Italia e il mondo

Xi a Nuova Delhi, di Fred Gao – Riunione del 18° vertice BRICS nel formato BRICS Outreach/Plus, Putin

Xi a Nuova Delhi

Reciprocità commerciale, un approccio “a due binari” alla questione dei confini e il ruolo dell’intelligenza artificiale nella visione cinese per la cooperazione BRICS.

Fred Gao13 settembre
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Alcune delle mie opinioni:

Commercio

Questo è un punto che trovo particolarmente interessante. Xi ha chiesto:

Affrontare in modo equilibrato le reciproche preoccupazioni economiche e commerciali e promuovere lo sviluppo sano e stabile delle relazioni economiche e commerciali bilaterali.

“In modo equilibrato” è una scelta di parole che, a mio avviso, merita una riflessione. Non si tratta solo di un segnale di cooperazione, ma anche di un appello alla reciprocità. La interpreto come una reazione di Pechino a una visione unilaterale del miglioramento dei legami economici, inteso principalmente come una questione di soddisfare le richieste dell’India. La Cina si aspetta inoltre che l’India risponda alle sue preoccupazioni, oltre a quelle relative al contesto imprenditoriale per le aziende cinesi che operano in India. Implicitamente, segnala anche che Pechino ritiene che le proprie preoccupazioni economiche e commerciali non abbiano ancora ricevuto una risposta adeguata.

Problema di confine: l’approccio “a due binari” entra nella comunicazione a livello dirigenziale

La formulazione era già emersa in un incontro tra Wang Yi e il Rappresentante Speciale dell’India sulla questione dei confini, Ajit Doval . Cina e India hanno da tempo posizioni divergenti su come gestire la questione dei confini in relazione al più ampio rapporto bilaterale. Pechino sostiene che la questione dei confini debba essere inquadrata nel contesto più ampio dei legami bilaterali, mentre Nuova Delhi attribuisce maggiore importanza alla stabilità lungo il confine come prerequisito per il miglioramento delle relazioni. Questo tipo di tensione ha complicato il miglioramento dei legami bilaterali e ha reso la questione dei confini un ostacolo alle relazioni.

Il comunicato stampa cinese questa volta richiede:

Promuovere le relazioni bilaterali e la questione dei confini in parallelo, consentendo ai due percorsi di rafforzarsi a vicenda.

Questo rappresenta un passo avanti rispetto al linguaggio utilizzato nel resoconto cinese dell’incontro del 31 agosto 2025 a Tianjin, in cui si affermava che la questione dei confini non avrebbe dovuto definire le relazioni complessive tra Cina e India. Almeno dal punto di vista di Pechino, la questione dei confini si è spostata da un ostacolo al miglioramento dei legami a un’area in cui è possibile compiere progressi, supportati da un miglioramento delle relazioni. Tuttavia, rimango relativamente cauto riguardo agli sviluppi futuri.

Garanzie politiche?

Nella lettura cinese

Le politiche e le posizioni dell’India su Taiwan e sulle questioni relative al popolo Xizang rimangono invariate, e l’India non permette ad alcuna forza di condurre attività anti-cinesi sul suo territorio.

Non è la prima volta che l’India rilascia una dichiarazione del genere, quindi si tratta più di una riaffermazione di garanzie già esistenti che di un nuovo impegno. Ciononostante, ribadire queste posizioni può contribuire ad attenuare le preoccupazioni politiche, quindi ritengo che sia comunque un segnale relativamente positivo.

Un ulteriore punto sul discorso di Xi:

Tra le quattro proposte, lo sviluppo guidato dall’innovazione è al primo posto, seguito da pace, comunicazione tra civiltà e governance globale. Il discorso considera l’IA come uno strumento per modernizzare le industrie dei paesi membri. Interpretata insieme all’opposizione di questa sezione al “disaccoppiamento e alla recisione delle catene di approvvigionamento” e ai “piccoli cortili con alte recinzioni”, la cooperazione in materia di IA può essere compresa come un mezzo per favorire sia lo sviluppo sia la capacità dei membri di resistere alle restrizioni tecnologiche esterne.

Nel suo intervento alla seconda sessione, Xi ha nuovamente posto l'”Iniziativa per l’IA open-source e inclusiva” al primo posto tra le sue cinque proposte, a dimostrazione di quanto la leadership cinese stia puntando a massimizzare l’utilizzo dell’IA.

Ma l’intelligenza artificiale è solo il punto più ovvio. Ciò che a mio avviso merita maggiore attenzione sono gli appelli a “sviluppare un sistema di standard e specifiche” nell’ambito della quarta iniziativa, sulla cooperazione nella produzione intelligente, e al “riconoscimento reciproco degli standard di competenza” nell’ambito della quinta, sullo sviluppo di talenti scientifici e tecnologici. Il primo riguarda l’allineamento degli standard tra i sistemi di produzione; il secondo il riconoscimento delle competenze ingegneristiche. Entrambi sono imprescindibili per il trasferimento transfrontaliero della capacità produttiva. In un certo senso, queste proposte segnalano anche la volontà della Cina di contribuire alla creazione di capacità produttive in altri paesi BRICS, estendendo potenzialmente questo processo ad altre economie in via di sviluppo. Ma l’industrializzazione non è priva di prerequisiti; la realizzazione di tale ambizione dipenderà in larga misura dalla capacità dei paesi partecipanti di assorbire tali competenze. La volontà è solo il requisito più elementare; più importanti sono le infrastrutture e la capacità del governo di mantenere una politica coerente.

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Di seguito la trascrizione del resoconto cinese dell’incontro tra Xi e Modi. Per completezza, ho incluso anche il resoconto del Ministero degli Affari Esteri indiano. E anche il discorso di Xi, che ho tradotto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale:

Xi Jinping incontra il Primo Ministro indiano Narendra Modi
Nel pomeriggio del 12 settembre 2026, ora locale, il presidente Xi Jinping ha incontrato il primo ministro indiano Narendra Modi a Nuova Delhi, in India, a margine del 18° vertice BRICS. I due leader hanno avuto un franco e approfondito scambio di opinioni e hanno raggiunto un importante consenso sulla necessità che Cina e India siano partner.

Xi Jinping ha osservato che la Cina ha sempre considerato e sviluppato le relazioni sino-indiane da una prospettiva strategica e di lungo termine. “Negli ultimi due anni, il Primo Ministro Modi ed io ci siamo incontrati due volte, guidando le relazioni sino-indiane da un nuovo inizio a un livello superiore. Gli scambi istituzionali tra i due Paesi sono gradualmente ripresi, l’elenco delle aree di cooperazione ha continuato a crescere e il commercio bilaterale ha raggiunto un nuovo record. Questi progressi, faticosamente conquistati, vanno custoditi”. Cina e India hanno circostanze nazionali diverse, ma sono pienamente in grado di attingere ai rispettivi punti di forza, sostenersi a vicenda, aiutarsi a vicenda ad avere successo e perseguire uno sviluppo comune. In un contesto internazionale caratterizzato da turbolenze e trasformazioni interconnesse, Cina e India, in quanto i due Paesi più popolosi al mondo e membri importanti del Sud globale, si assumono significative responsabilità. Entrambe le parti dovrebbero tenere a mente il futuro dell’umanità e il benessere dei propri popoli, collaborare per promuovere una cooperazione di alta qualità all’interno del gruppo BRICS allargato e contribuire con maggiore slancio positivo alla pace, alla stabilità, allo sviluppo e alla prosperità mondiali.

Xi Jinping ha delineato quattro punti per garantire uno sviluppo stabile e duraturo delle relazioni tra Cina e India.

Innanzitutto, è necessario tracciare la giusta rotta attraverso una comprensione strategica obiettiva e razionale. Cina e India sono partner di cooperazione, non rivali, e rappresentano reciproche opportunità di sviluppo, non minacce. Questa valutazione strategica si basa sulle fasi di sviluppo dei due Paesi e sul contesto internazionale, e serve gli interessi comuni di entrambi i Paesi e dei loro popoli.

In secondo luogo, dovrebbero aiutarsi reciprocamente a raggiungere il successo attraverso un impegno per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Entrambe le parti dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo – il loro più ampio terreno comune – e rafforzare gli scambi amichevoli e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Dovrebbero ampliare la cooperazione negli scambi tra persone, nei voli diretti e in altri settori per rafforzare efficacemente il sostegno pubblico alle relazioni bilaterali. Dovrebbero affrontare le reciproche preoccupazioni economiche e commerciali in modo equilibrato e promuovere uno sviluppo sano e stabile delle relazioni economiche e commerciali bilaterali.

In terzo luogo, superare gli ostacoli attraverso la saggezza politica del rispetto e della comprensione reciproci. Entrambe le parti dovrebbero lavorare per promuovere le relazioni bilaterali e la questione dei confini in parallelo, in modo che i due percorsi si rafforzino a vicenda, mantenendo al contempo la pace e la tranquillità nelle zone di confine.

In quarto luogo, contribuire al benessere del mondo attraverso una cooperazione multilaterale aperta e inclusiva. Entrambe le parti dovrebbero sostenere le rispettive presidenze dei BRICS, rafforzare il coordinamento all’interno dei quadri multilaterali, tra cui le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e il G20, collaborare per affrontare le sfide globali e sostenere inequivocabilmente l’equità e la giustizia internazionali.

Modi ha affermato che lui e il presidente Xi Jinping hanno avuto numerosi incontri proficui, orientando le relazioni indo-cinesi in una direzione positiva, che serve gli interessi comuni degli oltre 2,8 miliardi di abitanti dei due Paesi. Le due grandi civiltà di India e Cina si sono scambiate idee, hanno imparato l’una dall’altra e hanno progredito insieme per millenni. L’India ha sempre considerato le relazioni indo-cinesi da una prospettiva strategica e di lungo termine ed è disposta a essere un partner della Cina piuttosto che un rivale, vedendo lo sviluppo reciproco come un’opportunità piuttosto che una sfida.

L’India persegue una politica estera indipendente e lo sviluppo delle sue relazioni con la Cina non è soggetto a influenze esterne. Le politiche e le posizioni dell’India su Taiwan e sulle questioni relative al popolo Xizang rimangono invariate e l’India non permette ad alcuna forza di svolgere attività anti-cinesi sul suo territorio.

L’India è disposta, sulla base del rispetto e della fiducia reciproci, a mantenere scambi ad alto livello con la Cina, a rafforzare la comunicazione strategica, a promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, ad approfondire gli scambi tra i popoli e a far progredire ulteriormente le relazioni bilaterali. Entrambe le parti dovrebbero collaborare per mantenere la pace e la tranquillità nelle zone di confine.

L’India ringrazia la Cina per il sostegno offerto nell’organizzazione del Vertice BRICS e appoggerà pienamente la presidenza cinese del BRICS il prossimo anno. L’India è disposta a coordinarsi e cooperare strettamente con la Cina per rafforzare la cooperazione tra i paesi del Sud del mondo, promuovere un mondo multipolare e la crescita economica, e fungere da forza di stabilità e progresso in un mondo turbolento.

Cai Qi, Wang Yi e altri funzionari hanno partecipato all’incontro.

Incontro bilaterale tra il Primo Ministro e il Presidente cinese Xi Jinping (12 settembre 2026)

Il Primo Ministro Shri Narendra Modi ha incontrato Sua Eccellenza il Signor Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, il 12 settembre 2026, a margine del Vertice BRICS a Nuova Delhi.

2. I due leader hanno accolto con favore i costanti progressi nelle relazioni bilaterali tra India e Cina dall’ultimo incontro tenutosi a Tianjin nell’agosto del 2025. Hanno ribadito che entrambi i Paesi dovrebbero adottare una prospettiva strategica e a lungo termine nei confronti dei loro rapporti. Le divergenze non devono trasformarsi in controversie. Il Primo Ministro ha sottolineato che entrambe le parti devono essere guidate da tre principi fondamentali: rispetto reciproco, sensibilità reciproca e interesse reciproco.

3. Il Primo Ministro ha sottolineato che la pace e la tranquillità nelle zone di confine rimangono un presupposto essenziale per il continuo sviluppo delle relazioni bilaterali. Ha ribadito la necessità che entrambe le parti rispettino gli accordi e le intese esistenti sulle questioni relative ai confini. I due leader hanno espresso l’impegno a una risoluzione equa, ragionevole e reciprocamente accettabile della questione dei confini, tenendo conto della prospettiva politica delle loro relazioni bilaterali complessive e degli interessi a lungo termine dei due popoli.

4. I due leader hanno preso atto dei progressi compiuti nei rapporti tra i popoli e hanno sottolineato la necessità di promuovere ulteriormente gli scambi culturali, i legami commerciali e una maggiore mobilità tra i due paesi. Per quanto riguarda le relazioni economiche e commerciali, hanno evidenziato la necessità di affrontare le reciproche preoccupazioni, tra cui gli squilibri commerciali strutturali e le problematiche relative alla catena di approvvigionamento, nonché di agevolare un accesso al mercato significativo e prevedibile.

5. I due leader hanno convenuto che entrambe le parti devono continuare ad ampliare il terreno comune sulle questioni regionali e globali e nell’affrontare le sfide.

6. Il Primo Ministro ha espresso apprezzamento per il sostegno della Cina alla presidenza indiana dei BRICS e per il suo contributo al successo del Vertice BRICS 2026.

Nuova Delhi
12 settembre 2026

Assumersi le responsabilità del nostro tempo e prendere l’iniziativa
—Discorso tenuto in occasione della prima sessione del 18° vertice BRICS

Sua Eccellenza il Primo Ministro Modi,
Colleghi,

È un piacere riunirmi con voi a Nuova Delhi. Ringrazio il Primo Ministro Modi e il governo indiano per l’attenta organizzazione.

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della cooperazione BRICS. Negli ultimi due decenni, il meccanismo di cooperazione BRICS ha continuato a crescere in forza e portata, dimostrando una solida vitalità e diventando la piattaforma più influente al mondo per la cooperazione tra mercati emergenti e paesi in via di sviluppo.

Questi sono stati 20 anni di impegno per una maggiore autosufficienza e forza. In quanto forza trainante del Sud del mondo, i paesi BRICS hanno difeso la propria indipendenza e esplorato attivamente percorsi di sviluppo adatti alle loro condizioni nazionali, offrendo un esempio per i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo che cercano di rafforzarsi attraverso la solidarietà.

Sono stati 20 anni di collaborazione e di superamento delle avversità. Senza lasciarci scoraggiare dalle difficoltà, i Paesi BRICS hanno proseguito il loro cammino, unendo le forze per affrontare sfide come la crisi finanziaria globale, la pandemia di COVID-19 e il cambiamento climatico. Abbiamo sempre tutelato gli interessi comuni del Sud del mondo e contribuito alla stabilità e a un impulso positivo a livello globale.

Questi sono stati 20 anni di risultati fruttuosi. I BRICS hanno vissuto un’espansione storica, istituito un quadro di cooperazione globale e multilivello e intensificato costantemente la collaborazione in ambito commerciale, degli investimenti, finanziario, scientifico e tecnologico, nonché in altri settori, entrando in una nuova fase di cooperazione di alta qualità all’interno del gruppo BRICS allargato.

Oggi, cambiamenti senza precedenti da un secolo stanno accelerando in tutto il mondo. Il Sud del mondo si sta rafforzando in modo significativo e la tendenza verso un mondo multipolare è inarrestabile. Allo stesso tempo, le correnti contrarie di unilateralismo e di politica di potenza si stanno intensificando, il multilateralismo e l’ordine internazionale sono sotto pressione e i deficit in materia di pace, sviluppo, sicurezza e governance continuano ad ampliarsi.

Ho proposto l’Iniziativa Globale per lo Sviluppo, l’Iniziativa Globale per la Sicurezza, l’Iniziativa Globale per la Civiltà e l’Iniziativa Globale per la Governance proprio per affrontare queste carenze e contribuire a costruire un mondo migliore. I Paesi BRICS devono schierarsi fermamente dalla parte giusta della storia, assumere un ruolo guida nel rispondere alle sfide del nostro tempo, orientare l’ordine internazionale verso una maggiore equità e giustizia e collaborare per costruire una comunità dal futuro condiviso per l’umanità.

In primo luogo, i paesi BRICS dovrebbero assumere un ruolo guida nella promozione di uno sviluppo basato sull’innovazione.

Una nuova ondata di rivoluzione scientifica e tecnologica e di trasformazione industriale, esemplificata dall’intelligenza artificiale, sta avanzando rapidamente e sta rimodellando profondamente lo sviluppo globale. I paesi BRICS devono cogliere con fermezza l’iniziativa, rafforzare la cooperazione nel campo dell’IA, incoraggiare lo sviluppo open source, l’apertura, la cooperazione e la condivisione, e promuovere la cooperazione pratica verso una maggiore innovazione e livelli di sviluppo più elevati.

Non molto tempo fa, la Cina ha collaborato con altri Paesi per istituire l’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale. La Cina sta inoltre sviluppando un centro internazionale di cooperazione per le applicazioni dell’IA, al servizio dei Paesi BRICS e di altri Paesi. Questi sforzi forniscono piattaforme importanti per rafforzare la cooperazione globale in materia di IA, in particolare tra i Paesi del Sud del mondo. Accogliamo con favore la partecipazione attiva di tutti i Paesi BRICS.

In questa sede, propongo un’iniziativa BRICS sulla nuova industrializzazione abilitata dall’intelligenza artificiale. La Cina è pronta a collaborare con tutte le parti per ottenere maggiori risultati in termini di ricerca, sviluppo e applicazione, e per approfondire la cooperazione nelle catene industriali e di approvvigionamento. I fatti dimostreranno che “disaccoppiare e recidere le catene di approvvigionamento” non può arrestare il nostro sviluppo, mentre costruire “piccoli cortili con alte recinzioni” non farà altro che confinare coloro che li erigono e dividere il mondo.

In secondo luogo, i paesi BRICS dovrebbero assumere un ruolo guida nella salvaguardia della pace e della stabilità.

Il mondo di oggi è tutt’altro che pacifico, con turbolenze e instabilità sempre più accentuate. Alla base di ciò vi è l’erosione dell’ordine internazionale del dopoguerra e l’incapacità di sostenere efficacemente gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite. I paesi BRICS devono rimanere fermi nelle loro posizioni, difendere la giustizia e adoperarsi per porre fine ai conflitti armati e preservare la pace.

Dobbiamo sostenere una visione di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile; opporci alla mentalità della Guerra Fredda e al confronto tra blocchi; opporci alle violazioni della sovranità di altri paesi e all’ingerenza nei loro affari interni; e partecipare in modo costruttivo alla risoluzione delle questioni critiche, apportando un contributo distintivo dei BRICS a soluzioni che affrontino sia i sintomi che le cause profonde.

La situazione in Medio Oriente e nel Golfo continua a evolversi in modo complesso. Questo conflitto ha inflitto gravi perdite alle popolazioni dei paesi di tutta la regione e contrasta gli interessi comuni della comunità internazionale. Ho presentato una proposta in quattro punti per salvaguardare e promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente, chiedendo una de-escalation, la fine delle ostilità e il progresso della pace.

Le parti interessate dovrebbero rimanere impegnate a raggiungere una soluzione politica e a lavorare per un cessate il fuoco permanente e globale. Dovrebbero dedicare la dovuta attenzione ad affrontare le cause profonde, a ricostruire la fiducia tra i paesi della regione e a stabilire una nuova architettura di sicurezza. La questione palestinese rimane al centro della questione mediorientale. La sua soluzione fondamentale risiede nell’attuazione della soluzione dei due Stati e nel raggiungimento della coesistenza pacifica tra Palestina e Israele. La Cina è disposta a collaborare con gli altri membri dei BRICS per svolgere il proprio ruolo nel portare pace e tranquillità in Medio Oriente e nella regione del Golfo.

In terzo luogo, i paesi BRICS dovrebbero assumere un ruolo guida nella promozione dell’apprendimento reciproco tra le civiltà.

La bellezza di una zuppa armoniosa sta nel combinare ingredienti diversi. In quanto eredi di antiche civiltà e culla di culture diverse, i paesi BRICS dovrebbero diventare un giardino in cui civiltà differenti prosperino insieme in un’atmosfera di inclusione e coesistenza.

Dobbiamo sostenere i valori comuni dell’umanità e promuovere gli scambi, l’apprendimento reciproco e la coesistenza armoniosa tra le civiltà. Dobbiamo organizzare con successo il Forum BRICS sugli scambi tra i popoli, condividere esperienze in materia di governance e creare un impulso positivo per lo sviluppo stabile delle relazioni tra i paesi. Dobbiamo approfondire la cooperazione in ambito culturale, turistico, educativo e in altri settori, rafforzare gli scambi giovanili e incoraggiare interazioni più frequenti, la comprensione reciproca e l’amicizia tra i nostri popoli.

In quarto luogo, i paesi BRICS dovrebbero assumere un ruolo guida nella riforma e nel miglioramento della governance globale.

Il tipo di sistema di governance globale che costruiremo determinerà il futuro della società umana. I paesi BRICS dovrebbero rispondere alla tendenza generale verso una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali, promuovere un sistema di governance globale più giusto ed equo, sostenere l’autorità delle Nazioni Unite e opporsi al ritiro dalle organizzazioni internazionali, al ripudio degli accordi e alla creazione di quadri normativi alternativi.

Dobbiamo sostenere il sistema commerciale multilaterale con l’Organizzazione Mondiale del Commercio al suo centro, promuovere la riforma dell’OMC, opporci all’imposizione indiscriminata di dazi doganali e resistere a ogni forma di misura protezionistica. Dobbiamo assumere un ruolo guida nella governance globale in nuovi ambiti come il cyberspazio, lo spazio extra-atmosferico e gli abissi marini, e rafforzare la voce dei paesi del Sud del mondo.

Colleghi,

Nel corso di due decenni di sfide e progressi, la solidarietà e la cooperazione sono rimaste la fonte di forza che ha spinto avanti l’impegno dei BRICS. Dobbiamo trattarci reciprocamente con sincerità, cercare un terreno comune mettendo da parte le divergenze, rispettare le preoccupazioni fondamentali di ciascuno e utilizzare la comunicazione e il dialogo per migliorare la comprensione reciproca e gestire adeguatamente i disaccordi e le divergenze, garantendo una cooperazione BRICS stabile e duratura.

La Cina assumerà la presidenza dei BRICS il prossimo anno e ospiterà il 19° Vertice dei BRICS. La Cina è pronta a cogliere questa opportunità per collaborare con tutte le parti al fine di costruire un consenso e plasmare il futuro, inaugurando un terzo “decennio d’oro” di cooperazione BRICS e creando insieme un futuro luminoso di prosperità e progresso.

Grazie.

Rafforzare le basi della cooperazione BRICS e dare maggiore potere al Sud del mondo

—Discorso tenuto in occasione della seconda sessione del 18° vertice BRICS

Sua Eccellenza il Primo Ministro Modi,
Colleghi,

Ringrazio il Primo Ministro Modi e il governo indiano per aver ospitato questo incontro.

Oggi, cambiamenti senza precedenti da un secolo stanno accelerando in tutto il mondo. L’ascesa collettiva del Sud globale è diventata una forza chiave che spinge il mondo verso la multipolarità. Allo stesso tempo, il panorama internazionale è caratterizzato da turbolenze e trasformazioni intrecciate, con rischi e sfide che emergono continuamente. Per portare maggiore stabilità al mondo e renderlo un posto migliore, i paesi BRICS devono cogliere l’iniziativa storica, unire i paesi del Sud globale e svolgere un ruolo positivo, stabilizzante e costruttivo negli affari internazionali per promuovere il benessere comune dell’umanità.

Un mondo senza regole è come un incrocio senza semafori: caos e disordine sono inevitabili. Equità e giustizia sono aspirazioni condivise da tutti i popoli. Le norme internazionali dovrebbero essere elaborate congiuntamente da tutti i paesi. La logica secondo cui “la forza fa la ragione” è insostenibile e avrebbe dovuto essere abbandonata da tempo. I paesi del Sud del mondo devono collaborare per sostenere lo stato di diritto internazionale e salvaguardare le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali, tra cui l’uguaglianza sovrana, la non ingerenza negli affari interni e la risoluzione pacifica delle controversie. Dobbiamo garantire che il diritto internazionale e le norme internazionali si applichino in modo equo a tutti, senza doppi standard.

Tutti i paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni, forza o ricchezza, sono membri uguali della comunità internazionale. I paesi del Sud del mondo devono tenere alta la bandiera del multilateralismo, sostenere l’autorità e il ruolo delle Nazioni Unite e appoggiare le riforme che rendano le istituzioni multilaterali più efficaci, garantendo che tutti i paesi possano partecipare in modo paritario agli affari internazionali. Dobbiamo mantenere la riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio sulla giusta strada, sostenere principi come il trattamento della nazione più favorita ed esplorare attivamente lo sviluppo di nuove regole orientate al futuro. Dobbiamo sostenere le attività e lo sviluppo della Nuova Banca di Sviluppo per promuovere la cooperazione tra i paesi del Sud del mondo. Dobbiamo inoltre riformare e migliorare l’architettura finanziaria internazionale per dare ai paesi in via di sviluppo una maggiore rappresentanza e una voce più forte.

Per realizzare grandi cose, dobbiamo mettere le persone al primo posto. I Paesi del Sud del mondo dovrebbero perseguire un approccio allo sviluppo incentrato sulle persone e promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Nei cinque anni trascorsi da quando la Cina ha proposto l’Iniziativa globale per lo sviluppo, abbiamo collaborato con i nostri partner per realizzare oltre 2.000 progetti di cooperazione e formare più di 200.000 persone in vari settori, a beneficio di popolazioni in oltre 120 Paesi. Le porte della Cina verso il mondo esterno si apriranno sempre di più. Abbiamo pienamente attuato il trattamento a tariffa zero per tutti i 53 Paesi africani con cui manteniamo relazioni diplomatiche. Continueremo ad ampliare l’apertura volontaria e unilaterale e a condividere le opportunità di sviluppo con tutti i Paesi.

Di fronte al costante emergere di sfide globali, dovremmo adottare misure globali che affrontino sia i sintomi che le cause profonde. I Paesi del Sud del mondo dovrebbero collaborare per promuovere la governance della sicurezza e rispondere congiuntamente alle minacce alla sicurezza, sia tradizionali che non tradizionali. Dovremmo migliorare la governance globale del clima e promuovere la piena ed efficace attuazione dell’Accordo di Parigi. Guidati da un approccio incentrato sulle persone e dal principio di sfruttare la tecnologia per il bene comune, dovremmo accelerare lo sviluppo di un quadro di governance globale dell’IA basato su un ampio consenso, consentendo alle tecnologie emergenti di illuminare il cammino verso una prosperità condivisa.

Colleghi,

Affinché il gruppo BRICS allargato possa ottenere risultati migliori e svilupparsi ulteriormente, dobbiamo rafforzare le basi della cooperazione pratica. Dobbiamo fare leva sui nostri punti di forza come gruppo radicato nei mercati emergenti e connesso al più ampio Sud del mondo, sostenere la cooperazione aperta e il mutuo vantaggio, mantenere catene industriali e di approvvigionamento stabili e senza ostacoli e promuovere un mercato ampio e integrato. Dobbiamo creare incubatori per l’innovazione, modernizzare le industrie tradizionali, sviluppare le industrie emergenti e gettare le basi per le industrie del futuro. A tal fine, propongo cinque iniziative.

Innanzitutto, un’iniziativa per l’intelligenza artificiale open-source e inclusiva. La Cina assumerà un ruolo guida nella creazione di un hub dedicato all’IA open-source nei BRICS, sosterrà la cooperazione nello sviluppo e nell’applicazione di modelli linguistici su larga scala e organizzerà programmi di formazione specializzati in IA per costruire un ecosistema di IA aperto.

In secondo luogo, un’iniziativa per agevolare il commercio e gli investimenti. La Cina propone di istituire un partenariato BRICS sulle zone economiche speciali, creare un portale intelligente e promuovere il coordinamento delle politiche per sviluppare nuovi poli di apertura e sviluppo. Il prossimo anno, la Cina ospiterà un Forum BRICS sul commercio dei servizi per promuovere nuovi motori di cooperazione economica e commerciale. Accogliamo con favore la partecipazione attiva di tutte le parti.

In terzo luogo, un’iniziativa per la cooperazione nel settore digitale. La Cina promuoverà la creazione di una piattaforma cloud per l’industria digitale dei BRICS, offrendo formazione sulle competenze digitali, facilitando gli scambi tecnici e mettendo in contatto i partner industriali per promuovere lo sviluppo dell’economia digitale.

In quarto luogo, un’iniziativa per la cooperazione nella produzione intelligente. Attraverso questa iniziativa, la Cina si dichiara pronta ad aiutare i paesi BRICS a costruire fabbriche intelligenti e a sviluppare un sistema di standard e specifiche, promuovendo congiuntamente la trasformazione e l’ammodernamento del settore manifatturiero.

In quinto luogo, un’iniziativa per lo sviluppo dei talenti in ambito scientifico e tecnologico. La Cina propone di istituire un’alleanza BRICS per la formazione ingegneristica al fine di realizzare programmi di formazione congiunti e promuovere il riconoscimento reciproco degli standard di competenza. La Cina lancerà un programma di scambio BRICS per giovani talenti in ambito scientifico, tecnologico e dell’innovazione, al fine di formare un maggior numero di professionisti altamente qualificati in questi settori.

Colleghi,

Quest’anno segna l’inizio del 15° Piano quinquennale cinese. Il piano non è solo un progetto per lo sviluppo della Cina, ma anche un’agenda per la cooperazione con il mondo. La Cina continuerà a perseguire uno sviluppo di alta qualità, ad ampliare l’apertura verso gli standard più elevati, ad attuare l’Iniziativa globale per lo sviluppo e a promuovere una cooperazione di alta qualità nell’ambito della Nuova Via della Seta, condividendo opportunità e creando prosperità con i paesi di tutto il mondo. Lavoriamo insieme, con un solo cuore e una sola mente, per promuovere la cooperazione all’interno del gruppo BRICS allargato e scrivere un nuovo capitolo di solidarietà e forza collettiva per il Sud del mondo.

Grazie.

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Discorso di Xi Jinping alla seconda fase del 18° vertice dei leader dei paesi BRICS (testo integrale)

13 settembre 2026, ore 14:43

【MedioGrandePiccolo】

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Consolidare le basi della cooperazione tra i paesi BRICS e rafforzare il ruolo del Sud del mondo

——Discorso pronunciato durante la seconda fase del 18° vertice dei leader dei paesi BRICS

(13 settembre 2026, Nuova Delhi)

Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese

Egregio Primo Ministro Modi,
Cari colleghi:

Ringraziamo il Primo Ministro Modi e il governo indiano per aver ospitato questa conferenza.

Attualmente, i cambiamenti epocali che stanno interessando il mondo da un secolo stanno accelerando il loro corso, mentre l’ascesa collettiva del Sud del mondo sta diventando la forza trainante della multipolarità globale. Allo stesso tempo, la situazione internazionale è caratterizzata da un intreccio di turbolenze e cambiamenti, con rischi e sfide di ogni tipo che si susseguono senza sosta. Affinché il mondo ritrovi stabilità e prosperità, i paesi BRICS devono assumere un ruolo proattivo nella storia, unire i numerosi paesi del Sud del mondo e svolgere un ruolo attivo, stabilizzante e costruttivo negli affari internazionali, promuovendo il benessere comune dell’umanità.

Un mondo senza regole è come un incrocio senza semafori: il caos e il disordine sono inevitabili. L’equità e la giustizia sono ciò a cui aspira il cuore di ogni persona; le regole internazionali dovrebbero essere scritte congiuntamente da tutti i paesi. La logica secondo cui «la forza fa legge» non regge e avrebbe dovuto essere abbandonata già da tempo. I paesi del Sud del mondo devono difendere insieme lo Stato di diritto internazionale, salvaguardare i principi fondamentali delle relazioni internazionali quali l’uguaglianza sovrana, la non ingerenza negli affari interni e la risoluzione pacifica delle controversie, garantendo l’applicazione equa del diritto internazionale e delle norme internazionali, senza ricorrere a doppi standard.

Ogni Stato, indipendentemente dalle sue dimensioni, dalla sua forza o dal suo livello di ricchezza, è un membro a pieno titolo della comunità internazionale. I paesi del Sud del mondo devono tenere alta la bandiera del multilateralismo, difendere l’autorità e il ruolo delle Nazioni Unite, sostenere la riforma delle istituzioni multilaterali per migliorarne l’efficacia e garantire a tutti i paesi la partecipazione paritaria agli affari internazionali. Occorre promuovere la riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio mantenendo la giusta direzione, salvaguardare principi quali il trattamento della nazione più favorita ed esplorare attivamente la definizione di nuove regole orientate al futuro. È necessario sostenere il funzionamento e lo sviluppo della Nuova Banca di Sviluppo, promuovendo la cooperazione tra i paesi del Sud del mondo. Occorre riformare e perfezionare l’architettura finanziaria internazionale, aumentando la rappresentanza e il peso delle voci dei paesi in via di sviluppo.

Chi si occupa di questioni di grande importanza deve necessariamente mettere al centro le persone. I paesi del Sud del mondo devono attenersi a una visione dello sviluppo incentrata sulle persone e promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Nei cinque anni trascorsi da quando la Cina ha lanciato l’Iniziativa per lo Sviluppo Globale, sono stati avviati, in collaborazione con tutte le parti interessate, oltre 2.000 progetti di cooperazione, sono state formate più di 200.000 persone di vario tipo e ne hanno beneficiato le popolazioni di oltre 120 paesi. La Cina continuerà ad aprire sempre più le porte al mondo: ha già applicato misure di azzeramento dei dazi doganali a tutti i 53 paesi africani con cui intrattiene relazioni diplomatiche e continuerà ad ampliare l’apertura autonoma e unilaterale, condividendo le opportunità di sviluppo con tutti i paesi.

Di fronte alle sfide globali che si susseguono senza sosta, occorre adottare misure sia sintomatiche che alla radice del problema, con un approccio globale. I paesi del Sud del mondo devono unire le forze per promuovere la governance in materia di sicurezza e affrontare insieme le minacce alla sicurezza sia tradizionali che non tradizionali. È necessario perfezionare la governance climatica globale e promuovere l’attuazione completa ed efficace dell’Accordo di Parigi. Guidati dai principi dell’approccio incentrato sulla persona e dell’aspirazione al bene, dobbiamo accelerare la creazione di un quadro di governance globale sull’intelligenza artificiale che goda di ampio consenso, affinché le tecnologie emergenti possano illuminare la via verso la prosperità comune.

Cari colleghi!

Affinché i “Grandi BRICS” possano compiere grandi imprese e realizzare un grande sviluppo, è necessario consolidare le basi di una cooperazione concreta. Dobbiamo sfruttare il vantaggio di poter contare sui mercati emergenti e di collegare il Sud del mondo, perseguire l’apertura e la cooperazione, il reciproco vantaggio e la vittoria comune, salvaguardare la stabilità e la fluidità delle catene industriali e di approvvigionamento e promuovere la creazione di un grande mercato integrato. Dobbiamo creare incubatori di innovazione, modernizzare le industrie tradizionali, sviluppare i settori emergenti e pianificare le industrie del futuro. A tal fine, propongo cinque iniziative.

In primo luogo, l’iniziativa per l’intelligenza artificiale open source e inclusiva. La Cina prenderà l’iniziativa nella creazione di un’area dedicata all’intelligenza artificiale open source dei paesi BRICS, sosterrà la cooperazione nello sviluppo e nell’applicazione dei modelli linguistici di grandi dimensioni, organizzerà corsi di formazione specialistica sull’intelligenza artificiale e costruirà un ecosistema aperto per l’intelligenza artificiale.

In secondo luogo, l’iniziativa per la facilitazione del commercio e degli investimenti. La Cina propone di istituire un partenariato tra le zone economiche speciali dei Paesi BRICS, creare un portale digitale, armonizzare le politiche e costruire un nuovo polo di sviluppo aperto. L’anno prossimo la Cina ospiterà il Forum sul commercio dei servizi dei Paesi BRICS, con l’obiettivo di coltivare nuovi punti di crescita per la cooperazione economica e commerciale, e invita tutte le parti a partecipare attivamente.

In terzo luogo, l’iniziativa di cooperazione nel settore digitale. La Cina promuoverà la creazione di una piattaforma cloud dedicata al settore digitale dei paesi BRICS, per organizzare corsi di formazione sulle competenze digitali, favorire lo scambio tecnologico e facilitare i contatti tra le imprese, al fine di promuovere congiuntamente lo sviluppo dell’economia digitale.

In quarto luogo, l’iniziativa di cooperazione per la produzione intelligente. La Cina è disposta, attraverso l’attuazione di tale iniziativa, ad assistere i paesi BRICS nella realizzazione di fabbriche intelligenti, nella creazione di un sistema di standard e norme e a promuovere congiuntamente la trasformazione e l’aggiornamento del settore manifatturiero.

In quinto luogo, l’iniziativa per la formazione di talenti nel campo della scienza e della tecnologia. La Cina propone di istituire un’alleanza dei Paesi BRICS per la formazione degli ingegneri, al fine di promuovere la formazione congiunta degli ingegneri e il reciproco riconoscimento degli standard di competenza. La Cina attuerà un programma di scambio per i giovani dei Paesi BRICS nel campo della scienza e dell’innovazione, con l’obiettivo di formare un numero maggiore di talenti di alto livello in questo settore.

Cari colleghi!

Quest’anno segna l’inizio del “Quinto Piano Quinquennale” della Cina. Il “Quinto Piano Quinquennale” rappresenta non solo il progetto di sviluppo della Cina, ma anche un programma di cooperazione rivolto al mondo. La Cina continuerà a promuovere uno sviluppo di alta qualità, ad ampliare l’apertura verso l’estero ad alto livello, ad attuare l’Iniziativa per lo Sviluppo Globale e a portare avanti la costruzione congiunta di alta qualità della “Belt and Road”, condividendo le opportunità e creando prosperità insieme a tutti i paesi del mondo. Uniamo le nostre forze e collaboriamo per promuovere la “grande cooperazione BRICS”, scrivendo insieme un nuovo capitolo di solidarietà e autosufficienza del Sud del mondo!

Grazie a tutti!

Riunione del 18° vertice BRICS nel formato BRICS Outreach/Plus

13 settembre 2026

08:10

Nuova Delhi

Group photo of the heads of delegation attending the 18th BRICS Summit in the BRICS Outreach/Plus format.
Group photo of the heads of delegation attending the 18th BRICS Summit in the BRICS Outreach/Plus format.

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Foto di gruppo dei capi delle delegazioni presenti al 18° vertice dei BRICS nel formato BRICS Outreach/Plus.

Vladimir Putin ha partecipato alla riunione del 18° vertice BRICS nel formato BRICS Outreach/Plus e ha pronunciato il suo discorso. La riunione si è svolta presso il complesso congressuale e fieristico Bharat Mandapam a Nuova Delhi.

I capi delle delegazioni partecipanti al vertice hanno posato per una foto di gruppo prima dell’ inizio dell’evento.

* * *

Il presidente della Russia Vladimir Putin: Primo ministro Modi, colleghi, amici.

Vorrei rivolgere un caloroso benvenuto a tutti i partecipanti a questo incontro BRICS Outreach/Plus. Questo formato ha acquisito autorevolezza, offrendo opportunità di dialogo diretto e aperto tra i membri alla pari del BRICS e i paesi partner , nonché con altri Stati e organizzazioni multilaterali interessati alla cooperazione con questo gruppo.

L’ampia rappresentanza alla riunione odierna conferma che l’interesse della comunità internazionale nei confronti dei BRICS continua a crescere. I nostri valori e ideali fondamentali – quali come l’impegno a seguire un percorso indipendente e autonomo, l’impegno a risolvere i problemi collettivamente, basandoci sul diritto internazionale e sulle disposizioni fondamentali della Carta delle Nazioni Unite – trovano risuono in molti nel mondo.

Il gruppo BRICS ha sempre sostenuto che tutti i paesi, senza eccezioni, debbano avere opportunità pari e illimitate per una crescita economica e sociale coerente ed equilibrata, al fine di garantire il benessere delle loro popolazioni, pur potendo  preservare le proprie culture e tradizioni nazionali uniche e di aderire ai propri modelli di sviluppo sovrani.

Il tema del nostro incontro, proposto dal signor Modi, si inserisce perfettamente in questo contesto. Ci permette di discutere di cosa i nostri paesi possano fare di più insieme per la stabilità e la sicurezza globali, e di promuovere uno sviluppo economico internazionale inclusivo.

Vorrei sottolineare che oggi i BRICS rappresentano una potente forza trainante per il rafforzamento di un autentico multilateralismo nelle relazioni internazionali e svolgono un ruolo fondamentale nella definizione di un nuovo ordine mondiale, più equo e multipolare.

Vale la pena sottolineare che i paesi del BRICS stanno registrando una crescita demografica costante e un rafforzamento dei mercati interni; hanno creato solidi poli industriali, tecnologici, finanziari e accademici, oltre a moderne infrastrutture nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale. Gli scambi commerciali all’interno della nostra associazione hanno già raggiunto 1,2 trilioni di dollari. Gli Stati membri rappresentano quasi un quarto delle esportazioni globali, ed è proprio il BRICS che, con il 49 per cento, contribuisce maggiormente alla crescita del PIL globale.

Detto questo, il potenziale per un ulteriore sviluppo dei BRICS è lungi dall’essere esaurito. Una delle principali risorse finora non sfruttate è la complementarità delle economie degli  Stati membri. Le differenze nella loro struttura e specializzazione offrono vaste opportunità di cooperazione concreta, per la creazione di nuove catene di produzione, tecnologie, servizi e mercati.

In sostanza, l’ obiettivo è quello di creare una piattaforma di crescita comune per i paesi BRICS che integri in modo organico i vantaggi competitivi delle nostre economie.

Devo sottolineare che è fondamentale costruire questa piattaforma sulla base dei principi di apertura e accessibilità, non solo per i membri del BRICS, ma per tutti i nostri partner e amici. Sono certo che sarà proprio così.

Gli Stati membri del nostro gruppo dispongono di propri canali per la circolazione di beni, servizi e capitali, che sono indipendenti dalle condizioni di mercato esterne. Questi ci consentono già di condurre operazioni commerciali, bancarie, finanziarie e di investimento in modo efficace, nonostante le pressioni esterne.

Invito inoltre tutti a esaminare più da vicino le promettenti iniziative proposte dalla  Russia per ottimizzare la nostra cooperazione. Tra queste figurano la creazione di un’ infrastruttura BRICS per i pagamenti, la custodia e la compensazione, nonché l’istituzione di un meccanismo di riassicurazione e di una borsa dei cereali all’interno dell’ associazione. Sono convinto che sia gli Stati membri che i partner del BRICS saranno in grado di utilizzare tutti questi strumenti in futuro.

Rafforzare ulteriormente la capacità della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS e aggiornarne il modello operativo rappresenta un compito urgente. La Banca ha già finanziato 123 progetti per un valore di quasi 40 miliardi di dollari. Sebbene si tratti certamente di un risultato concreto, le esigenze di finanziamento sono di gran lunga superiori. Una nuova piattaforma di investimento potrebbe contribuire a soddisfare tali esigenze. Sfruttando le moderne tecnologie finanziarie – comprese le risorse digitali – una piattaforma di questo tipo consentirebbe di mobilitare capitali a lungo termine, compresi i fondi privati, non solo per i paesi del BRICS ma anche, e soprattutto, per le economie dei nostri partner in tutto il Sud e all’Est del mondo.

Naturalmente, la trasformazione tecnologica è un motore fondamentale della crescita globale e dello sviluppo sovrano. Con la diffusione dell’ intelligenza artificiale, lo sviluppo di sistemi autonomi e l’ ascesa delle piattaforme di commercio digitale e delle soluzioni finanziarie, lo stesso modello di creazione di valore economico sta cambiando.

In conclusione, vorrei esprimere la mia fiducia nel fatto che il nostro gruppo continuerà a collaborare con tutti i partner internazionali per garantire uno sviluppo globale e sostenibile.

Prevediamo che questa riunione del BRICS Outreach/Plus si rivelerà estremamente produttiva a questo proposito.

Grazie.

Vertice dei BRICS

12 settembre 2026

13:25

Nuova Delhi

BRICS Summit.
During the 18th BRICS Summit meeting.

5 di 32

Nel corso del 18° vertice dei paesi BRICS.

Alla riunione dei capi delegazione dei paesi BRICS partecipano il presidente della Russia Vladimir Putin, il presidente dell’Egitto Abdel Fattah el-Sisi, il Primo Ministro dell’  India Narendra Modi, Presidente dell’ Indonesia Prabowo Subianto, Presidente dell’ Iran Masoud Pezeshkian, Presidente della Cina Xi Jinping, Primo Ministro dell’  Etiopia Abiy Ahmed, Presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, Principe ereditario di  Abu Dhabi e Presidente del Consiglio esecutivo di Abu Dhabi (EAU) Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Ministro degli Esteri del Brasile Mauro Luiz Iecker Vieira. 

Prima dell’incontro, il Primo Ministro dell’India Narendra Modi ha tenuto una cerimonia ufficiale di benvenuto per i partecipanti al vertice.

I partecipanti alla riunione discuteranno delle iniziative proposte sotto la presidenza indiana, le prospettive di un ulteriore rafforzamento del partenariato strategico dei BRICS nei settori della politica e della sicurezza, dell’economia e della finanza, nonché dei legami culturali e umanitari, oltre alle questioni internazionali e regionali più urgenti.

Il 18° vertice dei BRICS ha adottato la Dichiarazione di Nuova Delhi .

Al termine della sessione, il Presidente della  Russia e i capi delle delegazioni dei BRICS hanno visitato l’esposizione “Bharat Innovates” e una mostra fotografica in occasione del 20° anniversario dei BRICS.

I leader si sono poi riuniti nei giardini del complesso espositivo Bharat Mandapam, sede principale del vertice, dove Vladimir Putin si è unito ai suoi omologhi del BRICS per una cerimonia di piantumazione di alberi. La cerimonia è stata preceduta da una sessione fotografica di gruppo.

In serata, il Presidente di  Russia ha partecipato a un ricevimento di gala organizzato dal Primo Ministro dell’ India in onore dei capi delle delegazioni presenti al Vertice BRICS a Nuova Delhi.

* * *

Discorso del Presidente della Russia in occasione di una riunione del 18thVertice dei BRICS

Il presidente della Russia Vladimir Putin: Signor Primo Ministro Modi,

Cari colleghi,

Amici,

Come è stato sottolineato, i paesi del BRICS continuano ad approfondire la loro interazione in tutti i settori chiave . Ciò riguarda la politica e la sicurezza, l’ economia e la finanza, nonché gli ambiti culturale e umanitario. I miei colleghi hanno già osservato che il BRICS sia oggi, di fatto, la più grande associazione del mondo. Hanno inoltre affermato che noi copriamo un terzo della superficie terrestre, rappresentiamo il 40% del PIL globale e ospitiamo quasi la metà della popolazione del pianeta.

Tuttavia, vorrei anche richiamare la vostra attenzione su una circostanza che, nelle condizioni attuali, ritengo possa essere quella fondamentale: i nostri paesi possiedono un potenziale intellettuale e tecnologico immenso, enorme. Questo è, a mio avviso, il nostro vantaggio sostanziale.

La collaborazione all’interno del BRICS si fonda costantemente sui principi di uguaglianza, buon vicinato e rispetto reciproco degli interessi  – insieme al rispetto della diversità culturale e civile, della storia, delle tradizioni e dei valori di ciascuno. È quindi logico che la credibilità e l’influenza del BRICS in tutto il mondo stiano crescendo costantemente.

L’ associazione si è giustamente affermata come un punto di riferimento fondamentale della governance globale, e il futuro della politica internazionale, della sicurezza, dell’ economia e della cooperazione umanitaria dipende in larga misura dalle nostre decisioni e azioni collettive.

Alla luce di ciò, ritengo che il tema della sessione odierna, “Governance globale inclusiva e rafforzamento del multilateralismo”, proposto sotto la presidenza indiana, sia di grande rilevanza. Infatti, nel contesto dell’ emergere di un ordine internazionale multipolare, è più importante che mai rafforzare un multilateralismo autentico, coinvolgere un maggior numero di paesi nei meccanismi di governance globale e nelle attività delle principali istituzioni politiche ed economiche internazionali,  nonché nella ricerca di risposte alle sfide e alle minacce più pressanti e negli sforzi volti a garantire la pace e la stabilità internazionali a favore della prosperità e del benessere universali.

Il mondo sta attraversando profonde trasformazioni geopolitiche, geoeconomiche, tecnologiche e sociali. Questi cambiamenti stanno influenzando praticamente ogni aspetto della vita umana, dagli stili di vita e dagli standard sanitari alla qualità ambientale. La struttura stessa della società si sta evolvendo, insieme al panorama demografico globale. Il sistema unipolare delle relazioni internazionali, che serviva gli interessi di un ristretto gruppo di paesi, sta gradualmente diventando un ricordo del passato. L’equilibrio globale dei poteri si sta spostando verso nuovi centri di crescita nel Sud e nell’Est del mondo. Sempre più paesi stanno affermando apertamente la loro determinazione a difendere i propri interessi nazionali e a partecipare alla risoluzione delle sfide globali.

Tuttavia, la transizione verso un mondo multipolare non è priva di difficoltà. Come tutti possiamo constatare, essa incontra la resistenza di coloro che continuano a pensare in termini coloniali, dividendo il mondo in un giardino rigoglioso e una giungla selvaggia e cercando di prosperare a spese degli altri. Non essendo disposti ad accettare le nuove realtà, stanno utilizzando ogni mezzo a loro disposizione per frenare i concorrenti emergenti.

Questi metodi spaziano dalle guerre tariffarie e dalle sanzioni illegittime alle pressioni economiche e al ricatto, dall’ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani all’uso diretto della forza. I focolai di tensione esistenti vengono deliberatamente alimentati, mentre si provocano nuovi conflitti e divisioni. Di conseguenza, l’ intero sistema delle relazioni internazionali funziona male, mentre le istituzioni e i meccanismi multilaterali stanno diventando meno efficaci.

In questo contesto, la Russia ritiene particolarmente importante preservare e rafforzare il ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari globali. La Carta delle Nazioni Unite rimane la pietra angolare del diritto internazionale, nonostante i tentativi da parte di alcuni paesi di sostituirla con un cosiddetto “ordine basato sulle regole”, fondato su regole ideate da non si sa chi. Riteniamo che, insieme ai nostri partner del BRICS, dobbiamo continuare a lavorare per rendere le Nazioni Unite più efficaci. L’ampliamento del Consiglio di Sicurezza , in particolare, garantendo una maggiore rappresentanza ai paesi dell’ Asia, dell’Africa e dell’America Latina, contribuirebbe certamente al raggiungimento di questo obiettivo.

La necessità di migliorare il sistema di governance economica globale è evidente da tempo. Istituzioni quali il Fondo Monetario Internazionale Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’ Organizzazione mondiale del commercio sono state create in contesti politici ed economici molto diversi e stanno incontrando sempre maggiori difficoltà ad adattarsi a un mondo in cui l’attività economica si sta progressivamente spostando verso i mercati emergenti.

Allo stesso tempo, il FMI, l’ OMC e la Banca Mondiale rimangono importanti piattaforme di dialogo tra le principali economie mondiali; pertanto, è essenziale rafforzare il coordinamento tra i nostri paesi all’interno di queste istituzioni. Vale la pena ricordare che, durante la presidenza russa dei BRICS nel 2024, è stato istituito un meccanismo di consultazione dedicato alle questioni relative all’OMC.

Vorrei sottolineare che, nel mondo odierno, la semplice modernizzazione delle istituzioni di governance esistenti non è più sufficiente. Sono emersi settori completamente nuovi e in rapida evoluzione, tra cui l’ economia delle piattaforme, le tecnologie finanziarie e il commercio digitale. Ciascuno di essi richiede le proprie istituzioni e i propri quadri normativi, e la nostra associazione potrebbe assumere un ruolo di primo piano nella loro definizione. Come è già stato osservato, il lavoro in questo ambito è già in corso. La Repubblica Popolare Cinese, la Russia e altri paesi del BRICS sono stati tra i membri fondatori dell Organizzazione mondiale per la cooperazione sull intelligenza artificiale , istituita a Shanghai lo scorso luglio.

Vorrei inoltre richiamare l’attenzione su alcune iniziative concrete da parte della Russia. Tra queste figurano lo sviluppo di infrastrutture di pagamento, regolamento e deposito all’interno dei BRICS, nonché la creazione in tale ambito di una nuova piattaforma di investimento, un meccanismo di riassicurazione e una borsa dei cereali.

È incoraggiante vedere il forte interesse dimostrato dalla comunità imprenditoriale per l’ approfondimento delle relazioni economiche tra i paesi del BRICS. Come sapete, se ne è discusso ieri durante la sessione plenaria del Forum delle imprese. I leader aziendali e i membri del Consiglio delle imprese dei BRICS hanno proposto un’ampia gamma di iniziative volte a promuovere la cooperazione concreta e sono già in fase di pianificazione numerosi progetti multilaterali ambiziosi.

In conclusione, vorrei sottolineare ancora una volta che il Vertice dei BRICS qui a  Nuova Delhi ha dimostrato il notevole potenziale della nostra associazione nell’espandere ulteriormente la cooperazione reciprocamente vantaggiosa e nel migliorare il sistema di governance globale, contribuendo a costruire un ordine mondiale autenticamente multipolare e più equo.

Infine, vorrei ringraziare il Primo Ministro dell’India Narendra Modi e tutti i nostri colleghi indiani per aver creato un’atmosfera così meravigliosa, ospitale e accogliente per il nostro lavoro.

Grazie mille.

