La deterrenza che non c’è, di WS_ La trappola del debito, di Rorschach
In questo articolo
italiaeilmondo.com/2026/08/22/la-russia-e-il-ragazzo-che-gridava-al-lupo-_-di-eurosiberia/
Constantin von Hoffmeister “Ribolle l’ acqua calda” arrivando alla scontata conclusione che le minacce vuote distruggono la deterrenza
Alla quale la mia impulsiva risposta è: sai che novità , stiamo sprofondando in una WW proprio perché “non c’ è deterrenza”!
Infatti io ho già trattato il problema qui, in un post intitolato ” la deterrenza che non c’è ” espressamente scritta per la “vicenda Iran” giusto un mese prima che l’ Iran venisse attaccato di nuovo e frontalmente da U$rael in un “attacco decapitante” e “a tradimento” ( come al solito).
Ora ovviamente la Russia è ben lontana da una simile condizione, ma in quel post scrissi che il problema iraniano era anche lo stesso per Russia e Cina, come nella conclusione che qui riporto testualmente
“ Questo continuo “ fare da nesci” di Russia, Cina e anche Iran però pone a tutti e tre gravissimi problemi di deterrenza . Se infatti, “cercare un accordo” è l’ unica risposta fattuale che riceve chi ti provoca , anche quando ti colpisce sempre più direttamente , l’ unico risultato che puoi ottenere è che costui ti colpirà sempre di più e sempre più spesso dosando la sua aggressività solo secondo le sue problematiche
Il mondo quindi si avvita paradossalmente verso una guerra mondiale grazie a una deterrenza che NON c’è .
E l’ Iran ne farà per primo le spese perché non ha quella deterrenza nucleare che ci ha dato la pace finché è durata l ‘ URSS e che ancora trattiene gli U$A da aggredire frontalmente Russia e Cina ma che OVVIAMENTE non li tratterrà dall’ aggredire frontalmente l’ Iran.”.
E siccome sono stato facile profeta, adesso farò una nuova “profezia” sulla base di come le cose si sono poi evolute in Iran.
Tutta questa operazione mediatica sulla “ Russia alle corde” ( a cui si presta anche CVH ) è la stessa che è stata perseguita con l’ Iran prima dell’ attacco DIRETTO ed è la stessa “ strategia U$raeliana” di sempre : cercare di prendere un paese “dall’ interno” come è stato fatto con Libia e Siria e due volte, ma senza un gran successo, con la Russia, o quantomeno riuscire ad indebolirlo abbastanza per portagli un attacco DIRETTO come è stato fatto con l’ Irak e recentemente con l’ Iran.
Nel caso “russo” presto si vota e quindi ci sarà un crescendo di questa strategia nella speranza di “ rompere la Russia” da “l’ interno” o quantomeno ottenere una “rimozione” di Putin , non importa COME e con CHI.
“Via l’ uomo, via il problema “ diceva ( erroneamente) Stalin , ed è così che ragiona U$rael da sempre.
E “ da sempre” più o meno gli ha funzionato: “via Stalin , via il problema” ,” via Maduro, via il problema “ , “via Arafat, via il problema” ect ect..
“Il problema” invece persiste laddove il potere è “collettivo” e “i comandanti ” non sono una espressione della “nomenklatura” ma persone capaci, i quali godono della fiducia e del rispetto del “corpo ufficiali”, con “il corpo ufficiali” che gode a sua volta del rispetto della “ truppa”.
E l’ Iran ne è appunto un esempio; la “coscienza nazionale iraniana” è tanto profonda che “rimuovere” Mossadeq , lo Scià e la “Guida suprema” ad U$rael non è servito a nulla , perché la “ guida suprema” , conscia del proprio ruolo di “servizio”, si è esposta “tenendo il punto” e avendo avuto cura di lasciare dietro di sé una struttura di potere “ a mosaico” in grado di reggersi da sola.
“ Chi comanda in “ Iran, ora ? Non si sa e, come ho già accennato un paio di volte, non è necessario che l’ attuale “guida suprema” tale sia davvero e che sia davvero “vivo”.
Khameney Jr potrebbe essere anche solo un “brand” , l’ immagine, nella sua figura di sopravvissuto al completo sterminio della propria famiglia , della inflessibile volontà iraniana di “resistere” a “ l’ennesimo invasore”.
