IL MORBO INFURIA IL CERVELLO MANCA, di Antonio de Martini

IL MORBO INFURIA IL CERVELLO MANCA
Di tutta la pubblicistica di guerra sull’Italia – e ne ho letta- la frase che mi è rimasta più impressa l’ha scritta il feldmaresciallo Kesserling comandante delle truppe tedesche impegnate in Italia.
La cosa che lo aveva meravigliato di più del nostro paese, era stato il fatto che l’Italia avesse affrontato e gestito il secondo conflitto mondiale senza aver promulgato leggi – nemmeno una- per aumentare la produzione bellica o comunque per ottimizzare l’impiego delle proprie risorse dato il radicale mutamento della situazione economica, militare, alimentare di sicurezza della popolazione.
Adesso si profila il bis di tanta scelleratezza.
Esistono ancora reperti idiotici della burocrazia come il “certificato antimafia” e quello di “ esistenza in vita” .
Sarebbe utile l’armonizzazione tra il “ confinement” e la pubblica illuminazione e/o garantire non solo la proprietà pubblica, ma la gratuità dell’acqua che si conferma motore della igienizzazione generale. Quasi un medicinale.
L’abolizione dei circenses comunali tipo l’estate romana nella mia città e la destinazione dei fondi ad altri impieghi.
La riorganizzazione – come un tempo – di corsi d’ istruzione pubblica da parte della RAI che continua a fare gare di qualità tra ristoranti chiusi e proposte di viaggi in Patria e fuori.
Non si pensa alla requisizione di alberghi per togliere dalle strade i senza fissa dimora che possono divenire innocenti veicoli del contagio.
Può in governo prescrivere come salvavita le abluzioni mentre migliaia di cittadini non dispongono dell’acqua ?
Manca la riorganizzazione della CRI ( croce rossa italiana ) che anche durante la guerra si distinse per l’abnegazione dei singoli e l’inettitudine della dirigenza ( in prigionia mio padre ricevette in tutto un solo pacco nominativo : dalla croce rossa tedesca. Da quella italiana ricevette, come ebbe a dirmi “ un amato cazzo”.)
Per adesso si fanno piccoli decreti come la riapertura delle librerie, senza linee guida per l’igienizzazione dei locali e dei libri, per l’assembramento delle persone nelle strettoie dei corridoi che inibiscono perlopiù il distanziamento tra individui ecc.
Si prevede l’azzeramento della nostra industria turistica per almeno un anno, ma non la cassa integrazione per gli addetti degli enti turistici locali e nazionali.
Non si rivedono le norme regolatrici dei servizi cemeteriali prima che si trovino ad affrontare le emergenze che già si profilano.
Manca ancora il riconoscimento della malattia – o decesso- per ragioni professionali di infermieri e medici per il COVID.
La revisione delle polizze assicurative per non lasciare i singoli in balia degli uffici legali di aziende prive di scrupoli.
Non si pensa a sfruttare l’eccezionalità del momento per lanciare un condono e riformare una fiscalità grottesca.
Se pensano di rastrellare nuovi fondi con inasprimenti di tasse provocheranno una rivolta cruenta.
Non si pensa a ridurre i prezzi dei farmaci riducendo l’aggio che i farmacisti hanno del 33% , percentuale unica al mondo.
Si pensa invece a litigare su chi ha firmato o meno un accordo di dieci anni fa e se il premier ha o meno diritto di criticare gli oppositori.
Il virus ha colpito anche il cervello ?

Mediterraneo! La Turchia nel quadrante orientale_con Antonio de Martini

Proseguiamo con la nostra conversazione a tappe con Antonio de Martini. Il focus rimane il Mediterraneo, l’attenzione si incentra sulla Turchia. Un paese emergente che pretende l’ingresso a pieno titolo tra le potenze regionali protagoniste; quanto per merito proprio, quanto per le debolezze altrui? Uno scacchiere intricato dove le potenze regionali avranno sempre più nuove carte da giocare. Buon ascolto_Giuseppe Germinario

Türkische Kavallerie auf der Heeresstrasse südlich von Jerusalem.
April 1917

https://rumble.com/vfhcz3-mediterraneo-la-turchia-nel-quadrante-orientale-con-antonio-de-martini.html

 

 

L’Italia al centro del Mediterraneo_con Antonio de Martini

L’incidente ancora in via di soluzione nel canale di Suez dovrebbe contribuire a porre in primo piano la collocazione e il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo. I protagonisti esterni al paese hanno dimostrato più volte di esserne ampiamente consapevoli; paradossalmente lo stesso non si può dire riguardo alla classe dirigente italiana, soprattutto l’attuale. E se qualche barlume qua e là dovesse sorgere in proposito mancherebbe ad essa l’ambizione, la volontà e la capacità di utilizzo dei mezzi e delle opportunità che si aprirebbero nei vari frangenti. Dovrebbe essere questo il centro del dibattito politico propedeutico ad una svolta sempre più inderogabile, indispensabile a garantire l’esistenza dignitosa stessa della nazione_Buon ascolto, Giuseppe Germinario

PS_ Luigi Negrelli è nato in Trentino, a Fiera di Primiero

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LA TRINCEA DEI CATARROSI, di Antonio de Martini

