Rassegna stampa francese, 15a puntata a cura di Gianpaolo Rosani
Domande a ricercatori e ricercatrici che hanno accettato di mettere le loro conoscenze e i loro
lavori al servizio della comprensione di un evento che senza dubbio segnerà la storia, almeno
quella dei due mandati di Emmanuel Macron. Ciò che è in gioco qui è il risultato di una politica
condotta da dieci anni, i cui effetti si fanno sentire ovunque: il liceo trasformato in uno scalo
ferroviario, il disprezzo per le disuguaglianze territoriali, la scelta di una politica economica
favorevole ai più abbienti, i compiti della polizia riorientati verso la repressione… Il tutto in una
situazione economica caratterizzata da un debito sempre più gravoso, che vincola l’azione dello
Stato e che costituisce lo sfondo comune ai grandi movimenti sociali. Si può rimproverare a questi
ricercatori e ricercatrici che «spiegare significa già giustificare». E se la scommessa fosse inversa:
per agire bene, bisogna prima capire.

17.09.2026
RABBIA SOCIALE: LE RADICI DI UNA CRISI
Mentre le manifestazioni scuotono la Francia, abbiamo chiesto a sei ricercatori di aiutarci a comprendere
meglio la situazione esplosiva con cui ci troviamo a confrontarci
Intervista a cura di Arnaud Gonzague, Barbara Krief, Xavier de La Porte, Marie Lemonnier, Rémi Noyon e Manon Roche
Le manifestazioni del 17 ottobre hanno sollevato numerose domande: come mai il movimento contro il
caro vita – erede dei «gilet gialli» – si sia unito a quello portato avanti dagli studenti delle scuole superiori
già da diverse settimane, pur con rivendicazioni apparentemente molto diverse?
In un mese, il Rassemblement National ha annunciato tre procedimenti per diffamazione contro Le
Monde, Le Canard enchaîné e Mediapart. All’origine della controversia: un articolo del primo, in cui
si affermava che volantini del partito fossero stati rinvenuti nell’auto dell’autore dell’attentato
razzista di Trappes, prima che il giornale rettificasse la notizia; e le inchieste degli altri due testate
relative agli scritti antisemiti attribuiti a Jordan Bardella, che quest’ultimo smentisce. «Siamo più
esigenti e meno tolleranti nei confronti delle fake news in periodo di campagna presidenziale»,
afferma Renaud Labaye, vicedirettore della campagna di Marine Le Pen.

31.10.2026
Il Rassemblement National e la stampa, tra
strategia di seduzione e braccio di ferro
Con l’avvicinarsi del 2027, il RN inasprisce i toni nei confronti dei media e intende reagire a ogni passo
falso. Tuttavia, il partito si preoccupa di non apparire ostile, a rischio di compromettere la propria
strategia di normalizzazione
Di Dinah Cohen e Nina Jackowski
Alla ricerca di un ampliamento della propria base, il RN cerca il giusto tono nei rapporti con i media. Se il
75 % dei sostenitori del partito ritiene che «i media diffondano il più delle volte informazioni false», tale
percentuale scende al 48 % tra i sostenitori dei Républicains.
Emmanuel Macron non esclude di ricandidarsi per un terzo mandato nel 2032. Posso permettermi
di dare un consiglio al nostro prossimo capo di Stato? Modifichi rapidamente la Costituzione ed
escluda definitivamente questa possibilità!

Ottobre 2026
LE ELEZIONI PRESIDENZIALI VISTE DA QUI
A sette mesi dalle elezioni presidenziali, i candidati dichiarati o presunti si stanno lentamente schierando
in ordine di battaglia. Ciò non impedisce, tuttavia, che si verifichino già intoppi e tensioni, a prescindere
dall’orientamento politico. Una sintesi della campagna elettorale vista da Béziers. In tutta soggettività,
ovviamente…
Di Emmanuelle Ménard
Mai delusi
Il bello dei socialisti è che riescono sempre a sorprenderci. Si prenda ad esempio l’organizzazione delle
primarie. Lo scorso 16 settembre si è appreso che Philippe Brun, deputato del PS dell’Eure, che aveva pure
raccolto il numero di firme di sostegno richiesto, non potrà parteciparvi.
Nove anni separano i due discorsi tenuti da Emmanuel Macron all’Hôtel de Brienne. Nel luglio
2017, appena eletto, sorprese i militari ricordando un’ovvietà: «Sono il vostro capo», prima di
ringraziare il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate. Nel luglio 2026, sottolineava la necessità
di prepararsi a «difendere» il diritto «a costo di spargere sangue, se necessario», prima di
esprimere il proprio «orgoglio» per essere sempre stato al fianco dei militari. Tra queste due date,
il contesto strategico si è profondamente deteriorato: Afghanistan, Sahel, Vicino e Medio Oriente,
Nord Africa e, ovviamente, l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia.
Ottobre 2026
Il testamento strategico di Emmanuel Macron
Di Thomas Gomart, è direttore dell’Istituto francese per le relazioni internazionali (Ifri).
Ultima opera pubblicata: Chi controlla chi? I nuovi rapporti di forza mondiali (Tallandier,2026). gomart@ifri.org
Mosca sta cercando con tutte le sue forze di allontanare gli europei dagli americani, un’opera da
portare avanti finché Donald Trump è al potere. Le condizioni gli sono favorevoli: l’arrivo
dell’inverno, che indebolirà Kiev; la debolezza di Donald Trump, impantanato nella sua guerra in
Iran; e l’ondata elettorale che paralizzerà i leader di alcuni dei suoi principali avversari: Francia,
Italia, Polonia, Spagna. Sull’onda di questo slancio, Vladimir Putin moltiplica le promesse
economiche, nella speranza che Donald Trump partecipi a un incontro a tre, con Xi Jinping.

