Lumi sul Vicino Oriente, di Antonio de Martini

IL FLUIDO QUADRO STRATEGICO TURCO

IL bombardamento che ha bloccato il progredire del convoglio di rinforzi turchi all’avamposto di MOREK, non è rimasto senza conseguenze.

Già la settimana scorsa i turchi hanno abbattuto un aereo siriano lasciando nella indeterminatezza la sorte del pilota.

Subito dopo, Erdogan ha emesso un comunicato ufficiale annunziando di non riconoscere l’annessione russa della Crimea, dove era stato più volte in visita per incontrare Putin.

Non mi è chiaro se questa dichiarazione sia un episodio di baruffa tra innamorati o un secondo movimento di ritorno alla casa atlantica, dopo la commissione mista che studia i futuri pattugliamenti nella zona di sicurezza.

Aspettiamo l’esito della terza mossa che è la ripresa dell’attività diplomatica verso i comprimari della crisi siriana.

Mevut Cavusoglu , il Ministro degli Esteri che riesce a resistere ai cambiamenti di rotta più repentini, è appena rientrato da Beirut dove ha cercato appoggi.

La grande debolezza militare del Libano, ne ha fatto un interlocutore obbligato ad avere rapporti amichevoli con tutti i protagonisti dello scenario.il veicolo ideale.

Gli interessi in comune sono numerosi: il Libano ospita il secondo, per importanza, numero di sfollati siriani sul suo territorio ( Turchia 3,6 milioni; Libano 2,3).

A fronte di Cipro che gode della protezione israeliana grazie a una convenzione militare trilaterale coi Greci, il Libano ( che ha la sua quota di concessioni gaspetrolifere in mare), potrebbe volersi appoggiare alla Turchia dato che ha in contenzioso i limiti con Israele e Trump sta vanificando l’appoggio offerto da Obama ai libanesi.

I siriani hanno catturato alcuni militari turchi e per liberarli vogliono indietro il loro pilota.

Abbas Ibrahim, il capo dell’intelligence libanese ha relazioni eccellenti con tutto il Vicino Oriente, ma eccezionalmente buone coi siriani e potrebbe essere il veicolo negoziale ideale per un accordo Siro-Turco che renderebbe anche superflua la presenza militare russa al confine sud di Ankara .

Una mossa pacificatrice del genere sarebbe una vendetta verso i russi e, al contempo, un favore agli USA e un alleggerimento per i siriani, nonché un diminuito allarme per i curdi.

Un “ en plein” regionale.

Per atti ostili verso la Siria, i turchi avrebbero potuto rivolgersi più proficuamente verso la Giordania o l’Arabia Saudita, dunque la mossa verso il Libano mostra che Erdogan vuole stabilizzare la sua frontiera ed è più interessato a posizionarsi come potenza regionale.

Al posizionamento globale mostra sempre meno interesse.
E non è il solo.

KHAN CHEIKHUN: UOVO, GALLINA, FRITTATA.

Khan Cheikhun é il nome della località della provincia di Idleb (Siria) conquistata pochi giorni fa dall’esercito governativo siriano.

La provincia in questione é stata finora occupata dalla branca siriana di Al Kaida che ora ha cambiato nome in “Haya Tahrir el Sham “ per poter godere di assistenza e rifornimenti occidentali e della « protezione politica » della Turchia.

Lo SM turco ha, nella provincia, alcuni « punti di osservazione” il più avanzato dei quali è Morek, che in realtà è un caposaldo.

Dopo l’occupazione/liberazione di Khan Cheikhoun da parte siriana, i turchi si erano premurati di rifornire in armi e munizioni il loro “ punto di osservazione” più esposto a un attacco.

Numerosi media hanno informato l’Occidente di un bombardamento di un convoglio di rifornimento in marcia verso Morek ( 50 camion e 5 carri e alcuni VTT) inviato prevedendo una ulteriore avanzata siriana.

Il bombardamento potrebbe, ragionano i media, essere cagione del possibile deterioramento dell’intesa russo-turca del settembre 2018 costituente una zona di sicurezza congiunta in quell’area.

Il bombardamento, dicono gli analisti, non può essere stato realizzato nella ignoranza dei russi.

È la speranza di vedere uno screzio tra Russia e Turchia ( sempre i benedetti S400!) che ha indotto i media a dare, eccezionalmente, notizia di una vittoria di Assad.

Putant quod cupiunt.

L’artiglieria siriana e l’aviazione russa sono entrambe intervenute ma con distinte – politicamente raffinate – modalità di intervento.

I siriani hanno usato l’artiglieria provocando al convoglio 3 morti e 12 feriti civili (del MIT il servizio segreto turco?).

L’aeronautica russa ha invece effettuato una incursione davanti al convoglio distruggendo la strada ancora da percorrere ( ma nel contempo offrendo copertura aerea ai siriani per impedire agli F16 turchi ogni attacco),senza mirare ai turchi.

Si è trattato, a mio avviso, di una chiara messa in guardia a Erdogan e al suo Stato Maggiore: se volete a sud una zona di sicurezza con noi e a est un’altra con gli USA, state sognando.

Al contempo, la Russia sta mantenendo l’impegno coi siriani a difendere l’indipendenza e l’integrità del territorio nazionale.

Se i turchi cedono a Idlieb, Putin ha mantenuto la promessa alla Siria.

Se invece fermano la nuova fascia di sicurezza con gli USA, Putin ha messo un’altra zeppa nel rapporto Trump-Erdogan.

Non è – come affermato dagli analisti- la Russia che ha violato le intese di pacificazione di Astana : è la Turchia che ha creato una situazione nuova con la “ fascia di sicurezza” a pattugliamento congiunto turco-americano ( ancora in fieri) e ha incassato un “ caveat” dai russi.

Ora la Turchia deve scegliere tra l’uovo di oggi ( assieme agli alleati di sempre di Tahrir El Sham) della zona di Idleb e la gallina di domani ( in mezzo ai nemici curdi di sempre) verso Mossul.

Anche i russi han difeso il loro uovo siriano senza troppo turbare la gallina turca che potrebbe dare uova d’oro.

Temo proprio che la frittata la farà la commissione mista turco-americana incaricata di definire limiti e regole di ingaggio della “ zona di sicurezza” lungo la frontiera verso Hassake e Mossul.
Let’s wait and see.

Ritorno al futuro – 1- Intervista a Carlo Formenti di Elio Paoloni

 All’intervista seguiranno alcune considerazioni di Elio Paoloni_Giuseppe Germinario

Ritorno al futuro – 1- Intervista a Carlo Formenti

di Elio Paoloni

 

 

 

Non è di sinistra, Carlo Formenti: “Non vogliamo “rifare” la sinistra, non solo per motivi di opportunità linguistica, visto che la maggioranza del popolo disprezza ormai questa parola, ma perché riteniamo che il binomio destra/sinistra, da quando essere di sinistra non significa più nutrire la speranza in un cambio di civiltà, rappresenti unicamente un gioco delle parti fra le caste politiche che gestiscono gli affari correnti del capitale”.

E’ socialista. Non duro e puro (perché si impongono duttilità e abbandono di vecchi schemi marxiani) ma verace. Resta difficile perciò ai suoi avversari de sinistra triturarlo come hanno fatto con Costanzo Preve, al quale Formenti dedica un capitolo del suo ultimo libro, Il socialismo è morto, viva il socialismo, testo a parer mio imprescindibile per chi vuole davvero comprendere il presente, un testo di cui raccomando in ogni occasione la lettura e la diffusione. Difficile triturarlo, dicevo, non solo per il suo passato di dirigente della sinistra del sindacato unitario dei metalmeccanici, per il decennio in cui è stato caporedattore di Alfabeta, per il suo impegno di ricercatore – nell’università e fuori – sui temi dell’uso capitalistico delle nuove tecnologie, per l’attività di blogger sulle pagine di MicroMega e per la costante, approfondita rilettura di Gramsci.

Alla analisi acuta – ma per noi non nuovissima – della falsa sinistra, unisce una conoscenza approfondita dei fenomeni populisti (una tecnica di comunicazione, si badi bene, non un’ideologia) rivalutati come ‘grado zero’ della nuova lotta di classe e una notevole dimestichezza con la realtà cinese, indispensabile per sbaragliare i luoghi comuni sull’impossibilità di governare l’economia, la finanza, l’iniziativa privata. Quella ‘manifesta impossibilità’ che viene di continuo avanzata con coloriture tra il biblico e il parascientifico per castrare ogni velleità di ribellione.

Per un ex intellettuale dell’area dell’autonomia operaia, il richiamo ai principi fondativi dello Stato nazione può suonare strano, ma non si tratta di nostalgia del passato, bensì di ritorno al futuro.

Infine Formenti non è certo il primo a evidenziare il carattere scellerato (politicamente parlando) di certo femminismo ma è il meno esposto a facili contestazioni in virtù della sua attenzione al pensiero femminista più accorto e consapevole, come quello di Nancy Fraser, il cui ultimo libro verrà tradotto nella collana Visioni eretiche che Formenti dirige per Meltemi.

 

  • Inizio con un dettaglio irrilevante. Mi ha incuriosito questa affermazione: “Il movimento operaio non ha mai saputo cogliere la natura demoniaca (altrove demonica – e sarebbe interessante sapere se questo slittamento è deliberato o casuale) della tecnica”. E’ saltato un “quasi’ o non considera i luddisti parte del movimento operaio?

Lo slittamento linguistico cui si riferisce non è deliberato bensì del tutto casuale. In ogni caso, se mi venisse chiesto di optare per una delle due versioni, sceglierei senza esitazioni il termine demonico, onde evitare letture “mistiche” (la tecnica come incarnazione del male assoluto). Quanto alla seconda parte della domanda non è saltato un quasi: più semplicemente il movimento luddista, rispetto al quale ho espresso giudizi esplicitamente apologetici in alcune pagine de La variante populista, dedicate al formidabile lavoro di E.P. Thompson sulla formazione del proletariato in Inghilterra, non è mai stato riconosciuto dalle sinistre di ieri e di oggi (Marx compreso) come facente parte a pieno titolo della storia del movimento operaio, in quanto espressione di una resistenza “conservatrice” dei vecchi mestieri artigianali alla modernizzazione capitalistica, assunta come positiva in sé, grazie al suo ruolo di agente di sviluppo accelerato delle forze produttive.   

 

  • Condivide le opinioni di Jessa Crispin sulla mancanza di fondamento dell’idea che le donne siano dotate di maggiore empatia, che siano più compassionevoli, altruiste e inclini a farsi carico dei problemi altrui? E’ in effetti sotto i nostri occhi il fallimento delle donne al potere, che si sono rivelate ben più disumane degli uomini nello stesso ruolo. Ma non trova che questo sia dovuto proprio alla ‘necessità’ per le donne, di dimostrarsi all’altezza (spietatezza) del ruolo? A quello che io definisco paradigma soldato Jane?

 

La polemica di Jessa Crispin, che ho citato in varie occasioni nei miei lavori, è utile per smontare le banalità “politicamente corrette”, purtroppo condivise dalla maggioranza delle militanti dell’ala mainstream del movimento femminista (cioè di quell’ala emancipazionista che è prevalsa sulla teoria della differenza delle femministe storiche, come Luisa Muraro). Le donne al potere (come Hillary Clinton, per citare il caso di colei che è giunta più vicina di qualsiasi altra al vertice del sistema) non hanno “fallito”, più semplicemente incarnano – com’è ovvio e inevitabile – la logica di un sistema che non ha sesso, che è costitutivamente androgino. Il potere economico e politico è neutro per definizione, nel senso che deve neutralizzare tutte le differenze (non solo quelle sessuali) che ne disturbano le dinamiche. Quindi ben vengano le polemiche a la Crispin, che sbarazzano il campo dalle scempiaggini sull’intrinseca “bontà” del genere femminile contrapposta alla “malvagità” del genere maschile. Ma per cogliere i limiti e le contraddizioni dell’ideologia femminista occorre andare assai più a fondo. Occorre partire, per esempio, dalle riflessioni di Nancy Fraser, la quale coglie con estrema lucidità l’alleanza di fatto fra neoliberismo e femminismo della seconda ondata, nella misura in cui quest’ultimo, concentrandosi esclusivamente sulle istanze di riconoscimento identitario, ha abbandonato qualsiasi velleità di opposizione al sistema capitalistico (cavandosela con la tesi risibile secondo cui basterebbe superare il patriarcato per rovesciare il capitalismo).

 

  • Presentando il suo libro le è capitato di accomunare le primavere arabe alle ribellioni populiste occidentali. Mi era sembrato di capire che fossero eterodirette, anzi architettate, da potenze alle quali certi regimi parevano troppo autonomi. Ovviamente le manipolazioni neo-coloniali devono innestarsi su un malcontento davvero esistente, ma quel genere di malcontento può davvero essere assimilato alle rivendicazioni redistributive che conosciamo?

 

Le primavere arabe sono state un fenomeno complesso e articolato che i media occidentali hanno semplificato e omologato, presentandolo come insurrezioni che rivendicavano livelli di consumo e libertà democratiche di tipo occidentale (in base alla nota equazione secondo cui libero mercato=benessere, democrazia e libertà per tutti). La verità è che il fenomeno ha avuto caratteristiche diverse da Paese a Paese. Il fatto che si sia diffuso rapidamente in aree anche assai lontane l’una dall’altra ha a che fare con l’esistenza di network televisivi internazionali in lingua araba come Al Jazira, che diffondevano immagini e notizie. L’effetto imitazione è scattato perché ovunque esistevano motivi di tensione delle classi subalterne nei confronti delle élite dominanti. L’effetto di omologazione è stato invece il frutto delle interazioni orizzontali, mediate dai social network, fra strati di classe media emergente (studenti e ricercatori universitari, nuove professioni “creative” ecc.). Costoro, al contrario delle masse popolari inferocite dalle pessime condizioni di lavoro e di vita (disoccupazione, salari miserabili) che gridano vendetta a fronte della ricchezza delle caste dominanti, presentavano effettivamente caratteristiche culturali simili (in particolare la frustrazione per lo scarto fra livelli educativi elevati e scarse opportunità di sfruttarli a fini di mobilità sociale) e apparivano evidentemente sedotti da modelli di consumo e stili di vita occidentali. È su questi strati che tentavano di far leva le manipolazioni neocoloniali cui si fa riferimento nella domanda, mentre la paura per le aspirazioni ridistributive delle larghe masse che premevano sotto questo strato superficiale ha fatto sì che i Paesi occidentali abbiano accolto con sollievo il ritorno alla normalità imposto con metodi sbrigativi come quelli adottati dalle caste militari egiziane.

 

  • Afferma spesso che non esiste un demos Ma questa non è la tipica affermazione dei nazionalisti di destra, che confondono demos con etnos?

