Il tema centrale della campagna elettorale ruota ora intorno alla migrazione. A insediarlo è stato il leader della CDU Friedrich Merz, proprio lui che lo scorso autunno metteva in guardia dall’esacerbare la campagna elettorale con questo tema; l’attacco di Aschaffenburg ha superato questo avvertimento. La pressione ad agire è così forte che la CDU/CSU accetta l’accusa di aver sbrecciato il muro verso l’AfD.
Il 29 gennaio è passata al Bundestag, in conclusione di legislatura prima delle imminenti elezioni anticipate, una delle due mozioni in tema di immigrazione della CDU/CSU (quella dei “cinque punti”) che è stata votata da AfD, BSW e Liberali FDP, con i voti contrari di SPD e Verdi . Risultato 348 favorevoli e 344 contrari, 10 astenuti. Non è giuridicamente vincolante (non è un disegno di legge), ma il suo valore politico non sfugge.
C’è stato poi un seguito venerdì 31 gennaio: il Parlamento ha discusso la proposta di “legge sulla limitazione dell’afflusso”, che non è passata: ha raccolto 338 voti a favore di CDU/CSU (però 12 assenti), AfD e BSW, non sufficienti a compensare le ulteriori assenze (16) dei Liberali FDP contro i 349 voti contrari di SPD e Verdi, 5 astenuti.
Per chi desidera approfondire: Italiaeilmondo presenta due rassegne, di cui questa è la prima che riunisce resoconti e commenti dei più influenti giornali tedeschi, usciti nei giorni antecedenti la seconda votazione del 31 gennaio. La seconda conterrà i commenti all’esito ed alle conseguenze dell’”azzardo” dei cristiano-sociali.
In generale la stampa tedesca ha catalogato la manovra dei cristiano-sociali come elettorale e rischiosa (… vi diamo noi quello che promette l’AfD, non serve votarla…). Non è detto che riuscirà ad allontanare gli elettori dall’AfD e a portarli verso di loro: Merz sta correndo un grosso rischio con la sua determinazione, giocando con una fonte di forza senza la certezza di poterla controllare.
28.01.2025
Piano Merz sulla migrazione: gli ostacoli sono alti
La CDU/CSU vuole approvare una legge a favore di maggiori respingimenti alle frontiere prima delle elezioni. Anche se dovesse avere successo, non significa che cambierà davvero qualcosa.
DI RICARDA BREYTON E MARCEL LEUBECHER
Sembra strano, ma è così: quasi tutti i partiti vogliono ridurre al minimo l’immigrazione per asilo – eppure, ad oggi, nessun tentativo di ingresso illegale può essere impedito alla frontiera non appena il migrante dichiara di chiedere asilo. L’opportunità di porre fine a questa situazione sta diventando sempre più un punto centrale di discussione nella campagna elettorale per le elezioni parlamentari tedesche. Dopo il bagno di sangue di Aschafenburg, il candidato cancelliere della CDU Friedrich Merz (CDU) ha promesso, senza alcuna opzione di uscita, che se diventasse cancelliere i richiedenti asilo verrebbero respinti alle frontiere della Germania. Per proseguire la lettura cliccare su: Azzardo CDU (28-31.01.2025)
#iran #geopolitica #Pezeshkian #multipolarismo #Kameney #mediooriente La transizione e l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca ha determinato una accelerazione delle dinamiche geopolitiche specie in Medio Oriente. Nessuno è uscito sonoramente sconfitto dal conflitto in corso, con la notevole eccezione della Siria. Rimane l’evidenza di un importante cambiamento degli equilibri in corso. Israele pare aver guadagnato terreno, ma allo stesso tempo sembra assumere un ruolo minore nei disegni della nuova amministrazione. L’Iran, al contrario, a causa dei colpi ricevuti, grazie alla capacità di deterrenza dimostrata, ai traumatici avvicendamenti nella dirigenza sembra promettere profonde trasformazioni ed adattamenti dei propri orientamenti geopolitici. Il recente accordo con la Russia e i primi abboccamenti con la amministrazione statunitense rappresentano il prodromo di nuovi assetti interni ed esterni. Ne parliamo in questo video registrato ormai una settimana fa. Buon ascolto, Giuseppe Germinario
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Quali saranno le conseguenze a breve e medio termine della sconfitta occidentale in Ucraina sulla coesione della NATO? E che dire della coesione dell’UE? Secondo lei, quali sono i paesi più propensi ad aprire possibili linee di faglia per la NATO e l’UE, e perché?
Credo che non ci rendiamo sufficientemente conto del fatto che la guerra in Ucraina ha suonato la campana a morto per la difesa europea. Per i paesi baltici, la Romania e la Polonia, che beneficiano pienamente dei fondi europei, ma anche per la Finlandia e i paesi scandinavi, l’unica alleanza che garantisce la loro sicurezza è la NATO. Quindi i rischi di disintegrazione dell’Alleanza nel breve termine sono limitati.
Non è questo il caso dell’UE, dove le divergenze sono sempre più marcate e potrebbero accentuarsi in occasione delle prossime elezioni dei prossimi anni.
Inoltre, cresce la sfiducia dei cittadini dei paesi che hanno formato la Comunità Europea nei confronti di Bruxelles. Infine, c’è la questione dell’euro, che pone i Paesi del Sud (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia) in una situazione di forte svantaggio rispetto alla Germania, che ne ha tratto pieno vantaggio.
Un importante riarmo all’interno della NATO dei principali paesi europei, in particolare della Germania, sembra possibile o probabile nel medio termine? Quali sarebbero le conseguenze per le decisioni strategiche russe?
Il riarmo europeo è già iniziato, e questa è una buona cosa perché abbiamo ridotto così tanto i nostri bilanci che i nostri paesi hanno solo eserciti “campione”. Dovrà continuare anche se la guerra in Ucraina finirà, perché è necessario per la nostra sicurezza. Ma il rischio è che questo vada a vantaggio dell’industria americana più che di quella dei nostri stati. Dobbiamo stare attenti a non arricchire il complesso militare-industriale oltre Atlantico a scapito della nostra industria.
Infine, ritengo che questo riarmo non debba essere diretto contro la Russia. Il vero massacro dei funzionari della sicurezza della NATO e di alcuni stati membri è grottesco e serve gli interessi americani: affermare che la Russia minaccia di invadere l’Europa entro pochi anni è una grossolana bugia! Diamo un’occhiata alla realtà e ai numeri (economia, popolazione, personale militare, bilanci, ecc.). Mosca non ha né i mezzi né l’intenzione!
Dopo la sconfitta definitiva dell’Occidente in Ucraina, pensa che gli Stati Uniti saranno in grado di identificare e decidere una nuova strategia coerente nei confronti della Russia? Se sì, quale?
Sì, perché nella misura in cui la nuova amministrazione è realmente ossessionata dalla “minaccia” cinese, ha perfettamente capito che non è più opportuno disperdersi troppo continuando a sostenere la guerra contro la Russia in Ucraina. Già prima del suo arrivo alla Casa Bianca, Trump aveva chiarito i suoi obiettivi di politica internazionale: contrastare l’ascesa economica e militare della Cina (il cui bilancio della difesa resta quasi 3 volte inferiore al proprio!). I suoi commenti sulla Groenlandia (situazione strategica e riserve di idrocarburi), Panama e il Canada rientrano in questo approccio.
La Francia è forse il Paese che, grazie alla sua eredità gollista, possiede la cultura “sovranista” migliore e più strutturata. La produzione editoriale ne è una preziosa testimonianza. Come mai questa capacità non riesce a tradursi in un’espressione politica matura e a rispondere adeguatamente alle esigenze popolari?
Semplicemente perché questa cultura non esiste più nelle classi dominanti, conquistate dall’ideologia europeista e sottomesse all’influenza e alle costrizioni americane.
I politici francesi, sia al potere che all’opposizione, non hanno alcuna visione di quale potrebbe essere il futuro del nostro Paese, non hanno immaginazione né coraggio e non pensano nemmeno che siamo in grado di riconquistare un grado maggiore di indipendenza e sovranità. Sono disfattisti e non credono nelle nostre possibilità di ripresa autonoma, per questo giocano la carta di un’Europa sempre più sottomessa agli Stati Uniti. Le possibilità che questa situazione cambi nel breve termine sono scarse, mi aspetto piuttosto un cambiamento di alleanza dai Democratici a Trump…
Quelles seront les conséquences à court et moyen terme de la défaite occidentale en Ukraine sur la cohésion de l’OTAN ? Et sur la cohésion de l’UE ? À votre avis, quels sont les pays les plus susceptibles d’ouvrir d’éventuelles lignes de fracture pour l’OTAN et l’UE, et pourquoi ?
Je crois que nous ne mesurons pas assez que la guerre d’Ukraine a sonné le glas de l’Europe de la défense. Pour les pays baltes, la Roumanie et la Pologne, qui bénéficient à plein de fonds européens, mais aussi pour la Finlande et les pays scandinaves, la seule alliance qui garantisse leur sécurité, c’est l’OTAN. Donc les risques de délitement de l’Alliance à court terme sont limités.
Ce n’est pas le cas de l’UE, car les divergences y sont de plus en plus marquées et pourraient s’accroitre à l’occasion des élections à venir dans les toutes prochaines années.
De plus la défiance des citoyens dans les pays à l’origine de la Communauté européenne est de plus en plus forte à l’égard de Bruxelles. Enfin, il y a la question de l’euro, qui désavantage beaucoup les pays du Sud (Italie, France, Espagne, Portugal, Grèce) par rapport à l’Allemagne qui en a profité à plein.
Un réarmement majeur au sein de l’OTAN des principaux pays européens, en particulier de l’Allemagne, semble-t-il possible ou probable à moyen terme ? Quelles en seraient les conséquences sur les décisions stratégiques russes ?
Le réarmement européen a déj commencé, et c’est une bonne chose car nous avions tellement réduit nos budgets que nos pays n’ont plus que des armées « échantillonaires ». Il faudra le poursuivre, même si la guerre d’Ukraine cesse, car cela est nécessaire à notre sécurité. Mais le danger est que cela profite davantage à l’industrie américaine qu’à celles de nos États. Il faudra veiller à ne pas enrichir le complexe militaro-industriel d’outre-Atlantique au détriment de notre industrie.
Je pense enfin que ce réarmement ne doit pas être orienté contre la Russie. Le véritable matraquage des responsables de la sécurité de l’OTAN et d’une partie des États membres est grotesques et sert les intérêts américains : dire que la Russie menace d’envahir l’Europe d’ici quelques années est un mensonge grossier ! Regardons la réalité et les chiffres (économie, population, effectifs militaires, budgets, etc.). Moscou n’en a ni les moyens, ni l’intention !
Après la défaite finale de l’Occident en Ukraine, pensez-vous que les Etats-Unis seront en mesure d’identifier et de décider d’une nouvelle stratégie cohérente à l’égard de la Russie ? Si oui, laquelle?
Oui, car dans la mesure où la nouvelle administration est véritablement obnubilée par la « menace » chinoise, elle a parfaitement compris qu’il n’est plus opportun de se disperser en continuant de soutenir la guerre contre la Russie en Ukraine. Avant même son arrivée à la Maison-Blanche, Trump a fait clairement part de ses objectifs de politique internationale : contrer la montée en puissance économique et militaire de la Chine (dont le budget de défense reste presque 3 fois inférieur au sine !). Ses propos sur le Groenland (situation stratégique et réserves d’hydrocarbures), le Panama et le Canada s’inscrivent dans cette démarche
La France est peut-être le pays qui possède, grâce à son héritage gaulliste, la culture « souverainiste » la meilleure et la plus structurée. La production éditoriale en est un précieux témoignage. Comment se fait-il que cette capacité ne parvienne pas à se traduire par une expression politique mature et à se connecter de manière adéquate aux besoins populaires ?
Simplement parce que cette culture n’existe plus dans les classes dirigeantes, qui sont gagnées à l’idéologie européiste et soumises à l’influence et aux contraintes américaines.
Les politiques français, au pouvoir comme dans l’opposition, n’ont aucune vision de ce que pourrait être l’avenir de notre pays, aucune imagination ni courage, et ne pensent même pas que nous sommes en mesure de retrouver un degré supérieur d’indépendance et de souveraineté. Ils sont défaitistes et ne croient pas en nos possibilités de redressement autonome, raisons pour lesquelles ils jouent la carte d’une Europe de plus en plus inféodée aux Etats-Unis. Les chances que cela évolue à court terme sont minces, je m’attends plutôt à un changement d’allégeance, passant des Démocrates à Trump….
Eric Denécé
Direttore del Centro francese per la ricerca sull’intelligence (CF2R)
12/14 rond-point des Champs Elysées
75008 Parigi
01 53 53 15 30 www.cf2r.org
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Il tono intorno all’Ucraina continua a cambiare. All’inizio era impercettibile, ma da allora ha raggiunto un punto in cui pronunciare cose prima indicibili è un grido d’allarme comune. Per molto tempo, i giornalisti gialli hanno tentato disperatamente di mascherare il crollo dell’Ucraina come semplice necessità di una pausa di riflessione, o di far ricadere il tutto sulla Russia o sul desiderio di Putin di avviare colloqui di pace, a causa delle elevate perdite e della presunta incapacità di raggiungere gli obiettivi.
Ma ora, ovunque si guardi, per la prima volta l’omertà è stata tolta: gli organi di informazione ammettono apertamente – anche se ancora con toni sommessi – che l’Ucraina non solo rischia una vaga “sconfitta”, ma la capitolazione totale alla Russia. Anche in precedenza, quando a volte si accennava a un simile esito, le piene ramificazioni della parola venivano lasciate intenzionalmente in sospeso, come se si sperasse che il lettore non pensasse ancora al peggio, ma magari immaginasse che il “collasso” dell’Ucraina fosse solo un evento localizzato. Ciò che è cambiato ora è che lo stanno apertamente definendo: questo è il secondo rapporto importante in pochi giorni che dice direttamente: se le cose continuano così, i carri armati russi passeranno attraverso sia Kiev che Lvov, punto e basta.
Vi presento le ultime novità di Hill:
Un breve riassunto dei punti prima di discutere:
La Russia si impadronirà di Kiev e Leopoli nel 2026 se gli Stati Uniti interromperanno gli aiuti – The Hill
“Senza il sostegno degli Stati Uniti, la Russia avanzerà nel 2025 perché Kiev sarà a corto di armi.
Entro il 2026, l’Ucraina perderà un’efficace difesa aerea, permettendo alla Russia di condurre continui bombardamenti su larga scala.
Le truppe ucraine continueranno a combattere, ma molto probabilmente crolleranno entro la fine dello stesso anno, il che permetterà alla Russia di catturare Kiev e poi avanzare verso il confine della NATO”, teme la pubblicazione.
“Poi la Russia ricostruirà le sue unità da combattimento, userà le risorse dell’Ucraina per rafforzare le sue capacità, dispiegherà le sue forze lungo il confine della NATO e sarà pronta ad attaccare fuori dall’Ucraina entro il 2030”.
Prima di tutto, l’autore cerca di far credere ai lettori occidentali che molti più soldi delle loro sudate tasse dovranno essere sprecati in spese militari se l’Ucraina perde la guerra:
Un’analisi condotta dall’American Enterprise Institute ha stabilito che la sconfitta dell’Ucraina da parte della Russia costerebbe ai contribuenti americani 808 miliardi di dollari in più rispetto a quanto gli Stati Uniti hanno pianificato di spendere per la difesa nei prossimi cinque anni. Si tratta di una cifra circa sette volte superiore a tutti gli aiuti stanziati al Pentagono per aiutare l’Ucraina dall’invasione russa del 2022.
Questa stima si basa su uno scenario in cui gli Stati Uniti smettono di fornire aiuti e la conseguente vittoria russa ci impone di adattare le nostre capacità militari, la capacità e la postura per mantenere la nostra sicurezza. Lo studio utilizza quindi il simulatore di futuro della difesa per stimare la spesa necessaria per scoraggiare e, se necessario, sconfiggere la Russia in Europa, prevenendo al contempo ulteriori conflitti da parte di avversari rafforzati nel Pacifico e in Medio Oriente.
La parte più curiosa è che la fonte della suddetta “stima” è il cosiddetto ‘Defense Futures Simulator’, la cui front splash page presenta un gigantesco trafiletto dell’autore dell’articolo di cui sopra. Quanto è conveniente – o dovremmo dire, non etico e inappropriato – che l’autrice utilizzi un programma discutibile in cui sembra essere coinvolta per fare propaganda ai contribuenti creduloni?
Ma dopo aver scaldato il forno, sgancia la notizia bomba:
Senza il sostegno degli Stati Uniti, la Russia avanzerebbe nel 2025, quando Kiev sarà a corto di armi. Entro il 2026, l’Ucraina perderebbe un’efficace difesa aerea, permettendo alla Russia di condurre continui bombardamenti su larga scala. Le forze convenzionali ucraine continuerebbero a combattere con coraggio, ma probabilmente crollerebbero entro la fine di quell’anno, permettendo alla Russia di impadronirsi di Kiev e poi di dirigersi verso il confine della NATO.
Una Russia rafforzata ricostituirebbe le sue unità da combattimento, userebbe le risorse dell’Ucraina per rafforzare le sue capacità, stazionerebbe le sue forze lungo la frontiera della NATO e sarebbe pronta ad attaccare oltre l’Ucraina entro il 2030.
Prima di tutto: si noti l’evidente contraddizione di questa affermazione. Lei sostiene la necessità di misure d’emergenza per salvare l’Ucraina perché la Russia potrebbe presto conquistare Kiev e spingersi fino al “confine della NATO”. Quindi, si capisce che la Russia al confine della NATO è una minaccia esistenziale da evitare a tutti i costi… giusto?
Allora chiedetemi: come è possibile spingere contemporaneamente per l’adesione dell’Ucraina alla NATO come soluzione, che metterebbe il confine della NATO proprio contro la Russia, o piuttosto le forze russe “proprio sul confine della NATO”. Qual è la differenza? Un ucraino intelligente noterebbe il razzismo sottilmente radicato in questo caso: I portavoce della NATO sembrano essere d’accordo con gli ucraini, carne da cannone sacrificabile, come “scudi di frontiera” impilati alle estremità delle canne dei carri armati russi. Ma i paesi “a misura di NATO”, molto più preziosi, situati più a ovest, sono troppo “preziosi” per rischiare di condividere un confine con la Russia.
Vedete come funziona questa logica?
La cosa importante, però, è che gli scrittori di narrativa occidentale si sono ormai liberati di tutte le ultime vestigia di finzione. Ovunque si guardi, le figure di spicco evocano apertamente una totalesconfitta ucraina, non uno “stallo”. Anche l’ucraino Budanov ha recentemente attirato il fuoco ammettendo che l’Ucraina rischia un collasso “esistenziale” se i negoziati non saranno portati avanti nei prossimi sei mesi, come ho scritto nell’ultimo rapporto.
Ma nonostante abbia tentato di minimizzare o di liquidare la questione, l’outlet ucraino Strana riferisce ora che l’SBU ha aperto un procedimento penale per la diffusione dei commenti di Budanov ai media, il che li convalida indirettamente.
Non l’avrebbero fatto se la rivelazione “altamente sensibile” di Budanov non fosse reale, vero?
Sempre rimanendo in tema, anche l’ex portavoce di Zelensky, Iulia Mendel, ha scritto un articolo per il Time, chiedendo un cessate il fuoco immediato sulla base del fatto che la guerra sta “prosciugando [la società ucraina] fino al midollo“:
Apre descrivendo un Paese il cui spirito è spento, con la gente che fugge, le imprese che chiudono, in mezzo a una campagna militare apparentemente senza scopo contro “un nemico che non può essere superato dalla sola forza militare. Gli alleati occidentali sono stati generosi, ma anche il loro fermo sostegno non può garantire il futuro che tanto desideriamo. Una vittoria con i soli mezzi militari, per quanto stimolante, potrebbe non essere più raggiungibile. A quale costo, dobbiamo chiederci, si arriva alla nostra lotta continua?”.
Mentre l’Ucraina si aggrappa agli sbiaditi barlumi delle “speranze” della NATO, la nazione si sta perdendo, dice, con l’unica prospettiva realistica di un’ulteriore conquista di territorio da parte dell’implacabile macchina militare russa, e di altre vite perse inutilmente.
Sono tutti echi stanchi della stessa ripetizione che abbiamo sentito fino alla nausea. Ma il suo appello si differenzia per il fatto che l’urgenza ha raggiunto un tale punto di non ritorno che lei sostiene apertamente qualsiasi cessate il fuoco, anche uno “imperfetto” che non favorisca in alcun modo l’Ucraina. In modo estenuante, sostiene che i precedenti punti di trattativa non hanno più importanza – l’Ucraina ha semplicemente bisogno di una pausa a tutti i costi, o la nazione morirà. Lo dice chiaramente:
Forse un cessate il fuoco imperfetto, che potrebbe non soddisfare tutte le nostre richieste di giustizia, è un passo necessario. Questo non è un appello al compiacimento; è un appello alla sopravvivenza.
Ancora una volta, abbiamo questa parola: sopravvivenza, esistenziale, collasso, perdita della nazione. Le figure ai vertici hanno finalmente compreso la natura estremamente terribile del momento. Non le importa nemmeno che un tale cessate il fuoco concederebbe alla Russia il tempo di rafforzare le proprie forze: è tale la natura critica dei problemi dell’Ucraina che invoca un disperato respiro anche se questo ne concede uno alla Russia.
Queste sono le ultime agonia di una nazione in preda alla disperazione.
Il suo ultimo straziante appello si scontra con decine di sfacciati ultimatum dell’establishment occidentale e con gli appelli a armare l’Ucraina in continuazione, come si vede settimanalmente in ritagli di tempo dell’establishment come Foreign Affairs, Economist, Atlantic e simili:
Perseguire un cessate il fuoco non è da deboli. La guerra ci ha insegnato il pericolo delle risposte semplici e delle narrazioni rosee. Dobbiamo essere pragmatici, per il bene delle generazioni future che sopporteranno le conseguenze delle scelte di oggi. Questo non è un appello alla resa, ma a una strategia che riconosca sia la nostra forza che i nostri limiti. L’Ucraina merita un futuro che vada oltre la guerra infinita. L’ingenuità oggi non è cercare una tregua, ma credere che una guerra di logoramento senza fine, idealizzata su TikTok e Twitter, possa in qualche modo portare alla vittoria.
Recuperare i nostri territori è un obiettivo condiviso. Tuttavia, dopo la controffensiva del 2023, abbiamo affrontato una dura verità: l’Ucraina potrebbe non avere una possibilità realistica di riprendere immediatamente tutte le aree occupate. Le recenti sconfitte sottolineano che nessun sostegno da parte dei social media potrà spostare la realtà militare.
La controversa deputata della Rada Mariana Bezuglaya, invece, ha fatto leva sul nuovo assolutismo affermando che l’Ucraina si trova ora di fronte a due sole scelte: continuare a combattere o crollare completamente:
ii.