LA TRINCEA DEI CATARROSI
Oggi è il 28 marzo. Lo commemoro in esclusiva nazionale.
In questo giorno del 1947, l’Italia fu chiamata – assieme agli sconfitti – al tavolo dei vincitori a firmare il trattato di pace in cui ci tolsero anche le mutande e che pose la parola fine alla seconda guerra mondiale,
Tra un mese circa, il 25 Aprile
– festa nazionale- avremo la sfilata celebrativa di commemorazione della nostra vittoria della seconda guerra mondiale.
Due gruppi di italiani, entrambi stupidi e faziosi, celebreranno l’evento da opposti punti di vista, senza rendersi conto di perpetuare così il danno maggiore autoinfertoci che è quello della rottura spirituale dell’Unità nazionale.
La Germania fu divisa in due stati, ma rimase unita spiritualmente. Noi restanmo burocraticamente uniti, ma siamo ancora divisi.
Non è piu il caso di invocare la pacificazione o la concordia, come “ Nuova Repubblica” ha fatto dal giorno della fondazione unendo nell’appello insigni italiani delle due parti.
Si può solo sperare che il Covid faccia il suo lavoro e ci liberi degli ultimi rancorosi delle due parti, affidando le sorti d’Italia alle successive, smemorate, generazioni che credono che la guerra contro la Germania l’abbia vinta Tardelli.
Non so cosa sia peggio.
« GUERRINO SOL CONTRO TOSCANA TUTTA »
Il nuovo governo USA sta delineando la propria fisionomia, caratterizzandosi con una politica che può, al momento, definirsi quella « della suocera di Trump ».
Si guarda all’operato del predecessore e si cerca una rottura di continuità pur nella costanza degli atteggiamenti fondamentali.
Dopo aver dichiarato che non avrebbe brigato un secondo mandato, Biden ha fatto la dichiarazione opposta.
Non è impazzito, ha capito che l’amministrazione – il deep state – ha bisogno di credere che le scelte del presidente siano destinate a durare e ha promesso continuità.
Per ora l’attivismo della macchina di politica estera statunitense é frenetico e omnidirezionale.
Nell’arco di 72 ore gli USA hanno minacciato di sanzioni la Germania, la Russia, l’India e la Cina.
I tedeschi per il gasodotto nord stream, la Russia perché maltratta gli oppositori interni, l’India perché compra il sistema antiaereo russo e la Cina perche bistratta Uiguri e tibetani,due delle 54 minoranze del Celeste impero.
Se a questi si aggiungono i Turchi, l’Iran, lo Yemen, i somali, il Venezuela, il piccolo Libano, l’Afganistan , la Libia, la Siria, l’Irak, (con Myammar e Bielorussia in dirittura di arrivo nella lista dei sanzionandi), anche sottraendo il Sudan – arresosi di recente almeno a parole e l’Africa occidentale subappaltata ai francesi- siamo al contenzioso con quattro miliardi di abitanti del pianeta su sette.
Armatosi di buona volontà, Biden é già venuto a partecipare alla riunione UE per dare un tocco di bonomia personale alle minacce, ha stabilito di ripescare alcuni valori tradizionali della democrazia americana caduti in desuetudine e deciso di attendere gli esiti elettorali del 2022 previsti per una serie di paesi tra cui Italia, Libano, Irak e Turchia.
PRIORITÀ ALLA NATO ?
La seconda visita sarà alla NATO che sta per varare il suo nuovo assessment strategico .
L’organizzazione Nord Atlantica ha acquisito una valenza nuova da quando è ormai l’unico consesso – dopo la Brexit- in cui convivono gli europei continentali con i britannici .
Se si vuole fare la voce grossa coi russi, la NATO è lo strumento indispensabile e l’Italia ha il ruolo chiave.
Lo ha notato il generale Arpino – ex capo di SM della Difesa, della classe 1937 – che ha segnalato con un articolo su “ Formiche” l’interesse dell’Italia a restare nell’alleanza ( dice che chi la pensa diversamente è ingenuo o in malafede) e invita a sfruttare l’occasione per indirizzare l’attenzione verso il sud.
Arpino pensa certamente al fianco destro dell’alleanza che dalla fondazione ad oggi è stato sfondato: l’Iran e l’Irak sono inagibili, la Siria è ormai una caposaldo russo, la Turchia in pericolo e Libano e lo stesso Israele infiltrati.
Siamo destinati a subire il primo urto.
La strategia antirussa USA di sostegno alle repubbliche baltiche dove siamo stati “ costretti” a inviare dei nostri aerei,
cozza contro i nostri interessi strategici ( vigili sul fianco destro) economici ( energia da Egitto e Libia) commerciali ( i mercati del Levante) .
Il generale confida, con cortese incertezza, nella abilità manovriera dei nostri governanti agli incontri tra alleati per ottenere attenzione.
Forse è meglio usare parole brutali ma franche agli alleati: la volta scorsa in cui fummo centrali per l’alleanza, con De Gasperi e Pacciardi, l’Italia ebbe Manlio Brosio ( un politico) nominato segretario Generale dell’alleanza, aiuti militari a fondo perduto e qualche sostegno finanziario.
E rispetto.
Adesso, a parte qualche vaccino, cosa offrono?
Commenti
Alberto Del Buono

a mio parere il candidato ideale sarebbe

Vincenzo Camporini

. Ha l’esperienza e la grinta per fare bene e sottrarremmo un uomo ingenuo alle grinfie di partitanti che ne sfruttano l’onorabilità.

Renzi sarebbe un pericolo serio per l’integrità della lingua inglese e una scelta divisiva.
Antonio de Martini

Caro de Martini, la sua stima mi lusinga, compresa la definizione di ‘ingenuo’ che interpreto nel senso di chi è portato ad avere fiducia nel prossimo. Fortunatamente per me, la sua è un’idea isolata: si immagina lei le vesti strappate e gli alti lai nel caso un Generale venisse designato, o solo proposto per un tale incarico politico? Ce ne sarebbe per far cadere un governo! Grazie in ogni caso per la sua considerazione, che mi fa molto piacere, perché so essere sincera e profonda.

Vincenzo Camporini

caro generale. Apparentemente isolato ho chiesto a giorni alterni l’affidamento dell’epidemia allo Stato Maggiore per un intero anno. Hanno cooptato un generale – fino a ieri impensabile- e presto allargheranno le maglie eliminando …

Altro…
Antonio de Martini

Lei suggerisca l’idea come sa fare e vediamo se qualcuno ascolta.

Una buona notte.

