Era inizialmente previsto che l’articolo di Sergey Lavrov venisse pubblicato su Politico Europe, edizione europea di Politico; all’ultimo momento, la Redazione ha deciso di annullare la pubblicazione.
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Alcune riflessioni personali sulla soluzione della crisi ucraina,
l’Europa e la sicurezza globale
Nel corso dell’incontro tenutosi a Londra il 7 giugno scorso, i leader di Regno Unito, Francia e Germania, assieme a Vladimir Zelensky, hanno formulato cinque condizioni da presentare alla Russia per una «pace giusta e duratura» in Ucraina. È proprio sulla base di queste cinque richieste che l’Europa unita propone di avviare il dialogo con Mosca.
Contesto storico
Negli ultimi venti e più anni, l’esperienza complessiva dei negoziati con l’Europa, in quanto parte integrante dell’«Occidente collettivo», testimonia una sola realtà: i negoziati con la Russia sono stati utilizzati come tattica di dilazione e come copertura diplomatica per l’espansione geopolitica verso Est, fino ai confini russi, dell’Occidente e delle sue istituzioni, in primis della NATO e dell’Unione Europea.
Negli ultimi venti e più anni, l’esperienza complessiva dei negoziati con l’Europa, in quanto parte integrante dell’«Occidente collettivo», testimonia una sola realtà: i negoziati con la Russia sono stati utilizzati come tattica di dilazione e come copertura diplomatica per l’espansione geopolitica verso Est, fino ai confini russi, dell’Occidente e delle sue istituzioni, in primis della NATO e dell’Unione Europea.
Nel 2013, l’Unione Europea ha respinto la nostra proposta di cercare una soluzione di compromesso riguardo all’Accordo di Associazione dell’Ucraina all’UE imposto da Bruxelles a Viktor Yanukovich. Merita ricordare che all’Ucraina veniva chiesto di aprire il proprio mercato senz’alcuna garanzia di reciprocità, nonostante ciò fosse incompatibile con la permanenza di Kiev nella zona di libero scambio della CSI. Quando Viktor Yanukovich ha chiesto di rinviare la firma dell’Accordo, gli europei hanno contribuito a fomentare le proteste di piazza e, successivamente, il colpo di Stato avvenuto a Kiev nel febbraio 2014.
Anche Germania, Francia e Polonia hanno successivamente agito in modo altrettanto sleale. Dopo aver garantito l’attuazione dell’accordo tra l’opposizione e Viktor Yanukovich, non appena l’opposizione, da loro stessi sostenuta, ha preso il potere, si sono “chiamate fuori”, sostenendo che la democrazia “può assumere sviluppi inattesi”.
Da quel momento, gli europei appoggiano le nuove autorità. Quando, il 2 maggio 2014, decine di sostenitori del riavvicinamento alla Russia sono stati bruciati vivi a Odessa, dall’Europa non si è levata una sola parola di condanna.
In qualità di garanti degli Accordi di Minsk del 2015, Francia e Germania, de facto, hanno favorito il sabotaggio degli impegni da parte del regime ucraino. Come successivamente ammesso da Angela Merkel e Francois Hollande, l’attuazione degli Accordi di Minsk da parte di Kiev, approvati all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non era mai stata realmente prevista. L’obiettivo era quello di guadagnare tempo per rafforzare le Forze Armate Ucraine e rifornirle di armamenti occidentali.
Da parte sua, la Russia ha fatto tutto il possibile per superare mediante la diplomazia la crisi della sicurezza europea. Tuttavia, nel gennaio 2022, gli Stati Uniti e la NATO hanno respinto la proposta russa di concludere accordi giuridicamente vincolanti su garanzie di sicurezza reciproche. I membri europei dell’Alleanza hanno preso parte attiva a questa decisione.
Dopo l’inizio dell’Operazione Militare Speciale, l’Europa unita ha sostenuto la linea del Primo Ministro britannico, vòlta a far fallire i negoziati di Istanbul tra Russia e Ucraina. L’invito rivolto a Kiev da Boris Johnson a «non firmare nulla e continuare a combattere» ha sbarrato per lungo tempo la strada a una reale soluzione diplomatica.
La situazione attuale
Sorge spontanea una domanda: perché i leader europei hanno improvvisamente cambiato atteggiamento, tornando a parlare di negoziati, e quali obiettivi perseguono con le loro dichiarazioni? Secondo quanto affermato da Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, il dialogo con la Russia sarebbe necessario per trasmettere a Mosca le condizioni dell’Europa, compresi il pagamento di «riparazioni» all’Ucraina, il ritiro delle truppe dalla Transnistria e dal Caucaso meridionale, l’abrogazione della legge sugli «agenti stranieri» e l’introduzione di limitazioni alla consistenza delle Forze Armate della Federazione Russa. A suo giudizio, «non è possibile raggiungere una pace giusta e duratura senza chiamare la Russia a rispondere delle proprie azioni». Il 19 maggio di quest’anno, nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, un rappresentante dell’Unione Europea ha sottolineato che «il sostegno militare all’Ucraina non contraddice la ricerca della pace, bensì costituisce una condizione preliminare per negoziati condotti in buona fede».
L’Europa intende negoziare con la Russia perseverando, mediante il Consiglio d’Europa, nella sua aggressione giuridica. Presso questa organizzazione, infatti, vengono istituiti organismi atti a «chiamare la Russia a rispondere»: un “Registro danni”, una “Commissione per i reclami” e un “Tribunale Speciale”.
L’Unione Europea, inoltre, ha dato il via libera al fermo di navi mercantili in acque internazionali. Diversi episodi si sono già verificati nel Mar Baltico e nell’Atlantico, mentre l’Occidente continua a ignorare gli atti di sabotaggio terroristico attribuiti alle Forze Ucraine nel Mar Nero e nel Mediterraneo.
In queste condizioni, il vero obiettivo dei leader europei non pare quello di negoziare con la Russia, bensì di preservare il regime di Vladimir Zelensky, conservandolo come avamposto per proseguire il conflitto con Mosca. Le capitali europee, pertanto, mirano a ottenere al più presto un cessate il fuoco per evitare il collasso delle Forze Armate Ucraine sul campo di battaglia, congelando il conflitto senza eliminarne le cause profonde, e introducendo immediatamente in Ucraina contingenti militari della coalizione anglo-francese dei «volenterosi».
È noto che le élite europee hanno investito parte significativa del proprio capitale politico nel conflitto con la Russia, spendendo centinaia di miliardi di dollari per sostenere il regime di Kiev e per aumentare il bilancio militare dei Paesi dell’UE e della NATO. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di raggiungere entro il 2030 la piena prontezza operativa per un eventuale scontro con la Russia. Fino ad allora, si punta a guadagnare tempo con ogni possibile mezzo. Come cinicamente dichiarato nell’aprile di quest’anno dal Capo di Stato Maggiore belga: «Grazie al sangue degli ucraini, che ci procurano questo tempo, abbiamo ancora qualche anno».
L’Europa unita, inoltre, continua a coltivare ambizioni espansionistiche, puntando a integrare Ucraina e Moldavia, e ad attrarre l’Armenia nella propria sfera d’influenza. La NATO si è ampliata verso Est con l’ingresso di Finlandia e Svezia. L’Ucraina viene considerata come il futuro «braccio armato» di forze europee autonome rispetto agli Stati Uniti e alla stessa NATO.
I rischi per la sicurezza globale
Questa situazione comporta gravi rischi per la sicurezza globale, poiché uno scontro diretto tra NATO e Russia potrebbe rapidamente trasformarsi in uno scambio di attacchi nucleari con conseguenze catastrofiche.
Sotto la bandiera dell’«autonomia strategica», in Europa è in corso un significativo rafforzamento delle capacità militari, compreso il settore nucleare. Suscitano particolare preoccupazione le intenzioni di Parigi di estendere il proprio «ombrello nucleare» ad alcuni Paesi dell’Unione Europea e della NATO. Siffatta iniziativa difficilmente potrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza della Francia o degli Stati destinatari della protezione.
Al contempo, esponenti politici e militari europei continuano ad attribuire alla Russia presunti piani aggressivi che andrebbero ben oltre l’Ucraina. Il Presidente della Federazione Russa ha più volte definito siffatte accuse prive di fondamento, qualificandole come provocazioni e campagne di disinformazione, finalizzate a giustificare maggiori stanziamenti di bilancio destinati al conflitto con la Russia. Tutto ciò non crea certamente un clima favorevole a negoziati seri e sostanziali.
La posizione della Russia
Per quanto riguarda i negoziati, come ha ribadito Vladimir Putin durante il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, la Russia non rifiuta il dialogo con nessuno. Tuttavia, Mosca considera l’Europa parte direttamente interessata alla sconfitta della Russia nel conflitto, posizione che gli stessi leader europei dichiarano apertamente. Di conseguenza, il dialogo con l’Europa non può essere impostato come se l’Europa fosse un osservatore neutrale e imparziale.
La Russia non può che auspicare che gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale vengano raggiunti attraverso la diplomazia. A tal fine, sarebbe necessario garantire in modo affidabile la sicurezza dei confini occidentali della Federazione Russa, l’onore e la dignità dei suoi cittadini e connazionali, compreso il diritto all’uso della lingua russa e alla fede ortodossa. Inoltre, non può essere accettata la prosecuzione dell’espansione militare, politica ed economica occidentale, ritenuta incompatibile con i princìpi di un mondo multipolare.
I leader europei dovrebbero comprendere che il modello di sicurezza regionale costruito in Europa nei decenni, a partire dall’Atto Finale di Helsinki del 1975, è stato distrutto dalle loro stesse azioni. Non sarà più possibile tornare a quel sistema. Occorre ora lavorare alla creazione di una nuova architettura di sicurezza trasversale eurasiatica, aperta a tutti i Paesi del continente, e fondata sulle realtà multipolari del mondo contemporaneo. Il principio di sicurezza uguale e indivisibile, calpestato in àmbito euro-atlantico, potrebbe trovare una nuova realizzazione all’interno di questa architettura eurasiatica. Quando le condizioni saranno mature, anche l’Europa potrà partecipare a questo grande progetto.
L’elemento fondamentale per un dialogo complessivo resta, tuttavia, il ripristino della fiducia, gravemente compromessa dalle politiche anti-russe dell’Occidente e dell’Europa nel periodo successivo alla Guerra Fredda. La fiducia potrà essere ricostruita soltanto mediante azioni concrete che dimostrino l’abbandono dell’uso della diplomazia come copertura per obiettivi espansionistici. Con un ultimatum come quello presentato alla Russia a Londra il 7 giugno, la fiducia non può essere ristabilita, né si può rilanciare il dialogo.
In luogo di epilogo
È significativo che l’ultimatum di Londra sia stato ribadito in modo drastico dagli ambasciatori del Regno Unito, della Francia e della Germania durante l’incontro presso il Ministero degli Affari Esteri russo dell’11 giugno, incontro da loro stessi perorato con insistenza. Era quello, di fatto, l’unico scopo della loro visita al Dicastero della politica estera della Federazione Russa.
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L’ironia sta nel fatto che alla fine hanno costruito una distopia liberale anziché un'”utopia fascista”.
L’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e la sua ala militante, l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), che ha perpetrato un genocidio contro polacchi e altri gruppi etnici nel perseguimento di uno stato etnicamente puro , sono i padri fondatori dell’Ucraina post-Maidan. I nazionalisti ucraini presumevano quindi che la loro lotta contro la Russia, iniziata nel 2014 e soprattutto dopo l’avvio dell’operazione speciale nel 2022, avrebbe contribuito al raggiungimento di questo obiettivo. Il divieto imposto da Kiev alla lingua russa, ad alcuni elementi della cultura russa e alla Chiesa ortodossa ucraina ha alimentato queste speranze.
Questa fantasia è stata appena infranta dal suo capo di gabinetto Kirill Budanov, che a fine giugno ha ribadito quanto affermato in primavera sulla necessità per il Paese di attrarre più migranti, poiché “Ora siamo molti meno. Non voglio spaventare nessuno, ma siamo molti meno”. Circa sei settimane prima, all’inizio di maggio, il ministro delle Politiche Sociali Denis Uliutin aveva rivelato che in Ucraina vivono ancora solo 22-25 milioni di persone . Di queste, almeno 10 milioni sono pensionati, secondo le stime del Fondo pensionistico ucraino di inizio aprile.
A rendere la situazione ancora più preoccupante, l’UNICEF ha stimato lo scorso anno che ci sono 6,6 milioni di bambini sotto i 18 anni, il che significa che nel Paese rimangono solo 6-9 milioni di adulti in età lavorativa. Gli ultimi dati della Banca Mondiale del 2024 stimano che i maschi rappresentino il 46% della popolazione, il che significherebbe che in Ucraina ci sono solo 2,76-4,14 milioni di uomini in età lavorativa, una percentuale non trascurabile, ma non chiara, dei quali sono stati uccisi o resi permanentemente disabili dal conflitto in corso.
Se si accetta la cifra (probabilmente sottostimata) di 500.000-600.000 vittime ucraine prevista per l’inizio del 2026 dal Centro per gli Studi Strategici e Internazionali, ciò significa che l’Ucraina ha al massimo poco più di 2-3,5 milioni di uomini in età lavorativa. Budanov non esagerava quindi quando affermava che “Ora siamo molti meno”. Dei 4,3 milioni di ucraini presenti nell’UE , solo il 26% sono uomini adulti, ovvero poco più di un milione, e non tutti faranno ritorno nemmeno dopo la fine del conflitto.
Di conseguenza, l’Ucraina dovrà promuovere la migrazione di massa di stranieri provenienti da culture diverse, sia per motivi economici che di sostituzione della popolazione, e non ci si aspetta che questi si integrino, a giudicare dal precedente dell’Europa occidentale. Inoltre, l’Ucraina non può realisticamente vietare le loro lingue, dato che non parlano ucraino e potrebbero non essere fluenti in inglese, lingua che, per inciso , una legge del 2024ha imposto a tutta la burocrazia statale, una mossa che deve aver irritato i nazionalisti.
Lungi dal diventare lo stato etnicamente puro che avevano fantasticato sarebbe seguito alla fine del conflitto, l’Ucraina si sta avviando a diventare multiculturale quanto i casi più estremi dell’Europa occidentale, con l’inglese che probabilmente sostituirà l’ucraino nella vita quotidiana come lingua franca tra la sua popolazione eterogenea. Altrettanto grave, dal punto di vista dei nazionalisti, è stata l’offerta di Zelensky ai suoi partner occidentali di “patrocinio su una particolare regione dell’Ucraina, città, comunità o settore industriale” al Forum economico mondiale del maggio 2022.
Il risultato finale è quindi che l’Ucraina ha perso sia la sua identità che la sua sovranità durante il conflitto, a differenza di come i nazionalisti si aspettavano che le preservasse entrambe attraverso il loro “sacrificio”. È quindi probabile una scissione tra loro e lo Stato, anche se, data la prevedibilità di tale scenario, l’SBU probabilmente li sta già monitorando per prevenire qualsiasi manifestazione di dissenso, soprattutto quelle che potrebbero assumere forme violente. L’ironia è che i nazionalisti ucraini hanno finito per costruire una distopia liberale anziché un'”utopia fascista”.
Ciò dimostra che PiS teme la potenziale ascesa di Confederazione come principale partito di opposizione del paese e indica la sua convinzione che un numero sufficiente di elettori si sia già disilluso nei confronti dell’Ucraina, al punto che una tale politica sia ormai realmente popolare.
Przemysław Czarnek , il candidato alla carica di primo ministro del partito conservatore polacco “Diritto e Giustizia” (PiS) in vista delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, ha inaspettatamente chiesto all’UE di sospendere per ora i finanziamenti agli armamenti ucraini fino a quando il Paese non “intraprenderà la strada dei valori pro-umani”. Questo è un riferimento alla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA che hanno spinto il presidente Karol Nawrocki , nominalmente indipendente ma alleato con il PiS, a revocargli la più alta onorificenza polacca.
Tusk ha condannato le parole di Czarnek definendole un modo “idiota” e “pericoloso” di fare leva sul “sentimento anti-ucraino”, aggiungendo poi che “la Russia non avrebbe potuto immaginare un candidato migliore di Czarnek per la carica di primo ministro”, alludendo così alle false affermazioni della sua coalizione secondo cui l’opposizione sarebbe una marionetta di Putin. Persino il leader del PiS, Jarosław Kaczyński, ha criticato Czarnek, ribadendo il sostegno del PiS all’armamento dell’Ucraina, a cui ha già fornito 3 miliardi di euro in armi tra il 2022 e il 2023, e ha affermato che la dirigenza del partito chiarirà presto le sue dichiarazioni.
Parallelamente, l’istituto di sondaggi finanziato con fondi pubblici CBOS ha diffuso dati che mostrano come il PiS (23,6%) potrebbe formare una coalizione con i partiti di opposizione libertari-nazionalisti (populisti, secondo la terminologia politica americana) Confederazione (18,7%) e Confederazione della Corona Polacca (KKP, 9,6%). Dato il declino del PiS e l’ascesa di Confederazione, è possibile che quest’ultima possa addirittura diventare il partner di maggioranza entro le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027. Entrambi i partiti di opposizione populisti sono favorevoli a una linea più dura nei confronti dell’Ucraina, che Czarnek sta ora emulando.
Se Kaczyński costringesse Czarnek a fare marcia indietro, un numero maggiore di elettori scontenti del PiS potrebbe spostarsi verso Confederazione, alimentando così la tendenza di cui sopra. Entro l’autunno del 2027, Confederazione e KKP potrebbero attrarre la maggioranza degli elettori che hanno perso la fiducia nell’Ucraina, mentre il PiS potrebbe raccogliere quelli moderatamente critici, lasciando così l’attuale coalizione liberale con una minoranza filo-ucraina. Se Czarnek, tuttavia, mantenesse una posizione ferma, il PiS potrebbe ancora avere la possibilità di diventare il partner di maggioranza in una coalizione con i populisti.
A prescindere da ciò che farà, il fatto che abbia chiesto all’UE di interrompere i finanziamenti agli armamenti ucraini finché Zelensky non abbandonerà la sua politica di glorificazione dell’OUN-UPA a livello statale dimostra che il PiS teme la potenziale ascesa della Confederazione come principale partito di opposizione del paese, ed è per questo che sta emulando la loro linea dura sull’Ucraina. Significa anche che crede che un numero sufficiente di elettori si sia già disilluso sull’Ucraina, al punto che una tale politica sia ormai veramente popolare. La crescente disputa polacco-ucraina ha quindi radicalmente modificato l’opinione dei polacchi sull’Ucraina.
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La dottrina Giedroyc, che privilegia gli interessi ucraini rispetto a quelli polacchi, è ormai una reliquia del passato che nessuna delle due parti del duopolio al potere in Polonia osa riproporre in vista delle prossime elezioni del Sejm, previste per l’autunno del 2027.
Il veterano giornalista polacco Zbigniew Parafianowicz ha pubblicato a inizio luglio su Wirtualna Polska un articolo stimolante sul cambiamento tettonico nelle relazioni polacco-ucraine. A suo avviso, la spirale della disputa polacco-ucraina, innescata dalla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky, I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA e la reazione intransigente bipartisan che ne è seguita segnano la fine della Dottrina Giedroyc . I lettori occasionali probabilmente non sanno di cosa si tratti, quindi sono necessarie alcune parole per aggiornarli.
In sintesi, ciò si riferisce alla decisione della Polonia di rispettare i confini orientali del dopoguerra, nonostante città di grande importanza per la civiltà polacca come Vilnius, Grodno, Brest e Leopoli siano rimaste al di fuori del territorio polacco. Nel contesto ucraino, Parafianowicz ha ricordato ai lettori che la Dottrina Giedroyc afferma anche che “una Polonia sicura e indipendente non può esistere senza un’Ucraina indipendente”. È su questa base che la Polonia ha sostenuto l’Ucraina incondizionatamente contro la Russia.
Parafianowicz è ora convinto che “l’Ucraina rimarrà indipendente e sarà in grado di perseguire i propri interessi, e lo farà con grande assertività”. Cita le guerre per procura contro la Russia in Africa, l’aiuto fornito agli Stati del Golfo per difendersi dagli attacchi dei droni iraniani, la creazione di una “zona di fuoco” di 40 chilometri lungo le linee del fronte con la Russia, i raid in profondità contro quest’ultima, l’attacco alla sua “flotta ombra”, l’assassinio di personalità di spicco, la costruzione di un robusto complesso militare-industriale in tempo di guerra e, presumibilmente, la distruzione del gasdotto Nord Stream.
Ciò lo porta alla conclusione che “Uno Stato del genere non ha bisogno di protezione e cure mitiche. E se così fosse, la Polonia potrebbe finalmente condurre un esame approfondito dei propri interessi in Ucraina e cercare i mezzi per raggiungere tali obiettivi”. Parafianowicz propone che la Polonia venda equipaggiamento militare ad altri Paesi invece di continuare a donarlo all’Ucraina, e suggerisce di farlo con l’obiettivo di aiutarli a contrastare o contenere la Russia. Dal punto di vista degli interessi nazionali polacchi, questa è una soluzione ragionevole.
Suggerisce inoltre che la Polonia ostacoli l’attuazione da parte dell’Ucraina dell'”Area di libero scambio globale e approfondita” con l’UE, al fine di proteggere le imprese polacche, in particolare quelle dei settori agricolo e dei servizi, che ne sarebbero minacciate. Parafianowicz prevede che la Polonia coordini i propri sforzi con gli alleati del Gruppo di Visegrád – Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – e con la vicina Romania. La Polonia dovrebbe inoltre chiedere all’Ucraina di consentirle di monitorare tutti i fondi UE preadesione a fini di lotta alla corruzione.
I liberali al governo in Polonia potrebbero non attuare le proposte di Parafianowicz, ma l’importanza del suo articolo risiede nel fatto che ha dichiarato con precisione la fine della Dottrina Giedroyc, in particolare della politica polacca che fino ad allora privilegiava gli interessi ucraini rispetto ai propri. Sarebbe un suicidio politico per entrambe le parti del duopolio di governo prima delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027. Ciò significa che i rapporti polacco-ucraini rimarranno probabilmente tesi fino ad allora e, se i liberali perderanno, potrebbero addirittura peggiorare in seguito.
Nel contesto più ampio, la politica estera polacca nei confronti dell’Ucraina sta indiscutibilmente cambiando, ma nessuno dovrebbe aspettarsi che la Polonia persegua obiettivi revanscisti contro di essa per le ragioni spiegate qui . Probabilmente non interromperà nemmeno gli aiuti all’Ucraina , sia i propri che soprattutto quelli dei suoi alleati NATO, ma probabilmente continuerà a chiedere all’Ucraina di smettere di glorificare l’OUN-UPA. Mentre l’Ucraina inizia a sfidare la posizione regionale della Polonia Se i loro interessi verranno espressi in modo più assertivo, la politica polacca nei loro confronti si irrigidirà ulteriormente, esacerbando così la loro rinnovata rivalità.
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Il vice capo del suo ufficio mi ha deriso per aver smentito questa teoria del complotto e ha poi incoraggiato diverse figure di spicco dell’“ecosistema mediatico globale” ucraino, tra cui ora figura anche la stretta collaboratrice di Trump, Laura Loomer, a emulare il suo esempio per diffondere questa pericolosa narrativa anti-russa.
La teoria del complotto secondo cui Putin avrebbe ucciso Lindsey Graham, amico intimo di Trump e in seguito uno dei suoi principali alleati politici, sia con un attacco a una fabbrica di droni ucraina che aveva visitato, sia tramite avvelenamento, ha invaso i social media e ha il potenziale per diventare la prossima teoria del complotto alla Charlie Kirk. Ho intuito la minaccia che questa teoria rappresenta per la Russia, in particolare come mezzo per manipolare Trump e spingerlo ad intensificare ulteriormente le ostilità nei suoi confronti, raddoppiando il sostegno all’Ucraina, e ho prontamente smentito questa narrazione qui .
Ciò che mi ha allarmato di più è stato il fatto che la sua stretta collaboratrice Laura Loomer, la cui influenza su di lui è così forte da averlo, a quanto pare, convinto a licenziare sei membri dello staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale lo scorso anno, abbia ripetutamente accusato la Russia di essere responsabile della morte di Graham. I lettori possono consultare i suoi post correlati qui , qui , qui , qui , qui , qui , qui e qui . Il contesto più ampio è il suo tentativo di creare un Russiagate 2.0, come spiegato qui , qui e qui , che coincide con il suo improvviso e radicale orientamento a favore di Zelensky .
Personalmente sospettavo che la colpa fosse del suo ritrovato odio personale verso la Russia, dovuto alla promozione da parte dei media finanziati con fondi pubblici russi dei suoi nemici Candace Owens e Tucker Carlson, ma poi ho scoperto che qualcosa di ben più losco poteva essere in ballo. Per pura coincidenza, l’algoritmo di X mi ha mostrato che il nuovo vice capo dell’ufficio di Zelensky, Sergey Kisilitsa , aveva pubblicato uno screenshot del mio articolo che smontava la teoria del complotto secondo cui Putin avrebbe ucciso Graham, accompagnato da una didascalia beffarda, che i lettori possono consultare qui :
Ha scritto: “’Ma non sono colpevole’, disse K. ‘c’è stato un errore. Com’è possibile che qualcuno sia colpevole? Siamo tutti esseri umani qui, uno uguale all’altro.’ ‘È vero’, disse il prete ‘ma è così che parlano i colpevoli’. (Kafka, Il processo) per aver pubblicato smentite più volte – kafkiano.” L’ovvia insinuazione è che le mie argomentazioni secondo cui Putin non ha ucciso Graham siano presumibilmente la prova che questa teoria del complotto sia vera. È importante notare che Kisilitsa ha anche condiviso il suo post con tre personaggi dei media, uno dei quali è Loomer:
I post di cui sopra sono accessibili rispettivamente qui e qui , a meno che non li cancelli. Oltre a Loomer, le altre due figure mediatiche sono Kateryna Lisunova e Andrij Dobriansky, rispettivamente consulente per i media dell'”ONG” ucraina Razom e comunicatore strategico ucraino-americano. Kisilitsa sta chiaramente suggerendo loro di amplificare le sue prese in giro nei miei confronti per aver contestato la teoria del complotto secondo cui Putin avrebbe ucciso Graham. L’obiettivo palesemente implicito è quello di dare falsa credibilità a questa pericolosa affermazione.
È altamente improbabile che Kisilitsa si sia imbattuto per caso nel mio articolo che smontava questa narrazione e abbia deciso autonomamente, senza alcun coordinamento con l’ufficio di Zelensky, di prendermi di mira e poi incoraggiare figure di spicco dell'”ecosistema mediatico globale” ucraino a emulare ciò che ha appena fatto. L’ufficio di Zelensky ha interesse a manipolare Trump facendogli credere che Putin abbia ucciso Graham, con l’aspettativa che in seguito inasprisca ulteriormente le ostilità contro la Russia, raddoppiando il sostegno all’Ucraina per vendetta.
Ciò significa che tutti coloro che promuovono questa teoria del complotto, compresi i membri della vasta comunità dei media alternativi , sono utili idioti di Zelensky. Se Kisilitsa avesse discretamente suggerito ai principali influencer filo-Kiev di deridere coloro che smentiscono questa teoria del complotto, e soprattutto non lo avesse fatto pubblicamente, allora rimarrebbe una congettura il fatto che l’ufficio di Zelensky stia giocando un ruolo nella diffusione di questa narrativa. Ora non ci sono più dubbi, il che scredita non solo questa affermazione, ma anche tutti coloro che la sostengono.
È irrealistico immaginare che Trump 2.0 o le amministrazioni successive cedano volontariamente questo corridoio logistico militare NATO senza precedenti lungo la periferia meridionale della Russia, lasciandola esposta alle debolezze dell’Asia centrale; continuare ad aggrapparsi a illusioni è, per usare un eufemismo, controproducente.
Il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin ha ribadito ogni punto sollevato a maggio dal direttore del Quarto Dipartimento della CSI, Mikhail Kalugin, nel minimizzare, in una recente intervista di fine giugno, l’importanza del “Piano TRIPP” (Trump Route for International Peace and Prosperity) lanciato lo scorso agosto . Ha esordito suggerendo che l’Iran potrebbe ricorrere all’uso della forza per fermare questo progetto, il cui duplice scopo è quello di creare un corridoio logistico militare per la NATO , ma ha affermato che ciò è improbabile poiché scatenerebbe una guerra su vasta scala con l’Azerbaigian e la Turchia, membro della NATO.
Il suo secondo punto era che la Cina potrebbe non voler utilizzare un corridoio logistico controllato dagli Stati Uniti, ma Xi ha dichiarato una nuova ” relazione strategica stabile e costruttiva ” con gli Stati Uniti durante la visita di Trump a maggio e il TRIPP ottimizza anche il ” Corridoio di Mezzo ” cinese verso l’Europa, quindi quasi certamente verrà utilizzato dalla Cina. Galuzin ha poi ricordato al suo interlocutore che la futura ferrovia sarà probabilmente costruita con lo scartamento russo, sottintendendo che quindi sarebbe stata costruita da un’azienda russa, ma tecnicamente qualsiasi compagnia ferroviaria può farlo .
Il suo prossimo punto, relativo al fatto che la Russia gestisca ancora le ferrovie armene, presuppone che l’Armenia non si sottrarrà all’accordo in futuro sotto la pressione americana, oppure non farà eccezioni per il TRIPP a causa della partecipazione di maggioranza degli Stati Uniti e del contratto di locazione di 99 anni. L’Armenia potrebbe riservare spiacevoli sorprese alla Russia a questo proposito. Un altro punto sollevato da Galuzin, ovvero che l’Armenia fa ancora parte dell’Unione Economica Eurasiatica, non può essere dato per scontato. L’Armenia ha inoltre aderito al TRIPP senza consultare la Russia.
Allo stesso modo, la sua affermazione finale sul fatto che la Russia continui a sorvegliare il confine tra Armenia e Iran e continuerà a farlo è un’ulteriore supposizione, e la politica estera non dovrebbe essere costruita su una sequenza di supposizioni come quella su cui Galuzin si è basato per minimizzare le prospettive di attuazione del TRIPP. A tal proposito, quattro anni fa Putin, rivolgendosi al suo Servizio di intelligence estera, mise in guardia gli analisti strategici russi dal lasciarsi andare a illusioni , eppure è proprio ciò che sta facendo il suo Ministero degli Esteri.
A metà maggio, dopo che Kalugin aveva introdotto queste narrazioni nel dibattito pubblico, si è ipotizzato che tre ragioni, non necessariamente mutualmente esclusive, potessero spiegare la sua retorica: “In primo luogo, il Ministero degli Esteri armeno può essere ottimista fino all’ingenuità, caratteristica tipica della sua cultura strategica. In secondo luogo, potrebbe voler segnalare ai sostenitori della Russia che ‘tutto è sotto controllo’, mentre la terza ragione potrebbe essere la speranza che i media armeni riportino i commenti di Kalugin per influenzare l’opinione pubblica locale sul TRIPP.”
Quell’analisi rimane valida, ma il fatto che Galuzin ripeta a pappagallo gli stessi argomenti suggerisce, in modo preoccupante, che lui e il Ministero degli Esteri possano davvero credere che il TRIPP non verrà attuato, il che potrebbe in parte spiegare perché gli esperti russi evitano di menzionarlo, come notato il mese scorso qui . Con tutto il rispetto per il Ministero degli Esteri russo, si tratterebbe di un errore di valutazione epocale, dato che il TRIPP completa il “cordone sanitario” di Trump 2.0 intorno alla Russia , ed è anche una questione personale per lui, visto che porta il suo nome.
Ipoteticamente, permettere che questo progetto lasci il segno per qualche ragione inspiegabile offuscherebbe la sua eredità e equivarrebbe alla resa volontaria di questo corridoio logistico militare NATO senza precedenti, che circonda l’intera periferia meridionale della Russia, a danno del suo vulnerabile ventre centro-asiatico. È quindi irrealistico immaginare che lui o le amministrazioni successive permetterebbero che ciò accada, e continuare ad aggrapparsi a simili illusioni rischia di portare alla formulazione di politiche inefficaci che non tutelano gli interessi della Russia.
L’obiettivo è quello di scatenare un’isteria russofoba e di denuncia delle attività di spionaggio nella società e nello Stato giapponesi, legittimando falsamente politiche anti-russe più severe che porterebbero la nazione insulare ad assumere un ruolo più incisivo nel contenimento della Russia nell’Asia nord-orientale, in linea con il nuovo “cordone sanitario” instaurato da Trump 2.0.
Il New York Times (NYT) ha pubblicato nel fine settimana un articolo intitolato ” Come Putin ha trasformato il Giappone in un covo di spie “. Il titolo sensazionalistico suggerisce una profonda infiltrazione russa in quella nazione insulare, ma in realtà l’articolo si concentra solo sui presunti metodi con cui un gruppo di intelligence militare russo si sarebbe procurato componenti a duplice uso dal Giappone. La 20ª Direzione del GRU avrebbe apparentemente utilizzato la sede locale di Aeroflot e i suoi partner ufficiali per questi scopi, che sarebbero stati raggiunti tramite il transito di merci attraverso il Vietnam.
Le motivazioni alla base dell’articolo del New York Times sono evidenti: la prima è quella di scatenare un’isteria russofoba e di denuncia di spionaggio nella società e nello Stato giapponese, legittimando falsamente politiche anti-russe più severe, che potrebbero concretizzarsi, nell’immediato, nell’espulsione simbolica dei diplomatici russi. Aeroflot potrebbe inoltre essere sanzionata, non solo in Giappone, ma anche in altri Paesi della regione, che Tokyo (con una discreta spinta da parte del comune alleato americano) potrebbe poi incoraggiare a seguire l’esempio.
Anche se quanto sopra non dovesse concretizzarsi, il NYT ha scritto che “i funzionari affermano di riconoscere la minaccia dello spionaggio e stanno lavorando per rimuovere le restrizioni, in vigore da decenni, sulla raccolta di informazioni”. Hanno anche osservato che “il Giappone non ha nemmeno un’agenzia di intelligence estera”, il che, nel contesto generale, potrebbe di fatto cambiare a causa di questo pretesto, anche se mai de jure a causa della costituzione postbellica imposta dagli Stati Uniti. La possibile isteria russofoba sullo spionaggio scatenata da questo articolo potrebbe essere proprio ciò che serve perché ciò accada.
Dopotutto, il New York Times ha riportato che “governi stranieri hanno ripetutamente avvertito il Giappone che la sua tecnologia veniva contrabbandata in Russia”, in particolare l’Ucraina, così come funzionari occidentali non meglio identificati. Il Giappone non ha agito per qualche motivo, ma ora potrebbe finalmente farlo. In un’ottica più ampia, sebbene il Giappone abbia sempre percepito la Russia come una minaccia latente a causa di quella che Tokyo considera la “disputa delle isole settentrionali” irrisolta sulle isole Curili meridionali controllate da Mosca, questa situazione potrebbe presto intensificarsi.
Ciò non significa che il Giappone potrebbe presto ricorrere alle minacce militari contro la Russia, ma solo che la percezione di una minaccia russa, recentemente esacerbata dall’isteria russofoba legata allo spionaggio che potrebbe diffondersi nella società e nello Stato, potrebbe assumere forme ancora da definire, anche nel contesto del ” cordone sanitario “. Il ruolo del Giappone in questo modello geostrategico organizzato dagli Stati Uniti è quello di esercitare simultaneamente pressione su Russia, Corea del Nord e Cina nell’Asia nord-orientale, mentre altri alleati americani fanno lo stesso altrove, lungo le altre periferie della Russia.
In pratica, il Giappone potrebbe diventare una “portaerei americana inaffondabile” contro tutti e tre, a seconda della rapidità con cui si militarizzerà con l’approvazione degli Stati Uniti, per non parlare di quanti armamenti all’avanguardia del suo alleato (in particolare missili a medio e lungo raggio e droni) potrebbe finire per ospitare. La rimilitarizzazione del Giappone, proprio come quella del suo alleato tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale , potrebbe rappresentare una seria minaccia per la sicurezza nazionale russa, rendendo necessario il ridispiegamento di truppe e attrezzature limitate su questo fronte.
AUKUS+, nome con cui si potrebbe definire la rete di tipo NATO che gli Stati Uniti stanno cercando di creare nella regione, è diretta contro la Cina, con una certa attenzione anche alla Corea del Nord. Tuttavia, visti i motivi evidenti dietro l’articolo del New York Times sulle spie russe in Giappone, è chiaro che gli Stati Uniti sperano che il Giappone intensifichi la percezione della minaccia russa e assuma quindi un ruolo più incisivo nel contenerla. Di conseguenza, i legami militari della Russia con la Cina e la Corea del Nord potrebbero consolidarsi, e non si può escludere un’alleanza regionale di fatto.
La tendenza inequivocabile è che i blocchi sostenuti dagli Stati Uniti si stanno diffondendo nella regione eurasiatica per contenere Russia, Iran e Cina.
Il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergey Shoigu ha avvertito, durante un incontro sulla sicurezza tra Russia e ASEAN alla fine di maggio, che “il Giappone e la Repubblica di Corea si stanno preparando ad ospitare armi nucleari americane sul loro territorio. Tali armi potrebbero finire anche sul territorio australiano a causa della sua partecipazione al partenariato AUKUS”. Gli scenari giapponese e coreano sono stati accennati qui a metà maggio, mentre quello australiano è oggetto di speculazioni sin dalla presentazione dell’AUKUS alla fine del 2021.
Essendo il paese più distante dalla Cina tra quelli menzionati, a parte gli Stati Uniti, un osservatore superficiale potrebbe chiedersi perché gli Stati Uniti stiano considerando di schierare le proprie armi nucleari in Australia. Una possibilità è che attaccare la Cina dall’emisfero australe potrebbe ridurre il rischio di intercettazione. Un’altra possibilità, complementare, è che le testate nucleari terrestri potrebbero essere lanciate dal vasto e disabitato entroterra australiano, mitigando così le conseguenze di un’eventuale rappresaglia cinese.
Sebbene esista sempre la possibilità che la Cina colpisca la popolata costa orientale, tale possibilità potrebbe diminuire a causa della presenza di molti cittadini cinesi che si sono trasferiti lì negli ultimi decenni e dei numerosi cino-australiani che già vi risiedono, o almeno così potrebbero calcolare Stati Uniti e Australia. Lo scenario di una rotazione di testate nucleari lanciate dall’aria dagli Stati Uniti tra l’Asia nord-orientale e l’Australia potrebbe inoltre creare un corridoio aereo militare regolare tra le due regioni, lungo il quale aerei in grado di trasportare armi nucleari sorvolerebbero regolarmente la “deterrenza”.
Va da sé che tutto ciò che si trova nel mezzo rientrerebbe nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, con qualsiasi Stato che si opponga o che mostri una resistenza inaspettata (come potrebbe accadere in seguito all’elezione di un leader critico nei confronti degli Stati Uniti, che potrebbe vincere nonostante le interferenze americane) che verrebbe sovvertito prima di essere sottoposto a pressioni più pubbliche. L’obiettivo è consolidare quella che potrebbe essere definita AUKUS+, o NATO asiatica, che potrebbe essere meno un blocco di difesa reciproca e più una rete di partner sostenuti dagli Stati Uniti che “condividono l’onere” del contenimento della Cina.
Il ruolo dell’Australia in questo contesto è quello di padre fondatore regionale, che assolve anche alla duplice funzione di portaerei statunitense di dimensioni continentali in relativa prossimità delle porte meridionali della Cina, per rifornire militarmente gli stati alleati e minacciare la Cina con il potenziale lancio di innumerevoli testate nucleari da questa posizione. Questa è la naturale evoluzione del ruolo geostrategico in continua trasformazione dell’Australia nella transizione sistemica globale innescata da anni di influenza statunitense, comprese le guerre informative, volte a strumentalizzare l’Australia contro la Cina.
In un’ottica più ampia, il consolidamento della NATO nel corso del conflitto ucraino rappresenta il modello per ciò che potrebbe accadere in Medio Oriente qualora gli Accordi di Abramo venissero ampliati dopo la Terza Guerra del Golfo, come auspicato da Trump. Per quanto riguarda la regione Asia-Pacifico, non si è ancora verificata una guerra di portata regionale equivalente, ma l’alleanza AUKUS+ potrebbe comunque consolidarsi anche in sua assenza. La tendenza inequivocabile è che i blocchi sostenuti dagli Stati Uniti si stanno espandendo nella fascia eurasiatica per contenere Russia, Iran e Cina.
L’incaricato d’affari polacco in Ucraina ha affermato che le vittime ucraine dei polacchi prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale sono equiparabili alle vittime polacche del genocidio della Volinia perpetrato dall’OUN-UPA.
Secondo quanto riportato dal portale Kresy.pl, specializzato in notizie e analisi contemporanee sugli eventi nelle ex regioni orientali della Polonia tra le due guerre (quindi Lituania, Bielorussia e Ucraina), “Inchinandomi alle vittime polacche della violenza ucraina in Volinia, non posso fare a meno di ricordare le vittime ucraine della violenza perpetrata dallo Stato polacco nei territori dell’ex Seconda Repubblica Polacca prima e durante la guerra. Tutto ciò che è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale è stato terribile e inutile”.
Łukasiewicz ha chiarito: “Non sto creando simmetria né equiparando il numero e la qualità della sofferenza. Sto semplicemente dicendo che ricordiamo e dobbiamo ricordare il passato e ciò che di vergognoso e disonorevole c’era in quel passato”. Kresy.pl ha anche riportato che il Ministro degli Esteri Radek Sikorski ha risposto al tweet del Presidente dell’Istituto Ordo Iuris, Jerzy Kwaśniewski , il quale si chiedeva se Łukasiewicz avesse tradito la politica del governo e dovesse essere rimosso, oppure se l’avesse rappresentata fedelmente.
Kwaśniewski ha criticato il riferimento decontestualizzato di Sikorski al famoso consiglio che Papa Giovanni Paolo II rivolse a polacchi e ucraini durante il suo viaggio a Leopoli nel 2001. Il defunto pontefice disse: “Possa la purificazione delle memorie storiche condurre tutti a lavorare per il trionfo di ciò che unisce su ciò che divide, al fine di costruire insieme un futuro di reciproco rispetto, cooperazione fraterna e vera solidarietà”. Kwaśniewski ha messo in dubbio che Sikorski intendesse “minimizzare il crimine della Volinia ed esagerare le trasgressioni polacche”.
Il presidente Karol Nawrocki lo ha espresso al meglio nel suo discorso a Radruż, al confine con l’Ucraina. Come ha affermato , “C’erano molte tensioni, normali per le minoranze nazionali, ma nessuno ha mai tagliato la testa a un bambino con un’ascia. Nessuno ha pugnalato nessuno alle spalle. C’erano problemi inerenti a tutte le minoranze; esistevano allora, esistono oggi ed esisteranno in futuro, ma [polacchi e ucraini nella Polonia tra le due guerre] vivevano fianco a fianco e convivevano”. Questo è vero ed è il motivo per cui molti polacchi sono disgustati da Łukasiewicz.
Nawrocki, Kwaśniewski e altri polacchi che la pensano come loro non intendono affermare che le vittime del genocidio della Volinia si trovino al vertice di una gerarchia di vittime superiore a tutte le altre, ma semplicemente che le 362 torture inflitte loro dall’UPA nell’ambito del suo premeditato genocidio dei polacchi meritano un riconoscimento speciale e non sono paragonabili a ciò che le vittime ucraine di origine polacca hanno subito prima, durante o dopo la Seconda Guerra Mondiale. Equiparandole falsamente, pur affermando che non era questa la sua intenzione, Łukasiewicz ha agito come un utile idiota di Zelensky.