 

Assolutamente no. Manca un demos europeo non perché esistono radicali differenze linguistiche, etniche, storiche e culturali fra i vari Paesi del Vecchio continente (che pure esistono e sono un ostacolo non da poco all’unificazione), bensì perché non si è mai dato un processo di costruzione di uno Stato, di un popolo e di una nazione europei. È per questo che resta valida la battuta che dice l’Europa è solo un’espressione geografica. La mia visione del popolo e della nazione non ha nulla da spartire con la visione “naturalista” delle destre (sangue e suolo). Per me popolo e nazione non sono entità sostanziali che preesistono a un processo di costruzione politica. Contrappongo alla visione naturalista una visione “statalista” dei concetti in questione, nel senso che non si danno popolo e nazione se non all’interno di uno stato-nazione. In altre parole: stato, nazione e popolo sono tre aspetti di un unico processo storico di costruzione politica. Nulla di tutto ciò è mai avvenuto su scala europea, né può avvenire a seguito del progetto dell’Unione Europea che non vuole costruire uno stato ma un blocco di potere economico continentale in grado di competere con gli Stati Uniti, la Cina e il Giappone sul mercato globale. Stando così le cose, non posso ribadire quanto già affermato da Marx che da Lenin: gli Stati Uniti d’Europa, se realizzati attraverso l’unione di Paesi a regime capitalista, non rappresenterebbero un progresso bensì il trionfo della reazione mondiale.

 

  • Definisce il patriottismo un sentimento condiviso da tutti gli appartenenti a una comunità territoriale, a prescindere dalle origini etniche e dalle identità religiose, culturali … Un sentimento che si incarna in un luogo, in una lingua, in una cultura Più avanti stigmatizza la destra, che utilizza l’idea di nazione per esaltare i caratteri identitari – cultura, lingua Non si comprende bene se questa incarnazione in una lingua, in una cultura, sia di destra o di sinistra. Se si possa prescinderne o no.

 

In qualche misura ho già riposto poco fa. L’incarnazione in una lingua, in una cultura, ecc. dal mio punto di vista, non sono il fondamento ontologico di una patria, sono il materiale su cui può lavorare un progetto politico di costruzione di una comunità territoriale che “diventa” stato, e quindi anche nazione e popolo. La patria “si fa” non “si scopre”, anche se per farla si attinge anche, ma non solo, al materiale culturale di cui sopra. Come dimostrano le esperienze degli Stati Uniti e (in scala minore) della Confederazione Elvetica, non è necessario disporre di un materiale omogeneo per “fare patria”

 

  • Lei sostiene che dobbiamo accingerci a costruire un popolo “che è tale perché condivide un insieme di diritti e doveri”. Certo, ci si può coalizzare riconoscendoci nei fini, in quelle forme di governo, in quelle istituzioni che dovrebbero caratterizzarci in futuro. Ma le alchimie costituzionali – o il semplice richiamo alla difesa della Costituzione esistente (che suonerebbe tristemente simile alle ipocrite esortazioni dei nostri ultimi Presidenti) – possono farci avvertire davvero la compattezza – e l’orgoglio – di un’appartenenza di patria?

 

Non si tratta di “alchimie costituzionali”. Si tratta di partire dall’assunto gramsciano secondo cui le classi subalterne non devono prendere il potere, devono farsi stato. Ciò vuol dire che, contrariamente a quanto pensano coloro che ritengono che basti assumere il controllo del governo per avviare una trasformazione radicale della società, le classi subalterne, per riuscire ad esercitare la propria egemonia, devono niente di meno che creare un nuovo tipo di stato. Ma ciò significa a sua volta che non si dà trasformazione radicale della società senza mettere in atto un processo costituente. Le costituzioni sono la quint’essenza della sovranità popolare, perché come scrive Carlo Galli nel suo ultimo libro (Sovranità, Il Mulino 2019), il potere costituente non è mai del tutto costituito, in quanto incarna la presenza concreta di un popolo che può in ogni momento “sfondare” lo spazio pubblico, agire contro la sovranità esistente per generarne una nuova. Ecco perché le rivoluzioni bolivariane hanno dovuto passare attraverso l’approvazione di nuove costituzioni. Che poi i principi in esse affermate restino largamente disattesi non conta: è la loro stessa esistenza a legittimare la lotta per metterli in atto. Questo vale anche per la nostra Costituzione che, non solo è disattesa, ma viene da qualche anno sconciata per neutralizzarne le velleità “criptosocialiste” (secondo la definizione della JPMorgan). Difenderla è una necessità imprescindibile, ma non basta, in una prospettiva rivoluzionaria si dovrà passare da un Assemblea Costituente che la “depuri” dalle riforme liberiste e ne sviluppi il potenziale specificando, attualizzando ed estendendo gli articoli più avanzati dal punto di vista sociale. Naturalmente non è la Costituzione in quanto lettera morta a innescare il sentimento patriottico e socialista, ma è la lotta patriottica e socialista a richiamare a nuova vita i principi costituzionali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Epstein è stato suicidato?, di Max Bonelli

 

Epstein è stato suicidato?

 

Alla notizia della morte per suicidio di Jeffrey Epstein nel carcere Metropolitan Correctional Center of Lower Manhattan si sono diffuse su internet e nei   suoi luoghi di dibattito varie teorie a sostegno della tesi che il miliardario americano  sia stato assassinato in carcere per mettere a tacere le sue eventuali imbarazzanti confessioni. Molti sono i potenti a temere rivelazioni inconfessabili di relazioni con giovanissime prostitute magari supportate da filmati hard girati sul “love” jet privato o sulla sua isola Saint James,  isola dell’arcipelago Vergini (un nome..una garanzia degli interessi del miliardario).

Primi fra tutti i Clinton dei quali lui era amico e sostenitore, ma anche la corona britannica era tirata in ballo con il principe Andrew, i politici  Richardson e Michtell,  anche Trump ha avuto rapporti con Epstein fino al 2004. Tanti i personaggi di quel democratico e “buonista” mondo perbene che comanda su mezzo mondo e che condanna l’alta metà per i suoi metodi dittatoriali che incominciavano a sentire un odore non piacevole nell’aria; la provvidenziale morte del possibile ricattatore ha sicuramente purificato l’ambiente per queste brave persone.

Fare speculazioni su una azione risolutiva del “deep state” sarebbe facile,

troppo semplice accusarli di un metodo “staliniano” tipo “eliminato l’uomo eliminato il problema”.

In fondo i medici legali newyorkesi si sono affrettati a confermare l’ipotesi del suicidio. Epstein, un uomo che non si faceva mancare niente nella vita, ha sicuramente ceduto sotto il peso dei rimorsi di coscienza per aver indotto alla prostituzione minorenni che dietro lauti compensi hanno alleviato le sofferenze dei potenti del mondo anglosassone. Non dimentichiamo quanto deve essere oneroso e faticoso guidare la nazione dal manifesto destino. Certo provvidenziale è stata la presenza nella sua cella di un letto a castello anche se lui era  in regime di isolamento. Lo hanno trovato in ginocchio appeso con il lenzuolo arrotolato alla sponda più alta del letto superiore.

Il lettore malizioso obbietterà subito:”come si fa ad impiccarsi se i piedi toccano per terra?

Ribatto prontamente: il poveretto nel turbinio dei rimorsi si è buttato in ginocchio per adempiere al suo insano gesto e poi basta informarsi un pochino sul metodo di suicidio più diffuso al mondo(1) per sapere che esiste il metodo “impiccagione per sospensione”.  In questo modo si ha una azione sul nervo vagale, quando il suicida con ferrea volontà, si lascia sospendere da una ringhiera del letto, come in questo caso,  svenendo in quanto il cappio agendo sul nervo vagale gli fa perdere conoscenza e quindi si ha la morte per bradicardia riflessa.

Fino a qui tutto troppo giusto e corretto se non che il diavolo si nasconde nei dettagli, come si suol dire. Si perchè il medico legale ha riscontrato la rottura dell’osso ioide che si trova alla radice della lingua. I praticanti di arti marziali ed in particolare di judo sanno che esistono diverse tecniche di strangolamento a mani nude che possono sia agire sul nervo vagale e causare (se non fermate per tempo) la morte per bradicardia riflessa, ma alcune di queste agiscono contemporaneamente sull’osso ioide e sulla cartilagine epiglottide posta dietro di esso.(2)

Un suicida per impiccagione con il metodo della sospensione non presenta

la rottura dell’osso ioide; uno strangolato per tecnica a mani nude può presentare questo tipo di rottura.(3)

Ora, confesso, al mio lettore che la febbre “conplottista”  incomincia a serpeggiare nelle mie vene e il mio immaginario ha due scene davanti a sé.

La prima che  un addetto a questo lavoro di “pulizia” viene introdotto nella cella di Epstein a cui nel frattempo negli ultimi giorni è stato inspiegabilmente  rimosso il controllo antisuicidio (quindi eliminate telecamere di sorveglianza e controllo visivo ogni 30 minuti).

Il “pulitore” un esperto di arti marziali immobilizza Epstein ed effettua una tecnica di strangolamento a mani nude da dietro poi inscena il suicidio.

In ambito militare occidentale piace molto la tecnica a forma di 4 di cui vi allego il video(4). Molto efficace forse troppo! Come nel caso di Epstein uccidi la vittima in pratica in due modi sopprimendo il nervo vagale e rompendogli l’osso ioide. Ma si sa agli americani piace eccedere ed a volte si fanno delle esagerazioni non ottimali come in questo caso.

 

La seconda immagine: due “pulitori” sono incaricati d’interrogare il miliardario per sapere dove nasconde i documenti scottanti che possono inguaiare e ricattare i potenti in questione. Hanno carta bianca possono decidere se non ottengono le informazioni di porre fine alla faccenda. Uno lo interroga, l’altro effettua degli strangolamenti a mani nude tipo “Hadaka jime”(5) per costringerlo a parlare, qualcosa va storto oppure il miliardario non ne vuole sapere di collaborare e viene eliminato.

Chi ha praticato questo tipo di tecniche sa che non sempre  si riesce a dosare la forza per evitare la rottura dell’osso ioide. D’altronde in allenamento ci si ferma ai primi cenni di soffocamento e con i moderni mezzi tecnici di eliminazione fisica “Hadaka jime” è un tantinello fuori moda come metodo di soppressione.

Da aggiungere a questo quadro “gomblottista” il direttore del carcere è stato trasferito e le due guardie carcerarie sospese dal servizio, ma questa non è la mia supposizione ma realtà. Le indagini sono in corso soprattutto per trovare i nascondigli del database di Epstein, un tesoro d’informazioni.

Sarà una moderna versione dell’Isola del tesoro di Stevenson?

Gli ingredienti ci sono tutti,l’isola di proprietà del defunto ed  anche nel capitolo iniziale di questo grande classico la scena si aprì con un omicidio.

 

Max Bonelli

 

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Impiccagione

 

(2)https://it.wikipedia.org/wiki/Epiglottide

 

(3)https://www.youtube.com/watch?v=YJ5EhLWKXoU

 

(4) https://www.youtube.com/watch?v=LppnEfRoFIM

 

 

 

(5)https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=mkcxkqGsE64

 

 

 

5 – Egemonia legale nel cyberspazio Di  Laurent BLOCH

Internet, vettore di potenza degli Stati Uniti?

5 – Egemonia legale nel cyberspazio

Di  Laurent BLOCH , 23 novembre 2018  Stampa l'articolo  lettura ottimizzata  Scarica l'articolo in formato PDF

Precedentemente capo dell’informatica scientifica presso l’Institut Pasteur, direttore del sistema informativo dell’Università Paris-Dauphine. È autore di numerosi libri sui sistemi di informazione e sulla loro sicurezza. Si dedica alla ricerca nella cyberstrategia. Autore di “Internet, vettore del potere degli Stati Uniti”, ed. Diploweb 2017.

L’industria informatica e Internet sono creazioni americane e gli europei sono stati per lo più seguaci, nonostante alcune brillanti eccezioni. Non sorprende quindi che rappresentanti di istituzioni e società statunitensi occupino posizioni chiave nella standardizzazione e organi direttivi nei settori tecnici e organizzativi di questi settori.

Diploweb.com , pubblica questo libro di Laurent Bloch, Internet, vettore del potere degli Stati Uniti? fornire a tutti gli elementi necessari per una valutazione equa della situazione. Questo libro è già disponibile su Amazon in formato digitale Kindle e in formato cartaceo . Sarà pubblicato qui come seriale, capitolo per capitolo, al ritmo di circa uno per trimestre.

Avvocato alla Corte d’appello di Parigi, specialista in diritto dei computer e delle reti, membro di diversi gruppi di esperti internazionali incaricati di questi argomenti, Olivier Iteanu ha pubblicato un breve ma denso libro “Quando il digitale sfida lo stato di diritto “. Mostra in modo incisivo come lo sviluppo di scambi di produzioni culturali in forma digitale, scambi in cui gli Stati Uniti occupano un posto preponderante, portano insidiosamente all’erosione delle norme legali europee, e più precisamente francesi, a favore della legge americana. .

Si noti che l’autore si espone al rimprovero dell’uso del termine digitale per qualificare tutte le produzioni (letterarie, artistiche, testuali, comunicative, epistolari …) elaborate da un processo informatico. I difensori della lingua francese obietteranno che avrebbe dovuto scrivere “numerique”, mentre l’inglese digitale si riferisce alle cifre e non ai numeri. Sarebbe bello creare in francese un aggettivo adeguato, numerico o numerico per esempio, ma dopo tutto il digitale è molto poco utilizzato, solo o quasi per le impronte digitali, quindi perché non dargli un nuovo significato, soprattutto più di quanto sia già entrato negli usi?

5 - Egemonia legale nel cyberspazio
Laurent Bloch, autore di “Internet, vettore del potere degli Stati Uniti?”, Ed. Diploweb via Amazon
Laurent Bloch spiega con pedagogia e precisione la geopolitica di Internet.

Il mondo sta cambiando e devi adattarti

La rivoluzione del cyberindustriale sta scuotendo la società riorganizzando l’economia a partire dall’informatica e dalle sue applicazioni, in particolare da Internet, diventa il sistema nervoso del mondo. Questo sconvolgimento influenza tanto le norme legali quanto l’economia in senso stretto. Tra queste trasformazioni, Olivier Iteanu considera più da vicino quelle risultanti dalla digitalizzazione, quindi (o digitalizzazione per gli anti-neologi), la registrazione di opere e comunicazioni tra umani: la musica è passata dal microsolco e dalla cassetta ai CD e poi ai podcast, la telefonia al giorno d’oggi passa su Internet, inoltre le conversazioni telefoniche non sono più che al settimo posto nell’elenco degli usi del telefono cellulare. La televisione, il cui dominio sulla massa sembrava irremovibile, sta regredendo rispetto alla contemplazione interattiva degli schermi dei computer, anche di quelli di un telefono. La rete fissa ha sempre meno seguaci tra i giovani.

