Lo stato di eccezione silenzioso dello Stato del bunker, di Nel Bonilla – L’altra catena di comando, di The Duran
Lo stato di eccezione silenzioso dello Stato del bunker
Ovvero, Sulla nuotata sincrona legislativa e amministrativa francese
| Nel Bonilla24 ottobre |
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Honoré Daumier,Le Ventre Législatif (Il ventre legislativo), 1834. Litografia su carta vergata. National Gallery of Art, Washington, DC (Pubblico dominio / Wikimedia Commons).
Vorrei commentare brevemente quanto accaduto in Francia negli ultimi giorni. La Francia non è certo un caso isolato, ma il processo in atto è diventato molto più chiaro e visibile rispetto a prima.
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Ancora più importante, ciò a cui stiamo assistendo non è un singolo evento. È il culmine di un percorso legislativo e amministrativo che si è sviluppato almeno dal 2017, un anno che rientra a pieno titolo nel periodo in cui l’adattamento imperiale alla multipolarità, la svolta verso quello che io definisco lo Stato bunker e l’accettazione di specifiche funzioni territoriali di contenimento e di smistamento da parte dei membri europei della NATO hanno lentamente ma inesorabilmente iniziato a prendere forma. ( Presenta inoltre una sorprendente somiglianza con l’architettura giuridica e amministrativa instaurata sotto Javier Milei in Argentina, un processo parallelo molto meno osservato in Europa, a meno che non si provenga dall’America Latina o si seguano da vicino gli eventi ) .
Lo Stato bunker : una trasformazione qualitativa dello Stato moderno nel nucleo imperiale. Invece di essere un fornitore di beni pubblici, la pianificazione statale si sposta interamente verso la securitizzazione e la militarizzazione. In questo modello, la popolazione nazionale non è più considerata come composta da cittadini titolari di diritti civili ed economici, ma principalmente come oggetto di sicurezza nazionale. Inoltre, il Paese e la regione diventano nodi operativi in una rete più ampia, finalizzata alla guerra ibrida multidominio contro i cosiddetti concorrenti strategici e i loro alleati.
Questo argomento meriterebbe probabilmente un saggio a sé stante ( questo non è un saggio, bensì una nota che si è rivelata troppo lunga, da qui la mancanza delle fonti, ma farò del mio meglio per rimediare presto ), ma per il momento, vorrei lasciarvi con quanto segue:
Non è stato necessario dichiarare lo stato di emergenza.
I resoconti provenienti dalla Francia nell’ultima settimana sembrano provenire da una città assediata: soldati dell’Operazione Sentinelle dispiegati sul territorio nazionale, veicoli blindati Centaure parcheggiati davanti all’Assemblea Nazionale, unità antiterrorismo d’élite (RAID, BRI, GIGN) mobilitate insieme a 70.000 poliziotti e gendarmi, deviazioni dell’ultimo minuto dei percorsi che hanno spinto i manifestanti verso la periferia urbana, oltre 30 stazioni della metropolitana chiuse o trasformate in posti di blocco con multe automatiche di 135 euro, coprifuoco in una dozzina di città e guardie di sicurezza private che pattugliano le vie commerciali.
Questi sviluppi rappresentano l’attivazione sincronizzata di un apparato normativo e amministrativo costruito tra il 2017 e l’agosto 2026 che confonde la difesa esterna con le forze dell’ordine interne, subordina i diritti civili alla gestione del rischio e integra le infrastrutture civili nella pianificazione della controinsurrezione e della guerra ibrida. (Lo Stato bunker, per intenderci.)
L’aspetto più rivelatore della repressione dell’ottobre 2026 fu che il governo non dichiarò formalmente lo stato di emergenza . Nonostante le pressioni di esponenti della destra, il Primo Ministro Sébastien Lecornu lo tenne in serbo, mentre il Ministro dell’Interno Laurent Nuñez dichiarò al Senato che lo Stato si sarebbe affidato esclusivamente alle “mesures de droit commun” (leggi ordinarie) e alla “polizia amministrativa”.
Perché? Perché lo stato di eccezione è già stato sostanzialmente preinstallato nel diritto ordinario.