Non è affatto un falco e, anzi, prima dell’operazione speciale che lo ha portato a rivalutare gradualmente la sua visione del mondo, era uno dei più noti esperti filo-occidentali del suo paese.
Il presidente del Consiglio russo per gli affari internazionali, Dmitri Trenin, ha pubblicato su RT un articolo intitolato ” La pericolosa logica della NATO 3.0 “. Nella sua analisi, afferma: “Gli europei sognano di eliminare la Russia come fattore rilevante nella geopolitica eurasiatica: per loro, ciò rappresenterebbe la ‘soluzione finale’ del temuto ‘problema russo’… Il difetto fondamentale del pensiero europeo risiede nella convinzione che la Russia preferirebbe accettare la sconfitta, la degradazione e la disintegrazione piuttosto che utilizzare l’arsenale di cui attualmente dispone”.
Ha poi spiegato che “Questo arsenale non si limita alle armi nucleari, sebbene potrebbe arrivare il momento in cui sarà necessario utilizzarle. Il Cremlino, finora, si è mostrato estremamente cauto nell’utilizzare le sue più potenti capacità convenzionali, o nell’ingaggiare obiettivi di alto valore e di grande visibilità. Ci sono molte spiegazioni per tale moderazione, ma è avventato – anzi, fatale – credere che la leadership russa o il popolo russo si arrenderanno mai alla NATO”.
Trenin non è un falco come il (in)famoso a livello internazionale Sergey Karaganov, quindi non è tra coloro che Putin ha duramente rimproverato il mese scorso per aver incitato la Russia ad attaccare l’Europa. In realtà, prima della missione speciale, era uno degli esperti filo-occidentali più noti del paese. L’operazione lo ha portato a rivalutare gradualmente la sua visione del mondo e a diventare estremamente critico nei confronti dell’Occidente. I funzionari occidentali dovrebbero quindi ascoltare Trenin, tra tutti, quando mette in guardia contro un’escalation russa.
Per quanto riguarda il suo avvertimento sulla minaccia che l’Europa rappresenta ora per la Russia, fu Dmitry Medvedev a parlarne per primo all’inizio di maggio, quando mise in guardia contro la rimilitarizzazione della Germania, che poco prima era diventata anche il principale sostenitore militare dell’Ucraina dopo gli Stati Uniti. All’epoca si concluse che la Germania e l’UE in generale avrebbero potuto presto essere percepite dalla Russia come una minaccia maggiore rispetto agli Stati Uniti. Ora Trenin ha confermato che questo è il caso per quanto riguarda i suoi connazionali.
Secondo le sue parole, “mentre ai tempi della Guerra Fredda la NATO appariva ai russi come ‘l’America in Europa’, ora, quando guardano alla NATO, vedono l’Europa sostenuta dall’America”. Data la bellicosità dell’UE a guida tedesca nei confronti della Russia, incoraggiata dal concetto di ” NATO 3.0 ” che autorizza il blocco ad affrontare la Russia da solo, con gli Stati Uniti come “guida del Mar Nero”, come li ha definiti Trenin, non c’è da stupirsi che la Russia si stia preparando a uno scontro con la NATO intorno al 2030. Solo l’autocontrollo dell’UE potrebbe impedirlo.
La nuova ” guerra di logoramento ” dell’Ucraina contro la Russia, alimentata insieme agli Stati Uniti attraverso il sostegno ai suoi attacchi a lungo raggio, potrebbe alla fine infliggere costi significativi, spingendo così la Russia ad estendere i suoi nuovi ” attacchi sistematici ” contro l’Ucraina all’uso di armi nucleari tattiche per fermare l’emorragia. Come ha scritto Trenin, la Russia non si arrenderà mai alla NATO e Putin non trasformerà il suo paese nel nuovo ” Cristo delle Nazioni ” sacrificandolo a morte per mille ferite grazie alla sua autocontrollo quasi cristologico dimostrato finora.
La crescente convergenza tra i loro paesi potrebbe creare un duplice polo di influenza economica, politica e di sicurezza tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico.
Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha recentemente concluso un viaggio di tre giorni in Indonesia, il suo secondo dal 2018 e il primo sotto la presidenza di Prabowo Subianto, insediatosi alla fine del 2024. La sua visita è stata seguita con attenzione dagli osservatori regionali, data la dimensione dei rispettivi Paesi, sia dal punto di vista demografico che economico, e il loro ruolo crescente nel nascente ordine mondiale multipolare. Ecco i risultati ottenuti da Modi nel suddetto contesto globale:
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1. Intensificazione dei legami economici tra i giganti regionali
L’anno scorso l’India ha superato il Giappone, diventando la quarta economia mondiale con un PIL di circa 4 trilioni di dollari, mentre il PIL dell’Indonesia si è attestato poco al di sotto di 1,5 trilioni di dollari , pur rimanendo un dato notevole. Entrambi i Paesi sono inoltre leader economici nelle rispettive regioni. Gli scambi bilaterali hanno raggiunto i 38 miliardi di dollari lo scorso anno, ma possono essere facilmente incrementati ulteriormente. Questo rappresenta uno degli obiettivi del viaggio di Modi, ovvero siglare accordi con Prabowo volti a liberare appieno il potenziale economico dei rispettivi Paesi, accelerando così i processi di multipolarizzazione economica.
2. Celebrare legami di civiltà millenari
Probabilmente gli osservatori esterni alla regione non ne sono a conoscenza, ma l’impronta della civiltà indiana nell’odierna Indonesia risale a oltre duemila anni fa, con la parte occidentale di questo vasto arcipelago che era induista prima dell’arrivo dell’Islam. Questo fatto è celebrato da entrambi i paesi. L’immagine di leader indù e musulmani che si uniscono per ampliare la cooperazione a tutto tondo contrasta anche le affermazioni di uno “scontro di civiltà”, soprattutto tra le loro due fedi, una percezione diffusa in Asia meridionale.
3. Sfruttare le sinergie tra i loro atti di equilibrio complementari
Anche India e Indonesia praticano analoghe strategie di equilibrio geostrategico. La Cina è il loro principale partner commerciale, ma entrambi i paesi la guardano con sospetto per diverse ragioni, tra cui la disputa territoriale irrisolta tra India e Cina e la diffidenza dell’Indonesia nei confronti delle rivendicazioni marittime cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Entrambi i paesi intrattengono inoltre stretti rapporti con Russia e Stati Uniti, che fungono da contrappeso alla Cina, consentendo loro di allinearsi in modo creativo tra i tre partner, con riallineamenti periodici, al fine di tutelare al meglio i propri interessi.
4. Esplorare una cooperazione più stretta all’interno dei BRICS
Le suddette azioni complementari di bilanciamento possono essere ulteriormente potenziate attraverso una più stretta cooperazione all’interno dei BRICS , di cui l’Indonesia è entrata formalmente a far parte come membro a pieno titolo all’inizio del 2025. In termini pratici, entrambi i Paesi condividono l’interesse a garantire che l’agenda dei BRICS rimanga focalizzata sull’accelerazione della multipolarità economica e finanziaria, evitando che si trasformino in un blocco anti-americano. India e Indonesia, inoltre, non desiderano che i BRICS abbandonino la loro natura volontaria diventando un’organizzazione ufficiale con obblighi vincolanti.
5. Concludere un accordo sui missili da crociera approvato dalla Russia
Forse l’aspetto più significativo del viaggio di Modi è stata la conferma che l’India venderà all’Indonesia missili da crociera supersonici BrahMos, prodotti congiuntamente dalla Russia. Questi missili possono essere realisticamente utilizzati solo contro la Cina, eppure la Russia ne ha approvato la vendita per lo stesso motivo per cui ha approvato quella alle Filippine all’inizio del 2024, ovvero come mezzo per bilanciare delicatamente l’influenza cinese, come spiegato all’epoca . È di grande importanza che questa strategia congiunta russo-indonese, non dichiarata, si sia ora estesa anche all’Indonesia.
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Tenendo a mente questi cinque spunti emersi dal viaggio di Modi, è chiaro che il suo più grande successo è stato il rafforzamento del partenariato strategico indo-indonesiano, che accelererà i processi di multipolarità a tutto tondo. La crescente convergenza tra i due Paesi potrebbe creare un duplice polo di influenza economica, politica e di sicurezza tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico. Invece del “secolo cinese” che molti si aspettavano, il XXI secolo diventerebbe un “secolo asiatico” molto più equilibrato.
Tutto sommato, ciò che ha colto parzialmente nel segno riguardo alla politica militare-di sicurezza polacca questa volta è che essa ha dato priorità alla lotta dell’Ucraina contro la Russia a scapito dell’autostima nazionale, chiudendo un occhio sulle manifestazioni anti-polacche del nazismo ucraino, ma continua a credere a stereotipi superati al riguardo.
Timofei Bordachev, direttore dei programmi del Valdai Club, ha riproposto la sua analisi della politica militare-di sicurezza polacca dopo che la prima, criticata in precedenza, si era rivelata ampiamente errata . Questa volta, con il suo ultimo articolo sull’argomento, in cui afferma che ” la Polonia è intrappolata dalla propria russofobia “, Bordachev ha in parte ragione. Questo articolo, pertanto, analizzerà, metterà in discussione e talvolta contraddirà apertamente, punto per punto, tutto ciò che Bordachev ha scritto, proprio come nella precedente critica.
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* “La situazione in cui si trova attualmente la Polonia è un perfetto esempio di come un Paese che non è il più stupido secondo gli standard moderni e che gode di un discreto successo economico possa facilmente ritrovarsi in un vicolo cieco in politica estera semplicemente a causa della ristrettezza del suo pensiero in materia. Il risultato è stata una strategia costruita interamente attorno alla lotta contro la Russia, che Varsavia ha designato come l’avversario ‘ideale’. Tutto il resto nella sua politica estera è stato subordinato all’obiettivo di danneggiare Mosca con ogni mezzo necessario.”
– Questa è una valutazione corretta, poiché lo Stato polacco ha subordinato il proprio amor proprio nazionale all’obiettivo comune di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, rifiutandosi di vincolare gli aiuti militari all’Ucraina a condizioni di natura storico-politica. Come molti polacchi su X hanno poi lamentato a posteriori, nel contesto della crescente disputa tra Polonia e Ucraina all’interno dell’UPA, Varsavia avrebbe dovuto subordinare tali aiuti all’autorizzazione da parte di Kiev dell’esumazione e della corretta sepoltura dei resti delle vittime del genocidio della Volinia , vietando al contempo qualsiasi glorificazione dei responsabili.
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* “Tutto il resto è principalmente cooperazione con il regime di Kiev, la cui natura difficilmente sfugge all’immaginazione della stessa Polonia. I politici polacchi di ogni schieramento sono ben consapevoli di chi sia il loro interlocutore a Kiev e nutrono una visione storicamente negativa e ben consolidata dei loro vicini ucraini in generale.”
– La sua affermazione di ribadire la priorità finora attribuita dallo Stato polacco al mantenimento di una stretta cooperazione con l’Ucraina è corretta, ma molti politici polacchi di entrambe le fazioni del duopolio di governo “Coalizione Civica” (KO) e “Diritto e Giustizia” (PiS) “KOPiS” sono filo-ucraini, con quest’ultima metà conservatrice che solo ora sta iniziando a nutrire sentimenti negativi nei confronti del Paese per sfruttare l’opinione pubblica in vista delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, secondo i più cinici.
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* “Le autorità polacche hanno fatto tutto il possibile per distruggere qualsiasi possibile canale di dialogo con Mosca e Minsk, creandosi un’immagine di sé come avversari assolutamente implacabili della Russia, persino nel contesto occidentale. In altre parole, tra tutti i paesi di una certa rilevanza negli affari europei, sono stati i politici polacchi a scegliere la linea d’azione più radicale nell’emergente crisi politico-militare.”
Ha ragione; la Polonia ha assunto un ruolo guida nell’attuazione di una politica radicale anti-russa, che riteneva avrebbe facilitato la sua auspicata leadership nell’Europa centro-orientale , la maggior parte dei cui stati e società sono anch’essi russofobi in senso politico per analoghe ragioni storiche. È corretta anche la sua descrizione della Polonia come un paese con una certa influenza in Europa.
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* “Ribadiamo che non c’è motivo di credere che qualcuno a Varsavia abbia mai considerato seriamente il regime ucraino un partner affidabile da cui ci si potesse aspettare una gratitudine elementare per tutti i favori ricevuti. Avendo incontrato diversi diplomatici ed esperti polacchi, si può affermare con sicurezza che l’atteggiamento dell’élite polacca nei confronti di Kiev, e in effetti del popolo ucraino in generale, è sempre stato di disprezzo e negatività.”
– Occorre ribadire che la maggior parte dei membri del KOPiS sono ucrainofili, come dimostrano le loro dichiarazioni pubbliche e le politiche che hanno sostenuto fino all’escalation della disputa all’interno dell’UPA. Se Bordachev non si sta inventando ciò che gli è stato detto dai suoi contatti polacchi nell’ambito di un’operazione psicologica per alimentare la divisione polacco-ucraina, e si dovrebbe presumere che non lo stia facendo, allora questi ultimi potrebbero essere stati dei casi eccezionali o potrebbero aver condotto un’operazione psicologica contro di lui.
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* “Questa visione si è formata nel corso di secoli di interazione in diverse circostanze storiche e fa parte del pensiero della politica estera polacca, che, lo riconosciamo, ha una valida giustificazione.”
– In realtà, fino a poco tempo fa il KOPiS praticava la “ Dottrina Giedroyc ” di riconciliazione e persino, a detta di alcuni, di favoreggiamento di Lituania, Bielorussia e soprattutto Ucraina, nonostante i tre ucraini genocidi dei polacchi.
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* “Ma pur sapendo con chi avevano a che fare, i polacchi hanno continuato a investire nel progetto ucraino per anni. Si sono letteralmente convinti che l’Ucraina potesse diventare un potente strumento per la Polonia per contenere la Russia e infliggerle ogni sorta di danno, rimanendo al contempo del tutto gestibile e persino attenta alle richieste di Varsavia. La Polonia credeva anche, a quanto pare, che qualcuno in Ucraina stesse combattendo contro la Russia per una ‘scelta europea’ e che Kiev, impegnata nella NATO e nell’UE, si sarebbe dimostrata più accomodante.”
Bordachev ha ragione nell’affermare che il KOPiS era a conoscenza delle manifestazioni anti-polacche del nazismo ucraino, ma le ha ignorate per ragioni di convenienza geopolitica, legate al contenimento della Russia attraverso un’Europa centro-orientale guidata dalla Polonia, e per illusioni ideologiche, credendo che l’Ucraina avrebbe abbandonato questa politica per aderire all’UE. Questa è la critica più diffusa tra i polacchi riguardo al voltafaccia del PiS. Il loro governo, che era al potere quando il conflitto ucraino è esploso su vasta scala, sapeva con cosa aveva a che fare, ma lo ha ignorato.
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* “Entrambe le ipotesi sono inoltre molto lontane dalla realtà. In altre parole, i polacchi hanno immaginato uno scenario completamente impossibile per le relazioni con Kiev e hanno agito sulla base di una chimera creata da loro stessi, anziché di una strategia. Di conseguenza, l’intera politica estera polacca si è rivelata un’illusione, ora derisa in tutta Europa. E, ancor più tragicamente per i polacchi, non si intravede alcuna via d’uscita dignitosa da questa situazione.”
Gran parte di quanto affermato riguardo alle false aspettative di KOPiS è vero, ma l’affermazione di Bordachev secondo cui sarebbero stati “ridicolizzati in tutta Europa” non è supportata dai fatti e potrebbe essere intesa a irritare i lettori polacchi. Inoltre, esiste effettivamente una via d’uscita dignitosa da questa crisi, ed è che la Polonia si rifiuti di consentire all’Ucraina di aderire all’UE finché non abbandonerà il banderismo, esattamente come il suo Ministro della Difesa ha appena dichiarato essere la nuova politica del paese.
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* “Perché è successo questo? La ragione principale è l’ossessione della politica estera polacca per la Russia, considerata l’unica cosa che interessa a Varsavia al mondo… In primo luogo, Mosca ha privato Varsavia di ogni possibilità di diventare leader del mondo slavo, e poi, per un certo periodo, ha posto fine del tutto allo Stato polacco. La formazione della cultura polacca moderna e delle discipline umanistiche si è svolta in un’epoca in cui il fulcro della vita pubblica era la lotta contro il dominio dell’Impero russo e dell’URSS.”
La lunga rivalità polacco-russa prima delle spartizioni riguardava quale dei due paesi sarebbe diventato la superpotenza slava, sebbene la Polonia non abbia mai manifestato l’intenzione di guidare gli slavi occidentali e meridionali. Pur avendo ragione su alcuni aspetti del contesto in cui si sono formate la cultura e le discipline umanistiche polacche, il padre del nazionalismo polacco contemporaneo, Roman Dmowski, auspicava una cooperazione pragmatica con la Russia , ma la sua forma di nazionalismo alla fine soccombette a quella anti-russa del rivale Józef Piłsudski.
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* “In sostanza, è stato il confronto con la Russia a plasmare l’identità polacca moderna, non lasciando all’élite politica la possibilità di vedere il mondo in una prospettiva più ampia di quella della lotta con il grande vicino a est. Di conseguenza, abbiamo la coscienza di una nazione europea tutt’altro che piccola, in cui non c’è spazio per altro che un’unica idea di politica estera.”
– Sì e no: il confronto con la Russia ha indubbiamente plasmato parte dell’identità polacca moderna, ma lo stesso ha fatto il confronto storico con la Germania, che la forma di nazionalismo di Dmowski ha enfatizzato. Oggi, la metà conservatrice del KOPiS è molto critica nei confronti della Germania, al punto che il leader Jarosław Kaczyński l’ha accusata di star costruendo un ” Quarto Reich ” e ha persino accusato il Primo Ministro Donald Tusk di essere un ” agente tedesco “.
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* “La personificazione di questo dramma fu il pensatore politico americano di origine polacca Zbigniew Brzezinski. Durante la sua vita scrisse diverse opere piuttosto brillanti sulle relazioni internazionali, ma sarebbero state interessanti se non fossero state interamente subordinate al tema russo.”
Indipendentemente dall’opinione personale di Bordachev sulle opere anti-russe di Brzeziński, i precetti di questo stratega scomparso sono tuttora perseguiti, con Trump 2.0 che sta creando un ” cordone sanitario ” attorno alla Russia nell’Artico-Baltico, nell’Europa centrale, nel Caucaso meridionale-Asia centrale e nell’Asia nord-orientale per costringerla alla sottomissione.
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* “In secondo luogo, dopo l’ingresso della Polonia nel mondo occidentale alla fine della Guerra Fredda, essa si è trovata privata dell’opportunità di affermarsi in qualsiasi direzione possibile che non fosse verso la Russia. La tradizionale paura e l’odio verso la Germania sono rimasti confinati negli stretti limiti della NATO e dell’Unione Europea.”
– Durante il suo governo, il PiS ha difeso gli interessi polacchi nei confronti della Germania, la cui dimensione NATO ed europea non è “ristretta”, così come ha fatto nei confronti della Russia. L’anno scorso Nawrocki ha anche presentato un piano per la riforma dell’UE a guida tedesca e all’inizio di quest’anno ha richiamato l’attenzione sulla minaccia non militare che essa rappresenta per la Polonia.
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* “È chiaro che i piani di riarmo attualmente in atto da parte dei polacchi sono potenzialmente anti-tedeschi. Sono inoltre legati al desiderio di diventare il più importante alleato degli Stati Uniti in Europa, sullo sfondo dell’indebolimento di Gran Bretagna e Francia. Ma nel complesso, nel medio termine, le mani di Varsavia sono legate in direzione occidentale, anche dagli interessi americani di preservare, almeno per il momento, la NATO e l’Unione Europea.”
Come già accennato nella critica precedente, Nawrocki ritiene che l’UE a guida tedesca costituisca una minaccia non militare per la Polonia, mentre Kaczyński considera Tusk un “agente tedesco”. L’accordo ” militare di Schengen ” siglato tra Germania e Polonia all’inizio del 2024 per agevolare il flusso di truppe e attrezzature verso est dimostra ulteriormente che la Polonia non teme la Germania. Per quanto riguarda l’essere il principale alleato degli Stati Uniti, solo Nawrocki/PiS lo persegue, mentre Tusk/KO è favorevole alla Germania .
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* “La Russia esiste ancora e i polacchi sono contenti: dopotutto, negli ultimi due secoli si sono abituati a pensare solo al nostro Paese. Ora però si trovano di fronte alla realtà: i governanti di Kiev si comportano nei confronti dei loro mecenati esattamente come ci si potrebbe aspettare, insultandoli pubblicamente e spedendo per posta le onorificenze ricevute da Varsavia.”
– Questa è una grossolana esagerazione, come dimostra la lotta polacca contro il dominio tedesco durante le spartizioni, così come la successiva lotta contro i nazisti. Oggi, come già evidenziato in alcune delle critiche precedenti, come quella sopra citata, Nawrocki/PiS adotta una linea dura nei confronti della Germania, oltre alla linea dura nei confronti della Russia, quest’ultima l’unica linea dura adottata da Tusk/KO.
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* “Non ci sono dubbi, tuttavia, che il conflitto pubblico a cui stiamo assistendo non porterà a uno scontro militare tra Polonia e Ucraina, né tantomeno a un confronto politico su vasta scala. Inoltre, tutto ciò non comporterà nemmeno un calo apprezzabile del sostegno polacco al regime di Kiev.”
* “Stiamo già assistendo al fatto che la crisi nelle relazioni con Kiev viene ora presentata come il risultato di una spaccatura interna alla Polonia stessa e una manifestazione di lotte intestine all’interno della sua élite al potere. Ciò significa che la colpa dell’attuale scontro diplomatico non è da attribuire ai governanti di Kiev che glorificano i criminali di guerra, ma agli stessi polacchi. Ed è molto probabile che, dopo diversi cicli di dibattito politico, cercheranno semplicemente di insabbiare l’intera vicenda, in parte per preservare l’illusione che Varsavia abbia una strategia di politica estera.”
Zelensky e Tusk/KO presentano la revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca da parte di Nawrocki a Zelensky come parte di un gioco politico interno, ma in realtà si è trattato solo di una manifestazione di rispetto nazionale. Il 74% dei polacchi sostiene Nawrocki , ed è per questo che Tusk/KO ha iniziato a irrigidire la propria posizione nei confronti dell’Ucraina in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. È quindi politicamente impossibile “insabbiare tutta la faccenda” ora, soprattutto con i piani di Zelensky per il ” Pantheon Nazionale ” volto a glorificare gli ucraini anti-polacchi.
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* “Inoltre, poiché la Polonia non è in grado di elaborare una politica estera diversa da quella anti-russa, inevitabilmente diventa uno strumento per perseguire interessi stranieri. Questi interessi non si limitano più a quelli americani o britannici, ma riguardano anche il regime di Kiev, che è completamente dipendente dal sostegno straniero.”
Come già accennato, Nawrocki/PiS adotta una linea dura nei confronti della Germania e vuole riformare l’UE, il che dimostra che la Polonia è in grado di elaborare una politica estera diversa da quella anti-russa. Gli aspetti russi ed europei della sua politica coincidono con gli interessi statunitensi , ma non è una marionetta di nessuno; semmai, Tusk è nelle mani della Germania.
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* “Allo stesso tempo, la Polonia è attualmente l’unico grande Paese europeo il cui prodotto interno lordo sta registrando una crescita piuttosto robusta, pari a circa il 3,3-3,6% annuo. Dovrebbe rimanere in silenzio invece di lanciarsi in complessi schemi geopolitici che non portano mai a risultati concreti.”
* “Ma questo, purtroppo, è del tutto irrealistico: dopotutto, un paese relativamente grande deve avere una politica estera. Ciò significa che Varsavia continuerà a vagare in un circolo vizioso dal quale non riuscirà a uscire.”
Bordachev è chiaramente all’oscuro di tutto ciò che è stato condiviso finora sulle politiche di Nawrocki/PiS, che potrebbero essere attuate in modo più efficace se il PiS tornasse al potere nell’autunno del 2027 in coalizione con l’opposizione populista. Questo è il motivo per cui ha parzialmente torto in tutto ciò che ha scritto sulla Polonia.
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In definitiva, ciò che Bordachev ha colto parzialmente nella politica militare-di sicurezza polacca è che essa ha dato priorità alla lotta dell’Ucraina contro la Russia a scapito dell’autostima nazionale, chiudendo un occhio sulle manifestazioni anti-polacche del nazismo ucraino. Tuttavia, continua a credere a stereotipi superati al riguardo. Sarebbe quindi interessante vedere come cambierebbero le sue opinioni se venisse a conoscenza delle politiche di Nawrocki/PiS, come suggerito in precedenza, ma ciò richiede che prenda coscienza del suo evidente punto cieco analitico.
I nazionalisti ucraini continuano a opporsi fermamente all’ipotesi di cedere il Donbass alla Russia, ma il problema è che loro stessi non vogliono combattere per mantenerne il controllo, rivelando così la loro ipocrisia.
La città di Leopoli, nell’Ucraina occidentale, culla del nazionalismo ucraino contemporaneo, è stata teatro di una rivolta spontanea dopo che diverse centinaia di persone si sono scontrate con i membri del “Centro di Reclutamento Territoriale” (TCC), che avevano arruolato a forza un uomo del posto. Alcuni dei partecipanti sono stati in seguito costretti a scusarsi davanti alle telecamere, dopo che nei loro confronti erano state applicate misure extragiudiziali sospette . Ciononostante, il danno è ormai fatto, e persino i media ucraini come il “Kyiv Independent” ne riconoscono la portata politica.
Hanno pubblicato un articolo sorprendentemente schietto intitolato ” Come un controllo di strada a Leopoli si è trasformato in un campanello d’allarme per il sistema di mobilitazione ucraino “. Secondo Yuri Goncharenko, presidente dell’Ukrainian Security Club, “lo scontro potrebbe indicare che la crisi di mobilitazione di lunga data in Ucraina sta iniziando a trasformarsi da problema politico e sociale in una minaccia alla sicurezza”. Il motivo implicito è che persino gli abitanti del cuore nazionalista ucraino sanno che la coscrizione obbligatoria equivale ormai a una condanna a morte per la maggior parte della popolazione.
Sebbene molti desiderino ancora che il loro Paese possa ripristinare i confini pre-2014, non sono disposti a morire per raggiungere questo obiettivo, soprattutto perché è irrealistico realizzarlo con la guerra moderna condotta dai droni. La “zona di fuoco” istituita lungo il fronte rende la maggior parte degli assalti di fanteria suicidi e gli attacchi mirati della Russia contro le posizioni ucraine mettono in pericolo i coscritti lontani dalla prima linea. Il TCC (Territorial Corps Command) è costretto a ricorrere al reclutamento forzato proprio perché molti uomini evitano la leva per questo motivo.
Non si tratta di propaganda “anti-ucraina”, come i sostenitori di quel paese potrebbero istintivamente replicare, visto che il ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov ha rivelato a gennaio che 200.000 uomini hanno già disertato e dieci volte tanto (2 milioni) stanno attivamente eludendo la leva. Nonostante l’attività del TCC, l’Ucraina fatica ancora a rimpiazzare le forze perdute, ed è per questo che Kiev ha chiesto alla Commissione europea di non concedere più lo status di rifugiato agli uomini in età militare che fuggono verso l’Unione.
Tutto ciò rappresenta un serio problema per Zelensky, che potrebbe porre fine al conflitto accettando di conformarsi allo ” Spirito di Ancoraggio “, che a quanto pare prevedeva il suo ritiro dal Donbass in cambio della dichiarazione di un cessate il fuoco totale da parte di Putin. Trump si è rifiutato di costringere Zelensky a farlo, perpetuando così il conflitto fino ad oggi, poiché Putin non si fermerà finché la Russia non controllerà almeno l’intera regione. Mentre i costi per la Russia rischiano di aumentare , altrettanto stanno aumentando per l’Ucraina, soprattutto sul piano politico.
Come dimostrato dalla spontanea rivolta contro la coscrizione a Leopoli, persino i nazionalisti ucraini stanno iniziando a nutrire sentimenti di disapprovazione nei confronti del conflitto, a prescindere da ciò che alcuni dei loro rappresentanti possano affermare. Dopotutto, se credessero ancora che il loro obiettivo di ripristinare i confini dell’Ucraina precedenti al 2014 sia realizzabile, non avrebbero attaccato il TCC. Zelensky, il suo capo di gabinetto Kirill Budanov e il Ministero della Difesa, come riportato dal “Kyiv Independent”, hanno condannato duramente la rivolta perché sanno che potrebbe preannunciare una crisi.
Per essere chiari, la polizia segreta potrebbe riuscire a mantenere tutto sotto relativo controllo, quindi nessuno dovrebbe aspettarsi una vera e propria rivolta nazionalista contro Zelensky. I nazionalisti ucraini continuano inoltre a opporsi fermamente alla cessione del Donbass alla Russia, ma il problema è che loro stessi non vogliono combattere per mantenerne il controllo, rivelando così la loro ipocrisia. Finché il conflitto continuerà, i costi politici per Zelensky continueranno ad aumentare e un giorno potrebbero sfuggire di mano.
Ciascuno presumeva ingenuamente che l’Ucraina avrebbe frenato le manifestazioni antipolacche della sua forma nazionale di nazismo per gratitudine verso la Polonia, che aveva donato l’intero suo arsenale da utilizzare contro la Russia e per le altre forme di aiuto fornite senza condizioni, al fine di promuovere i propri grandi obiettivi geopolitici.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha fatto un’osservazione breve ma incisiva ricordando ai polacchi che il loro governo arma i seguaci degli assassini dei loro antenati in Volinia. Il contesto immediato riguardava la declassificazione da parte dell’FSB di un documento su come l’NVKD eliminò uno degli organizzatori del genocidio in Volinia, ma il contesto più ampio riguarda la crescente disputa polacco-ucraina causata dalla glorificazione a livello statale del genocidio in Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA .
Gli osservatori più attenti non sono rimasti sorpresi dalle sue azioni, dato che l’Ucraina glorificava quei gruppi sin da poco dopo il colpo di stato di “EuroMaidan” all’inizio del 2014, al quale la Polonia aveva aderito pur essendo uno dei garanti di un accordo di de-escalation politica appena concluso, letteralmente il giorno prima. Ciononostante, queste informazioni sono state rigorosamente soppresse nel discorso polacco, e qualsiasi menzione in merito comportava l’essere etichettati come “propagandisti russi” e successivamente come “spia russa” (“ruska onuca”).
Il governo polacco, i suoi alleati occidentali e le “ONG” hanno cospirato per circa un decennio per insabbiare la glorificazione a livello nazionale, nell’Ucraina post-Maidan, dei responsabili del genocidio della Volinia, orchestrata dall’OUN-UPA, attraverso la revisione dei libri di storia, la ridenominazione di strade e piazze e la costruzione di nuovi monumenti. Entrambe le componenti del duopolio di governo polacco – la “Piattaforma Civica” (PO, ora rinominata “Coalizione Civica” o KO) di orientamento liberale e “Diritto e Giustizia” (PiS), KOPiS di orientamento conservatore – sono colpevoli di aver ingannato i propri cittadini riguardo alla situazione in Ucraina.
Hanno stretto un patto con il diavolo alleandosi con le stesse forze ideologiche responsabili del genocidio del loro popolo durante la Seconda Guerra Mondiale, perché “odiano la Russia più di quanto amino la Polonia”, secondo le indimenticabili parole di Roman Dmowski, il padrino del nazionalismo polacco. Il deputato della Confederazione Krzysztof Tudoj ha parafrasato questa critica ai suoi colleghi politici nel maggio 2022, affermando ironicamente che “alcuni amano l’Ucraina più della Polonia”, come poi dimostrato dal duopolio al governo.
Entrambe le fazioni del KOPiS erano filo-ucraine finché l’opinione pubblica non rese ciò politicamente suicida, ma la metà conservatrice era guidata da sentimenti anti-russi e quella liberale da sentimenti filo-tedeschi . Sia come sia, entrambe presumevano ingenuamente che l’Ucraina avrebbe frenato l’ anti – polaccoManifestazione della sua forma nazionale di nazismo per gratitudine verso la Polonia per aver donato l’intero suo arsenale da utilizzare contro la Russia e per le altre forme di aiuto fornite senza condizioni. Fu un errore di valutazione epocale.
Erano accecati dalla nostalgia per il Commonwealth, nonostante gli ucraini avessero perpetrato due genocidi contro i polacchi: prima durante la rivolta di Khmelnytsky a metà del XVII secolo e poi con la rivolta di Koliszczyzna un secolo dopo. È possibile che abbiano persino contemplato l’idea di far rivivere la “Repubblica delle Due Nazioni”, come era anche conosciuta la Confederazione, in una forma moderna con l’Ucraina dopo la fine del conflitto. Alcuni potrebbero anche aver percepito il conflitto ucraino come una guerra polacco-bolscevica dei giorni nostri, ed è per questo che hanno dato tutto a Kiev.
Le spiegazioni non sono scuse, e nulla assolve KOPiS dall’aver fuorviato i polacchi sull’Ucraina per impedire loro di fermare il governo che arma i seguaci degli assassini dei loro antenati. La declassificazione da parte della Polonia della lista delle donazioni di armi all’Ucraina, nel contesto dello scandalo relativo al presunto trasferimento segreto di missili Patriot, dovrebbe esacerbare il sentimento anti-establishment in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. Un numero maggiore di polacchi potrebbe anche chiedere un completo isolamento dell’Ucraina come via più rapida per la sua denazificazione .
C’è ancora molto lavoro da fare, dato che l’emendamento non ha definito i crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale come genocidio, il documento nel suo complesso sostiene l’accesso dell’Ucraina al mercato europeo a scapito della Polonia, e né Zelensky né i suoi soci si sono lasciati scoraggiare, anzi, ora raddoppiano la dose di glorificazione.
Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza un emendamento alla relazione della Commissione sull’Ucraina dello scorso anno, che include un passaggio di critica alla recente glorificazione dell’OUN -UPA da parte di Zelensky . Il testo descrive la sua mossa come un'”escalation non necessaria e provocata” che dimostra “mancanza di rispetto per la sensibilità polacca e per il dolore legato alle decine di migliaia di vittime dell’UPA e alle loro famiglie”. Si afferma inoltre che ciò “mina le relazioni di buon vicinato” e “non è in linea con i valori europei”.
Si tratta di un passo positivo, poiché dimostra che l’Ucraina non entrerà assolutamente nell’UE con Bandera, come ha recentemente dichiarato la coalizione liberale al governo, seguendo l’esempio del suo rivale, il presidente conservatore Karol Nawrocki, che ha revocato l’Ordine dell’Aquila Bianca a Zelensky per le sue azioni. È inoltre significativo che sia stato il “Partito Popolare Europeo” del Primo Ministro Donald Tusk a proporre questo emendamento. Ciò conferma che la questione è ora bipartisan e sta realmente unendo la Polonia.
Detto questo, l’ex Primo Ministro conservatore Beata Szydło ha espresso alcune critiche all’emendamento, che meritano attenzione. Nelle parole dell’eurodeputata in carica , “gli omicidi di polacchi perpetrati dall’UPA non sono stati definiti genocidio e non vi è alcuna condanna dell’attuale e diffusa promozione del banderismo in Ucraina. Al contrario, sono presenti numerose disposizioni (nel documento complessivo) che facilitano l’accesso dell’Ucraina al mercato dell’UE, il che danneggerà l’economia polacca”.
Leopoli (nota ai polacchi come Lwów e agli ucraini come Lviv), culla del nazionalismo ucraino, non intende rinunciare ai piani del suo Consiglio regionale di onorare l’UPA, il suo comandante responsabile del genocidio Roman Shukhevich e l’ideologo Oleg Olzhich nel corso del prossimo anno. Il presidente ha inoltre “proposto di chiedere all’amministrazione militare regionale di elaborare una serie di azioni volte a contrastare la disinformazione, eventualmente istituendo un apposito centro con personale specializzato nelle relazioni polacco-ucraine”.
Pur non essendo altrettanto provocatoria, ma comunque estremamente irrispettosa, la dichiarazione del Ministero degli Esteri ucraino, che esortava la Polonia a non riproporre il disegno di legge di Nawrocki dello scorso anno che vietava il banderismo, respinto dalla coalizione liberale al governo ma che ora potrebbe essere approvato, visto il cambio di rotta politica. Questo richiama alla mente il falso avvertimento del capo di gabinetto di Zelensky, Kirill Budanov , riguardo a presunte “passi di escalation immaturi” da parte della Polonia in vista dell’11 luglio, in cui Budanov paragonò falsamente la Polonia alla Russia nel tentativo di esasperare al massimo i polacchi.
Riflettendo sul contesto in cui il Parlamento europeo ha appena criticato l’esaltazione dell’OUN-UPA da parte di Zelensky, si è trattato di un passo positivo, ma anche incompleto, poiché i crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale non sono stati definiti genocidio e il documento nel suo complesso sostiene l’accesso dell’Ucraina al mercato UE a scapito della Polonia. Zelensky e i suoi collaboratori non si sono lasciati scoraggiare da questo sviluppo. Pertanto, la disputa polacco-ucraina è tutt’altro che conclusa e gli osservatori possono aspettarsi che continui ad aggravarsi durante l’estate.
L’uccisione della colpevole per mano dei suoi stessi superiori scredita l’agenzia di intelligence militare ucraina GUR agli occhi dei suoi agenti e potenziali informatori, che ora potrebbero considerare l’idea di disertare e non collaborare con essa per timore di essere a loro volta uccisi dopo una missione nell’ambito di un’operazione di insabbiamento.
L’Interpol aveva emesso un mandato di cattura internazionale (notifica rossa) per Anastasia Berezovskaya in relazione al recente fallito attentato alla vita di un oligarca ucraino a Monaco. La bomba, fatta esplodere a distanza, non è riuscita a uccidere Vadim Ermolaev , ma ha ferito lui, sua moglie e il loro figlio adolescente, nel primo attacco terroristico nella storia del principato. Ermolaev gestisce oltre 170 centri di frode in Ucraina ed è un nemico di Zelensky, la cui corruzione, secondo quanto riferito da un ex agente segreto francese , stava pianificando di smascherare al Parlamento europeo .
A quanto pare, è stata proprio la polizia segreta ucraina a riferire che Berezovskaya è stata uccisa dopo il suo ritorno in Ucraina, e i sospettati sono un ex poliziotto e un membro in servizio dell’agenzia di intelligence militare ucraina GUR. L’SBU ha anche affermato che quest’ultimo le avrebbe effettuato dei pagamenti senza informare la sua agenzia, il che implica che abbia agito di propria iniziativa. Questo è tuttavia lo scenario meno credibile, poiché scagiona convenientemente Kiev dopo l’indignazione diffusa in Europa per il fallito attentato.
Molto più probabile è che il GUR abbia orchestrato l’assassinio di Ermolaev su ordine di Zelensky, abbia deciso di uccidere Berezovskaya dopo che quest’ultima non era riuscita a eliminarlo, e poi abbia tradito i due sospettati in seguito, nell’ambito di un’operazione di insabbiamento per proteggere la reputazione di Kiev in seguito alla suddetta ondata di indignazione. Anche se avesse ucciso Ermolaev, probabilmente sarebbe stata comunque uccisa a sua volta dal GUR, dopo aver lasciato prove sufficienti per permettere all’Interpol di incriminarla rapidamente e, di conseguenza, di coinvolgere lo Stato ucraino.
Se lo avesse ucciso senza lasciare prove, e l’Interpol non fosse riuscita a collegare il crimine allo Stato ucraino, probabilmente sarebbe ancora viva (almeno per ora). In ogni caso, la sequenza degli eventi che si è verificata nella realtà si è trasformata in un disastro per la reputazione dell’Ucraina. Si è già accennato a come il primo attentato terroristico nella storia di Monaco abbia suscitato un’ondata di indignazione in tutta Europa, soprattutto perché l’élite vi trascorre le vacanze e persino vive, ma il vero danno è stato per la capacità di reclutamento del GUR.
A prescindere da ciò che si pensi di Berezovskaya e di ciò che ha fatto, lavorava per loro e portava a termine la sua missione (seppur in modo imperfetto e approssimativo) con la prospettiva di una ricompensa economica e di poter vivere il resto della sua vita dopo il ritorno in Ucraina, ma è stata invece uccisa dai suoi stessi superiori. In questo contesto, non importa il motivo della sua morte, ma solo che il suo omicidio per mano loro indurrà gli agenti del GUR e i potenziali informatori a valutare la possibilità di disertare o di non collaborare con loro.
Al contrario, i russi hanno un detto ben noto: “Русские своих не бросают”, che si traduce con “I russi non abbandonano i propri” (formalmente “I russi non buttano via i propri”). Persino nei noti scandali di spionaggio in Europa che in passato hanno coinvolto agenti russi, la Russia non avrebbe mai pensato di uccidere uno dei suoi, come ha appena fatto l’Ucraina. Essendo molto più esperti delle loro controparti ucraine, i servizi segreti russi sapevano che un gesto del genere avrebbe danneggiato irreparabilmente il loro reclutamento.
L’Ucraina avrebbe potuto semplicemente farla “scomparire”, ma ha preferito rivelare al mondo che era stata uccisa da quello che l’SBU ha insinuato essere un agente rinnegato del GUR, sperando così che l’Europa si lasciasse alle spalle lo scandalo, magari credendo addirittura che l’Ucraina stesse “finalmente combattendo la corruzione”, a differenza del passato . Anche se l’Europa reagisse in questo modo, ciò non invaliderebbe il fatto che il GUR si è appena screditato agli occhi dei suoi agenti e dei potenziali alleati, il che potrebbe rispettivamente portare a defezioni e a una minore cooperazione.
Questa posizione era stata espressa in precedenza dal presidente Karol Nawrocki e poi, più recentemente, dal capo del suo ufficio.
L’approvazione da parte della Rada della proposta di Zelensky di creare un “pantheon nazionale” che quasi certamente porterà alla glorificazione a livello statale di Stepan Bandera e Roman Shukhevich, i due più famigerati della Volinia I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA distruggeranno i legami politici con la Polonia, come sostenuto qui . Hanno inoltre messo in luce quelle che il capo dell’ufficio del presidente polacco Zbigniew Bogucki considera le profonde differenze di civiltà tra Polonia e Ucraina, differenze che la maggior parte dei polacchi ha a lungo ignorato.
Secondo quanto riportato dai media statali, avrebbe affermato che “glorificare Bandera e i criminali non si addice ai valori della civiltà occidentale”, posizione che si allinea a quella precedentemente espressa dal suo superiore, il presidente Karol Nawrocki. Quest’ultimo ha dichiarato che “Zelensky ha dimostrato che l’Ucraina non è pronta a far parte della famiglia europea, soprattutto per quanto riguarda la sua glorificazione di criminali e assassini dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA)”. Questo punto di vista merita un approfondimento.
Dal punto di vista polacco, gli ucraini, nel corso dei secoli, sono diventati più simili ai russi che ai polacchi a causa della russificazione e poi della sovietizzazione, che considerano variabili di civiltà. Credono ancora che ucraini e russi siano popoli distinti, ma stanno iniziando a rendersi conto che sono più simili di quanto si pensasse in passato. La glorificazione dell’OUN-UPA da parte di Zelensky è vista dai polacchi medi, a prescindere dall’opinione degli osservatori sulla questione, come spiritualmente simile alla glorificazione di Stalin da parte della Russia.
