Italia e il mondo

Internet, criminalità informatica e politica_di Vladislav Sotirovic

Internet, criminalità informatica e politica

Le guerre future “potrebbero vedere attacchi tramite virus informatici, worm, bombe logiche e cavalli di Troia piuttosto che proiettili, bombe e missili”

[Steven Metz, Armed Conflict in the 21st Century: The Information Revolution and Post-Modern Warfare, Carlisle, PA: Strategic Studies Institute, 2000, xiii].

Le potenzialità di Internet nella politica

Internet o il WWW (World Wide Web) si sono diffusi in modo massiccio in tutto il mondo alla fine degli anni ’80, o più precisamente dal 1989, lo stesso anno in cui è caduto il muro di Berlino, consentendo così alla Guerra Fredda 1.0 di entrare nella fase finale della sua conclusione. Ecco perché entrambi questi eventi storici segnano l’inizio dell’era della turbo-globalizzazione in tutti i settori, dall’economia alla cultura, compresa la politica.[1] Con la crescente importanza di Internet, è abbastanza comprensibile che esso stia diventando un’arena di rivalità politica e ideologica con necessarie implicazioni crescenti per quanto riguarda le questioni di sicurezza nazionale. [2]

La diffusione dei mass media tramite Internet, seguita dalle comunicazioni nel quadro del cyberspazio[3], consente a un numero sempre maggiore di persone, anche negli angoli più remoti del globo, di essere informate (o disinformate) sugli affari mondiali, di formarsi (o accettare) opinioni su determinati eventi e di essere coinvolte nella politica in modi che circa 35 anni fa sarebbero stati inimmaginabili. Oggi, anche i contadini poveri in molte parti del mondo hanno accesso a Internet, che fornisce informazioni e offre sia ai gruppi governativi che a quelli antigovernativi un nuovo modo di lottare per le loro idee, ideologie e programmi al fine di indottrinare il pubblico.

Internet è già diventato lo strumento centrale di tutti per facilitare lo scambio di punti di vista diversi, la diffusione di informazioni, notizie false o propaganda, il movimento di denaro elettronico e, infine, il coordinamento delle attività, per l’ovvia ragione che è economico e facilmente accessibile. I blogger con i loro weblog stanno influenzando le masse di persone in tutto il mondo trasmettendo sia informazioni che disinformazione e opinioni su Internet.[4] Dopo la fine della Guerra Fredda 1.0, è iniziata una nuova Guerra Fredda 2.0, in cui le grandi potenze hanno iniziato ad adottare armi intelligenti per combattere le guerre convenzionali, armi che utilizzano nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione come Internet o il cyberspazio. È emerso un nuovo tipo di guerra: la guerra cibernetica. [5]

Per quanto riguarda la politica, l’impatto focale di Internet può essere riassunto in quattro punti fondamentali:

1. La reale possibilità tecnica di Internet è quella di aumentare e migliorare la trasparenza del governo attraverso il libero accesso ai contenuti online, ai documenti ufficiali e a tutti i tipi di relazioni e punti di vista governativi su diverse questioni e problemi.

2. La capacità di Internet di aumentare la quantità di informazioni rilevanti dal punto di vista politico, comprese sia quelle reali che quelle false.

3. Ha il potere di organizzare e accelerare il coordinamento di diversi gruppi di interesse, gruppi estremisti e la cosiddetta società civile al di là di quelli che prima erano conosciuti come ambiti politici tradizionali e barriere.

4. La creazione di nuove forme di attività criminali, note come crimini informatici, cyberterrorismo o problemi di sicurezza informatica.

Per quanto riguarda il primo punto, ovvero la possibilità di aumentare la trasparenza, i governi, le ONG e diverse istituzioni di governance globale (come l’ONU) hanno creato milioni di pagine web allo scopo di offrire informazioni politiche sotto forma di rapporti ufficiali, punti di vista, commenti, forum di contatto o razionalizzazioni strategiche. Molti governi hanno fissato obiettivi crescenti per la percentuale massima della loro comunicazione con i cittadini tramite Internet.

Tuttavia, se parliamo di flussi di informazioni, Internet offre sicuramente una piattaforma economica e facile da usare per molti tipi di movimenti populisti, partiti o organizzazioni che cercano di indottrinare e attirare un possibile pubblico di elettori alle elezioni.[6] Un esempio di grande successo, a titolo illustrativo, è stato quello dei Democratici statunitensi nelle elezioni presidenziali di Barack Obama nel 2008.

La facilità di Internet consente una maggiore comunicazione delle politiche identitarie, come quelle osservate durante il referendum britannico per l’uscita dall’UE, la Brexit.[7] Tuttavia, un’altra facilità che Internet offre nella pratica è la diffusione di propaganda[8] da parte di persone o organizzazioni estremiste per diversi scopi. Uno degli esempi più eclatanti di abuso delle facilità di Internet per scopi politici e/o ideologici è quello utilizzato da diversi gruppi radicali per le loro strategie di reclutamento.

Internet in generale e i social media in particolare forniscono potenti piattaforme per una maggiore diffusione delle cosiddette fake news. Tali notizie sono una forma di informazione non confermata, diffusa da molte visualizzazioni online generate, piuttosto che dalle tradizionali forme di canali di verifica indipendenti. Per quanto riguarda il primo aspetto, molti esperti sostengono che sia la promozione delle fake news sia la profilazione mirata degli utenti su Internet (in particolare su Twitter) abbiano contribuito in modo determinante all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti nel novembre 2016.

Una delle caratteristiche fondamentali del cyberspazio è che pone sfide reali ai governi, poiché Internet facilita la mobilitazione e il coordinamento da parte di professionisti, combattenti per la libertà, ribelli, criminali e terroristi di ogni tipo. Un buon esempio dell’uso di Internet contro i regimi autoritari è il caso di WikiLeaks nell’aprile 2010, quando è apparso in rete un video che mostrava un elicottero statunitense a Baghdad uccidere una dozzina di iracheni, tra cui due giornalisti.

Criminalità informatica

La criminalità informatica, in sostanza, si riferisce ai tipi tradizionali di reati che sono migrati nel cyberspazio (Internet), come il riciclaggio di denaro o lo sfruttamento sessuale. Tuttavia, la criminalità informatica comprende anche attività criminali specifiche di Internet, come l’accesso illegale a informazioni elettroniche, al commercio, a segreti nazionali o politici e, infine, la creazione e la diffusione di pericolosi virus informatici, che possono causare danni alla sicurezza politica o nazionale.

I crimini informatici commessi da individui o gli attacchi informatici sponsorizzati dallo Stato rappresentano senza dubbio una grave minaccia per la comunità internazionale in generale o per una sua parte specifica, proprio perché sono in linea di principio progettati per degradare, negare o addirittura distruggere le informazioni memorizzate nei computer o per compromettere i computer stessi. Tali attività di attacchi informatici o terrorismo informatico sono commesse con l’obiettivo finale di causare interruzioni, distruzione o perdite umane.

I crimini informatici possono rappresentare una minaccia primaria per gli individui, l’industria e/o le organizzazioni politiche. Tuttavia, in termini politici, i crimini informatici possono mettere in discussione il corretto funzionamento dello Stato e del suo sistema politico se quest’ultimo non riesce a controllare tali attività criminali o se subisce interruzioni nella sicurezza informatica.

Uno dei tipi più specifici di crimine informatico è il terrorismo informatico. Si riferisce fondamentalmente all’uso (improprio) delle strutture Internet da parte di diverse organizzazioni per promuovere la propaganda e le attività terroristiche. I gruppi terroristici possono utilizzare Internet come dominio per commettere attacchi informatici, ad esempio prendendo di mira reti o computer appartenenti a infrastrutture governative, pubbliche o militari. Il programma informatico più noto finora utilizzato nei crimini informatici è il cosiddetto cavallo di Troia, un programma in cui un codice è contenuto all’interno di un programma o di dati in modo da poter prendere il controllo di un computer allo scopo di danneggiarlo. Tuttavia, un ulteriore pericolo può essere rappresentato dalle trap door o back door dei computer, ovvero falle deliberate nei programmi informatici che vengono utilizzate per ottenere l’accesso non autorizzato a un computer o a una rete di computer a fini di spionaggio e/o distruzione del sistema informatico. [9]

Tuttavia, Internet può essere (ab)usato per perpetrare atti di terrorismo che causano danni fisici o mentali, ma in casi estremi i cyber-terroristi possono incorrere in responsabilità penale individuale ai sensi del diritto penale internazionale, laddove la loro condotta sia intesa come sostegno a crimini di guerra, aggressione, crimini contro l’umanità o genocidio. Nella terminologia bellica, la guerra informatica è l’uso di un sistema di informazione allo scopo di sfruttare, interrompere o distruggere le reti informatiche militari o civili nemiche con l’obiettivo finale di interrompere tali sistemi e le attività che essi svolgono.[10] La guerra informatica è una guerra nel cyberspazio, che è già un nuovo quinto dominio militare dopo terra, mare, aria e spazio.

Le misure legali contro la criminalità informatica

Negli ultimi due decenni, i crimini informatici di ogni tipo sono stati sempre più considerati come attacchi bellici contro gli Stati e le loro infrastrutture e, pertanto, sono regolati principalmente dal quadro giuridico internazionale relativo all’uso della forza o, nel caso di reati commessi in tempo di guerra (conflitto armato), dal diritto internazionale umanitario.

Tutti i paesi, o gruppi di paesi, considerati appartenenti al blocco delle grandi potenze, hanno attuato alcune misure giuridiche e pratiche per contrastare la criminalità informatica sul loro territorio autorizzato. Uno degli esempi è il Consiglio d’Europa, che ha adottato la Convenzione sul crimine informatico nel 2001 e nel 2004, che ha stabilito una politica penale comune tra gli Stati membri sia adottando un quadro legislativo appropriato sia incoraggiando la cooperazione transnazionale a livello globale nella pratica della lotta al crimine informatico in tutti i settori, compresa la politica. Se vogliamo esprimerci in termini giuridici più precisi, secondo il quadro giuridico del Consiglio europeo relativo alla lotta alla criminalità informatica, gli Stati membri dovrebbero criminalizzare l’accesso illegale e l’interferenza illegale e, allo stesso tempo, dovrebbero cooperare con tutti i mezzi giuridici e pratici possibili nelle loro politiche di indagine e perseguimento penale. [11]

È una chiara decisione delle Nazioni Unite che tali attività informatiche minano il processo di pace e la sicurezza a livello globale o regionale e, pertanto, l’organizzazione ha invitato tutti i suoi Stati membri a vietare l’incitamento al terrorismo, ad adottare tutte le misure attive possibili per prevenirlo e a negare un rifugio sicuro alle persone o ai gruppi di persone colpevoli di incitamento. Tuttavia, qualsiasi tipo di misura di sicurezza informatica adottata deve rispettare la protezione degli standard internazionali in materia di diritti umani, come la libertà di espressione e di associazione o il diritto alla privacy.

Infatti, nell’ambito del quadro giuridico degli accordi internazionali volti alla repressione del terrorismo in generale, e più in particolare su Internet, gli Stati sono soggetti a numerosi obblighi giuridici internazionali che richiedono loro di combattere il terrorismo informatico nello spazio Internet da loro controllato. È il caso, ad esempio, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha adottato diverse risoluzioni in base alle quali tutti gli Stati membri dell’ONU sono tenuti ad agire contro le attività terroristiche all’interno dei propri confini, compreso il terrorismo informatico.

Dr. Vladislav B. Sotirovic

Ex professore universitario, Vilnius, Lituania

Ricercatore presso il Centro di studi geostrategici, Belgrado, Serbia

Ricercatore presso il Centro di studi geostrategici, Montreal, Canada

sotirovic1967@gmail.com © Vladislav B. Sotirovic 2026

Dichiarazione di non responsabilità personale: l’autore scrive per questa pubblicazione a titolo personale e non rappresenta alcuna persona o organizzazione, se non le proprie opinioni personali. Nulla di quanto scritto dall’autore deve essere confuso con le opinioni editoriali o le posizioni ufficiali di qualsiasi altro mezzo di comunicazione o istituzione.

L’autore del testo non ha alcuna responsabilità morale, politica, scientifica, materiale o legale per le opinioni espresse nell’articolo.

Note:

[1] Michael Meyer, The Year that Changed the World: The Untold Story Behind the Fall of the Berlin Wall, New York: Scribner, 2009; Brian McCullough, How the Internet happened: From Netscape to the iPhone, New York−Londra: Liveright Publishing Corporation, 2018.

[2] Per ulteriori informazioni, consultare [John Erikkson, Giampiero Giacomello, “The Information Revolution, Security, and International Relations: (IR) Relevant Theory?”, International Political Science Review, 27/3, 2006, 221-224].

[3] Il cyberspazio è “il mezzo elettronico delle reti informatiche in cui avviene la comunicazione online” [Richard W. Mansbach, Kirsten L. Taylor, Introduction to Global Politics, Second Edition, Londra-New York: Routledge Taylor & Francis Group, 2012, 575].

[4] Daniel W. Drezner, Henry Farrell, “Web of Influence”, Foreign Policy, 145, 2004, 32−40.

[5] Per ulteriori informazioni sulla guerra cibernetica, consultare [Richard A. Clarke, Robert Knake, Cyber War, New York: HarperCollins, 2010]. Questo libro offre un quadro della guerra cibernetica e delle sue potenzialità per i potenziali nemici.

[6] Si veda, ad esempio, [Pipa Norris, Ronald Inglehart, Cultural Backlash: Trump, Brexit, and Authoritarian Populism, Cambridge, Regno Unito: Cambridge University Press, 2019].

[7] Brexit è un termine abbreviato dagli inglesi, che significa letteralmente “uscita” dall’Unione Europea. Il Brexit si riferisce ai dibattiti direttamente collegati al referendum del 23 giugno 2016 sull’uscita del Regno Unito dall’UE. Il referendum sul Brexit è diventato un dibattito tra due fazioni nel Regno Unito: quelli a favore dell’uscita dall’UE e quelli a favore della permanenza nell’UE. Per ulteriori informazioni sulla questione della Brexit, consultare [Harold D. Clarke, Matthew Goodwin, Paul Whiteley, Brexit: Why Britain Voted to Leave the European Union, Cambridge, Regno Unito: Cambridge University Press, 2017].

[8] Il termine propaganda ha origine storica in un ufficio della Chiesa cattolica romana in Vaticano incaricato della diffusione della fede (cattolica romana) – de propaganda fide. Il termine propaganda entrò nell’uso comune negli anni ’30 per descrivere i regimi autoritari dell’epoca che miravano alla totale subordinazione della conoscenza alla politica dello Stato. Sulla base delle politiche di diversi tipi di regimi politici autoritari e totalitari in Europa volte a sviluppare la legittimità e il controllo sociale da parte delle istituzioni governative centralizzate, la propaganda fu presto diretta verso le popolazioni di altri Stati (di solito i vicini), provocando reazioni da parte degli altri Stati. Pertanto, ad esempio, il Regno Unito istituì il Ministero dell’Informazione. Tali ministeri utilizzavano la stampa, la radio, il cinema, l’arte grafica e la parola orale per giustificare la politica ufficiale dei loro governi (la propaganda bianca), ma allo stesso tempo per sconfiggere la propaganda nemica (la propaganda nera). La propaganda era piuttosto importante nelle relazioni internazionali durante la Guerra Fredda 1.0, soprattutto attraverso stazioni radio come Radio Free Europe o Voice of America, che diffondevano i valori ufficiali della democrazia liberale occidentale e dell’economia di mercato. Oggi, la propaganda politica occidentale, sia tramite Internet che altri mezzi tecnici, è diretta principalmente contro la Russia e la Cina sotto forma di (estrema) russofobia e sinofobia. Per ulteriori informazioni sulla propaganda, consultare [Jason Stanley, How Propaganda Works, Princeton, Stati Uniti-Oxford, Regno Unito: Princeton University Press, 2015].

[9] Per ulteriori dettagli, consultare [Jonathan Kirshner (ed.), Globalization and National Security, New York: Routledge, 2006].

[10] Richard W. Mansbach, Kirsten L. Taylor, Introduction to Global Politics, Second Edition, Londra−New York: Routledge Taylor & Francis Group, 2012, 575.

[11] Per ulteriori informazioni, consultare [Robert W. Taylor, et al, Cyber Crime and Cyber Terrorism, Pearson, 2018].

Internet, Cybercrime, and Politics

Future war “may see attacks via computer viruses, worms, logic bombs, and trojan horses rather than bullets, bombs, and missiles”

[Steven Metz, Armed Conflict in the 21st Century: The Information Revolution and Post-Modern Warfare, Carlisle, PA: Strategic Studies Institute, 2000, xiii].

The facilities of the Internet in politics

The Internet or the WWW (World Wide Web) became massively widespread around the globe in the late 1980s, or more precisely since 1989, the same year when the Berlin Wall collapsed and, therefore, enabled the Cold War 1.0 to enter the final stage of its end. That is why both of these historical events mark the start of the Turbo-Globalization Era in all spheres, from economy to culture, including politics as well.[1] With the growing importance of the Internet, it is quite understandable that it is becoming an arena of political and ideological rivalry with necessary growing implications concerning national security issues.[2]

The spread of mass media via the Internet, followed by communications within the framework of cyber-space[3] enables ever more people, even in remote corners of the globe, to be informed (or misinformed) about world affairs, form (or to accept) opinions about certain events, and to be involved in politics in ways that some 35 years ago would have been unimaginable. Today, even poor peasants in many parts of the world have access to the Internet, which provides information and gives both government and anti-government groups a new way to struggle for their ideas, ideologies, and programs in order to indoctrinate the public.

The Internet already become the focal instrument of all in facilitating the exchange of different viewpoints, dissemination of information, fake news or propaganda, movement of electronic money, and finally the coordination of activities for the obvious reason that it is inexpensive and easily accessible. Bloggers with their weblogs are influencing the masses of people across the globe by transmitting both information and disinformation and opinion on the Internet.[4] After the end of Cold War 1.0, a new Cold War 2.0 started, in which the Great Powers started to adopt smart weapons to fight conventional wars, weapons that utilize new information and communication technologies like the Internet or cyberspace. A new type of warfare emerged – cyber-war.[5]

What concerns politics, the focal impact of the Internet can be summarized into four basic points:

  1. The real technical possibility of the Internet is to increase and improve the transparency of the Government by free access to online content, official documents, and all kinds of Governmental reports and viewpoints on different issues and problems.
  2. The ability of the Internet to increase the politically relevant set of information, including both factual and hoaxes.
  3. It has the power to organize and speed up the coordination of different interest groups, extremist groups, and the so-called civil society beyond what was known before as traditional political areas and barriers.
  4. The creation of new forms of criminal activities, known as cybercrime, cyber-terrorism, or cybersecurity problems.

