segno di insofferenza e volontà di rivalsa verso gli artefici di una caccia alle streghe congelata malamente al prezzo però di paralisi politica e di numerose vittime. A questo riguardo le prossime elezioni presidenziali americane potrebbero essere il prodromo ad una definitiva resa dei conti nella quale Trump non avrebbe più l’esclusiva della figura di vittima designata.

Il soggiorno di Obama, famiglia e seguito similpresidenziale, presso la sontuosa residenza sul lago di Como, ospite del suo amico e attore George Clooney, sembra assecondare la bramosia dei cicisbei più accaniti; non ha in realtà, probabilmente, un esclusivo carattere mondano e godereccio. Accecati dal gossip e dalla vacuità, i nostri pennuti cicisbei si sono dilettati sulle frivolezze le più varie del soggiorno, compresi i fuochi d’artificio di borbonica memoria. In realtà Obama, abbandonata a malincuore la Casa Bianca e il suo orto, già altre volte ha pedinato e tampinato, sovrapponendosi con appuntamenti ed itinerari paralleli, il proprio odiato successore. Poiché uno dei bersagli grossi di un possibile ribaltamento della direzione delle inchieste sul Russiagate potrebbe essere, ancor più della Clinton, proprio lui, quanto meno come responsabile politico, il suo interesse per l’Italia si arricchirebbe di ulteriori aspetti, questa volta più politici. Alcuni giornali italiani sussurrano di un incontro con Matteo Renzi, ma solo per affinità elettiva. Alcuni giornali inglesi, invece, più smaliziati, ipotizzano una investitura di Clooney a prossimo candidato democratico Presidente. Non si conosce il grado di superstizione di Obama. Tenuto conto che l’ultima consumazione alla Casa Bianca tra i due, Renzi e Obama, da sanzione di investitura reciproca si è risolta repentinamente in una sorta di “ultima cena” con scarse possibilità di resurrezione, si presume che gli incontri politici, quantunque riservati, riguarderanno personaggi più titolati e meno predisposti a naufragi fragorosi.

Ipotizzando temerariamente cotante intenzioni, a Matteo Salvini si presenterebbe una occasione d’oro, per quanto rischiosa, per garantirsi un futuro da leader riconosciuto.

La concomitanza di interessi con l’attuale inquilino d’oltreatlantico potrebbe rendere più praticabile una azione di riforma istituzionale, a cominciare dal ruolo e dalle competenze della magistratura e una operazione di rinnovamento del personale, specie dirigenziale, degli apparati di sicurezza. Se e come riuscirà a portarla avanti, potrà fare di lui un personaggio politico di statura, capace di sostenere alla pari un confronto con alleati ed avversari o piuttosto, in caso di sopravvivenza, l’ennesimo emissario di una delle fazioni in lotta nei centri decisionali che contano; uno dei tanti che con valigia o borsello, vuoti o pieni che fossero al ritorno, hanno costellato le vicende italiche dal dopoguerra.

Il contesto è proibitivo, le qualità soggettive, se esistono, appaiono dissimulate sin troppo bene, lo scetticismo prevale, ma………………….chissà!?

ANCORA IRAN_QUESITI INQUIETANTI, di Antonio de Martini

Le acute considerazioni di Antonio de Martini iniziano con due interrogativi inquietanti, giustamente inquietanti. Il giudizio impietoso e senza attenuanti sulla Presidenza Trump, senza dubbio più severo e senza attenuanti rispetto a quello espresso su altre presidenze, oscura e sottovaluta alcuni dati di fatto:

  • sino ad ora Trump non si è invischiato in nessun conflitto militare e ha sempre sottolineato l’intenzione di uscire al più presto da quelli ereditati dalle precedenti presidenze; uno dei paletti fissati da Trump ai componenti del suo staff avvicendatisi sino ad ora è stato proprio quello di evitare di innescare confronti armati aperti
  • l’andamento schizofrenico della politica estera è legato oltre che alla complessità delle attuali dinamiche geopolitiche, alla contrapposizione inedita, nella loro evidenza e virulenza, tra strategie e tattiche antitetiche dei vari centri decisionali statunitensi, gran parte dei quali fuori dal controllo della Presidenza
  • l’affermazione di strategie, alleanze e tattiche chiaramente alternative comporta la destrutturazione degli attuali sistemi di alleanze. Ciò che appare come un desolante isolamento, potrebbe rivelarsi come un isolamento relativo teso a creare un sistema di alleanze più limitato, ma più coeso in una cornice di multipolarismo sempre più definita. Una fase di transizione che porti al logoramento definitivo delle vecchie élite, in particolare europee. Da questo punto di vista è eloquente la discrezione e la prudenza coltivata da Putin verso Trump, pur in presenza di pesanti provocazioni americane

Detto questo, l’attuale gioco con l’Iran potrebbe in effetti rivelarsi alla fine la trappola perfetta per far cadere o annichilire l’inquilino della Casa Bianca, in un confronto che all’interno del paese lo vede altrimenti vincente, almeno per il momento. Una trappola che potrebbe scattare sulla base di una quantomeno oggettiva convergenza di interessi tra le componenti oltranziste e antitrumpiane americane e dei loro alleati esterni e quelle iraniane, responsabili in buona parte anch’esse, anche se non in prevalenza, della situazione caotica in Medio Oriente, ad iniziare dal sacrificio della questione palestinese. Anche in questa oggettiva convergenza le visioni strategiche sono piegate spesso, in ultima analisi, ai fini dei conflitti politici interni. Una dinamica valida per tutti gli schieramenti, non solo per quello che risale a Trump_Germinario Giuseppe

ANCORA IRAN_QUESITI INQUIETANTI

Quante volte andrà fino al limite della guerra per poi ritornare indietro in sicurezza?
Quante volte ancora prima di restare solo, con la May?

Mentre si avvicina la data del 27 giugno in cui – in base al trattato Iran-EU e potenze europee- l’Iran si renderà libero di riprendere la marcia al nucleare,
l’Iran annunzia di aver abbattuto un drone della Marina USA MQ-4C Triton.

L’accusa è di violazione dello spazio aereo a scopo di spionaggio.

In pratica, ad ogni passo indietro americano dal “brinkmanship”, corrisponde adesso un passo avanti iraniano.

Il controllo dell’area dello stretto di Hormuz diventa sempre più difficile dato che gli USA accusano la perdita di due drone ( un Reaper il 6 giugno e un Triton ieri). Niente morti per fortuna, ma così si facilitano gli scontri.

Il tentativo di creare una “coalizione dei volenterosi “ in Asia – dopo il “fin de non recevoir” europeo sembra essersi rivelato inefficace. Nessun ritiene che il duo Trump- Netanyahu sia dalla parte della ragione.

Se pensiamo che, agli inizi della vicenda “ nuovo ordine mondiale” di Bush senior i “ volenterosi” erano 34 abbiamo la misura di quanto la politica estera americana sia stata piegata alle esigenze di politica interna elettorale.

E di come siano considerati gli alleati dal governo degli Stati Uniti. Entità sacrificabili sull’altare dell’elettorato del Massachusetts.

SOR SALVINI VIEN DA ROMA CON
LE SCARPE ROTTE AI PIÈ

Se il piano USA era quello di piegare l’Iran e la sua dirigenza ai voleri angloamericani e trascinarli a un nuovo tavolo di negoziati, ebbene, è fallito.

Se volevano mostrare al mondo chi comanda, non ci sono riusciti.

Per questi due fallimenti hanno pagato un ulteriore prezzo di immagine in medio Oriente.

Sembra però che questa volta l’ abbiano capita in meno dei nove anni che ci sono voluti per la Siria.

l’Iran ha subìto, tacendo, ogni genere di pressioni economiche e procedure diplomatiche, ma ha reagito unicamente nei tempi e termini previsti dal trattato che lo ha legato all’occidente.

Trascorso un anno dal recesso unilaterale USA, ha applicato i termini usati dal trattato ( e pensati per un Iran violatore del patto) e dato i sessanta giorni di preparazione previsti agli altri partner perché procedessero al richiamo del dissenziente a rientrare nei termini del patto.

Il primo successo persiano è stato che nessuno degli altri sottoscrittori – in questo anno trascorso- ha rinnegato l’impegno preso. Nemmeno l’Onu e nemmeno l’Inghilterra.

Il secondo è l’espressione di stizza e meraviglia del dipartimento di Stato che si è trovato di fronte al muro di gomma degli europei e all’intransigenza iraniana che ha rifiutato ogni dialogo .

La meraviglia si è trasformata in stupore quando di fronte all’accusa del Presidente Trump di sabotaggio al traffico petrolifero, gli iraniani gli hanno dato del bugiardo ed è venuto un gesto di solidarietà dal solo governo inglese dimissionario ( non di denunzia del trattato però ).

A questo punto, il fido Bolton (detto “ due baffi appesi sul nulla”) dalla certezza di colpevolezza, è passato alla quasi certezza ( “almost sure”) e due giorni dopo il CENTCOM medio oriente ( che aveva diffuso il filmato ) ha cambiato apparentemente discorso lamentando che gli Houtis ( tribù yemenita in guerra con l’Arabia Saudita da tre anni ) tentavano, a volte – e di recente con successo – di abbattere i drone americani. ( un MQ 9 Reaper il 6 giugno).

