Italia e il mondo

IL MONDO AL CONTRARIO_di Daniele Lanza GUERRA E TEMPO di Pierluigi Fagan

IL MONDO AL CONTRARIO – [ Riflessione generale sul mondo nell’anno di grazia 2026. Di lettura consigliata *** ]

Ai primi dell’anno in Venezuela viene rapito il presidente Maduro assieme alla moglie. Ieri Teheran è investita da un attacco di precisione che abbatte la guida suprema della rivoluzione Khamanei oltre che l’ex presidente Amadinejad.

Nel giro di due mesi dalle portaerei della marina militare statunitense sono partiti gli attacchi che hanno portato al sequestro di un capo di stato e all’assassinio di un altro: persone alle guida di stati nazionali sovrani grandi molte volte l’Italia, per una popolazione complessiva che sfiora i 150 milioni di individui.

Ho rinunciato – a suo tempo – a elaborare interventi in merito al caso eclatante del Venezuela e ho la medesima tendenza a farlo anche ora: ritengo (probabilmente pesa la mia vocazione “filosofica”) si sia arrivati ad un livello tale che più che concentrarci sul dettaglio qui e là – mirabilmente catturato dalla schiera di analisti stagionati ed in erba che popolano la rete – sia maturo il tempo per riflessioni di livello superiore.

Per cosa si combatte ? In cosa si crede ?

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Sono interrogativi che si rivolgono a coloro che in genere NON seguono questa bacheca: ci si rivolge al popolo dei paladini dell’occidente. Quelli che credono nell’ordine internazionale costituito dopo il 1945: i sostenitori ad oltranza della dimensione atlantista…quelli della superiorità ETICA (ad ogni costo) dell’occidente. Ecco a tutti costoro.

Non siamo nel 1945 e nemmeno negli anni 60 oppure 80: ci troviamo (almeno nei paesi avanzati, post industriali che compongono l’occidente) nell’era dell’informazione di massa (internet) da decadi accompagnato da un livello di scolarizzazione totale e di istruzione alto, comparativamente al resto del globo. Da tutto questo il punto: può ancora esistere – nella società euro-americane – chi sostenga la superiorità morale dell’occidente, alla luce di cosa sta accadendo nel mondo ? E’ materialmente possibile ? Il punto interrogativo non è prescindibile, o detta più semplicemente non ha senso proseguire il confronto. Esiste una ASSENZA DI SENSO nell’interagire – in sede virtuale o reale – con interlocutori saldamente convinti della superiorità morale di una parte il cui alfiere a stelle e strisce si è dato al banditismo, riducendo ad una parodia – al ridicolo – il medesimo sistema di norme internazionali cui si appoggia, che pretende di preservare.

Eppure questo accadrà, immancabilmente: vi sarà chi continuerà stoicamente a farlo, a sottoscrivere – malgrado ogni cosa – la causa occidentale. Facile immaginare come si daranno tutte le colpe a TRUMP: costui diverrà – tanto oggi, quanto ancor più un domani – la causa di tutto, il lestofante scriteriato, il tiranno, il prepotente avventato, il nazionalista bianco razzista, lo sciovinista, etc.

Per il vasto popolo democratico euro-americano già in armi, egli sarà il capro espiatorio su cui riversare ogni colpa possibile ed immaginabile, onde evitare di confrontarsi col nodo di fondo (ossia che il problema è insito nell’occidente medesimo a prescindere dal capo di stato o dalla corrente). La narrativa della generazione a venire sarà improntata a questo: dare la colpa della degenerazione delle “forze del bene” all’attuale presidente in carica, attribuendogli il ruolo di peccato originale. D’altro canto dire che Trump sia un bersaglio facile per la critica è l’eufemismo di inizio 21° secolo (…) : forse si potrebbe addirittura vedere le cose sotto un’altra luce………..ovvero che Trump – umorale, irruento, politicamente scorrettissimo – è proprio ciò di cui l’occidente ha bisogno (leggere bene*)

L’occidente euro-atlantico – liberale e democraticissimo – HA BISOGNO di un Donald Trump (o perlomeno anche nella sua inadeguatezza può risultare utile): un elemento volgare e violento su cui sputare, che faccia il lavoro sporco di cui c’è bisogno prima o poi….un male necessario contro cui urlare nel presente e poi anche molto a posteriori consegnandolo alla damnatio memoriae. Un bruto col parrucchino cui addossare il peso di tale sporcizia dicendosene quindi “puliti”. Grazie a un Trump, l’estabilishment a stelle e strisce si purifica di ogni peccato, scaricandoli magistralmente su di LUI.

Il senso del discorso fin qui fatto non è quindi quello di giustificare o prendere le parti di uno anzichè di un altro: non si cerca di salvare Trump incolpando l’occidente e nemmeno viceversa, poichè entrambi sono colpevoli nelle rispettive misure. L’occidente – incarnato dall’asse euro-atlantico e delle sue istituzioni – lo è a prescindere, è un male di fondo, mentre Trump è un singolo individuo – è una pedina impazzita – ugualmente dannosa, che il sistema a monte (deep state ed altri) si ritrova a dover gestire.

Tutto questo a che fine ?

Per non dover ammettere la più semplice e spaventosa delle verità. Che l’occidente euro-atlantico è una potenza come ogni altra: nè di più nè di meno. Ripeto: non si vuole affermare che l’occidente sia il male assoluto (non lo è), ma semplicemente che sia una civiltà come tutte le altre. Eppure anche solo questa posizione, che parrebbe neutrale, è INAMMISSIBILE per i difensori profondi dell’ordine internazionale.

Il problema è che la dottrina della superiorità etica è irrinunciabile: l’occidente non se ne è mai privato nell’ultimo mezzo millennio ossia dalle scoperte geografiche in avanti. Prima era l’evangelizzazione del nuovo mondo, quindi la civilizzazione del continente nero…..dal 1945 in poi, la difesa dei valori liberal-democratici di fronte a totalitarismi e arretratezza. In sostanza la dottrina della superiorità morale non è mai mutata (ha solo cambiato veste di era in era, a seconda del costume del secolo in cui ci si trovava ad agire): questo perchè un fondamento ideologico/teologico è indispensabile per operare in qualsiasi contesto, il primato materiale, da solo di per sè, non basta. Tanto più oggi, a XXI secolo ormai inoltrato, allorchè il primato materiale/tecnologico tra occidente e resto del mondo si sta assottigliando o addirittura annullando (vedi la CINA).

Ecco perchè non si può rinunciare al ruolo di paladini della la fiaccola della libertà: anzi è necessario oggi più che mai contro potenze emergenti che metteranno alle corde l’occidente intero sul piano materiale come mai avvenuto prima.

Si seguiterà pertanto a promuovere tale credo: in tanti continueranno COMUNQUE a credervi e rispecchiarvicisi a prescindere da tutto e tutti (anche di fronte ai fatti che osserviamo nella contemporaneità). In pratica continueranno credere nella propria civiltà di nascita incoronandola d’alloro come superiore…..senza rendersi conto che, molto più semplicemente, incoronano la PROPRIA di civiltà (cosa che qualsiasi abitante del globo può fare con la propria a questo punto). Abbiamo dunque una civiltà occidentale che sta perdendo il senso della demarcazione tra oggettivo e soggettivo ahimè (…).

Il punto di tutto l’intervento – ribadisco – non è la demonizzazione dell’occidente, bensì la sua umanizzazione o meglio de-divinizzazione: ecco, per concludere in modo più concreto questo lungo discorso riflessivo, si può dire che l’attacco all’Iran (il quale di per sè avrebbe poi fatto più morti di quanti ne abbia fatti il regime nel rispondere alle proteste di piazza del mese scorso, questi ultimi tra l’altro, ugualmente fomentati dalla stessa parte, la quale una volta resasi conto dell’inutilità degli studenti in piazza, è ricorsa alle maniere forti nei giorni scorsi come si vede) rappresenta la fine della “divinità” occidentale. In parole altre, la morte di Khamenei – che nessuno rimpiange del resto – si può interpretare come il giorno in cui l’occidente si spoglia della sua aura celeste e diventa mero mortale (con tutti i suoi difetti, limiti e bestialità).

Il gesto in sè del resto – e con questo arriviamo davvero alla fine – denota per l’ennesima volta il dogma di superiorità (e viceversa d inferiorità dell’avversario) di cui è vittima la mentalità occidentale: si ritiene che decapitando il paese, colpendone i leader, l’intero sistema collasserà con lui. Pensare questo è come credere che NON esiste un vero paese bensì soltanto una struttura di cartapesta cui tagliando qualche gamba, inevitabilmente crollerà: qualcuno a Washington ritiene che abbattendo Khamenei l’intero IRAN si sgretoli…………come se fosse un paese da operetta una repubblica delle banane e non uno stato nazionale (anzi imperiale) con oltre 5 secoli di storia alle spalle (+ un retroterra culturale di migliaia) dotato di un’identità guerriera. No, a Washington (o Bruxelles se per questo), si ritiene che qualsiasi paese non sia come loro – compatibile – sia per forza di cose una repubblica delle banane, uno stato canaglia, un bandito senza identità o regole, che si può dissolvere con uno stratagemma qualsiasi (colpi di stato, attentati, ed altro).

E nonn vogliono che tali stati dispongano del NUCLEARE, proprio per la seguente ragione: perchè se l’avessero non sarebbero più vulnerabili ad atti di terrorismo internazionale (esiste ancora l’ONU ?) come quello che si è visto.

Khamenei è morto. Kim Jong Un, Vladimir Putin e Xi Jinping invece non lo sono: sono vivi e vegeti: secondo voi come mai ?

FINE.

GUERRA E TEMPO_di Pierluigi Fagan

GUERRA E TEMPO. Come anticipato, stamane si terrà qui a Roma l’incontro promosso da l’Interferenza su questioni di politica mondiale. Previsto di taglio analitico-riflessivo generale, è chiaro che alla luce degli eventi la guerra all’Iran prende un rilievo particolare. Questo quindi il condensato del mio intervento che vale anche come riepilogo delle pedine sulla scacchiera per chiunque sia interessato.

Il Medio Oriente è un frattale di complessità (molte variabili e interrelazioni non lineari tra queste) del mondo. Lo è per ragioni geografiche, storiche, religiose, economiche e finanziarie. Intorno alla sua articolata composizione che oltre alle monarchie del Golfo, lo Yemen, la Siria, la Giordania, il Libano e l’Iraq, vede agenti interessati anche la Turchia, l’Iran, l’Egitto, nonché la presenza distinta di Israele, ci sono anche le grandi potenze: Russia, Stati Uniti, Cina e India. In questo scenario l’UE o più genericamente l’Europa, ha una sua pertinenza anche se in forma passiva.

Quadro di riferimento strategico di fondo, il piano israel-americano, noto prima come Accordi di Abramo (Trump) poi Via del Cotone (Biden), di fare della penisola arabica il tratto di congiunzione tra India ed Europa. Ferrovie, gasdotti, oleodotti (a questo punto da rigirare verso nord e non più uscenti sul Golfo), elettrodotti, joint venture, turismo, ricerca nuove tecnologie, fiumi di investimenti, paradisi del lusso e dell’evasione fiscale e forti legami di interdipendenza reciproca. Il tutto con sbocco in Israele come costa sul Mediterraneo verso l’Europa. “Conditio sine qua non”, cacciare i palestinesi da Gaza, distruggere -dopo Hamas- Hezbollah in Libano e tagliare la testa del serpente iraniano.

Della guerra in corso si possono dare molte ragioni, tuttavia sbaglia chi pensa di aver trovato “la” ragione in quanto, questo tipo di fenomeni complessi, avendo molte variabili e interrelazioni, hanno anche molte ragioni ovvero cause e contesti. Facciamo allora una veloce disamina degli attori in campo.

CINA. Con gli accordi Arabia Saudita – Iran riuniti a Beijing nel 2023, i cinesi avevano mostrato la volontà di pacificare la regione per farla ordinare dal reciproco interesse commerciale. In effetti, da allora, si sono poi susseguiti altri incontri tra i due pesi massimi della regione, capostipiti anche del sunnismo e dello sciismo e, nei fatti, hanno molto abbassato la loro storica animosità. A quel punto Iran entra a far parte della Shanghai Cooperation Organization prima e dei BRICS allargati poi (dove ci sono anche gli Emirati Arabi Uniti ma non l’Arabia Saudita). Nel 2025 la Cina ha investito finanziariamente nel Golfo per 15.7 mld US$. Pochi giorni fa dopo l’inizio del conflitto, banche e assicurazioni cinesi governative hanno sospeso o drasticamente ridotto le linee di credito ai Paesi del Golfo e venduto a mani basse bond dell’AS e Aramco, La Abu Dhabi National Oil ha dovuto sospendere la prevista massiccia emissione di bond.

La Cina importa il 70% del suo fabbisogno energetico fossile e poco più della metà dal Golfo, un quarto dall’Iran (quindi meno del 10% del totale), avendo poi stimati 115 giorni circa di riserve stoccate in caso di blocco totale, più la possibilità di valersi del carbone o di aumentare il flusso dalla Russia. Ministero degli Estri cinese ha annunciato l’Invio di una missione diplomatica nella regione a breve. Ma un eventuale e perdurante blocco peserebbe molto o anche di più su India, Corea del Sud, Taiwan e Giappone.

Da tener presente il 31 marzo quando ci sarà l’annunciato e già pianificato incontro Xi-Trump.

INDIA. C’è stata una recente visita in Israele di Modi (fine febbraio) e discorso molto celebrato alla knesset. Israele è fornitore di armi all’India ed hanno diverse partnership produttive o cooperative oltre che sulle armi, sulla sicurezza informatica, sull’innovazione agricola e sulla gestione delle risorse idriche. Modi si è anche impegnato a mandare fino a 50.000 indiani a lavorare in Israele. L’India è il terminale dei progetti Via del Cotone (I2 ovvero India e Israele, U2 ovvero UAE e USA, accordo 2023), nonché membro dei Brics e della SCO.

RUSSIA Incremento domanda mondiale nel caso di perdurante carenza di fornitura e i prezzi in drastico rialzo sono ovviamente ben visti, così come la probabile riduzione dell’invio di armi e finanziamenti occidentali all’Ucraina. Nessuna certezza, ma se la situazione dovesse diventare davvero grave, forse l’atteggiamento europeo di ostracismo verso la Russia potrebbe cambiare o forse no, vedremo.

ISRAELE va a nuove elezioni il 27 ottobre. Per la prima volta dopo tanto tempo i quattro partiti arabi hanno detto che presenteranno una lista unitaria stimata a potenziali 14 seggi, terzo partito. Giorni fa, Netanyahu ha anche accennato ad una misteriosa “Exagon alliance” che vedrebbe assieme Grecia e Cipro (contro la Turchia a basata sugli stimati grandi giacimenti sottomarini in zona). Poi ci sarebbe l’India, forse il Somaliland e l’EAU e chissà chi altro. Dopo aver risolto il problema Hamas l’obiettivo è Hezbollah, già messo fuorilegge (la sua ala militare) dal governo libanese ma forse anche l’occupazione stabile del sud del Paese anch’esso ricco di giacimenti di costa.

GOLFO Due giorni fa, telefonata bin Salman ai paesi CCG ovvero Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, Oman con invito pressante a minimizzare pubblicamente gli attacchi iraniani e invocare una de-escalation. Qatar (che ha rapporti molto buoni con Iran nonché condominio sul giacimento di gas più grande del mondo North Dome/South Pars), ha detto tramite Ministro dell’Energia che si paventa un blocco totale delle esportazioni con petrolio a 150 dollari e collasso economico mondiale. Più in generale nutrono dubbi: 1) Dubbio sull’origine degli attacchi (in alcuni casi addebitati a false flag di Israele); 2) dubbi sulla gestione del “dopo” Iran con cui dovranno convivere; 3) dubbi sulla consumazione delle risorse e allungamento della guerra (catastrofe economica e di progetto come “polo del lusso”, Vision 2030 di MBS); 4) rischio di figuraccia militare (arsenali anche avanzati ma con poco personale e tecnici), rischio invasione di terra (Kuwait), di rivolta (Bahrein) e di ripresa della guerra con Houti; 5) rischio l’Iran colpisca le strutture idriche di desalinizzazione con catastrofe alimentare; 6) rischio opinioni musulmane, dopo Gaza, sul lasciare troppo spazio a Israele (progetto Grande Israele) che potrebbe travolgerli in futuro. Poi c’è il potere strategico-finanziario di interdizione della Cina.

l ministro degli Esteri dell’Oman, Badr al-Busaidi (Oman non è né sciita, né sunnita, e storicamente è il mediatore terzo di ogni problema diplomatico di zona incluse le trattative USA-Iran sul nucleare), il giorno stesso dell’inizio della guerra, ha dichiarato il conflitto “incomprensibile” visto che gli iraniani avevano accettato tutte le condizioni poste per minimizzare il proprio programma nucleare e -secondo lui- la firma era a un passo.

STRATEGIA DEI CANTONI ETNICI (Vecchio pallino neocon relativo a MO, qui focalizzato sull’Iran) È l’idea di utilizzare curdi iraniani e iracheni per fare lo sporco lavoro “on the ground”. Evidenzio solo che Siria e Turchia non sarebbero affatto contente, sarebbe una sorta di catastrofe locale avere domani a che fare con uno stato curdo al confine. Poi ci sono i Beluci e qui la storia sarebbe lunga ma anche qui i pakistani non sarebbero affatto contenti. Infine, c’è chi sostiene che ribellioni etniche chiamerebbero una reazione nazionalista iraniana. I tedeschi si sono detti poi preoccupati di eventuali diaspore in Europa. In Libano si contano già 500.000 sfollati dal sud.

RITORSIONI. Di Hormuz ormai saprete tutto. Ma segnalai giorni fa anche l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC- Azerbaigian-Georgia-Turchia), di proprietà della BP, che trasporta greggio dall’Azerbaigian a Israele.

HOUTI al momento stanno in sonno. Ma, alle brutte, stannno pur sempre sul Mar Rosso (su cui AS ha l’unico terminale che non sfocia nel Persico). E da lì, Bab el-Mandeb, Eilat, e semmai stai alla canna del gas, Suez sono a “portata di tiro”.

USA Hanno elezioni mid term una settimana dopo Israele, NOV 2026 e Trump sconterà gli effetti della guerra da vedere se positivi o negativi.

CONCLUDENDO. La variabile decisiva di questa guerra è il tempo.

Quanto resisterà l’Iran (e che scelte di comando farà) e quanto saranno capienti gli arsenali USA e Israele.

Quanto resisterà Trump alle pressioni mondiali spinte da inflazione e stagflazione, mercato energie fossili e sopravvivenza delle monarchie del Golfo.

Quanto queste resisteranno e con loro tutti coloro che dipendono dai loro investimenti ed esportazioni energetiche.

Se “dall’orlo dell’abisso” cadremo dentro o riusciremo a saltare indietro, vedremo.

> L’intera conferenza. Il mio intervento parte a circa 1:24 https://www.youtube.com/watch?v=RBKmscvV2dg (a 1:54 si cita come possibile nuova Guida Suprema “Arisi” ma in realtà si chiama Alireza Arafi, ora membro che Consiglio provvisorio, mi scuso dell’errore).

Il DROP Act è un’arma senza precedenti di guerra finanziaria contro la Russia_di Andrew Korybko

Il DROP Act è un’arma senza precedenti di guerra finanziaria contro la Russia

Andrew Korybko9 marzo
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Se questa legge venisse approvata, i clienti petroliferi della Russia sarebbero costretti, sotto pena di sanzioni, a cedere il petrolio o ad aumentare il sostegno all’Ucraina.

Il falco anti-russo Michael McCaul, che ricopre tra l’altro la carica di Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, ha annunciato all’inizio di febbraio l’introduzione alla Camera del bipartisan ” Decreasing Russian Oil Profits ” ( DROP ), la legge presentata al Senato lo scorso dicembre. Se approvata, Trump avrebbe il potere di imporre sanzioni mirate contro chiunque acquisti, importi o faciliti l’esportazione di petrolio russo, con eccezioni possibili solo in presenza di una delle tre condizioni.

Il primo è che i fondi dovuti alla Russia per tali acquisti devono essere accreditati su un conto nel loro paese, possono essere utilizzati solo “per facilitare le transazioni di prodotti agricoli, cibo, medicinali o dispositivi medici”, e il loro governo deve impegnarsi a ridurre significativamente gli acquisti di petrolio russo. Il secondo è che tali fondi siano utilizzati per armare o ricostruire l’Ucraina, mentre il terzo è che il governo del loro paese fornisca un significativo sostegno economico o militare all’Ucraina.

Le prime due condizioni sono inaccettabili per la Russia, ma la terza non lo è, poiché sta già vendendo petrolio a paesi che sostengono significativamente l’Ucraina. La condizione di fornire un significativo sostegno economico e militare all’Ucraina, una distinzione arbitraria poiché non viene descritto alcun livello minimo per ciascuna di esse, in cambio dell’assenza di sanzioni mirate, potrebbe portare a un maggiore afflusso di armi e fondi in Ucraina. Ciò potrebbe a sua volta ostacolare il raggiungimento degli obiettivi della Russia e perpetuare il conflitto, a meno che la Russia non scenda a compromessi .

Ecco lo scopo del DROP Act: i suoi autori prevedono che gli Stati Uniti riescano a costringere con successo i restanti clienti petroliferi della Russia in tutto il mondo a sostituire le loro importazioni con quelle di altri fornitori (dato che la Russia non continuerebbe realisticamente le esportazioni alle prime due condizioni) o ad aumentare il sostegno all’Ucraina. Questo lo rende un’arma di guerra finanziaria senza precedenti, che potrebbe anche essere abbinata a dazi punitivi simili a quelli indiani se venissero adottate soluzioni legali alternative , aumentando così probabilmente il numero di parti che si conformano.

I fattori di mercato rappresentano gli unici veri limiti a questa politica, in termini di esposizione della persona/del Paese preso di mira al mercato finanziario statunitense, che li rende vulnerabili alle minacce di sanzioni previste dal DROP Act, e di capacità del mercato petrolifero di sostituire le esportazioni russe perse. Pertanto, anche se la maggior parte dei restanti clienti petroliferi della Russia fosse esposta al mercato finanziario statunitense, potrebbe non esserci abbastanza petrolio sul mercato per sostituire le importazioni, e quindi potrebbero aumentare il sostegno all’Ucraina invece di abbandonare la Russia.

Questo è lo scenario più probabile, alla luce dell’impennata dei prezzi del petrolio causata dalla Terza Guerra del Golfo e della conseguente flessibilità degli Stati Uniti nel revocare temporaneamente le sanzioni sulle importazioni di petrolio russo dall’India, obiettivo primario della loro guerra finanziaria in questo ambito finora, per mantenere la sostenibilità del mercato del partner. Il quid pro quo per le esenzioni dalle sanzioni ad altri importanti partner commerciali potrebbe essere l’impegno a stanziare fondi per armare l’Ucraina o ricostruirla una volta superata la crisi petrolifera, quando potranno farlo più agevolmente.

In ogni caso, indipendentemente dal fatto che abbandonino la Russia o aumentino il sostegno all’Ucraina, il DROP Act è progettato per creare problemi alla Russia. Potrebbero non concretizzarsi come previsto, o addirittura non concretizzarsi in modo significativo, ma la conclusione è che si tratta di una legge molto ostile. L’uso di quest’arma di guerra finanziaria senza precedenti da parte di Trump 2.0 contro la Russia, nel caso in cui venga approvata (il che non è garantito), potrebbe complicare ulteriormente i rapporti con la Russia e potenzialmente rovinare il loro nascente riavvicinamento.

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Putin potrebbe salvare Trump prima che la terza guerra del Golfo diventi un imbroglio

Andrew Korybko10 marzo
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Trump potrebbe essere favorevole al piano di pace speculativo di Putin per porre fine immediatamente ai conflitti nel Golfo e in Ucraina, in modo che il mercato energetico globale possa riprendersi in tempo per le elezioni di medio termine di inizio novembre.

Trump e Putin hanno parlato per la prima volta quest’anno lunedì, in una conversazione che ha toccato la Terza Guerra del Golfo , il cui contenuto il consigliere senior di Putin, Yury Ushakov, ha descritto come “molto sostanziale” e “utile”, tra gli altri argomenti come il mercato energetico globale , l’Ucraina e il Venezuela . In precedenza, quello stesso giorno, Putin aveva tenuto un incontro sul mercato energetico globale, in cui aveva ribadito la proposta della scorsa settimana di interrompere le esportazioni verso l’UE prima della scadenza dell’UE per il blocco delle importazioni russe, ma con una controindicazione.

Secondo lui, “se le aziende europee e gli acquirenti europei decidessero improvvisamente di riorientarsi e di fornirci una cooperazione sostenibile e a lungo termine, scevra da considerazioni politiche, libera da ogni considerazione politica, noi potremmo accontentarli, non li abbiamo mai rifiutati”. Il riorientamento delle esportazioni russe verso il mercato asiatico, già in corso da quattro anni, rimarrebbe quindi solo parziale finché l’UE revocherà le sanzioni, come Putin ha lasciato intendere di volere.

Come sostenuto qui nel fine settimana, questo potrebbe non essere sufficiente, dato che l’UE ha ora bisogno delle risorse russe più di quanto la Russia abbia bisogno dei suoi affari, quindi potrebbe anche richiedere che costringano Zelensky ad accettare alcune delle sue richieste di pace. Trump potrebbe essere d’accordo, considerando che ha dichiarato poco dopo la sua chiamata con Putin: “Abbiamo sanzioni su alcuni paesi. Le rimuoveremo finché la situazione non si risolverà. Poi, chissà, forse non dovremo più applicarle”.

Ha anche rivelato che Putin “vuole essere d’aiuto” per porre fine alla Terza Guerra del Golfo e non ha escluso di parlare con l’Iran, nonostante abbia recentemente chiesto la sua ” resa incondizionata “. Ciò è avvenuto mentre circolava la notizia che alcuni dei suoi consiglieri ora lo “esortano a trovare una via d’uscita per l’Iran “, mentre i prezzi del petrolio aumentano e la maggior parte degli elettori rimane contraria alla guerra . Putin ha anche descritto dettagliatamente, durante il suo incontro menzionato in precedenza, come “l’intero sistema di relazioni economiche internazionali” sia destinato a essere sconvolto se la guerra non finisse presto.

Tra gli obiettivi dichiarati dagli Stati Uniti all’inizio della Terza Guerra del Golfo, solo la smilitarizzazione è stata raggiunta, e solo in larga misura e non completamente. Non si è verificato alcun cambio di regime poiché i pilastri militari, di intelligence e amministrativi permanenti della Repubblica Islamica (“stato profondo”) rimangono intatti, sebbene ovviamente gravemente danneggiati, e l’Iran possiede ancora il suo uranio altamente arricchito . A questo proposito, gli Stati Uniti starebbero valutando la possibilità di catturarlo , ma l’operazione sarebbe di vasta portata e potrebbe rivelarsi molto costosa sotto molti aspetti.

È qui che Putin potrebbe salvare Trump prima che la Terza Guerra del Golfo diventi un pasticcio. In cambio della rimozione delle sanzioni statunitensi sull’energia russa da parte di Trump, dell’ordine all’UE di seguire e riprendere le importazioni su larga scala, e della coercizione congiunta di Zelensky ad accettare alcune delle richieste di pace di Putin, Putin può ottenere dalla Russia l’uranio altamente arricchito dell’Iran con il suo assenso, in cambio di una cessazione delle ostilità che eviterebbe la completa distruzione dell’Iran . Se Israele rifiuta la pace, gli Stati Uniti possono semplicemente lasciarlo combattere da solo.

Entrambi i principali conflitti potrebbero quindi concludersi presto, consentendo all'”intero sistema di relazioni economiche internazionali” di riprendersi entro le elezioni di medio termine, restituendo l’energia russa e del Golfo al mercato globale attraverso questo accordo. Trump potrebbe anche tornare a fare affidamento sui mezzi diplomatici per ottenere il controllo sulle enormi risorse di un Iran molto più debole, da utilizzare in seguito contro la Cina, come è stato qui sostenuto essere il suo obiettivo di guerra non dichiarato. Dovrebbe quindi considerare seriamente il piano di pace speculativo di Putin.

Lavrov ha espresso la posizione ufficiale della Russia nei confronti della terza guerra del Golfo

Andrew Korybko10 marzo
 
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Molti credono erroneamente che la Russia sia alleata con l’Iran contro i regni del Golfo e Israele, ma la realtà è che mantiene sempre un attento equilibrio tra loro, anche se ciò non significa che la Russia non denunci ciò che considera un’aggressione israeliana contro l’Iran e l’ipocrisia araba.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha espresso la posizione ufficiale del suo Paese nei confronti della Terza Guerra del Golfo, iniziata con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, durante una tavola rotonda degli ambasciatori tenutasi la scorsa settimana. Ha esordito lamentando che essa «può avere conseguenze disastrose per il mondo intero, minare la stabilità e l’economia globali, stravolgere tutto ciò che un tempo veniva chiamato globalizzazione e considerato un processo volto a portare prosperità all’intera umanità. Tutto questo è stato distrutto».

Ha poi proseguito riconoscendo i dibattiti interni con gli Stati Uniti sui loro obiettivi e le dichiarazioni contraddittorie dei loro principali funzionari al riguardo. A suo avviso, «uno degli obiettivi consisteva nel seminare divisioni tra i paesi della regione, ovvero i paesi del Golfo Persico, l’Iran e i suoi vicini arabi». Questo obiettivo è stato certamente raggiunto in una certa misura e ostacola di conseguenza il piano generale della Russia di promuovere un concetto di sicurezza collettiva per il Golfo, su cui lavora già da anni.

Secondo Lavrov, «Ogni paese partecipante definirebbe le minacce o i rischi alla propria sicurezza così come li percepisce. Quindi potremmo iniziare con un accordo sulla trasparenza delle attività militari, sulla trasparenza e forse sulle limitazioni al numero di esercitazioni condotte da ciascun paese lungo la costa del Golfo. Ciò includerebbe visite reciproche da parte del personale militare e progetti economici e commerciali congiunti». Ovviamente ciò non accadrà presto, se mai accadrà, vista la terza guerra del Golfo.

Comunque sia, Lavrov ha descritto sia gli arabi che gli iraniani come partner strategici della Russia, con cui essa simpatizza a causa delle sofferenze causate dalla guerra scatenata dal duopolio USA-Israele, che potrebbe eventualmente ricevere il sostegno della NATO se alcuni alti funzionari ottenessero ciò che vogliono. La Russia chiede quindi la fine immediata della loro aggressione ed è delusa dal fatto che i suoi partner del Golfo stiano valutando la possibilità di sostenere una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanna l’Iran ma non gli Stati Uniti e Israele.

Ha invece suggerito di seguire l’esempio degli Stati Uniti dello scorso anno, quando hanno sponsorizzato una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva la fine del conflitto ucraino il prima possibile. Il loro comune alleato statunitense “coglierà sicuramente l’occasione” di una simile iniziativa, come quella sopra citata che secondo quanto riferito starebbero valutando di sostenere, perché “non farà altro che dividere ancora di più i paesi”, ha affermato, quindi è improbabile che seguano il suo consiglio. Ciononostante, Lavrov ha ribadito l’interesse della Russia a mediare, come già reso evidente in precedenza da Putin.

Verso la fine dell’evento, ha anche ribadito il sostegno della Russia alla soluzione dei due Stati per il conflitto israelo-palestinese, che considera la causa dell’instabilità regionale. Ha poi spiegato l’astensione della Russia dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dello scorso autunno sulla base del fatto che il suo Paese non voleva bloccarla dopo che i suoi partner arabi l’avevano sostenuta. Nel complesso, l’esposizione da parte di Lavrov della posizione ufficiale della Russia nei confronti della terza guerra del Golfo e delle questioni correlate, come quella palestinese, è stata un tempestivo promemoria della sua politica attuale.

Molti credono erroneamente che la Russia sia alleata con l’Iran contro i regni del Golfo e Israele, ma la realtà è che mantiene sempre un attento equilibrio tra loro, anche se ciò non significa che la Russia non denunci l’aggressione israeliana contro l’Iran e l’ipocrisia araba, come ha fatto più volte Lavrov. La Russia simpatizza chiaramente con l’Iran e potrebbe persino condividere informazioni di intelligence con esso per colpire gli asset regionali degli Stati Uniti, ma alla fine la Russia vuole mediare la fine del conflitto prima che sfugga al controllo.

Allarme fake news: il capo dell’esercito indiano non ha confessato di aver pugnalato alle spalle l’Iran

Andrew Korybko9 marzo
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La comunità dei media alternativi in ​​generale è composta da “attivisti antisionisti” che già diffidano dell’India a causa dei suoi stretti legami con Israele e credono erroneamente che i BRICS siano un blocco di sicurezza, il che li ha portati a credere che il capo dell’esercito abbia ammesso di aver aiutato gli Stati Uniti ad affondare una nave iraniana.

Il Press Information Bureau (PIB) indiano ha smentito un video virale, assistito dall’intelligenza artificiale, in cui il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Upendra Dwivedi, affermava che il suo paese aveva informato Israele della posizione della nave iraniana, poi affondata da un sottomarino statunitense, al ritorno dall’esercitazione multilaterale che l’India aveva ospitato poco prima. L’influencer turco Furkan Gözükara ha contribuito a rendere virale il video, ma in seguito si è scusato dopo aver scoperto che si trattava di un falso assistito dall’intelligenza artificiale e ha incolpato il popolare giornalista pakistano Wajahat Kazmi di averlo “ingannato”.

La suddetta sequenza attraverso la quale questo falso video virale assistito dall’intelligenza artificiale è stato riciclato nel dibattito pubblico su X contestualizza il motivo per cui il PIB indiano ha concluso che si trattava di “propaganda pakistana”. A quel punto, tuttavia, aveva già ingannato innumerevoli persone, tra cui il famoso influencer dei media alternativi Pepe Escobar . Lo ha ripubblicato con la didascalia: “Vili, codardi, topi traditori. Irrimediabili, sotto ogni aspetto: geopolitico e morale. Queste persone dovrebbero essere espulse dai BRICS. E dal corridoio di trasporto Russia-Iran-India”.

La reazione di Pepe è stata tipica della comunità dei media alternativi, che ha dato per scontata la legittimità di questo video a causa della sfiducia nei confronti dell’India, dovuta ai suoi stretti legami con gli Stati Uniti e Israele, il secondo dei quali il Primo Ministro Narendra Modi ha visitato poco prima della Terza Guerra del Golfo . Molti membri di questa comunità sono “attivisti antisionisti” la cui opposizione a Israele è uno dei tratti distintivi della loro visione del mondo. Pertanto, odiano ferocemente l’India per i suoi stretti legami con Israele, come esemplificato dalle dure parole di Pepe.

La descrizione sopra menzionata del sentimento della comunità, in particolare quella sostenuta da influencer di spicco come Pepe, è facilmente riconoscibile e quindi presumibilmente nota al Pakistan. Questo spiega perché i suoi “guerrieri dell’informazione” abbiano deciso di inventare questo particolare falso, affidandosi all’intelligenza artificiale per far affermare a Dwivedi che il suo Paese avesse informato Israele della posizione della nave iraniana successivamente affondata da un sottomarino statunitense. In parole povere, sapevano che la notizia avrebbe avuto risonanza e si sarebbe diffusa naturalmente, cosa che è accaduta.

La maggior parte degli osservatori non lo sa o è troppo zelantemente “antisionista” per accettare che l’India si trovi sempre in bilico tra rivali come l’Iran e Israele, proprio come fa la Russia . Mentre Modi ha condannato gli attacchi dell’Iran contro i Regni del Golfo, pur senza menzionare il nome dell’Iran, desidera anche che il conflitto finisca il prima possibile. L’India simpatizza con Israele e i Regni del Golfo, ma non è alleata con loro contro l’Iran, proprio come la Russia simpatizza con l’Iran ma non è alleata con esso contro Israele e i Regni del Golfo.

La maggior parte degli osservatori che non sono “attivisti antisionisti” non riconosce i rispettivi equilibri regionali di India e Russia a causa della loro falsa percezione che i BRICS siano un blocco di sicurezza, che lo Sherpa russo dei BRICS ha tardivamente sfatato il mese scorso. Sono questi fattori complementari, ovvero la comunità dei media alternativi in ​​generale, composta da “attivisti antisionisti” che già diffidano dell’India a causa dei suoi stretti legami con Israele e la loro convinzione errata che i BRICS siano un blocco di sicurezza, che spiegano il motivo per cui questa bufala ha avuto così tanto successo.

L’India ha faticato a informare le masse del suo equilibrio regionale in stile russo e del fatto che i BRICS non sono un blocco di sicurezza, motivo per cui così tanti sono stati inclini a cadere nella trappola di questo falso video pakistano assistito dall’intelligenza artificiale a causa delle loro false percezioni di cui sopra, ma è qui che la Russia può dare una mano. Il lancio di RT India lo scorso dicembre ha consolidato i loro legami con i media, quindi è possibile che RT International possa avere successo dove l’India non è ancora riuscita, correggendo così la percezione della comunità dei media alternativi al riguardo. Prima sarà, meglio sarà.

Un giornale finanziato in parte dal Pentagono diffonde allarmismo sui legami tra Russia e Pakistan

Andrew Korybko9 marzo
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Il Pakistan post-Khan non metterà a repentaglio la sua sicurezza, la sua economia e i suoi legami con le élite degli Stati Uniti per la Russia.

