VERSO LA GUERRA CIVILE. IL TRAMONTO DELL’IMPERO USA_2a parte, di Gianfranco Campa

Qui sotto la seconda parte del racconto di Gianfranco Campa. Un testo particolarmente rievocativo, molto più efficace di un testo accademico nell’offrire il senso profondo del conflitto che sta lacerando le classi dirigenti e l’intera nazione americana. La prima parte la troverete qui http://italiaeilmondo.com/2019/12/22/verso-la-guerra-civile-il-tramonto-dellimpero-usa-1a-parte_di-gianfranco-campa/ . Ci consente di guardare con un occhio più comprensivo ed un atteggiamento meno moralistico e superficiale all’ascesa incerta della Presidenza Trump e alla accanita resistenza di una classe dirigente tanto potente quanto decadente. Giuseppe Germinario 

 

 

VERSO LA GUERRA CIVILE. IL TRAMONTO DELL’IMPERO USA

 

(Seconda Parte)

 

CRONACHE DALL’ ULTIMA FRONTIERA

 

 

Siamo una potenza costituzionale non una potenza imperiale

 

Papà dove sei?” mi chiede mio figlio al telefono. “Ho appena lasciato il Ranch di George, sono sulla strada, il navigatore mi dice che dovrei arrivare a Bismarck intorno alla mezzanotte.” rispondo. “Mezzanotte!!!? Scusa, ma non sei nel mezzo del Wyoming?” mi chiede sorpreso mio figlio. “Si, avrei dovuto metterci circa 7 ore, ma voglio fare una piccola deviazione, arriverò a Bismarck tardi, vado direttamente in albergo, ti chiamo domani mattina così passo dall’Università e ti vengo a prendere.“ la mia risposta lascia mio figlio ancora più perplesso, ma alla perplessità manca la curiosità indagatrice di approfondire le ragioni del mio fuori programma: Chi? Che cosa? Quando? Dove? Perché?

Mentre percorro la 85, direzione nord, la mia attenzione tutta rivolta alla strada è temporaneamente distratta da tre cartelli, di una discreta grandezza, posizionati al ciglio della strada. Ad occhio e croce, ognuno di questi tabelloni, stile pubblicitario, sarà approssimativamente di 2 metri di altezza per 6 metri di lunghezza.  Apparentemente non c’è niente di anormale nel vedere tabelloni pubblicitari affissi ai margini delle strade cittadine e delle interstatali americane; in questo caso però qualcosa di insolito attira la mia attenzione. Da lontano osservo, sul primo dei cartelloni che incrocio, la sagoma di un fucile da caccia: “Benvenuti in Wyoming; Terra del Secondo Emendamento”. Rallento per leggere meglio le incisioni sugli altri due cartelloni; vorrei scattare una foto fermandomi sul ciglio della strada, ma non ho voglia di farmi passare dal Tir che ho appena superato un paio di chilometri prima. Così continuo la mia corsa, giusto rallentando quanto basta per leggere i messaggi scritti sugli altri due cartelloni. Ad un centinaio di metri dal primo tabellone, il secondo annuncia:  “Gli Schiavi erano Disarmati!“; ancora altri cento metri, il terzo e ultimo cartello annuncia “Le Armi hanno solo due nemici: La ruggine e i Politici!” Solo ora mi accorgo che pur essendo vicini al ciglio della strada i tre cartelloni sono piazzati all’interno della staccionata collocata ai bordi della strada; presumo che siano stati piazzati lì da privati, dal proprietario della terra stessa o da qualcun altro con il dovuto permesso. Hanno utilizzato quindi la proprietà che costeggia la strada per mandare un messaggio a chi si trova, come me, ad attraversare lo spazio sconfinato del Wyoming.

Un po di  miglia più avanti, mentre mi appresto ad superare il confine con il Sud Dakota, mi ritrovo di fronte un Pick Truck, Ford 350, Nero. Il paraurti posteriore è ricoperto di adesivi; riesco a leggerne un paio, prima di sorpassare il veicolo: “Laureato All’università di Smith and Wesson – LGBT: I Support; Liberty, Guns, Beer, Trump.” Trattengo a stento una risata, mentre un cartello mi annuncia l’entrata in Sud Dakota.

 

 

I messaggi pro-armi mi fanno riflettere sulla natura stessa, l’essenza, l’anima, che questa nazione incarna: Gli Stati Uniti non sono una entità creata da burocrati seduti a tavolino, in giacca e cravatta, a colpi di trattati internazionali, come è stata, per esempio, l’Unione Europea; al contrario una nazione nel cui DNA è inciso a caratteri cubitali l’uso delle armi. Una nazione forgiata nel sangue; con l’annientamento di un popolo indigeno (Indiani), una guerra di Indipendenza, passando attraverso le guerre Indiane, la guerra del 1812 con la Gran Bretagna e quella del 1846 con il Messico, per finire con una guerra civile che ha causato più morti fra gli Americani che in quelle della prima, seconda guerra Mondiale, della guerra di Corea e del Vietnam messe tutte insieme. L’America! Un paese cresciuto sul movimento dei coloni e dei pionieri che con le famiglie, tra mille pericoli e peripezie, si lanciavano alla conquista dell’ignoto. Per molti l’unica speranza di sopravvivenza era un fucile, una pistola con i quali proteggersi durante il loro cammino.

I dati sul possesso delle armi rendono chiaro l’enorme significato culturale e simbolico che esse rappresentano per i patrioti americani e i cittadini statunitensi in genere. Piaccia o no  il possesso delle armi è apprezzato, venerato negli Stati Uniti più che in qualsiasi altro paese del mondo. Le armi come simbolo della libertà e della cultura americana. I numeri parlano sa soli. Due sono i dati da considerare. Primo, il dato ufficiale sul numero delle armi in posseso dei cittadini americani quantificato tramite la loro immatricolazione delle armi; secondo, il numero totale stimato delle armi, comprese quelle non registrate in possesso degli americani. Uno studio del Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra sostiene che sono più di 393 milioni le armi di proprietà in possesso dei cittadini negli Stati Uniti. Il rapporto, che si basa su dati ufficiali  di oltre 230 paesi, rileva che il possesso globale delle armi è fortemente concentrato negli Stati Uniti. Nel 2017, ad esempio, gli americani costituivano il 4 percento della popolazione mondiale, ma possedevano circa il 46 percento dell’intero patrimonio mondiale stimato in 857 milioni armi da fuoco in mano a civili. Con una stima di 120,5 armi per ogni 100 residenti, il tasso di possesso pro-capite di armi, negli Stati Uniti è il doppio di quello di qualsiasi altra nazione. Lo stato con il numero pro-capite più alto di immatricolazione è il Wyoming.

https://en.wikipedia.org/wiki/Gun_ownership

Saluto il Wyoming e di conseguenza il Redoubt. Lontano dai maggiori centri abitati l’America Redoubt è un manifesto vivente al diritto di possesso delle armi. Si respira, si coglie, si osserva la voglia di libertà, incastonata negli spazi maestosi di questa America dell’ultima frontiera.

 

 

***

 

Anche il Dakota, sia il Nord che il Sud, sono Stati che potrebbero tranquillamente identificarsi e far parte dell’America Redoubt. La mentalità, lo spirito che li avvolge e lo stesso di quello del Wyoming, del Montana e Idaho, ma per i patrioti del Redoubt i territori del Dakota pongono, tatticamente parlando, un problema non indifferente: le enormi praterie, che il larga parte dominano un territorio povero di grandi catene montuose e di fitte foreste, sono del tutto inadatti alla guerriglia armata. Non danno sufficiente protezione da artiglieria pesante, carri armati e larghi gruppi di combattenti. In contrasto foreste, montagne e la conoscenza intima di esse offrono agli altri stati un vantaggio indubbio, soprattutto in presenza di un nemico più numeroso e meglio armato.

Ormai con la macchina ho raggiunto e sto attraversando le Montagne delle Colline Nere (Black Hills). Questa area geografica del Sud Dakota è una delle più storiche e significative degli Stati Uniti, per varie e importanti ragioni. E qui che Mount Rushmore è collocato. Qui c’e anche la montagna dedicata a Crazy Horse (Cavallo Pazzo) ed è sempre qui, fra i picchi e le foreste delle Colline Nere, che aleggiano i fantasmi storici di un passato mai dimenticato e ancora controverso. Le colline nere sono considerate montagne sacre per gli indiani della tribù Lakota. I Black Hills (Paha Shapa) rappresentano la storia e la tradizione dei popoli nativi di questa area geografica. Nel 1776 gli indiani Lakota-Sioux conquistarono a spese della tribù dei Cheyenne questo territorio. Il 1776  è un anno significativo; fu anche l’anno della Dichiarazione di Indipendenza che di fatto segnava la nascita degli Stati Uniti D’America. La stessa data, due aree geografiche lontane, due entità politiche separate, diverse e aliene fra di esse, che però, per l’ineluttabilità del destino, si incroceranno e si scontreranno nel futuro.

Attraversando le Colline Nere arrivo a un paesino che si chiama Custer.  L’ultima volta che ci ero passato, motivato dal consiglio di un’amico, mi sono fermato in un ristorante per assaggiare “Il miglior Barbecue D’America.” Dakota BBQ è un posto piccolo, niente di sofisticato, ma leggendario fra i buongustai, gli amanti della carne al barbecue. Purtroppo questa volta però dovrò rinunciare al miglior barbecue del mondo; il tempo a disposizione è poco e la strada che mi attende lunga. Do un’occhiata all’orologio; segna le 11:30, la mia corsa continua…

Il paesino di Custer evoca un pezzo di storia importante per gli Stati Uniti. Il paese prende il nome dal famoso ufficiale militare, George Armstrong Custer, comandante del Settimo Cavalleria. Settant’anni dopo l’epico viaggio di Lewis e Clark, che risalendo il fiume Mississippi, attraversarono il Continental Divide, diventando i primi americani ad entrare nei territori dell’Ovest, nel 1874, una spedizione militare comandata dal Tenente Colonnello Custer, partendo dal Forte Abraham Lincoln, sulla riva occidentale del fiume Missouri, in quello che oggi viene chiamata la capitale del Nord Dakota, Bismarck, si avventurò alla scoperta delle Colline Nere. Ufficialmente il governo degli Stati Uniti aveva incaricato Custer di intraprendere la spedizione con l’obiettivo di trovare un luogo adatto per insediare un nuovo forte militare. Ma Custer aveva anche l’obiettivo di accertare se le voci di una possibile presenza di vene d’oro nelle Colline Nere era veritiera. Così, partendo il 2 luglio 1874, l’eroe della guerra civile, George Custer, guidò il Settimo Cavalleria e un gruppo di spedizione di oltre mille uomini alla scoperta delle Colline Nere. Custer era convinto che le Colline Nere sarebbero state fonti di una vasta riserva aurea utile alla prosperità  della nuova nascente nazione degli Stati Uniti D’America.

L’interesse degli americani per le Black Hills e la spedizione di Custer, procedeva in violazione del trattato firmato a Fort Laramie, nel 1868, che garantiva ai Sioux “uso e occupazione assoluta e indisturbata” dell’intera area delle Colline Nere. La spedizione nelle Black Hills gettò le basi per la conseguente “invasione” dei pionieri, dei coloni alla ricerca dell’oro; fu uno dei fattori scatenanti l’ultima guerra indiana, la guerra delle grandi praterie fra i Sioux e gli Americani.  L’ultimo capitolo di un conflitto che spense la luce della libertà delle popolazioni native d’America. Ironia della sorte; è la stessa luce che va lentamente estinguendosi anche sui patrioti americani in questo ventunesimo secolo, patrioti travolti dal cambio epocale demografico e generazionale.

Durante la spedizione di Custer, fu eretto l’accampamento principale del settimo cavalleria nello stesso luogo dove oggi sorge il paese. E sempre nello stesso luogo, tramite una foto storica, Custer veniva immortalato, dopo una battuta di caccia con la sua preda, un orso grizzly.

 

http://www.bigskywords.com/montana-blog/the-black-hills-expedition-of-1874

 

Oggi, la popolazione delle Black Hills è composta principalmente dagli abitanti delle riserve indiane e da quelli della base aerea militare di Ellsworth; in più tanti turisti che, soprattutto d’estate, vengono a visitare questi luoghi leggendari. L’economia delle Black Hills è così passata dallo sfruttamento delle risorse naturali (miniere e legname) all’industria del turismo e dell’ospitalità.

Di solito passato Custer e la città di Rapid City, per raggiungere Bismarck, dovrei dirigermi verso nord attraversando le vasti praterie del Dakota. La strada mi porta a percorrere le riserve indiane delle tribù dei Cheyenne e di Standing Rock. Questa ultima tribù, due anni fa, salì alla ribalta delle cronache mondiali, quando i nativi, sostenuti da migliaia di attivisti ambientali, organizzarono una protesta, in larga scala, contro il gasdotto Dakota Access Pipeline (DAPL). Per i nativi di Standing Rock, i lavori del gasdotto violavano il territorio sovrano e sacro della riserva indiana. Il DAPL, anche conosciuto come Bakken, è un oleodotto sotterraneo lungo 1.172 miglia (1.886 km). Inizia nei giacimenti petroliferi di Scisto della formazione Bakken, nel Nord Dakota, e continua attraverso il Dakota del Sud, lo Iowa, fino al terminale petrolifero a Patoka, nell’Illinois. Insieme al gasdotto di trasferimento di petrolio greggio da Patoka a Nederland, in Texas, forma il sistema Bakken. La Costruzione del DAPL , un progetto da 3,78 miliardi di dollari, iniziò nel giugno 2016. Nonostante la massiccia protesta, che bloccò temporaneamente la costruzione del gasdotto, DAPL fu completato nell’aprile 2017, diventando operativo nel Giugno 2017.

Questa volta però mi dirigo verso est, invece che a nord; una deviazione dal mio tragitto originale con un chiaro obbietivo. Mentre la macchina continua la sua corsa, lo scenario cambia dalle montagne delle Colline Nere, alle pianure e dolci colline delle praterie del Dakota. Mi fermo ad una piccola stazione di servizio nel mezzo del niente; il nucleo urbano è composto, letteralmente parlando, da quattro, cinque case: Hayes, popolazione 77 abitanti recita il cartello al suo ingresso. Devo riempire il serbatoio e rifocillarmi un momento. Entro nella stanzetta del minimarket, anche se descriverlo così sembra eccessivo. Il commesso dietro il banco mi saluta: “Come stai? Tutto a posto?” “Si grazie” rispondo. Il commesso è probabilmente anche il proprietario della “stazione”. Un uomo sulla trentina, cappello, camicia, jeans, stivali e cinturone da cowboy.  Mi ricorda una giovane versione dello Sceriffo più duro e controverso D’America: il Capitano Clay Higgins il quale dopo la pensione fu eletto al Congresso Americano come rappresentante Repubblicano della Louisiana.

 

 

 

Solo ora mi accorgo che al lato del cinturone, il cowboy ha una fondina con dentro la pistola. Incuriosito gli domando: “Ci sono rischi di rapine in questo posto isolato?” No, perché?” Mi risponde. “ Niente, solo curiosità”. Sotto la giacca, la mia Sig 357, fedele compagna, che porto con me ogni volta che viaggio, grida vendetta. In California sarebbe culturalmente inaccettabile mostrare un arma in pubblico. Col gomito accarezzo il lato della giacca, avvertendo il rigonfiamento della mia pistola. Questo mi porta conforto e mi fa sentire meno solo nelle sconfinate pianure del Dakota. Mentre attendo che la cassa elabori i dati della mia carta di credito, noto un cartello affisso al muro, dietro il bancone, incuriosito leggo : “Troppo sangue versato. Siamo una potenza costituzionale non una potenza imperiale!” Deduco che il sangue versato sia riferito alle guerre combattute dall’America in questi ultimi vent’anni. Mi piacerebbe porre una domanda al Cowboy commesso, ma il tempo stringe e la tabella di marcia mi impone di proseguire il mio viaggio.

Da dove vieni?” Mi chiede il cowboy mentre, dopo aver firmato la ricevuta, raccolgo dal banco,  la bottiglia d’acqua e le noccioline acquistate. “Dalla California” gli rispondo. Lui mi guarda dritto negli occhi senza accennare ad un minimo di inflessione emotiva. “Ti sei perso nelle praterie?” Mi chiede. “No, Sono sulla strada per Bismarck vado a trovare mio figlio all’Università”.

Esco dalla stazione di servizio, improvvisamente un vento gelido mi avvolge.  L’assenza di rilievi montagnosi significativi e la latitudine, lasciano esposte le praterie del Nord e Sud Dakota ai venti polari provenienti dal Canada. Siamo agli inizi di Ottobre e mentre in California imperversa l’estate indiana, con temperature ben oltre i 30 gradi, in Dakota l’inverno è ormai arrivato.

 

***

 

L’OMBELICO DEL MONDO

 

Qual è il dovere più sacro e la più grande fonte di sicurezza per la Repubblica? Un inviolabile rispetto della Costituzione e delle leggi” 

 

 

Ciao Gianfranco, piacere di conoscerti” mi porge il benvenuto Vince. Il primo scambio è cordialmente positivo. Si avverte la sensazione di mutuo e reciproco rispetto. “Vince, il piacere è tutto mio.” rispondo.

 

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Vai a trovare Vince” mi aveva suggerito George prima di lasciare il suo ranch in Wyoming. Una veloce telefonata fatta da George, per confermare se Vince fosse disponibile, mi aveva convinto ad effettuare una piccola deviazione sulla strada verso Bismarck per conoscere uno degli amici più cari di George.

L’amicizia tra Vince e George è di vecchia data. George era un giovane poliziotto appena arruolato nelle forze dell’ordine, Vince invece era un professore di storia in una delle più prestigiose e conosciute università della California. Secondo la versione dei fatti, che diverge leggermente a secondo di chi la racconta, Vince era in macchina mentre andava al lavoro e George era di pattuglia. George fermò Vince per notificargli una multa per eccesso di velocità. “Non l’ho multato, gli diedi semplicemente un avvertimento” sostiene George. “Mi multò per eccesso di velocità, andavo solo 15 miglia oltre la soglia del limite” sostiene tuttora Vince. Comunque sia quell’incontro fu l’inizio di un’amicizia che dura ormai da oltre 40 anni.

Vince, durante la sua lunga carriera, ha insegnato storia a migliaia di studenti, ma proprio come George, un giorno Vince si ritrovò sopraffatto dal futuro e relegato in un passato che non esisteva più. La sua colpa? Aver scritto una recensione accademica sulla “pericolosa” erosione dei valori della costituzione americana.  Vince denunciava il numero sempre più alto di istituzioni e cittadini americani che non sapevano piu interpretare l’essenza della costituzione, ignorando completamente il suo significato e i rispettivi contenuti. Vince attribuiva la decadenza dei valori costituzionali, tanto cari ai padri fondatori e ai patrioti americani, a vari motivi. Principalmente tre. Primo, la sempre più crescente macchina amministrativa, burocratica che snatura il concetto costituzionale di  “limited government.” Secondo, la crescente mancanza di insegnamento didattico storico sull’importanza dei valori costituzionali. Terzo, la connessione tra l’immigrazione moderna e l’erosione del rispetto, la conoscenza, l’intendimento dei concetti cardini della costituzione, in particolare quelli ribaditi nel secondo emendamento. Questo ultimo punto creò una levata di scudi da parte di varie entità accademiche e mediatiche che si precipitarono a definire lo scritto di Vince razzista. Vince aveva più volte cercato di chiarire la sua posizione: “La mia affermazione era neutrale, non era un giudizio pro o contro l’immigrazione, ma piuttosto una semplice constatazione dei fatti”. Vince sosteneva che la massiccia immigrazione moderna, proveniente principalmente dai paesi latini e asiatici è intrinsecamente diversa da quella del passato “L’immigrato in quanto tale, indipendentemente da dove proviene è sempre degno dei diritti e delle opportunità che gli Stati Uniti offrono

Secondo Vince, il logorio del rispetto nei riguardi del secondo emendamento in Stati dell’unione come la California e New York è dovuto anche al fatto che i nuovi immigrati sono estranei ai valori legati al concetto di possesso delle armi. La maggior parte arriva da paesi avversi alla cultura delle armi. “Non è una filosofia giusta o sbagliata, ma semplicemente la constatazione che nella stragrande maggioranza dei casi, i nuovi immigrati che arrivano negli Stati Uniti sono estranei al diritto del possesso alle armi, provengono da culture in cui l’equivalente del nostro secondo emendamento non esiste. Non comprendono né la necessità, né la ragione di possedere le armi.

