Il rebus turco in Libia, di Bernard Lugan
Il Mediterraneo sta tornando ad essere un campo di azione strategico nelle dinamiche geopolitiche. Il Mediterraneo non è più da tempo il Mare Nostrum ed è sempre meno il mare di ogni paese rivierasco. L’intervento militare in Libia nel 2011 voleva essere un tassello importante della politica di neutralizzazione di qualsiasi velleità di autonomia politica di un paese arabo e nordafricano, di ghettizzazione e isolamento della Russia di Putin ad opera degli Stati Uniti di Bush e Obama. Una politica del caos che avrebbe dovuto rendere impraticabili ed impervi alle potenze emergenti di Russia e Cina quei territori. Avrebbe dovuto riservare momenti di gloria e quote di bottino a potenze regionali come la Francia, perfettamente allineate al corso obamiano. A distanza di otto anni quell’intervento ha messo invece a nudo i limiti di quella strategia, la velleità e la vanagloria delle ambizioni francesi, la drammatica remissività, la fellonia suicida, l’inconsistenza e crollo di credibilità dell’azione politica dell’Italia. Ha consentito al contrario l’emersione di potenze regionali molto più dinamiche ed efficaci del blocco dei paesi europei, ha accentuato le contraddizioni interne alla NATO, interrotto la fase di arretramento della Russia, stabilizzato la presenza cinese. Un dinamismo che sta spiazzando soprattutto i paesi europei. https://www.nordicmonitor.com/2019/12/full-text-of-new-turkey-libya-sweeping-security-military-cooperation-deal-revealed/?fbclid=IwAR13hKfY9YN7j_lrzd10wIoRTN6qRACPRJPJQ-xFikwLY1m0vfUco8iuwHY Buon ascolto_Giuseppe Germinario
La Turchia non esclude la forza per fermare la perforazione al largo di Cipro
The Associated Press
11 dicembre 2019 07:36
ANKARA, Turchia
La Turchia potrebbe usare le sue forze militari per fermare qualsiasi perforazione esplorativa di gas nelle acque al largo di Cipro che sostiene come proprie, ha avvertito il ministro degli Esteri turco.
Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha dichiarato al canale di informazione pro-governo A Haber che la Turchia “ha il diritto di impedire” qualsiasi perforazione non autorizzata nelle acque che si ritiene rientri nella propria piattaforma continentale.
Alla domanda specifica se la Turchia potesse usare mezzi militari per fermare tali trivellazioni, Cavusoglu ha detto “certo”.
Parte dell’area che la Turchia reclama sono le acque sulle quali Cipro ha diritti economici esclusivi e in cui le società tra cui Total francese e l’Eni italiano sono autorizzate dalla nazione insulare del Mediterraneo orientale a svolgere congiuntamente perforazioni.
Un consorzio composto dalle due società è autorizzato a condurre perforazioni esplorative in sette dei “13” blocchi che compongono la zona economica esclusiva di Cipro. Il consorzio ha annunciato che nel prossimo anno procederà con una nuova tornata di perforazioni esplorative.
Altre società autorizzate alla ricerca di idrocarburi nella zona di Cipro includono ExxonMobil con il partner Qatar Petroleum e un consorzio composto da Noble energy, Dutch Shell e Israeli Delek con sede in Texas.
La Turchia afferma che la sua pretesa di una vasta fascia del Mediterraneo è rafforzata da un accordo che ha firmato con il governo della Libia riconosciuto dalle Nazioni Unite che delinea le frontiere marittime dei due paesi.
La Grecia, l’Egitto e Cipro, che si trovano geograficamente tra i due paesi, hanno denunciato l’accordo come contrario al diritto internazionale e la scorsa settimana la Grecia ha espulso l’ambasciatore libico sulla questione.
Cipro afferma di aver avviato un’azione legale presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia contro le violazioni della Turchia dei suoi diritti sovrani. A luglio, la Turchia ha inviato navi di perforazione scortate da navi da guerra per effettuare perforazioni esplorative all’interno della zona economica cipriota, compresa un’area in cui il consorzio Eni-Total ha diritti di perforazione.