“Stars and Stripes” rivela pubblicamente il suo finanziamento parziale del Pentagono, motivo per cui vale la pena prestare attenzione al suo lavoro se riguarda argomenti inaspettati come i legami russo-pakistani, poiché il Dipartimento della Guerra potrebbe aver esercitato una certa influenza sui contenuti. L’articolo in questione parla di come ” Cina e Russia stiano facendo una mossa irripetibile per il Pakistan “, ma la Cina è un partner strategico del Pakistan, quindi questa parte non è degna di nota, mentre la Russia è un partner nuovo, quindi questa parte è davvero degna di nota.

Il nocciolo della questione è che potrebbero sfruttare l’incidente mortale al Consolato americano di Karachi, dove i Marines statunitensi hanno aperto il fuoco sulla folla che cercava di assaltare i locali per protestare contro l’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei, per espandere i loro legami con il Pakistan. Questa è una premessa errata, poiché presuppone che il Pakistan formuli la sua politica estera tenendo conto del sentimento pubblico, e che la descrizione di Khamenei come “martire” da parte del presidente Asif Ali Zardari segnali un cambiamento e non solo un tentativo di pacificazione nei confronti della minoranza sciita infuriata del suo Paese.

La politica estera è in realtà formulata da quello che è noto come “The Establishment”, ovvero i potenti servizi militari e di intelligence del Pakistan, con il contributo del Ministero degli Esteri. Il sentimento pubblico non gioca un ruolo significativo, come dimostra il fatto che il Pakistan sia un “importante alleato non-NATO”, nonostante la popolazione generalmente non apprezzi gli Stati Uniti. L’eccezione è l’élite socio-economica e politica, che è generalmente favorevole agli Stati Uniti e comprende i commentatori, ma si piega come canne al vento quando si tratta di altri Paesi.

Ciò è stato dimostrato dopo il postmoderno dell’aprile 2022 colpo di stato contro l’ex Primo Ministro Imran Khan, che sosteneva che la sua deposizione fosse stata effettuata da forze filo-americane all’interno dell’establishment, che avevano usato la magistratura contro di lui come arma per punirlo per aver ampliato i legami con la Russia. La stessa “classe chiacchierona” che aveva celebrato il suo viaggio in Russia, casualmente lo stesso giorno dell’inizio dell’operazione speciale, ha cambiato idea. A sostenendo che il Pakistan non può raffinare il petrolio russo e condannando così i suoi colloqui con Putin a riguardo.

Da allora, sono tornati a celebrare la Russia come un partner prezioso durante il primo Forum sui media russo-pakistani del mese scorso , che avrebbe dovuto precedere di meno di una settimana la visita del Primo Ministro Shehbaz Sharif, ma è stato rinviato a causa della Terza Guerra del Golfo . A questo proposito, il Pakistan sta effettivamente espandendo nuovamente i legami con la Russia, ma gli Stati Uniti esercitano ufficiosamente un potere di veto su quanto in là si spingerà dopo la subordinazione del Pakistan. si è rivolta agli Stati Uniti nell’ultimo anno come parte di un gioco di potere regionale contro l’India.

Proprio come il Pakistan non rischierà l’ira degli Stati Uniti oltrepassando le sue “linee rosse” riguardo all’espansione dei legami con la Russia, né la Russia rischierà l’ira del suo speciale e privilegiato partner strategico indiano oltrepassando le proprie “linee rosse” riguardo all’espansione dei legami con il Pakistan, ponendo così limiti realistici a quanto lontano ciò possa spingersi. La potenziale mediazione della Russia nella guerra afghano-pakistana e le notizie secondo cui il Pakistan starebbe tenendo d’occhio il petrolio russo, nessuna delle quali potrebbe effettivamente concretizzarsi, non oltrepassano le “linee rosse” di nessuno dei loro partner più importanti.

La proposta di “Stars and Stripes” per gli Stati Uniti di rafforzare i legami con l’establishment pakistano, approfondire la cooperazione strategica sulle risorse e sfruttare attori non statali per promuovere i propri interessi narrativi è già in vigore. È anche irrilevante per quanto riguarda la Russia, che in realtà non ha un’occasione “unica in una generazione” di espandere i legami con il Pakistan. Il loro articolo non è quindi altro che allarmismo, poiché il Pakistan post-Khan non metterà a repentaglio la sua sicurezza, i suoi rapporti economici e le sue relazioni con gli Stati Uniti per la Russia.

Gli Stati Uniti e Israele vogliono spopolare la capitale dell’Iran

Andrew Korybko8 marzo
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Questa guerra potrebbe diventare molto più brutta.

Gli abitanti della capitale iraniana Teheran si sono svegliati domenica in una scena apocalittica dopo che Stati Uniti e Israele hanno bombardato i depositi di petrolio iraniani. In seguito all’impatto, è emersa una colonna di fiamme altissima , un fumo tossico ha oscurato il sole e una pioggia nera si è abbattuta su questa città di circa 10 milioni di abitanti . Le sole conseguenze ambientali potrebbero spingere Teheran al limite, dopo che la città è già alle prese con una grave carenza idrica che in precedenza aveva portato il presidente Masoud Pezeshkian a considerare un’evacuazione .

Potrebbe essere proprio questo che vogliono gli Stati Uniti e Israele, tuttavia, per esercitare la massima pressione sull’Iran affinché si arrenda incondizionatamente, come Trump ha recentemente richiesto. Per raggiungere questo obiettivo, la nuova politica di bombardamento di infrastrutture critiche come i depositi di petrolio renderà molto più difficile per le autorità mantenere la vita quotidiana a Teheran, mentre bombardare le stazioni di polizia , come è successo di recente, renderà la città molto meno sicura. Molti residenti potrebbero quindi presto abbandonare e spopolare la capitale.

Anche se l’Iran non si arrendesse incondizionatamente, l’immagine di un simile gesto da parte di Stati Uniti e Israele nei confronti della sua capitale potrebbe essere presentata ai rispettivi cittadini come un’ulteriore prova della loro vittoria , sollevando così il morale in patria in mezzo ai continui interrogativi sulla conclusione del conflitto . Il rapido sfollamento anche di una parte considerevole della popolazione di Teheran peggiorerebbe inoltre la crescente crisi umanitaria del Paese, mettendo a dura prova i suoi servizi di sicurezza, soprattutto se gli sfollati dovessero scatenare rivolte.

Una cosa era usare la forza letale contro un numero imprecisato di rivoltosi antigovernativi che, secondo le autorità, erano associati a gruppi terroristici e agenzie di spionaggio straniere mentre devastavano Teheran a gennaio, un’altra era usare la forza letale contro cittadini affamati che si ribellavano nei campi. Tali filmati potrebbero ampliare le divisioni speculative tra il governo e i servizi di sicurezza (Pastore delle Guardie della Rivoluzione Islamica e milizie alleate), riducendo drasticamente il sentimento filogovernativo tra il resto della cittadinanza.

Tuttavia, l’Iran potrebbe non arrendersi incondizionatamente, nel qual caso Stati Uniti e Israele potrebbero estendere la loro campagna di punizione collettiva contro la popolazione ad altre grandi metropoli iraniane, dopo averla perfezionata a Teheran, fino a ottenere finalmente ciò che vogliono. Se ciò accadrà o meno resta oggetto di dibattito, ma il punto è che ciò che sta accadendo a Teheran è l’indiscutibile espansione del conflitto da obiettivi puramente militari a obiettivi semi-militari, con modalità che minacciano seriamente la popolazione civile.

Per essere chiari, l’energia e altre infrastrutture critiche sono obiettivi legittimi, come sostenuto dalla Russia a difesa degli attacchi sferrati contro la rete elettrica ucraina negli ultimi quattro anni, ma distruggere deliberatamente i depositi di petrolio in prossimità di aree densamente popolate è, nella migliore delle ipotesi, moralmente discutibile. Con il pretesto di privare le forze armate del carburante di cui hanno bisogno per continuare a combattere, Stati Uniti e Israele rappresentano minacce credibili per i civili, anche se per il momento si tratta solo di minacce ambientali.

Se ciò non porta alla resa incondizionata dell’Iran, allora non si può escludere che gli Stati Uniti e/o Israele possano prendere di mira sistematicamente i civili con il pretesto di quanto pubblicato dal CENTCOM su come l’Iran “sta utilizzando aree civili densamente popolate per condurre operazioni militari… Questa pericolosa decisione mette a rischio la vita di tutti i civili in Iran, poiché i luoghi utilizzati per scopi militari perdono lo status di protezione e potrebbero diventare legittimi obiettivi militari secondo il diritto internazionale”. Questa guerra potrebbe quindi diventare molto più brutta.

La Russia accusa Israele di aver deliberatamente distrutto il suo centro culturale nel Libano meridionale

Andrew Korybko9 marzo
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Cercare di spiegare le motivazioni di Israele non equivale a giustificare ciò che ha appena fatto, poiché questo esercizio di riflessione è necessario per comprendere meglio cosa è appena successo e a cosa potrebbe portare.

L’Agenzia Federale Russa per la Cooperazione Umanitaria Internazionale, nota anche come Rossotrudnichestvo, ha descritto la distruzione del centro culturale russo nel Libano meridionale come un “atto di aggressione immotivata” nella sua dichiarazione ufficiale sulla questione. Ha anche ricordato a tutti che “il 10 ottobre 1973, durante la Quarta Guerra Arabo-Israeliana, il Centro Culturale Sovietico di Damasco fu distrutto da un colpo diretto delle bombe israeliane”. L’insinuazione è che Israele stia tacitamente trattando la Russia come uno stato nemico.

Cercare di spiegare le motivazioni di Israele non equivale a giustificare ciò che ha appena fatto, poiché questo esercizio di riflessione è necessario per comprendere meglio cosa è appena successo e a cosa potrebbe portare. Il contesto immediato riguarda un recente rapporto secondo cui la Russia starebbe aiutando l’Iran a prendere di mira le risorse regionali degli Stati Uniti, che questa analisi sostiene essere credibile, sebbene la Russia non l’abbia confermato e Trump l’ abbia minimizzato . In precedenza, era circolato un altro rapporto secondo cui tecnologia russa sarebbe stata trovata in alcuni droni iraniani.

Considerando che l’ambasciatore russo nel Regno Unito ha dichiarato : “Non siamo neutrali. Sosteniamo l’Iran… Proviamo tutta la nostra solidarietà per l’Iran”, l’impressione che un osservatore occasionale potrebbe avere è che le notizie sopra menzionate possano essere vere. Ciò è particolarmente vero dopo che Putin si è congratulato con la nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, lo stesso giorno in cui Israele ha distrutto il centro culturale del suo Paese, e ha “riaffermato il nostro incrollabile sostegno a Teheran e la solidarietà con i nostri amici iraniani”.

La Russia non è mai stata “alleata” dell’Iran nel senso che non ha obblighi di difesa reciproca nei suoi confronti, e mentre la Russia spera di mediare una rapida conclusione del conflitto, i cinici potrebbero sospettare che abbia interesse ad aiutare l’Iran ad attaccare gli Stati Uniti per suo conto, come vendetta per l’aiuto che gli Stati Uniti hanno dato all’Ucraina per attaccare la Russia per suo conto. Ciò a cui la Russia non ha alcun interesse è aiutare l’Iran ad attaccare Israele, a causa dell’orgoglioso filosemitismo di Putin, che dura da una vita , della minoranza russofona di circa 2 milioni di persone in Israele e della posizione regionale della Russia. bilanciamento atto .

” La Russia ha schivato un proiettile scegliendo saggiamente di non allearsi con l’Asse della Resistenza, ormai sconfitto “, alla fine del 2024, durante il culmine della loro guerra con Israele, ma invece di apprezzarlo, Israele ora tratta tacitamente la Russia come uno stato nemico, presumibilmente a causa della sua presunta assistenza tecnica all’Iran contro gli Stati Uniti. Lo Stato di Israele tende a vedere tutto attraverso una prospettiva di sicurezza a somma zero e potrebbe quindi aspettarsi che la Russia aiuti presto l’Iran anche contro di lui, a causa dell’aumento delle missioni se il conflitto non dovesse finire presto.

In relazione alla suddetta percezione derivante dalla sua cultura strategica, Israele tende anche a condurre attacchi preventivi contro i suoi avversari, giustificando così questo atto di aggressione immotivata contro il centro culturale puramente civile della Russia nel Libano meridionale come un tentativo di scoraggiare tale scenario. La caduta di Assad , la successiva gestione di Sharaa da parte di Trump e la Terza Guerra del Golfo hanno ridotto l’utilità della Russia per Israele in Siria e Iran , quindi potrebbe presumere di non avere nulla da perdere.

Potrebbe trattarsi di un errore di calcolo se la Russia raddoppiasse sfacciatamente la sua presunta assistenza tecnica all’Iran, estendendone invece la portata fino a includere l’aiuto per colpire siti militari in Israele, dopo essersi sentita tradita da quanto appena accaduto. Come minimo, Putin potrebbe esigere da Netanyahu delle scuse pubbliche e un risarcimento per l’attacco, in assenza delle quali i rapporti potrebbero congelarsi informalmente o addirittura ufficialmente. Quanto appena accaduto è inaccettabile, quindi è difficile immaginare che la Russia non prenda una posizione molto ferma.

Qual è l’obiettivo finale di Zelensky nel coinvolgere direttamente l’Ucraina nella terza guerra del Golfo?

Andrew Korybko10 marzo
 
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Egli spera di dimostrare il valore dell’Ucraina nella difesa contro i droni iraniani, in modo che il fianco orientale della NATO accetti la sua precedente proposta di sostituire alcune truppe statunitensi con truppe ucraine per difendersi dai droni russi, come contropartita per lo schieramento di truppe del blocco in Ucraina dopo la fine del conflitto.

Zelensky ha confermato in un’intervista al New York Times di aver inviato esperti ucraini di droni e droni intercettori per proteggere le basi statunitensi in Giordania su richiesta degli Stati Uniti. Ha anche rivelato che un altro team di esperti si recherà presto nella regione per aiutare i paesi a valutare come proteggersi dagli attacchi iraniani senza fare troppo affidamento sui costosi missili Patriot. Un altro dettaglio è stata la sua proposta di aiutare diplomaticamente l’Ucraina nei confronti della Russia in cambio di supporto anti-drone.

Il giornale ha scritto che “Kiev spera di guadagnare punti con gli Stati Uniti nei colloqui di pace mediati dagli americani” e “spera di mettersi in contrasto con Mosca” facendo in modo che l’Ucraina fornisca supporto difensivo agli Stati Uniti e ai loro alleati per contrastare la Russia, che si dice stia aiutando l’Iran a colpire gli asset regionali degli Stati Uniti. Ciononostante, Zelensky ha affermato di dover “bilanciare tali richieste con le esigenze interne dell’Ucraina”, ribadendo quanto recentemente dichiarato ai media italiani riguardo allo scenario di una possibile riduzione degli aiuti occidentali a causa della Terza Guerra del Golfo.

Nella stessa intervista precedente, ha chiesto maggiori investimenti nell’industria dei droni ucraina in cambio della condivisione delle sue conoscenze ed esperienze con coloro che contribuiscono al finanziamento di tale settore, e i regni del Golfo hanno ovviamente l’urgente necessità e i fondi per pagare secondo le sue condizioni (potenzialmente corrotte?). Se lui e la sua cricca possono trarne un profitto personale, allora potrebbe reindirizzare esperti e risorse dalla difesa aerea del proprio Paese a quella dei Regni del Golfo, anche a scapito degli interessi nazionali dell’Ucraina.

A parte i motivi speculativi e di interesse personale di Zelensky, l’accoglimento della richiesta avanzata dagli Stati Uniti – che secondo il New York Times non è stata confermata da quest’ultimo – e forse presto anche dai regni del Golfo, gli consente di presentare l’Ucraina come un partner affidabile, placando così in parte l’antipatia che suscita negli Stati Uniti. Ciò è anche in linea con la politica informale, in vigore già da alcuni anni, di vendere i servizi militari dell’Ucraina a paesi come il Sudan e ad attori non statali come i Tuareg in conflitto con la Russia.

Ha ambizioni più grandi che vendere semplicemente le sue forze armate come servizio mercenario globale, sia per profitto (personale?) che per guadagno politico/diplomatico, poiché il suo obiettivo finale è convincere gli europei a sfidare la Russia schierando truppe in Ucraina dopo la fine del conflitto. A tal fine, spera di dimostrare il valore dell’Ucraina nella difesa contro i droni iraniani, dopodiché spera che il fianco orientale della NATO accetti la sua proposta dell’ottobre 2024 di sostituire alcune truppe statunitensi con truppe ucraine.

Quello che conta di più per l’Ucraina è la Polonia, che lo scorso settembre ha subito un’incursione di droni russi (probabilmente causata da un’interferenza della NATO) che è stata sfruttata dal suo deep state nel tentativo di manipolare il presidente affinché entrasse in guerra con la Russia. Sebbene abbia escluso il dispiegamento di truppe in Ucraina durante le elezioni e sia improbabile che cambi idea, accettare l’assistenza ucraina contro i droni potrebbe incoraggiare altri alleati della NATO a considerare seriamente il dispiegamento di truppe in Ucraina come contropartita per la difesa del blocco.

Tutto sommato, mentre Zelensky spera di rimanere nelle grazie di Trump e trarre profitto dall’aiutare a proteggere i regni del Golfo dai droni iraniani, ciò che desidera più di ogni altra cosa è un accordo reciproco in base al quale le forze ucraine proteggano il fianco orientale della NATO dai droni russi in cambio dello schieramento di truppe NATO in Ucraina. La Russia è ancora fermamente contraria alla presenza di qualsiasi forza straniera in quella zona, quindi la NATO potrebbe non accettare questo accordo, ma potrebbe comunque richiedere i servizi dell’Ucraina e arricchire ulteriormente Zelensky.

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Recensione dell’intervista di Zelensky ai media italiani

Andrew Korybko8 marzo
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Zelensky rimane recalcitrante nei confronti della Russia, teme che una lunga guerra in Iran possa dare alla Russia un vantaggio e, pertanto, desidera che gli aiuti dell’UE sostituiscano quelli degli Stati Uniti.

Zelensky ha recentemente rilasciato un’intervista al quotidiano italiano Corriere della Sera in cui ha parlato della Terza Guerra del Golfo , del conflitto ucraino e delle sue ultime riflessioni sulle garanzie di sicurezza . Per quanto riguarda la prima, ha condiviso la sua preoccupazione che una guerra lunga possa portare a una carenza di missili per l’Ucraina, ergo il vero motivo per cui spera in una fine rapida invece di quella umanitaria che ha affermato. Ha anche ammesso che le consegne sono state rallentate durante la Guerra dei 12 giorni della scorsa estate , ma non ancora durante l’ultima.

Le preoccupazioni di Zelensky riecheggiano uno degli scenari delineati dall’analista e pubblicista Sergey Poletaev nella sua analisi per RT su come “la guerra con l’Iran potrebbe avere conseguenze inaspettate in Ucraina”. Per quel che vale, Trump si è recentemente vantato che “le scorte di munizioni degli Stati Uniti, di livello medio e medio-alto, non sono mai state così elevate o migliori”, da qui l’affermazione che “le guerre possono essere combattute ‘per sempre'” dagli Stati Uniti. Se ciò sia vero o meno potrebbe essere messo alla prova molto presto.

Proseguendo, Zelensky ha poi prevedibilmente riciclato la falsa affermazione secondo cui la Russia sarebbe un alleato militare dell’Iran, affermazione che era stata sfatata qui ma che si è diffusa ampiamente sui social media come mezzo per screditare la Russia sulla base di una premessa dimostrabilmente falsa tra osservatori che non ne sanno niente o che sono stati precedentemente fuorviati al riguardo. Ha poi proposto maggiori investimenti nell’industria ucraina dei droni in cambio della condivisione delle sue conoscenze ed esperienze su queste armi, di cui i Regni del Golfo ora hanno bisogno, con coloro che ne fanno richiesta.

Il successivo argomento di discussione è stato il conflitto ucraino. Zelensky ha ribadito la sua opposizione sia allo scambio territoriale proposto dagli Stati Uniti, sia alla richiesta russa di un ritiro ucraino dal Donbass. Ha affermato di essere d’accordo sul congelamento del fronte, dopodiché gli Stati Uniti hanno proposto zone economiche smilitarizzate e libere su entrambi i fronti, ma la Russia avrebbe affermato che queste possono essere create solo su quello ucraino. I dibattiti su queste dimensioni della questione territoriale costituiscono una parte significativa dei loro colloqui.

Zelensky ha poi parlato di garanzie di sicurezza, una questione altrettanto delicata, ricordando al suo interlocutore che la Russia si oppone fermamente alla presenza di truppe straniere in Ucraina. Ha poi affermato che anche l’ipotetico dispiegamento di truppe americane non sarebbe sufficiente a garantire in modo sostenibile la sicurezza dell’Ucraina, dato il precedente del ritiro dall’Afghanistan. Ecco perché desidera una solida difesa ucraina come garanzia più affidabile, ma probabilmente desidera anche truppe straniere.

Alla domanda, Zelensky ha affermato che l’UE potrebbe potenzialmente sostituire gli aiuti statunitensi, ma solo se prima ottenesse le licenze per produrre armi americane in Ucraina e poi si affidasse all’esperienza ucraina nel complesso militare-industriale. Tuttavia, nulla di tutto ciò è ancora accaduto, quindi per ora non si fa illusioni. Molto più realistiche, ha suggerito, sono le “linee di difesa con muri di droni”, alludendo agli sforzi compiuti dalla Polonia alla fine dello scorso anno per estendere informalmente il “muro dei droni” dell’UE in Ucraina .

Ha poi concluso l’intervista confermando che non prevede di indire elezioni prima della fine del conflitto, né durante un eventuale cessate il fuoco, e ha affermato di non essere sicuro di ricandidarsi. Nel complesso, l’intervista è stata un’informativa riflessione sugli interessi e le preoccupazioni ucraine, queste ultime evidenti a chi ha saputo leggere tra le righe. Zelensky rimane recalcitrante nei confronti della Russia, teme che una lunga guerra in Iran possa dare alla Russia un vantaggio, ed è quindi ansioso che gli aiuti dell’UE sostituiscano quelli degli Stati Uniti.

Quanto è probabile che gli Stati Uniti contengano la Turchia dopo aver chiuso con l’Iran?

Andrew Korybko8 marzo
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Probabilmente non accadrà, poiché la Turchia contribuisce a promuovere gli interessi americani al crocevia dell’Afro-Eurasia in Iran, nel Medio Oriente e nel Nord Africa e lungo tutta la periferia meridionale della Russia.

La scorsa settimana, il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo d’opinione intitolato ” Un urgente bisogno di contenere la Turchia “, in cui si avverte: “Se il regime iraniano cade, attenzione all’influenza regionale di Ankara”. L’autore è Bradley Martin, direttore esecutivo del Near East Center for Strategic Studies, ex Senior Fellow presso il gruppo di informazione e politiche pubbliche Haym Salomon Center e vicedirettore del Canadian Institute for Jewish Research. Collabora anche con il Jerusalem Post e il Jewish News Syndicate .

Le sue credenziali hanno quindi portato alcuni a interpretare il suo articolo come una pressione esercitata da Israele sugli Stati Uniti per contenere la Turchia dopo la fine della Terza Guerra del Golfo , innescata dal loro attacco congiunto contro l’Iran . Qualunque sia l’opinione che si possa avere sull’intento del suo ultimo articolo e sui suoi legami speculativi con lo Stato di Israele, egli sostiene che la Turchia debba essere in definitiva contenuta perché “si oppone alla politica estera degli Stati Uniti ed è un grattacapo per i suoi alleati”. A sostegno di questa affermazione, vengono citati diversi esempi per giustificare la sua proposta politica postbellica.

Si tratta dell’opposizione del presidente Recep Tayyip Erdogan alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, dei legami del suo governo con l’ISIS durante l’apice del suo potere e della sua strumentalizzazione della crisi migratoria del 2015 contro l’UE. Ciò che Martin non ha menzionato, tuttavia, è la convinzione di Erdogan che gli Stati Uniti abbiano colluso con il suo defunto rivale Fethullah Gülen, residente negli Stati Uniti, per orchestrare il fallito tentativo di colpo di Stato dell’estate 2016. Le relazioni turco-americane sono quindi molto più complicate di quanto lui le abbia fatte sembrare.

La sua eccessiva semplificazione è ovviamente dovuta al suo desiderio di manipolare il pubblico americano a cui si rivolge per convincerlo a sostenere il contenimento postbellico della Turchia, ma si può sostenere che, a prescindere da ciò che si pensa degli esempi sopra menzionati, l’espansione della Turchia in realtà aiuta gli Stati Uniti. Per cominciare, potrebbero lanciare un intervento militare in Iran con la scusa di colpire i ribelli curdi armati che considerano terroristi o di aiutare il loro alleato Azerbaigian, che potrebbe intervenire per primo .

Anche se questo scenario non dovesse concretizzarsi, la Turchia avrebbe intenzione di aderire alla cosiddetta “NATO islamica”, il cui nucleo attuale è costituito dall’alleanza di mutua difesa di settembre tra Arabia Saudita e Pakistan. Che lo faccia formalmente o meno, la Turchia può comunque coordinarsi con questi due paesi e con l’Egitto (un altro paese con cui l’Arabia Saudita potrebbe stringere un’alleanza ) nell’ampio spazio Medio Oriente-Nord Africa (MENA), con tutti e quattro gli alleati degli Stati Uniti (ciascuno in misura diversa dal punto di vista giuridico) che perseguono i propri obiettivi in ​​quella regione.

Anche in assenza di quanto sopra, la Turchia è ora pronta a espandere l’influenza occidentale – inclusa la NATO – lungo l’intera periferia meridionale della Russia, nel Caucaso meridionale, nel Mar Caspio e in Asia centrale, attraverso il “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP) dello scorso agosto. I lettori ignari possono scoprire di più su come il TRIPP minacci la sicurezza nazionale della Russia qui , che rimanda ad altre cinque analisi sull’argomento, ma è sufficiente dire che questo è probabilmente il prossimo fronte per contenere la Russia.

Questi tre ruoli rendono la Turchia uno degli alleati più strategici degli Stati Uniti, grazie alla sua capacità di promuovere gli interessi americani al crocevia dell’Afro-Eurasia. Di conseguenza, è improbabile che gli Stati Uniti contengano la Turchia dopo aver chiuso con l’Iran, ma Israele potrebbe provarci, poiché si sente molto a disagio con l’ascesa della Turchia come il più potente paese musulmano, probabilmente presto anche con un proprio programma missilistico balistico e persino nucleare . Martin sta quindi facendo pressioni per favorire gli interessi israeliani rispetto a quelli americani, anche se involontariamente.

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Perché il Nord Stream torna a far notizia?

Andrew Korybko8 marzo
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Un rapporto recente ha affermato che questo megaprogetto è stato coinvolto in colloqui segreti tra Russia e Stati Uniti.

Il Berliner Zeitung ha riportato in dettaglio l’articolo a pagamento di Le Monde Diplomatique della fine del mese scorso, citando una fonte presumibilmente interna a Gazprom, secondo cui la ripresa del Nord Stream come partenariato congiunto russo-statunitense sarebbe “assolutamente parte di negoziati segreti” tra le due parti. Il succo è che il gas russo potrebbe tornare all’UE attraverso questi mezzi, ma sotto il controllo e l’influenza politica degli Stati Uniti. Questo modus vivendi ridurrebbe i costi generali nell’UE e, quindi, ipoteticamente, la renderebbe un mercato migliore per le esportazioni statunitensi di quanto non lo sia oggi.

Allo stato attuale, ” gli Stati Uniti hanno trasformato la paranoia russofoba in un’arma e la geopolitica energetica in un’arma per prendere il controllo dell’Europa “, e di conseguenza le compagnie energetiche americane trarranno enormi profitti sfruttando fino in fondo la nuova dipendenza dell’UE dal GNL. Detto questo, i dividendi strategici derivanti dall’ottenimento del controllo sulle entrate di bilancio della Russia derivanti dalle vendite di gas all’UE attraverso la proprietà di Nord Stream valgono probabilmente la riduzione dei profitti derivanti dal GNL, data la leva finanziaria che ciò darebbe agli Stati Uniti sulla Russia.

Inoltre, la ” strategia di negazione ” del Sottosegretario alla Guerra per la Politica Elbridge Colby richiede in parte che gli Stati Uniti ottengano il controllo sulle risorse da cui dipendono la continua crescita e l’ascesa della Cina come superpotenza, e questo imperativo figura in modo prominente nella grande strategia di Trump 2.0 contro la Cina . Ripristinare una certa quantità di esportazioni di gas russo verso l’UE nega quindi queste risorse alla Cina, ed è attraverso questi mezzi che “un riavvicinamento con la Russia può aiutare gli Stati Uniti a raggiungere i propri obiettivi nei confronti della Cina “.

Ma c’è di più: ampliare la cooperazione energetica congiunta per includere altri giacimenti ed espandere la buona volontà generata da questa collaborazione all’industria mineraria critica per lo stesso scopo. Gli Stati Uniti potrebbero quindi raggiungere tre obiettivi strategici: 1) l’UE può diventare un mercato migliore per le esportazioni statunitensi di quanto non lo sia oggi, grazie alla ripresa supervisionata dagli Stati Uniti e assistita dalla Russia, attraverso la ripresa di alcune esportazioni di gas a basso costo; 2) queste risorse vengono quindi negate alla Cina; e 3) le aziende statunitensi continuano a trarne profitto.

I timori che i paesi dell’Europa centrale e orientale come la Polonia e gli Stati baltici nutrivano nei confronti del Nord Stream, in particolare per quanto riguardava un’eventuale nuova coalizione tra Russia e Germania contro di loro, sarebbero stati dissipati, poiché sono gli alleati più fedeli degli Stati Uniti in Europa e quindi si fiderebbero del controllo di questi gasdotti. Quanto descritto finora è probabilmente ciò che il finanziere di Miami Stephen P. Lynch si è prefissato di realizzare da quando, alla fine del 2024, è emersa la notizia che starebbe silenziosamente cercando di acquistare il Nord Stream.

Tutto ciò ha perfettamente senso dal punto di vista commerciale e soprattutto strategico, ma gli ostacoli rimanenti sono le sanzioni statunitensi e dell’UE, la pressione politica su Trump 2.0 da parte degli alleati europei più ferocemente russofobi degli Stati Uniti e, naturalmente, la disponibilità della Russia ad accettare questo accordo, che non può essere dato per scontato. Ciononostante, se adeguatamente articolato alle persone giuste nelle amministrazioni Trump e Putin, è effettivamente possibile che qualcosa del genere possa essere concordato nell’ambito di una “Nuova Distensione” russo-americana .

Per queste ragioni, mentre alcuni potrebbero deridere dicendo che si tratta solo di una fantasia politica, si tratta in realtà di uno scenario realistico che non può essere escluso. L’influenza degli Stati Uniti sull’UE potrebbe essere sfruttata per superare le resistenze a questo piano, mentre la disponibilità al compromesso e le richieste della Russia di revocare tutte le sanzioni potrebbero combinarsi per garantire anche il suo consenso. Nel contesto dell’apparentemente inevitabile crisi energetica globale causata dalla Terza Guerra del Golfo , questo potrebbe contribuire a salvare l’economia dell’UE dal collasso, ma solo se i decisori politici agiranno rapidamente.

Putin potrebbe finalmente dare il colpo di grazia tanto atteso all’economia dell’UE

Andrew Korybko7 marzo
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Ha appena ordinato che alcune delle esportazioni di GNL della Russia verso l’UE vengano reindirizzate verso l’Asia e, se l’UE non costringerà Zelensky a dargli di più di ciò che vuole dall’Ucraina, allora non ci sarà motivo per cui non debba interrompere completamente le esportazioni russe verso di loro, innescando una crisi a tutti gli effetti.

L’UE ha concordato alla fine dell’anno scorso di porre fine alle importazioni di GNL russo entro il 31 dicembre 2026 e alle importazioni di gas tramite gasdotto entro il 30 settembre 2027, con la possibilità di prorogare la scadenza fino al 31 ottobre 2027 nel caso in cui i livelli di stoccaggio siano inferiori ai livelli di riempimento richiesti. Ciò è stato fatto perché ” gli Stati Uniti hanno armato la paranoia russofoba e la geopolitica energetica per prendere il controllo dell’Europa “, e quindi hanno incoraggiato questa decisione per poi monopolizzare il mercato energetico del blocco insieme al loro alleato del Qatar, un’altra superpotenza del GNL.

Tutto è cambiato con la Terza Guerra del Golfo , iniziata con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e che da allora ha visto l’Iran reagire contro tutti i Regni del Golfo, sostenendo che le infrastrutture statunitensi sui loro territori venivano utilizzate per attacchi contro la Repubblica Islamica. Lo Stretto di Hormuz è ora di fatto chiuso e i Regni del Golfo stanno riducendo la produzione di energia a causa del quasi raggiungimento della loro capacità di stoccaggio. È importante sottolineare che anche il Qatar sta interrompendo il suo processo di liquefazione del gas , la cui ripresa richiederà settimane.

È per queste ragioni che ci si aspetta una crisi energetica che potrebbe superare quella del COVID e persino l’embargo petrolifero arabo del 1973 in termini di impatto globale. Con il petrolio e il gas del Golfo ormai praticamente fuori dai giochi, l’unica soluzione realistica per stabilizzare il mercato è restituire le risorse russe, il che spiega perché gli Stati Uniti hanno appena revocato temporaneamente le sanzioni all’acquisto di petrolio russo da parte dell’India. L’UE potrebbe anche aumentare le importazioni di gas dalla Russia prima delle scadenze autoimposte.

Considerando l’imminente crisi energetica globale, Putin ha annunciato la scorsa settimana di aver ordinato al suo governo di valutare la possibilità di reindirizzare le esportazioni energetiche europee verso l’Asia, poiché sono più redditizie e non smetteranno presto di importare energia russa come farà l’UE. Il vice primo ministro Alexander Novak ha poi confermato poco dopo che la decisione di reindirizzare alcune esportazioni di GNL (parola chiave) dall’Europa verso paesi amici come India e Cina era stata presa solo di recente.

Lo scenario in cui la Russia interrompa le esportazioni di gas verso l’UE prima che l’UE interrompa le importazioni di gas dalla Russia è ancora sul tavolo, ma Putin sembra più interessato a sfruttare questa possibilità per promuovere i suoi obiettivi strategici piuttosto che a rinunciare a tale opportunità solo per punire i suoi avversari occidentali. A tal fine, la conferma da parte di Novak di aver deciso di reindirizzare alcune esportazioni di GNL dall’Europa all’Asia può essere vista come una prova dell’intenzione di Putin, ma sta anche segnalando l’interesse a riconsiderare la decisione se saranno soddisfatte determinate condizioni.

Questi sono i suoi obiettivi in ​​Ucraina: il controllo della Russia sull’intera regione contesa, la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina, il ripristino della sua neutralità costituzionale e l’eliminazione delle truppe straniere dopo la fine del conflitto. Vuole anche avviare negoziati per riformare l’architettura di sicurezza europea in modo che sia meno minacciosa per la Russia ed è sospettato di volere che Zelensky non si candidi alle prossime elezioni ucraine. Non tutti gli obiettivi potrebbero essere raggiunti, ma alcuni probabilmente sì.

È in questo momento, mentre l’UE si trova ad affrontare una crisi economica causata dalla Terza Guerra del Golfo, che ha bloccato le esportazioni energetiche della regione, che l’Unione deve decidere se costringere Zelensky a concedere a Putin almeno una parte di ciò che desidera, in cambio del fatto che non dirotti le esportazioni di GNL dall’UE verso l’Asia. Anche gli Stati Uniti potrebbero aiutarli in questo, per preservare il potere d’acquisto di uno dei suoi mercati più grandi. Se non ci riuscissero, tuttavia, Putin potrebbe finalmente infliggere il tanto atteso colpo di grazia all’economia dell’UE.

Korybko a Bordachev: il TRIPP da solo dovrebbe cambiare la strategia della Russia per il “vicino estero” nel sud

Andrew Korybko7 marzo
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È uno dei massimi esperti russi, eppure il suo ultimo rapporto Valdai su questo argomento non ha nemmeno menzionato passivamente il megaprogetto di punta di Trump 2.0 che dovrebbe espandere l’influenza occidentale (NATO inclusa) nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale, il che suggerisce che ne sia all’oscuro.

Timofei Bordachev è uno dei massimi esperti di Russia. Non solo è direttore del programma del Valdai Club, il principale think tank russo che ospita Putin per un Q&A durante la sua riunione annuale ogni autunno, ma i suoi lavori vengono regolarmente tradotti e ripubblicati da RT. Uno dei suoi ultimi articoli sul loro sito mette a confronto il destino del Messico nei confronti degli Stati Uniti con quello del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale nei confronti della Russia, sostenendo che la Russia tratta il suo “Estero Vicino”, eufemismo per la sua “sfera di influenza”, meglio degli Stati Uniti.

Lo scopo era quello di sfidare coloro che in Russia “sostengono che le repubbliche dell’Asia centrale ricevono troppo dalla Russia offrendo poco in cambio”, e quindi perché “Mosca dovrebbe adottare un approccio più pragmatico, persino più duro, nei confronti dei suoi vicini meridionali. Qualcosa di simile al modo in cui gli Stati Uniti hanno trattato l’America Centrale negli ultimi due secoli… I critici sostengono che questi stati giocano un gioco “multi-vettore”, traendo benefici dalla Russia, eludendo politicamente e offrendo poco in cambio”.