La parte meno compresa del secondo emendamento è il significato, lo spirito, al di là del possesso fisico delle armi, che il secondo emendamento rappresenta: “Il secondo emendamento garantisce di fatto l’opzione del cittadino alla ribellione, alla rivoluzione. ll secondo emendamento, non è stato scolpito dai Padri Fondatori nel testo della costituzione per garantire il diritto del cittadino di andare a sparare al poligono, di andare a caccia, oppure di proteggersi dai criminali; queste sono le conseguenze naturali delle quali il cittadino beneficia.  La vera ragione dell’esistenza del secondo emendamento è quello di garantire un baluardo, un dissuasore contro la nascita di un governo, di un’entità sovrana ostile alla costituzione stessa. I Padri Fondatori si sono preoccupati di codificare i diritti alle armi nella costituzione con una sola ragione in mente: offrire al cittadino gli strumenti necessari per opporsi, se desidera, ad una dittatura tirannica.”  Sostiene Vince. Ad avallare questo concetto essenziale, primario, nella costruzione della costituzione americana, si può portare come esempio la collocazione stessa del secondo emendamento, nella stesura del dettato. Il primo emendamento afferma il diritto alla parola e alla libertà di espressione “Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscono la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.” Il secondo emendamento afferma il diritto al possesso delle armi. In altre parole; se il diritto al primo emendamento venisse meno, il secondo diventa garante e baluardo del rispetto del primo emendamento. Il due emendamenti sono interconnessi; il lento, inesorabile sgretolamento di questi due emendamenti porterà alla fine della repubblica a stelle e strisce; il tempo segna l’ora tarda della Repubblica Americana; l’ora della rivoluzione e della ricostruzione di una nuova entità. Una realtà fondamentalmente diversa da quella attuale. Il destino della Repubblica è ormai incanalato su binari che non si possono deviare…Mi vengono in mente le parole di alcuni dei Padri Fondatori, su tutti Alexander Hamilton, Samuel Adams e George Washington: Qual è il dovere più sacro e la più grande fonte di sicurezza per la Repubblica? Un inviolabile rispetto della Costituzione.” “Se mai dovesse venire il momento, quando uomini vanitosi e ambiziosi avranno i posti più alti nel governo, il nostro Paese avrà bisogno dei suoi patrioti per impedirne la sua rovina.“Il governo non è intelletto, non è eloquenza, è solo forza. Come il fuoco, è un servo pericoloso e un temibile padrone.

 

 

Due giorni dopo la pubblicazione dello scritto, Vince fu chiamato a rapporto dal rettore dell’università per chiedere chiarimenti su alcuni dei concetti più” controversi” espressi nel suo saggio. Poiché era professore di ruolo, al rettore dell’Università mancavano  le basi per poter licenziare Vince. “Probabilmente neanche il rettore credeva che il mio ‘peccato’ fosse degno di questa sollevazione di scudi. Ma anche lui dovette cedere  all’impeto critico al quale fu soggetto il mio scritto.

Come conseguenza del suo saggio Vince fu oggetto di minacce alla sua incolumità. Lettere minatorie arrivavano a decine ogni giorno, sia nel suo casellario postale all’Università, sia a casa. Una scritta sul muro dell’Università lo accusava di essere razzista e la macchina gli fu rigata più volte nel parcheggio dell’università stessa. Tutto ciò convinse Vince, dopo tanti decenni di insegnamento, ad appendere i libri al muro e andare in pensione; era il 22 Aprile 1998.

 

***

 

Seduti nel salone di Vince ci gustiamo il tè che sua moglie ha preparato. Il salone è di fatto una libreria privata; i muri sono ricoperti da scaffali pieni di testi. “Quanti sono?” Chiedo a Vince guardando gli scaffali. “Fino a qualche anno fa avevo una collezione di 1322 libri, oggi me ne sono rimasti 543

Vince ha raggiunto e superato la ottantina d’anni anche se ne dimostra non più di 70. ”Sembra più vecchio George, nonostante abbia una decina di anni in meno”,  rivolgo un complimento a Vince ridendo. “George ha vissuto una vita sempre sul filo del rasoio; sparatorie, inseguimenti, botte, arresti, insulti, umiliazioni, divorzi, fallimenti; ha combattuto contro tutto e tutti a volte anche con chi gli era amico. Andare in pensione e lasciare la California per il Wyoming, circondandosi di terra, aria, animali e libertà gli ha sicuramente prolungato la vita” Risponde Vince.

Perché il Sud Dakota?” domando schiettamente a Vince. “Mia moglie è originaria di Sioux Falls, ci incontrammo all’università di Berkeley dove si era trasferita a studiare e da allora non ci siamo più lasciati. Quando andai in pensione si presentò l’opportunità di comprare un appezzamento di terra e una casa qui a Highmore, dove il fratello buonanima, di mia moglie viveva.”   Risponde Vince. Tra la terra del cognato e quella di sua proprieta, intorno ai 110 acri (oltre 44 ettari)  negli ultimi vent’anni, Vince ha coltivato e prodotto tonnellate di Mais e Soia. Vince ora è in pensione per la seconda volta, la terra è stata data in gerenza ad una compagnia che produce il mais, “la stessa a cui vendevo il mais” precisa Vince. Gli Stati Uniti sono il primo produttore al mondo di mais, il Sud Dakota il sesto stato dell’unione per la produzione di mais.

Highmore, il centro abitato dove vive Vince, si fa fatica a chiamarlo paese. Highmore è la “capitale” della Contea di Hyde. Gli elettori della Contea di Hyde hanno votato repubblicano sin dalla creazione dello stato del South Dakota. In sole due elezioni hanno votato democratico: quelle di Franklin D. Roosevelt nel 1932 e Lyndon B. Johnson nel 1964.

Il censimento ufficiale dice che a Highmore vivono 795 persone. In totale nella contea vivono 1280 persone. L’estensione della contea di Hyde è di 2240 chilometri quadrati. Per fare un paragone è più o meno della stessa estensione della provincia di Latina. Hyde sta lentamente scomparendo; nel 1930 la popolazione era di 3690 abitanti. Da allora, anno dopo anno, la contea ha visto calare demograficamente la popolazione. Rispecchia una tendenza ormai consolidata nel paese. Le contee a maggioranza di cittadini bianchi vanno lentamente scomparendo se non sono rimpiazzate da immigrati provenienti da altri Stati dell’Unione o da altri paesi del mondo. Generalmente parlando, la popolazione degli Stati Uniti è sempre in crescita, ma in posti dove l’immigrazione non arriva, il basso tasso di natalità è una condanna certa per il futuro. “D’altronde” dice Vince ”se non sei dedito alla coltivazione e/o all’allevamento, per i giovani qui non c’è niente…

Nonostante tutto, Highmore è salito alla ribalta nazionale nel giugno del 2019, quattro mesi prima della mia visita a Vince. Infatti uno dei motivi di questa mia deviazione non era solo il desiderio di conoscere Vince, ascoltando in prima persona la sua personale storia di fuga verso l’ultima frontiera, ma anche la curiosità di visitare un piccolo centro abitato della praterie del Dakota, diventato, tutto di un colpo famoso e proiettato sulla ribalta della politica nazionale. Highmore, questa comunità minuscola, per qualche ora, si è ritrovata al centro dell’aspro scontro politico-sociale in atto di questi tempi di tardo impero americano. In un istante Highmore si è scoperta al centro del mondo: “Preferire chiamarlo l’ombelico del mondo, definirlo centro è esagerato; alla fine siamo solo un buco nel mezzo della prateria. Passata la sbornia mediatica, siamo tornati ad essere un buco…grazie a Dio…” specifica Vince.

 

https://www.ksfy.com/content/news/Parade-float-causes-controversy-511659961.html

Ogni Giugno, in questa centro abitato, si tiene la celebrazione annuale della giornata dei Coloni di Highmore. Un evento celebrativo per radunare tutti insieme i cittadini della contea e dare la possibilità anche agli espatriati da questa contea, che vivono in altri stati, di rientrare e celebrare la cultura e lo spirito delle praterie. Il Giugno passato però è stato particolare; era la celebrazione del cinquantesimo anniversario della giornata dei coloni. A renderla più vivace e “controversa” ci ha pensato un cittadino di Highmore; Jeff Damer. In uno dei carri della parata celebrativa ha pensato bene di mettere una gabbia con dentro due persone con le maschere rispettivamente di Hillary Clinton e Barack Obama. Al di fuori della gabbia un’altra persona con la maschera di Donald Trump a simboleggiare l’arresto e l’imprigionamento di Obama e Clinton per mano dello “Sceriffo” Trump. Inutile dire che in questi tempi di estrema sensibilità sociale e politica, il simbolismo del carro ha toccato un nervo delicato in questa America che naviga sull’orlo di una guerra civile.

I grandi network come la CNN e il mondo dei social media si sono improvvisamente accorti dell’esistenza di questo “ombelico del mondo” riversandosi nelle praterie del Dakota per comprendere meglio “l’odio” che spinge questi “trogloditi” a fomentare il loro razzismo, misoginismo e anticonformismo…

Ci conosciamo tutti qui, incluso Jeff, un bravo ragazzo, che non si aspettava di certo una reazione del genere..Nessuno mai si era preoccupato di sapere cosa succedesse in questa terra di frontiera…” esclama Vince. “Per qualche giorno mi sembrava di essere tornato in California, con l’ossessione del politicamente corretto che mi ha tormentato negli ultimi anni della mia carriera…Ho avuto flashbacks che mi hanno impedito di dormire per un paio di notti quasi fossi afflitto da disturbo da stress post-traumatico” dice Vince con tono mesto. “Grazie a Dio così come erano improvvisamente apparse le orde urbane-radical chic, così si sono dileguate, un paio di giorni dopo. Qui vive tutta brava gente e desidera solo essere lasciata in pace. Molti nella comunità, dopo la parata, da Jeff al Sindaco del paese, hanno subito minacce di morte. La maggior parte di queste minacce arrivavano da soggetti che vivono in altri stati, come la California.” continua Vince. Quello che questa gente non riesce a comprendere è il significato stesso del primo emendamento: Libertà di espressione e di parola vuol dire letteralmente quello. I Padri Fondatori non hanno lasciato dubbi. Qualsiasi opinione, per quanto odiosa possa essere, e` protetta dalla Costituzione. Fra l’altro ciò che è detestabile per me potrebbe essere apprezzato da qualcun altro. Il vero lascito al rispetto della libertà di parola non è quando scambiamo opinioni ed esprimiamo concetti con coloro con i quali ci troviamo d’accordo, ma quando ci confrontiamo con chi detestiamo  per le idee che esprimono. Non dobbiamo condividerle ne ascoltarle quelle idee, ma dobbiamo rispettare la libertà di chiunque di esprimerle” dice Vince. “Quello che è successo lo scorso Giugno ha convinto molti di Highmore che anche nelle nostre praterie la libertà concessa dalla Costituzione è ora minacciata da forze sovversive che fino a qualche anno fa erano relegate alle zone metropolitane e universitarie, soprattutto in stati come la California e New York. Qui  la gente ha perso un certo senso di innocenza e si ritrova ora a meditare sul proprio futuro. Molti sono venuti in pellegrinaggio a casa mia per chiedere consiglio e ascoltare la mia esperienza. Ho ricordato a loro che quello a cui hanno assistito, sperimentato, io e mia moglie lo avevamo già vissuto vent’anni fa. Prima di questa storia che ha travolto e stordito il nostro paesino, guardavo alle milizie civili armate del Montana o del Wyoming con un certo disinteresse; le ritenevo francamente troppo radicali e fanatiche. Ora purtroppo in Highmore si sente più di qualcuno che vorrebbe creare anche qui un reggimento miliziano. Ci sentiamo con le spalle al muro. Non vivrò abbastanza a lungo da assistere alla sfracello di questo paese e di questo ne sono riconoscente a Dio. Ma fra 20-30 anni tutto sarà diverso. La nostra cara amata nazione non esisterà più e se continuerà sarà in una forma completamenta diversa da quella attuale.” la voce di Vince è tremolante, quasi sull‘orlo del pianto.

Ti vuoi fermare per cena?” mi chiede Vince. “Ti ringrazio, apprezzo l’invito, ma devo declinare; sono già le sette di sera e devo ancora arrivare a Bismarck.” gli replico. “Ti posso donare un libro per farti compagnia?” mi chiede Vince. “Sei molto gentile Vince ma io non leggo quasi più i libri cartacei; preferisco gli audio ebook sul kindle, cosi anche quando sono in macchina posso ascoltare la narrazione, ma sono interessato a conoscere la tua raccomandazione su qualcosa da leggere” dichiaro con curiosità. “Washington’s Crossing di David Hackett Fischer” Risponde Vince

 

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Sei mesi dopo la Dichiarazione di Indipendenza, il sogno della rivoluzione americana stava già sfumando. Le forze britanniche aveva sbaragliato gli americani a New York, occupato tre colonie ed erano ormai ad un passo da Filadelfia. La notte di Natale del 1776 George Washington era sul punto di perdere la Guerra Rivoluzionaria. Le truppe continentali erano scoraggiate e quasi sconfitte. Il resto dei patrioti americani avevano perso fiducia nelle capacità militari-tattiche di Washington. Il generale Joseph Reed, uno degli ufficiali più vicini a Washington aveva cospirato contro di lui. Uno dei comandanti di Washington, Charles Lee era stato catturato due settimane prima dagli Inglesi. Il Congresso stesso aveva abbandonato Filadelfia rifugiandosi a Baltimore per sfuggire all’avanzata inglese.

Qualche mese prima, a luglio, nel preciso istante della dichiarazione di indipendenza, George Washington comandava una forza di 20,000 truppe per lo più male addestrate contro 32,000 soldati Britannici altamente addestrati, disciplinati e bene equipaggiati. Sconfitta dopo sconfitta, molti dei soldati continentali erano tornati a casa o avevano disertato raggiungendo le truppe britanniche. Con soli 5000 uomini rimasti, in quella fredda e ventosa notte di natale del 1776, George Washington stava guardando dritto alla disfatta che incombeva. In quella notte di Natale George Washington si sarebbe giocato la sua ultima e decisiva carta. In quella notte la battaglia di Trenton entrerà nella storia come quella che cambierà le sorti della Rivoluzione Americana.

Alle sue truppe esauste e demotivate George Washington aveva letto, tre giorni prima, lo scritto di Thomas Paine: “Questi sono i tempi che provano le anime degli uomini: il soldato estivo e il patriota di un giorno, in questa crisi, si defila nel servire il proprio paese; ma chi lo sostiene ora, merita l’amore e il ringraziamento dell’uomo e della donna. La tirannia, come l’inferno, non si sconfigge facilmente; tuttavia ci portiamo dietro questa consolazione: più difficile è il conflitto, più glorioso è il trionfo.

 

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L’orologio segna le 20:20, ancora tre ore e mezzo mi separano dalla mia destinazione finale: Bismarck. Mentre la macchina attraversa le praterie del Dakota, non c’è più nessuno sulla strada. A parte i mie fari, il buio è totale, le poche macchine che ogni tanto incrocio bucano fugacemente la notte. Il forte vento freddo lo avverto nel controllo dello sterzo; la macchina di tanto in tanto sbanda leggermente e richiede massima concentrazione nella guida.

Nella fredda e ventosa notte delle praterie rifletto sul mio viaggio che involontariamente si è trasformato in un’odissea nell’ultima frontiera americana: Vince fu il precursore di George e di tanti altri personaggi che come loro si sono ritrovati improvvisamente tagliati fuori da una società che stava rapidamente cambiando.

Molti anni prima che esistesse il Redoubt Americano, George e Vince si sono trasformati, giocoforza, in una sorta di nuovi pionieri alla ricerca di una nuova frontiera che gli permettesse di sfuggire all’onda inesorabile del cambiamento epocale in atto nella società americana. Quello che ha catapultato Highmore alla cronaca nazionale è un riflesso della guerra di pensiero e delle divisioni politiche che affliggono gli Stati Uniti odierni. Ormai nessuno ne è immune, neanche “un buco nel mezzo delle praterie.” Lo scontro fra forze opposte: da un lato quelle elitiste, progressiste-globaliste che cercano di cambiare, trasformare, un modo di pensare e di vivere radicato nel “passato” e dall’altro una parte della società, sempre più minoritaria, che cerca di aggrapparsi e tenere in vita quelle tradizioni, soprattutto costituzionali, sempre meno importanti in questa America del ventunesimo secolo. L’onda trasformatrice, picconatrice dei valori costituzionali, che partendo dai centri di potere amministrativo, finanziario, mediatico, filosofico e didattico ha trasformato la repubblica americana in una impero globalista, sta ora bussando alle porte degli stati del redoubt e della praterie della frontiera americana. Gente come Vince e George che anni prima era fuggita per evitare di essere travolta completamente da quell’onda, ora si ritrova a guardare, dalle montagne del Wyoming o dalle praterie del Dakota, lo tsunami che all’orizzonte avanza inesorabilmente. Con le spalle al muro non hanno più dove andare a ripararsi. Quando George disse che quella di casa sua sarebbe stata la collina di armageddon, l’ultimo suo atto, non scherzava affatto…L’orizzonte si oscura, i cieli annunciano la burrasca…

Questi sono i tempi che mettono alla prova l’animo degli uomini…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la matassa, di Pierluigi Fagan

Avevamo detto che la logica degli eventi culminati con l’uccisioni di Soleimani, ci sarebbe apparsa più chiara in seguito ai suoi sviluppi. Proviamo dunque a fare il punto del cosa e quanto successivamente successo, ha o non ha chiarito il quadro.

L’Iran ha inviato una serie di missili forse avvertendo per tempo gli americani di modo da non fare vittime. Ha mostrato i suoi gioielli (i missili erano tutti made in Iran), ha dato in pasto alle sue opinioni pubbliche un segno di presenza, ha minimizzato gli effetti concreti dell’attacco. In realtà, per dichiarazioni convergenti dei suoi vari vertici politici e militari, l’Iran ha ribadito che l’obiettivo di fondo rimane l’estromissione degli americani dalla regione, che a sua volta è una dichiarazione propagandistica che va ridotta a “estromissione dall’Iraq”.

Ci sono almeno tre buoni motivi per perseguire questo obiettivo: 1) non avere gli americani vicini di terra, stante che rimarranno vicini di acqua sulla sponda occidentale del Golfo Persico ed in parte nel Kuwait; 2) poter espandere la propria influenza sul territorio vicino vista la maggioranza sciita di quest’ultimo; 3) continuare a perseguire l’obiettivo del continuum territoriale che dia in qualche modo a Teheran la possibilità di portare una pipeline a sfociare nel Mediterraneo che poi era il cuore del lavoro tessuto da Soleimani.

A proposito di gas e Mediterraneo, va segnalato che: 1) il giorno dell’attacco Netanyahu si trovava in Grecia dove ha firmato con la Grecia e Cipro, accordi per una nuova pipeline che partendo dalle acque territoriali israeliane, via Cipro, arriverà in Grecia. I Greci hanno specificato che dell’accordo fa implicitamente parte l’Italia (poiché la pipeline, dalla Grecia andrebbe in Italia) che però non era presente per suoi motivi interni di governo; 2) pare che i Greci si apprestino anche a diventare porto d’attracco per l’importazione di gas GNL offerto dagli USA (fonte analista di al Jazeera ovvero Qatar). Più in generale, si stanno configurando due cartelli del gas, uno è quello turco-russo, l’altro è quello americano-israeliano-egiziano-cipriota-greco (con la linea egiziana che è concorrente di quella israeliana). Entrambi contano sulla riconversione energetica europea di transizione (da petrolio e carbone a gas, in attesa delle rinnovabili) ampiamente annunciata dalla ex punk U. von der Leyen; 3) pochi giorni fa il cartello turco-russo ha inaugurato il TurkStream che arriverà in Bulgaria e da lì Serbia ed Ungheria, mentre per completare a nord il NorthStream2 che arriverà in Germania, mancano solo 300 Km su i 2.500 previsti e già pronti. Su entrambi o meglio su i paesi partner, Trump è pronto ad elevare sanzioni secondo una legge firmata a dicembre e ratificata dal Congresso. Per altro i russi hanno fatto anche un nuovo accordo con gli ucraini nell’ambito dell’operazione disgelo promossa da Macron per far passare il gas di nuovo anche tramite loro. In Italia arriverà anche il TAP si stima nel 2020.