31.10.2026
Il G20 impotente di fronte alla crisi ucraina
Ad Atlanta, i ministri degli Affari esteri del G20 non nutrono speranze di progressi diplomatici per
l’Ucraina
Di Anne Bauer
A parte un cessate il fuoco provvisorio nei pressi di Olechky, città martire nel sud dell’Ucraina, dalla quale
occorre evacuare gli ultimi abitanti in preda alla fame, la Russia continua a colpire con la stessa violenza.
Giovedì, un attacco con droni ha ucciso 14 viaggiatori nella stazione ferroviaria di Dnipro, nell’Ucraina
orientale, suscitando una nuova ondata di indignazione.
Ritenendo che i giovani abbiano ottenuto ciò che chiedevano, il 64% dei francesi auspica ora che
la mobilitazione degli studenti universitari e delle scuole superiori cessi, secondo un sondaggio. Se
la maggioranza dei francesi spera di vedere il movimento spegnersi, è perché le concessioni del
governo si uniscono al rifiuto delle violenze perpetrate dai teppisti per indurre i nostri concittadini a
non sostenere più il movimento.

30.10.2026
La rabbia degli studenti delle scuole superiori:
quasi due terzi dei francesi auspicano che il
movimento cessi
Mentre il “terzo atto” delle manifestazioni in programma sabato fa temere nuove violenze, il 64% dei
nostri concittadini ritiene che la mobilitazione debba cessare dopo le misure annunciate dal governo
Di Emma Ferrand
Nonostante i numerosi annunci del governo volti a rispondere alla loro rabbia, gli studenti delle scuole
superiori e universitari non hanno ancora detto l’ultima parola.
Il senso della manifestazione pacifica di sabato, in cui spesso si è sfilato in famiglia, è che si può
parlare dei problemi e riflettere, insieme, sui modi per risolverli, senza designare capri espiatori,
che si tratti di immigrati, ricchi, giovani o anziani. L’etica della responsabilità ha prevalso sulla
demagogia e sull’anatema. Questa vittoria, oh quanto fragile, la dobbiamo anche ai sindacati.
Tenuti ai margini negli ultimi anni dal potere macronista, pur essendo i migliori artefici non del
caos, ma della pace civile, il loro ritorno sulla scena fa sperare che i giorni bui finiranno.

29.10.2026
Lo spirito del 24 ottobre
Nelle manifestazioni del 24 ottobre si percepiva qualcosa dello spirito dell’11 gennaio 2015: quella folla che
ha marciato in modo pacifico, imponente e determinata, per far sentire, senza violenza, le proprie
rivendicazioni. Un fronte repubblicano in azione, nelle strade, in attesa delle urne.
La Francia occupa un posto a sé stante nell’immaginario mondiale: ciò che vi accade alimenta da
tempo i sogni di alcuni e le paure di altri. Perché la Francia ha a lungo fatto sognare il mondo. Era
il paese in cui la Storia sembrava poter ricominciare, dove una manifestazione poteva
preannunciare una rivoluzione. Vi si proiettavano il Maggio ’68, la conquista dei diritti, il sogno di
riprendere il controllo di un mondo le cui decisioni sembravano prese altrove. Le strade francesi
ricordavano che i popoli potevano ancora influenzare il corso della Storia. E poi c’era l’altra
Francia: le terrazze, i caffè al sole, quella dolcezza di vivere ostinatamente preservata. Dalla
rivoluzione permanente all’eterna domenica, vi si immaginavano ancora giorni migliori. La Francia
fa ancora sognare, ma il sogno si tinge di inquietudine. Ormai, sono soprattutto le fantasie più cupe
a proiettarsi su di essa.

29.10.2026
La Francia, bersaglio di ogni rabbia
Il nostro Paese occupa un posto a sé stante nell’immaginario mondiale. Ormai, sono le fantasie più cupe
a proiettarsi su di esso. Resta da capire a chi giova il caos
ricercatrice associata presso Carnegie Europe
Da Madrid a Bruxelles, da Milano a Parigi, l’Europa scende in piazza. Le rivendicazioni differiscono, ma la
preoccupazione è comune.
“Nel nostro Paese, storicamente, l’immigrazione è stata la soluzione delle imprese, poi il problema
dello Stato, prima di diventare una crisi sociale, quando quest’ultimo si è trovato sopraffatto”,
sintetizzano i due giornalisti Géraldine Woessner ed Erwan Seznec, giornalisti della rubrica
«Società» di Le Point.

