TRUMP E ERDOGAN: PRIMO INCONTRO IN AMBITO N.A.T.O. DOPO IL FALLITO GOLPE, di Antonio de Martini

TRUMP E ERDOGAN: PRIMO INCONTRO IN AMBITO N.A.T.O. DOPO IL FALLITO GOLPE.

Ahmet Insel, gia titolare di cattedra alla Sorbona e editorialista di Cumhurriet, ha finalmente ammesso quel che scrivo da quattro anni: Erdogan è – mutatis mutandis- il nuovo Ataturk.

Ha vinto la sfida interna, sconfiggendo i golpisti e i seguaci di Gulen, ha sfidato gli USA, uscendone indenne e
adesso ruba la scena a Trump alla riunione NATO nella sua prima uscita estera dopo la rielezione.

Tutti gli analisti guardano a lui e liquidano le ingiunzioni del presidente USA, che è gia pronto ad offrire i saldi di stagione, agli alleati che ormai lo guardano con la preoccupata compassione riservata ai ripetitori di poesiole già logorate dalla Corea che resta nucleare.

Mezza Asia è intervenuta alla cerimonia di insediamento del “very powerful president” e poco contano gli assenti.
La Turchia assume sempre più i propri connotati asiatici e riesuma il passato che Ataturk aveva rinnegato per marciare verso l’Europa.

Il più grande scrittore Kirghiso, Cenghiz Aytmatov, – il terzo scrittore più letto al mondo con 70 milioni di copie vendute, amico e consigliere di Gorbaciov- viene commemorato ufficialmente da tutta la Turchia che gli ha dedicato l’intero l’anno 2018.

Ecco un avvicinamento in più tra russi e turchi, visto che Aytmatov era cittadino sovietico ( e ambasciatore URSS presso la NATO) e che oltre che in Kirghiso ha scritto in lin lingua russa.

In vista del suo primo incontro con Erdogan dopo il tentato golpe di ispirazione USA, Trump ha ostentato disinteresse per la sorte della NATO con l’intento di attutire il potere contrattuale di Erdogan, ma, in realtà, preoccupa solo se stesso. Erano anni che il massimo rappresentante USa non partecipava a un vertice N.A.T.O. e questa presenza suona smentita alle dichiarazioni fatte.

Il presidente USA, credendo di intimidire i turchi rimbrottando gli europei, si è inimicato l’intera UE e anche questo non mi pare un successo.

Il metanodotto verso l’Europa si farà, diminuendo il potere contrattuale dell’Ucraina verso la Russia e il 4% di spese per la Difesa non finiranno nelle tasche dei committenti del presidente USA che vuole gestire il mondo come fosse un condominio del New England e noi dei fornitori da spremere.

NOTA: questo post è stato aggiornato.

 

STRATEGIE DELLA TENSIONE NEGLI STATES, di Giuseppe Germinario per conto della redazione

I lettori ricorderanno della strage efferata compiuta a Las Vegas la domenica del 1° ottobre 2017. Quel giorno il sessantaquattrenne Stephen Paddock tra le 22.05 e le 22.15, appostato al trentaduesimo piano dell’hotel Mandalay Bay, falciò la folla radunata in un concerto country. Sparò a raffica più di millecento proiettili lasciando sul terreno cinquantotto morti ed oltre ottocentocinquanta feriti. Una efficacia letale prodigiosa anche per un esperto tiratore come Stephen.  Potrebbe essere catalogata come una delle tante stragi che periodicamente flagellano in maniera più o meno casuale gli Stati Uniti.

Tutte hanno avuto la giusta rilevanza nella stampa e nel sistema mediatico. Lo stesso sistema inquirente è quasi sempre riuscito a scoprire gli aspetti più reconditi di questi atti efferati. La strage di Las Vegas, la più sanguinosa tra queste, sin dall’inizio non ha meritato la stessa rilevanza nel sistema di informazione e le stesse indagini si sono soffermate apparentemente sull’unico protagonista accertato finendo inspiegabilmente oscurate da una cortina di silenzio protratta sino ad oggi https://files.acrobat.com/a/preview/51a4c2da-15ed-473d-8cf3-ab50062f06e2.

Una dinamica che ha generato una serie di teorie complottistiche che continuano a circolare nei siti web ma che comunque non hanno fatto breccia nel sistema mediatico.

Le tre tesi più inquietanti poggiano su alcuni fatti ed indizi poco esplorati, almeno in apparenza.

In quell’albergo, infatti, era presente Mohammed Bin Selman, l’erede di Casa Saud attualmente reggente della dinastia regnante in Arabia Saudita; aveva occupato gli ultimi due piani dell’edificio.

La possibilità che fosse il bersaglio di quella azione terroristica, militarmente così efficace, è quindi molto concreta.

Probabile che, grazie alla attenta vigilanza e all’efficace sistema di protezione dell’eminente personaggio, l’azione abbia assunto un carattere indiscriminato e si sia rivolta verso la massa sottostante l’edificio.

In quel momento, infatti, furono ricorrenti le voci di un atto terroristico compiuto dall’ISIS. L’attacco in effetti fu rivendicato dall’organizzazione, senza per altro ricevere credito.

Va ricordato che l’ISIS è sempre stato attendibile nelle proprie rivendicazioni; a maggior ragione desta sorpresa l’immediatezza della smentita dei vertici del FBI.

Sta di fatto che l’efficacia delle indagini ha sofferto pesantemente di un conflitto istituzionale che in altre situazioni simili i corpi inquirenti hanno saputo affrontare in maniera costruttiva. Il pesante intervento del FBI più che dare una spinta all’accertamento della verità, ha contribuito a minimizzare la portata dell’azione e a neutralizzare il lavoro di indagine delle forze di polizia locale indirizzato già verso direttive ben precise.

Non solo! FBI ha ritardato colpevolmente la consegna alle parti offese dei referti legali. Una prassi altrimenti sollecita in quel paese.

Non è la sola ipotesi sul campo. Ve ne è un’altra non necessariamente in conflitto con la prima; quella di una azione destabilizzatrice nel pieno di un conflitto politico durissimo sul quale il blog ha offerto una gran quantità di informazioni e valutazioni.

Va sottolineato che i frequentatori dei concerti country appartengono nella stragrande maggioranza al bacino elettorale e politico più militante del Presidente Trump. Segue all’attentato del giugno 2017 ai deputati repubblicani della Camera avvenuto nei pressi di Alexandria, in Virginia.  Circa due dozzine di deputati, i più radicali del movimento, rimasero feriti; tra essi Steve Scalise ebbe la peggio, rimanendo temporaneamente paralizzato. L’autore fu James Hodkinson, a sua volta eliminato dalla polizia nel corso dell’azione. Hodkinson era un fan sfegatato di Bernie Sanders.

In quel periodo avvenne anche l’uccisione di un attivista democratico a Charlottesville, investito proditoriamente dall’auto di un attivista di Trump dopo una intera giornata di provocazioni con la accertata presenza attiva di agenti di intelligence.

Qualche dubbio suscita anche l’episodio del ferimento del senatore repubblicano Rand Paul, ricondotto ufficialmente ad una controversia tra vicini di casa.

Il contesto di questi eventi sembra suggerire la presenza di una vera e propria strategia della tensione tesa a provocare reazioni inconsulte nei settori politici più radicali e difficilmente incontrollabili e a giustificare interventi repressivi verso la nuova maggioranza politica in via di formazione negli States.

La diffusione di un recente rapporto della polizia di Las Vegas non aiuta a costruire unaversione definitiva attendibile di quell’evento. Alimenta piuttosto numerosi dubbi.

La società di trasporto Uber ha accertato la presenza di una donna a fianco di Paddock nel suo tragitto verso l’albergo. La testimonianza fu raccolta tre giorni dopo l’attentato, ma non fu recepita nei rapporti giudiziari. Lo stesso autista avrebbe raccolto dichiarazioni di Paddock riguardanti l’eventualità di un prossimo attentato. Una informazione sino ad ora tenuta riservata. Nell’irruzione della polizia nell’appartamento occupato da Paddock, con l’attentato ancora in corso, gli agenti hanno riscontrato la presenza di tre donne. Le generalità delle donne furono accertate ma depennate nel rapporto finale. La stessa compagna di Paddock, Marilou Damley, al momento dell’attentato era nelle Filippine, ma numerose sue impronte digitali sono state riscontrate sulle munizioni utilizzate. Tra i seguaci della donna sul suo sito facebook c’erano numerosi sostenitori dell’ISIS. Dopo l’attentato la pagine è stata prontamente riimossa.

Tutti elementi che favorirebbero la tesi di una manipolazione della fragile psiche di Paddock per istigarlo all’azione. I componenti dell’ISIS sarebbero entrati contestualmente per eliminare Paddock ed utilizzare le sue armi per compiere la strage e attentare alla vita di Ben Selman.

Rimane il fatto che FBI tarda colpevolmente a chiarire tutti questi aspetti. Le primavere arabe, il colpo di mano in Ucraina e nel Caucaso hanno del resto ormai rivelato che i cosiddetti movimenti di opposizione democratica sono stati spesso sostenuti, innescati e stravolti, coadiuvati in qualche maniera, da azioni estreme di provocazione fomentate dagli stessi paladini della democrazia. La novità assoluta sarebbe che tali sistemi siano alla fine adottati anche all’interno degli stessi Stati Uniti. Il demone da esorcizzare è questa volta, manco a dirlo, Trump. Su questo Soros, tra altri ben più eminenti, si è rivelato un profeta e non solo.

