Italia e il mondo

Il Trans-Atlantico e il rompighiaccio _ di WS

 Nota  di prefazione.

Avevo scritto questo   commento  qualche giorno  fa  ma poi  non l’ avevo  inviato  al  buon Giuseppe   per  questo  senso  sempre più opprimente   di ineluttabilità   e di inutilità  a scrivere  sempre le stesse   cose .

Poi però sono intervenuti  due  fatti  “ovvi”

1)  Qualche idiota      a Roma  eseguendo per certo   agli “ordini”   di un “governo “   di certo non molto più intelligente     mi ha reso   inaccessibile   questo  ottimo sito . Certo   si può ovviare   a simili “ piccinerie”  con     giochetti    sulle VPN,     ma il segnale è chiaro. Andremo in guerra    che ci piaccia o no     e sono  sicuro  che   agli italiani  piacerà , o  se lo  faranno piacere  come  quel fatidico   10 giugno  1940 ,  salvo poi   appendere  i  “soliti idioti”  da  qualche parte    unendo  così  vergogna   alla propria stupidità.

2)    Il massacro  del dormitorio  ha finalmente  convinto   i dirigenti  russi   a togliersi definitivamente i  guanti , e di sicuro non se li rimetteranno più.

Certo “manovreranno”  ancora ma la collisione  ormai  è inevitabile  e  al Kremlino  lo sanno.

Quindi che senso ha ancora  discettare   de “l’ inevitabile “   ?   Perché  concentrarsi    ancora  sul “ rumore  della  cascata” ?   Meglio    concentrarsi   su  questa  bella  estate   che  potrebbe   essere  anche l’ ultima  degna   di questo nome , no ?

Saluto  quindi    qui  l’ ottimo Giuseppe  e  tutti gli amici  che  mi hanno  sopportato  leggendomi .

Ad  Majora !

  Ritengo  necessaria  una  riflessione  un po’ più  estesa   su    questo  articolo  di Simplicius   https://italiaeilmondo.com/2026/05/20/la-svr-russa-lascia-intendere-attacchi-contro-i-centri-decisionali-della-nato-dopo-le-ultime-provocazioni-con-i-droni-_-di-simplicius/

  sia  perché”l’ Ucrainizzazione” della NATO-€uropa e il relativo subappalto della “pressione” sulla Russia da parte del “padrone americano” è una strategia che si vedeva almeno dal 2014   ,sia perché essa  sta ora   sempre  più  accelerando  in  questo ( apparente)   stallo con   le provocazioni  antirusse  sempre più stringenti  parte di un  piano  sostanzialmente  semplice e  , a suo  modo, anche “logico”.

Perché  non solo  per preservare ma anche  estendere  il proprio  dominio  globale  i “master  of universe”   devono    soggiogare   gli ultimi “  stati canaglia”,   cioè  quelli   che  disobbediscono  ai  LORO  “diktat” .

 Inizialmente essi  hanno  cominciato  da quelli “piccoli”,    in base   al “bastonarne uno per educarne  cento”  sperando  , anche  con simili  “esempi” , di  tirare  al proprio   servizio    anche   le elites  di quelli più  “grossi”.

 Ma  alcune di questi  più “grossi” ( Russia , Cina )  non solo hanno  dato  chiari sintomi   di non volersi  sottomettere , ma  addirittura   hanno preso  a  far  crescere  i propri  Stati  a  velocità  superiore usando      il (da LORO) odiato     “capitalismo  di stato “   e  sfruttando le pieghe   del LORO   “mercato  globale”. 

E poiché non è  stato  LORO possibile  usare  il solito “vecchio  trucco”   di aizzare  il  confronto “strategico” e  autodistruttivo   tra  questi   due  sistemi   secondo il classico “gioco inglese”,  è   stato   deciso, probabilmente  dopo il famoso “  non  serviam”       di Putin  a Monaco,   di       sottometterle  “una  alla  volta”   cominciando  dalla  Russia  ,  da LORO  considerata il bersaglio più  fragile , meno costoso  e più  succoso.

In pratica  è stato  deciso , laddove   si  era  dimostrato impossibile con Putin      di continuare a   farlo  da “l’interno”,  di    reimpadronirsi  della  Russia  effettuandovi   , come nel 1917,  una pressione ” convenzionale”  fino a spezzarla, ma evitando  il  “backfire”   del 1917   tale   che  alla  fine  la Russia    cascasse in mano  ad una fazione  incontrollabile  che  sotto pressione     potesse  andare  addirittura  “nucleare” .

Ma se  questo ultimo  “accidente” poi  avvenisse , per chi ha comandato  questo “piano” è fondamentale     che  “ l’accidente”rimanga comunque configurato alla sola Europa, lasciando quindi in secondo piano la  “testa  del serpente”  che ha dato origine al tutto  e che  NON  sta     sul nostro  Continente.

Perché   anche   così   l’ esito    del piano  resterebbe  “vantaggioso”  per  chi lo ha concepito,  sebbene    definitivamente  mortifero  per  gli europei  tutti .

Ma d’altronde “  fuck the EU”  come disse  “quella” no ?

Sulle ragioni per cui a questi  “”bankesters ” che dominano il mondo da almeno 200 anni   sia necessaria una simile WW3, confinata quanto meno (come sempre) al continente euroasiatico, ho già scritto ad libidum e adesso non ci resta che aspettare che gli “avvenimenti” convincano anche  quei  “benpensanti”  che ,  non dubito, ancora   si  fisseranno sulla “cattiva Germania”.

La quale,  in effetti, più che cattiva è soprattutto  innatamente stupida e quindi  ottima per  la parte   del vilain   , cioè  del  solito “volenteroso  idiota” (esattamente come le altre due volte).

Perché ormai  è chiaro  che anche  stavolta  la Germania  non rinuncerà   ad  essere  protagonista   di un altra WW , no ?