Dopo aver dato questa anticipata spiegazione circa l’assenza di filmati che mostravano DOVE si era ritirato il pattugliatore IRGC classe Gashti del film, hanno ripreso la marcia indietro parlando di missili S A 6 ( automontati) e poi di S A 7 ( missili da spalla) di cui la penisola arabica è gonfia come un otre.

La ragione per cui l’Iran si rifiuta ostinatamente di trattare è duplice.
Da una parte, perché rifiuta di trattare sotto minaccia ( il sistema fu inventato da loro tremila anni fa e citato nel trattato di strategia dell’imperatore di Costantinopoli Maurizio, citato da Luttwark ne “ la grande strategia dell’impero bizantino”) .

Seconda e decisiva ragione è che gli iraniani ( e nemmeno noi) hanno/abbiamo capito quali siano le richieste USA, stante che ancora oggi gli iraniani – persino nello scontro diplomatico- hanno scrupolosamente seguito quanto stabilito dal trattato e non rispondono alle incursioni israeliane in Siria.

Per rimediare a questa sconfitta isolante, il povero Pompeo fa un giro dell’Asia-Pacifico in cerca di alleati per una azione comune non meglio specificata, perché inesistente, contro l’Iran che è tra i principali se non il principale fornitore di petrolio di India, Indonesia, Malesia. Pakistan, Corea e Giappone. ( tanto che alle Sanzioni precedenti furono esonerati dall’embargo dagli stessi USA) .

In questo frangente, giunge la visita a Washington di un vice presidente italiano ( con delega all’interno) che offrirà il sostegno di mezzo governo.

Tornerà indietro con foto ricordo e la notizia che Trump si lamenta di Draghi
“ che ha svalutato l’Euro” ( Deo gratias) e dichiara che si ricandiderà per un altro quadriennio.

Lo rileggeranno trionfalmente, salvo poi accorgersi che saranno rimasti soli assieme a questi moderni voltagabbana sovranisti de Milan.

Julian Assange e il silenziamento di Wikileaks! La pista scandinava, di Max Bonelli

Il Governo Britannico con atto vile e proditorio si accinge a concedere l’estradizione del giornalista Julian Assange, cittadino australiano. Qui sotto alcuni antefatti_Giuseppe Germinario

Julian Assange e il silenziamento di Wikileaks! La pista scandinava, di Max Bonelli

Quando Julian Assange decise di provare a trasferirsi in Svezia era già sulla lista nera della Cia. In quell’estate del 2010, la Svezia non doveva sembrare cosi fredda come  l’avevano descritta e poi c’era tanta gente non solo li ma in tutto il nord Europa che lo ammirava, collaborava con lui. Uno di questi era  Ola Bini, un programmatore di fama mondiale, uno degli artefici del sistema Tor Browser che permette di navigare in incognito,  ma non era il solo nord europeo a dargli una mano nel cercare di creare “Internet- pirate bay “ in scandinavia. Arjen Kamphuis olandese suo associato di wikileaks ed anche lui programmatore di alto livello era li a dargli manforte e con esso una miriade di attivisti pseudo anarcoidi della rete che avevano messo in piedi “Pirat partiet “ che due anni prima aveva conquistato il 7,1% dei voti alle europee in Svezia.

Julian avrà pensato che era il posto ideale per dare scacco alla Cia e così il 18 agosto del 2010 fa richiesta di soggiorno in Svezia. Non fanno in tempo a trascorrere 13 giorni che il 1 settembre parte una indagine per violenza carnale a suo carico. Il ragazzone australiano non riesce a contenere i suoi istinti primordiali? No anzi in pochi giorni come si dice a Roma “non sa a chi dare i resti”. Una donna lo invita ad usare il suo appartamento che tanto va fuori per un viaggio, poi ci ripensa ritorna e scatta un flirt, lei che è coscienziosa chiede l’uso del profilattico ma nella foga il simpatico ragazzo australiano  lo prende ma maldestro nel metterlo lo rompe e quindi hanno un rapporto non protetto, lei è tanto turbata che da una festa in suo onore dove un’altra sua amica lo scippa alle sue grinfie. Questo è il sunto della prima violenza. La seconda accade alla scippatrice che una volta portato a casa e consumato  il bello australiano nel sonno scopre che Julian  è un ragazzo generoso ma poco educato da per scontato che dopo la prima non serva chiedere il permesso della seconda e lei annichilita non protesta ed anche li si consuma un altro caso di conturbante violenza. Durante il mese di settembre Julian capisce che essere accusato di violenza carnale nel paese dal “femminismo talebano” come lui lo definì successivamente era cosa non da poco conto anche quando le accuse sono palesemente inconsistenti, si crea un vuoto pneumatico intorno a lui e chiede di poter lasciare la Svezia tramite il suo avvocato, permesso prima accordato e poi nell’arco di una giornata rimangiato dal procuratore svedese e trasformato in un ordine di arresto. Assange è gia in Inghilterra. Nei mesi successivi si hanno una serie di passi giuridici che portano i giudici inglesi a decidere per l’estradizione ed Assange a richiedere invano l’assicurazione alle autorità svedesi di non essere estradato negli USA dove è ricercato per collaborazione  al reato di alto tradimento avendo  permesso a cittadini americani di pubblicare materiale compromettente la sicurezza.

Bisogna capire anche il governo USA che si sbatte da un centinaio di anni per farsi una reputazione da liberatore del mondo e poi arriva un sito dove tutti possono scaricare film di elicotteri dello zio Tom che fanno a pezzi civili con il calibro 30mm, e che diamine un po di privacy, no?

Julian capita la mala parata si rifugia nell’ambasciata ecuadoregna, è giugno 2012, anche lì si vede che Julian sarà un genio dell’informatica ma a geopolitica è un po’ scarso. I paesi dell’America latina non sono il massimo d’indipendenza e sono altalenanti nella loro politica anti americana. Fino a quando il presidente è Rafael Correa, tutto procede per il meglio. Riesce persino a pubblicare le email che la Clinton si scambiava con i suoi collaboratori ed non era proprio il meglio del “politically correct”. La Clinton gli diede la colpa di aver perso le elezioni contro Trump, d’altronde a qualcuno devi dare la colpa se perdi una corsa dove ti danno favorito 10 ad 1.

Nel 2017 a Correa succede Lenin Moreno che è tutto meno che comunista ed una certa propensione alla prostituzione politica e non si fa scappare l’occasione di vendere Julian che nonostante sia stato nominato cittadino ecuadoregno da Correa viene venduto non per 30 denari ma per 3 miliardi di dollari di un prestito del FMI. Questo dicono le malelingue ed a vedere le scene filmate da Russian Today della polizia inglese invitata ad entrare dall’ambasciatore equadoregno ed arrestare Assange 11 aprile del 2019 verrebbe anche da dargli ragione. In questi anni di esilio in una stanza dell’ambasciata Julian era riuscito a far cadere in prescrizione  tre dei capi d’imputazione delle violenze carnali mentre l’ultimo sarebbe caduto in prescrizione alla fine del 2020. Ma Julian non aveva fatto i conti con la costanza anglo-nordeuropea. La giustizia inglese per direttissima lo condanna a 50 settimane di carcere duro nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh per essere fuggito alla sentenza di estradizione. Il carcere duro significa isolamento per 23 ore ed 1 ora di aria. Nessuna possibilità di comunicazione con l’esterno e impossibilità a ricevere visite. I nostri mafiosi pluri omicidi al 41 bis se la passano meglio. La Svezia il 13 maggio ha riaperto i casi delle violenze carnali e si mette in concorrenza con gli USA per la richiesta di estradizione. Qualcuno potrebbe disquisire meglio un brutto processo a Stoccolma che uno pessimo a Washington.

Si e no, un processo in Stati Uniti santificherebbe la sua immagine di eroe anti sistema quello in Svezia sarebbe un atto inquisitorio indirizzato a distruggere il mito ed una volta calpestato questo nella polvere potrebbe il povero Julian essere estradato negli USA.

Il lettore potrebbe pensare “ma Wikileaks, il suo sito giornalistico continua a funzionare a vivere oltre il suo artefice”. Vorrei dire di sì ma vi mentirei, vi ricordate i suoi collaboratori nord europei citati all’inizio dell’articolo?

Ola Bini il programmatore è stato arrestato il 12 aprile 2019 in Ecuador stava per partire per il Giappone per seguire la sua seconda passione dopo l’informatica, lo Ju Jutsu. La motivazione dell’arresto preventivo è che viene ritenuto a capo di una squadra di hacker che stavano tramando di trafugare email riservate del presidente Lenin Moreno ma l’accusa non è ufficialmente formalizzata. Esperto a livello mondiale di  sicurezza informatica era certo una minaccia per chi aveva la coscienza sporca. Inoltre aveva visitato molte volte Assange in ambasciata e risulta che il personale dell’ambasciata ha sequestrato tutti gli strumenti informatici di Assange. Il suo destino è segnato, un coraggioso che si è buttato nelle fauci del lupo ed infatti è stato estradato per interrogatori negli USA e potete scommetterci sopra una bella somma che rimarrà lì a marcire nelle galere del paese che ha come icona la statua della libertà.

Vi chiederete la fine dell’altro collaboratore, l’olandese Arjen Kamphuis?

