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CINA e STATI UNITI, due piani di sicurezza nazionale a confronto_di Giuseppe Germinario

CINA e STATI UNITI, DUE PIANI DI SICUREZZA NAZIONALE A CONFRONTO

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Il dibattito politico-strategico internazionale di quest’ultimo mese si è incentrato quasi esclusivamente sul NSS (National Security Strategy) statunitense. È passato infatti in secondo piano il fatto che anche i governi cinese, nel maggio scorso e  russo, due mesi fa, hanno a loro volta presentato un documento analogo. Il corollario di questa relativa “attenzione” è stato una produzione asfittica di analisi comparate dei tre documenti delle tre principali realtà geopolitiche.

Una disattenzione in qualche modo comprensibile nei riguardi di quello russo, tutto incentrato sulla situazione interna e sulla gestione in particolare delle differenze etniche e di nazionalità presenti nella Federazione Russa. Non che l’amministrazione russa abbia trascurato i temi della coesione sociale, dello sviluppo economico e della diversificazione produttiva interni al paese, della postura geopolitica e della strategia militare. Tutt’altro! Li ha semplicemente esposti in documenti nettamente separati e a se stanti.

Colpisce, invece, l’enfasi all’approccio “olistico” che promana dai due documenti cinese e statunitense, nel primo ostentato e dichiarato continuamente, quasi ossessivamente, nel secondo più sotteso.

Tre impostazioni diverse quindi  che, a loro modo, rivelano tre impostazioni ed urgenze diverse: quella russa, apparentemente più regionale, se così si può parlare di un paese diffuso in quattro continenti, non fosse altro perché assillato fondatamente dalla sicurezza  dei propri confini e confortato ormai da una economia sviluppata  e dinamica che può e potrà contare su risorse proprie addirittura ridondanti.

Le altre due dal carattere esattamente speculare nella loro acuta attenzione alla collocazione geopolitica e al nesso tra politica estera e situazione interna.

Della situazione russa continueremo ad approfondire in altre occasioni.

Il sito, per altro, ha riservato una attenzione costante e originale, sin dalla sua nascita, alla situazione e alle posizioni e tendenze presenti negli Stati Uniti.

L’attuale leadership statunitense, tornata al governo da circa un anno, ma non ancora saldamente al potere, se mai ci riuscirà pienamente e stabilmente, ha compreso il nesso tra la sua insostenibile sovraesposizione internazionale, così poco selettiva, l’approccio universalistico dell’eccezionalismo americano, il globalismo predicato e la allarmante fragilità interna della propria formazione sociale. Una fragilità provocata ed alimentata dalle precedenti leadership al governo, ma detentrici ancora di significative leve di potere, le quali hanno consentito di “parassitare” il proprio paese ad opera di forze esterne di cui sono espressione. Una narrazione, quella di un paese parassitato, per altro poco credibile agli occhi del resto del mondo, con qualche fondamento in situazioni di decadenza imperiale, tesa comunque ad identificare e additare un nemico esterno, anche se, per il momento, di natura diversa rispetto alle narrazioni precedenti e ad additare e delegittimare, pur con buone ragioni, l’avversario politico interno come nemico.

Ne consegue un radicale cambiamento, almeno nelle intenzioni, delle priorità e delle modalità di esercizio dell’impegno politico e di ottenimento dei risultati, quindi, in ordine decrescente:

  1. Difesa ed impermeabilità dei propri confini nazionali ed epurazione degli immigrati illegali e in condizione precaria. Ricostruzione della base industriale del paese fondata sui primati tecnologici dei quali dispone il paese e ripristino su basi nuove della coesione sociale fondata sulla valorizzazione dei ceti produttivi
  2. Delimitazione, nei limiti del possibile, dell’intervento diretto e proattivo e nelle sue più svariate forme al proprio “giardino di casa”, esteso dalla Groenlandia all’America Latina. Dovrebbe essere questo, quindi, lo spazio di confronto più diretto con Russia e Cina, ma in condizioni molto diverse rispetto solo a pochi decenni fa. La Russia e soprattutto la Cina hanno avuto il tempo di tessere importanti relazioni politiche ed economiche con i paesi di quel continente, grazie anche alla “complicità” statunitense nei passati processi di deindustrializzazione di quelle aree; le élites politiche locali non sono più, per altro, di stretta e totale emanazione nordamericana
  3. Il confronto con le maggiori potenze emerse, Cina e Russia, viene, per meglio dire si vorrebbe trasformare in un rapporto di accesa competizione però  di lunga durata e di cooperazione tattica in attesa del riaccumulo delle forze necessarie a sostenere un eventuale confronto aperto
  4. Sussunzione sempre più rigorosa delle strategie e politiche economiche, delle stesse catene di produzione alle strategie politiche, geopolitiche e militari. Di fatto le catene di produzione dei settori strategici devono coinvolgere la sola cerchia dei paesi più fidati, lasciando libero il commercio e le catene di produzione dei soli settori complementari

Da questo la riconsiderazione di una nuova stratificazione del sistema di alleanze, di un ruolo più proattivo, nelle rispettive aree, dei soggetti da aggregare e/o riaggregare, di una qualità diversa delle modalità operative e di esercizio della politica estera, diplomatica, economica e militare.

Tutti propositi e schemi attuativi che prevedono una fase transitiva di scompaginamento del sistema consolidato di relazioni inquadrabile in una definizione particolare e spregiudicata, tipicamente trumpiana, di multilateralismo.

Si osserva curiosamente l’utilizzo di un primo termine comune, il multilateralismo, alle due opzioni strategiche speculari  cinese e statunitense.

L’altro tratto comune a quello cinese, che risalta nella NSS, è la trasformazione della cosiddetta politica di aiuti, legata alla famigerata attività delle ONG,  in quella di investimenti produttivi, a quanto pare anche con forme di compartecipazione delle élites locali nella gestione. L’Africa e l’America Latina sono i continenti maggiormente deputati a ricevere queste attenzioni. Se per i cinesi, la pratica degli investimenti produttivi ed infrastrutturali sono stati sin dall’inizio fondativi delle relazioni economiche, per gli Stati Uniti potrebbe rivelarsi un ritorno al passato remoto, rispetto alle politiche quasi esclusivamente  direttamente finanziarie-predatorie o assistenziali dei tempi recenti. Resteranno da verificare quote, modalità e pretese a svelare le reali intenzioni.

Ci sono, però degli aspetti che in qualche maniera caratterizzano diversamente questi due tratti “comuni”:

  1. Se è vero che la NSS presuppone una iniziale, scompaginante dinamica molecolare e variabile delle relazioni con i singoli paesi, è altrettanto vero che l’obbiettivo dell’attuale leadership statunitense è quello di ricostruire il più rapidamente possibile nuove reti  di alleanze a strutture concentriche con i paesi e le leadership più affini politicamente e culturalmente, il documento parla appunto di civiltà di fatto giustapposte, nella fascia più prossima al centro di gravità. Gli esempi di questa prima fascia sono sicuramente l’AUKUS, l’area della “pax silica” ( Giappone, Olanda, Gran Bretagna, Taiwan in via ufficiosa, Corea del Sud, Singapore, Australia, Emirati Arabi Uniti, Israele e, presumo, Arabia Saudita). Sono paesi, in quest’ultimo caso,  ai quali è riservato il privilegio a vario titolo e grado  della compartecipazione ai grandi progetti strategici economico-scientifici-militari, quali l’intelligenza artificiale e il ciclo di hardware connesso. Sono paesi che sono particolarmente istigati e che sono delegati ad assumere un ruolo di guida periferica e regionale delle gestione della competizione e dello scontro in primo luogo con la Cina, ma sempre sulla base di relazioni primarie strategiche di tipo bilaterale tra il paese capofila, gli Stati Uniti e ciascuno di essi. E sempre con la consapevolezza dell’incertezza e mutevolezza, della diffidenza che caratterizza questa fase di transizione. A sottolineare quanto questa contezza sia ben più radicata di come traspaia nel NSS può essere sufficiente questa rivelazione: il documento del NSS  sottolinea più volte il rischio concreto, a causa delle élites che lo governano e dei conseguenti processi migratori incontrollati, che i paesi dell’Europa e della UE, in particolare i più rilevanti (Regno Unito, Francia, Germania, Italia) cambino di natura e perdano l’impronta specifica della loro civiltà, allontanandole, grazie al prevalere di forze islamiche radicali ormai annidate,  in maniera ostile dagli attuali profondi legami che consentono strette collaborazioni e sinergie anche militari. Due di questi, Regno Unito e Francia, dispongono di arsenale atomico proprio. Ebbene, la Casa Bianca e il Dipartimento della Guerra hanno incaricato il Dipartimento di Stato di preparare un piano di sicurezza entro il 2028 cui seguirà un piano operativo del Pentagono e dei servizi segreti , da completare entro il 2035, che prevede l’utilizzo di un gran numero di forze speciali, già presenti in loco, per sequestrare e rimuovere l’arsenale atomico intero, intanto del Regno Unito. Se ne parlerà più diffusamente in altre occasioni.  A corollario, già adesso gli Stati Uniti stanno limitando pesantemente i visti di accesso dalla Gran Bretagna. Il recente divieto di ingresso negli USA dell’ex commissario UE, Breton, rappresenta un altro indizio della fondatezza di questi propositi
  2. Esiste una seconda fascia, in fase avanzata di formazione, di “alleati” deputati ad essere particolarmente spremuti e spogliati, nella loro doppia funzione di paesi tributari e di paesi di prima linea disposti ad assumere il ruolo suicida ed autolesionista di gestione diretta del confronto militare regionale. I paesi della UE, nella quasi totalità, sono deputati consapevolmente ad immolarsi a questo sacrificio!
  3. La terza fascia è costituita dai terreni di caccia: 1)- l’Africa in particolare, dove sarà possibile una competizione ed un conflitto con non tracimi in uno scontro generalizzato incontrollato, ma con un fattore di ulteriore imprevedibilità rispetto a qualche decennio fa: la presenza di élites locali più indipendenti e consapevoli degli spazi di agibilità offerti dalla presenza di forze multipolari;e le regioni artiche 2)- la regione caucasica, turcomanna (kazaki, ect) ed artica, pericolosamente vicine queste tre ultime ai confini delle potenze competitrici
  4. Una quarta fascia, quella destinata ad assumere un ruolo di comprimari di un mondo multipolare e ad arricchire gli spazi di agibilità ed imprevedibilità, costituita al momento in particolare da India, Turchia, Iran, Brasile(?), interessata a protrarre il più possibile, in questo tendenzialmente più consonanti  con Russia e Cina, una fase di transizione scevra da alleanze politiche rigidamente ben definite

La sottolineatura, sia pure ancora approssimativa di questi quattro punti,  serve a definire meglio i fondamenti culturali, le caratteristiche comuni e le differenze dell’impostazione “olistica” dei due documenti e delle terminologie e degli schemi adottati, ma anche delle “ipocrisie” presenti soprattutto nel documento cinese.

  • Se la natura sottesa, sotto traccia, dell’impostazione olistica del documento statunitense deriva dal fondamento pragmatico-empirico del bagaglio culturale anglosassone, l’impostazione ribadita continuamente  nel documento cinese, deriva dall’attenzione e dall’appartenenza al “tutto” del bagaglio culturale confuciano e dalla schema peculiare del bagaglio comunista di procedere rigorosamente nell’esposizione e nello schema mentale dal generale al particolare. Impostazioni corroborate dalla formazione professionale stessa delle due classi dirigenti e in particolare dei due presidenti
  • La maggiore insistenza, di fatto l’ossessione, che spinge i redattori cinesi ad affermare la dinamica multilaterale di soggetti atomizzati non vincolati specificatamente in alleanze consolidate nasce da una aspirazione, probabilmente al momento genuina, e consapevolezza che un sistema rigido di alleanze, specie in uno schema tripolare, costituisca il prodromo di un conflitto generalizzato catastrofico
  • Il multilateralismo nella accezione cinese consiste in una relazione paritaria tra stati che consenta rapporti compromissori e diplomatici non condizionati da alleanze politico-militari e da identità ideologiche, ma regolati da istituzioni internazionali rette da procedure consensuali. La visione di un paese in espansione che deve alimentare con le esportazioni il suo imponente apparato produttivo industriale e il suo fabbisogno di materie prime ed energetiche da importare. La natura e i limiti dei BRICS sono il prodotto più evidente di questa visione, tipica di una élite libera dai cascami interni di un retaggio imperialistico recente e nutrita, quindi, di una visione progressiva di sviluppo della propria formazione sociale
  • Una visione che induce e funge da supporto  ad una contrapposizione dualistica e semplicistica, di fatto impregnata di ipocrisia, tra le forze positive propugnatrici della globalizzazione foriera di vantaggi comuni e relazioni regolamentate pacifiche, di cui la Cina si pone come paladina e le forze protezionistiche, fautrici di azioni unilaterali e arbitrarie, de stabilizzatrici, impersonate in particolare dagli Stati Uniti. Da qui la riesumazione delle mirabilie della teoria dei vantaggi comparati di David Ricardo che consente di proclamare tutti vincitori nell’agone internazionale. La realtà impone una interpretazione più prosaica del sistema di relazioni di un paese e della sua classe dirigente, la Cina, capace di utilizzare con grande abilità pratiche protezionistiche e aperture di mercato selettive in funzione delle esportazioni e di sfruttare  gli spazi offerti  dal contesto di una globalizzazione alimentata da una classe dirigente statunitense talmente presuntuosa ed accecata dalla propria missione da ritenere possibile il controllo egemonico globale grazie al proprio complesso e sofisticato predominio militare, tecnologico, politico-culturale, finanziario e di direzione manageriale, rinunciando alla propria base produttiva nazionale e ad una sufficiente coesione della propria formazione sociale nazionale. Una dinamica che sta producendo nel mondo nuovi perdenti e nuovi vincitori nonché nuovi squilibri destabilizzanti che non tarderanno a produrre nuovi conflitti e nuove ricomposizioni pur in un quadro tendenziale  di sviluppo medio. Un paese, gli Stati Uniti, che fonda la propria esistenza e predominio su un debito colossale e su una rendita militar finanziaria, e un paese che fonda gran parte della sua potenza detenendo il 40% delle esportazioni mondiali, con tutti gli scompensi che tale attivo comporta e tutte le dipendenze dalle rotte commerciali e dalle basi di estrazione che induce sono entrambi, per il momento a diverso grado, fattori che alimentano nuovi squilibri, contraddizioni e conflitti nonché nuove gerarchie.
  • A leggere tra le righe del documento cinese la nebbia degli enunciati irenici è attraversata ampiamente, anche se in maniera strisciante, dalla luce del realismo di una classe dirigenze che sottolinea il tema del controllo interno flessibile e pone, nello stesso documento,  allo stesso livello il tema della sicurezza e dell’espansione, del controllo e dello sviluppo interno delle attività e delle tecnologie strategiche, del controllo e della sicurezza delle rotte commerciali, della regolamentazione con una propria giurisdizione delle relazioni internazionali specifiche, di una selettiva apertura interna consentita dall’acquisizione sufficiente di potenza e predominio tenologico-finanziario. Anche se sottaciuti, i problemi creati dal procedere difficoltoso della “belt and road”, dal recupero di ingenti crediti ai paesi terzi e delle garanzie draconiane imposte, dalla natura ovviamente interessata degli investimenti infrastrutturali all’estero esistono ed indurranno prima o poi alla accentuazione di politiche di influenza.

Per concludere, ferma restando la diversa natura e qualità delle attuali politiche estere dei due paesi, sono innegabili le affinità presenti nei due documenti. Entrambi colgono il nesso tra politica estera e politica interna, ma uno, quello cinese, per affermarlo pienamente, l’altro per liberarsene e ricostituirlo su nuove basi. Entrambi fautori di una politica listiana (da Friedrich List); per uno, quello statunitense, è una grande novità averla  enunciata  e praticata apertamente e violentemente, piuttosto che in maniera subdola; con dinamiche e condizioni operative diverse dovute ad una realtà espansiva più lineare, quella cinese, e una di arretramento e riassestamento, quella statunitense.

Oltre che per le ragioni culturali già citate, il nesso è apertamente proclamato in quello cinese perché il confronto e scontro politico è più controllato grazie alla fase espansiva del sistema e alla attuale maggiore funzionalità dell’assetto istituzionale, più flessibile di quanto la narrazione occidentale racconti, in grado però di nascondere potenzialmente anche a se stesso per troppo tempo le pecche e le tare; un tema, comunque, ben presente nella dirigenza cinese, sempre più attenta ai criteri di selezione e di verifica dei risultati. E’ presente, ma sottinteso, in quello statunitense preda di un violento scontro politico interno dall’esito incerto  e di un crescente disordine e riassetto  istituzionale.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, devono trattare se non risolvere un paradosso ed affrontare un rischio supplementare.

  • Il paradosso è  determinato dagli strumenti disponibili per innescare e realizzare il processo di reindustrializzazione. Parte di questi sono gli stessi che hanno determinato questa situazione e che dovranno essere a loro volta ridimensionati e ricondotti a modalità di controllo e funzioni diverse: i circuiti finanziari e la funzione del dollaro. Un paradosso di per sé, ma anche perché contribuisce a rendere fluida ed instabile la composizione del blocco sociale che sostiene l’attuale amministrazione
  • Il rischio è legato alla parziale consegna, alla porticina lasciata socchiusa, obtorto collo, della gabbia entro cui vivono i propri uccellini, alias i propri alleati. Si sa che gli uccellini abituati in gabbia, difficilmente riescono ad apprezzare il valore della libertà ed approfittare delle opportunità, la porticina socciusa, appunto, di quella gabbia. I paesi europei sono l’esempio più deprimente. Non è detto, però, che le attuali dinamiche interne alla NATO, così oltranziste e legate ad una fazione precisa dello schieramento politico statunitense, non producano una propria nemesi. Qualche uccellino potrebbe tentare l’avventura in proprio.

La Cina, d’altro canto, corre rischi di diversa natura, in primo luogo che sorgano rapidamente altri paesi intenzionati a perseguire, con altri strumenti, le stesse finalità di riorganizzazione e di riequilibrio perseguite dagli Stati Uniti e con questo rimettere in discussione i tempi e le modalità di riequilibrio della postura decisi dalla dirigenza cinese. Il contenzioso che si sta riaprendo nelle aree “periferiche” del mondo potrebbe aprire nuovi spazi in questa direzione.

Per concludere, una visione conciliativa ed irenica di una classe dirigente, pur nella sua probabile ipocrisia, è sostenuta sicuramente dall’humus culturale e dalla tradizione del paese, ma può essere “aggiustata” e capovolta dalle dinamiche geopolitiche esterne suscettibili di cambiare la direzione e ribaltare gli equilibri interni alla stessa classe dirigente.

Una preoccupazione latente nel documento cinese. Una preoccupazione, quindi, di stabilità interna, anch’essa, che accomuna i due paesi, l’uno, la Cina, impegnata a costruire un welfare universale quanto meno carente e discriminatorio al momento, l’altro, gli Stati Uniti, a ricostruire attraverso il tentativo di reindustrializzazione quel ceto medio produttivo indispensabile a garantire dinamismo e coesione. Una preoccupazione mascherata da un trionfalismo da “magnifiche sorti e progressive” tipiche della sicumera statunitense.

Due documenti che annunciano di fatto una progressiva separazione di aree e standard operativi, una competizione accesa e ambiti di cooperazione condizionata, piuttosto che di accordi strategici.

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi (Episodio 2): debito locale, Hefei e la ricerca della certezza_di Fred Gao

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi (Episodio 2): debito locale, Hefei e la ricerca della certezza

Nie Huihua ha spiegato perché la maggior parte dei luoghi non riesce a replicare gli investimenti governativi in ​​stile Hefei, come l’e-commerce sta rimodellando la governance della contea e cosa significa realmente “stabilità” in un’epoca di incertezza.

Fred Gao18 dicembre
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Semplicemente non si può prevedere il destino; nessuno può prevedere il proprio destino. La fortuna di una persona dipende, ovviamente, dalla lotta interiore, ma bisogna anche considerare le maree della storia.

那么人呐,就都不知道(命运),自己就不可以预料.一个Per favore, 当然要靠自我奋斗,但是也要考虑到历史的行程

Queste sono le parole che mi sono venute in mente mentre ascoltavo il messaggio conclusivo del professor Nie ai giovani ascoltatori cinesi nel suo ultimo podcast, in cui li esortava ad abbassare le aspettative, migliorare le proprie competenze, fare esercizio, apprezzare il tempo, imparare bene l’inglese e leggere di più la storia.

Nel primo episodio, il Prof. Nie ha spiegato che il rango amministrativo di una città non è solo un’etichetta, ma un meccanismo di distribuzione. Determina chi ottiene scuole e ospedali migliori, chi ha più opportunità di lavoro e quali luoghi godono di margine di manovra fiscale e autonomia politica fin dall’inizio. Il Prof. Nie Huihua ci ha anche spinto a guardare oltre gli slogan su “fuggire dalle megalopoli” o “tornare alla contea”, e a considerare invece la logica di governance più profonda: più alto è il livello, più le regole formali contano; più si scende, più le regole informali prevalgono. In presenza di contratti incompleti e di una gestione territoriale incompleta, i funzionari di base finiscono per avere “responsabilità illimitata” e questo, in pratica, produce un potere amplificato.

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi
Fred Gao·16 dicembre
Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi
Per motivi di tempo, non sono riuscito a tenere il passo con il podcast che ho iniziato l’anno scorso. Ho deciso di cambiare leggermente il formato e di usare questo spazio per presentarvi il mio podcast cinese preferito in assoluto dell’anno: “Una conversazione con Nie Huihua: un impiego governativo è la scelta migliore in una crisi economica?”.
Leggi la storia completa

Il primo episodio si è concluso con il duro confronto con il modello di crescita cinese: l’ascesa e i limiti della finanza fondiaria, e come la breve durata dei mandati e gli incentivi al rendimento abbiano reso razionale, in molti luoghi, “bere veleno per placare la sete”. Ora che il settore immobiliare non è più un bancomat affidabile, il debito locale è diventato il rinoceronte grigio di cui tutti parlano, eppure per la maggior parte delle persone risulta ancora astratto.

Quindi, nell’episodio 2, portiamo la discussione a livello di strada. Quando i finanziamenti per la terra svaniscono e la pressione del debito aumenta, cosa possono fare esattamente le amministrazioni locali , e cosa dovrebbero smettere di cercare di fare? Il “modello Hefei” può davvero funzionare come modello universale per altre località? In che modo l’e-commerce ha rimodellato la governance di base, economicamente, politicamente e culturalmente? E per i giovani laureati, in un’epoca in cui “la fine dell’universo è l’esame di stato” è diventato uno slogan, il kaogong è davvero la forma ottimale di avversione al rischio, o solo una migrazione di massa verso una certezza percepita?

Qui, il Prof. Nie ci fornisce un promemoria che fa riflettere: Hefei potrebbe fare grandi scommesse perché è in grado di mobilitare risorse a livello provinciale, tollerare il rischio e cavalcare un momento particolare. La maggior parte delle città a livello di prefettura non può farlo; le contee non possono nemmeno sognarlo. E anche quando i governi cercano di agire come capitalisti di rischio, i loro incentivi – visibilità, stabilità, “risultati politici” misurabili – spesso si scontrano con la logica dell’innovazione, che è caotica, incerta e difficile da verificare.

Offre anche consigli insolitamente sinceri sulle scelte personali in situazioni di incertezza: che tipo di persone sopravvivono effettivamente all’interno del team dei dipendenti pubblici, perché la “ciotola di riso di ferro” potrebbe ancora erodersi in modi più silenziosi (bonus in calo, dipartimenti che si fondono, mobilità che si riduce) e come appare la “vera sicurezza” quando nessuna istituzione può prometterla per sempre.

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Presentatore Bing Jie: A proposito di debito locale, molti ritengono che sia lontano dalla gente comune. Potresti dirci, se questo rinoceronte grigio dovesse davvero imporre la sua multa, come si trasmetterebbe alle nostre vite concrete? Ad esempio, i nostri stipendi, la previdenza sociale e persino i servizi pubblici intorno a noi, peggiorerebbero visibilmente a causa della mancanza di fondi da parte delle amministrazioni locali? Considerando questo, come fanno le amministrazioni locali a trovare la prossima fonte di entrate?

Prof. Nie: È molto difficile, ma credo anche che non sia necessario essere particolarmente pessimisti. Abbiamo bisogno di un modo di pensare diverso. Perché i governi locali devono sempre guidare lo sviluppo economico? Il loro ruolo corretto è migliorare il contesto imprenditoriale e fornire buoni servizi pubblici, giusto? Secondo la teoria classica dell’economia istituzionale, il ruolo principale del governo è quello di fornire protezione e giustizia, agendo più come arbitro che come giocatore. La nostra mentalità attuale si aspetta sempre che il governo faccia il giocatore. Questo è sbagliato. Non bisogna riporre la speranza che il governo scopra o coltivi un nuovo settore. È rischioso. Non basta vedere che poche città come Hefei hanno avuto successo e pensare che questo modello possa essere replicato. C’è un notevole elemento di fortuna, e c’è anche un bias di sopravvivenza: più fallimenti che non si vedono. I governi locali in realtà non hanno un chiaro vantaggio nello sviluppare o coltivare un settore. Rifletteteci: se il mercato non capisce qualcosa, su quali basi i responsabili dell’attrazione degli investimenti la capiscono meglio? Hanno solo un piccolo vantaggio informativo, ovvero la conoscenza dei vantaggi politici. Ma i vantaggi politici non sono necessariamente correlati positivamente con la tecnologia e i mercati. Se qualcosa è maturo sul mercato, chi ha la tecnologia più avanzata, questo non è possibile giudicarlo.

Quindi penso che il governo dovrebbe migliorare la gestione dei servizi pubblici. Le funzioni del governo devono trasformarsi; questo è fondamentale. Il governo dovrebbe trasformarsi da un governo orientato allo sviluppo a un governo orientato ai servizi. Creare un ambiente favorevole è sufficiente. Non selezionare personalmente i settori e promuovere le imprese. È rischioso.

Presentatore Bing Jie: Hai menzionato il bias di sopravvivenza, incluso il modello di Hefei. Al momento, il modello di Hefei è probabilmente visto anche come un caso di apprendimento da molti enti locali. Sembri avere dubbi sulla possibilità di replicare e promuovere ampiamente questo modello.

Prof. Nie: Come ho detto prima, molti governi non hanno alcun vantaggio informativo, né alcun vantaggio conoscitivo. Inoltre, molte località non sono ricche come Hefei. Hefei è il capoluogo di provincia. Quando è stato introdotto, ad esempio, l’investimento di NIO, ha utilizzato risorse a livello provinciale. Da dove troverebbe le risorse provinciali una normale città a livello di prefettura? Una città a livello di contea, una contea, da dove troverebbe le risorse provinciali? Ad esempio, Hefei investe in azioni. Innanzitutto, servono fondi per gli investimenti azionari. Un fondo a livello provinciale ammonta in media a decine di miliardi, oltre dieci miliardi di RMB. Da dove troverebbe oltre dieci miliardi una città a livello di contea? Quindi penso che la stragrande maggioranza delle località non dovrebbe adottare il modello di Hefei. Se non si cambiano gli incentivi e non si sposta il ruolo del governo da uno orientato allo sviluppo a uno orientato ai servizi, i vecchi problemi riaffioreranno. Tuttavia, affermare che dovremmo immediatamente frenare la locomotiva e impedire al governo di fungere da locomotiva economica è altrettanto irrealistico. Un freno di emergenza avrebbe molte conseguenze. Quello che sostengo è che dovremmo gradualmente passare a un governo orientato ai servizi, piuttosto che diventarlo immediatamente. Ma…

Presentatore Bing Jie: Professor Nie, al momento il modello Hefei è praticamente un mito agli occhi di molti governi locali; tutti vogliono impararlo. Lei afferma che il capitale di rischio governativo non ha alcun vantaggio. È come gettare acqua fredda sull’attuale attrattività degli investimenti. Se questa mossa non dovesse rivelarsi efficace, hanno altre carte da giocare?

Prof. Nie: È l’equivalente del capitale di rischio: individuo un settore, ci investo molto, coltivo imprese a monte/a valle, lo trasformo in un ecosistema, una catena industriale. Poi, quando si sviluppa, può ripagarmi con rendimenti di capitale più elevati, e io uso quel denaro per investire in nuove cose. Non è un modello di capitale di rischio? Esatto. Ma se il governo fa capitale di rischio, mi chiedo, dov’è il vantaggio? A parte una migliore comprensione delle politiche nazionali, non si ha alcun vantaggio. Quindi penso che dobbiamo essere particolarmente cauti perché questo modello ha davvero forti limiti. Credo persino che le città sviluppate possano utilizzarlo meno.

Sei già molto sviluppato; perché dovresti investire personalmente? Il tuo investimento potrebbe escludere gli investimenti privati. Le ricerche esistenti lo hanno già dimostrato. Alcuni funzionari locali sono così conservatori che, se investono in te, si aspettano che tu costruisca fabbriche e acquisti beni il più possibile. Perché? Perché è visibile. Se assumi personale per l’intelligenza artificiale, lui non se ne accorge, si preoccupa. Perché la sua logica non è guidata dalla ricchezza, ma dalla stabilità. Questo naturalmente non è in linea con la natura del capitale di rischio. Non sono mai stato molto ottimista riguardo al modello di investimento azionario. Non credo che sia un modello sostenibile.

Vorrei aggiungere un altro punto: studio gli unicorni. I due paesi con il maggior numero di unicorni a livello globale sono gli Stati Uniti e la Cina. Oltre il 30% degli unicorni presenta tracce di investimenti pubblici. Quindi dobbiamo chiederci: gli unicorni cinesi cresceranno più velocemente d’ora in poi? Al momento, sembra di no. Prima del 2021, Cina e Stati Uniti avevano un numero simile di imprese unicorno. Ora ne abbiamo solo la metà. Questo dovrebbe destare allarme. Gli unicorni sono tra le tipologie di imprese in più rapida crescita, più tecnologiche e più incerte. Quindi gli investimenti negli unicorni possono rivelare chiaramente i limiti degli investimenti pubblici. Qual è la ragione principale del ritardo?

L’incremento è minore. Le ragioni di questo minore incremento sono varie. Una è che i mercati dei capitali hanno meno liquidità. In precedenza, il 90% era costituito da fondi in USD; ora il 90% è costituito da fondi in RMB. I fondi in RMB che investono in settori ad alto rischio, alto rendimento e alta incertezza non hanno alcun vantaggio. Ma Hangzhou è speciale. Hangzhou non pone particolare enfasi sull’iniezione diretta di capitale governativo. Sia Hangzhou che Shenzhen enfatizzano il concetto di “rispondere a tutte le richieste, non disturbare senza motivo”. Molti luoghi vorrebbero imparare da Hangzhou e Shenzhen, ma non ci riescono. Perché? Ciò che è facile da imparare è “rispondere alle richieste”; ciò che non è facile da imparare è “non disturbare senza motivo”. Perché nelle regioni arretrate ci sono solo poche imprese; le si sorveglia ogni giorno, non fornendo loro abbastanza innovazione…

Presentatore Bing Jie: …spazio all’innovazione. Quindi, parlando del contesto imprenditoriale e della trasformazione verso un governo orientato ai servizi… Guardando la situazione ora, Hangzhou e Shenzhen sono i modelli ideali?

Prof. Nie: Se più città fossero come loro, sarebbe un bene. Sebbene presentino anche delle imperfezioni, hanno ottenuto ottimi risultati. La Cina ha solo una Shenzhen e una Hangzhou. Queste città sono destinate a essere al vertice della piramide. Perché? Perché, come ho detto prima, le risorse vengono allocate dall’alto verso il basso. Hangzhou e Shenzhen sono entrambe città sub-provinciali. Altri luoghi non hanno questo capitale, queste risorse. Non cercate di impararle ciecamente. Imparate la loro filosofia, come essere a favore delle imprese, servire le imprese e le imprese, non interferire. Questo si può imparare.

Prof. Nie: In realtà, le città con livelli di sviluppo economico più elevati sono tutte simili; il loro ambiente imprenditoriale è piuttosto buono. Scoprirete che le buone città sono quasi buone sotto tutti gli aspetti, mentre i luoghi meno buoni sono quasi scadenti sotto tutti gli aspetti. Non si tratta solo di Hangzhou e Shenzhen. Anche altre città come Suzhou vanno bene, solo relativamente meno attraenti. Quindi, finché ci sarà una concorrenza leale, le buone città convergeranno.

Naturalmente, il rovescio della medaglia è che la distanza tra città buone e cattive aumenterà ulteriormente. Questo è sfavorevole per le città piccole e medie perché non sono partite da una base competitiva completamente equa. A meno che non proponga un suggerimento: far sì che i livelli delle città cinesi tendano artificialmente verso l’uguaglianza. Come livellare? Innanzitutto, abolire la designazione di città sub-provinciali; le città dovrebbero essere parallele. Poi, in futuro, la differenza tra una città e una contea dovrebbe essere solo di mezzo livello; ora è una differenza di livello intero. Consentire alle contee e alle città a livello di prefettura di poter almeno competere ad armi pari con i distretti. Ora semplicemente non possono competere. Se una contea va bene, la città la trasforma immediatamente in un distretto, portandola sotto la sua giurisdizione.

Presentatore Bing Jie: In teoria, questo suggerimento sembra fantastico, ma da un punto di vista pratico, probabilmente è molto difficile.

Prof. Nie: In origine, i livelli delle città in Cina non erano così. Prima non esistevano nemmeno le “città”. Prima degli anni ’90, appartenevano alle “prefetture”. Le prefetture erano agenzie distaccate; il loro organo amministrativo era chiamato ufficio amministrativo, il cui capo era un commissario prefettizio. Era un’agenzia distaccata. Mm. A quel tempo, la gestione delle contee da parte delle prefetture si limitava alla macro-regolamentazione e al coordinamento; non potevano nemmeno decidere sul personale. In seguito, quando le prefetture divennero città, poterono amministrare direttamente le contee.

Quindi, vedete, abbiamo cambiato una volta. Perché non possiamo tornare indietro? Andando ancora più indietro – molti non lo sanno – avevamo persino livelli amministrativi superiori alle province. Dalla fondazione della RPC agli anni ’50, avevamo cinque grandi regioni amministrative: Cina Centrale, Cina Settentrionale, Cina Settentrionale, Cina Settentrionale-Orientale, Cina Sud-Occidentale, Cina Nord-Occidentale. Una regione amministrava diverse province. Tuttavia, le grandi regioni furono abolite dopo il 1950, quindi molti non ne sono a conoscenza. Se le persone comprendessero questa evoluzione del sistema amministrativo, non si sorprenderebbero particolarmente del mio suggerimento.

Tutti sanno che il livello di contea è l’unità amministrativa più elementare della Cina, quindi dovremmo lasciarla sviluppare bene. Ma ora il problema è che le città stanno usurpando le risorse delle contee. Se una contea si sviluppa bene, trasformandola in un distretto, perde la sua indipendenza. Ma così facendo, la contea non può competere con la città. A rigor di termini, questo concetto è errato perché una contea è parte di una città. Ma quello che voglio dire è che contee e distretti non possono competere, giusto? Questo non favorisce la competizione regionale. Stabilire bene le regole, consentire alle risorse di fluire liberamente: questo è fondamentale. Perché avere una gerarchia? Non è contraddittorio? I mercati enfatizzano regole parallele. Mm. Solo le imprese, solo i governi devono enfatizzare la gerarchia. In economia, le imprese caratterizzate da gerarchia e i mercati caratterizzati da transazioni parallele sono originariamente due meccanismi alternativi di allocazione delle risorse. Quindi penso che in futuro dovremmo indebolire la funzione a livello di città. Le province sono indispensabili.

Prof. Nie: Quindi eliminiamo il livello cittadino, rendiamo meno sostanziale il livello di contea, eliminiamo il livello di township… in questo modo, il sistema si struttura principalmente su tre livelli. Ciò ridurrebbe notevolmente i costi amministrativi e aumenterebbe notevolmente l’efficienza amministrativa. Un altro motivo è che i progressi della tecnologia digitale rendono tale gestione più efficiente. Perché in passato avevamo bisogno di cinque livelli? A causa dell’asimmetria informativa, trasmessa da un livello all’altro. Ora, i vertici o il governo centrale sono a conoscenza di molte situazioni di base più rapidamente e prima delle organizzazioni di base stesse, grazie ai big data e all’intelligenza artificiale. Quindi questa è sicuramente una tendenza futura.

Presentatore Bing Jie: Considerando il flusso demografico e i cambiamenti nella struttura urbana, è vero che alcune contee stanno sperimentando un continuo deflusso netto di popolazione. Quindi ci sono state molte discussioni sulla possibilità che alcune contee scomparissero?

Prof. Nie: Scompariranno sicuramente. Circa un centinaio di città si sono ridotte. Questa è una tendenza. Le persone seguono le risorse; le risorse seguono il potere; il potere è radicato nella gerarchia. Questa è la frase più importante del mio libro. Mm. Quindi rifletti: dove sono le risorse? Le risorse vengono assegnate dall’alto verso il basso, secondo una gerarchia. Quindi, naturalmente, si fluisce verso le città di livello superiore; questo è normale. Aggiungete a ciò che la popolazione sta diminuendo, quindi in futuro molti villaggi scompariranno sicuramente e molte contee si fonderanno. Questa è sicuramente la tendenza. Proprio per questo, ritengo che il livello cittadino possa essere reso meno sostanziale. Ingrandire le contee e lasciarle competere. Perché ora le province possono amministrare direttamente le contee. Sebbene un segretario di partito di contea sia un quadro a livello di capo divisione, in linea di principio dovrebbe essere sotto la giurisdizione cittadina, ma in pratica è già sotto la giurisdizione provinciale. Importanti segretari e capi di partito distrettuali e di contea sono ora nominati dalla provincia, il che significa che la provincia può già amministrare le contee. Dato che la provincia può amministrare direttamente le contee, posso chiedere perché mantenere il livello cittadino? O rendere la città un’unità parallela alla contea, o mezzo livello più in alto rispetto alla contea. Anche nell’antichità era così. La provincia poteva amministrare direttamente una prefettura, equivalente all’attuale città a livello di prefettura, o un dipartimento amministrato direttamente. La provincia poteva amministrare direttamente una contea, equivalente a un dipartimento qui leggermente più grande di una contea; un dipartimento poteva amministrare le contee, giusto? Ma poteva anche amministrare direttamente un luogo; poteva anche amministrare direttamente una contea. Questo cosa dimostra? Significa che anche nell’antichità il livello provinciale poteva già amministrare due livelli più in basso. Questo significa…

Presentatore Bing Jie: Da un punto di vista pratico, si tratta di integrare l’attuale integrazione tra città e contea

Prof. Nie: Giusto, è proprio quello che intendo. Città e contee potrebbero essere parallele. O semi-parallele, con le città mezzo livello più in alto delle contee, ma sia le città che le contee sono amministrate direttamente dalla provincia.

Presentatore Bing Jie: Qual è il vantaggio di sviluppare in questo modo? Risorse più concentrate?

Prof. Nie: Riduce alcune deviazioni nel processo di allocazione delle risorse in base alla gerarchia. Perché ora ci sono cinque livelli; le risorse vengono intercettate a ogni livello; molte risorse non raggiungono la contea, ma vengono intercettate dalla città. Dal momento che si desidera sviluppare le economie delle contee, è necessario creare un ambiente competitivo equo.

Presentatore Bing Jie: Ho letto nel suo libro, riguardo al futuro percorso di sviluppo delle contee, che ha menzionato qualcosa che mi ha profondamente colpito. Ha detto di affidarsi all’e-commerce per far rivivere le piccole contee.