25° PODCAST_NEL TEMPO E NELLO SPAZIO, di Gianfranco Campa

L’inchiesta sul Russiagate, con i suoi corollari, procede ormai stancamente e a tentoni. Rappresenta l’emblema dei pesanti e sistematici interventi in grado di condizionare pesantemente la condotta del Presidente Trump e di snaturare le finalità politiche originarie specie nell’agone geopolitico. Lo hanno spinto e costretto a stringere e saldare alleanze, specie in Medio Oriente, con modalità talmente ostentate da pregiudicare quasi irreparabilmente il ruolo di arbitro, sia pure di arbitro-giocatore, già compromesso con le politiche destabilizzatrici dei precedenti Presidenti Bush e Obama; ma non lo hanno atterrato e neutralizzato definitivamente. L’inerzia dello scontro, piuttosto, sta mettendo a nudo progressivamente la vana e sterile potenza del vecchio establishment. Uno ad uno i pilastri sui quali ha poggiato il proprio predominio trentennale cominciano a mostrare l’usura e crepe preoccupanti. Dal multipolarismo all’ambientalismo catastrofista, dall’interventismo esibito e giustificato dal vessillo dei cosiddetti diritti umani al globalismo fondato sullo scambio perverso tra estorsione finanziaria e deindustrializzazione di importanti aree e settori della formazione dominante, dalla cosiddetta libertà delle reti alla cosiddetta libertà di migrare, uno ad uno tutti i tabù cominciano ad essere contestati e la fede euforica in quei principi si trasforma sempre più apertamente in dubbio e in contestazione sempre più aperta.

Non solo! Lo stallo nello scontro e la perdita duratura di controllo di alcune leve fondamentali di potere e di trasmissione delle direttive stanno compromettendo la già scarsa coerenza delle condotte politiche e paralizzando la fiducia e l’efficacia dell’azione delle seconde linee sparse per il mondo. La crisi della Unione Europea, la situazione traballante di dirigenti politici sino a pochi mesi fa indiscussi, come Merkel e Macron, sono gli indizi della crisi di una intera classe dirigente e di un intero sistema di relazioni, ormai aggrappato all’esito delle prossime elezioni di medio termine negli USA, nel frattempo vagante come pecorelle smarrite. Fosse anche largamente positivo per il vecchio schieramento neocon e democratico, nulla però potrà ormai tornare come prima. La coperta americana si sta rivelando sempre più stretta per coprire l’intero planisfero. La stessa Europa è sempre meno un campo unitario di azione. Ossessionata dalla capacità di resistenza della Russia, vede con difficoltà l’emergere di altre forze concorrenti.

Sarebbe ormai più interesse del vecchio establishment americano, costretto sempre più a mettere a repentaglio la credibilità di intere istituzioni e dei personaggi chiave ad esse connessi, che del nuovo establishment in via di formazione cercare di chiudere la messinscena. La dinamica della rappresentazione ha però assunto una propria inerzia difficile da governare sino a coinvolgere autorità sino ad ora indiscusse e indiscutibili come Obama. Se vittoria potrà essere, rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro. La vecchia talpa ha già scavato abbastanza. Buon ascolto_Giuseppe Germinario

 

CRONACHE DELLA TRANSIZIONE, AQUARIUS di Pierluigi Fagan

CRONACHE DELLA TRANSIZIONE. Trump sta modificando velocemente i rapporti di forza all’interno del’Occidente. Tratto da facebook

https://pierluigifagan.wordpress.com/cronache-dellera-complessa-2/

Il Giappone sta già andando per conto suo (nuovo TPP) dovendosi anche ricentrare sul suo quadrante geo-naturale che è l’Asia, non l’occidente (ah, la geografia …).

L’Italia, nella nuova configurazione di governo, si presta a ruolo di quinta colonna che vorrebbe usare la spinta americana, per modificare i rapporti di forza interni all’Europa.

La Gran Bretagna è al momento silente e paralitica poiché a sua volta in transizione non avendo ancora mani completamente libere data la procedura in corso di divorzio con l’UE.

Il Canada è sotto bombardamento dazi-NAFTA e comunque, con tutta la simpatia per quel bel Paese, conta quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni. Rimangono così Francia e Germania.

Sulla Germania già sappiamo molte cose. Accusata di eccesso mercantilista, di far la vergine delle rocce con la Russia con cui continua a fare affari e soprattutto condotte di gas, reticente a finanziarie la NATO da par suo, altrettanto avviluppata in amorosi sensi con la Cina, attaccata con violenza su Deutsche Bank, acciao e suoi derivati manifatturieri, adesso si beccherà le fatidiche barriere sulle auto, core business della sua industria metallica ovvero core economy. Altresì, la Germania è il perno sia del’euro che della UE che sono intesi come suoi sistemi di egemonia.

L’euro occupa il 30% delle riserve mondiali, percentuale sottratta soprattutto al dollaro e visto che volenti o nolenti, si dovrà far spazio allo yuan (che tanto concesso o conquistato, il suo spazio naturale se lo prenderà per semplici ragioni di volumi), converrebbe a gli americani distruggerlo perché vaso di coccio tra vasi di ferro. Moneta epifenomeno di un mercato che non ha dietro una “potenza”.

Già da tempo gli americani flirtano apertamente con la nuova fascia Visegrad-Intermarium-Trimarium, che ha nella Polonia il suo centro di gravità. Ora ci si mette pure l’Italia schiacciata da una egemonia tedesca molto ottusa e poco flessibile, peccati di mentalità atavica dei germani, peccato gravi in tempi complessi che richiedono adattamento veloce e flessibile, grande tattica e solida strategia.

Ora Trump cala l’ennesimo asso: non volete i dazi? Bene, facciamo libero mercato, totalmente però, voglio vedere come la mettete con la mie auto a -10% ed i pick up a -25% ed i prodotti agricoli e molto altro. Togli le barriere su i prodotti agricoli e Macron si trova Parigi sommersa di letame. Nel mentre Macron ha passato le ultime settimane ad allenarsi con la pinza rinforzante la stretta di mano per “lasciare il segno” al vertice appena concluso, chissà se la sua fedeltà liberale rimarrà altrettanto ferrea.

E’ noto che i circoli liberal americani hanno chiesto a francesi e tedeschi di resistere strenuamente, ancora fino a novembre, poi con le elezioni di mid-term il bestione pazzo sarebbe stato ingabbiato e derubricato ad anatra zoppa. Epperò i nuovi sondaggi danno Trump vincente e questo va come un treno, il mondo cambia velocemente, i “populisti” crescono come lumache dopo le prime piogge settembrine, serpeggia il dubbio che quella stagione sia finita, finita per sempre. Guarda la May che figuraccia planetaria ha fatto con la storia di Skripal. Era solo tre mesi fa che Londra costringeva tutti i partner occidentali ad allinearsi al “espelli anche tu il diplomatico russo” sognando il boicottaggio dei mondiali, ed oggi Trump e gli italiani vogliono portarlo al tavolo del salotto buono a discutere dei destini del mondo.

L’Internazionale liberale è in via di scioglimento. Dà sempre più deboli segni di vita in America dove i democratici stanno accarezzando l’idea di far proprio leader il proprietario di Starbucks (complimenti vivissimi, questo sì che si chiama intelligenza adattiva!), spianati in Gran Bretagna dove ormai solo Soros crede possibile ripetere il referendum sull’exit (ma nel frattempo che prova a metterlo in piedi sarà proprio l’UE a non esserci più o almeno non così), finanzia il tour dell’avvenir a Renzi ma forse si sta rendendo conto che non lì non c’è nessun avvenir. Quando è finita, è finita.

Sono tutte cose che sappiamo e sapevamo. Un oscuro pensatore indipendente (il sottoscritto) ha scritto tutto ciò già un anno e mezzo fa nel suo libro. Bastava leggersi le interviste elettorali di Trump, i deliri di Bannon, guardare i numeri, avere due nozioni in croce di storia e geografia, osservare le carte in mano ai giocatori ed i soldi sul tavolo verde, capire che si andava al prepotente ritorno dei principi realisti dopo la stucchevole sbornia di idealismi a copertura di una visione del mondo anni ’90, l’epoca in cui massimi intellettuali occidentali profetavano la “fine della storia”. Forse della loro.

Così siamo qui, in mezzo alla transizione, quando il vecchio muore ed il nuovo non si sa se sta nascendo promettente o come “fenomeno morboso”. Se non si hanno le idee chiare su di noi, chi siamo, cosa vogliamo ma soprattutto cosa è possibile (l’ostinato ritorno del principio di realtà), se non si sa del mondo e come funziona e funzionerà il gioco, faremo la fine che tocca a tutte le civiltà che hanno resistito al cambiamento dei tempi. Anche se alcuni di noi si sentono assolti, siamo lo stesso tutti coinvolti: che facciamo?

[Grazie a Claudio Di Mella per avermi ricordato la nota sulla lotta tra valute int’li]

AQUARIUS

ITALIA: 12% POPOLAZIONE UE, HA RICEVUTO IL 70% DEI MIGRANTI -VIA MARE- 2017 VERSO L’EUROPA. (Dati Organizzazione Internazionale per le migrazioni di Ginevra, 165 paesi aderenti, Italia co-fondatrice).

Dopo questo dato viene tutto il resto. Viene Salvini che non ci piace, viene la tabella che molti postano che mostra che l’Italia è ultima in Europa per accoglienza (ma si riferisce ai rifugiati, non ai migranti e forse quel dato basso è spiegato da questo molto alto sebbene non altrettanto diffuso), viene il sì però non rimangono tutti qui (si però arrivano tutti qui), viene il giusto cruccio etico e morale per l’altrui disgrazia, la destra e la sinistra, la manipolazione politica, viene la Chiesa cattolica, vengono le ipotesi sulle ONG o su Soros, vengono i maestri di pietà e quelli di giustizia, viene Saviano, viene il Vangelo, e tutto il resto che postate comunicando la vostra identità ed opinione spesso vibrante ed appassionata se non indignata magari per opposte ragioni. Buoni e cattivi.