Le élite di potere europee hanno intensificato la loro retorica di guerra alla luce delle conclusioni raggiunte in precedenza: l’inevitabilità della capitolazione totale dell’Ucraina le ha lasciate alla ricerca di modi per continuare la guerra contro la Russia. L’Europa non solo è al limite della debolezza, ma le linee di tendenza indicano che tutte le possibilità di inversione sono evaporate da tempo, il che significa che se la Russia vincerà in Ucraina, diventerà la potenza europea dominante per generazioni, se non per sempre; e non solo dominante in misura marginale, ma nel modo in cui una “superpotenza” eclissa completamente i suoi subordinati, come gli Stati Uniti hanno fatto per decenni con i loro vassalli europei.
Per questo motivo, le élite europee hanno rapidamente messo insieme una schiera dei più apertamente bellicosi e malleabili tra gli apparatchiks, quelli per i quali i kompromat esistono a vagonate. Come Kaja Kallas, per esempio, che ora viene preparata come futura sostituta di Ursula von der Leyen come autarca del morente impero fascista dell’UE.
Qui si gela per una sconfitta russa che balcanizzerebbe il Paese in molte nazioni sottomesse:
Qui alimenta la paura facendo eco alle parole del Reichsmarschall della NATO Mark Rutte, secondo cui la Russia sta producendo in tre mesi più di quanto i Paesi della NATO possano fare in un anno:
Ora la pressione è alta perché i paesi della NATO aumentino notevolmente le loro spese militari. I Paesi baltici e quelli limitrofi, in particolare, starebbero procedendo a spese folli con l’unico intento di intrappolare le flotte russe in futuro:
I Paesi baltici stanno acquistando moderni missili antinave e minacciano di bloccare la Marina russa nel Mar Baltico.
Nel 2019, la Finlandia ha ricevuto i missili antinave israeliani Gabriel V con una gittata da 200 a 400 km a seconda del profilo di volo.
Nel 2021 l’Estonia ha acquistato la versione israelo-singaporeana Blue Spear, con una gittata massima di 290 km.
Nel 2023, la Lettonia ha annunciato l’intenzione di ricevere missili d’attacco navali norvegesi-americani con una gittata di 185 km.
Nel 2024, la Svezia ha approvato l’acquisto di nuovi missili nazionali RBS-15 Mk 3 con una gittata fino a 200 km.
I sogni dei comandanti navali baltici sono ambiziosi, ma l’uso reale di queste armi è possibile alle soglie dell’apocalisse.
Il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha infatti avvertito che l’UE deve prepararsi alla guerra contro la Russia entro cinque anni esatti:
L’aspetto più interessante è che ammette apertamente che l’unico scopo rimanente della continuazione della guerra ucraina è quello di dare all’Europa il tempo di prepararsi alla guerra contro la Russia:
“Ogni giorno che l’Ucraina continua a combattere è un giorno che permetterà all’UE e alla NATO di rafforzarsi”, ha detto, invitando tutti i Paesi europei a “prepararsi alla guerra entro cinque anni”.
Fortunatamente, non tutti sono d’accordo. Il ministro della Difesa tedesco Pistorius ha sorpreso con questa dichiarazione di sfida:
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius si è espresso contro la proposta del presidente americano Donald Trump di aumentare le spese per la difesa al 5% del PIL del Paese, osservando che si tratta di una cifra troppo alta per la Germania.
“Il 5% del nostro PIL corrisponderebbe al 42% del bilancio federale – cioè quasi un euro su due che il governo tedesco spende, ovvero 230 miliardi di euro. Non potremmo permettercelo e non potremmo spendere tutti quei soldi” ha dichiarato Pistorius in un’intervista al quotidiano Tagesspiegel.
Il comandante dell’esercito britannico, il tenente generale Mike Elwiss, ha dichiarato che “quando le armi in Ucraina saranno messe a tacere, allora ci sarà una rinascita e una restaurazione della Russia. Sarà una corsa al riorientamento e al ripristino dei deterrenti convenzionali in un’epoca di confronto strategico”.
Un analista russo aggiunge il suo plausibile commento:
Con “mettere a tacere le armi” non si intende la sconfitta dell’Ucraina, ma in realtà una tregua di 2-3 anni, che sarà interrotta da un attacco dei paesi della NATO alla Russia. Se saremo pronti a respingere un attacco è una grande domanda.
Zelensky, in un’intervista rilasciata ieri a Bloomberg, ha affermato la necessità di dispiegare 200.000 militari della NATO (“peacekeepers”) nel caso in cui vengano firmati accordi di pace con Mosca.
Il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha dichiarato alla conferenza annuale dell’Agenzia europea per la Difesa a Bruxelles: “L’Unione Europea dovrebbe contribuire a prolungare il conflitto in Ucraina per contenere la Russia e prepararsi alla guerra nei prossimi 5 anni”. Ogni giorno di guerra in Ucraina è un giorno guadagnato per addestrare gli eserciti europei alla guerra contro la Russia”: “Ogni missile, ogni UAV abbattuto dall’Ucraina è un giorno che non minaccerà la NATO. Ogni giorno, finché l’Ucraina continua a combattere, è un giorno in cui l’Unione Europea e la NATO possono diventare più forti”, ha detto Kubilius.
Il livello pericolosamente istrionico raggiunto dalla retorica dell’UE deve essere semplicemente visto per essere creduto. Il famigerato deputato ucraino della Rada Goncharenko ha fatto saltare il tetto dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) con una filippica incredibilmente omicida. Prestate attenzione alla parte più importante, che tale retorica è messa in scena e apertamente consentita – implicitamente invitata e incoraggiata dagli euro-tecnocrati assetati di guerra con la Russia:
Questo sproloquio assume una sfumatura particolarmente seria alla luce della recente affermazione di Tucker Carlson secondo cui Biden e l’Ucraina avrebbero effettivamente tentato di far assassinare Putin. L’affermazione è stata presa talmente sul serio dai legislatori russi che il presidente della Duma di Stato russa Vyacheslav Volodin ha chiesto un’indagine ufficiale e che Biden e Blinken siano “consegnati alla giustizia”:
È bene ribadire che questo livello di retorica non si vedeva nemmeno ai vertici della Guerra Fredda, dove esisteva una certa rettitudine professionale tra gli avversari. Ciò non fa che evidenziare il totale nichilismo a cui sono sprofondati gli attuali regimi vigliacchi dell’Occidente e i loro decadenti leader-giullari, emblematico di un percorso davvero terminale.
Dove sono dirette le cose, vi chiederete? L’ultimo articolo di Foreign Affairs ci dà un indizio:
Il documento prosegue spiegando che la “Pax Americana” ha piantato i semi della propria distruzione nell’era successiva alla Guerra Fredda. Il succo generale è riassunto come segue:
L’ordine internazionale statunitense è “morto”, Trump pronto a fare concessioni a Putin e Xi sull’Ucraina – Foreign Affairs
Il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Trump cerca di tornare alla politica di potenza e alle sfere di interesse del XIX secolo, dove le grandi potenze dominavano senza tenere conto degli interessi dei Paesi più piccoli.
Gli Stati Uniti stanno attualmente cercando di ridurre il numero di alleanze perché ritengono che stiano danneggiando il Tesoro e l’economia degli Stati Uniti.
L’articolo evoca sia il Destino Manifesto che la Dottrina Monroe, anticipando un mondo in cui l’America è privata del suo grande “dovere” di essere la mente del mondo. A riprova della prevalenza di questo concetto nell’amministrazione Trump, il neo-segretario di Stato Marco Rubio ha appena espresso lo stesso concetto in una nuova intervista. Ascoltate attentamente al minuto 1:10, quando rivela apertamente qualcosa di sorprendentemente nuovo per il tessuto politico americano, affermando che il modello mondiale unipolare è un’anomalia e che lo stato naturale del mondo è un multipolarismo equilibrato, al quale il mondo sta ora tornando:
Questo significa che l’amministrazione Trump potrebbe effettivamente rispettare gli interessi nazionali della Russia nel ritagliare una nuova architettura di sicurezza globale, che codifichi specificamente questa realtà globale recentemente riconosciuta? Trump sta certamente agendo in questo senso, tagliando fuori l’Europa e segnalando che gli Stati Uniti non si limiteranno più ad allineare i loro interessi in modo approssimativo, ma piuttosto valuteranno ogni esigenza geopolitica in base al proprio merito.
Una simile mossa stimolerà ulteriori fratture e oscillazioni verso l’indipendenza nella stessa Europa. Un esempio recente: Trump ha recentemente irritato la Commissione UE scavalcando Ursula von der Leyen e il suo staff non eletto per trattare direttamente con i leader nazionali europei.
Questo ha terrorizzato i tiranni fascisti dell’UE, perché minaccia di inviare il messaggio che sono del tutto superflui ed estranei, mandando in frantumi il mito che i burocrati fraudolenti dell’UE hanno cercato disperatamente di mantenere per decenni.
Ora, in mezzo a questo rimescolamento, i Paesi europei hanno iniziato a testare lentamente le acque della sfida, forse in qualche piccola parte ritrovando il loro coraggio. Come apparentemente per ripagare la recente aggressione di Trump nei confronti della Groenlandia, la Danimarca ha annunciato il permesso a Gazprom di effettuare lavori di riparazione sul gasdotto Nord Stream. E improvvisamente l’UE ha iniziato a discutere il ritorno agli acquisti di gas russo come parte di un potenziale accordo sulla guerra in Ucraina:
Dopo l’autorizzazione della Danimarca a riparare il gasdotto Nord Stream, l’UE discute ora il ripristino degli acquisti di gas russo – Financial Times
L’UE discute la ripresa degli acquisti di gas russo e la rimozione di alcune sanzioni come forma di accordo di pace con il Cremlino.
Sembra che la guerra in Ucraina si stia avvicinando alla fine e che sullo sfondo si stiano svolgendo seri negoziati.
Il mondo si sta riordinando attorno ai nuovi assi delle grandi potenze. Gli staterelli europei oscilleranno come piccoli fiocchi ferromagnetici, gravitando verso un polo o l’altro. Ma alla fine, il nuovo mondo incipiente sarà scolpito tra Stati Uniti, Russia e Cina: l’Europa, nella sua vile sottomissione, ha perso la possibilità di avere ancora voce in capitolo.
Un nuovo pezzo del NYT dà un indizio di come ciò potrebbe accadere, collegando la possibilità al critico New Start trattato di riduzione degli armamenti nucleari che scade quasi esattamente tra un anno.
Una simile pietra miliare della sicurezza e della stabilità globale potrebbe servire come base perfetta per un nuovo quadro generale tra Stati Uniti e Russia, che potrebbe coinvolgere l’Ucraina come una sorta di pilastro quasi secondario della più ampia architettura della stabilità continentale. È proprio questo il tipo di momento storico di “grande idea” che potrebbe invogliare sia Putin che Trump a incarnare una conferenza seminale simile a quella di Yalta, adatta alle loro posizioni preminenti, per un mondo appena rimodellato.
Ma per ora, naturalmente, la guerra deve continuare finché Trump non acquisirà la realtà fondamentale di dove sono dirette le cose: solo allora avremo i primi veri segnali di come la sua strategia per porre fine alla guerra si configurerà effettivamente di fronte a una Russia inaspettatamente ignara delle sue spacconate. Ci sono alcuni segnali di speranza, come l’improvvisa spinta di Kellogg o Zelensky a indire le elezioni:
“La maggior parte delle nazioni democratiche hanno elezioni in tempo di guerra. Credo sia importante che lo facciano”, ha detto Kellogg. “Penso che sia un bene per la democrazia. Questo è il bello di una democrazia solida, hai più di una persona potenzialmente in corsa”.
Questo potrebbe essere il segnale di un cambiamento di rotta sull’Ucraina, soprattutto alla luce dell’altra nuova intervista di Kellogg in cui ha lasciato intendere che Trump applicherà sia la “pressione” che la “leva” sulla Russia e sull’Ucraina, il che significa la rovina dell’Ucraina, non della Russia. La Russia è in grado di gestire qualsiasi pressione economica, ma la minima pressione sull’Ucraina potrebbe far crollare il Paese a questo punto, dato che l’Ucraina dipende totalmente dagli aiuti occidentali di ogni tipo. Se questo è davvero un segno del cambiamento di posizione di Trump, si tratterebbe di una prospettiva negativa per l’Ucraina, che potrebbe portare i carri armati russi a percorrere le strade di Kiev, come riportato nell’articolo di Hill.
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C’è stata una lite sull’amore. No, non sto parlando di Taylor e Travis, che sembrano andare a gonfie vele. È JD Vance. Il vicepresidente è stato intervistato da Fox e ha fatto un’osservazione diretta: esiste un ordine o una gerarchia di amori, ciò che è classicamente chiamato ordo amoris . Dovremmo amare prima la nostra famiglia, poi i nostri vicini, poi la nostra comunità, poi il nostro Paese e solo dopo considerare gli interessi del resto del mondo. Vance ha definito questa una visione cristiana.
Alcuni reagirono con orrore. Essere cristiani significa essere universali e imparziali, dissero! Vance sta sostenendo un nativismo anticristiano! Ma Vance ha ragione. La tradizione cristiana ha un insegnamento coerente secondo cui dobbiamo amare chi ci è vicino con un fervore maggiore di chi ci è lontano.
Nella sua discussione sulla virtù dell’amore, Tommaso d’Aquino affronta la domanda chiave: dovremmo amare un uomo più di un altro? A prima vista, un universalismo dell’amore suona vero. Considerate questa modalità di deduzione: nel suo amore, Dio offre la salvezza a tutto il mondo. Siamo chiamati a imitare Dio. Pertanto, dobbiamo amare tutti e cercare di promuovere il loro benessere.
Tommaso non contesta la conclusione. Sì, il cristianesimo insegna che dobbiamo amare ampiamente. Gesù ribadisce il grande comandamento di amare il prossimo come noi stessi, e continua a chiarire che “il nostro prossimo” include coloro che sono al di fuori delle nostre famiglie, comunità e nazioni. (Questo è il gravamen della parabola del buon samaritano.) Ma Tommaso affina la conclusione, concludendo che non dovremmo amare tutte le cose allo stesso modo e allo stesso grado.
Ad esempio, dovremmo amare il buon cibo e la buona compagnia. Ma sicuramente ci sono beni superiori che dovremmo amare in misura maggiore. Se essere invitati alla festa richiede di dissimulare o fingere di avere opinioni che sai essere false, allora tradisci l’amore superiore per la verità per amore dell’amore molto meno importante per una buona tavola e una compagnia congeniale.
La buona salute offre un altro esempio. È qualcosa da amare, il che significa cercarla per noi stessi, così come per gli altri. Ma la salute non è il bene supremo. Come abbiamo scoperto durante la pandemia, amare il benessere fisico a scapito dei beni spirituali come la compagnia, per non parlare del culto, porta a una grave perversione della vita civica.
“Esiste un ordo amoris , un ordine dell’amore.”
In parole povere, esiste un ordo amoris , un ordine dell’amore. Dobbiamo amare le cose giuste nel modo giusto.
Tommaso applica la nozione di ordo amoris al nostro amore per le altre persone. Non c’è dubbio che tutte le persone siano ugualmente degne del nostro amore. Siamo creati a immagine e somiglianza di Dio. Ma ognuno di noi è gettato in un mondo di relazioni già esistenti. Queste relazioni portano con sé doveri e responsabilità.
Tommaso d’Aquino stabilisce un principio fondamentale: “L’obbligo di amare una persona è proporzionato alla gravità del peccato che si commette agendo contro questo amore”. In altre parole, dobbiamo amare con maggiore devozione coloro per i quali abbiamo una maggiore responsabilità.
Tommaso d’Aquino fornisce come esempio la nostra relazione con i genitori. Siamo obbligati a onorare nostra madre e nostro padre. È proprio lì nei Dieci Comandamenti. Ne consegue, quindi, che un amore per gli altri che impedisce o contraddice il nostro amore appropriato per i genitori è fuorviante, persino sbagliato. Lo stesso vale per i figli. Immaginiamo che Dio ci chiami ad amare gli altri in un modo che ci porta a trascurare i nostri obblighi di genitori? In Bleak House , Charles Dickens crea un personaggio, la signora Jellyby, che esemplifica la perversione dell’amore. È devota a iniziative filantropiche all’estero mentre trascura i suoi figli.
Gesù ci dice che dobbiamo essere preparati a odiare le nostre madri e i nostri padri, i nostri fratelli e le nostre sorelle. È un avvertimento appropriato, ma riguarda il nostro amore per Dio, che deve essere l’amore più alto, più alto persino della famiglia. Guai a colui che sostituisce “l’umanità” a Dio. I suoi amori saranno disordinati e, come la signora Jellyby, potrebbe ben immaginare di dover amare l’umanità più di sua moglie e dei suoi figli.
Vance parla di vicini e comunità. Anche qui si applica il principio articolato da Tommaso d’Aquino. Trascurare i bisogni di qualcuno in Siria non facendo una donazione a un’organizzazione di soccorso può essere peccaminoso. (Sottolineo ” può “). Ma restare indifferenti quando il prossimo è in difficoltà è probabilmente un peccato molto più grave. Lasciatemi dire questo in termini concreti: l’amore simile a quello di Cristo incoraggia la preoccupazione per le vittime di incendi in altri stati, regioni o paesi. Ma a maggior ragione l’amore simile a quello di Cristo ci spinge ad andare in aiuto dei vicini le cui case in fondo alla strada stanno bruciando.
Sospetto che la maggior parte dei critici di Vance si sia angosciata per la sua schietta affermazione del nostro amore per i nostri concittadini. Temono il “nativismo” o qualche altra manifestazione di xenofobia. Ma non dovremmo lasciare che amori disordinati screditino un corretto ordine di amori.
Ricordate il principio di Tommaso d’Aquino: il nostro obbligo di amare è proporzionato al peccato commesso nell’agire contro quell’amore. Il tradimento è un crimine grave. Non posso commettere tradimento contro la Cina o qualsiasi altra nazione che non sia la mia. Pertanto (se mi permettete un momento di logica scolastica), dovremmo amare il nostro paese più di qualsiasi altro paese.
L’amore è geloso. Amo mia moglie a scapito degli altri. Lo stesso vale per il mio Paese. Ma l’amore è anche fecondo. Un uomo che ama sua moglie con devozione disinteressata ha preparato il suo cuore ad amare il suo Paese e a fare sacrifici per conto dei suoi concittadini.
Vance non sta sminuendo la preoccupazione dell’America per le altre nazioni e popoli, perché la stessa fecondità opera sulla scena mondiale. Dio non voglia che il nostro futuro riposi in una tecnocrazia senza anima e in “migliori pratiche” senza sangue. Abbiamo bisogno di leader che amino gli altri anziché manipolarli o gestirli, compresi quelli in terre lontane. Questo amore deve essere incoraggiato, addestrato e approfondito, il che avviene quando viviamo in accordo con un caldo e senza scuse ordo amoris .
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La tragedia e l’autolesionismo delle nazioni europee: dopo aver tagliato volontariamente i ponti con la Russia, sono tagliati fuori dall’Africa, grazie alla loro subordinazione atlantista e al retaggio coloniale. Su quali basi vorranno preservare la loro parvenza di autonomia, le loro forniture energetiche e la loro capacità industriale sarà un mistero_Giuseppe Germinario
Il ritiro militare della Francia e la fine degli accordi di difesa
La rottura strategica del Ciad:La Francia ha concluso la sua presenza militare in Ciad, trasferendo formalmente la sua ultima base al governo locale. Questo segna la fine di un patto di difesa che esisteva da decenni, risalente agli accordi post-indipendenza che posizionavano la Francia come fornitore di sicurezza chiave. Le forze francesi hanno svolto un ruolo cruciale nelle operazioni antiterrorismo e negli sforzi di stabilizzazione regionale, ma la crescente insoddisfazione locale per il coinvolgimento e l’influenza militare della Francia ha portato alla decisione di separarsi.
Uno schema di espulsioni: Mali, Burkina Faso e Niger hanno tutti estromesso le forze militari francesi e le hanno sostituite con accordi di sicurezza alternativi. Questi governi, spesso guidati da giunte militari, hanno cercato di affermare la propria sovranità e di allontanarsi dall’influenza storica della Francia, rivolgendosi invece a partner non occidentali per il sostegno alla difesa e alla sicurezza. In particolare, i consiglieri militari sostenuti dalla Russia sono intervenuti per colmare il vuoto di sicurezza, promettendo misure di controinsurrezione più incisive.
Futuro incerto per i restanti avamposti francesi: Con solo Gibuti e Gabon che ospitano basi militari francesi, la longevità dell’impronta di sicurezza della Francia in Africa è in discussione. Gibuti rimane un avamposto critico grazie alla sua posizione strategica lungo lo stretto di Bab el Mandeb, che ospita diverse basi militari straniere, tra cui quelle di Stati Uniti, Cina e Giappone. Il Gabon, tuttavia, si trova ad affrontare l’instabilità politica dovuta alle recenti transizioni di governo, il che solleva la possibilità che la sua leadership possa riconsiderare i legami militari con la Francia. Se il Gabon seguirà la tendenza regionale, la Francia potrebbe perdere un’altra base chiave, erodendo ulteriormente la sua influenza sul continente.
L’ascesa di nuove alleanze e nuovi attori di potere
La crescente impronta della Russia: Mali, Burkina Faso e Niger si sono orientati verso il sostegno militare russo, in particolare attraverso l’Africa Corps, affiliato a Wagner, in cambio di garanzie di sicurezza e accordi economici. Le forze russe stanno capitalizzando il sentimento antifrancese per espandere la loro influenza nella regione, offrendo assistenza militare con minori condizioni politiche rispetto ai governi occidentali.
L’espansione della leva economica cinese: Mentre la Francia si ritira, le imprese cinesi stanno perseguendo in modo aggressivo progetti infrastrutturali e minerari, assicurandosi un accesso critico alle risorse naturali dell’Africa. La Belt and Road Initiative (BRI) della Cina ha guadagnato terreno, con le nazioni africane che guardano sempre più a Pechino per finanziamenti e partnership di sviluppo, in particolare in settori come i trasporti, l’energia e le telecomunicazioni.
La Turchia e gli Emirati Arabi Uniti entrano in scena: Il Ciad e altre nazioni guardano sempre più alla Turchia e agli Emirati Arabi Uniti per l’addestramento militare, l’approvvigionamento di armi e la cooperazione strategica. La crescente presenza militare della Turchia in Africa è sostenuta dalla sua industria della difesa, che fornisce droni e veicoli blindati, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno approfondito i legami attraverso patti di sicurezza e investimenti economici, in particolare nella regione del Sahel.
Problemi di sicurezza e sfide dell’antiterrorismo
Minacce terroristiche in crescita: Il vuoto lasciato dalle forze francesi ha incoraggiato gruppi militanti come Boko Haram e ISWAP, permettendo loro di riorganizzarsi, espandere gli sforzi di reclutamento e lanciare attacchi transfrontalieri più frequenti. La rinascita di questi gruppi è particolarmente preoccupante nella Nigeria settentrionale, nel bacino del Lago Ciad e nella regione tri-frontaliera tra Mali, Burkina Faso e Niger. Con le forze di sicurezza ridotte al lumicino, queste fazioni estremiste stanno sfruttando la debolezza delle strutture di governance e la porosità dei confini per riaffermare la loro influenza.
