Italia e il mondo

E’ la somma  che fa il  totale _ di WS

Come  al solito Korybko,   qui  https://italiaeilmondo.com/2026/07/21/quali-sono-le-motivazioni-alla-base-del-piano-di-rimilitarizzazione-della-germania-del-valore-di-800-miliardi-di-euro-_-di-andrew-korybko/ , solleva una montagna  di questioni   relative   al cerchio  di ferro   che  viene  sempre più stretto intorno al collo  della Russia   finché  essa, se  non  ne vorrà morire  strangolata, non  potrà che reagire  con estrema violenza .

In merito  io ho  già espresso  le mie previsioni : la Russia NON  accetterà di morire  strangolata  e sta  semplicemente rinviando  il momento  della “reazione fatale”; “momento”   che, non dubito, arriverà  certamente perché  sull’ altro lato  anche i “bankesters”  non  possono tornare indietro  dalle  decisioni fatali  che LORO stessi  hanno  già  preso per tutti noi.

Ora,   sorvolando  su tutti i punti  sollevati  da Korybko,  compresi   gli assurdi “sogni polacchi”, vorrei mettere in evidenza  che il vero punto di rottura  che spingerà  di sicuro  la Russia   a quella  “ reazione violenta”   che cerca  di procrastinare  il più possibile, sarà il riarmo NUCLEARE della  Germania  per  la indubitabile  minaccia che esso comporterebbe  per la Russia.

 Ora che un riarmo NUCLEARE del Giappone fosse previsto fin dall’ inizio dai “masters of universe”  per  “contenere”  Russia  e Cina  ne ho già è parlato altre volte  come cosa   resa evidente   dal fatto di aver concesso al Giappone non solo il “nucleare civile” ma anche l’ intero controllo della gestione / stoccaggio del combustibile  “esaurito”  e quindi   della possibile  estrazione del plutonio da  esso.

E siccome questa cosa non è  stata MAI posta alla attenzione dei media, è pressoché certo che il Giappone abbia già il plutonio per centinaia di ordigni; che quindi il Giappone possa diventare una potenza nucleare “overnight” , perché ha già in  parallelo sviluppato completamente anche la relativa missilistica.

  Ben diverse furono invece le condizioni imposte alla Germania per il suo “nucleare civile” a cominciare dal dover consegnare tutte le “scorie” a Francia ( ma anche agli USA tramite Francia ) PAGANDO per il loro “smaltimento”.

In altre parole la Germania non dovrebbe avere plutonio da nessuna parte sebbene per molti anni la pubblicistica americana lo abbia temuto, tant’é che alla Germania non è  stato nemmeno permesso di sviluppare una sua “missilistica” nazionale e che essa abbia  dovuto  pagare i soliti francesi per mettere in orbita i propri  satelliti.

  Ma ora le cose  dal punto vista  geopolitico sono cambiate; una Germania dotata di un nucleare tattico sarà un fondamentale “gendarme” imperiale sul fronte europeo e NON c’è alcun dubbio che nel suo programma di riarmo ci sia ANCHE  uno sviluppo nucleare in ACCORDO col “padrone” ( e che i mangiaranocchie si fottano ! ).

Da dove poi i Tedeschi si procurino il plutonio necessario non si sa, ma in merito si potranno riesumare le vecchie storielle della vecchia  pubblicistica americana, tipo le “miniere di sale” dell’ ex-nazista Strauss.

  Perché una volta definitivamente liquidata la NATO-Ucraina ( perché lì si finirà; il “muro di droni ” è solo l’ equivalente delle V1 tedesche: tanto “fumo” e poco “arrosto” ) è assai poco  possibile che L’ €uropa Unita in una sempre più profonda crisi economica possa mantenere un conflitto attivo contro una Russia strategicamente vincitrice in Ucraina.

Già l’impossibilità del 21° pacchetto antirusso ci mostra che ben pochi “volenterosi ” sarebbero di fatto  disposti a partire per il “fronte russo”.

 Certo tra questi pochi ci sono sia la Germania che sente finalmente l’occasione di tornare di essere  davvero”la prima in europa” anche in campo militare, che i soliti fantasticatori polacchi che pure un po’  di puzza  di bruciato   già la sentono.

In ogni   caso, però, entrambi chiederanno  le necessarie  “garanzie nucleari” che ora non hanno .

 E permettere a questi nanetti di dotarsi di armi nucleari tattiche “nazionali” non comporterebbe gravi rischi per “il padrone”. Anzi la cosa rappresenterebbe una grande opportunità di un conflitto nucleare “limitato” alla sola Europa.

 Certo, i soliti francesi digrignerebbero  un po’ i denti per poi alla fine adattersi come sempre. Il problema quindi resterebbe “russo”: permettere o meno ai “soliti idioti” di dotarsi di testate nucleari “tattiche” ?

Io credo di no e credo anche che l’ opinione pubblica russa sia già abbondantemente  “matura” per sostenere fin in fondo la necessaria “operazione preventiva ” più o meno “chirurgica”, esattamente come ora è già pronta ad andare fino in fondo a tutto quanto sarà necessario per risolvere DEFINITIVAMENTE la “questione ucraina”.

Resta  sempre sullo sfondo la possibilità  di una Germania “doppiogiochista”  che , armandosi  fino ai denti, si  svincola  dalle pastoie “atlantiste”,    non per   fare   “guerra alla Russia”,  ma  per  accordarcisi  alle spalle   degli  altri “€uroidioti”.

Ovviemente  i soliti   “vicini  sognatori”   ( francesi  e polacchi)  questo lo temono fortemente; soprattutto i francesi  che  già  vedono     ridursi   l’ esenzione  all’  €urodazio”  pagato  invece da  tutti gli altri  vecchi “inquilini paganti”   de  l’ €urolager”.

Io  direi  loro sarcasticamente   di  starsene   “tranquilli “.  La Germania  non è in grado di avere un pensiero  strategico  di questa portata;  semplicemente i tedeschi , come sempre,  andranno  avanti      dritti  fino in fondo “eseguendo  gli ordini”.

La natura  dei popoli  si può cambiare   solo modificandola  “etnicamente”,   e se  trovare   “vecchi”  tedeschi  per le   “Straßen”  è  sempre  più difficile,   l’ elite  tedesca  è  però   “etnicamente pura “, costituita da  ben  selezionati  nipotini   di  ex-nazisti  collaborazionisti.

Quindi “non c’ è due  senza  tre”  ma,   rispetto  alle precedenti “due” , stavolta i russi  saranno  molto più   “arrabbiati” e previdenti; perché  ,come diceva  il grande  Totò,  “  è la somma  che fa il  totale  “

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Quali sono le motivazioni alla base del piano di rimilitarizzazione della Germania, del valore di 800 miliardi di euro? _ di Andrew Korybko

Quali sono le motivazioni alla base del piano di rimilitarizzazione della Germania, del valore di 800 miliardi di euro?

Andrew Korybko20 luglio
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373
 LEGGI NELL’APP 
Attualmente sei iscritto gratuitamente alla newsletter di Andrew Korybko . Per usufruire di tutti i vantaggi, passa all’abbonamento a pagamento.
Passa alla versione a pagamento

Interessi ideologici, economici e personali sono alla base della fatidica decisione dell’élite liberale al potere, che porterà la Germania a sostituire gli Stati Uniti come principale avversario percepito della Russia.

Il Financial Times ha riportato all’inizio di luglio che ” la Germania prenderà in prestito 800 miliardi di euro per il riarmo, in una svolta storica “. Il contesto più ampio riguarda il concetto di ” NATO 3.0 ” che gli Stati Uniti stanno implementando, spingendo i membri europei del blocco ad assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. In pratica, ciò significa che l’UE guiderà il contenimento della Russia nell’Eurasia occidentale, secondo il nuovo ” cordone sanitario ” che Trump 2.0 ha costruito attorno ad essa nel corso dell’ultimo anno, con la Germania che intende svolgere un ruolo principale in questo scenario.

Attualmente è in competizione con la Polonia per la leadership nell’Europa centrale e orientale (CEE) in coordinamento con la sua filiale ucraina partner , ma anche se la Polonia riuscisse a ritagliarsi una ” sfera d’influenza “, il piano di rimilitarizzazione da 800 miliardi di euro della Germania le garantirebbe di rimanere una forza da non sottovalutare. È già vero che ” l’UE rappresenta una minaccia molto più credibile per la Russia di quanto non lo sia l’UE “, ma ora si afferma che ” la Germania potrebbe sostituire gli Stati Uniti come principale avversario percepito della Russia “.

L’ex presidente e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev, ha messo in guardia all’inizio di maggio sulla minaccia di una guerra simile a quella del 1941 rappresentata dalla rimilitarizzazione della Germania, e recentemente il principale esperto di Russia, Dmitry Trenin, ha sostenuto che ora è l’UE – e non gli Stati Uniti – ad alimentare le fiamme della guerra con la Russia. Poiché la Germania è di fatto il leader del blocco, ne consegue che è il paese maggiormente responsabile di aver messo la NATO e la Russia sulla strada di uno scontro intorno al 2030, come Mosca ora prevede sia possibile.

Le principali forze motrici di questo sviluppo sono di natura ideologica ed economica. Per quanto riguarda la prima, l’élite liberale al potere concepisce il proprio teatro della Nuova Guerra Fredda come una lotta tra “democrazia e dittatura”, mentre la seconda riguarda il complesso militare-industriale che convince i membri più cauti dell’élite che ingenti investimenti in questo settore possono scongiurare la deindustrializzazione della Germania . Tuttavia, sono gli alti costi energetici e la concorrenza della Cina i veri responsabili di questa tendenza.

Ciononostante, l’élite liberale al potere ha già deciso di competere con la Polonia per la leadership nell’Europa centro-orientale e all’interno della parte europea della “NATO 3.0″ nel suo complesso, sebbene ciò avvenga indiscutibilmente a scapito della sua stabilità socio-economica, come hanno recentemente osservato i media britannici, secondo i quali ” la Germania si sta silenziosamente sgretolando “. Il contenimento della Russia, che non ha alcun interesse a mettere alla prova l’impegno del suo rivale americano dotato di armi nucleari nei confronti dell’articolo 5, ha oggi la precedenza sul miglioramento delle condizioni di vita del popolo tedesco.

L’impegno dell’élite liberale al potere nei confronti della suddetta causa ideologica, che alcuni dei suoi membri sono stati indotti a credere essere la chiave per rilanciare l’economia in declino del loro paese, potrebbe essere influenzato anche dal prestigio che si aspettano di ottenere ricoprendo questo ruolo geopolitico. Essere celebrati in tutta Europa dalle altre élite per questo, per non parlare dell’approvazione pubblica da parte dell’élite americana, a cui guardano con ammirazione a causa del loro complesso di inferiorità, è per loro di fondamentale importanza.

Dal punto di vista della Russia, la Germania sta rapidamente diventando di gran lunga la minaccia alla sua sicurezza più seria nell’Eurasia occidentale, e nessun politico dovrebbe presumere che la Germania si discosterà da questa traiettoria. Un attacco preventivo è irrealistico a causa dell’articolo 5, e ricordare ai cittadini tedeschi che ora si trovano nel mirino nucleare della Russia a causa delle politiche dell’élite liberale al potere non cambierà nulla. Sia come sia, nessuno dovrebbe dubitare che la Russia reagirebbe con armi nucleari se l’UE a guida tedesca dovesse mai attaccarla.

Passa alla versione a pagamento

I polacchi non devono lasciarsi ingannare dal disonesto tentativo di riconciliazione di Zelensky.

Andrew Korybko19 luglio
 LEGGI NELL’APP 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Il suo piano in cinque punti non è altro che un diversivo per distogliere l’attenzione dal suo intento di rafforzare ulteriormente le sue politiche anti-polacche.

La scorsa settimana Zelensky ha annunciato un piano in cinque punti per migliorare i rapporti con la Polonia, dopo la sua glorificazione a livello statale della Volinia. I responsabili del genocidio dell’OUN-UPA li hanno messi in ginocchio. La prima cosa riguarda le “decisioni sul piano diplomatico”, probabilmente in riferimento alla garanzia che le figure ucraine di alto livello smetteranno di parlare della loro disputa, sia delle questioni centrali che di altri aspetti. L’obiettivo è prevenire ulteriori escalation come quella seguita al falso paragone tra la Polonia e la Russia fatto da Budanov all’inizio di luglio.

Il secondo passo consiste nell’aprire tutti gli archivi della polizia segreta ucraina e dei servizi segreti stranieri sul genocidio della Volinia. Marta Havryshko, autrice e ricercatrice statunitense specializzata in nazionalismo ucraino, estrema destra e guerra russo-ucraina, ha fatto notare che questi archivi sono già accessibili da anni. A suo avviso, questo annuncio serve a distogliere l’attenzione dal discreto aumento dei finanziamenti governativi all’Istituto ucraino della memoria nazionale, responsabile della glorificazione dell’OUN-UPA.

Proseguendo, il terzo passo consiste nella decisione di Kiev di concedere a Varsavia molti più permessi per la ricerca e l’esumazione dei resti delle vittime del genocidio della Volinia, affinché possano finalmente ricevere una degna sepoltura. Se attuata su vasta scala, come la Polonia auspica da tempo, questa misura affronterebbe indubbiamente una delle questioni centrali della controversia, ma non garantirebbe ancora il riconoscimento formale da parte dell’Ucraina di questo crimine di guerra né la fine della glorificazione dei suoi responsabili.

Infine, il quarto e il quinto passo consistono rispettivamente nell’ampliare il dialogo tra le rispettive società civili e nell’aumentare i finanziamenti per l’Istituto ucraino della memoria nazionale, che, nel contesto generale, potrebbe cercare di trovare un terreno storico comune con i polacchi. In ogni caso, dei cinque passi sopra elencati, l’unico rilevante per la risoluzione di questa controversia è il terzo, relativo al rilascio di maggiori permessi per la ricerca e l’esumazione dei resti delle vittime del genocidio della Volinia.

Le “decisioni sul piano diplomatico” potrebbero non essere attuate nel modo previsto, e inoltre ciò non risolve il problema delle famigerate “fabbriche di troll” ucraine che prendono di mira i polacchi. Come ha scritto Havryshko, gli archivi sono aperti da anni, mentre il dialogo con la società civile non convincerà i polacchi a cambiare idea sull’inaccettabilità del fatto che l’Ucraina glorifichi coloro che hanno perpetrato il genocidio dei loro antenati. Ulteriori finanziamenti per l’Istituto ucraino della memoria nazionale porteranno probabilmente a un ulteriore insabbiamento di questo crimine.

Tuttavia, il fatto che Zelensky abbia sentito il bisogno di annunciare pubblicamente un piano in cinque punti per migliorare i rapporti con la Polonia testimonia la pressione a cui è sottoposto a causa della loro disputa. ” La Polonia finalmente si rende conto della sfida geostrategica posta dall’Ucraina “, ovvero dal suo ruolo di rivale, sostenuta dalla Germania, per la leadership nell’Europa centro-orientale, compresi , più recentemente, i Paesi baltici . Inoltre, ” La pressione dell’opinione pubblica ha spinto i liberali al governo in Polonia ad inasprire il loro approccio all’Ucraina “, il che non promette nulla di buono per gli interessi ucraini.

Zelensky decise quindi di trasformare in spettacolo la dimostrazione di quanto fosse seriamente intenzionato a migliorare i rapporti con la Polonia, nella speranza di ingannare la società e lo stato polacchi, facendogli credere di aver imparato la lezione. Niente di più falso, dato che Kiev non riconosce ancora questo crimine di guerra e i suoi colpevoli sono tuttora glorificati, al punto che i più importanti dovrebbero essere internati nel suo ” pantheon nazionale “. Il suo piano in cinque punti non è quindi altro che un diversivo per distogliere l’attenzione dal suo obiettivo di raddoppiare la posta in gioco nella sua posizione anti – polacca. politiche .

Passa alla versione a pagamento

La Turchia è pronta ad aprire un nuovo fronte di contenimento contro la Russia nel Mar Nero

Andrew Korybko21 luglio
 
LEGGI NELL’APP
 CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Il suo recente impegno a garantire la sicurezza marittima dell’Ucraina rappresenta una grave minaccia per la Russia.

Il ministro degli Esteri turco ed ex capo dei servizi segreti Hakan Fidan ha confermato, durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo ucraino, che la Turchia garantirà la sicurezza marittima dell’Ucraina una volta terminato il conflitto in corso. Come da lui stesso affermato, «La Turchia ha accettato di guidare la componente marittima e su questo punto abbiamo raggiunto un’intesa comune con i nostri alleati. Anche le forze navali dei paesi alleati interessati stanno portando avanti attività di pianificazione su questo tema». Ciò rappresenta una grave minaccia per gli interessi russi.”

Resta da vedere quale forma assumerà, ma la Turchia potrebbe scortare le navi ucraine che esportano cereali anche prima della fine del conflitto, dopo che gli “attacchi sistematici” della Russia hanno messo fuori uso un terzo delle capacità di esportazione dell’Ucraina. Secondo Reuters, «le esportazioni agricole come cereali e oli vegetali rimangono la principale fonte di entrate in valuta estera dell’Ucraina», e i proventi contribuirebbero, in teoria, a ripagare i prestiti europei. I membri europei della NATO hanno quindi un incentivo finanziario a sostenere qualsiasi missione di scorta turca.

Gli Stati Uniti potrebbero anche richiedere questo servizio alla Turchia nell’ambito di uno scambio di favori in relazione a un’eventuale vendita di F-35. Trump ha recentemente deciso di «intensificare la tensione per allentarla» con la Russia, quindi è logico che possa chiedere ad alcuni dei partner minori del suo Paese, come la Turchia, di assumersi una parte maggiore del «peso» in questo senso. La Turchia fa già parte del “cordone sanitario” lungo la periferia meridionale della Russia nel Caucaso meridionale, nel Mar Caspio e in Asia centrale, come spiegato qui, quindi estenderlo fino a includere il Mar Nero non sarebbe una sorpresa.

Sarebbe certamente un atto provocatorio dal punto di vista della Russia se ciò avvenisse in tempo di guerra; resta tuttavia da vedere se la Russia attaccherebbe o meno le navi turche, correndo il rischio di scatenare la Terza Guerra Mondiale. Lo stesso vale nel caso in cui la Turchia, in un modo o nell’altro, tentasse di proteggere i porti ucraini, ad esempio schierandovi parte della propria flotta con il pretesto di «deterrere» la Russia dal mettere fuori uso ulteriori capacità di esportazione agricola dell’Ucraina, anche se ciò fosse solo una copertura per proteggere la logistica militare marittima.

Le potenziali implicazioni a lungo termine derivanti dal fatto che la Turchia garantisca la sicurezza marittima dell’Ucraina sono per la Russia ancora più preoccupanti di quelle a breve termine nel corso del conflitto in atto. La Convenzione di Montreux del 1936 limita a sole nove la presenza di navi da guerra straniere nel Mar Nero, ma i membri della NATO Turchia, Bulgaria e Romania possono averne quante ne desiderano, poiché confinano con quel bacino. Non si può quindi escludere un accelerato sviluppo delle loro capacità navali nei prossimi anni.

La NATO desidera da tempo trasformare il Mar Nero in un “lago della NATO”, proprio come alcuni ritengono che abbia già fatto con il Mar Baltico in seguito all’adesione formale di Finlandia e Svezia al blocco, dopo che queste nazioni ne erano state membri “ombra” sin dalla fine della Vecchia Guerra Fredda. A tal fine, la Turchia potrebbe aiutare la Bulgaria, la Romania e l’Ucraina a potenziare le loro forze navali nei prossimi anni, con l’obiettivo di superare collettivamente la flotta russa del Mar Nero, che è stata indebolita dagli attacchi ucraini sostenuti dall’Occidente .

Nonostante la retorica ufficiale affermi il contrario, la Turchia rappresenta indiscutibilmente una grave minaccia per gli interessi russi, una minaccia destinata a crescere man mano che il Paese si assume maggiori responsabilità di contenimento, in linea con il suo ruolo nel “cordone sanitario”. La Russia può quindi scegliere se accettare questa situazione come la «nuova normalità» e, di conseguenza, acconsentire a concessioni unilaterali, il che andrebbe contro tutto ciò che l’operazione speciale avrebbe dovuto realizzare, oppure competere con la Turchia su tutto il fronte meridionale a difesa dei propri interessi.

Passa alla versione a pagamento

Korybko a Kosiniak-Kamysz: difendere i cieli della Polonia è più importante che difendere quelli dell’Ucraina

Andrew Korybko20 luglio
 LEGGI NELL’APP 

La coalizione liberale al governo ha seminato il panico sostenendo che la Russia avrebbe potuto testare l’articolo 5 entro pochi mesi, salvo poi ipocritamente non farsi scrupoli a fornire all’Ucraina alcuni dei suoi missili Patriot all’inizio della primavera, nel pieno della Terza Guerra del Golfo, quando era già evidente che sarebbero stati insufficienti.

Il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz ha attaccato il candidato dell’opposizione alla carica di primo ministro per aver chiesto all’UE di interrompere i finanziamenti agli armamenti ucraini finché Kiev non “intraprenderà la strada dei valori pro-umani”, dopo la glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky. I colpevoli del genocidio dell’OUN-UPA . Nonostante un sondaggio autorevole del principale quotidiano conservatore polacco mostri che quasi la metà dei polacchi ora vuole smettere di armare l’Ucraina , Kosiniak-Kamysz ha definito questa opinione “lontana dalla realtà”. Queste le sue parole :

«La Russia ha sferrato l’attacco più potente dall’inizio dell’invasione, utilizzando missili balistici e da crociera contro l’Ucraina, e sta annunciando preparativi per una mobilitazione militare su larga scala. Questo dimostra quanto siano lontane dalla realtà le voci che chiedono un indebolimento del sostegno all’Ucraina o un rallentamento della modernizzazione dell’esercito polacco. Per questo motivo stiamo facendo tutto il possibile per garantire che i missili russi non raggiungano mai la Polonia e che nulla minacci la nostra sicurezza. Non ci arrenderemo su questo punto!»

Nessuna figura di rilievo chiede di “rallentare la modernizzazione dell’esercito polacco”, ma molti si chiedono perché il primo ministro liberale Donald Tusk abbia accettato di trasferire segretamente alcuni missili Patriot polacchi all’Ucraina nel bel mezzo della Terza Guerra Mondiale . Golfo La guerra dopo che era già ovvio che sarebbero state scarse. Ancor più scandalosamente, Tusk seminò il panico poco dopo, affermando che la Russia avrebbe potuto mettere alla prova l’articolo 5 della NATO entro “pochi mesi”, una previsione che fu falsamente avvalorata dalle affermazioni del “deep state” più avanti in estate.

Contrariamente a quanto scritto da Kosiniak-Kamysz, il rafforzamento delle difese aeree ucraine non avvantaggia la Polonia; al contrario, priva la Polonia dei missili, sempre più limitati, necessari per proteggere il proprio spazio aereo nell’improbabile eventualità che la Russia dia inizio a una crisi. Il colonnello Yury Ignat, portavoce dell’aeronautica ucraina, ha ammesso all’inizio di luglio, quindi diversi mesi dopo che la Polonia aveva trasferito segretamente alcuni dei suoi missili Patriot, che nessun missile balistico era stato intercettato durante gli attacchi sistematici russi di quel periodo.

Invece di conservare i propri missili per proteggere il proprio spazio aereo, la Polonia ha ceduto all’Ucraina, come confermato in seguito da Tusk, cinque missili Patriot, che sono stati poi tutti utilizzati e che alla fine non hanno fatto alcuna differenza, dato che la Russia sta ora sfruttando la mancanza di difese aeree ucraine per condurre attacchi su larga scala. Tuttavia, ” la pressione dell’opinione pubblica sta spingendo i liberali al governo in Polonia ad adottare una linea più dura nei confronti dell’Ucraina “, e Tusk ha successivamente assicurato ai polacchi di non avere intenzione di trasferirne altri all’Ucraina a causa delle scorte limitate.

Ciononostante, il danno alla sicurezza nazionale polacca è ormai fatto, ma Kosiniak-Kamysz sta rincarando la dose sull’errore della coalizione liberale al governo, invece di tacere e sperare che la situazione si calmi. Sebbene documenti recentemente declassificati dimostrino che il suo governo ha fornito all’Ucraina circa dieci volte meno aiuti militari rispetto al precedente governo conservatore, circa 350 milioni di euro contro circa 3,4 miliardi di euro, l’escalation della disputa polacco-ucraina rende tali trasferimenti di armi più impopolari che mai.

Su questa questione, entrambe le fazioni del duopolio di governo polacco si sono screditate da sole, lasciando i due partiti nazionalisti-libertari come unici credibili, dopo aver chiesto fin dall’inizio condizioni politiche legate alla Volinia per l’erogazione di questi aiuti. Non sorprende quindi che recenti sondaggi mostrino che ora godono di un sostegno complessivo superiore a quello dei conservatori e leggermente inferiore a quello dei liberali. La disputa polacco-ucraina potrebbe pertanto rivoluzionare la politica interna in vista delle prossime elezioni del Sejm, previste per l’autunno del 2027.

Passa alla versione a pagamento

Il megaporto che la Polonia ha in programma si inserisce nella sua strategia di espansione regionale.

Andrew Korybko21 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Una volta completato questo progetto, la Polonia diventerà indispensabile per il commercio globale di Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria, consolidando così la loro posizione nella propria “sfera d’influenza” e riducendo la probabilità che l’Ucraina, sostenuta dalla Germania, cerchi di “sottrarle” nell’ambito della rivalità per la leadership regionale.

“ Notes From Poland ” ha riportato che “la Polonia ha avviato la costruzione di un porto in acque profonde e di un terminal container da 10 miliardi di zloty (2,3 miliardi di euro) nella città di Świnoujście, vicino al confine tedesco… La struttura sarà progettata sia per uso civile che militare… Il viceministro delle infrastrutture Arkadiusz Marchewka ha affermato che il terminal servirà non solo la Polonia, ma anche mercati come la Germania orientale e i paesi senza sbocco sul mare Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria, riporta Business Insider Polska.”

Questo megaprogetto si inserisce nella strategia di egemonia regionale della Polonia, che mira a diventare leader dell’Europa centro-orientale (CEE) attraverso mezzi diplomatici, di sicurezza e di connettività. I ​​primi due aspetti sono stati approfonditi in precedenza, mentre il terzo riguarda l'” Iniziativa dei Tre Mari ” (3SI). Quest’ultima prevede la realizzazione di infrastrutture di connettività a duplice uso, come quella che la Polonia sta costruendo a Świnoujście, che ospita anche un terminale GNL in grado di rifornire Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria.

Casualmente, la Polonia e il Regno Unito sono gli stati che il nuovo Primo Ministro ungherese Peter Magyar ha proposto di unire in un blocco di integrazione subregionale, combinando il Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) con il formato Slavkov (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Austria). Sebbene la sua idea non sia ancora stata attuata, l’influenza polacca su questi quattro paesi aumenterà con il completamento del nuovo megaporto polacco di Świnoujście, collegato all’infrastruttura 3SI, che faciliterà l’espansione del commercio globale.

Va inoltre da sé che l’importazione di GNL americano attraverso il terminale di Świnoujście avrebbe lo stesso effetto, e entrambe le iniziative polacche dimostrano quanto quel paese sia destinato ad assumere importanza nell’Europa centro-orientale nel contesto post-bellico in evoluzione. Un’altra osservazione significativa è che Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia si sono rifiutate di finanziare il nuovo prestito di 90 miliardi di euro concesso dall’UE all’Ucraina, oltre la metà degli austriaci desidera che anche il proprio governo interrompa il finanziamento, e anche i polacchi stanno rapidamente perdendo la fiducia nell’Ucraina.

Tenendo conto di tutto ciò, la Polonia guida già di fatto un blocco non ufficiale nell’Europa centro-orientale composto da paesi le cui società e i cui governi (con la notevole eccezione dell’Austria per quanto riguarda quest’ultimo aspetto) sono noti all’estero per le crescenti critiche all’Ucraina, che più recentemente ha compromesso i suoi rapporti con la Polonia. La glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky I responsabili del genocidio appartenenti all’OUN-UPA hanno suscitato una tale ondata di indignazione che persino la coalizione liberale filo-ucraina al governo è stata costretta ad adottare una posizione più intransigente .

“ La Polonia finalmente comprende la sfida geostrategica posta dall’Ucraina ”, suo concorrente sostenuto dalla Germania per la leadership nell’Europa centro-orientale. In particolare, “ Gli impianti di droni pianificati dall’Ucraina nei Paesi baltici fanno parte di un complotto per aggirare la Polonia ”. Anche se la Polonia “perdesse” i Paesi baltici a favore dell’Ucraina, e ricordando che l’Ucraina l’ha già superata nei Balcani (per ora), come dimostrato dai sei leader regionali che di recente vi hanno compiuto un pellegrinaggio politico, la Polonia potrebbe comunque annoverare Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria nella sua “sfera d’influenza”.

Una leadership congiunta tedesco-ucraina sui Paesi baltici e sui Balcani oscurerebbe comunque tale risultato, e la Polonia si troverebbe ad affrontare sfide alla sua sovranità politica e autonomia strategica , ma avrebbe comunque la possibilità di evitare un dominio totale. Pertanto, la grande importanza strategica del megaporto di Świnoujście risiede nel fatto che impedirà l’isolamento della Polonia nel suddetto scenario, rendendola indispensabile ai suoi alleati senza sbocco sul mare, dopodiché potrebbe un giorno tentare di “riconquistare” i Paesi baltici .

Lavrov ha avvertito che armi e munizioni occidentali vengono inviate dall’Ucraina all’ISIS-K in Afghanistan.

Andrew Korybko19 luglio
 LEGGI NELL’APP 

È quasi certo che vengano inviati attraverso il Pakistan.

A metà luglio, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, intervenendo a una riunione regionale sull’arresto del flusso di armi ai terroristi in Asia centrale, ha avvertito che armi e munizioni occidentali provenienti dall’Ucraina vengono inviate all’ISIS-K in Afghanistan. Secondo Lavrov , “le crescenti capacità delle organizzazioni terroristiche sono facilitate anche dal loro accesso pressoché illimitato alle armi di ultima generazione ad alta tecnologia, ai droni e ad altri prodotti militari e a duplice uso forniti dalle zone di conflitto”.

Ha poi dichiarato che “pertanto, le armi e le munizioni fornite dai paesi occidentali al regime neonazista di Kiev finiscono nelle mani di terroristi ed estremisti”. Lavrov non ha specificato come queste armi e munizioni entrino in Afghanistan, ma per esclusione è quasi certo che passino attraverso il Pakistan, dato che è improbabile che le repubbliche dell’Asia centrale, la Cina e l’Iran siano i paesi di transito. Lo stesso vale per l’avvertimento del Segretario del Consiglio di Sicurezza Sergey Shoigu riguardo alla presenza di terroristi stranieri in Afghanistan.

Questo concetto è stato espresso in un articolo da lui pubblicato lo scorso agosto, in cui scriveva: “La situazione è aggravata dai fatti documentati del trasferimento di militanti da altre regioni del mondo in Afghanistan. C’è motivo di credere che dietro queste azioni si celino i servizi segreti di diversi Paesi occidentali, che continuano a tramare per destabilizzare la regione e creare focolai cronici di instabilità vicino a Russia, Cina e Iran per mezzo di gruppi estremisti ostili ai talebani”.

All’epoca, il suo articolo venne analizzato qui come un’allusione al fatto che il Pakistan fosse uno stato di transito. Tale articolo venne citato anche a metà maggio, dopo che Shoigu e il Ministro della Difesa Andrey Belousov, in occasioni separate, avevano messo in guardia contro il desiderio dell’Occidente di riportare le proprie infrastrutture militari nella regione. Si concluse che ciò sarebbe stato realisticamente possibile solo con l’aiuto del Pakistan e che tutti e tre gli avvertimenti alludevano alla più recente percezione della minaccia russa nei confronti del Pakistan, percezione che tuttavia non ha arrestato il loro rapido riavvicinamento.

Tornando all’avvertimento di Lavrov, che implica quantomeno un ruolo passivo del Pakistan nel facilitare la spedizione di armi e munizioni occidentali dall’Ucraina all’ISIS-K in Afghanistan, si tratterebbe essenzialmente dell’opposto di quanto riportato da The Intercept alla fine del 2023. Citando documenti riservati, The Intercept informò il suo pubblico che il Pakistan aveva segretamente armato l’Ucraina in cambio del sostegno degli Stati Uniti per ottenere un piano di salvataggio dal FMI. Questo aiutò l’Ucraina a tenere il passo nella sua “guerra di logoramento” con la Russia.

Ora che il complesso militare-industriale occidentale ha aumentato la produzione ed è in grado di armare l’Ucraina autonomamente, senza l’aiuto di paesi terzi, parte delle armi e delle munizioni che le vengono inviate potrebbero essere convogliate all’ISIS-K in Afghanistan attraverso il Pakistan, ammesso che le notizie siano veritiere. Tuttavia, Lavrov non ha motivo di mentire, quindi gli osservatori dovrebbero presumere che stia dicendo la verità. È quindi quasi certo che queste armi e munizioni raggiungano l’ISIS-K in Afghanistan attraverso il Pakistan.

Come valutato qui a giugno, dopo che i talebani hanno ribadito la loro accusa secondo cui il Pakistan ospita campi dell’ISIS-K, “Se si dovesse stabilire con un alto grado di certezza che il Pakistan è in combutta con l’ISIS-K nell’ambito di un complotto occidentale per destabilizzare l’Afghanistan e il punto debole della Russia in Asia centrale , allora le considerazioni di sicurezza potrebbero prevalere su quelle politiche ed economiche per rimodellare i rapporti russo-pakistani”. Ciò non è ancora accaduto, ma, seppur gradualmente, la Russia sembra muoversi in questa direzione.

Durante il vertice di Ankara, la NATO si è sostanzialmente impegnata in una guerra senza fine con la Russia.

Andrew Korybko19 luglio
 LEGGI NELL’APP 

L’impegno assunto dai suoi membri di versare 140 miliardi di euro, da dividere tra la fine di quest’anno e il prossimo, disincentiva la Russia a cessare le ostilità anche una volta ottenuto il pieno controllo del Donbass, poiché ora sa con certezza che la NATO sfrutterà la tregua nei combattimenti per riarmare l’Ucraina prima che Kiev riprenda le ostilità.

La Dichiarazione di Ankara che ha fatto seguito all’ultimo vertice NATO ha di fatto impegnato il blocco in una guerra senza fine con la Russia. Questa è la conclusione logica dopo che i suoi membri hanno promesso “70 miliardi di euro in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento per l’Ucraina e hanno riaffermato la loro sovranitàimpegni a mantenere almeno livelli equivalenti nel 2027”. Ciò significa che la NATO continuerà ad armare l’Ucraina anche in caso di cessate il fuoco , quindi la Russia è incentivata a continuare il conflitto in parte per distruggere questo nuovo equipaggiamento.

Dopotutto, uno degli obiettivi del suo speciale L’obiettivo dell’operazione è la smilitarizzazione dell’Ucraina, che ovviamente non si realizzerebbe se la NATO continuasse a esportare massicciamente equipaggiamento tecnico-militare nel Paese. Funzionari russi, a partire da Putin, hanno inoltre dichiarato pubblicamente di rifiutare qualsiasi cessate il fuoco, sostenendo che la tregua nei combattimenti darebbe all’Ucraina solo l’opportunità di riarmarsi prima di riprendere le ostilità. Pertanto, accettare un cessate il fuoco nonostante ciò potrebbe rappresentare una “perdita di prestigio”, e di conseguenza è improbabile che Putin acconsenta.

Ciò che inizialmente aveva in mente, come dimostrato dalla copia trapelata della bozza del trattato di pace della primavera del 2022 , sabotata dal Regno Unito (e, come molti osservatori dimenticano, dalla Polonia ), era che l’Ucraina accettasse limiti rigorosi alle dimensioni delle sue forze armate e all’equipaggiamento che potevano utilizzare. Zelensky fu incoraggiato dalla promessa dell’ex Primo Ministro Boris Johnson di un continuo supporto tecnico-militare se avesse continuato a combattere e dall’accordo della Polonia di mantenere il suo ruolo logistico insostituibile anche dopo il ritiro dal processo di pace.

La smilitarizzazione dell’Ucraina può quindi essere raggiunta solo se gli Stati Uniti la costringono ad accettare i limiti sopra menzionati, se la continua avanzata sul campo della Russia lo induce a riconsiderare la sua recalcitranza, oppure se la Russia distrugge letteralmente le nuove attrezzature che riceverà dalla NATO entro il 2028. La prima opzione non è più realistica dopo che Trump ha rinnegato lo ” Spirito di Ancoraggio ” che avrebbe potuto raggiungere questo obiettivo, la seconda non può essere data per scontata, mentre la terza è la ricetta per un’altra guerra senza fine.

È proprio ciò che desidera anche la NATO, poiché prevede che la nuova ” guerra di logoramento ” di Trump 2.0 indebolisca la forza nazionale complessiva della Russia, prolungando al contempo il tempo a disposizione per testare sul campo di battaglia le nuove armi dotate di intelligenza artificiale . L’ex alto funzionario dei servizi segreti russi Andrey Bezrukov aveva avvertito all’inizio dell’estate che il suo Paese è invischiato in una “nuova guerra” che potrebbe durare decenni e aveva candidamente ammesso di “non essere preparati” all’arrivo di Starlink, che avrebbe consentito all’Ucraina di effettuare attacchi di precisione in profondità nel territorio russo .

Sebbene Scott Ritter abbia sostenuto che “la capacità della NATO di continuare le spese per la difesa al ritmo attuale di crescita porterà con ogni probabilità al collasso politico ed economico degli individui e dei partiti politici che attualmente sostengono tali politiche”, questa sembra un’illusione . Certo, la NATO dovrà affrontare costi crescenti a causa della “guerra di logoramento” che sta conducendo contro la Russia attraverso l’Ucraina, ma anche la Russia dovrà affrontare costi analoghi.

In assenza di un’inattesa svolta politica, il modo più realistico in cui questa imminente guerra infinita possa finire è che i costi sopra menzionati diventino insostenibili per l’Ucraina e Kiev capitoli infine alle richieste di smilitarizzazione della Russia, in modo che Putin possa porre fine al conflitto senza “perdere la faccia”. La sua coscrizione La crisi, unita a quella demografica, potrebbe essere ciò che alla fine porterà alla disgregazione dell’Ucraina. Tuttavia, questo potrebbe non accadere a breve, quindi tutte le parti in causa dovrebbero prepararsi a combattere una guerra senza fine.

Passa alla versione a pagamento

Perché gli Stati baltici hanno tradito la Polonia al Parlamento europeo in difesa dell’UPA?

Andrew Korybko18 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Molti dei loro “eroi nazionali” sono anche collaboratori dei nazisti, quindi sono sensibili a qualsiasi critica rivolta a Zelensky per aver glorificato tali “eroi” del suo paese.

Fino ad allora, la politica estera polacca aveva dato per scontata l’affidabilità politica degli Stati baltici, tutti ex membri della Confederazione polacco-lituana per periodi di tempo variabili: la parte meridionale dell’Estonia per il periodo più breve, di soli sei decenni, mentre la Lituania per il più lungo, essendo stata unita alla Polonia dal 1386 al 1795. Ci si aspettava quindi che questi Stati avrebbero appoggiato la proposta presentata al Parlamento europeo dal “Partito Popolare Europeo” del Primo Ministro Donald Tusk, che criticava l’esaltazione dell’OUN -UPA da parte di Zelensky .

Secondo il deputato del Sejm Krzysztof Bosak , nonché presidente del Movimento Nazionale, metà del partito di opposizione Confederazione i cui rappresentanti siedono al Parlamento europeo, “gli Stati baltici, e soprattutto la Lituania, si sono opposti con forza all’iniziativa polacca… Questa è l’ennesima dimostrazione dello scoppio delle illusioni e del fallimento della politica polacca verso est. I Paesi baltici sono più propensi a giocare con l’Ucraina che con la Polonia”.

Bosak ha pubblicato questo commento a conferma di quanto scritto dall’esperto polacco Sławomir Dębski, secondo cui “l’iniziativa (nel bloccare la proposta polacca) è stata assunta dagli eurodeputati lituani, supportati dai colleghi lettoni ed estoni”. Nei commenti ha poi aggiunto che “aprire una discussione a livello europeo sulla collaborazione, ad esempio con Ypatingasis būrys e i nazisti – e questo è ciò che la questione dell’UPA minaccia – non è nel loro interesse”.

Dębski ha concluso che “vale la pena notare la loro disponibilità a pagare il prezzo per difendere l’UPA nell’ambito delle relazioni con la Polonia. Certo, il costo può sembrare minimo, ma considerando che la posizione della Polonia determina se l’Occidente fornirà aiuto ai B3 in caso di grave crisi, potremmo trovarci di fronte a una sottovalutazione delle conseguenze”. Il suo commento su questo argomento contiene tre punti importanti, il primo dei quali è che molti degli “eroi nazionali” degli Stati baltici collaborarono con i nazisti.

Si sono quindi sentiti in dovere di respingere le critiche rivolte a Zelensky per aver glorificato gli “eroi” del suo paese che collaboravano con i nazisti, al fine di difendersi preventivamente dall’accusa di aver fatto la stessa cosa. Il secondo punto è che gli Stati baltici si sono schierati dalla parte dell’Ucraina anziché della Polonia, il che suggerisce che sarebbero disposti ad accettare la proposta di Zelensky di schierare truppe ucraine nei loro paesi per sostituire le eventuali truppe statunitensi ritirate. Questo fa parte del piano di Kiev per accerchiare la Polonia, come spiegato di recente qui .

Infine, la seguente analisi con collegamento ipertestuale spiega perché ” la Polonia sarebbe il miglior garante della sicurezza degli Stati baltici nella NATO 3.0 ” anziché l’Ucraina o qualsiasi altro Paese dell’Europa occidentale, soprattutto per via di quanto Dębski ha insinuato sul fatto che la Polonia controlli l’unica via di terra utilizzata dalla NATO per difendere i Paesi baltici. La Polonia deve quindi ricordarlo agli Stati baltici, superare l’Ucraina nella loro rivalità per l’influenza su di essi e garantire così di non diventare irrilevante dal punto di vista geostrategico al termine del conflitto.

Allo stato attuale, si preannuncia una battaglia in salita, dato che gli Stati baltici esaltano l’Ucraina per aver intrapreso una guerra contro il loro comune nemico russo, per non parlare della sua analoga glorificazione a livello statale dei collaboratori nazisti. Al contrario, la Polonia è in guerra contro la Russia solo indirettamente e ora si oppone alla glorificazione di tali “eroi nazionali”, ma chiude un occhio sulla glorificazione da parte della Lituania dei suoi collaboratori nazisti che massacrarono i polacchi . Pertanto, per avere successo, è necessario un cambiamento radicale nella politica orientale della Polonia .

La Polonia sarebbe il miglior garante della sicurezza degli Stati baltici nella NATO 3.0.

Andrew Korybko17 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Ciò impedirebbe agli stati dell’Europa occidentale (principalmente la Germania) e all’Ucraina di aggirarla, garantirebbe che Kiev non provochi un conflitto con la Russia che metterebbe la Polonia in una posizione difficile e trasformerebbe la Polonia nella principale forza del blocco per l’interazione con la Russia nel periodo post-conflitto.

Trump 2.0 sta attuando la sua visione di ” NATO 3.0 “, che essenzialmente si riferisce al ritiro graduale della maggior parte delle truppe statunitensi dai paesi europei membri del blocco, man mano che questi si assumono maggiori responsabilità per la propria difesa, riformando così l’architettura di sicurezza europea. Ha già ritirato parte delle sue truppe dalla Romania alla fine dello scorso anno e recentemente ha ritirato la maggior parte di esse dall’Estonia , e sebbene sia possibile che stabilisca una base permanente in Polonia e potenzialmente vi dispieghi armi nucleari , non andrà oltre.

Germania, Francia, Regno Unito e persino Ucraina si stanno affrettando a colmare il vuoto che prevedono verrà presto lasciato dagli Stati baltici dagli Stati Uniti. Questo vuoto si manifesta nella presenza della base tedesca in Lituania , a cui la Germania ha ottenuto un accesso accelerato grazie all’accordo ” Schengen militare ” con la Polonia previsto per l’inizio del 2024; nell’espansione dell’ombrello nucleare francese sul fianco orientale della NATO ; nell’integrazione dei fronti artico-baltico della Nuova Guerra Fredda da parte del Regno Unito, che si consolida al contempo in Estonia ; e nella volontà dell’Ucraina di schierare truppe in tutti e tre i Paesi dopo la fine del conflitto.

Per quanto allettanti possano apparire le quattro forme di sostegno agli Stati baltici, non rappresentano le solide garanzie di sicurezza che essi credono. La Germania ha una storia di accordi con la Russia conclusi a scapito dei paesi dell’Europa centrale e orientale, quindi gli Stati baltici potrebbero ancora una volta rivelarsi una pedina nei suoi piani più ampi. Quanto a Francia e Regno Unito, tristemente noti per aver abbandonato la Polonia dopo l’invasione nazista, è improbabile che rischino una terza guerra mondiale con la Russia per gli attuali, meno significativi, Stati baltici.

L’Ucraina lo farebbe, ma proprio qui sta il problema, poiché le provocazioni che potrebbe iniziare nel perseguire tale obiettivo, con la falsa aspettativa che la Russia accetti importanti concessioni unilaterali per evitare la Terza Guerra Mondiale, finirebbero in realtà per causare la sua completa distruzione e quella degli altri tre paesi. Anche se Germania, Francia, Regno Unito, Ucraina e il “Blocco Vichingo” accorressero in soccorso degli Stati baltici nella fantasia di un’invasione russa, le “zone di fuoco” della difesa aerea, dei sottomarini e dei droni russi potrebbero distruggere i loro rinforzi lungo il percorso.

A condizione che un simile conflitto non sfoci in un conflitto nucleare, l’unico modo per rinforzare in modo affidabile gli Stati baltici sarebbe attraverso il “corridoio/vuoto di Suwalki”, il che renderebbe necessario il transito attraverso la Polonia e costringerebbe quindi Varsavia a scegliere se isolarli per salvarsi o tentare di salvarli a un costo significativo. Il ruolo determinante che la posizione geostrategica della Polonia conferisce in questo scenario la rende quindi il miglior garante della sicurezza degli Stati baltici nella NATO 3.0 e dovrebbe indurli a privilegiarla rispetto ad altri.

Le garanzie di sicurezza bilaterali tra la Polonia e gli Stati baltici, con condizioni (anche se tenute segrete) per promuovere i suoi interessi economici , politici e di sicurezza, dopo aver imparato la lezione dall’aver dato tutto all’Ucraina senza garanzie e poi essere stata tradita , rappresentano il mezzo migliore per raggiungere questo obiettivo. Dal punto di vista della Russia, ovviamente, sarebbe preferibile la smilitarizzazione degli Stati baltici come zona cuscinetto con il resto della NATO, ma una leadership polacca su di essi è preferibile a una leadership dell’Europa occidentale o dell’Ucraina.

Dal punto di vista della Polonia, diventare garante della sicurezza degli Stati baltici nella NATO 3.0 impedirebbe agli Stati dell’Europa occidentale ( principalmente Germania ) e Ucraina dall’aggirarla, garantendo al contempo che Kiev non provochi un conflitto con la Russia che metterebbe la Polonia in una posizione difficile. La Polonia trarrebbe inoltre vantaggio dal diventare la principale forza del blocco per l’interfaccia con la Russia dopo la fine del conflitto ucraino , raggiungendo un modus vivendi con essa e guidando poi congiuntamente la costruzione di una nuova architettura di sicurezza.

Quasi la metà dei polacchi ora vuole smettere di armare l’Ucraina

Andrew Korybko16 luglio
 LEGGI NELL’APP 

La ragione risiede nel radicale cambiamento di opinione dei polacchi nei confronti dell’Ucraina dall’inizio della loro crescente disputa, innescata dalla glorificazione a livello statale da parte di Zelensky dei responsabili del genocidio in Volinia, appartenenti all’OUN-UPA, ne è la causa.

Il principale quotidiano conservatore polacco, Rzeczpospolita, ha pubblicato i risultati di un sondaggio commissionato dalla stessa testata, secondo il quale il 45,2% dei polacchi desidera ora porre fine al rifornimento di armi all’Ucraina. La maggioranza proviene dall’opposizione, che comprende gruppi conservatori e nazionalisti libertari (populisti, secondo la terminologia politica americana) che, secondo un recente sondaggio, potrebbero formare un governo di coalizione dopo le prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. Questa percentuale è quasi tre volte superiore al 18,3% registrato nel dicembre 2022.

Krzysztof Bosak, uno dei co-leader della Confederazione populista, ha ribadito la politica coerente del suo partito di sostenere gli aiuti condizionati all’Ucraina che promuovono concretamente gli interessi polacchi. La sua rapida crescita di popolarità, secondo il secondo sondaggio citato, è probabilmente dovuta al fatto che l’opinione pubblica si è resa conto che la Confederazione aveva ragione fin dall’inizio riguardo all’Ucraina, nel contesto della crescente disputa tra i due Paesi, innescata dalla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidio dell’OUN-UPA .

Questo sentimento palpabile è probabilmente il motivo per cui il candidato a primo ministro del partito conservatore di opposizione “Diritto e Giustizia” (PiS) ha apertamente rotto con la leadership del partito all’inizio della settimana, chiedendo all’UE di interrompere i finanziamenti agli armamenti ucraini finché il Paese non “intraprenderà la strada dei valori pro-umani”. Il PiS è inoltre coinvolto in una lotta di potere tra il co-fondatore Jarosław Kaczyński e l’ex primo ministro Mateusz Morawiecki, a causa del rifiuto di quest’ultimo di sciogliere la sua sottosezione all’interno del partito.

La combinazione di questi fattori potrebbe portare un numero maggiore di sostenitori scontenti del PiS ad affluire verso Confederazione, trasformando potenzialmente il partito nel partner di maggioranza in qualsiasi coalizione che potrebbe formarsi dopo le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, il che potrebbe comportare seri cambiamenti nella politica estera polacca . Il secondo sondaggio, a cui si fa riferimento tramite hyperlink nell’introduzione, mostra che Confederazione e la Confederazione della Corona Polacca, che in precedenza si era separata da essa, godono complessivamente di un maggiore sostegno rispetto al PiS.

È dunque nel quadro della realtà politica che i populisti mantengono il loro ruolo di forza di opposizione più potente del paese, soprattutto se il sostegno al PiS continua a diminuire mentre quello alla Confederazione continua a crescere, a causa del radicale cambiamento di opinione dei polacchi nei confronti dell’Ucraina. Il rapporto di Rzeczpospolita cita statistiche del Ministero della Difesa recentemente declassificate , secondo le quali il precedente governo del PiS avrebbe fornito all’Ucraina equipaggiamento militare per un valore di circa 3,4 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023.

All’inizio del 2025, l’ Ufficio per la Sicurezza Nazionale ha rivelato che gli aiuti della Polonia all’Ucraina ammontavano al 4,91% del suo PIL (la maggior parte destinata ai rifugiati, e le statistiche sopra riportate mostrano che la coalizione liberale ha inviato solo circa 350 milioni di euro entro la metà del 2026) e consistevano in centinaia di pezzi di equipaggiamento. Sebbene da allora il PiS abbia inasprito il suo approccio nei confronti dell’Ucraina, proprio come hanno fatto i suoi oppositori sotto la pressione dell’opinione pubblica , avrebbe potuto prevenire la deriva anti – polacca dell’Ucraina. Lo stato aveva legato delle condizioni al suo aiuto.

Ad esempio, gli aiuti avrebbero potuto essere inviati solo se l’Ucraina avesse prima consentito la completa esumazione e la corretta sepoltura delle vittime del genocidio della Volinia, avesse riconosciuto ufficialmente questo crimine di guerra e si fosse scusata, e avesse messo al bando il banderismo. Ciò non è accaduto e ora ” la Polonia finalmente si rende conto della sfida geostrategica posta dall’Ucraina “, contestualizzando ulteriormente il motivo per cui quasi metà dei polacchi non vuole più armare quello che a questo punto è il loro principale rivale regionale, che rappresenta anche una latente minaccia alla sicurezza se non viene presto denazificato .

Passa alla versione a pagamento

La Finlandia ha molte più probabilità di ospitare armi nucleari francesi che americane.

Andrew Korybko16 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Gli Stati Uniti stanno ridimensionando il loro impegno militare diretto nel continente, con l’unica possibile eccezione del dispiegamento permanente di truppe in Polonia e della sua eventuale partecipazione al programma di condivisione nucleare; pertanto, la Francia potrebbe colmare il vuoto nell’ambito della “NATO 3.0” e schierare le sue armi nucleari in Finlandia.

La decisione della Finlandia di consentire l’installazione di armi nucleari sul proprio territorio è l’ultima di una serie di mosse che sembrano determinate a renderla uno dei nemici più ostinati della Russia, dopo essere entrata a far parte del ” Blocco Vichingo ” di fatto sul fronte artico-baltico del ” cordone sanitario ” che si sta formando attorno alla Russia. Dato che gli Stati Uniti sono alla guida della realizzazione di questo progetto geostrategico per contenere il loro unico rivale nucleare, molti ipotizzavano che la Finlandia potesse ospitare armi nucleari statunitensi, ma quelle francesi sono incomparabilmente più probabili.

In precedenza è stato spiegato come la ” deterrenza avanzata” francese nei confronti della Russia aumenti il ​​rischio di una guerra nucleare , a causa del ritrovato interesse di Parigi nell’estendere il proprio ombrello nucleare fino al fianco orientale della NATO . La Polonia è il fulcro dei piani francesi , ma l’analisi a cui si fa riferimento all’inizio di questo paragrafo prevedeva che anche la Finlandia potesse un giorno partecipare alla sua “deterrenza avanzata”, in linea con il concetto di ” NATO 3.0 ” di Trump 2.0, che prevede un aumento delle responsabilità di difesa per l’Europa.

Sebbene sia possibile che gli Stati Uniti decidano di schierare truppe in Polonia in modo permanente anziché mantenerle a rotazione e magari includere il Paese nel loro programma di condivisione nucleare , questo è probabilmente il massimo che faranno nella regione. Dopotutto, gli Stati Uniti hanno appena ritirato silenziosamente la maggior parte delle loro truppe dall’Estonia e il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha annunciato in precedenza una revisione delle forze armate della durata di sei mesi per l’intero continente, che secondo molti porterà a ulteriori tagli nell’Europa centro-orientale.

Sarebbe quindi inaspettato che gli Stati Uniti schierassero improvvisamente armi nucleari in Finlandia, soprattutto considerando che la Finlandia non riveste per gli interessi strategici regionali statunitensi la stessa importanza della Polonia, come spiegato qui alla fine dello scorso anno dopo la pubblicazione della Strategia di Sicurezza Nazionale. Allo stesso tempo, ” La Polonia finalmente comprende la sfida geostrategica posta dall’Ucraina “, ovvero la sua rivalità per la leadership regionale agli occhi degli Stati Uniti. Pertanto, non si può dare per scontato che gli Stati Uniti intraprenderanno alcuna delle azioni sopra descritte.

In tal caso, gli Stati Uniti probabilmente acconsentirebbero alla sostituzione delle truppe americane con truppe ucraine, che potrebbero poi essere ritirate dal fianco orientale della NATO secondo il ” Piano Vittoria ” di Zelensky a partire dalla fine del 2024, lasciando così la Francia come principale partner della Polonia per impedire un contenimento congiunto da parte dell’Ucraina e del suo alleato tedesco . Questo scenario ridurrebbe ulteriormente la probabilità che gli Stati Uniti schierino le proprie armi nucleari in Finlandia, un’ipotesi già di per sé difficile da immaginare, aumentando di conseguenza la possibilità che sia la Francia a farlo.