Anche lui aveva una seconda passione dopo l’informatica, il trecking lo hanno visto l’ultima volta al check in di un albergo a Bodo una ridente cittadina della Norvegia artica famosa per la pesca del salmone e per la natura incontaminata. Ci si mangia un buon pesce e forse per questo ci hanno aperto una base Nato di intelligence cibernetica, il fosforo fa bene al cervello non dimentichiamolo. Sicuramente la base Nato non ha fatto bene ad Arjen, il 20 agosto del 2018 lo hanno trovato a flottare a pancia in giù nelle fresche acque artiche di Bodo. Era scomparso da due settimane, avrebbe dovuto prendere il treno che da Bodo porta a Trondheim e da lì l’aereo  per l’Olanda. “A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” lo diceva spesso Andreotti che sui peccati la sapeva lunga.

 

Max Bonelli

 

 

 

IL NEMICO PRINCIPALE, di Piero Visani

Punti di vista_Giuseppe Germinario

IL NEMICO PRINCIPALE, di Piero Visani

Immagino che questa considerazione potrà non piacere a tutti, ma la prima esigenza di una politica è quella di chiarire chi sia il nemico principale, quello che crea maggiori problemi e preoccupazioni.
A giudizio di chi scrive, è l’Unione Europea, per cui certe derive statunitensi forse sono – per chi le effettua – scelte di vita e di campo. Per me, sono al momento l’unico modo disponibile per affrancarsi dal peso soffocante del nemico principale.
Quando un Paese è piccolo, guidato da una classe dirigente di piccoli (e grandi) cialtroni, fare riferimento al servilismo – sempiterna risorsa dei cialtroni – è una delle pochissime carte che si hanno in mano, specie se si è fortemente miopi.
Giocarsi quelle carte è una minuscola risorsa tattica, non una soluzione strategica, ma personalmente – visto che individuo nell’UE l’attuale nemico principale (il che non equivale a dire che lo sia la costruzione di una “massa critica” europea, da cui l’UE è lontana come il sottoscritto dal diventare Napoleone Buonaparte) – non vedo molte altre soluzioni.
A differenza dei tedeschi, inoltre, agli americani interessa pochissimo della virtù dei conti altrui, e questo per me è già positivo.
Per il resto, quando si è piccoli e poco illuminati da prospettive strategiche, non si ha che fare leva sulla guerra di movimento e quella asimmetrica.
Triste, ma realistico, specialmente per un popolo di soddisfatti fancazzisti, statalisti e vacanzieri in SPE: andare alla “House of Cards” e vedere se se ne la qualcuna da giocare…

“Europa: accademismo contro storia” (6/6), di Annie Lacroix-Riz

“Europa: accademismo contro storia” (6/6)

Siamo alla sesta ed ultima puntata del saggio di Annie Lacroix_Riz. La sentenza è drammaticamente impietosa sia nei confronti degli storici che dei protagonisti citati ed eletti a “padri dell’Europa”. Un saggio da conservare e rileggere periodicamente. Giusto per comprendere la natura del pulpito da cui partono le filippiche “antipopuliste”_Giuseppe Germinario

Annie Lacroix-Riz è professore emerito di storia contemporanea presso l’Università Paris 7.

Mappa:

– Introduzione

– “Eminenti storici europei” contro il monarchico documentato Philippe de Villiers

– Un fascicolo storico “di parte” di “eminenti storici europei”

  • Le origini fallaci dell’Unione europea
  • Adenauer e la sua gente, dalla vecchia alla “nuova Germania”
  • Dalla Francia “europea” e “resistente” contro Petain al trionfo dei Vichysto-americani?
  • Dimenticando le “prime comunità europee”
  • Jean Monnet “l’americano”: una calunnia?
  • Il tandem Monnet-Schuman e la cosiddetta “bomba” del 9 maggio 1950
  • Robert Schuman diffamato?
  • Walter Hallstein, semplice ” non resistente”?

– Conclusione

Walter Hallstein, semplice “non resistente”?

Per quanto riguarda Walter Hallstein, Philippe de Villiers esprime un sorprendente stupore, data la conoscenza che ha inevitabilmente accumulato sui leader della Germania Ovest durante la sua lunga carriera politica . Ma offre un dossier serio, abbastanza solido da suscitare particolare indignazione ai redattori del 27 marzo, mista a cieca rabbia miste il 17 aprile.

La storiografia inglese e tedesca compresa, dal dopoguerra, la sua frazione della Germania Est, ricca di storici attenti al passato nazista del Reich 1 ha da tempo stabilito che la “nuova Germania” era stata costituita, sotto la tutela dell’AMGOT, da quasi tutte le élite che avevano guidato il Reich sia prima che durante l’era nazista; e che il Vaticano e Washington sono stati collusi nel offrire un eccezionale percorso di riciclaggio a criminali di guerra 2 . La regola del mantenimento dello status quo, anticipata dall’episodio di “Quisling” Darlan ad Algeri, nel novembre-dicembre 1942, e dai negoziati bernesi di Allen Dulles e del suo entourage nazista o nazificato era assoluto in Germania come in tutta la sfera di influenza occidentale 3 . L’abitudine alla non traduzione delle opere, tuttavia, si è moltiplicata dagli anni ’50, il silenzio plumbeo che osserva su di loro la storiografia dominante 4 e la sepoltura delle rare opere francesi sulla questione spiegano di per sé come la popolazione francese sia stata ampiamente tenuta all’oscuro del fenomeno.

Si argomenta che Alfred Wahl ha prodotto, nel 2006, un’eccellente sintesi sulla completa continuità economica, amministrativa, politica e culturale tra la Germania di Hitler e la RFD. Questa opera, la seconda storia del nazismo in Germania Occidentale dal 1945 , fa chiarezza sui “ministri e segretari di Stato Adenauer”, nonostante evidenti prudenze e pudori dei quali Walter Hallstein ha anche beneficiato 5 , è stata oggetto, mi ha ricordato molto recentemente il suo autore, di un assordante silenzio mediatico che ne ha notevolmente ostacolato la diffusione. Dovrebbe comunque essere incluso in qualsiasi bibliografia di base sulla RFD.

Un antico hitleriano, come molti e più di tutti i suoi pari in carica

” Sì, all’epoca di Hitler ,” hanno ammesso nostri “storici europei eminenti,” Walter Hallstein ” aveva aderito alla Federazione nazionalsocialista dei giuristi, senza la quale non sarebbe stato possibile avere un lavoro ” di appartenenza, quindi, adesione quindi eretta a modesta “scheda di pane” (tessera del pane , secondo l’espressione italiana del partito fascista), in merito a una professione anti-repubblicano e nazificata avviata ben prima del 1933, noto per la profondità del suo impegno per il piano – ” e [ it] era un membro di un’altra associazione professionale, Lega dei professori nazionalsocialisti. Ridussero così notevolmente (a due) l’elenco dei raggruppamenti nazisti di cui Hallstein era membro, e censurarono la cronologia della loro fondazione (spesso precedente al 1933) e le adesioni del giurista.

L’elenco di Philippe de Villiers, per altro non esaustivo, proviene dal grande dizionario dello specialista tedesco del III e Reich, Ernst Klee. Disponibile dal 2003 , non tradotto (“chi era chi prima e dopo il 1945”), questo Who’s Who contiene “quasi 4.300 nomi” del pantheon hitleriano, la cui carriera è quasi sempre continuata, persino arricchita “dopo il 1945” 6 : Hallstein appare su una carta che ho menzionato su di lui nel 2016 7 Carcan , nota 4, p. 120. , fondata, secondo l’usanza, su lavori di ricerca supportati da fonti originali: qui Klee fa riferimento a due specialisti delle università dell’era nazista, Notker Hammerstein e Helmuth Heiber.

Hammerstein, nel suo libro sulla Goethe University di Francoforte, che nominò Walter Hallstein non solo “professore ordinario di diritto commerciale, diritto del lavoro e diritto economico nel 1941″, ma anche “doyen” 8 , presenta tre delle organizzazioni hitleriane a cui lui apparteneva:

1 ° ” NS-Luftschutzbund “, ovvero “Unione nazionale socialista di protezione antiaerea”, organizzazione non specificamente legata alla legge ma strettamente nazista e militare;

2 ° “NSV”, acronimo del ” National Socialistische Volkswohlfart “, ovvero “l’unione nazionalsocialista del benessere del popolo”, innegabilmente nazista e poco sofisticato come lo stesso vichysto-collaborazionista Soccorso nazionale 9 . Aveva, sotto lo stesso acronimo e titolo, fondato prima della salita al potere, ” nel 1932 “, e solo per promuovere i nazisti iper-protetti come precisa di seguito: fu ” riconosciuto per ordine di Hitler il 3 maggio 1933 come organizzazione interna del NSDAP “, incaricato di” un’assistenza strettamente riservata ai compagni del popolo di particolare spirito nazional-socialista “;

3 ° ciò che i nostri “eminenti storici europei” chiamano la “Federazione nazionalsocialista dei giuristi”, ovvero ” NS-Rechtswahrerbund “, nuovo nome, “del 1936, la Lega nazionalsocialista Giuristi tedeschi “: cioè il National Socialistischer deutscher Juristen(BNSDJ),” l’organizzazione professionale di NSDAP fondata nel 1928 da Hans Frank ” 10 . Frank, l’avvocato di lunga data nazista e Supreme III e Reich, era tra l’altro governatore generale della Polonia occupata, condannato a morte a Norimberga e giustiziato 10 ottobre 1946 11 . E ‘stato subito prima della guerra innegabile protettore di Hallstein 12 .