GLI USA E LE ORECCHIE DA MERCANTE, di Antonio de Martini

Al breve ma ficcante testo di Antonio de Martini segue la recente dichiarazione dei Ministri degli Esteri del G7, durissima, sia nella forma che nei contenuti, nei confronti della Russia. A questo punto la battuta dal senno uscita di Biden riguardante l’indole assassina di Putin non si può ritenere più una uscita così estemporanea e incontrollata. La Russia non è più considerata una mediatrice nel conflitto civile interno all’Ucraina, ma parte in causa e unica responsabile della situazione di destabilizzazione di quel paese. I nostri dimenticano bellamente il loro contributo in armi e denari offerto al colpo di mano, un vero e proprio colpo di stato, di piazza Majdan con il quale si è rovesciato il vecchio regime con l’attuale; come pure rimuovono senza ritegno gli impegni a garantire la neutralità di quel paese  e il rispetto della condizione e della identità della parte russa di quella popolazione; glissano sul fatto che buona parte del ceto politico emerso con quel colpo di mano abbia poco a che fare con quel paese e che il tanto vantato sostegno economico occidentale ha in realtà portato alla rovina e alla depressione un paese uscito malconcio dall’esperienza sovietica; denuncia l’interventismo russo senza accennare ai preparativi militari ucraini, sostenuti dai rifornimenti occidentali, di una offensiva mirante alla rioccupazione del Donbass. L’accordo di Minsk non è stato promosso da “mediatori”, ma è stato concordato, sottoscritto e gestito da tutte le parti in causa del conflitto, comprese Francia, Germania e Polonia, tranne che paradossalmente dal convitato di pietra, gli Stati Uniti. Il paese che, attraverso suoi uomini politici di primo piano, di affari e diplomatici ha avuto modo di occuparsi persino degli affari domestici quotidiani di quel ormai disgraziato paese; esattamente come successo nella Russia di Eltsin. Un documento che sembra costruito a posta per tagliare ogni ponte con la Russia. L’Ucraina è una trappola. Apparentemente per la sola Russia; in realtà lo potrà diventare strategicamente per gli Stati Uniti, perché rischia di rafforzare il sodalizio sino-russo sempre che col tempo non maturi un al momento improbabile patto di spartizione sino-americano della Siberia.
Si sa che il confronto politico e geopolitico avviene tra centri decisionali, gruppi e schieramenti di stati e interni agli stati stessi. Siamo però al limite della fantapolitica, visto il contesto caotico della realtà politica americana. Lo è nell’immediato per i paesi europei, in particolare la Francia e la Germania, destinati a sobbarcarsi i principali oneri politici, economici e militari di tale confronto e a rinunciare ad un qualsiasi ruolo autonomo costruttivo sia nei confronti della Russia che soprattutto nel Mediterraneo. Non è da escludere che sia proprio questo il principale obbiettivo del restaurato, anche se malconcio, vecchio establishment americano: l’offerta di un mercimonio fatale in cambio magari di un qualche sostegno ingannevole alle ambizioni franco-tedesche nell’Africa Sub-sahariana_Giuseppe Germinario
GLI USA E LE ORECCHIE DA MERCANTE, di Antonio de Martini
L’Associated Press ha lanciato la notizia che il governo iracheno ha chiesto all’amministrazione Biden di fissare una data per riprendere i negoziati per l’evacuazione delle truppe USA dal paese.
Il negoziato, iniziato poco dopo l’attentato al generale iraniano kassem Soleimani, e a seguito di una mozione approvata dal parlamento, ha avuto una battuta d’arresto con le elezioni presidenziali americane e il cambio di governo in Irak.
Le prime due tornate di colloqui si erano tenute con l’amministrazione Trump a giugno e agosto 2020.
La terza viene richiesta adesso anche se gli USA speravano che il nuovo primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi, avrebbe soprasseduto.
Evidentemente anche lui tiene alla Patria o alla pelle.
Con questa richiesta di evacuazione dall’Irak, l’impegno USA a evacuare l’Afganistan entro il 1 maggio p. v. e le difficili relazioni con la Turchia, si completa la dissoluzione dell’accerchiamento strategico dell’Iran e rende piu difficile il mantenimento delle sanzioni agli Ayatollah.
Se a questa situazione si aggiunge una recente presa di posizione del New York Times che atttribuisce la mancata, finora, evacuazione dell’Afganistan al rifiuto dei signori dello State Department di riconoscere i loro errori, il quadro è completo.
Entro breve, ce lo dice il generale Mario Arpino ( classe 1937) su @Formiche, ci sarà l’assessment strategico NATO e UE, con l’Italia che chiede attenzione al fronte sud – dove anche la Turchia è in forse- invece che alle isterie antirusse delle repubbliche baltiche.
Restiamo in vigile attesa, sicuri come siamo che la Tachipirina non sia sufficiente a calmare la febbre dell’area.
Dichiarazione dei Ministri degli Esteri del G7 sull’Ucraina, a cura di Ennio Bordato
I ministri degli esteri del G7 sono uniti nel condannare le continue azioni della Russia per minare la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza dell’Ucraina.
Noi, Ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti d’America e l’Alto rappresentante dell’Unione Europea, condanniamo all’unanimità le continue azioni della Russia volte a minare la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza dell’Ucraina.
Oggi, sette anni dopo l’annessione illegittima e illegale da parte della Russia della Repubblica Autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli, riaffermiamo il nostro incrollabile sostegno e impegno per l’indipendenza, la sovranità e l’integrità del territorio dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti.
La Carta delle Nazioni Unite, gli Accordi di Helsinki e la Carta di Parigi stabiliscono chiaramente i principi fondamentali riguardanti il ​​rispetto dell’integrità territoriale degli Stati, qualunque essi siano, e il divieto dell’uso della forza per cambiare i confini. Usando la forza contro l’integrità territoriale dell’Ucraina, la Russia ha apertamente violato il diritto internazionale e violato questi principi.
Denunciamo inequivocabilmente l’occupazione temporanea della Repubblica Autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli da parte della Russia. I tentativi della Russia di legittimare tale occupazione non sono e non saranno riconosciuti. Condanniamo le violazioni dei diritti umani commesse dalla Russia nella penisola, in particolare contro i Tartari di Crimea. Chiediamo alla Russia di rispettare i suoi obblighi internazionali, di consentire l’accesso agli osservatori internazionali e di rilasciare immediatamente tutti coloro che sono stati ingiustamente detenuti. Accogliamo con favore, in linea di principio, l’iniziativa ucraina di istituire una piattaforma internazionale sulla Crimea al fine di consolidare gli sforzi della comunità internazionale al riguardo.
Inoltre, ci opponiamo fermamente alla continua destabilizzazione dell’Ucraina da parte della Russia, e in particolare alle azioni che quest’ultima sta intraprendendo in alcune aree delle regioni del Donetsk e Lugansk, a dispetto degli impegni assunti nel quadro degli Accordi di Minsk.
L’avvento della pace richiede la piena attuazione degli accordi di Minsk. La Russia è una parte nel conflitto nell’Ucraina orientale e non un mediatore. Accogliamo con favore il rinnovo del cessate il fuoco attuato il 27 luglio, che ha ridotto in modo significativo la violenza nella zona di conflitto. Tuttavia, il conflitto continua a mietere vittime e a causare gravi danni alle infrastrutture strategiche. Deploriamo la recente escalation militare sulla linea di contatto da parte di gruppi armati sostenuti dalla Russia. Chiediamo alla Federazione Russa di smettere di alimentare il conflitto fornendo sostegno militare e finanziario ai gruppi armati nell’Ucraina orientale e concedendo la cittadinanza russa a centinaia di migliaia di cittadini ucraini, e di garantire invece che i passi compiuti di recente dall’Ucraina allo scopo di aiutare a migliorare la vita delle persone su entrambi i lati della linea di contatto diventino reciproci. Riaffermiamo l’importanza di rispettare il cessate il fuoco, che è fondamentale per qualsiasi progresso verso una risoluzione pacifica del conflitto.
Accogliamo con favore gli instancabili sforzi della Germania e della Francia nell’ambito del Formato Normandia per risolvere il conflitto attraverso i canali diplomatici e riaffermiamo la nostra disponibilità a continuare a sostenere questi sforzi. Chiediamo a tutte le parti di attuare pienamente gli Accordi di Minsk e sottolineare la responsabilità della Russia di impegnarsi in modo costruttivo nel Formato Normandia e nel Gruppo di contatto trilaterale al fine di raggiungere una soluzione politica e giusta del conflitto.
Il G7 resta pienamente impegnato nell’attuazione delle sanzioni e sarà al fianco dell’Ucraina per difendere la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. La Crimea è l’Ucraina.