L’essenza della “NATO 3.0″ è che gli Stati Uniti ” guidino da dietro le quinte “, mentre i partner regionali con interessi di sicurezza comuni si assumano una maggiore responsabilità per il raggiungimento dei loro obiettivi condivisi. Per quanto riguarda il “cordone sanitario” formatosi attorno alla Russia, l’Ucraina potrebbe sostituire il ruolo della Polonia nell’Europa centrale, mentre la Francia potrebbe sostituire il ruolo di supervisione diretta degli Stati Uniti sull’intero fianco orientale attraverso il dispiegamento di armi nucleari in Polonia, Finlandia e forse anche Romania (qualora gli Stati Uniti non dispiegassero le proprie in Polonia).

Nel complesso, è molto più probabile che la Finlandia ospiti armi nucleari francesi piuttosto che americane (il Regno Unito attualmente possiede solo armi nucleari a lancio secondario), dato che il massimo che ci si aspetta dagli Stati Uniti nell’Europa centro-orientale è l’eventuale autorizzazione del dispiegamento permanente di truppe in Polonia e/o l’inclusione di tale paese nel proprio programma di condivisione nucleare. Gli Stati Uniti hanno inoltre interesse a un maggiore ruolo della Francia nella difesa europea della NATO, quindi non ci si aspetta che si oppongano a tale eventualità; al contrario, potrebbero addirittura incoraggiarla attivamente nell’ambito della “NATO 3.0”.

Cinque motivi per cui la Polonia non invierà truppe in Ucraina

Andrew Korybko15 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Non è realistico aspettarsi che la Polonia si impegni a fornire questa specifica “garanzia di sicurezza” all’Ucraina.

Il primo ministro liberale polacco Donald Tusk ha annunciato all’inizio di questa settimana che il suo paese ospiterà esercitazioni militari in autunno con la “Coalizione dei Volenterosi” a guida anglo – francese , in preparazione delle ” garanzie di sicurezza ” che l’Occidente intende fornire all’Ucraina al termine delle ostilità. L’E3, composta da questi due paesi e dalla Germania, ha confermato all’inizio di giugno l’intenzione di schierare truppe in Ucraina proprio in relazione a tale scopo. Tusk ha inoltre dichiarato la disponibilità del suo paese ad ospitare permanentemente ulteriori forze alleate.

Alcuni hanno quindi ipotizzato che le prossime esercitazioni potrebbero precedere una possibile partecipazione della Polonia a una missione di “mantenimento della pace” post-conflitto in Ucraina, ma ciò non accadrà per cinque motivi. Il primo è che la Polonia e l’Ucraina sono nel mezzo di una disputa sempre più accesa, innescata dalla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidio dell’OUN-UPA . Date le tensioni politiche, la Polonia non farà altro che continuare ad aiutare l’Ucraina, rendendo quindi molto improbabile un dispiegamento di truppe in quel paese.

Il secondo punto è che la coalizione liberale al governo di Tusk è stata costretta dalla pressione dell’opinione pubblica, legata a questa crescente disputa, ad assumere una posizione più intransigente nei confronti dell’Ucraina in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. Dato l’impopolarità senza precedenti di cui gode attualmente la società polacca, qualsiasi proposta da parte di Tusk o dei suoi colleghi di coalizione di schierare truppe polacche nel Paese sarebbe un suicidio politico. Lui e il suo team sanno quindi che non è una buona idea, ma anche se lo volessero, l’operazione fallirebbe.

Questo perché il terzo punto riguarda la promessa scritta del presidente conservatore rivale Karol Nawrocki prima del secondo turno delle elezioni nella primavera del 2025, secondo cui non avrebbe autorizzato il dispiegamento di truppe polacche in Ucraina se fosse diventato il prossimo comandante in capo. Da allora ha adottato una linea molto dura contro l’Ucraina, che è popolare tra i polacchi come dimostrato da affidabile Secondo i sondaggi , è irrealistico immaginare che possa cambiare idea inaspettatamente, soprattutto a scapito del consenso elettorale dei conservatori a lui alleati.

Il quarto punto è che qualsiasi dispiegamento di truppe polacche in Ucraina comporterebbe costi significativi, soprattutto in ambito finanziario e per quanto riguarda il rischio concreto di un conflitto diretto con la Russia, dopo che il Cremlino ha promesso di colpire le forze straniere presenti nel Paese, e né la società né lo Stato sono disposti ad assumersene la responsabilità. ” Il complesso militare-industriale polacco è imbarazzantemente sottosviluppato ” e ” Il suo rafforzamento militare potrebbe alla fine essere stato vano “, quindi la Polonia non è comunque in grado di rischiare una guerra aperta con la Russia.

Infine, i nazionalisti ucraini potrebbero riprendere la campagna terroristica dei loro antenati contro i polacchi se le truppe polacche tornassero nelle loro località, anche nell’ipotesi fantasiosa che Nawrocki lo autorizzi dopo la denazificazione volontaria di Kiev, mentre la Russia potrebbe reclutare a questo scopo anche sfollati interni disperati. Né l’opinione pubblica polacca né lo Stato hanno la volontà di intraprendere una campagna anti-insurrezionale a tempo indeterminato, tanto meno una che potrebbe sfociare in un conflitto separatista oltre confine , motivo per cui è improbabile.

Dopo aver spiegato i cinque motivi per cui la Polonia non invierà truppe in Ucraina, va detto che non si oppone a che i suoi alleati lo facciano, e che ciò probabilmente li aiuterebbe dal punto di vista logistico. Questo contestualizza l’invito di Tusk a un maggiore dispiegamento permanente di truppe in Polonia. Indipendentemente da ciò che queste forze straniere potrebbero poi fare, la probabilità che la Polonia invii truppe in Ucraina è infinitesimale, quindi gli analisti non dovrebbero includere questa variabile nelle loro previsioni sugli scenari futuri.

Passa alla versione a pagamento

L’UE intende pagare la Cina per aiutare l’Ucraina a uccidere i russi.

Andrew Korybko16 luglio
 LEGGI NELL’APP 

L’intensificazione immediata della nuova “guerra di logoramento” degli Stati Uniti contro la Russia dipende dal fatto che la Cina aiuti l’Ucraina per profitto e “distensione” a costo di vite civili russe, vendendole droni finanziati dall’UE, oppure si rifiuti per solidarietà con la Russia, nello spirito del loro partenariato strategico.

Il Financial Times ha pubblicato mercoledì un articolo in cui si afferma che ” l’Ucraina acquisterà componenti per droni cinesi con fondi UE “. Secondo le loro fonti, “Kiev ha ottenuto una deroga per una parte di una tranche da 6 miliardi di euro per l’acquisto di componenti per droni dalla Cina”, che segue l’ erogazione del primo miliardo di euro . Zelensky ha annunciato che l’obiettivo di questo accordo sui droni è raddoppiare la produzione annuale a 20 milioni di unità , sfruttando le capacità finanziarie e industriali dell’UE. Ciò è possibile solo con l’aiuto della Cina.

Nell’estate del 2023, l’ ex viceministro della Difesa ucraino ha confermato che i “volontari” del suo Paese si rifornivano di droni cinesi per le forze armate. Il New York Times ha riportato all’inizio di quest’anno che “entro il 2024, la stragrande maggioranza dei droni inviati al fronte dall’Ucraina era stata assemblata a livello nazionale, ma ancora quasi interamente con componenti cinesi. Un anno dopo, tuttavia, la percentuale di componenti provenienti dalla Cina nei droni ucraini era scesa a circa il 38%”.

Hanno aggiunto che “l’Ucraina continua ad acquistare componenti cinesi più economici perché le forze armate ucraine necessitano di un numero enorme di droni e hanno un budget limitato per acquistarli… Secondo un funzionario ucraino che ha chiesto l’anonimato per discutere di questioni delicate relative agli appalti, le aziende ucraine e russe acquistano spesso componenti dalle stesse fabbriche in Cina”. Questi fatti contestualizzano la presunta eccezione al prestito UE. Né l’UE né l’Ucraina hanno la capacità industriale di raddoppiare la produzione di droni; solo la Cina ce l’ha.

Alcuni potrebbero dubitare che la Cina accetterebbe un pagamento dall’UE per aiutare l’Ucraina a uccidere i russi, data la percezione che Cina e Russia siano alleate, ma la realtà è che sono solo partner strategici, e la Russia ha armato India e Vietnam contro la Cina per decenni, nell’ambito delle sue manovre di equilibrio regionale. Inoltre, all’inizio del 2023 si era giunti alla conclusione che ” la Cina non vuole che nessuno vinca in Ucraina “, ovvero perché la perpetuazione indefinita del conflitto serve cinicamente ai suoi grandi interessi strategici.

Gli Stati Uniti non sarebbero in grado di “tornare all’Asia orientale” per contenere la Cina in modo più deciso, mentre la Russia potrebbe indebolirsi al punto da diventare il partner minore della Cina . L’importanza del primo obiettivo è evidente, mentre il secondo potrebbe consentire alla Cina di ottenere i prezzi stracciati che avrebbe richiesto per il gasdotto Power of Siberia 2 e di indurre la Russia a ridurre o interrompere completamente le esportazioni di materiale tecnico-militare verso l’India, dando così alla Cina un asso nella manica nella disputa. Tutto è logico.

Inoltre, durante la visita di Trump, Xi ha dichiarato una nuova visione di ” stabilità strategica costruttiva ” con gli Stati Uniti, quindi è possibile che il nuovo e più deciso gioco di equilibrio militare della Cina tra Russia e UE-Ucraina (in cui la Cina intensifica le vendite di droni all’Ucraina finanziate dall’UE) faccia parte di un quid po quo con gli Stati Uniti. Ad esempio, la Cina potrebbe evitare i dazi che la legge del defunto Lindsey Graham potrebbe imporle se Trump li revocasse in nome degli ” interessi nazionali “, il che rappresenterebbe una ricompensa per aver armato l’Ucraina su larga scala.

L’immediata intensificazione della nuova ” guerra di logoramento ” degli Stati Uniti contro la Russia dipende quindi dal fatto che la Cina aiuti l’Ucraina per profitto e “distensione” a costo di vite civili russe, oppure si rifiuti per solidarietà con la Russia, nello spirito del loro partenariato strategico. Le vendite di armi russe a India e Vietnam mantengono l’equilibrio regionale e non hanno causato vittime civili, mentre la vendita di droni cinesi all’Ucraina sconvolgerebbe tale equilibrio e provocherebbe la morte di civili. La Cina, quindi, “pugnalerebbe la Russia alle spalle” se accettasse questo accordo.

La Russia non si opporrebbe all’espansione dell’influenza israeliana in Asia centrale.

Andrew Korybko17 luglio
 LEGGI NELL’APP 

La Turchia è vista come una minaccia latente, mentre Israele è considerato un amico con interessi comuni nel contenerla.

Il canale Telegram Geopolitics Prime ha recentemente pubblicato un interessante articolo intitolato ” Come gli Accordi di Abramo di Israele e la Grande Turan della Turchia si contendono l’Asia centrale e chi ne trae realmente vantaggio “. L’articolo sostiene in modo convincente che Israele desidera che gli stati della regione seguano l’esempio del Kazakistan, che alla fine dello scorso anno ha aderito agli Accordi di Abramo, nel tentativo di acuire le divisioni tra Israele e la Turchia. Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan sono tutti membri dell’Organizzazione degli Stati Turchi (OTS), guidata dalla Turchia.

Come spiegato qui all’inizio di maggio, la Turchia e il suo alleato Azerbaigian stanno strumentalizzando l’OTS per contrastare l’influenza russa in Asia centrale, che questo articolo descrive come parte del “cordone sanitario” guidato dagli Stati Uniti che Trump 2.0 ha costruito attorno alla Russia attraverso la sua dottrina neo-reaganiana . Qualsiasi cosa riduca l’influenza turca in Asia centrale, come la decisione dello scorso anno dei tre membri regionali dell’OTS di riconoscere la Repubblica di Cipro come unico governo legittimo dell’isola, fa quindi piacere alla Russia.

I legami della Russia con Cipro e la Grecia si sono indeboliti dal 2022 a causa delle pressioni americane, ma la Russia mantiene stretti rapporti con Israele, nonostante le dure critiche mosse da rappresentanti come la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, alle sue azioni militari regionali. Come dimostrato in questo studio , che raccoglie le dichiarazioni di Putin su Israele dal sito ufficiale del Cremlino tra il 2000 e il 2018, egli è un fiero filosemita da sempre, quindi non sorprende che consideri russi e israeliani ” una vera famiglia comune “.

Israele ha pragmaticamente ricambiato le sue iniziative proattive rifiutandosi di cedere alle pressioni statunitensi per sanzionare la Russia e armare l’Ucraina, nemmeno dopo la caduta di Assad alla fine del 2024, che ha eliminato il motivo principale per non farlo, ovvero continuare a coordinare gli attacchi contro le Guardie Rivoluzionarie in quel paese. Si dice addirittura che subito dopo abbia iniziato a fare pressioni sugli Stati Uniti affinché mantenessero le basi russe in Ucraina come contrappeso alla Turchia. È per questi motivi che Israele non è mai stato ufficialmente designato come “stato ostile” dalla Russia.

Comunque sia, e tornando all’interessante articolo di Geopolitics Prime sulla pianificata espansione dell’influenza di Israele in Asia centrale, l’autore sostiene che Israele agisce come un agente britannico e che anche il Regno Unito trarrebbe vantaggio da una rivalità israelo-turca nella regione. Sebbene sia vero che il Regno Unito abbia avviato una partnership nel campo dell’intelligenza artificiale con Israele e i paesi degli Accordi di Abramo lo scorso anno, come da loro notato, e che ciò potrebbe quindi espandere l’influenza britannica in Asia centrale, il Regno Unito potrebbe sempre concludere accordi bilaterali anche con questi stati.

Non ne consegue quindi automaticamente che l’espansione dell’influenza israeliana in Asia centrale faccia parte di un complotto britannico, né che Israele trarrebbe un vantaggio tangibile da una possibile e intensa rivalità israelo-turca nella regione, dato che entrambe le situazioni, in realtà, favoriscono maggiormente gli interessi russi riducendo l’influenza turca. La Russia, pertanto, non si opporrebbe alle azioni di Israele nella regione e potrebbe persino incoraggiarle, spingendole a fare pressioni sui propri partner, in particolare sul Kirghizistan, membro sia dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) che dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTS), affinché aderiscano agli Accordi di Abramo.

Questi calcoli potrebbero sorprendere i lettori influenzati dalla tattica ” potemkinista ” di soft power dei principali esponenti del movimento “non russo filo-russo”, che consiste nel mentire sui rapporti russo-israeliani, presentandoli in modo disonesto come nemici, nel tentativo di rendere la Russia più simpatica sulla base di false premesse. Tuttavia, è proprio così che ci si aspetta che la Russia percepisca l’espansione dell’influenza israeliana in Asia centrale e qualsiasi rivalità con la Turchia in quella regione, poiché la Turchia viene vista come una minaccia latente, mentre Israele è considerato un amico con interessi comuni.

Passa alla versione a pagamento

Quanto durerà la “piena normalizzazione” delle relazioni tra Russia e Azerbaigian?

Andrew Korybko18 luglio
 LEGGI NELL’APP 

È un passo nella giusta direzione, ma il duplice scopo non dichiarato del TRIPP, ovvero quello di creare un corridoio logistico militare della NATO che si estenderà lungo tutta la periferia meridionale della Russia, deve essere neutralizzato affinché questo riavvicinamento sia duraturo, il che richiederebbe all’Azerbaigian di prendere alcune decisioni politicamente difficili.

La scorsa settimana il presidente azero Ilham Aliyev ha dichiarato : “È importante sottolineare che le difficoltà, quei momenti difficili, sono ormai alle nostre spalle (per quanto riguarda i rapporti con la Russia). Posso affermare con sicurezza che le nostre relazioni sono tornate alla piena normalizzazione”. Questa dichiarazione è giunta nove mesi dopo l’incontro con Putin a margine del vertice dei leader della CSI a Dushanbe, durante il quale il presidente si era scusato per l’incidente dell’Azerbaijan Airlines del dicembre 2024, che la Russia aveva attribuito all’epoca ad attacchi di droni ucraini nelle vicinanze.

Da allora, “ l’Azerbaigian ha rischiato di mettersi in rotta di collisione con la Russia ” per le ragioni spiegate nell’analisi precedente collegata tramite hyperlink, ovvero quelle legate alla sua nuova politica di sicurezza militare. Lo scorso agosto ha stretto un partenariato strategico con il Regno Unito , lo stesso mese in cui ha aderito al “ Trump Route for International Peace and Prosperity ” (TRIPP). Questo progetto regionale persegue il duplice scopo implicito di creare un corridoio logistico militare della NATO che si estenderà lungo tutta la periferia meridionale della Russia .

Nel novembre di quell’anno, Aliyev annunciò che le Forze Armate azere avevano completato l’adeguamento agli standard NATO, rendendo così il suo paese un membro ombra del blocco, come lo era stata la Finlandia prima del 2023. Alcuni mesi dopo, durante la visita di Vance, sigillò un partenariato strategico con gli Stati Uniti , che precedette sei accordi per l’avvio della coproduzione nel settore della difesa con l’Ucraina alla fine di aprile. Inoltre, il gas azero è destinato a sostituire il gas russo nell’Europa centrale, argomento già accennato all’inizio di giugno.

Riassumendo, sebbene la “piena normalizzazione” delle relazioni russo-azerbaigian sia un passo positivo, questo “reset” sancisce tutto quanto sopra come la “nuova normalità”. Di conseguenza, qualsiasi lamentela russa al riguardo verrebbe percepita come “ostile” dall’Azerbaigian, consentendogli così di plasmare facilmente la narrazione di “ingerenze” russe motivate dalla ricerca dell'”egemonia”. Ciò potrebbe a sua volta mobilitare rapidamente l’Occidente, il che potrebbe portare ad aiuti da parte della NATO nel suo complesso e in particolare dalla Turchia, alleata dell’Azerbaigian nella difesa reciproca .

Finché il TRIPP continuerà a mantenere il suo duplice scopo non dichiarato di corridoio logistico militare della NATO che alla fine si estenderà lungo tutta la periferia meridionale della Russia, questo vettore geografico del ” cordone sanitario ” che la dottrina neo-reaganiana di Trump 2.0 ha costruito nell’ultimo anno rappresenterà una seria minaccia per la Russia. Questo perché le basi strutturali (politiche, logistiche e di sicurezza) per un’altra crisi simile a quella ucraina rimarranno in piedi e rischieranno di evolversi al punto da rendere necessaria un’altra operazione speciale. Potrebbe essere necessario un intervento chirurgico .

L’economia dell’Azerbaigian, fortemente dipendente dall’energia, potrebbe essere rapidamente distrutta dalla Russia in caso di conflitto, rendendo difficile la sua sopravvivenza in una ” guerra di logoramento ” come quella che l’Ucraina sta attualmente affrontando con l’aiuto della NATO. È quindi nel suo interesse risolvere il dilemma di sicurezza legato all’accordo TRIPP, obiettivo raggiungibile rispettando lo spirito della bozza di trattato stipulata dalla Russia con la NATO nel dicembre 2021, di cui l’Azerbaigian è attualmente membro ombra. In pratica, ciò significa niente armi, esercitazioni, truppe NATO, ecc., né agevolarne il transito verso l’Asia centrale.

Ciò richiederebbe ad Aliyev una serie di decisioni politicamente difficili, poiché equivarrebbe a fermare l’espansione senza precedenti dell’influenza militare-strategica della NATO lungo l’intera periferia meridionale della Russia, un’espansione che si prevedeva sarebbe stata guidata dal suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan su basi ” panturchiste “. Pertanto, potrebbe non avere il coraggio di sfidare i suoi potenti partner, ma l’alternativa metterebbe a rischio la sicurezza dell’Azerbaigian, che probabilmente non sopravvivrebbe a un’operazione speciale russa; di conseguenza, deve riflettere molto attentamente.

Passa alla versione a pagamento

Il riavvicinamento tra Algeria e Mali potrebbe avere ripercussioni di vasta portata

Andrew Korybko20 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Lo scenario migliore prevede che l’Algeria convinca i ribelli tuareg ad abbandonare i loro alleati islamisti radicali in cambio di un’ampia autonomia in Mali, che l’Algeria sostituisca il ruolo di rifornimento russo della Libia in Mali e che tutti combattano insieme gli islamisti radicali invece di lasciarli conquistare il Mali e distruggere la regione.

A metà luglio , i governi algerino e maliano hanno confermato il ripristino delle relazioni diplomatiche, sospese per oltre un anno in seguito all’abbattimento di un drone maliano da parte dell’Algeria. La ragione principale, tuttavia, era probabilmente legata al sostegno algerino ai ribelli tuareg del Mali, con i quali il governo centrale era già in rotta di collisione dopo essersi ritirato dall’accordo di pace del 2015. La motivazione addotta era la presunta violazione delle norme da parte dei tuareg e dei loro sostenitori algerini, accusa che entrambi hanno respinto.

Questi stessi ribelli tuareg si sono poi alleati con gli islamisti radicali per la seconda volta in meno di vent’anni, lanciando all’inizio della primavera un’insurrezione congiunta sostenuta dall’Occidente. La Russia è il principale alleato militare del Mali e si è quindi unita a lui nella lotta contro il “Fronte di Liberazione dell’Azawad” (FLA) e la “Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin” (JNIM). Già prima dello scoppio delle ostilità, il sostegno di Mosca a Bamako, dopo il suo ritiro dall’accordo di pace del 2015 all’inizio del 2024, aveva creato problemi con Algeri , ma la nuova guerra li ha ulteriormente aggravati.

Per quanto riguarda il conflitto in corso, al momento si trova in una fase di stallo, con entrambe le parti che si preparano alle prossime mosse, ed è in questo contesto che si è appena concluso il riavvicinamento tra Algeria e Mali. Le ripercussioni potrebbero essere di vasta portata se l’Algeria dovesse fare il necessario per convincere i suoi alleati dell’Esercito di Liberazione del Libano (FLA) ad abbandonare il JNIM in cambio del ripristino dell’accordo di pace del 2015 da parte del Mali. Ciò potrebbe anche migliorare le relazioni tra Russia e Algeria e quindi impedire a una Libia ora filoamericana di interrompere il corridoio aereo tra Mosca e il Mali.

* 28 aprile: “ L’Occidente punta a raggiungere cinque obiettivi attraverso il suo sostegno all’ultima insurrezione maliana ”

* 2 maggio: “ La svolta algerina in stile saudita è responsabile dell’ultima insurrezione in Mali ”

* 6 maggio: “ Il ‘Fronte di Liberazione dell’Azawad’ è un gruppo terroristico, separatista o un misto di entrambi? ”

* 8 maggio: “ La Nigeria lascia intendere di prepararsi a intervenire in Mali ”

* 11 maggio: “ I media francesi confermano che Parigi appoggia l’Ucraina in Mali ”

* 3 giugno: “ Un leader tuareg filo-governativo ha condiviso alcune riflessioni sulla crisi maliana ”

* 9 luglio: “ Gli interessi pakistani e russi in Libia sono in contrasto ”

Per riassumere brevemente l’importanza delle informazioni di base di cui sopra, l’Occidente mira essenzialmente a trasformare il Mali in una Siria 2.0 nell’ambito della dottrina neo-reaganiana statunitense per contrastare l’influenza russa, a tal fine diversi paesi hanno replicato in Mali le tattiche impiegate nella guerra in Siria. L’Esercito di Liberazione del Mali (FLA) svolge un ruolo chiave nel legittimare pubblicamente i militanti islamisti radicali del JNIM, ed è per questo che una sua potenziale defezione, incoraggiata dall’Algeria come possibile scambio di favori con il Mali, potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri.

Anche il tempo è un fattore cruciale, viste le condizioni di stallo sul campo di battaglia che l’Ucraina, sostenuta dall’Occidente, potrebbe presto cercare di sbloccare a favore dei suoi alleati dell’FLA-JNIM attraverso un ulteriore impiego di droni di ultima generazione. Inoltre, se un accordo di pace guidato dal Pakistan ma mediato dagli Stati Uniti dovesse portare alla formazione di un governo unito filoamericano in Libia, l’est del paese, filo-russo, potrebbe interrompere il corridoio aereo di Mosca verso il Mali attraverso il Niger. Ciò potrebbe innescare il collasso del Mali e fungere da catalizzatore per un intervento antiterrorismo nigeriano sostenuto dagli Stati Uniti.

Certamente, questa oscura sequenza di eventi potrebbe non essere evitata nemmeno in caso di riavvicinamento tra Algeria e Mali, ma è probabile che il suddetto sviluppo inatteso sia in qualche modo collegato al conflitto di quest’ultimo, dato che le loro relazioni si sono interrotte proprio nel periodo precedente a tale conflitto. Lo scenario migliore, quindi, prevede che l’Algeria convinca l’Esercito di Liberazione del Mali (FLA) a disertare dal JNIM in cambio di un’ampia autonomia per il Mali, che l’Algeria sostituisca il ruolo di rifornimento della Russia alla Libia e che tutti combattano insieme il JNIM

Rassegna stampa francese, 11a puntata a cura di Gianpaolo Rosani

Marine Le Pen ha accettato di lanciarsi in una campagna presidenziale senza precedenti nella V
Repubblica, quella di una favorita condannata ma non ostacolata, ferita ma ancora in piedi,
indebolita da una decisione giudiziaria ma determinata a trasformare questa fragilità in una prova
politica. La giustizia non le ha precluso la strada verso il 2027, non farà campagna con un
braccialetto elettronico. Farà campagna con una scadenza giudiziaria che pende su di lei. I giudici
l’hanno collocata esattamente su quel confine che lei stessa aveva tracciato. Martedì sera ha
scelto di varcarlo. «Non aveva scelta, Marine non si arrende mai», ha assicurato una sua amica.
Lasciare la scena adesso avrebbe significato dare ai suoi avversari ciò che aspettavano da tanto
tempo: un’uscita di scena prima dello scontro, una resa senza elezione, un “dopo-Le Pen”
inaugurato non dai francesi, ma dai giudici.

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

12.07.2026
UNA CAMPAGNA SOTTO LA SPADA DI DAMOCLE
Condannata ma eleggibile, Marine Le Pen mantiene la sua candidatura per il 2027 e ricorre in cassazione.
Il braccialetto elettronico è ormai un ricordo, ma un’incertezza giudiziaria graverà sulla sua campagna
presidenziale
DI JULES TORRES

Marine Le Pen ha scelto di non fare marcia indietro. Poche ore dopo la sentenza della Corte d’appello di
Parigi, la leader dei deputati del RN è apparsa al telegiornale delle 20:00 di TF1 non come una candidata
liberata, ma come una candidata determinata.

Se i magistrati esercitano le loro attribuzioni «in nome del popolo francese», ciò non significa che
ne siano l’emanazione. Opporsi al governo dei giudici non è un atteggiamento «populista», ma
l’esigenza di una democrazia degna di questo nome.

10.07.2026
EDITORIALE
A nome del popolo francese?

Fino all’ultimo minuto, la suspense sull’ineleggibilità di Marine Le Pen è stata totale. Nessuno sapeva cosa
avrebbero deciso i tre magistrati. E questa incertezza dimostra chiaramente che la giustizia, contrariamente
a quanto molti ripetono pigramente, non si limita ad applicare la legge.

Lo spirito del Male si è impadronito della nostra epoca. «Il male collettivo è cambiato dagli anni ’80-
’90: i lettori di gialli sanno bene che le aggressioni e le violenze a cui sono confrontati non si
spiegano con la supremazia del capitalismo o con il supremacismo bianco». I fatti di cronaca ci
dicono di più sull’umanità e sullo stato del mondo rispetto alle vane dispute tra fazioni ideologiche
o agli scontri tra piccole formazioni politiche. Il romanzo poliziesco è un laboratorio della natura
umana quando ci spiega come e perché un individuo trasgredisce le norme e quando esplora le
reazioni di coloro che cercano di giudicare o riparare a tale trasgressione.

10.07.2026
JOSEPH MACÉ-SCARON: «Ogni fatto di cronaca
che mette in scena il Male è un fatto di civiltà»
L’ex direttore editoriale di «Figaro Magazine» e di «Marianne» pubblica «Les Remplacés» (Les Presses de
la Cité), un romanzo poliziesco che descrive tanto bene, se non meglio, di un saggio la violenza che si è
impadronita della società francese. In netto contrasto con una magistratura altrettanto angelica quanto
gli intellettuali che la influenzano, l’autore afferma che lo spirito del Male si è impadronito della nostra
epoca. «Il male collettivo è cambiato dagli anni ’80-’90: i lettori di gialli sanno bene che le aggressioni e le
violenze a cui sono confrontati non si spiegano con la supremazia del capitalismo o con il supremacismo
bianco»

Intervista raccolta da Alexandre Devecchio
Lei è stato direttore di «Figaro Magazine» e di «Marianne», oltre che saggista. Da alcuni anni la
ritroviamo come autore di gialli. Come si passa dall’uno all’altro?
In entrambi i casi, si tratta di decifrare la società, di fornire un commento sociopolitico. Ho avuto la fortuna,
nelle due testate che lei cita, di incontrare giornalisti appassionati di «fatti di cronaca».

Per Marine Le Pen ci sono due avversari principali: l’avversario di centro e l’avversario
dell’estrema sinistra. L’avversario di centro è oggi molteplice. Ma forse non lo sarà ancora per
molto. Ormai c’è un’abitudine piuttosto deplorevole nelle campagne presidenziali: alcuni si
candidano non per diventare presidente della Repubblica, ma per negoziare in seguito un incarico
ministeriale. Uno spera in Matignon, l’altro agli Affari esteri, alla Giustizia o a chissà quale altro
portafoglio. È una completa snaturazione delle elezioni presidenziali. Ci saranno senza dubbio
molti meno candidati sulla linea di partenza rispetto a oggi. Alla fine, ci sarà un candidato di centro.
Resta da vedere se questo centro sceglierà una figura di centro-destra o di centro-sinistra. Ma, in
ogni caso, sarà la continuazione della politica di Emmanuel Macron.

12.07.2026
MARINE LE PEN – «Non permetterò a nessuno di
sottrarre queste elezioni presidenziali ai
francesi»
2027: la candidata del RN alle elezioni presidenziali, eleggibile, vuole chiudere la vicenda giudiziaria e
imporre un dibattito di fondo – TANDEM: insieme a Jordan Bardella, Marine Le Pen punta sul duo e sulla
«rinascita» per rimettere in piedi la Francia
INTERVISTA A CURA DI GEOFFROY LEJEUNE E JULES TORRES
In che stato d’animo si trova dopo questa settimana movimentata?
Sono combattiva e, come ho già avuto modo di dire, felice che ciò che mi appariva come un ostacolo
insopportabile al processo democratico sia stato fermato dalla Corte d’appello.

Sotto un sole cocente e un caldo opprimente, martedì la parata XXL voluta dal presidente della
Repubblica ha unito festa popolare e messaggio strategico. A chiusura della parata, i giovani
portabandiera dei trentacinque paesi si sono fatti avanti, formando una V vicino alla tribuna
presidenziale, mentre tra loro si apriva una bandiera francese. Il capo dello Stato, che presiedeva il
suo ultimo 14 luglio, si è poi alzato per andare a salutarli, accompagnato dagli altri leader. Il
simbolo della determinazione e della coesione europea non aveva bisogno di altro. La
dimostrazione ha irritato Mosca, che ha denunciato una coalizione di «guerrafondai». Emmanuel
Macron sottolinea il raddoppio del bilancio delle forze armate, ma anche il riarmo delle menti.

15.07.2026
14 luglio: una dimostrazione di modernità e
determinazione
Macron ha ribadito che la Francia è in grado di difendere i propri valori, «a costo del sangue, se
necessario»

Di Nicolas Barotte
In alta uniforme, con passo cadenzato e l’arma in pugno, i soldati ucraini della Guardia presidenziale
indipendente, scelti per sfilare a Parigi il 14 luglio, attraversano gli Champs-Élysées e Place de la Concorde
con sguardo fiero e mento sollevato.

I problemi strutturali dell’Alleanza Atlantica permangono: a causa della volubilità e
dell’imprevedibilità di Donald Trump, gli Stati Uniti non garantiscono più la sicurezza dei paesi
membri della NATO e non dissuadono più la Russia dal ricostituire l’impero sovietico. L’Europa –
non più del Giappone, della Corea del Sud o delle monarchie del Golfo – non può continuare a
delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti e a scommettere sulla continuità dei loro impegni.
L’unica incertezza riguarda il modo in cui gli americani si ritireranno. Gli europei non hanno quindi
altra scelta che farsi carico della propria sicurezza e dotarsi della capacità di dissuadere la Russia.
E ciò passa attraverso l’europeizzazione della NATO, unico quadro in cui le forze armate europee
possano operare insieme. Tuttavia, questa sfida dell’Alleanza Atlantica è ben lungi dall’essere
vinta, tanto sono numerosi gli ostacoli.

16.07.2026
La sfida dell’europeizzazione della NATO
L’Europa non può più delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti e puntare sulla continuità degli
impegni americani

L’EDITORIALE DI NICOLAS BAVEREZ
Il 36° vertice della NATO, tenutosi ad Ankara (Turchia) il 7 e l’8 luglio, si è svolto in un momento cruciale. In
Ucraina, l’interminabile guerra di logoramento scatenata dall’aggressione russa sta volgendo a vantaggio di
Kiev sul fronte, il che spinge Vladimir Putin a moltiplicare gli attacchi devastanti contro le città e la
popolazione civile.

La Commissione Europea opera in «silos» e manca di una cultura collettiva – «uno spirito di corpo.
Ne deriva «una mancanza di fiducia tra colleghi, tra servizi e tra livelli gerarchici». È un dato di
fatto: le direzioni generali hanno sviluppato nel corso del tempo la propria cultura. Quella incaricata
dell’ambiente, per citarne solo una, ha un slogan più ecologista rispetto alle direzioni generali
dell’agricoltura o delle imprese. Da qui derivano battaglie a volte epiche prima delle decisioni
politiche. Si tratta di un fenomeno che si verifica in numerose amministrazioni nazionali. In Francia,
i ministeri non hanno tutti la stessa visione del mondo. Ma a Bruxelles la questione è
particolarmente acuta. E questa organizzazione a compartimenti stagni è tanto più dannosa,
secondo la Commissione, in quanto le crisi ricorrenti – internazionali, energetiche, commerciali – la
costringono a una maggiore «agilità».


15.07.2026
La Commissione di Bruxelles alla vigilia di un
big bang
Esame di coscienza – Per combattere le proprie disfunzioni, l’istituzione avvia una vasta riforma,
la prima in un quarto di secolo

Di Simon Carraud (da Bruxelles)
Ursula von der Leyen si è ripromessa di rivedere l’organizzazione della sua Commissione. Si baserà, tra
l’altro, su un rapporto interno, presentato lunedì ai funzionari, che l’Opinion ha potuto consultare.
C’È UN GIUDICE più severo di se stessi?

L’esperienza della guerra non è la stessa per gli algerini e per i francesi d’Algeria. I primi hanno
subito per otto anni una violenza ininterrotta e, su 8 milioni, 2 milioni sono stati sradicati e rinchiusi
in campi di raccolta. A ciò si aggiunge la violenza particolare dell’estate del 1962, quando le fazioni
rivali si contesero il potere. Per i secondi, la guerra si concluse con l’esplosione di violenza
dell’OAS, che essi avevano sostenuto. A poco a poco, l’obiettivo di mantenere l’Algeria francese si
ridusse a una questione di estrema destra. Da allora, fa parte della nostra cultura politica, sotto
forma di un mito che riemerge quando l’estrema destra è forte. Così, oggi, il modo in cui i
musulmani vengono presi di mira in Francia riecheggia la designazione degli algerini come
«musulmani» da parte dell’amministrazione coloniale.

Giugno 2026
“LA COLONIZZAZIONE NON È MAI STATA
ACCETTATA”
Un’occupazione brutale, disuguaglianze vertiginose e atti di resistenza ininterrotti: questi sono gli
elementi che hanno portato alla guerra d’indipendenza nel 1954, analizza la storica Sylvie Thénault

Intervista a cura di ÉRIC AESCHIMANN e SARAH DIFFALAH Illustrazione di JACQUES FERRANDEZ
Nel novembre 1954, quando il FLN lanciò la serie di attentati che avrebbe segnato l’inizio della guerra
d’indipendenza, qual era la situazione dell’Algeria? Il Paese era «pacificato», come talvolta si sente dire?
L’idea che l’Algeria coloniale abbia vissuto, dalla fine del XIX secolo, un periodo di stabilità è irenica.

Per il suo ultimo 14 luglio in qualità di presidente della Repubblica, Emmanuel Macron ha voluto
lasciare il segno con una dimostrazione di forza, volta in particolare a mostrare l’unità dell’Europa
di fronte alla Russia. Mentre il suo bilancio è più che mai oggetto di critiche da parte dei candidati
alla sua successione, la Festa nazionale è stata anche l’occasione per Emmanuel Macron di
mettere in evidenza ciò che è stato fatto per le forze armate negli ultimi nove anni.

15.07.2026
Per Emmanuel Macron, un ultimo 14 luglio
all’insegna del bilancio
Martedì il capo dello Stato ha presieduto la sua ultima parata militare del 14 luglio. L’ha dedicata al tema
del «risveglio strategico europeo», alla presenza del presidente ucraino

Di Grégoire Poussielgue
Venticinque capi di Stato e di governo, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un record
«storico» secondo l’Eliseo di partecipanti alla parata sugli Champs-Élysées con 6.800 soldati, tra cui
numerosi europei e ucraini, il 30% in più di veicoli e velivoli per una parata in versione XXL sul tema del
«risveglio strategico europeo»…

Emmanuel Macron non ha mai smesso di cercare di appianare i rapporti tra Kiev e Washington. Il
presidente francese intende rendere l’Ucraina meno dipendente dagli aiuti americani, lavorando al
contempo per l’autonomia strategica del vecchio continente, direttamente minacciato da Mosca.
L’ultimo 14 luglio del suo secondo mandato doveva simboleggiare «l’Europa che si risveglia, che
prende coscienza della pericolosità del mondo», spiega un consigliere presidenziale. Un
diplomatico europeo conclude: «All’inizio della guerra, la Francia non aveva la stessa visione del
conflitto. Oggi abbiamo un interesse strategico ben chiaro: l’Ucraina ci difende».

15.07.2026
Tra Macron e Zelensky, un rapporto singolare
La presenza del presidente ucraino alla parata del 14 luglio incarna il sostegno di Parigi a Kiev e la
vicinanza tra i due capi di Stato. Legami a volte messi a dura prova

Di Claire Gatinois
Il 14 luglio 2023, Vadym Omelchenko fece un sogno. Mentre le truppe francesi sfilavano sugli Champs-
Élysées, l’ambasciatore ucraino in Francia immaginava che anche i soldati ucraini prendessero parte alla
parata per festeggiare, già dall’anno successivo, la vittoria del suo Paese sulla Russia. «Eroi dell’esercito dei
vincitori. Ci credo», scriveva su X.

Quattro economisti hanno esaminato la crescita naturale della spesa pubblica, ovvero la sua
evoluzione «a politica invariata». Secondo il rapporto, in assenza di misure correttive il disavanzo
pubblico raggiungerebbe il 5,9% del PIL già dal prossimo anno e c ontinuerebbe poi a peggiorare
fino a sfiorare il 7% del PIL nel 2030. L’impennata della spesa è da ricercarsi nell’aumento degli
interessi versati ai detentori di obbligazioni francesi, ma in termini di importo, sono soprattutto le
spese sociali a crescere vertiginosamente. Quelle sanitarie aumentano di circa 10 miliardi di euro
all’anno a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento delle patologie croniche, del
costo delle nuove terapie, ecc. E le pensioni costano ogni anno da 11 a 12 miliardi di euro in più
(+47 miliardi entro il 2030, pari al +13%), a causa dell’aumento del numero di pensionati e
dell’importo medio delle pensioni. Queste due principali voci di spesa crescono entrambe a un
ritmo superiore a quello della crescita economica.

16.07.2026
Uno sforzo di bilancio pari a 125 miliardi entro il
2032 per stabilizzare il debito
Su richiesta del Ministero delle Finanze francese (Bercy), quattro economisti hanno analizzato
l’andamento naturale della spesa pubblica. Il loro rapporto indica che, in assenza di misure politiche, il
deficit è destinato ad aumentare già dal prossimo anno e ad aumentare ulteriormente in seguito, con il
rischio di perdere il controllo

Di Sébastien Dumoulin
125 miliardi. È questa l’entità dello sforzo di bilancio minimo da compiere entro la fine del prossimo
quinquennio, semplicemente per stabilizzare il debito pubblico ed evitare una crisi finanziaria.

Tre anni di reclusione, di cui uno senza condizionale. Soprattutto, l’ineleggibilità viene ridotta da
cinque anni con esecuzione provvisoria a quindici mesi senza esecuzione provvisoria. Da brava
avvocatessa, Marine Le Pen ha capito immediatamente cosa significasse: può candidarsi.
Istintivamente, uscendo dal tribunale sapeva che sarebbe stata candidata. La rinascita di Marine
Le Pen riaccende la speranza dei suoi sostenitori tanto quanto potrebbe riattivare, a destra, una
diffidenza nei confronti di un clan che incarna l’impossibilità di liberarsi dall’antica trappola
mitterrandiana. Non importa. Per il RN e per l’intero schieramento nazionale, la candidatura di
Marine Le Pen è ormai un dato di fatto.

16.07.2026
La buona sorte di Marine Le Pen
Condannata, data per politicamente finita, Marine Le Pen è tornata a essere candidata alle elezioni
presidenziali. Il racconto di una rinascita politica che rimescola le carte in vista del 2027

Di Marc Eynaud
Tutta la saggezza umana sta in queste due parole: aspettare e sperare. È con questa frase che Alexandre
Dumas conclude Il conte di Montecristo. Per mesi, gli avversari di Marine Le Pen l’hanno creduta
politicamente sepolta.

.

MOBILITAZIONE GENERALE ? – L’ORA DELLA VERITA’ (Cap. 1 e 2) _ di Daniele Lanza

MOBILITAZIONE GENERALE ? – L’ORA DELLA VERITA’ (Cap. 1)

(Attenzione*: previsione forte e critica al presidente)

Alcune fonti personali presso il ministero della difesa mi comunicano in questi giorni – a volume non troppo alto – che si è alle porte della mobilitazione generale: la cosa potrebbe avvenire entro pochi mesi (probabilmente poco dopo le elezioni di settembre, come anche da parte occidentale si specula da tempo). E’ forse la prima volta – dalle primissime fasi della guerra – che circola tale notizia: la differenza rispetto ad allora è che è molto meno accompagnata da atmosfere allarmistiche, ma piuttosto una silenziosa incognita di cui nessuno vuole parlare o pensare. Una “cosa” di cui si bisbiglia nei corridoi di potere, negli uffici dei ministeri, negli angoli dei caffè nei pressi dei palazzi governativi, nel mentre che la massa della società sembra ignorare il tutto, sprofondata in apparente torpore: evidente che quest’ultima appaia come insensibilizzata rispetto al 2022, dopo 4 anni di massacri. Si aggiunge (riporto) che gli attacchi in profondità stanno facendo danni ingenti (contatti diretti mi informano che nella Russia del meridionale si può stare anche 2 ore in coda ad un distributore per procurasi benzina: il danno è reale anche se ancora non micidiale).

Premessa generale: il problema, il nodo a monte di qualsiasi altro è che la guerra è oggettivamente ad un punto morto, come mai prima. Riducendo alle particelle un lustro di sviluppi politico/militari se ne ricava quanto segue [espongo dalla prospettiva del Cremlino*]: arenatosi il blitz della primavera 2022 – finalizzato a far barcollare la giunta golpista installatasi a Kiev 8 anni prima – e raggiungere un negoziato, si è passati dunque ad una guerra di attrito, interminabile e stressante, nella speranza che proprio questo avrebbe piegato la giunta di Zelensky (un logoramento pluriennale anzichè lo shock rapido dei primi mesi). Entrambe le tattiche hanno FALLITO, chiaramente non per la resistenza ucraina, ma per la disponibilità euro-americana a finanziare la causa di Kiev senza limite di spesa o di tempo: supporto economico/militare totale da parte di tutto il mondo industrializzato a favore di un singolo contendente (una cosa obiettivamente non rilevata nella storia delle guerre sino ai nostri giorni). L’elezione di un outsider sregolato come D. Trump alla Casa bianca l’anno scorso, è stato l’evento che – si è creduto – avrebbe cambiato qualcosa, ma in fin dei conti così non è stato e come si vede il trend di fondo si è mantenuto: dallo “spirito di Anchorage” dell’estate scorsa si è ritornati allo “spirito di Ankara” dell’estate presente (e siamo a noi, fine della storia).

Quindi ? Quindi ora si è di fronte a un buco nero. L’asse UE/USA ha investito oggettivamente troppo sia in termini finanziari, sia in termini politici per potersi ritirare (se lo facesse ora, comporterebbe non rientrare della spesa fatta sinora e dei potenziali guadagni ed interessi sulla ricostruzione futura del paese: un affare che supera di parecchio il TRILIONE di euro. Come se non bastasse, l’Alleanza atlantica sarebbe umiliata pubblicamente per la prima volta dalla sua nascita 80 anni fa, fallendo proprio nel compito che è alla base del suo DNA costitutivo, ovvero il contenimento della Russia: fallo da metterne a repentaglio l’esistenza stessa). Continuerà quindi il supporto finanziario/militare senza un tetto di spesa, a tempo indefinito, continuando anche con la pressione sanzionatoria globale che Mosca subisce da 4 anni (e che avrebbe già stritolato alla morte qualsiasi altro paese a questo punto): a questo ora si aggiungono gli attacchi in profondità portati dalle forze di Kiev con i droni forniti da mezzo mondo occidentale, che stanno facendo i danni riportati.

Tenuto conto dei fattori sopraelencati, persino uno stato resistente e resiliente (l’aggettivo è davvero valido in questo caso: non l’abuso che il linguaggio giornalistico italiano ne fa) come la Russia non potrà reggere ancora per molto. La finestra di tempo prima che si raggiunga un punto di “rottura” strutturale, dovuta al danno cumulativo subito sinora assommato a quello che verrà è approssimativamente di 2/3 anni a partire da ora (secondo fonti interne anonime: le sto solo riportando per correttezza di informazione: prendere però con la massima cautela la previsione). Dal punto di vista ucraino e occidentale si tratta semplicemente di far passare tale finestra temporale: la giunta di Kiev dal canto suo guadagnerà tempo sul terreno rimediando per l’ennesima volta alla mancanza di materia sacrificabile richiamando dall’Europa gli uomini espatriati in età militare (cui le istituzioni europee ritireranno con discreto bel garbo la tutela diplomatica concessa finora) mentre nel frattempo prende corpo la “coalizione antibalistica” annunciata dopo Ankara (che nel giro di un paio di anni dovrebbe – pur con molte fatiche – mettere in piedi una difesa contro i missili più critici di cui Mosca dispone). Insomma, tutto questo, fino a che…..si arriva al “punto di rottura” per Mosca.

Quanto scritto fin qui di per sè ci comunica che la vera, autentica, svolta della guerra a partire dal 2026, consiste nel fatto che a questo punto nemmeno Mosca – benchè sia in chiaro vantaggio sul campo – non può più permettersi di aspettare con pazienza, a tempo indefinito, i risultati della sua guerra di attrito: esiste un LIMITE DI TEMPO anche per il Cremlino ed è il momento, purtroppo, di riconoscerlo (troppo a lungo in campo filorusso ci si è cullati in una narrativa bellica eccessivamente fiduciosa nella strategia della paziente attesa: non che la strategia fosse stupida…ma il fatto è che non vi sono più le condizioni affinchè prosegua). In parole altre, se l’occidente dal canto suo si è fortemente illuso nel credere che la Russia sarebbe crollata in breve tempo…….non bisogna cadere nell’errore opposto, illudendosi che un singolo paese possa resistere all’infinito sotto una pressione come quella che Mosca subisce. ATTENZIONE*: non si tratta qui di “ammettere la debolezza russa” (come i lettori antirussi interpreteranno quanto qui si scrive), ma di capire che tutto ha un limite naturale, anche per il lottatore più resistente. Si tratta di realizzare che c’è un conto alla rovescia in corso….e non accorgersene significa cullarsi vicino a un precipizio.

Cosa fare allora ? Cosa pianificano allo stato maggiore russo ? C’è una basilare verità, o meglio un paradosso da considerare: l’Ucraina al momento attuale è già praticamente annullata, la sua infrastruttura energetico produttiva è livellata al suolo. Non esiste più nulla da bombardare in realtà: ci si riduce (lo si intuisce dai report) a colpire distributori di benzina (!) et affini. Colpire ulteriormente dal cielo ha sempre meno senso, nella misura in cui tutto il materiale bellico utilizzato dalle forze ucraine e dal territorio ucraino viene prodotto da FUORI dei confini nazionali. L’Ucraina (fisica) è ridotta – tragicamente – alla sua reale natura di proxy e null’altro (come nella cinematografica memoria il “Terminator” che poco alla volta perde le parti organiche lasciando affiorare il solo scheletro metallico che vi è sotto): campagne aeree che prendano di mira l’entroterra ucraino non hanno quindi più alcun senso pratico. Occorre invece affrontare il nodo assai più ostico ovvero prendere atto che il conflitto è ora QUASI direttamente contro l’asse UE/USA, eccettuata l’ufficialità della cosa.

Tutto il discorso lascia in piedi altro non che DUE opzioni differenti, entrambe cariche di conseguenze: # 1 – smettere di colpire il territorio ucraino e portare i raid aerei laddove veramente servono ossia in area UE, dove gli stabilimenti producono quanto esplode sulle raffinerie russe. # 2 – Mettere la parola fine sulla guerra d’attrito in questi anni e puntare al collasso generale delle forze di terra ucraine: per fare questo occorre una mole di uomini che solo una mobilitazione generale può dare (o in alternativa un attacco nucleare tattico sul suolo ucraino).

Ognuna delle due opzioni può lasciare il segno sulla storia del secolo in corso. La prima opzione sarebbe un salto nel buio cosmico (3° guerra mondiale, subito), mentre la seconda significherebbe la maggiore prova per la società russa intera dalla fine dell’Unione Sovietica: il momento più grave di una nazione da oltre 30 anni a questa parte. V. Putin non può optare per la prima opzione (le ragioni non c’è bisogno di dirle): non rimane quindi che la seconda, puntualizzando che la variante dell’attacco nucleare è fuori questione per l’innalzamento della tensione e il danno d’immagine fuori scala che comporta. Non rimane che la massa umana……..

MOBILITAZIONE GENERALE ? – L’ORA DELLA VERITA’ (Cap. 2)

*** Riformuliamo l’intervento precedente in una breve successione logica per lettere d’alfabeto =

A – La guerra terrestre di attrito non può più continuare: dal volume statistico globale (sanzioni considerate) di danni che Mosca subisce, si deduce che esiste un conto alla rovescia in corso. Il Cremlino non ha tutto il tempo del mondo, ma solo una finestra di tempo: l’occidente conta proprio di tenere in vita (letteralmente) Kiev giusto per tale finesta, fino a che la Russia raggiunga il proprio limite fisiologico (attuale strategia USA/UE).

B – La campagna aerea contro obiettivi strategici in Ucraina è terminata: l’Ucraina è, in massima parte neutralizzata. Questo tuttavia è assolutamente irrilevante, perchè il suo vero complesso produttivo è ormai al di fuori dei suoi confini, in UE (perimetro inviolabile).

C – Preso atto dei primi due punti, A e B…..ne deriva che l’attuale strategia militare del Cremlino (per terra e per aria) non può arrivare ad alcun risultato se non prolungare il confronto sino al punto di rottura che l’occidente attende e desidera. L’unico modo di uscire dall’empasse è una modifica radicale dell’iniziativa militare (o terrestre o aerea): o si amplia il raggio di azione dell’aviazione (colpendo l’UE) oppure si sfonda il fronte terrestre in Ucraina di forza bruta, utilizzando tutta la massa umana disponibile.

D – Colpire dall’aria il territorio UE ed innescare un conflitto militare diretto con l’asse euro-atlantico è impossibile: lo sanno benissimo a Bruxelles e a Washington (che difatti ignorano gli avvertimenti del Cremlino) e lo sa benissimo V. Putin, il quale si rende conto che l’intimidazione senza passare mai al fatto, diventa ridicola. Non rimane pertanto che chiudere i conti con la sola Ucraina, senza uscire dai suoi confini, via terra….reggimento contro reggimento, divisione contro divisione, alla “vecchia maniera”, così come tutto era iniziato.

E – Esisterebbe in teoria una (limitata) opzione nucleare come il lancio di una testata tattica a basso potenziale in territorio ucraino: questo però il leader del Cremlino non lo farà. Non garantito il risultato di tale mossa sul piano militare ed enormi le ricadute di immagine (diverrebbe il primo leader ad aver autorizzato l’uso del nucleare in un conflitto dai tempi di Hiroshima).

La progressione logica cui ci portano i punti allegati alle prime cinque lettere d’alfabeto, sono la MOBILITAZIONE GENERALE, come unica soluzione. Mettere in armi 1 MILIONE (circa) di effettivi, dopodichè procedere ad un’avanzata da tutti i fronti: tradotto in termini pratici, alla pressione già in atto nel fronte del Donbass, se ne aggiungerebbe una seconda di forza equivalente più a nord verso Kharkov (una grande tenaglia) ed ancora una terza, lungo il confine bielorusso. Il dispositivo militare ucraino per leggi della fisica e della matematica a quel punto dovrebbe per forza crollare, nell’impossibiltà materiale di far fronte ad una triplice pressione in contemporanea (riescono a reggerne appena una). V. Zelensky arrivata il punto di rottura cercherà di negoziare, forse addirittura offrendo tutto quello che non ha voluto negoziare negli ultimi anni, ma a quel punto sarà tardi: con il 40% del paese invaso (anzichè il 20%) e con un nemico in avanzata ormai inarrestabile e che ha dovuto mobilitare oltre 1,5 milioni di uomini, la posta in gioco ormai si è alzata spaventosamente. Il Cremlino a questo punto ha un costo politico/sociale tale – l’aver ordinato una mobilitazione generale – che le richieste non possono più riguardare il solo Donbass……ma una buona metà dell’Ucraina che vediamo sulle mappe (niente di meno può giustificare e ripagare il bagno di sangue di una mobilitazione generale, cosa che il paese non vede da 85 anni). Altro che….“vi concediamo la Crimea (solo de facto)”, signori miei. Ora, dato che nè Zelensky nè alcun premier o governo ucraino potrà mai trattare su basi simili per ostacoli costituzionali, il governo semplicemente si squaglierà: evacuazione da qualche parte (estremità occidentale dell’Ucraina o persino territorio UE) e trattative a quel punto – dirette – con NATO e Washington.

Attenzione però ! Anche la mobilitazione generale rientra tra le cose che Nato e Washington vogliono e sperano: si spera la Russia collassi come è accaduto allo stato zarista nel 1917, semplicissimo.