Prof. Nie: Non ho detto che avrebbe avuto sicuramente successo, ma penso che per i piccoli paesi sia un’opportunità. I ​​piccoli paesi che sviluppano l’e-commerce non si limitano a impegnarsi in un’attività economica; stanno anche migliorando la loro capacità di governance. Perché? Pensateci: con così tante persone comuni, agricoltori e lavoratori che si dedicano all’e-commerce, la loro consapevolezza dell’economia di mercato non migliora? Dopo aver acquisito un senso di competizione, possono espandere la loro attività. Poi, pensateci: non è necessario interagire con le aziende di piattaforme? E anche con molti self-media? In questo caso, il vostro orizzonte è diverso. Come rispondete? Come utilizzate queste risorse? Come espandervi? Come promuovere al meglio? Come promuovere il turismo culturale locale? Vedete, dovete imparare. La base ha effettivamente bisogno di parecchie persone che comprendano i self-media, le reti moderne, l’opinione pubblica e l’e-commerce.

Prof. Nie: Credo quindi che l’e-commerce abbia un impatto enorme sulla governance di base; la sta trasformando sotto ogni aspetto. Inoltre, i funzionari non possono più agire in modo arbitrario. Ora, con i media autonomi e l’e-commerce, molte cose si diffondono facilmente online. Questo costringe le amministrazioni locali a trasformarsi. Penso che sia un bene, no? Quindi l’e-commerce e la logistica hanno rimodellato in modo considerevole l’ecosistema della governance di base. E proprio grazie all’e-commerce, molte persone non hanno più bisogno di vivere nelle grandi città. Ad esempio, Dali è considerata la città natale dei nomadi digitali. Ho degli amici lì. E può anche favorire la rivitalizzazione rurale.

Presentatore Bing Jie: Il gruppo dei nomadi digitali fa effettivamente parte di questa attuale ondata di giovani che tornano a casa, un gruppo piuttosto rappresentativo, proprio perché sfrutta l’attuale sviluppo della rete.

Prof. Nie: Esatto. In realtà, la Cina, in termini di sviluppo dell’economia digitale, è arrivata tardi, superando i veterani. Siamo un paese in via di sviluppo, ma la nostra scala di economia digitale è già seconda a livello mondiale, solo dopo gli Stati Uniti. Grazie a Internet, anche i bambini delle aree più remote possono assorbire rapidamente le conoscenze moderne, se non le usano solo per guardare TikTok e giocare, ma questo è un altro discorso. Dato che stiamo parlando di questioni rurali, come sviluppare le campagne e come attuare la rivitalizzazione rurale? In realtà, dovremmo far entrare i soldi e far uscire le persone. Ora, Germania, Giappone, molti posti sono così. Se potessimo rendere le nostre campagne belle come quelle del Giappone, credo che molti sarebbero disposti ad andarci. Ora, con reti così sviluppate, nei fine settimana leggermente più lunghi, si può andare in campagna per le vacanze. Perché non dovrei? Perché dovrei ammassarmi in città?

Conduttore Bing Jie: Concludiamo parlando un po’ di sviluppo personale e tendenze future. Va bene? Perché all’inizio abbiamo anche detto perché le persone dovrebbero comprendere la logica operativa della Cina di base. Spesso è anche in linea con l’attuale mania degli esami per la pubblica amministrazione. Si interagisce direttamente con gli studenti nelle università, quindi è necessario avere una sensibilità molto intuitiva. Ora non sono solo i giovani a sostenere gli esami; da quando quest’anno il limite di età è stato allentato, anche le persone di mezza età si sono iscritte al campo d’esame per la pubblica amministrazione. Da qui il motto: “La fine dell’universo è l’esame per la pubblica amministrazione”. Pensi che sostenere l’esame per la pubblica amministrazione sia la soluzione ottimale per l’avversione al rischio durante una crisi economica?

Prof. Nie: Innanzitutto, il fatto che così tante persone sostengano l’esame è sicuramente dovuto alla crisi economica: la maggior parte dei lavori è instabile, priva di certezze, quindi le persone cercano certezze. Le posizioni più certe, attualmente, sono sicuramente quelle nella pubblica amministrazione. Raramente si sente parlare di licenziamenti su larga scala tra i dipendenti pubblici. Quindi si può interpretare come una strategia di avversione al rischio. Naturalmente, avere una strategia non significa poterla realizzare. Molte persone ci provano perché il suo costo diretto è basso: voglio dire, si può sostenere l’esame anche senza preparazione. Molti la pensano così: lo considero come l’acquisto di un biglietto della lotteria. Se vinco, mi arricchisco; altrimenti, non importa. Quindi non possiamo esagerare troppo questo fenomeno. Molti hanno una mentalità da lotteria. Se non mi credete, sperimentiamo: se il costo dell’esame fosse aumentato a 10.000 RMB, vediamo quanti lo sosterrebbero, giusto? Da una prospettiva sociale, non credo che sia un fenomeno positivo. Perché, in linea di principio, ogni tipo di talento dovrebbe avere il suo posto di rilievo. È impossibile che tutti siano adatti a diventare funzionari pubblici. La maggior parte degli studenti che scelgono di sostenere l’esame è di per sé anormale.

È impossibile che la maggior parte delle persone sia adatta a diventare funzionari pubblici. Questo deve comportare un’allocazione errata. Un risultato di allocazione normale dovrebbe distribuire approssimativamente le indicazioni agli esami in base al numero di occupati. Mm. Ad esempio, se il 70% delle persone è impiegato in aziende, allora circa il 70% dovrebbe cercare lavoro in aziende, senza dare l’impressione di sostenere esami per la pubblica amministrazione, giusto? La teoria occidentale potrebbe essere più radicale, considerando il sistema della pubblica amministrazione come un sistema che divide la torta anziché farla crescere. Così tante persone intelligenti, laureati, dottorandi provenienti da università prestigiose, che si dividono la torta anziché farla crescere, rappresentano un’allocazione errata dei talenti da una prospettiva nazionale.

Da una prospettiva individuale, è difficile dirlo, perché quando si fanno delle scelte, ognuno agisce con razionalità individuale. Pensano che trovare lavoro sia così difficile; farò l’esame; se lo supero, vado; altrimenti, farò qualcos’altro – non è contraddittorio. Inoltre, se lavoro per un po’ e lo trovo inadatto, posso anche andarmene. Ho una filosofia che potrebbe aiutare tutti: si possono dividere tutte le cose della vita in due categorie: reversibili e irreversibili. Bisogna fare prima le cose irreversibili, poi quelle reversibili. Sostenere l’esame per la pubblica amministrazione è reversibile. Molti lo considerano una scelta prioritaria, il che è anche un motivo importante. Ma questo riflette anche un’altra cosa: la nostra mobilità professionale non è ancora così fluida. Abbiamo una porta girevole: si può solo uscire dal sistema, ma è difficile entrare dall’esterno. Questo è un altro motivo. Ma quello che voglio dire è che, anche se è una scelta relativamente razionale per te personalmente, non tutti sono adatti a diventare un dipendente pubblico. Chi è adatto? Ecco alcune generalizzazioni a cui fare riferimento: ne riassumo alcune: occhi acuti, labbra serrate, mani veloci, gambe diligenti, buone capacità di scrittura, discrezione, difficoltà a mostrare le emozioni, capacità di sopportare umiliazioni e carichi pesanti. Pensateci, quante persone possiedono queste caratteristiche?

Presentatore Bing Jie: Ognuno elimina un gruppo numeroso.

Prof. Nie: Esatto. Perché nel governo non si tratta di un dipartimento ordinario; il governo è una rigida gerarchia. Se mostri la minima insoddisfazione nei confronti di un leader e il leader se ne accorge, sei finito. Molti pensano che non sia giusto; dicono che il sistema è molto inclusivo, non verrai licenziato facilmente nemmeno con una bassa intelligenza emotiva. Sbagli. Prima di tutto, devi entrare; con una bassa intelligenza emotiva non puoi nemmeno entrare. Anche se ci riesci, non sopravviverai a lungo. Al contrario, alcuni settori non richiedono un’intelligenza emotiva così elevata. Diciamo che sei un appassionato di tecnologia; puoi andare in un’azienda per la ricerca e sviluppo. Ogni dipartimento ha bisogno di persone che sappiano portare a termine il lavoro. È come… faccio un esempio: nella squadra del pellegrinaggio, hai un pompiere come Sun Wukong. Non importa quanto Tang Sanzang sia insoddisfatto di Sun Wukong, deve tollerarlo. Perché? Lui segue un percorso tecnico, che gli permette di combattere i demoni; altri non possono. Molti hanno un’idea completamente sbagliata, dicendo che chi ha una bassa intelligenza emotiva dovrebbe entrare nel governo. Ma non ci si riesce nemmeno.

Presentatore Bing Jie: Penso che molti sappiano che la loro personalità non è adatta al sistema, ma vogliono comunque entrarci. La domanda maggiore è guidata dal bisogno di stabilità, soprattutto alla luce dei recenti cambiamenti sociali.

Prof. Nie: Esatto. Questo è il fenomeno anomalo: il gruppo più giovane e dinamico è alla ricerca del lavoro più stabile. Non è una buona cosa. Dovrebbero essere loro a rischiare, sperimentare, innovare, giusto?

Presentatore Bing Jie: Ok, scelgo di entrare in un’azienda, di scegliere un settore ad alto rischio, di entrare in un dipartimento di innovazione. Ma ora, per esempio, lavorare in una grande azienda tecnologica fino a dopo i 35 anni e poi rischiare di essere licenziato, anche questa è una realtà.

Prof. Nie: Giusto. I licenziamenti nelle grandi aziende tecnologiche sono un po’ esagerati. Se aprono un’attività, vanno in un’altra azienda, trovano un lavoro migliore, non è una brutta cosa. Se un dipartimento governativo ti licenzia a 35 anni, dove vai? Se non hai raggiunto il livello di vice capoufficio e vieni licenziato, non saprai come fare nulla. I licenziamenti nelle grandi aziende tecnologiche offrono una buona retribuzione. La chiave è se seguiamo il loro percorso successivo. Se hanno buone prospettive di sviluppo, stanno producendo talenti per la società, giusto? Quindi, se c’è un altro consiglio, è questo: lavorando all’interno del sistema, anche se fortunatamente ci si entra, bisogna mantenere la possibilità di uscirne in qualsiasi momento. Altrimenti, sei finito.

Presentatore Bing Jie: È davvero difficile. Si lascia vincolare da questa inerzia. Sono d’accordo.

Prof. Nie: Essendo anch’io un insegnante, mi considero parte del sistema. Rifletto su questo problema: cosa posso fare se un giorno non sarò più un insegnante? Essere una celebrità di internet su Bilibili è solo un fenomeno a breve termine. Bisogna avere una capacità costante. Quindi in questi anni ho prima letto di più; in secondo luogo, ho fatto più ricerche. Spero di padroneggiare conoscenze che altri non hanno, uniche. Quindi, voglio dire, mantenere la capacità di imparare per sempre è molto importante, ma non è facile da raggiungere. Penso che ci sia anche un vantaggio: non è facilmente sostituibile dai robot. L’intelligenza artificiale cattura facilmente la conoscenza esplicita, ma non è facile catturare quella tacita. Se non mi credete, andate a fare una domanda a DeepSeek. Chiedetegli: “Qual è la probabilità che un segretario di partito di contea venga promosso a vicesindaco?” Potrebbe non osare rispondere a questa domanda, giusto?

Presentatore Bing Jie: Allora perché non rispondi a questa domanda?

Prof. Nie: Il segretario di partito di contea è una posizione assolutamente molto importante. Le sue probabilità di promozione sono più alte di quelle di un normale funzionario a livello di Capo Divisione. Secondo le nostre statistiche campione, circa il 60% dei segretari di partito di contea può essere promosso, a patto che non commetta errori. Certo, è difficile dire la qualità della promozione: alcuni diventano vicepresidenti della Conferenza consultiva politica della città, altri vicepresidenti del Comitato permanente del Congresso popolare municipale, e tutte le posizioni sono possibili.

Presentatore Bing Jie: Ho un’altra domanda. Abbiamo discusso della crisi che sta attraversando l’economia locale, incluso il fatto che molte unità affiliate al sistema originale hanno subito in qualche modo ripercussioni sugli stipendi. Ciò è particolarmente evidente nelle recenti decisioni dei dipartimenti governativi di ridurre le assunzioni o di attuare tali piani. Pensa che ciò inciderà sulla situazione attuale del sistema?

Prof. Nie: In una certa misura, avrà ripercussioni. È già successo in passato. I dipartimenti governativi generalmente ottimizzano; non licenziano direttamente. Potrebbero trasferirti. Ad esempio, se eri in un dipartimento importante, potresti essere assegnato a uno meno importante. Se le tue capacità sono in qualche modo carenti, se ancora non funzionano, trasferisciti a un’istituzione pubblica. È raro licenziare direttamente qualcuno. È anche per questo che le persone sostengono gli esami.

Prof. Nie: Mm. Questa è una promessa implicita. Ma in futuro, quello che potrebbe sembrare è: potresti non avere molto lavoro da fare, non avere una retribuzione adeguata. Ad esempio, molti dipartimenti si fondono. Dopo la fusione, non ti licenzieranno, ma sei disposto ad andare in un istituto pubblico? In caso contrario, potresti non essere promosso, potresti non avere bonus. Poi scegli tu. Ti incoraggeranno anche ad andare in pensione anticipata. Attraverso questi modi impliciti, continuano a erodere le tue capacità e le tue prospettive. Quindi non pensare che non essere licenziato sia una garanzia. Non è necessariamente vero. Anche le nostre università hanno situazioni simili. E se un insegnante non è qualificato? Non puoi licenziarlo direttamente – parlo di prima del 2006, quando non esisteva un vero e proprio concetto di licenziamento. L’università può assegnarti alla biblioteca. Se non vali lì, assegnarti alla logistica. Se vali lì? Vai alla logistica in un campus periferico. Hanno sempre un modo. Quindi non vieni licenziato, ma che importanza ha, giusto? Quindi non dobbiamo mai immaginare che, una volta entrati nel sistema, da quel momento in poi ci ritroveremo con una ciotola di riso di ferro. Assolutamente no. Anche uno come me, professore ordinario da oltre dieci anni, deve pensare lucidamente: se domani veniamo licenziati, cosa possiamo fare? Dobbiamo mantenere la capacità di apprendimento.

Presentatore Bing Jie: Hai ancora questo senso di crisi adesso?

Prof. Nie: Certo che sì. Chissà quanto sono imprevedibili le vicende del mondo? Non esiste una vera ciotola di riso di ferro al mondo. Quindi a volte scherzosamente dico che una volta si diceva: “Il mare dell’amarezza non ha confini, torna indietro e la riva è a portata di mano”. Anche sostenere l’esame per la pubblica amministrazione non significa raggiungere veramente la riva. Non esiste una cosa come raggiungere veramente la riva in questo mondo. Quindi, se dici che deve esserci una riva, allora possiamo raggiungere la riva del cuore, ma non la riva della realtà. Nessuno può farlo. Quindi, per la gente comune, essere in grado di arricchire il proprio io interiore è già un grande traguardo.

Prof. Nie: In realtà ammiro molto il punto di vista di Schopenhauer: diceva che ognuno dovrebbe essere il re del proprio cuore. Questa è l’unica cosa che si può controllare. È improbabile che la maggior parte delle persone raggiunga risultati monumentali in un’epoca di crisi economica e di incertezza come questa. Gli intellettuali pensano sempre a stabilire virtù, risultati e parole. In realtà, la stragrande maggioranza non ha alcuna opportunità del genere. Allora si può solo cercare la consolazione spirituale, il che significa che sentirsi… contenti è già abbastanza buono. Se si riesce anche a dare un contributo sociale, è ovviamente ancora meglio. Ecco perché do ai giovani sei suggerimenti: abbassare le aspettative, migliorare le competenze, fare esercizio fisico, apprezzare il tempo, imparare bene l’inglese, leggere di più la storia. Leggendo di più la storia, si sentirà… cose che oggi si danno per scontate potrebbero non essere state normali in passato, e cose che si ritengono difficili da immaginare potrebbero essere state comuni in passato. Molti eventi nel lungo fiume della storia sono solo un tuffo. Se si ha una prospettiva più ampia, si conosce meglio la storia, si guarderanno molte cose con più distacco, anche con più calma.

Presentatore Bing Jie: Bene, allora la conversazione finisce qui. Grazie, Professor Nie.

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Il capitalismo cowboy nell’Asia centrale, di Michael Hudson

Il capitalismo cowboy nell’Asia centrale

Di Michael  Giovedì 20 novembre 2025 Interviste  Nima  Permalink

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⁣NIMA ALKHORSHID: Ciao a tutti. Oggi è giovedì 13 novembre 2025 e i nostri amici Michael Hudson e Richard Wolff sono tornati con noi. Bentornati.

⁣RICHARD WOLFF: Sono felice di essere qui.

⁣NIMA ALKHORSHID: Michael, vorrei iniziare con te e con quanto è successo con Donald Trump e le sue politiche in Asia centrale. Donald Trump dice che riconquisterà il cuore dell’Asia centrale. Davvero? Cosa sta succedendo secondo te? Sta parlando di un investimento di 35 miliardi di dollari in Uzbekistan. E si parla anche del Kazakistan e forse del ritorno della base in questi paesi. 

Qual è secondo te l’importanza dell’Asia centrale?

⁣MICHAEL HUDSON: L’obiettivo apparente di cui ha parlato è quello di convincere le aziende americane a investire nel tungsteno e nelle terre rare. Il Kazakistan possiede ingenti riserve di tungsteno e l’America ritiene di poter sostituire la dipendenza dalla Cina per questo minerale. Il sogno di Trump, quasi un’ossessione, sono le terre rare, ma non credo che il Kazakistan sia davvero una fonte significativa di questo minerale. 

Le compagnie petrolifere americane hanno investito molto in Kazakistan e in Kirghizistan, ma è stato un disastro. È stato definito un ecocidio. I sindacati dei lavoratori petroliferi si sono ribellati e hanno combattuto contro questo fenomeno. In tutta l’Asia centrale c’è un forte sentimento anti-americano, sicuramente contro le compagnie minerarie e petrolifere americane.

Questo è fondamentalmente ciò per cui Trump si batterà. E spera che il finanziamento non provenga dal governo degli Stati Uniti, ma dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Sono stati loro a introdurre il neoliberismo in Kazakistan e in Asia centrale, e il risultato è stato un disastro.

Quello che è successo in Asia centrale è più o meno quello che è successo nei Paesi Baltici: le cleptocrazie locali hanno preso il potere. Hanno registrato le proprietà a loro nome. Hanno stretto accordi con le aziende occidentali per ottenere tangenti e hanno tenuto i loro soldi in Occidente. Si sono appropriati di tutte le migliori abitazioni. E il FMI e la Banca Mondiale hanno introdotto lo “stato di diritto”, consentendo ai governi di pignorare i debitori, ovvero le persone che avevano acquistato le loro case a credito.

Il microcredito era la grande novità promossa dagli americani, dal FMI e dai neoliberisti. Funzionava soprattutto grazie alle donne, perché era possibile esercitare una pressione sociale su di loro affinché ripagassero tutti i debiti. Il tasso di suicidi aumentò, quindi furono proprio le donne a guidare l’opposizione all’influenza occidentale in Kazakistan, Kirghizistan e negli altri paesi della regione.

La reazione iniziale contro l’Unione Sovietica ha ormai lasciato il posto alla sensazione generale che allora le cose andassero molto meglio. Almeno la gente aveva la sicurezza di un alloggio. Non c’era polarizzazione, né una classe di miliardari (che invece è emersa in questi paesi), né il nepotismo dei governanti nei confronti delle loro famiglie. In un certo senso, è come tornare indietro al XIX secolo.

Quindi quello a cui stiamo assistendo ora riguarda più che altro i minerali. Il XIX secolo era incentrato più sulle colture, sull’oppio e cose simili. Ma tutto questo non è altro che una ripetizione di quello che veniva chiamato il Grande Gioco (gli inglesi lo chiamavano la Questione Orientale): la lunga lotta tra Gran Bretagna e Russia – e ora tra Stati Uniti e Russia e Cina – per il controllo di tutto, dall’Iran, attraverso l’Asia centrale, fino alle regioni uigure della Cina occidentale. Si assiste a questo gioco geopolitico, in cui le compagnie minerarie svolgono un ruolo importante; le compagnie minerarie sono probabilmente le [aziende] più impopolari dell’intera regione.

Non abbiamo sentito nulla su ciò che stanno facendo Cina e Russia – penso che stiano semplicemente lasciando che l’America giochi le sue carte – ma la settimana scorsa il ministro degli Esteri del Kazakistan era a Washington per cercare di promuovere il Kazakistan e concludere accordi. Sembra che, certamente, l’attuale governo stia cercando di concludere un accordo che gli sia vantaggioso. Credo che abbiano incontrato il segretario al Commercio Howard Lutnick, che in passato aveva negoziato un accordo per le ferrovie del Kazakistan. Ora c’è una proposta tra Cove Kaz (un fondo di capitale) per investire nel settore minerario, una sorta di accordo di partecipazione agli utili con il Kazakistan che forse non conosce tutte le complessità della contabilità “hollywoodiana” che in realtà non lascia molti profitti da condividere, dopo aver pagato tutti gli interessi, le spese di gestione e le altre spese che vengono tutte addebitate.

Il Grande Gioco ora è tra gli interessi minerari neoliberisti (e quello che il popolo kazako definisce ecocidio: la distruzione dell’ambiente causata dall’inquinamento e dalle fuoriuscite provocate dalle compagnie petrolifere) e la Cina (l’iniziativa cinese Belt and Road, su termini molto diversi e con una filosofia diversa dal neoliberismo). 

Ora non si tratta più solo di un gioco geopolitico, ma di un gioco che riguarda il tipo di accordi economici che verranno stipulati. Saranno accordi di tipo BRICS (più o meno di stampo socialista) o saranno gli accordi neoliberisti che gli Stati Uniti stanno cercando di promuovere in questo momento?

⁣RICHARD WOLFF: Vorrei aggiungere due aspetti.

In primo luogo, mi sembra incredibilmente una replica dell’imperialismo del XIX e XX secolo. Si tratta dei paesi occidentali, in questo caso gli Stati Uniti, che vedono l’opportunità di trarne profitto, sia attraverso l’estrazione mineraria – che è antica quanto l’imperialismo, risalente all’epoca dell’oro e dell’argento e di tutte le altre cose che hanno attirato gli europei in tutto il mondo alla ricerca di luoghi dove poterli ottenere a basso costo, o rubarli – sia attraverso qualsiasi altro mezzo necessario, perché è così facilmente liquidabile da poter essere utilizzato nel modo che preferiscono.

Certo, aggiungete tungsteno, aggiungete terre rare. È sempre cambiato con le tecnologie che abbiamo a disposizione, che determinano quale risorsa nel sottosuolo è più interessante dal punto di vista estrattivo, per il profitto, rispetto alle altre. Quindi ora ci sono queste nuove risorse, e ora c’è un nuovo posto dove andare a prenderle, e gli Stati Uniti cercheranno di farlo – facendo pagare gli altri – sapete, saccheggiando l’ambiente. È quello che hanno sempre fatto. Non è una novità.

Vorrei ricordare a qualcuno una lezione. E la lezione è che i paesi che sono riusciti a staccarsi dall’assetto imperialista capitalista globale – la Russia nel XX secolo e ora la Cina – sono esempi di successo. La Russia era allora sotto l’Unione Sovietica…

Vorrei ricordare alla gente, dato che è così di moda non saperlo, che la crescita economica sovietica, dal momento della rivoluzione nel 1917 fino al momento della dissoluzione nel 1989, è stata la storia di successo del XX secolo. Il Paese europeo più arretrato, che ha dovuto affrontare (pronti?) la sconfitta nella prima guerra mondiale, poi una guerra civile e una rivoluzione, quindi la collettivizzazione dell’agricoltura e infine la seconda guerra mondiale, è comunque uscito alla fine del secolo con una crescita superiore a quella di chiunque altro, nonostante tutte queste battute d’arresto. Una storia straordinaria! E la Cina, come tutti sappiamo, è l’altro esempio.

Cosa hanno in comune? Si sono staccati dal sistema capitalista coloniale. Sono esempi di successo, quelli che non hanno permesso ciò di cui si sta discutendo per il Kirghizistan o il Kazakistan, a questo punto. E questa è la prima cosa.

La seconda osservazione (che va ad aggiungersi a quanto detto da Michael) è che sono ben consapevole – forse mi sbaglio – di tutte le macchinazioni: i 76 – perché tengo il conto – i 76 morti che sono stati uccisi su quelle imbarcazioni, le cosiddette narco-barche, nei Caraibi e nel Pacifico. Sono consapevole che si tratta di un processo, insieme al posizionamento della portaerei Gerald Ford che ora si trova al largo delle coste del Venezuela. Sono consapevole che c’è un piano per attuare un piccolo cambio di regime in Venezuela, al fine di riaffermare la Dottrina Monroe e di impossessarsi di uno dei più grandi giacimenti di petrolio del pianeta.

Ecco il colpo di scena: i russi, con il tacito sostegno dei cinesi, hanno avvertito gli Stati Uniti di non farlo.

Ora, questo è un passo importante, certamente ancora simbolico, ma comunque importante. È che la Dottrina Monroe è stata appena invalidata. Gli Stati Uniti non hanno alcun diritto implicito di dominare l’emisfero occidentale. I russi stanno annunciando che anche loro sono presenti. E se i russi sono lì con navi e marina militare, come sembra, allora i cinesi non sono molto indietro.

Il mio sospetto è che parte dell’attrattiva di tenere questi incontri alla Casa Bianca sia per il signor Trump poter dire: Ok, se devo prendervi sul serio nell’emisfero occidentale, beh, voi dovrete prendere sul serio me, anche più di quanto pensavate di fare. Guardate, sto facendo cose proprio qui vicino a voi, con i governi dell’Asia centrale. 

Quindi, ci sono queste manovre geopolitiche in atto: fanno parte dell’adeguamento fluido del mondo al fatto che l’Occidente non è più l’attore economico dominante. E tutti, compreso l’Occidente, stanno riorganizzando le proprie strategie, cercando di capire come rimanere a galla in questa situazione globale in rapido mutamento.

⁣MICHAEL HUDSON: Penso che tu abbia ragione a citare la Dottrina Monroe, perché il rovescio della medaglia era la promessa che l’Europa sarebbe rimasta fuori dall’emisfero occidentale e noi saremmo rimasti fuori dal suo emisfero, ma questo non sta affatto accadendo. Quindi hai perfettamente ragione quando dici che la Russia e la Cina stanno affermando: avete infranto l’accordo. Siete venuti qui. Ok, occhio per occhio: quello che stiamo facendo è simmetrico alle vostre reazioni e alle vostre azioni. In sostanza, state vedendo la Russia e la Cina reagire contro l’Occidente.

Ma ancora una volta, tutto questo ci riporta alla contrapposizione tra il cuore del continente di [Halford] Mackinder e le zone costiere e commerciali controllate dagli inglesi.

L’idea alla base dei piani della Cina e della Russia (ma soprattutto della Cina) negli ultimi 20 anni è stata quella di espandersi via terra attraverso l’Asia centrale. C’è un intero tentativo di costruire ferrovie. Tutto questo [è una ripetizione] della fine del XIX secolo, a partire dalla Persia. Era l’Impero persiano a controllare la maggior parte di questa regione. E alla fine del XVIII secolo, la Russia riconquistò quella che era stata la parte settentrionale dell’Impero persiano: l’Azerbaigian, la Georgia e parte del Daghestan. I Qajar, una dinastia tribale locale, presero il potere dello scià dell’Iran [Persia] nel 1789 e lo governarono fino al 1925, riconquistando essenzialmente questa zona. La Russia la riconquistò e utilizzò questa conquista di quella che era stata la Persia settentrionale per estendere la ferrovia attraverso il Kazakistan e l’Asia centrale, più a est.

Ebbene, la Gran Bretagna si oppose a tutto ciò e combatté la guerra di Crimea contro la Russia per affermare che quest’ultima era il suo nemico esistenziale. Si possono guardare gli Stati Uniti e la Cina oggi: erano la Russia e la Gran Bretagna ai tempi della guerra di Crimea; e il seguito di quella guerra fu la guerra anglo-persiana (1856-1857) per il controllo della rotta verso l’Afghanistan, che era controllata dalla Persia. E fu combattuta per la città di Herat, nell’Afghanistan occidentale. Gli inglesi dissero: dobbiamo impedire alla Russia di accedere all’India, perché l’India era ancora il gioiello della corona che forniva sostegno finanziario all’Impero britannico. In sostanza, la Gran Bretagna sconfisse la Russia, sconfisse la Persia e ne prese il controllo. E nel mezzo secolo successivo, fino alla fine del XIX secolo, sia la Russia che la Gran Bretagna chiesero concessioni per costruire una ferrovia attraverso questa regione, che era ancora in gran parte sotto il controllo persiano.

Beh, riuscirono a bloccarsi a vicenda; e la Persia non fu in grado di costruire una ferrovia fino a quando, finalmente, a metà degli anni ’30, lo fece lo Stato. Aveva paura di ottenere concessioni straniere. Il trauma degli investimenti britannici – provenienti dalla Persia, più a est – fu così distruttivo che si diffuse un sentimento generale filo-russo. Dopo la Rivoluzione russa, i russi avevano il sostegno della popolazione in queste regioni; c’era una guerra in corso per il controllo della Persia (che solo più tardi sarebbe diventata l’Iran) e dell’Asia centrale. E, in sostanza, gli inglesi intervennero con l’esercito e risolvettero la questione rovesciando la dinastia tribale dei Qajar con i due scià (la dinastia Pahlavi), padre e figlio, che instaurarono uno Stato di polizia.

Quando nel 1901 la Persia concesse una concessione petrolifera a [William Knox] D’Arcy dell’Inghilterra, ciò portò alla scoperta del petrolio un decennio dopo; e penso che ciò che accadde dopo in Persia è ciò che accadrà in Asia centrale. All’inizio degli anni ’50 gli iraniani elessero Mossadegh come loro leader. L’MI6 britannico e la CIA lo rovesciarono e lo scià instaurò uno stato di polizia così terribile e oppressivo che l’unico luogo in cui la gente poteva riunirsi per opporre resistenza erano le moschee. Il risultato fu una rivoluzione sciita che rovesciò lo scià.

Questo è più o meno ciò che accadde negli anni ’90 del XIX secolo, quando l’opposizione alla conquista britannica del commercio di tabacco e oppio in Persia fu guidata principalmente dai leader religiosi, che imposero una fatwa contro il fumo; tutte le pipe ad acqua furono distrutte e, in sostanza, lo scià (lo scià tribale Qajar che aveva governato per 50 anni) fu assassinato e i britannici insediarono i propri rappresentanti. 

Questo è il tipo di lotta che vedrete, con quella che ora viene chiamata la “rivoluzione colorata”, nel Sud-Est asiatico. Se i piani degli Stati Uniti per l’estrazione mineraria e il controllo, e il sostegno alla cleptocrazia neoliberista avranno successo in questa zona, ci sarà lo stesso tipo di rivoluzione che c’è stata in altri paesi. Questa sarà la dinamica che darà forma al prossimo decennio.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì. Richard, cosa sta succedendo con il caso del Kazakistan e dell’Uzbekistan? Entrambi sono profondamente legati alla Belt and Road Initiative cinese e all’Unione economica eurasiatica russa. 

E, guardando alla realtà della regione, questi paesi possono realisticamente orientarsi verso Washington senza compromettere le loro attuali dipendenze strategiche?

⁣RICHARD WOLFF: Ne dubito. Ne dubito fortemente, e vi dirò due motivi. Uno, c’è una parte della storia (che posso aggiungere a tutto ciò che ha appena detto Michael), ovvero che in Persia, come forma di resistenza contro ciò che stavano facendo gli inglesi e quelle parti della società persiana alleate con gli inglesi, si sviluppò uno dei partiti comunisti più grandi e più evoluti al mondo, il partito Tudeh. Questo tipo di comportamento da parte dell’Occidente non ha solo provocato l’opposizione religiosa – cosa che ha fatto, e che per il momento è diventata piuttosto dominante, fino ad oggi – ma quell’opposizione religiosa esisteva e coesisteva con un’opposizione laica molto potente, che nel caso dell’Iran/Persia era il partito Tudeh, che doveva essere distrutto senza pietà affinché l’opposizione religiosa potesse sopravvivere. E questo continua ancora oggi. Le opposizioni all’interno dell’Iran, ancora oggi, hanno le loro radici in quel partito Tudeh in molti, molti modi, come mi hanno spiegato innumerevoli volte gli iraniani.

Quindi, starei attento perché penso che questo tipo di comportamento che stiamo vedendo – questa sorta di rinnovamento dell’imperialismo classico, se vogliamo – possa rafforzare, in qualche modo, l’opposizione religiosa; ma darà anche nuova linfa vitale alla resistenza non religiosa, socialista laica o comunista, che ha radici profonde in quella zona.

Il secondo motivo per cui mi aspetto questo è che la capacità della Russia e della Cina, separatamente e insieme, di aiutare l’opposizione guidata dal Tudeh a rinascere è molto maggiore di qualsiasi cosa la Russia o la Cina siano state in grado di fare in passato. E ora avranno un interesse acquisito nel sostenere una base anti-occidentale che già esiste qui, a molti livelli. Quindi, sì, potresti riprendere quella vecchia battaglia nel modo in cui Michael l’ha descritta; ma le condizioni e la forza dei relativi attori in gioco non sono più quelle di allora. E quindi, penso che ora, la seconda volta, il risultato sarà molto diverso.

⁣MICHAEL HUDSON: C’è un ottimo libro pubblicato, credo, nel 2021, da Balihar Sanghera ed Elmira Satybaldieva: Rentier Capitalism and its Discontents: Power, Morality, and Resistance in Central Asia (Il capitalismo rentier e i suoi malcontenti: potere, moralità e resistenza in Asia centrale). Ho scritto l’introduzione a quel libro (e la pubblicherò oggi sul mio sito web) perché descrive esattamente il trauma che si è verificato quando le compagnie petrolifere statunitensi sono entrate in questa regione, in concomitanza con le regole neoliberiste che hanno portato questa regione ad essere più ricettiva alla Belt and Road [Initiative] cinese. 

Chevron ha messo gli occhi su queste vaste riserve petrolifere, in particolare sul giacimento di Tengiz in Kazakistan. Il Kazakistan voleva semplicemente avvalersi delle competenze occidentali. Voleva svilupparle autonomamente. Ma ciò che voleva Chevron era il controllo. Ed è proprio questo che vorrà qualsiasi compagnia mineraria statunitense in questa regione: lo stesso tipo di controllo. Prometterà il controllo al governo, ma il modo in cui il FMI e la Banca Mondiale hanno imposto le regole del libero mercato è tale che lo Stato non può davvero fare nulla per penalizzare questi paesi per tutto l’inquinamento che la loro attività mineraria causerà, in particolare per le terre rare. 

E Trump ha detto: Beh, possiamo soddisfare metà del fabbisogno di terre rare dell’America solo dal Kazakistan!
Beh, è davvero folle, se si considera quanto tempo ci vorrà per costruire tutte queste strutture minerarie. Chi si occuperà della raffinazione? Verrà effettuata in Kazakistan? Oppure verrà inviata, come avviene attualmente con i minerali, in Cina? Chi si occuperà della produzione? L’accordo sembra così semplice nel modo in cui Trump e gli americani lo descrivono. 

E mettono sempre nei dettagli del contratto delle clausole che danneggiano i paesi ospitanti, che in pratica dicono: qualsiasi cosa facciate per far pagare i costi di bonifica e qualsiasi danno che controlliamo, vi faremo causa davanti alla Corte internazionale per le controversie in materia di investimenti. E voi dovrete semplicemente pagarci, non solo dovrete pagarci i danni, ma arresteremo il vostro avvocato, come abbiamo fatto in Ecuador con l’avvocato [Steven Donziger] che ha difeso il Paese dall’inquinamento causato dalla Chevron. Capite? Vi renderemo la vita un inferno. 

E non mi sorprenderebbe vedere Russia e Cina presentare uno scenario completo di ciò che potrebbe accadere a questi paesi se permettessero alle nuove compagnie minerarie di fare loro ciò che ha fatto Chevron. 

Chevron promise [al Kazakistan] l’accordo, l’80% della produzione, e rifletté questo accordo di ripartizione degli utili 80-20%. Ma alla fine il Kazakistan si è ritrovato con solo il 2% dei ricavi del progetto. È stato un disastro – il 2%! – per tutto il petrolio che stava ottenendo. È stato il contratto petrolifero più sfavorevole che sia stato negoziato negli ultimi decenni. E il Kazakistan ne sta ancora subendo le conseguenze. Quindi, non ha avuto una buona esperienza con gli investimenti occidentali.

Lo stesso è accaduto in Kirghizistan. Anche questo Paese ha subito danni simili a causa dell’inquinamento causato dall’estrazione dell’oro. Anche in questo caso sono arrivate le compagnie minerarie – e l’estrazione dell’oro è molto inquinante, così come lo sono, ovviamente, quella delle terre rare e del tungsteno – e si è verificata una situazione molto spiacevole. Gli autori del libro che ho appena citato scrivono: “Il regime neoliberista delle regole di investimento vincola i governi agli accordi firmati con le multinazionali. Se gli accordi vengono violati, gli investitori si sentono giustificati nel portare gli Stati ospitanti davanti a un tribunale arbitrale internazionale per ottenere il risarcimento dei danni. Lo Stato di diritto ha affermato che lo Stato non può violare i diritti e le libertà individuali e che il dominio della proprietà privata deve essere protetto dalla politica maggioritaria”.

Quindi, il neoliberismo non ha eliminato la pianificazione statale. Ha semplicemente trasferito quella che era la pianificazione sovietica alle grandi società e alle multinazionali presenti in questi paesi. 

È quello che hanno già sperimentato. E sono sicuro che i governi vogliono soldi adesso. E sono sicuro che, come nel caso degli investimenti passati, a partire dalla Persia del XIX secolo, con le sue concessioni sul tabacco, fino alle concessioni minerarie di oggi, ci sono ogni sorta di tangenti ai funzionari e di attività segrete. È così che funziona il sistema. Il crimine fa parte del libero mercato. 

Credo che [R. H.] Tawney abbia detto: «La proprietà non è un furto, ma gran parte dei furti diventano proprietà», e penso che sia proprio quello che si è visto finora in Asia centrale; ed è proprio questa la strategia degli Stati Uniti per quella regione.

⁣RICHARD WOLFF: E bisogna tenere presente il diritto internazionale. Stanno proteggendo la proprietà privata dalla “maggioranza” — Che parola meravigliosa! Avresti potuto dire “democrazia”, ma non l’hai fatto. Hai eliminato quel termine e l’hai sostituito con qualcosa che suona diverso: “maggioranza”. Non dovremmo permettere alla maggioranza di avere un ruolo decisivo in questo caso. 

Quando fai questo, non fai altro che rimandare la rivoluzione che arriva per pretendere ciò che il sistema maggioritario avrebbe dovuto darti, come modo pacifico per risolvere questo tipo di differenze. Devi sempre scuotere la testa con stupore per ciò che era possibile. 

E non mi sorprende che quelli di Trump… quale altro modello potrebbero avere? Non hanno altro in testa che gli ultimi due o tre secoli di imperialismo capitalista. Cos’altro potrebbe venir loro in mente? Non sono critici. Non sono permeati da un modo di pensare rivoluzionario, ribelle, socialista o (qualunque parola vogliate usare) alternativo. No, si occupano di ciò che esiste – il sistema capitalista – e di come mantenerlo in funzione. E se hanno bisogno di tungsteno e di terre rare, allora guardano in giro per il mondo e vanno a investire nel controllo, ovunque esso sia.

Mi viene in mente il modo in cui funzionava l’Impero britannico. Sapete, una volta che gli Stati Uniti divennero indipendenti e poterono svilupparsi, scoprirono che nel loro territorio c’era qualcosa che il capitalismo mondiale voleva. E nel XIX secolo, ciò che il capitalismo mondiale voleva sopra ogni altra cosa era il cotone, perché il mondo stava imparando a vestirsi con tessuti di cotone di un tipo o dell’altro. E il sud degli Stati Uniti, una volta che si riuscì a portare gli africani neri a lavorarci, era una fonte di cotone. E l’Impero britannico si trovò ora di fronte al fatto che doveva pagare per il cotone perché non aveva più la colonia; quindi, avrebbe dovuto pagare questi americani. 