Lo stesso Bordachev ha pubblicato un articolo a metà febbraio intitolata “Verso un autentico allineamento multi-vettoriale?”, che è stato analizzato in questa sede come particolarmente rilevante per l’Azerbaigian, poiché la forma assunta da tale politica rappresenta una seria sfida per la Russia. In particolare, le sue forze armate si sono conformate agli standard NATO a novembre , e la “Trump Route for International Peace & Prosperity” (TRIPP) dello scorso agosto ha il duplice scopo di espandere l’influenza occidentale nel Caucaso meridionale e in Asia centrale.

Ciò ha probabilmente incoraggiato il Kazakistan a dichiarare, un mese dopo, a dicembre, che avrebbe iniziato a produrre proiettili conformi agli standard NATO, ponendolo così su una possibile rotta di collisione irreversibile con la Russia, analizzata qui . La sfida agli interessi russi, rafforzata dal TRIPP, lanciata dal Kazakistan è stata poi ripresa qui il mese scorso, analizzando il motivo per cui il suo presidente sta esagerando in modo sospetto nel tentativo di compiacere Trump. Ecco cinque briefing di approfondimento su tutti i modi in cui il TRIPP minaccia la sicurezza nazionale russa:

* 9 agosto 2025: “ Il corridoio TRIPP minaccia di minare la posizione regionale più ampia della Russia ”

* 10 dicembre 2025: “ Come possono gli Stati Uniti gestire le tensioni turco-russe nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale? ”

* 11 febbraio 2026: “ Il viaggio di Vance nel Caucaso meridionale rafforza l’accerchiamento della Russia da parte dell’Occidente ”

* 12 febbraio 2026: “ La svolta filoamericana dell’Armenia potrebbe comportare costi socio-culturali radicali ”

* 13 febbraio 2026: “ Il partenariato strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian potrebbe destabilizzare la periferia meridionale della Russia ”

Anche se non si è d’accordo sulla misura in cui il TRIPP minaccia la sicurezza nazionale della Russia, non c’è dubbio che questo megaprogetto consentirà l’espansione dell’influenza occidentale – inclusa quella della NATO – lungo tutta la sua periferia meridionale e costituisce una parte importante della politica estera di Trump 2.0. Come minimo, si potrebbe pensare che sarebbe stato menzionato, almeno passivamente, nell’ultimo rapporto Valdai di Bordachev sul “Vicino Estero” della Russia, che ha ampiamente trattato i suoi partner a sud.

Per quanto surreale possa sembrare, questo rapporto, pubblicato tra i precedenti articoli di Bordachev sull’allineamento multi-vettore e il Messico, non menzionava minimamente il TRIPP, cosa che si può facilmente verificare cercando “Trump” e “TRIPP” con CTRL+F. Dato che è sorprendentemente all’oscuro del TRIPP, e quindi anche della politica estera di Trump 2.0 nei confronti dell’intera periferia meridionale della Russia, per estrapolazione, ha senso che abbia contestato i critici della politica russa in quella zona.

Di conseguenza, non ritiene che vi siano minacce latenti alla sicurezza nazionale della Russia su quel fronte, ma si sbaglia, come è stato spiegato in questa analisi. Essendo una delle menti più brillanti della Russia, il suo lavoro è presumibilmente considerato in una certa misura dai funzionari nella formulazione delle politiche, motivo per cui è fondamentale che riconosca senza indugio il TRIPP e i modi in cui minaccia la sicurezza nazionale russa. Il TRIPP da solo dovrebbe cambiare la strategia “Vicino Estero” della Russia nel sud e si spera che presto accetti.

È credibile che la Russia stia aiutando l’Iran a prendere di mira le risorse regionali degli Stati Uniti

Andrew Korybko6 marzo
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Quest’ultima affermazione rispecchia rispettivamente i timori e le fantasie dei nemici e degli amici della Russia.

Il Washington Post ha riportato che “la Russia sta fornendo intelligence all’Iran per colpire le forze statunitensi, affermano i funzionari”, e “le informazioni sugli obiettivi includono la posizione di navi da guerra e aerei americani in Medio Oriente”. Ciò è credibile anche se viene divulgato come parte di uno stratagemma per mobilitare l’opinione pubblica a sostegno della Terza Guerra del Golfo che Stati Uniti e Israele stanno conducendo contro l’Iran . Un obiettivo correlato potrebbe anche essere quello di screditare Putin come mediatore dopo che ha recentemente parlato con diversi leader del Golfo della fine della guerra.

Anche se ” la Russia non è mai stata un’alleata dell’Iran “, nel senso che ha obblighi di difesa reciproca nei suoi confronti, come spiegato nell’analisi precedente, è comprensibile che abbia interesse a ripagare gli Stati Uniti per aver aiutato l’Ucraina a colpire i propri asset, soprattutto dopo l'” Operazione Spiderweb ” della scorsa estate. Ricordiamo che l’Ucraina ha preso di mira elementi della triade nucleare russa e pochi credono che lo abbia fatto senza alcun aiuto da parte degli Stati Uniti, quando sta già ricevendo tale assistenza in operazioni meno significative.

In effetti, l’intero conflitto ucraino si riduce, dal punto di vista russo, all’uso dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti come strumento per contrastarla, un’arma in grado di compiere attacchi sempre più audaci senza il rischio di uno scoppio della Terza Guerra Mondiale, poiché gli Stati Uniti non vi sono direttamente coinvolti, pur essendone indiscutibilmente responsabili. Allo stesso modo, è logico, dal loro punto di vista, usare l’Iran come strumento per le stesse ragioni e con le stesse “barriere” contro la Terza Guerra Mondiale, ma ciò non sarebbe privo di rischi se il rapporto fosse veritiero.

Si è già detto che il ruolo di mediatore di Putin verrebbe screditato in tal caso, e lo stesso potrebbe accadere all’attento bilanciamento regionale della Russia, all’interno del quale i Regni del Golfo occupano un posto importante, se si scoprisse che la Russia ha fornito all’Iran le informazioni di intelligence per colpire le basi statunitensi sui loro territori . A meno che gli Stati Uniti non condividano le prove con loro, tuttavia, potrebbero non affrettarsi a prendere significativamente le distanze dalla Russia, anche se questo aspetto potrebbe rimanere in secondo piano per un po’ di tempo.

Il rischio maggiore riguarda la reazione di Trump stesso a questa notizia. Non l’ha ancora fatto al momento della pubblicazione di questa analisi, ma la ignorerà, la liquiderà come fake news, la minimizzerà (magari anche sfacciatamente, facendo riferimento a come gli Stati Uniti stanno facendo lo stesso con la Russia nei confronti dell’Ucraina), o reagirà in modo eccessivo. Se seguisse quest’ultima strada, il che è possibile se il suo caro amico Lindsey Graham e/o la CIA, tra gli altri, esercitassero un’enorme pressione pubblica su di lui, allora potrebbe intensificare la sua pressione in Ucraina.

Si può solo ipotizzare quale forma potrebbe assumere, dato che la Terza Guerra del Golfo è la priorità degli Stati Uniti, ma potrebbe come minimo smettere di mediare tra Russia e Ucraina , mentre risposte più estreme potrebbero consistere in una maggiore applicazione di sanzioni secondarie e persino in alcuni trasferimenti di Tomahawk all’Ucraina. Il piano della Russia, dal ritorno di Trump fino ad ora, è stato quello di proporre un’azione incentrata sulle risorse. partnership strategica con gli Stati Uniti nella speranza che costringano l’Ucraina a fare più concessioni, se non tutte, quelle richieste da Putin per la pace.

L’ultimo anno di sforzi sopra menzionati sarebbe vano se Trump venisse manipolato dai falchi anti-russi affinché almeno si ritirasse dal processo di pace e dai colloqui bilaterali con la Russia, in risposta all’ultimo rapporto credibile secondo cui la Russia starebbe aiutando l’Iran a prendere di mira le risorse regionali degli Stati Uniti. Ancora una volta, i lettori dovrebbero ricordare che non è stata condivisa alcuna prova al riguardo con l’opinione pubblica, ma ciò corrisponde ai timori e alle fantasie sia dei nemici che degli amici della Russia, quindi potrebbe contenere del vero.

Perché gli Stati Uniti hanno temporaneamente revocato le sanzioni sull’acquisto di petrolio russo da parte dell’India?

Andrew Korybko6 marzo
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La verità “politicamente scomoda” è che gli Stati Uniti stanno rimodellando unilateralmente l’ordine mondiale nel tentativo di ripristinare l’unipolarismo e, a prescindere dall’opinione che si ha al riguardo, ultimamente hanno oggettivamente ottenuto alcuni progressi tangibili.

Il Segretario al Tesoro Scott Bennett ha annunciato che alle raffinerie indiane è stata appena concessa una deroga di 30 giorni per acquistare petrolio russo, ma solo se si tratta di quello già bloccato in mare, garantendo così “nessun beneficio finanziario significativo per il governo russo”. Lo scopo dichiarato è “consentire al petrolio di continuare a fluire nel mercato globale” a causa delle interruzioni intorno allo Stretto di Hormuz causate dalla Terza Guerra del Golfo , avviata dagli Stati Uniti come parte della loro grande strategia contro la Cina, come spiegato qui .

Privare la Cina del 13,4% delle sue importazioni di petrolio ricevute dall’Iran lo scorso anno è concepito per dare agli Stati Uniti un’enorme influenza in vista dell’imminente viaggio di Trump a fine mese, con la speranza di costringere la Repubblica Popolare ad accettare un accordo commerciale sbilanciato per ostacolare la sua ascesa a superpotenza. Criticare tale strategia va oltre lo scopo di questa analisi, ma lo scopo di farvi riferimento è quello di richiamare l’attenzione su come l’India avrebbe potuto subire danni collaterali se gli Stati Uniti non avessero temporaneamente revocato le sanzioni.

Dopotutto, il mese scorso Trump ha minacciato di reimporre i suoi dazi punitivi del 25% all’India per questi acquisti se fossero ripresi, dopo aver affermato che Modi aveva accettato di azzerarli come parte dell’accordo commerciale indo-americano , cosa che l’India ha negato. Ciononostante, l’India ha effettivamente ridotto le sue importazioni sotto quella che il principale esperto russo Fyodor Lukyanov ha descritto come “pressione statunitense”, sebbene abbia anche chiarito che ciò non significa che l’India non sia uno Stato sovrano, nonostante gli Stati Uniti esercitino ufficiosamente un’influenza sulla sua sicurezza energetica.

Nelle sue parole , “la concezione indiana (della sovranità), come quella di molti altri stati, è diversa (da quella russa). Sovranità non significa necessariamente rifiutarsi di cedere alle pressioni; significa trovare il modo di realizzare i propri interessi in condizioni non ideali… Questa è la realtà pratica di quello che spesso viene definito un mondo multipolare… pensa prima ai tuoi interessi”. Questa intuizione incornicia il resto dell’annuncio di Bennett su come “prevediamo pienamente che Nuova Delhi aumenterà gli acquisti di petrolio statunitense”.

Trump 2.0 ha trasformato i dazi in un’arma per riorganizzare i legami energetici dell’India, al fine di esercitare una maggiore pressione finanziaria a lungo termine sulla Russia e, al contempo, ottenere maggiori profitti per le aziende statunitensi. Sebbene la Corte Suprema abbia stabilito che alcuni dei suoi dazi erano incostituzionali, qui è stato spiegato come ciò complichi solo leggermente la politica estera di Trump 2.0, mentre questa analisi ha sostenuto che è improbabile che l’India sfidi Trump sul petrolio russo. In parole povere, non vuole affrontare l’ira di Trump, indipendentemente dalla forma che assume, il che è ragionevole.

In ogni caso, sarebbe inesatto descrivere l’India come un vassallo degli Stati Uniti, nonostante la nuova influenza che gli Stati Uniti esercitano ora sulla propria sicurezza energetica, poiché ” la nuova tendenza multi-allineamento dell’India dà priorità alle potenze medie per scopi di tripla-multipolarità “. In parole povere, le partnership dell’India con paesi in posizioni simili nell’ordine mondiale emergente mirano a bilanciare collettivamente l’influenza delle superpotenze americana e cinese, preservando così parte della loro sovranità.

La verità “politicamente scomoda” è che gli Stati Uniti stanno rimodellando unilateralmente l’ordine mondiale nel tentativo di ripristinare l’unipolarismo e, a prescindere dall’opinione di ciascuno, hanno oggettivamente ottenuto alcuni progressi tangibili ultimamente. Il nuovo ordine mondiale che prospetta vede l’India svolgere un ruolo geoeconomico e geopolitico di primo piano, soprattutto nei confronti della Cina, motivo per cui hanno temporaneamente revocato le sanzioni sugli acquisti di petrolio russo per evitare che l’India scivolasse nel caos e, possibilmente, compensare questo scenario in caso contrario.

Il precedente omanita suggerisce che una parte del “mosaico” dell’IRGC abbia bombardato Nakhchivan

Andrew Korybko6 marzo
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In precedenza, il ministro degli Esteri iraniano aveva ipotizzato che una di queste cellule decentralizzate fosse responsabile degli attacchi contro l’Oman, pertanto non si può escludere che una di esse sia responsabile anche di questo incidente.

Il presidente azero Ilham Aliyev ha minacciato che “le nostre forze armate hanno ricevuto istruzioni di preparare e attuare misure di ritorsione” dopo che presunti droni iraniani hanno attaccato l’aeroporto dell’enclave di Nakhchivan. Ha anche affermato che “lo stato indipendente dell’Azerbaigian oggi è anche un luogo di speranza per molti azeri che vivono in Iran”, dove vivono più azeri che nell’Azerbaigian stesso. Se l’Azerbaigian entrasse nella Terza Guerra del Golfo , il suo alleato di mutua difesa, la Turchia, potrebbe seguirlo, il che potrebbe trascinare l’intera NATO.

Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato alla sua controparte azera che Israele era in realtà responsabile nell’ambito di un complotto per “interrompere le relazioni tra i paesi musulmani”, posizione ribadita dall’ambasciatore iraniano in Russia. L’Iran aveva precedentemente affermato che altri attacchi a lui attribuiti in tutta la regione erano stati in realtà perpetrati da Israele nell’ambito dello stesso schema sotto falsa bandiera. Per quanto credibile possa sembrare ad alcuni, il precedente omanita suggerisce che la colpa sia di una parte del “mosaico” dell’IRGC.

“Mosaico” si riferisce a ciò che Araghchi aveva precedentemente descritto come la ” Difesa a Mosaico Decentralizzata ” del suo Paese , definita dalla CNN come “cellule di unità militari che operano secondo un sistema decentralizzato per condurre lanci clandestini di droni e missili”. Poco dopo, Araghchi ha poi suggerito che questo “mosaico” fosse responsabile degli attacchi contro l’Oman, affermando che “Ciò che è accaduto in Oman non è stata una nostra scelta. Abbiamo già detto alle nostre Forze Armate di stare attente agli obiettivi che scelgono”.

Ha aggiunto che “le nostre unità militari sono ora, di fatto, indipendenti e in qualche modo isolate, e agiscono sulla base di istruzioni generali fornite loro in anticipo”. L’insinuazione era che una di queste cellule decentralizzate avesse deciso di propria iniziativa di attaccare l’Oman, probabilmente sulla base del ruolo svolto dall’infrastruttura militare statunitense negli attacchi statunitensi contro l’Iran, che l’Iran ha utilizzato come giustificazione per attacchi contro altri paesi della regione. Questo precedente confuta le sue affermazioni circa un’operazione sotto falsa bandiera israeliana nel Nakhchivan.

Per essere chiari, lo Stato iraniano stesso non ha motivo di attaccare l’Azerbaigian, anche solo come parte di un complotto per poi attribuirlo a un’operazione sotto falsa bandiera israeliana. L’Iran non vuole che l’Azerbaigian entri in guerra come innesco per la Turchia e, possibilmente, per il resto della NATO che seguirà l’esempio. Alcuni membri dell’IRGC, tuttavia, si ritiene che odino l’Azerbaigian. In quanto nazionalisti, lo considerano parte del territorio storico dell’Iran, mentre la loro comune fede sciita, ma i rapporti diametralmente opposti con Israele, li portano a considerarlo un traditore della loro religione.

Insieme ai diversi periodi di gravi tensioni bilaterali a partire dal ripristino dell’indipendenza dell’Azerbaigian nel 1991, tutti questi fattori si combinano per creare lo scenario credibile di almeno una cellula del “mosaico” dell’IRGC che ha deciso di usare il conflitto come copertura per vendicarsi dell’Azerbaigian e poi incolpare Israele. Questa possibilità non può essere esclusa dopo l’ammissione di Araghchi che parte del “mosaico” era responsabile degli attacchi all’Oman, anche se si continua a dare credito all’ipotesi della falsa bandiera israeliana.

In ultima analisi, spetta all’Azerbaigian decidere quale forma assumerà la sua minacciata rappresaglia. Sebbene la prospettiva di conquistare quello che i suoi nazionalisti considerano “Azerbaigian meridionale” possa essere allettante, dato quanto la guerra abbia già indebolito l’Iran, avviare la sua ” balcanizzazione ” attraverso questi mezzi potrebbe scatenare conseguenze impreviste. Potrebbe quindi essere meglio per l’Azerbaigian rinunciare completamente alla rappresaglia cinetica per evitare il rischio di una spirale di rappresaglia, oppure limitarsi a lanciare qualche missile contro l’Iran e pareggiare i conti.

L’allineamento multi-vettoriale dell’Azerbaigian rappresenta una seria sfida per la Russia

Andrew Korybko6 marzo
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La “Trump Route for International Peace and Prosperity” è destinata a diventare un corridoio logistico-militare per espandere l’influenza della NATO lungo la periferia meridionale della Russia e potrebbe quindi costringere Putin al dilemma a somma zero tra accettare questa ipotesi e autorizzare un’azione militare nel tentativo di prevenirla.

Il direttore del programma del Valdai Club, Timofei Bordachev, ha recentemente pubblicato un articolo interessante in cui si chiede se le ex repubbliche sovietiche si stiano muovendo ” verso un autentico allineamento multi-vettoriale “. Questo viene descritto come “sforzi sistematici per creare e mantenere, per quanto possibile, relazioni equilibrate e reciprocamente vantaggiose con diversi centri di potere globali e attori regionali, senza un ovvio orientamento verso un singolo blocco e basandosi su manovre tattiche per garantire la sicurezza e raggiungere obiettivi di sviluppo fondamentali”.

Egli sostiene che “Il fatto che questa abitudine abbia iniziato a prendere forma (tra gli stati post-sovietici) attraverso l’opposizione alla tradizionale influenza russa potrebbe essere considerato un ‘male inevitabile’ che, in sostanza, non poteva infliggere danni veramente fondamentali alla Russia… Oggi, tuttavia, la gestione dell’allineamento multi-vettore potrebbe mettere i vicini della Russia – e, un passo avanti, la Russia stessa – di fronte a nuove sfide”. Tra queste, la coercizione degli Stati Uniti e “la disponibilità a migliorare significativamente il proprio status negli affari regionali”.

Bordachev non ha nominato nessuno degli stati post-sovietici oltre alla Russia nel suo articolo, ma si può sostenere che le sue preoccupazioni siano più rilevanti per quanto riguarda l’Azerbaigian. La sua decisione di sostituire la mediazione russa con l’Armenia con quella americana, l’accordo raggiunto lo scorso agosto sulla “Trump Route for International Peace and Prosperity” ( TRIPP ), che sostituisce il corridoio regionale previsto dalla Russia e il suo ruolo al suo interno, e l’ esito del recente viaggio di Vance in Azerbaigian rappresentano collettivamente una seria sfida per la Russia.

Tutte queste mosse sono inquadrate dall’Azerbaigian nell’ambito di quella che Bordachev descrive come la politica di “allineamento multi-vettoriale”, il che è di fatto corretto. È anche vero ciò che ha scritto su come “dichiarare la propria autonomia in politica estera e la capacità di prendere decisioni basate sugli interessi nazionali, così come plasmati dall’evoluzione politica interna” non sia “affatto discutibile”. Il problema risiede quindi nell’attuazione pratica di questa politica da parte dell’Azerbaigian nell’attuale contesto geostrategico della Nuova Guerra Fredda.

Trump 2.0 sta rafforzando l’accerchiamento della Russia da parte dell’Occidente nel tentativo di costringere Putin a fare concessioni in Ucraina che lascerebbero insoddisfatti gli obiettivi massimalisti di sicurezza nazionale dello speciale operazione . Questo era lo scopo del viaggio di Vance nel Caucaso meridionale, come spiegato qui . L’Azerbaijan ora funge da trampolino di lancio per espandere l’influenza economica, politica e, inevitabilmente, militare degli Stati Uniti nel Caucaso meridionale, nel Mar Caspio e nell’Asia centrale, che costituisce l’intera periferia meridionale della Russia .

Il vicino Kazakistan, che a dicembre ha annunciato l’intenzione di produrre proiettili conformi agli standard NATO, potrebbe presto essere incoraggiato a sfidare più apertamente la Russia, con modalità ispirate all’Azerbaijan, che mettono a repentaglio i suoi interessi di sicurezza ancora più seriamente, con il pretesto di attuare la propria politica di “allineamento multi-vettoriale”. Ciò rischia di replicare il dilemma di sicurezza NATO-Russia che alla fine ha portato all’operazione speciale quando è diventata ingestibile, ma questa volta lungo due fronti meridionali contemporaneamente, Azerbaigian e Kazakistan.

La politica di “allineamento multi-vettoriale” dell’Azerbaigian e la conseguente “disponibilità a migliorare significativamente il suo status negli affari regionali”, seppur a scapito degli interessi di sicurezza della Russia, sono responsabili dell’avvio di questo scenario. Il TRIPP è destinato a diventare un corridoio logistico-militare per espandere l’influenza della NATO lungo l’intera periferia meridionale della Russia, quindi Putin potrebbe presto trovarsi di fronte al dilemma a somma zero tra accettare questo accerchiamento o autorizzare un’azione militare nel tentativo di prevenirlo.

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La terza guerra del Golfo si estenderà notevolmente se Trump gioca la carta curda

Andrew Korybko5 marzo
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Se la Turchia lanciasse un intervento militare in Iran, sulla falsariga di quelli precedenti in Iraq e Siria, per fermare quelli che considera terroristi curdi, allora il suo alleato azero potrebbe fare una mossa su quello che considera “l’Azerbaigian meridionale”, e allora anche gli arabi del Golfo e il Pakistan potrebbero sentirsi incoraggiati a unirsi alla mischia.

La CNN ha riferito che ” la CIA sta lavorando per armare le forze curde per innescare una rivolta in Iran, affermano alcune fonti “, che sarà facilitata dal vicino Kurdistan iracheno. Secondo una delle fonti, “l’idea sarebbe che le forze armate curde affrontino le forze di sicurezza iraniane e le blocchino per rendere più facile per gli iraniani disarmati nelle principali città uscire allo scoperto senza essere nuovamente massacrati come è successo durante i disordini di gennaio”. La Terza Guerra del Golfo , tuttavia, si estenderà notevolmente se Trump giocasse la carta curda.

Questo perché Turkiye ha una storia di interventi in Iraq e Siria per combattere contro gruppi armati curdi che, a suo dire, sono collegati al PKK, definito terrorista, che ha finalmente deposto le armi l’anno scorso dopo decenni di guerra non convenzionale contro lo Stato turco. È quindi possibile che qualsiasi successo significativo ottenuto dai curdi iraniani, in gran parte grazie al supporto aereo statunitense e israeliano, possa innescare un altro intervento turco su larga scala, modellato sulle campagne sopra menzionate.

I curdi siriani hanno perso il sostegno degli Stati Uniti dopo la caduta di Assad e si sono infine sottomessi all’autorità del nuovo leader Ahmed Sharaa all’inizio di quest’anno, in seguito a un’offensiva siriana sostenuta dalla Turchia che ha rapidamente smantellato lo staterello autonomo che si erano ritagliati dal 2011. Questo precedente non dovrebbe ispirare ottimismo tra i curdi iraniani o i loro fratelli iracheni in vista della rivolta curda in Iran prevista da Trump, che di fatto fungerà anche da invasione se i curdi iracheni saranno coinvolti direttamente.

Tuttavia, potrebbero ancora tentare la fortuna pensando che la storia non si ripeterà e che gli Stati Uniti non li lasceranno di nuovo in balia degli eventi, ma Trump potrebbe cinicamente tramare proprio questo per provocare un intervento turco che potrebbe poi catalizzare una reazione a catena di altri interventi. Ad esempio, l’Azerbaigian è alleato della Turchia e considera l’Iran settentrionale, dove vivono più azeri che nell’Azerbaigian stesso, come ” Azerbaigian meridionale “, quindi potrebbe fare un’azione lì parallelamente alla campagna anti-curda della Turchia.

Dopotutto, una volta che un altro Paese si impegna in una guerra regionale contro un vicino percepito come indebolito, altri potrebbero seguirlo per ostentare la propria potenza militare a scopo di deterrenza e/o per unirsi al bottino quando si tratterà di saccheggiare quello che potrebbe quindi essere visto come un imminente cadavere geopolitico. L’Arabia Saudita, autoproclamatasi leader del Golfo, potrebbe quindi guidare alcuni dei suoi vicini più piccoli in battaglia contro il loro comune rivale iraniano, con o senza gli Emirati Arabi Uniti, che potrebbero attaccarla unilateralmente a causa della loro rivalità.

Tuttavia, l’Arabia Saudita e il Pakistan hanno obblighi di difesa reciproca , quindi quest’ultimo potrebbe unirsi a loro per condurre i propri attacchi contro l’Iran e/o lanciare un’operazione di terra limitata con motivazioni antiterrorismo simili a quelle della Turchia contro i separatisti beluci designati come terroristi . Questa reazione a catena di interventi potrebbe iniziare con Trump che gioca la carta curda e quindi spinge la Turchia a essere la prima a unirsi alla guerra contro l’Iran, anche se né essa né gli altri si coordinano con Israele e solo con gli Stati Uniti.

La ” balcanizzazione ” dell’Iran sarebbe un fatto compiuto se ciò accadesse, con l’unica domanda che riguarda la forma. Alcune regioni periferiche a maggioranza minoritaria potrebbero ricevere un’autonomia simile a quella bosniaca, funzionando come staterelli indipendenti di fatto, mentre altre potrebbero formalmente separarsi come stati separatisti. Altri scenari includono l’annessione da parte dei paesi vicini o l’occupazione da parte di questi ultimi per motivi di mantenimento della pace o antiterrorismo, eventualmente anche con “no-fly zone”. La carta curda potrebbe quindi rivelarsi fatale per la statualità iraniana.

Ecco come il Karabakh è diventato il catalizzatore delle battute d’arresto della periferia meridionale della Russia

Andrew Korybko5 marzo
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Il conflitto del Karabakh, rimasto irrisolto in precedenza, potrebbe essere visto, a posteriori, come un grande cambiamento strategico, ritardato di diversi decenni, che ha rivoluzionato la geopolitica regionale.

Il recente viaggio di Vance nel Caucaso meridionale , che lo ha visto visitare Armenia e Azerbaigian per accelerare l’attuazione della ” Trump Route for International Peace and Prosperity ” (TRIPP), che amplierà l’influenza degli Stati Uniti in Asia centrale , ha attirato l’attenzione sui recenti guadagni strategici degli Stati Uniti a spese della Russia. Ora tutto si muove così velocemente che pochi ricordano come tutto è iniziato con la Continuazione del 2020. Guerra nel Karabakh, la parte dell’Azerbaigian riconosciuta a livello internazionale e allora controllata dall’Armenia per tre decenni.

Per semplificare eccessivamente la sequenza degli eventi, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan è salito al potere nel 2018 attraverso un’elezione a colori. Rivoluzione alimentata dal sentimento anti-russo della diaspora occidentale, ma Mosca cercò comunque di collaborare con lui, dato che il suo Paese è membro della CSTO. In quel periodo, divenne evidente che l’Azerbaigian avrebbe presto superato militarmente l’Armenia, motivo per cui la Russia propose all’Armenia di scendere a compromessi con l’Azerbaigian sul Karabakh. Pashinyan, che stava già virando verso Occidente, rifiutò.

La sconfitta dell’Armenia nella Guerra di Continuazione del 2020 ha portato l’Armenia e l’Azerbaigian ad accettare un cessate il fuoco mediato da Mosca per l’invio di forze di peacekeeping in Karabakh. Tale accordo obbligava inoltre l’Armenia a sbloccare le rotte di trasporto regionali per collegare l’Azerbaigian “continentale” con la sua exclave di Nakhchivan. Questo nuovo corridoio regionale sarebbe stato quindi presidiato dalla Russia. Come per la proposta prebellica avanzata dalla Russia, secondo cui l’Armenia avrebbe raggiunto un compromesso con l’Azerbaigian sul Karabakh, anche Pashinyan si rifiutò di aderire a questa proposta, a causa del suo spostamento verso Occidente.

L’Azerbaijan ha prevedibilmente perso la pazienza e ha sfruttato l’attenzione della Russia sulla situazione speciale. operazione per lanciare un’operazione militare di un giorno in Karabakh nel settembre 2023 per espellere il resto delle forze armene. Anche allora, Pashinyan si rifiutò di sbloccare le rotte di trasporto regionali, incoraggiato com’era dal sostegno dell’amministrazione Biden. A loro volta, operavano sotto l’influenza della potente lobby della diaspora armena in California e anche i legami con l’Azerbaigian si erano notevolmente deteriorati in quel periodo.

Se Kamala avesse vinto, gli Stati Uniti avrebbero probabilmente continuato a sostenere l’Armenia rispetto all’Azerbaigian, tentando così di trasformarla nel loro bastione di influenza per dividere e governare la regione, forse incoraggiando un giorno l’Armenia a lanciare una guerra di rivincita destinata al fallimento. Trump 2.0 ha invertito la politica del suo predecessore riparando i legami con l’Azerbaigian, forse dopo essere stato convinto della saggezza di tale azione dal Qatar, che detiene un’ampia influenza . Di influenza su di loro ed è vicino all’alleato turco dell’Azerbaigian.

Intravidero quindi l’opportunità di sostituire la Russia nel processo di pace armeno-azerbaigiano e nel corridoio da essa proposto, consentendo così a quello che sarebbe poi diventato noto come TRIPP di ottenere una duplice funzione militare-logistica per espandere l’influenza della NATO lungo l’intera periferia meridionale della Russia . Per riassumere, questo fu innescato dalla riuscita Rivoluzione Colorata di Pashinyan, dai suoi ripetuti rifiuti, sostenuti dagli Stati Uniti, di conformarsi al consiglio russo di scendere a compromessi con Baku e, successivamente, dal cambio di rotta della politica regionale di Trump 2.0.

Resta oggetto di dibattito se la Russia avrebbe potuto intervenire in modo decisivo, anche solo diplomatico, in ciascuna di queste tre fasi per scongiurare preventivamente questa grave battuta d’arresto regionale che, nel peggiore dei casi, avrebbe potuto esporre l’intera periferia meridionale a un’influenza NATO radicale, simile a quella ucraina. In ogni caso, tutto ciò deriva dal conflitto del Karabakh, precedentemente irrisolto, che potrebbe, a posteriori, essere visto come un grande cambiamento strategico, rimandato di diversi decenni, che ha rivoluzionato la geopolitica regionale.

Quattro anni dopo e il conto continua: rivelazioni e risultati della guerra tra NATO e Russia in Ucraina_ di Gordon Hahn

Quattro anni dopo e il conto continua: rivelazioni e risultati della guerra tra NATO e Russia in Ucraina

Gordon M. Hahn28 febbraio∙Pagato
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“Ho intrapreso questa disputa per la mia rovina”—Re argivo, Le Supplici di Eschilo .

Quelle che seguono sono alcune delle rivelazioni e dei risultati della guerra NATO-Russia in Ucraina, secondo me.

LA GUERRA

NUMERO DI VITTIME UMANE: Circa 1,7 milioni di ucraini uccisi o feriti. Circa 650.000 russi uccisi o feriti. Migliaia di ufficiali e soldati della NATO e mercenari indipendenti uccisi o feriti.

L’espansione della NATO è stata la causa principale della guerra ucraina tra NATO e Russia, in particolare la NATO-Russia degli apparati militari e di intelligence dell’Ucraina, in sostituzione delle pressioni occidentali su Kiev affinché adempisse ai propri obblighi previsti dall’accordo di Minsk 2. Altre cause chiave includono il dispiegamento di decine di migliaia di truppe ucraine nei pressi delle separatiste LNR e DNR e il rifiuto degli Stati Uniti, nel gennaio 2022, di impegnarsi a non posizionare missili balistici in Ucraina.

L’invasione su vasta scala del 23 febbraio 2022 da parte del russo Vladimir Putin è stata un tentativo di diplomazia coercitiva per costringere l’Ucraina a rispettare gli accordi di Minsk firmando un trattato corrispondente, e il tentativo ha avuto successo, poiché i negoziati sono iniziati subito dopo l’invasione e un accordo è stato siglato, ma è stato affossato dal rifiuto occidentale di fornire garanzie di sicurezza e di esortare il presidente ucraino Volodomyr Zelenskiy a combattere e infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia.

Senza e forse anche con un coinvolgimento militare su vasta scala della NATO nella guerra, con centinaia di migliaia di soldati sul campo, l’Ucraina non è mai stata in grado di vincere una guerra contro la Russia.

L’Ucraina sta perdendo la guerra e il suo esercito, il suo regime, il suo stato e la sua società sono quasi certamente destinati al collasso se la guerra dovesse durare ancora un anno o due.

L’uso dei droni e della tecnologia satellitare in guerra ha cambiato la natura dei combattimenti, la strategia e le tattiche e ha segnato o almeno innescato una rivoluzione negli affari militari.

L’intelligenza artificiale e la robotica cambieranno ulteriormente la natura della guerra.

UCRAINA

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L’Ucraina è il paese più corrotto dell’Eurasia-Europa.

L’Ucraina non è una “democrazia fiorente” (repubblica), ma piuttosto, nella migliore delle ipotesi, una semi-repubblica in rapido declino, con massicce repressioni, censura e terrorismo di stato che prendono di mira soprattutto i russi etnici, la lingua e la cultura russa.

Zelenskiy ha degradato la quasi-repubblica ucraina ben oltre quanto abbiano mai fatto i suoi predecessori Petro Poroshenko o persino Viktor Yanukovych.

Il neofascismo in Ucraina è diventato una forza ancora più difficile da gestire rispetto a prima della guerra.

Dopo aver perso la guerra, l’Ucraina si trova ad affrontare una seconda rovina, tre secoli dopo la prima; è gravata dal pericolo del crollo dell’esercito, della società, del regime e dello Stato.

Zelenskiy è un truffatore bugiardo e persuasivo, che continua ad andare di tavolo in tavolo per ottenere mance come faceva quando era un comico da club, solo che ora va di paese in paese implorando aiuto per continuare la guerra in cui la NATO ha intrappolato lui e il suo paese.

I giorni politici e forse biologici di Zelenskiy sono contati.

Molti ucraini sono straordinariamente coraggiosi, ma molti dei più coraggiosi sono spinti dall’ultranazionalismo, dalle ideologie neofasciste e dall’odio per i russi e gli altri.

Gli ucraini sono molto divisi politicamente.

L’OCCIDENTE MILITARIAMENTE: Gli Stati Uniti e la NATO

La maggior parte delle élite politiche dei paesi della NATO preferisce la guerra con la Russia alla sicurezza dell’Ucraina e al rischio della sua sopravvivenza.

Gli Stati Uniti e la NATO non sono militarmente così potenti come si pensava in precedenza.

In genere, gli Stati Uniti e la NATO non hanno la volontà di combattere una grande potenza.

La guerra sta dividendo la NATO (e l’UE), anche se una vera e propria divisione non è ancora avvenuta.

L’OCCIDENTE, POLITICAMENTE

L’Europa è politicamente e militarmente sfortunata e pericolosa a causa della disperazione

Le élite occidentali sono molto più corrotte politicamente, finanziariamente e moralmente di quanto la maggior parte delle persone avrebbe potuto immaginare.

Le élite occidentali non si preoccupano più, e in alcuni casi meno, dei loro cittadini/sudditi rispetto alla maggior parte dei leader autoritari.

L’autoritarismo è in aumento in gran parte dell’Occidente.

Le repubbliche occidentali hanno bisogno di riforme radicali per eliminare l’oligarchia dai loro sistemi politici e impedire che scivolino verso un regime completamente autoritario.

I media occidentali non sono meno una branca dei governi delle repubbliche occidentali di quanto lo siano i media di molti regimi autoritari.

Gli Stati Uniti e l’Europa sono divisi al loro interno e tra globalisti e nazionalisti (ragionevole e meno)

RUSSIA

La Russia è molto più potente militarmente ed economicamente sostenibile di quanto molti pensassero in precedenza, ma non così tanto quanto alcuni potrebbero pensare.

La Russia arriverà fino in fondo per garantire la propria sicurezza dalla sua principale minaccia storicamente provata: l’Occidente, che oggi presenta la minaccia dell’espansione della NATO in Ucraina e i tentativi di rivoluzione colorata in Russia e Bielorussia.

Putin è un decisore e un amministratore di guerra estremamente attento, ma quando è sotto pressione non teme il rischio di azioni audaci.

Il sistema autoritario di Putin, di portata medio-bassa, ha molte più fonti di stabilità (culturali, politiche ed economiche), tra cui il sostegno pubblico, di quanto molti immaginassero.

