Italia e il mondo

NEBBIA DELLA GUERRA E FAKE-NEWS, di Teodoro Klitsche de la Grange

NEBBIA DELLA GUERRA E FAKE-NEWS

Scriveva Clausewitz che la guerra è caratterizzata dalla “nebbia” che non consente o consente con poca chiarezza e distinzione la percezione della situazione effettiva.

Tale nebbia non è però solo quella di Austerlitz, cioè un fenomeno naturale, ma è dovuta ad attività (ed errori) umani: alla confusione, allo scarso o contraddittorio afflusso d’informazioni, agli espedienti del nemico volti ad ingannare. Le informazioni, scriveva il generale prussiano, sono la base per le “nostre idee ed azioni… base fragile ed oscillante, e si comprenderà ben presto quanto pericolosa sia l’impalcatura della guerra, con quanta facilità possa crollare, e schiacciarci sotto le sue macerie”. Le informazioni perciò “in guerra sono in gran parte contraddittorie, in maggior parte ancora menzognere, e quasi tutte incerte”. Tale difficoltà è già importante per chi deve decidere, cioè i comandanti politici e soprattutto militari, gli esperti. Ma è assai peggiore “la cosa per colui che non ha esperienza…ed invece le notizie successive si sostengono, si confermano, s’ingrandiscono, aggiungono”. E il “pubblico” cioè coloro che osservano le descrizioni belliche, sono il massimo della non-esperienza, e non si rendono conto o in misura minima che “la maggior parte delle informazioni è falsa… Ciascuno è disposto a credere più il male che il bene, ciascuno è tentato di esagerare un poco il male: ed i pericoli fittizi che vengono segnalati, in tal modo, pur dissolvendosi in se stessi come le onde del mare, si affacciano, al pari delle onde, senza una causa visibile”. Il capo ha così il difficile compito di valutare e selezionare tra le tante che gli giungono, le notizie più attendibili.

Quando poi le informazioni generosamente distribuite sono dirette al pubblico radio-televisivo e dei media in genere, la nebbia s’infittisce e si amplifica l’interesse a produrle, anche quando la saggezza le rende improbabili. Con ciò si passa alla “guerra psicologica”, definibile come l’insieme delle iniziative volte a controllare l’opinione pubblica e i di essa giudizi ed azioni, agendo – prevalentemente – sul sentimento  e l’emotività. Se indirizzato al nemico (in atto o in potenza) lo scopo assolutamente prevalente è di condizionarne e fiaccarne la volontà, inducendolo alla trattativa (a perdere), se la guerra è in atto, o a non farla (o a non intervenire) se è in potenza. Questo è ovvio, perché da un lato la guerra è un mezzo per affermare la propria volontà e potenza, onde il miglior nemico è quello poco determinato a combattere; dall’altra la prima regola dell’agire strategico è ridurre il numero (o almeno la potenza) dei nemici, come ben sapevano i romani. Il generale prussiano, tuttavia, in un’epoca in cui la stampa quotidiana muoveva i primi passi non era in grado di prevedere quanto si sarebbe intensificata col progredire dei media.

La guerra russo-ucraina è connotata, ancor più che le precedenti del XX e XXI secolo, da essere una guerra telematica, combattuta sui media, non meno – anzi di più – che sul campo. Ma sempre caratterizzata dallo scopo, ovvero fiaccare la volontà del nemico e indurlo a sottomettersi – e dei mezzi all’uopo spiegati: una massa d’informazioni false, artate, contraddittorie. Che non reggono, o sono del tutto improbabili una volta verificate o valutate.

Ad esempio il ruolo di Putin, elevato – in mancanza di più acconci interpreti – ad incarnazione del male assoluto. È lo stesso statista che fino a pochi mesi fa interloquiva con tutti i grandi della terra, che stringevano accordi e facevano affari con lui. Mostrandosi così, almeno, un po’ ingenui, facenti parte della razza dei Chamberlain, non dei Bismarck. E anche dimentichi che il nemico non è solo quello cui si fa la guerra, ma anche quello con cui si conclude la pace. Onde è meglio, come nel diritto (romano) e internazionale classico non demonizzarlo, o anche solo criminalizzarlo, perché così si rende ancora più difficile concludere la pace. E la stessa pace diventa così una tregua di briganti.

Altra notizia non falsa, ma costante, è quella sui “danni collaterali”, ossia sui civili morti a causa delle operazioni belliche. É cosa vera, semplicemente perché da millenni a far le spese della guerra sono (anche) gli innocentes (come scrivevano i teologi-giuristi del ‘600). Ancor più nelle guerre moderne dove la straordinaria forza distruttiva delle armi ne ha reso l’uso limitato spesso impossibile, Con la conseguente violazione del principio del diritto “in guerra” di risparmiare gli innocentes, ossia i non combattenti.

Solo che a distinguere tra crimine di guerra e “danni collaterali” è, molto spesso, la natura dell’obiettivo e l’intensità (e potenza) dell’attacco. Ad esempio non risulta che i russi abbiano impiegato l’aviazione per bombardamenti terroristici, tipo quelli di Dresda, Amburgo e Tokio (e di tante altre città dell’Asse) della seconda guerra mondiale. In cui i morti, nella più modesta delle valutazioni furono alcune decine di migliaia (a bombardamento). E dove furono largamente impiegate le bombe al fosforo per causare incendi difficilissimi da spegnere. Cioè proprio ordigni fatti con lo stesso elemento che tanto tiene banco tra le atrocità russe praticate in questa “operazione militare speciale”. Peraltro anche in tal caso qualcuno s’è impancato a docente di chimica bellica, confondendo fenomeni e norme. Le bombe al fosforo sarebbero armi “chimiche” perché… basate su una reazione chimica (produrre la combustione). Ma essendo una reazione chimica altresì l’esplosione causata dalle bombe convenzionali, anche queste, ragionando come certi esperti, sarebbero delle armi chimiche. Sul piano giuridico invece le bombe al fosforo sono classificate armi convenzionali e, per questo, vietate dalla Convenzione di Ginevra del ’98, ma tenute ben distinte dalle armi chimiche vietate da altra convenzione. Per cui reagire all’uso di ordigni al fosforo con un bombardamento di gas nervini sarebbe una rappresaglia sproporzionata.

Soprattutto non si può confondere il nemico con il criminale come fa la propaganda argomentando che l’uno e l’altro uccidono e danneggiano. La Russia – e così l’Ucraina – ha, come qualsiasi Stato lo jus belli, e quindi il diritto di servirsene. Chi la governa non è un animale, un essere non-umano, né un delinquente. Già lo sapevano i romani. Nel Digesto (L, 16, 118) si legge “Hostes’ hi sunt, qui nobis aut quibus nos publice bellum decrevimus: ceteri ‘latrones’ aut ‘praedones’ sunt”; e traducendo “i nemici sono coloro che a noi, o noi a loro,  abbiamo dichiarato pubblicamente guerra: gli altri sono briganti o pirati”. Caso mai Putin ha, secondo una moda invalsa da quasi un secolo, fatto la guerra chiamandola diversamente (operazione militare speciale). Ma in ciò è stato preceduto da tanti altri – Nato compresa – che ha condotto guerre denominandole “operazioni di polizia internazionale” (ecc. ecc.). L’ipocrisia non è una pratica peculiare a un contendente ma appare estesa a tutta un’epoca che, vagheggiando un pacifismo integrale, ha cominciato a  realizzarlo dal vocabolario. Purtroppo non andando oltre.

Resta da vedere se, diversamente dalle buone intenzioni esternate, una pratica siffatta non faccia crescere d’intensità lo scontro bellico: anzi la creazione del male, del nemico assoluto porta proprio a quello: ad intensificare il sentimento ostile (Clausewitz);e così a popolarizzare la guerra.

Le vie dell’infermo sono lastricate di buone intenzioni.

Teodoro Klitsche de la Grange

Censori, brava gente_di Giuseppe Germinario

Qui sotto la lettera, a firma del Team Manager di Google Ad, indirizzata agli editori con la quale si comunica il taglio degli introiti pubblicitari a coloro i quali affermano e denunciano, tra le altre cose, “che l’Ucraina stia commettendo genocidio o deliberatamente attaccando i propri cittadini”.

 

 

Qui sotto la traduzione del testo originale:

Gentile Editore,

a causa della guerra in Ucraina, sospenderemo la monetizzazione dei contenuti che sfruttano, minimizzano o giustificano la guerra.

Si prenda nota che abbiamo già agito contro affermazioni relative alla guerra in Ucraina quando violavano politiche già in vigore (per esempio, la Dangerous or Derogatory Content Policy proibisce di monetizzare contenuti che incitino alla violenza o neghi eventi tragici). Questo aggiornamento intende chiarire, e in certi casi estendere, le nostre linee guida per gli editori per quanto attiene a questo conflitto.

Questa sospensione include, ma non è limitata, ad affermazioni implicanti che le vittime siano responsabili per la loro tragedia o analoghi casi di incolpazione delle vittime, quali affermazioni che l’Ucraina stia commettendo genocidio o deliberatamente attaccando i propri cittadini.

Alla prossima,

The Google Ad Manager Team

 

 

Per essere chiari, non è un provvedimento che ci tocca particolarmente. Da due anni abbiamo chiuso gli spazi pubblicitari perché abbiamo scoperto di godere di attenzioni particolari, compreso tra l’altro un algoritmo dedicato, da parte dei gestori dei flussi di dati a vari livelli, tali da inibire e scoraggiare l’accesso ai motori di ricerca, alterare i dati di accesso con evidenti riflessi sia sulla potenziale che reale diffusione del sito, che ovviamente sugli introiti. Per dare un idea dell’andazzo, questo sito ha avuto punte reali anche di 150.000/250.000 accessi, vedendosi riconosciuti introiti al massimo tra i dieci e i quindici euri mensili. Sappiamo comunque di non essere i soli.

Abbiamo scelto al momento di soprassedere al danno economico, sia perché il contrasto a questa manipolazione è possibile, ma comporterebbe un costo economico rilevante ed insostenibile per l’attuale redazione; sia perché i tempi per un eventuale importante investimento economico non sono maturi. Non lo sono almeno sino a quando la pletora di analisti, opinionisti ed intellettuali, per quanto parte di essi acuti ed intelligenti, non comprenderanno che il confronto culturale, necessario ed indispensabile alla formazione di una nuova classe dirigente, sia pure con modalità peculiari è parte integrante di un sempre più acceso conflitto politico da affrontare e del quale far parte superando il narcisismo autoreferenziale e la convinzione della efficacia intrinseca “della forza delle idee”. Sino a quando non si comprenderà che l’agone e il conflitto politico non può riguardare unicamente e genericamente la gente, le classi sociali, gli strati sociali come soggetti e la scadenza elettorale come ambito fondamentale; ma deve avere come obbiettivo altrettanto fondamentale la sensibilizzazione, la conquista e la protezione di élites, centri decisori e parti di classe dirigente i quali operano sotto traccia diffusamente o tacciono cautamente, emergono regolarmente anche diffusamente qua e là, specie nelle situazioni di crisi come l’attuale, ma che regolarmente non trovano la necessaria copertura politica tale da poter esporsi ed agire efficacemente.

In Italia, con la fine dei partiti politici di massa strutturati, è una considerazione, patrimonio ormai dissolto, presente teoricamente in pochi individui ed intellettuali, ma concretamente utilizzato da un numero ancor più insignificante di persone, specie tra intellettuali e politici.

Questa lettera ci rivela solo in parte quali siano gli strumenti di controllo e manipolazione dell’informazione nelle società “democratiche-liberali”.