MINISTRI DELLE FINANZE E GOVERNATORI DELLE BANCHE CENTRALI DEI PAESI BRICS 10 settembre 2026 Mumbai DICHIARAZIONE CONGIUNTA 1 1. Noi, Ministri delle Finanze e Governatori delle Banche Centrali dei paesi del BRICS, ci siamo riuniti 2 a Jaipur nei giorni 12-13 agosto 2026 e a Mumbai, in India, il 10 settembre 2026, 3 all’insegna del tema “Costruire per la resilienza, l’innovazione, la cooperazione e la sostenibilità”. 4 Abbiamo ribadito il nostro impegno comune a rafforzare la cooperazione economica e finanziaria 5 tra i membri del BRICS e abbiamo concordato di emanare la presente Dichiarazione congiunta. L’6 ampliamento della composizione del BRICS ha ulteriormente rafforzato la diversità e la 7 rappresentatività del nostro gruppo, arricchendo la nostra cooperazione. Nell’ambito del tema del BRICS 8 per quest’anno, miriamo a rafforzare le nostre capacità collettive, a promuovere l’9 innovazione e a favorire lo sviluppo sostenibile e la resilienza di fronte alle mutevoli 10 sfide globali. 11 2. L’economia globale sta affrontando notevoli difficoltà. I rischi per le prospettive economiche globali 12 rimangono elevati, riflettendo le persistenti tensioni geopolitiche, la frammentazione commerciale 13 e il protezionismo, l’incertezza politica, le pressioni fiscali e inflazionistiche, 14 l’aumento del debito e le vulnerabilità finanziarie. Continuiamo a nutrire serie preoccupazioni riguardo all’imposizione unilaterale di misure in ambito commerciale e finanziario, tra cui l’aumento dei dazi doganali e l’adozione di misure non tariffarie, che distorcono gli scambi commerciali e sono in contrasto con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Tali pressioni gravano in modo particolarmente pesante sui mercati emergenti e sulle economie in via di sviluppo (EMDE). Le economie dei paesi BRICS, tuttavia, hanno 19 dimostrato resilienza e continuano a fornire un contributo significativo a una crescita globale stabile, 20 forte, sostenibile, inclusiva ed equilibrata. In questo contesto, rafforzeremo i nostri sforzi collettivi per potenziare la resilienza economica globale, sostenere gli investimenti e la crescita e preservare un contesto economico globale aperto e inclusivo. Ciò richiede la mobilitazione di finanziamenti per lo sviluppo, la riaffermazione del ruolo del multilateralismo, il rafforzamento della cooperazione finanziaria internazionale, il sostegno alle infrastrutture e agli investimenti produttivi, nonché la valorizzazione del commercio, dell’innovazione e della tecnologia, con particolare attenzione alle esigenze delle EMDEs. Ribadiamo il nostro sostegno 27 a un sistema commerciale multilaterale aperto, trasparente, inclusivo, non discriminatorio e basato su regole, 28 con l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) al centro. 2 29 3. Con la quota crescente delle economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE) nella produzione e nella crescita globali, la riforma della governance economica globale 30 rimane una priorità costante dei paesi BRICS. Continueremo a 31 rafforzare il coordinamento tra i membri dei BRICS per rendere le istituzioni finanziarie internazionali 32 più rappresentative, trasparenti e responsabili. Ribadiamo l’urgente 33 necessità di riformare le istituzioni di Bretton Woods (BWI) per renderle più agili, 34 efficaci, credibili, inclusive, adeguate allo scopo, imparziali, responsabili e 35 rappresentative, al fine di rafforzarne la legittimità. La struttura di governance delle BWI dovrebbe essere 36 riformata per riflettere la trasformazione dell’economia globale avvenuta dalla loro istituzione. 37 Il peso e la rappresentanza delle economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE) nelle BWI devono riflettere la loro posizione relativa 38 nell’economia globale. Ribadiamo inoltre il nostro appello a migliorare le procedure di gestione, 39 anche attraverso un processo di selezione basato sul merito, inclusivo e trasparente 40 che aumenti la diversità regionale e la rappresentanza delle economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE) nella 41 leadership del FMI e della Banca Mondiale. 42 4. Riaffermiamo la «Visione di Rio de Janeiro dei BRICS per la riforma delle quote e della governance del FMI» 43 e la necessità di un FMI forte, basato sulle quote e dotato di risorse adeguate, al centro della 44 rete di sicurezza finanziaria globale per sostenere efficacemente i propri membri, in particolare i paesi più 45 vulnerabili. Esortiamo all’entrata in vigore, senza ulteriori ritardi, degli aumenti delle quote concordati nell’ambito della 16ª 46 Revisione Generale delle Quote (GRQ) e chiediamo lo sviluppo di approcci per un significativo riallineamento delle quote nell’ambito della 17ª 47 GRQ il 48 prima possibile. Accogliamo con favore i Principi guida di Diriyah per le riforme delle quote e della governance 49 e ribadiamo che il riallineamento delle quote dovrebbe riflettere le posizioni relative dei paesi 50 nell’economia globale, aumentare le quote e i diritti di voto dei paesi emergenti e in via di sviluppo (EMDE) e 51 non dovrebbe avvenire a scapito dei paesi in via di sviluppo, garantendo al contempo che una nuova, 52 semplice, e trasparente tuteli le quote dei membri più poveri 53 e guidi, senza tuttavia limitarlo, l’accesso alle risorse del Fondo. Riteniamo inoltre che eventuali 54 contributi finanziari volontari non debbano influenzare l’assegnazione delle quote, la rappresentanza 55 in materia di governance e il potere di voto. In linea con la «Visione di Rio de Janeiro dei BRICS per la riforma delle quote e della governance del FMI», 56 siamo pronti a collaborare in modo costruttivo con gli altri 57 membri del FMI per garantire che nella 17ª revisione delle quote globali (GRQ) siano incluse un significativo riallineamento delle quote e 58 riforme della governance. 59 5. Riaffermiamo che la revisione delle quote della Banca Mondiale del 2025 costituisce uno strumento fondamentale per 60 rafforzare il multilateralismo e accrescere la legittimità del Gruppo della Banca Mondiale, in quanto istituzione di finanziamento allo sviluppo migliore, più ampia e più efficace. In linea con i 62 Principi di Lima, ribadiamo che i paesi del BRICS dovrebbero continuare a sostenere un 63 maggiore peso e una maggiore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo, sostenuti da un 64 riallineamento delle quote azionarie che corregga la loro storica sottorappresentanza. 65 66 6. Sotto la presidenza dell’India, è stata istituita la Task Force dei BRICS su Crescita e Sviluppo 67 come piattaforma dedicata ad affrontare le sfide comuni in materia di crescita e sviluppo 68 rilevanti per i paesi BRICS e per altre economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE). La Task Force è strutturata in 69 due filoni di lavoro che coprono i pilastri della Resilienza, dell’Innovazione e della Cooperazione, nonché il 70 pilastro della Sostenibilità. Accogliamo con favore la sintesi del presidente relativa alla Task Force. 3 71 7. Nell’ambito dei pilastri della resilienza, dell’innovazione e della cooperazione, accogliamo con favore la nota tecnica 72 n. 1 su «La resilienza in un mondo frammentato: rischi macroeconomici e architettura del finanziamento allo sviluppo» e la nota tecnica n. 2 su «Infrastrutture pubbliche digitali, intelligenza artificiale e riforme strutturali per una crescita inclusiva e la produttività». Queste 75 Note tecniche attingono alle discussioni della Task Force per individuare aree di convergenza 76 nell’agenda di riforma dell’architettura del finanziamento allo sviluppo, per facilitare una comprensione condivisa 77 delle implicazioni macroeconomiche e finanziarie della trasformazione digitale, dell’IA e 78 delle riforme strutturali, nonché per orientare l’impegno dei membri del BRICS nei pertinenti forum multilaterali 79. 80 8. Nell’ambito del pilastro della sostenibilità, ribadiamo il nostro fermo impegno all’attuazione piena ed 81 efficace della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del relativo Accordo di Parigi, guidati dai principi di equità e di 83 responsabilità comuni ma differenziate e rispettive capacità (CBDR-RC), alla luce delle diverse 84 circostanze nazionali. Prendiamo atto della nota di discussione 85 che riflette le prospettive condivise in materia di finanziamenti per il clima, basandosi sui principi dell’86 UNFCCC e del suo Accordo di Parigi. La nota di discussione può fungere da riferimento non vincolante 87 per approfondire il dialogo e lo scambio di punti di vista, garantire la trasparenza sui 88 flussi di finanziamenti per il clima e facilitare la condivisione delle migliori pratiche. Prendiamo atto del 89 Compendio sui meccanismi di finanziamento per uno stile di vita orientato allo sviluppo sostenibile 90 e della Relazione sulle vulnerabilità legate al clima, che fornisce preziose indicazioni 91 sulle azioni intraprese dai paesi BRICS per mobilitare finanziamenti attraverso approcci e politiche determinati a livello nazionale 92 a sostegno delle priorità di sviluppo sostenibile. 93 Incoraggiamo il continuo scambio di esperienze su tali approcci e politiche. 94 Accogliamo inoltre con favore il documento di discussione sull’intelligenza artificiale e l’economia verde 95, che delinea le opportunità e le sfide legate all’utilizzo responsabile 96 dell’IA per una crescita sostenibile. Esprimiamo il nostro apprezzamento alla Task Force per aver organizzato le due tavole rotonde 97 sui temi «Crescita resiliente per le economie emergenti: integrazione tra finanza del rischio 98 e resilienza delle infrastrutture» e «IA ed economia verde», nonché i webinar su 99 «Finanziamento di stili di vita sostenibili» e «Decodificare e contrastare il greenwashing nei 100 paesi BRICS: approcci normativi e misure di salvaguardia del mercato». 101 9. Riconosciamo la Task Force su Crescita e Sviluppo come una piattaforma che offre 102 ai paesi del BRICS uno spazio per discutere modelli di crescita adeguati ai propri contesti nazionali 103 e alle proprie priorità di sviluppo, e incoraggiamo il proseguimento del suo lavoro, in linea 104 con i filoni di lavoro dei Ministeri delle Finanze e delle Banche Centrali. 105 10. Accogliamo con favore il lavoro della Task Force sui Partenariati Pubblico-Privati (PPP) e 106 sulle infrastrutture. La Task Force ha portato avanti le discussioni sui modelli e le modalità dei PPP, 107 sui quadri di riduzione del rischio e sugli approcci volti a rafforzare la resilienza alle catastrofi nei 108 progetti infrastrutturali. Accogliamo con favore la relazione tecnica della Task Force sui modelli 109 e sulle modalità dei PPP, nonché sui meccanismi di riduzione del rischio, che costituirà una preziosa risorsa di conoscenza 110 per i paesi membri nel rafforzamento dei propri ecosistemi di PPP e nel miglioramento 111 dei quadri di ripartizione del rischio. A tale riguardo, sottolineiamo l’importanza di uno scambio sistematico di conoscenze e della condivisione delle migliori pratiche, che consentano di costruire un solido portafoglio di progetti e di coinvolgere attivamente il settore privato in tali sforzi. Esprimiamo il nostro apprezzamento 114 alla Task Force per aver organizzato un Dialogo BRICS sulle infrastrutture resilienti alle catastrofi. 115 Ciò ha portato alla redazione di un Compendio delle migliori pratiche in materia di infrastrutture resilienti alle catastrofi. Accogliamo con favore il Compendio quale risorsa utile per i paesi membri 117 al fine di migliorare la loro comprensione dei vari approcci e delle migliori pratiche in materia di 118 infrastrutture resilienti alle catastrofi. 119 11. Mentre la Banca si avvia verso il suo secondo «decennio d’oro» di sviluppo di alta qualità, riconosciamo 120 e sosteniamo il ruolo crescente della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) in quanto solido e 121 strategico agente di sviluppo e modernizzazione nei paesi BRICS e nel Sud del mondo. Incoraggiamo 122 i continui sforzi della Banca volti a mobilitare risorse, ampliare i finanziamenti in valuta locale, 123 rafforzare gli strumenti di preparazione dei progetti, diversificare le fonti di finanziamento, promuovere 124 l’innovazione e sostenere progetti ad alto impatto che contribuiscano a una crescita inclusiva e 125 sostenibile nei paesi membri. Riconosciamo l’importanza di 126 rafforzare la capacità istituzionale della Banca, la sua efficacia operativa e il quadro di governance 127 in conformità con il suo Statuto, la Strategia Generale e 128 le politiche approvate, e incoraggiamo il continuo ampliamento della base associativa in conformità 129 con le procedure stabilite dalla Banca. Ribadiamo il nostro sostegno agli sforzi della NDB 130 volti ad adempiere al proprio mandato in modo equo, trasparente e non discriminatorio e a consolidare ulteriormente 131 il proprio ruolo di istituzione multilaterale di sviluppo di primo piano per i mercati emergenti 132 e le economie in via di sviluppo. 133 12. Accogliamo con favore il lancio del Portale della Conoscenza BRICS-NDB sotto la presidenza indiana 134, sviluppato in collaborazione con la Nuova Banca di Sviluppo. Il Portale 135 raccoglie esperienze di sviluppo, migliori pratiche, innovazioni politiche e 136 insegnamenti tratti dai programmi nazionali e dai progetti finanziati dalla NDB in tutti i 137 paesi membri del BRICS. Il portale è concepito per fungere da archivio dei risultati dei flussi di lavoro del «Finance Track» dei BRICS, tra cui la Task Force su Crescita e Sviluppo, la Task Force su PPP e Infrastrutture e la Rete dei Think Tank dei BRICS in ambito finanziario (BTTNF), previo accordo delle parti interessate, il che ne garantirà la continuità tra le presidenze e sosterrà lo scambio cumulativo di conoscenze tra i membri. In questo contesto, riteniamo che tale iniziativa rafforzerà la diffusione delle conoscenze, 143 sosterrà l’apprendimento tra i vari Paesi, potenzierà le capacità istituzionali e 144 contribuirà a risultati di sviluppo più efficaci e sostenibili in tutti i Paesi BRICS e 145 nel Sud del mondo. Incoraggiamo l’ulteriore sviluppo del Portale, al fine di 146 renderlo uno strumento pratico e accessibile per i Paesi BRICS. 147 13. Accogliamo con favore i progressi compiuti nel portare avanti l’iniziativa delle Garanzie Multilaterali dei BRICS (BMG) in linea con le indicazioni fornite dai leader dei BRICS nel 2025. Prendiamo atto del lavoro preparatorio intrapreso dalla NDB per la fase pilota dell’iniziativa nell’ambito della sua attuale Politica sulle Garanzie, volta a sostenere lo sviluppo sostenibile e progetti infrastrutturali resilienti. Riconosciamo il potenziale dell’iniziativa di 152 mobilitare capitali privati, migliorare l’affidabilità creditizia e ridurre i costi di finanziamento per 153 i progetti di sviluppo nei paesi del BRICS e nel Sud del mondo. Incoraggiamo il proseguimento 5 154 del lavoro tecnico e lo sviluppo di operazioni pilota, la cui esperienza potrà contribuire a 155 orientare la futura evoluzione ed espansione dell’iniziativa BMG. 156 14. In linea con l’incoraggiamento dei leader a proseguire gli sforzi a livello tecnico sulla Nuova 157 Piattaforma di Investimento (NIP) e sulla base delle linee guida definite sotto la Presidenza brasiliana, accogliamo con favore i progressi compiuti sotto la Presidenza indiana nel portare avanti 159 le discussioni sulla NIP. Prendiamo atto delle costruttive discussioni tecniche tenutesi tra i 160 membri in merito all’istituzione di un gruppo di studio dedicato nell’ambito del BRICS Finance 161 Track quale piattaforma per il dialogo tecnico e la condivisione delle conoscenze. Riconosciamo 162 l’ampio sostegno espresso dai membri a favore del proseguimento dei lavori secondo un approccio basato sul consenso, 163 graduale e guidato dai membri, nel rispetto della sovranità nazionale, 164 dei diversi quadri normativi e dei mandati istituzionali esistenti. Incoraggiamo il proseguimento del dialogo tecnico, compreso l’ulteriore perfezionamento del mandato del Gruppo di studio, al fine di promuovere una comprensione condivisa delle modalità operative e del ruolo delle istituzioni BRICS competenti. 168 15. Continuiamo a promuovere un sistema fiscale internazionale equo, inclusivo, stabile ed efficiente 169 e ribadiamo il nostro impegno a rafforzare il coordinamento globale tra le autorità fiscali 170 al fine di promuovere sistemi fiscali efficaci e progressivi, contrastando al contempo l’evasione 171 e l’elusione fiscale. Rimaniamo pienamente impegnati a frenare i flussi finanziari illeciti 172 di natura fiscale e a incoraggiare un’equa ripartizione dei diritti di imposizione. 173 16. Riaffermiamo inoltre il nostro impegno a rafforzare la cooperazione fiscale dei BRICS 174 attraverso la resilienza, l’innovazione, la cooperazione e la sostenibilità, promuovendo al contempo 175 la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo delle capacità, nonché un impegno costruttivo in sedi internazionali 176 quali la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sulla cooperazione fiscale internazionale 177 e i relativi protocolli, al fine di sostenere un ecosistema fiscale internazionale equo, efficiente e pronto per il futuro 178. 179 17. Accogliamo con favore le iniziative intraprese durante la presidenza indiana volte ad approfondire la cooperazione istituzionale, a promuovere l’innovazione e ad ampliare le opportunità di condivisione delle conoscenze tra le autorità fiscali dei paesi BRICS, tra cui l’istituzione dei gruppi di lavoro sulla fiscalità internazionale e i prezzi di trasferimento e sulle statistiche delle entrate, il programma in presenza 183 di sviluppo delle competenze per i giovani professionisti fiscali e il potenziamento 184 della Rete delle donne nel settore fiscale dei BRICS, pur rilevando l’importanza di definire chiaramente 185 i mandati, l’ambito di applicazione e i risultati attesi, al fine di integrare le iniziative internazionali esistenti ed evitarne, per quanto possibile, la duplicazione. Apprezziamo inoltre i continui sforzi 187 volti a promuovere l’innovazione e la condivisione delle conoscenze attraverso meccanismi esistenti e nuovi, 188 accogliendo con favore le iniziative relative all’istituzione della Rete di sostegno fiscale dei BRICS 189 e al lancio del Laboratorio di apprendimento incrociato in materia fiscale dei BRICS, nonché all’ulteriore 190 sviluppo dello Strumento di collaborazione fiscale dei BRICS, pur riconoscendo che 191 la partecipazione a qualsiasi attività di condivisione dei dati rimarrà soggetta alle leggi e ai regolamenti nazionali applicabili 192 che disciplinano la condivisione e la divulgazione dei dati. 6 193 18. La cooperazione doganale tra i paesi del BRICS ha continuato ad approfondirsi sin dal suo 194 avvio nel 2012, creando un solido quadro istituzionale per la collaborazione in 195 settori quali gli Operatori Economici Autorizzati (AEO), la digitalizzazione e l’196 «intellettualizzazione», l’applicazione delle norme doganali e lo sviluppo delle capacità. Sulla base del 197 mandato del Vertice di Rio del 2025, l’India, durante la propria presidenza del BRICS, ha promosso una 198 serie di iniziative concrete e orientate all’attuazione. Tra queste figurano 199 l’avvio della prima operazione congiunta di controllo doganale dei BRICS, 200 l’incoraggiamento rivolto ai Centri di eccellenza doganali dei BRICS affinché intraprendano programmi mirati di formazione 201 e cooperazione tecnica che rispondano alle esigenze dei membri e mirino a 202 rafforzare le capacità istituzionali e operative, nonché la promozione di una cooperazione strutturata 203 attraverso i gruppi di lavoro doganali dei BRICS. 204 19. Le amministrazioni doganali dei paesi BRICS hanno espresso apprezzamento per la convergenza raggiunta in merito all’Accordo di assistenza amministrativa reciproca in materia doganale; i membri in grado di farlo hanno confermato la loro approvazione di principio e la disponibilità a firmare l’Accordo, subordinatamente al completamento dei necessari processi di approvazione a livello nazionale, e hanno concordato di adoperarsi per garantire la partecipazione di tutti i membri. Inoltre, le amministrazioni doganali dei paesi BRICS 209 si adopereranno per procedere alla firma dell’Accordo BRICS 210 sulla cooperazione e l’assistenza amministrativa reciproca in materia doganale una volta 211 completate le necessarie procedure interne, al fine di consentire una tempestiva condivisione delle informazioni, 212 la cooperazione e l’assistenza reciproca tra le rispettive amministrazioni doganali per un’efficace 213 agevolazione degli scambi commerciali e applicazione delle norme. Si impegnano inoltre a continuare a rafforzare 214 la cooperazione sui programmi AEO attraverso l’attuazione volontaria del Piano d’azione BRICS 215 AEO 2026, lo scambio di informazioni, lo sviluppo delle capacità, la condivisione delle migliori 216 pratiche e il riconoscimento reciproco, tenendo conto dei quadri normativi e delle 217 priorità nazionali; a adoperarsi per lo svolgimento dell’Operazione congiunta di controllo doganale dei BRICS 218, quale iniziativa annuale, ove opportuno, in consultazione con i membri dei BRICS 219, coordinata dalla rispettiva Presidenza dei BRICS, sulla base di tendenze 220 di contrabbando transfrontaliero identificate di comune accordo, di priorità condivise e di fattibilità operativa; 221 e attingendo all’esperienza della prima operazione congiunta di controllo doganale per 222 migliorare il coordinamento operativo e affrontare le minacce doganali individuate di comune accordo e quelle emergenti. 224 225 20. Riconosciamo la necessità di sfruttare il potenziale collettivo dei paesi BRICS per costruire un ecosistema assicurativo BRICS più 226 autosufficiente, al fine di sostenere gli scambi commerciali tra i membri, e di approfondire 227 il dibattito sul potenziamento delle capacità di riassicurazione. Sulla base del lavoro svolto dalle precedenti 228 presidenze, accogliamo con favore il proseguimento delle discussioni tra i membri interessati 229 sull’esplorazione del concetto di un Centro di resilienza assicurativa dei BRICS (BIRC) quale piattaforma volontaria 230 di capacità condivisa per lo sviluppo di modelli di rischio comuni, lo scambio delle migliori 231 pratiche e lo sviluppo di competenze specialistiche. A tale riguardo, i membri hanno espresso 232 interesse a portare avanti le discussioni sulla proposta dell’India di ospitare un Laboratorio sui rischi dei BRICS (BRICS Risk Lab), aperto alla partecipazione dei membri interessati, presso il Centro internazionale dei servizi finanziari (IFSC) di GIFT City, nel Gujarat. Attendiamo con interesse ulteriori discussioni 235 relative al potenziamento della capacità di (ri)assicurazione dei membri del BRICS, con la partecipazione volontaria 7 236 delle parti interessate, tra cui autorità di regolamentazione e compagnie di riassicurazione 237 dei paesi del BRICS. 238 21. Riconoscendo le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dall’ampia presenza di forza lavoro informale, accogliamo con favore i workshop tenutisi durante la presidenza indiana nell’ambito di un forum BRICS delle autorità di regolamentazione e di vigilanza in materia pensionistica, volti a rafforzare la cooperazione sulla regolamentazione delle pensioni e sulla sicurezza del reddito da pensione. Attendiamo con interesse ulteriori discussioni in seno al forum. 242 22. A seguito dell’incoraggiamento dei leader a esplorare potenziali formati adeguati per 243 il dialogo sulle infrastrutture di regolamento e di deposito, prendiamo atto del workshop tecnico 244 che ha approfondito le diverse dimensioni giuridiche, istituzionali, normative e tecniche 245 dei sistemi di regolamento e di deposito nei vari paesi membri. Ciò ha approfondito la nostra 246 comprensione tra le giurisdizioni dei paesi BRICS e fornirà una base per il proseguimento 247 dello scambio volontario di conoscenze, esperienze, nonché del dialogo tecnico e della cooperazione 248 tra le parti interessate. 249 23. Durante la presidenza indiana nel 2026, le banche centrali dei paesi BRICS hanno collaborato ampiamente 250 per portare avanti un’ampia gamma di iniziative nell’ambito dei sei filoni di lavoro delle banche centrali. Attraverso 251 diciannove riunioni e quattro eventi in presenza, il percorso dedicato alle banche centrali ha favorito 252 interazioni significative tra i propri membri. Tredici relazioni e documenti tecnici, 253 redatti sulla base di contributi sostanziali da parte dei membri, dimostrano 254 il nostro spirito di collaborazione. 255 24. I membri dell’Accordo sulle Riserve Contingenti (CRA) dei BRICS riconoscono gli 256 sforzi compiuti dal Gruppo tecnico del CRA volti a rafforzare la resilienza operativa 257 del CRA e a renderlo più reattivo in tempi di crisi. Le modifiche al 258 Trattato del CRA contribuiranno a far funzionare il CRA con maggiore flessibilità e reattività in quanto 259 rete di sicurezza finanziaria dei BRICS. I membri attendono con interesse il tempestivo completamento della 260 nona prova di funzionamento del CRA, la discussione sull’adesione di nuovi membri al meccanismo del CRA, 261 nonché la pubblicazione della settima edizione del Bollettino economico dei BRICS sul tema 262 «Incertezze economiche globali e implicazioni per i BRICS» . 263 25. Riconosciamo gli sforzi compiuti dalla Task Force sui pagamenti dei BRICS (BPTF) volti a 264 individuare soluzioni pragmatiche per meccanismi di pagamento transfrontalieri efficienti, 265 sulla base delle indicazioni fornite dai nostri leader nelle Dichiarazioni di Kazan e di Rio, 266 relative all’Iniziativa sui pagamenti transfrontalieri dei BRICS. A tale riguardo, prendiamo atto del 267 lavoro svolto per studiare l’interoperabilità transfrontaliera dei canali di pagamento e di messaggistica 268, nonché delle discussioni sulla promozione dei regolamenti commerciali e degli investimenti mediante 269 le valute locali dei paesi BRICS, nel rispetto delle priorità nazionali e riconoscendo che 270 non esiste un approccio unico valido per tutti. Incoraggiamo il BPTF a proseguire le discussioni, 271 basandosi sul lavoro in corso, per favorire soluzioni pratiche per i pagamenti transfrontalieri 272 tra i paesi del BRICS, che siano rapidi, a basso costo, più accessibili, efficienti, 273 trasparenti e sicuri. 274 26. Riconosciamo l’onere sproporzionato imposto dai cambiamenti climatici a tutti i paesi, 275 con i paesi emergenti e in via di sviluppo (EMDE) che devono affrontare sfide particolari nel gestire i rischi legati al clima e le 8 276 vulnerabilità, nonché i notevoli divari nei fabbisogni di finanziamento, in particolare per le 277 misure di adattamento. In tale contesto, accogliamo con favore il rapporto sul «Ruolo delle banche centrali nell’ottimizzazione della finanza sostenibile e verde, compreso l’adattamento», 279 che esamina le misure adottate dalle banche centrali e le tendenze della finanza sostenibile, compresi 280 gli sforzi volti a esplorare la possibilità di rendere i progetti di finanza climatica più finanziabili, 281 sia a livello globale che all’interno dei paesi del BRICS. Il rapporto individua i principali 282 ostacoli all’espansione della finanza sostenibile e verde, concentrandosi sul ruolo del settore pubblico 283 con particolare enfasi sulle banche centrali e sulle altre autorità di regolamentazione del settore finanziario, 284 nell’ambito dei rispettivi mandati e delle circostanze nazionali. Il seminario dal titolo 285 “Sviluppare la finanza per il clima e le capacità istituzionali: dai quadri politici all’attuazione” ha sostenuto il lavoro su questo tema. 287 27. Accogliamo con favore la condivisione di esperienze sui nuovi sviluppi in materia di sicurezza informatica, compreso 288 lo scambio volontario di informazioni su incidenti, tendenze e rischi emergenti affrontati 289 dai membri. Riconosciamo il lavoro svolto nell’ambito del Canale rapido di sicurezza informatica dei BRICS (BRISC) per promuovere il dialogo sui rischi derivanti dal cloud computing e le discussioni sulle normative in materia di sicurezza informatica nel settore finanziario. Apprezziamo inoltre la terza edizione delle esercitazioni e simulazioni informatiche dei BRICS sul tema «Resilienza e cooperazione per la difesa informatica». Riconosciamo l’importanza 294 di svolgere con cadenza annuale le esercitazioni e le simulazioni informatiche dei BRICS, le quali 295 sottolineano l’importanza di approcci collettivi e coordinati, dell’apprendimento reciproco 296 e della cooperazione pratica nel rafforzamento della resilienza informatica nel settore finanziario. Incoraggiamo 297 i membri del BRISC a intensificare lo scambio di informazioni sugli incidenti informatici 298. 299 28. Riconoscendo il potenziale di trasformazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) e delle tecnologie emergenti, quali l’informatica quantistica, per il settore finanziario, abbiamo adottato un approccio incentrato sull’EMDE per valutare le opportunità e i rischi posti da tali tecnologie. Il seminario BRICS sull’IA nella finanza e una tavola rotonda sulle opportunità e i rischi dell’informatica quantistica hanno rappresentato un passo in questa direzione. Apprezziamo i preziosi contributi dei membri 304 nella definizione del «Documento di orientamento sull’IA nella finanza» e del «Kit di strumenti per la governance e l’abilitazione dell’IA», nonché la condivisione delle migliori pratiche relative 306 all’adozione di RegTech e SupTech nelle rispettive giurisdizioni. Accogliamo inoltre 307 con favore lo studio su «Opportunità e rischi derivanti dall’informatica quantistica per il 308 settore finanziario». Incoraggiamo il Gruppo di lavoro BRICS sul Fintech a proseguire il dialogo politico e la condivisione delle conoscenze al fine di sfruttare il potenziale innovativo delle tecnologie emergenti, rafforzando al contempo la loro vigilanza normativa e garantendo un loro impiego etico e responsabile. 312 29. Accogliamo con favore l’Hub delle Banche Centrali BRICS per lo sviluppo delle capacità, volto a rafforzare le competenze in settori emergenti dell’attività delle banche centrali. A tale riguardo, prendiamo atto della risposta incoraggiante 314 al programma sulla finanza sostenibile e attendiamo con interesse la partecipazione 315 dei membri interessati ai prossimi programmi su «L’uso del FinTech nelle operazioni bancarie centrali» 316 e «Cybersicurezza/Intelligenza artificiale/Apprendimento automatico, 9 317 e tecnologie emergenti». Incoraggiamo i membri a organizzare, in futuro, programmi di rafforzamento delle capacità su base volontaria. 319 30. Riconoscendo il suo ruolo nella ricerca politica e nella condivisione delle risorse intellettuali, accogliamo con favore il continuo contributo della Rete dei Think Tank dei BRICS per la Finanza, sotto la presidenza dell’India, nel promuovere l’uso del fintech per lo sviluppo inclusivo e il finanziamento di infrastrutture resilienti. Sosteniamo gli sforzi volti a rafforzare i risultati della ricerca e la loro diffusione, contribuendo a un processo decisionale basato su dati concreti, in linea con le priorità dei BRICS e le sfide globali emergenti. 325 31. Proseguiremo il nostro lavoro fino al 2026 con l’obiettivo di portare avanti le nostre iniziative e garantire una transizione agevole e il mantenimento dello slancio sotto la presidenza della Cina nel 2027.

Perché Pechino difende l’antica Grecia, di Fred Gao

Perché Pechino difende l’antica Grecia

Un saggio di Qiushi che probabilmente vi siete persi ha appena trasformato il Partito nell’improbabile custode dell’antichità occidentale.

Fred Gao3 settembre
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In qualche angolo di Internet, si trovano molte versioni alternative della storia mondiale. La civiltà greca antica, secondo questa narrazione, sarebbe stata forgiata dagli europei del Rinascimento. Il monte Emei nel Sichuan sarebbe “in realtà” il prototipo delle Alpi. E la vera fonte della civiltà occidentale moderna sarebbe lo Yongle Dadian (永乐大典) , un’enciclopedia della dinastia Ming che si dice sia stata contrabbandata in Europa dai missionari negli ultimi anni della dinastia e che avrebbe poi dato il via alla Rivoluzione scientifica.

Secondo la logica diffusa, Pechino dovrebbe essere ben felice di chiudere un occhio. Gli osservatori tendono a presumere che il governo cinese accolga con favore i contenuti che decostruiscono la storia occidentale. L’ultimo articolo di Qiushi sembra ribaltare tale presupposto.

Il 1° settembre, Qiushi , la principale rivista teorica del Partito, ha pubblicato un saggio intitolato “Riconoscere l’essenza storica nichilista della ‘teoria della pseudo-storia’” . Due cose meritano di essere chiarite ai lettori che non hanno familiarità con le convenzioni politiche cinesi. In primo luogo, Qiushi è la principale rivista teorica del Partito; i suoi articoli rappresentano in genere dichiarazioni formali e autorevoli della politica ufficiale. In secondo luogo, l’articolo è firmato “Wen Ping” (文平). L’ultima volta che (a mia conoscenza) questa firma è apparsa è stata nel secondo numero di Qiushi del 2022 , sul tema della fiducia storica. Si tratta quasi certamente di uno pseudonimo, forse abbreviazione di “commento culturale” ( wenhua pinglun 文化评论)?

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A mio avviso, la novità di questo articolo non risiede nell’attacco al “nichilismo storico” in quanto tale, bensì nell’ampliamento del raggio d’azione di tale critica, che spazia dal nichilismo che decostruisce la storia cinese al nichilismo che decostruisce la storia occidentale. In un certo senso, credo che ciò indichi che la Cina non valuta le questioni storiche secondo una semplice dicotomia “filo-occidentale” contro “anti-occidentale”.

Un breve chiarimento: nel contesto cinese, il termine “nichilismo storico” ( lishi xuwuzhuyi历史虚无主义) si riferisce solitamente a una specifica categoria di contenuti che denigrano gli episodi eroici della storia cinese, ovvero narrazioni che esaltano l’Occidente e denigrano la Cina.

La “teoria pseudo-storica occidentale” ( weishi lun伪史论) si colloca all’estremità opposta di questo spettro. Sostiene che l’intera struttura della storia antica occidentale sia una fabbricazione; le glorie dell’antica Grecia, dell’Egitto e di Roma sarebbero state inventate dagli europei moderni per costruire un senso di superiorità civile, mentre la vera origine della civiltà umana risiederebbe in Cina.

Considerata l’enorme popolazione cinese, i sostenitori della pseudostoria non sono pochi nel mercato internet di basso livello, e molti di loro amano presentarsi come smascheratori del “centrismo occidentale”. Tuttavia, questo atteggiamento tradisce in realtà un’insicurezza più profonda. Se tutta la storia occidentale fosse falsa, allora l’Occidente sarebbe riuscito – con la forza di pochi secoli di sviluppo – a sconfiggere una civiltà agricola con una industriale nella Guerra dell’Oppio del 1840. Questo non dimostra forse proprio la “superiorità della civiltà occidentale” che gli pseudostorici denunciano con tanta veemenza?

Non leggerei l’ articolo di Qiushi isolatamente. I lettori che hanno familiarità con i miei scritti precedenti ricorderanno la vicenda di “Chigua Mengzhu” (吃瓜蒙主) di fine anno scorso: un blogger diventato famoso con la teoria secondo cui Il Sogno della Camera Rossa sarebbe stato scritto segretamente per “commemorare la dinastia Ming”, scatenando una controversia storica nazionalista Han sulla transizione Ming-Qing. L’autorità intervenuta all’epoca fu il Dipartimento di Propaganda della provincia di Zhejiang, il cui articolo “Attenzione alla ‘Visione della storia del 1644’ che si appropria della narrativa” risolse ufficialmente la questione, criticando tali narrazioni per “decostruire la continuità della storia cinese”. A quel tempo, si trattava solo del dipartimento di propaganda provinciale .

Ma questa volta, l’ articolo di Qiushi collega esplicitamente la comunità che diffonde la pseudo-storia con i credenti che “gli Yuan e i Qing non erano la Cina” (元清非中国) e la “visione della storia del 1644” (1644史观), accusando che essi “si allineano tacitamente e risuonano con certe narrazioni d’oltremare volte a decostruire la continuità della civiltà cinese”. Questo in realtà colloca l’episodio del “lutto per i Ming” dell’anno scorso e la campagna di quest’anno contro la pseudo-storia all’interno di un unico quadro di governance.

Osserviamo attentamente la scelta degli esempi. Quando l’articolo si apre catalogando la pseudostoria, giustappone due tipi di affermazioni: da un lato, asserzioni che negano direttamente la storia documentata della Cina, come “la dinastia Tang non è mai esistita” o “la dinastia Song è durata 800 anni”; dall’altro, proprio le affermazioni secondo cui “il monte Emei è le Alpi” e “lo Yongle Dadian ha dato origine alla civiltà occidentale moderna”. Classificando le affermazioni tipiche della pseudostoria occidentale sotto la stessa “variante di nichilismo storico” di “i Tang non sono mai esistiti”, l’articolo completa il suo verdetto.

E se questa interpretazione sembra troppo sottile, l’articolo afferma anche esplicitamente che “la retorica pseudo-storica estrema che prolifera online continua a diffondersi all’estero e ha già danneggiato il potere del discorso accademico e l’immagine culturale esterna del nostro Paese”. Questa frase non può che riferirsi alla pseudo-storia occidentale. Dopotutto, un cinese che nega l’esistenza della dinastia Tang verrà semplicemente liquidato come un eccentrico, ma se qualcuno afferma che “l’antica Grecia è stata falsificata”, ci saranno persone pronte a trasformare il fenomeno in un pretesto per accusarlo di “propaganda di Stato cinese diretta all’estero”. Inoltre, il paragrafo finale dell’articolo afferma specificamente che “la storia non deve essere alterata arbitrariamente e le antiche e splendide civiltà di tutti i popoli non devono essere dissolte nel nulla”, il che chiaramente si riferisce a più della sola storia cinese.

L’articolo chiude quindi l’ultima via di difesa: “Qualunque fossero le intenzioni originarie alla base di queste affermazioni, la loro effettiva conseguenza è spesso la decostruzione dell’identità nazionale e l’erosione delle fondamenta culturali”. Questo risponde preventivamente alla più comune autogiustificazione offerta dai seguaci della pseudo-storia, ovvero che “stiamo solo decostruendo l’Occidente”.

La logica sottostante non è difficile da comprendere. Per Pechino, l’“unità pluralistica della nazione cinese” e la continuità della civiltà cinese sono il fondamento dell’identità nazionale. Sia l’ultranazionalismo che vorrebbe espellere i Qing dalla “Cina”, sia la pseudostoria occidentale erodono questo fondamento; così come il primo comporta il rischio latente di separatismo etnico, la seconda danneggia l’immagine culturale della Cina all’estero. La teoria della pseudostoria non è mai stata amica del governo cinese. Molti l’hanno semplicemente scambiata per tale.

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Di seguito l’articolo di Qiushi che ho tradotto con l’aiuto dell’IA.

Riconoscere la natura nichilista storica della “teoria della pseudostoria”

Di Wen Ping

Da qualche tempo, una serie di argomentazioni assurde, collettivamente note come “teorie pseudo-storiche” ( wěishǐlùn ), continuano a circolare online, emergendo gradualmente all’attenzione del pubblico. Tra queste, figurano affermazioni estreme che negano direttamente l’autentica storia documentata delle dinastie cinesi, come ad esempio le tesi secondo cui “la dinastia Tang non è mai esistita” o che “la dinastia Song ha regnato per 800 anni”, nonché narrazioni inverosimili e assurde come “il monte Emei è le Alpi” o “l’ Enciclopedia Yongle ha dato origine alla civiltà occidentale moderna”. Quando punti di vista così bizzarri e stravaganti vengono spacciati per “verità storica” ​​e si diffondono a macchia d’olio, mentre rigorose scoperte archeologiche vengono invece denunciate come “documenti storici falsificati”, ciò di cui ci troviamo di fronte non è più una semplice diceria online, ma una nuova forma di nichilismo storico. Utilizza gli algoritmi come una “nuova arma” e si diffonde in modo virale, quasi a scoppio, tra determinate fasce di popolazione attraverso metodi di “intrattenimento onnicomprensivo”. L’orientamento valoriale e la logica di diffusione che si celano dietro di esso meritano un’analisi approfondita.

Il nichilismo storico, in quanto errata tendenza ideologica sociale, ha come fondamento l’idealismo filosofico. Spesso si maschera sotto le spoglie di “erudizione” o “arte” – confezionato in modo raffinato e altamente seducente – mentre in realtà cela precise intenzioni politiche, rappresentando una reale minaccia alla sicurezza culturale e ideologica della nostra nazione. Tra queste, le manifestazioni estreme che negano apertamente la storia del Partito, diffamano i suoi leader e infangano le figure eroiche sono relativamente facili da smascherare per l’opinione pubblica, data la loro palese sfrontatezza e i metodi rozzi, e per questo motivo vengono universalmente condannate. Tuttavia, il nichilismo storico non è scomparso per questo; al contrario, cambia costantemente strategia e aspetto. La “teoria della pseudostoria” è una variante dell’attuale nichilismo storico, caratterizzata da un forte carattere anti-intellettualistico. Sebbene si definisca “mettere in dubbio l’antichità” ( yígǔ ), è fondamentalmente diversa dalla pratica accademica di mettere in dubbio e autenticare i testi antichi sulla base di prove rigorose, e le due cose non devono mai essere confuse. La storia non è mai stata una disciplina immune al dubbio; nuove scoperte archeologiche, documenti e classici appena rinvenuti possono spesso correggere interpretazioni storiche precedentemente consolidate. La storiografia cinese moderna si è affermata proprio grazie alla duplice spinta dello spirito empirico e del dubbio razionale. Il suo fondamento epistemologico risiede nel principio che qualsiasi giudizio storico deve resistere alla prova delle prove e al vaglio della ragione. La “teoria della pseudostoria”, al contrario, ha completamente abbandonato il principio cardine della ricerca empirica. Non esercita prudenza laddove “il materiale storico è insufficiente”, ma piuttosto chiude deliberatamente un occhio laddove “le prove sono conclusive”. La sua logica cognitiva è scivolata dal “avere dubbi” al “dubitare deliberatamente”, e degenerata dalla “ricerca della verità” alla “ricerca della differenza”. Con il pretesto di “mettere in dubbio l’antichità” e praticare il “nichilismo”, la “teoria della pseudostoria” non è semplicemente un disturbo della cognizione storica, ma una proiezione concentrata del nichilismo storico a livello metodologico. Oltre a distorcere gravemente la storia, dissolve su vasta scala la capacità di pensiero critico e di ragione pubblica delle persone.

È particolarmente interessante notare che, sullo sfondo della rapida evoluzione delle tecnologie dell’informazione, il nichilismo storico presenta nuove caratteristiche: diversificati veicoli di diffusione, discorsi frammentati e una disseminazione stratificata attraverso circoli di nicchia. In particolare, si rivolge specificamente ai gruppi di adolescenti i cui valori sono ancora in fase di formazione, impiegando modalità espressive scherzose e giocose abbinate a strategie discorsive coinvolgenti ed emotive, che gli conferiscono un fortissimo potere di confondere e ingannare. La logica del traffico delle piattaforme per sua natura insegue il conflitto e privilegia contenuti emotivi estremi e narrazioni sensazionalistiche, il che si allinea perfettamente con le caratteristiche cognitive dell’era post-verità: l’emozione precede il fatto, la posizione precede le prove e la risonanza precede la realtà. I ​​meccanismi algoritmici delle piattaforme di video brevi accelerano ulteriormente la diffusione della “teoria della pseudostoria”. La rigorosa e complessa storia istituzionale e culturale della dinastia Tang attira poca attenzione, mentre un titolo scioccante come “la dinastia Tang è una falsificazione” può rapidamente generare traffico. Queste “narrazioni pseudo-storiche” seguono una formula di diffusione ben consolidata: in primo luogo, si utilizzano conclusioni sorprendenti che ribaltano il senso comune per catturare l’attenzione; poi si estrapolano informazioni frammentarie dal contesto e le si ricompongono attraverso la disinformazione, confezionandole come cosiddette “prove” e imponendole a un pubblico ingenuo sotto il nome di “scoperte innovative”. La seria opera storiografica viene ricodificata in “merce emotiva” consumabile. I divulgatori sfruttano le debolezze dei minori – la loro mancanza di formazione storica e la limitata esperienza di vita – per abbellire assurde congetture anti-intellettualiste come “intuizioni penetranti”, generando continuamente un banale senso di superiorità: “tutti gli altri sono ubriachi, e solo io sono sveglio”. Nel frattempo, alcuni minori, da tempo immersi nei bozzoli informativi creati dai suggerimenti algoritmici, vengono continuamente alimentati con punti di vista omogeneizzati ed estremi, che rafforzano ripetutamente i loro pregiudizi cognitivi preesistenti. Dopo che, nel 2025, un gruppo di account social che producevano e diffondevano teorie pseudo-storiche estreme è stato oggetto di un’operazione mirata per contrastare questa pratica, la diffusione di tali teorie non si è fermata. Al contrario, si è spostata verso canali di diffusione decentralizzati e occulti: affermazioni più estreme sono state scomposte in brevi frasi e inserite nelle sezioni commenti di video di breve durata, nei commenti in diretta streaming (danmu) e nei forum di discussione online. Il danno profondo che questo fenomeno può causare non deve essere sottovalutato.

È necessario riconoscere che la “teoria della pseudostoria” non è semplicemente una battaglia di idee confinata al cyberspazio; essa cela anche molteplici rischi politici e sociali, e i suoi effetti negativi si sono già estesi dallo spazio virtuale alla società reale. L’estrema retorica pseudo-storica che inonda internet continua a diffondersi all’estero, danneggiando già il potere del discorso accademico e l’immagine culturale esterna della nostra nazione. A un livello più profondo, alcune narrazioni della “teoria della pseudostoria” veicolano una sottile sfumatura di separatismo etnico, diventando oggettivamente complici teoriche nel negare la configurazione pluralistica ma unificata della nazione cinese. Ad esempio, alcuni definiscono la dinastia Tang un “regime barbarico” basato esclusivamente sulla discendenza imperiale, e i gruppi che diffondono tali affermazioni spesso aderiscono contemporaneamente ad argomentazioni errate come “le dinastie Yuan e Qing non erano la Cina” e alla cosiddetta “visione della storia del 1644”, creando un tacito allineamento e una risonanza con certe narrazioni straniere volte a decostruire la continuità della civiltà cinese. Qualunque fossero le intenzioni originarie alla base di queste argomentazioni, la loro effettiva conseguenza è spesso quella di decostruire l’identità nazionale, erodere le fondamenta culturali e minare la convinzione della continuità della nazione cinese, mettendo a rischio la frammentazione del consenso storico della comunità nazionale cinese. Osservando il presente, alcune forze straniere stanno sfruttando l’intelligenza artificiale per produrre in massa informazioni false che alterano la storia, e sussiste il rischio concreto che grandi quantità di materiale storico falso generato dall’IA possano riversarsi nuovamente su internet in Cina. Una volta che tali contenuti falsi si infiltrano nei corpus fondamentali, i sistemi di IA produrranno continuamente narrazioni storiche distorte, creando così un circolo vizioso in cui “gli algoritmi amplificano i pregiudizi, i pregiudizi radicano la cognizione e la cognizione rimodella gli algoritmi”, determinando un’erosione a lungo termine, nascosta e persino irreversibile della conoscenza storica del popolo cinese, in particolare degli adolescenti.

Come dicevano gli antichi: “Per distruggere una nazione, bisogna prima eliminarne la storia”. Il Segretario Generale Xi Jinping ha ripetutamente sottolineato la necessità di “stabilire e sostenere una visione corretta della storia, della nazione, dello Stato e della cultura” e di “opporsi e resistere chiaramente al nichilismo storico”. Di fronte alla continua diffusione della “teoria della pseudostoria”, dobbiamo analizzarla a fondo, confutarla con forza e rispondere in modo coordinato attraverso la governance tecnologica, l’orientamento educativo e le garanzie legali. Dobbiamo attuare pienamente il sistema di responsabilità per il lavoro ideologico, rafforzare e far rispettare con fermezza la responsabilità primaria delle piattaforme online e integrare profondamente l’orientamento valoriale dominante nei modelli di raccomandazione algoritmica, senza mai permettere che gli algoritmi diventino portavoce del nichilismo storico. Gli account che da tempo diffondono la “teoria della pseudostoria” devono essere trattati in conformità con la legge e i regolamenti, recidendo la catena attraverso cui si diffondono idee perniciose; i comportamenti estremi che turbano l’ordine pubblico e oltrepassano i limiti legali devono essere perseguiti penalmente in modo rigoroso. Allo stesso tempo, scuole e famiglie dovrebbero collaborare per migliorare costantemente l’alfabetizzazione storica e mediatica degli adolescenti, sforzandosi di realizzare un cambio di paradigma dall'”instillazione di conoscenze” all'”immunità cognitiva”, aiutando i minori a migliorare la loro capacità di distinguere il vero dal falso nelle voci storiche e a mantenere la propria lucidità cognitiva in un ambiente internet permeato dagli algoritmi. La divulgazione della storia autentica deve inoltre imparare a raccontare storie utilizzando i nuovi media, aiutando le persone a formarsi una visione corretta della storia.

La storia non deve essere alterata arbitrariamente e le antiche e splendide civiltà di ogni etnia non devono essere cancellate nel nulla. Dalle innumerevoli testimonianze conservate negli annali della magnifica dinastia Tang, ai reperti culturali e ai siti storici sparsi per il paese, fino ai resti materiali che generazioni di archeologi continuano a riportare alla luce a conferma della nostra civiltà, la storia autentica è supportata da una catena di prove completa e solida e non necessita di autogiustificazione. Ciò che deve essere veramente protetto con cura è la ragione pubblica, che rispetta i fatti storici e nutre un profondo rispetto per le prove. Di fronte alle varie argomentazioni errate della “teoria della pseudostoria”, dovremmo fare dei fatti storici il nostro scudo, dello stato di diritto la nostra spada e dell’istruzione il nostro fondamento: parlare apertamente, osare sguainare la spada e resistere con fermezza all’erosione del nichilismo storico. Questa è la riverenza e la protezione che la nostra storia millenaria merita e, ancor più, la grande responsabilità che dobbiamo assumerci per le generazioni future!

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Cosa sta realmente dicendo il massimo organo economico cinese? _ di Fred Gao

Cosa sta realmente dicendo il massimo organo economico cinese?

Decifrare gli ultimi saggi di “Zhong Caiwen” e ciò che rivelano sulla transizione della Cina dai beni ai servizi, sulla sua disciplina negli investimenti e sul suo messaggio all’Europa.

Fred Gao27 agosto
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Perché è importante?

Perché lo dico io. Bene, questi quattro articoli consecutivi sono importanti perché l’autore è “Zhong Caiwen” (中才文). Questo è lo pseudonimo dell’Ufficio della Commissione Centrale per gli Affari Finanziari ed Economici (中央财经委员会办公室). Si tratta dell’organo decisionale e di coordinamento economico di più alto livello all’interno della massima leadership cinese, come il centro di comando supremo per la politica economica. Un esempio simile è il più noto “Ren Zhongping” (Commento importante del People’s Daily).

Ministeri e commissioni tendono a usare pseudonimi nei loro scritti. Credo che ci siano due ragioni principali: se i documenti devono passare attraverso la procedura formale di approvazione del ministero o della commissione, le procedure interne di revisione e approvazione sono spesso molto più complesse. L’utilizzo di uno pseudonimo collettivo consente una risposta relativamente più rapida. D’altra parte, se l’articolo fosse pubblicato a nome di un singolo individuo, non rappresenterebbe appieno la posizione dell’istituzione, quindi la commissione utilizza uno pseudonimo collettivo.

L’ultima volta che la Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici ha pubblicato una serie di articoli consecutivi è stato durante le festività della Festa nazionale dello scorso anno, concentrandosi maggiormente sul 15° Piano quinquennale. La mia esperienza di lettura è stata che si trattava più che altro di un supplemento di informazioni incrementali al contenuto della riunione del Politburo di luglio.

Questi quattro articoli rappresentano la valutazione della Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici sulla situazione economica attuale, ed è per questo che ritengo meritino attenzione.

Quali punti di vista emergono da questi quattro articoli?

Questi quattro articoli seguono una struttura “3+1”. I primi tre articoli illustrano lo stato attuale dell’economia cinese, mentre il quarto delinea le aspettative politiche definendo le priorità per la prossima fase di lavoro.

Il primo articolo analizza la resilienza e la vitalità dell’economia cinese, concentrandosi sulla sua struttura, in particolare sullo sviluppo di nuovi motori di crescita come la robotica, l’intelligenza artificiale e la produzione manifatturiera di alta gamma. Il secondo articolo si concentra sull’aspetto esterno, illustrando l’impatto positivo dell’economia cinese sul mondo, inclusi gli effetti positivi derivanti dalle tecnologie per le energie pulite e la decentralizzazione della produzione manifatturiera, contrastando la narrazione dello “shock cinese”. Il terzo articolo spiega il recente tasso di crescita economica del 4,7% e perché, contrariamente alle aspettative di molti, non siano state introdotte politiche incrementali.

Il quarto articolo è particolarmente importante. Elenca le priorità per i prossimi mesi, tra cui un giudizio chiave: il consumo di beni ha già raggiunto la saturazione e, d’ora in poi, l’attenzione per l’espansione dei consumi dovrebbe concentrarsi sul consumo di servizi. ( Questo conferma l’opinione che ho espresso nella mia lettura del verbale della riunione del Politburo di fine luglio. )

Dal testo emerge che l’attenzione politica attuale rimane focalizzata sul lato dell’offerta del settore dei servizi.

In alcune aree della Cina, il consumo di beni ha già raggiunto la saturazione o è entrato in una fase di plateau. Dobbiamo adattarci alle esigenze di consumo dei diversi gruppi, ampliare l’offerta di alta qualità e coltivare e rafforzare attivamente i consumi emergenti. Il consumo di servizi è il settore chiave per la futura espansione dei consumi. Dobbiamo innovare gli scenari di consumo, ottimizzare il contesto dei consumi e sfruttare il potenziale del consumo di servizi.

Rispetto agli anni precedenti, i documenti programmatici di quest’anno e il modo in cui vengono impostate le discussioni dimostrano che l’attenzione si è spostata maggiormente sul consumo di servizi. L’affermazione secondo cui “il consumo di beni in alcune aree della Cina ha già raggiunto la saturazione o è entrato in una fase di plateau” significa che, nel breve termine, le politiche non si concentreranno più in modo particolare sulla stimolazione del consumo di beni fisici. Le risorse politiche saranno invece destinate all’espansione del consumo di servizi.

Inoltre, l’articolo menziona “l’espansione delle importazioni e la promozione di uno sviluppo commerciale equilibrato”. A mio avviso, ciò significa che l’approccio della Cina per risolvere le annose lamentele europee sul deficit commerciale tra Cina e UE non consiste nel limitare le esportazioni, bensì nell’aumentare le importazioni dall’Europa. Naturalmente, la possibilità di raggiungere tale obiettivo dipende, a mio parere, dalla capacità dell’Europa di fornire i beni di cui la Cina ha bisogno. Questo dipenderà a sua volta dall’esito dei successivi negoziati tra le due parti.

Altre considerazioni:

Dall’ordine in cui sono disposti gli articoli, il primo dei quattro si concentra già sull’ammodernamento industriale, utilizzando ancora il quadro qualitativo di “stabilità”, “resilienza”, “novità” e “qualità”. Solo il terzo articolo guarda al passato e spiega il tasso di crescita economica del 4,7% nella prima metà dell’anno, che appare più come una risposta al fatto che la crescita non ha raggiunto il 5% previsto esternamente. Ciò dimostra che la valutazione della situazione economica è ancora incentrata sull’ottimizzazione strutturale piuttosto che sulla semplice focalizzazione sul tasso di crescita in sé. Detto questo, considerando che l’obiettivo di crescita per quest’anno è già stato abbassato rispetto al 5% dell’anno scorso, il governo manterrà il limite inferiore della crescita, mentre la possibilità di raggiungere il limite superiore è più una questione di “fare il possibile”.

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Sulla politica graduale:

Il ritmo degli investimenti fissi verrà accelerato, ma non ci saranno politiche espansive su larga scala.

Il quarto articolo menziona fin dall’inizio che, nella prima metà dell’anno, il saldo medio giornaliero dei fondi del tesoro nazionale è stato relativamente elevato. L’obiettivo è quello di sollecitare gli enti locali ad accelerare la spesa. Il denaro inutilizzato nel tesoro significa che il governo deve migliorare l’efficienza dei fondi esistenti. Il passo successivo è quello di accelerare l’erogazione, velocizzare l’attuazione degli investimenti e impiegare il denaro. Più avanti nell’articolo, si menziona anche la promozione degli investimenti per “arrestarli e stabilizzarli”, esortando gli enti locali a spendere gli investimenti già effettuati ma non ancora erogati.

Se si guarda la questione dal punto di vista della gestione delle aspettative, questo può essere visto anche come un modo per mostrare le riserve di risorse politiche, dimostrando che le risorse disponibili rimangono sufficienti e che, anche se per il momento non si introducono stimoli su larga scala, ci sono ancora strumenti a sufficienza per rispondere al mutare delle condizioni.

Ma ripensando al terzo articolo, si afferma anche che “l’obiettivo dell’attuale politica di investimenti della Cina non è semplicemente quello di mantenere una certa velocità, ma di adattarsi meglio ai requisiti di uno sviluppo di alta qualità e di prestare maggiore attenzione alla qualità degli investimenti e alla sostenibilità globale”. efficienza.”定速度,而是更加适应高质量发展要求,更加注重投资质量和综合效益). Ciò significa che non ci sarà alcuna “spesa finalizzata al mantenimento della crescita degli investimenti”. Le risorse continueranno a essere concentrate sulle “sei reti” (reti idriche, reti elettriche di nuovo tipo, reti di potenza di calcolo, reti di comunicazione di nuova generazione, reti di condotte sotterranee urbane e reti logistiche) e sul sostentamento delle persone.

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Di seguito il testo integrale di quattro saggi che ho tradotto utilizzando l’intelligenza artificiale.

La resilienza e la vitalità dell’economia cinese (22 agosto)

Zhong Caiwen

Dall’inizio di quest’anno, sotto la forte guida del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, con il compagno Xi Jinping al centro, tutte le regioni e i dipartimenti governativi hanno intrapreso azioni concrete e affrontato le sfide con determinazione. Hanno risposto efficacemente a diversi shock esterni e difficoltà interne, impegnandosi a fondo per promuovere uno sviluppo di alta qualità. L’economia cinese ha mostrato una tendenza verso nuovi motori di crescita e un miglioramento della struttura, producendo risultati notevoli. Nella prima metà dell’anno, i principali indicatori macroeconomici sono rimasti sostanzialmente stabili. Il prodotto interno lordo (PIL) è cresciuto del 4,7%, confermandosi tra i più alti livelli delle principali economie mondiali. I prezzi sono aumentati a un ritmo ragionevole, l’occupazione è rimasta generalmente stabile e la bilancia dei pagamenti internazionali si è mantenuta sostanzialmente invariata. Allo stesso tempo, gli utili delle imprese industriali di dimensioni superiori a quelle consentite sono aumentati del 18,7%, le entrate del bilancio pubblico nazionale sono cresciute del 4,7% e le performance economiche di alcuni operatori di mercato sono migliorate.

L’economia cinese si trova attualmente in una fase critica, in cui i vecchi e i nuovi fattori di crescita si stanno evolvendo a un ritmo accelerato e il modello di sviluppo sta subendo una trasformazione. Nell’analizzare l’economia cinese, non bisogna limitarsi a considerare la velocità di crescita, né tantomeno soffermarsi sul fatto che i dati di un singolo trimestre o mese siano alti o bassi. Al contrario, occorre prestare maggiore attenzione alla qualità della performance economica, concentrandosi sulla sostanza dell’innovazione scientifica e tecnologica, sul livello di sviluppo industriale e sulla sostenibilità della crescita economica, nonché sulla vitalità delle imprese, principali entità coinvolte nelle attività economiche. In effetti, se considerata in termini di qualità ed efficienza e in una prospettiva di lungo periodo, la Cina sta attraversando profondi cambiamenti, dimostrando una notevole resilienza e vitalità.

L’innovazione scientifica e tecnologica cinese si sta traducendo costantemente in competitività industriale. Dall’inizio dell’anno, sono stati conseguiti numerosi e notevoli traguardi in ambito scientifico e tecnologico. Ad esempio, sono state raggiunte nuove scoperte in tecnologie chiave come i circuiti integrati; la Cina si è posizionata all’avanguardia mondiale nella ricerca e sviluppo di farmaci innovativi; e i razzi cinesi sono stati recuperati con successo sia in mare che a terra. Il ruolo di supporto e di guida dei nuovi motori di crescita si è rafforzato. Nella prima metà dell’anno, il valore aggiunto dei settori della produzione di apparecchiature e della produzione ad alta tecnologia è cresciuto rispettivamente del 9,3% e del 13,3%, mantenendo un solido slancio. Si prevede che questi settori apriranno nuovi orizzonti di sviluppo attraverso il potenziamento tecnologico. La ricerca, lo sviluppo e l’applicazione della robotica e dell’intelligenza artificiale stanno acquisendo un forte impulso. Robot industriali, robot chirurgici, robot per la pulizia e robot bionici stanno diventando prodotti rappresentativi della “produzione intelligente in Cina”. L’intelligenza artificiale sta guidando la transizione ordinata del settore manifatturiero verso uno sviluppo intelligente, digitale e verde, mentre la trasformazione e l’ammodernamento delle industrie tradizionali stanno accelerando.

La posizione della Cina come hub nelle catene industriali e di approvvigionamento globali continua a rafforzarsi. La Cina ha implementato catene dell’innovazione attorno alle catene industriali e le ha utilizzate per rafforzare queste ultime. Per un veicolo a energia alternativa, oltre 10.000 parti e componenti possono essere assemblati in quattro ore presso una casa automobilistica nel delta del fiume Yangtze. Per un robot umanoide, l’efficiente collaborazione tra diverse imprese nel delta del fiume delle Perle può creare un “ecosistema industriale in un’ora”. Le esportazioni cinesi di beni intermedi sono cresciute rapidamente, fornendo parti e componenti chiave alle catene industriali e di approvvigionamento globali e garantendone efficacemente il funzionamento stabile. Le catene industriali e di approvvigionamento complete della Cina non solo hanno migliorato l’efficienza produttiva sia in Cina che nel resto del mondo, ma hanno anche fornito maggiore certezza per una crescita economica globale stabile.

Le imprese cinesi stanno attraversando una notevole trasformazione digitale e intelligente, in un processo di ristrutturazione aziendale. Alcune utilizzano i big data per valutare la domanda di mercato e algoritmi di intelligenza artificiale per ottimizzare la pianificazione della produzione. Grazie alla produzione flessibile e ai servizi personalizzati, riescono a soddisfare con precisione la domanda di prodotti in piccole quantità e su misura. Altre imprese impiegano sistemi di produzione digitali per connettere in modo integrato linee di produzione, centri logistici e ordini dei consumatori, realizzando un processo di evasione degli ordini end-to-end “a contatto zero”. Ciò riduce notevolmente i tempi di consegna e garantisce che i prodotti raggiungano i consumatori in condizioni di freschezza ottimali. Alcune imprese edili stanno applicando standard industriali, precisione digitale ed efficienza automatizzata per trasformare la costruzione di “case di qualità” da “cantieri edili” a “fabbricazione in fabbrica”. Questi cambiamenti hanno ampliato notevolmente il raggio d’azione delle imprese, consentendo loro di superare i limiti geografici e dimostrando la loro grande vitalità.

I rischi e i pericoli occulti nel funzionamento dell’economia cinese vengono affrontati e contenuti in modo ordinato. Dall’inizio dell’anno, il mercato immobiliare ha mostrato segnali più evidenti di ripresa e stabilizzazione. In alcune città di prima e seconda fascia, le transazioni relative a immobili usati sono aumentate significativamente, superando le vendite di nuove costruzioni. I prezzi si sono stabilizzati e la pressione sulle scorte si è in qualche misura attenuata. I debiti occulti esistenti degli enti locali vengono sostituiti in modo ordinato, mentre il numero di strumenti di finanziamento degli enti locali continua a diminuire. Le riforme volte a mitigare i rischi tra le piccole e medie istituzioni finanziarie, a ridurne il numero e a migliorarne la qualità, stanno procedendo a ritmo costante, e il numero di piccole e medie istituzioni finanziarie locali ad alto rischio è diminuito. Nel complesso, abbiamo controllato rigorosamente i nuovi rischi, gestito in modo appropriato quelli esistenti e ci siamo battuti con rigore contro inadempienze improvvise e altri eventi di rischio significativi. Nella prevenzione e nella mitigazione dei principali rischi in ambito economico, abbiamo mantenuto la linea contro il rischio sistemico.

Il Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale ha recentemente organizzato una delegazione di rappresentanti del mondo imprenditoriale in visita negli Stati Uniti, a testimonianza delle aspirazioni e delle visioni condivise dalle comunità imprenditoriali di entrambi i Paesi. Durante gli incontri, i membri della comunità imprenditoriale statunitense hanno elogiato i punti di forza della Cina in settori emergenti come la produzione avanzata, l’intelligenza artificiale, le energie pulite, l’informatica quantistica e le scienze della vita. Hanno auspicato un’espansione della cooperazione pragmatica, pur mantenendo la necessaria competitività. Allo stesso tempo, i dirigenti di diverse aziende statunitensi che investono in Cina hanno affermato che gli sforzi del governo cinese per stimolare la domanda interna, salvaguardare e migliorare il benessere della popolazione, rafforzare i servizi pubblici e potenziare le capacità locali di ricerca e sviluppo, offriranno ottime prospettive per l’economia cinese. Questi sforzi creeranno anche nuovi scenari e nuove opportunità per le multinazionali di consolidare la propria presenza in Cina. Hanno dichiarato che aumenteranno gli investimenti ed espanderanno le proprie attività in Cina, esprimendo un “voto di fiducia” nel Paese attraverso azioni concrete.

L’economia cinese è come un vasto oceano, capace di resistere a venti e onde. Possiede solide fondamenta, frutto di oltre 40 anni di riforme e apertura, nonché un vasto mercato di consumo, una solida base manifatturiera, infrastrutture ben sviluppate, un’ampia riserva di talenti e catene industriali e di approvvigionamento complete. Le condizioni di base che sostengono la crescita economica a lungo termine della Cina e i fondamenti della sua traiettoria positiva non sono cambiati. Nell’analizzare l’economia cinese, solo comprendendo appieno i diversi punti di forza e l’enorme potenziale del Paese si può evitare di “lasciarsi oscurare dalle nuvole”. Nella seconda metà dell’anno, con l’avvio dei principali progetti individuati nei Piani quinquennali centrali e locali e nei piani speciali nazionali, e con l’applicazione tempestiva ed efficace delle politiche macroeconomiche, l’economia cinese si manterrà senza dubbio entro un intervallo appropriato e raggiungerà con successo gli obiettivi e i compiti previsti per l’intero anno.

La Cina contribuisce attivamente alla crescita economica mondiale ed è un potente punto di riferimento per la stabilità (23 agosto)

Zhong Caiwen

Dall’inizio di quest’anno, nonostante un contesto esterno grave e complesso, caratterizzato da cambiamenti e turbolenze interconnessi, l’economia cinese ha proseguito a ritmo sostenuto, continuando a orientarsi verso l’innovazione e uno sviluppo di qualità superiore, dimostrando grande vitalità e una solida resilienza. Ciò non solo ha gettato solide basi per un buon inizio del 15° Piano quinquennale, ma ha anche infuso un forte slancio e la necessaria sicurezza nell’economia mondiale.

La Cina è un motore primario dell’economia mondiale e ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo e alla prosperità globali. Per molti anni, la Cina ha rappresentato circa il 30% della crescita economica globale, affermandosi indiscutibilmente come il “motore numero uno” del mondo. Nella prima metà di quest’anno, l’economia cinese è cresciuta del 4,7%, in linea con l’obiettivo annuale e tra i tassi di crescita più elevati delle principali economie mondiali, continuando a distinguersi dalle altre. La domanda interna ha svolto un ruolo di primo piano, contribuendo per oltre l’80% alla crescita economica, con i soli consumi che rappresentano quasi il 50%. Il 15 ° Piano quinquennale per l’espansione dei consumi, recentemente pubblicato , è il primo piano speciale a livello nazionale in Cina nel settore dei consumi. Nei prossimi anni, il potenziale e la portata dei consumi cinesi saranno ulteriormente liberati. Nella prima metà di quest’anno, l’indice dei prezzi al consumo in Cina è aumentato dell’1% su base annua. Questa ragionevole ripresa dei prezzi è stata coerente con le esigenze della regolamentazione macroeconomica e si è posta in netto contrasto con la situazione in molti paesi, dove l’aumento dei prezzi globali di energia, materie prime e altri beni ha fatto impennare l’inflazione ed eroso il potere d’acquisto dei consumatori. L’economia cinese è caratterizzata da solide fondamenta, numerosi punti di forza, una forte resilienza e un enorme potenziale. Le condizioni favorevoli e il trend di fondo per la sua crescita a lungo termine rimangono invariati. La Cina continuerà a essere la fonte di slancio più potente, stabile e affidabile per la crescita economica globale.