Questo perché entrambi furono responsabili della morte di molti polacchi, Stalin molto più dell’OUN-UPA a causa dell'” Operazione polacca ” del 1937 dell’NKVD (la più grande persecuzione etnica durante il Grande Terrore), di Katyń e delle operazioni dell’Armata Rossa contro l'”Armia Krajowa” verso la fine della Seconda Guerra Mondiale e successivamente , ecc. I polacchi, quindi, confondono la glorificazione di questi due come espressioni di una civiltà non occidentale, per quanto alcuni non polacchi possano considerarla condiscendente. Questa è la realtà politica in Polonia.
I polacchi si sono a lungo considerati membri della civiltà occidentale, al punto da definirsi il suo ” antemurale ” (baluardo) contro la barbarie durante l’era della Confederazione polacco-lituana. Sebbene molti degli attuali ucraini facessero parte dello stato-civiltà polacco, essi si sono sempre distinti per la lingua e la fede ortodossa orientale. Il discendente medio dell'”Antica Rus'” all’interno della Confederazione aveva in genere molto più in comune con quella che in seguito sarebbe diventata la Russia.
Questa fu la base su cui si fondarono la russificazione e poi la sovietizzazione, processi che i polacchi comuni oggi, con un certo ritardo, ritengono abbiano reciso i legami dell’Ucraina con la civiltà occidentale, con la glorificazione a livello statale da parte di Zelensky dei responsabili del genocidio della Volinia, l’OUN-UPA, come apice di questa tendenza. Secondo Kazimierz Smoliński , un parlamentare dell’opposizione conservatrice anti-russa più intransigente, “Sembra che [gli ucraini] ci odino più dei russi”. Questa è un’opinione diffusa nella Polonia odierna.
Dopotutto, quasi il 60% dei polacchi è ora contrario all’adesione dell’Ucraina all’UE, e questo cambiamento di opinione è attribuibile alla consapevolezza che gli ucraini sono civilmente incompatibili con loro e con l’Occidente nel suo complesso, poiché glorificano i responsabili di genocidi anti-polacchi. Questo ha ricordato a molti polacchi come gli ucraini li avessero già perseguitati due volte in passato, durante la rivolta di Khmelnytsky a metà del XVII secolo e poi durante la ” Koliszczyzna ” un secolo dopo. La frattura tra i due popoli potrebbe quindi essere insanabile.
L’accordo di pace guidato dagli Stati Uniti, di cui il Pakistan si appresta a diventare il volto con il sostegno americano, rischia di recidere il corridoio aereo tra la Russia e l’Alleanza Saheliana, qualora venisse attuato con successo.
All’inizio di luglio, Reuters ha riportato in esclusiva che “il Pakistan sta mediando nel processo di unità in Libia, mentre le fazioni rivali cercano un accordo, secondo fonti pakistane”, un processo che sarebbe iniziato alla fine dello scorso anno e che sarebbe sostenuto dagli Stati Uniti e dal nuovo alleato per la sicurezza del Pakistan, l’Arabia Saudita . Reuters ha aggiunto che “mentre gli analisti considerano il Pakistan un attore secondario in Libia, dove Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Turchia ed Egitto si contendono da anni l’influenza, Islamabad ha mantenuto legami con entrambe le parti, cosa che ad altri attori regionali potrebbe mancare”.
Comunque sia, è difficile immaginare che il Pakistan possa svolgere un ruolo più importante in questo processo rispetto agli Stati Uniti o alla Turchia, quest’ultima impegnata, dopo essere stata nemica dal 2020, a ricucire i rapporti con l’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar, con sede nell’est del paese. La Turchia è inoltre considerata la protettrice del Governo di Unità Nazionale (GNU), riconosciuto dalle Nazioni Unite e con sede in Occidente. Sembra quindi che il Pakistan stia svolgendo un ruolo di supporto in Libia per aiutare i suoi due alleati.
Sebbene il suo ruolo sia presumibilmente iniziato alla fine dello scorso anno, la tempistica del rapporto Reuters suggerisce un interesse a rafforzare ulteriormente la reputazione del Pakistan dopo la mediazione del Memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, che promuove gli interessi americani, turchi e sauditi affidando al Pakistan il compito di mediare per loro d’ora in poi. Potrebbe quindi sostituire il ruolo svolto dall’inviato di Trump, Massad Boulos, in Libia e ispirarsi a lui per la mediazione in altri contesti della “Ummah” (la comunità musulmana). Ecco tre brevi approfondimenti su Libia e Pakistan:
Per semplificare, il Pakistan ha facilitato l’apertura dei suoi alleati all’LNA offrendogli in vendita oltre una dozzina di aerei da combattimento ad alta tecnologia, e qualsiasi accordo di pace in Libia mediato da loro potrebbe tagliare l’accesso logistico aereo della Russia ai suoi alleati dell’Africa occidentale, come il Mali, recentemente assediato . Due alti ufficiali militari russi hanno anche lasciato intendere che il Pakistan potrebbe aiutare la NATO a tornare in Asia centro-meridionale e potrebbe persino favorire l’infiltrazione dell’ISIS-K in Afghanistan. È importante tenere a mente questo aspetto quando si leggono questi tre report di RT sulla Libia:
In sostanza, gli Stati Uniti sono sul punto di riunificare la Libia di fatto divisa, ma questo obiettivo si sta concretizzando principalmente attraverso “un’alleanza commerciale pragmatica tra le due famiglie” che governano ciascuna metà del paese, con il rischio di acuire le divisioni non affrontando le cause profonde della guerra civile. Il Pakistan desidera il sostegno degli Stati Uniti contro i talebani, quindi è disposto a farsi portavoce di questo rischioso accordo per evitare di fare brutta figura a Trump in caso di fallimento, anche se dovesse riuscire a interrompere il corridoio aereo tra la Russia e l’Alleanza Saheliana.
Questo calcolo risulta tanto più convincente per i politici pakistani, primo fra tutti il dittatore di fatto Asim Munir, a causa delle speculazioni sul nuovo accordo tecnico-militare russo-afghano . L’accordo riguarda solo la manutenzione e non è diretto contro il Pakistan, bensì contro l’ISIS-K, sebbene alcuni sospettino che ci sia dell’altro, visto che i talebani hanno iniziato a condurre piccoli attacchi con droni contro il Pakistan poco dopo la sua stipula. Pertanto, preferiscono appellarsi agli Stati Uniti in Libia a spese della Russia piuttosto che proteggere gli interessi russi nel Paese.
Anche il Pakistan fa parte della nascente ” NATO islamica “, che ha iniziato a formarsi quest’anno tra esso, Arabia Saudita, Egitto e Turchia, i primi tre dei quali sono “principali alleati non NATO”, mentre l’ultimo è formalmente parte del blocco. Ovviamente, questa costruzione geostrategica favorirà gli obiettivi degli Stati Uniti, prima in Libia, come stanno attualmente cercando di fare, e probabilmente poco dopo anche in Asia centrale . Il ruolo recentemente assunto dal Pakistan come mediatore per una soluzione alla guerra civile libanese rischia quindi di peggiorare la percezione di minaccia che la Russia ha nei suoi confronti.
Se la Polonia “perde” gli Stati baltici a favore dell’Ucraina, allora scivolerà in una situazione di irrilevanza geostrategica al termine del conflitto, soprattutto perché gli Stati Uniti considererebbero l’Ucraina il leader regionale più promettente al posto della Polonia e di conseguenza privilegerebbero Kiev a scapito di Varsavia.
L’Ucraina ha recentemente annunciato la costruzione di stabilimenti per la produzione di droni in Lettonia ed Estonia , circa un mese dopo che il Servizio di intelligence estera russo aveva avvertito che il proprio paese avrebbe reagito contro la Lettonia qualora l’Ucraina avesse lanciato droni contro di essa. Poco dopo l’annuncio dell’accordo tra Ucraina e Lettonia per la costruzione di stabilimenti per la produzione di droni, il primo dei due a essere concluso, un alto diplomatico russo ha confermato che gli Stati baltici fornivano corridoi aerei per gli attacchi con droni ucraini contro la Russia.
Anche se la Lettonia rinunciasse a consentire all’Ucraina di lanciare attacchi con droni contro la Russia dal suo territorio, una più stretta cooperazione tra l’Ucraina e gli Stati baltici rappresenterebbe comunque una minaccia per la Russia. In primavera è stato spiegato che ” gli Stati baltici sono più importanti per l’Ucraina di quanto molti possano immaginare “, poiché potrebbero coordinare provocazioni anti-russe per trascinare la NATO in una guerra con la Russia, grazie al loro rapporto di sicurezza simbiotico, artificialmente costruito a partire dal 2024. Ciò sarebbe particolarmente vero se l’Ucraina vi schierasse delle truppe.
Il ” Piano Vittoria ” di Zelensky , risalente alla fine del 2024, prevedeva che l’Ucraina sostituisse parte delle truppe statunitensi nella NATO al termine del conflitto, al fine di agevolare il “Pivot (Back) to (East) Asia” degli Stati Uniti. Il concetto di ” NATO 3.0 ” di Trump 2.0, che prevede una maggiore responsabilità degli europei per la propria sicurezza e che ha già visto il ritiro della maggior parte delle forze di rotazione statunitensi dall’Estonia, si integra perfettamente con tale piano. Ciò, tuttavia, danneggerebbe gli interessi della Polonia, che si considera la custode del fianco orientale della NATO .
In tal caso, la Polonia verrebbe isolata dalla nuova architettura di sicurezza europea, che sarebbe quindi dominata dalla Germania a ovest e dal suo alleato ucraino. partner a est. Il risultato finale potrebbe benissimo essere che la Polonia sia costretta a subordinarsi a entrambi a scapito dei propri interessi. La Polonia deve quindi riconoscere che gli Stati baltici sono ormai un campo di battaglia per l’influenza tra essa e l’Ucraina, dove la Germania ha già messo piede, per così dire, grazie alla sua nuova base in Lituania .
La Polonia possiede il più grande esercito europeo della NATO e confina con gli Stati baltici, a differenza di Germania e Ucraina, che competono rispettivamente con la Polonia per costruire il più grande esercito europeo della NATO e già possiedono il secondo più grande del continente dopo la Russia. La Polonia potrebbe quindi concludere accordi di sicurezza bilaterali con gli Stati baltici, inclusa la produzione congiunta di armamenti all’avanguardia come i droni sul loro territorio, per anticiparli e consolidare la propria influenza in quelle regioni.
Se la Polonia “perde” gli Stati baltici a favore dell’Ucraina, allora scivolerà nell’irrilevanza geostrategica dopo la fine del conflitto, soprattutto perché gli Stati Uniti considererebbero allora l’Ucraina il leader regionale più promettente al posto della Polonia e di conseguenza privilegerebbero Kiev a scapito di Varsavia. La crescente disputa polacco-ucraina potrebbe quindi essere stata una benedizione sotto mentite spoglie per la Polonia, poiché ha risvegliato sia lo Stato che la società alla sfida geostrategica posta dall’Ucraina proprio prima che fosse troppo tardi per tentare di contrastarla.
Una maggiore sinergia economica e militare tra di loro nell’Europa centro-orientale, dal Baltico al Mar Nero, porrebbe nuove sfide per la Russia nell’ordine europeo postbellico.
Il presidente polacco Karol Nawrocki ha effettuato una visita di Stato in Turchia alla fine del mese scorso, durante la quale ha dichiarato che “È impossibile assumersi la responsabilità del fianco orientale della NATO senza riconoscere l’enorme potenziale che la Polonia apporta al nord, inclusa la responsabilità del Mar Baltico, e la Turchia, la più grande forza terrestre della NATO in Europa nella regione del Mar Nero”. È importante notare che la Polonia ora comanda il terzo esercito più grande della NATO , il che significa che la sua seconda e terza forza armata più grande stanno cooperando per contenere la Russia.
Questa conclusione sulle loro intenzioni non è una speculazione, poiché Nawrocki ha anche rivelato di aver discusso con il suo omologo Recep Tayyip Erdogan dei presunti attacchi di guerra ibrida della Russia contro l’Occidente. Inoltre, è ormai risaputo che il Mar Baltico e il Mar Nero sono zone di aspra competizione tra NATO e Russia, con Nawrocki che rivendica la responsabilità polacca sul primo e quella turca sul secondo. Ciò si allinea con il “cordone sanitario” recentemente istituito dalla dottrina neo-reaganiana di Trump .
A tal proposito, il comunicato stampa di Nawrocki riportava anche che si era discusso di “formati regionali di grande importanza per la Polonia, tra cui l’Iniziativa dei Tre Mari – che mira a costruire una responsabilità infrastrutturale, economica e commerciale per l’Europa centrale e orientale – e l’iniziativa B9 – il Gruppo di Bucarest, che riunisce nove paesi del fianco orientale della NATO”. L’ Iniziativa dei Tre Mari (3SI) è particolarmente significativa poiché molti di questi progetti di connettività commerciale hanno una duplice finalità militare.
L’effetto finale potrebbe essere una maggiore sinergia economica polacco-turca nell’Europa centro-orientale, concretizzata da investimenti coordinati e/o congiunti nell’ambito delle tre principali infrastrutture strategiche (3SI), che potrebbero a loro volta combinarsi con una più stretta sinergia militare tra i due Paesi attraverso attività coordinate nel Mar Baltico e nel Mar Nero, al fine di rafforzare il “cordone sanitario” contro la Russia. Tutto ciò è supervisionato dagli Stati Uniti, ma, nello spirito della multipolarità, questi stanno ora concedendo ai propri alleati maggiore autonomia nella gestione di questioni di interesse comune attraverso il modello NATO 3.0 .
Sebbene siano stati nemici per secoli, il Commonwealth e l’Impero Ottomano divennero in seguito alleati , con il Sultano che arrivò persino a rifiutare, in un episodio diventato famoso, di riconoscere la tripartizione del Commonwealth. Ciò che sta accadendo ora con il sostegno degli Stati Uniti rappresenta quindi un ritorno alla storia, in cui polacchi e turchi si alleano nuovamente contro i russi. Non si sa se ne seguirà un’altra guerra di grandi proporzioni tra di loro, ma la possibilità non può essere esclusa, quindi si spera che alla fine prevalga il buon senso.
Una maggiore sinergia economica e militare tra di loro nell’Europa centro-orientale, dal Baltico al Mar Nero, porrebbe nuove sfide per la Russia nell’ordine europeo postbellico.
Il presidente polacco Karol Nawrocki ha effettuato una visita di Stato in Turchia alla fine del mese scorso, durante la quale ha dichiarato che “È impossibile assumersi la responsabilità del fianco orientale della NATO senza riconoscere l’enorme potenziale che la Polonia apporta al nord, inclusa la responsabilità del Mar Baltico, e la Turchia, la più grande forza terrestre della NATO in Europa nella regione del Mar Nero”. È importante notare che la Polonia ora comanda il terzo esercito più grande della NATO , il che significa che la sua seconda e terza forza armata più grande stanno cooperando per contenere la Russia.
Questa conclusione sulle loro intenzioni non è una speculazione, poiché Nawrocki ha anche rivelato di aver discusso con il suo omologo Recep Tayyip Erdogan dei presunti attacchi di guerra ibrida della Russia contro l’Occidente. Inoltre, è ormai risaputo che il Mar Baltico e il Mar Nero sono zone di aspra competizione tra NATO e Russia, con Nawrocki che rivendica la responsabilità polacca sul primo e quella turca sul secondo. Ciò si allinea con il “cordone sanitario” recentemente istituito dalla dottrina neo-reaganiana di Trump .
A tal proposito, il comunicato stampa di Nawrocki riportava anche che si era discusso di “formati regionali di grande importanza per la Polonia, tra cui l’Iniziativa dei Tre Mari – che mira a costruire una responsabilità infrastrutturale, economica e commerciale per l’Europa centrale e orientale – e l’iniziativa B9 – il Gruppo di Bucarest, che riunisce nove paesi del fianco orientale della NATO”. L’ Iniziativa dei Tre Mari (3SI) è particolarmente significativa poiché molti di questi progetti di connettività commerciale hanno una duplice finalità militare.
L’effetto finale potrebbe essere una maggiore sinergia economica polacco-turca nell’Europa centro-orientale, concretizzata da investimenti coordinati e/o congiunti nell’ambito delle tre principali infrastrutture strategiche (3SI), che potrebbero a loro volta combinarsi con una più stretta sinergia militare tra i due Paesi attraverso attività coordinate nel Mar Baltico e nel Mar Nero, al fine di rafforzare il “cordone sanitario” contro la Russia. Tutto ciò è supervisionato dagli Stati Uniti, ma, nello spirito della multipolarità, questi stanno ora concedendo ai propri alleati maggiore autonomia nella gestione di questioni di interesse comune attraverso il modello NATO 3.0 .
Sebbene siano stati nemici per secoli, il Commonwealth e l’Impero Ottomano divennero in seguito alleati , con il Sultano che arrivò persino a rifiutare, in un episodio diventato famoso, di riconoscere la tripartizione del Commonwealth. Ciò che sta accadendo ora con il sostegno degli Stati Uniti rappresenta quindi un ritorno alla storia, in cui polacchi e turchi si alleano nuovamente contro i russi. Non si sa se ne seguirà un’altra guerra di grandi proporzioni tra di loro, ma la possibilità non può essere esclusa, quindi si spera che alla fine prevalga il buon senso.
Ora sono in grado di imporre un blocco navale contro la Cina su uno degli accessi allo Stretto di Malacca, come deterrente contro un’eventuale alterazione unilaterale dello status quo da parte della Cina nella sua disputa territoriale con l’India e in quella marittima nel Mar Cinese Meridionale, che preoccupa l’Indonesia.
Uno dei risultati più significativi del recente viaggio del Primo Ministro indiano Narendra Modi in Indonesia è stato l’accordo per lo sviluppo congiunto del porto di Sabang, situato sull’isola di Weh, la più vicina tra le isole indonesiane delle Andamane e Nicobare. Sebbene ufficialmente motivata da interessi commerciali, quest’iniziativa riveste un’importanza strategica, dato che l’arcipelago che si estende dalle Andamane alle Nicobare e all’isola di Weh controlla il passaggio tra il Mar delle Andamane e il Golfo del Bengala.
In un’ottica più ampia, questo rappresenta il principale punto di passaggio tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, poiché il Mar delle Andamane si collega al Mar Cinese Meridionale attraverso il famoso Stretto di Malacca. Ciò significa che la maggior parte degli scambi commerciali tra questi oceani transita attraverso le acque indiane e indonesiane. Entrambi i Paesi adottano strategie di equilibrio complementari, a causa della comune percezione della minaccia rappresentata dalla Cina, coinvolta in una disputa territoriale con l’India e le cui rivendicazioni sul Mar Cinese Meridionale preoccupano l’Indonesia.
La nuova ” Partenariato di cooperazione in materia di difesa ” tra Indonesia e Stati Uniti è stata ampiamente interpretata come la preparazione del terreno affinché i due Paesi possano chiudere lo stretto alla Cina qualora quest’ultima entrasse in conflitto con uno dei due. Allo stesso modo, lo sviluppo congiunto del porto di Sabang da parte dell’India e la più stretta cooperazione tecnico-militare con l’Indonesia pongono le basi affinché i due Paesi possano fare altrettanto a sostegno dell’altro qualora uno dei due entrasse in conflitto con la Cina, stabilendo così le basi per relazioni di alleanza informali.
Le forze di rotazione statunitensi a Singapore potrebbero aiutarli ad abbordare le navi cinesi che tentano di rompere il blocco, proprio come gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere in grado di fare con le navi iraniane che cercavano di uscire dal Golfo e con i membri della cosiddetta “flotta ombra” russa in altre occasioni. Tuttavia, così come con il concetto di ” NATO 3.0 ” che si sta implementando in Europa, anche l’ AUKUS+, simile alla NATO, che gli Stati Uniti stanno creando in Asia, probabilmente si tradurrà in una preferenza per un’attività autonoma degli alleati piuttosto che in una completa dipendenza dagli Stati Uniti.
Un simile approccio si addice perfettamente a India e Indonesia, entrambe orgogliose della propria sovranità. Nessuna delle due vuole dipendere da altri, da qui il loro gioco di complementarietà ed equilibrio. Lo sviluppo congiunto del porto di Sabang mira a gettare le basi per il contenimento marittimo congiunto della Cina, con l’obiettivo di dissuaderla dall’intensificare la competizione con entrambe fino al punto di un conflitto. Questo obiettivo promuove gli interessi statunitensi, ma, cosa fondamentale, non le rende delle marionette degli Stati Uniti.
Questo perché i loro interessi sono indipendenti da quelli degli Stati Uniti, pur essendo allineati con essi. Questa sovrapposizione di interessi con gli Stati Uniti e il ruolo di primo piano che entrambi mirano a svolgere nel contenimento marittimo della Cina, qualora questa entrasse in conflitto con uno dei due, li rende pilastri affidabili dell’architettura di sicurezza asiatica che gli Stati Uniti vogliono costruire nell’Indo-Pacifico. Tutto ciò che gli Stati Uniti devono fare è fornire loro le attrezzature e le informazioni necessarie per consentire loro di portare a termine questo compito in autonomia.
Se venisse imposto un blocco, la Cina potrebbe sferrare attacchi devastanti contro l’India, ma sa anche che l’India ha la capacità di reagire. Questi calcoli suggeriscono quindi che qualsiasi mossa unilaterale cinese in territorio indiano conteso potrebbe innescare una rapida e gravissima escalation che potrebbe facilmente sfuggire di mano. Resta da vedere se, alla luce di questa nuova dinamica strategica, la Cina risolverà, manterrà la situazione di stallo o intensificherà pericolosamente la disputa con l’India.
Il conflitto ucraino, le guerre in Medio Oriente e gli scontri indo-pakistani della primavera del 2025 hanno stravolto quasi 80 anni di presupposti sulla sicurezza strategica, con conseguenze incerte per la stabilità strategica.
Rose Gottemoeller, sottosegretaria di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale durante l’amministrazione Obama, ha pubblicato il mese scorso su Foreign Affairs un articolo illuminante intitolato ” La strana sconfitta della deterrenza nucleare “. In questo articolo ne riassumeremo e analizzeremo brevemente il contenuto. In sostanza, l’operazione “Spiderweb” ucraina, gli attacchi iraniani contro Israele e gli scontri indo-pakistani della primavera del 2025 hanno dimostrato che le armi nucleari da sole non sono sufficienti a dissuadere gli avversari. Il vecchio modello di deterrenza nucleare, pertanto, non è più valido.
Quella che un tempo era la “deterrenza tramite la minaccia di rappresaglia nucleare” sta lasciando il posto alla deterrenza tramite negazione, intesa come “scoraggiare un aggressore facendo apparire futile un attacco” attraverso difese più robuste. Israele viene presentato come un leader in questo senso grazie al suo sistema di difesa aerea multilivello, ma anche questo si è dimostrato insufficiente a proteggere completamente il paese, compreso l’impianto di lavorazione del plutonio di Dimona. Sono inoltre in gioco calcoli costi-benefici molto chiari che penalizzano lo stato dotato di armi nucleari che si difende.
Gottemoeller ha osservato in modo intrigante che “esistono tendenze contraddittorie riguardo alla deterrenza nucleare. La stabilità nucleare tra le due superpotenze dell’era della Guerra Fredda sembra tenere a bada i conflitti convenzionali in Europa e in Asia orientale. Il nuovo contendente, la Cina, potrebbe sconvolgere tale stabilità , ma per il momento essa regge. In Asia meridionale, al contrario, si verificano conflitti convenzionali nonostante entrambe le parti possiedano armi nucleari. Queste realtà suggeriscono che le potenze nucleari esistenti debbano continuare a mantenere i propri armamenti nucleari”.
La studiosa consiglia che “i Paesi devono riconoscere il panorama in continua evoluzione della guerra convenzionale e come i droni e i missili balistici minaccino il ruolo strategico centrale delle armi nucleari. I governi devono sviluppare difese migliori, costruendo un baluardo resiliente contro gli attacchi convenzionali alle proprie forze nucleari”. Suggerisce inoltre di ripensare la propria politica dichiarativa, sostenendo che la Russia ha fatto una brutta figura dopo aver dichiarato di poter usare armi nucleari in caso di attacco alla sua triade, salvo poi scegliere di non farlo quando l’Ucraina ha effettivamente compiuto tale azione.
Nel complesso, l’articolo di Gottemoeller è perspicace e merita di essere letto per intero da chiunque sia interessato all’argomento. Per coincidenza, il suo suggerimento rispecchia quello dell’ex capo dei servizi segreti russi Andrey Bezrukov , riguardo all’urgente necessità del suo paese di rafforzare le infrastrutture critiche. A differenza di lei, tuttavia, Bezrukov ha sostenuto in modo convincente che l’Ucraina sta agendo come strumento dell’Occidente per “far bollire la rana”, intensificando gradualmente le provocazioni al fine di mantenere la risposta russa al di sotto della soglia nucleare.
Ha inoltre affermato che gli Stati Uniti intendono neutralizzare le capacità nucleari della Russia attraverso ulteriori “Operazioni Ragnatele” e sistemi spaziali. Le sue considerazioni su come le potenze nucleari possano utilizzare quelle non nucleari come strumenti per procura contro le proprie pari a questo scopo, e il suo avvertimento sui sistemi spaziali, sono pertinenti al tema dell’evoluzione delle tendenze di stabilità strategica e della natura mutevole della deterrenza nucleare. Gottemoeller e Bezrukov dovrebbero pertanto essere considerati i principali pensatori dei rispettivi paesi in questo ambito.
Il punto fondamentale del suo articolo è che il conflitto ucraino , le guerre in Medio Oriente e gli scontri indo-pakistani della primavera del 2025 hanno stravolto quasi 80 anni di presupposti sulla sicurezza strategica, con conseguenze incerte per la stabilità strategica. Sebbene il pensiero convenzionale rimanga valido per quanto riguarda lo scenario di un conflitto russo-americano tradizionale, anche questo è stato ampiamente sovvertito dall’utilizzo dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti come pedina contro la Russia, quindi è tempo che gli esperti elaborino modelli completamente nuovi.
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Nella sua recente campagna contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno dominato i cieli grazie alla loro tradizionale potenza aerea. Le forze armate statunitensi hanno martellato obiettivi iraniani, conducendo oltre 13.000 attacchi. Tale abilità e quella potenza di fuoco devastante non hanno impedito all’Iran di contrattaccare. Nel corso del conflitto durato 39 giorni, iniziato il 28 febbraio e terminato l’8 aprile, l’Iran ha lanciato oltre 2.200 missili e 4.400 droni contro i paesi della regione. Almeno otto velivoli statunitensi sono stati distrutti o danneggiati dagli attacchi iraniani. Sono stati colpiti diversi radar statunitensi e sette membri delle forze armate statunitensi hanno perso la vita. E al momento della stesura di questo articolo, il regime iraniano rimane al potere e mantiene una morsa sullo Stretto di Ormuz. Gli Stati Uniti non hanno raggiunto i propri obiettivi in questa guerra, nonostante siano, sotto ogni punto di vista, di gran lunga più potenti dell’Iran.
Il primato tecnologico su cui l’esercito statunitense ha a lungo fatto affidamento per assicurarsi un vantaggio sui concorrenti sta venendo meno. A differenza delle epoche passate, quando gli Stati Uniti mantenevano un notevole vantaggio nei settori della tecnologia stealth e delle armi a guida di precisione, l’era attuale non garantiràagli Stati Uniti alcun vantaggio nelle tecnologie che stanno oggi trasformando l’arte della guerra: i droni e l’intelligenza artificiale.
Il conflitto con l’Iran ha rappresentato per gli Stati Uniti il primo assaggio di una nuova era bellica. Le tecnologie emergenti stanno livellando il campo di battaglia tra Washington e i suoi avversari. La diffusione di tecnologie accessibili relative ai droni e alle capacità di intelligenza artificiale sta offrendo agli Stati più piccoli e agli attori non statali la possibilità di competere al di sopra delle proprie possibilità. Tali avversari possono ora colpire le basi di retroguardia statunitensi, causando vittime e danneggiando costosi velivoli statunitensi. Gli attacchi missilistici iraniani contro le basi statunitensi nel Golfo hanno distrutto un velivolo di allerta precoce E-3 Sentry. Tale perdita è ancora più grave del costo dell’aereo, pari a 300 milioni di dollari, poiché la flotta statunitense di velivoli E-3 è ora ridotta a soli 15 esemplari e il programma di sostituzione richiederà anni. I missili iraniani hanno colpito cinque aerei da rifornimento KC-135 Stratotanker, oltre a numerosi radar terrestri statunitensi.
I droni hanno trasformato non solo le dinamiche della guerra, ma anche la sua economia. Nel Golfo e altrove,i droni aerei e navali e i missili a basso costo possono mettere fuori uso mezzi molto più costosi. L’Ucraina ha utilizzato imbarcazioni-drone kamikaze e missili antinave per decimare la flotta russa del Mar Nero, affondando 13 navi dopo due anni di guerra e danneggiandone altre decine. Un’imbarcazione-drone da 300.000 dollari può mettere fuori uso una nave da guerra che costa centinaia di milioni di dollari.
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Gli Stati Uniti dispongono ancora dell’esercito più potente al mondo, ma non sono ancora preparati per una nuova era di guerra caratterizzata da queste realtà. Devono produrre un maggior numero di droni e intercettori a basso costo e devono adattarsi meglio alle esigenze della competizione nel campo dell’intelligenza artificiale. Proprio come le forze armate non possono accumulare potenza aerea senza costruire aerei e non possono dominare i mari senza navi, non possono vincere nell’era dell’IA senza sfruttare i dati, acquisire potenza di calcolo e imparare a utilizzare al meglio i modelli di IA. Per mantenere un vantaggio sul campo di battaglia, le forze armate statunitensi devono trovare il modo di assimilare in modo efficiente queste nuove tecnologie. Ciò richiederà il superamento delle barriere culturali e burocratiche all’interno delle forze armate, la creazione di rapporti più stretti con il settore privato e l’individuazione di nuovi modi per valutare la potenza militare. Ma se le forze armate statunitensi non si adatteranno in questo modo, si troveranno sempre più spesso a dover affrontare avversari alla pari sul campo di battaglia. Dopo decenni di dominio assicurato dal proprio vantaggio tecnologico, gli Stati Uniti vedranno la propria posizione indebolirsi per aver lasciato che il proprio vantaggio sfuggisse pericolosamente.
IL GIOCO DEI DRONI
Gli Stati Uniti hanno da tempo fatto affidamento sull’innovazione tecnologica per ottenere un vantaggio sui propri avversari. All’inizio della guerra fredda, i responsabili della pianificazione della difesa statunitense contavano sulle armi nucleari per controbilanciare la superiorità numerica delle forze armate sovietiche in Europa. Negli anni ’70, gli Stati Uniti hanno dato il via alla rivoluzione informatica nella propria pianificazione militare, e i progressi nel campo dei semiconduttori, delle reti informatiche e dei satelliti hanno permesso loro di acquisire un vantaggio nei sistemi stealth, nelle armi a guida di precisione e nel GPS. Queste tecnologie si sono rivelate inestimabili nella Guerra del Golfo del 1990–91, quando gli Stati Uniti smantellarono sistematicamente l’esercito iracheno. Il loro effetto fu ancora più impressionante durante l’invasione dell’Iraq del 2003, quando le forze statunitensi conquistarono Baghdad in sole tre settimane. Nel 2014, il Pentagono ha lanciato la strategia del «terzo offset», che mirava a utilizzare la robotica e l’intelligenza artificiale per compensare la superiorità numerica delle forze cinesi e russe. Questa strategia ha spinto l’esercito statunitense a sfruttare la tecnologia di intelligenza artificiale proveniente dal settore commerciale e ha convinto i funzionari statunitensi di poter consolidare un vantaggio tecnologico duraturo sugli avversari.
Ma questa volta una strategia del genere non funzionerà. Gli Stati Uniti non hanno più un vantaggio evidente nel campo delle tecnologie emergenti e non saranno in grado di conquistarne uno.
Prendiamo, ad esempio, i veicoli senza equipaggio. I droni a basso costo sono ampiamente disponibili in tutto il mondo e gli Stati Uniti non saranno in grado di impedire ai propri concorrenti di impiegarli in gran numero. Negli ultimi anni l’Iran si è affermato come uno dei principali produttori di droni a basso costo e ne ha forniti migliaia alla Russia per la sua guerra in Ucraina. Sulla base dei progetti iraniani, la Russia ne ha prodotti altre decine di migliaia.
In teoria, gli Stati Uniti dovrebbero essere in grado di produrre un numero enorme di queste armi. I droni a basso costo non richiedono alcuna tecnologia speciale. Ma nella pratica, l’esercito statunitense ha faticato a mettere in campo droni economici in quantità significative. L’Ucraina produce quattro milioni di droni all’anno, mentre l’esercito statunitense ne sta acquistando solo 50.000.
I vertici del Pentagono, sia nell’amministrazione Biden che in quella Trump, hanno fatto della produzione di droni a basso costo una priorità, ma alcuni problemi strutturali hanno ostacolato il processo. I piccoli droni militari si basano su una tecnologia originariamente sviluppata per il mercato commerciale degli hobbisti, dominato dall’azienda cinese DJI. L’esercito statunitense, giustamente, non vuole dipendere dall’hardware militare del suo principale concorrente, quindi finisce per acquistare droni di fabbricazione statunitense molto più costosi (che spesso utilizzano comunque componenti cinesi).
La potenza di calcolo è analoga alla capacità produttiva nell’era industriale.
Ciò che è ancora più preoccupante è che gli Stati Uniti semplicemente non sono in grado di costruire nulla a basso costo, di reagire rapidamente o di aumentare rapidamente la produzione. Per decenni, la produzione della difesa statunitense ha seguito costantemente una curva dei costi verso piattaforme di difesa sempre più «raffinate» — termine militare che indica armi avanzate, costose e prodotte in pochi esemplari. I droni, al contrario, hanno spostato l’equilibrio del panorama militare verso armi a basso costo, sacrificabili (o usa e getta), che possono essere prodotte in grandi quantità.
Gli Stati Uniti hanno tardato ad adeguarsi. L’iniziativa “Replicator” del Dipartimento della Difesa del 2023 mirava a mettere rapidamente in campo migliaia di sistemi autonomi a basso costo, ma ne ha prodotti solo alcune centinaia. L’attuale leadership del Pentagono ha annunciato piani per espandere la produzione di droni a basso costo, stanziando oltre 1 miliardo di dollari per produrne 340.000 entro il 2027. L’esercito si è posto un obiettivo ancora più ambizioso: produrre almeno un milione di droni entro il 2028. Per raggiungere questi obiettivi, le forze armate dovranno garantire finanziamenti costanti e consistenti per costruire una base industriale dedicata ai piccoli droni, che al momento non esiste su scala significativa.
Ma la tecnologia dei droni non resta ferma. Presto questi velivoli saranno in grado di operare con maggiore autonomia e in più stretto coordinamento con altre macchine. La maggior parte dei droni odierni è pilotata a distanza o utilizza sistemi di automazione semplici, come seguire waypoint prestabiliti o tornare alla base se perdono la connessione con un pilota umano. L’Ucraina è diventata un banco di prova per funzionalità autonome più sofisticate. Ad esempio, molti droni ucraini dispongono di una guida terminale autonoma, che consente al velivolo senza equipaggio di navigare autonomamente per diverse centinaia di metri fino al bersaglio qualora le interferenze nemiche interrompano il collegamento di comunicazione tra il velivolo e il pilota umano. L’Ucraina sta inoltre producendo droni d’attacco a lungo raggio in grado di percorrere fino a 600 miglia e di navigare in modo autonomo senza GPS, confrontando le immagini delle telecamere di bordo con immagini satellitari precaricate. Queste innovazioni saranno adottate ben oltre i confini dell’Ucraina. Presto un numero crescente di paesi e attori non statali disporrà di droni simili, in grado di colpire obiettivi anche quando gli avversari riescono a bloccare le comunicazioni e a impedire al drone di accedere al GPS. I droni saranno dotati di sistemi di guida autonoma sempre più sofisticati che consentiranno loro di perlustrare vaste aree e di identificare e attaccare obiettivi in completa autonomia.
Questi progressi cambieranno profondamente la guerra. Quelli che oggi sono semplici droni diventeranno gli sciami intelligenti di domani: migliaia di droni che reagiscono in tempo reale alle mutevoli condizioni sul campo di battaglia. Gli sciami saranno utilizzati per dare la caccia a bersagli mobili, condurre attacchi simultanei per sopraffare le difese e costruire reti di comunicazione e logistica resistenti alle interferenze, alle interruzioni o agli attacchi nemici. Gli sciami di robot autonomi saranno in grado di agire con una velocità, un coordinamento e un dinamismo che i piloti umani non potrebbero mai eguagliare.
Sfruttare appieno gli sciami di droni richiederà un ripensamento radicale del comando e controllo militare, delle strutture organizzative e del modo in cui i comandanti umani dirigono le forze militari sul campo di battaglia. Gli operatori militari non piloteranno direttamente i droni. Comanderanno interi sciami composti da centinaia o migliaia di droni, i quali coordineranno autonomamente il proprio comportamento. Le forze armate dovranno stabilire quali tipi di direttive impartire agli sciami e in che modo i droni autonomi dovranno coordinarsi tra loro. Ciò richiederà un cambiamento significativo rispetto ai modelli tradizionali di comando militare, sostituendo le strutture gerarchiche con altre più decentralizzate.
Un robot militare, San Francisco, febbraio 2026Aleksandra Michalska / Reuters
I droni stanno già cambiando le dinamiche sul campo di battaglia in modi che gli Stati Uniti non hanno ancora affrontato. Nella guerra in Ucraina, ad esempio, la presenza costante di droni nei cieli ha reso difficile per entrambe le parti concentrare le forze. I droni sono ora responsabili della maggior parte delle vittime russe, soppiantando l’artiglieria. La guerra in Iran ha dimostrato come i droni abbiano reso vulnerabili le basi lontane dal fronte. L’esercito statunitense dovrà adattarsi a questa nuova realtà, investendo maggiormente in mimetizzazione, esche e altri metodi per eludere il rilevamento, nonché nella dispersione delle forze per ridurre i rischi.
Gli Stati Uniti hanno inoltre bisogno di soluzioni più convenienti per difendersi dall’enorme numero di missili e droni a basso costo che gli avversari possono lanciare. La difesa missilistica ha fatto passi da gigante nei 35 anni trascorsi dalla Guerra del Golfo, quando le batterie Patriot statunitensi si rivelarono quasi del tutto inefficaci nell’abbattere i missili Scud iracheni diretti contro Israele. Ma anche la tecnologia missilistica offensiva si è evoluta e la minaccia rappresentata dai droni è cresciuta a dismisura. L’effetto netto è stato che gli Stati Uniti hanno perso terreno nonostante abbiano accelerato il passo. Oggi i sistemi di difesa missilistica sono efficaci ma costosi. Gli Stati Uniti, Israele e i paesi del Golfo hanno abbattuto 1.700missili balistici e droni iraniani dalla fine di febbraio, ma il rapporto costi-benefici ha fortemente favorito l’Iran. Intercettare un drone Shahed da 35.000 dollari (o, secondo alcune stime recenti, da 7.000 dollari) con un missile Patriot da 4 milioni di dollari non potrà mai essere altro che una vittoria di Pirro. Washington vede le perdite accumularsi nel bilancio.
L’esercito americano non dispone di un numero sufficiente di missili intercettori, e la guerra contro l’Iran ha gravemente ridotto le scorte statunitensi. Solo dall’inizio della guerra, gli Stati Uniti hanno utilizzato circa la metà dei propri missili Patriot e tra il 50 e l’80 per cento dei propri missili intercettori THAAD. L’amministrazione Trump sta adottando misure per espandere la capacità produttiva, ma ci vorranno anni per ricostituire le scorte esaurite. L’esaurimento di queste scorte renderà le forze statunitensi vulnerabili non solo in Medio Oriente, ma anche in Asia e in Europa.
Come nel caso dei droni a basso costo, il Pentagono sta adottando misure per sviluppare e aumentare la produzione di intercettori a basso costo. Gli intercettori statunitensi del tipo “Coyote” costano circa 125.000 dollari l’uno, mentre quelli del tipo “Merops” costano circa 15.000 dollari l’uno, un notevole miglioramento rispetto ai missili da un milione di dollari. Washington dovrà aumentare la produzione di questi intercettori più economici solo per stare al passo con la crescente minaccia.
NEXT TOP MODEL
L’intelligenza artificiale porterà cambiamenti ancora più radicali nell’arte della guerra. Sebbene gli Stati Uniti ospitino le aziende leader a livello mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, i progressi in questo settore accelereranno ulteriormente l’erosione della superiorità tecnologica militare americana. Washington è ossessionata dalla presunta “corsa all’intelligenza artificiale” tra Stati Uniti e Cina, ma la realtà odierna è essenzialmente quella di una parità tecnologica.
I modelli di IA cinesi sono in ritardo rispetto a quelli americani all’avanguardia solo di pochi mesi. Aziende cinesi come DeepSeek, Moonshot e MiniMax sfruttano di fatto i modelli statunitensi, utilizzandoli per addestrare i propri modelli a un costo irrisorio. Anthropic, OpenAI e Google hanno tutte individuato e segnalato concorrenti stranieri che stavano conducendo iniziative su larga scala per estrarre informazioni dai modelli americani, violando i termini di servizio di tali modelli. Le aziende cinesi compensano il loro accesso limitato ai chip avanzati per l’IA — limitato dai controlli sulle esportazioni statunitensi — copiando i risultati ottenuti dalle aziende statunitensi che possiedono i chip più potenti e avanzati. Questa tecnica, chiamata «distillazione avversaria», annulla di fatto il vantaggio americano nelle capacità di IA più all’avanguardia.
Un altro ambito in cui gli Stati Uniti hanno goduto fino a poco tempo fa di un vantaggio competitivo è l’uso dell’IA per trasformare l’analisi dei dati di intelligence e la pianificazione operativa. I modelli linguistici di grandi dimensioni sono integrati nel Maven Smart System di Palantir, che riunisce informazioni provenienti da molteplici fonti in un’unica interfaccia per consentire agli analisti di valutare il campo di battaglia. L’IA permette agli analisti dell’intelligence e ai pianificatori di sintetizzare enormi quantità di dati e pianificare attacchi. Secondo quanto riferito, l’esercito israeliano avrebbe utilizzato sistemi di apprendimento automatico per elaborare i dati e suggerire obiettivi da colpire a Gaza, ma le operazioni dell’esercito statunitense contro l’Iran rappresentano probabilmente il primo impiego significativo di modelli linguistici di grandi dimensioni sul campo di battaglia. In Iran, dove gli aerei da guerra statunitensi sono stati spesso reindirizzati verso nuovi obiettivi durante il volo, l’esercito statunitense ha utilizzato l’IA per stabilire le priorità tra gli obiettivi e definire pacchetti di attacchi in uno spazio di battaglia mutevole e dinamico.
Il primato tecnologico degli Stati Uniti sta venendo meno.
Ma nel giro di pochi mesi, le forze armate cinesi avranno accesso a modelli di IA con le stesse capacità. Di fatto, ogni gruppo militare e non statale del pianeta avrà accesso a questo tipo di strumenti; dopotutto, l’IA non è un segreto gelosamente custodito da determinati governi, ma il frutto del settore commerciale, e tali innovazioni si diffondono in tutto il mondo piuttosto rapidamente. Sebbene le principali aziende americane siano disposte a collaborare con le forze armate statunitensi, la tecnologia dell’IA si diffonde più rapidamente di quanto l’esercito possa ragionevolmente integrarla e adottarla, per non parlare poi di utilizzarla per trasformare le proprie operazioni. In effetti, ciò che conta di più per le forze armate non è quale paese sviluppi per primo un nuovo strumento o una nuova capacità di IA, ma quale esercito riesca ad adottarlo per primo.
