PANORAMICA SINTETICA DELLE OPERAZIONI DI GUERRA TRA ISRAELE/STATI UNITI e IRAN_la redazione
SINTESI DELLE OPERAZIONI DI GUERRA TRA ISRAELE E STATI UNITI CONTRO LA REPUBBLICA ISLAMICA IRANIANA, elaborata sulla base di rapporti tratti da varie fonti delle parti contrapposte.
Il periodo di riferimento tocca le giornate di venerdì e sabato e quelle immediatamente precedenti.
Le ultime 24 ore non hanno rappresentato une semplice continuazione del ritmo delle operazioni; al contrario hanno segnato una vera e propria impennata.
La guerra aerea sull’Iran si è infatti intensificata notevolmente, il fronte libanese è diventato più complicato a causa del raid confermato su Nabi Chit e l’Iran ha continuato a espandere il raggio di azione in tutto il Golfo. La sua pressione missilistica diretta su Israele è apparsa meno massiccia rispetto all’inizio della campagna. Altrettanto importante è il fatto che molte delle affermazioni più drammatiche circolate durante la notte sono state solo parzialmente confermate o contraddette da notizie successive, il che rende fondamentale la credibilità in questo caso. La riduzione del numero di attacchi può essere interpretato come un segno della riduzione della capacità offensiva dell’Iran oppure, piuttosto, come un incremento dell’efficacia degli attacchi dei singoli vettori, tale da rendere inutile lanci massivi.
Di seguito è riportato il quadro operativo attuale.
CAMPAGNA AEREA STRATEGICA SULL’IRAN
Israele ha notevolmente intensificato il ritmo dei suoi attacchi durante la notte. Più di 80 aerei da combattimento, stando alle dichiarazioni dei portavoce del IDF, hanno colpito diversi siti militari a Teheran e nell’Iran centrale, sganciando circa 230 bombe. Numerosi gli obiettivi segnalati, tra questi un sito sotterraneo di stoccaggio e produzione di missili balistici, un altro complesso di stoccaggio e lancio di missili e l’Università Imam Hossein. Quest’ultima fungerebbe da centro di raccolta di emergenza dell’IRGC e da base militare. I media israeliani sottolineano che la campagna si sta ora riorientando esplicitamente verso gli impianti di produzione di armi, la capacità di fabbricazione di missili e quella di rigenerazione dei lanciatori.
Teheran e la zona occidentale della città hanno subito alcuni dei bombardamenti più intensi dal’inizio delle attività belliche; l’aeroporto di Mehrabad è stato oggetto di particolare attenzione. Reuters ha riferito che l’aeroporto Mehrabad di Teheran è stato colpito, mentre il Times of Israel e fonti di intelligence open source confermano incendi ed esplosioni ripetute nella stessa zona e intorno alle parti occidentale e centrale di Teheran.
Ci sono anche crescenti segnali che la campagna stia investendo la base industriale più profonda del programma missilistico iraniano, non solo i lanciatori schierati. Le informazioni di intelligence open source che citano l’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale indicano che le immagini mostrano danni significativi agli impianti di produzione di motori a propellente solido per razzi di Parchin, un collo di bottiglia fondamentale nella produzione di missili balistici; una conferma della più ampia seconda fase della campagna, riportata da Reuters, contro le infrastrutture missilistiche sotterranee e i nodi di produzione.
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ATTACCHI MISSILISTICI IRANIANI SU ISRAELE
L’Iran ha continuato a lanciare ripetute salve su Israele durante la notte e fino al mattino, ma le salve sembrano ridotte e sporadiche rispetto ai primi giorni di guerra. Il Times of Israel ha riferito che alle 6:00 circa, ora locale, Israele aveva già subito il quinto lancio di missili balistici dall’Iran, a partire dalle sei ore precedenti. L’urlo delle sirene a Gerusalemme, Beersheba e nel nord di Israele e, più tardi, anche nelle regioni centrali ha continuato ad echeggiare. La maggior parte dei missili è stata intercettata e non sono stati segnalati feriti durante gli attacchi notturni e mattutini, stando alle fonti israeliane.
Le informazioni di intelligence open source confermano i ripetuti preallarmi e le sirene in tutta l’Alta Galilea, la baia di Haifa, le Valli, Dan, Sharon, la pianura costiera, la Giudea, Lachish e le zone centrali, seguiti da messaggi di cessato allarme e nessuna segnalazione immediata di vittime nelle diverse ondate.