La Cina rappresenta un pilastro di stabilità per le catene industriali e di approvvigionamento globali, fornendo un solido supporto al buon funzionamento dell’economia mondiale. Sia di fronte alla pandemia di COVID-19 che alle ripercussioni dei conflitti geopolitici, la Cina si è costantemente dimostrata una strenua sostenitrice della resilienza e della stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento globali. Dalla fine di febbraio di quest’anno, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha interrotto il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, causando una carenza di petrolio greggio e materie prime chiave a livello internazionale. Grazie all’accelerata transizione ecologica dell’economia e della società cinese negli ultimi anni, quasi quattro kilowattora su dieci di elettricità consumata nel Paese provengono ora da fonti rinnovabili. Anche il tasso di penetrazione al dettaglio dei veicoli a nuova energia in Cina ha continuato a crescere, raggiungendo un totale del 54,1% nella prima metà dell’anno. Forte della sua solida posizione nel settore delle nuove energie, la Cina ha reagito attivamente riducendo le importazioni di petrolio greggio, alleviando notevolmente la pressione al rialzo sui prezzi internazionali del greggio. Il settore industriale cinese ha mantenuto una produzione efficiente e stabile, compensando le carenze di approvvigionamento causate da fermi produttivi e interruzioni logistiche in alcune regioni. Il Wall Street Journal ha affermato che la Cina ha sostenuto l’economia mondiale riducendo le importazioni di petrolio. Il quotidiano francese Le Figaro ha sostenuto che la Cina ha salvato l’economia mondiale per la seconda volta dalla crisi finanziaria internazionale del 2008. Grazie all’innovazione tecnologica e a una solida concorrenza di mercato, la Cina ha costruito il sistema industriale e la catena di approvvigionamento delle energie rinnovabili più grandi e completi al mondo. Nell’ultimo decennio e oltre, ha contribuito a ridurre il costo medio livellato della produzione di energia eolica e fotovoltaica a livello globale rispettivamente di oltre il 60% e l’80%. Le tecnologie avanzate e pratiche cinesi nel campo del fotovoltaico, dell’energia eolica e dello stoccaggio energetico, insieme ai suoi prodotti di alta qualità come veicoli e motociclette elettriche, hanno trasformato il sogno di una transizione energetica in realtà per molti paesi in via di sviluppo. I progetti di fotovoltaico distribuito e di microreti realizzati da imprese cinesi nell’Africa subsahariana hanno illuminato la notte africana. In futuro, la Cina continuerà a guidare la distribuzione transfrontaliera razionale e ordinata delle catene industriali e di approvvigionamento, allineando i propri sforzi alle aspirazioni di industrializzazione dei paesi del Sud del mondo e aiutando un maggior numero di paesi a sviluppare le proprie economie, espandere l’occupazione e migliorare il benessere delle persone.

La Cina è una delle fonti mondiali di innovazione scientifica e tecnologica, iniettando un potente impulso trainato dall’innovazione nello sviluppo economico globale. L’innovazione è un importante motore endogeno della crescita economica. Grazie alla sua filosofia di sviluppo guidato dall’innovazione e alle sue pratiche di successo, la Cina sta diventando una delle principali arene mondiali per l’innovazione su vasta scala. Le capacità innovative della Cina sono aumentate in modo significativo. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, la Cina è passata dal 34° posto nell’Indice Globale dell’Innovazione nel 2012 al 10° posto nel 2025, mentre il numero dei suoi cluster scientifici e tecnologici classificati tra i primi 100 al mondo è stato il più alto a livello globale per tre anni consecutivi. Dall’inizio di quest’anno, i risultati innovativi della Cina hanno continuato ad attirare l’attenzione mondiale. Il robot umanoide “Lightning” ha battuto il record mondiale umano nella mezza maratona in una sola corsa; è emersa la “Legge di Tao” nell’industria dei semiconduttori; Il programma spaziale cinese ha conseguito una serie di importanti traguardi, tra cui il recupero di razzi sia marittimi che terrestri; e Kimi K3, il primo modello open-source di grandi dimensioni al mondo con quasi tre trilioni di parametri, è stato presentato con grande successo. I risultati innovativi della Cina si stanno diffondendo in tutto il mondo a un ritmo accelerato. Nella prima metà di quest’anno, otto robot intelligenti umanoidi e quadrupedi su dieci venduti in tutto il mondo sono stati prodotti in Cina, mentre il valore totale delle transazioni di licenza all’estero relative a farmaci innovativi cinesi ha raggiunto circa 110 miliardi di dollari. Un numero crescente di imprese a partecipazione straniera ha affermato che la Cina si è trasformata in un “super campo di allenamento” per l’innovazione tecnologica globale e in una “palestra per professionisti” per la competitività: svilupparsi in Cina consente alle aziende di esercitare al meglio i propri “muscoli” dell’innovazione e rafforzare il proprio “fisico” competitivo. La Cina sta diventando sempre più un fattore abilitante per l’innovazione globale. Nel luglio di quest’anno, l’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale è stata formalmente istituita a Shanghai. Si è trattato di un’importante iniziativa cinese per rispondere alle richieste del Sud del mondo e unire la comunità internazionale nella promozione attiva dello sviluppo e della governance dell’intelligenza artificiale. I media stranieri hanno commentato che i principi sostenuti dalla Cina – centralità della persona e utilizzo dell’IA a fini benefici – insieme alla natura open source della tecnologia cinese in materia di IA, sono più in linea con le tendenze dell’innovazione scientifica e tecnologica e con le esigenze dei paesi del Sud del mondo. Contribuiranno a colmare il divario globale in materia di intelligenza e a garantire che tutte le parti ne traggano vantaggio su un piano di parità.

La Cina promuove la cooperazione basata sul mutuo vantaggio e sulla collaborazione reciproca, creando ampi spazi per lo sviluppo cooperativo dei paesi di tutto il mondo. I fatti offrono la migliore confutazione a distorsioni e calunnie come quelle del “China Shock 2.0” e della “China squeeze”. La produzione manifatturiera cinese migliora il benessere delle persone in tutto il mondo. In quanto maggiore produttore mondiale, la Cina continua a fornire al mercato globale prodotti di alta qualità, a prezzi competitivi, stabili e affidabili. Durante la recente ondata di calore che ha colpito l’Europa, i condizionatori d’aria cinesi hanno portato sollievo ai consumatori europei e sono diventati così popolari da essere difficili da reperire. Dietro questa “forza del freddo” si celano la profonda conoscenza della domanda dei mercati esteri da parte delle aziende cinesi, la rapida risposta delle loro catene industriali complete, le loro tecnologie all’avanguardia per il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente e le consegne rapide rese possibili dalla ferrovia Cina-Europa. I vantaggi della produzione manifatturiera cinese sono condivisi da consumatori e partner in tutto il mondo.

Il mercato cinese offre nuove opportunità per lo sviluppo globale. Nel mondo odierno, il mercato è la risorsa più scarsa. La Cina importa merci per un valore superiore a 20 trilioni di yuan all’anno ed è una delle principali destinazioni di esportazione per quasi 80 paesi. Mentre alcuni paesi si stanno orientando verso il protezionismo, la Cina è rimasta costantemente impegnata nell’espansione dell’apertura. Abbassando le tariffe di importazione, ospitando la China International Import Expo e lanciando la serie di eventi “Export to China”, ha creato un vasto mercato per beni e servizi provenienti da tutto il mondo. A partire dal 1° maggio di quest’anno, la Cina ha pienamente implementato il trattamento a tariffa zero per tutti i 53 paesi africani con cui intrattiene relazioni diplomatiche, segnando un’altra pietra miliare nella cooperazione economica e commerciale tra Cina e Africa. I fatti dimostrano che le narrazioni di “shock” e “stretta” sono false affermazioni che distorcono la verità. L’elevato livello di sviluppo economico della Cina ha portato al mondo nuove e ancora maggiori opportunità.

Cosa ci dice una crescita economica del 4,7% nella prima metà dell’anno?

Zhong Caiwen

La vera forza si rivela tra vento e pioggia, e la fiducia si forgia attraverso le prove. Nella prima metà dell’anno, l’economia cinese ha proseguito a ritmo sostenuto, mantenendo una traiettoria generalmente stabile e continuando a orientarsi verso nuovi motori di crescita e uno sviluppo di qualità superiore. Il prodotto interno lordo (PIL) è cresciuto del 4,7% su base annua. Abbiamo reagito con decisione ai cambiamenti del contesto esterno, compresi i conflitti geopolitici e le tensioni economiche e commerciali, e abbiamo gestito efficacemente una complessa situazione interna caratterizzata da un’offerta elevata e una domanda debole, nonché dalla sovrapposizione di problemi di lunga data ed emergenti. Questi risultati, conquistati a fatica, sono tanto più preziosi.

Rispetto all’obiettivo prefissato, il 4,7% rappresenta un tasso di crescita economica in linea con le aspettative. La Conferenza Centrale sul Lavoro Economico e le sessioni annuali del Congresso Nazionale del Popolo e della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese avevano fissato l’obiettivo di crescita economica per l’intero anno tra il 4,5% e il 5%. La crescita del 4,7% registrata nel primo semestre rientra in questo intervallo ragionevole. Tale risultato è in linea con la valutazione oculata della situazione economica da parte del Comitato Centrale del Partito e con le esigenze delle sue politiche, ponendo solide basi per un buon inizio del 15° Piano Quinquennale. I principali indicatori economici sono rimasti stabili, mentre l’occupazione e i prezzi si sono mantenuti sostanzialmente invariati. Il tasso di crescita del 4,7% è risultato sostanzialmente coerente con le attuali condizioni in termini di offerta di fattori produttivi, progresso tecnologico, innovazione istituzionale e altri settori. Si tratta di un tasso realistico, allineato al potenziale di crescita economica della Cina. Le principali province economiche hanno generalmente registrato una crescita superiore alla media nazionale, confermando il loro ruolo di pilastri dell’economia. Al contempo, nella prima metà dell’anno i rischi finanziari della Cina hanno continuato a diminuire, i rischi legati al debito degli enti locali sono stati gestiti in modo ordinato e i vari vincoli sono rimasti adeguatamente bilanciati, lasciando spazio per far fronte all’incertezza e migliorare la qualità dello sviluppo.

Considerata la sua composizione, la crescita del 4,7% rappresenta un dato di reale rilevanza. Dietro questa cifra si cela un’economia in fase di transizione verso nuovi motori di crescita e una struttura più solida, che si traduce in un quadro di sviluppo di alta qualità, supportato da una solida stabilità e sostenuto da una spinta propulsiva. Il contenuto tecnologico è più elevato. Nuove forze produttive di qualità hanno acquisito slancio in modo costante. Imprese innovative con tecnologie chiave che svolgono un ruolo di primo piano nelle filiere industriali, così come imprese specializzate e sofisticate focalizzate su specifici segmenti di mercato, stanno emergendo e crescendo a un ritmo più rapido. Nella prima metà dell’anno, i nuovi motori di crescita hanno contribuito direttamente per oltre il 40% alla crescita economica. L’intelligenza artificiale sta potenziando i settori industriali in tutti i campi. Recentemente sono stati rilasciati numerosi modelli open source di nuova generazione, mentre la Cina ha sistematicamente delineato il proprio approccio alla costruzione di un ecosistema di intelligenza artificiale e alla definizione di un quadro normativo per la sua governance. Continuano a emergere risultati innovativi e il numero di brevetti relativi all’intelligenza artificiale concessi è aumentato del 34,8% su base annua.

Il tasso di crescita presenta anche una componente verde più marcata. La transizione verso un’energia verde e a basse emissioni di carbonio ha subito un’accelerazione, con l’energia pulita che ha rappresentato il 36,2% dell’elettricità prodotta dalle imprese di dimensioni superiori a quelle designate nel primo semestre dell’anno. I nuovi motori di crescita verde si sono diffusi rapidamente: la produzione di batterie al litio è aumentata del 39,3%, il tasso di penetrazione cumulativa al dettaglio dei veicoli a nuova energia ha raggiunto il 54,1% e lo sviluppo di parchi industriali e corridoi di trasporto a zero emissioni di carbonio è proceduto in modo ordinato.

Il suo contributo al benessere della popolazione è inoltre più tangibile. La Cina ha implementato misure per stabilizzare l’occupazione, ampliare le opportunità di lavoro e migliorare la qualità del lavoro, rafforzando al contempo la sicurezza sociale. I redditi dei residenti sono aumentati costantemente. Nella prima metà dell’anno, il reddito disponibile pro capite in Cina è cresciuto del 5,2% su base annua in termini nominali. Il mercato dei consumi ha continuato ad espandersi e si sono sviluppati nuovi settori di crescita come il consumo di servizi e il consumo basato sull’esperienza. Le vendite al dettaglio di servizi sono aumentate del 5,3% nella prima metà dell’anno, mentre i consumi nei mercati di livello inferiore, comprese le aree a livello di contea, hanno registrato la crescita più rapida. Anche i consumi durante le vacanze e i consumi in entrata sono rimasti solidi.

Pur avendo perseverato sotto pressione, il tasso di crescita del 4,7% dimostra una notevole resilienza. Nonostante il peggioramento delle difficoltà esterne si sia sovrapposto alle pressioni cicliche e strutturali interne, l’economia cinese ha superato la tempesta, presentando un bilancio soddisfacente e dimostrando una forte capacità di resistere agli shock e di autoregolarsi.

Sul piano internazionale, la turbolenza geopolitica è persistita e il conflitto in Medio Oriente ha sconvolto i mercati energetici globali, lasciando molti Paesi ad affrontare carenze energetiche e prezzi del petrolio alle stelle. La Cina ha agito tempestivamente per sviluppare un nuovo sistema energetico e un sistema di riserve petrolifere, implementando al contempo una strategia di diversificazione del mercato. I suoi sforzi per garantire l’approvvigionamento energetico e stabilizzare i prezzi si sono dimostrati efficaci e incisivi. Negli ultimi sei mesi non si sono verificate carenze di prodotti petroliferi o problemi simili, e le basi della sicurezza energetica cinese si sono consolidate sempre di più. Nel frattempo, in un contesto di crescente protezionismo commerciale globale e di aumento delle barriere tariffarie e non tariffarie, i prodotti cinesi hanno conquistato il favore dei consumatori in un numero sempre maggiore di Paesi grazie al loro ottimo rapporto qualità-prezzo. Le esportazioni cinesi sono rimaste solide. Dai veicoli elettrici, alle batterie al litio e ai prodotti fotovoltaici, fino all’intelligenza artificiale, alla robotica e ai farmaci innovativi, i prodotti cinesi stanno rimodellando il panorama del commercio estero del Paese attraverso tecnologie all’avanguardia e innovazione originale.

A livello nazionale, la gestione dei rischi accumulati nel corso degli anni in settori quali il debito degli enti locali, il mercato immobiliare e le piccole e medie istituzioni finanziarie ha oggettivamente prodotto un certo effetto restrittivo sull’economia e ha richiesto alcuni sacrifici in termini di crescita economica. Questi costi a breve termine, tuttavia, hanno garantito la stabilità a lungo termine e uno sviluppo economico e sociale sostenibile. Allo stesso tempo, a giudicare dai fondamentali del mercato, lo squilibrio tra un’offerta forte e una domanda debole rimane pronunciato. In particolare, la Cina si trova ad affrontare una notevole pressione per arrestare il declino degli investimenti e ripristinare una crescita stabile. Il tasso di crescita degli investimenti è strettamente correlato al livello di sviluppo di un paese. Attualmente, l’obiettivo della politica di investimento cinese non è semplicemente quello di mantenere un determinato tasso di crescita, ma di soddisfare al meglio i requisiti di uno sviluppo di alta qualità e di prestare maggiore attenzione alla qualità degli investimenti e ai rendimenti complessivi. Nella prima metà dell’anno, la Cina ha concentrato i suoi sforzi sul rafforzamento dello sviluppo coordinato delle “sei reti”, promuovendo il rinnovamento e l’ammodernamento del settore manifatturiero e affrontando le carenze nelle infrastrutture idriche e nelle reti di condotte sotterranee urbane, destinando maggiori risorse agli investimenti per il futuro e per il benessere della popolazione.

Guardando al futuro, il tasso di crescita del 4,7% ha alle spalle un notevole slancio. Lo sviluppo economico della Cina gode di ampi margini di manovra, di un enorme potenziale di mercato e di una forte resilienza e vitalità.

Esistono potenzialità di crescita. Con il continuo aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo, la capacità di innovazione originale della Cina si sta rafforzando costantemente e l’innovazione scientifica e tecnologica si sta integrando profondamente con l’innovazione industriale. Lo sviluppo trainato dall’innovazione si sta affermando come un potente motore della crescita economica cinese. La Cina possiede uno dei più grandi bacini di talenti al mondo e il suo vantaggio in termini di capitale umano si sta progressivamente spostando da un dividendo demografico basato sulla quantità a uno basato sulla qualità. I ​​nuovi fattori di produzione, tra cui i dati e la potenza di calcolo, continuano a potenziare i fattori tradizionali, sostenendo congiuntamente uno sviluppo economico di alta qualità.

Le riforme continueranno a generare benefici. Diamo grande importanza all’utilizzo delle riforme per risolvere i problemi di sviluppo e la dinamica endogena dell’economia si sta rafforzando costantemente. Lo sviluppo di un mercato nazionale unificato sta procedendo in modo approfondito. Si stanno risolvendo importanti problemi relativi alle pratiche di promozione degli investimenti non conformi da parte delle amministrazioni locali, alle barriere all’accesso al mercato, alle gare d’appalto e ad altri ambiti. Ciò amplierà e approfondirà il mercato cinese e sbloccherà ulteriormente il potenziale delle sue enormi dimensioni. Il proseguimento di misure globali per affrontare la concorrenza di tipo “involuzionistico” favorirà un ambiente di mercato più sano, spingendo le imprese ad andare oltre la concorrenza basata esclusivamente sul prezzo e ad accelerare la transizione dall’espansione di scala e dalla concorrenza di prezzo al miglioramento della qualità e alla concorrenza basata sul valore.

Vi è inoltre margine per interventi politici. A differenza di alcune economie che si affidano a un elevato debito pubblico e a ingenti deficit per stimolare la crescita, la Cina non ha intrapreso un percorso di eccessiva dipendenza da stimoli politici incisivi. Le sue politiche complessive sono rimaste proattive ed efficaci, mentre le politiche strutturali hanno applicato misure mirate, evitando così la creazione di una “dipendenza dalle politiche”. Nel complesso, le condizioni favorevoli e il trend di fondo per la crescita economica a lungo termine della Cina rimangono invariati. La Cina dispone di un ampio ventaglio di strumenti di politica macroeconomica e ha ancora un notevole margine per aggiustamenti anticiclici. È ben posizionata per introdurre politiche incrementali pragmatiche ed efficaci in risposta al mutare delle circostanze ed è in grado di raggiungere i suoi obiettivi e compiti di sviluppo economico e sociale per l’intero anno.

Promuovere costantemente uno sviluppo di alta qualità a lungo termine.

Zhong Caiwen

La riunione del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, tenutasi il 30 luglio, ha definito in modo esaustivo le attività economiche per la seconda metà dell’anno. Ha auspicato che l’economia continui a svilupparsi orientandosi verso nuovi motori di crescita, una maggiore qualità e migliori prestazioni, e che si adoperisca per garantire un buon inizio al periodo del 15° Piano Quinquennale. Per portare a termine con successo le attività economiche nella seconda metà dell’anno, è necessario attuare scrupolosamente le decisioni e i piani del Comitato Centrale del Partito, intensificare gli aggiustamenti anticiclici, sfruttare appieno l’efficacia delle politiche esistenti e pianificare e introdurre tempestivamente politiche incrementali pragmatiche ed efficaci per rafforzare lo slancio dello sviluppo e stimolare la vitalità sociale.

Le politiche macroeconomiche devono essere più proattive, efficaci ed efficienti. La Cina dovrebbe continuare ad attuare una politica fiscale più proattiva e una politica monetaria moderatamente accomodante. Nella prima metà di quest’anno, il saldo medio giornaliero del tesoro nazionale è stato relativamente elevato, indicando la disponibilità di ingenti fondi pubblici. Il ritmo della spesa pubblica e l’utilizzo dei proventi obbligazionari dovrebbero essere accelerati in modo da conseguire progressi tangibili il più rapidamente possibile. Le operazioni fiscali devono essere attentamente monitorate e i fondi del tesoro allocati in modo efficace per garantire che i governi di primo livello dispongano delle risorse necessarie per soddisfare i bisogni primari, come il sostentamento della popolazione, il pagamento degli stipendi e il mantenimento del normale funzionamento della pubblica amministrazione. È opportuno utilizzare e adeguare, a seconda delle necessità, una gamma di strumenti di politica monetaria per mantenere un’ampia liquidità, migliorare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e mantenere basso il costo del finanziamento sociale. Gli strumenti strutturali di politica monetaria dovrebbero essere implementati correttamente per fornire un maggiore sostegno ad aree chiave come l’espansione della domanda interna, la promozione dell’innovazione scientifica e tecnologica e l’assistenza alle piccole, medie e microimprese. È necessario ottimizzare il coordinamento delle politiche fiscali e finanziarie volte a stimolare la domanda interna, creando una catena di trasmissione in cui la politica fiscale fornisca un orientamento, gli strumenti finanziari ne amplifichino l’impatto e le operazioni di mercato producano risultati. Occorre rafforzare la valutazione della coerenza nell’orientamento delle politiche macroeconomiche. Devono essere previsti periodi di transizione ragionevoli in caso di modifiche alle principali politiche che incidono sulla produzione e sull’attività delle imprese.

La domanda interna deve essere efficacemente ampliata attraverso sforzi costanti. Il consumo di beni in alcuni settori dell’economia cinese si sta già avvicinando alla saturazione o ha raggiunto una fase di stallo temporanea. È quindi necessario rispondere alle esigenze di consumo dei diversi gruppi, ampliare l’offerta di beni e servizi di alta qualità e coltivare e rafforzare attivamente le nuove forme di consumo. Il consumo di servizi sarà un settore chiave per la crescita futura dei consumi. Occorre sviluppare nuovi scenari di consumo, migliorare il contesto dei consumi e sbloccare il potenziale del consumo di servizi. Gli investimenti in immobilizzazioni sono diminuiti del 5,7% nella prima metà dell’anno, rendendo necessario arrestare il calo e ripristinare una crescita stabile degli investimenti. I progetti e i finanziamenti devono essere meglio coordinati e la pianificazione e lo sviluppo delle “sei reti” devono procedere con costanza. Occorre fornire un maggiore sostegno ai fattori produttivi e sfruttare appieno la finestra di opportunità offerta dall’alta stagione del terzo trimestre per accelerare l’approvazione e l’avvio dei principali progetti già individuati nel 15° Piano quinquennale. Quest’anno, 800 miliardi di yuan sono stati stanziati attraverso nuovi strumenti finanziari basati su politiche specifiche, principalmente per integrare il capitale di grandi progetti. Questi fondi dovrebbero essere destinati a progetti specifici il più rapidamente possibile per incentivare maggiori investimenti privati.

L’innovazione deve guidare l’accelerazione dello sviluppo di un moderno sistema industriale. La ricerca di base è la fonte dell’intero sistema scientifico e il fondamento per la risoluzione di tutti i problemi tecnologici. È necessario incrementare il sostegno a lungo termine e stabile alla ricerca di base, rafforzare la capacità del sistema di innovazione scientifica e tecnologica di realizzare scoperte coordinate e promuovere la profonda integrazione tra innovazione scientifica e tecnologica e innovazione industriale. L’iniziativa “AI Plus” deve essere implementata in modo approfondito per creare nuove forme di economia intelligente e consentire all’intelligenza artificiale di potenziare i settori industriali in generale. Allo stesso tempo, è necessario migliorare il sistema di governance dell’IA e accelerare l’iter legislativo per le leggi fondamentali sull’IA. Dall’inizio di quest’anno, la domanda di potenza di calcolo per l’IA è cresciuta rapidamente, stimolando un più rapido sviluppo dell’industria dei semiconduttori. La Cina deve rafforzare l’offerta di potenza di calcolo avanzata, evitando al contempo un’espansione indiscriminata o eccessiva. Occorre impegnarsi per raggiungere scoperte nelle tecnologie di frontiera, sviluppare le industrie del futuro, promuovere le industrie pilastri emergenti e portare avanti costantemente la trasformazione e l’ammodernamento delle industrie tradizionali.

Le contraddizioni devono essere affrontate direttamente per promuovere un ambiente equo e ordinato per la concorrenza di mercato. Occorre formulare e attuare normative per lo sviluppo di un mercato nazionale unificato. Le pratiche locali di promozione degli investimenti e la condotta concorrenziale delle imprese devono essere regolamentate attraverso liste sia negative che positive. Occorre continuare ad adottare misure globali per contrastare la concorrenza di tipo “involuzionistico”, in particolare la concorrenza sleale basata sul basso prezzo in determinati settori, e guidare le industrie interessate verso una concorrenza razionale e basata sul valore. Negli ultimi anni, i crediti commerciali delle imprese hanno continuato a crescere rapidamente, mentre i tempi medi di incasso si sono allungati e il recupero dei crediti è diventato sempre più difficile. Questo è diventato un problema radicato che affligge le imprese. Occorre istituire meccanismi regolari per la risoluzione dei pagamenti in arretrato dovuti alle imprese e le inadempienze dolose devono essere indagate e corrette. I meccanismi di governance per le imprese delle piattaforme devono essere migliorati per promuovere uno sviluppo regolamentato e sano dell’economia delle piattaforme. Le riforme tariffarie per i servizi pubblici di pubblica utilità come acqua, gas e riscaldamento devono essere portate avanti gradualmente e con costanza.

Le priorità nazionali e internazionali devono essere coordinate per ampliare il campo di applicazione della cooperazione economica e commerciale internazionale reciprocamente vantaggiosa. Quanto più turbolento e complesso diventa il contesto esterno, tanto più fermamente la Cina deve sostenere l’apertura e promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in molteplici settori. Il commercio di beni intermedi, l’e-commerce transfrontaliero, il commercio digitale e il commercio verde dovrebbero essere attivamente espansi, mentre il commercio di servizi dovrebbe essere sviluppato con vigore. Le importazioni dovrebbero essere incrementate per promuovere un commercio più equilibrato e l’Expo internazionale delle importazioni della Cina dovrebbe essere organizzata con successo. Il sistema di gestione degli investimenti esteri e il sistema integrato di servizi all’estero dovrebbero essere migliorati per rendere gli investimenti esteri più solidi e sicuri e per rafforzare la tutela degli interessi cinesi all’estero. La Cina dovrebbe attrarre e utilizzare attivamente gli investimenti esteri, rafforzare la fiducia degli investitori stranieri nell’investire e svilupparsi in Cina e sostenere le imprese a partecipazione estera nel mantenimento di una presenza a lungo termine nel mercato cinese.

È fondamentale gettare solide basi mantenendo un’attenzione costante all’agricoltura, alle aree rurali e ai loro abitanti. È necessario fornire assistenza mirata e approfondita per consolidare ed espandere i risultati ottenuti nella lotta alla povertà e garantire che non si verifichino ricadute o peggioramenti della situazione su larga scala. La sicurezza alimentare è una questione di fondamentale importanza nazionale. Quest’anno la produzione estiva di cereali in Cina ha superato per la prima volta i 300 miliardi di jin. Occorre continuare a impegnarsi per garantire una solida produzione agricola e assicurare raccolti eccezionali di cereali autunnali e per tutto l’anno. La produzione e i prezzi di suini e altri prodotti agricoli e zootecnici devono essere stabilizzati e si deve promuovere lo sviluppo di alta qualità dei settori della carne bovina e della produzione lattiera. Lo sviluppo di terreni agricoli di alta qualità è uno strumento importante per attuare la strategia di sicurezza alimentare attraverso l’uso sostenibile dei terreni agricoli e i progressi tecnologici in agricoltura. È necessario istituire meccanismi solidi per la loro costruzione, gestione e manutenzione, al fine di garantire che ogni appezzamento sviluppato soddisfi gli standard richiesti e offra benefici duraturi.

È necessario adottare molteplici misure per rafforzare in modo efficace e sostanziale il benessere pubblico. L’occupazione è il fondamento del sostentamento delle persone. Il numero di laureati ha raggiunto un nuovo record di 12,7 milioni quest’anno, rendendo necessario un maggiore sostegno all’occupazione per i gruppi chiave. In Cina, attualmente circa 200 milioni di persone sono impiegate in lavori flessibili, tra cui un gran numero di persone impegnate in nuove forme di impiego, e le misure per tutelare i loro diritti e interessi devono essere di pari passo. L’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione deve essere valutato a fondo e affrontato efficacemente, in modo che il progresso tecnologico e l’occupazione inclusiva possano procedere di pari passo. L’espansione dei consumi richiede il rafforzamento della capacità e della propensione alla spesa dei residenti. Occorre studiare e introdurre misure pragmatiche per aumentare i redditi dei residenti urbani e rurali attraverso uno sviluppo di alta qualità. I ​​programmi inclusivi, di base e di rete di sicurezza per il benessere delle persone devono essere rafforzati. I servizi e il sostegno per gli anziani e i bambini devono essere migliorati e deve essere istituito un sistema di assistenza sociale a più livelli e categorizzato. L’iniziativa per un miglioramento duraturo della qualità dell’aria dovrebbe essere attuata in modo approfondito, le tre campagne di riferimento previste dal Programma forestale della fascia protettiva dei Tre Nord dovrebbero essere portate a termine con successo e gli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio e di raggiungimento della neutralità carbonica dovrebbero essere perseguiti attivamente e con prudenza.

È fondamentale mantenere la sostenibilità a lungo termine e rafforzare con fermezza le misure di sicurezza. Come ci ricorda un antico proverbio, “Chi è perspicace previene i disastri prima che si verifichino; chi è saggio si prepara ai pericoli futuri”. Dobbiamo adottare un approccio pragmatico e prevenire e disinnescare efficacemente ogni tipo di rischio. Il mercato immobiliare deve essere stabilizzato e la riqualificazione urbana promossa secondo standard elevati. Il pacchetto di misure per la risoluzione dei rischi di debito deve essere attuato correttamente e i rischi di debito degli enti locali gestiti con prudenza. La prevenzione e il controllo dei rischi finanziari devono essere rafforzati, mentre le riforme volte a risolvere i rischi, a ridurne il numero e a migliorarne la qualità, nonché a migliorare la qualità delle piccole e medie istituzioni finanziarie locali, devono procedere con costanza. La riforma globale degli investimenti e dei finanziamenti nel mercato dei capitali deve essere approfondita, i meccanismi per l’immissione di fondi a medio e lungo termine nel mercato ulteriormente migliorati e la resilienza e la fiducia nel mercato dei capitali rafforzate. È necessario esaminare e risolvere a fondo ogni tipo di rischio e pericolo nascosto, prevenire con decisione gli incidenti gravi e soprattutto quelli di grave entità, e salvaguardare efficacemente la sicurezza delle vite umane e dei beni, nonché la stabilità sociale complessiva.

Lo sviluppo economico della Cina gode di ampi margini di manovra, di un enorme potenziale di mercato e di una notevole resilienza e vitalità. Dobbiamo rimanere fiduciosi, affrontare le sfide e sfruttare appieno tutte le opportunità e i vantaggi. Con maggiore determinazione e uno spirito ancora più vigoroso, dobbiamo garantire che lo sviluppo di alta qualità proceda in modo costante e produca progressi duraturi.

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Per la puntata di oggi, vorrei condividere un articolo sui dilemmi di “traduzione” che le imprese cinesi affrontano all’estero. L’articolo è stato scritto da Li Haoyue, professoressa associata e ricercatrice del “Programma dei Cento Talenti” presso l’Università di Zhejiang. Li ha conseguito il dottorato di ricerca in Sociologia presso la State University of New York ad Albany nel 2020; i suoi interessi di ricerca includono la sociologia culturale, la sociologia ambientale e gli studi sulla globalizzazione.

Il professor Li Haoyue

Con l’espansione globale delle imprese cinesi, queste hanno portato all’estero un intero bagaglio di esperienze di sviluppo, come l’approccio “prima le infrastrutture”, la stretta collaborazione tra governo e imprese e la pazienza a lungo termine. Tuttavia, l’autore osserva che, quando queste esperienze vengono trasferite all’estero, si scontrano con un quadro di riferimento per lo sviluppo dominato dall’Occidente, all’interno del quale le pratiche cinesi devono costantemente giustificarsi. Attraverso tre casi studio, ovvero il Pireo, la città portuale di Colombo e la zona economica speciale di Musina-Makhado in Sudafrica, l’autore traccia come l’esperienza venga smembrata in frammenti che possono essere integrati nei corrispondenti standard occidentali, disciplinati dalla conformità e privati ​​delle condizioni istituzionali che un tempo la sostenevano.

Molti concetti che le imprese cinesi danno per scontati in realtà nascondono un intero sistema, solitamente invisibile. Nel contesto cinese, un “parco industriale” (工业园区) indica una zona in cui le infrastrutture sono già complete. Anche secondo lo standard più elementare degli anni ’90, san tong yi ping三通一平, “tre connessioni e un livellamento” (acqua, elettricità, strade e un’area livellata), e oggi qi tong yi ping七通一平, che include anche drenaggio, telecomunicazioni, gas e riscaldamento, il presupposto implicito di questa lista di requisiti è la presenza di un governo locale che fornisca i servizi pubblici essenziali, dalla garanzia dell’approvvigionamento energetico alla negoziazione con la popolazione locale.

Il problema, come i casi presentati dall’autore chiariscono dolorosamente, è che molte regioni mancano persino di questa capacità di governance di base. Laddove lo Stato non può mediare tra l’impresa e la società locale, un’azienda che vuole produrre non ha altra scelta che assumersi responsabilità che dovrebbero spettare al governo, dalla negoziazione diretta dell’acquisizione dei terreni con le comunità alla costruzione di infrastrutture da zero. Dall’esterno, questo può sembrare un’azienda cinese che “esagera”. In termini strutturali, si tratta di un’azienda costretta a svolgere funzioni statali senza averne la capacità – e poi giudicata, nel discorso dominante, proprio per questo.

Ecco perché la riformulazione del concetto di “traduzione” proposta dall’autore merita di essere sottolineata. Il concetto di traduzione qui non si riduce a una semplice operazione di pubbliche relazioni. Vorrei intenderlo come una forma di capacità di governance: riconoscere che il proprio vocabolario codifica condizioni istituzionali che non possono essere date per scontate altrove, e imparare come le diverse società definiscono il “buono sviluppo” secondo i propri termini. Presento questo articolo perché ritengo che colga bene il dilemma che le imprese cinesi si trovano ad affrontare a livello globale.

Grazie alla gentile autorizzazione dell’autore Li Haoyue e del redattore Zheng di Beijing Cultural Review , posso pubblicare qui la versione inglese. Di seguito la traduzione che ho realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

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Dilemmi traduttivi e conoscenze pratiche nell’era cinese del “going out”

Nel corso degli oltre quarant’anni trascorsi dalla Riforma e dall’Apertura, la presenza internazionale delle imprese cinesi si è evoluta da un posizionamento iniziale a un impegno sistematico e profondo. Nel 2023, lo stock di investimenti diretti esteri cinesi in uscita aveva superato i 2.700 miliardi di dollari, con imprese cinesi operanti in oltre 190 paesi e regioni del mondo. A questa esportazione di capitali e capacità ingegneristiche si accompagna un intero bagaglio di esperienze pratiche che si è gradualmente consolidato nel corso dello sviluppo della Cina: una logica di investimento che privilegia le infrastrutture, un percorso che guida la crescita regionale attraverso i distretti industriali, un rapporto di coordinamento relativamente stretto tra governo e imprese e un orientamento allo sviluppo che enfatizza gli investimenti a lungo termine e la pazienza strategica. Quando queste imprese si affacciano al mondo, si trovano di fronte a un quadro di conoscenze e a un sistema di discorso dominati dall’Occidente nell’ambito dello sviluppo globale, un sistema consolidato nel tempo e relativamente stabile. Questo quadro concettuale presuppone spesso una logica di sviluppo completamente diversa: che il mercato sia superiore al governo, che i profitti a breve termine prevalgano sulla strategia a lungo termine, che i diritti individuali abbiano la precedenza sugli obiettivi collettivi, e così via. Nelle loro attività all’estero, le imprese cinesi sono spesso tenute a giustificare la propria condotta all’interno di questo quadro, con il risultato che alcuni assetti istituzionali, originariamente interconnessi, vengono scomposti in termini più ampiamente diffusi come “efficienza”, “conformità” e “decisione commerciale”, mentre gli elementi sottostanti – quelli che riguardano il coordinamento statale, la pianificazione temporale e gli obiettivi sociali – faticano a ottenere un equivalente spazio espressivo. Pertanto, più le imprese cinesi cercano di dimostrare all’estero di essere responsabili, conformi e trasparenti, più sono costrette ad abbandonare proprio quelle caratteristiche istituzionali che costituiscono realmente il loro vantaggio competitivo. E quando tentano di preservare queste caratteristiche, vengono spesso fraintese come opache, come esportatrici di autoritarismo o come strumenti di geopolitica.

Con il passaggio dell’iniziativa “Belt and Road” dalla fase concettuale alla sua attuazione su larga scala, sono emersi continuamente attriti simili. Le controversie sindacali nel porto del Pireo in Grecia, la ristrutturazione per la conformità normativa della città portuale di Colombo in Sri Lanka e la stagnazione della zona economica speciale di Musina-Makhado in Sudafrica si sono verificate in contesti politici e giuridici diversi, eppure presentano una struttura problematica simile: i progetti non erano deboli a livello ingegneristico e finanziario, ma hanno ripetutamente incontrato resistenza a livello di spiegazione e negoziazione. Questa situazione critica incide direttamente sulla gestione effettiva dei progetti, dalle strutture di finanziamento alla gestione del lavoro, dalla valutazione ambientale alle relazioni con le comunità locali, poiché le imprese cinesi si trovano costantemente ad affrontare la sfida della “traduzione”.

Il prezzo dell'”essere compresi”: lo smantellamento dell’esperienza e il potere dell’interpretazione

Quando l’esperienza cinese si affaccia sulla scena internazionale, ciò che incontra inizialmente non è spesso uno scontro politico diretto, bensì un problema di “intelligibilità”. Alcune pratiche possono essere ricondotte in modo abbastanza naturale a categorie come “riforma”, “miglioramento dell’efficienza” o “adeguamento al mercato”, mentre altre richiedono una costante giustificazione della loro ragionevolezza. La differenza non deriva interamente dalle pratiche in sé, ma è legata al modo in cui il quadro di conoscenze esistente le classifica. L’esperienza del porto greco del Pireo ne offre un esempio concreto.

La crisi finanziaria globale del 2008 ha inferto un duro colpo all’economia greca, innescando una grave crisi del debito sovrano. Come condizione per ricevere gli aiuti finanziari dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, il governo greco è stato obbligato ad attuare politiche di privatizzazione su larga scala e di austerità fiscale. Il porto del Pireo, in quanto il più grande della Grecia e uno dei più importanti porti container europei, è stato inserito nella lista delle priorità di privatizzazione. In questo contesto, la China Ocean Shipping Company (COSCO) ha ottenuto nel 2008 una concessione trentennale per i moli 2 e 3 del porto. Nel 2016 ha inoltre acquisito una partecipazione del 67% nell’Autorità Portuale del Pireo, per un valore complessivo della transazione di 368,5 milioni di euro, impegnandosi a investire oltre 350 milioni di euro in futuro. Questa transazione si è svolta all’interno di un quadro di politica di austerità dominato dall’Occidente, eppure questo contesto istituzionale non è stato oggetto di discussione nei successivi rapporti internazionali. Al contrario, l’impatto del capitale cinese sugli standard lavorativi europei ha rapidamente dominato i media dopo le proteste e gli scioperi del 2016. Dopo l’acquisizione da parte di COSCO, l’azienda ha avviato un programma di modernizzazione del porto; nella narrativa aziendale, queste misure – l’introduzione di attrezzature automatizzate, l’ottimizzazione dei processi di carico e scarico e l’implementazione di nuovi sistemi di gestione del lavoro – sono state descritte come passi necessari per migliorare la competitività e raggiungere una gestione internazionalizzata. Tuttavia, nell’esperienza dei lavoratori greci, queste parole hanno evocato una serie di ricordi storici completamente diversi. Nel contesto della società greca, termini come “lavoro flessibile” e “gestione delle prestazioni” erano apparsi ripetutamente durante l’ondata di privatizzazioni del decennio precedente, o anche più, ogni volta accompagnati da licenziamenti, esternalizzazione e tagli ai benefit. Di conseguenza, questi termini gestionali apparentemente neutri erano già diventati fortemente politicizzati nel contesto locale. Nell’agosto del 2016, alcuni lavoratori portuali hanno organizzato una protesta sotto le gru automatizzate appena installate, con striscioni che recitavano in greco e in inglese: “Non siamo la manodopera a basso costo della Cina!” e “COSCO = Neocolonialismo!”. La protesta si è rapidamente trasformata in uno sciopero, arrivando a paralizzare le attività portuali.

I media internazionali si sono subito impossessati di questa storia, con testate di rilievo come il Financial Times e la BBC che l’hanno presentata come un’erosione degli standard lavorativi europei da parte del capitale cinese.[1] In queste narrazioni, il Pireo è diventato l’ennesimo esempio a dimostrazione del fatto che le imprese statali cinesi stavano replicando all’estero la loro gestione del lavoro “autoritaria” nazionale, minando il sistema di protezione sociale conquistato a fatica in Europa. Tuttavia, prima dell’ingresso della COSCO, il porto aveva già subito diversi cicli di cambiamenti istituzionali; l’esternalizzazione e i sistemi di contratti a tempo determinato non sono iniziati con l’acquisizione cinese. Ciò che vale la pena notare qui non è una difesa di una particolare modalità di gestione, ma piuttosto un’osservazione delle diverse interpretazioni che pratiche simili ricevono sotto i nomi di attori diversi. Le modalità di condotta sono simili, eppure le valutazioni morali non sono simmetriche. Quando il governo greco e il capitale occidentale hanno spinto per la flessibilizzazione del lavoro, questa è stata perlopiù considerata un aggiustamento necessario in un contesto di crisi economica, e i media l’hanno naturalizzata come “riforma necessaria e dolori della crescita della transizione”; mentre quando le imprese cinesi adottarono pratiche simili, furono etichettate come “sfruttamento”, diventando “esportazione autoritaria”, “neocolonialismo” e “espansione del modello cinese”.

Naturalmente, ciò non significa che le imprese cinesi non debbano essere criticate. Le questioni relative ai diritti dei lavoratori sono di per sé reali e legittime. Ma l’esperienza del Pireo suggerisce che la comprensione internazionale spesso dipende da un linguaggio consolidato e da una memoria storica. Chiunque sia più vicino a questo linguaggio viene più facilmente considerato “la norma”. Questo doppio standard rivela un problema fondamentale: il mondo moderno non è uno spazio cognitivamente neutro. In questo spazio, la comprensione non avviene spontaneamente, ma viene continuamente plasmata da istituzioni, standard e linguaggio professionale. Ancor più critico, stabilire quale esperienza possa essere naturalizzata come “universale” e quale pratica debba essere costantemente spiegata è di per sé una relazione di potere.

Quando i membri del sindacato hanno gridato “Non siamo la manodopera a basso costo della Cina”, è stata oscurata una questione più profonda: perché la “manodopera cinese” viene naturalmente equiparata a “economica” e “sfruttata”? Eppure, nel contesto delle imprese cinesi, questi stessi lavoratori portuali costituiscono la classe operaia industriale, sono dipendenti di imprese statali, usufruiscono di alloggi collettivi, mense aziendali e gruppi di studio politico. La risposta risiede forse nel fatto che la logica operativa delle imprese portuali cinesi è profondamente radicata in un ecosistema istituzionale completo, che include il duplice ruolo dei sindacati e delle organizzazioni del Partito, il posizionamento in termini di responsabilità sociale delle imprese statali e i meccanismi di coordinamento attivi del governo nei rapporti tra capitale e lavoro. Questi elementi, nel loro insieme, costituiscono la peculiarità del sistema lavorativo cinese. Quando la COSCO ha tentato di operare in Grecia, questo ecosistema istituzionale non è stato possibile trapiantarlo nella sua interezza. È stata costretta ad adattarsi al quadro giuridico greco, agli standard lavorativi dell’UE e al paradigma gestionale neoliberista, con la conseguenza che quei meccanismi che mantengono l’equilibrio tra capitale e lavoro nella società cinese sono stati eliminati, lasciando solo la logica più superficiale del “taglio dei costi e dell’aumento dell’efficienza”.

Il caso del Pireo rivela il primo dilemma che l’esperienza cinese incontra quando “si apre al mondo”: l’esperienza viene spesso smantellata durante il trasferimento interistituzionale e incorporata nei sistemi di classificazione esistenti. Quando gli assetti istituzionali che originariamente si sostenevano a vicenda devono essere scomposti in diverse parti identificabili all’interno del sistema concettuale dominante occidentale per poter essere “compresi”, quei legami istituzionali che non possono essere chiaramente denominati – e che ne costituiscono la vera specificità – spesso non possono essere espressi. “Essere compresi” in questo contesto non è un ponte verso la comunicazione, ma piuttosto un meccanismo di selezione: determina quali esperienze possono essere nominate e quali logiche devono rimanere in silenzio. È proprio in tale contesto che l’esperienza cinese è spesso costretta ad apparire sotto forma di “comportamento di mercato” o “decisione commerciale”, mentre il ruolo dello Stato, la prospettiva temporale a lungo termine e le complesse pratiche di governance che la sottendono sono considerate intraducibili, indiscutibili e persino prive di legittimità. Va sottolineato che, sebbene questo meccanismo di selezione a livello cognitivo costituisca un vincolo strutturale alla “comprensione” dell’esperienza cinese, non porta necessariamente al conflitto. La genesi della controversia portuale è stata anche legata alla valutazione preliminare del rischio sociale del progetto. Se la sensibilità delle dinamiche del lavoro locale fosse stata valutata in modo più completo nella fase di avvio e se fossero stati istituiti meccanismi di consultazione più tempestivi, alcune delle tensioni avrebbero potuto essere attenuate. L’esperienza del Pireo evidenzia le differenze tra i vari quadri interpretativi e ricorda alle imprese la necessità di un’identificazione più accurata del rischio sociale durante il processo di trasferimento istituzionale.

Il prezzo della conformità: l’esperienza addomesticata dagli standard

Se il Pireo presenta il dilemma strutturale dell'”essere compresi”, la Port City dello Sri Lanka ne presenta un altro, più complesso e subdolo: quando l’esperienza cinese tenta di integrarsi proattivamente nel sistema di discorso esistente e si sforza di dimostrare la propria “progressività” e “conformità”, viene invece trascinata sempre più profondamente nella disciplina degli standard consolidati. La soglia della comprensione non si manifesta più come esclusione, ma appare sotto forma di accettazione.

Il progetto Colombo Port City è stato formalmente lanciato nel settembre 2014, con la China Communications Construction Company e la sua controllata China Harbour Engineering Company che hanno investito 1,4 miliardi di dollari per costruire un nuovo distretto urbano di 269 ettari attraverso il recupero di terreni. Il progetto è stato presentato come il fiore all’occhiello della Belt and Road Initiative in Asia meridionale, promettendo di trasformare Colombo nella “nuova Dubai dell’Asia meridionale”. Tuttavia, fin dal suo inizio, il progetto ha dovuto affrontare una forte opposizione da parte delle comunità di pescatori, delle organizzazioni ambientaliste, dei leader religiosi e di alcuni gruppi della società civile. Le controversie si sono concentrate sull’impatto ambientale, sui problemi di sostentamento dei pescatori e sulle modalità di utilizzo del territorio. I critici temevano che il recupero di terreni avrebbe alterato l’ecologia marina e compromesso le attività di pesca tradizionali, e si chiedevano se il progetto avrebbe esacerbato le divisioni spaziali all’interno della città.

Dopo le elezioni presidenziali dello Sri Lanka del gennaio 2015, il nuovo governo annunciò la sospensione del progetto, richiedendo un riesame dell’accordo e della valutazione di impatto ambientale, e la costruzione della Port City entrò così in un periodo di stagnazione durato quindici mesi. Nel marzo 2016, nel duplice contesto della pressione del debito e della necessità di sviluppo economico, il governo dello Sri Lanka decise di riavviare il progetto, ma richiese adeguamenti di conformità completi. Le imprese cinesi erano ben consapevoli della pressione dell’opinione pubblica internazionale su questo progetto e, nella loro pubblicità, posero particolare enfasi sulla sostenibilità, l’inclusività e la modernità del progetto. In termini di conformità ambientale, il rapporto di valutazione di impatto ambientale si estendeva per diverse migliaia di pagine e un ente di certificazione di edifici verdi di fama internazionale fu incaricato di richiedere la certificazione LEED Gold.[2] In termini di struttura di governance, la Port City fu posizionata come la Colombo International Financial City, introducendo un sistema di common law inglese e un meccanismo di arbitrato indipendente, enfatizzando l’allineamento con i mercati dei capitali globali. In termini di partecipazione della comunità, sono stati raggiunti accordi con la comunità dei pescatori, promettendo di spostare le draghe più al largo, di fornire 500 milioni di rupie dello Sri Lanka a un programma di sostegno al reddito dei pescatori e di organizzare diverse sessioni informative pubbliche. In apparenza, si trattava di un processo di graduale integrazione nel sistema di standard internazionali. Ma il problema sta proprio in questo: mentre l’esperienza cinese si sforzava tanto di dimostrare la propria conformità agli standard internazionali, questi standard stessi non sono mai diventati oggetto di discussione.

Con l’accumularsi delle misure di conformità imposte dall’impresa, anche la logica di sviluppo del progetto è cambiata silenziosamente. L’obiettivo principale della Port City si è gradualmente cristallizzato nella costruzione di un centro finanziario internazionale, prendendo come riferimento modelli esistenti come Singapore e Dubai. Questo percorso è già piuttosto consolidato nel panorama della competizione urbana globale e le relative conseguenze sociali – segregazione spaziale, stratificazione di classe, arbitraggio istituzionale – sono state ampiamente discusse da tempo. Tuttavia, nella narrazione di conformità della Port City, questi problemi sono stati sistematicamente accantonati, sostituiti da una ripetuta enfasi sulla “fattibilità internazionale”, sulla “fiducia degli investitori” e sul “riconoscimento del rating”. Per i residenti locali, gli adeguamenti di conformità non hanno modificato in modo significativo l’orientamento sociale del progetto. Le residenze di lusso, i servizi finanziari e la struttura di governance chiusa previsti dal piano della Port City l’hanno tenuta a distanza dalle comunità circostanti a basso reddito fin dall’inizio. L’elevato numero di posti di lavoro promessi dal progetto era concentrato principalmente nei settori dei servizi a bassa qualifica, mentre le posizioni finanziarie e professionali ad alto valore aggiunto erano più probabilmente occupate da talenti stranieri. I sondaggi mostrano che i residenti delle comunità a basso reddito vicino alla Città Portuale nutrivano sentimenti ambivalenti riguardo al progetto: da un lato, speravano che potesse portare prosperità a Colombo; dall’altro, temevano di essere ulteriormente emarginati. Una donna residente in una comunità vicina ha sottolineato in un’intervista che questa futura città in costruzione non apparteneva a loro, che al massimo avrebbero potuto lavorarci come addetti alle pulizie.[3] La Città Portuale, quindi, non ha alleviato la disuguaglianza sociale esistente a Colombo, ma l’ha invece spazializzata e legittimata attraverso la progettazione istituzionale.

Ironicamente, quando studiosi e attivisti dello Sri Lanka hanno criticato la Port City, il linguaggio che hanno utilizzato era lo stesso discorso critico degli studi occidentali sullo sviluppo, con espressioni come “urbanizzazione neoliberale”, “sviluppo escludente” e “segregazione spaziale”. Il settore imprenditoriale, dal canto suo, non ha avuto altra scelta che rispondere dimostrando certificazioni di conformità più elevate e valutazioni di responsabilità sociale più dettagliate. In questo caso, sia la critica che la risposta sono rientrate nello stesso sistema linguistico, circolando continuamente, ma raramente prendendo in considerazione la possibilità di percorsi di sviluppo alternativi. Nessuno si è chiesto se esista un percorso di sviluppo urbano che non si basi sul modello del “centro finanziario internazionale”. Era possibile costruire una nuova città che fosse al contempo moderna e inclusiva, anziché replicare Singapore o Dubai? La Cina stessa, durante la costruzione delle zone economiche speciali nel primo periodo di riforme e apertura, aveva esplorato idee come “lasciare che alcuni si arricchiscano prima per trascinare con sé gli altri” e “sviluppo regionale coordinato”, ma queste esperienze alternative non sono state seriamente prese in considerazione nel progetto della Port City. Il motivo è semplice: nei mercati finanziari internazionali, una “versione Colombo di Shenzhen” non ha alcun appeal; solo una “versione Colombo di Singapore” può ottenere finanziamenti. Investitori, agenzie di rating e banche internazionali utilizzano tutti lo stesso insieme di criteri per valutare la “fattibilità” di un progetto, e questo insieme di criteri costituisce il quadro di riferimento dominante che si è consolidato nel lungo corso della globalizzazione neoliberista; se il progetto desidera ottenere finanziamenti e il supporto del rating, deve operare all’interno del quadro esistente.

Questo processo rivela il secondo dilemma che l’esperienza cinese incontra quando “si propone all’estero”: quando “dimostrare il proprio valore” diventa l’obiettivo primario, l’immaginazione di uno sviluppo alternativo viene dissolta sul nascere. La cosiddetta conformità lascia poco spazio a diverse visioni di sviluppo; attraverso il sistema dominante di “standard”, il progetto viene gradualmente ricondotto ai modelli esistenti. La visione alternativa di modernizzazione insita nel percorso di sviluppo cinese – che enfatizza il coordinamento statale, la pianificazione a lungo termine e la priorità degli obiettivi sociali – è difficile da esprimere nei progetti internazionali. Questo non perché tali esperienze siano irrilevanti, ma perché non possono essere integrate nel quadro concettuale che domina i flussi di capitale globali e la valutazione dei progetti. Il progetto Colombo Port City è stato autorizzato a esistere, ma ha dovuto riorganizzarsi all’interno del sistema di standard dominante; in questo processo, l’esperienza ha acquisito legittimità, perdendo al contempo il suo originario spazio di immaginazione alternativa. Pertanto, il problema di Colombo Port City non risiede nel fatto che sia sufficientemente ecologica, intelligente o conforme, ma nel fatto che l’intero meccanismo di conformità ha già presupposto ciò che viene considerato “buono sviluppo”. Quando le imprese cinesi accettano questo presupposto, inevitabilmente rinunciano alla contesa per il potere di definire lo sviluppo. L’adesione, in questo caso, non è più un ponte verso il dialogo, ma un meccanismo di assorbimento: trasforma le potenziali alternative in estensioni dell’ordine esistente. Il caso della città portuale di Colombo dimostra che il prezzo che l’esperienza cinese può pagare sulla scena internazionale può manifestarsi non solo sotto forma di esclusione, ma anche in una particolare forma di accettazione. L’esperienza non consiste nell’essere incompresa o fraintesa, ma nell’essere compresa in un modo già predeterminato.

Nel 2017, la Shenzhen Hoimor Investment Co., Ltd. ha proposto la costruzione di un grande complesso industriale nella provincia sudafricana di Limpopo, destinato a diventare un importante progetto di investimento nell’ambito della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative) in Africa. Il Limpopo è una delle province più povere del Sudafrica, con un tasso di disoccupazione che da tempo si mantiene al di sopra del 30%, e confina con lo Zimbabwe e il Botswana. Questo progetto, denominato Complesso Energetico-Metallurgico della Zona Economica Speciale di Musina-Makhado (MMSEZ), era stato concepito per trasformare questa regione impoverita in una moderna base per l’industria pesante. La portata del progetto era enorme, con un investimento totale stimato tra i 10 e i 40 miliardi di dollari. Le strutture principali includevano un impianto siderurgico con una capacità annua di 5,1 milioni di tonnellate, impianti di cokeria e ferroleghe a supporto, un cementificio con una produzione annua di 6 milioni di tonnellate e impianti di fusione di rame e ferro, tra le altre strutture per l’industria pesante. Per supportare queste industrie ad alta intensità energetica, il progetto prevedeva anche la costruzione di una centrale elettrica a carbone con una capacità installata di 4.600 megawatt. L’intero progetto si estendeva su un’area di oltre 80 chilometri quadrati, era previsto che venisse realizzato in fasi e si stimava che avrebbe creato più di 20.000 posti di lavoro diretti. In teoria, questo progetto incarnava perfettamente la logica classica cinese del “prima le infrastrutture, poi l’agglomerazione industriale, poi lo sviluppo regionale”, ovvero, attraverso ingenti investimenti infrastrutturali, l’attrazione di imprese leader, la formazione di distretti industriali, la promozione dello sviluppo delle aree circostanti e, in definitiva, il raggiungimento della crescita occupazionale e del miglioramento delle finanze locali. L’allora presidente del Sudafrica, Zuma, espresse pubblicamente il suo sostegno e il governo provinciale del Limpopo lo designò come progetto numero uno della provincia, nella speranza di trasformarne le prospettive economiche.

Tuttavia, dopo l’avvio del progetto, i limiti imposti dalle condizioni di base sono emersi rapidamente. Il primo problema era quello energetico. La centrale elettrica a carbone da 4.600 megawatt prevista non è insolita in Cina. Per progetti industriali di dimensioni simili, l’approvvigionamento energetico è solitamente garantito uniformemente dalla rete statale e le imprese non devono assumersi la responsabilità della sicurezza energetica sistemica. Ma in Sudafrica, la compagnia elettrica nazionale Eskom è da tempo alle prese con una crisi di approvvigionamento e i parchi industriali devono risolvere autonomamente i propri problemi di approvvigionamento energetico. Nel 2023, il Sudafrica ha subito la più grave carenza di energia elettrica della sua storia, con oltre 300 giorni di interruzione programmata a livello nazionale. In questo contesto, per un parco industriale pesante ad alta intensità energetica, fare affidamento su se stesso per garantire un approvvigionamento energetico stabile era un’impresa quasi impossibile. Anche il problema delle risorse idriche ha costituito un ostacolo strutturale. Il progetto prevedeva un fabbisogno annuo di 249 milioni di metri cubi di acqua industriale, pari a cinque volte il consumo idrico totale esistente nella zona. Sebbene il piano proponesse l’idea di una deviazione idrica transfrontaliera, ciò avrebbe comportato la negoziazione di accordi sui diritti idrici con lo Zimbabwe e il Botswana, la costruzione di condotte transfrontaliere per il trasferimento dell’acqua e il coordinamento delle normative ambientali e delle priorità di utilizzo dell’acqua dei tre paesi. In Cina, una simile allocazione di risorse interregionali rientra nella categoria dell’ingegneria strategica nazionale, coordinata uniformemente dal governo centrale, come ad esempio i grandi progetti quali la deviazione delle acque da sud a nord e il gasdotto da ovest a est. Tuttavia, la Zona Economica Speciale di Musina-Makhado è un progetto di investimento guidato da un’impresa, che chiaramente non possiede la capacità di promuovere una cooperazione infrastrutturale transnazionale di questo tipo. Al 2024, il relativo piano di deviazione delle acque non aveva ancora registrato progressi sostanziali. Il terzo problema fondamentale risiedeva nel mercato. Il progetto prevedeva una capacità di produzione di acciaio di 5,1 milioni di tonnellate all’anno, mentre il consumo interno annuo di acciaio del Sudafrica era di soli 4 milioni di tonnellate circa. Allo stesso tempo, la più grande impresa siderurgica del paese stava chiudendo linee di produzione e riducendo il personale a causa della sovraccapacità. In un contesto in cui la struttura della domanda e dell’offerta era già squilibrata, l’aggiunta di nuova capacità produttiva su larga scala non godeva di un reale sostegno da parte del mercato.

In apparenza, si tratta di tre difficoltà concrete: energia, acqua e mercato. Ma a un livello più profondo, il problema risiede nell’assenza di una struttura istituzionale. Nell’esperienza cinese, un parco industriale di tali dimensioni non è mai un investimento commerciale isolato, ma è solitamente integrato nelle politiche nazionali di trasferimento industriale, nelle strategie di sviluppo regionale e persino nei piani di riduzione della povertà. I ​​governi cinesi a tutti i livelli forniscono un supporto sistematico alle imprese attraverso l’assegnazione di terreni, incentivi fiscali, la fornitura di infrastrutture e meccanismi di coordinamento industriale e, quando necessario, garantiscono persino la formazione di filiere industriali e canali di vendita per i prodotti attraverso mezzi amministrativi. Il parco industriale fa parte del sistema di governance cinese, non è un progetto di investimento a sé stante. Tuttavia, quando questo modello è stato trapiantato in Sudafrica, l’architettura istituzionale che ne supporta il funzionamento non esisteva. Sebbene il governo sudafricano avesse espresso il proprio sostegno, mancava sia della capacità di fornire sussidi fiscali su larga scala sia del meccanismo amministrativo per il coordinamento industriale a livello nazionale, e ancor meno di un sistema di mobilitazione nazionale per concentrare le risorse e promuovere l’ingegneria strategica. Di conseguenza, il progetto ha replicato la forma esteriore della “costruzione di un parco industriale”, ma non è riuscito a replicare il coordinamento istituzionale complessivo che lo sottende. Ciò che la Zona Economica Speciale di Musina-Makhado rappresenta è proprio uno stato di disancoramento istituzionale: ha la forma di un parco, ma manca delle fondamenta di una governance. Entro il 2024, di fronte a controversie sulla valutazione ambientale, difficoltà di finanziamento e continue dispute legali, soprattutto in un contesto di sostegno nettamente indebolito dopo il cambio di governo, il progetto della Zona Economica Speciale di Musina-Makhado era entrato in uno stato di fatto di congelamento.

I problemi messi in luce da questo caso non si limitano al livello operativo; toccano due dimensioni fondamentali che l’esperienza cinese perde quando “si confronta con l’esterno”. In primo luogo, la flessibilità, l’ambiguità e le strategie pluralistiche che caratterizzano l’esperienza cinese rappresentano essenzialmente il riconoscimento e l’assorbimento della complessità della realtà. Tuttavia, all’interno di un sistema internazionale che esige una classificazione chiara e confini definiti, tale complessità spesso non trova spazio. Gran parte della saggezza della prassi cinese risiede proprio nel modo in cui affronta l’incertezza e le zone grigie. Dietro espressioni come “attraversare il fiume tastando le pietre”, “lasciar volare i proiettili per un po’” e “analizzare i problemi specifici in modo specifico” si cela la capacità di adattare la strategia all’interno di un processo dinamico, un’arte di governo che ricerca l’equilibrio in contesti complessi. Ma nel sistema di discorso internazionale, questa ambiguità viene spesso ricodificata come “opacità” o “secondi fini”. Quando la complessità viene compressa in un’unica narrazione, quando la polisemia deve essere convertita in formulazioni standardizzate, quelle dimensioni informali, grigie e stratificate che racchiudono la vita reale e la saggezza locale gradualmente scompaiono dalla vista. Ad esempio, l’economia informale locale può manifestarsi come disordine istituzionale, ma è anche il fondamento economico su cui si basa la sopravvivenza di un gran numero di persone, una componente indispensabile del sistema complessivo. Tuttavia, in un’ottica di modernizzazione che pone la normalizzazione e la standardizzazione come obiettivo, queste zone grigie sono spesso considerate come elementi da ripulire e regolarizzare. Di conseguenza, quei fattori importanti che originariamente costituivano i vantaggi istituzionali del modello cinese diventano, nel quadro del discorso neoliberale, gli elementi nascosti, difficili da esprimere apertamente.