Il partito si oppose anche alla nomina di Hallstein alla cattedra di diritto comparato presso l’Università di Francoforte nel 1941 , argomentano i nostri ‘eminenti storici europei’. È curioso, dal momento che alle suddette specialità del professore hanno aggiunto ” il diritto comparato “, secondo il suo archivio pubblicato dalla fondazione molto ufficiale Konrad Adenauer, dedicato alla ” storia della CDU ” 13 . È stato quindi eletto professore e decano, come sopra specificato. I firmatari della “tribuna” hanno fatto affidamento sulla ” ricerca dello storico tedesco Thomas Freiberger “, che afferma, tra l’altro, che Hallstein ” non è mai stato un membro del Partito Nazionalsocialista“. de Villiers ha scoperto nell’Archivio federale tedesca, la tessera No. 310212 di Hallstein, deliberata nel luglio 1934, del “NS-Lehrerbund” uno dei due soli concessi da nostri storici, e ne fornisce copia 14 . Il NSLB non era meno discutibile delle “leghe” naziste precedente “; fondata nel 1929, questa associazione collegata al NSDAP” aveva la sede presso la “casa della formazione [nazionalsocialista] Bayreuth ” 15 .

 

Infatti, ” le [cosmetiche] ricerche dello storico tedesco Thomas Freiberger ” sono limitate sull’argomento ad una comunicazione compiacente del 2010 di meno di 40 pagine, significativamente intitolata ” La rivoluzione pacifica: la percezione del momento di Walter Hallstein “. Esaltando la sua missione di padre dell’Europa, proviene da un’opera ufficiale ed europeista, rigorosamente di seconda mano, che tratta solo del “dopo 1945”, pubblicato da Gruyter 16 come parte della serie ufficiale italotedesca a finanziamento europeo 17 . Freiberger, ” collaboratore scientifico della sezione storica attuale dell’istituto storico dell’Università di Bonn ” , lavora esclusivamente su ” la storia delle relazioni internazionali durante la Guerra Fredda, la storia della NATO negli anni ’50, la storia della politica estera americana e la storia delle idee dell’integrazione europea “. Nel 2010, ha anche contribuito (in 20 pagine) a un libro sulla politica estera americana dagli anni ’50 18e autore di un libro sulla “Crisi di Suez” del 1956, tratto dal suo Thesis 19 : Questo articolo e questo libro sono privi di qualsiasi collegamento con la carriera di Walter Hallstein prima e sotto Hitler. Il riferimento a Freiberger, in assenza di specialisti delle università dell’era nazista, è quindi una frode intellettuale.

Rimane un altra quarta “organizzazione professionale” direttamente connessa alle tre precedenti, “Unione Nazionale Socialista di assistenti tedeschi [Nationalsozialistischer Deutscher Dozentenbund] “, uno dei ” dipartimenti del partito ” con il quale Hallstein certificava come “ tutti i […] di aver lavorato senza problemi “: ha anche affermato il suo attaccamento speciale a questo NSDDB a sostegno della sua candidatura” per [l’Università di] Francoforte “secondo Helmuth Heiber, vero specialista, lui, de” l’Università sotto la svastica “, e seconda fonte di Ernst Klee, citato anche da Villiers 20. Hallstein fu fedele certamente al NSDDB da quando era un membro, così come delle altre tre organizzazioni naziste “come molti avvocati ,” eufemizza la Fondazione Adenauer che elenca queste quattro associazioni naziste nella sua quotazione minimalista sul grande uomo dal curriculum eccezionale prima del maggio del 1945, con il titolo ” Un avvocato con intelletto acuto ” 21 (è stato nominato medico e assistente in 1925 , cinque anni prima di essere eletto professore di diritto privato e sociale a Rostock nel 1930, a 29 anni, il più giovane in Germania 22 ).

 

Questa associazione di assistenti era un ramo della “NS-Lehrerbund”, fondata, lo ricordiamo nel 1929. Era una roccaforte hitleriana che, come confermato dall’esauribile bibliografia tedesca sugli intellettuali nazisti 23 , garantiva che solo i nazisti approvati potevano, e ufficialmente dal 1933, sostenere la loro tesi e quindi essere oggetto di un appuntamento universitario. La qualità nazista del NSDDB continuò ad essere promossa dal regime, come ricordava Klee: “fino al 1935, era aperta solo ai membri del partito ” e fu promossa il 24 luglio 1935 “divisione del NSDAP […]. Per aderire era necessario il sostegno di due esperti nazionalsocialisti. Il NSDDB sedeva con diritto di voto nel Senato Accademico e ha tenuto un diritto di veto sulle procedure di nomina e di abilitazione “delle università 24 .

Nazista e militarista: Hallstein NS-Führungsoffizier

L’entusiasmo nazista e militarista di Walter Hallstein emerse anche nelle comunicazioni più ufficiali, come quella che Rostock University dedicò al suo professore in carica dal 1930 al 1941: Decano aggiunto, Hallstein nel 1935 aveva ” integrato un servizio militare volontario nell’artiglieria “(perché, per preparare la pace europea?). Questo acceso militarismo gli aveva guadagnato la posizione di decano di Rostock già nel 1936, abbandonato, come abbiamo visto, per Francoforte, università più prestigiosa, nel 1941 25 . Prima di essere, secondo la Fondazione Adenauer, ” chiamato al servizio militare, [dove] ha servito nel 1942 come luogotenente nel nord della Francia ” 26 .

È questo “credente” appassionato (in contrapposizione agli scettici, “avversari o indifferenti”, secondo Heiber, che l’Università di Francoforte ha inserito nella lista ristretta (“quindici uomini”) precisamente soggetta, ” all’inizio del 1944 ” , al giudizio di NSDDB – giudice supremo in materia ” come NS-Führungsoffizier con grado di ufficiale ” 27 termine intraducibile in francese.

Il NS-Führungsoffizier (NSFO), recante il Weltanschauung nazista, era ” vocato a rafforzare l’impegno dei soldati a mantenere la rotta ” in una guerra generalizzata nel fronte occidentale, riprendendo a partire dal 1943 i metodi di sterminio fin dall’inizio applicati nei Balcani e sul fronte orientale. E’ stato ” incaricato della leadership specializzata e militare della formazione politica e ideologica nazista nello spirito del nazionalsocialismo “, vale a dire in gran parte orientata verso lo sterminio degli ebrei rossi e ” parassiti del mondo » 28. Si noti che Hallstein ha esercitato il suo talento NSFO in Francia, dove l’esercito americano lo fermò (Cherbourg); arresto che segnò il debutto della sua americanizzazione, in apparenza spettacolare, ma del tutto normale per le elite dei governi Adenauer e Ludwig Erhard (successore cancelliere Adenauer nel 1963 dopo essere stato dal 1949 il Ministro degli affari economici, un altro uomo di fiducia della comunità finanziaria, dal passato nazista simile ai suoi pari 29 . Non sappiamo quindi cosa fece Hallstein in Francia dal 1942 al 1944, ma certamente non insegnò solo la legge nazista.

Si può rimproverare a de Villiers l’ignominia della similitudine tra i criminali nazisti e i “commissari dell’Armata Rossa”, iniziale obiettivo prioritario comunista è noto, dell’impresa tedesca genocida in URSS, deciso prima dell’Operazione Barbarossa 30 . Non può essere accusato di aver tradotto male Klee e le sue fonti accademiche sul nazista Walter Hallstein.

conclusione

Due dei firmatari del primo Forum non di meno sono meno testardi, il 17 aprile nel difendere Hallstein minimizzando la portata della sua adesione a due delle quattro organizzazioni naziste cui aveva certamente appartenuto, imputando a de Villiers  una disonestà complottista sull’argomento (come Monnet e Schuman): ” Quella di Hallstein (sic) membro della Lega nazionalsocialista dei docenti e della Federazione nazionalsocialista degli avvocati (non una ” Federazione dei giuristi nazisti”, come Villiers continua a chiamare erroneamente) non prova nulla, tranne la sua ambizione di continuare la sua carriera accademica. 

L’argomento generale avanzato e la presa in giro del posto dell’aggettivo sono di per sé sconcertanti. In relazione all’inesauribile storiografia tedesca sul nazismo in generale, sulla profondità del nazismo nel mondo accademico in particolare – per non parlare di tutti i tipi di leader della Germania occidentale del dopoguerra, sono pietosi. Osare qualificare, in un secondo “consesso”, come un semplice ” non resistente”

un precoce nazista, espressione tipica del suo ambiente, che sostenne l’espansionismo tedesco fino alla fine di una guerra di sterminio chiamata NSFO nel 1944, sottolinea, da un lato, l’entità della distruzione della storia degli anni ’20 e ’50, in cui gli storici europei sono stati coinvolti direttamente, e la rilevanza dell’accusa contro il loro onore professionale.

Perché vanno ben oltre a ciò che l’ex funzionario di alto rango di Vichy e il defunto Gaullista Couve de Murville li accusava di non essere ” spericolati ” e di non osare ” pubblicare ” ciò che ho trovato “, per non rischiare di ” perdere “le prebende universitarie 31 .