Stabilità di confine a rischio:Il movimento di armi e militanti nella regione ha acuito le tensioni, mentre le fazioni militanti tuareg e le forze governative competono per il dominio territoriale. Il crescente ricorso a gruppi paramilitari russi, soprattutto in Mali e Burkina Faso, ha portato a scontri con le fazioni locali e ha sollevato crescenti preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani e le azioni extragiudiziali.
Perdita di risorse chiave di intelligence: L’abbandono della Francia significa che le nazioni africane perdono l’accesso a sofisticati meccanismi di condivisione dell’intelligence, tra cui la sorveglianza con i droni e il coordinamento dell’antiterrorismo. In precedenza, le basi militari francesi fornivano dati critici in tempo reale sui movimenti degli estremisti, aiutando a prevenire gli attacchi. Senza queste risorse, le forze locali si trovano ad affrontare una significativa lacuna nel monitorare e rispondere alle minacce emergenti. Il passaggio a partner alternativi, come la Russia e la Turchia, potrebbe non compensare immediatamente questo deficit di intelligence, aumentando la probabilità di avanzamenti militanti inaspettati e di destabilizzazione.
Ricadute economiche e conseguenze politiche
Un clima commerciale ostile per le aziende occidentali: i governi del Mali e del Niger stanno dando priorità al controllo nazionale sulle risorse, attuando misure restrittive nei confronti delle aziende occidentali e favorendo invece le aziende russe e cinesi.
La migrazione come leva strategica: Con l’affermazione del dominio della sicurezza da parte della Russia, cresce la preoccupazione che le rotte migratorie dall’Africa all’Europa possano essere manipolate per ottenere una leva geopolitica. L’aumento dell’instabilità e delle difficoltà economiche nel Sahel potrebbe spingere ondate migratorie verso l’Europa, intensificando la pressione sui governi europei affinché negozino con i nuovi mediatori di potere regionali.
Nazionalismo antifrancese in aumento: I leader politici in tutta l’Africa occidentale stanno facendo leva sul sentimento antifrancese per consolidare il sostegno interno, rafforzando le richieste di sovranità economica e politica. Le manifestazioni pubbliche contro la Francia sono aumentate, con richieste di risarcimenti e cambiamenti di politica che limitino ulteriormente il coinvolgimento occidentale negli affari nazionali.
Implicazioni strategiche e prospettive future
Per la Francia:
L’erosione dell’influenza militare indebolisce la sua capacità di proiettare potere in Africa e di mantenere un punto d’appoggio strategico.
Le imprese francesi devono affrontare crescenti ostacoli economici e normativi, poiché i governi africani favoriscono partner alternativi.
Gli sforzi di Macron per rivitalizzare le relazioni della Francia con l’Africa sono falliti, segnando di fatto la fine della “Françafrique” come realtà geopolitica.
La diminuzione dell’influenza avrà probabilmente un impatto sulla più ampia politica estera della Francia, costringendo Parigi a ripensare i suoi impegni strategici in altre ex colonie e oltre.
Per riconquistare una posizione di rilievo nella regione, la Francia potrebbe dover ricorrere a strategie di soft power, come la diplomazia culturale e i partenariati economici.
Per l’Europa:
Una potenziale ondata migratoria dal Sahel metterà a dura prova le politiche europee di gestione delle frontiere.
Gli Stati membri dell’UE devono ricalibrare le loro politiche estere e di sicurezza per rispondere alla diminuzione della presenza francese nella regione.
Il crescente dominio della Cina sui mercati africani rappresenta una sfida a lungo termine per l’influenza economica europea.
Le aziende europee che operano nell’Africa francofona potrebbero trovarsi ad affrontare una maggiore concorrenza da parte delle imprese russe e cinesi, rendendo necessarie politiche commerciali e di investimento più incisive.
L’UE potrebbe dover prendere in considerazione iniziative diplomatiche ed economiche alternative per contrastare la perdita di influenza in Africa.
Per gli Stati Uniti:
Washington deve rivalutare il suo approccio all’antiterrorismo in Africa senza che la Francia guidi le operazioni di sicurezza, in particolare nelle regioni in cui gruppi jihadisti come Boko Haram e Al-Qaeda nel Maghreb islamico rimangono attivi. Senza una solida presenza di sicurezza occidentale, il rischio che le reti estremiste espandano la loro influenza aumenta in modo significativo.
Assicurarsi partner affidabili per la stabilità regionale sarà fondamentale, dato che Russia e Cina stanno guadagnando terreno. Gli Stati Uniti dovranno rafforzare i legami diplomatici con le nazioni africane e migliorare la cooperazione economica e militare per contrastare la crescente influenza degli attori non occidentali.
L’ascesa di attori non occidentali potrebbe complicare gli impegni diplomatici e militari degli Stati Uniti in tutto il continente, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza delle risorse strategiche e il mantenimento dell’accesso alle reti di condivisione dell’intelligence. Le mutevoli alleanze delle nazioni africane potrebbero richiedere a Washington di adattare il proprio quadro politico per garantire una continua influenza e stabilità.
Il Pentagono potrebbe anche dover riconsiderare l’ubicazione delle sue basi e i suoi dispiegamenti militari per mantenere una presenza operativa in regioni chiave come il Sahel e il Corno d’Africa.
Per la Russia e la Cina:
La Russia rafforza la sua influenza geopolitica: Mentre la Francia si ritira, la Russia si inserisce nel vuoto della sicurezza, espandendo la sua portata e assicurandosi l’accesso alle risorse strategiche dell’Africa. Gli appaltatori militari e le iniziative diplomatiche russe stanno aumentando di importanza, radicando ulteriormente l’influenza di Mosca nei principali Stati africani.
Il dominio economico della Cina cresce: Con il ritiro delle imprese occidentali, gli investimenti cinesi nelle infrastrutture, nella tecnologia e nell’estrazione delle risorse africane stanno accelerando, rafforzando ulteriormente l’influenza di Pechino. I progetti cinesi della Belt and Road Initiative (BRI) continuano ad espandersi, consolidando le relazioni economiche a lungo termine di Pechino con i governi africani e aumentando la dipendenza dal sostegno finanziario cinese per le infrastrutture critiche.
Il ritiro della Francia dal Ciad e da altre nazioni africane è più di una riconfigurazione militare: rappresenta un profondo cambiamento geopolitico. Le nazioni africane stanno affermando la propria indipendenza e perseguendo partnership globali diversificate, allontanandosi dalla loro storica dipendenza dalle potenze occidentali. Con l’ingresso nel vuoto di Russia, Cina e altri attori emergenti, l’equilibrio di potere in Africa sta subendo una trasformazione fondamentale. Questa transizione segna la fine del dominio decennale della Francia e inaugura una nuova era di impegno multipolare, riallineamento strategico e geopolitica competitiva in Africa.
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Si tratta di un punto di svolta nella Nuova Guerra Fredda, poiché porterà la rivalità degli Stati Uniti con Russia e Cina a un livello qualitativamente più pericoloso attraverso la conseguente iper-militarizzazione dello spazio.
Trump ha firmato un ordine esecutivo per costruire un Iron Dome per l’America, che mira a difendere la patria “dai missili da crociera balistici, ipersonici, avanzati e da altri attacchi aerei di nuova generazione”. Includerà anche, cosa importante, sistemi di monitoraggio e intercettazione basati sullo spazio. Alcuni di questi ultimi avranno anche “capacità non cinetiche”, probabilmente riferendosi alle armi ad energia diretta (DEW), ma non è chiaro se saranno schierate a terra e/o nello spazio. Ecco cinque spunti da questa mossa monumentale:
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1. La stabilità strategica non sarà mai più la stessa
Il ritiro unilaterale di Bush Jr. dal Trattato antimissile balistico nel 2002 ha spinto la Russia a sviluppare una tecnologia ipersonica per impedire agli Stati Uniti di sentirsi abbastanza a loro agio con il loro scudo di difesa missilistica da pianificare un giorno un primo attacco dopo aver pensato di poter intercettare il secondo della Russia. I piani Iron Dome di Trump significano che non si tornerà all’era delle restrizioni reciproche sulla difesa missilistica, che era già dubbia dopo ciò che ha fatto Bush Jr., peggiorando così il dilemma di sicurezza russo-statunitense.
2. Gli Stati Uniti hanno appena accelerato la seconda corsa allo spazio
La seconda corsa allo spazio è già in corso da quando Trump ha creato la Space Force nel 2019, ma il suo ultimo ordine esecutivo l’ha accelerata costringendo Russia e Cina a dare ulteriore priorità ai loro piani di difesa basati sullo spazio, il che porterà inevitabilmente all’iper-militarizzazione dello spazio. Non c’è modo che quei due non si adattino tramite l’implementazione dei loro sistemi difensivi lì che potrebbero anche mascherare armi offensive proprio come gli Stati Uniti potrebbero segretamente complottare di fare con questo pretesto.
3. Le “verghe di Dio” sono la prossima superarma
Qualunque paese sia il primo a posizionarsi per effettuare bombardamenti cinetici contro gli altri, ovvero lanciare proiettili spaziali sul loro avversario, otterrà il predominio. Queste armi sono popolarmente note come ” verghe di Dio ” e sono pronte a diventare la prossima superarma poiché potrebbero essere impossibili da intercettare e possono colpire prontamente gli avversari perché orbitano minacciosamente sopra i loro obiettivi o sono abbastanza vicine a loro in ogni momento. Ciò le rende un punto di svolta militare.
4. Si tratta di un gioco di potere senza precedenti da parte degli Stati Uniti
I punti precedenti dimostrano che i piani Iron Dome di Trump sono un gioco di potere senza precedenti contro Russia e Cina. L’elemento offensivo non ufficiale “verghe da Dio” aumenta le possibilità che gli Stati Uniti possano distruggere la loro capacità di secondo attacco basata a terra in un primo attacco, mentre quello ufficiale di difesa missilistica è destinato a neutralizzare le loro capacità rimanenti (basate su sottomarini). L’effetto combinato è destinato a metterli in posizioni di ricatto nucleare da cui si possono poi estrarre concessioni in modo perpetuo.
5. Il controllo degli armamenti spaziali dovrebbe essere una priorità
Russia e Cina lavoreranno per contrastare il suddetto gioco di potere degli Stati Uniti e poi sveleranno i propri sistemi in modo da cercare di metterli nella stessa posizione di ricatto nucleare in cui vogliono metterli. Questa è una dinamica pericolosa poiché uno di questi tre potrebbe pensare che il tempo stia per scadere prima di essere messo in tale posizione e che debba quindi lanciare un primo attacco senza indugio. L’unico modo per ridurre questo rischio è attraverso un patto di controllo degli armamenti basato sullo spazio con meccanismi di monitoraggio e applicazione credibili.
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I piani di Trump di costruire un Iron Dome per l’America sono un punto di svolta nella Nuova Guerra Fredda , poiché porteranno la rivalità degli Stati Uniti con Russia e Cina a un livello qualitativamente più pericoloso. La conseguente iper-militarizzazione dello spazio che si verificherà a seguito del suo desiderio di schierare intercettori lì, che potrebbero camuffare armi offensive come “verghe di Dio”, aumenta il rischio di guerra per errore di calcolo. Un patto di controllo degli armamenti basato sullo spazio tra loro è improbabile in tempi brevi, ma è l’unico modo per ridurre questo rischio.
Una vera e propria campagna di pressione economica da parte degli Stati Uniti contro i paesi BRICS potrebbe essere imminente.
Trump ha ripreso la minaccia di fine novembre di imporre tariffe del 100% ai Paesi BRICS se andranno avanti con i loro presunti piani di creazione di una nuova valuta o di sostegno a quella esistente per sostituire il dollaro, analizzata qui all’epoca. È stato valutato che la sua minaccia si basava su false premesse, poiché tali piani erano stati solo ventilati dal gruppo e mai seriamente avanzati. Persino Putin li ha sminuiti, come dimostrato dalla suddetta analisi che cita i discorsi del sito ufficiale del Cremlino.
La realtà è che i BRICS non hanno ottenuto nulla di tangibile nel decennio trascorso da quando hanno deciso di creare la Nuova Banca di Sviluppo nel 2014, e persino il vertice di Kazan dello scorso ottobre è caduto nel vuoto nonostante il clamore senza precedenti che lo ha preceduto, come spiegato in dettaglio qui allora. Poco dopo la minaccia iniziale di Trump, il Ministro degli Affari Esteri indiano Dr. Subrahmanyam Jaishankar ha chiarito che il suo Paese non ha alcun piano di de-dollarizzazione, cosa che è stata ribadita dopo l’ultima minaccia di Trump e anche evidenziata dalla Russia.
Per quanto riguarda gli altri Paesi del gruppo, potrebbero essere sanzionati caso per caso con il pretesto che stanno lavorando con la Cina a questo scopo o con quello correlato che stanno cercando di creare una nuova valuta all’interno dei BRICS, con tali minacce che gli conferiscono una potente leva negoziale su di loro. Dal momento che l’affermazione dei BRICS è provatamente falsa, come è stato dimostrato in precedenza, è più probabile il primo scenario, che prevede l’implementazione di tariffe con il pretesto di aiutare la Cina a internazionalizzare lo yuan, escludendo così almeno l’India.
Per essere sicuri, potrebbe ancora imporre altre forme di pressione su di essa quando negozia questioni legate al commercio, ma non c’è alcuna base credibile per sostenere che l’India stia cospirando con il suo rivale cinese per internazionalizzare lo yuan in mezzo alla loro disputa di confine irrisolta che si è scongelata solo di recente. Gli altri Paesi non hanno tensioni di questo tipo con la Cina e ostacoli concomitanti all’internazionalizzazione della sua valuta a scapito del dollaro, per cui è possibile che presto vengano minacciati con tariffe doganali con questo pretesto.
In tal caso, alcuni dei Paesi meno forti economicamente e politicamente sovrani potrebbero capitolare a qualsiasi richiesta degli Stati Uniti, che potrebbe assumere la forma di un graduale ribilanciamento del commercio e degli investimenti dalla Cina agli Stati Uniti. In pratica, ciò potrebbe portare alla rinegoziazione degli accordi commerciali e di investimento, oltre che ad altri mezzi per ottenere questo risultato, compresi quelli subdoli che potrebbero vedere questi Paesi BRICS creare informalmente un ambiente ostile alle imprese cinesi.
Nessuno deve aspettarsi che questo accada subito o che porti a una rottura delle loro relazioni con la Cina, né tantomeno che si ritirino dai BRICS, ma solo che è l’obiettivo più logico a cui Trump punterebbe se minacciasse di tassarli con il pretesto della de-dollarizzazione di cui ha appena parlato. In altre parole, potrebbe essere imminente una vera e propria campagna di pressione economica da parte degli Stati Uniti nei confronti dei Paesi BRICS, alla quale molti di loro potrebbero preferire di sottomettersi piuttosto che rischiare di subire dazi paralizzanti.
Non correrà il rischio di disgregare la NATO, e tanto meno di combattere una guerra che sicuramente perderà, per quanto duro il suo ministro degli Esteri si sforzi di sembrare, nell’ambito di uno stratagemma per presentare la Francia come leader dell’UE.
Politico ha citato il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot che ha affermato che il suo paese aveva discusso il possibile dispiegamento di truppe in Groenlandia con la Danimarca per proteggerla dalle affermazioni di Trump, ma Copenaghen non voleva andare avanti con la proposta di Parigi. Ha poi liquidato lo scenario dell’invasione degli Stati Uniti per far sembrare che la suddetta divulgazione e il suo esito non fossero un granché. Sembrava quindi che volesse solo sottolineare che la Francia proteggerà i confini dell’UE.
La realtà, però, è che la Francia non combatterà gli USA per la Groenlandia, se si dovesse arrivare a questo. Innanzitutto, distruggerebbe l’unità della NATO, il che potrebbe portare alla seconda conseguenza del ritiro degli USA dal blocco e lasciare gli europei da soli ad affrontare la Russia. Terzo, la Francia perderebbe sicuramente, quindi il quarto punto è che non c’è motivo di rischiare tutto questo per il bene della Danimarca. E infine, i groenlandesi potrebbero alla fine votare per l’indipendenza, rendendo così l’intervento della Francia una guerra neocoloniale con gli USA.
Come è stato valutato a fine dicembre, ” Il Canale di Panama e la Groenlandia sono di Trump, se li vuole davvero “, ma resta da vedere se è disposto a usare la forza militare a tal fine o se le sue rivendicazioni su entrambi sono solo una tattica negoziale per espellere rispettivamente l’influenza cinese e tenerla a bada. C’è anche la possibilità che voglia trasformarli in protettorati, formalmente o meno, con privilegi poco chiari per i cittadini americani, le aziende e/o i militari.
In ogni caso, questi sono imperativi abbastanza importanti da far sì che gli USA prendano seriamente in considerazione l’uso della forza, se necessario, a seconda di come potrebbero andare i negoziati su ciascuno di essi, il che è in netto contrasto con l’interesse della Francia per la Groenlandia. La Francia voleva solo riaffermare l’importanza di proteggere i confini dell’UE e presentarsi come leader del blocco in mezzo al suo tradizionale rivale con la Germania in questo senso. Non ha la volontà politica di mantenere effettivamente questa promessa contro gli USA, se mai la Danimarca glielo chiedesse.
Ciò che dimostra tutto questo episodio è che la rivendicazione di Trump sulla Groenlandia ha scatenato il panico tra gli europei. Non si aspettavano che accadesse qualcosa del genere e ora non sanno come reagire nel caso in cui esercitasse ulteriori pressioni sulla Danimarca. Non importa quanto alcuni paesi europei come la Francia pensino ancora di sé stessi, il fatto è che sono ancora partner minori degli Stati Uniti e persino vassalli nella maggior parte dei casi. Dipendono più dagli Stati Uniti che il contrario.
Per questo motivo, è altamente improbabile che le truppe europee in Groenlandia facciano qualcosa di più che sparare in aria nel caso in cui Trump autorizzi l’esercito a impadronirsi di quell’isola, poiché usare la forza letale contro le truppe americane innescherebbe una crisi intra-NATO senza precedenti. Le dinamiche di potere tra loro sono tali che i membri europei del blocco si sono convinti di aver bisogno degli Stati Uniti per proteggerli dalla Russia e quindi non rischieranno di essere abbandonati dagli Stati Uniti per la Groenlandia.
Non bisogna dimenticare che la Francia non è mai intervenuta in modo convenzionale in Ucraina l’anno scorso, nonostante le minacce di farlo . Questo perché non è riuscita a ottenere le garanzie dell’articolo 5 dagli Stati Uniti. Dal momento che la Francia ha obbedito alla molto più debole amministrazione Biden e ha dimostrato di non essere davvero così entusiasta di combattere la Russia come ha fatto sembrare, prevedibilmente obbedirà alla molto più forte amministrazione Trump e non oserà sfidarla militarmente sulla Groenlandia, che è molto meno significativa per l’UE rispetto all’Ucraina
Due recenti sviluppi hanno riacceso le speculazioni sulla possibilità che questa antica fantasia politica possa diventare realtà.
La proposta del capo del Russian Foreign Intelligence Service (SVR) Sergey Naryshkin di organizzare una conferenza di storici del suo paese, Polonia, Ungheria e Slovacchia per discutere della potenziale futura divisione dell’Ucraina ha nuovamente alimentato le speculazioni sui suoi confini occidentali che cambieranno dopo la fine del conflitto. Poco dopo è seguita quella del populista rumeno Calin Georgescu, che ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali dell’anno scorso prima che venissero scandalosamente annullate , rivendicando anche lui una parte dell’Ucraina.
Nelle sue parole , “Il percorso verso qualcosa del genere è inevitabile. L’Ucraina è uno stato fittizio… la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Il mondo sta cambiando. I confini cambieranno… Se i confini cambiano, dove siamo? Abbiamo un interesse nella Bucovina settentrionale. Abbiamo Budjak, abbiamo il Maramures settentrionale, l’ex Transcarpazia… ci sono ancora ungheresi”. Questa sequenza di eventi ha ricordato ad alcuni osservatori il rapporto di Interfax-Ucraina di novembre sui presunti piani della Russia di triforcare l’Ucraina.
Hanno citato la comunità di intelligence del loro paese per affermare che la prima parte avrebbe incluso la piena incorporazione delle quattro regioni ucraine che si sono unite alla Russia nel settembre 2022; la seconda si sarebbe estesa fino agli ex confini polacco e rumeno, avrebbe ospitato truppe russe e sarebbe stata amica della Russia; mentre la terza sarebbe stata “contesa” tra i vicini dell’Ucraina. È questa parte finale che presumibilmente sarebbe stata divisa da Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania con l’incoraggiamento della Russia.
Ciò probabilmente non accadrà, tuttavia, per le ragioni spiegate nell’analisi precedente con collegamento ipertestuale, che ha elaborato questa precedente qui del gennaio 2024, che affrontava tali affermazioni da parte dei populisti ungheresi e rumeni all’epoca. Si riducono al fatto che nessuno di questi paesi, in particolare la Polonia , desidera una significativa minoranza ucraina (inclusi radicali violenti) all’interno dei propri confini. Inoltre, non vogliono nemmeno effettuare una pulizia etnica, né gli Stati Uniti approverebbero ciò, anche se qualcuno ci provasse.
Gli stessi fattori rimarrebbero in vigore anche in mezzo all’ipotetico dispiegamento di peacekeeper occidentali nell’Ucraina occidentale, il che è inverosimile in ogni caso, poiché non ci si aspetta che la Russia accetti questo né che Trump estenda loro le garanzie dell’articolo 5 e rischi una guerra calda su questa questione. Se mai ciò accadesse, il massimo che potrebbero fare è ritagliare lì sfere di influenza economica per i rispettivi paesi, ma ciò potrebbe essere prevenuto imponendo la creazione di battaglioni misti.
Ad esempio, gli USA potrebbero esigere che i polacchi si mescolino con i tedeschi e i rumeni con i francesi, con i peacekeeper di ogni paese non confinante che fungono da ostacolo per quelli di ogni paese confinante nell’evento irrealistico che questi ultimi ordinino alle loro forze di annettere parti dell’Ucraina occidentale. Non che qualcuno di loro oserebbe sfidare gli USA in questo modo, ma questo potrebbe comunque essere implementato per rassicurare gli ucraini locali che nessuno dei loro vicini ha tali intenzioni, riducendo così il rischio di insurrezione.
Considerando che la Russia non ha catturato un’intera regione in quasi tre anni di combattimenti, non c’è alcuna base credibile per ipotizzare che pianterà gli stivali sulla frontiera della NATO, quindi le uniche variabili rilevanti per lo scenario del cambiamento dei confini occidentali dell’Ucraina sono quelle menzionate in precedenza. Anche la recente previsione del consigliere senior di Putin Nikolai Patrushev secondo cui l’Ucraina potrebbe non esistere entro la fine dell’anno è improbabile che si realizzi, poiché gli Stati Uniti hanno tutte le ragioni per garantire l’esistenza almeno della sua metà occidentale.
Trump è un uomo d’affari che non lascerà che i quasi 200 miliardi di dollari di finanziamenti del suo paese all’Ucraina vadano sprecati senza almeno mantenere tutto fino al Dnieper sotto il controllo di fatto degli Stati Uniti, perseguendo il quale potrebbe chiarire a Putin che intensificherà drasticamente se le forze russe attraversassero il fiume. Un’intesa reciproca su questo potrebbe quindi gettare le basi per un grande accordo sull’Ucraina che potrebbe assumere la forma dei compromessi che sono stati proposti alla fine di questa analisi qui .