Uno sviluppo tecnico degno di nota è che i tempi di preallarme sono sempre più ristretti rispetto a quelli a cui gli israeliani si erano abituati all’inizio della guerra. L’IDF ha affermato che ciò è dovuto a fattori operativi di rilevamento e non a un malfunzionamento tecnico. Anche Times of Israel ha respinto l’idea che i preallarmi più brevi fossero il risultato diretto dei danni subiti dai sistemi radar statunitensi nella regione. I dubbi, però permangono sulla veridicità delle cause.
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LE MUNIZIONI A GRAPPOLO RIMANGONO UNA MINACCIA
Le testate a grappolo o a scissione restano parte della questione e non dovrebbero essere ignorate solo perché il numero totale dei lanci iraniani sembra inferiore rispetto all’inizio della guerra. Precedenti articoli del Times of Israel hanno descritto le submunizioni e gli effetti delle munizioni a grappolo nella zona centrale di Israele; le informazioni di intelligence open source delle ultime 24 ore hanno continuato a fare riferimento a testate a frammentazione e a modelli di impatto simili a quelli delle munizioni a grappolo. Un elemento importante perché, anche quando l’intercettazione ha successo, le submunizioni e i detriti possono ampliare l’area di pericolo e far sembrare i singoli bombardamenti più estesi di quanto suggerisca il numero totale di missili.
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FRONTE LIBANESE: CONFERMATO IL RAID SU NABI CHIT
Si tratta della novità più importante della giornata, che richiedeva una conferma concreta, per altro arrivata.
La notizia è stata confermata dai media israeliani e dal bollettino di Reuters. I commando israeliani hanno effettuato un raid aereo in profondità nei pressi di Nabi Chit, nel Libano orientale, con l’obiettivo, fallito, di localizzare i resti di Ron Arad. Il Times of Israel ha riferito che non ci sono state vittime israeliane; Reuters ha confermato la natura dell’operazione.
È inoltre ragionevolmente accertato che Hezbollah sia riuscito ad intercettare l’operazione e che la fase di estrazione abbia scatenato un massiccio fuoco di copertura da parte israeliana. Il Times of Israel ha riferito che Hezbollah ha dichiarato di aver osservato quattro elicotteri israeliani infiltrarsi dalla direzione siriana, che la formazione ha raggiunto il cimitero di Nabi Chit e che l’esibizione di forza è stata seguita da intensi attacchi israeliani. Lo stesso rapporto afferma che i funzionari libanesi hanno conteggiato almeno 16 morti e 35 feriti.
Anche le fonti di intelligence aperte confermano l’attività di elicotteri nei pressi di Brital e Nabi Chit, seguita da pesanti attacchi aerei israeliani e da scontri nelle zone circostanti, tra cui Khiam.
Altrettanto importanti sono le informazioni non confermate secondo cui elicotteri israeliani sarebbero stati abbattuti, i commando catturati. In sostanza che l’operazione avrebbe causato pesanti perdite israeliane. Informazioni però non verificate e non confermate da Israele.
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CONTINUA LA PRESSIONE DI HEZBOLLAH SUL NORD DI ISRAELE
A parte il raid su Nabi Chit, Hezbollah ha mantenuto attivo TUTTO il fronte settentrionale. Fonti aperte segnalano ripetuti allarmi missilistici e avvisi di missili nelle comunità settentrionali, tra cui Kfar Yuval e Metula, contemporanei a continui scontri intorno a Khiam.
L’implicazione più ampia è chiara: Hezbollah non sta ancora aprendo una guerra convenzionale vera e propria; sta chiaramente sfruttando l’attività israeliana in Libano per mantenere instabile il fronte settentrionale e aumentare il costo di operazioni israeliane più profonde. Sia Reuters che AP descrivono il Libano come un teatro secondario in peggioramento, non solo un rumore di fondo.
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IL FRONTE DEL GOLFO È ANCORA ATTIVO
L’Iran ha continuato a cercare di estendere la guerra in tutto il Golfo; più che una volontà suicida di estensione, la constatazione della presenza statunitense in territorio arabo. Reuters ha riferito che gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, il Qatar, il Bahrein e l’Arabia Saudita hanno tutti segnalato attacchi con droni o missili nell’ultima settimana; lo stesso presidente iraniano si è scusato con gli Stati confinanti, affermando però che gli attacchi cesseranno quando quei paesi non verranno utilizzati per colpire l’Iran. Le scuse stesse sono rivelatrici comunque del danno l’Iran abbia arrecato alla propria diplomazia regionale.