In secondo luogo, vi è l’assenza di capacità di coordinamento statale. La peculiarità del modello di sviluppo cinese deriva, in larga misura, da uno Stato dotato di una forte capacità di coordinamento. Questo Stato è in grado non solo di mobilitare risorse, integrare interessi e assumersi rischi, ma anche di regolare e bilanciare obiettivi a breve termine e strategie a lungo termine. Tuttavia, quando le imprese cinesi “si espandono all’estero”, spesso, in qualità di investitori privati, tentano di promuovere strategie di sviluppo che originariamente richiedevano il supporto dello Stato. Questa inversione di ruoli si ripete in molti progetti della Nuova Via della Seta. Le imprese cinesi, di fatto, non possiedono la capacità statale di mobilitazione delle risorse e i meccanismi di coordinamento istituzionale, eppure ci si aspetta da loro – o in una certa misura ci si aspetta da loro stesse – che si assumano funzioni di sviluppo simili a quelle statali. Allo stesso tempo, le imprese cinesi si trovano anche ad affrontare l’egemonia discorsiva di una globalizzazione neoliberale difficile da contrastare; in questo contesto, il termine “guidato dallo Stato” assume spesso connotazioni negative ed è facilmente accusato di “distorsione del mercato”, “inefficienza” o “ricerca di rendite e corruzione”. Quando la Cina presenta al mondo la propria esperienza di sviluppo, spesso, intenzionalmente o meno, minimizza il ruolo dello Stato, privilegiando formulazioni che enfatizzano la mercificazione, la commercializzazione e l’imprenditorialità come attori principali. Eppure è proprio questa minimizzazione strategica a svuotare il nucleo istituzionale dell’esperienza cinese. I vantaggi derivanti dalla capacità di coordinamento statale vengono compressi in una logica puramente commerciale e il modello di sviluppo perde il suo originario sostegno istituzionale. In un nuovo contesto complesso, non è in grado né di presentare appieno i propri vantaggi strutturali né di stabilire condizioni istituzionali equivalenti. Il risultato è che la forma può essere replicata, mentre il meccanismo complessivo che ne sostiene il funzionamento non può essere riprodotto.

Discussione e conclusione: la “traduzione” non è retorica, ma capacità di governance.

Considerando congiuntamente i tre casi che abbracciano Europa, Asia e Africa, possiamo osservare che l’esperienza cinese, nel processo di “apertura al mondo”, non si limita a incontrare fallimenti o resistenze esterne; piuttosto, viene reinterpretata e riclassificata all’interno di diversi contesti istituzionali, subendo inevitabilmente delle distorsioni. Il problema fondamentale ricorrente non risiede solo nella redditività del progetto o nella fattibilità della tecnologia, ma nel modo in cui l’esperienza cinese viene compresa e nel quadro concettuale in cui le è permesso di esistere. Quando l’esperienza viene semplificata e disciplinata, quando la capacità dello Stato viene oscurata e considerata un rischio, la vera perdita dell’esperienza cinese “all’estero” diventa gradualmente evidente, così come questi progetti non rappresentano solo battute d’arresto a livello commerciale, ma anche una regressione della capacità interpretativa e dello spazio immaginativo.

Nel porto del Pireo, la controversia si è concentrata sul sistema lavorativo e sulle pratiche gestionali. Il conflitto non è scaturito esclusivamente da uno scontro di interessi, ma era anche legato alla memoria storica e al significato del linguaggio. L’impresa era ben preparata sul piano finanziario e legale, ma ha sottovalutato la delicatezza delle dinamiche sindacali locali. In Grecia, i lavoratori portuali occupano da tempo una posizione chiave nei rapporti tra Stato e società, e la riforma della privatizzazione era già fortemente politicizzata, pertanto la riforma gestionale poteva essere facilmente integrata in una narrazione di continuazione delle politiche di austerità. Se una valutazione più sistematica del rischio sociale fosse stata introdotta nelle prime fasi del progetto – individuando quali questioni avessero un significato simbolico e quale vocabolario potesse scatenare ansia collettiva – e se fossero stati stabiliti canali di comunicazione prima, parte del conflitto avrebbe potuto essere evitata. A Colombo Port City, il problema non risiedeva nell’esclusione, ma nella modalità di accettazione. Il progetto ha ottenuto legittimità attraverso un gran numero di misure di conformità, ma nel processo di standardizzazione si è gradualmente avvicinato al modello esistente del centro finanziario internazionale. L’impresa ha investito ingenti risorse per rispondere all’opinione pubblica internazionale e al sistema di valutazione; le valutazioni ambientali e i rapporti sulla responsabilità sociale sono stati continuamente ampliati e i documenti di comunicazione pubblica si sono arricchiti di nuovi elementi. Allo stesso tempo, lo spazio per la discussione sul percorso di sviluppo stesso era relativamente limitato; le critiche e le risposte ruotavano attorno allo stesso insieme di standard e il progetto raramente si discostava da questo quadro per considerare l’esistenza di altre direzioni di sviluppo urbano. Il punto chiave non è semplicemente la conformità, ma il modo in cui la conformità plasma l’immaginazione dello sviluppo. Nella Zona Economica Speciale di Musina-Makhado, la differenza nelle condizioni istituzionali era ancora più evidente. Il piano di progetto seguiva la logica di sviluppo dei parchi industriali cinesi, ma mancava dei corrispondenti meccanismi di coordinamento statale e del sistema di sostegno fiscale. I problemi relativi all’energia, alle risorse idriche e al mercato non erano semplici difficoltà tecniche, ma implicavano una cooperazione interministeriale e transnazionale. Quando un’impresa si espande all’estero, in qualità di attore commerciale, con una visione strategica fortemente dipendente dalla capacità dello Stato, si crea una dislocazione istituzionale, che non si risolverà automaticamente attraverso i meccanismi di mercato. Questi tre casi indicano rispettivamente diversi livelli del meccanismo di trasformazione: l’esperienza viene scomposta in elementi identificabili, il sistema di standard plasma la modalità di espressione e le condizioni istituzionali sono difficili da modificare in modo graduale. Questi meccanismi non sono entità astratte, ma sono radicati nell’intero processo decisionale, di esecuzione e di adeguamento del progetto.

Occorre sottolineare che l’esperienza cinese occupa effettivamente una posizione relativamente svantaggiata all’interno dell’attuale sistema di regole internazionali. Il sistema di rating internazionale, l’ordine finanziario globale e il discorso accademico sono stati a lungo dominati dalle economie sviluppate, e i criteri per la valutazione dei percorsi di sviluppo si sono formati in questo contesto storico. Un singolo progetto non può scuotere questa struttura complessiva, né può facilmente cambiare le regole esistenti nel breve termine. Tuttavia, lo svantaggio strutturale non significa che non ci sia spazio a livello pratico. La possibilità che un progetto possa progredire stabilmente dipende in larga misura dalla capacità dell’impresa di “tradurre” all’interno di un contesto concreto; allo stesso modo, la possibilità che l’esperienza ottenga spazio espressivo in diversi contesti istituzionali dipende da questa capacità. Su una scala temporale più ampia, “aprirsi al mondo” è di per sé un processo di continua negoziazione tra le differenze e di costante adattamento tra gli attriti. Pertanto, il successo o il fallimento di un progetto non dovrebbe essere misurato unicamente in base al volume di attività, al contributo al PIL o al numero di certificazioni internazionali. Per i lavoratori del Pireo, la stabilità lavorativa e la dignità del lavoro hanno un significato reale; Per i pescatori di Colombo, la sicurezza del sostentamento e la continuità della comunità sono ugualmente importanti; per gli abitanti delle comunità del Limpopo, la sicurezza ecologica e il diritto allo sviluppo autonomo sono le preoccupazioni principali. Se queste dimensioni vengono ignorate, anche se i bilanci finanziari sono positivi, un progetto farà fatica a ottenere un sostegno sociale a lungo termine. Questi casi ci ricordano che quando le imprese cinesi che “espandono le proprie attività” sono in grado di procedere dalla prospettiva della società locale, comprendendo come le proprie azioni si inseriscano nei contesti storici e politici esistenti, la “traduzione” non è più una semplice risposta passiva al rischio, ma può diventare una pratica istituzionale creativa. Una “traduzione” veramente efficace non consiste solo nel far comprendere alla società locale la logica di sviluppo della Cina, ma ancor più nel far comprendere alle imprese cinesi come le diverse società definiscono “la buona vita” e “il buon sviluppo”.

Nel corso dell’attuazione della Belt and Road Initiative, la Cina ha proposto l’importante concetto di cooperazione di “consultazione, costruzione congiunta e benefici condivisi”. La traduzione di questo concetto in pratica concreta dipende in ultima analisi dalla capacità delle imprese che si espandono all’estero di comprendere le differenze nel modo in cui le diverse società definiscono lo “sviluppo” e di adattare di conseguenza i propri percorsi pratici. Pertanto, la “traduzione” non è una mera conversione linguistica, ma una pratica di governance che mira a mantenere la flessibilità e la capacità di negoziazione in contesti complessi. Con l’intensificarsi dell’incertezza e dei conflitti nel contesto politico ed economico internazionale, lo sviluppo all’estero delle imprese cinesi si troverà inevitabilmente ad affrontare un numero crescente di disaccordi e controversie. In tale scenario realistico, la capacità delle imprese di identificare i rischi nei diversi contesti istituzionali, di stabilire meccanismi di consultazione e di salvaguardare la propria logica fondamentale, evitando al contempo un’eccessiva semplificazione della propria esperienza, diventerà il fattore chiave per la sostenibilità delle imprese cinesi che si espandono all’estero.

Fonti:
[1] Vedi i rapporti correlati: “I lavoratori portuali greci protestano contro il Pireo gestito dai cinesi”, BBC News , 15 agosto 2016; “I lavoratori portuali del Pireo scioperano contro i piani del proprietario cinese”, Financial Times , 26 settembre 2016; “I lavoratori portuali greci si scontrano con la Cosco cinese”, Financial Times , 6 ottobre 2016.

[2] LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è un sistema di certificazione per edifici verdi sviluppato dall’US Green Building Council ed è considerato in tutto il mondo lo standard di riferimento per la sostenibilità degli edifici.

[3] A. Radicati, “La costa instabile: navigare tra espropriazione e appartenenza a Colombo”, Antipode , vol. 52, 2020, pp. 542–561.

Lettura del verbale della riunione del Politburo di luglio (con trascrizione) _ di Fred Gao

Lettura del verbale della riunione del Politburo di luglio (con trascrizione)

spesa pubblica più rapida e un gesto a favore di un commercio equilibrato.

Fred Gao30 luglio
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La riunione del Politburo di luglio si è appena conclusa; di seguito trovate la trascrizione con alcuni dei punti salienti.

  1. Un sottile cambiamento di tono. Questa volta il testo dice: “dobbiamo attribuire grande importanza alle difficoltà e alle sfide nelle operazioni economiche” (同时,要高度重视经济运行中的困难挑战). Quella singola parola “ grande importanza ” (高度) sta facendo molto lavoro. Ciò suggerisce che la leadership ora percepisce chiaramente i problemi che si stanno accumulando nell’economia.
  2. orientamento anticiclico più deciso. L’incontro ha invitato a “intensificare l’aggiustamento anticiclico” (加大逆周期调节力度) e, in particolare, a “pianificare e attuare tempestivamente politiche incrementali pragmatiche ed efficaci” (及时谋划出台务实管用的增量政策). Ciò è in linea con la direzione anticiclica sottolineata dal premier Li al simposio di luglio. Attualmente siamo nella fase di ricerca (pianificazione) di potenziali politiche incrementali, la loro attuazione richiede più tempo.
  3. Il quadro fiscale-monetario mantiene lo stesso tono, basta spendere i soldi più velocemente. Il quadro generale è rimasto invariato, ma l’accento si è chiaramente spostato verso l’accelerazione della spesa fiscale. Ad aprile il linguaggio era “fare pieno e buon uso della politica macro” e “continuare a ottimizzare la struttura della spesa fiscale” (用好用足宏观政策、持续优化财政支出结构). Entro luglio il livello è stato aggiornato in “le politiche macroeconomiche devono essere più energiche ed efficaci, accelerando il ritmo della spesa fiscale e l’uso dei fondi obbligazionari” (宏观政策要发力提效、加快财政支出和债券资金使用进度). Il documento di luglio appare più orientato all’azione e più urgente, e menziona direttamente i fondi obbligazionari. Si tratta sostanzialmente di un incentivo per gli enti locali a erogare effettivamente i fondi. Ciò si inserisce nel contesto del primo semestre che avevo evidenziato nelle previsioni : la spesa gestita da enti pubblici è diminuita del 16,4% su base annua e gli investimenti locali si stanno visibilmente contraendo.
  4. Sulle esportazioni, l’appello ad “espandere lo spazio per una cooperazione economica e commerciale internazionale reciprocamente vantaggiosa, sviluppare vigorosamente gli scambi di servizi e promuovere uno sviluppo commerciale equilibrato ” (拓展国际经贸互利合作空间、大力发展服务贸易、促进贸易平衡发展) mi sembra in parte una risposta alle recenti lamentele dell’Europa riguardo al suo deficit commerciale con la Cina. La formulazione suggerisce che c’è ancora spazio per negoziare in questa fase.
  5. In termini generali, l’attenzione è ancora sulla domanda interna, vale la pena notare che il consumo di servizi viene fatturato. Il rapporto dice: “espandere l’offerta di beni di alta qualità per soddisfare le esigenze di consumo di diversi gruppi e sfruttare il potenziale del consumo di servizi” (适应不同群体消费需求扩大优质供给、挖掘服务消费潜力). Come mi aspettavo dalle prospettive, la spinta pro-consumo si orienta maggiormente verso i servizi.
  6. Sono presenti alcune novità in merito al settore privato e all’ordine di mercato. Rispetto ad aprile, il testo di luglio aggiunge “ottimizzare l’ambiente di sviluppo per l’economia privata e promuovere lo sviluppo standardizzato e sano dell’economia delle piattaforme” (优化民营经济发展环境、推动平台经济规范健康发展). Inoltre, eleva il concetto di “mercato nazionale unificato” a vera e propria regolamentazione, “formulando e attuando regolamenti per la costruzione di un mercato nazionale unificato”. Questo posiziona il regolamento come strumento per contenere la concorrenza di stampo involuzionistico a livello locale.Inside China è una pubblicazione sostenuta dai lettori. Per ricevere nuovi articoli e supportare il mio lavoro, valuta la possibilità di abbonarti gratuitamente o a pagamento. Iscritto

Di seguito la trascrizione che ho realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale:


Il Politburo del Comitato Centrale del PCC si riunisce e decide di convocare la quinta sessione plenaria del XX Comitato Centrale del PCC, analizzando e studiando l’attuale situazione economica e il lavoro in campo economico; Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC, presiede la riunione.

Pechino, 30 luglio (Xinhua) — Il Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) si è riunito il 30 luglio, decidendo di convocare la Quinta Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del PCC a Pechino nel mese di ottobre di quest’anno. I punti principali all’ordine del giorno prevedevano che il Politburo del Comitato Centrale del PCC riferisse al Comitato Centrale in merito alla propria attività e che venissero esaminate alcune questioni importanti riguardanti il ​​costante progresso della piena e rigorosa autogoverno del Partito. La riunione ha analizzato e studiato l’attuale situazione economica e ha predisposto le attività economiche per la seconda metà dell’anno. Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC, ha presieduto la riunione.

L’incontro ha evidenziato che, a partire dal XVIII Congresso Nazionale del PCC, sono stati compiuti grandi progressi nell’esercizio di un’autogoverno di partito completo e rigoroso, aprendo nuove frontiere nell’autoriforma di un partito centenario di primaria importanza, promuovendo risultati e trasformazioni storiche per la causa del Partito e del Paese, e consentendo al Partito e al popolo di assumere un’iniziativa storica per il rafforzamento del Partito e della nazione. Allo stesso tempo, con i profondi cambiamenti avvenuti a livello globale, nazionale e all’interno del Partito, l’autogoverno di partito completo e rigoroso si trova ad affrontare nuove circostanze e nuove problematiche. L’intero Partito, dalla prospettiva strategica di consolidare la propria posizione di governo e di adempiere alla propria missione e ai propri compiti, deve acquisire una profonda comprensione della grande importanza di promuovere costantemente un’autogoverno di partito completo e rigoroso. Dobbiamo rafforzare la nostra fiducia, mantenere la nostra determinazione e, con standard più elevati e misure più concrete, sostenere e applicare al meglio la preziosa esperienza di un’autogoverno del Partito completo e rigoroso nella nuova era, correggere e risolvere efficacemente i problemi più rilevanti che ostacolano la costruzione del Partito e consolidare e sviluppare al meglio la solida situazione politica instauratasi nella gestione e nel governo del Partito.

La riunione ha sottolineato che il perseguimento costante di una piena e rigorosa autogoverno del Partito richiede il rispetto del marxismo-leninismo, del pensiero di Mao Zedong, della teoria di Deng Xiaoping, della teoria delle tre rappresentanze e della visione scientifica dello sviluppo, l’attuazione completa del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, lo studio approfondito e l’applicazione del pensiero di Xi Jinping sulla costruzione del Partito e l’attuazione dei requisiti generali per la costruzione del Partito nella nuova era. Richiede inoltre di assumere la Costituzione del Partito come base fondamentale, di sostenere e rafforzare la leadership centralizzata e unificata del Comitato Centrale del PCC e di concentrarsi sul rafforzamento della capacità di governo a lungo termine del Partito, sul mantenimento della natura avanzata e dell’integrità del Partito e sulla preservazione dello stretto legame tra il Partito e il popolo. Ciò richiede un’adesione incrollabile a un tono rigoroso, il miglioramento del sistema per un’autogoverno del Partito completo e rigoroso, l’assunzione della costruzione politica del Partito come principio guida, la promozione globale di tutti gli aspetti della costruzione del Partito, la piena stimolazione dell’entusiasmo, dell’iniziativa e della creatività di tutto il Partito e il continuo raggiungimento dell’autopurificazione, dell’autoperfezionamento, dell’autorinnovamento e dell’autoelevazione del Partito. Questo garantirà che il Partito rimanga sempre un partito di governo marxista all’avanguardia, che gode del pieno sostegno del popolo, che può resistere a ogni tipo di tempesta e prova, che è pieno di vigore e vitalità e che rimane sempre il forte nucleo dirigente della causa del socialismo con caratteristiche cinesi.

Durante la riunione è stato affermato che, dall’inizio di quest’anno, il Comitato Centrale del PCC, con il compagno Xi Jinping al suo centro, ha unito e guidato l’intero Partito e il popolo di tutte le etnie del Paese, procedendo con determinazione e coraggio. Coordinando la situazione generale degli affari interni e internazionali, integrando sviluppo e sicurezza e rispondendo efficacemente ai vari shock esterni e alle difficoltà interne, l’economia cinese ha mostrato una tendenza di sviluppo orientata verso nuovi motori e all’ottimizzazione della sua struttura. Allo stesso tempo, dobbiamo attribuire grande importanza alle difficoltà e alle sfide che incontriamo nelle operazioni economiche, rafforzare la nostra fiducia, affrontare le sfide, sfruttare al meglio le diverse opportunità e i vantaggi e promuovere un progresso stabile e duraturo di alto livello.

Durante la riunione è stato sottolineato che, per ottenere buoni risultati in campo economico nella seconda metà dell’anno, è fondamentale attenersi al Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, perseguire il progresso garantendo al contempo la stabilità, attuare in modo completo, preciso e globale la nuova filosofia di sviluppo, accelerare la costruzione di un nuovo modello di sviluppo e coordinare al meglio le due situazioni generali di affari interni e internazionali, nonché di sviluppo e sicurezza. Dobbiamo continuare ad approfondire le riforme e l’apertura, accelerare la transizione tra i vecchi e i nuovi motori della crescita, attuare efficacemente una politica fiscale più proattiva e una politica monetaria adeguatamente accomodante, sfruttare appieno l’efficacia di tutte le politiche esistenti, pianificare e attuare tempestivamente politiche incrementali pragmatiche ed efficaci, intensificare l’aggiustamento anticiclico, intensificare gli sforzi per espandere la domanda interna e ottimizzare l’offerta, salvaguardare e migliorare seriamente il tenore di vita delle persone, rafforzare lo slancio dello sviluppo e stimolare la vitalità sociale, promuovere lo sviluppo sostenibile dell’economia verso nuovi motori, strutture migliori e prestazioni migliori, e impegnarci per ottenere un buon inizio per il periodo del 15° Piano quinquennale.

Durante la riunione è stato sottolineato che le politiche macroeconomiche devono essere più incisive ed efficaci, accelerando il ritmo della spesa pubblica e l’utilizzo dei fondi obbligazionari, e promuovendo con vigore le “due grandi” iniziative (le principali strategie nazionali e il rafforzamento delle capacità di sicurezza) e i “due nuovi” progetti (il programma di rinnovo delle attrezzature su larga scala e il programma di permuta dei beni di consumo). È fondamentale garantire saldamente le “tre garanzie” a livello locale: assicurare i bisogni primari, il pagamento degli stipendi e il normale funzionamento della pubblica amministrazione. Gli strumenti di politica monetaria devono essere utilizzati in modo completo e tempestivo, e l’attuazione coordinata delle politiche fiscali e finanziarie per stimolare la domanda interna deve essere ottimizzata.

L’incontro ha sottolineato la necessità di espandere efficacemente la domanda interna, ampliare l’offerta di beni di alta qualità per soddisfare le esigenze di consumo dei diversi gruppi e sfruttare il potenziale del consumo di servizi. Occorre compiere progressi concreti nella pianificazione e nella costruzione delle “sei reti”. Dobbiamo accelerare la costruzione di un moderno sistema industriale, rafforzare il sostegno a lungo termine e stabile alla ricerca di base, attuare in modo approfondito l’iniziativa “Intelligenza Artificiale Plus”, sviluppare nuove forme di economia intelligente e migliorare il sistema di governance dell’IA. Dobbiamo promuovere attivamente le scoperte nelle tecnologie di frontiera e lo sviluppo delle industrie del futuro, impegnarci a fondo nella costruzione di industrie pilastro emergenti e continuare a promuovere la trasformazione e l’ammodernamento delle industrie tradizionali.

Durante la riunione è stata sottolineata la necessità di promuovere un ambiente di concorrenza di mercato equo e ordinato, di formulare e attuare regolamenti per la costruzione di un mercato nazionale unificato, di continuare ad affrontare in modo completo la concorrenza di tipo “involuzionistico” e di risolvere regolarmente il problema dei pagamenti aziendali in ritardo. È necessario approfondire la riforma dei beni e delle imprese statali, ottimizzare il contesto di sviluppo per l’economia privata e promuovere lo sviluppo standardizzato e sano dell’economia delle piattaforme.

Durante l’incontro è stata sottolineata la necessità di ampliare lo spazio per una cooperazione economica e commerciale internazionale reciprocamente vantaggiosa, di sviluppare con vigore il commercio dei servizi e di promuovere uno sviluppo commerciale equilibrato. È necessario migliorare il sistema di gestione degli investimenti esteri e il sistema integrato di servizi all’estero, nonché attrarre e utilizzare attivamente gli investimenti stranieri.

Durante la riunione è stata sottolineata la necessità di svolgere un buon lavoro nel settore agricolo, rurale e a sostegno degli agricoltori senza alcuna flessione, di continuare a consolidare ed espandere i risultati ottenuti nella lotta alla povertà, di istituire e migliorare i meccanismi per la costruzione, la gestione e la manutenzione di terreni agricoli di alta qualità, di stabilizzare la produzione e i prezzi dei suini e di altri prodotti agricoli e zootecnici e di promuovere una crescita costante dei redditi degli agricoltori. Dobbiamo garantire la stabilità dell’offerta e dei prezzi dei fattori di produzione agricola, svolgere un buon lavoro nella produzione agricola e assicurare un raccolto eccezionale di cereali autunnali e di cereali per tutto l’anno.

L’incontro ha evidenziato la necessità di rafforzare la tutela dei mezzi di sussistenza attraverso molteplici misure, aumentare il sostegno all’occupazione per i gruppi chiave e tutelare efficacemente i diritti e gli interessi dei lavoratori flessibili e di coloro che svolgono nuove forme di impiego. Dobbiamo garantire servizi e sostegno per “gli anziani e i giovani” e migliorare un sistema di assistenza sociale strutturato su più livelli e categorie. Dobbiamo rafforzare la tutela ecologica e ambientale, portare avanti con determinazione il programma “Three-North” Shelterbelt e promuovere attivamente e con prudenza il raggiungimento del picco di emissioni di carbonio e della neutralità carbonica.

L’incontro ha sottolineato la necessità di costruire con serietà una solida barriera di sicurezza. Dobbiamo stabilizzare il mercato immobiliare, attuare efficacemente un pacchetto di piani di risoluzione del debito e promuovere costantemente la riforma e la mitigazione del rischio delle piccole e medie istituzioni finanziarie locali, riducendone il numero e migliorandone la qualità. Dobbiamo approfondire la riforma globale degli investimenti e dei finanziamenti nel mercato dei capitali e rafforzare la resilienza e la fiducia nel mercato stesso. Dobbiamo esaminare e affrontare a fondo i vari rischi e pericoli nascosti e arginare con decisione il verificarsi di incidenti gravi. Dobbiamo rafforzare l’indagine e la gestione dei pericoli nascosti in bacini idrici fatiscenti e pericolosi, argini fluviali, aree soggette a inondazioni improvvise e disastri geologici, e aree urbane basse e a rischio di alluvione. Dobbiamo impegnarci concretamente nella prevenzione delle alluvioni, nel soccorso di emergenza e nella gestione delle calamità, adoperandoci con ogni sforzo per proteggere la vita e i beni delle persone.

L’incontro ha evidenziato la necessità di consolidare ed espandere i risultati della campagna educativa volta a stabilire e mettere in pratica una visione corretta dell’operato politico, e di incoraggiare i funzionari di alto livello a creare nuovi risultati in termini di sviluppo di alta qualità con uno spirito più costruttivo e positivo.

Durante la riunione sono stati esaminati anche altri argomenti.

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Pechino traccia una linea invalicabile sulla “sovraccapacità produttiva”.

Il MOFCOM ha pubblicato un documento di posizione in cui confuta le affermazioni sulla sovracapacità

Fred Gao28 luglio
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Il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) ha appena pubblicato un documento programmatico sulla questione della sovraccapacità produttiva. Non è la prima volta che i funzionari cinesi si pronunciano sull’argomento: numerosi commenti sui media e conferenze stampa hanno già espresso la loro opinione contraria alla sovraccapacità. Tuttavia, se la memoria non mi inganna, questa è la prima volta che il MOFCOM espone la propria posizione in un documento programmatico formale e autonomo, dedicato specificamente alla questione.

Il contesto in cui si inserisce questa affermazione è, a mio avviso, la recente intensificazione delle accuse dell’UE nei confronti della Cina. Con l’aumento del deficit commerciale dell’UE con la Cina, la preoccupazione all’interno del blocco su questo tema è cresciuta costantemente: il 28 maggio, cinque paesi europei hanno firmato un documento congiunto in cui chiedono all’UE di adottare misure restrittive più incisive nei confronti dei prodotti cinesi. I funzionari della Commissione europea hanno sostenuto che la Cina rappresenta attualmente il 30% della produzione mondiale, ma solo il 13% del consumo globale, suggerendo che la debolezza della domanda interna stia causando la sovraccapacità produttiva. È proprio questa argomentazione che il presente documento si propone di confutare.

In sostanza, il nucleo del documento programmatico riguarda quattro coppie di relazioni: la relazione tra sussidi industriali e sovraccapacità, tra surplus commerciali e sovraccapacità, tra squilibri economici e sovraccapacità e tra concorrenza di mercato e sovraccapacità.

Innanzitutto, per quanto riguarda i sussidi industriali e la sovraccapacità produttiva, MOFCOM sostiene che non vi sia un legame inevitabile tra i due, osservando che ogni paese ha una propria politica industriale: l’Inflation Reduction Act statunitense prevede di erogare 750 miliardi di dollari in sussidi, e la Commissione europea fornirà oltre 1.440 miliardi di euro in sussidi tra il 2021 e il 2030, soggetti al requisito dell'”origine UE”; mentre, secondo MOFCOM, i sussidi ai consumatori in Cina si applicano in egual misura alle imprese nazionali ed estere.

In secondo luogo, riguardo ai surplus commerciali e alla sovraccapacità produttiva. Il MOFCOM sostiene che esportazioni elevate e ampi surplus non equivalgono a sovraccapacità produttiva. Sottolinea che, nel corso della storia dello sviluppo economico globale, le principali potenze manifatturiere come il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Giappone e la Germania hanno mantenuto surplus per lunghi periodi, e non era raro che i surplus delle partite correnti di Germania e Giappone superassero il 6% del PIL. Il documento ribadisce che la Cina non ha mai perseguito deliberatamente un surplus commerciale e che un surplus non significa necessariamente che gli interessi della controparte vengano lesi: nel 2025, le imprese a partecipazione estera rappresentavano il 27% delle esportazioni cinesi e il 16% del suo surplus. Considerando la bilancia dei pagamenti nel suo complesso, mentre la Cina registra un considerevole surplus nel commercio di beni, presenta deficit nel commercio di servizi e nei redditi da investimenti, cosicché il suo surplus delle partite correnti si attesta complessivamente intorno al 3,7% del PIL, entro l’intervallo considerato ragionevole a livello internazionale.

In terzo luogo, sugli squilibri economici e la sovraccapacità produttiva. Il documento sostiene che gli squilibri economici globali siano una norma storica con radici complesse. In particolare, ribalta la prospettiva citando le opinioni di istituzioni come il FMI: gli Stati Uniti hanno accumulato enormi squilibri legati al debito e devono migliorare la propria posizione fiscale, l’Europa soffre di sottoinvestimenti e deve aumentare la produttività, e la Cina deve espandere la domanda interna. Questo per dimostrare che lo squilibrio è un problema sistemico condiviso da molte parti, piuttosto che qualcosa da attribuire esclusivamente alla Cina.

In quarto luogo, sulla concorrenza di mercato e la sovraccapacità produttiva. Il documento sostiene che la concorrenza stessa è il meccanismo che impedisce l’espansione disordinata della capacità produttiva. Ogni rivoluzione industriale ha aumentato la capacità produttiva e generato un surplus di produzione, ed è solo attraverso la concorrenza che le imprese inefficienti e in perdita vengono eliminate. Il ruolo del governo, di conseguenza, dovrebbe essere quello di salvaguardare l’ordine competitivo e la parità di condizioni, consentendo alla capacità produttiva obsoleta di uscire naturalmente dal mercato.

Inoltre, il documento affronta il tema del sostegno cinese ai paesi in via di sviluppo per la crescita dei loro settori manifatturieri, rilevando che tra il 2010 e il 2025 le importazioni cinesi di prodotti ad alta intensità di lavoro provenienti da paesi in via di sviluppo e da paesi meno sviluppati sono aumentate rispettivamente di 3,5 e 16 volte. Credo che ciò possa essere interpretato anche come una risposta alle recenti critiche relative al cosiddetto “tirare su la scala”.

Di seguito la trascrizione completa pubblicata da Xinhua; credo valga la pena leggerla, a prescindere dal fatto che siate d’accordo o meno con il suo contenuto:

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 Iscritto

Materiale per la conferenza stampa dell’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato.

La posizione della Cina sulla cosiddetta questione della sovraccapacità produttiva.

(Luglio 2026)

Il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese

Contenuto

Prefazione ……………………………………………………(1)

I. La capacità globale e la cosiddetta capacità in eccesso dovrebbero essere considerate in modo completo e obiettivo ……………(3)

A. Il panorama globale delle capacità in evoluzione è il risultato della divisione del lavoro industriale internazionale e della cooperazione……(3)

B. Il fenomeno della sovracapacità nello sviluppo economico globale dovrebbe essere considerato in modo obiettivo.………………(4)

C. La misurazione della capacità in eccesso nelle diverse economie e industrie dovrebbe tenere conto delle rispettive fasi e livelli di sviluppo…………………(6)

II. Prospettive e posizioni su quattro relazioni riguardanti la capacità in eccesso ………………………………….(8)

A. Relazione tra sussidi industriali e capacità in eccesso……………………………………………………(8)

B. Relazione tra surplus commerciale e capacità in eccesso…(11)

C. Relazione tra squilibrio economico ed eccesso di capacità.………………………………………………….(14)

D. Relazione tra concorrenza di mercato ed eccesso di capacità.…………………………………………………(17)

III. L’impegno della Cina a costruire un sistema industriale moderno attraverso l’apertura e la cooperazione ……………(21)

A. La rapida crescita delle industrie moderne cinesi è guidata dall’innovazione……………………………………………(21)

B. La performance industriale stabile e sana della Cina si basa su riforme continue e profonde……………………………(23)

C. La modernizzazione industriale della Cina è “l’opportunità Cina 2.0” per il mondo, non “lo shock Cina 2.0”………………(25)

IV. Dovremmo perseguire insieme una cooperazione aperta e inclusiva sulle catene industriali e di approvvigionamento globali ……………………(30)

A. Promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e vantaggiosa per lo sviluppo comune.………………………………(30)

B. Rispettare la legge del mercato e promuovere la globalizzazione economica.……………………………………………(31)

C. Rafforzare il coordinamento delle politiche industriali e mantenere un ambiente di cooperazione sano.…………(32)

D. Ampliare l’apertura del mercato e creare congiuntamente opportunità di cooperazione.………………………………(33)

E. Sostenere il multilateralismo e costruire un ordine economico internazionale più giusto ed equo.…………………(35)

Conclusione …………………………………………………(37)

Prefazione

La globalizzazione economica, che fornisce un forte impulso alla crescita economica mondiale, è una tendenza storica inarrestabile e travolgente che promuove la circolazione di beni e capitali, il progresso scientifico, tecnologico e civile, nonché gli scambi tra le nazioni. La cooperazione industriale, quale dimensione fondamentale della globalizzazione economica, rappresenta una via chiave per una ripresa economica globale continua e per uno sviluppo comune condiviso da tutti.

Negli ultimi anni, il panorama economico e commerciale internazionale ha subito profondi cambiamenti, con un’intensificazione della rivalità tra le principali potenze e una rapida riorganizzazione delle catene industriali e di approvvigionamento globali. Preoccupati per la propria competitività industriale e la posizione di mercato, alcuni paesi e economie hanno politicizzato le questioni economiche e commerciali. Enfatizzando la cosiddetta sovraccapacità produttiva della Cina, accusano il paese di inondare il mercato mondiale con la propria capacità produttiva e hanno usato questo pretesto per inasprire le restrizioni nei confronti della Cina, alimentando il protezionismo.

La Cina ha sempre creduto che la questione della capacità produttiva richieda un approccio completo, obiettivo ed equo, che combini la prospettiva storica con la dialettica per affrontare insieme contraddizioni e divergenze, nello spirito di apertura, cooperazione, mutuo vantaggio e risultato vantaggioso per tutti. Ricorrere al protezionismo non farebbe altro che destabilizzare l’ordine economico e commerciale globale e minare la sicurezza e la stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento globali, nonché il sano e ordinato sviluppo della cooperazione industriale, con conseguenti rischi a lungo termine per la crescita economica mondiale.

Al fine di chiarire i fatti correlati, il presente documento viene pubblicato per illustrare la posizione politica della Cina sulle questioni relative alla cosiddetta sovraccapacità produttiva.

IO.
La capacità globale e la cosiddetta capacità in eccesso dovrebbero essere considerate in modo completo e obiettivo.

A. Il panorama globale delle capacità produttive in continua evoluzione è il risultato della divisione del lavoro industriale a livello internazionale e della cooperazione tra le imprese.

Storia dell’evoluzione del panorama globale della capacità produttiva. Dalla prima rivoluzione industriale, il continuo miglioramento della produttività e l’intensificarsi della globalizzazione economica hanno accelerato il flusso dei vari fattori di produzione in tutto il mondo. Con lo spostamento dei centri globali di produzione e domanda tra paesi e regioni, anche la capacità industriale si sposta da un paese all’altro e da una regione all’altra, modificando le quote delle principali economie nella produzione industriale globale. Nel 1880, la quota del Regno Unito nella produzione industriale mondiale raggiunse il picco del 22,9%. Intorno alla Prima Guerra Mondiale, gli Stati Uniti succedettero al Regno Unito come centro industriale mondiale, rappresentando ben il 44,7% della produzione industriale globale nel 1953.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il panorama industriale globale ha subito una graduale trasformazione, passando da un unico centro a molteplici centri. Con l’accelerazione della globalizzazione economica, la divisione internazionale del lavoro si è intensificata, con diverse ondate di delocalizzazione industriale globale, inizialmente dagli Stati Uniti all’Europa, poi dagli Stati Uniti e dall’Europa al Giappone, e successivamente all’Asia orientale e alla Cina. Si osserva inoltre l’attuale spostamento di alcune industrie dalla Cina al Sud-est asiatico e ad altre regioni, che ha portato alla formazione di tre centri manifatturieri regionali in Nord America, Europa e Asia orientale, il cui valore aggiunto manifatturiero rappresenta rispettivamente il 17%, il 17% e il 38% del totale globale. È grazie alla sua attiva integrazione nella globalizzazione economica e alla partecipazione alla divisione internazionale del lavoro che la Cina è diventata “l’officina del mondo” e una componente chiave della rete manifatturiera globale.

B. Il fenomeno della sovraccapacità nello sviluppo economico globale dovrebbe essere esaminato in modo obiettivo.

La capacità produttiva in eccesso è un fenomeno dinamico nell’economia di mercato. L’offerta e la domanda di capacità nell’economia mondiale attraversano un ciclo dinamico di “equilibrio-squilibrio-riequilibrio”, senza un equilibrio di capacità duraturo. La presenza di capacità produttiva in eccesso dipende dall’offerta e dalla domanda, con aggiustamenti dinamici nel ciclo di vita del settore. L’equilibrio tra domanda e offerta è relativo, mentre lo squilibrio è universale. Nell’era della globalizzazione, le variazioni della capacità produttiva internazionale sono interconnesse con le fluttuazioni della domanda e dell’offerta globali. Nel corso della rivoluzione tecnologica, la capacità emergente crea nuova offerta, mentre la capacità obsoleta diventa superflua, il che porta a uno squilibrio temporaneo e strutturale tra domanda e offerta. Con gli aggiustamenti del meccanismo di mercato, domanda e offerta convergeranno verso un nuovo equilibrio.

Date le diverse prospettive sul concetto di sovraccapacità produttiva, non è ancora stato raggiunto un consenso globale. La sovraccapacità produttiva rimane oggetto di dibattito in vari settori, in assenza di una definizione ufficiale da parte delle principali organizzazioni internazionali. Non esiste una definizione di sovraccapacità produttiva né disposizioni in merito negli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la sovraccapacità produttiva è un concetto complesso che dovrebbe essere affrontato nell’ottica di scenari macroeconomici. Gli economisti, generalmente, spiegano la sovraccapacità produttiva sia da una prospettiva macro che microeconomica. A livello macro, la sovraccapacità produttiva si verifica quando la capacità produttiva dell’intero settore supera sostanzialmente la domanda effettiva totale del mercato. A livello microeconomico, la sovraccapacità produttiva si riferisce a una situazione in cui la produzione effettiva delle imprese è inferiore al livello ottimale a causa della concorrenza monopolistica. In realtà, le economie non sono estranee alla situazione di sovraccapacità produttiva rispetto alla domanda effettiva, determinata dalle fluttuazioni dei cicli economici. I criteri e le prospettive per determinare se esiste una sovraccapacità produttiva variano notevolmente a seconda dei paesi e dei settori. Alcune economie tentano di imporre ad altre diversi criteri da loro stessi inventati per definire la cosiddetta sovraccapacità produttiva in modo semplicistico, meccanico o generalizzato, al fine di perseguire specifici obiettivi geopolitici e protezionistici. Questi cosiddetti concetti e criteri non reggono, in quanto incoerenti con le leggi dello sviluppo e con le reali condizioni dei paesi.

C. La misurazione della capacità produttiva in eccesso nelle diverse economie e nei diversi settori industriali dovrebbe tenere conto delle rispettive fasi e livelli di sviluppo.

Il tasso di utilizzo della capacità produttiva, un indicatore spesso utilizzato per misurare la capacità in eccesso, dovrebbe essere interpretato in modo diverso a seconda delle condizioni specifiche di ciascun paese. In economia, il tasso di utilizzo della capacità produttiva è il rapporto tra la produzione effettiva e la produzione potenziale. Non esistono criteri universalmente accettati per determinare un intervallo ragionevole di utilizzo della capacità produttiva, poiché questo varia da un’economia all’altra. I dati di istituzioni competenti indicano che il tasso di utilizzo medio della capacità produttiva per le economie avanzate e in rapida crescita si attesta generalmente tra il 75% e l’80%, mentre per i paesi meno sviluppati è solitamente compreso tra il 50% e il 64%. Sono i vincoli infrastrutturali, di capitale e altri fattori a impedire ai paesi meno sviluppati di sfruttare appieno il proprio potenziale produttivo.

Il tasso di utilizzo della capacità produttiva varia considerevolmente tra i diversi settori. Secondo gli ultimi dati disponibili sui tassi di utilizzo della capacità produttiva pubblicati dai 27 Stati membri dell’UE, 169 dei 725 settori industriali hanno registrato tassi inferiori al 70%. In alcuni settori tradizionali, l’utilizzo della capacità produttiva è significativamente inferiore alla media. Ad esempio, in alcuni paesi, il tasso di utilizzo della capacità produttiva nei settori delle bevande e dell’arredamento si attesta intorno al 65%, mentre in settori come la gomma, i prodotti chimici e la plastica è solo del 40-50%. Gli ultimi dati della Federal Reserve mostrano un tasso di utilizzo della capacità produttiva del 75,7% per il settore manifatturiero statunitense, ma con notevoli variazioni tra i diversi settori. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva varia dall’83,2% nel settore dei computer e delle periferiche a meno del 70% nei settori tessile, della pelle, delle automobili e dei componenti, dei prodotti metallurgici primari, dell’arredamento e dei prodotti correlati e delle apparecchiature per le telecomunicazioni. Le pratiche economiche di diversi paesi hanno dimostrato che il tasso di utilizzo della capacità produttiva, pur essendo un indicatore ragionevolmente oggettivo dell’impiego della capacità produttiva, non è una misura universale per determinare se esista una capacità produttiva in eccesso in diverse economie o settori.

II. Prospettive e posizioni su quattro relazioni riguardanti la capacità in eccesso

A. Relazione tra sussidi industriali e sovraccapacità produttiva.

Non esiste una connessione necessaria tra sussidi industriali e sovraccapacità produttiva. Politiche di sussidi industriali efficaci contribuiscono a correggere i fallimenti del mercato, a promuovere l’innovazione tecnologica, a tutelare l’ambiente, a ridurre la povertà e a favorire uno sviluppo equilibrato, anziché causare la cosiddetta sovraccapacità produttiva. Molti paesi introducono politiche industriali mirate, adattate alle proprie condizioni nazionali e alle esigenze di sviluppo. Ad esempio, i sussidi alla ricerca e sviluppo per i settori emergenti e i sussidi per la gestione del rischio nel settore agricolo sono strumenti legittimi di politica industriale e commerciale per i membri dell’OMC. Diversi rapporti dell’UNCTAD evidenziano il rapido aumento delle politiche industriali a livello globale negli ultimi cinque anni. La concessione di sussidi alla ricerca e sviluppo, incentivi fiscali e prestiti a basso interesse per i settori emergenti è diventata una pratica internazionale ampiamente accettata.

I membri dell’OMC generalmente perseguono l’obiettivo di fornire sussidi equi, universali e trasparenti. I principali paesi dovrebbero dare l’esempio garantendo che i loro sussidi siano conformi alle norme dell’OMC. I sussidi di per sé non sono un problema, ma dovrebbero essere applicati in modo razionale, in conformità con i principi di apertura, equità e conformità dell’OMC. Visti i significativi effetti a cascata e dimostrativi delle loro politiche industriali, i principali paesi, in quanto pionieri dello sviluppo industriale globale, dovrebbero assumere un ruolo guida nell’opporsi all’abuso dei sussidi e alle politiche discriminatorie in materia di sussidi. L’Inflation Reduction Act statunitense, che prevede di erogare un totale di 750 miliardi di dollari in vari sussidi dal 2022 al 2031, richiede che i veicoli elettrici ammissibili a tali sussidi siano prodotti e venduti negli Stati Uniti o in Nord America, escludendo di fatto gli altri membri dell’OMC. Gli Stati Uniti forniscono molti più sussidi industriali per l’intelligenza artificiale (IA) di qualsiasi altro paese. Secondo le statistiche disponibili, la Commissione europea dovrebbe erogare 1.440 miliardi di euro in vari sussidi tra il 2021 e il 2030. L’Industrial Accelerator Act dell’UE collega il contenuto locale al sostegno fiscale attraverso il requisito di origine UE. È imperativo che tutti i paesi contribuiscano ad ampliare la torta dello sviluppo globale e introducano sussidi e altre politiche industriali in modo razionale e conforme alle normative, anziché utilizzarli come strumento per limitare lo sviluppo altrui. La Cina è pronta a impegnarsi in discussioni sulla politica dei sussidi con tutte le parti nell’ambito dell’OMC per armonizzare congiuntamente le pratiche pertinenti.

La Cina osserva sempre rigorosamente le norme dell’OMC e si impegna a costruire e migliorare un sistema di sovvenzioni in linea con le prassi internazionali. Da anni, la Cina regola e perfeziona costantemente le politiche pertinenti per garantire che le sue sovvenzioni siano conformi, basate su criteri scientifici e trasparenti. Ha inoltre rivisto e standardizzato alcune prassi locali non corrette e istituito un sistema amministrativo unificato per le sovvenzioni degli enti locali basato su liste negative. Il governo cinese ha adempiuto con serietà e in modo completo ai propri impegni in materia di trasparenza, rispettandoli tempestivamente. L’ultima notifica, presentata nel giugno 2025 dal governo cinese sulle politiche centrali e sub-centrali in materia di sovvenzioni per il periodo 2023-2024, riguarda l’intero Paese. Le sovvenzioni cinesi si applicano in modo equo a tutte le tipologie di entità di mercato e sono destinate principalmente alla ricerca e sviluppo scientifico, alle iniziative per l’applicazione industriale della tecnologia e ai consumi di mercato, tra gli altri settori. La Cina ricorre più spesso a orientamenti di mercato e indiretti, come i servizi pubblici, gli standard tecnici e la formazione professionale, per sostenere aree prioritarie quali la ricerca e sviluppo tecnologico e l’innovazione, lo sviluppo delle PMI e lo sviluppo verde ed efficiente dal punto di vista energetico. Ad esempio, il programma di permuta di beni di consumo tratta allo stesso modo le aziende nazionali e quelle a partecipazione estera. Sia le politiche di permuta per automobili ed elettrodomestici, sia i sussidi per l’acquisto di nuovi prodotti digitali e intelligenti, garantiscono pari trattamento. Le aziende a partecipazione estera che vi partecipano attivamente ne hanno beneficiato in egual misura.

B. Relazione tra surplus commerciale e sovraccapacità produttiva.

Grandi esportazioni o surplus commerciali non sono sinonimo di capacità produttiva in eccesso. Il surplus riflette principalmente la differenza tra il risparmio nazionale totale e gli investimenti, inclusi i surplus sia nel commercio di beni che in quello di servizi. La storia dello sviluppo economico globale suggerisce che potenze manifatturiere come Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e Germania hanno registrato surplus commerciali per lungo tempo. È anche piuttosto comune che Germania e Giappone abbiano un surplus delle partite correnti superiore al 6% del loro PIL. Anche le esportazioni dei mercati emergenti crescono rapidamente, rendendo Indonesia e Messico paesi con surplus e consentendo a Brasile e Vietnam di registrare surplus commerciali per dieci anni consecutivi. A livello di settore e di prodotto, l’80% dei chip americani è destinato all’esportazione e circa due terzi degli aerei commerciali consegnati da Boeing sono stati venduti a clienti al di fuori del Nord America. I settori automobilistico, farmaceutico e cosmetico dell’UE hanno registrato surplus rispettivamente di 92,2 miliardi di dollari, 214,6 miliardi di dollari e 11,6 miliardi di dollari nel 2025. Seguendo la logica secondo cui un surplus elevato è una conseguenza inevitabile di una capacità produttiva in eccesso, questi settori e prodotti con elevate esportazioni e surplus dovrebbero essere considerati anch’essi affetti da un problema di capacità produttiva in eccesso? In realtà, a causa della divisione globale del lavoro e del modello di domanda e offerta, il surplus commerciale non implica necessariamente una capacità produttiva in eccesso.

Non è mai stata intenzione della Cina perseguire un surplus commerciale. La crescita delle esportazioni cinesi è dovuta alle economie di scala e alla capacità di innovazione, nonché alle esigenze dei paesi in termini di transizione verde e sviluppo industriale. Ad esempio, la crescita delle esportazioni cinesi verso l’Europa è trainata principalmente da dispositivi fotovoltaici (FV), veicoli a nuova energia (NEV), batterie agli ioni di litio e prodotti chimici, il che riflette più di ogni altra cosa come la transizione verde abbia alimentato la domanda di prodotti energetici e come la crisi energetica abbia fatto aumentare i costi di produzione dei prodotti chimici e di altri settori in Europa. Inoltre, la Cina non ha mai cercato di aumentare la quota di prodotti ad alta intensità di lavoro nelle sue esportazioni; al contrario, la quota di tali prodotti è diminuita dal 20,7% nel 2012 al 15,1% nel 2025. Per quanto riguarda la distribuzione dei benefici commerciali, il surplus è registrato dalla Cina, ma i benefici sono condivisi da tutti. Nel 2025, le imprese a partecipazione estera rappresentavano il 27% delle esportazioni cinesi e il 16% del suo surplus, registrando una crescita sia del surplus che degli utili superiore a quella delle imprese nazionali cinesi. Per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti in generale, nonostante un surplus relativamente elevato negli scambi di beni, la Cina presenta deficit sia negli scambi di servizi che nel rendimento degli investimenti. Nel complesso, il surplus delle partite correnti della Cina si attesta intorno al 3,7% del PIL, un valore che rientra in un intervallo internazionalmente riconosciuto come appropriato.

La Cina promuove attivamente lo sviluppo equilibrato di importazioni ed esportazioni. Essendo la principale destinazione delle esportazioni per quasi 80 paesi, la Cina si è classificata al secondo posto nel mondo per 17 anni consecutivi. La Cina ha esteso il trattamento a tariffa zero a 63 paesi ed è anche la prima grande economia ad aver concesso il trattamento a tariffa zero al 100% delle linee tariffarie a tutti i paesi africani e ai paesi meno sviluppati che intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina. La Cina è inoltre l’unico paese ad ospitare una fiera internazionale delle importazioni, raggiungendo accordi per un valore complessivo di oltre 580 miliardi di dollari nelle otto edizioni finora disputate. La Cina sta anche portando avanti la serie di eventi “Esportare in Cina”, intensificando gli sforzi per “acquistare a livello globale” e favorire l’ingresso nel mercato cinese di prodotti e servizi di qualità provenienti da tutto il mondo. Durante il 14° Piano quinquennale, le importazioni totali della Cina hanno superato i 90 trilioni di RMB, a dimostrazione che la Cina non è solo “l’officina del mondo”, ma anche “il mercato del mondo”.

Con l’aumento dell’unilateralismo e del protezionismo, le misure protezionistiche commerciali di ogni tipo hanno frenato la crescita economica globale, sconvolto i regolari scambi e l’ordine commerciale e minato i flussi e la distribuzione razionali delle capacità a livello globale. Ciò richiede che tutte le parti, in particolare le principali nazioni commerciali, lavorino nella stessa direzione, salvaguardando il libero scambio, intensificando gli sforzi per rendere gli scambi facili e agevoli, astenendosi dal costruire muri e barriere, promuovendo uno sviluppo equilibrato e sostenibile del commercio globale e mantenendo stabili e senza ostacoli le catene industriali e di approvvigionamento globali.

C. Relazione tra squilibrio economico e sovraccapacità produttiva.

Lo squilibrio economico globale è una norma storica con cause profonde e complesse. Nell’ambito della divisione internazionale del lavoro e dell’ordine economico e finanziario instauratosi dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’economia globale si muoveva ciclicamente ogni dieci anni circa, durante i quali i rischi di squilibrio si accumulavano e si concretizzavano, talvolta persino causando crisi economiche e finanziarie globali. Nell’analizzare le cause dello squilibrio economico globale, il focus del dibattito a livello internazionale si sposta continuamente, passando da fattori di mercato come risparmi e investimenti e la divisione del lavoro lungo le catene industriali e di approvvigionamento, a fattori istituzionali tra cui il sistema finanziario internazionale e le interazioni tra le politiche macroeconomiche. Negli ultimi anni, lo squilibrio globale ha assunto nuove caratteristiche. Il FMI e altre istituzioni ritengono che le politiche macroeconomiche dei paesi, in particolare le politiche fiscali, siano il principale motore dello squilibrio globale. Gli Stati Uniti hanno accumulato un enorme debito e devono risanare le proprie finanze; l’Europa ha investimenti insufficienti e deve aumentare la propria produttività; la Cina deve espandere la domanda interna. Queste considerazioni dimostrano che lo squilibrio globale è sistemico e complesso. Alcune visioni che collegano lo squilibrio globale all’eccesso di capacità e attribuiscono l’uno all’altro in modo eccessivamente semplificato confondono deliberatamente concetti diversi, contengono fallacie logiche e nascondono persino un secondo fine.

L’argomentazione secondo cui “l’insufficiente domanda interna cinese genera un eccesso di capacità produttiva” è in contrasto con i fatti. La Cina non è solo una potenza manifatturiera, ma anche un importante consumatore, con la domanda interna che rappresenta il motore principale dell’economia. Dal 2013 al 2024, la domanda interna ha contribuito in media per il 93% alla crescita economica del Paese. Nello specifico, i consumi e gli investimenti hanno contribuito rispettivamente per il 55% e il 38%. Tra il 2013 e il 2025, le vendite al dettaglio totali di beni di consumo in Cina sono raddoppiate, passando da 23.800 miliardi di RMB a 50.100 miliardi di RMB. Misurate secondo il fattore di conversione della parità di potere d’acquisto della Banca Mondiale, le vendite al dettaglio totali di beni di consumo in Cina nel 2025 erano 1,7 volte superiori a quelle degli Stati Uniti, rendendo la Cina di fatto il più grande mercato di consumo al mondo. La Cina è anche al primo posto a livello mondiale per consumo di beni fisici, con un consumo annuo pro capite di alcuni prodotti industriali che si avvicina ai livelli dei Paesi sviluppati. Negli ultimi anni, la crescita delle vendite al dettaglio totali di beni di consumo in Cina ha subito un rallentamento. Ciò è in linea con la transizione economica del Paese da una fase di crescita rapida a una di sviluppo di alta qualità. Riflette inoltre un continuo miglioramento strutturale dei consumi in Cina: il consumo di beni rimane stabile, mentre il consumo di servizi registra una crescita robusta. Negli ultimi cinque anni, la spesa pro capite per i servizi ha registrato un aumento medio annuo dell’8,5%. È sia non obiettivo che distorto considerare il rallentamento della crescita delle vendite al dettaglio in Cina come un segno di insufficiente domanda interna. L’argomentazione secondo cui “l’insufficiente domanda interna in Cina genera un eccesso di capacità produttiva” distorce semplicemente i concetti e applica erroneamente una prospettiva microeconomica sui fenomeni di mercato al livello macroeconomico e strutturale.

La Cina si impegna a raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta di livello superiore, espandendo costantemente la domanda interna. Un mercato interno forte fornisce un supporto strategico alla modernizzazione cinese. La domanda interna comprende la domanda di investimenti e la domanda di consumo. Il 15° Piano quinquennale cinese dedica una sezione specifica al rafforzamento della domanda interna, sottolineando la necessità di aderire alla strategia di espansione della domanda interna, con misure volte ad ampliare gli investimenti effettivi, promuovere iniziative speciali per stimolare i consumi, espandere e migliorare il consumo di beni, liberare il potenziale del consumo di servizi, rafforzare le basi per i consumi dei residenti e migliorare continuamente il contesto dei consumi, in modo che la nuova domanda stimoli la nuova offerta, la nuova offerta contribuisca a creare nuova domanda e si favoriscano interazioni positive tra consumi e investimenti e tra domanda e offerta. Nel prossimo decennio, la popolazione cinese a reddito medio supererà gli 800 milioni e si prevede che il PIL pro capite raggiungerà il livello dei paesi moderatamente sviluppati. Con un enorme potenziale, un’abbondanza di risorse e una forte vitalità, i consumi continueranno a essere il motore principale dello sviluppo economico cinese, fornendo al contempo un forte impulso alla crescita economica mondiale.

D. Relazione tra concorrenza di mercato e sovraccapacità produttiva.

La concorrenza rappresenta un’importante garanzia per l’ottimizzazione e l’adeguamento della capacità produttiva e per un sano sviluppo industriale. Ogni rivoluzione industriale e tecnologica è stata accompagnata da un aumento, o addirittura da un eccesso, della capacità produttiva, parallelamente all’aggiornamento tecnologico e all’evoluzione industriale, alimentati dalla concorrenza di mercato. Per ottenere maggiori profitti e quote di mercato più ampie, le imprese investono nell’espansione della produzione. Sotto la pressione del mercato, le aziende sono incentivate a ridurre i costi e ad aumentare l’efficienza, il che a sua volta stimola il progresso tecnologico e un miglioramento complessivo dell’efficienza. La concorrenza di mercato in sé costituisce il meccanismo più efficace per frenare un’espansione disordinata della capacità produttiva. In caso contrario, le imprese si troveranno ad affrontare scorte invendute, subiranno perdite e, in ultima analisi, saranno estromesse dal mercato. Il ruolo del governo consiste nel garantire una concorrenza ordinata, preservare condizioni di parità e consentire al mercato di funzionare pienamente, in modo che la capacità produttiva obsoleta venga gradualmente eliminata attraverso la concorrenza.

Tutte le parti dovrebbero sostenere la concorrenza leale e ridurre le interferenze indebite con la divisione globale del lavoro e la cooperazione nella capacità produttiva. Il principio di concorrenza leale dell’OMC e le relative norme rappresentano il codice di condotta più ampiamente accettato al mondo. Negli ultimi anni, alcune economie hanno anteposto i propri interessi nazionali alle norme internazionali, violando il principio di concorrenza leale. Hanno persino mascherato programmi protezionistici sotto la veste della concorrenza leale e fatto ampio ricorso a pratiche sleali. Gli Stati Uniti hanno gravemente compromesso la concorrenza leale attraverso misure tariffarie illegali, restrizioni mirate agli investimenti e abusi di controlli sulle esportazioni e sanzioni. L’Unione Europea ha introdotto una serie di leggi e misure commerciali ed economiche. Il suo Industrial Accelerator Act , ad esempio, impone requisiti restrittivi agli investimenti esteri in quattro settori strategici emergenti: batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche, erigendo barriere significative agli investimenti. Accusare la Cina di “concorrenza sleale” e “politiche e pratiche non di mercato” è un tipico caso di “doppi standard” e di vera e propria ingiustizia. La Cina sostiene con fermezza i principi fondamentali dell’OMC e promuove con decisione la concorrenza leale e risultati reciprocamente vantaggiosi. La Cina ha già annunciato che non richiederà nuovi trattamenti speciali e differenziati nei negoziati attuali e futuri dell’OMC. Come ha osservato il Direttore Generale dell’OMC, Ngozi Okonjo-Iweala, questa decisione riflette l’impegno della Cina per un sistema commerciale globale più equilibrato ed equo.

La Cina si sta impegnando attivamente per promuovere un ambiente imprenditoriale di prim’ordine, fondato su una concorrenza leale. Il Paese vanta il più grande bacino di entità di mercato al mondo, con oltre 200 milioni di partecipanti. Questa enorme base di attori del mercato crea un ambiente pienamente competitivo, spingendo le aziende ad affrontare le sfide, a competere sulla base dei propri punti di forza e a migliorare costantemente i propri prodotti e servizi. McKinsey ha definito la Cina “la palestra più dura del mondo”, che allena aziende estremamente competitive, sottolineando che non esiste “un’altra Cina” al mondo. Il 15° Piano quinquennale cinese ha stabilito che il Paese promuoverà ulteriormente lo sviluppo di un mercato nazionale unificato, rimuoverà le barriere relative all’accesso ai fattori produttivi, all’accreditamento delle qualifiche, agli appalti pubblici e agli acquisti governativi, attuerà pienamente il trattamento nazionale per le imprese a partecipazione estera e affronterà la competizione sfrenata attraverso misure olistiche. La Cina si impegnerà attivamente per promuovere un ambiente imprenditoriale di prim’ordine, orientato al mercato, basato sul diritto e internazionalizzato, e per sostenere una concorrenza di mercato leale. Secondo il sondaggio del 2026 dell’US-China Business Council, il 92% delle aziende americane intervistate ha dichiarato di aver registrato redditività in Cina nel 2025. La Camera di Commercio Europea in Cina ha pubblicato il suo Business Confidence Survey 2026, che mostra come il 75% degli intervistati consideri la propria produzione in Cina più efficiente rispetto alla produzione nel resto del mondo.