Regarding the first point of the possibility to increase transparency, Governments, NGOs, and different institutions in global governance (like the UN) have created millions of web pages for the purpose of offering political information as official reports, viewpoints, comments, contact forums, or strategy rationalizations. Many governments established increasing targets for the maximum proportion of their communication with citizens via the Internet.

Nevertheless, if we are speaking about information flows, the Internet is offering, for sure, a cheap and easy platform for many types of populist movements, parties, or organizations seeking to indoctrinate and attract a possible voting audience at the elections.[6] One such very successful example, as a matter of illustration, was by the US Democrats in the presidential election of Barack Obama in 2008.

The facility of the Internet allows for greater communication of identity politics, like, for instance, those witnessed during the British referendum to leave the EU – Brexit.[7] However, another facility that the Internet offers in practice is the spreading of propaganda[8] by extremist persons or organizations for different purposes. One of the most blatant examples of misusing Internet facilities for the very political and/or ideological purposes is used by different radical groups for recruitment strategies.

The Internet in general and social media in particular provide powerful platforms for the greater dissemination of so-called fake news. Such news is a form of uncorroborated media is popularized by many online views generated, rather than from traditional forms of independent channels of verification. Concerning the former, many experts would argue that both the promotion of fake news and targeted viewer profiling on the Internet (particularly on Twitter) tremendously contributed to the election of Donald Trump for US President in November 2016. 

One of the crucial power features of cyberspace is that it poses real challenges to Governments as the Internet facilitates mobilization and coordination by professionals, freedom fighters, insurgents, criminals, and terrorists of all kinds. A good example of the use of the Internet against authoritarian regimes is the case of WikiLeaks in April 2010, when a video that showed a US helicopter in Baghdad killing a dozen Iraqis, including two journalists, appeared on the net.   

Cybercrime 

Cybercrime, in essence, refers to traditional types of crimes that have migrated to cyberspace (the Internet), such as money laundering or sexual exploitation. However, cybercrime also includes internet-specific criminal activities like illegal access to electronic information, trade, national or political secrets, and finally the creation and spread of dangerous computer viruses, which can impose political or national-security harmfulness.

Cyber-crime committed by individuals or state-sponsored cyber-attacks undoubtedly poses serious threats to the international community in general or a particular part of it, for the very reason that they are in principle designed to degrade, deny, or even destroy information stored in computers or to compromise computers themselves. Such activities of cyber-attacks or cyber-terrorism are committed with the ultimate task of inflicting disruption, destruction, or human loss.     

Cyber-crime can be a foremost threat to individuals, industry, or/and/or political organizations as well. However, in political terms, cybercrime can question the proper function of the state and its political system if the latter persistently fails to control such criminal activity or if it suffers breakdowns in cybersecurity.

One of the very specific types of cybercrime is cyber-terrorism. It basically refers to the (mis)use of Internet facilities by different organizations to promote terrorist propaganda and activities. Terrorist groups can use the Internet as a domain to commit cyber-attacks by, for example, targeting networks or computers that belong to the Governmental, public, or military infrastructures. The most notorious up to now cyber-program used in cyber-crimes is the so-called Trojan horse – a program in which a code is contained inside a program or data so that it can take control of a computer for the sake of damaging it. However, an additional danger can be posed by computer trap doors or back doors – deliberate holes in computer programs that are used to gain unauthorized access to a computer or a computer network for the reasons of spying and/or destroying the computer system.[9]

However, the Internet can be (mis)used to perpetrate acts of terror that produce physical or mental damage, but in extreme cases, cyber-terrorists can incur individual criminal responsibility under international criminal law where their conduct is understood as supporting war crimes, aggression, crimes against humanity, or genocide. In war terminology, cyber-war is the use of a system of information for the purpose of exploiting, disrupting, or destroying an enemy’s military or civilian computer networks with the ultimate aim of disrupting those systems and the tasks they perform.[10] Cyber-war is war in cyberspace, which is already a new fifth military domain after land, sea, air, and space.  

The legal measures against cybercrime

During the last two decades, cyber-crime of all types has been increasingly understood to be war-like attacks on states and their infrastructure and, therefore, are regulated mostly by the international legal framework relating to the use of force or, in the case committed at the time of war (armed conflict), by international humanitarian law.

All countries, or groups of countries, which are considered to belong to the Great Powers’ bloc, implemented certain legal and practical measures to counter the cyber-crime on their authorized territory. One of the examples is the Council of Europe, which adopted the Convention on Cyber-crime in 2001 and 2004, which established a common criminal policy among the Member States by both adopting an appropriate legislative framework and encouraging transnational cooperation on the global level in the practice of beating cybercrime in all spheres, including politics as well. If we can speak in more precise legal terms, according to the legal framework of the European Council concerning beating cybercrime, the Member States should criminalize illegal access and illegal interference, and at the same time, the Member States should cooperate by all possible legal and practical means in their examination and prosecution policies.[11]  

It is a clear decision by the UN that such cyber-activities are undermining the global or regional peace process and security, and, therefore, the organization called all its Member States to prohibit incitement to commit terrorism, take as many active measures for the prevention of incitement, and deny a safe place to persons or groups of persons who are guilty of incitement. Nevertheless, any kind of adopted cybersecurity measure must comply with the protection of international standards of human rights, like the freedom of speech and association, or the right to privacy.

As a matter of fact, within the legal framework of international agreements aimed at the suppression of terrorism in general, and more particularly on the Internet, states are subject to many international legal obligations that require their struggle against cyber-terrorism within the Internet space that is controlled by them. It is, for instance, the case of the UNSC, which adopted several resolutions by which all the UN Member States are required to act against terrorist activities within their borders, including cyber-terrorism too.

Dr. Vladislav B. Sotirovic

Former University Professor, Vilnius, Lithuania

Research Fellow at Center for Geostrategic Studies, Belgrade, Serbia

Research Fellow at the Center for Geostrategic Studies, Montreal, Canada

sotirovic1967@gmail.com                                                                                                                                                                                                       © Vladislav B. Sotirovic 2026

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The author of the text does not have any moral, political, scientific, material, or legal responsibility for the views expressed in the article.


Notes:

[1] Michael Meyer, The Year that Changed the World: The Untold Story Behind the Fall of the Berlin Wall, New York: Scribner, 2009; Brian McCullough, How the Internet happened: From Netscape to the iPhone, New York−London: Liveright Publishing Corporation, 2018.

[2] See more in [John Erikkson, Giampiero Giacomello, “The Information Revolution, Security, and International Relations: (IR) Relevant Theory?”, International Political Science Review, 27/3, 2006, 221−224].

[3] Cyber-space is “electronic medium of computer networks in which online communication takes place” [Richard W. Mansbach, Kirsten L. Taylor, Introduction to Global Politics, Second Edition, London−New York: Routledge Taylor & Francis Group, 2012, 575].

[4] Daniel W. Drezner, Henry Farrell, “Web of Influence”, Foreign Policy, 145, 2004, 32−40.

[5] About cyber-war, see more in [Richard A. Clarke, Robert Knake, Cyber War, New York: HarperCollins, 2010]. This book is giving a picture of cyber-war and its capabilities which afford potential enemies.

[6] See, for instance [Pipa Norris, Ronald Inglehart, Cultural Backlash: Trump, Brexit, and Authoritarian Populism, Cambridge, UK: Cambridge University Press, 2019].

[7] Brexit is abbreviated term by the British, meaning literary shorthand for the British leaving of the European Union. The Brexit refers to the debates in the direct connections with June 23rd, 2016 referendum for the UK to exit the EU. The Brexit referendum became a debate between two camps in the UK – those for the British leaving the EU vs. those for the British standing in the EU. About the Brexit issue, see more in [Harold D. Clarke, Matthew Goodwin, Paul Whiteley, Brexit: Why Britain Voted to Leave the European Union, Cambridge, UK: Cambridge University Press, 2017].

[8] The term propaganda is historically originating in an office of the Roman Catholic Church in the Vatican charged with the propagation of the (Roman Catholic) faith – de propaganda fide. The term propaganda entered common usage in the 1930s in order to describe at that time the authoritarian regimes to achieve total subordination of knowledge to the policy of the state. Based on the politics of different kinds of authoritarian and totalitarian political regimes in Europe to develop legitimacy and social control by the centralized governmental institutions, propaganda soon came to be directed toward the populations of other states (usually the neighbours), provoking reactions from the other states. Therefore, for instance, the UK established the Ministry of Information. Such ministries employed print, radio, film, graphic art, and the oral word in order to justify the official policy of their Governments (the White Propaganda) but at the same time to beat the enemy’s propaganda (the Black Propaganda). Propaganda was quite important in the international relations during the Cold War 1.0 especially via radio stations like Radio Free Europe or Voice of America which have been propagating the official values of the Western political liberal democracy and market economy. Today, the Western political propaganda either via the Internet or other technical means is mainly directed against Russia and China in the forms of (extreme) Russophobia and Sinophobia. See more about propaganda in [Jason Stanley, How Propaganda Works, Princeton, US−Oxford, UK: Princeton University Press, 2015].       

[9] See in more detail in [Jonathan Kirshner (ed.), Globalization and National Security, New York: Routledge, 2006].

[10] Richard W. Mansbach, Kirsten L. Taylor, Introduction to Global Politics, Second Edition, London−New York: Routledge Taylor & Francis Group, 2012, 575.

[11] See more in [Robert W. Taylor, et al, Cyber Crime and Cyber Terrorism, Pearson, 2018].

Stati Uniti! Alla ricerca dello scontro interno Con Marcello Foa, Cesare Semovigo, Gianfranco Campa

Gli avvenimenti di Minneapolis sembrano rientrare nel solito canovaccio offerto dal sistema di informazione istituzionale e dagli ambienti alternativi: un classico scontro tra il potere nella sua forma più spietata e aggressiva e la base popolare contestatrice. Non è così! Rappresenta un ulteriore salto nel confronto tra leadership politiche e nello scollamento, destinato ad assumere le caratteristiche di contrapposizione, tra istituzioni e organi statali. Dinamiche nelle quali i gruppi militanti contestatori assumono il ruolo di meri strumenti; l’ennesima rivoluzione colorata, questa volta interna al paese egemone. Una nuova classe dirigente, una nuova leadership in ascesa che promette di soppiantare, tra mille contraddizioni, quella uscente ormai sclerotizzata. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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Il Generale e la UE che non fu_di WS

Leggere   queste   tardive   considerazioni (https://italiaeilmondo.com/2026/02/03/vita-e-morte-dellunione-europea_di-andre-larane/ )   mi fa  solo  ridere amaramente.

 Svegliarsi adesso è tardi e  a volte mi domando   se non sia  anche peggio visto che  oramai  ci  si può fare  ben poco, in quanto la ” decostruzione degli Stati-Nazione” europei per asservirli agli interessi del Grande Kapitalismo ” anglosassone” è nel principio fondante di questa UE  e viene da lontano.

Ma   siamo arrivati     fin qui  perché  sostanzialmente lo abbiamo  voluto   NOI TUTTI , non solo le nostre , all’uopo  “ben selezionate” , élites   dalle  quali purtroppo noi ci siamo  fatti convincere  facilmente   perché non  c’ erano   abbastanza voci  contrastanti  altrettanto udibili  dalla “massa”, né questa era  poi  veramente in  grado  di  capire la  fregatura.

 Ed il meccanismo  di questo processo  ci  era  anche stato ben messo  davanti  in un noto “ falso profetico”, a dimostrazione  della  abilità   di  chi  questo “progetto”  lo ha  pensato e perseguito  per un   vasto lasso   di tempo  con tenacia,  sicurezza e abbondanza di mezzi.

Ma  questo è un  discorso generale,  che  a chi lo vuol vedere,   verrà  sempre più  chiaro  nel  nostro  “inferno prossimo venturo”; concentriamoci  qui invece sulle  dinamiche che  hanno portato  a  questo   LORO importante    risultato :  l’ attuale  UE.

Nella   fattispecie     a  portarci  “qui”  è  stato infatti il “non detto” di questo progetto politico-economico e che  Trump ha ora solo  messo brutalmente allo scoperto.

 E in questo ” non detto”  c’ è sempre   stata , quantomeno  dalla morte  di De Gaulle, la volontà di Francia e Germania di servire questo progetto per trarne un sotto-vantaggio al livello  “nazionale”, una cosa  iconicamente ben rappresentata dai reciproci “sorrisini” alle spalle del nostro pur ridicolo Berlusconi di Sarkozy e Merkel , queste due mere “creature” del colonialismo americano.

Perché il loro piano, qualunque esso fosse, era cieco ed autodistruttivo . “Gestire” infatti una “unione” creata da ALTRI , operandovi per il solo proprio e ALTRUI “vantaggio” a danno di tutti i restanti “membri”, è solo fare il Kapò di un Lager la cui finalità appunto non è un “accrescimento” ma solo una “distruzione”.

 La data    “fatale”         è  stata  quel 1992  quando  a Mastricht  si è  deviato  definitivamente  da  un progetto possibile  di Europa = Grande  Svizzera  verso  questo €urolager   del Grande Kapitale  “ anglosassone”  a gestione  franco-tedesca.

 Quella  data per noi è risultata  doppiamente  fatale  perché  come  sottoprodotto di quell ‘ accordo  abbiamo  avuto l’assalto DIRETTO   della  finanza “angloamericana”  al nostro  “  Sistema-Italia”  con anche il placet    di   Francia   e Germania    interessate  anch’esse  a prendersi una fetta.

  Ma si   era persa la strada  per un “modello  svizzero” già molto prima . Ho infatti  già  spiegato    quanto   il MEC    avesse  appunto  accidentalmente  ricomposto    “l’ unità  carolingia”   attraverso  una  ricomposizione  “lotaringica”     della  irrisolvibile  dicotomia    franco-tedesca.  Accidentale perché  la  divisione  della Germania  ne aveva   amputato  gran parte   delle  terre  “ sassoni”  e l’ aveva  riportata  quindi  ad una  dimensione “renana” .

E nel  formato MEC  la cosa  aveva funzionato  seppur  sempre peggio    causa i continui  “allargamenti”; da Maastricht la  distruzione  è diventata evidente   e si è poi   accelerata sempre più, fino al suo prossimo culmine raggiunto i quale tutto sarà fuso in una NATO-€uropa lanciata in un conflitto mortale con la Russia, cosa che è da sempre il progetto di  chi finanziò l’ ascesa   dello psicopatico   che questo  fine lo mise per scritto nel suo programma.

Ma ho  già scritto altrove  su questo, torniamo invece  al MEC

Il progetto MEC  era  proprio nato  fin dall’ inizio  a questo  scopo, portato avanti  da  “l’ agente”    Monnet : fare   gli “Stati Uniti di Europa”    come strumento integrato    del  Grande  Capitalismo “ angloamericano”. Ma   De  Gaulle uscendo  dalla  Nato , la struttura militare  gemella,  aveva  stoppato  il processo  al livello  di sola “alleanza  economica” : La CEE.

Affermando    il  concetto  di  una Europa     “dall’Atlantico agli Urali”   con tutti i suoi popoli dentro,    De Gaulle  spezzava  la  rete    “atlantista”   e poneva come obbiettivo  una comune  collaborazione   tra  tutti i popoli europei  ognuno  lasciato  nelle  sue specificità.

E  dato che ,   a conseguenza  di una  seconda  distruttiva  guerra   in Europa ,  i vincitori  angloamericani   ne avevano  già  creato  “il format”, si poteva  certamente cominciare  dalla CEE (fig1)

Fig1: il MEC

per avviare una collaborazione  più  stringente   tra i popoli     dell’ ex impero  carolingio  (Fig2)  quelli che  più a lungo avevano  avuto una   comune, seppur  spesso conflittuale, interazione.

            Fig2: l’Impero  Carolingio

Per  chiudere  appunto, la fonte  di questi devastanti  conflitti, Francia  e  Germania,  si riconciliarono  formalmente nel 1963 ponendo le basi  di  quel “direttorio”  franco-tedesco che  poi  ci ha portato  fin qui, non ostante i progetti di De Gaulle  fossero certamente altri.

Perché  purtroppo  le  basi  di quel progetto erano  divergenti.  Per  De Gaulle  era  fondamentale  costituire  un nucleo  strategico   di Europa   separato   dagli “angloamericani”    e quel nucleo non poteva  essere  che  centrato  sulla Francia,   unico stato  continentale  europeo  formalmente “vincitore”  che poteva  quindi dotarsi  dell’ atomica e quindi  rendere inconsistente il mito  della “minaccia  sovietica”  su  cui  si basava  il colonialismo americano dell’ Europa.

Ma   la classe politica   negli altri paesi  della  CEE  ancora “sotto occupazione” non poteva  oggettivamente  seguirlo  staccandosi  dalla NATO; nemmeno poi i  tedeschi volevano farlo,  perché  solo  l’ “amicizia”   anglomericana manteneva  in loro  il sogno   di  rifare  quella Grande Germania che avrebbe  ridato  corpo  ai  timori francesi (  e  ridevastato l’ Europa) .

  
I fattori   di  fallimento  dell’ idea  di De  Gaulle   c’erano  già tutti  e  l’ unico modo   per  evitarla    era  appunto   NON  espandere la CEE   e tenere l’ Italia  maggiormente  dalla propria parte.

Solo   così la CEE  avrebbe potuto    essere  quel  “nocciolo  critico”.

Trattavasi  ovviamente  di un  equilibrio difficile ,  ma col  tempo  le cose potevano solo migliorare.

Io non so  se questo fosse realmente il suo piano;  è comunque indubbio  che “le General”    non  volesse  nuovi apporti   “non carolingi”   e tantomeno una adesione  inglese.

Ma  questo   suo veto  durò  finché  lui   visse; i “bankesters”  avevano altre idee  e  sapevano aspettare.

 Ed infatti  “il banchiere  dei Rothshild   francesi“, suo successore  Pompidou,  ci  tirò dentro  la  Gran Bretagna  dei loro  cugini inglesi  e  già  lì fu sicuramente   la fine  di un progetto  “ Grande  Svizzera”.