I turchi sono su tutte le furie con gli israeliani-greci-ciprioti in quanto, sebbene non riconosciuta dalla comunità internazionale, c’è una parte turca di Cipro e quindi pretendono di esser messi in torta al nuovo progetto. Ignorati, hanno allora fatto un accordo con la Libia e questa nuova liaison spiega anche il perché delle truppe di jihadisti siriani amici di Ankara inviati da quest’ultima in Libia. Libia in cui oltre a quello di terra, si può perforare nel Golfo di Sirte sotto il quale c’è sicuramente altro gas abbondante. La faccenda turco-greca animerà le cronache dei prossimi mesi/anni poiché sotto c’è una certa confusione su i diritti delle acque territoriali e quindi ci sarà da questionare parecchio. In questo casino s’inscrive l’ambizione di Teheran di aggiungersi al “porta anche tu il metano in Europa”, stante che a questo punto potrebbe anche portare quello del Qatar (visto che l’operazione Siria non è andata in porto) che è alleata e finanziatrice di Serraj tramite Erdogan, anche condividendo i panni ideologici sempre utili della comune “fratellanza musulmana”, che invece fa venire l’orticaria a quelli del Golfo ed all’Egitto.

Tornando a USA vs Iran, il giorno dopo lo strike iraniano, Trump ha detto che aumenterà la pressione sanzionatoria verso Teheran e tutti coloro che ancora fanno affari con Teheran (cioè l’Asia e la Russia), pretendendo più impegno da parte della NATO. Si potrebbe allora ipotizzare che Trump voglia in effetti quasi uscire quatto-quatto dall’Iraq facendo bella figura elettorale tipo “riporto i ragazzi a casa”, facendo anche finta di assecondare le volontà irachene che però vanno pesate in quanto sunniti e curdi non sono affatto d’accordo col ritiro americano voluto dagli sciiti, allentando la tensione con Teheran, ma senza effettivamente levare il piedino dall’Iraq poiché sostituito da quello NATO che è pur sempre una sistema ordinato dagli americani. La cosa diventerebbe confusa, con sopra tutta l’ulteriore confusione propagandistica, si guadagnano un po’ di mesi e dopo la rielezione si vedrà.

Ma Trump, invero, nel mentre tutti si aspettavano notizie sul fatto del giorno che era lo strike missilistico, è apparso circonfuso di luce avvicinandosi al leggio della conferenza stampa in quel della Casa Bianca, parlando invece di nucleare. E sul nucleare iraniano ha detto che tutti i paesi del precedente accordo debbono archiviarlo, incluso l’Iran che per altro non lo ha abbandonato del tutto pur avendo dichiarato l’aumento delle produzioni connesse. La sua raccolta di nuovi accordi da portare all’esame elettorale (di cui parlammo in un precedente post), avrebbe compimento laddove potesse presentarsi con un nuovo accordo con l’Iran. Trump infatti, mentre tutti aspettavano di sapere notizie sull’attacco, si è dilungato su i miliardi dati da Obama all’Iran a seguito di quell’accordo, mostrando alla propria opinione pubblica come questi abbiamo finanziato le strategie del super-cattivo Soleimani. Vedo analisti che snobbano la partita elettorale americana nell’analisi dei fattori, ma mi sa che sono poco informati sulle reali condizioni politiche di Trump e del suo centro di potere. Super sanzioni all’Iran quindi ed a tutti coloro che ci fanno affari cioè i co-firmatari del precedente accordo, a dire: “perché non la fate finita e mi fate fare questo nuovo accordo che ce ne stiamo tutti più tranquilli e felici?”.

Sul piano militare si segnala che gli USA stanno silenziosamente rinforzando la presenza aero-navale-missilistica nella zona a dire “io voglio trattare con le buone ma se necessario da qui a novembre, posso anche usare le cattive se preferite”. Tant’è che i dem hanno fatto un pronunciamento che tanto non passerà al Senato, per limitare i “poteri di guerra” del Presidente. Certo che i dem sanno cosa sta succedendo sul piano militare e lo sanno dal di dentro. “Speak softly and carry a big stick; you will go far” diceva Theodore Roosevelt, tra i beniamini di Trump per sua esplicita ammissione.

Middle East Eye (Qatar, se non amico, quasi-amico o non nemico dell’Iran, stante che comunque ospita la più grande base americana della zona da cui probabilmente è partito il drone killer di Soleimani, ma ha anche in condominio con l’Iran il più grande giacimento di gas del mondo sotto le onde del Persico) ha sostenuto che spifferi ottenuti dai diretti interessanti, dicono che le forze irregolari alleate di Teheran nella regione non sono pronte a condurre attacchi significativi, la decapitazione missilistica americana ha anche gettato in confusione le forze sciite in Iraq. Tant’è che si segnala la nascita di una sorta di federazione delle forze sciite perché lo sbandamento è stato forte. Iraq in cui si comincia a giocare anche la partita di nuove elezioni per un nuovo governo (parallelamente anche in Israele, con probabilità) che è poi quello che dovrebbe dar seguito ai pronunciamenti del parlamento sull’uscita della forze straniere dal proprio territorio e stante che il nazionalismo iracheno (inclusa una parte sciita), comincia a mal soffrire tanto gli americani, che gli iraniani.

Infine, Teheran, ha ammesso l’errore dell’abbattimento dell’aereo ucraino. Poteva non farlo ma l’ha fatto, segno che ci tiene a tenere un certo profilo a livello di comunità internazionale, pagando in immagine di affidabilità ma guadagnando in onestà. Potrebbe anche trattarsi di un segno di prevalenza dell’ala riformista vs quella militare, partita nota a gli USA da prima di colpire Soleimani e parte del quadro come dicemmo il giorno dopo il fatto.

Insomma, non abbiamo le idee molto più chiare o meglio abbiamo chiarito certi punti ma se ne sono aperti altri, come al solito. Chiudo con una nota metodologica. Allego cartina presa da un post di un contatto amico che ringrazio (Davide Ragnolini) perché esemplifica visivamente che sorta di grande casino sia il Medio Oriente, tenuto conto che manca l’affaire palestinese-israeliano, le questioni petrolifere, quelle ideologiche, gli sciiti e sunniti, per “semplificare”. Nonché la Cina, l’India e Keyser Söze. Anche a consigliare a molti amici di moderare gli impeti ideologici nel fare analisi, la realtà è già bella complicata e dovremmo tutti cercar di comprenderla meglio moderando l’entropia dei giudizi in libera uscita. Dopo tifiamo, ma prima raccontiamo la partita. Al prossimo aggiornamento che tanto la faccenda, come si sarà capito. “non finisce qui”.

 

FINESTRA DI AGGIORNAMENTO SULLA SITUAZIONE IN MEDIO ORIENTE

Il giorno dopo l’assassinio di Soleimani, data la gravità della situazione, aggiorneremo questa pagina con notizie importanti ed eventi che emergeranno strada facendo. Pare che le componenti oltranziste dei vari contendenti, le quali comprendono questa volta direttamente la presidenza americana, si sostengano vicendevolmente, per salvaguardare la propria libertà di azione, nell’alimentare uno scontro irreversibile che porti alla sconfitta conclamata di una delle parti 

A MENO DI IMMINENTI EVENTI CATASTROFICI CON QUESTO ULTIMO AGGIORNAMENTO DELLE 22:10 CHIUDIAMO QUESTA FINESTRA. UN IMPEGNO CHE HA RICHIESTO PARTICOLARE ATTENZIONE E ORE DI RICERCA TRA LE VARIE FONTI SPESSO MOLTO DIFFICILI DA REPERIRE. RITENIAMO CHE I LETTORI ABBIANO GRADITO, SPECIE IN UN PANORAMA EDITORIALE AVARO DI NOTIZIE DIRETTE E TEMPESTIVE, PER NON PARLARE DELL’ACUME DELLE ANALISI, PUR CON ALCUNE LODEVOLI ECCEZIONI. RESTA IL RAMMARICO PER LA SCARSA CORRETTEZZA DEI FRUITORI PROFESSIONALI E SEMIPROFESSIONALI DEL SERVIZIO I QUALI SOLO ECCEZIONALMENTE RIPRENDONO O DIFFONDONO LA FONTE DEI LORO “SCOOP”; FONTE ALIMENTATA DA UN IMPEGNO DEL TUTTO VOLONTARIO E GRATUITO. NEL CASO LA SITUAZIONE DOVESSE PRECIPITARE PROVEREMO A RIAPRIRE LA FINESTRA. A COMINCIARE DALLA LIBIA PROBABILMENTE NON CI SARA` DA ATTENDERE MOLTO TEMPO_per la redazione Giuseppe Germinario

 

06/01/2020 0re 22:10 CONFERMATO DA REUTERS QUELLO CHE AVEVAMO DETTO NEL NOSTRO ULTIMO AGGIORNAMENTO (siamo più veloci dei mass media😁): La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha comunicato ai militari iracheni che si ritirerà dall’Iraq per rispetto della sua sovranità nazionale!

06/01/2020 0re 21:05 CONFERMATO: Ci sarebbero movimenti enormi di truppe e personale Americano dalla zona verde di Baghdad. Un numero elevato di elicotteri Apache starebbero sorvolando l’area della zona verde. DA CONFERMARE: Il Corpo dei Marines ha avviato una serie di procedure per un ritiro sicuro “safe exit” dal territorio iracheno o riposizionamento delle truppe stesse. Se confermato vuol dire che le truppe verranno dispiegate in un luogo più sicuro (Kurdistan Iracheno?) Oppure una evacuazione totale per evitare rappresaglie a seguito di un eventuale massiccio attacco missilistico e aereo al territorio Iraniano contro obiettivi strategici. Tra potenziali obiettivi ci sarebbero tutte le installazioni militari Iraniane, tutte le centrali nucleari, il mausoleo di Khomeini e  l’attuale Guida Suprema dell’Iran; Ali Khamenei

06/01/2020 0re 21:05 Dichiarazione di Trump: Minaccia sanzioni all’Iraq che faranno impallidire quelle imposte all’Iran. Per questo il governo Iracheno sta “modificando” le sue richieste agli Stati Uniti

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06/01/2020 0re 21:05 Dopo la minaccia di Trump di imporre sanzioni economiche contro L’Iraq il primo ministro Mahdi “ridimensiona” la richiesta agli USA di lasciare il paese

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06/01/2020 0re 20:54 L’esercito nazionale della Libia ha liberato completamente la città di Sirte e tutte le sue aree circostanti dopo aver sconfitto le milizie islamiste del GNA. I video mostrano le truppe e cittadini di Sirte.

 

06/01/2020 0re 19:14  Netanyahu getta Trump sotto l’Autobus: Il primo ministro Israeliano ha detto al gabinetto di sicurezza che Israele non è  coinvolto nell’uccisione di Soleimani e ha sottolineato “che è una affare Americano e noi dovremmo starne fuori”.

06/01/2020 0re 19:05 Le forze di Haftar hanno preso controllo della città costiera di Sirte dal governo di Tripoli.

06/01/2020 0re 18:59 L’ambasciata americana avverte i cittadini americani in Israele di un possibile attacco missilistico

06/01/2020 0re 18:45 Il leader politico di Hamas e del PIJ (Movimento per il Jihad Islamico in Palestina)il generale Ziad Al-Nakhala, in questa foto sono insieme a visitare la casa e parlare con la figlia di di Qasem Soleimani.

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06/01/2020 0re 18:38 Intensa attività dell’ IDF e IAF (Aviazione ed Esercito Israeliano) sul Libano, sono inoltre segnalati UAV (Droni Israeliani) su Tiro.

06/01/2020 0re 18:00 Jens Stoltenberg, il segretario generale annuncia che le forze della NATO hanno sospeso tutti gli addestramento in Iraq.”Stiamo prendendo tutte le precauzioni necessarie per proteggere il nostro personale. Stiamo valutando la situazione attentamente.” Gli addestramenti delle forze di sicurezza Irachene riprenderanno quando la situazione è sicura.

06/01/2020 ore 17:50 Secondo fonti militari americane il sistema missilistico iraniano è stato portato a livello di allerta rinforzato su tutto il territorio

06/01/2020 0re 17:00 Le quattro probabili opzioni di rappresaglia prospettate dalla dirigenza iraniana, sulla base delle dichiarazioni rilasciate da vari esponenti, sono: l’assassinio di uno o più dirigenti militari e politici statunitensi dentro e fuori il loro territorio nazionale; attacchi missilistici contro le 15 basi militari americane in Iraq; obbiettivi militari americani, fissi e mobili, basati intorno al Golfo Persico; obbiettivi militari israeliani, in quanto paese direttamente corresponsabile. Sempre fonti filoiraniane confermano l’azione diplomatica americana consistente in almeno due dispacci inviati per il tramite di rappresentanti elvetici e qatarioti

06/01/2020 ore 08:15 Il leader supremo di Iraniano scoppia in lacrime mentre recita preghiere funebri per il funerale di Qassem Soleimani in corso a Tehran.

06/01/2020 ore 07:59 I nomi di 704 dei 1.500 manifestanti uccisi durante la rivolta  a novembre in Iran, sono stati pubblicati dalla resistenza iraniana. Tra di loro ci sono 54 donne.

06/01/2020 ore 07:50 Gli Iraniani-Americani si radunano a San Francisco per celebrare l’uccisione del generale Soleimani

https://www.sfchronicle.com/bayarea/article/Iranian-Americans-rally-in-SF-to-celebrate-14951605.php?utm_campaign=CMS%20Sharing%20Tools%20(Premium)&utm_source=t.co&utm_medium=referral

06/01/2020 ore 04:30 I manifestanti iracheni attaccano il palazzo della milizia Khamenei Hashd al Shaabi a Dhi Qar, Iraq.

06/01/2020 ore 04:05 Come risposta ad una eventuale richiesta fatta dagli Iracheni agli americani di lasciare il paese, Trump ha minacciato sanzioni a Baghdad e ha detto che  gli Stati Uniti non lasceranno il paese a meno che gli Iracheni non rimborsano il prezzo della basi militari americane e i soldi spesi dagli Stati Uniti nella ricostruzione del paese.

06/01/2020 ore 03:59 Segnalazioni di intensa attività di caccia dell’aviazione Israeliana. Cittadini Israeliani segnalano rumore inteso di Caccia sul tutto il paese. Molti non riescono a dormire.

https://twitter.com/aleph_media/status/1213915227743490055?s=20

06/01/2020 ore 03:49 Fra qualche ora, seconco fonti Irachene, il primo ministro Mahdi si dovrebbe incontrare ufficialmente con l’ambasciatore degli Stati Uniti per notificare alle truppe statunitensi l’ordine di lasciare il paese.

06/01/2020 ore 03:45 Caccia americani stanno sorvolano la provincia di Anbar.

06/01/2020 ore 00:45 Nelle prossime 48-72 hours si aspettano operazioni militari congiunte Israele-USA di enorme respiro. Ci sono voici di una mobilitazione massiccia dell’Aviazione Israeliana. Secondo le mie fonti; numerosi caccia Israeliani  sarebbero già in volo. Attendiamo sviluppi e conferme

06/01/2020 ore 00:06 Foto dei terroristi di Al Shabaab che hanno ucciso un militare e due due civili del Dipartimento della Difesa Americana durante l’assalto alla base Kenyota Simba (Mamda Bay). I terroristi sono stati tutti eliminati.

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05/01/2020 ore 23:26 Giusto per sorridere un po` e alleggerire questi tempi di tensioni: l’Iran ha annunciato il sostituto di Soleimani e di Al Muhandis:

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05/01/2020 ore 23:26 Questi sarebbero i mortai usati per attaccare la zona verde, attendiamo conferma

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05/01/2020 ore 23:18 Conseguenza degli attacchi con razzi vicino l’Ambasciata Americana.

https://twitter.com/hindu4_bharat/status/1213922963092729857?s=20

https://twitter.com/hindu4_bharat/status/1213938449063071745?s=20

https://twitter.com/hindu4_bharat/status/1213929068527153152?s=20

 

05/01/2020 ore 23:11 David Petraeus afferma che “è impossibile sopravvalutare il significato” dell’eliminazione del terrorista iraniano Soleimani. “Questa operazione e più importante dell’eliminazione di Osama bin Laden e il leader dell’ISIS”

 

05/01/2020 ore 22:40 Il generale di brigata Hossein Dehghan dichiara che la risposta iraniana sarà militare. Sarà adeguata al tipo di offesa arrecata dagli americani ma sarà contenuta, se possibile, in modo da evitare un conflitto generalizzato. Siamo quindi agli avvertimenti e alla presa delle misure reciproche. Gli iraniani continuano a riferire di contatti della presidenza americana tesi a limitare l’azione di ritorsione iraniana. Il paese più inquieto di quell’area sembra essere l’Arabia Saudita

05/01/2020 ore 21:35  I legislatori iracheni presentano una richiesta al Primo Ministro di cambiare il nome dell’aeroporto internazionale di Baghdad in “aeroporto internazionale Al Muhandis”. In onore di Al muhandis che fu assassinato con Soleimani.

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05/01/2020 ore 21:20 I canali iracheni affermano che i missili lanciati contro la Green Zone sono un totale di 5, non 3. Diversi morti. Non  sappiamo ancora chi siano le vittime.

Iraq Alert (UPDATE): Multiple rockets land near perimeter ...

05/01/2020 ore 21:02 3 razzi hanno colpito nelle vicinanze dell’ambasciata americana nella Green Zone. Non si sa ancora se ci sono vittime.

05/01/2020 ore 21:01 RAZZI STANNO COLPENDO LA ZONA VERDE DI BAGHDAD VICINO ALL’AMBASCIATA USA. 

05/01/2020 ore 21:00 Ufficiale: La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha sospeso tutte le operazioni contro l’ISIS in Iraq, le forze verranno riposizionate  per proteggere le strutture e il personale americano

05/01/2020 ore 20:50 Il movimento di Al-Nujaba chiude tutti i suoi uffici incluso il suo quartier generale in Iraq e torna alla resistenza armata.

05/01/2020 ore 20:37 Dichiarazione ufficiale di Zarif: Come quinta e ultima fase di correttivo, ai sensi del paragrafo 36 del JCPOA, non vi saranno più restrizioni sul numero di centrifughe. Questo passaggio è contenuto all’interno di JCPOA e tutti e 5 i passaggi sono reversibili in caso di una migliore attuazione degli obblighi reciproci. La piena cooperazione dell’Iran con l’AIEA continuerà. 