GEOPOLITICA E SISTEMA INTERNAZIONALE

La guerra ha accelerato la fine di secoli di egemonia occidentale e di decenni di unipolarismo dominato dagli Stati Uniti, trasformando il sistema internazionale in una struttura bipolare, forse multipolare.

La guerra non solo consolidò, ma cementò la quasi alleanza sino-russa per i decenni a venire. L’idea americana di separare i due paesi è ormai pura fantasia.

I due poli di potere del bipolarismo internazionale includono: l’Occidente in declino e l’alleanza di fatto sino-russa in ascesa. Questi poli sono a loro volta fluidi.

L’alleanza di fatto sino-russa potrebbe già costituire il polo più potente del nuovo ordine internazionale.

La guerra ha spinto il “Sud globale” (“Terzo Mondo”) nelle braccia della quasi alleanza sino-russa, rafforzando quel polo come riflesso nell’espansione dei BRICS e della SCO durante la guerra. Il “Sud globale” è ora un sostenitore situazionale, seppur sempre più frequente, del polo sino-russo.

La guerra ha creato una tettonica all’interno dell’Occidente e della NATO che potrebbe portare al declino di quest’ultima e all’allontanamento reciproco tra Europa occidentale e Stati Uniti, creando un polo più multipolare.

Come nel Pacifico prima della Seconda guerra mondiale, l’uso dell’energia, più precisamente le interruzioni di energia, è forse la scintilla clandestina che potrebbe espandere la guerra in una guerra regionale europea o in una guerra globale che coinvolge le grandi potenze che attualmente guidano il sistema bipolare.

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Le garanzie di sicurezza ucraine sono pericolose e controproducenti_di Josh Shifrinson

Le garanzie di sicurezza ucraine sono pericolose e controproducenti

Gli impegni militari occidentali destabilizzeranno la regione anziché favorire la pace.

Shooting and tactical drills at Ukraine?s 102nd Territorial Defence Battalion

Josh Shifrinson

19 dicembre 202512:05

https://elevenlabs.io/player/index.html?publicUserId=cb0d9922301244fcc1aeafd0610a8e90a36a320754121ee126557a7416405662

Girano voci secondo cui l’amministrazione Trump sarebbe disposta a offrire all’Ucraina garanzie di sicurezza “simili all’articolo 5” nel tentativo di porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, che dura ormai da quasi quattro anni. I termini esatti dell’offerta rimangono incerti. In linea di massima, tuttavia, la garanzia sembra comportare l’impegno americano a sostenere una “forza multinazionale” guidata dall’Europa; a guidare gli sforzi di monitoraggio e verifica che garantiranno l’applicazione di qualsiasi accordo di pace e forniranno a Kiev un preavviso di un imminente attacco russo; ad aiutare ad armare l’Ucraina in tempo di pace; e, soprattutto, attraverso un impegno giuridicamente vincolante “soggetto alle procedure nazionali, ad adottare misure per ripristinare la pace e la sicurezza” se dovesse scoppiare nuovamente la guerra.

Una garanzia di sicurezza per l’Ucraina è un’idea terribile. Anche se ribalterebbe la storica opposizione di Trump a un ulteriore coinvolgimento degli Stati Uniti in Ucraina, una garanzia comporta una serie di pericoli per gli Stati Uniti, l’Ucraina e gli alleati europei della NATO, offrendo pochi vantaggi. Che sia offerta come parte di un accordo di pace o di un cessate il fuoco, la garanzia potrebbe avere scarso effetto nel dissuadere la Russia. Inoltre, qualora scoppiasse un conflitto, l’accordo rischierebbe di innescare una crisi fondamentale nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Soprattutto, la garanzia promette di complicare piuttosto che migliorare il comprensibile desiderio dell’Ucraina di trovare sicurezza all’ombra del suo vicino russo. Anziché continuare il dibattito sulla garanzia di sicurezza, Washington farebbe bene a fare marcia indietro rispetto all’impegno preso.

Il problema centrale per qualsiasi garanzia di sicurezza è l’asimmetria degli interessi tra Stati Uniti e Russia nei confronti dell’Ucraina. La volontà della Russia di invadere l’Ucraina e poi rimanere in guerra per quasi quattro anni dimostra che considera l’Ucraina un interesse per cui vale la pena sacrificare sangue, denaro e persino altri interessi. Gli Stati Uniti, al contrario, erano e rimangono riluttanti a entrare in guerra per conto dell’Ucraina: infatti, i responsabili politici di due amministrazioni e l’opinione pubblica americana sono concordi su questo punto. L’Ucraina è semplicemente meno importante per gli Stati Uniti che per la Russia. Di conseguenza, qualsiasi promessa americana è intrinsecamente meno credibile delle minacce russe quando si tratta di plasmare il futuro dell’Ucraina.

La Russia ha già sostenuto costi enormi in Ucraina, così come i sacrifici ucraini hanno contribuito alla futura deterrenza dell’aggressione russa. In questo contesto, una garanzia di sicurezza americana all’Ucraina potrebbe mettere Mosca e gli Stati Uniti su una pericolosa rotta di collisione. L’ambiguità di una garanzia di sicurezza che impegna gli Stati Uniti a “ripristinare la pace e la sicurezza” in Ucraina invita Mosca a mettere alla prova la determinazione degli Stati Uniti e a vedere fino a che punto potrebbe aggredire senza provocare una seria risposta americana. L’incentivo di Mosca a farlo è che, mettendo alla prova la garanzia degli Stati Uniti, determinerebbe esattamente dove e in che modo potrebbe riprendere ad agire a spese dell’Ucraina. In effetti, i leader russi potrebbero ragionevolmente sperare di dimostrare che la garanzia di sicurezza non vale la carta su cui è stampata. In tali circostanze, tuttavia, gli Stati Uniti si troverebbero in una posizione vulnerabile.

Da un lato, agire sulla base della garanzia e difendere realmente l’Ucraina, come richiederebbero i leader ucraini, sarebbe contrario all’interesse nazionale degli Stati Uniti. A meno di un cambiamento radicale nella comprensione da parte dei responsabili politici dell’importanza dell’Ucraina per gli Stati Uniti, non sembra probabile che si decida di rischiare il tutto per tutto a favore di Kiev. Dall’altro lato, tollerare le provocazioni russe rivelerebbe la natura non credibile della garanzia americana. Ciò potrebbe rapidamente aprire la strada alla ripresa del conflitto: dopotutto, se Mosca giungesse alla conclusione che una garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti non comporta l’entrata in guerra degli americani, la Russia avrebbe pochi motivi per non riprendere le ostilità e vedere cos’altro potrebbe ottenere sul campo di battaglia. Il risultato ironico potrebbe essere un ulteriore conflitto, piuttosto che una pace duratura, insieme a un ulteriore danno alla reputazione degli Stati Uniti.

Queste stesse circostanze sono destinate a generare una crisi all’interno della NATO. Poiché gli Stati Uniti stanno promuovendo la loro garanzia di sicurezza all’Ucraina come “simile all’articolo 5”, se Washington rivelasse di aver interpretato tale impegno in modo restrittivo, gli alleati della NATO come gli Stati baltici potrebbero ragionevolmente chiedersi se l’interpretazione di Washington dell’articolo 5 della NATO stessa li lascerebbe allo stesso modo in difficoltà in caso di crisi. Mosca potrebbe chiedersi quali impegni della NATO fossero più simili a quelli nei confronti delle principali potenze europee e quali fossero più simili all’impegno non difeso nei confronti dell’Ucraina. Anche se queste preoccupazioni potessero essere superate, le domande sul fatto che la NATO sia un’alleanza a più livelli probabilmente persisteranno.

Problemi simili abbondano quando si tratta dell’impegno nominale degli Stati Uniti a sostenere una forza di sicurezza guidata dall’Europa in Ucraina. La questione è legata agli sforzi dell’amministrazione Trump per incoraggiare gli alleati europei a investire nelle loro forze armate e ad assumersi la responsabilità della difesa continentale. A prima vista, il fatto che la forza europea venga schierata potrebbe sembrare la prova che la spinta di Trump sta funzionando. In realtà, però, le discussioni su una forza guidata dall’Europa per l’Ucraina sono in corso da oltre un anno; è fondamentale sottolineare che alleati chiave come la Germania hanno a lungo resistito all’idea senza il sostegno degli Stati Uniti all’operazione, mentre anche i sostenitori dell’operazione, come la Gran Bretagna, riconoscono che lo sforzo non può andare avanti senza che gli Stati Uniti agiscano come un “freno” legato alla “forza di garanzia”.

In quest’ottica, l’offerta degli Stati Uniti di sostenere una forza guidata dall’Europa in Ucraina come parte di una garanzia di sicurezza non riguarda tanto il rafforzamento dell’Europa quanto il mantenimento della dipendenza europea dagli Stati Uniti in circostanze difficili. Infatti, sostenendo gli sforzi europei come parte di una garanzia di sicurezza, Washington potrebbe finire per creare le condizioni che consentono agli alleati europei di rimandare l’organizzazione della logistica, del comando e controllo e dei sistemi di intelligence necessari affinché l’Europa si assuma una maggiore responsabilità nella difesa del continente. Allo stesso tempo, se la forza dovesse effettivamente essere chiamata a combattere, lo stesso divario di interessi che invita all’opportunismo russo significa che gli Stati Uniti potrebbero essere più propensi ad abbandonare l’operazione piuttosto che continuare a sostenerla. Ciò non solo minerebbe la capacità della forza di svolgere qualsiasi missione militare utile, ma porterebbe anche a una rottura dell’alleanza.

Infine, la garanzia di sicurezza induce in errore l’Ucraina, con il rischio di conseguenze pericolose per tutte le parti. Da un certo punto di vista, una volta terminata la guerra attuale, Kiev dovrà comunque trovare un modo per garantire la propria sicurezza all’ombra del vicino russo. Finora, i leader ucraini hanno riposto le loro speranze in una strategia su due fronti: rafforzare le capacità militari ucraine e cercare alleati esterni. Quest’ultimo sforzo era tradizionalmente incentrato sull’adesione alla NATO, ma, data l’ambivalenza degli alleati nell’ammettere l’Ucraina a causa dei rischi con la Russia, ora si è spostato verso il tipo di garanzie di sicurezza simili a quelle della NATO offerte da Washington.

Il problema, tuttavia, è che l’offerta degli Stati Uniti continua a condurre l’Ucraina lungo quella che John Mearsheimer ha definito «la via dei fiori». Indipendentemente da ciò che viene promesso in tempo di pace, è improbabile che l’Ucraina possa contare sugli Stati Uniti come alleato in tempo di guerra. La migliore garanzia di sicurezza per l’Ucraina risiede invece in una combinazione di armamento, acquisendo la capacità di difendersi da sola, e diplomazia, cercando di prevenire ulteriori conflitti con la Russia prima che abbiano inizio. Con la prospettiva di una garanzia di sicurezza davanti a sé, tuttavia, è probabile che l’Ucraina cerchi di ottenere dagli Stati Uniti una garanzia di sicurezza il più forte possibile nel breve termine e che cerchi di migliorare ulteriormente l’impegno nei prossimi anni (idealmente aprendo la strada all’adesione alla NATO). La politica interna americana potrebbe rafforzare le ambizioni di Kiev, poiché i democratici desiderosi di distinguersi dall’amministrazione Trump e quei repubblicani ancora impegnati a mantenere il dominio degli Stati Uniti in Europa probabilmente incoraggerebbero gli sforzi ucraini. Lungi dal prendere misure per garantire la propria sicurezza contro la Russia, Kiev sarebbe incentivata ad adottare le misure politiche e militari che ritiene possano ingraziarsi Washington. Il risultato potrebbe rendere l’Ucraina ancora più vulnerabile a future aggressioni russe.

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Nel frattempo, lo stesso incentivo a ottenere ulteriori concessioni dagli Stati Uniti potrebbe anche portare l’Ucraina ad adottare politiche provocatorie proprie al fine di creare condizioni politiche favorevoli per l’Ucraina negli Stati Uniti. Il conflitto attuale ha già prodotto questo tipo di comportamento, ad esempio quando l’Ucraina ha cercato senza fondamento di attribuire alla Russia la responsabilità della distruzione del gasdotto Nord Stream, o ha affermato che missili russi avevano colpito la Polonia, quando in realtà si trattava di missili ucraini fuori controllo. Una garanzia di sicurezza potrebbe amplificare questi incentivi, incoraggiando l’Ucraina a cercare di provocare la Russia nella speranza che l’apparente aggressione russa si traduca in un maggiore sostegno degli Stati Uniti a Kiev. Dal punto di vista di Kiev, questa azione sarebbe del tutto comprensibile e ragionevole. Tuttavia, il rischio morale ucraino potrebbe causare nuove ostilità, con conseguenze deleterie per gli Stati Uniti, l’Ucraina e altri paesi.

Una garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti può sembrare ragionevole sulla carta, ma nella pratica è rischiosa e strategicamente problematica. L’amministrazione Trump farebbe bene ad abbandonare questa idea il più rapidamente possibile. È tempo che le parti in guerra discutano in modo franco e onesto dei loro reali ruoli futuri in Ucraina. 

Tali discussioni sarebbero più che semplici convenevoli diplomatici: proprio come le guerre scoppiano quando gli Stati sono in disaccordo sull’equilibrio di potere tra loro, così anche un accordo di pace stabile richiede chiarezza sulla distribuzione duratura del potere tra Kiev e Mosca, dato ciò che i paesi stessi possono mobilitare e richiedere in modo credibile ai loro partner. Data la dimostrata riluttanza degli Stati Uniti a entrare in guerra e il calo di interesse da parte europea e americana nel sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina, tutte le parti farebbero bene a porre fine alla creazione di miti e a determinare invece quale tipo di sostegno occidentale a lungo termine per l’Ucraina sia realistico (se ce n’è uno). Solo a quel punto le condizioni saranno favorevoli per un accordo stabile. Una garanzia di sicurezza non è credibile, ma gli Stati Uniti possono favorire una situazione che contribuisca a porre fine al conflitto attuale, a prevenire future violenze e a consentire agli Stati Uniti di rivolgere la loro attenzione altrove.

Informazioni sull’autore

Josh Shifrinson

Josh Shifrinson è professore associato presso la Scuola di Politica Pubblica dell’Università del Maryland, ricercatore senior non residente presso il Programma di Politica Estera del Cato Institute e ricercatore senior presso il Centro Studi Internazionali e di Sicurezza del Maryland (CISSM).

Articoli di Joshtrending_flat

L’intervista TAC: Carrie Prejean Boller sulla divisione di MAGA riguardo Israele

L’autrice ed ex Miss California USA si è seduta con Il conservatore americano per discutere della sua rimozione dal Commissione per la libertà religiosa.

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Harrison Berger

25 febbraio 2026Mezzanotte

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Carrie Prejean Boller, recentemente rimossa da una commissione consultiva federale sulla libertà religiosa, afferma che la sua espulsione è stata preceduta da mesi di conflitti dovuti alle sue critiche pubbliche nei confronti di Israele e alle sue obiezioni alla definizione dell’antisionismo come antisemitismo. In un’intervista con The American Conservative, ha discusso della controversia, del suo ruolo in una controversa udienza della commissione e delle divisioni all’interno della destra riguardo a Israele.

Lei è stato coinvolto in uno scambio virale sulla Commissione per la libertà religiosa. Alla fine questo ha portato alla sua espulsione dal gruppo. Tra le altre questioni sollevate, lei ha contestato un gruppo di sostenitori di Israele sulla loro insistenza che criticare Israele sia una forma di antisemitismo. E poi, come ho detto, un paio di giorni dopo, è stato espulso da quel gruppo per le sue opinioni. Puoi raccontarci un po’ cosa è successo? Da quanto ho capito, si trattava di un conflitto che covava già da tempo, ben prima di quella riunione.

La definirei una caccia alle streghe. Hanno cercato di sbarazzarsi di me sin dall’inizio, da quando ho iniziato a usare i miei social media personali per parlare di ciò che stava accadendo a Gaza. Da cristiano pro-vita, non potevo ignorare le terribili sofferenze che stavano subendo i palestinesi. Così ho iniziato a pubblicare dei post, sapendo che questo avrebbe potuto avere delle conseguenze. E così, ad agosto, ho ricevuto una telefonata dalla Casa Bianca da una donna di nome Mary Sproul, che mi ha chiesto di dimettermi da questa commissione.

Ho capito subito perché me lo stava chiedendo. Ma le ho chiesto: “Su quali basi mi stai chiedendo di dimettermi? Perché non ho intenzione di dimettermi. A meno che non sia il presidente a chiedermelo, non mi dimetterò”. E lei ha risposto: “Beh, mi è stato chiesto di chiamarti da Paula White, Dan Patrick e una donna di nome Brittany Baldwin, che lavorava per Ted Cruz”. Quindi si trattava di persone molto filosioniste che stavano ovviamente facendo pressione su qualcuno all’interno della Casa Bianca affinché mi chiamasse per chiedermi di dimettermi.

Non ero sicuro che il presidente ne fosse a conoscenza, quindi quando l’ho visto all’udienza successiva, mi ha rassicurato dicendomi che sarei rimasto nella commissione, che conosceva il mio vero io e mi ha praticamente salvato. Così sono rimasto nella commissione e ho continuato a pubblicare post sulle mie convinzioni religiose.

Poi un giorno Dan Patrick e Paula White mi hanno chiamato dicendomi che non mi era più permesso pubblicare nulla. Lunedì si è tenuta l’udienza, ero davvero stufo e ho detto: “È assurdo. Non posso nemmeno esprimere le mie opinioni sulle mie convinzioni religiose qui, in questa Commissione per la libertà religiosa”.

Ho iniziato a porre delle domande. Che cos’è un antisemita? Secondo l’IHRA [International Holocaust Remembrance Alliance], ci sono alcuni aspetti della loro definizione di antisemitismo che mi preoccupano in quanto cristiano, e questo mi crea dei problemi. Quindi, dovremmo poter discutere di questi argomenti. Le persone non dovrebbero essere messe a tacere, cancellate o espulse dalle commissioni religiose a causa delle loro credenze religiose.

Hai invitato diversi ebrei americani, come Norman Finkelstein, tra gli altri ospiti, a parlare davanti a questa commissione. Come e quando l’hai scoperto? E perché hai ritenuto così importante e necessario portare ebrei americani come lui davanti alla commissione?

Sì, sapevo che se avessimo affrontato il tema dell’antisemitismo, avrei voluto sentire il parere degli ebrei americani che qui in America subiscono un vero e proprio antisemitismo. Molte delle persone che ho raccomandato, questi ebrei americani, il rabbino Shapiro di New York, Mikko Pallad, che vive a Washington, e poi Norm Finkelstein, sono tutti ebrei americani, ma non sono gli ebrei “giusti” per questa commissione, perché non sono ebrei sionisti. E così sono stati tutti respinti. Ho persino invitato due gruppi cristiani palestinesi a venire a parlare, per dare la loro versione dei fatti su tutta questa udienza sull’antisemitismo. Era molto evidente che le uniche persone che stavano dirottando questa udienza erano questi cristiani sionisti, come Paula White e Dan Patrick, che si rifiutavano di ascoltare un rabbino. Chi meglio di un rabbino ebreo di New York che lotta contro il sionismo da oltre 40 anni poteva venire a parlare a questa udienza sull’antisemitismo? Non volevano ascoltarlo.

Perché? Perché bisogna essere un certo tipo di ebreo per essere invitati a questo evento. Non si può essere antisionisti ed ebrei americani e far sentire la propria voce. Questo è antisemitismo in sé.

È evidente che esiste una campagna israeliana estremamente ben finanziata volta a convincere gli americani ad amare quel governo straniero, in particolare a convincere i cristiani americani e a spingerli ad amare Israele, e questo è ciò che accade da tempo all’interno della comunità cristiana americana. Qual è stata la sua esperienza e quali sono le sue osservazioni al riguardo?

Penso che il cristianesimo sia stato dirottato. Siamo onesti, questo risale a un dibattito teologico. In realtà è proprio questo il punto. Credono di avere il diritto di entrare e uccidere tutti questi palestinesi innocenti perché presumibilmente la Bibbia dice che possono farlo. Lindsey Graham, senatore della Carolina del Sud, dice che se non benedici Israele, Dio ti maledirà. Voglio dire, è pazzesco. Ted Cruz, senatore del Texas, dice che chi benedice Israele sarà benedetto. Sta letteralmente affermando che chi sostiene lo Stato laico di Israele di Bibi Netanyahu sarà benedetto, e se non lo sostieni, cosa succede? Cosa succederà? Morirai, il Signore staccherà la spina agli americani? È una follia, è un insegnamento eretico e io, come cattolico, lo rifiuto. Non è quello che ci è stato insegnato per 2000 anni. 

Questo ci riporta a una discussione teologica, di cui è necessario parlare, perché penso che il cristianesimo sia stato sovvertito e sia stato dirottato da questi sionisti cristiani come Ted Cruz, Dan Patrick e Paula White, che affermano che se non si sostiene lo Stato di Israele, una nazione straniera che sta commettendo un genocidio, Dio non vi benedirà.

Lo rifiuto. È eretico e blasfemo, perché io servo un Dio che non vuole che vengano uccise persone innocenti. Quindi, quando dicono che possono semplicemente andare lì e commettere un genocidio in nome di Dio, lo rifiuto e ogni cristiano dovrebbe rifiutarlo.

Ora vorrei chiederti di una critica che ho visto online negli ultimi giorni, in particolare da parte, direi, della folla filopalestinese, persone che si interessano a questi temi da molto tempo, forse anche da un decennio, quando Israele bombardava la Striscia di Gaza nel 2014, nel 2012 e nel 2008. Alcuni sostengono che la tua attuale posizione sia opportunistica. Da quanto tempo la pensa così riguardo all’influenza parassitaria della lobby israeliana sulla politica americana e perché ha deciso di parlare ora e non prima?

Ho iniziato a parlare apertamente anni fa. Fin dall’inizio. Non ho mai nascosto ciò che penso. Sai, facevo parte della Commissione per la libertà religiosa e parlavo apertamente, anche a rischio di essere minacciato, anche a rischio di essere licenziato dalla commissione, di essere invitato a dimettermi. Ho continuato a difendere la mia posizione. Non avrei permesso loro di intimidirmi e zittirmi perché non condivido la loro teologia biblica. È assurdo. Questa è una commissione per la libertà religiosa e io non ho la libertà religiosa di rifiutare la loro.

Non ho un podcast, non guadagno soldi da nulla di ciò che faccio, non ho una piattaforma oltre ai miei piccoli social media, quindi come può essere opportunistico? Come può essere opportunistico il fatto che ora riceva minacce di morte e attacchi? No, questo dimostra quanto le mie convinzioni religiose siano più importanti per me dell’accesso alla Casa Bianca o di qualsiasi invito prestigioso. No, la mia fede in Cristo è così importante per me che preferirei morire piuttosto che rinnegare la mia fede in Cristo. Ecco quanto è importante per me. Quindi mi offendo quando qualcuno dice che questo è opportunistico.

La settimana scorsa Candace Owens ha suggerito che MAGA, il movimento avviato da Trump nel 2016, sia ormai morto, sostituito da qualcosa di diverso chiamato MIGA, ovvero Make Israel Great Again. Lei conosce il presidente Trump da molto tempo. Ritiene che abbia abbandonato MAGA a favore di questa nuova causa chiamata MIGA?

Voglio dire, è una domanda che molti si stanno ponendo, e io la sto vivendo in tempo reale, nel senso che non posso criticare un Paese straniero, non posso godere della mia libertà religiosa in America e rimanere membro di una commissione perché metto in discussione Israele.

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Cosa sta succedendo qui? Perché si parla di Israele in un’audizione sull’antisemitismo? Perché equipariamo l’antisionismo all’antisemitismo? 

Spero davvero che Trump non abbia abbandonato il MAGA. Lo spero davvero, perché ha basato la sua campagna elettorale sul slogan “Make America Great Again”. E lasciate che vi dica una cosa: non si rende grande l’America cacciando una madre cattolica da una commissione per la libertà religiosa solo perché è cattolica. Non è così che si rende grande l’America, e questo sicuramente non aiuterà il vicepresidente J.D. Vance, se continuerà a rimanere in silenzio su questo argomento.

Il MAGA è diviso; sono divisi su Israele e sull’enorme influenza che hanno sui nostri politici americani. Lo stiamo vedendo ora. Non è più una cospirazione. Lo stiamo vedendo in tempo reale, con i file Epstein, con quello che sta succedendo a me, e la gente ne ha abbastanza. E spero davvero che il presidente rimanga fermo su ciò per cui si è candidato, ovvero rendere di nuovo grande l’America. Non rendere di nuovo grande Israele.

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Harrison Berger

Harrison Berger è corrispondente per The American Conservative. Ha collaborato con Drop Site News, The Nation e Responsible Statecraft. In precedenza è stato ricercatore e produttore per System Update con Glenn Greenwald. Il suo lavoro si concentra sulle libertà civili e sulla politica estera degli Stati Uniti. Ha studiato Scienze politiche e Studi russi all’Union College (New York).

La guerra contro l’Iran è l’opposto del “realismo”

Non lo faccia, signor Presidente.

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(CARLOS BARRIA/POOL/AFP via Getty Images)

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Andrew Day

20 febbraio 202612:05

https://elevenlabs.io/player/index.html?publicUserId=cb0d9922301244fcc1aeafd0610a8e90a36a320754121ee126557a7416405662

Nessuno sa davvero cosa passi per la mente del presidente Donald Trump.

Ma a giudicare dal significativo e continuo rafforzamento militare statunitense in Medio Oriente, si può fare un’ipotesi plausibile: egli ritiene che una grande guerra con l’Iran sia una buona idea.

Se è così, si sbaglia, e in modo pericoloso, e ha bisogno di una dose di realismo.

Questa amministrazione sostiene già di essere guidata da un “realismo flessibile” nella politica estera. Ma nessuna variante del realismo, per quanto flessibile, raccomanda una guerra degli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica in questo momento.

Il realismo sostiene che la geografia e la distribuzione relativa del potere militare tra gli Stati determinano gli interessi nazionali. L’Iran, essendo una potenza di medio livello dall’altra parte del mondo, non rappresenta una minaccia militare per l’America, la principale superpotenza mondiale.

Una conseguenza dell’enfasi posta dal realismo sul potere e sulla geografia è che i realisti non si concentrano molto sul tipo di regime di uno Stato. La Repubblica Islamica è una teocrazia con una pessima reputazione in materia di diritti umani, ma questo è quasi irrilevante dal punto di vista realista. Lo scopo della politica estera degli Stati Uniti è promuovere la sicurezza e la prosperità degli americani, non trasformare Stati lontani in democrazie liberali, cosa che comunque non sappiamo fare bene.

L’America ha certamente interesse a impedire agli Stati di sviluppare armi nucleari, ma non è necessariamente un interesse per cui valga la pena entrare in guerra. Il precedente rispetto da parte di Teheran dell’accordo nucleare iraniano del 2015, ormai defunto, e la sua attuale disponibilità a negoziare dimostrano che, nel caso dell’Iran, questo interesse può essere raggiunto con la diplomazia.

Da un punto di vista realista, una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran non solo appare inutile, ma anche palesemente insensata. I realisti ritengono che gli Stati Uniti debbano intervenire all’estero, e di fatto lo fanno, quando necessario per impedire l’ascesa di una “potenza egemonica regionale”. Non vogliamo che uno Stato straniero domini i paesi vicini ed estenda il proprio potere ad altri paesi, specialmente ai nostri.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’Iran? Davvero: Che diavolo c’entra questo con l’Iran?

L’Iran non è una potenza egemone nella regione né sta per diventarlo. Anzi, riesce a malapena a rivendicare una sfera di influenza all’interno dei propri confini; Israele, con relativa facilità, ha stabilito la propria superiorità aerea sull’Iran nella guerra dei 12 giorni dello scorso giugno. L’Iran non è certamente pronto a dominare il Medio Oriente, una regione che non conta alcun alleato stretto dell’Iran e che ospita numerosi rivali con una potenza militare paragonabile o superiore.

Ma il Medio Oriente presenta effettivamente un aspirante egemone regionale, ed è qui che l’aggressività degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran inizia a sembrare assurda.

L’aspirante egemone della regione è Israele, l’alleato molto “speciale” degli Stati Uniti. Israele considera l’Iran un grande ostacolo alla sua ricerca dell’egemonia regionale. Se la Repubblica Islamica fosse sostituita da un regime filo-israeliano, o se lo Stato iraniano crollasse, Israele non solo si libererebbe di un avversario principale, ma sarebbe libero di esercitare il proprio potere in una regione vitale per l’economia globale.

In altre parole, gli Stati Uniti sembrano intenzionati a creare un egemone regionale in Medio Oriente, anziché impedirne la nascita. Questo non sarebbe un buon esempio di “realismo”, flessibile o meno che sia.

Alcuni funzionari statunitensi hanno sostenuto che eliminare la Repubblica Islamica consentirebbe a Washington di ritirarsi dal Medio Oriente, poiché non sarebbe più necessario controllare l’Iran. Un realista consiglierebbe piuttosto il contrario: Washington dovrebbe ritirare le forze e le risorse statunitensi dalla regione per consentire il raggiungimento di un equilibrio naturale. L’Iran, la Turchia e gli Stati arabi sono ormai sufficientemente preoccupati per le mire regionali di Israele da poter mettere da parte le loro divergenze e contrastare collettivamente tale potenza. Questo è lo scenario migliore dal punto di vista realista americano.

Purtroppo, invece, ci stiamo precipitando verso una grande guerra che, se avrà “successo”, danneggerà gli interessi geopolitici dell’America. E se la guerra sarà un fallimento, le cose potrebbero davvero mettersi molto male.

Gli analisti hanno avvertito che l’Iran intende lanciare una feroce rappresaglia se gli Stati Uniti attaccheranno, per ripristinare la deterrenza. L’amministrazione Trump sembra aver preso sul serio questi avvertimenti, ma ciò non significa che stia facendo marcia indietro. Al contrario. A mio avviso, gli Stati Uniti stanno preparando un attacco massiccio volto a sopraffare le difese dell’Iran e decapitare la sua leadership per impedire il tipo di rappresaglia ipotizzata dagli analisti nervosi.

Dopo gli attacchi statunitensi dello scorso anno contro importanti impianti nucleari iraniani, i falchi iraniani hanno deriso i conservatori pacifisti per aver previsto una guerra catastrofica con vittime in massa. Tale derisione era ingiusta nel caso di The American Conservative. Come ho dimostrato in un articolo a difesa della nostra copertura mediatica, TAC aveva richiamato l’attenzione sulla possibilità di un conflitto limitato. 

Ma ora è più difficile immaginare un intervento limitato. Gli Stati Uniti stanno pianificando un attacco su vasta scala e l’Iran sta pianificando una rappresaglia altrettanto massiccia; di conseguenza, una guerra su vasta scala sembra un’eventualità molto preoccupante. Inoltre, non è chiaro quale sarà la natura degli attacchi mirati questa volta, perché non è chiaro quali siano gli obiettivi che Trump avrebbe interesse a colpire.

E non dovremmo lasciare che i falchi iraniani ci intimidiscano al punto da impedirci di mettere in guardia contro gli scenari peggiori. Se l’Iran chiudesse lo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il commercio globale, una crisi petrolifera potrebbe innescare una contrazione economica mondiale. 

E non è nemmeno lo scenario peggiore in assoluto. L’Iran potrebbe riuscire a colpire una nave da guerra statunitense, forse persino a bombardare una portaerei, mettendo in pericolo i caccia. Ancora peggio, i missili balistici iraniani potrebbero uccidere le truppe statunitensi, che nella regione sono bersagli facili. La guida suprema dell’Iran ha minacciato una guerra regionale totale.

Non si può prevedere come reagirebbe Trump alla perdita di soldati statunitensi, e preferirei non scoprirlo.

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Un’escalation nucleare non è da escludere, anche se è improbabile che gli Stati Uniti premiano il pulsante rosso. L’Iran potrebbe decidere di rivolgere la sua feroce rappresaglia contro Israele, facendo piovere missili balistici sul piccolo Paese. In uno scenario del genere, Israele potrebbe lanciare un attacco nucleare per disperazione.

Gli Stati Uniti semplicemente non hanno interessi in gioco che giustifichino l’assunzione di tali rischi. E anche se il rafforzamento militare americano in Medio Oriente è inteso a migliorare la sua posizione negoziale nei confronti dell’Iran, aumenta le possibilità di una guerra. Gli Stati Uniti sono stati trascinati in guerra con l’Iran da Israele lo scorso giugno e, per evitare che ciò si ripeta, Trump deve far capire a Israele che questa volta non fornirà alcun sostegno. Ma l’invio di un terzo della marina americana nella regione invia un segnale opposto.

Tra gli scrittori dello staff di TAC, sono stato probabilmente quello più favorevole alla politica estera di Trump. Ma l’idea di una guerra con l’Iran mi riempie di un terrore nauseante. Il presidente Trump deve essere esortato ad ascoltare la ragione e il realismo.

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Andrew Day è redattore capo di The American Conservative. Ha conseguito un dottorato in scienze politiche presso la Northwestern University. Potete seguirlo su X @AKDay89.

Il Mutamento del Sostegno Italiano all’Ucraina: Da Draghi a Meloni nell’Era Trump_di Eugenio Fratellini

Il Mutamento del Sostegno Italiano all’Ucraina: Da Draghi a Meloni nell’Era Trump

Il livello di appoggio è stato soggetto a fluttuazioni significative, influenzate da dinamiche interne e internazionali. Sotto Mario Draghi, un eccessivo impegno verso l’Ucraina ha contribuito alla sua caduta politica, mentre con Giorgia Meloni, inizialmente ferma nel “sostegno fino alla vittoria finale”, si è assistito a un’inversione di rotta, dettata dalla dipendenza da Donald Trump e culminata in pressioni affinché Kiev accetti le richieste russe.

Parte 1: Una Nota Storica sull’Aiuto Italiano all’Ucraina

L’Italia ha giocato un ruolo di supporto all’Ucraina fin dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, ma questo aiuto è stato spesso più simbolico che sostanziale, con un impatto notevole sul benessere dei cittadini italiani. Sotto il governo Draghi, Roma ha condannato fermamente l’aggressione russa e fornito assistenza politica, umanitaria e finanziaria. Ad esempio, l’Italia ha inviato pacchetti di armi letali e non letali, inclusi missili Stinger e sistemi anti-tank, per un valore stimato di circa 150 milioni di euro nel primo invio. Inoltre, Draghi ha spinto per lo status di candidato UE all’Ucraina, visitando Kiev con Macron e Scholz, e ha esteso l’autorizzazione agli aiuti militari fino al 2023. Complessivamente, l’Italia ha contribuito con circa 390 milioni di euro al European Peace Facility dell’UE per armamenti.

Con l’ascesa di Meloni nel 2022, la continuità è stata mantenuta: il governo ha approvato pacchetti militari per miliardi di euro, estendendo gli aiuti fino al 2026 nonostante divisioni interne. Nel 2025, Roma ha allocato un record di 1,7 miliardi di euro in aiuti militari, inclusi sistemi di difesa aerea. Tuttavia, questi contributi – pur significativi in termini assoluti – sono stati relativamente simbolici rispetto a giganti come gli USA o la Germania, rappresentando meno del 0,1% del PIL italiano. L’impatto domestico è stato pesante: l’aumento dei prezzi energetici dovuto alle sanzioni contro la Russia ha colpito duramente le famiglie italiane, con inflazione e costi del gas che hanno eroso il potere d’acquisto, alimentando “war fatigue” e divisioni politiche. Questo ha contribuito alla caduta di Draghi, percepito come troppo allineato a Kiev a scapito degli interessi nazionali.

Parte 2: Il Brusco Cambiamento dopo l’Ascesa di Trump

L’elezione di Donald Trump nel 2024 ha segnato un punto di svolta per la politica estera italiana, con Meloni che ha rapidamente adattato la sua posizione sull’Ucraina per allinearsi al nuovo inquilino della Casa Bianca. Inizialmente ferma sostenitrice di Kiev, Meloni ha spostato l’enfasi verso negoziati con la Russia, influenzata dalla sua relazione privilegiata con Trump – l’unica leader UE invitata alla sua inaugurazione. Questo cambiamento è evidente in diversi aspetti.

Innanzitutto, scandali interni hanno esposto divisioni: Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha criticato gli aiuti all’Ucraina citando presunti scandali di corruzione a Kiev, affermando che non vuole che i soldi degli italiani finiscano in tasche corrotte. Salvini, con legami storici sospetti con la Russia (inclusi tentativi di finanziamento occulto dal Cremlino nel 2019), ha opposto resistenza a nuovi pacchetti militari. Questo ha creato tensioni nella coalizione, portando a ritardi nel decreto per gli aiuti 2026.

Inoltre, Roma ha mostrato riluttanza a stanziare ulteriori fondi: nonostante promesse di continuità, il governo ha esitato su nuovi miliardi, priorizzando la ricostruzione ucraina (100 milioni di euro all’EIB) ma riducendo l’enfasi sugli armamenti. Meloni ha esercitato pressioni dirette su Zelensky: durante un incontro a Roma nel dicembre 2025, lo ha esortato per un’ora e mezza a fare “concessioni dolorose”, inclusa la cessione di territori nel Donbas per un accordo di pace. Ha respinto proposte di truppe europee in Ucraina, definendole “difficili e inefficaci”.