Imperi industriali di Big Data

La diffusa digitalizzazione di creazioni e scambi genera un volume considerevole di dati che possono essere riprodotti e trasmessi a una velocità vicina a quella della luce e per un costo marginale vicino allo zero. Gli imperi industriali vengono costruiti sulla base di queste tecniche. Il potere di questi imperi, essenzialmente americani, conferisce loro un dominio culturale che si estende alle norme legali, che è l’oggetto di studio del nostro autore (gli altri aspetti di questo dominio culturale sono oggetto del prossimo capitolo).

L’insufficienza della presenza europea nel cyberspazio lascia il campo aperto a questi imperi, guidati dal GAFA, che vorrebbe suggerire di essere al di sopra degli stati, ma che in realtà sono i vettori della cultura, politica, economia e di diritto degli Stati Uniti. Olivier Iteanu descrive le tre principali tendenze della loro ideologia caratteristica: i libertari californiani, eredi dei creatori di Internet, per i quali lo stato, la legge e la proprietà privata devono essere ridotti al minimo (almeno sino al punto che il loro comfort sia preservato, pp. 24-26); le Società della Silicon Valley (pagg. 26-28), che si accontentano dello stato americano quando le sue leggi proteggono la loro proprietà privata e cantano i meriti del mercato fintanto che mantengono una posizione dominante in esso; lo Stato americano (pagg. 28-29), che usa l’ideologia libertaria come costume per rendere accettabile la sua politica egemonica per i giovani attori aggrappati al cyberspazio, come i gechi.

L’introduzione del libro fornisce la tabella di marcia di una ragazza moderna (pagg. 13-15): dal risveglio con l’agenda di Google fino al tramonto con il suo compagno di stanza reclutato da AirBnB, la sua vita è organizzato da Uber, Dropbox, WhatsApp, Instagram, Facebook, LinkedIn, Twitter, ecc. Nessuna di queste società ha sede in Francia e le loro Condizioni d’uso (UGC) stabiliscono che in caso di conflitto i tribunali da interpellare si trovano in vari paesi stranieri, con una concentrazione in California, ma nel frattempo raccolgono i dati dei loro utenti, che consentono di sapere tutto sulla loro vita professionale e privata, e queste preziose informazioni vengono commercializzate. Dovrebbe essere noto che la legislazione degli Stati Uniti non prevede alcuna protezione dei dati personali.


Un libro pubblicato da Diploweb.com, formato Kindle e tascabile


La legge statunitense contamina e estromette i diritti europei

Olivier Iteanu studia in modo più specifico il modo in cui, attraverso questi fenomeni, la legge americana contamina e talvolta rimuove la legge dei paesi europei; concentra la sua presentazione su quattro aree in cui queste tradizioni legali differiscono profondamente: la libertà di espressione, rispetto alla libertà di parola americana (pagina 31); la protezione della privacy (pagina 67); copyright (pagina 105); legge contro governance (p.141). In tutte queste aree, la tradizione anglosassone di common law, in cui vi è poca legislazione e in cui si fa molto affidamento su principi generali e giurisprudenza, si oppone alla tradizione continentale scritta del diritto positivo, con la sua legislazione più esplicita (pagg. 171-173).

Libertà di espressione

Per quanto riguarda la libertà di espressione, il pilastro della legge americana è il Primo Emendamento (1792) della Costituzione (1787), garantisce una libertà di espressione in linea di principio totale (potremmo vedere i limiti durante l’epoca di McCarthy). In Francia la libertà di espressione è garantita dalla costituzione e inquadrata da varie leggi, tra cui la legge sulla libertà di stampa del 1881 e vari testi che reprimono la diffamazione, l’insulto pubblico, l’incitamento all’odio razziale, eccetera È lecito a tutti preferire l’uno o l’altro approccio alla questione, ma poiché in un paese democratico, ad esempio la Francia, i rappresentanti del popolo sovrano hanno approvato una legge che ne sceglie una, questa legge si deve applicare e i trasgressori sono puniti in base ad essa. Questo è ciò che Olivier Iteanu ci ricorda, Questo non è il caso delle associazioni che presentano denunce contro gli operatori dei social network che consentono loro di pubblicare, ad esempio, testi razzisti che rientrano nelle leggi della Francia. Notiamo per inciso che gli stessi operatori censurano le foto della sirenetta del porto di Copenaghen per pornografia, cosa che può essere scioccante solo per un pubblico europeo.

Tutela della privacy

L’Europa è forse l’unica regione al mondo in cui i popoli e le autorità civili si preoccupano di proteggere la privacy dei cittadini  [ 1 ] . Negli Stati Uniti il ​​supermercato locale non esiterà per un secondo a vendere a un’agenzia pubblicitaria il testo completo dell’ultima ricevuta di un cliente con il suo numero di telefono. In Europa è vietato. Negli Stati Uniti ciò che è vero è la privacy, vale a dire il diritto a non essere soggetti a ricerche arbitrarie o visite a domicilio. Si noti che anche qui la posizione americana non è esente da qualche ipocrisia; è sufficiente evocare il nome di Edward Snowden e le sue sorprendenti rivelazioni per chiarirlo.

La legge americana protegge i cittadini statunitensi dalla polizia che ascolta le loro comunicazioni (nessuna protezione contro gli stranieri, ovviamente). Per aggirare questo ostacolo, la National Security Agency (NSA) collabora con servizi amichevoli, come il British Government Communications Headquarters(GCHQ), per effettuare le sue intercettazioni al di fuori del territorio degli Stati Uniti, anche in alto mare, dotando il sottomarino nucleare di attacco  Jimmy Carter delle attrezzature necessarie per la rilevazione e la sorveglianza delle fibre ottiche transoceaniche.

La Commissione europea e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno ratificato il 26 luglio 2000 un accordo, Safe Harbor , che avrebbe dovuto proteggere i dati dei cittadini europei affidati agli operatori americani. Olivier Iteanu spiega perché questa protezione era illusoria, come è stata in ogni caso smantellata dal Patriot Act del 26 ottobre 2001, in che modo Safe Harbor è stato revocato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea su denuncia di un cittadino austriaco e perché il suo Privacy Shield sostitutivo non sarà migliore fintanto che il Patriot Act sarà in vigore.

diritto d’autore

Non stiamo scherzando con il copyright perché l’industria dell’intrattenimento e del cinema sono importanti articoli di esportazione per il commercio estero degli Stati Uniti. Ma chiaramente, in questo campo, le leggi e le convenzioni internazionali (Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche del 1886, emendata nel 1979) non sono adattate all’era digitale (digitale se preferite). Il capitolo del libro dedicato a questo argomento (pagg. 105-140) è molto esplicativo, la sua lettura è consigliata a chi vuole sapere di cosa si tratta.

Per quanto riguarda il diritto d’autore, possiamo anche leggere con profitto il contributo decisivo di Emmanuel Cauvin, Verso l’uberizzazione del diritto d’autore .

Legge e governance

L’industria informatica e Internet sono creazioni americane e gli europei sono stati per lo più seguaci, nonostante alcune brillanti eccezioni  [ 2 ] . Non sorprende quindi che rappresentanti di istituzioni e società statunitensi occupino posizioni chiave nella standardizzazione e negli organi direttivi nei settori tecnici e organizzativi di questi settori. Olivier Iteanu spiega abbastanza bene la posta in gioco politica cruciale di queste posizioni e perché è illusorio pensare che gli americani cederanno volontariamente il loro dominio, contrariamente a quanto suggeriscono le chiacchiere attuali su ICANN.

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EPSTEIN docet: Scritto anni ed anni fa…, di Danilo Fabbroni

Riceviamo e pubblichiamo

EPSTEIN docet: Scritto anni ed anni fa…

Il Gioco dell’Oca

«Gianfranco Sanguinetti […] nel suo libro Del terrorismo e dello Stato, distingue le azioni terroristiche in due categorie: offensive e difensive. Egli considera il terrorismo palestinese e irlandese offensivo e quello italiano difensivo.

“Ricorrono al terrorismo offensivo i disperati e gli illusi; al terrorismo difensivo ricorrono invece sempre e solo gli Stati, o perché sono al fondo di qualche grave crisi sociale o […] perché la temono. Sanguinetti aggiunge che era facile per i servizi segreti controllare i veri gruppi terroristici e […] manipolarli per i propri scopi. “Tutti i gruppetti terroristici segreti sono organizzati e diretti da una gerarchia clandestina agli stessi militanti della clandestinità […]”

La carriera di Ievno Azev, agente della polizia segreta zarista che si infiltrò all’interno del gruppo rivoluzionario socialista tanto abilmente da far dubitare della sua vera fede, è esemplare nel mostrare come sia difficile valutare la credibilità del singolo in un ambiente così oscuro come quello dei servizi […].

Un mistero rimangono invece gli anni trascorsi da Toni Negri negli Stati Uniti, dove usufruì di una borsa di studio della Fondazione Rockefeller. Vi ritornò diverse volte, e non sembra abbia mai incontrato difficoltà nell’ottenere il visto. Questo è molto strano: in un momento in cui si negava il visto ai membri del PCI, il leader di un’organizzazione politica di estrema sinistra andava e veniva a suo piacimento»

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Philip Willan, I burattinai. Stragi e complotti in Italia, Tullio Pironti Editore, Napoli, 1993, p. 19, 20, 30 e 205
Sappiamo che il pandemonium squadernato dalla rete, dal web, può essere endless, infinito. Un gioco dell’oca di antica memoria. In questo labirinto di Arianna dei giorni nostri una ricerca può trovare facilmente una mancanza pressoché totale di costrutto. Specie se si capita in una casella che ci rimanda agli inizi del gioco stesso.

Il nome – la citazione – di Ted Gunderson, detective che ha servito nell’FBI per molti anni specie in California, scatena una ridda, un’autentica panoplia, di rimandi, di piste, di link. Uno dei tanti ci porta ai cosiddetti Finders.

Se si digita infatti il lemma Finders vengono fuori – a fiorire come tante ninfe impazzite – una valanga sconfinata di voci le quali costituiscono solamente un vacuo “rumore bianco” indistinto.

Il link più gettonato che evidentemente pesca l’algoritmo del motore di ricerca ci riporta ad una serie televisiva americana appunto dal nome The Finders.

Ma altre voci, sebbene rare, ci portano dritti dritti ai Finders così intesi come un gruppuscolo tardo hippie.

Ab initio confessiamo di non cavarci da ciò il classico ragno dal buco. La storyboard è così convulsa, così intricata che è come star a pescare il classico ago nel pagliaio.

Nondimeno ci proviamo.

Chissà che la fortuna non arrida agli audaci.

Nell’ottobre del 1977 la TV statunitense NBC-TV[1] manda in onda un programma intitolato The Children and the CIA adombrando possibili collegamenti tra la CIA e certi campi estivi di soggiorno per la gioventù. Lo zampino della CIA stava legato a doppia mandata sia nell’attività di finanziamento a tali campi sia nel classico lavorio di reclutamento degli elementi giudicati “migliori” dall’agenzia…

Il particolare che ci ha colpito è stato l’emergere nella vicenda descritta dalla TV di due nomi che ebbero un ruolo nella costruzione dell’Arte della Magia nelle vicende sessantottine, e quindi da noi descritti nel nostro Sessantotto.[2]

Stiamo parlando del dottor Cameron che era a libro paga durante quel periodo alla Society for the Investigation of Human Ecology e che, di nuovo, nel periodo riportato dalla NBC-TV fungeva da erogatore dei fondi per i campi estivi.

Una coincidenza veder agir protagonisti sempiterni nell’Arte dei Vincoli e dei Legami?

Forse.

Ma stiamo a sentire che impressione ne ebbe Ted Gunderson a proposito di questa strana accolita chiamata The Finders:

«I Finders sono stati un “fronte operativo” fondato dalla CIA negli anni Sessanta che ebbe il lasciapassare di massimo grado nel precipuo compito di rapire e torturare giovani in tutti gli Stati Uniti d’America. I membri di tale gruppo erano stati scelti in quanto  devianti sessuali pronti a coinvolgere forzatamente i giovani “reclutati” in orge e omicidi rituali.

Marion David Pettie, il leader di questo “culto” era un omosessuale, pedofilo nonché appartenente ai ranghi della CIA. Il suo figlio militò nell’Air America, la compagnia aerea nota per aver fatto la spola per conto dei servizi americani tra il Triangolo d’Oro e Saigon durante la guerra del Vietnam al solo scopo di trafficare in stupefacenti».

Gunderson: un mitomane?

Staremo a vedere.

Fatto sta che la classica telefonata anonima scatenò un controllo della polizia nel febbraio del 1987 a Meyers Park, Tallahassee, Florida, in un gruppo di persone. L’indagine rivelò che un gruppo di giovani erano tenuti in stato di semi schiavitù da due adulti, membri dei Finders.

Da qui il detective Jim Bradley della polizia metropolitana di Washington, DC, si adoperò a fare un controllo simile nelle proprietà dei Finders della zona che ebbe la conseguenza di far scattare numerose accuse di sequestro di persona e circonvenzione di incapaci.

Un dettaglio interessante rivelato tramite il ritrovamento di un telex provava la “compera” di due adolescenti di Hong Kong da effettuare tramite un contatto dei Finders presente nella locale ambascita cinese.

Un altro elemento che combinava i Finders a quell’astrolabio della rivolta – il Sessantotto[3] – era la loro cristallina asserzione di voler rompere, come gruppo coeso, ogni paradigma sociale costituito.

Ed in effetti ci sono tutti gli elementi per farci intravedere questi Finders come almeno una propaggine di quel movimento che ha portato il Partito della Dissoluzione al potere in Occidente … e non solo lì.

I Finders – stando sempre a Pettie – erano prossimi a Dick Dabney, un beatnik della prima ora; erano versati nelle pratiche del taoismo, ammantati dall’ideologia pansessista di Wilhelm Reich, in consonanza con tematiche situazioniste, e in caudam semper stat venenum, a braccetto coi servizi segreti.

È lo stesso Pettie che millanta d’esser stato “corteggiato” dalla CIA ma lui a suo dire ha sempre opposto un netto rifiuto in quanto si riteneva non manovrabile in toto da quegli ambienti.

Deliri di un invasato?

Dichiarazioni di un paranoide come ce ne son tanti su internet?

Magari alla ricerca dei famosi 5 minuti di notorietà concessi a tutti seconda la nota massima warholiana?

Non sappiamo dirlo di preciso.

Stiamo a sentire ancora questa ricerca del tempo perduto di Pettie.

Ad un certo punto rammenta d’aver incontrato un tale che rispondeva apparentemente al nome di Joseph Chiang, un agente dei servizi cinesi operante sotto una copertura giornalistica. Con questo contatto sbocciarono “vicinanze” agli uomini dell’OSS e soprattutto a Charles E. Marsh il quale, a sua volta, aveva avuto come mentore nient di meno che il Colonnello Edward M. House, a lungo tempo éminence gris del presidente americano Woodraw Wilson. Marsh fece sì che Pettie potesse acquistare vasti appezzamenti di terreno ove far sorgere basi dei Finders anche e soprattutto con l’aiuto dell’accademico William Yandell Elliott dell’Università di Harvard.

