Il “Deep state” dietro il Covid-19?, di Max Bonelli

Il “Deep state” dietro il Covid-19?

In un mondo dove il complotto diviene realtà quotidiana

dai voti dei morti viventi nelle elezioni Usa per arrivare

al pompaggio surreale della pericolosità di un virus (il covid-19) con una letalità ,quando va male, del 4,5% ed una mortalità molto ben al di sotto dell 1%.

Diventa fondamentale capire la sua origine e gli attori che hanno finanziato ricerche per rendere più aggressivo questo Rna virus per capire chi si è avvantaggiato in questo probabile spregiudicato atto di guerra biologica asimmettrica su scala mondiale.

Riflessioni

I Romani in assenza di prove rispetto ad un atto ostile ricorrevano al concetto “cui prodest” per risalire al colpevole.

Ormai siamo ad un anno dalla comparsa nel mondo di questo micro drone virale che corrisponde al nome di Covid19 e nella mia mente di ex ufficiale istruttore di difesa guerra chimica e biologica passo il mio tempo libero (poco e irregolare) a mettere insieme i puzzle di questo quadro che mi dovrebbe dare il colpevole di questo atto di guerra biologica su scala mondiale, il primo di questa portata nella storia di questa triste umanità.

Il lettore mi darà sicuramente del complottista, ma gli voglio ricordare che abbiamo i video riferiti all’11 settembre della avvenuta demolizione controllata , nell’arco di alcune ore ,di due grattacieli ad opera dell’impatto di due aeroplani di cui nessun ingegnere od architetto vi potrà dare una spiegazione plausibile adoperando le leggi della fisica. Eppure il 99% delle persone crede al messaggio mediatico e non alle leggi della fisica.

Ritorniamo al simpatico Rna virus, dalla sua comparsa ho accumulato una serie di indizi che questa epidemia fosse frutto di un pianificato attacco biologico.

Partiamo dalle certezze è una malattia che ha un distribuzione geografica e stagionale che predilige i climi temperati e le stagioni meno irradiate dai raggi solari. Una buona capacità di evolversi in sottotipi come quasi tutti gli Rna virus, il che spiega la seconda ondata che stiamo vivendo in Europa.

Letale fondamentalmente per gli anziani con molte patologie e come testimonia lo studio fatto dal Prof tedesco Hugo Zeberg dell’istituto Max Planck e dello svedesese Svante Paabo del Karolinska institute a farne le spese sono prevalentemente persone che hanno un particolare genoma del cromosoma 3 che sembra derivare dai Neanderthal. Questa variazione origina da quella percentuale variabile tra 1% ed il 4% del nostro DNA ad origine da questo progenitore .Questo restringe le aree di maggiore letalità del virus alle razze che in percentuali diverse hanno tracce di questo nostro progenitore. Si arriva a punte percentuali di quasi il 50% nel sud est asiatico e percentuali tra il 3 ed il 16% nei caucasici.

In pratica i cinesi sarebbero stati un obbiettivo ideale per il nostro

Covid-19.(1).

Quindi riassumendo virus letale per gli anziani di alcune razze e che si è presentata con sintomi insoliti e ripetitivi in questa fascia obbiettivo.

Un altro tassello importante sono le sue caratteristiche di persistenza e di facile trasmissibilità che teoreticamente dovevano far palesare questo virus molto prima del 2019 almeno se fosse un normale coronavirus presente peraltro in molti animali tra cui alcuni domestici.

I media ci hanno indottrinato con la storia che un pipistrello in qualche maniera ha infettato un uomo e da li la pandemia. Certo non sono tanti che cercano di addomesticare i pipistrelli e questo poteva semplicisticamente spiegare perché solo nel 2019 è avvenuto questo salto di specie che secondo gli studiosi del settore ci metterebbe centinaia di anni.

La storiella ha avuto un certo successo casalingo perché alimentava lo sciovinismo culinario italico (ultima vera roccaforte di orgoglio nazionale nel bel paese) nei confronti dei cinesi accusati di assaporare carni di varia provenienza animale.

La versione che fosse un virus naturale che veniva data per sicura dall’ OMS era il macigno che occludeva in maniera perentoria la teoria del virus creato in laboratorio ed in particolare in quello di Wuhan centro leader a livello mondiale nel campo delle ricerche virologiche.

Il lavoro d’inchiesta di Franco Fracassi

Devo ringraziare il giornalista Franco Fracassi che nel sua intervista concessa a ByoBlu ha frantumato questo macigno.(2).

La manipolazione fu di fatto sponsorizzata dalla CIA insieme a soggetti finanziari facenti capo a colossi farmaceutici.

Questi infatti erano i principali finanziatori del laboratorio di Wuhan.

Dalle informazioni prodotte dagli stessi principali autori di ricerche sui Coronavirus e cioè la Dottoressa cinese Shi Zhengli dirigente delle ricerche sui Coronavirus del laboratorio di Wuhan ed il Dott. Statunitense Ralfph Baric dell’università del North Carolina che dal 2009 hanno entrambi effettuato manipolazioni genetiche sui coronavirus per renderli più letali.

Ma erano questi due scienziati due mitomani pericolosi?

La risposta è no almeno in parte, effettuavano queste ricerche su ordine dei loro finanziatori che erano due studi legali che lavorano per la CIA

TarterKrinsky&Drogin e Lo&Sons.

Aggiungiamo che il Prof.Antony Fauci colui che combatte adesso il Covid-19 in USA ha di fatto trasferito le sperimentazioni americane sui Coronavirus dagli USA al laboratorio di Wuhan nel 2015.

Altri finanziatori erano una azienda tedesca che si occupa di vaccini (Boeringher Ingelheim), le due multinazionali americane Johnsson&Johnsson e la Colgate.

Tutti questi soggetti fanno capo ad una rispettabilissima

facciata molto “politically correct” come si può ben vedere dal loro sito dal nome rassicurante EcoHealthAlliance .(3) principale finanziatrice delle ricerche in questo laboratorio.

Nell’intervista Fracassi riporta diversi studi di università prestigiose tra cui

uno studio inglese-norvegese(4) australiano(5) che affermano che il Covid -19 può essere stato geneticamente modificato. Una operazione difficile ma non impossibile chiaramente nessuno riesce a dare la prova certa e qui per mettere insieme i pezzi del puzzle rivado al metodo dei nostri progenitori Romani: a vantaggio di chi tutto questo?

Cui prodest?

Siamo nel campo delle congetture ma alla luce del dramma avvenuto nelle elezioni americane, dove sicuramente l’epidemia da Covid-19 ha contribuito a svantaggiare la rielezione di Trump. Si può ipotizzare uno scenario di attacco biologico con un virus fondamentalmente innocuo per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale ma viceversa letale per una fascia di età improduttiva.

L’elevata mortalità in tale fascia avrebbe colpito popolazioni dove la terza età ha un peso culturale ancora consistente come quella cinese o sud europea.

I paesi di cultura anglosassone-germanica vera patria del neoliberismo avrebbero retto meglio allo shock di perdite consistenti in questa fascia di età.

Si sarebbe avuto uno svecchiamento della popolazione occidentale ed una crisi del tessuto sociale cinese e magari anche una crisi politica.

Negli Usa paese coacervo di razze e culture sebbene riunite dal credo neoliberista sarebbe stata una gatta da pelare non da poco per l’amministrazione Trump.

Si sarebbero accentuati processi d’informatizzazione del lavoro e del commercio via rete a vantaggio di una elite finanziaria dai nomi ben conosciuti.

Senza calcolare l’enorme opportunità di mettere alla prova modelli di controllo della popolazione in situazioni di crisi, che potrebbero risultare utili per futuri confronti militari con potenze concorrenti che mettono in discussione il mondo unipolare statunitense.

Non tutti gli obbiettivi di questa operazione sono stati raggiunti, la Cina ha dimostrato di avere una classe dirigente capace di gestire situazioni gravi

ed impreviste, mentre l’obiettivo di svecchiamento e di accelerazione di processi evolutivi della società occidentale si possono dire pienamente raggiunti. Lo stesso dicasi per la spallata alla amministrazione Trump anche se con dei costi pesanti in termine di divisioni interne degli USA.

Il lettore meno dotato di pensiero critico mi darà del cinico complottista

ma riandiamo con la mente a quei due grattacieli a New York che vanno in demolizione controllata pur avendo una struttura di piloni di acciaio con temperatura di fusione a 1600 gradi. Andate ad interrogare ingegneri od architetti e nessuno vi potrà spiegare il denso fumo nero che usciva dall’impatto degli aerei con quelle temperature di fusione. Come gli scoppietti sequenziali suil’intera struttura durante il crollo inspiegabili se non con le demolizioni.

Alcune migliaia di vite offerte sull’altare della guerra al terrorismo forgiato dai servizi deviati (ve la ricordate la nostra strategia della tensione?)

Ricordate le boccette vuote sbandierate allìONU contenente armi di distruzione di massa e la successiva guerra in Irak le centinaia di migliaia di morti.