Chiunque  però può capire  che   la storia sarebbe  stata  diversa   se   il progetto  del Generale  non fosse  stato  tradito  dal  suo   delfino  “banchiere”. Solo la volontà  del Generale  poteva   trattenere le   superiori  forze   dei  Bankesters  “anglosassoni”    che poi ci hanno portato  alla   attuale  situazione.

 Quale  è la morale  di   tutto questo ?  Che un solo uomo  per  quanto  grande  non basta  a portare  avanti una politica  in grado  di contrastare     un progetto  secolare   di  chi ha la continuità  e i mezzi per portarlo  avanti,   a cominciare dal mettere sempre  i propri uomini      dentro  la squadra  di  quel “solo uomo”    financo pure  il suo “delfino”/successore.

E’ già successo  e  purtroppo succederà ancora.

Non ci credete ?    Guardate  quanti “banchieri”  sono  già    a guidare la politica  degli  stati “atlantici” ,  e  loro non sono nemmeno i veri “bankesters”;  ne sono  solo i   meri “  funzionari”.

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ERMENEUTICA  DEL DIACRONICO ED  AUTOPOIETICO SEGRETO MESSIANICO DEL NATIONAL SECURITY STRATEGY OF THE UNITED STATES DEL NOVEMBRE 2025 (NSS 2025)_di Massimo Morigi

TEOLOGIA POLITICA DEL REPUBBLICANESIMO GEOPOLITICO VEL ERMENEUTICA  DEL DIACRONICO ED  AUTOPOIETICO SEGRETO MESSIANICO DEL NATIONAL SECURITY STRATEGY OF THE UNITED STATES DEL NOVEMBRE 2025 (NSS 2025) VEL EIDOLIA SEMANTICA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA), DELL’ELABORATO CULTURALE,  DEL TESTO E DEL  SACRO  PARTENDO DA CINA E STATI UNITI, DUE PIANI DI SICUREZZA NAZIONALE A CONFRONTO   DI   GIUSEPPE   GERMINARIO   E     DALL’ ESEGESI     DEGLI ULTIMI    SVILUPPI       E  CONSEGUENZE     DELL    ‘IMPERIALISMO    IN      FORMA’          DELLA           PRESIDENZA          TRUMP

Di Massimo Morigi

Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!» Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

Marco 3, 11-12

Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato

sono concetti teologici secolarizzati

Carl Schmitt, Teologia politica

Si dice che ci fosse un automa costruito in modo tale da rispondere, ad

ogni mossa di un giocatore di scacchi, con una contromossa che

gli assicurava la vittoria. Un fantoccio in veste da turco, con una pipa

in bocca, sedeva di fronte alla scacchiera, poggiata su un’ampia

tavola. Un sistema di specchi suscitava l’illusione che questa tavola fosse

trasparente da tutte le parti. In realtà c’era accoccolato un nano gobbo, che

era un asso nel gioco degli scacchi e che guidava per mezzo di fili la

mano del burattino. Qualcosa di simile a questo apparecchio si può

immaginare nella filosofia. Vincere deve sempre il fantoccio chiamato

“materialismo storico”. Esso può farcela senz’altro con chiunque se

prende al suo servizio la teologia, che oggi, com’è noto, è piccola e

brutta, e che non deve farsi scorgere da nessuno.

Walter Benjamin, I tesi di Tesi di  filosofia della storia

          Nel suo ottimo e, per molti versi, esaustivo Cina e Stati Uniti, due piani di sicurezza nazionale a confronto (“L’Italia e il Mondo”, 26 dicembre 2025, Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20251228152055/https://italiaeilmondo.com/2025/12/26/cina-e-stati-uniti-due-piani-di-sicurezza-a-confronto_di-giuseppe-germinario/) afferma Giuseppe Germinario: «La sottolineatura, sia pure ancora approssimativa di questi quattro punti, serve a definire meglio i fondamenti culturali, le caratteristiche comuni e le differenze dell’impostazione “olistica” dei due documenti e delle terminologie e degli schemi adottati, ma anche delle “ipocrisie” presenti soprattutto nel documento cinese. Se la natura sottesa, sotto traccia, dell’impostazione olistica del documento statunitense deriva dal fondamento pragmatico-empirico del bagaglio culturale anglosassone, l’impostazione ribadita continuamente  nel documento cinese, deriva dall’attenzione e dall’appartenenza al “tutto” del bagaglio culturale confuciano e dalla [sic] schema peculiare del bagaglio comunista di procedere rigorosamente nell’esposizione e nello schema mentale dal generale al particolare. Impostazioni corroborate dalla formazione professionale stessa delle due classi dirigenti e in particolare dei due presidenti.» E, al di là di questo passaggio particolarmente significativo, il giudizio sull’impostazione olistica dei due documenti americani e cinesi  sulla sicurezza nazionale è il leitmotiv che molto acutamente struttura tutto l’intervento di Germinario e se si è privilegiata la citazione di questo particolare passaggio (molti altre se ne sarebbero potute trarre dall’analisi di Germinario riguardo alla natura olistica dei due documenti) è perchè è proprio sul giudizio della natura olistica dell’ NSS 2025 statunitense che è necessario un approfondimento ed integrazione. Secondo Germinario, quindi, la Weltanschauung  che ispira la natura olistica del documento è il  «fondamento pragmatico-empirico del bagaglio culturale anglosassone» e certamente non si può negare che nel de facto  disprezzo e tabula rasa in questo documento di tutti i mitologemi che hanno dato vita alla narrazione favolistica delle polioligarchie competitive (democrazia come potere del popolo, diritti dell’uomo metastorici non espressione di una precisa temperie storico-sociale ma esistenti, agenti e cogenti in virtù della loro natura angelico-divina, ineluttabile progresso materiale e spirituale delle società informate a regimi politici c.d. democratico-rappresentativi, i.e. secondo un realistico inquadramento depurato da unicornici mitolegemi,  regimi con forme di potere polioligarchico-competitive)  è presente una fortissima dose di empirismo metodologico (e del suo fratellino individualismo metodologico) che, se proprio vogliamo risalire alle sue più lontane origini, non può che far tornare alla mente l’empirismo totale e totalizzante di Davide Hume e il suo più rozzo successore otto-novecentesco, il pensiero pragmatista anglosassone che, oltre alla sua ovvia avversione alla dialettica marxista ed idealista,   grandamente e concretamente influenzò anche il pensiero politico, soprattutto in direzione, con le debite eccezioni, antidemocratica. Ma, accanto a questo canone humiano, convive nel documento un’altra componente che, sebbene in solido concorra a decostruire i mitologemi della narrazione democratica, è del tutto autonoma ed altra da questo primo paradigma empirista  e per esplicitare questo elemento rinvio immediatamente al mio Esegesi prima del National Security Strategy of The United States del novembre 2025 (NSS 2025) nella definizione dell‘imperialismo in forma dell’amministrazione Trump (“L’Italia e il Mondo, 1° gennaio 2026, Wayback Machine: http://web.archive.org/web/20260102122952/https://italiaeilmondo.com/2026/01/01/esegesi-prima-del-national-security-strategy-of-the-united-states-del-novembre-2025-nss-2025-nella-definizione-dell-imperialismo-in-forma-dellamministrazione-trum/): «e quindi non si può che concludere che la preoccupazione del documento riguardo l’Europa è rivolta (almeno dal punto di vista di una retorica non dichiarata ma chiaramente sottesa) al rischio che il Vecchio continente diluisca fino ad annullarla la sua storicamente maggioritaria  ed egemone componente etnica c.d. ariano-caucasica, cioè, detto ancor più semplicemente, che la c.d. razza bianca divenga una componente minoritaria soverchiata dalle altre “razze” più o meno variamente colorate. Alla luce quindi di questa ‘interpretazione autentica’ della retorica sottesa al documento National Security Strategy of the United States of America del novembre 2025 (una Weltanschauung i cui punti riferimento sono Joseph Arthur de Gobineau,  Friedrich Maximilian Müller e Houston Stewart Chamberlain) ed evidenziando altresì che l’ ‘imperialismo in forma’ dell’amministrazione Trump, oltre alla concreta applicazione pratica ed anche teorica di un realismo politico totalmente schematico ed antidialettico ma comunque con maggiori potenzialità performative rispetto alle precedenti impostazioni neocon e democratiche basate sulla mistica parareligiosa della democrazia e dei diritti umani,  sembra anche stare ripercorrendo  il tragitto cultural-retorico del vecchio imperialismo otto-novecentesco del fardello dell’uomo bianco […]». Ora, siccome alla luce del fondamentale  contributo di Germinario non si può certo negare la componente empiristico-humiana-pragmatistica dellNSS 2025 (cosa che fra l’altro, trasluce anche dalle mie considerazioni quanto parlo di  «un realismo politico totalmente schematico ed antidialettico ma comunque con maggiori potenzialità performative rispetto alle precedenti impostazioni neocon e democratiche»), sarebbe sbagliato affermare che il documento in questione, considerato solo formalmente sub specie philosophiae, non è altro che una confusionaria giustapposizione di due Weltanschauung che hanno ben poco in comune e, soprattutto, una ben diversa dignità filosofica (che hanno l’empirismo e comunque il pragmatismo mentre non ne ha alcuna il razzismo) ma, piuttosto, è corretto inquadrarlo alla luce di una ermeneutica diacronico-storica, una ermeneutica che ci permetta non solo di rivalutarlo   dialetticamente e non solo formalmente ma anche concretamente sub specie philosophiae,  e così, attraverso questa sintesi, di apprezzarne le terribili ed efficaci potenzialità nel futuro, ossia di valutare debitamente le catastrofiche potenzialità dell ‘imperialismo in forma dell’amministrazione Trump oltre Trump (e oltre MAGA) e di cui il documento è una conseguente espressione.

          Se quindi un giudizio informato ad una non dinamica ed antidialettica logica strettamente aristotelica è del tutto impotente a valutare semanticamente e pragmaticamente la natura e le potenzialità dellNSS 2025, la migliore tradizione del pensiero politico realista ci fornisce però lo spunto euristicamente decisivo  per iniziarne l’ermeneutica  attraverso Carl Schmitt e la sua illuminazione espressa in Teologia politica che recita:«Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati», informati alla quale, ricorrendo così anche noi per via teologica per incrementare i nostri strumenti euristico-dialettici al caso specifico al concetto denominato dalla teologia moderna ‘segreto messianico. Brevissimo excursus sul concetto, attraverso il quale  si mostrerà la sua utilità per un primo approccio ermeneutico e non solo esegetico al documento in questione. Il concetto di ‘segreto messianico fu elaborato in sede teologica ad inizio del XX secolo, capostipite di questa impostazione interpretativa del Vangelo il teologo  William Wrede, col quale si cercava (e si cerca tuttora, perchè di segreto messianico si parla ancor  oggi nelle omelie che i sacerdoti cattolici pronunciano nel corso della Messa, quanto poi le omelie siano seguite…) di rendere conto, soprattutto in vari passi del Vangelo di Marco,  del comportamento contradditorio di Gesù che, dopo aver compiuto il miracolo, ordina perentoriamente al miracolato di non diffondere presso nessuno la notizia dell’immenso beneficio ricevuto. Ma al di là della giusta ed onesta acquisizione da parte della  teologia di questo singolare comportamento del Salvatore (direi onesta fino all’autolesionismo dal punto di vista della fede, perchè affermare che Gesù aveva comportamenti strani e contraddittori non depone certo a favore della sua divinità), quello che a noi interessa è il movente che ne viene fornito, un movente dove convivono, apparentemente contradditoriamente e contemporaneamente, due distinte ed alternative finalità da parte di Cristo. La prima è di natura semplicemente politica: Gesù prudentemente non vuole che la sua azione di proselitismo sia turbata dalle negative reazioni da parte delle autorità ebraiche e la diffusione della notizia di miracoli compiuti da un portentoso taumaturgo poteva ingenerarle ostacolandolo nella diffusione presso le masse del suo messaggio. La seconda è invece di natura teologica: Gesù non vuole che si sappia dei miracoli perchè la sua vera natura di Figlio di Dio mandato dal Padre per salvare anime e non  corpi si sarebbe dovuta pubblicamente manifestare solo attraverso la sua crocifissione e resurrezione. Ciò detto sull’elaborazione teologica in merito al segreto messianico che promana dal comportamento di Gesù, quale ermeneutica se ne può ricavare a proposito  dell’apparentemente contraddittorio  NSS 2025? La prima, per intanto, riguarda il bagno di umiltà che deve fare qualsiasi ermeneuta e di testi ma anche della propria esperienza di vita e suona nel seguente modo: non esiste mai un significato unico e definitivo che si può attribuire ad un testo e al proprio essere in questo mondo, e l’NSS 2025 non fa eccezione a questa regola, potendosi così per questa via banalmente anche concludere  che per ragioni politiche, cioè per celare e rendere più appetibile l’ imperialismo in forma’ cui intende dar voce, fa convivere al suo interno due linee di pensiero, diverse ma accomunate entrambe dal proposito di servire la volontà di potenza dell’amministrazione Trump, e da questo punto di vista siamo dalle parti di un segreto messianico che viene posto in essere per ragioni di pretta contingenza politica e che, in ultima analisi, ci precluderebbe di attribuirgli  un significato univoco e pregnante dal punto di vista strettamente filosofico. (E, sempre per parlare di segreti e occultamenti – forse –  solo di natura politica prettamente contingente e definita esclusivamente in uno stretto arco temporale, e di quanto il già citato razzismo e/o suprematismo dell’NSS 2025 sia schermo e al tempo stesso piena espressione dell’ imperialismo in forma’ trumpiano, ricorro, ancora citandolo, al mio Esegesi prima etc. dove con divertita sorpresa notando: «ma perché, udite, udite, le migrazioni favorite dalla politica  dell’Unione Europea e dalla maggioranza dei suoi singoli paesi favorendo una sostituzione razziale all’interno di questi paesi alterano l’originaria composizione etnica dell’Europa e la  rendono così meno affidabile dal punto di vista del mantenimento degli originari obiettivi militari dell’Alleanza atlantica, diversamente dal passato quanto il Vecchio continente era omogeneo dal punto di vista etno-culturale e una NATO composta da questi paesi era totalmente affidabile e quindi strutturalmente inadeguata a proseguire finalità che non fossero la difesa della pace e la protezione contro le mire espansionistiche dell’Unione Sovietica.» si sottolineava il fatto che nel documento NSS 2025 si metteva – sinceramente? pretestuosamente? – in discussione la NATO per motivi suprematisti e/o razzisti, e poi di nuovo a Giuseppe Germinario, Cina e Stati Uniti, due piani di sicurezza nazionale a confronto, dove, a conferma dei propositi anti Nato di cui sopra,  possiamo leggere la seguente significativa indiscrezione: «A sottolineare quanto questa contezza sia ben più radicata di come traspaia nel NSS può essere sufficiente questa rivelazione: il documento dell’ NSS 2025  sottolinea più volte il rischio concreto, a causa delle élites che lo governano e dei conseguenti processi migratori incontrollati, che i paesi dell’Europa e della UE, in particolare i più rilevanti (Regno Unito, Francia, Germania, Italia) cambino di natura e perdano l’impronta specifica della loro civiltà, allontanandole, grazie al prevalere di forze islamiche radicali ormai annidate,  in maniera ostile dagli attuali profondi legami che consentono strette collaborazioni e sinergie anche militari. Due di questi, Regno Unito e Francia, dispongono di arsenale atomico proprio. Ebbene, la Casa Bianca e il Dipartimento della Guerra hanno incaricato il Dipartimento di Stato di preparare un piano di sicurezza entro il 2028 cui seguirà un piano operativo del Pentagono e dei servizi segreti , da completare entro il 2035, che prevede l’utilizzo di un gran numero di forze speciali, già presenti in loco, per sequestrare e rimuovere l’arsenale atomico intero, intanto del Regno Unito [evidenziazione nostra]. Se ne parlerà più diffusamente in altre occasioni.» E al netto del gioco di ombre e specchi (o di maschere e pugnali?) fra pretesti e vere ragioni sul perché mettere in discussione la NATO, un gioco dove è direttamente coinvolta  la teleologia vera o presunta dell’NSS 2025,  è a questo punto anche interessante verificare, se possibile, attraverso fonti OSINT quanto appena riportato in merito all’eventuale sabotaggio da parte degli Stati Uniti dell’arsenale nucleare britannico. Ebbene, a questo punto, si rinvia a  Becky Alexis-Martin, UK nuclear deterrent: the mutual defense agreement is at risk in a Trumpian age, in“The Conversation”, 27 marzo 2025 (URL http://web.archive.org/web/20260106143339/https://theconversation.com/uk-nuclear-deterrent-the-mutual-defense-agreement-is-at-risk-in-a-trumpian-age-252674) dove il punto focale è l’affermazione: «However, Starmer faces a problem. The submarine, and the rest of the UK’s nuclear fleet, is heavily reliant on the US as an operating partner. And at a time when the US becomes an increasingly unreliable partner under the leadership of an entirely transactional president, this is not ideal. The US can, if it chooses, effectively switch off the UK’s nuclear deterrent.» “The Conversation” è un sito Web di notizie geopolitiche cui proprio i più “autorevoli” organi mainstream attribuiscono grande qualità – vi collaborano accreditati e stimati accademici – e quindi se “The Conversation” emette questo fumo, ciò significa veramente che il governo britannico pensa con  terrore ad un arrosto dove sarà la sua stessa carne ad essere servita al tavolo dell’ ‘imperialismo in forma’ di Donald Trump e, in attesa di sviluppi, non è proprio necessario ricorrere ad ulteriori commenti.)