La Turchia non riconosce Cipro divisa etnicamente come uno stato e rivendica il 44% della sua zona economica come propria. Dice che agisce per proteggere i suoi interessi e quelli dei turco-ciprioti nella parte nord di Cipro.
L’anno scorso, le navi da guerra turche hanno bloccato fisicamente una nave da perforazione noleggiata da Eni per perforare un pozzo esplorativo in un’altra area in cui la società italiana è autorizzata a effettuare una ricerca di gas a sud-est di Cipro.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa di Cipro ha annunciato che effettuerà manovre navali congiunte con Francia e Italia giovedì al largo della costa meridionale della nazione insulare.
Sto commentando durante un viaggio da Lattakya a Damasco.
Voglio dire alcune cose, a chi sta vivendo emozioni, e prendendo opinioni, sulla base di quello che ascolta Dalla stampa occidentale :
Isis è stato sconfitto da esercito siriano, iraqeno, hezbolla e Russia, non dai curdi.
L intervento offensivo dei curdi, è giunto insieme a Usa, volontari stranieri e ex ribelli filo curdi, solo quando Siria e Russia, stavano riprendendo territori al isis.
Il confine con l Iraq, è strategico, infatti Usa Arabia e Israele, vogliono togliere il controllo a Damasco, in quanto alleato del Iran.
Sino a prima del offensiva di tre anni fa, dei siriani, Usa e curdi si limitavano alla difesa delle loro postazioni, e gli usa arrivarono a bombardare l esercito siriano (Deyr al zour 2017), per favorire Isis nella cattura di una città assediata.
I comandanti curdi stanno prendendo milioni da Usa e Israele (in realtà pagano i Saud), per non convergere con Damasco, ed occupare due lembi di confine, a Nord e a Ovest.
A nord non li vogliono i turchi, che vorrebbero impiegare i loro jhadisti, cioè quelli che chiamavate ribelli moderati anni fa.
A ovest stanno bloccando l’afflusso di petrolio per strangolare l’economia siriana.
Qui c’è il razionamento di carburante per i privati.
Questo significa prezzi alti per tutto, dalle verdure al taxi, meno lavoro e difficoltà ad andare a trovare i parenti al ospedale o recarsi al università, dalle campagne alla città.
Questo x colpa dei curdi, che fanno i cani da guardia per gli Usa.
Il Kurdistan non è quello che credete.
Il Kurdistan non è un cerchio in mezzo ad altri stati
Ad esempio Qamisli, capoluogo di provincia nella regione di Hasakie, è occupata per metà città, e nei dintorni, dai curdi, ma Qamisli non è curda, anzi, fu fondata dagli armeni, sul territorio adiacente due villaggi Assiro cristiani.
Gli armeni fuggivano dai turchi a nord, dal genocidio, e i curdi, i nonni di questi comandanti ypg o pkk, aiutavano i turchi, per rubare terre case e bestiame ai fuggitivi.
Il mito dei curdi, come tutti i miti per occidentali, è fasullo, e solo una rappresentazione Hollywoodiana, banale e stereotipata.
La forza militare che ha avuto più morti, e ha inflitto più perdite, al isis, come ad alqaeda, è esercito Siriano, seguito dagli iraqeni e da Hezbolla.
L esercito siriano ha quindi sconfitto Isis, il resto è propaganda Hollywoodiana.
I curdi che si definiscono popolo delle montagne, ora hanno il culo piantato nel deserto sui pozzi di petrolio, e vedrete, tempo poche settimane, cedere con grande resistenza televisiva, quanto nulla militare , tutti i villaggi da campagnoli al confine, da cui provengono.
Provate a schiodarli dai pozzi di petrolio di Abu Omar, al confine con l Iraq, dove non c’era un singolo residente curdo, e lì vedrete invece lottare come belve.