Non solo!

Come ogni testo ed espressione umana, quella lettera esprime un dato assertivo facilmente intelligibile, ma anche un “non detto” espressione di “un mondo vitale”, come direbbe Habermas, ancora più significativo.

Quella lettera urla a chi vuol sentire che il team manager, come pure il sistema mediatico, come pure i politici di rango, come pure i centri decisori, sanno benissimo come si è arrivati al conflitto russo-ucraino e NATO-Russia. Sanno benissimo cosa sta succedendo sul terreno in Ucraina. Sanno benissimo cosa stanno combinando le bande militari oltranziste e naziste ucraine ai danni non solo dei militari russi, il che potrebbe anche essere comprensibile, ma non giustificabile, ma anche ai danni della propria popolazione in quell’area specifica del paese. Fingono di non saperlo, perché sono disponibili, ma volutamente censurati, innumerevoli filmati delle vessazioni messe in atto oggi e da anni.

Sanno benissimo, lo affermano, che quelle bande elettoralmente rappresentano molto meno del 10% della popolazione; omettono però il fatto che politicamente sono in grado di infiltrarsi nei centri di comando e di controllo degli apparati ucraini e riescono a condizionare, minacciare e ricattare pesantemente anche i politici a loro estranei. Nell’esercito e negli apparati securitari esercitano la funzione di veri propri commissari politici armati tesi a garantire ed imporre con i mezzi anche i più “disinvolti” la disciplina, l’obbedienza e la copertura propagandistica. Come spiegare altrimenti, tra i tanti atti repressivi, la messa fuori legge del partito filorusso, maggioritario prima del colpo di stato del 2014, pur sempre il secondo partito nell’ultimo turno elettorale a dispetto dell’esodo e della separazione di buona parte della popolazione russofona e filorussa avvenuta in questi anni. Per inciso, una delle foto del massacro di Bucha, grazie alla fascia bianca sul braccio, rivela involontariamente che la vittima, se reale, è un filorusso. 

A pensarci bene non è però il carattere nazifascista di quella componente ad essere dirimente in quel contesto, giacché il carattere di resistenza che si vuole attribuire alla reazione all’intervento militare russo farebbe cadere in second’ordine la matrice politica dei resistenti. Non lo è dirimente per noi; lo dovrebbe essere, per inciso, per i portabandiera dell’antifascismo senza fascismo che trionfano in Italia e più in generale nel mondo del politicamente corretto e del dirittoumanitarismo. Varrebbe piuttosto considerare il carattere scellerato di una classe dirigente, simile ad una satrapia, incapace di definire un interesse nazionale comprensivo dell’intera popolazione ucraina e della collocazione geografica e geopolitica di quel paese e per questo totalmente dipendente e strumentalizzata dai disegni oltranzisti statunitensi.

Il problema vero è che quei gruppi neonazisti, nella loro brutalità e nel loro furore ideologico, nella loro ambizione di preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina ed eventualmente allargarla prescindono dalla popolazione che vi abita da secoli, sino ad annichilirla, perseguitarla ed eliminarla. Si tratta, per inciso, non solo di quella russa, ma anche di quella ungherese e polacca. Divengono quindi un puro strumento, per altro ben foraggiato dalla gran parte delle decine di miliardi di dollari sin qui elargiti, di interessi esterni, direttamente agli ordini di centri decisori esterni. Un modo a dir poco distorto di difendere ed affermare l’interesse nazionale di un paese. Giuseppe Germinario

Intervista dal fronte_a cura di Max Bonelli

Mariupoli la  lotta tra il bene ed il male

 

Effettuo la traduzione di una intervista ad un combattente russo di Mariupoli. Tra i tanti scritti, articoli che ho tradotto in questi giorni, questo mi ha colpito per l’intensità e la stridente contronarrazione alle vulgate delle nostre televisioni atlantiste

Buona lettura,

Max Bonelli

 

 

Ripulire la città dai nazisti dell’Azov è un lavoro duro ed estenuante. Sei in tensione selvaggia tutto il giorno. Capisci perfettamente che puoi diventare una facile preda per un cecchino, quindi corri tra le case, piegandoti e incassando la testa nelle spalle.  il gioco mortale tra gatto e topo. Indossi un elmetto in Kevlar, un’armatura, munizioni. Ognuno di noi è magro come un lavabo ma  le gambe di tutti sono come quelle di atleti sollevatori di pesi.  Ti senti più calmo sotto la copertura di un carro armato o di un’altra armatura. Prima di correre dall’altra parte della strada, si “scansionano” tutti i grattacieli.

 

Tutto ruota intorno alla lotta contro i cecchini. Hanno un cecchino scalatore. Si piazza al quinto e sesto piano. E poi scende rapidamente tramite la corda e scappa fino a quando non è scoperto da un carro armato, mortaio o fuoco di artiglieria. I lanciatori di granate dell’AGS hanno imparato a inviare granate direttamente in finestre specifiche.  Abbiamo ragazzi che hanno operato in Medio Oriente contro  l’ISIS e sono tornati vittoriosi. A Mosul una città di più di un milione di abitanti L’ISIS ne aveva  fatto un’area fortificata. Così gli americani la martellarono asfaltandola,  con il fuoco dell’artiglieria. Per un membro dell’ISIS, potevano uccidere  un centinaio di civili.

Noi invece lavoriamo in modo mirato. Ecco perché è difficile. I  carri armati, lavorano solo sui punti di fuoco di cecchino identificati – se non lo   centriamo, seppelliamo comunque il tiratore sotto le macerie.

La verità è molto diversa da quella che raccontano gli ucraini. Diversi gruppi di cecchini buriati e  tuvani (popolazioni della siberia) sono tra noi. C’è anche un Khanty del distretto di Khanty-Mansiysk. Cacciatori da generazioni  Molti sono passati attraverso la Cecenia, l’Ossezia, la Siria… Ma dicono che Mariupol è qualcosa di speciale. Vedere un cecchino nella finestra o nella soffitta di un grattacielo distrutto è estremamente difficile. Passano ore a fissare le case – attraverso un binocolo, in una termocamera e con i propri occhi. Dopo due o tre giorni, gli occhi si infiammano, i volti diventano rossi – come da una costante mancanza di sonno. Li spalmano con un po ‘di grasso di cervo. I cecchini delle Forze per le operazioni speciali  lavorano con loro. I loro fucili perforano le pareti. Nel muro dopo il colpo – buchi delle dimensioni di un piatto…

In generale, nel nostro plotone, un terzo dei ragazzi ha cognomi ucraini. Dicono “ puliamo il nostro paese dagli spiriti maligni.” Ci sono quelli nati sotto l’Unione Sovietica – quelli che sono nati in Ucraina, Moldavia, Kazakistan. Le milizie russe in generale sono un’internazionale completa. Russi, ucraini, abkhazi, daghestani. Ci sono molti caucasici in generale. I combattimenti sono il loro elemento. Nella guerra, incrociamo costantemente i ceceni di Kadyrov. A volte loro ci aiutano, a volte noi aiutiamo loro. All’inizio, hanno mostrato uno sfacciato disprezzo per la morte. Poi sono diventati più attenti. La guerra è posizionale. Non c’è combattimento con il pugnale qui, gli attacchi di cavalleria non passano. Puoi diventare una facile preda per un cecchino o un mortaio. I banderiti, tra l’altro, hanno anche ceceni. Ma i nostri li chiamano “Satanisti di lingua cecena”. Li abbiamo raggiunti tramite comunicazione. Vieni fuori, gli dicono, una volta, non spareremo – combatteremo con i pugnali come uomini. Non sono usciti.

Tra le truppe di montagna  quelli più anziani –  hanno combattuto nella prima guerra cecena. E ora stanno combattendo i Banderisti insieme ai ceceni.

Adesso sono Fratelli in Armi. Il nostro odio per i Banderisti è reciproco in maniera  assoluta. Li distruggeremmo tutti con l’artiglieria in un’ora. Ma si nascondono dietro le spalle dei civili. Non lasciano entrare le persone nei corridoi umanitari che abbiamo aperto e strillano al mondo intero che i civili stanno soffrendo per gli occupanti.

Non c’è logica, nessun significato, nessuna idea alta nelle loro azioni. Tutto è costruito su bugie – sia per il clown Zelensky che per se stessi. Ci accusano costantemente di ciò che fanno loro stessi. Bugie, bugie, bugie.

Anche i ceceni vogliono distruggere i neonazisti. Furono i ceceni a carpire il maggior numero di nazisti che cercarono di lasciare la città insieme ai civili lungo il corridoio umanitario. Per prima cosa hanno controllato le spalle – erano contusi dal rinculo del calcio del fucile. Poi controllavano i segni di ginocchiere sulle mie ginocchia. E il casco lascia una striscia rossa sulla testa. Alcuni sono stati persino annusati. Se una persona spara molto, sente odore di polvere da sparo e olio per pistole. Il mestiere del militare militare è una corsa con lo zaino, rimangono tracce sui fianchi. Potrebbe esserci un callo sul pollice dal caricamento del caricatore con le cartucce. Di solito sono tutti leggermente piegati. Sul petto, le munizioni sono costantemente appese. E questo a volte sono più di mille colpi di munizioni. Ci sono segni  sulle spalle. Ci sono molte sfumature e segni che un militare trova..

In generale, i soldati di vecchia data gli” highlander “hanno una sorta di intuizione animale per il nemico. Lo sentono con la loro pelle. Indagano con gli occhi su una persona e aspettano che distolga lo sguardo. E i Banderisti non guardano negli occhi. A loro non piace affatto uno sguardo diretto e dal modo in cui reagisce alla presa , il nemico si sente.  Molti hanno tatuaggi sulle spalle. O una traccia di  acido.per cancellarlo.

Quando i civili furono portati fuori dalla città, non ebbero nemmeno la forza di gioire. Devastati totalmente. Quasi come zombie. Gli occhi di molti sono neri, devastati. Guardano come se fossero sull’abisso. Mi sembra che sia così che i prigionieri dei campi di concentramento non hanno avuto la forza quando i nostri soldati li hanno liberati. Molti sono sull’orlo della follia o di un esaurimento nervoso. Gli anziani che avevano tutti i tipi di piaghe, non appena escono dagli scantinati, muoiono di stress. Sono sepolti proprio in città. I vicini di solito li seppelliscono. Mariupol è costellata di queste fosse comuni.

Dopo aver continuato a correre per la città e sparare, si arriva alla sera morto di fatica. Pensi che oggi questo brutto sogno sia finito. Domani ricominceremo a dare veleno ai bastardi. Ed eccoci qui ad aspettare interi branchi di cani e gatti abbandonati. Si siedono e aspettano che i combattenti condividano la razione secca.  Sta scritto : “Condividi con  creatura di Dio”.

L’altro giorno è apparsa una gatta incinta. Strisciava, tremava, graffiava il terreno con i suoi artigli e urlava. Il cibo per i gattini è necessario in modo catastrofico. Le ho dato uno stufato. Tutti gli altri cani e gatti che erano in giro non si muovevano nemmeno. Anche se affamati non meno di lei. Anche la bestia capisce che una femmina incinta non può essere offesa. Ha mangiato tutto lo stufato e ha iniziato a leccare la mia scarpa polverosa. Il suo modo di dire “Grazie”. Le abbiamo fatto un “divano” nella scatola delle munizioni. Un piccolo ospedale di maternità felina da campo.

“Lascia che i tuoi gattini nascano”.

Abbiamo davvero bisogno di sostegno e comprensione; sentire che tutta la Russia è dietro di noi. E quando i ragazzi ci hanno mandato la canzone “We bite into Mariupol” – il nostro morale è andato alle stelle.