. Confermano la loro responsabilità nel saccheggio della storia scientifica e nell’abdicazione della missione civica che connatura anche la professione dello storico. Cosa rimane qui del significato della sconfitta tedesca del maggio 1945? In breve, a parte la “minaccia sovietica”, non c’è nulla di serio nella storia e soprattutto nessun motivo per condannare “l’ ambizione di continuare la sua carriera accademica ” sotto Hitler? E in che modo il perseguimento di una carriera di polizia sarebbe più riprovevole?

Villiers, insieme alla storia americana delle Memorie di Monnet, descrive un altro aspetto di questo panico pre-elettorale che rimbalza fino al punto che gli accademici rivendicano l’impossibilità di una storia scientifica “ufficiale” dell’Unione Europea. Sì, la missione politica della storia ben intenzionata, incompatibile con l’indipendenza nei confronti del potente indispensabile per l’opera storica, porta i suoi rappresentanti a violare le regole metodologiche che fondano il loro lavoro. Ciò che precede riduce a un semplice volo tattico la litania contro il ” volantinaggio distorto ” e le ” irruzioni ” che minano l’onore dei ricercatori francesi ed europei impegnati negli studi sull’Unione europea “. Questa, siamo certi, ” sovvenziona tutti i tipi di lavoro, compresa la ricerca critica sulla costruzione dell’Europa. Nessuno è mai venuto a dire agli storici cosa cercare o trovare. Quest’ultima frase non è del tutto falsa, l’autocensura più spesso parla all’essenziale. È incompleto perché le condizioni per finanziare questa ricerca e le richieste di carriere, pubblicazioni di successo e visibilità dei media portano a ” raccontare agli storici cosa possono trovare o cercare. 

No, l’Unione europea non ” sovvenziona [tutti] i tipi di lavoro ” e ha bloccato, implicitamente ed esplicitamente (posso testimoniare personalmente), tutte le ” ricerche critiche sulla costruzione dell’Europa”. Altri dettagli possono essere raccontati sui bastoni incastonati nelle ruote di ricercatori indipendenti e sull’incompatibilità tra “ricerca critica” e brillanti carriere accademiche. Tuttavia, è chiaro da questa difesa e illustrazione dell’Unione europea, al fine di incoraggiare il pubblico francese a credere nelle sue virtù e nel suo brillante futuro, che ” i ricercatori francesi ed europei si sono impegnati in [studi] sul Unione europea“finanziata dalle sue istituzioni sino a “minare [il proprio] onore. L’apertura delle fonti, a lungo termine, lo dimostrerà chiaramente come la descrizione dell’attrezzatura americana delle Mémoires de Monnet. A breve termine, tali passi sono tanto più dannosi per il prestigio degli “eminenti storici europei” firmatari specie in questa fase di spossatezza popolare di un’Europa di Konzerne e “trust”, che rischiano di essere inutili . Nel frattempo, la revisione delle fonti dispensa polemiche.

Proponiamo questo articolo per ampliare il tuo campo di riflessione. Ciò non significa necessariamente che siamo d’accordo con la visione sviluppata qui. In ogni caso, la nostra responsabilità si ferma con le osservazioni che riportiamo qui. [Leggi di più]

https://www.les-crises.fr/europe-lacademisme-contre-lhistoire-6-6/

Note

1. Fonte iniziale di Gilbert Badia, Storia della Germania contemporanea , 2 volumi, 1917-1933 e 1933-1962 , Parigi, Edizioni sociali, 1965.
2. Lavoro in lingua inglese, Non purificazione , cap. 9, “Gli americani e lo stato di diritto” contro la pulizia francese
3. Wahl, La seconda storia ; Lacroix-Rice, Non-purificazione ; James Miller, Stati Uniti e Italia 1940-1950, Politics and Diplomacy of Stabilization , Chapel Hill, 1986, ecc.
4. Vedi Supra e Rouquet François, Virgili Fabrice, Il francese, il francese e la purificazione. Dal 1940 ai giorni nostri , edizione di Gallimard, 2018, cap. XVI, p. 427-465.
5. Wahl, La seconda storia , Parigi, Armand Colin, passim 2006 , di cui cap. 3, “Continuità tra manager e servizi statali”, pag. 127-198.
6. Klee Ernst, Das Personenlexikon zum Dritten Reich. La guerra è durata fino al 1945 , Francoforte, Fischer-Taschenbuch-Verlag, 2007.
7. Carcan , nota 4, p. 120.
8. Villiers (o il suo team tecnico) non capì il riferimento di Klee al primo storico, scrivendo “secondo Hammerstein (Goethe)”: designazione, tra parentesi, solita in questo dizionario, un lavoro con una sola parola, in questo caso, Die Johann Wolfgang Goethe-Universität Frankfurt am Main, Von der Stiftungsuniversität zur staatlichen Hochschule. 1914-1950, Alfred Metzner Verlag, Neuwied und Frankfurt am Main, 1989 1 ° volo. 3. Elenco dei lavori, https://de.wikipedia.org/wiki/Notker_HammersteinSottolineato da me, data la reputazione del diritto del lavoro tedesco dal 1933 al 1945; la carta della Fondazione Adenauer ( vedi sotto)) dimentica la “legge sul lavoro”.
9. Il paragone con National Relief appartiene a me.
10. Tre organizzazioni, record di Hallstein, pag. 221, Klee Personenlexikon (riprodotto da Villiers, ho girato , documento 26). Precisione nel corso degli ultimi due organizzazioni, Klee, pag. 728; il “NS-Luftschutzbund” https://www.google.com/search?q=NS-Luftschutzbund&tbm=isch&source=iu&ictx=1&fir=afbsL2T6K_XL1M%253A%252CTc_aMDYukzwz7M%252C_&vet=1&usg=AI4_-kQRnOZGDp-lmAaK7HOkQgskWu5KiA&sa=X&ved= 2ahUKEwilrY6juvXhAhUSnhQKHSqeBl4Q9QEwBnoECAkQBA # imgdii = CcDK_wlXPzf0XM: & imgrc afbsL2T6K_XL1M =: = 1 & veterinario
11. Bibliografia, https://de.wikipedia.org/wiki/Hans_Frank
12. Riferimenti su Hallstein a sostegno di I shot , p. 194-197 non prestano l’accusa di “cospirazione”.
13, 26. https://www.kas.de/web/geschichte-der-cdu/personen/biogramm-detail/-/content/walter-hallstein-v1
14. Ho sparato , p. 198 e documento 27.
15. Klee, Personenlexikon , p. 728.
16. Freiberger, “Der friedliche Revolutionär: Walter Hallsteins Epochenbewusstsein”, in Depkat Volker e Graglia, Piero S., dir. Entscheidung für Europa: Erfahrung, Zeitgeist und politische Herausforderungen am Beginn der europäischen Integrazione[Decisione per l’Europa. Esperienza e sfide politiche all’inizio dell’integrazione europea], Gruyter, Berlino-New York, 2010, p. 205-242, citato in https://de.wikipedia.org/wiki/Walter_Hallstein e https://en.wikipedia.org/wiki/Walter_Hallstein
17. https://www.degruyter.com/view/serial/36339 . Sulla dittatura europeista e le sue pubblicazioni ufficiali, Storia contemporanea, cap. 1 e 3.
18. Freiberger, “Libertà dalla paura: Die Illusion der republicanische americanischen Aussenpolitik” in , Freiberger, Bormann Patrick Michel Judith, tutti e tre hanno la stessa funzione di Bonn, dir =. Angst in den Internationalen Beziehungen, vol. 7 della serie Internationalen Beziehungen. Teoria e Geschichte. Serie PU dell’Università di Bonn, 2010, p. 295-315, presentazione di Freiberger, p. 317.
19. Allianzpolitik in der Suezkrise 1956 , ovviamente senza Walter Hallstein in generale, dal 1925 al 1945 in particolare, PU dell’Università di Bonn, 2013.
20. Heiber, Universität unterm Hakenkreuz . Der Professor im Dritten Reich: Bilder aus der Akademischen Provinz , Saur, München 1991-1994, Teil 1 I shot , p. 197, riferimento omesso qui.
21. “Jurist mit scharfem Verstand”, https://www.kas.de/web/geschichte-der-cdu/personen/biogramm-detail/-/content/walter-hallstein-v1
22. Quest’ultima precisione https://en.wikipedia.org/wiki/Walter_Hallstein
23. Vedi la bibliografia di Klee, Personenlexikon , p. 701-718.
24. Klee, Personenlexikon , p. 727, basato in particolare sul lavoro di Gehrard Aumüller et al. , ed., Die Marburger Medizine Fakultät , Saur, München 2001 (e https://de.wikipedia.org/wiki/Gerhard_Aum%C3%BCller ); altra bibliografia, tra cui Heiber https://de.wikipedia.org/wiki/Nationalsozialistischer_Deutscher_Dozentenbund ,
25. http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:dl-TF9-41TUJ:cpr.uni-rostock.de/resolve/id/cpr_person_00003297+&cd=1&hl=fr&ct=clnk&gl=fr
27. Klee, Personenlexikon , p. 221, citando Heuber, Der Professor im Dritten Reich , p. 360, lui stesso citato da Villiers, ho girato , p. 198-199 (e 10, 290).
28. Al contrario, in particolare, per la missione dei “commissari dell’Armata Rossa, la cui missione era solo politica, l’esercito tornava ai soli ufficiali, https://de.wikipedia.org/wiki/Nationalsozialistischer_F%C3%BChrungsoffizier , nota che evoca solo l’odio antisemita, non quello del comunismo.
29. Bower Tom, Occhio cieco per omicidio. Gran Bretagna, America e Purging della Germania nazista, un impegno tradito , Londra, André Deutsch, 1981, p. 18-19.
30. Sul “decreto del commissario” del 6 giugno 1941 dedicato alla “lotta contro il bolscevismo”, bibliografia, https://de.wikipedia.org/wiki/Kommissarbefehl
31. Couve de Murville, citato da Villiers, ho girato , p. 19.