Mentre la Russia non è in grado di influenzare il futuro dell’Ucraina occidentale, potrebbe essere in grado di influenzare ciò che accade nella regione “Trans-Dnieper” a nord delle sue nuove regioni e a est del fiume, che potrebbe diventare una zona demilitarizzata controllata da peacekeeper non occidentali come descritto qui . Questa è l’unica parte del paese che potrebbe vedere cambiamenti significativi dopo la fine del conflitto, ma anche questo è discutibile poiché gli Stati Uniti potrebbero non essere d’accordo o potrebbero prima chiedere concessioni inaccettabili alla Russia.
Tuttavia, il punto è che speculare sul futuro della regione ucraina del “Trans-Dnieper” sarebbe un uso migliore del tempo degli osservatori che speculare sull’Ucraina occidentale, quest’ultima probabilmente manterrà i suoi confini e non ci si aspetta che le venga imposto alcun regime speciale. Di sicuro, quegli stessi confini sono effettivamente artificiali esattamente come ha notato Georgescu, ma costituiscono anche una parte integrante del progetto di contenimento anti-russo degli Stati Uniti che non hanno motivo di spartirsi con altri anche se lo volessero.
È improbabile che Trump estenda le garanzie dell’articolo 5 alle truppe polacche in Bielorussia e Ucraina, che verrebbero attaccate dalla Russia nel momento in cui intervenissero, quindi non è previsto che il timore di Lukashenko che la Polonia tenti di annettere i territori di quei due Paesi che controllava durante il periodo tra le due guerre si concretizzi.
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, appena rieletto domenica per il suo settimo mandato, ha messo in guardia sui presunti piani territoriali della Polonia per il suo paese e l’Ucraina. Secondo lui , “Oggi state tenendo d’occhio la Bielorussia occidentale fino a Minsk, avete già iniziato a parlare dell’Ucraina occidentale. Capite che non otterrete un centimetro di territorio da noi. Questo è il nostro territorio”. Mentre la Polonia sostiene l’Ucraina contro la Russia e appoggia il cambio di regime in Bielorussia, è improbabile che invii truppe in uno dei due paesi.
Lo stesso Zelensky si è lamentato la scorsa settimana del fatto che gli europei non invieranno alcun peacekeeper in Ucraina come ha chiesto durante il suo discorso a Davos, a meno che gli Stati Uniti non approvino, per non parlare del lancio unilaterale di un intervento militare convenzionale a suo sostegno mentre il conflitto è ancora in corso . Questo perché la Russia in precedenza aveva minacciato di prendere di mira qualsiasi truppa straniera non autorizzata che entrasse in Ucraina, cosa che uno dei suoi diplomatici senior ha appena ribadito nel fine settimana, in mezzo a un crescente dibattito su questo scenario.
Alcuni nazionalisti polacchi vogliono ripristinare il controllo di Varsavia dell’era del Commonwealth su parti di ciò che oggi sono Bielorussia, Ucraina e Lituania, ma sono una minoranza marginale e lo stato ha sempre cercato di stabilire una sfera di influenza politica ed economica invece di annettere le loro terre. Questa è stata la politica della Polonia dal 1991, dopo aver accettato i suoi confini orientali del dopoguerra, che hanno preso la forma di cooperazione bilaterale , Eastern Partnership , Three Seas Initiative e Lublin Triangle .
Le ragioni erano pragmatiche, poiché le minoranze polacche storicamente indigene di quei paesi moderni furono espulse e costrette ad andarsene in massa dopo la seconda guerra mondiale. Inoltre, la Polonia voleva replicare la politica Intermarium del leader tra le due guerre Jozef Pilsudski di creare una zona cuscinetto di stati subordinati tra sé e la Russia, che fallì all’epoca a causa del compromesso territoriale che pose fine alla guerra polacco-bolscevica (spartizione di Bielorussia e Ucraina) e all’ammutinamento (finto) di Lucjan Zeligowski su Vilnius.
Rilanciare le rivendicazioni territoriali contro quei tre, e soprattutto senza alcuna minoranza polacca significativa sul territorio a sostenerle, fatta eccezione per la Bielorussia (sebbene molti lì siano considerati “polacchi sovietizzati” che vogliono rimanere sotto il mandato di Minsk), rovinerebbe ancora una volta questi piani. L’ipotetica annessione dell’Ucraina occidentale da parte della Polonia rimodellerebbe anche radicalmente la sua demografia, porterebbe all’inclusione di una grande minoranza ostile all’interno dei suoi confini e aumenterebbe il rischio di un ritorno del terrorismo tra le due guerre .
L’Ucraina occidentale è stata una delle culle della civiltà polacca, dopo che molti leader militari, politici e artistici provenivano da lì da quando fu incorporata nella Polonia a metà del 1300, ma Kiev aveva già concesso ai polacchi privilegi senza visto , così che potessero visitare i suoi siti storici senza doverli prima annettere. Lo stesso vale per i membri dell’UE, la Lituania e persino la Bielorussia , che hanno anche concesso ai polacchi privilegi senza visto, anche se per una durata inferiore (90 giorni in un anno solare invece di 180 giorni totali).
La motivazione socio-culturale per l’annessione dei territori di quei paesi in cui i polacchi erano storicamente indigeni per secoli prima della fine della seconda guerra mondiale è quindi neutralizzata, il che si abbina alle suddette argomentazioni politico-strategiche contro questo per rendere tale scenario molto improbabile. La situazione militare contemporanea impedisce anche alla Polonia di lanciare unilateralmente un intervento militare convenzionale poiché verrebbe schiacciata dalla Russia a meno che gli Stati Uniti non promettessero di difenderla ai sensi dell’articolo 5.
Qui sta il principale ostacolo agli scenari di annessione di cui Lukashenko ha messo in guardia, poiché è improbabile che Trump estenda tali garanzie alle truppe degli alleati in paesi terzi che vi si schierano senza il suo permesso, poiché non vuole che gli Stati Uniti vengano trascinati in una guerra con la Russia. Ciò significa che anche se i militanti sostenuti dalla Polonia destabilizzano la Bielorussia, come quest’ultima ha affermato di voler fare alla fine dell’anno scorso, come spiegato qui , non sarà in grado di dare seguito inviando quella che ora è la terza armata più grande della NATO .
Per queste ragioni, mentre è vero che “la Polonia persegue la politica più aggressiva e cattiva contro la Bielorussia”, esattamente come ha detto Lukashenko domenica, invierà truppe lì e/o in Ucraina solo con l’approvazione di Trump, ma è improbabile che dia il via libera e la Polonia è ancora meno propensa a sfidarlo. Con questa intuizione in mente, le sue osservazioni servono a sensibilizzare sulla minaccia non convenzionale che la Polonia rappresenta per la Bielorussia e quindi per estensione per la Russia, ma nessuno dovrebbe aspettarsi che assuma una forma convenzionale.
Se il New START non verrà rinnovato o sostituito, all’inizio del 2026 potrebbe scatenarsi una nuova corsa agli armamenti a livello mondiale.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto che Putin è pronto a incontrare Trump per discutere di come porre fine al conflitto ucraino e riprendere i colloqui sul controllo degli armamenti dopo che il leader americano ha detto all’élite di Davos la scorsa settimana che vorrebbe fare entrambe le cose con la sua controparte russa il prima possibile. Il loro riferimento alla ripresa dei colloqui sul controllo degli armamenti è significativo poiché il New START scadrà a febbraio 2026, ma il processo di negoziazione è congelato dal 2023. Ecco alcuni briefing di base su questo argomento:
Per riassumere per comodità del lettore, la stabilità strategica globale dipende in larga misura dall’equilibrio delle forze nucleari e associate (come i sistemi di lancio) tra Russia e Stati Uniti, i paesi con i più grandi arsenali di questo tipo in assoluto. Si resero conto verso la fine della Vecchia Guerra Fredda di quanto fosse pericoloso produrre così tante migliaia di armi nucleari e di quanto fossero finanziariamente onerosi tali programmi per ciascuno di loro, ergo perché accettarono tagli parziali e meccanismi di monitoraggio.
Ciò ha contribuito ad alleviare il loro dilemma di sicurezza, che si riferisce alle mosse difensive di una parte (come la costruzione di armi nucleari a scopo di deterrenza) percepite dal rivale come offensive (come la preparazione di un primo attacco schiacciante) e quindi catalizzando un ciclo di escalation. Il loro dilemma di sicurezza è tornato a causa dell’espansione verso est della NATO. Ha poi raggiunto una nuova fase pericolosa con la loro guerra per procura in Ucraina e può peggiorare ulteriormente se il New START scade senza un sostituto.
Per questo motivo, Trump ha deciso di mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di rilanciare i colloqui sulla denuclearizzazione con Russia e Cina che, a suo dire, erano sull’orlo del successo prima delle elezioni del 2020, il che spiega perché ne abbia parlato durante la sua apparizione video a Davos. Di sicuro, avrebbe potuto esagerare le possibilità di raggiungere un accordo se avesse vinto allora, soprattutto perché la Cina non era ricettiva e la Russia chiedeva (come Peskov ha ricordato a Trump) anche tagli al nucleare da parte di britannici e francesi.
Tuttavia, l’importanza di spiegare questo è dimostrare che l’interesse reciproco tra Stati Uniti e Russia nel riprendere i colloqui sul controllo degli armamenti potrebbe accelerare il processo di pace ucraino, poiché i primi sono stati sospesi da Mosca in attesa della conclusione dei secondi, il che può incentivare compromessi reciproci a tal fine. Si può solo ipotizzare quale forma ciò potrebbe assumere, ma alcune delle proposte alla fine di questa analisi qui e quella elaborata qui potrebbero essere in gioco se entrambe le parti hanno la volontà politica.
La necessità di riprendere i colloqui sul controllo degli armamenti è più urgente che mai, non solo perché il dilemma di sicurezza tra Stati Uniti e Russia è entrato in una nuova fase pericolosa tre anni fa e il New START scadrà presto, ma anche a causa dello sviluppo e dell’impiego di nuovi sistemi d’arma come gli Oreshnik ipersonici russi . È solo questione di tempo prima che gli Stati Uniti e altri recuperino, e visto che queste munizioni possono essere paragonabili in potenza alle armi nucleari ma senza le radiazioni , potrebbe presto iniziare una nuova corsa agli armamenti globale.
L’iper-proliferazione della tecnologia dalla fine della vecchia Guerra Fredda significa che questa possibile imminente competizione non sarebbe solo tra Stati Uniti e Russia come prima, ma includerebbe quasi inevitabilmente tutte le altre potenze nucleari e anche alcuni stati non nucleari come l’Iran e altri ancora. È solo attraverso un patto multilaterale, con un accordo tra Stati Uniti e Russia al centro, che altre potenze nucleari e/o missilistiche chiave possono essere coinvolte per accettare di limitare queste armi e impedire ad altri di ottenerle.
In pratica, ciò potrebbe assumere la forma di un accordo da parte loro di autorizzare sanzioni UNSC contro qualsiasi stato non firmatario che sia accusato in modo credibile di sviluppare o distribuire clandestinamente queste armi, nonché contro qualsiasi firmatario che sia accusato in modo credibile di accumulare più munizioni di quanto concordato. Ciò che viene sostanzialmente proposto in una nuova architettura di sicurezza internazionale incentrata sulla non proliferazione di armi non nucleari all’avanguardia che richiede la partecipazione di tutti i principali attori.
C’è ancora molta strada da fare prima che qualcosa del genere venga concordato al livello proposto che è necessario affinché questo funzioni, che include i dettagli sensibili e minuziosi dei meccanismi di monitoraggio, ma è nell’interesse di ogni potenza nucleare e missilistica responsabile che ciò accada. Il mezzo per raggiungere tale scopo è porre rapidamente fine al conflitto ucraino attraverso una serie di compromessi reciproci pragmatici in modo che il nucleo USA-Russia del sistema di sicurezza strategica globale possa quindi iniziare a lavorare su questo al più presto.
I politici occidentali possono ancora odiare la Russia, mentre i loro storici potrebbero continuare a sostenere che l’obiettivo dell’URSS nella Seconda guerra mondiale era quello di eliminare la minaccia esistenziale rappresentata dai nazisti, non necessariamente quello di liberare i campi di sterminio e le popolazioni occupate, senza escludere la Russia dagli eventi legati ad Auschwitz.
La Russia non è stata invitata a partecipare alla cerimonia commemorativa dell’80 ° anniversario della liberazione di Auschwitz a causa delle tensioni in corso con l’Occidente. Il direttore del Museo di Auschwitz ha anche chiarito lo scorso settembre che i rappresentanti russi non erano benvenuti dopo aver dichiarato che “È difficile immaginare la presenza della Russia, che chiaramente non comprende il valore della libertà. Una tale presenza sarebbe cinica”. L’evento ha anche ignorato il ruolo dell’Armata Rossa nella liberazione del campo di sterminio più famigerato del mondo.
L’ambasciatore russo in Polonia Sergey Andreev ha rifiutato di partecipare per queste ragioni, anche se ufficialmente chiunque era autorizzato a partecipare anche senza invito. Nelle sue parole , “Hanno pubblicato un messaggio che ci saranno eventi: chi vuole, lascialo andare. In teoria, possiamo, naturalmente, apparire lì, ma partecipare a un evento in cui nessuno ricorderà chi ha liberato il campo di concentramento di Auschwitz e l’Europa… Non ne abbiamo bisogno. Celebreremo questo anniversario nella nostra cerchia e in modo appropriato”.
Ciononostante, Putin ha comunque inviato un messaggio ai partecipanti e agli ospiti di quella cerimonia, scrivendo in parte che “I cittadini della Russia sono i discendenti diretti e gli eredi della generazione vittoriosa. Ci opporremo fermamente e risolutamente a qualsiasi tentativo di alterare il giudizio legale e morale emesso sui carnefici nazisti e sui loro collaboratori”. Ha anche ribadito il suo sacro impegno a “combattere attivamente contro la diffusione dell’antisemitismo, della russofobia e di altre forme di ideologie razziste”.
Il suo successore Naftali Bennett ha poi affermato nell’ottobre 2021 che “Voglio dirti a nome del nostro Paese, di tutto il nostro popolo, che ti consideriamo un amico molto intimo e sincero dello Stato di Israele”. Ciò è dovuto alle eccellenti relazioni che ha contribuito a coltivare tra la Russia e lo Stato ebraico dal 2000, nonché a tutto ciò che ha fatto per garantire un ricordo diffuso dell’Olocausto. Lungi dall’essere un antisemita come alcuni hanno falsamente affermato, Putin è in realtà un orgoglioso filosemita da sempre .
Questi fatti dovrebbero immunizzare i lettori dalle bugie palesi e dai resoconti deliberatamente fuorvianti sulla commemorazione della Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto in Russia, che mirano a giustificare la sua esclusione dall’ultimo evento. Tali raduni saranno sempre incompleti senza la Russia, poiché è lo stato successore dell’Unione Sovietica, la cui Armata Rossa multietnica e religiosamente diversificata liberò Auschwitz, dove ebrei, prigionieri di guerra sovietici, polacchi (i primi prigionieri del campo) e altri furono genocidiati.
I politici occidentali possono ancora odiare la Russia mentre i loro storici potrebbero continuare a sostenere che l’obiettivo dell’URSS nella seconda guerra mondiale era quello di eliminare la minaccia esistenziale che i nazisti rappresentavano per essa, non necessariamente di liberare i campi di sterminio e le persone occupate, senza escludere la Russia dagli eventi correlati ad Auschwitz. Rifiutarsi di invitare i suoi rappresentanti è irrispettoso nei confronti delle vittime, dei sopravvissuti e dei loro discendenti, e facilita anche gli sforzi per rivedere la storia mitigando il ruolo guida dei sovietici nella sconfitta di Hitler.
I pochi soldi extra che la Russia potrebbe ricavare da un’ipotetica vendita di sistemi d’arma ad alta tecnologia al Pakistan non basterebbero minimamente a compensare il modo in cui questa decisione potrebbe avere un impatto negativo sugli interessi della Russia nei confronti dell’India.
Il Daily Times del Pakistan ha pubblicato un articolo intitolato ” L’ambasciatore Khorev afferma che la Russia è desiderosa di rafforzare i legami di difesa con il Pakistan “, che è stato poi ripubblicato da MSN in base a un accordo di distribuzione. Molti consumatori occasionali di notizie oggigiorno si limitano a scorrere i titoli e poi cliccano solo sulle storie più interessanti per darne una rapida occhiata. Per questo motivo, un numero imprecisato di persone potrebbe aver pensato che ci fosse un evento significativo che giustificasse questo titolo, il che non è stato il caso, come verrà spiegato ora.
Chi legge effettivamente l’articolo del Daily Times o la ripubblicazione di MSN scoprirà che il primo ha scelto in modo fuorviante di fare di un singolo vago punto del recente articolo dell’ambasciatore Albert P. Khorev il titolo del proprio articolo senza nemmeno riportare esattamente cosa avesse scritto. Intitolato ” Un’amicizia collaudata ” e pubblicato da The Nation, ha esaminato gli ultimi sviluppi nelle relazioni bilaterali, che si sono conclusi con una frase sul futuro della loro cooperazione in materia di difesa.
Nelle sue parole: “Intendiamo rafforzare ulteriormente la cooperazione in materia di difesa tra Russia e Pakistan, come dimostrato dai contatti regolari tra la leadership militare dei due paesi, dalle esercitazioni Russia-Pakistan “Amicizia-2024″ e dalla partecipazione della Russia alle prossime esercitazioni navali Aman 2025 a Karachi nel febbraio di quest’anno”. Come si può vedere, questo è diverso da ciò che i consumatori di notizie occasionali probabilmente hanno supposto imbattendosi nel titolo del Daily Times e/o di MSN.
L’impressione che avrebbero potuto avere se non avessero effettivamente letto quegli articoli, per non parlare di quello principale a cui il Daily Times non ha nemmeno fatto un collegamento ipertestuale per contesto e comodità, è che la cooperazione in materia di difesa potrebbe presto espandersi in nuovi modi, come attraverso vendite di armi di grosso valore. Non solo non è questo il caso al momento, ma è anche improbabile nel breve o persino nel medio termine, e questo a causa dell’attuale dipendenza del Pakistan dalle armi cinesi e della partnership strategica della Russia con l’India.
Per quanto riguarda il primo, il rapporto annuale “ Trends In International Arms Transfers ” dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) dell’anno scorso ha stabilito che la Cina ha fornito un enorme 82% delle importazioni di armi del Pakistan dal 2019 al 2023. Questi due paesi si considerano ancora oggi “fratelli di ferro” nonostante il loro incipientedivergenze sulla scarsa gestione da parte di Islamabad delle minacce terroristiche ai cittadini cinesi e sul progetto di punta China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) della Belt & Road Initiative.
Dal loro punto di vista, l’India costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale che è meglio affrontare congiuntamente, ergo perché la Cina arma il Pakistan fino ai denti contro di essa come dimostrato dal rapporto del SIPRI e si prevede che continuerà a farlo indipendentemente da ciò che potrebbe accadere con il CPEC a causa dei loro interessi duraturi condivisi in questo senso. Di conseguenza, ipoteticamente diversificare dai sistemi d’arma cinesi a quelli russi non solo rischierebbe problemi di interoperabilità, ma Pechino potrebbe anche vederla come una mossa ostile che danneggia la fiducia reciproca.
Allo stesso modo, l’India considererebbe certamente qualsiasi esportazione ipotetica di sistemi d’arma russi ad alta tecnologia al Pakistan come una mossa molto ostile che danneggerebbe sicuramente la fiducia reciproca, qualcosa che nessuno a Mosca vorrebbe che accadesse a causa del ruolo fondamentale di Delhi nella loro grande strategia. È al di là dello scopo di questa analisi dilungarsi, ma la Russia fa affidamento sull’India per evitare preventivamente una dipendenza potenzialmente sproporzionata dalla Cina, mentre l’India fa affidamento sulla Russia anche nei confronti degli Stati Uniti a questo riguardo.
Tuttavia, la Russia aveva già venduto quattro elicotteri d’assalto Mi-35 al Pakistan nel 2015, che erano stati poi consegnati nel 2018 , motivo per cui il rapporto annuale del SIPRI del 2023 ha rilevato che il 3,6% delle importazioni totali di armi del Pakistan dal 2018 al 2022 erano state fornite dalla Russia. Ciò ha irritato alcuni in India, ma la Russia ha insistito sul fatto che voleva solo rafforzare le capacità antiterrorismo del Pakistan, non degradare in alcun modo la sicurezza nazionale dell’India. Oggettivamente parlando, questi sistemi non hanno cambiato le carte in tavola, quindi la preoccupazione era fuori luogo.
L’India non ha avuto un ruolo così significativo nella grande strategia russa all’epoca come ha iniziato a fare tre anni fa dopo l’ operazione speciale e le sanzioni senza precedenti dell’Occidente , e poiché la Russia non ha esportato sistemi ad alta tecnologia in Pakistan allora, sicuramente non lo farà ora. Nel caso remoto in cui ciò accadesse, tuttavia, potrebbe avvelenare i legami con l’India e di conseguenza rafforzare la fazione politica pro-USA che potrebbe quindi fare pressioni con maggiore sicurezza per allontanare l’India dalla Russia.
In tale scenario, la Russia rischierebbe la stessa dipendenza sproporzionata dalla Cina che ha cercato di evitare preventivamente tramite l’India, mentre l’India rischierebbe lo stesso tipo di dipendenza dagli Stati Uniti che ha cercato di evitare preventivamente tramite la Russia, portando così probabilmente a un ritorno alla bi-multipolarità sino-americana . Tale risultato contraddirebbe i loro grandi obiettivi strategici complementari di accelerare congiuntamente i processi di tri-multipolarità con una visione verso la nascita di una multipolarità più complessa (“multiplexity”) come spiegato qui .
I pochi dollari extra che la Russia potrebbe ricavare da una ipotetica vendita di sistemi di armi ad alta tecnologia al Pakistan non riuscirebbero minimamente a compensare il modo in cui questa decisione potrebbe avere un impatto negativo sugli interessi della Russia ed è per questo che è estremamente improbabile che ciò accada. Anche così, alcuni in Pakistan potrebbero calcolare che insinuare il contrario potrebbe spaventare l’India e spingerla a reagire in modo eccessivo in modi che hanno un impatto negativo sui legami con la Russia, spiegando così forse il titolo fuorviante del Daily Times.
I decisori politici indiani non saranno influenzati dal titolo deliberatamente fuorviante di un’agenzia pakistana e da tutto ciò che si immagina comporti, ma ciò non toglie nulla al fatto che Pakistan e India si combattono una guerra psicologica, di cui l’articolo esaminato è un esempio. A volte, che in questo caso era probabilmente il motivo principale, i consumatori occasionali di notizie vengono tratti in inganno da questi prodotti di guerra psicologica-informativa ed è per questo che è importante chiarire tutto come è stato appena fatto.