05/01/2020 ore 20:31 Macron:E importante per l’Iran evitare che compia azioni che minacciano la stabilità regionale

05/01/2020 ore 20:28  Nell’amministrazione precedente l’Iran aveva obbligato i nostri marinai ad inginocchiarsi…

05/01/2020 ore 20:15  Il 75 ° Reggimento dei Ranger dell’esercito degli Stati Uniti sarà`schierato nel Medio Oriente. Solo in Iraq; quest’ultimo dispiegamento parta a 5.000 le truppe statunitensi presenti nel paese. ll 75 ° Reggimento Ranger è noto per la sua particolare capacità di condurre raid ad azione diretta per catturare o uccidere obiettivi di alto valore.

https://www.armytimes.com/news/your-army/2020/01/05/ranger-contingent-deploys-to-mideast/

05/01/2020 ore 20:10 Johnson: Soleimani rappresentava una minaccia per tutti i nostri interessi

05/01/2020 ore 20:06 L’Iran ha messo un taglia da $ 80 milioni sulla testa di Trump.

https://www.dailymail.co.uk/news/article-7853703/Iran-threatens-attack-White-House-crushing-powerful-retaliation.html?ito=social-twitter_dailymailus

05/01/2020 ore 20:04 Contrordine! Il governo iraniano: Teheran è pronta a tornare all’accordo nucleare in caso di fine delle sanzioni. (NON SUCCEDERÀ MAI! LA NAVE E ORMAI SALPATA)

05/01/2020 ore 19:33 L’Iran ha deciso di intraprendere un ulteriore passo verso il disimpegnano dalle obbligazioni dal JCPOA (accordo sul Nucleare). In particolare, l’Iran  abbandonerà il punto chiave riguardo le limitazioni operative, la “limitazione del numero di centrifughe”. L’arricchimento sarà “illimitato” in base alle esigenze del paese.

Iran Goes All in for a Game of Nuclear Chicken | RealClearDefense

05/01/2020 ore 19:09 UNA PRECISAZIONE IMPORTANTISSIMA: La decisione del parlamento Iracheno di espellere gli americani dal paese NON HA valore esecutivo, NON E` VINCOLANTE, richiede l’approvazione di un’apposita legge e il governo non e` in condizione di vararla. Il Primo Ministro iracheno e il Presidente devono fornire un piano (che potrebbe richiedere molti mesi). Il voto in parlamento ha di fatto un valore simbolico.

05/01/2020 ore 18:30 I parlamentari curdi si sono rifiutati di cooperare con il parlamento iracheno sull’espulsione delle forze statunitensi dall’Iraq. Per loro, questo significherebbe consegnare l’intero paese all’Iran.

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05/01/2020 ore 18:18  Segnalati pesanti scontri in Iraq fra dimostranti anti-miliziani e forze filo-iraniane 

05/01/2020 ore 18:09 Al termine della sessione parlamentare Irachena di oggi…

05/01/2020 ore 18:00 Foto di Qassem Soleimani esposta oggi in Parlamento Iracheno accompagnato dai slogan Anti-USA. 

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05/01/2020 ore 17:49  Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha convocato, per domani, la riunione del Consiglio.

05/01/2020 ore 17:45 Continua il massiccio dispiegamento di truppe americane nel medio oriente

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05/01/2020 ore 17:04 Gli Stati Uniti sospendono l’addestramento delle truppe irachene per concentrarsi tutto sulla sicurezza a seguito dell’uccisione di Soleimani

05/01/2020 ore 17:04 Aviazione Israeliana molto attiva:

C-130H Hercules 435
G550 Nachshon Shavit 676
V Nachshon Shavit 537
G550 Nachshon Aitam 569
Boeing 707 3L6C 272
550 Nachshon Aitam 537

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05/01/2020 ore 17:00 Il Parlamento Iracheno vota per espellere i militari statunitensi dall’Iraq. PM Abdul Mahdi: “È ora che le truppe americane se ne vadano”. Soleimani era suo ospite e l’intervento degli Stati Uniti era illegale. Moqtada Sadr chiede la chiusura dell’ambasciata americana a Baghdad.

05/01/2020 ore 16:30 Proseguono i contatti diplomatici tra Iran e Turchia, anche se difficilmente i turchi prenderanno posizioni dichiaratamente ostili all’attacco americano. Convocato il parlamento iracheno per decidere sulla richiesta di ritiro delle truppe americane. Gran parte dei parlamentari non si sono presentati o sono contrari alla richiesta sostenuta dalle componenti filoraniane. Il fronte sciita non è poi così compatto e quello sunnita teme una netta prevalenza della componente filoraniana. La seduta sino ad ora non riesce a proseguire per mancanza del numero legale. Si profila l’eventualità di un confronto militare interno. La fazione di Hezbollah ha intimato alle truppe irachene di allontanarsi di almeno un km dalle basi americane in previsione di attacchi

05/01/2020 ore 10:45 Primi militari turchi caduti in Libia ad opera dell’aviazione del Generale Haftar. I sauditi condannano con decisione l’intervento turco in Libia. Teheran mette in guardia gli Stati Uniti dal mettere in atto l’eventuale attacco ritorsivo a 52 obbiettivi in territorio iraniano. Sarebbe un ulteriore atto terroristico. Pare evidente un atteggiamento di attesa. Rimandiamo all’ultimo articolo di de Martini per alcune considerazioni opportune http://italiaeilmondo.com/2020/01/04/dollari-e-dispetti-di-antonio-de-martini/

I05/01/2020 ore 09:04  Il sovrano dell’Oman, Sultan Qaboos, ha invitato gli Stati Uniti e l’Iran a risolvere diplomaticamente i loro problemi e ha chiesto alla comunità internazionale di intensificare gli sforzi per la pace nella regione – Arab News

05/01/2020 ore 09:02 Bara del Gen.Solimani portato nella città iraniana di Ahvaz, dove migliaia di persone stanno partecipano al funerale

 

05/01/2020 ore 08:50 Continua inesorabilmente a crescere la presenza dei Marines e di personale militare Americano a Baghdad in Iraq. Cominciano ad arrivare e prendere posizione i migliaia di militari Americani mandati da Trump in Medio Oriente.

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05/01/2019 ore 08:43 Marines con il 2 ° battaglione, 7 ° Marines, incaricato di rafforzare il complesso dell’ambasciata di Baghdad in Iraq.

05/01/2020 ore 08:20 ll Pakistan si schiererebbe con l’Arabia Saudita nella volatile situazione che si sta sviluppando in Medio Oriente. Questo perché il regno saudita ha sempre sostenuto il Pakistan di fronte a ogni situazione difficolta. Ha detto sabato il ministro degli affari religiosi Pir Noorul Haq Qadri.

https://tribune.com.pk/story/2130610/1-middle-east-conflict-pakistan-side-saudi-arabia-says-pti-minister

05/01/2020 ore 08:02 Il tentativo di attacco da parte di militanti di Al-Shabaab a Camp Simba,  base militare congiunta Stati Uniti-Kenya  è stato respinto con successo, almeno quattro militanti sono stati uccisi.

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05/01/2020 ore 07:05 Lo Stato Ombra passa informazioni secretate sull’operazione che ha ucciso Soleimani a una giornalista del New York Times per danneggiare Trump. Potete leggere sotto i tweet della giornalista che ha pubblicato i “leaks”.

05/01/2020 ore 07:01 Militanti di Al-Shabaab hanno attaccato la basi militare di Camp Simba nella baia di Manda di Lamu. L’organizzazione radicale islamista al Shabaab ha rivendicato d’assalto alla base militare in Kenya; l’area è utilizzata sia dal personale militare statunitense che da quello keniota. non si conosce se e quante vittime ci sono.

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05/01/2020 ore 07:00 Il gabinetto della sicurezza Israeliana si riunirà oggi alle 13:00 come conseguenza dell’assassinio di Soleimani 

05/01/2020 ore 06:43 Il presidente Trump aveva respinto l’idea di uccidere Soleimani a fine dicembre e aveva invece optato per attacchi aerei. Successivamente, ha cambiato idea dopo aver visto l’assalto dell’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad – (New York Times)

05/01/2020 ore 06:35 “Questa non è una bandiera di lutto. È una bandiera che indica che l’Iran sta mobilitando la sua intera società verso un conflitto mai visto prima. Questa bandiera non è stata dispiegata nemmeno durante la guerra Iran-Iraq. La bandiera dell’Imam Hussein e il rosso commemora il suo sangue che fu ingiustamente versato.”

05/01/2020 ore 06:28 Gli Stati Uniti hanno appena speso due trilioni di dollari in armamento militare. Siamo i più grandi e di gran lunga i MIGLIORI al mondo! Se l’Iran attacca una base americana, o qualsiasi americano, utilizzeremo alcune di queste nuove meravigliose attrezzature apposta per loro … e senza esitazione!

05 /01/2020 ore 06:22 Ci hanno attaccato e noi abbiamo risposto. Se attaccano di nuovo, cosa che consiglio vivamente di non fare, li colpiremo più forte di quanto non siano mai stati colpiti prima!

05 /01/2020 ore 06:01 Le milizie irachene hanno cambiato i numeri di telefono dei leader e dei loro assistenti, sostituendo anche gli apparecchi telefonici. Tutti i cellulari dei miliziani sarebbero compromessi.

05 /01/2020 ore 05:38 Secondo fonti libiche; un ufficiale dell’esercito turco è morto e altri 3 feriti all’aeroporto internazionale di Mitiga dopo che la Libya National Air Force ha effettuato un attacco aereo contro un hangar usato da aerei turchi. Sarebbe ufficialmente i primi morti  Turchi in Libia.

05 /01/2020 ore 05:25  A questo punto vogliamo ri-proporvi  le immagini degli incontri  segreti tenutisi a Parigi, nel Maggio del 2018, tra John Kerry e gli Iraniani. 

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05 /01/2019 ore 05:08 Il generale  Ahmed al-Mismari, durante una conferenza stampa ha dichiarato che lesercito nazionale libico e pronto a “respingere l’invasione turca” e che la sua marina è pronta a prendere il controllo e proteggere la costa del paese. 

https://english.alarabiya.net/en/News/north-africa/2020/01/05/Libyan-National-Army-says-it-is-ready-to-repel-Turkish-invasion-.html

05 /01/2019 ore 05:00 Il vice ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, il principe Khalid bin Salman, si incontrerà con alti funzionari della Casa Bianca a Washington per discutere strategie volte a ridurre le tensioni nella regione.

Prince Khalid bin Salman Officially Begins Assignment as Saudi Ambassador to the U.S. - ArabiaNow

05 /01/2019 ore 04:37 Secondo un rapporto di Asharq al-Awsat, leader militari sauditi si sono incontrati con controparti di “paesi alleati” per “sviluppare una migliore strategia per affrontare la milizia Houthi” in caso di attacchi a strutture civili ed economiche.

05 /01/2019 ore 04:31 Proteste contro Trump in San Francisco

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05 /01/2019 ore 04:00 Il portavoce delle forze armate iraniane, il generale di brigata Abolfazl Shekarchi ha dichiarato che l’Iran “preparerà pazientemente un piano, per rispondere a questo atto terroristico in modo schiacciante e potente”. Ha aggiunto: “Siamo noi a decidere l’ora e il luogo della nostra risposta”.

05 /01/2019 ore 04:00 Il mio messaggio per il popolo iraniano è inequivocabile: Prendete ciò che è giustamente vostro; la dignità che deriva dal fatto che sei un essere umano. La libertà di vivere, la libertà di adorare il tuo Dio nel modo che scegli. 

05 /01/2019 ore 03:50  Arrivo della bara di Soleimani a Teheran

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05 /01/2019 ore 03:43 Il sito web della biblioteca federale del governo americano è stato hackerato da gli iraniani.

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05 /01/2019 ore 01:23 Confermato: B-52s al momento stanno sorvolando l’Iraq. Non Confermato: Alcuni di questi B52 hanno capacità atomica.

05 /01/2019 ore 01:20 Al-Hadath: Miliziani shite sono stati uccisi e feriti in un bombardamento di un quartier generale vicino al confine siriano-iracheno

05 /01/2019 ore 01:17 La Germania invierà 60 soldati in Iraq. Il ministro degli Esteri tedesco; Heiko Maa,s intende tenere colloqui diretti con l’Iran per cercare di calmare la situazione

05 /01/2019 ore 01:06 Il presidente Trump afferma che gli Stati Uniti hanno “preso di mira 52 siti iraniani” che gli Stati Uniti colpiranno se l’Iran colpisce qualsiasi americano o risorsa americana 

05 /01/2019 ore 01:05 “Dobbiamo ritirare i nostri militari dall’Iraq e dalla Siria. Quante altre vite americane, quanti altri trilioni di dollari saranno sprecati prima di abdicare? Adesso, o tra 20 anni, non ci sarà mai nessuna vittoria americana.

https://twitter.com/TulsiGabbard/status/1213482864341397506?s=20

05 /01/2019 ore 00:15 Dopo otto anni di silenzio assordante e totale, in cui l’amministrazione Obama ha bombardato sette paesi, lanciando oltre 100,000 bombe, autorizzato dieci volte di più attacchi con droni rispetto George W. Bush, uccidendo una miriadi di vittime innocenti e destabilizzando intere aree geografiche; i movimenti pacifisti si rifanno vivi, meglio tardi che mai…

04/01/2019 ore 23.55 Domanda e risposta sull’anello che portava Soleimani:L”anello gli era stato donato dall’ayatollah Khamenei.

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04/01/2019 ore 23.38 Secondo l’agenzia Reuter ripresa da giornali del quadrante mediorientale il Generale Soleimani, a seguito delle manifestazioni antiraniane tenutesi in Iraq, stava pianificando, assieme ai gruppi filoiraniani più oltranzisti in Iraq, un serie di provocazioni e di attacchi in modo da spingere gli americani ad attacchi massicci e indiscriminati tali da far accrescere l’ostilità antiamericana in Iraq. Il piano prevedeva tra l’altro il trasferimento in Iraq di milizie ed armi sofisticate dall’Iran

04/01/2020 ore 22:00 Il principe ereditario Mohammad Bin Salman dell’Arabia Saudita ha chiamato il Primo Ministro dell’Iraq. Re Salman ha sottolineato “l’importanza della stabilità nella regione”.

04/01/2020 ore 21:20 Colpite simultaneamente da due obici di mortaio la zona verde ultra securizzata di Bagdad e una base aerea americana in Iraq senza far vittime

Des paracommandos américains se préparant avant leur départ pour le Moyen-Orient, sur une base de Caroline du Nord, le 4 janvier 2020. Les Etats-Unis ont décidé de renforcer leur présence dans la région après une attaque ayant tué le général iranien Kassem Soleimani. Photo REUTERS/Jonathan Drake

04/01/2020 Ore 21:19 Caccia militari hanno attaccato siti della milizia appoggiata dall’Iran vicino ad Albu Kamal, nella Siria occidentale e il sito della milizia Kata’ib Hezbollah appoggiata dall’Iran, che ospita magazzini di missili a corto e medio raggio iraniani nella regione di Al-Qaim, al confine tra Iraq e Siria. Non siamo sicuri se i caccia appartengono agli Stati Uniti o all’aviazione Israeliana.

04/01/2020 Ore 21:10 La USS Bataan, con F-35 e quasi 2.000 marines, diretta verso il Mediterraneo. La marina Britannica riprende le scorte di navi mercantili attraverso Straight of Hormuz a seguito delle crescenti tensioni Iran.

https://en.wikipedia.org/wiki/USS_Bataan_(LHD-5)

04/01/2020 Ore 21:02 La figlia del Gen. Soleimani chiede a Hassan Rouhani: chi si vendicherà di mio padre? Rouhani: non preoccuparti, tutti vendicheranno il suo assassinio

 

04/01/2020 Ore 20:56 Il ministro delle finanze del Qatar, Mohammed Al Thani, a Teheran oggi. Foto di @AbasAslani

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04/01/2020 Ore 20:27 I paracadutisti dell’esercito Americano lasciano Fort Bragg per il Kuwait

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04/01/2020 Ore 20:16 “E` impossibile non negare l’importanza di questa azione. La morte di Soleimani è molto più significativa dell’uccisione di Osama bin Laden. È persino più importante dell’uccisione di Baghdadi “. General David Petraeus 

04/01/2020 Ore 20:05 RICAPITOLANDO: Attacchi su vasta scala sono ora in corso con almeno 5 bersagli dove sono presenti forze statunitensi, non ci sono notizie di vittime tra militari o civili americani:

Ambasciata USA, Baghdad
Quartiere di Al-Jadirya, Baghdad
Balad Airbase
Al-Kindi Camp, Mosul
Vecchio palazzo presidenziale in Baghdad

04/01/2020 Ore 20:01  Colpi di mortaio vicino all’area del palazzo presidenziale in Baghdad. Sul Luogo si trovano militari USA

04/01/2020 Ore 19:52  Il Ministero della Difesa e la polizia Ceca sospendono l’addestramento di militari Iracheni pur rimanendo nelle loro basi.

04/01/2020 Ore 19:48 Ufficiale: Colpi di mortaio nelle vicinanze della base militare di Al-Kindi a Mosul.

04/01/2020 Ore 19:43 I corpi di Qasem Soleimani e Abu Mahdi al-Muhandis sono arrivati all’aeroporto di Najaf in Iraq per il trasporto delle salme in Iran.

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04/01/2020 Ore 19:17 ll Ministero della Difesa egiziano ha diffuso le foto e i filmati dell’attuale esercitazione congiunta di Egypt Air Force, Army & Navy. Questo esercizio si svolge in risposta alla minaccia causata dalla Turchia. Lo scopo delle esercitazioni e quello di aumentare la prontezza delle forze armate egiziane a fronteggiare qualsiasi aggressione turca in Libia!

04/01/2020 Ore 19:03 Continua il massiccio movimento dell’aviazione Americana di truppe aviotrasportate:KC-10A 85-0031/C-17A Globemaster III 01-0187/CN-235 300 96-6042/C-5M Galaxy 87-0029/C-5M Galaxy 69-0024/KC-130J Hercules 166514

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04/01/2020 Ore 19:00 Il Comandante delle operazioni speciali per le brigate Hezbollah in Iraq: “I servizi di sicurezza e i civili Iracheni dovrebbero allontanarsi dalle basi statunitensi per una distanza non inferiore a mille metri, a partire da domenica sera.”

04/01/2020 Ore 18:50 Fonti non ufficiali: Una serie di attacchi missilistici hanno colpito la base della milizia di mobilitazione popolare appoggiata dall’Iran sulla zona di confine Iraq-Siria   (https://www.alhurra.com)

04/01/2020 Ore 18:45 In attesa di conferma: 5 civili feriti dopo l’attacco di un razzo vicino a Baghdad Green Zone. 

Confermato tramite il Times: 3 militari iracheni feriti dopo l’attacco di un razzo alla base aerea di Balad a nord di Baghdad

04/01/2020 Ore 18:39  I Palestinesi oggi a Gaza:

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04/01/2020 Ore 18:12 Molti si chiedono dove era Moqtada al-Sadr? Eccolo nella foto oggi al funerale di Soleimani.

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04/01/2020 Ore 18:12 IMPORTANTISSIMO: Fonti non ufficiali sostengono che la base aerea di Balad, nel nord dell’Iraq, è stata colpita da missili pochi minuti fa. Sviluppo importante se risulterà vera questa voce. Attendiamo conferme

04/01/2020 Ore 18:12 Maryam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, voce di spicco dei diritti e della tolleranza per le donne iraniane: “La comunità internazionale, in particolare quella europea, deve porre fine alla politica di pacificazione e riconoscere il diritto del popolo iraniano di resistenza e difendersi per la libertà di sostituire la sovranità popolare al posto del dominio dei mullah”

Maryam Rajavi in the grand gathering of freedom-loving Ira… | Flickr

04/01/2020 Ore 17:35 Ho discusso con il presidente iracheno Salih la decisione di Donald Trump di intraprendere azioni difensive per proteggere il personale e gli interessi degli Stati Uniti all’estero e ho ribadito che gli Stati Uniti continuano a impegnarsi per la distensione.

04/01/2020 Ore 17:25 Il Parlamento iracheno terrà una sessione di emergenza: voterà se espellere le forze statunitensi dal paese

04/01/2020 Ore 17:23 Oggi, con il ministro degli Esteri turco Cavusoglu abbiamo discusso della decisiva azione difensiva impiegata da Donald Trump a Baghdad per proteggere vite americane. Ho ribadito l’importanza di contrastare le attività destabilizzanti del regime iraniano.

04/01/2020 Ore 17:18 Il ministro degli esteri del Qatar in visita a Hassan Rouhani a Teheran: “Vi trasmettiamo dal Qatar le nostre più sentite condoglianze per il martirio del generale Qasem Soleimani, una perdita per il vostro popolo”.

