GEORGE SOROS, LA PARABOLA DI UN FILANTROPO_ di Gianfranco Campa e Giuseppe Germinario

Anche quest’anno George Soros ha avuto a disposizione, probabilmente si è concesso, a Davos oltre un’ora di vaticinio. Un privilegio di minuti concesso solo a numero selezionatissimo di astanti. Ad ascoltarlo e vederlo viene in mente questa frase di Melville:  «Dal cuore dell’Inferno, io ti trafiggo! In nome dell’odio, sputo il mio ultimo respiro su di te, maledetta bestia!» Ha avuto modo di prendersela con il carattere monopolistico di Google e Facebook, con la loro capacità di manipolazione, controllo e selezione dei flussi di dati e di formazione degli orientamenti personali e delle società. Un pericolo estremo soprattutto se tale propensione dovesse trovare sostegno e accondiscendenza in regimi autoritari come Russia e Cina. Giudica i Bitcoin, buon per lui, un prodotto troppo speculativo. Soros è però fiducioso: « E’ solo questione di tempo prima che il loro monopolio sia interrotto. La loro fine verrà con le regole e le tasse. E la loro nemesi sarà la commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager» L’Unione Europea, con essa i vecchi e nuovi leader dell’Europa Occidentale, ha quindi per il momento sostituito gli Stati Uniti nel ruolo di paladina della libertà . Cosa intendano per tutela della libertà i novelli templari lo lasciano intuire la composizione e le intenzioni dei vari Comitati di Salute Pubblica in procinto di essere costituiti. Strano, perché la campagna contro la disinformazione è comunque partita dagli “ambienti più politicamente corretti” statunitensi i quali più si sono distinti nella partigianeria ossessiva. In mancanza di una sponda istituzionale solida e sicura a casa propria non resta che affidarsi, al momento, agli epigoni di qua dell’Atlantico. Non che il problema sia irrilevante. Sia Facebook che soprattutto Google, ma anche sempre più i gestori della rete stanno assumendo uno straordinario e crescente potere di manipolazione non solo dei comportamenti individuali, civili e politici, ma anche, attraverso il controllo dei flussi di dati e dei comandi, dello stesso sistema produttivo e di comunicazione. Un controllo che potrebbe limitare la libertà di movimento e di azione di altri manipolatori, come Soros, adusi ad altre e ben più diversificate pratiche, anche le più prosaiche. Le varie “primavere” sparse nel mondo sono lì a ricordarcelo. Per questo “Padre del Globalismo”, tra i tanti, si tratta però di una contingenza, di un accidente destinati ad esaurirsi rapidamente nell’onda lunga della storia “Reputo chiaramente l’amministrazione Trump un pericolo per il mondo, ma lo considero puramente un evento transitorio che scomparira` nel 2020, se non prima. Do al presidente Trump credito per il modo brillante di motivare la sua base, ma per ogni numero di sostenitori c’è un numero egualmente motivato di oppositori. Per questo mi aspetto una valanga democratica nelle elezioni di medio termine 2018″ Con i diciotto miliardi di dollari ( http://italiaeilmondo.com/2017/10/22/un-torrido-inverno-di-giuseppe-germinario/ ) attualmente messi a disposizione dalla sua Open Society, George Soros saprà dare sicuramente il suo personale contributo, con le buone o le cattive, alla “motivazione” e all’afflato ideale dei novelli fustigatori. Dovesse richiedere il sacrificio di qualche martire, tanto meglio; ogni libertà, specie la propria, richiede un tributo e un sacrificio, meglio se di altri. Da parte sua il portafogli, da altri in mancanza di questo o di altro può essere sufficiente la vita. Anche in Italia, negli ambienti più insospettabili, gli adepti non mancano e dopo le elezioni numerosi usciranno allo scoperto. Qualcuno, addirittura, trepida per le sue condizioni di salute; vedi la “Stampa” di oggi.

Qui sotto i link relativi all’intervento di George Soros_ Gianfranco Campa-Giuseppe Germinario

5 commenti

  • Solo in un mondo istupidito dal dominio ideologico liberaldemocratico ha potuto trovare ascolto, e grande fortuna, sia il concetto che la locuzione inglese ‘fake news’. Solo chi è completamente digiuno di una pur che minima nozione di storia (nonché di buonsenso) può credere che la nostra epoca superi le passate in quanto a propalazione di balle per prevalere nella vita pubblica e sull’arena internazionale, anche se in verità, rispetto al passato, con una gigantesca balla abbiamo a che fare: quella delle fake news, appunto, fatta circolare proprio da coloro, i corifei della liberaldemocrazia, che a parole vorrebbero combatterle. In sintesi: la credenza nelle fake news non è altro che l’ultima manifestazione dell’attuale profonda coglioneria di massa, che se a livello politico e politologico si manifesta nella credenza nell’eccellenza dell’attuale sistema politico liberaldemocratico accompagnato dalle incredibili virtù del capitalismo, sovente, a livello meno articolato e più degradato, prende la forma di religioni sostitutive come la credenza nello spiritismo o nelle invasioni aliene. A questo degrado dell’intelligenza sociale e individuale, quello che oggi con stupida ed interessata prevenzione viene definito populismo sta cercando, seppur in forme non ancora sufficientemente scaltrite e dal punto di vista teorico e politico, di reagire; una reazione che per le sue potenzialità positive di sovvertire le degradate forme politico-culturali di stampo liberal-universalistico può essere definita la nascita di una mentalità strategica in “statu nascenti”. Che poi il nascituro riesca a crescere e ad entrare nella maggiore età o, invece, si riesca a soffocarlo nella culla (come si sta cercando di fare oggi negli Stati uniti tramite la ridicola , ma pericolosissima e criminale, demonizzazione della presidenza Trump; o come si cerca di fare oggi in Italia tramite, per esempio, l’ultimo penoso richiamo alle virtù antifasciste), è solo una questione che, come si dice, solo vivendo potremo venirne a capo. Ma, nel frattempo, pensiero lucido come quello manifestato da Giuseppe Germinario e Gianfranco Campa in “George Soros, la parabola di un filantropo” e coraggio, intellettuale, nonché fisico, come quello che ebbero modo di mostrare i giganti del pensiero realista e storicista-dialettico che, per non offendere la cultura dei lettori di “Italia e il mondo” (nonché per la fiducia che nutro anche nella memoria storica di coloro che abbiano avuto in questi anni la ventura di leggermi) ometto di nominare. La nottola di Minerva s’alza in volo solo all’imbrunire e per riconoscerla ormai necessita, più di lunghi discorsi od elenchi, un occhio acuto e ben allenato.