Chi ha scritto la canzone. Ha fatto una bella cosa, parla noi. Avevo una aureola proprio sopra la mia testa dopo averla ascoltata. Stiamo facendo un ottimo lavoro qui. Insieme, il mondo intero – cristiani, musulmani, buddisti. Salviamo la Russia. Solo questo pensiero ci mantiene in buona forma e non ci permette di rilassarci. Il Signore ci rispetta. Questo è quello che stiamo facendo qui. Quando morirò – ricorderò come abbiamo preso Mariupol.

Sergej Afonin

 

 

 

 

Stati Uniti, Ucraina e il punto di rottura_con Gianfranco Campa

Joe Biden e lo staff presidenziale, se non il momento di sintesi, avrebbero quantomeno dovuto essere il punto di mediazione del coacervo di interessi e di indirizzi politici in grado di sconfiggere con qualsiasi mezzo Trump ed imporre la conduzione di una linea politica che ristabilisse all’interno il pieno controllo del paese senza modificarne sostanzialmente gli equilibri, sarebbe meglio dire gli squilibri politico-sociali e all’esterno il predominio statunitense unipolare o tutt’al più bipolare, ma con una Cina appesa al processo di globalizzazione da essi disegnato. L’impresa era di per sè ardua ed improbabile; la vivacità e distruttività dello scontro politico interno ne hanno reso la conduzione talmente oscillante ed inaffidabile sino a suscitare la diffidenza e l’ostilità persino nel complicato sistema di alleanze in divenire contro la Cina e la Russia, riuscendo a rafforzare un asse sino-russo ed un loro timido avvicinamento ad una pletora di paesi altrimenti in aperto o sordo conflitto sino ad un decennio fa. L’unica miserabile eccezione a questa volatilità rimangono i centri decisori dei paesi europei aggrappati a qualsiasi prezzo ad una parte dei centri decisori statunitensi, anche a costo di vedersi trascinati in una guerra come vittime designate. Una postura suicida che condannerà al dissesto intere nazioni e ad una sopravvivenza precaria le loro classi dirigenti. La evidente mediocrità dello staff presidenziale e i limiti fisici stessi di Joe Biden hanno trasformato in pochi mesi l’intera compagine in un vaso di coccio strattonato e stritolato da tendenze contrapposte. Il punto in comune di esse sono la russofobia; quello che li divide è il livello di conflittualità nei confronti della Cina. Una situazione aperta a svariati punti di arrivo ma pericolosissima ed esposta a colpi di mano imprevedibili. In questi spazi il movimento di Trump, pur tra mille limiti ed esposto ad operazioni trasformistiche, potrebbe trovare enormi praterie da percorrere con esiti altrettanto imprevedibili per gli Stati Uniti e di riflesso nel mondo. Joe Biden sarà la prima vittima designata, per meglio dire il caproespiatorio da sacrificare; Kamala Harris, nella sua vacuità, lo seguirà a ruota. Riemergono in lizza vecchie cariatidi e nuove figure dal futuro incerto. Nel frattempo l’offensiva russa in Ucraina si consolida e consegue i primi significativi successi; il battaglione Azov ha perso ormai i 3/4 dei suoi effettivi e l’intero comando abbattuto questo pomeriggio; il resto delle compagini neonaziste si avvicinano alla stessa fine, sperando che il resto dell’esercito ucraino riesca a separare da esse il proprio destino; la minaccia nucleare somiglia sempre meno ad un videogame. Ascoltate Gianfranco Campa! E’ una voce unica nel panorama italiano. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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Jacques Baud Come procedono le operazioni in Ucraina, a cura di Giuseppe Gagliano

Jacques Baud Come procedono le operazioni in Ucraina

A partire dal 25 marzo 2022, la nostra analisi della situazione conferma le osservazioni e le conclusioni fatte a metà marzo.

L’offensiva lanciata il 24 febbraio è strutturata in due linee , in conformità con la dottrina operativa russa:

– Uno sforzo principale diretto verso il sud del paese nella regione del Donbass e lungo la costa del Mar d’Azov. Come previsto dalla dottrina, gli obiettivi principali sono su questa linea: la neutralizzazione delle forze armate ucraine (obiettivo di “smilitarizzazione”) e la neutralizzazione delle milizie paramilitari ultranazionaliste nelle città di Kharkov e Mariupol (obiettivo di “denazificazione”). Questa spinta principale è guidata da una coalizione di forze: le forze russe del distretto militare meridionale attraverso Kharkov e la Crimea, con – al centro – le forze della milizia delle repubbliche di Donetsk e Luhansk, nonché un contributo della Guardia nazionale cecena per i combattimenti nell’area urbana di Mariupol;

– Uno sforzo secondario su Kiev, il cui obiettivo è quello di “aggiustare” le forze ucraine (e occidentali), in modo da impedirle di condurre operazioni contro la spinta principale, o addirittura di portare indietro le forze della coalizione russa.

Questa offensiva segue rigorosamente gli obiettivi fissati da Vladimir Putin il 24 febbraio. Ma, ascoltando solo i loro pregiudizi, di “esperti” e politici occidentali hanno sottolineato che l’obiettivo della Russia era impadronirsi dell’Ucraina e rovesciare il suo governo. Applicando una logica molto occidentale, vedevano Kiev come il “centro di gravità” (Schwerpunkt) delle forze ucraine. Secondo Clausewitz, il “centro di gravità” è l’elemento da cui un belligerante trae la sua forza e capacità di agire, quindi è l’obiettivo prioritario della strategia di un avversario. Questo è il motivo per cui gli occidentali hanno sistematicamente cercato di prendere il controllo delle capitali nelle guerre che hanno intrapreso. Addestrato e consigliato da esperti della NATO, lo Stato Maggiore ucraino ha, in modo abbastanza prevedibile, applicato la stessa logica per rafforzare la difesa di Kiev e dei suoi dintorni, lasciando le sue truppe povere nel Donbass, lungo il principale asse di sforzo russo.

Se avessimo ascoltato attentamente Vladimir Putin, ci saremmo resi conto che l’obiettivo strategico della coalizione russa non è impadronirsi dell’Ucraina, ma rimuovere qualsiasi minaccia per le popolazioni di lingua russa del Donbass. Sulla base di questo obiettivo generale, il “vero” centro di gravità che la coalizione russa sta cercando di colpire è la maggior parte delle forze armate ucraine ammassate nel sud-sud-est del paese dalla fine del 2021, non Kiev.

Convinti che l’offensiva russa stia prendendo di mira Kiev, gli esperti occidentali hanno logicamente concluso che 1) i russi stanno calpestando e 2) la loro offensiva è destinata al fallimento perché non saranno in grado di tenere il paese a lungo termine.

Detto questo, il discorso occidentale su un’offensiva russa impantanata e i cui successi sono scarsi fa anche parte della guerra di propaganda condotta da entrambe le parti. Pertanto, la sequenza delle mappe delle operazioni pubblicate da Libération dalla fine di febbraio non mostra praticamente alcuna differenza da un giorno all’altro fino al 18 marzo (quando i media hanno smesso di aggiornarsi). Così, il 23 febbraio, su France 5, la giornalista Élise Vincent valuta il territorio preso dalla coalizione russa come l’equivalente della Svizzera o dei Paesi Bassi. In realtà, siamo più sulla superficie della Gran Bretagna.

Inoltre, va notato che le forze ucraine non compaiono su nessuna mappa della situazione presentata dai nostri media. Pertanto, se la mappa del Ministero delle Forze armate fornisce un’immagine leggermente più onesta della realtà, evita accuratamente di menzionare le forze ucraine circondate nel calderone di Kramatorsk.

Le forze ucraine, infatti, non sono mai rappresentate sulle nostre mappe, perché ciò dimostrerebbe che non sono state schierate al confine russo nel febbraio 2022, ma che sono state raggruppate nel sud del Paese in preparazione all’offensiva di cui è iniziata la fase preparatoria il 16 febbraio. Ciò conferma che la Russia ha reagito solo a una situazione avviata dall’Occidente, attraverso l’Ucraina, come vedremo. Oggi, sono queste forze che sono accerchiate nel calderone di Kramatorsk e metodicamente frammentate e neutralizzate passo dopo passo in maniera incrementale dalla coalizione russa.

La vaghezza mantenuta sulla situazione delle forze ucraine in Occidente ha altri effetti. Innanzi tutto mantiene l’illusione di una possibile vittoria ucraina. Così, invece di incoraggiare un processo di negoziazione, l’Occidente cerca di prolungare la guerra. Per questo l’Unione Europea e alcuni dei suoi paesi membri hanno inviato armi e incoraggiano così la popolazione civile ei volontari di ogni tipo ad andare a combattere, spesso senza addestramento e senza una vera struttura di comando, con conseguenze omicide.

Sappiamo che in un conflitto ciascuna parte tende a informare in modo da dare un’immagine favorevole della propria azione. Nasconde le profonde carenze della condotta ucraina, nonostante sia stata addestrata e consigliata dai soldati della NATO.

Pertanto, la logica militare avrebbe imposto che le forze catturate nel calderone di Kramatorsk si sarebbero ritirate su una linea all’altezza del Dnepr, ad esempio, per riorganizzarsi ed effettuare una controffensiva; ma gli fu proibito di ritirarsi dal presidente Zelensky. Già nel 2014 e nel 2015, un attento esame delle operazioni ha mostrato che gli ucraini stavano applicando schemi “stile occidentale”, totalmente inadatti alle circostanze, di fronte a un avversario più fantasioso, più flessibile e con strutture di leadership più snelle. Oggi è lo stesso fenomeno.

Infine, la visione parziale del campo di battaglia che ci è stata data dai nostri media ci ha reso incapaci di aiutare lo stato maggiore ucraino a prendere le giuste decisioni. Ci ha portato a pensare che l’ovvio obiettivo strategico fosse Kiev, che la “smilitarizzazione” fosse mirata all’adesione dell’Ucraina alla NATO e che la “denazificazione” fosse mirata a rovesciare Zelensky. Questa leggenda è stata alimentata dall’appello di Vladimir Putin alla disobbedienza all’esercito ucraino, interpretato (con grande immaginazione e pregiudizio) come un appello a rovesciare il governo. Tuttavia, questa chiamata era rivolta alle forze ucraine schierate nel Donbass in modo che si arrendessero senza combattere. L’interpretazione occidentale ha indotto il governo ucraino a giudicare male gli obiettivi russi e ad abusare del suo potenziale di vittoria.

Non vinci una guerra con il pregiudizio: la perdi, ed è quello che sta succedendo. Pertanto, la coalizione russa non è mai stata “fermata” o “fermata” da una resistenza eroica: semplicemente non ha attaccato dove previsto! Non volevamo ascoltare ciò che Vladimir Putin ci ha spiegato molto chiaramente. Per questo siamo così diventati – volens nolens – i principali artefici della sconfitta ucraina che sta prendendo forma. Paradossalmente, è probabilmente a causa dei nostri sedicenti “esperti” e strateghi occasionali sui nostri televisori che l’Ucraina si trova oggi in questa situazione!

Per quanto riguarda il corso delle operazioni, le analisi presentate dai nostri media provengono il più delle volte da politici o cosiddetti esperti militari, che trasmettono propaganda ucraina.