 Ora giunti  a questo punto  le domande dovrebbero essere due :

 1) perché le euroelites hanno aderito all’unisono a questo piano autodistruttivo ? 

2) Cosa dovrebbe fare la Russia per uscire da questa trappola?  

La risposta alla prima domanda è facile :le €uroelites sono state accuratamente selezionate allo scopo. Esse sono soltanto una massa di “zelenski” : ignoranti , avide, ricattabili e prive di ogni minima risorsa intellettuale ed empatica che possa portarle ad un qualche pensiero indipendente dal “programma” che gli è stato innestato in testa fin   da quando sono emerse  dalle  LORO “scuole”  per  “giovani leader”.

Anzi , più questo “programma” si mostra distruttivo ANCHE per i loro personali interessi e più essi ci si aggrapperanno, mentendo anche a se stesse, vedendo  nel successo di questo progetto  l’ unica personale ancora di salvezza.

Quindi nessuno si faccia illusioni! NESSUNO  in €uropa raccoglierà VERAMENTE i segnali di pericolo e NESSUNO invertirà la “rotta” di questo  nostro   TRANS-Atlantico.

 Questo ‘ €uroTitanic   su cui noi siamo tutti imbarcati  andrà a sbattere contro la nave  russa  e in prima classe ci saranno fino in fondo “balli e canti” nella suprema convinzione che a” spezzarsi” sarà solo il “rompighiaccio”  russo  perché per questi pessimi  capitani non è concepibile  cambiare  rotta .

E  questo    soprattutto perché in tutti loro c’è il maligno  retropensiero che loro COMUNQUE non periranno con la loro nave, perché   hanno già  tutti la loro personale “barca di salvataggio” con la quale al peggio potranno raggiungere la   terra  “americana”   dove ( credono loro ) hanno già residenze  pronte e piene di dollari.

E veniamo alla seconda  domanda.

Può il rompighiaccio    russo    sfuggire  alla collisione   con l’  €uroTitanic  che  gli punta  sistematicamente  addosso ?  No,  può  solo  sperare  che ritardando la collisione   ci sia  tempo per un qualche  “miracolo”.

Ma questa  è una strategia  pericolosa   perché   ad ogni   virata   russa,    nella  cabina di comando  de l’ €uroTitanic  si  rafforza    la convinzione    che il  rompighiaccio  viri  per    conclamata  debolezza   e   che quindi     “l’ urto” venga  ancora più perseguito   da un  ‘€uroTitanic  con le  “macchine”  ancor più   “avanti  tutta”.

Si, ma   come  fare  a mostrarsi  “ letali”  senza  dare    comunque  un “urto d’ assaggio” ?   Ma se  poi   si da  a  questa  “nave  dei folli”    solo  un  “urto leggero”     che eviti  un  “affondamento”   come  si può  essere sicuri  che  anch’esso non  sarà  travisato   ancora come una manifestazione   di “debolezza.

   D’altronde   non  è molto più grande  la stazza  del TRANS-Atlantico, o no ?

Così  il margine   di   irriparabilità     si assottiglia    sempre più  e  per il Rompighiaccio  russo    non  ci sono  alternative :    “virare  finché  si può” ,  dando  sempre maggior  segnali   della propria letalità  nella  speranza  , sempre più fievole,   che nella plancia    de l’ €uroTitanic   ci sia  qualcuno  con un  po’  di cervello, ma ..

Ma     quando  alla  fine   di questo  “ gioco  del pollo”   il capitano  russo  giudicherà   “l’ urto  non  più evitabile   ,  esso non avrà  altra alternativa  che mettersi       di prora   spingendo  “ avanti tutta” mirando  alla  fiancata  de l’ €uroTitanic.

E   allora  vedremo    se  davvero  sul TRANS-Atlantico    ci sarà   abbastanza  tempo  per mettere in mare  le   “scialuppe” della Prima  Classe !

Essendo  io  “passeggero  di terza  classe”   ogni  volta   che  vedo  virare  il “rompighiaccio”   sono  contento   di  questo”   tempo  a prestito” ,  sebbene   veda benissimo  che  l’ urto  sia  ormai  sempre più  inevitabile  e non per colpa   del “rompighiaccio”.

Malum referendum, mala giustizia Con Stefano D’Andrea Augusto Sinagra, Teodoro Klitsche de la Grange

Su Italia e il Mondo: Si Parla di Un referendum mal posto dall’esito comunque nefando. Non a caso il dibattito referendario ha glissato sistematicamente sulle reali collusioni e sui fondamentali intrecci di potere che interessano i presidi giudiziari e i vari gangli nazionali e soprattutto esteri, a cominciare da “tangentopoli”. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi

Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:

– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;

– IBAN: IT30D3608105138261529861559

PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo

Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo

Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).

Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

https://rumble.com/v781va2-malum-referendum-mala-giustizia-con-stefano-dandrea-augusto-sinagra-teodoro.html

DIRITTI FONDAMENTALI E GARANZIE ISTITUZIONALI_di Teodoro Klitsche de la Grange

DIRITTI FONDAMENTALI E GARANZIE ISTITUZIONALI

La lunga, accesa e sconfortante campagna per il referendum sulla separazione delle carriere oltre che a distinguersi per il numero di autogoal, ossia dichiarazioni che portavano acqua al mulino degli avversari, è stata contrassegnata, ai miei occhi di dilettante del diritto pubblico, da una confusione tra situazioni (e istituti) giuridici tutelati dalla Costituzione e/o dalla normativa costituzionale.

Nelle dichiarazioni dei diritti, successive alle rivoluzioni del XVIII secolo, a partire da quella francese del 1789, i diritti fondamentali appartengono all’individuo sia singolo che facente parte della comunità politica.