A conti fatti il Cremlino si trova davanti TRE opzioni: 1 – Continuare (vanamente) la guerra di attrito, aspettare 2/3 anni fino a che mancherà il fiato del tutto e occorrerà per forza di cose domandare una tregua umiliante (…). 2 – Non aspettare oltre e firmare un accordo adesso, ma chiaramente secondo i termini che Zelensky desidera, il che equivale a una disfatta integrale, considerando quanto si è perso sin qui. 3 – Mobilitazione generale, con il peso che comporta sulla società.

C’è poco da girarci attorno: ognuna delle tre opzioni in alto prevede un alto coefficiente di rischio (un 50% di probabilità che il sistema non sopravviva) e i vertici di Bruxelles e Washington lo sanno bene. Stanno portando la Russia in quella direzione all’insegna dello slogan “qualsiasi decisione prendano, sono fottuti”.

Come si è arrivati alla scelta solo ora ? Come non ci si è arrivati prima, anzichè aspettare 4 lunghi anni ? Perchè il presidente di Russia non ha mai liberato la forza militare di cui dispone ? Probabilmente…..perchè non ha mai smesso di sperare di ricucire con l’occidente, una volta che tutto fosse finito: ci spera e per questo non ha mai oltrepassato determinate “asticelle” invisibili. Immagina che il sistema in qualche modo si riassesterà attorno al fatto compiuto e che in ultima istanza la Russia tornerà a figurare nel grande club occidentale (“dopo il bisticcio le cose torneranno a posto”). Mi rammarica dirlo, ma tale impostazione è la maggiore ingenuità di politica estera che ho potuto rilevare: quando si opta per una guerra (per quanto giustificata dalle circostanze) allora si deve andare fino in fondo e non risparmiarsi. V. Putin ha collocato de facto il paese al di FUORI del sistema giuridico consolidato e dalla cultura politica di stampo europeo: lo ha fatto per le sue buone ragioni, ma il punto non è più quello……il punto è che il dado ormai è tratto e non ci si può più guardare indietro, piangere sul latte versato. La Russia è diventata un alieno, un fuorilegge in tale schema di valori: assurdo cercare accomodamenti con un opponente che ti considera in tali termini. Più utile prenderne atto e andare fino in fondo al sentiero scelto, senza recriminazioni o esitazioni, senza puntare a rientrare nel sistema occidentale (progettarne un altro semmai, più congeniale). Non si tratta di essere troppo radicali, ma ragionare sul fatto che determinate cose o si fanno sino in fondo oppure non si deve nemmeno iniziarle: come 2000 anni disse Cesare in persona:”Rispetta sempre le leggi, l’ordine costituito: se decidi di violarlo o se sei costretto a farlo….allora fallo fino in fondo, per cambiare l’ordine dalle fondamenta” (fare le cose a metà è molto pericoloso). Abbraviamo ? Putin non ha mai superato determinate soglie sperando in un accomodamento che purtroppo non vi sarà mai dato che l’occidente dal canto proprio – nella sua immensa arroganza – si sente troppo superiore alla Russia per accettare un qualsiasi dialogo o accordo in buona fede con essa: ecco come si sono persi 4 anni. E se ora si trattiene ancora e non ordina la mobilitazione generale…..sarà l’ultimo sbaglio (perchè è fregato anche se non lo fa).

CONCLUSIONE.

Come si è detto ci sono tre opzioni e ciascuna rappresenta un rischio per il sistema (assumo il punto di vista della classe dirigente). Qualsiasi delle tre opzioni può condurre ugualmente all’imprevedibile: la mobilitazione generale forse più delle altre due a conti fatti, ma è anche l’unica delle tre per vincere il conflitto (e con buone chances di farlo in tempi brevi, risolutivamente). Un rischio sì, ma che perlomeno vale la pena correre, mentre le altre due opzioni sono…..”carte di merda” come si direbbe nel Poker. Penso che ai vertici, nelle stanze del Cremlino, il ragionamento (al netto di tonnellate di fronzoli) alla fine sarà analogo a quello fatto su questa ignota bacheca (…). Rimbecilliti Bruxelles/Washington a non considerarlo: il gioco d’azzardo può rivoltarglisi contro e si ritrovano i 3/4 dell’Ucraina occupata e a dover fronteggiare 1 milione di uomini, ad un paio di regioni di distanza dai confini UE.

FINE.

La storica cintura amica di Mosca.

Quanto erano realmente “amici” poi ? L’Ungheria fonte di problemi da subito (1956), la Cecoslovacchia poco dopo (1968), la Polonia….nessuna rivolta aperta per decadi, ma implicitamente l’osso più duro di tutti (tra Walesa e Wojtila è l’anticipazione del disfacimento ad inizi anni 80).

Alla Romania la palma d’oro (!) del satellite – al tempo medesimo – poco avanzato (da aiutare in tutto) e non troppo fedele (da controllare in tutto).

L’Albania, un francobollo…una base sull’Adriatico più che un paese.

A conti fatti, salvano l’onore soltanto in 3 =

BULGARIA: poco efficiente – quanto la Romania – ma perlomeno fedelissima. Sedicesima repubblica dell’Urss informalmente (ma ci mancò poco che non lo divenisse legalmente: la proposta fu fatta al tempo di Kruscev).

JUGOSLAVIA: l’unica vera entità politico/militare socialista di rilievo in Europa che fosse indipendente dall’Urss. Non un burattino……ma nemmeno subordinata a Mosca: un battitore libero di pregio.

GERMANIA EST: il più sviluppato tra tutti gli stati d’oltrecortina, per ovvie ragioni (perchè ereditava le infrastrutture ed il modello organizzativo tradizionale germanico). La seconda nel patto di Varsavia, militarmente e pure alle olimpiadi. disgraziatamente….uno stato originato da un equilibrio instabile che non era nè carne nè pesce, destinato a non durare per sempre (del resto se TUTTA la Germania fosse stata socialista, allora avrebbe messo a rischio il primato di Mosca stessa).

In fin dei conti – come prevedibile – i paesi della cortina di ferro portavano con sè tutta l’eredità culturale del loro passato pre-socialista: rapporti di forza, differenti livelli di sviluppo, etc.

Il maggiore fallimento della politica estera sovietica è di non essere riuscita – in una finestra di 40 anni di tempo – ad estinguere i nazionalismi dei propri satelliti, nella medesima misura in si è riusciti in Europa occidentale. Nel mentre che quest’ultima si è pacificata nel nome di un comune modello di civiltà del benessere (per metterla così), lo stesso non è avvenuto in est-Europa, laddove in nazionalismi di vecchio stampo hanno continuato ad esistere…..e che dopo la fine del socialismo saranno utilizzati a dovere da occidente in chiave rigorosamente antirussa.

Vedi meno

Crisi politica a Kiev: Zelensky, ormai in declino, estromette il popolare ministro della Difesa. _ di Simplicius

Crisi politica a Kiev: Zelensky, ormai in declino, estromette il popolare ministro della Difesa.

Simplicius16 luglio
 LEGGI NELL’APP 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

A quanto pare, i venti della rivoluzione stanno soffiando in Ucraina.

Grandi folle si sono radunate per protestare contro il presidente Zelensky per la sua decisione di rimuovere il popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Dalla sua nomina all’inizio di quest’anno, Fedorov è stato considerato determinante nella lotta alla corruzione e nella trasformazione delle Forze Armate Federali in una forza tecnologicamente ancora più dominante.

A soli 35 anni, Fedorov era giovane, affascinante, intelligente, energico e, proprio per queste sue qualità, rappresentava una minaccia diretta per Zelensky, il quale, secondo alcune voci, temeva che Fedorov si stesse preparando a concorrere lui stesso alla presidenza.

Ma, a quanto pare, il motivo principale del licenziamento di Fedorov è stato un acceso diverbio con Syrsky, il quale avrebbe detto senza mezzi termini a Zelensky che la scelta era tra “lui e lui”.

In breve, Syrsky costrinse Zelensky a scegliere tra i due, tutto perché Fedorov lo aveva criticato e voleva rimuoverlo. Forse ancora più importante, Fedorov stava lottando per fermare la massiccia corruzione nel Ministero della Difesa, cosa assolutamente inaccettabile dato che gli “alti funzionari” che si arricchivano con i contratti militari avevano di fatto trasformato il Ministero in una banda criminale e non volevano che nessuno interrompesse i loro finanziamenti occidentali.

Nel suo briefing, Fedorov ha elencato 11 problemi principali riscontrati nelle Forze Armate ucraine :

Fedorov ha individuato 11 problemi principali:

1. Le forze armate ucraine combattono a livello tattico, sebbene sempre più spesso anche a livello operativo. Tuttavia, fondamentalmente, “stiamo ancora combattendo a livello tattico”.

2. Il sistema dei corpi d’armata non ha ancora preso completamente forma. “Abbiamo corpi d’armata di successo, che avanzano ogni mese e non perdono territorio. E abbiamo corpi d’armata in cui il comandante viene sostituito ogni mese. Ci sono corpi d’armata che hanno sviluppato una propria scuola di pensiero e filosofia, e ci sono corpi d’armata di cui non sappiamo nemmeno quante brigate abbiano o cosa succeda al loro interno. Tutto dipende dall’organizzazione, ma ci sono corpi d’armata che non distribuiscono internamente tutte le loro risorse”, ha affermato Fedorov.

3. Brigate e corpi d’armata sono stati frammentati. “Ci sono brigate che non riescono nemmeno a stabilire quanti battaglioni possiedono. Un battaglione viene prelevato da una brigata e assegnato a un’altra. È impossibile costruire un sistema di gestione in condizioni come queste”, ha affermato il ministro della Difesa.

4. Nessuno viene ritenuto responsabile di nulla. “La responsabilità viene sempre scaricata su qualcun altro. Qualcun altro viene sempre incolpato, si parla sempre di un’indagine e di ‘scoprire chi è il colpevole'”, ha affermato Fedorov.

5. Le forniture non vengono gestite tramite il corpo d’armata. Fedorov ha affermato che il problema delle forniture è “fondamentale”: “Negli ultimi cinque mesi abbiamo acquistato più droni che in tutto l’anno scorso, ma la maggior parte delle unità non ne ha risentito, perché tutto viene distribuito manualmente: se sei fedele, ricevi qualcosa, se non lo sei, non ricevi nulla… Ecco perché abbiamo lanciato questo sistema. Sono stati quattro mesi di inferno, perché ci sono voluti quattro mesi per concordare un semplice progetto per la fornitura di base di droni alle brigate.”

6. Costante avvicendamento dei comandanti.

7. Isolamento e trattamento tossico di chi ottiene risultati. “Se hai successo, diventi una star, e poi ti ritrovi in ​​un vicolo cieco. [Il generale Mykhailo] Drapatyi ha ricevuto il suo terzo rimprovero, addio. Mi dispiace, Drapatyi, credo che dopo questo discorso ci sarà un quarto rimprovero per te. Non vorrei che accadesse, ma non ci resta altra scelta che parlarne”, ha detto Fedorov.

8. È impossibile realizzare un progetto sistemico. “Perché ci si imbatte continuamente nelle stesse domande: ‘Ma perché?’ e ‘Ma come?'”, ha spiegato il ministro della Difesa ad interim.

9. Il capitale umano si sta esaurendo senza un’analisi adeguata. Fedorov ha affermato di aver svolto “molto lavoro”, compresa l’analisi delle perdite. “Ma le decisioni su chi debba essere supportato, chi no, chi debba essere rinforzato e chi no non si basano sui dati. Si basano sulla lealtà”, ha dichiarato.

10. Il blocco delle iniziative e il “fuoco burocratico”. “In sei mesi al Ministero della Difesa non siamo riusciti a cambiare la struttura organizzativa perché lo Stato Maggiore si rifiuta di approvarla: il nome sarebbe sbagliato, qualcos’altro non andrebbe bene, oppure non ci sarebbe bisogno di assumere nuovo personale”, ha spiegato Fedorov.

11. Costante disonestà. “Questo vale anche per me: affermazioni secondo cui avrei ordinato l’indagine su Skelia, avrei lanciato una campagna mediatica, avrei fatto questo o quello”, ha dichiarato il ministro della Difesa ad interim. [L’Ufficio investigativo statale ucraino sta conducendo un’indagine penale sull’unità Skelia – 425° Reggimento d’assalto separato – a seguito di segnalazioni di almeno 26 morti non in combattimento, abusi fisici e cure mediche inadeguate per le reclute. Il comandante dell’unità è stato sospeso e le autorità stanno attualmente indagando su presunti abusi sistemici – ndr.]

A quanto sopra, Fedorov ha proposto le proprie modifiche:

Ha aggiunto di aver proposto modifiche su tutti i punti.

“Quali soluzioni furono proposte all’epoca? Decisioni radicali in materia di personale. Ciò significava cambiare sia il Comandante in Capo che il Capo di Stato Maggiore … Significava creare un ambiente in cui leader forti potessero svilupparsi invece di essere ostacolati o costantemente rimproverati. Significava lavorare con specialisti IT e persone competenti. Significava un approccio gestionale diverso. Significava nominare comandanti di corpo d’armata di alto livello. Le unità droni d’assalto rappresentano un cambiamento fondamentale nel modo in cui concepiamo lo schieramento della fanteria: la tecnologia deve essere in prima linea nel combattimento. Dovremmo perdere i droni, non gli uomini, e solo allora la fanteria dovrebbe intervenire”, ha affermato Fedorov.

Ha inoltre proposto di “livellare” la linea del fronte e di attuare una dottrina basata sul principio di “non perdere personale laddove possibile”, tenendo conto del terreno e della situazione.

“L’assegnazione di tutte le risorse avviene tramite corpi d’armata: personale, droni, artiglieria, addestramento… Perché ci sono situazioni in cui, in definitiva, nessuno è responsabile di un tratto della linea del fronte”, ha affermato il ministro ad interim.

Ha inoltre affermato di aver proposto la creazione di un’Accademia di Guerra Moderna per addestrare nuovi leader capaci di comandare quartier generali e unità, la creazione di un consorzio di unità balistiche e antibalistiche, la chiusura dei cieli, il conseguimento della vittoria nella guerra economica e, più in generale, la trasformazione delle forze di difesa e lo sradicamento della corruzione negli appalti.

Come si può notare, è una persona intelligente, creativa e lungimirante. Una delle sue principali critiche riguardava l’uso degli “assalti di carne” da parte di Syrsky: egli sostiene che i droni dovrebbero essere usati prima, e solo successivamente le truppe. Ma questo forse rivela una fondamentale incomprensione delle Forze Armate Ucraine e del processo di Syrsky. Syrsky ricorre agli assalti di carne perché non ha altra scelta, è l’unico modo per incastrare le truppe nei fianchi russi e creare difficoltà ai fronti russi attivi, essenzialmente per arrestare l’avanzata che si sta infiltrando ovunque attraverso le linee ucraine.

Non si può applicare alla guerra una logica così semplice e lineare come fa Fedorov. Se le Forze Armate ucraine si attenessero rigidamente a una dottrina così nuova, con l’attuale sproporzione di capacità tra le due parti, è probabile che le truppe russe avanzerebbero ancora più rapidamente e le linee ucraine crollerebbero. In breve: gli assalti ucraini, condotti come una sorta di “difesa attiva” tattica – che consiste in piccoli e minacciosi contrattacchi – sono una delle poche qualità positive dell’esercito ucraino, per quanto sanguinosi.

Ora molte personalità di spicco si sono schierate contro Zelensky, tra cui il rispettato comandante delle forze congiunte Mykhailo Drapatyi, che ha pubblicato un post su Facebook .

Anche l’account ufficiale del Deep State, collegato all’AFU, ha chiesto la rimozione di Syrsky a favore di Fedorov, ricevendo un’enorme quantità di “mi piace” positivi:

Molte altre persone sono state colpite: ad esempio, il famoso esperto ucraino di radioelettronica Serhiy Flash ha annunciato con rabbia di essere stato rimosso dal suo incarico perché lavorava direttamente sotto il ministro della Difesa Fedorov, e di aver ora di fatto perso l’accesso a tutti i suoi strumenti e mezzi precedenti.

A partire da oggi, non sono più consigliere del Ministro della Difesa, Fedorov.

Cari produttori, sviluppatori e personale militare, non posso più fornirvi assistenza in alcun modo a livello del Ministero della Difesa . Mi dispiace.

Far parte del team di Fedorov è stato un onore per me. C’erano molti progetti e idee per il futuro, ma sfortunatamente…

Non posso parlare delle mie sfide personali e dei progetti che ora non potrò portare a termine. Qualcun altro deve continuare a lavorarci. La guerra continua.

Avevo accesso a diversi sistemi ed ero in grado di analizzare le azioni del nostro nemico e prevedere le sue mosse future. Non potrò più farlo :-((.

I gruppi nemici gioiscono del fatto che non sono più al Ministero della Difesa . Sono di pessimo umore. Ma non abbandonerò la mia strada e continuerò a difendere il Paese e ad aiutare i miei commilitoni.

Mykhailo Fedorov, grazie di tutto.

Tutto ciò avviene nel contesto di un più ampio rimpasto voluto da Zelensky, che ha portato alle dimissioni del Primo Ministro Svyrydenko.

https://www.yahoo.com/news/politics/articles/ukraines-prime-minister-resigns-zelenskyy-174622660.html

La riorganizzazione, che Zelenskyy non ha ancora spiegato nel dettaglio, sarebbe la quarta grande riorganizzazione del suo governo dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala.

Questi sconvolgimenti si verificano in un momento critico, proprio quando si diceva che l’Ucraina stesse per raggiungere una svolta decisiva nella guerra. Zelensky aveva annunciato la sua operazione segreta di “40 giorni”, che avrebbe dovuto concludersi con la Russia in ginocchio e Putin intento a implorare un cessate il fuoco. Invece, sembra che sia l’Ucraina stessa a essere nel caos, con Zelensky costretto oggi a tenere un discorso dietro un vetro antiproiettile per timore che i suoi stessi nazionalisti, infuriati, potessero rivoltarsi contro di lui.

Non esattamente un’immagine di grande sicurezza.

Sembra sempre più evidente che la nostra analisi fosse corretta: la campagna di pubbliche relazioni ucraina dei “40 giorni” non era altro che un disperato stratagemma diversivo per distogliere l’attenzione dal progressivo deterioramento del Paese. Se gli eventi attuali in Ucraina si verificassero in Russia, i titoli dei giornali di tutto il mondo sarebbero paragonabili a quelli euforici del 1991.

Certo, l’Ucraina ha ottenuto alcuni successi notevoli, in particolare colpendo navi russe nel Mar d’Azov la scorsa settimana. Ma questi successi avrebbero dovuto tradursi nella caduta di Putin, non di Zelensky, e quest’ultima sembra al momento molto più probabile della prima. Senza contare che la Russia ha iniziato a rispondere per le rime, devastando Odessa e rendendo inagibile qualsiasi nave che ora entri nel porto.

Video di un drone tedesco che ieri ha colpito una nave portacontainer diretta a Odessa:

Reuters riporta il risultato:

https://www.reuters.com/world/russian-attacks-could-cut-ukraine-grain-exports-by-third-2026-06-18/

L’articolo rileva che Odessa movimenta 6 milioni di libbre di merci al mese e che, per ragioni logistiche, solo un massimo di 1 milione di libbre può essere reindirizzato verso i porti sul Danubio.

Anche FT interviene:

https://www.ft.com/content/5c64e7a5-fe26-4f14-8d77-1d0f1d8a30d3

Allo stesso tempo, al momento Kiev ha esaurito completamente i missili Patriot, il che ha portato a una serie di attacchi balistici devastanti che la Russia sta ora conducendo a piacimento, senza alcuna intercettazione. Persino Serhiy Flash, il ministro degli Esteri ucraino, è stato costretto a rispondere alla domanda sul perché gli ultimi attacchi su Kiev non fossero stati preceduti da sirene o da alcun preavviso. La sua spiegazione è piuttosto illuminante: leggete il testo in grassetto qui sotto.

Perché a volte gli allarmi per missili balistici scattano dopo che il missile ha già colpito?

Tutte le informazioni relative ai lanci o ai preparativi per i lanci ci vengono fornite dai nostri partner. Nessuno di noi sa, e non dovremmo saperlo, come ottengano queste informazioni, ma non ci vuole un genio per capire che la fonte primaria di informazione è il monitoraggio satellitare dei siti di lancio e un sistema per la registrazione degli eventi di lancio.

Un missile può raggiungere Kiev in 2-4 minuti, quindi il tempo è molto limitato. Qualsiasi guasto al sistema comporterà un ritardo nella ricezione delle informazioni. Nessun sistema è perfetto, quindi i guasti sono possibili e il segnale di allarme potrebbe subire dei ritardi.

Capita spesso che venga emesso un allarme, ma che poi non avvenga alcun lancio. Questo perché i satelliti rilevano attività nei siti di lancio che precedono il lancio di un missile, ma per qualche motivo il lancio effettivo potrebbe non avere luogo.

Ricordate quante volte è scattato il falso allarme a Oreshk? Questo accade perché i satelliti di ricognizione rilevano visivamente attività nel sito di lancio, ma non è chiaro se il lancio avrà effettivamente luogo o meno.

In sintesi, conferma che tutti gli avvisi preventivi di attacchi russi provengono esclusivamente dai “partner” occidentali dell’Ucraina: l’Ucraina stessa non ha la capacità di rilevarli.

Ha inoltre confermato che, nei recenti attacchi, le “torri di ripetizione” bielorusse sembravano essere tornate operative a supporto dei droni russi Geran, che, a suo dire, aggiravano i confini della Bielorussia per colpire le stazioni di servizio di Malyn, in Ucraina.

È possibile che i ripetitori in Bielorussia vengano ancora occasionalmente utilizzati per lanciare attacchi contro l’Ucraina.

Questa mattina alle 7:11, un drone kamikaze Shahed ha attaccato una stazione di servizio a Malyn. Secondo i nostri dati radar, lo Shahed ha volato lungo il confine con la Bielorussia, poi ha raggiunto Korostyn sorvolando direttamente l’autostrada, dopodiché ha virato e ha sorvolato la linea ferroviaria fino a Malyn, dove ha attaccato la stazione di servizio. Questo comportamento è tipico di un drone controllato manualmente tramite telecamera.
La distanza dal punto dell’attacco ai confini della Federazione Russa è di 260 chilometri. Questa distanza è eccessiva per un collegamento radio diretto. In quel momento non c’erano altri Shahed (possibili ripetitori) in volo.

I servizi e gli enti competenti trarranno le conclusioni definitive dopo uno studio dettagliato della situazione.

Il nemico ha un disperato bisogno di attaccare la parte occidentale dell’Ucraina con i missili Shahed controllati online, ma senza ripetitori in Bielorussia non può farlo.

Non so se Lukashenko riuscirà a resistere alle “insistenti richieste” di ripetitori. Non escludo nemmeno che i ripetitori possano essere installati all’insaputa delle autorità bielorusse. Questo può essere fatto in modo rapido e semplice. Pertanto, dovrebbero monitorare più attentamente ciò che accade nel loro Paese.

E così si sono concluse le minacce di Zelensky, dalle quali Lukashenko avrebbe fatto marcia indietro.

Al momento, la Rada ucraina ha sospeso i lavori per una pausa estiva di un mese senza aver ancora approvato la nomina di un Ministro della Difesa.

Secondo quanto riportato dai media locali, il Parlamento ucraino (Rada) è andato in pausa estiva per un mese senza nominare un nuovo Ministro della Difesa o un nuovo Ministro degli Esteri.

Rimangono in sospeso importanti decisioni relative al personale, e la prossima sessione plenaria è prevista per il 18 agosto.

Ciò significa che la crisi è rimasta irrisolta come una ferita aperta, il che non gioca a favore di Zelensky e della sua cerchia, soprattutto in un momento in cui dovrebbe mostrare grande “sicurezza” nei confronti di una Russia presumibilmente “in difficoltà”.

Sembra che la sua operazione militare speciale di 40 giorni si stia rivelando controproducente, mentre la Russia ha registrato nuovamente importanti avanzamenti su tutto il fronte questa settimana, con le forze russe che si stanno avvicinando a Slavyansk-Kramatorsk e che avanzano anche a Zaporozhye e sul fronte settentrionale di Kharkov.

Basteranno altri attacchi alle raffinerie russe o alle navi cargo vuote nel Mar d’Azov a salvare la reputazione ormai in rovina di Zelensky?


Il vostro supporto è prezioso. Se avete apprezzato la lettura, vi sarei molto grato se decideste di sottoscrivere un abbonamento mensile/annuale per sostenere il mio lavoro e permettermi di continuare a fornirvi report dettagliati e approfonditi come questo.

In alternativa, puoi lasciare una mancia qui: buymeacoffee.com/Simplicius

Lavori in acque agitate, Widdecombe e la sfiducia del pubblico _ di Morgoth

Lavori in acque agitate, Widdecombe e la sfiducia del pubblico

Sulla sanguinosa montagna di domande senza risposta dello Stato britannico

Morgoth14 luglio
 LEGGI NELL’APP 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

C’è una scena alla fine di Chinatown in cui Jake Gittes (Jack Nicholson) fissa sconvolto il corpo senza vita della sua amante, Evelyn Mulwray (Faye Dunaway). Come è noto, il socio di Jake lo trascina via dalla carneficina con la frase:

‘Lascia perdere, Jake, è Chinatown’

A un primo livello, la frase mette chiaramente in luce l’estraneità etnica di Chinatown. A un livello più profondo, però, allude all’intricata rete di menzogne, corruzione, depravazione e incesto che ha portato alla morte. Significa che in questo mondo le falsità sono vere; ci sono complotti all’interno di intrighi, tutti sono corrotti e cercare una catarsi o la giustizia è semplicemente vano. È una descrizione appropriata della vita personale del regista Roman Polanski, così come del suo film.

Ultimamente ho ripensato molto alla fine di Chinatown e a quella frase, osservando le conseguenze dell’omicidio di Ann Widdecombe. La sfiducia nelle istituzioni è ormai così diffusa che qualsiasi cosa dicano la polizia o il governo viene accolta con forte scetticismo e rifiuto categorico. Detto questo, la versione dei fatti che dovremmo accettare, al momento in cui scrivo, è che un uomo bianco britannico con disabilità abbia guidato per cinque ore da Rotherham fino alla casa di Widdecombe nella campagna di Dartmoor, l’abbia picchiata a morte e poi abbia guidato per altre cinque ore per tornare a casa. E le autorità insistono sul fatto che l’omicidio non sia stato motivato politicamente, il che ci lascia solo con il dubbio sul perché l’abbia fatto e di che tipo di disabilità si tratti.

 Iscritto

Nonostante Ann Widdecombe fosse famosa per la sua devozione alla morale cristiana e la sinistra britannica avesse apertamente celebrato la sua morte, ci si aspettava anche che escludessimo la possibilità che la politica potesse aver motivato l’assassino, finché la situazione non è cambiata e la polizia antiterrorismo non ha preso in carico il caso.

Qualunque sia la verità sull’omicidio di Ann Widdecombe, non è certo la prima personalità britannica di spicco con sincere convinzioni morali a morire violentemente o in circostanze misteriose.

Negli anni Ottanta, lo Stato britannico dovette continuamente respingere l’opposizione all’energia nucleare, sia per i suoi usi civili come sostituto del carbone, sia per il suo ruolo militare. La CND (Campagna per il Disarmo Nucleare), le femministe, gli ambientalisti, i marxisti, i nazionalisti scozzesi e i giovani membri del Partito Laburista si opposero tutti con veemenza alle armi nucleari, a causa della minaccia che queste rappresentavano per i minatori e, di conseguenza, per i loro sindacati.

Hilda Murrell

Una stimata oppositrice dell’energia nucleare fu l’anziana naturalista Hilda Murrell. La Murrell era un’orticoltrice e membro fondatore dell’associazione ambientalista Soil Association, nota per la sua passione per la coltivazione delle rose. Come molti oppositori dell’energia nucleare, la Murrell si concentrò sui problemi causati dalle scorie nucleari, che considerava il “tallone d’Achille” del settore. Nel 1978 scrisse un saggio intitolato ” Qual è il prezzo dell’energia nucleare?”.

Nel 1984, prima della prima inchiesta sulla costruzione di una centrale nucleare chiamata “Sizewell B”, Murrell preparò un altro documento intitolato ” Il punto di vista di un cittadino comune sulla gestione dei rifiuti radioattivi”. Murrell raccontò ad amici e parenti di sentirsi osservata, di ricevere telefonate da cui nessuno rispondeva e di essere costantemente affiancata da “operai specializzati” che si presentavano a casa sua con varie scuse per giustificare il loro ingresso.

Lei credeva di essere spiata dallo Stato britannico e che questi volessero che lei lo sapesse. Murrell aveva un nipote, Robert Green, che ebbe a sua volta dei problemi con lo Stato britannico perché fu una delle poche persone interne coinvolte nell’affondamento della Belgrano durante la guerra delle Falkland.

Il 21 marzo 1984, la casa di Murrell nello Shropshire fu svaligiata, Murrell fu rapita e portata via nella sua stessa auto. Nell’abitazione furono riscontrati segni di una violenta colluttazione e la linea telefonica fu tagliata; il telefono stesso era mezzo staccato dalla cornetta. Il cadavere di Murrell fu ritrovato giorni dopo in un piccolo bosco in una proprietà agricola. Era seminuda e presentava tagli sulle mani e sull’addome. Morì di ipertermia.

Un agricoltore del posto insistette di aver perlustrato personalmente il boschetto nei giorni successivi e che il corpo di Murrell non poteva essere rimasto lì per tutto quel tempo. Un ragazzo di sedici anni, Andrew George, che non corrispondeva alla descrizione dell’autista e che non sapeva guidare, divenne il principale sospettato e fu infine condannato per il crimine. George era certamente in casa di Hilda Murrell. Il deputato laburista Tam Dalyell e la giornalista investigativa Judith Cook, autrice di due libri sull’omicidio, rimasero estremamente scettici.

Esistono, essenzialmente, due teorie sull’omicidio di Hilda Murrell: o una rapina finita male o un’operazione di stato. Entrambe presentano paradossi e punti irrisolti.

La causa ufficiale della sua morte è stata l’ipertermia.

Una nazione che vale la pena proteggereUna nazione che vale la pena proteggereMorgoth·9 giugno 2025Leggi la storia completa

Willie McRae

Un anno dopo il caso Hilda Murrell, Willie McRae, membro di spicco del Partito Nazionalista Scozzese e attivista antinucleare, morì in circostanze altrettanto singolari. McRae si era battuto con successo contro lo stoccaggio di scorie nucleari nelle Galloway Hills, in Scozia. Secondo McRae, lo Stato britannico avrebbe dovuto “mettere le scorie nucleari dove Guy Fawkes aveva messo la sua polvere da sparo”.

McRae affermò che il suo ufficio a Glasgow era stato svaligiato e che era sotto sorveglianza. Annotò la targa di un’auto che girava regolarmente intorno al suo luogo di lavoro e la consegnò alla polizia. Tuttavia, la polizia affermò che quella targa e quel veicolo non esistevano. Sia McRae che la polizia scozzese sapevano benissimo che la Special Branch e l’MI5 non avevano le loro auto registrate presso la DVLA (Driver and Vehicle Licensing Agency).

I suoi fascicoli sulle attività antinucleari sparivano regolarmente o venivano rovistati. In un caso, gli fu comunicato che la polizia scozzese aveva preso dei fascicoli per “custodirli”.

Forse non senza motivo, Willie McRae divenne sempre più paranoico. Era incline ad episodi di forte alcolismo e depressione. Iniziò a portare con sé una vecchia pistola che aveva acquistato durante il suo periodo nell’esercito britannico in India.

Il 4 aprile 1985, l’appartamento di McRae prese improvvisamente fuoco . Un passante, Pat Gallagher, un carrellista, si precipitò nell’edificio per prestare soccorso e raccontò di aver visto un uomo in tuta da lavoro con una valigetta uscire proprio mentre lui entrava. Gallagher chiese informazioni sull’incendio e l’uomo in tuta rispose semplicemente di avere “fretta di andare al lavoro”. Gallagher quindi trasse in salvo McRae, nonostante quest’ultimo cercasse di rientrare per recuperare i suoi documenti.

Nonostante tutto, McRae era di buon umore, secondo quanto riportato da molti , perché aveva ottenuto un importante successo nella sua lotta contro lo Stato britannico, esclamando: “Li ho presi!”.

Quella sera, dopo essere scampato per un pelo all’asfissia, McRae lasciò Glasgow per raggiungere in auto il suo cottage isolato nel Ross-shire, nel nord della Scozia. Prima di partire, McRae scherzò con un poliziotto mentre acquistava del whisky. Il poliziotto notò che due uomini lo stavano seguendo.

La mattina seguente, due turisti australiani trovarono McRae nella sua Volvo. Si trovava a circa 27 metri dalla strada, nella brughiera, a cavallo di un piccolo ruscello.

McRae era privo di sensi e fu trasportato in ambulanza all’ospedale di Inverness. Tuttavia, lì si scoprì che aveva subito un grave trauma cranico, quindi fu trasferito all’ospedale di Aberdeen, dove si scoprì che McRae era stato colpito alla testa da un proiettile.

Tornati sul luogo dell’incidente, la situazione si fa ancora più strana. La pistola di McRae è stata ritrovata lontano dalla sua auto incidentata, nel piccolo ruscello. In questo scenario, McRae sarebbe uscito di strada, finendo fuori strada tra la fitta brughiera, per poi spararsi alla tempia e lanciare la pistola a 18 metri di distanza, dove sarebbe atterrata nel ruscello.

La teoria alternativa è che la polizia abbia rimosso l’auto pensando si trattasse di un semplice incidente di routine, per poi riportarla nel posto sbagliato. Questo potrebbe spiegare la misteriosa pistola che volava fuori dal finestrino. Se McRae si fosse suicidato, avrebbe potuto semplicemente lasciarla cadere dalla finestra. Tuttavia, pubblicamente, la polizia ha categoricamente negato di aver mai spostato l’auto; questa è stata ritrovata solo anni dopo in archivi e documenti interni.

In ogni caso, la causa ufficiale della morte è stata il suicidio.

Jill Dando

A differenza dei casi di Hilda Murrell e Willie McRae, il caso di Jill Dando sarà familiare alla maggior parte delle persone nel Regno Unito e forse anche oltreoceano. Dando, una delle presentatrici più popolari e di spicco della BBC negli anni ’90, era, secondo le parole del Guardian :

Mentre Dando stava per inserire le chiavi nella serratura per aprire la porta d’ingresso della sua casa a Fulham, venne afferrata da dietro. Con il braccio destro, l’aggressore la bloccò e la spinse a terra, tanto che il suo viso sfiorava il gradino piastrellato del portico. Poi, con la mano sinistra, le sparò un colpo alla tempia sinistra, uccidendola sul colpo. Il proiettile le entrò in testa appena sopra l’orecchio, parallelamente al terreno, e uscì dal lato destro.

La natura precisa della terribile morte di Dando non è mai stata messa in discussione. La controversia riguarda chi ne è stato il responsabile e perché.

L’indagine iniziale e il procedimento penale si concentrarono su Barry George, un “solitario del posto” che possedeva ritagli di giornale su Jill Dando e mostrava un interesse alquanto singolare per le celebrità femminili. Nel 1983 George era stato arrestato per aver perseguitato la principessa Diana, armato di corda e coltello. La Dando non era molto diversa da Diana nell’aspetto fisico.

Tuttavia, essere un tipo strano non implica necessariamente elevate capacità di assassinio, e George è stato rilasciato nel 2008 dopo essere stato condannato per l’omicidio di Dando.

Le teorie sull’omicidio di Dando rispecchiano in molti modi i cambiamenti di atteggiamento della società britannica. Nei primi anni 2000, oltre agli ex fidanzati o ai folli solitari, l’attenzione era principalmente concentrata sulla reazione della Serbia ai bombardamenti della NATO e sul sostegno al Kosovo. Dando era stato il volto dell’impegno umanitario britannico durante la campagna nei Balcani. Tre giorni prima dell’omicidio di Dando, la NATO aveva ucciso 13 giornalisti a Belgrado bombardando la sede dell’emittente statale.

Più recentemente, questa teoria sulla morte di Dando ha perso slancio ed è stata sostituita da una teoria secondo cui Jill Dando stava per smascherare una vasta rete di pedofili che ruotava attorno alla BBC e a Jimmy Savile. La teoria ha guadagnato terreno in seguito alla serie Netflix intitolata ” Who Killed Jill Dando?” , ma si basa anche su fatti accertati, ovvero l’esistenza (o l’esistenza) di una rete di pedofili di spicco all’interno della BBC e delle istituzioni di potere e influenza britanniche.

Vuoi reincantare il mondo? Incontra Jimmy SavileVuoi reincantare il mondo? Incontra Jimmy SavileMorgoth·27 marzo 2024Leggi la storia completa

Inoltre, si sostiene, in quanto presentatrice del programma di punta della BBC, Crimewatch, all’epoca Dando aveva i contatti e la visibilità necessari per mettere in luce il problema, se lo avesse desiderato.

Personalmente trovo difficile credere che la BBC avrebbe dato il via libera a un’inchiesta giornalistica così compromettente su se stessa. Sebbene Dando avesse la notorietà necessaria per scrivere un libro o magari realizzare un documentario trasmesso da un’altra emittente, la cosa peggiore è che non esiste alcuna prova a sostegno di questa affermazione, a parte una fonte anonima citata dal Daily Star.

In ogni caso, ci troviamo di fronte all’ennesimo caso misterioso che aleggia nella coscienza nazionale. Un’altra figura di spicco, molto amata e di innegabile integrità, assassinata per mano di forze ignote.

refer to caption

Dottor David Kelly

In seguito alla pubblicazione del “dossier fasullo” di Tony Blair e Alistair Campbell, che presentò al popolo britannico la guerra in Iraq come una questione di estrema urgenza, si scoprì che il dottor David Kelly, esperto di guerra biologica, aveva divulgato critiche al giornalista della BBC Andrew Gilligan. Kelly accusò il governo Blair di aver esagerato la minaccia rappresentata da Saddam Hussein e che la minaccia di 45 minuti rappresentata dal regime semplicemente non esisteva.

Le implicazioni delle rivelazioni di Kelly non si limitarono a mettere in imbarazzo il governo Blair; misero in luce, implicitamente, la bancarotta morale dell’agenda neoconservatrice americana.

In qualità di ispettore delle Nazioni Unite per il disarmo, Kelly aveva promesso ai suoi contatti iracheni che, se si fossero semplicemente conformati alle (infinite) richieste degli Stati Uniti e del Regno Unito, il loro paese sarebbe stato risparmiato dall’invasione. Kelly alla fine si rese conto che la guerra sarebbe scoppiata comunque e che i suoi contatti sarebbero probabilmente stati uccisi. Kelly temeva di essere a sua volta considerato un bugiardo.

Stranamente, Kelly aveva persino predetto l’esatta natura della sua morte. Come scrisse l’Irish Times :

Il signor Broucher ha affermato di aver chiesto cosa sarebbe successo se l’Iraq fosse stato attaccato nonostante le rassicurazioni del dottor Kelly. “La sua risposta, che ho interpretato come una battuta buttata lì, è stata: ‘Sarò trovato morto nel bosco’.”

“Ho pensato che potesse intendere dire che correva il rischio di essere attaccato in qualche modo dagli iracheni”, ha detto Broucher.

“Ora capisco che forse stava pensando a cose piuttosto diverse.”

Kelly, sottoposto a fortissime pressioni da parte della stampa, del governo e dei servizi segreti, uscì per la sua passeggiata pomeridiana il 17 luglio 2003. Il suo corpo fu ritrovato la mattina successiva da alcuni volontari che lo stavano cercando. Aveva assunto una dose eccessiva delle pillole per l’artrite della moglie, nonostante avesse sempre avuto una forte avversione per i farmaci. A quanto pare si era tagliato i polsi con un coltello da potatura, recidendo però la vena sbagliata, e i volontari notarono che non c’era quasi sangue né su di lui né intorno a lui.

Inoltre, un elicottero dotato di rilevatore di calore era passato direttamente sopra il luogo del ritrovamento il giorno precedente, senza rilevare nulla. Ciò ha indotto molti a sospettare che fosse stato rapito e che il suo corpo fosse stato riportato in seguito nel bosco.

Dopo aver trovato Kelly e aver avvisato la polizia, i volontari hanno dichiarato alla Commissione d’inchiesta Hutton che, nel frattempo, il corpo di Kelly era stato spostato da dove si trovava, accasciato contro un albero, a terra.

Nonostante le stranezze che circondavano il caso di David Kelly, Lord Hutton, nominato da Blair e considerato da quest’ultimo una persona affidabile, impose un’ordinanza restrittiva di 70 anni sull’autopsia di Kelly, sulle fotografie, sulla cartella clinica e sul referto tossicologico per “proteggere la privacy della famiglia”.

La causa ufficiale della morte è stata un’emorragia (sanguinamento abbondante) causata da ferite da taglio al polso sinistro. Il Guardian riporta che il patologo che ha eseguito l’autopsia l’ha definita così:

Un caso da manuale di suicidio, ma avrebbe “desiderato moltissimo” trovare prove di omicidio.

Conclusione

Il termine che i servizi segreti britannici usano per descrivere un assassinio o un omicidio su commissione è “Wet Job”. Un’espressione che a quanto pare hanno preso in prestito dall’Unione Sovietica, dove un lavoro simile veniva chiamato “Wet Work”. Sto forse dicendo che Jill Dando, Willie McRae o Hilda Murrell siano esempi di agenti dell’MI5 che hanno svolto dei “Wet Job”? No. Onestamente, non ne ho idea. Né sto insinuando che Ann Widdecombe sia stata uccisa dal “deep state”. Con ogni probabilità, è stato un estremista di sinistra.

Il problema è che il contesto culturale è tale che questi strani misteri e interrogativi irrisolti si accumulano e incombono su ogni conversazione, ogni caso di coinvolgimento governativo viene trattato con profondo sospetto e, quando si scava un po’, di solito si trova qualcosa e non il nulla.

Dal punto di vista culturale, i servizi segreti britannici rappresentano qualcosa di squallido e sordido. Evocano l’immagine di un carrierista depresso alla John le Carré che mescola una tazza di tè tiepido, si aggira fuori da pensiline degli autobus imbrattate di graffiti e maleodoranti di urina, spiando qualcuno con una solida moralità.

Forse c’è anche in gioco l’antico spirito anglo-liberale. Diamo per scontato che lo Stato sia malevolo, inaffidabile, ambiguo e che i suoi scagnozzi debbano essere di basso livello morale. L’uomo in tuta da lavoro con la valigetta che fugge dal misterioso incendio nel caso di Willie McRae ne è l’incarnazione.

Ci chiediamo: esistono ancora persone del genere nello Stato britannico? Ancora oggi, quando tutto è digitale e gay? E quando lo diciamo ad alta voce, con sincerità, quasi sempre riceviamo una risposta che equivale a:

Lascia stare, Jake, è Chinatown.

 Iscritto

Devo ringraziare questo straordinario documentario di otto ore per l’aiuto che mi ha fornito nella stesura di questo articolo.

Invita i tuoi amici e guadagna premi

Una nazione che vale la pena proteggere

Un racconto di fantasia su un incontro a tarda notte ispirato a John le Carré

Morgoth

9 giugno 2025

A tarda notte, alla Thames House, sede centrale dell’MI5, il capo sezione Guillman presiede una riunione in una stanza dall’atmosfera cupa, alla presenza di cinque uomini in procinto di ricevere le istruzioni per la loro nuova missione…

Dopo una lunga pausa, Guillman si schiarisce la voce.

Guillman: Buonasera, signori. Vedo che siete sopravvissuti alla pioggia. Nostor, devo dire che hai fatto un lavoro davvero eccellente nell’Operazione Chestnut. Spero che tu ti sia riposato a dovere.

Nostor: Sì, signore, è bello essere di nuovo sul campo, anche se si tratta di una palude scozzese.

Guillman: Mi pare di capire che i componenti siano in viaggio verso il Texas, Cobalt?

Cobalt: In effetti, ora è un problema degli americani, signore.

Guillman: Ottimo. Com’è andato il viaggio in auto dai Cotswolds, Holden?

Holden: È sempre più facile andarsene da Londra che arrivarci, signore.

Guillman (sorridendo): Giusto, beh, sì, certo. Allora… cominciamo?

George (guardando l’orologio): Ho la sensazione che la cosa sia collegata ai recenti disordini a Barnsford, agli omicidi.

Guillman (mentre distribuisce dei fascicoli): Sì, beh, questa è solo una delle tante questioni correlate, George. Sembrerebbe, signori, che ci sia una novità in arrivo proprio dal Ministero dell’Interno.

Gli uomini aprono i loro fascicoli.

Toby: Sabotaggio politico?

Nostor: Acquisizione di materiale compromettente e prove di evasione fiscale?

George: Non sono un po’ troppo vecchio per la solita routine del pub e del pony, Guillman?

Cobalt: Di cosa si tratta, esattamente?

Guillman: Queste, Cobalt, sono le nuove priorità del Ministero dell’Interno e dello Stato in generale, che è sempre più preoccupato per le manovre politiche, le campagne di disinformazione e l’indebolimento del tessuto sociale del Regno Unito da parte dell’estrema destra.

George: Sapevo che si trattava di Barnsford.

Nostor: Scusa, Barnsford? Mi sono perso forse un attentato terroristico?

Guillman: Beh, non proprio; c’è stata una serie di brutali accoltellamenti che, secondo il Ministero dell’Interno, alimentano le narrazioni dell’estrema destra e incoraggiano gli elementi estremisti. Ma…

Holden (alzando gli occhi al cielo): Credo che l’assassino fosse di origini immigrate.

Guillman: Sì, beh. Ciò che preoccupa maggiormente è che il Ministero dell’Interno stia per pubblicare i dati sulla popolazione del Regno Unito in vista del fatto che i britannici bianchi, così come risultano dal censimento, diventeranno una minoranza tra qualche decennio.

George (sospirando): Non è forse un compito che spetta agli organismi semi-pubblici e al dipartimento del “nudge”?

Holden: O quei dilettanti del Guardiano.

Guillman: Non proprio. Il Ministero dell’Interno ha ritenuto opportuno ridefinire i termini di ciò che costituisce il “terrorismo” per includervi l’ideologia, i valori e gli atteggiamenti della supremazia bianca. O, piuttosto, il potenziale terrorismo. In ogni caso, ragazzi, il terrorismo è intrinsecamente una minaccia alla sicurezza nazionale, e questo lo fa ricadere sulle nostre spalle. Stiamo assistendo alla formazione continua e a lungo termine di reti e cellule, alla diffusione dell’ideologia e, molto probabilmente, a una manifestazione politica dell’estremismo.

George (con aria stanca): A Belfast, avremmo messo dietro le sbarre i più violenti e avremmo dato una mano ai moderati politici. Devo dedurre che in questa operazione stiamo adottando un approccio operativo diverso, Guillman?

Guillman: Niente affatto, abbiamo già i moderati al loro posto, George. Tu ti occuperai della solita routine per scovare eventuali estremisti che tentino di infiltrarsi e compromettere le persone di cui Westminster è soddisfatta. Credo che il motto “Valori, non dati demografici” riassuma bene il concetto.

Cobalt: I “pesi massimi” – presumo che esistano davvero – da dove si riforniscono esattamente di esplosivi e attrezzature? Sono gli FSS a contrabbandarli attraverso il Mar Baltico?

Guillman: Non lo sappiamo, ed è proprio questo il problema.

Toby: Spostare le risorse dal radicalismo islamico all’estrema destra è… discutibile, visto che sappiamo quanti elementi pericolosi presenti nelle moschee sono già stati identificati.

Guillman (sospirando): È un’operazione di relazioni con la comunità, Toby.

Nostor: A grandi linee, quanti segni ci sono? E quanti giocatori?



Guillman: Si stima che…

Holden (interrompendolo): Decine di milioni. Se il criterio per definire una potenziale cellula terroristica è il semplice fatto di essere stanchi dell’immigrazione, allora ci sono letteralmente decine di milioni di possibili sospetti.

Guillman (con pazienza): Ed è per questo, Holden, che il nostro Toby verrà integrato nei sistemi di tracciamento informatico già esistenti per risalire alle fonti di questa, diciamo così, “disinformazione”, prima di arrivare a quella situazione potenzialmente spiacevole.

Nostor (frustrato): Devo forse credere che gli uomini del mio golf club siano potenziali vittime che aspettano solo di essere manipolate dai giocatori, e che il criterio sia la stanchezza nei confronti del multiculturalismo?

Holden: Le ipotesi di base dell’operazione sono assurde; non rispecchiano la realtà della popolazione. Rispecchiano solo come Westminster e il Ministero dell’Interno vorrebbero che fosse!

Guillman: L’ipotesi di base del Ministero dell’Interno è che la strage di Barnsford, unita ai dati demografici di prossima pubblicazione, comporterà un aumento del livello di minaccia alle infrastrutture e alle relazioni con la comunità.

George: Nell’Ulster, la posizione moderata era quella della negoziazione e del dialogo. Eppure l’obiettivo della riunificazione irlandese rimaneva, sebbene fosse stato rinviato a data da destinarsi. Devo dedurre che non sarà consentito alcun dialogo sulle dinamiche demografiche del Regno Unito?

Guillman: No, temo proprio di no, George.

George: E i nostri valori democratici sono…

Guillman: Il Ministero dell’Interno ritiene che ci stiamo adoperando per proteggerli, George.

George (pulendosi gli occhiali): Sono davvero grato di poter andare presto in pensione.

Toby: Allora, chi è il nostro giocatore numero uno?

Guillman: Riteniamo che John Tompkins, ex membro del Partito Conservatore, abbia ormai preso una strada propria e non solo stia virando verso l’estremismo, ma stia anche creando le strutture di un’organizzazione politica nativista volta a sovvertire le elezioni locali. Riteniamo inoltre, George, che abbia una relazione con una segretaria.

George (alzando gli occhi al cielo): Il mio ultimo lavoro, questo è l’ultimo.

Cobalt: Ma Barnsford non si trova forse nel vecchio collegio elettorale di Tompkins?

Holden: Sì, è proprio così. A quanto pare, chiudere un occhio di fronte alla barbarie oggi ti colloca nella sacra categoria dei “moderati”. Qualcuno dovrebbe dirlo a Tompkins.

Guillman: Ci abbiamo provato, Holden.

Toby: Anch’io ho tre figli.

Cobalt: Ho un mutuo e un’ex moglie.

Guillman: Siamo professionisti e siamo bravi nel nostro lavoro.

Holden: Volevo proteggere la mia nazione.

George (sorridendo): Ah, idealismo, quanto mi sei mancato in tutti questi anni.

Cobalt ride a crepapelle.

Nostor: La polizia non può perseguire Tompkins per incitamento all’odio o istigazione?

Guillman: Le infrazioni relative all’incitamento all’odio e alla propaganda di odio tendono a riguardare teppisti e utenti dei social media, non chi ha studiato nelle scuole pubbliche e frequenta i circoli privati di Hampstead.

Cobalt: È tipico; diciamoci la verità: c’è il rischio che i reazionari minino il Regno Unito così com’è, anziché come vorrebbero che fosse.

Holden: E com’è che… quello che è successo a Barnsford e il modo in cui gli organismi parastatali influenzano l’opinione pubblica.

George: Lo facciamo fin dai tempi della “Domenica di sangue”.

Holden: Allora, chi sono i nuovi “Paddies”?

Cobalt: È un lavoro.

Guillman: Tompkins sta raccogliendo fondi nelle zone operaie del Nord, quindi, se puoi, Nostor, dai un’occhiata e verifica se è tutto in regola. Essendo tu stesso del Nord, forse ti farà piacere fare un salto a casa.

Nostor: Non è più come una volta. È cambiato parecchio, e non in meglio.

Holden fece un sorrisetto.

Guillman: Beh, signori, se non c’è altro, credo che per stasera possiamo chiudere qui. Non dimenticate i vostri fascicoli prima di andarvene. Holden, tu potresti restare ancora un po’. George…

George (guardando fuori la pioggia): Sì. È meglio che mi vada. Di notte, ultimamente, le strade non sembrano più sicure, e non riesco più a muovermi come una volta…

Vuoi riportare la magia nel mondo? Ti presentiamo Jimmy Savile

Fai attenzione a ciò che desideri…

Morgoth

27 marzo 2024

∙ A pagamento

«Che il nuovo anno ti dia il coraggio di infrangere i tuoi propositi fin da subito! Il mio piano è quello di rinunciare a ogni forma di virtù, così da trionfare anche quando cado!»

― Aleister Crowley, *Moonchild*

Jimmy Savile nacque il giorno di Halloween del 1926, settimo figlio di una famiglia della classe operaia di Leeds, in Inghilterra. Nel 2011, secondo le sue ultime volontà, fu sepolto in una bara ricoperta d’oro, disposta con un’inclinazione di 45 gradi a Scarborough, di fronte proprio a quel tratto di mare in cui il romanzo di Bram Stoker Draculaapprodò nel romanzo. Non si sposò mai, non ebbe figli e non c’era alcuna prova che avesse mai avuto una relazione normale.

Era, con ogni probabilità, la figura pubblica più odiata della Gran Bretagna.

Eppure non era sempre stato così. Savile era uno dei volti più noti dello spettacolo britannico nella seconda metà del XX secolo. Aveva accesso immediato alla famiglia reale, ai politici, ai magnati dei media, alle pop star e alle celebrità di ogni genere e tipo. Per anni, prima della sua morte, voci e accuse scandalistiche e grottesche contro Savile avevano covato sotto la cenere sulla stampa scandalistica; Savile morì opportunamente proprio prima che la situazione finisse per sfuggire di mano.

Nel dibattito politico, Jimmy Savile è diventato una sorta di contrattacco utilizzato dai liberali britannici ogni volta che si menziona la questione delle “bande di adescamento” islamiche. L’implicazione, sebbene spesso espressa esplicitamente, è che non sono tanto i crimini delle bande di adescamento islamiche a infastidire la destra britannica, quanto il fatto che i loro membri non siano bianchi. Savile è il loro esempio di riferimento di un uomo bianco che era anche un pedofilo e un pervertito. Ne consegue una tendenza diffusa in gran parte della destra britannica a considerare Jimmy Savile e i suoi crimini straordinari come una sorta di diversivo proprio per questo motivo. Tuttavia, è anche vero che questi giochi di inquadramento narrativo servono a confondere le acque e a distogliere l’attenzione da un altro filone di indagine su Jimmy Savile, ovvero la pura e semplice stranezza di quell’uomo.

Essendo cresciuto negli anni ’80 e ’90, anch’io, come tutti in Gran Bretagna, vedevo Savile regolarmente in televisione. Anche se non gli prestavo molta attenzione, trovavo insolito che un uomo così anziano fosse in prima linea nell’intrattenimento per bambini; la prassi standard, com’era prevedibile, era quella di rivolgersi almeno a un pubblico “giovane” con presentatori giovani e alla moda. Eppure, in mezzo a bionde frivole, pupazzi scadenti e jeans attillati, c’era questo vecchio inquietante con lunghi capelli grigi che spuntavano da sotto un cappuccio, un sigaro enorme tra le mani ricoperte d’oro — ed era lì fin da quando i miei genitori erano bambini piccoli.

Il nostro “zio Jimmy” era amato da tutta la nazione per la sua attività di beneficenza; in realtà, tale attività gli consentiva semplicemente di stare a stretto contatto con i malati e i moribondi, in particolare con i bambini, sui quali abusava. Savile, pur essendo uno dei volti più famosi del Paese, lavorava infatti come facchino volontario all’ospedale di Leeds proprio per entrare in contatto più stretto con i malati. Aveva accesso illimitato ai pazienti psichiatrici del manicomio di massima sicurezza di Broadmoor.