Così, nell’Impero britannico si diffuse la voce che bisognava lavorare ai Kew Gardens (alle porte di Londra) per piantare cotone in ogni modo possibile, al fine di capire dove potesse crescere in tutto il mondo, in modo da poterlo raccogliere per la propria industria cotoniera. Ecco perché l’Uganda è una piantagione di cotone e l’Egitto è la fonte del cotone. Hanno provato ovunque. Dove non funzionava, hanno lasciato perdere. Dove funzionava, arrivarono con il loro regime coloniale per assicurarsi di ottenerlo. E ottennero un secolo di guadagni davvero ottimi dai loro tessuti di cotone, dando ai piccoli agricoltori africani dell’Uganda… niente, sapete, e dando alla maggior parte della popolazione egiziana… niente, e così via.

Stiamo semplicemente ripetendo quel vecchio gioco, in nuovi ambiti, con nuove questioni da affrontare. Ma la struttura è esattamente la stessa.

⁣MICHAEL HUDSON: E alla fine si tratta di un quadro a breve termine. Voglio dire, l’imperialismo, il neoliberismo è, fondamentalmente, estrattivo: cerca guadagni a breve termine – mordi e fuggi – e, a un certo punto, sei costretto a scappare perché alla fine c’è una rivoluzione che li rovescia. La Cina sta giocando (e la Russia) in questa regione, [loro] stanno giocando una partita a lungo termine; e la partita a lungo termine alla fine funziona sempre. 

La domanda è: quanto tempo ci vorrà perché l’Asia centrale entri a far parte del gioco a lungo termine? E cosa possono fare ora Cina e Russia per contrastare il tentativo di un cambio di regime contro qualsiasi paese che resista all’espansione degli interessi minerari degli Stati Uniti? 

Hai l’equivalente del tuo esempio sul cotone: gli Stati Uniti vedono semplicemente l’Asia meridionale e centrale come una fonte di minerali per sostituire la Cina. La Cina può dire: “Beh, noi vogliamo andare oltre la monocultura: essere una monocultura è ciò che vi ha impoverito; essere una monocultura (una monocultura mineraria, che si tratti di petrolio, tungsteno o terre rare) creerà un piccolo strato di oligarchia clientelare, una cleptocrazia clientelare, come quella che avete avuto in tutti gli Stati sovietici, oppure avrete una rivoluzione sociale?

Beh, ovviamente è quello che ha fatto la Russia in Persia, dove (come dici giustamente) il Partito Comunista era molto forte prima degli omicidi di massa e dell’assassinio (in stile Pinochet) dello scià per mano dell’MI6 e della CIA. Quindi, potrei immaginare che da tutto ciò possano derivare una guerra sporca e una politica sporca, tutto questo. 

Il Sud-Est asiatico avrà uno Stato burocratico centralizzato e cleptocratico? Oppure sarà una sorta di Stato – mi piace il termine maggioritario – che probabilmente è la tattica politica che la Cina userà per dire: se avete la nostra Belt and Road, preferirete di gran lunga che siamo noi a concedervi i fondi per sviluppare la vostra economia, piuttosto che farlo attraverso il FMI e la Banca Mondiale, e le società che prenderanno in prestito il denaro a Wall Street, investiranno lì, e poi tutti i profitti saranno assorbiti dal pagamento degli interessi (per noi che paghiamo gli interessi ai nostri banchieri e alle nostre società finanziarie offshore e società di gestione), senza lasciare davvero nulla a voi. Questa è la contabilità “hollywoodiana” – o potremmo semplicemente dire la contabilità neoliberista – che viene utilizzata per impedire ai paesi ospitanti di ottenere i benefici delle loro risorse naturali. 

E l’intero tentativo degli Stati Uniti in questo senso è quello di impedire a questi paesi di utilizzare il loro patrimonio, le loro risorse naturali, come base imponibile.

Beh, ovviamente, questo è proprio ciò che Adam Smith e tutti gli economisti classici – John Stuart Mill, [Karl] Marx e i socialisti – sostenevano per l’Europa: sbarazzarsi della classe dei rentier, sbarazzarsi dei proprietari terrieri, utilizzare la rendita fondiaria e la rendita delle risorse naturali come base imponibile. Questo è ciò che [David] Ricardo ha chiarito molto bene nella sua analisi. E la Cina può riprendere questa idea economica classica di libero mercato: un libero mercato è un mercato libero dall’estrazione di rendite – risorse naturali – o dall’estrazione di rendite fondiarie o minerarie. La Cina vuole che l’Asia centrale sia in grado di tassare i proventi del suo petrolio, tungsteno [e] altre materie prime, per utilizzarli per pagare gli investimenti di capitale nell’iniziativa Belt and Road che la Cina vuole costruire. 

Quindi quello a cui stiamo assistendo in Asia centrale è una lotta: chi otterrà i proventi delle risorse naturali? Saranno versati alle compagnie petrolifere e minerarie private occidentali? E i governi dell’Asia centrale rimarranno senza queste risorse naturali come base imponibile significativa? E dovranno tassare la popolazione in generale, impedendo il decollo industriale? Oppure diranno: no, tutto questo appartiene allo Stato. Faremo ciò che volevamo fare originariamente con il petrolio – e ciò che ci era stato promesso – quando abbiamo parlato per la prima volta con gli interessi americani; che ci avrebbero fornito le competenze per sviluppare il nostro petrolio. Otterremo quindi i profitti – e li useremo per sviluppare il nostro Paese. 

Questo non è successo la prima volta. Ci deve essere una curva di apprendimento. E ora la Cina ha tutto l’interesse a promuovere questa curva di apprendimento per dire: utilizzate le vostre risorse naturali. Potete esportare tutte le materie prime che volete in Occidente. Vogliamo che esportiate: fonte di guadagni, fonte di guadagni in dollari. Questo è ciò che vi consentirà di compensarci per gli investimenti Belt and Road che stiamo cercando di fare per sviluppare la vostra intera economia; ciò andrà a beneficio della popolazione in generale, non solo come industria estrattiva, ma anche creando piccole industrie, industrie su larga scala, modernizzando la vostra agricoltura, ecc.

Questo è ciò che accadrà nel prossimo decennio.

⁣NIMA ALKHORSHID: Richard, gli Stati Uniti stanno già affrontando un sovraccarico di impegni in Europa e nell’Indo-Pacifico. La domanda è: possono competere in modo significativo in Asia centrale senza distogliere l’attenzione da altri teatri strategici? 

Considerando che la presenza della Cina in Asia centrale non è solo economica, ma anche infrastrutturale e istituzionale, attraverso la SCO e il BRICS.

⁣RICHARD WOLFF: Sì, stavo per dire la stessa cosa da una prospettiva diversa. Nell’imperialismo classico, i paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio e così via – utilizzavano tutti la stessa logica, lo stesso sistema. La cosa straordinaria ora è che la Cina e la Russia (in particolare la Cina) hanno un sistema diverso, ma questo da solo non basta. Sono anche il blocco economico più ricco del mondo. Hanno più soldi da fornire all’Asia centrale, se necessario. Se si sommano i PIL dei paesi BRICS, si ottiene un risultato di gran lunga superiore al PIL totale del G7. Non si tratta più di concorrenti alla pari. 

I cinesi hanno… guardate cosa stanno facendo. La Belt and Road è un enorme investimento di denaro, che i cinesi devono fare. Non è solo un bel progetto. Non è solo una ricerca di profitto. È un investimento a lungo termine di una somma enorme di denaro. 

E ora che gli Stati Uniti hanno, in sostanza, dichiarato guerra al resto dell’economia con quella follia dei dazi, hanno creato un incentivo per i cinesi, per i BRICS, ma anche per quasi tutti gli altri paesi, a cercare altrove rispetto agli Stati Uniti, nei prossimi anni, per fare affari; perché trattare con gli Stati Uniti, ora che sono diventati un sistema nazionalista e ossessionato dalla sicurezza nazionale, è un partner inaffidabile: È un luogo inaffidabile in cui vendere – guardate cosa possono fare i dazi – è un luogo inaffidabile in cui acquistare, perché ora tutto è strumentalizzato in questo sistema americano e non si sa se la propria dipendenza dall’importazione di qualcosa – voglio dire, non ci sono più molte cose che gli Stati Uniti esportano in modo significativo; ma qualunque cosa sia, non è affidabile.

Tutti cercano di trovare partner commerciali affidabili. Dove? Nell’orbita cinese o, almeno, in quella non americana, perché è più sicuro diversificare per non dipendere dagli Stati Uniti. Ciò significa che gli Stati Uniti (come hai detto tu, Nima, e hai ragione) non sono in una buona posizione per impegnarsi in una lotta con la Russia e la Cina in Asia centrale, mettendo da parte un impegno militare; ma in una competizione economica le probabilità non sono così buone per gli Stati Uniti a questo punto. Anche il Kazakistan e il Kirghizistan devono chiedersi se quello che stanno per fare, ovvero guadagnare un sacco di soldi, estrarre un sacco di minerali e vendere un sacco di esportazioni agli Stati Uniti, li porterà a diventare sempre più dipendenti, quando tutto il mondo ti dice: vai nella direzione opposta, riduci la tua dipendenza da loro.

Ecco la battuta che potrebbe venirvi in mente: gli americani li inducono a chiedere un prestito al FMI; loro sviluppano tutti questi strumenti; fanno una rivoluzione e vendono tungsteno e terre rare alla Cina. Pensateci, perché ora dovete ragionare in questo modo. Ed è un modo ragionevole di interpretare la legge degli eventi. È proprio questo che è cambiato nel mondo.

⁣MICHAEL HUDSON: Nima, stavi per fare un annuncio?

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì, prego.

⁣MICHAEL HUDSON: No, pensavo che ce l’avresti fatta.

⁣NIMA ALKHORSHID: Per il nostro pubblico: se volete seguire Michael Hudson e Richard Wolff, potete visitare i loro siti web: per Richard, andate su “Democracy At Work”  https://www.democracyatwork.info/; e per Michael, andate su https://michael-hudson.com. [Notate il trattino.] [Sia Michael che Richard hanno un sito Patreon: visitate https://www.patreon.com/home e cercate “Michael Hudson” e “Democracy at Work”.] [Democracy at Work ha anche un canale YouTube: @democracyatwrk.]

E l’altro punto è, Richard, come ne stavamo parlando prima di salire, che molte persone stanno rubando i video che stiamo realizzando, questi discorsi che stiamo facendo, e non possiamo perseguire questi ladri, perché sono davvero tanti.

⁣RICHARD WOLFF: Vorrei dire due parole su Nima, solo per ribadire il concetto. 

Li chiamo video falsi. Cosa sono (e mi riferisco principalmente a quelli del mio lavoro, ma sospetto che sia lo stesso per tutti): Se sei bravo con i computer, se sei bravo con i video, se sai come usare l’intelligenza artificiale e così via, quello che viene prodotto sono video che hanno il mio volto (o qualcosa che gli assomiglia), che articolano un intero ragionamento; ed è la mia bocca, e le parole suonano come la mia voce — 

Tutto questo è artificiale. Non sono io. 

Altre persone stanno prendendo (ad esempio, in un caso) la parte superiore del mio viso, quindi sono riconoscibile (per le persone che sono abituate a vedermi); e poi la parte inferiore è la bocca di qualcun altro, che articola un copione che non ho scritto e che non ha nulla a che fare con me. E il tutto viene confezionato come “Ecco Richard Wolff”. E le persone conoscono abbastanza il lavoro che faccio da poter, immagino, far pagare un biglietto a chi vuole vedere quel video, e poi incassare i soldi – e mi hanno semplicemente usato come materia prima.

Ora ero molto preoccupato, come potete immaginare, perché potevano inserire letteralmente l’opposto di ciò che stavo dicendo. Finora non l’hanno fatto, anche se forse ora riceverò delle e-mail che mi dimostreranno il contrario, ma finora ciò che abbiamo visto non è ideologicamente o analiticamente opposto, è solo finzione. È solo la creazione di qualcun altro.

Quindi, se volete essere sicuri che sia davvero io? Sì, andate su democracyatwork.info; oppure andate su @democracyatwrk (canale YouTube); oppure andate su @democracyatwork su Substack. Tutti questi sono nostri. Sono di nostra proprietà e pubblichiamo solo cose nostre. In questo modo, potete essere sicuri che non si tratti di un falso.

⁣MICHAEL HUDSON: Beh, è lo stesso sul mio sito, ma in particolare per quanto riguarda i programmi di Nima. La gente mi ha inviato copie dei programmi di Nima, con Richard e me, e in fondo c’è un altro conduttore (un quarto conduttore!) che è lì sul loro sito, con tutto il programma che abbiamo appena fatto. 

Potrebbero decidere di utilizzare o meno la trascrizione che preparo per questi programmi, che pubblico sul mio sito e che invio a voi. E così sembra che il tuo programma, Dialogue Works, appaia su un sito che non è Dialogue Works, un sito completamente diverso con Richard e me, con qualcun altro che lo presenta. E hanno anche avuto la sfacciataggine di scrivermi dicendo: Abbiamo ricevuto molte risposte dagli spettatori ai video che abbiamo mostrato di te, Richard e Nima. Vuoi essere ospite sul nostro sito? Come se in qualche modo questo potesse legittimare tutto.

Quindi, abbiamo a che fare con un furto enorme, sponsorizzato da YouTube, perché YouTube otterrà più pubblicità da questo – e lascerà che fioriscano cento fiori. 

E sospetto che gli spettatori di questi siti plagiati non siano il tipo di spettatori che di solito guardano il programma di Nima o che leggono ciò che Richard e io scriviamo sui nostri rispettivi siti web. Si tratta di michael-hudson.com 1, per essere precisi. È lì che dovete andare. E io ho un gruppo Patreon. Richard ha un gruppo. Abbiamo i nostri siti, ma loro stanno piratando ciò che facciamo. E sono siti falsi. E, come sottolinea Richard, sono arrivati persino a falsificare i nostri contenuti. 

Questa è la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Chi controlla la piattaforma, la piattaforma di intelligenza artificiale, controlla i contenuti. Ed è l’equivalente di [George] Orwell: chi controlla il [passato], controlla il [futuro]. Ma chi controlla il sistema di intelligenza artificiale? Se immettiamo spazzatura, otterremo spazzatura, è quello che stiamo vedendo.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì. Il problema è che stanno ottenendo più visualizzazioni del video originale! 

Prima di concludere, Richard, vorrei mostrare un video di Donald Trump che parla delle tariffe doganali. Ecco cosa ha detto Donald Trump.

⁣DONALD TRUMP (CLIP): Ho incassato centinaia di milioni di dazi. Ho imposto dazi alla Cina sin dall’inizio. Poi, quando siamo stati colpiti dal COVID, abbiamo combattuto. Abbiamo fatto un ottimo lavoro. Ma quello era il COVID. Proveniva da un determinato luogo in Cina. 

LAURA INGRAHAM (CLIP): Un altro grande regalo dalla Cina.

⁣DONALD TRUMP (CLIP): … è un altro piccolo regalo che abbiamo ricevuto. Ma guardate, io vado molto d’accordo con il presidente Xi. Vado molto d’accordo con la Cina. Ma l’unico modo per andare d’accordo con la Cina è trattare da una posizione di forza. Abbiamo una forza enorme grazie ai dazi. Abbiamo una forza enorme grazie a ciò che ho fatto. Ho ricostruito il nostro esercito; loro hanno molti missili, ma anche noi ne abbiamo molti. E non vogliono avere a che fare con noi.

⁣RICHARD WOLFF: Sì, beh, sai, questo è il Paese che ha inventato il cowboy. E la mentalità da cowboy è molto diffusa. Molti ragazzini crescono con l’immagine di un tipo molto impressionante a cavallo che spara alla gente, che di solito ha la pelle più scura, e il cowboy, e tutto il resto. Ed è quello che abbiamo qui. 

Avresti potuto mostrarci un filmato in cui spiega, con gioia negli occhi, come sta uccidendo quei trafficanti di droga che spara dalle barche. E che quando avrà finito con loro, saranno morti. E dice la parola “morti” con tutta l’intensità che riesce a raccogliere. Sai, uccidere i trafficanti di droga. Negli Stati Uniti arrestiamo ogni giorno persone coinvolte nel traffico di droga. In questo Paese c’è un enorme traffico di droga e ogni giorno arrestiamo persone, in un luogo o nell’altro. Non li uccidiamo mai. Che siano colpevoli o innocenti, non abbiamo la pena capitale per le persone coinvolte nel traffico di droga – fino a quando il signor Trump ha deciso di essere il giudice, la giuria, l’avvocato e la prova, e di passare direttamente da “vedo una persona su una barca” alla sua esecuzione. È così grave che l’agenzia di intelligence britannica –

Beh, quello che vediamo qui con la sua discussione sulla Cina – e lui ha ricostruito l’esercito – è sempre la stessa cosa. È tutta una messinscena elaborata del signor Tough Guy. Non è una cosa seria, tranne per il fatto che questo è ancora un Paese ricco, ha ancora un esercito potente, può ancora causare danni. Per lo più, quello che ha fatto il programma tariffario è stato causare danni. 

E vorrei concludere con una cosa: ora stiamo tutti aspettando la decisione della Corte Suprema per sapere se le tariffe sono un’azione legale o meno.

Ecco perché è importante, indipendentemente dal risultato. Il presidente degli Stati Uniti ha attaccato e danneggiato innumerevoli paesi e aziende, danneggiati dai dazi doganali. E lo ha fatto sapendo che potrebbero essere incostituzionali. Ha sottoposto il paese a un’esperienza i cui costi saranno enormi – e lo sono già – senza nemmeno saperlo, né prendersi il tempo o la briga di informarsi, perché è un cowboy e punta subito alla pistola…

Quindi ha applicato i dazi doganali e ora, tra l’altro, una delle sue difese, recentemente presentata alla Corte Suprema, è stata quella di spiegare quanto sarebbe stato destabilizzante per l’economia mondiale se avesse dovuto annullare tutti i…

Esatto! Come hai potuto farlo? Che razza di leader politico farebbe una cosa del genere? Wow. Stiamo parlando di agire d’impulso in modi che sono già, e possono essere incredibilmente autodistruttivi.

⁣MICHAEL HUDSON: Aha, Richard, questo è esattamente ciò che Trump sta pianificando, la spada che Trump sta tenendo sospesa sull’Asia centrale. Può dire che, beh, se avete intenzione di riorientare le vostre esportazioni verso gli Stati Uniti, possiamo applicare dazi sulle vostre esportazioni e creare caos nel vostro Paese, se fate qualsiasi mossa per accontentare la Cina, la Russia, l’Iran o chiunque altro sia nella nostra lista dei nemici. Investendo nei minerali, nel petrolio e in altri prodotti dell’Asia centrale, Trump ha la possibilità di creare il caos in quei paesi e di usare il rifiuto del mercato statunitense per ottenere il controllo. 

La citazione di Nima mostrava Trump che parlava di missili. Non userà missili nel Sud-Est asiatico. Userà al-Qaeda. Questa è la guerra del terrore dell’America. La chiamano guerra al terrorismo, ma è una guerra di terrore. Si sta ricorrendo agli omicidi di al-Qaeda, agli omicidi della CIA, al cambio di regime del National Endowment for Democracy e tutto il resto; e cercheranno di portare al-Qaeda in tutti i paesi dell’Asia centrale che agiscono in modo sgradito agli Stati Uniti. E in Asia centrale vedrete esattamente ciò che al-Qaeda ha fatto in Iraq e in Siria.

E il fatto che, due giorni fa, il leader di al-Qaeda, [Abu Mohammad al-]Jolani, sia apparso alla Casa Bianca, stringendo la mano a Trump e giocando a basket con i generali del CENTCOM statunitense!  

Ora che, come sapete, non c’è più una taglia di 10 milioni di dollari sulla vostra testa, continuate a uccidere i cristiani. Va bene così. È vero che accusiamo altri paesi di uccidere i cristiani e ci opponiamo a loro, ma voi potete uccidere i cristiani perché siete i nostri assassini di cristiani, non i loro.

Si sta assistendo all’ipocrisia di tutta questa finzione, questa maschera di carta degli Stati Uniti che sta cadendo, che è stata strappata via negli ultimi giorni, sotto gli occhi di tutti.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì. Credo che siamo quasi alla fine. Grazie mille, Richard e Michael, per essere stati con noi oggi. È stato un grande piacere parlare con voi due.

⁣RICHARD WOLFF: Anche qui. Speriamo di aver fatto qualche progresso anche contro i video falsi.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì, lo spero.

⁣MICHAEL HUDSON: Sì.

⁣NIMA ALKHORSHID: Non ne sono sicura, ma spero di sì. A presto. Ciao ciao.

Trascrizione e diarizzazione: https://scripthub.dev

Editing: Ton Yeh & Kimberly Mims
Revisione: ced

Foto di Farhodjon Chinberdiev su Unsplash

Dove sta il nuovo trucco?_di WS

Interessante questo  articolo  di Big Serge. Dal punto di vista    geostrategico,     dimostra una cosa essenziale: la Germania accese la WW2 senza conoscere né il suo nemico né se stessa!

 E allora, non solo la dirigenza tedesca rimase infatti per tutta la guerra abbacinata dall’idea di trovare un “modus vivendi” con chi l’aveva spinta nella “trappola polacca” , ma anche assolutamente confusa sulle proprie finalità  strategiche  e sui  mezzi realmente disponibili per perseguirle.

Facendo, quindi, guerra violando il noto principio di Sun Tzu, non poteva che perderla.

 Comunque non è che conoscendo bene entrambe le cose, ” se stesso” e “il proprio nemico”,  la  Germania  la guerra avesse poi  tante probabilità  di   vincerla, accertato lo straordinario sbilancio di partenza nelle ” risorse mobilitabili” (+) ,  nel mentre   invece la coerenza strategica ” degli anglosassoni ” fu assoluta ,una volta  che   essi  ebbero ricevuto nel gennaio del ’39 l’ordine di marcia dai “banksters”.

Perché le WW  si  fanno  solo  quando i “banksters” ne  hanno bisogno e  di solito usano  gli stessi  trucchi.

 Infatti  il parallelismo  tra  la futura WW3  che appunto  i “banksters” si preparano a portare alla Russia e  la WW2   che  allora portarono  alla Germania  è evidente; su questo vale la pena di soffermarci.

 Partiamo dai punti di analogia : 

1)  Putin è il “nuovo Hitler”,   il dittatore  alla guida dell nuova “minaccia revanchista”: cosa  confermata dalla  “nuova  aggressione ingiustificata  da lui portata alla “coraggiosa vittima” ( provocatrice): l’ Ucraina di oggi, ora  al posto di quello che allora della Polonia.

Chi  di voi non  ha sentito  questo “coro”       calatoci in testa   da anni     a “me(r)dia unificati ?

2) L’ attuale dirigenza russa cerca disperatamente un accordo con il suo nemico esattamente come allora fece quella tedesca . Non lo vediamo   anche questo  in questo  continuo   “teatro di pace” ?

3) il rapporto di “risorse mobilitabili” e ancora una volta 5:1 a vantaggio del Bankstan.   Questo è un dato oppugnabile     derivabile  dalle  statistiche ,  e  chi  crede   che    i popoli asserviti   ai banksters    stavolta   non  andranno  a morire  per i LORO interessi , si illude.

 E se vogliamo aggiungere carne al fuoco, ci possiamo    cogliere  un ulteriore analogia:

3a) anche stavolta gli U$A partiranno facendo finta di essere “neutrali”. Non vedete  l’ analogia  tra il Trump di oggi  e il Roosevelt  del 1940 ?

 Questi 3 e 1/2 “punti” ci spiegherebbero   abbastanza  del  perché i “banksters” restino ancora altamente confidenti nella  la PROPRIA vittoria, esattamente come lo rimasero anche quando nel primo anno della WW2 tutti rimasero sorpresi dalle strabilianti vittorie tedesche.

 Quindi la “partita” è già ” segnata” ? Non proprio , perché ci sono delle differenze e anche addirittura una importante  difformità . 

 Partiamo appunto da questultima su di un punto  che allora fu decisivo a provocare il collasso della Germania:

(4) il ruolo dell’URSS , che nella  WW2  spezzò la schiena   di una  Germania  che l’ aveva  attaccata per “disperazione  strategica.  Potrebbe     domani nella WW3       essere  della   Cina  il ruolo  che fu de L’ URSS  nella WW2 ?

Vediamo  un po nel  dettaglio  questa  fantasiosa  ipotesi .

In  effetti  nei prodromi della WW2,  perlomeno fino  al 1933,   anche  Germania   e URSS      furono  abbastanza “simbiotiche” in quanto  ognuno aveva bisogno di ciò che l’ altro aveva: materiali grezzi contro prodotti industriali.

 Ma tra il 1933 e il 1939 tutto questo era cessato per la dichiarata volontà della dirigenza tedesca di costituire “un proprio spazio vitale ad est” ai danni del “mondo slavo”.

A parziale giustificazione di questa  aggressiva “intenzione programmatica” c’ era pure ,ideologicamente analoga, “l’intenzione programmatica” dell’ URSS di portare “il comunismo in Europa”.

Insomma Germania e URSS erano nemici dichiarati anche se, per la propria prosperità, avevano bisogno “l’ uno dell’ altra”.

 Vediamo invece l’attuale rapporto Russia- Cina .

Anch’essi ,  entrambi programmaticamente     nel mirino  del Bankstan, hanno “bisogno l’una de l’ altra” seppur a parti rovesciate rispetto al caso precedente.   Infatti    ora  è sotto  attacco  diretto  il “fornitore   di materiali grezzi”   e non  “il fornitore  di prodotti industriali ,   come  “l’altra  volta”.

Ma al contrario ,  i due di adesso non hanno alcuna ” ostilità dichiarata”  tra loro ,  ed entrambi dichiarano   assolutamente insensato rimanere semplici  spettatori di  una possibile aggressione subita dall’altro.

Certo, non sono “alleati” ritenendosi entrambi ” maschi alfa” , ma il loro  informale   “patto  di non  aggressione”  è ora  molto più  credibile     tanto  da non    avere  alcuna necessità di metterlo su  carta, perché  non hanno alcuna necessità di sopraffarsi vicendevolmente e nessun vantaggio a vedere l’altro nelle grinfie del Bankstan.

Certo, adesso è la Russia a trovarsi in piena “linea di fuoco” , ma è veramente fuori da ogni pensiero strategico razionale che la Russia attacchi per ” disperazione strategica” la Cina , o inversamente che sia la Cina ad attaccare la Russia per spartirsela poi col Bankstan , quando già ora la Cina può avere  dalla Russia  tutto ciò che gli serve con un semplice commercio fatto da posizione di vantaggio. 

Quindi non solo il fattore 4 manca, ma potrebbe essere addirittura rovesciato!

 E ci solo altri fattori “disanaloghi” a vantaggio della Russia 

a) La  Russia oggi,  al contrario  della  Germania  di allora, non ha gravi  carenze  di risorse primarie. Non  solo può  lavorarle  da  sé , ma al bisogno  può    commerciarne  ad libitum   con la Cina per  sopperire  ai propri bisogni  industriali.

b) Al contrario    della Germania  di allora ,   che non riuscì mai     a colpire seriamente  anche  solo la  Gran Bretagna,  la Russia oggi  dispone  di  notevoli  capacità  di  colpire  a morte l’ intero Bankstan.

Certo, ricorrendo in    questo    anche all’ arma nucleare; sarebbe certamente un  atto  di “disperazione  strategica “  gravissimo   che  non porterebbe  alla “vittoria”;  di sicuro  porterebbe  la morte  all’intero Bankstan.

 E un Bankstan  che spingesse  la Russia   a questa  “disperazione  strategica “  sarebbe molto più disperato.

Infatti  perché mai i “padroni  del’ universo”  dovrebbero mettere    tutto quello  che già  hanno   in questa   roulette… russa?

Quindi    si ritorna   alla  questione       di  quattro  anni  fa . Dove   trovano i banksters   la motivazione   per  perseguire    questa  WW3 ?    Certezza  di vittoria    come   quando  accesero la WW2 ,  nera disperazione,  o peggio  di tutto , follia messianica ?

E nel caso  di una  reale  “certezza” ,  su  quale  fattore qui  non contemplato  essa poggia ?C’è  forse  un  NUOVO  “trucco”  che non abbiamo ancora  capito ?

Non lo  sappiamo ora , come non lo sapevamo quattro anni  fa , ma ora possiamo  capire  perché  la Russia  proceda in questa    WW3  con  “molta prudenza ”  invece   di precipitarcisi  in avanti   come la Germania  nelle due precedenti.

Quindi   se lo chiedono   certamente   anche   al  Kremlino:  dove  sta il NUOVO  trucco ?

  (+)Dai dati statistici de l’ epoca , mettendoci dentro anche i soliti ” camerieri francesi”  il Bankstan partiva con un vantaggio 5:1 nelle risorse industriali e umane , senza contare le gravi carenze  di approvvigionamento  la ” Gross Deutchland” aveva in partenza in termini di agricoltura e risorse minerarie .

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Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi_di Fred Gao

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi

Il professor Nie Huihua della RUC spiega come le gerarchie urbane cinesi determinano le opportunità di vita, perché a livello di contea regnano le “regole informali” e il vero futuro della sfida al debito locale in Cina.

Fred Gao16 dicembre
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A causa di problemi di tempo, non sono riuscito a tenere il passo con il podcast che ho iniziato l’anno scorso. Ho deciso di cambiare leggermente il formato e di usare questo spazio per presentarvi il mio podcast cinese preferito in assoluto dell’anno : “Una conversazione con Nie Huihua: un impiego governativo è la scelta migliore in una crisi economica?”. Il professor Nie Huihua della Renmin University intervista Zhiben Lun, docente di Economia e Commercio, un podcast gestito da CITIC Press Group . Il professor Nie è un Distinguished Professor presso la Facoltà di Economia della Renmin University of China, specializzato in economia organizzativa ed economia politica della Cina. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Renmin University e una formazione post-dottorato presso l’Università di Harvard.

Il professor Nie Huihua

Rispetto ai suoi successi accademici, ammiro ancora di più il suo stile schietto e la sua profonda conoscenza della Cina dal basso. La sua ricerca non si limita a libri e modelli economici, ma comprende ampie indagini sul campo e la comunicazione con funzionari cinesi locali. È anche disposto a condividere pubblicamente le sue intuizioni, mantenendo una presenza attiva su Bilibili, l’equivalente cinese di YouTube, dove ha accumulato oltre 730.000 iscritti, per lo più giovani cinesi.

Questa è una conversazione lunga, quindi la dividerò in due puntate. Nella prima, il professor Nie spiega come la struttura amministrativa gerarchica delle città cinesi influenzi la distribuzione delle risorse, le opportunità di carriera e la competitività regionale, sottolineando che le città di livello più alto ricevono più risorse a causa del loro status politico, il che crea condizioni di parità fin dall’inizio.

Esplora inoltre le “regole informali” che governano il potere a livello di contea e ne analizza le implicazioni, introducendo la sua formula per comprendere la governance di base: Contratti incompleti + Subappalti amministrativi = Responsabilità illimitata = Potere illimitato .

Inoltre, esamina perché il modello di finanziamento fondiario si è dimostrato insostenibile, ma resta difficile da abbandonare per alcuni governi locali, e discute le radici della crisi del debito locale e come parametri di performance come “mantenere la stabilità” e “attrarre investimenti” influenzano il comportamento dei funzionari.

Il professor Nie sostiene che per comprendere veramente le radici della Cina, dobbiamo analizzare le sue strutture di incentivi e la sua continuità storico-culturale: lo sviluppo economico è una cosa, ma trasformare la logica di governance richiede molto più tempo.

Questo primo episodio affronta anche il tema di come i destini individuali in Cina siano intrecciati in strutture amministrative più ampie e del perché, per la maggior parte delle persone senza forti legami, le grandi città possano comunque offrire una strada migliore. Approfondiremo questo aspetto nella prossima puntata.

02:15 Il “fascino del sistema” cinese: perché la generazione Z ora si chiede “Quanto potere ha un segretario di partito di contea?”

04:00 Troppo qualificati o in piena fase di crescita? Un postdoc di Harvard diventa vicedirettore di un ufficio subdistrettuale a Shenzhen, svelando il rango amministrativo nascosto della governance locale.

06:35 La terra sotto i tuoi piedi ha una gerarchia: come la tua città determina il tuo accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e alla ricchezza.

09:22 La verità sulla cattiva allocazione delle risorse: la prosperità di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen è davvero dovuta a una maggiore efficienza?

11:43 “County Brahmins”: il ritorno nella propria città natale è davvero una valida alternativa per la persona media?

14:55 Quanto potere hanno realmente i funzionari locali? “Contratti incompleti + subappalti politici = Responsabilità illimitata = Potere illimitato”.

21:29 Perché gli enti locali sono “dipendenti” dalla finanza fondiaria? Il collegamento tra indicatori di performance ufficiali e indicatori chiave di prestazione (KPI) di promozione.

Desidero inoltre ringraziare il Professor Nie e il conduttore Sun Bingjie di Zhiben Lun per aver gentilmente autorizzato e fornito la trascrizione in cinese. Come sempre, per chi volesse mettere alla prova il proprio ascolto in cinese, ecco il link al podcast originale . Di seguito la trascrizione che ho realizzato.

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Presentatore Bing Jie:
Ciao a tutti, benvenuti a Zhiben Lun知本论, sono Bingjie. Negli ultimi anni, sembra che abbiamo perso collettivamente il senso dell’orientamento per il futuro. Due narrazioni sono diventate estremamente popolari: cercare stabilità partecipando all'”involuzione” per gli esami di stato, oppure fuggire dalle megalopoli come Pechino, Shanghai e Guangzhou per tornare nella propria contea natale e “sdraiarsi”. Molti dicono che la destinazione finale della vita sia un lavoro nel settore statale, ma vi siete mai chiesti cosa ci sia oltre quella “ciotola di riso di ferro”?

Il nostro ospite di oggi su Zhiben Lun è un economista noto per la sua capacità di esprimere la propria opinione, il Professor Nie Huihua della Renmin University of China. È anche un acuto commentatore di Bilibili. Ha recentemente pubblicato un nuovo libro, ” The Operating Logic of Grassroots China基层中国的运行逻辑” , in cui usa il bisturi dell’economia per analizzare il codice sottostante che governa l’allocazione delle risorse e influenza l’occupazione, la ricchezza e persino il destino di tutti.

In questa puntata non parleremo solo di macroeconomia; parleremo anche di cosa costituisca la vera “avversione al rischio” per l’individuo nella Cina odierna e di dove potrebbero risiedere le opportunità. Sono molto felice di avere questa opportunità di parlare con il Professor Nie. Innanzitutto, diamo il benvenuto al Professor Nie e salutiamo i nostri ascoltatori.

Prof. Nie:
Bene, ciao a tutti, sono Nie Huihua della Renmin University della Cina.

Presentatore Bing Jie:
Molti dei tuoi video più popolari su Bilibili riguardano la governance di base e il sistema. A nostro avviso, la base utenti di Bilibili è molto giovane. Il fatto che un gruppo di giovani ti ascolti parlare di argomenti come “Quanto potere ha un segretario di partito di contea?” mi ha inizialmente sorpreso.


Prof. Nie:
Penso che ci possano essere diverse ragioni. Una delle più immediate è che molte persone vogliono sostenere l’esame per la pubblica amministrazione. La seconda è che molte persone provengono da contesti popolari, ma non hanno vissuto e lavorato a quel livello. Come economista, le due domande che mi vengono poste più spesso sono: primo, com’è la situazione macroeconomica, e secondo, quali azioni acquistare. In realtà non sono specializzato in nessuna delle due! Molti parlano di macroeconomia, e molti parlano di azioni e gestione finanziaria, ma pochissimi parlano della governance statale cinese, soprattutto della governance a livello popolare.

Io stesso provengo da un ambiente rurale, un fannullone di provincia (小镇不做题家), si potrebbe dire. Quando ero giovane, non avevamo infiniti esami di prova da fare. In seguito ho sostenuto l’esame di ammissione all’università. Ho una certa familiarità con il livello di base e nutro una certa sensibilità nei suoi confronti. Allo stesso tempo, ho scoperto che molti giovani oggi sono in realtà piuttosto distaccati dalla realtà della vita di base. Ad esempio, nella mia classe, quando chiedo quanti studenti provengono da zone rurali, circa il 10% alza la mano. Quando chiedo quanti di loro abbiano mai coltivato la terra, nessuno l’ha fatto. Anche se la loro residenza familiare è rurale, sono cresciuti frequentando la scuola nel capoluogo di contea o addirittura in città, e non sanno nulla della campagna. Quindi, hanno questo labile legame, un senso di mistero, ma nessuna vera comprensione. Ci sono molte persone così.

C’è un fenomeno: ogni anno, dopo la corsa ai viaggi per la Festa di Primavera, vediamo comparire le cosiddette “narrazioni del ritorno alla città natale” (返乡体文学) – molte persone scrivono del declino dei villaggi, giusto? Per esempio, il mio concittadino Xiong Peiyun熊培云ha una frase che risuona profondamente: “Ogni città natale sta cadendo”. Sembra che non si possa tornare indietro. Ma se si debba tornare indietro, o se ne valga la pena , è tutta un’altra questione.

Prof. Nie:
Mi sono reso conto che molte persone in realtà non comprendono la situazione a livello di base, eppure la stragrande maggioranza delle persone vive al suo interno. Persino gli abitanti di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen – a rigor di termini, il 99% di loro vive a livello di base. Perché, indipendentemente da come vivano, il luogo in cui si trovano deve appartenere a una comunità, a un sottodistretto. E quel sottodistretto o comunità fa parte della base. Qui, per “base”, intendo i dipartimenti a livello di contea/distretto e inferiori. Naturalmente, esiste un numero esiguo di comunità uniche che potrebbero non essere gestite da un comitato di quartiere o da un sottodistretto tradizionale – questo è un caso a parte, appartenendo effettivamente a organi centrali o provinciali. Ma per il resto, secondo il principio della gestione territoriale, quasi tutti noi dovremmo appartenere e vivere al suo interno, anche se non tutti lavoriamo direttamente all’interno del sistema di base.

Prof. Nie:
Inizialmente non mi ero reso conto che così tante persone non comprendessero le problematiche di base finché non mi sono imbattuto in numerose domande del genere. Faccio un esempio: qualche anno fa, si è discusso di un borsista post-dottorato di Harvard, professore associato all’Università di Nanchino, che è andato a lavorare come vicedirettore di un ufficio di sottodistretto (街道办事处) nel distretto di Nanshan, a Shenzhen. Molti hanno ritenuto che si trattasse di un caso di persona sovraqualificata che assumeva una posizione molto inferiore, uno spreco di talenti. Ma molte persone non capiscono il sistema. Perché? Shenzhen è una città di livello sub-provinciale (副省级市). I suoi uffici di sottodistretto, come quelli dei comuni a controllo diretto, hanno un rango amministrativo di livello di Capo Divisione (正处级). In altre parole, un vicedirettore di un ufficio di sottodistretto di questo tipo equivale a un vicecapo di contea. Pensateci: quante persone, una volta laureate, possono diventare vicepreside di contea? Si inizia dal culmine! Per molti, il limite massimo dell’intera carriera è il livello di vicedipartimento. Quindi, vedete, si è trattato di un caso di incomprensione diffusa. È stato allora che ho capito davvero che si tratta di un fenomeno affascinante.

Poi, su Bilibili, sembra che molti follower sembrino piuttosto interessati a questo tipo di contenuti. Come dire? I cinesi, soprattutto gli uomini, hanno un rapporto complesso con il potere. Innanzitutto, la maggior parte delle persone potrebbe non amare il potere, ma allo stesso tempo desidera possederlo, senza però capirne il funzionamento. È questo sentimento sottile e delicato che rende tutti particolarmente desiderosi di apprendere qualcosa sul funzionamento del sistema. È normalissimo. Tutti desideriamo limitare il potere; detestiamo il potere, ma la maggior parte di noi non lo possiede, quindi vogliamo sapere come funziona. Questi sentimenti non sono contraddittori.