Legislazione nazionale: normalizzare l’eccezione e il “continuum della sicurezza”
Negli ultimi nove anni, il Parlamento francese ha sistematicamente trasformato i poteri temporanei di emergenza e le dottrine di guerra in strumenti permanenti di governo interno:
Dall’emergenza al diritto ordinario
La legge SILT del 2017 ha recepito in modo permanente i poteri conferiti dallo stato di emergenza post-2015 nel diritto amministrativo ordinario, creando “perimetri di protezione” senza mandato e misure individuali di sorveglianza amministrativa (MICAS). Testato ulteriormente durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, questo meccanismo di sorveglianza è stato consolidato due mesi fa con la legge RIPOST del 18 agosto 2026, che ha esteso la videosorveglianza algoritmica (VSA) fino al 2030 nelle stazioni ferroviarie e nei centri commerciali, ha ampliato la lettura automatizzata delle targhe (LAPI) all'”ordine pubblico durante gli assembramenti” e ha creato un’autorizzazione di emergenza di 72 ore per l’uso di droni in caso di “violenza urbana” (con 14 droni della polizia impiegati su Parigi questo fine settimana e sulle scuole superiori di Lione all’inizio di questo mese).
Militarizzazione e “Continuum della sicurezza”
Mentre la Legge sulla Sicurezza Globale istituzionalizzava l’integrazione della sicurezza privata nell’ordine pubblico e limitava la documentazione delle operazioni di polizia, la LOPMI finanziava la militarizzazione fisica della sicurezza interna, in particolare l’acquisto di 90 veicoli blindati VBMO Centaure equipaggiati con 30 lanciagranate automatiche per gas lacrimogeni e postazioni di armi a controllo remoto ( sì, perché? ).
Difesa totale e la nuova eccezione statutaria: promulgata appena due mesi prima dei disordini di ottobre, la versione riveduta del LPM ha stanziato 36 miliardi di euro per la guerra ad alta intensità, ha introdotto un registro nazionale del servizio militare che profila le competenze e la predisposizione dei cittadini all’impiego militare (esplicitamente concepito, in parte, per liberare soldati da impiegare nelle operazioni Sentinelle sul territorio nazionale) e ha creato un regime giuridico completamente nuovo tra le forze di polizia in tempo di pace e la legge marziale (état de siège): lo stato di allerta di sicurezza nazionale (état d’alerte de sécurité nationale). Insieme al Critical Infrastructure Resilience Bill (che, cosa interessante, recepisce le direttive UE), sottopone quasi 1.500 autorità regionali e locali, ospedali, reti di trasporto e “operatori di importanza vitale” (OIV) civili al rispetto delle norme di sicurezza nazionale, obbligando gli operatori civili a mantenere scorte belliche e autorizzando subappaltatori privati per la guerra anti-drone.
Dai soggetti dei diritti agli oggetti di sicurezza
Nello Stato bunker, il contratto sociale liberale viene capovolto e modificato: i diritti fondamentali diventano privilegi condizionati concessi dall’esecutivo, mentre il welfare e la riproduzione sociale vengono strumentalizzati per garantire la conformità alle normative di sicurezza.
Concessione di licenze per il diritto di riunione
In vista delle manifestazioni del 24 ottobre, il Ministero dell’Interno ha incaricato i prefetti di valutare le dichiarazioni di protesta in base alla “fiabilité des organisateurs” (affidabilità degli organizzatori) e di effettuare “controlli di flusso” nelle stazioni ferroviarie per “identificare le persone non autorizzate a partecipare alle manifestazioni”. Il presidente Macron ha dichiarato senza mezzi termini che le richieste provenienti da “persone prive di legittimità” sarebbero state respinte e che sarebbero state consentite solo le marce co-firmate da sindacati riconosciuti. Trasformando un diritto costituzionale e dichiarativo in un privilegio concesso dallo Stato.