Per riassumere il tutto, non ci si aspetta che la Russia esporti alcun sistema di armi ad alta tecnologia in Pakistan, come il titolo fuorviante del Daily Times avrebbe potuto far supporre a molti, ma non si può escludere che altre vendite come armi leggere e droni possano aver luogo per rafforzare le sue capacità antiterrorismo. Inoltre, le esercitazioni antiterrorismo congiunte annuali continueranno, così come la partecipazione a esercitazioni navali multilaterali biennali, ma queste non sono dirette contro l’India. Sono anche molto più piccole in scala rispetto alla cooperazione militare indo-americana.
Ecco l’intervista completa che ho rilasciato a FM Shakil di VOA Cina su questo argomento, alcuni estratti sono stati pubblicati nel loro rapporto il 20 gennaio intitolato “安全和阿富汗问题将考验2025年中国与巴基斯坦的关系”
I legami sino-pakistani rimangono ufficialmente eccellenti, ma sembrano essere stati sottoposti a forti tensioni nell’ultimo anno. L’incapacità del Pakistan di proteggere i lavoratori cinesi riflette male il suo ruolo nell’ospitare il progetto di punta della Belt & Road Initiative (BRI), il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC).
Dove va il CPEC, va anche la BRI, o almeno questa è la percezione tra alcuni che considerano questo megaprogetto un indicatore del successo di questa rete infrastrutturale globale. Non c’è da stupirsi che la Cina sia preoccupata per la sua fattibilità a lungo termine.
Si pensa che gli ultimi attacchi terroristici in Pakistan siano collegati all’Afghanistan a causa dei rapporti secondo cui il “Tehrik-i-Taliban Pakistan” (TTP) e il “Balochistan Liberation Army” (BLA) stanno operando da quel paese con la tacita approvazione del Talebani afghani (semplicemente i “Talebani”).
Alcuni credono che i talebani stiano usando gruppi designati come terroristi come mezzo per compensare in modo asimmetrico la loro debolezza militare convenzionale nei confronti del loro ex protettore pakistano con cui sono in conflitto sulla linea Durand, il confine imposto dagli inglesi tra Afghanistan e quello che poi divenne il Pakistan, che i talebani non riconoscono.
Indipendentemente dalle possibili motivazioni che li spingono a ricorrere speculativamente a tali mezzi per bilanciare il potere del Pakistan, il fatto è che questi gruppi stanno creando un ambiente pericoloso per il CPEC, in particolare per il BLA, che talvolta prende di mira direttamente i progetti associati e i lavoratori cinesi.
Il problema dal punto di vista della Cina è quindi duplice: i talebani stanno presumibilmente impiegando terroristi per procura contro il Pakistan, il che è già abbastanza preoccupante, ma il Pakistan non è in grado di proteggere adeguatamente i progetti del CPEC e i lavoratori cinesi, il che è presumibilmente dovuto alla sua priorità sbagliata di decifrare i dati. contro il partito di opposizione PTI dell’ex Primo Ministro Imran Khan.
Entrambe queste cose sono al di fuori della capacità diretta di influenza della Cina, come si è visto. La sua precedente diplomazia in questo senso non è riuscita a far sì che l’Afghanistan evitasse tali mezzi scandalosi per bilanciare il potere del Pakistan, il Pakistan continua a dare priorità alla repressione dell’opposizione rispetto alla sua anti – interessi terroristici e i legami tra questi paesi confinanti amici della Cina continuano a deteriorarsi, come dimostrato dalle ultime violenze di confine.
Se le relazioni tra Afghanistan e Pakistan continuano a peggiorare, la Cina potrebbe prendere in considerazione di ridurre informalmente gli investimenti nel CPEC e forse persino di congelare i progetti esistenti, anche con pretesti non correlati, se ciò accade e i suoi rappresentanti vengono spinti a rendere conto pubblicamente di ciò per evitare la percezione che stia tirando di ritorno dal progetto di punta della BRI.
Per aggiungere un tocco di novità a tutto ciò, il ritorno di Donald Trump alla presidenza americana potrebbe vederlo eventualmente fornire una qualche forma di assistenza all’ultima campagna antiterrorismo del Pakistan, ma a condizione che si ritiri dal CPEC (anche se solo informalmente) e fornisca gli Stati Uniti con investimenti privilegiati e altre opportunità per bilanciare l’influenza cinese nel paese.
Il suo primo mandato è stato caratterizzato dal suo stile transazionale orientato all’economia, quindi il precedente esiste, anche se alla fine potrebbe non proporre un tale accordo, o potrebbe anche includere l’inaccettabile condizione del Pakistan di limitare il suo programma di missili balistici a lungo raggio contro cui l’ex Biden L’amministrazione ha appena imposto sanzioni, tra cui misure senza precedenti, contro un’agenzia statale.
In ogni caso, il 2025 potrebbe essere un anno difficile per le relazioni sino-pakistane a causa del peggioramento della situazione della sicurezza interna del Pakistan causato dai terroristi afghani (in particolare il BLA) e dai piani di Trump di contenere più energicamente la Cina, quest’ultimo dei quali potrebbe vederlo tentare per esercitare maggiore pressione sul CPEC al fine di screditare la BRI nel suo complesso (se non ci riuscirà prima la suddetta ondata di terrorismo).
Estratti di questa intervista sono stati pubblicati nel rapporto di VOA China il 20 gennaio intitolato “ 安全和阿富汗问题将考验2025年中国与巴基斯坦的关系”
Potrebbe essersi convinto che la pulizia etnica dei palestinesi è l’unico modo per porre fine in modo definitivo al conflitto, garantire la sicurezza a lungo termine di Israele e ripristinare opportunità commerciali regionali come il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa.
Ralph Peters è un ex analista dell’esercito americano che è diventato famoso a metà degli anni 2000 per il suo articolo ” Blood Borders: How A Better Middle East Would Look “, che proponeva di ridisegnare i confini della regione in base alle identità locali. Lo giustificò dicendo che “la pulizia etnica funziona”. Anche se Peters scrisse che Israele dovrebbe tornare ai suoi confini precedenti al 1967, il succo generale del suo pezzo potrebbe aver ispirato l’ultima proposta di Trump di ” semplicemente ripulire ” Gaza inviando la sua gente in Egitto e Giordania.
Non è influenzato da argomenti morali o umanitari quando formula le politiche del suo paese, solo da quelli pratici, che in questo caso sono guidati dal suo interesse nel porre fine in modo decisivo al conflitto e poi ripristinare le opportunità commerciali regionali sulla sua scia. Tutti i riferimenti ad argomenti morali e umanitari, come il fatto che lui abbia detto all’élite di Davos che vuole porre fine al conflitto ucraino solo per il gusto di fermare le uccisioni, sono solo tentativi di rendere le sue proposte previste più accettabili pubblicamente.
Ecco perché non ha remore a suggerire qualcosa che sostanzialmente equivale a una pulizia etnica dei palestinesi dalla loro patria, ma ci sono diversi problemi nella sua ultima proposta. Per cominciare, non c’è modo di costringerli all’esilio senza rischiare un altro conflitto. Il nascente cessate il fuoco chiede di consentire ai palestinesi di tornare alle loro case e di consentire a centinaia di camion di aiuti di entrare nella striscia ogni giorno. Si prevede che Hamas riprenderà le ostilità se Israele rinnega queste parti cruciali dell’accordo.
Bibi potrebbe sentirsi incoraggiato a farlo, però, a causa di quanto sia impopolare il cessate il fuoco in patria, dopo la proposta di pulizia etnica di fatto di Trump e dopo aver ricevuto le bombe da 2000 libbre dagli Stati Uniti, la cui presa dell’era Biden è stata appena revocata nel fine settimana. In tal caso, Israele potrebbe tagliare gli aiuti alla Striscia e rimanere dalla sua parte del muro di confine per attirare Hamas allo scoperto, mentre aspetta che i civili diventino abbastanza disperati da fuggire in Egitto, ma ciò richiede la complicità del Cairo in questo possibile complotto.
Di conseguenza, potrebbe minacciare di ridurre gli aiuti esistenti se non accettano e/o offrire di aumentare parte dei loro aiuti per contribuire a pagarli, quest’ultima possibilità potrebbe essere rafforzata dal contributo dell’alleato saudita comune di quei tre a questi sforzi di reinsediamento. Mohammed Bin Salman (MBS) potrebbe anche invitare alcuni palestinesi a vivere nel suo regno, non solo per solidarietà etno-religiosa, ma soprattutto per attutire le critiche legate al suo potenziale riconoscimento di Israele.
Ci si aspetta che faccia delle serie concessioni alla posizione ufficialmente rigida del suo paese di riconoscere Israele solo una volta che la Palestina avrà ottenuto l’indipendenza, poiché questa mossa è necessaria per sbloccare il Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC). Quel megaprogetto è stato annunciato al Summit del G20 a Delhi meno di un mese prima che l’attacco furtivo di Hamas ne sospendesse bruscamente i lavori. MBS è impaziente di rimettere in azione l’IMEC poiché i piani di sviluppo (probabilmente ritardati) del suo paese ” Vision 2030 ” dipendono da esso.
A tal fine, è fondamentale che egli assista in una rapida risoluzione del conflitto, anche se ciò comporta la pulizia etnica di fatto di Gaza, motivo per cui ci si aspetta che svolga un ruolo diretto (reinsediamento) e/o indiretto (finanziamento) in questo caso, se Trump costringe tutti gli attori a farlo. Mentre sarà certamente attaccato duramente dagli attivisti occidentali e dai surrogati mediatici dell'” Asse della Resistenza ” guidati dall’Iran, potrebbe scommettere che la maggior parte degli arabi tirerà un sospiro di sollievo perché questa dimensione del conflitto è stata finalmente risolta.
Per quanto riguarda la questione molto più ampia riguardante lo status finale della Cisgiordania, potrebbe accontentarsi di vaghe promesse di futura autonomia da Israele, o potrebbe accettare un altro complotto simile a quello di Gaza per spingere quei palestinesi in Giordania. In ogni caso, ciò che non ci si aspetta che faccia è opporsi all’imposizione congiunta americano-israeliana di “Blood Borders” sulla Palestina, che si tratti di Gaza e/o della Cisgiordania. Non ha fatto altro che lamentarsi moderatamente durante l’ultima guerra, quindi i precedenti suggeriscono che non farà di più se ne scoppierà un’altra.
Non si può escludere che le ostilità non riprenderanno, considerando la facilità con cui Israele potrebbe violare il cessate il fuoco dopo il ritorno degli ostaggi ancora in vita (o forse anche dopo tutti i corpi degli ostaggi rimasti, se volesse aspettare ancora). Ciò potrebbe assumere la forma di un taglio degli aiuti alla Striscia per costringere i civili a fuggire in Egitto, da dove alcuni potrebbero poi essere reinsediati in Giordania, Arabia Saudita e/o altrove all’interno della “Ummah” (comunità musulmana internazionale).
Trump potrebbe essersi convinto che questo è l’unico modo per porre fine in modo decisivo al conflitto, garantire la sicurezza a lungo termine di Israele e ripristinare opportunità commerciali regionali come l’IMEC. Ciò non significa che avrà successo, ma solo che c’è una probabile possibilità che ci provi, il che potrebbe portare a una nuova guerra. Se l’Egitto viene costretto dalla leva degli aiuti esteri degli Stati Uniti ad aprire i suoi confini ai rifugiati, allora la pulizia etnica di fatto di Gaza potrebbe procedere, dopodiché gli Stati Uniti potrebbero approvare l’annessione da parte di Israele.
Mentre quest’ultima affermazione sarebbe più facile a dirsi che a farsi, considerando quanto sia stata difficile per Israele l’ultima guerra con Hamas, l’esodo su larga scala di civili che gli Stati Uniti potrebbero progettare in base a un accordo con l’Egitto potrebbe cambiare le dinamiche del prossimo conflitto. Trump potrebbe dare a Bibi il via libera per andare fino in fondo nel bombardare Hamas dopo un certo periodo di tempo, con il pretesto che tutti i civili hanno avuto la possibilità di evacuare in Egitto entro quella data, quindi tutto ciò che rimane sono presumibilmente solo membri armati di Hamas.
Israele è stato accusato di aver preso di mira i civili durante l’ultima guerra, ma avrebbe potuto assolutamente andare molto oltre se avesse ritenuto di avere il pieno sostegno americano, cosa che non ha ricevuto dall’amministrazione Bibi, i cui membri sono rimasti in qualche modo sensibili all’opinione globale e volevano anche rovesciare Bibi . A Trump non importa dell’opinione globale e, nonostante i suoi problemi personali con Bibi , non vuole attuare un cambio di regime in Israele mettendo al potere un liberal-globalista sostenuto dai democratici.
Per queste ragioni, è molto probabile che Trump possa mantenere la sua proposta di far sì che Israele “ripulisca” Gaza costringendo i palestinesi lì a fuggire in Egitto e da lì in poi in altri paesi “Ummah”, motivo per cui gli osservatori dovrebbero prendere sul serio il suo piano ispirato a “Blood Borders”. Qualsiasi mossa che lui e Israele potrebbero fare per implementarlo non sarà fermata dalla condanna pubblica, ma solo da Hamas, anche se potrebbe essere ormai troppo debole per impedire la pulizia etnica lì.
Trump si sta preparando ai negoziati con Putin sull’Ucraina, così come con Xi sul commercio e probabilmente anche su Taiwan, quindi apparirebbe debole ai loro occhi se lasciasse che un leader mediocre come Petro lo sfidasse pubblicamente e persino lo insultasse senza conseguenze.
Il presidente colombiano Gustavo Petro pensava di riequilibrare le relazioni sbilanciate con la sua controparte statunitense di ritorno rifiutando bruscamente due voli militari precedentemente concordati per rimpatriare gli immigrati clandestini del suo paese, ma alla fine gli è stata impartita una lezione indimenticabile. Trump ha reagito con rabbia minacciando tariffe del 25% che sarebbero raddoppiate nel giro di una settimana e sanzionando funzionari di alto livello con pretesti di sicurezza nazionale, tra le altre misure punitive, il che ha rapidamente spinto Petro a capitolare .
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha poi confermato la vittoria del suo Paese nella breve disputa con la Colombia, poco dopo la quale Petro ha twittato con rabbia un’invettiva contorta sull’imperialismo e il razzismo come un colpo di coda contro Trump che è stato ampiamente accolto con scherno online, soprattutto dagli americani. Questo scandalo di breve durata è stato significativo poiché Trump ha dimostrato quanto sia serio nel fare leva su tariffe e sanzioni per costringere i Paesi iberoamericani ad accettare il ritorno dei loro cittadini rimpatriati.
Ha vinto le elezioni del 2016 in parte grazie alla sua promessa di costruire un muro al confine meridionale per fermare l’immigrazione illegale, ma dopo che circa 8 milioni di clandestini si sono riversati nel paese durante il mandato di Biden, ha poi promesso di espellerne il maggior numero possibile se gli elettori lo avessero riportato in carica come hanno fatto alla fine. Sarà difficile riportarli tutti indietro, tuttavia, motivo per cui la sua amministrazione vuole costringerli ad andarsene volontariamente da soli creando condizioni estremamente onerose per coloro che rimangono.
A tal fine, rimpatriare alcuni di loro nelle loro terre d’origine su voli militari, anche in manette come è appena successo ad alcuni immigrati clandestini dal Brasile, ha lo scopo di intimidirli e spingerli a tornare a casa alle loro condizioni, da qui l’importanza di garantire che questi voli non vengano respinti. Parallelamente, l’amministrazione Trump sta valutando un accordo per deportare i richiedenti asilo in El Salvador, che è ormai noto a livello mondiale per la sua tolleranza zero nei confronti dei membri delle gang.
A questo proposito, il Venezuela sanzionato dagli Stati Uniti ha sospeso i voli di rimpatrio lo scorso febbraio, dopo averne brevemente consentito la ripresa nell’ottobre 2023, quindi i presunti membri di gang venezuelane potrebbero essere inviati direttamente dagli Stati Uniti alle prigioni salvadoregne se si raggiungesse un accordo. In combinazione con un aumento senza precedenti delle retate dell’ICE in tutto il paese, coloro che rimangono illegalmente negli Stati Uniti dovranno sempre guardarsi le spalle e temere di essere deportati nelle loro terre d’origine o inviati a El Salvador, a seconda di chi sono.
L’amministrazione Trump considera giustamente l’immigrazione illegale una minaccia alla sicurezza nazionale, il che spiega la dura reazione di Trump al rifiuto di Petro di quei due voli militari precedentemente concordati. Se non ne avesse fatto un esempio, la maggior parte dei paesi iberoamericani avrebbe prevedibilmente sfidato gli Stati Uniti anche su questo tema, rovinando così i suoi ambiziosi piani di rimpatrio. Trump ha quindi dovuto ricordare alla Colombia e a tutti gli altri paesi dell’emisfero che sono partner minori degli Stati Uniti.
Non sottomettersi alle sue ragionevoli richieste di ricevere i cittadini rimpatriati che sono immigrati illegalmente negli Stati Uniti comporterà conseguenze schiaccianti in termini di tariffe e sanzioni che rischieranno di danneggiare le loro economie e di creare notevoli disagi alla loro élite politica. Inoltre, mancare di rispetto agli Stati Uniti e a Trump personalmente come ha fatto Petro è assolutamente inaccettabile in quella che Trump ha descritto come la nascente ” Età dell’oro dell’America “, e coloro che lo faranno saranno costretti a pagarne il prezzo, anche in termini di reputazione.
Il cosiddetto “ordine basato sulle regole” non è mai stato ciò che l’amministrazione Biden ha erroneamente presentato per quanto riguarda la pretesa che ogni paese sia presumibilmente uguale e debba seguire le stesse regole. Si è sempre trattato di mantenere l’egemonia unipolare in declino degli Stati Uniti nell’emergente ordine mondiale multipolare rafforzando la gerarchia internazionale post-vecchia guerra fredda in cima alla quale si trova. Un approccio di carota e bastone si abbina a doppi standard espliciti per convincere i paesi ad allinearsi con successo variabile.
Quelli che dipendono dal mercato statunitense e/o dall’equipaggiamento militare, come la maggior parte dei paesi iberoamericani, tendono a piegarsi alla sua volontà, mentre quelli come la Russia, che sono più autarchici e strategicamente autonomi, tendono a resistere. Le amministrazioni Obama e Biden hanno cercato di mascherare questa realtà con una retorica elevata e talvolta chiudendo un occhio sulle trasgressioni dei loro partner, come quei paesi iberoamericani che finora si sono rifiutati di accettare i loro cittadini rimpatriati, ma Trump è più diretto.
Non ha scrupoli a ricordare loro apertamente il loro status di subordinati rispetto agli USA, poiché preferirebbe che il suo paese fosse temuto piuttosto che amato, se dovesse scegliere tra loro, come diceva Machiavelli. Inoltre, Trump si sta preparando per i negoziati con Putin sull’Ucraina, così come con Xi sul commercio e probabilmente anche su Taiwan, quindi apparirebbe debole ai loro occhi se lasciasse che un leader mediocre come Petro lo sfidasse pubblicamente e persino lo insultasse senza conseguenze. Questi imperativi lo hanno portato a intensificare i rapporti con la Colombia.
L’esempio che Trump ha appena fatto di Petro avrà quindi ripercussioni in tutto il mondo. Quella che lui chiama la “Golden Age of America” può essere più accuratamente definita l’era dell’iperrealismo statunitense negli affari esteri, in cui dichiara esplicitamente i propri interessi e poi li persegue aggressivamente senza alcuna cura per l’opinione globale. Quindi, potrebbe essere meglio per Russia e Cina scendere a compromessi con gli Stati Uniti invece di sfidarli se non replicheranno questa politica, o se non hanno lo stesso potere o la stessa volontà di usarla.
L’ultima crisi congolese potrebbe modificare in modo decisivo l’equilibrio di potere nella nuova Guerra Fredda, a seconda di come si svilupperà e di quale potrebbe essere il suo esito.
L’ultima crisi congolese è scoppiata nel weekend dopo che i ribelli M23, sostenuti dal Ruanda, hanno preso il controllo della città orientale di Goma nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), lungo la periferia ricca di minerali del paese. La posizione della Russia, come articolata dal Rappresentante permanente all’ONU Vasily Nebenzia domenica durante un briefing di emergenza dell’UNSC, è stata impressionantemente equilibrata, come spiegato qui martedì. Poi l’ha ricalibrata più tardi quello stesso giorno, incolpando M23 per l’ultima crisi.
Il suo ultimo briefing al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite lo ha visto dichiarare che “la Russia condanna fermamente le azioni dell’M23. Chiediamo un’immediata cessazione delle ostilità e il ritiro dei ribelli di questo gruppo armato illegale dalle città, dai villaggi e dai territori che hanno conquistato. Chiediamo inoltre agli attori esterni di smettere di supportare l’M23 e di richiamare le loro unità militari”. Ciò è in netto contrasto con quanto aveva detto solo due giorni prima, quando aveva attribuito la stessa colpa a loro e alle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR).
Nebenzia ha anche detto all’epoca che sia i patroni degli stati stranieri a maggioranza Tutsi M23 che quelli a maggioranza Hutu FDLR, contestualmente intesi come rispettivamente Ruanda e RDC, sebbene non nominati per ragioni di sensibilità diplomatica, devono “interrompere la loro interazione con (tali) gruppi armati illegali”. Questa rapida ricalibrazione politica ha lasciato alcuni osservatori perplessi, ma è presumibilmente attribuibile a due importanti sviluppi avvenuti martedì mattina.
Il primo è che i rivoltosi di Kinshasa hanno attaccato le ambasciate dei paesi che hanno accusato di sostenere l’M23, che includevano nazioni africane come Ruanda, Kenya e Uganda insieme a quelle occidentali come Stati Uniti, Francia e Belgio. La Russia gode di una strettasicurezzalegami con il Ruanda nella Repubblica Centrafricana (RCA), ha coltivato ottimi legami con l’Uganda negli ultimi anni e sta cercando di fare breccia in Kenya, il tutto mentre è attualmente impegnato in una guerra per procura con l’Occidente in Ucraina.
Di conseguenza, il radicale cambiamento dell’opinione pubblica nella RDC contro l’Occidente potrebbe essere visto dalla Russia come un’opportunità per espandere ulteriormente il suo soft power in questa nazione ricca di risorse, con l’obiettivo di sostituire alla fine i contratti occidentali lì, il che fornisce una spiegazione parziale per il cambiamento della Russia contro M23. Inoltre, la Russia ha anche tenuto d’occhio il corridoio di Lobito degli Stati Uniti , che è un progetto ferroviario transcontinentale mirato a collegare Angola, RDC, Zambia e Tanzania.
Il suo scopo è quello di reindirizzare le esportazioni di minerali dall’Asia all’America, dopodiché una nuova élite locale può essere preparata in preparazione per un orientamento geopolitico della regione dalla Cina verso gli Stati Uniti nella Nuova Guerra Fredda . Gli ultimi attacchi all’ambasciata suggeriscono che l’opinione pubblica potrebbe non accettare più il Corridoio di Lobito, che potrebbe essere preso di mira in futuro, portando così alla sua possibile riduzione o cancellazione. Ciò potrebbe fornire un’altra opportunità alla Russia di sostituire il ruolo forse perduto dall’Occidente nella RDC.