III. L’impegno della Cina a costruire un sistema industriale moderno attraverso l’apertura e la cooperazione

A. La rapida crescita delle industrie moderne cinesi è trainata dall’innovazione.

La Cina rimane fedele a una strategia di sviluppo basata sull’innovazione e ha tracciato un percorso di successo in cui l’innovazione scientifico-tecnologica guida l’innovazione industriale e l’ammodernamento industriale alimenta la rivoluzione scientifico-tecnologica. Come strategia nazionale fondamentale, perseguire lo sviluppo attraverso l’innovazione è la chiave per una crescita sostenibile e solida a lungo termine dell’economia cinese. Durante il periodo del 14° Piano quinquennale, la spesa totale in ricerca e sviluppo a livello nazionale è cresciuta in media del 10% all’anno, rendendo la Cina il secondo paese al mondo per spesa in R&S. Nel 2025, la ricerca di base ha rappresentato oltre il 7% della spesa totale in R&S, stabilendo un nuovo record storico per la Cina. Numerosi settori hanno raggiunto traguardi tecnologici e si sono assicurati posizioni di leadership grazie a un’ardua, lunga e intensiva attività di R&S. Sono questi sforzi, e non i sussidi governativi, a sostenere la competitività dei prodotti cinesi. La vigorosa crescita dei settori cinesi delle nuove energie e dei veicoli intelligenti connessi, ad esempio, è stata resa possibile dalle scoperte scientifico-tecnologiche nei nuovi materiali, nelle batterie e nelle tecnologie di comunicazione. I produttori cinesi di veicoli a nuova energia hanno investito costantemente in ricerca e sviluppo e nella strutturazione industriale per oltre due decenni, consolidando un vantaggio tecnologico unico. Dal 2018, la densità energetica delle batterie è aumentata di oltre il 50%, mentre i costi di produzione sono diminuiti di oltre il 60%. Un rapporto di Morgan Stanley suggerisce che l’attenzione del settore cinese dei veicoli a nuova energia si è spostata dalle guerre di prezzo alle battaglie tecnologiche, con applicazioni di intelligenza artificiale come i sistemi di guida intelligenti che consolidano ulteriormente i suoi vantaggi industriali.

La Cina continua a concentrarsi sulla promozione dell’innovazione, contribuendo a rendere le industrie tradizionali significativamente più ecologiche e intelligenti. La Cina supporta le imprese nell’adozione di tecnologie digitali e intelligenti per guidare l’ottimizzazione e l’ammodernamento industriale, promuovendo industrie di fascia alta, più intelligenti e più ecologiche. Negli ultimi anni, le industrie cinesi sono diventate sempre più attente all’ambiente. Sono state costruite oltre 8.000 fabbriche verdi a livello nazionale e più di 600 parchi industriali verdi, e i 246 data center verdi nazionali sono alimentati per il 50% da energia elettrica verde. Dell’insieme delle imprese industriali di dimensioni superiori a una determinata soglia, l’89,6% ha avviato la trasformazione digitale e il 57,7% ha installato apparecchiature digitali. La Cina vanta 109 fabbriche faro, quasi la metà del totale mondiale.

La Cina potenzia l’applicazione dell’innovazione, creando enormi “centri di formazione” per nuove industrie e nuovi ambiti. La Cina possiede un sistema industriale completo. Un risultato promettente nel campo della scienza e della tecnologia, supportato dalla forza manifatturiera cinese, può essere rapidamente trasformato in prodotti concreti. La Cina vanta il polo dell’innovazione nell’informatica e nell’elettronica nel delta del fiume Yangtze, con tempi di realizzazione di un’ora, e il polo di supporto di 30 minuti nella Robot Valley di Shenzhen. I suoi poli industriali altamente avanzati nel settore delle nuove energie consentono ai produttori di veicoli elettrici di reperire tutti i componenti necessari entro un raggio di quattro ore di auto. La Cina ha un mercato enorme di oltre 1,4 miliardi di persone, in cui la costante evoluzione di nuovi tipi di business, modelli e scenari crea il terreno di prova ideale per verificare le innovazioni “da zero a uno” e la scalabilità “da uno a N”. L’ascesa di settori come il nuovo trio di esportazione (veicoli elettrici, batterie agli ioni di litio e prodotti fotovoltaici) e il nuovo trio di consumo IT (veicoli elettrici intelligenti e connessi, smartphone e computer e robot intelligenti) è strettamente legata ai vasti scenari applicativi.

B. La solida e sana performance industriale della Cina si basa su riforme profonde e continue.

La Cina prosegue con la riforma dell’offerta, mantenendo il tasso di utilizzo della capacità produttiva industriale entro limiti ragionevoli. Negli ultimi anni, durante la riforma dell’offerta, la Cina ha adottato misure come la graduale dismissione della capacità produttiva obsoleta per migliorare l’utilizzo della capacità industriale, raggiungendo un andamento generalmente equilibrato e stabile in termini di domanda e offerta complessive. Nel 2025, il tasso di utilizzo della capacità produttiva delle imprese industriali di dimensioni superiori a quelle designate era del 74,4%, e tassi di utilizzo più elevati sono stati osservati nei settori manifatturiero ad alta tecnologia, nella produzione di apparecchiature di fascia alta e nei settori strategici emergenti. Per settore, i tassi medi di utilizzo della capacità produttiva negli ultimi tre anni sono stati del 78,9% per la produzione di apparecchiature generiche, del 74,8% per la produzione di macchinari e apparecchi elettrici, del 73,3% per la produzione automobilistica e del 76,9% per la produzione di computer, apparecchiature di comunicazione e altre apparecchiature. I tassi di utilizzo della capacità produttiva temporaneamente bassi in alcuni settori tradizionali delle materie prime derivano principalmente da adeguamenti dovuti ai cambiamenti strutturali e alla transizione verde, normali durante l’aggiornamento qualitativo delle industrie.

La Cina continua a perfezionare le istituzioni e i meccanismi per l’allocazione dei fattori produttivi basata sul mercato, al fine di promuovere un ecosistema industriale favorevole. Negli ultimi anni, la Cina ha intensificato il sostegno in termini di risorse e fattori produttivi, implementando un sistema di investimenti diversificato con le imprese in prima linea, il governo che fornisce indicazioni e la società che partecipa, costruendo un insieme di importanti centri di ricerca scientifica e tecnologica e infrastrutture, e formando ogni anno circa sette milioni di laureati in scienze, ingegneria, agricoltura e medicina. Nell’ambito delle riforme sistemiche e istituzionali, la Cina ha introdotto una serie di nuove politiche e misure in settori quali la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, la condivisione dei rischi e gli incentivi all’innovazione. Per quanto riguarda il miglioramento delle istituzioni e dei meccanismi per garantire l’approvvigionamento dei fattori produttivi per nuove tipologie di imprese e settori, la Cina ha accelerato lo sviluppo di nuove infrastrutture, come le reti elettriche di nuova generazione, le reti di calcolo e le reti di telecomunicazione di nuova generazione, al fine di rimuovere efficacemente gli ostacoli a una migliore allocazione delle risorse, incrementare ulteriormente la produttività totale dei fattori, accelerare la trasformazione dei motori di crescita e promuovere uno sviluppo sano e sostenibile delle industrie.

C. La modernizzazione industriale della Cina rappresenta per il mondo “l’opportunità Cina 2.0”, non “lo shock cinese 2.0”.

Gli Stati Uniti e altri paesi occidentali hanno lanciato il cosiddetto “shock cinese 2.0”, accusando falsamente lo sviluppo industriale della Cina di rappresentare una minaccia al monopolio dei paesi occidentali e di restringere lo spazio di sviluppo del Sud del mondo. Questa affermazione non è supportata dai fatti ed è totalmente insostenibile. Per oltre un decennio, la Cina ha contribuito per circa il 30% alla crescita globale, diventando un motore fondamentale dell’economia mondiale. In passato, il grande mercato cinese e i bassi costi di produzione hanno fornito al mondo i “dividendi di mercato”. Oggi, pur continuando a fornire dividendi di mercato ancora maggiori, la Cina offre anche “dividendi di sviluppo”, fungendo da ancora di stabilità e polo per la cooperazione industriale globale attraverso il suo sviluppo industriale; inoltre, offre anche sempre più “dividendi di innovazione” grazie al suo progresso tecnologico. Ciò che questi dividendi combinati generano per il mondo sono maggiori opportunità e potenzialità di sviluppo, note anche come “opportunità Cina 2.0”, sempre più spesso citate dalla comunità internazionale, come si evince in particolare dai seguenti quattro aspetti:

Promuovere la cooperazione in materia di innovazione e il progresso scientifico su scala globale. La Cina è impegnata in un approccio aperto all’innovazione. Molte delle sue innovazioni, come i grandi modelli di intelligenza artificiale, sono open source, consentendo a un numero maggiore di paesi, in particolare a quelli in via di sviluppo, di accedere a nuove tecnologie a prezzi accessibili per potenziare la propria capacità di sviluppo. I grandi modelli di intelligenza artificiale open source cinesi sono stati scaricati oltre 10 miliardi di volte a livello globale, e le infrastrutture scientifiche su larga scala nel campo della fusione nucleare controllata, della tecnologia quantistica e di altri settori sono aperte al mondo. Le aziende cinesi innovative in rapida crescita generano rendimenti di gran lunga superiori, se non addirittura decine di volte, per gli investitori globali. Qui in Cina, le imprese di diversi paesi possono trovare rapidamente partner per l’intero processo, dalla ricerca e sviluppo alla prototipazione e alla produzione di massa, rendendo l’innovazione più efficiente. Questo non solo aiuta le aziende ad avere successo nel mercato cinese, ma ne aumenta anche la competitività globale. Queste sono prove sufficienti a dimostrare che ciò che la tecnologia e i prodotti cinesi nei settori emergenti portano al mondo non sono shock, ma opportunità; non minacce, ma potenziamento.

Accelerare la transizione globale verso un’economia verde e a basse emissioni di carbonio. Con il cambiamento climatico come sfida globale, il raggiungimento di una transizione verde e a basse emissioni di carbonio è l’aspirazione comune e la necessità di sviluppo di tutti i paesi. I prodotti di qualità per le nuove energie della Cina arricchiscono l’offerta globale, promuovono lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Secondo un rapporto dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), nell’ultimo decennio il costo medio per kilowattora dei progetti eolici globali è diminuito di oltre il 60%, e quello dei progetti fotovoltaici di oltre l’80%. Tali riduzioni sono in gran parte attribuibili all’innovazione, alla capacità produttiva e manifatturiera della Cina. La rivista scientifica statunitense Science ha inserito l’impennata globale delle energie rinnovabili guidata dalla Cina tra le sue 10 principali scoperte del 2025. Con la crisi energetica globale e la crescente domanda di elettricità trainata dall’intelligenza artificiale, la transizione verde sta diventando un’area importante di cooperazione internazionale. L’AIE prevede che il consumo globale di elettricità dei data center raggiungerà circa 1 trilione di kWh entro il 2030 e che il 40% della crescita della domanda di energia sarà soddisfatta dalle energie rinnovabili. La Cina vanta notevoli vantaggi in termini di dimensioni e tecnologia nei settori dell’energia solare, dell’accumulo di energia e dell’elettrificazione, che le consentono di fornire apparecchiature e soluzioni per l’energia verde.

Migliorare il benessere delle persone in tutti i paesi. Negli ultimi anni, l’economia globale ha sofferto di una crescita lenta e di un’inflazione elevata. I prodotti cinesi di alta qualità, performanti ed economici hanno arricchito l’offerta globale, ridotto il costo della vita e attenuato la pressione inflazionistica mondiale. I tessuti e gli articoli per la casa, i beni di consumo quotidiano, i dispositivi intelligenti, gli elettrodomestici e le forniture mediche cinesi vengono esportati in oltre 200 paesi e regioni, offrendo ai consumatori di tutto il mondo scelte stabili, affidabili e diversificate. Secondo i media australiani, i prodotti cinesi che contribuiscono a tenere sotto controllo l’inflazione si sono ampliati, passando dai beni di prima necessità ad apparecchiature ad alta tecnologia, come i pannelli solari, a tutto vantaggio dei consumatori statunitensi ed europei. Un rapporto pubblicato dalla Banca Centrale Europea ha stimato che un aumento del 10% delle importazioni dall’UE dalla Cina ridurrebbe i prezzi complessivi delle importazioni dell’1,6%. Secondo i media brasiliani, in un contesto di costi in continuo aumento in tutto il mondo, la Cina mantiene un’inflazione relativamente moderata grazie al vantaggio derivante dal suo sistema manifatturiero e aiuta i mercati emergenti, tra cui il Brasile, a ridurre la pressione inflazionistica.

Contributo all’industrializzazione nei paesi in via di sviluppo. Le esportazioni cinesi di attrezzature e componenti di produzione di alta qualità e a basso costo, tra cui macchine da cucire, macchinari tessili e macchine utensili industriali, hanno reso la produzione più accessibile per i paesi in via di sviluppo. Dal 2012 al 2024, il valore delle esportazioni cinesi di macchinari tessili verso i paesi in via di sviluppo ha superato i 30 miliardi di dollari, aiutando paesi come Vietnam, Pakistan e Bangladesh a diventare importanti produttori ed esportatori tessili. Anche le importazioni cinesi hanno creato opportunità di esportazione per i paesi in via di sviluppo. Dal 2010 al 2025, le importazioni cinesi di prodotti ad alta intensità di lavoro provenienti da paesi in via di sviluppo e paesi meno sviluppati sono cresciute rispettivamente di 3,5 e 16 volte. Gli investimenti cinesi hanno potenziato le capacità produttive industriali dei paesi in via di sviluppo. Più di 50.000 imprese cinesi sono state create all’estero e gli investimenti cinesi all’estero hanno superato i 3 trilioni di dollari, di cui quasi il 90% destinato alle economie in via di sviluppo. Hanno promosso la realizzazione di un gran numero di progetti nell’industria leggera, tessile, degli elettrodomestici e in altri settori, hanno favorito lo sviluppo di nuove aree, come i settori digitale e verde, e hanno aiutato molti paesi in via di sviluppo nel Sud-est asiatico, in Medio Oriente e in Africa a passare dalla posizione marginale nelle catene di approvvigionamento a quella di nodi chiave nella rete manifatturiera globale.

IV. Dovremmo perseguire insieme una cooperazione aperta e inclusiva sulle catene industriali e di approvvigionamento globali.

A. Promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e vantaggiosa per tutti, al fine di favorire lo sviluppo comune.

Nel contesto della globalizzazione, le economie sono interconnesse e le industrie integrate. Una cooperazione pragmatica e reciprocamente vantaggiosa sulle catene industriali e di approvvigionamento, che contribuisca ad ampliare la torta dello sviluppo globale, risponde all’interesse comune di tutti i paesi.

Creare nuove esigenze attraverso l’evoluzione dei settori industriali. Tutte le parti dovrebbero cogliere congiuntamente le opportunità offerte dalla nuova ondata di rivoluzione industriale e trasformazione tecnologica, rafforzare la cooperazione internazionale nei settori verdi e a basse emissioni di carbonio, nell’intelligenza artificiale e nella biofabbricazione, sfruttare appieno la rapida crescita, l’enorme potenziale e gli altri punti di forza dei settori di frontiera ed emergenti e affrontare i colli di bottiglia della crescita condividendo i dividendi scientifici, in modo da infondere nuovo slancio e vitalità a una ripresa economica globale sostenuta.

Promuovere uno sviluppo equilibrato per ampliare nuovi orizzonti. Tutte le parti devono dare maggiore importanza al “reale squilibrio” tra economie sviluppate e in via di sviluppo, rafforzare la cooperazione industriale, commerciale e degli investimenti e coinvolgere un maggior numero di paesi e regioni in via di sviluppo nella divisione globale del lavoro per accelerare la loro industrializzazione e modernizzazione, stimolare la loro crescita economica ed espandere i loro mercati, in modo da creare “nuovi oceani blu” per la cooperazione industriale globale. Quando la torta dell’economia mondiale si ingrandisce, i conflitti sulla distribuzione degli interessi si riducono.

B. Rispettare le leggi del mercato e promuovere la globalizzazione economica.

Le catene industriali e di approvvigionamento globali sono il risultato degli effetti combinati delle leggi del mercato, dello sviluppo economico e dei progressi tecnologici. Non si formano dall’oggi al domani e un intervento artificiale, esercitato con la forza, non farebbe altro che ritorcersi contro.

Facilitare il flusso dei fattori produttivi attraverso l’apertura e l’integrazione. Tutte le parti dovrebbero promuovere un circolo virtuoso globale di catene industriali e di approvvigionamento, favorire la liberalizzazione e la semplificazione degli scambi e degli investimenti, rendere più efficiente l’allocazione dei fattori produttivi e delle risorse e prevenire le strozzature nelle catene industriali e di approvvigionamento causate dalla frammentazione del mercato, dalle restrizioni agli investimenti e dall’aumento delle barriere. Tutte le parti dovrebbero sfruttare i reciproci punti di forza in un’ottica di uguaglianza per il reciproco vantaggio, costruire e salvaguardare congiuntamente un ecosistema globale aperto per l’innovazione, in modo che la cooperazione industriale internazionale generi maggiori benefici.

È necessario opporsi alla politicizzazione e all’interpretazione eccessiva del concetto di sicurezza a scapito delle questioni economiche. Rafforzare l’influenza e la resilienza delle industrie nazionali attraverso la concorrenza e la cooperazione tra i paesi è una richiesta legittima che non dovrebbe essere soggetta a interferenze politiche artificiali, le quali distorcono la logica di base del mercato per un flusso ragionevole di risorse e fattori produttivi a livello globale. Esagerare e politicizzare concetti come “diversificazione” e “riduzione del rischio” non farà altro che precludere opportunità di sviluppo. Tutte le parti dovrebbero rispettare le decisioni di investimento e l’autonomia degli operatori di mercato nella pianificazione aziendale, e costruire un contesto imprenditoriale equo, stabile e prevedibile, in modo che la natura del mercato venga riaffermata e le imprese possano agire in conformità con le leggi economiche.

C. Rafforzare il coordinamento delle politiche industriali e mantenere un ambiente di cooperazione sano.

Le principali economie sono profondamente coinvolte e hanno un impatto significativo sulla cooperazione globale lungo le catene industriali e di approvvigionamento. Considerando gli effetti a cascata delle loro politiche industriali, dovrebbero pertanto rafforzare la comunicazione e il coordinamento, accrescere la fiducia reciproca e dare il buon esempio.

È fondamentale collaborare per mantenere stabili e senza ostacoli le catene di approvvigionamento e industriali globali. Le principali economie dovrebbero impegnarsi in consultazioni paritarie, gestire adeguatamente le divergenze, respingere l’unilateralismo e il protezionismo, opporsi a pratiche discriminatorie ed esclusive ed evitare l’isolamento, le misure restrittive e la corsa al ribasso, che creerebbero ulteriori barriere e instabilità alla cooperazione industriale globale. Le restrizioni economiche e commerciali imposte dall’Europa e dagli Stati Uniti alla Cina non solo sono dannose per la fiducia e la cooperazione reciproche, ma minano anche i loro stessi interessi, con un impatto negativo sullo sviluppo economico globale e sulla cooperazione industriale.

Rafforzare il dialogo multilaterale e bilaterale sulle politiche industriali. Sulla base di piattaforme multilaterali e bilaterali, tutte le parti dovrebbero migliorare i meccanismi per uno scambio regolare sulle politiche industriali, sostenere l’apertura e la trasparenza, chiarire gli obiettivi politici, dissipare i malintesi e rispondere alle preoccupazioni attraverso dialoghi costruttivi. Tutte le parti dovrebbero rafforzare la comunicazione sulla trasparenza dei sussidi nell’ambito dell’OMC, risolvere le divergenze in modo appropriato attraverso consultazioni paritarie, presentare tempestivamente le notifiche sui sussidi e rispondere in modo proattivo alle preoccupazioni dei membri, al fine di creare congiuntamente un ambiente istituzionale stabile e prevedibile.

D. Ampliare l’apertura del mercato e creare congiuntamente opportunità di cooperazione.

L’apertura porta al progresso, mentre l’isolamento conduce all’arretratezza. Tutte le parti dovrebbero abbattere le barriere, aprirsi ulteriormente e sfruttare costantemente il potenziale del mercato per creare spazi più ampi per la cooperazione industriale.

Ridurre le barriere commerciali. Maggiore è la portata degli scambi commerciali, più difficile è evitare divergenze e attriti. Concentrarsi sulla “costruzione di muri” non farà altro che intensificare le contraddizioni e non contribuirà alla risoluzione dei problemi. Tutte le parti dovrebbero, nello spirito di apertura e cooperazione, agevolare il flusso transfrontaliero dei fattori di produzione nazionali e internazionali, promuovere la piena concorrenza sul mercato, stimolare la vitalità delle imprese e arricchire continuamente l’offerta e creare nuova domanda. L’autoisolamento non farà altro che privare il mercato dei motori della crescita, frenando ulteriormente lo sviluppo innovativo.

Ridurre gli ostacoli alla cooperazione in materia di investimenti. In quanto canale fondamentale per ampliare la torta, rafforzare i legami e accrescere i vantaggi reciproci, la cooperazione in materia di investimenti non solo soddisfa le esigenze locali, ma stimola anche lo sviluppo del Paese ospitante. Tutte le parti dovrebbero allentare le restrizioni di accesso al settore degli investimenti, semplificare le procedure ed eliminare gli ostacoli per garantire un ambiente equo, trasparente e prevedibile per gli investitori stranieri, tutelando al meglio i loro diritti e interessi legittimi. Ci opponiamo a un benvenuto di facciata, seguito da una selezione arbitraria nei confronti degli investitori, nonché alla conduzione di indagini discriminatorie e all’imposizione di requisiti obbligatori alle imprese, utilizzando come strumenti le normative sul controllo degli investimenti esteri e sui sussidi esteri.

E. Sostenere il multilateralismo e costruire un ordine economico internazionale più giusto ed equo.

Il multilateralismo, una preziosa lezione che l’umanità ha appreso dalle due dolorose guerre mondiali, dovrebbe essere ancor più apprezzato dalla comunità internazionale.

Sostenere i principi e le regole fondamentali dell’OMC. Il sistema di regole dell’OMC, fondato su principi quali equità, trasparenza, non discriminazione e apertura, ha rappresentato per anni una pietra angolare per lo sviluppo stabile dell’economia e del commercio globali. L’idea del commercio multilaterale è ben radicata e nessuno desidera tornare all’era della giungla in cui i forti prevaricano i deboli. Tutte le parti dovrebbero promuovere una riforma dell’OMC al passo con i tempi, ripristinare l’autorità dell’OMC, promuovere l’aggiornamento delle regole dell’OMC, ricostruire la fiducia tra i membri dell’OMC, aderire al principio della nazione più favorita (NPF) e collaborare per ancorare il commercio globale all’interno di un quadro multilaterale e a regole accettabili per tutti, al fine di proteggere, nella massima misura possibile, i diritti e gli interessi legittimi delle diverse economie nel commercio e negli scambi economici globali.

Rendere il sistema di governance globale più giusto ed equo. Tutte le parti dovrebbero impegnarsi per l’uguaglianza e il mutuo vantaggio negli scambi commerciali ed economici, rispettare le fasi di sviluppo e le condizioni nazionali reciproche e respingere congiuntamente la prepotenza dei grandi e forti nei confronti dei piccoli e deboli, e in particolare stringere accordi di pace con le grandi potenze a scapito degli interessi dei paesi terzi. Tutte le parti dovrebbero sostenere una concorrenza leale e genuina e impegnarsi a progredire più velocemente anziché ostacolare gli altri, evitare incoerenze tra parole e azioni e astenersi dal proibire agli altri di fare ciò che essi stessi si permettono di fare. I meccanismi di cooperazione multilaterale e regionale come il G20, i BRICS e l’APEC dovrebbero essere sfruttati al meglio per difendere congiuntamente l’equità e la giustizia e migliorare il sistema di governance economica globale.

Conclusione

La questione della capacità produttiva è una naturale conseguenza dell’evoluzione industriale, della volatilità del mercato e della divisione del lavoro in continua trasformazione nel contesto dello sviluppo economico globale. Tutti i paesi dovrebbero affrontare la cosiddetta “controversia” sulla capacità produttiva in modo obiettivo e dialettico, basandosi sulle leggi economiche e adottando una prospettiva globale e orientata al mercato. Dovrebbero concentrarsi maggiormente sull’esplorazione della cooperazione piuttosto che sulla creazione di conflitti, collaborare per eliminare i colli di bottiglia nella domanda e nell’offerta globali, ottimizzare l’allocazione delle risorse a livello globale e promuovere uno sviluppo sano e sostenibile delle industrie globali.

Le economie progrediscono grazie agli scambi e all’interconnessione, mentre regrediscono a causa dell’isolamento e della chiusura. La Cina non può svilupparsi isolata dal resto del mondo, né il mondo nel suo complesso può mantenere la prosperità senza la Cina. La Cina è pronta a collaborare con tutte le parti per salvaguardare il sistema globale di libero scambio, la stabilità e il buon funzionamento delle catene industriali e di approvvigionamento globali, nonché un ambiente globale aperto e cooperativo, al fine di rendere l’economia globale più sostenibile e universalmente vantaggiosa, promuovere la prosperità comune per il mondo e garantire che i risultati dello sviluppo vadano a beneficio di tutti i popoli.

Lettura del verbale della riunione del Politburo di luglio: maggiore sostegno, stesse priorità.

Pechino ha affinato la sua analisi economica e ha avvicinato l’attuazione di ulteriori politiche, mentre prepara un plenum di ottobre incentrato sulla disciplina del Partito contro la corruzione.

Zichen Wang30 luglio
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Il Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese si riunisce generalmente una volta al mese e i suoi comunicati sono tra i documenti più importanti pubblicati regolarmente nel processo decisionale cinese. I comunicati incentrati sull’economia dovrebbero essere analizzati con maggiore attenzione rispetto a una dichiarazione della Federal Reserve e alle osservazioni del presidente della Fed al termine della riunione: cambiamenti nei verbi, negli aggettivi e nelle omissioni possono avere un significato sostanziale.

Il rapporto odierno del 30 luglio , letto nel suo complesso, veicola due messaggi principali. Sul piano economico, Pechino ha compiuto una svolta chiara ma attentamente calibrata verso un maggiore sostegno macroeconomico. Sul piano politico, ha deciso di dedicare il Quinto Plenum del XX Comitato Centrale, che si terrà a ottobre, a una categoria formale più ampia della sola lotta alla corruzione, sebbene quest’ultima rimanga centrale.

Prima di affrontare uno dei due argomenti, tuttavia, è importante stabilire cosa un comunicato del Politburo può – e cosa non può – rivelare a un pubblico esterno.

Come leggere un comunicato di riunione cinese

Secondo le convenzioni della comunicazione ufficiale cinese, espressioni come “la riunione ha sottolineato” e “la riunione ha evidenziato” sono generalmente intese come derivanti principalmente dalle osservazioni e dai giudizi del partecipante di più alto rango. Vengono quindi pronunciate a nome della riunione, trasformando tali giudizi nel suo consenso collettivo e nel suo esito istituzionale.

Il resoconto del Politburo relativo alla riunione presieduta da Xi Jinping può quindi essere inteso come una sintesi autorevole dei messaggi centrali contenuti nel discorso di Xi e delle conclusioni adottate dal Politburo. Non si tratta di verbali in cui vengono attribuite separatamente le posizioni dei diversi partecipanti.

Un comunicato, tuttavia, non è né la trascrizione della riunione né il testo integrale del discorso del leader supremo. Altre questioni potrebbero essere state discusse o approfondite senza comparire nel documento pubblicato. Chi è esterno non sa quanto sia stato omesso, né tantomeno cosa contenga il materiale non divulgato. Il testo pubblicato non deve mai essere confuso con la totalità della riunione.

Il confronto è quindi il metodo di interpretazione più utile: mettere a confronto il linguaggio più recente con quello di una riunione precedente, sostanzialmente comparabile. Tuttavia, il confronto presenta delle incertezze. Presuppone che i comunicati successivi presentino porzioni pressoché comparabili delle discussioni sottostanti, un aspetto che nemmeno gli esterni possono verificare. Una frase mancante può indicare un cambiamento di politica, ma a volte potrebbe anche riflettere una scelta editoriale.

Queste limitazioni rendono le conclusioni probabilistiche piuttosto che definitive. Ciò non rende l’intero esercizio vano. Il comunicato resta la versione pubblica più autorevole disponibile e deve essere trattato come tale.

“Altamente” non è una parola da usare a caso

Il primo segnale economico è l’istruzione di “attribuire grande importanza”/”prestare grande attenzione”/”dare forte enfasi” — 高度重视gaodu zhongshi — alle difficoltà e alle sfide che le operazioni economiche si trovano ad affrontare.

Nella lingua ufficiale cinese, l’aggiunta di gaodu , ovvero “in alto”, non è una mera formalità retorica. Aumenta il peso politico attribuito a un problema e comunica ai funzionari che esso richiede maggiore attenzione. La riunione del Politburo di aprile ha riconosciuto “alcune difficoltà e sfide”; quella di luglio ha incaricato il Partito-Stato di prestarvi “grande attenzione”. Il tono è chiaramente cambiato.

Lo stesso vale per la parte positiva della diagnosi. Ad aprile, il Politburo aveva affermato che l’economia aveva avuto un buon inizio, che i principali indicatori erano migliori del previsto e che la performance economica dimostrava resilienza e vitalità. A luglio, invece, si è sottolineato che i fattori trainanti della crescita stavano diventando nuovi e che la struttura stava migliorando. Non si è descritto esplicitamente l’economia nel suo complesso come stabile o in costante miglioramento.

L’omissione è degna di nota. La crescita del PIL nel secondo trimestre è rallentata dal 5% al ​​4,3%. Nella prima metà dell’anno, gli investimenti in immobilizzazioni sono diminuiti del 5,7% su base annua, gli investimenti privati ​​sono calati dell’8,5% e le vendite al dettaglio sono cresciute solo dell’1,3%. Le vendite al dettaglio si sono addirittura contratte a maggio, prima di tornare a una leggera crescita a giugno.

Nel frattempo, una forte ondata di vendite azionarie iniziata a metà luglio ha cancellato circa 10 trilioni di RMB di capitalizzazione di mercato in due settimane, spingendo gli istituti statali (il cosiddetto ” team nazionale “) ad effettuare acquisti e avviando consultazioni tra autorità di regolamentazione e operatori di mercato per stabilizzare la situazione. I mercati azionari erano chiaramente diventati un’ulteriore fonte di aspettative instabili.

Il comunicato continuava a riconoscere i progressi tecnologici e strutturali. Ma “nuovo” e “migliore” non erano più accompagnati da un altrettanto fiducioso “stabile”.

Da “sfruttare appieno” a “dare forza”

Il cambiamento più importante riguarda le istruzioni per la politica macroeconomica.

April ha esortato i funzionari a “fare buon uso e pieno delle politiche macroeconomiche” (用好用足yong hao yong zu) . Tale formulazione ha posto l’accento sull’attuazione: il quadro politico era già in atto e il compito immediato era quello di estrarne l’effetto desiderato.

Il quotidiano July afferma che le politiche macroeconomiche devono “produrre con forza e migliorare l’efficacia” (发力提效fali tixiao) . Invoca inoltre un aggiustamento anticiclico più incisivo e sforzi intensificati per espandere la domanda interna. Il cambiamento consiste nel passare dall’esaurimento del potenziale delle politiche esistenti alla richiesta di un effetto politico più incisivo.

Il modo in cui vengono trattati i cicli di politica economica rafforza il messaggio. La Conferenza centrale sul lavoro economico del dicembre 2025 aveva auspicato un rafforzamento sia dell’aggiustamento anticiclico che di quello trasversale. Ad aprile non si è fatto riferimento a nessuno dei due. A luglio si cita solo la politica anticiclica. La politica anticiclica risponde più direttamente alla debolezza del momento, mentre la politica trasversale attribuisce maggiore importanza al bilanciamento tra il sostegno attuale e le considerazioni di lungo termine. L’abbandono di quest’ultima suggerisce una maggiore urgenza nel breve periodo.

Ma la formulazione non stabilisce quanto sarà ampia la risposta. Il termine “anticiclico” copre una vasta gamma di possibili intensità. Luglio è più favorevole di aprile, ma sembra ancora lontano dalle istruzioni esplicite di settembre 2024 per ridurre i requisiti di riserva, attuare sostanziali riduzioni dei tassi di interesse, invertire la tendenza negativa del mercato immobiliare e dare impulso ai mercati azionari.

Il comunicato distingue invece tra due fasi. In primo luogo, la Cina dovrebbe “liberare completamente” gli effetti delle politiche esistenti. In secondo luogo, dovrebbe “formulare e introdurre tempestivamente politiche incrementali pragmatiche ed efficaci”.

La seconda frase rappresenta un significativo passo avanti rispetto alla formulazione del Premier Li Qiang del 13 luglio , che auspicava il pieno utilizzo delle politiche esistenti, pur continuando a “studiare e preparare” quelle aggiuntive. Le politiche incrementali sono passate dalla fase di preparazione a quella di possibile introduzione.

La politica fiscale si muoverà per prima

Il sostegno più immediato sarà di tipo fiscale. La riunione ha ordinato una spesa pubblica più rapida e un utilizzo più veloce dei proventi delle obbligazioni, unitamente a un’attuazione energica dei programmi 两重 (“Due Grandi”) e 两新 (“Due Nuovi”).

Il programma “Due Grandi” finanzia progetti a supporto delle principali strategie nazionali e delle capacità di sicurezza. Il programma “Due Nuovi” sostiene il rinnovo su larga scala delle attrezzature e la permuta di beni di consumo. L’urgenza è evidente nei dati sugli investimenti. Gli investimenti complessivi sono diminuiti del 5,7% nel primo semestre, gli investimenti in infrastrutture sono calati del 2,4% e gli investimenti privati ​​sono crollati dell’8,5%. La finestra di opportunità per invertire questa tendenza negativa entro la fine dell’anno si sta restringendo. Economisti di spicco, tra cui David Daokui Li dell’Università di Tsinghua e Kai Guo di CF40 , hanno sottolineato la stretta sulla spesa degli enti locali dovuta alla pressione del debito e al calo delle entrate.

Il rapporto include un riferimento alle ” sei reti “: acqua, moderne reti elettriche, potenza di calcolo, comunicazioni di nuova generazione, condotte sotterranee urbane e logistica. È in questi settori che potrebbe confluire gran parte degli investimenti accelerati.

Il linguaggio della politica monetaria è in qualche modo più favorevole rispetto ai primi segnali di questo mese provenienti dalla Banca popolare cinese. Il Politburo ha chiesto un uso globale e un tempestivo adeguamento degli strumenti di politica monetaria.

Poiché in Cina la banca centrale attua, anziché determinare autonomamente, la linea generale di politica monetaria, le dichiarazioni del Politburo hanno un peso maggiore rispetto all’assenza di chiari segnali di allentamento nelle precedenti comunicazioni della PBOC. La probabilità di un allentamento monetario nella seconda metà dell’anno è quindi aumentata considerevolmente.

Il sostegno ai consumi rimane orientato all’offerta

Il paragrafo relativo ai consumi è sorprendentemente conciso. Invita ad ampliare l’offerta di qualità per soddisfare le esigenze dei diversi gruppi e a sfruttare il potenziale del consumo di servizi.

Questo approccio si basa prevalentemente sull’offerta. Invece di affrontare direttamente l’insufficiente potere d’acquisto attraverso ingenti trasferimenti alle famiglie, la politica si concentra sull’offerta di servizi migliori e in maggiore quantità che i consumatori desiderano ma che, come presuppone costantemente la peculiare logica di Pechino, non riescono ad ottenere facilmente. I settori che probabilmente ne beneficeranno sono: l’assistenza agli anziani, l’assistenza all’infanzia, la sanità, il turismo e i servizi culturali.

Ciò segna anche un graduale spostamento dalla stimolazione dei consumi di beni a quella dei servizi. I sussidi per la permuta di veicoli usati si sono dimostrati efficaci nel generare aumenti immediati degli acquisti, ma i loro effetti si indeboliscono quando l’intensità dei sussidi diminuisce. Possono anche interrompere i normali cicli di sostituzione anticipando la domanda futura. Il calo delle vendite al dettaglio a maggio ha illustrato la difficoltà di sostenere la crescita una volta esaurito l’impulso iniziale dei sussidi. Il mercato automobilistico cinese si avvia a registrare il peggior anno dal 2021, con un crollo delle vendite del 20% nella prima metà dell’anno.

Il programma “Due Nuovi” significa che il sostegno al commercio continuerà. Tuttavia, durante la riunione non è stata annunciata alcuna espansione significativa dei sussidi, né tantomeno un potenziamento della sicurezza sociale o misure a sostegno del reddito familiare, come auspicato in generale dagli economisti pro-mercato, né una deregolamentazione, che è scomparsa dal repertorio politico cinese.

Il pareggio commerciale raggiunge il livello del Politburo

Una frase esternamente significativa merita più attenzione di quella che potrebbe ricevere inizialmente. L’incontro ha invitato la Cina ad espandere lo spazio per una cooperazione economica e commerciale internazionale reciprocamente vantaggiosa e a “promuovere uno sviluppo commerciale equilibrato”.

Il concetto di equilibrio commerciale non è del tutto nuovo nella politica cinese di quest’anno, dato che il surplus commerciale della Cina è aumentato significativamente, causando allarme in Europa. Nel suo rapporto di lavoro di marzo , il premier Li ha auspicato un’espansione attiva delle importazioni e la promozione di un commercio più equilibrato. I funzionari cinesi hanno recentemente sostenuto un ” riequilibrio al rialzo ” degli scambi commerciali tra Cina e UE, espandendo le importazioni e nuove aree di cooperazione anziché ridurre le esportazioni cinesi.

Ma la sua comparsa in un comunicato economico del Politburo conferisce al concetto un peso politico maggiore. È ragionevole interpretarlo in parte come una risposta alla crescente preoccupazione tra i partner commerciali della Cina, soprattutto in Europa, per la continua espansione del surplus commerciale cinese.

La formulazione è tuttavia attentamente studiata. Non ammette alcuna colpa, non accetta le affermazioni straniere sulla sovraccapacità produttiva cinese (” il cosiddetto problema della sovraccapacità “, secondo il Ministero del Commercio di questa settimana) né impegna la Cina a una riduzione numerica del suo surplus.

Il messaggio più probabile è più circoscritto: la leadership riconosce che i crescenti squilibri commerciali stanno diventando un vincolo strategico per il contesto economico esterno della Cina e vuole affrontare il problema attraverso un maggiore volume complessivo di scambi reciprocamente vantaggiosi, più importazioni, servizi e investimenti bilaterali, non attraverso la soppressione delle esportazioni cinesi competitive.

La proprietà comporta dei rischi; la tecnologia genera crescita

La proprietà ha ricevuto solo una breve istruzione: 稳定房地产市场 “stabilizzare il mercato immobiliare”. April aveva detto di “sforzarsi di stabilizzarlo”.

I mercati dei capitali hanno ricevuto un linguaggio un po’ più forte: approfondire le riforme in materia di investimenti e finanziamenti e “migliorare la resilienza e la fiducia del mercato”. Rispetto all’appello di aprile a “stabilizzare e rafforzare la fiducia”, la “resilienza” aggiunta appare reattiva e difensiva, probabilmente riflettendo la svendita di luglio. Ma resta ben al di sotto delle istruzioni di settembre 2024 di “sforzarsi di rilanciare” il mercato.

Sia il mercato immobiliare che quello dei capitali compaiono nella sezione dedicata alla costruzione di una “barriera di sicurezza”, insieme al debito locale e alle piccole istituzioni finanziarie. Vengono considerati principalmente come rischi da contenere e come strumenti per stabilizzare le aspettative, non come i motori privilegiati dell’espansione.

Il contrasto con la tecnologia e l’industria è netto. Sebbene la domanda interna appaia per prima nell’ordinamento formale dei compiti, il paragrafo sull’industria utilizza un linguaggio molto più concreto e incisivo: accelerare la costruzione di un moderno sistema industriale, fornire un sostegno stabile a lungo termine alla ricerca di base, raggiungere scoperte tecnologiche all’avanguardia, sviluppare le industrie del futuro, creare nuove industrie portanti, espandere “AI Plus” e modernizzare le industrie tradizionali.

Durante la riunione è stata inoltre ordinata la prosecuzione delle azioni contro la concorrenza di tipo “involuzionistico” e si è auspicata una regolamentazione nazionale unificata del mercato. Non si tratta di un arretramento rispetto alla politica industriale, bensì di uno sforzo per controllare le guerre dei prezzi, gli investimenti locali superflui, il protezionismo e i mancati pagamenti da parte delle imprese, preservando al contempo la più ampia strategia di ammodernamento tecnologico e industriale.

Il Quinto Plenum porrà al centro dell’attenzione la disciplina di partito, ovvero la lotta alla corruzione.

L’economia era solo uno dei due temi principali della riunione. Il primo paragrafo del resoconto, a mo’ di riassunto, annunciava che il Quinto Plenum del XX Comitato Centrale si sarebbe riunito a Pechino in ottobre. Il suo ordine del giorno principale avrebbe incluso una relazione del Politburo al Comitato Centrale e l’esame di “diverse questioni importanti riguardanti il ​​costante progresso della piena e rigorosa autogoverno del Partito”.

Non si tratta di un elemento secondario aggiunto dopo la discussione economica; compare nel riassunto iniziale e viene poi elaborato in due paragrafi completi prima che il comunicato passi ad affrontare l’argomento dell’economia.

In quei paragrafi si afferma che la piena e rigorosa autogoverno del Partito ha prodotto importanti risultati sin dal XVIII Congresso del Partito, quando Xi è diventato il leader supremo della Cina, ma ora si trova ad affrontare “molte nuove circostanze e nuovi problemi”. Il Partito deve affrontare i problemi più rilevanti del proprio sviluppo e consolidare quello che il comunicato descrive come un ambiente politico favorevole, creato attraverso una governance rigorosa.

Formalmente, un’autogoverno di Partito completo e rigoroso va oltre la semplice lotta alla corruzione. Comprende la disciplina politica, la conformità ideologica, il controllo organizzativo, la condotta dei quadri, l’attuazione delle direttive centrali e il rapporto tra il Partito e il pubblico.

In termini politici concreti, tuttavia, la lotta alla corruzione è al centro di tutto. I riferimenti alla preservazione della “purezza” del Partito, alla risoluzione dei problemi più rilevanti, al mantenimento di un approccio inflessibilmente rigoroso e al miglioramento dei meccanismi di controllo interno indicano tutti la continua indagine e punizione della corruzione e delle violazioni disciplinari.

La tempistica fornisce un importante possibile contesto. Secondo la Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare (CCDI) e la Commissione Nazionale di Vigilanza , gli organi di controllo del Partito e dello Stato, nel primo semestre del 2026 sono stati avviati procedimenti contro 50 funzionari di livello provinciale o ministeriale e superiore. A 74 funzionari di pari livello sono state inflitte sanzioni disciplinari, di natura partitica o amministrativa. Le due cifre si riferiscono a fasi diverse del processo disciplinare e non vanno sommate, ma rappresentano i massimi storici per il primo semestre dal 2020

Prospettive per la riunione del Politburo di luglio; Xi sulla governance della IA _ di Fred Gao

Prospettive per la riunione del Politburo di luglio

Fred Gao22 luglio
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Con l’avvicinarsi della fine di luglio, una cosa è certa. No, non è estate a Beidaihe, almeno non quella che ricordo io. Il mio ricordo di quel luogo è rimasto congelato nel 2006, quando accompagnai un familiare in un resort gestito dalla Direzione Generale del Comitato Centrale del PCC, proprio dove si svolse la famosa intervista a Mike Wallace. Forse è il filtro della nostalgia infantile, ma il mare lì mi è sempre sembrato giallo. La mia impressione generale del posto è di semplicità e modestia. Il personale allevava polli, anatre e conigli. Potrei pensare di scriverne un articolo, se ne avrò l’occasione.

Ma questa è una storia per un altro giorno. Oggi voglio parlare della prossima riunione del Politburo. Per convenzione, il Politburo si riunisce a fine luglio per valutare l’economia e definire l’agenda per la seconda metà dell’anno. Delle riunioni ordinarie del Politburo, le sessioni di aprile, luglio e dicembre sono quelle che in genere si concentrano sull’economia, e la riunione di luglio, che cade a metà anno, è da tempo considerata la migliore finestra di indicazione sulla direzione che prenderà la politica macroeconomica nella seconda metà dell’anno.

Due fattori rendono importante l’incontro. In primo luogo, il 2026 segna l’inizio del 15° Piano quinquennale, quindi la definizione delle linee guida di metà anno non riguarderà solo l’obiettivo di crescita per quest’anno, ma anche l’avvio dell’intero piano quinquennale. In secondo luogo, l’economia si sta frammentando. Nella prima metà dell’anno, i nuovi motori di crescita, come la produzione manifatturiera di alta gamma, l’economia digitale e i servizi moderni, hanno rappresentato oltre il 40% della crescita, con un aumento del valore aggiunto nel settore manifatturiero ad alta tecnologia del 13,3%. Nel frattempo, le vendite al dettaglio sono cresciute solo dell’1,3% su base annua e gli investimenti in immobilizzazioni sono diminuiti del 5,7%.

Ciò significa che i responsabili politici devono dare ai nuovi motori economici lo spazio per crescere, senza ricorrere a stimoli indiscriminati e dirompenti che farebbero deragliare la transizione strutturale auspicata, e al contempo non devono rimanere a guardare mentre la vecchia economia trascina al ribasso il PIL complessivo.

Ecco perché la riunione del Politburo di luglio rappresenterà un’occasione per interpretare le politiche della seconda metà dell’anno. E il suo contenuto non è imprevedibile; alcune indicazioni sono già emerse dal simposio economico del Primo Ministro e dalle dichiarazioni rilasciate nelle conferenze stampa ufficiali.

In sintesi, non mi aspetto un ampio pacchetto di stimoli a breve termine alla fine del mese, ma potrebbero esserci politiche strutturali di sostegno fiscale, occupazione e consumo di servizi.

 Iscritto

1. Le valutazioni ufficiali sull’economia rimangono positive.

Per valutare la forza di una politica, bisogna innanzitutto osservare come i responsabili politici definiscono la situazione attuale. A giudicare dalle recenti dichiarazioni, la visione della leadership sulla crescita complessiva e sull’obiettivo per l’intero anno rimane ottimistica, e la loro attenzione per il secondo trimestre si concentra maggiormente sulla promozione di nuovi motori di crescita (培育新动能), che consistono fondamentalmente nella crescita del settore tecnologico e nell’ammodernamento industriale. Al simposio economico del 13 luglio, il giudizio del premier Li Qiang è stato

Dobbiamo comprendere la situazione economica nel suo complesso e, in particolare, constatare che l’economia cinese si sta pienamente orientando verso un percorso di sviluppo di alta qualità e che le basi per un miglioramento a lungo termine si stanno consolidando.
Per saperne di più, 特别是要看到我国经济正全面转入高质量发展轨道 ,长期向好的内在支撑更加坚实.

Ha inoltre sottolineato “il mantenimento della determinazione strategica per uno sviluppo di alta qualità” (保持高质量发展战略定力). Da questa formulazione non vedo traccia di un grande stimolo a breve termine.

Analogamente, nella conferenza stampa sui dati del primo semestre, l’Ufficio nazionale di statistica ha utilizzato quattro caratteri per descrivere l’economia: 稳 (stabile), 韧 (resiliente), 新 (nuovo), 优 (in miglioramento). “稳” si riferisce alla crescita del PIL che si mantiene entro l’intervallo 4,5%-5%. “韧” è un linguaggio spesso utilizzato nelle dichiarazioni del Politburo dello scorso anno durante la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che sottolineava la resilienza agli shock esterni. “新” si riferisce ai settori emergenti, rappresentati dall’intelligenza artificiale e dai veicoli elettrici. “优” si riferisce alla quota del settore manifatturiero e alla crescita degli utili aziendali. In risposta alla crescita del PIL del 4,7% nel primo semestre, l’NBS ha affermato

Per un’economia delle dimensioni enormi di quella cinese, una crescita del 4,7% è un risultato ottenuto a fatica. La crescita ha rallentato nel secondo trimestre, ma i fondamentali – operatività stabile e orientamento verso il nuovo e il migliore – rimangono invariati.

Il tasso di crescita più elevato è del 4,7% rispetto al 4,7%.季度增速有所回落,但是经济稳定运行、向新向优的基本面并没有变化.

Per quanto riguarda la crescita del 4,3% nel secondo trimestre, le autorità statistiche preferiscono attribuirla all’impatto di fattori esterni e di breve termine su alcuni settori, pur sottolineando che le tendenze mensili mostrano ancora segnali positivi. Questa spiegazione implica che, per ora, i responsabili politici non considerano il rallentamento del secondo trimestre come un declino di tendenza, pertanto la necessità percepita di lanciare immediatamente un ampio piano di stimolo è limitata. Nel complesso, sebbene molti accademici e consulenti ritengano che l’economia stia rallentando e abbiano sollevato il problema della divergenza tra i settori (consiglio l’articolo di Li Daokui , tradotto da Yuzhe He, e quello di Liu Shijin, che ho presentato la settimana scorsa), dal punto di vista dei responsabili politici, i fattori positivi continuano a prevalere.

2. La politica di permuta (以旧换新) sta colpendo rendimenti decrescenti

Finora, il principale strumento politico per stimolare i consumi è stato il consumo di beni, incentrato sulla politica di permuta (以旧换新). Tuttavia, questa politica sta mostrando rendimenti marginali decrescenti. In termini assoluti, le vendite di beni derivanti dalla permuta hanno superato i 2.600 miliardi di yuan nel 2025, contribuendo per oltre un punto percentuale alla crescita delle vendite al dettaglio.

Tuttavia, Li Xunlei, economista e consulente politico, ha sottolineato in uno studio correlato che l’impulso è stato forte nel primo anno di applicazione della politica, ma si è indebolito nel secondo, probabilmente perché i consumatori che avevano già sostituito i loro beni durevoli non li avrebbero sostituiti di nuovo a breve. Per articoli costosi come le automobili, i beneficiari dei sussidi potrebbero inoltre coincidere in gran parte con coloro che avevano già pianificato un acquisto, il che significa che parte del sussidio ha coperto la domanda esistente anziché crearne di nuova.

Di conseguenza, la politica di quest’anno a favore dei consumi si sta gradualmente spostando dai sussidi ai beni durevoli e dal consumo di beni verso il consumo di servizi e verso una maggiore attenzione al lato dell’offerta.

Le osservazioni del Primo Ministro al simposio hanno ribadito che da un altro punto di vista,

Attuare efficacemente le politiche di espansione e ammodernamento del settore dei servizi, ampliare l’offerta di servizi di qualità e accelerare lo sviluppo di nuovi settori trainanti per la crescita dei consumi.

抓好服务业扩能提质政策落实, 扩大优质服务供给, 加快培育消费新增长点.

3. Nuova formulazione da parte della Banca Popolare Cinese, ma nessun segnale di allentamento monetario.

Ciò che trovo degno di nota è che la riunione ordinaria del secondo trimestre della banca centrale, nell’analizzare le condizioni interne e internazionali, ha menzionato due tipi di divergenza: la “divergenza nella performance delle principali economie” (主要经济体经济表现分化) e la “divergenza strutturale” (结构分化). La PBoC non ha specificato cosa intendesse con quest’ultima. L’interpretazione più probabile è una scissione a forma di K tra le nuove tecnologie e l’industria tradizionale, nonché tra produzione e domanda.

A giudicare dai consigli politici che circolano tra i consulenti governativi e da documenti come il 15° Piano quinquennale per la strategia “Prima l’occupazione” (实施就业优先战略”十五五”规划), la preoccupazione di Pechino al momento si concentra sulla perdita di posti di lavoro. La risposta del governo, in questa fase, si concentra sulla valutazione, sulla riqualificazione per la transizione professionale e sullo sviluppo di nuove professioni, piuttosto che sull’emanazione di leggi per rallentare la perdita di posti di lavoro. Data la competizione tra Stati Uniti e Cina nel campo dell’intelligenza artificiale e la recente enfasi della leadership sulle scoperte tecnologiche della nuova rivoluzione industriale, non credo che la Cina ridurrà gli investimenti nell’IA o approverà leggi per arrestare l’automazione. Pertanto, se il Politburo di luglio dovesse affrontare la divergenza strutturale, è più probabile che le politiche a breve termine si concentrino sulla stabilizzazione dell’occupazione e sulla formazione professionale.

La politica monetaria mantiene l’impostazione precedente di “moderatamente espansiva” (适度宽松) e continua a sottolineare l’importanza degli aggiustamenti anticiclici e interciclici, ma non vi è stato alcun nuovo segnale esplicito di un’ulteriore tornata di tagli al coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) o ai tassi di interesse (降准降息).

Altre cose

Proprio mentre terminavo di scrivere questo articolo, il Ministero delle Finanze ha pubblicato i dati fiscali relativi al primo semestre dell’anno . Ci sono due cifre interessanti a cui vale la pena prestare attenzione.

La prima voce riguarda l’imposta di bollo sulle negoziazioni di titoli: 154,9 miliardi di yuan, in aumento del 97,3% su base annua. Poiché questa imposta viene applicata esclusivamente sul volume degli scambi azionari, un raddoppio quasi totale significa che anche l’attività di trading nel primo semestre è praticamente raddoppiata, un chiaro segnale che la propensione al rischio delle famiglie (me compresa) è aumentata considerevolmente.

Il secondo dato riguarda le entrate derivanti dalla vendita dei diritti di utilizzo del suolo statale, pari a 977,8 miliardi di yuan, in calo del 31,5% su base annua. Si tratta di meno di mille miliardi di yuan per il primo semestre, a fronte di un flusso di entrate che, al suo apice, generava 8,7 trilioni di yuan all’anno. La stretta di bilancio degli enti locali si riflette anche sul fronte della spesa: la spesa a valere sui fondi gestiti dal governo è diminuita del 16,4% su base annua. Le obbligazioni a scopo speciale e i titoli di Stato speciali hanno in parte colmato il divario, ma la contrazione degli investimenti degli enti locali è innegabile.

Dal punto di vista politico, il crescente calo delle vendite di terreni potrebbe offrire al Politburo l’opportunità di rafforzare la propria posizione in materia di proprietà. Detto questo, ho anche sentito un’interessante interpretazione contraria, secondo la quale il declino del finanziamento fondiario (土地财政) potrebbe non necessitare necessariamente di un salvataggio, ma essere piuttosto un catalizzatore per la prossima fase della trasformazione fiscale cinese; si ritiene che si tratti di un passaggio da un finanziamento fondiario a gestione locale a un finanziamento azionario a gestione centrale (股权财政). E poiché le entrate fondiarie rimangono in mani locali mentre il mercato dei capitali risponde a Pechino, questo cambiamento comporterebbe anche un rimescolamento del potere fiscale tra il governo centrale e le autorità locali.

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Qual è la visione di Xi Jinping sulla governance dell’IA?

Interpretazione delle osservazioni di Xi alla Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale del 2026 e alla riunione di alto livello sulla governance globale dell’IA.

Fred Gao17 luglio
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Oggi Xi Jinping ha tenuto un discorso alla Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale del 2026. Di seguito alcuni spunti di lettura:

Come le narrazioni storiche rivelano il punto di vista dei decisori cinesi:
All’inizio del suo discorso, Xi ha inserito l’intelligenza artificiale nella narrazione storica delle rivoluzioni tecnologiche, dalla macchina a vapore all’elettricità fino a Internet. Questa impostazione rivela anche come i leader cinesi considerino l’IA una grande rivoluzione tecnologica, solitamente accompagnata da una ristrutturazione dell’ordine internazionale.

La Gran Bretagna, potenza dominante dell’era del vapore, fu infine superata dagli Stati Uniti durante la seconda rivoluzione industriale. La vittoria degli Stati Uniti nella competizione tecnologica dell’era della Guerra Fredda rifletteva analogamente il loro predominio nel settore dell’informatica. In tale contesto, l’approccio della Cina alla rivoluzione industriale guidata dall’intelligenza artificiale è plasmato da un forte senso di urgenza, forse persino dalla paura di perdere un’occasione (FOMO).

La Cina ha posto l’accento sulla scienza e la tecnologia come forze produttive sin dall’era di Deng Xiaoping, soprattutto attraverso lo slogan “la scienza e la tecnologia sono le forze produttive primarie” (科技是第一生产力) , ma questa era in gran parte la mentalità di un paese arrivato in ritardo che cercava di recuperare il terreno perduto. Negli anni ’90, la rivoluzione di Internet era ancora guidata principalmente dagli Stati Uniti in termini di tecnologia. La Cina si è unita al movimento e ha creato aziende competitive a livello globale, ma gran parte della sua innovazione è rimasta concentrata a livello applicativo.

L’intelligenza artificiale potrebbe essere diversa. Il divario tecnologico tra Cina e Stati Uniti si è ridotto a circa sei mesi (anche se, data la velocità di sviluppo dell’IA, sei mesi possono ancora rappresentare una distanza considerevole). Ancora più importante, la traiettoria tecnologica non è ancora completamente bloccata. La Cina vede ancora l’opportunità di competere e potenzialmente di recuperare terreno.

Questo senso di urgenza è evidente anche nei discorsi di Xi alla Conferenza nazionale sui premi scientifici e tecnologici, alla Conferenza degli accademici dell’Accademia cinese delle scienze e dell’Accademia cinese di ingegneria e all’XI Congresso nazionale dell’Associazione cinese per la scienza e la tecnologia (sì, tre incontri in uno). In tutto il discorso, si è concentrato sui colli di bottiglia e sulle debolezze del sistema di ricerca scientifica cinese. Una frase in particolare spicca:

La situazione ci spinge in avanti e ci impone di agire. Dobbiamo cogliere l’occasione storica, affrontare le sfide del momento e accelerare il raggiungimento di un elevato livello di autosufficienza e autosufficienza scientifica e tecnologica.

形势催人, 也逼人.我们必须抓住历史机遇, 迎接时代挑战, 加快推进高水平科技自立自强,

A mio avviso, si trattava di un messaggio diretto agli esperti di diversi settori: la finestra di opportunità non rimarrà aperta indefinitamente.

Tornando al discorso del WAIC, il suo tono era relativamente misurato. Le sue idee principali possono essere riassunte in quattro punti.

Innanzitutto, open source, apertura e cooperazione. Xi ha incoraggiato lo sviluppo open source e la cooperazione internazionale, sostenendo che l’IA si sta spostando dal “mondo digitale” al “mondo fisico”. Ciò riflette il vantaggio comparativo della Cina nei modelli di base open source e contribuisce a compensare le barriere create da quelli proprietari. Suggerisce inoltre che l’attenzione politica potrebbe spostarsi sempre più verso l’IA incarnata, la produzione intelligente e altre applicazioni nell’economia reale.

In secondo luogo, sicurezza e controllabilità. L’affermazione secondo cui l’IA deve “rimanere sempre sotto controllo umano” è ampiamente in linea con il consenso internazionale (a meno che qualcuno non desideri davvero una società in stile Ghost in the Shell). Ma la seconda parte dell’argomentazione è più politicamente incisiva: la Cina si oppone alla “generalizzazione eccessiva” dei concetti di sicurezza nazionale nell’ambito dell’IA e respinge l’idea che la sicurezza di un Paese debba essere anteposta a quella degli altri. Si tratta chiaramente di una critica implicita alle restrizioni tecnologiche e ai controlli sulle esportazioni imposti dagli Stati Uniti.

In terzo luogo, il linguaggio relativamente più blando dell'”apprendimento reciproco tra civiltà”. In sostanza, però, si tratta anche di chi ha il diritto di plasmare i valori intrinseci ai sistemi di intelligenza artificiale. Se l’IA serve a un particolare insieme di valori definiti da un piccolo gruppo di paesi, o se diverse società dovrebbero avere un ruolo nella definizione della governance e delle norme dell’IA.

In quarto luogo, il miglioramento della governance globale. Xi ha sottolineato l’importanza di rafforzare le capacità in materia di intelligenza artificiale per i paesi del Sud del mondo, anziché permettere a una ristretta cerchia di paesi tecnologicamente avanzati, come quelli coinvolti nel processo di Hiroshima sull’IA del G7, di dettare le regole per tutti gli altri.

So che molti diranno che la Cina sta solo usando belle parole. Ma qualcuno si aspetta davvero che la Cina configuri la sua posizione nello stesso modo degli Stati Uniti? Mettendo semplicemente i propri interessi al di sopra di tutti gli altri?

Organizzazione mondiale per la cooperazione nell’intelligenza artificiale (WAICO)

Significativo è anche lo sviluppo istituzionale avvenuto il giorno prima della conferenza. I rappresentanti di 29 paesi hanno firmato a Shanghai l’Accordo per l’istituzione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione nell’intelligenza artificiale, creando formalmente un’organizzazione intergovernativa: l’Organizzazione mondiale per la cooperazione nell’intelligenza artificiale, o WAICO. La sua sede centrale sarà a Shanghai.

I membri fondatori sono principalmente paesi del Sud del mondo, senza la partecipazione di membri del G7, dei paesi chiave dell’UE o dei membri dei Five Eyes. Ciò suggerisce l’emergere di un quadro di governance parallelo al di fuori dell’attuale sistema guidato dall’Occidente, promosso dalla Cina e incentrato sui paesi in via di sviluppo. A questo proposito, consiglio anche la lettura dell’eccellente articolo di George Chen.

La newsletter di George Chen

La diplomazia dell’IA divide il mondo: gli Stati Uniti stringono alleanze con la Pax Silica, la Cina lancia WAICO per il Sud del mondo.

«I cinesi dicono spesso: “Una singola corda non può fare musica, e un albero solitario non fa una foresta”. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere un’esibizione solitaria di un solo paese, ma piuttosto una sinfonia…»

Per saperne di più

12 ore fa · 5 Mi piace · George Chen

La missione principale di WAICO sembra comprendere quattro aree principali:

  1. Creazione di una piattaforma transfrontaliera di domanda e offerta di intelligenza artificiale , che permetta ai paesi dotati di capacità in questo campo di connettersi direttamente con i paesi che necessitano di tecnologia, infrastrutture o applicazioni.
  2. Realizzare programmi di sviluppo delle competenze e di inclusione sociale per ridurre il divario globale nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
  3. Promuovere una governance coordinata in materia di sicurezza dell’IA, flussi di dati transfrontalieri ed etica, sviluppando congiuntamente standard tecnici applicabili a livello internazionale per modelli linguistici complessi, robot umanoidi e tecnologie correlate.
  4. Sostenere l’open source e la condivisione delle risorse scientifiche al fine di abbassare le barriere alla ricerca e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale per i paesi più piccoli e meno sviluppati.