Le fatture “casseur-payeur” e il condizionamento del welfare all’obbedienza
Attualmente in fase di approvazione accelerata al Senato, con emendamenti governativi annunciati da Nuñez il 21 ottobre, la legge “Breaker-Payer” introduce la responsabilità civile collettiva fino a 10.000 euro per chiunque rimanga in una folla dopo l’ordine di dispersione, stabilisce la responsabilità finanziaria solidale per i genitori di minori e ripristina i divieti amministrativi preventivi di protestare prima di qualsiasi condanna giudiziaria. Inoltre, il disegno di legge elimina l’impossibilità legale di pignorare i sussidi familiari, abitativi e di reddito minimo (RSA) per pagare la surrogazione statale e assicurativa, mentre una circolare interministeriale firmata dal Ministro della Giustizia Gérald Darmanin e dal Ministro dell’Edilizia Vincent Jeanbrun il 19 ottobre ha ordinato a prefetti e procuratori di tagliare le prestazioni sociali e avviare gli sfratti dagli alloggi pubblici “immediatamente”, senza nemmeno attendere l’approvazione della legge.
(Per chi segue le vicende dell’America Latina, questa è la logica del regime legale e amministrativo instaurato sotto Javier Milei e Patricia Bullrich in Argentina: “chi taglia non cobra”, privando dell’assistenza sociale chiunque partecipi a blocchi stradali o proteste non autorizzate, addebitando ai movimenti sociali i costi operativi della propria repressione e riclassificando le proteste socio-economiche come una minaccia alla sicurezza nazionale.)
La guerra ibrida rivolta verso l’interno: sostituzione militare, primato dell’intelligence e pianificazione dell’austerità.
Quando la pianificazione governativa viene inglobata nelle dottrine della guerra ibrida e nell’austerità fiscale, il dissenso interno smette di essere trattato come una questione politica o sociale. Viene sempre più spesso percepito come controsovversione, una minaccia alla stabilità della società.
Fusione civile-militare
In seguito a una riunione del Consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale dell’Eliseo, convocata specificamente per affrontare le proteste interne, il 20 ottobre il governo ha requisito unità dell’esercito regolare nell’ambito dell’Operazione Sentinelle per agire “in sostituzione” delle forze di sicurezza interne, a guardia di siti istituzionali fissi, in modo che 70.000 agenti di polizia, CRS, gendarmi mobili, elicotteri e unità antiterrorismo d’élite (GIGN, RAID, BRI) potessero effettuare operazioni di contenimento stradale. In particolare, ciò ha ribaltato la dottrina del 2025 dello stesso Primo Ministro Lecornu, secondo cui “non si schiera l’esercito contro il proprio popolo”.
Servizi segreti?
La svolta strategica di Macron si è incentrata su un vertice “con tutti i servizi di intelligence”, dopo il quale l’esecutivo ha inquadrato l’aumento del costo della vita e i disordini sociali come “atti sediziosi” orchestrati dagli “ultragauche” e un “programma di destabilizzazione” in vista del 2027. La Procura nazionale antiterrorismo (PNAT) è stata posta in stato di osservatore in seguito all’incendio doloso del municipio di Limoges, l’intelligence territoriale (DNRT/SCRT) è stata sollecitata a mappare i collegamenti con l’opposizione parlamentare e un rapporto del Senato con 30 proposte ha lanciato appelli per espandere l’intelligence umana e algoritmica a monte per tracciare i “gruppi a rischio” e criminalizzare la semplice partecipazione a raduni non dichiarati.
Austerità di bilancio in sequenza dopo la sicurezza
Tutto ciò serve a sostenere una rigida architettura fiscale. Il progetto di bilancio francese per il 2027 impone un consolidamento di 43 miliardi di euro, congelando tutte le spese statali “escluso l’aumento degli sforzi per la difesa”, stanziando +6,4 miliardi di euro per la Difesa, +1 miliardo di euro per l’Interno e +0,4 miliardi di euro per la Giustizia. Con i rendimenti obbligazionari ai massimi da 24 anni citati come motivo per cui le concessioni sono “insostenibili”, lo Stato ha ordinato un’intera settimana di confinamento fisico totale prima di programmare una “tavola rotonda sociale” per lunedì 26 ottobre.
Infrastrutture a duplice uso, esilio spaziale e protezione privatizzata
A livello regionale e comunale, la dottrina nazionale viene applicata attraverso il potere unilaterale del prefetto (arrestamenti prefettizi), supportato dai tribunali amministrativi e dalla recente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che legittima i divieti preventivi di protesta in nome di una “urgente necessità sociale”.