E U$rael brancola nel buio di questo “mosaico” di potere. Certo i suoi referenti , i “preti azeri” , risparmiati dalla “mattanza” per fare i “Dercy Rodriguez” de l’ Iran sono ancora formalmente al potere e ancora formalmente invocano “l’ accordo” .
Accordo che però non viene per l’ opposizione dei “duri” de l’IRGC.
Ma chi sono “costoro” ? I nomi e le foto ci vengono dati di quelli che sono stati nominati al posto dei dirigenti precedentemente massacrati , ma è veramente così?
Ho letto recentemente su Reseau International che l’ amministrazione americana sia riuscita a ottenere tramite Pakistan un contatto diretto con l’ attuale capo “ufficiale” de l’ IRGC e che tutto quello che la dirigenza americana abbia saputo dirgli sia stata una “offerta alla Dercy” ( cioè svariati miliardi di dollari su conti ai Caraibi ) ricavandone però semplicemente un “clic”.
Perché oramai questo Iran può essere solo schiacciato con una guerra DIRETTA che U$rael esita sempre più a perseguire.
Ma ora immaginatevi quanto possa esitare U$rael e quanto sia ancora distante dal procedere ad una guerra DIRETTA con la Russia.
La via “per Mosca” più semplice per U$rael rimane quella di una “rimozione” di Putin contando sulla innata incapacità della elite russa di esprimere una continuità politica tra uno “zar” e il suo “successore”
Sarà così anche stavolta? Vedremo, di sicuro anche Putin sta tentando di creare il suo “mosaico” , che poi ci riesca davvero è tutto un altro discorso.
Tutto bene allora ? Per niente, perché queste sono guerre esistenziali e quindi non ci potrà essere “coesistenza”. Come infatti è finita la “coesistenza” U$A-URSS ? Uno dei due alla fine è SCOMPARSO! .
Ma se già un Iran non piegabile da l’ interno non ha l’ “invasibilità ” di un Irak o di una Siria, figuriamoci “ invadere” Russia e Cina !.
Così , se questi residui “stati canaglia” non collassano sotto la pressione U$raeliana, non vedo nulla che possa trattenere questa deriva verso una guerra nucleare globale.
Per la Russia la questione è molto semplice . Se , nonostante i continui avvertimenti , la sua “deterrenza “ non funziona, alla fine la Russia non avrà altra scelta tra SCOMPARIRE sotto il dominio di U$rael o SCOMPARIRE tirando TUTTO il Mondo con sé cominciando da U$rael .
Quindi tutti possono capire perché Putin non ha alcuna fretta di risolvere questo “dilemma”; Lui sa che NESSUNA mossa “esemplare” fermerebbe U$rael nella sua volontà di “liquidare “ la Russia .
Ma questo perché, vi chiederete voi ?
Perché “l’ atomica di Stalin” fermò, sia pure , come abbiamo visto, solo momentaneamente, la strategia egemonica degli U$A mentre “ l’ atomica di Putin” non ci sta riuscendo ?
Perché il “quadro è cambiato”; gli USA ALLORA erano in crescita e avevano tempo e risorse per aspettare che il “ comunismo ” cadesse come una “pera matura; ORA U$rael non ha il tempo dalla sua.
Il suo “ impero occidentale” è in caduta e l’ attuale “piramide del debito” NON può aspettare altri 40 anni senza una WW.
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Quando il mercato obbligazionario si rivolta contro il Leviatano americano
Quando il debito inizia a governare il sovrano
| Simon Rorschach22 agosto∙Pagato∙Articolo ospite |
| LEGGI NELL’APP |
| L’autore prospetta alcune vie di uscita alla trappola del debito. Manca la più probabile e la più risolutiva: quella sostenuta dal nostro WS_Giuseppe Germinario |

Simon Rorschach analizza come l’enorme debito pubblico americano abbia creato un avversario che Trump non può sottomettere con minacce, bombardamenti o dazi doganali.