Vi suona come un dejà vu?

Lo stupefacente abbraccio mortale tra Mondo della Sovversione Dissolutoria e Mondo Accademico era già venuto alla luce prepotentemente nel nostro studio del Sessantotto.[4]

Non finiscono qui le mirabilia a cui stiamo andando incontro.

Abbiamo pure la consonanza col mondo farmaceutico! Chi incontra Pettie se non un certo dottor Keith Arnold, basato (guarda caso!) ad Hong Kong per conto della Fondazione Roche?

Ci ricordiamo che l’LSD fu sintetizzata dalla Sandoz svizzera: svizzera come la Roche e farmaceutica appunto come la Hoffman-Roche.

Curioso no?

Non basta però ad esaurire la derivazione prettamente sessantottina di questo subcomandante dei Finders.

Il pilota privato di Billy Hitchcock era Wait Schneider, intimo amico di Pettie…[5]

Vale la pena di perseverare nell scandaglio di questo mare monstrum chiamato The Finders.

Se veniamo più verso i giorni nostri sarà facile accomunare per certi versi le vicende misteriose dei Finders con quelle altrettanto misteriose date dalla copertura che il “Washington Times” nell’articolo datato giugno del 1989 così intitolava: “Homosexual prostitution inquiry ensnares VIPs with Reagan, Bush: ‘Call boys’ took midnight tour of White House”.

L’articolo faceva riferimento agli echi suscitati da una estesissima indagine condotta da John DeCamp – ex senatore dello stato del Nebraska – su uno dei maggiori leader del partito Repubblicano coinvolto, a dire del DeCamp, in un pesantissimo giro di ricatti e sfruttamento sessuale ai danni di giovani di ambo i sessi.

Stessa identica cosa, mutatis mutandis, in Europa, con lo scandalo di Marc Dutroux in Belgio e recentissimamente con quello attinente alla figura del famoso presentatore della BBC, Jimmy Savile.

Oltre al Savile erano coinvolti il famoso comico Freddie Star e il cantante Gary Glitter, tanto che il responsabile della BBC George Entwistle ha definito l’accadimento come uno “tsunami di sporcizia” e “un pozzo senza fondo”.[6]

Ci par di vedere l’Esercizio di Vincoli e Legami nella gestione sapiente[7] di questi reti cultuali pedofile al servizio della Jet Society o è solo un miraggio di semplici ed insignificanti coincidenze, abbacinante quanto ingannatorio?

Cercheremo di vederlo nel prossimo capitolo.

E vedremo se questo presunto miraggio sarà o no la Lex Potentior.

Legge che gli iniziati oligarco-finanziari vogliono rendere quale minimo comune denominatore per chicchessia.[8] Abyssus vocat abyssum.

[1] Servizio le cui tematiche furono riprese più tardi dal “Washington Post” il 7 febbraio 1987.

[2] La punta dell’iceberg di quella lotta furibonda scatenata a partire dal ’68 per una presunta (quanto proditoria innanzitutto per il genere femminile) emancipazione della donna la si può toccar con mano ad esempio nelle vicenda delle due ragazzine romane che – si badi bene – di loro sponte, senza nessuna azione coercitiva da parte di nessun Padre Padrone, di nessuna opera da parte della Famiglia-Fascista-Reazionaria, hanno scelto liberamente di votarsi all’esercizio professionale della prostituzione. Le due minorenni, una delle quali in acerrima lotta con la sua madre che voleva costituire un argine contro tale débauche, hanno dichiarato di volersi emancipare, di gestire la propria vita, prostituendosi e spendendo i loro emolumenti così guadagnati in borse griffate e in stupefacenti! Come non ricordarsi di uno dei tanti slogan “vincenti” del ’68? La fantasia al potere! A questo proposito basta ricordare un testo come quello di Morton Schatzman dal titolo emblematico – La famiglia che uccide – Feltrinelli, Milano, 1974,  per delineare con quanto furore si sia scagliato l’attacco mortale contro l’istituzione familiare colpevole per questi figuri di ogni male possibile ed immaginabile.

[3] «Il momento più prossimo e più carico di significato a partire dal quale iniziare le nostre riflessioni è il 1968. Il Sessantotto è definibile come la più grave rivoluzione della storia in quanto alla rivoluzione religiosa di Lutero (che altera il rapporto fra uomo e Dio); alle rivoluzioni politiche del Seicento e del Settecento (che alterano e rescindono il rapporto tra Stato e Dio, fra politica e religione); alla rivoluzione sociale ed economica del 1917-8 che altera e sovverte alla radice il rapporto fra soggetto, famiglia, lavoro, Stato), a queste rivoluzioni – che rappresentano in realtà un unico processo – il Sessantotto si unisce come rivoluzione che sovverte l’ordine interiore del soggetto rovesciando l’alto e il basso, ponendo la sfera pulsionale, il desiderio, l’istinto come momenti normativi in grado di orientare il tutto della vita. Affetti, passioni, sentimenti, il mondo acefalo e irrazionale della pura istintualità, diventano sovrani e producono la prima non-civiltà istituzionalizzata, il primo luogo cioè in cui è impossbile educare, il primo luogo che pensa il disciplinamento della sfera pulsionale come male, come negazione dell’ordine stesso del valore», Matteo D’Amico, Sessualità, piacere, matrimonio: il Sessantotto come sovversione gnosticawww.effedieffe.com, accesso del 10 maggio 2013.

[4] Si avrà fatto caso che in seguito allo sciamare dell’ideologia psico-sociale sessantottina l’uso, il consumo e l’abuso di droghe non desta quasi più notizia, se non quella ricorrente della loro piena, aperta, cristallina legalizzazione urbi et orbi. Ciò si riflette anche nel linguaggio comune dei media. Il termine “tossico”, ad esempio, è del tutto scomparso. Non è più cool, come si suol dire. Essere tossico, appare, quasi lo standard, non è l’essere out come ai tempi della borghesia… Ad ogni incidente stradale mortale – un altro esempio – c’è l’immancabile sottolineatura del conducente ebbro sotto l’effetto dell’alcol ma raramente si presta attenzione che in realtà l’ebbrezza è data dal cocktail alcol più stupefacenti… Il culmine del doppiopesismo, della mistificazione lo raggiunge certamente l’ultimissimo tam-tam in ordine di apparizione dei media che vorrebbe il fumo della cannabis legalizzata en plein air. Dopo tante battaglie per la demonizzazione del fumo di sigaretta quale giustificazione si addita a favore del sano fumo della marijuana e dell’hascisch quando lo stesso fumare in caso del tabacco normale scatena le nevrastenie più radicali? Forse perché digià un anticipatore ante litteram del ’68, Walter Benjamin, cantava le lodi della morfina, della mescalina e dell’hascisch appunto, nel suo Sull’hascisch?

[5] Cfr. www.prisonplanet.com, accesso del 30 ottobre 2013.

[6] Tsunami di sporcizia che sta assumendo connotati spaventosi. In Svizzera ad esempio il governo ha respinto la legge che proibisce ai pedofili di lavorare coi bambini. Vedi anche Vogliono sdoganare la pedofilia, Italo Romano, www.stampalibera.com, accesso del 3 novembre 2013.

[7] Gestione sapiente dei “legami” che si dispiegò anche nel nostro Paese quando ad esempio fu arrestato in USA  Alessandro Moncini nel lontano 1988. Moncini fu colto in flagrante, stante a registrazioni effettuate dalle forze di polizia, mentre chiedeva il “recapito” di giovani ragazze destinate ad esser preda di efferate violenze. Al che un coro di “fraterna” solidarietà si elevò da Trieste, città da cui proveniva il Moncini, comprendente anche l’Arcivescovo locale, Monsignor Bellomi. Vedi Mark Burdman, The Case of Trieste Satanist Moncini, in “Executive Intelligence Review”, Volume 16, 27 gennaio 1989.

[8] L’affermazione non ha nulla di peregrino. L’esperienza de Il Forteto, di cui abbiamo già accennato, è la riprova che questa marea montante trova sponde accoglienti in vasti strati sia della popolazione che degli alti ranghi. Nei paesi scandinavi (vedi il gruppo femminista svedese Feminist Initiative che propugna addirittura la poligamia) esiste una forte propensione ad incentivare di pari passo la distruzione millimetrica di quel poco che rimane di sano nel concetto di famiglia e la costruzione dell’Impero della Dissoluzione: vedi l’infamante proposta di abolire dai documenti ufficiali la denominazione di padre e madre sostituendola con quella di genitore #1 e genitore #2.

Non solo.

Si sta promuovendo l’idea di obbligare i maschietti agli asili nido ed alle materne ad urinare da seduti come le femminucce onde non dar adito a “discriminazioni”. Di recente un padre, guarda caso: un italiano!, è stato punito con alcuni giorni di carcere per un semplice schiaffo dato a suo figlio in seguito ad una bizza di quest’ultimo: questo per sancire l’odio feroce per ogni potere costituito.

La Svezia non è nuova ad aberrazioni del genere. Già negli anni Trenta i coniugi Alva e Gunnar Myrdal, entrambi eletti nella fila del Partito socialdemocratico, furono convinti assertori di una aperta politica di sterilizzazione coatta degli individui considerati “inadeguati” o economicamente “improduttivi”.

Del resto, come sempre, l’America – per lo meno quell’America basata sui (dis)valoridifesi dalle Oriane Fallaci di turno… – ha fatto da battistrada in questo campo. Già nel 1993 “Time” dava conto del culto dei Children of God, chiamati anche The Family, che contava adepti in più di 70 paesi e membri stimati attorno alle 15.000 unità. Tale culto prevedeva l’uso del sesso smodato e senza limitazioni né freni di sorta per una schiera vastissima di adolescenti resi letteralmente schiavi. Barbara Rudolph, Family of Fear, “Time”, 13 settembre, 1993, p. 46.

34°podcast_Un epilogo inglorioso, di Gianfranco Campa

Per anni abbiamo assistito ad una campagna martellante che avrebbe dovuto condurre inesorabilmente e repentinamente alla defenestrazione, se non peggio, di Donald Trump dalla Presidenza Americana. L’inchiesta ha rispettato esattamente le attese più volte espresse da questo sito sin dall’inizio. Si è rivelata un castello di carte, anzi una vera coltre di vapori mefitici che hanno appestato il clima politico negli Stati Uniti e nei paesi occidentali. Una campagna che ha resistito per due anni solo ed esclusivamente per la potenza e la pervasività dei centri di potere protagonisti della macchinazione. Ha creato guasti e conseguenze enormi i cui effetti sono ancora ben lungi da essere integralmente dispiegati: ha compromesso le relazioni tra USA e Russia con quest’ultima sempre più indotta a rafforzare le relazioni cooperative con la Cina; ha compromesso la credibilità delle istituzioni e dell’intero sistema mediatico americani. Ben presto, se il mandato presidenziale di Trump dovesse essere confermato, salteranno fuori le connivenze internazionali, comprese quelle riguardanti il ceto politico ed i servizi di intelligence italiani, nell’organizzare la macchinazione. Quel che è certo è la impressionante pochezza di alcuni dei protagonisti del proscenio, nella fattispecie Mueller; come pure che lo scontro continuerà con modalità ancora più virulente ma sotto mutate spoglie. I due recenti attentati stragistici negli Stati Uniti ne sono l’annuncio. Il podcast di Gianfranco Campa mi pare un grande contributo alla comprensione. Buon ascolto_Giuseppe Germinario

Il liberalismo e il populismo sono davvero così incompatibili come pensa Patrick Buisson?

Un importante articolo tratto da “Atlantico” sul riposizionamento delle correnti di pensiero politico e delle forze organizzate nella formazione francese. Offre parecchi spunti da utilizzare nel nostro cortile di casa; in particolare ad analizzare le discontinuità e le costanti presenti nella Lega_Giuseppe Germinario

Il liberalismo e il populismo sono davvero così incompatibili come pensa Patrick Buisson?

Atlantico: In un’intervista a L’Opinion, Patrick Buisson, l’ex stratega di Nicolas Sarkozy, afferma che non esiste una possibile convergenza tra liberalismo e populismo laddove ce ne sarebbe una tra conservatorismo e populismo. Le offerte politiche rappresentate da Donald Trump, Boris Johnson, Viktor Orban e altri Andrej Babis nella Repubblica Ceca non contraddicono la dichiarazione del signor Buisson? 

Edouard Husson: Patrick Buisson è un uomo intelligente e colto. Ma confesso di non capire quello che definisce “liberalismo”. Non capisco la frase della sua intervista in cui afferma: “Non possiamo sostenere il libero mercato e combattere la PMA e il GPA”. La frase contiene un pleonasmo: per definizione, il mercato è libero: è una realtà, ben prima del capitalismo, dove ci sono acquirenti e venditori che sono liberi nelle loro transazioni – secondo le regole, ovviamente garantite da un’autorità esterna, sia politica, giudiziaria o altro. La salumeria dietro l’angolo è già un mercato. Forse è un problema che la stessa parola sia usata per i mercati finanziari, ma la realtà di base è sempre la stessa, quella di domanda e offerta. Potremmo anche vedere l’universalità del “commercio”: giungeremo sempre alla stessa conclusione, vale a dire che l’uomo vive di scambi. Ciò non significa che tutto ciò che riguarda l’uomo sia oggetto di scambio. La società è fatta di rapporti di mercato ma anche di rapporti gratuiti, etica, cultura. Ci sono mercati che la morale riprova, come la prostituzione. Ci sono altri che il progresso della morale ha bandito, come la schiavitù. Non solo possiamo, ma dobbiamo essere per il mercato e contro la PMA e l’AAP, se ci piace davvero la libertà. La PMA si basa su tecniche complesse, che hanno lo svantaggio di produrre e distruggere masse di embrioni – tranne quello impiantato nell’utero; non vediamo nel nome di cosa un embrione sia scelto più di un altro: il dottore si crederebbe Dio? Aggiungiamo che questa tecnica è accessibile solo agli individui che possono permettersela, e più la PMA viene ampliata, più si vedrà il rafforzamento della discriminazione sociale. Che l’AAP sia nella continuità del “PMA per tutti”, questo è stato ampiamente dimostrato recentemente da menti lucide. E questo ci riporta al nostro argomento: il mercato non può riguardare l’intera esistenza. Solo alcuni liberali ci credono: da un lato i libertari, che sono a favore dell’abolizione dello stato e credono che la totale privatizzazione dell’economia possa risolvere tutto; d’altra parte i progressisti (i “liberali” in America), che sostengono una totale liberazione della morale, accessibile, infatti, solo per i più ricchi. A parte queste famiglie di pensiero, tutti coloro che sanno che il mercato è l’unico modo per far funzionare l’economia in modo efficace concordano di porre dei limiti e di rifiutare la mercificazione del corpo, per esempio.