Presentatore Bing Jie:

Poiché provengo dallo Shandong, la gente dello Shandong potrebbe avere una percezione leggermente diversa del “sistema” rispetto ad altre province. Mi sembra di essere immersi in quell’ambiente fin da bambini. Mentre ti ascoltavo parlare del distacco delle persone dal sistema, pensavo a quando questa influenza ha avuto inizio per me. Inizia a manifestarsi nella cultura del bere a tavola degli abitanti dello Shandong. Non so se hai mai partecipato, ma se c’è un banchetto in stile Shandong, sicuramente ti ordineranno i posti a sedere.

Prof. Nie:

Lo so. Nel mio libro, “The Operating Logic of Grassroots China基层中国的运行逻辑” , c’è un grafico sul rapporto tra Partito e governo in Cina, e ho usato la provincia dello Shandong come esempio. Poiché lo Shandong è un luogo che attribuisce particolare importanza agli esami per la pubblica amministrazione e allo status di un individuo all’interno del sistema, ho usato proprio questo esempio.

Presentatore Bing Jie:

Esatto. Dal momento che hai parlato di questo sistema su Bilibili per molto tempo, comprese le sue modalità di funzionamento (quelli che chiameremmo video di “scienza popolare” tra virgolette), in tutti questi anni, qual è, secondo te, il più grande equivoco che la gente ha sul sistema, o qual è stato il contrasto?

Prof. Nie:

Penso che per la maggior parte delle persone il problema principale sia la scarsa familiarità con le regole del funzionamento del sistema. Ad esempio, molti pensano che un comitato di comunità ( shequ社区) sia un dipartimento governativo, o che un comitato di villaggio sia un dipartimento governativo. Questi sono fraintendimenti. Molti pensano che un ufficio di sottodistretto ( jiedao ban街道办) non sia diverso da un comitato di quartiere ( juweihui居委会), senza comprendere la logica fondamentale del loro funzionamento. Direi che questa logica fondamentale è il sistema gerarchico .

Ad esempio, molte persone non capiscono che le città cinesi hanno una gerarchia molto complessa. Hai appena detto che molti tra il pubblico si trovano probabilmente in città di primo o secondo livello come Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzhen. Ma in Cina, le città sono divise in cinque livelli. Ci sono municipalità di livello provinciale direttamente sotto il governo centrale (省部级的直辖市), 15 città sub-provinciali (副省级市), e poi i comuni capoluoghi di provincia (省会) (la maggior parte dei capoluoghi di provincia non sono città sub-provinciali). Molte persone semplicemente non lo sanno.

Prof. Nie:

Vorrei aggiungere: in alcune località, il livello amministrativo del capoluogo di provincia è addirittura inferiore a quello di un’altra città della stessa provincia. Ad esempio, nel Fujian, il capoluogo di provincia è Fuzhou, che è una città di livello dipartimentale (正厅级). Ma la città con il livello amministrativo più alto nel Fujian è Xiamen, che è una città sub-provinciale (副省级市). La persona media non ne ha idea, giusto?

Poi ci sono le città di livello prefettura (地级市) e le città di livello contea (县级市). Qual è la rilevanza? Certo che conta. Riguarda le scelte di carriera, l’istruzione dei figli, gli investimenti. Perché molte risorse della Cina sono allocate dall’alto verso il basso secondo questa gerarchia. Quindi, se vivi, studi o lavori in una città di livello elevato, puoi usufruire di maggiori risorse mediche, risorse educative e maggiori opportunità di lavoro.

C’è sicuramente una differenza. Perché Shenzhen ha infrastrutture così buone? Perché Shenzhen è una città sub-provinciale. Le città sub-provinciali possono interagire direttamente con il governo centrale su questioni economiche e fiscali; non hanno bisogno di passare attraverso il livello provinciale. Quindi Shenzhen ha un surplus fiscale maggiore e una maggiore autonomia. Quindi, se non si capiscono i livelli cittadini, è difficile capire perché Shenzhen abbia così tanta autonomia politica e così tanto surplus fiscale, giusto?

E la differenza tra assistenza sanitaria e istruzione è fin troppo evidente, vero? Se ti trovi in ​​una città sub-provinciale, probabilmente hai parecchie università del Progetto 985 (come una Ivy League statunitense ) e importanti ospedali terziari di alto livello. Se ti trovi in ​​una città a livello di prefettura, potresti non avere né le università del Progetto 985 né importanti ospedali di alto livello. Quindi, come vedi, la disparità è enorme. Credo che queste cose abbiano effettivamente un impatto significativo sulla vita, lo studio, il lavoro, l’occupazione e gli investimenti di tutti.

Presentatore Bing Jie:

Hai menzionato il sistema gerarchico tra le città. Questo significa che nella Cina odierna, le difficoltà di un individuo spesso non riescono a superare una mappa amministrativa? Ad esempio, se sono nato o ho scelto una città di basso livello, è come se mi venisse assegnato un tetto prima ancora di iniziare a scalare.

Prof. Nie:

Sì. Vorrei aggiungere una cosa. Abbiamo già condotto uno studio in precedenza, cercando di rispondere a una domanda: queste grandi città si sviluppano bene principalmente grazie ai loro elevati livelli di produttività o perché possiedono innati vantaggi gerarchici – “la luna favorisce la torre più vicina”? La nostra conclusione è che gran parte di ciò dovrebbe essere attribuito alla gerarchia. Cioè, è perché hanno avuto prima il livello più alto, che ha permesso loro di ottenere più risorse, che poi si sono sviluppate meglio.

Inoltre, abbiamo scoperto che, secondo gli standard economici, molte città di alto livello non sfruttano appieno le proprie risorse; il grado di cattiva allocazione delle risorse potrebbe essere ancora più grave. In questo senso, quindi, la competizione tra grandi e piccole città in Cina non è del tutto equa; non sono sulla stessa linea di partenza fin dall’inizio.

È proprio in questo senso che sono in parte in disaccordo con la semplice eliminazione delle restrizioni sulle dimensioni delle grandi città. Perché questo non è un fenomeno puramente di mercato, tanto per cominciare. Hai già un vantaggio sugli altri e poi dici: “Apriamo la concorrenza”? Come puoi farlo se non sei nemmeno sulla stessa linea di partenza? Per una concorrenza leale tra città, il prerequisito è prima l’equità, poi la concorrenza. Questa è sempre stata la mia opinione.

Presentatore Bing Jie:

Quindi, per la maggior parte delle città cinesi, è la classificazione gerarchica a determinare le risorse di cui potranno disporre in seguito e il loro livello di sviluppo. È possibile che alcune città si siano sviluppate prima nel processo di accumulazione iniziale perché possedevano determinate risorse innate, come i cosiddetti vantaggi geografici o i giacimenti minerari, ad esempio, e quindi, durante la classificazione, siano state classificate come aree di sviluppo chiave?

Prof. Nie:

Vuoi dire che alcune città avevano abbondanti risorse naturali anche prima di essere designate come città chiave, giusto? Questo fenomeno esiste, ma ci sono anche controesempi. Ad esempio, c’è un affascinante esperimento naturale: il capoluogo di provincia dell’Hebei era inizialmente a Baoding, giusto? In seguito è stato spostato a Shijiazhuang. Cambiare il capoluogo ha cambiato completamente la traiettoria di sviluppo di quella città, semplicemente perché tutto il resto è rimasto invariato: è cambiata solo la capitale. Logicamente, Baoding non era più il capoluogo di provincia, ma i suoi vantaggi in termini di risorse dovrebbero essere rimasti, la sua posizione geografica invariata. Eppure, vedi, è diverso. L’impatto è davvero significativo. Non direi che sia l’unico fattore, ma è decisivo. Un mio collaboratore ha condotto una ricerca sull’evoluzione delle città cinesi nel corso di migliaia di anni, e la sua conclusione è stata esattamente la stessa della mia: molte città si sono sviluppate semplicemente perché sono diventate centri politici.

Pertanto, ottennero maggiori opportunità di sviluppo economico. Altrimenti, sarebbe stato completamente diverso. Pensateci: l’economia della Cina meridionale iniziò a svilupparsi in modo significativo solo a partire dalla dinastia Song Meridionale. Perché? Perché i Song Settentrionali furono sconfitti e si spostarono a sud, fondando i Song Meridionali, spostando il centro economico più a sud. Se non fosse stato per la nobiltà e le ricche famiglie Song Settentrionali che portarono capitali, risorse e talenti a sud, il Sud non si sarebbe sviluppato così rapidamente.

Quindi, i vantaggi geografici del Sud sono cambiati prima? No, giusto? E anche il Gran Canale 大运河 è stato costruito in seguito per collegare l’arteria nord-sud. Quindi, vedete, anche le condizioni dei trasporti possono cambiare. Nel sistema cinese, credo che si possa persino dire che i fattori politici mantengano ancora un ruolo dominante. Non è così che molti capiscono: le città sono state selezionate perché avevano buone condizioni prima di tutto. Non è così semplice. Non escludo questo fenomeno, ma per le città, il più delle volte è il rango politico a determinare le loro prospettive di sviluppo economico, non la loro dotazione economica a farle selezionare come città di alto rango politico.

Presentatore Bing Jie: Mm. Prima abbiamo discusso della necessità di comprendere la logica operativa della Cina di base. Il primo motivo potrebbe essere l’esigenza diretta di coloro che si preparano agli esami per la pubblica amministrazione, poiché devono comprendere direttamente come funziona. Un altro motivo, credo, per il grande pubblico, è una tendenza relativamente ovvia degli ultimi anni. Si scopre che periodicamente si verifica questa cosiddetta tendenza o ondata di “ritorno a casa” da megalopoli come Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzhen. Soprattutto negli ultimi anni, con l’elevata pressione e l’intensa concorrenza in quelle città, la gente si chiede: “Dovrei trovare un posto dove “sdraiarmi”? Naturalmente, quando si pensa a una sistemazione in appartamento, si considerano queste località più piccole dove il costo della vita è più basso. Ma una volta arrivati, scoprono che, non comprendendo il funzionamento di questi luoghi, trovano il funzionamento del potere particolarmente oscuro, “l’acqua è troppo profonda”, e finiscono per tornare nelle grandi città. Questo richiama un termine di moda su internet negli ultimi anni: “County Brahmins” (Bramini di Contea).

Prof. Nie:

In realtà, questo termine deriva dal sistema delle caste indiano. Il sistema delle caste indiano classifica essenzialmente le persone gerarchicamente, dividendo figurativamente il corpo in testa, spalle, vita, coda… ora diciamo persino “città capo”, “imprese capo”, il che è di per sé un’espressione di gerarchia. Non credo che le contee cinesi abbiano dei veri “bramini”. È solo che all’interno delle contee esistono alcune famiglie numerose che detengono un potere relativamente stabile e le cui famiglie producono continuamente nuovi funzionari di livello pari o superiore al vice capo sezione. Questo fenomeno esiste.

Presentatore Bing Jie:

La realtà è piuttosto dura. Spesso diciamo che le grandi città sono troppo competitive e che vogliamo ritirarci nelle contee per trovare un’utopia. Ma, stando a quello che dici, la contea è in realtà un altro mondo, più nascosto, più esclusivo. Per chi non ha esperienza o competenze nella gestione delle relazioni, esiste una cosiddetta opzione di ripiego?

Prof. Nie:

Sono d’accordo. Ecco un riassunto: più alto è il livello cittadino, più grande è la città, più importanti sono le istituzioni formali. Più basso è il livello cittadino, più radicate sono le regole informali, più importanti sono le regole informali. Quindi, più ci si trova in una grande città, più ci si accorge che, poiché sono in gioco le regole formali, non si ha bisogno di tante regole informali. E ciò che manca alla gente comune è proprio il capitale sociale: quelle connessioni. Quindi, in una certa misura, le persone senza connessioni sono effettivamente più adatte a prosperare nelle grandi città, giusto? Questo rientra nella norma. Ma anche in altri paesi, la situazione è simile. Poiché più piccolo è il luogo, minore è la mobilità della popolazione, inevitabilmente si tende a una società basata sulla conoscenza. Le società basate sulla conoscenza si basano necessariamente di più su regole informali. Questo è vero in tutto il mondo; la Cina non fa eccezione.

Presentatore Bing Jie:

Quindi, più la regione è in basso, più è in basso, come le contee, o fino ai leader dei comuni, più le persone sentono che il loro potere è molto grande.

Prof. Nie:

Questo “potere molto grande” si riferisce in realtà al potere relativo . Logicamente, un segretario di partito di contea (县委书记, spesso il vertice della contea) è solo a livello di Capo Divisione. A Pechino, ci sono troppi funzionari a livello di Capo Divisione, giusto? Si tratta del suo potere relativo. Anche se il suo potere statutario potrebbe non essere molto maggiore di quello di un capo dipartimento, perché più si scende, più importante diventa l’aspetto informale. E cosa governa questa informalità? Spesso sono le istituzioni informali derivanti dall’influenza del potere. Quindi, queste due figure sono complementari. Nelle grandi città, poiché le istituzioni formali sono relativamente ben sviluppate, la parte informale è limitata.

Quindi, anche se si detiene lo stesso potere a livello di Capo Divisione, in una grande città manca quell’amplificazione e quell’effetto derivato, mentre a livello di base ha amplificazione ed effetti derivati, facendo apparire maggiore il potere di un segretario di partito di contea come funzionario a livello di Capo Divisione. Se non fosse per queste istituzioni informali, o se i contratti a livello di base non fossero più incompleti, il segretario di partito di contea non avrebbe un potere così grande.

Quando insegno teoria del potere, dico chiaramente a tutti: quando il potere è utile? Il potere è utile solo in un mondo di contratti incompleti. Se il mondo funzionasse con contratti completi – ovvero se tutto fosse chiaramente stipulato – il potere sarebbe inutile, giusto? Allora perché il potere sembra così utile alla base? È proprio perché le istituzioni di base sono imperfette, i contratti di base sono incompleti. Ecco perché.

Presentatore Bing Jie: Coinvolge il fattore trasparenza

Prof. Nie: …non trasparenza? La non trasparenza è un aspetto, ma è più complesso della semplice trasparenza. Mettiamola così: più si scende alla base, più si creano zone grigie. Mm. Perché se si ha a che fare con zone grigie, la libertà o la discrezionalità del potere è maggiore. Cioè, meno qualcosa è definito chiaramente, maggiore è il ruolo del potere. Più qualcosa è definito chiaramente, minore è il ruolo del potere. Quindi, il potere di base in sé non è intrinsecamente maggiore del potere ai livelli superiori; è solo che l’ambiente che affronta è diverso, il che fa sì che il suo potere venga amplificato e generi molti valori derivati. Questo è il motivo.

Presentatore Bing Jie:

Per quanto riguarda questo potere di base, come quello dei funzionari locali, l’entità della loro autorità, pensi che possa continuare a essere “incassata”? Sempre…

Prof. Nie:

Ho una formula: Contratti incompleti + Sistema di subappalto amministrativo = Responsabilità illimitata = Diritti illimitati. Innanzitutto, come ho appena detto, più si scende, più imperfetto è il sistema, si tratta di un contratto incompleto. Ma la Cina implementa con precisione la gestione territoriale. Cos’è la gestione territoriale? In una certa misura, è un sistema di subappalto politico. Tu, in quanto funzionario principale di una località, sei responsabile di tutto ciò che accade lì. Questo è appalto politico. I superiori si preoccupano solo dei risultati. Quindi, contratti incompleti più appalto politico devono equivalere a responsabilità illimitata: devi gestire tutto. Diritti e responsabilità devono corrispondere, altrimenti le cose sono insostenibili perché violano i principi di incentivazione. Ok, ora ho una responsabilità illimitata. In realtà, questo darà inevitabilmente origine a diritti illimitati. Perché dal momento che mi rendi responsabile di tutto, allora devo gestire tutto. Naturalmente, il potere è grande, giusto? Questa è la causa principale.

Risolvere questo problema non è impossibile. La soluzione è trasformare i nostri funzionari governativi in ​​persone a responsabilità limitata. Ma affinché questo concetto venga accettato dal popolo cinese è necessario un lungo processo. Fin dall’antichità, abbiamo creduto che il governo avesse una responsabilità illimitata. Qualunque cosa accada, alla fine dobbiamo rivolgerci al governo; chiediamo il “funzionario onesto” (青天大老爷). Quindi, questo non può essere cambiato nel breve termine. È anche un fattore culturale. Con tutti questi fattori combinati, il potere di un funzionario locale di primo piano alla base, è davvero… non è esagerato dire che può essere sfruttato senza limiti. Con un potere così grande, una supervisione relativamente scarsa e un sistema imperfetto, ovviamente l’abuso di potere è facile. Non ha…

Presentatore Bing Jie: …confini di costrizione?

Prof. Nie: Difficile. Come ho detto, ha responsabilità illimitate. I vincoli che lei menziona sono sempre esistiti, ma è difficile dire quanto abbiano avuto effetto. Mm. E sa, anche i cinesi hanno una cultura tradizionale che si basa sul detto “In situazioni urgenti, segui l’opportunità”. Finché ho un’emergenza, una ragione speciale, posso fare un’eccezione. Questo rende molto difficile esercitare un potere vincolante. E i problemi di base cambiano spesso rapidamente, spesso sono molto complessi, il che rende i normali meccanismi di supervisione difficili da usare. Ad esempio, durante i disastri naturali, questi meccanismi di limitazione possono funzionare? Molto difficile. Questo è anche legato alla nostra tradizionale società agricola. Perché lo collego così tanto al passato? Perché se non si comprende la logica di governance delle ultime migliaia di anni, è difficile comprendere la struttura di governance odierna. Si riduce a un’unica linea continua. Non dovremmo illuderci che leggendo qualche libro, comprendendo i sistemi di pesi e contrappesi occidentali e conoscendo l’importanza dello stato di diritto, potremo rapidamente trasformare la base popolare della Cina in un luogo moderno. Non è così facile.

Presentatore Bing Jie:

Perché il senso di presenza del governo cinese è così forte? Di recente ho letto un libro sull’evoluzione logica del pensiero e della cultura cinese antica, che menzionava anche questo punto. Il sistema cinese, il suo modo di governare, non è solo una questione politica; è anche determinato dalla struttura culturale e psicologica sottostante. Questo non può essere cambiato nel breve termine.

Prof. Nie:

Giusto. Quindi, in questo senso, è necessaria una maggiore diffusione della conoscenza. Diversi strati sociali hanno bisogno di scambiarsi idee. Anche la Cina ha bisogno di scambi con altri paesi. Non possiamo pensare che, poiché possiamo risolvere economicamente i problemi di soffocamento, possiamo poi bloccare gli scambi culturali e intellettuali con il mondo esterno. Si tratta di due livelli di problemi completamente diversi. Ciò che mi preoccupa particolarmente ora è che molte persone ritengono che l’economia cinese sia abbastanza forte, che possiamo stare alla pari con il mondo e che d’ora in poi non ci importi più molto di scambiare con gli altri. Questo è molto pericoloso. Gli aspetti economici sono cose difficili, relativamente più facili da recuperare. Ma gli aspetti culturali che ho appena menzionato sono cose difficili da cambiare anche nel corso di migliaia di anni. Tutti devono avere una chiara consapevolezza e una sufficiente preparazione psicologica al riguardo. Pessimisticamente parlando, anche tra 100 anni, le istituzioni informali di base in Cina probabilmente continueranno a svolgere un ruolo considerevole.

Presentatore Bing Jie:

I cosiddetti “Brahmini” esisteranno ancora e persisteranno a lungo. Abbiamo appena parlato di come il potere di un funzionario locale, in questo modo di operare, possa non avere confini. Ma deve anche affrontare problemi pratici, ad esempio, deve affrontare valutazioni dall’alto: le “Tre Grandi Montagne” del mantenimento della stabilità, dell’attrazione degli investimenti e della risoluzione del debito. Soprattutto negli ultimi anni, la pressione per l’attrazione degli investimenti potrebbe essere maggiore. Probabilmente avete molte opportunità di confronto con i principali funzionari a livello di contea. Riuscite anche voi a percepire questa pressione?

Prof. Nie:

Esistono alcune differenze tra le regioni, ma nella maggior parte dei casi, il mantenimento della stabilità e l’attrazione degli investimenti sono le due pressioni maggiori. Per alcune contee economicamente forti, la pressione sullo sviluppo è maggiore. Per le contee popolose con economie meno ricche, la pressione sul mantenimento della stabilità è maggiore. Non tutte le regioni a livello di contea considerano lo sviluppo come indicatore di valutazione principale. Questo perché alcune località hanno una base economica debole fin dall’inizio; lo sviluppo dell’economia si basa principalmente sulle località ricche. In tali aree, la pressione sul mantenimento della stabilità è piuttosto significativa. Soprattutto a partire da alcuni anni fa, circa dieci anni fa, alcuni dei miei studenti hanno svolto ricerche su questo argomento; circa oltre 100 contee non utilizzano più il PIL come indicatore di valutazione più importante.

Presentatore Bing Jie:

Dallo schema nella classifica di queste “Tre Grandi Montagne”, che tipo di logica di governance di base possiamo discernere?

Prof. Nie:

Con la fine dell’era della rapida crescita economica, molte unità amministrative di livello inferiore, come comuni e contee, hanno sempre meno responsabilità in materia di sviluppo. Perché? In primo luogo, difficilmente possono competere con i distretti prefettizi/cittadini. In secondo luogo, la popolazione si sta concentrando nei distretti cittadini; la popolazione di molte contee e comuni sta gradualmente diminuendo. Quindi il loro ruolo è sempre più quello di fornire garanzie di servizi pubblici di base e mantenere la stabilità sociale. Ciò coinvolge sia fattori economici che demografici. Prima era impensabile. In passato, anche i comuni avevano obiettivi di attrazione degli investimenti. Ora, quando mi reco nei comuni per fare ricerche, fondamentalmente non ce ne sono, perché i comuni mancano sostanzialmente della capacità di costruire parchi industriali di alta qualità; inoltre, non possono competere con contee e città.

Presentatore Bing Jie:

Da un punto di vista economico, avendo recentemente attraversato questa transizione immobiliare ed essendo entrati nell’attuale ciclo di recessione, tutti sono molto preoccupati per le prospettive dell’economia locale. Il problema principale rimane il finanziamento fondiario.

Prof. Nie:

Il finanziamento fondiario è sicuramente la ragione più diretta. Nel periodo di massimo splendore passato, le tasse di trasferimento dei terreni rappresentavano addirittura il 90% delle entrate fiscali in molti luoghi. In seguito, a causa delle restrizioni al settore immobiliare e dell’incapacità delle amministrazioni locali di reperire nuove fonti di reddito, le industrie fortemente dipendenti dal settore immobiliare si sono trovate immediatamente a corto di liquidità. Questa è la ragione principale. Ce ne sono anche altre. Ad esempio, a causa della guerra commerciale, molte città orientate all’export hanno registrato una riduzione delle entrate.

In terzo luogo, poiché l’economia nel suo complesso sta rallentando, la torta si sta restringendo. Se a ciò si aggiunge il movimento demografico, sfavorevole per le contee, tutto ciò porta a un graduale prosciugamento della capacità fiscale della contea. Questa è davvero una sfida enorme. In molti luoghi, gli stipendi dei dipendenti pubblici o di coloro che lavorano nel sistema, inclusi insegnanti e medici, potrebbero essere garantiti, ma i bonus e le retribuzioni basate sulla performance non lo sono necessariamente. Questa è una situazione fiscale diffusa, un problema piuttosto serio. Una situazione del genere si è verificata raramente; anche durante le riforme su larga scala delle imprese statali del 1998-99, non era così difficile.

Presentatore Bing Jie:

I problemi causati dal finanziamento fondiario – prezzi elevati delle case e cattiva allocazione delle risorse – erano già emersi prima della sua definitiva conclusione. Ma perché questo modello ha continuato a persistere?

Prof. Nie: La tua è una buona domanda. In altre parole, se qualcuno avesse comprato una casa nel 2000 o addirittura nel 2021 e gli avessi chiesto: “Credi che i prezzi delle case scenderanno?”, non ci avrebbe creduto per niente. Perché le persone pensano in modo lineare. O anche se credi che potrebbero scendere – i principi economici ci dicono che nulla al mondo sale senza scendere – è inutile. Perché le persone non riescono a vedere quando scenderà, giusto? Le persone pensano in modo lineare: negli ultimi cinque anni è salito, perché non dovrebbe farlo nei prossimi cinque? So che non può salire per sempre, ma non credo che si fermerà così in fretta.

Quindi, vedete, con una logica simile, anche se i governi locali se ne accorgessero, non cambierebbero il loro comportamento. Perché? Il mandato di ogni funzionario locale è molto breve. Ad esempio, i funzionari provinciali durano in genere circa 3 anni, i funzionari comunali 2,8 anni, i funzionari di contea meno di 3 anni, forse ora un po’ di più. Con un mandato così breve, anche se la capacità fiscale si esaurisse tra 10 anni, gli importerebbe? Ciò che gli interessa è come aumentare le entrate fiscali e il PIL durante il loro mandato, in modo da poter ottenere promozioni, giusto? Questa è la loro preoccupazione principale. Quindi, per dirla in parole povere, tutti hanno un motivo per bere veleno per dissetarsi o prosciugare lo stagno per pescare tutti i pesci. Ma non si può dire che sia tutto negativo. Perché senza la concorrenza tra i governi locali, l’economia cinese non avrebbe potuto svilupparsi così velocemente. È ampiamente riconosciuto che una delle ragioni principali della rapida crescita della Cina, durata decenni, sia la competizione tra enti locali. Si tratta quindi di due facce della stessa medaglia. Non si può semplicemente dire di volere il lato positivo e non quello negativo. È impossibile.

Presentatore Bing Jie:

Dietro a tutto questo c’è una forza trainante fondamentale: la valutazione dei risultati politici di questi alti funzionari, che li spinge ad adottare questo metodo, utilizzando la finanza fondiaria come leva. Non è un problema puramente economico.

Prof. Nie:

Giusto. Per comprendere la governance di base, dobbiamo comprendere gli incentivi, gli incentivi dei funzionari. Questo è molto importante. In realtà, dal XVI Congresso del Partito, il governo centrale ha voluto adeguarsi, perché non può rimanere un governo puramente orientato allo sviluppo come in passato; dovrebbe gradualmente trasformarsi in un governo orientato ai servizi. Questo è inevitabile per lo sviluppo sociale. Solo che durante questo processo, ci siamo imbattuti in una recessione economica. Teoricamente, attuare riforme durante una fase di ripresa economica è la soluzione migliore. Perché? I costi delle riforme sono bassi e le condizioni economiche sono buone. Purtroppo, durante la recessione economica, diversi fattori hanno concorso a confluire, rendendo questo processo lungo e relativamente doloroso.

Presentatore Bing Jie:

Una conseguenza del finanziamento fondiario è l’elevato debito locale. Ora, molti dibattiti vedono questo debito locale come un rinoceronte grigio e si preoccupano di come si concluderà questa saga del debito locale.

Prof. Nie:

Penso che la situazione potrebbe protrarsi per un po’, essere elaborata per un po’, e poi potrebbero essere adottate misure di emergenza. Altrimenti, prolungarla non giova a nessuno. Ho anche chiesto a molti funzionari di base. Molti suggeriscono: “Il governo centrale può acquistare l’azienda in una sola volta?”. Questa è una delle possibili argomentazioni. Ma sottolineo in particolare una precondizione: la precondizione per un’acquisizione una tantum deve essere un meccanismo di responsabilità, deve prevedere meccanismi di supporto. Ad esempio, durante una crisi finanziaria, se il governo salva il mercato, non è possibile che i dirigenti continuino a ricevere bonus e stipendi in seguito. No, se il governo rileva l’azienda, i dirigenti devono essere sostituiti. Altrimenti, si potrebbe pensare di poterlo fare di nuovo la prossima volta. Quindi la precondizione per un’acquisizione da parte del governo è che, a meno che non si disponga di solidi meccanismi per prevenire problemi di azzardo morale dinamico – in modo che non si indebitino di nuovo, o non lo facciano in modo sconsiderato – altrimenti questo fondo non può essere coperto. Questo è un vincolo di bilancio morbido; non funzionerà.

Quindi penso che lo scenario più probabile sia che il governo centrale subisca prima una parte, e che le amministrazioni locali ne digeriscano lentamente un’altra. Se ancora non funziona, alcuni suggeriscono di imitare il modo in cui le quattro principali società di gestione patrimoniale hanno rilevato il debito in sofferenza delle quattro principali banche. Questo è un metodo. Le questioni commerciali sono più facili da gestire in questo modo. Ma un governo è un livello di unità amministrativa, un sistema di contratti politici. Come si può rilevare? Non è come una banca, giusto? Se la Bank of China ha performance scarse, posso far sì che la ICBC si fonda o la acquisisca. Si può far sì che un governo locale ne acquisisca un altro? Non molto probabile. Quindi non si possono applicare completamente i principi economici alla sfera politica. Quindi penso che sia piuttosto difficile. Questo mette alla prova la saggezza della governance nazionale.

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Cosa significa la strategia di sicurezza nazionale di Trump per l’Australia_di Strategist, Courtney Stewart

Cosa significa la strategia di sicurezza nazionale di Trump per l’Australia

8 dicembre 2025|Courtney StewartStaff ASPI

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Prima della sua pubblicazione il 4 dicembre, la Strategia di sicurezza nazionale (NSS) dell’amministrazione Trump avrebbe dovuto porre l’accento su una maggiore condivisione degli oneri di difesa tra alleati e partner, un aggiornamento delle priorità degli Stati Uniti che mettesse al primo posto l’America, un ruolo più attivo degli Stati Uniti nella regione indo-pacifica e una maggiore interoperabilità multidominio. La strategia, che definisce l’agenda di sicurezza degli Stati Uniti fino al gennaio 2029, soddisfa tali aspettative, in particolare ricollegando fini e mezzi nel perseguimento degli interessi nazionali fondamentali.

Fondamentalmente, questa NSS ridefinisce le ambizioni degli Stati Uniti. Rifiuta ciò che definisce “oneri globali eterni” e un modello di globalismo che non vedeva alcun legame con l’interesse nazionale, ha svuotato la classe media statunitense, ha permesso agli alleati e ai partner di investire in modo insufficiente nella loro difesa e ha trascinato gli Stati Uniti in conflitti antitetici. Il presidente Donald Trump sta portando avanti una politica estera correttiva che dà priorità alla forza economica, alla resilienza industriale e al potere militare, collegando esplicitamente questi obiettivi agli interessi nazionali fondamentali, ai principi e alle priorità in tutte le regioni.

La strategia pone tre domande fondamentali: cosa dovrebbero volere gli Stati Uniti? Di quali mezzi dispongono per ottenere ciò che vogliono? E in che modo gli obiettivi dovrebbero collegarsi ai mezzi per realizzare una strategia praticabile? Le risposte includono la creazione dell'”economia più forte, dinamica, innovativa e avanzata del mondo”; la costruzione di un’infrastruttura nazionale resiliente; e la “messa in campo dell’esercito più potente, letale e tecnologicamente avanzato del mondo”. Due obiettivi fondamentali dominano la strategia: una competizione strategica sostenuta con Cina e Russia e investimenti mirati nella politica industriale interna.

Per l’Australia, il contenuto della NSS è meno importante di ciò che essa richiede. Il documento non è semplicemente descrittivo, ma altamente prescrittivo. Indica chiaramente dove gli Stati Uniti concentreranno il loro potere e dove si aspettano che altri assumano un ruolo più importante.

Nella sezione intitolata “Cosa vogliamo nel mondo e dal mondo?”, l’emisfero occidentale è definito come il primo interesse vitale degli Stati Uniti. Da lì, la strategia si rivolge verso l’esterno, concentrandosi sull’arresto dei danni causati dall’estero all’economia statunitense, mantenendo al contempo l’Indo-Pacifico libero e aperto; preservando la libertà di navigazione in tutte le rotte marittime cruciali; e garantendo le catene di approvvigionamento e l’accesso ai minerali critici. Il messaggio è inequivocabile: l’Indo-Pacifico rimane centrale nella strategia degli Stati Uniti, ma Trump ora si aspetta che la presenza militare statunitense nella regione sia giustificata non solo da esigenze di difesa, ma anche da interessi economici diretti. Gli Stati Uniti ora valutano il valore del loro impegno attraverso le catene di approvvigionamento, i minerali critici, le rotte commerciali, la sicurezza industriale e la resilienza economica: non si tratta solo di competizione militare.

Ciò rafforza ciò che già vediamo a livello operativo. Le forze armate statunitensi rimarranno profondamente impegnate nella nostra regione e la imminente revisione della posizione militare degli Stati Uniti potrebbe reindirizzare risorse da altri teatri verso l’Australia e la regione. Le priorità della NSS significano che non solo possiamo aspettarci che le forze armate statunitensi rimangano nella nostra regione, ma anche un aumento costante delle attività aeree e marittime a scopo di presenza, sorveglianza e deterrenza.

L’Australia e gli Stati Uniti hanno denunciato pubblicamente il crescente numero di intercettazioni cinesi non sicure nel 2024 e nel 2025. Le prossime consultazioni ministeriali tra Australia e Stati Uniti, previste per questa settimana, produrranno probabilmente dichiarazioni più forti e annunci su una presenza congiunta sostenuta; promuoveranno la crescita dell’infrastruttura di difesa in tutto il paese al di là dell’AUKUS; ed espanderanno potenzialmente le forze di rotazione dal Giappone, insieme a ulteriori risorse statunitensi. Questi sforzi promuoverebbero la stabilità e la sicurezza delle vie navigabili internazionali vitali, compresi i mari orientali e meridionali della Cina.

Ma il cambiamento centrale nella NSS non riguarda dove vanno le forze statunitensi, bensì come deve essere condiviso l’onere della sicurezza regionale.

La strategia afferma chiaramente: “I nostri alleati devono intensificare gli sforzi e investire molto di più nella difesa collettiva, ma soprattutto devono agire concretamente”. Il Dipartimento di Stato è incaricato di esercitare pressioni sugli alleati e sui partner della Prima Catena Insulare affinché garantiscano un maggiore accesso ai porti e alle strutture, aumentino la spesa per la difesa e diano priorità alle capacità volte a scoraggiare le aggressioni.

L’Australia, pur facendo tecnicamente parte della più ampia Seconda Catena Insulare, è un alleato di primo livello e dovrebbe considerare questo linguaggio come se fosse rivolto anche a Canberra. L’Australia è una componente importante della Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti, di imminente pubblicazione, grazie alla sua posizione geografica e alle sue capacità militari, fondamentali per la proiezione di forza, il vantaggio posizionale avanzato e la deterrenza multilaterale. La deterrenza multilaterale è fondamentale per l’Australia. La maggior parte delle esportazioni marittime australiane transita attraverso o vicino al Mar Cinese Meridionale, eppure l’Australia ha resistito alle continue pressioni degli Stati Uniti affinché aumentasse la spesa per la difesa al 3,5% del PIL. La NSS chiarisce che Washington considera questa posizione sempre più insostenibile.

Non si tratta semplicemente di spendere di più, ma di allineare il potere economico, industriale e militare in un’architettura di deterrenza coerente. La NSS identifica l’economia come la “posta in gioco definitiva” e invita gli alleati a sfruttare il potere economico combinato, pari a circa 65 trilioni di dollari, per impedire il dominio strategico da parte di un singolo concorrente. La strategia indica esplicitamente il riallineamento commerciale, il reshoring della catena di approvvigionamento e i controlli coordinati sulle esportazioni come strumenti di deterrenza. Gli Stati Uniti hanno elevato l’allineamento economico a componente fondamentale dell’alleanza ANZUS e della difesa e deterrenza collettive.

L’Australia si trova in una situazione difficile di cui è lei stessa responsabile. Nel 2024, il 63% delle esportazioni australiane era destinato alla Cina, eguagliando il record stabilito nel 2019-20. Ciò espone l’Australia non solo a perturbazioni commerciali, ma anche a coercizioni economiche. Ciò crea il rischio di essere scoraggiati, ma anche di auto-scoraggiamento attraverso una moderazione dettata dalla vulnerabilità economica. La disputa commerciale tra Cina e Australia dal 2020 al 2023 ne è un esempio calzante: quando l’Australia ha chiesto un’indagine indipendente sulle origini del Covid-19, la Cina ha imposto restrizioni commerciali di ampia portata sulle esportazioni australiane, tra cui orzo, vino, carne bovina, aragoste, carbone e legname, insegnando a Canberra il costo del dissenso.

Allo stesso tempo, il contributo dell’Australia alla deterrenza dipenderà probabilmente sempre più dalla sua capacità di osservare per prima, decidere tempestivamente e coordinarsi con i partner. Una costante consapevolezza del dominio marittimo nelle nostre acque settentrionali e nel Mar Cinese Meridionale è ormai fondamentale per una deterrenza efficace. Tuttavia, con solo tre sistemi senza pilota MQ-4C Triton in servizio e il quarto previsto solo nel 2028, la capacità dell’Australia di sostenere una sorveglianza costante su un’area estesa è limitata. I Triton possono coprire grandi distanze senza mettere a rischio gli equipaggi, quindi il numero limitato di sistemi a nostra disposizione metterà a dura prova la flotta di P-8A, richiedendo il colmare le lacune di capacità attraverso opzioni aggiuntive, potenzialmente attraverso nuovi sistemi autonomi.

Il 1° dicembre, il ministro della Difesa Richard Marles ha affermato che l’Australia “mantiene una costante consapevolezza del dominio marittimo nelle nostre aree geografiche di interesse, ovvero il Sud-Est asiatico, il Nord-Est asiatico, il Nord-Est dell’Oceano Indiano e il Pacifico”. Questo può essere l’obiettivo, ma le dimensioni di questi oceani e il ritmo crescente delle operazioni navali cinesi richiedono un maggiore controllo. Dopo che il 5 dicembre è stato scoperto che un secondo gruppo operativo della marina cinese stava operando nel Mar delle Filippine, sono sorte legittime domande sulla capacità dell’Australia di monitorare in modo indipendente un’altra circumnavigazione senza fare affidamento sulle informazioni dei servizi segreti neozelandesi o sui piloti delle compagnie aeree commerciali per la geolocalizzazione. Senza una sorveglianza e un’attribuzione credibili, la deterrenza crolla rapidamente.

La NSS afferma esplicitamente che impedire alla Cina di assumere il controllo su Taiwan o sulle rotte commerciali marittime vitali nella Prima Catena Insulare è una priorità fondamentale per gli Stati Uniti. A tal fine, gli Stati Uniti rafforzeranno la propria capacità militare, ma affermano con forza che non dovrebbero farlo da soli. Per l’Australia, ciò si tradurrà probabilmente in una pressione non solo a spendere di più, ma anche a investire in modo diverso in materia di sorveglianza, attacco, resilienza delle basi, logistica e sostenibilità industriale.

Queste conclusioni si basano sull’affermazione più significativa della NSS: il potere economico è ora l’elemento decisivo della competizione strategica. La strategia prevede che il prossimo decennio sarà caratterizzato dal consolidamento delle alleanze e dei partenariati degli Stati Uniti in un blocco economico più coeso, al fine di mantenere la preminenza tecnologica, la crescita e la sicurezza dell’approvvigionamento. L’Australia è esplicitamente citata tra i paesi che dovrebbero adeguare le condizioni commerciali e di investimento per riequilibrare l’economia cinese, allontanandola dalla dipendenza dalle esportazioni e orientandola verso i consumi delle famiglie e altri mercati.

L’NSS è un altro segnale che la separazione tra economia e sicurezza in Australia sarà sottoposta a crescenti pressioni e che il governo si troverà di fronte a scelte difficili. L’Australia non deve quindi affrontare una questione di allineamento in linea di principio – siamo già allineati – ma di profondità e costi. Gli Stati Uniti non sono più disposti a garantire la deterrenza regionale mentre gli alleati si proteggono economicamente e investono poco nel settore militare. La difesa collettiva, secondo l’impostazione di Washington, richiederà ora una mobilitazione economica e industriale collettiva.