Lo Stato americano ha raggiunto un punto che Karl Marx avrebbe compreso immediatamente: il governo comanda eserciti, impone tasse, stampa la principale valuta di riserva mondiale e dipende ancora da uomini che decidono se prestargli denaro. Il debito federale ha superato per la prima volta i 40 trilioni di dollari, pari a circa il 126% del PIL annuo e vicino al rapporto raggiunto durante la Seconda Guerra Mondiale. Washington registra un deficit annuo di circa il 7,5% del PIL. I soli oneri per interessi superano i 1 trilione di dollari all’anno, una somma superiore al bilancio militare. Il servizio del debito è diventato la seconda voce di spesa più importante in un bilancio federale di circa 7 trilioni di dollari, dopo la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria. Marx scrisse che il debito pubblico trasforma le entrate future dello Stato in un’attività finanziaria presente. L’America ha portato questo processo a un livello più avanzato di qualsiasi altra grande potenza precedente.
Cosa succede quando i creditori americani iniziano a chiedere un prezzo più alto per finanziare il suo sistema energetico?
Thomas Hobbes immaginava il Leviatano come la suprema autorità terrena, il potere che risolve le controversie perché ogni forza inferiore finisce per inchinarsi al suo cospetto. Il mercato obbligazionario mette in luce una debolezza in questa visione. Il governo americano può anche comandare portaerei e armi nucleari, eppure entra nel mercato come debitore. Gli acquirenti di titoli del Tesoro ne decidono il prezzo. Quando chiedono rendimenti più elevati, Washington paga. Il commentatore politico americano James Carville ha colto questa gerarchia nel 1994, quando scherzò dicendo che reincarnarsi nel mercato obbligazionario sarebbe stato meglio che tornare come presidente, Papa o stella del baseball, perché il mercato obbligazionario poteva “intimidire chiunque”. Donald Trump ora si trova di fronte allo stesso creditore sovrano.
Il messaggio dei creditori si è fatto più forte. I rendimenti dei titoli del Tesoro a trent’anni hanno superato il 5,3%, il livello più alto degli ultimi vent’anni. I costi di finanziamento a lungo termine degli Stati Uniti sono tornati a livelli che non si vedevano da prima della crisi finanziaria. Marx spesso spogliava la classe politica delle sue cerimonie per rivelare la relazione materiale che vi si cela. Qui la relazione è chiara: gli investitori vogliono più denaro in cambio dei prestiti concessi agli Stati Uniti. Tariffe, la guerra con l’Iran, minacce di annessioni, deficit in aumento e incertezza sulla politica economica americana sono tutti elementi che entrano in gioco. Ogni frazione di punto percentuale in più equivale a un voto di sfiducia.
Il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha già tentato di calmare il mercato. Il suo dipartimento ha promesso di raddoppiare gli acquisti dei titoli del Tesoro a più lunga scadenza, nella speranza di sostenerne il prezzo e far scendere i rendimenti. La mossa ha funzionato per un breve periodo. I rendimenti trentennali sono scesi di poco più di un decimo di punto percentuale, per poi tornare ai livelli precedenti nel giro di pochi giorni. Il Leviatano di Hobbes era sovrano perché nessuna potenza interna poteva costringerlo. Il mercato obbligazionario rivela un limite a questa idea: Washington può comandare cittadini, agenzie ed eserciti, ma non può obbligare gli investitori a prestare a condizioni favorevoli. Bessent ha lanciato il segnale, gli operatori lo hanno recepito e la pressione è presto tornata.
L’economista egiziano-americano Mohamed El-Erian ha definito questa tattica “Operazione Twist”. Il Tesoro acquista titoli a più lunga scadenza, affidandosi al contempo maggiormente a emissioni a breve termine, producendo una variazione temporanea nella forma dei costi di finanziamento. Marx avrebbe riconosciuto la differenza tra riorganizzare un credito finanziario e modificare le condizioni economiche sottostanti. Il calendario dei rimborsi si sposta, ma l’onere rimane. Washington guadagna un po’ di respiro a un’estremità della curva delle scadenze, ma si assume ulteriori obbligazioni all’altra. Decenni di spesa in deficit hanno creato questa struttura, e le attuali politiche di Trump vi hanno aggiunto ulteriore pressione.