Contrariamente a quanto ritiene Patrick Buisson, i conservatori sono i migliori amici dell’economia di mercato: inquadrano il mercato e lo regolano meno dalle direttive statali accatastate che dall’istruzione, dall’etica, dalla protezione di famiglia, dal rispetto religioso di una giornata non lavorativa, ecc. Per capire questo, dovremmo andare oltre la tradizione del conservatorismo francese del 19 ° secolo, che è davvero molto sospetto per l’economia moderna. . Dovremmo rivolgerci al conservatorismo anglo-americano, tedesco e italiano, dove la preoccupazione per la trasmissione, i valori, la famiglia va di pari passo con l’economia di mercato, comprese le sue versioni capitalistiche più moderne. E citi giustamente Trump, Johnson, Orban o Babis, che sono allo stesso tempo liberali, conservatori e patriottici!

Affrontiamo la stessa questione per il verso del capitalismo. L’economia di mercato esiste sin dall’inizio della civiltà. Ma è stato permanentemente minacciato da saccheggi, guerre, invasioni del potere statale. Il genio dell’Occidente è di aver inventato il capitalismo! L’economia di mercato diventa praticabile nel tempo e in grandi aree perché il potere politico si impegna a rispettare lo stato di diritto. Di conseguenza, gli individui cessano di avere paura, di accumulare; il denaro circola; l’interesse del prestito sostituisce l’usura. Il risparmio e gli investimenti consentono la costituzione del capitale. In combinazione con la rivoluzione della scienza e della tecnologia, stiamo assistendo alla magnifica ascesa che ha portato la grandezza dell’Europa e la sua influenza dal Medioevo al 1914: L’Europa fu il continente della prima rivoluzione industriale, dal 1770, e condivise l’invenzione della seconda con gli Stati Uniti, dopo il 1870; ed è ancora questo sistema capitalista, preziosamente conservato dal mondo anglo-americano, nonostante i totalitarismi e l’occupazione dell’Europa, che ha permesso la nostra straordinaria ripresa dopo il 1945. Possiamo persino restituire le dichiarazioni di Patrick Buisson con un osservazione storica: l’economia di mercato ha funzionato molto bene in Europa, purché sia ​​stata dispiegata entro limiti identificabili, quelli delle società conservatrici e socialdemocratiche dei Trenta Gloriosi (1945-1975). È l’incontro del neoliberismo e l’individualismo assoluto dei sessantottini che produce la folle fuga dei Trenta Pitei (1980-2010): Creazione monetaria inflazionistica USA controbilanciata da trasferimenti di lavoro, immigrazione massiccia e abolizione delle frontiere; finanziarizzazione dell’economia fino al punto di estendere il campo della mercificazione alle aree che sono state adeguatamente devastate, come gli sport professionistici, che muoiono a causa del diffuso doping; distruzione delle classi medie vittime della concentrazione nelle mani di una valuta che si sarebbe svalutata ad alta velocità a causa di un allentamento quantitativo, ecc. Tutto il nostro mondo è da ricostruire; non si farà contro il capitalismo e il mercato; ma ricreando contrappesi. Questa è la sfida. E una destra allo stesso tempo identitaria, conservatrice, imprenditoriale,  decentralizzatrice, attenta alla coesione sociale sarebbe meglio piazzata per rispondere alle sfide epocali

Nella stessa intervista, Patrick Buisson afferma che Emmanuel Macron sarà il candidato della destra nel 2022 e che l’unica candidatura che potrebbe minacciarlo sarebbe quella di un candidato che potrebbe creare un’offerta politica che combini la questione sociale e quella delle fratture etniche, culturale. Buisson ritiene che il liberalismo non possa, naturalmente, essere una proposta convincente sulla questione sociale. Anche se è vero che la parola provoca allergia in Francia, è davvero così?

Questo è il tipo stesso di profezia che si autoavvera. Dal momento in cui ha decretato che la società e il mercato non avevano posto nel software di destra, Patrick Buisson ha annunciato che il diritto non vincerà. Curiosa evoluzione semantica, a proposito: all’improvviso, il Rassemblement National non è più una destra? Cosa rappresenta allora il partito di Marine Le Pen? L’estrema destra? Il populismo? Questa non è l’unica approssimazione nell’intervista: parlare del populismo cristiano sul Manif per tutti può solo farti sorridere. Il limite incontrato dal rinnovamento cattolico è quello della barriera sociale. Ho sostenuto il Manif per tutti e ho ammirato la testimonianza di queste famiglie e il coraggio di questi giovani che hanno rischiato di essere picchiati per ordine di Manuel Valls, ministro degli Interni, in nome di un anti-cattolicesimo che purtroppo non è scomparso dal nostro paese. Ma è abbastanza ovvio che non erano le classi lavoratrici a manifestare. È la barriera di classe, ancora, che ha impedito al Manif per tutti di fraternizzare massicciamente con i giubbotti gialli – anche se la polizia di Christophe Castaner riproduce, amplificando, il comportamento della polizia di Manuel Valls.

Concordo con Patrick Buisson sul fatto che per battere Emmanuel Macron dovremo combinare la questione sociale con quella delle fratture etno-culturali. Ma questo non sarà abbastanza. Stiamo affrontando un fenomeno tragico: il voto dei cattolici, nelle ultime elezioni europee, per la lista di LREM. Mentre il presidente smentisce ciò che i cattolici hanno più a cuore in molte aree (dilettantismo sulla questione della ricostruzione di Notre Dame, eutanasia di Vincent Lambert, anticamera del GPA del GPA), i cattolici hanno votato per lui. Come invertire tale tendenza? Quale elettorato prendere se non hai cattolici dalla tua parte? Tutto sarà suonato a poche centinaia di migliaia di voci che oscilleranno da una parte o dall’altra. Ricordiamo che Nicolas Sarkozy ha perso per molto poco nel 2012! È quindi sui nuovi elettori – dal punto di vista di un diritto interessato alla questione sociale e all’immigrazione – che sarà necessario concentrare la maggior parte degli sforzi portati avanti. In effetti, Patrick Buisson apre una porta: ciò che ci descrive è esattamente il posizionamento dell’attuale Rassemblement Nazionale. Dobbiamo senza dubbio rinnovare i discorsi e imparare dal fallimento del 2017, ma non è il fatto di arare indefinitamente le stesse terre che porterà la vittoria.

Concordo seriamente con il movimento dei gilet gialli. Ma poi devi ridargli la sua complessità. Non è solo una sete di legame sociale, espressa dalla comunità! È un movimento ribelle della Francia che lavora e produce contro l’invasione dello Stato e le sue normative sempre più noiose, anche se ritira i suoi servizi di prossimità per ragioni di costi. È un movimento che interessa i giovani pensionati della classe media di fronte al declino del tenore di vita che attende i loro nipoti. È una rivolta della Francia di buon senso contro quella dell’iperdiploma. Bisogna anche capire fino a che punto questo movimento originariamente a destra è stato parzialmente recuperato dalla sinistra e parassitato dall’estrema sinistra. Se Patrick Buisson ritiene che sarà possibile mordere le terre della sinistra populista, si tratta di pie illusioni. La sinistra populista aderisce al divario fondamentale tra progressisti e conservatori sotto due aspetti: è immigrazionista ed è progressista in termini di morale.

Il brillante stratega dell’elezione di Nicolas Sarkozy nel 2007 potrebbe riportare il problema in tutte le direzioni: non avrà altra scelta che tornare in questa unione di elettori di destra che aveva saputo accompagnare a quel tempo. E per questo, sarà necessario parlare di economia, istruzione, terza rivoluzione industriale, Europa non meno di sicurezza, immigrazione, identità nazionale. E poiché si tratterà di reinvestire nei settori sovrani senza aumentare le tasse, sarà necessario scommettere su uno shock fiscale per stimolare l’attività e assicurare allo Stato un aumento delle entrate nel lungo periodo. Vale a dire, fidarsi delle forze di mercato, liberarle in modo che la Francia possa tornare alla crescita a lungo termine.

Patrick Buisson alla fine dipinge un ritratto intransigente di Marion Maréchal: secondo lui, è solo una costruzione mediatica, il suo spazio politico (conservatore liberale) sarebbe quasi zero e la sua strategia politica di mano estesa a LR destinata al fallimento. Ti sembra questa affermazione quella di un noto analista della vita politica o quella di un attore che cerca di influenzare la riorganizzazione della destra?

Come Steve Bannon, Patrick Buisson lavora con le emozioni ed è in grado di bruciare ciò che ha amato durante la notte; abbiamo visto Nicolas Sarkozy. Quindi penso che non abbia molto senso scoprire perché sta dicendo il bene o il male a questa o quella persona. D’altra parte, ciò di cui sono sicuro è che personalizzando la questione del futuro della destra, positivamente o negativamente, Patrick Buisson correrebbe il rischio di essere emarginato nella ricostruzione di una macchina per vincere le prossime elezioni. Sarebbe un peccato perché tutte le competizioni avranno la loro importanza in questa grande battaglia che si impegna.

Questa battaglia è la “lotta finale” iniziata da un progressivismo senza fiato ma con ancora molte leve culturali, politiche, economiche, finanziarie; e chi può contare su organizzazioni internazionali e sovranazionali per rendere molto arduo per il conservatorismo, suo principale avversario, riconquistare la nazione. Questa guerra non è solo francese, si svolge in tutte le nazioni occidentali, ma può girare diversamente in ogni nazione. Per il momento osserviamo che il progressismo mantiene le sue posizioni migliori in Francia più che in altri paesi: è in procinto di lasciarsi andare negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Ungheria, Italia; ma resiste in Francia. Ciò è spiegato dalla prima inversione di tendenza del conservatore francese mancato, quella di Nicolas Sarkozy tra il 2007 e il 2012.

Esiste un modo per radunare le destre, permettendo ai destri nazionalisti, conservatori, imprenditoriali e sociali cattolici di lavorare insieme. Ma questo deve iniziare con la cessazione degli anatemi: non può esserci divieto di lavorare con questo o quello. Non è né scandaloso né irrealistico che un conservatore, un gollista, un liberale classico e un populista provino a trovare un linguaggio comune. Soprattutto, è necessario smettere di agitare questo spaventapasseri che è il “liberalismo”. Di cosa stiamo parlando? Il liberalismo è una famiglia estremamente diversificata. Esiste un liberalismo politico: chi pretenderà di non dover tornare a un rafforzamento del parlamentarismo nelle nostre istituzioni? C’è un liberalismo economico: chi affermerà che Emmanuel Macron è un difensore della libera impresa al di là della sua difesa del capitalismo connettivo e di un discorso molto superficiale sull’innovazione e le start-up? Perché non possiamo essere liberali, autentici e giusti? Al contrario, in un momento in cui siamo minacciati di sistematica censura progressiva sui social network, dovremo alzarci per difendere le libertà. Se la destra vuole vincere, deve cogliere questo tema: è tanto più vitale che non stiamo più trattando, come negli anni ’80, un totalitarismo situato dall’altra parte di un ” cortina di ferro “. Abbiamo a che fare con l’istituzione del “Brave New World” e del “Camp of Saints” sul nostro territorio! Non abbiamo più a che fare, come nel 1940, con un nemico organizzato militarmente ma a una internazionale progressista che cerca di costruire monopoli, soprattutto in termini finanziari e di big data, e sempre più affidandosi ai servizi di un esercito di riserva, immigrazione di massa e di un “servizio di intelligence”, i gruppi che trasportano tutte le ideologie della sinistra e dell’estrema sinistra: teorici del genere, formulatori della cattiva coscienza occidentale e profeti dell’apocalisse climatica. Contro questo fronte, sia sfuggente che strutturato, ci vorrà immaginazione e coesione.

Forse, per chiarire il dibattito, è necessario parlare di individualismo e denunciarlo! Se questo è ciò che sostiene Patrick Buisson, allora sì, il diritto si distingue per il suo rifiuto dell’individualismo assoluto. Ma una conoscenza, anche superficiale, dell’azienda, deve chiarire che non si è molto fortunati ad avere successo lì quando si è un puro individualista. È tempo di uscire dalle parole preconfezionate e dal fraseggio stereotipato.

È tempo di capire che sempre più imprenditori riscoprono l’importanza del capitale culturale e dell’appartenenza nazionale per lo sviluppo della propria attività. Ascolta allo stesso tempo il sogno di Boris Johnson delle capacità ereditate e del potenziale di innovazione dell’economia del Regno Unito! Ascolta, più modestamente, come si svolge il dibattito economico all’interno di LR, per la successione di Laurent Wauquiez: improvvisamente, parte della destra liberale riscopre il concetto di protezione! Siamo ancora molto lontani dall’obiettivo; a dire il vero, la ricostruzione è solo all’inizio. Ci vorrà pazienza, ascolto reciproco e inventiva.

https://www.atlantico.fr/decryptage/3577223/le-liberalisme-et-le-populisme-sont-ils-vraiment-aussi-incompatibles-que-le-croit-patrick-buisson–edouard-husson-

Multipolarismo in pericolo, di Guillaume Berlat

L’articolo tradotto qui in basso è importante per la rappresentazione della condizione penosa e tragicomica dell’attuale modalità di conduzione delle relazioni diplomatiche e di organismi sovranazionali come la UE. Rivela però la grande difficoltà con la quale anche gli analisti più critici cercano di introdurre chiavi di interpretazioni più adeguate a comprendere le dinamiche. Lo stesso Berlat, criticando giustamente il termina “multipolarismo” non riesce in realtà a ridefinirlo e rischia di ricadere a sua volta involontariamente in una operazione “nostalgia” paralizzante. Il multilateralismo in realtà, a dispetto del significato letterale e superficiale che si tende ad attribuire ad esso, è il termine che definisce un particolare sistema di relazioni e di regolazione dei rapporti geopolitici che presuppone e fonda la propria esistenza e legittimità su organismi sovranazionali a guida ed egemonia di una unica superpotenza. Nella recente contingenza storica, il ruolo di pivot e fulcro sono (stati) gli USA. L’unilateralismo, di fatto, è il riconoscimento di una realtà multipolare e della necessità di mantenimento di sfere di influenza contrapposte. In questa chiave vanno visti i conflitti trasversali che stanno attraversando le classi dirigenti a partire dallo scontro di insolita virulenza in corso negli Stati Uniti. L’inganno delle parole appunto._Giuseppe Germinario

“Dare un nome sbagliato alle cose è aggiungere guai ai guai del mondo” giustamente ci ricorda il premio Nobel per la letteratura, Albert Camus. Per più di mezzo secolo, le cose si sono evolute ma nella direzione sbagliata. Al momento della confusione dei generi e delle parole, è di moda usare con sazietà alcune parole contenitrici (chi vuole tutto e non dire nulla allo stesso tempo) per evitare di affrontare frontalmente i veri dibattiti che condizionano pace e guerra nel 21 ° secolo. Tra questi ultimi, due ritornano alla maniera pavloviana nelle conversazioni di autoproclamati esperti, “ tuttologi ” e tra i commensali in città: “ comunità internazionale ” e, soprattutto, “ multilateralismo“. Dopo aver posto il problema della confusione dei termini, prenderemo due esempi tratti da una realtà recente: il G20 di Osaka e l’ultimo Consiglio europeo di Bruxelles.