In Africa e non con intenti umanitari, sono presenti con interessi economici forti e con pratiche spesso oltre la legalità: Belgio, Gran Bretagna, Francia e molti altri. Noi forniamo soprattutto preti per le missioni cattoliche che scavano pozzi ed aprono scuole. Ma abbiamo anche imprese dedite al “land grabbing” sebbene in questo caso l’unione degli europei funzioni alla grande visto che ci sono anche UK-FRA-FIN-SPA-POR-OLA e pure il Lussemburgo. Buoni e cattivi.

L’Africa è in credito col resto del mondo per 43,1 miliardi di US$, nello sbilancio tra aiuti e rapine di multinazionali che poi portano i profitti nei paradisi fiscali (Rapporto Honest Account 2017 – Global Justice Now). Nel 2015, le Nazioni Unite avevano avviato una procedura di ristrutturazione del debito africano votato con 135 sì e 5 no. Cinque no? E chi mai saranno questi cinque disgraziati che volevano mantenere il laccio al collo del disgraziato continente? Stati Uniti d’America (Obama), Gran Bretagna (Cameron), Germania (Merkel), Israele (Nethayahu) Giappone (Shinzo Abe) e l’inaspettato Canada. Già, buoni e cattivi.

L’oggetto di tanta indignazione è la nave Aquarius, e l’acquario è la giusta metafora. Sembra trasparente ma distorce quello che c’è dietro.

24° podcast_ Botta e risposta, di Gianfranco Campa

Il Russiagate avrebbe dovuto essere la pietra tombale della Presidenza Trump. Si sta rivelando una caccia ai mulini a vento che rischia di ridicolizzare e discreditare ulteriormente i promotori. Per uscire dalla palude nella quale stanno annaspando senza vie di uscita cercano di aprire pretestuosamente nuovi filoni di indagine con veri e propri colpi di mano e abusi delle proprie funzioni e del proprio mandato. Un logoramento che sta consentendo a Trump di esibire nuovi campioni in grado di tener testa alle scorribande e di rendere la pariglia anche allo stesso livello. La discesa in campo di Rudolph Giuliani è particolarmente significativa. Efficace nel ribattere gli attacchi personali, al prezzo però del sacrificio progressivo dello staff che ha portato Trump alla Casa Bianca sull’onda di prospettive e strategie alternative oramai sempre più vaghe. Un duello che spinge a concentrare sempre più le forze nella tenzone con il risultato di allentare i fili che controllano le dinamiche nei paesi alleati più stretti. Tanto più che uno degli oggetti reali del contenzioso che fanno da sfondo alle faide riguarda il mantenimento o meno della rete di rapporti multilaterali costruiti in questi ultimi trenta anni oppure la loro ridefinizione attraverso una rinegoziazione  bilaterale con i principali paesi, compresi quelli aderenti al Patto Atlantico. Una dinamica che porta ad acuire le rivalità tra le varie potenze regionali ma che sembra altresì offrire qualche margine di azione inaspettato a nuovi centri politici in via di emersione. Ciò che sta accadendo in Italia potrebbe testimoniare un ulteriore passo verso questa direzione. Un processo che rende ancora più interessante ed offre un contesto verosimile alla narrazione inedita che Gianfranco Campa continua ad offrirci_ Buon ascolto, Giuseppe Germinario

https://soundcloud.com/user-159708855/podcast-episode-24

LE CONSEGUENZE POLITICHE DEL SANGUE INNOCENTE NELLA GUERRA MODERNA, di Antonio de Martini

LE CONSEGUENZE POLITICHE DEL SANGUE INNOCENTE NELLA GUERRA MODERNA

Le reazioni al bagno di sangue che ha inaugurato l’apertura della nuova ambasciata americana ha avuto una serie di conseguenze che possono valere quanto una battaglia vinta per molti dei protagonisti.

HA VINTO HAMAS che si è vista implorata per fermare il massacro. Cosa abbia ottenuto in cambio al momento non è noto, ma certamente non ha cessato il suo attacco senza contropartite.

HA VINTO ABU ABBAS che ha mostrato di poter gestire la nuova situazione di contenzioso anche in assenza dell’arbitrato USA, rappresentando tutti i palestinesi, anche Hamas, nei media mondiali.

HA VINTO LA NON VIOLENZA dimostrando che nel villaggio globale le truppe più imbattibili sono quelle disarmate. L’impatto è stato tanto più forte proprio perché tra le truppe armate non c’è stato nemmeno un ferito lieve.

HA VINTO ERDOGAN corteggiato a Londra come un principe reale che ha ritirato gli ambasciatori da Israele e dagli USA ( questo la TV non l’ha detto) proprio nel momento in cui gli americani credevano di averlo obbligato , in piena campagna elettorale, a prendere posizione tra loro e la Russia. Può rimandare la risposta a dopo le elezioni.

HA VINTO L’IRAN che vede l’attenzione del mondo sviata dal tema delle sanzioni e della minacciata guerra americana e israeliana. Missili e bombe hanno perso importanza di fronte alle moltitudini disarmate che vanno all’assalto cantando.

HA VINTO NETANYAHU che nessuno più associa alle indagini di polizia sui trenta milioni di dollari incassati per l’acquisto di otto sottomarini dai cantieri tedeschi. La polizia deve attendere per riprendere l’inchiesta.

HA VINTO PUTIN che adesso rimane unico possibile mediatore del conflitto israelo-palestinese. Gli americani, squalificati dalla scelta di spostare l’ambasciata, ora devono colmare con un fiume di dollari, il fiume di sangue.

PERDE LO STATO DI ISRAELE che, costretto a rappresaglie permanenti, sta subendo la strategia che Churchill applicò alla Germania con le incursioni e i sabotaggi del SOE.

Quando l’intelligence Service di Stewart Menzies protestò perché l’attività di intelligence ne soffriva, rispose che “queste azioni di sabotaggio erano utili perché avevano trasformato i tedeschi nella razza (sic) più odiata del mondo.”

Con ” soli” sessantadue morti e 1360 feriti è una battaglia che ha portato i suoi frutti e per i militari una vittoria di Pirro.
Con truppe armate il costo in vite umane, da entrambe le parti, sarebbe stato molto più pesante.

UNA RISATA SEPPELLIRÀ IL CACCIATORE FASULLO, di Gianfranco Campa

UNA RISATA SEPPELLIRÀ IL CACCIATORE FASULLO

 

In un articolo pubblicato lo scorso febbraio sul nostro sito avevo riportato la notizia della decisione, presa dal cacciatore fasullo, il Procuratore Speciale Robert Mueller, di rendere pubblici, con grandi fanfare, i capi di imputazione contro 13 cittadini ed entità Russe per aver intrapreso “una guerra di disinformazione” tesa ad interferire nelle elezioni presidenziali americane con l’intento di frodare gli Stati Uniti. In altre parole per aver cospirato al fine di manipolare le elezioni presidenziali Americane del 2016.

Sotto la costante pressione dovuta alla necessità di produrre risultati immediati, concreti, visibili, dopo mesi di indagini e pressioni provenienti dai Democratici, dall’establishment e dallo stato ombra, con il chiaro intento di dimostrare la fondatezza delle  presunte infiltrazioni Russe e continuare quindi a giustificare le caccia alle streghe del Russiagate contro Trump, il signor Mueller aveva tirato fuori dal suo cilindro magico le accuse contro questi cittadini e compagnie Russe.

Una mossa da vero coniglio, per il procuratore Mueller, non nuovo a questo tipo di prodezze giudiziarie. Capi di accuse contro fantomatiche entità Russe, messi in piedi più per necessità di spettacolo mediatico teso a soddisfare i nemici di Trump e di giustificazione dei milioni di dollari spesi dai contribuenti americani nel mettere in piedi la struttura dell’ufficio del procuratore speciale sul Russiagate che per la serietà di evidenze, prove e indagini.

Così lo scorso 9 Maggio, i portavoce di Mueller, accusatori dei Russi, si sono presentati al Tribunale del Distretto Federale Della Columbia (Washington DC),  di fronte al Giudice Magistrato Michael Harvey, per quella che viene chiamata in gergo giuridico: Initial Appearance and Arraignment, meglio anche conosciuto come Preliminary Hearings. In altre parole sarebbe l’equivalente di un’udienza preliminare sul caso Troll Russi.

Quella che doveva essere una trionfale passeggiata per gli eroi del Procuratore si è trasformata in un siparietto comico, dove Mueller di riflesso ha fatto una emerita figura barbina, abbastanza determinante da innalzare prepotentemente il livello delle sue già leggendarie capacità investigative…

Le accuse contro i Russi avrebbero dovute essere in teoria una agevole passeggiata, una sua facile vittoria mediatica e giuridica poiché nessuno, tantomeno i  Mulleriani, si sarebbero aspettati una aperta sfida in tribunale. Questo perché le entità Russe, individuate da Mueller, non risiedono negli Stati Uniti e nessuna decisione giuridica in America avrebbe avuto valore in Russia o viceversa. Si riteneva altamente improbabile che le persone imputate nel caso dei Troll Russi, si presentassero in un tribunale degli Stati Uniti. Ci si aspettava quindi da parte di Mueller che codeste società e persone ignorassero il procedimento, aprendo la strada ad uno scontato riconoscimento del lavoro svolto da Mueller. In altre parole questi capi di accusa contro i Russi dovevano servire da palcoscenico per gli applausi di riconoscimento del solerte lavoro sin qui svolto dal nostro eroe Robert Mueller.