Durante i periodi di profondi cambiamenti tecnologici, ciò che determina il successo relativo di un esercito è la sua capacità di impiegare al meglio le nuove tecnologie. All’inizio del XX secolo, ad esempio, tutte le principali potenze militari dell’epoca avevano accesso a nuove armi quali carri armati, sottomarini e aerei. La sfida consisteva nel capire come utilizzarle al meglio.
Il periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale vide le forze armate sperimentare nuove tecnologie e inventare nuove strutture organizzative, dottrine e programmi di addestramento per sfruttare queste armi. Il Regno Unito fu il primo a innovare con le portaerei, ma rimase indietro rispetto al Giappone e agli Stati Uniti nel periodo precedente alla Seconda guerra mondiale. La tecnologia aeronautica britannica era tra le più avanzate, ma gli ostacoli culturali e burocratici all’interno delle forze armate britanniche, come la decisione errata di affidare la responsabilità dell’aviazione navale alla Royal Air Force anziché alla marina, rallentarono l’adozione delle nuove tecnologie.
Questo è importante perché, più che le attrezzature e i sistemi all’avanguardia, sono i metodi a fare la differenza sul campo di battaglia. Dopotutto, la maggior parte delle guerre si combatte tra avversari che presentano una parità tecnologica approssimativa. In uno studio sulle guerre terrestri dal 1956 al 1992, lo studioso Stephen Biddle ha rilevato che il divario temporale tra gli avversari in termini di tecnologia militare era in media inferiore a tre anni.
ALL’AVANGUARDIA
Limitare la potenza di calcolo della Cina è essenziale per superare Pechino nell’adozione dell’IA e consentire alle forze armate statunitensi di utilizzare l’IA in modo più efficace, anche se la Cina ha accesso a modelli di IA con le stesse capacità. La potenza di calcolo è fondamentale per implementare l’IA su larga scala. L’utilizzo dei modelli di IA più avanzati richiede molta energia e potenza di calcolo, e le aziende tecnologiche stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nella costruzione di enormi data center per soddisfare la domanda di IA. Oggi, la potenza di calcolo è più o meno analoga alla capacità produttiva dell’era industriale. Proprio come la capacità produttiva di un paese ne determinava la crescita economica e la potenza militare, la «potenza di calcolo» complessiva determinerà la potenza di un paese nel campo dell’IA e, di conseguenza, la sua forza.
Lo strumento più potente di cui dispongono gli Stati Uniti per rallentare i progressi della Cina nel campo dell’intelligenza artificiale è rappresentato dai controlli sulle esportazioni, che impediscono alle aziende cinesi di procurarsi chip avanzati e attrezzature per la produzione di semiconduttori. I chip sono essenziali per l’addestramento e l’utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati, e le aziende statunitensi controllano i punti nevralgici della catena di approvvigionamento della produzione di chip.
Sotto la prima amministrazione Trump e quella di Biden, il governo statunitense ha progressivamente inasprito i controlli sulle esportazioni verso la Cina di chip avanzati per l’IA e di apparecchiature per la produzione di chip. Tuttavia, nel gennaio 2026, l’amministrazione Trump ha invertito la rotta e ha approvato la vendita del chip H200 di Nvidia alla Cina. Ad aprile 2026, i chip non erano ancora stati trasferiti in Cina, nonostante il Dipartimento del Commercio avesse rilasciato licenze per quantità limitate e Nvidia avesse ricevuto ordini da clienti cinesi. Considerate le limitazioni generali nell’approvvigionamento di chip per lo sviluppo dell’IA e la domanda in forte aumento negli Stati Uniti, ogni chip venduto alla Cina rappresenta una perdita per Washington e un vantaggio per Pechino. L’amministrazione Trump dovrebbe ripristinare il divieto di esportazione di chip avanzati per l’IA verso la Cina, anziché cedere il primato degli Stati Uniti a un concorrente strategico.
L’amministrazione Trump dovrebbe inoltre collaborare con il Giappone e i Paesi Bassi per inasprire i controlli sulle esportazioni di apparecchiature per la produzione di chip verso la Cina. Gli impianti avanzati di produzione di chip si avvalgono di tecnologie provenienti dal Giappone, dai Paesi Bassi e dagli Stati Uniti. La Cina sta cercando disperatamente di aumentare la propria capacità produttiva interna di semiconduttori per ridurre la dipendenza dai chip stranieri. Tuttavia, senza l’accesso alle attrezzature fondamentali per la produzione di chip, la Cina non sarà in grado di produrre chip all’avanguardia. La prima amministrazione Trump ha esercitato una forte pressione sui Paesi Bassi affinché interrompessero le vendite alla Cina di apparecchiature per la litografia a ultravioletti estremi, macchine necessarie per realizzare i chip più avanzati. La Cina ha comunque continuato a compiere progressi utilizzando la tecnologia più datata della litografia a immersione con ultravioletti profondi, che non è soggetta a restrizioni.
Un soldato alle comandi di un drone, Hohenfels, Germania, aprile 2026Angelika Warmuth / Reuters
Naturalmente, cercare di limitare l’accesso della Cina all’hardware, come i chip e le apparecchiature per la loro produzione, servirà a ben poco per limitare i vantaggi che essa ricava dalla distillazione avversaria. Il governo statunitense dovrebbe inoltre collaborare con le aziende del settore dell’IA per contrastare i concorrenti stranieri che estraggono le capacità dei modelli americani. Il Congresso dovrebbe approvare una legge che protegga le aziende statunitensi da responsabilità antitrust quando condividono tra loro informazioni sulla distillazione avversaria, analogamente alla legislazione esistente in materia di minacce informatiche. Una migliore cooperazione tra le aziende statunitensi operanti nel settore dell’IA potrebbe migliorare le difese contro la distillazione avversaria attraverso la condivisione delle migliori pratiche e delle informazioni sulle minacce. Inoltre, Washington dovrebbe sanzionare le entità cinesi coinvolte nell’estrazione illecita delle capacità dei modelli di IA appartenenti ad aziende statunitensi. L’imposizione di sanzioni a specifiche aziende cinesi impedirebbe alle imprese statunitensi di collaborare con esse e, nel caso più estremo, escluderebbe le aziende cinesi responsabili dal sistema finanziario globale.
In alcuni casi, gli stessi laboratori di IA potrebbero voler impedire il rilascio pubblico di alcune delle funzionalità di IA più avanzate, il che potrebbe rallentarne la diffusione. OpenAI e Anthropic hanno adottato questo approccio nel ritardare il rilascio dei loro modelli più recenti, come Mythos di Anthropic,per timore che soggetti malintenzionati potessero utilizzarli per attacchi informatici offensivi. Anthropic ha stretto una partnership con diverse aziende tecnologiche leader nell’ambito del Progetto Glasswing per utilizzare il proprio modello di IA al fine di individuare e correggere le vulnerabilità informatiche prima che si diffondano funzionalità più pericolose. OpenAI ha creato un programma di “accesso fidato” che consente a migliaia di esperti di sicurezza informatica verificati di accedere agli strumenti di OpenAI per la difesa informatica.
Questi approcci possono offrire ai professionisti della sicurezza informatica un vantaggio iniziale nel contrastare le pericolose capacità dell’IA che stanno per arrivare, ma il tempo stringe. A ottobre 2025, il gruppo di ricerca sull’IA Epoch AI ha stimato che i modelli open-weight più potenti — ovvero quelli scaricabili da chiunque — fossero in ritardo di soli tre mesi rispetto ai modelli all’avanguardia. Limitare la diffusione rallenterà la proliferazione rendendo più difficile la distillazione avversaria, ma non sarà una soluzione permanente. Jack Clark, cofondatore di Anthropic, ha stimato nell’aprile 2026 che quelle che oggi sono considerate le capacità informatiche all’avanguardia dell’IA saranno ampiamente disponibili e open source entro 12-18 mesi.
Sul campo di battaglia sono i metodi, più che le attrezzature, a fare la differenza.
Washington non può fermare la proliferazione delle capacità di intelligenza artificiale, ma può comunque guadagnarsi un leggero vantaggio. Trasformare un vantaggio di tre mesi in uno di 18 mesi concede più tempo agli esperti di sicurezza informatica e alle forze armate statunitensi per adottare le più recenti tecnologie di intelligenza artificiale. In questo senso, l’approccio giusto alla tecnologia non garantirà agli Stati Uniti un vantaggio duraturo, ma offrirà a Washington un piccolo margine in quella che sarà una corsa senza sosta.
Gli Stati Uniti devono sfruttare questo tempo per innovare, sperimentare l’intelligenza artificiale e adattare le proprie organizzazioni e la propria dottrina per trarre il massimo vantaggio dalle tecnologie più recenti. Ciò richiederà un cambiamento di mentalità, passando dall’approccio ponderato e deliberato che le forze armate statunitensi adottano solitamente in tempo di pace a un approccio da tempo di guerra basato su iterazioni e adattamenti rapidi. Le forze armate statunitensi hanno rapidamente rivisto le proprie pratiche durante le guerre in Iraq e Afghanistan, mettendo rapidamente in campo equipaggiamenti e modificando le tattiche per contrastare la minaccia degli ordigni esplosivi improvvisati e per utilizzare droni nella sorveglianza degli insorti. I tradizionali processi burocratici del Pentagono per la definizione dei requisiti dei sistemi militari, la definizione dei costi di bilancio e l’approvvigionamento delle tecnologie non riusciranno a tenere il passo con l’IA né a rimanere un passo avanti rispetto agli avversari. Spinta da un senso di urgenza esistenziale, l’Ucraina ha portato la produzione a quattro milioni di droni all’anno. Con un PIL 140 volte superiore a quello dell’Ucraina, gli Stati Uniti dovrebbero essere in grado di avvicinarsi a tale cifra. Sebbene ci siano voluti anni prima che il Pentagono investisse in misura sufficiente in veicoli corazzati per contrastare seriamente la minaccia delle bombe lungo le strade in Iraq e Afghanistan, una volta che il Segretario alla Difesa Robert Gates ne fece una priorità nel 2007, le forze armate misero in campo 10.000 veicoli corazzati in circa un anno e mezzo.
Fortunatamente, l’attuale leadership del Pentagono è disposta a rompere gli schemi. Il Dipartimento della Difesa ha integrato modelli linguistici di grandi dimensioni nelle proprie reti classificate e non classificate, consentendo a tre milioni di utenti militari e civili in tutto l’apparato della difesa di accedere ai modelli di IA. La leadership del Pentagono sta inoltre ampliando il numero di modelli disponibili sulle reti, offrendo ai dipendenti l’accesso a una varietà di piattaforme di IA. I primi segnali sono positivi. Il Dipartimento della Difesa ha riferito che oltre un milione di utenti ha utilizzato i modelli di IA. Tuttavia, il Dipartimento dovrà impegnarsi ulteriormente per creare gli incentivi burocratici e culturali adeguati a favorirne l’adozione. Ciò include garantire ai dipendenti la libertà di sperimentare con l’IA e accettare fallimenti ed errori.
La strategia sull’IA del Dipartimento, pubblicata a gennaio, ha sottolineato l’importanza della rapidità. Per contribuire a ridurre la burocrazia, la strategia ha istituito un “comitato per l’eliminazione delle barriere” che si riunisce mensilmente per revocare le restrizioni non legislative che potrebbero ostacolare l’adozione dell’IA. Per consentire un maggiore accesso ai dati, la strategia ha disposto che questi vengano condivisi con gli utenti autorizzati e che qualsiasi rifiuto di una richiesta di dati venga motivato entro sette giorni. Si tratta di misure positive per accelerare i tempi al Pentagono. Ma la rapidità da sola non sarà sufficiente.
CRISI D’IDENTITÀ
Alcuni dei maggiori ostacoli allo sfruttamento pieno dei vantaggi delle nuove tecnologie sono di natura culturale. I progressi tecnologici richiedono nuovi modi di condurre la guerra, che a volte possono mettere in discussione abitudini radicate e identità profondamente radicate all’interno delle forze armate. La Marina degli Stati Uniti si oppose al passaggio dalla vela al vapore nel XIX secolo e subì addirittura una battuta d’arresto nell’adozione del vapore dopo la Guerra Civile. I dibattiti su come utilizzare in modo più efficace i carri armati continuarono nell’Esercito degli Stati Uniti per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale. Ancora nel 1943, il tenente generale Lesley McNair, comandante delle forze terrestri dell’Esercito, scrisse una nota al generale George Marshall, capo di stato maggiore dell’Esercito, sostenendo che la «blitzkrieg» tedesca in Francia di tre anni prima fosse stata un’aberrazione e che il ruolo corretto dei carri armati fosse quello di supportare la fanteria, non di condurre un assalto corazzato in autonomia.
Le forze armate odierne non sono da meno in termini di rigidità. La cultura e la concezione della potenza aerea di ciascun corpo militare determinano il modo in cui ha adottato i droni. L’Esercito è stato il primo ad adottare sistemi di controllo di volo più automatizzati, anche per il decollo e l’atterraggio, e a impiegare il personale di truppa come operatori di droni. L’Aeronautica Militare si è opposta a queste innovazioni, che mettevano in discussione la sua concezione degli operatori di droni come “piloti”. Tuttavia, l’aeronautica militare si è dimostrata innovativa nel pilotare i droni da basi situate negli Stati Uniti continentali, mentre l’esercito ha scelto di schierare in prima linea gli operatori di droni in Iraq e in Afghanistan, un impiego del personale molto meno efficiente. Concentrare gli operatori di droni nelle basi negli Stati Uniti permette loro di pilotare i droni in modo continuativo, mentre la politica dell’Esercito di dispiegare in prima linea gli operatori di droni durante le guerre in Iraq e Afghanistan ha fatto sì che circa due terzi degli operatori di droni dell’Esercito si trovassero negli Stati Uniti tra un dispiegamento e l’altro senza pilotare. Ma secondo l’Esercito, i soldati non dovrebbero lavorare in telelavoro in guerra.
L’entusiasmo per i sistemi senza equipaggio e robotici ha registrato notevoli variazioni all’interno della Marina. La forza sottomarina della Marina ha ampiamente adottato i veicoli robotici sottomarini, che rappresentano un complemento ai sottomarini, non un loro sostituto. Nell’aviazione navale, tuttavia, lo spazio sul ponte delle portaerei è limitato. Ogni drone aggiunto al ponte di una portaerei sostituisce un tradizionale aereo da combattimento con equipaggio. Anche se un drone da combattimento stealth potrebbe estendere notevolmente il raggio d’azione della portaerei, la Marina ha ridimensionato i propri droni basati su portaerei trasformandoli in aerei cisterna destinati a trasportare carburante a supporto, e non in sostituzione, degli aerei da combattimento con equipaggio. Così facendo, per salvaguardare i posti di lavoro dei piloti, la Marina ha scelto di sacrificare il raggio d’azione e la potenza di fuoco della portaerei.
L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida ancora più grande per l’immagine che le forze armate hanno di sé rispetto ai droni. L’IA solleva questioni fondamentali sui ruoli degli esseri umani e delle macchine. Gli stessi timori relativi alla sostituzione dei posti di lavoro da parte dell’IA in tutta la società si manifesteranno anche nell’ambito militare, dove l’identità dei membri delle forze armate è fortemente legata ai compiti che svolgono — a tal punto che talvolta persiste anche dopo che la tecnologia ha da tempo reso obsoleto un determinato incarico. Il personale della Marina viene ancora chiamato «marinai» anche se non si arrampica più sugli alberi, non ammaina né issa più le vele e non maneggia più le manovre. L’esercito conta ancora soldati che si identificano come “cavalleria” anche se non cavalcano più i cavalli. Queste identità persistono come retaggi storici anche mentre i compiti del personale militare cambiano — e lo stesso potrebbe accadere man mano che l’IA trasforma le forze armate. Ma la storia dell’adozione delle tecnologie in ambito militare, dalle navi a vapore ai carri armati fino ai droni, suggerisce che l’identità e la cultura possano essere forze potenti che impediscono alle forze armate di sfruttare appieno i veri benefici delle nuove tecnologie.
L’AFFONDAMENTO DELL’ARMADA
Negli Stati Uniti esiste un’altra forza essenziale per garantire il primato tecnologico militare del Paese: il settore privato. L’adozione di un’IA efficace richiederà una stretta collaborazione con l’industria in generale, con le aziende che sviluppano l’IA e con valutatori indipendenti esperti delle capacità e dei limiti dell’IA. A tal fine, la leadership del Pentagono dovrà ricucire i rapporti con la Silicon Valley, che negli ultimi mesi si sono fatti tesi a causa della rottura con Anthropic sui termini del suo contratto con il Dipartimento della Difesa: il Pentagono ha insistito nel volere un accesso illimitato alla tecnologia di Anthropic per «qualsiasi uso lecito», mentre Anthropic voleva porre dei limiti al potenziale utilizzo della propria tecnologia per la sorveglianza di massa sul territorio nazionale e per l’alimentazione di armi completamente autonome. La posta in gioco va ben oltre i semplici legami tra le forze armate e una singola azienda. La controversia pubblica ha alimentato una forte reazione negativa tra gli ingegneri specializzati in IA, che ora sono sempre più contrari a collaborare con le forze armate. Oltre 1.000 dipendenti di Google e OpenAI hanno firmato una lettera aperta in cui esortano le loro aziende a «restare unite per continuare a rifiutare le attuali richieste del Dipartimento della Guerra». Nell’aprile 2026, oltre 600 dipendenti di Google hanno firmato una lettera aperta in cui esortavano l’azienda a non consentire in alcun modo l’utilizzo dei propri modelli di IA per attività classificate. Gli alti vertici della difesa hanno gestito male questa crisi e hanno riacceso tensioni di lunga data tra le forze armate e il settore dell’IA.
Il Dipartimento della Difesa non può permettersi di allontanare gli ingegneri che stanno sviluppando la tecnologia più potente, destinata a plasmare il futuro della guerra. Le forze armate devono avere accesso all’intelligenza artificiale all’avanguardia, ma esercitare pressioni sulle aziende statunitensi – come ha cercato di fare il Pentagono etichettando Anthropic come “rischio per la catena di approvvigionamento” – non contribuirà a incoraggiare la collaborazione. Dopo che nel 2018 Google ha interrotto il lavoro sull’iniziativa iniziale del Dipartimento della Difesa in materia di apprendimento automatico e integrazione dei dati, nota come Project Maven, il Pentagono ha avviato un’offensiva di fascino. Ha elaborato i Principi etici sull’intelligenza artificiale, le linee guida del dipartimento per un’adozione responsabile dell’IA, che non solo hanno contribuito a rispondere alle preoccupazioni di molti ricercatori nel campo dell’IA riguardo alle applicazioni militari del loro lavoro, ma hanno anche migliorato i processi delle forze armate nell’uso dell’IA. L’attuale leadership del Pentagono deve cambiare urgentemente rotta per allentare le tensioni e costruire ponti, non bruciarli.
L’IA è potente, ma presenta molti difetti. I grandi modelli linguistici odierni hanno pregiudizi sottili, tendono a inventarsi le cose e ad assumere un atteggiamento servile, dicendo all’utente ciò che l’IA ritiene che questi voglia sentire. Un uso efficace dell’IA richiede di confrontarsi seriamente con questi limiti. Gli agenti di IA, in grado di compiere azioni autonome su computer e reti, accelereranno la produttività. Ma possono anche andare completamente fuori controllo. Nell’aprile 2026, un agente di IA ha cancellato l’intero database di un’azienda in nove secondi. (L’agente di IA ha avuto la decenza di scusarsi in seguito.) Le forze armate dovranno stabilire dei limiti per i sistemi e gli agenti di IA, oltre a fornire formazione agli utenti umani per garantire che l’IA non porti a errori dannosi. Le forze armate non devono solo conquistare la fiducia dei ricercatori nel campo dell’IA, ma anche ascoltarli davvero per comprendere meglio i limiti della tecnologia. La collaborazione con l’industria è essenziale per stabilire i parametri di riferimento, gli standard e i processi di test necessari affinché l’uso dell’IA da parte delle forze armate abbia successo.
Washington non può fermare la diffusione dell’intelligenza artificiale.
Infine, le forze armate devono aggiornare i propri parametri di valutazione della potenza militare in questa nuova era. La marina conta il numero di navi; l’aeronautica, il numero di velivoli. Si tratta di parametri dell’era industriale. (L’esercito conta il numero di soldati: un parametro preindustriale.) Innanzitutto, i pianificatori devono integrare meglio i droni a basso costo in questi conteggi. Spesso questi velivoli non sono considerati abbastanza potenti da essere annoverati tra gli aeromobili, ma escluderli rischia di sottostimare la capacità militare e di orientare la pianificazione verso sistemi obsoleti.
Ma ben più importanti di queste cifre sono ora le metriche relative alle componenti digitali che potenziano e collegano le piattaforme militari: sensori, radar, computer, reti e algoritmi. Il Dipartimento della Difesa dovrebbe iniziare a monitorare le metriche relative all’IA. Queste potrebbero includere la quantità di potenza di calcolo disponibile in qualsiasi momento sulle reti classificate e non classificate e il grado di utilizzo di tale potenza. Potrebbe inoltre monitorare gli utenti attivi mensili, l’utilizzo dei token sui modelli di IA per mostrare quanto sia diffuso e frequente l’uso dell’IA, nonché la quantità di dati disponibili in tutto il Dipartimento della Difesa e come questi vengano utilizzati. Questi dati fornirebbero ai pianificatori una comprensione più dettagliata della misura in cui il personale militare e civile sta utilizzando l’IA e dove siano necessari ulteriori investimenti o iniziative per accelerarne l’adozione. Proprio come il numero di navi, portaerei, aerei e membri delle forze armate è oggetto di discussione nel bilancio del Dipartimento della Difesa, così dovrebbe esserlo anche il numero di GPU equivalenti all’H100 a cui il Dipartimento ha accesso. Per essere all’avanguardia nell’IA, le forze armate dovranno investire nella potenza di calcolo dedicata all’IA. Dovrebbero inoltre condurre valutazioni dettagliate sull’uso dell’IA per verificare se la tecnologia abbia aumentato l’efficienza e la precisione, ottimizzato i costi e accelerato i flussi di lavoro, nonché per determinare quali insegnamenti possano essere applicati ad altre applicazioni.
La storia è piena di esempi ammonitori di forze armate che hanno faticato ad adattarsi e a riformarsi dopo l’avvento di tecnologie dirompenti. Quando le flotte inglese e spagnola si scontrarono nel 1588, la Spagna era all’apice del proprio potere. Ma la marina inglese aveva saputo sfruttare con maggiore successo la nuova tecnologia dell’epoca: i cannoni. L’Armada spagnola, al contrario, era ancora progettata in funzione dell’imperativo di avvicinarsi alle navi nemiche e abbordarle, con i ponti affollati di fanteria. Di conseguenza, la vasta flotta spagnola si trovò irrimediabilmente in inferiorità di fuoco e fu sconfitta. La guerra tra Inghilterra e Spagna si protrasse per altri 16 anni dopo la sconfitta dell’Armada spagnola, ma l’apice della potenza navale spagnola era ormai passato, così come l’apice del potere della Spagna come impero globale.
Gli Stati Uniti possono continuare a essere la prima potenza militare mondiale se agiscono subito per adattarsi ai mutamenti della guerra moderna. Ma se il Pentagono non riuscirà a orientare le proprie operazioni nelle direzioni necessarie, verrà superato da concorrenti più tenaci e intrepidi nell’adattarsi alle realtà di una nuova era.
Come l’Europa può attirare l’attenzione di Putin
Il continente deve superare la sua difficile situazione nei confronti della Russia
Alexander Gabuev
7 luglio 2026
Il presidente russo Vladimir Putin durante una cerimonia a Mosca, giugno 2026Gavriil Grigorov / Sputnik / Reuters
ALEXANDER GABUEV è direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino.
«Credo che dovremmo parlare con Putin», ha dichiarato il presidente finlandese Alexander Stubb in un’intervista all’inizio di giugno. È stata un’ammissione rivelatrice. Stubb è stato per anni uno dei politici europei più filoucraini e, in generale, ha mantenuto una posizione dura nei confronti del Cremlino. Ma ora, ha detto Stubb ai giornalisti, ignorare il presidente russo Vladimir Putin stava diventando insostenibile. «Questo confine rimarrà», ha affermato, riferendosi al confine di 833 miglia che separa il suo Paese dalla Russia. «A un certo punto, dovremo intrattenere relazioni politiche».
Stubb non è certo l’unico politico europeo ad aver recentemente sostenuto la necessità di dialogare con il Cremlino. Già a febbraio il presidente francese Emmanuel Macron si era espresso a favore di questa linea, così come ha fatto a giugno la premier italiana Giorgia Meloni. Questi leader europei sono spinti, in parte, dalla convinzione che una diplomazia ad alto livello possa portare a un accordo che ponga finalmente fine alla guerra in Ucraina. Ma sono anche spinti dal desiderio di stabilizzare le relazioni tra Russia e Europa, sempre più pericolose, che hanno portato a una corsa agli armamenti fuori controllo; alle operazioni ibride russe sul territorio dell’UE, come gli attacchi incendiari nel Regno Unito e le incursioni con droni nell’Europa orientale; e a un rischio complessivamente crescente di uno scontro militare diretto. Il continente, in altre parole, sta cercando modi per contenere una potenziale crisi e prevenire un’escalation.
I leader europei hanno ragione a voler dialogare con Putin. Tuttavia, non hanno ancora individuato una strada da seguire per farlo. A un livello molto elementare, non sanno chi dovrebbe dialogare con il Cremlino a nome del continente. E, cosa ancora più importante, non sono del tutto sicuri di quali dovrebbero essere i temi all’ordine del giorno.
Per rispondere a queste domande, il continente deve costituire una coalizione di volenterosi. Le principali potenze europee — Francia, Germania e Regno Unito — dovrebbero allearsi con uno Stato dell’Europa orientale, come la Finlandia o la Polonia, per dialogare con Putin. Il loro obiettivo dovrebbe essere quello di stabilizzare le relazioni con Mosca, pur continuando a sostenere Kiev. Ciò non porrà fine allo stallo tra Russia ed Europa, né tantomeno porterà all’amicizia. Ma potrebbe rafforzare la sicurezza europea e contribuire a prevenire una guerra più estesa.
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ZONA PERICOLOSA
La frustrazione dell’Europa all’idea di dialogare con il Cremlino affonda le sue radici nell’esperienza. Nel periodo precedente all’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz si sono incontrati direttamente con Putin per cercare di dissuaderlo dall’attaccare. Putin, a sua volta, ha mentito loro spudoratamente, promettendo che non avrebbe invaso il Paese proprio mentre si preparava a farlo. A seguito di questa umiliazione, l’Europa ha emanato sanzioni di ampia portata contro la Russia e si è unita agli Stati Uniti nell’offrire un sostegno esteso all’Ucraina. La maggior parte dei paesi del continente ha interrotto quasi tutti i propri canali di contatto ufficiali con il Cremlino.
Da allora, Washington ha gestito gran parte della diplomazia di crisi con la Russia per impedire un’escalation. Ogni volta che i paesi della NATO intensificavano il sostegno a Kiev e si spingevano oltre le presunte “linee rosse” del Cremlino, l’Europa poteva essere certa che un funzionario competente dell’amministrazione Biden, come l’ex direttore della CIA Bill Burns, avrebbe contattato telefonicamente le controparti russe per stabilire dei limiti e gestire il confronto.
Successivamente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e ha riempito la sua amministrazione di neofiti. Steve Witkoff, un imprenditore immobiliare senza alcuna esperienza governativa, è stato incaricato di dialogare direttamente con Putin. Pete Hegseth, un conduttore di Fox News, è stato scelto per guidare il Pentagono. Allo stesso tempo, la Casa Bianca ha iniziato a minacciare di ritirarsi dalla NATO, criticando gli alleati europei per aver trascurato la spesa per la difesa e arrivando persino a minacciare di annettere la Groenlandia.
La Russia e l’Europa rischiano di rivivere i momenti più pericolosi della Guerra Fredda.
Nel frattempo, la situazione di sicurezza dell’Europa nei confronti di Mosca si è deteriorata. Putin ha dichiarato pubblicamente che la Russia si trova a confrontarsi non solo con l’Ucraina, ma con l’intera Europa, poiché il continente fornisce a Kiev armi, intelligence, addestramento militare, tecnologia e finanziamenti in generale. Il Cremlino intende aumentare massicciamente la propria presenza militare lungo i confini dell’UE e ha iniziato a sferrare un maggior numero di attacchi ibridi contro gli Stati membri dell’UE, ad esempio facendo sorvolare i loro territori da droni. La Russia sta potenziando rapidamente i propri arsenali di missili e droni, proprio mentre gli ultimi accordi rimasti in materia di controllo degli armamenti tra la Russia e la NATO sono stati vanificati.
Anche l’Europa ha potenziato le proprie capacità missilistiche a medio e lungo raggio. Sta aumentando la produzione di droni e testando nuovi sistemi d’arma. Molti paesi europei stanno progettando questi sistemi specificamente per colpire il cuore della Russia. Alcuni leader europei stanno addirittura elaborando piani per estendere il sistema di deterrenza nucleare del continente, sia facendo pattugliare i cieli europei dalla Francia con i suoi bombardieri strategici, sia facendo sì che altri Stati europei sviluppino le proprie armi nucleari.
Tuttavia, è improbabile che queste misure bastino da sole a prevenire un conflitto. In assenza di meccanismi di controllo e canali di comunicazione, il potenziamento degli arsenali potrebbe portare a errori di valutazione e a un’escalation, man mano che ciascuna parte diventa più timorosa e più dipendente dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, soggette a malfunzionamenti e alla manipolazione da parte di attori esterni. Nel frattempo, grazie all’adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO, l’area geografica di un potenziale scontro tra Russia ed Europa si è ampliata. I tempi di preavviso per un potenziale attacco missilistico si sono drasticamente ridotti. Di conseguenza, la Russia e l’Europa rischiano di rivivere i momenti più pericolosi della Guerra Fredda, come la crisi dei missili in Europa degli anni ’70 e ’80 (quando Mosca dispiegò per la prima volta missili stealth a medio raggio nell’Europa orientale e la NATO reagì successivamente schierando missili americani nell’Europa occidentale), senza alcuna reale possibilità di ricorso.
IL PERSONALE È POLITICO
Durante i periodi più pericolosi della Guerra Fredda, i blocchi orientale e occidentale risolvevano spesso le loro divergenze attraverso la diplomazia personale. Ma allora come oggi, era sempre la Casa Bianca, che manteneva una linea diretta di emergenza con il Cremlino, ad assumere un ruolo guida nelle questioni più spinose — come fecero il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy e il premier sovietico Nikita Khrushchev durante la crisi dei missili di Cuba. Anche i colloqui del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon con il premier sovietico Leonid Brezhnev contribuirono a stabilizzare le relazioni negli anni ’70, allentando le tensioni in tutta Europa. Ma poiché non può più fare affidamento su Washington,l’Europa deve ora aprire un proprio canale di alto livello con il Cremlino.
Sarebbe più facile, e quindi allettante, collaborare con il capo dei servizi segreti esteri russi, con il consigliere per la sicurezza nazionale del Paese o con un altro rappresentante di Putin. A tal fine, il continente potrebbe avvalersi dei canali già esistenti. Questi contatti potrebbero certamente rivelarsi utili quando si discutono determinati argomenti specifici, come le attività ibride della Russia. Ma affinché la diplomazia abbia un effetto stabilizzante più ampio, i leader europei dovranno trattare direttamente con Putin. Farlo potrebbe risultare profondamente sgradevole, ma, in definitiva, il presidente russo è l’unica persona nel Paese a detenere l’autorità.
Ciò significa che l’Europa dovrà rivolgersi al Cremlino attraverso i propri massimi leader. Nessun inviato speciale può instaurare un rapporto di credibilità con il presidente russo. Poiché l’UE e la NATO non saranno in grado di raggiungere un consenso su questa questione, l’onere di avviare i primi contatti dovrà ricadere sulle spalle dei leader dei paesi più grandi d’Europa. Come minimo, questo gruppo dovrebbe includere Francia, Germania e Regno Unito: tre paesi che, insieme, rappresentano una vera sfida alla sicurezza del Cremlino, date le loro notevoli forze armate ed economie. Per conferire maggiore peso e prospettiva, tuttavia, dovrebbe includere anche almeno uno Stato del fianco orientale della NATO che disponga di ampie capacità militari e confini con la Russia, molto probabilmente la Finlandia. (Anche la Polonia potrebbe essere un rappresentante efficace, ma il suo primo ministro e il suo presidente sono attualmente in conflitto tra loro.)
Soldati tedeschi impegnati in un’esercitazione militare nei pressi di Bardufoss, in Norvegia, marzo 2026Bernadett Szabo / Reuters
La coalizione non deve necessariamente limitarsi a questi paesi, e tutti gli Stati membri dell’UE, così come gli alleati nordamericani della NATO e l’Ucraina, dovrebbero essere regolarmente informati sulle discussioni del gruppo. Tuttavia, alcuni paesi devono assumere un ruolo guida e il numero degli interlocutori dovrebbe essere limitato. Questo approccio risoluto ha aiutato l’Europa ad accelerare i propri aiuti militari all’Ucraina e dovrebbe essere adottato nuovamente per la diplomazia di conflitto con la Russia.
Per entrare in contatto con Putin, questa coalizione potrebbe ricorrere a uno strumento di un’epoca passata: una lettera personale e riservata. Un documento scritto aiuta a evitare le emozioni e l’imbarazzo di un incontro di persona o di una videoconferenza, che potrebbero facilmente sfuggire al copione. Consentirebbe così all’Europa di sostenere con calma la necessità di stabilire contatti regolari che aiutino entrambe le parti a definire dei limiti, istituire meccanismi di gestione delle crisi e, in generale, distinguere tra segnali reali e rumore di fondo. La lettera dovrebbe, ad esempio, proporre la creazione di gruppi di lavoro e linee dirette per discutere regolarmente di specifici punti critici, quali gli incidenti militari, compresi i casi di violazione dello spazio aereo della NATO e di taglio dei cavi sottomarini.
Per attirare l’attenzione del Cremlino, la lettera potrebbe fare appello al grandioso senso del destino di Putin, suggerendo che spetti a lui, in qualità di leader della Russia, collaborare con i capi di Stato europei per impedire una guerra su vasta scala nel continente. L’eredità dei leader di Mosca e delle capitali europee, dopotutto, sarà giudicata in parte dalla loro capacità di evitare di precipitare, come sonnambuli, verso un esito catastrofico. L’Europa dovrebbe inoltre sottolineare che una guerra con la NATO non è nell’interesse del Cremlino: la Russia non potrebbe vincere in modo credibile un simile conflitto senza ricorrere alle armi nucleari. Infine, la lettera dovrebbe invitare il Cremlino a discutere le modalità per ripensare l’architettura di sicurezza del continente — cosa che Putin auspica da oltre un decennio.
Gli europei, tuttavia, devono chiarire che non sono interessati a una nuova architettura di sicurezza alle condizioni di Mosca. Dovrebbero dire a Putin che il riarmo dell’Europa è una reazione alla belligeranza della Russia e che proseguirà finché la Russia rappresenterà una minaccia. L’Europa preferirebbe però gestire il proprio rapporto conflittuale con la Russia non solo armandosi fino ai denti, ma anche attraverso accordi negoziati che controllino e riducano i rischi, come avveniva durante la fase stabile della Guerra Fredda. Gli europei dovrebbero inoltre dire a Putin che nessuna discussione seria sul futuro del continente può aver luogo senza un cessate il fuoco in Ucraina. E dovrebbero sottolineare che l’Europa è pronta ad avviare le discussioni sulle modalità di un accordo di questo tipo in collaborazione con Kiev e Washington. In questo modo, la palla passerà nel campo di Putin.
PAROLE DURE
Al momento, non c’è molto che lasci supporre che Putin sia disposto a dialogare seriamente con gli europei. Al contrario, il Cremlino è ancora concentrato sui rapporti con l’amministrazione Trump. Eppure, in realtà, le possibilità che Trump concluda un accordo a favore di Putin sono diventate piuttosto scarse — e stanno diventando sempre più scarse. Per cominciare, la Casa Bianca si è mostrata più disponibile ad aiutare l’Ucraina, con Trump che, in occasione del vertice del G7 tenutosi a giugno in Francia, ha segnalato di essere disposto a reintrodurre le sanzioni petrolifere contro la Russia come mezzo per esercitare pressione sul suo leader. Trump, ovviamente, potrebbe cambiare idea, come fa spesso. Ma la Casa Bianca sta gradualmente perdendo la propria influenza su Kiev. Durante il primo anno del secondo mandato di Trump, l’Ucraina stava lentamente perdendo territorio a favore della Russia. Ora,tuttavia, sta per lo più mantenendo la linea del fronte e infliggendo un dolore sempre maggiore al proprio avversario, come hanno evidenziato i suoi attacchi di giugno contro Mosca. L’Europa, nel frattempo, è intervenuta per fornire la quota maggiore di assistenza a Kiev.
Se Putin non è già consapevole del progressivo indebolimento della posizione del suo Paese, prima o poi se ne renderà conto. Man mano che le perdite russe aumentano e il Paese fatica a reclutare soldati, i conseguenti problemi di effettivi diventeranno troppo gravi per essere ignorati. (Anche la sua situazione politica interna potrebbe complicarsi, poiché gli attacchi dell’Ucraina causano carenze energetiche.) Putin potrebbe allora accettare di dialogare con gli europei. Probabilmente si renderà anche conto che la Russia non può negoziare una nuova architettura di sicurezza in Europa solo con Washington, date le crescenti capacità militari del continente e la sua comprovata autonomia.
La crescente forza dell’Ucraina, ovviamente, potrebbe sembrare un motivo per cui l’Europa dovrebbe rimandare il dialogo con Putin. Se il continente sta prendendo il sopravvento, potrebbero sostenere i falchi, dovrebbe invece continuare ad aspettare, magari fino a quando Putin non sarà lui a rivolgersi a loro. Potrebbero anche sottolineare che il presidente russo potrebbe far trapelare la lettera che i leader europei gli inviano, per suggerire che il continente sta implorando un accordo.
Ma l’Europa può mitigare tale rischio scrivendo in modo non moralistico, pur descrivendo i leader europei come adulti responsabili e di saldi principi. E dialogare con Putin non equivale a stringere un accordo con lui; l’Europa può avviare un dialogo respingendo al contempo qualsiasi proposta che ritenga dannosa per i propri interessi. Inoltre, l’andamento della guerra rimane imprevedibile. Gli europei possono sperare che la loro posizione migliori ulteriormente, ma non possono esserne certi. Se l’andamento della guerra dovesse cambiare, o se Putin dovesse sentirsi con le spalle al muro e intraprendere una strada ancora più avventata, l’Europa apprezzerà il fatto di disporre di canali di comunicazione con il Cremlino gestiti in modo professionale.
L’Europa potrebbe essere in grado di influenzare le dinamiche politiche all’interno della Russia.
Anche il calendario politico del continente dovrebbe spingere all’azione. Per la maggior parte, gli attuali leader europei collaborano bene tra loro, come dimostra il continuo sostegno del continente all’Ucraina. Ma non vi è alcuna garanzia che la prossima generazione sia altrettanto collaborativa, soprattutto se le forze populiste dovessero vincere altre elezioni. È quindi meglio che l’Europa instauri oggi dei canali di dialogo con il Cremlino, mentre è relativamente unita, piuttosto che rischiare un futuro più turbolento. Impegnarsi in un dialogo diplomatico con la Russia potrebbe anche aiutare i partiti tradizionali europei a rispondere alle critiche dei populisti, come l’AfD tedesca, secondo cui i loro paesi stanno facendo troppo per aiutare Kiev.
Infine, agendo ora, l’Europa potrebbe riuscire a influenzare le dinamiche politiche all’interno della Russia. Un numero crescente di esponenti delle élite del Paese si è finalmente reso conto che la guerra sta minando la sicurezza, la prosperità e l’influenza globale della Russia. Persino alcuni fedelissimi di Putin, come Herman Gref, amministratore delegato della più grande banca russa, hanno osato contestare la decisione del Cremlino di continuare a combattere anziché cercare una via d’uscita. Questi nuovi critici non sono ancora in grado di sfidare Putin. Ma la notizia che l’Europa sta cercando di negoziare una via d’uscita con il Cremlino finirà per raggiungere le élite russe. E se l’Europa riuscisse a far loro capire che una Mosca più pacifica potrebbe trovare partner a ovest, ciò potrebbe accrescere tale dissenso ed esercitare ulteriore pressione sul Cremlino — almeno sotto forma di resistenza passiva, come ad esempio ostacolare gli ordini legati alla guerra. Affinché tali segnali funzionino, tuttavia, i leader europei dovrebbero allinearsi su un messaggio pubblico rivolto alla classe colta russa.
Nel cercare di avvicinarsi a Putin, l’Europa vorrà contemporaneamente rafforzare i rapporti con la comunità della politica estera statunitense. Dovrebbe investire in formati di discussione strutturati sia con i Democratici che con i Repubblicani che abbiano un’esperienza concreta nella negoziazione di questioni di sicurezza europea con il Cremlino. Ciò aiuterà il continente ad attingere a un vasto bagaglio di esperienza americana nella diplomazia di crisi, ambito in cui la propria esperienza è ancora limitata. Contribuirà inoltre a costruire un linguaggio comune su queste questioni cruciali, utilizzabile su entrambe le sponde dell’Atlantico. Nonostante tutti gli investimenti militari dell’Europa, la realtà è che non può emergere un sistema migliore per gestire la sicurezza in Europa senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. L’arsenale nucleare di Washington, la sua posizione dominante nella NATO e la sua leadership in molte tecnologie militari sono semplicemente troppo importanti. Il Cremlino vorrà che gli Stati Uniti siano parte di qualsiasi accordo stipulato con l’Europa.
Con Trump al potere, Washington non dispone attualmente della concentrazione e delle competenze necessarie per partecipare a negoziati seri sul futuro della sicurezza europea; pertanto, qualsiasi accordo dovrà molto probabilmente attendere fino al 2029. Tuttavia, un dialogo diretto tra i leader europei e Putin può contribuire a gettare le basi per quel momento. Ancora più importante, può aiutare entrambe le parti a gestire i rischi fin da ora, evitando così un conflitto catastrofico.
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Si sta parlando molto delle recenti dichiarazioni di Rubio, rilasciate durante il vertice della NATO, riguardo agli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina. Sia lui che Trump sembravano sostenere l’idea che l’Ucraina colpisse obiettivi russi in profondità, sottolineando che questa campagna sta creando lo “spazio” necessario per portare la Russia al tavolo dei negoziati.
Ma ancora più affascinante è la storia che sta dietro a questa posizione, che rivela uno sforzo segreto e dietro le quinte da parte degli Stati Uniti volto a fornire all’Ucraina una maggiore capacità di infliggere danni alla Russia, al fine di creare un vantaggio negoziale nei confronti di Putin.
Sei mesi fa, il New York Times ha pubblicato un articolo di inchiestain cui si descriveva come la CIA avesse continuato a operare in Ucraina a “pieno regime” anche dopo che il Pentagono dell’amministrazione Trump, per mano di Hegseth, aveva iniziato a ridimensionare il proprio ruolo:
Sotto molti aspetti, la collaborazione stava andando in pezzi. Ma c’era una contro-narrazione, che si sviluppava in gran parte in segreto. Al centro di essa c’era la CIA.
Mentre Hegseth aveva emarginato i suoi generali favorevoli all’Ucraina, il direttore della CIA, Ratcliffe, aveva costantemente protetto gli sforzi dei propri funzionari a favore dell’Ucraina. Ha mantenuto la presenza dell’agenzia nel Paese a pieno regime; i finanziamenti per i suoi programmi in loco sono addirittura aumentati. Quando Trump ha ordinato il congelamento degli aiuti a marzo, l’esercito statunitense si è affrettato a interrompere ogni condivisione di informazioni di intelligence. Ma quando Ratcliffe ha illustrato i rischi che correvano gli agenti della CIA in Ucraina, la Casa Bianca ha consentito all’agenzia di continuare a condividere informazioni di intelligence sulle minacce russe all’interno dell’Ucraina.