CONFUSIONE DEI TERMINI

Il minimo che possiamo dire è che più pericoloso è il mondo 1 , più viviamo nella confusione di termini che coprono il campo delle relazioni internazionali. Fermiamoci a due esempi, quelli di comunità internazionale e di multilateralismo!

La comunità internazionale troppo famosa

Il primo termine si riferisce a tutti coloro che condividono il tuo punto di vista. Tradizionalmente, gli occidentali si sono assimilati alla ” comunità internazionale ” di fronte all’opposizione (sotto forma di diritti di veto di cinesi e russi nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per esempio). Il termine non ha una definizione legale concordata, rientrando esso nella moralità a geometria variabile. Il suo uso è molto conveniente per screditare l’avversario quando si è alla fine di argomentazioni razionali. Quando i nostri membri follicolari del clero dei media, una volta per tutte, smetteranno di usare il termine senza alcun contenuto nient’altro che mediatico?

Il non meno famoso multilateralismo

Il secondo termine può essere definito come l’atteggiamento politico che favorisce la risoluzione multilaterale dei problemi mondiali. È tradizionalmente contrario all’unilateralismo associato alla pratica americana. In un atteggiamento imperiale, Washington si considera al di sopra della legge, essendo il rappresentante del popolo dal destino manifesto. Al contrario, gli americani ritengono che la loro legge si applichi al di fuori dei propri confini. Come esempi recenti, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo iraniano sul nucleare, le forze nucleari intermedie (INF) e molti altri, ma anche da organizzazioni internazionali che rappresentano il diavolo e si oppongono agli interessi ben compresi dello zio Sam, come l’UNESCO. Mentre il multilateralismo sta attraversando una crisi senza precedenti, alcuni ingenui europei lodano costantemente i suoi incommensurabili meriti. Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, eccelle in questo esercizio di diplomazia declamatoria e inefficace. Tutti i pretesti sono buoni da usare a parole mentre li esentano nella pratica. In un contesto di paralisi delle Nazioni Unite, i leader chiave sono costretti a evidenziare le virtù del dialogo e della cooperazione nei club o nelle organizzazioni regionali. Facciamo due esempi recenti.

L’OSAKA G20 (28-29 GIUGNO 2019): LIMITARE IL DANNO

L’Osaka G20, nonostante le splendide foto patinate, rimarrà nella storia come un incontro surrealista ma anche inutile come strumento informale per regolare le relazioni internazionali.

Un vertice surrealista

La formula migliore che abbiamo trovato per caratterizzare questo inutile vertice del G20 a Osaka è: un G20 di ” luoghi comuni ” anziché ” valori comuni “. Un G20 caratterizzato da un’esacerbazione delle tensioni commerciali e climatiche, sebbene gli americani stiano spingendo le loro sanzioni contro Pechino 3 . Donald Trump annuncia che vuole stringere la mano a Kim Jong-un al confine tra le due Corea, ecco cosa fa il giorno dopo. 19 dei 20 membri confermano il loro impegno per una ” piena attuazione ” dell’accordo sul clima di Parigi del 2015. Donald Trump elogia il Principe MBS dell’Arabia Saudita. Emmanuel Macron dichiara di non essere ” freddo” con Donald Trump, visiterà la Cina a novembre e incontrerà presto Vladimir Putin. Ancora una volta, tiene conferenze su Vladimir Putin sulla questione dei valori. È chiaro che nessuno crede in questo formato, questo granaio G20.

Un vertice inutile

Pertanto, ci si chiede quale sia l’interesse di un G20 che riunisce grandi potenze una contro l’altra come lo sono gli Stati Uniti da un lato, la Russia e la Cina dall’altro, con la Francia che cerca di svolgere un ruolo moderatore ma senza alcuna seria possibilità di essere ascoltato visti i mezzi limitati a sua disposizione? 4 Qual è l’interesse di una struttura multilaterale il cui unico scopo è consentire riunioni bilaterali 5 e limitare il danno provocato da Donald Trump? 6 Immagine divertente di un multilateralismo efficace! 7

In queste condizioni, è comprensibile che il multilateralismo dei club sia a mal partito. Senza una cura da cavallo, è probabile che il progetto del G20 rischia di morire di bellissima morte. È vero che l’Unione europea non è al suo meglio in questo contesto postelettorale al Parlamento europeo. L’ultimo Consiglio europeo allargato fornisce un esempio illuminante.

IL CONSIGLIO EUROPEO STRAORDINARIO (30 GIUGNO-2 LUGLIO 2019): NIENTE VERRÀ PIÙ O QUASI

Abbiamo appena assistito a uno spettacolo di gran usignolo, degno del suo peso in oro con Pinocchio nel ruolo del giovane che ha dovuto affrontare i tremori di suor Angela. L’ubriacone del Granducato ha sferrato un colpo antidemocratico con il suo dono avvelenato che si chiama UE-Mercosur. Tutto ciò dà un’immagine pietosa dell’Unione europea nel resto del pianeta. Prima di allora, Emmanuel Macron aveva sofferto di un disturbo in questa buona città di Marsiglia, nonostante il decoro delle circostanze.

Un ennesimo psicodramma che non risolve nulla

Mentre l’Unione europea evolve con crisi sempre più gravi, la macchina viene paralizzata in modo duraturo. Si occupa solo di problemi di cottura procedurali e interni. Gli unici a interessare gli stati e la burocrazia onnipotente. Per più di due mesi, l’unica questione importante che mobilita la sua energia è quella della nomina di alti funzionari della struttura 8 . Né più né meno. Negoziazione che prende la forma di una comune battaglia di cassettieri a causa della politica della mosca della barca di Giove 9 . Soprattutto i criteri che disciplinano le denominazioni sono surreali (equilibrio geografico, equilibrio politico e la parità 10). Che dire del criterio di competenza? Come credere in un’Europa dell’astuzia in un momento in cui le sfide che si trovano ad affrontare richiederebbero di essere esaltate? Come credere in un’Europa democratica nel rispetto della decisione sovrana dei popoli? 11Un accordo si trova finalmente il 2 luglio 2019 attorno a quattro nomi (Ursula von der Leyen 12 che proviene da lontano 13 , Christine Lagarde la cui competenza è già in discussione 14 e che appare molto chiaramente come una donna sotto giuramento 15 , Charles Michel 16 e Josep Borrell 17). Vedremo in futuro se questo cambia il funzionamento dell’Unione o se tutto cambia in modo che nulla cambi. Checché ne dicano i nostri pseudo-esperti, la coppia franco-tedesca ne esce particolarmente fragilizzata da questa insolita giostra nsolita e senza complimenti 18 . Quel che è certo è che alla fine è Berlino a vincere la partita 19 .

La farsa dell’accordo UE-Mercosur

Surrealista, questa è la parola giusta per come il presidente uscente della Commissione, l’ubriacone lussemburghese Jean-Claude Juncker, accoglie con favore l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur, presentato dai suoi negoziatori come ” storici” 20 e difesi dal Segretario di Stato agli affari esteri 21 ; dai detrattori come pericoloso 22 . Accordo del quale pochi conoscono il contenuto! 23Non sarebbe stato opportuno che la questione fosse deferita al nuovo team e non rilevata dall’ex team, il cui ruolo dovrebbe essere limitato all’ordinaria amministrazione di attività quotidiane durante questo periodo di transizione? E saremo stupiti dalla sfiducia dei cittadini verso una struttura apolide che fa ciò che vuole nel suo cantuccio. Il mandato, che gli è stato affidato dai governi, non gli conferisce tutti i diritti soprattutto quando gli esperti dubitano dei suoi contenuti 24 . I cittadini sono trattati come un valore trascurabile.

Un’immagine pietosa dell’Unione Europea

In queste circostanze, è comprensibile che il multilateralismo regionale sia in cattive condizioni. Senza una cura da cavallo, è probabile che il progetto europeo muoia di una sua bellissima morte. Emmanuel Macron ha impiegato due anni per scoprire che ” stiamo dando un quadro dell’Europa poco serio ” e che l’organizzazione è stata vittima dell’egoismo nazionale a causa del fallimento dei negoziati sull’assegnazione di posizioni chiave. Che dire dei deputati del Partito Brexit Nigel Farage che hanno voltato le spalle il 2 luglio 2019, mentre l’inno europeo ha suonato nell’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo, durante la sua sessione inaugurale!

Un nuovo affronto per Giove-Pinocchio

Per la cronaca, Emmanuel Macron è l’unico capo di Stato a partecipare al ” Summit delle due banche ” a Marsiglia (24-25 giugno 2019) 25 . Un altro buon esempio di multilateralismo che non funziona! Ma, per fortuna, pena l’intelligenza umana, l’intelligenza artificiale (AI) troverà la giusta soluzione a tutte queste sfide di governance internazionale se davvero ha contenuto reale 26 .

“La diplomazia è difficile da esistere laddove l’equilibrio di potere è troppo sbilanciato, o al contrario quando un equilibrio eccessivo garantisce il mantenimento dello status quo. Si può sostenere che si manifesta realmente solo nei periodi di equilibrio intermedio, imperfetto o addirittura di squilibri di equilibrio ” 27 . E, dopo la parola ” diplomazia “, potremmo aggiungere quella di ” multilaterale ” per caratterizzare questo momento di oscillazione del mondo 28 .

È ovvio che stiamo affrontando una grave crisi del multilateralismo 29 . Questo collasso del multilateralismo deve essere compreso nel contesto di un ritorno di potere e forza. Questo collasso del multilateralismo deve essere compreso in un contesto di ritorno delle nazioni.

Questo collasso del multilateralismo deve essere compreso nel contesto di una relazione malsana tra potere e verità. ” Vieni qui, brava gente! Le uniche notizie false che sono tollerate sono quelle approvate dal potere. Contro gli altri, faremo una legge ” 30 . Smettiamo di pagare per parole sul multilateralismo, come fanno gli esperti francesi 31 o anglosassoni 32 , come se volessero scongiurare il destino! Per rimandare troppo la scadenza della somministrazione di un rimedio pesante, il paziente ” multilateralismo” rischio di passare dalla vita alla morte. Queste sono alcune delle considerazioni che possono essere fatte sull’inefficiente multilateralismo per affrontare le sfide del ventunesimo secolo!

Guillaume Berlat 
8 luglio 2019 

1 Maurin Picard, François Delattre: ” In questo mondo pericoloso, la Francia parla a tutti “, Le Figaro, 27 giugno 2019, p. 16. 
2 Jacques-Hubert Rodier / Nicolas Rauline, Nucleare: Washington e Mosca si stanno avvicinando a una nuova guerra fredda , Les Echos, 4 febbraio 2019, pag. 6. 
3 Anne Cheyvialle / Fabrice Node-Langlois, Il duello tra Trump e Xi oscura l’incontro del G20 , Le Figaro economy, 27 giugno 2019, pagg. 18-19. 
4 Jean-Paul Baquiast, G20 Meeting a Osaka il 28 e 29 giugno 2019 , Blog: for a Power Europe, www.mediapart.fr , 30 giugno 2019. 
5 Brice Pedroletti / Arnaud Leparmentier, Trump in una posizione forte contro Xi al G20 , Le Monde, 28 giugno 2019, p. 2. 
6 Philippe Mesmer / Brice Pedroletti, G20 limita i danni affrontato Donald Trump , Le Monde, 30 giugno al 1 ° luglio 2019, pp. 2-3. 
7 Martine Arancione, il G20, il volto una smorfia del mondo , www.mediapart.fr , 1 ° luglio 2019. 
8 Anne Rovan, UE: le posizioni chiave nel cuore del nuovo vertice , Le Figaro, 29-30 giugno 2019, pag. 7. 
9 Cécile Ducourtieux / Cédric Piétralunga / Jean-Pierre Stroobants, a Bruxelles, forcipe appuntamenti, Le Monde, 2 luglio 2019, pag. 2. 
10 Cécile Ducourtieux / Jean-Pierre Stroobants, Due donne di potere alla testa dell’Europa , Le Monde, 4 luglio 2019, pag. 2. 
11 Ludovic Lamant / Amélie Poinssot, il Parlamento europeo, ogni gruppo ha il suo incongruenze , www.mediapart.fr , 1 ° luglio 2019. 
12 Thomas Wieder, Ursula von der Leyen, i fedeli di Angela Merkel , il Mondo, 4 Luglio 2019, p. 2. 
13 Thomas Schnee, Commissione europea: von der Leyen, il candidato che si pensava fosse morto , www.mediapart.fr , 3 luglio 2019. 
14 Eric Albert,Christine Lagarde, una scelta controversa per la Banca centrale europea , Le Monde, 4 luglio 2019, pag. 5. 
15 Martine Orange, Christine Lagarde presso la BCE: una donna fedele , www.mediapart.fr , 3 luglio 2019. 
16 Charles Michel , Profil, Le Monde, 4 luglio 2019, p. 4. 
17 Sandrine Morel, la socialista spagnola Borell a capo della diplomazia , Le Monde, 4 luglio 2019, pag. 4. 
18 Jean-Pierre Stroobants / Cédric Pietralunga / Thomas Wieder, Il duo Parigi-Berlino alla manovra nonostante tutto, Le Monde, 4 luglio 2019, p. 3. 
19 Ludovic Lamant,Mercato dei leader dell’UE: alla fine, è la Germania a vincere , www.mediapat.fr , 3 luglio 2019. 
20 Cécile Ducourtieux, Commercio: uno storico accordo Mercosur-UE , Le Monde, Économie & Entreprise , 30 giugno al 1 ° luglio 2019, pag. 16. 
21 Rémi Barroux / Olivier Faye (commenti raccolti da), Jean-Baptiste Lemoyne: ” Gli accordi devono promuovere il libero scambio “, Le Monde, 3 luglio 2019, pag. 7. 
22 Leonor Hubaut L’accordo UE-Mercosur suscita già polemiche , economia Le Figaro, 1 °luglio 2019, pag. 25. 
23 J.-LP, EU-Mercosur: pollame ahi ahi,The Duck Chained, 3 luglio 2019, pag. 8. 
24 Nicolas Hulot, ” Ci sono testi che non possiamo più firmare “, Le Monde, 2 luglio 2019, pag. 8. 
25 Arthur Berdah, Mediterraneo: Macron da solo in cima , Le Figaro, 25 giugno 2019, pag. 8. 
26 Luc Julia, L’intelligenza artificiale non esiste , Prime edizioni, 2019. 
27 Michel Duclos, The Long Syrian Night , edizioni dell’Osservatorio, p. 192. 
28 Laure Mandeville, In un mondo che oscilla, pensa al grande ritorno delle nazioni , Le Figaro, 28 giugno 2019, p. 14. 
29 Guy Rider (direttore generale dell’OIL), “Ci sono minacce al multilateralismo “, Le Monde, Économie & Entreprise, 4 luglio 2019, pag. 14. 
30 Pierre Sassier, The Unhealthy Report of Power to the Truth , Blog di Pierre Sassier, www.mediapart.fr , 30 giugno 2019. 
31 Franck Petiteville, Multilateralism Will Survive Trump , Le Monde, 27 giugno 2019, p. 21. 
32 Gayle Smith, “Preservare il multilateralismo è diventata una sfida “, Le Monde, 30 giugno al 1 ° luglio 2019, pag. 23.