Sia chiaro: qualsiasi guerra è una tragedia. Il problema qui è che i nostri strateghi del pareggio stanno chiaramente cercando di drammatizzare eccessivamente la situazione per escludere qualsiasi soluzione negoziata. Questa evoluzione, tuttavia, spinge alcuni soldati occidentali a parlare ea dare un giudizio più sfumato. Così, su Newsweek, un analista della Defense Intelligence Agency (DIA), l’equivalente americano del a Direction du Renseignement Militaire (DRM) in Francia, osserva che “in 24 giorni di conflitto, la Russia ha effettuato circa 1.400 attacchi e lanciato quasi 1.000 missili (in confronto, gli Stati Uniti hanno effettuato più di attacchi e lanciato più missili sul primo giorno della guerra in Iraq nel 2003)”.

Mentre gli occidentali “preparano” il campo di battaglia con attacchi intensi e prolungati prima di inviare le loro truppe sul campo, i russi preferiscono un approccio meno distruttivo, ma più ad alta intensità di truppe. Su France 5, la giornalista Mélanie Tarvant presenta la morte dei generali sul campo di battaglia come prova della destabilizzazione dell’esercito russo. Ma è una profonda incomprensione delle tradizioni e delle modalità di funzionamento di questa. Mentre in Occidente i comandanti tendono a guidare da dietro, le loro controparti russe tendono a guidare dalla parte anteriore dei loro uomini: in Occidente diciamo “Avanti!” in Russia dicono “Seguimi!” “. Questo spiega le elevate perdite ai vertici del comando, già osservate in Afghanistan, ma anche una selezione dei quadri molto più rigorosa che in Occidente.

Inoltre, l’analista della DIA osserva che “la stragrande maggioranza degli attacchi aerei ha luogo sul campo di battaglia, con aerei russi che forniscono ‘supporto aereo ravvicinato’ alle forze di terra. Il resto – meno del 20%, secondo gli esperti statunitensi – prende di mira aeroporti militari, caserme e depositi di supporto”. Così, la frase “bombardamento indiscriminato [che] devasta la città e uccide tutti” ripresa dai media occidentali sembra contraddire l’esperto dell’intelligence americana che afferma “se solo ci convinciamo che la Russia sta bombardando indiscriminatamente, o non infligge più danni perché il suo personale non è all’altezza o perché tecnicamente inetto, quindi non vediamo il conflitto per quello che è”.

In effetti, le operazioni russe differiscono fondamentalmente dal concetto occidentale. L’ossessione degli occidentali di non avere vittime nelle proprie forze li porta a operazioni che risultano essenzialmente in attacchi aerei molto mortali. Le truppe di terra intervengono solo quando tutto è stato distrutto. Ecco perché, in Afghanistan o nel Sahel, gli occidentali uccidono più civili che terroristi. Questo è il motivo per cui i paesi occidentali impegnati in Afghanistan, Medio Oriente e Nord Africa non pubblicano più il bilancio delle vittime civili causate dai loro attacchi . Perché, infatti, gli europei impegnati in regioni che incidono solo marginalmente sulla loro sicurezza nazionale, come gli estoni nel Sahel, si recano lì per “sporcarsi le mani”.

In Ucraina la situazione è molto diversa. Basta guardare una mappa delle zone linguistiche per vedere che la coalizione russa opera quasi esclusivamente nella zona di lingua russa, quindi in mezzo a popolazioni generalmente favorevoli. Il che spiega anche le dichiarazioni di un ufficiale dell’aeronautica americana: “So che i media continuano a dire che Putin prende di mira i civili, ma non ci sono prove che la Russia lo faccia intenzionalmente”.

Al contrario, è per lo stesso motivo – ma implicitamente – che l’Ucraina ha schierato i suoi combattenti paramilitari ultranazionalisti in grandi città come Mariupol o Kharkov: senza legami affettivi o culturali con le popolazioni locali, queste milizie possono combattere anche a costo di pesanti vittime civili. Le atrocità che stiamo scoprendo sono ancora nascoste dai media francofoni, per paura di perdere il sostegno all’Ucraina, come riportato dai media vicini ai repubblicani negli Stati Uniti.

Dopo gli scioperi di “decapitazione” nei primi minuti dell’offensiva, la strategia operativa russa è stata quella di aggirare i centri urbani per avvolgere l’esercito ucraino “fissato” dalle forze delle repubbliche del Donbas. È importante ricordare che la “decapitazione” non ha lo scopo di annientare lo stato maggiore o il governo (come tendono a capire i nostri “esperti”), ma di tagliare le strutture di comando in modo da impedire la manovra coordinata delle forze. Cerchiamo, al contrario, di preservare gli organi di gestione per poter negoziare una via d’uscita dalla crisi.

Il 25 marzo 2022, dopo aver chiuso a chiave il calderone di Kramatorsk, chiuso ogni possibilità di ritirata agli ucraini e preso la maggior parte delle città di Kharkov e Mariupol, la Russia ha quasi raggiunto i suoi obiettivi: non resta che concentrare i suoi sforzi per ridurre sacche di resistenza. Quindi, contrariamente a quanto sostenuto dalla stampa occidentale, non si tratta di un riorientamento o di un ridimensionamento della sua offensiva, ma di metodica attuazione degli obiettivi. La forza lavoro ha annunciato il 24 febbraio.

Un aspetto particolarmente preoccupante di questo conflitto è l’atteggiamento dei governi europei che consentono o incoraggiano l’impegno dei loro cittadini ad andare a combattere in Ucraina. L’appello di Volodymyr Zelensky a unirsi alla Legione Internazionale per la Difesa Territoriale dell’Ucraina da lui appena creata è stato accolto con entusiasmo dai paesi europei.

Incoraggiati dai media che ritraggono un esercito russo in rotta, molti di questi giovani se ne vanno immaginando di andare – letteralmente – a una battuta di caccia. Tuttavia, una volta lì, la disillusione è grande. Le testimonianze mostrano che questi “dilettanti” finiscono spesso come “carne da cannone” senza avere alcun impatto reale sull’esito del conflitto. L’esperienza dei recenti conflitti mostra che l’arrivo di combattenti stranieri non aggiunge nulla a un conflitto se non aumentarne la durata e la letalità.

Inoltre, dovrebbe destare preoccupazione l’arrivo di diverse centinaia di combattenti islamici dalla regione di Idlib, regione sotto il controllo e la protezione della coalizione occidentale in Siria (e in cui due leader dello Stato islamico sono stati uccisi dagli americani). In effetti, le armi che forniamo in modo molto generoso all’Ucraina sono già in parte nelle mani di persone e organizzazioni criminali e stanno già cominciando a porre un problema di sicurezza per le stesse autorità di Kiev. Per non parlare del fatto che le armi la cui efficacia è elogiata contro gli aerei russi potrebbero alla fine minacciare i nostri aerei militari e civili…

Il volontario presentato con orgoglio da RTBF al telegiornale delle 19:30 dell’8 marzo 2022 era un ammiratore del “Corps Franc Wallonie” dei volontari belgi impegnati con il Terzo Reich, e illustra il tipo di pubblico attratto dall’Ucraina. Alla fine, dovrai chiederti chi ha vinto di più dal Belgio o dall’Ucraina…

La distribuzione indiscriminata di armi potrebbe benissimo rendere – volens nolens – l’UE un sostegno all’estremismo, o addirittura al terrorismo internazionale. Risultato: aggiungiamo sventura a sventura, per soddisfare le élite europee più della stessa Ucraina.

*

In conclusione, vale la pena sottolineare tre punti.

– L’intelligence occidentale ignorata dai responsabili politici

I documenti militari rinvenuti presso il quartier generale ucraino nel sud del Paese confermano che l’Ucraina si stava preparando ad attaccare il Donbass e che gli spari osservati dagli osservatori dell’OSCE dal 16 febbraio annunciavano un’imminente focolaio.

Qui una riflessione è d’obbligo per gli occidentali: o i loro servizi di intelligence non hanno visto cosa stava succedendo e sono molto cattivi, oppure i politici hanno scelto di non ascoltarli. Sappiamo che i servizi di intelligence russi hanno capacità analitiche di gran lunga superiori rispetto ai servizi occidentali. Sappiamo anche che i servizi di intelligence americani e tedeschi avevano compreso molto bene la situazione dalla fine del 2021 e sapevano che l’Ucraina si stava preparando ad attaccare il Donbass.

Questo ci permette di dedurre che i leader politici americani ed europei hanno deliberatamente spinto l’Ucraina in un conflitto che sapevano sarebbe andato perduto, al solo scopo di infliggere un colpo politico alla Russia.

Il motivo per cui Zelensky non dispiegò le sue forze al confine russo e affermò ripetutamente che il suo grande vicino non lo avrebbe attaccato era presumibilmente che pensava di fare affidamento sulla deterrenza occidentale. Ha detto alla CNN il 20 marzo che gli era stato chiaramente detto che l’Ucraina non avrebbe fatto parte della NATO, ma pubblicamente sembra il contrario! Quindi l’Ucraina è stata sfruttata per colpire la Russia. Obiettivo la chiusura del gasdotto North Stream 2, annunciata l’8 febbraio da Joe Biden durante la visita di Olaf Scholz a cui è seguita una pioggia di sanzioni.

– Una diplomazia rotta

Ovviamente, dalla fine del 2021, l’Occidente non ha fatto alcuno sforzo per riattivare gli accordi di Minsk, come dimostrano i resoconti di visite e conversazioni telefoniche, in particolare tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin. Tuttavia, la Francia, in quanto garante degli Accordi di Minsk e come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non ha rispettato i propri impegni, il che ha così portato alla situazione che l’Ucraina sta vivendo oggi. Abbiamo persino la sensazione che gli occidentali abbiano cercato di aggiungere benzina sul fuoco dal 2014.

Pertanto, la messa in allerta delle forze nucleari da parte di Vladimir Putin il 27 febbraio è stata presentata dai nostri media e dai nostri politici come un atto di irrazionalità o di ricatto. Ciò che si dimentica è che ha fatto seguito alla minaccia appena velata lanciata da Jean-Yves Le Drian, tre giorni prima, che aveva indicato che la NATO avrebbe potuto utilizzare l’arma nucleare. aria. È molto probabile che Putin non abbia preso sul serio questa “minaccia”, ma abbia voluto spingere i paesi occidentali – e la Francia in particolare – ad abbandonare il linguaggio eccessivo.