Ora tutte queste nefandezze hanno un solo colpevole lo “stato profondo ovvero il deep state” più potente della storia dell’uomo e voi pensate che avevano qualche remora a mettere sul piatto dei contro alcuni milioni di morti della parte più anziana della terza età?

Max Bonelli

(1)https://it.insideover.com/societa/perche-alcuni-pazienti-covid-presentano-sintomi-lievi-e-altri-finiscono-in-rianimazione.html?fbclid=IwAR1fRUORSbGOjLZqr63LXGtSeIWT0FEP1RsPPmT4qrK0pSl0QhMsIHO_uOA

https://www.lescienze.it/news/2014/01/29/news/geni_neanderthal_uomo_moderno_mescolamento_ibridi_malattie_sterilit-1987737/

(2)

https://www.byoblu.com/2020/11/06/nel-laboratorio-di-wuhan-esperimenti-per-trasformare-i-virus-nella-loro-versione-peggiore-franco-fracassi/?fbclid=IwAR0T9lQK3sa1n8VycyT0J0VhLXShoar-Twqtr0zip-4mjMksv9gjad0PlGI

(3)

https://www.ecohealthalliance.org/

(4)

https://www.wionews.com/opinions-blogs/covid-19-virus-has-properties-that-have-never-been-found-in-nature-before-304229

(5)

https://www.washingtontimes.com/news/2020/may/21/australian-researchers-see-virus-design-manipulati/

Non c’è Sovranismo con il tabù della parola Patria, di Max Bonelli

Non c’è Sovranismo con il tabù della parola Patria

 

La manifestazione  del 10 ottobre a Roma ha sicuramente dato una luce di speranza nel frastornato mondo Sovranista.

C’erano alcune migliaia di attivisti in piazza e non poche centinaia come Repubblica ed il Corriere hanno scritto, mentendo sapendo di mentire, come Francesco Toscano di Vox Italia ha recitato, giustamente, in un passaggio del suo discorso.

Non era scontata la presenza di una avanguardia di coraggiosi, il potere aveva fatto di tutto per scoraggiare la partecipazione; li ha definiti “negazionisti” quando nessuno in quella piazza negava il Covid-19, bensì si opponeva ad una politica di terrore e privazione delle libertà individuali non confortata dai dati scientifici.

Aveva usato la carta della diffamazione contro l’organizzatore Pasquinelli e contro gli ispiratori teoretici come Fusaro e Borgognone sui social.

Nemmeno le minacce sono bastate a tener lontano la gente da quelle piazze, minacciando l’intervento della polizia; i questori hanno paventato il manganello della repressione, le cariche, ma nonostante questo la gente era lì; non folla oceanica ma tanta gente anzi tantissima per un Italia ormai addormentata ed impaurita.

Il compito degli organizzatori non era facile; unire i rivoli del frammentato mondo sovranista.

Portare sullo stesso palco D’Andrea, Toscano, Amodeo, Mori, Cunial per citarne alcuni non era scontato e già questo è stato un successo che di per sé terrorizzava il potere dei palazzi politici.

Vox Italia e Fronte Sovranista Italiano si sono presentati separati alle ultime elezioni e non è andata bene; forse proprio grazie  alla constatazione che essere disuniti non aiuta che li abbiamo visti insieme a Roma.

Nella piazza di San Giovanni non si è visto solo questo, ma una organizzazione finalmente all’opera sotto la  bandiera Sovranista.

C’era Byoblu di Messora che ha coperto mediaticamente l’evento ed ha infranto con prepotenza il muro della censura.

Grazie alla Tv internet di Byoblu abbiamo apprezzato gli interventi di leader politici e pensatori liberi come Fabio Frati  e Fulvio Grimaldi, autori degli interventi a mio parere più completi ed entusiasmanti; voglio anzi definirli coraggiosi, cosa che nella nazione dove i coraggiosi spesso vengono eliminati è il massimo degli onori.

Frati è stato concreto, l’unico a parlare della migrazione, sostituzione etnica mirata alla formazione di sfruttati necessari a calmierare il mercato del lavoro, “l’esercito salariale di riserva”.

Grimaldi ha parlato di Sovranità ma soprattutto di Patria ed identità, citando Dante con dovizia e disinvoltura; il discorso che avrei voluto sentire pronunciare da uno dei due leader dei due partiti sovranisti.

Beninteso non voglio negare il buono dei loro discorsi :

Toscano è stato accattivante, incisivo, a tratti ironico ma la parola Patria, patriottismo non ha trovato spazio nei suoi 5 minuti.

D’Andrea è stato metodico nella descrizione della struttura di un partito sovranista e mostrato la sua qualità migliore: razionale organizzatore, ma anche lui  dimentico di quelle due parole che in un Italia occupata dal 1945 sono di per sé rivoluzionarie.

Entrambi hanno citato elementi socialisti nel loro discorso.

Non parlo di Amodeo che di rivoluzionario nel suo discorso aveva solo il colletto della camicia in stile rivoluzione francese.

Per lui l’Italia ha perso Sovranità dal 1992. Mi dispiace egregio, il nostro paese soffre di una occupazione dal 1945, cioè da quando i “liberatori” si sono trasformati in occupanti.

Mori è stato perfetto ed esaustivo nei suoi 5 minuti; pedagogico nella difesa della costituzione del 1948 ma anche lui dimentico dell’aspetto identitario accessibile anche a chi ha bisogno di un messaggio semplificato.

Pasquinelli ha avuto in un passaggio dei suoi 5 minuti un riferimento identitario patriottico ed anche in questo si vede una certa lungimiranza che unite alle sue capacità organizzative lascia un seme di speranza; come pure il discorso del rappresentante del mondo artigianale Marino Poerio: concreto ed incisivo.

Un altro buon auspicio si prospetta nell’iniziativa pubblicizzata da Tiziana Alterio di creare una squadra di giuristi a difesa della costituzione del 1948 contro le iniziative liberticide di questo governo; sembra il compito ideale per Marco Mori e tanti altri.

Tirando le somme molte luci e qualche ombra; la gente è disperata e questa è una opportunità nella disperazione, nella lotta tra la vita e la morte ci sono i semi della rinascita. Da qui l’appello a chi ha messo su organizzazioni politiche nel mondo sovranista.

Coraggio, non impastarsi la bocca quando si deve pronunciare quella parola; Patria e patriottismo li dovete citare in egual modo di quando e come pronunciate la parola socialismo. Sono concetti che vanno di pari passo e che uniti si rafforzano, non si ostacolano.

Certo ci attireremo le attenzioni dell’occupante, qualche ricco borghese ci negherà l’appoggio ma tanti piccoli borghesi proletarizzati dal neoliberismo ce lo daranno; idem per i proletari sottoproletarizzati.

Orsù avanti con coraggio! Qui si libera l’Italia o si muore.

 

Max Bonelli

 

 

 

Il Sovranismo dei vorrei ma non posso, di Max Bonelli

Il Sovranismo dei vorrei ma non posso

 

Ho sempre visto delle affinità tra l’idea Sovranista ed il Risorgimento italiano entrambi hanno trovato terreno fertile in una avanguardia-minoranza piccolo, medio borghese che si sentiva  e si sente soffocata

da una entità occupante e pervasiva. Allora era l’impero Austriaco oggi

è il “Giano Bifronte” USA-UE che ad una analisi superficiale possono apparire due entità distinte e talvolta in contrapposizione apparente, ma che in realtà sono due facce della stessa moneta.

Oggi come allora all’inizio del processo costitutivo, questa avanguardia minoritaria interpreta la diffusa e confusa richiesta nella società italiana

di un cambiamento. Allora nel senso di una unificazione della penisola, oggi nella applicazione dell’art.1 della costituzione “La sovranità appartiene al popolo”.

 

Questa prerogativa del popolo italiano è largamente disattesa e posso dimostrarlo rapidamente facendo una carrellata dei soprusi del mostro bifronte nei confronti della sopraddetta “Sovranità del popolo italiano”.

L’occupazione militare statunitense, “i liberatori”, ha prodotto negli ultimi 50 anni una serie di stragi senza colpevoli condannati che va dalle funivie abbattute da cowboy in divisa alla guida di aerei da guerra per passare ai carghi porta armi che causano la strage del traghetto Moby Prince per arrivare ai voli di linea abbattuti per errore, Ustica docet, e la conseguente strage di Bologna intesa a disinnescare l’attenzione dell’opinione pubblica.

L’attività dell’altra faccia dell’occupante è meno scoppiettante ma non meno assassina. Pensiamo al problema dei migranti, benedetto e incoraggiato dalla UE a conduzione tedesca a spese del Bel Paese e della sua cittadinanza.

L’arrembaggio alle nostre coste di una marea di uomini e donne spesso relativamente facoltosi (nei loro paesi) da avere in tasca i 3000 dollari per pagarsi un viaggio irto di pericoli per andare a formare l’esercito salariale di riserva concorrente con le fasce più esposte della nostra società. Naufragi, delitti comuni, scontri culturali sono all’ordine del giorno e per la prima volta l’italiano sente sulla propria pelle la mancanza di uno stato sovrano che sa far rispettare i propri confini.