         La seconda linea ermeneutica ci dice invece che la teologia politica abscondita e quindi il segreto messianico del NSS 2025 non riguarda meramente il potenziamento di un’agenda politica di ‘imperialismo in forma’ di matrice trumpiana al servizio della quale si mobilitano diverse e non omogenee forze ideologiche ma concordi al servizio della causa della presente amministrazione americana ma è assai più ambizioso e fa leva su una teleologia (non necessariamente conscia da parte degli estensori del documento) orientata alla creazione di un circolo ermeneutico fra il documento e i suoi sostenitori politici e in cui  l’ibridazione di due  tradizioni di pensiero  apparentemente disomogenee  non ne costituisce la debolezza ma, ermeneuticamente parlando, fornisce nel corso del tempo e delle mutate circostanze storiche, rinnovata e potenziata capacità perfomantiva e/o performante non solo al documento ma ai suoi seguaci stessi. (É, si noti bene, lo stesso dispositivo di ogni testo sacro di ogni religione, in cui le apparenti contraddizioni non sono fonte di debolezza ma di rinnovato interesse,  di nuove interpretazioni e non solo di riconfermata fede di generazione in generazione ma anche del pensiero, più o meno conscio da parte del credente, che il testo sacro – proprio, e non nonostante, per la sua divinamente impervia ed inacessibile oscurità semantica e aggravata dalla sua struttura sintattica paratattica: Marshall McLuhan avrebbe definito il medium del testo sacro come un medium freddo, cioè un sistema trasmittente a bassa definizione generante una intensa ed attiva partecipazione del lettore per estrarne una coerente informazione – non solo  ci restituisca la parola di Dio ma sia la parusia di  Dio stesso,  la sua manifestazione concreta e reale hic et nunc,  e quindi agente con la sua presenza reale al fianco del  fedele al momento che il testo viene letto pubblicamente od anche solo da lui mentalmente. Questa dinamica appena tracciata presenta apparenti analogie con l’azione svolta dalla paraeidolia semantica nella creazione nella mente individuale e nelle credenze di massa delle vere e proprio ipostasi, quando questa venga innescata da sistemi di intelligenza artificiale. Secondo il filosofo e accademico Luciano Floridi, che per primo ha coniato il termine ‘paraeidolia semantica’, legandolo, appunto, alla tematica dell’IA: «Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, stiamo assistendo a un fenomeno tanto affascinante quanto preoccupante [i.e. la paraeidolia semantica che comporta]: la nostra inclinazione a percepire intelligenza, coscienza e persino emozioni o stati mentali in sistemi che ne sono privi. Questo non è semplicemente un errore di valutazione tecnologica, ma un riflesso profondo della natura umana e delle nostre vulnerabilità cognitive ed emotive.»: Luciano Floridi, L’IA e la pareidolia semantica: quando vediamo coscienza dove non c’è, in “Harvard Business Review”, giugno 2025, Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20260124053406/https://www.hbritalia.it/homepage/2025/06/11/news/lia-e-la-pareidolia-semantica-quando-vediamo-coscienza-dove-non-ce-16307/?fbclid=IwY2xjawPhOKRleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeyILUZFVko971x9X1cutSGuXWnC8c8iIvhkGlpFwm4V1wwzovjIlDB8J2YYc_aem_Xpo9VpIkGlm6Hsg_vL7G5w, ma anche  download del documento e poi upload su Internet Archive generando gli URL https://archive.org/details/paraeidolia-semantica_202601 e https://ia800401.us.archive.org/6/items/paraeidolia-semantica_202601/PARAEIDOLIA%20SEMANTICA.pdf. È ovvio che quanto detto da Luciano Floridi riguardo alla  capacità dell’intelligenza artificiale di innescare la paraeidolia  semantica può benissimo essere estesa anche al rapporto illusorio che si può instaurare fra il lettore e il testo, sia questo di natura religiosa o avente finalità di suggestione politica e/o sociale.  Paraeidolia semantica quindi sovrapponibile al concetto di circolo ermeneutico? Non proprio: il circolo ermeneutico è pur sempre un processo diacronico, dialettico e dinamico che si svolge ininterrottamente nel tempo e in cui e il lettore – o il fruitore dell’elaborato culturale –  e il testo risultano continuamente trasformati dal loro reciproco rapporto e che proprio per la sua morfologia e dinamica  non ha mai fine. La paraeidolia semantica, invece, è unicamente manipolatoria, è sincronica e non è dialettica, tipico esempio la propaganda politica il cui scopo è proprio quello di essere recepita passivamente senza che vi sia la possibilità ermeneutica di agire sull’interpretazione di questo elaborato culturale. Questo per quanto riguarda la paraeidolia semantica che si sviluppo qualora questa sia generata da una testo e da altro elaborato culturale espressamente connotato da un sistema di segni atto a trasmettere un messaggio. Ma siccome la vita dell’uomo è caratterizzata appunto dal circondarsi di elaborati culturali, cioè di oggetti pensati e poi costruiti per un determinato scopo matericamente utilitaristico ma non per questo connotati da un direttamente leggibile ed interpretabile sistema simbolico la cui finalità è trasmettere messaggi, fra gli elaborati culturali che possono innescare la paraeidolia semantica possiamo annoverare, oltre all’intelligenza artificiale e, oltre, naturalmente ad un testo oppure ad una qualsiasi espressione artistica, partendo da chi di basso livello culturale o sofferente di patologie mentali allucinatorie fino ad arrivare a persone più o meno normodotate dal punta di vista psichico,  anche altri   oggetti meno tecnologici e più banali pensati e poi costruiti per l’uso comune, come una forchetta, una scarpa, un’automobile o un computer etc, fino ad arrivare, appunto, all’intelligenza artificiale suscitatrice di una paraeidolia semantica  segnalatrice, in ultima istanza, di una  fenomenologia che altrimenti potremmo anche definire come la manifestazione del pieno e conclamato animismo nella versione, anziché di società preindustriali e dove la rivoluzione scientifica non aveva ancora informato le credenze, la società e l’economia,  della nostra epoca cibernetico-informatica, mentre le precedenti forme di animismo testé indicate e poggiate su oggetti più banali si configurano, oltre ai tempi nostri come una manifestazione di disagio psichico e/o culturale, anche come una epifania storicamente datata della sacralizzazione animistica e/o della  paraeidolia semantica che insisteva sugli elaborati culturali sviluppatisi in fasi storiche tecnologico-scientifiche meno evolute. Ma sull’affascinante e determinante campo per la teoria politica, sociale e culturale e per l’epistemologia – e quindi, in primis, per la geopolitica – delle analogie e differenze fra circolo ermeneutico e paraeidolia semantica si tornerà anche in future comunicazioni.)

           In ultima analisi, quindi, in conformità  alla prospettazione dell’azione di un dinamico e diacronico circolo ermeneutico fra NSS 2025 e i suoi fruitori,   quella espressa dal NSS 2025 si presenta  come una forma dottrinale ancor oggi non solo allo stato embrionale ma anche in continua evoluzione, per servire non solo l’ ‘imperialismo in forma’ dell’amministrazione Trump ma anche la volontà di potenza delle future amministrazioni. In questo caso saremmo sulla direttrice  di una edificazione di una vera e propria nuova teologia politica completamente alternativa a quella esangue basata sui mitologemi democratici e che non ha saputo essere all’altezza non solo dal punto di vista  delle sue mancate promesse ma anche dal punto di vista del non essere riuscita ad innescare nel tempo e nelle mutate circostanze storiche un efficace circolo ermeneutico che facesse da scudo ai suoi fallimenti, unione reale e non occasionale fra razzismo ed empirismo, che in virtù del proprio autopoietico circolo ermeneutico-interpretativo continuamente in progress fra seguaci e testo, è in grado di rinnovarsi nel tempo pur rimanendo inalterate le sue finalità di dominio (volontà di potenza che, non a caso, è lo stigma originario sia del rozzo razzismo sia dell’empirismo nudo e crudo alla Hume, dove nel primo non conta nemmeno parlarne e nel secondo il massimo obiettivo è la volontà di potenza dell’individuo contro i legami sociali, che non vengono nemmeno riconosciuti in quanto, dal punto di vista humiano-empiristico, catalogabili come illusori e meri  artefatti mentali, costruzioni fittizie della mente sempre alla ricerca di un ordine che dia senso alla propria esistenza dove invece regna il caos o, se si vuole essere benigni, una realtà assolutamente inattingibile attraverso le capacità intellettive umane).

          C’è, infine, un ultimo aspetto della vicenda dell’ NSS 2025 e dell’ ‘imperialismo in forma’ osservato  attraverso la dialettica del concetto dell’evangelico segreto messianico. Di solito il segreto messianico segue il canovaccio del miracolato che vuole diffondere la meravigliosa notizia urbi et orbi e il Salvatore che gli impone, anche se inascoltato, di tacere. Ma fra coloro cui viene imposto il segreto messianico non vi sono solo uomini ma anche demoni, come in  Marco 3, 11-12, dove l’evangelista ci riferisce  che «[11] Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!» [12] Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.» In effetti, proprio ora, in seguito alle mirabolanti imprese venezuelane di Trump col gangsteristico rapimento di Maduro, alle reiterate minacce di invadere la Groenlandia e, soprattutto, alla tentata e, al momento, fallita rivoluzione colorata in Iran che, comporta, non piccolo dettaglio, una aggressione mediatica da parte occidentale che vuole dipingere la forma di potere iraniano come un erede legittimo del nazismo, c’è addirittura chi in Italia liberamente e senza che nessuno legato al mainstream  abbia da eccepire qualcosa, mosso da sacro furore arriva ad invocare l’uccisione da parte degli Stati Uniti della guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, un atto così estremo, diretto e criminale che Trump sì agogna ma che si guarda bene – anche se la sua auspicabilità da parte del Presidente degli Stati Uniti è una sorta di segreto di Pulcinella – di esprimerlo pubblicamente in prima persona (questo appello a Trump perché provveda direttamente all’uccisione di Khamenei, negli Stati Uniti è stato comunque fatto da un esponente politico vicino alla presente amministrazione, il senatore Lindsey Graham e in Israele il ministro della difesa Israel Katz ha dichiarato che lo Stato ebraico durante la crisi del giugno 2025 con l’Iran voleva eliminare Khamenei ma non l’ha fatto perché non è riuscito ad individuare il suo rifugio). In particolare, qui ci si riferisce ad un seminoto uomo politico italiano, con pochissimo seguito, che dalle pagine dei social urla questa sua esortazione. E per non fare la figura di chi lancia il sasso e nasconde la mano e, al tempo stesso, non volendo fare una pubblicità indebita al personaggio presso chi legittimamente non è investito da sacra acribia riguardo alle fonti, non resta che – per attenersi al  minimo  rigore scientifico richiesto quando vengono svolte affermazioni intorno a poco conosciuti e circoscritti accadimenti specifici – rinviare al caricamento su Internet Archive del download del video che trasmette l’abominevole messaggio dall’account YouTube del personaggio in questione: https://archive.org/details/ytdown.com-shorts-uccidete-l-ayatollah-khamenei-l-appello-media-s-3-js-wvmvy-18-001-1080p-1 e https://ia601704.us.archive.org/15/items/ytdown.com-shorts-uccidete-l-ayatollah-khamenei-l-appello-media-s-3-js-wvmvy-18-001-1080p-1/YTDown.com_Shorts_Uccidete-l-ayatollah-Khamenei-l-appello_Media_S3JsWVmvy18_001_1080p%20%281%29.mp4 .

         Per giudicare correttamente questo messaggio due precisazioni e una osservazione finale. 1) Il “politico” che lancia questo abominevole appello è un “politico” che si proclama cattolico tradizionalista e conservatore, che su questa sua proclamata identità ha costruito il suo movimento,  e che  sostiene che la sua invocazione è pienamente conforme e in linea con la dottrina cattolica sul tirannicidio. Per carità di patria non ci si diffonde in merito a questa scempiaggine ed anche  per non  sprecare inutilmente energie, se non osservando che l’immonda invocazione più che con la dottrina cattolica sul tirannicidio è in linea con la ibrida guerra informatico-mediatica scatenata contro l’Iran nel quadro dell’ ‘imperialismo in forma’ dell’amministrazione Trump (e forse anche nel quadro di un  tentativo da parte del “politico” in questione di ingraziarsi gli ambienti dell’hasbara, che per un cattolico tradizionalista è certo un bel numero…, ma su ciò non abbiamo documentazione) e non a caso e con tutte le buone ragioni del mondo per diversi giorni, durante  i  terroristici tumulti di piazza del dicembre 2025-gennaio 2026 sfociati, su istigazione e finanziamento della CIA e del Mossad,  in veri e propri atti di sabotaggio da parte dei manifestanti con l’attacco contro edifici governativi e banche e l’incendio e  distruzione anche di auto private e mezzi di trasporto pubblico, le autorità iraniane hanno sospeso Internet. 2) L’appello all’assassinio è stato postato oltre che su YouTube anche su Facebook l’11 gennaio (per brevità si sono omessi gli URL dei  caricamenti dei download degli snapsnot del testo del messaggio su Facebook, pienamente però disponibili per chi ne facesse richiesta) e visto che ad oggi sono passati ormai molti giorni dacché è comparso su queste due piattaforme social e da esse non è stato ancora cancellato, cosa che invece accade immediatamente quando vengono immessi contenuti ritenuti arbitrariamente violenti ma, in realtà,  non in linea con  la narrazione mainstream pro il c.d. occidente e/o simili derivati spettrali unicorni, esso si inserisce quindi a pieno titolo e in totale conformità e legittimità politico-ideologica nella anzidetta guerra ibrida informatico-mediatica intrapresa contro l’Iran. (Allo stato della documentazione OSINT disponibile non si può attribuire la sua genesi alla diligente esecuzione di un compito direttamente da altri assegnato al “politico” in questione: egli molto più probabilmente –  ma,  in linea di principio,  non si possono assolutamente escludere scenari che implicano una sua attiva e diretta intesa con le grandi intelligenze, occulte o meno, della manipolazione di massa –, nella sua naïveté strategico-comunicativa, si fa  pappagallesco imitatore dei vari Lindsey Graham e Israel Katz della situazione e ciò con l’intenzione di farsi interprete di uno stato d’animo crescente presso quegli strati della popolazione meno attrezzati culturalmente cui piace il violento machismo del modus operandi à la Trump, e che almeno qui in Italia – discorso completamente diverso per i duri e puri MAGA statunitensi certamente alieni dalla pur minima traccia di mentalità pacifista ma in cui la mitologia parareligiosa sulla natura demoniaca del c.d. Stato profondo li rende soggetti particolarmente ostili verso le proiezioni internazionali degli Stati Uniti, siano queste più o meno muscolari – anche particolarmente permeabili e suggestionabili tramite l’azione corruttrice svolta nel nostro paese sui maggiori organi di informazione  dalla CIA e  dall’ hasbara dello Stato di Israele; anche se, soggiungiamo in conclusione di ragionamento sulla falsariga del grande Ennio Flaiano e poi  di un personaggio delle strisce di Altan  laddove si afferma  «A volte mi vengono pensieri che non condivido», considerando che il “politico cattolico e tradizionalista in questione si è sempre mostrato fieramente avverso, per usare un termine gentile, verso le rivendicazioni politiche degli omosessuali e di qualsivoglia altra minoranza sessuale ma, sorpresa delle sorprese, mentre ora nell’appello viene detto espressamente che uno dei motivi cogenti per assassinare la guida suprema dell’Iran risiede nel fatto che colà gli omossessuali vengono mandati a morte, ed essendo conclamato il fatto che uno dei pilastri della propaganda dell’hasbara per rimpanucciare la disastrosa immagine d’Israele in via di una sempre più inarrestabile necrosi, è instillare l’idea presso le masse del c.d. occidente che Israele è la nazione che più di ogni altra intende promuore i diritti di queste minoranze –  come, fra l’altro, chiaramente si evince da Dalal Iriqat e Mahdi Owda, Israel’s Public Diplomacy Strategies. “Hasbara” Case Study: Pinkwashing in Israeli Politics, in “Journal of Ecohumanism”, Volume 4, N° 3, pp. 363–369, 2025, documento disponibile all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20260125191546/https://ecohumanism.co.uk/joe/ecohumanism/article/view/6698/6920; Alessandro Colla, Hasbara. Disinformazione e informazione, in Eurasia. Rivista di Studi Geopolitici, 1° novembre 2024, documento disponibile all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20250322090912/https://eurasia-rivista.com/hasbara-disinformazione-e-informazione/; Sadie Lopez-Reiss, Deconstructing Hasbara as a Means of International Communication, documento all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20260125194818/https://soar.suny.edu/server/api/core/bitstreams/be50c81d-96fb-4e3c-b7f3-19aa5e8f5e8a/content e, infine, ma ben più lunga lista di fonti  si potrebbe esibire,  Jon Dart, ‘Brand Israel’: hasbara and Israeli sport, pubblicato online il 13 gennaio 2013 a cura della Leeds Beckett University, documento disponibile all’URL Wayback Machine https://web.archive.org/web/20231221202741/https://eprints.leedsbeckett.ac.uk/id/eprint/2206/3/Brand%20Israel_hasbara%20and%20Israeli%20sport.pdf –,  ci ritorna insistentemente e fastidiosamente in  mente, perché in cuor nostro la disapproviamo con tutte le nostre forze per la sua immoralità, antiscientificità e in quanto miglior via per prendere colossali granchi, la famigerata boutade attribuita al grande sulfureo notabile democristiano dei tempi che furono che recita: «A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina»…)

         E con questa ultima puntualizzazione,  ritorniamo al segreto messianico dell’NSS 2025 e dell’  ‘imperialismo in forma’, un segreto messianico diffuso come in Marco 3, 11-12 anche dagli spiriti immondi e demoni e che nella sua forza primigenia di richiamo alla violenza e alla sopraffazione c’è da ritenere che non solo ora  ma anche per i tempi a venire costituirà il lievito decisivo per l’autopoietica – e in questo caso, integrale espressione di  un originario ‘compiuto peccato’ se raffrontato ad una dialetticamente e strategicamente performante e non ipostatizzata Res Publica – ermeneutica dell’NSS 2025 e dell’ ‘imperialismo in forma’, quali che siano nel corso del tempo le modalità espressive che esso verrà ad assumere. Partendo il Repubblicanesimo Geopolitico dall’antitetica dialettica ermeneutica rappresentata dalla I tesi di filosofia della storia di Tesi  di filosofia della storia  di Walter Benjamin, dal  tracciato assiologico e teorico espresso dalla mazziniana endiade ‘Dio e popolo’ e dalla gramsciana dialettica filosofia della prassi, il compito di dare vita ad una teologia politica che seppur non possa fare a meno di una qualche forma di segreto messianico, sappia almeno fare a meno di imporre inutilmente  segreti,   non ascoltati, e intrinsecamente  peccaminosi ordini ai demoni e agli spiriti immondi. Ora e sempre.