La Strategia di Difesa Nazionale australiana del 2026 si inserirà perfettamente in questo nuovo contesto di alleanze. La domanda è se lo farà in modo tale da collegare chiaramente gli interessi nazionali dell’Australia, le minacce che affrontiamo, le forze che siamo pronti a costruire e la resilienza in cui siamo pronti a investire.

L’Australia non può plasmare in modo credibile l’ordine regionale senza aumentare la spesa per la difesa per colmare le attuali lacune, e non può scoraggiare ciò che non può vedere. Per l’Australia, la NSS statunitense è un invito a contribuire maggiormente, ad allinearsi più profondamente e a comprendere che la sicurezza economica e militare sono indissolubilmente legate dal nostro alleato più stretto e partner strategico più importante.

Autore

Courtney Stewart è vicedirettore del programma di strategia della difesa dell’ASPI.

Immagine dei membri dell’esercito che ascoltano Trump parlare a Fort Bragg: Daniel Torok/The White House via Flickr.

Andrew Shearer sulle sfide geopolitiche dell’Australia

8 dicembre 2025|La redazioneLo staff dell’ASPIIl Dialogo di Sydney

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Durante il Sydney Dialogue dell’ASPI del 5 dicembre, il direttore generale dell’intelligence nazionale Andrew Shearer ha riflettuto sulle principali tendenze geopolitiche. In una discussione con il direttore esecutivo dell’ASPI Justin Bassi, Shearer ha affermato che “il cambiamento più grande e significativo per l’Australia” negli ultimi decenni è stato “il ritorno della geopolitica”, in particolare l’emergere della competizione tra le grandi potenze Stati Uniti e Cina. Allo stesso tempo, ha mantenuto un atteggiamento generalmente ottimista, sottolineando che la storia non è predeterminata.

Shearer diventerà ambasciatore australiano in Giappone all’inizio del 2026.

Quello che segue è il testo integrale dell’intervento di Shearer al Sydney Dialogue. Justin Bassi ha evidenziato i punti salienti della discussione in un articolo di accompagnamento.

Bassi: Guardando indietro non solo agli ultimi cinque anni, ma all’intera sua carriera – governo, think tank, dipartimenti politici, comunità dell’intelligence – potrebbe illustrare alla sala i cambiamenti che ha osservato in particolare in Australia e forse anche nella prospettiva strategica della regione? E, in effetti, lo considera davvero un cambiamento o piuttosto l’inizio di qualcosa che era già nell’aria da tempo?

Shearer: Penso che inizierò con un aneddoto sui miei primi passi nella carriera, rivelando così la mia età, ma ho iniziato la mia carriera circa 35 anni fa nei servizi segreti. Poco dopo essere entrato a far parte di quello che allora era il Defence Signals Directorate, è caduto il muro di Berlino, che ha portato al crollo dell’Unione Sovietica, al dissolversi del Patto di Varsavia, alla fine della Guerra Fredda e a quello che il presidente George Herbert Walker Bush ha definito il nuovo ordine mondiale.

E con ciò, naturalmente, arrivarono… decenni di relativa stabilità globale, la fine della Guerra Fredda, ovviamente, e l’inizio di quella che oggi chiamiamo l’era della globalizzazione. Fu un periodo molto positivo per il mondo, in particolare per la nostra regione, che in quel periodo era davvero l’epicentro della crescita globale, e in particolare per l’Australia.

Penso che tutti noi sappiamo e sentiamo che, anche se non seguiamo particolarmente da vicino gli sviluppi internazionali, quel mondo ormai non esiste più, direi, e non ci troviamo in un nuovo ordine mondiale, ma in un nuovo periodo di disordine globale, poiché quella dispensazione sta cedendo il passo a un’altra.

Ci sono cambiamenti nel sistema climatico globale, nell’energia globale, nella sicurezza alimentare globale. Ci sono profondi cambiamenti nell’economia globale, nella demografia, a livello globale. Si tratta di fattori enormi, fattori strutturali di cambiamento strategico. E, naturalmente, a ciò si sovrappongono ora ondate di tecnologie dirompenti che stanno investendo e trasformando le nostre economie, il funzionamento delle nostre società e il modo in cui viviamo come individui.

Ma credo che il cambiamento più grande e significativo per l’Australia sia il ritorno della geopolitica e, in particolare, la competizione, la profonda lotta tra Cina e Stati Uniti per la supremazia, che sta davvero trasformando il contesto strategico dell’Australia e l’ambiente in cui, come Paese, dovremo cercare la nostra sicurezza in futuro e perseguire la nostra prosperità futura.

Quindi, quando parlo di questo argomento e, se volete, creo una mappa concettuale per cercare di spiegare alle persone cosa sta succedendo, le parole che mi vengono in mente sono “frammentazione”, “disgregazione”, “contestazione”, “accelerazione”.

Ancora una volta, penso che tutti noi sentiamo queste forze all’opera intorno a noi, mentre viviamo le nostre vite, e se si lavora nel campo della sicurezza nazionale, sicuramente si avvertono queste sfide in modo acuto. E hanno portato i nostri operatori della comunità di intelligence in Australia e i nostri partner di intelligence al centro di gran parte dell’attività del governo, inquadrando queste minacce e sfide per il governo e, sempre più spesso, anche per una gamma più ampia di attori. Perché molte di queste minacce e sfide richiedono non solo una risposta da parte dell’intero governo, ma una risposta da parte dell’intera nazione.

Bassi: Ritiene che nell’attuale periodo di instabilità noi [l’Australia] possiamo essere quelli che contribuiscono a rimodellare la situazione? Ritiene che si tratti solo di osservare e fare da spettatori mentre gli Stati Uniti e la Cina si affrontano, oppure possiamo contribuire a rimodellare l’attuale instabilità?

Shearer: Nonostante la valutazione piuttosto sobria che ho condiviso riguardo a ciò che sta accadendo nell’ambiente strategico australiano, rimango ottimista. E, per rispondere alla tua domanda, ci sono alcune forze strutturali profonde in gioco, che ho cercato di delineare.

Ma ciò non significa che la nostra storia o la storia del mondo siano predeterminate, nonostante il presidente Xi e il presidente Putin, in questo modo marxista-leninista, credano che le forze della storia stiano inevitabilmente andando a loro vantaggio e a nostro svantaggio. Perché la storia ci insegna che i risultati sono il frutto dell’interazione tra struttura e azione, e l’Australia rimane un Paese con molti vantaggi strategici.

La nostra posizione geografica è un enorme vantaggio per noi. Non godiamo più della profondità strategica di cui abbiamo beneficiato negli ultimi due secoli, perché i moderni sistemi d’arma, compresi quelli informatici, stanno riducendo drasticamente i vantaggi geografici della distanza. Tuttavia, occupiamo ancora una posizione geostrategica fondamentale nel cuore della regione indo-pacifica, il che ci rende un partner importante per molti paesi della regione.

Abbiamo risorse naturali. Abbiamo energia. Abbiamo cibo. Abbiamo una popolazione ben istruita, ben informata e aperta al mondo. Abbiamo istituzioni forti, nonostante alcune tensioni che hanno messo a dura prova la nostra coesione sociale negli ultimi anni.

E, cosa fondamentale, abbiamo alleanze e partnership. Il nostro alleato strategico più importante è la potenza leader a livello mondiale. Non è solo la potenza militare leader a livello mondiale, ma, per quanto riguarda questa conferenza, è di gran lunga la potenza tecnologica leader a livello mondiale, anche se ovviamente questo primato è messo in discussione. Abbiamo la partnership Five Eyes, che è ovviamente al centro degli sforzi delle nostre comunità di intelligence, e abbiamo nuovi partner, tra cui il Giappone. Sono qui [a Tokyo] in qualità di direttore generale dell’intelligence per discutere con i principali leader politici e funzionari giapponesi su come rafforzare le nostre relazioni di intelligence con il Giappone. Ciò sarà sempre più importante, così come lo sarà la nostra più ampia partnership con il Giappone in materia di difesa e sicurezza, che sta già compiendo progressi significativi, come il programma della fregata Mogami.

Siamo partner stretti dell’India. Abbiamo stretto partnership con una serie di paesi chiave del Sud-Est asiatico. Stiamo lavorando molto intensamente con le nostre agenzie omologhe in tutto il Pacifico meridionale per rafforzare la loro capacità, la loro resilienza e la loro sovranità. E non trascuriamo il fatto che la geopolitica è globale e stiamo dedicando sempre più tempo a rafforzare le nostre partnership con i paesi europei, in linea con il contributo dell’Australia a sostegno dell’Ucraina nella sua guerra con la Russia, perché riconosciamo che gli sviluppi in Europa possono ripercuotersi direttamente e quasi immediatamente sull’Indo-Pacifico.

Quindi penso che siamo un Paese fortunato. Credo che sotto ogni aspetto il nostro futuro sia nelle nostre mani. Abbiamo la possibilità di collaborare con i nostri alleati e partner per plasmare la nostra regione.

Per usare le parole del defunto primo ministro giapponese Shinzo Abe, un Indo-Pacifico libero e aperto è di vitale importanza per gli interessi dell’Australia. Credo che sia nell’interesse di un’ampia gamma di paesi della regione e abbiamo l’opportunità di lavorare con i nostri partner per plasmare la regione che ci circonda.

Bassi: Lei ha citato la tecnologia e il vantaggio che gli americani hanno avuto, in particolare in termini di innovazione e commercializzazione nel corso degli anni. La storia suggerisce che avere quel vantaggio nella tecnologia critica conferisce un vantaggio strategico. Quindi, vista la nostra storia con la tecnologia, ritiene che chiunque sviluppi e integri con maggior successo le prossime evoluzioni e rivoluzioni tecnologiche, compresa l’intelligenza artificiale, continuerà a essere o diventerà la potenza globale dominante?

Shearer: La lotta geopolitica a cui ho accennato prima coinvolge tutti i settori del potere nazionale: diplomatico, economico, militare, paramilitare, ideologico, direi. Ma la tecnologia è sempre più il centro di gravità di questa lotta. E questo, credo, è dovuto in gran parte al fatto che la tecnologia genera potere in tutti gli altri settori. Pertanto, ritengo che il punto più critico della lotta, sotto certi aspetti, sia proprio la tecnologia avanzata.

Lo vediamo nell’uso delle catene di approvvigionamento come arma, tra cui, più recentemente, i magneti in terre rare, ma anche altri minerali critici, nella corsa al controllo delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori avanzati. E, sì, chiaramente, sia la Cina che gli Stati Uniti vedono l’IA non solo come una tecnologia, ma, in un certo senso, come un fattore critico per il potere nazionale, ed entrambi stanno lottando per ottenere il vantaggio di essere i primi nel campo dell’intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti vantano enormi punti di forza: una vasta potenza di calcolo, i migliori cervelli al mondo nel campo dell’intelligenza artificiale, tutto il potenziale e la capacità creativa, la Silicon Valley, che sotto molti aspetti innova senza essere influenzata dalla politica o dalle direttive del governo di Washington, contro la Cina, con le sue vaste risorse, il suo modello di investimenti statali diretti a livello centrale e così via.

Vedo questa lotta come un processo di affinamento e penso che l’andamento altalenante di tale lotta determinerà in molti modi il potere che entrambi i paesi avranno in futuro in tutti gli ambiti del potere nazionale.

Bassi: Se guardiamo ad alcuni dei principali sviluppi della Guerra Fredda che hanno aiutato gli Stati Uniti e i loro alleati a vincere, la vittoria è stata ottenuta grazie alla combinazione di tutto il potere nazionale, il pieno potere democratico degli Stati, la collaborazione con l’industria e la società civile. E, con poche eccezioni, anche l’industria e la società civile hanno compreso la necessità di difendere la propria nazione.

Ritiene che ora, mentre Cina e Russia hanno fuso tutti i loro settori, esista il rischio che nelle democrazie si sia verificato un fenomeno inverso, ovvero una forma di commercializzazione globale in cui le aziende, le università e altri soggetti interessati non mettono più al primo posto la nazione, ma piuttosto la commercializzazione? Oppure è un po’ più ottimista al riguardo?

Shearer: Ancora una volta, forse sfidando gli stereotipi, sono incline a essere un po’ più ottimista. Vorrei fare un paio di osservazioni:

Il primo è che, se torniamo al periodo che ho descritto all’inizio della mia carriera, le fonti e i motori principali del cambiamento tecnologico risiedevano allora all’interno del governo. La maggior parte delle tecnologie avanzate che hanno conquistato il mondo, compreso Internet, ad esempio, provenivano dal governo, spesso dalla base industriale della difesa degli Stati Uniti.

E le nostre infrastrutture critiche erano in gran parte di proprietà e sotto il controllo del governo. Ancora una volta, sto rivelando la mia età, ma anche le nostre banche, le nostre compagnie elettriche, le nostre società di telecomunicazioni, le nostre compagnie aeree erano tutte essenzialmente di proprietà del governo e sotto il suo controllo. E quindi, nella misura in cui c’erano conflitti tra i nostri interessi di sicurezza e quelli economici, c’era una sorta di coerenza nella capacità di risposta.

Quel mondo è ormai lontano, ovviamente. Oggi, la tecnologia e molti altri aspetti che influiscono sulla nostra sicurezza nazionale sono generati, posseduti e forniti dal settore privato. Ciò implica una trasformazione completa nel modo in cui concepiamo non solo la nostra prosperità economica futura, ma anche la nostra sicurezza futura.

Il motivo per cui sono un po’ più ottimista di quanto suggerisce la tua domanda è che negli ultimi cinque anni ho trascorso molto tempo nelle sale riunioni di tutta l’Australia, parlando con amministratori e amministratori delegati di alcune delle nostre più grandi aziende. E ciò che è interessante di questi scambi è il modo in cui noi, come comunità di intelligence, possiamo imparare molto dai leader aziendali su ciò che sta accadendo nel loro mondo, nelle loro catene di approvvigionamento, nei loro mercati, nelle loro attività, sulla loro percezione delle minacce, dei rischi e delle sfide che ci attendono in questo futuro incerto.

Ma possiamo fornire loro un contesto prezioso. Credo che ciò che ho notato dopo la pandemia di Covid e ancora di più dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è che improvvisamente i nostri leader aziendali volevano sapere cosa stava succedendo nella geopolitica e come ciò avrebbe potuto influire sulle loro attività, sulle loro catene di approvvigionamento, sulla crescita futura dei loro mercati e sulla posizione dei loro mercati.

A mio avviso, si tratta di una trasformazione completa. E quando forniamo loro un contesto di alto livello – su ciò che sta accadendo nel mondo, sui motori del cambiamento, su dove vediamo le minacce principali – possiamo avere una conversazione molto più ricca, molto più dettagliata e, francamente, molto più fiduciosa su come alcune delle nostre principali attività si inseriscono non solo nella prosperità futura dell’Australia, ma anche nella nostra sicurezza. E questo riguarda ovviamente i fornitori di infrastrutture critiche, ma si estende ben oltre.

Ora, quello che ho scoperto partecipando a questi incontri è che i nostri leader aziendali seguono gli eventi a livello globale. C’è una forte richiesta delle nostre opinioni sulle tendenze, sulle minacce e sulle sfide che vediamo. E, cosa che non mi sorprende particolarmente, i nostri leader aziendali sono in stragrande maggioranza patrioti e hanno a cuore gli interessi nazionali dell’Australia. Penso che molte delle persone presenti [alla conferenza di Sydney] potrebbero essere un po’ sorprese dal livello di collaborazione che abbiamo instaurato con l’industria australiana in termini di protezione delle nostre infrastrutture critiche, in particolare dei nostri sistemi, ma anche, sempre più, nella nostra regione a livello globale, a vantaggio dell’Australia.

È una strada a doppio senso. Se si considera, ad esempio, l’importanza di alcune delle principali aziende australiane nel settore delle risorse naturali e dell’energia, si tratta di attori di rilevanza globale. E se si vuole capire cosa sta succedendo nei mercati mondiali dell’energia o nei mercati mondiali del minerale di ferro o dei minerali critici, ad esempio, come comunità di intelligence non abbiamo accesso alle informazioni dettagliate e alla profonda comprensione di quei mercati che hanno i leader del nostro settore. Queste informazioni sono molto preziose per noi e le integriamo nelle nostre valutazioni di intelligence integrate che informano il governo e ci aiutano anche a informare i nostri partner internazionali.

Quindi penso che questo impegno sia profondamente reciproco.

Penso che cinque anni fa sarei stato io ad avvicinare un amministratore delegato per suggerirgli che forse era giunto il momento di aggiornare il consiglio di amministrazione su alcune questioni. Ma posso dirvi che sempre più spesso gli amministratori delegati delle nostre grandi banche o di altre grandi aziende australiane mi contattano e mi dicono: “Ho una riunione del consiglio di amministrazione. Vorrei che venissi a aggiornarci su ciò che stai osservando nel contesto strategico australiano”.

Bassi: Durante le stime [un’audizione della commissione del Senato il 1° dicembre] lei ha affermato: “Le barriere che per decenni hanno separato la concorrenza dal confronto e dal conflitto si stanno indebolendo”. È preoccupato per la nostra capacità di continuare a gestire la concorrenza o è tranquillo al riguardo? Oppure ritiene che ci stiamo avvicinando al punto in cui il passaggio dalla concorrenza al conflitto è inevitabile?

Shearer: Forse posso spiegare un po’ meglio cosa intendevo dire nelle stime, in risposta a quella domanda. Quello a cui mi riferivo è una tendenza preoccupante a livello globale, e metterei l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin in cima a questa lista… Riporterebbe questi eventi indietro nel tempo, forse al 2004 e al periodo che ha preceduto la crisi finanziaria globale, quando penso che se avessimo prestato maggiore attenzione alle varie dichiarazioni provenienti da Mosca e Pechino, in particolare, avremmo preso un po’ più sul serio alcune delle tendenze, dei rischi e delle minacce che ora si stanno manifestando.

Penso che, se lo avessimo fatto, saremmo stati un po’ più proattivi in una serie di settori, tra cui l’espansione della nostra base industriale nel settore della difesa, il rafforzamento delle nostre alleanze e lo sviluppo di una maggiore resilienza.

L’invasione russa dell’Ucraina, ovviamente, ha infranto quel senso di compiacimento diffuso in gran parte dell’Occidente e credo che abbia reso più evidente a tutti la natura di questo periodo emergente, come dicevo, compresi i nostri leader aziendali ma certamente anche i governi.

Mi preoccupa l’abbassamento della soglia di conflitto, ovvero il fatto che Putin non si sia sentito scoraggiato dall’invadere l’Ucraina, anche dopo che gli Stati Uniti hanno reso note informazioni riservate che anticipavano la sua intenzione di invadere l’Ucraina e di farlo su larga scala.

Abbiamo assistito a una preoccupante proliferazione di conflitti convenzionali – fortunatamente, solo conflitti convenzionali finora – non solo in Ucraina, ma ovviamente anche in Medio Oriente, compresa la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran. Abbiamo assistito a uno scontro relativamente breve ma pericoloso tra India e Pakistan, entrambi paesi dotati di armi nucleari.

Abbiamo assistito a una guerra di confine tra Cambogia e Thailandia e abbiamo visto un preoccupante aumento delle attività paramilitari in gran parte dell’Indo-Pacifico, con pericolose intercettazioni che hanno coinvolto navi e aerei australiani e alleati.

Tutto ciò, a mio avviso, indica che dovremo impegnarci maggiormente per rafforzare l’equilibrio militare, dovremo impegnarci maggiormente per rispondere a queste sfide nella zona grigia, in tutta la nostra regione, e alla fine stiamo entrando in un’era in cui la deterrenza sta diventando sempre più importante. E poiché l’equilibrio militare tra Cina e Stati Uniti si sta spostando a sfavore degli Stati Uniti e dei loro alleati, mantenere la deterrenza sta diventando sempre più difficile. Questa è la realtà.

Ma ciò non significa che sia impossibile mantenere la deterrenza. Significa che dobbiamo lavorare più duramente. Significa che dobbiamo lavorare con maggiore urgenza. Significa che dobbiamo rafforzare le nostre alleanze esistenti, ma anche costruire nuove partnership strategiche.

Ma ancora una volta, in definitiva, credo che possiamo mantenere la deterrenza e superare questo periodo molto difficile e pericoloso che durerà dai cinque ai dieci anni.

Bassi: Pensa che parte del problema, parte della lotta per le democrazie, sia che abbiamo perso un po’ di fiducia in noi stessi? Una cosa è sapere cosa stanno facendo la Russia e la Cina, ma per mantenere effettivamente la deterrenza dobbiamo far loro sentire o percepire che siamo convinti di poter vincere se dovessero fare qualcosa, e parte del problema è che parte della loro forza deriva forse dalla sensazione che noi abbiamo perso fiducia in noi stessi.

Shearer: Non credo che gli Stati Uniti o l’Occidente siano in declino terminale, anche se riconosco con rammarico che a volte diamo l’impressione che potrebbe essere così.

Penso che non ci siano dubbi sul fatto che le nostre società siano influenzate dalle sfide economiche, in particolare per quanto riguarda il tenore di vita, il costo della vita, le pressioni sulla produttività, l’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di assistenza agli anziani e altre forme di sostegno sociale.

Non c’è dubbio che queste società stiano affrontando una serie di sfide molto serie e sostanziali. Riconosco anche che i nostri concorrenti sono spietati, determinati, dotati di risorse, agiscono con determinazione e fiducia in se stessi. Ma respingo totalmente l’idea che, anche se stanno lavorando più strettamente attraverso l’asse degli autoritari o dei CRINK, o qualunque etichetta si voglia dare a questo fenomeno. Continuo a credere profondamente nei punti di forza fondamentali dei nostri sistemi, delle nostre istituzioni politiche o delle nostre società, e che in definitiva la libertà sia un modello preferibile.

Tecnologie repressive avanzate di vario tipo, la capacità di mobilitare risorse, di coordinare strategie, forse in modo più efficace rispetto alle democrazie: tutti questi aspetti, in determinate circostanze, rappresentano un vantaggio per i nostri avversari. Ma non sono invincibili. Hanno dei problemi: la corruzione diffusa in tutta la Cina, la vistosa assenza di circa il 20% dei leader di alto livello del Partito Comunista Cinese al recente plenum, la corruzione persistente nell’Esercito Popolare di Liberazione, le vittime russe – vittime russe spaventose – nella guerra in Ucraina, il danno a medio e lungo termine causato all’economia russa dal funzionamento di quella che ora è un’economia di guerra piuttosto efficiente.

Stanno accumulando enormi problemi per il futuro. E respingo l’idea che un modello repressivo e centralizzato possa essere più sostenibile nel tempo rispetto ai nostri sistemi aperti e liberi. Ci sono due cose che stanno paralizzando la situazione. Una di queste è la paura e il fatalismo. In altre parole, la sensazione che forse tutti noi proviamo di tanto in tanto, che i nostri avversari siano formidabili e stiano ottenendo risultati, può metterci in uno stato di totale sconforto e portare le persone ad alzare le mani e dire: “Beh, non vale nemmeno la pena competere, perché dovremmo sostenere questa causa? O perché dovremmo sostenere quel Paese? O perché dovremmo preoccuparci di quella particolare isola? Questo è paralizzante e ci priva della nostra capacità di agire e, in ultima analisi, ci priva della nostra sovranità.

Ma anche l’autocompiacimento è paralizzante. Credo che per l’Australia la chiave, e possiamo farlo e lo abbiamo fatto in passato, sia quella di affrontare con chiaro realismo le sfide che ci attendono e con chiaro realismo i punti di forza e i vantaggi che abbiamo come Paese, che ho cercato di delineare in precedenza. Trovare quella posizione matura e realistica che rifletta i nostri punti di forza come Paese è il modo in cui esercitiamo la nostra influenza e, in ultima analisi, è il modo in cui difendiamo la nostra sovranità.

E proprio al centro di tutto ciò c’è la consapevolezza che la nostra alleanza con gli Stati Uniti non riduce la nostra sovranità nel nostro spazio decisionale, ma la aumenta. Lo stesso vale per l’AUKUS. Lo stesso vale per il Quad. Lo stesso vale per tutte queste partnership che stiamo cercando di costruire, così come lo stesso vale per il rafforzamento della nostra resilienza nazionale, della nostra sicurezza informatica, della nostra sicurezza economica e della nostra sicurezza nazionale.

Autore

Il team editoriale di ASPI presenta contenuti curati e una selezione dei punti salienti trattati nella rivista The Strategist.

Immagine di Andrew Shearer: Ufficio Nazionale di Intelligence.

Non abbiamo perso la battaglia geopolitica, ma dobbiamo lavorare di più e insieme

8 dicembre 2025|Justin BassiStaff ASPIThe Sydney Dialogue

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Non disperate, ma non rilassatevi. È stato questo il messaggio di fondamentale importanza lanciato la scorsa settimana dal direttore generale dell’intelligence nazionale australiana, Andrew Shearer.

Il periodo tranquillo che ha seguito la fine della Guerra Fredda, così confortevole per le democrazie, è finito, ma ciò non significa che ci troviamo già in un nuovo ordine mondiale, che gli autoritari abbiano vinto. Non disperate.

Ma siamo in un periodo in cui bisogna opporsi agli autoritari. Non abbassate la guardia.

Ed è l’intero Paese che non deve abbassare la guardia. La resistenza richiede uno sforzo collettivo da parte di tutta la nazione, anche perché gran parte del campo di battaglia è rappresentato dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la cui leadership è passata decenni fa dai governi al settore privato.

Parlando da Tokyo sul palco della conferenza ASPI Sydney Dialogue il 5 dicembre, Shearer ha ripetutamente sottolineato di rimanere ottimista.

Ha ricordato che il muro di Berlino era caduto quasi subito dopo l’inizio della sua carriera alla fine degli anni ’80, quando era entrato a far parte dell’agenzia australiana di intelligence delle comunicazioni. “E con ciò, naturalmente, sono arrivati… decenni di relativa stabilità globale, la fine della Guerra Fredda, ovviamente, e l’inizio di quella che oggi chiamiamo l’era della globalizzazione”, ha affermato. “Quel mondo ormai non esiste più, direi, e non ci troviamo in un nuovo ordine mondiale, ma in un nuovo periodo di disordine globale…”.

«Ma ciò non significa che la nostra storia o la storia del mondo siano predeterminate, nonostante il presidente Xi e il presidente Putin, in questo modo marxista-leninista, credano che le forze della storia si stiano inevitabilmente muovendo a loro vantaggio e a nostro svantaggio». Non dobbiamo cedere alla paura e al fatalismo, che sarebbero entrambi paralizzanti.

L’Australia, in particolare, presenta dei vantaggi in questa lotta, e Shearer ne ha elencati alcuni in occasione della conferenza sulla tecnologia e la sicurezza.

«La nostra posizione geografica è un enorme vantaggio per noi. Non godiamo più della profondità strategica di cui abbiamo beneficiato negli ultimi due secoli, perché i moderni sistemi d’arma, compresi quelli informatici, stanno riducendo drasticamente i vantaggi geografici della distanza. Tuttavia, occupiamo ancora un terreno geostrategico fondamentale nel cuore della regione indo-pacifica, il che ci rende un partner importante per molti paesi della regione».

«Abbiamo risorse naturali. Abbiamo energia. Abbiamo cibo. Abbiamo una popolazione ben istruita, ben informata e aperta al mondo. Abbiamo istituzioni forti, nonostante alcune tensioni che hanno messo a dura prova la nostra coesione sociale negli ultimi anni».

“E, cosa fondamentale, abbiamo alleanze e partnership. Il nostro alleato strategico più importante è la potenza leader a livello mondiale. Non si tratta solo della potenza militare leader a livello mondiale, ma, per quanto riguarda questa conferenza, è di gran lunga la potenza tecnologica leader a livello mondiale, anche se ovviamente questo primato è messo in discussione. Abbiamo la partnership Five Eyes, che è ovviamente al centro degli sforzi delle nostre comunità di intelligence, e abbiamo nuovi partner, tra cui il Giappone”.

Nel frattempo, ha osservato, la soglia di conflitto si è abbassata, sottolineando in particolare l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. “E abbiamo assistito a un preoccupante aumento delle attività paramilitari in gran parte dell’Indo-Pacifico, con pericolose intercettazioni che hanno coinvolto navi e aerei australiani e alleati”.

“Tutto ciò, a mio avviso, indica che dovremo impegnarci maggiormente per rafforzare l’equilibrio militare, dovremo impegnarci maggiormente per rispondere a queste sfide nella zona grigia, in tutta la nostra regione, e alla fine stiamo entrando in un’era in cui la deterrenza sta diventando sempre più importante”.

Quindi, non possiamo rilassarci. Come ha detto Shearer, anche l’autocompiacimento è paralizzante.

Con grande soddisfazione per chiunque sia alla ricerca di segnali di uno sforzo collettivo da parte dell’intera nazione, Shearer ha descritto un interesse notevolmente maggiore per la sicurezza nazionale tra i leader del mondo imprenditoriale.

All’inizio di questo decennio hanno iniziato a mostrare maggiore interesse per le riunioni informative su questo argomento. “E quando forniamo loro un contesto di alto livello – su ciò che sta accadendo nel mondo, sui motori del cambiamento, su dove vediamo le minacce principali – possiamo avere una conversazione molto più ricca, molto più dettagliata e, francamente, molto più fiduciosa su come alcune delle nostre principali attività si inseriscono non solo nella prosperità futura dell’Australia, ma anche nella nostra sicurezza. E questo riguarda ovviamente i fornitori di infrastrutture critiche, ma si estende ben oltre”.

“E, cosa che non mi sorprende particolarmente, i nostri leader aziendali sono patrioti e hanno a cuore gli interessi nazionali dell’Australia. Credo che molti dei partecipanti alla conferenza di Sydney potrebbero essere un po’ sorpresi dal profondo rapporto di collaborazione che abbiamo instaurato con l’industria australiana in termini di protezione delle nostre infrastrutture critiche, in particolare dei nostri sistemi, ma anche, sempre più, nella nostra regione a livello globale, a vantaggio dell’Australia”.

È di vitale importanza prestare attenzione al messaggio principale di Shearer. Ci troviamo ad affrontare immense sfide geopolitiche poste dai regimi autoritari in ascesa. Ma non tutto è perduto, poiché le fondamenta della nostra democrazia rimangono solide, così come quelle dei nostri alleati e partner democratici. Possiamo vincere e plasmare un nuovo ordine coerente con i nostri principi, ma ciò significa lavorare più duramente e insieme.

Autore

Justin Bassi è il direttore esecutivo dell’ASPI.

Immagine di Andrew Shearer e Justin Bassi al Sydney Dialogue: ASPI.

Parole dolci, gioco lungo: una decodificazione cinese della strategia di sicurezza nazionale americana_di Fred Gao

Parole dolci, gioco lungo: una decodificazione cinese della strategia di sicurezza nazionale americana

Abbracciare un approccio in stile Han Feizi focalizzato sulla forza interna, perseguendo un ridimensionamento nixoniano per sostenere una competizione tecnologica a lungo termine

Fred Gao10 dicembre
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Con la pubblicazione della nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale da parte degli Stati Uniti la scorsa settimana, la questione è inevitabilmente diventata un argomento di tendenza nel mondo delle relazioni internazionali cinesi. Oggi voglio condividere un articolo di Meng Weizhan, ricercatore presso il Fudan Institute for Advanced Study in Social Sciences .

Penso che valga la pena condividerlo perché il suo punto di vista riflette un gran numero di riflessioni all’interno della comunità strategica cinese. Meng sostiene che il tono apparentemente più morbido del rapporto non rappresenti una ritirata. Gli Stati Uniti stanno passando da un confronto ideologico ad alto costo a una strategia più sostenibile e a lungo termine, incentrata sulla competizione realista. Paragona questo all’enfasi che l’antico statista cinese Han Feizi dava sulla forza interna rispetto alle alleanze esterne. Il campo di battaglia principale è ora l’economia e la tecnologia – ciò che lui definisce “machiavellismo tecnologico” – dove gli Stati Uniti mirano a ottenere vantaggi decisivi e duraturi.

Meng avverte che, sotto la superficie, la strategia mira a consolidare un’alleanza “di civiltà” tra le nazioni occidentali, concentrandosi al contempo sul rafforzamento dell’economia e della base tecnologica statunitense. In particolare, Meng traccia un parallelo tra l’attuale posizione di Trump e la strategia nixoniana del ridimensionamento: un ritiro temporaneo per riorganizzarsi e consolidare le basi per una competizione a lungo termine. L’obiettivo è quello di imporre un vincolo a basso costo all’ascesa della Cina nel corso di decenni, non attraverso un forte confronto, ma attraverso una pressione persistente e un vantaggio strutturale.

Il suggerimento di Meng è chiaro: non lasciatevi ingannare dal cambio di retorica. L’obiettivo fondamentale degli Stati Uniti di mantenere il primato rimane invariato. La soluzione, secondo l’autore, è che la Cina rimanga concentrata sul proprio sviluppo, acceleri l’innovazione e si prepari a una competizione prolungata in cui pazienza strategica e rafforzamento interno sono fondamentali.

L’articolo è stato pubblicato per la prima volta sull’account pubblico WeChat di Recensione della Greater Bay Area . Grazie all’autorizzazione di Meng, posso condividere la versione inglese. Di seguito il testo completo.

Meng Weizhan

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当美国开始“休养生息” ,特朗普新国安战略背后的长期布局

Quando l’America inizia la sua “ricalibrazione strategica”: la pianificazione a lungo termine dietro la nuova strategia di sicurezza nazionale di Trump

La sera del 4 dicembre 2025, la Casa Bianca degli Stati Uniti ha finalmente pubblicato la nuova versione, a lungo rimandata, della Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS). In realtà, il contenuto del rapporto non offre nulla di nuovo; si tratta semplicemente di un’integrazione sistematica delle posizioni ripetutamente sostenute dall’ex Presidente Trump durante la campagna presidenziale del 2024. In altre parole, la strategia è stata formulata durante le elezioni dello scorso anno ed è stata implementata per quasi un anno; non si tratta di un concetto improvviso e innovativo. Dopo la pubblicazione del rapporto, i think tank di entrambi i principali partiti politici statunitensi hanno immediatamente offerto interpretazioni e valutazioni contrastanti: i gruppi allineati ai Democratici lo hanno definito “un tradimento degli interessi nazionali degli Stati Uniti e una dichiarazione di ritirata globale”, mentre i gruppi allineati ai Repubblicani hanno affermato che il rapporto dimostra la ferma determinazione di Trump nel difendere gli interessi della nazione. Un commento così polarizzato non sorprende: l’alto grado di polarizzazione politica nell’America contemporanea fa sì che praticamente qualsiasi questione venga vista attraverso lenti nettamente partigiane. La controversia che circonda l’NSS riflette più una parzialità di parte che un reale coinvolgimento nelle implicazioni strategiche del rapporto. È fondamentale per noi guardare oltre la nebbia delle contrapposizioni di parte, valutare razionalmente l’impatto significativo e i potenziali pericoli che questo rapporto rappresenta per la Cina e non lasciarci fuorviare dal clamore superficiale dei conflitti interni americani.

I. Il rapporto non riflette necessariamente le vere intenzioni dell’amministrazione Trump nei confronti della Cina

In superficie, il linguaggio relativo alla Cina nel nuovo NSS appare in qualche modo “attenuato”. A differenza del NSS del 2017, che sotto Trump etichettava direttamente la Cina come “concorrente” o “sfida”, questo rapporto attenua deliberatamente tale retorica, evitando di etichettare esplicitamente la Cina come una “minaccia” per gli Stati Uniti. Tra le quattro priorità elencate, la Cina e l’Indo-Pacifico si posizionano relativamente più in basso. Nell’elencare le principali preoccupazioni degli Stati Uniti, il rapporto enfatizza innanzitutto la sicurezza interna e il controllo delle frontiere (ad esempio, la lotta all’immigrazione illegale e ai cartelli della droga), seguito dal predominio nell’emisfero occidentale (rilancio della “Dottrina Monroe”), quindi la sicurezza economica (reindustrializzazione e sicurezza della catena di approvvigionamento), e solo alla fine menziona la Cina e la regione indo-pacifica. Questa disposizione suggerisce che, agli occhi dell’amministrazione Trump, affrontare le questioni interne e “di prossimità” sia prioritario rispetto al confronto diretto con la Cina.

In particolare, il rapporto evita ampiamente di usare etichette eccessivamente provocatorie per descrivere la Cina. L’NSS afferma addirittura che Stati Uniti e Cina dovrebbero perseguire “una relazione economica realmente reciproca”, inquadrando la dinamica bilaterale più come una competizione di interessi che come uno scontro di valori. Il rapporto non enfatizza in modo eclatante la “minaccia cinese” come in passato, né menziona frequentemente il sistema politico cinese. Dagli anni ’80, ogni documento della Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha fatto riferimento alla questione della democratizzazione della Cina. Pertanto, è evidente che il nuovo NSS utilizza un linguaggio considerevolmente più blando nei confronti della Cina rispetto ai suoi predecessori.

Tuttavia, non dobbiamo lasciarci cullare dall’autocompiacimento di questo apparente “ammorbidimento”. Diversi organi di stampa hanno rivelato che l’NSS, originariamente previsto per una pubblicazione anticipata, è stato ritardato di settimane su richiesta del Segretario al Tesoro Bassett di modificarne il contenuto sulla Cina. Un articolo di Politico lo conferma: Bassett ha richiesto un “ammorbidimento” di alcune espressioni riguardanti la Cina perché Washington e Pechino erano impegnate in delicati negoziati commerciali in quel momento. Si può dedurre che la bozza iniziale dell’NSS contenesse una posizione più dura nei confronti della Cina rispetto alla versione finale, che non abbiamo visto. In altre parole, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump nei confronti della Cina non è così “annacquato” come suggerisce il testo pubblico; la retorica più aggressiva è stata probabilmente soppressa per ragioni tattiche. Ciò riflette anche la lotta interna agli Stati Uniti su come approcciare la Cina, frutto di richieste contrastanti provenienti da diverse fazioni.

In ogni caso, è certo che il livello di durezza della nuova strategia nei confronti della Cina è inferiore rispetto alla versione del 2017. L’NSS del 2017, guidato dall’allora Consigliere per la Sicurezza Nazionale HR McMaster, posizionava inequivocabilmente la Cina come un “rivale revisionista”, con un linguaggio pieno di aggressività. A quanto pare, lo stesso Trump non lesse attentamente il documento completo prima di pubblicarlo frettolosamente, portando alla sostituzione di McMaster poco dopo a causa di divergenze ideologiche. Al contrario, l’NSS del 2025 riflette meglio il pensiero di Trump e presenta una formulazione più sobria. Tuttavia, i cambiamenti nella retorica non significano che gli Stati Uniti non considerino più la Cina un concorrente. L’abbandono da parte dell’amministrazione Trump di dimostrazioni di forza altamente visibili nei confronti della Cina potrebbe semplicemente rappresentare un cambiamento di tattica per assicurarsi una posizione più vantaggiosa.

II. I dibattiti sulla durezza o la morbidezza retorica non alterano il posizionamento fondamentale della Cina

È interessante notare che, in seguito alla pubblicazione del nuovo NSS di Trump, sono emerse divisioni anche all’interno del dibattito pubblico e degli ambienti strategici cinesi: ad esempio, la formulazione della questione di Taiwan è stata interpretata in modo diverso, con alcuni che hanno visto un ammorbidimento rispetto al passato e altri che hanno visto una continua durezza. In realtà, qualunque sia la caratterizzazione che gli Stati Uniti sceglieranno di dare alla Cina, non cambieranno radicalmente i loro obiettivi strategici generali e il loro posizionamento nei confronti della Cina. L’esperienza storica dimostra che tra la principale potenza mondiale e la seconda potenza in ascesa esistono spesso divergenze e contraddizioni profonde, spesso inevitabili. È improbabile che la nazione più potente “ceda il passo” alla seconda potenza in rapida ascesa; oggettivamente, le due sono destinate a entrare in uno stato di competizione o addirittura di conflitto. Questa rivalità strutturale non cambierà qualitativamente in base alla durezza o alla mitezza del linguaggio in un singolo documento.