SOLDI BEN INVESTITI, di Antonio de Martini

SOLDI BEN INVESTITI
il 25 marzo, la Grecia celebrerà con sfarzo i due secoli dall’inizio della guerra di indipendenza dall’impero ottomano : una imponente parata militare in onore dei tradizionali alleati, il premier russo Mishustin e il principe di Galles, Carlo, con la consorte.
Era stato invitato anche il presidente Francese Macron per completare il terzetto dei paesi che avevano appoggiato la Grecia, ma a causa dell’incrudelirsi dell’epidemia in Francia – da Venerdi ha decretato la quarantena per 21 milioni di francesi- questi ha disdetto ritenendo di condividere la sorte dei compatrioti restando a Parigi.
Si rifarà il 20 ottobre prossimo anniversario della battaglia navale di Navarino in cui gli anglofrancesi inflissero una severa lezione alla squadra ottomana che determinò la rinunzia turca a proseguire il conflitto e riconoscere l’indipendenza.
E pensare che lo scontro avvenne “ per caso” : mentre le due squadre navali si fronteggiavano senza affrontarsi ( erano ufficialmente neutrali) , da parte turca, i marinai iniziarono a provocsre con fucilate gli jnglesi che risposero e lo scontro degenerò in battaglia generale.
Il ricevimento, il veleno è in coda, lo faranno al Museo Nazionale per far notare al principe Carlo la mancanza dei fregi del Partenone – che sono a Londra- la cui evidente mancanza è un vero e proprio un pugno nell’occhio per i visitatori.
Il premier britannico Johnson si è recentemente rifiutato di restituire quanto rubato da Lord Elgin, ma la Presidente della Repubblica, Katerina Sakellaropoulou, punta sul fatto che Carlo ha nelle vene il sangue greco di suo padre Filippo di Edinburgo e l’Inghilterra – dopo il Brexit- ha bisogno di amici.
Ai festeggiamenti, come ulteriore pressione indiretta, è invitato e partecipa anche il presidente di Cipro Anastasiades, che ospita le due più importanti basi militari inglesi del Mediterraneo.
La presenza di tutti i vecchi alleati della Grecia, fungerà da monito ai turchi con i quali la Grecia sta attraversando un periodaccio per via del contenzioso per i giacimenti dell’Egeo.