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04/01/2020 Ore 11:30 Migliaia di persone in lutto che invocano L’America come il Grande Satana, stanno marciando oggi nella processione funebre, attraverso Baghdad, per i leader iraniani e i militanti iracheni, che sono stati uccisi in un attacco aereo americano.

04/01/2020 Ore 11:20 La processione funebre per Qassem Soleimani e Abu Mahdi Al Muhandis si sta svolgendo proprio ora a Baghdad

 

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Nuri al-Maleki, ex primo ministro dell’Iraq

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04/01/2020 Ore 11:19 “La domanda che ci si chiede è perché il ministro degli esteri del Qatar si sta recando a Teheran nel momento in cui il funerale di Qassem Soleimani si svolge a Baghdad?” Vorremmo saperlo anche noi…

https://twitter.com/HSajwanization/status/1213393674429718531?s=20

04/01/2020 Ore 11:06 Il ministro degli Esteri iraniano Zarif minaccia di esporre i diplomatici occidentali che hanno preso tangenti per creare l’accordo nucleare.

Iran’s Zarif congratulates Soleimani on receiving medal of honour – Middle East Monitor

04/01/2020 Ore 10:41 Un iracheno e un siriano che erano a bordo dell’aereo, che a Baghdad aspettava Soleimani, sono stati arrestati.

04/01/2020 Ore 09:43 Candele accese sulla strada per l’aeroporto di Baghdad , vicino al luogo dell’esecuzione di Suleimani.

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04/01/2020 Ore 08:57 Massiccio Movimento di Aviazione Americana: USAF Lockheed C-5M Super Galaxy-RCH827-RCH543-RCH827-RCH609-RCH979-USAF C-17A Globemaster III-RCH622-RCH164-RCH957-RCH402-RCH417-RCH707-RCH311

https://pbs.twimg.com/media/ENa9sXRWoAEwEQv?format=jpg&name=medium
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04/01/2020 Ore 07:38 Il Comando Americano nega l’attacco di ieri a Taji. Chi ha colpito quindi il convoglio a Taji? Israele, Arabia Saudita?
The Coalition @CJTFOIR nei giorni scorsi NON ha condotto attacchi aerei vicino a Camp Taji (a nord di Baghdad).

 

04/01/2020 Ore 07:20 Segretario Pompeo: Ho parlato oggi con Yang Jiechi, membro del Politburo cinese, per discutere di della decisione da parte di Donald Trump di eliminare Soleimani in risposta alle minacce imminenti alla vita di cittadini americani. Ho ribadito il nostro impegno per ridurre le tensioni.

04/01/2020 Ore 06:51 Il Dipartimento di Stato Americano: “Possiamo confermare che negli ultimi giorni, il Generale Soleimani aveva viaggiato attraverso il Medio Oriente coordinando, ulteriori, imminenti, attacchi su larga scala contro diplomatici e membri del servizio degli Stati Uniti. Queste minacce erano altamente credibili e l’informazioni erono solide ”

04/01/2020 Ore 06:12 Il nuovo comandante della forza Quds Esmail Qaani:”Diciamo a tutti di avere un po di pazienza e vedrete i cadaveri degli americani in tutto il Medio Oriente”

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04/01/2020 Ore 04:26 Dichiarazione della presidenza della regione del Kurdistan:Il Kurdistan respinge la violazione alla sovranità irachena. L’Iraq non dovrebbe essere trasformato in un campo di conflitto tra diversi paesi.E imperativo risolvere i problemi attraverso il dialogo.La situazione è molto pericolosa, la moderazione è richiesta da tutti i le parti coinvolte

04/01/2020 Ore 03:50  La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha sospeso l’addestramento delle forze irachene a causa dell’aumentato rischio di attacchi e infiltrazioni.

04/01/2020 Ore 03:40 Foto che ci provengono da una località non specificata. E possibile che siano missili balistici appena lanciati. Se qualcuno può tradurre dall’arabo nella foto e confermare l’originalità della foto stesse. Grazie in anticipo.Ore 06:33 AGGIORNAMENTO RIGUARDO LE FOTO: sono state fatte sopra il cielo di Duhok, Iraq. Anche se non siamo sicuri che si tratti di missili.

https://pbs.twimg.com/media/ENZvJfUXsAAfeU4?format=jpg&name=900x900

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04/01/2020 Ore 03:27 Lo sceicco Mehdi Ahmed al-Sumaidaie dell’Iraq (sunnita) chiede a tutti i sunniti iracheni di unirsi agli sciiti iracheni nello scontro con gli Stati Uniti:
“Io e il mio esercito siamo pronti a distruggere l’America, il Grande Satana. Dio è con noi e saremo vittoriosi”.

04/01/2020 Ore 02:30 Il Canada invita i suoi cittadini a lasciare immediatamente l’Iraq.

04/01/2020 Ore 01:32 L’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite:
“L’assassinio di Soleimani equivale a una dichiarazione di guerra contro di noi.”
“La risposta adeguata all’azione militare Americana è l’azione militare”.

04/01/2020 Ore 01:20 Secondo fonti attendibili; l’intelligence americana disporebbe di una rete di informazioni capillare su tutto il territorio Iracheno. Gli americani saprebbero la locazione e le mosse di tutti i maggiori attori Iraniani o pro Iraniani in Iraq. Una pianificazione intrapresa almeno 4-5 mesi fa, culminata con le uccisioni e gli attacchi aerei delle ultime ore.

04/01/2020 Ore 01:11 Il secondo attacco aereo americano che ha colpito il convoglio della milizia irachena a nord di Baghdad, di cui abbiamo riportato la notizia precedentemente, avrebbe causato almeno 6 vittime e 3 i feriti.

04/01/2020 Ore 00:59 Forti esplosioni si sono sentite a ovest di Sinjar, in Iraq, vicino a Mosul

04/01/2020 Ore 00:55 Volo operato dai militari statunitensi: 767-33 AER
CMB 301
Diretto dall’aeroporto di Shannon verso il Medio Oriente.

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04/01/2020 Ore 00:11 Confermato! L’attacco aereo statunitense di oggi (secondo) a Taji ha preso di mira Shibl al-Zaydi (in rosso). L’attacco aereo di ieri ha preso di mira Qasem Soleimani (al centro) e Al Muhandis (a destra). Gli americani stanno sistematicamente eliminando i maggiori attori Iraniani in Iraq 

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04/01/2020 Ore 00:05 Fonti indicano che Shbl al-Zaidi, comandante della milizia di Kataib Imam Ali, e stato preso di mira da un attacco aereo americano vicino a Taji, nel nord di Baghdad.

03/01/2020 Ore 23:56 Un attacco aereo colpisce due veicoli di un convoglio a Taji, a nord di Baghdad, in Iraq. Fonti indicano che questo attacco è stato effettuato dalle forze statunitensi. Potrebbe essere un attacco contro le milizie Asaib Ahl al-Haq sostenute dall’Iran

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03/01/2020 Ore 23:50 Volo curioso arrivato a New York qualche ora fa- Ministero delle finanze saudita B737 HZ-MF2 SVA7665

 

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03/01/2020 Ore 23:37 Il sindaco di New York; Bill de Blasio, ha detto che la città e` in massima in allerta per possibili attacchi terroristici.

03/01/2020 Ore 23:26 Grosso movimento di carri armati Statunitensi dal Kuwait all’Iraq

03/01/2020 Ore 23:15 Dichiarazione del presidente Trump rilasciata qualche minuto fa`riguardo l’esecuzione di Soleimani :

03/01/2020 Ore 22:47 Truppe statunitensi di stanza in Italia sono state messe in allerta, pronte al trasferimento in Libano, per proteggere l’ambasciata americana a Beirut da possibili attacchi. I servizi di intelligence Americani hanno ricevuto informazioni al riguardo.

SOLEIMANI_DEI FATTI E DELLE INTERPRETAZIONI, di Pierluigi Fagan

DEI FATTI E DELLE INTERPRETAZIONI. Al solito, il volume dei commenti, analisi, interpretazioni dell’attentato americano al generale iraniano in Iraq, supera di molti gradi la manciata risicata dei fatti noti. Ieri ho seguito lunghe dirette televisive su i canali -all news-, oltre ovviamente ad aver dragato nel mondo della stampa e dell’on line. I punti più interessanti da qui riportare mi sembrano tre.

1) Si sta formando un consenso interpretativo maggioritario basato soprattutto sulle idee di chi sa più fatti di altri, sul fatto che la posta immediatamente in gioco sia l’Iraq. Non potendo più contare sulla piena agibilità delle basi in Turchia, gli americani avrebbero cominciato a trasferirsi in parte in Iraq. Soluemani, aveva individuato proprio l’Iraq come terreno di contesa. Molti fatti poco seguiti da chi non si occupa di queste cose, ma è sempre pronto a farci sapere la sua opinione quando qualche botto risveglia la sua assopita attenzione, confermerebbero questa lettura. La questione è troppo complicata per esser qui riassunta, indico solo il tema e do due riferimenti, Negri e NYT. Sul M.O. Alberto Negri indubbiamente sa più fatti di chiunque altro in Italia, fatti reperiti in loco e per decenni e non desunti dalla poltrona di casa scorrendo ieri tre articoli a caso. NYT è sempre indicatore del consenso di certe letture americane provenienti da ambienti meglio informati di chiunque altro.

2) C’è chi ha notato l’insistere ieri di Trump ed in parte Pompeo, sul fatto che: a) forse non poi così tanti, nello stesso Iran oltre che in Iraq, sarebbero stati sinceramente dispiaciuti della scomparsa di Soleimani; b) l’Iran sa che militarmente, in un confronto diretto con gli USA, non andrebbe da nessuna parte (tra droni, missili, aerei e satelliti, nelle prime quattro ore di eventuale conflitto diretto, gli USA possono incenerirti facendo danni molto più decisivi di quelli che tu puoi far loro). Perché allora non accettare l’offerta di ridiscutere l’accordo che Trump ha rimesso in discussione perché fatto da Obama? A dire che Soleimani era il capo del deep state iraniano che come ogni deep state a base di “complesso militar-industriale” vive letteralmente di conflitto. Dato il peso che questo deep state ha negli equilibri interni iraniani, far fuori il suo capo è oggettivamente indebolirlo, il che potrebbe avvantaggiare l’ala più aperta all’ipotetica ripresa della trattativa. Non so se è wishful thinking, ho sentito ripetere l’ipotesi da rappresentanti di aree altrettanto ben informate, ma che lo siano davvero o solo pensino di esserlo, non so dire. Quando si tratta di questioni interne all’Iran, non so dire chi effettivamente ha le informazioni complete, incluse CIa e Mossad.

3) Si nota un diffuso limite analitico tipico delle partizioni che le specializzazioni del lavoro producono. Chi segue politica estera non s’intende di politica interna e viceversa. Ma il presidente degli Stati Uniti, ogni giorno, ha sul tavolo problemi dell’uno e dell’altro, oltre a quelli economici e sociali, quindi quando prende una decisione lo fa non con quello che ha testa l’esperto del parziale ma con quello che riguarda la sua funzione, che è generale. Viepiù se deve andare ad elezioni tra pochi mesi e sa di esser stato eletto con meno voti dell’avversario, grazie a stati in cui si era presentato come protettore dell’industria e potenziale investitore pubblico (promesse che ha mantenuto solo in parte, la seconda per niente), dopo quattro anni in cui la sua notorietà e consenso ecumenico non si è certo allargato. In più è sotto impeachment e se non dovesse esser rieletto perdendo l’immunità, oltretutto anche preda di possibili persecuzioni amministrative e fiscali. Sul piano personale poi, certo a nessun presidente piace non esser riconfermato per il secondo mandato (una manciata su i 44 presenti in lista), ma per il profilo psichico di Trump sarebbe una vera e propria catastrofe psicotica. A parte il gruppo di interesse che lo sostiene, poco propenso a farsi da parte. Quindi, quando Trump ha dato l’ordine tocca ricostruire cosa aveva in testa lui, non quello che abbiamo in testa noi.

L’ampio ventaglio del possibile si amplierà geometricamente fintanto che non avremo la reazione iraniana che ieri ha precisato avverrà “a luogo e tempo debito”. Come detto ieri, anche gli iraniani hanno tre punti da considerare: 1) il messaggio da dare internamente alla nazione divisa politicamente e con recenti manifestazioni represse con molta decisione (difficile aver certezza dei numeri ma il numero dei morti ammazzati non sembra del tipo “c’è scappato il colpo”, quindi il problema c’è ed è bello grosso); 2) il messaggio da dare all’intricata rete delle penetrazioni d’influenza iraniane negli ambienti sciiti della regione (Siria, Libano, Yemen, Iraq ma ricordo che gli abitanti del Bahrein sono in maggioranza sciiti sebbene il monarca sia sunnita filo-saudita e anche la zona dei pozzi sauditi è a forte presenza sciita); 3) più forse che l’America in senso generale, cercar di colpire dove posa far più male proprio a Trump perché altri quattro anni di Trump sarebbero una sciagura e poiché Trump va ad elezioni, “tempo e luogo” forse va interpretato in questo senso. Se l’Iran è diviso, lo sono anche gli Stati Uniti, quindi quella che sembra una partita a due, in realtà è a quattro.

Ricordo infine il quadro strategico a più ampia inquadratura spazio-temporale della questione iraniana. Oltre al ruolo geopolitico regionale (sciiti-sunniti, Siria-Russia-Turchia) e mondiale (in riferimento all’Asia, quindi India, Cina e non solo), c’è il problema della continuità territoriale Iran-Iraq-Siria per il famoso piano delle condotte che possano trasportare il gas del più grande giacimento scoperto sino ad oggi, il North Dome/South Pars del Golfo Persico che gli iraniani hanno in condominio amichevole col Qatar -alleato della Turchia nello scacchiere-, nel Mediterraneo. A suo tempo, c’era chi poneva questa questione a base di tutta la storia iniziata con Stato islamico e guerra siriana. Questo confermerebbe l’importanza del primo punto, condizionato dagli sviluppi del secondo, tenuto conto del terzo. Aspettiamo quindi “tempo e luogo” e capiremo meglio l’entità ed il possibile esito del gioco.

[L’immagine fotografava la faccenda citata in chiusura del post all’inizio della guerra siriana. Oggi, il Qatar esporterebbe tramite l’ipotetica pipeline iraniana. Infine, la condotta ipotetica potrebbe anche passare in Libano facendo di Hezbollah il gruppo più influente in loco.La legenda è quindi superata da altri assetti/alleanze. Per gli amanti del cappa e spada a cui sfuggono le contorsioni della realtà, evidenzio che ai russi non farebbe piacere avere una condotta concorrente che sfocia nel Mediterraneo, ovviamente men che meno ad Israele, Arabia Saudita, EAU, Kuwait]

NEGRI: https://www.radioradicale.it/…/iraq-gli-usa-uccidono-il-gen…

NYT: https://www.nytimes.com/…/01/03/wo…/middleeast/us-iraq.html…

dollari e dispetti, di Antonio de Martini

FINALMENTE SOLI ( dollari e dispetti)

Uno dei primi provvedimenti presi dal famoso Ayatullah Khomeiny non appena giunto al potere, fu di dichiarare “ empia” l’energia nucleare con una “ fatwa” e chiedere alla Francia la restituzione di un miliardo di dollari sborsati dallo Scià, Reza Palhavi, per dotarsi di un armamento nucleare.

Al diniego francese, fece seguito un confronto, segreto e asprissimo , a colpi di morti e attentati reciproci fino a che un attacco dinamitardo al corpo di spedizione francese a Beirut (1982) uccise 34 militari francesi e furono presi ostaggi che la Francia dovette riscattare grazie ai buoni uffici di un certo Ghorbanifar che rincontreremo.

Si decise poi un accordo globale.

Si transò sulla base di settecento milioni di dollari avendo l’Iran riconosciuto un cospicuo “ forfait” per le spese già sostenute dai francesi.

Il secondo scontro tra l’Iran governato dai clericali e un paese occidentale fu con gli USA.
400 “ studenti” assaltarono l’ambasciata USA a Teheran , tennero in ostaggio per un annetto una cinquantina di impiegati statunitensi e, sopratutto si impossessarono dei documenti riservati , nomi dei confidenti , cifrari, rapporti ecc.

Un tentativo di liberare gli ostaggi manu militari naufragò miseramente – senza alcun intervento iraniano- per uno scontro tra due degli elicotteri che avrebbero dovuto intervenire : otto morti ( forse più , non ricordo bene) e l’affondamento della ricandidatura di Carter che cedette il passo a Ronald Reagan.

Gli ayatullah, trombato Carter, rilasciarono gli ostaggi in segno di rispetto per il nuovo presidente.

L’obbiettivo di smantellare la rete USA in Iran, era raggiunto.

Da questo passo, nacque una stramba e ambigua collaborazione.

Un mercante d’armi ex iraniano che faceva la spia volentieri e ad un tempo per Iran, Israele, i francesi e gli americani – Manucher Ghorbanifar- propose di aiutare Reagan a finanziare i ribelli Contras ( Centro America) cui il Congresso aveva tagliato i fondi: vendere armi agli iraniani ( in guerra con l’Irak istigato dagli USA) e usare i fondi neri così ricavati per aggirare il veto del Congresso.

700 missili tattici passarono così di mano col prezzo gonfiato dalle commissioni accantonate per la CIA, il Mossad e , ovviamente Ghorbanifar.

Idem, l’ho già descritto, il duplice furto dei quadri di Modigliani dall’accademia di Brera commissionato dal Colonnello Oliver North per pagare un mercante d’armi siriano residente in USA. La “ merce” passò in Svizzera e da lì , col corriere diplomatico, a Washington.

Il rapporto USA-Iran prosegue così tra contrasti ufficiali e sordidi business che arricchiscono gli intermediari : la guerra di Siria, l’embargo petrolifero che in realtà viene commercializzato da Turchia e Israele; la vicenda nucleare coi tedeschi oggi. Dispetti e dollari.

Dopo Carter, ecco apparire in scena un altro deficiente che cerca motivi di candidatura usando la forza all’estero.

Questa da me descritta è l’atmosfera in cui è maturato l’assassinio di un plenipotenziario accreditato presso il governo americano.

Dopo la grande autosconfitta di Carter ecco quella di Trump: il cadavere di Suleimani vale più di una grande battaglia persa dagli USA.

Con la prima gli USA persero l’Iran. Con questa hanno perso l’Irak e paralizzato l’operazione “ primavere bis” in Libano dove le manifestazioni vedrete che cesseranno.

Patetiche le giustificazioni a posteriori del grassoccio Pompeo che non riesce a incassare nemmeno una dichiarazione di sostegno dalla Unione Europea.
Da Boris Cameron un silenzio più eloquente di una condanna, Israele si sta defilando per timore di vedersi presentare il conto. Erdogan condannerà di certo.

Nancy Pelosi – che presiede la Camera dei Rappresentanti USA, ha condannato chiaramente l’accaduto.
Il solo plauso incondizionato è venuto da tale Salvini che cinque anni fa descrissi su questa colonna con “ in un paese serio questo signore potrebbe al massimo fare il rappresentante di una ditta di preservativi”.
Confermo.

DELITTO COMUNE

Devo dire che ha ragione Giorgio Passardi a pensare che in Iran ci sia anche chi ha emesso un sospiro di sollievo alla notizia dell’assassinio di Suleimani.

L’opposizione laica lo avrebbe certamente preferito ai preti, anche ( o meglio proprio) se non si trattava di un militare a 18 carati.

Aveva però costeggiato i militari doc, condiviso i metodi di ricerca operativa tipici degli Stati Maggiori, visto il mondo e studiato usi e costumi sia dei vicini arabi che degli anglosassoni .

Aveva l’età giusta per entrare in politica e la notorietà per affrontare con successo una elezione in un paese con forte percentuale di analfabetismo.

A suo confronto Rouhani sarebbe apparso come un pretonzolo e Ahmadinejad come un giovinastro litigioso è inaffidabile.