L’enfasi del rapporto sulla costruzione interna può, a un altro livello, essere interpretata come un preciso obiettivo di rafforzare la potenza nazionale a livello nazionale per affrontare al meglio la Cina, la principale sfida esterna. Questo è ben compreso all’interno della comunità strategica statunitense: un’analisi dell’Atlantic Council sottolinea che il nuovo NSS tenta di stabilire un collegamento tra la sicurezza nelle Americhe e la deterrenza nell’Indo-Pacifico, sottolineando che garantire la stabilità nell’emisfero occidentale significa in realtà consentire una maggiore attenzione al contenimento di Pechino nell’Indo-Pacifico. Pertanto, è improbabile che la pressione che la Cina subisce da parte degli Stati Uniti diminuisca semplicemente a causa di poche frasi concilianti. Mentre l’amministrazione Trump dichiara ostensibilmente di “concentrarsi a livello nazionale”, l’obiettivo finale rimane quello di servire la competizione strategica con la Cina, che non ha vacillato minimamente.

In questo senso, dibattere se la politica statunitense nei confronti della Cina sia “dura” o “morbida” ha poca importanza. Il fondamento della strategia statunitense nei confronti della Cina rimane costante: mantenere la propria posizione di vantaggio e prevenire o contenere l’ascesa cinese. Contare semplicemente quante volte la parola “Cina” compare nel documento è piuttosto inutile. Il nuovo NSS statunitense, in realtà, sta prendendo di mira la Cina in ogni sua fase, solo in modo meno esplicito. Dobbiamo guardare oltre questa facciata ingannevole e riconoscerne l’intento strategico.

III. Il consenso emergente sulla strategia cinese: perseguire una competizione duratura e a basso costo

Il nuovo NSS indica che l’amministrazione Trump sta lavorando per costruire un nuovo consenso sulla politica cinese: perseguire una strategia a lungo termine sostenibile e relativamente a basso costo nei confronti della Cina, piuttosto che il confronto globale e ad alto costo del passato. Il linguaggio del rapporto trasmette sottilmente un messaggio importante: molti strateghi statunitensi stanno iniziando a riconoscere che l’egemonia americana è in declino, o almeno che un relativo indebolimento del potere è una realtà di fatto in questa fase. Alla luce di ciò, gli Stati Uniti devono adattare la loro vecchia strategia e progettare un approccio alla competizione con la Cina che sia all’altezza della propria forza nazionale. Trump sa sicuramente anche che l’America del XIX secolo non è stata il periodo più potente della storia, eppure può solo ricordare con nostalgia quella Gilded Age. Si tratta meno di grandi ambizioni e più di necessità. In fondo, la maggior parte degli americani non è disposta a rinunciare all’egemonia globale, ma di fronte alla realtà, ha dovuto moderare la sua posizione un tempo aggressiva. Negli ultimi anni, l’amministrazione Biden ha implementato un contenimento completo contro la Cina, ottenendo alcuni risultati ma con un elevato costo economico per gli Stati Uniti e causando malcontento interno. Trump sostiene la costruzione di una strategia competitiva realmente sostenibile nei confronti della Cina: non dovrebbe né reprimere sconsideratamente la Cina come nel passato a breve termine, con conseguenti danni reciproci, né dovrebbe avere un impatto grave sui mezzi di sussistenza americani a causa della concorrenza esterna. Non importa quanto brillante sia una strategia, non può durare senza il sostegno pubblico. Mentre la dura politica dell’era Biden nei confronti della Cina era intensa, i suoi ingenti investimenti l’hanno resa insostenibile. Al contrario, Trump cerca un piano di contenimento “persistente e a basso costo” per la Cina, che reprima lo sviluppo della Cina a lungo termine senza danneggiare significativamente la qualità della vita dei comuni americani.

La complessità di questo concetto risiede nella sua continuità strategica. Trump e i suoi sostenitori sperano che, facendo appello agli elettori interni, la loro strategia di politica estera possa ottenere un sostegno duraturo e bipartisan, evitando lo schema in cui le successive amministrazioni democratiche e repubblicane si annullano a vicenda i successi in politica estera. Se una tale strategia può essere attuata ininterrottamente per più mandati, i suoi vantaggi cumulativi diventeranno gradualmente evidenti, portando potenzialmente a un significativo vantaggio sulla Cina in termini di potere nazionale complessivo. Sotto la patina populista dell'”America First”, la nuova strategia mira ancora a mantenere il predominio degli Stati Uniti sulla pace e la sicurezza globali. È probabile che in futuro questo adeguamento venga accettato in tutto lo spettro politico americano. Molti un tempo hanno respinto l’approccio di Trump, ma col tempo le sue opinioni potrebbero gradualmente diventare il consenso. Anche i democratici probabilmente accetteranno in una certa misura questo percorso in qualche modo isolazionista, seppur in misura variabile. Il pendolo del pensiero di politica estera statunitense sta oscillando dall’idealismo al realismo; chiunque sia al potere deve tenere conto dell’insoddisfazione pubblica per le spese belliche e la stagnazione economica.

In altre parole, la comunità strategica statunitense sta contemplando un nuovo paradigma: come reprimere la Cina nel lungo termine a un costo inferiore. Questo rappresenta un nuovo equilibrio raggiunto in otto anni di competizione strategica tra Cina e Stati Uniti. Il nuovo NSS è un’espressione concentrata di questo pensiero: evidenzia il rinnovamento interno e il consolidamento dell’emisfero occidentale, abbassa il tono dell’intervento straniero, sembrando ritirarsi ma in realtà cercando una strada alternativa. La Cina deve essere vigile contro questo cambiamento sottile e pervasivo: l’avversario non urla più a gran voce slogan anti-cinesi, ma la pressione sulla Cina potrebbe manifestarsi in una forma più nascosta, duratura e difficile da contrastare.

IV. Economia e tecnologia come campo di battaglia decisivo: il “machiavellismo tecnologico”

Un’altra caratteristica importante del nuovo NSS è la riduzione degli attacchi ideologici alla Cina, concentrandosi al contempo su ambiti più “letali”: economia e tecnologia. Il rapporto afferma esplicitamente: “L’economia è la posta in gioco definitiva”. Molti funzionari dell’amministrazione Trump credono e sostengono una strategia di “accelerazionismo tecnologico” : scegliere di ritirarsi in alcune aree tradizionali o ad alto costo (come le nuove energie e l’agenda climatica), ma investire massicciamente in tecnologie chiave del futuro come l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e la biotecnologia per raggiungere uno sviluppo a balzo. Le innovazioni in queste tecnologie di frontiera si tradurranno direttamente in progressi nella tecnologia militare e nell’efficienza economica degli Stati Uniti, ampliando il divario di potere con la Cina, una prospettiva che rappresenta la minaccia più grande per la Cina.

Alcuni sostengono che le politiche conservatrici di Trump porteranno al declino tecnologico degli Stati Uniti: ad esempio, il ritiro dalle nuove fonti energetiche e l’inasprimento delle restrizioni all’immigrazione potrebbero danneggiare l’innovazione. Tuttavia, questa visione manca di fondamento e probabilmente sottovaluta o ci culla nell’autocompiacimento riguardo al potenziale tecnologico statunitense. In effetti, il nuovo NSS sottolinea costantemente la necessità per gli Stati Uniti di consolidare la propria leadership tecnologica. Il rapporto chiede esplicitamente di rivitalizzare la base industriale e manifatturiera della difesa, garantendo il predominio in tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e il supercomputing. La Casa Bianca considera la tecnologia avanzata una componente fondamentale della potenza americana del XXI secolo; Trump la considera una priorità assoluta, arrivando persino a sacrificare settori non correlati per concentrare le risorse. In questi settori, gli investimenti nazionali statunitensi non faranno che aumentare, sforzandosi di stabilire standard globali per le nuove tecnologie. Si può affermare che l’ amministrazione Trump pratichi una forma di “machiavellismo tecnologico”: abbandonando il bagaglio ideologico e cogliendo il vantaggio geopolitico esclusivamente attraverso l’abilità tecnologica ed economica.

In un certo senso, concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico e tecnologico produce risultati più rapidi rispetto alle tradizionali politiche di costruzione di alleanze. In passato, gli Stati Uniti erano propensi a radunare alleati in “alleanze basate sui valori” per accerchiare politicamente la Cina; Trump preferisce prevalere attraverso la competizione in termini di forza industriale e innovazione tecnologica. Questa strategia potrebbe essere più pragmatica ed efficiente. La governance interna è il fondamento di una nazione; la politica estera ne è l’estensione. Come disse l’antico filosofo cinese Han Feizi, “La forza e la stabilità di uno Stato non possono essere richieste a fonti esterne; dipendono dalla governance interna”. Ha criticato le strategie di alleanza promosse da diplomatici come Su Qin e Zhang Yi, in quanto essenzialmente “avvantaggiano il mondo esterno e danneggiano quello interno”, sostenendo che aiutano altri Stati ma, a lungo termine, indeboliscono lo stato di diritto e l’autonomia di un Paese. Se un Paese eccelle nella governance interna, il sostegno esterno seguirà naturalmente. Trump sta portando la “carta economica” all’estremo, praticando un realismo assoluto rafforzandosi piuttosto che affidarsi agli alleati per indebolire indirettamente gli avversari.

Naturalmente, l’amministrazione Trump non abbandona completamente gli alleati, ma chiede che diventino più “autosufficienti” economicamente e nella difesa, senza più gravare sugli Stati Uniti. Il rapporto afferma senza mezzi termini che l’Europa dovrebbe “reggersi sulle proprie gambe e assumersi la responsabilità primaria della propria difesa”; il Medio Oriente non dovrebbe più consumare risorse strategiche statunitensi; gli alleati indo-pacifici devono condividere maggiori oneri di sicurezza. Lo scopo di queste misure è liberare risorse americane per concentrarsi completamente sullo sviluppo economico e tecnologico interno. Trump mira ad abbandonare metodi costosi e lenti e a utilizzare invece metodi più convenienti per fare pressione sulla Cina. Per la Cina, questo fronte economico e tecnologico “incruento” rappresenta un pericolo maggiore a lungo termine. Mentre gli Stati Uniti concentrano le risorse per realizzare balzi tecnologici chiave e rimodellare i vantaggi della catena industriale, ci troveremo ad affrontare una pressione strategica senza precedenti.

V. Dal liberalismo al realismo: il cambiamento nella filosofia strategica degli Stati Uniti per contenere la Cina

Il nuovo NSS sotto Trump riflette un cambiamento fondamentale nella filosofia strategica statunitense nei confronti della Cina : il realismo sta tornando al centro della scena, sostituendo le ideologie liberali e pluraliste che hanno dominato il pensiero post-Guerra Fredda. Dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno perseguito politiche estere liberali e multilaterali, tentando ripetutamente di esportare i propri valori e il proprio sistema politico, credendo che ciò potesse trasformare altre nazioni, allineandole agli interessi economici e politici statunitensi. Tuttavia, la realtà spesso si è rivelata inadeguata: la maggior parte dei paesi non ha modificato i propri modelli come previsto dall’America. Gli Stati Uniti hanno pagato un prezzo elevato per aver esportato valori con rendimenti limitati. Peggio ancora, l’arma a doppio taglio del pluralismo ha danneggiato anche l’America stessa: da un lato, ha plasmato il soft power statunitense, creando dipendenze; ​​dall’altro, gli Stati Uniti hanno sostenuto costi elevati per promuovere i propri valori, mentre le divisioni interne sull’ideologia hanno indebolito la capacità nazionale. Queste frustrazioni hanno portato molti americani a credere di guadagnare poco dalla competizione geopolitica.

Trump abbandona sostanzialmente la fantasia di una politica estera liberale in favore di una realpolitik senza fronzoli. Come ha affermato nel suo discorso inaugurale, mira a riportare la politica estera statunitense al “buon senso”. Questo “buon senso” è essenzialmente la duratura legge della giungla nella politica internazionale: il potere è fondamentale, il denaro governa e gli interessi vengono scambiati. Il nuovo NSS si libera completamente dell’involucro morale, pieno di accuse contro gli alleati e di scherno verso “l’élite dell’establishment”, mentre usa un linguaggio ambiguo nei confronti della Russia. Per quanto riguarda l’Europa, il rapporto attacca persino i tradizionali alleati degli Stati Uniti, criticando duramente le élite europee per “limitare le libertà e minare la democrazia”, ​​sostenendo che il continente si trova ad affrontare la minaccia di “scomparsa della civiltà”. Questa anomalia indica che, secondo Trump, il mondo non è più una questione di blocchi di valori in competizione, ma una lotta all’ultimo sangue per la sopravvivenza e gli interessi della civiltà. Crede che gli Stati Uniti non debbano più sopportare perdite per gli alleati ideologici, ma debbano agire come astuti uomini d’affari, calcolando ogni transazione con chiarezza. Termini come “democrazia” e “diritti umani” sono estremamente rari in tutta la NSS. Il governo degli Stati Uniti dichiara addirittura la propria disponibilità a cooperare con paesi di ideologie diverse, purché “non minino i nostri interessi fondamentali”. Si può affermare che la filosofia realista stia diventando il principio guida della strategia di Trump nei confronti della Cina e del mondo.

Questo cambiamento ha una duplice implicazione per la Cina: da un lato, ci troveremo di fronte a Stati Uniti che apertamente “non seguono regole”. L’America di Trump può sfacciatamente stracciare accordi e abbandonare ogni pretesa, pronta a diventare ostile ogni volta che ciò sia redditizio. Ciò significa che le future azioni statunitensi in ambito commerciale, diplomatico e di sicurezza potrebbero diventare più unilaterali e arbitrarie, aumentando l’incertezza nell’ordine internazionale. D’altro canto, l’estremo realismo di Trump si manifesta spesso come “intimidazione dei deboli e timore dei forti”. I realisti sono in genere più cauti dei progressisti; agiscono solo quando sono sicuri della vittoria ed evitano di provocare avversari alla pari. Lo stesso Trump ha ripetutamente espresso riluttanza a un conflitto diretto con Cina e Russia, mostrando particolare cautela nei confronti di rivali veramente potenti. Al contrario, gli Stati Uniti potrebbero intensificare la pressione sulle nazioni più deboli, persino sugli alleati. Ad esempio, da quando è entrato in carica, Trump ha ripetutamente preso di mira paesi molto più deboli degli Stati Uniti, come Venezuela, Danimarca, Canada, Messico, Ucraina, Brasile e India, tra gli altri. In questa logica della giungla, le relazioni internazionali potrebbero subire più intimidazioni, con alcune nazioni più piccole e medie che potrebbero persino trovarsi ad affrontare coercizioni aperte e interferenze grossolane da parte degli Stati Uniti.

È interessante notare che la diplomazia realista, sebbene apparentemente brutale, potrebbe non essere del tutto negativa per altri. Per altri Paesi, un’America realista potrebbe essere più facile da comprendere e da gestire. Una volta che gli Stati Uniti si saranno liberati della loro maschera di “democrazia liberale”, le loro richieste diventeranno molto dirette: denaro, potere o risorse. Questo potrebbe rendere più facile per Paesi con sistemi diversi raggiungere comprensione e compromessi, poiché le differenze ideologiche possono essere messe da parte se gli interessi si allineano. Pertanto, a lungo termine, la svolta realista dell’America potrebbe ridurre gli aspri scontri ideologici nelle relazioni internazionali. Per la Cina, mentre dobbiamo essere vigili contro il perseguimento più ostinato degli interessi americani, potrebbero anche esserci nuove opportunità per trovare un terreno comune in alcune aree. In questo contesto, gestire le contraddizioni sino-americane e garantire i rispettivi interessi ragionevoli metterà alla prova la nostra saggezza diplomatica.

VI. Unire le alleanze attraverso la “civiltà”: costruire una nuova posizione di contenimento contro la Cina

Una delle caratteristiche più sorprendenti del nuovo NSS è il tentativo di Trump di utilizzare una narrazione “di civiltà” per unificare il campo occidentale e creare una maggiore pressione combinata contro la Cina. Per la prima volta, il rapporto pone le “minacce di civiltà” al di sopra delle “minacce ideologiche”, sottolineando che la sfida principale che gli Stati Uniti e l’Occidente devono affrontare risiede a livello di civiltà. Una formulazione del genere non ha precedenti nel periodo post-Guerra Fredda. In precedenza, gli Stati Uniti sottolineavano abitualmente le minacce ideologiche per modellare un’opposizione binaria “noi contro loro”. Ma l’NSS di Trump sposta l’attenzione verso l’interno, verso l’Occidente stesso: afferma che il continente europeo è impantanato in una crisi di “auto-cancellazione della civiltà”, criticando il sistema politico e le politiche sociali dell’UE come una minaccia per il futuro della civiltà occidentale.

Il rapporto usa un linguaggio piuttosto sensazionalistico per descrivere la situazione europea: ad esempio, avverte che “se le tendenze attuali continuano, l’Europa sarà irriconoscibile tra 20 anni”, sottolineando il calo della quota europea del PIL globale, l’aumento delle minoranze e che “alcuni membri della NATO avranno maggioranze non europee entro decenni”. Questo è definito nel rapporto come una crisi di “cancellazione della civiltà” che l’Europa sta affrontando. Chiaramente, l’amministrazione Trump ritiene che la civiltà occidentale venga erosa dall’interno: l’immigrazione di massa, la proliferazione del multiculturalismo, la cosiddetta correttezza politica che sopprime i valori tradizionali sono tutte minacce più gravi dei nemici ideologici. Il vicepresidente degli Stati Uniti Vance all’inizio di quest’anno ha accusato alcune nazioni europee di reprimere i partiti populisti di destra e di limitare la libertà di parola, definendo queste “misure antidemocratiche guidate dalle élite” che minano le libertà fondamentali dell’Occidente. Il rapporto dichiara: “La crescente influenza dei partiti patriottici europei è davvero un segnale incoraggiante”. L’implicazione è che gli Stati Uniti sosterranno tacitamente le forze populiste di destra anti-establishment europee per riportare l’Europa sulla strada tradizionale dello Stato-nazione, “rendendola di nuovo grande” e salvaguardando così la civiltà occidentale.

Un linguaggio simile sarebbe impensabile nei precedenti documenti ufficiali degli Stati Uniti. In apparenza, puntare il dito contro i problemi interni dell’Europa sembra distogliere l’attenzione degli Stati Uniti dalla Cina, allentando potenzialmente la pressione cinese all’interno della strategia statunitense, poiché il nemico principale sembra essere l’élite liberale europea piuttosto che la Cina. Tuttavia, in realtà, l’intento ultimo di Trump nel giocare la “carta della civiltà” rimane quello di trattare con la Cina. Unendo l’Occidente internamente in un’alleanza più stretta basata su un’identità di civiltà condivisa (principalmente la civiltà cristiana bianca), gli Stati Uniti sperano di riportare l’Europa dalla propria parte per affrontare congiuntamente le sfide provenienti da “altre civiltà”.

In parole povere, Trump sta tentando di creare una versione civilizzata della “nuova Guerra Fredda”. L’era della Guerra Fredda vedeva contrapposti il ​​campo liberaldemocratico e quello comunista; ora Trump vuole plasmare un “campo della civiltà occidentale” contro le forze che presumibilmente minacciano la civiltà occidentale. Sebbene il rapporto non nomini esplicitamente la Cina come una minaccia per la civiltà, gli indizi sono chiari: pone potenze non occidentali come la Cina in una posizione contrapposta. Dopotutto, senza l’ascesa di concorrenti esterni, perché la “civiltà occidentale” si sentirebbe improvvisamente così esistenzialmente minacciata? Si può immaginare che se Trump riuscisse a spingere la politica europea verso destra, a stabilire un’alleanza occidentale più “omogenea” e a consolidare pienamente il controllo geopolitico sull’emisfero occidentale e sull’America Latina, allora il prossimo ipotetico avversario di questa alleanza sarebbe inevitabilmente la più grande “civiltà aliena”: la Cina.

Pertanto, la Cina non dovrebbe abbassare la guardia a causa del linguaggio apparentemente ammorbidito nei suoi confronti nel NSS statunitense. Attualmente, l’Occidente è coinvolto in lotte etniche e culturali interne, che stanno temporaneamente alleviando la pressione strategica sulla Cina. Sebbene le contraddizioni strutturali tra Cina e Stati Uniti non siano mai state eliminate o ridotte, varie divisioni interne agli Stati Uniti hanno impedito che queste contraddizioni diventassero evidenti. Tuttavia, in futuro, potremmo trovarci di fronte a un campo occidentale con una maggiore coesione interna e meno rumore ideologico, che intraprenderà azioni di contenimento più energiche e unitarie contro la Cina. Un’alleanza di questo tipo basata sull’identità di civiltà potrebbe rivelarsi più offensiva e distruttiva delle alleanze vaghe basate sui valori del passato. Dobbiamo monitorare attentamente l’ascesa del “discorso di civiltà” in Occidente e il suo impatto sulla politica cinese.

VII. “Imparare dalla Cina per contrastare la Cina”: l’adozione bipartisan da parte degli Stati Uniti dei modelli cinesi contro la Cina

Negli ultimi anni, un’idea stimolante ha guadagnato terreno negli ambienti politici statunitensi: “imparare le tecniche cinesi per contrastare la Cina”. Personaggi sia del Partito Democratico che di quello Repubblicano sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero prendere a prestito le strategie di sviluppo e le esperienze di governance della Cina per migliorare la propria competitività e contrastare la sfida cinese. Rush Doshi, consigliere per gli affari cinesi alla Casa Bianca di Biden, è autore di ” The Long Game” , che analizza meticolosamente la grande strategia cinese e suggerisce che gli Stati Uniti abbiano bisogno di una strategia altrettanto a lungo termine per contrastarla. Anche Trump sta evidentemente praticando questo approccio: da quando è entrato in carica, ha continuamente infranto le convenzioni e ampliato l’autorità presidenziale, puntando principalmente a creare un sistema più efficiente e centralizzato per mobilitare le risorse nazionali per affrontare la Cina.

Per quanto riguarda le relazioni centro-locali, l’amministrazione Trump rafforza l’autorità federale, enfatizzando la centralizzazione. Per quanto riguarda la separazione verticale dei poteri, Trump espande notevolmente il potere esecutivo, indebolendo i vincoli del Congresso e della magistratura sulle decisioni di politica estera. Ristruttura inoltre la burocrazia attraverso ordini esecutivi (in particolare il piano “Schedule F”) per garantire una corretta attuazione delle politiche. A livello strategico internazionale, il ridimensionamento strategico di Trump può essere visto come una versione americana del motto “Nascondi la tua forza, aspetta il tuo momento”. Questo ridimensionamento non è un’evasione passiva, ma un’accumulazione attiva di forza: gli Stati Uniti devono affrontare i problemi economici e sociali interni per rimettersi in carreggiata.

Si può affermare che la visione di Trump sia quasi equivalente a una versione americana del “Fukoku kyōhei” (富国强兵), il pensiero strategico delle élite cinesi. Egli sottolinea che “l’economia è la posta in gioco definitiva”, il che sostanzialmente riconosce che “concentrarsi sullo sviluppo economico” è la strada giusta per la forza nazionale; estendersi eccessivamente nel perseguimento dell’egemonia globale non fa che prosciugare il potere nazionale e accelerare il declino egemonico. L'”accelerazionismo tecnologico” promosso dal team di Trump trae ispirazione anche dal modello di sviluppo cinese: alcuni strateghi statunitensi esprimono apertamente ammirazione per il sistema nazionale cinese che concentra le risorse su grandi progetti tecnologici, sperando che gli Stati Uniti possano in parte emularlo. In una certa misura, gli Stati Uniti stanno adottando strategie che si sono dimostrate efficaci per la Cina, che ora possono essere utilizzate contro la Cina stessa. Ciò renderà inefficaci alcune delle passate controstrategie cinesi e ci costringerà ad adattare le nostre risposte.

Per la Cina, questo aumenta indubbiamente la complessità della sfida. Se gli Stati Uniti riuscissero a correggere realmente i propri difetti, la loro competitività migliorerebbe significativamente. Da un lato, dobbiamo mantenere la fiducia e mantenere la rotta; dall’altro, dobbiamo avere la percezione della crisi e apportare i necessari aggiustamenti strategici e tattici. Di fronte a un simile avversario, dobbiamo mantenere la nostra posizione, accelerare le nostre riforme e l’innovazione e sforzarci di non farci intrappolare dalle sue controstrategie.

VIII. Conclusione: la minaccia a lungo termine della strategia di Trump non deve essere sottovalutata

Sebbene il nuovo NSS non elenchi la Cina come la preoccupazione principale degli Stati Uniti nel suo testo, e addirittura ometta di menzionarla in molte sezioni, l’intero documento getta essenzialmente le basi su come trattare con la Cina . Piuttosto che una “dichiarazione di guerra” contro la Cina, si tratta più di un progetto a lungo termine che Trump ha elaborato affinché gli Stati Uniti ottengano un vantaggio competitivo a lungo termine sulla Cina. Attenua il confronto a breve termine, ma prevede una base più solida per prevalere nelle future contese. Forse nei prossimi tre anni, la politica di Trump nei confronti della Cina non apparirà eccessivamente aggressiva o dura; ripensando al suo mandato, si potrebbe persino pensare che il suo mandato non sia stato “troppo negativo” per la Cina. Tuttavia, proprio il suo attuale ridimensionamento strategico e l’accumulo di forza stanno costruendo una piattaforma più solida per i suoi successori per sconfiggere la Cina.

Questo ricorda inevitabilmente il presidente repubblicano Richard Nixon del XX secolo. Negli anni ’70, Nixon perseguì la distensione con l’Unione Sovietica e il ritiro dal Vietnam per ricostituire le forze americane indebolite dalla guerra del Vietnam. La sua “forza nutritiva” aprì direttamente la strada alla controffensiva strategica del presidente Reagan e alla successiva vittoria nella Guerra Fredda negli anni ’80. Senza il ridimensionamento e l’adeguamento di Nixon, la successiva inversione di tendenza americana durante la Guerra Fredda potrebbe non essersi verificata. Allo stesso modo, l’attuale ridimensionamento strategico di Trump assomiglia a quello di Nixon. Sebbene Trump e i suoi sostenitori lo paragonino spesso a Reagan, le sue azioni strategiche sono più vicine a quelle di Nixon. In particolare, alcune figure all’interno dell’amministrazione Trump stanno subendo trasformazioni “nixoniane”: ad esempio, l’attuale Segretario di Stato Marco Rubio. Un tempo noto come un falco estremista, ora usa un linguaggio diplomatico moderato, apparendo conciliante nei confronti di Cina e Russia. Alcuni dei suoi punti di vista sulla “multipolarità”, sebbene diversi dall’ordine internazionale multipolare auspicato dalla Cina, riecheggiano la teoria dei “Cinque Grandi Centri di Potere” di Nixon. La storia sembra ripetersi.

Naturalmente, non possiamo semplicisticamente fare analogie con la storia. Proprio come il ridimensionamento di Nixon ha gettato le basi per l’espansione di Reagan, l’accumulo di potere di Trump potrebbe preparare gli Stati Uniti a una pressione più intensa sulla Cina in futuro. Trump asseconda i crescenti sentimenti isolazionisti e populisti all’interno degli Stati Uniti, ridimensionandosi attivamente a livello globale (tranne che nell’emisfero occidentale), anche a scapito apparente dei tradizionali interessi nazionali statunitensi. Quando le richieste pubbliche entrano in conflitto con gli interessi nazionali definiti dalle élite, Trump sceglie i primi. A suo avviso, solo le strategie con il sostegno pubblico sono sostenibili e possono evitare inversioni di rotta dovute a cambiamenti nell’amministrazione. Trump non rappresenta l’orientamento valoriale definitivo dell’America; si limita a soddisfare temporaneamente le scelte del pubblico. È prevedibile che, dopo l’era Trump, gli Stati Uniti tenteranno infine di tornare al loro tradizionale ruolo di leadership globale e alla loro missione basata sui valori, ma ritengono di dover prima percorrere la “via non convenzionale” di Trump; non c’è modo di aggirarla.

In sintesi, la pubblicazione della nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale di Trump segna l’ingresso degli Stati Uniti in una nuova fase della loro strategia nei confronti della Cina, una fase che pone l’accento sul lungo termine e sulla repressione sostenibile. Il danno per la Cina non risiede in scontri immediati e aspri, ma nella sottile e graduale erezione di ostacoli più alti e distanti. Di fronte a un simile avversario, dobbiamo avere sia una consapevolezza lucida che una ferma fiducia. Finché ci concentreremo sul nostro sviluppo e gestiremo bene i nostri affari, potremo rimanere invincibili in questa duratura competizione.

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La questione della produzione di energia elettrica rimane un punto di discussione importante quando si considerano tutti i fattori coinvolti nella corsa all’intelligenza artificiale, che non riguarda solo l’Impero fuorilegge degli Stati Uniti e la Cina, come molti pensano, poiché anche Russia e India sono in competizione, sebbene omesse da rappresentazioni artistiche come quella sopra. Ecco un rapporto pubblicato il 7 dicembre su Guancha :

Grazie ad aziende come Nvidia, il boom dell’intelligenza artificiale sta rapidamente stimolando la domanda di data center, ma l’invecchiamento delle infrastrutture e la lentezza dei lavori di costruzione negli Stati Uniti stanno rallentando la costruzione di data center nel Paese. Bloomberg ha pubblicato un articolo il 10 novembre in cui si afferma che a Santa Clara, in California, dove si trova la sede centrale di Nvidia, due data center sono rimasti vuoti per diversi anni a causa della mancanza di energia elettrica locale .

Jordan Sadler, portavoce di Digital Realty, lo sviluppatore di uno dei data center, ha affermato che attendere tre anni per l’energia è “ un tempo di attesa normale nella maggior parte degli Stati Uniti”, e anche più lungo in aree ad alta domanda come la Silicon Valley e la Virginia settentrionale.

“A Santa Clara, se oggi trovi un pezzo di terra e inizi a richiedere una nuova elettricità, potresti dover aspettare anni”, ha detto Sadler.

Il “potrebbe” di Sadler dovrebbe essere “avrà”, e ciò è dovuto principalmente alla mancanza di pianificazione a lungo termine da parte di aziende energetiche private come PG&E nel caso della California, che antepongono i profitti a tutto il resto, inclusa la manutenzione per la quale PG&E ha perso molti milioni di dollari in multe legali perché la sua negligenza volontaria ha causato recenti incendi devastanti – non si è imparato nulla dalla “crisi energetica” inventata alla fine degli anni ’90 che ha messo in mostra Enron e la sua “contabilità”, ma ha anche implicato la riluttanza di PG&E a costruire maggiore capacità e ad aggiornare le linee di trasmissione, quest’ultima causa degli incendi. Ma la California non è l’unico stato con problemi di energia elettrica. Il Texas ha gravi problemi, così come la Virginia e gran parte della costa orientale, in particolare New York, come è stato dimostrato la scorsa estate. La riluttanza a costruire è dovuta alla spinta al profitto dei dirigenti, per lo più finanziari, delle aziende energetiche, mentre gli ingegneri, come nel caso di Boeing, sono stati estromessi dai loro consigli di amministrazione: con l’aumento della domanda per l’offerta limitata disponibile, anche i prezzi aumentano, il che aumenta i profitti, che finiscono nelle tasche degli azionisti invece di aumentare la capacità e potenziare le linee di trasmissione per soddisfare la crescente domanda. Inoltre, all’interno dell’Impero fuorilegge degli Stati Uniti, non esiste alcuna pianificazione centralizzata in materia di produzione di energia: è tutta a livello statale o regionale. Washington può proclamare la necessità di una maggiore capacità di generazione di energia elettrica attraverso il Dipartimento dell’Energia, ma al giorno d’oggi ha pochi mezzi per intervenire.

Le nazioni rimaste nella corsa all’intelligenza artificiale – Cina, Russia e India (l’Europa non è più un contendente grazie alla sua politica energetica incredibilmente idiota e alla distruzione del gasdotto Nord Stream da parte di Biden) – hanno governi che pianificano a lungo termine e hanno ministeri centralizzati che gestiscono sistemi unitari, in modo da poter pianificare e attuare politiche in grado di soddisfare la futura domanda energetica. Dall’articolo, ecco Huang di Nvidia:

“La Cina ha il doppio dell’energia degli Stati Uniti”. Ha affermato che il governo statunitense sta promuovendo la delocalizzazione della produzione, “ma senza energia, come possiamo costruire fabbriche di chip, fabbriche di supercomputer e centri dati di intelligenza artificiale?”

Sebbene non sia associato alla produzione di energia, Huang sottolinea questo punto molto importante:

Huang ha affermato che gli Stati Uniti mantengono ancora un vantaggio di circa “sei mesi” nei modelli di intelligenza artificiale all’avanguardia, ma la Cina è molto più avanti nei modelli open source: “Senza open source, le startup non possono prosperare, i ricercatori universitari hanno difficoltà a condurre ricerche e gli scienziati non possono utilizzare l’intelligenza artificiale. Senza open source, quasi tutti i settori dell’economia non possono raggiungere progressi fondamentali. Le diverse tecnologie che consentono all’intelligenza artificiale di prosperare sono open source e la Cina è più avanti degli Stati Uniti in questo ambito”.

Warwick Powell ha scritto alcuni saggi molto preziosi su questo argomento e sulla tecnologia in generale. Dal suo saggio di inizio novembre :

Per i modelli su larga scala, i costi energetici, i costi di raffreddamento e la produttività totale del sistema sono altrettanto importanti; spesso più dell’efficienza massima del chip. In questo caso, gli Stati Uniti si trovano ad affrontare uno svantaggio strutturale. I prezzi dell’elettricità su scala industriale negli Stati Uniti sono in aumento, attestandosi attualmente in media intorno a 0,12 dollari per kWh, mentre in Cina, le grandi regioni industriali che servono cluster di intelligenza artificiale pagano appena 0,04 dollari per kWh.

E questo è tratto dal suo eccellente saggio di inizio ottobre che tratta esclusivamente la questione del potere:

Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare profondi colli di bottiglia strutturali nello sviluppo delle infrastrutture energetiche, che vanno dai ritardi normativi e dai vincoli di trasmissione ai costi di capitale, alla carenza di manodopera qualificata e alla prontezza tecnologica. Anche in assenza di complicazioni internazionali, questi ostacoli interni rendono di fatto irraggiungibile un orizzonte temporale quinquennale per 100 GW di capacità energetica fissa. Le implicazioni sono brutali e gravi. Una fornitura di energia elettrica ridotta e costosa per l’intelligenza artificiale e il settore manifatturiero comprometterà la competitività economica americana, con effetti a catena sulla convenienza economica delle famiglie. Questi impatti stanno già diventando evidenti, con i prezzi all’ingrosso del pool negli Stati Uniti che sono aumentati del 267% negli ultimi 5 anni, a seguito dell’impennata della domanda di elettricità da parte del settore dell’intelligenza artificiale.

I dati della fonte citata sono allarmanti e dimostrano che negli oltre 25 anni trascorsi dallo scandalo energetico Enron non è stato fatto nulla per migliorare la situazione. E il problema del raffreddamento, che richiede enormi quantità d’acqua, è un altro “ostacolo interno” che genererà ogni sorta di proteste NIMBY.

Il neoliberismo non ha solo svuotato la capacità industriale dell’Impero degli Stati Uniti fuorilegge; la sua attenzione ai profitti a breve termine a scapito della pianificazione a lungo termine ha gravemente danneggiato la capacità dell’Impero di competere, mentre la corsa all’intelligenza artificiale si trasforma in una maratona. E vediamo i miliardari accumulare ricchezze invece di investire in una maggiore capacità produttiva e nei sistemi energetici per gestirla. In definitiva, si stanno dimostrando inutili.

Chi ha letto il mio resoconto sul forum annuale della Settimana dell’Energia in Russia avrà appreso cosa ha pianificato e sta attualmente costruendo Rosatom, e non solo in Russia, ma anche in Cina e India. E poi c’è una nuova tecnologia di accumulo di energia – le batterie agli ioni di sodio – che migliora notevolmente le capacità di energia verde. Sia la Cina che la Russia hanno ancora risorse idroelettriche da sfruttare che l’Impero non ha. L’Impero potrebbe costruire più energia eolica, ma Trump ha bloccato il suo programma di sussidi. La ricerca cinese sulla fusione è molto intensa e non è solo guidata dallo Stato, con il numero di start-up che fa parte della strategia cinese di aumentare il ritmo dell’innovazione attraverso la concorrenza, una politica che è stata implementata in tutti gli ambiti tecnologici. Quando la Cina pubblicherà formalmente il suo prossimo piano quinquennale all’inizio del prossimo anno, molti guarderanno ai suoi piani per il settore energetico.

L’India ha una serie di piani di espansione della produzione energetica futura, gestiti centralmente dalla divisione energetica di NITI Aayog , che sembrano imitare il percorso della Cina, che prevede di espandere la produzione di energia a carbone di 90 GW entro il 2032, potenziando al contempo il suo ambizioso settore dell’energia verde, già piuttosto ampio. Ora che l’India ha deciso quale blocco geopolitico preferirà, dovrebbe continuare il suo ritmo di sviluppo annuo dell’8-9%, e ciò richiederà energia.

Lascerò che Warwick Powell faccia questa dichiarazione conclusiva:

L’obiettivo dei 100 GW riflette quindi la consapevolezza di fondo che l’attuale sistema energetico americano non può supportare la duplice ambizione di alimentare l’intelligenza artificiale e rilanciare il settore manifatturiero. Tuttavia, la consapevolezza del problema non deve essere confusa con la fattibilità. Anche con ipotesi ottimistiche, la portata della nuova generazione di energia richiesta sarebbe difficile da realizzare in un decennio. Per riuscirci nella metà del tempo richiesto non solo un boom edilizio senza precedenti, ma anche la risoluzione di consolidati colli di bottiglia strutturali che da tempo limitano lo sviluppo energetico statunitense.

La mancanza di una pianificazione critica a lungo termine è il punto più debole dell’Impero, che sembra ideologicamente in grado di migliorare. Non esiste un piano continentale per un impero di dimensioni continentali che affermi di voler rimanere leader, ma che mostri l’incapacità di farlo. L’unico attore importante che cerca costantemente e pubblicamente di migliorare la situazione è Jensen Huang di Nvidia. A mio parere, dovrebbe rivolgere le sue critiche ai numerosi miliardari della tecnologia, poiché c’è ben poco che il governo federale possa fare per migliorare la situazione energetica e mantenere le aziende americane nella corsa all’intelligenza artificiale.

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Una guida pratica per identificare il grado di un funzionario cinese_a cura di Fred Gao

Capire come è governata la Cina significa in gran parte capire chi governa effettivamente e con quali regole. Questa è la guida più pratica che abbia mai visto sul sistema di classificazione dei quadri in Cina. Risponde a domande che spesso confondono gli osservatori della Cina – ad esempio, perché tribunali e procure siano di mezzo grado superiori ai dipartimenti governativi – e chiarisce “chi è superiore a chi” nel Partito, nel governo, nei tribunali e nelle imprese statali.
Mi sono imbattuto anche in un episodio di podcast con l’autore dell’articolo, il Professor Nie Huihua (聂辉华). Spiega come la classifica delle città cinesi influenzi l’allocazione delle risorse economiche, come gli investimenti, e discute di come la Cina potrebbe superare l’attuale problema del debito locale riorganizzando l’amministrazione locale. Ho ottenuto l’approvazione del Professor Nie, spero di poterlo condividere la prossima settimana.

Una guida pratica per identificare il grado di un funzionario cinese

L’elaborazione del Prof. Nie Huihua sulla logica politica dei ranghi ufficiali cinesi

Yuzhe LUI7 dicembre
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Per dare un senso alle decisioni politiche della Cina, è necessario comprendere le persone che le prendono.