Confinamento spaziale ed esilio periferico
Anziché attivare il controllo parlamentare tramite la legge di emergenza del 1955 , le autorità imposero coprifuoco decentrati in 12 città e vietarono completamente le manifestazioni a Lione e in 30 comuni delle Bouches-du-Rhône (con i tribunali amministrativi che respinsero i ricorsi sindacali e per i diritti umani). A Parigi, il centro istituzionale fu dichiarato “zona rossa” dove uscire da una stazione della metropolitana in un perimetro non dichiarato comportava automaticamente una multa amministrativa fissa di 135 euro, mentre venerdì sera, meno di 24 ore prima della marcia, la Prefettura di Polizia aveva bandito la manifestazione da Bastille-Nation ai Boulevard des Maréchaux lungo la tangenziale esterna.
Infrastruttura civile a duplice uso come camera di decompressione filtrante
Le reti di trasporto pubblico ora funzionano come estensioni della Prefettura di Polizia. Oltre 30 stazioni della metropolitana di Parigi, distribuite su 9 linee, sono state chiuse per interrompere la connettività urbana, mentre sono stati imposti perimetri di protezione antiterrorismo ai principali snodi ferroviari, autorizzando gli agenti di sicurezza delle reti di trasporto pubblico a perquisire i passeggeri in ogni stazione dell’Île-de-France, oltre ai posti di blocco della polizia che confiscano dispositivi di protezione (occhiali, mascherine, siero). Contemporaneamente, le infrastrutture digitali sono state requisite in base agli obblighi di “rischio sistemico” previsti dal Digital Services Act (DSA) dell’UE: le piattaforme sono state convocate al Ministero dell’Interno, TikTok ha disabilitato il completamento automatico delle ricerche relative alle proteste e Nuñez ha invocato la giurisprudenza del Consiglio di Stato del 2025, secondo la quale “nulla in linea di principio vieta” all’esecutivo di sospendere le funzionalità dei social media durante le rivolte in “circostanze eccezionali”.
L’approccio “dell’intera società” e la sicurezza privatizzata
In linea con la Revue Nationale Stratégique 2025 (che anticipa il territorio nazionale preso di mira da “azioni ibride di massa”) e con la priorità della Stratégie Nationale de Résilience del giugno 2025 di “rendere tutti i cittadini utili al servizio della resilienza della Nazione”, la Prefettura di Parigi ha aperto un portale dedicato dove i cittadini possono caricare filmati di manifestanti per alimentare le indagini. Ancor più evidente è la mercificazione del monopolio statale sulla protezione: mentre la Prefettura di Parigi consigliava ai commercianti di “partecipare alla sicurezza delle proprie attività” assumendo guardie private e unità cinofile, la Métropole di Lione e la Camera di Commercio hanno formalmente finanziato, in coordinamento con la prefettura, 40 agenti di sicurezza privati per pattugliare le “zone sensibili” del centro città. ( Il che mi ricorda un po’ quello che accade nel film “The Insurrection”, se qualcuno l’ha visto, basato su eventi storici. Più le cose cambiano… ).
Ciò che vediamo in Francia è uno Stato qualitativamente trasformato; uno Stato che ha riprogettato il suo apparato giuridico, infrastrutturale e fiscale in modo che lo Stato di eccezione operi silenziosamente come normale Stato di diritto, i cittadini siano gestiti come potenziali vettori di destabilizzazione ibrida e la sfera pubblica sia governata come una base militare.
Purtroppo, questo processo è in atto in molti paesi. È silenzioso ed emerge solo quando le persone iniziano ad agire come soggetti anziché come oggetti passivi, quale l’attuale ordine imperiale vorrebbe che diventassimo.
Addendum
Questi sono gli appunti e le interviste che toccano, almeno in parte, gli argomenti qui trattati:
Sullo stato di bunker, l’Europa e l’orizzonte politico condiviso
Dal simposio di Kyoto (Geopolitica ai tempi dei mostri)
Sulle proteste studentesche francesi: il conflitto politico come un problema tecnico
Partecipa alla conversazione
Prima di concludere, vorrei sentire la vostra opinione.