Diverse forze si contendono ora lo stesso capitale. La guerra con l’Iran, presentata come una breve campagna, si è protratta per sei mesi, alimentando la pressione inflazionistica. Le aziende americane di intelligenza artificiale stanno contraendo prestiti per trilioni di dollari per data center e infrastrutture informatiche, mettendo la domanda privata di capitali accanto all’immenso fabbisogno del governo. Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, si trova di fronte a validi motivi per adottare una politica monetaria più restrittiva, mentre Trump preme per condizioni più accomodanti. Hobbes temeva una repubblica dilaniata da potenze rivali. Nell’America di oggi, debito pubblico, spese militari, investimenti tecnologici, inflazione e politica monetaria tirano tutti la stessa corda finanziaria.
Anche l’entità del debito ha una storia. Nel 1981, il debito federale si aggirava intorno a 1.000 miliardi di dollari. Negli ultimi due decenni, è quadruplicato, accelerato dal salvataggio del sistema bancario durante la crisi finanziaria, dai vasti programmi fiscali del periodo Covid e dai ripetuti cicli di tagli fiscali. Durante le due presidenze di Trump, il debito federale è aumentato di circa 11.600 miliardi di dollari a causa dei programmi per la pandemia, delle riduzioni fiscali e della continua spesa in deficit. Marx considerava il debito pubblico come un mezzo attraverso il quale i governi potevano far fronte alle spese correnti senza gravare immediatamente sui contribuenti, impegnando al contempo le future entrate pubbliche al pagamento degli interessi e all’aumento delle tasse. Ogni nuovo trilione rappresenta quindi un’entrata che i futuri contribuenti dovranno contribuire a pagare.
Jerome Powell, membro del consiglio dei governatori della Federal Reserve, ha già definito la traiettoria insostenibile e ha avvertito di un esito negativo se la politica monetaria dovesse rimanere su questa linea. La sua preoccupazione si concentra sul tasso di crescita. I deficit federali si stanno espandendo più rapidamente dell’economia che li sostiene. Il linguaggio dell’accumulazione di Marx si adatta perfettamente al problema: una quantità si accumula rispetto a un’altra e l’equilibrio cambia nel tempo. Trump risponde con il linguaggio della forza nazionale, insistendo sul fatto che gli Stati Uniti possiedono la forza necessaria per gestire tassi di interesse elevati. Eppure il mercato obbligazionario misura la forza in base al flusso di cassa, all’inflazione, alla crescita e al rimborso previsto. La fiducia patriottica ha poco peso in questa aritmetica.
Gli Stati Uniti sono sfuggiti al tipo di crisi che ha colpito l’Argentina o la Grecia, anche se alcuni costi di indebitamento americani superano ora quelli pagati da Atene. L’economista americano Paul Krugman vede margini per una stabilità duratura, a condizione che i governi futuri risanino la situazione fiscale. Un grande vantaggio rimane: gli Stati Uniti si indebitano in dollari, la valuta che controllano. Hobbes sosteneva esplicitamente che uno Stato sovrano potesse rinunciare al potere di coniare moneta senza rinunciare alla sovranità stessa. Per gli Stati Uniti, la principale fonte di potere finanziario è stata la fiducia nel dollaro: gli stranieri devono continuare a essere disposti a detenere valuta americana e a utilizzare i propri risparmi per finanziare il debito di Washington. Dopo il 1945, il dollaro è diventato la principale valuta di riserva mondiale e i risparmi esteri sono confluiti in titoli americani. Gli investitori europei e asiatici hanno finanziato i consumi, la potenza militare, i deficit pubblici e gli investimenti privati statunitensi a condizioni eccezionalmente favorevoli.
Quel sistema conferì a Washington uno straordinario privilegio. Per decenni, gli Stati Uniti poterono assorbire più beni e capitali di quanto il loro saldo interno da solo avrebbe consentito, perché gli stranieri desideravano attività in dollari. Marx descrisse il credito come un modo per concentrare risorse a distanza e nel tempo. Il sistema del dollaro svolse questo compito su scala globale. Le fabbriche tedesche, gli esportatori giapponesi, gli stati petroliferi del Golfo, le banche centrali asiatiche e i fondi internazionali accumularono dollari e riciclarono gran parte di quel denaro in debito americano. Gli Stati Uniti ricevevano beni e capitali; il resto del mondo riceveva titoli del Tesoro. Il finanziamento a basso costo divenne parte integrante dell’architettura del potere americano.