– La vulnerabilità degli europei alla manipolazione è in aumento

Oggi, la percezione diffusa dai nostri media che l’offensiva russa si sia arenata, che Vladimir Putin sia pazzo, irrazionale e quindi pronto a tutto pur di uscire dall’impasse in cui si troverebbe. In questo sfondo totalmente emotivo, la strana domanda posta dal senatore repubblicano Marco Rubio durante l’audizione di Victoria Nuland davanti al Congresso: “Se c’è un incidente o un attacco in Ucraina con armi biologiche o chimiche, c’è qualche dubbio nella tua mente che ci sia un 100 % di possibilità che i russi siano responsabili? Naturalmente lei risponde che non ci sono dubbi. Eppure non c’è assolutamente alcuna indicazione che i russi stiano usando tali armi. Inoltre, i russi hanno finito di distruggere le loro scorte nel 2017, mentre gli americani non le hanno ancora distrutte…

Forse questo non significa niente. Ma nello stato d’animo attuale, tutte le condizioni sono soddisfatte perché si verifichi un incidente, che potrebbe spingere gli occidentali a impegnarsi maggiormente, in una forma o nell’altra, nel conflitto ucraino (incidente “sotto falsa bandiera”).

https://centrostudistrategicicarlodecristoforis.wordpress.com/2022/03/30/jacques-baud-come-procedono-le-operazioni-in-ucraina/?fbclid=IwAR0FfLnjq3cwbEGDZsGC8f3Go_v9Sm077Mkk-nWp72NWXv3j_-pSouVkv8E

Stati Uniti Russia! Stillicidio o scontro frontale_con Antonio de Martini

I momenti di attrito suscitano solitamente livelli di allarme tali da paventare l’arrivo di eventi estremi. Il sistema mediatico è solitamente il grande veicolo di queste dinamiche e di tali rappresentazioni della realtà. Con il conflitto russo-ucraino, parte ormai di un confronto russo-sino-statunitense sempre più acceso, si è aperta una nuova e più dirompente tappa nelle dinamiche geopolitiche. Una accelerazione che richederà, però, ulteriori passaggi prima che possa passare eventualmente ad uno scontro aperto e distruttivo, fermo restando il ruolo soggettivo degli attori in grado di imprimere e forzare il corso degli eventi. Spesso si confondono i proclami e le intenzioni con la realtà e le concrete possibilità. E’ il caso della fondatezza delle aspirazioni di autonomia ed indipendenza politica delle classi dirigenti dei paesi europei. Un equivoco ed una illusione che la sempre maggior durezza dei fatti cui si andrà incontro renderà un sapore amaro alla vita di gran parte dei popoli europei. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

https://rumble.com/vyugm9-stillicidio-o-scontro-frontale-con-antonio-de-martini.html

Stati Uniti, Russia, Ucraina! Lapsus e verità_con Gianfranco Campa

Biden potrebbe essere il ventriloquo, la voce della verità in grado di rivelarci le reali intenzioni dei centri decisori statunitensi. Non nelle sue intenzioni ovviamente, piuttosto a causa delle sue condizioni. Nel frattempo il sistema mediatico statunitense sembra essere colto da un sussulto di serietà professionale. Ha ritrovato miracolosamente la memoria e rispolverato vecchie storie compromettenti ai danni del presidente. Amore per la verità, anche la più scomoda oppure protagonismo in un gioco di potere in grado di determinare la preminenza all’interno e le dinamiche geopolitiche all’esterno del paese in direzione di uno scontro sempre più aspro ed azzardato. Un avventurismo che al momento e riuscito a compattare il mondo occidentale al prezzo, però, di una ostilità crescente nel resto del mondo. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

https://rumble.com/vyquct-stati-uniti-russia-lapsus-e-verit-con-gianfranco-campa.html

UN MESE DOPO, di Pierluigi Fagan

situazione in Ucraina al 26 marzo secondo il Ministero della difesa francese
Intanto l’Azerbaijan ha attaccato nuovamente il Nagorno-Karabakh. Sarà uno stillicidio_Giuseppe Germinario
UN MESE DOPO. Dopo il primo mese di guerra, oggi siamo forse in grado di fare ipotesi (che comunque tali rimarranno) su come andrà a “finire” il conflitto.
I conflitti dentro il conflitto sono tre. C’è il conflitto “aggressore-aggredito” provocato dall’invasione russa in Ucraina, c’è il conflitto “provocatore-provocato” tra Stati Uniti e Russia che fino ad oggi sono stati i due pari competitor planetari militari avendo più o meno la stessa dotazione nucleare, c’è il conflitto a guida americana “democrazie vs autocrazie” che era il programma di politica estera di Biden alle elezioni, con cui gli americani tentano di bipolarizzare il mondo giocandosi così la loro partita per ritardare l’avvento di un ordine multipolare che ne relativizzerebbero la potenza, la ricchezza, l’influenza.
I tre conflitti non possono intendersi slegati, sono intrecciati assieme e questo ne determina la complessità d’analisi. Ma al contempo, ne facilita la lettura strategica. Sebbene la strategia di comunicazione americana faccia terra bruciata intorno a tutto ciò che non si riferisce all’Ucraina propriamente detta, con questa reiterazione ossessiva del format “aggressore-aggredito”, è proprio fuori del semplice conflitto ucraino che va trovata la chiave strategica.
Ieri terminava il primo mese di guerra e non a caso è terminato con un discorso planetario del presidente americano. Biden ci ha fatto sapere che questo conflitto non terminerà non per mesi ma per anni. Perché?
Ovviamente perché il conflitto basato sul format “democrazie vs autarchie” è su sfondo geopolitico-storico. La battaglia tra mondo uni-bi-polare e mondo multipolare è di fase di transizione storica, non è certo cosa che si svolge in breve tempo. Ed è proprio per comprare tempo che gli USA hanno lanciato questa sfida non appena i russi gli hanno dato l’occasione.
Ma anche il conflitto tra le due superpotenze atomiche, che a sua volta è un conflitto compreso in quello della transizione multipolare ove per gli americani è necessario depotenziare il nemico più temibile sulla scala militare, ha la stessa necessità strategica temporale. Come detto poco tempo fa, c’è chi ha letto l’intera guerra fredda come una lunga pressione tra l’enorme capacità di spesa americana vs le limitate capacità sovietiche. Obbligare l’URSS ad usare sostanze per la chiave militare portava a fallimento economico, sociale e quindi infine, politico e così in effetti è andata.
Oggi, di nuovo, tenere la Russia in conflitto semi-permanente, per anni, ed oltretutto sotto pesanti sanzioni, punta allo stesso effetto. Inclusa la speranza che qualche Elstin, prima o poi sopravvenga a Putin, come ha chiaramente detto ieri Biden, creando un clamoroso incidente diplomatico. Altri conflitti satellite come nel Caucaso, nel centro-Asia, rivolte in Bielorussia, ripresa in Siria, Libia o magari nuovi impegni nei mari polari o di Barents con qualche nave giapponese ed ogni altro teatro strategico in cui è impegnata la Russia, aggraveranno il dilemma tra “risorse sempre più scarse e possibili impeghi alternativi”. Essendo potenza aggressiva ed in guerra, la Russia verrà sospesa dal consesso internazionale e questo depotenzierà l’intero schieramento avversario nel confronto multipolare.
Questi due conflitti si basano su un ancora presente vantaggio di risorse, viepiù oggi che gli USA diventano USA + Resto dell’Occidente + Area larga di influenza occidentale e con un vantaggio di risorse ed un conflitto permanente, c’è solo da far lavorare il tempo a proprio favore, non troppo ma abbastanza.
Naturalmente, tutto ciò non funzionerebbe se non ci fosse l’Ucraina e la sua disponibilità ad immolarsi per la causa. Dal loro punto di vista non è una strategia sbagliata, anzi. Poter esser di fatto la punta di lancia dell’ambiente NATO, anche senza le garanzie protettive dell’art. 5 è la migliore posizione militare possibile per restare vivi nel confronto coi russi, anche se ovviamente tutto ciò al prezzo di migliaia di vittime e distruzione materiale. Sempre meglio che capitolare però. E non si svalutino i vantaggi di esser finanziato ed armato gratuitamente per anni per il duro lavoro che si compirà.
Quindi c’è un aggredito disponibile a continuare il suo ruolo per anni senza arrendersi, su questo il sistema a guida americana investirà per far fallire i russi se non provocare il fatale “regime change”, il tutto imporrà direttamente ed indirettamente la riduzione della transizione di complessità al multipolare in un comodo bipolare dalle mille frizioni periferiche su tanti tavoli (commerciali, economici, finanziari, sanzionatori, giuridici, multilateriali, di scambio scientifico e tecnologico etc.). Non ci sarà un confronto diretto tra Occidente e Multipolari ma uno scontro prolungato in via indiretta in cui i primi faranno pagare prezzi salati a tutti coloro che insistono nelle loro mire di contro-potenza. Tra l’altro, da una parte c’è un sistema con un chiaro leader forte e potente (USA), dall’altra un sistema vago con molti leader tra loro anche in competizione reciproca in altri confronti regionali. Così va letto l’incontro sino-indiano di cui parlammo ieri. Il “divide et impera” è tutto a favore dei primi, o quasi.
A questo punto, molte sono le conseguenze in analisi sui vari formati del triplice conflitto e di più le possibili previsioni sugli sviluppi futuri. Per ridurre l’incertezza derivata dalle troppe variabili e reciproche non lineari interrelazioni, sarebbe utile capire la strategia russa. Ma in questa guerra non sappiamo davvero quale essa sia. Su questo ha giocato l’esercito dei commentatori il cui ruolo è quello di razionalizzare gli eventi dando ai grandi pubblici la propria visione dei fatti, stante che pure i fatti non li conosce davvero nessuno visto che non c’è alcuna terza parte sul campo a testimoniarli. Ma su questo ha giocato anche Mosca. Solo quando Mosca dirà “per noi va bene così” congelando il conflitto allo stato delle cose che saranno sul campo a quel momento, si capirà come intendono giocarsi questa partita che è ormai chiara a tutti, loro compresi, anzi forse a loro chiara prima ancora di iniziarla.
Il c.d. “conflitto congelato” che ormai pare l’unica prossima possibile tappa di ciò che vediamo e sentiamo ruotare intorno agli eventi, che caratteristiche avrà? Qui, per la prima volta da quando è iniziata questa storia, tentiamo l’ipotesi in quanto abbiamo un mese di fatti, dichiarazioni, azioni alle spalle, sebbene ancora molta nebbia davanti. L’Ucraina rimarrà a tutti gli effetti uno stato legittimo e sovrano, ma in guerra. Come tale non potrà comunque esser accettato nella NATO a meno che gli europei non vogliano firmare la loro nuclearizzazione, cosa da escludere con sicurezza. Da parte russa, quindi, per “congelare” operativamente il conflitto sul campo, occorrerà trovare la migliore posizione logistica. Infatti, se i russi avranno interesse a portare il conflitto a bassa intensità per lungo tempo visto che non potranno far altro perché gli è imposto dal vero nemico che è a Washington e non certo a Kiev, debbono mettersi un una postura difendibile al minimo prezzo visto che gli ucraini super-armati ed i loro interessati sponsor, non desisteranno mai.
Non potendo mai avere un impegno da parte di Kiev sull’obiettivo no-NATO anche se è impedito di fatto, un riconoscimento delle due repubbliche e del dato di fatto della Crimea, avendo sostanzialmente degradato la forza militare avversaria a livello infrastrutturale ed avendo probabilmente eliminato le punte più belliche e ideologiche (di cui non conoscevamo l’anima nazi-kantiana) che hanno condotto il lungo conflitto del Donbass in questi anni, Mosca dovrà attestarsi alla posizione più difendibile.
Questa è ovviamente il Dnepr. A destra del Dnepr c’è l’Ucraina gradatamente più industriale, russofona ed in parte russofila, a sinistra del Dnepr il contrario. In più a sinistra del Dnepr, il territorio si farebbe sempre più infido per i russi, i prezzi di vite umane, militari e civili, insostenibili, la vicinanza all’area NATO da evitare. Un chiaro “over streetching”. Quanto al Dnepr, basterà far saltare tutti ponti non tra i principali e presidiare questi per abbassare di molto l’impegno bellico prolungato. Si chiama “geo-politica” perché la geografia conta ed i fiumi sono una componente fondamentale come già avvenne da queste parti nella IIWW con la “linea Stalin”. Quanto alle coste, inglobato il Mar d’Azov come lago interno lo spazio russo, consolidato il collegamento con la Crimea, guadagnato molti chilometri di confine verso ovest, rimarrà in questione Odessa. Odessa ed il suo antistante, sarà forse il fronte più attivo nella lunga guerra di posizione e logoramento futura. Vitale tenerla per gli ucraini, vitale per i russi impedirglielo quanto più possibile, anche isolandola di fatto via mare.
Infine, se il tempo sostiene la strategia americana nei due altri livelli di conflitto, su questo livello base su cui gli altri due si poggiano, c’è un punto a sfavore del fronte occidentale. Per quanto stressati, punzecchiati in altri teatri, sanzionati ed in parte isolati, i russi hanno più riserva degli ucraini, qui conta la semplice demografia. Va bene i dollari e le armi, ma alla fine il collo di bottiglia sono gli uomini che possono combattere. Come mostrano i recenti bombardamenti logistici a Ivano-Frankivsi’k e Leopoli, per quanto “congelato” al fronte, il conflitto potrebbe prevedere comunque un continuo sabotaggio russo del flusso logistico di rifornimento ucraino.
Ma non è affatto detto che andrà così. Come detto, i russi si sono tenuti coperta la variabile “intenzioni” aggiungendo già dai primi giorni, l’avvertenza che se la strategia generale era fissa, la sua applicazione sul campo sarebbe stata variabile visto che le guerre si fanno in due. Quindi, l’ipotesi (che per altro non è mia, ma fatta da altri ed anche tempo fa e sulla quale, per la verità, avevo espresso errate perplessità) è plausibile, ma solo gli eventi ci diranno se diventerà fatto o meno ed a che condizioni, prezzi, ripercussioni dirette ed indirette, anche per noi italiani ed europei.