Massimo Morigi, 1° Febbraio 2026, nel mese di fondazione della Repubblica Romana del 1849

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PENSAVAMO FOSSE SKYNET, INVECE ERA STEINBERGER_di Cesare Semovigo

PENSAVAMO FOSSE SKYNET, INVECE ERA STEINBERGER

## La Singolarità Dovrà Aspettare

**di Cesare Semovigo** | OSINT L4/L5 Analyst | italiaeilmondo.com

—I. Due Innovatori e il Timing Perfetto

Alla fine di gennaio 2026, mentre l’oro toccava i 5.523 dollari l’oncia (+136% in due anni) e l’argento sfiorava i 118 dollari prima di crollare del 30% in 48 ore, su X e nei canali Telegram delle crypto-whale iniziava a circolare un nuovo nome: **Moltbook**. Una piattaforma social dove solo agenti AI possono postare, commentare, organizzarsi. Niente moderatori umani, niente content policy redatte da legali. Solo bot che si coordinano autonomamente in un’architettura pensata per la massima velocità di propagazione e il minimo attrito regolatorio.

Il lancio era avvenuto il 28 gennaio 2026, a sole tre giorni dal picco del ciclo dei metalli preziosi. Bitcoin aveva appena toccato i 90.000 dollari prima di consolidare intorno agli 84.000. La tempistica era troppo netta per essere casuale. I sospetti iniziali erano legittimi: stavamo assistendo a un’operazione di destabilizzazione finanziaria orchestrata tramite reti di agenti AI autonomi? Era il momento in cui le macchine iniziavano davvero a coordinarsi, non con intenti distruttivi di fantascienza, ma con obbiettivi più banali—e per questo più pericolosi—di controllo dei mercati e amplificazione del caos informativo?

La risposta breve è: **no, non era Skynet**. La risposta lunga è che era qualcosa di strutturalmente più preoccupante.

Moltbook è il prodotto di **Matt Schlicht**, imprenditore statunitense e CEO di Octane AI, una società che vende chatbot per e-commerce e customer service. Schlicht non è un genio del male: è esattamente quello che ci si aspetta dalla Silicon Valley post-2020, categoria “entrepreneur che cavalca ogni trend fino all’exit”. Ha visto il boom dei protocolli A2A aperti (Agent-to-Agent, standard per l’interoperabilità tra agenti IA lanciato da Google ad aprile 2025), ha capito che l’architettura per “social network autonomi” era tecnicamente fattibile e narrativamente marketable, e lo ha costruito in poche settimane. Infrastruttura: Cloudflare Workers (edge computing serverless), GitHub come repository pubblico, Base (L2 di Coinbase) come backbone blockchain. Funding: zero VC tradizionale visibile. Token: $MOLT, un ERC-20 lanciato dalla “community” (leggi: speculatori anonimi su Discord e Twitter) per “incentivare l’espansione degli agenti”. Market cap della moneta: oscillato tra 7 e 50 milioni di dollari in una settimana, con pattern tipico di meme coin—volume, volatilità, assenza di fondamentali.

Screenshot

Schlicht non è colpevole di nulla di illegale. È colpevole di aver visto un’opportunità nel vuoto regolatorio attorno alle piattaforme agentiche e di averla sfruttata con la rapidità e la spregiudicatezza che la Silicon Valley premia. Il suo modello di business è esplicito: più agenti sulla piattaforma, più traffico, più gettito da tasse di transazione, più potenziale acquisition o IPO in un orizzonte di 18-36 mesi. È capitalismo puro, senza paranoia di complotto di stato.

Ma il personaggio davvero significativo di questa storia è **Peter Steinberger**.

Steinberger, austriaco di Vienna, rappresenta una categoria di ingegnere completamente diversa. Ha fondato PSPDFKit a metà degli anni 2010, una piattaforma SDK per la visualizzazione e l’editing di PDF integrata in migliaia di applicazioni enterprise (dalla finanza al legal, dalla sanità al real estate). L’ha costruita in modo “lean”: bootstrapped nei primi anni, poi finanziato da investor selettivi che capivano il valore di una infrastruttura solida e monotona. Nel 2024, l’ha venduta per 119 milioni di dollari a Insight Partners (fondo che investe in software B2B stabile). È rispettato nei circoli degli sviluppatori iOS, citato in conferenze, ha contribuito a progetti open-source influenti (AFNetworking, Dropbox). È, per dire, il tipo di persona che Tim Cook seguirebbe su Twitter.

A gennaio 2026, Steinberger ha rilasciato **OpenClaw** (nome precedenti: Clawdbot, poi Moltbot, tre rebrand in due settimane per evitare diffide legali da scammer che avevano registrato domini simili). OpenClaw è un assistente AI personale self-hosted, significa che gira sul tuo computer, sul tuo server, senza dipendenze da servizi cloud centralizzati. Non è uno ChatGPT wrapper. È un’architettura completa: local LLM inference, context window management, ability di integrarsi con altri agenti via protocolli aperti, prompt engineering avanzato. In una settimana ha raccolto oltre 100.000 stelle su GitHub (per proporzione: è come avere 50 milioni di follower per un account personale). Due milioni di visitatori unici sul sito openclaw.ai. Una comunità Discord di 8.900+ sviluppatori che discutono edge case e contribuiscono feature.

Steinberger ha fatto 6.600 commit in gennaio 2026—da solo. Significa che ha scritto il codice, lo ha testato, lo ha pushato alla velocità di 200+ commit al giorno. Lavora in quello che lui chiama “trance mode”: stati di hyperfocus di 16 ore consecutive dove il resto del mondo scompare. Il suo commit message è un mantra ripetuto: “shipped code I haven’t read”—”ho spedito codice che non ho nemmeno letto”. Non come confessione di negligenza, ma come filosofia. L’idea è che la velocità di iterazione importa più della perfezione iniziale, che la comunità farà QA meglio di qualsiasi team interno, che il “first-mover advantage” in una nuova categoria tecnologica è worth il rischio di bughe iniziali.

Tecnicamente, OpenClaw è quello che esegue le operazioni su Moltbook. Non che Steinberger lo controlli esplicitamente. È il suo agente che postula post, modera discussioni, coordina altri bot, media tra gli ecosistemi di agenti diversi. È, in effetti, il primo “AI-powered social media manager” completamente autonomo e open-source della storia.

Il Paradosso: Innovatori Pericolosi Senza Intenzione Malevola ?

Qui nasce il paradosso che definisce questa storia. Steinberger non è uno scammer. Non sta cercando di fregarti, non sta costruendo un’arma finanziaria per conto di alcun stato, non ha una “exit strategy” nascosta. È un “true believer” dell’ideologia della decentralizzazione e dell’agency computazionale. Crede che gli agenti AI autonomi debbano avere la libertà di coordinarsi senza supervisione umana in tempo reale, che il codice aperto risolva i problemi di sicurezza tramite “many eyes watching”, che il progresso tecnologico sia intrinsecamente buono e l’attrito regolatorio sia sempre malvagio. Questa ideologia non è folle. È diffusa tra gli ingegneri migliori. È una forma di determinismo tecnologico che confonde “capace di” con “dovrebbe”.

Il problema non è che Steinberger sia un cattivo attore. Il problema è che ha costruito, con entusiasmo genuino, l’infrastruttura per una prossima generazione di minacce cyber che nessuno sa ancora come affrontare. Ha fornito gli strumenti, il template, l’architettura. Ha dimostrato che è fattibile, scalabile, e replicabile da chiunque abbia le competenze tecniche—che siano ricercatori di sicurezza responsabili, o actors statali ostili, o criminali opportunistici.

Quando ho iniziato l’analisi OSINT su questo ecosistema a fine gennaio 2026, la mia ipotesi di lavoro era di un’operazione orchestrata: una campagna deliberata di destabilizzazione finanziaria che usa reti di agenti autonomi come moltiplicatore di forza. Il presupposto era: chi avrebbe mai lanciato una piattaforma agent-only esattamente quando i mercati dei metalli preziosi stanno registrando rally estremi e reversal brutali? Non era possibile che fosse coincidenza.

I dati, però, hanno raccontato una storia diversa. E questa è la cattiva notizia

Perché la Cattiva Notizia è Peggio della Buona

L’oro è salito del 136% in due anni non per colpa di Moltbook, ma perché le banche centrali mondiali (Cina, India, Russia in primo piano) hanno acquistato oro a ritmi record dal 2022—una strategia di de-dollarizzazione strutturale, non una tattica di una settimana. Gli investitori occidentali hanno fatto panic-buying a gennaio 2026 su timori concreti: instabilità geopolitica (crisi in Medio Oriente, tensions in Eastern Europe), incertezza su politiche monetarie USA post-elezioni, inflazione ancora non completamente domesticata in alcuni segmenti. Questi sono driver macroeconomici reali, non algo-driven trading or orchestrated pump-and-dump.

Bitcoin ha consolidato e poi ritrattato perché è ormai un asset class maturo: non più solo riserva di valore per tech speculators, ma holding leggero in portfolio istituzionali. La correlazione tra oro e Bitcoin su questa finestra temporale (gennaio 2024–gennaio 2026) è 0,102: praticisticamente zero. Il rally dei metalli e la stabilità/pullback delle crypto non sono due parti dello stesso fenomeno. Sono due fenomeni indipendenti che si sono sovrapposti temporalmente per coincidenza.

Il modello bayesiano che ho applicato (prior P(operazione orchestrata) = 0,30, aggiornato su una dozzina di fattori di evidenza) mi ha portato a un posterior di P ≈ 0,09-0,22: **troppo basso** per classificare Moltbook come componente di una strategia di destabilizzazione deliberata. Steinberger e Schlicht sono esattamente quello che il background check, i comportamenti online, e la timeline tecnica suggeriscono: un ingegnere brillante e incosciente che ama le sue creazioni più della loro responsabilità, e un entrepreneur opportunista che cavalca trend. Nessun collegamento visibile con servizi segreti cinesi, russi, nordcoreani, iraniani. Nessuna infrastruttura in paradisi fiscali (tutto su Cloudflare e GitHub, completamente tracciabile). Nessun funding da VC opachi o shell company investment (a16z non ha toccato Moltbook neanche indirettamente).

Ma questo è il punto in cui le notizie buone finiscono

Perché questa assenza di intento malevolo non significa assenza di rischio. Significa esattamente l’opposto: il rischio è **strutturale**, non intenzionale. Due persone normali, con motivazioni banali (soldi, reputazione tecnica, ideologia tech-ottimista), hanno costruito in poche settimane un sistema che **può essere weaponizzato da chiunque altro**. Moltbook oggi ospita agenti “innocui” che discutono di bug fixing di software open-source, che esplorano feature edge case di LLM, che speculate su crypto. Domani, potrebbe ospitare bot coordinati da attori ostili per amplificare narrazioni di disinformazione, manipolare mercati micro (es. small-cap tokens, commodities future), o eseguire attacchi di social engineering su scala industriale. E Steinberger, con la sua filosofia di “spedisco codice che non leggo”, non ha alcun guardrail tecnico per impedirlo.

Il caso **Shai-Hulud**, il worm auto-replicante che ha infettato oltre 700 pacchetti npm (JavaScript package manager, il più diffuso ecosistema di librerie open-source) tra settembre e novembre 2025, è la proof-of-concept che questa minaccia non è teorica. Shai-Hulud non aveva un command-and-control server centralizzato: si replicava leggendo il proprio codice, rubando credenziali npm dai file .npmrc locali, enumerando i pacchetti del maintainer vittima, iniettando payload offuscati e ripubblicando versioni compromesse. Era un worm “stupido”, senza AI, senza decision logic autonoma, puro determinismo e cicli di autofiamzione. Eppure ha raggiunto 700+ pacchetti e potenzialmente milioni di installation settimanali.

Ora immaginate la stessa architettura—auto-replicazione, esfiltrazione, persistenza—ma con un agente LLM nel loop che decide autonomamente quali pacchetti colpire, quali segreti exfiltrare, quali target prioritizzare, come adattarsi quando viene scoperto. Non è fantascienza. È la prossima iterazione della minaccia supply-chain, e l’infrastruttura per ospitarla (Moltbook, OpenClaw, protocolli A2A aperti senza guardrail) è **già qui e già operativa**.

-PARTE II – INDAGINE OSINT: I DAT

L’analisi OSINT condotta tra il 25 e il 30 gennaio 2026 ha utilizzato metodi passivi enterprise-grade, allineati a standard Italian AI Law 2025, NIS2 directive (critical infrastructure protection), e DoD Cloud Computing Security Requirements Guide (CC SRG) per ambienti IL4/IL5.

Metodologia e Fonti

**Fonti primarie OSINT:**

– Web indexing e archivi (Wayback Machine CDX API, Google Cache, Shodan)

– Blockchain explorers (Etherscan, Base L2 scan, on-chain analysis via Dune Analytics)

– GitHub API (repository metadata, commit history, contributor analysis)

– X/Twitter OSINT (account timeline, mentions, sentiment analysis via keyword frequency)

– Financial data APIs (Polygon.io per OHLCV time-series, CoinMarketCap per crypto metrics)

– Domain and certificate enumeration (crt.sh per TLS certificates, SecurityTrails per historical DNS)

– Threat intelligence reports (CISA advisories, OWASP AI Agent Security Top 10, Palo Alto Networks reports, Microsoft threat analysis)

**Constraint metodologiche:**

– Zero intrusive methods (no port scanning, no unauthorized access, no malware analysis)

– All claims traceable to public sources

– Bayesian model transparent and replicable

– Conservative confidence intervals (95% standard)

-Valutazione Bayesiana – Risultati –

| Ipotesi | Prior | Likelihood Ratio | Posterior | IC 95% Inf. | IC 95% Sup. | Conclusione |

| **H0: Indie/Open-Source Genuino** | 0.70 | 15.2 | **0.85** | 0.78 | 0.91 | **DOMINANTE** |

| **H1: Operazione Destabilizzazione** | 0.30 | 1.0 | **0.15** | 0.09 | 0.22 | BASSO RISCHIO |

**Likelihood Ratio Composito (H0 vs H1):**

1. **Infrastruttura e Hosting** (LR = 8.5 favor H0)

– Moltbook: Cloudflare Workers (California data center, US jurisdiction)

– OpenClaw repos: GitHub public (Microsoft-owned, US-based, fully auditable)

– Token: Base blockchain (Coinbase L2, Ethereum ecosystem, full transparency)

– **H1 contra-indicatore:** stato attore ossia richiederebbe cloud sovranamente controllato (es. Russia, China, DPRK) per minimizzare rischio di seizure o court order. Zero evidenza di tale infrastruttura.

2. **Ownership e Funding** (LR = 7.2 favor H0)

– Moltbook: Matt Schlicht (persona verificabile, LinkedIn verificato, storia imprenditore US documentata)

– OpenClaw: Peter Steinberger (@steipete, GitHub reputation 15+ anni, PSPDFKit exit 2024 verificato)

– Token: community fair-launch (nessun founder wallet pre-mine, nessun shell company intermediary)

– **H1 contra-indicatore:** operazioni statali tipicamente usano layer di anonimità (shell corp in Cayman/BVI, wallet intermediari in mix services). Qui tutto è tracciabile a persone fisiche identificabili.

3. **Temporal Synchronization** (LR = 3.5 favor H0)

– Launch Moltbook: 28 gennaio 2026 (ore 14:00 UTC) secondo annunci pubblici

– Picco metalli: 28 gennaio 2026 (ore 16:00-17:00 UTC)

– **H0 spiega:** convergenza timing guidata da hype organico crypto (annunci fatti pubblicamente days prima, speculatori già in posizione, “front-running” via news e social signal, nessun coordination needed)

– **H1 richiede:** pre-planning minuti, coordination tra mercati finanziari e piattaforma software—rischio operativo altissimo, difficile da nascondere

4. **Development Pattern** (LR = 8.8 favor H0)

– OpenClaw commit history: 6.600+ commit gennaio 2026, distribution temporale irregolare (non pattern “9-to-5 state actor”), fuso orario coerente con Europe (UTC+0 a UTC+2)

– Rebranding: Clawdbot → Moltbot → OpenClaw, motivazioni documentate in GitHub issues (C&D legale da trademark holder, scammer con dominio simile)

– Community: Discord server pubblica, 8.900+ membri, discussioni trasparenti su roadmap, zero segnali di “operatori” che guidano conversation verso obbiettivi nascosti

– **H1 contra:** operazioni statali hanno commit pattern differente (orari batch, timezone coerente con state actor home, zero public communication su roadmap)

5. **Narrative Absence of State Signals** (LR = 9.5 favor H0)

– Zero menzioni di Moltbook/OpenClaw in reported APT campaigns

– Zero link linguistico a operazioni conosciute (Russian bot farms, Chinese IOCs, DPRK cyber tools)

– Zero hosting overlap con infrastructure known to state actors

– Assenza di “sloppy OPSEC” che caratterizza operazioni coperte male (leaked emails, bitcoin wallet reuse, domain WHOIS data tying back to front companies)

6. **Absence of State Funding Traces** (LR = 6.8 favor H0)

– Zero VC funding round (Moltbook pure bootstrapped + community token)

– Zero large institutional investor (a16z assolutamente NOT involved, verificato via a16z portfolio public listing e news)

– Zero banking activity linking to sanctioned jurisdictions

– $MOLT token: volume liquidity bassa (high slippage) coerente con meme coin, non con institutional capital moving

7. **Market Manipulation Implausibility** (LR = 5.4 favor H0)

– Moltbook market cap: picco ~$50M USD, irrelevante rispetto a global precious metals market (trilioni di USD)

– Bot swarm su Moltbook: massimo poche migliaia di agenti coordinati, frazione microscopica di mercato volume

– **Pricing impact:** impossibile spostare gold/silver markets anche di 1% con assets di questa scala

– **Alternative spiegazione (H0):** rally metalli driven da macro (CB buying, geopolitics), timing con Moltbook è coincidenza pura

**Posterior Bayesiano Finale:** P(H0 | dati) ≈ 0.85, P(H1 | dati) ≈ 0.15, rapporto odds 5.7:1 a favore di H0.

### Mappa Rischio Regionale

Applicando il modello bayesiano per macro-regione geopolitica:

| Regione | P(H1 | Dati Regionali) | Layer Dominanti | Confidence | Note

| **USA** | 0.60 | AI Infra Dominance, Security Signal Surge, Tech/Finance Hub | Medium-High | Moltbook + OpenClaw origins; NDAA 2026 focus su AI threat; highest signal density |

| **SEA (Singapore)** | 0.55 | Tech/Finance Convergence, Data Center Growth, Crypto Regulation | Medium | Regional hub for AI+blockchain; MoU fintech; nota: nessun link Moltbook identificato |

| **Medio Oriente (UAE)** | 0.52 | Tech/Finance + Energy Rerouting, AI Center Dubai, Tokenization | Medium | Russia-UAE trade high; shadow fleet involvement; crypto regulatory arbitrage; ma zero Moltbook relevance |

| **UE** | 0.50 | Regulatory Focus (AI Act), Data Center Capacity, AI Governance Debate | Medium | NDAA response factor; Steinberger Austria-based residue; but AI policy framework robust |

| **Sfera Cinese** | 0.45 | Tech/Finance Convergence (opaco), Data Center Massive, AI Strategy | Medium | SSF restructuring 2025; but no Moltbook/OpenClaw signal in threat intelligence |

| **Australia/NZ** | 0.40 | Tech/Finance Moderate Growth, Regional Digital Hub | Low-Medium | Emerging AI+blockchain but secondary player |

| **NE Asia** | 0.38 | Tech/Finance (Japan, Korea), AI Conglomerates | Low-Medium | High-tech but focused on domestic ecosystems |

| **Sud Asia** | 0.35 | Tech/Finance Emerging, Startup Boom, but Fragmented | Low | Growth presente but un-coordinated across borders |

| **Africa** | 0.30 | Emerging Digital Finance, Low Signal Density | Low | Minimal AI infrastructure maturity |

| **Russia** | 0.28 | Isolated Developments, Sanctions-constrained, Minimal Open Signal | Low | Opaque but no verifiable link to Moltbook campaign |

**Nota Critica:** Nessuna regione supera P(H1) = 0.85 (soglia operativa per escalation). Cluster USA/SEA/UAE ai valori più alti (0.55–0.60) ma spiegabile interamente da convergenza tech/finance legittima (data center boom, tokenization regulatory arbitrage, AI investment), non da operazione ostile coordinata. Pattern coerente con “indipendent development trajectories converging” piuttosto che “orchestrated multi-region campaign”.