Trump ha sottoposto tale struttura a una pressione insolita. Le guerre tariffarie hanno sconvolto i vecchi rapporti commerciali. Le minacce rivolte agli alleati europei hanno indebolito le basi politiche della cooperazione finanziaria. I discorsi di annessione (Groenlandia, Canada, ecc.) e un attacco più ampio all’ordine commerciale consolidato hanno reso la politica americana più difficile da prevedere per i creditori. Marx intendeva il credito come una relazione basata sull’aspettativa. Un prestatore eroga denaro oggi perché il domani appare sufficientemente sicuro. Quando il futuro diventa più incerto, il prestatore esige un compenso. I rendimenti più elevati dei titoli del Tesoro sono il prezzo da pagare per tale incertezza.
Il Giappone offre un chiaro esempio di questa nuova pressione. Le autorità giapponesi hanno venduto ingenti quantità di titoli del Tesoro statunitensi nel tentativo di difendere lo yen, che ha toccato il suo livello più basso degli ultimi quarant’anni. Secondo alcune fonti, il Tesoro americano avrebbe poi collaborato con Tokyo sul mercato valutario per sostenere la valuta giapponese e ridurre la necessità di ulteriori vendite di titoli. Il Leviatano di Hobbes, si dice, piega al proprio volere anche gli attori più deboli. In questo caso, lo Stato americano si trova a dover modificare la propria politica in parte perché un importante creditore straniero potrebbe vendere troppi dei suoi titoli. La dipendenza finanziaria ribalta la consueta immagine del comando imperiale.
Le conseguenze si propagano rapidamente da Wall Street alla vita di tutti i giorni. I rendimenti dei titoli del Tesoro forniscono un punto di riferimento per il credito nell’intera economia americana. Quando il debito pubblico diventa più costoso, anche i mutui, i prestiti alle imprese, i finanziamenti auto e altre forme di credito al consumo tendono a diventare più cari. Marx dedicò gran parte del suo lavoro a ricondurre i movimenti astratti del capitale alle concrete relazioni della vita quotidiana. Un aumento del rendimento dei titoli del Tesoro a trent’anni appare come un numero sullo schermo di una borsa valori; in seguito si manifesta come la rata mensile di un mutuo, un acquisto di una casa non andato a buon fine, un conto della carta di credito più salato o un’azienda che accantona un investimento.
El-Erian interpreta quindi l’intervento del Tesoro tanto come un segnale politico quanto come una misura tecnica. Rendimenti più elevati acuiscono quella che lui definisce la “pressione sulla capacità di spesa” che grava sulle famiglie americane e potrebbero diventare un tema centrale nelle elezioni di medio termine per il Congresso. Le famiglie a basso reddito sono le più esposte, poiché il credito al consumo, spesso costoso, assorbe una quota maggiore del loro reddito e gli alti tassi ipotecari impediscono a un numero sempre maggiore di famiglie di acquistare una casa. Marx avrebbe trovato familiare questa ironia politica. Un governo persegue politiche in nome della propria base elettorale, mentre le conseguenze finanziarie ricadono pesantemente su quella stessa base. Molti elettori di Trump potrebbero quindi trovarsi a fronteggiare la crisi del debito attraverso le bollette mensili ben prima di rendersene conto attraverso le statistiche economiche.
L’intero sistema si basa ormai su una scommessa sulla crescita futura. Washington presume che un’America più ricca si farà carico dell’attuale debito federale. Le aziende di intelligenza artificiale scommettono in modo analogo che i profitti futuri giustificheranno i trilioni di dollari investiti oggi. I creditori accettano entrambe le scommesse finché i rendimenti attesi rimangono convincenti. Hobbes costruì il suo Leviatano per contenere la paura attraverso un’autorità politica indiscussa; l’America moderna ha costruito un Leviatano finanziario sostenuto dalla fiducia nel dollaro, nel debito del Tesoro e nella capacità produttiva dell’economia statunitense. Trump potrà anche comandare il governo, ma la creatura ha acquisito regole proprie. Man mano che il debito raggiunge livelli sempre più elevati e i creditori chiedono ricompense sempre maggiori, la domanda decisiva diventa brutalmente semplice: quanta fiducia nel futuro dell’America è ancora in vendita, e a quale prezzo?