Questo appunto in teoria; perché in realtà quando i Mulleriani si sono presentati in Tribunale, tutto si aspettavano fuorché di trovare un team attrezzato di avvocati incaricati di rappresentare una delle entità Russe menzionate negli atti di accusa.

Delle tredici entità Russe, tre di queste sono compagnie facenti capo al magnate russo, amico di Putin, Yevgeny Prigozhin, conosciuto meglio col soprannome di “ cuoco di Putin”. La Concord Catering and Concord Management avrebbero, secondo Mueller, finanziato le operazioni di un’altra compagnia, la Internet Research Agency, una “fabbrica di trolls online” con sede a San Pietroburgo.

La Concord Management and Consulting LLC sono quindi in realtà la stessa compagnia e si sono presentate in Tribunale difese da uno dei più famosi studi di avvocati statunitensi: Reed Smith LLP.

Di fronte al giudice Harvey c’erano i rappresentanti del procuratore speciale Mueller; gli assistenti procuratori speciali Jeannie Rhee, Lawrence Atkinson e Ryan Dickey. Mentre a rappresentare i Russi, del leggendario studio legale Reed Smith LLP c’erano: Eric Dubelier e  Katherine Joanne Seikaly.

A questo punto sono cominciati i sorrisi. Prima di tutto lo sguardo smarrito dei procuratori Mulleriani nel vedere un team di avvocati presenti in tribunale per conto dei russi. I procuratori, colti evidentemente di sorpresa, avrebbero immediatamente chiesto che il caso venisse posticipato. Questo probabilmente per guadagnare tempo e permettere ai Mulleriani di assorbire lo shock, la svolta negativa della situazione e tracciare una nuova linea di attacco alla luce dei nuovi sviluppi della situazione, opposta rispetto alle aspettative iniziali. Insomma per i Mulleriani trovarsi di fronte la squadra di avvocati è valso l’equivalente di un uppercut ben assestato ad un avversario troppo baldanzoso. Il giudice avrebbe rifiutato la richiesta dei Mulleriani e l’udienza quindi si è svolta regolarmente.

Durante questa udienza, il giudice chiede all’avvocato che rappresenta la Concord Management se rappresentasse anche la Concord Catering. L’avvocato Dubelier risponde al giudice affermando di rappresentare solo la Concord Management. Dubelier sottolinea la ragione per cui non rappresentano la Concord Catering: “Vostro Onore, penso siamo di fronte al classico caso in cui il governo tenta di incriminare il proverbiale panino al prosciutto”. Il panino al prosciutto si riferisce al famoso termine “incriminare un panino al prosciutto” tratto da un articolo del New York Daily News del 1985,  quando il capo procuratore di New York, Sol Wachtler, dichiarò alla stampa che i pubblici ministeri avevano così tanta influenza sulle giurie da poter, se necessario, condannare anche un panino al prosciutto.

Dubilier prosegue affermando che la Concord Catering non esisteva come entità legale durante il periodo in cui Mueller la accusa di aver influenzato le elezioni americane. Dubelier aggiunge inoltre che “Se mi mostrassero le prove che codesta compagnia esisteva al momento dei fatti contestati dai procuratori, probabilmente saremmo qui a rappresentarli, ma per gli scopi di oggi no.”

Gli avvocati Eric Dubelier e Katherine Joanne Seikaly hanno sottolineato inoltre che le accuse del  procuratore speciale Robert Mueller sono infondate e l’unica ragione mossa dalle accuse di Mueller sarebbe quella di “incriminare un russo – qualsiasi russo possibile“. In altre parole gli avvocati hanno accusato Mueller di fronte al giudice di condurre una vera e propria caccia alle streghe. Secondo gli avvocati la ragione di queste approssimative accuse di Mueller contro fantomatiche entità Russe è ovvia: accusare i Russi per giustificare la propria esistenza da procuratore speciale.

Dubelier e Seikaly hanno detto che le accuse “costituiscono un forma di ipocrisia” in quanto gli Stati Uniti hanno interferito regolarmente nelle elezioni di molti paesi stranieri. Inoltre secondo gli avvocati la Concord Management non intendeva violare la legge federale. D’altronde la Concord Management non conosce la legge federale americana, non operando sul territorio americano. “L’accusa precipitosa non è in grado di discernere se l’imputato sapeva che stava agendo in modo illegale o che intendeva violare i reati normativi sottostanti. Il rischio qui è grave, cioè una società straniera senza una presenza fisica negli Stati Uniti è accusata, in un caso senza precedenti, di una tipologia mai presentata prima dal Dipartimento Di Giustizia per aver cospirato nel frodare gli Stati Uniti, non rispettando determinati requisiti normativi che sono sconosciuti anche alla maggior parte degli americani.” Gli Avvocati dei Russi hanno concluso di voler avvalersi del diritto di un processo veloce, cosa che metterebbe i paladini Mulleriani in crisi.

Così il nostro eroe Robert Mueller, dopo aver condotto una inchiesta a dir poco dilettantistica, arriva ad accusare una societa` che al tempo dei fatti non esisteva nemmeno e una volta in tribunale, si ritrova spiazzato dalla presenza degli avvocati difensori. Tutto questo avendo speso fino ad ora la bellezza di 14 milioni di dollari, con un team di ben 16 assistenti procuratori, per ritrovarsi poi in mano “un panino al prosciutto”. Come disse qualcuno (Michail Bakunin): “La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà!” Già si odono le poderose risate di scherno echeggiare nelle stanze del Cremlino. La farsa del Russiagate continua ma almeno ora cominciamo a divertirci.

http://italiaeilmondo.com/2018/02/17/epilogo-di-una-farsa_-di-gianfranco-campa/

EPILOGO DI UNA FARSA?_ di Gianfranco Campa

italiaeilmondo.com

Mueller ha reso pubblici i capi di accusa contro tredici cittadini russi accusati di intrusione nelle elezioni presidenziali americane. Ciò che colpisce però non …

 

http://www.dcd.uscourts.gov/content/magistrate-judge-g-michael-harvey

Magistrate Judge G. Michael Harvey | District of Columbia …

www.dcd.uscourts.gov

G. Michael Harvey was appointed as a United States Magistrate Judge on February 13, 2015. He received a B.A., cum laude, from Duke University in Political Science and Religion in 1989.

 

https://www.docdroid.net/ytSx83s/usa-v-concord-5-9-18-18-032.pdf

 

 

SPIGOLATURE MEDIORIENTALI, di Antonio de Martini_ a cura di Giuseppe Germinario

Qui sotto due significative spigolature di Antonio de Martini apparse sui social network. La notizia più clamorosa è la vittoria relativa di Moktada Al Sadr in Iraq. Si tratta del leader che con più accanimento ha combattuto l’occupazione americana e contemporaneamente la crescente influenza iraniana nel paese. Non a caso il suo movimento ha progressivamente affievolito l’impronta confessionale ed accentuato il proprio carattere nazionale e nazionalista.

La sua ascesa ci segnala la fragilità di molti stereotipi che hanno guidato l’interpretazione dei fatti nella polveriera mediorientale:

  • la divisione confessionale tra sunniti e sciiti spiega solo in parte, ed in misura decrescente e indiretta, il conflitto e il gioco politico delle fazioni e delle formazioni politiche
  • controllata la sbornia dell’ISIS e del suo tentativo truculento di coniugare l’aspirazione universalistica con l’esigenza di radicamento territoriale, con tutto il corollario di strumentalizzazioni e manipolazioni degli agenti geopolitici più importanti, in particolare degli Stati Uniti, inizia a riprender piede un movimento nazionale dalle sembianze diverse da quelle conosciute negli anni ’70
  • la situazione in Siria e in Iraq, in apparenza del tutto favorevole alla Russia e all’Iran, sta forse rivelando il grande limite della classe dirigente predominante in Iran: l’incapacità di fermarsi al momento giusto e il rischio di compiere un passo più lungo della propria gamba. Ha certamente il grande merito di aver contribuito ad evitare la caduta del regime di Assad e il conseguente genocidio delle minoranze di quel paese. La tentazione di fare della Siria il terreno di confronto con Israele è però sempre più forte e su questo sta incontrando la ritrosia sempre più manifesta dello stesso Assad, sostenuto in questo probabilmente dagli stessi russi. Il viaggio e l’accoglienza riservata a Netanyhau a Mosca non deve essere certo stata dettata dalle sole regole di galateo diplomatico. L’azione dell’Iran si sta spingendo ormai verso l’Atlantico. Di recente ha concesso la fornitura di grosse quantità di armi al Fronte Polisario, una organizzazione ormai dedita più che altro al contrabbando. Con questa mossa ha stuzzicato il Marocco, un paese alleato dei Saud e degli Stati Uniti; ma ha irretito anche l’Algeria, sino ad ora unico contendente del Marocco in quell’area. Anche l’Azerbaijan, paese sciita al confine con l’Iran, non gode ormai dei migliori rapporti con il paese degli ayatollah. La classe dirigente iraniana fatica a dissociare la propaganda oltranzista dalla diplomazia; è il segno della porosità di quel regime alle infiltrazioni e della radicalità del conflitto presente in essa.