 

L’avanguardia sovranista, quella militante, sente l’opportunità storica di poter trasmettere la sua intuizione politica alla maggioranza del paese.

Come accade spesso nei giorni più tragici della Storia dei grandi paesi,

l’Italia ha anche alcuni giovani intellettuali di talento impegnati a perorare le ragioni alla base dell’art.1 della costituzione, tra questi Diego Fusaro, Paolo Borgognone oppure uomini dal talento giornalistico ed imprenditoriale come Paolo Messora fondatore del polo multimediale ByoBlu.

 

Si formano movimenti politici, tanti, anche troppi, caratterizzati da una base militante di veri patrioti e da vertici molto egocentrici più interessati a prepararsi una carriera politica personale magari in parlamento a 10.000 euro al mese che a diffondere il verbo contro l’occupante.

 

Alle ultime elezioni amministrative abbiamo avuto una triste conferma di questa tesi. Possiamo rapidamente analizzare il voto delle Marche dove Vox Italia, il partito condotto dal giornalista Francesco Toscano e dall’avvocato Giuseppe Sottile, primeggia con uno 0,5% della loro lista

rispetto all’altra lista sovranista di Riconquistare l’Italia (FSI) fermo allo 0,1% a cui fa capo il professore Stefano D’Andrea.

La somma di entrambi è ampiamente sotto l’1% e parliamo dell’unica regione strappata al PD in questa tornata da un candidato di Fratelli D’Italia. Un partito che nell’ambito dell’arco costituzionale è sicuramente quello spostato più verso idee sovraniste.

Mi viene da domandarmi, come militante e patriota, a cosa è dovuto l’insuccesso politico e quindi mi accingo ad analizzarne le ragioni.

 

Siamo alle elezioni delle Marche, regione caratterizzata da un manifatturiero di qualità laddove l’esportazione verso la Russia, soprattutto nel settore calzaturiero, è stata colpita dalle infinite sanzioni che dal 2014 ad oggi vengono imposte dal nostro occupante americano.

Se guardiamo le pagine internet di questi due piccoli partiti espressione del “Sovranismo estremo” per cercare qualche attacco alle sanzioni imposte

al settore, rimaniamo delusi.

Non si menziona nemmeno il problema e tanto meno nella piccola ed agguerrita Vox Italia tv di Toscano, molto attenta alle guerre politiche tra democratici e repubblicani negli USA, ma  assente su questi problemi commerciali come dire ..casalinghi. Ad onor del vero anche FdI hanno posizioni elusive sull’argomento ma hanno scelto di giocare la loro carta sovranista sul piano identitario piuttosto che pestare i piedi al padrone.

 

La carta identitaria FdI l’ha giocata sul problema dell’immigrazione trovando un terreno fertile nella regione dove è stata uccisa e smembrata Pamela Mastropietro da tre “nuove risorse” nigeriane dedite allo spaccio e commerci simili.

Su questo argomento FdI è molto chiaro con la proposta del blocco navale e tocca la sensibilità dell’opinione pubblica che ha avvertito la censura nemmeno troppo velata dei media di regime su questo ed altri fatti di cronaca.

Sul tema immigrazione dal punto di vista teorico Vox Italia avrebbe anche un buon punto di partenza mutuando il pensiero di Diego Fusaro e la teoria

migranti=esercito salariale di riserva dei poteri finanziari.

Belle parole ma che rimangono tali se non accompagnate da una messa in evidenza costante e continua delle contraddizioni della politica migratoria a guida PD sui social e sull’immancabile Vox Italia TV che su questo argomento risulta “non pervenuta”.

Come non pervenuto è sul tema FSI di D’Andrea che si limita ad un fumoso punto programmatico che imita certe discussioni intellettualoidi del PCI degli anni settanta ma che è del tutto assente nel contesto odierno fatto di video virali sulle malefatte di questa politica migratoria.

Risultato, il centrodestra a guida Fratelli d’Italia strappa la vittoria nelle Marche regione storicamente di sinistra mentre i due partiti sovranisti d’ispirazione socialista si beccano un bell’articolo denigratorio sull’Espresso (1).

 

Per la cronaca entrambi questi  due partiti hanno dato il meglio di sé nella campagna referendaria contro il Sì sia sui social che sui loro siti mediatici nonché  nella piccola (e quando vuole )agguerrita Vox Italia TV di Toscano.

L’argomento gli stava molto a cuore; in effetti quando si hanno certi numeri in fase elettorale vedersi alzare la soglia per il parlamento fa male…molto male.

Personalmente penso che se una idea è forte non c’è sbarramento elettorale che la possa fermare; al contrario la mancanza di coraggio e la mediocrità quelli si possono essere sbarramenti insormontabili.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un consiglio ai filosofi: attenti alle frequentazioni, si rischia di rimanere infangati per pochi baiocchi, la reputazione dovrebbe costare molto di più.

 

Max Bonelli

 

 

 

 

(1)

https://espresso.repubblica.it/palazzo/2020/09/22/news/partito-diego-fusaro-flop-1.353448?fbclid=IwAR1ef2H-A8e9aY8fGviiAS1hLqBJndGVf0WOTQm5rp-trUgce2I1klIqhZs

 

 

 

 

 

La Svezia pratica la selezione naturale nelle RSA colpite dal Coronavirus, di Max Bonelli

La Svezia pratica la selezione naturale nelle

RSA colpite dal Coronavirus

 

 

+

Il buonismo multiculturale e globalista svedese riserva la  soluzione finale per gli anziani.

 

Mi ero ripromesso di non scrivere più niente sul Covid-19, dopo 4 mesi di lavaggio del cervello su scala mondiale è obbiettivamente difficile aggiungere un nuovo tassello a questo enorme mosaico di notizie che nonostante la mole d’informazione non riescono a dare un quadro di verità esaustiva sull’argomento.

Ma i casi della vita vogliono che la mia piccola esistenza sfiori delle situazioni storiche

rappresentate in maniera distorta dai media se non  totalmente censurate. Fu così 6 anni fa, quando fui il primo a scrivere e dimostrare che i cecchini a piazza Maidan in Ucraina erano al servizio delle forze che avevano sostenuto il golpe filo-occidentale contro il governo legittimamente eletto.

Così adesso che per una serie di situazioni famigliari e professionali posso raccontarvi  episodi di vita invece che fredde statistiche interpretate in maniera soggettiva da virologi e giornalisti più preoccupati di non contraddire le decisioni degli amici politici che di trovare un filo di Arianna che porti alla verità.

Ma andiamo per ordine: mia madre causa una serie di patologie importanti non curabili nelle mura domestiche è in RSA a Roma. Il bravo medico internista che ha la responsabilità clinica di circa 30 ultraottantenni allettate, all’inizio di marzo 2020 chiude la RSA alle visite esterne e prova a prevenire il contagio della struttura. Nonostante questo ad aprile il coronavirus entra nella casa di cura e circa due terzi delle vecchiette sono contagiate. Mia madre è tra le fortunate non risulta positiva, ed insieme alle altre negative viene messa in un piano in stanza singola.

Dopo 10 giorni nonostante le tute biologiche del personale risulta positiva, va in crisi respiratoria ma gli viene dato l’ossigeno  e la supera. Oggi sta bene e si è negativizzata, in totale nella struttura sono decedute 2 vecchiette su 30 con una letalità del 7%. Decisamente sotto la media nazionale che si attesta al 14%.

Un risultato più che dignitoso dovuto ad un buon medico che à riuscito a far affluire nella clinica l’attrezzatura necessaria e che ha 40 anni di pratica clinica alle spalle.

Per una persona come me che viaggia (o meglio viaggiava molto) è rassicurante sapere che la propria madre ha al servizio del personale sanitario di primo ordine.

Perchè ho usato l’imperfetto per il verbo viaggiare? Negli ultimi 3 mesi sono rimasto bloccato in Svezia paese dove ho vissuto in pianta stabile per una decina di anni e che continuo a frequentare per consulenze nell’ambito delle farmacie ospedaliere.

Poco male avevano bisogno di farmacisti nella emergenza Covid-19 e quindi non sto con le mani in mano.

La situazione delle RSA svedesi è a dir poco lacunosa ma non credevo fino al punto che vi sto descrivendo.

Ero alla fine di  un mio turno in farmacia ed aiutavo un collega di origine mediorientale che da poco ha acquisito una carica dirigenziale, a distribuire  i farmaci ad un addetto ad una RSA particolarmente colpita dal Coronavirus, il dialogo avvenne più o meno in questi termini.

 

Io: Salve Gustav ecco i farmaci che ci avete richiesto. Volevo poi chiedere se è vera la notizia che da voi sono morte 20 persone per Coronavirus?

 

Gustav: Sì purtroppo è vera.

 

 

Io: Ma quante persone ospitavate nella vostra casa da riposo?

 

Gustav: Una sessantina circa..

 

La curiosità mi pressa a continuare nelle domande

 

Io: Ma non avete provato a dare ossigeno con i respiratori?

 

Gustav arrossendo in viso sotto i capelli fulvi ben pettinati come un soldato:

 

Sai sono molto anziani ed allora parliamo con i parenti …se sopravvivono bene altrimenti è meglio che muoiono senza una lunga degenza in ospedale o lunghe cure.