A questo punto, l’agenzia ha messo a punto un piano per guadagnare almeno un po’ di tempo, in modo da rendere più difficile ai russi sfruttare lo straordinario momento di debolezza degli ucraini.
Mentre l’uso dei principali sistemi statunitensi, come l’ATACMS, contro obiettivi all’interno della Russia è stato impedito, alla CIA è stato consentito di facilitare le missioni di individuazione degli obiettivi per i droni ucraini nelle profondità del territorio russo:
Uno strumento potente, finalmente utilizzato dall’amministrazione Biden — la fornitura di missili ATACMS e di informazioni di intelligence per individuare gli obiettivi da colpire all’interno della Russia — era stato di fatto messo da parte. Ma un’arma parallela era rimasta in campo: l’autorizzazione concessa alla CIA e agli ufficiali militari di condividere informazioni di intelligence sui bersagli e fornire altra assistenza per gli attacchi con droni ucraini contro componenti cruciali della base industriale della difesa russa. Tra questi figuravano fabbriche che producevano «energetici» — sostanze chimiche utilizzate negli esplosivi — nonché impianti dell’industria petrolifera.
Dopo il fallimento iniziale, la CIA ha iniziato a coordinarsi ancora più strettamente con le controparti ucraine, ottenendo risultati migliori. Ed ecco il punto cruciale: ammettono che la CIA è stata sostanzialmente responsabile dell’elaborazione completa della nuova strategia, e per di più con l’autorizzazione di Trump, a causa della presunta esasperazione di Trump nei confronti di Putin, che riteneva lo stesse prendendo in giro:
A giugno, gli ufficiali dell’esercito statunitense, ormai alle strette, si sono incontrati con i loro omologhi della CIA per contribuire a mettere a punto una campagna ucraina più coordinata. Questa si sarebbe concentrata esclusivamente sulle raffinerie di petrolio e, invece di colpire i serbatoi di rifornimento, avrebbe preso di mira il tallone d’Achille delle raffinerie: un esperto della CIA aveva individuato un tipo di raccordo talmente difficile da sostituire o riparare da costringere una raffineria a rimanere fuori servizio per settimane. (Per evitare ripercussioni negative, non avrebbero fornito armi e altre attrezzature che gli alleati di Vance desideravano per altre priorità.)
Quando la campagna iniziò a dare i suoi frutti, il signor Ratcliffe ne discusse con il signor Trump. Il presidente sembrava ascoltarlo; la domenica giocavano spesso a golf insieme. Secondo funzionari statunitensi, Trump ha elogiato il ruolo occulto degli Stati Uniti in questi colpi inferti all’industria energetica russa. Gli hanno garantito la possibilità di negare ogni coinvolgimento e gli hanno fornito un vantaggio negoziale, ha detto a Ratcliffe, mentre il presidente russo continuava a «prendersi gioco di lui».
Cosa fondamentale, la CIA fu quindi autorizzata a contribuire anche agli attacchi contro le petroliere russe:
Ora la NATO sta sostenendo pienamente questa campagna volta a colpire il più possibile le “retrovie” civili russe.
Il presidente finlandese Alexander Stubb ha dichiarato al FT quanto segue:
«La nostra valutazione è che la Russia non porrà fine a questa guerra a causa delle perdite sul campo di battaglia, che ovviamente sono colossali», ha affermato Stubb. «Non sarà una questione di declino economico. Ma sarà una questione di cambiamento dell’opinione pubblica. E l’opinione pubblica in Russia sta cambiando proprio ora».
Rileggete bene: a quanto pare la NATO ha deciso che la Russia non può più essere sconfitta militarmente né tantomeno economicamente. L’unico modo in cui ora ritengono possibile portare la Russia al tavolo dei negoziati è infliggere sofferenza alla popolazione civile, cosa che, secondo loro, si ripercuoterà sull’élite politica, esercitando pressione su Putin affinché ponga fine alla guerra. Questa sembra essere sempre l’equazione finale per l’Impero: la sua ultima carta preferita.
Il problema è che, come abbiamo discusso di recente, la popolazione russa è ben più consapevole dei veri contorni degli eventi globali rispetto alle popolazioni occidentali, vittime della propaganda. I russi sanno di stare combattendo una guerra esistenziale guidata dall’Occidente con l’obiettivo di distruggere completamente la Russia. Di conseguenza, il popolo russo non sta subendo una sorta di “radicalizzazione” contro il proprio governo, almeno non nei modi in cui l’Occidente pensa.
Questo dice tutto: «Egli attribuisce la responsabilità della crisi energetica alle autorità russe — non perché abbiano dato inizio alla guerra con l’Ucraina, ma perché ritiene che stiano adottando un atteggiamento “troppo morbido” nei confronti di Kiev.»
Questa è l’opinione diffusa tra la maggior parte dei russi.
Infatti, recentemente anche Mikhail Khodorkovsky, uno dei principali oligarchi dell’“opposizione russa”, ha parlato di come la società russa si sia suddivisa in tre gruppi principali: il 15% di filo-occidentali, il 15% «beneficiari della guerra» che vogliono che Putin agisca con ancora maggiore durezza contro l’Ucraina, e il 70% della maggioranza che vuole sì che la guerra finisca, ma solo alle condizioni della Russia. Persino questo propagandista ferocemente anti-russo ammette ora che la stragrande maggioranza dei russi, in sostanza, è composta da persone amanti della pace che non accetteranno una resa, né tantomeno l’apparenza di una resa.
«Stiamo esercitando una forte pressione sul presidente Putin. Non credo che gli piaccia ciò che sta accadendo», ha affermato Trump. «Ma ho parlato a lungo con il presidente Putin. Lui vuole porre fine alla guerra».
Possiamo dedurre che Trump voglia agire con la massima negabilità plausibile, al fine di esercitare pressione su Putin e sulla Russia, pur continuando a mostrarsi evasivo e a fingere che gli Stati Uniti non siano pienamente coinvolti.
Anche l’ultimo articolo del Financial Times riporta le dichiarazioni di funzionari ucraini secondo cui l’assistenza dei servizi segreti americani sta aiutando Kiev a tracciare le rotte ottimali per i propri droni in profondità nel territorio russo, aggirando i sistemi di difesa aerea e di guerra elettronica russi:
Recentemente è emerso che i missili ucraini “Flamingo” hanno semplicemente sfruttato i principali corsi d’acqua russi per eludere i sistemi di rilevamento, poiché tutti gli attacchi sferrati dai missili “Flamingo” di grande calibro hanno avuto luogo lungo il fiume Volvo:
Durante l’ultimo tentativo di attacco, è stato avvistato un velivolo AWACS russo A-50U che, secondo quanto riferito, avrebbe svolto un ruolo fondamentale nell’individuare i “Flamingos” dall’alto e nel consentirne l’eliminazione.
Ma nemmeno gli esperti ucraini sono così convinti, come suggeriscono le narrazioni dei media mainstream, che l’Ucraina abbia ottenuto un tale vantaggio grazie all’ultima campagna di attacchi a lungo raggio. Il blogger militare ucraino e operatore di droni delle Forze Armate dell’Ucraina (AFU) Oleksandr Karpyuk ha scritto un nuovo articolo in cui sostiene invece che la Russia abbia notevolmente ampliato le proprie contromisure, tra cui il blocco di Starlink lungo ampi tratti del fronte, il che compromette i tentativi di attacco a lungo raggio dell’Ucraina.
Egli scrive:
2) Attacchi nel settore della logistica.
Si tratta attualmente di una svolta epocale e stiamo sfruttando al massimo questa opportunità. Ma il nemico sta contrastando attivamente questa situazione, e non senza successo. Alcuni settori sono già stati isolati da Starlink tramite sistemi di guerra elettronica (EW) e — a differenza di quei filmati che mostrano rimorchi parcheggiati all’aperto con antenne che vengono colpiti — questi sono ora mimetizzati. Inoltre, i «complessi sotterranei» che i russi stanno attualmente costruendo su due livelli presentano chiaramente delle fosse in cui schiereranno queste apparecchiature di guerra elettronica. Finora la Russia dispone solo di pochi sistemi di questo tipo, che sono molto costosi, ma ne sta gradualmente accumulando una scorta. Col tempo, questo diventerà un problema, perché se Starlink venisse messo fuori uso, quanti dei nostri droni potrebbero volare per 100 km utilizzando le comunicazioni radio e colpire con successo un bersaglio? Non molti. Prendiamo ad esempio l’Hornet [drone d’attacco]: per avere tali capacità senza Starlink, ha bisogno di un modulo di comunicazione che costa circa 15.000 dollari. E questo è solo il modulo di comunicazione, senza contare il drone stesso. Stiamo ordinando il numero necessario di moduli radio nell’ambito del programma di cooperazione tecnico-militare? Non lo so. Ma spero che si stia mantenendo un equilibrio a questo riguardo.
Le squadre antiaeree nemiche stanno aumentando la loro efficacia e la loro capacità di contrastare i nostri attacchi alla logistica è in crescita. Ma ciò non basta a bloccare le nostre capacità. Inoltre, ora la logistica è semplicemente ridotta e è difficile colpire un bersaglio che non si trovi sulla strada. L’attività nel settore logistico è diminuita e il numero di droni necessari per neutralizzare un singolo obiettivo sta aumentando, ma per ora continuiamo a dominare i cieli. Tutto ciò ha un impatto significativo, che dovrebbe influire sul punto 1 sopra citato.
Cosa ancora più importante, egli sostiene che, a differenza dell’AFU, che ha puntato tutto sul sistema straniero Starlink – il quale, in teoria, potrebbe scomparire da un momento all’altro –, la Russia sta sviluppando le proprie infrastrutture di comunicazione autonome.
Leggi attentamente:
3) Gli elementi che cambiano le carte in tavola del nemico.
A differenza di noi, che stiamo diventando sempre più dipendenti da Starlink, il nemico ha iniziato a sviluppare una propria infrastruttura di comunicazione. Dobbiamo ammettere che hanno compiuto progressi significativi nella creazione di reti mesh tramite droni.E questo è un problema, perché non ci siamo evoluti altrettanto rapidamente nel campo della guerra elettronica (che, tra l’altro, non è meno importante per la nostra difesa aerea dei droni intercettori). Il fatto è che la portata degli investimenti nella guerra elettronica e negli UAV è molto diversa, quindi si è scoperto che se gli UAV sono la spada e la guerra elettronica è lo scudo, allora la nostra spada è diventata enorme, mentre il nostro scudo… beh, è più simile a un scudo rotondo, per usare quella metafora. Stanno lavorando al problema, e spero che la lotta contro le reti mesh dei droni nemici raggiunga presto un nuovo livello. Altrimenti, siamo fregati. Perché ci stanno lanciando addosso ogni genere di schifezza: se la rete mesh riuscisse anche solo a incrementare leggermente l’efficacia di ciò che ci stanno sparando, allora… oh cavolo. Inoltre, i sistemi di navigazione ottica, i sistemi di identificazione degli oggetti e i sistemi di acquisizione e guida stanno comparendo sempre più frequentemente sui droni; ad ogni nuova versione, il nemico li rende più semplici ed efficaci, quindi non dobbiamo sottovalutare gli ultimi sviluppi evolutivi dei droni russi.
Allo stesso modo, l’ex comandante in capo ucraino Valery Zaluzhny ha scritto un nuovo editoriale per il Telegraph che persino le principali figure filo-ucraine definiscono una “sobria” presa di coscienza della realtà:
Nell’articolo, Zaluzhny si concentra immediatamente su questa ultima campagna ucraina di attacchi in profondità e su come essa abbia dato origine a un’interpretazione del tutto errata delle attuali dinamiche di guerra:
Un numero crescente di analisti occidentali sostiene ormai che la Russia abbia di fatto perso la guerra.
Essi indicano gli attacchi riusciti dell’Ucraina contro le strutture logistiche, gli attacchi alle infrastrutture critiche e la progressiva erosione della posizione militare della Russia come prove del fatto che il conflitto si sta avvicinando alla fine.
Si tratta di un’interpretazione errata e pericolosa della guerra.
Una delle osservazioni fondamentali è che gli attacchi “efficaci” dell’Ucraina comportano un costo enorme per la stessa Ucraina: non solo gli attacchi sono di per sé molto impegnativi e costosi per l’Ucraina, ma la Russia risponde con una reazione ancora più violenta:
Lo stesso vale anche al di là della linea del fronte. Gli attacchi sempre più efficaci dell’Ucraina contro la logistica e le infrastrutture critiche russe hanno comportato costi concreti per Mosca. Tuttavia, questi attacchi sono costosi, tecnicamente complessi e, in ultima analisi, reciproci. La Russia mantiene la capacità di contrattaccare con forza pari o superiore. Nessuna delle due parti può fare affidamento su questa forma di guerra per ottenere un risultato strategico decisivo.
Egli definisce correttamente il conflitto come una guerra di logoramento, piuttosto che come una serie di avanzate tattiche o di colpi mediatici contro questa o quella impresa. E in quella guerra di logoramento, la Russia gode di notevoli vantaggi:
Mosca ne è consapevole. La sua strategia non si basa più tanto su avanzate rapide, quanto piuttosto sull’esaurimento dell’Ucraina dal punto di vista economico, militare e psicologico. La Russia dispone ancora di riserve più consistenti di risorse umane e di capacità industriale in diversi settori critici, tra cui la produzione di missili balistici. La sola difesa aerea non può compensare appieno tale vantaggio.
Egli osserva giustamente che l’intero sforzo dell’Ucraina dipende dal sostegno occidentale e che vi sono «segnali preoccupanti di tensione» — per usare un eufemismo.
Zaluzhny prosegue usando un linguaggio un po’ edulcorato, ma in sostanza suggerisce che la guerra ora sia una questione di resistenza sociale totale e che l’unico vero modo per l’Ucraina di vincere sia attraverso la solidarietà dell’intero Occidente, riunito sotto l’egida della NATO. Questo è corretto, ed è uno dei motivi per cui Putin non ha avuto problemi a rallentare l’aspetto bellico della guerra per bilanciare gli aspetti economici e sociali della più ampia lotta per il lungo periodo, scommettendo sul fatto che l’Europa non sarebbe stata in grado di resistere alla Russia sul piano politico ed economico.
Finora questa sembra la mossa giusta, ma ciò non impedisce all’Occidente di modificare il proprio approccio per puntare ora a colpire la Russia proprio in questo punto cruciale: la sua economia e la sua società, anziché concentrarsi sulle perdite sul campo di battaglia, cosa a cui l’Occidente ha già rinunciato dopo aver compreso che tutte le sue “wunderwaffen” si sono rivelate inutili e hanno avuto scarso impatto sul corso della guerra.
Per l’Ucraina, la situazione sul campo di battaglia continua a peggiorare, e questa campagna volta a far “sentire il dolore” alla società russa è l’unica carta che le è rimasta.
Il sito anti-russo Meduza ha rivelato oggi che l’avanzata sul territorio continua a volgere a favore della Russia, mentre le forze russe riprendono slancio lungo il fronte:
Ora l’Occidente si trova di fronte a una scelta difficile: per salvare l’Ucraina deve impegnarsi a fondo ad aiutare l’Ucraina a infliggere livelli senza precedenti di “sofferenza” alla società e all’economia russe. Ma ogni escalation avvicina l’Ucraina stessa al baratro, poiché Putin è spinto a giocare sempre più duro.
Alcuni ritengono ormai che i “siloviki” abbiano preso il comando e che Putin abbia perso influenza. Si tratta di una fantasia dettata da un pio desiderio, ma se fosse vera, significherebbe che l’Ucraina dovrà affrontare un resto dell’anno molto difficile. E dato che la guerra tra Stati Uniti e Iran è ricominciata, i Patriot scarseggeranno proprio nel momento in cui la Russia sta producendo Iskander come mai prima d’ora.
Un ultimo video di attualità che dimostra fino a che punto siano disposti ad arrivare gli europei. Russo agenti del GRUI “comici” Vovan e Lexus — fingendo di essere il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov — hanno recentemente indotto Madis Roll, consigliere presidenziale estone, ad ammettere che l’Estonia è pronta ad aiutare l’Ucraina nei suoi attacchi contro la Russia.
Certo, è difficile capire con certezza cosa intendesse dire quando ha offerto aiuto nel “coordinamento” di tali azioni, ma è chiaro che, dietro le quinte, gli europei sono molto più disponibili e accomodanti nei confronti dell’Ucraina di quanto ammettano in pubblico.
Perché la Russia non “attacca l’Europa” in risposta? Ci sono molte ragioni possibili, ma una delle più probabili è che la Russia sia sicura della propria capacità di annientare l’Ucraina senza dover arrivare a un’escalation che porterebbe alla Terza Guerra Mondiale. I dati interni del Ministero della Difesa russo prevedono presumibilmente il crollo dell’Ucraina molto prima che la Russia si ritrovi in una situazione di estrema difficoltà, al punto da dover ricorrere a un “disperato” attacco nucleare o a un attacco contro la NATO.
Ma questa è solo un’ipotesi plausibile: potete esprimere le vostre opinioni.
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La Russia ha nuovamente colpito Kiev con un massiccio attacco missilistico balistico. Persino gli ucraini hanno dovuto ammettere che nessuno dei missili è stato abbattuto perché le scorte di missili Patriot si sono esaurite.
Si dice che siano stati colpiti importanti impianti di produzione di armi, e alcuni sostengono che tra gli obiettivi vi fossero anche i missili intercettori Pac-3 destinati al sistema Patriot, sebbene ciò non sia verificato. Le esplosioni secondarie indicano certamente che siano state colpite munizioni di qualche tipo.
Come già detto, anche il Kiev Independent riporta che i cacciatorpediniere Patriot ucraini sono stati di fatto esauriti:
Questa situazione si è manifestata con estrema urgenza tra i massimi esperti militari ucraini. Serhiy “Flash” Beskrestnov si è lanciato in una serie di invettive contro la disperata ricerca da parte dell’Ucraina di ulteriori missili Patriot da parte dei partner europei.
Qui spiega che c’è una carenza globale dovuta sia alla guerra in Iran che a quella in Ucraina, oltre al fatto che gli “alleati” europei stanno accumulando i preziosi missili a causa della crescente “minaccia” di una sorta di invasione russa contro gli stati europei, un’idea che le élite di Bruxelles hanno inculcato a tutti:
Un recente aggiornamento del Kiev Post ha riportato che la Lockheed Martin ha annunciato la sua impossibilità di garantire tempistiche favorevoli per la produzione di questi missili necessari:
Il produttore statunitense di missili Lockheed Martin ha avvertito di non poter garantire le tempistiche di consegna dei missili intercettori Patriot PAC-3, nonostante i piani per un forte aumento della produzione. Secondo il Financial Times, l’azienda prevede di incrementare la produzione fino a 2.000 missili all’anno entro il 2033, ma i vincoli di approvvigionamento e le decisioni sulle priorità rimangono irrisolti. La carenza sta già colpendo gli alleati degli Stati Uniti e l’Ucraina, che fanno molto affidamento sui sistemi Patriot per contrastare le minacce dei missili balistici.
Il rapporto rileva che Lockheed intende aumentare la produzione annuale di missili Pac-3 da circa 650 a 2.000 unità entro il 2033. Si consideri quanto sia esiguo questo numero: 650 all’anno corrispondono a soli 54 al mese, per tutto il mondo. La sola Ucraina ne necessita molti di più al mese, soprattutto se si tiene conto del fatto che, a livello dottrinale, è necessario lanciare più intercettori contro ogni minaccia, in particolare contro una minaccia balistica. Sono necessari almeno due missili, e a volte anche quattro o addirittura sei Patriot per ogni Iskander.
Anche se la produzione dovesse aumentare fino a raggiungere l’obiettivo “ideale” di 2.000 unità all’anno entro il 2033, si tratterebbe comunque di sole 166 unità al mese per l’intero mondo, Stati Uniti compresi. L’articolo lascia inoltre intendere che questo obiettivo ideale potrebbe non essere mai raggiunto, poiché molti problemi rimangono ancora irrisolti.
Un altro articolo del Wall Street Journal, pubblicato il mese scorso, ha affrontato nello specifico quali siano i problemi:
Questo articolo in particolare afferma che l’obiettivo di 2.000 dipendenti all’anno non dovrebbe essere raggiunto prima della fine degli anni 2030. Le sfide sono molteplici:
Lockheed si trova ad affrontare una serie di sfide per raggiungere il suo obiettivo, dai colli di bottiglia nella fornitura di componenti alla scarsità di manodopera locale . Una portavoce di Lockheed ha dichiarato che l’azienda sta collaborando con il governo e i suoi fornitori per “eliminare i colli di bottiglia e ridurre i tempi di consegna ove possibile, pur mantenendo i rigorosi standard di prestazioni e sicurezza richiesti”.
L’articolo afferma, in modo sconcertante, che la costruzione di ogni singolo missile Pac-3MSE richiede oltre due anni.
Certo, molti missili vengono costruiti contemporaneamente, ma il tempo totale necessario per la produzione di tutte le diverse parti e per l’assemblaggio finale, che richiede sei settimane, supera di gran lunga i due anni. Il motivo principale è che oltre 400 aziende diverse forniscono componenti per questo singolo tipo di missile, ognuna delle quali produce i propri componenti con ritmi e capacità differenti. I componenti stessi devono poi essere testati singolarmente prima della consegna finale. L’intero complesso processo spiega perché espandere le catene di approvvigionamento in una sola volta sia pressoché impossibile e perché l’ambizioso obiettivo di 2.000 missili all’anno non sarà probabilmente mai nemmeno lontanamente raggiunto.
Ma torniamo agli attacchi di Kiev. Un ufficiale ucraino, attraverso un suo canale, si lamenta con rabbia del fatto che una struttura “segreta” piuttosto sensibile sia stata tra quelle colpite:
Oltre a ciò, la Russia ha intensificato la sua campagna di attacchi minori contro le infrastrutture, in particolare le stazioni di servizio. È emerso un video di un uomo ucraino che spiega come ogni singola stazione di servizio tra Dnipro e Charkiv sia stata distrutta:
Un esperto ucraino di carburanti spiega come la Russia stia utilizzando sempre più droni Geran dotati di intelligenza artificiale, in grado di individuare le stazioni di servizio e attaccarle autonomamente:
Le forze armate russe stanno attaccando le stazioni di servizio ucraine con dei “Geranium” dotati di intelligenza artificiale, che calcola autonomamente i livelli di carburante e decide se colpire, afferma Leushkin, esperto ucraino di carburanti.
Un altro interessante thread sui recenti attacchi della Russia, che secondo alcune fonti avrebbero colpito oltre 70 stazioni di servizio vicino al fronte nel mese di giugno:
A seguito di questa campagna, gli analisti ucraini hanno spesso affermato che l’Ucraina se la caverà perché “importa comunque la maggior parte del suo gas”, e quindi la distruzione delle sue stazioni di servizio non avrà ripercussioni sul paese. Ma anche la Russia ha iniziato a importare gas da Kazakistan, Bielorussia, Cina e India a seguito degli attacchi ucraini alle sue raffinerie. Quindi, se l’Ucraina può facilmente superare la tempesta, secondo questi analisti, importando gas, perché la Russia non dovrebbe essere in grado di superare anche i danni alle sue raffinerie?
In realtà, probabilmente presto scopriremo che l’Ucraina non sta affrontando la tempesta così bene come vorrebbe far credere, perché i fondi per tutto quel costoso gas importato devono pur provenire da qualche parte .
La campagna di attacchi russi si sta intensificando, estendendosi oltre le stazioni di servizio. Il vice capo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina, Oleksiy Kuleba, riporta gli attacchi russi contro obiettivi ferroviari, aumentati drasticamente nelle ultime settimane:
E nell’ultima riunione dello Stato Maggiore per l’annuncio della cattura di Konstantinovka, Putin ha dichiarato senza mezzi termini di ordinare la continuazione della recente campagna russa di attacchi alle infrastrutture ucraine:
Infatti, anche dopo l’ultimo massiccio attacco a Kiev, si vocifera che la Russia si stia preparando a sferrare un secondo attacco su vasta scala già nella notte di domani, questa volta con l’obiettivo di colpire l’Ucraina occidentale e la regione di Leopoli.
I servizi segreti statunitensi avvertono le autorità ucraine dell’alta probabilità di due o tre bombardamenti massicci, simili a quello avvenuto la scorsa notte, nei prossimi 10 giorni. Ritengono che la Russia approfitterà sicuramente della carenza di munizioni per i sistemi di difesa aerea ucraini e cercherà di ottenere il massimo risultato prima dell’arrivo degli aiuti occidentali.
Al contrario, un blogger ucraino si chiede che fine abbia fatto la promessa “operazione speciale di 40 giorni” di Zelensky, che avrebbe in qualche modo costretto la Russia a cedere:
La blogger ucraina Alena Yakhno ha espresso indignazione per l’andamento dell’operazione speciale di 40 giorni promessa da Zelensky per costringere la Russia alla pace.
«Che giorno è oggi? Il 12 o il 13?» ha chiesto dopo lo sciopero notturno delle forze armate russe.
Sebbene l’Ucraina abbia colpito la raffineria di Omsk, situata in Russia, gran parte degli attacchi ucraini volti a contrastare il “blocco della Crimea” sembrano essersi esauriti, soprattutto in seguito all’aggiornamento delle tattiche difensive russe di cui abbiamo parlato in alcuni articoli precedenti.
Uno di questi è stato l’invio di squadre antincendio mobili russe che pattugliano le principali autostrade. Come ho già detto la volta scorsa, i droni ucraini devono necessariamente sorvolare queste arterie principali per individuare i loro obiettivi, il che rende piuttosto facile prevederne la presenza. Proprio ieri sono state diffuse immagini di una di queste squadre antincendio mobili russe che abbatte il famigerato drone ucraino “Hornet”:
Si noti come debba sorvolare l’autostrada proprio come abbiamo detto, e quindi diventi un bersaglio facile, a condizione che siano presenti le risorse necessarie.
Infine, continuano a pervenire notizie di successi russi sul fronte.
Innanzitutto, per quanto riguarda i lanci di bombe plananti, la Russia ha stabilito un altro record il mese scorso, con una media di 8.266 bombe totali sganciate sul fronte:
I destinatari hanno contato il numero di bombe aeree utilizzate dalle Forze aerospaziali russe contro le posizioni delle forze del regime di Kiev nell’ultimo mese. Come previsto, è stato stabilito un altro record: 8.266 bombe, una media di 276 al giorno.
Gli appassionati hanno anche deciso di calcolare la precisione degli attacchi aerei. Non è noto quale principio abbiano utilizzato per considerare un bersaglio colpito, ma la percentuale di successo variava dal 95% nel distretto di Izyum, nella regione di Charkiv, al 40% sull’asse di Pokrovsk. La situazione relativa agli attacchi nella regione di Zaporozhye, dove la percentuale stimata era dell’80%, è stata discussa in precedenza con esempi, sotto forma di immagini satellitari, delle posizioni delle forze armate ucraine nelle fasce forestali.
Ma, cosa ancora più sconvolgente, la Russia continua ad ampliare il divario nelle perdite di veicoli con l’Ucraina. Da mesi ormai, la Russia ha la meglio negli scambi, persino secondo Oryx e altri contabili filo-ucraini.
Nel mese di giugno, si stima che la Russia abbia perso 42 veicoli militari contro i 232 dell’Ucraina.
Per quanto riguarda i cannoni semoventi, l’Ucraina ne ha persi 36 mentre la Russia ne ha persi 7, con un rapporto di 1:5,1 a favore della Russia. A maggio, il rapporto era di 1:4,5 a favore della Russia.
Il trend di usura dei veicoli continua a favorire nettamente la Russia. Per i cannoni semoventi, la tendenza è ancora più marcata.
Il grafico completo mostra i dati relativi a ciascun mese di quest’anno, con un totale di 267 sconfitte russe contro 1.314 ucraine:
È evidente che le statistiche delle perdite per l’Ucraina continuano a peggiorare, il che spiega perché gli organi di propaganda di Zelensky si siano scatenati il mese scorso con campagne di allarmismo senza precedenti sulla Crimea e sulle “rapine di 40 giorni” e simili.
Anche negli ultimi due giorni, le forze russe hanno nuovamente conquistato numerose aree e avanzato su tutta la mappa, non ultima la conquista di Konstantinovka, annunciata dal Ministero della Difesa russo. Ecco perché l’Occidente deve amplificare l’isteria il più possibile e distogliere l’attenzione dal fronte con false notizie come la seguente:
La “battaglia nei cieli” deciderà la guerra: Zelenskyy ha affermato che la fase decisiva del conflitto si è spostata dalla terra e dal mare all’aria, sostenendo che la “battaglia nei cieli” determinerà l’esito della guerra.
In un’intervista al FT di lunedì, poche ore dopo un massiccio attacco russo a Kiev, il presidente ucraino ha affermato che il suo paese era già riuscito a negare alla Russia la vittoria sul campo di battaglia e aveva respinto la sua flotta da gran parte del Mar Nero occidentale, lasciando spazio aereo come teatro decisivo.
“Oggi credo che la vittoria in questa guerra appartenga a chi è più intelligente”, ha detto Zelensky. “Se fermi il nemico sul campo di battaglia, se fermi la guerra sulla terraferma e se gli neghi il dominio in mare, come abbiamo fatto con i nostri droni navali, respingendo la flotta russa, allora il prossimo campo di battaglia sarà il cielo”.
«E francamente, in quella competizione conta molto meno chi ha il territorio più esteso», ha affermato, sottolineando i vantaggi della Russia in termini di geografia e risorse umane. «Ci siamo espansi nel dominio aereo. E nello spazio aereo siamo già competitivi».
Sembra quindi che ammetta tacitamente che quest’ultima spesa sia l’ultimo disperato tentativo dell’Ucraina di sconfiggere la Russia, perché, con le forze di terra in collasso, le infrastrutture in deterioramento e il capitale politico in dissoluzione, la “mania dei droni” ucraina è l’unica speranza rimasta per vincere la guerra. Sfortunatamente per lui, come stiamo vedendo, la Russia sta riprendendo il controllo dei cieli in questa “battaglia finale”, e presto diventerà evidente che l’esito di questo scontro fatale non sarà a favore dell’Ucraina.
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Il principale quotidiano conservatore polacco, Rzeczpospolita, ne ha parlato, seppur tardivamente.
Il giornalista polacco Marek Kutarba ha pubblicato un articolo su come ” Volodymyr Zelensky vorrebbe prendere il posto di Donald Tusk nei salotti europei “. Ha scritto che, “dal punto di vista di Kiev, [la disputa polacco-ucraina ] non è una disputa sul passato. È l’inizio di una rivalità sul futuro della regione: chi sarà il principale partner dell’Occidente nella politica verso la Russia, chi definirà l’agenda di sicurezza dell’Europa centro-orientale e chi diventerà il centro di gravità politico in questa parte del continente”.
Kutarba ha spiegato che “il problema di Varsavia è che [Germania e Ucraina] sono allo stesso tempo i nostri partner chiave e i nostri principali concorrenti. Differiscono solo per la portata e la natura di questa competizione. Nel caso della Germania, si tratta di dominanza strutturale nell’UE e della capacità di dettare la politica europea. Nel caso dell’Ucraina, si tratta di competere per lo status di ‘stato chiave’ per l’Occidente, Stati Uniti compresi, nel contesto del contenimento della Russia”.
Secondo Kutarba, “l’Ucraina non è più semplicemente beneficiaria del sostegno polacco. Sta diventando ciò che era destinata a diventare: un nostro concorrente. Un concorrente che, grazie alla guerra, ora ha una forza politica più solida nei rapporti con Washington, Berlino e Bruxelles rispetto alla Polonia, nonostante quest’ultima stia costruendo uno dei più grandi eserciti della NATO. Nel frattempo, l’Ucraina ha già un secondo esercito NATO, seppur al di fuori delle sue strutture”. Ciò che non viene menzionato è che la Germania ha in programma di costruire il più grande esercito dell’UE.
Riflettendo su quanto scritto da Kutarba, la Polonia si rende finalmente conto della sfida geostrategica che l’Ucraina le pone, ovvero come rivale per la leadership regionale , in quanto coordinatrice con la Germania per contenere la Polonia. Il principale consigliere di Zelensky, Mikhail Podolyak, dichiarò esplicitamente nell’estate del 2023 che i loro paesi sarebbero diventati concorrenti dopo la fine del conflitto ucraino e che “adotteremo chiaramente posizioni filo-ucraine, proteggeremo questi interessi e li difenderemo con fermezza”, ma ciò fu ignorato dal duopolio al governo in Polonia.
Przemysław Piasta ha recentemente scritto della minaccia che l’Ucraina post-bellica rappresenterà per la Polonia, pochi giorni prima che ” Un sergente ucraino di alto grado minacciasse la Polonia con attacchi di droni contro le sue città “. Sebbene un’insurrezione terroristica separatista appoggiata da Kiev nei territori sud-orientali della Polonia, rivendicati dai nazionalisti ucraini, sia al momento improbabile, non si può escludere un suo futuro scenario, così come non si può escludere un ritorno del sostegno tedesco a tale insurrezione, come avvenne nel periodo tra le due guerre.
È nell’interesse comune di Germania e Ucraina che la Polonia fallisca su tutti e tre i fronti, per poi subordinarsi alla loro visione di un’Europa post-bellica in cui la Polonia è inclusa congiuntamente. Non vogliono una Polonia forte, prospera e sovrana, capace di difendere con sicurezza i propri interessi nazionali. L’Ucraina si sta già riavvicinando al suo nuovo alleato militare tedesco e sta conducendo un’intensa guerra informativa contro la Polonia. Il tempo è quindi essenziale per evitare il tragico destino che Germania e Ucraina stanno tramando per la Polonia.
Ci sono cinque ragioni per cui la Polonia non intraprenderà una “guerra revanscista” contro l’Ucraina per questa regione.
Il capo di gabinetto del presidente polacco, Zbigniew Bogucki ha involontariamente scatenato l’indignazione degli ucraini quando si è riferito all’odierna Ucraina occidentale con il nome che le era stato attribuito nel periodo tra le due guerre, ovvero Piccola Polonia orientale anziché “Galizia orientale”. Il contesto era la sua condanna della glorificazione a livello statale da parte di Zelensky dell’OUN-UPA, che ha perpetrato un genocidio contro i polacchi in questa regione, in alcune zone di Lublino e della Polesia e, naturalmente, in Volinia, dove si è verificata la maggior parte delle uccisioni; ecco perché questo crimine è comunemente noto come Genocidio della Volinia.
La storiografia nazionalista ucraina considera il periodo tra le due guerre come una “occupazione imperiale”, motivo per cui coloro che, tra la popolazione, aderiscono a questa interpretazione rifiutano qualsiasi descrizione dell’odierna Ucraina occidentale come “Piccola Polonia orientale”, anche se era proprio così che all’epoca venivano chiamate tre delle sue regioni. Alcuni ritengono addirittura che il suo uso contemporaneo, nonostante sia un termine storicamente accurato da utilizzare quando si discutono gli eventi verificatisi in quella zona durante il periodo tra le due guerre, implichi rivendicazioni territoriali.
Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità per quanto riguarda il riferimento di Bogucki alla Piccola Polonia orientale, per cinque motivi. Innanzitutto, il presidente Karol Nawrocki ha firmato un impegno prima del secondo turno delle ultime elezioni, in cui prometteva, tra le altre cose, di non autorizzare l’invio di soldati polacchi in Ucraina. In secondo luogo, l’opinione pubblica polacca non sostiene tale scenario in ogni caso, indipendentemente dalle circostanze, e lui non ha intenzione di mettere a repentaglio il suo 54,8% di indice di gradimento in vista delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027 per questa questione.
Il terzo punto è che i polacchi non vogliono nemmeno pagare le pensioni di diversi milioni di ucraini né farsi carico dei costi di ricostruzione di quelle parti del loro paese, un tempo sotto il controllo polacco, che sono state danneggiate durante il conflitto in corso, nell’ambito della fantasia politica di Varsavia che intende riaffermare la propria autorità su di esse. Allo stesso modo, la Polonia rimane uno dei paesi più omogenei dal punto di vista etnico-religioso al mondo, e la sua popolazione, nel complesso, non vuole una minoranza ucraina di diversi milioni di persone dotata per di più di una propria lobby politica .
E infine, l’ultimo punto, di gran lunga il più importante, è che la Polonia non vuole entrare in guerra contro l’Ucraina, cosa che accadrebbe indiscutibilmente se tentasse di assumere il controllo della Piccola Polonia orientale. Anche nell’ipotesi in cui la Polonia sconfiggesse l’Ucraina, nonostante la superiorità dei droni ucraini che verrebbero utilizzati contro di essa in tal caso, come è stato segnalato qui e qui, sebbene nell’ipotesi di un attacco dell’Ucraina alla Polonia, alcuni abitanti locali opporrebbero resistenza. Quella parte dell’Ucraina, dopotutto, è il cuore della sua nazionalista.
Allo stesso tempo, ha anche svolto un ruolo fondamentale nella formazione della civiltà polacca, ma i polacchi di oggi si accontentano dei privilegi di esenzione dal visto di cui già godono grazie all’Ucraina per poter visitare facilmente i propri familiari e i siti storici senza che il loro governo debba prima riaffermare il controllo politico su di loro. Pertanto, non vi è alcun fondamento per il timore paranoico dei nazionalisti ucraini secondo cui la Polonia starebbe meditando una «guerra revanscista» a seguito del riferimento di Bogucki alla Piccola Polonia orientale, che era storicamente accurato per l’epoca.
Ciononostante, Zelensky ne approfitterà sicuramente per giustificare in modo perverso la campagna di odio polonofobica che sta conducendo per distogliere l’attenzione dai numerosi problemi dell’Ucraina all’indomani della revoca, da parte di Nawrocki, della più alta onorificenza polacca a lui conferita. Su questa base, Kiev potrebbe addirittura inasprire ulteriormente la sua disputa con Varsavia sull’UPA, ormai in continua escalation, magari presentando il potenziale sepoltura delle spoglie rimpatriate di Bandera e Shukhevich nel suo previsto “panteone nazionale” come “un atto di sfida contro l’imperialismo polacco”.
La spiegazione del ritardo di oltre un mese dall’annuncio russo è che si tratta di una rappresaglia contro gli attacchi terroristici ucraini, il che è vero, dato che l’Ucraina ha iniziato a condurre una serie di attacchi con il supporto degli Stati Uniti nell’ambito dell’operazione di influenza di 40 giorni di Zelensky per costringere la Russia a congelare il conflitto. Sebbene gli ultimi attacchi ucraini siano più una dimostrazione di forza che una strategia, come spiegato qui , soprattutto per distrarre l’attenzione dalle battute d’arresto sul fronte come a Konstantinovka, fanno parte di un piano più ampio.
Di recente Trump ha deciso di ” intensificare per poi allentare la tensione ” con la Russia attraverso una ” guerra di logoramento ” condotta dall’Ucraina. Tuttavia, “se Trump si rendesse conto che la sua nuova ‘guerra di logoramento’ non sta andando come previsto, potrebbe optare per raggiungere un accordo più equo con la Russia, proprio come ha fatto con l’Iran dopo che anche la Terza Guerra del Golfo non si è conclusa come previsto”, come è stato valutato qui dopo la sua ultima telefonata con Putin. A tal proposito, l’assistente di Putin, Yuri Ushakov, ha affermato che Putin ha informato Trump sulla reale situazione sul campo di battaglia, un aspetto cruciale.
Questo perché il giorno prima la ” Russia ha smascherato la nuova campagna di disinformazione a tre punte dell’Ucraina sul campo di battaglia “, accusandola di aver fuorviato gli Stati Uniti sullo stato del conflitto in vista del vertice NATO di questa settimana, dove Zelensky spera di ottenere maggiore sostegno finanziario e militare per la sua nuova “guerra di logoramento”. Trump potrebbe acconsentire alle sue richieste, ma forse solo entro certi limiti, come suggerito da una fonte che ha riferito alla TASS che i suoi inviati potrebbero tornare in Russia entro la fine di agosto, e la tempistica sarebbe cruciale.
Le prossime elezioni della Duma russa si terranno a fine settembre, seguite dalle elezioni di metà mandato statunitensi a novembre, e il mancato raggiungimento di un accordo sull’Ucraina prima di allora potrebbe ritardare qualsiasi soluzione politica almeno fino al 2029, qualora i Democratici riconquistassero il controllo di almeno una parte del Congresso. A differenza dei Repubblicani al governo, saranno fermamente contrari a offrire alla Russia anche solo un limitato allentamento delle sanzioni come incentivo al compromesso, e la credibilità di Putin sarebbe a rischio in patria se ponesse fine al conflitto senza tale concessione.
Per questi motivi, nei prossimi quattro mesi ci sono quattro periodi distinti da monitorare attentamente: da qui al potenziale ritorno degli inviati di Trump in Russia entro la fine di agosto; da allora alle elezioni della Duma di fine settembre; da allora alle elezioni di medio termine; e dopo le elezioni di medio termine. Il successo o l’insuccesso della “guerra di logoramento” ucraina in ciascuno di questi periodi influenzerà le probabilità di una soluzione politica, poiché sia Putin che Trump hanno motivi per raggiungerla prima delle rispettive elezioni.
L’ultima fase della guerra civile in Myanmar, la questione dei Rohingya e l’“Esercito Arakan” rappresentano i tre maggiori ostacoli a una più stretta cooperazione tra Bangladesh e Myanmar.
Gli ultimi due anni di tensioni indo-bengalesi , seguite alla destituzione dell’ex Primo Ministro filo-Delhi Sheikh Hasina, hanno escluso l’India dalla ripresa economica del Bangladesh. Per questo motivo Dacca guarda a Pechino, con l’obiettivo che la Cina sostituisca gli Stati Uniti come principale mercato di esportazione. Il commercio via terra attraverso il Myanmar sarebbe più rapido di quello via mare, consentendo così una crescita molto più veloce, oltre ad essere più affidabile rispetto al passaggio attraverso lo Stretto di Malacca, dopo il nuovo accordo di difesa tra Stati Uniti e Indonesia .
Il Myanmar è anche uno stretto partner della Cina, e ospita persino un importante progetto della Belt and Road Initiative (BRI), noto come “Corridoio Economico Cina-Myanmar” (CMEC), che corre parallelamente a un oleodotto e a un gasdotto. Si potrebbe quindi essere indotti a pensare che l’estensione del CMEC al Bangladesh sia piuttosto semplice, ma la realtà è che questo piano si scontra con notevoli difficoltà in Myanmar, non ultima l’ultima fase della guerra civile che imperversa dall’inizio del 2021. Per saperne di più, clicca qui .
La situazione non è così semplice come viene comunemente descritta dai media mainstream e alternativi, che la dipingono come un gruppo di ribelli filo-americani in lotta contro una giunta militare sostenuta dalla Cina. Tuttavia, questa descrizione contiene una parte di verità, data l’intensificarsi della competizione per le risorse minerarie critiche nel Paese nell’ultimo anno, come dettagliato qui e qui . Il Myanmar intrattiene rapporti amichevoli con la Cina, ma teme di diventarne eccessivamente dipendente; da qui la svolta verso gli Stati Uniti intrapresa durante l’amministrazione Obama, una strategia che potrebbe ripetersi sotto la presidenza Trump 2.0 qualora si raggiungesse un accordo sulle risorse minerarie critiche.