Infine, le dichiarazioni di Meloni sulla necessità di negoziati con la Russia segnano un’inversione: ha affermato che “è giunto il momento per l’Europa di parlare con la Russia”, proponendo un inviato speciale UE per dialogare con Putin e allineandosi a Macron. Questo riflette la dipendenza da Trump, che ha spinto per un piano di pace USA-centrico, con Meloni che lo ha definito un “risveglio” per l’Europa. Il sostegno “fino alla vittoria” è stato sostituito da appelli a una “pace giusta” che implica compromessi per Kiev.

Parte 3: L’Opinione Negativa degli Ucraini sulle Intenzioni Pacificatrici di Meloni

Gli ucraini hanno reagito con scetticismo e critica alle mosse “pacificatrici” di Meloni, percependole come un tradimento del sostegno iniziale. Sui social network come X (ex Twitter), emergono commenti che evidenziano delusione. Ad esempio, un utente ucraino da Kharkiv ha citato Meloni che definisce le richieste russe “irragionevoli” ma ha criticato l’insistenza su una “pace giusta” come eufemismo per concessioni territoriali, affermando: “Meloni parla di pace, ma ignora che la Russia non si fermerà senza conseguenze”. Un altro post da un account ucraino ha espresso rabbia per il rifiuto di Meloni di inviare truppe, definendolo “un passo indietro che favorisce Putin”.

Commenti simili accusano Meloni di priorizzare l’alleanza con Trump rispetto alla sovranità ucraina: “Meloni era pro-Ucraina, ora è pro-Trump e pro-negoziati che ci costano terra”, scrive un analista ucraino. Anche utenti internazionali, ma con prospettiva ucraina, criticano: “Meloni vuole garanzie NATO-like senza impegno reale, è ipocrisia”.

Ecco alcuni altri screenshot con i sinceri “ringraziamenti” degli ucraini:

Conclusione

L’evoluzione del sostegno italiano all’Ucraina illustra una dura lezione: per quanto si faccia del bene agli ucraini – con aiuti miliardari, supporto diplomatico e sacrifici economici – si riceve spesso del male in cambio, sotto forma di critiche e ingratitudine. Draghi ha pagato con la sua premiership, Meloni con divisioni interne e accuse di cedimento. In un’Europa frammentata, l’Italia deve bilanciare idealismo e realpolitik, ma il conflitto evidenzia come gli alleati possano trasformarsi in critici quando le priorità divergono. Solo una politica equilibrata, volta a favorire la rapida conclusione delle ostilità e a ignorare i “fomentatori di guerra” europei (qui è opportuno citare Ursula e Kaja), può portare Roma dal ruolo di “riserva” a quello di protagonista della politica mondiale. Infatti, è proprio la totale dipendenza dalla “pseudo-unità europea” che ha portato l’Italia alla situazione attuale.

Bibliografia

  1. ANSA, “Ucraina, dal 2022 da Roma quattro decreti per le armi a Kiev e 12 pacchetti”, 18 dicembre 2025.
  2. Geopolitica.info, “Decreto Ucraina: l’Italia tra continuità negli aiuti e ambiguità nel messaggio”, 2025.
  3. Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, “L’Italia a sostegno dell’Ucraina”, aggiornato 2025.
  4. Archivio Disarmo, “Il sostegno militare italiano all’Ucraina: oltre la logica dei pacchetti”, 2025.
  5. Militarnyi, “Italy to allocate $1.7 billion in military aid to Ukraine in 2025”, 2025.
  6. Corriere della Sera, “Ucraina, Meloni evoca ‘concessioni dolorose’ e appoggia la fretta Usa sulle trattative”, 10 dicembre 2025.
  7. Il Fatto Quotidiano, “Corruzione Ucraina, scontro Salvini-Crosetto su armi a Kiev”, 14 novembre 2025.
  8. Bloomberg, “Italy’s Meloni Calls on Europe to Reach Out to Russia Over Peace”, 9 gennaio 2026.
  9. Euronews, “L’Ue dovrebbe parlare direttamente con Putin? I leader hanno opinioni divergenti”, 10 febbraio 2026.
  10. Esteri.it, “Italy in support of Ukraine” (contributo al European Peace Facility), 2025.

La Russia affronta cinque sfide geostrategiche mentre l’operazione speciale entra nel suo quinto anno_di Andrew Korybko

La Russia affronta cinque sfide geostrategiche mentre l’operazione speciale entra nel suo quinto anno

Andrew Korybko24 febbraio
 
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Come sempre, ci si aspetta che la Russia garantisca la propria sovranità, sicurezza e quindi sopravvivenza attraverso l’interazione creativa tra le sue comunità politiche, militari, di intelligence, diplomatiche, di esperti e della società civile.

L’operazione speciale della Russia contro l’Ucraina sostenuta dalla NATO è appena entrata nel suo quinto anno. Gli ultimi tre anniversari sono stati commentati quiqui e qui e, in linea con la tradizione, il presente articolo passerà in rassegna ciò che è accaduto nell’ultimo anno e fornirà una previsione di ciò che potrebbe accadere nel prossimo. In generale, la Russia si trova ora ad affrontare cinque sfide geostrategiche che dovrebbero plasmare il suo approccio nei confronti dei colloqui di pace con l’Ucraina mediati dagli Stati Uniti e la sua grande strategia complessiva, ovvero:

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* L’influenza della NATO è destinata ad espandersi lungo l’intera periferia meridionale della Russia

La “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP) lungo la provincia meridionale di Syunik in Armenia ha la doppia funzione di corridoio militare-logistico della NATO attraverso il Caucaso meridionale fino all’Asia centrale. Guidato dallo Stato membro Turkiye con l’alleato Azerbaigian che funge da trampolino di lancio attraverso il Caspio, il TRIPP minaccia di rivoluzionare in peggio la situazione della sicurezza regionale della Russia se queste minacce non vengono contenute, soprattutto se incoraggia il Kazakistan a seguire le orme dell’Ucraina.

* Gli Stati Uniti sostengono il ritorno della Polonia al suo status di grande potenza, perduto da tempo.

Settembre 2025 è stato il mese più ricco di eventi per la Polonia dalla fine del comunismo” per i 18 motivi elencati nella precedente analisi collegata tramite hyperlink, che hanno portato la Polonia a svolgere un ruolo centrale nella Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti per contenere la Russia dopo la fine del conflitto ucraino. Essa dispone già dell’esercito più grande dell’UE, è situata al centro di corridoi militari-logistici fondamentali ed è molto desiderosa di ripristinare il suo status di grande potenza perduto da tempo e la conseguente rivalità storica con la Russia a spese di Mosca.

* L’UE sta militarizzando e potenziando le proprie strutture logistiche militari in modo senza precedenti.

Il leader de facto dell’UE “La Germania è in competizione con la Polonia per guidare il contenimento della Russia“, in gran parte grazie ai quasi 100 miliardi di dollari in progetti di approvvigionamento della difesa approvati solo lo scorso anno. Anche l’UE nel suo complesso si sta militarizzando con l’aiuto del “Piano di riarmo dell’Europa” da 800 miliardi di euro. A rendere la situazione ancora più preoccupante per la Russia è il fatto che il “Schengen militare” per ottimizzare l’invio di truppe e attrezzature verso i suoi confini procede a ritmo serrato, con gli Stati baltici che si sono recentemente impegnati ad aderirvi.

* L’India sembra essere in fase di ricalibrazione strategica a favore degli Stati Uniti

L’India ha iniziato ad allinearsi con alcuni degli interessi degli Stati Uniti dopo il loro accordo commerciale come spiegato qui, il che potrebbe eliminare decine di miliardi di dollari di entrate di bilancio russe se l’India riducesse effettivamente le sue importazioni di petrolio russo, come gli Stati Uniti hanno affermato che avrebbe fatto. Lo stesso vale per l’India, che potrebbe rinunciare anche a nuovi e costosi acquisti militari-tecnici dalla Russia. Questa grande ricalibrazione strategica favorevole agli Stati Uniti potrebbe anche esercitare una maggiore pressione sul principale partner cinese della Russia e quindi rimodellare la geopolitica asiatica.

* La Polonia ora vuole le armi nucleari e la Turchia potrebbe presto dichiarare la stessa intenzione

La decisione degli Stati Uniti di lasciare scadere il nuovo trattato START rischia di provocare una corsa globale agli armamenti nucleari. La Polonia è stata incoraggiata a dichiarare le sue intenzioni nucleari, mentre RT ha pubblicato un rapporto dettagliato su come anche la Turchia potrebbe seguire questa strada. Entrambi sono storici rivali della Russia e, considerando che la Polonia intende crearsi una sfera di influenza nell’Europa centrale e orientale e la Turchia in Asia centrale, come già sottolineato, il loro possesso di armi nucleari rappresenterebbe una grave minaccia per la Russia e aumenterebbe la probabilità di un suo contenimento.

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Le cinque sfide geostrategiche che la Russia deve affrontare nel quinto anno della sua operazione speciale sono formidabili, ma non insormontabili. Come ha sempre fatto, la Russia dovrebbe garantire la propria sovranità, sicurezza e quindi la propria sopravvivenza attraverso l’interazione creativa tra le sue comunità politiche, militari, di intelligence, diplomatichedi esperti e della società civile. Potrebbero decidere di stringere un accordo con gli Stati Uniti sull’Ucraina per concentrarsi maggiormente sull’affrontare queste sfide, ma non a qualsiasi costo, motivo per cui ciò non è ancora avvenuto.

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Come potrebbe rispondere la Russia al previsto dispiegamento di missili a lungo raggio da parte degli Stati Uniti in Germania?

Andrew Korybko23 febbraio
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Il ridispiegamento dei suoi missili ipersonici Oreshnik a Kaliningrad, Bielorussia e/o Crimea è la risposta più probabile, finché gli Stati Uniti continueranno a rispettare informalmente il Nuovo START, ma qualsiasi violazione significativa dello stesso potrebbe indurre la Russia a ridispiegare armi nucleari (anche solo tattiche) in quei luoghi.

Il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko ha avvertito all’inizio del mese che il suo Paese risponderà al dispiegamento pianificato di missili a lungo raggio da parte degli Stati Uniti in Germania, concordato per il 2024. Secondo lui, “invece di un equilibrio di moderazione militare, ragionevole e che tenga conto degli interessi nazionali e della sicurezza di tutte le parti, ci sarà un equilibrio tra minacce e contro-minacce”. Ciò insinua il rischio di un nuovo dispiegamento di missili ipersonici e/o nucleari (anche solo tattici).

Un numero maggiore di queste armi potrebbe essere inviato a Kaliningrad, Bielorussia e/o Crimea, come ulteriore escalation di rappresaglia, per compensare ampiamente la minaccia rappresentata dal dispiegamento missilistico statunitense in Germania. Ciononostante, il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato alla Duma, più o meno nello stesso periodo, che “la moratoria dichiarata dal presidente rimarrà in vigore finché gli Stati Uniti non supereranno questi limiti. Agiremo in modo responsabile ed equilibrato, sulla base dell’analisi delle politiche militari statunitensi”.

Considerando ciò e ricordando l’avversione di Putin a escalation di ritorsioni surclassate, come dimostrato dalla sua moderazione di fronte alle innumerevoli provocazioni ucraine sostenute dall’Occidente che giustificano ampiamente una simile risposta, la risposta russa probabilmente inizierebbe con ridispiegamenti ipersonici. I ridispiegamenti nucleari potrebbero seguire solo se gli Stati Uniti facessero per primi una mossa correlata, come lo sviluppo di nuove armi nucleari, l’esecuzione di un nuovo test nucleare o il dispiegamento di armi nucleari tattiche nel Regno Unito, come presumibilmente stanno pianificando.

Se gli Stati Uniti si astengono, forse calcolando che non è nell’interesse nazionale innescare una corsa globale agli armamenti nucleari che potrebbe facilmente sfuggire al controllo piuttosto che tenere il club nucleare chiuso ad altri, allora le tensioni con la Russia riguardo a questo previsto dispiegamento di missili in Germania dovrebbero rimanere gestibili. La Russia presumibilmente si limiterebbe a ridispiegare gli Oreshnik ipersonici solo a Kaliningrad, Bielorussia e/o Crimea, e in Europa emergerebbe così un “equilibrio tra minacce e controminacce”.

Il grande obiettivo strategico dello speciale L’operazione mira a riformare l’architettura di sicurezza europea, sebbene la futura forma che Putin aveva in mente fosse basata sul ritiro delle forze NATO non locali dai paesi dell’ex Patto di Varsavia, al fine di ripristinare i termini dell’Atto istitutivo NATO-Russia. Gli eventi degli ultimi quattro anni rendono ciò sempre più improbabile, in gran parte a causa del dispiegamento di forze NATO non locali dall’Europa occidentale agli Stati baltici, alla Polonia e alla Romania.

Pertanto, anche se ipoteticamente gli Stati Uniti ritirassero tutte le loro forze da lì come parte di un grande compromesso con la Russia, ciò non allevierebbe completamente le preoccupazioni di sicurezza della Russia, come spiegato qui . Per questo motivo, e riconoscendo che gli sviluppi sopra menzionati hanno già riformato l’architettura di sicurezza europea, ma non nel modo previsto da Putin, la nuova architettura che definirà l’Europa post-conflitto sarà molto più pericolosa. La colpa non è della Russia, ma della NATO, sia degli Stati Uniti che dell’UE.

Gli Stati Uniti hanno incoraggiato i membri dell’Europa occidentale dell’UE a schierare le loro forze a est della Germania riunificata, in una serie di mosse che hanno reso impossibile il ripristino dell’Atto istitutivo NATO-Russia. Gli Stati Uniti stanno ora valutando il ritiro di alcune delle proprie forze da quest’area, ma parallelamente sono anche pronti a schierare missili a lungo raggio in Germania. Questo doppio gioco dovrebbe compiacere la Russia e rassicurare l’UE, ma in realtà non farà che peggiorare il dilemma di sicurezza NATO, e in particolare UE-Russia.

Gli inglesi e i francesi vogliono che l’Ucraina diventi una potenza nucleare per mantenere il controllo sul Donbass

Andrew Korybko25 febbraio
 
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Il controllo della Russia su di essa, sia attraverso il ritiro dell’Ucraina che attraverso l’espulsione forzata, è considerato la base del piano di pace degli Stati Uniti che gli inglesi e i francesi stanno pericolosamente cercando di sovvertire.

Il Servizio di intelligence estero russo (SVR) ha riferito in occasione del quarto anniversario dell’operazione speciale che britannici e francesi stanno tramando per aiutare l’Ucraina a dotarsi di armi nucleari. Il presunto piano consiste nel fornire all’Ucraina componenti e attrezzature europee che verrebbero poi presentate al mondo come prova di un programma nucleare sviluppato internamente. Le forniranno anche almeno una testata nucleare vera e propria e/o materiali per una bomba sporca. Lo scopo è quello di dare all’Ucraina un vantaggio sulla Russia nei negoziati.

Zelensky ha recentemente affermato che “Sia gli americani che i russi dicono che se vuoi che la guerra finisca domani, devi uscire dal Donbas”, cosa che lui rifiuta categoricamente di fare, incoraggiato dal sostegno europeo guidato in primo luogo da britannici e francesi. I primi sono considerati i mandanti di varie provocazioni anti-russe, tra cui complotti sotto falsa bandiera di cui Mosca aveva avvertito ma che non si sono mai concretizzati, mentre i secondi hanno guidato la carica per inviare truppe NATO in Ucraina.

La Russia ha mantenuto il riserbo su quali compromessi potrebbe prendere in considerazione in cambio del ritiro dell’Ucraina almeno dal Donbass, data la natura riservata dei negoziati, ma è possibile che l’accettazione di questa richiesta possa portare a un cessate il fuoco. Zelensky e i suoi due principali sostenitori europei non lo vogliono, anche se la capo della diplomazia dell’UE Kaja Kallas ha affermato, indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo con lei o meno, che “Mosca non è riuscita a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi strategici” finora.

Pertanto, gli inglesi e i francesi vogliono che l’Ucraina diventi una potenza nucleare per la disperazione di mantenere almeno il Donbass, la cui parte restante controllata da Kiev è costituita dalle principali fortificazioni militari del Paese. Si aspettano che la Russia accetti poi un cessate il fuoco lungo le linee del fronte se l’Ucraina ottiene capacità nucleari, anche se solo una bomba sporca, e minaccia di usarle se non si conforma. Al massimo, questo potrebbe anche essere ipoteticamente sfruttato per ottenere il ritiro da tutto il territorio che Kiev rivendica come proprio.

La realtà è che la Russia non accetterà un’Ucraina dotata di armi nucleari. Putin ha fatto riferimento al discorso di Zelensky alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2022, in cui ha minacciato di revocare la partecipazione dell’Ucraina al Memorandum di Budapest del 1994, in base al quale ha trasferito le armi nucleari sovietiche (che sono sempre state sotto il controllo di Mosca e mai di Kiev) alla Russia nel suo discorso alla nazione in cui annunciava l’operazione speciale. La maggior parte degli osservatori vicini alla Russia si aspetta quindi che la Russia non permetta che ciò accada in nessuna circostanza.

Il capo della commissione difesa della Duma Andrey Kartapolov ha smentito lo scenario secondo cui l’Ucraina avrebbe sviluppato un proprio programma nucleare nell’autunno del 2024, dopo che Zelensky aveva sensazionalmente suggerito di seguire questa strada se fosse stata esclusa dalla NATO, per poi ritrattare le sue parole più tardi quello stesso giorno. Tenendo presente questo, la Russia sa certamente che l’unico modo per l’Ucraina di ottenere armi nucleari è dai britannici e/o dai francesi, e qualsiasi tentativo in tal senso equivarrebbe ad agire alle spalle di Trump per sovvertire il suo piano di pace.

Il succo è che Trump vorrebbe che Putin congelasse il conflitto se l’Ucraina si ritirasse dal Donbass o venisse espulsa con la forza da quella zona, con l’incentivo di una partnership strategica incentrata sulle risorse tra Russia e Stati Uniti. Indipendentemente dal fatto che Putin accetti o meno, il punto è che gli sforzi di inglesi e francesi per aiutare l’Ucraina a dotarsi di armi nucleari nella disperata speranza di mantenere il controllo sul Donbass minano le basi del piano di pace di Trump, che dovrebbe quindi fare tutto il possibile per fermarli se davvero vuole la pace.

Un importante diplomatico russo ha condiviso aggiornamenti sui colloqui con l’Ucraina e sui legami con la CSI

Andrew Korybko23 febbraio
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Il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin ha dato l’impressione che ci siano crescenti sfide per gli interessi russi, simili a quelle che il suo capo Sergey Lavrov ha sobriamente riconosciuto in una precedente intervista, ma seguendo il suo esempio, è anche ottimista sul fatto che alla fine saranno superate.

Il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin , responsabile per la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), ha recentemente condiviso con la TASS aggiornamenti sui colloqui con l’Ucraina e sui legami con la CSI. Partendo dall’Ucraina, ha rivelato che la posizione negoziale della Russia si è irrigidita dopo il tentativo di attacco con droni contro la residenza di Putin a Valdai lo scorso dicembre, comunicato durante i colloqui trilaterali . La Russia è ancora interessata al formato bilaterale di Istanbul, ma l’Ucraina si è ritirata unilateralmente lo scorso anno.

Galuzin ha suggerito che ciò fosse dovuto alla sua opposizione al meccanismo bilaterale di monitoraggio e applicazione del cessate il fuoco proposto dalla Russia, suggerendo così che la ricerca dell’Ucraina di multilateralizzare i legami di sicurezza post-conflitto tra i due Paesi sia la ragione del suo ritiro da tale formato. Le pressioni e le sconfitte statunitensi sul campo di battaglia, tuttavia, hanno portato l’Ucraina ad accettare i colloqui trilaterali in corso. Le pressioni interne e le accuse di corruzione , sia a livello nazionale che esterno, stanno influenzando anche Zelensky.

Ecco perché ora parla di elezioni e di un referendum su un eventuale accordo di pace con la Russia. Galuzin ha avvertito che potrebbe cercare di replicare l’esempio moldavo. modello di negare il diritto di voto alla maggior parte dei suoi cittadini residenti in Russia per manipolare i risultati. Se alla fine dovesse indire elezioni di qualsiasi tipo, la Russia non effettuerà attacchi in profondità in Ucraina quel giorno, ha confermato Galuzin. Ha anche affermato di essere ancora interessato alla proposta di Putin di un governo esterno dell’Ucraina, ma ha ammesso che è improbabile che ciò accada.

Passando ai rapporti con la CSI, Galuzin ha elogiato il governo filo-sovrano della Georgia e gli scambi commerciali record tra i due Paesi sotto la sua guida, sperando che ciò possa contribuire un giorno alla normalizzazione politica. Per quanto riguarda l’Azerbaigian , ha suggerito che il rilascio degli 11 dipendenti della Sputnik ancora in custodia (con accuse inventate di spionaggio e corruzione) sarebbe un “gesto di buona volontà” nei confronti della Russia, ma non è chiaro se siano stati compiuti progressi in tal senso o se si tratti solo di un pio desiderio .

Completando la sua analisi del Caucaso meridionale , Galuzin ha rivelato che la Russia ha avvertito l’Armenia di essere sfruttata dall’Occidente come strumento geopolitico contro il suo Paese e ha previsto che l’economia subirà gravi difficoltà se l’Armenia abbandonasse l’Unione Eurasiatica per l’Unione Europea. Passando alla Moldavia, ha sottolineato come tutti i ruoli di vertice siano ricoperti da cittadini con doppia cittadinanza rumena, ma la (ri)unificazione con la Romania rimane impopolare in entrambe le società, quindi potrebbe non realizzarsi.

Galuzin ha poi concluso l’intervista elogiando la parziale revoca delle sanzioni da parte degli Stati Uniti alla compagnia aerea nazionale bielorussa, ma ha ricordato a tutti che gli Stati Uniti stanno ancora esercitando pressioni sulla Bielorussia e, di conseguenza, ha esortato il presidente Alexander Lukasneko a rimanere vigile. Ha concluso dichiarando che qualsiasi ” grande accordo ” tra loro dovrebbe garantire gli interessi nazionali della Bielorussia e non andare a scapito dei suoi alleati russi e cinesi. È fiducioso che l’Occidente non dividerà Russia e Bielorussia, ma le sue parole lasciano comunque trasparire un certo disagio.

Nel complesso, la recente intervista di Galuzin con la TASS è stata un’informativa analisi dei colloqui della Russia con l’Ucraina e dei legami con la CSI, che nel loro insieme costituiscono le sue immediate priorità di politica estera, dato che riguardano gli eventi nel vicinato regionale. Ha dato l’impressione di crescenti sfide per gli interessi russi, simili a quelle che il suo capo Sergej Lavrov aveva sobriamente riconosciuto in una precedente intervista, ma seguendo il suo esempio, è anche ottimista sul fatto che alla fine saranno superate.

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Karaganov contro Bordachev: quale consiglio del massimo esperto seguirà Putin?

Andrew Korybko26 febbraio
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Può arrivare al punto di scatenare accidentalmente la Terza Guerra Mondiale, scendere a compromessi a costo di lasciare incompiuti alcuni dei suoi obiettivi dichiarati, oppure mantenere tutto invariato riguardo all’operazione speciale, ma rischiando che una serie di crisi latenti finiscano fuori controllo se non vengono affrontate al più presto e in modo adeguato.

Sergej Karaganov e Timofej Bordachev sono due degli esperti russi più stimati. Entrambi membri del Valdaj Club, Karaganov come fondatore e Bordachev come direttore del programma , credono entrambi che gli Stati Uniti siano in declino. Un altro punto in comune è la convinzione che una pace duratura con l’Ucraina, e quindi per estensione con i suoi sostenitori occidentali, in particolare quelli dell’Europa occidentale, non sia possibile. La loro divergenza, tuttavia, riguarda i consigli che danno alla Russia su cosa dovrebbe fare.

Karaganov è diventato famoso per aver sostenuto che la Russia dovrebbe bombardare direttamente l’Europa con un primo attacco nucleare o, più recentemente , iniziare con un attacco convenzionale per far sì che le sue élite temono davvero la Russia e poi proseguire con le armi nucleari in caso di rappresaglia. Al contrario, Bordachev ha sostenuto in una recente analisi per Vzglyad , tradotta e ripubblicata da RT (proprio come l’articolo di Karaganov menzionato in precedenza meno di una settimana prima ), che la Russia dovrebbe “approfittare della temporanea disponibilità [degli Stati Uniti] a scendere a compromessi” e raggiungere un accordo.

Se Putin seguisse il consiglio di Karaganov, allora la stessa Terza Guerra Mondiale che ha fatto del suo meglio per evitare potrebbe presto seguire, data l’incredibile possibilità che Trump permetta alla Russia di bombardare la NATO senza reagire, soprattutto perché ciò condannerebbe la sua amata eredità, rendendolo il presidente che “ha perso l’Europa”. Se seguisse il consiglio di Bordachev, allora forse ci sarebbe “pace per il nostro tempo”, come Chamberlain sperava notoriamente dopo Monaco, ma le condizioni potrebbero mettere la Russia in una posizione di svantaggio in caso di un altro conflitto.

La via di mezzo tra Karaganov e Bordachev è quella di continuare fino a raggiungere la maggior parte, se non tutti, gli obiettivi massimalisti della Russia dichiarati all’inizio dello speciale Sebbene questo possa sembrare l’approccio più ragionevole a molti, le cinque sfide geostrategiche che la Russia si trova ad affrontare, come delineato qui , potrebbero portare a una serie di crisi ancora più gravi di quella ucraina se non fosse in grado di affrontarle adeguatamente a causa del conflitto in corso. La domanda su cosa fare è quindi molto difficile da rispondere.

Nell’ordine in cui sono stati menzionati, l’attrattiva del consiglio di Karaganov è che potrebbe effettivamente spaventare gli europei e spingerli ad abbandonare l’Ucraina, a patto che si scopra che gli Stati Uniti stavano bluffando sulla sacrosanta natura dell’articolo 5 fin dall’inizio; quello di Bordachev potrebbe consentire alla Russia di concentrarsi su come affrontare adeguatamente le cinque sfide geostrategiche sopra menzionate; mentre la via di mezzo potrebbe portare al crollo delle linee del fronte e al raggiungimento di tutti gli obiettivi della Russia, a patto che la NATO non intervenga per evitarlo.

Quanto ai rischi, il consiglio di Karaganov potrebbe facilmente portare alla Terza Guerra Mondiale; quello di Bordachev potrebbe mettere la Russia in una posizione di svantaggio se (o forse quando) si verificherà un altro conflitto, a seconda dei termini di pace concordati; mentre la via di mezzo potrebbe vedere le cinque sfide geostrategiche che la Russia si trova ad affrontare trasformarsi in una serie di crisi ancora più gravi di quella ucraina, se non affrontate adeguatamente a causa del conflitto in corso. Putin dovrà soppesare attentamente i pro e i contro.

Putin è contrario all’escalation, quindi il consiglio di Karaganov è probabilmente il meno attraente per lui, lasciando così quello di Bordachev e una via di mezzo tra i due. Putin sembra voler ottenere il meglio da entrambi, nel senso del compromesso consigliato da Bordachev (incentivato da una possibile strategia incentrata sulle risorse). (Partenariato strategico russo-statunitense in seguito), ma alle condizioni migliori che la prosecuzione dell’operazione speciale potrebbe garantire, vale a dire il controllo del Donbass come minimo . È quindi difficile prevedere cosa farà.

Perché l’Ucraina e i suoi sostenitori occidentali potrebbero tentare di far saltare in aria gli oleodotti russi sul Mar Nero?

Andrew Korybko25 febbraio
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Lo scopo è quello di far deragliare i colloqui di pace, inducendo la Russia a intensificare preventivamente gli attacchi contro l’Ucraina come deterrente o autorizzando subito dopo un’escalation di ritorsioni eccessiva, che potrebbe comunque essere sfruttata dagli europei per manipolare Trump contro Putin.

Putin ha lanciato l’allarme nel quarto anniversario dello speciale Secondo l’operazione , l’Ucraina e i suoi alleati occidentali stanno pianificando “una possibile esplosione che colpisca i nostri sistemi di gasdotti – TurkStream e Blue Stream – lungo il fondale del Mar Nero. Semplicemente non possono fare marcia indietro. Non sanno cos’altro fare per indebolire questo processo pacifico volto a una risoluzione diplomatica”. Non è la prima volta che la Russia mette in guardia da un simile complotto; i precedenti sono stati analizzati qui , qui e qui .

L’aspetto più importante di quest’ultimo avvertimento è che coincide con l’allarme lanciato lo stesso giorno dal Foreign Intelligence Service su un complotto anglo-franco per trasferire tecnologia nucleare e persino bombe all’Ucraina. Questo è stato analizzato qui e, proprio come con l’avvertimento di Putin sui recenti complotti contro i gasdotti russi verso la Turchia, lo scopo è quello di far deragliare i colloqui di pace , inducendo la Russia a un’escalation preventiva contro l’Ucraina come deterrente o autorizzando subito dopo un’escalation di rappresaglie sproporzionate.

In entrambi gli scenari, il mediatore statunitense dei colloqui di cui sopra potrebbe essere manipolato dagli europei, che hanno cercato di ostacolare gli sforzi di pace di Trump per tutto questo tempo, facendogli percepire erroneamente tali mosse come “aggressioni immotivate basate su falsi pretesti”, rischiando così di affossare i loro negoziati. In risposta, Trump potrebbe anche essere manipolato e autorizzare l’escalation “di ritorsione” sproporzionata del suo Paese, se gli europei affermassero che Putin lo ha “umiliato”, il che potrebbe rischiare di degenerare in una spirale incontrollabile.

Gli obiettivi comuni di europei e ucraini sono perpetuare il conflitto, riportare gli Stati Uniti al livello di coinvolgimento dell’era Biden e poi provocare una crisi di rischio calcolato in stile cubano tra Russia e Stati Uniti, che a loro avviso si tradurrebbe in significative concessioni da parte della Russia. A tal fine, stanno complottando per indurre Putin, solitamente moderato, a escalation preventive o a ritorsioni sproporzionate, altrimenti sarà costretto ad accettare un’Ucraina nucleare e altri oleodotti distrutti.

L’unico modo realistico per la Russia di evitare questo dilemma a somma zero è avvertire pubblicamente il mondo di queste provocazioni, nella speranza che Trump ne venga a conoscenza dai media, anche se la CIA, dimostrabilmente inaffidabile, non lo informasse di ciò che Putin e le sue spie hanno appena detto. Si aspetterebbero quindi che Trump faccia il possibile per scongiurare queste provocazioni pianificate o che non cada nella trappola di essere manipolato dagli europei se la Russia intensificasse preventivamente o autorizzasse un’escalation di ritorsioni sproporzionate.

L’obiettivo principale della Russia è preservare i colloqui di pace con l’Ucraina mediati dagli Stati Uniti, prevenendo così il pericoloso scenario di un’escalation statunitense che potrebbe sfuggire al controllo, mentre quello secondario è dimostrare a Trump come britannici, francesi e ucraini stiano lavorando alle sue spalle per sabotare i suoi sforzi di pace. Questo dimostra il sincero desiderio di Putin di raggiungere la pace, anche se non a qualsiasi costo, ed è per questo che la sua squadra continua a negoziare duramente e non accetta le concessioni di vasta portata che l’Ucraina gli chiede.

Tutto sommato, nessuno sa se l’Ucraina e i suoi alleati occidentali cercheranno ancora di portare avanti queste due provocazioni dopo che la Russia li ha appena smascherati, ma almeno Trump non può affermare in modo credibile di ignorare questi complotti nel caso in cui la Russia aggravi preventivamente o in seguito la situazione. Al momento, la Russia non desidera alcuna escalation né dai suoi avversari né a cui le loro provocazioni potrebbero presto costringerla, ma sta segnalando che una certa escalation è possibile se Trump non sventa questi complotti.

Le battute d’arresto della Russia all’estero non sono dovute all’operazione speciale

Andrew Korybko26 febbraio
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Questa narrazione popolare, che Foreign Affairs è stato uno degli ultimi a promuovere, è molto fuorviante.

Foreign Affairs, la rivista ufficiale del potente Council on Foreign Relations, ampiamente letta tra gli influencer e i decisori politici occidentali, ha recentemente pubblicato un articolo sui ” limiti del potere russo “. Il sottotitolo indica che riguarda “Perché Putin non prospera nel mondo anarchico di Trump”. L’obiettivo narrativo è quello di ritrarre la speciale operazione come catalizzatore del presunto declino irreversibile della Russia, esagerando a tal fine i suoi insuccessi in Siria , Iran , Armenia – Azerbaijan e Venezuela .

Le suddette battute d’arresto, che molti media alternativi negano disonestamente ancora oggi, vengono poi messe a confronto con lo status quo geostrategico ante bellum per ottenere un effetto drammatico, al fine di imprimere al massimo questa narrazione nel lettore. Questo precondizionamento crea il culmine dell’allarmismo secondo cui la Russia potrebbe rischiare la Terza Guerra Mondiale per disperazione, nel tentativo di ottenere una sorta di vittoria in Ucraina “colpendo le rotte di rifornimento dell’Ucraina nell’Europa orientale o attaccando i satelliti di proprietà statunitense che forniscono informazioni di puntamento a Kiev”.

Questa narrazione potrebbe essere convincente per alcuni, poiché si basa sul fatto che la Russia ha subito alcune battute d’arresto negli ultimi quattro anni della sua operazione speciale, a cui il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha accennato in una recente intervista , ma le cause vengono erroneamente attribuite e le conseguenze alimentate dalla paura. Non sono dovute al conflitto, ma a limiti preesistenti finora poco discussi, come la ragionevole riluttanza della Russia a rischiare una guerra con Turchia, Israele e Stati Uniti per colpa di paesi terzi.

Invece di rischiare inspiegabilmente la Terza Guerra Mondiale, come di solito è prudente, autorizzando un’azione cinetica diretta contro la NATO, nonostante si sia già frenato dopo così tante provocazioni degne di una tale risposta, Putin probabilmente continuerà a fare ciò che Lavrov ha fatto. amico Pepe Escobar coniò il concetto di ” offensiva della lumaca “. Parallelamente, potrebbero essere pianificate riforme di vasta portata dopo la fine dell’operazione speciale, per riparare i circuiti di feedback interrotti all’interno delle burocrazie militari, dell’intelligence e diplomatiche che hanno perpetuato “idee illusorie”.

Anche se la Russia non avrebbe mai rischiato una guerra con Turchia, Israele e Stati Uniti, rispettivamente per Siria, Iran e Armenia-Azerbaigian e Venezuela, avrebbe potuto evitare alcuni di questi insuccessi se i membri di queste istituzioni avessero riconosciuto le minacce strategiche prima che si materializzassero. Invece, sembra che lo stesso “pio desiderio” con cui Putin mise in guardia il suo omologo della CIA dal lasciarsi andare all’estate 2022 sia rimasto un problema, spiegando così con cognizione di causa perché la Russia sia stata colta di sorpresa ogni volta.

Queste sfide sistemiche, su cui è stata richiamata l’attenzione durante l’operazione speciale, che non ne è responsabile poiché sono di gran lunga antecedenti, sono risolvibili con la volontà politica e un’adeguata supervisione. La Russia potrebbe quindi adattarsi in modo più efficace e flessibile, eliminando i “pensieri illusori” dalle menti dei suoi membri dello “Stato profondo”. Si potrebbero anche evitare future battute d’arresto, mentre si stabilirebbero solide basi politiche per ripristinare in modo sostenibile l’influenza perduta della Russia in quelle regioni.

La causa delle sue battute d’arresto non sarà l’operazione speciale, ma il perdurare di “pensieri illusori” all’interno delle burocrazie militari, dell’intelligence e diplomatiche russe, aggravato dalla creazione di realtà alternative (” potemkinismo “) da parte del suo “ecosistema mediatico globale”, che ne contamina ulteriormente i già compromessi circuiti di feedback. Allo stesso modo, la conseguenza non sarà un attacco di Putin alla NATO spinto dalla disperazione per una qualche vittoria in Ucraina, ma il proseguimento dell'”offensiva a chiocciola” e la pianificazione di riforme di vasta portata dopo la fine del conflitto.

La Polonia è apparentemente preoccupata per il futuro delle truppe statunitensi sul suo territorio

Andrew Korybko15 febbraio
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I politici temono che Trump possa accettare di ridurre o addirittura ritirare completamente le truppe statunitensi dal fianco orientale della NATO come parte di un accordo con Putin, ed è per questo che la Polonia vuole una base americana permanente.

La TVP World, finanziata con fondi pubblici polacca, ha riportato l’affermazione della giornalista Dorota Gawryluk secondo cui il presidente Karol Nawrocki avrebbe preso in considerazione l’idea di proporre a Trump un quid pro quo a Davos, in base al quale il suo paese avrebbe aderito al Peace Board in cambio dell’accordo su una base militare statunitense permanente . La giornalista non è certa che lo abbia fatto e, in ogni caso, il suo rivale Primo Ministro Donald Tusk alla fine ha deciso di non aderire . Ciononostante, leggendo tra le righe, la Polonia sembra preoccupata per il futuro delle truppe statunitensi sul suo territorio.

TVP World ha ricordato ai lettori che “all’inizio del 2026, ci sono circa 10.000 soldati statunitensi di stanza in Polonia, principalmente a rotazione”. La continua rotazione del loro dispiegamento ha di fatto portato a un dispiegamento permanente, ma potrebbe comunque portare al loro ritiro in futuro, nonostante Trump abbia pubblicamente considerato di inviarne altri durante l’incontro di settembre con Nawrocki a Washington. Il contesto più ampio riguarda i timori polacchi circa l’esito finale dei colloqui russo-statunitensi in corso.