Poiché nessuna singola persona possiede una visione d’insieme completa del panorama geopolitico, possiamo raggiungere una parvenza di verità solo attraverso un dialogo costante. Come ben compresero pensatori come Mikhail Bakhtin e Paulo Freire, la verità emerge dall’attrito tra prospettive diverse. La costruzione di una teoria richiede di mettere a confronto i nostri schemi concettuali, di metterli alla prova e di lasciare che tale attrito riveli i nostri reciproci punti ciechi. L’impero e il suo apparato amministrativo pianificano collettivamente, attraverso ministeri, confini e generazioni. Anche la forza contraria deve imparare a vedere collettivamente, colmando le lacune di prospettiva che caratterizzano la condizione umana.
Se osservate attentamente il vostro Paese o la vostra città, dove notate questo silenzioso stato di eccezione , in cui i poteri di emergenza sono silenziosamente preinstallati nelle leggi ordinarie e nei decreti amministrativi? Quali documenti legislativi, prefettizi o comunali sembrano riclassificare i cittadini da soggetti di diritti a oggetti di sicurezza? Avete notato l’insidiosa diffusione di questa “nuotata sincrona” nella vostra vita quotidiana: bilanci pubblici cannibalizzati per la difesa e la polizia interna, welfare e diritti sociali subordinati al rispetto delle norme di sicurezza, guardie private cooptate per l’ordine pubblico, o reti di trasporto pubblico e digitali trasformate in camere di decompressione “a duplice uso” sotto la bandiera della “resilienza” nazionale?
Per chi legge dall’esterno del nucleo imperiale, in particolare dall’America Latina e dalla più ampia Maggioranza Globale, dove i laboratori di terapia d’urto neoliberale e di governance controinsurrezionale (come il regime legale e amministrativo instaurato da Milei in Argentina) hanno spesso prefigurato o proceduto parallelamente a ciò che ora si sta sviluppando nella metropoli, come vedete questi modelli rispecchiarsi e rafforzarsi a vicenda? Come si sta manifestando la fusione tra disciplina del debito sovrano, dottrina della guerra ibrida e criminalizzazione della protesta sociale nella vostra politica locale?
Infine, la traiettoria predefinita che ho descritto è invincibile solo se ci rifiutiamo di studiarla. Quando lo Stato bunker chiude o confina preventivamente lo spazio fisico e digitale, esternalizza la repressione a multe automatizzate e tribunali amministrativi e governa la sfera pubblica come una base militare, i repertori tradizionali di protesta si scontrano sempre più con un muro. Dove vedi sforzi, per quanto piccoli, per adattarsi e contrastare questa tendenza al contenimento? Dove sono i tentativi di costruire le nostre istituzioni solide, la nostra rigorosa capacità di pianificazione e gli orizzonti strategici condivisi e transfrontalieri che potrebbero effettivamente contrastare la gabbia e proteggere la sfera civile? Ovunque tu sia.
Costruiamo insieme questa comprensione. Lasciate i vostri pensieri nei commenti qui sotto.
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Sullo stato di bunker, l’Europa e l’orizzonte politico condiviso
Tratto dal mio recente intervento al Simposio di Kyoto 2026.
Lo Stato del Bunker
“Lo Stato bunker, direi, è in un certo senso questa nuova combinazione, in termini gramsciani. In cosa consiste? Beh, riguarda principalmente la trasformazione qualitativa dello Stato, soprattutto a partire dal nucleo transatlantico guidato dagli Stati Uniti, ma non solo. In che senso una trasformazione? Non nel senso di instaurare una dittatura militare o qualcosa del genere. Si tratta di una nuova combinazione di caratteristiche. Ad esempio, lo Stato continua a fornire beni pubblici in qualche modo, ma si concentra sempre più sull’austerità, sulla disciplina fiscale e, naturalmente, sulla narrativa della sicurezza, dell’autodifesa, che ci si creda o no. Ma questo è in un certo senso simile al processo di competizione geopolitica. E poi la popolazione stessa, i suoi cittadini, non sono più visti come soggetti capaci con diritti che possono in un modo o nell’altro influenzare il loro futuro collettivo. Sono visti come oggetti di sicurezza, come risorse, vulnerabilità, persino come virus, come oggetti da gestire in quest’epoca di guerra ibrida.”