Il Rapporto ufficiale del governo L’analisi delle attività di Savile a Broadmoor comprende dettagli quali:

1.8. Savile sapeva essere affascinante e persuasivo, almeno per alcuni, ma allo stesso tempo era presuntuoso, narcisista, arrogante e privo di qualsiasi empatia. Era anche molto manipolatore, e molti membri del personale erano convinti che avesse stretti legami con persone influenti e che avesse il potere di farli licenziare.

1.11. Savile utilizzava il suo alloggio a Broadmoor e la sua roulotte per intrattenere un flusso costante di visitatrici, nessuna delle quali era una paziente. Alcune collaboratrici lo guardavano con diffidenza, anche se a quanto pare non tutte. I funzionari del Ministero della Salute erano a conoscenza della sua reputazione generale di condurre uno stile di vita promiscuo, ma all’epoca non vi era alcun indizio che ciò coinvolgesse minori. Non vi sono prove che la sua reputazione o il suo comportamento abbiano indotto qualcuno a mettere in discussione la sua idoneità ad accedere all’ospedale.

1.13. Almeno fino alla fine degli anni ’80, le pazienti erano obbligate a spogliarsi completamente per indossare l’abito da notte e fare il bagno, sotto lo sguardo del personale. Concludiamo che Savile a volte si recasse nei reparti in quei momenti per osservare. Inoltre, sbirciava dalle porte mentre le pazienti facevano il bagno e faceva commenti inappropriati. Non abbiamo trovato prove attendibili che dimostrino che eventuali reclami da parte del personale o delle pazienti riguardo a Savile all’epoca fossero stati segnalati ai superiori o fossero stati oggetto di indagini. Sia il personale che le pazienti ritenevano che Savile occupasse una posizione di potere e autorità e potesse rendere le loro vite molto più difficili, e la cultura istituzionale di Broadmoor all’epoca scoraggiava fortemente entrambi i gruppi dal segnalare tali episodi.

Guardianorapporto del 2014sostiene che Savile fosse dedito alla necrofilia e che “facesse cose” con i cadaveri a cui aveva accesso:

Il defunto Top of the PopsDa un’indagine ufficiale è emerso che il conduttore aveva libero accesso all’obitorio dalla fine degli anni ’70 alla metà degli anni ’90; l’indagine ha concluso che l’interesse di Savile nei confronti dei defunti «non rientrava nei limiti accettabili».

Un’ex infermiera del Broadmoor ha riferito agli investigatori che Savile sosteneva di aver compiuto atti sessuali sui cadaveri e di aver “scherzato” nell’obitorio, posando per delle fotografie con i defunti dopo averli disposti in posizioni oscene.

L’ex infermiera ha dichiarato: «Lui [Savile] diceva che mettevano insieme i corpi, di uomini e donne, e ha anche detto che scattavano delle fotografie e che lui stesso era stato coinvolto in alcune di esse… Ero un po’ sconvolta perché a quei tempi non avevo idea di cosa fosse la necrofilia. A molti pazienti di Broadmoor sarebbe stata diagnosticata questa condizione, ma io non capivo bene cosa significasse, e a un certo punto me ne sono semplicemente andata.”

Si sostiene inoltre che Savile utilizzasse gli occhi di vetro dei defunti come gioielli:

Un testimone ha raccontato: «Ho guardato le sue mani e aveva questi anelli d’argento enormi e disgustosi con delle protuberanze, e io ho fatto tipo: “Sì, mm”, bisogna sempre essere gentili con una superstar, “Sì, Jim”. E lui ha detto: “Sai cosa sono? Sono occhi di vetro prelevati dai cadaveri dell’obitorio di Leeds dove lavoro, e adoro lavorare lì; di notte spingo i carrelli con i cadaveri in giro e mi piace da morire”».

Si diceva che Savile fosse il migliore amico del responsabile dell’obitorio del Leeds General Infirmary, ormai deceduto, e che avesse avuto accesso regolare e senza sorveglianza all’obitorio dalla fine degli anni ’70 fino alla metà degli anni ’90.

Il rapporto ufficiale della polizia sulle malefatte di Savile indica che il numero delle vittime sia pari a 450, di cui 328 bambini.

Nonostante numerose figure di spicco dell’establishment britannico avessero riconosciuto che era risaputo che Savile fosse un mostro, i suoi crimini hanno potuto continuare senza sosta, decennio dopo decennio.

Affermare con disinvoltura che intorno a Savile aleggi una “energia oscura” è un eufemismo estremo. Più si scava nella mitologia che lo circonda, più si ha la sensazione di aprire un portale su un abisso in cui le norme convenzionali iniziano a liquefarsi e a dissolversi.

Ad esempio, il giardino dell’attico di Savile a Leeds fu anche il luogo in cui il serial killer Peter Sutcliffe uccise la sua terza vittima, Irene Richardson. Per coincidenza, Sutcliffe, dopo essere stato condannato per l’omicidio di 13 donne, sarebbe stato trasferito all’ospedale di Broadmoor dove, ovviamente, Jimmy Savile aveva mano libera.

Il Specchio rapportisugli strani incontri tra Savile e Sutcliffe:

«Jimmy Savile era un assiduo frequentatore di Broadmoor. Prestava molta attenzione a Sutcliffe», ha dichiarato al Daily Star. Ha poi spiegato che Savile era «molto loquace» con l’assassino, al punto che entrava sempre nella cella di Sutcliffe e «bevevano il tè insieme». Ha aggiunto: «Mi ha fatto pensare che ci fosse qualcosa sotto, c’era qualcosa che non andava».

Savile è persino riuscito a “ingannare” il pugile Frank Bruno spingendolo a posare per una fotomentre stringeva la mano a Sutcliffe.

Nel corso dei decenni dedicati alla sua attività “benefica”, Savile era attratto dai luoghi in cui si trovavano malati, moribondi o defunti, nonché dai bambini. In quest’ottica, il suo programma televisivo Jim ci penserà, in cui Savile si occupava di realizzare i sogni dei bambini, può essere ragionevolmente considerato nient’altro che un canale attraverso il quale i bambini britannici venivano convogliati verso lo stesso Savile.

Lo Stregone

Da vero uomo della televisione, Savile si rifiutava categoricamente di avere a che fare con Internet e, quando i giornalisti gli facevano domande al riguardo, rispondeva come se non sapesse nemmeno cosa fosse. Ciononostante, gli investigatori del web e gli esoteristi degli anni 2000 e dei primi anni 2010 iniziarono a portare alla luce aspetti ancora più oscuri dell’uomo che John Lennon definiva “Re Salomone”. Re Salomone aveva 300 mogli, mentre Jimmy Savile non ne aveva nessuna. Non aveva nemmeno concubine pubbliche. Ciononostante, Savile intrattenne per anni una corrispondenza privata con il principe Carlo, offrendogli consigli sulle donne e sulle relazioni. Inoltre, divenne evidente che, nelle sue innumerevoli apparizioni televisive, Savile stava anche dicendo al pubblico, guardandolo dritto negli occhi, di essere un pervertito, attraversoletteralmente centinaia di auto-battute e allusioni a sfondo sessuale. Questa abitudine di gongolare o di alludere direttamente alle proprie perversioni in tono scherzoso viene spesso definita “la Rivelazione del Metodo”.

Nel suo libro Società segrete e guerra psicologica, Michael A. Hoffman descrive il processo:

Il principio alchemico della “Rivelazione del Metodo” ha come componente principale una derisione beffarda, simile a quella di un clown, nei confronti della vittima o delle vittime, intesa come dimostrazione di potere e macabra arroganza. Quando ciò viene messo in atto in modo velato, accompagnato da determinati segni occulti e parole simboliche, e non suscita alcuna risposta significativa di opposizione o resistenza da parte del bersaglio o dei bersagli, costituisce una delle tecniche più efficaci di guerra psicologica e di violenza mentale.

Jimmy Savile, lo stregone e la bestia, si prendeva gioco delle sue vittime indifese dagli studi televisivi e dalle piattaforme dell’establishment britannico.

Il volume del simbolismo esoterico e occulto associato a Jimmy Savile è talmente vasto che questo saggio andrebbe fuori controllo se tentasse di descriverlo nei minimi dettagli. Questo splendido documentario video di 45 minuti del 2014, invece, sì. Elencherò alcuni punti per illustrare il concetto.

* Halloween, il giorno in cui è nato Saville, viene descritto da Wikipedia come segue:

Samhain segnava la fine della stagione del raccolto e l’inizio dell’inverno, ovvero della “metà più buia” dell’anno. Era considerato un periodo di transizione, in cui il confine tra questo mondo e l’Aldilà si assottigliava. Ciò significava che gli Aos Sí, gli “spiriti” o le “fate”, potevano entrare più facilmente in questo mondo ed erano particolarmente attivi.

* Savile sosteneva di essere stato addestrato dal “Grande Ipnotista” Josef Karma per ingannare il pubblico, in particolare le ragazze giovani, ed evitare il carcere.

* Savile usava due frasi ricorrenti: “now then” e “jingle jangle”. Come se fossero incantesimi, ripeteva ciascuna frase tre volte, quasi a seguire ciò che i wiccan chiamano la regola del tre. “Jingle jangle” (yin e yang) e “now then” mettono a confronto parole dai significati opposti. Una melodia orecchiabile e piacevole (jingle) contrapposta a un balbettio stridente (jangle). Il presente (now) in contrapposizione al passato (then). È possibile che l’effetto voluto fosse quello di lasciare il pubblico psicologicamente sbilanciato e in uno stato di incertezza.

* Jimmy Savile e Aleister Crowley, satanista occultista (e presunto agente governativo), presentano molte somiglianze e punti in comune. Crowley era conosciuto come “La Bestia 666” e, dopo la sua morte, il cottage di Savile a Glencoe fu decorato in modo simile.

Inoltre, Savile posò indossando una tunica da mago decorata con i simboli del culto Thelema di Crowley.

Nella religione di Crowley, l’hendecagramma rappresenta l’uomo che si eleva al rango di pari del proprio creatore, Dio. Nelle interviste televisive, Jimmy Savile si descriveva spesso come una delle pochissime persone “libere” al mondo e incoraggiava il suo pubblico, in particolare i bambini, a raggiungere la “libertà assoluta”. In altre parole: “Fai ciò che vuoi”.

È, ovviamente, risaputo che molte band pop degli anni ’60 e ’70 nutrivano una certa affinità per Crowley e utilizzavano regolarmente il suo simbolismo e persino il suo volto nel proprio materiale promozionale, e Jimmy Savile era proprio al centro della scena pop britannica di quell’epoca ed era strettamente legato a tutte loro.

* Jimmy Savile chiamava il suo letto, con le lenzuola color sangue, “l’Altare”.

* Jimmy Savile indossava una tunica da mago, gioielli appariscenti, un ciondolo a forma di osso della fortuna al collo e usava un sigaro gigante come bacchetta magica.

* A differenza di qualsiasi altra celebrità di spicco, Jimmy Savile percorreva le Isole Britanniche in completa solitudine, con qualsiasi tempo, nell’ambito delle sue attività di beneficenza. Savile appariva senza clamore lungo le strade secondarie nebbiose della Scozia o nei quartieri popolari post-industriali dell’Inghilterra. Savile si sentiva a proprio agio sia nei circoli più esclusivi della società britannica che in quelli più umili.

Di magia e materialismo

Ho scoperto per la prima volta il Documentario su 50cietyX Jimmy Savile è un mago?circa tre anni fa. Stavo approfondendo le mie letture su Aleister Crowley e su James Frazer, Il ramo d’oro, e di Manly P. Hall Gli insegnamenti segreti di tutte le epoche. Sono stato ispirato soprattutto dai riferimenti all’esoterismo presenti all’interno del Warhammer 40Kromanzi, la cui costruzione del mondo recava chiaramente l’impronta dell’occultismo. La questione più ampia e fondamentale era se il piano materiale in cui viviamo, con tutte le sue grottesche stranezze e la sua assenza di Dio, fosse o meno solo una facciata o un inganno. Quella che Max Weber descriveva come una «gabbia di ferro» fatta di processi tecnici e razionalità aveva estromesso tutte le incognite e gli inconoscibili della modernità. Così, il disincanto divenne la base ontologica per percepire la vita, l’amore, la bellezza, i crimini e la follia.

La reazione della destra a questo modo di pensare consiste nel parlare del “reincanto” delle nostre vite attraverso odi all’estetica e alla religione ispirate a C. S. Lewis. Cerchiamo di rientrare nel Giardino dell’Eden, nel paese delle meraviglie dei dipinti romantici e della nostalgia, ma si tratta inevitabilmente di qualcosa di sfuggente e fugace. Battiamo le palpebre e ci rendiamo conto di essere, ancora una volta, rinchiusi nella Gabbia di Ferro.

Ecco perché, quindi, una domanda semplice come «Jimmy Savile era un mago?» suscita una reazione automatica e irriflessiva di scherno e derisione. È una teoria del complotto, ed è assurda. Non è altro che l’ennesima congettura da Internet e la dissoluzione della verità e della certezza epistemologica.

La prospettiva “realista” su Jimmy Savile e sui suoi crimini sarebbe quella di considerarlo un pervertito squilibrato che, grazie alla possibilità di ricattare persone potenti, è rimasto in libertà per corrompere e profanare. Una visione del genere inevitabilmente mette in secondo piano o sminuisce l’enorme mole di prove che indicano come, almeno per se stesso, Savile rappresentasse qualcosa di più sinistro, grandioso ed esoterico. Dato che il simbolismo esoterico e le stesse dichiarazioni di Savile sono difficili da negare, dobbiamo quindi ripiegare su una posizione di ripiego secondo cui lo stesso Jimmy Savile credeva nell’occulto, ma che l’occulto di per sé è una sciocchezza e una sorta di «hocus pocus».

Per riproporre la domanda: «Jimmy Savile era un mago?», dobbiamo quindi rispondere: «Segretamente, credeva di esserlo».

Vale forse la pena sottolineare che le origini di Jimmy Savile erano estremamente modeste e di classe operaia. Lasciò la scuola a 14 anni, lavorò in un ufficio prima di scendere nelle miniere e in seguito divenne un commerciante di rottami metallici. La sua giovinezza non fa pensare a una qualche immersione nella letteratura o nell’istruzione superiore, né all’accesso a una “conoscenza proibita” o alla capacità di comprenderla, se anche ne avesse avuta. Lo stesso Savile descrisse così i suoi anni formativi: «Sono stato forgiato nel crogiolo della miseria».

Per riformulare in qualche modo la domanda, potremmo chiederci: «Perché Jimmy Savile credeva segretamente di essere un mago o di possedere in qualche modo poteri occulti?». E a questo dobbiamo rispondere: «Perché era in grado di esercitare un potere sulle persone». Questo non fa altro che condurci nel regno della profezia che si autoavvera o del dilemma dell’uovo e della gallina.

Jimmy Savile non eraJeffrey Epstein. Savile non era profondamente radicato nei settori bancario e finanziario, nelle agenzie di intelligence o nei circoli dei miliardari transnazionali. Era un personaggio eccentrico della televisione britannica, celebrato dall’establishment britannico e che evitava esplicitamente la politica. Eppure, come abbiamo visto, deteneva un potere straordinario.

La definizione di potere recita:

1. La capacità o l’abilità di fare qualcosa o di agire in un determinato modo.

“il potere della parola”

2. La capacità o l’abilità di guidare o influenzare il comportamento altrui o il corso degli eventi.

«un processo politico che dia alle persone il potere di decidere della propria vita»

Qual era esattamente la natura del potere di Jimmy Savile?

È, ovviamente, vero che il comportamento di Savile fosse noto all’establishment britannico e ai media. Le vittime di Savile hanno affermato che le loro accuse venivano ignorate o che era uno sforzo vano persino denunciare gli abusi subiti, poiché Savile era una figura troppo potente per poterla affrontare, il che è comprensibile. Ma questa scusa difficilmente può essere addotta da persone più in vista e potenti dello stesso Savile. L’implicazione più oscura è che l’establishment britannico sia pieno zeppo di pervertiti e pedofili che avallano attivamente, o almeno in alcuni casi chiudono un occhio, sulla pedofilia e, a quanto pare, persino sulla necrofilia e sulle cerimonie occulte.

L’oscuro enigma di Jimmy Savile, le coincidenze e gli enigmi, le allusioni esoteriche, il simbolismo e il loro significato – o la domanda se tutto ciò abbia davvero un senso – spingono la mente razionale a un disperato tentativo di “smascherare” e spiegare il mistero alla maniera di Richard Dawkins o di qualche tecnocrate. È tutta semplicemente una questione di dinamiche di potere e strutture di incentivo, denaro e interesse personale. Qui o là, qualche anomalia occasionale, come il fatto che Savile abbia acquistato un appartamento dove Peter Sutcliffe aveva ucciso una giovane donna o che Savile fosse nato proprio il giorno di Halloween, può essere semplicemente liquidata come una coincidenza.

Chiedersi «Jimmy Savile era un mago?» significa, in realtà, porre una domanda diversa. La domanda è: «Quanto è forte la tua fede nel razionalismo?»

Tranne quando la situazione si ribalta, ovviamente. Quando parliamo di “reincantare” il mondo, presupponiamo un modo di essere post-*Abolition of Man*, in cui riforgiamo i nostri legami con il sacro, trascendiamo il mondo profano del consumismo e finalmente voliamo via ancora una volta dalla Gabbia di Ferro di Weber. Questo, almeno, finché le forze, le idee e le immagini con cui ci troviamo a confrontarci non risultano, diciamo così, sgradevoli o scomode per i nostri modi di pensare moderni. A quel punto ci rifugiamo di nuovo in quella Gabbia di Ferro e chiudiamo bene la porta, ci culliamo nuovamente in un torpore razionalistico e ci riportiamo in sicurezza verificando i fatti.

Allora, alla fine, Jimmy Savile era un mago? Non lo so, ed è proprio questo il problema…

Articolo di Sergey Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa «L’Ucraina, l’Europa e la sicurezza globale» (19 giugno 2026)

Articolo di Sergey Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa «L’Ucraina, l’Europa e la sicurezza globale» (19 giugno 2026)

Era inizialmente previsto che l’articolo di Sergey Lavrov venisse pubblicato su Politico Europe, edizione europea di Politico; all’ultimo momento, la Redazione ha deciso di annullare la pubblicazione.

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Alcune riflessioni personali sulla soluzione della crisi ucraina,

l’Europa e la sicurezza globale 

Nel corso dell’incontro tenutosi a Londra il 7 giugno scorso, i leader di Regno Unito, Francia e Germania, assieme a Vladimir Zelensky, hanno formulato cinque condizioni da presentare alla Russia per una «pace giusta e duratura» in Ucraina. È proprio sulla base di queste cinque richieste che l’Europa unita propone di avviare il dialogo con Mosca.

Contesto storico

Negli ultimi venti e più anni, l’esperienza complessiva dei negoziati con l’Europa, in quanto parte integrante dell’«Occidente collettivo», testimonia una sola realtà: i negoziati con la Russia sono stati utilizzati come tattica di dilazione e come copertura diplomatica per l’espansione geopolitica verso Est, fino ai confini russi, dell’Occidente e delle sue istituzioni, in primis della NATO e dell’Unione Europea.

Negli ultimi venti e più anni, l’esperienza complessiva dei negoziati con l’Europa, in quanto parte integrante dell’«Occidente collettivo», testimonia una sola realtà: i negoziati con la Russia sono stati utilizzati come tattica di dilazione e come copertura diplomatica per l’espansione geopolitica verso Est, fino ai confini russi, dell’Occidente e delle sue istituzioni, in primis della NATO e dell’Unione Europea.

Nel 2013, l’Unione Europea ha respinto la nostra proposta di cercare una soluzione di compromesso riguardo all’Accordo di Associazione dell’Ucraina all’UE imposto da Bruxelles a Viktor Yanukovich. Merita ricordare che all’Ucraina veniva chiesto di aprire il proprio mercato senz’alcuna garanzia di reciprocità, nonostante ciò fosse incompatibile con la permanenza di Kiev nella zona di libero scambio della CSI. Quando Viktor Yanukovich ha chiesto di rinviare la firma dell’Accordo, gli europei hanno contribuito a fomentare le proteste di piazza e, successivamente, il colpo di Stato avvenuto a Kiev nel febbraio 2014.

Anche Germania, Francia e Polonia hanno successivamente agito in modo altrettanto sleale. Dopo aver garantito l’attuazione dell’accordo tra l’opposizione e Viktor Yanukovich, non appena l’opposizione, da loro stessi sostenuta, ha preso il potere, si sono “chiamate fuori”, sostenendo che la democrazia “può assumere sviluppi inattesi”.

Da quel momento, gli europei appoggiano le nuove autorità. Quando,
il 2 maggio 2014, decine di sostenitori del riavvicinamento alla Russia sono stati bruciati vivi a Odessa, dall’Europa non si è levata una sola parola di condanna.

In qualità di garanti degli Accordi di Minsk del 2015, Francia e Germania, de facto, hanno favorito il sabotaggio degli impegni da parte del regime ucraino. Come successivamente ammesso da Angela Merkel e Francois Hollande, l’attuazione degli Accordi di Minsk da parte di Kiev, approvati all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non era mai stata realmente prevista. L’obiettivo era quello di guadagnare tempo per rafforzare le Forze Armate Ucraine e rifornirle di armamenti occidentali.

Da parte sua, la Russia ha fatto tutto il possibile per superare mediante la diplomazia la crisi della sicurezza europea. Tuttavia, nel gennaio 2022, gli Stati Uniti e la NATO hanno respinto la proposta russa di concludere accordi giuridicamente vincolanti su garanzie di sicurezza reciproche. I membri europei dell’Alleanza hanno preso parte attiva a questa decisione.

Dopo l’inizio dell’Operazione Militare Speciale, l’Europa unita ha sostenuto la linea del Primo Ministro britannico, vòlta a far fallire i negoziati di Istanbul tra Russia e Ucraina. L’invito rivolto a Kiev da Boris Johnson a «non firmare nulla e continuare a combattere» ha sbarrato per lungo tempo la strada a una reale soluzione diplomatica.

La situazione attuale

Sorge spontanea una domanda: perché i leader europei hanno improvvisamente cambiato atteggiamento, tornando a parlare di negoziati, e quali obiettivi perseguono con le loro dichiarazioni? Secondo quanto affermato da Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, il dialogo con la Russia sarebbe necessario per trasmettere a Mosca le condizioni dell’Europa, compresi il pagamento di «riparazioni» all’Ucraina, il ritiro delle truppe dalla Transnistria e dal Caucaso meridionale, l’abrogazione della legge sugli «agenti stranieri» e l’introduzione di limitazioni alla consistenza delle Forze Armate della Federazione Russa. A suo giudizio, «non è possibile raggiungere una pace giusta e duratura senza chiamare la Russia a rispondere delle proprie azioni». Il 19 maggio di quest’anno, nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, un rappresentante dell’Unione Europea ha sottolineato che «il sostegno militare all’Ucraina non contraddice la ricerca della pace, bensì costituisce una condizione preliminare per negoziati condotti in buona fede».

L’Europa intende negoziare con la Russia perseverando, mediante il Consiglio d’Europa, nella sua aggressione giuridica. Presso questa organizzazione, infatti, vengono istituiti organismi atti a «chiamare la Russia a rispondere»: un “Registro danni”, una “Commissione per i reclami” e un “Tribunale Speciale”.

L’Unione Europea, inoltre, ha dato il via libera al fermo di navi mercantili in acque internazionali. Diversi episodi si sono già verificati nel Mar Baltico e nell’Atlantico, mentre l’Occidente continua a ignorare gli atti di sabotaggio terroristico attribuiti alle Forze Ucraine nel Mar Nero e nel Mediterraneo.

In queste condizioni, il vero obiettivo dei leader europei non pare quello di negoziare con la Russia, bensì di preservare il regime di Vladimir Zelensky, conservandolo come avamposto per proseguire il conflitto con Mosca. Le capitali europee, pertanto, mirano a ottenere al più presto un cessate il fuoco per evitare il collasso delle Forze Armate Ucraine sul campo di battaglia, congelando il conflitto senza eliminarne le cause profonde, e introducendo immediatamente in Ucraina contingenti militari della coalizione anglo-francese dei «volenterosi».

È noto che le élite europee hanno investito parte significativa del proprio capitale politico nel conflitto con la Russia, spendendo centinaia di miliardi di dollari per sostenere il regime di Kiev e per aumentare il bilancio militare dei Paesi dell’UE e della NATO. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di raggiungere entro il 2030 la piena prontezza operativa per un eventuale scontro con la Russia. Fino ad allora, si punta a guadagnare tempo con ogni possibile mezzo. Come cinicamente dichiarato nell’aprile di quest’anno dal Capo di Stato Maggiore belga: «Grazie al sangue degli ucraini, che ci procurano questo tempo, abbiamo ancora qualche anno».

L’Europa unita, inoltre, continua a coltivare ambizioni espansionistiche, puntando a integrare Ucraina e Moldavia, e ad attrarre l’Armenia nella propria sfera d’influenza. La NATO si è ampliata verso Est con l’ingresso di Finlandia e Svezia. L’Ucraina viene considerata come il futuro «braccio armato» di forze europee autonome rispetto agli Stati Uniti e alla stessa NATO. 

I rischi per la sicurezza globale

Questa situazione comporta gravi rischi per la sicurezza globale, poiché uno scontro diretto tra NATO e Russia potrebbe rapidamente trasformarsi in uno scambio di attacchi nucleari con conseguenze catastrofiche.

Sotto la bandiera dell’«autonomia strategica», in Europa è in corso un significativo rafforzamento delle capacità militari, compreso il settore nucleare. Suscitano particolare preoccupazione le intenzioni di Parigi di estendere il proprio «ombrello nucleare» ad alcuni Paesi dell’Unione Europea e della NATO. Siffatta iniziativa difficilmente potrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza della Francia o degli Stati destinatari della protezione.

Al contempo, esponenti politici e militari europei continuano ad attribuire alla Russia presunti piani aggressivi che andrebbero ben oltre l’Ucraina.
Il Presidente della Federazione Russa ha più volte definito siffatte accuse prive di fondamento, qualificandole come provocazioni e campagne di disinformazione, finalizzate a giustificare maggiori stanziamenti di bilancio destinati al conflitto con la Russia. Tutto ciò non crea certamente un clima favorevole a negoziati seri e sostanziali.

La posizione della Russia

Per quanto riguarda i negoziati, come ha ribadito Vladimir Putin durante il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, la Russia non rifiuta il dialogo con nessuno. Tuttavia, Mosca considera l’Europa parte direttamente interessata alla sconfitta della Russia nel conflitto, posizione che gli stessi leader europei dichiarano apertamente. Di conseguenza, il dialogo con l’Europa non può essere impostato come se l’Europa fosse un osservatore neutrale e imparziale.

La Russia non può che auspicare che gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale vengano raggiunti attraverso la diplomazia. A tal fine, sarebbe necessario garantire in modo affidabile la sicurezza dei confini occidentali della Federazione Russa, l’onore e la dignità dei suoi cittadini e connazionali, compreso il diritto all’uso della lingua russa e alla fede ortodossa. Inoltre, non può essere accettata la prosecuzione dell’espansione militare, politica ed economica occidentale, ritenuta incompatibile con i princìpi di un mondo multipolare.

I leader europei dovrebbero comprendere che il modello di sicurezza regionale costruito in Europa nei decenni, a partire dall’Atto Finale di Helsinki del 1975, è stato distrutto dalle loro stesse azioni. Non sarà più possibile tornare a quel sistema. Occorre ora lavorare alla creazione di una nuova architettura di sicurezza trasversale eurasiatica, aperta a tutti i Paesi del continente, e fondata sulle realtà multipolari del mondo contemporaneo. Il principio di sicurezza uguale e indivisibile, calpestato in àmbito euro-atlantico, potrebbe trovare una nuova realizzazione all’interno di questa architettura eurasiatica. Quando le condizioni saranno mature, anche l’Europa potrà partecipare a questo grande progetto.

L’elemento fondamentale per un dialogo complessivo resta, tuttavia, il ripristino della fiducia, gravemente compromessa dalle politiche anti-russe dell’Occidente e dell’Europa nel periodo successivo alla Guerra Fredda. La fiducia potrà essere ricostruita soltanto mediante azioni concrete che dimostrino l’abbandono dell’uso della diplomazia come copertura per obiettivi espansionistici. Con un ultimatum come quello presentato alla Russia a Londra il 7 giugno, la fiducia non può essere ristabilita, né si può rilanciare il dialogo.

In luogo di epilogo

È significativo che l’ultimatum di Londra sia stato ribadito in modo drastico dagli ambasciatori del Regno Unito, della Francia e della Germania durante l’incontro presso il Ministero degli Affari Esteri russo dell’11 giugno, incontro da loro stessi perorato con insistenza. Era quello, di fatto, l’unico scopo della loro visita al Dicastero della politica estera della Federazione Russa.

Budanov ha infranto la fantasia dei nazionalisti ucraini di uno stato etnicamente puro, di Andrew Korybko

Budanov ha infranto la fantasia dei nazionalisti ucraini di uno stato etnicamente puro.

Andrew Korybko13 luglio
 LEGGI NELL’APP 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

L’ironia sta nel fatto che alla fine hanno costruito una distopia liberale anziché un'”utopia fascista”.

L’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e la sua ala militante, l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), che ha perpetrato un genocidio contro polacchi e altri gruppi etnici nel perseguimento di uno stato etnicamente puro , sono i padri fondatori dell’Ucraina post-Maidan. I nazionalisti ucraini presumevano quindi che la loro lotta contro la Russia, iniziata nel 2014 e soprattutto dopo l’avvio dell’operazione speciale nel 2022, avrebbe contribuito al raggiungimento di questo obiettivo. Il divieto imposto da Kiev alla lingua russa, ad alcuni elementi della cultura russa e alla Chiesa ortodossa ucraina ha alimentato queste speranze.

Questa fantasia è stata appena infranta dal suo capo di gabinetto Kirill Budanov, che a fine giugno ha ribadito quanto affermato in primavera sulla necessità per il Paese di attrarre più migranti, poiché “Ora siamo molti meno. Non voglio spaventare nessuno, ma siamo molti meno”. Circa sei settimane prima, all’inizio di maggio, il ministro delle Politiche Sociali Denis Uliutin aveva rivelato che in Ucraina vivono ancora solo 22-25 milioni di persone . Di queste, almeno 10 milioni sono pensionati, secondo le stime del Fondo pensionistico ucraino di inizio aprile.

A rendere la situazione ancora più preoccupante, l’UNICEF ha stimato lo scorso anno che ci sono 6,6 milioni di bambini sotto i 18 anni, il che significa che nel Paese rimangono solo 6-9 milioni di adulti in età lavorativa. Gli ultimi dati della Banca Mondiale del 2024 stimano che i maschi rappresentino il 46% della popolazione, il che significherebbe che in Ucraina ci sono solo 2,76-4,14 ​​milioni di uomini in età lavorativa, una percentuale non trascurabile, ma non chiara, dei quali sono stati uccisi o resi permanentemente disabili dal conflitto in corso.

Se si accetta la cifra (probabilmente sottostimata) di 500.000-600.000 vittime ucraine prevista per l’inizio del 2026 dal Centro per gli Studi Strategici e Internazionali, ciò significa che l’Ucraina ha al massimo poco più di 2-3,5 milioni di uomini in età lavorativa. Budanov non esagerava quindi quando affermava che “Ora siamo molti meno”. Dei 4,3 milioni di ucraini presenti nell’UE , solo il 26% sono uomini adulti, ovvero poco più di un milione, e non tutti faranno ritorno nemmeno dopo la fine del conflitto.

Di conseguenza, l’Ucraina dovrà promuovere la migrazione di massa di stranieri provenienti da culture diverse, sia per motivi economici che di sostituzione della popolazione, e non ci si aspetta che questi si integrino, a giudicare dal precedente dell’Europa occidentale. Inoltre, l’Ucraina non può realisticamente vietare le loro lingue, dato che non parlano ucraino e potrebbero non essere fluenti in inglese, lingua che, per inciso , una legge del 2024 ha imposto a tutta la burocrazia statale, una mossa che deve aver irritato i nazionalisti.

Lungi dal diventare lo stato etnicamente puro che avevano fantasticato sarebbe seguito alla fine del conflitto, l’Ucraina si sta avviando a diventare multiculturale quanto i casi più estremi dell’Europa occidentale, con l’inglese che probabilmente sostituirà l’ucraino nella vita quotidiana come lingua franca tra la sua popolazione eterogenea. Altrettanto grave, dal punto di vista dei nazionalisti, è stata l’offerta di Zelensky ai suoi partner occidentali di “patrocinio su una particolare regione dell’Ucraina, città, comunità o settore industriale” al Forum economico mondiale del maggio 2022.

Il risultato finale è quindi che l’Ucraina ha perso sia la sua identità che la sua sovranità durante il conflitto, a differenza di come i nazionalisti si aspettavano che le preservasse entrambe attraverso il loro “sacrificio”. È quindi probabile una scissione tra loro e lo Stato, anche se, data la prevedibilità di tale scenario, l’SBU probabilmente li sta già monitorando per prevenire qualsiasi manifestazione di dissenso, soprattutto quelle che potrebbero assumere forme violente. L’ironia è che i nazionalisti ucraini hanno finito per costruire una distopia liberale anziché un'”utopia fascista”.

Passa alla versione a pagamento

Il candidato a primo ministro dell’opposizione polacca ha chiesto all’UE di interrompere i finanziamenti agli armamenti ucraini.

Andrew Korybko14 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Ciò dimostra che PiS teme la potenziale ascesa di Confederazione come principale partito di opposizione del paese e indica la sua convinzione che un numero sufficiente di elettori si sia già disilluso nei confronti dell’Ucraina, al punto che una tale politica sia ormai realmente popolare.

Przemysław Czarnek , il candidato alla carica di primo ministro del partito conservatore polacco “Diritto e Giustizia” (PiS) in vista delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, ha inaspettatamente chiesto all’UE di sospendere per ora i finanziamenti agli armamenti ucraini fino a quando il Paese non “intraprenderà la strada dei valori pro-umani”. Questo è un riferimento alla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidio dell’OUN-UPA che hanno spinto il presidente Karol Nawrocki , nominalmente indipendente ma alleato con il PiS, a revocargli la più alta onorificenza polacca.

La crescente disputa ha visto finora un sergente ucraino minacciare la Polonia con attacchi di droni, l’Ucraina rinnegare l’accordo “droni in cambio di MiG” con la Polonia, l’Ucraina procedere con il suo ” pantheon nazionale ” fascista, Budanov paragonare la Polonia alla Russia e i polacchi prendere coscienza della sfida posta dall’Ucraina. Di fatto, ” la pressione dell’opinione pubblica sta spingendo i liberali al governo in Polonia ad inasprire la loro posizione nei confronti dell’Ucraina “, ma il Primo Ministro Donald Tusk e la sua coalizione liberale al governo non si spingeranno fino alle posizioni di Czarnek.

Tusk ha condannato le parole di Czarnek definendole un modo “idiota” e “pericoloso” di fare leva sul “sentimento anti-ucraino”, aggiungendo poi che “la Russia non avrebbe potuto immaginare un candidato migliore di Czarnek per la carica di primo ministro”, alludendo così alle false affermazioni della sua coalizione secondo cui l’opposizione sarebbe una marionetta di Putin. Persino il leader del PiS, Jarosław Kaczyński, ha criticato Czarnek, ribadendo il sostegno del PiS all’armamento dell’Ucraina, a cui ha già fornito 3 miliardi di euro in armi tra il 2022 e il 2023, e ha affermato che la dirigenza del partito chiarirà presto le sue dichiarazioni.

Il contesto più ampio riguarda la crescente consapevolezza nell’opinione pubblica che la Polonia, in particolare il partito PiS allora al governo, avrebbe potuto prevenire la trasformazione dell’Ucraina, sostenuta dalla Germania, in uno stato indiscutibilmente anti-polacco , subordinando gli aiuti militari su larga scala a condizioni politiche fin dal primo giorno del conflitto . Di conseguenza, alcuni si sono resi conto che ” la Polonia potrebbe denazificare rapidamente l’Ucraina senza sparare un solo colpo, ma Tusk si rifiuta di farlo “, ovvero interrompendo il vitale collegamento logistico polacco con l’Ucraina fino a quando quest’ultima non si fosse conformata.

Parallelamente, l’istituto di sondaggi finanziato con fondi pubblici CBOS ha diffuso dati che mostrano come il PiS (23,6%) potrebbe formare una coalizione con i partiti di opposizione libertari-nazionalisti (populisti, secondo la terminologia politica americana) Confederazione (18,7%) e Confederazione della Corona Polacca (KKP, 9,6%). Dato il declino del PiS e l’ascesa di Confederazione, è possibile che quest’ultima possa addirittura diventare il partner di maggioranza entro le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027. Entrambi i partiti di opposizione populisti sono favorevoli a una linea più dura nei confronti dell’Ucraina, che Czarnek sta ora emulando.

Se Kaczyński costringesse Czarnek a fare marcia indietro, un numero maggiore di elettori scontenti del PiS potrebbe spostarsi verso Confederazione, alimentando così la tendenza di cui sopra. Entro l’autunno del 2027, Confederazione e KKP potrebbero attrarre la maggioranza degli elettori che hanno perso la fiducia nell’Ucraina, mentre il PiS potrebbe raccogliere quelli moderatamente critici, lasciando così l’attuale coalizione liberale con una minoranza filo-ucraina. Se Czarnek, tuttavia, mantenesse una posizione ferma, il PiS potrebbe ancora avere la possibilità di diventare il partner di maggioranza in una coalizione con i populisti.

A prescindere da ciò che farà, il fatto che abbia chiesto all’UE di interrompere i finanziamenti agli armamenti ucraini finché Zelensky non abbandonerà la sua politica di glorificazione dell’OUN-UPA a livello statale dimostra che il PiS teme la potenziale ascesa della Confederazione come principale partito di opposizione del paese, ed è per questo che sta emulando la loro linea dura sull’Ucraina. Significa anche che crede che un numero sufficiente di elettori si sia già disilluso sull’Ucraina, al punto che una tale politica sia ormai veramente popolare. La crescente disputa polacco-ucraina ha quindi radicalmente modificato l’opinione dei polacchi sull’Ucraina.

Un importante giornalista polacco ha dichiarato la fine della politica del suo paese nei confronti dell’Ucraina, in vigore da decenni.

Andrew Korybko13 luglio
 LEGGI NELL’APP 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

La dottrina Giedroyc, che privilegia gli interessi ucraini rispetto a quelli polacchi, è ormai una reliquia del passato che nessuna delle due parti del duopolio al potere in Polonia osa riproporre in vista delle prossime elezioni del Sejm, previste per l’autunno del 2027.

Il veterano giornalista polacco Zbigniew Parafianowicz ha pubblicato a inizio luglio su Wirtualna Polska un articolo stimolante sul cambiamento tettonico nelle relazioni polacco-ucraine. A suo avviso, la spirale della disputa polacco-ucraina, innescata dalla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky, I responsabili del genocidio dell’OUN-UPA e la reazione intransigente bipartisan che ne è seguita segnano la fine della Dottrina Giedroyc . I lettori occasionali probabilmente non sanno di cosa si tratti, quindi sono necessarie alcune parole per aggiornarli.

In sintesi, ciò si riferisce alla decisione della Polonia di rispettare i confini orientali del dopoguerra, nonostante città di grande importanza per la civiltà polacca come Vilnius, Grodno, Brest e Leopoli siano rimaste al di fuori del territorio polacco. Nel contesto ucraino, Parafianowicz ha ricordato ai lettori che la Dottrina Giedroyc afferma anche che “una Polonia sicura e indipendente non può esistere senza un’Ucraina indipendente”. È su questa base che la Polonia ha sostenuto l’Ucraina incondizionatamente contro la Russia.

Parafianowicz è ora convinto che “l’Ucraina rimarrà indipendente e sarà in grado di perseguire i propri interessi, e lo farà con grande assertività”. Cita le guerre per procura contro la Russia in Africa, l’aiuto fornito agli Stati del Golfo per difendersi dagli attacchi dei droni iraniani, la creazione di una “zona di fuoco” di 40 chilometri lungo le linee del fronte con la Russia, i raid in profondità contro quest’ultima, l’attacco alla sua “flotta ombra”, l’assassinio di personalità di spicco, la costruzione di un robusto complesso militare-industriale in tempo di guerra e, presumibilmente, la distruzione del gasdotto Nord Stream.

Ciò lo porta alla conclusione che “Uno Stato del genere non ha bisogno di protezione e cure mitiche. E se così fosse, la Polonia potrebbe finalmente condurre un esame approfondito dei propri interessi in Ucraina e cercare i mezzi per raggiungere tali obiettivi”. Parafianowicz propone che la Polonia venda equipaggiamento militare ad altri Paesi invece di continuare a donarlo all’Ucraina, e suggerisce di farlo con l’obiettivo di aiutarli a contrastare o contenere la Russia. Dal punto di vista degli interessi nazionali polacchi, questa è una soluzione ragionevole.

Suggerisce inoltre che la Polonia ostacoli l’attuazione da parte dell’Ucraina dell'”Area di libero scambio globale e approfondita” con l’UE, al fine di proteggere le imprese polacche, in particolare quelle dei settori agricolo e dei servizi, che ne sarebbero minacciate. Parafianowicz prevede che la Polonia coordini i propri sforzi con gli alleati del Gruppo di Visegrád – Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – e con la vicina Romania. La Polonia dovrebbe inoltre chiedere all’Ucraina di consentirle di monitorare tutti i fondi UE preadesione a fini di lotta alla corruzione.

I liberali al governo in Polonia potrebbero non attuare le proposte di Parafianowicz, ma l’importanza del suo articolo risiede nel fatto che ha dichiarato con precisione la fine della Dottrina Giedroyc, in particolare della politica polacca che fino ad allora privilegiava gli interessi ucraini rispetto ai propri. Sarebbe un suicidio politico per entrambe le parti del duopolio di governo prima delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027. Ciò significa che i rapporti polacco-ucraini rimarranno probabilmente tesi fino ad allora e, se i liberali perderanno, potrebbero addirittura peggiorare in seguito.

Nel contesto più ampio, la politica estera polacca nei confronti dell’Ucraina sta indiscutibilmente cambiando, ma nessuno dovrebbe aspettarsi che la Polonia persegua obiettivi revanscisti contro di essa per le ragioni spiegate qui . Probabilmente non interromperà nemmeno gli aiuti all’Ucraina , sia i propri che soprattutto quelli dei suoi alleati NATO, ma probabilmente continuerà a chiedere all’Ucraina di smettere di glorificare l’OUN-UPA. Mentre l’Ucraina inizia a sfidare la posizione regionale della Polonia Se i loro interessi verranno espressi in modo più assertivo, la politica polacca nei loro confronti si irrigidirà ulteriormente, esacerbando così la loro rinnovata rivalità.

Passa alla versione a pagamento

L’ufficio di Zelensky ha rivelato il suo ruolo nel promuovere la teoria del complotto secondo cui Putin avrebbe ucciso Graham.

Andrew Korybko13 luglio
 LEGGI NELL’APP 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Il vice capo del suo ufficio mi ha deriso per aver smentito questa teoria del complotto e ha poi incoraggiato diverse figure di spicco dell’“ecosistema mediatico globale” ucraino, tra cui ora figura anche la stretta collaboratrice di Trump, Laura Loomer, a emulare il suo esempio per diffondere questa pericolosa narrativa anti-russa.

La teoria del complotto secondo cui Putin avrebbe ucciso Lindsey Graham, amico intimo di Trump e in seguito uno dei suoi principali alleati politici, sia con un attacco a una fabbrica di droni ucraina che aveva visitato, sia tramite avvelenamento, ha invaso i social media e ha il potenziale per diventare la prossima teoria del complotto alla Charlie Kirk. Ho intuito la minaccia che questa teoria rappresenta per la Russia, in particolare come mezzo per manipolare Trump e spingerlo ad intensificare ulteriormente le ostilità nei suoi confronti, raddoppiando il sostegno all’Ucraina, e ho prontamente smentito questa narrazione qui .

Ciò che mi ha allarmato di più è stato il fatto che la sua stretta collaboratrice Laura Loomer, la cui influenza su di lui è così forte da averlo, a quanto pare, convinto a licenziare sei membri dello staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale lo scorso anno, abbia ripetutamente accusato la Russia di essere responsabile della morte di Graham. I lettori possono consultare i suoi post correlati qui , qui , qui , qui , qui , qui , qui e qui . Il contesto più ampio è il suo tentativo di creare un Russiagate 2.0, come spiegato qui , qui e qui , che coincide con il suo improvviso e radicale orientamento a favore di Zelensky .

Personalmente sospettavo che la colpa fosse del suo ritrovato odio personale verso la Russia, dovuto alla promozione da parte dei media finanziati con fondi pubblici russi dei suoi nemici Candace Owens e Tucker Carlson, ma poi ho scoperto che qualcosa di ben più losco poteva essere in ballo. Per pura coincidenza, l’algoritmo di X mi ha mostrato che il nuovo vice capo dell’ufficio di Zelensky, Sergey Kisilitsa , aveva pubblicato uno screenshot del mio articolo che smontava la teoria del complotto secondo cui Putin avrebbe ucciso Graham, accompagnato da una didascalia beffarda, che i lettori possono consultare qui :

Ha scritto: “’Ma non sono colpevole’, disse K. ‘c’è stato un errore. Com’è possibile che qualcuno sia colpevole? Siamo tutti esseri umani qui, uno uguale all’altro.’ ‘È vero’, disse il prete ‘ma è così che parlano i colpevoli’. (Kafka, Il processo) per aver pubblicato smentite più volte – kafkiano.” L’ovvia insinuazione è che le mie argomentazioni secondo cui Putin non ha ucciso Graham siano presumibilmente la prova che questa teoria del complotto sia vera. È importante notare che Kisilitsa ha anche condiviso il suo post con tre personaggi dei media, uno dei quali è Loomer:

I post di cui sopra sono accessibili rispettivamente qui e qui , a meno che non li cancelli. Oltre a Loomer, le altre due figure mediatiche sono Kateryna Lisunova e Andrij Dobriansky, rispettivamente consulente per i media dell'”ONG” ucraina Razom e comunicatore strategico ucraino-americano. Kisilitsa sta chiaramente suggerendo loro di amplificare le sue prese in giro nei miei confronti per aver contestato la teoria del complotto secondo cui Putin avrebbe ucciso Graham. L’obiettivo palesemente implicito è quello di dare falsa credibilità a questa pericolosa affermazione.

È altamente improbabile che Kisilitsa si sia imbattuto per caso nel mio articolo che smontava questa narrazione e abbia deciso autonomamente, senza alcun coordinamento con l’ufficio di Zelensky, di prendermi di mira e poi incoraggiare figure di spicco dell'”ecosistema mediatico globale” ucraino a emulare ciò che ha appena fatto. L’ufficio di Zelensky ha interesse a manipolare Trump facendogli credere che Putin abbia ucciso Graham, con l’aspettativa che in seguito inasprisca ulteriormente le ostilità contro la Russia, raddoppiando il sostegno all’Ucraina per vendetta.

Ciò significa che tutti coloro che promuovono questa teoria del complotto, compresi i membri della vasta comunità dei media alternativi , sono utili idioti di Zelensky. Se Kisilitsa avesse discretamente suggerito ai principali influencer filo-Kiev di deridere coloro che smentiscono questa teoria del complotto, e soprattutto non lo avesse fatto pubblicamente, allora rimarrebbe una congettura il fatto che l’ufficio di Zelensky stia giocando un ruolo nella diffusione di questa narrativa. Ora non ci sono più dubbi, il che scredita non solo questa affermazione, ma anche tutti coloro che la sostengono.

Passa alla versione a pagamento

Un altro alto diplomatico russo ha minimizzato le prospettive di attuazione del TRIPP

Andrew Korybko14 luglio
 LEGGI NELL’APP 

È irrealistico immaginare che Trump 2.0 o le amministrazioni successive cedano volontariamente questo corridoio logistico militare NATO senza precedenti lungo la periferia meridionale della Russia, lasciandola esposta alle debolezze dell’Asia centrale; continuare ad aggrapparsi a illusioni è, per usare un eufemismo, controproducente.

Il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin ha ribadito ogni punto sollevato a maggio dal direttore del Quarto Dipartimento della CSI, Mikhail Kalugin, nel minimizzare, in una recente intervista di fine giugno, l’importanza del “Piano TRIPP” (Trump Route for International Peace and Prosperity) lanciato lo scorso agosto . Ha esordito suggerendo che l’Iran potrebbe ricorrere all’uso della forza per fermare questo progetto, il cui duplice scopo è quello di creare un corridoio logistico militare per la NATO , ma ha affermato che ciò è improbabile poiché scatenerebbe una guerra su vasta scala con l’Azerbaigian e la Turchia, membro della NATO.

Il suo secondo punto era che la Cina potrebbe non voler utilizzare un corridoio logistico controllato dagli Stati Uniti, ma Xi ha dichiarato una nuova ” relazione strategica stabile e costruttiva ” con gli Stati Uniti durante la visita di Trump a maggio e il TRIPP ottimizza anche il ” Corridoio di Mezzo ” cinese verso l’Europa, quindi quasi certamente verrà utilizzato dalla Cina. Galuzin ha poi ricordato al suo interlocutore che la futura ferrovia sarà probabilmente costruita con lo scartamento russo, sottintendendo che quindi sarebbe stata costruita da un’azienda russa, ma tecnicamente qualsiasi compagnia ferroviaria può farlo .

Il suo prossimo punto, relativo al fatto che la Russia gestisca ancora le ferrovie armene, presuppone che l’Armenia non si sottrarrà all’accordo in futuro sotto la pressione americana, oppure non farà eccezioni per il TRIPP a causa della partecipazione di maggioranza degli Stati Uniti e del contratto di locazione di 99 anni. L’Armenia potrebbe riservare spiacevoli sorprese alla Russia a questo proposito. Un altro punto sollevato da Galuzin, ovvero che l’Armenia fa ancora parte dell’Unione Economica Eurasiatica, non può essere dato per scontato. L’Armenia ha inoltre aderito al TRIPP senza consultare la Russia.

Allo stesso modo, la sua affermazione finale sul fatto che la Russia continui a sorvegliare il confine tra Armenia e Iran e continuerà a farlo è un’ulteriore supposizione, e la politica estera non dovrebbe essere costruita su una sequenza di supposizioni come quella su cui Galuzin si è basato per minimizzare le prospettive di attuazione del TRIPP. A tal proposito, quattro anni fa Putin, rivolgendosi al suo Servizio di intelligence estera, mise in guardia gli analisti strategici russi dal lasciarsi andare a illusioni , eppure è proprio ciò che sta facendo il suo Ministero degli Esteri.

A metà maggio, dopo che Kalugin aveva introdotto queste narrazioni nel dibattito pubblico, si è ipotizzato che tre ragioni, non necessariamente mutualmente esclusive, potessero spiegare la sua retorica: “In primo luogo, il Ministero degli Esteri armeno può essere ottimista fino all’ingenuità, caratteristica tipica della sua cultura strategica. In secondo luogo, potrebbe voler segnalare ai sostenitori della Russia che ‘tutto è sotto controllo’, mentre la terza ragione potrebbe essere la speranza che i media armeni riportino i commenti di Kalugin per influenzare l’opinione pubblica locale sul TRIPP.”

Quell’analisi rimane valida, ma il fatto che Galuzin ripeta a pappagallo gli stessi argomenti suggerisce, in modo preoccupante, che lui e il Ministero degli Esteri possano davvero credere che il TRIPP non verrà attuato, il che potrebbe in parte spiegare perché gli esperti russi evitano di menzionarlo, come notato il mese scorso qui . Con tutto il rispetto per il Ministero degli Esteri russo, si tratterebbe di un errore di valutazione epocale, dato che il TRIPP completa il “cordone sanitario” di Trump 2.0 intorno alla Russia , ed è anche una questione personale per lui, visto che porta il suo nome.

Ipoteticamente, permettere che questo progetto lasci il segno per qualche ragione inspiegabile offuscherebbe la sua eredità e equivarrebbe alla resa volontaria di questo corridoio logistico militare NATO senza precedenti, che circonda l’intera periferia meridionale della Russia, a danno del suo vulnerabile ventre centro-asiatico. È quindi irrealistico immaginare che lui o le amministrazioni successive permetterebbero che ciò accada, e continuare ad aggrapparsi a simili illusioni rischia di portare alla formulazione di politiche inefficaci che non tutelano gli interessi della Russia.

Passa alla versione a pagamento

Le motivazioni alla base dell’articolo del NYT sulle spie russe in Giappone sono evidenti.

Andrew Korybko14 luglio
 LEGGI NELL’APP 

L’obiettivo è quello di scatenare un’isteria russofoba e di denuncia delle attività di spionaggio nella società e nello Stato giapponesi, legittimando falsamente politiche anti-russe più severe che porterebbero la nazione insulare ad assumere un ruolo più incisivo nel contenimento della Russia nell’Asia nord-orientale, in linea con il nuovo “cordone sanitario” instaurato da Trump 2.0.

Il New York Times (NYT) ha pubblicato nel fine settimana un articolo intitolato ” Come Putin ha trasformato il Giappone in un covo di spie “. Il titolo sensazionalistico suggerisce una profonda infiltrazione russa in quella nazione insulare, ma in realtà l’articolo si concentra solo sui presunti metodi con cui un gruppo di intelligence militare russo si sarebbe procurato componenti a duplice uso dal Giappone. La 20ª Direzione del GRU avrebbe apparentemente utilizzato la sede locale di Aeroflot e i suoi partner ufficiali per questi scopi, che sarebbero stati raggiunti tramite il transito di merci attraverso il Vietnam.

Le motivazioni alla base dell’articolo del New York Times sono evidenti: la prima è quella di scatenare un’isteria russofoba e di denuncia di spionaggio nella società e nello Stato giapponese, legittimando falsamente politiche anti-russe più severe, che potrebbero concretizzarsi, nell’immediato, nell’espulsione simbolica dei diplomatici russi. Aeroflot potrebbe inoltre essere sanzionata, non solo in Giappone, ma anche in altri Paesi della regione, che Tokyo (con una discreta spinta da parte del comune alleato americano) potrebbe poi incoraggiare a seguire l’esempio.

Anche se quanto sopra non dovesse concretizzarsi, il NYT ha scritto che “i funzionari affermano di riconoscere la minaccia dello spionaggio e stanno lavorando per rimuovere le restrizioni, in vigore da decenni, sulla raccolta di informazioni”. Hanno anche osservato che “il Giappone non ha nemmeno un’agenzia di intelligence estera”, il che, nel contesto generale, potrebbe di fatto cambiare a causa di questo pretesto, anche se mai de jure a causa della costituzione postbellica imposta dagli Stati Uniti. La possibile isteria russofoba sullo spionaggio scatenata da questo articolo potrebbe essere proprio ciò che serve perché ciò accada.

Dopotutto, il New York Times ha riportato che “governi stranieri hanno ripetutamente avvertito il Giappone che la sua tecnologia veniva contrabbandata in Russia”, in particolare l’Ucraina, così come funzionari occidentali non meglio identificati. Il Giappone non ha agito per qualche motivo, ma ora potrebbe finalmente farlo. In un’ottica più ampia, sebbene il Giappone abbia sempre percepito la Russia come una minaccia latente a causa di quella che Tokyo considera la “disputa delle isole settentrionali” irrisolta sulle isole Curili meridionali controllate da Mosca, questa situazione potrebbe presto intensificarsi.