I decisori politici sono preoccupati per la possibilità che gli Stati Uniti accettino di ridurre la loro presenza militare regionale o addirittura di ritirare completamente tutte le loro truppe da lì (inclusa la Polonia) nell’ambito di un accordo con la Russia, forse in cambio della rimozione di Oreshnik e/o testate nucleari tattiche dalla Bielorussia. Ciò potrebbe facilitare un patto di non aggressione tra Stati Uniti e Russia che di fatto funzionerebbe come un patto NATO-Russia, dato il ruolo sproporzionato degli Stati Uniti nel blocco, e quindi riformerebbe l’architettura di sicurezza europea senza il contributo della Polonia.

Per ragioni storiche, la Polonia teme che un simile scenario possa portare a un’invasione russa, a seguito della quale gli Stati Uniti potrebbero abbandonare la Polonia se entro quel momento acquisisse partecipazioni nel settore delle risorse strategiche della Russia , in base ad alcuni degli accordi che i due Paesi stanno discutendo. Altre ragioni potrebbero essere le nuove… La priorità è data all’emisfero occidentale e, secondariamente, al contenimento della Cina in Asia. Non importa che lo scenario precedente sia improbabile, poiché ciò che conta è che questa possibilità plasmi la formulazione della politica polacca.

I partner polacchi sul fianco orientale, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria, condividono le sue preoccupazioni in merito, come dimostra parte della prima clausola della dichiarazione congiunta che ha fatto seguito al loro vertice inaugurale a metà dicembre. Vi si legge che “gli obiettivi strategici della Russia rimangono invariati: creare una zona cuscinetto che si estenda dalla regione artica attraverso il Mar Baltico e il Mar Nero fino al Mediterraneo”, il cui esito intendono ostacolare attraverso l’iper-militarizzando il fianco orientale della NATO.

Anche se dovessero sventare il piano speculativo di Trump di cedere questa “zona cuscinetto” a Putin come parte della ” Nuova Distensione ” che stanno negoziando, ciò non risolverebbe comunque le loro preoccupazioni soggettive sulla presenza militare ridotta o addirittura completamente ritirata degli Stati Uniti dal fianco orientale. Anzi, potrebbe persino ritorcersi contro di loro accelerando il processo suddetto se gli Stati Uniti concludessero che il fianco orientale può ora garantire la propria sicurezza senza truppe americane. È per questo motivo che la Polonia vuole una base statunitense permanente.

Il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha affermato poco prima di Davos che “Fort Trump” sarà costruito nella Polonia sudoccidentale, eppure ha chiaramente anticipato la proposta di scambio di favori di Nawrocki, presumibilmente presa in considerazione, dando per scontato che verrà condivisa con Trump e accettata. Non si può escludere che ciò possa accadere, ma allo stato attuale, nulla del genere è in programma. La Polonia rimarrà quindi in ansia per il futuro delle truppe statunitensi sul suo territorio e per tutto ciò che ciò comporta per la sua sicurezza percepita a lungo termine.

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Lavrov ha riconosciuto con sobrietà le sfide poste da Trump 2.0

Andrew Korybko14 febbraio
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Ha riconosciuto con calma che ora è più difficile per la Russia perseguire i propri obiettivi di politica estera a causa del rinnovato tentativo degli Stati Uniti di dominare l’economia globale attraverso la coercizione e la forza, ma ritiene ancora che i BRICS svolgeranno un ruolo fondamentale nel promuovere la transizione sistemica globale verso la multipolarità.

Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha recentemente rilasciato un’intervista a TV BRICS sulla loro omonima organizzazione e sul suo ruolo nella transizione sistemica globale. Ha iniziato contestualizzando il momento storico attuale come il periodo intermedio tra il declino dell’egemonia occidentale guidata dagli Stati Uniti e l’ascesa di molteplici centri di potere e influenza. Queste tendenze inverse hanno creato attriti perché “l’Occidente sta perdendo la sua egemonia, ma continua ad aggrapparsi alle istituzioni create per garantirla”.

Gli Stati Uniti non possono più competere lealmente all’interno dell'”ordine basato sulle regole” plasmato da loro stessi diverse generazioni fa, quindi stanno ricorrendo a “metodi palesemente ingiusti” contro i loro rivali, in particolare la Russia. Tra questi, sanzionare le loro compagnie energetiche, usare come arma le minacce di sanzioni contro i loro “principali partner strategici” come l’India (specificata da Lavrov) “per limitare il commercio, la cooperazione in materia di investimenti e i legami tecnico-militari della Russia” con loro, e opporsi alla creazione di piattaforme alternative di qualsiasi tipo.

Su quest’ultimo punto, Lavrov ha chiarito che “non stiamo sostenendo che il FMI, la Banca Mondiale e l’OMC cessino la loro esistenza” e che “il Presidente Putin ha affermato in molte occasioni che non siamo noi a rifiutarci di usare il dollaro . Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Joe Biden, hanno fatto di tutto per trasformare il dollaro in un’arma contro coloro che sono considerati discutibili”. I BRICS , i loro strumenti economico-finanziari proposti e altre piattaforme alternative hanno solo lo scopo di integrare quelli esistenti e indurli a riformarli.

Il massimo diplomatico russo ha riconosciuto con sobrietà che “data la guerra globale scatenata contro di noi e i febbrili tentativi dell’Occidente di ‘punire’ tutti i nostri partner chiedendo loro di smettere di commerciare con noi e di cooperare nella sfera tecnico-militare, è significativamente più difficile fare il nostro lavoro e fornire le condizioni più favorevoli per lo sviluppo interno rispetto a, diciamo, 10 o 15 anni fa”. Ha anche criticato leggermente Trump 2.0 per aver sostanzialmente continuato il “bidenismo” nonostante la sua retorica contraria.

Lungi dal rispettare lo “spirito di Anchorage”, che si riferisce agli accordi verbali raggiunti durante quel vertice per risolvere il conflitto ucraino e normalizzare i rapporti, “vengono imposte nuove sanzioni, si combatte una ‘guerra’ contro le petroliere in mare aperto” e si esercitano maggiori pressioni su partner russi come l’India. Lavrov ha poi accusato gli Stati Uniti di cercare di controllare l’industria energetica globale per “dominare l’economia globale”, ma se cedessero, la Russia sarebbe ansiosa di esplorare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa.

Su questa nota, ha concluso l’intervista tornando alla visione della Russia sul ruolo dei BRICS nella transizione sistemica globale, che prevede “la creazione di un’architettura che non sarà soggetta alle azioni illegali di uno o l’altro attore del fianco occidentale”. I BRICS svolgeranno anche un ruolo nella “Grande Partnership Eurasiatica” della Russia, che secondo Lavrov potrebbe gettare le basi per una “tettoia comune” sul continente, con l’insinuazione che un giorno l’Eurasia potrebbe avere la sua versione dell’UA o della CELAC.

Non lo ha detto, ma il contesto implica che i BRICS fungerebbero quindi da centro alternativo di governance globale per riformare l’ordine mondiale al fine di renderlo più equo, il cui obiettivo verrebbe promosso riunendo rappresentanti di ciascuna organizzazione continentale per discutere percorsi praticabili in tal senso all’interno di questa “mini-ONU”. Attraverso questi mezzi, la Russia e il resto della maggioranza mondiale potrebbero continuare a promuovere tendenze multipolari nonostante le nuove sfide poste da Trump 2.0.

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Mentre l’SMO russo entra nel suo quinto anno, la lotta continua_di Simplicius

Mentre l’SMO russo entra nel suo quinto anno, la lotta continua

Simplicius 25 febbraio
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Oggi ricorre il quarto anniversario dell’inizio dell'”Operazione Militare Speciale”, lanciata il 24 febbraio 2022. In questa occasione, ho voluto scrivere alcune parole e affrontare un paio di argomenti controversi che circondano questa guerra in corso, ormai giunta al suo quinto anno.

Innanzitutto, alcune opinioni contrarie. Una delle narrazioni più diffuse sulla guerra da entrambe le parti è che si tratti di una “guerra tra fratelli” estremamente dispendiosa, in cui gli slavi si massacrano a vicenda senza senso per gli applausi degli europei. È un fatto indubbio che enormi quantità di uomini slavi stiano morendo da entrambe le parti, il tutto allo scopo di dissanguare la Russia per il bene di persone che in realtà odiano entrambe le parti, compresi gli ucraini, che fingono semplicemente di “amare” per usarli come ariete contro la Russia.

Ma ci sono due cose che si possono dire a riguardo: in primo luogo, nella tradizione dell’acciaio che affila l’acciaio, c’è una ragione per cui i popoli slavi, e i russi in particolare, hanno mantenuto la cultura guerriera più credibile tra tutti i popoli “europei” fino ad oggi. Il fatto che la Russia sia costantemente sotto attacco dall’Occidente, principalmente per interposta persona, come nella guerra in Cecenia, ha l’effetto collaterale di mantenerla militarmente affilata e il suo popolo ancorato alla cultura marziale che istintivamente sa che potrebbe essere necessario usare in qualsiasi momento.

Gli enormi sacrifici del popolo russo in ogni conflitto provocato dall’Occidente creano un deterrente generazionale contro le vere minacce esistenziali contro la nazione, sotto forma di una consapevolezza globale che non si può mai distruggere la nazione o il popolo russo con un attacco diretto . Ecco perché si scelgono sempre guerre per procura con “utili idioti” usa e getta, perché la natura indomabile delle truppe russe ha dimostrato all’Occidente l’inutilità di vincere qualsiasi forma di guerra di logoramento veramente diretta contro la Russia.

Tutto questo per dire che questi conflitti – di cui la guerra ucraina fa parte – hanno il preciso scopo di affinare la nazione russa in molteplici modi, nonostante sia superficialmente insensibile o forse impertinente ammetterlo apertamente. Molti avranno la reazione emotiva istintiva che nulla giustifichi una tale portata di perdite di vite umane; ma non sono d’accordo. Credo che questi conflitti siano in qualche modo essenziali per l’ethos russo e la sua futura sopravvivenza: contribuiscono a mantenere un senso di quell’antico istinto primordiale ora assente nella maggior parte delle nazioni “modernizzate” e nei loro popoli. Questa opinione può essere controversa, quindi è comprensibile che molti non siano d’accordo.

La seconda è ancora più controversa, seppur un po’ bizzarra, ma vale comunque la pena dirla in questa occasione. Nel mondo odierno, che scivola di ora in ora nei crepacci indecisi della postmodernità, gli uomini in particolare trovano sempre meno attività pure o veramente degne di essere vissute, per non parlare delle ragioni per esistere. Il significato è completamente eroso dalle frivolezze, dalle ambiguità, dalle banalità e dalle vere e proprie oppressioni psicologiche della nostra attuale era digitale, ora resa più sciatta dall’intelligenza artificiale, da un panopticon informativo. In un mondo spiritualmente dissoluto e desolato, dove non solo il significato è andato perduto, ma il futuro sembra per molti non valere nemmeno la pena di vivere o morire , quale attività mortale più tangibile e pura potrebbe esserci della guerra?

Per quanto strano possa sembrare, in quest’epoca frammentata la guerra può essere filosoficamente considerata una delle poche imprese moralmente giuste per il semplice fatto che ruota attorno a obiettivi direttamente tangibili ed esistenziali: la protezione della patria, della famiglia, l’esistenza della propria civiltà. Nel nostro torbido inferno postmoderno, ci sono poche cose più direttamente significative e di impatto che una persona comune – in particolare un uomo – possa aspirare a fare nella propria vita che impegnarsi in una lotta per la sopravvivenza della propria patria e la protezione della propria famiglia. Queste sono cose concrete . E quindi, si può sostenere che non ci sia una vocazione più grande o più appagante nell’epoca attuale di una giusta lotta per cose distinte che si possono toccare e sentire con mano. È un’interpretazione cinica, senza dubbio, ma troverà riscontro in molti.

Questo ci porta alla successiva riflessione correlata. Molti sostenitori dell’Ucraina, e soprattutto nei media occidentali, ecc., continuano a usare la guerra sovietico-afghana come esempio storico e precedente di come “la Russia possa essere sconfitta”. Il problema è che la guerra in Afghanistan è stata un’impopolare avventura militare, da qualche parte nelle lontane montagne dell’Asia centrale, ben lontana dalle preoccupazioni o dalla comprensione del cittadino russo medio. La guerra in Ucraina, al contrario, colpisce al cuore la comprensione del popolo russo delle dinamiche fondamentali della civiltà nella lotta generazionale ed esistenziale contro l’Occidente unito.

Una delle ragioni di ciò risiede nella natura intricata e interconnessa del popolo ucraino e russo, con molte famiglie miste che vivono su entrambi i lati del confine. I russi comprendono profondamente il marciume sociale inflitto agli ucraini attraverso la propaganda occidentale e della NATO. La violenta persecuzione dei russofoni, la cancellazione ostile e sadica della cultura russa sono qualcosa di profondamente e personalmente sentito dai russi in patria. La guerra in Ucraina è completamente diversa da alcune vaghe operazioni condotte da qualche parte nella “periferia” più oscura.

La guerra in Ucraina è percepita dai russi come una coltellata della NATO e dell’Occidente al cuore stesso della civiltà russa, un passo troppo lungo . È interiorizzata come un conflitto personale e spirituale, motivo per cui l’idea di “affaticare” semplicemente i russi con la guerra è assurda. Infatti, con ogni mese che passa, l’Ucraina e l’Occidente sono costretti a intensificare la loro spirale di provocazioni, i russi diventano sempre più convinti che la guerra debba essere combattuta fino alla sua conclusione decisiva. L’Ucraina si trova in una situazione di sconfitta totale perché, senza importanti escalation provocatorie, ritiene di non poter rendere la guerra abbastanza “costosa” per la Russia. Ma con ogni provocazione di questo tipo – ad esempio, colpire direttamente Mosca, ecc. – i russi si abituano progressivamente alla necessità di una vittoria davvero decisiva sull’Occidente, il che stimola l’arruolamento di volontari e rafforza il morale e lo spirito di resistenza dei russi. Nel suo tentativo di superare i russi, l’Ucraina li sta, al contrario, indurendo alla causa.

L’ultima notizia è arrivata proprio oggi, quando Putin ha annunciato che, secondo il servizio di intelligence SVR, Francia e Regno Unito stanno valutando la possibilità di introdurre di nascosto un’arma nucleare in Ucraina:

Il fatto che Putin abbia fatto lui stesso l’annuncio significa probabilmente che le informazioni di intelligence al riguardo non sono una sciocchezza da sottovalutare. L’Occidente pensa davvero che minacciare la Russia con un’escalation nucleare porterà i russi a inasprirsi nei confronti della guerra in Afghanistan? È semplicemente inconcepibile: può solo indurli a una mentalità massimalista e alla consapevolezza che la guerra deve essere vinta in modo decisivo a tutti i costi. Cavolo, se ci pensate, il momento più vicino al “disastro” per la Russia in guerra è stato letteralmente per l’argomentazione che non sta combattendo in modo abbastanza massimalista , piuttosto che il contrario, quando Prigozhin ha marciato su Mosca nel tentativo di dare maggiore intensità alla guerra. E persino tutte le fantasie di eliminare o usurpare Putin portano alla stessa conclusione logica: che solo una figura molto più nazionalista e massimalista potrebbe prendere il suo posto. Per l’Ucraina, ci sono poche prospettive di una sorta di “atterraggio morbido” o di una rampa di uscita favorevole in questo modo.

Concludiamo con una nota più leggera e celebriamo gli “annunciatori” delle numerose e famose prese di posizione dell’Occidente fin dall’inizio del conflitto.

Ricordiamo, ad esempio, le profezie di uno degli “analisti” militari più venerati dell’Occidente, risalenti all’inizio della guerra:

Forse dovrebbe “impegnarsi” di più.

E come dimenticare l’illustre Anders Aslund, che già negli anni ’90 aveva previsto il collasso della Russia ?

Tutti i più grandi luminari sono rappresentati in modo ignobile:

4 marzo 2022

Ora che vi siete fatti una bella risata, ecco un paio di video unici dei primissimi giorni dell’assalto a Gostomel.

Uno dei pochi video divertenti dei primi giorni di inizio dell’operazione militare speciale.

Un pilota ucraino di Gostomel, mentre tornava a casa, incontrò dei paracadutisti russi che avevano già preso la città , ma non se ne rese conto e parlò con loro come se fossero soldati ucraini.

La consapevolezza della situazione arrivò solo dopo che gli spiegarono le regole di condotta e lo lasciarono proseguire.

Ed ecco un’occasione rara in cui la CNN è riuscita a essere “incastonata” con le forze russe, cosa mai più ripetuta da allora da nessun altro media occidentale:


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Stima delle traiettorie nella guerra di logoramento_di Warwick Powell

Stima delle traiettorie nella guerra di logoramento

Il conflitto russo-ucraino attraverso una lente quantitativa

Dott. Warwick Powell

17 febbraio 2026

Prefazione: mentre ci avviciniamo al quarto anniversario dell’inizio ufficiale dell’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, rifletto sullo stato della guerra, sulla sua traiettoria e sulla sua probabile cadenza attraverso una lente quantitativa. È qualcosa che faccio a intermittenza da alcuni anni, il che mi ha portato a concludere tempo fa che l’Occidente collettivo ha già subito un indebolimento sconfitta strategica,anche mentre i combattimenti continuavano. Le guerre sono proposizioni di sistema contro sistema, e le fragilità dell’Occidente in termini di capacità di riparazione, rifornimento e sostituzione sono state pienamente esposte. La mia valutazione di fondo rimane invariata e questo saggio spiega alcune delle ragioni di tale valutazione, concentrandosi sulla situazione così come si presenta in Ucraina. Non mi sorprenderebbe affatto vedere la guerra trasformarsi in quella che alcuni definiscono una “guerra sporca”, con un aumento della frequenza di omicidi, sabotaggi e terrore generale che sostituiscono i combattimenti formali sul campo di battaglia. Nel frattempo, i rappresentanti delle parti in causa arrivano a Ginevra per continuare i colloqui.

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Introduzione

La guerra di logoramento, in cui la vittoria non deriva da manovre decisive ma dall’erosione continua della capacità di combattere dell’avversario, si presta alla modellizzazione matematica. Nella guerra russo-ucraina, che nel febbraio 2026 entrerà nel suo quinto anno, le dinamiche si sono decisamente spostate verso questa modalità dalla metà del 2022. L’esito del conflitto dipende dalla velocità relativa con cui ciascuna delle parti è in grado di reintegrare le perdite in termini di personale, attrezzature e munizioni rispetto ai danni inflitti dall’avversario.

Questo saggio sintetizza i principali risultati analitici ricavati da dati open source, delinea la metodologia utilizzata per ricavare le stime delle tempistiche del collasso e presenta gli intervalli di dati grezzi alla base di queste proiezioni. L’obiettivo non è quello di prevedere un punto finale esatto – la guerra sfida tale precisione – ma di dimostrare come i parametri noti ci consentano di tracciare traiettorie e cadenze ragionevoli. Aggregando stime disparate in un quadro coerente, possiamo discernere dei modelli: un graduale esaurimento che accelera fino a un collasso non lineare, con una finestra plausibile di 6-9 mesi da oggi prima che la sostenibilità difensiva dell’Ucraina vacilli irrimediabilmente.

Questo approccio si basa su precedenti storici, come i modelli della prima guerra mondiale di Frederick Lanchester, adattati ai dati moderni. Esso rivela un bilancio sfavorevole all’Ucraina, determinato dalla superiorità della Russia in termini di rifornimenti e potenza di fuoco, aggravato dalle recenti restrizioni agli aiuti occidentali. Tuttavia, l’analisi sottolinea un certo grado di incertezza: distorsioni dei dati, adattamenti dottrinali e variabili esterne come l’aumento degli aiuti potrebbero alterare il ritmo. Quella che segue è un’analisi obiettiva, basata sui numeri, per illustrare come emergono tali stime.

Risultati analitici principali

L’intuizione fondamentale derivante dalla quantificazione della fase di logoramento della guerra è che l’Ucraina potere di combattimento effettivo– un insieme di risorse umane, macchinari e munizioni – si sta esaurendo a un ritmo netto che supera quello del suo rifornimento, mentre quello della Russia rimane stabile o cresce marginalmente. Questo squilibrio, aggravato dalle recenti riduzioni del sostegno occidentale, indica un punto di svolta in cui la densità delle forze ucraine scende al di sotto della soglia di sostenibilità, provocando rapide perdite territoriali e il collasso operativo.

Sulla base delle proiezioni integrate relative al periodo compreso tra novembre 2025 e febbraio 2026, il periodo stimato per il raggiungimento di questo punto di svolta è di 3-6 mesi a partire da oggi (maggio-agosto 2026), seguito da una cascata di 3-4 mesi che porterà all’esaurimento funzionale. Nel complesso, ciò comporta un orizzonte temporale di 6-9 mesi prima dell’apertura delle “porte”, quando l’avanzata accelererà dagli attuali 0,3-1 km/giorno a 5-10 km/giorno, come si è visto in precedenti svolte storiche quali la ritirata di Kherson nel 2022. La cadenza non è lineare: l’esaurimento iniziale sembra in una fase di stallo, con perdite mensili di 10.000-20.000 unità letali (un termine che normalizza i soldati a 1 unità, i carri armati a 10, ecc.), ma una volta scesi al di sotto del 73% della forza massima (circa 400.000 unità), le perdite aumentano di 2-3 volte a causa dei fianchi esposti e del ridotto supporto di fuoco.

Le traiettorie variano a seconda dell’ottimismo o del pessimismo dei dati. Utilizzando stime di stampo occidentale (minori perdite ucraine, maggiori afflussi di aiuti), la soglia viene raggiunta nel luglio 2026, con il collasso entro ottobre. I dati provenienti dalla Russia (maggiori danni inflitti) accelerano questo processo ad aprile-maggio, con il punto finale entro agosto. I recenti sviluppi accentuano il triste epilogo: le scorte di missili statunitensi, ridotte al 25% del fabbisogno del Pentagono, hanno spinto l’amministrazione Trump a dare priorità alle esigenze interne, riducendo le consegne. L’annuncio della Germania del febbraio 2026 sull’esaurimento delle scorte riduce ulteriormente l’afflusso di munizioni del 20-30%, pari a un’ulteriore perdita giornaliera di 100-200 unità per l’Ucraina.

Questi risultati evidenziano la sostenibilità come fattore decisivo. La Russia guadagno netto giornalierodi 700-900 unità mantiene la sua forza a 680.000-700.000 unità, consentendo una pressione metodica senza eccessiva estensione. La Russia dispone anche di un esercito di riserva di dimensioni simili non ancora mobilitato. L’Ucraina, che a febbraio contava 450.000-500.000 unità (in calo rispetto alle 550.000 di novembre), registra un saldo negativo compreso tra -100 e -900 unità al giorno, una traiettoria che si aggrava sottilmente fino a raggiungere livelli critici. Aiuti come il Prioritised Ukraine Requirements List (PURL, circa 15 miliardi di dollari nel 2026 dall’Europa) potrebbero aggiungere temporaneamente 50-100 unità al giorno, prolungando il margine di tempo di 1-2 mesi, ma i ritardi nella produzione (ad esempio, 60 missili Patriot al mese a livello globale) non possono compensare il vantaggio di fuoco 10:1 della Russia.

L’implicazione più ampia: il ritmo della guerra segue un andamento prevedibile nei modelli di logoramento: lento avanzamento fino alla soglia, seguito da un decadimento esponenziale. Ciò consente di stimare non solo i punti finali, ma anche i punti di inflessione, come quando i fallimenti della difesa aerea (le scorte attuali coprono decine di salve contro 450 minacce mensili) amplificano gli attacchi russi del 10-20%. In assenza di escalation significative, come un intervento totale della NATO, i calcoli suggeriscono che l’Ucraina supererà la soglia critica entro la fine del 2026, rendendo inevitabili concessioni territoriali per preservare le forze residue.

Questo aprirà la strada alla Russia per avanzare con successo e rivendicare Odessa e forse anche per essere in grado di accelerare un cambio di regime a Kiev. La mia valutazione personale è che la guerra giungerà formalmente al termine solo quando queste due condizioni saranno soddisfatte, il che consentirà di procedere a negoziati formali non solo sui termini della resa, ma, cosa ancora più significativa dal punto di vista della Russia, su una serie di trattati fondamentali che riguardano la riorganizzazione dell’architettura di sicurezza regionale. (Vedi il mio saggio di quest’epoca l’anno scorso, spiegandole.)

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Metodologia e avvertenze

La metodologia utilizza un modello Lanchester modificato, un quadro di riferimento risalente alla ricerca operativa dei primi anni del XX secolo, per simulare le dinamiche di combattimento. Essenzialmente, tiene traccia di due variabili: il livello di forza effettivo di ciascuna parte nel tempo, influenzato dai tassi di rifornimento e dalle perdite inflitte all’avversario. Le forze sono aggregate in “unità letali” per consentirne la comparabilità: il personale conta come 1 unità ciascuno, i veicoli blindati come 10 (riflettendo la potenza di fuoco) e le munizioni come 0,01 per proiettile (approssimando l’equivalenza di fuoco). Questa normalizzazione consente di modellare la guerra come un sistema di equazioni differenziali, in cui la forza U(t) dell’Ucraina cambia come: rifornimento netto meno perdite proporzionali alla forza R(t) della Russia, e viceversa.

Per motivi di trasparenza, il modello di base ipotizza un calo lineare fino a una soglia, quindi introduce la non linearità. Rifornimento (r) include reclutamento, riparazioni e afflusso di aiuti meno il deterioramento (ad esempio, usura delle attrezzature). I coefficienti di efficacia (α per l’impatto dell’Ucraina sulla Russia, β viceversa) incorporano fattori dottrinali: l’artiglieria di massa russa produce un β più elevato (0,0012-0,0025 perdite per unità russa al giorno), mentre gli attacchi di precisione dell’Ucraina danno un α intorno a 0,0018-0,0020. Le condizioni iniziali sono stabilite sulla base delle stime del teatro operativo (U_0 ≈ 550.000 nel novembre 2025, rettificate al ribasso in base all’attrito osservato).

Integrazione numerica – discretizzazione del tempo in intervalli giornalieri – proiezioni future: U_{t+1} = U_t + r_U – β R_t, iterata fino a quando U raggiunge θ U_0 (θ ≈ 0,73, in base alla densità storica per la difesa coerente). Dopo la soglia, un moltiplicatore γ (2,5) amplifica le perdite, simulando le brecce. Ciò produce il tempo necessario per il punto di svolta (t*) e il collasso totale (al 50% della forza, proxy per il fallimento operativo).

I dati provengono da diverse fonti: occidentali (ISW, CSIS, Oryx) per le stime ottimistiche, russe (briefing del Ministero della Difesa, blog militari) per quelle pessimistiche, bilanciate in base alla rappresentanza delle parti interessate. Gli ultimi aggiornamenti includono i rapporti del febbraio 2026 sui limiti degli aiuti statunitensi/tedeschi, con una revisione al ribasso di r_U.

Le avvertenze abbondano, sottolineando che si tratta di una stima, non di una previsione. Distorsioni dei dati: le fonti occidentali potrebbero sottostimare le perdite ucraine (500-700 al giorno) per mantenere il sostegno, mentre le affermazioni russe (1.200-1.800) sono gonfiate a fini propagandistici; la verità probabilmente sta nel mezzo. Le variabili non modellizzate includono il morale (che potrebbe accelerare il collasso), le condizioni meteorologiche (l’inverno rallenta i ritmi) o eventi imprevisti come l’aumento dei droni o una mediazione di successo da parte di terzi. Gli aiuti sono volatili: il PURL potrebbe aumentare, aggiungendo mesi; il taglio completo li sottrae. Il modello ipotizza parametri costanti, ma gli adattamenti (ad esempio, i droni ucraini che ribaltano l’α locale) potrebbero localizzare le deviazioni. La soglia θ è empirica, ricavata dalle fasi passate (ad esempio, gli accerchiamenti di Pokrovsk con una densità del ~70%), ma varia a seconda del terreno. Infine, l’aggregazione in unità letali semplifica: il valore di un carro armato non è fissato a 10 e l’efficacia delle munizioni dipende dal bersaglio.

Queste limitazioni implicano che le traiettorie sono intervalli probabilistici, non percorsi fissi. Il valore risiede nella sensibilità: modificando r_U di +100 unità/giorno (ad esempio, tramite il riempimento del Patriot giapponese) si ritarda t* di 30-60 giorni, dimostrando come i parametri dei dati influenzano gli aggiustamenti di cadenza. Questo quadro consente quindi una stima ragionata, rivelando l’aritmetica sottostante alla guerra senza pretendere di essere onnisciente.

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Intervalli di dati grezzi

Le proiezioni si basano su dati grezzi raccolti da fonti aperte a febbraio 2026. Gli intervalli riflettono divergenze: le stime occidentali (ad esempio, Stato Maggiore ucraino, CSIS, Istituto di Kiel) tendono a essere più basse per quanto riguarda le perdite e più alte per quanto riguarda gli aiuti; quelle russe (Ministero della Difesa, blog militari Rybar) sono più alte per quanto riguarda i danni inflitti. Gli aggregati si concentrano sulle capacità sul campo (in prima linea); le scorte globali sono più consistenti, ma la consegna è limitata.

Manodopera (forza attiva del teatro):

  • Ucraina: 450.000-550.000 (Occidentali: ~500.000 in prima linea, rotazioni difficili; Russi: ~450.000 effettivi, il che implica un esaurimento cumulativo maggiore). Perdite cumulative dal 2022: 400.000-1.200.000 (occidentali ~500.000; russi ~1,2 milioni).
  • Russia: 600.000-700.000 (dati concordanti tra le diverse fonti; totale impegnato ~1,2 milioni). Cumulativo: 800.000-1.200.000 (Occidente ~1,16 milioni; Russia inferiore, ~600.000).

Vittime giornaliere: Ucraina 500-1.800 effettivi (occidentali 500-700; russi 1.200-1.800); Russia 900-1.200 (occidentali più elevati; russi ~1.000).

Reclutamento: Ucraina 5.000-10.000/mese (netto ~0 a causa delle perdite); Russia 25.000-30.000/mese (netto +700-900/giorno).

Macchinari (carri armati operativi/AFV/artiglieria):

  • Ucraina: 2.000-2.500 (perdite cumulative ~10.000; aiuti forniti ~2.000). Ristrutturazione: 50-100/mese (negativo netto a causa dell’attrito).
  • Russia: 7.000-8.500 (perdite cumulative ~30.000-35.000, ma ~1.000/mese ricondizionati dalle scorte).

Perdite giornaliere di equipaggiamento: Ucraina 20-50 (ovest inferiore); Russia 30-60.

Munizioni (proiettili di artiglieria, missili):

  • Ucraina: scorte 500.000-1.000.000 (basse; consumo giornaliero 2.000-3.000). Produzione/consegna: 20.000-40.000/mese (aumento a 100.000 negli Stati Uniti/UE ritardato; PURL aggiunge circa 50.000/anno ma in coda). Difesa aerea: scorte Patriot ~200-300 intercettori (copre 20-30 salve contro 450 minacce/mese); la diversione della produzione tramite PURL ritarda il rifornimento.
  • Russia: Scorte 4-6 milioni; produzione 4-5 milioni/anno (~12.000-15.000/giorno). Rapporto di fuoco: vantaggio 5:1-10:1.

Limiti recenti: scorte statunitensi al 25% (1.000-1.500 Patriot in totale; produzione 740/anno, 75% destinato all’Ucraina tramite l’Europa). Germania: oltre 20 miliardi di euro esauriti, nessun altro trasferimento diretto; contingente ~35 PAC-3 (~1 settimana di difesa).

Rifornimento netto ed efficacia:

  • Ucraina r_U: da -100 a +100 unità/giorno (prima di febbraio; ora da -100 a 0 a causa dei tagli agli aiuti). β (efficacia russa): 0,0012-0,0025 (aumento del 10% dovuto alle interruzioni aeree).
  • Russia r_R: +700-900/giorno. α (efficacia ucraina): 0,0018-0,0020.

Soglia: ~400.000 unità (73% del picco di novembre 2025). Moltiplicatore post-soglia: perdite 2-3 volte superiori.

Questi intervalli, una volta integrati, producono una finestra temporale di 6-9 mesi: esaurimento della base 900-1.500/giorno fino alla soglia in 50-170 giorni, poi 50-90 giorni per dimezzarsi. Le cadenze emergono dalle sensibilità – ad esempio, +50 unità/giorno da PURL si estende di 30 giorni – mostrando come i parametri limitano le traiettorie senza dettarle.

Conclusione

Questa lente quantitativa mette in luce la logica di logoramento della guerra tra Russia e Ucraina: uno squilibrio lento e crescente che porta a cambiamenti improvvisi. I risultati chiave delineano una finestra di collasso di 6-9 mesi; la metodologia fornisce gli strumenti per tali stime e gli intervalli di dati grezzi evidenziano la base probatoria. Concentrandosi su flussioltre eventi, acquisiamo una comprensione delle cadenze – graduali fino a diventare non lineari – che consentono traiettorie informate in mezzo all’incertezza. La matematica non prevede; inquadra le possibilità, ricordandoci che le guerre finiscono quando i conti lo richiedono.

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Putin, quattro anni fa_di Karl Sànchez

La Russia contrattacca: il discorso di Putin alla Russia del 24 febbraio 2022, censurato a livello globale

Karl Sánchez23 febbraio
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Ho cambiato il mio titolo iniziale “Censurato al momento della consegna: Discorso di Putin alla Russia del 24 febbraio 2022” con quella che a mio parere è una descrizione migliore, perché è esattamente quello che è successo. È stato affrettato? Sì, perché la Russia aveva ottime informazioni dall’FSB ucraino che la informavano dell’imminente attacco NATO/Ucraina al Donbass, che sarebbe stato lanciato con un Mach 1. Il 21, Putin aveva informato i russi che l’escalation era già iniziata e che la compressione dei tempi era molto seria, poiché tutti gli aspetti legali dovevano essere completati, in particolare la richiesta formale delle repubbliche appena riconosciute indipendenti alla Russia di assistenza contro la NATO/Ucraina, che le stava combattendo contro da tempo, otto anni. Come ha osservato Glenn Diesen nella sua testimonianza di ieri al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a prescindere dalla correttezza della posizione russa, la Grande Menzogna della Guerra Fredda affermava che la Russia ipso facto non avrebbe mai potuto fare nulla di corretto perché è il Grande Male che deve essere espulso dal mondo, e questa narrazione continua ancora oggi. Ciò che Glenn ha fornito è un’informazione fondamentale che tutte le persone intelligenti devono assimilare. Quella che segue è l’introduzione che ho scritto quando finalmente sono riuscito ad accedere al discorso:

Tutti i siti web russi sono stati attaccati da un potentissimo attacco informatico avviato dall’Impero fuorilegge statunitense non appena è iniziata l’operazione SMO russa, e probabilmente era pronto a verificarsi quando le forze ucraine della NATO hanno aperto la loro offensiva il 1° marzo. Questo ha censurato tutte le informazioni fornite dalla Russia, incluso il fondamentale discorso di Putin che ha spiegato alla Russia e al mondo il cosa e il perché, basandosi sul suo discorso del 21 febbraio. Ancora una volta, questo discorso è assolutamente vitale per comprendere lo stato del mondo allora e oggi, poiché l’atteggiamento dell’Impero fuorilegge statunitense non è cambiato in meglio e l’IMO è peggiorato, come dimostrano il suo attacco terroristico ai gasdotti Nordstream e il suo continuo regime di sanzioni immorali e illegali. Quindi, il conflitto globale rimane esistenziale, ma c’è una via d’uscita, come ho scritto di recente. La Russia è un attore chiave nel creare questa via d’uscita. E ora il discorso:

Il Presidente della Russia Vladimir Putin: Cittadini della Russia, amici,

Ritengo necessario oggi tornare a parlare dei tragici eventi del Donbass e degli aspetti chiave per garantire la sicurezza della Russia.

Inizierò con quanto ho detto nel mio discorso del 21 febbraio 2022. Ho parlato delle nostre maggiori preoccupazioni e ansie, e delle minacce fondamentali che politici occidentali irresponsabili hanno creato per la Russia in modo sistematico, sgarbato e sgarbato, anno dopo anno. Mi riferisco all’espansione verso est della NATO, che sta spostando la sua infrastruttura militare sempre più vicino al confine russo.

È un dato di fatto che negli ultimi 30 anni abbiamo pazientemente cercato di raggiungere un accordo con i principali paesi della NATO sui principi di sicurezza paritaria e indivisibile in Europa. In risposta alle nostre proposte, ci siamo immancabilmente imbattuti in cinici inganni e menzogne ​​o in tentativi di pressione e ricatto, mentre l’Alleanza Nord Atlantica continuava ad espandersi nonostante le nostre proteste e preoccupazioni. La sua macchina militare è in movimento e, come ho detto, si sta avvicinando ai nostri confini.

Perché sta succedendo questo? Da dove viene questo modo insolente di parlare dall’alto del loro eccezionalismo, della loro infallibilità e della loro permissività assoluta? Qual è la spiegazione di questo atteggiamento sprezzante e sprezzante nei confronti dei nostri interessi e delle nostre richieste assolutamente legittime?