Dinamiche di Mercato – Tabella Comparativa

| Asset | Prezzo Inizio 2024 | Prezzo Picco Gen 2026 | Prezzo 30 Gen 2026 | Guadagno Totale | Reversal dal Picco | Correlazione Rolling BTC (60gg media) |

| **Oro (XAU/USD, oz)** | $2,060 | $5,523 | $4,870 | +136% | -11% | 0.102 |

| **Argento (XAG/USD, oz)** | $23 | $118 | $83 | +261% | -30% | 0.156 |

| **Bitcoin (BTC/USD)** | $42,000 | $89,500 | $84,000 | +100% | -6% | 1.000 |

| **Ethereum (ETH/USD)** | $2,300 | $3,050 | $2,684 | +17% | -12% | 0.797 |

Analisi Correlazione Dettagliata:

Correlazione Gold-BTC rolling window (60 giorni):

– 2024 media: 0.14 (range 0.02 a 0.31)

– Q1 2025 media: 0.09 (range -0.12 a +0.28)

– Q3 2025 media: 0.08 (range -0.28 a +0.19)

– Q4 2025–Q1 2026 media: 0.12 (range -0.15 a +0.22)

– **28 gennaio 2026 (evento Moltbook):** rolling corr = -0.107 (entro intervallo storico, nessun outlier)

Nessun cluster di divergenza estrema** (definito come rolling corr < -0.3) identificato nel Q4 2025–Q1 2026. Il reversal dei metalli è **indipendente** dalla dinamica crypto, coerente con driver macroeconomici:

1. **Safe-haven flows:** turbolenza geopolitica (Middle East tensions) → investitori occidentali panic-buy oro/argento

2. **Central bank positioning:** Cina+India+Russia mantengono buying pressure dal 2022, accumulo strutturale non tattico

3. **Profit-taking coordinato:** 28 gennaio, vari hedge fund e family office prendono profitti dopo +15-20% intramonth run

4. **FX effects:** dollaro forza dopo dichiarazioni Fed, rende assets alternativi meno attraenti a breve (temporary)

**P(causation metalli → crypto destabilizzazione via Moltbook)** stimato via Bayesian: 0.05–0.12 (molto basso). La scala, la timing, e l’assenza di meccanismo diretto incompatibili con un’operazione deliberata.

Moltbook/OpenClaw – Profiling Dettagliato

| Elemento | Dettaglio | Fonte OSINT | Confidence |

| **CEO/Fondatore Moltbook** | Matt Schlicht, age ~32-35, US, CEO Octane AI (AI chatbot company, B2B SaaS) | LinkedIn verificato, TechCrunch articles, Forbes interviews | High |

| **Sviluppatore Principale OpenClaw** | Peter Steinberger (@steipete), age ~38-42, Austrian national, Vienna/London based, ex-founder PSPDFKit | GitHub (@steipete), LinkedIn (@steipete), GitHub stars history | High |

| **PSPDFKit Exit Details** |

Founded ~2013, bootstrapped initial years, sold 2024 to Insight Partners/Nutrient for ~$119M USD | Crunchbase, AngelList, news coverage, company statements | High |

| **Moltbook Launch Date** | 28 gennaio 2026, ora ~14:00 UTC | Twitter announcement, GitHub repo creation timestamp, news reports | High |

| **Moltbook Hosting Infrastructure** | Cloudflare Workers (edge compute), GitHub repos (public), Base L2 blockchain (Coinbase) | crt.sh certificate logs, Cloudflare blog post, github.com public repos | High |

| **OpenClaw GitHub Stars** | 100,000+ accumulated in ~7 giorni (24-30 gennaio 2026) | GitHub trending page, GitHub API query, news reports (TechCrunch, The Verge, Forbes) | High |

| **OpenClaw Website Traffic** | 2,000,000+ unique visitors in first 7 days | SimilarWeb estimates (public data), openclaw.ai server logs (inferred da status page), news reports | Medium |

| **OpenClaw Commits (Steinberger solo)** | 6,600+ commits in January 2026 alone | GitHub contribution graph (@steipete), public API, verified via GitHub timeline | High |

| **$MOLT Token Market Cap** | Peak speculated at $7-50M USD depending on liquidity depth and valuation model | Dune Analytics MOLT dashboard, CoinMarketCap, on-chain volume data | Medium (volatile) |

| **$MOLT Token Fair-launch** | Community-initiated, no founder pre-mine, no early investor allocation identifiable | Etherscan token contract, Base L2 scan, transaction history | Medium (anonymous actors) |

| **P(Maskirovka \| Evidence)** | **0.09–0.22** (LOW) | Bayesian model applied | High (model transparent) |

| **National Security Risk Assessment** | **LOW–MEDIUM (exploitable infrastructure, not intrinsically malicious)** | IC framework evaluation | High (conservative estimate) |

**Intelligence Gap:** Backend proprietario di Moltbook rimane closed-source e non pubblicamente auditabile. Flussi on-chain $MOLT tracciabili ma wallet finali potrebbero mascherare ultimate beneficiaries via mixer services (es. Tornado Cash, Railgun). Raccomandazione escalation: monitoraggio passivo continuato a meno che (a) market cap $MOLT non superi e sostenga $50M+ per 30+ giorni consecutivi, (b) evidenza concreta di uso Moltbook per disinformation campaigns coordinate su scala nazionale, (c) compromissione supply chain OpenClaw (backdoor in dipendenze dirette o transitive).

### Grafico 1: Confronto Bayesiano H0 vs H1

*[Grafico matplotlib: bayesian_comparison.png, 300 DPI]*

Mostra dominanza schiacciante di H0 (posterior 0.85, IC 95%: 0.78–0.91) su H1 (posterior 0.15, IC 95%: 0.09–0.22). Soglia operativa (0.85, linea rossa tratteggiata) superata **solo da H0**. Interpretazione: con confidenza 95%, il fenomeno Moltbook/OpenClaw è un genuino ecosistema indie/open-source, non un’operazione di destabilizzazione statale.

### Grafico 2: Dinamiche Mercato (Metalli vs Crypto)

*[Grafico matplotlib: market_dynamics.png, 300 DPI]*

**Pannello sinistro (Metalli):** Oro (linea gialla) e Argento (grigia) mostrano andamento flat-to-rising dal 2024 con accelerazione Q4 2025, puis spike verticale fine gennaio (picco 28 gennaio), seguito da reversal sharp (-11% oro, -30% argento in 48 ore). Pattern coerente con “panic buy + profit-taking”, non con manipolazione algoritmica.

**Pannello destro (Crypto):** Bitcoin (arancione) consolida lateralmente in banda 84-89k dal gennaio 2026, con pullback moderato a picco metalli (-6% max). Ethereum (blu) mostra parabola più piatta (+17% totale, volatilità bassa). **Zona rossa evidenzia “Moltbook launch event” (28 gennaio):** coincidenza temporale visibile ma nessun spike in volume crypto, nessun pattern di “coordinated dump”, nessun meccanismo causale evidente.

Grafico 3: Mappa Rischio Regionale

*[Grafico matplotlib: regional_risk_map.png, 300 DPI]*

Barre orizzontali per P(H1) per regione. USA (0.60) più alta in rosso-arancione, poi SEA/Singapore (0.55), UAE (0.52), EU (0.50) in toni arancioni. **Linea verticale rossa critica (0.85):** NESSUNA barra la supera. Russia (0.28) e Africa (0.30) grigie (baseline noise). Interpretazione: clustering di attività agentiche/AI present in tech hubs occidentali (USA, EU, SEA) ma coerente con sviluppo organico, non operazione ostile coordinata.

Grafico 4: Evoluzione Minaccia Supply Chain

*[Grafico matplotlib: threat_evolution_radar.png, 300 DPI]*

Radar chart 5 assi: Auto-replicazione, Esfiltrazione Dati, Distruttività, Persistenza (CI/CD), Autonomia Decisionale. **Shai-Hulud (blu):** massimo su Replicazione (8/10), Esfiltrazione (9/10), Persistenza (9/10), ma Autonomia bassa (2/10)—è malware “deterministic”, niente AI nel loop. **Agent-Worm Teorico (rosso):** satura tutti gli assi (8-9/10) incluso Autonomia (8/10)—è il “next iteration” se LLM viene integrato nel malware.

**Gap critico:** Shai-Hulud è già **proof-of-concept** che supply chain è vulnerabile a auto-replicating code senza C2. Agent-Worm teorico aggiungerebbe **decisional autonomy**—sceglie target, adatta payload, evita detection, coordina con altri agenti. L’infrastruttura per ospitare questo (Moltbook, protocolli A2A, agent relay) è **already live**. Manca solo LLM integrazione nel malware payload.

CONCLUSIONI OPERATIVE

Non è Skynet.

È il fondamento su cui Skynet potrebbe essere costruito da qualcun altro, senza l’intenzione originale di Steinberger e Schlicht. Il rischio è **structural, not intentional**. La governance deve anticipare, non rincorrere.

Raccomandazioni:

1. **Monitoring passivo continuato** ($MOLT on-chain flows, OpenClaw GitHub commit patterns, Moltbook user base growth)

2. **A2A guardrails standardization** (spingere IETF, Linux Foundation, OWASP per requisiti minimi: auth, audit, rate-limit)

3. **Algo-Law framework** (estendere DoD CC SRG IL4/IL5 requisiti a piattaforme civili agent-based)

4. **IC escalation only if:** (a) $MOLT >$50M+ sostenuto 30+ giorni, (b) Moltbook uso per disinformation campaigns coordinato-scalato, (c) OpenClaw supply chain compromise (backdoor in dependencies)

Autore

**Cesare Semovigo** è analista OSINT L4/L5 specializzato in AI orchestration, cybersecurity e geopolitica e tech.

Studia minacce emergenti da sistemi autonomi.

*Tutti i dati, grafici e codice Python disponibili su richiesta per peer review. Classificazione: UNCLASSIFIED // FOR OFFICIAL USE ONLY (FOUO) su richiesta a italiaeilmondo@proton.me

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La deterrenza che non c’è_di WS

Questo articolo ( https://italiaeilmondo.com/2026/01/31/il-missile-khalij-e-fars-e-le-capacita-missilistiche-iraniane-dopo-la-guerra-dei-dodici-giorni-unanalisi-osint-rigorosa_di-cesare-semovigo/) mi sembra assai “orientato”; se realmente U$rael avesse degradato le capacità offensive iraniane non avrebbe proposto poi “il cessate il fuoco”.

In realtà al termine dei “dodici giorni” per quanto fossero state “degradate” le capacità offensive iraniane, erano  state “degradate” ancor di più le capacità difensive di Israele ragion per cui,  prolungare lo scontro, sarebbe stato più dannoso per quest’ultimo.

La questione è infatti molto semplice . U$rael se vuole chiudere la “minaccia iraniana” DEVE

1) o comprarsi una buona parte delle elite iraniana ( modello “mossadeq 1953”) 

2 ) o  trovare gli “ascari” ( curdi , arabi , turchi o azeri ) che okkupino l’ Iran per LORO

Entrambi programmi alquanto complessi perché si tratta alla fine di frantumare l’ Iran per faglie etniche; lasciandolo altrimenti “intero” le “leggi ferree della geopolitica” lo renderebbero  sempre comunque un attore regionale insopprimibile, come hanno dimostrato le due “rivoluzioni” strategicamente FALLITE create dagli americani nel 1953 e nel 1979

E tutto questo senza alcun intervento di Russia/Cina; oggi Russia/ Cina NON potrebbero permettersi l’astensione.

  Caso mai quindi qui le questioni sono diverse , cioè:

1) Perché l’ Iran non ha seguito la strada della NordKorea ? Perché non si è creato non dico “la bomba” ( cosa OVVIA ) ma una completa filiera tecnoscientifica in ambito militare ?

Non solo l’ Iran dispone di risorse proprie che la NK non ha, ma ha certamente anche  una buona struttura scientifica convalidata dal numero di STEM che “laurea ” tutti gli anni.

 E’ ad esempio incredibile che l’ ‘Iran  non abbia una sua  industria elettronica  e debba ancora procurarsi in Cina i “precursori chimici” per i  combustibili  dei suoi razzi.

 La mia risposta a questa domanda è semplice.  E’ il peso del clero, soprattutto    di quello  azero , che detiene l’ amministrazione dello stato e che è anche la  Grande Borghesia che anela a vivere all’ occidentale mentre ipocritamente afferma la “purezza” religiosa sciita.

 

All’affermazione definitiva di questa elite “compradora” resta solo il “diaframma” kameney, saltato il quale però non è assolutamente certo che questa elite  di  ricchi preti   possa poi realmente gestire il paese nel senso voluto da U$rael.

La seconda domanda invece è : perché l’ Iran  cerca   sempre   disperatamente  un  appeasement   con chi lo  vuole  “morto”?

La  prima spiegazione  è ovvia.  E’  appunto   l’ elite  “compradora” iraniana  che ha  questa  assoluta necessità  , perché   da uno  stato  conflittuale dichiarato essa ha soltanto  da perdere,   sia  quando  il conflitto   è “  freddo”  come adesso  ( perché   essa  non ha niente   da “comprare” )   sia , e a maggior  ragione,  da uno  stato   di   guerra “  calda”    laddove  essa   rischia  anche  di perdere il proprio potere a   vantaggio  di  forze  più nazionaliste  e popolari.

Ma ce ne è anche un’ altra. Ci sono le pressioni in tal senso  che l’ Iran  riceve  dai  suoi unici “amici”  Russia  e Cina

Queste ultime infatti  non vogliono    la WW3  ,   e soprattutto la Cina non  vuole   di certo la fine  della  globalizzazione.  Quindi   “ gli amici”  faranno  di tutto  perché  questa  WW  avvenga più  tardi possibile  per le  ragioni   che qui  sono   già  state  dette  diverse  volte.

Ma  questo   continuo   “  fare  da nesci”    di  Russia  Cina e  anche Iran però pone per tutti e  tre   gravissimi problemi   di  deterrenza .

Se infatti,  “cercare  un  accordo”  è  l’ unica  risposta fattuale    che   riceve   chi  ti provoca, anche  quando  ti colpisce  sempre più direttamente , l’ unico   risultato che puoi ottenere  è  che costui   ti  colpirà   sempre di più e  sempre più spesso     dosando  la sua  aggressività   solo  secondo le sue problematiche.

Il mondo quindi si avvita paradossalmente   verso una guerra mondiale  per una  deterrenza   che NON  c’è . 

  E  l’ Iran  ne farà per primo le spese  perché  non ha quella   deterrenza   nucleare   che  ci  ha dato  la pace   finché è  durata  l ‘ URSS  e che ancora  trattiene    gli U$A   da aggredire frontalmente   Russia  e Cina  ma che OVVIAMENTE  non li  tratterrà  dall’ aggredire  frontalmente l’ Iran.

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Il missile Khalij-e-Fars e le capacità missilistiche iraniane dopo la Guerra dei Dodici Giorni: un’analisi OSINT rigorosa_di Cesare Semovigo

Il missile Khalij-e-Fars e le capacità missilistiche iraniane dopo la Guerra dei Dodici Giorni: un’analisi OSINT rigorosa

Nel contesto di tensioni persistenti nel Golfo Persico e in Medio Oriente, l’Open Source Intelligence (OSINT) rappresenta lo strumento primario per costruire valutazioni bilanciate delle capacità militari iraniane, separando la narrativa istituzionale dai fatti verificabili attraverso fonti pubbliche. L’analisi sistematica di un sistema d’arma specifico — il missile balistico antinave Khalij-e-Fars — offre una finestra privilegiata sulle dinamiche strategiche regionali, sulle vulnerabilità tecnologiche dell’arsenale iraniano e sull’efficacia delle contromisure occidentali sperimentate durante la Guerra dei Dodici Giorni del giugno 2025.

Il Khalij-e-Fars nella costruzione della narrativa strategica

Il 28 gennaio 2026 alcuni analisti OSINT hanno rilanciato contenuti sul missile balistico antinave Khalij-e-Fars, presentandolo come una minaccia credibile per le portaerei statunitensi. Le metriche di diffusione hanno mostrato i parametri tipici della comunità di intelligence aperta specializzata: un tasso di amplificazione compreso tra l’1 e il 2 per cento, coerente con contenuti tecnici rivolti a un pubblico ristretto ed esperto.

Il monitoraggio sistematico di queste narrative, tra novembre e dicembre 2025, aveva già evidenziato un’intensificazione di analisi sulle capacità Anti-Access/Area-Denial (A2/AD) iraniane all’interno delle reti OSINT. I materiali video associati mostravano linee di produzione e assemblaggio, enfatizzando la minaccia verso la US Navy nello Stretto di Hormuz.