Non abbiamo respiratori non ce ne sono così tanti quanti occorrono.

 

Collega arabo: Certo, quando sono così vecchi meglio così.

 

Io mi contraggo nei lineamenti a fatica dissimulo la rabbia:

 

Ma è terribile, non vi rendete conto che questa cosa è allucinante!

Vengono lasciati a morire perché anziani?!

E per te che preghi 3 volte a giorno il tuo Allah va tutto bene?

 

Collega arabo: 5 volte al giorno veramente…

 

Io ormai incontenibile:

ancora meglio ma che preghi a fare se non riesci a vedere quanto tutto questo è inumano!

 

Gustav ormai imbarazzato: adesso devo andare..

 

Collega arabo: No tu hai ragione questo paese è senza religione ma che possiamo fare?

 

Io: e non c’è uno straccio di giornalista che pubblica queste enormità!!

 

Finisco il turno penso al mio collega arabo andato via da Bassora, arrivato in Svezia

ha fatto la sua piccola carriera a forza di duro lavoro e tanti signorsì. Per comprare una villa di legno ad 80%sotto mutuo ed una volvo a 90% sotto debito.

Devi farti piacere tutto quando sei strozzato così. Sono contento delle mie mille attività e della frugalità della mia esistenza che mi da la libertà di alzare la voce anche quando non dovrei.

In fondo il mondo neoliberista è questo: ti convincono che devi avere certi status , una villa di 200 metri quadri piuttosto che una baita di 60, od una Volvo ultimo modello magari elettrica piuttosto che un usato che cammina a benzina, in cambio ti ruba la libertà di pensare, parlare e scrivere(se sei un giornalista).

Un mondo così ha bisogno di nuovi disperati pronti a fare il lavoro ad un prezzo più basso di un italiano o di uno svedese e dire sempre di sì a tutto anche contro i propri principi.

I giornali svedesi parlano di una star locale che viene accusata del reato di “commercio di essere umano” facendosi adescare da una prostituta e chiaramente  di Covid-19 che qui durerà più a lungo sia per il clima che rimane sotto i 23 gradi fino ad estate inoltrata sia per la non volontà di trasferire risorse nella sanità.

Le risorse vengono stanziate per le imprese in difficoltà non per gli anziani che sono un peso per la società. Per loro non ci sono soldi ne  posto sui giornali ma solo una  versione scandinava della “soluzione finale” di tedesca memoria.

 

Due,tre cose che so sul coronavirus, di Max Bonelli

Due,tre cose che so sul coronavirus

 

Nell’ambiente dei patrioti sovranisti sono conosciuto per il mio impegno per la causa dei russi dell’est Ucraina,su cui ho scritto il libro Antimaidan , e per  vari articoli su quel mostro imperialista denominato Nato ma non sono uno scrittore di professione ne tanto meno un giornalista, vivo (per fortuna) di altro.

Ho alle spalle 30 anni di attività nel campo farmaceutico con svariati incarichi in diverse multinazionali del settore  in vari paesi europei (attualmente faccio consulenze in Scandinavia) e prima ancora quando ero ancora laureando in Farmacia ho prestato servizio come ufficiale nel 1 battaglione NBC Etruria come istruttore di difesa chimica e biologica. Fui mandato li perché avevo tanti esami in chimica, l’esercito cercava un laureato ma in mancanza si accontentarono di un laureando, il sottoscritto.

Mi diedero una settimana per prepararmi ed una serie di sinossi da digerire che divorai con facilità, niente di difficile per chi aveva superato chimica biologica, fisiologia etc.

Passai gli 11 mesi di servizio istruendo sottufficiali su come difendersi dagli attacchi chimici e biologici, come indossare le tute di difesa chimica e biologica, l’uso di autoclavi e l’immancabile maschera antigas.

 

Quando si seppe dei primi casi in Cina a Wuhan il germoglio della curiosità crebbe velocemente in me grazie ai miei trascorsi militari e professionali e trovai subito l’ottima pagina della università di Johns Hopkins che in tempo quasi reale aggiornava l’evoluzione del COVID-19.

https://coronavirus.jhu.edu/map.html

 

Capii subito già nella seconda metà di gennaio che il virus per le sue caratteristiche era inarrestabile nella diffusione e che l’unica forma di strategia di difesa era provare a limitare i danni ma seguendo questo invisibile parassita ho avuto delle interessanti ed istruttive lezioni di vita.

 

Primo:            Non farsi prendere dalla sindrome di Gesù

 

Seguendo l’evoluzione dell’invisibile nemico, incominciai  ben presto ad elaborare un piano di difesa biologica, ci pensavo continuamente me lo ripetevo nelle varie fasi mentre lavoravo, ne affinavo i particolari, poi mi feci coraggio e lo condivisi con persone che stimavo del partito sovranista in cui milito Vox Italia. Pensavo che me lo avrebbero buttato giù ed invece riscontrai entusiasmo ed incoraggiamento. Un ingegnere economico ed un medico collaborarono a strutturare un progetto articolato ed a sviluppare un calcolo degli oneri economici. Il risultato fu sorprendente con il mio piano che verteva sul principio di mettere gli anziani in strutture tenute asettiche od in alternativa di obbligarli ad una prolungata quarantena a casa supportati da personale che fornisse loro la logistica necessaria ad affrontare l’isolamento, si sarebbe continuato a tenere aperta l’azienda Italia, anche se con il freno a mano tirato in tanti settori. Il raffronto rispetto all’attuale sistema era di un risparmio di 170 miliardi di euro su un periodo di 3 mesi. Forte di tutto questo bussai alla protezione civile, alla sanità della regione Lazio. Risposte ? Nessuna, e nello stesso tempo giorno dopo giorno i morti aumentavano e  il paese era additato a “lebbrosario di Europa”. La cosa mi lasciava basito ancor più che gli unici due paesi che hanno adottato strategie simili alla mia proposta ottenevano dei risultati di letalità di molto migliori dell’Italia e mi riferisco a Russia ed Israele. La prima ha imposto agli anziani di rimanere in casa fino alla fine dell’emergenza insieme ad un moderata chiusura delle attività e la seconda ha scelto la via di focalizzare la protezione biologica sulle strutture che si prendono cura degli anziani più esposti. I risultati li lascio alla curiosità del lettore che può essere soddisfatta sul sito già messo in evidenza.

Avevo la conferma che il mio progetto stava in piedi ma non interessava a nessuno in Italia; parlai con un giornalista di Sputnik news ed ebbi da lui un intervista, articolo pubblicato fatto girare sui social; tanti like ma di concreto niente ed intanto il mio paese affondava.

Ad onor del vero anche nel Nord Europa  ho provato a proporre in ambiti delle grandi catene di distribuzione farmaceutiche micro progetti per salvaguardare dal contagio le “case per gli anziani” come le chiamano li. In teoria avevo il compito facilitato in quanto il virologo di riferimento locale, Anders Tegnall, aveva indicato che la priorità delle risorse e  delle attenzioni dovevano andare alla protezione biologica di queste strutture e nello stesso tempo si doveva evitare di fermare completamente l’economia. Tutto giusto solo che il governo svedese non ha avuto la forza di dare chiare direttive in tal senso, quindi trasformare la teoria in pratica. Risultato, tutto il mondo sanitario che gravitava intorno agli anziani si preoccupava più di perseguire il guadagno che di mettere in pratica costose ed onerose misure di prevenzione con il risultato che ai primi di aprile si contava 1 ospizio su 3 sotto contagio. In questo caso ho avuto la soddisfazione personale di vedermi scodinzolare intorno le stesse persone che 2 mesi prima mi avevano riso in faccia quando ai primi di febbraio dissi loro che il coronavirus si sarebbe diffuso anche in Svezia. All’epoca erano cosi fieri di avere solo casi isolati, perché stare a sentire un consulente italiano?

In sintesi puoi avere il piano migliore del mondo, la buona volontà ma di fronte all’inerzia dei comportamenti di gregge anche Gesù ebbe i suoi problemi ed io cosa pensavo di fare? Salvare il mondo?

 

Secondo:       Le persone molto intelligenti in situazione di stress perdono la loro qualità migliore

 

Basterebbe che i nostri governanti ma non solo loro, anche gran parte della classe politica mondiale si soffermasse ad osservare la cartina mondiale di diffusione del COVID-19.

Balzerebbe agli occhi che il nostro virus odia le alte temperature. Si diffonde con una velocità irrefrenabile nei climi temperati ma fatica nei climi equatoriali. Nei primi 13 posti per numero di contagiati ci sono 12 paesi con climi temperati ed 1 solo l’Iran con un clima parzialmente caldo. In realtà è stato colpito nella stagione “invernale” quando le temperature medie sono di 10-15 gradi; man mano che si riscaldava  il clima è stato superato in numero di contagi da paesi con sistemi sanitari migliori ma con un clima più

adatto al virus. L’OMS scrisse che la capacità di sopravvivenza su oggetti inanimati poteva essere intorno ai 3 giorni, una enormità di tempo se questo lasso scema notevolmente con il rialzo delle temperature ecco spiegato perché Malaysia, Filippine ed Indonesia sono sotto i 5 000 contagiati a testa in data 12 aprile o vogliamo pensare che il loro sistema sanitario sia migliore di quello dei paesi più avanzati?