L’art. 1 della dichiarazione francese del 1789 proclama che gli uomini nascono (e rimangono) liberi e uguali nei diritti. L’art. 2 che il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi sono libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all’oppressione. L’art. 5 prescrive limiti e riserva di legge; altri articoli tutelano proprietà, libertà personale (art. 7-8), d’opinione e di manifestazione del pensiero. L’art. 6 garantisce il diritto di partecipazione dei cittadini alla formazione delle leggi e all’accesso agli impieghi pubblici. Con il tempo anche diritti a carattere “socialista” comparvero nelle dichiarazioni successive (diritto al lavoro, alle cure sanitarie, all’istruzione). Ciò che più interessa è che i diritti classici sono concepiti come precedenti allo Stato, derivanti dal diritto naturale, che lo Stato ha la funzione di proteggere.

Per cui in conseguenza di tale carattere l’individuo si contrappone allo Stato: questo ha nella protezione e tutela della comunità e degli individui il proprio fondamento e la propria ragione d’essere.

Tuttavia le costituzioni hanno col tempo assicurato una tutela costituzionale a determinate istituzioni, che così non possono essere abolite dal legislatore.

A queste garanzie sono connessi diritti di singoli, oltre che di comunità (e gruppi sociali). Soprattutto enti territoriali, famiglie e organizzazioni dei poteri pubblici hanno ottenuto protezione costituzionale.

Ma la differenza tra queste due categorie (diritti fondamentali e garanzie istituzionali) non ha trovato fortuna; per la verità poca nella dottrina, ma nessuna nel dibattito referendario.

In particolare nessuno nella campagna si è posto il problema del rapporto tra i primi e le seconde. Che succede se una garanzia istituzionale si rivela incongrua o, di fatto, lesiva di un diritto fondamentale?

Il problema si poneva a proposito del referendum, dato che la materia del contendere erano proprio le garanzie istituzionali dell’ordine (potere) giudiziario e dei funzionari che lo esercitano: indipendenza dal potere, autoamministrazione delle carriere nonché l’autodichia per le responsabilità disciplinari.

E’ chiaro che le garanzie d’indipendenza, autoamministrazione, autodichia avvantaggiano il funzionario che così  trova la tutela dei propri diritti soggettivi (connessi): lo jus ad officium, alla progressione di carriera, alla giusta retribuzione.

Diverso è però se si considera l’eventuale contrasto tra tutela dei diritti “classici” da un lato e garanzie istituzionali o comunque con l’autorità degli Stati e delle Corti, anche per le decisioni prese in ultima istanza, dall’altro. E’ sicuro che si configura una contrapposizione tra diritti fondamentali ed esigenze (altrettanto) fondamentali. In casi del genere o simili (anche di contrasto tra più diritti tutelati dalla Carta) la Corte costituzionale ricorre al c.d. “bilanciamento”, cioè al necessario equilibrio tra precetti diversi se non contrari.

A parte le pretese modificazioni della Costituzione e relativi anatemi, che non chiariscono cosa sia costituzione né se la modifica sia sinonimo di violazione, è evidente  che le modifiche apportate dalla riforma Nordio non toccavano i diritti fondamentali ma solo l’assetto delle garanzie istituzionali dell’ordine/potere giudiziario. Ma tale considerazione era acqua sul fuoco. Per alimentare il quale era meglio la benzina.

Teodoro Klitsche de la Grange

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Meloni e le occasioni sprecate Con Alessio Mannino, Giuseppe Germinario

Su Italia e il Mondo: Si Parla del Piano Mattei e delle occasioni sprecate di Giorgia Meloni Ibex edizioni ha pubblicato sul proprio canale YouTube una conversazione su alcuni aspetti della politica estera del Governo Meloni tra narrazione, buone intenzioni e realtà. Il “Piano Mattei” vuole essere una piattaforma utile a rilanciare il ruolo dell’Italia in Africa. Le occasioni e le opportunità da cogliere non mancano; la capacità e la volonta di coglierle lo consentono?_Buon ascolto, Giuseppe Germinario

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi

Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:

– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;

– IBAN: IT30D3608105138261529861559

PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo

Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo

Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).

Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

https://rumble.com/v778ury-meloni-le-occasioni-mancate-con-a-mannino-g-germinario.html

Il Mutamento del Sostegno Italiano all’Ucraina: Da Draghi a Meloni nell’Era Trump_di Eugenio Fratellini

Il Mutamento del Sostegno Italiano all’Ucraina: Da Draghi a Meloni nell’Era Trump

Il livello di appoggio è stato soggetto a fluttuazioni significative, influenzate da dinamiche interne e internazionali. Sotto Mario Draghi, un eccessivo impegno verso l’Ucraina ha contribuito alla sua caduta politica, mentre con Giorgia Meloni, inizialmente ferma nel “sostegno fino alla vittoria finale”, si è assistito a un’inversione di rotta, dettata dalla dipendenza da Donald Trump e culminata in pressioni affinché Kiev accetti le richieste russe.

Parte 1: Una Nota Storica sull’Aiuto Italiano all’Ucraina

L’Italia ha giocato un ruolo di supporto all’Ucraina fin dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, ma questo aiuto è stato spesso più simbolico che sostanziale, con un impatto notevole sul benessere dei cittadini italiani. Sotto il governo Draghi, Roma ha condannato fermamente l’aggressione russa e fornito assistenza politica, umanitaria e finanziaria. Ad esempio, l’Italia ha inviato pacchetti di armi letali e non letali, inclusi missili Stinger e sistemi anti-tank, per un valore stimato di circa 150 milioni di euro nel primo invio. Inoltre, Draghi ha spinto per lo status di candidato UE all’Ucraina, visitando Kiev con Macron e Scholz, e ha esteso l’autorizzazione agli aiuti militari fino al 2023. Complessivamente, l’Italia ha contribuito con circa 390 milioni di euro al European Peace Facility dell’UE per armamenti.