Nelle more godiamoci, attraverso la sequenza fotografica di questi giorni colta da un giornalista americano presente “casualmente” all’Hotel Prince de Galles di Parigi; un’anteprima, un trailer dello spettacolo prossimo venturo del quale potremo godere

Ritraggono rispettivamente Seyed Hossein Mousavian, negoziatore iraniano sul nucleare nel 2005, Kamal Kharazi, ex ministro degli esteri iraniano, Abolghassem Delfi, attuale ambasciatore iraniano a Parigi, di spalle John Kerry all’uscita dall’hotel. In un precedente articolo http://italiaeilmondo.com/2018/05/06/diplomazie-parallele-di-giuseppe-germinario/ avevamo segnalato il corso di diplomazie parallele implicate nell’affaire Iran-USA. Queste foto ci segnalano probabilmente l’avvio di una campagna politica decisamente meno “nobile”. Il vecchio establishment americano, al momento di scatenare la campagna denigratoria verso Trump pensava di disporre del monopolio delle informazioni più riservate e private degli avversari politici. Un vantaggio indiscutibile in una contesa dai colpi bassi sempre più sconcertanti. Hanno scoperchiato invece un vaso di Pandora. Gli iraniani non devono aver preso molto bene il fallimento dell’accordo recentemente disconosciuto da Trump e l’inutilità dei loro eventuali atti di generosità. In pratica si profila uno scandalo simile a quello che sta travolgendo Sarkozy, con i suoi benefici finanziari ricevuti da  Gheddafi. E’ il segno che l’afflato pacifista, al pari di quello guerrafondaio, è il più delle volte corroborato e svilito da interessi molto più prosaici e particolaristici sui quali è facile scivolare. Una debolezza che spiegherebbe almeno parzialmente tanta insulsaggine, tante paralisi e tanti immobilismi, compresi quelli dei paesi europei, giustamente sottolineati da de Martini. Buona lettura_Giuseppe Germinario

IRAK: ALTRO BRILLANTE SUCCESSO DI AISE & CIA

Si potrebbe fare un gemellaggio tra Roma e Bagdad o almeno tra il PD e il partito di Abadi, il premier sconfitto alle urne.

Le elezioni sono ancora nella fase di spoglio, ma MOKTADA EL SADR, il mullah contrario all’Iran, come agli americani, è il vincitore col 54% dei voti espressi, mentre il servetto della CIA, Abadi, primo ministro uscente, si è classificato terzo dopo Allawi, l’ex cocco degli USA che li ha mandati a quel paese tre anni fa e ha fatto un partito suo.

MOKTADA EL SADR rappresenta la parte più bisognosa e sana della popolazione, ha istigato due rivolte armate contro le truppe occupanti ed è sospettato di essere dietro l’attentato di Nassirya.

Lusinghe e minacce non lo hanno mai piegato e non ha simpatizzato nemmeno con Teheran.

Il patriottismo di El SADR è fuori discussione e questo avrebbe potuto essere utile agli USA se solo avessero voluto veramente liberare l’Irak e instaurare un regime democratico.

Cercavano un servo. Lo hanno trovato che era vice presidente della Camera. Tutti sappiamo cosa vale un vice presidente. Lo hanno fatto premier e finanziato.
Si è classificato terzo su tre.

Complimenti anche all’AISE che presidiava la zona in cui EL SADR era più forte ed avrebbero potuto scovarlo e coltivarne il talento politico.

Peccato che abbiano mandato come capo centro un ufficiale che parlava solo lo spagnolo.
Magari con un po di inglese sarebbe riuscito almeno a non farsi sparare ai posti di blocco.

TRUMP SCONFESSA L’EUROPA. L’IRAN NON C’ENTRA.

Nessuno ha fatto notare la differenza di trattamento USA a Iran e Corea del Nord.

L’Iran , ha accettato di trattare con l’ONU ( tutti i membri permanenti del Consiglio piu la Germania) e di limitare il proprio sviluppo nucleare, sotto controllo AIEA, viene ad essere oggetto di nuove sanzioni ( e chi commercia con esso, di minacce sgangherate), mentre la Corea del Nord che ha completato il suo arsenale nucleare, è stata promossa da ” Stato canaglia” a cocco di papà Trump nel giro di tre mesi.

Abbiamo tutti constatato cosa sia accaduto a Saddam Hussein, Gheddafi e Assad per aver rinunziato ai WMD “mezzi di sterminio di massa”.

Disarmarsi non è dunque una opzione valida per sopravvivere. Anzi.

Proseguiamo la meditazione con due constatazioni destinate a condizionarci l’esistenza futura:

a) nessun paese dotato di armi nucleari è mai stato oggetto di invasioni, proxy guerre e rivoluzioni pseudo democratiche. Anche solo disporre di un ordigno senza vettore da usare come mina, garantisce dalle invasioni. Nemmeno il Pakistan.

b) chi esce con le ossa rotte da questa vicenda sono i paesi membri del consiglio di sicurezza più la Germania e meno gli Stati Uniti.

Credo proprio che l’intera operazione serva a dimostrare al mondo che chi conta sia soltanto il governo USA e che l’Europa, la Russia, la Cina, anche messi assieme, non contino granché, quindi ogni accordo con loro è caduco.

Basta un qualsiasi Trump per ridurre a zero la loro credibilità.
Mondo multipolare un corno.

Dall’accordo sul clima alla Corea del Nord, se non hai il bollino qualità degli USA non hai alcuna garanzia di essere dalla parte della legalità internazionale.

L’unico rischio che corrono gli USA è che la frequentazione di Russia e Cina ( e India?) potrebbe piacerci.

La solitudine in casa e fuori non fece bene a Macbeth, non farà bene a Trump.

Contenziosi in terra straniera, di Antonio de Martini

Trump era stato avvertito che rompere unilateralmente l’accordo JCPOA avrebbe avuto conseguenze sul piano militare.

Ieri l’Iran e Israele si sono scambiati una ventina di missili per parte avendo cura di non mirare a zone abitate.
Gli obbiettivi di entrambi sono in territorio siriano beninteso.

Gli iraniani hanno portato la guerra al confine di Israele colpendo la provincia di Quneitra ( alture di Golan), dopo che tutti gli sforzi occidentali miravano a perpetuare la guerra alla frontiera turca.

Il gioco è chiaro: se Trump colpirà l’Iran, questo colpirà Israele, il quale a sua volta colpirà la Siria.

L’Europa – rappresentata da Francia,Germania e Inghilterra, assente l’Italia, hanno preso per la prima volta ufficialmente, le distanze dalla politica USA.

Presto dovremo anche noi decidere se correre il rischio di perdere il cliente americano che ci compra le mozzarelle e l’olio di oliva, oppure il cliente iraniano che compra da noi tecnologia.

Unica ragione di ottimismo è la presenza in questi giorni a Mosca – per la celebrazione della vittoria su Hitler- di Netanyahu che sta trattando con Putin.

Il mezzo milione di russi ortodossi,spacciatisi per ebrei che lasciarono l’URSS e adesso costituisce ormai una colonia russa in Israele ( e ha creato un partito) assume valenza determinante nel mosaico del Levante.

Ha offerto un argomento negoziale comune alla Russia e a Israele e costituisce motivo per Netanyahu per non trascurare la mediazione di Putin e per Putin di voler salvaguardare anche Israele.

La Russia, celebrando più che la vittoria i suoi 20 milioni di morti che hanno salvato l’Europa dal nazismo, dice all’Occidente che non teme di perdere altri venti milioni di soldati.

Ricevendo l’ospite israeliano a Mosca durante questa crisi, Putin mostra che la via del compromesso di pace passa dal Cremlino mentre Trump non è riuscito a far chiudere la bocca nemmeno a una puttana.

In questo momento di grandi scelte, un governo Di Maio Salvini , con Mattarella al Quirinale, mi fa venire la pelle d’oca.

Trump-Macron: un’umiliazione francese! Di Guillaume Berlat, a cura di Giuseppe Germinario

Qui sotto un articolo di Guillaume Berlat apparso sul sito elvetico 

Observatoire Géostratégique

Al di là dei giudizi di merito sugli indirizzi di politica estera americana propri dell’autore, pare molto pregnante la rappresentazione dei gravi limiti e delle ambiguità della condotta del giovane presidente francese, perfettamente in linea, su questo, con i suoi due ultimi predecessori. Buona lettura_Germinario Giuseppe

Avvertenza: il testo originale è stato tradotto utilizzando come base un traduttore automatico e correggendo gli errori più vistosi

Trump-Macron: un’umiliazione francese! Di Guillaume Berlat

 La reciprocità è una grande regola che governa la condotta delle relazioni internazionali, in particolare nel campo del protocollo e delle consuetudini. Donald Trump è stato ufficialmente invitato a Parigi in occasione dei festeggiamenti del 14 luglio 2017. Oggi, è naturale che Emmanuel Macron sia l’ospite di riguardo degli Stati Uniti nella visita ufficiale di tre giorni (23-25 ​​aprile 2018) che si svolge in questo paese, il primo del suo quinquennio 1 . Questo spostamento avviene quando diversi conflitti violenti avvelenano il clima sociale in Francia.

Siccome i simboli a volte contano tanto quanto la sostanza nella pratica diplomatica, Emmanuel Macron offre in dono a Donald Trump una giovane quercia, un segno della forza delle relazioni tra i due paesi. In termini di contesto geostrategico di questa visita, si arriva pochi giorni dopo gli attacchi tripartiti contro presunti siti di produzione illegale di armi chimiche in Siria, subito dopo l’annuncio di Kim Jong-un, il leader della Corea del Nord, della sospensione dei test nucleari e missilistici insieme a una nuova politica economica per il suo paese, nonché un incontro tra i due presidenti coreani (27 aprile 2018) e un paio di settimane prima di una decisione importante del governo degli Stati Uniti sull’accordo con l’Iran il 14 luglio 2015.