L’Arabia Saudita è rimasta uno degli obiettivi principali. Secondo quanto riportato, alcuni droni sono stati intercettati vicino al giacimento petrolifero di Shaybah e anche alcuni missili diretti verso la base aerea Prince Sultan sono stati intercettati.
Le informazioni di intelligence open source indicano anche una pressione costante regionale sulla Giordania e sull’Iraq, in linea con il tentativo dell’Iran di estendere il conflitto su più fronti. Non si può escludere che parte degli attacchi siano in realtà false flag della parte opposta per allargare la partecipazione antiraniana.
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CONTINUA IL RAFFORZAMENTO DELLE FORZE STATUNITENSE
La presenza militare statunitense continua a rafforzarsi.
Secondo quanto riportato, il gruppo da battaglia della portaerei USS Gerald R. Ford è entrato nel Mar Rosso e la USS George H.W. Bush si sta preparando a dispiegarsi, portando a tre i gruppi da battaglia statunitensi in grado di operare contemporaneamente nel teatro o nelle vicinanze.
Gli Stati Uniti hanno anche approvato la vendita di munizioni di emergenza a Israele per un valore di 151,8 milioni di dollari; pacchetto che include 12.000 bombe BLU-110 da 1.000 libbre. La tendenza a incrementi di spesa elevati, piuttosto che di un’imminente riduzione. Segno che la guerra è destinata a protrarsi.
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CURDI: TANTO CHIASSO, MA ANCORA NESSUN FRONTE CONFERMATO
Axios ha riferito che i leader curdi iracheni stanno resistendo con fermezza alle pressioni per partecipare alla guerra e cercano di rimanere neutrali. Lo stesso rapporto afferma che le forze Peshmerga hanno impedito alle fazioni curde iraniane di lanciare attacchi in Iran dall’Iraq, almeno per ora.
Ad oggi il fronte curdo rimane una possibilità concreta e una dei principali timori dell’Iran, ma non ci sono ancora prove confermate che sia iniziata un’operazione terrestre curda su vasta scala. Le fonti più attendibili indicano al momento il contrario.
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HOUTI: ANCORA FUORI, MA NON FUORI DALLA STORIA
Gli Houthi restano una delle principali incognite.
I media riferiscono che Abdul Malik al Houthi ha offerto la propria disponibilità ad agire, che il suo movimento ha il dito sul grilletto ed è pronto a muoversi militarmente se gli sviluppi lo dovessero richiedere.
Allo stesso tempo, le analisi suggeriscono che gli Houthi stanno ancora temporeggiando per evitare di scatenare una vasta campagna di ritorsioni.
Ciò significa che lo Yemen è ancora da considerarsi una riserva di escalation.
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CINA E RUSSIA: SOSTEGNO RETORICO, DISTANZA STRATEGICA
Una delle realtà strategiche più evidenti al momento è che l’Iran non sta ricevendo il tipo di sostegno diretto che alcuni si aspettavano da Mosca o da Pechino.
Secondo quanto riportato, sia la Russia che la Cina stanno rimanendo in gran parte in disparte, limitandosi a condanne diplomatiche e dando priorità ai propri interessi economici e geopolitici.
Ciò rafforza la sensazione che l’Iran sia apparentemente più isolato a livello internazionale di quanto suggerisca la sua retorica, anche se, oltre alle forniture, iniziano a trapelare contributi di intelligence da parte russa e cinese.
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COSA CONTA DI PIÙ IN QUESTO MOMENTO
Tre cose definiscono le azioni di questa notte: a-La campagna aerea iraniana sta penetrando sempre più a fondo nel sistema. Ora si tratta della produzione di missili, delle infrastrutture sotterranee e della spina dorsale coercitiva del regime.b- Il fronte libanese è diventato più pericoloso e complesso. Il raid di Nabi Chit è stato reale, sembra aver fallito il suo obiettivo e dimostra che Israele è disposto a correre rischi significativi in Libano anche mentre combatte direttamente l’Iran.c- L’Iran sta ancora cercando di regionalizzare la guerra, ma il modello sembra sempre più quello di uno Stato che reagisce violentemente all’esterno mentre è sottoposto a crescenti pressioni operative e diplomatiche.