Per finire vi invito a dare un’occhiata all’Australia: 6315 contagiati il 12 aprile del 2020, stesso sistema sanitario, stesse misure, quasi tutti i contagiati vivono nella parte temperata che guarda l’antartico, praticamente assenti nel nord caldo e secco.

 

In sintesi :il mondo è in mano a gente che non può essere stupida se ha fatto una carriera cosi brillante nella società ma non sono stati selezionati per fare analisi sotto stress e prendere decisioni coraggiose; la mancanza di questa dote, il coraggio sta diventando il maggior responsabile di una delle più grandi catastrofi economiche della storia dell’umanità.

 

 

Terzo: Il megafono di una stampa asservita al potere in crisi isterica

seppellisce definitivamente il senso critico del popolo sotto il

peso della paura.

 

La paura annebbia le menti ed il nostro virus è riuscito a risvegliare dei comportamenti seppelliti nel nostro DNA. La maggior parte di noi discende da chi è sopravvissuto alla peste del 1300. Pur con una letalità ufficiale intorno al 3,6% con punte nel bel paese che arrivano al 12% il coronavirus è ben lontano dalle letalità dei suoi parenti stretti SARS o MERS. Ha un’alta ospedalizzazione che mette in ginocchio i sistemi sanitari e che incide sul numero di morti ma siamo lontani dal 50% ed oltre della peste nera che colpì i nostri antenati per altro privi di un sistema sanitario in loro soccorso. I nostri media hanno fomentato con piacere l’asservimento delle menti impaurite, sentivano che con gli anni lo scetticismo della gente aumentava di giorno in giorno e non poteva che essere altrimenti di fronte a chi propugnava e propugna l”’accoglienza infinita in un mondo finito”. Questa pestilenza benigna gli ha ridato il potere che avevano perso; quello di poter ottenebrare le menti. Da qui una riflessione:

Solo il pensiero chiaro e limpido aiuta il raggiungimento della verità ed il valore degli uomini è dato da quanta verità riescono a tollerare

 

 

Max Bonelli

 

 

 

 

 

 

Guerra e pace in Donbass, di Max Bonelli

 

Guerra e pace in Donbass

 

Riflessioni durante il mio ultimo viaggio a Donetsk

 

Metà ottobre ed è una bella giornata di sole che batte su questa terra di confine anticamente denominata Novarussia. Terra contesa tra i cosacchi del Don (alleati a Mosca) e quelli della Zaparogia ucraini contrapposti al potere russo; anche nel diciottesimo secolo era la stessa storia, guerra senza fine e massacri a spese dei civili.

 

Siamo al posto di frontiera di Uspenka tra la Repubblica popolare di Donetsk(DPR) e la Russia. La lunga fila di macchine e camion che trasportano merci dalla Russia indugia con i loro autisti rassegnati ad ingannare il tempo fumando sigarette in successione.

I giovani soldati con l’AK 74 in mano, osservano annoiati la lunga fila; il controllo del mio passaporto per entrare nel territorio della Repubblica è una seccatura, porta via una mezzora in più rispetto alla media. Il loro sguardo è interrogativo: “un “italianets” che vuole entrare, per fare cosa?”

Certo la presenza della mia compagna di Donetsk che parla russo con accento locale semplifica la procedura e fornisce una plausibile spiegazione. Quando il nostro taxi riparte siamo tutti più sollevati, soprattutto il taxista, un uomo molto robusto come spesso sono i russi,quasi calvo, una pancia  dovuta a qualche birra di troppo ma complessivamente in buona forma per la media locale, dove il misto alcool, fumo e qualche anno di lavoro in  miniera invecchia precocemente le persone. Guida una macchina con due persone da Rostov a Donetsk.

Quattro ore di guida,quando va bene per poco più di 50 euro. Tolta la benzina e la percentuale all’agenzia se ne mette la metà puliti in tasca, qualcosa arrotonda con medicinali comprati a buon prezzo in Russia e portati per qualche conoscente, ma dubito che chiuderà la giornata con più di 30 euro di guadagno. Parla allegro con la mia compagna, hanno scoperto di vivere nello stesso quartiere, di essere andati alla stessa scuola.

Sono nati a metà degli anni settanta quando l’URSS garantiva buone scuole,parchi puliti assistenza sanitaria gratuita; “byli haroscije vremenà” -”si erano bei tempi”.

L’uomo è contento, oggi guadagna bene, buona compagnia che si può chiedere di più alla vita?

Li osservo nella loro allegria, allegria di chi ha superato indenne una guerra e sa gustare appieno anche i semplici raggi di un sole inusitatamente caldo in ottobre.

Guardo il paesaggio che scorre dal finestrino su una strada asfaltata perfettamente e cerco istintivamente i segni di una guerra che proprio ai lati di questa arteria era feroce in quell’ottobre del 2014. Ma vedo solo i segni di una vita semplice e laboriosa; anche qui campi arati di fresco oppure stoppie del mais appena raccolto,case nuove o parzialmente ricostruite per cancellare i segni dei colpi della mitraglia e del mortaio. L’unico segno tangibile degli scontri è una distesa di croci diverse per la forma a distinguere gli ortodossi (prevalenti ad est dell’Ucraina) dai cattolici(di rito ortodosso che riconoscono il Papa) dell’ovest dell’Ucraina. La distesa sarà lunga un chilometro e larga due-trecento metri, fiori sulle tombe in questa giornata di sole portati da qualche “mamocka” che piange un figlio che non c’e’ più, morto in una  guerra fratricida senza senso pagata e voluta da un potere che vive distante oltre un oceano, così distante dal Donbass da sembrare a chi vive qui essere di un altro pianeta.

Sanno solo che gli americani non sono tanto diversi dai tedeschi della seconda guerra mondiale; vogliono le loro terre e spezzettare l’unità dei popoli di tutte le Russie. Come i tedeschi hanno aizzato gli ucraini dell’ovest in un odio forsennato contro il mondo russo.

I loro fratelli ucraini sono caduti in questa trappola e sparano loro addosso.

Lì, dall’altra parte, separati da trincee e dai campi minati c’è  un nemico che parla spesso russo, la lingua prevalente nell’esercito ucraino. Sono solo i battaglioni galiziani che parlano in prevalenza ucraino.

La sera a Donetsk, arrivati nell’appartamento di Anna, in televisione sul canale Novarussia (uno dei quattro canali televisivi della Repubblica) viene trasmessa la storia di un combattente dall’apparente età di cinquanta anni, elmetto calcato sui capelli bianchi, il passo lento tra i sacchetti di sabbia che sono la sua casa. Intervistato sulla sua vita in trincea mostra le foto in bianco e nero di due ragazzini, biondi magri. Parla con le lacrime agli occhi.

Penso che siano i suoi figli e chiedo conferma ad Anna: “sono i figli?”

Il suo bel volto si fa di ghiaccio, gli occhi celesti si stringono in una fessura da cui brilla un luccichio.

“Parla di suo fratello, sono le foto di quando erano bambini e giocavano

insieme; ora il fratello combatte con gli Ucraini dall’altra parte del fronte”

Le sue labbra traducono meccanicamente dal russo all’italiano:

“dopo la strage di Odessa si telefonarono, il fratello pro ucraina gli disse:

“kazapi” “caproni” vi veniamo a prendere”.

Lui gli rispose: “non venire, la tua vita finisce a Donetsk”; da allora non si sono più sentiti.

Sotto, la trasmissione passa in cirillico il bollettino di guerra della giornata

12 colpi di mortaio sparati su Gorlovka, 4 sull’ex aeroporto e via di seguito con altre località delle quali già non ricordo il nome. Poi la televisione trasmette il resoconto di una gara di rally alla presenza  anche del presidente della Repubblica Denis Pushilin, quello che ha preso il posto dell’eroico Zakarchenko, morto in un attentato fatto al centro di Donetsk.

L’esplosione che gli ha tolto la vita è avvenuta ormai più di un anno fa, nel centro di Donetsk, in un ristorante vicino a piazza Lenin.

La lampadina di un anticamera di un ristorante nascondeva una videocamera collegata via internet ad agenti dei servizi ucraini; qualche decina di grammi di plastico ed appena il video ha trasmesso l’immagine dell’ingresso di “Zaka” l’invio del segnale per l’esplosione.

Nulla da fare per lui e la sua guardia del corpo; i frutti dell’addestramento made in CIA s’incominciano a raccogliere;

possono abbattere un simbolo ma non la forza di questa gente che lavora per 120 euro al mese e che vuole vedere la bandiera russa sventolare sulla centrale piazza Lenin.

Durante il passeggio domenicale non mancano i fiori per questo martire di Donetsk.