Il candidato ideale per il regime change auspicato, a parole, da tutti.
In realtà l’idea di vederlo al potere e dover normalizzare i rapporti deve essere sembrata intollerabile a Israele, agli USA e ai mullah.
Ecco una base di intesa solida per mantenere lo statu quo.
Un pactum sceleris. In inglese un win-win

COMMENTO DI GABRIELE PASTRELLO

CHISSA’? 1) NON CREDO DA QUELLO CHE SI LEGGE CHE SULEIMANI FOSSE SOSTITUIBILE. E’ STATA L’EMINENZA GRIGIA IRANIANA NEL MEDIORIENTE PER VENT’ANNI DI FILA. CERTO SI RIEMPIE LA CASELLA. MA SOLO QUELLO. E QUINDI QUESTA PERDITA COSTITUISCE UN ELEMENTO DI DEBOLEZZA PER L’IRAN, 2) LA MOSSA ROMPE DELLE CONVENZIONI CONSOLIDATE E QUINDI APPARE MOLTO RISCHIOSA. 3) MA D’ALTRA PARTE COSA CI FACEVA SULEIMANI A BAGDAD. E’ PENSABILE CHE DOPO IL PRIMO ATTACCO ALL’AMBASCIATA USA LA CRISI FOSSE FINITA? DIREI DI NO. ERA STATA SOLO LA PRIMA MOSSA. E PER GESTIRE QUELLA PROBABILE ESCALATION CI VOLEVA SOLO UNO COME SULEIMANI IN GRADO DI CONTROLLARE LE REAZIONI SU TUTTO E RIPETO TUTTO LO SCACCHIERE. 4) SE COME PENSO SULEIMANI ERA A BAGDAD PER GESTIRE UN ATTACCO ALL’AMBASCIATA (CHE NEL CASO DEL 1979 FU UN COLPO MORTALE PER CARTER E I DEMOCRATICI, OLTRE CHE PER GLI USA, LE DATE COINCIDONO – 2019 L’ANNO PRIMA DELLE ELEZIONI. E NON DIMENTICHIAMO CHE L’IRAN FU MOLTO COOPERATIVO CON REAGAN DOPO LA CADUTA DI CARTER. SI POTREBBE IPOTIZZARE UN ATTEGGIAMENTO ANALOGO CON TRUMP E UN EVENTUALE PRESIDENTE DEMOCRATICO. RICORDANDO GLI ACCORDI CON OBAMA?) ALLORA FORSE L’ATTACCO DI TRUMP – OLTRE A PREVENIRE UN ATTACCO MORTALE ALLA SUA CANDIDATURA – FORSE HA ALZATO L’ASTICELLA TROPPO IN ALTO PER L’IRAN. 5) UNA COSA E’ ATTACCARE GLI USA FUORI DELL’IRAN CON UNA CRISI DIPLOMATICA IL CUI LIVELLO MILITARE E’ MOLTO BASSO, ALTRA COSA RISPONDERE MILITARMENTE ALL’ELIMINAZIONE DI UNO DEI NUMERI UNO DELLO STATO IRANIANO.

COMMENTO DI VINCENZO ZAMBONI

Il segretario di stato, il segretario alla difesa, il capo del Pentagono si sono presentati da Trump per “informarlo degli eventi militari delle ultime 72 ore”.
Che senso ha?
Il presidente è il capo delle forze armate, quindi deve sapere in anticipo cosa intende fare il suo esercito.
Sono andati ad informarlo a posteriori perché non lo sapeva?
– A quel punto si tiene una conferenza stampa sull’argomento.
Ma assieme ai tre visitatori manca il presidente: non partecipa.
Piuttosto strano: i vertici dello stato annunciano una importante azione militare, ma il capo dello stato e delle forze armate, benché contattato, non partecipa.
Anzi, proprio se ne va, volando in Florida.
– Sempre prodigo di commenti, Trump pubblica su twitter un post muto, con la sola bandiera americana.
Non ha noente da dire?
Probabilmente prende tempo, per elaborare la migiolre strategia politica da seguire.
– Alla fine Trump assume per buopna le versione del Pentagono, “su ordine del presidente”, ma distingue immediatamente tra Soleimani “terrorista” e popolo iraniano contro il quale “non vuole una guerra” (Ansa).
Come mai?
Ipotesi verosimile:
ha deciso di far sua l’azione per non evidenziare una spaccatura nello stato, ed ha messo le mani avanti per evitare che l’episodio degenri in una guerra, fortemente voluta dal deep state suo avversario politico.
Se Trump volese una guerra contro l’Iran non avrebbe bloccato all’ultimo momento quella del 2019, già pronta e in fase di avvio (è stata la quinta nuova guerra possibile bloccata sul nascere dal presidente).
Altre contraddizioni.
Molti esponenti dem USA hanno condannato l’omicidio di Soleimani come irresponsabile avventurismo di Trump.
Ma questa è pura polemica politica interna contro il presidente repubblicano.
Soleimani era nemico dei dem, in quanto alleato di Assad nella guerra contro le bande terroristiche in Siria, ed Assad è da molti anni nemico del deep state, che lo voleva eliminare.
Che Soleimani abbia combattuto a fianco di Assad non è certo una invenzione propagandistica, visto che lo stesso presidente siriano ha commemorato l’opera del generale nel salvare la Siria dalla destabilizzazione.
Quindi perché i dem condannano l’omicidio di un loro nemico?
Semplicemente perché tanto gli americani non sanno neanche chi fosse Soleimani, e l’occasione è ghiotta per polemizzare contro Trump.

UNO NESSUNO E CENTOMILA, di Antonio de Martini

UNO NESSUNO E CENTOMILA

É tipico di molti regimi a partito unico disporre di una milizia e l’Iran non ha fatto eccezione.

In genere si tratta di organizzazioni di tipo paramilitare con gradi, gerarchie, accademie, ma l’unico « ufficiale e gentiluomo » che si rivelô un eccellente stratega e condottiero, fu il generale, poi maresciallo , Hasso Von Manteufel dell’esercito, dopo però un rapido passaggio in giovinezza nelle famigerate SS, a riprova che la legge dell’eccezione é fondata, ma non si ripete.

Ad Amburgo, città tradizionalmente di sinistra i cui borgomastri diventavano Cancellieri come Helmuth Schmitt, la strada che porta all’Accademia militare si chiama Manteufelstrasse senza che nessuno abbia mai mosso obiezioni.

Non così il maggior generale Suleimani della « Kuds force » – o Quds – come si ostinano a scrivere gli americani.

Il suo ruolo era più assimilabile a quello di un plenipotenziario per gestire la prima collaborazione Irano-americana in funzione anti Daesch.

Gli USA, capito che in Irak non l’avrebbero mai spuntata senza la collaborazione degli sciiti, si erano rassegnati a far reclutare una « milizia popolare sciita » perché i sunniti – spodestati da Bremer- erano tutti avversari del nuovo regime.

Suleimani ebbe una funzione di « endorsement » della.campagna di reclutamento americana e di
amministratore dei rifornimenti di uomini ed armi, da gestire in maniera da perseguire ANCHE obbiettivi di influenza iraniana oltre che di caccia ai jihadisti.

Inizialmente fu apprezzato, intervistato, il suo ruolo ingigantito.
Gli iraniani ne dilatarono il ruolo anche per la Siria.

Gli USA resisi conto di essere stati giocati e che la “loro”, milizia guardava a Tehran, se la legarono al dito.

Suleimani non é stato ucciso perché fulmine di guerra, ma perché gli USA dopo avergli dato notorietà internazionale, avevano disperato bisogno di sbandierare una vittoria degna di ridorarne il blasone e hanno spacciato per escalation strategica una vendetta alla siciliana.

Cosa cambia nel vicino oriente ?

Un regime di teologi non ha uomini indispensabili. Elabora le strategie in modo corale. Altrimenti, dopo Khomeini sarebbero crollati.

Gli sciiti hanno una tradizione di sacrificio e obbedienza da quindici secoli. Sono nati da una sconfitta ( Kerbala) e dalla morte di tutti i loro capi.

Le sconfitte non li abbattono. Li esaltano.
Adesso hanno un martire in più in nome del quale immolarsi.

Gli USA hanno fatto come a Cassino. Non riuscendo a passare se la presero con l’Abbazia.
Adesso è lì e loro fingono non sia successo.

Intanto da Kabul a Gerba è iniziato il dibattito corale e segreto: come far sì che i giaour si pentano amaramente.

L’individuo eccezionale fa parte dell’immaginario anglosassone.
L’Islam è sociale. E segreto.

VANTAGGI E INCONVENIENTI

Il primo paese a fare dell’assassinio mirato dei capi avversari uno strumento sistematico è stato Israele.

Una serie di tiratori scelti , opportunamente appostati, uccidevano in maniera anonima i capi palestinesi durante le manifestazioni, spesso violente, in quel di Gaza.

L’idea era che , se si taglia la testa all’Idra, questa muore. Ma non l’Idra dalle cento teste, anche se ci provarono.

Arafat fu quasi certamente avvelenato, una incursione a Beirut eliminò alcuni dirigenti OLP e un’altra a Tunisi i quattro o cinque più influenti capi palestinesi del momento.

A Roma fu ucciso Adel Zwaiter che era riuscito a farsi ascoltare dal gruppo ESPRESSO diventando un concorrente pericoloso.

A Dubai un quintetto dotato di passaporti canadesi uccise un banchiere palestinese.
A Amman fu avvelenato in capo OLP , ma catturati gli autori, il governo Giordano li liberò in cambio dell’antidoto.

Intanto, l’arma strategica di trasformò in strumento di vendetta : i presunti autori della strage di Monaco ( squadra olimpica israeliana) furono uccisi qua e là in Europa, fino a che si rivolse l’arma anche all’interno.

Il generale Isaac Rabin, premier reo di negoziare la pace , fu ucciso durante un comizio e il processo di pace si arenò.

Da questi numerosi casi, possiamo cominciare a trarre ammaestramenti.

Nel caso di Israele ( e dell’Egitto di Saadat) l’omicidio del capo ha avuto una sua tragica efficacia : in entrambi i casi, il processo di pace , non sentito, si è interrotto.

Nel caso dei rivoltosi palestinesi, la eliminazione dei capi popolo ha avuto effetti contrari a quelli sperati .

Poiché , nel Vicino Oriente le cariche sono praticamente a vita – e dopo un certo periodo ciascuno ha dato quel che poteva dare – l’avvicendamento ha avuto benefici effetti permettendo a elementi più giovani ed energici di accedere a posizioni di comando e scoraggiato le candidature di carrieristi intriganti ma pavidi.

Gli Israeliani hanno capito la lezione e recentemente hanno cambiato obbiettivi indirizzando i tiratori scelti verso gli elementi di supporto alle agitazioni ( infermiere, giornalisti, fotografi ) in maniera da demotivare partecipanti e fiancheggiatori ma senza più colpire i capi provocando una selezione positiva.

Suleimani era a capo della Kuds Force dal 1998 ( ventun anni) . Quel che poteva dare e fare, l’ha dato e l’ha fatto.

Ora utilizzeranno i suoi resti per mostrare la perversione del Grande Satana e sollecitare solidarietà ai tiepidi. Tutto l’Irak è ormai schierato contro gli USA e il premier Adel Abd El Mahdi è sputtanato a vita.

Persino il governo del kurdistan iracheno ha stigmatizzato il comportamento americano.

Trump , in difensiva, si giustifica dicendo che l’iraniano “ stava preparando attentati” , ma l’assalto all’ambasciata è stato fatto da una numerosa folla e non ha prodotto morti.

La guerra per conquistare i cuori degli iracheni – durava da mesi- l’ha vinta Suleimani con l’aiuto degli USA.

Non c’è nemico dell’America tanto stupido da voler uccidere Trump e interrompere la catena di azioni che sta compiendo a danno degli Stati Uniti.

All’America sono rimasti due alleati: Israele e Arabia Saudita. Colpiranno quelli.

i 5 effetti dello strike Usa contro Soleimani in Iran, di Giuseppe Gagliano- Il senso del tragico, di Piero Visani

L’Iraq e la Libia si stanno avviando sulla strada della decomposizione. E’ l’effetto più nefasto e deleterio dell’intervento americano ed occidentale in quei due paesi. Gran parte delle forze politiche, comprese quelle di opposizione a queste intrusioni non stanno operando o si stanno rivelando incapaci di una opera di ricostruzione nazionale. Un gioco di azione e reazione, di provocazioni, incluso quello dello sfoggio di prigionieri, che rende le componenti autoctone in lotta sempre più delle appendici di forze esterne. Tra i paesi in preda al conflitto militare solo la Siria di Assad, almeno nella sostanza, sembra mantenere la caratteristica di una reazione impegnata al mantenimento della propria integrità nazionale_Giuseppe Germinario

Ecco i 5 effetti dello strike Usa contro Soleimani in Iran. Gli scenari di Gagliano

di

Soleimani_

Tutti gli scenari possibili dopo che il generale iraniano Soleimani è stato ucciso il 3 gennaio da un raid ordinato da Trump. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Il comandante delle Quds Force, unità del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) iraniane, il generale Qassem Soleimani, è stato ucciso venerdì 3 gennaio da un raid ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sull’aeroporto internazionale della capitale irachena Baghdad, secondo quanto riferito dal Pentagono e dalla Casa Bianca.

Soleimani, 62 anni, non solo aveva coordinato le operazioni extraterritoriali iraniane in particolare in Iraq, in Siria, in Libano e Yemen ma aveva in particolare contribuito in modo decisivo a sostenere il presidente siriano Assad. Inoltre, durante la guerra in Iraq, Soleimani servendosi abilmente delle Forze di Mobilitazione Popolare, unità paramilitari sciite appoggiate proprio dall’Iran, aveva dato un contributo militare di grande rilievo nel fermarne il radicamento dell’Isis in Iraq.

L’operazione americana, che rappresenta un successo sotto il profilo della Intelligence, è stato realizzata grazie all’uso di un drone MQ-9 Reaper che ha anche eliminato il generale delle milizie irachene Abu Mahdi al-Muhandis, vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, il Generale Hussein Jaafari Naya, il Colonnello Shahroud Muzaffari Niya, il Maggiore Hadi Tarmi ed il Capitano Waheed Zamanian.

Sotto il profilo strettamente politico-strategico, l’operazione militare è stato attuata a scopo preventivo – per sventare operazioni offensive iraniane contro funzionari americani, come indicato dal Times sulla base delle informazioni del Pentagono – e dissuasivo.

Vediamo di spiegare a tale proposito cosa significa esattamente dissuasivo. Ora, al di là delle comprensibili e scontate reazioni di condanna da parte del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei e del presidente iraniano, Hassan Rouhani, l’operazione attuata dagli Stati Uniti deve essere contestualizzata sul piano militare in primo luogo all’interno di una più ampia operazione di ritorsione in stile israeliano determinata sia da quella del 27 dicembre in cui un attacco missilistico è stato posto in essere contro una base militare irachena cagionando la morte di un civile americano sia a causa delle violente proteste del 31 dicembre presso l’ambasciata statunitense a Baghdad, situata nella cosiddetta Green Zone, coordinate dalle Brigate di Hezbollah e dalle Forze di Mobilitazione Popolare, proteste volte a chiedere il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq.

Inoltre, sotto il profilo strettamente politico, Mike Pompeo proprio il 13 dicembre aveva avvertito Teheran che qualsiasi azione offensiva sotto il profilo militare nei confronti degli Stati Uniti avrebbe ricevuto una risposta adeguata.

In secondo luogo, sotto il profilo della strategia globale posta in essere da Trump, questa operazione militare risulta essere pienamente coerente con l’obiettivo di contrastare in modo ampio, sistematico e capillare la presenza sciita in Iran, Iraq, Siria, Libano e Yemen.

In terzo luogo, questa operazione militare, può essere inquadrata anche per consolidare il suo consenso interno e per allontanare lo spettro della messa in stato di accusa da parte del Congresso. D’altronde l’uso della politica estera come strumento per rafforzare il consenso al livello di politica interna costituisce non l’eccezione ma una costante a livello storico.

In quarto luogo tutto ciò non farà altro che consolidare la partnership militare degli Usa con l’Arabia Saudita e Israele i cui servizi di sicurezza hanno certamente svolto un ruolo di rilievo nella individuazione di Soleimani.

SCENARI POSSIBILI

Fra gli scenari possibili da escludere vi è certamente l’invasione militare americana determinata dalla natura geografica della Repubblica Islamica. Sebbene gli Usa abbiano infrastrutture militari in 14 Paesi e cioè in Egitto, Israele, Libano, Siria, Turchia, Giordania, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Yemen, Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein, l’Iran oltre ad avere una estensione di 1.684.000 chilometri quadrati, è una fortezza naturale – pensiamo ad esempio all’uso strategico che Teheran farebbe dei Monti Zagros che dividono l’Iran dalla Turchia – e una eventuale operazione terrestre proveniente dall’Afghanistan non solo implicherebbe mesi di pianificazione ma implicherebbe il dispiegamento di una forza terrestre di almeno 300 mila soldati  operazione che andrebbe autorizzata dal Congresso che, allo stato attuale, sta ponendo in essere un procedimento di messa in stato di accusa proprio contro Trump. Inoltre sarebbe necessaria da parte dell’Iran e/o dei suoi alleati una azione terroristica analoga a quella dell’11 settembre per conseguire una coesione politica necessaria per un intervento di queste proporzioni.

Quanto ad un intervento nucleare limitato da parte degli Stati Uniti questo avrebbe delle conseguenze ancora più imprevedibili sul piano internazionale poiché non soltanto determinerebbe una condanna unanime da parte di tutte le istituzioni internazionali ma soprattutto determinerebbe una reazione anche di natura  militare da parte della Russia.

Non c’è dubbio che in primo luogo questa offensiva statunitense porterà in primo luogo a un aumento della conflittualità da parte sia degli alleati dell’Iran nei confronti di Israele – stiamo naturalmente alludendo a Hezbollah – sia ad un ulteriore incremento della instabilità in Iraq.

In secondo luogo il sostegno militare e di intelligence fornito dall’Iran agli Houthi, attori centrali nel conflitto yemenita, potrebbe determinare  una risposta rapida e diretta stando proprio alle dichiarazioni di Mohammed Ali al-Houthi capo del Comitato supremo rivoluzionario Houthi – cioè ad una  ritorsione militare.

In terzo luogo i rapporti tra Cina e Usa potrebbero subire un ulteriore peggioramento dal momento che proprio la Cina sostiene l’Iran nel contesto della Nuova Via della Seta. 

In terzo luogo l’Iran potrebbe mettere in campo il tentativo di utilizzare lo Stretto di Hormuz come strumento di deterrenza militare.

In quarto luogo, l’Iran potrebbe attuare operazione terroristiche ai danni delle basi militari americane in Qatar e Bahrein.

In quinto luogo questa azione militare da un lato aumenterà in modo rilevante la destabilizzazione in Medio Oriente e dall’altro lato certamente rafforzerà il ruolo politico-religioso sciita a livello globale.

https://www.startmag.it/mondo/soleimani-iran-usa-iraq/?fbclid=IwAR3EFUeKAMbE1v6Lr1tfFADWWG0bVbZOb7bAcZyxhyb9EVuLG_RU877WawA

IL SENSO DEL TRAGICO, di Piero Visani

E’ saper morire per ciò in cui si crede. Si colpisce e si è colpiti. Si sviluppano politiche e se ne subiscono le conseguenze. Non si pensa che vivere consista soltanto nel pagare, farsi tassare da ladri patentati e farsi sfruttare da classi dirigenti ignobili, che non hanno nemmeno il coraggio delle loro azioni.
Marcire – da vivi – non è preferibile che farlo da morti.
Molti del centrodestra italiano – nella loro infinita saggezza da servi – diranno che è stato ucciso un terrorista…

“Difficile concentrare tante sciocchezze geopolitiche in una sola frase.
A partire dal fatto che in Medio Oriente l’Iran (con la Russia) ha fatto da argine al terrorismo islamico dell’Isis tollerato, per non dire altro, da Arabia Saudita e Usa. E per finire con il fatto che l’Italia è il principale partner economico europeo dell’Iran: in questo caso delle imprese nazionali e del popolo delle partite Iva ce ne freghiamo?”