Per aiutare il sito del Medio Oriente è qui

Fonte: Vicino e Medio Oriente, Guillaume Berlat , 08-07-2019

https://www.les-crises.fr/multilateralisme-en-danger-par-guillaume-berlat/

PUO’ ESISTERE OGGI UNA SINISTRA SOVRANISTA?, di Giuseppe Angiuli

PUO’ ESISTERE OGGI UNA SINISTRA SOVRANISTA?

 

 

L’attuale fase che stiamo vivendo è contrassegnata da una crisi generale e irreversibile del processo di globalizzazione neo-liberista e da uno scontro frontale in atto fra un capitalismo produttivo e manifatturiero, desideroso di affermare la sua centralità e che in ambito politico trova espressione nel campo cosiddetto “populista” ed un capitalismo finanziario e speculativo, di carattere trans-nazionale, che trova sponda politica nei vertici della U.E. e nelle forze della “sinistra” globalista ed arcobalenata, in tutte le sue forme.

A partire dall’avvento di Mr. Trump alla Casa Bianca, abbiamo avuto davanti ai nostri occhi la materializzazione evidente di una previsione che in tanti avevano formulato già da diverso tempo su come le forze del campo cosiddetto “populista” siano le uniche oggigiorno a volere realmente candidarsi alla guida del processo di fuoriuscita dell’occidente dalla globalizzazione; d’altro canto, ci sembra di potere legittimamente rilevare che tutto ciò che oggi da “sinistra” mostra di contrapporsi con virulenza al cosiddetto “populismo” altro non è che un’espressione più o meno diretta – e più o meno velata – degli interessi del capitalismo finanziario speculativo e globalista.

Sul teatro dello scontro politico qui in occidente, le forze sovraniste e anti-globaliste sono riuscite in misura sempre più crescente ad occupare la scena e l’immaginario dei popoli europei facendosi alfiere del recupero di concetti come la nazione, la patria, la difesa dei confini, la famiglia naturale, il protezionismo in economia, la difesa dei valori della tradizione, ecc.: non può sottacersi che ad imprimere tali concetti sull’agenda politica dei sovranisti abbia assunto un ruolo oltremodo decisivo la figura di Steve Bannon, leader carismatico del movimento mondiale Alt Right (ossia Alternative Right, “destra alternativa”), una locuzione in cui l’alternatività è da intendersi affermata in contrapposizione alle correnti Neocons che per almeno un quindicennio avevano dominato il campo conservatore-repubblicano negli Stati Uniti.

In tale contesto generale, la messa in crisi dello schema della globalizzazione avrebbe potuto teoricamente fornire l’occasione anche alle malconce soggettività della “sinistra” post-marxista novecentesca di provare a riconquistare un po’ di spazio politico caratterizzando la propria azione attorno ad un rilancio dei bisogni delle classi popolari lavoratrici, che in questi ultimi decenni contraddistinti dal dominio assoluto dell’ideologia neo-liberista e dall’avvento delle istituzioni anti-democratiche della U.E. hanno assistito inermi ad una umiliante e sistematica opera di smantellamento delle principali conquiste sociali storiche del movimento operaio.

Si sarebbe infatti potuto legittimamente prevedere che le classi subalterne – unitamente ai partiti di “sinistra” ed ai sindacati che di tali classi sociali da sempre si dicono espressione – potessero cogliere finalmente l’occasione storica di ritornare protagoniste della scena politica, approfittando degli effetti di rottura sistemica indotti dall’ondata “populista”, interpretando in tale contesto un proprio ruolo originale e attivo e magari differenziandosi in qualche modo dai tratti politico-culturali ritenuti meno accettabili del sovranismo di marca “populista”.

Sfortunatamente, l’osservazione della realtà di questi ultimi tempi ci dice che nulla di tutto ciò è avvenuto: anzi, al contrario, tutte le soggettività storicamente appartenenti al campo della “sinistra” stanno mostrando paradossalmente proprio in questa decisiva congiuntura storica la loro natura di strumento posto a difesa del vecchio ordine globalista in fase di decomposizione per via dell’azione dei “populisti”.

In altre parole, come affermavo in un mio intervento di circa un anno fa, tutte le odierne forze sedicenti progressiste o di “sinistra” ossia tutte quelle forze organizzate che nell’attuale quadro politico italiano si collocano in uno spazio che va dal Partito Democratico post-renziano fino alla galassia antagonista dei centri sociali, costituiscono la componente “sinistrata” della globalizzazione neo-liberista[1].

E come affermavo sempre nel citato intervento, l’ideologia della odierna “sinistra” arcobalenata è un impasto demenziale di liberismo economico, europeismo acritico, omosessualismo corporativo, femminismo isterico, immigrazionismo fanatico e, dulcis in fundo, di antifascismo ossessivo-paranoico in assenza di fascismo.

La prova della strutturale inettitudine dell’odierna “sinistra” a sapere leggere correttamente l’attuale fase di messa in crisi della globalizzazione neo-liberista possiamo ricavarla dall’osservazione per cui tutte le residue ed attuali forze sedicenti progressiste – per l’appunto, dal P.D. fino all’ultimo dei centri sociali – sembrano oggigiorno mosse da un unico obiettivo tattico o di breve periodo che è quello di contrapporsi strenuamente – e spesso con toni virulenti – al “populismo” in ascesa e, in particolare in Italia, facendo della demonizzazione di Matteo Salvini (un po’ come nei decenni scorsi avveniva per Silvio Berlusconi) il proprio unico motivo di esistere.

Di forze politiche dichiaratamente filo-globaliste o e sfacciatamente eterodirette dalla tecnocrazia U.E. come il Partito Democratico o la + Europa di Emma Bonino non mette conto finanche parlarne, giacchè tutti possono dare per scontata la loro strutturale funzionalità al capitale finanziario speculativo ed alla fazione americana lib-dem impersonata da Mr. Obama, Hillary Clinton e dal grande speculatore-finanziatore “filantropo” George Soros.

Quanto agli epigoni post-dalemiani raccolti attorno a figure scialbe e prive di carisma quali Nicola Fratoianni o Stefano Fassina, essi si apprestano quasi certamente, il primo nel breve periodo il secondo forse nel medio periodo, a fare rientro alla chetichella nella casa-madre P.D., così palesando la natura chiaramente strumentale (molto probabilmente ispirata fin dall’inizio da un’intuizione del sempiterno “baffino” malefico) della loro manovra di differenziarsi in questi anni dallo stesso P.D. fingendo di fargli la guerra ma in realtà coprendolo a “sinistra”[2].

Quanto alle sparute forze della “sinistra” ultra-radicale, una mesta menzione la meritano i fautori del cartello elettorale Potere al Popolo, presto sostanzialmente dissoltosi dopo il pessimo risultato riportato alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 e i cui padri fondatori vanno identificati nella rete dei centri sociali dell’area antagonista, nel piccolo ma ben determinato gruppo di ideologi marxisti-leninisti riuniti nella Rete dei Comunisti e in quei settori del sindacalismo radicale espressi dall’U.S.B. e dalla figura un tempo carismatica ed oggi alquanto patetico-eversiva di Giorgio Cremaschi.

Con il lancio dell’operazione Potere al Popolo, alcune menti raffinatissime hanno provato – apparentemente fallendo nell’impresa – a livellare ideologicamente e poi ad assorbire in un unico contenitore di marca radical-globalista la maggior parte delle sigle e siglette di quel poco che rimane nel panorama della disastrata area marxista-leninista post-novecentesca.

Col pretesto di indicare a propri modelli sociali di riferimento le esperienze storiche del mutualismo tardo-ottocentesco e brandendo il seducente slogan del controllo popolare “dal basso”, gli ideologi di Potere al Popolo hanno in realtà provato a forgiare un nuovo soggetto politico che, incline ad una nozione “liquida” di popolo tanto cara a Toni Negri, riuscisse a rendere la “sinistra” radicale italiana del tutto compatibile con i principali desiderata della finanza globale e del cosmopolitismo contemporaneo, sterilizzando su binari morti di velleitarismo parolaio il malessere popolare verso le politiche di austerità U.E. ed irridendo in modo blasfemo al concetto di sovranità nazionale, non a caso definito dalla portavoce Viola Carofalo “un feticcio”[3].

Un discorso a parte lo meritano altri gruppuscoli politicamente più lucidi ma inesorabilmente auto-referenziali della stessa area radicale, animati da intellettuali che almeno apparentemente ci tengono a presentarsi come distinti e contrapposti a tutte le principali formazioni dell’odierna “sinistra” filo-globalista ed arcobalenata ma il cui operato lascia tuttavia molto perplessi non già per la loro copiosa produzione teorica – che è assolutamente apprezzabile e degna di nota – bensì per le modalità alquanto ambigue e contraddittorie del loro consueto modo di agire.

Da diversi anni a questa parte, attorno al gruppo dei due fini politologi Moreno Pasquinelli e Leonardo Mazzei ha preso vita un’agguerrita micro-area di sedicente sinistra no euro al cui interno si è sviluppato un fecondo dibattito teorico di altissimo spessore, senza dubbio quello qualitativamente più elevato in tutto ciò che è stato dato vedersi in quest’ultimo decennio a “sinistra”.

Ai numerosi convegni di Chianciano Terme susseguitisi sempre per iniziativa del duo Pasquinelli-Mazzei e dei loro sparuti seguaci riuniti attorno al noto blog politico dal nome Sollevazione[4], in questi ultimi anni si sono affacciate le più brillanti intelligenze del mondo sovranista italiano, dall’attuale Presidente della Commissione Finanze al Senato Alberto Bagnai (il quale proprio in quei convegni ha iniziato ad avere un po’ di visibilità come uomo pubblico impegnato sui temi della critica alla moneta unica) all’attuale sottosegretario agli Affari Europei Luciano Barra Caracciolo, dal prof. Antonio Maria Rinaldi (oggi eletto deputato europeo con la Lega) all’economista keynesiano Nino Galloni.

Moreno Pasquinelli

Riflessioni di altissimo livello hanno accompagnato per anni gli appuntamenti convegnistici del gruppo di Sollevazione, nel corso dei quali non è mancato di assistere alla più severa e rigorosa critica verso la grave collusione ideologica dell’odierna “sinistra trans-genica” (una sagace definizione dello stesso Pasquinelli) con i poteri oligarchici dell’attuale Europa a trazione franco-tedesca: fatto sta che, a fronte di un livello analitico indubbiamente elevato espresso da questa piccola ma agguerrita area e nonostante il costante coinvolgimento nelle sue iniziative di alcuni fra i migliori cervelli della cultura sovranista del nostro Paese, alle innumerevoli kermesse di Pasquinelli e Mazzei ha sempre fatto seguito un sistematico e tragicomico fallimento politico-organizzativo di qualsiasi annunciato tentativo volto a trasformare tale collage di idee euroscettiche ed anti-liberiste in una vera e propria forza politica organizzata ed attiva nella società.

L’ultimo e il più clamoroso di questi fallimenti si è consumato alla vigilia delle elezioni politiche del marzo 2018, per via del capotico tentativo dello stesso Pasquinelli e del suo sodale Mazzei di coinvolgere a tutti i costi nell’erigendo cartello elettorale della neonata Confederazione per la Liberazione Nazionale[5] un coacervo di gruppi e gruppuscoli – dal Movimento Roosevelt diretto dal massone progressista Gioele Magaldi ai Forconi Siciliani di Mariano Ferro, dal Fronte Sovranista Italiano del prof. Stefano D’Andrea ai post-brigatisti dei CARC, senza disdegnare un collegamento a distanza perfino con la galassia della Fratellanza Musulmana protagonista delle note Primavere Islamiste nei primi anni di questo decennio – dal carattere talmente variopinto ed eterogeneo da non potere (ovviamente) mantenersi in piedi per più di una settimana.

Pertanto, per diretta responsabilità di Pasquinelli, per via della sua clamorosa inettitudine a sapere scegliere con cura i soggetti da mettere assieme al fine di assemblare un cartello politico-elettorale della “sinistra” patriottica, alle elezioni del 4 marzo dello scorso anno tutti gli elettori con una formazione “di sinistra” e sensibili alle tematiche della sovranità nazionale, non trovando sulle schede elettorali alcuna offerta politica credibile, hanno finito per convogliare inevitabilmente i loro voti nella Lega salviniana o nel Movimento 5 Stelle.

Uno degli innumerevoli convegni della “sinistra no euro” organizzati da Pasquinelli

da cui non è mai emersa alcuna seria iniziativa politica a carattere aggregativo.

 

A tale risultato ha contribuito altresì il catastrofico fallimento politico-organizzativo della microscopica Lista del Popolo per la Costituzione guidata in modo più che dilettantesco dalle due figure ormai consumate di Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia (un’esperienza politico-elettorale dagli esiti davvero tragicomici alla quale anche il sottoscritto, suo malgrado, ha avuto la sventura di partecipare, sia pure per un brevissimo periodo).

Ma per tornare a Pasquinelli e Mazzei, non può sottacersi che questa loro metodologia politico-organizzativa clamorosamente bizzarra e caotica – che in qualche occasione non aveva mancato di fare infuriare il suscettibile prof. Bagnai – costantemente diretta ad assemblare micro-forze così ideologicamente eterogenee e così palesemente incompatibili fra loro al punto da non potere (ovviamente) dare vita ad alcun gruppo dirigente coeso e credibile, è stata da essi messa in atto talmente tante volte nel recente passato al punto da lasciarci sospettare a giusta ragione che i due politologi di formazione trozkista, la cui intelligenza sopraffina non può certo essere messa in dubbio da chicchessia, in questi anni possano avere agito scientemente con una finalità maliziosa e perversa in quanto rivolta deliberatamente ad impedire in ogni modo – anzichè a favorire – la costruzione e la discesa nell’agone elettorale di un’autentica “sinistra” patriottica o sovranista, di cui in realtà il nostro Paese avrebbe un grande bisogno.