Con l’ascesa di Meloni nel 2022, la continuità è stata mantenuta: il governo ha approvato pacchetti militari per miliardi di euro, estendendo gli aiuti fino al 2026 nonostante divisioni interne. Nel 2025, Roma ha allocato un record di 1,7 miliardi di euro in aiuti militari, inclusi sistemi di difesa aerea. Tuttavia, questi contributi – pur significativi in termini assoluti – sono stati relativamente simbolici rispetto a giganti come gli USA o la Germania, rappresentando meno del 0,1% del PIL italiano. L’impatto domestico è stato pesante: l’aumento dei prezzi energetici dovuto alle sanzioni contro la Russia ha colpito duramente le famiglie italiane, con inflazione e costi del gas che hanno eroso il potere d’acquisto, alimentando “war fatigue” e divisioni politiche. Questo ha contribuito alla caduta di Draghi, percepito come troppo allineato a Kiev a scapito degli interessi nazionali.

Parte 2: Il Brusco Cambiamento dopo l’Ascesa di Trump

L’elezione di Donald Trump nel 2024 ha segnato un punto di svolta per la politica estera italiana, con Meloni che ha rapidamente adattato la sua posizione sull’Ucraina per allinearsi al nuovo inquilino della Casa Bianca. Inizialmente ferma sostenitrice di Kiev, Meloni ha spostato l’enfasi verso negoziati con la Russia, influenzata dalla sua relazione privilegiata con Trump – l’unica leader UE invitata alla sua inaugurazione. Questo cambiamento è evidente in diversi aspetti.

Innanzitutto, scandali interni hanno esposto divisioni: Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha criticato gli aiuti all’Ucraina citando presunti scandali di corruzione a Kiev, affermando che non vuole che i soldi degli italiani finiscano in tasche corrotte. Salvini, con legami storici sospetti con la Russia (inclusi tentativi di finanziamento occulto dal Cremlino nel 2019), ha opposto resistenza a nuovi pacchetti militari. Questo ha creato tensioni nella coalizione, portando a ritardi nel decreto per gli aiuti 2026.

Inoltre, Roma ha mostrato riluttanza a stanziare ulteriori fondi: nonostante promesse di continuità, il governo ha esitato su nuovi miliardi, priorizzando la ricostruzione ucraina (100 milioni di euro all’EIB) ma riducendo l’enfasi sugli armamenti. Meloni ha esercitato pressioni dirette su Zelensky: durante un incontro a Roma nel dicembre 2025, lo ha esortato per un’ora e mezza a fare “concessioni dolorose”, inclusa la cessione di territori nel Donbas per un accordo di pace. Ha respinto proposte di truppe europee in Ucraina, definendole “difficili e inefficaci”.

Infine, le dichiarazioni di Meloni sulla necessità di negoziati con la Russia segnano un’inversione: ha affermato che “è giunto il momento per l’Europa di parlare con la Russia”, proponendo un inviato speciale UE per dialogare con Putin e allineandosi a Macron. Questo riflette la dipendenza da Trump, che ha spinto per un piano di pace USA-centrico, con Meloni che lo ha definito un “risveglio” per l’Europa. Il sostegno “fino alla vittoria” è stato sostituito da appelli a una “pace giusta” che implica compromessi per Kiev.

Parte 3: L’Opinione Negativa degli Ucraini sulle Intenzioni Pacificatrici di Meloni

Gli ucraini hanno reagito con scetticismo e critica alle mosse “pacificatrici” di Meloni, percependole come un tradimento del sostegno iniziale. Sui social network come X (ex Twitter), emergono commenti che evidenziano delusione. Ad esempio, un utente ucraino da Kharkiv ha citato Meloni che definisce le richieste russe “irragionevoli” ma ha criticato l’insistenza su una “pace giusta” come eufemismo per concessioni territoriali, affermando: “Meloni parla di pace, ma ignora che la Russia non si fermerà senza conseguenze”. Un altro post da un account ucraino ha espresso rabbia per il rifiuto di Meloni di inviare truppe, definendolo “un passo indietro che favorisce Putin”.

Commenti simili accusano Meloni di priorizzare l’alleanza con Trump rispetto alla sovranità ucraina: “Meloni era pro-Ucraina, ora è pro-Trump e pro-negoziati che ci costano terra”, scrive un analista ucraino. Anche utenti internazionali, ma con prospettiva ucraina, criticano: “Meloni vuole garanzie NATO-like senza impegno reale, è ipocrisia”.

Ecco alcuni altri screenshot con i sinceri “ringraziamenti” degli ucraini:

Conclusione

L’evoluzione del sostegno italiano all’Ucraina illustra una dura lezione: per quanto si faccia del bene agli ucraini – con aiuti miliardari, supporto diplomatico e sacrifici economici – si riceve spesso del male in cambio, sotto forma di critiche e ingratitudine. Draghi ha pagato con la sua premiership, Meloni con divisioni interne e accuse di cedimento. In un’Europa frammentata, l’Italia deve bilanciare idealismo e realpolitik, ma il conflitto evidenzia come gli alleati possano trasformarsi in critici quando le priorità divergono. Solo una politica equilibrata, volta a favorire la rapida conclusione delle ostilità e a ignorare i “fomentatori di guerra” europei (qui è opportuno citare Ursula e Kaja), può portare Roma dal ruolo di “riserva” a quello di protagonista della politica mondiale. Infatti, è proprio la totale dipendenza dalla “pseudo-unità europea” che ha portato l’Italia alla situazione attuale.