IL FLUIDO QUADRO STRATEGICO TURCO
IL bombardamento che ha bloccato il progredire del convoglio di rinforzi turchi all’avamposto di MOREK, non è rimasto senza conseguenze.
Già la settimana scorsa i turchi hanno abbattuto un aereo siriano lasciando nella indeterminatezza la sorte del pilota.
Subito dopo, Erdogan ha emesso un comunicato ufficiale annunziando di non riconoscere l’annessione russa della Crimea, dove era stato più volte in visita per incontrare Putin.
Non mi è chiaro se questa dichiarazione sia un episodio di baruffa tra innamorati o un secondo movimento di ritorno alla casa atlantica, dopo la commissione mista che studia i futuri pattugliamenti nella zona di sicurezza.
Aspettiamo l’esito della terza mossa che è la ripresa dell’attività diplomatica verso i comprimari della crisi siriana.
Mevut Cavusoglu , il Ministro degli Esteri che riesce a resistere ai cambiamenti di rotta più repentini, è appena rientrato da Beirut dove ha cercato appoggi.
La grande debolezza militare del Libano, ne ha fatto un interlocutore obbligato ad avere rapporti amichevoli con tutti i protagonisti dello scenario.il veicolo ideale.
Gli interessi in comune sono numerosi: il Libano ospita il secondo, per importanza, numero di sfollati siriani sul suo territorio ( Turchia 3,6 milioni; Libano 2,3).
A fronte di Cipro che gode della protezione israeliana grazie a una convenzione militare trilaterale coi Greci, il Libano ( che ha la sua quota di concessioni gaspetrolifere in mare), potrebbe volersi appoggiare alla Turchia dato che ha in contenzioso i limiti con Israele e Trump sta vanificando l’appoggio offerto da Obama ai libanesi.
I siriani hanno catturato alcuni militari turchi e per liberarli vogliono indietro il loro pilota.
Abbas Ibrahim, il capo dell’intelligence libanese ha relazioni eccellenti con tutto il Vicino Oriente, ma eccezionalmente buone coi siriani e potrebbe essere il veicolo negoziale ideale per un accordo Siro-Turco che renderebbe anche superflua la presenza militare russa al confine sud di Ankara .
Una mossa pacificatrice del genere sarebbe una vendetta verso i russi e, al contempo, un favore agli USA e un alleggerimento per i siriani, nonché un diminuito allarme per i curdi.
Un “ en plein” regionale.
Per atti ostili verso la Siria, i turchi avrebbero potuto rivolgersi più proficuamente verso la Giordania o l’Arabia Saudita, dunque la mossa verso il Libano mostra che Erdogan vuole stabilizzare la sua frontiera ed è più interessato a posizionarsi come potenza regionale.
Al posizionamento globale mostra sempre meno interesse.
E non è il solo.
KHAN CHEIKHUN: UOVO, GALLINA, FRITTATA.
Khan Cheikhun é il nome della località della provincia di Idleb (Siria) conquistata pochi giorni fa dall’esercito governativo siriano.
La provincia in questione é stata finora occupata dalla branca siriana di Al Kaida che ora ha cambiato nome in “Haya Tahrir el Sham “ per poter godere di assistenza e rifornimenti occidentali e della « protezione politica » della Turchia.
Lo SM turco ha, nella provincia, alcuni « punti di osservazione” il più avanzato dei quali è Morek, che in realtà è un caposaldo.
Dopo l’occupazione/liberazione di Khan Cheikhoun da parte siriana, i turchi si erano premurati di rifornire in armi e munizioni il loro “ punto di osservazione” più esposto a un attacco.
Numerosi media hanno informato l’Occidente di un bombardamento di un convoglio di rifornimento in marcia verso Morek ( 50 camion e 5 carri e alcuni VTT) inviato prevedendo una ulteriore avanzata siriana.
Il bombardamento potrebbe, ragionano i media, essere cagione del possibile deterioramento dell’intesa russo-turca del settembre 2018 costituente una zona di sicurezza congiunta in quell’area.