Il buontempone, di Giuseppe Germinario

Giornalista francese: “negli Stati Uniti avete un tasso di disoccupazione molto basso; in Francia è invece molto alto. Come mai, quale è la ricetta?”

Trump: “Forse perché noi abbiamo un presidente migliore del vostro…”

https://twitter.com/rbehrouzdo/status/1210970428199624709?s=12&fbclid=IwAR1uP9w_EUA2alxgvyy15PnXsb7XxcrqbSv2-qemLnZwIs_YAblWP07bZcA

Sono sicuro che i bacchettoni e gli indignati delle due sponde dell’Atlantico, quasi tutti ben allignati nel campo democratico-progressista, sapranno cogliere il senso e lo spirito esatto di questa battuta nell’ego e nella presunzione smisurata di Donald Trump. Un motivo in più per rendercelo più simpatico. Buon Anno a tutti, bacchettoni e non_Giuseppe Germinario

VERSO LA GUERRA CIVILE. IL TRAMONTO DELL’IMPERO USA, 1a parte_di Gianfranco Campa

Qui sotto la prima di una serie di articoli di Gianfranco Campa che testimoniano ed analizzano la dinamica dello scontro politico interno agli Stati Uniti; un confronto che sta superando soglie di asprezza e violenza tali da innescare una condizione di vera e propria guerra civile strisciante. Questo sito ha dedicato all’argomento ormai decine di articoli e podcast senza però entrare direttamente nel merito di queste dinamiche. Lo scontro politico in corso non è solo espressione di una polarizzazione e frammentazione della formazione sociale americana, ma sta diventando un fattore scatenante e un moltiplicatore degli antagonismi e delle contrapposizioni irriducibili. Non è detto che una simile condizione conduca necessariamente al declino; l’esempio delle vicissitudini interne alla Roma antica deve indurre alla prudenza nelle previsioni. Con questa serie si partirà da testimonianze dirette per poi passare a considerazioni generali necessarie a comprendere non solo le dinamiche interne ma anche i riflessi geopolitici della conflitto in corso. Si vedrà che la rappresentazione istrionica e caricaturale, moralistica di questo conflitto, così in auge tra i soloni mediatici del nostro paese non fa che contribuire alla cecità e al provincialismo dei comportamenti delle classi dirigenti italiche e alla considerazione caricaturale che si stanno guadagnando nel mondo con tutta la loro buona volontà e incoscienza_Giuseppe Germinario

 

 

 

VERSO LA GUERRA CIVILE. IL TRAMONTO DELL’IMPERO USA

 

(Prima Parte)

Questa è la mia collina di armageddon, da qui combatterò la mia ultima battaglia, il mio ultimo atto

 

 

LA COLLINA DI ARMAGEDDON

 

Erano i primi giorni di servizio effettivo, giorni di smarrimento, annebbiamento mentale e fisico, seguiti ad un estenuante corso di addestramento durato sette mesi.  Ma non era finita! Ai sette mesi di accademia si aggiungevano i quattro mesi di addestramento sul campo. Quattro mesi di pratica, la prova del fuoco sulla strada, in auto, di pattugliamento con un altro agente seduto al fianco, specializzato nel valutare il rendimento ed il corretto adempimento al dovere. È sulla “strada” che devi dimostrare di aver appreso e di saper mettere in pratica i concetti di base propinati durante l’accademia di polizia. Un appuntamento giunto al quale di solito un buon 10-20% delle reclute fallisce l’obbiettivo e la realizzazione di una aspirazione.

Già nei mesi precedenti oltre il 30% dei commilitoni, compagni di accademia, tra di loro alcuni amici carissimi, erano stati rispediti a casa per aver fallito uno dei 187 esami previsti durante il corso. La durezza della selezione e la concreta possibilità di fallire spinge la maggior parte dei “rookies” a sviluppare una meccanismo di autodifesa. Per molti diventare un poliziotto rimarrà solo un miraggio, un sogno mai realizzato, riposto in qualche cassetto. Per questo ti guardi intorno e cerchi di trovare quella boa,  quel salvagente che ti possa aiutare a rimanere a galla, almeno fino a quando non esci dal tunnel. I meccanismi di autodifesa per superare lo stress e gli ostacoli esistono , anche se sono più che altro espedienti emotivi che ti danno una apparente sensazione di coraggio e di adeguatezza. Chi si affida alle preghiere, chi allo yoga, chi alla bevande energetiche, chi invece alla raccomandazione di qualcuno in una posizione di potere. Tutti questi accorgimenti, lo ribadisco, non assicurano il successo nell’iter di addestramento. Neanche l’ultima soluzione, il sotterfugio può garantire la sopravvivenza; in California per arrivare ad essere poliziotto la raccomandazione non serve, gli esami non si possono aggirare o addomesticare.

Il turno comincia alle 07.00 e finisce alle 19.00. Arrivo al distaccamento 30 minuti in anticipo, entro nello spogliatoio e mi guardo intorno. UOMINI/DONNE, BUSSA PRIMA DI ENTRARE, annuncia il cartello affisso sulla porta. E` il benvenuto in un distaccamento troppo piccolo per avere spogliatoi separati. Lo stress si fa sentire. Lo yoga non lo pratico, con le preghiere ho un rapporto a dir poco conflittuale e di individui che portano l’argenteria sulla divisa non ne conosco nessuno. Un certo senso di sconforto comincia ad insinuarsi nell’anima. Dov’è il galleggiante, il canapo che mi terrà a galla aiutandomi a sopravvivere nei prossimi quattro mesi?

Il distaccamento è minuscolo, in totale dieci agenti, incluso il Chief, due sergenti e sette agenti. Per curiosità do un’occhiata alla lista affissa nella bacheca, quella dei nomi che fanno servizio in questa piccola stazione. Il mio sguardo cade sulle generalità di uno dei due sergenti. Il cognome denota una chiara origine italiana. Mi rivolgo all’altro agente che si sta preparando al servizio con me; punto il dito sul cognome del Sergente “Italiano”: “George?” (non il suo vero nome) mi chiede. “Si” gli rispondo. “Lascia perdere e sempre ‘cranky’ (irritabile), non piace a nessuno;  trenta anni di servizio, potrebbe andare in pensione, ma è qui a rompere le scatole, a rendere la vita difficile a tutti…” La speranza si affloscia come un pallone bucato, lo sconforto ritorna. Appellarsi all’italianità del sergente per un trattamento meno ostico non sembra essere l’ancora che cercavo.

 

 

Caspita! Un vero ‘greaseball”, accento compreso, non uno di quei fasulli che vengono da New York pretendendo di essere Italiani per poi scoprire che sono di seconda o terza generazione” Così mi saluta George, incrociandolo nel parcheggio del distaccamento tra le  macchine di servizio. ”Si, Italiano, ma anche americano di adozione.” gli rispondo, accennando ad un saluto quasi militare. “Okay, whatever, cambia poco; un ‘greaseball’ in questo posto dimenticato da Dio, ci mancava solo quello…”  Questo è stato di fatto il primo contatto con George; un benvenuto corrispondente alle sue propensioni comunicative, prossime al nulla. Ma nonostante tutto, l’inizio di un’amicizia che a distanza di vent’anni resiste ancora al tempo e alla lontananza.

George, di nonna genovese e nonno siciliano. Di Italiano aveva ereditato solo il piacere della pasta al pesto; un piatto che sua nonna sapeva, da buona genovese, cucinare alla perfezione. George non ha mai visitato l’Italia, ne aveva il desiderio di farlo. Tutto barca, pesca e caccia. Due matrimoni falliti alle spalle, quattro figli adulti di cui tre sposati con cinque nipoti a testimoniare e rammentargli costantemente l’età che avanza. I nipoti hanno negli anni ammorbidito la durezza di un uomo che ha sempre combattuto contro tutto e tutti. Un uomo in constante stato di guerra; sul lavoro, in famiglia, con i vicini, con gli amici (quei pochi che gli sono rimasti), con i colleghi, subordinati e superiori che fossero. George è uno degli agenti, tra quelli che ho conosciuto negli anni, rimasti coinvolti in conflitti a fuoco; era appena entrato in servizio nella ormai lontana estate del 1973. Per anni George ha visto il mondo cambiare attorno a sé, ma al cambiamento ha sempre resistito, come un vecchio dinosauro che vede l’asteroide dell’estinzione avvicinarsi a grande velocità dal cielo e, ignorandolo, continua a foraggiarsi tra l’erba.

Uno di quegli asteroidi lo colpì a tre anni dal nostro primo incontro nel parcheggio della stazione di polizia. Era il Giugno 2004; le due del mattino di un sabato come tanti. E’ l’orario più probabile per pescare conducenti in preda ai fumi dell’alcool o di sostanze stupefacenti. Parcheggio la mia enorme macchina di pattuglia, una vecchia Ford Crown Victoria, appostandomi dietro un albero, nascosto all’uscita di una curva della strada principale che attraversa la giurisdizione, con il muso della macchina rivolto nella direzione della corsia della strada. Motore acceso, luci spente, rilevatore di velocità montato sul cruscotto che segnala la velocità di ogni passaggio. Molti non si accorgono nemmeno della mia presenza; altri, i più attenti, nel buio totale colgono la sagoma della mia macchina all’ultimo momento, quando ormai il radar sul cruscotto ha rivelato la loro andatura, troppo tardi per rallentare; i più premono il piede sul pedale del freno e allo stesso tempo, colti di sorpresa, fanno oscillare la macchina verso il lato opposto dove sono parcheggiato. Il traffico è ormai ridotto quasi a nulla, passa una macchina ogni 10 minuti; mentre contemplo la decisione di abbandonare la mia caccia per tornare a pattugliare, George, l’altro collega in servizio con me quella notte, mi chiama alla radio: “Campa c’è una macchina che ho visto sfrecciare mentre arrivavo da una delle traverse, dovrebbe comparire sul tuo radar da un momento all’altro; io non ho fatto in tempo a rivelare la velocità.” “10-4 (ricevuto)” rispondo. Il tempo di rimettere a posto il microfono della radio e il rilevatore di velocità sul cruscotto si illumina come un albero di natale. Segnala 83 miglia all’ora, in una zona dove il limite è di 30. Osservo i fari del veicolo che si avvicinano verso di me a grande velocità raggiungendo e passando dalla mia postazione senza neanche rallentare di un miglio. Accendo le luci della pattuglia faccio inversione e mi lancio all’inseguimento della macchina. “E passato?” mi chiede George alla radio. “Si” rispondo io, “come un razzo” aggiungo. “Non perderlo di vista questo mentecatto” mi dice. Giusto per una frazione di secondo osservo la mia velocità sul contamiglia: 90.  Ora ho la visuale sulla macchina sospetta,  la osservo sbandare due volte quasi finendo contro uno dei pali della luce posizionati al ciglio della strada. George mi raggiunge, ora siamo in due ad inseguire; sento alla radio che altre pattuglie stanno arrivando. “Campa prendo io la posizione primaria, tu prendi quella secondaria e mantieni la comunicazione con la centrale.”  Neanche il tempo di rispondere e osservo la macchina sospetta sbandare per la terza volta, l’ultima, sino a sbattere contro il palo del semaforo abbattendolo al suolo per poi terminare la sua corsa sulla panchina degli autobus in una nube di fumo.

 “Esci di lì coglione” sento gridare fra il trambusto, il fumo e le sirene. Raggiungo George che nel frattempo con le mani cerca di aprire lo sportello del guidatore; la macchina è però un groviglio di lamiere e plastica. A malapena riesce a tirare fuori il conducente attraverso quel che rimane del finestrino, prendendolo per la testa. “Sarge” (abbreviazione per Sergente) sento gridare dietro di me  “ma non vedi che ha perso conoscenza”. La voce non la riconosco, ma appartiene a uno degli altri agenti nel frattempo arrivati sul posto. Mi rivolgo io al Sergente “probabilmente ha subito un grave trauma, meglio aspettare i paramedici, li ho già chiamati”

 

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Che necessità c’era di estrarlo di forza dall’abitacolo della macchina quando era chiaro che non era cosciente?” La domanda del Chief era diretta a George. “Poteva avere un’arma nell’abitacolo e volevo prevenire che la impugnasse” risponde George. “La macchina era un’accozzaglia di lamiere e lui era chiaramente svenuto se non addirittura morto; la tua logica è antidiluviana. Se mai uscirà dal coma rischia di rimanere paralizzato per il resto della sua vita e sarà anche grazie a uno dei mie Sergenti che vuole sempre usare le mani anche quando non e`necessario.” replica il Chief. “Mica siamo manovali! ” si difende George. “Infatti non sei un metalmeccanico, ma un agente addestrato, un supervisore, un professionista” risponde il Chief.

Sarà l’ultima “avventura” di un uomo superato dalla storia. Un uomo che non aveva colto il cambio generazionale nel modo di interpretare e gestire le relazioni sociali, l’ultimo di una generazione di dinosauri che combattono contro i fantasmi di un cambio epocale che li spinge a isolarsi sempre di più e allontanarsi dalla civiltà attuale.

La vecchia guardia si ritrova oggi smarrita, disorientata da una propsettiva completamente diversa di interpretare il ruolo di pubblico ufficiale. Le reclute e gli agenti che vengono ora sfornati dai corsi di polizia sono addestrati secondo criteri completamente diversi da quelli in uso solo dieci anni fa. Ad un impegno già estremamente stressante e rischiosissimo si aggiunge ora anche un aspetto politico che costringe i poliziotti a riconsiderare ogni azione intrapresa sul campo. Il risultato è visibile nelle statistiche: l’aspettativa media di vita dei poliziotti americani è di 59 anni. Se le armi, gli incidenti stradali, i suicidi non uccidono prematuramente un poliziotto, ci pensano malattie cardiovascolari e tumori vari. Al primo di dicembre di quest’anno, il 2019, le statistiche ci dicono che i soli poliziotti uccisi durante un conflitto a fuoco sono aumentati del 20% rispetto al 2018, per un totale di 267 poliziotti. Una strage senza precedenti. Con il pensionamento dei vecchi dinosauri, definiti a volte (a ragione) dal grilletto troppo facile e con il reclutamento di una nuova leva  imbavagliata dal credo del politicamente corretto i risultati rifulgono nelle statistiche ferali.

George, tre mesi dopo il rimbrotto nell’ufficio del Chief, andrà in pensione concludendo una carriera, che dopo oltre trent’anni, era cambiata di riflesso ai mutamenti del mondo che gli girava intorno. George non era stato capace di cogliere, comprendere e gestire il suo impegno adattandosi ai cambiamenti.

 

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La statale 85 taglia il Wyoming da nord a sud costeggiando il confine con lo stato del Nebraska e del South Dakota. Partendo da sud, cioè dal confine col Messico, la 85 termina a Fortuna, nel Nord Dakota, al confine col Canada. La zona est del Wyoming è forse la meno bella e maestosa di questo stato che incarna il concetto stesso di frontiera americana. I maestosi parchi nazionali di Yellowstone e Grand Teton si trovano dalla parte opposta, nella zona ovest vicino al confine con l’Idaho. Nonostante ciò percorrendo la 85 e attraversando il confine con il Sud Dakota si entra nel parco nazionale del Black Hills. Le bellissime colline del Black Hills sono meglio conosciute perché all’interno accolgono il Mount Rushmore e la montagna memoriale dedicata a Crazy Horse (Cavallo Pazzo).

Vivo negli Stati Uniti da oltre trent’anni, ma la magica terra del west, con i suoi panorami maestosi, epici, pieni di straordinaria bellezza naturale, non finisce mai di stregarmi. Vivo nell’Ovest, in California, perché l’est non è mai riuscito ad entusiasmarmi. Senza togliere nulla alla cosmopolita New York, alla calda Miami, alle montagne dello Shenandoah, al verde sontuoso del Vermont, preferisco l’Ovest con i suoi spettacolari parchi nazionali: Grand Canyon, Yosemite, Yellowstone, Bryce Canyon, Glacier e tanti altri. Dai picchi della Sierra Nevada, ai deserti dell’Arizona. Dalla spettacolare costa Pacifica ai laghi di Tahoe e Powell, dagli altopiani desertici del Nevada alle praterie del Dakota, dai crateri “lunari” dell’Idaho agli Archi monumentali dello Utah,  dalla Valle della Morte al parco nazionale di Zion, l’Ovest è un affresco senza uguali nel mondo. Attraversando le strade leggendarie dell’Ovest, lontano dai grandi centri abitati, in questi ampi e maestosi spazi aperti, si rivive lo spirito pionieristico di un tempo. L’ovest è stato e torna ad essere l’ultima frontiera.

 

 

Percorrendo la 85 in Wyoming, si attraversa un paesino di nome Lusk. Nel minuscolo centro del paese si trova una nota stazione di servizio, punto di ritrovo e di sosta per i motociclisti che attraversano gli Stati Uniti sugli assi East-Ovest, Nord-Sud. Una tappa storica e obbligata per gli amanti delle Harleys. In quella stazione di servizio, due anni fa, io e mia moglie, sulla via del ritorno in California, avevamo offerto la cena a un motociclista infreddolito che aveva sostato anche lui diretto in Colorado.

Dopo aver attraversato il centro abitato, direzione nord, molte miglia più avanti si arriva a un incrocio con una strada non asfaltata, che sfocia in ambedue lati sulla 85. Svoltando si entra nella strada sterrata che mi conduce al ranch di George. Una tenuta collocata internamente, qualche miglio lontano dalla statale. Seduto su una collinetta , il ranch di George gode di una vista panoramica libera tutto intorno da ogni ostacolo. Una proprietà di diversi ettari.

Da quando tuo figlio frequenta l’università di Bismarck mi vieni a trovare tutti gli anni” mi accoglie George. “Lo sai che, anche se devo fare una piccola deviazione per arrivare qui, non mi perderei per nessuna ragione al mondo la possibilità di prendermi un caffè con te e contemplare dalla veranda di casa tua questa splendida vista’ rispondo. “Dalla California al Nord Dakota puoi prendere l’aereo e arrivare a Bismarck in poche ore invece di metterci due giorni con la macchina.”rincara la dose George. “Si lo so, l’aereo lo prendo al ritorno, se no non potrei venire a romperti le scatole; ma se vuoi me ne vado…” gli dico scherzando. “Gianfranco tu sei noioso. La birra non ti piace. Io il vino non lo bevo, mi costringi sempre a procurami una bottiglia di rosso perché la birra la detesti, che razza di Americano sei?” Mi apostrofa con fare seccato. “Parli tu che ti scoli la birra messicana…” gli replico

Il Ranch di George non è grandissimo, ma quanto basta per tenerlo occupato dalla mattina alla sera. Le donne vanno e vengono, ma è troppo scorbutico per stringere una relazione impegnativa. Vive solo, anche se tra figli, nipoti e amici c’è sempre qualcuno a visitarlo. Cinque cavalli, una quindicina di mucche, in più cani, galline, tacchini, ma soprattutto il grande orgoglio di George,  tre bisonti che scorrazzano liberi nella terra recintata di sua proprietà, rendono la visita al ranch di George uno svago e un diversivo per sfuggire alla routine quotidiana.

 

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La scorsa estate ho subito una invasione di serpenti a sonagli; uno di quei viscidi ha morso una mucca del mio bestiame. Superfluo dire che gli ho spappolato la testa con un colpo di fucile” mi racconta George mentre seduti in veranda ci beviamo una bibita. “Zitto che se ti sentono gli animalisti ti fanno causa.”  gli dico. “Mi possono baciare il culo. Mica siamo in quella fogna progressista della California. Questo è il Wyoming e questa è la mia terra. Io sono il re di questa terra. Faccio ciò che voglio.  Il governo, o qualsiasi altra organizzazione per me possono andare a puttane.” mi risponde George con tono aggressivo. Prosegue con un certa concitazione  “Da questa casa, su questa collina, riesco a vedere tutto intorno alla mia proprietà. Una posizione strategica, Se mai verranno e quando verranno avranno delle sorprese poco piacevoli.“ Poi puntando il dito verso l’orizzonte George esclama ”Questa è la mia collina di armageddon; da qui combatterò la mia ultima battaglia, il mio ultimo atto

George, californiano di nascita, dopo il pensionamento, ha venduto la sua casa in San Rafael, a nord di San Francisco e si è trasferito in Wyoming. Grazie ai costi esorbitanti degli immobili in California, soprattutto nella baia di San Francisco, con i soldi della vendita della casa di proprietà dei genitori, George ha potuto trasferirsi in Wyoming comprandosi il ranch, il bestiame, la terra, tre trattori, due pickup trucks, un quad e una moto Harley. George diceva sempre che quando andava in pensione si sarebbe trasferito in Wyoming; ne era innamorato. Cosa attrae uno come George a trasferirsi nel maestoso Wyoming?