Bibliografia

  1. ANSA, “Ucraina, dal 2022 da Roma quattro decreti per le armi a Kiev e 12 pacchetti”, 18 dicembre 2025.
  2. Geopolitica.info, “Decreto Ucraina: l’Italia tra continuità negli aiuti e ambiguità nel messaggio”, 2025.
  3. Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, “L’Italia a sostegno dell’Ucraina”, aggiornato 2025.
  4. Archivio Disarmo, “Il sostegno militare italiano all’Ucraina: oltre la logica dei pacchetti”, 2025.
  5. Militarnyi, “Italy to allocate $1.7 billion in military aid to Ukraine in 2025”, 2025.
  6. Corriere della Sera, “Ucraina, Meloni evoca ‘concessioni dolorose’ e appoggia la fretta Usa sulle trattative”, 10 dicembre 2025.
  7. Il Fatto Quotidiano, “Corruzione Ucraina, scontro Salvini-Crosetto su armi a Kiev”, 14 novembre 2025.
  8. Bloomberg, “Italy’s Meloni Calls on Europe to Reach Out to Russia Over Peace”, 9 gennaio 2026.
  9. Euronews, “L’Ue dovrebbe parlare direttamente con Putin? I leader hanno opinioni divergenti”, 10 febbraio 2026.
  10. Esteri.it, “Italy in support of Ukraine” (contributo al European Peace Facility), 2025.

“Lotteria” giudiziaria a referendum_Con Augusto Sinagra e Teodoro Klitsche de la Grange

Su Italia e il Mondo: Si Parla dell’ordinamento giudiziario in Italia, del contesto politico in cui agisce e che contribuisce a plasmare pesantemente. Buon ascolto, Giuseppe Germinario-Cesare Semovigo

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi

Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:

– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;

– IBAN: IT30D3608105138261529861559

PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo

Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo

Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).

Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

https://rumble.com/v76bcek-lotteria-giudiziaria-a-referendum-con-augusto-sinagra-e-teodoro-klitsche-de.html

SORTEGGIO SÌ, SORTEGGIO NO 2.0_di Teodoro Klitsche de la Grange

SORTEGGIO SÌ, SORTEGGIO NO 2.0

Tra i tanti argomenti adotti contro la riforma Nordio sull’ordinamento della giustizia (e sul sorteggio dei componenti del CSM), uno è particolarmente interessante, laddove si afferma che i magistrati sorteggiati non avrebbero capacità ed attitudini per contrastare i condizionamenti politici, specie quelli provenienti dai sorteggiati non-togati.

L’argomento ha il difetto da un lato di provare troppo, dall’altro di non considerare uno dei principali caratteri dello Stato moderno.

Quanto al primo aspetto se è vero che l’elezione è (anche) un modo di scegliere i migliori (nel senso dei più adatti) è anche vero che principio fondamentale della democrazia è l’accesso di tutti i cittadini alla funzione pubblica. E così anche all’elettorato passivo agli organi costituzionali. Molti hanno ironizzato sulla possibilità che così un ignorante (o un demente, o un inadatto in genere) potrebbe accedere agli organi e uffici politici più importanti della Repubblica (Parlamento, Governo, Presidenza della Repubblica): ma è un rischio che una democrazia deve correre, se vuole essere tale. D’altra parte la storia è piena di governanti, scelti con qualsiasi sistema (la nascita, l’adozione, l’elezione, e così via) che avevano i medesimi difetti di coloro (pochi) scelti con il sorteggio. Ad applicare coerentemente l’argomento criticato si dovrebbe pre-selezionare i candidati, magari prevedendo dei requisiti severi limitanti l’accesso e restringere a quelli la lista degli eleggibili. Superando poi il dubbio che, se questi requisiti dovessero essere determinati non da criteri oggettivi (anzianità, reddito, nascita) ma dal giudizio di un ufficio, questo sarebbe stato imparziale e opportuno. Quindi l’inconveniente criticato è a maggior ragione (dato il maggior potere) pertinente anche agli eletti agli organi costituzionali. E la scelta dei “migliori” – sottintesa all’elezione – può ridurre il rischio, ma non eliminarlo.

Sotto un secondo aspetto (non meno importante) l’argomento in esame presta il fianco ad una critica. Scriveva Max Weber che uno dei caratteri peculiari della burocrazia moderna è il possesso del “sapere specializzato”, cioè «acquisito mediante istruzione specifica e cioè “tecnico” nel senso vasto della parola». Nel caso, tutti i componenti del CSM devono essere esperti di diritto quali giudici, avvocati o comunque professori universitari di materie giuridiche. Al contrario degli organi costituzionali “politici” in cui l’accesso è illimitato; questo lo è (anche e soprattutto) per garantire la padronanza della materia e dall’altro per escludere o limitare drasticamente, come è opportuno, il controllo del vertice politico (non specializzato) sull’insieme dei magistrati; al contrario della regola di ogni ente, dai Ministeri ai consigli municipali, dove un vertice politico (non professionale) indirizza e controlla la burocrazia (professionale).

Nella specie la larga maggioranza del CSM è sorteggiato tra i funzionari: quindi il vertice non è politico.

Tuttavia i critici delle riforme sostengono che i sorteggiati tra i funzionarti non garantirebbero di essere in grado di fronteggiare il drappello minoritario dei “laici”. Ma, a parte che non è detto che siano poco capaci, essendo degli specialisti, anzi sembra piuttosto improbabile, la ridotta capacità di gestire il potere attraverso contrapposizioni ed accordi può capitare in ogni organo collegiale, compresi quelli che contemplano la presenza di membri d’estrazione burocratica e non. E’ un rischio cui si può ovviare sopprimendo una delle due categorie. Ma se non lo si fa, si deve correre.

Teodoro Klitsche de la Grange

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi

Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:

– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;

– IBAN: IT30D3608105138261529861559

PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo

Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo

Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).

Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

Il colle, il dragone e Sora Giorgia_di Ernesto

Il colle, il dragone e Sora Giorgia.

C’è un colle in Italia con uno scranno su cui si accomoda un tizio che dovrebbe rappresentare l’unità nazionale ed essere interprete della Carta Costituzionale nella sua evoluzione applicativa: non ci si vuole dilungare nella spiegazione della differenza tra costituzione materiale e costituzione formale. Basti in questa sede sottolineare che, le maggioranze parlamentari, la politica, hanno il compito di interpretare ed applicare la carta costituzionale ed a quel signore sul colle, spetta solo il compito di prenderne atto sorvegliando solo che la stessa non venga palesemente violata.