La burocrazia cinese ha attraversato numerose riforme, ma promozioni e ranghi rimangono al centro della sua organizzazione. Proprio come nella Cina tradizionale, la gerarchia struttura ancora oggi le carriere e la vita quotidiana dei funzionari odierni.

Per la vasta pubblica amministrazione del Paese, privilegi politici, reddito, status sociale e autorità organizzativa sono tutti strettamente legati al rango. In quanto principali attori della governance pubblica, gli incentivi e il comportamento dei dipendenti pubblici influenzano direttamente il modo in cui lo Stato è governato. La promozione, in altre parole, non è solo una questione di personale, ma è alla base anche della logica stessa della governance.

La newsletter di oggi esamina questa logica attraverso un saggio, “La logica politica dei ranghi ufficiali cinesi 中国官员级别的政治逻辑”, del Prof. Nie Huihua (聂辉华) e del Dr. Gu Yan (顾严), pubblicato per la prima volta nel 2015 su FT Chinese .

Il Prof. Nie, docente presso la Renmin University of China, ha dedicato molti anni allo studio del governo di primo livello in Cina. Ha conseguito la laurea in Cina e ha completato un anno di ricerca post-dottorato presso l’Università di Harvard sotto la guida del premio Nobel Oliver Hart.

Al momento della pubblicazione dell’articolo, nel 2015, il Dott. Gu era ricercatore associato presso il Social Development Research Institute della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme. Ora è Direttore della Prima Divisione di Ricerca presso il Centro di Ricerca per il Pensiero Economico di Xi Jinping.

Il saggio è incluso anche nel recente libro del Prof. Nie, The Governance Logic of Primary-Level China , di cui ho condiviso un estratto in precedenza e che molti lettori hanno detto di aver apprezzato.

In questo articolo, gli autori illustrano, in modo sistematico e accessibile, come identificare i ranghi dei funzionari cinesi, includendo anche una serie di casi particolari. Il testo funge da guida pratica per analizzare dall’alto la complessità e la disciplina interna della burocrazia cinese.

Di seguito la mia traduzione in inglese del brano, condivisa con la gentile autorizzazione del Prof. Nie.

Grazie per aver letto la newsletter di Yuzhe He! Dedico il mio tempo libero alla lettura approfondita di materiale sulla Cina, così non devi farlo tu. Sentiti libero di condividerla con i tuoi amici, colleghi, studenti e chiunque altro possa trarne beneficio!

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中国官员级别的政治逻辑

La logica politica dei ranghi ufficiali cinesi

di Nie Huihua, Gu Yan

Per comprendere le questioni politiche ed economiche della Cina, è necessario innanzitutto comprendere il comportamento dei funzionari governativi cinesi. Per comprendere il comportamento dei funzionari, è necessario innanzitutto comprenderne il rango amministrativo. Le ragioni sono le seguenti.

In primo luogo, nel sistema burocratico cinese, il rango amministrativo determina l’allocazione delle risorse e del potere. Come recita un detto popolare, “I funzionari di grado superiore possono facilmente sopraffare i loro subordinati “, il che dimostra chiaramente che il rango è la regola esplicita del gioco nella burocrazia.

In secondo luogo, quasi tutti i funzionari considerano la promozione di grado e la nomina a incarichi più importanti come obiettivi fondamentali della propria carriera. Questo è ben espresso dal noto detto: “Un soldato che non vuole diventare generale non è un buon soldato”. Solo comprendendo i gradi ufficiali si possono comprendere i modelli comportamentali delle amministrazioni locali e dei loro funzionari in tutta la Cina.

Tuttavia, i livelli amministrativi della burocrazia cinese sono estremamente complessi e a volte nemmeno chiaramente specificati. La gente comune li trova difficili da comprendere, e persino studiosi professionisti come noi, specializzati nello studio della Cina, spesso devono dedicare molto tempo a districarsi. Sebbene ci siano molte informazioni online, sono incomplete o imprecise.

Prima di offrire una spiegazione sistematica dei ranghi amministrativi nella burocrazia cinese, i lettori potrebbero voler provare a rispondere ad alcune domande sui ranghi:

Qual è il grado di un vicedirettore generale dell’Amministrazione statale del monopolio del tabacco? Qual è il grado di un vicedirettore del distretto di Baiyun a Guangzhou? Qual è il grado di un direttore dell’ufficio per l’istruzione del distretto di Baiyun a Guangzhou? Qual è il grado di un vice procuratore capo presso la Procura popolare del distretto di Chaoyang a Pechino?

Se pensate che abbiano gradi diversi, vi sbagliate. La risposta corretta è: sono tutti funzionari di livello di Capo Divisione (正处级). Proprio perché la questione dei gradi ufficiali è così importante e complessa, riteniamo necessario dedicare un articolo alla spiegazione delle regole dei gradi nella burocrazia cinese.

I. La gerarchia amministrativa a cinque livelli della Cina definisce il quadro di base dei ranghi ufficiali

In genere, il grado amministrativo di un funzionario cinese è determinato dal grado amministrativo dell’istituzione in cui presta servizio. Questo è il primo principio per identificare il grado di un funzionario.

A differenza delle strutture organizzative della maggior parte dei paesi, la divisione amministrativa della Cina si articola su cinque livelli:

  • IL livello centrale: nazione;
  • il livello provinciale: province, regioni autonome e comuni direttamente sottoposti al governo centrale;
  • livello prefettizio: città di livello prefettizio, prefetture, prefetture autonome e leghe;
  • il livello di contea: contee, distretti, bandiere e città a livello di contea; e
  • il livello comunale: comuni, città e sottodistretti.

Di conseguenza, i funzionari sono raggruppati in cinque categorie principali di rango, ciascuna delle quali è ulteriormente suddivisa in due sotto-gradi: un rango principale (正职) e un rango di vice (副职). Insieme, questi dieci sotto-gradi costituiscono il quadro di base per l’identificazione dello status di un funzionario. La ripartizione è la seguente:

1. Livello nazionale (国家级正职)

Tra questi rientrano i massimi dirigenti del Partito Comunista Cinese (PCC) e dello Stato. Le posizioni a questo livello comprendono:

Segretario generale del Comitato centrale del PCC; membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PCC; Presidente della Cina; Presidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (ANP); Primo ministro del Consiglio di Stato; Presidente del Comitato nazionale della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC) e Presidente della Commissione militare centrale (CMC).

2. Livello vicenazionale (国家级副职)

Sono inclusi i membri del PCC e degli organi direttivi statali, diversi da quelli a livello nazionale, nonché i deputati che ricoprono posizioni a livello nazionale. Tra questi rientrano:

Membri e membri supplenti del Politburo centrale del PCC, membro della Segreteria del Comitato centrale del PCC, vicepresidenti del Comitato permanente dell’ANP, vicepremier e consiglieri di Stato del Consiglio di Stato, vicepresidenti del Comitato nazionale del CPPCC, presidente della Corte suprema del popolo e procuratore generale della Procura suprema del popolo.

Casi particolari riguardano il Segretario della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (CCDI) e il Segretario della Commissione centrale per gli affari politici e giuridici (PLAC), il cui grado dipende da circostanze specifiche.

Secondo un secondo principio di identificazione dei gradi ufficiali, noto come principio del “grado più alto applicabile” , se questi due segretari sono membri del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PCC, ricoprono un grado a livello nazionale. Se sono solo membri dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PCC, ricoprono un grado di vice-segretario a livello nazionale.

3. Livello provinciale-ministeriale (省部级正职)

Tra questi rientrano i leader “numeri uno” dei ministeri centrali, dei comitati e dei governi provinciali del Partito. Tra questi:

–– Principali dirigenti degli organi di lavoro del Comitato centrale del PCC (come l’Ufficio di ricerca politica, il Centro di ricerca sulla storia del partito e il Centro di ricerca sulla letteratura del partito);

–– I principali dirigenti dei dipartimenti costituenti il ​​Consiglio di Stato (ministeri, commissioni, uffici, ecc.);

–– I principali leader degli organi di lavoro e dei comitati speciali sotto l’NPC e il CPPCC; e

–– I principali leader dei “quattro organi dirigenti” (comitato del partito, congresso popolare, governo e comitato del CPPCC) in ogni regione a livello provinciale.

Applicando ancora il principio del “grado più alto applicabile”, Wang Huning王沪宁 era a livello provinciale-ministeriale quando ha ricoperto la carica di Direttore dell’Ufficio centrale di ricerca politica del PCC dal 2002 al 2007; dopo il 2007, è stato promosso successivamente a Segretario della Segreteria centrale del PCC e poi a Membro della Segreteria del Comitato centrale del PCC, pur continuando a ricoprire contemporaneamente la carica di Direttore dell’Ufficio di ricerca politica, momento in cui il suo grado è diventato quello di vice-ministero.

4. Livello viceprovinciale (ministeriale) (省部级副职)

Questa categoria comprende i deputati alle posizioni sopra elencate a livello provinciale-ministeriale, nonché i membri del Comitato permanente dei comitati provinciali del partito (elenchi non ripetuti qui).

5. Livello del direttore dell’ufficio di presidenza (厅局级正职)

Questa categoria include:

–– Principali dirigenti di dipartimenti e uffici dei ministeri e delle commissioni centrali;

–– Principali dirigenti di dipartimenti, uffici e commissioni direttamente sotto il controllo dei governi provinciali; e

–– I principali leader dei “quattro organi dirigenti” (comitato del partito, congresso popolare, governo e comitato CPPCC) delle città a livello di prefettura, comprese le prefetture e i distretti sotto amministrazione centrale.

6. Livello di Vicedirettore dell’Ufficio di presidenza (厅局级副职)

Tra questi rientrano i vice direttori di ufficio, nonché i membri dei comitati permanenti dei comitati di partito a livello di prefettura.

7. Livello di capo divisione (县处级正职)

Questa categoria include:

–– Principali dirigenti delle divisioni dei ministeri e delle commissioni centrali;

–– Principali dirigenti di dipartimenti, uffici e commissioni direttamente dipendenti dai governi provinciali;

–– Principali dirigenti di commissioni, uffici e uffici presso le città a livello di prefettura

–– I principali leader del partito e del governo dei comuni o dei sottodistretti nei comuni amministrati centralmente

–– I principali leader dei “quattro organi dirigenti” (comitato del partito, congresso popolare, governo e comitato CPPCC) delle contee

8. Livello di vice capo divisione (县处级副职)

Tra questi rientrano i vicepresidenti delle principali posizioni di capo divisione e i membri dei comitati permanenti dei comitati di partito della contea.

9. Livello del caposezione (乡科级正职)

Questa categoria include:

–– Principali responsabili delle sezioni negli organi delle città a livello di prefettura

–– Principali dirigenti di commissioni, uffici e uffici presso i governi delle contee

–– Segretari del partito comunale, capi di comune e presidenti dei congressi popolari del comune

–– Segretari dei comitati di lavoro dei sottodistretti e direttori degli uffici dei sottodistretti

10. Livello di vicecapo sezione (乡科级副职)

Tra questi rientrano i vice-capi di sezione, nonché i membri dei comitati del partito comunale e i membri dei comitati di lavoro dei sottodistretti.

Con questo quadro di base è possibile identificare il grado della maggior parte dei funzionari.

Ad esempio, il capo dell’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato, il segretario del comitato provinciale del PCC di Zhejiang e il sindaco di Pechino sono tutti a livello provinciale-ministeriale .

Il capo del distretto di Chaoyang a Pechino, il direttore della Commissione provinciale per lo sviluppo e la riforma dello Zhejiang e il presidente del comitato municipale di Fuzhou del CPPCC nella provincia di Jiangxi sono tutti a livello di direttore di ufficio .

A livello di capo divisione rientrano i direttori degli uffici sub-distrettuali (o capi di borgata) nel distretto di Chaoyang di Pechino, il direttore della divisione affari generali della commissione provinciale per lo sviluppo e la riforma dello Zhejiang e il capo del distretto di Linchuan della città di Fuzhou nella provincia di Jiangxi .

Secondo il primo principio (il grado amministrativo di un funzionario cinese è determinato dal grado amministrativo dell’istituzione in cui presta servizio), Nanchang, nella provincia di Jiangxi, è una città a livello di prefettura, quindi, in linea di principio, il Segretario del Comitato Municipale del PCC di Nanchang dovrebbe essere a livello di Direttore di Ufficio . Tuttavia, il Segretario del Partito di Nanchang è anche membro del Comitato Permanente del Comitato Provinciale del PCC di Jiangxi. In base al secondo principio del “grado più alto applicabile”, ciò lo rende un funzionario di livello Vice-Provinciale (Ministeriale) .

II. Sistemi speciali oltre la gerarchia amministrativa a cinque livelli

Mentre i ranghi amministrativi della maggior parte dei funzionari possono essere identificati utilizzando il sistema di riferimento, lo status di molti altri non può essere determinato semplicemente applicando il sistema di cui sopra. Questo perché le istituzioni a loro affiliate non appartengono a nessuno dei cinque livelli amministrativi, ma si collocano tra due livelli; ovvero, le istituzioni stesse si trovano al livello di Vice-Provinciale (Ministeriale) , al livello di Vice-Direttore di Ufficio o al livello di Vice-Capo-Divisione . Di conseguenza, i principali dirigenti di queste istituzioni occupano un rango di mezzo gradino superiore al livello della loro regione amministrativa.

(1) Il primo caso speciale riguarda alcune unità gestite dal Consiglio di Stato o dai suoi ministeri/commissioni, che sono di livello vice-provinciale (ministeriale) , invece che unità ordinarie di livello ministeriale.

Gli esempi includono l’Ufficio nazionale di statistica国家统计局 e l’amministrazione degli uffici governativi国家机关事务管理局 direttamente sotto il Consiglio di Stato, così come gli uffici gestiti dai ministeri/commissioni del Consiglio di Stato, come l’Amministrazione nazionale per l’energia国家能源局 e le riserve alimentari e strategiche nazionali. Amministrazione国家粮食和物资储备局 (entrambi gestiti dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma) e l’Amministrazione nazionale del monopolio del tabacco国家烟草专卖局 (gestita dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione).

Un modo semplice per identificarli è: le unità con “总局” nel nome sono unità a livello ministeriale (come 国家市场监督管理总局State Administration for Market Regulation); quelle denominate “国家…局” (amministrazioni e uffici statali sotto i ministeri e le commissioni) sono a livello sub-ministeriale ; e le unità senza il prefisso “National国家” sono generalmente unità a livello di direttore di ufficio all’interno di ministeri/commissioni.

Ad esempio, quando l’Amministrazione Statale per la Sicurezza sul Lavoro (国家安全生产监督管理局) fu istituita nel 2001 sotto la supervisione della Commissione Economica e Commerciale Statale, era un’unità di livello subministeriale. Nel 2003, divenne un’istituzione direttamente dipendente dal Consiglio di Stato (mantenendo il livello di viceministero) e nel 2005 fu elevata a Amministrazione Statale per la Sicurezza sul Lavoro (国家安全生产监督管理总局) (un’istituzione di livello ministeriale). Questa evoluzione istituzionale riflette anche la crescente attenzione del governo centrale alla sicurezza sul lavoro.

Poiché i “国家…局” sono unità di livello viceministeriale, i ranghi intermedi e superiori dei loro quadri sono di mezzo grado inferiori rispetto alle loro controparti con gli stessi titoli negli organi di livello ministeriale.

Secondo l ‘” Avviso sulla stampa e la distribuzione di tre misure di attuazione per la riforma del sistema retributivo negli organi del partito e del governo e nelle istituzioni pubbliche ” dell’Ufficio generale del Consiglio di Stato, in un “国家…局”, il suo direttore, vicedirettore, direttore generale di dipartimento e vicedirettore generale di dipartimento corrispondono rispettivamente al grado di viceministro, direttore generale di dipartimento, vicedirettore generale di dipartimento e capo divisione in un ministero o commissione, mentre i gradi inferiori al capo divisione sono gli stessi in entrambi i sistemi.

Ciò significa, ad esempio, che un vicedirettore di dipartimento presso l’Amministrazione Statale del Monopolio del Tabacco detiene in realtà un grado a livello di divisione, e i capi divisione di quel dipartimento sono anch’essi a livello di divisione. Sebbene un vicedirettore di dipartimento e un capo divisione ricoprano lo stesso grado amministrativo, il primo è superiore al secondo in termini aziendali e di solito viene promosso prima di quest’ultimo.

Un punto da sottolineare: mentre i “国家…局” esistono a livello centrale, le località non possono istituirne di propri. Pertanto, le filiali dei “国家…局” nelle province sono trattate allo stesso modo degli altri dipartimenti e uffici provinciali e sono tutte a livello di direttore di dipartimento. Ad esempio, il direttore dell’Amministrazione statale del monopolio del tabacco è a livello di viceministero, e i direttori dell’amministrazione provinciale del tabacco sono funzionari a livello di direttore di dipartimento.

(2) Il secondo caso speciale riguarda le quindici città sub-provinciali della Cina: Harbin, Changchun, Shenyang, Dalian, Qingdao, Nanchino, Ningbo, Xiamen, Wuhan, Guangzhou, Shenzhen, Chengdu, Xi’an, Jinan e Hangzhou.

Secondo i pareri su diverse questioni riguardanti le città sub-provinciali关于副省级市若干问题的意见emessi dall’Ufficio della Commissione per l’organizzazione istituzionale centrale nel 1995, il grado degli organi direttamente subordinati ai governi delle città sub-provinciali dovrebbe essere determinato per analogia con “国家…局”: i dipartimenti operativi municipali sono a livello di vicedirettore dell’ufficio e le loro unità interne sono a livello di capo divisione .

Il rango dei distretti urbani e dei loro dipartimenti è stabilito in base al rapporto corrispondente con gli organi municipali; le contee e le città a livello di contea sotto la giurisdizione di una città sub-provinciale rimangono a livello di contea e i loro dipartimenti sono a livello di capo sezione .

In termini pratici, ciò significa che il sindaco di Guangzhou è a livello sub-provinciale (ministeriale) , i vicesindaci sono a livello di direttore dell’ufficio , il direttore dell’ufficio dell’istruzione municipale di Guangzhou e il capo del distretto di Baiyun sono entrambi a livello di vicedirettore dell’ufficio , e sia il vice capo del distretto di Baiyun che il direttore dell’ufficio dell’istruzione del distretto di Baiyun sono a livello di capo divisione .

Come accennato in precedenza, sebbene il vice capo del distretto di Baiyun e il direttore dell’ufficio scolastico distrettuale abbiano lo stesso grado amministrativo, il primo è a capo del secondo nell’attività.

(3) Il terzo caso speciale è che le procure e i tribunali hanno un rango amministrativo di mezzo grado superiore rispetto ai dipartimenti governativi della stessa località. Questo perché il governo locale, la procura e il tribunale sono tutti organi statali eletti dall’Assemblea Popolare locale, il cosiddetto “一府两院”.

Ad esempio, il sindaco di Pechino è a livello provinciale-ministeriale , il capo del distretto di Chaoyang a Pechino è a livello di direttore di ufficio e il direttore dell’ufficio finanziario del distretto di Chaoyang è a livello di capo divisione . Pertanto, il procuratore capo della Procura popolare del distretto di Chaoyang, essendo di mezzo grado superiore al direttore dell’ufficio finanziario distrettuale, è a livello di vicedirettore di ufficio .

Per estensione, un procuratore capo aggiunto della Procura popolare del distretto di Chaoyang è a livello di capo divisione , e il capo del dipartimento delle pubbliche accuse all’interno di quella procura è in realtà a livello di vice capo divisione.

III. Organizzazioni di partito e di popolo: influenza reciproca tra ranghi ufficiali e istituzionali

In Cina, il partito al potere guida lo Stato, quindi nella pratica politica effettiva i vertici degli organi del Partito ricoprono solitamente un rango superiore a quello dei vertici dei dipartimenti governativi dello stesso livello territoriale. Ciò avviene principalmente attraverso i comitati permanenti dei comitati di Partito a ogni livello.

Come descritto nel quadro di base sopra, i membri del comitato permanente di un comitato di partito, a parte i principali leader dei “quattro organi dirigenti” (comitato di partito, congresso popolare, governo e comitato CPPCC), sono di mezzo grado inferiori al livello amministrativo della località, ma di mezzo grado superiori ai dipartimenti di cui sono responsabili.

Ad esempio, in una città a livello di prefettura, un membro del comitato permanente del comitato municipale del partito che ricopre contemporaneamente la carica di capo del Dipartimento della pubblicità ricopre il grado di vicedirettore dell’ufficio , che è mezzo grado superiore al direttore dell’ufficio comunale della cultura, che è a livello di capo divisione .

La domanda chiave è: chi può far parte del comitato permanente del comitato del partito?

Oltre al segretario del Partito (segretario provinciale del Partito, segretario municipale del Partito o segretario di contea), sono membri permanenti del comitato il principale leader del governo (governatore, sindaco o capo di contea), il vicesegretario del Partito a tempo pieno, il segretario della commissione per l’ispezione disciplinare, il segretario della commissione per gli affari politici e legali, il capo del dipartimento organizzativo, il capo del dipartimento pubblicitario, il vice capo esecutivo del governo (vice governatore esecutivo, vice sindaco esecutivo o vice capo di contea esecutivo), il segretario generale del comitato del Partito e il comandante o commissario politico del distretto militare locale.

Il capo del dipartimento di lavoro del Fronte Unito e il segretario del Partito del capoluogo di provincia sono generalmente membri del comitato permanente. Per un certo periodo, anche il presidente del comitato provinciale del CPPCC ha fatto parte del comitato permanente provinciale del Partito (ora non più).

La composizione del comitato permanente dimostra che la stragrande maggioranza dei suoi membri sono in realtà dirigenti di organi subordinati del Partito.

Poiché il rango del leader “numero uno” a sua volta influenza il rango dell’organo che dirige, gli organi del Partito sono in pratica mezzo grado più alti rispetto ai corrispondenti dipartimenti governativi. Ciò significa anche che i vicepresidenti degli organi del Partito possono essere mezzo grado più alti rispetto ai loro omologhi nei dipartimenti governativi.

Ad esempio, il capo del Dipartimento Organizzativo di un comitato provinciale del Partito è certamente un membro del comitato permanente provinciale del Partito e quindi un quadro di livello sub-provinciale (ministeriale) . Il vice capo esecutivo di quel Dipartimento Organizzativo, responsabile del lavoro quotidiano, è quindi un quadro di livello di Direttore di Ufficio , allo stesso livello del direttore del dipartimento provinciale delle risorse umane e della sicurezza sociale.

Di fatto, quasi tutti i direttori dei dipartimenti provinciali delle risorse umane e della previdenza sociale ricoprono contemporaneamente la carica di vicedirettori del Dipartimento Organizzazione del comitato provinciale del Partito. I vicedirettori ordinari del Dipartimento Organizzazione, tuttavia, hanno lo stesso grado amministrativo dei vicedirettori dei dipartimenti delle risorse umane e della previdenza sociale.

Gli organi del partito sono di mezzo grado più in alto anche per un altro motivo: la natura di questi organi.

Secondo la Costituzione del PCC, le commissioni di ispezione disciplinare a tutti i livelli, come i comitati plenari del Partito allo stesso livello, sono elette dai congressi del Partito al livello corrispondente. Di conseguenza, le commissioni di ispezione disciplinare sono di mezzo livello superiori agli altri dipartimenti subordinati del Partito (organizzazione, propaganda e lavoro del Fronte Unito) e superiori ai dipartimenti governativi.

Ad esempio, il Segretario della Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare è a livello di Vice-Nazionale (se è membro dell’Ufficio Politico) o a livello Nazionale (se è membro del Comitato Permanente dell’Ufficio Politico). I Vice-Segretari della Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare sono a livello Provinciale-Ministeriale , e i Capi del suo Dipartimento Organizzazione e del Dipartimento Pubblicità sono a livello di Vice-Provinciale (Ministeriale) .

Seguendo la stessa logica, il direttore dell’Ufficio per la prevenzione della corruzione di una commissione provinciale per l’ispezione disciplinare ha il grado di vicedirettore dell’ufficio , mentre il direttore dell’ufficio di ricerca del dipartimento organizzativo di un comitato provinciale del partito o il direttore dell’ufficio generale di un dipartimento provinciale delle risorse umane e della sicurezza sociale ha il grado di capo divisione .

Oltre agli organi del Partito, esistono anche organizzazioni popolari come i sindacati, la Lega della Gioventù Comunista, le federazioni femminili e le federazioni dell’industria e del commercio. Tutte queste sono guidate dal Partito e sono quindi collettivamente note come organizzazioni popolari di Partito. A ogni livello, le organizzazioni popolari di Partito hanno lo stesso rango amministrativo dei corrispondenti dipartimenti governativi subordinati.

IV. Posizioni speciali, quadri di alto rango e altre istituzioni

Oltre alle posizioni di leadership con titoli “长“ come “Capo” o “Direttore” (ad esempio, Governatore, Direttore di Ufficio, Capo di Divisione), la Cina ha anche un sistema di posizioni non di leadership.

Questi comprendono principalmente tre livelli, ciascuno con livelli di preside e vice: Counselor巡视员 (corrispondente al livello di direttore dell’ufficio ), Consultant调研员 (corrispondente al livello di capo divisione ) e Principal Staff Member主任科员 (corrispondente al livello di capo sezione ).

Le posizioni non dirigenziali generalmente non hanno potere decisionale o di firma, a meno che non siano delegate dal leader principale. Inoltre, esistono posizioni di ispettore all’interno di ministeri/commissioni centrali, come l’Ispettore Capo Nazionale dell’Istruzione e l’Ispettore Capo del Territorio, che sono in genere a livello di Vice-Provincia (Ministeriale) .

Una seconda categoria di posizioni speciali è quella dei viceministri nei ministeri e nelle commissioni centrali. Il Ministero della Pubblica Sicurezza e il Ministero del Commercio, ad esempio, hanno diversi viceministri, che ricoprono contemporaneamente anche il ruolo di membri del gruppo dei dirigenti del partito del ministero.

Il titolo di “assistente” non fa parte della sequenza standard dei gradi. In termini di grado, i ministri assistenti si collocano tra un viceministro e un direttore a livello di dipartimento-ufficio; amministrativamente, sono solitamente a livello di direttore di ufficio , ma godono dei benefici dei viceministri, tra cui lo status politico, l’assistenza medica e l’alloggio. I gradi dei vice capi di governo a livello provinciale, cittadino e di contea seguono questa analogia.

Oltre al sistema gerarchico ordinario, ci sono anche funzionari il cui rango personale è superiore al rango standard della loro istituzione; questa disposizione è nota come “superamento del rango” (高配). Ne esistono tre tipi principali.

In primo luogo, i leader dei ministeri e delle commissioni chiave. Ad esempio, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC) ha sei vicedirettori che ricoprono incarichi a livello provinciale-ministeriale , e il Ministero della Pubblica Sicurezza ha due viceministri a livello provinciale-ministeriale , a dimostrazione della loro significativa influenza.

A livello locale, il capo dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza è solitamente un membro del Comitato permanente del Comitato del Partito e/o un vice capo del governo, il che li colloca mezzo gradino più in alto rispetto ai principali dirigenti degli altri dipartimenti governativi.

In secondo luogo, importanti organi interni all’interno dei dipartimenti. Tra questi rientrano, ad esempio, gli uffici di controllo dei tribunali popolari, gli uffici anticorruzione delle procure popolari e i dipartimenti politici di organi paramilitari come la pubblica sicurezza, le procure, i tribunali e i dipartimenti di giustizia. I principali dirigenti di questi organi interni sono considerati parte della gerarchia dei vice dirigenti dell’istituzione di appartenenza e, pertanto, occupano un livello superiore di mezzo grado rispetto ai dirigenti dei dipartimenti interni ordinari.

In terzo luogo, i dirigenti delle zone di sviluppo economico, alcune contee amministrate direttamente dai governi provinciali e alcune città a livello di contea, che generalmente occupano un rango di mezzo livello superiore rispetto a quello che avrebbero nel quadro di base. Ad esempio, il direttore del comitato amministrativo di una zona di sviluppo economico o di una zona ad alta tecnologia a livello provinciale è in genere a livello di viceprovinciale (ministeriale) . Il segretario del comitato del partito e il sindaco della città di Yiwu, amministrata dalla città di Jinhua nella provincia di Zhejiang, sono entrambi a livello di vicedirettore di ufficio .

Oltre agli organi di Partito e di governo e alle organizzazioni popolari, la Cina ha anche un vasto numero di istituzioni pubbliche, come università, ospedali, giornali e biblioteche. Molti di questi organismi seguono in parte lo stesso sistema di classificazione degli organi di Partito e di governo, e il loro livello amministrativo è determinato dalla loro subordinazione.

Ad esempio, la maggior parte delle università del “Progetto 985” (oltre 30) sono amministrate direttamente dal governo centrale e sono quindi a livello vice-ministeriale/provinciale. Il Presidente dell’Università e il Segretario del Comitato di Partito sono a livello Sub-Provinciale (Ministeriale) ; i Vicepresidenti Esecutivi e i Vice Segretari Esecutivi del Comitato di Partito sono a livello di Direttore di Ufficio ; gli altri Vicepresidenti/Vice Segretari sono a livello di Vice Direttore di Ufficio ; e i direttori di dipartimenti, divisioni e scuole (college) universitari sono a livello di Direttore di Divisione .

Le università ordinarie sono generalmente amministrate dai dipartimenti provinciali dell’istruzione e sono a loro volta a livello di direttore di ufficio ; i ranghi dei loro vicepresidenti e dei capi di dipartimento, uffici e scuole corrispondono a quelli delle posizioni equivalenti nelle università amministrate centralmente.

Le università universitarie standard sono generalmente gestite dai dipartimenti provinciali dell’istruzione e sono a livello di dipartimento/ufficio, con i ranghi dei loro vicepresidenti, capi dipartimento/divisione e presidi di facoltà corrispondenti a quelli delle università amministrate centralmente.

Le organizzazioni giornalistiche hanno ranghi amministrativi simili a quelli dei dipartimenti governativi. Ad esempio, l’agenzia di stampa Xinhua e il Quotidiano del Popolo, amministrati direttamente dalle autorità centrali, sono istituzioni di livello ministeriale e i loro principali dirigenti sono quindi a livello provinciale-ministeriale.

Anche le imprese statali cinesi (SOE) possiedono livelli amministrativi, in quanto ai loro dirigenti vengono assegnati i relativi gradi. Esistono oltre 50 SOE centrali, le cui questioni relative al personale sono gestite dal Dipartimento Centrale per l’Organizzazione; i loro dirigenti principali sono generalmente a livello sub-provinciale (ministeriale) , con pochissime a livello provinciale-ministeriale (ad esempio, l’ex China Railway Corporation).

Le aziende i cui affari del personale sono gestiti dalla Commissione per la Supervisione e l’Amministrazione dei Beni di Proprietà Statale del Consiglio di Stato (SASAC) sono a livello di Direttore di Ufficio . Analogamente, le aziende statali i cui affari del personale sono gestiti dai Dipartimenti Organizzazione dei Comitati di Partito locali hanno generalmente leader a livello di Vice Direttore di Ufficio o di Direttore di Ufficio , mentre quelle gestite dai SASAC locali sono a livello di Vice Direttore di Ufficio.

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Cosa aspettarsi dalla prossima conferenza centrale sul lavoro economico_di Fred Gao

Cosa aspettarsi dalla prossima conferenza centrale sul lavoro economico

Un segnale mostra che l’agenda economica della Cina si sposta dagli aiuti agli investimenti umani

Fred Gao3 dicembre
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A dicembre, la Cina convocherà la sua annuale Conferenza economica del Politburo centrale. Questa riunione servirà a valutare la performance economica del 2025 e a definire il tono e la direzione della politica economica per il 2026, con un ordine di priorità che riflette direttamente la gerarchia dei compiti economici. La conferenza dello scorso anno ha proseguito la valutazione effettuata nella riunione del Politburo del 26 settembre , ponendo per la prima volta in cima all’ordine del giorno lo “stimolo ai consumi” , seguito dai sussidi al consumo da 300 miliardi di yuan .
Guardando alla conferenza di quest’anno, credo personalmente che l’orientamento politico manterrà la “stimolazione dei consumi” come priorità assoluta, ponendo al contempo maggiore enfasi sul passaggio da incentivi sussidiari a breve termine alla creazione di tutele istituzionali a lungo termine. In particolare, a seguito del Quarto Plenum di quest’anno, le interpretazioni degli esperti di documenti chiave hanno evidenziato sempre più il concetto di “investire nelle persone” e

La principale rivista del Partito, Qiushi , ha pubblicato nel suo ultimo numero un’intervista speciale con Yu Chunhai于春海, Preside esecutivo e Professore della Facoltà di Economia dell’Università Renmin di Chin’a , per approfondire questo concetto. Yu afferma:

“Investire nelle persone” significa destinare maggiori fondi fiscali e risorse pubbliche a settori vitali per il sostentamento delle persone, come istruzione, occupazione, assistenza sanitaria e previdenza sociale, e a migliorare le capacità umane, preservare la salute, promuovere lo sviluppo professionale e liberare il potenziale. L’obiettivo è promuovere uno sviluppo economico di alta qualità liberando il potenziale di consumo e valorizzando il capitale umano. Proposto come controparte di “investire in beni materiali”, questo concetto incarna una filosofia di investimento che “valorizza le persone insieme ai risultati materiali, e non solo”. Fondamentalmente, “investire nelle persone” non rappresenta solo un cambiamento nel focus degli investimenti, ma un nuovo orientamento allo sviluppo, un correttivo ai modelli di investimento del passato, ai modelli di espansione delle capacità e, di fatto, al paradigma di sviluppo complessivo.

Nello stesso numero di Qiushi , Cai Fang蔡昉, economista senior e consulente della leadership cinese, ha pubblicato un articolo intitolato ” Ottimizzare la struttura di distribuzione del reddito attraverso lo sviluppo istituzionale” , sottolineando che, sebbene la Cina si sia storicamente concentrata maggiormente sulla disuguaglianza tra aree urbane e rurali, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito all’interno delle aree urbane non ha registrato miglioramenti a lungo termine. Ha sostenuto che i residenti urbani subiscono una pressione più immediata a causa dell’interruzione dell’intelligenza artificiale rispetto ai residenti rurali, rendendo necessari maggiori sforzi governativi a livello di politiche concrete. Cai, ricercatore di lunga data del mercato del lavoro cinese che si descrive come ” un economista che studia l’economia dei poveri “, ha offerto diverse raccomandazioni:

Per sfruttare efficacemente il ruolo di salvaguardia della redistribuzione, è necessario adeguare razionalmente e ridurre gradualmente le disparità di reddito tra aree urbane e rurali, regioni, settori industriali e gruppi di popolazione. Ciò richiede l’ottimizzazione della struttura fiscale, il miglioramento dei sistemi di imposizione fiscale locale e diretta, il perfezionamento delle politiche fiscali sui redditi da impresa, capitale e proprietà e l’efficace attuazione di detrazioni aggiuntive specifiche nel sistema dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Gli obiettivi e gli strumenti delle politiche di redistribuzione si riflettono sia nei sistemi che regolano la distribuzione del reddito sia nel miglioramento dell’erogazione dei servizi pubblici di base. Questi includono: politiche di sostegno alla popolazione incentrate sulla natalità, la genitorialità e l’istruzione; un sistema di sviluppo del capitale umano incentrato su istruzione e formazione; servizi pubblici per l’impiego e istituzioni del mercato del lavoro volte a migliorare la qualità dell’occupazione; politiche di risposta all’invecchiamento incentrate sull’assistenza agli anziani, sul sostegno e sullo sviluppo della silver economy; un sistema di sicurezza sociale che comprenda assistenza sanitaria, assicurazione sociale e welfare, nonché politiche per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili, tutti elementi che rafforzano la funzione di “regolatore della distribuzione del reddito” della sicurezza sociale. Inoltre, è essenziale migliorare il sistema di assistenza sociale, prendendosi cura e sostenendo i gruppi svantaggiati e vulnerabili. Il sistema di pagamento dei trasferimenti fiscali dovrebbe essere potenziato, la sua struttura ottimizzata e le disparità regionali nella spesa fiscale pro capite ridotte.

In sostanza, il suo consiglio politico sostiene il potenziamento della capacità fiscale del Paese attraverso una riforma fiscale, rafforzando al contempo il sistema di sicurezza sociale per fornire un sostegno mirato ai gruppi vulnerabili.

Facendo eco a questo sentimento, Gao Peiyong高培勇, membro dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha sottolineato che la riforma del sistema di distribuzione del reddito dovrebbe essere la leva per standardizzare i meccanismi di accumulo di reddito e ricchezza. Le direzioni da lui proposte includono la transizione del sistema fiscale da prevalentemente indiretto a diretto, l’ampliamento dell’ambito di riscossione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e il raggiungimento graduale di un ‘”assistenza non discriminatoria” attraverso l’ampliamento della copertura pensionistica e l’aumento dei sussidi per le fasce a basso reddito. Criticando in modo mirato gli attuali meccanismi di redistribuzione della Cina, ha affermato:

Il meccanismo di redistribuzione cinese rimane un punto debole pronunciato, che si riflette principalmente nei tre pilastri della tassazione, della previdenza sociale e dei trasferimenti. La funzione redistributiva del sistema fiscale è limitata. Meno del 10% del gettito fiscale totale proviene direttamente dai privati, con imposte sulla proprietà praticamente nulle per i residenti. Oltre il 90% delle imposte è pagato dalle imprese e l’onere fiscale è altamente trasferibile, con una differenza minima tra i coefficienti di Gini pre e post-tasse e una capacità indebolita di ridurre il divario di ricchezza. La previdenza sociale e i trasferimenti soffrono di una copertura disomogenea. Coesistono il binomio urbano-rurale e le disparità basate sull’identità: i dipendenti a tempo indeterminato nelle aziende statali godono di una protezione completa, mentre la copertura per i residenti rurali, i dipendenti del settore non pubblico e il personale non a tempo indeterminato rimane inadeguata. La mancanza di pari accesso ai servizi pubblici di base mina direttamente la funzione redistributiva, rendendo complesso il compito di stimolare i consumi a causa delle diverse esigenze e capacità tra i diversi gruppi sociali.

Ha riassunto l’importanza delle riforme in questo modo: “L’urgenza non ha precedenti, la difficoltà non deve essere sottovalutata e, nonostante le sfide, è necessario fare progressi”.

Qualcuno potrebbe sostenere che gli articoli sopra riportati siano puramente teorici. Ma a livello pratico, il Ministro delle Finanze Lan Fo’an, in un articolo pubblicato oggi sul Quotidiano del Popolo, ha delineato la posizione della politica fiscale a sostegno del prossimo 15° Piano Quinquennale. L’articolo ha il sottotitolo “学习贯彻党的四中全会精神” (Studiare e attuare lo spirito del Quarto Plenum), il che significa che fa parte di una serie che include la suddivisione e l’operatività degli obiettivi proposti dal Quarto Plenum da parte di specifici ministeri. Vale anche la pena notare che Zheng Shanjie, a capo della NDRC, ha pubblicato un articolo di questa serie, intitolato 坚持扩大内需这个战略基点 Sostenere il sostegno strategico dell’espansione della domanda interna.

Ha esplicitamente definito “l’espansione completa della domanda interna” come priorità assoluta. Manoj Kewalramani ha pubblicato la traduzione in inglese su Tracking People’s Daily . L’articolo sottolineava la necessità di:

Aumentare l’intensità dell’aggiustamento attraverso la tassazione, la previdenza sociale, i trasferimenti di denaro e altri mezzi; aumentare il reddito dei residenti attraverso molteplici canali; ottimizzare la struttura di distribuzione del reddito e incrementare vigorosamente i consumi.

Il nucleo dell’articolo è strettamente in linea con il discorso di Qiushi . Lan Fo’an ha proposto direttamente di “adottare una politica fiscale orientata al sostentamento delle persone, destinando maggiori fondi e risorse agli investimenti nelle persone”, e ha chiesto di “integrare strettamente gli investimenti in beni materiali con gli investimenti nelle persone”. Credo che, in un certo senso, “investire nelle persone” si sia evoluto in un principio operativo concreto per l’allocazione delle risorse fiscali.