Ciò non significa che il Giappone potrebbe presto ricorrere alle minacce militari contro la Russia, ma solo che la percezione di una minaccia russa, recentemente esacerbata dall’isteria russofoba legata allo spionaggio che potrebbe diffondersi nella società e nello Stato, potrebbe assumere forme ancora da definire, anche nel contesto del ” cordone sanitario “. Il ruolo del Giappone in questo modello geostrategico organizzato dagli Stati Uniti è quello di esercitare simultaneamente pressione su Russia, Corea del Nord e Cina nell’Asia nord-orientale, mentre altri alleati americani fanno lo stesso altrove, lungo le altre periferie della Russia.

In pratica, il Giappone potrebbe diventare una “portaerei americana inaffondabile” contro tutti e tre, a seconda della rapidità con cui si militarizzerà con l’approvazione degli Stati Uniti, per non parlare di quanti armamenti all’avanguardia del suo alleato (in particolare missili a medio e lungo raggio e droni) potrebbe finire per ospitare. La rimilitarizzazione del Giappone, proprio come quella del suo alleato tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale , potrebbe rappresentare una seria minaccia per la sicurezza nazionale russa, rendendo necessario il ridispiegamento di truppe e attrezzature limitate su questo fronte.

AUKUS+, nome con cui si potrebbe definire la rete di tipo NATO che gli Stati Uniti stanno cercando di creare nella regione, è diretta contro la Cina, con una certa attenzione anche alla Corea del Nord. Tuttavia, visti i motivi evidenti dietro l’articolo del New York Times sulle spie russe in Giappone, è chiaro che gli Stati Uniti sperano che il Giappone intensifichi la percezione della minaccia russa e assuma quindi un ruolo più incisivo nel contenerla. Di conseguenza, i legami militari della Russia con la Cina e la Corea del Nord potrebbero consolidarsi, e non si può escludere un’alleanza regionale di fatto.

Passa alla versione a pagamento

Quanto cambierebbe la situazione a livello strategico se l’Australia ospitasse armi nucleari statunitensi?

Andrew Korybko12 luglio
 LEGGI NELL’APP 

La tendenza inequivocabile è che i blocchi sostenuti dagli Stati Uniti si stanno diffondendo nella regione eurasiatica per contenere Russia, Iran e Cina.

Il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergey Shoigu ha avvertito, durante un incontro sulla sicurezza tra Russia e ASEAN alla fine di maggio, che “il Giappone e la Repubblica di Corea si stanno preparando ad ospitare armi nucleari americane sul loro territorio. Tali armi potrebbero finire anche sul territorio australiano a causa della sua partecipazione al partenariato AUKUS”. Gli scenari giapponese e coreano sono stati accennati qui a metà maggio, mentre quello australiano è oggetto di speculazioni sin dalla presentazione dell’AUKUS alla fine del 2021.

Il mese scorso è stato inoltre valutato separatamente che ” Giappone e Filippine sono pronti a svolgere un ruolo più importante nel contenimento della Cina ” grazie alla loro vicinanza geografica a Taiwan, alla luce dell’incoraggiamento da parte degli Stati Uniti all’espansione dei loro legami militari bilaterali. Tra loro e l’Australia si trova l’Indonesia, che a metà aprile ha siglato un ” Partenariato di cooperazione in materia di difesa ” con gli Stati Uniti e che, secondo alcune fonti, starebbe valutando la possibilità di consentire anche sorvoli militari statunitensi.

Essendo il paese più distante dalla Cina tra quelli menzionati, a parte gli Stati Uniti, un osservatore superficiale potrebbe chiedersi perché gli Stati Uniti stiano considerando di schierare le proprie armi nucleari in Australia. Una possibilità è che attaccare la Cina dall’emisfero australe potrebbe ridurre il rischio di intercettazione. Un’altra possibilità, complementare, è che le testate nucleari terrestri potrebbero essere lanciate dal vasto e disabitato entroterra australiano, mitigando così le conseguenze di un’eventuale rappresaglia cinese.

Sebbene esista sempre la possibilità che la Cina colpisca la popolata costa orientale, tale possibilità potrebbe diminuire a causa della presenza di molti cittadini cinesi che si sono trasferiti lì negli ultimi decenni e dei numerosi cino-australiani che già vi risiedono, o almeno così potrebbero calcolare Stati Uniti e Australia. Lo scenario di una rotazione di testate nucleari lanciate dall’aria dagli Stati Uniti tra l’Asia nord-orientale e l’Australia potrebbe inoltre creare un corridoio aereo militare regolare tra le due regioni, lungo il quale aerei in grado di trasportare armi nucleari sorvolerebbero regolarmente la “deterrenza”.

Va da sé che tutto ciò che si trova nel mezzo rientrerebbe nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, con qualsiasi Stato che si opponga o che mostri una resistenza inaspettata (come potrebbe accadere in seguito all’elezione di un leader critico nei confronti degli Stati Uniti, che potrebbe vincere nonostante le interferenze americane) che verrebbe sovvertito prima di essere sottoposto a pressioni più pubbliche. L’obiettivo è consolidare quella che potrebbe essere definita AUKUS+, o NATO asiatica, che potrebbe essere meno un blocco di difesa reciproca e più una rete di partner sostenuti dagli Stati Uniti che “condividono l’onere” del contenimento della Cina.

Il ruolo dell’Australia in questo contesto è quello di padre fondatore regionale, che assolve anche alla duplice funzione di portaerei statunitense di dimensioni continentali in relativa prossimità delle porte meridionali della Cina, per rifornire militarmente gli stati alleati e minacciare la Cina con il potenziale lancio di innumerevoli testate nucleari da questa posizione. Questa è la naturale evoluzione del ruolo geostrategico in continua trasformazione dell’Australia nella transizione sistemica globale innescata da anni di influenza statunitense, comprese le guerre informative, volte a strumentalizzare l’Australia contro la Cina.

In un’ottica più ampia, il consolidamento della NATO nel corso del conflitto ucraino rappresenta il modello per ciò che potrebbe accadere in Medio Oriente qualora gli Accordi di Abramo venissero ampliati dopo la Terza Guerra del Golfo, come auspicato da Trump. Per quanto riguarda la regione Asia-Pacifico, non si è ancora verificata una guerra di portata regionale equivalente, ma l’alleanza AUKUS+ potrebbe comunque consolidarsi anche in sua assenza. La tendenza inequivocabile è che i blocchi sostenuti dagli Stati Uniti si stanno espandendo nella fascia eurasiatica per contenere Russia, Iran e Cina.

Le dichiarazioni scandalose di un diplomatico polacco hanno offuscato la Giornata della Memoria del Genocidio in Volinia di quest’anno.

Andrew Korybko12 luglio
 LEGGI NELL’APP 

L’incaricato d’affari polacco in Ucraina ha affermato che le vittime ucraine dei polacchi prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale sono equiparabili alle vittime polacche del genocidio della Volinia perpetrato dall’OUN-UPA.

La Polonia celebra ogni anno l’11 luglio la ” Giornata nazionale in memoria delle vittime del genocidio dei cittadini della Repubblica polacca perpetrato dai nazionalisti ucraini “, e quest’anno non ha fatto eccezione. Tuttavia, le dichiarazioni scandalose dell’incaricato d’affari polacco in Ucraina, Piotr Łukasiewicz, hanno offuscato la cerimonia che si è svolta quest’anno in Ucraina, alla quale ha partecipato anche il Ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz . Il punto cruciale della questione è che Łukasiewicz ha fatto riferimento alle ingiustizie commesse dai polacchi contro gli ucraini.

Secondo quanto riportato dal portale Kresy.pl, specializzato in notizie e analisi contemporanee sugli eventi nelle ex regioni orientali della Polonia tra le due guerre (quindi Lituania, Bielorussia e Ucraina), “Inchinandomi alle vittime polacche della violenza ucraina in Volinia, non posso fare a meno di ricordare le vittime ucraine della violenza perpetrata dallo Stato polacco nei territori dell’ex Seconda Repubblica Polacca prima e durante la guerra. Tutto ciò che è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale è stato terribile e inutile”.

Łukasiewicz ha chiarito: “Non sto creando simmetria né equiparando il numero e la qualità della sofferenza. Sto semplicemente dicendo che ricordiamo e dobbiamo ricordare il passato e ciò che di vergognoso e disonorevole c’era in quel passato”. Kresy.pl ha anche riportato che il Ministro degli Esteri Radek Sikorski ha risposto al tweet del Presidente dell’Istituto Ordo Iuris, Jerzy Kwaśniewski , il quale si chiedeva se Łukasiewicz avesse tradito la politica del governo e dovesse essere rimosso, oppure se l’avesse rappresentata fedelmente.

Kwaśniewski ha criticato il riferimento decontestualizzato di Sikorski al famoso consiglio che Papa Giovanni Paolo II rivolse a polacchi e ucraini durante il suo viaggio a Leopoli nel 2001. Il defunto pontefice disse: “Possa la purificazione delle memorie storiche condurre tutti a lavorare per il trionfo di ciò che unisce su ciò che divide, al fine di costruire insieme un futuro di reciproco rispetto, cooperazione fraterna e vera solidarietà”. Kwaśniewski ha messo in dubbio che Sikorski intendesse “minimizzare il crimine della Volinia ed esagerare le trasgressioni polacche”.

Per i lettori meno informati, Łukasiewicz si riferiva probabilmente alla ” pacificazione degli ucraini nella Galizia orientale ” del 1930 in risposta agli attacchi terroristici separatisti dell’OUN -UPA che in seguito commisero la guerra di Volinia. Genocidio , attacchi di rappresaglia contro gli ucraini e il reinsediamento postbellico degli ucraini di etnia ucraina . Qualunque cosa si possa pensare di questi eventi, non sono paragonabili al genocidio premeditato dei polacchi perpetrato dall’OUN-UPA , la cui falsa equivalenza è una tattica ucraina moderna per attenuare la gravità di quel crimine di guerra.

Il presidente Karol Nawrocki lo ha espresso al meglio nel suo discorso a Radruż, al confine con l’Ucraina. Come ha affermato , “C’erano molte tensioni, normali per le minoranze nazionali, ma nessuno ha mai tagliato la testa a un bambino con un’ascia. Nessuno ha pugnalato nessuno alle spalle. C’erano problemi inerenti a tutte le minoranze; esistevano allora, esistono oggi ed esisteranno in futuro, ma [polacchi e ucraini nella Polonia tra le due guerre] vivevano fianco a fianco e convivevano”. Questo è vero ed è il motivo per cui molti polacchi sono disgustati da Łukasiewicz.

Nawrocki, Kwaśniewski e altri polacchi che la pensano come loro non intendono affermare che le vittime del genocidio della Volinia si trovino al vertice di una gerarchia di vittime superiore a tutte le altre, ma semplicemente che le 362 torture inflitte loro dall’UPA nell’ambito del suo premeditato genocidio dei polacchi meritano un riconoscimento speciale e non sono paragonabili a ciò che le vittime ucraine di origine polacca hanno subito prima, durante o dopo la Seconda Guerra Mondiale. Equiparandole falsamente, pur affermando che non era questa la sua intenzione, Łukasiewicz ha agito come un utile idiota di Zelensky.

Passa alla versione a pagamento

I funzionari occidentali dovrebbero dare ascolto a Trenin, tra tutti, quando mette in guardia contro un’escalation russa.

Andrew Korybko12 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Non è affatto un falco e, anzi, prima dell’operazione speciale che lo ha portato a rivalutare gradualmente la sua visione del mondo, era uno dei più noti esperti filo-occidentali del suo paese.

Il presidente del Consiglio russo per gli affari internazionali, Dmitri Trenin, ha pubblicato su RT un articolo intitolato ” La pericolosa logica della NATO 3.0 “. Nella sua analisi, afferma: “Gli europei sognano di eliminare la Russia come fattore rilevante nella geopolitica eurasiatica: per loro, ciò rappresenterebbe la ‘soluzione finale’ del temuto ‘problema russo’… Il difetto fondamentale del pensiero europeo risiede nella convinzione che la Russia preferirebbe accettare la sconfitta, la degradazione e la disintegrazione piuttosto che utilizzare l’arsenale di cui attualmente dispone”.

Ha poi spiegato che “Questo arsenale non si limita alle armi nucleari, sebbene potrebbe arrivare il momento in cui sarà necessario utilizzarle. Il Cremlino, finora, si è mostrato estremamente cauto nell’utilizzare le sue più potenti capacità convenzionali, o nell’ingaggiare obiettivi di alto valore e di grande visibilità. Ci sono molte spiegazioni per tale moderazione, ma è avventato – anzi, fatale – credere che la leadership russa o il popolo russo si arrenderanno mai alla NATO”.

Trenin non è un falco come il (in)famoso a livello internazionale Sergey Karaganov, quindi non è tra coloro che Putin ha duramente rimproverato il mese scorso per aver incitato la Russia ad attaccare l’Europa. In realtà, prima della missione speciale, era uno degli esperti filo-occidentali più noti del paese. L’operazione lo ha portato a rivalutare gradualmente la sua visione del mondo e a diventare estremamente critico nei confronti dell’Occidente. I funzionari occidentali dovrebbero quindi ascoltare Trenin, tra tutti, quando mette in guardia contro un’escalation russa.

Per quanto riguarda il suo avvertimento sulla minaccia che l’Europa rappresenta ora per la Russia, fu Dmitry Medvedev a parlarne per primo all’inizio di maggio, quando mise in guardia contro la rimilitarizzazione della Germania, che poco prima era diventata anche il principale sostenitore militare dell’Ucraina dopo gli Stati Uniti. All’epoca si concluse che la Germania e l’UE in generale avrebbero potuto presto essere percepite dalla Russia come una minaccia maggiore rispetto agli Stati Uniti. Ora Trenin ha confermato che questo è il caso per quanto riguarda i suoi connazionali.

Secondo le sue parole, “mentre ai tempi della Guerra Fredda la NATO appariva ai russi come ‘l’America in Europa’, ora, quando guardano alla NATO, vedono l’Europa sostenuta dall’America”. Data la bellicosità dell’UE a guida tedesca nei confronti della Russia, incoraggiata dal concetto di ” NATO 3.0 ” che autorizza il blocco ad affrontare la Russia da solo, con gli Stati Uniti come “guida del Mar Nero”, come li ha definiti Trenin, non c’è da stupirsi che la Russia si stia preparando a uno scontro con la NATO intorno al 2030. Solo l’autocontrollo dell’UE potrebbe impedirlo.

La nuova ” guerra di logoramento ” dell’Ucraina contro la Russia, alimentata insieme agli Stati Uniti attraverso il sostegno ai suoi attacchi a lungo raggio, potrebbe alla fine infliggere costi significativi, spingendo così la Russia ad estendere i suoi nuovi ” attacchi sistematici ” contro l’Ucraina all’uso di armi nucleari tattiche per fermare l’emorragia. Come ha scritto Trenin, la Russia non si arrenderà mai alla NATO e Putin non trasformerà il suo paese nel nuovo ” Cristo delle Nazioni ” sacrificandolo a morte per mille ferite grazie alla sua autocontrollo quasi cristologico dimostrato finora.

Passa alla versione a pagamento

Cinque spunti di riflessione dal viaggio di Modi in Indonesia

Andrew Korybko11 luglio
 LEGGI NELL’APP 

La crescente convergenza tra i loro paesi potrebbe creare un duplice polo di influenza economica, politica e di sicurezza tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico.

Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha recentemente concluso un viaggio di tre giorni in Indonesia, il suo secondo dal 2018 e il primo sotto la presidenza di Prabowo Subianto, insediatosi alla fine del 2024. La sua visita è stata seguita con attenzione dagli osservatori regionali, data la dimensione dei rispettivi Paesi, sia dal punto di vista demografico che economico, e il loro ruolo crescente nel nascente ordine mondiale multipolare. Ecco i risultati ottenuti da Modi nel suddetto contesto globale:

———-

1. Intensificazione dei legami economici tra i giganti regionali

L’anno scorso l’India ha superato il Giappone, diventando la quarta economia mondiale con un PIL di circa 4 trilioni di dollari, mentre il PIL dell’Indonesia si è attestato poco al di sotto di 1,5 trilioni di dollari , pur rimanendo un dato notevole. Entrambi i Paesi sono inoltre leader economici nelle rispettive regioni. Gli scambi bilaterali hanno raggiunto i 38 miliardi di dollari lo scorso anno, ma possono essere facilmente incrementati ulteriormente. Questo rappresenta uno degli obiettivi del viaggio di Modi, ovvero siglare accordi con Prabowo volti a liberare appieno il potenziale economico dei rispettivi Paesi, accelerando così i processi di multipolarizzazione economica.

2. Celebrare legami di civiltà millenari

Probabilmente gli osservatori esterni alla regione non ne sono a conoscenza, ma l’impronta della civiltà indiana nell’odierna Indonesia risale a oltre duemila anni fa, con la parte occidentale di questo vasto arcipelago che era induista prima dell’arrivo dell’Islam. Questo fatto è celebrato da entrambi i paesi. L’immagine di leader indù e musulmani che si uniscono per ampliare la cooperazione a tutto tondo contrasta anche le affermazioni di uno “scontro di civiltà”, soprattutto tra le loro due fedi, una percezione diffusa in Asia meridionale.

3. Sfruttare le sinergie tra i loro atti di equilibrio complementari

Anche India e Indonesia praticano analoghe strategie di equilibrio geostrategico. La Cina è il loro principale partner commerciale, ma entrambi i paesi la guardano con sospetto per diverse ragioni, tra cui la disputa territoriale irrisolta tra India e Cina e la diffidenza dell’Indonesia nei confronti delle rivendicazioni marittime cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Entrambi i paesi intrattengono inoltre stretti rapporti con Russia e Stati Uniti, che fungono da contrappeso alla Cina, consentendo loro di allinearsi in modo creativo tra i tre partner, con riallineamenti periodici, al fine di tutelare al meglio i propri interessi.

4. Esplorare una cooperazione più stretta all’interno dei BRICS

Le suddette azioni complementari di bilanciamento possono essere ulteriormente potenziate attraverso una più stretta cooperazione all’interno dei BRICS , di cui l’Indonesia è entrata formalmente a far parte come membro a pieno titolo all’inizio del 2025. In termini pratici, entrambi i Paesi condividono l’interesse a garantire che l’agenda dei BRICS rimanga focalizzata sull’accelerazione della multipolarità economica e finanziaria, evitando che si trasformino in un blocco anti-americano. India e Indonesia, inoltre, non desiderano che i BRICS abbandonino la loro natura volontaria diventando un’organizzazione ufficiale con obblighi vincolanti.

5. Concludere un accordo sui missili da crociera approvato dalla Russia

Forse l’aspetto più significativo del viaggio di Modi è stata la conferma che l’India venderà all’Indonesia missili da crociera supersonici BrahMos, prodotti congiuntamente dalla Russia. Questi missili possono essere realisticamente utilizzati solo contro la Cina, eppure la Russia ne ha approvato la vendita per lo stesso motivo per cui ha approvato quella alle Filippine all’inizio del 2024, ovvero come mezzo per bilanciare delicatamente l’influenza cinese, come spiegato all’epoca . È di grande importanza che questa strategia congiunta russo-indonese, non dichiarata, si sia ora estesa anche all’Indonesia.

———-

Tenendo a mente questi cinque spunti emersi dal viaggio di Modi, è chiaro che il suo più grande successo è stato il rafforzamento del partenariato strategico indo-indonesiano, che accelererà i processi di multipolarità a tutto tondo. La crescente convergenza tra i due Paesi potrebbe creare un duplice polo di influenza economica, politica e di sicurezza tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico. Invece del “secolo cinese” che molti si aspettavano, il XXI secolo diventerebbe un “secolo asiatico” molto più equilibrato.

Passa alla versione a pagamento

Bordachev ha azzeccato solo in parte la questione della politica di sicurezza militare polacca, questa volta.

Andrew Korybko11 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Tutto sommato, ciò che ha colto parzialmente nel segno riguardo alla politica militare-di sicurezza polacca questa volta è che essa ha dato priorità alla lotta dell’Ucraina contro la Russia a scapito dell’autostima nazionale, chiudendo un occhio sulle manifestazioni anti-polacche del nazismo ucraino, ma continua a credere a stereotipi superati al riguardo.

Timofei Bordachev, direttore dei programmi del Valdai Club, ha riproposto la sua analisi della politica militare-di sicurezza polacca dopo che la prima, criticata in precedenza, si era rivelata ampiamente errata . Questa volta, con il suo ultimo articolo sull’argomento, in cui afferma che ” la Polonia è intrappolata dalla propria russofobia “, Bordachev ha in parte ragione. Questo articolo, pertanto, analizzerà, metterà in discussione e talvolta contraddirà apertamente, punto per punto, tutto ciò che Bordachev ha scritto, proprio come nella precedente critica.

———-

* “La situazione in cui si trova attualmente la Polonia è un perfetto esempio di come un Paese che non è il più stupido secondo gli standard moderni e che gode di un discreto successo economico possa facilmente ritrovarsi in un vicolo cieco in politica estera semplicemente a causa della ristrettezza del suo pensiero in materia. Il risultato è stata una strategia costruita interamente attorno alla lotta contro la Russia, che Varsavia ha designato come l’avversario ‘ideale’. Tutto il resto nella sua politica estera è stato subordinato all’obiettivo di danneggiare Mosca con ogni mezzo necessario.”

– Questa è una valutazione corretta, poiché lo Stato polacco ha subordinato il proprio amor proprio nazionale all’obiettivo comune di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, rifiutandosi di vincolare gli aiuti militari all’Ucraina a condizioni di natura storico-politica. Come molti polacchi su X hanno poi lamentato a posteriori, nel contesto della crescente disputa tra Polonia e Ucraina all’interno dell’UPA, Varsavia avrebbe dovuto subordinare tali aiuti all’autorizzazione da parte di Kiev dell’esumazione e della corretta sepoltura dei resti delle vittime del genocidio della Volinia , vietando al contempo qualsiasi glorificazione dei responsabili.

::::::::::

* “Tutto il resto è principalmente cooperazione con il regime di Kiev, la cui natura difficilmente sfugge all’immaginazione della stessa Polonia. I politici polacchi di ogni schieramento sono ben consapevoli di chi sia il loro interlocutore a Kiev e nutrono una visione storicamente negativa e ben consolidata dei loro vicini ucraini in generale.”

– La sua affermazione di ribadire la priorità finora attribuita dallo Stato polacco al mantenimento di una stretta cooperazione con l’Ucraina è corretta, ma molti politici polacchi di entrambe le fazioni del duopolio di governo “Coalizione Civica” (KO) e “Diritto e Giustizia” (PiS) “KOPiS” sono filo-ucraini, con quest’ultima metà conservatrice che solo ora sta iniziando a nutrire sentimenti negativi nei confronti del Paese per sfruttare l’opinione pubblica in vista delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, secondo i più cinici.

::::::::::

* “Le autorità polacche hanno fatto tutto il possibile per distruggere qualsiasi possibile canale di dialogo con Mosca e Minsk, creandosi un’immagine di sé come avversari assolutamente implacabili della Russia, persino nel contesto occidentale. In altre parole, tra tutti i paesi di una certa rilevanza negli affari europei, sono stati i politici polacchi a scegliere la linea d’azione più radicale nell’emergente crisi politico-militare.”

Ha ragione; la Polonia ha assunto un ruolo guida nell’attuazione di una politica radicale anti-russa, che riteneva avrebbe facilitato la sua auspicata leadership nell’Europa centro-orientale , la maggior parte dei cui stati e società sono anch’essi russofobi in senso politico per analoghe ragioni storiche. È corretta anche la sua descrizione della Polonia come un paese con una certa influenza in Europa.

::::::::::

* “Ribadiamo che non c’è motivo di credere che qualcuno a Varsavia abbia mai considerato seriamente il regime ucraino un partner affidabile da cui ci si potesse aspettare una gratitudine elementare per tutti i favori ricevuti. Avendo incontrato diversi diplomatici ed esperti polacchi, si può affermare con sicurezza che l’atteggiamento dell’élite polacca nei confronti di Kiev, e in effetti del popolo ucraino in generale, è sempre stato di disprezzo e negatività.”

– Occorre ribadire che la maggior parte dei membri del KOPiS sono ucrainofili, come dimostrano le loro dichiarazioni pubbliche e le politiche che hanno sostenuto fino all’escalation della disputa all’interno dell’UPA. Se Bordachev non si sta inventando ciò che gli è stato detto dai suoi contatti polacchi nell’ambito di un’operazione psicologica per alimentare la divisione polacco-ucraina, e si dovrebbe presumere che non lo stia facendo, allora questi ultimi potrebbero essere stati dei casi eccezionali o potrebbero aver condotto un’operazione psicologica contro di lui.

::::::::::

* “Questa visione si è formata nel corso di secoli di interazione in diverse circostanze storiche e fa parte del pensiero della politica estera polacca, che, lo riconosciamo, ha una valida giustificazione.”

– In realtà, fino a poco tempo fa il KOPiS praticava la “ Dottrina Giedroyc ” di riconciliazione e persino, a detta di alcuni, di favoreggiamento di Lituania, Bielorussia e soprattutto Ucraina, nonostante i tre ucraini genocidi dei polacchi.

::::::::::

* “Ma pur sapendo con chi avevano a che fare, i polacchi hanno continuato a investire nel progetto ucraino per anni. Si sono letteralmente convinti che l’Ucraina potesse diventare un potente strumento per la Polonia per contenere la Russia e infliggerle ogni sorta di danno, rimanendo al contempo del tutto gestibile e persino attenta alle richieste di Varsavia. La Polonia credeva anche, a quanto pare, che qualcuno in Ucraina stesse combattendo contro la Russia per una ‘scelta europea’ e che Kiev, impegnata nella NATO e nell’UE, si sarebbe dimostrata più accomodante.”

Bordachev ha ragione nell’affermare che il KOPiS era a conoscenza delle manifestazioni anti-polacche del nazismo ucraino, ma le ha ignorate per ragioni di convenienza geopolitica, legate al contenimento della Russia attraverso un’Europa centro-orientale guidata dalla Polonia, e per illusioni ideologiche, credendo che l’Ucraina avrebbe abbandonato questa politica per aderire all’UE. Questa è la critica più diffusa tra i polacchi riguardo al voltafaccia del PiS. Il loro governo, che era al potere quando il conflitto ucraino è esploso su vasta scala, sapeva con cosa aveva a che fare, ma lo ha ignorato.

::::::::::

* “Entrambe le ipotesi sono inoltre molto lontane dalla realtà. In altre parole, i polacchi hanno immaginato uno scenario completamente impossibile per le relazioni con Kiev e hanno agito sulla base di una chimera creata da loro stessi, anziché di una strategia. Di conseguenza, l’intera politica estera polacca si è rivelata un’illusione, ora derisa in tutta Europa. E, ancor più tragicamente per i polacchi, non si intravede alcuna via d’uscita dignitosa da questa situazione.”

Gran parte di quanto affermato riguardo alle false aspettative di KOPiS è vero, ma l’affermazione di Bordachev secondo cui sarebbero stati “ridicolizzati in tutta Europa” non è supportata dai fatti e potrebbe essere intesa a irritare i lettori polacchi. Inoltre, esiste effettivamente una via d’uscita dignitosa da questa crisi, ed è che la Polonia si rifiuti di consentire all’Ucraina di aderire all’UE finché non abbandonerà il banderismo, esattamente come il suo Ministro della Difesa ha appena dichiarato essere la nuova politica del paese.

::::::::::

* “Perché è successo questo? La ragione principale è l’ossessione della politica estera polacca per la Russia, considerata l’unica cosa che interessa a Varsavia al mondo… In primo luogo, Mosca ha privato Varsavia di ogni possibilità di diventare leader del mondo slavo, e poi, per un certo periodo, ha posto fine del tutto allo Stato polacco. La formazione della cultura polacca moderna e delle discipline umanistiche si è svolta in un’epoca in cui il fulcro della vita pubblica era la lotta contro il dominio dell’Impero russo e dell’URSS.”

La lunga rivalità polacco-russa prima delle spartizioni riguardava quale dei due paesi sarebbe diventato la superpotenza slava, sebbene la Polonia non abbia mai manifestato l’intenzione di guidare gli slavi occidentali e meridionali. Pur avendo ragione su alcuni aspetti del contesto in cui si sono formate la cultura e le discipline umanistiche polacche, il padre del nazionalismo polacco contemporaneo, Roman Dmowski, auspicava una cooperazione pragmatica con la Russia , ma la sua forma di nazionalismo alla fine soccombette a quella anti-russa del rivale Józef Piłsudski.

::::::::::

* “In sostanza, è stato il confronto con la Russia a plasmare l’identità polacca moderna, non lasciando all’élite politica la possibilità di vedere il mondo in una prospettiva più ampia di quella della lotta con il grande vicino a est. Di conseguenza, abbiamo la coscienza di una nazione europea tutt’altro che piccola, in cui non c’è spazio per altro che un’unica idea di politica estera.”

– Sì e no: il confronto con la Russia ha indubbiamente plasmato parte dell’identità polacca moderna, ma lo stesso ha fatto il confronto storico con la Germania, che la forma di nazionalismo di Dmowski ha enfatizzato. Oggi, la metà conservatrice del KOPiS è molto critica nei confronti della Germania, al punto che il leader Jarosław Kaczyński l’ha accusata di star costruendo un ” Quarto Reich ” e ha persino accusato il Primo Ministro Donald Tusk di essere un ” agente tedesco “.

::::::::::

* “La personificazione di questo dramma fu il pensatore politico americano di origine polacca Zbigniew Brzezinski. Durante la sua vita scrisse diverse opere piuttosto brillanti sulle relazioni internazionali, ma sarebbero state interessanti se non fossero state interamente subordinate al tema russo.”

Indipendentemente dall’opinione personale di Bordachev sulle opere anti-russe di Brzeziński, i precetti di questo stratega scomparso sono tuttora perseguiti, con Trump 2.0 che sta creando un ” cordone sanitario ” attorno alla Russia nell’Artico-Baltico, nell’Europa centrale, nel Caucaso meridionale-Asia centrale e nell’Asia nord-orientale per costringerla alla sottomissione.

::::::::::

* “In secondo luogo, dopo l’ingresso della Polonia nel mondo occidentale alla fine della Guerra Fredda, essa si è trovata privata dell’opportunità di affermarsi in qualsiasi direzione possibile che non fosse verso la Russia. La tradizionale paura e l’odio verso la Germania sono rimasti confinati negli stretti limiti della NATO e dell’Unione Europea.”

– Durante il suo governo, il PiS ha difeso gli interessi polacchi nei confronti della Germania, la cui dimensione NATO ed europea non è “ristretta”, così come ha fatto nei confronti della Russia. L’anno scorso Nawrocki ha anche presentato un piano per la riforma dell’UE a guida tedesca e all’inizio di quest’anno ha richiamato l’attenzione sulla minaccia non militare che essa rappresenta per la Polonia.

::::::::::

* “È chiaro che i piani di riarmo attualmente in atto da parte dei polacchi sono potenzialmente anti-tedeschi. Sono inoltre legati al desiderio di diventare il più importante alleato degli Stati Uniti in Europa, sullo sfondo dell’indebolimento di Gran Bretagna e Francia. Ma nel complesso, nel medio termine, le mani di Varsavia sono legate in direzione occidentale, anche dagli interessi americani di preservare, almeno per il momento, la NATO e l’Unione Europea.”

Come già accennato nella critica precedente, Nawrocki ritiene che l’UE a guida tedesca costituisca una minaccia non militare per la Polonia, mentre Kaczyński considera Tusk un “agente tedesco”. L’accordo ” militare di Schengen ” siglato tra Germania e Polonia all’inizio del 2024 per agevolare il flusso di truppe e attrezzature verso est dimostra ulteriormente che la Polonia non teme la Germania. Per quanto riguarda l’essere il principale alleato degli Stati Uniti, solo Nawrocki/PiS lo persegue, mentre Tusk/KO è favorevole alla Germania .

::::::::::

* “La Russia esiste ancora e i polacchi sono contenti: dopotutto, negli ultimi due secoli si sono abituati a pensare solo al nostro Paese. Ora però si trovano di fronte alla realtà: i governanti di Kiev si comportano nei confronti dei loro mecenati esattamente come ci si potrebbe aspettare, insultandoli pubblicamente e spedendo per posta le onorificenze ricevute da Varsavia.”

– Questa è una grossolana esagerazione, come dimostra la lotta polacca contro il dominio tedesco durante le spartizioni, così come la successiva lotta contro i nazisti. Oggi, come già evidenziato in alcune delle critiche precedenti, come quella sopra citata, Nawrocki/PiS adotta una linea dura nei confronti della Germania, oltre alla linea dura nei confronti della Russia, quest’ultima l’unica linea dura adottata da Tusk/KO.

::::::::::

* “Non ci sono dubbi, tuttavia, che il conflitto pubblico a cui stiamo assistendo non porterà a uno scontro militare tra Polonia e Ucraina, né tantomeno a un confronto politico su vasta scala. Inoltre, tutto ciò non comporterà nemmeno un calo apprezzabile del sostegno polacco al regime di Kiev.”

– Si tratta di una valutazione prematura, dato che ” un sergente ucraino di alto grado ha minacciato la Polonia con attacchi di droni contro le sue città “, mentre le posizioni polacche e ucraine si stanno rapidamente irrigidendo. Bordachev potrebbe invece avere ragione nella sua previsione che la Polonia non ridurrà in modo significativo gli aiuti all’Ucraina.

::::::::::

* “Stiamo già assistendo al fatto che la crisi nelle relazioni con Kiev viene ora presentata come il risultato di una spaccatura interna alla Polonia stessa e una manifestazione di lotte intestine all’interno della sua élite al potere. Ciò significa che la colpa dell’attuale scontro diplomatico non è da attribuire ai governanti di Kiev che glorificano i criminali di guerra, ma agli stessi polacchi. Ed è molto probabile che, dopo diversi cicli di dibattito politico, cercheranno semplicemente di insabbiare l’intera vicenda, in parte per preservare l’illusione che Varsavia abbia una strategia di politica estera.”

Zelensky e Tusk/KO presentano la revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca da parte di Nawrocki a Zelensky come parte di un gioco politico interno, ma in realtà si è trattato solo di una manifestazione di rispetto nazionale. Il 74% dei polacchi sostiene Nawrocki , ed è per questo che Tusk/KO ha iniziato a irrigidire la propria posizione nei confronti dell’Ucraina in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. È quindi politicamente impossibile “insabbiare tutta la faccenda” ora, soprattutto con i piani di Zelensky per il ” Pantheon Nazionale ” volto a glorificare gli ucraini anti-polacchi.

::::::::::

* “Inoltre, poiché la Polonia non è in grado di elaborare una politica estera diversa da quella anti-russa, inevitabilmente diventa uno strumento per perseguire interessi stranieri. Questi interessi non si limitano più a quelli americani o britannici, ma riguardano anche il regime di Kiev, che è completamente dipendente dal sostegno straniero.”

Come già accennato, Nawrocki/PiS adotta una linea dura nei confronti della Germania e vuole riformare l’UE, il che dimostra che la Polonia è in grado di elaborare una politica estera diversa da quella anti-russa. Gli aspetti russi ed europei della sua politica coincidono con gli interessi statunitensi , ma non è una marionetta di nessuno; semmai, Tusk è nelle mani della Germania.

::::::::::

* “Allo stesso tempo, la Polonia è attualmente l’unico grande Paese europeo il cui prodotto interno lordo sta registrando una crescita piuttosto robusta, pari a circa il 3,3-3,6% annuo. Dovrebbe rimanere in silenzio invece di lanciarsi in complessi schemi geopolitici che non portano mai a risultati concreti.”

Sotto la guida di Nawrocki, la Polonia non è stata manipolata dal “deep state” per entrare in guerra con la Russia dopo l’incidente dei droni dello scorso settembre, e nel maggio dello stesso anno, prima del secondo round di negoziati, si è impegnato per iscritto a non autorizzare l’invio di truppe in Ucraina né a firmare alcuna legge per la ratifica dell’adesione del paese alla NATO.

::::::::::

* “Ma questo, purtroppo, è del tutto irrealistico: dopotutto, un paese relativamente grande deve avere una politica estera. Ciò significa che Varsavia continuerà a vagare in un circolo vizioso dal quale non riuscirà a uscire.”

Bordachev è chiaramente all’oscuro di tutto ciò che è stato condiviso finora sulle politiche di Nawrocki/PiS, che potrebbero essere attuate in modo più efficace se il PiS tornasse al potere nell’autunno del 2027 in coalizione con l’opposizione populista. Questo è il motivo per cui ha parzialmente torto in tutto ciò che ha scritto sulla Polonia.

———-

In definitiva, ciò che Bordachev ha colto parzialmente nella politica militare-di sicurezza polacca è che essa ha dato priorità alla lotta dell’Ucraina contro la Russia a scapito dell’autostima nazionale, chiudendo un occhio sulle manifestazioni anti-polacche del nazismo ucraino. Tuttavia, continua a credere a stereotipi superati al riguardo. Sarebbe quindi interessante vedere come cambierebbero le sue opinioni se venisse a conoscenza delle politiche di Nawrocki/PiS, come suggerito in precedenza, ma ciò richiede che prenda coscienza del suo evidente punto cieco analitico.

Passa alla versione a pagamento

Attualmente sei iscritto gratuitamente alla newsletter di Andrew Korybko . Per usufruire di tutti i vantaggi, passa all’abbonamento a pagamento.

La rivolta spontanea contro la coscrizione a Leopoli rappresenta un serio problema per Zelensky.

Andrew Korybko11 luglio
 LEGGI NELL’APP 

I nazionalisti ucraini continuano a opporsi fermamente all’ipotesi di cedere il Donbass alla Russia, ma il problema è che loro stessi non vogliono combattere per mantenerne il controllo, rivelando così la loro ipocrisia.

La città di Leopoli, nell’Ucraina occidentale, culla del nazionalismo ucraino contemporaneo, è stata teatro di una rivolta spontanea dopo che diverse centinaia di persone si sono scontrate con i membri del “Centro di Reclutamento Territoriale” (TCC), che avevano arruolato a forza un uomo del posto. Alcuni dei partecipanti sono stati in seguito costretti a scusarsi davanti alle telecamere, dopo che nei loro confronti erano state applicate misure extragiudiziali sospette . Ciononostante, il danno è ormai fatto, e persino i media ucraini come il “Kyiv Independent” ne riconoscono la portata politica.

Hanno pubblicato un articolo sorprendentemente schietto intitolato ” Come un controllo di strada a Leopoli si è trasformato in un campanello d’allarme per il sistema di mobilitazione ucraino “. Secondo Yuri Goncharenko, presidente dell’Ukrainian Security Club, “lo scontro potrebbe indicare che la crisi di mobilitazione di lunga data in Ucraina sta iniziando a trasformarsi da problema politico e sociale in una minaccia alla sicurezza”. Il motivo implicito è che persino gli abitanti del cuore nazionalista ucraino sanno che la coscrizione obbligatoria equivale ormai a una condanna a morte per la maggior parte della popolazione.

Sebbene molti desiderino ancora che il loro Paese possa ripristinare i confini pre-2014, non sono disposti a morire per raggiungere questo obiettivo, soprattutto perché è irrealistico realizzarlo con la guerra moderna condotta dai droni. La “zona di fuoco” istituita lungo il fronte rende la maggior parte degli assalti di fanteria suicidi e gli attacchi mirati della Russia contro le posizioni ucraine mettono in pericolo i coscritti lontani dalla prima linea. Il TCC (Territorial Corps Command) è costretto a ricorrere al reclutamento forzato proprio perché molti uomini evitano la leva per questo motivo.

Non si tratta di propaganda “anti-ucraina”, come i sostenitori di quel paese potrebbero istintivamente replicare, visto che il ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov ha rivelato a gennaio che 200.000 uomini hanno già disertato e dieci volte tanto (2 milioni) stanno attivamente eludendo la leva. Nonostante l’attività del TCC, l’Ucraina fatica ancora a rimpiazzare le forze perdute, ed è per questo che Kiev ha chiesto alla Commissione europea di non concedere più lo status di rifugiato agli uomini in età militare che fuggono verso l’Unione.

Tutto ciò rappresenta un serio problema per Zelensky, che potrebbe porre fine al conflitto accettando di conformarsi allo ” Spirito di Ancoraggio “, che a quanto pare prevedeva il suo ritiro dal Donbass in cambio della dichiarazione di un cessate il fuoco totale da parte di Putin. Trump si è rifiutato di costringere Zelensky a farlo, perpetuando così il conflitto fino ad oggi, poiché Putin non si fermerà finché la Russia non controllerà almeno l’intera regione. Mentre i costi per la Russia rischiano di aumentare , altrettanto stanno aumentando per l’Ucraina, soprattutto sul piano politico.

Come dimostrato dalla spontanea rivolta contro la coscrizione a Leopoli, persino i nazionalisti ucraini stanno iniziando a nutrire sentimenti di disapprovazione nei confronti del conflitto, a prescindere da ciò che alcuni dei loro rappresentanti possano affermare. Dopotutto, se credessero ancora che il loro obiettivo di ripristinare i confini dell’Ucraina precedenti al 2014 sia realizzabile, non avrebbero attaccato il TCC. Zelensky, il suo capo di gabinetto Kirill Budanov e il Ministero della Difesa, come riportato dal “Kyiv Independent”, hanno condannato duramente la rivolta perché sanno che potrebbe preannunciare una crisi.

Per essere chiari, la polizia segreta potrebbe riuscire a mantenere tutto sotto relativo controllo, quindi nessuno dovrebbe aspettarsi una vera e propria rivolta nazionalista contro Zelensky. I nazionalisti ucraini continuano inoltre a opporsi fermamente alla cessione del Donbass alla Russia, ma il problema è che loro stessi non vogliono combattere per mantenerne il controllo, rivelando così la loro ipocrisia. Finché il conflitto continuerà, i costi politici per Zelensky continueranno ad aumentare e un giorno potrebbero sfuggire di mano.

Passa alla versione a pagamento

Al momento sei iscritto gratuitamente alla newsletter di Andrew Korybko . Per usufruire di tutti i vantaggi, passa all’abbonamento a pagamento.

Passa alla versione a pagamento

Perché il duopolio al potere in Polonia ha armato i seguaci ucraini degli assassini dei loro antenati?

Andrew Korybko11 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Ciascuno presumeva ingenuamente che l’Ucraina avrebbe frenato le manifestazioni antipolacche della sua forma nazionale di nazismo per gratitudine verso la Polonia, che aveva donato l’intero suo arsenale da utilizzare contro la Russia e per le altre forme di aiuto fornite senza condizioni, al fine di promuovere i propri grandi obiettivi geopolitici.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha fatto un’osservazione breve ma incisiva ricordando ai polacchi che il loro governo arma i seguaci degli assassini dei loro antenati in Volinia. Il contesto immediato riguardava la declassificazione da parte dell’FSB di un documento su come l’NVKD eliminò uno degli organizzatori del genocidio in Volinia, ma il contesto più ampio riguarda la crescente disputa polacco-ucraina causata dalla glorificazione a livello statale del genocidio in Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidio dell’OUN-UPA .

Gli osservatori più attenti non sono rimasti sorpresi dalle sue azioni, dato che l’Ucraina glorificava quei gruppi sin da poco dopo il colpo di stato di “EuroMaidan” all’inizio del 2014, al quale la Polonia aveva aderito pur essendo uno dei garanti di un accordo di de-escalation politica appena concluso, letteralmente il giorno prima. Ciononostante, queste informazioni sono state rigorosamente soppresse nel discorso polacco, e qualsiasi menzione in merito comportava l’essere etichettati come “propagandisti russi” e successivamente come “spia russa” (“ruska onuca”).

Il governo polacco, i suoi alleati occidentali e le “ONG” hanno cospirato per circa un decennio per insabbiare la glorificazione a livello nazionale, nell’Ucraina post-Maidan, dei responsabili del genocidio della Volinia, orchestrata dall’OUN-UPA, attraverso la revisione dei libri di storia, la ridenominazione di strade e piazze e la costruzione di nuovi monumenti. Entrambe le componenti del duopolio di governo polacco – la “Piattaforma Civica” (PO, ora rinominata “Coalizione Civica” o KO) di orientamento liberale e “Diritto e Giustizia” (PiS), KOPiS di orientamento conservatore – sono colpevoli di aver ingannato i propri cittadini riguardo alla situazione in Ucraina.

Hanno stretto un patto con il diavolo alleandosi con le stesse forze ideologiche responsabili del genocidio del loro popolo durante la Seconda Guerra Mondiale, perché “odiano la Russia più di quanto amino la Polonia”, secondo le indimenticabili parole di Roman Dmowski, il padrino del nazionalismo polacco. Il deputato della Confederazione Krzysztof Tudoj ha parafrasato questa critica ai suoi colleghi politici nel maggio 2022, affermando ironicamente che “alcuni amano l’Ucraina più della Polonia”, come poi dimostrato dal duopolio al governo.

Entrambe le fazioni del KOPiS erano filo-ucraine finché l’opinione pubblica non rese ciò politicamente suicida, ma la metà conservatrice era guidata da sentimenti anti-russi e quella liberale da sentimenti filo-tedeschi . Sia come sia, entrambe presumevano ingenuamente che l’Ucraina avrebbe frenato l’ anti – polacco Manifestazione della sua forma nazionale di nazismo per gratitudine verso la Polonia per aver donato l’intero suo arsenale da utilizzare contro la Russia e per le altre forme di aiuto fornite senza condizioni. Fu un errore di valutazione epocale.

Erano accecati dalla nostalgia per il Commonwealth, nonostante gli ucraini avessero perpetrato due genocidi contro i polacchi: prima durante la rivolta di Khmelnytsky a metà del XVII secolo e poi con la rivolta di Koliszczyzna un secolo dopo. È possibile che abbiano persino contemplato l’idea di far rivivere la “Repubblica delle Due Nazioni”, come era anche conosciuta la Confederazione, in una forma moderna con l’Ucraina dopo la fine del conflitto. Alcuni potrebbero anche aver percepito il conflitto ucraino come una guerra polacco-bolscevica dei giorni nostri, ed è per questo che hanno dato tutto a Kiev.

Le spiegazioni non sono scuse, e nulla assolve KOPiS dall’aver fuorviato i polacchi sull’Ucraina per impedire loro di fermare il governo che arma i seguaci degli assassini dei loro antenati. La declassificazione da parte della Polonia della lista delle donazioni di armi all’Ucraina, nel contesto dello scandalo relativo al presunto trasferimento segreto di missili Patriot, dovrebbe esacerbare il sentimento anti-establishment in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. Un numero maggiore di polacchi potrebbe anche chiedere un completo isolamento dell’Ucraina come via più rapida per la sua denazificazione .

La critica del Parlamento europeo alla glorificazione dell’OUN-UPA da parte di Zelensky è un passo positivo

Andrew Korybko10 luglio
 LEGGI NELL’APP 

C’è ancora molto lavoro da fare, dato che l’emendamento non ha definito i crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale come genocidio, il documento nel suo complesso sostiene l’accesso dell’Ucraina al mercato europeo a scapito della Polonia, e né Zelensky né i suoi soci si sono lasciati scoraggiare, anzi, ora raddoppiano la dose di glorificazione.

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza un emendamento alla relazione della Commissione sull’Ucraina dello scorso anno, che include un passaggio di critica alla recente glorificazione dell’OUN -UPA da parte di Zelensky . Il testo descrive la sua mossa come un'”escalation non necessaria e provocata” che dimostra “mancanza di rispetto per la sensibilità polacca e per il dolore legato alle decine di migliaia di vittime dell’UPA e alle loro famiglie”. Si afferma inoltre che ciò “mina le relazioni di buon vicinato” e “non è in linea con i valori europei”.

Si tratta di un passo positivo, poiché dimostra che l’Ucraina non entrerà assolutamente nell’UE con Bandera, come ha recentemente dichiarato la coalizione liberale al governo, seguendo l’esempio del suo rivale, il presidente conservatore Karol Nawrocki, che ha revocato l’Ordine dell’Aquila Bianca a Zelensky per le sue azioni. È inoltre significativo che sia stato il “Partito Popolare Europeo” del Primo Ministro Donald Tusk a proporre questo emendamento. Ciò conferma che la questione è ora bipartisan e sta realmente unendo la Polonia.

Detto questo, l’ex Primo Ministro conservatore Beata Szydło ha espresso alcune critiche all’emendamento, che meritano attenzione. Nelle parole dell’eurodeputata in carica , “gli omicidi di polacchi perpetrati dall’UPA non sono stati definiti genocidio e non vi è alcuna condanna dell’attuale e diffusa promozione del banderismo in Ucraina. Al contrario, sono presenti numerose disposizioni (nel documento complessivo) che facilitano l’accesso dell’Ucraina al mercato dell’UE, il che danneggerà l’economia polacca”.

Nonostante il valore simbolico di questa mossa, incluso il fatto che sia avvenuta poco prima che la Polonia commemorasse l’11 luglio la ” Giornata nazionale in memoria delle vittime del genocidio dei cittadini della Repubblica polacca perpetrato dai nazionalisti ucraini “, Zelensky e i suoi collaboratori non si sono lasciati intimorire. Nawrocki ha candidamente ammesso che il suo incontro con Zelensky a margine del vertice NATO della scorsa settimana ad Ankara non ha risolto la questione, né si aspettava che lo facesse, e ha ribadito che per lui si tratta di un punto “non negoziabile”.

Leopoli (nota ai polacchi come Lwów e agli ucraini come Lviv), culla del nazionalismo ucraino, non intende rinunciare ai piani del suo Consiglio regionale di onorare l’UPA, il suo comandante responsabile del genocidio Roman Shukhevich e l’ideologo Oleg Olzhich nel corso del prossimo anno. Il presidente ha inoltre “proposto di chiedere all’amministrazione militare regionale di elaborare una serie di azioni volte a contrastare la disinformazione, eventualmente istituendo un apposito centro con personale specializzato nelle relazioni polacco-ucraine”.

Pur non essendo altrettanto provocatoria, ma comunque estremamente irrispettosa, la dichiarazione del Ministero degli Esteri ucraino, che esortava la Polonia a non riproporre il disegno di legge di Nawrocki dello scorso anno che vietava il banderismo, respinto dalla coalizione liberale al governo ma che ora potrebbe essere approvato, visto il cambio di rotta politica. Questo richiama alla mente il falso avvertimento del capo di gabinetto di Zelensky, Kirill Budanov , riguardo a presunte “passi di escalation immaturi” da parte della Polonia in vista dell’11 luglio, in cui Budanov paragonò falsamente la Polonia alla Russia nel tentativo di esasperare al massimo i polacchi.

Riflettendo sul contesto in cui il Parlamento europeo ha appena criticato l’esaltazione dell’OUN-UPA da parte di Zelensky, si è trattato di un passo positivo, ma anche incompleto, poiché i crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale non sono stati definiti genocidio e il documento nel suo complesso sostiene l’accesso dell’Ucraina al mercato UE a scapito della Polonia. Zelensky e i suoi collaboratori non si sono lasciati scoraggiare da questo sviluppo. Pertanto, la disputa polacco-ucraina è tutt’altro che conclusa e gli osservatori possono aspettarsi che continui ad aggravarsi durante l’estate.

Passa alla versione a pagamento

Il fallito attentato all’oligarca di Monaco si è trasformato in un disastro di reputazione per l’Ucraina.

Andrew Korybko10 luglio
 LEGGI NELL’APP 

L’uccisione della colpevole per mano dei suoi stessi superiori scredita l’agenzia di intelligence militare ucraina GUR agli occhi dei suoi agenti e potenziali informatori, che ora potrebbero considerare l’idea di disertare e non collaborare con essa per timore di essere a loro volta uccisi dopo una missione nell’ambito di un’operazione di insabbiamento.

L’Interpol aveva emesso un mandato di cattura internazionale (notifica rossa) per Anastasia Berezovskaya in relazione al recente fallito attentato alla vita di un oligarca ucraino a Monaco. La bomba, fatta esplodere a distanza, non è riuscita a uccidere Vadim Ermolaev , ma ha ferito lui, sua moglie e il loro figlio adolescente, nel primo attacco terroristico nella storia del principato. Ermolaev gestisce oltre 170 centri di frode in Ucraina ed è un nemico di Zelensky, la cui corruzione, secondo quanto riferito da un ex agente segreto francese , stava pianificando di smascherare al Parlamento europeo .

A quanto pare, è stata proprio la polizia segreta ucraina a riferire che Berezovskaya è stata uccisa dopo il suo ritorno in Ucraina, e i sospettati sono un ex poliziotto e un membro in servizio dell’agenzia di intelligence militare ucraina GUR. L’SBU ha anche affermato che quest’ultimo le avrebbe effettuato dei pagamenti senza informare la sua agenzia, il che implica che abbia agito di propria iniziativa. Questo è tuttavia lo scenario meno credibile, poiché scagiona convenientemente Kiev dopo l’indignazione diffusa in Europa per il fallito attentato.

Molto più probabile è che il GUR abbia orchestrato l’assassinio di Ermolaev su ordine di Zelensky, abbia deciso di uccidere Berezovskaya dopo che quest’ultima non era riuscita a eliminarlo, e poi abbia tradito i due sospettati in seguito, nell’ambito di un’operazione di insabbiamento per proteggere la reputazione di Kiev in seguito alla suddetta ondata di indignazione. Anche se avesse ucciso Ermolaev, probabilmente sarebbe stata comunque uccisa a sua volta dal GUR, dopo aver lasciato prove sufficienti per permettere all’Interpol di incriminarla rapidamente e, di conseguenza, di coinvolgere lo Stato ucraino.

Se lo avesse ucciso senza lasciare prove, e l’Interpol non fosse riuscita a collegare il crimine allo Stato ucraino, probabilmente sarebbe ancora viva (almeno per ora). In ogni caso, la sequenza degli eventi che si è verificata nella realtà si è trasformata in un disastro per la reputazione dell’Ucraina. Si è già accennato a come il primo attentato terroristico nella storia di Monaco abbia suscitato un’ondata di indignazione in tutta Europa, soprattutto perché l’élite vi trascorre le vacanze e persino vive, ma il vero danno è stato per la capacità di reclutamento del GUR.

A prescindere da ciò che si pensi di Berezovskaya e di ciò che ha fatto, lavorava per loro e portava a termine la sua missione (seppur in modo imperfetto e approssimativo) con la prospettiva di una ricompensa economica e di poter vivere il resto della sua vita dopo il ritorno in Ucraina, ma è stata invece uccisa dai suoi stessi superiori. In questo contesto, non importa il motivo della sua morte, ma solo che il suo omicidio per mano loro indurrà gli agenti del GUR e i potenziali informatori a valutare la possibilità di disertare o di non collaborare con loro.

Al contrario, i russi hanno un detto ben noto: “Русские своих не бросают”, che si traduce con “I russi non abbandonano i propri” (formalmente “I russi non buttano via i propri”). Persino nei noti scandali di spionaggio in Europa che in passato hanno coinvolto agenti russi, la Russia non avrebbe mai pensato di uccidere uno dei suoi, come ha appena fatto l’Ucraina. Essendo molto più esperti delle loro controparti ucraine, i servizi segreti russi sapevano che un gesto del genere avrebbe danneggiato irreparabilmente il loro reclutamento.

L’Ucraina avrebbe potuto semplicemente farla “scomparire”, ma ha preferito rivelare al mondo che era stata uccisa da quello che l’SBU ha insinuato essere un agente rinnegato del GUR, sperando così che l’Europa si lasciasse alle spalle lo scandalo, magari credendo addirittura che l’Ucraina stesse “finalmente combattendo la corruzione”, a differenza del passato . Anche se l’Europa reagisse in questo modo, ciò non invaliderebbe il fatto che il GUR si è appena screditato agli occhi dei suoi agenti e dei potenziali alleati, il che potrebbe rispettivamente portare a defezioni e a una minore cooperazione.