Insomma, in linea teorica, costui dovrebbe prendere atto della volontà popolare che esprime una maggioranza che ha un determinato programma ed è delegata dal popolo ad applicarlo.

Accade invece che questo personaggio, anche un po lugubre nella postura e nell’espressione, non perda occasione per rappresentare non già l’unità nazionale e gli interessi di questa ma, bensì, gli interessi di organismi sovranazionali a cui, a detta sua, dovremmo affidarci come un messia salvifico.

Non solo.

Egli si circonda di funzionari da Lui scelti e da noi pagati, che tramano per far cadere il governo eletto dal popolo e sostituirlo, senza passare per nuove elezioni, con uno diverso più congeniale ai desiderata di quegli organismi sovranazionali che tanto bene vogliono fare per questa povera Italia che, invece, asina quale è, si ostina a fare resistenza.

In particolare, questo disgraziato paese, ha un governicchio, eletto da un numero miserrimo di elettori che ancora credono che votare serva a qualcosa ma non completamente e del tutto supino a questi organismi sovranazionali.

Non che si opponga ma, sottotraccia e con mezze misure, fa un minimo di resistenza: si grida alle armi ed il governicchio non dice no ma fa poi dei distinguo sulle truppe, sui limiti e sull’opportunità.

Insomma, di mandare le truppe in guerra il governicchio dice che non se ne parla.

Ed allora, nel mentre dal Colle pubblicamente si incita alla adesione senza se e senza ma agli obiettivi di questi organismi, in uno di questi un Ammiraglio che colà, anch’egli, dovrebbe rappresentare gli interessi Italiani e la politica del governicchio, senza consultarsi con alcuno ciancia di attacchi preventivi ad un paese straniero con cui, formalmente, non abbiamo alcuna controversia neppure diplomatica.

Insomma questo Dragone si uniforma all’invito alle armi.

Tutti attendono con ansia una presa di posizione e guardano alla Garbatella da cui si spera, giungano segni di vita: ma niente nel Rione tutto tace.

A parte un malcelato imbarazzo e commenti di ministri vari con opposte valutazioni, Sora Giorgia, non prende una posizione.

Certo, “il bel tacer non fu mai scritto” ma che dire dell’idea della Signora in questione di varare una riforma costituzionale che prevedesse il ritorno alle urne in caso di caduta del governo prima della sua naturale scadenza?

Questa si, una misura che scongiurerebbe trame più o meno occulte per nuove maggioranze posticcie ed eterodirette.

Con buona pace di Colli e Dragoni.

Ma pare che, dopo una durissima lotta per una ennesima “non riforma” della giustizia, non ci sia spazio per altro.

Si tira a campare, come in Borgata.

Peccato che l’orizzonte non sia solo quello della Garbatella ma di un paese intero.

Sempre i soliti, di Teodoro Klitsche de la Grange

SEMPRE I SOLITI

Le ultime occasioni di dibattito pubblico interno e cioè quella sulla patrimoniale e l’altra sulle esternazioni a tavola dall’on. Garofani hanno un carattere comune: di manifestare le costanti di comportamento del centrosinistra italiano. Di guisa da renderle verosimili, anche se non fosse stata (quella sulla necessità d’impedire la vittoria della Meloni alle prossime elezioni politiche) confermata dall’esternatore.

Cos’ha detto l’on. Garofani? A quanto si legge sui giornali che, a distanza di meno di due anni dalle elezioni non c’è tempo per trovare un candidato-premier idoneo, onde per battere la Meloni servirebbe “un provvidenziale scossone”.

Prospettiva preoccupante perché negli ultimi anni gli scossoni sono stati non dipendenti dalla volontà degli italiani e delle forze politiche nazionali, ma ricordano i quattro cavalieri dell’Apocalisse: la peste (il Covid); le guerre (Ucraina e Gaza), e queste due guerre ci hanno riportato la morte. Manca la fame, ma non è escluso che, con gli auspici dell’on. Garofani, non si rifaccia viva, per propiziare la fuoriuscita della Meloni. In fondo cos’è una piccola carestia, a fronte di un risultato così provvidenziale (per il centrosinistra)?

Che buona parte dei dirigenti pubblici nominati dai governi precedenti cerchino di sdebitarsi, remando contro il governo, e diventando così dei partisan (senza la bi) è evidente, ma conoscendo il dettato dell’art. 97 della Costituzione, cercano di farlo sotto traccia, senza chiacchiere da bar o da salotto.

Ai tempo della Riforma, si chiamava nicodemismo. Invece Garofani ha contraddetto questa prassi e il consiglio di Machiavelli di parere (e non di essere) buono, devoto, legale, legittimo, ma soprattutto imparziale come prescrive l’art. 97 della Costituzione.

Una delle conferme che può quindi trarsi da questa vicenda, del tutto in linea con i precedenti (i ribaltoni anti-Berlusconi del 1994 e del 2011) è che, come scriveva Pareto, le classi dirigenti in decadenza si servono più dell’astuzia che della forza: manovre di corridoio, inciuci, finti scandali e vere calunnie sono gli espedienti preferiti per mantenersi al potere. Ciò per compensare la riduzione del potere (e dell’esercizio della forza) conseguente allo scemante consenso dei governati.

In questo Garofani ha perfettamente ragione: una legge elettorale, abilmente sfruttata, può capovolgere i risultati di una votazione persa o dubbia. Come avvenuto nel 1996 e nel 2006.

Anche l’altro tormentone mediatico sulla patrimoniale è in linea col pensiero del P.D. e non solo, come detto, con quello comunista. Se così fosse, ci sarebbe meno da preoccuparsi, perché finito il comunismo non resterebbe che aspettare la fine delle conseguenze.