A differenza dell’Occidente , la Russia non ha bisogno di trasformare la RDC o altri stati africani in vassalli, poiché è autosufficiente in termini di risorse, compresi i minerali. Per questo motivo, il suo obiettivo strategico è di dar loro il potere di diventare più sovrani e di conseguenza privare l’Occidente delle risorse che estrae da lì per mantenere la sua egemonia unipolare in declino, il che lo rende un partner molto migliore. Pertanto, non avrebbe senso per la Russia rimanere in equilibrio in questa crisi, date le allettanti opportunità strategiche in gioco.
Il secondo sviluppo si è verificato poco dopo quegli attacchi e riguarda il comunicato del Consiglio per la pace e la sicurezza (PSC) dell’Unione Africana più tardi quel giorno. Ha condannato l’offensiva dell’M23, invitando quel gruppo, FDLR e altri a “cessare immediatamente e incondizionatamente i loro attacchi e a sciogliersi definitivamente e deporre le armi”. Il comunicato ha anche chiesto il ritiro dell’M23 da Goma e dalla regione circostante insieme ad altri gruppi, condannando il sostegno straniero per esso e FDLR.
Sebbene possa sembrare equilibrato a prima vista, è chiaramente più critico nei confronti dell’M23 che di qualsiasi altro gruppo, FDLR compreso. L’M23 è fondamentalmente accusato di aver messo in moto l’ultima violenza, il che lo rende quindi più responsabile di chiunque altro per le conseguenze umanitarie e di sicurezza regionali. Il comunicato allude anche fortemente al sostegno ruandese alle loro azioni. Dato che il PSC è l’equivalente dell’UNSC per l’UA, è naturale che la Russia prenda spunto da quell’organismo per la sua politica africana.
Il loro comunicato, unito agli attacchi anti-occidentali all’ambasciata di Kinshasa di quel giorno, ha costretto la Russia a ricalibrare la sua politica nei confronti dell’ultima crisi congolese durante il briefing del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di quel pomeriggio. È importante notare che Nebenzia non ha condannato il Ruanda, con cui le forze armate del suo paese si coordinano nella CAR in difesa del suo governo riconosciuto dall’ONU, ma ha comunque fatto sapere che la Russia considera l’M23 l’aggressore responsabile di questa crisi.
Questo nuovo approccio probabilmente porterà il soft power russo ad espandersi a passi da gigante nella RDC, che è nel complesso un partner regionale molto più promettente del Ruanda se Mosca fosse costretta a scegliere tra loro, anche se Mosca potrebbe comunque stare attenta a non rovinare i legami con Kigali. Non solo cooperano nella CAR come detto sopra e hanno relazioni bilaterali piuttosto buone , ma il Ruanda è una superpotenza militare regionale e non è mai saggio mettersi dalla parte sbagliata di tali paesi se si può evitarlo.
La Russia non ha paura del Ruanda, semplicemente non vuole entrare in una rivalità inutile che potrebbe essere sfruttata in seguito dall’Occidente per dividere e governare se i legami di quel blocco con Kigali dovessero mai migliorare, nel qual caso potrebbero subordinare qualsiasi riavvicinamento al fatto che il Ruanda contenga attivamente la Russia nella regione. Lo scenario delle forze ruandesi nella CAR che rivolgono le loro armi contro i russi sarebbe un incubo di per sé e potrebbe trasformarsi in un disastro geostrategico se portasse al loro ritiro.
Sebbene la CAR sia un alleato russo che ha accettato di lasciargli stabilire una base lì, il suo governo sta anche giocherellando con mercenari americani come spiegato qui lo scorso settembre, quindi non si può escludere che il Ruanda possa essere indotto dall’Occidente a cacciare la Russia dalla CAR se gli vengono offerti i giusti incentivi. Per essere chiari, non ci sono indicazioni che qualcosa del genere sia in discussione, ma lo scenario è abbastanza realistico e potrebbe spiegare perché la Russia è ancora riluttante a condannare il Ruanda nonostante condanni l’M23.
Pertanto non ci si aspetta che la posizione sempre più pro-RDC della Russia si trasformi in una apertamente anti-ruandese a causa del fattore CAR sopra menzionato, anche se la sua retorica contro M23 diventasse ancora più dura. Il Cremlino spera di raccogliere una manna dal soft power dalla crisi congolese replicando l’approccio del PSC e cavalcando le onde del crescente sentimento anti-occidentale nella RDC, che spera un giorno gli consentirà di sostituire il ruolo forse perso dall’Occidente lì allo scopo di privare quel blocco della sua ricchezza mineraria.
La Russia non vuole sfruttare i congolesi o tenere per sé quelle risorse, che sono indispensabili per la “Quarta Rivoluzione Industriale”/“Grande Reset” , ma semplicemente assicurarsi che l’Occidente non abbia più un accesso privilegiato a esse per mantenere la sua egemonia unipolare in declino. Gli osservatori dovrebbero quindi prestare molta più attenzione all’ultima crisi congolese poiché ha il potenziale per spostare in modo decisivo l’equilibrio di potere nella Nuova Guerra Fredda a seconda di come si sviluppa e di quale potrebbe essere l’esito.
Il progetto di accordo militare della Russia con il Congo, unito alla stretta cooperazione in materia di sicurezza con il Ruanda nella Repubblica Centrafricana, sono responsabili della sua posizione straordinariamente equilibrata.
Il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU Vasily Nebenzia ha condiviso la risposta del suo paese all’ultima crisi congolese durante il briefing di emergenza dell’UNSC di domenica, che è seguito alla presa della città orientale di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), da parte dei ribelli M23, sostenuti dal Ruanda. Le radici di questo conflitto di lunga data sono complesse, ma si riducono a un dilemma di sicurezza, risorse e ragioni etniche, di cui i lettori possono saperne di più dopo aver esaminato i seguenti tre briefing di base:
In breve, il Ruanda accusa la RDC di sostenere le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), a maggioranza Hutu, e legate al genocidio del 1994, mentre la RDC accusa il Ruanda di sostenere l’M23, a maggioranza Tutsi, come parte di un gioco di potere sui minerali delle sue regioni orientali. Si pensa che queste risorse siano al centro di questo conflitto, che è guidato da (parzialmente esacerbate esternamente) differenze tra Hutu residenti nella RDC e Tutsi, questi ultimi considerati da alcuni locali come non indigeni.
Nebenzia ha iniziato condannando l’offensiva di M23, che ha finora sfollato 400.000 persone, ed esprimendo preoccupazione per l’uso di sistemi di armi avanzati. Ha elaborato parlando di “uso di artiglieria pesante vicino alle infrastrutture civili” e “l’uso continuo di mezzi di guerra elettronica, che rappresentano una minaccia, tra l’altro, per l’aviazione civile”. Quest’ultimo punto potrebbe alludere all’abbattimento dell’aereo che trasportava i presidenti ruandese e burundese nel 1994 che ha innescato il famigerato genocidio.
Ha poi espresso le condoglianze alle famiglie dei peacekeeper uccisi negli ultimi combattimenti e ha dichiarato il sostegno della Russia alle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite e della Southern African Development Community nella RDC orientale. La mossa successiva di Nebenzia è stata quella di chiedere il ripristino dei colloqui tra Rwanda e RDC mediati dall’Angola, che si erano interrotti alla fine dell’anno scorso . Ha anche affermato in modo importante che “un vero progresso sulla strada diplomatica sarà fattibile solo quando lo Stato interromperà la sua interazione con i gruppi armati illegali”.
M23 e FDLR sono stati menzionati per nome, dopo di che ha aggiunto che “quando si tratta dei parametri di questo processo, spetta al Ruanda e alla RDC decidere se questi parametri debbano essere definiti all’interno del rilanciato processo di Nairobi o all’interno di altre iniziative. In ogni caso, è chiaro che questa questione richiede un approccio globale e una certa flessibilità da entrambe le parti”. Ciò dimostra che la Russia riconosce le radici del dilemma di sicurezza dell’ultima crisi congolese e di quelle etniche associate.
Poi è passato ad affrontare quelli delle risorse, ricordando a tutti come “Non dobbiamo dimenticare che l’elemento centrale della crisi è lo sfruttamento illegale delle risorse naturali congolesi… È anche ben noto che ci sono altri gruppi e ‘attori’ esterni coinvolti in questo business criminale. Sappiamo tutti molto bene chi sono e sappiamo che si riempiono le tasche contrabbandando risorse naturali ‘sanguinose’ dall’est della RDC”. Ciò allude a un ruolo occidentale nell’esacerbare le tensioni.
Lascia anche aperta la possibilità che l’M23, sostenuto presumibilmente dal Ruanda, possa agire come un rappresentante occidentale per sequestrare i minerali della RDC, sebbene la richiesta del Ministero degli Esteri russo di un cessate il fuoco il giorno dopo, invece del ritiro unilaterale del gruppo, suggerisca che Mosca non sia ancora convinta. Lo stesso vale per la decisione di RT di intervistare Vincent Karega , l’ex ambasciatore ruandese presso la RDC che ora è ambasciatore a titolo personale nella regione dei Grandi Laghi, e poi promuoverlo in prima pagina martedì.
Karega ha prevedibilmente ripetuto la posizione di Kigali secondo cui la presunta marginalizzazione della minoranza tutsi da parte della RDC e la mancata attuazione di precedenti accordi per l’integrazione dell’M23 nell’esercito nazionale sono responsabili dell’ultima crisi congolese. Come ci si poteva aspettare, ha anche negato le segnalazioni secondo cui diverse migliaia di soldati ruandesi avrebbero invaso la RDC per aiutare l’M23 nella sua offensiva. L’importanza di intervistarlo e poi promuoverlo è che mostra la posizione equilibrata della Russia nei confronti della crisi.
Di conseguenza, mentre gli osservatori possono leggere tra le righe del briefing di Nebenzia per intuire che Mosca incolpa l’M23 per la violenza e sospetta che ci possa essere una traccia occidentale, è prematuro affermare che la Russia sia contro il Ruanda. Dopo tutto, un confronto superficiale delle crisi congolese e ucraina suggerisce che l’M23 e il Ruanda stanno svolgendo ruoli simili alla milizia del Donbass e alla Russia, e la RDC orientale ha molta ricchezza mineraria proprio come il Donbass ha molta ricchezza di litio in particolare.
Esistono ancora importanti differenze che rendono il suddetto paragone imperfetto. Ad esempio, il Ruanda era uno stretto alleato degli Stati Uniti durante le guerre del Congo, ma è caduto in disgrazia negli ultimi anni a causa dei suoi crescenti legami con la Cina e la Russia , nonché della ribellione dell’M23 , mentre la Russia non ha mai svolto un ruolo come il Ruanda nel promuovere l’agenda regionale degli Stati Uniti. Inoltre, i minerali della RDC vengono già estratti, mentre il litio del Donbass deve ancora esserlo. Un’altra differenza è la natura delle loro operazioni speciali.
La Russia ha ufficialmente riconosciuto che ha fatto di tutto per evitare di danneggiare i civili, mentre quella del Ruanda, che nega ancora ufficialmente, è già stata devastante per loro. Inoltre, c’erano ragioni credibili nel periodo precedente all’operazione speciale della Russia per cui Mosca sospettava che l’Occidente stesse spingendo l’Ucraina a lanciare un’offensiva contro i russi nel Donbass, mentre apparentemente non esisteva alcun evento scatenante simile per quanto riguarda il Ruanda e i Tutsi della RDC orientale.
In ogni caso, le somiglianze sono abbastanza vicine da far sì che la Russia si sia sentita a disagio nell’attribuire l’intera colpa a M23 e ai suoi presunti patroni ruandesi, nonostante la bozza di accordo militare con la RDC dello scorso marzo. La Russia potrebbe anche prendere in considerazione la possibilità di mediare tra loro, data la sua strettasicurezzalegami con il Ruanda nella Repubblica Centrafricana . Naturalmente, la sua posizione potrebbe cambiare a seconda che il conflitto si espanda o meno e dei modi in cui ciò potrebbe accadere, ma per ora è impressionantemente equilibrata.
Ci sono due cose che le élite europee possono davvero temere nei confronti della nuova amministrazione statunitense. E la possibile decisione dell’amministrazione Trump di perseguire un confronto militare con la Russia in Ucraina, ma rottamando tutti i costi non è il problema più grave di tutti.
Siamo lontani dal pensare che l’insediamento di un nuovo presidente americano significhi una rivoluzione nella politica interna ed estera di questa potenza. È molto probabile che la maggior parte degli obiettivi dichiarati a gran voce si rivelino irraggiungibili o che le vittorie debbano essere spacciate per fallimenti. Ma anche ciò che viene dichiarato come programma d’azione è sufficiente a suscitare una reazione emotiva da parte dell’Europa, la regione dipendente dall’America nella postura più mortificante e allo stesso tempo la più parassitaria nella politica internazionale contemporanea.
I nostri immediati vicini occidentali si trovano da decenni in uno stato di ambiguità.
La “spina dorsale” militare e politica dell’Europa è stata spezzata durante la Seconda guerra mondiale. In primo luogo, dalla schiacciante vittoria delle armi russe, che distrussero l’ultimo focolaio di militarismo continentale. In secondo luogo, la politica coerente degli americani nei confronti dei Paesi europei che sono riusciti a portare sotto il loro controllo nel 1945. Questa politica è consistita nel privare sistematicamente gli europei di una pur minima opportunità di determinare autonomamente il proprio posto negli affari mondiali. La Gran Bretagna, l’unica potenza tra le “Tre Grandi” europee a non essere stata battuta dalla Russia, ha mantenuto un certo spirito combattivo. Ma le sue capacità materiali sono da tempo così ridotte da consentirle di agire solo “alle spalle” degli americani.
Nel caso dell’Italia e della Germania, la questione era semplice: sono state sconfitte e poste sotto il diretto controllo esterno degli Stati Uniti. Nel resto dei Paesi, la scommessa è stata inequivocabilmente fatta sulla creazione di élite politiche ed economiche controllate. Ora questa politica ha semplicemente raggiunto il suo assoluto: gli statisti europei sono manager di medio livello nel sistema di influenza globale degli Stati Uniti. Non ce ne sono altri al potere.
In cambio di questa misera situazione, gli europei, le élite e la società, hanno ricevuto dagli Stati Uniti l’accesso più privilegiato ai benefici della globalizzazione. Tutto ciò di cui avevano bisogno lo acquisivano senza lottare e senza troppa concorrenza. La combinazione di queste due caratteristiche ha dato origine a una situazione unica: mentre il parassitismo degli americani poggia sulla loro forza, nel caso dell’Europa il fondamento di questa posizione nel mondo è proprio la debolezza.
I politici europei amano parlare costantemente della necessità di superare questa debolezza. Il nostro comune favorito Emmanuel Macron ha avuto particolare successo in questo senso. Questo è esattamente ciò verso cui sembra spingerli l’amministrazione americana di Donald Trump.
Pertanto, ora è piuttosto difficile comprendere la natura della preoccupazione dei politici europei per le intenzioni dei nuovi padroni degli Stati Uniti. No, a parole tutto sembra logico, e lo abbiamo già sentito quando Trump è diventato il padrone della Casa Bianca per la prima volta nel 2016. Ma nella pratica, lascia molto spazio alle domande. Ed è difficile trovare cosa, in effetti, in questi piani gli europei potrebbero non essere soddisfatti nelle circostanze attuali.
Il riferimento al fatto che un governo repubblicano in America richiederebbe agli europei un aumento sostanziale delle spese per la difesa è del tutto illogico. Negli ultimi tre anni, abbiamo sentito ripetutamente dagli stessi leader europei che si stanno preparando vigorosamente alla guerra con la Russia e stanno aumentando le proprie risorse a questo scopo. I governi di Germania, Francia e Regno Unito hanno ripetutamente espresso l’intenzione di aumentare di propria iniziativa la spesa per le armi e le infrastrutture necessarie al confronto a est. Alla luce di ciò, è difficile comprendere le ragioni della loro insoddisfazione per le richieste di Washington di aumentare la spesa militare al 5% del PIL.
Inoltre, sappiamo a livello delle più serie competenze che la russofobia sistemica e l’isteria di guerra sono oggi i principali strumenti di sopravvivenza delle élite europee. Ciò è confermato dalla semplice osservazione dei cittadini europei che sono favorevolmente disposti verso la Russia. Nel caso in cui le élite europee dovessero effettivamente entrare in guerra con noi, dovrebbero solo accogliere con favore le richieste di Trump di aumentare le spese militari. O almeno non esprimere preoccupazione al riguardo. Oppure non sono abbastanza sinceri quando parlano delle loro intenzioni nei rapporti con la Russia.
Si sente continuamente dire che i politici e i diplomatici europei sono allarmati dal disprezzo delle nuove autorità americane per il diritto internazionale e per le organizzazioni che lo incarnano a vari livelli. Negli ultimi anni, tuttavia, il mondo intero ha potuto constatare che gli stessi europei sono stati piuttosto incuranti delle regole e delle norme quando i loro interessi lo richiedevano. Nel 1999, sono state le potenze europee a fornire il maggior numero di forze per l’aggressione della NATO contro la Jugoslavia sovrana. Il numero, ad esempio, di sortite di combattimento degli aerei francesi contro pacifiche città serbe superava allora le cifre americane.
Nel 2011, gli europei hanno violato direttamente la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia, quando hanno dovuto completare il rovesciamento del governo legittimo di Muammar Gheddafi. Ora i politici europei si schierano per ricevere le forze che hanno preso il potere in Siria. Per non parlare della partecipazione dei Paesi dell’UE alle “sanzioni” dell’Occidente contro la Russia, che sono illegali dal punto di vista del diritto internazionale. In altre parole, i commenti degli europei sul ritiro degli Stati Uniti dagli accordi internazionali appaiono un po’ artificiosi. Lo stesso vale per la questione dei diritti e delle libertà, che in Europa sono limitati in modo molto più esteso che nella maggior parte dei Paesi del mondo.
Cosa possono temere gli europei e le loro élite politiche nei rapporti con la nuova amministrazione americana? Innanzitutto, naturalmente, coloro che sono al potere: nessuno nel Vecchio Continente è più particolarmente interessato all’opinione degli elettori comuni.
Si può supporre che i loro timori si basino sulla paura di un ritiro completo degli Stati Uniti dall’Europa e di lasciare i loro reparti al loro destino. Anche questo tema è ora attivamente presente nelle discussioni politiche e degli esperti. Tuttavia, anche in questo caso, le ragioni dell’allarme non sono chiare, poiché non c’è nessuno che possa minacciare l’Europa senza la protezione americana.
Siamo lontani dal pensare che la Russia possa anche solo teoricamente concepire piani per un’offensiva militare contro i principali Stati dell’Europa occidentale. Non ha alcun motivo per farlo. E il destino delle province baltiche è, di fatto, del tutto indifferente a Paesi come la Germania, la Francia o la Gran Bretagna. E il gasdotto Nord Stream non è stato chiaramente fatto saltare dal Cancelliere federale della Germania. E comunque: l’Europa conosce meglio di chiunque altro la magnanimità e il pragmatismo dei russi.
L’unica ipotesi che ora può essere riconosciuta come funzionante è che l’Europa può temere solo due probabili svolte nella politica americana. In primo luogo, la decisione dell’amministrazione Trump di continuare il confronto militare con la Russia in Ucraina, ma di rottamarla a tutti i costi. Non c’è dubbio che le risorse politiche degli Stati Uniti siano sufficienti a costringere gli europei a togliersi gli ultimi pantaloni ma ad armare il regime di Kiev. In secondo luogo, i politici europei hanno una paura elementare di qualsiasi cambiamento nel loro abituale stile di vita.
Il primo problema può essere risolto in qualche modo: attraverso negoziati diretti tra Russia e Stati Uniti, che porterebbero a una pace duratura con la garanzia che le terre ucraine non rappresentino una minaccia per noi. Tuttavia, il secondo – la riluttanza degli europei a cambiare qualcosa – è molto più grave. Dopo secoli di storia gloriosa e turbolenta, l’Europa si sta trasformando in un “buco nero” della politica mondiale, con cui è decisamente impossibile fare qualcosa, e rimane in questo stato ai confini occidentali della Russia.
Pubblicato da VZGLYAD il 23 gennaio 2025, Timofey Bordachev , direttore del programma del Valdai Discussion Club, fornisce un altro articolo della serie sull’Europa e suggerimenti per la politica europea della Russia che ci era stato detto di aspettarci da Karaganov. RT ha anche curato e tradotto questo sforzo , ha modificato il titolo, “Debole e senza valore: le élite dell’Europa occidentale l’hanno mandata in un declino storico”, ma almeno ha mantenuto parte del titolo originale nel sottotitolo: “Una regione che un tempo governava il mondo è ora diventata un buco nero geopolitico”. A mio parere, c’è una netta differenza di significato tra i due titoli. Il motivo per cui RT si sente obbligata a modificare i titoli degli autori è sconosciuto ma fastidioso. Ma poiché, per quanto ne so, nessun editor di RT legge il mio substack, non ha molto senso discutere con un non sequitur e concentrati su ciò che Bordachev ha da dire:
Siamo ben lontani dal pensare che l’insediamento di un nuovo presidente americano significhi una rivoluzione nella politica interna ed estera di questa potenza. È molto probabile che la maggior parte degli obiettivi dichiarati a gran voce si riveleranno irraggiungibili, o che dovrete spacciare risultati fallimentari per vittorie. Tuttavia, anche ciò che viene dichiarato come programma d’azione è sufficiente a provocare una reazione emotiva in Europa, una regione che è nella più umiliante dipendenza dall’America e allo stesso tempo conduce l’esistenza più parassitaria in politica internazionale moderna.
I nostri vicini occidentali più prossimi si trovano in questa situazione di ambiguità da diversi decenni.
La spina dorsale politico-militare dell’Europa fu spezzata durante la Seconda guerra mondiale. In primo luogo, la schiacciante vittoria delle armi russe, che distrussero l’ultimo focolaio del militarismo continentale. In secondo luogo, la politica coerente degli americani nei confronti di quei paesi europei che erano in grado di portare sotto il loro controllo nel 1945. Questa politica era quella di privare sistematicamente gli europei anche di una minima opportunità di determinare il proprio posto negli affari mondiali. La Gran Bretagna, l’unica potenza europea delle “tre grandi” non sconfitta dalla Russia, ha mantenuto alcuni spirito. Ma le sue capacità materiali sono state a lungo così ridotte che le consentono di agire solo “ai margini” degli americani.
Nel caso di Italia e Germania, la situazione era semplice: furono sconfitti e posti sotto il diretto controllo esterno degli Stati Uniti.In altri paesi, l’enfasi era inequivocabilmente posta sulla creazione di élite politiche ed economiche controllate. Ora questa politica ha semplicemente raggiunto il suo limite assoluto: gli statisti europei sono manager di medio livello nel sistema di influenza globale degli Stati Uniti. Non ci sono altri rimasti al potere lì.
In cambio di una situazione così miserabile, gli europei, le élite e la società, hanno ricevuto dagli Stati Uniti l’accesso più privilegiato ai benefici della globalizzazione. Tutto ciò di cui avevano bisogno, lo hanno ottenuto senza lotte e competizioni speciali.La combinazione di queste due caratteristiche ha creato una situazione unica: se il parassitismo degli americani si basa sulla loro forza, nel caso dell’Europa il fondamento di tale posizione nel mondo è proprio la debolezza.