Il bombardamento, dicono gli analisti, non può essere stato realizzato nella ignoranza dei russi.
È la speranza di vedere uno screzio tra Russia e Turchia ( sempre i benedetti S400!) che ha indotto i media a dare, eccezionalmente, notizia di una vittoria di Assad.
Putant quod cupiunt.
L’artiglieria siriana e l’aviazione russa sono entrambe intervenute ma con distinte – politicamente raffinate – modalità di intervento.
I siriani hanno usato l’artiglieria provocando al convoglio 3 morti e 12 feriti civili (del MIT il servizio segreto turco?).
L’aeronautica russa ha invece effettuato una incursione davanti al convoglio distruggendo la strada ancora da percorrere ( ma nel contempo offrendo copertura aerea ai siriani per impedire agli F16 turchi ogni attacco),senza mirare ai turchi.
Si è trattato, a mio avviso, di una chiara messa in guardia a Erdogan e al suo Stato Maggiore: se volete a sud una zona di sicurezza con noi e a est un’altra con gli USA, state sognando.
Al contempo, la Russia sta mantenendo l’impegno coi siriani a difendere l’indipendenza e l’integrità del territorio nazionale.
Se i turchi cedono a Idlieb, Putin ha mantenuto la promessa alla Siria.
Se invece fermano la nuova fascia di sicurezza con gli USA, Putin ha messo un’altra zeppa nel rapporto Trump-Erdogan.
Non è – come affermato dagli analisti- la Russia che ha violato le intese di pacificazione di Astana : è la Turchia che ha creato una situazione nuova con la “ fascia di sicurezza” a pattugliamento congiunto turco-americano ( ancora in fieri) e ha incassato un “ caveat” dai russi.
Ora la Turchia deve scegliere tra l’uovo di oggi ( assieme agli alleati di sempre di Tahrir El Sham) della zona di Idleb e la gallina di domani ( in mezzo ai nemici curdi di sempre) verso Mossul.
Anche i russi han difeso il loro uovo siriano senza troppo turbare la gallina turca che potrebbe dare uova d’oro.
Temo proprio che la frittata la farà la commissione mista turco-americana incaricata di definire limiti e regole di ingaggio della “ zona di sicurezza” lungo la frontiera verso Hassake e Mossul.
Let’s wait and see.
Pochi commentatori enfatizzano che le recenti elezioni in Turchia erano meramente amministrative e nessuno ha spiegato cosa è successo realmente.
Hanno preferito raccontare di “ ridimensionamento” dell’ AKP il partito di Erdogan il tiranno.
Le cose non stanno così.
Alle elezioni politiche precedenti al tentato colpo di stato del luglio 2016 – di cui fui l’unico a prevedere data e protagonisti nel meno visto dei miei interventi su you tube- gli Stati Uniti decisero di non appoggiare il partito laico e kemalista ( CHP) per promuovere un più ossequiente cartello di curdi, omosessuali, halevi e minoranze varie convinti di riuscire a scardinare la maggioranza del partito di Erdogan a suon di dollari.
Ci riuscirono in buona parte facendogli perdere una settantina di deputati, subito rimpiazzati da una alleanza a destra, che assicurò ugualmente una maggioranza di governo.
Gli USA avevano rifiutato di appoggiare il partito kemalista – tradizionale avversario dei “ clericali” perché troppo nazionalista e non obbediente quanto un avvocaticchio di provincia che fu spacciato dai soliti media internazionali per un grande leader.
L’annunziata recessione turca nel 2017 ha segnato un +7,6% mentre noi saremmo in crescita al +0,2%……
Questa volta, mossi dalla disperazione per il golpe fallito di cui sono accusati e dalla lobby delle armi che vede con terrore l’apparire sul mercato del sistema antiaereo russo AS 400 che rischia di fare “l’en plein” come il mitra Kalashnickov che ha ottenuto oltre 90 % del mercato mondiale delle armi portatili, sono venuti a più miti consigli ed hanno accettato – in questa tornata sperimentale amministrativa- di non sostenere cartelli raccogliticci e la Turchia è tornata al bipartitismo che le è naturale.