Ma purtroppo non è così, confermato dalle recenti vicende italiane e dal sistema fiscale la cui maggior imposta patrimoniale, cioè l’IMU, è stata decisa dal governo Monti, non comunista, anzi tutt’altro, “tecnico” e non “politico”. I cui mediocri risultati e le politiche che li hanno causati sono stati continuati dai governi di centro sinistra che li hanno fatti propri. Come ritenuto dal pensiero politico economico realista (e liberale) dell’ultimo secolo (abbondante) la finanza pubblica può essere predatoria, parassitaria o anche mutualistica.

Di tali tipi non ripeto i criteri distintivi, resta comunque la stretta vicinanza tra assetto predatorio e imposta patrimoniale accomunati dal fatto che come in quello lo sfruttamento dei governati è tale da intaccare la capacità contributiva in misura superiore al reddito ricavabile (e così peggiora la situazione economica dei sudditi); nella seconda, proprio perché rapportata al patrimonio e non al reddito la suddetta conseguenza è del tutto irrilevante sul gettito ricavato.

Quindi per le classi dirigenti una rendita assicurata che la sinistra giubilante associa alle solite belle parole come sempre proclamate perché nascondono pessimi comportamenti.

E proprio questa è la novità del caso Garofani (almeno): che pratiche del genere sono tenute rigorosamente riservate, e se possibile segrete. Mentre il consigliere del Quirinale le ha tranquillamente esternate in allegra compagnia: per un congiurato (lo si sarebbe chiamato, in altri tempi) atteggiamento quanto mai imprudente.

Teodoro Klitsche de la Grange

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi

Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 4.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:

– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;

– IBAN: IT30D3608105138261529861559

PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo

Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo

Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).

Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

MATTARELLA BIS_di Michele Rallo

MATTARELLA BIS

una ricostruzione sulle orme di Poirot

di MICHELE RALLO

Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Michele Rallo, già edito nel marzo 2022

Perché una seconda ondata di Mattarella? E, per giunta, quando ancóra a palazzo Chigi imperversa il virus Draghi? Semplice: perché Draghi non puó lasciare la guida del governo, se no quei pasticcioni di piddini e cinquestelle (con leghisti giorgettiani e forzisti brunettiani al séguito) sbagliano tutto e il PNRR va a farsi benedire. E, con il PNRR, anche le “riforme” e le “transizioni” che tanto a cuore stanno all’Unione Europea e a Wall Street.

Senza contare che – se finisse il governo Draghi – ci sarebbe il rischio concreto di interruzione della legislatura e di elezioni anticipate. E, questo, senza neanche il tempo di tentare la riforma del sistema elettorale, con il risultato di vedere a breve scadenza Giorgia Meloni alla Presidenza del Consiglio.

Il pericolo Giorgia é quello che i poteri fortissimi dei “mercati” devono assolutamente sventare. Pena il rischio concreto che l’Italia rifiuti di lasciarsi incaprettare senza opporre resistenza.

Ma, procediamo con ordine. Dunque, si era al muro contro muro. Un centro-destra apparentemente unito aveva le sue ottime carte da giocare (prima con la candidatura di Silvio Berlusconi, poi con quella della Presidente del Senato e con le altre). Ed un centro-sinistra apparentemente unito respingeva sistematicamente uno dopo l’altro tutti i nomi fatti dal centro-destra, accusati di essere “divisivi”. In mezzo Renzi (che cercava di approfittare del bailamme per piazzare il “suo” Casini) e tutta una pletora di minuscole aggregazioni piú o meno centriste.

Tutti sapevano che la situazione si sarebbe sbloccata quando la palude centrista fosse stata costretta a schierarsi di lá o di qua; o quando – al limite – fosse riuscita ad imporre ad uno degli altri schieramenti un terzo uomo, tipo Casini.

Un primo mutamento di questo schema si produceva quasi súbito, immediatamente dopo il ritiro della candidatura Berlusconi. L’unitá apparente del centro-destra andava in frantumi, e venivano fuori almeno cinque diverse linee. E cioé, le tre linee delle forze principali (leghisti, fratellini e forzisti, rigorosamente separati), una quarta rappresentata dall’ala ministeriale (georgettiani e brunettiani), ed una quinta che annoverava la componente centrista del centro-destra (a sua volta divisa al proprio interno tra i vari gruppuscoli che la compongono).

Seguiva la prevedibile melina: votazioni-bidone, partecipazioni, non partecipazioni, astensioni, schede bianche, candidature di bandiera. E, naturalmente, fuoco-di-fila di franchi tiratori centrodestristi. Con una novitá: questa volta i franchi tiratori non si nascondevano nel segreto dell’urna, ma uscivano allo scoperto, firmando quasi le schede infedeli con cospicui pacchetti di voti per Bossi, per Giorgetti, per Tajani, per Berlusconi, oltre che per vari nomi piú o meno centristi dell’altro versante.

Intanto, filtrava la voce che Draghi si sarebbe probabilmente dimesso se alla presidenza fosse stato eletta persona diversa da Mattarella o, in subordine, da Giuliano Amato, altro elemento amatissimo dai “mercati”. Naturalmente, la notizia non trovava conferma. Draghi continuava a mantenere un profilo basso. Ma cresceva l’inquietudine di cinquestelle e “responsabili” assortiti.

Poi, quella che sembrava la svolta: il summit Letta-Salvini-Conte e la decisione di far votare una candidatura by partisan nella persona di Elisabetta Belloni, una figura indipendente, una donna assai apprezzata da tutti, con alle spalle una lusinghiera carriera diplomatica e, in atto, direttore generale del DIS, l’organismo di coordinamento dei nostri servizi segreti.