Passa alla versione a pagamento

Oggi i polacchi credono che gli ucraini siano civilmente incompatibili con l’Occidente.

Andrew Korybko9 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Questa posizione era stata espressa in precedenza dal presidente Karol Nawrocki e poi, più recentemente, dal capo del suo ufficio.

L’approvazione da parte della Rada della proposta di Zelensky di creare un “pantheon nazionale” che quasi certamente porterà alla glorificazione a livello statale di Stepan Bandera e Roman Shukhevich, i due più famigerati della Volinia I responsabili del genocidio dell’OUN-UPA distruggeranno i legami politici con la Polonia, come sostenuto qui . Hanno inoltre messo in luce quelle che il capo dell’ufficio del presidente polacco Zbigniew Bogucki considera le profonde differenze di civiltà tra Polonia e Ucraina, differenze che la maggior parte dei polacchi ha a lungo ignorato.

Secondo quanto riportato dai media statali, avrebbe affermato che “glorificare Bandera e i criminali non si addice ai valori della civiltà occidentale”, posizione che si allinea a quella precedentemente espressa dal suo superiore, il presidente Karol Nawrocki. Quest’ultimo ha dichiarato che “Zelensky ha dimostrato che l’Ucraina non è pronta a far parte della famiglia europea, soprattutto per quanto riguarda la sua glorificazione di criminali e assassini dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA)”. Questo punto di vista merita un approfondimento.

Dal punto di vista polacco, gli ucraini, nel corso dei secoli, sono diventati più simili ai russi che ai polacchi a causa della russificazione e poi della sovietizzazione, che considerano variabili di civiltà. Credono ancora che ucraini e russi siano popoli distinti, ma stanno iniziando a rendersi conto che sono più simili di quanto si pensasse in passato. La glorificazione dell’OUN-UPA da parte di Zelensky è vista dai polacchi medi, a prescindere dall’opinione degli osservatori sulla questione, come spiritualmente simile alla glorificazione di Stalin da parte della Russia.

Questo perché entrambi furono responsabili della morte di molti polacchi, Stalin molto più dell’OUN-UPA a causa dell'” Operazione polacca ” del 1937 dell’NKVD (la più grande persecuzione etnica durante il Grande Terrore), di Katyń e delle operazioni dell’Armata Rossa contro l'”Armia Krajowa” verso la fine della Seconda Guerra Mondiale e successivamente , ecc. I polacchi, quindi, confondono la glorificazione di questi due come espressioni di una civiltà non occidentale, per quanto alcuni non polacchi possano considerarla condiscendente. Questa è la realtà politica in Polonia.

I polacchi si sono a lungo considerati membri della civiltà occidentale, al punto da definirsi il suo ” antemurale ” (baluardo) contro la barbarie durante l’era della Confederazione polacco-lituana. Sebbene molti degli attuali ucraini facessero parte dello stato-civiltà polacco, essi si sono sempre distinti per la lingua e la fede ortodossa orientale. Il discendente medio dell'”Antica Rus'” all’interno della Confederazione aveva in genere molto più in comune con quella che in seguito sarebbe diventata la Russia.

Questa fu la base su cui si fondarono la russificazione e poi la sovietizzazione, processi che i polacchi comuni oggi, con un certo ritardo, ritengono abbiano reciso i legami dell’Ucraina con la civiltà occidentale, con la glorificazione a livello statale da parte di Zelensky dei responsabili del genocidio della Volinia, l’OUN-UPA, come apice di questa tendenza. Secondo Kazimierz Smoliński , un parlamentare dell’opposizione conservatrice anti-russa più intransigente, “Sembra che [gli ucraini] ci odino più dei russi”. Questa è un’opinione diffusa nella Polonia odierna.

Dopotutto, quasi il 60% dei polacchi è ora contrario all’adesione dell’Ucraina all’UE, e questo cambiamento di opinione è attribuibile alla consapevolezza che gli ucraini sono civilmente incompatibili con loro e con l’Occidente nel suo complesso, poiché glorificano i responsabili di genocidi anti-polacchi. Questo ha ricordato a molti polacchi come gli ucraini li avessero già perseguitati due volte in passato, durante la rivolta di Khmelnytsky a metà del XVII secolo e poi durante la ” Koliszczyzna ” un secolo dopo. La frattura tra i due popoli potrebbe quindi essere insanabile.

Passa alla versione a pagamento

Gli interessi pakistani e russi in Libia sono in contrasto.

Andrew Korybko9 luglio
 LEGGI NELL’APP 

L’accordo di pace guidato dagli Stati Uniti, di cui il Pakistan si appresta a diventare il volto con il sostegno americano, rischia di recidere il corridoio aereo tra la Russia e l’Alleanza Saheliana, qualora venisse attuato con successo.

All’inizio di luglio, Reuters ha riportato in esclusiva che “il Pakistan sta mediando nel processo di unità in Libia, mentre le fazioni rivali cercano un accordo, secondo fonti pakistane”, un processo che sarebbe iniziato alla fine dello scorso anno e che sarebbe sostenuto dagli Stati Uniti e dal nuovo alleato per la sicurezza del Pakistan, l’Arabia Saudita . Reuters ha aggiunto che “mentre gli analisti considerano il Pakistan un attore secondario in Libia, dove Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Turchia ed Egitto si contendono da anni l’influenza, Islamabad ha mantenuto legami con entrambe le parti, cosa che ad altri attori regionali potrebbe mancare”.

Comunque sia, è difficile immaginare che il Pakistan possa svolgere un ruolo più importante in questo processo rispetto agli Stati Uniti o alla Turchia, quest’ultima impegnata, dopo essere stata nemica dal 2020, a ricucire i rapporti con l’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar, con sede nell’est del paese. La Turchia è inoltre considerata la protettrice del Governo di Unità Nazionale (GNU), riconosciuto dalle Nazioni Unite e con sede in Occidente. Sembra quindi che il Pakistan stia svolgendo un ruolo di supporto in Libia per aiutare i suoi due alleati.

Sebbene il suo ruolo sia presumibilmente iniziato alla fine dello scorso anno, la tempistica del rapporto Reuters suggerisce un interesse a rafforzare ulteriormente la reputazione del Pakistan dopo la mediazione del Memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, che promuove gli interessi americani, turchi e sauditi affidando al Pakistan il compito di mediare per loro d’ora in poi. Potrebbe quindi sostituire il ruolo svolto dall’inviato di Trump, Massad Boulos, in Libia e ispirarsi a lui per la mediazione in altri contesti della “Ummah” (la comunità musulmana). Ecco tre brevi approfondimenti su Libia e Pakistan:

* 5 gennaio: “ Il Pakistan è in secondo piano rispetto alla Turchia nella sicurezza afro-eurasiatica ”

* 26 aprile: “ Le mosse americane in Libia mirano a recidere il ponte aereo della Russia verso l’Alleanza Saheliana ”

* 20 maggio: “ La Russia ha lasciato intendere la sua percezione latente della minaccia rappresentata dal Pakistan ”

Per semplificare, il Pakistan ha facilitato l’apertura dei suoi alleati all’LNA offrendogli in vendita oltre una dozzina di aerei da combattimento ad alta tecnologia, e qualsiasi accordo di pace in Libia mediato da loro potrebbe tagliare l’accesso logistico aereo della Russia ai suoi alleati dell’Africa occidentale, come il Mali, recentemente assediato . Due alti ufficiali militari russi hanno anche lasciato intendere che il Pakistan potrebbe aiutare la NATO a tornare in Asia centro-meridionale e potrebbe persino favorire l’infiltrazione dell’ISIS-K in Afghanistan. È importante tenere a mente questo aspetto quando si leggono questi tre report di RT sulla Libia:

* 20 maggio: “ Washington sta per fregare di nuovo la Libia ”

* 23 giugno: “ La mossa del ‘padre di Tiffany’: i retroscena dell’accordo segreto statunitense per la spartizione della Libia ”

* 1 luglio: “ Washington pensa di poter risolvere i problemi della Libia. Potrebbe invece essere sul punto di distruggerla di nuovo ”.

In sostanza, gli Stati Uniti sono sul punto di riunificare la Libia di fatto divisa, ma questo obiettivo si sta concretizzando principalmente attraverso “un’alleanza commerciale pragmatica tra le due famiglie” che governano ciascuna metà del paese, con il rischio di acuire le divisioni non affrontando le cause profonde della guerra civile. Il Pakistan desidera il sostegno degli Stati Uniti contro i talebani, quindi è disposto a farsi portavoce di questo rischioso accordo per evitare di fare brutta figura a Trump in caso di fallimento, anche se dovesse riuscire a interrompere il corridoio aereo tra la Russia e l’Alleanza Saheliana.

Questo calcolo risulta tanto più convincente per i politici pakistani, primo fra tutti il ​​dittatore di fatto Asim Munir, a causa delle speculazioni sul nuovo accordo tecnico-militare russo-afghano . L’accordo riguarda solo la manutenzione e non è diretto contro il Pakistan, bensì contro l’ISIS-K, sebbene alcuni sospettino che ci sia dell’altro, visto che i talebani hanno iniziato a condurre piccoli attacchi con droni contro il Pakistan poco dopo la sua stipula. Pertanto, preferiscono appellarsi agli Stati Uniti in Libia a spese della Russia piuttosto che proteggere gli interessi russi nel Paese.

Anche il Pakistan fa parte della nascente ” NATO islamica “, che ha iniziato a formarsi quest’anno tra esso, Arabia Saudita, Egitto e Turchia, i primi tre dei quali sono “principali alleati non NATO”, mentre l’ultimo è formalmente parte del blocco. Ovviamente, questa costruzione geostrategica favorirà gli obiettivi degli Stati Uniti, prima in Libia, come stanno attualmente cercando di fare, e probabilmente poco dopo anche in Asia centrale . Il ruolo recentemente assunto dal Pakistan come mediatore per una soluzione alla guerra civile libanese rischia quindi di peggiorare la percezione di minaccia che la Russia ha nei suoi confronti.

Passa alla versione a pagamento

I progetti ucraini di costruire impianti per la produzione di droni nei Paesi baltici fanno parte di un complotto per aggirare la Polonia.

Andrew Korybko8 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Se la Polonia “perde” gli Stati baltici a favore dell’Ucraina, allora scivolerà in una situazione di irrilevanza geostrategica al termine del conflitto, soprattutto perché gli Stati Uniti considererebbero l’Ucraina il leader regionale più promettente al posto della Polonia e di conseguenza privilegerebbero Kiev a scapito di Varsavia.

L’Ucraina ha recentemente annunciato la costruzione di stabilimenti per la produzione di droni in Lettonia ed Estonia , circa un mese dopo che il Servizio di intelligence estera russo aveva avvertito che il proprio paese avrebbe reagito contro la Lettonia qualora l’Ucraina avesse lanciato droni contro di essa. Poco dopo l’annuncio dell’accordo tra Ucraina e Lettonia per la costruzione di stabilimenti per la produzione di droni, il primo dei due a essere concluso, un alto diplomatico russo ha confermato che gli Stati baltici fornivano corridoi aerei per gli attacchi con droni ucraini contro la Russia.

Anche se la Lettonia rinunciasse a consentire all’Ucraina di lanciare attacchi con droni contro la Russia dal suo territorio, una più stretta cooperazione tra l’Ucraina e gli Stati baltici rappresenterebbe comunque una minaccia per la Russia. In primavera è stato spiegato che ” gli Stati baltici sono più importanti per l’Ucraina di quanto molti possano immaginare “, poiché potrebbero coordinare provocazioni anti-russe per trascinare la NATO in una guerra con la Russia, grazie al loro rapporto di sicurezza simbiotico, artificialmente costruito a partire dal 2024. Ciò sarebbe particolarmente vero se l’Ucraina vi schierasse delle truppe.

Il ” Piano Vittoria ” di Zelensky , risalente alla fine del 2024, prevedeva che l’Ucraina sostituisse parte delle truppe statunitensi nella NATO al termine del conflitto, al fine di agevolare il “Pivot (Back) to (East) Asia” degli Stati Uniti. Il concetto di ” NATO 3.0 ” di Trump 2.0, che prevede una maggiore responsabilità degli europei per la propria sicurezza e che ha già visto il ritiro della maggior parte delle forze di rotazione statunitensi dall’Estonia, si integra perfettamente con tale piano. Ciò, tuttavia, danneggerebbe gli interessi della Polonia, che si considera la custode del fianco orientale della NATO .

La Polonia finalmente comprende la sfida geostrategica posta dall’Ucraina ” in relazione alla nuova competizione per la leadership regionale una volta terminato il conflitto. Gli impianti di produzione di droni che l’Ucraina intende realizzare in Lettonia ed Estonia, e il conseguente dispiegamento di truppe in questi paesi, permetterebbero all’Ucraina di aggirare la Polonia, assumendosi la responsabilità di questi Stati che la Polonia considera parte della propria sfera d’influenza . Sarebbe quindi l’Ucraina, e non la Polonia, a collegare il ” Blocco Vichingo ” e l'” Organizzazione degli Stati Turchi ” nel nuovo “cordone sanitario” attorno alla Russia .

In tal caso, la Polonia verrebbe isolata dalla nuova architettura di sicurezza europea, che sarebbe quindi dominata dalla Germania a ovest e dal suo alleato ucraino. partner a est. Il risultato finale potrebbe benissimo essere che la Polonia sia costretta a subordinarsi a entrambi a scapito dei propri interessi. La Polonia deve quindi riconoscere che gli Stati baltici sono ormai un campo di battaglia per l’influenza tra essa e l’Ucraina, dove la Germania ha già messo piede, per così dire, grazie alla sua nuova base in Lituania .

La Polonia possiede il più grande esercito europeo della NATO e confina con gli Stati baltici, a differenza di Germania e Ucraina, che competono rispettivamente con la Polonia per costruire il più grande esercito europeo della NATO e già possiedono il secondo più grande del continente dopo la Russia. La Polonia potrebbe quindi concludere accordi di sicurezza bilaterali con gli Stati baltici, inclusa la produzione congiunta di armamenti all’avanguardia come i droni sul loro territorio, per anticiparli e consolidare la propria influenza in quelle regioni.

Se la Polonia “perde” gli Stati baltici a favore dell’Ucraina, allora scivolerà nell’irrilevanza geostrategica dopo la fine del conflitto, soprattutto perché gli Stati Uniti considererebbero allora l’Ucraina il leader regionale più promettente al posto della Polonia e di conseguenza privilegerebbero Kiev a scapito di Varsavia. La crescente disputa polacco-ucraina potrebbe quindi essere stata una benedizione sotto mentite spoglie per la Polonia, poiché ha risvegliato sia lo Stato che la società alla sfida geostrategica posta dall’Ucraina proprio prima che fosse troppo tardi per tentare di contrastarla.

Passa alla versione a pagamento

Polonia e Turchia sono pronte a stringere la morsa occidentale sulla Russia.

Andrew Korybko8 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Una maggiore sinergia economica e militare tra di loro nell’Europa centro-orientale, dal Baltico al Mar Nero, porrebbe nuove sfide per la Russia nell’ordine europeo postbellico.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha effettuato una visita di Stato in Turchia alla fine del mese scorso, durante la quale ha dichiarato che “È impossibile assumersi la responsabilità del fianco orientale della NATO senza riconoscere l’enorme potenziale che la Polonia apporta al nord, inclusa la responsabilità del Mar Baltico, e la Turchia, la più grande forza terrestre della NATO in Europa nella regione del Mar Nero”. È importante notare che la Polonia ora comanda il terzo esercito più grande della NATO , il che significa che la sua seconda e terza forza armata più grande stanno cooperando per contenere la Russia.

Questa conclusione sulle loro intenzioni non è una speculazione, poiché Nawrocki ha anche rivelato di aver discusso con il suo omologo Recep Tayyip Erdogan dei presunti attacchi di guerra ibrida della Russia contro l’Occidente. Inoltre, è ormai risaputo che il Mar Baltico e il Mar Nero sono zone di aspra competizione tra NATO e Russia, con Nawrocki che rivendica la responsabilità polacca sul primo e quella turca sul secondo. Ciò si allinea con il “cordone sanitario” recentemente istituito dalla dottrina neo-reaganiana di Trump .

La morsa di contenimento occidentale attorno alla Russia si estende ora dall’Artico-Baltico, grazie agli sforzi guidati dal Regno Unito , all’Europa centrale , grazie agli sforzi guidati dalla Polonia , lungo tutta la periferia meridionale della Russia, grazie agli sforzi guidati dalla Turchia , e all’Asia nord-orientale, grazie agli sforzi guidati dal Giappone . Una più stretta cooperazione tra i pilastri di ciascun fronte, sia esso militare, come accennato da Nawrocki in relazione a Polonia e Turchia, o energetico, come nel caso degli sviluppi qui menzionati , crea nuove sfide per la Russia.

A tal proposito, il comunicato stampa di Nawrocki riportava anche che si era discusso di “formati regionali di grande importanza per la Polonia, tra cui l’Iniziativa dei Tre Mari – che mira a costruire una responsabilità infrastrutturale, economica e commerciale per l’Europa centrale e orientale – e l’iniziativa B9 – il Gruppo di Bucarest, che riunisce nove paesi del fianco orientale della NATO”. L’ Iniziativa dei Tre Mari (3SI) è particolarmente significativa poiché molti di questi progetti di connettività commerciale hanno una duplice finalità militare.

Come già valutato , anche Trump 2.0 trae vantaggio dall’Iniziativa delle Tre Strategie (3SI) poiché l’Europa centro-orientale (CEE) riveste un ruolo centrale nella sua Strategia di Sicurezza Nazionale ( SSN) in termini di pianificazione militare ed economica. Inoltre, la partecipazione degli Stati Uniti ai progetti regionali potrebbe fungere da rassicurante deterrente per quei paesi allarmati dal previsto ritiro militare statunitense dall’Europa. La Polonia ha recentemente raggiunto un’economia da 1.000 miliardi di dollari , potendo quindi investire più seriamente nella 3SI, così come la Turchia, leggermente più grande, con la sua economia da 1.600 miliardi di dollari .

L’effetto finale potrebbe essere una maggiore sinergia economica polacco-turca nell’Europa centro-orientale, concretizzata da investimenti coordinati e/o congiunti nell’ambito delle tre principali infrastrutture strategiche (3SI), che potrebbero a loro volta combinarsi con una più stretta sinergia militare tra i due Paesi attraverso attività coordinate nel Mar Baltico e nel Mar Nero, al fine di rafforzare il “cordone sanitario” contro la Russia. Tutto ciò è supervisionato dagli Stati Uniti, ma, nello spirito della multipolarità, questi stanno ora concedendo ai propri alleati maggiore autonomia nella gestione di questioni di interesse comune attraverso il modello NATO 3.0 .

Sebbene siano stati nemici per secoli, il Commonwealth e l’Impero Ottomano divennero in seguito alleati , con il Sultano che arrivò persino a rifiutare, in un episodio diventato famoso, di riconoscere la tripartizione del Commonwealth. Ciò che sta accadendo ora con il sostegno degli Stati Uniti rappresenta quindi un ritorno alla storia, in cui polacchi e turchi si alleano nuovamente contro i russi. Non si sa se ne seguirà un’altra guerra di grandi proporzioni tra di loro, ma la possibilità non può essere esclusa, quindi si spera che alla fine prevalga il buon senso.

Passa alla versione a pagamento

Polonia e Turchia sono pronte a stringere la morsa occidentale sulla Russia.

Andrew Korybko8 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Una maggiore sinergia economica e militare tra di loro nell’Europa centro-orientale, dal Baltico al Mar Nero, porrebbe nuove sfide per la Russia nell’ordine europeo postbellico.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha effettuato una visita di Stato in Turchia alla fine del mese scorso, durante la quale ha dichiarato che “È impossibile assumersi la responsabilità del fianco orientale della NATO senza riconoscere l’enorme potenziale che la Polonia apporta al nord, inclusa la responsabilità del Mar Baltico, e la Turchia, la più grande forza terrestre della NATO in Europa nella regione del Mar Nero”. È importante notare che la Polonia ora comanda il terzo esercito più grande della NATO , il che significa che la sua seconda e terza forza armata più grande stanno cooperando per contenere la Russia.

Questa conclusione sulle loro intenzioni non è una speculazione, poiché Nawrocki ha anche rivelato di aver discusso con il suo omologo Recep Tayyip Erdogan dei presunti attacchi di guerra ibrida della Russia contro l’Occidente. Inoltre, è ormai risaputo che il Mar Baltico e il Mar Nero sono zone di aspra competizione tra NATO e Russia, con Nawrocki che rivendica la responsabilità polacca sul primo e quella turca sul secondo. Ciò si allinea con il “cordone sanitario” recentemente istituito dalla dottrina neo-reaganiana di Trump .

La morsa di contenimento occidentale attorno alla Russia si estende ora dall’Artico-Baltico, grazie agli sforzi guidati dal Regno Unito , all’Europa centrale , grazie agli sforzi guidati dalla Polonia , lungo tutta la periferia meridionale della Russia, grazie agli sforzi guidati dalla Turchia , e all’Asia nord-orientale, grazie agli sforzi guidati dal Giappone . Una più stretta cooperazione tra i pilastri di ciascun fronte, sia esso militare, come accennato da Nawrocki in relazione a Polonia e Turchia, o energetico, come nel caso degli sviluppi qui menzionati , crea nuove sfide per la Russia.

A tal proposito, il comunicato stampa di Nawrocki riportava anche che si era discusso di “formati regionali di grande importanza per la Polonia, tra cui l’Iniziativa dei Tre Mari – che mira a costruire una responsabilità infrastrutturale, economica e commerciale per l’Europa centrale e orientale – e l’iniziativa B9 – il Gruppo di Bucarest, che riunisce nove paesi del fianco orientale della NATO”. L’ Iniziativa dei Tre Mari (3SI) è particolarmente significativa poiché molti di questi progetti di connettività commerciale hanno una duplice finalità militare.

Come già valutato , anche Trump 2.0 trae vantaggio dall’Iniziativa delle Tre Strategie (3SI) poiché l’Europa centro-orientale (CEE) riveste un ruolo centrale nella sua Strategia di Sicurezza Nazionale ( SSN) in termini di pianificazione militare ed economica. Inoltre, la partecipazione degli Stati Uniti ai progetti regionali potrebbe fungere da rassicurante deterrente per quei paesi allarmati dal previsto ritiro militare statunitense dall’Europa. La Polonia ha recentemente raggiunto un’economia da 1.000 miliardi di dollari , potendo quindi investire più seriamente nella 3SI, così come la Turchia, leggermente più grande, con la sua economia da 1.600 miliardi di dollari .

L’effetto finale potrebbe essere una maggiore sinergia economica polacco-turca nell’Europa centro-orientale, concretizzata da investimenti coordinati e/o congiunti nell’ambito delle tre principali infrastrutture strategiche (3SI), che potrebbero a loro volta combinarsi con una più stretta sinergia militare tra i due Paesi attraverso attività coordinate nel Mar Baltico e nel Mar Nero, al fine di rafforzare il “cordone sanitario” contro la Russia. Tutto ciò è supervisionato dagli Stati Uniti, ma, nello spirito della multipolarità, questi stanno ora concedendo ai propri alleati maggiore autonomia nella gestione di questioni di interesse comune attraverso il modello NATO 3.0 .

Sebbene siano stati nemici per secoli, il Commonwealth e l’Impero Ottomano divennero in seguito alleati , con il Sultano che arrivò persino a rifiutare, in un episodio diventato famoso, di riconoscere la tripartizione del Commonwealth. Ciò che sta accadendo ora con il sostegno degli Stati Uniti rappresenta quindi un ritorno alla storia, in cui polacchi e turchi si alleano nuovamente contro i russi. Non si sa se ne seguirà un’altra guerra di grandi proporzioni tra di loro, ma la possibilità non può essere esclusa, quindi si spera che alla fine prevalga il buon senso.

Passa alla versione a pagamento

Lo sviluppo congiunto del porto indonesiano di Sabang da parte dell’India pone le basi per il contenimento della Cina.

Andrew Korybko15 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Ora sono in grado di imporre un blocco navale contro la Cina su uno degli accessi allo Stretto di Malacca, come deterrente contro un’eventuale alterazione unilaterale dello status quo da parte della Cina nella sua disputa territoriale con l’India e in quella marittima nel Mar Cinese Meridionale, che preoccupa l’Indonesia.

Uno dei risultati più significativi del recente viaggio del Primo Ministro indiano Narendra Modi in Indonesia è stato l’accordo per lo sviluppo congiunto del porto di Sabang, situato sull’isola di Weh, la più vicina tra le isole indonesiane delle Andamane e Nicobare. Sebbene ufficialmente motivata da interessi commerciali, quest’iniziativa riveste un’importanza strategica, dato che l’arcipelago che si estende dalle Andamane alle Nicobare e all’isola di Weh controlla il passaggio tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.

In un’ottica più ampia, questo rappresenta il principale punto di passaggio tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, poiché il Mar delle Andamane si collega al Mar Cinese Meridionale attraverso il famoso Stretto di Malacca. Ciò significa che la maggior parte degli scambi commerciali tra questi oceani transita attraverso le acque indiane e indonesiane. Entrambi i Paesi adottano strategie di equilibrio complementari, a causa della comune percezione della minaccia rappresentata dalla Cina, coinvolta in una disputa territoriale con l’India e le cui rivendicazioni sul Mar Cinese Meridionale preoccupano l’Indonesia.

La nuova ” Partenariato di cooperazione in materia di difesa ” tra Indonesia e Stati Uniti è stata ampiamente interpretata come la preparazione del terreno affinché i due Paesi possano chiudere lo stretto alla Cina qualora quest’ultima entrasse in conflitto con uno dei due. Allo stesso modo, lo sviluppo congiunto del porto di Sabang da parte dell’India e la più stretta cooperazione tecnico-militare con l’Indonesia pongono le basi affinché i due Paesi possano fare altrettanto a sostegno dell’altro qualora uno dei due entrasse in conflitto con la Cina, stabilendo così le basi per relazioni di alleanza informali.

Le forze di rotazione statunitensi a Singapore potrebbero aiutarli ad abbordare le navi cinesi che tentano di rompere il blocco, proprio come gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere in grado di fare con le navi iraniane che cercavano di uscire dal Golfo e con i membri della cosiddetta “flotta ombra” russa in altre occasioni. Tuttavia, così come con il concetto di ” NATO 3.0 ” che si sta implementando in Europa, anche l’ AUKUS+, simile alla NATO, che gli Stati Uniti stanno creando in Asia, probabilmente si tradurrà in una preferenza per un’attività autonoma degli alleati piuttosto che in una completa dipendenza dagli Stati Uniti.

Un simile approccio si addice perfettamente a India e Indonesia, entrambe orgogliose della propria sovranità. Nessuna delle due vuole dipendere da altri, da qui il loro gioco di complementarietà ed equilibrio. Lo sviluppo congiunto del porto di Sabang mira a gettare le basi per il contenimento marittimo congiunto della Cina, con l’obiettivo di dissuaderla dall’intensificare la competizione con entrambe fino al punto di un conflitto. Questo obiettivo promuove gli interessi statunitensi, ma, cosa fondamentale, non le rende delle marionette degli Stati Uniti.

Questo perché i loro interessi sono indipendenti da quelli degli Stati Uniti, pur essendo allineati con essi. Questa sovrapposizione di interessi con gli Stati Uniti e il ruolo di primo piano che entrambi mirano a svolgere nel contenimento marittimo della Cina, qualora questa entrasse in conflitto con uno dei due, li rende pilastri affidabili dell’architettura di sicurezza asiatica che gli Stati Uniti vogliono costruire nell’Indo-Pacifico. Tutto ciò che gli Stati Uniti devono fare è fornire loro le attrezzature e le informazioni necessarie per consentire loro di portare a termine questo compito in autonomia.

Se venisse imposto un blocco, la Cina potrebbe sferrare attacchi devastanti contro l’India, ma sa anche che l’India ha la capacità di reagire. Questi calcoli suggeriscono quindi che qualsiasi mossa unilaterale cinese in territorio indiano conteso potrebbe innescare una rapida e gravissima escalation che potrebbe facilmente sfuggire di mano. Resta da vedere se, alla luce di questa nuova dinamica strategica, la Cina risolverà, manterrà la situazione di stallo o intensificherà pericolosamente la disputa con l’India.

Passa alla versione a pagamento

Foreign Affairs ha ragione: il vecchio modello di deterrenza nucleare non è più valido.

Andrew Korybko15 luglio
 LEGGI NELL’APP 

Il conflitto ucraino, le guerre in Medio Oriente e gli scontri indo-pakistani della primavera del 2025 hanno stravolto quasi 80 anni di presupposti sulla sicurezza strategica, con conseguenze incerte per la stabilità strategica.

Rose Gottemoeller, sottosegretaria di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale durante l’amministrazione Obama, ha pubblicato il mese scorso su Foreign Affairs un articolo illuminante intitolato ” La strana sconfitta della deterrenza nucleare “. In questo articolo ne riassumeremo e analizzeremo brevemente il contenuto. In sostanza, l’operazione “Spiderweb” ucraina, gli attacchi iraniani contro Israele e gli scontri indo-pakistani della primavera del 2025 hanno dimostrato che le armi nucleari da sole non sono sufficienti a dissuadere gli avversari. Il vecchio modello di deterrenza nucleare, pertanto, non è più valido.

Quella che un tempo era la “deterrenza tramite la minaccia di rappresaglia nucleare” sta lasciando il posto alla deterrenza tramite negazione, intesa come “scoraggiare un aggressore facendo apparire futile un attacco” attraverso difese più robuste. Israele viene presentato come un leader in questo senso grazie al suo sistema di difesa aerea multilivello, ma anche questo si è dimostrato insufficiente a proteggere completamente il paese, compreso l’impianto di lavorazione del plutonio di Dimona. Sono inoltre in gioco calcoli costi-benefici molto chiari che penalizzano lo stato dotato di armi nucleari che si difende.

Gottemoeller ha osservato in modo intrigante che “esistono tendenze contraddittorie riguardo alla deterrenza nucleare. La stabilità nucleare tra le due superpotenze dell’era della Guerra Fredda sembra tenere a bada i conflitti convenzionali in Europa e in Asia orientale. Il nuovo contendente, la Cina, potrebbe sconvolgere tale stabilità , ma per il momento essa regge. In Asia meridionale, al contrario, si verificano conflitti convenzionali nonostante entrambe le parti possiedano armi nucleari. Queste realtà suggeriscono che le potenze nucleari esistenti debbano continuare a mantenere i propri armamenti nucleari”.

La studiosa consiglia che “i Paesi devono riconoscere il panorama in continua evoluzione della guerra convenzionale e come i droni e i missili balistici minaccino il ruolo strategico centrale delle armi nucleari. I governi devono sviluppare difese migliori, costruendo un baluardo resiliente contro gli attacchi convenzionali alle proprie forze nucleari”. Suggerisce inoltre di ripensare la propria politica dichiarativa, sostenendo che la Russia ha fatto una brutta figura dopo aver dichiarato di poter usare armi nucleari in caso di attacco alla sua triade, salvo poi scegliere di non farlo quando l’Ucraina ha effettivamente compiuto tale azione.

Nel complesso, l’articolo di Gottemoeller è perspicace e merita di essere letto per intero da chiunque sia interessato all’argomento. Per coincidenza, il suo suggerimento rispecchia quello dell’ex capo dei servizi segreti russi Andrey Bezrukov , riguardo all’urgente necessità del suo paese di rafforzare le infrastrutture critiche. A differenza di lei, tuttavia, Bezrukov ha sostenuto in modo convincente che l’Ucraina sta agendo come strumento dell’Occidente per “far bollire la rana”, intensificando gradualmente le provocazioni al fine di mantenere la risposta russa al di sotto della soglia nucleare.

Ha inoltre affermato che gli Stati Uniti intendono neutralizzare le capacità nucleari della Russia attraverso ulteriori “Operazioni Ragnatele” e sistemi spaziali. Le sue considerazioni su come le potenze nucleari possano utilizzare quelle non nucleari come strumenti per procura contro le proprie pari a questo scopo, e il suo avvertimento sui sistemi spaziali, sono pertinenti al tema dell’evoluzione delle tendenze di stabilità strategica e della natura mutevole della deterrenza nucleare. Gottemoeller e Bezrukov dovrebbero pertanto essere considerati i principali pensatori dei rispettivi paesi in questo ambito.

Il punto fondamentale del suo articolo è che il conflitto ucraino , le guerre in Medio Oriente e gli scontri indo-pakistani della primavera del 2025 hanno stravolto quasi 80 anni di presupposti sulla sicurezza strategica, con conseguenze incerte per la stabilità strategica. Sebbene il pensiero convenzionale rimanga valido per quanto riguarda lo scenario di un conflitto russo-americano tradizionale, anche questo è stato ampiamente sovvertito dall’utilizzo dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti come pedina contro la Russia, quindi è tempo che gli esperti elaborino modelli completamente nuovi.

Passa alla versione a pagamento

Attualmente sei iscritto gratuitamente alla newsletter di Andrew Korybko . Per usufruire di tutti i vantaggi, passa all’abbonamento a pagamento.

La Finlandia e le conseguenze della “cattura dell’élite” _ di Pascal Lottaz e Nel Bonilla

La Finlandia e le conseguenze della “cattura dell’élite”

Le scelte irrazionali dell’Europa sono il risultato di decenni di “dominio delle élite” da parte degli Stati Uniti, sostiene lo scrittore finlandese Olli Tammilehto. Non c’è esempio migliore del presidente del suo stesso Paese, Alexander Stubb.

Pascal Lottaz13 luglio
 
LEGGI NELL’APP
 CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Di Olli Tammilehto

La scelta irrazionale della Finlandia

Si ritiene generalmente che gli Stati perseguano i propri interessi economici e di sicurezza. Tuttavia, negli ultimi anni, diversi paesi europei hanno preso decisioni che sono chiaramente contrarie ai propri interessi ma che favoriscono quelli degli Stati Uniti. Ad esempio, la Finlandia ha concluso con gli Stati Uniti il cosiddetto Accordo di cooperazione in materia di difesa (DCA). Secondo l’accordo, gli Stati Uniti ottengono l’accesso a 15 basi militari finlandesi esistenti e possono costruire le proprie basi al loro interno. Una di queste sarà in Lapponia, vicino alla principale base russa di sottomarini nucleari. Rendendo la Finlandia il primo bersaglio dei missili russi e aumentando le tensioni tra le due potenze nucleari, il DCA mette a repentaglio la sicurezza della Finlandia. L’accordo promuove invece le aspirazioni a lungo termine dell’amministrazione statunitense, ovvero dello «Stato profondo», che è indipendente dai cambiamenti presidenziali. Tra queste vi sono l’impedire l’ascesa di grandi potenze rivali e i relativi tentativi di circondare, destabilizzare e indebolire la Russia.[1]

La Germania e molti altri paesi europei sono passati dal gas naturale russo a quello statunitense, molto più costoso, il che ha causato difficoltà economiche in Europa ma ha generato ingenti profitti negli Stati Uniti. Recentemente, i paesi europei membri della NATO hanno deciso di aumentare la propria spesa militare al 5% del proprio PIL. Poiché questi paesi non dispongono di grandi capacità di produzione di armamenti, questa decisione rappresenta una miniera d’oro per il complesso militare-industriale statunitense. Allo stesso tempo, aumenta la probabilità di uno scontro militare tra Stati Uniti e Russia. A meno che la guerra non degeneri in una guerra nucleare su vasta scala, non verrebbe combattuta in Nord America, ma in Europa.

Passa alla versione a pagamento

Cattura d’élite

Perché i leader del nostro continente si comportano in modo così strano? In un recente articolo, “Elite Capture & European Self-Destruction: The Hidden Architecture of Transatlantic Hegemony”, Nel Bonilla[2] sottolinea come l’élite politica tedesca sia stata indotta a identificarsi con gli interessi statunitensi anziché con quelli del proprio Paese. Organizzazioni quali l’Atlantik-Brücke, l’Atlantic Institute, il German Marshall Fund e il Fulbright Program hanno svolto un ruolo essenziale in questo processo. Queste organizzazioni hanno formato i leader tedeschi e creato un determinato modo di produrre informazione, un sistema di selezione dei leader e una rete d’élite. È emersa una mentalità dominante che pone limiti rigorosi all’immaginazione politica. Il sentimento filo-statunitense è stato, per così dire, instillato nelle ossa dell’élite. La mentalità statunitense instillata nell’élite viene rafforzata e una strategia comune delineata ogni anno in occasione di numerosi incontri internazionali, quali la Conferenza sulla sicurezza di Monaco e i incontri del Gruppo Bilderberg.

Gli Stati Uniti hanno messo in atto questo tipo di “conquista delle élite” in tutto il mondo. Si tratta di una componente essenziale della tecnologia sociale che promuove il potere statunitense. E l’esercizio di questo tipo di potere ha origini antiche. Robert Lansing, che aveva ricoperto la carica di Segretario di Stato del presidente Woodrow Wilson, affermò già nel 1924 in una lettera a lui attribuita: «Dobbiamo aprire le porte delle nostre università a giovani messicani ambiziosi e impegnarci a educarli allo stile di vita americano, ai nostri valori e al rispetto per la leadership degli Stati Uniti». Il Messico avrà bisogno di amministratori competenti e, col tempo, questi giovani arriveranno a ricoprire posizioni importanti e finiranno per assumere la presidenza stessa. E senza che gli Stati Uniti debbano spendere un solo centesimo o sparare un solo colpo, faranno ciò che vogliamo, e lo faranno meglio e in modo più radicale di quanto avremmo potuto fare noi stessi.”[3]

Oltre alle università, le élite straniere, o coloro che aspirano a farne parte, sono state immerse nei “valori” americani attraverso vari corsi e programmi per visitatori. Uno di questi programmi è l’International Visitor Leadership Program (IVLP) del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Centinaia di persone che hanno partecipato a questo programma hanno successivamente raggiunto la carica di primo ministro o presidente nei propri paesi. Per quanto riguarda la Finlandia, questo gruppo comprende il presidente Sauli Niinistö, la presidente Tarja Halonen e tutti i primi ministri tra il 1987 e il 2014, con una sola eccezione.[4]

Passa alla versione a pagamento

Alexander Stubb

Un leader finlandese in particolare che è entrato sulla scena politica profondamente permeato dai “valori americani” è Alexander Stubb. Egli stesso parla ampiamente di questo processo nel suo libro autobiografico di interviste intitolato “Alex”[5]. Stubb ha partecipato a un programma di scambio negli Stati Uniti durante le scuole superiori e ha studiato scienze sociali in un’università statunitense. Ammette che lì il suo modo di pensare è diventato più americano. In seguito, Stubb ha studiato al Collegio d’Europa a Bruges, dove era richiesta la conoscenza del francese. Lì ha stretto amicizia con un’americana di nome Valerie Plame. Lei superava sempre gli esami, anche se non parlava molto bene il francese. La Plame è rimasta in contatto con Stubb anche molto tempo dopo gli studi. Nel 2003, è stato rivelato che la Plame era un’agente della CIA.[6]

Cinque anni dopo, Stubb era ministro degli Esteri della Finlandia, paese non allineato, e partecipò ai negoziati di armistizio e di pace relativi alla guerra in Georgia. A quanto pare, rappresentò di fatto gli Stati Uniti nei negoziati, poiché la segretaria di Stato americana Condoleezza Rice era in costante contatto con Stubb – persino mentre questi correva la maratona di Helsinki.[7]

L’Unione Sovietica intraprese iniziative simili per instillare nei candidati alle cariche di leadership politica i propri “valori”. Tuttavia, tali iniziative erano molto modeste rispetto a quelle statunitensi e si limitavano principalmente ai membri dei partiti comunisti. Ciononostante, i giovani leader di quasi tutti i partiti finlandesi venivano invitati a visitare l’URSS, ma lo scopo di tali visite era probabilmente soprattutto quello di separare il grano dal loglio: chi era pronto a ripetere, a prescindere dalla situazione, la «liturgia NATO» di allora, ovvero l’adulazione dei sovietici, e chi no.

Nel 1977 riuscii a partecipare a una di queste visite, anche se non facevo parte di alcuna organizzazione giovanile politica. La nostra delegazione stava stringendo amicizie in un campo di lavoro studentesco che stava costruendo una gigantesca stalla nella regione di Tula senza attrezzi più grandi delle pale. Due socialdemocratici e io fummo messi da parte come paglia quando osammo chiedere perché il nostro soggiorno al campo fosse stato improvvisamente prolungato di una settimana. Il capo della delegazione, Marjo Hirsimäki del Partito di Centro, il capo del nostro sottogruppo del Partito della Coalizione Nazionale (il principale partito di destra a cui apparteneva Stubb prima della sua presidenza) e molti altri finlandesi presenti nel campo provarono un profondo risentimento per il nostro comportamento scorretto. Si rivelarono davvero ottimi amici dei sovietici. Hirsimäki si distinse in questa vicenda, poiché si recò all’ambasciata sovietica a Helsinki per scusarsi delle nostre domande inappropriate.

Se l’Unione Sovietica non fosse crollata, la sua capacità di integrare i politici finlandesi sarebbe probabilmente migliorata. In tal caso, giovani come Stubb, che aspiravano a una carriera ai vertici, sarebbero stati immersi in un sistema di “valori” completamente diverso.


Olli Tammilehto è uno scrittore e ricercatore indipendente.


Il Substack di Pascal (Neutrality Studies) è una pubblicazione sostenuta dai lettori. Per ricevere i nuovi articoli e sostenere il mio lavoro, ti invito a diventare un abbonato gratuito o a pagamento.

Passa alla versione a pagamento


[1] Cfr., ad esempio, Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Strategia di difesa nazionale 2022 (Washington, DC: Governo degli Stati Uniti, 2022), https://media.defense.gov/2022/Oct/27/2003103845/-1/-1/1/ 2022-NATIONAL-DEFENSE-STRATEGY-NPR-MDR.PDF; James Dobbins et al., Sovraccaricare e destabilizzare la Russia: valutazione dell’impatto delle opzioni che comportano costi elevati (Santa Monica, CA: RAND Corporation, 2019), https://www.rand.org/pubs/research_briefs/RB10014.html.

[2] Nel Bonilla, “Elite Capture & European Self-Destruction: The Hidden Architecture of Transatlantic Hegemony,” Worldlines, 29 giugno 2025, https://themindness.substack.com/p/elite-capture-and-european-self-destruction.

[3] “Lettera di Robert Lansing del 1924,” Memoria Politica del Messico, 2024, https://www. memoriapoliticademexico.org/Textos/6Revolucion/1924CRL.html.

[4] Wikipedia, voce “International Visitor Leadership Program”, ultima modifica 12 giugno 2025, https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=International_Visitor_Leadership_Program&oldid=1295203891.

[5] Alexander Stubb e Karo Hämäläinen, Alex (Helsinki: Otava, 2017).

[6] Stubb e Hämäläinen, Alex, 60.

[7] Stubb e Hämäläinen, Alex, 139.

Al momento sei iscritto gratuitamente a Pascal’s Substack (Neutrality Studies). Per usufruire di tutte le funzionalità, passa a un abbonamento superiore.

Passa alla versione a pagamento

La conquista dell’élite e l’autodistruzione europea: l’architettura nascosta dell’egemonia transatlantica

Dal sabotaggio del Nord Stream alla campagna della NATO per aumentare le spese per le armi al 5%: dietro le quinte delle reti che alimentano la follia transatlantica

Nel Bonilla

28 giugno 2025

Hotel De Bilderberg in Oosterbeek, prepared for the first Bilderberg meeting in 1954.
Hotel “De Bilderberg”, Oosterbeek (Paesi Bassi), prima della conferenza inaugurale del Bilderberg — 30 maggio 1954. Foto: Anefo / Nationaal Archief (di pubblico dominio, CC 0).

Preludio: Il “Memo di Lansing” arriva a Berlino

Il segretario di Stato di Woodrow Wilson, Robert Lansing, definì nel 1924 i “giovani messicani ambiziosi” promemoria. Conosci la battuta: Apriamo le nostre università alle loro élite, immergiamole nei valori americani, e saranno loro a governare il Messico per noi: meglio, a minor costo e senza un solo marine.Questo metodo suona oggi tristemente vero.

A cento anni di distanza da quando Lansing ne delineò il progetto, la Germania ne è diventata l’esempio più perfetto. Quando il gabinetto di Olaf Scholz ha dato il via libera alla distruzione del Nord Stream 2 – un atto di autosabotaggio economico privo di qualsiasi vantaggio strategico plausibile per la Germania – e Merz, ora Cancelliere, si è impegnato a non utilizzarlo mai più, entrambi hanno tradito la Germania. Allo stesso tempo, stavano realizzando un destino biografico forgiato dai loro orizzonti limitati, plasmato nei seminari dell’Ivy League, nei workshop del Pentagono e nelle sale rivestite di velluto del Ponte sull’Atlantico.

Questa è la storia di una élite addestrata a considerare l’atlantismo come sinonimo della “civiltà occidentale” stessa. I costi – il crollo della produzione industriale, la povertà energetica e lo spettro della coscrizione obbligatoria – ricadono su tutti gli altri.

Introduzione: La follia e il suo metodo

La Germania, un colosso delle esportazioni che un tempo difendeva con forza la propria sovranità economica, ora sacrifica le proprie infrastrutture energetiche e finanzia missili a lungo raggio (compresa la coproduzione di armi a lungo raggio con Ucraina), e torna a preparazione alla guerra(cosiddetto capacità bellica) come una virtù, mentre si mettono a punto piani di mobilitazione in vista di uno scontro tra la NATO e la Russia che, innanzitutto, sconvolgerebbe il territorio tedesco in quanto Piano operativo Germaniasi delinea. Si tratta di un riallineamento strategico a un livello più profondo, frutto dell’automazione ideologica. In quale altro modo potremmo spiegare il divario persistente tra l’opinione pubblica e il processo decisionale delle élite?

Un sondaggio del 2024 mostra che 60 per centodei tedeschi si oppone a ulteriori forniture di armi all’Ucraina. Tuttavia, Lars Klingbeil, co-leader dell’SPD, vicecancelliere e ministro delle Finanze, proclamache, affinché la Germania sia “pronta per la guerra”, la Bundeswehr dovrebbe risultare più attraente per i potenziali coscritti, ad esempio offrendo la possibilità di ottenere un patente di guida gratuitada parte del governo federale. Inoltre, la coalizione porta avanti la cosiddetta ambiguità strategica.

Questi sono i sintomi di una strana follia che si sta diffondendo a Berlino. Una nazione che si è ricostruita dalle ceneri della guerra e della divisione ora marcia volontariamente verso il conflitto con un vicino dotato di armi nucleari. La follia, tuttavia, segue un metodo.

Si consideri la recente dichiarazione del segretario generale della NATO Mark Rutte proclamaal vertice del 2025:

“La NATO è l’alleanza difensiva più potente della storia mondiale: più potente dell’Impero Romano, più potente dell’impero di Napoleone… Dobbiamo impedire il predominio russo perché teniamo al nostro stile di vita.”

L’ignoranza storica o l’offuscamento dei fatti (a seconda di come si interpretino le dichiarazioni di Rutte) è sbalorditivo. Napoleone, proprio come la NATO oggi, giustificava il dominio sul continente come liberazione. La sua invasione della Russia, un fallimento catastrofico, fu presentata come un attacco preventivo contro l’espansione “aggressiva” dello zarismo. I parallelismi saltano agli occhi.

StoriaJeff Rich, analizzando la NATO’s Operazione Ragnatelacampagne di sabotaggio all’interno della Russia, osservato:

“La NATO è la base di potere delle élite che agiscono in perfetta sintonia con la proiezione geopolitica degli Stati Uniti. Quando Rutte paragona la NATO a Napoleone, dimentica che è stata proprio la Russia a liberare, in ultima analisi, l’Europa da quell’impero. Forse, dopo questa guerra, sarà la Russia a liberare l’Europa dagli Stati Uniti.”

Quello che sto cercando di dire è che non si tratta di una cospirazione. È egemonia istituzionalizzata, operando attraverso ciò che Gramsci definiva il “leadership culturale”di una classe dirigente. Ma mentre Gramsci analizzava le élite nazionali in relazione ai propri concittadini, noi oggi ci troviamo di fronte a una casta transnazionale: politici tedeschi come Jakob Schrot (di cui parleremo tra poco), tecnocrati olandesi come Rutte (che recentemente ha definito l’attuale presidente degli Stati Uniti Trump “papà” al vertice della NATO che consolida 5% della spesa per la difesa), e gli eurocrati francesi le cui biografie, formazione e motivazioni professionali non sono in linea con quelle dei propri cittadini, ma con l’imperativo di mantenere il progetto degli Stati Uniti d’America unipolarità vive. Le azioni di queste élite sulla scacchiera geopolitica non sono solo irrazionali; le élite al potere sono semplicemente fedeli a un gruppo di riferimento diverso


I. L’enigma: perché le élite europee stanno dando fuoco alla propria casa?

Come cominciamo a intuire, la risposta non risiede né nella corruzione pura e semplice né nel fervore ideologico. È molto più banale e molto più efficace. La risposta sta anche in biografie, reti, e istituzioni. Si trova anche a egemonia a livello dell’élite funzionale: quando le idee dominanti diventano senso comune. E in questo caso, l’egemonia non viene imposta esclusivamente attraverso la violenza, ma anche attraverso l’istruzione, il reclutamento delle élite e la ripetizione ritualizzata.

Reti di conoscenza d’élite

Inderjeet Parmar(2019) definisce questo concetto come la “macchinaria morbida” di reti di conoscenza d’élite: “flussi di persone, denaro e idee” che istituzionalizzano il consenso da Washington a Berlino. Il programma Fulbright, il German Marshall FundPonte sull’Atlantico, il Conferenza sulla sicurezza di Monaco, e il Incontri del Gruppo Bilderbergsono ecosistemi formativi. Selezionano, raggruppano e valorizzano coloro che sono in grado di portare avanti quella visione del mondo.

È fondamentale sottolineare che queste reti non sono forum passivi. Sono “La tecnologia di potere fondamentale delle élite americane”: una modalità di produzione del sapere e di selezione del personale che riesce in modo spettacolare a riprodurre a livello globale una visione del mondo filo-statunitense. La socializzazione delle élite non è di per sé un processo innocuo. Essa radica profondamente determinati presupposti, definisce ciò che è politicamente immaginabile e naturalizza l’asimmetria.

L’ordine mondiale

L’ordine internazionale liberale, che sta alla base della visione del mondo di queste élite, lungi dall’essere universalista, si fonda su una duplice logica. Come ha candidamente ammesso Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, nel 2017 durante il primo mandato di Trump, lo scopo stesso dell’euroatlantismo è quello di impedire un ordine mondiale post-Occidente:

Domani incontrerò il presidente Trump e cercherò di convincerlo che l’euroatlantismo è innanzitutto una cooperazione tra popoli liberi in nome della libertà; che, se vogliamo evitare lo scenario che i nostri avversari hanno definito non molto tempo fa a Monaco di Baviera come «ordine mondiale post-occidentale», dobbiamo custodire insieme la nostra eredità di libertà.

All’interno di questo sistema, l’inclusione è selettiva. Il Giappone e la Corea del Sud, nonostante la loro fedeltà, non sono mai stati trattati alla stregua dell’Europa occidentale. E le potenze emergenti vengono o addomesticate, o indotte a conformarsi, oppure contenute in quanto minacce. Questa logica è fondamentale: se l’integrazione fallisce, deve seguire il contenimento.

Eppure il contenimento inizia dalle menti, non dai missili. L’assimilazione ideologica delle élite straniere costituisce la prima linea di difesa imperiale. Pertanto, il mantenimento dell’egemonia si basa meno sulla coercizione che sull’incorporazione soft. Le reti di conoscenza delle élite, integrate nei programmi universitari, nelle fondazioni filantropiche e nei think tank, fungono da vettori di questo soft power. Esse socializzano, reclutano e certificano i leader emergenti.

Macchine Elite Integration

Come osserva Parmar, queste reti definiscono ciò che viene considerato “pensiero immaginabile” e “domande che si possono porre.” IlLe fondazioni Ford e RockefellerRAND CorporationBrookings, il Fondazione Carnegie, e il Center for American Progresssono macchine per l’integrazione d’élite dove, attraverso questi processi di integrazione e socializzazione, un certo tipo di conoscenza si trasforma in potere. Così, una spilla Fulbright o Atlantik-Brücke diventa un pass che garantisce l’accesso illimitato a Bruxelles e a Washington e il modo più sicuro per “sentirsi parte del gruppo”.

Tuttavia, questo ecosistema non rappresenta l’intero pianeta. Uno studio del 2016 condotto daEelke Heemskerk e Frank Takes, che mappa 400.000 intrecci tra consigli di amministrazione, mostra che il gruppo più denso di élite transnazionali si trova ancora sull’asse nordatlantico. L’élite aziendale asiatica, al contrario, forma un una comunità distinta e molto meno intrecciata, strutturalmente pronta a costruire una propria base di potere e forse un capitalismo alternativo, incentrato sulla Cina. Più le reti asiatiche rimangono isolate, maggiore è il rischio (agli occhi delle élite euro-atlantiche) di un vero e proprio “ordine mondiale post-occidentale.”

In altre parole, l’obiettivo dei think tank occidentali è proprio quello di prevenire tale divergenza e proteggere la propria sfera d’élite.

Le élite europee non sono semplicemente influenzate dagli Stati Uniti. Attraverso questo sistema, esse vengono plasmate, formate professionalmente e legate ideologicamente a quest’ultimo. Naturalmente, non in modo totale o assoluto, come se non avessero alcuna autonomia o come se la storia nazionale non avesse alcuna influenza su queste élite; tuttavia, le caratteristiche specifiche di ciascuna di queste nazioni europee conferiranno un’impronta unica alla visione transatlantica del mondo che ispira le loro politiche.

Il risultato: gli obiettivi della politica estera statunitense non vengono semplicemente imposti a Berlino, ma vengono espressi dall’interno.

II. L’architettura egemonica: come funziona la “cattura” da parte delle élite

L’ordine liberale si presenta come universale, eppure chi vi aderisce deve accettare ciò che (pubblicamente) non viene detto regolamento. Coloro che non aderiranno saranno tenuti sotto controllo e circondati da una presenza militare statunitense permanente. In altre parole, il nucleo imperiale preserva il proprio status integrando le altre élite nel proprio visione del mondopiuttosto che limitarci a costringerli. Ora daremo uno sguardo a quelle “macchine di integrazione” d’élite (in particolare, analizzando i legami transatlantici della Germania e delle élite funzionali tedesche):

1 Da Chatham House alla DGAP: una breve genealogia istituzionale

L’influenza dei think tank ebbe inizio a Londra con il Royal United Services Institute (1831), istituito dal duca di Wellington come ente professionale indipendente con lo scopo di studiare questioni militari e strategiche. Si ampliò dopo il 1919, quando Chatham Housee il Fondazione Carnegiedibattito formalizzato tra le élite (Roberts 2015). Dall’altra parte dell’Atlantico, il Consiglio per le relazioni estere(1921) unì la ricchezza di Wall Street alla cultura accademica dell’Ivy League, con FordRockefellergarantendo continuità. Si trattava, dopotutto, di finanziamenti da parte delle grandi aziende. In effetti, i fondatori erano spesso esponenti influenti dell’élite che cercavano un coordinamento delle loro politiche nei settori della difesa e della strategia, dapprima all’interno dell’Impero britannico e poi con l’emergente potenza egemonica americana.