 

La mattina sono appena le quattro quando vengo svegliato dal freddo; i riscaldamenti non sono accesi ma la temperatura cala in fretta nella steppa. Sento due tuoni molto lontanti; la mattina dopo il bollettino riporta due colpi di mortaio pesante da 120mm su Marika. Siamo lontani 15-20 km ma il vento soffia da lì ed ha portato il rombo, il triste annuncio. Quando andiamo a fare la spesa al mercato rionale pieno di gente e di ogni prodotto nessuno ne parla dei due tuoni nella notte, tutti sono occupati nella spesa del giorno. Questa è la guerra e pace in Donbass.

 

Max Bonelli

 

 

 

 

Russia? Non solo gas ed armi, di Max Bonelli

 

Russia? Non solo gas ed armi

 

L’atterraggio dell’aereo è ben eseguito ma brusco, senza nessun riguardo

per gli ammortizzatori del carrello. Quando esco, una mattinata soleggiata mi accoglie all’aeroporto di Rostov sul Don. Mi rendo conto che la mia pesante giacca invernale è fuori luogo, per adesso, anche se siamo a metà ottobre nella grande città del sud della Russia alle porte del Caucaso. Siamo nell’area che storicamente apparteneva ai cosacchi del Don e l’aeroporto è intitolato all’Ataman cosacco Anatolj Solovjanenko. I cosacchi del Don hanno protetto il confine sud della Russia fin dai tempi di Pietro il Grande. L’aeroporto rimodernato per i mondiali di calcio è uno dei più importanti di tutta la Russia; collega la città di Rostov, circa 3 milioni di abitanti, con moltissimi altri centri dello stato-continente federazione di Russia. Già vedere la modernità delle struttura aeroportuale mi aveva fatto affiorare il ricordo di tanti articoli letti sui media atlantici di una Russia retrogada che si sostiene  a forza di vendite di armi e gas. Ma la discrepanza tra questo teatro mediatico e la realtà è aumentata a dismisura nelle 4 ore buone di macchina tra Rostov ed il confine con la Repubblica di Donetsk. Una distesa ininterrotta di migliaia di ettari di campi arati da trattori enormi e dall’aspetto moderno. Ricchi villaggi con case rinnovate o costruite recentemente dai tetti rossi fiammanti indice di una ricchezza diffusa tra gli imprenditori agricoli e tutto l’indotto che ruota intorno al settore.(1)

Un periodo d’oro per l’agricoltura in Russia che ha portato il paese a rivaleggiare con il Canada come esportatore di grano e renderlo nel 2017 il terzo produttore assoluto dopo Cina ed India di cui la produzione però si riversa per gran parte sul mercato interno. Gli Usa hanno una produzione di grano pari a poco più la metà di quella Russa.

La produzione cerealicola è solo la punta di diamante di una produzione agricola che sta conoscendo crescita in tutti i campi dal settore dell’allevamento per passare da quello ortofrutticolo e che grazie alle sanzioni dei paesi occidentali ha avuto sviluppo anche il settore di trasformazione di questi prodotti di base. Copie di formaggi francesi ed italiani sono ormai reperibili a buon mercato negli alimentari delle grandi città. Certo copie spesso non comparabili agli originali ma comunque produzione che prima del 2014 non trovava ne spazi ne incentivi da parte dello stato.

Uno dei maggiori incentivi sono sicuramente i bassi prezzi del carburante

che qui per i privati sta a 64 centesimi di euro al litro.

Questo balzo in avanti del paese nel settore agricolo è  uno dei  grossi successi della politica di Putin. La battaglia del grano vinta dallo “Zar” ha nel porto fluviale di Rostov uno degli importanti centri di smistamento. Qui le enormi chiatte smistano i carichi nei mercantili, che attraversando il mare di Azov e il ponte dello stretto della Crimea di Kerch, portano il grano russo nel Mar Nero e da lì nelle varie zone del mondo.

Il grano usato come strumento geopolitico, se si pensa che sia Venezuela che Siria hanno avuto accesso agevolato a questa risorsa. Strumento stabilizzante della politica russa in quei paesi.

Ma non solo, Egitto ed altri paesi arabi nelle loro crisi cicliche di aumento di prezzi alimentari sanno in caso di necessità di potersi rivolgere ad un altro interlocutore che non siano USA e Canada.

Questo aspetto della politica estera Russa viene volutamente censurato dai nostri media. In viaggio su strade provinciali non sempre perfette in questa  grande regione del sud della Russia europea, mi rendo conto con i miei occhi di quanto sia grande questa trasformazione e la ricchezza che essa produce. Il traffico è intenso, soprattutto di grandi automezzi e appena passiamo un centro abitato è un susseguirsi di bar, trattorie, bancarelle; segno di opportunità di commercio continue nella zona. Il conducente che mi sta portando al confine con la Repubblica Popolare di Donetsk,mi fa presente che la terra di Rostov è un po’ inferiore come qualità a quella della repubblica in quanto più argillosa. Facendo la tara sul patriottismo locale, deve essere vero; le enormi zolle sui campi testimoniano una terra che ha bisogno di trattori di massima potenza, come testimoniano la popolarità dei trattori Zavody, CNH -Kamaz  sui campi, esemplari giganteschi che emettono una visibile scia di fumo.

Con il passare delle ore ci avviciniamo al posto di confine Ustinovka. Si iniziano a vedere monumenti ai caduti della seconda guerra mondiale, ricordo dei sanguinosi scontri avvenuti oltre 70 anni fa. Dalla strada appaiono ben curati; la politica di Putin ha sempre sottolineato il significato unificante della “grande guerra patriottica”, definizione riattualizzata dopo il golpe in Ucraina e la guerra in Donbass.

L’obiettivo dei nazisti ieri e della Nato oggi erano e sono gli stessi: lo smembramento dell’immenso territorio dell’ex URSS vero continente minacciato dagli artigli del neoliberismo.

Il più importante di questi monumenti è il mausoleo di Matveyev Kurgan, posto su una altura strategica sul fiume Mius, su cui si incerniò una importante linea di difesa tedesca, avendo la bassa collina un valore strategico, dominando essa quel tratto di pianura del sud della Russia.

Decine di migliaia di anime russe sono sepolte su questi campi di grano tra i papaveri rossi come recitava in una sua canzone De Andrè.

Lo stato russo sta rinnovando radicalmente il mausoleo che diventerà un importante museo sulla guerra.

Segno di finanze statali non proprio malmesse e non potrebbe essere altrimenti visto che la Russia si appresta a superarci come riserve auree, continuando  a vendere titoli di stato statunitensi per acquistare tonnellate di oro.

In realtà essendo le nostre riserve auree depositate all’estero, il nostro controllo su di esse è meramente teorico, specialmente in un paese occupato come l’Italia; ma questa è un argomento che esula da questo articolo.

Ritornando ai dati economici della Russia, per me rimane un mistero come persona di buon senso, come un paese che ha un tasso di disoccupazione stabile sotto il 5% (4,5 2019), una inflazione che sta andando sotto il 5% nel 2019 viene costantemente additata come economia debole dipendente dal petrolio. Ma sono una persona di buon senso e non un economista quindi non percepisco la realtà come si deve ed a volte mi viene il dubbio che i dati economici siano un tantinello usati come una coperta corta, tirata  a coprire le convenienze del potere.

 

 

Max Bonelli

 

(1)

https://www.export.gov/article?id=Russia-Agricultural-Equipment

 

 

 

 

  Epstein è stato suicidato?, di Max Bonelli

 

Epstein è stato suicidato?

 

Alla notizia della morte per suicidio di Jeffrey Epstein nel carcere Metropolitan Correctional Center of Lower Manhattan si sono diffuse su internet e nei   suoi luoghi di dibattito varie teorie a sostegno della tesi che il miliardario americano  sia stato assassinato in carcere per mettere a tacere le sue eventuali imbarazzanti confessioni. Molti sono i potenti a temere rivelazioni inconfessabili di relazioni con giovanissime prostitute magari supportate da filmati hard girati sul “love” jet privato o sulla sua isola Saint James,  isola dell’arcipelago Vergini (un nome..una garanzia degli interessi del miliardario).

Primi fra tutti i Clinton dei quali lui era amico e sostenitore, ma anche la corona britannica era tirata in ballo con il principe Andrew, i politici  Richardson e Michtell,  anche Trump ha avuto rapporti con Epstein fino al 2004. Tanti i personaggi di quel democratico e “buonista” mondo perbene che comanda su mezzo mondo e che condanna l’alta metà per i suoi metodi dittatoriali che incominciavano a sentire un odore non piacevole nell’aria; la provvidenziale morte del possibile ricattatore ha sicuramente purificato l’ambiente per queste brave persone.

Fare speculazioni su una azione risolutiva del “deep state” sarebbe facile,

troppo semplice accusarli di un metodo “staliniano” tipo “eliminato l’uomo eliminato il problema”.