Il famoso cartello democratico “ froci&co” è praticamente scomparso, lo stesso partito curdo si è ridimensionato, mentre i seguaci di ATATURK , che in politica estera sono sempre più spesso in armonia col presidente, hanno ripreso fiato e spazi politici.
A Ankara, La capitale creata da Ataturk , la borghesia impiegatizia è tornata a casa e eletto il candidato kemalista.
Sapendo che a Istanbul i contendenti erano testa s testa, Erdogan – ex sindaco – si è lasciato convincere a promettere la riconversione del museo di Santa Sofia in moschea.
Troppo poco per convincere i clericali estremi e troppo tard (48 ore) i per galvanizzare i seguaci.
Adesso i media che riprendono fedelmente i temi dei think tank americani, fingono speranzosi che Erdogan “ capisca e si riavvicini all’occidente”.
In realtà, il governo turco si irrigidirà , insisterà a polemizzare con gli USA, Cipro e Israele ( la Grecia, irritata dal flirt con gli israeliani, ha invece ufficialmente riconosciuto non meglio specificati “ diritti” turchi sui giacimenti dell’Egeo) , confermerà l’acquisto degli AS400 russi e appoggerà con maggior fermezza l’Iran nella sua lotta contro le sanzioni.
Il ministro degli Esteri turco Cavusoglu ha fatto un impietoso elenco delle contrastanti dichiarazioni americane sulla Siria e sulla Turchia, in pratica rendendo noto che ormai considerano interlocutore il solo Trump.
Se vuole esca allo scoperto e chiarisca di chi è amico e alleato nel Vicino Oriente, oppure salterà tutto il quadro strategico tra Il Cairo e Kabul.
Questo non lo ha detto, ma lo ha fatto capire chiaramente.
Il capo è stufo di parlare coi camerieri, anche se tedeschi.
E il CHP – che condivide già le scelte di politica estera di Erdogan potrebbe dargli ragione e entrare in coalizione.
Condizionando la collaborazione a un rinnovato sforzo verso la Unione Europea che potrebbero essere loro a gestire.
Era stato annunciato un ritiro, in realtà è una ridislocazione dello schieramento militare americano nel Vicino Oriente. Non riguarda solo la Siria, ma l’insieme delle relazioni con i paesi di quell’area, in particolare la Turchia e l’Iraq. Se poi si aggiunge che per la prima volta una portaerei a propulsione nucleare di prima classe, con tutta la sua squadra, si è avventurata nel Golfo Persico, nelle immediate vicinanze dell’Iran il quadro comincia a definirsi meglio. Ancora una volta gli alti e bassi nello scontro politico interno alla classe dirigente americana determinano involontariamente il solco profondo entro il quale si muove la politica estera americana_Giuseppe Germinario

Decine di milioni di dollari trasformeranno questa base in Giordania in un nuovo importante hub regionale per jet da combattimento, droni, aerei cargo e altro.
di Joseph Trevithick, gennaio 14, 2019
Le forze armate statunitensi stanno portando avanti piani per espandere notevolmente la propria presenza nella base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania, per ospitare meglio un ampio mix di aerei da combattimento, aerei da attacco al suolo, droni armati, aerei da carico e altro ancora. Il progetto di costruzione da svariati milioni di dollari arriva quando l’amministrazione del presidente Donald Trump sta per ritirare le forze americane dalla vicina Siria. Ma mentre le nuove strutture della base giordana potrebbero aiutare a sostenere le operazioni siriane in via indiretta, serviranno uno scopo ben più importante nel fornire un’alternativa ad altre importanti sedi operative nella regione, specialmente in Turchia, dove dissidi politici potrebbero ostacolare l’accesso degli Stati Uniti in nel mezzo di una crisi.