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AGGIORNAMENTO OPERATIVO ULTERIORE: GUERRA TRA ISRAELE E STATI UNITI CONTRO LA REPUBBLICA ISLAMICA Finestra di riferimento: ultime ~24 ore
Le ultime 24 ore hanno segnato una svolta nella traiettoria della guerra. Israele e gli Stati Uniti non stanno più prendendo di mira principalmente la capacità di ritorsione immediata dell’Iran. La campagna si sta ora spostando più in profondità nell’infrastruttura militare, nella struttura di comando e nel sistema di produzione missilistica dell’Iran, mentre il conflitto si estende contemporaneamente al Libano, al Golfo e ora al Caucaso.
Di seguito è riportato il quadro operativo.
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CAMPAGNA AEREA STRATEGICA SULL’IRAN
Gli attacchi israeliani e statunitensi sono continuati in tutto l’Iran. In particolare:
Teheran, Isfahan, Kermanshah, Shiraz, Qom, Bandar Abbas, Provincia del Kurdistan sono i principali punti di attacco.
Secondo quanto riportato da fonti israeliane, nella campagna sono già state sganciate più di 5.000 bombe e i pianificatori militari si stanno preparando per almeno un’altra settimana o due di operazioni.
Gli obiettivi ben al di là dei lanciamissili di superficie sino a includere complessi missilistici sotterranei, infrastrutture di comando dell’IRGC, siti di produzione militare, strutture di sicurezza del regime
Ciò segnala un cambiamento verso lo smantellamento sistematico della capacità di attacco a lungo termine dell’Iran.
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I BOMBARDIERI B-2 E B-52 SEGNALANO UN’IMPORTANTE ESCALATION DELLA POTENZA AEREA
I bombardieri pesanti statunitensi stanno assumendo ora un ruolo più importante.
Secondo quanto riferito, i bombardieri stealth B-2 stanno colpendo strutture missilistiche sotterranee profonde, mentre l’introduzione dei bombardieri B-52 aumenta notevolmente la capacità di attacco disponibile. Ciò è importante per due motivi.
In primo luogo, i B-52 effettuano un gran numero di sortite di attacco con carico utile elevato, il che consente di lanciare molte più munizioni per ogni missione.
In secondo luogo, il loro impiego indica che la coalizione ritiene che le difese aeree iraniane siano state indebolite a tal punto da consentire l’operazione di bombardieri strategici non stealth nel teatro delle operazioni.
In termini pratici, ciò suggerisce che la campagna di bombardamenti sta per aumentare di volume significativamente.
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RITORSIONE IRANIANA
L’Iran continua a lanciare missili balistici e droni in tutta la regione.
Totali stimati dall’inizio del conflitto:
Oltre 500 missili balistici. Oltre 2.000 droni
Gli obiettivi dall’inizio della guerra hanno incluso: Israele Kuwait Qatar Emirati Arabi Uniti Bahrein Arabia Saudita Turchia (intercettato in traiettoria) Cipro Grecia (segnalazioni di intercettazioni in volo)
Le segnalazioni suggeriscono, con qualche dubbio e smentita, che sono stati rilevati droni o missili iraniani diretti verso Cipro e che le difese aeree greche potrebbero aver intercettato proiettili che si ritiene stessero attraversando la regione.
Questi incidenti rafforzano il quadro più ampio secondo cui l’Iran sta cercando di ampliare geograficamente il conflitto per imporre costi politici agli Stati allineati con l’Occidente che ospitano infrastrutture militari o cooperano alle operazioni della coalizione come pure quello di allargare la coalizione antiiraniana.
Tuttavia, uno sviluppo chiave nelle ultime 24 ore è che il tasso di lancio di missili iraniani continua a diminuire.
Le valutazioni militari statunitensi indicano:
lanci di missili balistici in calo di circa l’80-90% rispetto alla fase iniziale, lanci di droni in calo di oltre il 70%
Gli attacchi della coalizione stanno distruggendo con successo i lanciatori e le infrastrutture missilistiche e/o l’Iran intende dosare le risorse disponibili su tempi lunghi.
La Repubblica Islamica potrebbe ancora possedere missili, ma la sua capacità di lanciarli in grandi salve coordinate sembra in deterioramento.