Per i Paesi del Sud del mondo, il problema più immediato non è spesso la sicurezza dell’IA, bensì la mancanza delle capacità di base per sviluppare e implementare l’IA. Senza tali capacità, questi Paesi rischiano di rimanere ancora più indietro nella prossima rivoluzione tecnologica.

A livello istituzionale, la WAICO adotta una struttura composta da un’Assemblea Generale di tutti i membri, un consiglio e un segretariato permanente. Rifiuta esplicitamente il diritto di veto di un singolo Paese, privilegiando il principio dello “sviluppo prima di tutto” rispetto a una governance incentrata esclusivamente sulla regolamentazione e sul controllo dei rischi.

WAICO potrebbe conferire alla Cina maggiore influenza sugli standard tecnici e creare un ecosistema più orientato allo sviluppo del suo settore dell’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, dovrà affrontare questioni relative ai finanziamenti, alla sostenibilità a lungo termine e all’equilibrio tra la promozione dello sviluppo e la gestione dei rischi.

Nel complesso, l’accordo suggerisce che la governance globale dell’IA sta entrando in una fase di sviluppo a doppio binario. Gli Stati Uniti e i loro partner pongono l’accento sull’allineamento dei valori, sulla sicurezza e sul controllo delle esportazioni; la Cina, invece, privilegia lo sviluppo, il rafforzamento delle capacità, la cooperazione aperta e una più ampia diffusione della tecnologia.

 Iscritto


Di seguito il testo integrale del discorso di Xi:

Lavorare insieme per costruire un sistema di governance globale equo e imparziale per l’intelligenza artificiale.

Discorso programmatico alla cerimonia di apertura della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale del 2026 e dell’incontro di alto livello sulla governance globale dell’IA.

(17 luglio 2026, Shanghai)

Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese

Illustri colleghi e ospiti,
Signore e signori, amici:

Settant’anni fa, un gruppo di giovani studiosi presentò per la prima volta il concetto di intelligenza artificiale alla Conferenza di Dartmouth, nel New Hampshire, Stati Uniti. Negli ultimi sette decenni, scienziati e sviluppatori di IA di tutto il mondo hanno continuato a esplorare l’ignoto, a progredire superando ostacoli e a raggiungere traguardi importanti grazie alla perseveranza. Settant’anni dopo, di fronte a una nuova ondata di vigoroso sviluppo dell’IA, ci siamo riuniti qui sulle rive del fiume Huangpu per discutere insieme su come promuovere lo sviluppo dell’IA globale in una direzione orientata al bene e al beneficio dell’umanità: un incontro di grande importanza. A nome del governo e del popolo cinese, porgo a tutti voi un caloroso benvenuto.

Guardando indietro nella storia, l’invenzione della macchina a vapore ha inaugurato la civiltà industriale, la diffusione dell’elettricità ha illuminato la società moderna e la nascita di Internet ha connesso il mondo intero. Ogni rivoluzione tecnologica ha profondamente trasformato il modo in cui l’umanità produce e vive, innescando grandi balzi nello sviluppo economico e sociale.

Oggi il mondo sta attraversando cambiamenti accelerati senza precedenti da un secolo a questa parte: una nuova ondata di rivoluzione scientifica e tecnologica e di trasformazione industriale sta raggiungendo traguardi sempre più rapidi, e l’innovazione globale nell’IA è entrata in un periodo di dinamismo senza precedenti. Le tecnologie intelligenti – caratterizzate dalla connessione intelligente di ogni cosa, dalla collaborazione uomo-macchina, dall’integrazione intersettoriale, dalla co-creazione e dalla condivisione – stanno liberando un’enorme energia combinata, presentando al contempo immense opportunità e sfide di governance. L’umanità deve ora affrontare gli interrogativi del nostro tempo: quando le macchine inizieranno a pensare, come potranno gli esseri umani coesistere con esse? Quando gli algoritmi parteciperanno al processo decisionale, come si potrà garantire la sicurezza? Quando la tecnologia metterà in discussione l’etica, come potrà la governance stare al passo? Quando il divario si allarga sempre di più, come si potranno ottenere benefici inclusivi? Queste domande richiedono alla comunità internazionale una profonda riflessione e una risposta congiunta.

La Cina ritiene che tutti i Paesi debbano sostenere una visione incentrata sulle persone e il principio dell’IA al servizio del bene comune, rendendo l’intelligenza artificiale una forza trainante fondamentale per promuovere la prosperità comune e salvaguardare la sicurezza comune, e collaborare alla costruzione di un sistema di governance globale dell’IA equo e imparziale. A tal fine, desidero proporre quattro punti.

Innanzitutto, è fondamentale promuovere l’apertura e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa per guidare l’innovazione e lo sviluppo. L’intelligenza artificiale è il nuovo motore della crescita economica mondiale e un acceleratore per la transizione dai vecchi ai nuovi fattori trainanti della crescita, e si sta spostando dal “mondo digitale” al “mondo fisico”. Dobbiamo cogliere questa rara opportunità storica, incoraggiare le pratiche open source e l’apertura, la cooperazione e la condivisione, e promuovere in modo completo l’innovazione scientifica e tecnologica, lo sviluppo industriale e gli scenari applicativi legati all’IA. Dobbiamo lavorare di concerto per promuovere la trasformazione e l’ammodernamento dei settori tradizionali, favorire e rafforzare i settori emergenti e pianificare con lungimiranza i settori del futuro, in modo che l’IA possa potenziare ogni settore.

In secondo luogo, rafforzare la consapevolezza dei rischi per garantire sicurezza e controllabilità. L’intelligenza artificiale dovrebbe diventare uno strumento affidabile per l’umanità. Dobbiamo attribuire grande importanza ai vari rischi intrinseci e derivati ​​derivanti dall’IA e promuovere lo sviluppo di sistemi di leggi e regolamenti, monitoraggio tecnico, allerta precoce dei rischi e risposta alle emergenze, in modo da costruire solide basi di sicurezza, prevenire abusi e usi malevoli e garantire che l’IA rimanga sempre sotto il controllo umano. Allo stesso tempo, dobbiamo opporci congiuntamente alle pratiche nel campo dell’IA che estendono eccessivamente il concetto di sicurezza nazionale o antepongono la propria sicurezza a quella degli altri Paesi.

In terzo luogo, incoraggiare l’inclusione per promuovere l’apprendimento reciproco tra le civiltà. Lo sviluppo e l’applicazione dell’IA non dovrebbero erodere o danneggiare la diversità delle civiltà mondiali o la specificità culturale dei singoli paesi. Dovremmo plasmare i valori dell’IA in base ai valori comuni dell’umanità, utilizzare al meglio la tecnologia dell’IA per accrescere la comprensione e la tolleranza tra le diverse civiltà, promuovere gli scambi e l’apprendimento reciproco tra le civiltà e coltivare con cura un fiorente giardino di civiltà in cui ciascuna apprezzi la propria bellezza e tutta la bellezza sia condivisa.

In quarto luogo, promuovere la solidarietà e la cooperazione per migliorare la governance globale. L’intelligenza artificiale è la cristallizzazione della saggezza di tutta l’umanità e una risorsa preziosa condivisa da tutti. Dobbiamo praticare un vero multilateralismo, valorizzare appieno l’importante ruolo delle Nazioni Unite e rafforzare l’allineamento e il coordinamento sulle strategie di sviluppo dell’IA, le regole di governance e gli standard tecnici, in modo da formare al più presto un quadro di governance globale basato su un ampio consenso e consentire a questa tecnologia di frontiera di apportare maggiori benefici alla società umana. Dobbiamo attuare un’ampia cooperazione internazionale per aiutare i paesi del Sud del mondo a rafforzare le proprie capacità, colmare il divario digitale e dell’intelligenza, promuovere lo sviluppo sostenibile ed evitare di creare nuove ingiustizie storiche nel campo dell’IA.

Signore e signori, amici!

Quest’anno segna l’inizio del 15° Piano quinquennale cinese. Il 15° Piano quinquennale delinea il progetto per lo sviluppo economico e sociale della Cina per i prossimi cinque anni e offre anche un elenco di opportunità alla comunità internazionale. Negli ultimi anni, la Cina ha abbracciato attivamente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, puntando sulla combinazione di un mercato efficiente e un governo competente, rafforzando l’innovazione scientifica e tecnologica nel campo dell’IA e promuovendo con vigore l’iniziativa “AI Plus”, coltivando un ecosistema sano in cui tutti i tipi di attori coesistono e prosperano insieme. Il valore dei settori chiave dell’economia intelligente ha già superato i mille miliardi di RMB. Dispositivi intelligenti di ogni tipo sono entrati in milioni di case, apportando benefici tangibili alla vita delle persone, e la “Produzione intelligente in Cina” è diventata un altro brillante segno distintivo della modernizzazione cinese.

Allo stesso tempo, la Cina ha sempre posto uguale enfasi sullo sviluppo e sulla sicurezza, comprendendo le tendenze e le leggi dello sviluppo dell’IA e migliorando continuamente leggi e regolamenti, politiche e istituzioni, norme applicative e linee guida etiche pertinenti, per garantire che l’IA sia sicura, affidabile e controllabile, in modo che questo destriero dalle mille livree dell’intelligenza artificiale possa galoppare veloce e stabile.

In quanto grande nazione responsabile, la Cina si è sempre impegnata a fornire beni pubblici internazionali nel campo dell’intelligenza artificiale. Da quando ho lanciato l’Iniziativa globale per la governance dell’IA, la Cina ha promosso l’adozione per consenso della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo delle capacità in materia di IA, ha pubblicato il Piano d’azione per lo sviluppo delle capacità in materia di IA per il bene di tutti e l’Iniziativa di cooperazione internazionale “AI Plus”, e ha proposto la creazione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione in materia di IA, contribuendo così con un flusso costante di soluzioni cinesi.

Come spesso si dice in Cina, una singola corda non può fare musica e un singolo albero non può formare una foresta. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere un’impresa solista di un singolo Paese, ma una sinfonia di cooperazione globale. Grazie agli sforzi congiunti di tutte le parti, a Shanghai è nata l’Organizzazione Mondiale per la Cooperazione nell’IA: una visione concepita un anno fa si è ora trasformata in un risultato tangibile. Questo rappresenta un passo importante compiuto dalla Cina per rispondere all’appello del Sud del mondo e per mobilitare la comunità internazionale a promuovere attivamente lo sviluppo e la governance dell’IA, e costituirà una pietra miliare nella storia dell’intelligenza artificiale.

Per sostenere ulteriormente lo sviluppo globale dell’IA e promuovere la creazione di capacità globali in questo campo, annuncio che nei prossimi cinque anni la Cina metterà a disposizione 5.000 posti in programmi di formazione specializzati sull’IA per i paesi in via di sviluppo; istituirà centri di cooperazione internazionale per le applicazioni dell’IA per l’ASEAN, la Lega Araba, l’Unione Africana, la CELAC, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e i paesi BRICS; e promuoverà l’implementazione di “Mazu”, la soluzione intelligente di allerta precoce meteorologica, in 30 paesi, a tutela dell’illuminazione di innumerevoli abitazioni e a salvaguardia della tranquillità sui quattro mari.

Signore e signori, amici!

Come dicevano gli antichi, “I saggi si adattano ai tempi; i sapienti agiscono in base alle circostanze”. Quanto più rapidamente progredisce la tecnologia dell’IA, tanto più saldamente dobbiamo ancorarla al bene e al beneficio dell’umanità, tanto più precisamente dobbiamo calibrare la portata della regolamentazione e della governance e tanto più prontamente dobbiamo migliorare le misure per prevenire la perdita di controllo. Dobbiamo sempre guidare lo sviluppo dell’IA con la saggezza umana e il consenso internazionale, affinché diventi davvero una potente forza positiva per migliorare il benessere di tutta l’umanità e promuovere il progresso della civiltà umana.

La Cina è pronta, con un atteggiamento più aperto, azioni più concrete e una visione più lungimirante, a collaborare con tutte le parti per cogliere e affrontare le opportunità e le sfide dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, e a unire le forze per creare un futuro ancora più luminoso per la società umana!

Grazie.

Liu Shijin: La Cina risparmia troppo per crescere _ a cura di Fred Gao

Liu Shijin: La Cina risparmia troppo per crescere

L’ex vicedirettore del principale think tank del Consiglio di Stato esorta Pechino a trattare il calo dei consumi come un’emergenza macroeconomica, e non solo come un problema di sostentamento.

Fred Gao16 luglio
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Il 15 luglio, l’Ufficio nazionale di statistica cinese ha pubblicato i dati economici relativi al primo semestre dell’anno, che mostrano una crescita del PIL del 4,7% su base annua. Questo dato contribuisce anche a spiegare le dichiarazioni del premier Li Qiang, rilasciate due giorni prima durante una tavola rotonda sull’economia , in cui aveva auspicato un’intensificazione delle misure anticicliche e il pieno utilizzo degli strumenti politici esistenti per sostenere la macroeconomia.

A mio avviso, tuttavia, ciò che ha reso interessante l’incontro è stata la lista degli invitati. Accanto ai soliti macroeconomisti sedeva Yu Donglai , un imprenditore privato che gestisce un grande magazzino e un’attività di vendita al dettaglio. A differenza di molti suoi colleghi, che sembrano aver ereditato fedelmente l'”etica protestante” di Max Weber e considerano il guadagno come una vocazione fine a se stessa (e non intendo fare nomi), Yu paga ai suoi dipendenti salari ben al di sopra della media locale e condivide gli utili dell’azienda con tutti i lavoratori. In un momento in cui la debolezza dei consumi delle famiglie è diventata il problema numero uno dell’economia, dare a un imprenditore di questo calibro un posto al tavolo delle trattative è di per sé un segnale politico.

Liu Shijin ha avanzato un’argomentazione simile da una prospettiva diversa. Ex vicedirettore del Centro di ricerca per lo sviluppo del Consiglio di Stato (DRC), un importante organismo di ricerca e consulenza politica al servizio del governo centrale cinese, Liu è da tempo considerato uno degli economisti più influenti del paese. Negli ultimi anni, si è affermato come una voce autorevole che esorta Pechino a spostare l’attenzione delle sue politiche verso la promozione dei consumi delle famiglie, la riduzione delle disparità di reddito e l’aumento delle pensioni dei residenti rurali.

Liu ritiene che, in un modello competitivo “a torneo”, le amministrazioni locali abbiano gareggiato intensamente per il raggiungimento degli obiettivi di PIL. Questo, unito all’orientamento all’esportazione delle economie delle province costiere, ha sostenuto una rapida crescita degli investimenti per un lungo periodo, in un contesto precedente caratterizzato da scarsità di offerta. La struttura di elevati risparmi e bassi consumi ha inoltre fornito, in termini oggettivi, una fonte di finanziamento per investimenti su larga scala in un’economia in fase di recupero, mentre, durante il periodo di crescita medio-alta, la rapida espansione del settore immobiliare e delle infrastrutture ha mascherato la deviazione strutturale di una quota persistentemente bassa dei consumi sul PIL.

Con il crollo del mercato immobiliare e il rallentamento della spesa per le infrastrutture locali, è emersa la carenza di consumi, a lungo celata. Con investimenti produttivi eccessivi che spingono l’utilizzo della capacità produttiva e i rendimenti degli investimenti in costante calo, i meccanismi intrinseci a questo modello, tra cui le eccessive disparità di reddito tra le famiglie e i bassi dividendi distribuiti dalle imprese, hanno represso la capacità di consumo complessiva della società. La contrazione della domanda finale sta ora, a sua volta, erodendo le fondamenta della crescita degli investimenti e il vecchio modello di sviluppo è diventato insostenibile.

In termini di politiche, Liu sostiene che la svolta dovrebbe concentrarsi sulla riforma del meccanismo di formazione del risparmio e del consumo per convertire il risparmio in eccesso in consumo effettivo, e propone tre obiettivi quantitativi. In primo luogo, entro circa tre anni, il tasso di risparmio a livello nazionale dovrebbe essere portato al di sotto del 40% e il tasso di risparmio delle imprese al di sotto del 20%. La via diretta consiste nell’aumentare i rapporti di distribuzione dei dividendi delle imprese, incluso il trasferimento di circa 20 trilioni di RMB di capitale statale quotato, su un valore di mercato totale delle azioni di classe A di circa 120 trilioni di RMB, al fondo di previdenza sociale, incoraggiando al contempo le imprese private ad aumentare i dividendi. In secondo luogo, la riforma fiscale incentrata sulle imposte sul reddito personale e sulla proprietà dovrebbe essere portata avanti costantemente per ridurre gradualmente il coefficiente di Gini a 0,4 o meno, aumentando così la propensione media al consumo della società e riducendo il tasso di risparmio delle famiglie. In terzo luogo, il centro di gravità della gestione macroeconomica e delle funzioni governative dovrebbe spostarsi dal lato dell’offerta a quello del consumo, con oltre la metà della spesa per gli stimoli macroeconomici destinata alla costruzione del sistema di previdenza sociale per le fasce di reddito basse e medie. Tra le priorità figurano la risoluzione dei problemi abitativi dei lavoratori migranti e degli altri nuovi residenti urbani, nonché un significativo aumento delle pensioni previste dal sistema pensionistico di base per i residenti urbani e rurali, che copre 550 milioni di persone. A suo avviso, si tratta di una questione di sostentamento, ma ancor più di un’esigenza urgente per rilanciare gli investimenti e stabilizzare la crescita macroeconomica.

Qui sotto trovate la versione inglese che ho realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale:

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Liu Shijin: Approfondire la riforma del meccanismo di formazione del risparmio e del consumo per invertire lo squilibrio tra “offerta forte e domanda debole”.

Lo squilibrio tra un’offerta forte e una domanda debole rappresenta una delle principali sfide che la Cina si trova ad affrontare per stabilizzare la crescita nella fase attuale. La Conferenza centrale sul lavoro economico del 2025 ha affermato esplicitamente che la contraddizione tra una forte offerta interna e una domanda debole è marcata e che l’insufficienza della domanda effettiva costituisce il principale ostacolo all’economia attuale. Questo squilibrio deriva da un modello di crescita asimmetrico, sostenuto da una serie di fattori istituzionali e strutturali. Per invertirlo il più rapidamente possibile, l’attenzione e il punto di svolta dovrebbero essere rivolti all’approfondimento della riforma del meccanismo di formazione del risparmio e del consumo, riducendo sostanzialmente il tasso di risparmio e, di conseguenza, espandendo la domanda finale.

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I. Manifestazioni di “forte offerta, debole domanda” e le sue cause più profonde

“Forte offerta, debole domanda” si riferisce a una serie di fenomeni apparentemente contraddittori che si osservano frequentemente nella realtà, spesso descritti come un modello di sviluppo a forma di K. Da un lato, l’innovazione è fiorente, con importanti progressi nell’intelligenza artificiale, nella robotica e nelle tecnologie verdi; dall’altro, la crescita economica rimane sotto costante pressione, con una crescita nominale inferiore alla crescita reale. Le esportazioni sono cresciute in modo straordinario – il surplus commerciale di beni ha raggiunto il record di quasi 1.200 miliardi di dollari nel 2025 – eppure l’insufficiente domanda interna continua a peggiorare: gli investimenti si sono contratti per l’intero anno 2025, sono diminuiti del 4,1% su base annua cumulativamente nei primi cinque mesi del 2026 e le vendite al dettaglio totali di beni di consumo sono diminuite dello 0,6% su base annua a maggio. Il settore manifatturiero e le catene industriali cinesi godono di vantaggi competitivi a livello globale, eppure molti settori soffrono di una grave sovraccapacità, mentre le esigenze di alcuni gruppi rimangono insoddisfatte.

Non si tratta di una fluttuazione di breve termine. Essa deriva da una serie di fattori istituzionali e strutturali: un meccanismo di concorrenza tra enti locali orientato al PIL; il predominio delle imprese statali – con un’elevata quota di capitale statale – nei settori fondamentali e nelle industrie strategiche; un orientamento macroeconomico che stabilizza la crescita principalmente incentivando gli investimenti, soprattutto quelli infrastrutturali; e un’economia incentrata sulla produzione manifatturiera e orientata all’esportazione. L’insieme di questi fattori ha prodotto un modello di crescita squilibrato, caratterizzato da elevati risparmi, elevati investimenti ed elevate esportazioni, un modello che privilegia la produzione rispetto al consumo.

La condizione iniziale per la riforma e l’apertura era un’economia di scarsità. Durante il lungo periodo di offerta insufficiente, questo modello di crescita si è rivelato adatto alle circostanze e persino vantaggioso. Anche quando l’economia cinese è passata da una crescita ad alta velocità a una a velocità media, e da vincoli di offerta a vincoli di domanda, il modello ha potuto continuare a funzionare – dimostrando una forte inerzia e resilienza – finché vi erano margini per gli investimenti. Ma il suo funzionamento efficace ha un limite: il punto in cui gli investimenti non possono più essere spinti oltre e diventano negativi. Quel punto è stato ormai raggiunto.

II. L’insufficiente domanda finale come causa diretta di prezzi persistentemente deboli e di rallentamento della crescita

La relazione tra questo squilibrio e la crescita economica può essere analizzata utilizzando un quadro concettuale basato sull'”altezza” e sull'”ampiezza” della crescita. L’altezza si riferisce all’espansione della frontiera delle possibilità di crescita, sostenuta da incrementi di produttività, trainati dall’innovazione tecnologica, da una migliore gestione, da riforme istituzionali e dall’apertura al mercato. L’ampiezza si riferisce alla misura in cui i diversi segmenti della società – ad esempio, suddivisi in dieci fasce di reddito – generano una domanda effettiva per la capacità produttiva esistente. L’altezza determina il tasso di crescita raggiungibile; l’ampiezza determina il tasso di crescita effettivamente conseguito.

Un’offerta elevata innalza l’altezza della crescita, mentre una domanda debole fa sì che l’ampiezza della crescita non si espanda in modo proporzionale. I guadagni in altezza non possono sostituire un’espansione in ampiezza; anzi, possono creare problemi proprio in quest’ultima dimensione, come quando l’intelligenza artificiale elimina posti di lavoro esistenti e amplia le disparità di reddito. Questo spiega un enigma comune: perché la crescita rimane sotto forte pressione nonostante lo sviluppo trainato dall’innovazione e i nuovi settori industriali sembrino prosperare.

È necessario introdurre il concetto di domanda finale. La domanda finale si riferisce alla parte del PIL che non rientra nel successivo processo produttivo. Comprende tutti i consumi più gli investimenti non produttivi – o orientati al consumo – principalmente investimenti legati al sostentamento delle persone in immobili, infrastrutture e altri servizi. Vista dal punto di vista del flusso naturale di tutta l’attività economica, la domanda finale costituisce i prodotti finali nel vero senso della parola: la parte finalizzata del PIL destinata direttamente a soddisfare le aspirazioni delle persone a una vita migliore. Il PIL meno la domanda finale è uguale agli investimenti produttivi più le esportazioni nette – entrambi strumentali, esistenti per servire la crescita della domanda finale.

Per lungo tempo, la quota dei consumi sul PIL cinese è stata inferiore di circa 20 punti percentuali rispetto alla media internazionale, una deviazione strutturale. Tuttavia, grazie alla rapida crescita del settore immobiliare e delle infrastrutture per un periodo prolungato, questa deviazione è stata di fatto mascherata. Dopo il 2022, con il brusco calo del mercato immobiliare e il rallentamento degli investimenti in infrastrutture, il deficit strutturale a lungo nascosto nei consumi è venuto alla luce, diventando il punto critico della domanda finale.

Negli ultimi anni, la crescita della domanda finale ha subito un netto rallentamento e una contrazione in termini relativi, trascinando al ribasso il deflatore del PIL e spingendo la crescita nominale al di sotto della crescita reale. Questo, unito a investimenti eccessivi, soprattutto in ambito produttivo, ha determinato una riduzione dell’utilizzo della capacità produttiva. Quando l’utilizzo della capacità produttiva è troppo basso, i rendimenti degli investimenti sono di conseguenza scarsi e gli investitori diventano restii a investire ulteriormente. Questa è la ragione principale dell’attuale calo degli investimenti.

La crescita del valore aggiunto industriale si è mantenuta su livelli piuttosto buoni, trainata principalmente dalle esportazioni e, più recentemente, dall’aumento degli investimenti in intelligenza artificiale. Tuttavia, nel sistema dei conti nazionali, le esportazioni nette vengono contabilizzate come risparmi e, di conseguenza, riducono i consumi interni. Esportazioni elevate sono quindi una delle cause della debolezza dei consumi interni, un nesso che non ha ricevuto l’attenzione che merita.

III. Porre al centro dell’attenzione e al punto di svolta il meccanismo di formazione del risparmio e del consumo.

Dietro la dinamica “offerta forte, domanda debole” si cela una struttura del reddito nazionale caratterizzata da un elevato risparmio e bassi consumi. Rispetto agli standard globali, il tasso di risparmio cinese è notevolmente alto. Nell’ultimo decennio ha raggiunto un picco superiore al 50% e, sebbene si sia leggermente ridotto negli ultimi anni, rimane al di sopra del 42%. Al contrario, il tasso di risparmio medio globale si aggira intorno al 25%. In termini di composizione, il risparmio cinese proviene principalmente dal settore delle imprese e delle famiglie; il risparmio pubblico è gradualmente diminuito e negli ultimi anni è diventato negativo.

Prendiamo il 2022 come esempio. I conti dei flussi finanziari della Cina mostrano che il PIL di quell’anno si aggirava intorno ai 120 trilioni di RMB, con un risparmio totale di 55 trilioni di RMB, pari a un tasso di risparmio del 46% e a un corrispondente tasso di consumo di circa il 54%. Il risparmio delle imprese ammontava a 27 trilioni di RMB e quello delle famiglie a 27,6 trilioni di RMB, circa la metà ciascuno.

Il risparmio delle imprese ha raggiunto il 22,5% del PIL, un valore notevolmente elevato rispetto alla media internazionale. Ciò è direttamente correlato alla bassa incidenza dei dividendi sui rendimenti del capitale aziendale. Nel 2022, solo il 10,2% del reddito da proprietà delle famiglie cinesi proveniva da dividendi aziendali, ben al di sotto della media globale del 55,7%. Storicamente, durante i periodi di forte crescita, il fabbisogno di finanziamenti per gli investimenti era enorme, mentre i finanziamenti esterni erano scarsi e costosi; di conseguenza, le imprese si sono orientate verso l’autofinanziamento e hanno trattenuto una quota maggiore degli utili. Ancora più importante, il capitale statale rappresenta una quota considerevole del capitale aziendale totale e, per lungo tempo, le imprese statali hanno distribuito dividendi minimi o nulli. Il sistema di bilancio operativo del capitale statale introdotto nel 2007 ha in parte modificato questa situazione. Con l’approfondirsi della riforma delle imprese statali e il miglioramento della governance del capitale statale, la distribuzione di dividendi da parte del capitale statale nelle società quotate è aumentata, ma un gran numero di imprese statali non quotate continua a distribuire dividendi minimi. Poiché il reddito aziendale assorbe una quota sproporzionata del reddito disponibile totale della società e viene convertito in risparmio aziendale, il tasso di risparmio delle imprese a livello nazionale è risultato elevato. E i risparmi aziendali hanno un solo utilizzo: l’investimento.

Anche il risparmio delle famiglie è elevato, ma analizzando il settore delle famiglie – classificandole per reddito, dalla più alta alla più bassa – si scopre che sono soprattutto gli ingenti risparmi dei gruppi ad alto reddito a spingere verso l’alto il tasso di risparmio complessivo delle famiglie. Il rapporto annuale 2024 della China Merchants Bank mostra che i suoi clienti “Girasole” (quelli con un patrimonio medio giornaliero di 500.000 RMB o più) rappresentavano solo il 2,49% della sua clientela retail, ma detenevano l’81,90% del patrimonio; rispetto al 2023, i nuovi patrimoni dei clienti Girasole costituivano l’87,48% di tutti i nuovi patrimoni. Ciò indica che un piccolo numero di clienti con un patrimonio elevato detiene la stragrande maggioranza dei risparmi della banca, e la concentrazione è in continuo aumento. I dati di altre banche mostrano andamenti simili. Alcuni sostengono che, poiché la Cina aggiunge ogni anno ben oltre 10 trilioni di RMB di nuovi risparmi, sarebbe sufficiente guidare le famiglie a convertire questi risparmi in consumi. Questa visione, incentrata sugli aggregati e che ignora la struttura, e cieca al legame diretto tra elevati risparmi, bassi consumi ed eccessive disparità di reddito all’interno del settore delle famiglie, è profondamente fuorviante sia in teoria che in termini di politiche.

IV. Come promuovere la riforma del meccanismo di formazione del risparmio e del consumo e come adeguare le politiche

Gli investimenti sono in contrazione da oltre un anno e a maggio questa situazione è stata ulteriormente aggravata dalla crescita negativa delle vendite al dettaglio di beni di consumo, un fenomeno senza precedenti dall’inizio delle riforme e dell’apertura economica, che merita la massima attenzione. L’economia cinese si trova ancora una volta a un punto di svolta critico. L’obiettivo urgente è ripristinare la vitalità degli investimenti e riportarli a una crescita positiva. La via da seguire consiste nel ridurre sostanzialmente il tasso di risparmio e, di conseguenza, aumentare la domanda finale. Questa interpretazione si discosta da quanto alcuni ritengono, ed è fondamentale per comprendere il funzionamento dell’economia cinese nella fase attuale.

Il reddito nazionale si divide in risparmi e consumi. Se gli elevati livelli di risparmio non diminuiscono, i bassi consumi non possono aumentare: un vincolo semplice e invalicabile. Solo riducendo il tasso di risparmio e aumentando la domanda finale è possibile incrementare l’utilizzo della capacità produttiva; e una volta che l’utilizzo raggiunge un livello relativamente elevato, emergerà una reale domanda di investimenti, ovvero quegli “investimenti sostenuti dalla domanda e dai rendimenti” che le autorità centrali hanno ripetutamente sottolineato. Se invece il tasso di risparmio non viene ridotto, la domanda finale non viene aumentata (o viene di fatto ridotta) e gli investimenti vengono forzati ad aumentare con i vecchi metodi, lo squilibrio tra domanda e offerta non farà che intensificarsi, indirizzando l’economia cinese in una direzione completamente diversa.

Il punto di svolta per correggere lo squilibrio risiede nella riforma del meccanismo di formazione del rapporto tra risparmio e consumo e nella conversione del risparmio in eccesso in consumo effettivo. Si possono proporre diverse aree prioritarie di riforma, con corrispondenti obiettivi quantitativi di politica economica.

Innanzitutto , entro un periodo relativamente breve, diciamo tre anni, bisognerebbe portare il tasso di risparmio complessivo dell’economia al di sotto del 40% e il tasso di risparmio delle imprese al di sotto del 20%, convertendo parte del risparmio delle imprese in consumi e portando il tasso di consumo complessivo dell’economia al di sopra del 60%. Questo rappresenterebbe anche un passo concreto verso l’attuazione dell’obiettivo del 15° Piano quinquennale di aumentare il tasso di consumo delle famiglie. La via più diretta è quella di aumentare i rapporti di distribuzione dei dividendi delle imprese; il trasferimento di una quota consistente del capitale statale al fondo di previdenza sociale è, di fatto, una forma concreta di distribuzione dei dividendi del capitale statale.

Alcuni nutrono dubbi sulle modalità di trasferimento del capitale statale: non molto capitale statale è realmente redditizio e in grado di distribuire dividendi; in alcuni settori il capitale statale è gravato da un pesante indebitamento, il che rende difficile quantificare il patrimonio netto; il capitale statale è gestito da diversi dipartimenti e agenzie, pertanto i trasferimenti al fondo di previdenza sociale incontrerebbero resistenza; e così via.

In realtà, questi problemi non sono difficili da risolvere. In parole semplici, i trasferimenti possono essere effettuati dal capitale statale già quotato. Il mercato azionario cinese (azioni di classe A) ha attualmente un valore di circa 120 trilioni di RMB, di cui il capitale statale è stimato preliminarmente intorno al 40%. Una certa somma – diciamo 20 trilioni di RMB – potrebbe essere trasferita da questo capitale al fondo di previdenza sociale. Il capitale statale trasferito non cambierebbe la sua affiliazione dipartimentale o istituzionale; verrebbero invece istituiti nuovi fondi pensione presso i dipartimenti e le agenzie esistenti per gestire il capitale trasferito, con nuove funzioni e obiettivi operativi. Dal punto di vista del mercato dei capitali, ciò non fa altro che convertire una parte del capitale statale in attività pensionistiche, aggiungendo ulteriore capitale a lungo termine e paziente.

Anche le imprese private dovrebbero essere incoraggiate ad aumentare la distribuzione dei dividendi. Attraverso una migliore governance aziendale, una maggiore tutela dei diritti degli investitori di minoranza e la promozione degli investimenti di valore a lungo termine, le imprese dovrebbero essere incentivate a restituire maggiori profitti agli azionisti sotto forma di dividendi, che questi ultimi potranno poi convertire in spesa per consumi.

In secondo luogo , è necessario portare avanti con costanza la riforma fiscale per frenare l’aumento del coefficiente di Gini e ridurlo gradualmente a 0,4 o meno, aumentando così la propensione media al consumo della società e diminuendo il tasso di risparmio delle famiglie.

L’esperienza internazionale dimostra che le economie che sono passate con successo da uno status di reddito medio a uno di reddito elevato presentavano per lo più coefficienti di Gini compresi tra 0,3 e 0,4, in alcuni casi anche inferiori. Una distribuzione del reddito più equilibrata convoglia una maggiore quantità di reddito nazionale verso la spesa per la domanda finale, alleviando la pressione per il rilascio dell’ingente capacità produttiva accumulata durante il periodo di forte crescita.

L’attuale struttura fiscale cinese è dominata dalle imposte indirette, mentre le imposte dirette, come l’imposta sul reddito delle persone fisiche e l’imposta sulla proprietà, rappresentano una quota limitata. Nell’ottica di una riforma del meccanismo risparmio-consumo, sarebbe opportuno aumentare la tassazione dei gruppi ad alto reddito, concentrandosi sull’imposta sul reddito delle persone fisiche e sull’imposta sulla proprietà, incrementando così le entrate statali. Alcuni temono che ciò possa minare la fiducia e le aspettative dei redditi più elevati. In realtà, gli effetti negativi sarebbero limitati; semmai, rafforzerebbe l’incentivo del governo a tutelare i diritti di proprietà. Come afferma una teoria, il limite della capacità di tassazione determina il limite della tutela dei diritti di proprietà, poiché tutelare i diritti di proprietà significa tutelare la base imponibile.

In terzo luogo , spostare il baricentro della gestione macroeconomica e delle funzioni governative a tutti i livelli dal lato dell’offerta a quello dei consumi. Oltre il 50% della spesa per gli stimoli macroeconomici dovrebbe essere destinato a colmare lo squilibrio tra domanda e offerta, con particolare attenzione al rafforzamento del sistema di sicurezza sociale per le fasce di popolazione a basso e medio reddito.

Nell’opinione pubblica c’è una certa confusione su come i consumi guidino la crescita. Riformare il meccanismo risparmio-consumo e aumentare i redditi e i consumi delle fasce a basso e medio reddito creerebbe, in primo luogo, nuovi spazi di mercato per i consumatori, trasformando la capacità in eccesso in capacità adeguata – forse persino insufficiente – e stimolando così nuovi investimenti efficaci. In secondo luogo, e ancor più importante, l’espansione dei consumi permette a un maggior numero di persone, soprattutto a quelle a basso e medio reddito, di beneficiare dei frutti delle riforme, dell’apertura e dello sviluppo, accrescendo il loro senso di benessere man mano che vengono soddisfatte le loro aspirazioni a una vita migliore. Altrettanto importante è il fatto che l’espansione dei consumi di questo gruppo – prima ancora dei consumi finalizzati allo sviluppo – rappresenta essenzialmente un investimento nel capitale umano, una concreta incarnazione dell'”investimento nelle persone”, fornendo le basi di capitale umano più vitali per una crescita trainata dall’innovazione.

Nell’aumentare i redditi e i consumi delle fasce di reddito basse e medie, i sussidi per l’acquisto di beni possono fare solo fino a un certo punto. L’attenzione dovrebbe concentrarsi su due evidenti carenze: l’alloggio e la sicurezza sociale.

Un lavoratore migrante può possedere una casa a due piani di 200 metri quadrati in campagna, ma tornarvi solo pochi giorni all’anno, trascorrendo il resto del tempo stipato in una stanza di 10 metri quadrati nel seminterrato in città. Statisticamente, il suo spazio abitativo disponibile ammonta a 210 metri quadrati, ma le sue effettive condizioni abitative sono disastrose. I lavoratori migranti e gruppi simili si trovano ad affrontare un’enorme discrepanza strutturale in termini di alloggi tra aree urbane e rurali. Le politiche di sicurezza abitativa e la riallocazione delle risorse urbano-rurali dovrebbero essere utilizzate per accelerare la ricerca di soluzioni alle difficoltà abitative dei lavoratori migranti e degli altri nuovi residenti urbani, il che fornirebbe anche una domanda reale per aiutare il settore immobiliare a stabilizzarsi e a tornare a una crescita normale.

Attraverso il trasferimento di capitali statali alla sicurezza sociale, sussidi fiscali, finanziamenti di stimolo a breve termine e miglioramenti ai contributi previdenziali, l’obiettivo durante il periodo del 15° Piano quinquennale dovrebbe essere un netto aumento del reddito pensionistico pro capite nell’ambito del regime pensionistico di base per i residenti urbani e rurali – il regime che copre il maggior numero di persone a basso e medio reddito – commisurato all’attuale imperativo di stimolare la domanda finale e stabilizzare la crescita macroeconomica. Tra le numerose misure di stimolo ai consumi attualmente sul tavolo, questa riforma si colloca tra le più efficaci per guidare la crescita e svolge un ruolo insostituibile nella sua stabilizzazione.

Alcuni sostengono che aumentare le pensioni degli anziani che vivono in zone rurali non contribuirebbe in modo significativo all’espansione dei consumi. Si tratta di un’argomentazione fallace. In realtà, le pensioni eccessivamente basse di coloro che aderiscono al sistema pensionistico per residenti urbani e rurali limitano il potenziale di consumo della società in diversi modi. In primo luogo, restringono direttamente il potere d’acquisto di 170 milioni di pensionati. In secondo luogo, le pensioni inadeguate per i genitori che vivono in zone rurali costringono i figli a fornire trasferimenti intergenerazionali più consistenti, penalizzando i loro consumi. In terzo luogo, indeboliscono le prospettive future dei 370 milioni di persone che attualmente contribuiscono al sistema, spingendole verso un maggiore risparmio precauzionale. Il sistema pensionistico per residenti urbani e rurali copre 550 milioni di persone, il 95% delle quali residenti in zone rurali, rappresentando circa la metà di tutti i partecipanti al sistema pensionistico a livello nazionale. Si tratta del segmento del sistema pensionistico cinese con i redditi più bassi, la maggiore estensione e la più alta propensione al consumo. In quest’ottica, la carenza di pensioni per questa popolazione limita la crescita dei consumi di circa la metà della popolazione cinese, con implicazioni per l’intera economia che non possono essere ignorate.

V. Chiarire alcuni fraintendimenti sull’inversione dello squilibrio

Secondo un’interpretazione, il modello di crescita basato prima sulla produzione e poi sui consumi esiste da molto tempo: lo abbiamo a lungo definito squilibrato, scoordinato e insostenibile, eppure siamo sopravvissuti a tutti questi anni, quindi forse può continuare. Ma in passato ci siamo trovati a lungo in un’economia di scarsità, e anche dopo essere entrati nella fase di contrazione della domanda c’era ancora spazio per gli investimenti. Queste condizioni non esistono più. Gli investimenti si stanno contraendo da un periodo prolungato, a dimostrazione del fatto che sostenere questo modello di crescita sta diventando sempre più difficile.

Un altro punto di vista sostiene che l’espansione dei consumi e l’aumento dei redditi delle fasce a basso e medio reddito siano una questione di sopravvivenza che dovrebbe essere affrontata entro i limiti delle nostre possibilità e senza fretta. Per lungo tempo questa visione ha avuto un suo fondamento. Ma la situazione attuale è che senza un aumento dei redditi di queste fasce e un’espansione della domanda finale, l’utilizzo della capacità produttiva non può migliorare, gli investimenti non possono riprendere a crescere e la crescita effettiva scenderà ben al di sotto del potenziale. Aumentare i redditi e i consumi delle fasce a basso e medio reddito è certamente una questione di sopravvivenza, ma ancor più è una questione urgente di stabilizzazione macroeconomica. In passato, quando la crescita rallentava, ci si rivolgeva agli investimenti; nella fase attuale, dobbiamo rivolgerci ai consumi. La logica è la stessa; sono cambiati solo i tempi e, con essi, i settori con potenziale di crescita.

Un’altra prospettiva sostiene che, sebbene le riforme strutturali e istituzionali siano importanti, esse rappresentano un obiettivo lontano che non può placare la sete attuale, pertanto nel breve periodo è necessario affidarsi a stimoli macroeconomici. In realtà, sia le riforme strutturali che le politiche macroeconomiche hanno una funzione specifica; non si tratta di un’alternativa esclusiva, e spesso la loro combinazione si rivela più efficace. Alcune riforme strutturali, come il trasferimento di capitali statali alla previdenza sociale descritto in precedenza, possono produrre risultati a breve termine. Altre, come la riduzione del coefficiente di Gini, possono apparire lente nel breve periodo una volta definiti gli obiettivi e avviata l’azione, ma si dimostrano rapide nel lungo termine. Sostituire gli stimoli a breve termine con riforme strutturali che potrebbero essere effettivamente attuate, o utilizzarli per evitarle, non farà altro che prolungare i problemi e aumentarne i costi. Il Giappone è stato il primo Paese a proporre e implementare il quantitative easing e tassi di interesse pari a zero o negativi. A distanza di oltre vent’anni, non ha ancora dimostrato di essere riuscito a uscire dalla deflazione o a ripristinare la vitalità della crescita. Negli ultimi anni, molti hanno studiato l’esperienza giapponese; la Cina dovrebbe trarne insegnamento piuttosto che ripeterne gli errori.

Riguardo all’inversione dello squilibrio tra forte offerta e debole domanda, il giudizio della leadership centrale è chiaro, e altrettanto chiara è la strada per la soluzione. L’esperienza internazionale dimostra che le economie intrappolate nella “trappola del reddito medio” hanno sofferto perlopiù di una scarsa innovazione e di settori industriali poco competitivi; la carenza della Cina oggi, al contrario, è rappresentata da “forte offerta e debole domanda”. Logicamente, i problemi dal lato della domanda sono relativamente più facili da risolvere rispetto a quelli dal lato dell’offerta, ma non sono privi di difficoltà. Lo squilibrio è profondamente legato a una rete di fattori istituzionali e strutturali. Uscire dal vecchio modello di crescita – passando da una crescita trainata principalmente da investimenti ed esportazioni a una crescita trainata principalmente da innovazione e consumi, e instaurare rapidamente un nuovo modello di crescita – richiederà una nuova ondata di emancipazione intellettuale e un nuovo consenso sociale. Significa abbandonare la dipendenza dal percorso pregresso e affrontare e risolvere le trasformazioni necessarie nel modo di pensare, nei rapporti di interesse, negli strumenti politici e nei metodi di lavoro, in modo che una forte offerta stimoli una forte domanda, si formi un nuovo ciclo di reciproco rafforzamento dinamico tra domanda e offerta, i fondamentali macroeconomici si stabilizzino e si assicuri uno slancio sostenuto per una crescita stabile a lungo termine.


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La South China Sea Strategic Situation Probing Initiative (SCSPI) ha recentemente pubblicato un rapporto intitolato ” US Base Expansion and Force Deployment in the Philippines” (Espansione delle basi statunitensi e dispiegamento delle forze nelle Filippine ), che offre un resoconto sistematico di come l’alleanza militare tra Stati Uniti e Filippine si sia evoluta dall’insediamento dell’amministrazione Marcos Jr. La SCSPI è un think tank cinese specializzato negli affari del Mar Cinese Meridionale. Fondata nell’aprile 2019, monitora le principali azioni e i cambiamenti politici dei principali attori coinvolti nel Mar Cinese Meridionale e fornisce servizi di dati professionali e rapporti analitici.

Il direttore dell’iniziativa, Hu Bo , è un eminente studioso nel campo della strategia marittima cinese. Attualmente è ricercatore presso la Facoltà di Studi Internazionali dell’Università di Pechino e direttore del Centro di Studi di Strategia Marittima presso la stessa università. La sua ricerca si concentra sulla strategia e la politica marittima, con particolare attenzione alla strategia di potenza marittima, al Mar Cinese Meridionale, alla sicurezza internazionale e alle forze armate statunitensi. È autore di diversi libri, tra cui ” La potenza marittima cinese nell’era post-Mahan” .

A gennaio di quest’anno, ho pubblicato una delle loro analisi nella mia newsletter; Mingkun Technology, il cui capo scienziato è nientemeno che il direttore dello SCSPI, Hu Bo, aveva rilevato un rapido ridispiegamento delle forze statunitensi in Europa e Medio Oriente in seguito alle operazioni americane in Venezuela, e aveva utilizzato queste osservazioni per delineare il probabile schema d’azione degli Stati Uniti contro l’Iran. Ho anche intervistato Hu Bo sull’argomento. A suo avviso, la situazione interna iraniana è la variabile chiave; Trump, sosteneva, è abile nel cogliere l’occasione al volo, incline a sfruttare il momento in cui scoppiano disordini interni in Iran, ma solo quando può garantirsi un vantaggio assoluto. Se l’Iran rimane stabile internamente, Washington farà fatica a trovare un’apertura a breve termine. Gli sviluppi successivi, insieme al cessate il fuoco raggiunto dalle due parti, hanno confermato la sua valutazione.

Il rapporto sostiene che gli Stati Uniti stanno trasformando le Filippine in un hub strategico avanzato, che sembra più un esercizio di posizionamento strategico con risorse limitate che una vera e propria preparazione alla guerra. Si osserva che, da quando Marcos Jr. è salito al potere nel 2022, le Filippine sono passate da una diplomazia equilibrata al fronte di confronto. Il numero di basi nell’ambito dell’Accordo di Cooperazione per la Difesa Rafforzata (EDCA) è passato da cinque a nove, formando un assetto strategico mirato alla Cina che “blocca lo Stretto di Taiwan a nord e controlla il Mar Cinese Meridionale a sud”. Sistemi avanzati come HIMARS, il lanciatore di missili a medio raggio Typhon e l’intercettore NMESIS sono arrivati ​​in successione e si dice che la presenza statunitense “equivalga a una presenza militare permanente” nel paese.

Tuttavia, il rapporto getta anche una doccia fredda. Queste forze, sostiene, sono in gran parte una presenza in tempo di pace e si dimostrerebbero estremamente vulnerabili in un conflitto intenso; il loro vero valore risiede nella sfera politica, strategica e diplomatica, ovvero nella capacità di destabilizzare la situazione, sfruttando la vicinanza geografica delle Filippine per tenere impegnata e logorare la Cina, piuttosto che per prepararsi direttamente alla guerra. Poiché le basi filippine sono poco sviluppate e prive della necessaria resilienza bellica, gli Stati Uniti sono rimasti cauti nell’investire nella loro espansione e, in termini strategici, le Filippine fungono più da complemento alle basi statunitensi in Giappone che da vera e propria linea del fronte. Il rapporto giunge quindi a una conclusione alquanto ironica: la speranza delle Filippine di usare il potere americano per dissuadere la Cina non è altro che un pio desiderio. Per la Cina e gli altri attori coinvolti, la lezione da imparare è che, sebbene la minaccia bellica rappresentata da questi schieramenti meriti attenzione, è necessario prestare ancora maggiore attenzione a come essi tengano impegnata e logorino la Cina in tempo di pace.

Di seguito allego una versione sintetica del rapporto. Grazie alla gentile autorizzazione di Hu Bo, posso condividere il rapporto nella mia newsletter.

Rapporto completo in inglese1,84 MB ∙ file PDF
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Espansione delle basi militari statunitensi e rafforzamento della presenza militare nelle Filippine.

Prefazione

Dall’insediamento di Ferdinand Marcos Jr. nel giugno 2022, l’alleanza tra Stati Uniti e Filippine si è rafforzata in modo significativo. Il numero di siti nell’ambito dell’Accordo di Cooperazione per la Difesa Rafforzata (EDCA) è passato da cinque a nove, con il sito nel nord di Luzon affacciato sullo Stretto di Taiwan e il sito sull’isola di Balabac in prossimità della linea del fronte delle Isole Nansha (Isole Spratly). Di conseguenza, la presenza militare statunitense nelle Filippine ha acquisito l’importanza pratica di una “posizione avanzata sulla prima catena di isole”. Nel frattempo, la portata e l’intensità delle esercitazioni congiunte come Balikatan, Salaknib e KAMANDAG sono aumentate costantemente di anno in anno. Sistemi come l’High Mobility Artillery Rocket System (HIMARS), il Typhon Weapon System e il Navy-Marine Expeditionary Ship Interdiction System (NMESIS) sono stati progressivamente dispiegati. Attraverso questi sviluppi, le forze armate statunitensi stanno integrando progressivamente le Filippine nel loro sistema strategico e nel loro quadro di comando indo-pacifico.

Ciononostante, l’espansione delle basi EDCA non ha soddisfatto le aspettative e gli sforzi degli Stati Uniti per rafforzare la propria presenza militare nelle Filippine continuano a scontrarsi con molteplici fattori. In primo luogo, le capacità delle Filippine sono limitate e offrono scarso supporto agli Stati Uniti in tempo di guerra; in secondo luogo, sebbene gli Stati Uniti necessitino della posizione geografica strategica delle Filippine, sarebbero necessari investimenti significativi per rendere pienamente operative le basi EDCA in caso di conflitto; in terzo luogo, l’incertezza politica interna alle Filippine e il crescente nazionalismo hanno alimentato le esitazioni degli Stati Uniti.

Sebbene le forze statunitensi abbiano notevolmente aumentato la loro presenza e i loro dispiegamenti nelle Filippine, queste risorse hanno un’utilità limitata in tempo di guerra, soprattutto contro un avversario di alto livello come la Cina. Lo scopo principale di questo rafforzamento dell’accesso militare non è una vera e propria preparazione alla guerra, bensì un posizionamento strategico, il contenimento e l’usura: sfruttare i vantaggi geografici delle Filippine per rafforzare la presenza militare statunitense intorno al Mar Cinese Meridionale e allo Stretto di Taiwan, plasmare un contesto strategico complessivamente favorevole e utilizzare le Filippine per logorare la Cina in tempo di pace. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti sono cauti nell’effettuare investimenti eccessivi in ​​questi siti e temono di trasformare le Filippine in una base avanzata in tempo di guerra.

Il presente rapporto si propone di delineare e valutare in modo obiettivo l’espansione delle basi militari statunitensi e di altre presenze militari nelle Filippine, analizzandone l’impatto sulla sicurezza regionale sia in tempo di pace che in tempo di guerra, a beneficio del lettore e a scopo di consultazione.

Direttore di SCSPI Hu Bo

Principali risultati

I. Espansione delle basi: dall’accesso strategico alla presenza avanzata

L’espansione delle basi militari statunitensi nelle Filippine rappresenta un anello cruciale nella strategia americana di attuazione della “Deterrenza Integrata” e di ottimizzazione del modello indo-pacifico. L’obiettivo principale è trasformare le Filippine da “arretrata strategica” a “hub avanzato”. Il gruppo di basi settentrionali è progettato per bloccare il Canale di Bashi e il Canale di Balintang durante le crisi e interrompere le vie di accesso al Pacifico occidentale; il gruppo di basi meridionali rafforza la presenza costante e le capacità di raccolta di informazioni nel Mar Cinese Meridionale, fornendo supporto diretto alle operazioni di controllo del mare. Negli ultimi anni, sfruttando l’EDCA (Accordo di cooperazione indo-pacifica), le forze armate statunitensi hanno costantemente promosso l’espansione delle infrastrutture delle basi militari nelle Filippine per migliorarne la capacità di supportare esercitazioni congiunte realistiche e orientate al combattimento e attività di cooperazione marittima.

Nel marzo 2016, a seguito del dialogo strategico bilaterale annuale tra Filippine e Stati Uniti, i due governi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta annunciando che, in conformità con l’EDCA del 2014, alle forze statunitensi sarebbe stato concesso l’accesso a cinque basi militari filippine. Queste basi sono la base aerea di Basa a Pampanga, Fort Magsaysay a Nueva Ecija, la base aerea Antonio Bautista a Palawan, la base aerea di Mactan-Benito Ebuen a Cebu e la base aerea di Lumbia a Cagayan de Oro. Nel febbraio 2023, gli Stati Uniti e le Filippine hanno annunciato l’intenzione di istituire e gestire, oltre alle cinque basi già esistenti e presidiate dalle forze statunitensi, altre quattro nuove basi. Ad aprile, le Filippine hanno annunciato l’ubicazione di queste quattro nuove basi: la base navale Camilo Osias e l’aeroporto di Lal-lo a Cagayan, Camp Melchor Dela Cruz a Isabela e l’isola di Balabac a Palawan.

II. Schieramento delle forze: dal sistema di rotazione al sistema militare pronto al combattimento

Le caratteristiche del dispiegamento delle forze statunitensi nelle Filippine hanno subito tre cambiamenti principali: da una presenza intermittente basata su esercitazioni a dispiegamenti rotazionali continuativi; da operazioni monoforze a operazioni congiunte integrate; e dalla cooperazione bilaterale al coordinamento di alleanze multilaterali. La presenza militare statunitense nelle Filippine ha già superato l’ambito tradizionale della cooperazione tra alleanze, evolvendosi in un sistema militare pienamente funzionale, reattivo e strettamente coordinato, pronto al combattimento e integrato con le alleanze multilaterali. Attualmente, il dispiegamento statunitense nelle Filippine “è di fatto diventato equivalente al mantenimento di una presenza militare permanente” nel Paese.

III. Tendenze future e fattori che le influenzeranno

Da tempo, Stati Uniti e Filippine hanno costantemente approfondito e ampliato la loro alleanza bilaterale, sostenuta da accordi quali l’MBA, l’MDT e l’EDCA. I fattori fondamentali che guidano il progresso nelle relazioni tra Stati Uniti e Filippine sono la competizione strategica statunitense con la Cina e la strategia filippina di deterrenza nei confronti della Cina. Gli Stati Uniti sfruttano le Filippine per alimentare le tensioni nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan, mentre le Filippine cercano di sfruttare il potere degli Stati Uniti e capitalizzare sui loro vantaggi geografici per rafforzare le proprie capacità, condurre infrazioni e provocazioni nel Mar Cinese Meridionale ed espandere la propria influenza internazionale. Tuttavia, vincolati dalle dinamiche politiche interne di entrambi i paesi e dai diversi interessi nazionali, i dispiegamenti militari statunitensi nelle Filippine tendono a seguire un approccio “a basso impatto”, evitando investimenti eccessivi.

IV. Riepilogo

In quanto principale alleato degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico e paese rivendicante il Mar Cinese Meridionale, le Filippine sono state a lungo considerate dagli Stati Uniti una “pedina strategica” per alimentare le tensioni nel Mar Cinese Meridionale e persino nello Stretto di Taiwan. Da quando Marcos Jr. è entrato in carica nel 2022, ha riavviato e potenziato in modo completo l’alleanza militare con gli Stati Uniti, allineando strettamente la strategia filippina a quella di Washington e spostando il paese da una “diplomazia equilibrata” alla “prima linea di confronto”. Attraverso l’EDCA, gli Stati Uniti continuano ad espandere la propria presenza militare nelle basi filippine e conducono esercitazioni di combattimento realistiche che coinvolgono armi autonome e piattaforme senza pilota per migliorare l’interoperabilità bilaterale e multilaterale.

Tuttavia, le basi filippine offrono un’utilità limitata in tempo di guerra. Pertanto, il posizionamento strategico delle Filippine è principalmente quello di complemento alle basi militari statunitensi in Giappone, e gli investimenti statunitensi nell’espansione delle basi sono risultati inferiori alle aspettative. Per migliorare l’interoperabilità e la prontezza al combattimento, si prevede che le esercitazioni e l’addestramento congiunti bilaterali e multilaterali tra Stati Uniti e Filippine continueranno ad aumentare, rafforzando le loro capacità di interdizione distribuita nell’Indo-Pacifico. Allo stesso tempo, per ovviare alla carenza di capacità produttiva avanzata di munizioni e attrezzature nella regione, gli Stati Uniti potrebbero promuovere la creazione di impianti congiunti per la produzione e lo stoccaggio di munizioni, nonché di cantieri navali, nella baia di Subic, migliorando così la capacità delle Filippine di fornire supporto logistico alle forze statunitensi.

La cooperazione militare tra Stati Uniti e Filippine è passata da una tradizionale “alleanza difensiva” a una componente chiave del quadro di “deterrenza integrata” indo-pacifica. La rete di basi dell’EDCA ha completato una strategia di accerchiamento contro la Cina che “blocca lo Stretto di Taiwan da nord e controlla il Mar Cinese Meridionale da sud”. I continui investimenti nell’espansione delle infrastrutture stanno trasformando le Filippine in un centro operativo avanzato.

Grazie all’impiego di risorse quali F-35, NMESIS, HIMARS e droni, gli Stati Uniti hanno realizzato una transizione da un “accesso rotazionale” a una “presenza quasi permanente” e da “esercitazioni bilaterali” a “operazioni congiunte multilaterali”. Attraverso una rete di cooperazione a più livelli composta dai “quattro paesi principali” (Stati Uniti, Filippine, Giappone e Australia) e da partner esterni, gli Stati Uniti hanno ulteriormente integrato le Filippine nella propria strategia e catena di comando indo-pacifica.

Tuttavia, queste forze sono principalmente una presenza in tempo di pace e sarebbero estremamente vulnerabili in un conflitto ad alta intensità. La loro esistenza serve a scopi più politici, strategici e diplomatici: utilizzare una presenza militare relativamente limitata per destabilizzare la situazione, plasmare il contesto e spingere gli sviluppi in una direzione favorevole agli Stati Uniti. A giudicare dagli investimenti e dal dispiegamento di truppe statunitensi, queste basi sono principalmente destinate a fungere da nodi di supporto e logistici in tempi di crisi o conflitto, a complemento delle basi statunitensi in Giappone.

Dal 2013, sebbene gli Stati Uniti abbiano compiuto progressi significativi nell’espansione delle basi filippine e nell’aumento della loro presenza militare nel Paese, l’importanza di questi sviluppi non dovrebbe essere sopravvalutata. La situazione attuale sia nel Mar Cinese Meridionale che nello Stretto di Taiwan rimane tesa, ma non è ancora sfociata in un conflitto aperto (“calda ma non esplosiva”). Gli Stati Uniti sono disposti a sfruttare queste basi filippine, utilizzandole attivamente per plasmare il contesto strategico, contenere la Cina e prosciugarne le risorse, ma non sono disposti a investire eccessivamente, soprattutto considerando che le infrastrutture esistenti nelle Filippine sono inadeguate e richiederebbero ingenti investimenti aggiuntivi per raggiungere la resilienza in caso di guerra. L’aspettativa filippina che la presenza militare statunitense dissuada la Cina è fondamentalmente irrealistica.

Per la Cina e gli altri attori coinvolti, è fondamentale valutare obiettivamente la traiettoria di sviluppo dell’alleanza militare tra Stati Uniti e Filippine e il suo impatto sui propri interessi. Pur prendendo seriamente la minaccia bellica rappresentata dalla presenza e dagli schieramenti militari statunitensi nelle Filippine, occorre prestare maggiore attenzione alle limitazioni e all’usura che tali accordi e attività correlate impongono alla Cina in tempo di pace.

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Huang Yiping della PKU: il problema della domanda in Cina non può più aspettare _ di Fred Gao

Huang Yiping della PKU: Il problema della domanda in Cina non può più aspettare

Il preside della Scuola Nazionale di Sviluppo sostiene che l’attuale squilibrio tra «forte offerta e debole domanda” della Cina richieda ora una soluzione coordinata in cinque parti, non una singola leva di stimolo

Fred Gao16 giugno
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Per la puntata di oggi, vi presento l’ultima analisi del professor Huang Yiping. È il preside della Scuola Nazionale di Sviluppo dell’Università di Pechino e membro del Comitato di politica monetaria della Banca popolare cinese.

Il professor Huang Yiping

Il professor Huang è da tempo una delle voci più influenti nei dibattiti sulla politica economica cinese; nel 2023 ha illustrato la situazione al premier Li Qiang durante il simposio sulla situazione economica.

Huang sostiene che la natura stessa dello squilibrio economico cinese sia cambiata. La Cina è passata da un’economia da «piccolo Paese» a un’economia da «grande Paese»; se a ciò si aggiungono le crescenti barriere commerciali all’estero, ciò significa che la vecchia valvola di sfogo — l’esportazione della capacità in eccesso — si sta chiudendo rapidamente. Egli suggerisce che l’espansione della domanda interna sia passata dall’essere un obiettivo a lungo termine a un’urgenza a breve termine. Segnali in tal senso emergono anche dalla differenza tra il 15° Piano quinquennale e la Conferenza centrale sul lavoro economico; il 15° Piano quinquennale propone due compiti importanti — lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità e l’espansione della domanda interna — mentre la Conferenza centrale sul lavoro economico ne ha invertito l’ordine, suggerendo che l’espansione della domanda interna è ora la priorità.

Egli chiede inoltre un ripensamento radicale delle modalità di elaborazione delle politiche: non una singola leva di stimolo, ma una combinazione coordinata che, nel breve periodo, stimoli la domanda e, nel lungo periodo, elimini le cause strutturali della debolezza dei consumi.