Realtà parallela e realtà della guerra I parte_di Roberto Buffagni

Realtà parallela e realtà della guerra

Prima parte

 

In questa prima parte sintetizzo con la massima brevità i punti essenziali dall’operazione di guerra psicologica condotta dall’Occidente nell’ambito delle ostilità tra Russia e Ucraina, volta alla creazione di una vera e propria Realtà Parallela; operazione disinformativa di una vastità, capillarità, radicalità senza precedenti storici. Elenco gli snodi essenziali della “narrativa” occidentale, e li metto a confronto con le realtà fattuali e documentali che essi distorcono e occultano.

Nella seconda parte analizzerò i fondamenti culturali e ideologici sui quali la campagna di guerra psicologica fa leva e aggiungerò alcune considerazioni.

 

  1. Dall’inizio delle ostilità in Ucraina l’Occidente ha organizzato una vastissima, capillare, radicale campagna di guerra psicologica volta alla creazione di una Realtà Parallela.
  2. Che cos’è una Realtà Parallela? Quale caratteristica essenziale la distingue dalla realtà? La Realtà Parallela è dove muoiono solo gli altri. La realtà è dove muori anche tu, dove muoio anche io. Come il desiderio, la Realtà Parallela non ha limiti. La realtà è ciò che impone limiti al desiderio.
  3. A creare la Realtà Parallela è lo sforzo internazionale di circa 150 aziende di Pubbliche Relazioni, coordinate da Nicky Regazzoni, cofondatore di PR Network[1] e Francis Ingham[2], un esperto di pubbliche relazioni strettamente legato al governo britannico. Nell’articolo di Dan Cohen linkato in calce, abbondanti informazioni e documentazione in merito[3].
  4. Gli snodi narrativi fondamentali della Realtà Parallela sono:
  5. L’invasione russa dell’Ucraina è solo il primo passo di un progetto di espansione imperiale russa a danno dei paesi europei. Vanno dunque occultate tre realtà: che la Russia ha invaso l’Ucraina per difendersi dalla NATO, l’alleanza militare più potente al mondo; che un’espansione imperiale russa a danno di altri paesi europei implicherebbe un conflitto diretto con la NATO; che la Russia non dispone dei requisiti fondamentali (potenza demografica, potenza economica, potenza militare) per tentare un’espansione imperiale ai danni di altri paesi europei.
  6. L’Ucraina può vincere da sola contro la Russia, se l’Occidente la sostiene con le sanzioni alla Russia e l’invio di armi. Vanno dunque occultate le seguenti realtà: che la Russia sta impegnando in Ucraina circa 180.000 effettivi, e può disporre di altri 600-700.000 uomini, per tacere della sua netta superiorità di mezzi, mentre l’Ucraina sta impegnando tutti i suoi uomini e i suoi mezzi: l’esito militare del conflitto è dunque predeterminato. La Russia sta vincendo. Lo prova il fatto che essa non fa affluire ingenti rinforzi in Ucraina, come certo farebbe se fosse in difficoltà sul campo.
  7. La Russia è in malafede quando sostiene che l’invasione è motivata dal possibile ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica. Per la Russia, la guerra ha sia motivazioni di espansione imperiale [v. sub a] sia ideologiche: è “una guerra contro la democrazia”. La posta in gioco sono dunque i “principi universali”[4], il diritto di ciascuno Stato alla propria sovranità e indipendenza. Va dunque occultata la realtà che il 15 dicembre 2021, la Russia ha aperto una trattativa diplomatica con gli USA, nella quale chiedeva due sole cose: firma di un trattato a garanzia che l’Ucraina non sarebbe entrata nella NATO; applicazione dei Trattati di Minsk a tutela delle popolazioni russofone del Donbass (per intenderci, sul modello Alto-Adige). Nella proposta russa, non si faceva alcuna menzione del regime politico ucraino, né si chiedevano menomazioni territoriali o politiche della sovranità ucraina. L’iniziativa diplomatica russa del 15 dicembre seguiva immediatamente la sottoscrizione, in data 10 novembre 2021, dello US-Ukrainian Charter on Strategic Partnership[5], che ribadiva la dichiarazione del Summit NATO di Bucarest 2008 sull’ingresso dell’Ucraina nella NATO[6], e l’integrazione operativa tra FFAA ucraine e NATO[7]. Se gli USA avessero accettato le richieste russe del 15 dicembre 2021, in Ucraina non si sarebbe sparato un colpo.
  8. Dopo la dichiarazione del Summit NATO di Bucarest 2008 preannunciante l’ingresso nell’Alleanza Atlantica di Georgia e Ucraina, la scelta di compiere anche formalmente l’ingresso nella NATO spettava esclusivamente alla libera scelta del governo ucraino, democraticamente eletto. Va dunque occultata la realtà che il presidente Zelensky si è lasciato sfuggire in un’intervista con il giornalista della CNN Fareed Zakaria[8]: “Zelensky: ‘In Occidente tutti mi hanno detto che non abbiamo alcuna possibilità di entrare a far parte di NATO o UE. Ho chiesto loro di non mettere all’angolo il popolo ucraino perché il nostro popolo è coraggioso e anche l’Occidente dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente al popolo ucraino che, beh, non diventerai un membro NATO-UE. Non hanno una posizione consolidata, e l’ho chiesto personalmente. Ho chiesto loro, personalmente, di dire apertamente che vi accetteremo nella NATO tra un anno, o due, o cinque. Ditelo apertamente e chiaramente, o semplicemente dite di no, e la risposta è stata molto chiara, non diventerete un membro della NATO o dell’UE, ma pubblicamente le porte rimarranno aperte.”[9] Va insomma occultata la realtà che gli USA e la NATO, con la complicità della UE, hanno intrappolato l’Ucraina in una situazione senza via d’uscita, facendole credere che ne avrebbero garantito la sicurezza con la deterrenza NATO, la prosperità con l’ingresso nella UE: per poi sacrificarla e regalarle guerra e miseria . Come disse già nel 2015 il professor John Mearsheimer, “L’Occidente sta guidando l’Ucraina sul ‘sentiero delle primule’, e il risultato finale sarà la distruzione dell’Ucraina”.[10] Mearsheimer impiega una locuzione idiomatica anglosassone coniata da Shakespeare: il primrose path, il sentiero delle primule, è la via facile del piacere che conduce all’ eternal bonfire, il fuoco eterno.

Questi sono gli snodi essenziali della “narrazione” occidentale che crea la Realtà Parallela. Da essi conseguono numerose derivazioni, digressioni e spin-off che qui per brevità e chiarezza non elenco, e che sono d’altronde facili da individuare quando si abbiano chiari i punti fondamentali della costruzione narrativa e li si confronti con i dati di realtà.

Fine prima parte

[1] https://www.thepr.network/

[2] https://prca.mena.global/regional-board-membe/francis-ingham/

[3] https://consortiumnews.com/2022/03/23/ukraines-propaganda-war/

[4] https://www.state.gov/briefings/department-press-briefing-march-21-2022/?fbclid=IwAR081ZMwV3Hkpqiu3er3_vyMrj6U5pE4RWVqx5Kyaq_vdOofsn_aJKDcrT0

[5] https://www.state.gov/u-s-ukraine-charter-on-strategic-partnership/?fbclid=IwAR3tdJJgO6bitetFUn8J7aMxkIZdEOocvrbbLDCvFCpJ3gcwVaiN1S7mQcc#:~:text=The%20United%20States%20and%20Ukraine%20pledge%20to%20combat%20the%20proliferation,to%20manage%20emerging%20technology%20risks

[6]Guided by the April 3, 2008 Bucharest Summit Declaration of the NATO North Atlantic Council and as reaffirmed in the June 14, 2021 Brussels Summit Communique of the NATO North Atlantic Council, the United States supports Ukraine’s right to decide its own future foreign policy course free from outside interference, including with respect to Ukraine’s aspirations to join NATO.”

[7]The United States remains committed to assisting Ukraine with ongoing defense and security reforms and to continuing its robust training and exercises. The United States supports Ukraine’s efforts to maximize its status as a NATO Enhanced Opportunities Partner to promote interoperability.”

[8] https://transcripts.cnn.com/show/fzgps/date/2022-03-20/segment/02

[9] https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-chi_ha_intrappolato_lucraina_la_trascrizione_delle_parole_di_zelensky_alla_cnn/45289_45700/?fbclid=IwAR215yb1j3NBfZqfMMiJoILPqOeEv6Cd6XsBnj_DkfoY7ncjPKqnCiiBwms

[10] https://twitter.com/i/status/1500398483555115012

Due discorsi dall’altra parte del fronte_a cura di Giuseppe Germinario

Il sistema mediatico ci sta offrendo l’integrale ed esclusivo punto di vista ucraino sull’andamento del conflitto. In realtà più che ucraino, è il punto di vista anglosassone e dell’Alleanza Atlantica teso a protrarre il più possibile la guerra con il sangue degli ucraini e dei russi e con le peggiori implicazioni per gli europei. Qui sotto un resoconto alternativo offerto dal sito http://thesaker.is/speech-of-the-head-of-the-main-operational-directorate-of-the-general-staff-of-the-armed-forces-of-the-russian-federation-colonel-general-sergei-rudskoy/?fbclid=IwAR04ts_xgBUKEHv0Z8bgnVoLzVSp978WW5xIr8atFwsBZBG_an7NcjK474A

NB_ il testo contiene numerosi errori di traduzione impossibili da correggere per la particolare formattazione del testo. Il senso della narrazione per altro non viene alterato. Giuseppe Germinario

Due discorsi: il colonnello generale Sergei Rudskoy e il colonnello generale Mikhail Mizintsev

https://telegra.ph/Speech-of-the-Head-of-the-Main-Operational-Directorate-of-the-General-Staff-of-the-Armed-Force-of-the-Russian-Federation- il-25-03
 

Discorso del Capo della Direzione Operativa Principale dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa Colonnello Generale Sergei Rudskoy

(Questo va letto con le precedenti dichiarazioni di questa mattina:  http://thesaker.is/briefing-by-the-russian-ministry-of-defence-on-the-current-results-of-the-special-military -operazione-in-ucraina/

In conformità con la decisione del comandante in capo supremo dal 24 febbraio di quest’anno. Le forze armate della Federazione Russa stanno conducendo un’operazione militare speciale.

Il suo obiettivo principale è fornire assistenza al popolo delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, che da 8 anni subisce il genocidio del regime di Kiev.