UNA MERITATA SCONFITTA, di Antonio de Martini

UNA MERITATA SCONFITTA
La domenica compio il rito religioso dell’uomo moderno: compro il giornale.
Leggo “ Le Monde” benché non condivida buona parte delle sue idee.
E’ scritto in una lingua impeccabile, i suoi giornalisti sono istruiti e tradizionalmente rispettano il lettore, mentre da noi sono in prevalenza degli ignoranti convinti di avere a che fare con dei cretini.
Questa domenica ho avuto una sorpresa che mostra che la crisi ha morso dovunque: dodici-pagine-dodici di “Le Monde” sulla “crisi siriana” pensavo fossero meglio.
Non meditano sul decennio di lotta all’ultimo sangue affrontato con stoicismo da un intero popolo e non si chiedono come sia stato possibile che un dittatore abbia suscitato tanta fedeltà, ma ironizzano su “ Assad re delle macerie” indulgono su “ disegni e testimonianze di bambini traumatizzati”, e naturalmente “ un decennio di caos”.
Non c’é guerra che non abbia prodotto macerie, morti e bambini traumatizzati.
La novità giornalistica , casomai, sarebbe stata la vittoria di un Davide contro sette Golia.
Mi rimangio dunque la promessa fatta a me stesso di meditare in pace sul nostro futuro e mi dedico all’evento che non celebra i dieci anni di guerra persa da Arabia Saudita, Turchia, Stati Uniti, Kataweb, UAE, Francia e Inghilterra coalizzati contro un paesino piccolo piccolo, ma che apre di fatto la campagna elettorale presidenziale siriana che si terrà a primavera.
Dopo aver deciso che volevano un “regime change” con le buone, poi un cambiamento forzato a costo di qualche morto e infine una guerra di sette contro uno, gli alleati si sono trovati impantanati in una guerra senza fine in cui hanno perso tutto. Anche il rispetto di molti alleati.
E’ la prima volta nella storia che un dittatore suscita tanta fedeltà dai suoi sudditi, ottiene tanti sacrifici volontari e trionfa su una coalizione tanto vasta e forte, difeso anche da tutte le religioni esistenti ( sedici) sul territorio, e da paesi che avevano tutto l’interesse a non irritare gli Stati Uniti, nonché da tutte le classi sociali.
Credo che senza riempire dodici pagine, una indagine valga la pena di farla.
I DISSIDENTI
Comincerei con i “dissidenti”, poi rivoltosi ed infine “ insurgents”: essenzialmente si é trattato dei fratelli mussulmani ( una setta assistita alla nascita dalla compagnia del canale di Suez ed ora dagli angloamericani), assieme a una fascia di contadini illusi dalla bonifica dell’Eufrate realizzata negli anni ottanta e disillusi dalla siccità provocata dalle dighe costruite a monte dalla Turchia che hanno ridotto del 40% il flusso delle acque dell’Eufrate.
Essendo il malcontento insufficiente a uno scontro armato, la scintilla fu provocata dalla importazione di seicento mercenari reduci dalla Libia a cura della segretaria di Stato Clinton, con trasporto ed equipaggiamento a carico della Turchia.
Altri furono infiltrati dal Jabal Druso a cura dei vicini israeliani, benché nei precedenti venti anni, Siria e Israele non si fossero scambiati un solo colpo di fucile.
Lo slogan , tracotante e infelice, fu “ I cristiani a Beirut e gli Alauiti nella tomba” fu un monito stupido quasi quanto il “niente prigionieri” dell’avvocato Previti alle elezioni italiane che iniziarono a intaccare il successo berlusconiano.
Fu la minaccia che iniziò a coalizzare la nascente borghesia attorno al regime. Tutti amano fare turismo, ma non da esuli. Tutti devono morire, ma non con una tutina arancione.
I FILO REGIME
GLI ALAUITI
Lo zoccolo duro era inizialmente costituito dagli alauiti, una delle religioni-etnie che popolano il Vicino Oriente e a cui appartiene la famiglia Assad.
Essi rappresentano la fascia più povera della popolazione. Ogni famiglia-bene siriana ha tradizionalmente una colf alauita. I matrimoni sempre interni al gruppo hanno prodotto fisionomie caratteristiche simili come negli ebrei e nei drusi.
Gli alauiti hanno- dal 1967 in poi anno della presa di potere di Hafez el Assad , il padre, – fornito allo Stato tutto l’apparato di sicurezza e gran parte dei quadri delle Forze Armate.
In questa guerra, hanno fornito anche la maggioranza dei caduti ( stimo 180.000 su 380.000). L’ex ambasciatore francese Duclos dice a “Le Monde” che “in una famiglia di quattro figli, due sono morti o tornati storpi”.
Ma sapendo che avevano promesso la morte a tutti, pensano di aver fatto un affare.
I CRISTIANI
Divisi in innumerevoli sette e confessioni, hanno tutti abbracciato il principio del male minore. Nel prosieguo della guerra si schierarono sempre più convintamente con la legalità e l’ordine offerto da Assad.
I dittatori in Siria , di fatto ci sono sempre stati:
Le brevi parentesi democratiche erano di facciata.
Ma Bashar el Assad – il figlio di Hafez – non destinato a succedergli, ma subentrato al fratello deceduto, era considerato un “molle” dall’apparato del partito dominante e addirittura un angelo rispetto a RIFAI, lo zio, che fu tanto crudele nella gestione della sicurezza, da dover essere esiliato in Svizzera e poi in Francia, dallo stesso presidente che pure con mano di ferro aveva represso la città di Hama – insorta nel 1982- facendo dodicimila morti.
Il regime, sapendosi minoritario aveva sempre privilegiato le altre minoranze formando una maggioranza grazie a un cartello di gruppi minoritari e ostentando un grande rispetto per il cristianesimo, al punto di ottenere la visita papale ( G P II) di cui si ricorda il discorso di Bashar che sottolineò tra l’imbarazzo dei presenti che a uccidere Gesù Cristo erano stati gli ebrei e che i primi cristiani trovarono asilo in Siria.
I DRUSI
Più complessa la situazione dei Drusi essendo la loro tradizionale zona di insediamento ripartita tra il Libano, Israele e la Siria.
DERAA – dove nacque mio zio Umberto, fu luogo di prima insurrezione- i combattenti drusi sono temibili guerrieri e Israele ha riconosciuto loro il diritto a fare il servizio militare.
Ma la legislazione, recentemente introdotta da Netanyahu per ragioni di politica interna, ha stabilito lo Stato di Israele come “stato degli ebrei” ha fatto dei Drusi cittadini di seconda classe, provocando le dimissioni per protesta dell’ufficiale druso di grado più elevato di Tsahal e i drusi gradatamente si sono schierati coi siriani che – tratto ammaestramento dagli eventi- hanno anche riconosciuto i loro errori e armato un battaglione di ex nemici per il mantenimento dell’ordine pubblico in zona.
I CURDI
Sono prevalentemente sistemati nella zona di Hassake sulla riva sinistra dell’Eufrate ed erano stati tranquilli in comparazione coi curdi di Turchia.
Et pour cause!
Gli agenti turchi incaricati della sovversione non riuscivano a penetrare per atavica incompatibilità e quelli israeliani erano impegnati coi curdi iracheni.
Anche qui, il regime é stato più svelto: evacuando l’area e lasciando in loco alcuni depositi di armi.
Si sono così create milizie volontarie incaricate di difendere persone e beni e – quando giunsero i “liberatori” furono accolti a fucilate.
Un accordo federativo e l’elezione del deputato cristiano di Hassaké a presidente del Parlamento, ha suggellato un accordo federativo che regge agli urti.
Le milizie locali pattugliano ora con i governativi siriani, ora con gli americani, ma niente estranei. Nemmeno i curdi iracheni.
I MUSSULMANI SCIITI
Minoritari e proletari in genere hanno fatto parte del cartello delle minoranze etniche e religiose che si sono schierate con Assad e sono risultate utili nel tessere l’alleanza con l’Iran.
Inoltre avevano un debito col regime che aveva accolto ottocentomila profughi – causa guerra- dal vicino Irak in gran parte sciiti. Sono rimasti fedeli anche loro.
I MUSSULMANI SUNNITI
Si tratta del nerbo della borghesia ricca della Siria che ha sempre privilegiato la tranquillità che propizia gli affari e il non essere riusciti a accattivarsi questo strato degli abitanti rappresenta la maggiore sconfitta politica dei fratelli mussulmani.
Un pò come le brigate rosse non riuscirono che a conquistare esigue simpatie nel P.C.I. e fu isolamento.
Attratti da “legge e ordine” in un paese che non conosceva criminalità comune e che vedeva ogni anno progredire le giovani generazioni che da esclusivamente arabofone avevano ottenuto l’istruzione gratuita, anche universitaria, e facilitazioni per l’apprendimento delle lingue, preferirono restare fedeli al regime, tanto più che col progredire del conflitto si rivelava la trama estera dei finanziamenti e la povertà delle adesioni locali. Assad era visto vincente.
Socialmente parlando, col regime erano schierati i militari, i proletari,i borghesi e tutti i gruppi religiosi, mentre con gli “insorti” i fratelli mussulmani ( che Nasser definì “ chi , quelli che si inc. tra loro?”) e numerosi jihadisti e criminali comuni che con mossa machiavellica il regime ha liberato con una amnistia, contribuendo così a estremizzare gli avversari agli occhi dei moderati.
LA PROPAGANDA DEL REGIME
Il regime ha utilizzato anzitutto la paura dell’esempio libico, poi il terrore dei minacciosi comportamenti jihadisti e la certezza di tutti di un ritorno al passato di qualche secolo.
L’esercito é rimasto fedele con l’eccezione del figlio di un ex ministro della Difesa: Mustafa Tlass) che ancora pascola nei night club di Parigi a spese dello SDECE e della CIA.
La truppa si é rivelata – come i contadini polacchi e quelli spagnoli – tra le migliori fanterie del mondo e gli aiuti esteri ( Russia e Iran e libanesi ) sono stati utilizzati con attenzione: i russi con l’appoggio aereo, i libanesi ( Hezbollah e cristiani) per liberare le alture del kalamun , ossia la comunicazione via terra tra Damasco e Beirut e gli iraniani per i rifornimenti di armi e la finanza di guerra.
Milioni di esuli si accalcano oltre frontiera dimostrando a tutti che é meglio restare a combattere in Patria che vivere mendicando in esilio.
LA PROPAGANDA OCCIDENTALE
Da parte occidentale, accuse di uso dei gas confuse e contraddittorie: la smentita del magistrato incaricato della inchiesta – la svizzera Carla Del Ponte – che diede la colpa ai ribelli e la promozione e decorazione dell’ufficialessa americana che gestì l’eliminazione dei depositi di Sarin e Cloro siriani nel mare di Creta, ha demolito questa accusa.
La sostituzione delle bombe con barili di polvere fu inaugurata dagli israeliani nella battaglia per Gerusalemme nel 1948.
Facevano rotolare nei vicoli in discesa dei barili mancando di aerei.
Le notizie esagerate del numero dei morti hanno mano a mano fatto perdere credibilità, come la storia dei “caschi bianchi” portatori di soccorsi… tanti dejà vus con foto spesso taroccate male.
Belle modelle israeliane presentate come combattenti curde…
Pii mussulmani accreditati con foto di preghiera, ma rivolti in direzioni opposte mentre anche i concorrenti dei nostri quiz TV sanno che si prostrano solo in direzione della Mecca.
L’ultima storiella é l’apertura di una inchiesta preliminare della magistratura inglese a carico della moglie di Assad che é cittadina inglese.
E’ sospettata di aver incitato il marito a compiere crimini di guerra.
O hanno messo un microfono sotto il letto degli Assad o mi sembra una accusa difficile da sostenere contro una donna mite che ha avuto un tumore e una laurea homoris causa all’Università di Roma.
La pessima gestione del contenzioso sorto a latere con la Turchia, la lite e sostituzione dello sceicco del Katar col più docile figlio mi sembra la degna conclusione di tanta incapacità comunicazionale, culturale, militare e politica.
SIRIA, LIBANO E DINTORNI
Due parole a commento del mio post di ieri ( una “sconfitta meritata”, sulla guerra di Siria) che ha avuto 50 “mi piace” e 38 condivisioni.
Spesso sono tentato di non scrivere di “sceicchi e dittatori” pensando di predicare nel deserto, ma poi, quando vedo che un post viene capito da trentotto persone al punto che che si prendono la briga di ripubblicare lo scritto nei loro diari, prendendosene la responsabilità, e diffondendolo ai loro contatti, mi torna la voglia di spiegare, raccontare, decifrare.
Facebook dice che con tre condivisioni si toccano virtualmente tredicimila persone.
Esagerano di certo, ma con trentotto condivisioni – anche calcolando un terzo di quanto asserito da fb- siamo a oltre quattrocentomila persone messe al corrente di una verità che potrebbe salvare delle vite.
La campagna stampa concertata dei media degli stessi paesi che hanno usato le armi fino a che hanno trovato solidali le loro pubbliche opinioni, non é fatta per il piacere di fare i democratici.
Strano per sferrare un altro colpo., ma adesso so che non potranno contare sulla solidarietà ignorante di noi italiani.
Grazie. Di cuore.