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Alcuni altri punti salienti:

  • La Cina sta già procedendo al riequilibrio, ma non in misura sufficiente. Huang confuta la percezione diffusa secondo cui non siano stati compiuti progressi. Sottolinea che i consumi sono passati dal 49,6% del PIL nel 2010 al 57,1% nel 2024, che gli investimenti sono in calo e che l’avanzo delle partite correnti è sceso rispetto al picco raggiunto nel 2007. Tuttavia, con i consumi ancora al di sotto del 60% rispetto a una media globale di circa il 75%, il lavoro è ben lungi dall’essere concluso.
  • Le radici sono profonde. Egli attribuisce la situazione di «offerta forte, domanda debole» all’elevato tasso di risparmio, alla «mercatizzazione asimmetrica» che ha depresso i prezzi dei fattori produttivi per decenni, alla preferenza delle amministrazioni locali, orientata al PIL, per gli investimenti rispetto ai consumi, e a un mercato del lavoro che non è riuscito a tradurre la crescita in aumenti proporzionali del reddito delle famiglie.
  • Una combinazione di politiche in cinque parti. Huang sostiene che, a differenza dell’epoca della crisi finanziaria asiatica, un forte stimolo macroeconomico da solo non funzionerà, e delinea un pacchetto coordinato:
    • La politica macroeconomica dovrebbe diventare realmente espansiva, ma con le risorse destinate alle famiglie piuttosto che a nuovi progetti di investimento — convogliate attraverso la previdenza sociale, le prestazioni assistenziali e i trasferimenti diretti in modo che lo stimolo raggiunga effettivamente i consumatori.
    • La riforma orientata al mercato dovrebbe portare a termine il processo incompiuto di liberalizzazione dei prezzi dei fattori di produzione, correggendo la «mercatizzazione asimmetrica» che per lungo tempo ha tenuto bassi i costi del capitale, dei terreni e del lavoro a spese delle famiglie, ripristinando al contempo la fiducia del settore privato.
    • La ristrutturazione dei bilanci dovrebbe affrontare la situazione di tensione dei bilanci degli enti locali, dei promotori immobiliari e delle famiglie, poiché gli attori sovraindebitati riducono la spesa indipendentemente da quanto possa diventare espansiva la politica monetaria.
    • “Investire nelle persone” dovrebbe significare espandere i servizi pubblici e la rete di sicurezza sociale — estendendo la copertura ai lavoratori migranti attraverso la riforma dell’hukou e della previdenza sociale nei settori dell’istruzione, della sanità e delle pensioni — per ridurre il risparmio precauzionale e liberare reddito da destinare ai consumi.
    • Assumere un ruolo internazionale più responsabile è importante perché le contraddizioni strutturali dovrebbero essere risolte attraverso politiche pubbliche interne piuttosto che con restrizioni commerciali — tuttavia, le scelte degli altri paesi esulano dal controllo della Cina. Poiché l’aumento delle esportazioni cinesi sta ora suscitando resistenze, il Paese deve gestire le tensioni commerciali anziché fare affidamento sui mercati esteri per assorbire la capacità in eccesso.
  • Il reddito e la fiducia sono il fattore determinante. Basandosi sulla propria ricerca online sui marchi di consumo, Huang conclude che il rilancio dei consumi dipende in ultima analisi da due fattori: che le persone abbiano denaro da spendere e che abbiano il coraggio di spenderlo.Condividi

Grazie al dottor Huang per avermi autorizzato a tradurre in inglese la sua ultima analisi. Di seguito è riportata la traduzione che ho realizzato:


Approcci politici nel contesto macroeconomico di «forte offerta, domanda debole”

Il modello di crescita economica

Nel suo discorso di apertura al meeting annuale del Davos estivo del 2007, il premier Wen Jiabao ha osservato: “ La situazione generale dell’attuale sviluppo economico della Cina è positiva. Allo stesso tempo, però, si riscontrano anche alcuni problemi legati a uno sviluppo economico instabile, non coordinato, squilibrato e insostenibile — principalmente un ritmo di crescita economica eccessivamente rapido, evidenti contraddizioni strutturali, un modello di sviluppo estensivo, costi eccessivi in termini di risorse e ambiente, una crescente pressione al rialzo dei prezzi e ostacoli istituzionali e legati ai meccanismi che non sono stati ancora eliminati alla radice.”

Sono trascorsi vent’anni e molte delle questioni oggi oggetto di accese discussioni sembrano presentare analogie con quelle sollevate all’epoca.

Dall’andamento del tasso di crescita del PIL e dell’IPC nella Figura 1, si possono chiaramente osservare cambiamenti graduali. Suddividendo approssimativamente per periodo: dopo la crisi finanziaria asiatica, il rapporto tra domanda e offerta ha iniziato a mostrare le caratteristiche di «offerta forte, domanda debole». Prima di allora, l’economia cinese era spesso soggetta a forti pressioni inflazionistiche; in seguito, tali pressioni si sono notevolmente attenuate, il che riflette in una certa misura un cambiamento nel modello di domanda e offerta.

Un’altra svolta fondamentale si è verificata dopo la crisi finanziaria globale. Prima di essa, l’economia cinese nel suo complesso mostrava la caratteristica di surriscaldarsi facilmente e raffreddarsi con difficoltà; dopo la crisi, è passata a raffreddarsi facilmente e riscaldarsi con difficoltà, con l’economia costantemente soggetta a pressioni al ribasso. A livello di politiche, sono state introdotte in diverse occasioni misure di stabilizzazione della crescita, ma dopo una breve fase di stabilizzazione della crescita, riemergevano nuove pressioni al ribasso.

La caratteristica principale dell’attuale situazione macroeconomica è proprio questa tendenza a raffreddarsi facilmente e a riscaldarsi con difficoltà; dal punto di vista della domanda e dell’offerta, ciò si concretizza in un’offerta forte e una domanda debole.

Figura 1: PIL, IPC e tasso di investimento della Cina, 1980-2025 (%)

Anche i dati sulla capacità produttiva confermano il quadro di un’offerta forte e di una domanda debole: La Cina rappresenta oltre il 30% della produzione manifatturiera globale, occupando il primo posto al mondo per 15 anni consecutivi. Delle 500 categorie di prodotti manifatturieri esistenti al mondo, la Cina è al primo posto a livello globale per capacità produttiva in 220 di esse. Se si considera il tasso di utilizzo della capacità produttiva per il 2025: la Cina si attesta al 74,8%, gli Stati Uniti al 76,8%, la Germania al 77,7% , il Giappone al 76,3% e la media globale al 78,2%. Il divario tra la Cina e le principali economie, così come rispetto alla media globale, non è ampio, ma nel complesso rimane leggermente al di sotto della media.

Le cause del fenomeno «offerta forte, domanda debole»Le ragioni alla base della formazione del modello «offerta forte, domanda debole» sono molteplici e non si escludono a vicenda né sono indipendenti l’una dall’altra: molte sono infatti interconnesse e si influenzano reciprocamente.

1. Elevato tasso di risparmio

In primo luogo, l’elevato tasso di risparmio è sia una causa importante dell’attuale modello di “forte offerta, debole domanda” e, si potrebbe dire, un risultato intuitivo di tale modello. Come mostra la Figura 2, il tasso di risparmio nazionale lordo della Cina si attesta a un livello molto elevato tra le principali economie. C’è anche un paese con un tasso di risparmio ancora più elevato che non è elencato: Singapore, con circa il 50%.

Tasso di risparmio a livello mondiale basato sui dati del 2024 o del 2025

Se si suddivide il risparmio nazionale lordo tra il settore delle famiglie e quello pubblico, si riscontra che il tasso di risparmio del settore delle famiglie in Cina è effettivamente piuttosto elevato, attestandosi a circa il 35% nei dati relativi al periodo 2024–2025. Tuttavia, rispetto ad altre economie dell’Asia orientale, il divario non è particolarmente significativo: ad esempio, anche il tasso di risparmio delle famiglie indonesiane raggiunge il 35%, e molte altre economie si attestano anch’esse a livelli relativamente elevati.

Alcuni attribuiscono questo fenomeno alla venerazione per il risparmio e all’enfasi sulla pianificazione a lungo termine tipiche della cultura orientale. Non nego l’influenza di tali fattori culturali. Ma l’elevato tasso di risparmio delle famiglie ha chiaramente anche altre cause: ad esempio, il sistema di previdenza sociale non è ancora ben sviluppato, quindi le famiglie devono fare maggiore affidamento sui propri risparmi per proteggersi dai rischi futuri.

Sebbene il tasso di risparmio delle famiglie sia elevato, la differenza rispetto ad altri paesi non è particolarmente marcata. Un’altra ragione molto importante per cui il tasso di risparmio nazionale lordo complessivo della Cina è elevato è che il settore pubblico rappresenta una quota relativamente ampia del reddito nazionale. Ad esempio, dopo che un’amministrazione locale incassa una somma derivante dai proventi della cessione di terreni, la quota utilizzata per il consumo diretto è di solito molto bassa. Pertanto, il risparmio estremamente elevato del settore pubblico è un fattore importante che spinge verso l’alto il tasso di risparmio nazionale lordo della Cina.

2. Distorsioni nei mercati dei fattori produttivi

Più di un decennio fa, abbiamo condotto una ricerca in merito e abbiamo scoperto un fenomeno molto particolare nel processo di riforma cinese, che abbiamo definito «mercatizzazione asimmetrica». Da quando è stata avviata la riforma economica nel 1978, la direzione generale della Cina è sempre stata quella della liberalizzazione, ma il ritmo di tale processo è stato disomogeneo nei diversi settori. La manifestazione principale della cosiddetta liberalizzazione asimmetrica è la seguente: il mercato dei prodotti è stato liberalizzato in modo ampio e completo in tempi piuttosto rapidi, mentre le distorsioni nei mercati dei fattori di produzione sono rimaste relativamente marcate. Nel settore finanziario di cui mi occupo, questa caratteristica è particolarmente evidente. L’«indice di repressione finanziaria» mostra che quello della Cina è significativamente più alto rispetto a quello della maggior parte dei paesi del mondo, il che riflette in una certa misura il notevole grado di intervento governativo che ancora esiste nel sistema finanziario.

Il fatto che i mercati dei fattori di produzione non siano stati liberalizzati di pari passo ha molteplici cause sottostanti, strettamente legate all’approccio gradualista e a doppio binario adottato dalla Cina nella fase iniziale delle riforme. Una ragione importante per l’adozione di una riforma a doppio binario era quella di evitare l’approccio della «terapia d’urto», che consisteva nel liberalizzare tutto in una volta; la creazione e il perfezionamento dei meccanismi di mercato sono un processo graduale, mentre una liberalizzazione brusca e onnicomprensiva tende a discostarsi dagli obiettivi prefissati. La logica del sistema a doppio binario consiste nel mantenere in funzione il vecchio sistema mentre si liberalizza un nuovo binario di mercato, spingendo gradualmente il vecchio binario a convergere con quello nuovo e, infine, fondendo i due. Questo modello è stato un tempo ampiamente applicato in molti ambiti.

I vantaggi di questo modello sono evidenti: mantenere la stabilità generale durante la transizione economica, evitando il caos economico causato dall’uscita improvvisa del vecchio sistema prima che il nuovo meccanismo abbia preso pienamente forma — questo è fondamentale per una transizione senza intoppi. Ma presenta anche evidenti difetti: comporta una certa perdita di efficienza e la coesistenza dei due binari favorisce facilmente comportamenti di arbitraggio. Come continuare ad approfondire la riforma è una sfida che dobbiamo affrontare nel lungo periodo.

Una riforma graduale a doppio binario implica che il vecchio binario debba continuare a funzionare per un periodo di tempo considerevole e, poiché il vecchio binario è intrinsecamente meno efficiente di quello nuovo, garantirne il regolare funzionamento richiede oggettivamente sussidi corrispondenti. E date le risorse fiscali limitate, il modo più diretto è quello di contenere i prezzi dei fattori di produzione attraverso distorsioni nei mercati dei fattori, fornendo sostegno in forma mascherata. Ad esempio, nella fase iniziale della riforma, le banche hanno erogato su larga scala credito a basso costo alle imprese statali — essenzialmente una forma di sostegno implicito e non fiscale.

Nel 2010, Tao Kunyu ed io abbiamo rilevato nella nostra ricerca che le distorsioni del mercato dei fattori nel 2009 erano equivalenti al 5,1% del PIL. Secondo un rapporto del 2022 redatto dal team guidato da Gerard DiPippo presso il think tank statunitense CSIS, che ha stimato il rapporto complessivo tra sussidi industriali e PIL (dati del 2019), il dato della Cina era del 4,9% e quello degli Stati Uniti dello 0,39%. Le loro stime non differiscono molto dai nostri calcoli, ma non condivido la loro interpretazione semplicistica che attribuisce l’intero importo ai sussidi industriali. Esiste infatti un certo grado di comportamento simile ai sussidi industriali negli sforzi delle località per attrarre investimenti, ma la sottovalutazione dei fattori è, in misura molto maggiore, il costo pagato per la transizione economica — una ripartizione implicita degli oneri durante il processo di transizione, piuttosto che un semplice sostegno all’industria.

Se si accetta questa valutazione di «mercatizzazione asimmetrica» — secondo cui i prezzi dei prodotti sono stati liberalizzati in modo completo, mentre le distorsioni del mercato dei fattori di produzione esistono da tempo e non sono state ancora pienamente eliminate — ciò significa che i prezzi dei fattori di produzione sono stati generalmente tenuti bassi, il che equivale a un sostegno implicito a produttori, investitori ed esportatori per un periodo molto lungo. E coloro che si fanno carico di questa parte dei costi sono proprio i proprietari dei fattori di produzione, in primo luogo il settore delle famiglie. Questa strategia di riforma distintiva ha oggettivamente determinato una ridistribuzione del reddito tra produttori e consumatori. Da questa prospettiva, il modello «offerta forte, domanda debole» presenta un nesso intrinseco con la particolarità della strategia o percorso di riforma della Cina.

3. La ricerca della crescita da parte dei governi locali

Come è ben noto, nella fase iniziale della riforma la Cina ha attuato riforme di decentramento, trasferendo gran parte dell’autorità di allocazione delle risorse dal livello centrale alle realtà locali. Ciò ha notevolmente mobilitato l’ entusiasmo per lo sviluppo dell’economia e ha permesso loro di formulare politiche economiche in base alle realtà locali. Allo stesso tempo, la competizione tra le regioni incentrata sulla crescita del PIL ha notevolmente stimolato la vitalità economica complessiva, con i governi locali che hanno svolto un ruolo chiave.

Per molto tempo, i funzionari locali responsabili erano come amministratori delegati delle loro economie regionali, con il compito principale di attrarre investimenti e promuovere la costruzione. Dal lato positivo, ciò ha effettivamente stimolato con forza la crescita economica — questo è un fatto oggettivo; ma allo stesso tempo, nel processo di sviluppo era molto marcata anche la tendenza a privilegiare gli investimenti e a trascurare i consumi.

Si consideri questo: dopo che un governo locale ottiene una somma derivante dai proventi della cessione di terreni, è più incline a utilizzarla per stimolare i consumi o a investirla nelle costruzioni? Obiettivamente parlando, nella scelta del percorso di crescita economica, stimolare i consumi richiede tempo per produrre effetti ed è difficile, mentre investire nella costruzione di infrastrutture, nella creazione di parchi industriali e nel promuovere l’industrializzazione produce risultati rapidi e fornisce leve tangibili. Questo modello comportamentale è stato continuamente rafforzato, intensificando in ultima analisi ulteriormente il modello generale di «forte offerta, debole domanda» nell’economia.

4. I salari in un contesto di eccedenza di manodoperaPer un periodo molto lungo in passato, la forza lavoro cinese si è trovata costantemente in una situazione di eccedenza. Nelle economie con manodopera abbondante, il percorso generalmente vincente per raggiungere il decollo economico consiste nell’iniziare esportando beni manifatturieri ad alta intensità di manodopera. Nei primi decenni della riforma e dell’apertura, abbiamo ottenuto un enorme successo proprio seguendo questa strada. Non solo la Cina continentale, ma anche il Giappone, la Corea del Sud e altre economie asiatiche come Taiwan, Hong Kong e Singapore hanno seguito percorsi di sviluppo simili: vale a dire, fare affidamento su manodopera abbondante o addirittura in eccedenza a basso costo per produrre in serie beni ad alta intensità di manodopera, acquisendo una notevole competitività sui mercati internazionali e stimolando così l’espansione delle esportazioni e la crescita economica.Per un certo periodo, questo modello ha comportato anche una conseguenza tipica: a causa dell’eccesso di offerta di manodopera, i livelli salariali sono stati compressi su tutta la linea. L’economia si stava sviluppando rapidamente, ma i salari non riuscivano a crescere in modo sostanziale di pari passo, il che portava direttamente a un calo, anziché a un aumento, della quota del reddito delle famiglie sul reddito nazionale. Si tratta di un fenomeno che molte economie dell’Asia orientale hanno vissuto in comune durante le loro fasi di forte crescita: una quota decrescente del reddito delle famiglie e una corrispondente quota più bassa dei consumi nel PIL. Questo andamento era inoltre perfettamente coerente con la struttura economica della Cina dell’epoca.Dal punto di vista dell’economia dello sviluppo, quando il mercato del lavoro passa da una situazione di eccedenza a una di carenza, si verifica il cosiddetto «punto di svolta di Lewis». Il professor Cai Fang ha stimato che la Cina abbia superato questo punto di svolta all’incirca intorno al 2006. In altre parole, prima del 2006 il problema dell’eccesso di manodopera era molto evidente, mentre in seguito questa contraddizione si è chiaramente attenuata. Tuttavia, oggi, quando si parla di mercato del lavoro, la sensazione intuitiva è che la carenza di manodopera non sia evidente — anzi, non sono pochi coloro che continuano a subire la pressione della disoccupazione.

5. Reddito da lavoro e reddito da capitale

Negli ultimi dodici anni circa, le innovazioni nella tecnologia digitale — in particolare nell’intelligenza artificiale — hanno in una certa misura esercitato un effetto di sostituzione sul lavoro. In linea di massima, dopo il “punto di svolta di Lewis” i salari avrebbero dovuto aumentare in modo sostanziale, determinando così un aumento significativo della quota del reddito delle famiglie sul reddito nazionale. Tuttavia, questo fenomeno non si è manifestato negli ultimi dodici anni circa, e vi sono alcune ragioni specifiche alla base di ciò. Molte tendenze che storicamente si sono manifestate in altri paesi sono state invece meno pronunciate nel mercato cinese — infatti, non poche persone avvertono ancora una notevole pressione occupazionale — il che significa che la domanda di consumo delle famiglie manca di un forte sostegno reddituale.

C’è anche chi ritiene che, da un lato, la crescita salariale sia debole, mentre dall’altro, in un contesto di invecchiamento della popolazione, la domanda sociale di reddito immobiliare sia in aumento. In futuro, con il continuo ridursi della forza lavoro, i livelli salariali dovrebbero teoricamente aumentare in misura moderata, ma, oltre al reddito da lavoro, molte persone dovranno fare affidamento anche sul reddito da proprietà per sostenere il proprio sostentamento. Se questa parte di reddito non potrà essere integrata in modo efficace, ciò limiterà a sua volta il rilascio della domanda di consumo.

6. Principali fattori di rischio

I principali fattori di rischio nell’andamento dell’economia hanno avuto un impatto significativo sul rapporto tra domanda e offerta. Le fluttuazioni del mercato immobiliare influenzano i bilanci di molteplici settori economici — tra cui gli enti locali, istituti finanziari e il settore delle famiglie — e il loro effetto restrittivo sulla domanda aggregata, in particolare sulla domanda di consumo, è molto evidente. Il continuo aggravarsi dell’invecchiamento della popolazione esercita una pressione a lungo termine sulla previdenza sociale, sul sistema sanitario e sui bilanci pubblici. Anche le difficoltà finanziarie degli enti locali hanno, in una certa misura, influito sulla realizzazione delle infrastrutture e sull’erogazione efficace dei beni pubblici.

Riassumendo brevemente: l’attuale situazione macroeconomica presenta un modello di “ modello di “offerta forte, domanda debole”, e la formazione di questa situazione è il risultato dell’interazione di molteplici fattori. Le diverse cause principali appena delineate possono essere riassunte come segue:

In primo luogo, il tasso di risparmio è elevato, con una quota di consumo corrispondentemente bassa. In secondo luogo, il processo di riforma del passato è stato caratterizzato da una liberalizzazione asimmetrica del mercato, con prezzi dei fattori di produzione in una certa misura sottovalutati, il che ha ulteriormente amplificato la contraddizione «offerta forte, domanda debole». In terzo luogo, le amministrazioni locali sono state a lungo orientate alla crescita del PIL, e la loro tendenza a privilegiare gli investimenti a scapito dei consumi ha aggravato questo problema strutturale. In quarto luogo, sia prima che dopo il «punto di svolta di Lewis», il mercato del lavoro non è riuscito a determinare una crescita significativa e relativamente rapida del reddito delle famiglie, costituendo un chiaro vincolo ai consumi. A ciò si aggiungono molteplici fattori di rischio quali il settore immobiliare, l’invecchiamento della popolazione e la pressione fiscale a livello locale. Nel complesso, è emersa con grande chiarezza la caratteristica di una domanda di consumo generalmente debole in Cina nel periodo appena trascorso.

Un riequilibrio già in atto, ma non sufficiente

Molti si pongono questa domanda: il premier Wen aveva già segnalato i problemi del modello di crescita economica nel 2007, e in effetti le discussioni al riguardo erano iniziate anche prima: perché, allora, ancora oggi il problema dello squilibrio strutturale non è stato risolto in modo approfondito? Nell’impressione di molti, il governo cinese ha una forte capacità di esecuzione e agisce con decisione, solitamente in grado di rispondere prontamente quando sorgono problemi; tuttavia, per quanto riguarda il riequilibrio e l’adeguamento strutturale, da molto tempo non si registrano progressi significativi. Su questo punto, non sono del tutto d’accordo.

Non molto tempo fa, la presidenza francese ha invitato il Centre for Economic Policy Research (CEPR) a redigere uno studio denominato «Rapporto di Parigi», incentrato specificamente sul riequilibrio economico globale. La Francia ospiterà quest’anno il vertice del G7 e questo rapporto è stato preparato proprio a tale scopo. In questo rapporto sul riequilibrio globale, gli organizzatori mi hanno invitato a scrivere il capitolo sul riequilibrio dell’economia cinese. L’argomento centrale che ho esposto per primo nel testo è questo: l’economia cinese, di fatto, è già in fase di riequilibrio. La reazione intuitiva di molti colleghi stranieri a questa valutazione è di incredulità.

Ma i dati economici sostengono la mia tesi. Lo squilibrio strutturale economico del passato, in parole povere, consistevano nel fatto che la crescita dipendeva eccessivamente dagli investimenti e dalle esportazioni, mentre i consumi erano relativamente insufficienti. L’indicatore di questo squilibrio che attira maggiormente l’attenzione dall’estero è la continua espansione del surplus delle partite correnti e del surplus commerciale, con ingenti quantità di capacità produttiva interna esportate all’estero.

Si considerino alcune serie di dati chiave: in primo luogo, la quota degli investimenti sul PIL è scesa dal 46,6% nel 2011 al 40,6% nel 2024. In secondo luogo, la quota dei consumi sul PIL è salita dal 49,6% nel 2010 al 57,1% nel 2024. In terzo luogo, la quota dell’avanzo delle partite correnti sul PIL è scesa dal 9,8% nel 2007 al 2,3% nel 2024. Sebbene la quota dell’avanzo delle partite correnti sul PIL abbia registrato una nuova ripresa dopo il 2018, il rapporto è rimasto intorno al 2% o al di sotto (3,7% nel 2025).

All’epoca, il vertice del G20 di Seul propose un intervallo di riferimento per il riequilibrio esterno, secondo cui un surplus o un deficit non superiore al 4% del PIL potesse essere considerato sostanzialmente in equilibrio. In base a questo standard, il livello della Cina negli ultimi anni è stato chiaramente all’interno dell’intervallo ragionevole. Dal 2018, la quota dell’avanzo delle partite correnti della Cina ha registrato una leggera ripresa, raggiungendo il 3,7% nel 2025 — un rialzo rispetto agli anni precedenti, ma senza ancora sfiorare la soglia di allerta del 4%; questa evoluzione, tuttavia, merita attenzione.

Pertanto, il riequilibrio dell’economia cinese è di fatto già in atto e sono stati compiuti grandi progressi rispetto a vent’anni fa.

Naturalmente, sebbene il riequilibrio abbia registrato progressi, è ancora ben lungi dall’essere sufficiente. Attualmente, la quota dei consumi nel PIL cinese è pari a circa il 57,1%, mentre quella degli investimenti rimane superiore al 40%, e la contraddizione tra offerta e domanda è ancora molto evidente. Da un punto di vista comparativo a livello internazionale, il tasso medio globale di consumo è pari a circa il 75%, mentre quello della Cina è inferiore al 60%, il che indica che i consumi sono ancora insufficienti. Il riequilibrio deve essere portato avanti con continuità e il raggiungimento di un rapporto più equilibrato tra domanda e offerta interna in futuro rimane un compito fondamentale.

La professoressa Helene Rey della London Business School ha commentato una volta un mio articolo, osservando che l’avanzo delle partite correnti della Cina in rapporto al proprio PIL è effettivamente in calo — ha semplicemente registrato un rimbalzo di recente — ma, poiché l’economia cinese è cresciuta così rapidamente in termini di dimensioni, l’avanzo della Cina in rapporto al PIL del resto del mondo o dei suoi principali partner commerciali potrebbe in realtà essere aumentato. Ciò significa che, dal nostro punto di vista, la proporzione relativa dello squilibrio esterno sta diminuendo; ma dal punto di vista dei partner commerciali, l’aumento del surplus cinese rispetto alle dimensioni delle altre economie accrescerà la pressione di aggiustamento su di essi. Anche questo è un aspetto che dovremmo prendere molto sul serio.

Le sfide di un’economia di grandi dimensioniIl livello di preoccupazione del mondo esterno riguardo al nostro problema di squilibrio non è diminuito, e la ragione principale è che negli ultimi vent’anni e rotti la Cina è passata dall’essere un’economia di piccole dimensioni a un’economia di grandi dimensioni. Non importa come cambino le importazioni e le esportazioni di un’economia di piccole dimensioni: difficilmente possono influire sull’equilibrio dei mercati internazionali; ma una volta diventata un’economia di grandi dimensioni, per dirla in parole povere, «qualunque cosa venda diventa a buon mercato; qualunque cosa acquisti diventa costosa». Sebbene l’avanzo delle partite correnti della Cina in percentuale del PIL sia diminuito e il suo processo di riequilibrio abbia compiuto progressi, la rapida ascesa delle sue industrie continua a esercitare un’enorme pressione di adeguamento sugli altri paesi.All’inizio di aprile del 2024, l’allora segretaria al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen visitò la Scuola Nazionale di Sviluppo dell’Università di Pechino, dove sollevò la seguente domanda: con una produzione cinese di veicoli a energia nuova su così vasta scala, le relative industrie statunitensi potranno ancora svilupparsi? Temeva che una capacità produttiva su larga scala orientata verso l’estero potesse avere un impatto sull’industria automobilistica statunitense, sull’occupazione e sulla distribuzione del reddito.Dopo la Seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti guidavano la globalizzazione, sostenevano che i paesi dovessero dividersi il lavoro in base al vantaggio comparativo, facendo ciascuno ciò che sapeva fare meglio a vantaggio reciproco. Ma questa visione si trova ora ad affrontare delle sfide nella realtà, poiché la globalizzazione è inevitabilmente accompagnata da un adeguamento strutturale. Ad esempio, la Cina è brava nella produzione manifatturiera e l’Australia è brava nella coltivazione dei cereali, e il commercio tra di loro per scambiare ciò che si ha con ciò che manca è di per sé vantaggioso per entrambe le parti; ma il problema che ne deriva è: gli agricoltori cinesi possono passare senza intoppi al settore manifatturiero? Anche se potessero, il processo di transizione sarebbe estremamente difficile. Il dolore di tale adeguamento strutturale è una sfida che tutti i paesi affrontano in comune nella globalizzazione.Il problema degli Stati Uniti è particolarmente evidente. In quanto sostenitori della globalizzazione e tra i suoi maggiori beneficiari, gli Stati Uniti vantano un PIL pro capite che supera di gran lunga quello degli altri paesi sviluppati, eppure non riescono a sfuggire alle difficoltà strutturali. Yellen ha menzionato in particolare la difficile situazione occupazionale dei giovani operai nelle piccole città americane — un fenomeno che da tempo ha superato la sfera economica per trasformarsi in un problema sociale e politico. L’emergere di politiche antiglobalizzazione in alcuni paesi è, in larga misura, proprio l’esternalizzazione delle contraddizioni interne.In qualità di economista, il mio giudizio di fondo è questo: se un paese giunge alla conclusione che, nel complesso, la globalizzazione apporti più benefici che danni, dovrebbe risolvere le contraddizioni strutturali attraverso politiche pubbliche interne piuttosto che ricorrere semplicemente a restrizioni commerciali. Ma le scelte politiche dei vari paesi non sono qualcosa che possiamo controllare.Ciò che va chiarito è che, quando un’economia raggiunge una certa dimensione, le variazioni della sua domanda e offerta influenzano in modo significativo i mercati globali e le decisioni degli altri paesi. Anche se la quota del surplus delle partite correnti della Cina dovesse diminuire, ciò comporterà comunque notevoli sfide di adeguamento per molti paesi. In particolare, i settori emergenti della Cina si stanno sviluppando rapidamente e le sue catene industriali sono altamente concentrate, per cui le esportazioni su larga scala possono facilmente avere un impatto sulle industrie di altri paesi. In un contesto in cui i paesi sono generalmente preoccupati per la sicurezza industriale, la stabilità occupazionale e la distribuzione del reddito, noi, in quanto grande economia, dobbiamo riflettere su come svilupparci in coordinamento con il resto del mondo. L’aumento delle esportazioni di un piccolo paese viene accettato, mentre l’espansione su larga scala di un grande paese comporta pressioni di adeguamento: questa è una nuova sfida che dobbiamo affrontare.È proprio per questo motivo che «offerta forte, domanda debole» è ormai diventato un problema macroeconomico di primo piano. Ma non si tratta di un problema nuovo. Sin dall’avvio delle riforme e dell’apertura, la sovraccapacità produttiva si è manifestata ripetutamente. L’ex Commissione di Pianificazione Statale (ora Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme) ha lanciato avvertimenti quasi ogni anno riguardo alla sovraccapacità in determinati settori e alla necessità di evitare investimenti avventati, e la gestione della sovraccapacità è proseguita per molti anni — eppure ciò non ha impedito alla Cina di raggiungere una crescita ad alta velocità con una media di quasi il 9% all’anno. La ragione principale è che in passato eravamo un’economia di piccole dimensioni, e il divario interno tra «offerta forte e domanda debole» veniva assorbito principalmente attraverso le esportazioni, formando un grande ciclo internazionale di «importazione dall’estero di tecnologia, capitali e materie prime, loro trasformazione ed esportazione a basso costo», facendo affidamento sulla domanda estera per assorbire la capacità in eccesso interna.La situazione attuale è la seguente: da un lato, gli effetti di ricaduta di un’economia su larga scala hanno suscitato allarme a livello globale e le risposte politiche degli altri paesi sono chiaramente cambiate; d’altro canto, i paesi stanno ricorrendo a misure commerciali quali i dazi per proteggersi dagli impatti sul mercato. Il margine di manovra per bilanciare le contraddizioni tra domanda e offerta interne facendo affidamento sulle esportazioni si è drasticamente ridotto.Sebbene l’«offerta forte, domanda debole» sia un problema di lungo periodo, la sua natura è cambiata radicalmente. In passato si trattava principalmente di un problema di riequilibrio strutturale, un requisito per raggiungere una crescita sostenibile a lungo termine; ora incide direttamente sulla possibilità di stabilizzare la crescita a breve termine. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva della Cina è leggermente al di sotto della media globale, le esportazioni sono rimaste forti negli ultimi anni e il vantaggio di una catena industriale manifatturiera completa è evidente; ma la rapida crescita delle esportazioni ha contemporaneamente intensificato le preoccupazioni esterne —e non solo negli Stati Uniti e in Europa.Il «15° Piano quinquennale» propone due compiti importanti — lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità e l’espansione della domanda interna — e la Conferenza centrale sul lavoro economico ne ha invertito l’ordine, trasformando l’espansione della domanda interna da obiettivo a lungo termine a compito urgente e a breve termine. Se l’espansione della domanda interna non dovesse produrre rapidamente i suoi effetti e le esportazioni dovessero incontrare nuovamente ostacoli, grandi quantità di capacità produttiva potrebbero diventare sostanzialmente in eccesso, con conseguenti rischi per i rendimenti degli investimenti. Il Segretario Generale Xi Jinping ha pubblicato un importante articolo, “L’espansione della domanda interna è una misura strategica”, sulla rivista Qiushi, spiegando in modo approfondito il significato strategico dell’espansione della domanda interna. Come invertire efficacemente lo squilibrio tra domanda e offerta è ora la chiave dell’attuale lavoro economico.

Passa al grande ciclo economico interno come pilastro principale: sviluppare nuove forze produttive di qualità ed espandere la domanda interna

Durante le Due Sessioni di quest’anno, si è notato che l’obiettivo di crescita del PIL è stato modificato dal precedente «intorno al 5%» a «4,5%–5%», e ritengo che tale adeguamento sia estremamente appropriato. La figura 3 è tratta da una ricerca del professor Xiong Wei dell’Università di Princeton; la linea rossa rappresenta il tasso di crescita effettivo del PIL di ciascun anno, mentre la linea blu indica l’obiettivo di crescita annuale fissato durante le Due Sessioni.

Obiettivo di PIL e tasso di crescita effettivo del PIL della Cina, Chang, Jeffrey, Yuheng Wang e Wei Xiong, “Taming cycles: China’s growth targets and macroeconomic interventions”, manoscritto, Brookings Institution, 2025.

Nel 2012 si è verificato un chiaro punto di svolta: prima di allora, l’obiettivo era fissato per lo più intorno all’8% e il tasso di crescita effettivo spesso superava di gran lunga l’obiettivo, rendendo il compito relativamente facile da portare a termine; dopo il 2012, l’obiettivo di crescita è stato continuamente abbassato e il tasso di crescita effettivo si è mantenuto molto vicino all’obiettivo.

In questi anni l’obiettivo di crescita ha dovuto essere gradualmente abbassato e, nonostante ciò, per raggiungerlo è stato spesso necessario impegnarsi al massimo. E per garantire il raggiungimento dell’obiettivo per l’anno in corso, le amministrazioni locali tendono ad adottare misure a breve termine che producono effetti rapidi, trovando difficile mettere in atto riforme a lungo termine che richiedono tempo per dare i loro frutti. Questo approccio esaurisce facilmente lo slancio futuro e, al contrario, intensifica ulteriormente la pressione al ribasso sull’economia.

Sono pienamente d’accordo con un moderato abbassamento dell’obiettivo di crescita, la cui essenza è quella di lasciare spazio alla trasformazione. Di recente ho corso con studenti ed ex allievi, e ne ho una percezione personale. Chi corre regolarmente sa bene che partire troppo aggressivamente porta facilmente a esaurire le energie e a crollare a metà percorso; solo rallentando il ritmo all’inizio e gettando buone basi è possibile correre più a lungo e aumentare gradualmente la velocità in seguito. Lo sviluppo economico segue la stessa logica. Da questo punto di vista, l’adeguamento degli obiettivi di quest’anno arriva proprio al momento giusto. Se concentriamo maggiori energie sui due principali compiti strategici – lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità e l’espansione della domanda interna – e ci liberiamo dall’eccessiva ricerca della velocità a breve termine, la crescita economica futura sarà invece più solida e più sostenibile.

Il nuovo orientamento politico consiste proprio nell’intraprendere la via dello sviluppo a doppia circolazione, passando da un modello in cui il grande ciclo economico internazionale era il pilastro principale a uno in cui il grande ciclo economico interno ne costituisce il pilastro principale. Il regolare funzionamento del grande ciclo economico interno dipende dalla corretta gestione di due anelli fondamentali: da un lato lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità, dall’altro l’espansione della domanda interna. Solo affrontando entrambi questi aspetti in modo solido potremo spingere l’economia a formare un circolo virtuoso, gettando solide basi per la continua crescita sana dell’economia futura. Pertanto, questi due aspetti sono ugualmente importanti; nessuno dei due può essere trascurato.

Offerta: L’evoluzione dei settori chiave

Dal punto di vista dell’offerta, il processo di sviluppo economico della Cina negli ultimi decenni è stato essenzialmente un processo di continuo aggiornamento e rinnovamento industriale. E la questione chiave che ora ci poniamo è se la prossima fase di aggiornamento industriale possa essere sostenuta e portata continuamente a livelli più elevati.

Obiettivamente parlando, lo sviluppo economico della Cina è sempre stato accompagnato dall’innovazione, ma l’innovazione del passato e quella attuale sono nettamente diverse. L’innovazione del passato era più una questione di imitazione e apprendimento. Ad esempio, quando abbiamo iniziato a sviluppare il settore manifatturiero, molti dei prodotti ad alta intensità di manodopera che realizzavamo appartenevano a categorie già consolidate dal Giappone e dalle Quattro Tigri asiatiche; è stato solo a causa del sostanziale aumento dei loro costi di manodopera che le relative industrie si sono gradualmente spostate in luoghi come Shenzhen, in Cina, e attraverso l’osservazione, l’apprendimento e la rapida imitazione abbiamo raggiunto una rapida crescita industriale. Si potrebbe dire che l’innovazione in quella fase fosse, nella sua essenza, un processo di apprendimento e di recupero del ritardo. Ma ora lo sviluppo industriale della Cina si sta avvicinando sempre più alla frontiera economica e tecnologica globale, e cresce anche la domanda di innovazione originale.

Sulla capacità della Cina di continuare a promuovere l’innovazione originale, vi sono opinioni divergenti sia a livello internazionale che nazionale. Percepisco chiaramente che la percezione internazionale della capacità innovativa della Cina in termini di capacità innovativa abbia subito un grande cambiamento. In passato, molti esperti stranieri sottovalutavano la capacità innovativa della Cina, ritenendo che potesse solo produrre prodotti a basso costo e non fosse in grado di realizzare risultati innovativi di alta qualità. Quando si parlava di innovazione cinese, le due caratteristiche che spesso citavano erano, in primo luogo, il furto di proprietà intellettuale e, in secondo luogo, la dipendenza dai sussidi governativi. Ma il “momento DeepSeek” dello scorso anno ha provocato un enorme shock visivo e cognitivo in molte persone.

Un’azienda come DeepSeek non ha né rubato la proprietà intellettuale altrui né ricevuto sussidi governativi, eppure ha sviluppato tecnologie e prodotti di intelligenza artificiale altamente competitivi. Guardando indietro, ci sono in realtà molti realizzazioni innovative di alta qualità a livello nazionale; non solo la comunità internazionale ha sottovalutato la nostra capacità innovativa, ma spesso anche noi stessi la trascuriamo.

In realtà, la Cina dispone già di un discreto numero di prodotti emergenti all’avanguardia a livello mondiale. Ancora più importante, l’attuale rivoluzione tecnologica dell’IA ci offre un’opportunità storica rara, e la chiave per il futuro è cogliere questa opportunità e continuare a impegnarci, avanzando con costanza lungo la strada dell’innovazione originale e promuovendo continue svolte nell’aggiornamento industriale.

La Figura 4 mostra la quota di mercato globale dei brevetti che ho scaricato da un istituto di ricerca tedesco. Nella figura, le sfere rosse rappresentano la Cina, e si può notare che la quota di mercato cinese dei brevetti in diversi settori è già in posizione di leadership. Naturalmente, gli Stati Uniti mantengono ancora un vantaggio dominante in molti settori, ma è innegabile che l’ascesa relativa della Cina sia molto evidente.

EconSight: The Technology Company, «La tecnologia cinese al centro del nuovo piano quinquennale per il periodo 2026-2030» .

L’opportunità della rivoluzione tecnologica

Alcuni ritengono che presentiamo ancora delle carenze nella capacità di innovazione tecnologica originale, mentre i nostri punti di forza si riflettono maggiormente a livello di applicazione. In parole povere, le nostre innovazioni da 0 a 1 sono relativamente deboli — cosa particolarmente evidente sullo sfondo della competizione tecnologica tra Cina e Stati Uniti — ma nell’industrializzazione e nell’applicazione su larga scala da 1 a 100 otteniamo risultati piuttosto buoni. In qualità di economista, non considero questo un punto debole.

Il fondatore di NVIDIA, Jensen Huang, una volta ha affermato: «Il paese che trae il massimo beneficio da una rivoluzione tecnologica non è necessariamente quello che ha inventato la tecnologia, ma quello che è in grado di applicarla rapidamente e bene.» Abbiamo effettivamente un vantaggio nell’applicazione della tecnologia e, se riusciremo a cogliere questa serie di opportunità e a portare l’applicazione all’estremo, potremo dare un forte impulso al progresso tecnologico e allo sviluppo economico, compiendo un passo da gigante.Su questa base, potremo poi potenziare gradualmente la nostra capacità di innovazione originale passando da 0 a 1 e competere con i paesi leader a livello mondiale: questo potrebbe essere un approccio più pragmatico.

Dopotutto, siamo ancora un paese in via di sviluppo, e pretendere di raggiungere da un giorno all’altro una leadership originale in tutti i campi tecnologici è irrealistico. Migliorare la tecnologia di base e la capacità di innovazione originale è di per sé un processo graduale di accumulo continuo. E cogliere l’attuale opportunità, piuttosto rara, per sviluppare bene l’economia è il compito più cruciale e urgente per noi al momento.

Un paradosso di Solow nell’IA?

Nel processo di diffusione di nuove tecnologie come i computer, un tempo emerse il «paradosso di Solow»: i computer erano ovunque, eppure non si registrava alcun miglioramento evidente della produttività. Con il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale odierno, molte persone si chiedono se nel campo dell’IA sia già emersa una bolla.

Non molto tempo fa, quando ho parlato con il premio Nobel per l’economia Michael Spence, gli ho posto proprio questa domanda. La sua opinione è che l’intelligenza artificiale non costituisca una bolla speculativa e che, anche se dovesse esistere, si tratterebbe di una bolla razionale. Infatti quando emerge una nuova tecnologia promettente, nessun paese e nessuna impresa vuole restare indietro, e purché alla fine si concretizzino risultati reali, l’investimento iniziale non può essere considerato uno spreco. La bolla di Internet all’inizio di questo secolo ne è un classico esempio: quando la bolla è scoppiata, ingenti investimenti sembravano sprecati, ma il boom di quell’epoca ha lasciato in eredità una grande quantità di tecnologia di valore e ha anche dato origine a una serie di imprese eccezionali.

Nel campo dell’intelligenza artificiale, il mio collega Shen Yan e altri hanno condotto un’analisi preliminare. Dai dati macroeconomici, l’intelligenza artificiale non ha ancora avuto un impatto positivo statisticamente significativo sulla produttività totale dei fattori in Cina; tuttavia, a livello microeconomico, sia per le imprese che per i settori industriali, il miglioramento dell’efficienza e della produttività derivante dall’IA è già osservabile in termini concreti.

In altre parole, le prove del miglioramento dell’efficienza a livello micro sono già emerse, solo che si trovano ancora in una fase iniziale; per quanto riguarda il momento in cui gli effetti si manifesteranno a livello macro, resta da vedere. Se prendiamo spunto dal modello di come la tecnologia informatica abbia influenzato la produttività in passato, forse tra qualche tempo l’intelligenza artificiale svolgerà un ruolo fondamentale nel miglioramento dell’efficienza complessiva.

Cathie Wood, un’investitrice specializzata in tecnologie emergenti, è molto ottimista riguardo alla prospettiva che le tecnologie generiche, come l’intelligenza artificiale, possano guidare la crescita economica, arrivando persino a ritenere che la crescita economica globale potrebbe raggiungere il 7% entro il 2030. È difficile stabilire se questa valutazione sia accurata, ma ciò che è certo è che, una volta implementata su larga scala, la tecnologia a uso generico potrebbe guidare pienamente l’accelerazione economica e migliorare significativamente l’efficienza — e questa rappresenta per noi un’opportunità unica nella vita.

Pertanto, dal punto di vista dell’offerta, le prospettive sono nel complesso ottimistiche; esistono già molti casi di successo nello sviluppo di nuove forze produttive di qualità, oltre a numerose direzioni promettenti.

Domanda: come può riprendersi i consumi

L’«offerta forte» ha ancora margini di miglioramento, mentre la «domanda debole» — in particolare l’insufficiente domanda di consumo — rappresenta attualmente la contraddizione più importante. La futura crescita economica della Cina sarà trainata dai consumi o dagli investimenti? Su questo tema si discute da tempo. Ritengo che non sia necessario operare una scelta assoluta tra l’uno o l’altro; mantenere un rapporto adeguato tra i due potrebbe essere più importante per l’economia di un grande Paese.

Il tasso di risparmio di Singapore è molto elevato, eppure ciò non ha influito sulla sua crescita continua. L’avanzo delle partite correnti della Cina in percentuale del PIL è sceso rapidamente dopo la crisi finanziaria dal picco storico del 9,8% nel 2007, stabilizzandosi sostanzialmente nell’intervallo dell’1%–2% dopo il 2012 e risalendo al 3,7% nel 2025. Il rapporto di Singapore, nel frattempo, si è mantenuto vicino al 20% anno dopo anno, senza che siano emersi problemi evidenti: ciò è dovuto al fatto che si tratta di un’economia di piccole dimensioni altamente aperta, i cui prodotti vengono esportati in grandi quantità e assorbiti dai mercati esteri. Ma per un grande Paese come il nostro, se il divario tra le quote di consumo e di investimento rimane troppo ampio, le difficoltà future non potranno che aumentare.

In questo momento, stimolare i consumi è diventato fondamentale per due ragioni principali. In primo luogo, lo scopo ultimo dello sviluppo economico è soddisfare il bisogno sempre crescente della popolazione di una vita migliore. Una bassa quota dei consumi dimostra che molti bisogni non sono stati realmente soddisfatti. Anche se poniamo l’accento sulla visione a lungo termine e sull’accumulo di capitale per una crescita futura sostenibile, alla fine dobbiamo comunque migliorare la vita delle persone, quindi l’aumento dei consumi è pienamente giustificato.

In secondo luogo, la pressione più urgente deriva dal fatto che, se i consumi non aumentano, la contraddizione «offerta forte, domanda debole» diventerà ancora più evidente. In un contesto di mercati internazionali sempre più complessi e di crescente incertezza nella domanda estera, l’eccesso di capacità produttiva diventerà sempre più evidente. L’eccesso di capacità comporta un calo dell’efficienza degli investimenti e uno spreco di risorse, rendendo difficile sostenere la crescita economica. In questo senso, stimolare i consumi non è più solo una questione di riequilibrio strutturale a medio-lungo termine; potrebbe influire direttamente sulla possibilità di stabilizzare la crescita economica quest’anno e il prossimo — un problema molto urgente e concreto.

Naturalmente, va anche osservato che i consumi in Cina sono di fatto già in fase di ripresa. Il punto più basso del tasso di consumo è stato raggiunto nel 2010 e da allora è aumentato di quasi 10 punti percentuali; solo che il ritmo della ripresa è stato un po’ lento e il processo relativamente difficile.

Negli ultimi due anni, il governo ha introdotto diverse misure, come i programmi di permuta, e io stesso ne ho beneficiato. Il mio vecchio telefono era caduto al punto da essere irriconoscibile, così ne ho acquistato uno nuovo, il cui prezzo originale era di quasi 10.000 yuan; grazie alla politica di permuta, mi sono stati detratti 3.000 yuan, ed è stata un’esperienza piuttosto positiva. Il problema, però, è che, avendo comprato un nuovo telefono quest’anno, non ne acquisterò un altro nei prossimi due o tre anni, nemmeno con un sussidio. Anche i dati lo confermano: nella fase iniziale dopo l’introduzione della politica di permuta, la domanda si libera in un’impennata a breve termine e rimbalza rapidamente, ma dopo un trimestre inizia a indebolirsi e, dopo tre o quattro trimestri, si trasforma addirittura in crescita negativa. In sostanza, ciò anticipa e esaurisce prematuramente la domanda futura.

Pertanto, stimolare in modo sostanziale i consumi si riduce in definitiva a due punti: in primo luogo, avere denaro da spendere; in secondo luogo, avere il coraggio di spendere. Il primo è un problema di reddito, il secondo è un problema di fiducia. Tutte le politiche volte a promuovere i consumi, se vogliono davvero generare una crescita sostenibile, devono in ultima analisi concentrare i propri sforzi su questi due punti. Le politiche di stimolo a breve termine, come i programmi di permuta, non sono prive di merito, ma difficilmente possono creare uno slancio dei consumi stabile e a lungo termine.

Indice dei marchi di consumo online in Cina

Vorrei presentare brevemente una ricerca che ho condotto insieme ai miei collaboratori. Utilizzando i dati provenienti dall’intera rete Taobao-Tmall, abbiamo elaborato un indice dei marchi di consumo online, con l’obiettivo di fornire un indicatore di qualità osservabile per i prodotti di consumo online. Quando facciamo acquisti online, la cosa più facile da vedere sono le informazioni sui prezzi, ma non esiste alcun indicatore della qualità del prodotto. Prendiamo ad esempio il mercato delle auto usate: per due auto entrambe guidate per otto anni, i consumatori comuni — per lo più non esperti — semplicemente non riescono a cogliere le differenze nella qualità intrinseca, il che porta i consumatori, in definitiva, a tendere ad acquistare solo l’auto più economica.

La teoria del mercato dei «limoni» è una teoria classica dell’economia utilizzata per descrivere il fallimento del mercato causato dall’asimmetria informativa; il mercato dei «limoni» è anche chiamato mercato dei beni di qualità inferiore («lemon» nel gergo americano significa «un prodotto di qualità inferiore, un’auto scadente») . In parole povere, in un mercato in cui il venditore conosce la vera qualità dei beni meglio dell’acquirente, quest’ultimo fatica a distinguere i prodotti buoni da quelli scadenti e può solo valutare il prezzo; a quel punto, nessuno osa acquistare i prodotti costosi e tutti si limitano a comprare quelli economici, con il risultato che i prodotti di qualità non riescono a vendersi e gradualmente escono dal mercato, e alla fine rimangono solo prodotti di qualità inferiore, con l’intero mercato che peggiora sempre di più e finisce persino per contrarsi.

Alcune piattaforme sottolineano ripetutamente «il prezzo più basso in rete», promettendo persino un rimborso se altrove si trova un prezzo inferiore. Quale impatto avrà questo orientamento sulla struttura della qualità dei prodotti nel mercato? Tutti i produttori sono costretti a realizzare prodotti a basso costo, poiché quelli costosi e di alta qualità non riescono a essere venduti. Naturalmente, l’abbassamento dei prezzi può spingere le imprese a migliorare l’efficienza, ma il miglioramento dell’efficienza ha i suoi limiti; una volta superato il punto critico, spingere ulteriormente i prezzi al ribasso può avvenire solo a scapito della qualità del prodotto. Questa è proprio l’intenzione originaria alla base della nostra ricerca: un mercato non può basarsi solo sulle informazioni relative al prezzo, ma ha bisogno anche di informazioni affidabili sulla qualità.

L’indice dei marchi di consumo

Sulla base dei dati, abbiamo elaborato due indici, uno per i beni e uno per le città: il primo è l’indice dei marchi di consumo, che misura il livello medio di qualità dei beni di consumo acquistati dai consumatori in una città; il secondo è l’indice del potere d’acquisto dei marchi di consumo, che misura l’entità complessiva della spesa dei consumatori di quella città per i beni di consumo.

Come si può notare, le prime dieci città per potere d’acquisto dei marchi sono Shanghai, Pechino, Hangzhou, Shenzhen, Guangzhou, Chengdu e così via, il che è sostanzialmente in linea con il buon senso: più una città è economicamente sviluppata, più forte è naturalmente il suo potere d’acquisto complessivo in termini di consumi. In modo piuttosto inaspettato, le prime dieci città nell’indice dei marchi di consumo sono Hefei, Zhengzhou, Nanchino, Nanchang, Huai’an, Hangzhou, Linyi, Huaibei, Zhoukou e altre — non si tratta di città sviluppate quanto Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen.

La nostra analisi ha individuato due fattori in grado di spiegare questo fenomeno. In primo luogo, maggiore è la quota di lavoratori migranti, più alto è l’indice di potere d’acquisto dei marchi e più basso è l’indice dei marchi. Un gran numero di operai edili migranti ha dato un contributo importante allo sviluppo urbano, ma i loro livelli di consumo sono relativamente bassi e acquistano per lo più beni di base a basso prezzo. Maggiore è la quota di questo gruppo, tanto più l’indice complessivo dei marchi della città ne risente negativamente. In secondo luogo, maggiore è la quota di manodopera impiegata nel settore pubblico, maggiore è l’indice dei marchi. Il reddito di questo gruppo non è necessariamente il più alto, ma la loro situazione lavorativa è più stabile e le loro aspettative più chiare, quindi dispongono di denaro e osano spenderlo.

Ciò dimostra che la chiave per stimolare i consumi risiede ancora nelle due questioni fondamentali del reddito e della fiducia. Far crescere l’economia nel suo complesso è solo un aspetto; il livello di sicurezza sociale, le aspettative di reddito dei residenti e la struttura della distribuzione del reddito sono le fondamenta che sostengono una crescita sostenuta dei consumi.

indice dei marchi di consumo

La classifica dei marchi emergenti nel settore dei beni di largo consumo

Abbiamo inoltre analizzato diversi marchi emergenti nel settore dei beni di largo consumo (FMCG), sui quali non mi soffermerò in dettaglio in questa sede. Ciò che desidero soprattutto sottolineare è che, dalle classifiche dei marchi, si evince chiaramente che i prodotti che attualmente stanno riscuotendo successo sono principalmente di due tipi.

Un tipo è costituito dai marchi tradizionali di grande forza, come Huawei e Apple, che continuano a godere di un forte consenso sul mercato nonostante i prezzi relativamente elevati, poiché le informazioni sul marchio sono trasparenti e i consumatori hanno aspettative chiare in termini di qualità.

L’altro tipo che registra risultati eccezionali è quello che chiamiamo marchi FMCG emergenti, molti dei quali provengono da nicchie emergenti — come le creme solari per bambini, i prodotti per animali domestici e i cosmetici di bellezza. Molte di queste sottocategorie erano in precedenza sconosciute al grande pubblico e andavano persino oltre l’immaginazione di molte persone, immaginazione, eppure ora si stanno sviluppando tutte molto bene.

Ciò che è ancora più interessante è che l’innovazione a livello di produzione e di offerta menzionata in precedenza si riflette in modo particolarmente evidente nel settore dei beni di consumo. Tra questi marchi FMCG emergenti e di successo, oggi oltre il 90% sono marchi nazionali piuttosto che internazionali. E questi marchi nazionali non hanno prezzi inferiori a quelli dei marchi internazionali — alcuni sono addirittura più costosi —eppure sono comunque accettati dal mercato. Ciò dimostra anche che la nostra innovazione è varia e ricca, e si riflette non solo in settori quali l’intelligenza artificiale, la tecnologia digitale e l’energia verde, ma anche nel settore dei beni di consumo, dove la profonda integrazione della tecnologia digitale con la domanda di mercato ha dato origine a un gran numero di prodotti e nicchie completamente nuovi.

Marchi di beni di largo consumo

Il futuro dell’economia

Il futuro dell’economia è molto chiaro e l’aspetto più importante è la “doppia circolazione”.

In questo contesto, il rinnovamento e l’aggiornamento industriale rinnovamento sono fondamentali. Negli ultimi dodici anni circa, la nostra crescita economica ha dovuto affrontare continuamente pressioni al ribasso, in parte perché l’aggiornamento e il rinnovamento industriale non sono proceduti in modo sufficientemente agevole. Da un lato, i settori che hanno perso competitività e che avrebbero dovuto essere eliminati non sono stati smantellati tempestivamente, e i problemi di sovraccapacità di molte industrie tradizionali rimangono evidenti ancora oggi; d’altro canto, la portata e la forza di sostegno dei settori emergenti sono ancora chiaramente insufficienti. Sebbene i settori emergenti si siano sviluppati rapidamente in alcuni ambiti, sono sorti anche nuovi problemi a causa dell’afflusso massiccio di operatori e di un’espansione troppo rapida.

Nel complesso, il rinnovamento e l’aggiornamento industriale rappresentano sia un’enorme sfida che dobbiamo affrontare oggi, sia una fonte di abbondanti opportunità. Nei miei colloqui con amici del settore del capitale di rischio, ho constatato che in generale ritengono che sia ormai giunta un’altra età dell’oro dell’innovazione e dell’imprenditorialità. Quando si verifica una rivoluzione tecnologica di ampio respiro, l’intera struttura economica e i modelli di business possono essere ridefiniti, e con ciò si aprono moltissime nuove opportunità.

Tra queste vi sono le opportunità derivanti dall’aumento della domanda di consumo nel processo di riequilibrio economico interno, nonché quelle legate alla creazione di nuova domanda attraverso l’innovazione dal lato dell’offerta: molti consumatori inizialmente non sapevano nemmeno che tali prodotti esistessero, ma una volta che , il mercato si apre rapidamente.

Da una prospettiva macroeconomica, ci troviamo effettivamente di fronte a sfide enormi e la trasformazione economica non è affatto facile; ma se guardiamo al livello micro, potremmo benissimo trovarci di fronte a un nuovo punto di svolta per una svolta decisiva, in procinto di entrare in un periodo in cui le opportunità di innovazione e imprenditorialità emergono in forma concentrata.

Una combinazione di politiche

L’attuale rallentamento della crescita economica non è semplicemente un problema ciclico; non è come la risposta data in passato alla crisi finanziaria asiatica, quando una forte politica macroeconomica ha sostenuto l’economia consentendole di uscirne senza intoppi. La situazione questa volta non è così semplice e richiede una combinazione di politiche, che comprenda cinque aspetti: politica macroeconomica, riforme orientate al mercato, ristrutturazione dei bilanci, «investimento nelle persone» e ordine economico internazionale.

1. Politica macroeconomica

Con l’economia sottoposta a pressioni al ribasso, è naturale che la politica macroeconomica intervenga al momento opportuno, e ritengo che quest’anno le politiche fiscale e monetaria vedranno nuovi assetti. La difficoltà sta nel fatto che la politica macroeconomica deve sia stabilizzare la crescita sia alleviare efficacemente la contraddizione tra «offerta forte e debole domanda» — e, se gestita in modo improprio, potrebbe invece aggravare tale contraddizione. Poiché in passato siamo stati più abili nello stimolare l’offerta e meno efficaci nel promuovere direttamente i consumi, questo rappresenta davvero un problema complesso per i responsabili delle decisioni. Una volta applicato lo stimolo, i fondi confluiscono facilmente negli investimenti e nella produzione, rendendo l’offerta ancora più forte e la domanda relativamente ancora più debole nella fase successiva; ma i percorsi e le leve per stimolare direttamente ed efficacemente i consumi non sono chiari.

Molti esperti ritengono che la politica fiscale dovrebbe svolgere un ruolo più importante in questo ciclo di controllo macroeconomico, poiché può raggiungere con maggiore precisione settori, industrie e ambiti specifici, esercitando la propria influenza in modo più diretto. Naturalmente, pur aumentando il sostegno fiscale, è anche necessario bilanciare la struttura della domanda e dell’offerta: i fondi non possono essere destinati esclusivamente alle infrastrutture e ai parchi industriali, altrimenti non si farebbe altro che rendere ancora più evidente il “problema dell’offerta forte e della domanda debole” ancora più evidente.

Anche la politica monetaria deve svolgere un ruolo, concentrandosi sul rafforzamento efficace della domanda. In questi anni la banca centrale ha utilizzato e adeguato vari strumenti di politica monetaria strutturale; le misure in questione devono essere attuate con precisione per sortire un effetto reale, e gli aggregati e le proporzioni devono essere ben gestiti — non possono essere utilizzati in modo eccessivo, poiché la politica monetaria è essenzialmente una politica aggregata. Ad esempio, ora che si pone l’accento sull’«investimento nelle persone», la banca centrale potrebbe prendere in considerazione l’istituzione di uno strumento speciale di ri-prestito dedicato all’«investimento nelle persone»? Se potesse essere realmente attuato, l’effetto dovrebbe essere positivo.

Nel complesso, la politica macroeconomica deve fornire sostegno alla crescita economica, ma potrebbe non essere il ruolo più importante in questa fase di aggiustamento. Quando alcuni paesi adottano politiche macroeconomiche incisive, di solito è perché l’economia sta affrontando una grave crisi. Sebbene attualmente ci troviamo di fronte a pressioni al ribasso, siamo ancora lontani dalla fase in cui è necessario un forte stimolo.

2. Riforma orientata al mercato

Ancora più cruciale è portare avanti costantemente la riforma orientata al mercato, consentendo al meccanismo di mercato di svolgere davvero un ruolo decisivo nell’allocazione delle risorse: questa è anche la direzione di riforma chiarita durante la Terza Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale. Questa riforma è fondamentale sia dal lato dell’offerta che da quello della domanda.

Dal lato dell’offerta, affidare al mercato l’allocazione delle risorse significa che le decisioni in materia di investimenti e capacità produttiva devono seguire i segnali del mercato. Il problema dell’«involuzione» (neijuan), oggetto di accese discussioni negli ultimi due anni, ha cause complesse, ma dobbiamo prestare particolare attenzione ai comportamenti non conformi adottati dai governi locali per attrarre investimenti. Tali comportamenti si discostano facilmente dalla domanda di mercato e determinano un’espansione cieca della capacità produttiva; non riescono ad aumentare efficacemente i livelli tecnologici e, al contrario, amplificano rapidamente la capacità, intensificando la pressione da sovraccapacità e riducendo i rendimenti degli investimenti. Insistere affinché sia il mercato a decidere in cosa e quanto investire, regolando al contempo la politica industriale e limitando ed eliminando i sussidi industriali non conformi e illegali, rappresenta proprio la chiara direzione di governance attuale.