Il Corpo dei Genieri dell’Esercito degli Stati Uniti, che sta supervisionando il lavoro a Muwaffaq Salti, ha rilasciato specifiche e disegni relativi ai nuovi piazzali, alle vie di rullaggio e ad altre strutture associate su FedBizOpps, il sito web principale delle opere pubbliche federali degli Stati Uniti, l’11 gennaio 2019. I documenti stessi risalgono all’autunno del 2018. Il bilancio della difesa per l’anno fiscale 2018 includeva più di $ 140 milioni per gli ammodernamenti alla base della Royal Jordanian Air Force, che gli Stati Uniti hanno utilizzato attivamente per le operazioni regionali almeno dal 2013.
I documenti contrattuali non menzionano Muwaffaq Salti per nome, che le forze armate statunitensi descrivono generalmente come una “posizione segreta”, ma includono immagini satellitari annotate che mostrano chiaramente che si tratta della base in questione. Precedenti annunci contrattuali hanno indicato che il 407th Air Expeditionary Air della US Air Force attualmente supervisiona le operazioni di ordinaria amministrazione nella base.
Il nuovo incremento delle forze armate statunitensi sembra focalizzato sulla crescita della presenza dell’Air Force specificamente nella base; e la maggior parte dei miglioramenti sarà effettuata sulla pista meridionale della base. Questi includono un piazzale attrezzato per gli aerovelivoli, un piazzale attrezzato per l’addestramento delle forze speciali e la preparazione delle operazioni speciali, un piazzale attrezzato per l’appoggio aereo al suolo (CAS) per le operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR).

La questione del sostegno americano ai curdi, in particolare, è stato un fattore importante nella decisione iniziale di Trump di ritirare le forze statunitensi dalla Siria e la sicurezza dei civili curdi in tutte le aree in cui le forze turche o turche potrebbero prendere il controllo della situazione. . Da allora le autorità statunitensi hanno chiesto assicurazioni dalla Turchia che non tenterà di attaccare i curdi e Trump stesso ha minacciato di “devastare economicamente la Turchia” se Ankara non è d’accordo con queste condizioni.
Inizia il lungo ritiro della Siria colpendo duramente il poco rimanente califfato territoriale ISIS, e da molte direzioni. Attaccherà di nuovo dalla base vicina esistente se riformerà. Distruggerà economicamente la Turchia se colpiscono i curdi. Crea una zona sicura di 20 miglia ….
– Donald J. Trump (@realDonaldTrump), 13 gennaio 2019
Il presidente ha anche insistito sul fatto che non voleva che i curdi “provocassero” la Turchia. Non è del tutto chiaro se i “curdi” in questo caso si riferisce a civili curdi, il gruppo di forze democratiche siriane a maggioranza curda appoggiato dagli Stati Uniti che sta combattendo contro l’ISIS, o entrambi. La Turchia ha ripetutamente dichiarato l’intenzione di schiacciare i combattenti curdi, anche se sono allineati con l’SDF, attraverso la Siria settentrionale.
Vale anche la pena notare che gli Stati Uniti forniscono intelligence e altro supporto alle operazioni militari turche contro altri gruppi militanti curdi attivi in Turchia. Quindi, come il governo turco potrebbe interpretare eventuali richieste da parte delle loro controparti americane e quanto gli Stati Uniti potrebbero essere disposti a rispondere a qualsiasi apparente violazione di tali clausole resta da vedere.
…. Allo stesso modo, non voglio che i curdi provocino la Turchia. La Russia, l’Iran e la Siria sono stati i maggiori beneficiari della politica a lungo termine degli Stati Uniti di distruggere l’ISIS in Siria: nemici naturali. Ne beneficiamo anche noi, ma è ora di riportare a casa le nostre truppe. Fermate le GUERRE INFINITE!