Aggiungerei inoltre che si tratta di sovraordinare il livello di pianificazione. Intendo dire che la pianificazione urbana e regionale che conosciamo dal punto di vista civile viene sovraordinata a questa idea di guerra ibrida, a questa idea di gestione della multipolarità. In sostanza, questo è il concetto di Stato bunker.
Proteste in Europa
Vorrei aggiungere che l’Europa, o i diversi paesi europei, sono come un punto di condensazione, un luogo di cristallizzazione, dove possiamo osservare molte di queste trasformazioni in modo molto evidente. Da un lato, naturalmente, abbiamo la NATO 3.0, in cui i diversi paesi europei vengono militarizzati sempre di più, ma allo stesso tempo legati alle strutture di comando e controllo dell’esercito statunitense, attraverso la tecnologia, la costruzione di infrastrutture e così via. Dall’altro lato, abbiamo tutte queste proteste che forse alcuni di voi avranno notato in Francia, in Spagna, in Portogallo, in Belgio, che spesso riguardano proprio il deterioramento materiale in diversi ambiti, come l’edilizia abitativa, l’istruzione, la retribuzione dei lavoratori, ecc. Bisogni esistenziali.
Ma ora direi che non si tratta solo di affermare che ci sono proteste e che si stanno svolgendo, ma se stanno creando solidarietà, se c’è una risonanza transfrontaliera, se si sta tentando di costruire, si potrebbe persino dire, un blocco storico europeo. Sta succedendo? E se così fosse, direi che questo verrebbe considerato una minaccia, senza dubbio, dagli Stati Uniti e dalle classi dirigenti europee.
Speranza organizzata
Per concludere, direi: Gramsci non si è limitato a dire “ok, il vecchio deve scomparire e poi arriverà il nuovo”. In realtà, ha inserito questa affermazione in una serie di interrogativi, come ad esempio: la forza può impedire la nascita del nuovo? E la crisi – la crisi in atto – produrrà il ripristino del vecchio o una nuova combinazione? Direi quindi che l’esito di questo passaggio è aperto, incerto. Il nuovo, direi, nasce ovunque e ogniqualvolta le persone smettano di percepirsi come oggetti isolati della storia e inizino ad agire come soggetti politici, costruendo un orizzonte condiviso, un linguaggio condiviso, e dando a tutto ciò una forma organizzativa e istituzionale.
Tali progetti e tali movimenti possono essere sconfitti qua e là. Ma se riescono a sopravvivere mantenendo intatte alcune delle loro strutture istituzionali e la loro lingua, allora c’è ancora speranza. Direi quindi che il compito è costruire e preservare tutte queste relazioni sociali, organizzazioni, orizzonti condivisi e istituzioni linguistiche che alla fine sostituiranno – quando tale crollo avverrà – il vecchio ordine consolidato. Speriamo quindi che il vecchio scompaia e crolli. Ma direi che abbiamo bisogno di una speranza organizzata per costruire tutte queste relazioni affinché il nuovo possa sopravvivere abbastanza a lungo da sostituire il vecchio.
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L’altra catena di comando
Elon Musk punta il dito contro Washington in merito a Starshield, mettendo in luce una vulnerabilità che va ben oltre Starlink: il potere di determinare ciò che un esercito può fare potrebbe risiedere al di fuori della sua stessa struttura di comando.
| The Duran Insider25 ottobre |
La guerra moderna ha acquisito una seconda catena di comando. Essa non compare negli organigrammi militari e la sua autorità è raramente oggetto di discussione in pubblico. Opera attraverso reti satellitari, infrastrutture digitali e accordi commerciali che determinano l’accesso alle tecnologie da cui gli eserciti dipendono sempre più.
Le implicazioni sono notevoli. I governi possono fornire armi, approvare operazioni militari e finanziare interi sforzi bellici. Tuttavia, quando le comunicazioni essenziali dipendono da un fornitore esterno, la libertà operativa dipende in ultima analisi da decisioni prese al di fuori del campo di battaglia.