In generale, credo che questa serie di segnali indichi un consenso tra i decisori: la causa fondamentale dei consumi insufficienti delle famiglie risiede in un’inadeguata rete di sicurezza sociale e nella limitata efficacia della redistribuzione del reddito. Pertanto, prevedo che la prossima Conferenza Centrale sul Lavoro Economico, pur mantenendo probabilmente il primato dello scorso anno per “consumi”, andrà oltre modelli a breve termine come l’emissione obbligazionaria speciale dello scorso anno per “stimolazione dei consumi a breve termine basata sui sussidi”. Piuttosto, porrà maggiore enfasi sull’ottimizzazione della distribuzione del reddito e sul rafforzamento del sistema di sicurezza sociale. Naturalmente, il comunicato della riunione si concentra in genere sulla chiarificazione degli orientamenti e delle priorità delle politiche macroeconomiche. Le specifiche regole di attuazione e l’efficacia delle politiche dovranno infine essere verificate e realizzate attraverso i piani dettagliati dei vari dipartimenti nel prossimo anno.

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Di seguito la traduzione completa dell’articolo di Cai Fang su Qiushi che ho realizzato con l’aiuto dell’IA

Ottimizzazione della struttura di distribuzione del reddito attraverso lo sviluppo istituzionale

Cai Fang

La distribuzione del reddito riveste un ruolo fondamentale nel garantire e migliorare i mezzi di sussistenza delle persone. Collega l’espansione dell’occupazione e la crescita salariale nell’ambito della distribuzione primaria, la sicurezza sociale e la fornitura di servizi pubblici di base nell’ambito della redistribuzione, e il welfare pubblico e le iniziative di beneficenza nell’ambito della terza distribuzione. Il sistema di distribuzione del reddito costituisce un’istituzione fondamentale per la promozione della prosperità comune. Il rapporto al XX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese proponeva di sostenere il principio della distribuzione in base al lavoro come pilastro, consentendo al contempo molteplici forme di distribuzione e costruendo un sistema istituzionale coordinato e di supporto che comprendesse la distribuzione primaria, la redistribuzione e la terza distribuzione. La quarta sessione plenaria del XX Comitato Centrale ha ulteriormente delineato i compiti per migliorare il sistema di distribuzione del reddito, proponendo l’attuazione di un piano per aumentare il reddito dei residenti urbani e rurali, aumentare efficacemente il reddito delle fasce a basso reddito, espandere costantemente le dimensioni della fascia a medio reddito, adeguare razionalmente i redditi eccessivamente alti, vietare il reddito illegale e promuovere la formazione di un modello di distribuzione a forma di oliva. Questo importante slancio traccia la strada per il perfezionamento del sistema di distribuzione del reddito e riveste un significato significativo per l’attuazione del concetto di sviluppo condiviso, promuovendo concretamente la prosperità comune e garantendo che i frutti della modernizzazione vadano a beneficio di tutte le persone in modo più ampio ed equo.

I. Stato attuale della distribuzione del reddito e obiettivi per la svolta

Il panorama della distribuzione del reddito in Cina ha subito un passaggio dall’ampliamento alla riduzione della disparità di reddito, in corrispondenza di punti di svolta nelle fasi di sviluppo economico. Nel complesso, nel primo decennio del XXI secolo, la disuguaglianza di reddito ha mostrato un trend in espansione. Ad esempio, indicatori come il rapporto tra reddito urbano e rurale, che riflette la disparità di reddito tra residenti urbani e rurali, e il coefficiente di Gini, che descrive la disparità di reddito complessiva dei residenti, hanno raggiunto il picco prima del 2010; nel frattempo, gli indicatori che riflettono l’inclinazione nella distribuzione dei fattori del reddito nazionale, come la quota di retribuzione da lavoro nella distribuzione primaria e la quota di reddito familiare nel reddito nazionale, hanno toccato i loro punti più bassi. Questo periodo ha coinciso strettamente con la fase di rapida crescita economica, durante la quale l’aumento dei salari dei lavoratori, la crescita del reddito familiare e il miglioramento del tenore di vita di tutti i residenti hanno beneficiato principalmente dell’effetto “aumento della torta”. Allo stesso tempo, la tendenza osservata all’ampliamento della disparità di reddito potrebbe essere vista come un fenomeno di sfasamento temporale tra “il lasciare che alcuni si arricchiscano prima” e il fatto che altri si arricchiscano più tardi.

Con l’entrata dello sviluppo economico cinese in una “nuova normalità”, l’effetto “dividere bene la torta” nel settore della distribuzione primaria è diventato più evidente, riflettendo uno sviluppo condiviso e di alta qualità, e sono stati conseguiti risultati significativi anche nel settore della redistribuzione. In particolare dall’inizio del secondo decennio del XXI secolo, l’occupazione urbana è diventata più piena, con i salari per i lavoratori comuni in crescita notevolmente più rapida; grazie a vigorosi sforzi per alleviare la povertà, la riduzione della povertà rurale è stata notevole, raggiungendo nei tempi previsti l’obiettivo del 2020 di far uscire dalla povertà tutti i 98,99 milioni di poveri rurali secondo l’attuale standard cinese; la portata del trasferimento di manodopera rurale ha continuato ad espandersi e il contesto politico per la residenza e il lavoro urbani è notevolmente migliorato. Contemporaneamente, la Cina ha costruito i sistemi di sicurezza sociale e istruzione più grandi al mondo, fornendo a tutti i residenti servizi pubblici di base più numerosi e di qualità superiore.

Sia che si consideri la lettura di vari indicatori o l’esperienza vissuta dalle persone, la situazione della distribuzione del reddito in Cina ha generalmente mostrato un graduale miglioramento dalla fine del primo decennio del XXI secolo. Considerando gli indicatori che riflettono la disparità di reddito: il rapporto tra reddito disponibile pro capite nelle aree urbane e reddito disponibile pro capite nelle aree rurali è sceso dal picco di 3,14 nel 2007 a 2,34 nel 2024; il coefficiente di Gini del reddito disponibile pro capite è sceso dal picco di 0,491 nel 2008 a 0,465 nel 2024. Dal punto di vista dei conti dei flussi di fondi: la quota di retribuzione da lavoro sul reddito primario totale della distribuzione è aumentata dal minimo del 49,1% nel 2007 al 53,6% nel 2023; la quota di reddito familiare sul reddito disponibile totale è aumentata dal minimo del 55,5% nel 2008 al 61,2% nel 2023.

Allo stesso tempo, bisogna riconoscere che la modernizzazione cinese è una modernizzazione per la prosperità comune di tutti. L’attuale stato di distribuzione del reddito rimane insoddisfacente, il che riflette anche uno sviluppo squilibrato e inadeguato e carenze nelle garanzie dei mezzi di sussistenza, che richiedono continui e sostanziali sforzi. In linea con lo spirito e l’impegno della Quarta Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale, il miglioramento degli indicatori di distribuzione del reddito dovrebbe diventare l’obiettivo diretto per ridurre significativamente la disparità di reddito, e l’attenzione e gli sforzi politici dovrebbero essere indirizzati di conseguenza. Ad esempio, si ritiene generalmente che un rapporto tra reddito urbano e rurale inferiore a 2,00 e un coefficiente di Gini inferiore a 0,4 siano necessari affinché una società abbia un modello di distribuzione del reddito relativamente equo. In base a tali standard, il rapporto tra reddito urbano e rurale (2,34) e il coefficiente di Gini (0,465) della Cina nel 2024 sono relativamente elevati e dovrebbero essere ulteriormente ridotti rispetto alle rispettive basi. Per quanto riguarda la quota di retribuzione da lavoro nel reddito da distribuzione primaria e la quota di reddito familiare nel reddito disponibile, a causa delle differenze di calibro statistico, non esistono parametri di riferimento universalmente riconosciuti. Tuttavia, nel complesso, il miglioramento di questi due indicatori in Cina negli ultimi anni non è stato sufficientemente pronunciato; non sono ancora tornati ai livelli registrati all’inizio degli anni Novanta. Inoltre, nel confronto internazionale, come con la media dei paesi OCSE, rimangono relativamente bassi, il che richiede chiaramente ulteriori miglioramenti.

II. Analisi delle cause dell’attuale disparità di reddito

Specifici modelli di distribuzione del reddito sono sia il risultato di orientamenti politici e assetti istituzionali, sia un fenomeno di sviluppo socio-economico, che spesso presenta caratteristiche piuttosto distinte a seconda della fase di sviluppo. Ad esempio, durante il periodo di rapida crescita economica della Cina, i comportamenti aziendali e le attività economiche volte a migliorare la produttività totale dei fattori sono stati spesso accompagnati da un approfondimento finanziario e da un crescente rapporto capitale-lavoro. In altre parole, il progresso tecnologico e l’ammodernamento industriale implicano intrinsecamente la sostituzione del capitale con il lavoro, con attrezzature, macchinari o robot ad alta intensità di capitale che incidono sull’occupazione dei lavoratori. In effetti, questa è anche una caratteristica comune nel processo di modernizzazione; molti paesi hanno registrato cali nella quota di retribuzione da lavoro e nel reddito familiare in misura variabile e in momenti diversi. Ad esempio, secondo le stime del FMI, il calo della quota di lavoro nel reddito nazionale nei paesi OCSE tra il 1990 e il 2007 è stato principalmente correlato all’aumento della produttività totale dei fattori e del rapporto capitale-lavoro.

Per la Cina, la disuguaglianza di reddito dovrebbe essere intesa nel contesto dello sviluppo economico. In primo luogo, l’industrializzazione e il potenziamento della struttura industriale sono tipicamente accompagnati da un processo di approfondimento del capitale, ovvero la crescita del capitale fisico rappresentato da macchinari, attrezzature e infrastrutture supera la crescita dell’input di lavoro. La remunerazione dei fattori tende a sbilanciarsi verso il capitale, manifestandosi come un trend decrescente nella quota di retribuzione del lavoro e nel settore delle famiglie. In secondo luogo, man mano che il modello di crescita si sposta da un modello basato sull’input dei fattori a uno basato sulla produttività, il capitale umano riceve rendimenti più elevati, determinando una divergenza nella qualità dell’occupazione e nel reddito salariale tra i lavoratori, differenziata in base al livello di istruzione e alle competenze. Infine, le attività di innovazione volte a migliorare la produttività e la competitività costituiscono un processo di “distruzione creativa”. Le entità concorrenti raccolgono i frutti dell’innovazione di successo o subiscono perdite a causa dell’innovazione fallita in base alle loro performance di mercato. Se i lavoratori impiegati da aziende in fallimento non dispongono di sufficienti reti di sicurezza sociale, la loro occupazione, il loro reddito e il loro tenore di vita possono essere influenzati negativamente.

Il divario di reddito tra aree urbane e rurali è anche un fenomeno di sviluppo. Che si tratti di un’economia agricola o di un’economia rurale dominata dall’agricoltura, il processo di industrializzazione e urbanizzazione comporta inevitabilmente il trasferimento verso l’esterno dei fattori di produzione, un processo di riallocazione delle risorse, che si manifesta in modo più evidente nel trasferimento di manodopera eccedente, aumentando così sia la produttività del lavoro agricolo che la produttività complessiva del lavoro economico nazionale. L’espansione della scala operativa agricola, l’aumento della meccanizzazione agricola e il pieno trasferimento di manodopera eccedente possono essere ostacolati da vari fattori o risentire di una mancanza di coordinamento, causando un ritardo della produttività del lavoro agricolo rispetto ai settori non agricoli, con conseguenti bassi rendimenti agricoli e, in ultima analisi, manifestandosi in un crescente divario di reddito tra aree urbane e rurali. Ad esempio, nel 2024, la manodopera agricola, che rappresentava il 22,2% della forza lavoro totale, produceva solo il 6,8% del PIL come valore aggiunto agricolo, a dimostrazione della bassa produttività del lavoro agricolo. Questo aiuta a spiegare perché il reddito agricolo non può aumentare in sincronia con il reddito non agricolo. Nello stesso anno, la quota del reddito operativo derivante dall’agricoltura e da altre attività familiari sul reddito disponibile delle famiglie rurali era pari solo al 33,9%, significativamente inferiore alla quota del 42,4% del reddito da lavoro dipendente.

Il coefficiente di Gini è un indicatore completo, composto principalmente da tre componenti: disparità di reddito rurale, disparità di reddito urbana e divario di reddito tra aree urbane e rurali, che riflette statisticamente in modo relativamente completo la distribuzione complessiva del reddito della società. Per lungo tempo, il rapporto tra reddito urbano e rurale ha rappresentato un fattore determinante nella disparità di reddito complessiva. Prima che la disparità di reddito raggiungesse il picco alla fine del primo decennio del XXI secolo, le variazioni del rapporto tra reddito urbano e rurale erano altamente coerenti con il coefficiente di Gini. Tuttavia, negli oltre dieci anni trascorsi da quando la distribuzione del reddito ha iniziato a migliorare e entrambi gli indicatori hanno iniziato a diminuire, il divario di reddito tra aree urbane e rurali è diminuito in modo più significativo e continua a mostrare una tendenza alla riduzione. Nel frattempo, il calo del coefficiente di Gini è stato relativamente più contenuto; dopo aver raggiunto un minimo di 0,462 nel 2015, si è mantenuto relativamente stabile, indicando che la riduzione del divario di reddito tra aree urbane e rurali non determina più un miglioramento nella distribuzione complessiva del reddito nella stessa misura.

Se la riduzione sia della disparità di reddito rurale sia del divario di reddito urbano-rurale è più pronunciata rispetto alla riduzione della disparità di reddito complessiva, possiamo statisticamente dedurre che la disparità di reddito urbana si è relativamente ampliata e ha contribuito in modo più significativo alla disparità di reddito complessiva. Alcune ricerche corroborano questa tendenza alla divergenza nella distribuzione complessiva del reddito in Cina tra aree urbane e rurali, fornendo prove quantitative dell’espansione della disparità di reddito urbana. Si può affermare che il miglioramento della distribuzione del reddito urbano negli ultimi anni non è stato così evidente come nelle aree rurali e tra aree urbane e rurali. Ciò è strettamente correlato alle contraddizioni strutturali dell’occupazione che il mercato del lavoro urbano deve affrontare, in particolare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e l’insufficiente tutela dei diritti dei lavoratori nel lavoro tramite piattaforme digitali. Se le contraddizioni strutturali dell’occupazione non vengono affrontate in modo efficace e non vengono compiuti maggiori sforzi politici nella distribuzione del reddito, la diffusione diffusa dell’intelligenza artificiale aggraverà inevitabilmente questa situazione.

La disparità di reddito esistente in Cina è un prodotto della fase di sviluppo, con origini e logiche proprie. Con il mutare della fase di sviluppo, cambiano anche il contesto e lo status del modello di distribuzione del reddito. La formazione di uno specifico modello di distribuzione del reddito è inscindibile dal fulcro dello sviluppo istituzionale e dall’orientamento dell’attuazione delle politiche. Ad esempio, la ripresa della retribuzione del lavoro e delle quote di reddito delle famiglie nell’ultimo decennio o più è dovuta proprio alla carenza di manodopera diventata la norma, che ha modificato le dotazioni dei fattori e i prezzi relativi, nonché le inclinazioni politiche. La riduzione della povertà, la rivitalizzazione rurale, un sostanziale sostegno politico orientato all’agricoltura, alle aree rurali e agli agricoltori (“san nong”) e il miglioramento del sistema di sicurezza sociale rurale sono stati tutti fattori importanti per la riduzione della disparità di reddito rurale e del divario di reddito tra aree urbane e rurali. Politiche occupazionali più proattive hanno inoltre contribuito in modo significativo alla crescita del reddito dei lavoratori urbani e rurali e delle loro famiglie.

III. Punti focali chiave per il miglioramento del sistema di distribuzione del reddito

Garantire e migliorare i mezzi di sussistenza delle persone nell’ambito dello sviluppo è un compito fondamentale, che richiede la costruzione di un sistema istituzionale per condividere i frutti della modernizzazione, ridurre significativamente il divario di reddito tra i residenti e aumentare costantemente il livello di prosperità comune per tutti. Durante il periodo del 15° Piano Quinquennale, l’attuazione del piano per aumentare il reddito dei residenti urbani e rurali dovrebbe concentrarsi su sforzi simultanei e coordinati nella distribuzione primaria, nella ridistribuzione e nella terza distribuzione, aumentando efficacemente il reddito delle fasce a basso reddito, espandendo costantemente le dimensioni della fascia a medio reddito, adeguando razionalmente i redditi eccessivamente elevati e promuovendo la formazione di un modello di distribuzione a forma di oliva con la fascia a medio reddito come pilastro. L’analisi separata dei tre principali ambiti di distribuzione di seguito evidenzia i punti focali chiave delle politiche per il miglioramento del sistema di distribuzione del reddito.

In primo luogo, concentrarsi sulla risoluzione delle contraddizioni strutturali dell’occupazione, promuovere in modo coordinato lo sviluppo del mercato del lavoro e il miglioramento dei sistemi occupazionali, ottimizzare l’allocazione delle risorse umane, migliorare i meccanismi di determinazione dei salari, la loro crescita ragionevole e le garanzie di pagamento per i lavoratori, e aumentare la quota di retribuzione del lavoro nella distribuzione primaria. Affrontare la diffusa presenza di lavoro flessibile e di nuove forme di impiego, accelerare il miglioramento della legislazione sul lavoro e della sua applicazione, promuovere lo sviluppo istituzionale del mercato del lavoro, inclusi adeguamenti del salario minimo, contratti di lavoro e contrattazione collettiva, enfatizzare l’eliminazione della discriminazione basata sull’età nell’occupazione e garantire che, in condizioni di profonda penetrazione dell’intelligenza artificiale, le nuove forme di impiego non siano equiparate al lavoro informale. Promuovere la riforma del sistema di registrazione delle famiglie e le relative riforme istituzionali. Partendo dalla premessa di promuovere l’equalizzazione dei servizi pubblici di base tra aree urbane e rurali, promuovere ulteriormente una mobilità del lavoro razionale e ordinata, impedire che il flusso e l’allocazione dei fattori divergano dalla direzione del miglioramento della produttività del lavoro, sfruttare la potenziale offerta di lavoro non agricolo, ampliare lo spazio per la riallocazione delle risorse e sbloccare la domanda di consumo dei nuovi residenti urbani. Concentrarsi sui “vecchi e giovani” nel mercato del lavoro (lavoratori più anziani e più giovani), rafforzare i servizi pubblici per l’impiego mirati, integrare la formazione professionale lungo l’intero ciclo di vita del lavoro e migliorare costantemente i livelli di matching del mercato del lavoro e l’efficienza di allocazione. Migliorare il meccanismo di distribuzione primaria in cui il mercato valuta i contributi dei vari fattori e determina di conseguenza la retribuzione, promuovendo che chi lavora di più guadagni di più, chi ha competenze più elevate guadagni di più e gli innovatori guadagnino di più.

In secondo luogo, attraverso forme istituzionali come la tassazione, la previdenza sociale e i trasferimenti, aumentare l’intensità di attuazione delle politiche di redistribuzione, offrendo ai residenti servizi pubblici di base più numerosi, migliori, più equi e più inclusivi. L’esperienza e le lezioni apprese a livello nazionale e internazionale indicano che il semplice miglioramento dei meccanismi di distribuzione primaria non è sufficiente a ridurre significativamente la disparità di reddito e difficilmente può ridurre il coefficiente di Gini al di sotto di 0,4. Sulla base del corretto orientamento della politica di distribuzione del reddito, iniziare dall’attuazione della redistribuzione per migliorare le politiche sociali e promuovere lo sviluppo istituzionale è un elemento cruciale per “dividere bene la torta”. Ad esempio, il coefficiente di Gini medio per i paesi OCSE prima della redistribuzione è pari a 0,473, scendendo a 0,324 dopo la redistribuzione, con una riduzione del 31,4% della disuguaglianza. Per svolgere efficacemente il ruolo di salvaguardia della redistribuzione, adeguare razionalmente e ridurre gradualmente i divari di reddito tra aree urbane e rurali, regioni, settori e gruppi, è necessario ottimizzare la struttura fiscale, migliorare i sistemi di imposizione fiscale locale e diretta, perfezionare le politiche fiscali per il reddito d’impresa, il reddito da capitale e il reddito da proprietà, e attuare efficacemente politiche di deduzione aggiuntiva speciale dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Gli obiettivi e gli strumenti delle politiche di redistribuzione si riflettono sia nei sistemi di regolamentazione della distribuzione del reddito sia nel miglioramento del sistema di fornitura dei servizi pubblici di base. Ciò include: politiche di sostegno alla popolazione incentrate sulla natalità, l’educazione dei figli e l’istruzione; un sistema di sviluppo del capitale umano incentrato su istruzione e formazione; servizi pubblici per l’impiego e istituzioni del mercato del lavoro incentrati sul miglioramento della qualità dell’occupazione; politiche contro l’invecchiamento incentrate sull’assistenza agli anziani, sul sostegno agli anziani e sullo sviluppo della silver economy; un sistema di sicurezza sociale incentrato su assistenza sanitaria, assicurazione sociale e welfare, insieme a politiche abitative a prezzi accessibili, rafforzando la funzione di “regolatore della distribuzione del reddito” della sicurezza sociale. Inoltre, è necessario migliorare il sistema di assistenza sociale, prendendosi cura e sostenendo i gruppi svantaggiati e vulnerabili. Migliorare il sistema di pagamento dei trasferimenti fiscali, ottimizzarne la struttura e ridurre i divari regionali nella spesa fiscale pro capite.

Infine, è necessario creare un ambiente istituzionale che incentivi e regoli lo sviluppo del benessere pubblico e delle iniziative caritatevoli, incoraggiando coloro che hanno prosperato per primi ad aiutare gli altri e a promuovere la prosperità comune, sostenendo che tutti i tipi di entità rafforzino la propria responsabilità sociale e promuovendo la formazione di un ethos sociale orientato al bene nello sviluppo. Per svolgere efficacemente il ruolo integrativo della terza distribuzione, è necessario incoraggiare gli individui e le imprese ad alto reddito a contribuire maggiormente alla società. Migliorando il quadro istituzionale per la filantropia, esplorando forme efficaci di beneficenza, promuovendo e regolamentando lo sviluppo delle organizzazioni caritatevoli, rafforzando la supervisione e la gestione delle attività caritatevoli, possiamo guidare e salvaguardare adeguatamente ogni atto di buona volontà. Sebbene le donazioni caritatevoli, le attività di volontariato e le iniziative di servizio pubblico aziendale possano non migliorare significativamente la distribuzione del reddito in termini di scala o proporzione, l’importanza della terza distribuzione risiede maggiormente nell’ethos sociale formato dalla convergenza di diverse buone azioni, fornendo un supporto spirituale più solido e una guida di valori per la prosperità comune. Ad esempio, di fronte all’effetto “arma a doppio taglio” dell’intelligenza artificiale, che aumenta significativamente la produttività e potenzialmente causa disoccupazione tecnologica, un’etica sociale orientata al bene aiuta a guidare vari attori come investitori, istituti di ricerca e sviluppo e aziende tecnologiche a trascendere gli orientamenti ristretti e orientati al profitto a breve termine, promuovendo la tecnologia per il bene, l’innovazione per il bene e l’intelligenza artificiale per il bene, garantendo che il progresso tecnologico avvantaggi l’umanità e sia profondamente “allineato” con l’obiettivo della prosperità comune per tutti.

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Colloqui Xi-Macron a Pechino

Colloquio “amichevole, schietto e produttivo”, la Cina ribadisce l’apertura del mercato e segnala la disponibilità a una cooperazione più profonda con la Francia

Fred Gao4 dicembre
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Il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato Macron il 4 dicembre a Pechino. Macron è attualmente in visita di Stato in Cina. Di conseguenza, entrambe le parti hanno firmato numerosi documenti di cooperazione in materia di energia nucleare, agricoltura e alimentazione, istruzione e ambiente.

I colloqui hanno inviato un chiaro segnale di fiducia reciproca e di reciproca apertura in ambito economico e commerciale. La parte cinese si è dichiarata pronta ad aumentare le importazioni di prodotti francesi di alta qualità e ad accogliere più aziende francesi che operano in Cina, esprimendo al contempo la speranza che la Francia, a sua volta, offra alle aziende cinesi un ambiente equo e aspettative stabili. Il Presidente Macron ha risposto positivamente, accogliendo con favore maggiori investimenti cinesi in Francia e impegnandosi a offrire un “ambiente imprenditoriale equo e non discriminatorio”.

Negli ultimi anni, nell’ambito del “triplo approccio” dell’UE nei confronti della Cina – partner, concorrente e rivale sistemico – la dimensione “rivale sistemico” è stata spesso sopravvalutata. Ciò ha portato a un’eccessiva enfasi sulla sicurezza in molti ambiti di potenziale cooperazione, tra cui commercio e tecnologia, aumentando così sia i costi che l’incertezza della cooperazione. La Francia, in quanto membro chiave dell’UE, ha enfatizzato questa volta un ambiente “equo e non discriminatorio”, che può essere visto come una correzione di tale tendenza. In questo senso, la Francia sta iniziando ad affrontare le sue relazioni con la Cina in modo più positivo e pragmatico.

La svolta a livello strategico è particolarmente degna di nota. Macron “condivide pienamente” le posizioni della Cina sulla governance globale e su un’economia globale più equilibrata. Ha dichiarato:

La Francia concorda pienamente con le opinioni del presidente Xi sulla riforma e il miglioramento della governance globale e sulla promozione di un’economia globale più equilibrata , ed è disposta a rafforzare il coordinamento con la Cina, ad assumersi congiuntamente le responsabilità dei principali paesi, a sostenere il multilateralismo e ad intensificare la cooperazione in settori quali la risposta ai cambiamenti climatici, la protezione della biodiversità e la governance dell’intelligenza artificiale, in modo da contribuire alla pace e alla prosperità nel mondo.

La Francia non sta quindi cercando solo la cooperazione con la Cina su questioni tecniche, ma sta anche trovando un terreno comune con Pechino su agende strategiche come la “riforma della governance globale” e la “promozione di un’economia globale più equilibrata”. Nel contesto attuale, ciò apre più spazio alla cooperazione tra Cina e Francia e, più in generale, tra Cina e Unione Europea su questioni sistemiche di livello superiore.

Dopo i colloqui, i due leader hanno incontrato giornalisti cinesi e stranieri. Il presidente Xi ha descritto l’incontro come “amichevole, schietto e produttivo” e, nel delineare i futuri piani di sviluppo della Cina, ha sottolineato che la Cina continuerà a concentrarsi sull’espansione della domanda interna e sul perseguimento di un’apertura di alto livello.

Uno dei punti chiave, a mio avviso, è la dichiarazione di Xi di “facilitare flussi transfrontalieri ragionevoli e ordinati di catene industriali e di approvvigionamento” (fa parte di una preoccupazione fondamentale per l’Europa). Ciò suggerisce che la Cina non ha intenzione di agire come una “potenza di dumping”. Piuttosto, cerca di ottimizzare le strutture globali industriali e di approvvigionamento, considerando e bilanciando consapevolmente gli interessi delle varie parti. (Reuters riferisce che BYD sta iniziando a collocare il suo stabilimento nell’UE). Sebbene l’attuazione di questa disposizione richiederà un ulteriore coordinamento a livello locale, la stessa articolazione di questo obiettivo invia già un segnale positivo per la prossima fase della cooperazione Cina-UE nelle catene industriali e di approvvigionamento.

Di seguito il comunicato ufficiale completo , con le osservazioni di Xi nel comunicato stampa congiunto.


Xi Jinping incontra il presidente francese Emmanuel Macron

La mattina del 4 dicembre, il presidente Xi Jinping ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, in visita di Stato in Cina, presso la Grande Sala del Popolo di Pechino.

Xi Jinping ha sottolineato che sia la Cina che la Francia sono grandi Paesi indipendenti, dotati di una visione lungimirante e di un forte senso di responsabilità, e rappresentano forze costruttive per il progresso di un mondo multipolare e la promozione dell’unità e della cooperazione per l’umanità. Attualmente, il mondo sta attraversando cambiamenti senza precedenti in un secolo, a un ritmo accelerato, e ancora una volta l’umanità si trova a un bivio. Cina e Francia dovrebbero dimostrare il loro senso di responsabilità, sostenere la bandiera del multilateralismo e schierarsi fermamente dalla parte giusta della storia. La Cina è disposta a collaborare con la Francia, partendo dagli interessi fondamentali dei due popoli e dagli interessi a lungo termine della comunità internazionale, per aderire a un dialogo paritario e a una cooperazione aperta, affinché il partenariato strategico globale Cina-Francia proceda con maggiore fermezza e solidità nel “nuovo ciclo”, dimostrando appieno il suo valore strategico e apportando nuovi contributi alla promozione di un mondo multipolare equo e ordinato e di una globalizzazione economica inclusiva e vantaggiosa per tutti.

Xi Jinping ha sottolineato che, indipendentemente da come cambia il contesto esterno, Cina e Francia dovrebbero sempre dimostrare la visione strategica e l’autonomia strategica che si addicono a grandi Paesi, comprendersi e sostenersi a vicenda su questioni che riguardano i rispettivi interessi fondamentali e le principali preoccupazioni, e salvaguardare il fondamento politico delle relazioni Cina-Francia. La quarta sessione plenaria del 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha esaminato e adottato le proposte per il 15° Piano Quinquennale, delineando un progetto per lo sviluppo della Cina nei prossimi cinque anni e fornendo al mondo un “elenco di opportunità”. Cina e Francia dovrebbero cogliere queste opportunità, ampliare la portata della cooperazione, consolidare la cooperazione tradizionale in settori come l’aviazione, l’aerospaziale e l’energia nucleare, e sfruttare il potenziale di cooperazione nell’economia verde, nell’economia digitale, nella biomedicina, nell’intelligenza artificiale e nelle nuove energie. La Cina è disposta a importare più prodotti francesi di alta qualità e accoglie con favore un maggior numero di imprese francesi che investono in Cina, sperando al contempo che la Francia offra alle aziende cinesi un ambiente imprenditoriale equo e stabile. I popoli di Cina e Francia hanno una naturale affinità reciproca; Le due parti dovrebbero approfondire gli scambi e la cooperazione nei settori della cultura, dell’istruzione, della scienza e della tecnologia, nonché a livello locale, e continuare a scrivere nuovi e interessanti capitoli negli scambi interpersonali e culturali.

Xi Jinping ha sottolineato che il mondo odierno è tutt’altro che pacifico, con molteplici focolai che si stanno rivelando complessi e difficili da risolvere. Cina e Francia, entrambi membri fondatori delle Nazioni Unite e membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dovrebbero praticare un autentico multilateralismo, salvaguardare il sistema internazionale con le Nazioni Unite al centro e l’ordine internazionale fondato sul diritto internazionale, rafforzare la comunicazione e il coordinamento per la risoluzione politica delle controversie e la promozione della pace e della stabilità mondiale, e collaborare per la riforma e il miglioramento della governance globale. Attualmente, nel mondo persistono numerosi squilibri, come il divario di sviluppo tra il Nord e il Sud del mondo e l’insufficiente rappresentanza dei paesi in via di sviluppo nelle istituzioni finanziarie internazionali. Tutti i paesi dovrebbero assumersi responsabilità comuni e coordinare le proprie azioni per promuovere congiuntamente un sistema di governance economica globale più equo, più giusto e più ragionevole. Negli ultimi 50 anni, gli scambi e la cooperazione tra Cina e Unione Europea sono stati reciprocamente vantaggiosi e hanno giovato a entrambe le parti. Le catene industriali e di approvvigionamento tra i Paesi sono profondamente interconnesse, e l’apertura e la cooperazione portano opportunità e sviluppo, mentre “disaccoppiare e interrompere le catene di approvvigionamento” significa autoisolamento. Il protezionismo non può risolvere i problemi derivanti dall’adeguamento della struttura industriale globale; al contrario, peggiorerà il contesto del commercio internazionale. Cina e UE dovrebbero mantenere il posizionamento di partenariato, promuovere la cooperazione con un atteggiamento aperto e garantire che le relazioni Cina-UE si sviluppino lungo il giusto percorso di autonomia strategica, cooperazione e reciproco vantaggio.

Macron ha affermato che Francia e Cina mantengono stretti scambi ad alto livello e si sono sempre fidate e rispettate reciprocamente. La Francia attribuisce grande importanza alle sue relazioni con la Cina, aderisce fermamente alla politica di una sola Cina ed è disposta a continuare ad approfondire il partenariato strategico globale Francia-Cina. La Francia accoglie con favore il robusto sviluppo economico della Cina e rimane impegnata nell’apertura e nella cooperazione per offrire maggiori opportunità al mondo. È pronta a collaborare con la Cina per promuovere investimenti reciproci, rafforzare la cooperazione in economia e commercio, energie rinnovabili e altri settori, e approfondire gli scambi interpersonali e culturali. La Francia accoglie con favore un maggior numero di imprese cinesi che investono in Francia e si impegna a fornire un ambiente imprenditoriale equo e non discriminatorio. La Francia si impegna a promuovere uno sviluppo solido e stabile delle relazioni Europa-Cina e ritiene che Europa e Cina debbano aderire al dialogo e alla cooperazione e che l’Europa debba raggiungere l’autonomia strategica. Di fronte a un panorama geopolitico globale instabile e a shock all’ordine multilaterale, la cooperazione tra Francia e Cina è ancora più importante e indispensabile. La Francia concorda pienamente con le opinioni del presidente Xi sulla riforma e il miglioramento della governance globale e sulla promozione di un’economia globale più equilibrata, ed è disposta a rafforzare il coordinamento con la Cina, ad assumersi congiuntamente le responsabilità dei principali paesi, a sostenere il multilateralismo e ad intensificare la cooperazione in settori quali la risposta ai cambiamenti climatici, la protezione della biodiversità e la governance dell’intelligenza artificiale, in modo da contribuire alla pace e alla prosperità nel mondo.

I due capi di Stato hanno avuto uno scambio di opinioni sulla crisi ucraina. Xi Jinping ha osservato che la Cina sostiene tutti gli sforzi volti alla pace e continuerà a svolgere un ruolo costruttivo, a modo suo, nella ricerca di una soluzione politica della crisi. La Cina sostiene i paesi europei nel svolgere il loro ruolo nella promozione della costruzione di un’architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile.

Dopo i colloqui, i due capi di Stato hanno assistito congiuntamente alla firma di numerosi documenti di cooperazione in settori quali l’energia nucleare, l’agricoltura e l’alimentazione, l’istruzione e l’ambiente ecologico.

I due capi di Stato hanno incontrato congiuntamente anche giornalisti cinesi e stranieri.

Prima dei colloqui, Xi Jinping e sua moglie Peng Liyuan hanno tenuto una cerimonia di benvenuto per Macron e sua moglie Brigitte nella Sala Nord della Grande Sala del Popolo.

All’arrivo di Macron, una guardia d’onore si è schierata per rendere omaggio. I due capi di Stato sono saliti sul palco mentre la banda militare suonava gli inni nazionali di Cina e Francia e una salva di 21 colpi di cannone veniva sparata su Piazza Tienanmen. Macron, accompagnato da Xi Jinping, ha passato in rassegna la guardia d’onore dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese e ha assistito alla sfilata.

A mezzogiorno dello stesso giorno, Xi Jinping e Peng Liyuan hanno offerto un banchetto di benvenuto per il presidente Macron e sua moglie nella Sala d’Oro della Grande Sala del Popolo.

Wang Yi ha partecipato agli eventi sopra menzionati.

Il presidente Xi Jinping e il presidente francese Emmanuel Macron hanno incontrato congiuntamente la stampa dopo i loro colloqui

La mattina del 4 dicembre 2025, il presidente Xi Jinping e il presidente francese Emmanuel Macron hanno incontrato congiuntamente la stampa dopo i loro colloqui.

Xi Jinping ha accolto con favore la quarta visita di Stato del Presidente Macron in Cina. Le due parti hanno avuto colloqui amichevoli, sinceri e produttivi. Entrambe hanno concordato che, in quanto grandi Paesi indipendenti, Cina e Francia, di fronte a una situazione internazionale turbolenta e interconnessa, debbano sostenere il multilateralismo, aderire a un dialogo paritario e a una cooperazione aperta, dimostrare appieno il valore strategico e l’impatto globale del partenariato strategico globale Cina-Francia e promuovere un mondo multipolare equo e ordinato, nonché una globalizzazione economica inclusiva e vantaggiosa per tutti. Le due parti hanno concordato di concentrarsi sui seguenti quattro ambiti di lavoro:

In primo luogo, rafforzare la fiducia politica reciproca. Indipendentemente da come possa cambiare il contesto esterno, le due parti dovrebbero sempre dimostrare autonomia strategica e una visione degna dei principali Paesi, e mostrare comprensione e sostegno reciproci su questioni che riguardano i rispettivi interessi fondamentali e le principali preoccupazioni.

In secondo luogo, l’espansione della cooperazione pratica. Le due parti consolideranno la cooperazione tradizionale in settori quali l’aviazione, l’aerospaziale e l’energia nucleare, ed amplieranno la cooperazione in settori emergenti, tra cui l’economia verde, l’economia digitale, la biomedicina e l’intelligenza artificiale. Promuoveranno lo sviluppo equilibrato delle relazioni economiche e commerciali bilaterali, aumenteranno gli investimenti bilaterali e forniranno alle imprese di entrambi i Paesi un ambiente imprenditoriale equo, trasparente, non discriminatorio e prevedibile.

In terzo luogo, promuovere gli scambi interpersonali. Sulla base del successo dell’Anno della Cultura e del Turismo Cina-Francia dello scorso anno, le due parti approfondiranno gli scambi e la cooperazione in settori quali cultura, istruzione, scienza e tecnologia, e a livello subnazionale, e avvieranno un nuovo ciclo di cooperazione per la conservazione del panda gigante.

In quarto luogo, promuovere la riforma e il miglioramento della governance globale. Le due parti rafforzeranno la comunicazione e il coordinamento strategico, sosterranno il sistema internazionale con le Nazioni Unite al centro e l’ordine internazionale fondato sul diritto internazionale, e promuoveranno la governance globale in una direzione più giusta ed equa.

Xi Jinping ha sottolineato che il mondo odierno è tutt’altro che pacifico, con controversie e conflitti politici internazionali che divampano in diverse regioni e rimangono complessi e difficili da risolvere. Per quanto riguarda la crisi ucraina, la Cina sostiene tutti gli sforzi volti alla pace e auspica che tutte le parti, attraverso il dialogo e i negoziati, raggiungano un accordo di pace equo, duraturo e vincolante, accettabile per tutte le parti interessate. La Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo nella ricerca di una soluzione politica della crisi, opponendosi fermamente a qualsiasi atto irresponsabile di scaricabarile o diffamazione. Cina e Francia collaboreranno per promuovere una soluzione rapida, globale, giusta e duratura alla questione palestinese. La Cina fornirà 100 milioni di dollari USA di assistenza alla Palestina per contribuire ad alleviare la crisi umanitaria a Gaza e sostenere la ripresa e la ricostruzione di Gaza.

Xi Jinping ha sottolineato che l’apertura è una politica statale fondamentale della Cina e che le porte verso la Cina non potranno che aprirsi ulteriormente. Durante il periodo del 15° Piano Quinquennale, la Cina promuoverà uno sviluppo di alta qualità approfondendo le riforme a tutti i livelli, proseguendo nell’attuazione della strategia di espansione della domanda interna, ampliando l’accesso al mercato e aprendo più settori, e facilitando flussi transfrontalieri ragionevoli e ordinati di filiere industriali e di approvvigionamento. Ciò creerà maggiori opportunità di cooperazione pratica tra Cina e Francia e di crescita delle relazioni Cina-Francia. La Cina attende con impazienza di collaborare con la Francia per promuovere congiuntamente lo sviluppo, salvaguardare la pace e ricercare un futuro di benefici condivisi. Siamo pronti a procedere con decisione verso la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Wang Yi ha partecipato agli eventi sopra menzionati.

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