Inoltre, Myanmar e Bangladesh sono in conflitto da oltre un decennio a causa della questione Rohingya , che si riferisce alle persone di origine bengalese fuggite in massa in Bangladesh durante una vasta operazione antiterrorismo che l’Occidente ha descritto come pulizia etnica e persino genocidio. A complicare ulteriormente la situazione nello Stato di Rakhine, al confine con il Bangladesh, che è anche il punto terminale del CMEC e dei suoi due gasdotti paralleli, ci sono i ribelli dell'” Esercito di Arakan ” (AA).
Oggi controllano gran parte della regione attraverso cui dovrebbe transitare un eventuale corridoio sino-bengalese e stanno persino espandendo le loro operazioni in una regione birmana confinante . Finché il conflitto in Myanmar continuerà a imperversare, e sembra ben lungi dall’essere risolto a oltre cinque anni dalla sua riacutizzazione, nessun corridoio terrestre tra i due Paesi sarà fattibile. Potrebbe non esserlo nemmeno dopo la fine della guerra, a causa dell’alto rischio di incursioni dell’AA e di altri gruppi ribelli lungo il suo percorso.
Per questi motivi, il piano di cui Xi ha parlato con Rahman durante la visita di quest’ultimo a Pechino non si concretizzerà a breve, se mai si concretizzerà. Ciò che conta di più è il segnale inviato dalla rivelazione di tale discussione, che dimostra come la Cina intenda intensificare gli scambi bilaterali, concentrandosi su un maggior numero di importazioni dal Bangladesh, al fine di sostenere l’economia in difficoltà del suo partner. A questa influenza economica cinese in Bangladesh potrebbe seguire un’ulteriore espansione politica e militare, intensificando così la rivalità con l’India.
Le recenti decisioni a livello europeo e nazionale non promettono nulla di buono per loro.
La Commissione europea ha proposto di escludere i nuovi uomini ucraini in età militare dal regime speciale di protezione dei rifugiati dell’UE, accogliendo la richiesta dell’Ucraina di contribuire a ricostituire le proprie forze armate. A titolo informativo, il nuovo ministro della Difesa ucraino, Mikhail Fedorov, ha rivelato a gennaio che 200.000 uomini hanno già disertato e che altri dieci volte tanto (2 milioni) stanno attivamente eludendo la leva. Inoltre, gli uomini adulti rappresentano il 26% dei 4,3 milioni di ucraini residenti nell’UE, il che significa un ulteriore milione di potenziali coscritti.
La politica di coscrizione forzata nota come “busificazione”, che consiste nel prelevare uomini in età militare dalla strada e buttarli in minibus che li portano direttamente ai centri di addestramento locali e infine al fronte, è estremamente impopolare e sempre piùessendoosteggiata dalla popolazione. Pertanto, per l’UE sarà molto più facile espellere in futuro gli uomini in età militare non idonei che fuggono nel blocco, ma la soluzione ideale dal punto di vista dell’Ucraina è che vengano espulsi anche tutti coloro che si trovano già lì.
La Danimarca ha intenzione di fare proprio questo. Secondo RT , “Le autorità danesi vogliono modificare una legge speciale approvata nel 2022 per rendere gli uomini ucraini di età compresa tra i 23 e i 60 anni non idonei a ottenere permessi di soggiorno temporanei, a meno che non abbiano ottenuto un’esenzione dal servizio militare. Agli uomini ucraini di età inferiore ai 23 anni verrebbero concessi permessi di soggiorno solo fino al raggiungimento dell’età per la leva”. Meno di 50.000 ucraini hanno permessi di soggiorno in base a questa legge, e forse un quarto sono uomini adulti, ma avrebbe comunque un valore simbolico.
Altri paesi potrebbero potenzialmente seguire l’esempio della Danimarca, in quanto anche loro, come spiegato dal Ministro dell’Immigrazione danese, “non hanno mai inteso che le nostre norme di residenza venissero utilizzate per evitare la mobilitazione nelle Forze Armate ucraine. Farlo minerebbe lo sforzo bellico dell’Ucraina e indebolirebbe la capacità del paese di difendersi dagli attacchi russi”. Nel contesto della crescente disputa polacco-ucraina sulla glorificazione statale della Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA , ora sotto i riflettori di Varsavia.
La coalizione liberale al governo, come il governo conservatore che ha sostituito alla fine del 2023, sembra favorevole al mantenimento di privilegi speciali per gli uomini ucraini adulti per presunte ragioni economiche. Ciononostante, i conservatori hanno recentemente assunto un atteggiamento più ostile nei confronti dell’Ucraina e dei suoi rifugiati, lasciando intendere di essere disposti a deportarne alcuni. Se da un lato ciò aiuterebbe l’Ucraina contro la Russia, come la Polonia ha sempre cercato di fare, dall’altro significherebbe anche assecondare gli interessi di Zelensky, quindi potrebbero riconsiderare il loro sostegno.
Allo stesso modo, la coalizione liberale filo-ucraina potrebbe sacrificare i presunti benefici economici che la Polonia ricava dai rifugiati ucraini adulti di sesso maschile, deportandoli, sebbene con l’intento di compiacere Zelensky e forse come “ramoscello d’ulivo” nella faida tra il presidente conservatore e lui. È troppo presto per dire quale sarà il futuro di questo gruppo in Polonia, ma non si può escludere lo scenario di una deportazione di almeno alcuni di loro, il che potrebbe favorire i liberali in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027.
Mentre l’Ucraina continua a perdere terreno sul fronte, un fenomeno da cui le immagini drammatiche dei recenti attacchi contro la Russia mirano in parte a distrarre l’opinione pubblica mondiale, ci si aspetta che Kiev intensifichi la sua campagna di pressione contro l’UE – e in particolare contro la Polonia – per ottenere più carne da macello. I piani di Trump di ” escalation per de-escalation ” con la Russia attraverso un’intensa ” guerra di logoramento ” richiedono il rifornimento delle forze ucraine, quindi, se la “busificazione” non dovesse bastare, questo è l’unico piano di riserva.
Fino a poco tempo fa, sia la coalizione liberale al governo che i suoi oppositori conservatori erano convinti filo-ucraini, ed entrambi, a modo loro, davano priorità alla sicurezza dell’Ucraina rispetto a quella della Polonia, ma l’era del “Prima l’Ucraina” sembra ormai giunta al termine.
Do Rzeczy ha riportato il post del vice maresciallo del Sejm Krzysztof Bosak su X in risposta a quello del giornalista Paweł Sokala su come la coalizione liberale al governo del Primo Ministro Donald Tusk abbia trasferito segretamente missili Patriot all’Ucraina a marzo senza informare il Sejm né il Presidente . Questo è scandaloso per tre motivi: 1) il Presidente e il Sejm dovrebbero essere informati delle decisioni importanti in materia di sicurezza; 2) i missili Patriot sono ora scarsi; e 3) l’Ucraina in seguito ha tradito la Polonia.
Il report di Do Rzecy citava anche un post correlato dell’ex ministro della Difesa Mariusz Błaszczak su X. In esso si legge, tra l’altro, che “Se il governo ha davvero deciso di trasferirli all’estero in una situazione in cui esso stesso mette in guardia da possibili provocazioni russe e minacce alla sicurezza della Polonia, questo sembra un’azione completamente contraria al dovere fondamentale delle autorità, ovvero garantire la sicurezza dei propri cittadini”. Si riferisce all’avvertimento di Tusk secondo cui la Russia potrebbe presto organizzare una provocazione contro la Polonia.
Qui è stato spiegato perché le recenti notizie provenienti dagli Stati Uniti su questo argomento sono fake news del deep state, ma in generale, la maggior parte dei polacchi considera sinceramente la Russia una minaccia per ragioni storiche che esulano dallo scopo di questo articolo, che non è possibile analizzare o criticare. Ecco perché l’ultimo rapporto secondo cui il governo di Tusk avrebbe segretamente fornito all’Ucraina missili Patriot durante la Terza Guerra Mondiale è stato… GolfoLa guerra , quando era già evidente che presto le risorse sarebbero scarseggiate, è uno scandalo perché viene vista come un sacrificio della sicurezza della Polonia a vantaggio di quella dell’Ucraina.
Questo rende ancora più irritante per i polacchi l’esaltazione a livello statale dell’OUN-UPA da parte di Zelensky, poiché significa che ha deciso di sputare loro in faccia nonostante avesse appena ricevuto questi missili dal loro paese per proteggere i suoi compatrioti. I liberali al governo in Polonia, che di recente hanno iniziato a inasprire la loro posizione nei confronti dell’Ucraina in risposta alle pressioni dell’opinione pubblica in vista delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, si trovano quindi in una situazione ancora più imbarazzante a causa di questa debacle in materia di sicurezza.
La priorità che Tusk dà alla sicurezza dell’Ucraina rispetto a quella della Polonia è a dir poco scandalosa, soprattutto considerando che, dopo averlo già fatto a fine aprile , sta nuovamente seminando il panico riguardo a un imminente attacco russo. Questo, quindi, dovrebbe ulteriormente ridurre il gradimento della sua coalizione. In risposta, ci si aspetta che rinnovi la dose descrivendo l’opposizione come burattini della Russia e/o che inasprisca ulteriormente la sua posizione nei confronti dell’Ucraina. Entrambe le opzioni sarebbero una distrazione, ma solo la seconda sarebbe positiva per i polacchi nel loro complesso.
Guardando al futuro, si prevede che la disputa polacco-ucraina si intensificherà e aggraverà ulteriormente la già profonda divisione politica in Polonia, con entrambi i fattori che influenzeranno significativamente le prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. Pertanto, tutto ciò che accadrà da qui ad allora dovrebbe essere analizzato attraverso questa lente. Sia la coalizione liberale al governo che i suoi oppositori conservatori erano fino a poco tempo fa fortemente filo-ucraini, ed entrambi, a modo loro, davano priorità alla sicurezza dell’Ucraina rispetto a quella della Polonia, ma l’era del “Prima l’Ucraina” sembra ormai giunta al termine.
Non c’è paragone tra la richiesta della Polonia di scaricare Bandera in cambio del sostegno all’adesione dell’Ucraina all’UE e le richieste di sicurezza politica avanzate dalla Russia in vista dell’operazione speciale, soprattutto considerando che la Polonia ha aiutato l’Ucraina nella sua lotta contro la Russia a partire dal 2022.
Il capo di gabinetto di Zelensky, Kirill Budanov, ha scandalosamente paragonato la nuova richiesta bipartisan della Polonia di abbandonare Bandera in cambio del sostegno all’adesione dell’Ucraina all’UE alle richieste di sicurezza politica avanzate dalla Russia prima dell’operazione speciale . Nelle sue parole : “L’ultimo che ha cercato di darci un ultimatum è stata la Federazione Russa. Senza offesa per la Polonia, ma è un po’ più potente della Polonia, e non abbiamo accettato nemmeno il suo ultimatum. Sì, è stata dura, è stata brutta, c’è stato molto sangue”.
Il presidente Karol Nawrocki dovrebbe continuare la tradizione dei suoi predecessori di tenere un discorso in quel giorno triste, la cui data coincide con la ” Domenica di Sangue “, quando l’UPA prese di mira oltre 150 villaggi polacchi mentre gli abitanti erano in chiesa. Molte delle vittime, la maggior parte delle quali donne, bambini e anziani, furono torturate a morte . La glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky L’accusa di genocidio mossa contro l’OUN-UPA alla fine di maggio è stata la scintilla che ha innescato la crescente disputa polacco-ucraina.
La prospettiva patriottica polacca è che non sia stata la Polonia ad aumentare la tensione, ma solo l’Ucraina. Tuttavia, l’Ucraina considererebbe certamente un’“escalation” se Nawrocki pronunciasse il suo discorso al monumento al genocidio della Volinia, nel sud-est della Polonia, che raffigura un bambino polacco impalato su un tridente ucraino . Zelensky e i suoi si infurierebbero anche se usasse il termine storico “Piccola Polonia Orientale” per riferirsi a una parte del territorio in cui si è consumato il genocidio e ribadisse che l’Ucraina non entrerà nell’UE con Bandera.
Qualsiasi reiterazione della richiesta polacca che l’Ucraina consenta l’esumazione di tutte le vittime del genocidio della Volinia e la loro degna sepoltura, come già fatto in passato con la Germania per oltre 100.000 soldati della Wehrmacht, verrebbe probabilmente sfruttata per giustificare un’escalation ucraina. Lo stesso vale se Nawrocki riproponesse la sua proposta di vietare il banderismo, dopo che la coalizione liberale al governo, che l’ aveva respinta alla fine dello scorso anno, ha recentemente inasprito la sua posizione nei confronti dell’Ucraina a seguito delle pressioni dell’opinione pubblica in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027.
In ogni caso, il paragone fatto da Budanov tra la richiesta della Polonia di abbandonare Bandera in cambio del sostegno all’adesione dell’Ucraina all’UE e le richieste di sicurezza politica avanzate dalla Russia in vista dell’operazione speciale è molto offensivo per i polacchi, la maggior parte dei quali considera qualsiasi paragone con la Russia un insulto. Ciò è tanto più vero considerando che la Polonia ha speso il 4,91% del suo PIL in aiuti all’Ucraina, principalmente per i rifugiati, e ha donato equipaggiamento militare per un valore equivalente a circa 4,39 miliardi di dollari . La Polonia ha aiutato l’Ucraina mentre la Russia la attaccava.
Non importa quale sia la propria opinione sul conflitto ucraino, poiché è ovvio che Budanov sta provocando i polacchi con il suo falso paragone tra Polonia e Russia. I legami polacco-ucraini a livello statale e tra popoli non saranno mai più gli stessi finché Zelensky rimarrà al timone di quello che ora è indiscutibilmente il suo governo. anti-polaccoStato . Senza dubbio, “ La Polonia finalmente comprende la sfida geostrategica posta dall’Ucraina ”, e la loro rinnovata rivalità è ora la nuova realtà politica regionale.
È un fatto storicamente accertato che l’NKVD eliminò uno degli organizzatori del genocidio della Volinia.
Il principale fact-checker ucraino, Andrey Kovalenko, a capo del Centro per il contrasto alla disinformazione presso il Consiglio nazionale di sicurezza e difesa dell’Ucraina, ha avvertito in un messaggio su Telegram, ripreso dai media ucraini , che l’FSB stava pianificando di pubblicare un documento falsificato sul genocidio della Volinia. Secondo Kovalenko, l’obiettivo sarebbe stato quello di minare i rapporti bilaterali, omettendo però di menzionare che questi si sono incrinati a causa della glorificazione della Volinia da parte di Zelensky a livello statale. I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA .
Come era prevedibile, Kovalenko ha mentito, dato che il dossier sulla Volinia declassificato riguarda solo l’eliminazione, da parte dell’NKVD, di uno degli organizzatori del genocidio della Volinia, Dmitry Klyachivsky. Non c’è nulla di falso nel fatto che lo descrivano in questo modo, perché persino l’Istituto polacco per la Memoria Nazionale, finanziato con fondi pubblici, riconosce il suo ruolo di primo piano nel genocidio del popolo polacco. I lettori possono consultare l’articolo che è stato pubblicato qui alla fine del 2024 per saperne di più sul perché lo considerano il “principale responsabile”.
Certamente, la tempistica della declassificazione di questo documento coincide con l’escalation della disputa polacco-ucraina, innescata dalla glorificazione a livello statale da parte di Zelensky dei responsabili del genocidio in Volinia, appartenenti all’OUN e all’UPA, lasciando intendere che lo scopo sia quello di ricordare ai polacchi che l’URSS li aiutò a vendicarsi del genocidio. Questo non avvenne per solidarietà, ma perché l’UPA dirottò il suo terrorismo contro l’Armata Rossa dopo che quest’ultima aveva attraversato l’Ucraina diretta a Berlino, prima che l’Ucraina occidentale venisse (re)incorporata nell’URSS.
Ciononostante, l’FSB sembra aspettarsi che ricordare questo fatto ai polacchi possa migliorare l’immagine della Russia ai loro occhi, sebbene le due precedenti dichiarazioni della portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, rendano difficile raggiungere tale obiettivo. Nella prima, ha insistito sul fatto che le vittime del genocidio della Volinia fossero cittadini sovietici dal 1939, come Mosca li considera ufficialmente, sebbene praticamente tutti i polacchi ritengano che l’incorporazione dei ” Kresy ” (terre di confine orientali) da parte dell’URSS sia stata un’annessione illegale.
In un altro post su Telegram, ha poi scritto che “le élite polacche stesse sono infettate dal nazionalismo e professano con fervore la russofobia come se prendessero la comunione la domenica”. Il punto che intendeva sottolineare, ovvero che le élite polacche sono contrarie al governo russo, è vero, ma non si tratta solo di loro, dato che, secondo un sondaggio del Pew Research Center dell’estate 2025, il 90% dei polacchi ha un’opinione negativa della Russia. Questo per ragioni storiche che esulano dall’ambito di questo articolo, ma rappresenta l’attuale realtà politica.
La sua descrizione delle élite polacche, quindi, probabilmente offende la maggior parte dei polacchi che ne sono a conoscenza, così come il suo monito sul fatto che Mosca considera le vittime del genocidio della Volinia come cittadini sovietici. Sia chiaro, tutto ciò che ha detto è in linea con la politica russa, che lei ha il compito di illustrare. Detto questo, si può sostenere che le sue osservazioni ostacolino l’obiettivo implicito dell’FSB di migliorare l’immagine della Russia agli occhi dei polacchi, ricordando loro che l’URSS ha ucciso Klyachivsky, annullando così l’effetto politico della loro ultima pubblicazione.
Come suggerito in precedenza , questo obiettivo potrebbe essere perseguito in modo più efficace restituendo i simboli militari polacchi al cimitero di guerra di Katyń e lanciando poi una campagna di pubbliche relazioni sull’approccio della Russia a Katyń. Ciò metterebbe in luce le posizioni diametralmente opposte di Russia e Ucraina riguardo ad alcuni crimini commessi dai rispettivi paesi contro i polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale. A meno che ciò non accada, tutti gli altri sforzi saranno probabilmente vani, soprattutto se a Zakharova non verrà chiesto (magari dall’FSB) di tacere per il momento sui polacchi.
A quanto pare, i fattori elettorali hanno la precedenza su qualsiasi obbligo informale che il primo ministro liberale Donald Tusk possa aver assunto in precedenza nei confronti dell’UE e del suo leader di fatto tedesco.
Il primo ministro liberale Donald Tusk ha sorpreso gli osservatori dichiarando che la Polonia dovrebbe essere cauta nell’assumere ulteriori impegni finanziari nei confronti dell’Ucraina. Ha subito chiarito di sostenere questa posizione “non perché ritenga che l’Ucraina non abbia bisogno di sostegno finanziario, ma perché la Polonia ha grandi responsabilità riguardo all’intero confine orientale dell’Unione Europea”. Tusk ha inoltre incolpato Zelensky per l’escalation della disputa polacco-ucraina e lo ha esortato a fare il necessario per ridurre le tensioni.
Meno di una settimana prima di questa nuova dichiarazione politica, il Ministro della Difesa polacco, che ricopre anche la carica di Vice Primo Ministro, ha confermato che l’Ucraina ha rinnegato l’ accordo con la Polonia per lo scambio di droni con i MiG . Poco dopo, ha avvertito separatamente che la Polonia non permetterà all’Ucraina di entrare nell’UE con Bandera. Tutto ciò rappresenta un’inversione di rotta nell’approccio della coalizione liberale al governo nei confronti dell’Ucraina dopo che Tusk aveva precedentementeha criticato la decisione del presidente conservatore Karol Nawrocki di revocare la più alta onorificenza polacca a Zelensky.
Nawrocki lo fece dopo che Zelensky glorificò la Volinia I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA a livello statale hanno respinto le proposte di de-escalation della Polonia , condivise con Kirill Budanov nelle circa tre settimane intercorse tra la sua minaccia di revocare l’Ordine dell’Aquila Bianca e la sua effettiva revoca. Il voltafaccia di Tusk è probabilmente un astuto calcolo politico in vista delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027, dopo che sondaggi autorevoli hanno rivelato che molti più polacchi sostengono l’approccio di Nawrocki a questa controversia.
Secondo lui , “ha unito l’intero spettro politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra, attorno a un unico approccio nei confronti dell’Ucraina. Il messaggio è ora straordinariamente coerente: basta con i gesti simbolici e gli appelli unilaterali ai valori condivisi. Senza il rispetto di Kiev, senza sforzi costanti per migliorare il clima politico e senza che i leader ucraini riducano attivamente i costi politici interni del sostegno all’Ucraina, la Polonia semplicemente non sarà disposta né in grado di fare di più”.
Sebbene Tusk non si spinga fino al punto suggerito dal leader dell’opposizione nazionalista libertaria Grzegorz Braun nella sua proposta in cinque punti su come rispondere all’Ucraina, che prevede una rapida denazificazione senza sparare un colpo , la pressione dell’opinione pubblica lo ha già spinto ad assumere una posizione più intransigente a livello retorico. Se non autorizzerà ulteriori impegni finanziari polacchi nei confronti dell’Ucraina e la manterrà fuori dall’UE fino alla denazificazione, sarà costretto a cambiare concretamente la politica polacca, il che rappresenterebbe un risultato significativo.
In tal caso, si potrebbe concludere che i fattori elettorali abbiano avuto la precedenza su qualsiasi obbligo informale che Tusk potesse aver assunto in precedenza nei confronti dell’UE e del suo leader di fatto tedesco, quest’ultimo il quale, secondo il leader dell’opposizione conservatrice Jarosław Kaczyński, egli funge da “agente” . L’autoconservazione politica potrebbe quindi essere più importante per Tusk di qualsiasi altra cosa e, tenendo conto di ciò, i polacchi potrebbero spingerlo ad adottare un approccio ancora più duro nei confronti dell’Ucraina rispetto a quello già intrapreso.
Le sole parole non basteranno a far cambiare idea a Trump, ma è risaputo che hanno un effetto su di lui a seconda di chi le pronuncia e del contesto generale. Per questo motivo, la continua resilienza della Russia di fronte alla serie di attacchi aerei sostenuti dagli Stati Uniti e ai continui successi sul campo dell’Ucraina è fondamentale.
Ecco perché è stato così sorprendente che Putin e Lavrov abbiano inviato auguri così cordiali in occasione del 250 ° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti . Chiaramente, volevano segnalare a Trump e al popolo americano che né loro né il popolo russo rappresentano una minaccia. Al contrario, entrambi hanno ricordato nei loro messaggi che la Russia ha sostenuto gli Stati Uniti nella Guerra d’Indipendenza e nella Guerra Civile, combattendo al loro fianco nelle due Guerre Mondiali, e che insieme hanno contribuito a plasmare l’ordine mondiale successivo attraverso le Nazioni Unite.
Sia Putin che Lavrov hanno espresso un cauto ottimismo sulla capacità dei loro paesi di mantenere la sicurezza e la stabilità internazionale attraverso la ripresa di un dialogo costruttivo. Putin, in particolare, ha sottolineato la loro speciale responsabilità in tal senso, in quanto due delle maggiori potenze nucleari al mondo. Questo è stato un sottile monito sulle conseguenze apocalittiche che si verificherebbero qualora le tensioni, recentemente riaccese, dovessero degenerare. Tuttavia, come spiegato qui e qui , Putin è estremamente avverso al rischio, quindi una situazione del genere non dipenderebbe da lui.
La prerogativa di inasprire pericolosamente le tensioni, tenendo conto delle suddette implicazioni, o di allentarle responsabilmente per il bene della pace mondiale, spetta interamente a Trump, il che spiega in parte perché Putin e Lavrov siano stati così cordiali nei loro auguri per il 250 ° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Avrebbero potuto limitarsi a inviare dichiarazioni di circostanza, o addirittura non inviarne affatto, ma si sono volutamente prodigati per il bene comune, mostrandosi amichevoli nonostante la notevole tensione che le relazioni russo-americane stanno attraversando.
È proprio perché Trump ha dato inizio a questo nuovo periodo difficile nelle loro relazioni, rinnegando lo “Spirito di Ancoraggio”, che è l’unico in grado di invertire questa tendenza. La Russia non intende cedere su nessuna delle questioni fondamentali legate alla sua sicurezza e sovranità, come ad esempio permettere all’Ucraina, ormai ridotta a un territorio marginale, di rimanere la base operativa avanzata della NATO o vendere le quote di controllo delle sue compagnie statali nel settore delle risorse naturali. Probabilmente Putin glielo ha ricordato durante la loro telefonata di quasi 90 minuti nel giorno dell’Indipendenza .
Le sole parole non basteranno a far cambiare rotta a Trump, ma è risaputo che hanno un effetto su di lui a seconda di chi le pronuncia e del contesto generale. Per questo motivo, la continua resilienza della Russia di fronte alla serie di attacchi aerei sostenuti dagli Stati Uniti e ai continui successi sul campo dell’Ucraina sono fondamentali. Se Trump si rendesse conto che la sua nuova “guerra di logoramento” non sta procedendo come previsto, potrebbe optare per raggiungere un accordo più equo con la Russia, proprio come ha fatto con l’Iran dopo la Terza Guerra Mondiale.Golfo Neanche la guerra si è svolta come previsto.
Come è stato recentemente suggerito qui , “sarebbe quindi meglio se Putin indurisse il suo cuore, cambiasse la sua opinione sugli ucraini e facesse ciò che è necessario” per vincere il conflitto ucraino alle condizioni della Russia, prima che i sacrifici causati dalla “guerra di logoramento” degli Stati Uniti si accumulino. Se i recenti attacchi su larga scala della Russia contro obiettivi militari a Kiev sono un’indicazione, allora Putin potrebbe “intensificare per poi allentare la tensione” con l’Ucraina attraverso ” attacchi sistematici “, come precedentemente preannunciato, il che potrebbe cambiare le carte in tavola.
La massima che la Polonia potrebbe fare è subordinare il suo continuo sostegno finanziario e militare all’Ucraina alla salvaguardia, da parte di Kiev, dei diritti della sua minoranza polacca, ma è improbabile che la coalizione liberale filo-ucraina al governo lo faccia, quindi ci sono poche possibilità che ciò accada prima delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027.
L’ex ambasciatore polacco in Ucraina, Bartosz Cichocki, ha confermato in una recente intervista radiofonica ciò che molti polacchi già sospettavano e che alcuni potrebbero aver già sentito dai propri parenti riguardo alle politiche discriminatorie dell’Ucraina nei confronti della minoranza polacca. Nelle sue parole: “Non ci sono pestaggi per strada, ma forse sta accadendo qualcosa di peggio. I fedeli non hanno il diritto di riappropriarsi delle proprie chiese. L’istruzione polacca viene limitata, e così via”.
Cichocki ha poi rivelato che le autorità non sollevano la questione “in nome di un bene superiore, ma chiunque viaggi, chiunque abbia contatti e legami familiari, lo sa benissimo. Più ci si avvicina al confine con la Polonia, peggio è”. Ha poi condannato l’esaltazione della Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA, così come il ministro degli Esteri Radek Sikorski, hanno incontrato il suo omologo ucraino a un evento a Cipro il giorno successivo senza sollevare la questione, approvandola quindi tacitamente.
L’importanza dell’intervista a Cichocki, tuttavia, risiede in ciò che ha detto sulla minoranza polacca in Ucraina. Per contestualizzare, nel paese vivono ancora circa 145.000 polacchi, i cui antenati vissero per quasi sette secoli, da quando Casimiro il Grande estese l’allora Regno di Polonia fino a quelle terre. I territori dell’Ucraina odierna sono stati così fondamentali per la formazione della civiltà-stato polacca che diversi re, molti eroi militari e numerose figure socio-culturali provenivano da lì.
L’“ Operazione polacca ” del 1937 dell’NKVD (la più grande persecuzione etnica durante il Grande Terrore), il genocidio della Volinia e gli “scambi di popolazione” del dopoguerra hanno drasticamente ridotto il numero di polacchi alla cifra esigua di oggi, ma la loro impronta rimane visibile nell’architettura locale e soprattutto nelle chiese. Ciononostante, nonostante le allusioni del capo dei servizi segreti esteri russi Sergey Naryshkin , lo scorso anno, secondo cui la Polonia potrebbe tentare di rivendicare questi territori dall’Ucraina, non vi è alcun interesse in tal senso né a livello statale né a livello della società civile.
Lo Stato aderisce alla ” Dottrina Giedroyc ” che prevede il rispetto dello status quo geopolitico postbellico, mentre i polacchi non vogliono accollarsi il costo delle pensioni di diversi milioni di ucraini, né desiderano una minoranza etno-nazionale così significativa nel loro Paese, in gran parte omogeneo. Va inoltre da sé che i nazionalisti ucraini potrebbero opporsi violentemente alla reincorporazione in Polonia, dato che l’attuale Ucraina occidentale è la culla storica del loro movimento. Né lo Stato polacco né i polacchi lo desiderano.
Il massimo che la Polonia potrebbe fare a questo proposito è subordinare il suo continuo sostegno finanziario e militare all’Ucraina alla salvaguardia dei diritti della minoranza polacca da parte di Kiev, ma è improbabile che la coalizione liberale filo-ucraina al governo lo faccia, quindi ci sono poche possibilità che ciò accada prima delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027. Una coalizione populista conservatrice potrebbe sostituirla e, nonostante l’altrettanto intensa filo-ucraina del precedente governo conservatore, quest’ultimo ha poi cambiato idea e ora sostiene un approccio più intransigente.
Riassumendo, la nuova campagna di disinformazione ucraina sul campo di battaglia, articolata su tre fronti, minimizza i successi russi sul terreno, presentandoli come un’espansione della “zona grigia”, potenzialmente pianificando ulteriori attacchi terroristici e incursioni simboliche a scopo diversivo, e mentendo spudoratamente sui propri successi.
Venerdì Putin ha visitato un posto di comando avanzato per un briefing con gli alti ufficiali militari sugli ultimi sviluppi dell’operazione speciale . La notizia più ampiamente riportata è stata la conferma della conquista di Konstantinovka, un agglomerato di fortezze cruciale nel Donbass settentrionale, a danno dell’Ucraina. Al contrario, molta meno attenzione è stata dedicata alla nuova campagna di disinformazione ucraina su tre fronti riguardo al campo di battaglia appena svelato dalla Russia, che questo articolo esaminerà e analizzerà.
Il capo di stato maggiore Valery Gerasimov ha esordito affermando che “il regime di Kiev sta cercando di convincere i suoi sostenitori occidentali di averci strappato l’iniziativa e di aver compiuto progressi significativi sul campo di battaglia. A tal fine, sta conducendo una campagna di informazione in cui dimostra i presunti successi delle formazioni delle Forze Armate ucraine, nascondendo al contempo i territori liberati dalle truppe russe con la formula neutrale che ‘si sono spostate nella zona grigia’”.
A ciò hanno fatto seguito altri due avvertimenti correlati da parte di Putin. Riguardo al primo, ha affermato: “Ora, riguardo ai presunti successi del nemico sul campo di battaglia, dobbiamo innanzitutto tenere presente che, per rafforzare le loro leggende e menzogne, le loro false affermazioni, il nemico potrebbe intraprendere azioni di sabotaggio e terroristiche, lanciando sortite, seppur con forze limitate, ma con grande clamore propagandistico, al fine di confermare le proprie affermazioni sui presunti successi. Dobbiamo essere preparati a queste possibili sortite.”
È poi passato al secondo argomento, parlando di come “le dichiarazioni spavalde dei leader del regime di Kiev riguardo a successi che sappiamo essere inesistenti siano, in linea di principio, a nostro vantaggio, poiché sono attori, e non conoscono altro, e non hanno mai imparato altro. Eppure, con le loro azioni e dichiarazioni, indubbiamente disorganizzano sia se stessi che i loro finanziatori. Ripeto: questo è a nostro vantaggio”.
Riassumendo, la nuova campagna di disinformazione ucraina sul campo di battaglia, articolata su tre fronti, minimizza i successi russi sul terreno presentandoli come un’espansione della “zona grigia”, pianifica potenzialmente ulteriori attacchi terroristici e incursioni simboliche a scopo diversivo e mente spudoratamente sui propri successi. Il primo aspetto era già evidente a chi studia attentamente le mappe prodotte dagli account filo-Kiev, mentre la dimensione terroristica del secondo è già in atto con la serie di attacchi ucraini contro la Russia .
L’aspetto dell’incursione potrebbe assumere la forma di un’altra campagna transfrontaliera simile a quella di Kursk contro la Russia e/o la Bielorussia, quest’ultima recentemente nel mirino dell’Ucraina , mentre le menzogne palesi sui successi dell’Ucraina sul campo sono già comuni, ma potrebbero diventare ancora più frequenti. Il contesto più ampio in cui si inserisce questa nuova campagna di guerra informativa riguarda l’operazione di influenza di 40 giorni esplicitamente dichiarata da Zelensky contro la Russia, volta a costringerla a congelare il conflitto.
Visto che Gerasimov ha anche affermato che i recenti attacchi russi hanno compromesso le capacità di attacco a lungo raggio dell’Ucraina, l’unica vera minaccia rappresentata dalla nuova campagna di guerra informativa ucraina è costituita da attacchi terroristici contro le zone di confine e da un’altra incursione simile a quella di Kursk. È impossibile sventare entrambi gli scenari in modo perfetto, quindi è possibile che queste minacce si concretizzino in futuro, ma gli osservatori dovrebbero ricordare che si tratta più di una messa in scena che di una strategia e che l’Ucraina non sta realmente vincendo.
Lungi dal volere un’escalation delle tensioni con la Polonia, la Russia auspica una normalizzazione dei rapporti, ma ciò non è possibile finché infuria il conflitto in Ucraina, e Varsavia non sembra comunque interessata.
La scorsa settimana il Telegraph ha ripreso un articolo del media polacco Onet riguardante presunti avvertimenti americani secondo cui la Russia starebbe pianificando delle provocazioni contro la Polonia. Secondo le loro fonti, queste potrebbero assumere diverse forme, tra cui, a titolo esemplificativo, un attacco con droni contro infrastrutture critiche, simulazioni di raid aerei per costringere la Polonia ad attivare i propri sistemi di difesa aerea e/o un’incursione accidentale al confine da parte di truppe russe e/o bielorusse, attribuita a un guasto del GPS. L’obiettivo sarebbe quello di ridurre gli aiuti all’Ucraina.
Il contesto più ampio, che viene vistosamente omesso da entrambi i resoconti, riguarda l’escalation della disputa polacco-ucraina dopo che Zelensky ha glorificato la Volinia I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA a livello statale. Da allora, in Polonia si sono levate voci che chiedono la fine degli aiuti del proprio paese all’Ucraina e che smetta anche di agevolare gli aiuti di altri paesi. Inoltre, molti polacchi ora guardano negativamente agli ucraini dopo che questi hanno giustificato la glorificazione dell’OUN-UPA, che ha rovinato i rapporti tra i popoli forse per una generazione.
In tali circostanze, sarebbe assolutamente controproducente per la Russia intraprendere qualsiasi azione che possa ripristinare il sostegno della società polacca all’Ucraina e la simpatia per il suo popolo. Questo è probabilmente il motivo per cui non sta pianificando alcuna provocazione contro la Polonia. Pertanto, ci si aspetta al massimo che amplifichi tutti gli aspetti di questa disputa all’interno del suo “ecosistema mediatico globale”, limitando così la sua risposta al dominio della guerra dell’informazione, senza estenderla ad alcuna forma di intervento militare.
Attuare una qualsiasi delle provocazioni segnalate comporterebbe anche il rischio di una spirale di escalation incontrollabile, qualcosa che il solitamente cauto Putin ha costantemente cercato di evitare negli ultimi quattro anni e mezzo, e questo è uno dei motivi per cui rimane riluttante a intensificare le ostilità contro l’Ucraina . Gli osservatori dovrebbero inoltre sapere che la Polonia ora controlla il terzo esercito più grande della NATO , il più grande in Europa, e questo è un ulteriore motivo per cui la Russia non vuole rischiare un conflitto con la Polonia.
Nell’improbabile eventualità che alcuni missili russi, a causa di interferenze elettroniche, dovessero accidentalmente sconfinare in Polonia, ci si aspetta che il presidente polacco Karol Nawrocki reagisca con calma, anziché lasciarsi manipolare dal “deep state” per scatenare una guerra con la Russia, come tentato di fare lo scorso settembre, quando questo episodio si verificò per la prima volta, come spiegato qui . È possibile che queste stesse forze del “deep state” e i loro alleati americani siano responsabili di quest’ultima notizia sulle provocazioni russe contro la Polonia, al fine di dare nuova linfa al loro fallimentare complotto.
Dopotutto, è del tutto possibile che futuri attacchi russi contro obiettivi militari nell’Ucraina occidentale falliscano ancora una volta a causa di interferenze elettroniche, dopodiché queste forze dello “stato profondo” potrebbero appellarsi ai precedenti avvertimenti degli Stati Uniti e all’ultimo rapporto per mentire, sostenendo che si è trattato di una provocazione deliberata. Gli altri scenari, ovvero un attacco simulato e l’attraversamento accidentale del confine, sono comunque improbabili, rispettivamente, a causa dei timori di escalation già menzionati da Putin e delle nuove e robuste difese di confine della Polonia.
Per questi motivi, l’ultimo rapporto può essere considerato una provocazione di guerra informativa da parte dei membri polacchi e americani del “deep state”, e non un riflesso accurato delle intenzioni russe. Lungi dal volere un’escalation delle tensioni con la Polonia, la Russia desidera una normalizzazione dei rapporti, ma ciò non è possibile finché infuria il conflitto ucraino , e Varsavia non sembra comunque interessata. Ci si aspetta quindi che la Russia mantenga la pace con la Polonia, non rischi una guerra, e Nawrocki non vuole la guerra con la Russia.
La rinnovata rivalità polacco-ucraina rappresenta la nuova realtà politica della regione.
Zelensky e Kirill Budanov hanno dichiarato che nessuno dirà agli ucraini chi possono onorare, in una replica alla Polonia dopo che il presidente Karol Nawrocki ha revocato l’Ordine dell’Aquila Bianca a Zelensky per la sua glorificazione a livello statale della Volinia. I colpevoli del genocidiodell’OUN-UPA . Ciò ha coinciso con la presentazione da parte di Zelensky di un disegno di legge alla Rada per la creazione di un “pantheon nazionale”, che è stato rapidamente approvato , spingendo così il portavoce di Nawrocki a condannare questo sviluppo come un “passo di escalation” nella loro disputa.
Zelensky ha già rimpatriato e seppellito nuovamente i resti dell’ex leader dell’OUN, Andrey Melnik, poco prima di intitolare un’unità di commando d’élite in onore dell’UPA, quindi i polacchi si aspettano che altri responsabili di genocidio come Stepan Bandera e Roman Shukhevich vengano glorificati per sempre nel “pantheon nazionale” ucraino. Ciò distruggerebbe indefinitamente i legami politici polacco-ucraini, anche se la Polonia probabilmente continuerebbe a facilitare le esportazioni tecnico-militari della NATO verso l’Ucraina almeno fino alla fine delle ostilità in corso.
La vicepresidente della Rada, Olena Kondratiuk, ha confermato che la sua istituzione approverà leggi separate per ogni individuo che verrà onorato nel loro “pantheon nazionale”, il che potrebbe consentire a Zelensky di spacciare la glorificazione di quei due collaboratori nazisti per “la volontà democratica del popolo”. D’altro canto, ciò eliminerebbe ogni dubbio residuo, anche per i polacchi più illusi, sul fatto che l’Ucraina si sia effettivamente trasformata in uno stato anti-polacco , un processo non inevitabile ma agevolato dalla Germania, come spiegato qui .
I legami politici non sarebbero più gli stessi se la Rada approvasse la glorificazione di Bandera e Shukhevich nel “pantheon nazionale” con la risepoltura dei loro resti rimpatriati. ” La Polonia potrebbe denazificare rapidamente l’Ucraina senza sparare un solo colpo, ma Tusk si rifiuta di farlo ” minacciando di porre fine al ruolo della Polonia nel facilitare l’esportazione del 90% delle attrezzature tecnico-militari della NATO in Ucraina. Se l’Ucraina non si conformasse e Tusk andasse avanti, Zelensky probabilmente tornerebbe sui suoi passi nel giro di pochi giorni.
Poiché Tusk non ha la volontà politica di farlo, è lecito supporre che quei due collaboratori nazisti entreranno a far parte del “pantheon nazionale” ucraino in futuro, ma non ci si aspetta che l’UE si tiri indietro, visto che il leader tedesco del blocco è ora il nuovo protettore militare del paese (dopo gli Stati Uniti, ovviamente). Questo è un elemento cruciale della sua grande strategia, come spiegato qui , soprattutto nei confronti della Polonia, quindi Berlino non esiterà a continuare a sostenere Kiev nonostante l’inevitabile glorificazione dei collaboratori nazisti responsabili del genocidio.
La Polonia rischia quindi di isolarsi diplomaticamente in Europa su questa questione, il che rappresenterà certamente uno shock per la maggior parte dei polacchi, che si aspettavano solidarietà con la lotta della Polonia contro l’Ucraina per la verità storica del genocidio della Volinia, dopo tutto ciò che ha fatto per l’UE e la NATO nel corso dei decenni. La conseguente delusione potrebbe facilmente tradursi in una schiacciante vittoria per gli oppositori conservatori e populisti dell’attuale coalizione liberale filo-europea dopo le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027.
L’unico modo per evitare una disfatta elettorale sarebbe che i liberali si contendessero con gli avversari la linea più dura nei confronti dell’Ucraina, ma Tusk non ha la volontà politica necessaria, essendo un filo-tedesco e un ucrainofilo, quindi l’intera sua coalizione può essere considerata, di fatto, un partito zoppo. Ci vorranno circa 15 mesi, ma l’imminente ritorno al potere dei conservatori (probabilmente in coalizione con i populisti) consoliderebbe la rinnovata rivalità polacco-ucraina come nuova realtà politica della regione.
Considerata la natura ufficialmente definita “speciale e privilegiata” del partenariato strategico russo-indiano, si dovrebbe presumere che Putin non abbia autorizzato Lukashenko a vendere attrezzature militari ad alta tecnologia al Pakistan per essere utilizzate contro l’India e che sarebbe inorridito se Lukashenko avesse acconsentito a farlo.
Il capo di stato maggiore dell’aeronautica pakistana, il maresciallo Zaheer Ahmed Babar Sidhu, ha recentemente visitato Minsk, capitale della Bielorussia, per colloqui di alto livello sull’ampliamento della cooperazione tecnico-militare . Sputnik ha citato l’opinione del noto analista pakistano, il contrammiraglio in pensione Faisal Shah, in un articolo pubblicato su X , secondo cui “l’industria bellica bielorussa potrebbe offrire al Pakistan droni, microelettronica, optronica e veicoli militari pesanti”. È stato inoltre menzionato “un emergente triangolo di difesa Pakistan-Bielorussia-Russia”.
Sebbene nessuna delle due parti abbia ancora confermato con esattezza cosa sia stato concordato durante i colloqui tra Sidhu e le sue controparti bielorusse, il Times of India ha pubblicato subito dopo un articolo chiedendo: ” Il Pakistan sta forse costruendo silenziosamente un potente triangolo militare Russia-Bielorussia contro l’India? “. La Bielorussia è il principale alleato militare della Russia ed entrambi i paesi partecipano allo Stato dell’Unione, quindi è lecito che gli indiani si chiedano se Putin abbia incaricato il presidente bielorusso Alexander Lukashenko di armare il Pakistan contro l’India.