La risposta è semplice. Tutto è chiaro ed evidente. Alla fine degli anni ’80, l’Unione Sovietica si indebolì e successivamente si disgregò. Quell’esperienza dovrebbe servirci da buona lezione, perché ci ha dimostrato che la paralisi del potere e della volontà è il primo passo verso il completo degrado e l’oblio. Abbiamo perso la fiducia solo per un istante, ma è stato sufficiente a sconvolgere l’equilibrio delle forze nel mondo.

Di conseguenza, i vecchi trattati e accordi non sono più efficaci. Suppliche e richieste non servono a nulla. Tutto ciò che non si addice allo stato dominante, al potere costituito, viene denunciato come arcaico, obsoleto e inutile. Allo stesso tempo, tutto ciò che esso considera utile viene presentato come la verità ultima e imposto agli altri a prescindere dal costo, abusivamente e con qualsiasi mezzo disponibile. Chi si rifiuta di conformarsi è sottoposto a tattiche di forza.

Ciò che sto dicendo ora non riguarda solo la Russia – la Russia non è l’unico paese a essere preoccupato per questo. Ciò riguarda l’intero sistema delle relazioni internazionali, e talvolta persino gli alleati degli Stati Uniti. Il crollo dell’Unione Sovietica ha portato a una nuova spartizione del mondo, e le norme di diritto internazionale che si erano sviluppate fino a quel momento – e le più importanti di esse, le norme fondamentali adottate dopo la Seconda Guerra Mondiale e che ne formalizzarono ampiamente l’esito – ora ostacolavano coloro che si dichiaravano vincitori della Guerra Fredda.

Naturalmente, la pratica, le relazioni internazionali e le norme che le regolavano dovevano tenere conto dei cambiamenti intervenuti nel mondo e negli equilibri di forza. Tuttavia, ciò avrebbe dovuto essere fatto con professionalità, fluidità, pazienza e con il dovuto riguardo e rispetto per gli interessi di tutti gli Stati e per la propria responsabilità. Invece, abbiamo assistito a uno stato di euforia creato dal senso di assoluta superiorità, una sorta di assolutismo moderno, unito ai bassi standard culturali e all’arroganza di coloro che formulavano e imponevano decisioni che si adattavano solo a loro. La situazione prese una piega diversa.

Ci sono molti esempi di questo. In primo luogo, è stata condotta una sanguinosa operazione militare contro Belgrado, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma con aerei da combattimento e missili utilizzati nel cuore dell’Europa. Il bombardamento di città pacifiche e infrastrutture vitali è continuato per diverse settimane. Devo ricordare questi fatti, perché alcuni colleghi occidentali preferiscono dimenticarli e, quando abbiamo menzionato l’evento, preferiscono evitare di parlare di diritto internazionale, sottolineando invece le circostanze che interpretano come ritengono necessarie. [La Narrazione]

Poi è stata la volta di Iraq, Libia e Siria. L’uso illegale della potenza militare contro la Libia e la distorsione di tutte le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia hanno rovinato lo Stato, creato un’enorme base di terrorismo internazionale e spinto il Paese verso una catastrofe umanitaria, nel vortice di una guerra civile, che continua da anni. La tragedia, che ha causato centinaia di migliaia e persino milioni di vittime non solo in Libia ma in tutta la regione, ha portato a un esodo su larga scala dal Medio Oriente e dal Nord Africa verso l’Europa.

Un destino simile è stato preparato anche per la Siria. Le operazioni di combattimento condotte dalla coalizione occidentale in quel Paese senza l’approvazione del governo siriano o la sanzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite possono essere definite solo aggressione e intervento.

Ma l’esempio che si distingue dagli eventi sopra menzionati è, ovviamente, l’invasione dell’Iraq senza alcuna base legale. Hanno usato il pretesto di informazioni presumibilmente affidabili disponibili negli Stati Uniti sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Per dimostrare tale accusa, il Segretario di Stato americano ha mostrato pubblicamente una fiala contenente potere bianco, affinché il mondo intero la vedesse, assicurando alla comunità internazionale che si trattava di un agente chimico creato in Iraq. In seguito si è scoperto che tutto ciò era falso e una farsa, e che l’Iraq non possedeva armi chimiche. Incredibile e scioccante, ma vero. Abbiamo assistito a menzogne ​​dette ai massimi livelli statali e proferite dall’alto dei podi delle Nazioni Unite. Di conseguenza, assistiamo a un’enorme perdita di vite umane, danni, distruzione e a una colossale recrudescenza del terrorismo.

Nel complesso, sembra che quasi ovunque, in molte regioni del mondo in cui gli Stati Uniti hanno portato la loro legge e il loro ordine, ciò abbia creato ferite sanguinose e insanabili, nonché la maledizione del terrorismo e dell’estremismo internazionali. Ho menzionato solo gli esempi più eclatanti, ma non per questo unici, di disprezzo per il diritto internazionale .

Questa schiera include promesse di non espandere la NATO verso est nemmeno di un centimetro. Per ribadire: ci hanno ingannato, o, per dirla in parole povere, ci hanno giocato. Certo, si sente spesso dire che la politica è un affare sporco. Potrebbe esserlo, ma non dovrebbe esserlo così sporco come lo è ora, non a tal punto. Questo tipo di comportamento da truffatore è contrario non solo ai principi delle relazioni internazionali, ma anche e soprattutto alle norme generalmente accettate di moralità ed etica. Dov’è la giustizia e la verità qui? Solo menzogne ​​e ipocrisia ovunque.

Tra l’altro, politici, politologi e giornalisti statunitensi scrivono e affermano che negli ultimi anni all’interno degli Stati Uniti si è creato un vero e proprio “impero della menzogna”. È difficile non essere d’accordo: è proprio così. Ma non bisogna essere modesti: gli Stati Uniti sono ancora un grande Paese e una potenza che crea sistemi. Tutti i suoi satelliti non solo gli dicono umilmente e obbedientemente di sì e lo ripetono a pappagallo al minimo pretesto, ma ne imitano anche il comportamento e accettano con entusiasmo le regole che propone loro. Pertanto, si può affermare con buona ragione e sicurezza che l’intero cosiddetto blocco occidentale formato dagli Stati Uniti a propria immagine e somiglianza è, nella sua interezza, lo stesso “impero della menzogna “.

Per quanto riguarda il nostro Paese, dopo la disintegrazione dell’URSS, data l’apertura senza precedenti della nuova Russia moderna, la sua disponibilità a collaborare onestamente con gli Stati Uniti e gli altri partner occidentali e il suo disarmo praticamente unilaterale, hanno immediatamente cercato di metterci la morsa finale, di finirci e di distruggerci completamente. È così che è stato negli anni ’90 e nei primi anni 2000, quando il cosiddetto Occidente collettivo sosteneva attivamente il separatismo e le bande di mercenari nella Russia meridionale. Quante vittime, quante perdite abbiamo dovuto subire e quali prove abbiamo dovuto affrontare in quel periodo prima di spezzare la schiena al terrorismo internazionale nel Caucaso! Lo ricordiamo e non lo dimenticheremo mai.

A dire il vero, i tentativi di strumentalizzarci per i propri interessi non sono mai cessati fino a tempi recenti: hanno cercato di distruggere i nostri valori tradizionali e di imporci i loro falsi valori che avrebbero corroso noi, il nostro popolo, dall’interno , gli atteggiamenti che hanno imposto con aggressività ai loro Paesi, atteggiamenti che stanno portando direttamente al degrado e alla degenerazione, perché sono contrari alla natura umana. Questo non accadrà. Nessuno ci è mai riuscito, né ci riuscirà ora.

Nonostante tutto ciò, nel dicembre 2021 abbiamo tentato ancora una volta di raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e i loro alleati sui principi di sicurezza europea e di non espansione della NATO. I nostri sforzi sono stati vani. Gli Stati Uniti non hanno cambiato posizione. Non ritengono necessario concordare con la Russia su una questione che è fondamentale per noi. Gli Stati Uniti perseguono i propri obiettivi, trascurando i nostri interessi.

Naturalmente, questa situazione solleva una domanda: cosa succederà ora, cosa dobbiamo aspettarci? Se la storia può essere di qualche insegnamento, sappiamo che nel 1940 e all’inizio del 1941 l’Unione Sovietica fece di tutto per prevenire la guerra o almeno ritardarne lo scoppio. A tal fine, l’URSS cercò di non provocare il potenziale aggressore fino alla fine, astenendosi o rinviando i preparativi più urgenti e ovvi che doveva attuare per difendersi da un attacco imminente. Quando finalmente agì, era troppo tardi.

Di conseguenza, il Paese non era preparato a contrastare l’invasione della Germania nazista, che attaccò la nostra Patria il 22 giugno 1941, senza dichiarare guerra. Il Paese fermò il nemico e continuò a sconfiggerlo, ma ciò avvenne a un costo enorme. Il tentativo di placare l’aggressore prima della Grande Guerra Patriottica si rivelò un errore che costò caro al nostro popolo. Nei primi mesi dopo lo scoppio delle ostilità, perdemmo vasti territori di importanza strategica, così come milioni di vite. Non commetteremo questo errore una seconda volta. Non abbiamo il diritto di farlo.

Coloro che aspirano al dominio globale hanno pubblicamente designato la Russia come loro nemico. Lo hanno fatto impunemente. Non ci siano dubbi, non avevano motivo di agire in questo modo. È vero che dispongono di notevoli capacità finanziarie, scientifiche, tecnologiche e militari. Ne siamo consapevoli e abbiamo una visione obiettiva delle minacce economiche di cui abbiamo sentito parlare, così come della nostra capacità di contrastare questo ricatto sfacciato e senza fine. Vorrei ribadire che non ci facciamo illusioni al riguardo e siamo estremamente realistici nelle nostre valutazioni.

Per quanto riguarda gli affari militari, anche dopo la dissoluzione dell’URSS e la perdita di una parte considerevole delle sue capacità, la Russia odierna rimane uno degli stati nucleari più potenti. Inoltre, gode di un certo vantaggio in diverse armi all’avanguardia. In questo contesto, non dovrebbe esserci alcun dubbio che qualsiasi potenziale aggressore andrebbe incontro a una sconfitta e a conseguenze nefaste se attaccasse direttamente il nostro Paese.

Allo stesso tempo, la tecnologia, anche nel settore della difesa, sta cambiando rapidamente. Un giorno c’è un leader, domani un altro, ma una presenza militare nei territori confinanti con la Russia, se permettiamo che continui, durerà per decenni o forse per sempre, creando una minaccia sempre più crescente e totalmente inaccettabile per la Russia.

Anche ora, con l’espansione della NATO verso est, la situazione per la Russia sta peggiorando e diventando più pericolosa di anno in anno. Inoltre, negli ultimi giorni la leadership della NATO è stata schietta nel dichiarare la necessità di accelerare e intensificare gli sforzi per avvicinare le infrastrutture dell’alleanza ai confini della Russia. In altre parole, hanno rafforzato la loro posizione. Non possiamo restare inerti e osservare passivamente questi sviluppi. Sarebbe un atto assolutamente irresponsabile da parte nostra.

Qualsiasi ulteriore espansione delle infrastrutture dell’Alleanza Nord Atlantica o gli sforzi in corso per ottenere un punto d’appoggio militare sul territorio ucraino sono per noi inaccettabili. Naturalmente, la questione non riguarda la NATO in sé. Essa funge semplicemente da strumento della politica estera statunitense. Il problema è che nei territori adiacenti alla Russia, che devo sottolineare essere la nostra terra storica, sta prendendo forma un’ostile “anti-Russia”. Completamente controllata dall’esterno, sta facendo di tutto per attrarre le forze armate della NATO e ottenere armi all’avanguardia.

Per gli Stati Uniti e i suoi alleati, si tratta di una politica di contenimento della Russia, con evidenti conseguenze geopolitiche. Per il nostro Paese, è una questione di vita o di morte, una questione del nostro futuro storico come nazione. Non è un’esagerazione; è un dato di fatto. Non è solo una minaccia molto concreta ai nostri interessi, ma anche all’esistenza stessa del nostro Stato e alla sua sovranità. È la linea rossa di cui abbiamo parlato in numerose occasioni. Loro l’hanno oltrepassata.

Questo mi porta alla situazione nel Donbass. Possiamo vedere che le forze che hanno organizzato il colpo di Stato in Ucraina nel 2014 hanno preso il potere, lo mantengono con l’aiuto di procedure elettorali ornamentali e hanno abbandonato la strada della risoluzione pacifica del conflitto. Per otto anni, per otto interminabili anni abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere la situazione con mezzi politici pacifici. Tutto è stato vano.

Come ho detto nel mio precedente discorso, non si può guardare senza compassione a ciò che sta accadendo lì. È diventato impossibile tollerarlo. Dovevamo fermare quell’atrocità, quel genocidio di milioni di persone che vivono lì e che hanno riposto le loro speranze nella Russia, in tutti noi . Sono le loro aspirazioni, i sentimenti e il dolore di queste persone che sono stati la principale forza motivante dietro la nostra decisione di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche popolari del Donbass.

Vorrei inoltre sottolineare quanto segue. Concentrati sui propri obiettivi, i principali paesi della NATO stanno sostenendo i nazionalisti di estrema destra e i neonazisti in Ucraina, coloro che non perdoneranno mai al popolo della Crimea e di Sebastopoli di aver scelto liberamente di riunirsi alla Russia.

Cercheranno senza dubbio di portare la guerra in Crimea, proprio come hanno fatto nel Donbass, di uccidere persone innocenti, proprio come fecero i membri delle unità punitive dei nazionalisti ucraini e dei complici di Hitler durante la Grande Guerra Patriottica. Hanno anche rivendicato apertamente diverse altre regioni russe.

Se osserviamo la sequenza degli eventi e i resoconti in arrivo, lo scontro tra la Russia e queste forze non può essere evitato. È solo questione di tempo. Si stanno preparando e aspettano il momento giusto. Inoltre, sono arrivati ​​al punto di aspirare ad acquisire armi nucleari. Non permetteremo che ciò accada.

Ho già detto che la Russia ha accettato la nuova realtà geopolitica dopo la dissoluzione dell’URSS. Abbiamo trattato tutti i nuovi stati post-sovietici con rispetto e continueremo a comportarci in questo modo. Rispettiamo e rispetteremo la loro sovranità, come dimostrato dall’assistenza che abbiamo fornito al Kazakistan quando ha dovuto affrontare eventi tragici e una sfida in termini di statualità e integrità. Tuttavia, la Russia non può sentirsi al sicuro, svilupparsi ed esistere mentre affronta una minaccia permanente proveniente dal territorio dell’attuale Ucraina.

Vorrei ricordarvi che nel 2000-2005 abbiamo utilizzato le nostre forze armate per respingere i terroristi nel Caucaso e abbiamo difeso l’integrità del nostro Stato. Abbiamo preservato la Russia. Nel 2014, abbiamo sostenuto la popolazione della Crimea e di Sebastopoli. Nel 2015, abbiamo utilizzato le nostre Forze Armate per creare uno scudo affidabile che ha impedito ai terroristi siriani di penetrare in Russia. Si trattava di difenderci. Non avevamo altra scelta.

Lo stesso sta accadendo oggi. Non ci hanno lasciato altra opzione per difendere la Russia e il nostro popolo, se non quella che siamo costretti a usare oggi. In queste circostanze, dobbiamo agire con coraggio e immediatamente. Le repubbliche popolari del Donbass hanno chiesto aiuto alla Russia.

In questo contesto, in conformità con l’articolo 51 (Capitolo VII) della Carta delle Nazioni Unite, con l’autorizzazione del Consiglio della Federazione Russa e in esecuzione dei trattati di amicizia e mutua assistenza con la Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Lugansk, ratificati dall’Assemblea Federale il 22 febbraio, ho preso la decisione di condurre un’operazione militare speciale.

Lo scopo di questa operazione è proteggere le persone che, da otto anni, subiscono umiliazioni e genocidio perpetrati dal regime di Kiev. A tal fine, cercheremo di smilitarizzare e denazificare l’Ucraina, nonché di processare coloro che hanno perpetrato numerosi crimini sanguinosi contro i civili, compresi i cittadini della Federazione Russa.

Non è nostro piano occupare il territorio ucraino. Non intendiamo imporre nulla a nessuno con la forza. Allo stesso tempo, sentiamo sempre più spesso dall’Occidente affermazioni secondo cui non è più necessario attenersi ai documenti che descrivono gli esiti della Seconda Guerra Mondiale, firmati dal regime totalitario sovietico. Come possiamo rispondere a queste affermazioni?

Le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale e i sacrifici che il nostro popolo ha dovuto compiere per sconfiggere il nazismo sono sacri. Ciò non contraddice gli alti valori dei diritti umani e delle libertà nella realtà emersa nei decenni del dopoguerra. Ciò non significa che le nazioni non possano godere del diritto all’autodeterminazione, sancito dall’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite.

Vorrei ricordarvi che alle persone che vivono nei territori che oggi fanno parte dell’Ucraina non è stato chiesto come volessero costruire la propria vita quando fu creata l’URSS o dopo la Seconda Guerra Mondiale. La libertà guida la nostra politica, la libertà di scegliere in modo indipendente il nostro futuro e il futuro dei nostri figli. Crediamo che tutti i popoli che vivono nell’Ucraina odierna, chiunque lo desideri, debba poter godere di questo diritto di libera scelta.

In questo contesto, vorrei rivolgermi ai cittadini ucraini. Nel 2014, la Russia è stata obbligata a proteggere la popolazione della Crimea e di Sebastopoli da coloro che voi stessi chiamate “nat”. La popolazione della Crimea e di Sebastopoli ha scelto di restare con la propria patria storica, la Russia, e noi abbiamo sostenuto la loro scelta. Come ho detto, non potevamo fare altrimenti.

Gli eventi attuali non hanno nulla a che fare con il desiderio di violare gli interessi dell’Ucraina e del popolo ucraino. Sono legati alla difesa della Russia da coloro che hanno preso in ostaggio l’Ucraina e stanno cercando di usarla contro il nostro Paese e il nostro popolo.

Lo ripeto: stiamo agendo per difenderci dalle minacce che ci vengono create e da un pericolo peggiore di quello che sta accadendo ora. Vi chiedo, per quanto difficile possa essere, di comprenderlo e di collaborare con noi per voltare pagina il prima possibile e procedere insieme, senza permettere a nessuno di interferire nei nostri affari e nelle nostre relazioni, ma sviluppandole in modo indipendente, in modo da creare condizioni favorevoli al superamento di tutti questi problemi e rafforzarci dall’interno come un unico insieme, nonostante l’esistenza di confini statali. Credo in questo, nel nostro futuro comune.

Vorrei rivolgermi anche al personale militare delle Forze Armate ucraine.

Compagni ufficiali,

I vostri padri, nonni e bisnonni non hanno combattuto gli occupanti nazisti e non hanno difeso la nostra Patria comune per permettere ai neonazisti di oggi di prendere il potere in Ucraina. Avete giurato fedeltà al popolo ucraino e non alla giunta, l’avversario del popolo che sta saccheggiando l’Ucraina e umiliando il popolo ucraino.

Vi esorto a rifiutarvi di eseguire i loro ordini criminali. Vi esorto a deporre immediatamente le armi e a tornare a casa. Vi spiego cosa significa: il personale militare dell’esercito ucraino che lo farà potrà lasciare liberamente la zona di ostilità e tornare alle proprie famiglie.

Voglio sottolineare ancora una volta che ogni responsabilità per l’eventuale spargimento di sangue ricadrà interamente e integralmente sul regime ucraino al potere.

Vorrei ora dire qualcosa di molto importante per coloro che potrebbero essere tentati di interferire in questi sviluppi dall’esterno. Non importa chi cerchi di ostacolarci o, a maggior ragione, di creare minacce per il nostro Paese e il nostro popolo, devono sapere che la Russia risponderà immediatamente e le conseguenze saranno quali non avete mai visto in tutta la vostra storia . Non importa come si svilupperanno gli eventi, siamo pronti. Tutte le decisioni necessarie al riguardo sono state prese. Spero che le mie parole vengano ascoltate.

Cittadini della Russia,

La cultura, i valori, l’esperienza e le tradizioni dei nostri antenati hanno sempre costituito un solido fondamento per il benessere e l’esistenza stessa di interi stati e nazioni, per il loro successo e la loro sopravvivenza. Naturalmente, ciò dipende direttamente dalla capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti costanti, di mantenere la coesione sociale e di essere pronti a consolidare e mobilitare tutte le forze disponibili per progredire.

Dobbiamo sempre essere forti, ma questa forza può assumere forme diverse. L'”impero delle menzogne”, di cui ho parlato all’inizio del mio discorso, si basa nella sua politica principalmente sulla forza bruta e diretta. È qui che si applica il nostro detto sull’essere “tutto muscoli e niente cervello”.

Sappiamo tutti che avere giustizia e verità dalla nostra parte è ciò che ci rende veramente forti. Se così fosse, sarebbe difficile non essere d’accordo sul fatto che la nostra forza e la nostra prontezza a combattere siano il fondamento dell’indipendenza e della sovranità e forniscano le basi necessarie per costruire un futuro affidabile per la vostra casa, la vostra famiglia e la vostra Patria.

Cari compatrioti,

Sono certo che i soldati e gli ufficiali devoti delle Forze Armate russe svolgeranno il loro dovere con professionalità e coraggio. Non ho dubbi che le istituzioni governative a tutti i livelli e gli specialisti lavoreranno efficacemente per garantire la stabilità della nostra economia, del nostro sistema finanziario e del nostro benessere sociale, e lo stesso vale per i dirigenti aziendali e l’intera comunità imprenditoriale. Spero che tutti i partiti parlamentari e la società civile assuma una posizione consolidata e patriottica.

In fin dei conti, il futuro della Russia è nelle mani del suo popolo multietnico, come è sempre stato nella nostra storia. Ciò significa che le decisioni da me prese saranno attuate, che raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissati e garantiremo in modo affidabile la sicurezza della nostra Patria.

Credo nel vostro sostegno e nella forza invincibile che affonda le sue radici nell’amore per la nostra Patria. [Corsivo mio]

Va detto che ben poco è cambiato nei quattro anni trascorsi dal discorso di Putin. L’Impero delle Menzogne ​​è ancora tale ed è un fuorilegge al 100% sia in termini di legge che di moralità. E come notato, i suoi vassalli imitano questo comportamento. Non molto tempo fa, la Russia ha modificato la sua Dottrina Nucleare per eliminare la facciata di facciata dietro cui si nascondeva la NATO, ma non ha ancora agito in base a questi nuovi principi. Lo sviluppo del sistema missilistico Oreshnik da parte della Russia le consente di utilizzare armi non nucleari per far rispettare questi nuovi principi, se lo desidera. A mio parere, quel giorno si avvicina. Dovrebbe anche essere chiaro che la Banda di Trump non è diversa dai suoi numerosi predecessori nel suo atteggiamento nei confronti della Russia, a prescindere dalla retorica, poiché le sue azioni parlano a gran voce, dimostrando la sua permanenza come Impero delle Menzogne.

La Russia continua la sua smilitarizzazione delle forze NATO/ucraine ed elimina lentamente i nazisti ucraini e globali coinvolti nel conflitto, smascherando al contempo la natura nazista dell’Occidente collettivo. Che coloro che hanno preso il potere in Occidente siano degli estremisti eccezionalisti è dimostrato quotidianamente, non solo in Ucraina/Europa, ma a livello globale. Questo è molto simile alla stessa piaga emersa nel XX secolo e mantenuta in vita dall’Impero fuorilegge statunitense. Putin ha ammesso in modo molto netto gli errori commessi dalla leadership sovietica negli anni ’30, definendoli impropri non solo per prevenire l’invasione nazista, ma anche per combatterla adeguatamente. C’è una nota storica a piè di pagina in cui si afferma che Stalin si aspettava di essere arrestato per ciò che aveva fatto alla struttura di comando militare sovietica e per la sua negligenza nel preparare l’invasione. La correttezza della sua sospensione continua a essere dibattuta, ma il messaggio di fondo è chiaro e Putin ha agito di conseguenza.

Nascoste nell’ombra dell’SMO si celano le proposte di sicurezza del dicembre 2021 promesse all’SMO se la Russia fosse stata nuovamente ignorata. Non facevano parte degli obiettivi dell’SMO annunciati da Putin, ma in realtà sono parte del risultato finale. L’iniziativa iniziale della Russia è stata un successo che ha costretto Zelensky ad accettare i termini nell’aprile 2022, ma sappiamo tutti quale entità ha definito inaccettabile tale proposta: l’Impero fuorilegge degli Stati Uniti tramite il suo agente Boris Johnson. La Russia, nel continuo sforzo di dimostrare alla Maggioranza Globale la sua pacifica buona fede, continua a offrire negoziati che portano a un complesso pacchetto per affrontare le questioni esposte da Putin il 21 febbraio 2022 e in seguito, il cui principale punto di sicurezza è il ritorno della NATO alla sua configurazione del 1997, di cui oggigiorno non si parla molto. L’UE/NATO è istigata dal suo padrone a Washington e rappresenta la prova lampante della doppiezza della banda Trump, che a mio parere non inganna Mosca. Il membro più russofobo della NATO è il Regno Unito, profondamente coinvolto nella guerra con la Russia e con una lunga storia di opposizione alla Russia. Le sue azioni lo hanno reso un bersaglio della dottrina nucleare russa più di qualsiasi altro membro della NATO.

Oggi è il Giorno del Difensore della Patria in Russia, anche se in realtà ogni giorno, per decenni, è stato il Giorno del Difensore della Patria per i sovietici e poi per i russi, e questo si estende anche a quei sovietici ora fuori dalla Russia che vengono attaccati direttamente e indirettamente dall’Impero fuorilegge statunitense nel suo tentativo di degradare la Russia creando caos ai suoi confini. A mio parere, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è in corso una quasi-guerra mondiale. L’Impero fuorilegge statunitense vuole concentrarsi sulla nuova superpotenza, la Cina, ma si ritrova incatenato alla sua guerra decennale contro sovietici e russi. Affinché la pace sul nostro pianeta prevalga, l’Impero fuorilegge statunitense deve cessare di esistere: una verità che ho sempre sostenuto.

Il Ministero degli Affari Esteri russo pubblica il suo promemoria del 24 febbraio 2022

Consegnato da Maaria Zakharova

Karl Sanchez24 febbraio
 
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Come se fosse stato concordato, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo Maria Zakharova ha rilasciato il seguente commento in occasione del quarto anniversario dell’inizio dell’Operazione Militare Speciale (SMO). La data è il 24.02.2026 alle 00:00. Come potrete leggere, si tratta di una sintesi degli ultimi tre articoli presentati, basati sui documenti storici relativi all’inizio di questo evento, alla controffensiva della Russia contro la NATO/Ucraina, ma soprattutto all’aggressione dell’impero americano contro gli ucraini di lingua russa e i russi in tutto il mondo. È ormai assodato che l’Impero fuorilegge degli Stati Uniti non ha mai posto fine alla sua politica volta alla distruzione prima dell’Unione Sovietica e poi della Federazione Russa, utilizzando ogni risorsa possibile, fino all’ultimo, tranne gli americani. Troverete la dichiarazione di Maria molto equilibrata, con il suo paragrafo conclusivo che ricorda ancora una volta al mondo che c’è un solo modo autentico per raggiungere la pace in Eurasia, e intendo tutta l’Eurasia.

Quattro anni fa, il 24 febbraio 2022, le forze armate russe, in conformità con la decisione del presidente russo Vladimir Putin sulla base delle disposizioni della Costituzione della Federazione Russa, hanno avviato un’operazione militare speciale (SMO). L’operazione mira a eliminare le minacce proiettate dal regime di Kiev dai territori sotto il suo controllo, garantendo la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina. Tutte le azioni sono condotte in stretta conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che regola il diritto all’autodifesa individuale e collettiva.

Questo passo forzato è stato preceduto da otto lunghi anni, durante i quali il nostro Paese ha cercato responsabilmente di promuovere una soluzione politica e diplomatica del conflitto nel Donbass, risultato di un colpo di Stato armato orchestrato, finanziato e organizzato dall’Occidente nel febbraio 2014.

I nazionalisti radicali che hanno preso il potere a Kiev 12 anni fa, con l’approvazione tacita [e il sostegno attivo, come menzionato sopra] dei loro protettori occidentali, stanno imponendo con la forza il proprio ordine al popolo multinazionale dell’Ucraina, basato sull’ideologia del nazionalismo aggressivo e sulla costruzione di uno Stato etnocratico. Coloro che non hanno accettato la dittatura dei “vincitori di Maidan” e non hanno tradito la loro storia, la loro cultura, i loro antenati, la lingua russa, la fede ortodossa – e si tratta di milioni di civili nel Donbass e nella Novorossiya – sono stati sottoposti a molteplici repressioni. Contro di loro, il regime di Kiev ha scatenato una vera e propria guerra di annientamento.

Nel 2022, il numero delle vittime del conflitto armato nel Donbass tra la popolazione ha superato le 13.500 persone. Altre decine di migliaia di persone hanno perso la loro casa, hanno subito innumerevoli sofferenze e privazioni. I sostenitori dei golpisti e le organizzazioni internazionali e le istituzioni specializzate da loro controllate hanno deliberatamente taciuto la portata della tragedia. In violazione dei loro mandati, fin dai primi giorni dopo il colpo di Stato, hanno servito spudoratamente gli interessi geopolitici di coloro che si erano prefissati l’obiettivo di «ripulire» l’Ucraina da tutto ciò che era russo, storicamente insito in essa.

È stata lanciata una campagna propagandistica su larga scala contro la Russia, il cui unico scopo era quello di convincere il mondo che i russi e tutti i nostri popoli che si considerano parte del grande mondo russo non avrebbero il diritto di preservare la loro identità nazionale e culturale, né in Ucraina né altrove. Per non parlare del diritto all’autodeterminazione e alla conservazione dell’unità storica con la Russia, del diritto a uno sviluppo dignitoso e a una sicurezza affidabile.

Allo stesso tempo, le stesse strutture internazionali hanno ignorato in modo pittoresco l’ideologia misantropica di Bandera e i crimini dei neonazisti ucraini, ai quali è stata data carta bianca per qualsiasi azione. Le armi per la distruzione di tutto ciò che era russo, come si suol dire, «scorrevano a fiumi».

Dal 2014, con l’aiuto dell’Occidente, è in atto un processo di militarizzazione dell’Ucraina e di sviluppo militare del suo territorio come potenziale teatro di ostilità contro la Russia, che ha creato minacce paragonabili alla minaccia all’esistenza del nostro Paese. Tutto ciò, insieme all’espansione incontrollata della NATO, ha portato a una profonda crisi di sicurezza in Europa. La Russia ha cercato di tendere la mano a Washington e Bruxelles. Ha messo in guardia dal incoraggiare le aspirazioni di Kiev all’adesione all’alleanza, dal rifornire l’Ucraina di armi e dal alimentare i sentimenti militaristici e nazisti-russofobi del regime di «Maidan». Ha spiegato a lungo e con insistenza dove e perché si trovavano le nostre «linee rosse».

Le proposte della Russia di fornire garanzie di sicurezza giuridica, comprese quelle relative alla non espansione della NATO verso est e al ritorno delle sue infrastrutture militari alla configurazione del 1997 (cioè al momento della firma dell’Atto fondatore Russia-NATO), sono state ignorate.

Eravamo anche seriamente preoccupati per le dichiarazioni pubbliche di Zelensky nel febbraio 2022 alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in cui affermava di possedere armi nucleari, creando rischi reali per la Russia e la stabilità strategica nel suo complesso. In questo modo sono stati distrutti i tre pilastri fondamentali dello Stato ucraino: lo status di neutralità, non allineamento e denuclearizzazione, che ne avevano garantito il riconoscimento internazionale all’inizio degli anni ’90.

La tempestività e la validità della decisione presa nel 2022 dalla leadership russa di avviare un’operazione militare speciale è confermata dall’incessante scivolamento dei territori controllati dal regime di Kiev verso un vero e proprio oscurantismo nazista. La glorificazione dei criminali del Terzo Reich e dei loro sanguinari complici-Bandera, la profanazione dei monumenti ai soldati-liberatori sovietici, il sequestro delle chiese della Chiesa ortodossa canonica e le repressioni contro i credenti, l’imposizione di atti legislativi sempre più discriminatori sono diventati fenomeni comuni in quella zona.

Tra le altre cose, l’SMO ha rivelato i piani del campo occidentale guidato dagli anglosassoni di imporre alla comunità internazionale una sorta di “ordine mondiale basato su regole”, il cui unico scopo è quello di garantire e mantenere l’egemonia dell’Occidente. Gli interessi legittimi di sicurezza della Russia e degli alleati del nostro Paese lo hanno impedito. Oggi è diventato evidente a molti, anche in Occidente, che la loro impresa geopolitica è imperfetta e irrealistica.

Nell’ambito dell’attuazione dei compiti dell’operazione militare speciale, le Forze Armate della Federazione Russa contribuiscono con coraggio e valore al rafforzamento della stabilità regionale e internazionale. Il nostro Paese è attivamente impegnato in un dialogo con tutti i partner interessati alla creazione di un sistema di sicurezza eurasiatico equo e indivisibile. Siamo convinti che anche la risoluzione della crisi ucraina contribuirà a questo obiettivo, tenendo conto dei legittimi interessi della Russia. Tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno raggiunti.

Una pace duratura, giusta e sostenibile può essere raggiunta solo affrontando le cause profonde del conflitto. È a questo compito che sono subordinati gli attuali sforzi della nostra diplomazia, compresi i contatti con i paesi della maggioranza mondiale e nel quadro del dialogo russo-americano. [Il corsivo è mio]

Finora non ci sono indicazioni concrete che l’Impero fuorilegge degli Stati Uniti accetterà una soluzione che affronti le cause profonde del conflitto. Sì, gli americani hanno pronunciato delle parole, ma prima di allora ne avevano pronunciate molte altre che si sono rivelate false. Nonostante tali dichiarazioni da parte degli americani, non è stato fatto alcun tentativo per migliorare le relazioni tra l’Impero e la Russia. Per quanto ne sappiamo, tutto finora è stato di natura transazionale, volto ad affrontare le questioni finanziarie, non quelle relative al sangue e alla sicurezza. Dato il comportamento della banda di Trump e il suo disprezzo per tutte le leggi e la moralità, dubito fortemente che si possa trovare una soluzione con loro. Ciò significa che l’SMO continuerà fino a quando non ci sarà una resa incondizionata o non accadrà qualcosa di drammaticamente inaspettato.

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La grande strategia di Trump 2.0 contro la Cina sta lentamente ma inesorabilmente prendendo forma_di Andrew Korybko

La grande strategia di Trump 2.0 contro la Cina sta lentamente ma inesorabilmente prendendo forma

Andrew Korybko22 febbraio
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Questo è il grande contesto strategico in cui si svolgono i colloqui della Russia con gli Stati Uniti e l’Ucraina.

Gli osservatori occasionali sono convinti che Trump sia un pazzo senza alcun metodo dietro la sua follia, ma la realtà è che lui e il suo team – collettivamente noti come Trump 2.0 – stanno lentamente ma inesorabilmente implementando la loro grande strategia contro la Cina. Ogni loro mossa all’estero dovrebbe essere vista come un mezzo per raggiungere questo obiettivo. Vogliono contenere la Cina in modo completo e poi costringerla a un accordo commerciale sbilanciato che “riequilibra l’economia cinese verso i consumi delle famiglie”, secondo la Strategia per la Sicurezza Nazionale .

Trump 2.0, tuttavia, non vuole entrare in guerra per questo, ed è per questo che sta attento a evitare di replicare il precedente imperiale giapponese . Esercitare troppa pressione economico-strutturale sulla Cina in una volta sola potrebbe spaventarla e spingerla a reagire in preda alla disperazione prima che la finestra di opportunità si chiuda. Hanno quindi deciso di privare gradualmente la Cina dell’accesso ai mercati e alle risorse , idealmente attraverso una serie di accordi commerciali, al fine di fornire agli Stati Uniti la leva indiretta necessaria per ostacolare pacificamente l’ascesa della Cina a superpotenza.

Gli accordi commerciali degli Stati Uniti con l’ UE e l’India potrebbero in ultima analisi portare a una limitazione dell’accesso della Cina ai loro mercati, sotto pena di dazi punitivi in ​​caso di rifiuto. Parallelamente, l’ operazione speciale degli Stati Uniti in Venezuela, le pressioni contro l’Iran e i tentativi simultanei di subordinare la Nigeria e altri importanti produttori di energia potrebbero limitare l’accesso della Cina alle risorse necessarie per alimentare la sua ascesa a superpotenza. L’effetto combinato sta già esercitando un’enorme pressione sulla Cina affinché concluda un accordo con gli Stati Uniti.

Questo è il grande contesto strategico in cui si svolgono i colloqui della Russia con gli Stati Uniti e l’Ucraina . Anch’esso è sottoposto a un’enorme pressione dopo che Trump 2.0 ha inaspettatamente (dal loro punto di vista) perpetuato la guerra per procura in Ucraina, ha aperto la strada a una svolta in Asia centrale attraverso la ” Trump Route for International Peace and Prosperity ” dello scorso agosto attraverso il Caucaso meridionale e ha convinto l’India a ridurre le sue importazioni di petrolio . La Russia deve ora decidere se stipulare un accordo con gli Stati Uniti o diventare più dipendente dalla Cina.