Dopo il 1945, questo stile architettonico fu esportato in un’Europa in rovina. Il progetto, finanziato con fondi privati, Società tedesca per la politica estera (DGAP, 1955) ha copiato il CFRmodello a Bonn. Il Fondazione Scienza e Politica (SWP, 1962) ne propose una versione più orientata alle istituzioni governative, fornendo documenti programmatici direttamente alla Cancelleria. Tuttavia, è importante sottolineare che, dopo la Seconda guerra mondiale, i think tank anglo-americani e il loro personale divennero il fulcro di formulazione delle politichepianificazione a lungo termine. I think tank specializzati in affari internazionali erano generalmente considerati un complemento essenziale al definizione della politica estera. Fungevano inoltre da forum in cui politici e funzionari potevano interagire con esponenti del mondo accademico, dei media e degli affari, nonché con potenziali sostenitori o persone da reclutare per le operazioni governative.

Negli anni ’60, il German Marshall Fund, il Istituto Atlantico, e Ponte sull’Atlanticoha rafforzato il tessuto sociale a complemento dell’attività politica attraverso cene di gala, raduni dei “Young Leader” e viaggi di studio per i media, ma ha anche influenzato le élite politiche della Germania occidentale. Zetsche (2021) illustra come il gruppo Brücke e la sua controparte americana, il ACG (Consiglio americano per la Germania), fece sì che l’SPD di Willy Brandt passasse dal neutralismo alla scelta di non abbandonare la NATO, promuovendo all’interno del partito mediatorinei seminari informali.

Negli anni ’70 e ’80, i think tank statunitensi intuivano già un “Il declino degli Stati Uniti” in un mondo sempre più globalizzato. In questo periodo sono emersi nuovi rivali istituzionali in termini di influenza, tra cui think tank che sostengono prospettive solitamente conservatrici, con il American Enterprise Institutela Heritage Foundationin prima linea. (Ricordate, però, che la Heritage Foundation ha finanziato Progetto 2025. Una guida introduttiva alla politica statunitense odierna.)

Negli anni ’90, ogni fondazione di partito tedesca gestiva un “Transatlantic Desk”. Il personale dello SWP ruotava tra i Conferenza sulla sicurezza di Monaco; i borsisti della DGAP hanno fatto parte del German Marshall Fundgiuria di selezione; redattori presso Der SpiegelIl tempo(un importante quotidiano tedesco) ha raccolto Ponte sull’Atlanticospille degli ex studenti. La rete si è trasformata in un percorso senza soluzione di continuità: dall’università alla sede del partito, dalla sala del consiglio alla sede distaccata della NATO. In definitiva, una volta che l’approvazione degli Stati Uniti diventa il metro di misura della stima professionale, discostarsi da essa equivale quasi a un atto di autolesionismo.

2 Perché la storia dei think tank è importante oggi

Questo sistema istituzionalizza scelte apparentemente autolesionistiche. Interrompere le forniture di gas russo a basso costo tramite gasdotto è doloroso per la BASF, ma preserva il capitale reputazionale di chiunque sia titolare di una borsa di studio dell’Atlantic Fellowship. Questo incentivo interno spesso prevale sulla logica del bilancio nazionale.

Inoltre: il think tank rappresenta le forze che guidano l’economia politica globale, almeno nella sua versione occidentale. Tuttavia, l’analisi geopolitica odierna tende a concentrarsi sugli Stati-nazione e sui loro attori politici. Spesso è proprio attraverso tali reti di governance finanziate e influenzate dal settore privato che viene colmato il divario tra lo Stato-nazione e i mercati globali (Heemskerk & Takes 2016).

3 I think tank come motore del fenomeno della “porta girevole”

La mappa delle istituzioni che abbiamo tracciato finora sarebbe priva di significato senza un gruppo di professionisti a rotazioneche si muovono con disinvoltura tra i cubicoli delle fondazioni, gli studi delle emittenti televisive via cavo e gli uffici governativi.

Grazie alle donazioni delle aziende e ai finanziamenti filantropici, i think tank statunitensi ed europei svolgono la doppia funzione di fabbriche di ideecanali di reclutamento dei talenti: concordano preventivamente il modello, poi distaccano il proprio personale presso i ministeri che lo mettono in pratica.

Gli economisti politici Nano de Graaff e Bastiaan van Apeldoorn (2021) lo definiscono “rete di pianificazione delle politiche”: una rete che unisce i finanziamenti delle aziende Fortune 500, gli ex membri del Congresso e i titoli di studio delle università della Ivy League in un’unica scala mobile professionale:

  • Workshop di consenso– Le tavole rotonde dei think tank consentono alle élite di armonizzare le proprie posizioni in privato prima che queste diventino “competenze apartitiche” in pubblico.
  • Banca dati dei candidati– Gli stessi istitutiaiutare i presidenti e i ministri a coprire i posti vacanti nel ramo esecutivo(McGann 2007).
  • Leva finanziaria rotativa– Come afferma Joseph Nye, l’influenza più potente si ha quando si “metti le mani sulla leva” dopo aver collaborato alla stesura del brief (Dialoghi con la storia1998).

Nel loro insieme, questi hub fungono da dipartimento delle risorse umane transatlanticoper l’ordine attuale, preparando i successori che porteranno avanti la causa.

4. La rappresentazione dell’élite a livello biografico

Il meccanismo di “cattura delle élite” opera sia a livello di gruppo sociale che a livello di a livello di biografia individuale. Ed è allo stesso tempo semplice ed efficace: un unico percorso di crescita professionale che accompagna l’individuo per tutta la vita e la carriera, a partire da un Borsa di studio Fulbright, borsa di studio del German Marshall Fund, affiliazione all’Atlantik-Brücke e/o appartenenza a think tank. Questo percorso di carriera ha monopolizzato il capitale simbolico necessario per scalare i vertici dell’élite della politica estera berlinese. La prima generazione è entrata nel sistema negli anni ’60, ma è stata solo dopo la riunificazione che il sistema ha raggiunto la piena autoreplicabilità. Oggi, molti membri del gabinetto di Merz vantano borse di studio finanziate dal Dipartimento di Stato americano, stage presso le ambasciate, Ponte sull’Atlanticoaffiliazioni o legami transatlantici simili; alcuni ricoprono cariche nei consigli di amministrazione di istituzioni vicine a Washington, come l’Atlantic Council.

5 La trappola di Bourdieu

Il modello teorico del sociologo francese Pierre Bourdieu mette in luce come i percorsi di vita pianificati di queste élite si perpetuino:

Quando un percorso prevale(la scala gerarchica delle borse di studio negli Stati Uniti), l’immaginario del settore riguardo a ciò che è possibile (in termini di azioni e politiche) si atrofizza. Capitale culturale incarnato(inglese di Fluent Hill, un cordino di Georgetown) si traduce in capitale sociale(reti di ex studenti), che si concretizza come capitale simbolico(legittimità dei media).

Il dissenso non viene messo in discussione. Viene reso invisibile e viene attivamente escluso solo se diventa troppo visibile e rumoroso. Un sistema egemonico di questo tipo, che opera su scala più ridotta tra le élite politiche, funziona come un seminario teologico, dove la deviazione equivale a eresia e la conformità porta alla canonizzazione.

6 La cattura dell’adolescente

Qual è la caratteristica più insidiosa di questo macchina di socializzazione d’élite? È una questione di tempo. Il percorso ideale inizia a adolescenza, durante gli anni formativi in cui si consolidano le visioni politiche del mondo.Programmi come:

  • Scambio giovanile Congresso-Bundestag (CBYX)
  • Conferenza mondiale dei giovani leader (GYLC)

rivolgersi ad adolescenti a partire da 16, immergendoli in Esercitazioni militari della NATO“Formazione alla leadership” dell’Ambasciata degli Stati Uniti.

Quando questi studenti entrano all’università, i loro orizzonti sono già ristretti. Un diciannovenne che torna da un’esperienza estiva finanziata dal Dipartimento di Stato presso l’American University porta con sé (si spera) una padronanza fluente dell’inglese. Ma soprattutto, interiorizza un gerarchia di legittimità: Le priorità di Washington sono neutre, universali e buon senso. Modelli alternativi di approccio alla politica estera, quali il non allineamento, la distensione e il commercio eurasiatico, vengono scartati in quanto considerati estremisti o ingenui.

Si tratta di un condizionamento ideologico e della costruzione psicologica dell’egemonia a livello individuale. Il risultato è una generazione di élite politiche le cui biografie sembrano manuali di formazione del Dipartimento di Stato americano. La tragedia è che, quando queste élite, così preparate, raggiungono posizioni di potere nella politica, nei media o nelle grandi aziende, la loro obbedienza appare naturale. Non servono gli interessi americani perché costretti a farlo; lo fanno perché non riescono a immaginare un altro modo di agire.

I modelli astratti che ho appena illustrato qui diventano più chiari se allarghiamo lo sguardo su un singolo polo nazionale. Quello della Germania Ponte sull’Atlanticone è un esempio da manuale.

III. Il caso tedesco: Ponte sull’Atlanticocome cinghia di trasmissione

L’archivio di Anne Zetsche analisi approfonditasul Ponte sull’Atlanticoe la sua controparte statunitense, la Consiglio americano per la Germania(ACG) mostra come un’associazione di amici apparentemente “privata” sia diventata uno strumento di precisione per l’allineamento delle élite nel dopoguerra. Come i think tank, è un’istituzione fondamentale nel integrazione d’élitemeccanismo di socializzazione.

1 Fondatori e Tessuti

  • Eric Warburg, erede della dinastia bancaria di Amburgo, ha sfruttato la sua Legami con Wall Streetinsieme a John J. McCloy per ricollegare il settore finanziario tedesco ai mercati dei capitali statunitensi; Brinckmann, Wirtz & Co. negoziò ben presto la prima linea di credito statunitense per la Volkswagen.
  • Marion Dönhoffcon leva finanziaria Affari esterile serate mondane e la guida di George F. Kennan per bollare la neutralità tedesca come “irresponsabile”.
  • Un habitus da élite cosmopolita accomunava questi banchieri, editori e conti. La loro missione era quella di integrare la Germania Ovest in un Guidato dagli Stati Uniti«comunità delle nazioni» prima che Mosca o la Parigi gollista potessero rivendicarne la paternità.

2 La cattura dell’SPD

  • Una Germania Ovest neutrale o franco-centrica veniva considerata una deviazione dalla traiettoria atlantica auspicata: ad esempio, Emmet Hughes e Inviati dell’ACGha intrattenuto una corrispondenza con il sindaco di Amburgo Max Brauerper attenuare l’antimilitarismo dell’SPD (1950-54).
  • Nel 1963, il tandem ACG/Atlantik-Brücke contribuì ad attenuare il Trattato dell’Eliseo con un preambolo favorevole alla NATO.
  • Di Willy Brandt Ostpolitikdoveva inoltre essere reindirizzato da un progetto di pace duraturo e sovrano verso una “distensione” approvata dalla NATO.
  • Fondazione Fordfondi (tramite il programma finanziato dalla CIA Il Congresso per la Libertà Culturale e i sindacati dell’AFL-CIO) ha finanziato seminari per giovani che hanno epurato il partito dalle sue correnti marxiste; un primo esempio di come la filantropia possa avere un impatto profondo, paragonabile a quello delle attività di intelligence.

3 I media

Le cene annuali di Brücke con il Comandante Supremo Alleato della NATO fungono anche da ritiri editoriali:

  • Josef Joffe (Il tempo), Kai Diekmann (Immagine), e Stefan Kornelius (Süddeutsche Zeitung) sono membri di lunga data; il conduttore della ZDF Claus Kleberin passato ha fatto parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Brücke.
  • Il risultato non è un diktat, bensì un allineamento preventivo: i media mainstream raramente presentano il riarmo tedesco come una scelta facoltativa. Lo descrivono piuttosto come l’unica via possibile e fanno in modo che il discorso dominante non si discosti mai dall’ortodossia atlantista.

4 Sinergia in sala consiglio

Il consiglio di amministrazione di Brücke rappresenta oggi un bilancio del capitalismo atlantico, con la presenza di aziende di spicco quali la Camera di commercio americana, la Deutsche Bank, Goldman Sachs, Pfizer e BASF. I settori dei media, del diritto e farmaceutico siedono al fianco dei pezzi grossi della CDU e dell’SPD; a riprova del fatto che qui il “bipartitismo” significa fedeltà a un modello economico transatlantico condiviso e a un ordine mondiale comune.

5 L’ingegneria del consenso in azione

  • 2009 – Friedrich Merz(CDU) è diventato presidente di Brücke, all’epoca a capo di BlackRock in Germania.
  • 2019 – Sigmar Gabriel(SPD) prende il comando; i critici temono un “provocatore”, ma la nomina serve soprattutto a neutralizzare ogni residuo scetticismo dell’SPD riguardo all’obiettivo del 2% della NATO (che oggi è diventato quello del 5%).

Quella che sembra essere una cultura da salotto improntata alla cortesia funziona come una cinghia di trasmissione transatlantica, diffondendo le preferenze degli Stati Uniti nei programmi dei partiti tedeschi, nelle sale dei consigli di amministrazione e nelle redazioni giornalistiche senza una sola direttiva del Pentagono.

Dopo aver illustrato come Ponte sull’Atlanticoha contribuito a integrare le istituzioni tedesche del dopoguerra nel più ampio contesto transatlantico; ora esamineremo Bilderberggli incontri come ulteriore canale di socializzazione tra le élite transatlantiche.

IV. Il Gruppo Bilderberg e il business dell’egemonia

Il Gruppo Bilderberg, spesso liquidato come un’ossessione dei sostenitori delle teorie del complotto, è in realtà un nodo cruciale in ciò che il sociologo Kantor (2017) chiama il Classe capitalista transnazionale (TCC). Da un’analisi delle sue riunioni tenutesi nel periodo 2010–2015 emerge che:

1 Chi siede a tavola?

  • Il 67% dei partecipantierano amministratori delegati, banchieri o membri dei consigli di amministrazione (Deutsche Bank, Goldman Sachs, BP).
  • Nessun sindacalistasono stati invitati. Il “dialogo” esclude, per sua stessa natura, i lavoratori.
  • La frazione aziendale dominail TCC; la politica sta diventando sempre più una funzione di supporto del capitale.

D’altra parte, un’analisi condotta da Gijswijt (2019) ci illustra la composizione dei incontri del Gruppo Bilderberg nel periodo successivo alla Guerra Fredda, quando il gruppo stava prendendo forma tra il 1954 e il 1968:

  • Circa 25 %tra i partecipanti c’erano persone provenienti dagli Stati Uniti, 14 %dal Regno Unito, e 9 %rispettivamente dalla Francia e dalla Germania Ovest.
  • Il 30 % era “uomini d’affari, banchieri e avvocati”, 20 % “politici e alcuni leader sindacali”, un altro 16 % di diplomatici, mentre il resto è composto da accademici, giornalisti e alti funzionari della NATO, della Banca Mondiale, dell’OCSE e del FMI.
  • Le donne erano “assenziente in modo lampante.”
  • Doppio finanziamento da parte delle imprese principali e degli Stati
    • La Deutsche Bank ha designato sia l’amministratore delegato che il presidente (2016); i Paesi Bassi hanno designato sia il primo ministro che il re (2016).
    • Le poltrone in più garantiscono la definizione dell’agenda e dimostrano che, nel coordinamento tra le élite, l’economia prevale sulla politica.

Questi dati dimostrano quanto il baricentro del Gruppo Bilderberg fosse strettamente allineato al nucleo della Guerra Fredda dell’ordine liberale, che comprendeva la finanza, la difesa e la diplomazia atlantiche, pur mantenendo una rappresentanza nazionale sufficiente a rivendicare un mandato pan-occidentale.

2. Reclutamento attraverso il riconoscimento

Gli organizzatori “erano sempre alla ricerca di nuovi talenti” che potevano essere inseriti nel circolo. (Gijswijt 2019) La partecipazione divenne una credenziale: Bill Clinton, Tony Blair e Angela Merkel vi fecero tutti parte prima di ricoprire cariche di alto livello. Lungi dall’essere un “kingmaker” che operava dietro le quinte, il valore risiedeva proprio nel percorso di prestigio stesso: una voce nel curriculum che segnalava affidabilità ideologica e apriva le porte a Wall Street, a Whitehall e al Bundeskanzleramt.

3 Diplomazia informale, non decisioni formali

Non sono state approvate risoluzioni né sono stati pubblicati verbali, eppure «[l]’importanza reale delle riunioni era determinata da come i partecipanti hanno utilizzato il capitale simbolico che hanno accumulato.” (Gijswijt 2019) La conferenza fungeva da spazio di sperimentazione basato su un clima di grande fiducia: era possibile mettere alla prova le idee, verificare la credibilità dei partecipanti e conciliare posizioni contrastanti. Quel consenso latente riemergeva poi nei comunicati della NATO o nei libri bianchi della CE.

4 Gestione dell’identità e delle alleanze

Per sua stessa natura, il Bilderberg ha coltivato “un forte senso di comunità emotiva basato su concezioni di il mondo libero o l’Occidente.” (Gijswijt 2019) Il semplice fatto di presentarsi, soprattutto per le personalità di spicco degli Stati Uniti, “ha stimolato l’accettazione del ruolo di guida degli Stati Uniti all’interno della NATO.” L’incontro è servito a placare i nervi transatlantici: un’occasione per assorbire gli shock unilaterali, ridefinire i punti di discussione e ripartire con una gerarchia riaffermata in cui Washington rimaneva primus inter pares.

5 Moltiplicatori di rete

L’appartenenza a queste organizzazioni si sovrapponeva a quella al CFR, alla Chatham House, all’IFRI, alla DGAP e, in seguito, alla Commissione Trilaterale, dando vita a “una fitta rete di relazioni transnazionali: un’alleanza informale” (Gijswijt 2019). Le iniziative spin-off si moltiplicarono. Denis Healey ottenne un finanziamento dalla Fondazione Ford per il progetto londinese Istituto Internazionale di Studi Strategicia seguito di una conversazione informale tenutasi durante il vertice del Bilderberg del 1957. Altri satelliti, come il Conferenza sulla sicurezza di Monaco,il Conferenza di Königswinter, e la pubblicazione semestrale Conferenze tedesco-americanedell’ACG/Atlantik-Brücke, ha ripreso tale modello per consolidare le comunità politiche a livello nazionale.

6 La porta girevole

Un’altra caratteristica dei partecipanti al Bilderberg è la sovrapposizione delle loro “appartenenze” ai diversi ambiti della politica, dell’economia, dei media e del mondo accademico:

  • Peter Sutherland(Un habitué del Bilderberg) ha fatto la spola tra Goldman Sachs, l’OMC e la Commissione europea.
  • Robert Rubinpassato dal Tesoro degli Stati Uniti a Citigroup e poi al CFR: un perfetto esempio di fazioni d’élite interconnesse.
  • I “frequentatori abituali” del think tank
    • I membri abituali del CFR, del Carnegie, dell’IFRI, dell’AEI, Economista.
    • Spettacoli interpermeabilitàdelle diverse sfere di influenza del TCC — aziendale, politica, tecnica, consumistica — che confondono le opinioni degli esperti con il potere delle sale dei consigli di amministrazione.

7 Il filtro ideologico

Come osserva il ricercatore Lukáš Kantor:

Nella sezione delle domande frequenti (FAQ) del Bilderberg si afferma che l’organizzazione accoglie “punti di vista diversi”, eppure Noam Chomsky non ha mai ricevuto un invito. Il “dialogo” è limitato a coloro che sono già d’accordo.

Questo è ultraimperialismo(termine coniato da Kautsky) nella pratica: le élite nazionali agiscono di concerto oltre i confini nazionali per tutelare interessi di classe comuni, mentre i loro cittadini ne pagano le conseguenze.

8 Perché è importante per la Germania

La quota tedesca al Bilderberg non ha mai superato il dieci per cento; tuttavia, le carriere che ha lanciato, come quelle di Friedrich Merz, Karl-Theodor zu Guttenberg o Josef Ackermann, hanno a loro volta contribuito a Atlantik-Brücke – DGAP – Monaco di Bavierarete che abbiamo appena esaminato. In altre parole, Atlantik-Brücke è la branca tedesca; gli incontri del Bilderberg sono le radici transatlantiche che mantengono vivi i semi ideologici che fertilizzano il terreno. Il Bilderberg è anche un laboratorio di controllo qualità per il capitalismo euro-atlantico: selezionare il personale, armonizzare i punti chiave del discorso e salvaguardare la supremazia della fazione aziendale all’interno del più ampio TCC.


IV-a. La Fondazione Ford: il capitale di rischio dell’atlantismo

Le nuove generazioni starebbero assumendo posizioni di potere con non ho alcun ricordo personale della Seconda guerra mondiale né del Piano Marshall. Per mantenere viva l’alleanza, dovevano prima essere integrati al suo interno.” – Zetsche (2015)

1. Pubblico-privato per definizione

I libri di testo sulla filantropia continuano a presentare la Fondazione Ford come un’organizzazione benefica neutrale e tecnocratica. Il lavoro di ricerca d’archivio condotto da Anne Zetsche rivela invece il contrario: la Fondazione era al centro di un un fitto triangolo pubblico-privato — composto dal Dipartimento di Stato, dalle aziende della Fortune 500 e dal mondo accademico d’élite—creato per gestire la politica estera degli Stati Unitigovernance.Parmar definisce questo nesso come il “meccanismo immateriale” che trasforma la ricchezza aziendale in conoscenza strategica e risorse umane.

2. Finanziamento del nodo tedesco

I fondi della Ford hanno finanziato le prime fasi di Atlantik-Brücke Conferenze tedesco-americane(dal 1959) e i canali di finanziamento che alimentavano il DGAP, lo SWP e le fondazioni del partito. Quando i membri dello staff temevano che le liste degli invitati apparissero troppo datate, aggiungevano Giovani borsistipercorsi formativi e borse di studio “di nuova generazione” per riprodurre quella visione del mondo in coorti che non hanno alcun ricordo diretto delle macerie e dell’anticomunismo.

3 Obiettivi strategici

La corrispondenza interna risalente ai primi tempi della Fondazione Ford evidenziava due aspetti ideologici minacce:

  • L’Europa gollista senza l’America—un blocco continentale guidato dalla Francia.
  • La prima Ostpolitik di Brandt—La neutralità della Germania tra i due blocchi.

La soluzione consisteva nell’aumentare i finanziamenti destinati ai programmi di scambio, ai corsi estivi e alle sovvenzioni iniziali soloa candidati di cui ci si potesse fidare, disposti a mantenere un piede a Washington. Nel 1970, ogni ministero della Germania Ovest impiegava ex collaboratori della Ford; nel 1980, lo stesso valeva per le redazioni di Der SpiegelIl tempo, e FAZ.

4 Il denaro come programma didattico

A differenza dei salotti del Bilderberg, accessibili solo su invito, le borse di studio della Fondazione erano accompagnate da programmi didattici: moduli sulla storia dell’Atlantico, retrospettive sul Piano Marshall e briefing riservati presso il Council on Foreign Relations. I finanziamenti fungevano quindi anche da orientamento. Il risultato fu una cerchia di persone che ha intuitivamente equiparato la sicurezza europea alla supremazia degli Stati Unitie considerava le alternative, quali il non allineamento e l’autonomia europea, come aberrazioni storiche.

Facciamo un salto in avanti di una generazione, e l’aula si è spostata dalle sale seminari delle università della Ivy League agli hotel congressuali fuori rete. La stessa logica sociale persiste, ma ora i docenti indossano quattro stelle, gestiscono cluster di cloud computing o fanno entrambe le cose.


IV-b. Bilderberg 2025: dalla grande strategia all’esercitazione di guerra tecnologica

La tradizione continua. Nel giugno 2025, la lista degli invitati al Bilderberg si è orientata ancora di più verso generali, magnati dell’intelligenza artificiale e pianificatori nucleari — un segnale che l’odierna “alleanza informale” è meno un salotto e più una sala operativa per operazioni congiunte.

Argomenti di discussione per il 2025: L’ordine del giorno prevedeva il Relazioni transatlantiche, Ucraina, equilibrio economico tra Stati Uniti ed Europa, Medio Oriente, “Asse autoritario”, innovazione e resilienza nel settore della difesa, intelligenza artificiale, deterrenza e sicurezza nazionale, geopolitica dell’energia e dei minerali critici, spopolamento e migrazione e, cosa interessante, Proliferazione▶︎ Si noti l’assenza del consueto non.

Chi ha dato il tono? Partecipanti al campione a grappolo (e ruoli attuali):

Potere duro: Mark Rutte (Segretario generale della NATO), Jens Stoltenberg (ex Segretario generale), il generale Chris Donahue (Esercito degli Stati Uniti per l’Europa e l’Africa), l’ammiraglio Sam Paparo (INDOPACOM degli Stati Uniti)

Sorveglianza-Capitale: Satya Nadella e Mustafa Suleyman (Microsoft AI), Demis Hassabis (Google DeepMind), Alex Karp (Palantir), Eric Schmidt (ex Google), Scherf Gundbert (Helsing GmbH), Peter Thiel (Thiel Capital)

Coro dei media:Mathias Döpfner (Axel Springer), Zanny Minton Beddoes (The Economist), Anne Applebaum (The Atlantic)

La parola più significativa dell’ordine del giorno: «Proliferazione».Non non proliferazione, ma un riconoscimento sincero del fatto che la condivisione nucleare (Polonia, Romania?) sta passando da una situazione di segretezzaa un argomento di discussione. Nel giro di pochi giorni, il GLOBSEC 2025 Forum(un’organizzazione derivata in stile Bilderberg, finanziata da molte delle stesse società ma orientata verso i settori della tecnologia e della difesa) ha pubblicato un documento programmatico in cui si esorta a NATOa

si estende esplicitamente a tutti e tre i pilastri fondamentali della deterrenza nucleare: capacità, determinazione e comunicazione. Questo approccio olistico è fondamentale non solo per scoraggiare la Russia in un contesto di sicurezza più pericoloso, ma anche per rafforzare la coesione interna dell’Alleanza, garantire la fiducia dell’opinione pubblica e dissuadere gli avversari dal mettere alla prova i limiti invalicabili della NATO.

Un esempio emblematico di questa convergenza élite del settore tecnologico-difensivoè Dott. Gundbert Scherf (un partecipante alla riunione del Bilderberg del 2025 e alla conferenza Globsec del 2024):

  • Anni 2000: Cambridge / Sciences Po / Libera Università di Berlino (il classico percorso formativo transatlantico)
  • 2014-16: consigliere speciale, Ministero della Difesa tedesco
  • 2017-20: Partner di McKinsey nel settore aerospaziale e della difesa
  • Dal 2021: cofondatore e co-amministratore delegato, Saluti, AI, la start-up europea più in voga nel campo dell’intelligenza artificiale applicata al campo di battaglia (che sta già conducendo progetti pilota per la NATO)
  • 2024-25: interventi in qualità di relatore in occasione di forum collegati al Bilderberg, nonché al Bilderberg stesso (GLOBSEC, MSC “innovation track”, ecc.)

Scherf non si è mai presentato davanti a un elettorato, eppure si muove negli stessi circuiti dell’Atlantic Fellowship dei ministri in carica: un promemoria del fatto che, nel 2025, le leve politiche chiave si trovano con la stessa disinvoltura nelle start-up di cloud computing quanto nei parlamenti. Quando il Bilderberg discute un argomento denominato «Proliferazione», il codice di Helsing è già pronto per comparire, mesi dopo, come nuovo paragrafo sulle «Regole di ingaggio» in un libro bianco della NATO.

Si consideri questa sequenza di decisioni politiche:

  • Bilderberg 2025 ordine del giorno:“Proliferazione”
  • GLOBSEC 2025 forum & relazione:“La deterrenza nucleare della NATO e la ripartizione degli oneri”
  • In diretta tweetda GLOBSEC in occasione del vertice NATO 2025:

”Mentre gli Alleati fanno il punto sulla #VerticeNATO2025in corso, Jim Stokes, direttore della politica nucleare presso @NATO, approfondisce il ruolo che la condivisione nucleare della NATO riveste oggi, in un contesto caratterizzato da dinamiche di sicurezza europee in evoluzione e da dibattiti sulla ripartizione degli oneri.”

L’idea nasce per la prima volta in una sala da ballo di un hotel, in un contesto informale, riappare come tema di una tavola rotonda a Bratislava e infine si concretizza in una direttiva operativa a Bruxelles. Queste reti non si limitano più semplicemente a discuteregrande strategia; ne realizzano un prototipo e poi lo rivendono ai ministeri della difesa come il prossimo passo inevitabile. Proliferazione, sistemi ipersonici, selezione dei bersagli tramite intelligenza artificiale: ogni ciclo inizia con una diplomazia “informale”, si trasforma in un elegante documento programmatico e si conclude come voce di bilancio nel bilancio degli appalti di qualcuno.

Permangono alcune peculiarità nazionali:L’immersione nell’Atlantico non è mai un esercizio che parte da zero; ogni paese porta con sé la propria sedimento storico. In Germania, il processo si è intrecciato con i residui dell’anticomunismo della Germania Ovest e con una denazificazione solo parzialmente portata a termine, lasciando sul campo una classe politica in grado di denunciare Mosca come un «nemico eterno» (secondo(al ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul) mentre si ripropongono i lignaggi familiari che un tempo marciavano per la Großdeutschland a Brilon o a Breslavia. Pertanto, l’attuale escalation è al tempo stesso un atto di lealtà transatlantica euna rinascita, per quanto sublimata, del nazionalismo della Germania Ovest durante la Guerra Fredda (e forse anche del nazionalismo precedente alla Guerra Fredda). Ogni nodo della rete delle élite ha il proprio carattere locale; la ricetta, però, viene ancora elaborata a Washington.



Dopo aver rintracciato i fondi che alimentano questo meccanismo, possiamo ora osservare come tali sovvenzioni si traducano in percorsi professionali concreti, seguendo alcuni decisori politici tedeschi dal loro primo semestre all’estero finanziato dalla Ford fino alla nomina a membri del governo.

V. La catena di montaggio biografica: il consenso fabbricato

Se si esaminano i curriculum dei membri del governo di Merz, emerge uno schema ricorrente, non solo per quanto riguarda le tappe salienti della loro carriera, ma anche per quanto riguarda impronta ideologicaattraverso tre fasi distinte di socializzazione d’élite: tre fasi consecutive che portano alla formazione di un consenso. Jacob Schrot e Lars Klingbeil illustrano il processo da due prospettive diverse: una attraverso un percorso accademico accelerato, l’altra attraverso un’esperienza di crisi; ciononostante, entrambi giungono alle stesse conclusioni tipiche della cultura atlantica.


1 Fase di acquisizione │ Battesimo ideologico

È qui che si formano gradualmente le visioni del mondo. Il processo ha inizio con programmi finanziati dagli Stati Uniti rivolti ai giovani che si trovano a un punto di svolta nella loro carriera o anche nella loro vita personale.

Jacob Schrot (Capo di gabinetto del Cancelliere e Presidente del Consiglio di sicurezza nazionale di recente istituzione) – sostiene la politica atlantica ortodossiatramite i programmi di studio:

  • TransAtlantic Masters, 2013-2016: Un master congiunto in Relazioni transatlantichelo ha fatto studiare all’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, alla Humboldt-Universität e alla Freie Universität di Berlino.
  • Semestre a Washington, American University 2012-2013:Un anno di ricerca nell’ambito del programma “Washington-Semester” dell’American University, dedicato alla politica estera degli Stati Uniti, lo ha portato proprio nel cuore della Beltway. La mattina al German Marshall Fund (un think tank che sostiene la NATO), il pomeriggio a Capitol Hill come stagista del deputato Eliot Engel (Commissione Affari Esteri della Camera), che era anche l’artefice principale di Legge sul contrasto agli avversari degli Stati Uniti attraverso le sanzioni/Legge sulle sanzioni contro gli avversari degli Stati Uniti.
  • 25 anni, fondatore di una ONG (2014):Ritrovamenti Iniziativa dei giovani transatlantici; un anno dopo, presiede il Federazione dei Club Tedesco-Americani(30 gruppi di ex allievi).

Quando Schrot compì 30 anni e tornò a Berlino, la sua visione del mondo si era ormai consolidata: la NATO e l’atlantismo erano diventati il solovisione del mondo legittima. La leadership degli Stati Uniti era un dato di fatto morale, al punto che gli interessi tedeschi erano diventati sinonimo di quelli di Washington.

Lars Klingbeil (Vice-Cancelliere e Ministro delle Finanze) – impara dalla crisi e dalla socializzazione:

  • Tirocinio sull’11 settembre (2001, Manhattan): La Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) – la fondazione politica dell’SPD – aveva assegnato il ventitreenne studente di scienze politiche a un’ONG con sede a Manhattan proprio durante gli attacchi dell’11 settembre. Questa esperienza formativa è diventata il pilastro emotivo della sua visione atlantista del mondo. Nelle sue stesse parole parole:

“In seguito, mi sono dedicato con grande impegno alla politica estera e di sicurezza. Successivamente sono tornato negli Stati Uniti, a Washington, e ho scrittola mia tesi di laurea magistrale sulla politica di difesa degli Stati Uniti“Ecco. Il mio rapporto con la Bundeswehr e con le operazioni militari è cambiato radicalmente a seguito di quei terribili attentati. Senza l’11 settembre, forse non avrei mai scoperto il mio interesse per la politica di sicurezza e forse non sarei finito a far parte della Commissione per la Difesa.”

  • Programma di scambio a Georgetown e tirocinio presso Hill, 2002-2003:Lars Klingbeil è tornato e nel 2002-2003 ha partecipato a un programma di scambio negli Stati Uniti presso la Georgetown University di Washington per studiare la difesa americana politica; questa esperienza negli Stati Uniti ha permesso a Klingbeil di acquisire fin dall’inizio una visione transatlantica, in pratica una acquisizione softil suo primo approccio al pensiero strategico americano. Durante il suo soggiorno a Washington, ha svolto un tirocinio a Capitol Hill presso l’ufficio della deputata Jane Harman(all’epoca membro della Commissione per l’intelligence della Camera dei Rappresentanti e futuro presidente della Woodrow Wilson Center, (un think tank legato alla CIA). HarmanCommissione permanente per i servizi segreti ha supervisionato: I programmi di sorveglianza di massa della NSA e la legislazione relativa alla “guerra globale al terrorismo” post-11 settembre.

2 Fase di conversione │ Ascensione in rete

Dove la lealtà e il rispetto delle regole vengono ricompensati con il senso di appartenenza:

Nella fase di conversione, potremmo descriverePallini come unnetworker imprenditoriale. Come già detto, all’età di 25 anni Schrot ha fondato un’ONG giovanile (Iniziativa dei giovani transatlantici) quando era ancora studente e ha presieduto la Federazione di Club tedesco-americani(oltre 30 associazioni di ex allievi). A differenza della maggior parte delle persone, quindi, ha creato associazioni transatlantiche partendo dall’interno.

Al contrario,Lars Klingbeil in questa fase ha seguito un percorso più tradizionale in qualità discalatore da tavola con ununa leggera patina progressiva, come lascerebbe intendere la sua appartenenza al partito SPD.

Tornato in Germania, si è inserito nei percorsi di carriera tradizionali: è diventato un Ponte sull’Atlanticomembro. È interessante notare che, in un articolo del 2018 Ponte sull’Atlantico relazione, Klingbeil compare al fianco dell’ambasciatrice statunitense Amy Gutman e di Friedrich Merz, attuale cancelliere della Germania, nonché dell’ex direttore di BlackRock Germania.

In sintesi, Schrot crea capitale sociale d’élite mentre Klingbeil ne attinge. Il risultato è lo stesso circuito di garden party, ma con un biglietto d’ingresso diverso.


3 Fase di rafforzamento │ Riproduzione sistemica

I laureati diventano i custodi; il cerchio si chiude.

Infine, Jakob Schrot è ora capo di gabinetto del cancelliere Merz e coordinatore del Consiglio di sicurezza nazionale. Esamina le liste ristrette dei candidati proposti dai consulenti e redige ogni nota sulla sicurezza. Schrot controlla ora i flussi di personale nella Cancelleria; Klingbeil sta promuovendo un piano da 100 miliardi di euro Una svolta epocalefondo per il riarmo e rilancia il dibattito su un accordo TTIP “light”. Klingbeil (insieme a numerosi altri politici tedeschi) ha partecipato al Bilderberg 2025 (così come aveva fatto Friedrich Merz nel 2024), assicurandosi un posto all’interno della rete di contatti riservati che riunisce il segretario generale della NATO, generali statunitensi e amministratori delegati del settore tecnologico e che funge da “alleanza informale” delle élite responsabili della pianificazione politica.

Schrot sceglie chiredige i resoconti; Klingbeil decide cosaviene finanziato. Insieme guidano la macchina politica tedesca. Ma, cosa più importante, lo fanno secondo le condizioni dettate da Washington. E con biografie del genere non potrebbero fare altrimenti.

Oltre agli incentivi, c’è anche un altro aspetto: L’effetto Schröder: Chi si oppone al discorso transatlantico rischia l’annientamento professionale. Il sostegno dell’ex cancelliere al Nord Stream 2 e alla diplomazia con Mosca gli è costato la revoca dei privilegi ufficiali concessi agli ex cancellieri, poiché il suo rifiuto di recidere i legami con i colossi energetici russi è stato interpretato come un mancato rispetto degli obblighi della sua carica. Di conseguenza, è stato praticamente cancellato dal dibattito mediatico.


Il risultato operativo: un universo epistemico chiuso

Questa catena di montaggio garantisce l’allineamento delle politiche. Ma, cosa ancora più importante, produce una prigione percettiva condivisa. Quando la maggioranza delle élite politiche tedesche e anche europee passa attraverso gli stessi programmi statunitensi:

  • I loro limiti cognitivi si restringono: la distensione diventa “appeasement”. La neutralità equivale a “collaborazione”. Gli accordi energetici con la Russia sono “tradimento geopolitico”
  • Le loro reazioni emotive sono condizionate: Il cipiglio di un funzionario del Pentagono suscita più paura che rabbia tra gli elettori. The EconomistL’approvazione di quest’ultimo sembra avere più peso rispetto ai sondaggi nazionali.
  • La loro immaginazione si atrofizza: Non riescono a concepire alternative come le architetture di sicurezza basate sull’OSCE. Liquidano l’ascesa della Cina come una «deviazione temporanea» dall’unipolarità statunitense.

Ma la cosa peggiore è che, (forse) non lo percepiscono come una coercizione. Quando assumono la carica, l’atlantismo è ormai diventato buon senso politico, naturale come respirare.

La tragedia sta in ciò che si è perso: leader come Willy Brandt, i cui anni di esilio gli hanno insegnato che la sovranità inizia con il coraggio di disobbedire. Nella Berlino di oggi, al contrario, c’è poco spazio per politici plasmati da percorsi di vita non convenzionali; il sistema forma quadri che non devono più decidereper adeguarsi, perché non riescono a immaginare nient’altro. Non c’è da stupirsi, quindi, che durante una visita a Washington nel 2022, l’allora vicecancelliere Robert Habeck abbia potuto promessache la Germania era pronta a esercitare un “leadership al servizio degli altri” — una frase talmente convinta della propria logica che nessuno si è preso la briga di porre le domande ovvie: Guidare chi e servire cosa?

Prima di parlare di come rompere gli schemi, vale la pena ricordare alcuni leader europei che sono riusciti a uscire del tutto dai binari prestabiliti e come ciò abbia ampliato l’orizzonte delle possibilità.


VI. Biografie che un tempo hanno ampliato gli orizzonti e potrebbero farlo di nuovo

Il legame transatlantico non è sempre stato inattaccabile. Una manciata di leader europei del dopoguerra si è sottratta alla scuola atlantica e, così facendo, ha ampliato l’orizzonte delle possibilità per i propri paesi. Le loro storie di vita si leggono piuttosto come deviazioni segnate dall’esilio, dalla neutralità e dall’impegno per la decolonizzazione. Esse dimostrano che quando la rete formativa di un politico si costruisce all’esternoNei circoli di discussione incentrati su Washington, la gamma di opzioni politiche “realistiche” si amplia improvvisamente.

Willy Brandt, l’esiliato che si inginocchiò

  • Fuggì dal Reich nel 1933 e visse in Norvegia e in Svezia:Brandt fuggì dalla Germania nazista nel 1933 e durante gli anni della guerra visse a Oslo e a Stoccolma, lavorando come giornalista e rimanendo tagliato fuori dalle reti di sostegno naziste e della Germania Ovest.
  • Socializzazione politica attraverso la socialdemocrazia scandinava e la resistenza norvegese: Il suo percorso politico fu influenzato dalla socialdemocrazia scandinava e dai contatti con la resistenza norvegese, piuttosto che dalle istituzioni occidentali del dopoguerra, come la rete del Piano Marshall.
  • Tornato a Berlino Ovest nel 1948, esperto nell’arte di creare coalizioni nordiche:Brandt riottenne la cittadinanza tedesca nel 1948 e iniziò a impegnarsi attivamente nella politica berlinese, mettendo a frutto l’esperienza maturata nella politica di coalizione scandinava.
  • Considerava Mosca un vicino con cui era possibile negoziare, non un nemico esistenziale:Brandt’s Ostpolitik(1969–74) fu una politica pragmatica di distensione e normalizzazione dei rapporti con i paesi del Blocco dell’Est, che considerava Mosca un partner negoziale piuttosto che un nemico assoluto.

Olof Palme, il neutrale che ha parlato

  • Nato in una famiglia dell’alta borghesia svedese, ma radicalizzatosi nel movimento operaio:Palme proveniva da una famiglia dell’alta borghesia, ma divenne una figura di spicco del Partito Socialdemocratico Svedese, abbracciando una politica progressista in materia di lavoro.
  • La politica di non allineamento della Svezia ha limitato i legami con la NATO o con l’establishment statunitense:La rigorosa neutralità della Svezia fece sì che Palme avesse contatti limitati con le istituzioni statunitensi di politica estera; il suo unico legame degno di nota con gli Stati Uniti fu una borsa di studio al Kenyon College (1948–49). Non entrò nel circolo vizioso delle borse di studio presso i think tank per diventare parte dell’establishment transatlantico della politica estera.
  • Allievo del Segretario Generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld; attenzione particolare al Sud del mondo:All’inizio della sua carriera, Palme lavorò con l’ONU e si impegnò a fondo a favore degli Stati dell’Asia e dell’Africa appena usciti dalla decolonizzazione, plasmando la sua visione del mondo intorno alla giustizia globale piuttosto che alle alleanze atlantiche. Le conferenze del Sud del mondo influenzarono il suo vocabolario morale più dei vertici atlantici.
  • Ha trattato i superpoteri in modo simmetrico; ha criticato azioni degli Stati Uniti come i bombardamenti su Hanoi:Palme criticò apertamente l’operato degli Stati Uniti in Vietnam, paragonando i bombardamenti a quelli di Guernica, e arrivò persino a sospendere per un anno le relazioni tra la Svezia e gli Stati Uniti, pur mantenendo il dialogo con Mosca.
  • Ha sostenuto la “sicurezza comune” europea al di fuori della NATO:Palme si è fatto paladino di un quadro di sicurezza europeo indipendente dalla NATO, ponendo l’accento sulla distensione e sulla cooperazione.

Entrambi hanno ottenuto il loro reti formativein contesti geograficamente e ideologicamente periferici rispetto alla principale fascia di indottrinamento atlantica:

  • La cerchia di Brandt era costituita dalla diaspora nordica antinazista;
  • Quello di Palme era il circuito delle Nazioni Unite e della decolonizzazione.

Poiché le loro carriere erano già fattibileprima che le borse di studio finanziate dagli Stati Uniti diventassero la norma nell’Unione Europea, essi potevano attingere agli strumenti atlantici senza adottare i riflessi atlantici. Questi casi anomali dimostrano che la distanza dalla rete di socializzazione atlantica non garantisce saggezza né una distanza assoluta da essa; tuttavia, avere un percorso di vita essenzialmente da outsider amplia i confini del pensabile. Da allora i loro margini di manovra si sono ristretti; riaprirli è il presupposto fondamentale per qualsiasi strategia sovrana tedesca o europea.


Rompere la presa: cerniere realistiche

Cosa si può fare? In un certo senso, questo sarà e dovrà essere il compito sia delle popolazioni di questi paesi occidentali, intrappolate nelle trame transatlantiche, sia del mondo multipolare che sta emergendo:

  • Concorso Prestige: In queste prime fasi, un Borsa di studio per la pace UE-BRICS (o semplicemente BRICS)con la stessa borsa di studio e lo stesso clamore mediatico del programma Fulbright. In questo modo, anche i giovani studenti capiscono che anche la sicurezza al di fuori della NATO può essere un vantaggio per la loro carriera (e ancora di più per il mondo).
  • Distacchi multipolari obbligatori: Nessuna promozione a una carica governativa e politica senza aver svolto un periodo di rotazione di 12 mesi presso l’OSCE a Vienna, l’Unione Africana ad Addis Abeba o l’UNIDIR a Ginevra.
  • Registro delle influenze straniere:I membri del Bundestag, ad esempio, rendono già pubbliche le loro partecipazioni azionarie; a queste vanno aggiunti tutti i viaggi finanziati da fondazioni, gli incarichi nei consigli di amministrazione e gli inviti al Bilderberg (e ad eventi simili).
  • Fondo di cofinanziamento per i think tank: Il Servizio di ricerca parlamentare contribuirà con un importo pari a quello delle donazioni private provenienti dall’industria della difesa, euro per euro, attenuando così il fenomeno della “capture”. Anche se in questo ambito si potrebbe fare di più.

Si tratta di cerniere che scricchiolano solo quando shock esogenoli spinge: un default del debito statunitense che interrompa i finanziamenti all’Ucraina, oppure un’ondata di proteste che la polizia non riesca a contenere. Tuttavia, nessuna di queste situazioni distrugge la rete esistente. Anzi, apportano un po’ di pluralismo.

Scanned excerpt of C. Wright Mills’s The Power Elite. The passage reads: “The view that all is blind drift is largely a fatalist projection of one’s own feeling of impotence and perhaps, if one has ever been active politically in a principled way, a salve of one’s guilt. The view that all of history is due to the conspiracy of an easily located set of villains, or of heroes, is also a hurried projection from the difficult effort to understand how shifts in the structure of society open opportunities to various elites and how various elites take advantage or fail to take advantage of them. To accept either view—of all history as conspiracy or of all history as drift—is to relax the effort to understand the facts of power and the ways of the powerful.”
C. Wright Mills, L’élite al potere(nuova ed., Oxford UP, 1956/2000), p. 11. Né la “deriva cieca” né la “cospirazione”, avverte Mills, possono sostituire il lavoro volto a ricostruire come le strutture in evoluzione forniscano nuove leve alle vecchie élite.

Note conclusive: Egemonia o sopravvivenza

Le prove raccolte tra fondazioni, reti di think tank e incontri riservati a pochi eletti non lasciano spazio a dubbi: Il progetto dell’élite transatlantica è programmato per garantire la propria sopravvivenza.

La sua egemonia culturale obbliga l’Europa a sostenere un impero incentrato sugli Stati Uniti e le élite di tutti i suoi paesi alleati, anche quando tale impero sabota gli interessi materiali dell’Europa. Le egemonie raramente crollano per imbarazzo etico; cedono solo quando le pressioni esterne o le fratture interne rendono la sottomissione più costosa della ribellione. Una delle tre cose seguenti (o tutte insieme) potrebbe intaccare questo meccanismo:

  1. Rottura narrativa dal basso

    Un rifiuto organizzato, sia esso attraverso scioperi di massa, boicottaggi, riallineamenti elettorali o campagne mediatiche contrarie di lunga durata, può delegittimare il consenso sull’economia di guerra e rendere politicamente tossica l’adesione all’Alleanza Atlantica.
  2. Shock sistemico di origine esterna

    Una perdita decisiva della supremazia finanziaria o militare degli Stati Uniti (ad esempio, una frattura del petrodollaro o il fallimento di una guerra per procura) costringerebbe le élite europee a riconsiderare le proprie alleanze.
  3. Responsabilità dall’alto

    I tribunali in stile Norimberga, per quanto improbabili oggi, rimangono l’unico meccanismo che, storicamente, scoraggia l’avventurismo delle élite, associando un rischio personale alla follia strategica.

Ogni gradino della loro scalata professionale ha reso normale il passo successivo. I leader europei di oggi non si rendono conto consapevolmente scegliereguerra perpetua; la ereditano come la via più sicura all’interno di un ecosistema che equipara la conformità atlantica alla legittimità professionale.

Un appello per un nuovo circuito

Sostituire le persone non sarà sufficiente. Il compito è quello di smantellare la catena di montaggio biograficache parte dagli scambi giovanili finanziati dalle fondazioni, passa attraverso le borse di studio dei think tank e culmina in incarichi di governo o nei consigli di amministrazione delle aziende. A meno che questo percorso prestabilito non venga interrotto o almeno diversificato al di là della “camera di risonanza” atlantica, qualsiasi “volto nuovo” finirà per replicare gli stessi riflessi strategici.

L’alternativa è netta: assistere impotenti mentre la propria nazione viene dissanguata al servizio delle élite dell’impero di un altro popolo oppure riconquistare la capacità di decidere del proprio futuro.

La scelta, quindi, non è più tra lo status quoe la riforma, ma tra egemonia e sopravvivenza. La finestra di opportunità per un disallineamento pacifico potrebbe stare per chiudersi, ma non si è ancora sbattuta. Imparare dalla storia non offre garanzie, ma offre opportunità di intervenire.


Se questa analisi ti ha colpito o ti ha fatto arrabbiare, lascia un commento, condividila o traducila. Il dibattito sulla guerra e sulle élite funzionali riguarda tutti noi, non solo i capi nelle sale riunioni.

Lascia un commento

Perdere la guerra del futuro_di Paul Sharre Come l’Europa può attirare l’attenzione di Putin _ di Alexander Gabuev

Perdere la guerra del futuro

In che modo le nuove tecnologie minacciano il vantaggio militare degli Stati Uniti

Paul Scharre

Luglio/agosto 2026Pubblicato il 23 giugno 2026

Daniel Downey

AscoltaCondividi e
Scarica

Stampa

Salva

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Nella sua recente campagna contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno dominato i cieli grazie alla loro tradizionale potenza aerea. Le forze armate statunitensi hanno martellato obiettivi iraniani, conducendo oltre 13.000 attacchi. Tale abilità e quella potenza di fuoco devastante non hanno impedito all’Iran di contrattaccare. Nel corso del conflitto durato 39 giorni, iniziato il 28 febbraio e terminato l’8 aprile, l’Iran ha lanciato oltre 2.200 missili e 4.400 droni contro i paesi della regione. Almeno otto velivoli statunitensi sono stati distrutti o danneggiati dagli attacchi iraniani. Sono stati colpiti diversi radar statunitensi e sette membri delle forze armate statunitensi hanno perso la vita. E al momento della stesura di questo articolo, il regime iraniano rimane al potere e mantiene una morsa sullo Stretto di Ormuz. Gli Stati Uniti non hanno raggiunto i propri obiettivi in questa guerra, nonostante siano, sotto ogni punto di vista, di gran lunga più potenti dell’Iran.

Il primato tecnologico su cui l’esercito statunitense ha a lungo fatto affidamento per assicurarsi un vantaggio sui concorrenti sta venendo meno. A differenza delle epoche passate, quando gli Stati Uniti mantenevano un notevole vantaggio nei settori della tecnologia stealth e delle armi a guida di precisione, l’era attuale non garantirà agli Stati Uniti alcun vantaggio nelle tecnologie che stanno oggi trasformando l’arte della guerra: i droni e l’intelligenza artificiale.

Il conflitto con l’Iran ha rappresentato per gli Stati Uniti il primo assaggio di una nuova era bellica. Le tecnologie emergenti stanno livellando il campo di battaglia tra Washington e i suoi avversari. La diffusione di tecnologie accessibili relative ai droni e alle capacità di intelligenza artificiale sta offrendo agli Stati più piccoli e agli attori non statali la possibilità di competere al di sopra delle proprie possibilità. Tali avversari possono ora colpire le basi di retroguardia statunitensi, causando vittime e danneggiando costosi velivoli statunitensi. Gli attacchi missilistici iraniani contro le basi statunitensi nel Golfo hanno distrutto un velivolo di allerta precoce E-3 Sentry. Tale perdita è ancora più grave del costo dell’aereo, pari a 300 milioni di dollari, poiché la flotta statunitense di velivoli E-3 è ora ridotta a soli 15 esemplari e il programma di sostituzione richiederà anni. I missili iraniani hanno colpito cinque aerei da rifornimento KC-135 Stratotanker, oltre a numerosi radar terrestri statunitensi.

I droni hanno trasformato non solo le dinamiche della guerra, ma anche la sua economia. Nel Golfo e altrove, i droni aerei e navali e i missili a basso costo possono mettere fuori uso mezzi molto più costosi. L’Ucraina ha utilizzato imbarcazioni-drone kamikaze e missili antinave per decimare la flotta russa del Mar Nero, affondando 13 navi dopo due anni di guerra e danneggiandone altre decine. Un’imbarcazione-drone da 300.000 dollari può mettere fuori uso una nave da guerra che costa centinaia di milioni di dollari.

Iscriviti a Foreign Affairs This Week

Le migliori selezioni della nostra redazione, inviate gratuitamente nella tua casella di posta ogni venerdì.Iscriviti 

* Si prega di notare che, fornendo il proprio indirizzo e-mail, l’abbonamento alla newsletter sarà soggetto all’Informativa sulla privacy e alle Condizioni d’uso di Foreign Affairs.

Gli Stati Uniti dispongono ancora dell’esercito più potente al mondo, ma non sono ancora preparati per una nuova era di guerra caratterizzata da queste realtà. Devono produrre un maggior numero di droni e intercettori a basso costo e devono adattarsi meglio alle esigenze della competizione nel campo dell’intelligenza artificiale. Proprio come le forze armate non possono accumulare potenza aerea senza costruire aerei e non possono dominare i mari senza navi, non possono vincere nell’era dell’IA senza sfruttare i dati, acquisire potenza di calcolo e imparare a utilizzare al meglio i modelli di IA. Per mantenere un vantaggio sul campo di battaglia, le forze armate statunitensi devono trovare il modo di assimilare in modo efficiente queste nuove tecnologie. Ciò richiederà il superamento delle barriere culturali e burocratiche all’interno delle forze armate, la creazione di rapporti più stretti con il settore privato e l’individuazione di nuovi modi per valutare la potenza militare. Ma se le forze armate statunitensi non si adatteranno in questo modo, si troveranno sempre più spesso a dover affrontare avversari alla pari sul campo di battaglia. Dopo decenni di dominio assicurato dal proprio vantaggio tecnologico, gli Stati Uniti vedranno la propria posizione indebolirsi per aver lasciato che il proprio vantaggio sfuggisse pericolosamente.