In fondo i medici legali newyorkesi si sono affrettati a confermare l’ipotesi del suicidio. Epstein, un uomo che non si faceva mancare niente nella vita, ha sicuramente ceduto sotto il peso dei rimorsi di coscienza per aver indotto alla prostituzione minorenni che dietro lauti compensi hanno alleviato le sofferenze dei potenti del mondo anglosassone. Non dimentichiamo quanto deve essere oneroso e faticoso guidare la nazione dal manifesto destino. Certo provvidenziale è stata la presenza nella sua cella di un letto a castello anche se lui era  in regime di isolamento. Lo hanno trovato in ginocchio appeso con il lenzuolo arrotolato alla sponda più alta del letto superiore.

Il lettore malizioso obbietterà subito:”come si fa ad impiccarsi se i piedi toccano per terra?

Ribatto prontamente: il poveretto nel turbinio dei rimorsi si è buttato in ginocchio per adempiere al suo insano gesto e poi basta informarsi un pochino sul metodo di suicidio più diffuso al mondo(1) per sapere che esiste il metodo “impiccagione per sospensione”.  In questo modo si ha una azione sul nervo vagale, quando il suicida con ferrea volontà, si lascia sospendere da una ringhiera del letto, come in questo caso,  svenendo in quanto il cappio agendo sul nervo vagale gli fa perdere conoscenza e quindi si ha la morte per bradicardia riflessa.

Fino a qui tutto troppo giusto e corretto se non che il diavolo si nasconde nei dettagli, come si suol dire. Si perchè il medico legale ha riscontrato la rottura dell’osso ioide che si trova alla radice della lingua. I praticanti di arti marziali ed in particolare di judo sanno che esistono diverse tecniche di strangolamento a mani nude che possono sia agire sul nervo vagale e causare (se non fermate per tempo) la morte per bradicardia riflessa, ma alcune di queste agiscono contemporaneamente sull’osso ioide e sulla cartilagine epiglottide posta dietro di esso.(2)

Un suicida per impiccagione con il metodo della sospensione non presenta

la rottura dell’osso ioide; uno strangolato per tecnica a mani nude può presentare questo tipo di rottura.(3)

Ora, confesso, al mio lettore che la febbre “conplottista”  incomincia a serpeggiare nelle mie vene e il mio immaginario ha due scene davanti a sé.

La prima che  un addetto a questo lavoro di “pulizia” viene introdotto nella cella di Epstein a cui nel frattempo negli ultimi giorni è stato inspiegabilmente  rimosso il controllo antisuicidio (quindi eliminate telecamere di sorveglianza e controllo visivo ogni 30 minuti).

Il “pulitore” un esperto di arti marziali immobilizza Epstein ed effettua una tecnica di strangolamento a mani nude da dietro poi inscena il suicidio.

In ambito militare occidentale piace molto la tecnica a forma di 4 di cui vi allego il video(4). Molto efficace forse troppo! Come nel caso di Epstein uccidi la vittima in pratica in due modi sopprimendo il nervo vagale e rompendogli l’osso ioide. Ma si sa agli americani piace eccedere ed a volte si fanno delle esagerazioni non ottimali come in questo caso.

 

La seconda immagine: due “pulitori” sono incaricati d’interrogare il miliardario per sapere dove nasconde i documenti scottanti che possono inguaiare e ricattare i potenti in questione. Hanno carta bianca possono decidere se non ottengono le informazioni di porre fine alla faccenda. Uno lo interroga, l’altro effettua degli strangolamenti a mani nude tipo “Hadaka jime”(5) per costringerlo a parlare, qualcosa va storto oppure il miliardario non ne vuole sapere di collaborare e viene eliminato.

Chi ha praticato questo tipo di tecniche sa che non sempre  si riesce a dosare la forza per evitare la rottura dell’osso ioide. D’altronde in allenamento ci si ferma ai primi cenni di soffocamento e con i moderni mezzi tecnici di eliminazione fisica “Hadaka jime” è un tantinello fuori moda come metodo di soppressione.

Da aggiungere a questo quadro “gomblottista” il direttore del carcere è stato trasferito e le due guardie carcerarie sospese dal servizio, ma questa non è la mia supposizione ma realtà. Le indagini sono in corso soprattutto per trovare i nascondigli del database di Epstein, un tesoro d’informazioni.

Sarà una moderna versione dell’Isola del tesoro di Stevenson?

Gli ingredienti ci sono tutti,l’isola di proprietà del defunto ed  anche nel capitolo iniziale di questo grande classico la scena si aprì con un omicidio.

 

Max Bonelli

 

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Impiccagione

 

(2)https://it.wikipedia.org/wiki/Epiglottide

 

(3)https://www.youtube.com/watch?v=YJ5EhLWKXoU

 

(4) https://www.youtube.com/watch?v=LppnEfRoFIM

 

 

 

(5)https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=mkcxkqGsE64

 

 

 

Il silenzio dei colpevoli_Con il cuore in mano…e l’orrore negli occhi, di Max Bonelli

 

La censura neoliberista annulla l’uguaglianza davanti alla morte

 

Fin da piccolo avevo sentito sussurrare la frase “davanti alla morte siamo tutti uguali”

magari detta al margine di un funerale di una persona importante, una sottolineatura all’evidenza che la morte colpisce il ricco ed il povero, il giovane ed il meno giovane.

Forse per questo mi ha indignato la censura mediatica avvenuta di fronte ad un fatto di cronaca che ha scosso un paese come il Brasile che conta 200 milioni di persone. Sono venuto a conoscenza per caso leggendo quella moderna versione di “radio Londra” Sputnik Italia(1). Incuriosito dal titolo mi sono perso nell’orrore dei fatti. Una madre uccide insieme alla sua convivente suo figlio di 9 anni con 11 coltellate  e lo decapita ancora agonizzante. Non contenta insieme alla sua convivente lo cucina per poterlo smembrare più facilmente, sezionano il corpo per farlo sparire. Tutto questo davanti agli occhi della figlia della convivente una bambina di 8 anni. Prese le due donne dalla polizia hanno confessato l’atroce delitto ed anche le torture inflitte a questo povero martire della mostruosità umana. L’anno prima lo avevano evirato perchè odiando i maschi avevano deciso che doveva diventare una bambina. Il bambino aveva problemi ad urinare a causa di questa amputazione e soffriva ogni volta che era costretto alla minzione.

Ho scritto queste righe di orrore, più in fretta possibile perchè la nausea mi assale al pensiero, ma quando lessi la notizia mi ripromisi di fare qualcosa contro il silenzio che aveva coperto questi avvenimenti. Silenzio ancor più assordante visto che il Brasile un paese di 200 milioni di persone è sotto chock e Bolsonaro ha preso la palla al balzo per fare una proposta di legge per portare le condanne  per efferati omicidi da 30 a 50 anni ed attacca a gamba tesa l’ideologia di genere con la quale si mette in discussione l’impostazione della famiglia tradizionale composta da madre e padre eterosessuali.

Ora non è lo scopo del mio articolo un attacco al mondo transgender od omessuale e via dicendo. Lo scopo di queste righe è di aprire una riflessione sullo stato della libertà di stampa. Quando tutti i media tacciono all’unisono delle notizie importanti, di fatto censurano la libertà d’informazione. Questa è a sua volta alla base della democrazia, senza informazione viene meno un pilastro portante che ci permette di decidere con cognizione di causa. La dittatura neoliberista per citare “Dugin”(2) ha sconfitto due sistemi totalitari (Nazismo e Comunismo) per impiantare il suo sistema totalitario incentrato sulla capillare censura di informazioni non funzionali agli obbiettivi del neoliberismo, una società fluida, liquida senza legami, doveri, tutta incentrata nella ricerca del massimo consumo, piacere edonistico di una vita vuota che porta a punte di follie dove a volte i bambini sono vittime sacrificali alle esigenze del mercato neoliberista. Lo stiamo vedendo in questi giorni con lo scandalo degli affidamenti illeciti nella provincia di Reggio Emilia. La coercizione per allontanare bambini di famiglie disagiate dai loro genitori naturali. Non si operava per combattere il disagio sociale ed economico e quindi migliorare i presupposti per svolgere il ruolo di padre e madre naturali nel migliore dei modi.

Cosa dire della  sovraesposizione mediatica dei migranti morti al confine tra Messico ed USA?

I comportamenti irresponsabili di un padre che attraversa il Rio Grande con la figlia di due anni sulle spalle ed entrambi vengono travolti dai flutti. Irresponsabilità trasformata in gesto  eroico,funzionale agli obbiettivi del regime totalitario neoliberista: la formazione di grandi eserciti di forza lavoro di riserva. In un mondo occidentale dove si sono minati i valori portanti della famiglia e le condizioni di lavoro stressanti conducono ad uno sfaldamento della stessa portano come conseguenza minore natalità. Quindi minore forza lavorativa a disposizione e costi del lavoro più alti,  per  impedire questo servono i migranti. Da qui la martellante pubblicità di morti di bambini causate da madri e padri irresponsabili che li mettono in pericolo le loro piccole vite per perseguire l’obbiettivo di migrare. Per questi comportamenti c’è la ribalta della cronaca, per il piccolo brasiliano ucciso da due psicopatiche devote alla teoria di gender c’è la censura. Cosa ovvio in un mondo dove si incentiva a considerare normale ragazzi che nella confusione della pubertà si sentono di cambiare sesso, vedi la situazione in Scandinavia descritta in un mio precedente articolo.(3). Magari indice di un malessere verso una situazione famigliare disgregata, invece di approfondire le motivazioni dietro di questo si approfondisce la situazione di disagio psico-sociale.