Gli stupidi, gli impostori e gli agit-prop, di Roberto Buffagni

Gli stupidi, gli impostori e gli agit-prop.

Con manuale d’istruzioni per gli stupidi

 

Gli impostori

Di recente, quasi 200 amministratori delegati USA hanno diffuso un manifesto contro le leggi che limitano il diritto di abortire, intitolato “Don’t Ban Equality[1], “Non vietare l’eguaglianza”.

Succo: “L’eguaglianza sul posto di lavoro è uno dei temi più importanti per l’impresa di oggi. Quando ciascuno viene messo in condizione di avere successo, le nostre imprese, le nostre comunità, la nostra economia ne traggono beneficio. Restringere l’accesso alle cure riproduttive, aborto compreso, mette a rischio la salute, l’indipendenza e la stabilità economica dei nostri dipendenti e consumatori.

Sintesi: gli imprenditori preferiscono l’aborto al congedo di maternità. Diciamo che sono femministi.

Schifo? Sì, schifo, malvagio schifo; ma perlomeno c’è un barlume di razionalità – strumentale, d’accordo – in questa Neolingua fornita a caro prezzo da qualche ditta di PR: gli impostori che hanno pagato la fattura all’infame prezzolato ci guadagnano più soldi. A medio-lunga scadenza la civiltà, con gli esseri umani che volenti o nolenti ci stanno dentro, si frantuma nella barbarie e dell’anomia, ma nel caratteristico kantismo degli amministratori delegati la forma a priori della sensibilità “tempo” è tarata sulla trimestrale di cassa, quindi che gli frega della medio-lunga scadenza? Come del latte a lunga conservazione: riguarda gli altri, i poveracci che non hanno i soldi per comprarlo fresco.

Resterebbe da prendere in considerazione il fatto, indubbio, che alcuni o anche molti di questi impostori “ci credono”, nel malvagio schifo che propagandano, e sinceramente ritengono che sia giusto e buono. Nella percentuale in cui sono “sinceri” essi dunque rientrano nelle categorie “stupidi” e “agit-prop”. Va comunque tenuto presente, per il calcolo di detta percentuale, che è molto più facile convincersi che qualcosa è buono e giusto, se ti conviene.

Gli stupidi e gli agit-prop

Eccoli qua gli stupidi e gli agit-prop, che sventolano la bandiera della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), fondata a Roma il 3 giugno 1944 da Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Achille Grandi per i democristiani, Emilio Canevari per i socialisti (in sostituzione di Bruno Buozzi ucciso dai nazisti); in continuità con la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL)  fondata a Milano, tra il 29 settembre e il 1º ottobre del 1906 per iniziativa delle Camere del Lavoro e delle Leghe di Resistenza.

Oggi la CGIL ha aperto l’ufficio “Nuovi diritti[2] che con lo slogan “non ti lasciamo solo” promuove eutanasia, aborto libero, utero in affitto, leggi contro i delitti d’opinione – “omofobia”, “transfobia” e sgg.  + altro schifo politically correct uguale identico a quello che mobilita  i CEO americani di cui sopra. Meglio solo che male accompagnato, cari, meglio solo che male accompagnato.

Schifo? Certo, schifo, malvagio schifo. Cosa c’entri questo schifo nella mission di qualsivoglia sindacalismo, non è facile determinare. O meglio: non è facile determinarlo se per mission del sindacalismo si intende, con Di Vittorio, Grandi, Canevari e Buozzi, perseguire la piena occupazione e il progressivo miglioramento delle condizioni salariali e normative dei lavoratori. Se invece per mission del sindacalismo si intende: perseguire l’integrazione subalterna delle dirigenze sindacali nella classe dirigente italiana + l’incremento dei posti di lavoro, retribuiti dalle quote dei lavoratori, per i quadri sindacali intermedi + garantirsi buona stampa sui media di proprietà dell’industria e della finanza + la benedizione delle più alte cariche dello Stato, allora la mossa della CGIL è una mossa vincente e razionale.

Oddio: anche qui, quando parliamo di razionalità intendiamo “razionalità strumentale” nel senso weberiano, ma non si può aver tutto.  Da trent’anni i lavoratori italiani hanno sempre meno lavoro e sempre più precario, salari sempre più bassi, condizioni normative sempre meno decenti, e quindi a medio-lunga scadenza la CGIL avrà sempre meno iscritti, fino ad arrivare al punto zero (ne ha persi circa 450.000 negli ultimi due anni[3]). Essa però ha un paio d’assi nella manica: nessun obbligo di presentare bilanci, e i CAF con il relativo contributo pubblico. Quindi, con un po’ di creatività contabile e il benestare dei powers that be, i dirigenti CGIL possono contare su un dorato tramonto per sé e (forse) per i loro immediati successori. Se poi l’incontentabile popolo dei lavoratori s’innervosisce, strappa la tessera, li fischia, etc., i sindacalisti, che hanno letto Brecht, cambiano popolo e ai lavoratori sostituiscono le famiglie arcobaleno e i fans dell’eutanasia e del suicidio assistito: gli iscritti ideali, questi ultimi, che pagano e poi si levano civilmente di torno.

Qui naturalmente gli stupidi sono i lavoratori sindacalizzati che “ci credono”, nei “nuovi diritti”, masochisti che pagano la quota sindacale per farsi prendere sfacciatamente in giro. Impostori e agit-prop sono i dirigenti sindacali di tutti i livelli che s’inventano questa indecente mascherata per garantirsi la pensione, e imbrogliano gli stupidi con gli ultimi barlumi di fiducia garantiti da vita e opere dei fondatori.

Adesso dovrei fare un’analisi della scellerata Neolingua che impostori, stupidi e agit-prop impiegano per promuovere il male e lo schifo spacciandolo per progresso e bene. Non ne ho nessuna voglia, perché dieci righe di questo idioletto  totalitario bastano a darmi la nausea.

Allora sapete che facciamo? Ci leggiamo insieme un paio di brani che cascano a puntino, come il proverbiale cacio sui maccheroni, e sono scritti da persone umane in lingua umana.

Avanti col primo, di Sir Roger Scruton[4]:

Si dà Neolingua ogni volta che il compito primario del linguaggio – descrivere la realtà – viene sostituito dallo compito antagonista e incompatibile di asserire potere sulla realtà. Nella retorica assertiva, l’atto linguistico fondamentale viene integrato solo superficialmente. Le frasi in Neolingua suonano come asserzioni, ma la logica che vi è implicata è quella del sortilegio. Esse evocano, come per magia, il trionfo delle parole sulle cose, la futilità dell’argomentazione razionale, e anche il pericolo di resistervi. Ne consegue che la Neolingua ha sviluppato la sua peculiare sintassi, che – pur strettamente imparentata  alla sintassi  dispiegantesi nelle normali descrizioni – evita con la massima cautela ogni incontro con la realtà, e ogni esposizione ai rigori dell’argomentazione razionale. Lo ha sostenuto Françoise Thom nel suo brillante studio La langue de bois[5]. Nella formulazione ironica della Thom, scopo della Neolingua comunista fu “proteggere l’ideologia dagli sleali attacchi delle realtà”.

Tra queste “realtà”, la più importante sono le persone umane, gli ostacoli che ogni sistema rivoluzionario deve sormontare, e che tutte le ideologie devono distruggere.  Il loro attaccamento alle particolarità e alle contingenze; la loro imbarazzante tendenza a respingere quanto è stato escogitato per il loro miglioramento; la loro libertà di scelta, i diritti e doveri per mezzo dei quali la esercitano: tutti ostacoli, per il rivoluzionario coscienzioso, mentre si sforza di portare a termine il suo piano quinquennale. Di qui, il bisogno di formulare le scelte politiche in modo che le persone, le persone reali, non vi trovino posto alcuno.

E per la Neolingua degli impostori e degli agit-prop direi che basti.

Ma restano gli stupidi, gli stupidi che sinceramente credono che questo schifo, questo malvagio e farlocco schifo sia il progresso, il bene, la bontà; gli stupidi persuasi che bevendosi la sciacquatura di piatti di questo linguaggio “resteranno umani”, quando purtroppo è certo che con questa dieta, umani non lo diventeranno mai: è il lavoro di una vita, ragazzi, mica basta nascere…magari…

Gli stupidi mi sono cari, perché noi tutti lo siamo o lo siamo stati o lo saremo, stupidi così. Magari non abbiamo creduto e non crediamo a questa roba, ma abbiamo creduto, crediamo o crederemo a roba altrettanto falsa, stupida e malvagia.