I politici europei amano parlare della necessità di superare questa debolezza in continuazione. Il nostro favorito comune Emmanuel Macron ha avuto particolare successo in questo. Questo è esattamente ciò che l’amministrazione statunitense di Donald Trump sembra spingerli a fare.
Pertanto, ora è difficile comprendere la natura della preoccupazione da parte dei politici europei circa le intenzioni dei nuovi proprietari negli Stati Uniti. No, a parole, tutto sembra logico, e lo avevamo già sentito quando Trump è diventato il proprietario per la prima volta della Casa Bianca nel 2016. Ma in pratica c’è ancora molto spazio per le domande. Ed è difficile trovare cosa, rigorosamente parlando, in questi piani gli europei potrebbero non essere soddisfatti nelle circostanze attuali.
È del tutto illogico riferirsi al fatto che il governo repubblicano in America richiederà agli europei di aumentare significativamente la loro spesa per la difesa. Negli ultimi tre anni, abbiamo sentito costantemente dai leader dei paesi europei stessi che si stanno preparando vigorosamente per la guerra con La Russia e stanno accumulando le proprie risorse per questo. I governi di Germania, Francia e Regno Unito hanno ripetutamente espresso la loro intenzione di aumentare la spesa per armi e infrastrutture necessarie per il confronto a est di loro iniziativa. Dato questo, è difficile comprendere le ragioni della loro insoddisfazione nei confronti delle richieste di Washington di aumentare la spesa militare al 5% del PIL.
Inoltre, sappiamo a livello di competenza più seria che la russofobia sistemica e l’istigazione all’isteria militare sono ora i principali strumenti per la sopravvivenza delle élite europee. Ciò è confermato da semplici osservazioni di cittadini europei che simpatizzano per la Russia. In nel caso in cui le élite europee si stessero davvero dirigendo verso la guerra con noi, dovrebbero solo accogliere le richieste di Trump per un aumento della spesa militare. In ogni caso, non esprimere preoccupazione per questo. Oppure non sono abbastanza sinceri quando parlano delle loro intenzioni nei rapporti con Russia.
Sentiamo anche costantemente che i politici e i diplomatici in Europa sono preoccupati per il disprezzo delle nuove autorità americane per il diritto internazionale e le organizzazioni che lo incarnano a vari livelli. Tuttavia, negli ultimi anni, il mondo intero ha avuto molti casi per vedere che gli europei loro stessi erano molto negligenti riguardo a regole e regolamenti, se i loro interessi lo richiedevano. Nel 1999, furono le potenze europee a fornire il maggior numero di forze per l’aggressione della NATO contro la Jugoslavia sovrana. Il numero, ad esempio, di sortite di combattimento su pacifiche le città dell’aviazione francese superarono allora le cifre americane.
Nel 2011, gli europei violarono direttamente la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia, quando avevano bisogno di completare il rovesciamento del governo legittimo di Muammar Gheddafi. Ora i politici europei sono in fila per accogliere le forze che hanno preso il potere in Siria . Per non parlare della partecipazione dei paesi dell’UE alle “sanzioni” illegali dell’Occidente contro la Russia dal punto di vista del diritto internazionale . In altre parole, i commenti europei sul ritiro degli Stati Uniti dagli accordi internazionali sembrano un po’ artificiali. Lo stesso vale per le questioni dei diritti e libertà, che in Europa sono soggette a limitazioni molto più severe rispetto alla maggior parte dei paesi del mondo.
Dunque, cosa possono realmente temere gli europei e le loro élite politiche nei loro rapporti con la nuova amministrazione statunitense? Innanzitutto, naturalmente, coloro che sono al potere: nessuno è particolarmente interessato all’opinione degli elettori comuni nel Vecchio Mondo.
Si può supporre che i loro timori siano basati sul timore di un ritiro completo degli Stati Uniti dall’Europa e di lasciare i loro protetti a cavarsela da soli. Questo problema è ora attivamente presente anche nelle discussioni politiche e degli esperti. Tuttavia, anche in questo caso , le ragioni di questa paura non sono chiare, poiché non c’è assolutamente nessuno che possa minacciare l’Europa senza il patrocinio americano.
Siamo ben lontani dal pensare che la Russia possa anche solo teoricamente contemplare un’offensiva militare contro i principali stati dell’Europa occidentale. Non ha motivo di farlo. E il destino dei provinciali baltici verso paesi come Germania, Francia o Gran Bretagna, in effetti, è completamente indifferente. E il Nord Stream non è stato chiaramente fatto saltare in aria dal Cancelliere federale tedesco. E in generale: l’Europa conosce la generosità e il pragmatismo dei russi meglio di chiunque altro.
L’unica ipotesi che può essere accettata come funzionante in questo momento è che l’Europa possa solo provare timore per due probabili svolte della politica americana. In primo luogo, le decisioni dell’amministrazione Trump di continuare il confronto militare con la Russia in Ucraina, ma di rimuovere tutti i costi. C’è non c’è dubbio che le risorse politiche degli Stati Uniti siano sufficienti a costringere gli europei a togliersi gli ultimi pantaloni, ma armare il regime di Kiev. In secondo luogo, i politici europei hanno semplicemente paura di qualsiasi cambiamento nel loro solito modo di vivere.
Il primo problema può essere risolto in qualche modo: attraverso negoziati diretti tra Russia e Stati Uniti, che porteranno a una pace duratura con garanzie che le terre ucraine non rappresenteranno una minaccia per noi. Tuttavia, il secondo, la riluttanza degli europei a cambiare qualsiasi cosa at all l—è molto più grave. Dopo secoli di storia gloriosa e turbolenta, l’Europa si sta trasformando in un “buco nero” della politica mondiale, su cui è assolutamente impossibile fare qualcosa, e rimane in questo stato ai confini occidentali della Russia . [La mia enfasi]
Non è spiegato esattamente come “l’Europa si stia trasformando in un “buco nero”. Innanzitutto, cosa fa un buco nero? Il suo pozzo gravitazionale è così potente che nessun fotone può sfuggire, ecco perché il nome. Quando e cosa costituiva la precedente luce che l’Europa ha emesso prima di diventare un buco nero, perché doveva esserci luce prima dell’oscurità. Bordachev sta dipingendo con un pennello troppo largo? Non emana luce da Serbia, Ungheria, Slovacchia, Romania, Bielorussia, Armenia, Azerbaigian, Georgia , Kazakistan, tutti parte dell’Europa come la Russia? Noto che Bordachev omette di menzionare i veri poteri politici all’interno dell’Europa, NATO/UE, e come controllano il comportamento dei loro membri in modo totalitario. Sì, alcuni dei agli animali è permesso squittire, ma i topi mantengono il controllo, e chi controlla i topi? L’Impero degli Stati Uniti fuorilegge. Almeno Bordachev ammette che l’Europa è essenzialmente una colonia dell’Impero. Forse è questa la vera ragione per cui UE/NATO è diventata un buco nero: tutti coloro che sono al potere sono stati comprati o controllati tramite kompromat e quindi baciano lo stivale e fanno gli ordini dell’Impero. Sì, il Team Biden è stato sostituito dal Team Trump, ma come notato lo stesso grado di sottomissione è richiesto, anche se la retorica è cambiata ed è diventata più realista. Sì, gli europei comuni sono responsabili del destino che ora sperimentano da quando hanno ingoiato le bugie e votato per i leccapiedi: non è che non siano mai stati ingannati a prima. Forse la Russia è stata troppo gentile nella sua retorica verso le masse europee. Forse è vero in tutti i suoi rapporti con il Gloden Billion. Forse il soft power russo è stato troppo soft.
A mio parere, l’isteria che si vede nei politici europei è dovuta al fatto che si rendono conto che ora sono visti per quello che sono: leccapiedi, imbroglioni e veri e propri traditori, e rischiano di essere estromessi dall’ufficio per non essere mai più ammessi, la fine del treno della cuccagna. E nel caso degli inutili funzionari della NATO/UE, il crollo e la scomparsa di quelle istituzioni insieme alle loro pensioni. La NATO ha sempre avuto bisogno di una minaccia per giustificare la sua esistenza. E la penisola occidentale dell’Eurasia, affamata di risorse, avrà bisogno di interagire con le nazioni a est per mantenere il loro livello di benessere, mentre altre devono farlo per potersi sviluppare. Alcune nazioni europee possono nutrirsi, ma la maggior parte non può, e la naturale dipendenza geoeconomica dell’Europa è dalle nazioni eurasiatiche, non dall’impero degli Stati Uniti fuorilegge dall’altra parte del un oceano che vuole solo saccheggiare tutto ciò su cui riesce ad ottenere il controllo.
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QUESTIONE: Signor Segretario, grazie mille per averlo fatto.
SEGRETARIO RUBIO: Grazie. Mi sembra ancora strano sentirlo, ma grazie.
QUESTIONE: È così, vero? Quindi è già una settimana che sei dentro?
SECRETARIO RUBIO: Otto giorni, ma non li sto contando. Dico solo che sono passati otto giorni. Sì, otto, nove giorni.
QUESTIONE: Ci sono così tante cose che vorrei approfondire, come il cambiamento tra il Senato e qui, come sei – com’è essere al centro dello Stato profondo, ma lasciami iniziare con l’incidente aereo. È così terribile.
SECRETARIO RUBIO: Lo è. È orribile. Voglio dire, solo da un punto di vista umano, pensare che queste sono persone che erano – voglio dire, stavano atterrando.Siamo stati tutti su questi aerei, ci si prepara ad atterrare, si è eccitati, si è pronti a partire, magari il telefono è già collegato perché si è pronti a scendere a terra.E poi una cosa del genere arriva all’improvviso, ed è una tragedia orribile. E non dimentichiamo che c’erano anche dei militari coinvolti che hanno perso la vita in questo terribile incidente;
Ovviamente, non si tratta di una funzione del Dipartimento di Stato, ma la chiave di tutto è innanzitutto onorare coloro che sono passati e comprendere il dolore di queste famiglie; in secondo luogo, capire perché è successo, in modo che non si ripeta mai più. Si tratta di un aeroporto molto trafficato e c’è molto traffico che entra ed esce da questa città, quindi – ma è semplicemente straziante. E sono sicuro che quando sentiremo le storie individuali delle persone coinvolte, sarà ancora più triste.
QUESTIONE: Sottolinea il motivo per cui il Presidente Trump ha bisogno che le sue nomine siano confermate rapidamente?
SECRETARIO RUBIO: Sì, soprattutto per quanto riguarda la parte di risposta, giusto? Voglio dire, in definitiva c’è stato un fallimento a un certo punto, come elicotteri e aerei non dovrebbero schiantarsi l’uno contro l’altro nella capitale degli Stati Uniti in uno degli aeroporti più trafficati del paese.Quindi è successo per un motivo, e qualcuno deve guidare un processo per capire perché, e poi si deve guidare un processo per assicurarsi che non accada di nuovo.E, guarda, è successo qui; potrebbe succedere anche in un’altra città. E quindi devi avere qualcuno a capo di questi dipartimenti che si occupano di questo. E potrebbe trattarsi di più dipartimenti, perché coinvolgerà il Dipartimento della Difesa, coinvolgerà il Dipartimento dei Trasporti, ma potrebbe coinvolgere altri elementi del Governo degli Stati Uniti, e devi avere qualcuno che diriga le agenzie o non saranno – non otterrai la stessa reattività senza questo.
QUESTIONE: Sì. Dio non voglia che succeda qualcosa a livello internazionale. Lei è stato insediato, ma Tulsi – quello potrebbe richiedere un po’ di tempo, e c’è stato un po’ di tira e molla.
Va bene. Quindi è al lavoro da otto giorni. Qual è la più grande differenza tra essere un senatore degli Stati Uniti ed essere il Segretario di Stato?
SEGRETARIO RUBIO: Beh, due cose. Prima di tutto, il mio capo è – il Presidente Trump è una persona che si muove molto velocemente. Le faccio un esempio perfetto.Questo fine settimana abbiamo avuto un disaccordo non con la Colombia, ma con il presidente della Colombia, che alle 4 e qualcosa del mattino ha deciso di invertire i voli che aveva concordato. L’abbiamo messo per iscritto. Erano d’accordo.Si tratta di cittadini colombiani che si trovano illegalmente negli Stati Uniti, e loro – voglio dire, in base agli accordi internazionali devono riprendersi i loro cittadini, e loro erano d’accordo. Alle 4:30 del mattino, per qualche motivo era sveglio o stava per andare a letto, e ha deciso di andare su X e scrivere che aveva ordinato che – un aereo era a metà strada e l’altro era appena decollato, e ha ordinato di invertire i voli.
In un’amministrazione tradizionale ci sarebbero voluti circa due anni e mezzo per reagire alla situazione; si sarebbe dovuto esaminare tutto questo e tutte queste opzioni politiche; con il Presidente Trump è successo nel giro di poche ore; è stato molto rapido.Il Senato e la Camera svolgono un ruolo molto importante, ma non hanno il ruolo esecutivo, e la parte esecutiva è quella che ritengo sia la differenza più grande: la capacità di vedere un problema e, in base alle nostre autorità, affrontarlo. E quando lavori per qualcuno come il Presidente Trump, accadrà molto rapidamente. Non ci saranno molti dibattiti in corso.
QUESTIONE: Sulla scia di quell’incidente aereo, ieri sera mi sono chiesto se i loro predecessori della precedente amministrazione stessero chiamando Pete Hegseth, stessero chiamando Sean Duffy. Ha parlato con Antony Blinken? Le è stata mandata qualche buona notizia?
SECRETARIO RUBIO: Beh, non è – non al Dipartimento di Stato, ed è possibile perché quando siamo nei nostri uffici non abbiamo i nostri telefoni qui in questo edificio per motivi di sicurezza, quindi è possibile che abbiano contattato da questa mattina.Ma la verità è che, sebbene ci possa essere una componente di Stato, se sui voli fossero presenti cittadini internazionali, cittadini di un altro Paese, ovviamente informeremmo la loro ambasciata o il loro consolato e le loro famiglie e i loro cari.Ma mi aspetterei che lo facessero anche al Dipartimento della Difesa, perché ovviamente si trattava del Dipartimento della Difesa e di un elicottero militare; tre militari hanno perso la vita; e poi sicuramente al Dipartimento dei Trasporti, perché ha la giurisdizione primaria sulla FAA e sulle sfide più ampie della sicurezza degli aerei;
QUESTIONE: E da quando ha assunto l’incarico? C’è – è come – le ha dato una lettera come Biden ne ha lasciata una per Trump?
SECRETARIO RUBIO: L’ha fatto. Ha lasciato un biglietto molto carino e in pratica ha detto: “Benvenuti nel miglior lavoro del mondo e sono qui per aiutarvi, per qualsiasi cosa abbiate bisogno”. Ed è – come ho detto, è un lavoro davvero importante. Deve diventare ancora più importante.Il Dipartimento di Stato, a mio avviso, nel corso degli anni è diventato sempre meno rilevante nella definizione della politica estera per una serie di ragioni, e non perché non ci siano persone di talento al Dipartimento di Stato – ce ne sono, e l’ho capito in passato, interagendo con loro – ma perché si muoveva troppo lentamente, perché ci voleva troppo tempo per agire, perché – si dava una direttiva e ci voleva così tanto tempo perché il Dipartimento di Stato facesse qualcosa a causa di processi interni o altro, che in gran parte le amministrazioni iniziavano a lavorare intorno al Dipartimento di Stato.Io voglio che il Dipartimento di Stato torni ad essere rilevante, voglio che sia al centro della politica estera e che questo avvenga fornendo consigli al Presidente, che alla fine decide cosa fare;
Quindi è un ottimo lavoro. E ti dico che non è solo la posizione, ma essere Segretario di Stato per Donald Trump è un ottimo lavoro perché sai che non perderai molto tempo.
QUESTIONE: No.
SECRETARIO RUBIO: Una volta presa la decisione, dovrete agire.
QUESTIONE: È un momento così difficile per essere Segretario di Stato, soprattutto come repubblicano, perché si guarda al Partito Repubblicano ed è fratturato al suo interno su dove dovremmo essere in politica estera.Non è come durante gli anni di Bush, dove la destra era molto più neocon, mentre ora c’è una vera e propria divisione all’interno della destra, persino all’interno del MAGA, su come – cosa dovremmo fare con l’Ucraina, dato che la maggior parte del partito credo non voglia più averci niente a che fare; come – che tipo di saber-rattling dovremmo fare – fare con l’Iran.C’è un’ampia fetta che ritiene che non dovremmo concentrarci sulla Cina e che dovremmo smetterla di demonizzare l’Iran e la Russia e tenere d’occhio la nostra più grande minaccia. So che anche lei pensa che siano la nostra più grande minaccia. Quindi, come – mi dia una visione a livello di 30.000 piedi di come intende navigare in questa frattura.
SECRETARIO RUBIO: Sì. Beh, penso che passiamo molto tempo nella politica americana a discutere di tattiche, come cosa faremo, chi sanzioneremo, quale lettera invieremo o altro. Penso che debba davvero iniziare con la strategia: Qual è l’obiettivo strategico?Qual è lo scopo, la missione? E credo che la missione della politica estera americana – e questo può sembrare ovvio, ma credo che sia stato perso;
QUESTIONE: Prima l’America.
SECRETARIO RUBIO: Beh, è così che il mondo ha sempre funzionato. Il modo in cui il mondo ha sempre funzionato è che i cinesi faranno ciò che è nel miglior interesse della Cina, i russi faranno ciò che è nel miglior interesse della Russia, i cileni faranno ciò che è nel miglior interesse del Cile, e gli Stati Uniti devono fare ciò che è nel miglior interesse degli Stati Uniti.Laddove i nostri interessi si allineano, si creano partnership e alleanze; laddove le nostre differenze non sono allineate, il compito della diplomazia è quello di prevenire i conflitti, pur promuovendo i nostri interessi nazionali e comprendendo che essi promuoveranno i loro;
E credo che questo si sia perso alla fine della Guerra Fredda, perché eravamo l’unica potenza al mondo, e quindi ci siamo assunti questa responsabilità di diventare in molti casi il governo globale, cercando di risolvere ogni problema.Non è normale che il mondo abbia semplicemente una potenza unipolare. Non è stata un’anomalia. È stato il prodotto della fine della Guerra Fredda, ma alla fine si sarebbe tornati a un mondo multipolare, con più grandi potenze in diverse parti del pianeta.Lo stiamo affrontando ora con la Cina e in parte con la Russia, e poi ci sono Stati canaglia come l’Iran e la Corea del Nord con cui bisogna fare i conti.
Ora più che mai dobbiamo ricordare che la politica estera dovrebbe sempre essere finalizzata a promuovere l’interesse nazionale degli Stati Uniti e a farlo, per quanto possibile, evitando la guerra e i conflitti armati, che abbiamo visto due volte nell’ultimo secolo essere molto costosi. Quest’anno si celebra l’80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale.Credo che, se si considerano la portata e l’entità della distruzione e della perdita di vite umane che si sono verificate, sarebbe di gran lunga peggiore se avessimo un conflitto globale ora. Potrebbe porre fine alla vita sul pianeta.E sembra un’iperbole, ma è così: oggi ci sono più Paesi che hanno la capacità di porre fine alla vita sulla Terra. E quindi dobbiamo impegnarci per evitare il più possibile i conflitti armati, ma mai a scapito dei nostri interessi nazionali. È questo il difficile equilibrio.
Quindi penso che, tornando a questo, ora si possa avere un quadro di riferimento per analizzare non solo la diplomazia, ma anche gli aiuti all’estero e con chi ci schiereremmo e il ritorno del pragmatismo; e non si tratta di un abbandono dei nostri principi; non sono un fan o un sostenitore esaltato di qualche orribile violatore dei diritti umani da qualche parte nel mondo.Allo stesso modo, la diplomazia ci ha sempre richiesto e la politica estera ci ha sempre richiesto di lavorare nell’interesse nazionale, a volte in collaborazione con persone che non inviteremmo a cena o da cui non vorremmo necessariamente essere guidati. Si tratta quindi di un equilibrio, ma è il tipo di equilibrio pragmatico e maturo che dobbiamo avere in politica estera.
QUESTIONE: Come pensa che abbiamo fatto nell’ultima amministrazione? Perché Jake Sullivan, ex consigliere per la sicurezza nazionale – ora ex – sotto Joe Biden ha detto: “Le nostre alleanze sono [ora] più forti”, quando hanno lasciato l’incarico.I nostri avversari e i nostri concorrenti sono più deboli… La Russia è più debole, l’Iran è più debole, la Cina è più debole, e tutto questo mentre abbiamo tenuto l’America fuori dalle guerre”;
SECRETARIO RUBIO: Beh, un paio di punti. Il primo è – e stiamo guardando avanti e andando avanti, ma dobbiamo analizzare la nostra posizione e il mondo che abbiamo ereditato, e non sarei d’accordo con questa valutazione.Penso che tutto cominci perché l’amministrazione Biden, dal mio punto di vista, ha avuto fratture interne tra il Dipartimento di Stato e il Consiglio di Sicurezza Nazionale, tra diversi elementi del loro partito. L’avete visto realizzarsi, per esempio, con la nostra posizione su Israele, dove c’era un gruppo che voleva andare in una direzione diversa. Questa è davvero una frattura anche all’interno del Partito Democratico.
Se si guarda in giro per il mondo, direi che in molti casi i nostri avversari sono più forti di quanto siano mai stati e lo sono diventati negli ultimi quattro anni. Certamente la Russia non si considera più debole di quanto non fosse quattro anni fa. Ora controllano un territorio che non avevano quando Donald Trump ha lasciato l’incarico.
Penso che se si guarda al Medio Oriente, abbiamo avuto lo scoppio di una guerra che può – che è stata incredibilmente costosa e divisiva. È iniziata il 7 ottobre quando questi selvaggi sono arrivati e hanno commesso queste atrocità.
Abbiamo una guerra anche in Europa, in Ucraina, come ho detto poc’anzi. Quindi abbiamo dovuto – e credo che uno dei cardini che ha innescato tutto questo sia stato il caotico ritiro dall’Afghanistan. Credo che questo abbia mandato un segnale molto chiaro a qualcuno come Vladimir Putin che l’America era in realtà in declino o distratta – possiamo muoverci – e lo ha fatto.
Penso che lo si veda nell’Indo-Pacifico, dove ogni giorno – non solo Taiwan, ma anche le Filippine – vengono sfidate militarmente in modo aggressivo dai cinesi, o la coercizione si sta diffondendo in tutto il mondo, i cinesi stanno usando tattiche coercitive, non solo nel loro – vicino estero, ma anche in altre parti del mondo.
Quindi non sono d’accordo con questa valutazione. Penso che abbiamo molto lavoro da fare. E vi dirò – e questo è un aspetto che non viene spesso apprezzato abbastanza – che i Paesi si lamentano apertamente del fatto che gli Stati Uniti siano molto fermi e si impegnino in queste cose in modo molto deciso; ma in privato, in molti casi, lo accolgono con favore.Vogliono sapere – vogliono chiarezza nella nostra politica estera, e poi vogliono che agiamo per essere affidabili. E non conosco nessun presidente nella storia americana moderna che sia più chiaro di Donald Trump, e non conosco nessuno che sia più orientato all’azione del Presidente Trump. E quindi questo è ciò che il Dipartimento di Stato rifletterà nel modo in cui procederemo.