Anche la Russia e il Pakistan sono nel mezzo di un rapido riavvicinamento che dovrebbe raggiungere la sua prossima pietra miliare con la visita del Primo Ministro Shehbaz Sharif entro la fine dell’estate, dopo che il suo viaggio inizialmente previsto per l’inizio di quest’anno è stato bruscamente rinviato a causa della Terza Guerra Mondiale.GolfoGuerra . Insieme alla nuova copertura mediatica positiva del Pakistan e a quella negativa dell’India da parte dell'”ecosistema mediatico globale” russo, sia dei media statali che dei principali influencer “non russi filo-russi” , è comprensibile perché l’India possa essere preoccupata.
Inoltre, il Ministro degli Affari Esteri Dr. Subrahmanyam Jaishankar ha aspramente criticato gli europei proprio il mese scorso per aver venduto armi al Pakistan, armi che sono state poi utilizzate contro l’India, e all’inizio dell’anno aveva criticato personalmente il suo omologo polacco per aver contribuito ad “alimentare l’infrastruttura terroristica nel nostro vicinato”. Quest’ultima accusa si riferiva al viaggio di Radek Sikorski in Pakistan alla fine dello scorso anno, nei mesi successivi al conflitto indo-pakistano della primavera precedente . Esiste quindi un precedente che consente all’India di applicare lo stesso criterio nei confronti della Bielorussia.
Resta da vedere se lo farà pubblicamente o meno, ma è quasi certo che l’India utilizzerà, come minimo, canali diplomatici discreti per chiedere chiarimenti alla Russia sui dettagli di eventuali accordi tecnico-militari che Bielorussia e Pakistan potrebbero aver stipulato durante la visita di Sidhu a Minsk. Probabilmente farà anche tutto il possibile per capire se la Russia abbia approvato l’accordo raggiunto o se Lukashenko si stia comportando ancora una volta “indipendentemente” da Putin, in modi che vanno contro gli interessi russi.
Ha una lunga esperienza in questo campo, inoltre ora è in trattative con gli Stati Uniti per un ” grandeL’accordo “di cui si è vantato è in fase di negoziazione tra loro, quindi è possibile che stia “facendo di testa sua” ancora una volta, ma in modi che non superano la soglia di punizione di Putin. Sebbene l’economia bielorussa dipenda dal mercato russo e dai sussidi energetici, la Russia specialeL’operazione dipende dal fatto che la Bielorussia non “diserti”, una situazione che Lukashenko potrebbe sfruttare per spingere al limite le politiche “indipendenti” che Putin è disposto a tollerare.
Considerata la natura ufficialmente definita “speciale e privilegiata” del partenariato strategico russo-indiano, si dovrebbe presumere che Putin non abbia autorizzato Lukashenko a vendere attrezzature militari ad alta tecnologia al Pakistan per utilizzarle contro l’India e che sarebbe inorridito se Lukashenko avesse acconsentito a farlo. Tuttavia, proprio perché la Russia ha bisogno della Bielorussia in questo momento più di quanto la Bielorussia abbia bisogno della Russia, Putin ha le mani legate per quanto riguarda la reazione, qualora questa fosse la verità, e si spera che l’India lo comprenda.
Gli attacchi a lungo raggio della Russia sono molto più distruttivi di quelli dell’Ucraina, quindi la loro cessazione darebbe a Kiev una tregua, così come limitare le operazioni di combattimento ai quattro territori contesi lungo la linea del fronte permetterebbe a Kiev di ridispiegare truppe in quelle zone da altre parti, il che contribuirebbe in entrambi i casi a scongiurare una crisi.
Recentemente è stato affermato che ” Putin ha respinto la richiesta di Zelensky per un incontro bilaterale con buone ragioni “, e allo stesso modo, Putin ha respinto con buone ragioni anche le due richieste interconnesse di cessate il fuoco avanzate dall’Ucraina. Le ha rivelate durante una conversazione con un giornalista russo alla fine di giugno. Secondo lui, riguardavano la cessazione degli attacchi a lungo raggio e la limitazione delle operazioni di combattimento nei quattro territori contesi lungo la linea del fronte. Putin ha poi spiegato le motivazioni del suo rifiuto.
Per quanto riguarda il primo punto, ha affermato che “I nostri attacchi di rappresaglia in profondità nel territorio ucraino sono molto più potenti, più efficaci e, francamente, più distruttivi, con conseguenze davvero gravi per il regime di Kiev”. Riguardo al secondo punto, ha spiegato che “Se dovessimo raggiungere un accordo, ciò consentirebbe alle forze armate ucraine di ridispiegare truppe dalle regioni di Nikolayev, Dnipropetrovsk, Kharkov e Sumy, nonché da alcune zone del confine di Stato, per rinforzare queste quattro regioni”.
Putin ha aggiunto che “Data la catastrofica carenza di personale delle forze armate ucraine, a quanto pare credono che questo potrebbe rappresentare una via d’uscita. Ma salvare il regime di Kiev non fa parte dei nostri piani”. Questi sono tutti ottimi motivi per respingere le due richieste di cessate il fuoco interconnesse dell’Ucraina, così come lo era per respingere la richiesta di Zelensky di un incontro bilaterale finché non sarà pronto a firmare un accordo di pace. A questo proposito, è impossibile prevedere quando ciò accadrà, visto che Trump ora sta “intensificando la tensione per poi allentarla”.
Qui è stato spiegato il perché di ciò e qui come intende procedere, il che si riduce al fatto che percepisce una debolezza da parte di Putin, avendo erroneamente interpretato come tale la sua moderazione nel conflitto, ed è per questo che ora crede di poter estorcere concessioni relative alle risorse attraverso un’intensa “guerra di logoramento” . Si prevede che l’operazione di influenza di Zelensky, della durata di 40 giorni, preveda un’intensificazione degli attacchi ucraini contro la Russia con l’intento di rivoltare la popolazione contro Putin e a favore della pace a tutti i costi.
Questo obiettivo non verrà raggiunto, ma i danni potrebbero accumularsi, anche per i civili, sia direttamente in termini di vittime, sia indirettamente per quanto riguarda i disagi che potrebbero subire, ad esempio, a causa di possibili carenze di carburante. Questo, a sua volta, dovrebbe generare risentimento nei loro confronti per il rifiuto da parte di Putin delle due richieste di cessate il fuoco interconnesse presentate dall’Ucraina, ma la forma più radicale di protesta che molti potrebbero assumere è votare per l’opposizione comunista o nazionalista alle prossime elezioni della Duma di settembre.
Ciò che è più importante dal punto di vista degli interessi nazionali della Russia, come inteso da tutto ciò che Putin ha articolato al riguardo nello speciale Nel contesto dell’operazione fino a questo punto, è evidente che egli almeno manterrà la rotta o – ancor meglio – prenderà seriamente in considerazione la possibilità di un’escalation massima per ottenere una vittoria decisiva. Non c’è motivo di aspettarsi che cambi idea sotto la pressione senza precedenti che la Russia potrebbe presto subire a causa degli attacchi ucraini sostenuti dagli Stati Uniti prima delle elezioni, accettando uno o entrambi i cessate il fuoco.
Detto questo, finora ha resistito alla tentazione di un’escalation decisiva per ottenere una vittoria schiacciante, il che può essere attribuito alla sua continua convinzione che gli ucraini siano ancora un popolo fraterno – seppur oggigiorno ribelle – che non dovrebbe essere ostacolato né messo in pericolo se la Russia può evitarlo, come spiegato qui . Guardando al futuro, sebbene alcuni russi possano risentirsi del fatto che abbia appena respinto, peraltro a ragione, le due richieste di cessate il fuoco dell’Ucraina, ci si aspetta che Putin mantenga la sua posizione, e probabilmente in seguito si giungerà alla conclusione generale che questa sia stata la decisione giusta.
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Ieri sera la Russia ha nuovamente colpito Kiev con uno degli attacchi più massicci di tutta la guerra, dopo aver accumulato missili e droni nelle ultime due settimane.
Si dice che molte imprese industriali siano state colpite in un contesto da scenario apocalittico. A giudicare dall’euristica preferita dagli opinionisti filo-ucraini, dovremmo supporre che l’ampiezza delle colonne di fumo che si levano sulla città indichi in modo inequivocabile che l’Ucraina sta perdendo terreno e che la Russia abbia ripreso il controllo della situazione. È quanto insegnano le dottrine:
Rybar ha sintetizzato in modo chiaro gli obiettivi:
L’attacco notturno di oggi su Kiev mirava a colpire impianti militari-industriali chiave, nonché strutture logistiche. Oltre a ciò, sono stati sferrati attacchi anche contro infrastrutture ausiliarie delle Forze Armate Ucraine (AFU), come è emerso dalle immagini di oggetti in fiamme diffuse nel corso della giornata.
Uno dei principali incendi a Kiev è stato registrato nell’area del centro di trasporto e logistica Chayka. La sua importanza principale per le Forze Armate Ucraine risiedeva nel fatto che la base era adatta allo stoccaggio di velivoli senza pilota, testate e relative munizioni, nonché di componenti per armi e attrezzature provenienti dall’estero.
Cos’altro è stato colpito?
L’Istituto di Biochimica dell’Accademia Nazionale delle Scienze nel distretto di Dniprovsky a Kiev.
Una filiale di “Nova Poshta” nel distretto di Obolon. L’organizzazione opera da tempo nell’interesse delle Forze Armate Ucraine (AFU), contribuendo a rifornire le loro formazioni al fronte e partecipando persino alla consegna di veicoli blindati.
Un magazzino della catena di negozi di alcolici OKWINE è stato distruttoe sono stati registrati danni allo stabilimento Kyivpryladok (come già segnalato in precedenza dal Ministero della Difesa russo e ora confermato dalle fotografie) e in diversi altri magazzini di grandi aziende.
Sono stati registrati attacchi anche al complesso commerciale Taryan Towers. Secondo alcune fonti, gli immobili registrati a nome di prestanome in quella zona sarebbero stati utilizzati per ospitare dipendenti dell’SBU. Uno degli attacchi ha colpito gli edifici degli hotel CityHotel Residence e Premier Palace; gli hotel di Kiev hanno ospitato più volte “specialisti” stranieri e sono stati utilizzati come basi temporanee.
Ma la notizia più importante è che le forze russe hanno continuato ad accelerare la conquista di nuovi territori sul fronte, al punto che la situazione torna a richiedere la nostra analisi in tempo reale.
Negli ultimi giorni si sono registrati diversi sviluppi in settori chiave, che mettono in luce dilemmi strategici più ampi per le Forze Armate dell’Unione (AFU).
Il primo si è verificato nell’insediamento di Kopani, più in basso, ma le fonti ucraine lo hanno subito smentito, sostenendo di aver riconquistato l’insediamento poco dopo e che l’innalzamento della bandiera russa in quel luogo fosse solo una trovata pubblicitaria:
Ma ne parliamo comunque perché la “smentita” fornita dall’Ucraina non è affidabile al 100%, e il loro stesso video della “riconquista” mostra che hanno dovuto prima percorrere un lungo tragitto in auto per raggiungere l’insediamento, il che dimostra quantomeno che si trova in una zona grigia non completamente controllata da nessuna delle due parti, anche se ora i russi stanno ovviamente tentando di prenderne d’assalto.
Appena a nord-est di lì, le posizioni russe sono state chiarite a Iskra, detta anche Andreevka Klevtsovo:
01.07.26 Velikaya Novoselka – Iskra
Azioni di combattimento posizionale nella zona di Velikaya Novoselka. Le unità delle Forze Armate russe mantengono le posizioni nella zona residenziale dell’insediamento di Iskra sotto il fuoco nemico. Chiarimento sulla zona di controllo delle Forze Armate russe lungo la riva del fiume Volchya.
Geolocalizzazione: 48.046976, 36.583177
Il motivo per cui questo è importante è che, come si può vedere dalla mappa più ampia qui sotto, l’intera area è stata contrassegnata come una sorta di “zona grigia” dai cartografi, che spesso non sono certi della presenza ufficiale delle truppe. Il fatto che sia stata confermata la presenza delle forze russe all’estremità più settentrionale di questa zona grigia, cerchiata qui sotto, è un segnale positivo che suggerisce che gran parte di quella zona potrebbe effettivamente essere sotto il controllo russo:
Il Kopani menzionato in precedenza è indicato con un cerchio bianco in basso a sinistra della mappa, a titolo di riferimento.
Ma, cosa ancora più importante, più a nord-est di quella zona, Konstantinovka è stata quasi completamente circondata dalle forze russe:
Uno sguardo più attento rivela che solo il quartiere più a nord-ovest è ancora sotto il controllo ucraino:
Il fronte più importante è ormai quello che comprende la regione di Slavyansk-Kramatorsk, dove le forze russe stanno avanzando lentamente verso questo agglomerato urbano, ultima roccaforte.
Suriyak segnala diverse catture avvenute negli ultimi giorni, evidenziate in rosso qui di seguito:
Situazione sui fronti di Siversk, Mykolaivka e Soledar: nell’ultima settimana, l’esercito russo ha eliminato la presenza ucraina nel saliente (ad eccezione della zona orientale di Rai-Oleksandrivka, dove proseguono i bombardamenti russi) e ha avanzato a nord-ovest di Lypivka. Inoltre, le forze russe hanno riconquistato posizioni a sud-ovest di Zakitne e a sud di Kryva Luka, mentre proseguono le operazioni volte a eliminare la presenza ucraina nel saliente a nord di Kalenyky-Riznykivka
La mappa più ampia mostra l’area in relazione a Slavyansk, situata appena a ovest:
È stato diffuso un video che illustra in dettaglio la conquista di Piskunovka, in particolare da parte della 7ª Brigata motorizzata di guardia russa:
La 7ª Brigata separata di fucilieri motorizzati della Guardia, appartenente alla 3ª Armata interarmi della Guardia, ha conquistato il villaggio di Piskunovka in direzione di Slavyansk.
Nel video, possiamo vedere questa zona alla coordinata geografica 48.887531624208215, 37.83093388733144 che corrisponde sulla mappa a:
E la cosa interessante è che nel video si intravede in lontananza la centrale elettrica di Slavyansk:
Si trova esattamente qui rispetto al centro della città di Slavyansk:
Nella zona di Kupyansk, le truppe russe hanno continuato a conquistare l’intera area a est del fiume Oskil, nonché la riva occidentale della stessa Kupyansk.
Possiamo notare che, in quella zona, sul versante orientale dell’Oskil, ormai è rimasta solo la piccola porzione cerchiata in giallo:
Regione di Kharkiv. I soldati della 68ª divisione proseguono la loro infiltrazione a Kupiansk e a nord della città. Stanno inoltre avanzando nella zona di Kupiansk-Uzlovoye.
La città di Kupyansk è stata nuovamente invasa dalla sponda occidentale, dove le forze russe la stanno lentamente riconquistando:
Infine, a sud di quella zona, le forze russe hanno continuato a infiltrarsi in gran parte di Lyman; si segnalano scontri in tutta la città, ma nessuna delle due parti esercita un controllo diretto:
In linea di massima, si può dire che il fronte si sta avvicinando a Slavyansk-Kramatorsk, con le forze russe che, secondo quanto riferito, si troverebbero ora a 8,5 km da Slavyansk (da Piskunovka fino ai confini esterni della città di Slavyansk):
La conquista definitiva di Konstantinovka consentirà all’esercito russo di avanzare verso Druzkhovka e la zona meridionale di Kramatorsk, proprio come la tenaglia settentrionale sta aggirando Slavyansk.
Da segnalare in particolare che la Russia ha continuato a convogliare risorse verso il confine settentrionale, dove le truppe russe si sono avvicinate in modo allarmante a Sumy:
Ricordiamo le voci secondo cui i DRG russi sarebbero già operativi in quelle foreste appena a nord di Sumy, anche ben al di sotto dell’effettiva area di controllo. Probabilmente stanno preparando il terreno per un’ulteriore avanzata, mentre gli attacchi russi hanno messo fuori uso le infrastrutture per il rifornimento di carburante e la logistica ucraine lungo le principali vie di uscita da Sumy.
Nella sua ultima intervista, il comandante in capo Oleksandr Syrsky ha dichiarato che la Russia sta preparando una grande offensiva nella vicina regione di Chernigov, con l’obiettivo di tentare eventualmente un nuovo assalto a Kiev:
Sono anni che circolano voci del genere, ma non le abbiamo mai sentite direttamente dalla bocca dello stesso Syrsky.
Un aspetto interessante che egli sottolinea è che lo Stato Maggiore russo sembra aver previsto diversi scenari, a seconda di come si evolverà la situazione, in particolare per quanto riguarda la Bielorussia e la possibilità che Lukashenko consenta alla Russia di utilizzare il proprio territorio per sferrare un attacco. Una delle cose che questo sembra implicare è che la Russia stia agendo in base alle circostanze e valuterà la possibilità di avvalersi della Bielorussia a seconda di come si evolveranno gli eventi.
E quali potrebbero essere questi eventi, in grado di innescare una simile situazione di emergenza? La risposta più ovvia: la Bielorussia costretta a entrare in guerra dopo essere stata attaccata dall’Ucraina. In breve, è possibile che lo Stato Maggiore russo stia mettendo a punto un piano secondo cui, qualora la Bielorussia venisse coinvolta con la forza nel conflitto, le truppe russe potrebbero utilizzare il suo territorio senza creare alcuna questione politica “spinosa”.
Di recente, abbiamo ovviamente visto Zelensky minacciare di sferrare attacchi diretti contro la Bielorussia, qualora non avessero disattivato i ripetitori di segnale che, secondo lui, stanno aiutando i droni russi. Nella stessa intervista, Syrsky ha ammesso che uno dei trasmettitori si è recentemente “riattivato” durante gli attacchi russi:
E il giorno seguente:
Sembra che Lukashenko abbia messo in atto una manovra provocatoria spegnendo i relè quando non venivano utilizzati, semplicemente per indurre l’Ucraina in un falso senso di sicurezza, per poi riaccenderli al momento opportuno; oppure forse tutta la faccenda dei relè non è altro che un’altra operazione psicologica di Zelensky nel tentativo di trascinare la Bielorussia nella guerra.
Resta comunque il fatto che, se quanto affermato da Syrsky fosse esatto, la Russia potrebbe stare aspettando il momento in cui l’Ucraina costringerà la Bielorussia a entrare nel conflitto per poi utilizzare quest’ultima come base di lancio per le truppe dirette verso un’operazione a Kiev. E se Zelensky dovesse fare marcia indietro sulla sua mossa regarding la Bielorussia, allora quelle truppe russe aggiuntive probabilmente interverranno sul fronte di Chernigov, di cui si vocifera da poco.
Uno dei motivi alla base della recente paranoia di Zelensky è che i droni russi sono diventati sempre più sofisticati ed efficaci. La rete “mesh” russa, in continua espansione, è di fatto diventata una sorta di “Starlink-lite”, e tutti i tipi di droni russi ora utilizzano regolarmente sia motori a reazione che funzionalità autonome basate sull’intelligenza artificiale.
In questa occasione, Serhiy “Flash” Beskrestnov, il massimo esperto ucraino di radioelettronica, esprime grande preoccupazione per la versione autonoma del drone russo Molniya (“Fulmine”), scoperta di recente:
Ricordiamo il drone V2U di cui parla, di cui abbiamo già parlato qui in precedenza. Volava con strani “segni” sulle ali, che secondo alcune ipotesi sarebbero stati utilizzati per il tracciamento tramite intelligenza artificiale e la comunicazione in sciame. Ecco “Flash” in persona con uno di questi modelli:
Ora afferma che il Molniya è diventato il secondo drone russo, dopo il V2U, a operare in modalità completamente autonoma, ovvero senza alcuna antenna o unità di controllo. Il motivo per cui ciò è così pericoloso è che le antenne di controllo emettono potenti onde radio (RF) verso l’unità di controllo, ovvero il soldato che pilota il drone. Queste onde possono essere captate da analizzatori di spettro di uso comune, il che consente di tracciare o almeno individuare questi droni molto prima che raggiungano l’obiettivo. Tuttavia, l’assenza totale di emissioni RF rende il drone estremamente furtivo e rilevabile solo dai radar, cosa improbabile date le sue dimensioni tattiche ridotte e la probabile altitudine di volo estremamente bassa.
Infine, va sottolineato che la Russia ha continuato a riparare e a rinforzare i vari ponti che conducono in Crimea, colpiti dall’Ucraina con i propri droni.
Ecco il ponte sulla lingua di terra di Arabat, vicino a Genichesk, alle coordinate 46.14801262936198, 34.80767191953852:
Ed ecco il ponte di Chongar alle coordinate 45.98760983618624, 34.55288684975514:
Allo stesso tempo, la campagna russa volta a distruggere le infrastrutture ucraine per il rifornimento di carburante si è intensificata: secondo alcune notizie, solo lungo l’autostrada Kharkiv-Poltava sarebbero state distrutte altre 20 stazioni di servizio negli ultimi due giorni:
Dal 29 giugno al 1° luglio i russi hanno distrutto 20 stazioni di servizio sull’autostrada Kharkiv-Poltava.
Per ogni drone FPV in dotazione agli ucraini, i russi ne hanno 2. Il divario in termini di potenza di fuoco è ancora più marcato per l’Ucraina in tutte le altre categorie.
Anche Rybar ha pubblicato una mappa degli attacchi avvenuti nel mese di giugno. Come si può notare, negli ultimi giorni del mese sono state messe fuori uso una dozzina o più di stazioni al giorno:
Finora sono circa 130 in un mese, e gli scioperi stanno solo aumentando di intensità.
La Russia sta inoltre utilizzando i droni Geran per colpire i siti di stoccaggio del gas:
Ancora una volta va ricordato che Putin ha recentemente rivelato che Zelensky si era segretamente offerto di porre fine agli attacchi reciproci a lungo raggio. La Russia ha rifiutato, e il motivo è ovvio.
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Gli basterebbe minacciare di interrompere il ruolo della Polonia come paese di transito per il 90% delle importazioni tecnico-militari ucraine dalla NATO, il che sarebbe sufficiente a indurre l’Ucraina a conformarsi prima dell’interruzione delle forniture, o probabilmente lo farebbe poco dopo, ma gli manca la volontà politica.
La denazificazione dell’Ucraina è uno degli obiettivi esplicitamente dichiarati dalla Russia nell’ambito dell’operazione speciale , eppure è rimasta irraggiungibile da quando il Regno Unito e la Polonia hanno sabotato l’accordo di pace della primavera del 2022, spinti dal comune desiderio di infliggere una sconfitta strategica al loro storico rivale russo (che nel caso della Polonia risale a un millennio). Nella primavera del 2025, Lavrov ha vagamente chiarito la concezione russa di questo obiettivo, suggerendo che il suo Paese ora intende la denazificazione come il ripristino dei diritti della minoranza russa in Ucraina.
Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso meccanismi giuridici interni, motivo per cui la bozza di accordo di pace della primavera del 2022 conteneva clausole pertinenti a tal fine. La Russia non ha mai pianificato di occupare tutta l’Ucraina, imporre una denazificazione totale e poi mantenerla attraverso un’operazione di polizia a tempo indeterminato in tutto il paese. La Russia considera la forza militare solo come un mezzo per costringere l’Ucraina a fare ciò che le viene richiesto in tal senso. La suddetta difficoltà della Russia nel denazificare l’Ucraina è oggi rilevante per la Polonia.
La glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky I responsabili del genocidio , membri dell’OUN-UPA, hanno scatenato una crisi politica nei loro rapporti che continua ad aggravarsi di giorno in giorno. Il Ministro della Difesa della coalizione liberale al governo ha recentemente dichiarato che “Con Bandera, l’Ucraina non entrerà nell’Unione Europea”, dimostrando così come l’opinione pubblica su questo tema stia spingendo il suo governo ad assumere una posizione più intransigente nei confronti dell’Ucraina. Il 74% degli intervistati sostiene la revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca a Zelensky da parte del presidente conservatore Karol Nawrocki.
La conseguente trasformazione dell’Ucraina in uno stato anti-polacco , non inevitabile ma in gran parte favorita dalla Germania, come spiegato qui , è ormai argomento di discussione quotidiana tra i polacchi e probabilmente lo rimarrà a tempo indeterminato a causa del piano di Zelensky di istituire un ” Pantheon nazionale “. Molti si aspettano che figure anti-polacche famigerate come Stepan Bandera e Roman Shukhevich vengano onorate insieme ad Andrey Melnik, i cui resti sono stati recentemente rimpatriati e seppelliti con tutti gli onori.
È preoccupante che ” un sergente ucraino di alto grado abbia minacciato la Polonia con attacchi di droni contro le sue città “, a ulteriore dimostrazione di quanto gli ucraini si stiano radicalizzando nei confronti dei polacchi. Se le nuove manifestazioni antipolacche del nazismo ucraino dovessero diffondersi incontrollate nello Stato e nella società, l’Ucraina post-conflitto diventerebbe innegabilmente una grave minaccia per la sicurezza della Polonia. La denazificazione dell’Ucraina è quindi oggi nell’interesse della Polonia , un obiettivo che potrebbe raggiungere senza sparare un solo colpo.
Tutto ciò che deve fare è cessare immediatamente di fungere da stato di transito per il 90% delle importazioni tecnico-militari ucraine dalla NATO, e basta. Se la Polonia lo segnalasse in anticipo come parte di un ultimatum all’Ucraina e poi mantenesse una posizione ferma di fronte alle prevedibili pressioni tedesche e forse anche americane, allora l’Ucraina potrebbe conformarsi senza che la Polonia debba necessariamente attuare questa minaccia. Se l’Ucraina non si conformasse, allora la Polonia sarebbe costretta a fare ciò che ha minacciato, dopodiché l’Ucraina probabilmente si conformerebbe poco dopo.
La Polonia, tuttavia, si rifiuta di farlo sotto la sua coalizione liberale al governo, a causa della vicinanza del Primo Ministro Donald Tusk alla Germania e della convinzione errata che il fatto che l’Ucraina continui a uccidere russi sia più importante per gli interessi nazionali polacchi che porre fine al suo nuovo status di stato anti-polacco. Come suggerisce il recente irrigidimento delle posizioni nei confronti delle aspirazioni dell’Ucraina all’UE, una campagna di pressione pubblica potrebbe spingerli in questa direzione, sebbene con la sola motivazione delle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027.
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Oggi la Turchia riveste un ruolo di primo piano nella grande strategia statunitense grazie all’iniziativa “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP) dello scorso agosto, che attraversa l’Armenia meridionale e funge da duplice corridoio logistico militare della NATO verso l’Asia centrale, snodandosi lungo tutta la periferia meridionale della Russia.
All’inizio della settimana, Euractiv ha riportato che ” Israele e Grecia sono in allerta mentre si intensifica il ritorno della Turchia al programma F-35 “, in un contesto di speculazioni su un possibile accordo tra Trump ed Erdogan per la fornitura di questi aerei e dei sistemi missilistici S-400. La Turchia è stata esclusa dal programma F-35 nel 2019 dopo l’acquisto di questi sistemi di difesa aerea russi, ma dopo che Trump ha dichiarato “Probabilmente farò qualcosa che li renderà (la Turchia) molto felici” durante il vertice NATO della prossima settimana ad Ankara, alcuni ritengono che un accordo sia vicino alla conclusione.
Secondo un funzionario dell’intelligence regionale, rimasto anonimo e a conoscenza della questione, “qualsiasi svolta sul programma F-35 potrebbe dipendere da un accordo in base al quale la Turchia venda il suo sistema S-400 a un paese terzo anziché restituirlo alla Russia. La Corea del Sud è stata indicata come una possibile destinazione”. L’anno scorso, quando circolavano speculazioni simili, i media indiani riportarono che il loro paese avrebbe potuto acquistare i sistemi dalla Turchia, dato che ne possedeva già diversi esemplari, un’ipotesi che fu analizzata anche qui all’epoca.
Da allora i rapporti tra India e Stati Uniti sono notevolmente migliorati, quindi non si può escludere che ciò possa accadere, ma la ritrovata incertezza sull’accordo commerciale potrebbe portare Trump a fare richieste inaccettabili all’India in cambio dell’acquisto degli S-400 dalla Turchia, oppure a rifiutare l’acquisto per ripicca. Se un Paese diverso dall’India acquistasse questi missili, i rapporti della Turchia con la Russia subirebbero probabilmente un duro colpo, dato che Mosca non ha mai avuto intenzione di farli possedere alla Corea del Sud o a qualsiasi altro Paese.
Tornando al titolo del rapporto di Euractiv, Israele e Grecia si trovano curiosamente dalla stessa parte della Russia in questa questione, sebbene per ragioni completamente diverse. A loro non importa minimamente chi potrebbe acquistare i loro S-400, poiché l’unica cosa che conta per loro è che l’eventuale acquisto da parte della Turchia degli F-35 potrebbe alterare significativamente gli equilibri di potere regionali in modi che andrebbero contro i loro interessi. Israele è in competizione con la Turchia in Siria, mentre la Grecia è coinvolta in un’aspra disputa marittima con essa.
Di conseguenza, temono che la Turchia possa sentirsi incoraggiata sia da questi nuovi aerei da guerra sia dal rinnovato sostegno politico degli Stati Uniti a promuovere con maggiore assertività i propri interessi in entrambi i casi a loro discapito, aumentando così il rischio di una guerra dovuta a un errore di valutazione. Contrariamente a quanto pensano alcuni, Trump 2.0 ha cambiato idea su Israele e non lo considera più il partner più eccezionale degli Stati Uniti, e il suo team non persegue una politica estera “nazionalista cristiana” che lo porterebbe a sostenere la Grecia a discapito della Turchia.
Né Israele né la Grecia rivestono un ruolo altrettanto importante nella grande strategia statunitense, ed è per questo che, secondo alcune fonti, Trump 2.0 starebbe valutando la possibilità di dare priorità agli interessi di sicurezza regionale della Turchia rispetto ai propri, concludendo eventualmente uno scambio di favori per gli F-35 e gli S-400. Allo stesso modo, proprio perché gli Stati Uniti sono molto più importanti per la grande strategia turca, grazie all’accordo TRIPP, rispetto alla Russia, la Turchia sta dando priorità ai propri interessi rispetto a quelli russi e, di conseguenza, sta considerando la vendita degli S-400 a un paese terzo diverso dall’India.
Potrebbe ottenere un ampio consenso popolare grazie alla sua semplicità ed efficacia.
Grzegorz Braun è il leader del partito di opposizione Confederazione della Corona Polacca (KKP), che può essere descritto come nazionalista libertario ma che, nel linguaggio politico americano, viene percepito come populista. Ha recentemente condiviso una proposta in cinque punti su come la Polonia dovrebbe rispondere all’Ucraina nel contesto della crescente disputa causata dalla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky. I colpevoli del genocidiodell’OUN-UPA . Questa mossa ha spinto il presidente conservatore Karol Nawrocki a revocargli l’Ordine dell’Aquila Bianca.
Braun propone che la Polonia: 1) avvii immediatamente i lavori di riparazione all’aeroporto di Rzeszów-Jasionka, sottintendendo che ciò costituirebbe un mezzo plausibilmente negabile per interrompere gli aiuti militari stranieri all’Ucraina; 2) interrompa tutti gli aiuti polacchi all’Ucraina; 3) ripristini le sanzioni per il servizio in un esercito straniero, dopo che la Polonia ha recentemente concesso l’amnistia ai mercenari che hanno combattuto per l’Ucraina; 4) imponga a tutti gli ucraini in Polonia il giuramento anti-Bandera ; e 5) fermi il flusso di ucraini verso la Polonia.
Si tratta di proposte razionali, in linea con gli interessi nazionali della Polonia, e ciascuna è politicamente realizzabile se la popolazione riuscirà a esercitare una pressione efficace sulla coalizione liberale al governo. Dopotutto, sono riusciti a far dichiarare al Ministro della Difesa, che ricopre anche la carica di Vice Primo Ministro , che “con Bandera, l’Ucraina non entrerà nell’Unione Europea”. Il suo governo filo-ucraino ha compiuto questa mossa solo in risposta al fatto che il 74% della popolazione ha espresso il proprio sostegno al rivale politico Nawrocki in questa disputa sempre più accesa.
Proprio come il precedente governo conservatore, ora all’opposizione, ha inasprito la sua posizione nei confronti dell’Ucraina in risposta alle pressioni dell’opinione pubblica in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027, così anche la coalizione liberale al governo sta seguendo lo stesso esempio, dopo aver promosso fino ad ora politiche radicalmente filo-ucraine. Questo cambio di rotta, che secondo i cinici non è sincero ma puro opportunismo, dimostra che le campagne di pressione pubblica possono ancora portare a cambiamenti concreti nella Polonia di oggi, nonostante le sue numerose imperfezioni.
Di conseguenza, sebbene Braun stesso sia una figura molto controversa per ragioni che esulano dall’ambito di questa analisi, ma che riguardano principalmente i suoi commenti sugli ebrei, la sua proposta in cinque punti su come la Polonia dovrebbe rispondere all’Ucraina potrebbe ottenere un ampio consenso popolare grazie alla sua semplicità ed efficacia. Recentemente è stato affermato che ” la Polonia potrebbe denazificare rapidamente l’Ucraina senza sparare un solo colpo, ma Tusk si rifiuta di farlo ” a causa della sua vicinanza alla Germania e delle sue convinzioni errate sugli interessi polacchi.
Sebbene questi fattori possano ancora essere rilevanti, se una massa critica di polacchi lo mettesse sotto pressione, chiedendogli di valutare seriamente l’attuazione di alcune di queste proposte, anche se omettessero di menzionare che sono ispirate a Braun, allora è possibile che egli acconsenta per ragioni elettorali di interesse personale. Sia chiaro, c’è indubbiamente un certo grado di ottimismo insito in questi calcoli, ma la nuova linea dura del suo governo nei confronti dei piani di adesione dell’Ucraina all’UE dimostra che ciò è possibile.
Realisticamente parlando, tuttavia, è improbabile che Tusk ordini la riparazione dell’aeroporto di Rzeszów-Jasionka. Sarebbe un passo troppo azzardato e non sembra avere la volontà politica di rischiare di inimicarsi la Germania in questo modo. Al massimo potrebbe interrompere tutti gli aiuti polacchi all’Ucraina, ma solo nell’ottica di favorire la sua coalizione in vista delle prossime elezioni dell’autunno 2027, non perché la sua posizione sull’Ucraina sia cambiata. Anche in tal caso, ciò favorirebbe comunque gli interessi nazionali della Polonia, e molti sperano che si muova in questa direzione.
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Ci si aspettava che Budanov sostenesse lealmente Zelensky, ma la rozzezza del suo approccio getta un’ombra ancora più negativa su di lui e sulla sua fazione, irritando ulteriormente i polacchi e danneggiando ulteriormente i rapporti tra i popoli senza altra ragione se non l’ego della cricca al potere in Ucraina.
In una delle sue recenti interviste, Zelensky ha chiarito di essere ora in guerra personale con il presidente polacco Karol Nawrocki, che gli ha revocato l’Ordine dell’Aquila Bianca dopo che aveva glorificato la Volinia. I colpevoli del genocidiodell’OUN-UPA a livello statale, come spiegato in questa analisi . Nella stessa intervista, ” Zelensky ha mentito spudoratamente su ciò che è successo durante il viaggio di Budanov in Polonia “, fingendo che la Polonia avesse già deciso di intensificare le ostilità quando in realtà aveva condiviso proposte di de-escalation.
Il capo del suo ufficio, Kirill Budanov, che gli aveva fatto da inviato nel periodo precedente alla revoca della più alta onorificenza polacca da parte di Nawrocki, si è ora unito lealmente alla guerra personale del suo capo contro Nawrocki e, presumibilmente, anche contro i polacchi, considerando che ben il 74% di loro appoggia il presidente in questa disputa. Inoltre, un altro sondaggio autorevole ha mostrato che il suo indice di gradimento è del 54,8% , in crescita dell’8,4% rispetto al sondaggio precedente, un dato record. È quindi corretto definire gli attacchi contro di lui come attacchi contro i polacchi.
Dopo aver illustrato il contesto, è giunto il momento di esaminare nel dettaglio le parole pronunciate da Budanov in una recente conversazione con gli studenti, riportata dai media locali . Egli ha dichiarato: “Valuto [la mossa di Nawrocki] molto negativamente, la considero un errore. Anzi, un errore gravissimo. Ribadisco quanto già detto in precedenza: le antiche regole impongono di mantenere buoni o neutrali rapporti con i vicini. L’escalation con i vicini causa sempre seri problemi, sia politici che puramente economici”.
Nessun leader che si rispetti, a capo di una nazione fiera come la Polonia, accetterebbe mai che il proprio vicino glorifichi a livello statale coloro che hanno perseguitato i suoi antenati. Ironicamente, è stato Zelensky a violare le “antiche regole” di Budanov con questo gesto, e il suo paese ora subirà conseguenze politiche, dato che ” l’Ucraina non entrerà mai nell’UE finché Nawrocki rimarrà presidente della Polonia “. Per quanto riguarda le conseguenze economiche, è improbabile che si verifichino sotto la coalizione liberale al governo, ma la situazione potrebbe cambiare dopo le prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027.
Proseguendo, Budanov ha anche affermato: “Valuto questo come immaturità, prima di tutto. Semplicemente immaturità. Lo valuto come l’immaturità delle persone in Polonia che hanno spinto per una decisione del genere e che alla fine l’hanno presa”. Vale la pena ribadire quanto detto prima, ovvero che Nawrocki è un leader che si rispetta e che rappresenta un popolo fiero. È Budanov, inoltre, a comportarsi in modo immaturo fingendo di non capire le motivazioni di Nawrocki. Sembra che stia cercando di provocarlo, e questo è al di sotto del livello di statista che lui stesso pretende di essere.
Le ultime parole di Budanov sono state: “È una cosa molto strana, improvvisata e non preparata. Perché se si vuole intraprendere una cosa del genere, si dovrebbe almeno aver spogliato Mussolini e via dicendo. Perché sembra estremamente strano”. Ancora una volta si comporta in modo immaturo ignorando quanto affermato dalla sua controparte polacca, Agnieszka Jedrzak , sul fatto che l’ordine non venga revocato postumo. Inoltre, lo Stato polacco ha cessato di esistere due volte, quindi perché non avrebbe potuto revocare l’ordine a Mussolini o a Caterina la Grande?
Ci si aspettava che Budanov sostenesse lealmente Zelensky, ma non era necessario farlo in modo così rozzo, insultando Nawrocki, cercando di provocarlo e fingendo di non essere a conoscenza del chiarimento di Jedrzak sul motivo per cui l’Ordine dell’Aquila Bianca non fu revocato a Mussolini. Tutto ciò getta un’ombra ancora più negativa su di lui e sul suo schieramento, ed è destinato a far infuriare i polacchi, che sostengono Nawrocki. La disputa polacco-ucraina si sta quindi aggravando a causa di Kiev, danneggiando ulteriormente i rapporti tra i popoli.
Continuare a fare sacrifici nella convinzione che gli ucraini siano un popolo fraterno che, pertanto, non dovrebbe essere ostacolato o danneggiato se si può evitare, invece di agire con decisione per porre fine al conflitto alle condizioni, per quanto possibile, della Russia, è un atteggiamento cristiano ma comporta costi e rischi enormi.
Nonostante tutto ciò che è accaduto negli ultimi quattro anni e mezzo di operazioni speciali , Putin continua a credere sinceramente che russi e ucraini siano ancora popoli fratelli, come ha ampiamente argomentato nella sua opera magna dell’estate 2021 ” Sull’unità storica di russi e ucraini ” . Con questa visione del mondo, continua a respingere le pressioni dell’élite e della società per un’escalation del conflitto, non volendo causare ulteriori disagi o danni a quello che considera a tutti gli effetti il fraterno popolo ucraino.
Per questo motivo, non autorizzerà la distruzione completa delle centrali elettriche del paese, né alcuno dei ponti sul Dnepr che continuano a trasportare equipaggiamento tecnico-militare della NATO al fronte. A parte occasionali attacchi contro obiettivi militari a Kiev, la capitale ucraina rimane estremamente sicura, tanto che le celebrità continuano a recarsi regolarmente in pellegrinaggio da Zelensky. Putin non autorizzerà nemmeno la distruzione simbolica della Rada o del quartier generale del GUR.
Ancora più preoccupante, “[la Russia] sarà più vulnerabile che mai alle minacce di invasione del ‘cordone sanitario’ intorno al 2030, il che la costringerà a capitolare o a ricorrere alle armi nucleari per autodifesa”, come è stato recentemente spiegato qui . La tempistica potrebbe addirittura anticiparsi nello scenario peggiore se la NATO sviluppasse nuove armi per distruggere gli aeroporti russi, alcuni dei quali fanno parte della sua triade nucleare, e se poi l’Ucraina le utilizzasse sistematicamente, come Mosca ha appena sconsigliato di fare .
Se ciò dovesse accadere e Putin continuasse a esercitare moderazione, considerando ancora gli ucraini un popolo fratello, come faceva dopo l'” Operazione Ragnatela ” dell’estate del 2025 contro la stessa componente della triade nucleare russa, allora l’avvertimento dell’ex alto funzionario dei servizi segreti russi Andrey Bezrukov potrebbe avverarsi. A giugno, durante una sessione del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, Bezrukov aveva avvertito che l’Occidente vuole neutralizzare la triade nucleare russa. La Russia non può permetterlo, altrimenti cesserà di esistere.
La Polonia cessò di esistere due volte: durante le spartizioni e poi durante la Seconda Guerra Mondiale. La prima esperienza ispirò il celebre poeta polacco Adam Mickiewicz (l’equivalente russo di Puškin) a descrivere in modo indimenticabile la sua patria perduta come il ” Cristo delle Nazioni “, in virtù di quello che egli considerava il suo martirio. Lui e i suoi compatrioti credevano inoltre che la Polonia avesse una speciale missione storica, simile nello spirito a quella che molti russi attribuiscono al proprio paese. Si spera che non cessi di esistere come la Polonia ha fatto per ben due volte.
Sia chiaro, la Russia non cesserà di esistere sotto la presidenza di Putin, ma la “nuova guerra” potenzialmente lunga decenni, per la quale Bezrukov ha avvertito i suoi compatrioti di prepararsi, è un conflitto esistenziale. Pertanto, è meglio che la Russia agisca con decisione per vincerla presto, prima che i sacrifici si accumulino. La Russia non dovrebbe permettere a se stessa di diventare il nuovo “Cristo delle Nazioni” durante questa “guerra di logoramento” che potrebbe durare decenni; sarebbe quindi opportuno che Putin indurisse il suo cuore, cambiasse la sua opinione sugli ucraini e facesse ciò che è necessario.
L’Ucraina ora percepisce erroneamente la Polonia come una minaccia alla sicurezza post-conflitto, e sarebbe una follia armarla.
Yaroslav Trofimov, capo corrispondente per gli affari esteri del Wall Street Journal, è stato smentito da X per aver affermato che “l’Ucraina sperava di rifornire la sua flotta con un massimo di nove Mig-29 dismessi dalla Polonia, ma l’accordo è stato sospeso da Varsavia a causa della generale disputa tra i due paesi”. La realtà, come chiarito dalla nota della community, è che l’accordo “è in sospeso in attesa che l’Ucraina rispetti un accordo di condivisione della tecnologia dei droni con la Polonia e che quest’ultima non sia disposta a finanziare gli ammodernamenti”.
Qualche giorno dopo, il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz ha confermato ai media locali che le cose stavano effettivamente così. Nelle sue parole : “Ho proposto un approccio molto chiaro, e credo basato sulla collaborazione. MiG in cambio di droni. Gli ucraini inizialmente lo hanno accettato, ma non lo hanno attuato, quindi non ci sono MiG per l’Ucraina perché non ci sono droni né capacità di produzione di droni”. Ha anche ironizzato sul fatto che la vendita di droni da parte dell’Ucraina ai Paesi del Golfo dimostra che possiede la capacità produttiva necessaria per onorare l’accordo con la Polonia.