Ciò significa che ai due presidenti non mancano argomenti di discussione relativi a grandi equilibri globali! Sulla base di un rapporto speciale tra i due presidenti, Emmanuel Macron intende affrontare le cause alla radice (la lista delle controversie è lunga) attraverso la visita ufficiale che mira alla rifondazione del legame transatlantico 2 .

MACRON-TRUMP: UN RAPPORTO SPECIALE 3

Nonostante tutto ciò che li contraddice, esiste ancora, a questo stadio, una stima reciproca tra Emmanuel Macron e Donald Trump.

Un’opposizione di stile . Nonostante le apparenze ingannevoli e gli scambi di amabilità diplomatici facilitati dalla padronanza della lingua inglese di Jupiter (vedi il suo discorso davanti al Congresso), ” tutto divide i due uomini senza che si oppongano .” Da un lato, un megalomane magnate del settore immobiliare, un demagogo cantore di ” America First ” e dell’unilateralismo. D’altra parte, un tecnocrate geniale, rappresentante dell’Elite odiata dai populisti, foriero di un’Europa aperta e del multilateralismo. Ma queste visioni agli antipodi non impediscono convergenze di fondo strutturali su temi come la Siria (sostegno francese per gli scioperi del 14 aprile 2018 sui siti chimici e la partecipazione ai lavori di Parigi Piccolo gruppo4 ) ; Mali (la Francia riceve un supporto logistico significativo da Washington); la lotta contro il terrorismo (dal momento degli attacchi dell’11 settembre 2001 la cooperazione tra i servizi funziona perfettamente); Corea del Nord (anche se la Francia è stata superata dal riavvicinamento tra i due paesi) …

stima reciproca . Anche se Emmanuel Macron ha espresso giudizi severi sulla presidenza -tweeter di Donald Trump (intervista con la rivista TimesNovembre 2017), c’è una buona comunicazione tra i due capi di stato. Prima degli attacchi congiunti in Siria, hanno parlato al telefono ogni giorno durante questo psicodramma. Jupiter avrebbe portato a una maggiore discrezionalità nella sua espressione pubblica e più moderazione nella sequenza militare. Dopo alcuni inizi difficili (la famosa stretta virile dell’ambasciata americana a Bruxelles a margine del vertice della NATO del 25 maggio 2017), l’empatia continua dopo la visita ufficiale di Donald Trump in occasione del centenario dell’ingresso nella guerra degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale e la partecipazione della coppia presidenziale alle cerimonie del 14 luglio 2017, una cena di quattro portate presso il ristorante Jules Vernes alla Torre Eiffel.

Istintivamente, i due animali politici si annusano e si riconoscono. Furono eletti nella sorpresa generale dopo aver infranto i codici politici dei rispettivi paesi. Questo è quello che dice Jupiter durante la sua intervista a Fox News alla vigilia della sua visita: siamo entrambi ” cecchini ” con una forte relazione personale. Emmanuel Macron sa come decifrare il lato teatrale del suo interlocutore e sa come suonare. Incarnerebbe la migliore speranza di canalizzare l’ardore della sua controparte, per moderarlo su certi punti. In una parola sarebbe il migliore degli amici 5 .

MACRON-TRUMP: LE RADICI DEL MALE

Nonostante scambi di gentilezza e belle foto 6 , il rapporto tra Donald Trump e Emmanuel Macron (” bromance ” per ” fratello ” e ” romanticismo ” 7 ) rimane segnato da diversi disaccordi su questioni internazionali ed economiche che non hanno ancora compromesso il commercio bilaterale.

Iran . Il punto principale della contesa è che il futuro dell’accordo nucleare di Teheran minaccia di interrompere la luna di miele tra i due presidenti, che sono entrambi saliti al potere nel 2017. Firmato il 14 luglio Il 2015 da Iran, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Germania e Unione Europea, il JCPOA (Joint Global Action Plan) ha messo in atto un quadro di Attività nucleari iraniane in cambio di una graduale revoca delle sanzioni contro Teheran. Donald Trump, che non ha moderato le sue parole dopo la sua elezione su questo accordo, ha concesso ai firmatari europei fino al 12 maggio per ” aggiustare l’errore terribile Se questo non dovesse avvenire, si rifiuterà di prolungare l’allentamento delle sanzioni statunitensi contro la Repubblica islamica. Nel tentativo di convincere il presidente americano a mantenere questo accordo, Emmanuel Macron ha proposto per diversi mesi, con i suoi partner tedeschi e britannici, di adottare nuove sanzioni contro le attività balistiche dell’Iran e il suo ruolo nella regione, per il momento invano. Dichiara che non esiste un piano B, ma propone di concludere un nuovo accordo 8 .

Commercio internazionale . La questione del commercio spinse Emmanuel Macron, per la prima volta, ad alzare davvero il tono alla fine di marzo contro la sua controparte americana, che decise di imporre tasse sulle importazioni di acciaio e alluminio. ” Parliamo di tutto in linea di principio con un paese amico che rispetta le regole dell’OMC. Non parliamo di nulla in linea di principio quando è con un fucile sulla tempia ” , ha detto. Di fronte a una strategia americana che considera ” cattiva “, l’Unione europea ” deve essere unita e determinata, non è la variabile di aggiustamento del commercio globale, né è l’anello più debole al mondo. l’ingenuo difensore Ha aggiunto. Donald Trump ha dato all’Unione europea e sei paesi fino al 1 ° marzo per negoziare esenzioni permanenti alle tariffe del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio che ha deciso di introdurre per porre fine alla ” aggressione ” commerciale di cui Washington è vittima. La domanda è importante in quanto mette in discussione le regole del commercio internazionale che gli americani vogliono e che oggi rifiutano senza previa consultazione con i loro partner dell’OMC.

Clima . Nove mesi dopo la sua chiamata ” Makeourplanetgreatagain ” Emmanuel Macron cerca ancora una volta di convincere Donald Trump a mantenere l’impegno alle disposizioni dell’accordo di Parigi raggiunto al COP21, ma le probabilità che questo accada sembrano scarse. Dal momento che il suo annuncio sensazionale di recedere da questo accordo, che dovrebbe aiutare a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 ° C, il presidente degli Stati Uniti non è cambiata di una virgola la sua posizione nei confronti di questo testo che giudica ” cattivo “. Gli Stati Uniti potrebbero ritornare all’accordo se fosse rivisto, ha ripetuto più volte, ipotesi respinta da altri paesi firmatari, primo fra tutti la Francia, che ha escluso qualsiasi ” dipanarsi“. Donald Trump ritiene che questo testo danneggi gli interessi economici degli Stati Uniti, sia distruttivo per i posti di lavoro e penalizzi gli Stati Uniti rispetto alla Cina in particolare.

Responsabile del 15% delle emissioni globali di gas a effetto serra, gli Stati Uniti si sono impegnati in questo accordo a ridurre le proprie emissioni entro il 2025 dal 26 al 28% del 2005. In un’intervista alla CBS a dicembre, Emmanuel Macron ha dichiarato di essere ” abbastanza certo che [il suo] amico presidente Trump [cambierebbe idea] nei mesi o negli anni a venire “. Per il momento, la resistenza è organizzata negli Stati Uniti nella società civile, alcuni stati e compagnie che ascoltano la loro voce discordante. Alla fine di marzo, l’ONU ha stimato che ” indipendentemente dalla posizione del governo, gli stati potrebbero essere in grado di raggiungere i loro impegni come paese.“. La domanda è importante, evidenziando se uno stato è in grado o meno di soddisfare i propri impegni ( Pacta sunt servanda ). È interessante notare che il ministro dei media della transizione ecologica e della solidarietà, Nicolas Hulot non è stato invitato a fare il viaggio a Washington 9 .

Gerusalemme . La decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e di trasferire la sua ambasciata, che ha incendiato la regione all’inizio di dicembre, è stata denunciata da Emmanuel Macron – in termini moderati. ” È una decisione sfortunata, che la Francia non approva e che è contraria al diritto internazionale e alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU ” , ha risposto il capo dello stato. A dicembre, dalla parte del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas a Parigi, sentiva che gli Stati Uniti avevano ” emarginato ” questa decisione . “Ho detto al mio amico Donald Trump (…) quando unilateralmente ha annunciato il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, che penso che non abbia aiutato la risoluzione del conflitto, la situazione, non penso nemmeno che abbia contribuito a migliorare la situazione della sicurezza, a parlarvi francamente ” , ha aggiunto a marzo. ” Ad un certo punto del processo, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e Palestina, accadrà, ma è arrivato al momento giusto” 10 . Anche in questo caso, siamo al centro dell’unilateralismo americano. L’America si aspetta dai suoi partner e avversari il rispetto rigoroso degli impegni presi ma che si consente di calpestare  senza alcuna limitazione.

Come si può vedere, l’elenco dei disaccordi sulla sostanza è coerente. In che modo la visita del Presidente della Repubblica potrebbe aver contribuito a ridurli o addirittura a superarli a lungo termine e non con dichiarazioni indulgenti ma lievi? La stampa americana sembra più scettica riguardo alla capacità di influenza di Giove rispetto alla sua controparte francese.

MACRON-TRUMP: THE CORDIAL MISENTENT

Il minimo che si possa dire è che la scommessa di Giove, nonostante la preparazione del terreno e una visita densa, è mancata poiché la diplomazia tattile ha i suoi limiti. Questa visita è uno schiaffo per l’ambasciatore francese a Washington.