– Donald J. Trump (@realDonaldTrump), 13 gennaio 2019
Tutto ciò rappresenta un rischio permanente per l’accesso alla base aerea di Incirlik, un importante hub regionale per l’esercito americano che funge da base per i jet da combattimento che operano nella regione, un sito di stoccaggio di armi nucleari tattico e un importante punto di trasbordo , potrebbe finire in un momento critico. Muwaffaq Salti, a meno di 400 miglia a sud, è ben posizionato per soppiantare Incirlik, così come altre località operative in Turchia, per operazioni convenzionali se il governo turco dovesse fermare le operazioni americane da quelle basi.
Tutto sommato, gli aggiornamenti a Muwaffaq Salti aumenteranno la capacità dell’America di operare in quella parte del Medio Oriente al di fuori di qualsiasi operazione attualmente in corso, in Siria o altrove, per gli anni a venire e cementeranno ulteriormente le relazioni USA-Giordania. Con questo in mente, potremmo iniziare a vedere lavori in altri siti in Giordania oltre a Muwaffaq Salti nei prossimi anni. Se le stime del Corpo dei Genieri sono accurate, ci saranno decine di milioni di dollari per progetti di costruzione nel paese.
Turchia: nuove grane con le FFAA. Due generali (Temel comandante delle Truppe operanti in Siria e Irak e Barut comandante la IV brigata Commandos) sono stati esonerati e assegnati a compiti burocratici.
Ambienti filo occidentali si stanno affannando a illustrare divergenze strategiche tra militari e governo, ma – mentre queste spiegherebbero l’avvicendamento di Temel, non collimano con l’allontanamento di un semplice comandante di brigata- si ipotizza una ambizione politica dei due che disponevano dei mezzi e del carisma che sono mancati ai golpisti del 2016.
Altri analisti mormorano di una intenzione dei militari di forzare la mano al governo che procederebbe, a loro avviso, con troppa cautela nelle sue ambizioni territoriali e indugia ad attaccare i curdi. I militari vorrebbero approfittare per debellare i curdi di YPG mentre il governo avrebbe mire sul territorio siro-iracheno.
Da seguire, perché ogni volta che Erdogan sente odore di golpe , si avvicina a Putin e comunque sempre dai russi dipende il “ via libera” verso Mossul .
È proprio per scongiurare questa intesa che gli USA avrebbero deciso di rallentare la loro ritirata dalla Siria e il Senato si appresta a censurare la scelta di Trump alla riapertura dei lavori.
La posizione di forza di Putin consiste nella sua capacità di giocare su tutti i tavoli, mentre gli USA non riescono a interagire che con Israele i cui interessi peraltro iniziano a distinguersi.
Il Consigliere della Casa Bianca Bolton è a Ankara mentre la capa della CIA è , contemporaneamente, a Istanbul per tamponare i “ leaks”sul caso Khassoghi che ormai fanno parte del balletto diplomatico del Levante e che mettono in forse i 110 miliardi residui di ordinativi sauditi alla industria militare USA.
Trump ha annunciato il ritiro delle truppe dalla Siria e dall’Afghanistan. Putin ha sostenuto la scelta dell’amico Donald “sempre che riesca a darvi corso”. Un annuncio che ha innescato un ulteriore conflitto all’interno dello staff presidenziale, con le dimissioni del generale Mattis e certamente accelererà le dinamiche già convulse nel Vicino Oriente. Al provvedimento, sempre che abbia seguito, farà certamente da contrappeso qualche compensazione alle vittime designate di questa scelta: parte dei curdi sul campo di battaglia, l’Arabia Saudita di Ben Salman nel contesto geopolitico di quell’area. Non di meno la scelta assume un carattere dirompente. Buon ascolto_Giuseppe Germinario
https://www.youtube.com/watch?v=-BUnvgcHFR4&feature=youtu.be
SALOMON ON THE POTOMAC
Gli USA in Siria erano alleati coi turchi ( NATO) contro il governo siriano; coi curdi contro il daesch e con gli insorti siriani contro Assad.