IL GIOCO DEI DRONI

Gli Stati Uniti hanno da tempo fatto affidamento sull’innovazione tecnologica per ottenere un vantaggio sui propri avversari. All’inizio della guerra fredda, i responsabili della pianificazione della difesa statunitense contavano sulle armi nucleari per controbilanciare la superiorità numerica delle forze armate sovietiche in Europa. Negli anni ’70, gli Stati Uniti hanno dato il via alla rivoluzione informatica nella propria pianificazione militare, e i progressi nel campo dei semiconduttori, delle reti informatiche e dei satelliti hanno permesso loro di acquisire un vantaggio nei sistemi stealth, nelle armi a guida di precisione e nel GPS. Queste tecnologie si sono rivelate inestimabili nella Guerra del Golfo del 1990–91, quando gli Stati Uniti smantellarono sistematicamente l’esercito iracheno. Il loro effetto fu ancora più impressionante durante l’invasione dell’Iraq del 2003, quando le forze statunitensi conquistarono Baghdad in sole tre settimane. Nel 2014, il Pentagono ha lanciato la strategia del «terzo offset», che mirava a utilizzare la robotica e l’intelligenza artificiale per compensare la superiorità numerica delle forze cinesi e russe. Questa strategia ha spinto l’esercito statunitense a sfruttare la tecnologia di intelligenza artificiale proveniente dal settore commerciale e ha convinto i funzionari statunitensi di poter consolidare un vantaggio tecnologico duraturo sugli avversari.

Ma questa volta una strategia del genere non funzionerà. Gli Stati Uniti non hanno più un vantaggio evidente nel campo delle tecnologie emergenti e non saranno in grado di conquistarne uno.

Prendiamo, ad esempio, i veicoli senza equipaggio. I droni a basso costo sono ampiamente disponibili in tutto il mondo e gli Stati Uniti non saranno in grado di impedire ai propri concorrenti di impiegarli in gran numero. Negli ultimi anni l’Iran si è affermato come uno dei principali produttori di droni a basso costo e ne ha forniti migliaia alla Russia per la sua guerra in Ucraina. Sulla base dei progetti iraniani, la Russia ne ha prodotti altre decine di migliaia.

In teoria, gli Stati Uniti dovrebbero essere in grado di produrre un numero enorme di queste armi. I droni a basso costo non richiedono alcuna tecnologia speciale. Ma nella pratica, l’esercito statunitense ha faticato a mettere in campo droni economici in quantità significative. L’Ucraina produce quattro milioni di droni all’anno, mentre l’esercito statunitense ne sta acquistando solo 50.000.

I vertici del Pentagono, sia nell’amministrazione Biden che in quella Trump, hanno fatto della produzione di droni a basso costo una priorità, ma alcuni problemi strutturali hanno ostacolato il processo. I piccoli droni militari si basano su una tecnologia originariamente sviluppata per il mercato commerciale degli hobbisti, dominato dall’azienda cinese DJI. L’esercito statunitense, giustamente, non vuole dipendere dall’hardware militare del suo principale concorrente, quindi finisce per acquistare droni di fabbricazione statunitense molto più costosi (che spesso utilizzano comunque componenti cinesi).

La potenza di calcolo è analoga alla capacità produttiva nell’era industriale.

Ciò che è ancora più preoccupante è che gli Stati Uniti semplicemente non sono in grado di costruire nulla a basso costo, di reagire rapidamente o di aumentare rapidamente la produzione. Per decenni, la produzione della difesa statunitense ha seguito costantemente una curva dei costi verso piattaforme di difesa sempre più «raffinate» — termine militare che indica armi avanzate, costose e prodotte in pochi esemplari. I droni, al contrario, hanno spostato l’equilibrio del panorama militare verso armi a basso costo, sacrificabili (o usa e getta), che possono essere prodotte in grandi quantità.

Gli Stati Uniti hanno tardato ad adeguarsi. L’iniziativa “Replicator” del Dipartimento della Difesa del 2023 mirava a mettere rapidamente in campo migliaia di sistemi autonomi a basso costo, ma ne ha prodotti solo alcune centinaia. L’attuale leadership del Pentagono ha annunciato piani per espandere la produzione di droni a basso costo, stanziando oltre 1 miliardo di dollari per produrne 340.000 entro il 2027. L’esercito si è posto un obiettivo ancora più ambizioso: produrre almeno un milione di droni entro il 2028. Per raggiungere questi obiettivi, le forze armate dovranno garantire finanziamenti costanti e consistenti per costruire una base industriale dedicata ai piccoli droni, che al momento non esiste su scala significativa.

Ma la tecnologia dei droni non resta ferma. Presto questi velivoli saranno in grado di operare con maggiore autonomia e in più stretto coordinamento con altre macchine. La maggior parte dei droni odierni è pilotata a distanza o utilizza sistemi di automazione semplici, come seguire waypoint prestabiliti o tornare alla base se perdono la connessione con un pilota umano. L’Ucraina è diventata un banco di prova per funzionalità autonome più sofisticate. Ad esempio, molti droni ucraini dispongono di una guida terminale autonoma, che consente al velivolo senza equipaggio di navigare autonomamente per diverse centinaia di metri fino al bersaglio qualora le interferenze nemiche interrompano il collegamento di comunicazione tra il velivolo e il pilota umano. L’Ucraina sta inoltre producendo droni d’attacco a lungo raggio in grado di percorrere fino a 600 miglia e di navigare in modo autonomo senza GPS, confrontando le immagini delle telecamere di bordo con immagini satellitari precaricate. Queste innovazioni saranno adottate ben oltre i confini dell’Ucraina. Presto un numero crescente di paesi e attori non statali disporrà di droni simili, in grado di colpire obiettivi anche quando gli avversari riescono a bloccare le comunicazioni e a impedire al drone di accedere al GPS. I droni saranno dotati di sistemi di guida autonoma sempre più sofisticati che consentiranno loro di perlustrare vaste aree e di identificare e attaccare obiettivi in completa autonomia.

Questi progressi cambieranno profondamente la guerra. Quelli che oggi sono semplici droni diventeranno gli sciami intelligenti di domani: migliaia di droni che reagiscono in tempo reale alle mutevoli condizioni sul campo di battaglia. Gli sciami saranno utilizzati per dare la caccia a bersagli mobili, condurre attacchi simultanei per sopraffare le difese e costruire reti di comunicazione e logistica resistenti alle interferenze, alle interruzioni o agli attacchi nemici. Gli sciami di robot autonomi saranno in grado di agire con una velocità, un coordinamento e un dinamismo che i piloti umani non potrebbero mai eguagliare.

Sfruttare appieno gli sciami di droni richiederà un ripensamento radicale del comando e controllo militare, delle strutture organizzative e del modo in cui i comandanti umani dirigono le forze militari sul campo di battaglia. Gli operatori militari non piloteranno direttamente i droni. Comanderanno interi sciami composti da centinaia o migliaia di droni, i quali coordineranno autonomamente il proprio comportamento. Le forze armate dovranno stabilire quali tipi di direttive impartire agli sciami e in che modo i droni autonomi dovranno coordinarsi tra loro. Ciò richiederà un cambiamento significativo rispetto ai modelli tradizionali di comando militare, sostituendo le strutture gerarchiche con altre più decentralizzate.

Un robot militare, San Francisco, febbraio 2026Aleksandra Michalska / Reuters

I droni stanno già cambiando le dinamiche sul campo di battaglia in modi che gli Stati Uniti non hanno ancora affrontato. Nella guerra in Ucraina, ad esempio, la presenza costante di droni nei cieli ha reso difficile per entrambe le parti concentrare le forze. I droni sono ora responsabili della maggior parte delle vittime russe, soppiantando l’artiglieria. La guerra in Iran ha dimostrato come i droni abbiano reso vulnerabili le basi lontane dal fronte. L’esercito statunitense dovrà adattarsi a questa nuova realtà, investendo maggiormente in mimetizzazione, esche e altri metodi per eludere il rilevamento, nonché nella dispersione delle forze per ridurre i rischi.

Gli Stati Uniti hanno inoltre bisogno di soluzioni più convenienti per difendersi dall’enorme numero di missili e droni a basso costo che gli avversari possono lanciare. La difesa missilistica ha fatto passi da gigante nei 35 anni trascorsi dalla Guerra del Golfo, quando le batterie Patriot statunitensi si rivelarono quasi del tutto inefficaci nell’abbattere i missili Scud iracheni diretti contro Israele. Ma anche la tecnologia missilistica offensiva si è evoluta e la minaccia rappresentata dai droni è cresciuta a dismisura. L’effetto netto è stato che gli Stati Uniti hanno perso terreno nonostante abbiano accelerato il passo. Oggi i sistemi di difesa missilistica sono efficaci ma costosi. Gli Stati Uniti, Israele e i paesi del Golfo hanno abbattuto 1.700 missili balistici e droni iraniani dalla fine di febbraio, ma il rapporto costi-benefici ha fortemente favorito l’Iran. Intercettare un drone Shahed da 35.000 dollari (o, secondo alcune stime recenti, da 7.000 dollari) con un missile Patriot da 4 milioni di dollari non potrà mai essere altro che una vittoria di Pirro. Washington vede le perdite accumularsi nel bilancio.

L’esercito americano non dispone di un numero sufficiente di missili intercettori, e la guerra contro l’Iran ha gravemente ridotto le scorte statunitensi. Solo dall’inizio della guerra, gli Stati Uniti hanno utilizzato circa la metà dei propri missili Patriot e tra il 50 e l’80 per cento dei propri missili intercettori THAAD. L’amministrazione Trump sta adottando misure per espandere la capacità produttiva, ma ci vorranno anni per ricostituire le scorte esaurite. L’esaurimento di queste scorte renderà le forze statunitensi vulnerabili non solo in Medio Oriente, ma anche in Asia e in Europa.

Come nel caso dei droni a basso costo, il Pentagono sta adottando misure per sviluppare e aumentare la produzione di intercettori a basso costo. Gli intercettori statunitensi del tipo “Coyote” costano circa 125.000 dollari l’uno, mentre quelli del tipo “Merops” costano circa 15.000 dollari l’uno, un notevole miglioramento rispetto ai missili da un milione di dollari. Washington dovrà aumentare la produzione di questi intercettori più economici solo per stare al passo con la crescente minaccia.

NEXT TOP MODEL

L’intelligenza artificiale porterà cambiamenti ancora più radicali nell’arte della guerra. Sebbene gli Stati Uniti ospitino le aziende leader a livello mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, i progressi in questo settore accelereranno ulteriormente l’erosione della superiorità tecnologica militare americana. Washington è ossessionata dalla presunta “corsa all’intelligenza artificiale” tra Stati Uniti e Cina, ma la realtà odierna è essenzialmente quella di una parità tecnologica.

I modelli di IA cinesi sono in ritardo rispetto a quelli americani all’avanguardia solo di pochi mesi. Aziende cinesi come DeepSeek, Moonshot e MiniMax sfruttano di fatto i modelli statunitensi, utilizzandoli per addestrare i propri modelli a un costo irrisorio. Anthropic, OpenAI e Google hanno tutte individuato e segnalato concorrenti stranieri che stavano conducendo iniziative su larga scala per estrarre informazioni dai modelli americani, violando i termini di servizio di tali modelli. Le aziende cinesi compensano il loro accesso limitato ai chip avanzati per l’IA — limitato dai controlli sulle esportazioni statunitensi — copiando i risultati ottenuti dalle aziende statunitensi che possiedono i chip più potenti e avanzati. Questa tecnica, chiamata «distillazione avversaria», annulla di fatto il vantaggio americano nelle capacità di IA più all’avanguardia.

Un altro ambito in cui gli Stati Uniti hanno goduto fino a poco tempo fa di un vantaggio competitivo è l’uso dell’IA per trasformare l’analisi dei dati di intelligence e la pianificazione operativa. I modelli linguistici di grandi dimensioni sono integrati nel Maven Smart System di Palantir, che riunisce informazioni provenienti da molteplici fonti in un’unica interfaccia per consentire agli analisti di valutare il campo di battaglia. L’IA permette agli analisti dell’intelligence e ai pianificatori di sintetizzare enormi quantità di dati e pianificare attacchi. Secondo quanto riferito, l’esercito israeliano avrebbe utilizzato sistemi di apprendimento automatico per elaborare i dati e suggerire obiettivi da colpire a Gaza, ma le operazioni dell’esercito statunitense contro l’Iran rappresentano probabilmente il primo impiego significativo di modelli linguistici di grandi dimensioni sul campo di battaglia. In Iran, dove gli aerei da guerra statunitensi sono stati spesso reindirizzati verso nuovi obiettivi durante il volo, l’esercito statunitense ha utilizzato l’IA per stabilire le priorità tra gli obiettivi e definire pacchetti di attacchi in uno spazio di battaglia mutevole e dinamico.

Il primato tecnologico degli Stati Uniti sta venendo meno.

Ma nel giro di pochi mesi, le forze armate cinesi avranno accesso a modelli di IA con le stesse capacità. Di fatto, ogni gruppo militare e non statale del pianeta avrà accesso a questo tipo di strumenti; dopotutto, l’IA non è un segreto gelosamente custodito da determinati governi, ma il frutto del settore commerciale, e tali innovazioni si diffondono in tutto il mondo piuttosto rapidamente. Sebbene le principali aziende americane siano disposte a collaborare con le forze armate statunitensi, la tecnologia dell’IA si diffonde più rapidamente di quanto l’esercito possa ragionevolmente integrarla e adottarla, per non parlare poi di utilizzarla per trasformare le proprie operazioni. In effetti, ciò che conta di più per le forze armate non è quale paese sviluppi per primo un nuovo strumento o una nuova capacità di IA, ma quale esercito riesca ad adottarlo per primo.

Durante i periodi di profondi cambiamenti tecnologici, ciò che determina il successo relativo di un esercito è la sua capacità di impiegare al meglio le nuove tecnologie. All’inizio del XX secolo, ad esempio, tutte le principali potenze militari dell’epoca avevano accesso a nuove armi quali carri armati, sottomarini e aerei. La sfida consisteva nel capire come utilizzarle al meglio.

Il periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale vide le forze armate sperimentare nuove tecnologie e inventare nuove strutture organizzative, dottrine e programmi di addestramento per sfruttare queste armi. Il Regno Unito fu il primo a innovare con le portaerei, ma rimase indietro rispetto al Giappone e agli Stati Uniti nel periodo precedente alla Seconda guerra mondiale. La tecnologia aeronautica britannica era tra le più avanzate, ma gli ostacoli culturali e burocratici all’interno delle forze armate britanniche, come la decisione errata di affidare la responsabilità dell’aviazione navale alla Royal Air Force anziché alla marina, rallentarono l’adozione delle nuove tecnologie.

Questo è importante perché, più che le attrezzature e i sistemi all’avanguardia, sono i metodi a fare la differenza sul campo di battaglia. Dopotutto, la maggior parte delle guerre si combatte tra avversari che presentano una parità tecnologica approssimativa. In uno studio sulle guerre terrestri dal 1956 al 1992, lo studioso Stephen Biddle ha rilevato che il divario temporale tra gli avversari in termini di tecnologia militare era in media inferiore a tre anni.

ALL’AVANGUARDIA

Limitare la potenza di calcolo della Cina è essenziale per superare Pechino nell’adozione dell’IA e consentire alle forze armate statunitensi di utilizzare l’IA in modo più efficace, anche se la Cina ha accesso a modelli di IA con le stesse capacità. La potenza di calcolo è fondamentale per implementare l’IA su larga scala. L’utilizzo dei modelli di IA più avanzati richiede molta energia e potenza di calcolo, e le aziende tecnologiche stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nella costruzione di enormi data center per soddisfare la domanda di IA. Oggi, la potenza di calcolo è più o meno analoga alla capacità produttiva dell’era industriale. Proprio come la capacità produttiva di un paese ne determinava la crescita economica e la potenza militare, la «potenza di calcolo» complessiva determinerà la potenza di un paese nel campo dell’IA e, di conseguenza, la sua forza.

Lo strumento più potente di cui dispongono gli Stati Uniti per rallentare i progressi della Cina nel campo dell’intelligenza artificiale è rappresentato dai controlli sulle esportazioni, che impediscono alle aziende cinesi di procurarsi chip avanzati e attrezzature per la produzione di semiconduttori. I chip sono essenziali per l’addestramento e l’utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati, e le aziende statunitensi controllano i punti nevralgici della catena di approvvigionamento della produzione di chip.

Sotto la prima amministrazione Trump e quella di Biden, il governo statunitense ha progressivamente inasprito i controlli sulle esportazioni verso la Cina di chip avanzati per l’IA e di apparecchiature per la produzione di chip. Tuttavia, nel gennaio 2026, l’amministrazione Trump ha invertito la rotta e ha approvato la vendita del chip H200 di Nvidia alla Cina. Ad aprile 2026, i chip non erano ancora stati trasferiti in Cina, nonostante il Dipartimento del Commercio avesse rilasciato licenze per quantità limitate e Nvidia avesse ricevuto ordini da clienti cinesi. Considerate le limitazioni generali nell’approvvigionamento di chip per lo sviluppo dell’IA e la domanda in forte aumento negli Stati Uniti, ogni chip venduto alla Cina rappresenta una perdita per Washington e un vantaggio per Pechino. L’amministrazione Trump dovrebbe ripristinare il divieto di esportazione di chip avanzati per l’IA verso la Cina, anziché cedere il primato degli Stati Uniti a un concorrente strategico.

L’amministrazione Trump dovrebbe inoltre collaborare con il Giappone e i Paesi Bassi per inasprire i controlli sulle esportazioni di apparecchiature per la produzione di chip verso la Cina. Gli impianti avanzati di produzione di chip si avvalgono di tecnologie provenienti dal Giappone, dai Paesi Bassi e dagli Stati Uniti. La Cina sta cercando disperatamente di aumentare la propria capacità produttiva interna di semiconduttori per ridurre la dipendenza dai chip stranieri. Tuttavia, senza l’accesso alle attrezzature fondamentali per la produzione di chip, la Cina non sarà in grado di produrre chip all’avanguardia. La prima amministrazione Trump ha esercitato una forte pressione sui Paesi Bassi affinché interrompessero le vendite alla Cina di apparecchiature per la litografia a ultravioletti estremi, macchine necessarie per realizzare i chip più avanzati. La Cina ha comunque continuato a compiere progressi utilizzando la tecnologia più datata della litografia a immersione con ultravioletti profondi, che non è soggetta a restrizioni.

Un soldato alle comandi di un drone, Hohenfels, Germania, aprile 2026Angelika Warmuth / Reuters

Naturalmente, cercare di limitare l’accesso della Cina all’hardware, come i chip e le apparecchiature per la loro produzione, servirà a ben poco per limitare i vantaggi che essa ricava dalla distillazione avversaria. Il governo statunitense dovrebbe inoltre collaborare con le aziende del settore dell’IA per contrastare i concorrenti stranieri che estraggono le capacità dei modelli americani. Il Congresso dovrebbe approvare una legge che protegga le aziende statunitensi da responsabilità antitrust quando condividono tra loro informazioni sulla distillazione avversaria, analogamente alla legislazione esistente in materia di minacce informatiche. Una migliore cooperazione tra le aziende statunitensi operanti nel settore dell’IA potrebbe migliorare le difese contro la distillazione avversaria attraverso la condivisione delle migliori pratiche e delle informazioni sulle minacce. Inoltre, Washington dovrebbe sanzionare le entità cinesi coinvolte nell’estrazione illecita delle capacità dei modelli di IA appartenenti ad aziende statunitensi. L’imposizione di sanzioni a specifiche aziende cinesi impedirebbe alle imprese statunitensi di collaborare con esse e, nel caso più estremo, escluderebbe le aziende cinesi responsabili dal sistema finanziario globale.

In alcuni casi, gli stessi laboratori di IA potrebbero voler impedire il rilascio pubblico di alcune delle funzionalità di IA più avanzate, il che potrebbe rallentarne la diffusione. OpenAI e Anthropic hanno adottato questo approccio nel ritardare il rilascio dei loro modelli più recenti, come Mythos di Anthropic, per timore che soggetti malintenzionati potessero utilizzarli per attacchi informatici offensivi. Anthropic ha stretto una partnership con diverse aziende tecnologiche leader nell’ambito del Progetto Glasswing per utilizzare il proprio modello di IA al fine di individuare e correggere le vulnerabilità informatiche prima che si diffondano funzionalità più pericolose. OpenAI ha creato un programma di “accesso fidato” che consente a migliaia di esperti di sicurezza informatica verificati di accedere agli strumenti di OpenAI per la difesa informatica.

Questi approcci possono offrire ai professionisti della sicurezza informatica un vantaggio iniziale nel contrastare le pericolose capacità dell’IA che stanno per arrivare, ma il tempo stringe. A ottobre 2025, il gruppo di ricerca sull’IA Epoch AI ha stimato che i modelli open-weight più potenti — ovvero quelli scaricabili da chiunque — fossero in ritardo di soli tre mesi rispetto ai modelli all’avanguardia. Limitare la diffusione rallenterà la proliferazione rendendo più difficile la distillazione avversaria, ma non sarà una soluzione permanente. Jack Clark, cofondatore di Anthropic, ha stimato nell’aprile 2026 che quelle che oggi sono considerate le capacità informatiche all’avanguardia dell’IA saranno ampiamente disponibili e open source entro 12-18 mesi.

Sul campo di battaglia sono i metodi, più che le attrezzature, a fare la differenza.

Washington non può fermare la proliferazione delle capacità di intelligenza artificiale, ma può comunque guadagnarsi un leggero vantaggio. Trasformare un vantaggio di tre mesi in uno di 18 mesi concede più tempo agli esperti di sicurezza informatica e alle forze armate statunitensi per adottare le più recenti tecnologie di intelligenza artificiale. In questo senso, l’approccio giusto alla tecnologia non garantirà agli Stati Uniti un vantaggio duraturo, ma offrirà a Washington un piccolo margine in quella che sarà una corsa senza sosta.

Gli Stati Uniti devono sfruttare questo tempo per innovare, sperimentare l’intelligenza artificiale e adattare le proprie organizzazioni e la propria dottrina per trarre il massimo vantaggio dalle tecnologie più recenti. Ciò richiederà un cambiamento di mentalità, passando dall’approccio ponderato e deliberato che le forze armate statunitensi adottano solitamente in tempo di pace a un approccio da tempo di guerra basato su iterazioni e adattamenti rapidi. Le forze armate statunitensi hanno rapidamente rivisto le proprie pratiche durante le guerre in Iraq e Afghanistan, mettendo rapidamente in campo equipaggiamenti e modificando le tattiche per contrastare la minaccia degli ordigni esplosivi improvvisati e per utilizzare droni nella sorveglianza degli insorti. I tradizionali processi burocratici del Pentagono per la definizione dei requisiti dei sistemi militari, la definizione dei costi di bilancio e l’approvvigionamento delle tecnologie non riusciranno a tenere il passo con l’IA né a rimanere un passo avanti rispetto agli avversari. Spinta da un senso di urgenza esistenziale, l’Ucraina ha portato la produzione a quattro milioni di droni all’anno. Con un PIL 140 volte superiore a quello dell’Ucraina, gli Stati Uniti dovrebbero essere in grado di avvicinarsi a tale cifra. Sebbene ci siano voluti anni prima che il Pentagono investisse in misura sufficiente in veicoli corazzati per contrastare seriamente la minaccia delle bombe lungo le strade in Iraq e Afghanistan, una volta che il Segretario alla Difesa Robert Gates ne fece una priorità nel 2007, le forze armate misero in campo 10.000 veicoli corazzati in circa un anno e mezzo.

Fortunatamente, l’attuale leadership del Pentagono è disposta a rompere gli schemi. Il Dipartimento della Difesa ha integrato modelli linguistici di grandi dimensioni nelle proprie reti classificate e non classificate, consentendo a tre milioni di utenti militari e civili in tutto l’apparato della difesa di accedere ai modelli di IA. La leadership del Pentagono sta inoltre ampliando il numero di modelli disponibili sulle reti, offrendo ai dipendenti l’accesso a una varietà di piattaforme di IA. I primi segnali sono positivi. Il Dipartimento della Difesa ha riferito che oltre un milione di utenti ha utilizzato i modelli di IA. Tuttavia, il Dipartimento dovrà impegnarsi ulteriormente per creare gli incentivi burocratici e culturali adeguati a favorirne l’adozione. Ciò include garantire ai dipendenti la libertà di sperimentare con l’IA e accettare fallimenti ed errori.

La strategia sull’IA del Dipartimento, pubblicata a gennaio, ha sottolineato l’importanza della rapidità. Per contribuire a ridurre la burocrazia, la strategia ha istituito un “comitato per l’eliminazione delle barriere” che si riunisce mensilmente per revocare le restrizioni non legislative che potrebbero ostacolare l’adozione dell’IA. Per consentire un maggiore accesso ai dati, la strategia ha disposto che questi vengano condivisi con gli utenti autorizzati e che qualsiasi rifiuto di una richiesta di dati venga motivato entro sette giorni. Si tratta di misure positive per accelerare i tempi al Pentagono. Ma la rapidità da sola non sarà sufficiente.

CRISI D’IDENTITÀ

Alcuni dei maggiori ostacoli allo sfruttamento pieno dei vantaggi delle nuove tecnologie sono di natura culturale. I progressi tecnologici richiedono nuovi modi di condurre la guerra, che a volte possono mettere in discussione abitudini radicate e identità profondamente radicate all’interno delle forze armate. La Marina degli Stati Uniti si oppose al passaggio dalla vela al vapore nel XIX secolo e subì addirittura una battuta d’arresto nell’adozione del vapore dopo la Guerra Civile. I dibattiti su come utilizzare in modo più efficace i carri armati continuarono nell’Esercito degli Stati Uniti per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale. Ancora nel 1943, il tenente generale Lesley McNair, comandante delle forze terrestri dell’Esercito, scrisse una nota al generale George Marshall, capo di stato maggiore dell’Esercito, sostenendo che la «blitzkrieg» tedesca in Francia di tre anni prima fosse stata un’aberrazione e che il ruolo corretto dei carri armati fosse quello di supportare la fanteria, non di condurre un assalto corazzato in autonomia.

Le forze armate odierne non sono da meno in termini di rigidità. La cultura e la concezione della potenza aerea di ciascun corpo militare determinano il modo in cui ha adottato i droni. L’Esercito è stato il primo ad adottare sistemi di controllo di volo più automatizzati, anche per il decollo e l’atterraggio, e a impiegare il personale di truppa come operatori di droni. L’Aeronautica Militare si è opposta a queste innovazioni, che mettevano in discussione la sua concezione degli operatori di droni come “piloti”. Tuttavia, l’aeronautica militare si è dimostrata innovativa nel pilotare i droni da basi situate negli Stati Uniti continentali, mentre l’esercito ha scelto di schierare in prima linea gli operatori di droni in Iraq e in Afghanistan, un impiego del personale molto meno efficiente. Concentrare gli operatori di droni nelle basi negli Stati Uniti permette loro di pilotare i droni in modo continuativo, mentre la politica dell’Esercito di dispiegare in prima linea gli operatori di droni durante le guerre in Iraq e Afghanistan ha fatto sì che circa due terzi degli operatori di droni dell’Esercito si trovassero negli Stati Uniti tra un dispiegamento e l’altro senza pilotare. Ma secondo l’Esercito, i soldati non dovrebbero lavorare in telelavoro in guerra.

L’entusiasmo per i sistemi senza equipaggio e robotici ha registrato notevoli variazioni all’interno della Marina. La forza sottomarina della Marina ha ampiamente adottato i veicoli robotici sottomarini, che rappresentano un complemento ai sottomarini, non un loro sostituto. Nell’aviazione navale, tuttavia, lo spazio sul ponte delle portaerei è limitato. Ogni drone aggiunto al ponte di una portaerei sostituisce un tradizionale aereo da combattimento con equipaggio. Anche se un drone da combattimento stealth potrebbe estendere notevolmente il raggio d’azione della portaerei, la Marina ha ridimensionato i propri droni basati su portaerei trasformandoli in aerei cisterna destinati a trasportare carburante a supporto, e non in sostituzione, degli aerei da combattimento con equipaggio. Così facendo, per salvaguardare i posti di lavoro dei piloti, la Marina ha scelto di sacrificare il raggio d’azione e la potenza di fuoco della portaerei.

L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida ancora più grande per l’immagine che le forze armate hanno di sé rispetto ai droni. L’IA solleva questioni fondamentali sui ruoli degli esseri umani e delle macchine. Gli stessi timori relativi alla sostituzione dei posti di lavoro da parte dell’IA in tutta la società si manifesteranno anche nell’ambito militare, dove l’identità dei membri delle forze armate è fortemente legata ai compiti che svolgono — a tal punto che talvolta persiste anche dopo che la tecnologia ha da tempo reso obsoleto un determinato incarico. Il personale della Marina viene ancora chiamato «marinai» anche se non si arrampica più sugli alberi, non ammaina né issa più le vele e non maneggia più le manovre. L’esercito conta ancora soldati che si identificano come “cavalleria” anche se non cavalcano più i cavalli. Queste identità persistono come retaggi storici anche mentre i compiti del personale militare cambiano — e lo stesso potrebbe accadere man mano che l’IA trasforma le forze armate. Ma la storia dell’adozione delle tecnologie in ambito militare, dalle navi a vapore ai carri armati fino ai droni, suggerisce che l’identità e la cultura possano essere forze potenti che impediscono alle forze armate di sfruttare appieno i veri benefici delle nuove tecnologie.

L’AFFONDAMENTO DELL’ARMADA

Negli Stati Uniti esiste un’altra forza essenziale per garantire il primato tecnologico militare del Paese: il settore privato. L’adozione di un’IA efficace richiederà una stretta collaborazione con l’industria in generale, con le aziende che sviluppano l’IA e con valutatori indipendenti esperti delle capacità e dei limiti dell’IA. A tal fine, la leadership del Pentagono dovrà ricucire i rapporti con la Silicon Valley, che negli ultimi mesi si sono fatti tesi a causa della rottura con Anthropic sui termini del suo contratto con il Dipartimento della Difesa: il Pentagono ha insistito nel volere un accesso illimitato alla tecnologia di Anthropic per «qualsiasi uso lecito», mentre Anthropic voleva porre dei limiti al potenziale utilizzo della propria tecnologia per la sorveglianza di massa sul territorio nazionale e per l’alimentazione di armi completamente autonome. La posta in gioco va ben oltre i semplici legami tra le forze armate e una singola azienda. La controversia pubblica ha alimentato una forte reazione negativa tra gli ingegneri specializzati in IA, che ora sono sempre più contrari a collaborare con le forze armate. Oltre 1.000 dipendenti di Google e OpenAI hanno firmato una lettera aperta in cui esortano le loro aziende a «restare unite per continuare a rifiutare le attuali richieste del Dipartimento della Guerra». Nell’aprile 2026, oltre 600 dipendenti di Google hanno firmato una lettera aperta in cui esortavano l’azienda a non consentire in alcun modo l’utilizzo dei propri modelli di IA per attività classificate. Gli alti vertici della difesa hanno gestito male questa crisi e hanno riacceso tensioni di lunga data tra le forze armate e il settore dell’IA.

Il Dipartimento della Difesa non può permettersi di allontanare gli ingegneri che stanno sviluppando la tecnologia più potente, destinata a plasmare il futuro della guerra. Le forze armate devono avere accesso all’intelligenza artificiale all’avanguardia, ma esercitare pressioni sulle aziende statunitensi – come ha cercato di fare il Pentagono etichettando Anthropic come “rischio per la catena di approvvigionamento” – non contribuirà a incoraggiare la collaborazione. Dopo che nel 2018 Google ha interrotto il lavoro sull’iniziativa iniziale del Dipartimento della Difesa in materia di apprendimento automatico e integrazione dei dati, nota come Project Maven, il Pentagono ha avviato un’offensiva di fascino. Ha elaborato i Principi etici sull’intelligenza artificiale, le linee guida del dipartimento per un’adozione responsabile dell’IA, che non solo hanno contribuito a rispondere alle preoccupazioni di molti ricercatori nel campo dell’IA riguardo alle applicazioni militari del loro lavoro, ma hanno anche migliorato i processi delle forze armate nell’uso dell’IA. L’attuale leadership del Pentagono deve cambiare urgentemente rotta per allentare le tensioni e costruire ponti, non bruciarli.

L’IA è potente, ma presenta molti difetti. I grandi modelli linguistici odierni hanno pregiudizi sottili, tendono a inventarsi le cose e ad assumere un atteggiamento servile, dicendo all’utente ciò che l’IA ritiene che questi voglia sentire. Un uso efficace dell’IA richiede di confrontarsi seriamente con questi limiti. Gli agenti di IA, in grado di compiere azioni autonome su computer e reti, accelereranno la produttività. Ma possono anche andare completamente fuori controllo. Nell’aprile 2026, un agente di IA ha cancellato l’intero database di un’azienda in nove secondi. (L’agente di IA ha avuto la decenza di scusarsi in seguito.) Le forze armate dovranno stabilire dei limiti per i sistemi e gli agenti di IA, oltre a fornire formazione agli utenti umani per garantire che l’IA non porti a errori dannosi. Le forze armate non devono solo conquistare la fiducia dei ricercatori nel campo dell’IA, ma anche ascoltarli davvero per comprendere meglio i limiti della tecnologia. La collaborazione con l’industria è essenziale per stabilire i parametri di riferimento, gli standard e i processi di test necessari affinché l’uso dell’IA da parte delle forze armate abbia successo.

Washington non può fermare la diffusione dell’intelligenza artificiale.

Infine, le forze armate devono aggiornare i propri parametri di valutazione della potenza militare in questa nuova era. La marina conta il numero di navi; l’aeronautica, il numero di velivoli. Si tratta di parametri dell’era industriale. (L’esercito conta il numero di soldati: un parametro preindustriale.) Innanzitutto, i pianificatori devono integrare meglio i droni a basso costo in questi conteggi. Spesso questi velivoli non sono considerati abbastanza potenti da essere annoverati tra gli aeromobili, ma escluderli rischia di sottostimare la capacità militare e di orientare la pianificazione verso sistemi obsoleti.

Ma ben più importanti di queste cifre sono ora le metriche relative alle componenti digitali che potenziano e collegano le piattaforme militari: sensori, radar, computer, reti e algoritmi. Il Dipartimento della Difesa dovrebbe iniziare a monitorare le metriche relative all’IA. Queste potrebbero includere la quantità di potenza di calcolo disponibile in qualsiasi momento sulle reti classificate e non classificate e il grado di utilizzo di tale potenza. Potrebbe inoltre monitorare gli utenti attivi mensili, l’utilizzo dei token sui modelli di IA per mostrare quanto sia diffuso e frequente l’uso dell’IA, nonché la quantità di dati disponibili in tutto il Dipartimento della Difesa e come questi vengano utilizzati. Questi dati fornirebbero ai pianificatori una comprensione più dettagliata della misura in cui il personale militare e civile sta utilizzando l’IA e dove siano necessari ulteriori investimenti o iniziative per accelerarne l’adozione. Proprio come il numero di navi, portaerei, aerei e membri delle forze armate è oggetto di discussione nel bilancio del Dipartimento della Difesa, così dovrebbe esserlo anche il numero di GPU equivalenti all’H100 a cui il Dipartimento ha accesso. Per essere all’avanguardia nell’IA, le forze armate dovranno investire nella potenza di calcolo dedicata all’IA. Dovrebbero inoltre condurre valutazioni dettagliate sull’uso dell’IA per verificare se la tecnologia abbia aumentato l’efficienza e la precisione, ottimizzato i costi e accelerato i flussi di lavoro, nonché per determinare quali insegnamenti possano essere applicati ad altre applicazioni.

La storia è piena di esempi ammonitori di forze armate che hanno faticato ad adattarsi e a riformarsi dopo l’avvento di tecnologie dirompenti. Quando le flotte inglese e spagnola si scontrarono nel 1588, la Spagna era all’apice del proprio potere. Ma la marina inglese aveva saputo sfruttare con maggiore successo la nuova tecnologia dell’epoca: i cannoni. L’Armada spagnola, al contrario, era ancora progettata in funzione dell’imperativo di avvicinarsi alle navi nemiche e abbordarle, con i ponti affollati di fanteria. Di conseguenza, la vasta flotta spagnola si trovò irrimediabilmente in inferiorità di fuoco e fu sconfitta. La guerra tra Inghilterra e Spagna si protrasse per altri 16 anni dopo la sconfitta dell’Armada spagnola, ma l’apice della potenza navale spagnola era ormai passato, così come l’apice del potere della Spagna come impero globale.

Gli Stati Uniti possono continuare a essere la prima potenza militare mondiale se agiscono subito per adattarsi ai mutamenti della guerra moderna. Ma se il Pentagono non riuscirà a orientare le proprie operazioni nelle direzioni necessarie, verrà superato da concorrenti più tenaci e intrepidi nell’adattarsi alle realtà di una nuova era.

Come l’Europa può attirare l’attenzione di Putin

Il continente deve superare la sua difficile situazione nei confronti della Russia

Alexander Gabuev

7 luglio 2026

Il presidente russo Vladimir Putin durante una cerimonia a Mosca, giugno 2026Gavriil Grigorov / Sputnik / Reuters

ALEXANDER GABUEV è direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino.

«Credo che dovremmo parlare con Putin», ha dichiarato il presidente finlandese Alexander Stubb in un’intervista all’inizio di giugno. È stata un’ammissione rivelatrice. Stubb è stato per anni uno dei politici europei più filoucraini e, in generale, ha mantenuto una posizione dura nei confronti del Cremlino. Ma ora, ha detto Stubb ai giornalisti, ignorare il presidente russo Vladimir Putin stava diventando insostenibile. «Questo confine rimarrà», ha affermato, riferendosi al confine di 833 miglia che separa il suo Paese dalla Russia. «A un certo punto, dovremo intrattenere relazioni politiche».

Stubb non è certo l’unico politico europeo ad aver recentemente sostenuto la necessità di dialogare con il Cremlino. Già a febbraio il presidente francese Emmanuel Macron si era espresso a favore di questa linea, così come ha fatto a giugno la premier italiana Giorgia Meloni. Questi leader europei sono spinti, in parte, dalla convinzione che una diplomazia ad alto livello possa portare a un accordo che ponga finalmente fine alla guerra in Ucraina. Ma sono anche spinti dal desiderio di stabilizzare le relazioni tra Russia e Europa, sempre più pericolose, che hanno portato a una corsa agli armamenti fuori controllo; alle operazioni ibride russe sul territorio dell’UE, come gli attacchi incendiari nel Regno Unito e le incursioni con droni nell’Europa orientale; e a un rischio complessivamente crescente di uno scontro militare diretto. Il continente, in altre parole, sta cercando modi per contenere una potenziale crisi e prevenire un’escalation.

I leader europei hanno ragione a voler dialogare con Putin. Tuttavia, non hanno ancora individuato una strada da seguire per farlo. A un livello molto elementare, non sanno chi dovrebbe dialogare con il Cremlino a nome del continente. E, cosa ancora più importante, non sono del tutto sicuri di quali dovrebbero essere i temi all’ordine del giorno.

Per rispondere a queste domande, il continente deve costituire una coalizione di volenterosi. Le principali potenze europee — Francia, Germania e Regno Unito — dovrebbero allearsi con uno Stato dell’Europa orientale, come la Finlandia o la Polonia, per dialogare con Putin. Il loro obiettivo dovrebbe essere quello di stabilizzare le relazioni con Mosca, pur continuando a sostenere Kiev. Ciò non porrà fine allo stallo tra Russia ed Europa, né tantomeno porterà all’amicizia. Ma potrebbe rafforzare la sicurezza europea e contribuire a prevenire una guerra più estesa.

Iscriviti a Foreign Affairs This Week

Le migliori selezioni della nostra redazione, inviate gratuitamente nella tua casella di posta ogni venerdì.Iscriviti 

* Si prega di notare che, fornendo il proprio indirizzo e-mail, l’abbonamento alla newsletter sarà soggetto all’Informativa sulla privacy e alle Condizioni d’uso di Foreign Affairs.

ZONA PERICOLOSA

La frustrazione dell’Europa all’idea di dialogare con il Cremlino affonda le sue radici nell’esperienza. Nel periodo precedente all’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz si sono incontrati direttamente con Putin per cercare di dissuaderlo dall’attaccare. Putin, a sua volta, ha mentito loro spudoratamente, promettendo che non avrebbe invaso il Paese proprio mentre si preparava a farlo. A seguito di questa umiliazione, l’Europa ha emanato sanzioni di ampia portata contro la Russia e si è unita agli Stati Uniti nell’offrire un sostegno esteso all’Ucraina. La maggior parte dei paesi del continente ha interrotto quasi tutti i propri canali di contatto ufficiali con il Cremlino.

Da allora, Washington ha gestito gran parte della diplomazia di crisi con la Russia per impedire un’escalation. Ogni volta che i paesi della NATO intensificavano il sostegno a Kiev e si spingevano oltre le presunte “linee rosse” del Cremlino, l’Europa poteva essere certa che un funzionario competente dell’amministrazione Biden, come l’ex direttore della CIA Bill Burns, avrebbe contattato telefonicamente le controparti russe per stabilire dei limiti e gestire il confronto.

Successivamente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e ha riempito la sua amministrazione di neofiti. Steve Witkoff, un imprenditore immobiliare senza alcuna esperienza governativa, è stato incaricato di dialogare direttamente con Putin. Pete Hegseth, un conduttore di Fox News, è stato scelto per guidare il Pentagono. Allo stesso tempo, la Casa Bianca ha iniziato a minacciare di ritirarsi dalla NATO, criticando gli alleati europei per aver trascurato la spesa per la difesa e arrivando persino a minacciare di annettere la Groenlandia.

La Russia e l’Europa rischiano di rivivere i momenti più pericolosi della Guerra Fredda.

Nel frattempo, la situazione di sicurezza dell’Europa nei confronti di Mosca si è deteriorata. Putin ha dichiarato pubblicamente che la Russia si trova a confrontarsi non solo con l’Ucraina, ma con l’intera Europa, poiché il continente fornisce a Kiev armi, intelligence, addestramento militare, tecnologia e finanziamenti in generale. Il Cremlino intende aumentare massicciamente la propria presenza militare lungo i confini dell’UE e ha iniziato a sferrare un maggior numero di attacchi ibridi contro gli Stati membri dell’UE, ad esempio facendo sorvolare i loro territori da droni. La Russia sta potenziando rapidamente i propri arsenali di missili e droni, proprio mentre gli ultimi accordi rimasti in materia di controllo degli armamenti tra la Russia e la NATO sono stati vanificati.

Anche l’Europa ha potenziato le proprie capacità missilistiche a medio e lungo raggio. Sta aumentando la produzione di droni e testando nuovi sistemi d’arma. Molti paesi europei stanno progettando questi sistemi specificamente per colpire il cuore della Russia. Alcuni leader europei stanno addirittura elaborando piani per estendere il sistema di deterrenza nucleare del continente, sia facendo pattugliare i cieli europei dalla Francia con i suoi bombardieri strategici, sia facendo sì che altri Stati europei sviluppino le proprie armi nucleari.

Tuttavia, è improbabile che queste misure bastino da sole a prevenire un conflitto. In assenza di meccanismi di controllo e canali di comunicazione, il potenziamento degli arsenali potrebbe portare a errori di valutazione e a un’escalation, man mano che ciascuna parte diventa più timorosa e più dipendente dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, soggette a malfunzionamenti e alla manipolazione da parte di attori esterni. Nel frattempo, grazie all’adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO, l’area geografica di un potenziale scontro tra Russia ed Europa si è ampliata. I tempi di preavviso per un potenziale attacco missilistico si sono drasticamente ridotti. Di conseguenza, la Russia e l’Europa rischiano di rivivere i momenti più pericolosi della Guerra Fredda, come la crisi dei missili in Europa degli anni ’70 e ’80 (quando Mosca dispiegò per la prima volta missili stealth a medio raggio nell’Europa orientale e la NATO reagì successivamente schierando missili americani nell’Europa occidentale), senza alcuna reale possibilità di ricorso.

IL PERSONALE È POLITICO

Durante i periodi più pericolosi della Guerra Fredda, i blocchi orientale e occidentale risolvevano spesso le loro divergenze attraverso la diplomazia personale. Ma allora come oggi, era sempre la Casa Bianca, che manteneva una linea diretta di emergenza con il Cremlino, ad assumere un ruolo guida nelle questioni più spinose — come fecero il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy e il premier sovietico Nikita Khrushchev durante la crisi dei missili di Cuba. Anche i colloqui del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon con il premier sovietico Leonid Brezhnev contribuirono a stabilizzare le relazioni negli anni ’70, allentando le tensioni in tutta Europa. Ma poiché non può più fare affidamento su Washington, l’Europa deve ora aprire un proprio canale di alto livello con il Cremlino.

Sarebbe più facile, e quindi allettante, collaborare con il capo dei servizi segreti esteri russi, con il consigliere per la sicurezza nazionale del Paese o con un altro rappresentante di Putin. A tal fine, il continente potrebbe avvalersi dei canali già esistenti. Questi contatti potrebbero certamente rivelarsi utili quando si discutono determinati argomenti specifici, come le attività ibride della Russia. Ma affinché la diplomazia abbia un effetto stabilizzante più ampio, i leader europei dovranno trattare direttamente con Putin. Farlo potrebbe risultare profondamente sgradevole, ma, in definitiva, il presidente russo è l’unica persona nel Paese a detenere l’autorità.

Ciò significa che l’Europa dovrà rivolgersi al Cremlino attraverso i propri massimi leader. Nessun inviato speciale può instaurare un rapporto di credibilità con il presidente russo. Poiché l’UE e la NATO non saranno in grado di raggiungere un consenso su questa questione, l’onere di avviare i primi contatti dovrà ricadere sulle spalle dei leader dei paesi più grandi d’Europa. Come minimo, questo gruppo dovrebbe includere Francia, Germania e Regno Unito: tre paesi che, insieme, rappresentano una vera sfida alla sicurezza del Cremlino, date le loro notevoli forze armate ed economie. Per conferire maggiore peso e prospettiva, tuttavia, dovrebbe includere anche almeno uno Stato del fianco orientale della NATO che disponga di ampie capacità militari e confini con la Russia, molto probabilmente la Finlandia. (Anche la Polonia potrebbe essere un rappresentante efficace, ma il suo primo ministro e il suo presidente sono attualmente in conflitto tra loro.)

Soldati tedeschi impegnati in un’esercitazione militare nei pressi di Bardufoss, in Norvegia, marzo 2026Bernadett Szabo / Reuters

La coalizione non deve necessariamente limitarsi a questi paesi, e tutti gli Stati membri dell’UE, così come gli alleati nordamericani della NATO e l’Ucraina, dovrebbero essere regolarmente informati sulle discussioni del gruppo. Tuttavia, alcuni paesi devono assumere un ruolo guida e il numero degli interlocutori dovrebbe essere limitato. Questo approccio risoluto ha aiutato l’Europa ad accelerare i propri aiuti militari all’Ucraina e dovrebbe essere adottato nuovamente per la diplomazia di conflitto con la Russia.

Per entrare in contatto con Putin, questa coalizione potrebbe ricorrere a uno strumento di un’epoca passata: una lettera personale e riservata. Un documento scritto aiuta a evitare le emozioni e l’imbarazzo di un incontro di persona o di una videoconferenza, che potrebbero facilmente sfuggire al copione. Consentirebbe così all’Europa di sostenere con calma la necessità di stabilire contatti regolari che aiutino entrambe le parti a definire dei limiti, istituire meccanismi di gestione delle crisi e, in generale, distinguere tra segnali reali e rumore di fondo. La lettera dovrebbe, ad esempio, proporre la creazione di gruppi di lavoro e linee dirette per discutere regolarmente di specifici punti critici, quali gli incidenti militari, compresi i casi di violazione dello spazio aereo della NATO e di taglio dei cavi sottomarini.

Per attirare l’attenzione del Cremlino, la lettera potrebbe fare appello al grandioso senso del destino di Putin, suggerendo che spetti a lui, in qualità di leader della Russia, collaborare con i capi di Stato europei per impedire una guerra su vasta scala nel continente. L’eredità dei leader di Mosca e delle capitali europee, dopotutto, sarà giudicata in parte dalla loro capacità di evitare di precipitare, come sonnambuli, verso un esito catastrofico. L’Europa dovrebbe inoltre sottolineare che una guerra con la NATO non è nell’interesse del Cremlino: la Russia non potrebbe vincere in modo credibile un simile conflitto senza ricorrere alle armi nucleari. Infine, la lettera dovrebbe invitare il Cremlino a discutere le modalità per ripensare l’architettura di sicurezza del continente — cosa che Putin auspica da oltre un decennio.

Gli europei, tuttavia, devono chiarire che non sono interessati a una nuova architettura di sicurezza alle condizioni di Mosca. Dovrebbero dire a Putin che il riarmo dell’Europa è una reazione alla belligeranza della Russia e che proseguirà finché la Russia rappresenterà una minaccia. L’Europa preferirebbe però gestire il proprio rapporto conflittuale con la Russia non solo armandosi fino ai denti, ma anche attraverso accordi negoziati che controllino e riducano i rischi, come avveniva durante la fase stabile della Guerra Fredda. Gli europei dovrebbero inoltre dire a Putin che nessuna discussione seria sul futuro del continente può aver luogo senza un cessate il fuoco in Ucraina. E dovrebbero sottolineare che l’Europa è pronta ad avviare le discussioni sulle modalità di un accordo di questo tipo in collaborazione con Kiev e Washington. In questo modo, la palla passerà nel campo di Putin.

PAROLE DURE

Al momento, non c’è molto che lasci supporre che Putin sia disposto a dialogare seriamente con gli europei. Al contrario, il Cremlino è ancora concentrato sui rapporti con l’amministrazione Trump. Eppure, in realtà, le possibilità che Trump concluda un accordo a favore di Putin sono diventate piuttosto scarse — e stanno diventando sempre più scarse. Per cominciare, la Casa Bianca si è mostrata più disponibile ad aiutare l’Ucraina, con Trump che, in occasione del vertice del G7 tenutosi a giugno in Francia, ha segnalato di essere disposto a reintrodurre le sanzioni petrolifere contro la Russia come mezzo per esercitare pressione sul suo leader. Trump, ovviamente, potrebbe cambiare idea, come fa spesso. Ma la Casa Bianca sta gradualmente perdendo la propria influenza su Kiev. Durante il primo anno del secondo mandato di Trump, l’Ucraina stava lentamente perdendo territorio a favore della Russia. Ora, tuttavia, sta per lo più mantenendo la linea del fronte e infliggendo un dolore sempre maggiore al proprio avversario, come hanno evidenziato i suoi attacchi di giugno contro Mosca. L’Europa, nel frattempo, è intervenuta per fornire la quota maggiore di assistenza a Kiev.

Se Putin non è già consapevole del progressivo indebolimento della posizione del suo Paese, prima o poi se ne renderà conto. Man mano che le perdite russe aumentano e il Paese fatica a reclutare soldati, i conseguenti problemi di effettivi diventeranno troppo gravi per essere ignorati. (Anche la sua situazione politica interna potrebbe complicarsi, poiché gli attacchi dell’Ucraina causano carenze energetiche.) Putin potrebbe allora accettare di dialogare con gli europei. Probabilmente si renderà anche conto che la Russia non può negoziare una nuova architettura di sicurezza in Europa solo con Washington, date le crescenti capacità militari del continente e la sua comprovata autonomia.

La crescente forza dell’Ucraina, ovviamente, potrebbe sembrare un motivo per cui l’Europa dovrebbe rimandare il dialogo con Putin. Se il continente sta prendendo il sopravvento, potrebbero sostenere i falchi, dovrebbe invece continuare ad aspettare, magari fino a quando Putin non sarà lui a rivolgersi a loro. Potrebbero anche sottolineare che il presidente russo potrebbe far trapelare la lettera che i leader europei gli inviano, per suggerire che il continente sta implorando un accordo.

Ma l’Europa può mitigare tale rischio scrivendo in modo non moralistico, pur descrivendo i leader europei come adulti responsabili e di saldi principi. E dialogare con Putin non equivale a stringere un accordo con lui; l’Europa può avviare un dialogo respingendo al contempo qualsiasi proposta che ritenga dannosa per i propri interessi. Inoltre, l’andamento della guerra rimane imprevedibile. Gli europei possono sperare che la loro posizione migliori ulteriormente, ma non possono esserne certi. Se l’andamento della guerra dovesse cambiare, o se Putin dovesse sentirsi con le spalle al muro e intraprendere una strada ancora più avventata, l’Europa apprezzerà il fatto di disporre di canali di comunicazione con il Cremlino gestiti in modo professionale.

L’Europa potrebbe essere in grado di influenzare le dinamiche politiche all’interno della Russia.

Anche il calendario politico del continente dovrebbe spingere all’azione. Per la maggior parte, gli attuali leader europei collaborano bene tra loro, come dimostra il continuo sostegno del continente all’Ucraina. Ma non vi è alcuna garanzia che la prossima generazione sia altrettanto collaborativa, soprattutto se le forze populiste dovessero vincere altre elezioni. È quindi meglio che l’Europa instauri oggi dei canali di dialogo con il Cremlino, mentre è relativamente unita, piuttosto che rischiare un futuro più turbolento. Impegnarsi in un dialogo diplomatico con la Russia potrebbe anche aiutare i partiti tradizionali europei a rispondere alle critiche dei populisti, come l’AfD tedesca, secondo cui i loro paesi stanno facendo troppo per aiutare Kiev.

Infine, agendo ora, l’Europa potrebbe riuscire a influenzare le dinamiche politiche all’interno della Russia. Un numero crescente di esponenti delle élite del Paese si è finalmente reso conto che la guerra sta minando la sicurezza, la prosperità e l’influenza globale della Russia. Persino alcuni fedelissimi di Putin, come Herman Gref, amministratore delegato della più grande banca russa, hanno osato contestare la decisione del Cremlino di continuare a combattere anziché cercare una via d’uscita. Questi nuovi critici non sono ancora in grado di sfidare Putin. Ma la notizia che l’Europa sta cercando di negoziare una via d’uscita con il Cremlino finirà per raggiungere le élite russe. E se l’Europa riuscisse a far loro capire che una Mosca più pacifica potrebbe trovare partner a ovest, ciò potrebbe accrescere tale dissenso ed esercitare ulteriore pressione sul Cremlino — almeno sotto forma di resistenza passiva, come ad esempio ostacolare gli ordini legati alla guerra. Affinché tali segnali funzionino, tuttavia, i leader europei dovrebbero allinearsi su un messaggio pubblico rivolto alla classe colta russa.

Nel cercare di avvicinarsi a Putin, l’Europa vorrà contemporaneamente rafforzare i rapporti con la comunità della politica estera statunitense. Dovrebbe investire in formati di discussione strutturati sia con i Democratici che con i Repubblicani che abbiano un’esperienza concreta nella negoziazione di questioni di sicurezza europea con il Cremlino. Ciò aiuterà il continente ad attingere a un vasto bagaglio di esperienza americana nella diplomazia di crisi, ambito in cui la propria esperienza è ancora limitata. Contribuirà inoltre a costruire un linguaggio comune su queste questioni cruciali, utilizzabile su entrambe le sponde dell’Atlantico. Nonostante tutti gli investimenti militari dell’Europa, la realtà è che non può emergere un sistema migliore per gestire la sicurezza in Europa senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. L’arsenale nucleare di Washington, la sua posizione dominante nella NATO e la sua leadership in molte tecnologie militari sono semplicemente troppo importanti. Il Cremlino vorrà che gli Stati Uniti siano parte di qualsiasi accordo stipulato con l’Europa.

Con Trump al potere, Washington non dispone attualmente della concentrazione e delle competenze necessarie per partecipare a negoziati seri sul futuro della sicurezza europea; pertanto, qualsiasi accordo dovrà molto probabilmente attendere fino al 2029. Tuttavia, un dialogo diretto tra i leader europei e Putin può contribuire a gettare le basi per quel momento. Ancora più importante, può aiutare entrambe le parti a gestire i rischi fin da ora, evitando così un conflitto catastrofico.

1 2 3 152