Era impossibile raggiungere questo obiettivo con mezzi politici. Kiev ha pubblicamente rifiutato di attuare gli accordi di Minsk. La leadership ucraina due volte nel 2014 e nel 2015 ha cercato di risolvere il cosiddetto problema del Donbass con mezzi militari, è stata sconfitta, ma non ha cambiato i suoi piani sulla risoluzione dei conflitti con la forza nell’est del Paese. Secondo dati attendibili, le forze armate ucraine stavano completando la preparazione di un’operazione militare per prendere il controllo del territorio delle repubbliche popolari.

In queste condizioni, è stato possibile aiutare le repubbliche di Donetsk e Lugansk solo fornendo loro assistenza militare. Cosa che ha fatto la Russia.

C’erano due possibili linee d’azione.

Il primo è limitare il territorio ai soli DPR e LPR entro i confini amministrativi delle regioni di Donetsk e Lugansk, sancito dalle costituzioni delle repubbliche. Ma poi ci troveremmo di fronte a un’alimentazione costante da parte delle autorità ucraine del raggruppamento coinvolto nella cosiddetta operazione di forza congiunta.

Pertanto, è stata scelta la seconda opzione, che prevede azioni su tutto il territorio dell’Ucraina con l’attuazione di misure per la sua smilitarizzazione e denazificazione.

Il corso dell’operazione ha confermato la validità di tale decisione.

È condotto dallo Stato Maggiore in stretta conformità con il piano approvato.

I compiti sono svolti tenendo conto della minimizzazione delle perdite tra il personale e dei danni ai civili.

Con l’inizio di un’operazione militare speciale, nei primi due giorni fu conquistata la supremazia aerea.

Le azioni offensive delle forze armate della Federazione Russa vengono eseguite in varie direzioni.

Di conseguenza, le truppe russe hanno bloccato Kiev, Kharkov, Chernigov, Sumy e Nikolaev. Kherson e la maggior parte della regione di Zaporozhye sono sotto il pieno controllo.

Il pubblico e gli esperti individuali si chiedono cosa stiamo facendo nell’area delle città ucraine bloccate.

Queste azioni sono condotte con l’obiettivo di causare tali danni alle infrastrutture militari, alle attrezzature, al personale delle forze armate ucraine, i cui risultati consentono non solo di incatenare le loro forze e non danno loro l’opportunità di rafforzare il loro raggruppamento nel Donbass, ma non permetterà loro di farlo fino a quando l’esercito russo non libererà completamente i territori della DPR e della LPR.

Inizialmente, non avevamo in programma di assaltarli per prevenire la distruzione e ridurre al minimo le perdite tra il personale e i civili.

E sebbene non escludiamo tale possibilità, tuttavia, quando i singoli gruppi completano i loro compiti e vengono risolti con successo, le nostre forze e mezzi si concentreranno sulla cosa principale: la completa liberazione del Donbass.

Sono stati liberati anche importanti territori delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk. La milizia popolare ha preso il controllo di 276 insediamenti che in precedenza erano sotto il controllo dell’esercito ucraino e dei battaglioni nazionali.

La smilitarizzazione dell’Ucraina si ottiene sia con attacchi ad alta precisione contro infrastrutture militari, posizioni di formazioni e unità militari, aeroporti, punti di controllo, arsenali e magazzini di armi e attrezzature militari, sia con le azioni delle truppe per sconfiggere i raggruppamenti nemici avversari.

Attualmente, le forze aeree ucraine e il sistema di difesa aerea sono stati quasi completamente distrutti. Le forze navali del paese cessarono di esistere.

Furono sconfitti 16 principali aeroporti militari, dai quali furono effettuate sortite di combattimento dell’aviazione AFU. Sono state distrutte 39 basi di stoccaggio e arsenali, che contenevano fino al 70% di tutte le scorte di equipaggiamento militare, materiale e carburante, oltre a oltre 1 milione e 54 mila tonnellate di munizioni.

Tutte le 24 formazioni delle forze di terra esistenti prima dell’inizio dell’operazione hanno subito perdite significative. L’Ucraina non ha più riserve organizzate.

Le perdite vengono reintegrate a spese delle persone mobilitate e del personale delle forze di difesa territoriale che non hanno la formazione necessaria, il che aumenta il rischio di ingenti perdite.

Al momento dell’inizio dell’operazione militare speciale, le forze armate dell’Ucraina, insieme alla Guardia nazionale, contavano 260 mila 200 militari. Durante il mese delle ostilità, le loro perdite sono state di circa 30mila persone, di cui oltre 14mila – irrecuperabili e circa 16mila – sanitarie.

Dei 2.416 carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento che erano in combattimento il 24 febbraio, 1.587 unità furono distrutte; 636 unità su 1.509 cannoni e mortai di artiglieria da campo; 163 su 535 MLRS; 112 su 152 aeromobili, 75 su 149 elicotteri; 36 UAV Bayraktar TB2 – 35;

180 dei 148 sistemi di difesa aerea S-300 e Buk M1; 300 su 117 radar per vari scopi.

L’AFU continua a usare armi ad alta potenza indiscriminatamente contro le città del Donbass. Un esempio di ciò sono gli attacchi del sistema missilistico Tochka-U sulla popolazione civile di Donetsk e Makeyevka.

In questo senso, sono gli obiettivi primari.

Ad oggi, 7 lanciatori Tochka-U sono stati distrutti e l’85% dei missili sono negli arsenali e nell’aria. Ciò ha limitato in modo significativo le capacità dell’Ucraina per il loro uso in combattimento.

Dall’inizio delle ostilità, i paesi occidentali hanno fornito al regime di Kiev 109 cannoni di artiglieria da campo, 3.800 armi anticarro, tra cui Javelin, Milan, Konkurs, NLAW ATGM, M-72, Panzerfaust-3, 897 Stinger e Igla MANPADS.

Consideriamo un grave errore per i paesi occidentali fornire armi a Kiev. Ciò ritarda il conflitto, aumenta il numero delle vittime e non sarà in grado di influenzare l’esito dell’operazione.

Il vero scopo di tali forniture non è sostenere l’Ucraina, ma trascinarla in un conflitto militare a lungo termine “fino all’ultimo ucraino”.

Stiamo monitorando da vicino le dichiarazioni della leadership militare e politica dei singoli paesi sulla loro intenzione di fornire aerei e sistemi di difesa aerea all’Ucraina. In caso di implementazione, non lo lasceremo senza attenzione.

Sentiamo anche rassicurazioni dai leader della NATO sulla non interferenza nel conflitto. Allo stesso tempo, alcuni Stati membri dell’Alleanza del Nord Atlantico propongono di chiudere lo spazio aereo sopra l’Ucraina. Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che le forze armate della Federazione Russa risponderanno immediatamente di conseguenza a tali tentativi.

Al fine di prevenire il ripristino delle armi e dell’equipaggiamento militare dell’AFU che hanno subito danni da combattimento, le forze armate russe stanno disabilitando le imprese di riparazione, gli arsenali, le basi di stoccaggio, i magazzini logistici con armi di alta precisione.

Al momento, 30 imprese chiave del complesso militare-industriale sono state colpite dai missili da crociera X-101, Kalibr, Iskander e dal complesso aeronautico Kinzhal, che hanno effettuato riparazioni del 68% delle armi e delle attrezzature disabilitate durante le operazioni di combattimento.

Le moderne armi russe si sono dimostrate estremamente precise, affidabili e capaci di essere utilizzate in operazioni.

Vorrei sottolineare che le forze armate della Federazione Russa non colpiscono le infrastrutture civili, compresa la distruzione dei ponti sui fiumi.

127 ponti sono stati distrutti nell’area delle operazioni militari. Tutti loro furono fatti saltare in aria dai nazionalisti ucraini per scoraggiare l’avanzata delle nostre truppe.

Un altro esempio di incoscienza è l’estrazione di accessi ai porti di Odessa, Ochakov, Chernomorsk e Yuzhny, dove sono installate oltre 400 miniere di ancoraggio di tipo obsoleto.

Almeno 10 mine hanno rotto l’ancora e sono alla deriva nella parte occidentale del Mar Nero, che rappresenta una vera minaccia per le navi da guerra e le navi civili.

La criminalità dilagante, il saccheggio, il saccheggio e la morte di civili sono stati causati dalla massiccia distribuzione incontrollata da parte del regime ucraino di decine di migliaia di armi leggere alla popolazione civile, compresi i criminali rilasciati dalle carceri. La situazione peggiorerà solo in futuro.

Il corso delle ostilità, le testimonianze dei civili che hanno lasciato gli insediamenti bloccati e i militari ucraini catturati mostrano che oggi la capacità di resistenza dell’AFU si basa sul timore di rappresaglie da parte dei neonazisti. I loro rappresentanti sono incorporati in tutte le unità militari.

Il pilastro del regime di Kiev sono formazioni nazionaliste come Azov, Aidar, Right Sector e altre riconosciute in Russia come organizzazioni terroristiche. Nella sola Mariupol, comprendono più di 7mila militanti che combattono travestiti da civili, usandoli come “scudo umano”.

I militanti del battaglione Azov cacciano dalle cantine donne e bambini, minacciandoli con le armi, e li spediscono verso le unità avanzanti del DPR per ostacolare l’avanzata delle milizie popolari. Questa è diventata una pratica comune per loro.

Le forze armate della Federazione Russa, al contrario, cercano di evitare perdite inutili. Prima dell’inizio dell’offensiva, le unità dell’AFU sono invitate a lasciare l’area di combattimento e a spostarsi con equipaggiamento e armi fino al punto di dispiegamento permanente. Non resistere quando inizia l’offensiva ea chi depone le armi è garantita la sicurezza.

Si consiglia sempre ai civili catturati in una zona di guerra di rimanere nelle loro case.

In tutte le città vengono organizzati corridoi umanitari per far uscire la popolazione dall’area delle ostilità e anche la loro sicurezza viene mantenuta.

In tutte le città vengono creati corridoi umanitari per consentire alle persone di lasciare l’area in cui sono in corso i combattimenti e la loro sicurezza viene mantenuta.

Inoltre, su iniziativa della leadership ucraina, il paese è diventato la casa di 6.595 mercenari e terroristi stranieri provenienti da 62 stati.

Non sono soggetti alle regole della guerra e saranno distrutti senza pietà.

Oggi il numero di mercenari stranieri è in calo. Ciò è stato facilitato da attacchi di alta precisione alle loro basi e campi di addestramento. Il 13 marzo più di 200 militanti sono stati uccisi e più di 400 feriti a Starichi e solo nel campo di addestramento di Yavorovskii.

Noto che nessun mercenario straniero è arrivato in Ucraina negli ultimi sette giorni. Al contrario, c’è stato un deflusso. Entro una settimana, 285 combattenti sono fuggiti in Polonia, Ungheria e Romania, spero senza Stinger e Javelins.

L’esperienza precedente ha dimostrato che i sistemi di difesa aerea portatili (MANPADS) e gli ATGM si stanno diffondendo abbastanza rapidamente, insieme ai mercenari che tornano a casa.

In generale, i principali obiettivi della prima fase dell’operazione sono stati raggiunti. Le capacità di combattimento delle forze armate ucraine sono state notevolmente ridotte, il che ci consente, ancora una volta, di concentrare i nostri sforzi principali sul raggiungimento dell’obiettivo principale: la liberazione del Donbass.

In otto anni, nell’area della cosiddetta “operazione di forze congiunte”, è stata predisposta una cintura di difesa profondamente scaglionata e ben fortificata dal punto di vista ingegneristico, costituita da un sistema di strutture monolitiche in calcestruzzo a lungo termine.