Problema: i turchi sparavano ai curdi ; i curdi del PKK ai curdi YPG ( Peshmerga) e ai turchi; gli USA contro il daesch che però rifornivano e i siriani sparavano a tutti tranne che agli iraniani che sparavano a chiunque, ma venivano bombardati dagli israeliani.
La Turchia la scorsa settimana ha annunciato che intende ripulire la riva orientale dell’Eufrate fino a Mossul dai curdi di ogni orientamento sparando a chiunque porti insegne curde – come ad esempio i “ consiglieri” USA frammisti si Peshmerga. Lunedì ha annunziato che il dispiegamento delle truppe era pronto e attendevano “ l’ordine politico”.
Problema N 2 : che fare se i turchi sparano agli americani ? Denunciare l’alleanza atlantica ed espellere la Turchia o tradire – sarebbe la quinta volta in trenta anni- i curdi in generale e i Peshmerga in particolare?
Dopo attenta meditazione, Trump ha deciso che la guerra ai jihadisti del daesch era conclusa vittoriosamente e che gli americani potevano quindi ritirarsi dalla Siria.
Così, in un solo colpo, ha tradito i curdi di ogni colore, i residui ribelli siriani del FDS (forze siriane democratiche) e il residuo di immagine che gli USA avevano nel Vicino Oriente.
Conseguenze prevedibili sulla situazione irachena, sull’embargo all’Iran e sulla sorte di Fetullah Gulen, il predicatore considerato l’ispiratore del golpe del 2016 contro Erdogan che potrebbe essere estradato entro breve.
E sui rapporti israelo curdi dato che Israele è il “ main sponsor “ dei curdi.
Dulcis in fundo, ha di fatto ammesso che il daesch è da tempo
una “ quantité négligeable « e che gli USA stavano in Siria principalmente per costituire una minaccia alla sua indipendenza e a Assad.
La narrativa USA sulla Siria costruita dal 2005 politicamente e dal 2011 militarmente, non esiste più.
IL PERICOLO SI AVVICINA
Il Pentagono ha notificato al Congresso USA di aver approvato una vendita da parte della Raytheon di missili antiaerei Patriot alla Turchia per un importo di 3,5 miliardi di dollari.
Il contratto non è firmato, la vendita incerta, ma l’approvazione del Pentagono è definitiva.
Ora la scelta sta ad Ankara.
Le truppe USA ( in pratica una brigata di 2.000 uomini con mezzi pesanti) ha ricevuto ordine di abbandonare il territorio siriano ( andranno probabilmente in Irak) al più presto e il personale diplomatico americano ha ricevuto ordine di evacuazione.
Il portavoce dello SM turco ha annunziato che i Peshmerga che rimarranno sulla riva orientale dell’Eufrate “ verranno sepolti nelle loro buche”.
Anche qui la scelta sta ad Ankara.
Al quadro del rinnovato idillio tra Trump e Erdogan manca solo la consegna di Fetullah Gulen legato mani e piedi.
Certo, il Pentagono ha anche contraddetto il Presidente dichiarando che “ l’ISIS non è stato ancora sconfitto” e tacendo eloquentemente circa il futuro dei Peshmerga.
La ragione l’ho detta nel post di ieri: gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere l’alleato NATO che assicura basi e tenuta del fianco destro dell’alleanza che fronteggia la Russia.
Ovviamente non possono permettersi nemmeno di ignorare che con l’iniziativa diplomatico militare russa, lo schieramento è stato aggirato e Putin si è insinuato a Cuneo tra la Turchia e l’Arabia Saudita e gli Emirati.
Manovra speculare a quella americana che dalle basi afgana e irachena chiudono in una morsa l’Iran.
I prossimi trenta giorni saranno decisivi e dipenderanno dalle scelte di Erdogan tra est e ovest.
Ecco perché Putin nella conferenza stampa di fine anno ha evocato lo spettro della guerra nucleare: ricorda ai turchi che , comunque, l’impatto del primo urto toccherà a loro.