    Massimo Morigi – 26 gennaio 2018

  • Solo in un mondo istupidito dal dominio ideologico liberaldemocratico ha potuto trovare ascolto, e grande fortuna, sia il concetto che la locuzione inglese ‘fake news’. Solo chi è completamente digiuno di una pur che minima nozione di storia (nonché di buonsenso) può credere che la nostra epoca superi le passate in quanto a propalazione di balle per prevalere nella vita pubblica e sull’arena internazionale, anche se in verità, rispetto al passato, con una gigantesca balla abbiamo a che fare: quella delle fake news, appunto, fatta circolare proprio da coloro, i corifei della liberaldemocrazia, che a parole vorrebbero combatterle. In sintesi: la credenza nelle fake news non è altro che l’ultima manifestazione dell’attuale profonda coglioneria di massa, che se a livello politico e politologico si manifesta nella credenza nell’eccellenza dell’attuale sistema politico liberaldemocratico accompagnato dalle incredibili virtù del capitalismo, sovente, a livello meno articolato e più degradato, prende la forma di religioni sostitutive come la credenza nello spiritismo o nelle invasioni aliene. A questo degrado dell’intelligenza sociale e individuale, quello che oggi con stupida ed interessata prevenzione viene definito populismo sta cercando, seppur in forme non ancora sufficientemente scaltrite e dal punto di vista teorico e politico, di reagire; una reazione che per le sue potenzialità positive di sovvertire le degradate forme politico-culturali di stampo liberal-universalistico può essere definita la nascita di una mentalità strategica in “statu nascenti”. Che poi il nascituro riesca a crescere e ad entrare nella maggiore età o, invece, si riesca a soffocarlo nella culla (come si sta cercando di fare oggi negli Stati uniti tramite la ridicola , ma pericolosissima e criminale, demonizzazione della presidenza Trump; o come si cerca di fare oggi in Italia tramite, per esempio, l’ultimo penoso richiamo alle virtù antifasciste), è solo una questione che, come si dice, solo vivendo potremo venirne a capo. Ma, nel frattempo, pensiero lucido come quello manifestato da Giuseppe Germinario e Gianfranco Campa in “George Soros, la parabola di un filantropo” e coraggio, intellettuale, nonché fisico, come quello che ebbero modo di mostrare i giganti del pensiero realista e storicista-dialettico che, per non offendere la cultura dei lettori di “Italia e il mondo” (nonché per la fiducia che nutro anche nella memoria storica di coloro che abbiano avuto in questi anni la ventura di leggermi) ometto di nominare. La nottola di Minerva s’alza in volo solo all’imbrunire e per riconoscerla ormai necessita, più di lunghi discorsi od elenchi, un occhio acuto e ben allenato.
    Massimo Morigi – 26 gennaio 2018

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  • roberto buffagni

    I grandi media si irritano perchè hanno perso il monopolio della menzogna. Ma siccome il linguaggio umano si differenzia da tutti gli altri perchè può mentire, direi che era inevitabile. Si rassegnino.

  • Bisognerebbe dare a Soros solo il peso della parte che svolge ( il “frontman” dei rothishild) cioè quello di un “grande megafono” e ” grande commesso” del VERO potere , “l’ uomo nero” che ci mette la faccia e i soldi ( non suoi) affinché la canea abbai inutilmente al “dito” e non alla “luna”.

    Ciò detto la questione “fake news” è molto semplice : i “media” sono sempre stati “fake” da parte di chi li detiene ( il sistema di potere) e quello che il sistema adesso cerca di correggere è un effetto imprevisto della rete di controllo messa su internet , il quale di certo permette di monitorarci tutti ma anche di far circolare delle “news” non sistemiche che essendo “vere” finiscono inesorabilmente per offuscare quelle “fake” del padrone della rete.
    Adesso appunto cercano di ovviare all’ effetto con “filtri” perché la soluzione maestra ( abbattere la rete) comporterebbe la perdita di non poterci più monitorare senza per altro riavere l’ ” autorevolezza” dei vecchi “fake media” ( giornali, tv , università ,accademie ect .. ) ormai irrimediabilmente sfregiati.

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