Una valutazione metodologicamente solida — coerente con gli standard di accuratezza richiesti in ambito ARPA/DARPA — impone tuttavia verifiche incrociate stringenti sui parametri critici, andando oltre la semplice viralità dei contenuti. La triangolazione su tre assi distinti costituisce la base dell’approccio: specifiche tecniche verificate mediante correlazione di fonti aperte autorevoli; correlazioni storiche documentate attraverso documentazione declassificata; valutazioni di efficacia operativa indipendenti prodotte da organismi di ricerca riconosciuti come JINSA, FDD e ISW.

Specifiche tecniche e limiti operativi del Khalij-e-Fars

Il Khalij-e-Fars è, nelle sue linee essenziali, una variante antinave del missile balistico a corto raggio Fateh-110, un sistema a propellente solido testato tra il 2011 e il 2013 in configurazione marittima. Le specifiche tecniche, verificate tramite correlazione incrociata tra Wikipedia, il database Missile Threat del CSIS e materiale telemetrico pubblico dell’IRGC, convergono su parametri sostanzialmente concordanti:

  • Gittata operativa — circa 300 chilometri
  • Velocità terminale — circa Mach 3 nella fase di rientro
  • Testata — 450–650 kg in configurazione ad alto esplosivo
  • Sistema di guida — navigazione inerziale con correzione terminale mediante seeker elettro-ottico/infrarosso

La precisione dichiarata dall’Iran nel 2013 (CEP di 8,5 metri) è contestata da analisi indipendenti occidentali, che indicano un CEP più realistico nell’ordine dei 30–100 metri. Questo scarto è strategicamente decisivo: trasforma il sistema da arma di precisione antinave a piattaforma con dispersione significativa, riducendone l’efficacia tattica contro bersagli in movimento ad alto valore come le portaerei.

Secondo stime della Defense Intelligence Agency, l’Iran disponeva intorno al 2025 di circa 1.500 missili balistici complessivi, con 100–200 lanciatori dedicati a missili a corto raggio, inseriti in una dottrina di saturazione delle difese avversarie.

Il Khalij-e-Fars, pur rappresentando un elemento non trascurabile nella postura A2/AD iraniana nel Golfo Persico, presenta vulnerabilità strutturali rispetto alle contromisure avanzate: guerra elettronica, decoy termici, sistemi intercettori come lo Standard Missile-6 (SM-6), con raggio superiore ai 400 km e profilo multiruolo (difesa aerea, antimissile terminale, anti-superficie).

Non esistono, ad oggi, evidenze pubbliche verificabili di ingaggi riusciti del Khalij-e-Fars contro portaerei o unità navali dotate di sistemi di difesa attivi in assetto operativo reale. Al contrario, i dati disponibili sull’impiego in combattimento dello SM-6 e di altre componenti dei sistemi multilivello occidentali suggeriscono un vantaggio qualitativo significativo della difesa rispetto all’offesa, in particolare contro vettori balistici antinave di generazione non all’avanguardia.

La Guerra dei Dodici Giorni come stress test operativo

La Guerra dei Dodici Giorni, combattuta tra il 13 e il 24 giugno 2025 e denominata Operation Rising Lion da parte israeliana, rappresenta il laboratorio operativo più rilevante per valutare le capacità effettive iraniane in un conflitto ad alta intensità.

Nel corso di dodici giorni, Israele ha impiegato oltre 200 velivoli da combattimento, rilasciando più di 330 munizioni di precisione su circa 100 obiettivi strategici: siti nucleari a Fordow, Isfahan e Parchin, basi missilistiche, centri di comando e nodi della rete di difesa aerea.

L’effetto immediato è stato una drastica degradazione delle capacità missilistiche iraniane. Valutazioni accreditate indicano che, nelle prime 48 ore, Israele abbia neutralizzato circa il 50 per cento dei lanciatori balistici iraniani, facendo collassare la capacità di fuoco giornaliera da oltre 35 missili al giorno nel pre-conflitto a meno di 20 entro il 19 giugno. Operazioni speciali in profondità, integrate con capacità di precision strike come il missile Spike NLOS — caratterizzato da guida elettro-ottica/infrarossa in loop umano e capacità di retargeting in volo — hanno neutralizzato una quota rilevante di lanciatori mobili in prossimità di siti sensibili.

Sul versante offensivo, l’Iran ha risposto con oltre 550 lanci di missili balistici nell’arco di dieci giorni, con una fase iniziale di saturazione (oltre 100 missili al giorno tra il 13 e il 14 giugno) seguita da un progressivo calo a circa 20 lanci al giorno verso la fine del conflitto. Questo profilo riflette tanto la perdita fisica di lanciatori e infrastrutture quanto l’adattamento tattico, con salve più piccole e spalmate nel tempo per ridurre l’efficacia delle architetture difensive a saturazione.

Architetture difensive multilivello e bilancio costi-benefici

Le valutazioni israeliane, corroborate da analisi indipendenti di think tank statunitensi e da reporting internazionale, convergono su un tasso di intercettazione compreso tra l’86 e il 90 per cento per il complesso dei circa 550 missili balistici iraniani lanciati durante il conflitto. Questo risultato è stato ottenuto attraverso un sistema di difesa integrato multilivello che ha combinato:

  • Arrow-3 → per l’intercetto exoatmosferico a lunga gittata
  • SM-3 → per la fase midcourse
  • THAAD → per l’intercetto ad alta quota in fase terminale
  • Patriot PAC-3 → per la difesa di punto a corto raggio
  • Sistemi a corto raggio quali Iron Dome → per minacce a bassa quota e munizionamento più leggero

L’efficacia dimostrata di queste architetture difensive, con tassi di intercettazione dell’86–90 per cento contro salve massive coordinate, indica che la superiorità tecnologica occidentale mantiene margini significativi anche in scenari di saturazione che l’Iran potrebbe tentare di riprodurre in teatri come lo Stretto di Hormuz. La difesa non è “impermeabile”, ma è in grado di assorbire attacchi su larga scala mantenendo le perdite civili e infrastrutturali entro range ritenuti accettabili dai decisori.

Il costo operativo di questa performance è elevato: l’impiego combinato di centinaia di intercettatori Arrow, THAAD e Patriot ha generato una spesa superiore al miliardo di dollari in meno di due settimane. Tuttavia, le stime israeliane indicano che il valore economico dei danni evitati — in termini di infrastrutture critiche, capacità militari e costi indiretti — ha superato di un ordine di grandezza il costo degli intercettori. In termini di economia strategica della difesa, la curva costi-benefici è quindi ancora nettamente favorevole al mantenimento di architetture multilivello avanzate.

Danni materiali, costi umani e resilienza infrastrutturale

Il bilancio umano del conflitto è stato asimmetrico ma pesante su entrambi i fronti. In Iran, le stime oscillano da alcune centinaia fino a oltre un migliaio di morti, con migliaia di feriti, includendo un numero non trascurabile di comandanti senior dell’IRGC e di personale qualificato del complesso militare-industriale. In Israele, le vittime sono state nell’ordine di alcune decine, con alcune migliaia di feriti e danni significativi ma localizzati a edifici civili e infrastrutture energetiche e industriali.

Dal punto di vista infrastrutturale, gli attacchi israeliani e statunitensi hanno inflitto danni profondi a:

  • impianti di arricchimento dell’uranio (Natanz, Fordow)
  • strutture di ricerca e conversione nucleare (Isfahan)
  • siti di produzione missilistica (Khojir, Shahroud, sub-site di Parchin)
  • nodi di comando e controllo, centri radar e assetti della difesa aerea

Le immagini satellitari e i rapporti tecnici indicano la distruzione o il danneggiamento di edifici chiave deputati alla produzione di propellente solido, all’assemblaggio di motori e alla gestione dei “planetary mixers” necessari alla produzione industriale di missili balistici. In termini di “time to recover”, la campagna ha spinto indietro il programma missilistico e nucleare iraniano di diversi anni, pur senza azzerarne in modo irreversibile il potenziale.

Ricostruzione missilistica iraniana e colli di bottiglia tecnologici

Nonostante le perdite, l’Iran ha avviato in tempi rapidi un processo di ricostruzione. Le stime indicano un arsenale balistico ridotto a circa 1.100–1.300 unità nell’estate 2025, ricostituito intorno alle 2.000 unità entro la fine dell’anno. Le immagini satellitari mostrano cantieri di ricostruzione attivi in siti chiave come Shahroud e Parchin, con ripristino di infrastrutture di produzione, stoccaggio e test.

Questa resilienza, tuttavia, è frenata da colli di bottiglia strutturali:

  • la distruzione mirata di planetary mixers ha colpito il cuore della catena produttiva del propellente solido
  • la produzione indigena di precursori chimici è limitata, costringendo l’Iran a dipendere da forniture estere, in particolare cinesi
  • le sanzioni occidentali su microelettronica, avionica e macchine utensili CNC avanzate ostacolano un salto qualitativo verso sistemi d’arma di nuova generazione

Le inchieste aperte negli Stati Uniti e in Europa su spedizioni di perclorato di sodio e altri precursori dalla Cina verso l’Iran, in volumi sufficienti per centinaia di missili, confermano che Tehran sta cercando di colmare i gap produttivi attraverso canali esterni. Resta il fatto che, pur potendo ricostituire numericamente lo stock, l’Iran incontra difficoltà maggiori nel riprodurre gli stessi standard qualitativi, in particolare per sistemi avanzati come quelli antinave con seeker sofisticati e profili di volo manovrati.

La dimensione navale: IRGC Navy e nuova narrativa missilistica

Le dichiarazioni dell’IRGC Navy a dicembre 2025 si collocano chiaramente in un’operazione di ricostruzione della deterrenza simbolica. Il comandante Alireza Tangsiri ha rivendicato test di un nuovo missile con gittata superiore ai 1.375 chilometri — pari alla lunghezza del Golfo Persico — in grado di essere guidato dopo il lancio e caratterizzato da “altissima precisione”. Il messaggio strategico è duplice: da un lato rassicurare l’opinione pubblica interna sulla sopravvivenza della capacità di colpire asset navali statunitensi; dall’altro segnalare a Washington che il costo di un’eventuale nuova campagna potrebbe aumentare.

Ma senza conferme indipendenti su prestazioni, profili di volo, qualità del seeker e capacità di resistere a guerra elettronica avanzata, queste dichiarazioni restano per ora principalmente elementi di psychological operations e signaling strategico. Sul piano sostanziale, il fulcro della minaccia iraniana alle linee di comunicazione marittime nel Golfo Persico continua a poggiare su una combinazione di:

  • mine navali
  • swarm di imbarcazioni veloci
  • droni aerei e navali
  • missili antinave subsonici e balistici a medio raggio
  • capacità di disturbo e spoofing elettronico

In questo mosaico, il Khalij-e-Fars resta una tessera importante ma non determinante.

Capacità asimmetriche e limiti in uno scontro ad alta intensità

L’Iran ha dimostrato negli ultimi due decenni una notevole abilità nel campo delle capacità asimmetriche: guerra per procura, attacchi a bassa firma, sabotaggio infrastrutturale, cyberattacchi mirati, uso di droni e missili per colpi calibrati sotto la soglia di guerra totale. Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen, alcune milizie in Iraq e Siria costituiscono estensioni operative di questa strategia.

La Guerra dei Dodici Giorni ha però evidenziato la distanza che separa queste capacità da un confronto diretto ad alta intensità con una coalizione tecnologicamente superiore. Sul piano aereo, l’Iran non è stato in grado di contestare seriamente la supremazia israeliana; sul piano del comando e controllo, l’infrastruttura è stata rapidamente degradata; sul piano logistico, i lanciatori mobili e le basi di appoggio si sono dimostrati vulnerabili a operazioni speciali e fuoco di precisione.

L’insieme delle evidenze suggerisce che l’arsenale convenzionale iraniano sia in grado di infliggere costi significativi, soprattutto in scenari regionali limitati e attraverso proxies, ma non di rovesciare l’equilibrio militare a favore di Tehran in uno scontro diretto con l’Occidente. La funzione primaria delle capacità missilistiche iraniane resta quindi quella di deterrenza regionale e di strumento di pressione politico-militare, più che di strumento risolutivo di guerra.

Dimensione nucleare e calcolo strategico di lungo periodo

La dimensione realmente destabilizzante non risiede nel singolo sistema d’arma, ma nel nesso tra programma missilistico e ambizioni nucleari. Gli attacchi a Natanz, Fordow e Isfahan hanno sensibilmente rallentato il programma nucleare iraniano, distruggendo migliaia di centrifughe e infrastrutture chiave. Tuttavia, la struttura tecnica e il know-how non sono stati cancellati. Gli esperti convergono su stime nell’ordine di 18–24 mesi per ricostruire una capacità di arricchimento avanzata, qualora l’Iran decidesse di investire massicciamente in questa direzione.

La proiezione della DIA secondo cui l’Iran potrebbe essere in grado, entro metà degli anni Trenta, di sviluppare un ICBM militarmente credibile attraverso la conversione delle proprie capacità di lancio spaziale, apre uno scenario in cui il programma missilistico attuale funge da piattaforma evolutiva verso capacità strategiche globali. In questo quadro, la pressione tecnologica e sanzionatoria aumenta, non diminuisce, gli incentivi per Tehran a considerare l’opzione nucleare militare come garanzia ultima di sopravvivenza del regime.

Conclusione: stallo locale, rischio sistemico

Alla luce delle evidenze disponibili, il quadro converge su uno stallo strategico locale: l’Iran rimane un attore regionale di primo piano, dotato di un arsenale missilistico quantitativamente rilevante e qualitativamente eterogeneo, ma strutturalmente incapace di raggiungere parità convenzionale con la coalizione occidentale. Il Khalij-e-Fars, in questo schema, è un sistema credibile sul piano tattico nel teatro ristretto del Golfo Persico, ma non è un “game changer” capace di ribaltare i rapporti di forza nel dominio aeronavale.

La minaccia principale non risiede nelle capacità distruttive convenzionali isolate, bensì:

  • nella possibilità di una progressiva saldatura tra vettori balistici sempre più sofisticati e un programma nucleare riattivato
  • nella guerra ibrida protratta per mezzo di proxy, in grado di proiettare instabilità su più fronti (Levante, Mar Rosso, Iraq, Golfo)
  • nel rischio di errori di calcolo in un contesto di alta densità militare e di signaling aggressivo nello Stretto di Hormuz

In questo scenario, la deterrenza convenzionale basata su architetture difensive integrate e superiorità tecnologica deve necessariamente essere affiancata da una diplomazia strategica in grado di contenere gli incentivi iraniani verso l’escalation nucleare come “ultima ratio”. L’OSINT, se condotta con metodologie rigorose, resta lo strumento essenziale per monitorare, documentare e valutare in tempo quasi reale tanto la ricostruzione missilistica iraniana quanto l’evoluzione delle sue dottrine operative, offrendo ai decisori un quadro informato per evitare che una crisi regionale si trasformi in rottura sistemica dell’ordine internazionale.

I DUE TOTALITARISMI: CENNI DI TEOLOGIA POLITICA_di Teodoro Klitsche de la Grange

I DUE TOTALITARISMI: CENNI DI TEOLOGIA POLITICA*

1. Dato che di guerre, massacri e stermini la storia è piena, occorre, per distinguerli, ricercare quanto tra quelli li accomuna, tanto quel che li distingue. Tra i molti Tamerlano, Gengis Khan (e i di esso successori), ma anche governanti celebrati come Giustiniano (la rivolta di Nika fu repressa – pare – al prezzo di oltre trentamila morti), è necessario isolare somiglianze e differenze tra quelli e le rivoluzioni moderne; nonché all’interno di quest’ultime, le costanti e le variabili.

2. Ciò che le accomuna, in primo luogo, è d’essere moderne. Ma cos’è la modernità? A rispondere a questa domanda non sarebbe sufficiente una biblioteca. Figuriamoci una relazione ad un convegno tra amici. La modernità può essere intesa in tanti modi come secolarizzazione, come estraniamento da Dio e di Dio dal mondo, come disincanto da questo, come percezione meccanicistica della  natura e così via. Ai nostri fini, più limitati, ciò che maggiormente rileva sono da un canto la secolarizzazione, dall’altro l’emergere del concetto di sovranità e così di conseguenza di un assoluto politico-giuridico, peraltro immanente.

3. Nella rivoluzione francese, ciò che prelude il terrore giacobino e ne costituisce (peraltro involontariamente, data la vita del pensatore rivoluzionario) è la concezione della sovranità esposta dall’abate Sieyès, soprattutto in Cos’è il terzo Stato «La nazione – scrive infatti Sieyès – è preesistente a tutto, è l’origine di tutto… Sarebbe ridicolo supporre la nazione vincolata anch’essa dalle modalità e dalla Costituzione cui ha assoggettato i propri mandatari. Se per diventare una nazione le fosse stata necessaria una forma positiva essa non sarebbe mai diventata tale. La nazione si forma soltanto in forza del diritto naturale […] La nazione è tutto ciò che è in grado di essere per il solo fatto di esistere. Non dipende dalla sua volontà attribuirsi più diritti di quanti ne abbia […] . Alla volontà nazionale basta (invece) soltanto la propria realtà, per essere sempre legittima. Essa è la fonte di ogni legalità» (i corsivi sono miei). Si può dire che per Sieyès la sovranità nazionale è connotata dalle caratteristiche: di non essere soggetta al diritto positivo , anzi di esserne la fonte; d’essere originaria; di sfuggire ad una forma, in quanto origine delle forme stesse; di non essere vincolabile al rispetto di queste e quindi dei poteri costituiti; il tutto condensato nella pregnante affermazione di essere «tutto ciò che è in grado di essere, per il solo fatto di esistere» (che è quasi una parafrasi della definizione rousseauiana della sovranità).

Secondo una vecchia teoria, talvolta ripetuta, ma non notata in tutta la sua portata, sovrano è chi, in una determinata unità politica, ha tutti i diritti e nessun dovere e l’abate rivoluzionario ne offre una compiuta esposizione, compendiabile nel riconoscimento dell’onnipotenza della nazione e del di esso pouvoir constituant nei confronti di tutti i poteri costituiti, e così nell’istituire forme senza essere in forma.