A questo proposito, al fine di ridurre al minimo le vittime tra le truppe delle Forze armate della Federazione Russa, delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, lo svolgimento delle operazioni offensive è preceduto da un pesante attacco di fuoco alle roccaforti del nemico e alle loro riserve.

All’inizio dell’operazione militare speciale, le milizie popolari LPR e DPR sono state affrontate da un gruppo di 59.300 persone comprendenti le unità più pronte al combattimento delle forze armate ucraine, della Guardia nazionale e delle formazioni nazionaliste.

Di conseguenza, le forze di sicurezza ucraine nella zona OOS hanno perso circa 16.000 persone, ovvero il 26% della loro forza totale al 24 febbraio di quest’anno.

Più di 7.000 di loro erano perdite irrecuperabili.

La sostituzione delle perdite viene impedita isolando il raggruppamento di truppe ucraine nel Donbass, assumendo il controllo delle stazioni ferroviarie e delle strade principali con la potenza di fuoco.

La fornitura di missili e munizioni, carburante e cibo alle forze ucraine è stata quasi completamente interrotta.

Sono stati colpiti i depositi sul campo di armi e munizioni missilistiche e di artiglieria, nonché di carburante situati direttamente nell’area dell’operazione delle forze congiunte. Ad oggi sono state distrutte 32 strutture, ovvero il 61% del totale.

Tutte le armi e l’equipaggiamento militare, anche di fabbricazione straniera, sequestrati dalle Forze armate della Federazione Russa durante l’operazione militare speciale vengono consegnati alle Repubbliche popolari. Sono già stati consegnati 113 carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento, 138 Javelin e 67 lanciagranate NLAW e altre armi da trofeo.

Le unità della Milizia popolare della Repubblica popolare di Lugansk hanno liberato il 93% del territorio della repubblica.

Attualmente sono in corso combattimenti alla periferia di Severodonetsk e Lysychansk.

La Milizia Popolare della Repubblica Popolare di Donetsk controlla il 54% del territorio. La liberazione di Mariupol continua.

Unità delle forze armate russe insieme alla milizia popolare della Repubblica popolare di Donetsk stanno conducendo un’offensiva per liberare gli insediamenti a ovest di Donetsk.

Sfortunatamente, ci sono vittime tra i nostri compagni d’armi durante l’operazione militare speciale. Ad oggi, 1.351 militari sono stati uccisi e 3.825 feriti.

Tutte le soluzioni di sostegno alla famiglia saranno rilevate dallo Stato, educazione dei figli fino all’istruzione superiore, rimborso integrale dei prestiti, soluzioni abitative.

Riceviamo un gran numero di appelli di cittadini russi che desiderano prendere parte all’operazione militare speciale per liberare l’Ucraina dal nazismo.

Inoltre, più di 23.000 stranieri provenienti da 37 paesi hanno espresso la loro volontà di combattere a fianco delle repubbliche popolari. Abbiamo offerto alla leadership di LPR e DPR di accettare questa assistenza, ma hanno detto che avrebbero difeso la loro terra da soli.

Hanno abbastanza potere e risorse.

Le forze armate della Federazione Russa continueranno a condurre un’operazione militare speciale pianificata fino al completamento dei compiti stabiliti dal comandante in capo supremo.


Discorso del capo del Centro nazionale per il controllo della difesa della Federazione Russa, il colonnello generale Mikhail Mizintsev

L’operazione militare speciale in Ucraina con i suoi obiettivi e compiti corrispondenti è stata preceduta da un periodo di otto anni di un gravissimo disastro umanitario nel Donbass che ha causato oltre 6,5 milioni di persone vittime di violazioni dei diritti umani e ha causato la morte di oltre 14,5 mille persone. I bombardamenti quasi quotidiani effettuati dalle forze armate ucraine e dai battaglioni nazionalisti hanno causato la distruzione di 4.115 edifici infrastrutturali e 55.310 danneggiati, inclusi edifici residenziali, istituti scolastici, ospedali e molte altre strutture sociali.

In questi otto anni, il 19,5 per cento delle infrastrutture delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk è stato completamente distrutto e fino al 37 per cento è stato danneggiato dall’uso di armi pesanti provenienti dall’Ucraina.

Da aprile 2014 a febbraio 2022, 1.451.304 rifugiati sono stati sfollati solo nella Federazione Russa.

A causa di un rapido aggravamento della situazione e dell’aumento dell’intensità dei bombardamenti sul territorio del Donbass, solo dal 18 al 23 febbraio il numero dei profughi è aumentato rapidamente; in questi sei giorni il confine della Russia è stato attraversato da 106.946 persone.

Il resto della popolazione – 3.600.940 persone, compresi civili, per lo più anziani, bambini, donne e alcuni gruppi vulnerabili – ha continuato a essere bombardato ogni giorno, in scantinati privi di condizioni di vita basilari – senza acqua, riscaldamento, elettricità, cibo o medicinali.

Questo periodo paragonabile a due Grandi Guerre Patriottica 1941-1945 in termini di cronologia ha causato numerose vittime ogni giorno.

Nel frattempo, i paesi del cosiddetto Occidente “civilizzato”, guidato dagli Stati Uniti d’America, hanno deliberatamente taciuto su tutto questo, mostrando totale indifferenza per il destino di milioni di residenti delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk.

L’operazione militare speciale è iniziata nelle condizioni di questa gravissima crisi umanitaria.

Dal 4 marzo la Federazione Russa fornisce quotidianamente corridoi umanitari, esclusivamente per scopi umanitari, nelle direzioni di Kiev, Chernigov, Sumy, Kharkov e Mariupol, di cui un corridoio umanitario verso la Russia e un altro attraverso il controllo di Kiev territori verso i confini occidentali dell’Ucraina.

La parte ucraina non ha mai confermato un unico corridoio umanitario verso la Federazione Russa per l’intero periodo.

Allo stesso tempo, coordiniamo quotidianamente tutti i corridoi umanitari aggiuntivi proposti da Kiev.

Le forze armate russe osservano rigorosamente il cessate il fuoco su tutte le rotte, nonostante il fatto che ciò rallenti il ​​ritmo di condurre un’operazione militare speciale. Ma questo viene fatto esclusivamente nell’interesse di salvare i civili.

E da parte ucraina, continuano i bombardamenti sistematici di convogli umanitari e i tentativi di trasferire la responsabilità dei propri atti disumani su unità di truppe russe. Quindi, solo questa settimana, sono stati registrati 17 attacchi a civili che viaggiavano lungo i corridoi umanitari, compreso il cinico bombardamento di un convoglio di profughi di Mariupol.

Di fronte alla dura opposizione delle autorità ufficiali dell’Ucraina, dall’inizio dell’operazione militare speciale, 419.736 persone, inclusi 88.373 bambini, sono state evacuate in Russia dalle aree pericolose dell’Ucraina, delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. 49.362 unità di trasporto personale a motore hanno attraversato il confine di stato della Federazione Russa.

Senza alcuna partecipazione della parte ucraina, novemila cittadini stranieri che hanno chiesto aiuto sono stati assistiti nell’evacuazione.

La Russia continua a lavorare alla preparazione, consegna e distribuzione di aiuti umanitari alla popolazione civile dei territori liberati.

Sono state consegnate in totale 5.043 tonnellate di generi di prima necessità, pacchi alimentari, compresi alimenti per bambini, medicinali vitali e prodotti per l’igiene. 617 azioni umanitarie sono state realizzate nelle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nelle regioni di Kiev, Chernigov, Sumy, Kharkov, Zaporozhye, Kherson e Nikolaev.

Tutti i prigionieri ucraini nella Federazione Russa sono trattati come richiesto dalle norme del diritto internazionale umanitario. Sono tenuti in condizioni dignitose, forniti di tre pasti al giorno, vengono fornite loro cure mediche tempestive e qualificate. Non subiscono violenze o pressioni psicologiche. A tutti viene data la possibilità di contattare i parenti.

Viene organizzata l’interazione con il Comitato Internazionale della Croce Rossa su questi temi.

Allo stesso tempo, le autorità ucraine, sullo sfondo generale dell’illegalità che regna ovunque in Ucraina, violano grossolanamente le norme umane elementari, per non parlare dei requisiti delle convenzioni di Ginevra,

per quanto riguarda il trattamento dei prigionieri di guerra.

Nonostante ciò, o molto probabilmente contrariamente a quanto stanno facendo le autorità di Kiev, la parte russa continuerà a trattare i prigionieri di guerra ucraini con umanità e rispetto.

Consapevole della natura di tutte le difficoltà esistenti, nonché dell’essenza, delle origini e del carattere delle provocazioni poste in essere dal regime di Kiev, considerata la passività delle organizzazioni internazionali, la Federazione Russa continuerà ad aprire e mantenere corridoi umanitari ogni giorno e informando il partito ucraino e tutta la comunità internazionale.

Il ministro della Difesa della Federazione Russa, generale dell’esercito Sergei Shoigu, riferisce regolarmente alla leadership del paese dell’attuazione dell’operazione militare speciale, come gli sforzi adottati dalle forze armate della Federazione russa per fornire aiuto umanitario e sicurezza a i territori liberati.

A proposito di isolamento della Russia

Lionel Zinsu, ex presidente del Benin
“Ora sentiamo solo parlare di questa crisi, delle sanzioni anti-russe, del petrolio, del gas… Capisci cosa significa questa crisi, ad esempio, per l’Africa? La Russia ci fornisce grano e mais. Tutta la logistica passa attraverso il Mar Nero. E il mondo africano si è bloccato inorridito da ciò che stava accadendo. Terrorizzato dalle azioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
Non si comprano africani con storie sulla democrazia. Queste sono solo le tue fiabe per il consumo interno. La maggior parte dell’élite africana si è formata in Unione Sovietica: medici, ingegneri, piloti, insegnanti, scienziati. I russi sono gli unici europei che hanno decolonizzato l’Africa. E l’Africa lo ricorda. Proprio come l’Africa ricorda le atrocità europee.
Se si nota, i paesi africani non hanno sostenuto la risoluzione delle Nazioni Unite che condanna la Russia. E non sosterranno mai risoluzioni contro la Russia. Questo è cablato nella spina dorsale di ogni africano: la Russia è buona, non importa cosa ne pensi. Questa è una costante.
Tutta l’Africa sta guardando la Repubblica Centrafricana e il Mali. Quello che gli europei non hanno potuto fare per decenni, lo hanno fatto i russi in un anno. Al posto della Repubblica Centrafricana c’erano le bande, oggi c’è un vero Stato lì.
So che in sala ci sono diplomatici, impiegati del ministero degli Esteri. Mi rivolgo a voi, alla diplomazia francese: cercate una soluzione al vostro problema, il prima possibile, perché se il conflitto non finisce in un mese, l’Africa scoppierà.
È per te che i problemi energetici sono in prima linea. Nel peggiore dei casi, avrai meno calore e meno macchine e avremo un problema di fame in Africa! Ascoltami, la crisi in Africa comporterà la distruzione dell’Europa.
Torna in te, cerca soluzioni diplomatiche. E non dimenticare che paesi come l’India e la Cina supportano la Russia. L’Africa sostiene la Russia.
Non voglio parlare di democrazia e non compatirete me, africano, con storie sulla sfortunata Ucraina e appelli all’umanità. La tua democrazia è affar tuo. Non c’è bisogno di imporci le tue idee su come noi, africani, dovremmo vivere.
Ancora! Cerca dei compromessi, lascia lavorare i diplomatici. Il tempo è contro di noi. Abbiamo 30 giorni! Trenta! Non di più!”
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