È questo il significato più ampio del confronto tra Elon Musk, l’Ucraina e Washington riguardo a Starlink e Starshield. Quella che inizialmente sembrava una restrizione tecnica si è trasformata in una controversia sulla dipendenza militare, sulla responsabilità politica e sui limiti della partecipazione del settore privato alla guerra.

Questa è un’edizione speciale di The Duran Insider
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Quando un limite di velocità diventa una decisione militare
Il 14 ottobre, le autorità ucraine hanno riferito che le apparecchiature di comunicazione satellitare avevano smesso di funzionare sulle piattaforme in rapido movimento; secondo quanto riportato, le connessioni risultavano limitate quando i terminali superavano i 160 chilometri all’ora circa.
Le conseguenze sono andate ben oltre il semplice disagio. I comandanti ucraini hanno segnalato l’interruzione delle missioni dei droni, mentre le restrizioni hanno interessato anche i droni intercettori ad alta velocità impiegati contro gli attacchi aerei russi.
Il 24 ottobre, il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato che Starlink e Starshield erano tornati alle precedenti velocità operative. Il Ministero della Difesa ucraino ha segnalato connessioni stabili a velocità superiori ai 400 chilometri all’ora.
Il problema immediato sembrava risolto. La vulnerabilità di fondo, però, rimaneva.
L’Ucraina aveva scoperto che le capacità integrate nelle sue operazioni militari potevano essere limitate senza il suo consenso e, secondo i funzionari ucraini, senza preavviso.
Non si è trattato semplicemente di un problema di comunicazione. Ciò ha dimostrato come una modifica apportata a un servizio tecnologico potesse alterare le capacità operative senza che un esercito avversario dovesse necessariamente sconfiggerle.
Musk traccia una linea di demarcazione tra difesa e attacco
Le dichiarazioni di Musk sono diventate sempre più esplicite.
Il 14 ottobre ha distinto il servizio commerciale Starlink da Starshield, il servizio a vocazione militare fornito grazie ad accordi con il governo degli Stati Uniti. Ha ribadito che le decisioni relative alle restrizioni di Starshield spettano alle forze armate americane e, in ultima istanza, al presidente.
Dieci giorni dopo, Musk ha ammesso che SpaceX aveva colmato quella che ha definito una scappatoia che consentiva all’Ucraina di utilizzare il servizio commerciale Starlink per attacchi offensivi con droni.
La sua argomentazione si basa su una distinzione: un’azienda privata di telecomunicazioni può legittimamente sostenere la difesa di un Paese senza assumersi la responsabilità di agevolare operazioni militari offensive.
Tale distinzione riveste un’importanza commerciale, giuridica e politica. Starlink serve clienti civili in tutto il mondo. Starshield fornisce capacità specializzate a utenti governativi e militari, sebbene i due servizi condividano importanti infrastrutture di base.
Musk sta quindi cercando di tracciare una linea di demarcazione tra la rete commerciale da lui controllata e le applicazioni militari di cui si fanno carico i governi.
Tuttavia, la sua accusa di un uso offensivo non autorizzato da parte dell’Ucraina rimane contestata. I funzionari ucraini hanno contestato l’ipotesi secondo cui Starlink, nella sua versione commerciale, avrebbe reso possibili gli attacchi descritti da Musk.
Ma soprattutto, secondo quanto riferito, le restrizioni avrebbero influito anche sulle operazioni difensive. La difficoltà sta nel fatto che una limitazione giustificata dalla distinzione tra guerra offensiva e guerra difensiva può avere conseguenze su entrambe.
Cosa sta cercando di ottenere Musk?
L’ultimo intervento di Musk lascia intravedere diversi obiettivi che si sovrappongono.
Il primo è quello di evitare che SpaceX diventi indissolubilmente legata alle decisioni militari dei propri clienti. Sottolineando le restrizioni relative al servizio e la separazione tra Starlink e Starshield, egli afferma che fornire infrastrutture di comunicazione non equivale ad accettare una responsabilità illimitata per il loro utilizzo in tempo di guerra.
Il secondo è di natura politica. Musk si è espresso in modo sempre più esplicito contro coloro che, a suo avviso, sostengono il protrarsi del conflitto senza proporre una soluzione realistica. Nella sua dichiarazione del 24 ottobre ha condannato quelli che considera i sostenitori di una guerra senza fine.