Sta  a noi combattere questa censura trasmettere queste notizie, articoli di contro informazione di bocca in bocca, di profilo in profilo affinchè almeno di fronte alla morte si torni ad essere uguali.

 

 

Max Bonelli

 

(1)

https://it.sputniknews.com/mondo/201906257808201-il-caso-dellomicidio-del-bambino-in-brasile-e-le-possibili-conseguenze-per-il-codice-penale/

 

(2)

https://www.youtube.com/watch?time_continue=10&v=egAgnZRzjR0

 

(3)

http://italiaeilmondo.com/2018/12/26/la-religione-gender-in-scandinavia-imposizione-di-un-credo-di-max-bonelli/

 

 

 

Julian Assange e il silenziamento di Wikileaks! La pista scandinava, di Max Bonelli

Il Governo Britannico con atto vile e proditorio si accinge a concedere l’estradizione del giornalista Julian Assange, cittadino australiano. Qui sotto alcuni antefatti_Giuseppe Germinario

Julian Assange e il silenziamento di Wikileaks! La pista scandinava, di Max Bonelli

Quando Julian Assange decise di provare a trasferirsi in Svezia era già sulla lista nera della Cia. In quell’estate del 2010, la Svezia non doveva sembrare cosi fredda come  l’avevano descritta e poi c’era tanta gente non solo li ma in tutto il nord Europa che lo ammirava, collaborava con lui. Uno di questi era  Ola Bini, un programmatore di fama mondiale, uno degli artefici del sistema Tor Browser che permette di navigare in incognito,  ma non era il solo nord europeo a dargli una mano nel cercare di creare “Internet- pirate bay “ in scandinavia. Arjen Kamphuis olandese suo associato di wikileaks ed anche lui programmatore di alto livello era li a dargli manforte e con esso una miriade di attivisti pseudo anarcoidi della rete che avevano messo in piedi “Pirat partiet “ che due anni prima aveva conquistato il 7,1% dei voti alle europee in Svezia.

Julian avrà pensato che era il posto ideale per dare scacco alla Cia e così il 18 agosto del 2010 fa richiesta di soggiorno in Svezia. Non fanno in tempo a trascorrere 13 giorni che il 1 settembre parte una indagine per violenza carnale a suo carico. Il ragazzone australiano non riesce a contenere i suoi istinti primordiali? No anzi in pochi giorni come si dice a Roma “non sa a chi dare i resti”. Una donna lo invita ad usare il suo appartamento che tanto va fuori per un viaggio, poi ci ripensa ritorna e scatta un flirt, lei che è coscienziosa chiede l’uso del profilattico ma nella foga il simpatico ragazzo australiano  lo prende ma maldestro nel metterlo lo rompe e quindi hanno un rapporto non protetto, lei è tanto turbata che da una festa in suo onore dove un’altra sua amica lo scippa alle sue grinfie. Questo è il sunto della prima violenza. La seconda accade alla scippatrice che una volta portato a casa e consumato  il bello australiano nel sonno scopre che Julian  è un ragazzo generoso ma poco educato da per scontato che dopo la prima non serva chiedere il permesso della seconda e lei annichilita non protesta ed anche li si consuma un altro caso di conturbante violenza. Durante il mese di settembre Julian capisce che essere accusato di violenza carnale nel paese dal “femminismo talebano” come lui lo definì successivamente era cosa non da poco conto anche quando le accuse sono palesemente inconsistenti, si crea un vuoto pneumatico intorno a lui e chiede di poter lasciare la Svezia tramite il suo avvocato, permesso prima accordato e poi nell’arco di una giornata rimangiato dal procuratore svedese e trasformato in un ordine di arresto. Assange è gia in Inghilterra. Nei mesi successivi si hanno una serie di passi giuridici che portano i giudici inglesi a decidere per l’estradizione ed Assange a richiedere invano l’assicurazione alle autorità svedesi di non essere estradato negli USA dove è ricercato per collaborazione  al reato di alto tradimento avendo  permesso a cittadini americani di pubblicare materiale compromettente la sicurezza.

Bisogna capire anche il governo USA che si sbatte da un centinaio di anni per farsi una reputazione da liberatore del mondo e poi arriva un sito dove tutti possono scaricare film di elicotteri dello zio Tom che fanno a pezzi civili con il calibro 30mm, e che diamine un po di privacy, no?

Julian capita la mala parata si rifugia nell’ambasciata ecuadoregna, è giugno 2012, anche lì si vede che Julian sarà un genio dell’informatica ma a geopolitica è un po’ scarso. I paesi dell’America latina non sono il massimo d’indipendenza e sono altalenanti nella loro politica anti americana. Fino a quando il presidente è Rafael Correa, tutto procede per il meglio. Riesce persino a pubblicare le email che la Clinton si scambiava con i suoi collaboratori ed non era proprio il meglio del “politically correct”. La Clinton gli diede la colpa di aver perso le elezioni contro Trump, d’altronde a qualcuno devi dare la colpa se perdi una corsa dove ti danno favorito 10 ad 1.

Nel 2017 a Correa succede Lenin Moreno che è tutto meno che comunista ed una certa propensione alla prostituzione politica e non si fa scappare l’occasione di vendere Julian che nonostante sia stato nominato cittadino ecuadoregno da Correa viene venduto non per 30 denari ma per 3 miliardi di dollari di un prestito del FMI. Questo dicono le malelingue ed a vedere le scene filmate da Russian Today della polizia inglese invitata ad entrare dall’ambasciatore equadoregno ed arrestare Assange 11 aprile del 2019 verrebbe anche da dargli ragione. In questi anni di esilio in una stanza dell’ambasciata Julian era riuscito a far cadere in prescrizione  tre dei capi d’imputazione delle violenze carnali mentre l’ultimo sarebbe caduto in prescrizione alla fine del 2020. Ma Julian non aveva fatto i conti con la costanza anglo-nordeuropea. La giustizia inglese per direttissima lo condanna a 50 settimane di carcere duro nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh per essere fuggito alla sentenza di estradizione. Il carcere duro significa isolamento per 23 ore ed 1 ora di aria. Nessuna possibilità di comunicazione con l’esterno e impossibilità a ricevere visite. I nostri mafiosi pluri omicidi al 41 bis se la passano meglio. La Svezia il 13 maggio ha riaperto i casi delle violenze carnali e si mette in concorrenza con gli USA per la richiesta di estradizione. Qualcuno potrebbe disquisire meglio un brutto processo a Stoccolma che uno pessimo a Washington.

Si e no, un processo in Stati Uniti santificherebbe la sua immagine di eroe anti sistema quello in Svezia sarebbe un atto inquisitorio indirizzato a distruggere il mito ed una volta calpestato questo nella polvere potrebbe il povero Julian essere estradato negli USA.

Il lettore potrebbe pensare “ma Wikileaks, il suo sito giornalistico continua a funzionare a vivere oltre il suo artefice”. Vorrei dire di sì ma vi mentirei, vi ricordate i suoi collaboratori nord europei citati all’inizio dell’articolo?

Ola Bini il programmatore è stato arrestato il 12 aprile 2019 in Ecuador stava per partire per il Giappone per seguire la sua seconda passione dopo l’informatica, lo Ju Jutsu. La motivazione dell’arresto preventivo è che viene ritenuto a capo di una squadra di hacker che stavano tramando di trafugare email riservate del presidente Lenin Moreno ma l’accusa non è ufficialmente formalizzata. Esperto a livello mondiale di  sicurezza informatica era certo una minaccia per chi aveva la coscienza sporca. Inoltre aveva visitato molte volte Assange in ambasciata e risulta che il personale dell’ambasciata ha sequestrato tutti gli strumenti informatici di Assange. Il suo destino è segnato, un coraggioso che si è buttato nelle fauci del lupo ed infatti è stato estradato per interrogatori negli USA e potete scommetterci sopra una bella somma che rimarrà lì a marcire nelle galere del paese che ha come icona la statua della libertà.

Vi chiederete la fine dell’altro collaboratore, l’olandese Arjen Kamphuis?

Anche lui aveva una seconda passione dopo l’informatica, il trecking lo hanno visto l’ultima volta al check in di un albergo a Bodo una ridente cittadina della Norvegia artica famosa per la pesca del salmone e per la natura incontaminata. Ci si mangia un buon pesce e forse per questo ci hanno aperto una base Nato di intelligence cibernetica, il fosforo fa bene al cervello non dimentichiamolo. Sicuramente la base Nato non ha fatto bene ad Arjen, il 20 agosto del 2018 lo hanno trovato a flottare a pancia in giù nelle fresche acque artiche di Bodo. Era scomparso da due settimane, avrebbe dovuto prendere il treno che da Bodo porta a Trondheim e da lì l’aereo  per l’Olanda. “A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” lo diceva spesso Andreotti che sui peccati la sapeva lunga.

 

Max Bonelli

 

 

 

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