La scommessa di Giove , le visite di Stato sono rare a Washington – la prima di un leader straniero dall’insediamento del 45 ° presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca-, Donald Trump aveva tutte le ragioni per mettere i piatti in grande per ospitare Emmanuel Macron per la sua prima visita ufficiale attraverso l’Atlantico. La scarsità è il prezzo. Infatti, Giove è l’unico capo di stato o di governo europeo a mantenere un rapporto virile ma sicuro con la sua controparte americana. Angela Merkel e Theresa May non apprezzano il machismo dell’uomo con lo stoppino biondo impantanato in tutti i tipi di scandali politici e sessuali. Bruno Le Maire, il ministro cortigiano per eccellenza, spiega a chiunque voglia ascoltare che Emmanuel Macron «è persino riuscito a diventare l’unico contatto di Trump in Europa. Una bella impresa .

Altri si affrettano ad aggiungere che questa visita assomiglia al matrimonio di carpe e conigli oltre l’operazione di seduzione di Giove che cerca di estendere l’influenza della Francia negli Stati Uniti, o addirittura di sostituire alla perfezione Albione. La coppia Trump-Macron sostituì il tandem Obama-Merkel, che aveva strutturato le relazioni transatlantiche per otto anni. Il loro rapporto si trasforma in una battaglia di ego e di comunicazione … senza risultato tangibile 11 . Per quanto riguarda Angela Merkel, che si è recata a Washington il 27 aprile 2018, il minimo che possiamo dire è che è sobria fatta eccezione per la diplomazia economica che pratica con discrezione ed efficienza .

La preparazione del terreno . In perfetta comunicazione, Emmanuel Macron ha scelto di parlare all’America profonda, alla vigilia della sua visita ufficiale dal suo ufficio dell’Eliseo, tramite il popolare canale televisivo Fox News (intervista di 30 minuti in inglese). Una sorta di presentazione della sua posizione sui principali argomenti di discussione con la sua controparte americana.

“Il mio obiettivo è quello di evidenziare la lunga storia tra i nostri due paesi, basata sui valori che deteniamo, in particolare la libertà e la pace ” , ha dichiarato il presidente francese a Chris Wallace. ” Difenderò il multilateralismo al Congresso, il che significa giocare insieme per ridurre l’influenza di alcuni stati canaglia e dittatori brutali “. La sua ” relazione speciale ” con il presidente degli Stati Uniti è dovuta a tre motivi. Primo: ” probabilmente perché siamo entrambi cecchini, non facciamo parte del tradizionale sistema politico“. In secondo luogo, siamo sulla stessa linea su importanti questioni internazionali, in particolare la lotta contro il terrorismo e la lotta contro lo Stato islamico (IS). E terzo, abbiamo una ” forte relazione personale “. La stretta di mano muscolare del loro primo incontro? ” E’ stato molto diretto, un momento molto naturale e amichevole “, dice Jupiter, che concede di aver “osservato alcune vittime” nel modo in cui Trump attira quelli che saluta. Il passaggio che più interessa la catena impegnata dietro il presidente americano era già stato svelato come antipasto. “Non spetta a me giudicare o spiegare al tuo popolo che cosa dovrebbe essere il tuo presidente o se, a causa di indagini e controversie, è meno credibile. Non mi chiedo mai se completerà il suo mandato ” , dice il presidente francese. ” Lavoro con lui perché siamo entrambi impegnati nel nostro servizio “. In Siria, Emmanuel Macron ribadisce la necessità per gli Stati Uniti e gli occidentali di “restare, non necessariamente con le truppe statunitensi, ma anche attraverso la diplomazia”. Per “costruire la nuova Siria”, il ruolo degli Stati Uniti, degli alleati, dei paesi della regione “e anche della Russia e della Turchia” sarà molto importante. “Se partiamo dopo la sconfitta di IS, lasceremo il terreno al regime iraniano, a Bashar al-Assad e quelle persone, che prepareranno la prossima guerra e daranno da mangiare ai nuovi terroristi”. La minaccia degli Stati Uniti di imporre tariffe sull’acciaio (25%) e alluminio (10%) a partire dal 1 ° maggio promette alcuni scambi diretti tra Trump e Macron: “Spero che non li attuerà e che conceda una deroga all’UE “, afferma il francese. “Non consegniamo una guerra commerciale ai nostri alleati. Dove sono le tue priorità? Hai bisogno di alleati e siamo tuoi alleati “. Aggiunge:” Sono un ragazzo facile da capire, sono molto semplice e diretto: non puoi fare la guerra a tutti, Cina, Europa, Siria, Iran … Andiamo! Non funziona così. Allo stesso modo, sull’accordo nucleare con l’Iran, che Washington minaccia di denunciare il 12 maggio: “Questo accordo è perfetto? No, ha detto il presidente. Ma qual è la tua migliore opzione? Non lo vedo Non ho un piano B sulla questione nucleare. Ecco perché dico: manteniamo il quadro che esiste perché è migliore di una situazione tipo Corea del Nord. Tuttavia, non sono soddisfatto della situazione riguardante l’Iran. Voglio combattere il loro programma di missili balistici e contenere la loro influenza regionale “, dice, sostenendo di” completare “l’accordo senza distruggerlo. Anche Emmanuel Macron predica cautela sulla Corea del Nord, mentre presta credito alla ” pressione ” dell’Amministrazione Trump e al ruolo della Cina. Emmanuel Macron: ” Non ho un piano B sull’accordo nucleare con l’Iran “. “Non dobbiamo mai essere deboli con Vladimir Putin. Se uno è debole, ne beneficia “. Su quest’ultimo, il presidente francese mastica meno della sua controparte americana: “È un uomo forte, un presidente forte, vuole una grande Russia, il suo popolo è orgoglioso delle sue politiche. È estremamente duro con le minoranze e i suoi avversari. La sua concezione della democrazia non è mia, ma ho una discussione in corso con lui. Non essere ingenui: è ossessionato dall’interferire nelle nostre democrazie. Non dobbiamo mai essere deboli con Vladimir Putin. Se siamo deboli, ne beneficia, è il gioco: produce molte false notizie, ha una potente propaganda e cerca di indebolire le nostre democrazie perché pensa che sia un bene per il suo paese. Lo rispetto, lo conosco, voglio lavorare con lui sapendo tutto questo . ”

La fine dell’intervista è dedicata a spiegare le riforme realizzate in Francia al pubblico americano. Emmanuel Macron dice guidato da ciò che è ” equa ed efficace ” nella sua ” liberazione ” per creare ” una Francia più forte e meglio adattata alle nuove sfide, in particolare quelle di economia digitale e verde .” ” Nessuna possibilità ” che le proteste ” legittime ” lo facciano vacillare, assicura. ” Se seguiamo i sondaggi, non riformiamo mai “. Tuttavia, ” lucido e impegnato “, ha detto il presidente, facendo eco a colui che lo accoglie nella visita di Stato lunedì a Washington: “Sono qui per renderlo grande in Francia 12 .

Il contenuto della visita . Come in questo tipo di visita di stato, è importante distinguere tra due parti. La parte cerimoniale, anche se il simbolo è importante nella diplomazia, che rimarrà nella storia e nei mezzi di comunicazione: cena a quattro, cena formale alla Casa Bianca, scambio di doni e sostenuti da aimabilités, strette di mano più o meno calde o virili, discorso ufficiale (al Congresso), la diplomazia gastronomica (gamba jambalaya, nettarine crostata) 13 . Dà il tono della visita 14. L’aspetto politico di cui ancora non sappiamo tutto ciò che è stato detto durante le discussioni testa a testa o in formato esteso agli stretti collaboratori. Ci verrà detto cosa vogliamo dire in particolare sui temi del disaccordo (commercio internazionale, clima, Iran nucleare …) 15. Il metodo più tradizionale è quello di insistere sui punti di consenso (Siria, cooperazione militare, intelligence) per nascondere i punti di dissenso, i comunicatori del presidente con una certa destrezza in materia. Soprattutto da quando la diplomazia del buon dottore di Emmanuel Macron Coué raggiunge rapidamente i suoi limiti di fronte al peso dell’amministrazione e alle lobby particolarmente potenti negli Stati Uniti. Le sue eccellenti relazioni personali permettono, nel migliore dei casi, solo alcune amicizie a margine della posizione americana, ma senza tsunami diplomatici. Non credere in Babbo Natale. Una superpetroliera non può essere facilmente distolta dal suo corso. Tocchiamo così le esche del bougisme 16 . Così come i limiti di una diplomazia da cannoniera (Siria) 17, una diplomazia della sanzione (Russia) 18che è l’opposto della posizione tradizionale della Francia. La conferenza stampa congiunta ha messo in evidenza le lacune esistenti tra i due presidenti sul commercio internazionale e in particolare sull’Iran, Donald Trump che non si allaccia in pizzo. È una verità di prova che non può essere abbassata artificialmente. L’affronto era di buone dimensioni a Giove costretto a ingoiare il suo cappello 19 . Abbiamo bisogno di una buona risata a Berlino e Londra – per non parlare di Mosca – quello che ha detto ai suoi consiglieri, prima di partire per Washington: ” Sono felice di essere uno dei pochi capi di Stato per un rapporto piuttosto equilibrato con Donald Trump“. Per l’Iran, tornerà. La sua risposta delicata fu immediatamente stigmatizzata a Teheran, dove crediamo ancora nel valore degli accordi internazionali firmati, ratificati e applicati ( Pacta sunt servanda , ancora una volta). In queste circostanze, come convincete il leader nordcoreano a privarsi della sua assicurazione a rischio zero che è il suo arsenale nucleare se non ha la certezza sulla revoca delle sanzioni da parte degli Stati Uniti? 20Al di là del caso specifico dell’Iran, è l’intero sistema di sicurezza collettiva istituito nel 1945 a essere sfidato dalla posizione americana approvata di fatto dalla Francia. Per non parlare della fiducia, un ingrediente indispensabile per la pace e la sicurezza internazionali, che è minato da un comportamento così irresponsabile. Piccole cause, grandi effetti. Il minimo che possiamo dire è che i brillanti esperti francesi di diritto internazionale tacciono come carpe nonostante i colpi della Carta delle Nazioni Unite.