I significati di una scelta_ di Giuseppe Germinario, Antonio de Martini, FF

Già dalle prime mosse Mario Draghi sta confermando la sua missione di “costruttore”. Con la nomina di Gabrielli a sottosegretario, di Curcio alla Protezione Civile, del generale Figliuolo a Commissario per l’emergenza Covid ha dato un bello scossone a tre degli apparati chiave così come si sono assestati in questi ultimi dieci anni. Ha concesso a man bassa posti di sottosegretario ed alcuni ministeri secondo le logiche da manuale Cencelli, ma ha mantenuto strettamente il controllo diretto o indiretto dei ministeri economici e della sicurezza; ha affidato alcuni ministeri chiave a politici di peso (Guerini e Giorgetti) dei due partiti più importanti, ma ne ha svuotate in parte le competenze di uno di essi. La defenestrazione di Arcuri e la mancata conferma di numerosi funzionari del governo precedente segnano probabilmente una svolta importante. Rappresentano l’inizio di un declino di un ceto manageriale e dirigenziale radicatosi progressivamente in quaranta anni e consolidatosi negli ultimi quindici. Una discesa che trascinerà con sè il partito che più ne è stato l’espressione e il fattore di coagulo e legittimazione; quel Partito Democratico ormai da anni in crisi di consenso, con una base elettorale stravolta rispetto alle origini, ma che rimane abbarbicato da più di venti anni e sostenuto dai centri di governo e di potere più stantii, con una funzione assertiva e un dinamismo talmente insufficiente da mettere a repentaglio la coesione interna del paese e l’utilità stessa della sua collocazione internazionale pur così remissiva ed accondiscendente. Devono essersene resi definitivamente conto anche a Washington e Londra soprattutto, ma anche più a malincuore a Berlino e Parigi. Non sarà solo il PD a pagare pegno. Man mano che saranno evidenti l’insulsaggine, i misfatti e la distruttività dell’azione del Governo Conte nella corrente emergenza sanitaria ed economica agli occhi della popolazione e nel ruolo internazionale, specie nel Mediterraneo, agli occhi dei centri di potere, l’acclamazione di Giuseppe Conte a salvatore del M5S rischierà di trasformarsi nella condanna definitiva all’estinzione del movimento durante una fase di competizione, simile per altro ad un abbraccio mortale, più che di occupazione di spazi complementari, con il suo alleato piddino. Un sodalizio che rischia di trasformarsi in un abbraccio mortale. Se questo schieramento sarà chiamato a pagare pegno nell’immediato, il futuro riserverà qualche sorpresa anche nel centrodestra, in particolare nella Lega. L’impegno dei tre commissari sarà probabilmente la prova generale per una riconfigurazione e un riordino dei poteri e della gestione dello Stato e soprattutto di una ridefinizione più chiara dei poteri dello stato centrale rispetto alle amministrazioni periferiche. L’intento sarà di porre fine alla surrettizia e logorante competizione sulle competenze tra Stato centrale e regioni e ad una definizione delle gerarchie più favorevole e funzionale allo Stato Centrale; scemerà con esso l’argomento con il quale si è alimentato il radicamento e la ragion d’essere della Lega e soprattutto potrà dissolversi l’equivoco di un partito proclamatosi nazionale ma con una classe dirigente in realtà ancora espressione di una parte geografica del paese. Tutto dipenderà dalla forza effettiva di Mario Draghi e dalle logiche geopolitiche che determineranno l’importanza e il ruolo dell’Italia nel contesto europeo e mediterraneo; quanto alla forza e alla consapevolezza dei centri interni al paese, tutto sembra muoversi ancora sotto traccia. Non è un buon segno. Ne vedremo comunque delle belle e soprattutto di drammatiche. Non sarà facile costruire o ricostruire sulle ceneri di questo sistema partitico i soggetti politici incaricati di garantire il “front-line”. Personaggi del calibro di Mario Draghi non devono e di solito non gradiscono rimanere troppo esposti per lungo tempo. Devono farlo in situazioni di emergenza; ma le emergenze per definizione vivono in tempi delimitati. Potrebbero quindi rimanerne prigionieri; non sarebbe la prima volta di una guerra lampo trasformatasi in guerra di posizione, se non in una disfatta_Giuseppe Germinario