E allora, come manuale d’istruzioni per gli stupidi passati presenti e futuri, riporto un brano dall’Atto V del  Secondo Faust di Goethe. Siamo quasi alla fine del lunghissimo viaggio di Faust in compagnia di Mefistofele. Faust ne ha fatte di tutti i colori: vecchio, ha ritrovato la giovinezza, sedotto Margherita e ucciso suo fratello, è diventato ricco, è andato alla Corte dell’Imperatore e a un Sabba infernale frequentato anche dai Numi pagani, ha creato l’Homunculus ed evocato Elena di Troia, etc. Dopo questa vita spericolata come e più di Steve McQueen, si annoia e si cruccia: non è ancora felice, la soddisfazione e la pace lo sfuggono. Decide di dedicarsi al progresso dell’umanità: prosciugamento dello Zuiderzee, felicità, abbondanza e progresso sociale e morale per tutti gli abitanti di quelle lande, per tutta l’umanità. L’imperatore gli assegna il compito, e via con l’ingegneria idraulica e sociale.

Però c’è un però. Su un pezzo di terra che gli serve (ci deve scavare un canale di deflusso) abita una coppia di anziani coniugi, Filemone e Bauci. Faust gli offre una casa molto più moderna e confortevole, un terreno più grande e fertile, ma i vecchi testoni non ne vogliono sapere: “Non aver fiducia nel suolo rubato alle acque: conserva la tua casetta sull’altura,” dice la retrograda Bauci. Si ammetterà che è una bella seccatura, un caso evidentissimo di NIMBY. A dare sui nervi a Faust c’è inoltre il fatto, se si vuole marginale, che accanto alla casetta di Filemone e Bauci sorge una cappella dedicata “al vecchio Dio”; e alle ore canoniche, i due vecchietti suonano la campanella. Ora, per il suono delle campane Faust ha un’antica idiosincrasia, non le sopporta: “Maledetto scampanio, che mi ferisce vergognosamente nel cuore come un colpo di fucile nei cespugli! Il mio regno si stende dinanzi a me senza confini, e consentirò io che il nemico mi derida alle spalle, e mi rammenti con questa invidiosa campana che il mio territorio è illegittimo!” esclama Faust “furibondo”.

Insomma, non se ne può più. Faust si consulta con Mefistofele: “Bisognerebbe che quei due vecchi laggiù si allontanassero; vorrei quei tigli per la mia residenza; quei pochi alberi che non mi appartengono mi guastano il possesso del mondo. Vorrei, perché nulla all’ingiro m’impedisse la vista, appiccare il fuoco laggiù a quegli arbusti, e schiudermi così un vasto orizzonte per poter contemplare tutto quanto ho fatto, e con un solo sguardo abbracciare il capolavoro dello spirito umano, popolando col pensiero tutti quest’immensi dominii. Non è forse la più aspra tortura, sentire nella ricchezza  ciò che ci manca? Il tintinnio della campanella, l’odore di quei tigli, mi stringono il cuore come se io fossi in chiesa, oppure già nella tomba. Il volere dell’Onnipotente si fa strada anche su questi sabbioni: ho un bel farmi animo, la campanella manda un suono ed io sono subito in preda ad una forte rabbia.”

Niente da fare: se i due vecchi barbogi e superstiziosi non si lasciano persuadere dagli argomenti razionali, dai vantaggi concreti di una nuova casa, di una nuova vita, bisogna toglierli di mezzo. Ma senza fargli alcun male, per carità! Restiamo umani! Una piccola inevitabile forzatura, una spintarella, ecco: e poi saranno loro stessi a ringraziare per il benefico sopruso.

FAUST: “Va’, dunque, e procura di farli sgombrare! Tu sai qual bel poderetto io abbia destinato a quella vecchia coppia.

MEFISTOFELE. “Si levano via di qui, si posano laggiù; e prima che abbiano potuto voltarsi indietro, essi sono al loro posto. La violenza che sarà loro fatta sarà dimenticata, di fronte alla bellezza della loro nuova abitazione.”

Ma qualcosa va storto (nota per gli stupidi: qualcosa va sempre storto).

Dalla sua torre Linceo il torriere, “nato a vedere, eletto a guardare” ci fa la telecronaca dei fatti.

LINCEO IL TORRIERE: “Quale orribile spavento mi minaccia, dal seno di questo mondo di tenebre! Vedo lampi fiammeggianti attraverso la doppia oscurità dei tigli; l’incendio si ravviva e divampa, sempre più attizzato dal vento. Ah! la capanna brucia all’interno, essa che sorgeva umida e coperta di muschio. Si sente chiamare soccorso, ma invano! Ah buoni vecchi, che un tempo vegliavano vicino al fuoco con tanta cura alimentato e custodito, diventano ora preda dell’incendio! Qual orribile caso! la fiamma divampa, il cupo mucchio di muschio non è più che un braciere di porpora. Possa almeno quella brava gente salvarsi da quell’inferno incandescente e furioso! Vivi lampi s’accendono, fra i cespugli, fra il fogliame; i rami secchi che ardono scintillando, si accendono in un batter di ciglio e vanno in cenere. Toccava dunque a voi, o miei occhi, di fare una simile scoperta! Perché mi fu dato di spingere lo sguardo così lontano? La piccola cappella crolla sotto la caduta ed il peso dei rami; acute fiamme serpeggiano già intorno alla cima degli alberi. I ceppi vuoti e scavati s’infiammano fino alla radice, mostrando una tinta rossastra.

(Lunga pausa. Canto.)

Quel che fu caro allo sguardo, coi suoi secoli sparì.

E’ poi stata colpa dei vecchi e di un loro ospite, un Viandante, che hanno resistito e provocato il patatrac.

MEFISTOFELE E I TRE SCHERANI. “Noi ritorniamo di gran corsa. Perdonate! le cose non riuscirono troppo bene. Abbiamo bussato a quell’uscio, ma non venivano mai ad aprire: allora abbiamo atterrato l’uscio, il quale tutto rosicchiato dai tarli cadde sul pavimento. Abbiamo avuto un bel chiamare, minacciare, ma o non ci udivano o facevano mostra di non sentire; noi allora senza perder tempo te ne abbiamo liberato. La coppia non ha opposto una gran resistenza; essi caddero estinti e ciò fu cagionato dallo spavento. Un forestiere che si trovava colà e che cercò di resisterci, fu da noi freddato, e durante il breve intervallo scorso nel furioso combattimento, i carboni accesero la paglia sparsa intorno. Ora tutto ciò brucia liberamente, come un rogo preparato per tutti e tre.”

A Faust dispiace parecchio: “Ho io dunque parlato a sordi? Volevo una permuta e non già uno sperpero ed un devastamento. Quest’atto sciagurato e brutale, io lo disapprovo e lo maledico!

Ma così va il mondo. Il Coro lo sa e lo dice. Fate attenzione, stupidi: parla per voi.

CORO. “L’antica parola dice: obbedisci spontaneamente alla forza! e se tu sei deciso, se vuoi sostenere l’assalto, metti a repentaglio la tua casa, il tuo focolare — e te stesso.[6]

[1] https://dontbanequality.com/

[2] http://www.cgil.it/tag/nuovi-diritti/

[3] https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/04/sindacati-450mila-iscritti-in-meno-negli-ultimi-2-anni-male-la-cgil-che-contesta-lo-studio-in-controtendenza-la-uil/4603490/

[4] Roger Scruton, Fools, Frauds and Firebrands: Thinkers of the New Left, Bloomsbury 2015, trad. it. mia.

[5] Françoise Thom, La langue de bois, 1985, disponibile gratuitamente in rete https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k48012170.texteImage

[6] Goethe, Faust, traduzione di G. Scalvini (per la I parte) e di G. Gazzino (per la II parte). Ho introdotto alcune modifiche alla traduzione. Il testo è reperibile in rete, qui: http://www.intratext.com/IXT/ITA3301/_INDEX.HTM#II.5.4

AGNULUS DEI, di Andrea Zhok

canovacci e stereotipi_la costruzione di personaggi volatili

AGNULUS DEI

Ieri, servizio sulla BBC

Titolo: “Cinque adolescenti che hanno cambiato il mondo”
(“Five teens who changed the world”)

Vi si narra la moderna epopea di Greta Thunberg (impegnata contro il cambiamento climatico), Malala Yousafzai (eroina dell’emancipazione femminile antitalebana), Emma González (sopravvissuta di una sparatoria scolastica USA e attivista per il controllo delle armi da fuoco), Jack Andraka (inventore di un test medico in una fiera americana per piccoli inventori), Amika George (sostenitrice del diritto per le meno abbienti ad avere assorbenti gratis).

Questa carrellata di ‘nuovi eroi’, al netto di qualche involontario effetto comico nella giustapposizione un po’ impari dei casi, risulta assai illuminante. Essa ci mostra una forma significativa con cui l’apparato mediatico dell’occidente industrializzato tutela gli interessi dei ceti che firmano i loro assegni.

Ogni questione intorno al valore umano o alla reale eccezionalità dei suddetti ragazzi va subito messa da parte. Può ben darsi che i giovani in questione siano tutti persone meravigliose, capaci e virtuose. Non sono loro qui i protagonisti.

Ciò che conta è il tipo di modello umano che viene così proposto al grande pubblico.

Quattro sono i punti da sottolineare, che possiamo elencare come segue.