Questi fatti sollevano quindi la questione del perché l’Ucraina abbia rinnegato l’accordo “droni in cambio di MiG” con la Polonia. Mentre gli osservatori superficiali potrebbero attribuirlo al fatto che Zelensky stia assecondando il suo pubblico interno sempre più polonofobo dopo aver trasformato l’Ucraina in un paese indiscutibilmente anti – polaccostato nel glorificare la Volinia Nonostante i responsabili del genocidio a livello statale siano l’OUN-UPA , la vera ragione è probabilmente molto più sinistra: l’Ucraina ora percepisce erroneamente la Polonia come una minaccia alla sicurezza post-conflitto, e sarebbe una follia armarla.
I lettori possono approfondire questo scenario leggendo la recensione del recente articolo di Przemysław Piasta , pubblicata alcuni giorni prima di ” Un sergente ucraino di alto grado ha minacciato la Polonia con attacchi di droni contro le sue città “, dopo aver precedentemente affermato che la Polonia starebbe complottando per spartire l’Ucraina con la Russia. Questo sentimento si sta diffondendo tra gli ucraini nel contesto della disputa tra il loro Paese e la Polonia all’interno dell’UPA. È quindi possibile che l’Ucraina possa colpire per prima una volta terminata la fase più critica del conflitto con la Russia .
Come accennato nelle due analisi precedenti, ciò potrebbe assumere la forma di un sostegno a un’insurrezione terroristica separatista nei territori sud-orientali della Polonia, rivendicati dai nazionalisti ucraini. Le forze armate ucraine sono molto più numerose di quelle polacche, ma probabilmente si affiderebbero a veterani traumatizzati durante la prima fase per garantire una “negabilità plausibile”. Potrebbero sfruttare la loro esperienza con i droni per terrorizzare le città polacche vicine, al fine di indebolire l’autorità statale sulla regione prima di dichiarare la “riunificazione” con l’Ucraina.
Se la Polonia inviasse truppe in ” Zakerzonia “, come la chiamano i nazionalisti ucraini, ciò potrebbe innescare un intervento convenzionale ucraino con sciami di droni per creare una ” zona di fuoco ” che impedisca loro di raggiungere la Polonia. La superiorità dell’Ucraina in termini di droni rispetto alla Polonia è fondamentale in questo scenario, ma verrebbe meno se l’Ucraina attuasse l’accordo “droni in cambio di MiG” dopo aver percepito la Polonia come una minaccia alla sicurezza nel periodo post-bellico. Sia chiaro, si tratta di una percezione errata, ma è probabilmente la giustificazione tacita per non rispettare il suddetto accordo.
Di conseguenza, così come sarebbe stato sciocco per l’Ucraina armare la Polonia con questa falsa percezione, allo stesso modo è stato ancor più sciocco per la Polonia armare l’Ucraina senza alcuna condizione fin dall’inizio, durante le settimane più disperate di Kiev, quando nessun altro si è precipitato in suo aiuto. La Polonia avrebbe potuto costringere con successo l’Ucraina ad abbandonare il banderismo, un’ideologia ben più antipolacca di quanto non sia antisovietica/antirussa o antiebraica, ma non l’ha fatto e ora deve affrontare la minaccia postbellica rappresentata dall’Ucraina.
Dal punto di vista della Russia, le figure suggerite da Nawrocki sono suoi nemici, ma sono comunque molto meglio dei criminali di guerra collaborazionisti di Hitler.
La crescente disputa tra l’UPA ucraina e la Polonia è stata causata dalla glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky. I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA avrebbero potuto essere evitati anche dopo la sua decisione, se avesse accettato la presunta ritirata proposta da Varsavia, riportata dai media polacchi e analizzata qui . Questa prevedeva, a quanto pare, la riorganizzazione dell’unità di commando d’élite, scandalosamente rinominata, come pretesto per darle un nuovo patrono, una dichiarazione storica congiunta polacco-ucraina e una commissione congiunta associata.
Queste ultime due proposte interconnesse avrebbero potuto spingere delicatamente l’Ucraina ad abbandonare gradualmente la glorificazione dei criminali di guerra collaborazionisti di Hitler, responsabili del genocidio dei polacchi, a favore della loro sostituzione con figure di comune accordo. In mezzo a quest’ultima disputa, sono passati inosservati i tre suggerimenti del presidente Karol Nawrocki su chi potrebbe sostituire Bandera e i suoi compagni nel pantheon degli eroi nazionali ucraini, suggerimenti che aveva condiviso nel suo discorso di revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca a Zelensky:
“La nostra storia comune è segnata da simboli di autentica e preziosa cooperazione nella lotta contro la minaccia comune rappresentata dagli imperi aggressivi. L’Hetman Petro Konashevych-Sahaidachny nel XVII secolo, l’Hetman Pylyp Orlyk nel XVIII secolo e l’Ataman Symon Petliura nel XX secolo. Queste figure forniscono una solida e saggia base su cui costruire una cultura della memoria e dell’armonia tra le nostre nazioni.” Ecco una breve panoramica storica del perché l’Ucraina ha intrapreso un’altra strada:
Ciò che accomuna Konashevych-Sahaidachny, Orlyk e Petliura è la loro lotta contro la Russia, e nessuno di loro era anti-polacco, il che li rende eroi ucraini accettabili per la Polonia. Nella proposta di Nawrocki è stato omesso in modo evidente Bogdan Khmelnitsky, che non solo ha perpetrato un genocidio contro i polacchi, ma si è anche alleato con la Russia. Sarebbe quindi altrettanto inaccettabile quanto Bandera e i suoi seguaci, che hanno ucciso un numero di civili polacchi di gran lunga superiore a quello dei soldati dell’Armata Rossa, un fatto che pochi al di fuori della Polonia e dell’Ucraina conoscono.
Dal punto di vista della Russia, le figure indicate da Nawrocki sono suoi nemici, ma sono comunque molto meglio dei criminali di guerra collaborazionisti di Hitler. Se la Polonia riuscisse a convincere l’Ucraina ad abbandonare gradualmente la glorificazione di queste figure a favore di loro e di altre a esse collegate, la Russia sarebbe soddisfatta della conseguente denazificazione dell’Ucraina, ma ciò non significherebbe che Nawrocki sia “una marionetta di Putin” . Dopotutto, è ricercato dalla Russia per aver demolito monumenti dell’Armata Rossa e attacca regolarmente la Russia.
Inoltre, questo esito faciliterebbe l’eventuale ammissione dell’Ucraina nell’UE, qualunque sia la data in cui ciò avverrà, dopo che Nawrocki ha recentemente dichiarato che la sua glorificazione di “criminali e delinquenti che hanno ucciso donne e bambini, che hanno ucciso polacchi”, la squalifica fino a quando questa situazione non cambierà. Pertanto, una potenziale denazificazione dell’Ucraina guidata dalla Polonia gioverebbe più all’Occidente che alla Russia, smentendo così le affermazioni propagandistiche secondo cui solo Putin ne trarrebbe vantaggio.
A fine giugno, il capo dell’FSB Alexander Bortnikov ha dichiarato ai media locali che “Zelensky è un terrorista, ma al momento non ci sono altri con cui possiamo parlare”. Zelensky è ricercato dalla Russia dall’inizio di maggio 2024, poco prima della scadenza del suo mandato, dopo la quale Putin ha condiviso la sua ” stima provvisoria ” secondo cui “il parlamento e il presidente della Rada rimangono l’unico potere legittimo”. Un mese dopo, ha poi previsto che l’Occidente potrebbe sostituirlo entro l’inizio del 2025, una volta che la sua utilità sarà svanita.
Come ormai noto, il presidente della Rada, Ruslan Stefanchuk, ha rifiutato di assumere i poteri che Putin aveva “stimato in via preliminare” di poter esercitare legalmente, e Zelensky rimane tuttora al potere. Sebbene l’adesione di Zelensky al nazismo sia ora così palese che il presidente polacco Karol Nawrocki gli ha revocato l’Ordine dell’Aquila Bianca per aver glorificato la Volinia. I responsabili del genocidiodell’OUN-UPA , e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov lo ha appena definito un ” Führer “, è ancora l’unico “con cui [la Russia] può parlare in questa fase”.
Di conseguenza, se questa situazione dovesse persistere nel caso in cui i colloqui di pace russo-ucraini venissero ripresi nel formato di Istanbul, che Putin ha recentemente ribadito la disponibilità del suo Paese a proseguire, allora Zelensky sarebbe in definitiva la figura ucraina incaricata di firmare l’accordo finale. Questa constatazione della realtà non implica il riconoscimento della legittimità di Zelensky, ma solo che gli eventi non si sono svolti come la Russia e i suoi sostenitori si aspettavano, il che è attribuibile a tre ragioni principali.
Innanzitutto, l’ex Primo Ministro israeliano Bennett affermò all’inizio del 2023 che Putin gli aveva promesso l’anno precedente di non nuocere al suo omologo ucraino, e finora ha mantenuto la parola data, nonostante Zelensky abbia autorizzato il tentato assassinio di Putin nella sua residenza di Valdai lo scorso dicembre. Per ragioni che solo Putin può spiegare se interrogato pubblicamente o se decide di condividerle di sua spontanea volontà, non ha alcun interesse ad autorizzare l’assassinio di Zelensky. Questa è la realtà politica oggettiva.
Il punto successivo è che Zelensky è riuscito a consolidare il suo potere a tal punto da impedire qualsiasi tentativo di presa del potere da parte delle forze armate, dei servizi di sicurezza o della società civile. I mezzi con cui ci è riuscito esulano dagli scopi di questo articolo, ma includono l’invio dell’ex capo dell’esercito Valery Zaluzhny a Londra come ambasciatore nel Regno Unito, la nomina dell’ex capo del GUR Kirill Budanov a nuovo capo di stato maggiore e la brutale repressione di ogni altra forma di dissenso da parte dell’SBU. Rimane al potere principalmente per queste ragioni.
Pertanto, a questo punto, l’ipotetica autorizzazione di Putin all’assassinio di Zelensky non cambierebbe le dinamiche di questo conflitto in modo da favorire gli interessi della Russia. Trump ha deciso di raddoppiare gli sforzi nell’utilizzare l’Ucraina come strumento degli Stati Uniti per estorcere concessioni strategiche alla Russia, e si infurierebbe se Putin eliminasse il suo nuovo amico, il che potrebbe spingerlo a una radicale escalation di vendetta. Putin potrebbe quindi dover accettare, esattamente come ha insinuato Bortnikov, che Zelensky firmerà qualsiasi accordo finale .
È fondamentale sottolineare che per questo non ha ricevuto alcun rimprovero né dalle forze armate né dal governo.
Il sergente maggiore del battaglione sistemi senza pilota della 5ª Brigata d’assalto separata di Kiev, Yury Syrotyuk, ha minacciato la Polonia in modo senza precedenti durante una lunga intervista intitolata “Sulla Polonia e l’Ucraina, le esplosioni a Mosca e la fuga del nemico dalla Crimea”, alla fine di giugno. La parte rilevante va dal minuto 36:00 al 36:50 , dove ha accusato la Polonia di condurre una guerra storica che rischia di trasformarsi in una guerra fisica, nel qual caso l’Ucraina farebbe volare droni sulle sue città e ucciderebbe la sua popolazione. Ha quindi consigliato alla Polonia di non oltrepassare quel limite.
L’intervista scandalosa di Syrotyuk è arrivata pochi giorni dopo che aveva condiviso su Facebook una clip di se stesso tratta da un altro programma, in cui si descriveva come nipote di veterani dell’UPA “che hanno difeso le loro case da tutti gli occupanti in Volinia”, con un riferimento al genocidio perpetrato contro i polacchi locali in quella regione. Nel video accusava la Polonia di perseguire l’egemonia regionale e di complottare con la Russia per spartire l’Ucraina. Il sentimento espresso nei suoi due video non è insolito oggigiorno tra gli ucraini.
Il presidente della Fondazione nazionale Roman Dmowski, Przemysław Piasta, ha casualmente avvertito, lo stesso giorno del video di Syrotyuk su Facebook, che ” l’Ucraina post-conflitto rappresenterà una seria minaccia per la Polonia “, come si evinceva dal suo articolo sul perché ” l’Ucraina ci avvicina alla Russia ” nel contesto della disputa con l’UPA. Per contestualizzare, la glorificazione da parte dello Stato dei responsabili del genocidio in Volinia, appartenenti all’OUN e all’UPA , da parte di Zelensky, ha portato il presidente polacco Karol Nawrocki a revocargli l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza polacca.
I funzionari ucraini, a partire da Zelensky, hanno poi coordinato una campagna di disinformazione tossica contro la Polonia e i polacchi sui social media, avvalendosi delle famigerate “fabbriche di troll” del loro paese, distruggendo i legami tra i popoli. Una delle conseguenze è che gli ucraini sono ora più radicalizzati che mai nei confronti dei polacchi. Un parlamentare del partito conservatore di opposizione “Diritto e Giustizia” (PiS), fortemente anti-russo, ha quindi concluso che gli ucraini odiano i polacchi più di quanto odino i russi.
Come afferma Kazimierz Smoliński , “I commenti sulla Polonia sotto il post di Zelensky sono terrificanti. L’odio di alcuni ucraini verso la Polonia è sconcertante. Sembra che ci odino più dei russi. Quanto velocemente si sono dimenticati che la Polonia esiste, tra le altre cose, perché li abbiamo aiutati e continuiamo ad aiutarli”. La percezione di minaccia, artificialmente creata, che i nazionalisti ucraini hanno della Polonia potrebbe manifestarsi come un’insurrezione terroristica-separatista post-conflitto nella Polonia sud-orientale.
Dopotutto, credono che la ” Zakerzonia ” sia territorio ucraino occupato, e potrebbe essere proprio con l’obiettivo di scongiurare preventivamente questo scenario che la Polonia ha recentemente lanciato il ” Progetto Trident “, basato sul contrasto a un’ondata di criminalità ucraina post-bellica, ma che potrebbe anche perseguire questo duplice scopo. Ciononostante, la serie di attacchi dell’Ucraina contro la Russia dimostra che le difese di confine convenzionali e le operazioni di polizia sono inadeguate a difendersi dai droni, che Syrotyuk prevede di lanciare in massa contro la Polonia.
La geografia boscosa e montuosa della Polonia sud-orientale fa sì che un numero relativamente piccolo di terroristi-separatisti esperti nell’uso dei droni potrebbe infliggere danni sproporzionati allo Stato. Se riuscissero a indebolire rapidamente l’influenza polacca su questa regione attraverso i mezzi minacciati da Syrotyuk e poi dichiarassero la “riunificazione” con l’Ucraina, ciò potrebbe servire da pretesto per un coinvolgimento convenzionale dell’Ucraina nel conflitto. La Polonia deve quindi prendere sul serio questa minaccia e iniziare immediatamente a potenziare le proprie difese contro i droni.
Sebbene sia l’Egitto a finanziare questa guerra ibrida contro l’Etiopia, volta a “balcanizzare” il secondo paese più popoloso dell’Africa, tutto sarebbe vano se l’Eritrea non interpretasse il ruolo previsto, cosa che Afwerki fa volentieri a causa di una miscela tossica di “ideologia rivoluzionaria”, paranoia e sete di vendetta.
L’ambasciatore eritreo in Qatar, Ali Ibrahim Ahmed, ha pubblicato su Al Jazeera una risposta all’articolo dei funzionari etiopi di alto livello Redwan Hussein e Getachew Reda, che all’inizio del mese metteva in guardia contro una guerra regionale. Il loro articolo è stato analizzato qui all’epoca. Ahmed ha negato che l’Eritrea stia appoggiando le forze antigovernative in Etiopia, ha incolpato il partito al potere per l’instabilità interna e lo ha accusato di intenzioni aggressive. La sua narrazione è tanto prevedibile quanto falsa, ma è comunque importante smentirla per il bene dei lettori occasionali.
L’Eritrea ha a lungo sostenuto gruppi armati antigovernativi in Etiopia sulla base della solidarietà con i “compagni rivoluzionari”, e il suo attuale patrocinio della fazione intransigente del “Fronte Rivoluzionario del Popolo del Tigray” (TPLF), della milizia Amhara “Fano” e di altri gruppi è una naturale estensione di questa politica. Il TPLF era un alleato dell’Eritrea durante la guerra civile etiope, ma ne divenne poi il nemico giurato diversi anni dopo che il TPLF, ormai nucleo della precedente coalizione di governo, accettò di concedere l’indipendenza all’Eritrea.
Il breve riavvicinamento tra Etiopia ed Eritrea, guidato dall’allora nuovo Primo Ministro Abiy Ahmed dal 2018 al 2022, è stato interrotto dopo la guerra del Nord del 2020-2022. La guerra contro il TPLF, ora in opposizione al nuovo Partito della Prosperità fondato da Abiy, si concluse con gli accordi di Pretoria. L’Eritrea era stata alleata militare dell’Etiopia durante il conflitto contro il nemico comune, ma il presidente Isaias Afwerki considerò l’accordo di pace un tradimento, avendo invece previsto che Abiy lo avrebbe aiutato a sterminare il nemico.
L’accordo ha inavvertitamente riacceso la paranoia di Afwerki, creando al contempo, senza volerlo, una fazione intransigente del TPLF con cui ha stretto un’alleanza empia contro il loro nuovo nemico, Abiy. Anche Fano, che aveva combattuto al fianco delle forze nazionali contro il TPLF, è rimasta contrariata dall’esito. Alla fine, ha deciso di passare sotto l’egida eritrea, entrando a far parte della coalizione anti-statale Tsimdo. Questi tre gruppi, insieme ai loro alleati relativamente minori, mirano tutti a infliggere il colpo di grazia della “balcanizzazione” all’Etiopia.
Dal loro punto di vista “rivoluzionario”, si tratta di una “prigione di nazioni” i cui popoli devono essere “liberati”, una retorica che maschera il loro gioco di potere geopolitico, sostenuto dall’Egitto, volto a distruggere questo leader regionale. L’ IbridoLa guerra impiegata a tale scopo implica non solo terrorismo, insurrezione e il rischio di un’altra guerra convenzionale, ma anche lo spettro di un blocco navale da parte degli stati costieri nei confronti dell’Etiopia, paese senza sbocco sul mare; ecco perché Abiy desidera un accesso affidabile al mare per scongiurare preventivamente questo scenario peggiore.
Afwerki avrebbe potuto essere ricettivo alle proposte di Abiy di esplorare soluzioni diplomatico-economiche creative per promuovere una “comunità dal destino condiviso” di ispirazione cinese e una prosperità reciproca, ma le ha respinte poiché tali piani avrebbero posto fine al suo progetto “rivoluzionario” regionale sostenuto dall’Egitto. Non essendo riuscito a manipolare Abiy per trasformare l’Etiopia in uno stato satellite durante l’ultima guerra, come il piccolo Ruanda aveva brevemente fatto con la Repubblica Democratica del Congo dopo la guerra degli anni ’90, si è rivoltato contro di lui.
L’Eritrea sta ora agendo come strumento dell’Egitto per “balcanizzare” l’Etiopia, come vendetta per non aver sterminato il TPLF e per essere poi diventata uno stato satellite dell’Eritrea “per gratitudine”. Sebbene sia l’Egitto a finanziare questa guerra ibrida, tutto sarebbe vano se l’Eritrea non interpretasse il ruolo previsto, cosa che Afwerki fa volentieri a causa di una miscela tossica di “ideologia rivoluzionaria”, paranoia e sete di vendetta. È lui, non Abiy, a rappresentare la maggiore minaccia alla pace regionale e contro il quale la comunità internazionale deve agire con urgenza.
Guardando al futuro, l’Afghanistan ha ancora molta strada da percorrere nel suo percorso di ricostruzione postbellica, iniziato ormai da mezzo decennio, il cui ritmo rimane estremamente lento, in gran parte a causa dell’inefficacia dell’UNAMA, determinata dalla politicizzazione del suo operato da parte dell’Occidente.
All’inizio di giugno, la vice rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Anna Evstigneeva, ha presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un resoconto aggiornato sull’Afghanistan. Ha esordito spiegando la necessità di «favorire la creazione di un clima di fiducia e rafforzare la cooperazione pragmatica tra le autorità e la comunità internazionale» al fine di mantenere la presenza sul campo della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA). Ha poi illustrato in dettaglio i «tre elementi chiave» di questo approccio.
Si tratta di «un impegno realmente costruttivo da parte della comunità internazionale sulla questione afghana, della piena considerazione delle esigenze dello stesso popolo afghano e di un dialogo basato sulla fiducia con le autorità su tutte le questioni in sospeso». Ha poi ricordato ai suoi colleghi che questo approccio è condiviso dai «partecipanti al Formato di Mosca e al suo “Quartetto” regionale, nonché dall’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) e dall’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO), compresi il Gruppo di lavoro della CSTO sull’Afghanistan e il Gruppo di contatto SCO-Afghanistan».
È stato inoltre ricordato loro che «l’“approccio a mosaico” delineato dalla stessa UNAMA è anch’esso orientato agli obiettivi. Il fulcro di tale approccio è il dialogo con i talebani su tutte le questioni chiave, tra cui la garanzia di una rappresentanza diplomatica, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei beni, nonché la lotta alle minacce terroristiche e legate alla droga e la tutela dei diritti umani. Affrontare tali questioni in modo tempestivo e senza alcuna precondizione costituisce la via diretta verso il reinserimento internazionale dell’Afghanistan».
Questi richiami hanno preceduto l’espressione di preoccupazione da parte di Evstigneeva riguardo alle minacce terroristiche regionali, in particolare il Tehreek-i-Taliban Pakistan (TTP), il Movimento Islamico del Turkestan Orientale (ETIM) e l’ISIS-K. Il Pakistan ha accusato i talebani di sostenere il primo, mentre l’ultimo è il suo acerrimo nemico, che i talebani avevano precedentemente accusato il Pakistan di sostenere. La condanna di queste tre principali minacce terroristiche regionali può quindi essere percepita come un’altra manifestazione del delicato equilibrio afghano–pakistano mantenuto dalla Russia nel corso dell’ultimo anno.
Il suo briefing si è concluso con un riferimento alle minacce legate al terrorismo e al traffico di droga, nonché alla difficile situazione socio-economica dell’Afghanistan; su entrambi questi fronti, ha affermato, la Russia fornirà il proprio aiuto attraverso partnership bilaterali più strette. Di per sé, il suo briefing aggiornato non presentava nulla di particolare, ma è comunque servito a dimostrare quanto la Russia sia impegnata nei confronti dell’Afghanistan, soprattutto considerando che è avvenuto un mese dopo l’accordo tecnico-militare con cui la Russia si è impegnata a provvedere alla manutenzione delle attrezzature sovietiche e russe presenti in Afghanistan.
Si è speculato molto sulle reali intenzioni della Russia nell’accettare tale accordo, ma di certo non hanno nulla a che vedere con la minaccia al Pakistan, cosa che le attrezzature sovietiche e russe riparate dall’Afghanistan non sono realisticamente in grado di fare. L’Afghanistan è inoltre troppo afflitto dai problemi elencati da Evstigneeva per rappresentare una minaccia convenzionale per chiunque altro. Il Pakistan sostiene tuttavia che l’Afghanistan rappresenti una minaccia non convenzionale nei suoi confronti, ma ciò non ha nulla a che vedere con la Russia. Si tratta di una questione puramente bilaterale.
Guardando al futuro, l’Afghanistan ha ancora molta strada da percorrere nel suo percorso di ricostruzione postbellica, iniziato ormai da mezzo decennio, il cui ritmo rimane glaciale soprattutto a causa dell’inefficacia dell’UNAMA, determinata dalla politicizzazione del suo operato da parte dell’Occidente. All’Occidente non potrebbe importare di meno dell’Afghanistan, dato che al giorno d’oggi ha già abbastanza problemi propri da affrontare. L’eccezione potrebbe presto essere rappresentata dagli Stati Uniti, che potrebbero collaborare con il Pakistan dopo la TerzaGolfoGolfo per cercare di assoggettare congiuntamente l’Afghanistan, con l’obiettivo di riportare le truppe statunitensi alla base aerea di Bagram.
E nel suo ultimo commento Weininger85 ci fornisce un interessante punto di vista basato però su considerazioni per me “improbabili” , come poi spiegherò in calce, perché prima sintetizzerò il suo punto di vista per come mi appare qui .
Ovviamente libero Weininger85 di correggermi laddove ritenga che io l’ abbia travisato.
Innanzitutto Weininger85 mi sembra indubitabilmente un tedescofilo ( ma non necessariamente “ariano” ) che ha una sola preoccupazione , la sopravvivenza di QUESTA Germania intesa come “elite “ e non come popolo” perché è evidente che di quello che FU il popolo tedesco non gliene frega nulla e ancor meno dei “vecchi cittadini” di una €uropa ormai campo di concentramento di cui l’ attuale Germania è il volenteroso Kapò.
Alla domanda del perché di questa “scelta tedesca” io rispondo che mi sembra evidente che a questa elite tedesca, che di questa €uropa si sente “padrona”, questa €uropa sembra un “succedaneo” di quel “ III Reich” spezzato 80 anni fa dalla “furia “ di un popolo “mongolo” ( i russi); un popolo che quindi essa odia visceralmente.
Questo IV Reich nella sua lotta per l’esistenza sta ora messo male e rischia di finire spezzato come la volta scorsa dai “cattivi russi”; da qui la rabbia “antirussa” di Weininger85 e di tutta l’ elite tedesca , NON volendo vedere invece quali siano stati i “pifferai” che già due altre volte avevano fatto sbattere contro la Russia due consecutivi Reich tedeschi. Tutto questo pure in spregio al disperato comandamento che lasciato da Bismarck ( le cui ossa penso siano state poi macinate da qualche trattore polacco).
E qui avviene la razionalizzazione di Weininger85 di questa dura realtà in un mega Komplotto con i soliti “anglosionisti” e i soliti “russosionisti” (ma con ora il sionista Putin al posto del bolscevico Stalin ), a cui però si dovrebbero ora aggiungere, questa è la novità, i “sinosionisti” e pure i “persiansionisti”!
Tutto questo è oggettivamente difficile da credere, ma supponiamo che sia così. Dove metteresti allora caro Weininger85 i “tedescosionisti” che (s)governando la Germania da 80 anni hanno così convintamente annientato il “proprio” popolo tedesco?
Di questi “nipotini del Fuhrer “ ( dalla Von der Leyen a Merz) cosa ci puoi suggerire? Sono STUPIDI o più semplicemente TRADITORI DEL POPOLO ?
In ogni caso per i tedeschi , e per tutti noi €uropoidi dei quali i tedeschi ora fungono da Kapò , la differenza è minima, e , i proverbi “ chi è causa del suo mal..” “ mal voluto…” ect.. etc.. ci dicono che queste ripetute ca..te tedesche stavolta non lasceranno ai russi altra scelta che risolvere “ la questione tedesca” ( ed €uropea ) una volta per tutte.
Ed adesso veniamo a spiegare per punti perché l’idea di una Russia ( e pure de l’ Iran ! ) come “ punta di lancia” di un Komplotto antitedesco contro questo IV Reich non ha alcun senso di realtà.
1) la “spina” ai tedeschi/ €uropoidi l’ hanno fatta saltare gli americani perché alla balla che fossero stati i russi ci credi ormai solo tu
2) Il conflitto nel golfo servirebbe a staccare il petrolio ai cinesi ( che però adesso avrebbero, volendo , il monopolio “ a sconto” di quello russo, giusto ? ), ma è un dato di fatto che, come dici tu , i fregati dal Grande Fratello americano siano ancora gli stessi fessi del punto di cui sopra
3)Se i bankesters avessero voluto offrire alla Russia post-comunista ” le buone condizioni” che dici avrebbero già fatto con quell’ idiota di Gorby .
Ora io sono sicuro che la stragrande maggioranza dei post-comunisti “becchini” dell’ Urss questo solo volevano e che questi a divenire “ammeregani” ci abbiano provato davvero per tutto il periodo eltsiniano.
Tutta l’ intera elite russa nel 1999 era “occidentalista” a cominciare dalla “mafia di Leningrado” messa su da Sobciak ,”il padrino” di Putin .
Ma nel 1999 i “bankesters ” hanno fatto l’ errore MORTALE di bombardare Belgrado.
Perché quelle bombe in realtà cadevano sulla testa degli “american boys” a Mosca, proprio all’interno di tutte la bande mafiose “occidentaliste” che prosperavano all’ ombra di Eltsin. In quel momento OGNUNO di loro ha dovuto scegliere tra essere un russo “padrone della russia” o essere solo un ricco “servo russo” degli Americani.
Uno di costoro, un “capomandamento” di Sobciak, ha offerto loro la proposta “giusta” : “ricchi e padroni della Russia” ma non “servi”; tutti i capi della Cupola hanno detto ” si questa è la soluzione”.
Ora solo il tempo ci dirà se costui non era li per caso e già la sua lunga presenza per ben 27 anni sulla scena ci da un indizio: nessun ” servo dei bankesters” è mai durato tanto.
4) i bankester hanno bisogno di saccheggiare le risorse russe perché sono le sole che non controllano e con questi “soldi freschi” tenere a galla la LORO Agenda ,che va dritta in tasca a soliti €uroKoglioni ormai sempre più affogati dentro la colonizzazione “afroislamica” dell ‘€uropa.
La domanda ora è : questi €uroKoglioni che ormai hanno come unica speranza quella di distruggere la Russia , cioè l’ UNICA potenza che NON aveva alcun motivo di distruggere l €uropa, meriterebbero di essere salvati ?
Io direi che per questa “ salvezza” non ci siano ne “i meriti” ne “le risorse”. Quindi tu puoi credere nel tuo Komplotto che io non condivido , ma l’ esito sarà comunque lo stesso .
Non lo era infatti fino ad un paio di anni fa , ma ora il destino del IV Reich è ormai segnato: la Russia ancora una volta dovrà spezzare la schiena della Germania, ma sarà molto meno clemente delle due volte precedenti.
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Uno degli aggiornamenti più interessanti relativi all’attuale escalation della guerra in Ucraina è la visita “misteriosa” e improvvisa del presidente bielorusso Lukashenko a Valdai ieri per un incontro con Putin che si è protratto per due giorni. La durata e la segretezza che hanno avvolto l’incontro hanno dato adito a diverse speculazioni, soprattutto considerando il ruolo centrale che la Bielorussia ha recentemente assunto nel contesto delle principali operazioni psicologiche in corso di Zelensky, volte ad ampliare il conflitto e a spingere la Russia verso un cessate il fuoco di cui l’Ucraina ha disperatamente bisogno.
L’incontro, a quanto pare, non era stato annunciato e il portavoce del Cremlino Peskov ha rivelato che non sarebbero stati forniti né verbali né dichiarazioni ufficiali, il che è certamente strano. Ufficialmente, l’ordine del giorno avrebbe dovuto includere questioni relative allo Stato dell’Unione, accordi economici e commerciali, ecc. Ma, data la natura dell’incontro, è chiaro che, invece, sono state discusse questioni di grave importanza militare, che hanno richiesto un contatto diretto tra Putin e Lukashenko nella residenza privata di Putin.
Possiamo quindi logicamente dedurre che si sia trattato di una sorta di incontro d’emergenza in cui i due leader hanno elaborato un piano coordinato su come i rispettivi paesi avrebbero dovuto procedere militarmente qualora Zelensky avesse continuato la sua spirale di provocazioni. Una questione che ha richiesto un incontro così immediato e privato faccia a faccia è certamente giustificata dalla sua urgenza, il che implica ulteriormente che le minacce di Zelensky sono sufficientemente serie e hanno una probabilità sufficientemente alta di concretizzarsi da richiedere una sessione di brainstorming congiunta di tale portata.
Come già visto, Zelensky ha annunciato una nuova “campagna del terrore” della durata di 40 giorni, concepita come una sorta di grandioso epilogo per coronare la guerra. Il meccanismo principale di questa strategia consisterà ovviamente in una serie di gravi escalation, combinate con una campagna di disinformazione senza precedenti, volta a dipingere la Russia come sull’orlo del collasso e, soprattutto, Putin come coinvolto in una rivolta. Si tratta del classico schema utilizzato dai servizi segreti occidentali in Iran e altrove.
Pochi possono essersi persi l’enorme campagna di propaganda degli ultimi giorni, in cui tutti i burattini del regime e gli “idioti utili” sono stati mobilitati per diffondere ininterrottamente propaganda sulla “caduta imminente” di Putin.
Alcuni esempi significativi, culminati nel video inscenato dei “soldati russi” che annunciano la loro intenzione di rovesciare Putin:
A quanto pare, i budget della CIA non sono più quelli di una volta.
Questa campagna è stata coordinata con una serie di operazioni psicologiche palesemente false, orchestrate dai soliti agenti che cercavano disperatamente di alimentare malcontento, paura e panico in Russia. Sfortunatamente per loro, la maggior parte dei tentativi è stata immediatamente smascherata e non ha sortito alcun effetto.
L’Ucraina ha tentato di combinare la suddetta campagna di “panico” con operazioni psicologiche che prevedevano la conquista di parti della penisola di Kinburn, adiacente alla Crimea, da parte delle truppe ucraine, evento che avrebbe dovuto simboleggiare il crollo della resistenza russa e la fuga definitiva degli “occupanti” russi dalla Crimea.
Il momento culminante arrivò quando, a quanto pare, qualunque “usurpatore” che i burattini filo-ucraini stavano costruendo per la loro salvezza, incontrò una fine prematura e ignominiosa.
La moglie del militare Alexander Lunin, che in precedenza aveva dichiarato la sua disponibilità a inscenare un ammutinamento contro Vladimir Putin, ha riferito che, dopo la sua partenza per Mosca, la loro abitazione è stata perquisita durante la notte.
Secondo quanto da lei dichiarato, gli agenti di polizia hanno sequestrato “tutto ciò che hanno trovato”: chiavette USB, computer, laptop, un disco e dei nunchaku. Lunin stesso ha smesso di comunicare. Circolano online anche notizie non verificate secondo cui sarebbe morto per avvelenamento da alcol. Al momento non vi è alcuna conferma ufficiale di queste informazioni.
Beh, è stato veloce.
È evidente che tutto quanto sopra descritto fa parte di una massiccia campagna di informazione pre-pianificata e coordinata, orchestrata secondo i principi dei “40 giorni di terrore” di Zelensky, il cui culmine era previsto in un colpo di stato al Cremlino. Ma il pericolo non è ancora finito, perché è chiaro che l’Ucraina intende continuare a intensificare massicciamente l’uso degli attacchi per aumentare la pressione sulla Russia, come parte integrante di questo piano. Molti credono addirittura che il colpo di grazia finale della campagna debba essere un attacco di massa al ponte di Kerch, un epilogo perfettamente orchestrato e studiato per coincidere con ogni singola campagna di informazione sulla caduta di Putin e con le proteste di massa in Russia.
La verità è che molti dei problemi, come la carenza di carburante e gas, si sono rivelati in gran parte dovuti agli acquisti dettati dal panico scatenati da queste campagne di informazione, piuttosto che a una reale carenza. Diverse testimonianze provenienti dalla Russia hanno mostrato persone che accumulavano quantità sproporzionate di benzina presso i distributori perché credevano che una carenza fosse imminente, il che, a sua volta, ha creato la carenza a causa dell’impennata della domanda. Praticamente chiunque si recasse a un distributore di benzina arrivava armato di numerose taniche di carburante, pronto a fare il pieno.
Un esempio perfetto, e questo è stato pubblicato da account ucraini che non si sono nemmeno resi conto che contraddice le loro stesse affermazioni sulla crisi russa:
Nel contesto della crisi petrolifera russa, sta emergendo una nuova tendenza. I rivenditori di carburante riescono in qualche modo ad acquistare grandi quantità di carburante nonostante le restrizioni alla vendita, per poi rivenderlo privatamente a prezzi esorbitanti.
In questo caso, da Rostov, uno di loro ha prosciugato completamente una stazione di servizio con la sua autocisterna artigianale.
Successivamente pubblicizzano il carburante sui social media e lo rivendono a prezzi esorbitanti, aggravando ulteriormente una già grave carenza di carburante. Lo presentano addirittura come un vantaggio, dicendo ai clienti che non dovranno passare ore ad aspettare alle stazioni di servizio.
Per alcuni, questa prospettiva potrebbe persino sembrare allettante, considerando che aspettare 4, 8 o, in alcuni casi, persino 12 ore per fare rifornimento è diventata una realtà.
Si assiste a un massiccio saccheggio di carburante da parte di persone che svuotano intere stazioni di servizio in un colpo solo, e poi la cosa viene attribuita alla “carenza di benzina” dovuta agli scioperi in Ucraina.
Uno degli elementi chiave di tutta questa vicenda è stato l’annuncio di Zelensky di ieri, secondo cui l’elemento cruciale risiede nell’“approvazione” da parte del G7 di qualcosa che riguarda l’Ucraina e che ha a che fare con la Crimea:
Possiamo dedurre che Zelensky stia aspettando una sorta di “permesso” dai suoi sponsor del G7 per attaccare il ponte di Kerch o per organizzare qualche altra operazione sotto falsa bandiera o provocazione, oppure forse sta aspettando la consegna di qualche sistema d’arma necessario per tale azione. Un sistema che viene subito in mente è ovviamente il missile tedesco Taurus, di cui si vociferava da tempo che sarebbe stato disponibile proprio per colpire questo ponte, grazie alla sua particolare tecnologia di spoletta di prossimità che lo rende ideale per la distruzione di ponti.
E si noti che Zelensky ribadisce ancora una volta che il colpo finale di questa operazione – per il quale attende una sorta di “autorizzazione” del G7 – ha un unico obiettivo: portare la Russia al tavolo delle trattative, ovvero ottenere un cessate il fuoco immediato. L’Ucraina non sta più cercando di “sconfiggere” militarmente la Russia in alcun modo: la stragrande maggioranza dei droni d’attacco ucraini non viene più inviata contro obiettivi militari, ma contro vari nodi di infrastrutture civili russe in remote regioni interne come la Siberia, che hanno un impatto minimo o nullo sul fronte. Praticamente tutti gli sforzi ucraini sono ora impiegati non sul fronte, ma nella guerra ibrida dell’informazione per cercare di fomentare una sorta di rivolta politica all’interno della Russia.
Ma anche se Putin dovesse trovarsi in qualche “difficoltà”, il punto cruciale che l’Occidente ignora è che un colpo di stato porterebbe con molta più probabilità al potere una linea dura che intensificherebbe la pressione militare sull’Ucraina, se non addirittura la distruggerebbe completamente. Per qualche strana ragione, Zelensky e i suoi sostenitori immaginano che qualcuno ancora più “conciliante” di Putin prenderà il potere e ritirerà immediatamente le forze russe dal fronte. Un simile ragionamento rivela una totale disconnessione dalla realtà sul campo in Russia, dove le recenti provocazioni ucraine non hanno fatto altro che rafforzare il sentimento di trionfalismo militare estremo contro lo Stato “404”, anziché quello di disfattismo.
Praticamente ogni messaggio di Zelensky è ormai interamente incentrato sulla richiesta urgente di un cessate il fuoco immediato:
Leggete le parole: non vogliamo la guerra, vogliamo un incontro con Putin , ecc. Un linguaggio stranamente sottomesso da parte di un paese sull’orlo della vittoria totale su una Russia presumibilmente “in ginocchio”.
Infatti, in una nuova intervista il comandante in capo Oleksandr Syrsky ha appena rivelato due cose fondamentali:
Innanzitutto, è scettico riguardo all’idea che l’Ucraina stia effettivamente “invertendo la tendenza” contro la Russia, come i propagandisti hanno recentemente diffuso:
E, cosa ancora più significativa, il contingente militare russo al fronte continua a crescere:
Qui afferma che le forze russe in Ucraina contano ora oltre 721.000 uomini, un notevole aumento rispetto ai 600.000 annunciati per il 2025:
È evidente, quindi, che la Russia continua ad acquisire truppe sul fronte, una netta smentita dell’affermazione secondo cui starebbe perdendo più soldati di quanti ne possa reclutare. Persino i principali account ucraini si sono detti scioccati:
Ora, in modo quanto mai opportuno e subito dopo il suo “misterioso” ritiro a Valdai con Lukashenko, Putin ha rilasciato un’altra serie di dichiarazioni piuttosto interessanti.
Qui Zelensky spiega a Zarubin che in realtà l’Ucraina cercava di convincere la Russia a limitare i combattimenti dell’Organizzazione per la Mossa Speciale (SMO) al solo Donbass. In sostanza, Zelensky voleva che la Russia agisse entro un insieme di territori “delimitati” con l’ovvio scopo di neutralizzare la strategia russa del “morte per mille tagli”, paragonabile a quella del boa constrictor.
Se avete prestato attenzione al video di Syrsky qui sopra, avrete notato che menziona specificamente la strategia russa dei “mille tagli” come la principale impiegata dalla Russia sul fronte:
Ma la vera bomba arriva alla fine del segmento successivo. Putin osserva che l’Ucraina, nell’ambito della nuova “stagione” di provocazioni in stile hollywoodiano di Zelensky, tenterà di organizzare alcuni raid delle forze speciali, presumibilmente in Crimea, con l’intento di rivendicare una sorta di iniziativa o il ripiegamento delle truppe russe. E poi arriva la bomba: dichiara che la Russia continuerà la sua offensiva fino alla conquista sia del Donbass che della Novorossiya.
I resoconti ucraini, in preda al panico, hanno immediatamente spiegato nel dettaglio cosa significasse tutto ciò:
A quanto mi risulta, questa potrebbe essere la prima volta che Putin ha suggerito in modo così diretto che la Russia libererà effettivamente tutto il territorio fino a Odessa inclusa.
Il fatto è che la Russia sta ricominciando ad accelerare il ritmo delle sue offensive. Sta conquistando più territorio e aumentando il suo esercito a tal punto che persino i principali account ucraini ne sono rimasti scioccati.
Se ricordate le statistiche pubblicate circa un mese fa, abbiamo visto che la Russia sembra subire meno perdite che mai. Tutti questi dati convergenti sembrano indicare che lo sforzo bellico dell’Ucraina si sta deteriorando e che la Russia ha ripreso l’iniziativa, il che spiega tutte le attuali sceneggiate isteriche e le operazioni psicologiche senza precedenti in stile hollywoodiano messe in atto da Zelensky e dai suoi strateghi di Bruxelles.
Ora la Russia ha accelerato la distruzione delle infrastrutture energetiche ucraine in risposta agli attacchi dell’Ucraina contro le raffinerie russe, e questo sta creando seri problemi in prima linea, secondo l’esperto energetico ucraino Sergei Kuyun:
A causa degli attacchi della Russia contro i territori di prima linea dell’Ucraina, si registrano problemi di approvvigionamento di carburante.
Sergei Kuyun, esperto ucraino di carburanti, ha affermato che si stanno verificando interruzioni nelle forniture di carburante nei territori di prima linea dell’Ucraina.
Secondo lui, gli autisti delle autocisterne si rifiutano di effettuare le consegne a causa della costante minaccia di attacchi da parte dei droni.
Per ridurre i rischi, vengono utilizzate reti protettive e rifugi mobili per il personale, ma la loro efficacia, secondo Kuyun, rimane limitata.
La situazione attuale sta complicando l’approvvigionamento di carburante nelle aree situate vicino alla linea di contatto nella zona di conflitto.
Resta certo che l’Ucraina infliggerà ulteriori danni alle infrastrutture russe nel corso di quest’ultima, disperata campagna di Zelensky, ma finora ha solo provocato un enorme aumento dei danni reciproci alle infrastrutture ucraine, che potrebbero essere fatali per il Paese.
Ma per ora, restiamo seduti ad aspettare con trepidazione l'”atto finale” della grandiosa messa in scena di Zelensky, che sicuramente prosciugherà l’ultima pila di denaro del riscatto della CIA.
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