29.10.2026
Immigrazione: superare i pregiudizi e il rifiuto
della realtà
Operazione trasparenza. Nel libro Le Grand Silence (Robert Laffont), Géraldine Woessner ed Erwan
Seznec, giornalisti de Le Point, mettono in discussione l’incapacità della Francia di affrontare con
lucidità il tema dell’immigrazione. Propongono un approccio obiettivo a questo dibattito scottante in
vista del 2027
DI SAMUEL DUFAY
A un primo sguardo, si potrebbe quasi pensare a uno scherzo. Intitolare Le Grand Silence un libro
sull’immigrazione: ci voleva proprio, visto quanto questo tema domini il dibattito pubblico.
Gli annunci del governo sono giudicati insufficienti dalla maggior parte delle organizzazioni
studentesche delle scuole superiori e universitarie, che invitano a manifestare nuovamente il 31
ottobre e il 5 novembre. Questi momenti salienti riportano i sindacati al centro della scena. Dopo le
manifestazioni del 17 ottobre, che hanno registrato un’ampia partecipazione ma sono state
costellate da episodi di violenza in diverse città, Emmanuel Macron ha scelto la linea dura per
riprendere il controllo della situazione. Il suo metodo: riservare la strada ai cortei organizzati dai
sindacati. Un paradosso per chi ha sempre guardato con diffidenza alle grandi confederazioni
sindacali, preferendo vederle agire all’interno delle aziende piuttosto che a livello nazionale. Ma la
strategia ha funzionato poiché, il 24 ottobre, circa 410.000 persone, secondo la polizia, hanno
sfilato senza incidenti di rilievo.

29.10.2026
I sindacati ritrovano un ruolo nei cortei
Mentre i movimenti autonomi sono sempre più numerosi dall’epoca dei «gilet gialli», l’attuale
contestazione sociale richiede la competenza organizzativa delle confederazioni sindacali. Tuttavia, la
loro capacità di mobilitazione non è sufficiente
Di Florian Fayoll
La scena è insolita. Per svelare, il 26 ottobre, le misure tanto attese dagli studenti delle scuole superiori,
Matignon ha deciso di informare per prime… le influencer.
Dall’immigrazione alla lotta contro la criminalità, ogni questione fondamentale sembra condannata
a non trovare mai una soluzione. Un’erosione, talvolta persino un crollo dello Stato, che le rivolte
urbane illustrano tragicamente. Come sciogliere questa trappola che Georges Pompidou definiva
già «il nodo gordiano»?

29.10.2026
Il vero colpo di Stato: un processo continuo
Nel corso dei decenni, i contro-poteri hanno ampliato le proprie prerogative, intrappolando l’azione
politica nelle maglie dell’impotenza. In vista del 2027, l’Istituto Thomas More propone una riforma
radicale per restituire allo Stato la sua capacità di agire. Ve la sveliamo in esclusiva.
Di Valentin Gaure
Chiunque, nel mese di maggio prossimo, entrerà in possesso del Castello, dovrà ancora affrontare le
roccaforti. Il Consiglio costituzionale, il Consiglio di Stato, la Corte di giustizia dell’Unione europea, la Corte
europea dei diritti dell’uomo, senza dimenticare la moltitudine di autorità indipendenti.
Se i repubblicani perdessero il controllo parziale o totale del Congresso, sarebbe l’inizio della fine
per Donald Trump? Si tratterebbe di una sconfitta simbolica per il presidente americano. Ma le sue
conseguenze andrebbero ben oltre l’immagine. I democratici disporrebbero allora di nuove leve
istituzionali per moltiplicare le inchieste parlamentari rivolte all’amministrazione Trump.

26.10.2026
COSA CI SI PUÒ ASPETTARE DALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO NEGLI STATI UNITI?
TRUMP: L’INIZIO DELLA FINE?
Le elezioni di metà mandato che si terranno la prossima settimana sono al centro dell’attenzione in tutto
il mondo. Ma qualunque sia il loro esito, Donald Trump rimarrà ampiamente in grado di portare avanti
gran parte della sua politica, anche se la sua azione rischia di diventare ancora più conflittuale. Tutto ciò
non va necessariamente a nostro vantaggio, noi europei.
Di PIERRE-HENRI THOMAS
Il mondo oggi ha gli occhi puntati sulle midterm, le elezioni di metà mandato che si terranno negli Stati
Uniti il 3 novembre. Circa 175 milioni di americani si recheranno alle urne per rinnovare tutti i 435 seggi
della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato. Il voto potrebbe far passare la maggioranza del Congresso
americano ai democratici.