I limiti della diplomazia tattile . Rabdomato da Donald Trump, Emmanuel Macron riceve due sedute di recupero prima del Congresso (con ” standing ovations “) 21 e George Washington University (con studenti sedotti). Ma tutto questo non può nascondere i limiti, per non parlare del fallimento della visita. Sul nucleare iraniano, Jupiter dice tutto (non c’è un piano B per l’accordo del 14 luglio 2015) e il suo contrario (presenta i contorni di un possibile piano B). La diplomazia allo stesso tempo ha le sue ragioni per cui la ragione non sa nulla. Ovviamente, questo voltafaccia non è inosservato a Teheran e Mosca, o in alcune capitali europee come Berlino 22. Questa visita dimostra ampiamente la duplicità del linguaggio diplomatico di Giove, specialmente in Europa, un termine che abbiamo poco, per non dire, ascoltato sulle rive del Potomac. Non possiamo vantare gli immensi meriti della ” sovranità europea ” ad Atene, Parigi e Strasburgo e comportarci come un volgare ” sovereignista “(Che critichiamo costantemente) quando andiamo a Washington per baciare il babbuino del padrone del mondo. Le immense virtù del multilateralismo non possono essere decantate per governare le relazioni internazionali e per praticare l’unilateralismo più franco, l’unico rider che denunciamo negli altri. Non possiamo celebrare la gloria della coppia franco-tedesca e ignorare superbamente Berlino negli incontri con il grande di questo mondo. Forzando la linea, si può dire che Giove scavò la tomba d’Europa ad Arlington, seppellì il cadavere bollente di questa vecchia signora senza fiori, né corone.

La porta per l’ambasciatore-blunderer. Schiaffo per Giove ma anche uno schiaffo magistrale per il suo ambasciatore, dignitario francese a Washington, Gerard Araud che conclude la sua permanenza su una sfacciata Berezina, e questo merita a poche settimane dalla pensione. Questo diplomatico atipico è stato notato per i suoi incredibili slanci contro i leader libici, siriani e russi quando era stato ambasciatore presso l’ONU a New York. Aveva il grande merito di portare al culmine la diplomazia dell’invettiva e dell’insulto. Questo educato politecnico-enarchista neo-conservatore non ha ancora compreso l’essenza stessa della diplomazia. Colui che aveva inviato un tweet devastante dopo l’elezione di Donald Trump in contraddizione con le pratiche della professione, tweettò che era stato costretto a ritirarsi per ordine di Parigi. Ha anche minacciato di dimettersi in caso di vittoria di Marine Le Pen nelle ultime elezioni presidenziali del maggio 2017. Si può sempre sognare. Ma non è mai stato punito per tutti i pesanti errori che ha commesso negli ultimi anni. E questo per vari motivi dovuti alla sua appartenenza all’élite amministrativa, al suo supporto macro e a molte altre reti. Capire chi può! Ma, non sognare, continuerà in futuro come nel passato la moralizzazione della vita pubblica o meno. La polvere del serpente ha ancora giorni buoni prima di lei nella Repubblica al contrario … caste e intoccabili.

Ma siamo completamente rassicurati dai comunicatori di Giove che spiegano senza tremore che il presidente francese è rimasto coerente e che non c’è stata alcuna ritirata da lui. L’onore è sicuro. Una bella marsigliese e i cittadini francesi possono dormire prima dei nuovi exploit al Cremlino …

“Una nuova scienza politica è necessaria per un mondo completamente nuovo”, scrive Alexis de Tocqueville in Democracy in America nel 1840. Ma questo è ciò che il mondo del primo ventunesimo secolo deve affrontare, le molte sfide sulle quali lui è confrontato. La visita di Emmanuel Macron negli Stati Uniti è ovviamente parte di questo approccio riformatore alla governance globale istituita dopo la Seconda Guerra Mondiale con l’adozione della Carta di San Francisco sotto il dominio americano. La sfida americana era grande 23. Sfortunatamente per il Candido, Emmanuel Macron pensa di poter essere allo stesso tempo marziale e morale. Pensò di riportare alla ragione Donald Trump sull’Iran e sul clima. L’obiettivo è mancato La diplomazia non è come un trucco magico, un gioco di fagioli. Coinvolge il paziente a risolvere alcuni semplici obiettivi con alcuni alleati sicuri. Solo i cavalieri conducono direttamente nel muro: “le illusioni del potere, la rotta dell’influenza” 24 .

La conferenza stampa congiunta mostra un Donald Trump deliziato ( toglie la forfora dalla giacca del poco elegante Giove 25 ) e Emmanuel Macron a cipiglio (si sforza di fare un cattivo lavoro contro cuore) come primo della classe che ottiene un voto molto brutto. Essere giudicato sui risultati, ma per il momento, questa visita di Stato simboleggia la presentazione più completa del presidente francese contro il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e i deliri del presidente autoritario 26. Forse il Presidente della Repubblica inizierà a capire che la diplomazia è una lezione impegnativa di modestia e umiltà! Alla fine si è alfabetizzato, il capo dello Stato guadagnerebbe a riflettere questo avvertimento di Georges Bernanos: “morsi di umiltà risparmio di umiliazioni” A Washington, Macron è diventato micron. Di fatto per portare Donald Trump in ovile, è Emmanuel Macron che è andato a Canossa. Giove inghiottì il cappello in quella che può essere definita una umiliazione francese!

Guillaume Berlat

30 aprile 2018

1 Mathieu Magnaudeix, Macron negli Stati Uniti. Una visita per l’immagine , www.mediapart.fr , 22 aprile 2018. 
2 Editoriale, Una visita a doppio taglio , Le Monde, 27 aprile 2018, p. 19. 
3 Gilles Paris / Marc Semo, Macron-Trump, amici senza affinità , Le Monde, 22-23 aprile 2018, pp. 1-2-3. 
4 René Backmann, Siria: la diplomazia Elysee intrappolato , www.mediapart.fr , 21 aprile 2018. 
5 Marc Endeweld / Alain LEAUTHIER, Macron-Trump, il migliore degli amici , Marianne 20-26 aprile 2018 , p. 32 a 37. 
6 Olivier O’Mahony / Daniele Georget / Bruno Jeudy, Macron, l’amico americano , Paris Match, 26 aprile-2 maggio 2018, pp. 36-43. 
7 Patrick Saint-Paul, La “bromance”, e dopo?, Le Figaro, 26 aprile 2018, p. 1. 
8 Gilles Paris / Marc Semo, Trump e Macron guardano all’Iran , Le Monde, 26 aprile 2018, p. 2. 
Hulot privato del viaggio , Le Canard enchaîné, 25 aprile 2018, p. 2. 
10 Reuters, le ossa della discordia nel rapporto “amichevole” Trump Macron , il 20 aprile 2018. 
11 Mathieu Magnaudeix, Macron-Trump, ego di tango , www.mediapart.fr , 26 aprile 2018.
12 Philippe Gélie, Emmanuel Macron su Fox News: “farò di nuovo la Francia grande! ” Www.lefigaro.fr 23 aprile 2018. 
13 Solenn Royer / Marc Semo, Trump Macron: simboli prima di disaccordi , Le Monde 25 aprile 2018, pag. 6. 
14 Maurin Picard , media americana tra glamour e sarcasmo , Le Figaro, 26 aprile 2018, p. 2. 
15 Gilles Paris / Marc Semo, a Washington, Macron mostra le sue differenze con Trump , Le Monde, 27 aprile 2018, p. 3. 
16 Natacha Polony, Macron o le esche del bougism , Le Figaro, 14-15 aprile 2018, p. 17. 
17 Renaud GirardI russi non sono responsabili di tutti i nostri mali , Le Figaro, 3 aprile 2018, p. 15. 
18 Nicolas Baverez, Medio Oriente: la marcia , Le Figaro, 16 aprile 2018, p. 19 
19 Erik Emptaz, Macron; “Trump, più che un amico … un vero alleato pazzo”, Washington da qui , Le Canard enchaîné, 25 aprile 2018, p. 1. 
20 Christophe Ayad, avendolo o meno (la bomba), Le Monde, 27 aprile 2018, p. 19. 
21 Philippe Gélie, Macron applaudì come alleato critico di Trump, Le Figaro, 26 aprile 2018, pp. 2-3. 
22 O.B.-K., ciao-ciao Angela, The Chained Duck , 25 aprile 2018, p. 8. 
23 Renaud Girard, American Challenge del presidente Macron , Le Figaro, 17 aprile 2018, p. 17. 
24 Caroline Galacteros, Le illusioni del potere, la sconfitta dell’influenza , Le Figaro, 17 aprile 2018, p. 16. 
25 Solenn de Royer, Tra i due presidenti, la diplomazia degli “abbracci”, Le Monde, 27 aprile 2018, p. 3. 
26 Cowboy solitario, Gli abbracci imbarazzanti di Donald Trump ed E. Macron , The Lonesome Cowboy Blog, www.mediapart.fr , 25 aprile 2018.

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Fonte: Vicino e Medio Oriente, Guillaume Berlat , 30-04-2018

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