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MUNIZIONI A GRAPPOLO FANNO LA COMPARSA NEGLI ATTACCHI MISSILISTICI
Uno degli sviluppi più preoccupanti è l’evidenza che l’Iran stia utilizzando testate a grappolo in alcuni attacchi missilistici.
I rapporti israeliani e le prove visive mostrano che le submunizioni si stanno disperdendo in Israele centrale, compresa l’area di Netanya.
Le testate a grappolo possono disperdere frammenti esplosivi su un’ampia area, il che significa che un singolo missile può generare numerosi punti di impatto.
Questo aiuta a spiegare perché anche i bombardamenti più piccoli possono ancora generare allarmi diffusi e zone di detriti anche quando i tassi di intercettazione rimangono elevati.
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ATTACCHI MISSILISTICI SU ISRAELE
Nonostante il calo del numero di lanci, nelle ultime 24 ore l’Iran ha continuato a prendere di mira Israele.
In un importante bombardamento:
Sono state attivate le sirene in oltre 140 comunità. Gli allarmi si sono estesi a tutta la zona centrale di Israele, comprese Tel Aviv e la regione di Sharon
Le difese aeree israeliane hanno intercettato la maggior parte delle minacce in arrivo.
Sono stati segnalati detriti o possibili impatti in Israele centrale, ma non sono state confermate vittime nell’ultima ondata.
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COORDINAMENTO TRA IRAN E HEZBOLLAH
Diverse finestre di attacco sembrano indicare lanci sovrapposti da parte dell’Iran e di Hezbollah in Libano.
Modello tipico osservato: Lancio di missili balistici iraniani verso il centro di Israele Lancio di razzi o droni di Hezbollah verso il nord di Israele Allarmi simultanei in più regioni
Questo approccio a più livelli complica la risposta difensiva di Israele, esposto su più fronti contemporaneamente.
Anche i lanci relativamente piccoli di Hezbollah assumono un significato strategico maggiore se sincronizzati con i lanci di missili iraniani.
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FRONTE LIBANESE
Durante il periodo di riferimento, Israele ha continuato a sferrare attacchi mirati nel Libano.
Tra gli obiettivi segnalati figurano: infrastrutture militari vicino a Baalbek, edifici nella periferia di Beirut, strutture militanti nel nord del Libano
Uno degli attacchi più significativi è stato l’assassinio mirato avvenuto nel campo profughi di Al-Badawi, vicino a Tripoli; il funzionario di Hamas Wassim Atallah Al Ali, ucciso insieme alla moglie in un attacco con droni.
La conferma che Israele sta estendendo i suoi attacchi contro i leader, oltre alle infrastrutture di Hezbollah.
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POSIZIONE DELL’IDF IN LIBANO
Israele ha anche rafforzato la sua posizione lungo il confine con il Libano.
I rapporti indicano che le forze dell’IDF hanno dislocato posizioni difensive avanzate più a sud nel Libano.
Le unità coinvolte includono: la 91ª Divisione nei settori orientali, la 210ª Divisione vicino al Monte Dov, la 146ª Divisione che opera nei settori occidentali
Questi dispiegamenti sembrano mirati a spingere le posizioni di lancio di Hezbollah più a nord e a ridurre la minaccia alle comunità di confine israeliane.
Non si tratta ancora di un’invasione su vasta scala, ma rappresenta una significativa escalation della presenza terrestre.
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RIPERCUSSIONI REGIONALI
Il conflitto continua a diffondersi oltre l’asse Iran-Israele.
Tra gli sviluppi chiave figurano: attacchi marittimi contro navi nel Golfo Persico, attività di droni e missili vicino a Cipro e alla Grecia, attacchi con droni iraniani vicino all’aeroporto di Nakhchivan in Azerbaigian, continue minacce alle infrastrutture e alla navigazione nel Golfo
Questi incidenti dimostrano che il teatro geografico della guerra si sta estendendo in tutto il Medio Oriente e nelle regioni adiacenti.
I mercati energetici e le rotte marittime globali restano vulnerabili se l’escalation continua. Sono infatti uno dei fattori, oltre alla situazione politica interna all’Iran e agli Stati Uniti, che determineranno la capacità di sostenere il conflitto
Una considerazione finale induce a credere che la coalizione occidentale ha bisogno di un esito risolutivo rapido del conflitto quando all’Iran potrebbe essere sufficiente a garantire la sopravvivenza trasformare l’attuale scontro in uno stillicidio endemico
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FINE DEL RAPPORTO