Dal lato della domanda, l’approfondimento delle riforme orientate al mercato aiuta i soggetti di mercato e il settore delle famiglie a ottenere maggiori redditi. Ad esempio, le entrate derivanti dalla cessione dei terreni ottenute dalle amministrazioni locali vengono spesso concentrate dal governo in grandi progetti alla ricerca di effetti immediati sul PIL — il che equivale a destinarle interamente agli investimenti, con un tasso di risparmio del 100%. Se più risorse pubbliche fossero indirizzate al sostentamento delle persone anziché concentrate esclusivamente nell’edilizia, il tasso di consumo dei residenti aumenterebbe naturalmente di conseguenza. Aumentare il reddito delle famiglie, migliorare il benessere pubblico e affidare l’allocazione delle risorse in misura maggiore al mercato, alle imprese e ai residenti favorisce maggiormente la crescita dei consumi e un ciclo economico virtuoso rispetto a un’allocazione guidata esclusivamente dal governo.

Nel portare avanti le riforme orientate al mercato, è necessario anche innovare e migliorare ulteriormente il sistema delle politiche pubbliche. Attualmente abbiamo due compiti fondamentali: sviluppare nuove forze produttive di qualità ed espandere la domanda interna; ed è proprio qui che risiede un rischio di cui diffidare: che le nuove forze produttive di qualità si sviluppino troppo rapidamente mentre il sostegno all’occupazione non riesce a tenere il passo, intensificando forse ulteriormente la contraddizione tra “offerta forte e domanda debole”. Ad esempio, se l’intelligenza artificiale venisse implementata su larga scala e l’occupazione nelle fabbriche subisse una forte riduzione, con il conseguente calo dei redditi da lavoro e delle opportunità lavorative per i cittadini, da dove verrebbe il consumo?

Una volta ho parlato con l’ex Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Robert Rubin, il quale ha menzionato la difficile situazione occupazionale dei giovani operai nelle piccole città americane; la Cina potrebbe trovarsi ad affrontare sfide simili in futuro. In qualità di economista ottimista, credo che la tecnologia distrugga le vecchie professioni ma ne crei anche di nuove. Tuttavia, l’osservazione della professoressa Jiang Xiaojuan mi ha profondamente ispirato:a partire dagli anni ’80, i posti di lavoro e le opportunità occupazionali distrutti dall’innovazione tecnologica hanno superato quelli di nuova creazione, e la densità occupazionale complessiva dell’economia è in calo.

Anche se i settori di fascia alta prosperano, i lavoratori comuni che vengono sostituiti hanno grandi difficoltà a compiere una transizione senza intoppi. Ciò pone una sfida impegnativa alle politiche pubbliche. La nostra innovazione tecnologica dovrebbe seguire un orientamento che dia priorità all’occupazione; la tecnologia dovrebbe essere al servizio delle persone, non semplicemente sostituirle. Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che gli imprenditori perseguano l’efficienza, ma il governo deve progettare nuovi quadri politici e strumenti per garantire che, durante tutto il processo di progresso tecnologico e trasformazione strutturale, le persone abbiano sempre denaro da spendere e osino spenderlo.

3. Ristrutturazione dei bilanci

L’adeguamento del mercato immobiliare ha già esercitato una chiara pressione sui bilanci delle famiglie, degli enti locali e delle istituzioni finanziarie, il che ha, in una certa misura, frenato direttamente la domanda interna, soprattutto quella dei consumi. In questa situazione, csi potrebbe prendere in considerazione la possibilità che il governo centrale aumenti moderatamente la leva finanziaria per aiutare le varie microentità a risanare i propri bilanci.

Sebbene anche il governo centrale abbia un certo debito implicito, il suo rapporto di indebitamento complessivo è relativamente basso, mentre gli enti locali devono affrontare una forte pressione debitoria, gran parte della quale non si riflette direttamente nel bilancio del governo centrale. Gli enti locali non possono dichiarare fallimento e, una volta che incontrano difficoltà di pagamento, la responsabilità ultima ricade comunque sul governo centrale. Pertanto, attraverso un ciclo di ristrutturazione sistematica degli attivi, il governo centrale può espandere moderatamente la leva finanziaria per alleviare la pressione sui bilanci di altri soggetti economici, creando le condizioni per la ripresa economica. Questo è esattamente ciò che hanno fatto gli Stati Uniti durante la crisi finanziaria globale. Se un gran numero dei nostri soggetti economici continuerà a essere afflitto dal peso del debito e dalla contrazione delle attività, sia la domanda interna che gli investimenti subiranno una forte contrazione e l’economia avrà difficoltà a stabilizzarsi e a riprendersi veramente.

4. La politica di “investimento nelle persone”

«Investire nelle persone» è un orientamento che è stato sottolineato negli ultimi anni e che vale la pena promuovere con grande impegno. Lo scopo fondamentale dello sviluppo economico è consentire alle persone di vivere meglio.

«Investire nelle persone» significa migliorare le garanzie per il sostentamento delle persone durante l’intero ciclo di vita, compreso il miglioramento della qualità dell’istruzione, dei servizi sanitari e del sistema di previdenza sociale, in modo da accrescere il senso di felicità e di benessere delle persone. Allo stesso tempo, «investire nelle persone» significa anche accumulare capitale umano — migliorando la qualità della forza lavoro e sostenendo l’occupazione e l’imprenditorialità — per fornire un solido sostegno allo sviluppo di nuove forze produttive di qualità.

In futuro, sia i governi locali, sia le varie istituzioni, sia la società nel suo complesso, dovrebbero spostare il proprio focus di investimento dai tradizionali «investimenti nelle cose» verso gli «investimenti nelle persone». Ciò favorisce sia l’espansione della domanda interna e il miglioramento delle condizioni di vita, sia l’aumento effettivo della produttività totale dei fattori.

5. Un grande Paese responsabile

In quanto grande Paese, il contesto esterno e le regole internazionali con cui ci confrontiamo stanno subendo profondi cambiamenti e dobbiamo partecipare alla governance economica globale con un atteggiamento responsabile.

Negli ultimi anni, il dibattito sulle regole economiche e commerciali internazionali si è fatto sempre più acceso, con alcuni paesi sviluppati che mettono continuamente in discussione lo status della Cina come paese in via di sviluppo all’interno dei quadri multilaterali. Nel 2024, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge in materia sostenendo che alla Cina non dovrebbe più essere concesso il trattamento speciale e differenziale riservato ai paesi in via di sviluppo, affermando che la dimensione economica della Cina non è più compatibile con gli accordi pertinenti. In risposta, il premier Li Qiang ha annunciato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2025 che la Cina, in qualità di grande paese in via di sviluppo responsabile, non richiederà nuovi trattamenti speciali e differenziati nei negoziati attuali e futuri dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Questa importante dichiarazione dimostra chiaramente la nostra sincerità e la nostra volontà di assumerci di nostra iniziativa le responsabilità di un grande Paese e di adattarci alla trasformazione della governance globale.

In futuro, come crescere insieme ai partner economici globali a vantaggio reciproco sarà una delle principali sfide che dovremo affrontare. Se rimaniamo ancorati alla mentalità tradizionale secondo cui «i miei prodotti sono di alta qualità e a basso prezzo e dovrebbero giustamente conquistare il mercato», il nostro margine di sviluppo non potrà che ridursi. Oggi molti paesi prestano maggiore attenzione alla sicurezza industriale e all’adeguamento strutturale, e i semplici vantaggi in termini di prezzo e qualità non sono più sufficienti a dissipare le preoccupazioni esterne.

A questo proposito, stiamo anche esplorando attivamente nuove strade. L’Istituto per la Cooperazione e lo Sviluppo Sud-Sud, istituito presso la Scuola Nazionale di Sviluppo dell’Università di Pechino, è un’importante piattaforma promossa dal Segretario Generale Xi Jinping nel 2015 e istituita formalmente nel 2016. Da un lato, sintetizza l’esperienza politica pragmatica e realizzabile derivante dalla pratica di sviluppo della Cina, cercando di formare un «consenso del Sud del mondo» adatto all’ampia gamma dei paesi in via di sviluppo; d’altro canto, cerca nuovi approcci per le imprese che si espandono all’estero, incoraggiandole a integrarsi profondamente nelle economie locali — producendo in loco, creando posti di lavoro e contribuendo al gettito fiscale — alleviando così la pressione sulla capacità produttiva interna e realizzando al contempo un’integrazione degli interessi con i paesi ospitanti.

Alcuni anni fa ho proposto l’idea di un «Piano di sviluppo verde del Sud del mondo». L’industria cinese dell’energia verde presenta vantaggi significativi, ma deve anche affrontare le pressioni dell’eccesso di capacità produttiva e delle barriere commerciali, mentre molti paesi in via di sviluppo hanno urgente bisogno di prodotti verdi per sostenere la loro transizione energetica. È simile al “Piano Marshall” americano del passato, che, attraverso il sostegno finanziario e industriale, aiutò l’Europa a rinascere — e il principale beneficiario finale fu di fatto gli Stati Uniti, che consolidarono il proprio sistema di alleanze e proiettarono il dollaro sulla scena globale. Una cooperazione di questo tipo, vantaggiosa per tutti, merita una nostra attenta pianificazione.

Da un punto di vista interno, anche se la contraddizione «offerta forte, domanda debole» è difficile da risolvere completamente nel breve termine, fintanto che ottimizziamo continuamente il contesto esterno e rafforziamo la cooperazione internazionale, disponiamo comunque di ampi margini di crescita. Nella cooperazione con molti paesi in via di sviluppo, il conflitto competitivo è relativamente lieve—ad esempio, i nostri veicoli a energia nuova incontrano resistenza in alcuni mercati, ma le motociclette a energia nuova sono molto popolari in molti paesi africani, dove le infrastrutture energetiche sono carenti, e noi installiamo per loro pannelli fotovoltaici, risolvendo il problema dell’approvvigionamento energetico. Nel complesso, c’è ancora ampio margine per la cooperazione internazionale. Lo sviluppo economico della Cina oggi non consiste più semplicemente nell’esportare prodotti all’estero, ma nel crescere insieme, fianco a fianco, con i paesi partner: questa è la via dello sviluppo sostenibile a lungo termine.

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Huang Yiping sul ruolo della Cina nel Sud del mondo

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Perché i cinesi abbracceranno l’intelligenza artificiale, che la amino o la odino.

Per un Paese plasmato da 180 anni di rincorsa tecnologica, l’intelligenza artificiale non è una questione di “se”, ma solo di “come” e “per chi”.

Fred Gao24 giugno
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Questo episodio inizialmente doveva parlare di cosa ha plasmato la mentalità relativamente ottimista che molti cinesi hanno nei confronti dell’intelligenza artificiale. (Grazie ad afra per l’illuminante spunto; abbiamo avuto una bellissima conversazione a Pechino). Ma quando ho finito, mi sono reso conto di aver inserito molti più argomenti di quanto avessi previsto. Spero comunque che vi sia piaciuto leggerlo. Se lo trovate utile, mettete un like o iscrivetevi alla mia newsletter. Grazie!

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Come altre parti del mondo, anche la Cina sta subendo l’impatto dell’intelligenza artificiale. Ma se si parla con la gente comune, a prescindere dal fatto che la apprezzino o meno, quasi nessuno mette in dubbio che l’IA sia inarrestabile. Per comprendere l’atteggiamento pressoché unanime dei cinesi nei confronti dell’intelligenza artificiale, bisogna partire da un punto di vista sconosciuto a molti stranieri: il 1840, l’anno in cui la Guerra dell’Oppio spalancò le porte di un paese che si era chiuso in se stesso .

So che alcuni lettori americani leggeranno questo e penseranno: “Eccoci di nuovo, un altro giro della narrazione cinese del secolo dell’umiliazione”. Sì e no. Se si mette da parte la narrazione emotiva, il vero filo conduttore di un libro di testo di storia cinese per le scuole superiori non è l’umiliazione e la vendetta, ma i ripetuti tentativi del popolo cinese di salvare la nazione, con la sola differenza che la ricetta cambiava continuamente. Il Movimento di Auto-Rafforzamento (洋务运动) cercò di prendere in prestito macchinari e tecnologie dall’Occidente, fallendo poi nella Prima guerra sino-giapponese. La Riforma dei Cento Giorni e la Rivoluzione del 1911 presero in prestito le istituzioni politiche occidentali, finendo con signori della guerra e caos. Il Movimento per la Nuova Cultura prese in prestito il pensiero e la cultura occidentali, e questo filo conduttore non trova una conclusione fino alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949.

Questi tentativi differivano enormemente l’uno dall’altro, eppure convergono su un’unica conclusione: a prescindere dal sistema politico o dal regime al potere, il progresso tecnologico è l’unica cosa ineludibile. Per chiunque abbia frequentato le scuole superiori cinesi, una sorta di progressismo nei confronti della tecnologia si radica profondamente nella propria visione della storia.

È proprio per questo che, per chi è cresciuto all’interno di questo sistema di istruzione di base e ne ha assorbito la narrazione storica, l’intelligenza artificiale è semplicemente un altro nome per il progresso tecnologico. E in questo contesto, il progresso tecnologico appartiene alla grande tendenza del mondo: è la direzione in cui si muove la storia, una corrente dalla quale nessuno può sottrarsi. O la cavalchi o ci affoghi.

Naturalmente, l’istruzione stessa è parte della riproduzione di classe, quindi questa logica non resterà confinata nei libri di storia, ma si rifletterà anche nella struttura istituzionale di più alto livello del paese. Lo scorso giugno, Qiushi, la rivista di punta del Partito, ha rivolto la sua attenzione alla riforma dell’istruzione, della scienza, della tecnologia e dei talenti in Cina.

Il tasso di diffusione e i principali indicatori dell’istruzione di base nel nostro Paese hanno ampiamente superato la media dei Paesi a reddito medio e alto. Allo stesso tempo, tuttavia, permangono problemi di varia entità, come l’eccessiva enfasi sulla trasmissione mnemonica delle conoscenze a scapito della valutazione delle qualità complessive degli studenti, in particolare delle loro capacità innovative, nonché la priorità data alla selezione rispetto alla formazione e all’individuazione dei talenti migliori a discapito della promozione dell’innovazione. Dobbiamo promuovere un’educazione scientifica e all’innovazione a 360 gradi, stimolando l’interesse degli studenti per l’innovazione attraverso esperimenti quotidiani, progetti interdisciplinari e simili, con particolare attenzione allo sviluppo delle loro capacità di problem solving.

Da un lato, ciò indica che la Cina ha riconosciuto che il sistema educativo di base, che un tempo ne sosteneva lo sviluppo, si sta trasformando nel suo opposto. Nell’era dell’intelligenza artificiale, le persone formate dall’istruzione tradizionale non sono più in grado di soddisfare la domanda, quindi l’istruzione stessa deve cambiare per individuare talenti innovativi. Da un altro punto di vista, ciò equivale a ridefinire ancora una volta il sistema educativo come strumento al servizio del progresso tecnologico.

La vera domanda è stata ribaltata

Proprio per questo motivo, per molti cinesi, la vera domanda non è mai stata perché dovremmo abbracciare l’IA, ma per quali ragioni non dovremmo farlo. L’IA rappresenta un progresso nelle forze produttive, e la lezione della storia è che i regimi che negano o sopprimono le forze produttive avanzate finiscono per lo più per fallire e collassare. Per dirla in modo più semplice: ciò che si può fare è adattare i rapporti di produzione allo sviluppo delle forze produttive, ma le forze produttive stesse non possono essere fermate.

Su questo punto, la logica cinese assomiglia all’accelerazionismo tecnologico: entrambe concordano sul fatto che il progresso tecnologico sia inarrestabile. Gli accelerazionisti della Silicon Valley non sono un blocco monolitico: spaziano da un gruppo di orientamento prevalentemente di sinistra che sogna una società post-scarsità e di abbondanza, fino alla corrente più radicale dell'”accelerazionismo efficace” (e/acc), incarnata da figure come Elon Musk, che vogliono sfruttare quantità sempre maggiori di energia e trasformare l’umanità in una specie multi-planetaria. Per nessuno dei due gruppi, tuttavia, il progresso tecnologico è veramente un fine in sé; rimane un mezzo per un futuro umano più prospero. La differenza cruciale, quindi, risiede meno nell’obiettivo che nel modo e da chi la tecnologia viene messa al servizio delle persone. L’avanguardia accelerazionista confida in gran parte che un progresso incontrollato porterà da solo a quel futuro migliore, mentre la visione cinese sostiene che la tecnologia debba certamente progredire, ma che al contempo il governo abbia la responsabilità di indirizzarla verso il bene pubblico. Il vocabolario ufficiale esprime questo concetto con la frase “IA per il bene” (智能向善).

La finanza è uno degli ambiti più concreti in cui il governo sta esercitando proprio questo tipo di orientamento, ed è stato il tema del Forum di Lujiazui di quest’anno, dove la parola d’ordine era “finanziamento della tecnologia”. Il motivo per cui la finanza è così importante in questo contesto è che, in questa nuova ondata di rivoluzione industriale, i settori chiave rappresentati dall’intelligenza artificiale e dai semiconduttori seguono una logica di sviluppo completamente diversa dal vecchio modello basato su terra e credito. Da un lato, richiedono enormi capitali iniziali; dall’altro, la loro natura “asset-light” fa sì che dispongano di pochi beni fisici da offrire come garanzia. Questo, unito all’elevata concentrazione di talenti e capitali di cui necessitano, rende le aziende tecnologiche molto più dipendenti dal sistema finanziario e molto più esigenti nei suoi confronti. Costruire un sistema finanziario più solido e adeguato a sostenerle è quindi diventata una necessità sempre più impellente.

Il modo in cui i vertici stanno spingendo questo è emerso chiaramente in Il discorso pronunciato da Wu Qing , presidente della Commissione cinese di regolamentazione dei titoli, al forum. Il suo messaggio centrale era che i mercati dei capitali devono servire meglio le nuove forze produttive di qualità (新质生产力). Le misure concrete che ha delineato includevano l’estensione del quinto set di standard di quotazione del mercato STAR al settore dell’intelligenza artificiale, il supporto alla quotazione di società di grandi dimensioni operanti nel settore dell’IA e il sostegno alle aziende hard-tech in aree come la tecnologia quantistica, la biofabbricazione e l’intelligenza incarnata, nonché l’emanazione, al momento opportuno, di linee guida per regolamentare l’uso dell’IA negli stessi mercati dei capitali. Ciò che conferisce peso al discorso è ciò che rivela: persino le fondamenta istituzionali dei mercati dei capitali stanno ora aprendo la strada all’IA. Denaro, persone e istituzioni stanno convergendo sul progresso tecnologico.

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L’intelligenza artificiale e la previdenza sociale si escludono a vicenda?

Naturalmente, molti sostengono che la massiccia spinta della Cina verso l’intelligenza artificiale significhi sacrificare i mezzi di sussistenza delle persone in nome della tecnologia. Credo che questa affermazione sia discutibile. Il modo in cui il governo cinese gestisce lo shock occupazionale causato dall’IA differisce da quello occidentale, propendendo maggiormente per la salvaguardia delle opportunità di lavoro. Matt Sheehan ha ben descritto questo apparente dilemma e la crescente spinta politica a tutelare i posti di lavoro nel suo perspicace articolo ” La Cina è preoccupata per l’IA e il lavoro” . Quello che vedo negli ultimi giorni è un numero crescente di consulenti politici che stanno frenando l’implementazione dell’IA.

Una delle voci più autorevoli è quella di Jiang Xiaojuan, ex vicesegretaria generale del Consiglio di Stato. (Traduzione nella mia newsletter con il suo gentile permesso: Jiang Xiaojuan: La logica dell’IA non deve prevalere . A suo giudizio, l’occupazione è una questione di sostentamento per le persone e, in questa fase, non possiamo ancora lasciare che l’IA gestisca autonomamente l’allocazione delle risorse per il mercato. Sottolinea in particolare una tendenza: in passato, il progresso tecnologico ha creato molti più nuovi settori e posti di lavoro di quanti ne abbia eliminati, ma dagli anni ’80 questa tendenza ha subito un rallentamento. Pertanto, sostiene la necessità di uno sviluppo cauto dell’IA finalizzata esclusivamente al risparmio di manodopera, affermando che l’implementazione dell’IA non può per ora essere affidata interamente al mercato e che, anzi, è ancora più necessario che il governo fornisca una rete di sicurezza sociale.

Anche la posizione di Cai Fang , membro del Comitato di politica monetaria della Banca Popolare Cinese, riflette questa visione cinese della tecnologia. Non si oppone all’intelligenza artificiale; piuttosto, sostiene che il progresso tecnologico non può essere invertito e che l’unica cosa che le persone possono fare è adattarsi attraverso le riforme. Riassume la principale contraddizione dell’attuale mercato del lavoro come strutturale: lavoro senza nessuno che lo faccia e persone senza lavoro, con l’intelligenza artificiale che svolge il ruolo di amplificatore e acceleratore, pur non essendo l’unico shock, né il più grande. La ricetta che propone si articola in “tre grandi saggi”: orientamento industriale, adattamento individuale e sicurezza sociale. Alcune sue frasi colgono bene questo adattazionismo. In un’intervista, ha affermato che i benefici dell’intelligenza artificiale non saranno distribuiti automaticamente e equamente a tutti, esortando il governo ad accelerare la costruzione di un solido sistema di sicurezza sociale multilivello per creare una rete di protezione sociale che tuteli i mezzi di sussistenza di base delle persone. Questo darà ai lavoratori il tempo sufficiente per acquisire nuove competenze e cambiare o rimodellare la propria carriera.

Perché la Cina non vuole un modello di welfare europeo

Il sistema di sicurezza sociale cinese è effettivamente piuttosto debole; le pensioni che i residenti urbani e soprattutto rurali ricevono sono piuttosto limitate. Ma per capire perché la Cina rifiuta il welfare state di stampo europeo, vorrei offrire una prospettiva a livello discorsivo.

Le sue origini risalgono alla fase iniziale del periodo di riforme e apertura. Prima che le riforme orientate al mercato possano essere portate avanti, è solitamente necessaria una sorta di preparazione discorsiva. Il discorso di Riforma e Apertura ha condensato i mali dell’economia pianificata in una serie di parole chiave fortemente negative: egualitarismo (平均主义), il “grande pentolone di riso” (大锅饭), bassa efficienza. Questo discorso ha aiutato la Cina a progredire rapidamente verso la mercificazione, ma a livello di cultura popolare ha avuto l’effetto collaterale che qualsiasi istituzione legata alla fornitura universale e svincolata dalle prestazioni venisse classificata nella stessa categoria, associando così il welfare alla pigrizia e allo spreco. In contrapposizione a ciò, vi era l’altro lato, il tuffarsi nel mare degli affari (下海经商), una cultura di impegno, di audacia nel sognare, nell’agire, nel darsi da fare, che è stata trasformata in una virtù. L’immaginario negativo sul welfare e l’elogio dell’impegno sono in realtà due facce della stessa medaglia.

Vorrei aggiungere un ulteriore livello concettuale. Nella prospettiva marxista, il lavoro e la pratica sono il fondamento della società umana, e qui il lavoro non è sinonimo di opera in senso stretto. Si può amare o odiare il proprio lavoro, ma il lavoro è il processo di creazione e partecipazione alla produzione sociale, ed è il modo in cui una persona si connette alla società. Una volta che una persona viene separata dal lavoro, separata dalla produzione di massa socializzata, si disconnette dalla società stessa. Questa è la motivazione più profonda alla base dell’ossessione del governo per l’aiutare le persone a trovare lavoro: ciò che teme veramente non è solo che alcune persone dipendano dall’assistenza sociale, ma che una grande massa di persone venga tagliata fuori da qualsiasi legame con la società.

Proprio per questo motivo, la strategia “occupazione al primo posto” recentemente presentata dal Consiglio di Stato nel 15° Piano quinquennale può essere interpretata come una risposta diretta allo shock occupazionale causato dall’IA. Essa definisce un “piano d’azione per adattarsi allo sviluppo dell’IA e promuovere l’occupazione”, che si articola ulteriormente in un piano per la creazione di posti di lavoro legati all’IA, un piano per sfruttare il potenziale occupazionale dell’IA nei settori tradizionali e un piano per supportare i lavoratori nella transizione e nel cambio di lavoro: la logica costante è quella di ridurre l’effetto di spiazzamento dell’IA sui posti di lavoro e di amplificarne la capacità di creare occupazione. La strategia sottolinea inoltre l’importanza di utilizzare il settore dei servizi come serbatoio per assorbire l’occupazione, garantendo alle persone un lavoro e migliorandone al contempo la qualità attraverso l’aumento dei redditi, il rafforzamento della previdenza sociale e il miglioramento della sicurezza sul lavoro.

Un cuscinetto a breve termine, ma il sistema di welfare deve ancora essere costruito.

Detto questo, gli strumenti attualmente disponibili si basano, nella loro essenza, sul bilanciamento tra l’implementazione dell’IA e l’attenuazione dello shock occupazionale a breve termine: ciò che si guadagna è tempo. Da una prospettiva a lungo termine, consiglierei comunque l’articolo pubblicato da Cai Fang su Study Times, e successivamente ristampato da Qiushi . In esso, egli afferma chiaramente che, prendendo come punto di riferimento il reddito di base universale (UBI), la Cina dovrebbe ampliare la copertura e il livello della sua garanzia di sussistenza minima, accelerare la transizione da un sistema di salario minimo a un salario dignitoso e trasformare il sistema pensionistico per i residenti urbani e rurali in una pensione di base non contributiva che copra tutti gli anziani incondizionatamente e in modo equo. Egli ritiene inoltre che la robotica potenziata dall’IA, che sta soppiantando il lavoro manuale su larga scala, rappresenti la direzione in cui si sta invertendo la tendenza. E una volta che l’IA colpirà non solo i lavori d’ufficio ma anche quelli manuali, la premessa stessa che tutti abbiano un lavoro da fare non sarà più valida.

A mio avviso, i vincoli di bilancio impediranno di raggiungere questi obiettivi nel breve termine. Tuttavia, la direzione intrapresa sembra chiara. L’intelligenza artificiale sta silenziosamente smantellando la vecchia diffidenza nei confronti del sistema di welfare, e lo stato sociale, a lungo considerato in Cina come qualcosa da tenere a distanza, si sta trasformando in un problema ineludibile.

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La transizione industriale della Cina _ di Warwick Powell, Fred Gao

La transizione industriale della Cina

Oltre il mito della sovraccapacità

Dottor Warwick Powell29 maggio
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Prefazione: In questo saggio, ritorno al sistema economico cinese e ai modi per comprenderne le dinamiche e l’evoluzione, e fornisco una versione leggermente ampliata di un articolo di opinione pubblicato di recente . Per cominciare, faccio riferimento all’articolo del 2025 di Suranjana Nabar-Bhaduri e Matías Vernengo sulla Review of Political Economy , che fornisce una solida validazione empirica della legge di Kaldor-Verdoorn in Cina. La loro analisi (1991-2019) mostra che la crescita della produzione guida fortemente la crescita della produttività attraverso meccanismi guidati dalla domanda, con coefficienti di Verdoorn prossimi a uno e shock del PIL che dominano i risultati della produttività. I ​​recenti dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica per il primo trimestre – aprile 2026 rafforzano questo quadro in tempo reale: la produzione manifatturiera ad alta tecnologia è aumentata del 12,6%, gli investimenti e i profitti ad alta tecnologia hanno guidato la trasformazione strutturale in corso, l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è diventato positivo e il consumo di servizi moderni ha accelerato, il tutto nel contesto della transizione tra le diverse generazioni industriali e degli shock esterni derivanti dalla guerra con l’Iran.


Mentre la Cina ha registrato una crescita del PIL del 5% nel primo trimestre del 2026, gli utili industriali delle principali imprese sono aumentati del 15,5% su base annua, raggiungendo 1.696 miliardi di yuan. Gli utili del settore manifatturiero ad alta tecnologia sono cresciuti del 47,4%, la produzione di macchinari ha registrato una forte performance e i prezzi alla produzione (PPI) sono tornati positivi dopo anni di pressione deflazionistica. Eppure, il solito coro di “sovraccapacità” si è levato ancora una volta nei commenti occidentali. Questa diagnosi statica, incentrata su istantanee di utilizzo degli impianti, livelli di inventario e volumi di esportazione, fraintende fondamentalmente i processi dinamici in atto nella più grande economia industriale del mondo.

Quella che appare come sovraccapacità è in realtà la transizione dovuta alla sovrapposizione di diverse generazioni di impianti industriali: il capitale fisso più vecchio e a bassa produttività, derivante dalle precedenti ondate di investimenti, continua a operare, generando un’intensa concorrenza sui prezzi (fenomeno noto in Cina come neijuan o involuzione, di cui ho già parlato in dettaglio ), mentre le nuove capacità produttive, digitali e ad alta tecnologia, si espandono. Questo periodo di transizione è caotico e doloroso nel breve termine, ma riflette un processo intenzionale di trasformazione strutturale guidata dalla domanda, che sta innalzando il potenziale produttivo a lungo termine dell’economia.

Il ruolo centrale della dinamica di Kaldor-Verdoorn

Al centro di questa transizione si trova la legge di Kaldor-Verdoorn (KV), una delle più importanti regolarità empiriche dell’economia eterodossa. Osservata per la prima volta dall’economista olandese Petrus Johannes Verdoorn nel 1949 e successivamente sviluppata da Nicholas Kaldor, la legge stabilisce una forte relazione positiva tra crescita della produzione e crescita della produttività del lavoro. A differenza della visione neoclassica convenzionale, in cui il progresso tecnico è in gran parte esogeno e guidato dall’offerta, la prospettiva KV considera la produttività e l’innovazione come in gran parte endogene all’espansione della domanda.

Nel loro importante articolo del 2025 pubblicato sulla Review of Political Economy, Suranjana Nabar-Bhaduri e Matías Vernengo forniscono una solida conferma empirica di queste dinamiche in Cina (e in India) nel periodo 1991-2019. Utilizzando due approcci sofisticati – l’analisi di regressione partizionata e l’autoregressione vettoriale strutturale (VAR) – gli autori dimostrano che la crescita della produzione “attira” con forza la crescita della produttività. Per la Cina, hanno stimato coefficienti di Verdoorn compresi tra circa 0,89 e 1,05. In termini pratici, ciò significa che per ogni punto percentuale di aumento della crescita del PIL, la crescita della produttività del lavoro aumenta quasi della stessa quantità. Gli shock del PIL/produzione hanno rappresentato oltre l’80-90% della varianza dell’errore di previsione della produttività, mentre gli effetti ciclici a breve termine legati alla disoccupazione (legge di Okun) sono risultati piccoli e statisticamente non significativi.

Per i lettori non specialisti, il meccanismo funziona come segue. La domanda autonoma – nel caso della Cina, fortemente trainata dagli investimenti pubblici e strategici in infrastrutture, industrializzazione e ora nei settori verde e ad alta tecnologia – funge da catalizzatore iniziale. Questa domanda induce investimenti privati ​​attraverso il principio dell’acceleratore e le aspettative di una crescita sostenuta del mercato (un processo formalizzato nei modelli di supermoltiplicatore sraffiano ). Le imprese reagiscono inizialmente aumentando i tassi di utilizzo della capacità produttiva degli impianti e delle attrezzature esistenti. Quando l’elevato utilizzo si mantiene nel tempo, si attivano diversi processi che migliorano la produttività:

  1. Rendimenti di scala crescenti: volumi di produzione maggiori consentono un utilizzo più efficiente delle risorse e una maggiore specializzazione;
  2. Apprendimento attraverso la pratica: operai e ingegneri acquisiscono esperienza, scoprendo miglioramenti graduali nei processi;
  3. Cambiamento tecnico incorporato: i nuovi investimenti includono macchinari, software e metodi di qualità superiore; e
  4. Divisione del lavoro e trasformazione strutturale: le risorse si spostano dalle attività a bassa produttività a quelle ad alta produttività.

L’intensa concorrenza accelera quindi il processo, spingendo le imprese a innovare o a uscire dal mercato, e determinando la progressiva sostituzione delle tecnologie obsolete. Il risultato è una causalità cumulativa: l’espansione della domanda genera crescita della produttività, che a sua volta alimenta ulteriore domanda e investimenti in un circolo virtuoso.

Oggi in Cina, questa dinamica è visibile nei dati. Il valore aggiunto della produzione manifatturiera ad alta tecnologia è cresciuto in modo significativamente più rapido rispetto alla media industriale complessiva del 6,1%. I profitti sono rimbalzati con forza nei segmenti in fase di ammodernamento, anche se i settori tradizionali subiscono pressioni sui margini. Il graduale cambiamento positivo dell’indice dei prezzi alla produzione (PPI) segnala che le modalità di produzione più recenti ed efficienti stanno acquisendo potere di determinazione dei prezzi, mentre quelle più vecchie vengono progressivamente rese obsolete attraverso programmi di ammodernamento, aggiornamento e rottamazione selettiva. Iniziative politiche come il rinnovo su larga scala delle attrezzature e le “nuove forze produttive di qualità” rappresentano uno sforzo deliberato per gestire questa obsolescenza in modo ordinato, piuttosto che attraverso un collasso caotico guidato dal mercato.

Questa visione guidata dalla domanda si pone in netto contrasto con le narrazioni dominanti che considerano il progresso tecnico come una forza esogena e la capacità come un vincolo fisso. Le metriche statiche di “sovracapacità” – semplici confronti tra la produzione e un livello efficiente stimato – ignorano queste realtà temporali ed evolutive. Confondono i sintomi della distruzione creativa durante una transizione tecnologica con un’inefficienza permanente.

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Venti geopolitici avversi a breve termine; prosegue l’ammodernamento strutturale.

La guerra in corso in Iran introduce ulteriori pressioni a breve termine. Le interruzioni delle forniture energetiche stanno spingendo al rialzo i costi dei fattori produttivi (si veda il grafico sull’aumento dei prezzi alla produzione riportato di seguito), il che potrebbe temporaneamente frenare alcuni piani di investimento e rallentare la domanda globale. Per la Cina, l’aumento dei prezzi (aumento dell’IPC, si veda il grafico sottostante) potrebbe paradossalmente incoraggiare un prelievo dai risparmi delle famiglie per mantenere i volumi di consumo di beni materiali. La crescita contenuta dei salari reali e del reddito delle famiglie – l’immagine speculare dell’aumento delle quote di profitto durante questa fase di accumulo di capitale – rafforza questo aggiustamento (si veda l’ultimo grafico sottostante che mostra l’aumento dei ricavi e dei profitti delle imprese, di cui ho già parlato in precedenza ). Profitti aziendali più elevati, in particolare nei settori in fase di ammodernamento, forniscono risorse per continui reinvestimenti in nuove tecnologie. Politiche ben calibrate a sostegno dei consumi interni e della modernizzazione delle attrezzature possono contribuire a superare la transizione. (Grafici dell’Ufficio nazionale di statistica cinese ).

Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio Nazionale di Statistica il 18 maggio 2026, il settore industriale cinese ha mostrato una solida resilienza nei primi quattro mesi del 2026. Il valore aggiunto industriale per le imprese di dimensioni superiori a una determinata soglia è cresciuto del 5,6% su base annua. La produzione di apparecchiature è aumentata dell’8,7%, mentre la produzione ad alta tecnologia ha registrato un’impennata del 12,6%, ovvero 7 punti percentuali in più rispetto alla media industriale. Alcuni segmenti specifici dell’alta tecnologia hanno registrato incrementi notevoli: produzione di dispositivi per la stampa 3D (+50,9%), batterie agli ioni di litio (+36%) e robot industriali (+25,7%). Gli investimenti in alta tecnologia sono cresciuti del 6,1%, con aumenti significativi nei veicoli e nelle apparecchiature aerospaziali (+17,9%), nei dispositivi informatici e per ufficio (+13,9%) e nei servizi informatici (+18,1%). Gli utili industriali nel primo trimestre sono aumentati del 15,5% a 1.696 miliardi di yuan, trainati da un notevole balzo del 47,4% degli utili della produzione ad alta tecnologia.

Questi dati evidenziano il continuo slancio dei settori in fase di ammodernamento , nonostante gli investimenti complessivi in ​​immobilizzazioni siano diminuiti dell’1,6% (in gran parte a causa della persistente stagnazione del settore immobiliare). Anche i prezzi alla produzione (PPI) hanno registrato una significativa ripresa: +0,2% nel periodo gennaio-aprile, con un’accelerazione al +2,8% nel solo mese di aprile, e prezzi di acquisto in aumento del 3,5%. Ciò pone fine a un lungo periodo deflazionistico e indica un miglioramento del potere di determinazione dei prezzi nei segmenti più avanzati (si veda ancora una volta il grafico sopra).

La guerra in corso in Iran ha fatto lievitare i costi globali dell’energia e delle materie prime, aumentando i prezzi dei fattori produttivi per le industrie ad alta intensità energetica e creando difficoltà a breve termine per gli investimenti e i margini di profitto. Nonostante ciò, i settori dell’alta tecnologia e delle apparecchiature hanno in gran parte resistito alla tempesta, sostenuti da una domanda sostenuta, dal rinnovamento delle attrezzature incentivato dalle politiche governative e dagli aumenti di produttività derivanti dagli ammodernamenti. Questa resilienza sottolinea come le dinamiche di tipo Verdoorn – in cui l’espansione della produzione stimola l’apprendimento, le economie di scala e il cambiamento tecnico incorporato – rimangano attive nelle aree strategiche.

Oltre al settore manifatturiero, la Cina sta vivendo una più ampia trasformazione strutturale. L’ indice della produzione di servizi è cresciuto del 4,9% su base annua nel periodo gennaio-aprile, con i servizi moderni in testa: trasmissione di informazioni, software e servizi IT (+10,9%), leasing e servizi alle imprese (+9,3%) e servizi finanziari (+6,7%). Le vendite al dettaglio di servizi sono aumentate del 5,6%, un ritmo significativamente più rapido rispetto alle vendite al dettaglio di beni di consumo complessive (1,9%), con una forte crescita nei servizi di informazione e comunicazione, turismo/cultura/sport/tempo libero e servizi di trasporto. Le vendite al dettaglio di servizi online sono aumentate dell’8,3%.

Ciò riflette un continuo riorientamento della crescita dei consumi, che si allontana dalla tradizionale vendita al dettaglio di beni materiali per orientarsi verso una categoria di servizi più ampia e abilitata digitalmente (distinta dalla semplice vendita di materie prime). La crescita si sta concentrando su servizi basati sull’esperienza, ad alta intensità di informazioni e ad alto valore aggiunto, piuttosto che su beni guidati dal volume. Questa duplice trasformazione – coefficienti di produzione più tecnologici ed efficienti dal punto di vista energetico sul lato dell’offerta e uno spostamento dei consumi orientato ai servizi sul lato della domanda – segna il continuo dispiegarsi di un cambiamento strutturale. Essa si allinea con il passaggio a “nuove forze produttive di qualità”, in cui i guadagni di produttività derivanti dalla produzione ad alta tecnologia supportano l’aumento del tenore di vita attraverso un consumo di servizi diversificato.

Nel complesso, i dati relativi al periodo gennaio-aprile delineano il quadro di un’economia che sta gestendo con discreto successo le difficoltà di transizione e gli shock esterni, proseguendo al contempo il suo percorso evolutivo: la capacità produttiva tradizionale cede lentamente ma inesorabilmente il passo a modalità più recenti ed efficienti, e i modelli di consumo si evolvono di pari passo. Un sostegno politico costante alla domanda interna e alla trasformazione tecnologica contribuirà a consolidare questi risultati.

Implicazioni internazionali e scelte politiche

La reazione internazionale alla transizione cinese rivela due percorsi distinti. Le economie avanzate con settori industriali maturi ma sempre più obsoleti, come quelle dell’UE, hanno optato per un forte protezionismo: dazi, sussidi e controlli sugli investimenti in veicoli elettrici, pannelli solari, batterie e prodotti correlati cinesi. Questo approccio è fuorviante. Molte di queste economie stanno contemporaneamente perseguendo la rimilitarizzazione e praticando una relativa austerità fiscale. Questa combinazione smorza la domanda interna, indebolendo le condizioni necessarie per gli effetti Kaldor-Verdoorn a livello locale. Piuttosto che bloccare i progressi cinesi, una strategia più produttiva sarebbe un’apertura (selettiva) agli investimenti delle imprese cinesi e alla collaborazione tecnologica. Ciò accelererebbe la diffusione tecnologica, velocizzerebbe la transizione verde e consentirebbe a queste economie di capitalizzare sui vantaggi in termini di costi ed efficienza generati dalle economie di scala cinesi. Le imprese cinesi restano aperte a maggiori investimenti nell’UE, come dimostra il fatto che gli investimenti cinesi in Europa nel 2025 hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi sette anni .

D’altro canto, le economie in via di sviluppo con basi industriali limitate si trovano di fronte a un’opportunità diversa. Le capacità produttive cinesi – che offrono energie rinnovabili a prezzi accessibili, macchinari, attrezzature per il trasporto e beni infrastrutturali – forniscono strumenti potenti per la loro trasformazione strutturale. I recenti andamenti commerciali lo confermano. Le esportazioni cinesi si sono orientate sempre più verso il Sud del mondo e i partner della Nuova Via della Seta, rappresentando ormai oltre la metà del commercio totale della Cina. Mentre le economie avanzate rimangono preoccupate per i saldi delle partite correnti e per le preoccupazioni legate al “dumping”, i paesi in via di sviluppo stanno sfruttando questi flussi per costruire le fondamenta industriali.

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Andare oltre i cliché statici

Il dibattito sulla “sovraccapacità” riflette in definitiva una più profonda divergenza metodologica. I modelli neoclassici privilegiano l’analisi di equilibrio e i fattori esogeni dell’offerta. Approcci alternativi, fondati sulla tradizione di Kaldor e Verdoorn, enfatizzano la causalità cumulativa, la crescita trainata dalla domanda e il progresso tecnico evolutivo. L’esperienza cinese dagli anni ’90 in poi – e gli ottimi risultati econometrici dello studio di Nabar-Bhaduri e Vernengo – forniscono prove convincenti a sostegno di quest’ultima tesi.

Con il progressivo abbandono dei vecchi modelli industriali a favore di quelli più recenti, l’attuale periodo di involuzione si attenuerà. Gli indicatori del primo trimestre 2026 – accelerazione dei profitti nel settore manifatturiero avanzato, ripresa dei prezzi alla produzione e una solida dinamica del settore high-tech nonostante gli shock esterni – suggeriscono che la transizione stia avanzando. Comprendere questo processo come obsolescenza indotta dalla domanda e guidata dalla concorrenza, piuttosto che come semplice eccesso di capacità, offre una guida molto più accurata per i responsabili politici.

Per la Cina, la priorità rimane il mantenimento di una domanda autonoma, gestendo al contempo un ammodernamento ordinato. Per il resto del mondo, la strada più saggia è quella di adottare politiche industriali complementari che sfruttino, anziché contrastare, l’ondata di produttività globale. Lo sviluppo non è un problema di ottimizzazione a somma zero, ma un processo evolutivo di trasformazione strutturale. Le istantanee statiche nascondono più di quanto rivelino. Un’analisi dinamica indica una maggiore efficienza sistemica e potenziali vantaggi condivisi, a patto che la politica riesca a stare al passo con l’economia.

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L’era del silicio è arrivata, ma chi potrà cavalcarla?

Mentre la Cina insegue il boom del silicio, l’economista cinese Li Xunlei mette in guardia contro un’economia a forma di K, in cui pochi giganti raccolgono i profitti e gli altri lottano per rimanere a galla.

Fred Gao7 maggio
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Nelle ultime settimane, il boom dell’intelligenza artificiale nel settore dei semiconduttori ha spinto al rialzo il settore delle comunicazioni ottiche sul mercato azionario cinese di classe A, dando origine a un arguto detto tra gli investitori cinesi: “State alla luce, non restate lì impalati ” (站在光里,不要光站着), che esorta il pubblico ad acquistare azioni del settore delle comunicazioni ottiche. Dietro questa battuta ironica si cela un significato più profondo: almeno tra gli investitori cinesi, l’avvento dell’era del silicio sembra ormai inarrestabile.

Anche l’economista cinese Li Xunlei ha recentemente condiviso il suo punto di vista sul boom economico. Li Xunlei è il capo economista di Zhongtai Securities. Da oltre trent’anni si occupa di ricerca macroeconomica, finanziaria e sui mercati dei capitali ed è uno dei primi esperti cinesi in questo campo. Lo scorso aprile ha partecipato al simposio sulle condizioni economiche organizzato dal Primo Ministro Li Qiang .

Secondo Li, la prosperità dell’era del silicio è tutt’altro che distribuita in modo uniforme. Le aziende basate sul silicio e le imprese tradizionali “basate sul carbonio” stanno divergendo a un ritmo accelerato in termini di creazione di ricchezza, assorbimento di posti di lavoro e valutazione, dando origine a quella che lui definisce un'”economia a forma di K”. Le cosiddette “Magnifiche Sette” rappresentano il 27% dei profitti totali e oltre il 33% della capitalizzazione di mercato totale del mercato azionario statunitense, eppure insieme forniscono solo circa 2,5 milioni di posti di lavoro. NVIDIA, ora l’azienda di maggior valore al mondo per capitalizzazione di mercato, impiega appena 36.000 persone. Una manciata di aziende “si staglia alla luce”, raccogliendo enormi profitti, mentre la stragrande maggioranza delle imprese tradizionali lotta per sopravvivere lungo il braccio discendente della K. Nel frattempo, l’1% più ricco degli americani detiene il 50% di tutta la ricchezza del mercato azionario, mentre 124 milioni di persone non sono in grado di trovare 400 dollari per un’emergenza. Egli avverte che l’intelligenza artificiale rischia di ampliare ulteriormente il divario di ricchezza e di intensificare le pressioni strutturali sull’occupazione.

Li mette inoltre in guardia contro il rischio di una bolla dell’intelligenza artificiale alimentata dalla corsa in corso nelle spese in conto capitale. Le proiezioni attuali suggeriscono che i Magnifici Sette statunitensi spenderanno tra i 700 e i 750 miliardi di dollari in spese di capitale nel 2026, con un aumento su base annua del 70-80%. Come dice lui: ” Non espandere le spese di capitale significa morte certa, ma espandere le spese di capitale non garantisce nemmeno la sopravvivenza”.

Nell’era del silicio, sostiene Li, la valutazione di un’azienda non può più basarsi esclusivamente sul valore commerciale; è necessario tenere conto anche del suo valore sociale. La collettività deve guardare al futuro e riflettere su come reagire alla polarizzazione sociale e agli shock occupazionali che l’era del silicio porterà con sé. Egli ritiene che solo sviluppando con vigore il settore dei servizi e creando nuove opportunità di lavoro si possa coinvolgere un maggior numero di persone nel progresso economico, anziché lasciarle indietro.

Di seguito la versione inglese dell’articolo. Il suo lavoro è stato pubblicato sul suo account WeChat:


L’era del silicio è arrivata: siamo pronti?

Nel primo trimestre del 2026, la regione di Taiwan ha registrato una crescita del PIL reale del 13,69%, con una crescita del PIL nominale che ha raggiunto un notevole 16,88%. Come è noto, ciò è dovuto in gran parte all’industria elettronica di Taiwan e, soprattutto, a TSMC. Solo nel primo trimestre, TSMC ha registrato un utile netto attribuibile agli azionisti di 18,1 miliardi di dollari, in aumento di circa il 60% su base annua. NVIDIA ha fatto ancora meglio, con un utile netto di 18,78 miliardi di dollari nel primo trimestre e una capitalizzazione di mercato che si avvicina ai 5 trilioni di dollari. Per confronto, l’intero PIL degli Stati Uniti nel 2025 era di soli 30,76 trilioni di dollari.

Ricordo ancora la visita agli istituti finanziari di Taipei dieci anni fa, quando tutti si lamentavano dei tempi difficili. Nel primo trimestre del 2016, il PIL della regione di Taiwan era diminuito dello 0,89% su base annua – il terzo calo trimestrale consecutivo – e gli stipendi erano rimasti stagnanti per anni.

La struttura industriale della regione di Taiwan ha subito una trasformazione radicale nell’ultimo decennio? Chiaramente no. L’industria elettronica nella regione di Taiwan è da tempo altamente sviluppata. La ragione di questo boom è semplice: è arrivata l’era del silicio.

In realtà, l’industria elettronica era già entrata in una fase di crescita dieci anni fa, quando tutti parlavano della catena di fornitura di Apple. Nei giorni scorsi, Berkshire Hathaway ha tenuto la sua assemblea annuale degli azionisti. Durante l’incontro, Warren Buffett ha fatto notare che dieci anni fa aveva investito 35 miliardi di dollari in azioni Apple e che, nell’ultimo decennio – interessi inclusi – questo investimento ha generato 150 miliardi di dollari di profitti per Berkshire, il tutto senza che lui facesse nulla.

A dire il vero, aspettarsi che un novantacinquenne come Buffett abbia una visione lungimirante e una comprensione approfondita dell’era del silicio è forse chiedere troppo. Con ogni probabilità, quando acquistò Apple dieci anni fa, la considerava principalmente un titolo azionario ad alta crescita nel settore dei beni di consumo.

Ricordo che dieci anni fa, le materie prime a monte della filiera produttiva globale dei semiconduttori – wafer di silicio e simili – registrarono i primi aumenti di prezzo in cinque anni, il che segnò, a ben vedere, l’inizio dell’era del silicio. All’epoca, ebbi una conversazione con il capo analista elettronico della nostra azienda. Sostenne che la nuova domanda a valle, trainata da HPC, IoT ed elettronica automobilistica, stava determinando l’avvento ufficiale della quarta ondata di aumento del contenuto di silicio. La scarsità di wafer di silicio e la limitata capacità produttiva a monte, unite all’impennata delle applicazioni a valle ad alta intensità di silicio, stavano creando un circolo virtuoso, e i chip di memoria, in quanto categoria centrale di questo circolo, ne avrebbero tratto il massimo vantaggio.

Oggi, le applicazioni di intelligenza artificiale sono diventate sempre più pervasive. Il lancio di ChatGPT ha segnato l’inizio di una nuova era in cui i modelli linguistici di grandi dimensioni vengono ampiamente implementati. I modelli multimodali di grandi dimensioni sono ora in grado di elaborare e generare contenuti attraverso diverse modalità, superando i limiti dei modelli linguistici di grandi dimensioni tradizionali in ambito visivo, uditivo e in altri domini. La forma dominante si sta evolvendo dai chatbot ad agenti capaci di ragionamento indipendente, utilizzo di strumenti ed esecuzione di compiti. Le grandi potenze sono entrate in un’era di competizione per la potenza di calcolo: dalla carenza di CPU alla carenza di GPU e di nuovo alla carenza di CPU; dai chip ottici ai moduli ottici fino alle interconnessioni ottiche CPO: una progressione abbagliante e caleidoscopica.

Uno dei vantaggi di lavorare nel settore finanziario è che, a prescindere dalla tua rapidità di apprendimento, non hai altra scelta che stringere i denti e lasciarti trascinare dall’era del silicio. Se non presti attenzione all’impennata dei titoli azionari delle società di telecomunicazioni ottiche quotate in borsa, qualcuno ti urlerà: “Stai alla luce, non restare lì impalato”.

Al contrario, la Berkshire Hathaway di Buffett ha dimostrato una notevole disciplina, riducendo le proprie partecipazioni azionarie statunitensi per dieci trimestri consecutivi e disponendo ora di 397 miliardi di dollari in contanti. Buffett ha paragonato l’attuale mercato azionario statunitense a “una chiesa con un casinò annesso”: le valutazioni sono semplicemente troppo elevate. Il momento giusto per investire, afferma, è quando “nessun altro è disposto a rispondere al telefono”.

Dal punto di vista della valutazione, l’indice S&P 500 viene scambiato a un rapporto prezzo/utili (P/E) medio di quasi 30, con un rendimento da dividendi di appena l’1% e un rapporto prezzo/valore contabile (P/B) di 5,6. A titolo di confronto, il CSI 300 ha un P/E medio di 14,4, un P/B di 1,47 e un rendimento da dividendi del 2,62%. Il mercato statunitense appare effettivamente caro, soprattutto considerando che l’inflazione negli Stati Uniti a marzo era ancora al 3,3% e il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni si attestava al 4,4%.

Naturalmente, i metodi di valutazione radicati nell’era del carbonio potrebbero essere già obsoleti. Nell’era del silicio, solo una manciata di aziende crea un valore enorme, mentre la maggior parte è destinata a languire. Secondo i dati disponibili, le “Magnifiche Sette” hanno guadagnato complessivamente 567,25 miliardi di dollari di profitti nel 2025, contro i circa 2,09 trilioni di dollari totali dell’indice S&P 500, pari al 27,1% dei profitti totali. La loro quota di capitalizzazione di mercato totale è persino superiore, attestandosi intorno al 33-35%.

Questo solleva un interrogativo: non viviamo forse in un’era di divergenza sempre più profonda, in cui una manciata di aziende si accaparra una fetta enorme dei profitti della società con margini sbalorditivi – il modello di crescita basato sul silicio – mentre la maggior parte delle imprese basate sul carbonio fatica a rimanere a galla? Questa è la cosiddetta economia a forma di K: il problema è che solo poche aziende e individui cavalcano la salita della “K”, mentre la maggioranza scivola lungo l’altra.

In altre parole, sebbene siamo entrati nell’era del silicio, il nostro stile di vita rimarrà basato sul carbonio ancora per molto tempo. Ad esempio, negli ultimi giorni, più di 50.000 persone si sono recate in pellegrinaggio a Omaha per vedere Buffett: hanno viaggiato in aereo, soggiornato in hotel, visitato le Berkshire, mangiato bistecche e partecipato alle corse mattutine. Tutto questo rappresenta un consumo basato sul carbonio. Persino il cosiddetto consumo basato sul silicio richiede enormi quantità di energia da combustibili fossili e rilascia ingenti quantità di anidride carbonica.

Esaminiamo ora alcune caratteristiche di quest’epoca di divergenze e chiediamoci se siano di buon auspicio per uno sviluppo economico sano. In primo luogo, consideriamo la struttura proprietaria degli asset nel mercato azionario statunitense. Secondo i dati della Federal Reserve, l’1% più ricco degli americani detiene circa il 50% del valore totale del mercato azionario, mentre il restante 50% ne possiede solo l’1%. La Fed ha anche riferito che 124 milioni di americani non sono in grado di reperire 400 dollari in caso di emergenza.

In secondo luogo, sebbene i sette colossi tecnologici statunitensi rappresentino oltre il 33% della capitalizzazione di mercato totale, il numero di posti di lavoro che creano è sorprendentemente limitato. Nel 2025, il loro organico complessivo si aggirava intorno ai 2,5 milioni di dipendenti, di cui 1,56 milioni solo per Amazon. Nvidia, l’azienda di maggior valore al mondo per capitalizzazione di mercato, impiega appena 36.000 persone. Inoltre, per espandere i propri investimenti, questi giganti hanno licenziato un gran numero di lavoratori: si stima che oltre 100.000 posti di lavoro siano stati tagliati solo nei primi due mesi di quest’anno.

In sintesi, nell’era del silicio, le aziende di intelligenza artificiale possono creare molta più ricchezza rispetto alle loro controparti basate sui combustibili fossili, stimolando la crescita del PIL, ma al contempo ampliando il divario di ricchezza e generando nuove pressioni occupazionali in tutta la società.

L’era del silicio è dunque arrivata. Come si evolverà e quali problemi porterà? Tutti si interrogano su questi aspetti, ma le risposte definitive restano ancora lontane.

Tra le aziende statunitensi con una capitalizzazione di mercato superiore a 1.000 miliardi di dollari, quasi tutte – a eccezione di Walmart – sono imprese basate sulla tecnologia del silicio. Negli ultimi 30 anni, le aziende tradizionali dei settori manifatturiero, energetico, delle telecomunicazioni e finanziario sono uscite dalla top ten per capitalizzazione di mercato. A livello globale, il club delle aziende da mille miliardi di dollari comprende le sette maggiori aziende americane, insieme a Broadcom, Berkshire Hathaway e Walmart, oltre a TSMC di Taiwan, Samsung della Corea del Sud e Aramco dell’Arabia Saudita. Nessuna azienda della Cina continentale è presente nella lista.

Il confronto tra i mercati azionari della Cina continentale e degli Stati Uniti rivela una differenza sostanziale: le società più grandi del mercato azionario cinese (azioni di classe A) non sono sufficientemente grandi, e il grado di divergenza è meno pronunciato rispetto agli Stati Uniti. I livelli di globalizzazione sono generalmente inferiori, i volumi di scambio delle società a grande capitalizzazione sono relativamente modesti e le valutazioni delle grandi aziende sono comparativamente basse, mentre le società a piccola capitalizzazione vengono scambiate a multipli più elevati e godono di un turnover più vivace. Inoltre, le grandi aziende americane sono cresciute in gran parte grazie a continue fusioni e acquisizioni, mentre le storie di successo in questo ambito sono molto meno comuni tra le grandi aziende della Cina continentale.

Certamente, nella Cina continentale esistono diverse aziende con una capitalizzazione di mercato superiore a mille miliardi di RMB, ma la maggior parte opera in settori tradizionali o è costituita da imprese statali. Queste grandi aziende impiegano decine o addirittura centinaia di migliaia di lavoratori. Inoltre, l’occupazione reale generata dalle imprese statali nella Cina continentale è spesso sottovalutata, perché oltre ai dipendenti formali, queste imprese si affidano in larga misura anche al lavoro interinale e all’esternalizzazione dei servizi: in alcune imprese statali centrali, questi lavoratori superano di gran lunga il numero dei dipendenti formali.

Tra i giganti di internet della Cina continentale, i livelli occupazionali variano drasticamente a seconda del modello di business. Tencent, ad esempio, ha una capitalizzazione di mercato tredici volte superiore a quella di JD.com e ha registrato utili netti per oltre 220 miliardi di RMB nel 2025, eppure la sua forza lavoro conta solo circa 100.000 dipendenti, circa un nono di quella di JD. Ciò sottolinea come la valutazione di un’azienda richieda di considerare non solo il suo valore commerciale, ma anche il suo valore sociale, soprattutto in un’era digitale in cui l’occupazione subisce shock sempre maggiori.

Con l’avvento dell’era di Internet nel 2000, le transazioni online sono diventate sempre più frequenti, infliggendo duri colpi ai negozi fisici. L’ascesa dei servizi di consegna espressa e di consegna di cibo a domicilio ha portato con sé anche un’enorme quantità di “inquinamento da plastica”: sacchetti di plastica, scatole di imballaggio, nastro adesivo e simili.

Inoltre, le guerre dei prezzi tra i giganti di internet hanno portato a una cattiva allocazione e a uno spreco di risorse sociali. Oggi, la forza lavoro flessibile nella Cina continentale è stimata in 287 milioni di persone (a novembre 2025, secondo il sito web della Conferenza consultiva politica del popolo cinese di Tianjin), pari a quasi il 40% della popolazione occupata totale di 725 milioni. L’enorme entità di questa forza lavoro flessibile solleva seri interrogativi sul futuro dell’occupazione e della sicurezza sociale, che meritano un’attenta valutazione.

Una volta terminata la fase di forte crescita del settore dell’IA, queste aziende basate sulla tecnologia del silicio, caratterizzate da alti profitti e bassa occupazione, saranno ancora in grado di sostenere valutazioni così elevate? Attualmente, le principali aziende americane di IA sono impegnate in una frenetica espansione delle spese in conto capitale: si prevede che le “Magnifiche Sette” spenderanno tra i 700 e i 750 miliardi di dollari in investimenti nel 2026, con un aumento del 70-80% rispetto al 2025. Questo sta spostando la crescita del PIL statunitense su basi trainate dagli investimenti, e anche le aziende di IA nella Cina continentale stanno incrementando notevolmente le spese in conto capitale.

Come dice il proverbio: non espandere gli investimenti significa morte certa, ma espanderli non garantisce la sopravvivenza. In un contesto così spietato, dove il vincitore prende tutto, lo scoppio della bolla dell’IA è probabilmente solo questione di tempo, proprio come è successo anni fa con la bolla di Internet. Buffett ha progressivamente ridotto il suo portafoglio azionario e accumulato liquidità, preparandosi per l’inverno in arrivo.

Vista in un’ottica storica più ampia, lo scoppio delle bolle speculative è in realtà un fatto positivo. Restituisce razionalità agli investitori e ai mercati e, attraverso l’eliminazione degli operatori più deboli, migliora ulteriormente la produttività del lavoro e l’efficienza nell’allocazione delle risorse. Dopo lo scoppio della bolla di Internet negli Stati Uniti nel 2001, ad esempio, Internet si è diffuso ancora più ampiamente, dando origine a una generazione di giganti della tecnologia che da allora hanno guidato il mondo nell’era del silicio.

Per l’economia e la società globali, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta guidando aumenti della produttività del lavoro e del progresso umano, riscrivendo discipline tradizionali come l’economia e la sociologia. L’economia dello sviluppo moderna, ad esempio, concorda sul fatto che una popolazione che invecchia debba comportare una crescita più lenta e che, una volta che una società diventa super-anziana, la crescita scenderà al di sotto del 3%.

Eppure, nel primo trimestre di quest’anno, Taiwan, già un paese con una storia lunghissima, ha registrato una crescita a doppia cifra; anche la Corea del Sud, anch’essa con una storia lunghissima, ha ottenuto risultati più che rispettabili. Il progresso tecnologico dell’era del silicio, quindi, continuerà a spingere in avanti la ruota della storia, anche se lungo il cammino solleva polvere e anche se a volte può schiacciare il terreno stesso su cui poggia.

Dal passaggio da “Internet+” a “AI+”, dobbiamo prepararci in anticipo. Come affrontare la crescente divergenza tra società, settori, imprese e famiglie e come attutire gli shock che questa divergenza porterà? Come sviluppare con vigore il settore dei servizi per creare nuovi posti di lavoro e contrastare il brusco calo della domanda di lavoro che l’era del silicio minaccia di provocare? E come pianificare in anticipo per ridurre il rischio che un futuro scoppio della bolla dell’IA si propaghi a tutti i settori?

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