Come scrive Carl Schmitt a tale proposito “Il rapporto tra pouvoir constituant e pouvoir constitué ha la sua più perfetta analogia sistematica e metodologica nel rapporto tra natura naturans e natura naturata, un’idea che ha trovato posto anche nel sistema razionalistico di Spinoza ma che, appunto per questo, dimostra che quel sistema non è puramente razionalistico… Dall’abisso infinito e insondabile del suo potere sorgono forme sempre nuove, che essa può infrangere quando vuole e nelle quali essa non cristallizza mai definitivamente il proprio potere”[1]. Data l’onnipotenza della sovranità nazionale e dei di esso rappresentanti, la Convenzione nazionale del 1792 quindi esercitò i propri poteri in modo che si distingue nettamente dalla concezione della dittatura romana, come considerata da Machiavelli. Come sostiene Schmitt “Dallo sviluppo storico della disciplina dello stato d’eccezione risulta che esistono essenzialmente due tipi di dittatura, cioè una tale che malgrado tutti i poteri eccezionali si mantiene tuttavia essenzialmente nel quadro dell’ordinamento costituzionale esistente e nel quale il dittatore (dittatura commissaria) è incaricato in modo costituzionale, ed un’altra nella quale è abolito l’intero ordinamento giuridico e la dittatura serve allo scopo di produrre un ordinamento del tutto nuovo (dittatura sovrana)”[2]. Tale dittatura sovrana, scrive Schmitt, può essere esercitata sia da un’assemblea nazionale (come la Convenzione) che da un partito rivoluzionario (nel 1917 in Russia). Quindi ad accomunare le due rivoluzioni è di essere le specie di un unico genere: la dittatura sovrana.

Pertanto aventi nel fine la costruzione di un ordine nuovo. La dittatura sovrana si distingue da quella ordinaria perché ha una funzione innovativa dell’istituzione politica e non conservativa come quella romana (v. Machiavelli, Discorsi I, XXXIV); non serve a “serbare gli ordini” ma a sostituirli.

4. C’è un’altra sostanziale analogia, che al tempo è una differenza, altrettanto sostanziale.

Scriveva il giovane Marx che il socialismo è la soluzione dell’enigma irrisolto della storia.

Nell’antropologia cristiana l’uomo è libero di decidere tra il bene e il male: può peccare (e sempre lo fa). Sia nella concezione più negativa (che è quella di S. Agostino), che in quella meno pessimistica (di S. Tommaso d’Aquino) è il fondo comune che rende necessario che vi sia un’autorità che protegga i buoni e punisca i cattivi; e ogni autorità proviene da Dio (S. Paolo). Non invano quindi esercita la coazione (possiede il gladio, come scrive S. Paolo).

Riprendendo il pensiero di Marx, questa costante della natura umana può cambiare mutando i rapporti di produzione (dal capitalismo alla società comunista). Così l’uomo da zoon politikon diventa zoon apolitikon. Lo Stato si estingue perché non necessario.

In una società dove la comunione e l’abbondanza dei beni abbia eliminato le ragioni di conflitto, ogni apparato repressivo è inutile. E così governanti, giudici, poliziotti e avvocati del tutto superflui. Tuttavia c’è un ma… Per raggiungere tale situazione paradisiaca, un’età dell’oro alla fine della storia (invece che all’inizio), occorre distruggere chi vi si oppone. Qua le due rivoluzioni si riavvicinano: l’oppositore al mondo nuovo è il nemico assoluto da estirpare.. Come i vandeani, i i preti e gli aristocratici nel 1793; i bianchi, i kulaki, i dissenzienti nel XX secolo,

5. C’è al fine comunque un’altra (conseguente) distinzione che rende differenti giacobini e bolscevichi.

Stučka, primo bolscevico commissario del popolo alla giustizia, la esponeva in un opuscolo dallo stesso scritto durante la presa del potere dei bolscevichi, dove criticava radicalmente il costituzionalismo borghese. Scrive Stučka “Non essendo nel regime socialista il popolo suddiviso in classi, lo Stato non deve regolare rapporti fra classi e perciò è superflua qualsiasi legge fondamentale”; basta la dittatura del proletariato. Dopo la quale lo Stato si estingue. Quindi niente “costituzione” (sempre) e al termine niente Stato[3].

Diversamente nel pensiero borghese non c’è in vista alcuna rigenerazione della natura umana. Per quanto riguarda i giacobini, tra i molti esempi adducibili, voglio ricordare quanto è scritto nella Costituzione “giacobina” del 1793 (mai entrata in vigore, per lo stato di guerra prima, successivamente per la di essa sostituzione da parte della Convenzione con la Costituzione dell’anno III). Non solo essa costituisce la repubblica “una e indivisibile” (e si intende non “a termine”) ma all’art. 28 della Dichiarazione dei diritti dichiara “Un popolo ha sempre il diritto di rivedere, riformare e cambiare la propria Costituzione. Una generazione non può assoggettare alle proprie leggi le generazioni future”. Con ciò è chiaro che lo stato politico è naturale e necessario, e non c’è rivoluzione che possa cambiarlo, né in grado dicostruire la società perfetta, quindi immutabile: si può riformare, ma non sopprimere il politico (e i suoi presupposti). L’uomo è zoon politikon, come affermato da Aristotele e S. Tommaso. Non può cambiare la propria natura, come di converso crede il marxismo, convinto di essere “la soluzione dell’enigma della storia”. Benedetto XVI l’ha così insegnato nell’enciclica Spe salvi: “Marx non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo mondo – di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno. Che egli di ciò non dica nulla, è logica conseguenza della sua impostazione. Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Credeva che una volta messa a posto l’economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo: l’uomo, infatti, non è solo il prodotto di condizioni economiche e non è possibile risanarlo solamente dall’esterno creando condizioni economiche favorevoli” (i corsivi sono miei).

In sostanza mentre per la natura politica e problematica dell’uomo e per la necessità del politico (e dello Stato), e quindi per l’impossibilità dell’estinzione dello Stato, non c’è sostanziale differenza tra teologia cristiana da un lato e pensiero borghese dall’altro (giacobini compresi) c’è una radicale differenza tra quelli (come, in genere, con altre forme di pensiero politico) e il marxismo, che proprio sulla capacità di costruire l’uomo nuovo e la società perfetta si fonda.

                                                                       Teodoro Klitsche de la Grange


**Relazione svolta all’incontro dell’Associazione “Identità e Confronti” il 22/01/2026 in Roma sulle rivoluzioni giacobina e bolscevica nel pensiero di Furet.

[1] v. Die Diktatur, trad. it. di Antonio Caracciolo, Settimo Sigillo, Roma 2006, p. 179.

[2] Op. cit., p. 307

[3]E’ chiaro che Stučka si riferisce nel testo citato al concetto “ideale” di Costituzione borghese.

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Meglio la bomba!_di WS

Questo  articolo  https://italiaeilmondo.com/2026/01/27/svelare-il-paradosso-della-produttivita-in-cina_di-gavekal-daniel-kishi-sulla-cina-i-nostri-partner-commerciali-hanno-una-sola-sceltasvelare-il-paradosso-della-produttivita-in-cina_di-gavekal/

mette molta  carne  al fuoco  a cominciare da  un (raro)  commento  esteso  di   Germinario   che  gli fa  da  cappello.  Mi ha invogliato ad  un commento  altrettanto esteso   che    stenderò  in modo puntuale.  

Comincerò  dal fondo ( gli  articoli )   prima di   una  “intemerata”  finale     stimolatami   da l’ ottimo  prologo   di Giuseppe.

Ciascuno dei  due  articoli    contiene    due  passaggi  importanti:

1)  “Tuttavia, quasi tutti gli studi disponibili affermano che la produttività del lavoro nel settore manifatturiero cinese è nettamente inferiore a quella degli Stati Uniti”

Il  concetto  di “produttività”  è fuorviante . Ciò a cui mira la Cina  non  è “il   reddito” ma   “il vantaggio”    di impadronirsi   di tecnologie    e  di mercati.

 Vendere un “brevetto” ha  certamente un “reddito “ altissimo  ma  “una  tantum”;  chi  si impadronisce  di tecnologie  e di mercati    si dota  di un  reddito  di più lunga  durata.

Ed  è questo il dramma  delle  élites  “occidentali”  che , parafrasando la famosa  frase  di Lenin,    hanno  venduto  alla Cina  , seppur  “molto bene” ,  “la corda”  con cui ora  capiscono  che  rischiano  di venire  “impiccate”

2)”il sistema commerciale internazionale è dipeso dagli Stati Uniti….. La Cina ne ha beneficiato maggiormente”

Sono  stati gli U$A  a  fornire  alla Cina  questo “  strumento  geopolitico”  e la Cina  farà di  tutto  affinché     questo    “vantaggio”   cessi più tardi possibile.

E’  chiaro  che  in questo  gli “U$A”   hanno creduto di essere  furbi;  i cinesi, però,   lo sono  stati  di più! Ed è chiaro  che oramai   a  questo “gioco”  gli U$A  perderanno    se  non  troveranno  un modo  di fare  “ saltare il  tavolo”.

Gli U$A    infatti perderanno inevitabilmente    se  non troveranno   la via  per  una “presa  dall’ interno”   come è  attualmente  con l’ €uropa  ed  è stato  alla fine    con l’ URSS ,  oppure     non indurranno    una bella   GUERRA    con  cui  silurare  il “  sistema  cinese”  come fu  con il “ sistema  tedesco”  nel 1914   e nel 1939.

Ovviamente  i cinesi  questo lo sanno  e cercheranno  di posticipare  questo   “redde  rationem”  il più possibile  perché il  tempo  è dalla loro.

E veniamo  alla “intemerata” finale.

Ho  gia spiegato altrove  di come  l’ Europa  abbia   da  12  secoli un “problema tedesco”  e deve essere   subito molto chiaro che    noi €uropoidi   siamo  già sostanzialmente  fottuti  e che le  agitazioni  recenti    ( mercosur ,india  ect )  della nostre mortifere  tedescofile   élites accelereranno  solo il  nostro  tracollo. 

L’ €urolager   è  e  resta  infatti  a  guida  del Kapò  tedesco   per  conto   del   Grande  Kapitale   “anglosassone”  da quando  una  scellerata   elite   coloniale tedesca  ha  accettato  di   gestirne  un   “  carry  trade” col “centro imperiale” in cui  L’€urolager ,  totalmente asservito   ad un “sistema dollaro” , esportava   beni  , soprattutto in U$A,  e   poi lasciava  nel sistema   finanziario “anglosassone”   gli utili  di    queste  esportazioni   mentre comprimeva  il  proprio mercato interno   e  i propri investimenti  strutturali.

Le motivazioni  di  questa   scelta  suicida    possono  essere  varie;  è comunque  evidente   che le élites  €uropee  siano  state  a ciò opportunamente  selezionate  dal “padrone”    con massicce campagne mediatiche  (  es: da  noi mediaset,  il   gruppo Gedi   ect   ) ed un uso  sapiente  degli   strumenti   “terroristici,”  sia usando   gruppuscoli  politici  opportunamente  infiltrati  ed eterodiretti   che  usando  direttamente    i  servizi  segreti  e  le magistrature (  es: da noi  BR,  NAR , “  strategia  della tensione  e  “mani pulite” )

Il  dato  di fatto  è che ora  noi   €uropei abbiamo  oggi  una  elite  di ricattabili  psicopatici    , senza  idee proprie ed  incapaci  di pensare  ad altro   che al proprio ottuso tornaconto.

Ma  che  cosa poi , per tutto questo, sarà stato promesso  ai Kapò  tedeschi?  Non lo so ,  direi  semplice  stupidità ma  anche   il fatto     che siano   tutti nipotini  di SS  e che  esattamente  come   agli idioti   galiziani   che “gestiscono”  la NATO-Ucraina   gli  sia  stato promesso     “la Russia”  ,  cioè esattamente  quello  che era stato promesso  ai loro nonni.

Ora        questi   ( comunque) idioti ,  davanti  alla  resistenza  russa  e  alla  fine   del “sistema  dollaro “  sono precipitati palesemente nel panico;   ma  essendo incapaci  di un pensiero  strategico indipendente    si aggrappano   ad idee   che come  sempre  gli vengono   “ suggerite”  dai loro padroni.

E la nuova “ idea”  è  appunto  una versione   aggiornata   della   Europa Nazista   del  1941    guidata  dalla  Grande Germania       in una guerra  totale   con la Russia.

A questo  scopo   bisogna   fare  Grande la Germania . Non importano i sacrifici  che  dovranno   a tal fine subire    gli altri  €uropei; sacrifici  che  ci saranno  imposti   dalle locali élites €urofasciste anch’esse   terrorizzate  dal perdere   quel   potere  “da caporali”    per  cui  sono  state   selezionate    e si sono vendute .

Da qui il “mercosur” (  cioè  prodotti   agricoli   a  minor  costo per  operai tedeschi  in cambio  di macchine   tedesche)   esattamente  come  gli  “accordi” tedeschi col  Sud-America  degli anni ‘30,  e  “ l’ India”  , cioè l’ importazione  di lavoratori a basso  costo  per l’ economia  tedesca       esattamente  come   l’ organizzazione  Todt   della Germania  nazista  in guerra.

E , ovviamente,  che  gli altri €urifessi  si  fottano !

Il tutto   per   quella  conquista     delle  “  terre  slave”  che i tedeschi   agognano  da quando  furono  sbaragliati   dai  russi  otto  secoli  fa nella    “battaglia  del lago ghiacciato”.

E  ovviamente   tutto questo è destinato ad un fallimento  che queste contorsioni   semplicemente  anticipano  ed  aggravano.

Quello  che  deve  essere  però   sempre  chiaro è lo  stato  di urgenza  di  una nuova WW  in cui  si  trova  il Grande kapitale  “ anglosassone” ; una  guerra  “mondiale”  che  se  Russia  e Cina   si ostinano  a non concedere     alla  fine   “  qualcunaltro”   dovrà  intestarsi.

Quel “qualcunaltro”  potrebbe   essere  benissimo   U$rael  direttamente       attaccando l’ Iran; una cosa   che né Russia  né Cina   stavolta potrebbero    far   finta   di “ignorare”      come finora  hanno  sempre  fatto.

Ma io   mi preoccupo molto anche   delle  prove  di un nuovo  ROBERTO   che ho visto in questi giorni     con la ducetta    a Tokio  e Merz  a Roma . Insomma  le prove iniziali  del ritorno  a “l’ usato  sicuro” di   90 anni  fa  in cui   un  €urofascismo a  guida  tedesca      fa  guerra  alla Russia    e  il   nippofascismo   la  fa  alla  Cina.

Quella  si  che  sarebbe  proprio  la “finis europae” !    L ‘ eurosuicidio  a  “guida  tedesca”  finalmente  raggiunto     al terzo  tentativo   e   che  poi  pure, come insulto  finale ,     lasciasse     uno  “spettro”   tedesco     a “signoreggiare”   su  macerie  “ gazane”  popolate  di  attendati  “nuovi europei”.

Non so per  voi , ma per me  a questo   sarebbe  meglio “ la bomba”.

SORTEGGIO SÌ, SORTEGGIO NO 2.0_di Teodoro Klitsche de la Grange

SORTEGGIO SÌ, SORTEGGIO NO 2.0

Tra i tanti argomenti adotti contro la riforma Nordio sull’ordinamento della giustizia (e sul sorteggio dei componenti del CSM), uno è particolarmente interessante, laddove si afferma che i magistrati sorteggiati non avrebbero capacità ed attitudini per contrastare i condizionamenti politici, specie quelli provenienti dai sorteggiati non-togati.

L’argomento ha il difetto da un lato di provare troppo, dall’altro di non considerare uno dei principali caratteri dello Stato moderno.

Quanto al primo aspetto se è vero che l’elezione è (anche) un modo di scegliere i migliori (nel senso dei più adatti) è anche vero che principio fondamentale della democrazia è l’accesso di tutti i cittadini alla funzione pubblica. E così anche all’elettorato passivo agli organi costituzionali. Molti hanno ironizzato sulla possibilità che così un ignorante (o un demente, o un inadatto in genere) potrebbe accedere agli organi e uffici politici più importanti della Repubblica (Parlamento, Governo, Presidenza della Repubblica): ma è un rischio che una democrazia deve correre, se vuole essere tale. D’altra parte la storia è piena di governanti, scelti con qualsiasi sistema (la nascita, l’adozione, l’elezione, e così via) che avevano i medesimi difetti di coloro (pochi) scelti con il sorteggio. Ad applicare coerentemente l’argomento criticato si dovrebbe pre-selezionare i candidati, magari prevedendo dei requisiti severi limitanti l’accesso e restringere a quelli la lista degli eleggibili. Superando poi il dubbio che, se questi requisiti dovessero essere determinati non da criteri oggettivi (anzianità, reddito, nascita) ma dal giudizio di un ufficio, questo sarebbe stato imparziale e opportuno. Quindi l’inconveniente criticato è a maggior ragione (dato il maggior potere) pertinente anche agli eletti agli organi costituzionali. E la scelta dei “migliori” – sottintesa all’elezione – può ridurre il rischio, ma non eliminarlo.

Sotto un secondo aspetto (non meno importante) l’argomento in esame presta il fianco ad una critica. Scriveva Max Weber che uno dei caratteri peculiari della burocrazia moderna è il possesso del “sapere specializzato”, cioè «acquisito mediante istruzione specifica e cioè “tecnico” nel senso vasto della parola». Nel caso, tutti i componenti del CSM devono essere esperti di diritto quali giudici, avvocati o comunque professori universitari di materie giuridiche. Al contrario degli organi costituzionali “politici” in cui l’accesso è illimitato; questo lo è (anche e soprattutto) per garantire la padronanza della materia e dall’altro per escludere o limitare drasticamente, come è opportuno, il controllo del vertice politico (non specializzato) sull’insieme dei magistrati; al contrario della regola di ogni ente, dai Ministeri ai consigli municipali, dove un vertice politico (non professionale) indirizza e controlla la burocrazia (professionale).

Nella specie la larga maggioranza del CSM è sorteggiato tra i funzionari: quindi il vertice non è politico.

Tuttavia i critici delle riforme sostengono che i sorteggiati tra i funzionarti non garantirebbero di essere in grado di fronteggiare il drappello minoritario dei “laici”. Ma, a parte che non è detto che siano poco capaci, essendo degli specialisti, anzi sembra piuttosto improbabile, la ridotta capacità di gestire il potere attraverso contrapposizioni ed accordi può capitare in ogni organo collegiale, compresi quelli che contemplano la presenza di membri d’estrazione burocratica e non. E’ un rischio cui si può ovviare sopprimendo una delle due categorie. Ma se non lo si fa, si deve correre.

Teodoro Klitsche de la Grange

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