SIGNIFICATI DI UNA SCELTA PRIMAVERILE, di Antonio de Martini
Mentre la macchina della disinformazione é occupata a “scaricare” il sig Domenico Arcuri sulle braccia dell’avvocato Conte e dei 5 stelle, ma io l’ho conosciuto a Invitalia nel 2005 come rappresentativo del giro “ Prodi& Co”,
vorrei fare un piccolo ragionamento sui significati del gesto di sostituire un borghese con un militare.
Il primo significato da dare a questo gesto é dimostrare che si vuole agire e liberarsi del malcontento generale provocato dalla pandemia e accentuato dalla “mala gestio” in specie della informazione al pubblico che non si é mai sentito rassicurato vedendo i propri leader rubare il ruolo ai rispettivi addetti stampa invece di contrastare coi fatti l’epidemia.
Gente che non rispetta il proprio ruolo, non può pretendere il rispetto altrui.
Il secondo significato é che Draghi ha dato dimostrazione di indipendenza decisionale rispetto al sistema dei partiti che lo ha nominato, prescindendo dai meriti o demeriti del sig Arcuri che altri giudicheranno.
Il terzo significato é stato il riconoscimento implicito che la sorgente della sovranità é la competenza e non il suffragio popolare.
Non conosco il generale Figliuolo, ma é incontestabile che sia stato scelto per la competenza che gli viene da studi rigorosi dove la logistica é materia di studio continuo ( Accademia, 2 anni; Scuola di applicazione 2anni; Scuola di guerra 3 anni) e dal ruolo ricoperto di ispettore logistico dell’Esercito: l’unica organizzazione in Italia a gestire oltre centomila uomini ( e numerosi ospedali) sparsi in una ventina di paesi.
Nel gesto e nella accettazione generale della decisione c’é anche qualche importante e sotteso significato politico e,segnatamente, l’inizio della fine della competenza regionale su un affare tanto serio quanto la salute dei cittadini.
La conquistata libertà di circolazione delle persone ( e merci) ha comportato libertà analoghe per bacilli, batteri, virus e contagi.
Che senso hanno ormai cambi di regolamenti sanitari ogni cento chilometri?Che senso ha una regione come il Molise, la Liguria, il Friuli o la Basilicata ?
La ripartizione regionale avrebbe avuto un senso se i confini avessero ricalcato le frontiere dei vecchi stati preunitari come ha fatto la Germania che si riunificò nello stesso periodo storico.
Gli attuali confini regionali possono al più avere contenuti folcloristici, ove esistenti, e gestire gli investimenti turistici, prima industria nazionale.
Le regioni andranno bene per festival della castagna secca e manutenzioni stradali ma gli standard mondiali e la diffusione delle seconde case – spesso site in altre regioni o stati- la pericolosa velocità dei contagi, chiedono dimensioni analoghe in termini di spazi, procedure e strutture.
Aspettare di giungere a settantamila morti perché si palesasse la presenza dello Stato, é peggio che un crimine: é un errore che farà saltare l’equilibrio sociale e politico della Nazione e se dicessi che mi dispiace non sarei sincero.
Il regionalismo e la politica politicante vanno verso le loro idi di marzo.
UN BRAVO FIGLIUOLO, di Antonio de Martini
Il presidente del Consiglio ha nominato a commissario straordinario per l’emergenza ( ormai permanenza ) Covid 19 , l’ispettore logistico dell’Esercito.
Ovviamente, il generale conosce perfettamente tutte le potenzialità dell’Esercito essendone il responsabile.
Ci voleva una delle menti più brillanti del paese per attivare al massimo livello le FFAA coinvolgendole nella pianificazione invece che nella sola servile esecuzione???
E nessuno mi leverà dalla testa l’idea che la nomina di Arcuri sia stata fortemente caldeggiata da qualcuno che poi ha raccomandato – per interposta persona si capisce- i fornitori che si sono ingrassati sulle spalle dei morti nostri e de li mortacci loro.
Punti interrogativi, di FF
“Mario Draghi è intervenuto in mattinata alla sessione Sicurezza e Difesa del Consiglio Ue, sottolineando l’importanza dell’autonomia strategica dell’Ue in un quadro di complementarietà con la Nato e di coordinamento con gli Usa” (ANSA).
Che significa? Nulla. Parlare di autonomia strategica della UE senza che vi sia alcuna strategia della UE è come pretendere di abitare in un palazzo che non esiste.
Quale sarebbe infatti il nemico dell’Europa se non quello scelto dall’America?
Quale sarebbe la sua politica estera?
Quale sarebbe la sua politica di difesa?
Chi comanderebbe?
Quale sarebbe la sua struttura logistica?
Quale sarebbe la sua forza anfibia?
Quale sarebbe la sua struttura di intelligence?
E l’opinione pubblica europea è forse disposta ad appoggiare una azione militare che potrebbe causare la morte di centinaia o migliaia di soldati europei?
Insomma, come potrebbe l’UE avere autonomia strategica se di fatto dipende del tutto dalla NATO, ossia dagli USA, anche solo per controllare i propri confini?
Peraltro, l’UE ora è priva dell’esercito britannico, in pratica l’unico esercito europeo in grado di svolgere delle “vere” missioni di combattimento (e la Gran Bretagna è pure l’unico Paese europeo che può trarre vantaggio dal sistema Echelon, controllato dagli USA, dalla Gran Bretagna, dal Canada, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda).
Di fatto i Paesi europei, tranne per quanto concerne l’impiego di pochi reparti speciali, possono tutt’al più svolgere delle missioni di peacekeeping “sotto l’ombrello” della NATO. La stessa Francia può avere una certa autonomia strategica in Africa, ma nulla di più.
Insomma, il Proconsole si sta rivelando sempre più non uno stratega ma un abile tecnocrate al servizio del grande capitale occidentale, sia per quanto concerne la scelta di ministri e sottosegretari (cui nessuno sano di mente affiderebbe la gestione di un vespasiano), sia per quanto concerne la geopolitica.
In altri termini, si conferma che questo governo deve limitarsi ad eseguire un disegno politico-strategico deciso, almeno nelle sue linee essenziali, dagli incappucciati della finanza, sia pure secondo un’ottica euro-atlantista. E per realizzare un programma politico-strategico certo occorre competenza, ma non intelligenza politica e strategica.
In definitiva, la strategia – sia politica che economica – non è “affare” che riguardi il nostro Paese.