La conferenza stampa di presentazione del Manifesto per la Sovranità Costituzionale

 

Da ultimo, fra tutte le micro-iniziative di questi ultimi tempi sorte nell’area della sedicente “sinistra” euro-scettica, merita di essere menzionata quella che ha visto in Stefano Fassina, nell’ex deputato bolognese di Rifondazione Comunista, Ugo Boghetta e nello scrittore Thomas Fazi i suoi più significativi fautori.

A tale iniziativa aggregativa, che ha preso vita in questi ultimi mesi con la pubblicazione del Manifesto per la Sovranità Costituzionale e che più di recente, dopo la rottura registratasi fra Fassina e il duo Fazi-Boghetta, annuncia di sfociare nel lancio di un soggetto politico denominato Nuova Direzione, hanno aderito diversi fini intellettuali come gli accademici Carlo Formenti, Alessandro Visalli e Andrea Zhok.

Spiace molto dovere rilevare che questa nuova area che si auto-definisce socialista e patriottica, a dispetto delle aspettative suscitate in alcuni attivisti speranzosi e in buona fede, sta mostrando fin dai suoi primi passi di risentire di un eccessivo pregiudizio ideologico verso l’azione del Governo giallo-verde e, ciò che è ancor più discutibile, sembra volere caratterizzarsi per una tattica politica tutta basata sulla contrapposizione frontale non già al PD ed ai poteri eurocratici (come ci si attenderebbe in questa particolare congiuntura) bensì alla Lega di Salvini con il non celato auspicio di favorire una quanto più rapida disarticolazione/decomposizione dell’attuale quadro politico “populista” ed una contestuale caduta in disgrazia dell’attuale maggioranza di Governo.

In buona sostanza, anche questa neo-componente di sedicente “sinistra” social-patriottica, da quel che sembra guidata da Fazi e Boghetta, nei fatti sta dimostrando di volere agire secondo il più classico schema cripto-globalista: di fatti, essa non nasconde di lavorare nel breve periodo per far sì che il Movimento 5 Stelle – ossia quello stesso soggetto che di recente a Strasburgo ha generosamente messo a disposizione i voti dei suoi parlamentari per garantire l’elezione della “kapò” tedesca Von der Leyen alla Presidenza della Commissione Europea – rompa il prima possibile il suo patto di Governo con la Lega di Salvini e dia vita ad una nuova alleanza politica e parlamentare col PD post-renziano, con la benedizione dall’alto di Papa Bergoglio e del figlio di don Bernardo Mattarella.

Al fine di manipolare i loro ingenui attivisti sinistrati colti ed euroscettici (siamo certi che Gianfranco la Grassa in questo caso preferirebbe l’aggettivo semicolti), attratti dalla lettura del Manifesto per la Sovranità Costituzionale, Thomas Fazi e Ugo Boghetta, in un primo momento agendo d’intesa con Stefano Fassina, fin dall’atto dell’insediamento del Governo Conte sono ricorsi ad una tecnica solo apparentemente fine e sofisticata di camuffamento e velamento della realtà.

Ossia, non potendo plaudere alle iniziative governative messe in campo (d’intesa con Trump) per liberare il nostro Paese dalla gabbia dell’austerità – perché ove lo avessero fatto, ciò li avrebbe costretti a considerare le forze di Governo come dei loro legittimi interlocutori politici – essi hanno preferito negare la realtà oggettiva dei fatti e dunque hanno provato a sostenere il presunto carattere fittizio e asseritamente teatrale dello scontro andato in scena in questo ultimo anno fra Palazzo Chigi e la Commissione Europea, della serie: Salvini, Borghi, Bagnai e Savona fingono soltanto di fare i sovranisti ma i veri sovranisti siamo noi!

E’ bene precisare che da certi ambienti politico-culturali dichiaratamente keynesiani ed anti-liberisti, come quelli facenti capo a Boghetta, Fazi e a Fassina, ci si potrebbe legittimamente attendere che essi sostengano l’attuale processo politico di liberazione del Paese dal giogo dell’austerità U.E. e che, al contempo, magari si differenzino dal Governo giallo-verde prendendo le distanze da certi suoi aspetti più discutibili, come il regionalismo differenziato o la privatizzazione dell’acqua pubblica; in alternativa, ci si potrebbe attendere che essi, pur sostenendo l’esecutivo nella sua battaglia campale contro Bruxelles, Berlino e Francoforte, colgano occasione per rimarcare i bisogni più essenziali delle classi popolari, magari reclamando una maggiore attenzione dell’esecutivo verso un piano di investimenti pubblici ovvero verso l’adozione di politiche di spesa sociale ovvero ancora l’integrale abolizione della legge Fornero o del JOB’S ACT.

Questo ci si attenderebbe dall’azione politica di gente come Boghetta, Fazi e Fassina e, se così fosse, saremmo ben lieti di aprire con loro un serio dibattito costruttivo sui limiti dell’azione del Governo giallo-verde.

E invece no, colpo di scena!

Fin da quando si è insediato il Governo Conte, soprattutto Fassina e Fazi, spesso accompagnandosi in convegni pubblici con economisti di chiara scuola bocconiana e in qualche caso con la partecipazione di ex consiglieri economici dei Governi Renzi e Gentiloni[6], in tutti questi mesi non hanno perso tempo per bersagliare quasi ogni giorno l’esecutivo giallo-verde proprio sul terreno decisivo dello scontro in atto con la Commissione Europea e con la BCE, artificiosamente negando l’effettiva esistenza di tale scontro.

Agendo in tal modo, sia Fassina che Fazi, in questa loro azione demolitrice accompagnati dalla complicità passiva del forse inconsapevole Boghetta, hanno palesato la loro implicita funzionalità ai piani strategici dei poteri globalisti, desiderosi di accantonare il prima possibile l’attuale stagione del “populismo” in salsa italiana e smaniosi di aprire la strada ad un nuovo governo tecnico a guida Mattarella-Draghi-Cottarelli ovvero, come sta emergendo più di recente, ad un Governo Conte bis che possa godere del sostegno di un’inedita alleanza fra il PD e un Movimento 5 Stelle ormai del tutto normalizzato attorno al sacro rispetto dei vincoli europei.

Se sul pedigree politico di Stefano Fassina – e sulle ragioni per le quali noialtri non abbiamo mai creduto alla sua sincera intenzione di operare politicamente per contrastare il mostro tecnocratico dei tempi odierni, chiamato U.E. – ci siamo già espressi in un già citato articolo alla cui lettura vi rimandiamo[7], forse qualche parola merita di essere espressa per inquadrare il personaggio emergente Thomas Fazi, attese anche le sue recenti comparsate televisive (specie su La7) che testimoniano come molto probabilmente alcuni ambienti abbiano deciso di puntare sulla sua figura per favorirne la repentina ascesa a ruoli visibili di leader mediatico o comunque di soggetto influencer di una certa area politica di sedicente “sinistra” sovranista.

Tipica aria da esponente navigato della “sinistra” romana radical chic, Thomas Fazi è il rampollo del noto editore Elido Fazi ed entrambi – padre e figlio – non possono certo nascondere una qualche contiguità rispetto all’area politica che fa capo alle fondazioni del magnate George Soros, prova ne è che molti interventi del più piccolo dei Fazi hanno spesso trovato spazio sul sito del noto network globalista/dirittumanista Open Democracy[8], un organismo alla cui creazione non ha concorso il solo Soros ma anche altri ben noti soggetti finanziatori come la Fondazione Ford ed il fondo Rockfeller, come apprendiamo da una semplice lettura di Wikipedia[9].

Negli anni 2013 e 2014, allorquando i temi dell’uscita dall’eurozona stavano faticosamente iniziando ad acquisire notorietà ed i movimenti sovranisti iniziavano a creare una prima significativa massa critica di seguaci, Fazi padre e figlio avviavano una campagna virulenta di attacco politico alla figura di Alberto Bagnai, ad esempio denigrandolo, con i toni sprezzanti tipici di un certo ambiente accademico-salottiero, per il fatto che il professore-divulgatore dei temi no euro insegnasse in un modesto ateneo di provincia quale quello di Pescara anzichè a Oxford o a Cambridge.

Nell’apice della polemica con l’attuale Presidente della Commissione Finanze al Senato, Thomas Fazi in una circostanza arrivava perfino a dichiarare dal suo profilo twitter che Bagnai lo avrebbe “minacciato di morte“.

In quegli stessi anni, proprio mentre prendeva sistematicamente di mira l’attività divulgativa del prof. Bagnai, lo stesso Thomas Fazi investiva il suo impegno di attivista nell’organizzazione di tavole rotonde sul tema del salvataggio dell’eurozona, con la partecipazione di esponenti di spicco della “sinistra” finanziaria come Varoufakis, dell’allora vice-Governatore della BCE, di economisti del FMI e, almeno in un caso, con la chiusura dei lavori affidata all’allora Ministro per le Riforme Costituzionali, la belloccia Maria Elena Boschi (all’epoca, come tutti ricorderanno, molto vicina a Renzi)[10].

Particolare molto importante, è significativo che detti convegni organizzati da Fazi in alcuni casi avvenissero col contributo economico della Commissione Europea, come apprendiamo da una dettagliata ricostruzione a suo tempo offertaci dallo stesso Alberto Bagnai sul suo noto blog Goofynomics, allorquando quest’ultimo cercava di difendersi con le unghie dagli attacchi pubblici ricevuti dallo stesso Fazi[11].

Thomas Fazi

 

E’ forse ancora più significativo ricordare che nell’autunno 2015, a margine della conclusione della tragica estate greca, quello stesso Thomas Fazi che oggi dagli studi di La7 si propone quale rappresentante della sedicente “sinistra” euroscettica, ebbe a pubblicare un pamphlet a quattro mani con l’eurodeputato piddino Gianni Pittella, il quale – lo ricordiamo ai più smemorati – nel 2014 era stato fra i principali sponsors del golpe nazi-atlantista di Piazza Majdan, allorquando non aveva avuto remore nel recarsi a Kiev ad aizzare la folla che in quel momento stava assediando il Parlamento costringendo alla fuga il legittimo Presidente ucraino Viktor Janukovyč.

E dunque, nell’autunno del 2015, quando la Grecia di Tsipras era stata da poco umiliata dalla Troika, mentre per le strade di Atene si cominciavano a vedere le prime mense pubbliche allestite per sfamare i poveri disoccupati e i senzatetto, Thomas Fazi e Gianni Pittella trovavano le energie per dare alle stampe il libro La notte dell’Europa. Perche’ la Grecia deve restare nell’euro (sic)[12].

La grande contiguità del piddino Pittella alla famiglia Fazi è di vecchia data ed è dimostrata anche dal fatto di avere egli scritto nel 2013, a quattro mani col padre-editore di Thomas, il libro Breve storia del futuro degli Stati Uniti d’Europa[13].

 

Poi arrivarono la BREXIT e l’avvento di Trump alla Casa Bianca e dunque è probabile che certi ambienti del mondo salottiero globalista abbiano nel frattempo mutato linea strategica ed oggi dunque abbiano interesse ad accreditarsi in Italia insinuandosi nelle odiate fila nemiche, dando vita a raggruppamenti che assumano le sembianze esterne di una “sinistra sovranista” ma che di fatto, nei momenti cruciali della lotta politica – come quello che sta vivendo l’Italia in questa politicamente calda estate 2019 – risultino funzionali ai disegni tattico-strategici dei poteri globalisti.

 

Concludendo quest’analisi dura e cruda sul mondo della “sinistra” contemporanea e sul mesto ruolo che essa sta recitando nell’attuale fase storica contraddistinta dall’ascesa del “populismo”, vi invitiamo a guardare sempre con attenzione e cautela alla reale natura della merce che siete interessati ad acquistare, specie nel settore cosiddetto di “sinistra”: spesso le apparenze ingannano e, perfino quel nuovo prodotto appena presentato sui banchi del supermercato della politica col fine di intercettare un certo pubblico di consumatori con idee sovraniste, magari munito di un marchio seducente ed inneggiante al patriottismo, sotto la confezione esterna tricolore, gratta gratta, nasconde quasi sempre surrettiziamente i colori della bandiera arcobaleno.

 

 

Giuseppe Angiuli

 

[1] Cfr. G. Angiuli, Il patriottismo costituzionale: per la costruzione di un’area politica di ispirazione popolare, socialista e patriottica, pubbl. in https://patriottismocostituzionale.blog/2018/07/01/il-patriottismo-costituzionale-per-la-costruzione-di-unarea-politica-di-ispirazione-popolare-socialista-e-patriottica/?fbclid=IwAR1vFwHmQqxjOWPGiI7qicCtloqc9ot-l5Jy5de21NDKW8MJOa5E9okoqAw.

 

[2] Sulla figura e sul ruolo politico assai ambigui di Stefano Fassina, mi permetto di rimandare ad un mio scritto del gennaio 2019, Stefano Fassina, il furbo incantatore della sinistra (quasi) euroscettica, pubbl. in https://italiaeilmondo.com/2018/12/30/3201/.

[3] http://temi.repubblica.it/micromega-online/carofalo-potere-al-popolo-noi-sinistra-dal-basso-vogliamo-ridare-speranza-ai-delusi-dalla-politica/.

[4] https://sollevazione.blogspot.com/.

[5] http://confederazioneperlaliberazionenazionale.it/.

[6] http://www.economiaumanista.it/2019/01/il-riscatto-dello-stato-presentazione-del-libro-sovranita-o-barbarie-di-thomas-fazi/.

[7] Stefano Fassina, il furbo incantatore della sinistra (quasi) euroscettica, cit.

[8] https://www.opendemocracy.net/en/author/thomas-fazi/.

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/OpenDemocracy.

[10] http://www.eunews.it/how-can-we-govern-europe.

[11] http://goofynomics.blogspot.com/2014/12/una-pacata-risposta.html.

[12] https://www.ibs.it/notte-dell-europa-perche-grecia-libro-gianni-pittella-thomas-fazi/e/9788897931621.

[13]https://www.amazon.it/Breve-storia-futuro-degli-dEuropa/dp/8864118829/ref=tmm_pap_title_0?ie=UTF8&qid=1390920712&sr=8-4.

IL SISTEMA CHE RUBA I BAMBINI, a cura di Barbara Tampieri

Prosegue il dibattito intorno alla gestione degli affidamenti di minori iniziato, a seguito dell’emersione dei fatti di Bibbiano, con la conversazione con Paolo Roat http://italiaeilmondo.com/2019/06/29/affidamento-di-minori-tra-tutela-ed-abusi_-una-conversazione-con-paolo-roat/ Qui sotto un approfondimento redatto da Barbara Tampieri, curatrice del canale Youtube e del blog omonimo http://ilblogdilameduck.blogspot.com/ , che vede coinvolto anche www.italiaeilmondo.com. Buon Ascolto_Giuseppe Germinario

 

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