Il primo scenario potrebbe includere una partnership strategica incentrata sulle risorse con gli Stati Uniti in cambio di un compromesso sui loro obiettivi massimalisti in Ucraina, il che potrebbe privare la Cina dell’accesso ai giacimenti in cui gli Stati Uniti investono, come spiegato qui . Per quanto riguarda il secondo scenario, la Russia potrebbe continuare la sua politica speciale operazione a tempo indeterminato con un crescente sostegno cinese in cambio dell’accesso illimitato della Cina alle sue risorse a prezzi stracciati, aiutando così notevolmente la Cina a prepararsi alla guerra con gli Stati Uniti.

In quest’ottica, raggiungere un accordo con la Russia potrebbe facilitare la resa strategica della Cina agli Stati Uniti senza aumentare il rischio di guerra, mentre non farlo potrebbe aumentare il rischio di guerra se la Russia si trasformasse nella riserva di materie prime della Cina per il motivo sopra menzionato e con lo stesso risultato nei confronti degli Stati Uniti. Questo conferisce a Putin un certo potere nei confronti di Trump 2.0, ma non sono nemmeno disperati nel raggiungere un accordo con Putin a tutti i costi, ergo perché non hanno costretto Zelensky alle concessioni richieste e potrebbero non farlo mai.

Se Trump 2.0 non riesce a raggiungere un accordo con Putin, allora si preparerà alla guerra con la Cina, come previsto dalla sua Strategia di Difesa Nazionale, dato il suo dichiarato rafforzamento militare simile a quello di una guerra mondiale. Comunque sia, replicare il precedente imperiale giapponese in tal caso rischia pericolosamente di provocare una Pearl Harbor del XXI secolo, mettendo così a repentaglio il loro pianificato ripristino dell’unipolarismo . È quindi meglio per Trump 2.0 costringere Zelensky a dare a Putin ciò che vuole, per continuare invece a contenere pacificamente la Cina.

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La Corte Suprema ha solo leggermente complicato la politica estera incentrata sui dazi di Trump

Andrew Korybko22 febbraio
 
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Ha già negoziato nuovi accordi commerciali con la maggior parte delle principali economie mondiali, quindi la sua politica estera incentrata sui dazi doganali ha già avuto un grande successo, anche se alla fine non riuscirà a raggiungere un accordo con la Cina nel caso in cui non riuscirà a riottenere gli stessi poteri coercitivi in materia di dazi doganali che esercitava in precedenza.

La Corte Suprema ha stabilito con 6 voti contro 3 che i dazi imposti da Trump ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act del 1977 erano incostituzionali. Ciononostante, la lunga opinione dissenziente del giudice Brett Kavanaugh ha delineato i modi in cui tali dazi potrebbero continuare su basi giuridiche diverse, il che ha spinto Trump ad applicare un dazio globale del 10%, che ha poi aumentato al 15%. Ha anche pubblicato che il suo team “determinerà ed emetterà le nuove tariffe legalmente ammissibili” “nel corso dei prossimi mesi”.

Finora, egli ha utilizzato queste misure come armi finanziarie di distruzione economica di massa, dato il danno che tariffe estreme potrebbero infliggere alla prosperità dei suoi obiettivi nel tempo, a causa della loro dipendenza dall’accesso competitivo al mercato americano, che contestualizza i deficit commerciali degli Stati Uniti. Se non avessero negoziato nuovi accordi commerciali con gli Stati Uniti, cosa che la maggior parte di loro ha già fatto, con la notevole eccezione della Cina, avrebbero dovuto riorientare radicalmente le loro esportazioni per evitarlo, il che non è un compito da poco.

Alcuni di questi accordi prevedono anche delle condizioni, come quello indo-statunitense che, secondo quanto riferito, obbligherebbe l’India ad azzerare le importazioni di petrolio russo, cosa che l’India ha negato, ma il fatto che “le importazioni da Russia a gennaio siano diminuite del 23,5% rispetto a dicembre e di circa un terzo rispetto all’anno precedente” solleva alcune domande. In ogni caso, indipendentemente dai termini, tutti coloro che hanno già negoziato nuovi accordi commerciali con gli Stati Uniti lo hanno fatto per timore dei danni che le tariffe estreme di Trump avrebbero potuto causare alle loro economie nel tempo.

È proprio questo il motivo per cui la sentenza della Corte Suprema complica la sua politica estera, poiché non potrà più imporre dazi estremi a tempo indeterminato a chiunque desideri, almeno per “i prossimi mesi”, mentre il suo team decide come applicare il consiglio di Kavanaugh. Questi diversi fondamenti giuridici “sono soggetti a condizioni, come i limiti di tempo“, che potrebbero ridurre il potere di queste armi finanziarie di distruzione economica di massa e la conseguente pressione sui suoi obiettivi.

Il segretario al Tesoro Scott Bennett ritiene che le nuove soluzioni alternative porteranno a “entrate tariffarie praticamente invariate nel 2026”, mentre un giornalista pro-Trump ha ipotizzatoche “in teoria potrebbe semplicemente dichiarare una nuova emergenza e riavviare il ciclo di 150 giorni” delle tariffe ai sensi della Sezione 122 se il Congresso negasse l’approvazione. Tutto questo resta da vedere, ma per il momento Trump non sembra più avere il potere di imporre arbitrariamente le tariffe che vuole a chi vuole per il tempo che vuole.

Ciò complica solo leggermente la sua politica estera, tuttavia, poiché ha già negoziato nuovi accordi commerciali con la maggior parte delle principali economie mondiali. La Cina rimane l’eccezione più notevole, come scritto in precedenza, e senza il potere sopra menzionato, almeno fino a quando il suo team non deciderà come procedere al meglio, sarà un po’ più difficile raggiungere l’obiettivo previsto con la Cina. Si recherà lì dal 31 marzo al 2 aprile e probabilmente firmerà un accordo in quella occasione, ma ora non è più così sicuro.

La maggior parte dei dettagli potrebbe essere già stata concordata e questo potrebbe essere il motivo per cui il viaggio è stato annunciato, ma il resto potrebbe essere la parte più importante e Xi potrebbe non piegarsi alle richieste di Trump se non avesse più gli stessi poteri in materia di dazi. Trump dovrebbe quindi accontentarsi di meno o rinviare l’accordo fino a dopo il suo viaggio, con l’aspettativa di riottenere tali poteri su basi giuridiche diverse. Un accordo con la Cina è il suo principale obiettivo di politica estera, ma anche senza di esso, ha già raggiunto la maggior parte di ciò che si era prefissato di fare.

Un importante esperto russo ha espresso la valutazione della sua comunità sul nuovo allineamento filo-americano dell’India

Andrew Korybko21 febbraio
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Le sue ultime parole lasciano intendere che la risposta della Russia alla potenziale perdita di miliardi di dollari all’anno in energia e forse anche in esportazioni di materiale tecnico-militare verso l’India, che potrebbe essere dovuta al fatto che l’India dà priorità ai propri interessi in mezzo a pressioni senza precedenti da parte degli Stati Uniti, potrebbe anche dispiacere all’India.

RT ha tradotto e ripubblicato un recente articolo di Fyodor Lukyanov sul tema della reale sovranità dell’India. È ampiamente considerato uno dei massimi esperti russi, se non il numero uno, ed è famoso per aver moderato le sessioni di domande e risposte di Putin all’incontro annuale del Valdai Club ogni autunno. Il contesto del suo articolo riguarda ” Il nuovo percettibile allineamento dell’India con alcuni interessi degli Stati Uniti ” nei settori energetico, marittimo e tecnico-militare nelle settimane successive all’accordo commerciale indo-americano di inizio febbraio .

Circa metà del suo articolo è dedicata alla descrizione del contesto più ampio del nuovo ordine mondiale previsto da Trump 2.0 , al ruolo che gli Stati Uniti desiderano per l’India in tale contesto e alla descrizione della sua politica di multi-allineamento tra poli concorrenti come Stati Uniti e Russia. Lukyanov sembra fare di tutto per essere rispettoso nei confronti dell’India, al fine di evitare preventivamente di offendere i suoi funzionari e rappresentanti. Solo allora condivide la sua valutazione della sua reale sovranità in questo difficilissimo contesto internazionale.

Nelle sue parole, “anche Mosca osserva con preoccupazione l’India che riduce gli acquisti di petrolio russo sotto la pressione degli Stati Uniti. Da una prospettiva russa, tali manovre – potremmo più schiettamente definirle opportunismo – possono apparire come una mancanza di sovranità, una volontà di assecondare gli interessi di un’altra potenza a proprie spese”. Poi aggiunge rapidamente: “Ma questo giudizio riflette una concezione specificamente russa della sovranità”, che è “rigida e intransigente”, e ammette che è “sempre più rara” al giorno d’oggi.

A questo proposito, si può sostenere che la concezione russa della sovranità sia dovuta in gran parte alla sua ricchezza di risorse naturali, che le consente di raggiungere l’autarchia se tale decisione verrà presa, anche se forse a costo di rimanere indietro nell’attuale corsa tecnologica, con conseguenze incerte sulla sua futura competitività complessiva. In ogni caso, dopo aver chiarito questa parte dell’articolo di Lukyanov, è importante riportare la parte successiva, in cui scrive che “la concezione indiana (della sovranità), come quella di molti altri stati, è diversa”.

Nella sua interpretazione di questa scuola nazionale, “Sovranità non significa necessariamente rifiutarsi di cedere alle pressioni; significa trovare il modo di realizzare i propri interessi in condizioni non ideali. Il nucleo di questi interessi è la stabilità interna e lo sviluppo continuo, priorità che sono diventate ancora più urgenti nel contesto delle turbolenze globali”. Concludeva quindi che “Questa è la realtà pratica di quello che spesso viene definito un mondo multipolare… pensa prima a te stesso”.

Il consiglio conclusivo di Lukyanov è: “Quando si tratta con i partner, è quindi essenziale un approccio calmo e distaccato. Agire nel proprio interesse non è cinismo; è un normale comportamento statale. La Russia deve fare lo stesso; con fermezza, sicurezza e senza illusioni. Che gli altri approvino è secondario. Ciò che conta è fidarsi del proprio giudizio e agire di conseguenza”. Come si può vedere, lui e, per estensione, la comunità di esperti russi che rappresenta, sono scontenti di ciò che l’India ha fatto, ma lo capiscono.

Le sue ultime parole lasciano intendere che la risposta della Russia alla potenziale perdita di miliardi di dollari all’anno in esportazioni energetiche e forse anche tecnico-militari verso l’India, che potrebbe essere dovuta al fatto che l’India sta dando priorità ai propri interessi in mezzo a pressioni statunitensi senza precedenti, potrebbe anche scontentare l’India. Gli unici scenari realistici in cui i rappresentanti indiani potrebbero avere questa opinione sono se la Russia aumentasse le esportazioni energetiche e tecnico-militari verso la Cina, per non parlare di un’eventuale esplorazione di un’iniziativa analoga con il Pakistan, entrambe ipotesi non da escludere.

Lukashenko sta imparando a sue spese che Trump ama umiliare i suoi vassalli

Andrew Korybko23 febbraio
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La decisione degli Stati Uniti di non rilasciare visti alla delegazione bielorussa alla riunione del Board of Peace è stata una forma di umiliazione “plausibilmente negabile” nei loro confronti, poiché Lukashenko ha snobbato l’evento, dal momento che Trump lo considera già un futuro vassallo e quindi si aspettava la sua presenza personale.

Il Ministero degli Esteri bielorusso si è lamentato sui social media dicendo che “non sono stati rilasciati visti per la nostra delegazione alla riunione del Consiglio per la pace, nonostante tutti i documenti siano stati presentati in tempo e le procedure siano state seguite… Se non vengono rispettate nemmeno le formalità di base, di quale ‘pace’ stiamo parlando?”. Questo fa seguito al rifiuto del presidente Alexander Lukashenko di partecipare alla prima riunione della scorsa settimana per ragioni poco chiare, anche se non a causa delle pressioni di Putin, ha detto, dopo aver accettato l’invito di Trump a entrare nel Consiglio per la pace.

Come spiegato qui a gennaio, Trump ha sempre l’ultima parola sulle decisioni e le attività del Consiglio, e può persino revocarle in qualsiasi momento dopo che sono state prese o implementate. Il gruppo da lui fondato funge quindi da strumento per acquisire influenza su di lui, ma ciò non garantisce che farà ciò che gli viene chiesto. Ciononostante, poiché il Consiglio potrebbe discutere del conflitto ucraino, Putin ha espresso interesse ad accettare l’invito di Trump a unirsi, in modo che la Russia possa avere un posto al tavolo.

Gli interessi di Lukashenko nell’accettare l’invito di Trump differiscono probabilmente da quelli di Putin, dato che è impegnato in discussioni molto serie con gli Stati Uniti sulla revoca delle sanzioni e sull’attenuazione di altre pressioni sulla Bielorussia. I colloqui con gli Stati Uniti, e presumibilmente quelli segretamente mediati dagli Stati Uniti tra Bielorussia e Polonia, stanno procedendo così bene che il suo Ministro degli Esteri ha condiviso a fine gennaio una percezione radicalmente diversa della Polonia, completamente opposta a quella della Russia, nonostante entrambi si trovino ad affrontare gravi minacce provenienti dalla NATO.

È stato in questo contesto che ” La Russia ha messo in guardia sui piani di rivoluzione colorata dell’Occidente in Bielorussia con quattro anni di anticipo “, che l’analisi con collegamento ipertestuale precedente sostiene sia stata programmata per “segnalare la preoccupazione della Russia di muoversi troppo velocemente nella sua distensione con [l’Occidente] a causa dell’ingenuità”. Nelle sue dichiarazioni precedentemente citate, in cui negava che le pressioni di Putin fossero state la causa del suo rifiuto di partecipare all’incontro della scorsa settimana, Lukashenko ha anche detto quanto segue, il che suggerisce che ciò abbia avuto un ruolo nella sua decisione.

Nelle sue parole, “Putin è una persona che non gli direbbe mai (di non andare)… Avrebbe spostato le cose con attenzione, fatto allusioni, ma non avrebbe permesso a nessuno di andare? Al contrario, avrebbe detto: ‘Ascolta, quando sei lì al Consiglio, di’ a [il Presidente degli Stati Uniti] Donald [Trump] questo, questo, questo'”. Questo suggerisce in modo intrigante che forse Lukashenko abbia interpretato il suddetto avvertimento della Russia sui piani occidentali per una Rivoluzione Colorata in Bielorussia con quattro anni di anticipo esattamente come è stato valutato come un sottile segnale.

Se avesse partecipato all’evento, Trump si sarebbe aspettato che baciasse l’anello proprio come aveva fatto il suo omologo kazako, per le ragioni analizzate qui , e quindi l’immagine avrebbe potuto essere manipolata per esacerbare la percezione di crescenti divergenze tra lui e Putin sugli Stati Uniti. Trump si è offeso perché Lukashenko non aveva intenzione di partecipare e ha invece incaricato il suo Ministro degli Esteri di andare al suo posto, ergo perché gli Stati Uniti non hanno rilasciato i visti, umiliandoli tutti, incluso Lukashenko.

Lukashenko ha quindi scoperto a sue spese che Trump lo considera già un vassallo, nonostante l’assenza di un ” grande accordo ” tra loro, del tipo che aveva proclamato lo scorso autunno, ovvero che la Bielorussia sta negoziando attivamente con gli Stati Uniti. Trump ama umiliare i suoi vassalli, come dimostrato dal duro trattamento riservato a canadesi ed europei nell’ultimo anno. Non sta trattando Lukashenko apertamente allo stesso modo, almeno non ancora, ma ha già ordinato alla sua squadra di farlo in un modo “plausibilmente negabile” dopo essere stato snobbato.

L’adesione accelerata dell’Ucraina all’UE promuoverebbe di fatto gli obiettivi federalisti dell’UE

Andrew Korybko20 febbraio
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L’approvazione dell’“allargamento inverso” all’Ucraina e ad altri stati candidati istituzionalizzerebbe un’Europa a tre livelli tra gli “E6”, l’Europa centrale e i nuovi membri parziali dell’Europa orientale e dei Balcani, per agevolare i piani federalisti del “divide et impera” della Germania.

Politico ha riferito del piano dell’UE di concedere all’Ucraina un’adesione parziale non prima dell’anno prossimo, come parte di una soluzione globale al conflitto che ha colpito il Paese. Un funzionario anonimo ha descritto questo come un “allargamento alla rovescia” e ha spiegato che “sarebbe una sorta di ricalibrazione del processo: si aderisce e poi si ottengono gradualmente diritti e obblighi”. Questo modus operandi consentirebbe a tutti gli altri candidati di aderire, completando così l’espansione del blocco nell’Europa orientale e nei Balcani.

Se Orbán non verrà ” deposto democraticamente ” durante le elezioni parlamentari del mese prossimo, l’UE intende fare appello a Trump affinché faccia pressione su di lui affinché accetti, altrimenti rimuoverà il diritto di voto all’Ungheria. Resta inespressa la valutazione di inizio novembre, quando è stata diffusa per la prima volta l’idea generale di come ” la Polonia potrebbe ostacolare la spinta dell’UE a concedere rapidamente l’adesione all’Ucraina “, se ciò la costringesse ad aprire il suo mercato agricolo a un’altra ondata di esportazioni ucraine a basso costo e di bassa qualità.

Secondo l’analisi precedente, “nessuna delle due metà del duopolio al potere vuole essere ritenuta responsabile delle conseguenze interne dell’adesione dell’Ucraina all’UE, soprattutto non prima delle prossime elezioni parlamentari dell’autunno 2027. La coalizione liberal-globalista al potere del Primo Ministro Donald Tusk sta già affrontando una dura battaglia e affosserebbe qualsiasi speranza di mantenere il controllo se sostenesse questa adesione, mentre il Presidente Karol Nawrocki, dell’opposizione nazionalista conservatrice, tradirebbe la sua base se si schierasse con loro”.

È quindi possibile che l'”allargamento inverso” dell’UE all’Ucraina non includa l’accesso illimitato e senza dazi doganali dei suoi prodotti agricoli né all’intero blocco né solo alla Polonia, al fine di ottenere l’approvazione di Varsavia. In ogni caso, l’adesione accelerata dell’Ucraina all’UE promuoverebbe di fatto gli obiettivi federalisti dell’UE istituzionalizzando la proposta tedesca di ” Europa a due velocità “, portando così a tre livelli di adesione di fatto tra gli “E6”, gli altri membri a pieno titolo e i nuovi membri parziali.

L’acronimo “E6″ si riferisce alle sei maggiori economie del blocco – Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia – che si troverebbero collettivamente al vertice di questa gerarchia istituzionalizzata, che sarebbe ufficiosamente guidata dal duopolio franco-tedesco (o divisa in fazioni da quest’ultimo se la rivalità diventasse ingestibile). Indipendentemente dalla partecipazione o meno della Polonia all’interno dell'”E6”, cosa che l’analisi linkata sopra menzionata sostiene non possa essere data per scontata, l’UE sarebbe quindi formalmente divisa.

Gli “E6” promuoverebbero riforme per facilitare la federalizzazione, anche se tale obiettivo finale non fosse dichiarato apertamente, per evitare di spaventare alcuni Paesi e le loro società. I ​​nuovi membri parziali sarebbero quindi spinti a conformarsi a queste nuove politiche per ottenere la piena adesione, mentre i restanti membri effettivi del secondo livello sarebbero spinti dal primo e dal terzo livello a fare lo stesso. Esiste una netta divisione geopolitica tra questi livelli che merita di essere menzionata prima di concludere l’analisi.

Gli “E6” rappresentano l’Europa occidentale (ad eccezione della Polonia), i nuovi membri parziali rappresenterebbero l’Europa orientale e i Balcani, mentre i restanti rappresenterebbero l’Europa centrale. I federalisti dell’UE vogliono quindi contrapporre i primi tre ai membri dell’Europa centrale contrari al federalismo, per poi imporre loro tale sistema come un fatto compiuto. Questa osservazione contestualizza ulteriormente l’urgenza percepita di approvare un “allargamento inverso” all’Ucraina e agli altri candidati.

L’opposizione conservatrice polacca ha buone ragioni per rifiutare un gigantesco prestito dell’UE per le armi

Andrew Korybko21 febbraio
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Tali condizioni eroderebbero la sovranità già limitata della Polonia e rischierebbero di annullare i guadagni ottenuti nei confronti della Germania per quanto riguarda la loro rivalità regionale.

Euractiv ha riferito che “la partecipazione della Polonia al programma di prestiti per la difesa Security Action for Europe (SAFE) potrebbe essere minacciata a causa di una disputa politica”, a seguito del rapporto di Remix News su come “la destra polacca teme che il prestito UE da 40 miliardi di euro per gli armamenti comporti pericolose condizioni”. Politico è stato il primo a parlarne nel suo articolo su come “il programma SAFE di prestiti UE per armi diventi politico in Polonia”. La questione ora domina il dibattito politico-di sicurezza in Polonia.

L’aspetto più controverso dei fondi SAFE polacchi è che potrebbero essere congelati con il pretesto che la Polonia viola il diritto dell’UE, proprio come è successo ad altri fondi quando l’opposizione era al potere, e il 65% di essi deve essere speso per apparecchiature prodotte dall’UE. Detto questo, “Diritto e Giustizia” (PiS) potrebbe tornare al potere dopo le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, e il suo cardinale grigio Jaroslaw Kaczynski è stato citato da Euractiv per aver avvertito che “[SAFE] fa parte di un piano politico più ampio volto a unire l’Europa sotto la guida tedesca”.

Per questo motivo ha chiesto al Presidente Karol Nawrocki, un indipendente alleato del PiS, di porre il veto alla promulgazione da parte del Sejm di una legge per l’attuazione del SAFE. Il Ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha insistito sul fatto che il restante 35% degli acquisti tecnico-militari non imposti dall’UE può provenire dagli Stati Uniti, di gran lunga il principale partner militare della Polonia , ma ciò significa comunque che due terzi degli acquisti devono essere europei (in pratica probabilmente tedeschi) e i fondi possono essere congelati con pretesti legali arbitrari.

Per contestualizzare, ” il complesso militare-industriale polacco è imbarazzantemente sottosviluppato “, poiché il paese fatica persino a produrre proiettili, motivo per cui non ci si aspetta che i produttori nazionali traggano beneficio dal programma SAFE. Nel frattempo, un recente articolo del Washington Post sosteneva sostanzialmente che ” il potenziamento militare della Polonia potrebbe essere stato in definitiva inutile “, basandosi sul fatto che le decine di miliardi di dollari di armi convenzionali acquistate nell’ultimo decennio sono state vanificate dai droni .

Un altro punto rilevante è che ” la Germania sta competendo con la Polonia per guidare il contenimento della Russia “, e se riuscisse a convincere la Polonia a riorientare i suoi acquisti tecnico-militari da Stati Uniti e Corea del Sud verso aziende tedesche attraverso il programma SAFE, la Germania avrebbe la meglio sulla Polonia. In relazione a ciò, la proposta tedesca di un'” Europa a due velocità ” e quella correlata di accelerare l’adesione dell’Ucraina all’UE mirano a promuovere la federalizzazione dell’Europa, a cui il PiS si oppone fermamente.

La tendenza più ampia è che ” la prevista trasformazione dell’UE in un’unione militare è un gioco di potere federalista “, e questo potrebbe diventare un fatto compiuto se due terzi dei 40 miliardi di euro di prestiti a basso costo stanziati dall’UE per la Polonia fossero destinati ad equipaggiamenti tecnico-militari prodotti in Germania. Dopotutto, tale somma (26 miliardi di euro) rappresenta oltre la metà delle spese per la difesa della Polonia nel 2026 (46 miliardi di euro), il che potrebbe quindi comportare un radicale riorientamento delle sue forze armate verso i prodotti del vicino. Le implicazioni strategiche sono evidenti.

L’opposizione conservatrice polacca ha quindi buone ragioni per rifiutare questo gigantesco prestito dell’UE, poiché le sue condizioni eroderebbero la sua già limitata sovranità e rischierebbero di annullare i vantaggi ottenuti nei confronti della Germania in termini di rivalità regionale . Il Primo Ministro liberal-globalista Donald Tusk ha affermato che il veto di Nawrocki alla legge per l’attuazione del SAFE sarebbe un “tradimento degli interessi nazionali”, ma poiché l’alleato di Nawrocki, Kaczynski, ritiene che Tusk sia un “agente tedesco”, Nawrocki potrebbe non farsi scoraggiare.

Gli Stati baltici progettano di creare il loro “Schengen militare”

Andrew Korybko22 febbraio
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Un giorno questo si collegherà all’attuale “Schengen militare” tra Paesi Bassi, Germania e Polonia, a cui Belgio e Francia intendono aderire, per creare una zona contigua di libera circolazione militare tra i Pirenei e l’avvicinamento a San Pietroburgo.

I ministri della Difesa degli Stati baltici hanno firmato a fine gennaio una dichiarazione d’intenti per la creazione di un proprio ” Schengen militare “, che fa riferimento all’accordo firmato due anni fa, nel gennaio 2024, tra Paesi Bassi, Germania e Polonia per accelerare il flusso di truppe e materiali. Anche Belgio e Francia dovrebbero aderire al “Schengen militare” originario, i cui membri mirano a ridurre a 3-5 giorni i 45 giorni stimati attualmente necessari per inviare le truppe dall’Atlantico al fianco orientale.

Una volta modernizzati, sia in termini infrastrutturali che di coordinamento giuridico, i due “Schengen militari” formeranno una zona contigua di libera circolazione militare tra i Pirenei e l’avvicinamento a San Pietroburgo. Certo, si tratta di un lavoro in corso che non sarà completato a breve, soprattutto per quanto riguarda la parte baltica. La Polonia ha appena inaugurato il tratto autostradale ” Via Baltica ” tra sé e la Lituania, mentre la “Ferrovia Baltica” tra i due Paesi e l’Estonia è ancora più in ritardo .

Tuttavia, la tendenza inequivocabile è che la NATO sta ottimizzando la sua logistica militare, in particolare lungo il suo fianco orientale, i cui membri hanno concordato di accelerare la loro militarizzazione durante il vertice inaugurale di metà dicembre . A questo proposito, i lettori non dovrebbero dimenticare che gli Stati baltici e la Polonia stanno costruendo quella che viene chiamata ” Linea di difesa dell’UE “, che combina la “Linea di difesa baltica” del primo e lo “Scudo orientale” del secondo in quella che è di fatto una nuova cortina di ferro che includerà mine antiuomo .

Questo fronte baltico della nuova guerra fredda tra NATO e Russia fa molto affidamento sulla Polonia, che ha già la più grande forza militare dell’UE e la terza più grande nella NATO , con piani di espansione da 215.000 soldati a 300.000 entro il 2030 , poi a mezzo milione entro il 2039 (di cui 200.000 riservisti). Entrambi i megaprogetti Via e Rail Baltica, che sono i fiori all’occhiello regionali dell'” Iniziativa dei Tre Mari ” guidata dalla Polonia, collegheranno la Polonia ai confini di Lettonia ed Estonia con la Russia per un rapido dispiegamento di forze in caso di crisi.

Il coinvolgimento della più grande forza militare dell’UE in una simile crisi NATO-Russia trascinerebbe inevitabilmente il resto di questi due blocchi sovrapposti in qualsiasi guerra che potrebbe poi verificarsi nel peggiore dei casi. Se gli Stati baltici non avessero accettato di formare il proprio “Schengen militare” e se i relativi progetti logistici “Baltica” non fossero stati realizzati, potenziali incidenti di confine potrebbero essere più facilmente gestibili. Al contrario, probabilmente si tradurrebbe in un rapido dispiegamento di truppe polacche, portando così la situazione a una crisi.

Andando oltre la rilevanza militare di questo recente sviluppo e soffermandoci sulla sua rilevanza politica, la Polonia sta chiaramente stabilendo una sfera d’influenza sugli Stati baltici, il che rappresenta in realtà un ritorno alla storia. Gli osservatori occasionali probabilmente non lo sanno, ma la Confederazione polacco-lituana guidata da Varsavia un tempo si estendeva a nord fino all’Estonia meridionale e controllò persino parti della Lettonia per secoli, fino alla Terza Partizione del 1795. Questo fa parte del piano della Polonia per far rivivere il suo status di Grande Potenza, a lungo perduto .

La tendenza generale è che la Polonia si stia preparando a guidare il contenimento della Russia lungo il fronte baltico, il che potrebbe anche esercitare maggiore pressione su Kaliningrad (che confina con Polonia e Lituania) e sulla Bielorussia (che confina con Polonia, Lituania e Lettonia). L’eventuale fusione di questi due “Schengen militari” potrebbe incoraggiare la Polonia a contenere la Russia in modo più attivo, persino aggressivo, garantendo che il supporto arriverebbe rapidamente dall’entroterra dell’UE o persino dagli Stati Uniti in caso di crisi.

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C’è una sfumatura importante nella riduzione delle importazioni indiane di petrolio russo

Andrew Korybko23 febbraio
 
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Ciò è dovuto alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti, che dal punto di vista della Russia non equivalgono a una sottomissione volontaria alle richieste degli Stati Uniti, consentendo così di mantenere la fiducia reciproca in queste circostanze.

L’ambasciatore indiano in Russia Vinay Kumar ha smentito le voci secondo cui l’India avrebbe vietato l’acquisto di petrolio russo. Nelle sue parole: “No, l’India acquista ciò che è meglio per sé stessa. <…> La questione non è se vietarlo o meno. Si tratta di una questione di sicurezza, di interessi economici ed energetici del Paese, in particolare delle esigenze energetiche della sua popolazione. Pertanto, continueremo ad acquistare il vostro petrolio in base ai vantaggi finanziari. Il nostro governo ha chiarito che l’India adotterà tutte le misure necessarie per proteggere i propri interessi nazionali”. È ragionevole.

C’è tuttavia una sfumatura importante riguardo alla sua condizione secondo cui il proseguimento degli acquisti di petrolio russo da parte dell’India “dipende dai vantaggi finanziari”. Gli Stati Uniti hanno imposto all’India dazi punitivi del 25% su tali operazioni commerciali per sei mesi, da agosto scorso a febbraio di quest’anno, prima di revocarli nell’ambito dell’accordo commerciale indo-statunitense. Trump si è vantato all’epoca che Modi avesse accettato di azzerare le importazioni indiane di petrolio russo, cosa che l’India ha negato, ma l’ordine esecutivo di Trump gli conferisce il potere di reintrodurre tali dazi se ciò non avvenisse.

Secondo Reuters, “le spedizioni di greggio russo a gennaio hanno rappresentato la quota minore delle importazioni petrolifere dell’India dalla fine del 2022, secondo i dati provenienti da fonti del settore, mentre le forniture dal Medio Oriente hanno raggiunto la quota più alta nello stesso periodo… Le importazioni da Russia a gennaio sono diminuite del 23,5% rispetto a dicembre e di circa un terzo rispetto all’anno precedente” . Parallelamente, Bloomberg ha riportato che “L’aumento delle importazioni di petrolio saudita in India riduce il divario con il principale fornitore, la Russia”, con le importazioni da tale fornitore che hanno raggiunto il massimo livello degli ultimi sei anni.

È stato spiegato in precedenza qui che “l’India ritiene ora che i costi complessivi derivanti dal continuare a resistere alla crescente pressione esercitata dagli Stati Uniti superino quelli derivanti dall’accettare le loro richieste”, poiché si ritiene che i dazi abbiano un impatto più negativo sull’economia rispetto all’aumento dei costi delle importazioni di petrolio. L’India ha quindi calcolato che i propri interessi sarebbero stati tutelati in modo più efficace riducendo le importazioni di petrolio russo, che non comportano più gli stessi vantaggi finanziari, in cambio dell’abolizione dei dazi del 25%.

Uno dei massimi esperti russi, se non il numero uno, Fyodor Lukyanov ha recentemente scritto che “anche Mosca osserva con inquietudine l’India che riduce gli acquisti di petrolio russo sotto la pressione degli Stati Uniti. Dal punto di vista russo, tale manovra – che si potrebbe definire più schiettamente opportunismo – può apparire come una mancanza di sovranità, una disponibilità ad assecondare gli interessi di un’altra potenza a proprie spese”. L’approccio dell’India alla sovranità, tuttavia, “significa trovare il modo di realizzare i propri interessi in condizioni non ideali”.

Ha poi espresso comprensione per la difficile situazione imposta dagli Stati Uniti e ha concluso che “Questa è la realtà pratica di quello che spesso viene definito un mondo multipolare… prima pensa a te stesso”. Tornando all’importante sfumatura relativa alla riduzione delle importazioni di petrolio russo da parte dell’India, i vantaggi finanziari di questa attività esistono ancora in teoria, ma non nel contesto reale dei dazi punitivi degli Stati Uniti e delle minacce di reintrodurli. La riduzione delle importazioni è quindi dovuta a questa pressione, non a una volontaria sottomissione alle richieste degli Stati Uniti.

Gli osservatori potrebbero mettere in dubbio la rilevanza di questa sfumatura, dato che il risultato è lo stesso indipendentemente dal motivo, ma dal punto di vista della Russia è molto importante che l’India abbia rassicurato che questa tendenza è dovuta alla pressione esercitata dagli Stati Uniti, esattamente come ha valutato il suo massimo esperto Lukyanov, e non è volontaria. Ciò mantiene la fiducia reciproca in queste circostanze, stabilizzando così la base su cui si fondano le loro relazioni e garantendo la fattibilità dei loro progetti comuni, almeno fino a quando (o a meno che?) gli Stati Uniti non inizieranno a prendere di mira anche loro.

Bibi ha messo i partner di Israele in una posizione imbarazzante con la sua descrizione dell'”esagono”

Andrew Korybko23 febbraio
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Parlando a loro nome e mettendoli in conflitto con l’Iran, l’Arabia Saudita e la loro rete di partner, ha minato gli equilibri che alcuni di loro, come India ed Etiopia, mettono in atto.

Bibi ha recentemente dichiarato durante una riunione di governo che “creeremo un intero sistema, essenzialmente un ‘esagono’ di alleanze attorno o all’interno del Medio Oriente. Questo include India, nazioni arabe, nazioni africane, nazioni mediterranee (Grecia e Cipro) e nazioni asiatiche che non approfondirò per il momento… L’intenzione è quella di creare un asse di nazioni che condividano la realtà, le sfide e gli obiettivi, in contrapposizione agli assi radicali, sia l’asse radicale sciita… sia l’emergente asse radicale sunnita”.

Ciò mette i partner di Israele in una posizione scomoda, perché alcuni di loro, come l’India, il cui Primo Ministro sarà in visita questa settimana, non vogliono farsi nemici i paesi che Bibi considera parte degli assi sciiti e sunniti. Questo ci porta esattamente a ciò a cui questi assi si riferiscono, con il primo che è ovviamente l'” Asse della Resistenza ” a guida iraniana, composto da Hezbollah, Hamas, gli Houthi e alcune milizie irachene, mentre il secondo sembra essere un’allusione alla cosiddetta ” NATO islamica “.

Questa prevista rete di sicurezza incentrata sull’Arabia Saudita include al momento solo il Pakistan , ma si parla di estenderla a Turchia ed Egitto , sia nell’ambito di un’alleanza multilaterale sia attraverso accordi separati tra questi e l’Arabia Saudita, come l’accordo di sicurezza appena raggiunto con la Somalia . Che sia formalizzato e/o multilateralizzato, il concetto di “NATO islamica” si riferisce fondamentalmente a questa piattaforma di coordinamento regionale per ottimizzare il perseguimento degli obiettivi comuni in Sudan e Somalia .

Di conseguenza, questa rete di sicurezza incentrata sull’Arabia Saudita sfida gli interessi di Grecia e Cipro a causa delle loro controversie con lo stretto partner turco del Regno, le ” Rapid Support Forces ” (RSF) del Sudan, a causa del loro sostegno alle “Sudanese Armed Forces” (SAF), il loro presunto protettore emiratino che ora è coinvolto in una competizione regionale di vecchia data con l’Arabia Saudita, l’Etiopia a causa del pianificato rafforzamento militare del rivale Egitto in Somalia con pretesti antiterrorismo, e il Somaliland recentemente riconosciuto da Israele .

Allo stesso modo, la rete di sicurezza incentrata sull’Iran sfida gli interessi del vicino Azerbaigian, con il quale le relazioni sono state caratterizzate da una profonda sfiducia reciproca sin dall’indipendenza (con qualche disgelo nel frattempo), del “Consiglio di transizione meridionale” dello Yemen del Sud, recentemente sconfitto, che si oppone ferocemente agli Houthi (a differenza del loro governo riconosciuto a livello internazionale allineato all’Arabia Saudita), e dell’RSF a causa del sospetto sostegno militare iraniano alle SAF.

I partiti elencati, i cui interessi sono minacciati da questi assi, sono quindi candidati per l'”esagono”: l’inclusione dell’India è dovuta all’alleanza del rivale Pakistan con i sauditi la scorsa estate e al potenziale coinvolgimento della rivale minore Turchia, ma potrebbero non volersi opporre apertamente. Ciò potrebbe peggiorare radicalmente i loro legami con gli altri membri dell’asse con cui non hanno problemi. Potrebbe anche aumentare il rischio di guerre più intense, per procura o dirette, per errore di calcolo.

Per queste ragioni, Bibi ha messo i partner di Israele in una posizione davvero imbarazzante, descrivendo il suo immaginario “esagono” di sicurezza incentrato su Israele come un controasse a quelli sciiti e sunniti. Parlando a loro nome e mettendoli in contrasto con l’Iran, l’Arabia Saudita e la loro rete di partner, ha minato gli equilibri che alcuni di loro, come India ed Etiopia, praticano. Il danno non è irreparabile, tuttavia, ma i loro stretti legami con Israele potrebbero ora essere visti con maggiore sospetto da questi due assi.

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