George non è l’unico poliziotto che ha lasciato la California dopo il pensionamento. L’esodo di poliziotti californiani che al termine della loro carriera si trasferiscono in altri stati è biblico, senza precedenti nella storia americana. Molti ex componenti delle forze dell’ordine scelgono l’Idaho come destinazione finale, ma anche il Wyoming, lo Utah, il Montana,  il Tennessee; il Nebraska, risultano fra i più gettonati. La maggior parte di loro preferisce vivere in campagna lontano dai maggiori centri metropolitani.

L’esodo verso questi stati non è riservato ai soli ex-componenti del mondo militare e delle forze dell’ordine: Cittadini comuni da ogni parte dell’America hanno deciso di trasferirsi negli stati “montagnosi”. Le ragioni di questo impulso migratorio sono le stesse per tanti altri che, come George, hanno abbandonato posti come la California, New York, Illinois, Pennsylvania, ma soprattutto i grandi centri metropolitani per trasferirsi nel cosiddetto redoubt states.

 

 

THE AMERICAN REDOUBT

 

 

 

Benvenuti nel redoubt americano. Che cos’è il redoubt americano? Piu semplicemente possiamo chiamarla l’ultima frontiera americana. Un pezzo di territorio che incorpora le aree geografiche del Nord Ovest-Pacifico. Include lo stato del Wyoming, del Montana, dell’Idaho e la parte orientale degli stati dell’Oregon e Washington. All’alba della nascita degli Stati Uniti, queste zone erano contese dai pionieri. La frontiera americana che si spostava verso ovest, lentamente ingoiava questi pezzi di terra, trasformandoli, malleandoli, rendendoli partecipi nella nascita della nazione a stelle e strisce. Domarli questi stati pero`non è mai stato del tutto possibile; troppo selvaggi, troppo ribelli, per conformarsi pienamente alle regole dettate della lontana Washington.  I territori del Wyoming, dello Utah, del Dakota, dell’Idaho stanno lentamente tornando ad essere terre di frontiera. L’ultima frontiera dell’impero americano, dove nelle montagne e colline del redoubt americano si terrà l’ultima battaglia fra i patrioti americani fedeli alla costituzione originaria e le forze anti-costituzionali. ”Questa è la mia collina di armageddon da qui combatterò la mia ultima battaglia, il mio ultimo atto

Il concetto di redoubt ha preso forma e si è sviluppato nel 2010, in piena presidenza Obama. Gli anni dell’amministrazione Obama hanno esasperato lo scontro in atto fra il movimento patriottico americano (da non confondere con l’idea neo-conservatrice-repubblicana) e il crescente potere governativo che negli ultimi decenni ha cominciato a pervadere sempre di più l’esistenza dei cittadini americani regolamentando la vita quotidiana. In altre parti del mondo l’intervento sociale e legislativo dei governi centrali viene visto a volte come una panacea ai problemi dei cittadini stessi: scuola, sanità, trasporti e servizi sono parte essenziale del rapporto cittadino-stato. I patrioti americani invece concepiscono un mondo diverso, con un governo centrale presente ma non impositivo, minimalista non oppressivo. Incarnano lo spirito dei primi coloni inglesi fuggiti dalla madre patria e dalla oppressione della corona inglese, arrivati nel nuovo mondo alla ricerca della libertà di religione e di espressione. I patrioti americani moderni incarnano lo spirito dei patrioti del 1776. “ Voglio meno ingerenza burocratica, meno governo; lasciatemi in santa pace.Togliete le mani dalla mie tasche e fatemi avere più controllo del mio destino” (Ronald Reagan)

 

 

Ma non è solo dal governo che scappano quelli come George e tanti altri come lui.  Scappano sì dalla tassazione asfissiante degli stati e delle contee progressiste-liberali, ma anche dal cambiamento demografico che li fa sentire emarginati, ospiti in casa propria.  Scappano da questi stati che hanno cominciato, secondo loro, a violare con leggi oppressive il sacrosanto diritto di possedere le armi. Diritto incastonato nel secondo emendamento della costituzione Americana:  “«Essendo necessaria, alla sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto.»

 

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James Wesley Rawles è un autore americano che scrive romanzi sul tema della sopravvivenza; romanzi bevuti, letti e distribuiti tra i patrioti americani, incoraggiandoli a prepararsi alla prossima guerra civile e al caos che la caduta degli Stati Uniti porterà. Rawles si descrive come un costituzionalista tradizionale. Ex ufficiale dell’intelligence dell’esercito americano e` l’ispiratore, la mente, dell’esodo verso il redoubt americano. Anche Rawles, come George è californiano di nascita; di Livermore precisamente, un paese distante dal mio una decina di chilometri. Rawles cita la polarizzazione dei due maggiori partiti politici degli Stati Uniti,  la politicizzazione delle agenzie governative – individuando negli abusi di entità come l’FBI,  la CIA, la DIA e il Dipartimento degli Interni la causa di futuri conflitti. Rawles descrive la polizia, i tribunali e i mass media come complici delle agenzie statali e federali intente a violare i capisaldi presenti nella costituzione americana tesi a prevenire abusi da parte del governo e dei centri di potere della classe dirigente. Continua affermando che la tassazione è uno stratagemma socialista usato da un governo corrotto per “espropriare la produttività altrui e ridistribuire la ricchezza costruendo una base elettorale governo-dipendente e permanenteIl globalismo, il socialismo, la burocrazia sono inconciliabili con il patriottismo e la costituzione americana. I globalisti hanno come obiettivo la redistribuzione della ricchezza a livello globale e allo stesso tempo, attraverso il globalismo, i trattati internazionali ,  le grandi multinazionali e le leggi oppressive sull’ambiente, l’arricchimento personale di pochi a scapito della distruzione del concetto di nazioni e di popoli realmente liberi

 

 

Nel caos della futura caduta degli Stati Uniti, qualunque dovesse esserne il motivo, l’America Redoubt diventerebbe il nuovo baluardo, un nuovo soggetto geografico, dal quale, sulle ceneri della precedente, ricostruire il sogno di una nazione libera e costituzionalista; “Una nazione che diventi bastione di un nuovo cristianesimo tradizionale, libero da ogni legge o regola dettata da entità sovranazionali, globali, mondiali, con una presenza governativa ridotta al minimo essenziale. Una nuova nazione garante della libertà personale, con cittadini liberi di possedere le armi, di curarsi della propria terra come desidera, di vivere la propria vita sollevata da ogni giogo legislativo-burocratico. Mi piacerebbe vedere l’American Redoubt ritagliarsi l’autonomia necessaria rispetto a quelli che oggi conosciamo come gli Stati Uniti d’America. Vorrei vedere l’American Redoubt fondamentalmente come una roccaforte di valori tradizionali con il resto degli Stati Uniti affondare nell’oblio” afferma Rawles. Qui il blog di Rawles e dei patrioti dell’America Redbout:  https://survivalblog.com

Perché i patrioti americani hanno scelto questa area geografica per auto-esiliarsi? La risposta è da ricercare nella posizione “strategica” e politica di questa area geografica. Il Wyoming, Idaho, Montana, le parti orientali dell’Oregon e dello stato di Washington, sono a maggioranza di destra conservatrice. Sono geograficamente montagnosi, piene di risorse naturali. Secondo i patrioti dell’American Redbout la possibilità di acquistare proprietà con un esteso pezzo di terra, incluso di torrente, alberi e cacciagione, permette la completa indipendenza e quindi sopravvivenza in caso di collasso sociale. In più il fatto che le regioni sono montagnose permette a chi li conosce bene di usare il territorio a proprio favore in caso di conflitto armato. L’agenzia immobiliare survival realty  è specializzata nella vendita della perfetta proprietà da acquistare nell’America Rebout. https://www.survivalrealty.com/american-redoubt/

C`è un altro aspetto che spinge all’esodo dei patrioti americani verso il redoubt: Sono Stati in cui il diritto al possesso delle armi è regolato al minimo. L’Idaho, il Montana e il Wyoming sono considerati fra i primi dieci stati più permissivi nel possesso delle armi. Per esempio in Wyoming la legge permette il trasporto libero delle armi. Non è richiesto un permesso. Puoi andare dove vuoi con le tue armi, puoi anche mostrarle in pubblico. Non è richiesto nessun permesso e nessuna registrazione al momento dell’acquisto. Non ci sono limitazioni al numero delle armi che puoi acquistare. Non esiste nessuna legge che regola le dimensioni dei caricatori. In contrasto la California non permette l’uso di caricatori con più di 10 proiettili. Lo stato della California richiede un permesso per trasportare l’arma. Per acquistarla devi sottoporti ad un controllo per eventuali precedenti penali e problemi psichiatrici. Le armi acquistate devono essere tutte registrate. Qui in dettaglio le leggi che regolano il possesso di armi stato per stato:https://www.gunstocarry.com/gun-laws-state/#wy2

Ma chi sono e quanti sono esattamente i patrioti del redoubt? Un’inchiesta condotta dalla rivista The Economist in un articolo dell’agosto 2016 sul movimento american rebout intitolato “L’ultima Grande Frontiera”,  stimava che “migliaia di famiglie” si sono trasferite nella Redoubt  affermando che il  movimento “sta lentamente guadagnando terreno”  Quantificare l’esatto numero è impossibile perché la stragrande maggioranza delle persone che si trasferiscono sono per natura molto circospetti. Sono distaccati dal mondo mediatico-sociale. Molti di loro non hanno accesso a internet , televisione e telefono, strumenti che considerano di spionaggio e controllo. La forma di  comunicazione preferita è una battuta di caccia in cui ritrovarsi e coordinare varie idee, tra una birra, un barbeque e una sventagliata di caricatore. Wilderness living – The last big frontier | United States

La maggior parte sono cittadini che non si rispecchiano più in una nazione che sta cambiando, fedeli ancora ad una idea di America che va lentamente dissolvendosi. Sono di tutte le razze, non solo bianchi. Il rappresentante dei patrioti americani che si appresta a correre per la sedia del terzo distretto senatoriale dello stato dell’Idaho si chiama Alexander Barron, un afro-americano: https://alexanderbarron.com

I patrioti americani vengono definiti da molti, come rappresentanti di estrema destra. In realtà i patrioti americani  rifiutano il concetto di nazismo, fascismo e comunismo. Odiano entità come gli antifa e i naziskins. Sono ideologie che non collimano con la loro idea di libertà poiché vengono visti come strumenti di ideologie oppressive dei popoli, veicoli di governi autoritari; l’antitesi del credo patriottico americano che nel governo vede uno strumento di oppressione.

 

 

 

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Sposta una di quelle sagome più a destra, non vedi che che sono troppo vicine?” grido a George mentre osservando dalla distanza lo vedo posizionare i bersagli per il tiro. Non lo sento rispondere, ma anche se mi volta le spalle, realizzo mentalmente  la serie di di parolacce che probabilmente sta sussurrandomi contro. “A proposito non vedo l’AR-15- l’hai preso dal bunker?”  chiedo a George guardando di fronte a me la serie di armi appoggiate sul largo tavolo. “Bro, go fuck yourself!” esplode finalmente George, dopo il record di cinque minuti di silenzio durante I quali ha evitato di reagire alla mia prima provocazione. Ma ora la misura è colma “quando smetti di fare la parte della fighetta me lo dici. Hai riempito i caricatori?” mi chiede George. “Certo che li ho riempiti, mentre tu giocavi a bambole con le sagome. Il Remington, l’M60 e il Mossberg sono pronti , ma non vedo gli AR-15. Pensavo li avessi presi.gli rispondo.”Devo averli lasciati a casa” esclama George. “Potevi anche ricordami di portarli” mi dice con tono accusatorio. “Io sono incaricato di trasportare le cassette delle pallottole, le protezioni agli occhi e alle orecchie, tu le armi; se sei entrato in fase senile me lo dici prima, così penso a prendere e trasportare tutto io…” ribatto. “Whatever man! Let’s get it started” risponde con voce alterata.

Con l’arrivo di due amici di George, il suo poligono personale, situato all’interno della sua proprietà, si illumina come un campo di battaglia con i traccianti di fuoco che eruttano dalle canne delle nostre armi. Alla fine, circa 50 sagome e oltre mille cartucce vuote ricoprono il terreno sotto i nostri piedi. Mentre con aria soddisfatta ci stringiamo la mano complimentadoci a vicenda, mi vengono in mente le parole di George “Questa è la mia collina di armageddon, da qui combatterò la mia ultima battaglia, il mio ultimo atto

 

 

 

 

 

 

 

 

Amazon, Ibm, Microsoft e Oracle vanno all’attacco sulle commesse del Pentagono, di Giuseppe Gagliano

l caso del contratto Jedi del Dipartimento della Difesa assegnato a Microsoft. I dissidi fra Trump e Amazon. Le mosse di Ibm e Oracle. E non solo. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Jeff Bezos, ceo di Amazon, ha dichiarato che gli Stati Uniti sarebbero “nei guai” se “le grandi aziende tecnologiche voltassero le spalle al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti”. I giganti della tecnologia sono guidati da un’improvvisa sensazione patriottica o questi interessi puramente economici e finanziari, sotto le spoglie del patriottismo, sono finalizzati a dominare il mercato americano multimiliardario della difesa?

Nell’agosto 2019, Microsoft ha vinto un contratto decennale da $ 7,6 miliardi con la difesa degli Stati Uniti: il contratto DEOS (Defence Enterprise Office Solutions). L’obiettivo di DEOS è standardizzare la messaggistica collaborativa e i flussi di lavoro sotto la piattaforma Office 365, rafforzando al contempo la sicurezza informatica e la condivisione delle informazioni. Un anno prima, Microsoft aveva vinto due contratti nel settore militare e dell’intelligence.

Nel maggio 2018, la CIA ha deciso di offrire alle 17 agenzie di intelligence un pacchetto Cloud multi-operatore condiviso tra Amazon e Microsoft (Office 365). Amazon, con la sua offerta dedicata ai servizi di informazione, è dal 2013 l’unico operatore su questo mercato (per un budget stimato di oltre 600 milioni di dollari).

Nel novembre 2018, Microsoft ha vinto una rilevante gara d’appalto per fornire fino a 100.000 cuffie per la realtà virtuale HoloLens all’esercito americano per un massimo di $ 480 milioni.

Infine, il 25 ottobre 2019, il Dipartimento della Difesa (DoD) ha annunciato di aver assegnato a Microsoft il contratto JEDI per l’archiviazione dei dati nel suo cloud.

Uno studio pubblicato nell’aprile 2019 dal sito Parkmycloud mostra che Amazon rimane il leader nel mercato del cloud, posizionandosi molto più avanti di Microsoft, Google, Ibm, Oracle, con servizi cloud che rappresentano il 13% della sua attività totale nel 2018, in evoluzione con il 41% all’inizio del 2019. Amazon ha infatti milioni di clienti, tra cui Netflix, Airbnb, Palantir e GE.

Con la sua soluzione Amazon Rekognition, che identifica i volti, rileva l’età, il sesso e alcune emozioni, in fase di test con l’FBI dimostra come stia diventando uno dei maggiori appaltatori della difesa degli Stati Uniti. Amazon era quindi il grande favorito per vincere il contratto JEDI. Perché ha perso?

Il contratto JEDI mira a modernizzare i sistemi IT militari per facilitare l’implementazione di una nuova architettura di archiviazione cloud per l’80% dei dati. Il DoD ha deciso, al momento del lancio, di assegnare l’intero contratto a un unico fornitore, piuttosto che suddividerlo in più gare d’appalto. Ebbene, nell’aprile 2019, Microsoft e Amazon erano le uniche due società in corsa. Infatti Google aveva deciso di ritirarsi sotto la pressione dei suoi dipendenti, IBM e Oracle erano state escluse dalla gara. D’altra parte, diversi altri eventi hanno interrotto il corso di questo bando di gara fino alla decisione del 24 ottobre.

In primo luogo è stata fatta una causa su iniziativa di Oracle che accusa il DoD di aver ingiustamente strutturato questo contratto a favore di Amazon.

In secondo luogo la presenza di conflitti di interesse che coinvolgono Amazon, che ha assunto uno dei suoi ex dipendenti per passare attraverso il Pentagono durante il processo di gara. Questa accusa, ripresa da Oracle e dagli altri concorrenti, non è stata dimostrata a seguito di un’indagine del DoD.

In terzo luogo sia Oracle che Ibm, sostenute da diversi membri del congresso americano, hanno sottolineato che la scissione del contratto avrebbe potuto consentire di ottimizzare i costi del servizio offerto.

In quarto luogo, in questa offensiva, Oracle e gli altri concorrenti sono riusciti a coinvolgere il presidente americano nell’aggiudicazione di questo contratto.

Il Dipartimento della Difesa, da parte sua, afferma che “tutti i candidati sono stati trattati in modo equo e valutati secondo i criteri di valutazione stabiliti nell’invito a presentare offerte”. Le informazioni pubbliche sembrano smentire questa versione. Infatti a luglio, il presidente ha dichiarato di aver ricevuto “un numero molto elevato di denunce” dagli sfidanti di Amazon in merito all’offerta JEDI.

La strategia di Oracle e Ibm è stata quella di attaccare e occupare il campo. Oracle e i suoi lobbisti hanno capito che, con l’elezione di Donald Trump, il modus operandi è cambiato poiché il presidente non esita a interferire in modo esplicito in tutte le aree. Ciò è tanto più vero soprattutto quando si tratta di Amazon, data la relazione “ostile” tra Donald Trump e Jeff Bezos (ceo di Amazon e proprietario del Washington Post).

Questa analisi sembra confermata perché, secondo la CNBC, in un libro che verrà pubblicato l’ex segretario di Stato alla Difesa, Jim Mattis, ha sostenuto che, nell’estate del 2018, Donald Trump gli aveva chiaramente chiesto di “escludere Amazon AWS” del contratto JEDI cosa che Jim Mattis non ha fatto.

Analizzando le manovre dei concorrenti di Amazon, diventa chiaro che Oracle ha avuto un atteggiamento molto offensivo volto soprattutto ad attaccare. Con informazioni controverse e non verificate da critici e lobbisti del contratto, Oracle e Ibm sono riusciti a catturare l’attenzione del presidente Trump. Dato il suo carattere impulsivo e la sua animosità nei confronti di Jeff Bezos, l’inquilino dell’ufficio ovale si è sentito in dovere di intervenire nel processo. Oracle e Ibm nelle loro strategie ora sperano che Amazon porti la questione davanti ai tribunali federali.

Oracle e Ibm, consapevoli che sarà difficile vincere questa importante competizione, hanno deciso una strategia di attacco molto chiara. L’effetto finale cercato è quello di creare un sentimento di paura nell’opinione americana sottolineando la pericolosità di una posizione monopolistica di Amazon o Microsoft (in misura minore) nei circoli della difesa. Questo sentimento dovrebbe indurre l’opinione politica e civile a chiedere la suddivisione del contratto JEDI tra diversi attori.

Amazon non ha ancora dato una risposta chiara a tale proposito. Una cosa è tuttavia certa: qualunque sia l’esito di questo caso, è chiaro che la dipendenza del Pentagono dalla Silicon Valley è destinata ad aumentare, poiché gli investimenti delle imprese saranno sempre maggiori di quelli del governo degli Stati Uniti e ciò probabilmente determinerà l’affermarsi di un attore monopolista. Nella sua strategia di difesa, Amazon ha tutto l’interesse a conseguire questo obiettivo.

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