Non si tratta più solo di una discussione sulla politica commerciale. Musk sta mettendo pubblicamente in discussione i presupposti politici alla base del proseguimento del sostegno militare all’Ucraina.
Il suo terzo messaggio riguarda la dipendenza.
Musk ha sostenuto che, se Starlink venisse completamente ritirato, la linea del fronte ucraina crollerebbe immediatamente. Ha chiarito che si trattava di un’osservazione e non di una minaccia.
L’affermazione è una valutazione di Musk, non una previsione militare formulata in modo indipendente. Tuttavia, la sua importanza risiede nella dipendenza che essa evidenzia.
Ricordando a Kiev quanto le sue forze armate dipendano da SpaceX, Musk sta anche mettendo in luce l’influenza di cui gode chiunque gestisca infrastrutture militari essenziali.
Ciò non dimostra che egli abbia deliberatamente limitato l’uso di Starshield per costringere l’Ucraina a fare concessioni. Dimostra invece che la sua posizione nel settore tecnologico conferisce un peso insolito al suo intervento pubblico.
Il problema della responsabilità politica
L’aspetto più significativo della vicenda potrebbe essere proprio la confusione su chi abbia autorizzato tali restrizioni.
Reuters ha riferito, citando fonti ufficiali, che le limitazioni relative a Starshield sono state decise all’interno della Casa Bianca. CBS News e il Wall Street Journal hanno riportato testimonianze secondo cui la decisione sarebbe stata presa da Musk.
Musk ha ribadito che le restrizioni relative a Starshield rientrano nella competenza del governo americano. Alti funzionari dell’amministrazione hanno negato di aver ordinato l’interruzione.
Questi conti non sono stati ancora completamente riconciliati.
Il disaccordo è rilevante perché Starshield si colloca all’incrocio tra proprietà privata, appalti pubblici e comando militare. Gli Stati Uniti possono decidere come impiegare una forza armata, ma per la tecnologia di base dipendono da un fornitore privato.
Il risultato è un problema di responsabilità. Quando cambiano le modalità di accesso operativo, diventa difficile stabilire la distinzione tra una decisione commerciale e un’istruzione politica.
Per l’Ucraina, le conseguenze pratiche sono immediate. Per Washington e i suoi alleati, le implicazioni istituzionali sono notevolmente più ampie.
I limiti della dipendenza tecnologica
L’episodio non dovrebbe essere interpretato semplicemente come una presa di posizione da parte di Musk nel conflitto. Le sue obiezioni dichiarate riguardano l’uso militare della tecnologia commerciale, il protrarsi della guerra e le responsabilità di SpaceX.
Né le prove disponibili dimostrano che le restrizioni facessero parte di uno sforzo coordinato da parte degli Stati Uniti volto a imporre l’avvio di negoziati.
Ciò che emerge da questa polemica è un aspetto ancora più fondamentale.
Le capacità militari dell’Ucraina continuano a dipendere dalle decisioni prese da attori esterni i cui interessi strategici, commerciali e politici non coincidono necessariamente con gli obiettivi di Kiev.
Il ripristino della connettività risolve il problema immediato. Tuttavia, non elimina tale dipendenza.
Le implicazioni più ampie riguardano tutti i governi che integrano tecnologie fornite dal settore privato nella difesa nazionale. L’accesso a sistemi avanzati non equivale al controllo sovrano su di essi. Contratti, autorizzazioni e decisioni politiche possono assumere la stessa importanza delle attrezzature militari.
La domanda successiva non è quindi semplicemente se Musk imporrà un’altra restrizione, bensì se l’Ucraina e i suoi sostenitori occidentali riusciranno ad affermare un controllo più chiaro sui servizi essenziali e a sviluppare alternative credibili alla loro dipendenza da un unico fornitore.
Questo scontro ha messo in luce una caratteristica sempre più rilevante del potere contemporaneo: un esercito può disporre di armi sofisticate, ma continuare a dipendere dal permesso di qualcun altro per utilizzare le infrastrutture che ne garantiscono l’efficacia.
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