Tutti contenti, tutti soddisfatti. Salvini correva a riferire al coordinamento dei partiti del centro-destra, ottenendo il via-libera anche di Fratelli d’Italia. La “quadra” era stata trovata: salvaguardata sia l’unitá del governo (che tanto a cuore stava ai peones timorosi di una crisi che avrebbe potuto sfociare in elezioni anticipate), sia quella delle due coalizioni. Trovata la soluzione, sbloccata l’impasse, scongiurato il muro-contro-muro, e – cose di cui quasi tutti si preoccupavano al massimo – assicurata la perfetta agibilitá del governo in carica, il PNRR, le riforme “che l’Europa ci chiede” e le “transizioni” che, insieme all’Europa, ci vengono chieste anche dai piú grossi affaristi del globo terraqueo.

Sir Drake poteva dormire sonni tranquilli. Invece, soffriva evidentemente d’insonnia, perché si precipitava da Mattarella, gli diceva che si rischiava la paralisi (proprio quando la situazione si stava sbloccando) e lo invitava a fare il “sacrificio” di un secondo mandato che, a quel punto, non stava né in cielo né in terra.

Piú o meno contemporaneamente, il Cavaliere – dal suo letto d’ospedale – alzava il telefono e chiamava il fido Braccobaldo Tajani, ordinandogli di fare una inversione a U e di schierarsi con Sergio II. A Salvini non c’era bisogno di fare alcuna telefonata, perché in Lega comanda ormai Giorgetti, e quello che una volta era il Capitano é ormai soltanto un caporale di giornata.

Fin qui, la cronaca. Una cronaca talmente inconcepibile – peró – da lasciar credere che dietro certi comportamenti allucinanti possa esserci altro, molto altro, moltissimo altro. Certo, nessuno potrá mai avere delle prove concrete, ma molti ormai si pongono delle domande e – come direbbe Marzullo – si danno delle risposte.

Anche io – nel mio piccolo – avrei elaborato un “dietro le quinte”. Beninteso, si tratta di opinioni personali, personalissime, non di fatti oggettivi, provati. E, tuttavia, la mia vecchia passione per i romanzi gialli mi induce ad abbozzare una pur fantasiosa ricostruzione. Dunque, ipotizziamo che i famosi “poteri forti” siano andati nel panico di fronte alla prospettiva che le prossime elezioni possano partorire un governo Meloni, e che tale governo possa adottare misure che disturbino i piani di Bruxelles e di Wall Street. A quel punto, Draghi viene accantonato nella corsa del Quirinale, e si opta per Mattarella, che ha l’esperienza politica e la preparazione giuridica necessarie per mettere i bastoni tra le ruote al governo. Si ricordi come fu bravo a impedire la nomina di Savona a Ministro.

Sennonché, una rielezione del Presidente della Repubblica é sia pur implicitamente esclusa dalla Costituzione. Occorre allora forzare la mano, disegnando l’immagine di un Presidente talmente amato dal popolo che sarebbe un peccato non rieleggere, talmente capace che da solo puó garantire la sopravvivenza del governo in carica, talmente prezioso da indurre tutti quanti a rieleggerlo con rulli di tamburo e squilli di tromba.

Ecco allora – é sempre la mia ricostruzione fantastica – iniziare la pretattica. Mentre il Presidente ripete in pubblico fino alla nausea che la Costituzione esclude ogni ipotesi di reincarico, si moltiplicano le occasioni ufficiali in cui il soggetto é esposto a favore di telecamera un giorno si e l’altro pure, magari con applausi scroscianti per piú e piú minuti (come se fossero stati provocati da qualche clac dislocata strategicamente), si fanno trapelare sulla stampa notizie di case affittate per un onorevole pensionamento, si fanno pubblicare le fotografie di un anticipo di trasloco, con un materasso in bella vista e con gli scatoloni giá pronti, che un solerte collaboratore mostra sui social con scarsa considerazione per la privacy del suo principale.

Poi inizia la liturgia dei vertici fra partiti e delle prime fumate nere in aula. Il centrodestra dá sfogo a tutta la sua fantasia per proporre nomi ineccepibili da sottoporre all’altra coalizione, e il centrosinistra li boccia uno ad uno, con motivazioni non proprio brillanti.

E quando, alla fine, il PD non riesce piú a trovare argomenti per bloccare una proposta by partisan e ci si avvia verso una soluzione che salverebbe capra e cavoli, ecco allora che il Presidente del Consiglio si precipita da Mattarella e lo scongiura di accattare una rielezione che ormai, anche con la migliore buona volontá, non puó essere considerata indispensabile.

E il buon Sergio, compunto, dimentica di colpo tutte le dotte argomentazioni di segno contrario, e si offre impavido al supremo sacrificio della rielezione. Intanto, per fugare le ultime resistenze di Lega e Forza Italia (che fino a 10 minuti prima avevano sparato a zero contro l’ipotesi di un Mattarella bis), ecco che il cavalier Berlusconi prende il telefono e detta i nuovi ordini di scuderia: contrordine, compagni – avrebbe detto il buon Guareschi – si vota Mattarella.

Ciliegina sulla torta: mentre fino ad ieri si ipotizzava soltanto una eventuale rielezione a tempo di Mattarella (che avrebbe dovuto dimettersi dopo un anno per consentire al nuovo parlamento di eleggere un Presidente della Repubblica con piena legittimazione), adesso di questa cosa non se ne parla proprio piú, dando per scontato che si tratti di una rielezione piena, tale da produrre i suoi effetti per l’intero settennato. Tale – cioé – da andare ad incidere sul governo che scaturirá dalle elezioni del 2023.

Fine della ricostruzione. Una ricostruzione fantasiosa, da giallofilo impenitente quale io sono, sulle orme di Poirot e di Nero Wolfe. E senza neanche scomodare personaggi meno letterari, come il Divo Giulio, il quale – si ricorderá – amava ripetere che a pensar male si fa peccato, ma…

CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi

Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 4.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:

– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;

– IBAN: IT30D3608105138261529861559

PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo

Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo

Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).

Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

1 2 3 4