1) Giovanilismo.
Il primo punto che salta agli occhi è il fatto di elevare a modello etico proprio dei teenager. Qual è il senso di questa peculiare attenzione? Non è difficile da capire. Un giovane ha radici superficiali, corte, non ha (necessariamente) né profonde conoscenze, né solide esperienze, né un radicamento sociale. Esso da un lato appare come qualcuno che non deve niente a nessuno, e dall’altro ha una limitata autonomia. Un fiore da vaso, che può essere spostato a piacimento, finché dura. In mancanza di radicamento questi adolescenti devono tutto all’occhio della telecamera, che li porta ad esistenza come simboli ad uso altrui. Non avendo un retroterra strutturato e controllabile possono difficilmente dare adito a imprevisti ‘colpi di testa’. E, se mai dovessero farlo, in fondo son ragazzi, no? Finché servono possono essere adulti onorari, e se dovessero iniziare a disturbare possono essere lasciati cadere nel nulla del silenzio mediatico in qualunque momento.

2) Individualismo.
I nostri giovani modelli sono rappresentati secondo il canone letterario dell’eroe solitario. La narrazione intorno a loro viene costruita in modo da rimarcarne l’immagine di ‘eccellenze’ che si impongono per virtù proprie, contro tutto e contro tutti. Self-made (wo)men in erba, essi vengono presentati come giovani idealisti che non hanno bisogno di interagire, discutere, concordare, convincere nessuno. La via maestra è, come in ogni film di Hollywood che si rispetti, ‘fai la cosa giusta’ e il mondo ti seguirà.

3) Particolarismo.
In terzo luogo, si tratta di soggetti che, si suppone, possano ‘cambiare il mondo’ senza avere alcuna idea del ‘mondo’ che starebbero ‘cambiando’. (E peraltro, come pretendere che possano averne, a quell’età?). Le loro vicende sono lì a testimoniare come i tentativi di comprensione sistemica, di visione complessa e d’insieme, siano roba noiosa e superflua. Per ‘migliorare il mondo’ tutto ciò di cui c’è bisogno è seguire l’ispirazione del momento e gettare il cuore oltre l’ostacolo, dedicandosi a quello spicchio problematico di mondo in cui sei inciampato. L’idea qui è che il mondo migliorerà automaticamente se si moltiplicano benintenzionate pretese di soluzione settoriale.

4) Innocuità.
Infine va notato come i temi su cui essi si concentrano appartengano a ordini di idee con due caratteristiche: essere già mediaticamente sdoganati (cose che presso le élite occidentali sono accreditate come Bene), ed essere temi definiti in maniera tale da non creare imbarazzi ai padroni del vapore (i firmatari degli assegni di cui sopra). Cose che fanno sentire buoni, ma senza costare niente di significativo a quelli che tengono la cassa.

Naturalmente non c’è alcun bisogno di una ‘pianificazione centralizzata’ perché questi progetti mediatici partano. Sono contenuti che hanno una funzione, e dunque possono nascere e proliferare come frutti spontanei dell’impegno dei ‘professionisti dell’informazione’.
Si tratta di frammenti di un’etica mediatica che danno l’impressione a tutti che ‘vi sia speranza’ senza bisogno di fare nulla, senza bisogno di azioni collettive o di verità comuni. Come fiori di campo, belli, selvatici e vigorosi, i ‘giovani’ salveranno il mondo, e mentre lo fanno noi saremo a bordo campo a filmare l’evento, mangiare pop corn e applaudirli. Diversamente dalle ingombranti forme tradizionali dell’ “uomo della Provvidenza”, qui avremo “ragazzini della Provvidenza”, che senza incorrere nelle fastidiose forme coercitive degli esemplari adulti, rimetteranno il mondo nei suoi binari con atti spontanei, individuali, puri, senza l’onere degli argomenti e senza alcuna forma coattiva. Da un lato la “politica”, sporca, torbida, invadente, un male forse necessario, ma se possibile da evitare; dal lato opposto lo spontaneismo giovanile di chi non ha bisogno di nulla, non deve niente a nessuno, non è compromesso né invadente, e, soprattutto, fa tutto lui, senza bisogno di niente da noi se non la nostra simpatia.
Agnellini di Dio venuti a toglierci i peccati dal mondo senza turbare lo zapping.

NB_tratto da facebook https://www.facebook.com/andrea.zhok.5/posts/1239826039532126

FRAMMENTI DI UN’APOCALISSE CIVILE, di Andrea Zhok

FRAMMENTI DI UN’APOCALISSE CIVILE

Ieri sera il nuovo segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha preso finalmente posizione sul caso ANM, che coinvolge esponenti del PD ed in special modo l’ex ministro renziano Luca Lotti.

Con un intervento in televisione, Zingaretti, quello che ha vinto le primarie PD nel nome del rinnovamento, del riavvicinamento alle periferie, e della presa di distanza dal renzismo, ha difeso senza remore Lotti, adottandone la linea difensiva (“non ci sono reati; erano solo chiacchiere private.”)

Secondo le ricostruzioni della Guardia di Finanza, tra il 9 e il 16 maggio, in diversi alberghi di Roma si sono incontrati: Luca Palamara (ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati), i consiglieri del CSM (massimo organo di autogoverno della magistratura) Criscuoli, Morlini, Lepre, Cartoni e Spina, e infine i deputati del PD Lotti e Ferri.

Dalle intercettazioni di Palamara emerge un esercizio sistematico di pressioni per condizionare nomine e promozioni alle più alte cariche della magistratura nazionale.

Nello specifico, Palamara e Lotti discutono di come orientare la nomina del successore di Giuseppe Pignatone a capo della procura di Roma, e del trasferimento del PM Creazzo a Reggio Calabria, liberando così Firenze, in seguito all’inchiesta promossa dallo stesso Creazzo a carico dei genitori di Matteo Renzi.

Emergono richieste di “dare un messaggio forte” al membro del CSM Ermini, che si presentava in qualche misura come ‘intrattabile’.

Si parla di dossier raccolti per fare pressione su alcuni magistrati sgraditi (come il suddetto Ermini), per ottenerne il trasferimento.

Il tono generale delle discussioni (tutto reperibile in rete) non lascia alcun dubbio sul senso e il tenore delle operazioni: non sono ‘scambi di opinioni’, non sono chiacchierate pour parler, sono processi deliberativi in cui si adottano strategie particolareggiate per ottenere specifici obiettivi.

Ora, il problema di una notizia del genere è che è talmente clamorosa che si fa fatica a dare la priorità ad un aspetto specifico.

La prima cosa da osservare è che non parliamo dei vertici di una bocciofila, e neppure di un posto all’università, ma parliamo dei vertici della magistratura, cioè dell’unico potere che, sulla scorta della separazione dei poteri di Montesquieu, è in grado di arginare e controllare il potere politico.

Parliamo cioè della nomina di persone che sono in grado, con decisioni personali, letteralmente di distruggere l’onorabilità e la carriera di chiunque.

Ebbene, decisioni intorno a promozioni e trasferimenti dei vertici delle procure italiane vengono presi da un gruppo di pressione privato, di cui fanno parte alti esponenti di partito (alla faccia di Montesquieu).

La seconda cosa da notare è che per anni una parte politica (a me lontanissima) ha lamentato l’esistenza di un ‘partito delle toghe’, con specifico riferimento ad influenze sulla magistratura da parte di forze del centro-sinistra.
E per anni, di fronte a quelle accuse, milioni di persone (tra cui il sottoscritto) replicavano in buona fede sdegnate che delegittimare la magistratura era un atto vergognoso e imperdonabile.

Oggi mi chiedo se qualcuno abbia la percezione di quale devastazione morale comporti quanto appena accaduto.

E infine, a scanso di equivoci, interviene il segretario del Partito Democratico, a difesa del principale accusato del proprio partito, togliendo ogni possibile dubbio sull’estensione del marcio.

Ciò che in definitiva lascia esterrefatti è la totale mancanza di comprensione in personaggi come Zingaretti di quale impressione faccia al cittadino comune sentire quelle intercettazioni, sentire alti magistrati e vertici politici, forti dei propri agganci privati, complottare per mettere le persone gradite nei posti giusti o per screditare persone sgradite.

Ma questi davvero pensano che il punto sia se, in punta di diritto, si possa arrivare o meno ad una condanna? E peraltro decisa da chi? E con quale credito?

Mi chiedo se ci sia la minima consapevolezza di quale danno mortale ad una democrazia sia rappresentato da una cosa del genere, quale ingiuria, quale schiaffo ad una popolazione sempre più in condizione di sudditanza. Di quale impressione faccia a persone, cui viene rinfacciato ogni momento la responsabilità delle proprie sconfitte, della propria irrilevanza e talvolta miseria, sentire come un ceto di ottimati governi il paese in colloqui privati; salvo poi ergersi a censori della morale quando sono sulla scena pubblica.

E infine, a coronamento di eventi di tale gravità, non è possibile non notare i silenzi, le cautele, i mezzi toni, sommessi e prudenziali da un lato della grande stampa e dall’altro del Presidente della Repubblica (capo del CSM e rappresentante di tutti gli italiani).

Un quadro devastante le cui conseguenze pagheremo tutti a lungo.

NB tratto da facebook https://www.facebook.com/andrea.zhok.5/posts/1240885962759467

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