L’OROLOGIO DI BIDEN E LA NUOVA QUESTIONE D’ORIENTE, di Antonio de Martini

L’OROLOGIO DI BIDEN E LA NUOVA QUESTIONE D’ORIENTE
Nella sua foga di prendere le distanze dalla politica di Trump smaccatamente favorevole a Israele e rigida verso il resto del Vicino Oriente, il Presidente Biden ha dato rilievo al fatto che ha atteso quattro settimane prima di telefonare al premier Netanyahu.
Il problema è che si è anche astenuto da ogni altra forma di intervento sugli attori dell’area, consentendo a ciascuno di progettare pericolosi scenari pro domo sua.
Gli israeliani, in queste quattro settimane, certi di non poter piu godere degli stessi atteggiamenti di complicità evidente e desiderosi di mettere l’amministrazione democratica USA di fronte a fatti compiuti, ha elaborato una nuova strategia.
Si tratta della teoria di “ una guerra piccola tra due grandi” testata con una manovra militare chiamata “ giorni di combattimento” svoltasi nei giorni scorsi alla frontiera libanese.
In buona sostanza è una riedizione della politica delle “ spedizioni punitive” degli anni passati consistenti in puntate offensive in territorio libanese limitate nel tempo e negli scopi.
Ma dall’altra parte non c’è più solo il pacifico Libano. C’è l’Hezollah, l’obbiettivo strategico di cui vorrebbero aver ragione ma di cui non riescono a valutare il potenziale e la crescita provocata dalla guerra di Siria.
C’è anche la forte tentazione da parte di Netanyahu di decidere le sorti delle elezioni politiche generali che si terranno tra un mese ( per la quarta volta in poco piu di un anno), con un blitz militare di successo che elimini depositi e officine mimetizzate nei villaggi abitati da civili.
A queste minacce e a questa strategia l’Hezbollah ha risposto con un video.
Assieme a riprese del Premier e di alti gradi israeliani che biasimano il miscuglio tra impianti militari e abitazioni civili minacciando distruzioni, il video assume un aspetto da briefing militare mostrando immagini satellitari del territorio israelo palestinese – con tutti i riferimenti geografici del gergo militare- indicanti identico miscuglio tra abitazioni civili e installazioni militari con esatta specifica della natura di ciascuna installazione.
Poi espone la strategia Hezbollah della “ risposta equilibrata” .
Se verrà colpita una abitazione, la risposta colpirà una abitazione. Se un villaggio, un villaggio, se una città, una città….
L’ampiezza e l’accuratezza degli obbiettivi indicati non lascia dubbi circa la credibilità della minaccia e la professionalità della preparazione.
La capacità balistica avversaria gli israeliani la conoscono già.
Qualcosa di simile è accaduto nei giorni scorsi nel kurdistan iracheno, nei pressi di Erbil , dove una base con personale e contractors americani – finora off limits- è stata oggetto di un attacco di una nuova formazione chiamata “ i guardiani del sangue.”
In pratica, ciascun protagonista dello scacchiere dispone di una nuova strategia mentre la nuova amministrazione americana brancola nel buio.
Il nuovo segretario di Stato Blinken ha dovuto frettolosamente rettificare una frase infelice del suo portavoce dubitativa di una dichiarazione turca circa l’eliminazione di 13 ostaggi turchi in mano ai curdi.
In Afganistan, in attesa della promessa evacuazione entro il 1 aprile, i talebani hanno lanciato la solita offensiva di primavera.
La tensione cresce in attesa di una iniziativa conciliatrice USA verso l’Iran, stremato dalle sanzioni ingiustificate, che ritarda e dà la sensazione – errata- che l’esagitato abbia lasciato il posto al rimbambito.
L’orologio americano è rimasto fermo a quando il mondo rispettava i suoi tempi.
Un tempo credevamo che i nemici degli USA fossero anche i nostri. Ora non più.
Hanno esagerato.

Caso Regeni. JOHN NEGROPONTE E JOHN MC COLL, di Antonio de Martini

Sospetti sempre più fondati. A quando la dolorosa illuminazione dei genitori di Regeni da una rimozione della realtà sempre più incomprensibile?_Giuseppe Germinario
JOHN NEGROPONTE E JOHN MC COLL
sono i nomi dei datori di lavoro del ” ricercatore e attivista” Regeni.
Sono due cariatidi dell’intelligence , rispettivamente americana e britannica, utilizzate da specchietto delle allodole da DAVID YOUNG, responsabile alla Casa Bianca di Nixon dei dilettanti che scassinarono il Watergate, provocando le dimissioni dell’uomo più potente del mondo.
Nessuna meraviglia che Regeni sia stato male addestrato, a meno che non sia stato mandato appositamente per buttare un cadavere tra Italia e Egitto che pensavano ad una azione congiunta in Libia ad esclusione di altri occidentali compromessi.
Poiché di tratta di una agenzia di intelligence privata, siamo in attesa di conoscere i nomi dei committenti.
Notevole la faccia da culo del professore di Cambridge che dice che “per nulla al mondo darebbero alla intelligence britannica gli elaborati degli studenti.”
Infatti, se li vendevano ai privati, tanto stupidi da pagare per leggere scemenze redatte da gattini ciechi ribattezzati
” ricercatori” .
Forse è il caso di rimettere in voga il termine ” trovatori”
Vediamo adesso se si troverà un magistrato che vada in trasferta a Londra, Oxford e dintorni a vederci chiaro e se il ministero degli esteri farà la voce grossa con Cameron come col Cairo.
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