QUESTIONE: Mi chiedo solo, mentre la ascolto, se pensa che l’infermità mentale di Joe Biden, di cui tutti siamo stati testimoni, soprattutto durante il suo ultimo anno di mandato, ci sia costata qualcosa con questi avversari.
SECRETARIO RUBIO: Sì, guardi, i nostri – sia gli avversari che gli alleati analizzano tutto, proprio come facciamo noi, giusto? Osserviamo i leader stranieri su come si comportano e prendiamo decisioni in base a questo.E non c’è dubbio che gli avversari stranieri guardino come reagiscono i nostri leader – non solo i presidenti, ma chiunque altro – e facciano delle ipotesi sulla base di questo.La percezione che la Cina ha del mondo è che loro sono in una fase in cui – inevitabilmente – saranno la più grande potenza mondiale entro il 2035, 2050. Qualunque sia la data che hanno fissato nella loro mente, credono di essere in un’ascesa irreversibile e che noi siamo in un inevitabile declino, che l’Occidente in generale, ma gli Stati Uniti in particolare, sia un’entità stanca.E credono che la politica estera consista nel gestire il nostro declino e la loro ascesa, e non vogliono che nulla la interrompa. È così che vedono l’Occidente in generale e gli Stati Uniti in particolare.
E così, ogni volta che i nostri leader personificano la loro visione dei nostri problemi, non fanno altro che rafforzare la loro convinzione e, francamente, li invitano a fare cose che forse non farebbero se avessero un calcolo diverso di noi;
QUESTIONE: E secondo questa logica, siamo diventati più sicuri il giorno in cui Trump è stato inaugurato.
SECRETARIO RUBIO: Non c’è dubbio. L’ho visto. Voglio dire, vi dico che per – se guardate a quello che è successo con la Colombia, in generale, se un leader avesse detto ho intenzione di respingere questi aerei, non li prenderò, avremmo inviato una nota – una demarche la chiamano – lamentandoci di questo.E avremmo avuto un contatto ad alto livello e avremmo risolto la questione in sei settimane o poco più;
In questo caso particolare, abbiamo presentato al Presidente Trump delle opzioni; lui ha agito immediatamente; e i canali di ritorno esistevano; c’erano molte conversazioni con altre figure del governo colombiano che erano d’accordo e stavano cercando di capire come ottenere questo risultato; ma non ci sono volute sei settimane o sei mesi; ci sono volute sei ore;
QUESTIONE: Sono rimasti scioccati quando Trump ha inviato il suo tweet?
SECRETARIO RUBIO: Scioccati? No, non credo che siano rimasti scioccati. Penso che abbia riaffermato ciò che credono di lui, e cioè che non si tratta di un presidente americano tradizionale, ortodosso, che si farà ingarbugliare da impedimenti interagenzie nel nostro governo.Si tratta di qualcuno che è orientato all’azione e che farà le cose – che farà davvero quello che dice. Quindi sì, voglio dire, non credo che siano rimasti scioccati. Penso che sia stato un buon promemoria.
E voglio essere chiaro: la maggior parte delle persone nel governo colombiano sono amiche degli Stati Uniti. Erano inorriditi da ciò che stava accadendo. C’erano leader del loro ramo congressuale che stavano scrivendo messaggi su X come questo è folle, il nostro presidente è un pazzo;
Ma penso che riaffermi ciò che molti leader credono dell’America sotto Donald Trump, e cioè che siamo guidati da qualcuno che non è molto misterioso. Ti dirà cosa farà e lo farà davvero. E penso che la politica estera funzioni molto meglio quando sei guidato da qualcuno così.
QUESTIONE: Ora, questo… questo renderà il suo lavoro più facile?
SECRETARIO RUBIO: Più facile, senza dubbio.
QUESTIONE: Così si può semplicemente dire: “Ehi, guardate, il capo ha detto esattamente come la pensa, credetegli”
SECRETARIO RUBIO: Sì. Voglio dire, penso che spesso le persone pensino che ci sia un atteggiamento posticcio – “beh, non lo pensano davvero” o “non lo faranno davvero”. Penso che nel mio caso particolare – non devo fare questo argomento, giusto? Voglio dire, penso che lo capiscano.
Penso che sia anche molto – voglio dire, ogni conversazione che ho avuto con i leader stranieri, nella misura in cui è stata conflittuale o abbiamo avuto aree di conflitto di cui parlare, sono stato molto chiaro. E cioè: Guarda, mi aspetto che tu faccia quello che stai facendo perché è – stai agendo nel tuo interesse nazionale.E so che vi siete abituati a una politica estera in cui voi agite nell’interesse nazionale del vostro Paese e noi nell’interesse del mondo o dell’ordine globale, ma ora siamo guidati da una persona diversa e sotto il Presidente Trump faremo quello che fate voi;
E uno dei termini che il Presidente Trump ama è reciprocità. Ed è molto semplice, ma credo che la gente lo capisca. Se voi ci fate pagare una tariffa del 50% per l’ingresso di un prodotto americano nel vostro Paese, noi dovremmo farvi pagare una tariffa del 50% qui, forse del 55. Anche al Presidente Trump piace avere un’influenza. E chi non direbbe che questo non è giusto, e come si può discutere contro di esso?Ma questa è stata la nostra politica in molti casi. In un paese dopo l’altro in tutto il mondo, non abbiamo accesso ai loro mercati, ma i loro prodotti hanno accesso aperto e libero ai nostri. Come può continuare? È assurdo. Penso che chiunque abbia buon senso lo sosterrebbe. Francamente, penso che molti di questi leader si siano chiesti perché ci abbiamo messo così tanto a capirlo, ma sotto il Presidente Trump sanno che lo abbiamo fatto.
QUESTIONE:IlNew York Times ha detto: “Ok, l’avete fatta franca con la Colombia, ma non riuscirete a fare lo stesso con la Russia, la Cina e l’Iran.Se cercate di intimidire queste nazioni più forti in questo modo, non andrà molto bene. È una giusta osservazione?
SECRETARIO RUBIO: Beh, non siamo interessati a fare i prepotenti con nessuno e non ci sentiamo come se avessimo fatto i prepotenti con la Colombia. Ci sentiamo come se avessimo un accordo. La Colombia ha firmato un accordo. Hanno firmato un pezzo di carta che diceva sì, mandateci questi aerei, e poi a metà del volo lo hanno rotto.E così la nostra risposta è stata: “Beh, ora abbiamo fatto volare questi aerei, li abbiamo dovuti riportare negli Stati Uniti, quindi ora verrete a prenderli”. Perché dovremmo pagare per quei voli perché li avete cancellati?
Ovviamente, guardate, la Cina ha armi nucleari. Sono persone dure. Non c’è dubbio. Sono persone dure, hanno armi nucleari, sono una grande potenza con una grande economia – diventeranno una potenza globale. Ma non possono farlo a nostre spese.E quindi, in ultima analisi, quando si ha a che fare con grandi potenze come la Cina, la discussione avverrà ai livelli più alti del loro presidente e del nostro o del loro premier e del nostro presidente, e questa interazione avverrà. Nel caso della Russia, lo stesso. Ovviamente, ci sarà – qualsiasi cosa accada con la Russia sarà una dinamica Putin-Trump.
Ma penso che certamente, certo, il mondo è – il modo in cui si tratta – non il modo in cui si trattano i Paesi, ma il modo in cui ci si approccia a una nazione deve essere basato sull’equilibrio strategico. Ma non credo che abbiamo maltrattato la Colombia, né penso che questi articoli su oh, si rivolgeranno alla Cina – è assurdo.Credo che la stragrande maggioranza della popolazione colombiana, un Paese che conosco molto bene, non ami nemmeno il proprio presidente;
QUESTIONE: È un uomo strano.
SECRETARIO RUBIO: Beh, perderebbe. Voglio dire, è impopolare in Colombia. Voglio dire, non dipende da noi. La gente lì voterà e deciderà chi vuole guidare. Ma penso che molti dei loro cittadini e della loro classe imprenditoriale pensino: “Cosa sta facendo questo tizio?E’ assurdo.” Voglio dire, è normale che – stavamo deportando persone in Colombia proprio come deportiamo persone in tutti i paesi del mondo. E comunque, se ci sono immigrati americani illegali in un altro paese, dovremmo accettare che vengano da questa parte.
QUESTIONE: Giusto.
SECRETARIO RUBIO: Quindi non pago molto – la maggior parte delle persone, purtroppo, che opinano – più mi sono addentrato nella politica estera e più leggo persone che affermano di saperne di politica estera, più mi rendo conto che molte delle persone che crediamo siano esperti non hanno idea di cosa stiano parlando.
QUESTIONE: C’è un grande delta. E per quanto riguarda – ha menzionato la Cina. Ha recentemente avuto una telefonata con il – il loro – ministro degli Esteri?
SECRETARIO RUBIO: Il ministro degli Esteri.
QUESTIONE: E c’è stato un rapporto in cui lei è stato – ha ricevuto una sorta di avvertimento che doveva sostanzialmente guardare –
SECRETARIO RUBIO: Sì, qualcuno me l’ha detto. Ed è – quindi due cose che – il gioco che fanno. Il numero uno è che mettono una traduzione in inglese e una in cinese, e non sempre si sovrappongono.La telefonata è stata molto diretta, e in sostanza ho detto che voi state agendo nell’interesse della Cina, noi agiremo nell’interesse dell’America.Siamo due grandi potenze. E nelle aree in cui possiamo lavorare insieme, probabilmente non c’è problema al mondo che non potremmo risolvere lavorando insieme; nelle aree in cui abbiamo dei disaccordi, abbiamo la responsabilità di gestirli in modo che non si trasformino in qualcosa di catastrofico;
Non ho – almeno il traduttore che era al telefono non mi ha detto nulla che mi sembrasse esagerato. Ma poi hanno messo in giro questi giochetti. A loro piace fare questi giochetti. Hanno messo in giro queste traduzioni in cui si dice una cosa in inglese e poi viene tradotta in un altro – usano un termine diverso in mandarino – così come è stato avvertito di non oltrepassare i limiti – non hanno mai detto questo.E se l’avessero fatto, gli avrei detto: “Beh, anch’io ti direi di non oltrepassare i limiti”. Ma non è successo, almeno non durante la telefonata, o forse il loro interprete non ha voluto interpretarlo in quel modo;
QUESTIONE: Giusto.
SECRETARIO RUBIO: Ma questa non era la lettura che abbiamo ricevuto. Ma è sciocca e irrilevante. Ciò che conta davvero sono le decisioni che prendiamo andando avanti.E la Cina vuole diventare il Paese più potente del mondo e vuole farlo a nostre spese, e questo non è nel nostro interesse nazionale, e lo affronteremo. Non vogliamo una guerra per questo, ma lo affronteremo.
QUESTIONE: Beh, questo ci porta – beh, abbiamo altro sulla Cina, ma questo ci porta a Panama, dove state per andare. E la Cina sta ovviamente giocando un ruolo laggiù, è una delle ragioni per cui Trump ha detto – il presidente Trump ha detto che rivogliamo il canale; non abbiamo mai avuto intenzione di darlo ai cinesi.Non è mai stato questo il piano di gioco. Non controllano tecnicamente il Canale di Panama, ma hanno degli interessi laggiù;
SECRETARIO RUBIO: Sì. Allora, beh, sono dappertutto a Panama. Qualche anno fa, Panama ha preso la decisione di de-riconoscere Taiwan e di allinearsi con Pechino. E con questo sono arrivati tutti i tipi di soldi che sono stati forniti all’amministrazione dell’allora presidente per – per progetti e cose di quella natura, ma anche investimenti cinesi.E uno dei principali investimenti è in queste due strutture portuali su entrambi i lati del canale e in tutti gli altri tipi di infrastrutture, gru e simili.È simile all’argomentazione su ByteDance e TikTok: ogni azienda che opera dalla Cina o da Hong Kong, che è controllata dalla Cina – più che mai controllata dalla Cina; non è più autonoma – deve fare tutto ciò che il governo le dice.E se il governo cinese, in un conflitto, dice loro di chiudere il Canale di Panama, dovranno farlo. E in effetti, non ho alcun dubbio che abbiano dei piani di emergenza per farlo;
Quindi è un cavillo, ma in realtà se la Cina volesse ostacolare il traffico nel Canale di Panama, potrebbe farlo. Questo è un dato di fatto. Ed è mia opinione che sia una violazione dell’accordo del trattato, ed è quello che il Presidente Trump sta sollevando, e affronteremo questo argomento. È una delle preoccupazioni.Questa dinamica non può continuare, non solo perché l’abbiamo costruito a caro prezzo in vite e tesori, ma perché è contraria al nostro interesse nazionale. Non è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti che un canale che abbiamo pagato e costruito venga usato come leva e arma contro di noi;
QUESTIONE: Quindi qual è la soluzione?
SECRETARIO RUBIO: Beh, è di questo che dovremo parlare. E penso che il Presidente sia stato abbastanza chiaro sul fatto che vuole amministrare di nuovo il canale. Ovviamente, i panamensi non sono grandi fan di questa idea.E ci sono molte altre aree su cui possiamo lavorare a stretto contatto con Panama. Voglio dire, il loro governo è generalmente pro-americano su una serie di fronti.Possiamo lavorare insieme su molte cose, e ci sono molte cose su cui possiamo lavorare con loro che sono molto positive per quanto riguarda la migrazione, e possono essere molto utili su tutti i tipi di cose.Ma questo non sostituisce in alcun modo la realtà fondamentale che il Canale di Panama, non possiamo permettere a nessuna potenza straniera – in particolare alla Cina – di avere quel tipo di controllo potenziale su di esso che hanno. Questo non può continuare.
QUESTIONE: Ma cosa potrebbero fare? Voglio dire, ci sono – queste aziende cinesi controllate o cinesi lungo il canale, sono molto grandi che potrebbero facilmente essere trasformate in strutture militari – devono sbarazzarsene? Devono – tipo, quali – quali sono i tipi di cose che potremmo chiedere che ci soddisferebbero?
SECRETARIO RUBIO: Le società con sede a Hong Kong che hanno il controllo dei punti di entrata e di uscita del canale sono del tutto inaccettabili. Questo non può continuare. A causa del – e se c’è un conflitto e la Cina dice loro, fate tutto il possibile per ostruire il canale in modo che gli Stati Uniti non possano impegnarsi nel commercio e negli scambi, in modo che la flotta militare e navale degli Stati Uniti non possa raggiungere l’Indo-Pacifico abbastanza velocemente, dovrebbero farlo. Dovrebbero farlo.Se la Cina dicesse di fare tutto il possibile per ostruire il canale, in modo che gli Stati Uniti non possano impegnarsi nel commercio e negli scambi, in modo che la flotta militare e navale degli Stati Uniti non possa raggiungere l’Indo-Pacifico abbastanza velocemente, lo farebbe. Dovrebbe farlo, e lo farebbe. E ora avremmo un grosso problema tra le mani. Questo è il numero uno.
Numero due, dobbiamo parlare del fatto che abbiamo costruito questa cosa. L’abbiamo pagata. Migliaia di persone sono morte per farlo – americani. E in qualche modo le nostre navi militari che passano di lì, e le navi americane che passano di lì, pagano tariffe in alcuni casi più alte di quelle che pagano altri Paesi – per esempio, una nave dalla Cina. Anche questo non è accettabile.Vi diranno che le tariffe sono stabilite da un’entità amministrativa indipendente e non dal governo; è un loro problema interno. Dovranno risolverlo. Ma non dovremmo trovarci nella posizione di dover pagare di più rispetto ad altri Paesi. In realtà, dovremmo ottenere uno sconto o forse essere gratuiti, perché abbiamo pagato per questo.
QUESTIONE: Anche in questo caso, come ha detto con la Colombia, c’è il rischio che se facciamo troppo i duri li trasciniamo tra le braccia dei cinesi?
SECRETARIO RUBIO: Beh, direi che il canale è già nelle braccia dei cinesi. Quindi, voglio dire, questo è un aspetto che direi. E non possiamo operare in questo modo.Non possiamo operare nel mondo dicendo: “Non possiamo difendere i nostri interessi nazionali, perché altrimenti questi Paesi si rivolgeranno alla Cina contro di noi”;
Quindi – ma detto questo, spero che non arriveremo a quel punto, giusto. Abbiamo un – su tanti argomenti, un ottimo rapporto di lavoro con Panama e con il suo governo, e voglio che continui. Ma abbiamo un interesse nazionale fondamentale che è in gioco, dovrebbero capirlo, e penso che lo capiranno, e deve essere affrontato. E lo faremo; lo faremo nella giusta sede.Non sono qui per – non siamo qui per mettere in imbarazzo nessuno o per causare attriti interni o problemi per loro. Ma posso assicurarvi che se fosse il contrario, e questo fosse un canale costruito dai cinesi, sarebbero molto energici al riguardo. Quindi non possiamo più operare nel mondo con due mani legate dietro la schiena.
QUESTIONE: La gente deve capire che Panama non è esattamente una questione di Panama; è una questione di cinesi, di cui lei ha parlato con insistenza per un po’, avvertendo che la gente potrebbe non rendersi conto di quanto sia grave la minaccia.E lei ha detto qualcosa – credo sia stato all’udienza di conferma – sul fatto che se la Cina ottiene ciò che vuole, tra circa 10 anni la vita potrebbe apparire molto diversa;
SECRETARIO RUBIO: Forse anche più velocemente
QUESTIONE: – per noi, per l’America.
SECRETARIO RUBIO: Sì. Quindi, voglio dire, oggi controllano – voglio dire, amiamo la nostra tecnologia e ne abbiamo bisogno per tutti i tipi di progressi. Tutto questo dipende da minerali critici, alla fine della giornata – che vanno alluminio, cobalto – si può dire.Sono andati in giro per il mondo a comprare i diritti minerari e controllano non solo l’estrazione, ma anche la raffinazione e la produzione e l’uso per scopi industriali. Forse ricorderete che durante il COVID tutti si sono spaventati perché non riuscivamo a procurarci le maschere perché erano tutte prodotte in Cina.E poi non riuscivamo a procurarci questo, perché era tutto fatto in Cina. Avevamo perso e dato via la nostra capacità industriale.L’80 per cento dei principi attivi dei farmaci generici negli Stati Uniti sono prodotti in Cina, non possiamo produrli;
Quindi, se decidessero di tagliarvi fuori da queste cose, si troverebbero in un mare di guai, perché abbiamo dato via la nostra capacità industriale su queste cose.Per la prima volta, hanno imposto controlli sulle esportazioni di minerali critici per danneggiare la nostra sicurezza nazionale, ma anche la nostra capacità tecnologica;
Quindi si tratta di argomenti diversi, ma alla fine se la Cina controlla i mezzi di produzione sia per le materie prime che per l’industria, allora siamo – hanno un’influenza totale su di noi dal punto di vista economico. E questo è il mondo verso cui siamo diretti. E mi sbagliavo; forse non tra 10 anni. Forse tra 5.
QUESTIONE: Quindi, voglio dire, è una situazione rischiosa. Trump – il Presidente Trump sa tutto questo.
SECRETARIO RUBIO: Sì.
QUESTIONE: Eppure uno dei principali leader cinesi ha partecipato al suo insediamento. Capisce che c’è – deve essere giocato con molta attenzione. Non vogliamo fare di loro un nemico aperto, da guerra calda. Ma siamo stati passivi per troppo tempo.
SECRETARIO RUBIO: Sì. Prima di tutto, una delle cose interessanti del Presidente Trump è che è incredibilmente accessibile.La gente non ci crede, ma voglio dire, se sei un membro del Congresso, anche se non sei un leader, e chiami il Presidente degli Stati Uniti, è probabile che ti richiami, e che ti richiami lui, e potresti essere richiamato il giorno stesso, forse entro un’ora o due.È incredibilmente accessibile, sia agli americani che ai leader stranieri. La sua politica in generale è stata: “Incontrerò qualsiasi leader mondiale, mi impegnerò con qualsiasi leader mondiale”;
Nel caso della Cina, ci sono due cose: una l’ho appena descritta, ovvero la grave minaccia che rappresenta per i nostri interessi nazionali; l’altra è la matura consapevolezza che, qualunque cosa accada, la Cina diventerà un Paese ricco e potente e che dovremo farci i conti.In effetti – e l’ho detto durante la telefonata con il loro ministro degli Esteri, ma l’ho detto anche pubblicamente – il futuro – la storia del XXI secolo sarà in gran parte incentrata su ciò che è accaduto tra gli Stati Uniti e la Cina. Quindi, fingere che in qualche modo non ci impegneremo con loro è assurdo.
Ora, dovremmo impegnarci per i nostri interessi nazionali. Non è così: impegno e concessioni sono due cose diverse. Ciò che è stato orribile è che per 25 o 30 anni abbiamo trattato la Cina come un Paese in via di sviluppo e abbiamo permesso loro di continuare a fare cose ingiuste.Abbiamo detto: fate pure, lasciateli imbrogliare sul commercio, lasciate che rubino la nostra tecnologia, perché quando diventeranno ricchi diventeranno proprio come noi. Sono diventati ricchi, non sono diventati come noi, e ora vogliono continuare ad avere questi vantaggi ingiusti. Questo deve finire.
QUESTIONE: E hanno costruito il loro esercito.
SECRETARIO RUBIO: Il loro esercito, la loro capacità industriale, ma in tutto il mondo il loro controllo dei minerali critici. Ancora una volta, torno a loro perché la gente non ci pensa.
QUESTIONE: Acquistare terreni negli Stati Uniti.
SECRETARIO RUBIO: Acquistano terreni agricoli in particolare negli Stati Uniti, perché hanno bisogno di produrre cibo e vogliono essere in grado di controllarlo. Lo fanno perché è nel loro interesse nazionale.Stanno facendo, francamente, quello che farei io – beh, forse non le violazioni dei diritti umani, ma stanno facendo quello che farebbe chiunque se fosse il leader della Cina. Stanno agendo nell’interesse della Cina. Quello che è mancato sono le politiche americane che agiscono nel nostro interesse. E questo deve tornare.
QUESTIONE: Come si inserisce la Groenlandia in tutto questo?
SECRETARIO RUBIO: Beh, l’Artico, che ha ricevuto pochissima attenzione, ma il Circolo Polare Artico e la regione artica diventeranno fondamentali per le rotte di navigazione, per il modo in cui si ottiene parte dell’energia che sarà prodotta sotto il Presidente Trump – queste energie si basano sulle rotte di navigazione.L’Artico ha alcune delle rotte marittime più preziose al mondo; con lo scioglimento dei ghiacci, le rotte sono sempre più navigabili e dobbiamo essere in grado di difenderle;
Quindi, se si proietta ciò che hanno fatto i cinesi, è solo una questione di tempo prima che – poiché non sono una potenza artica – abbiano una presenza nell’Artico, quindi devono essere in grado di avere un posto da cui poter fare una tappa.Ed è del tutto realistico credere che i cinesi alla fine – forse anche a breve termine – cercheranno di fare in Groenlandia quello che hanno fatto al Canale di Panama e in altri luoghi, cioè installare strutture che diano loro accesso all’Artico con la copertura di una società cinese, ma che in realtà servano a un duplice scopo: in un momento di conflitto, potrebbero inviare navi militari a quella struttura e operare da lì.E questo è assolutamente inaccettabile per la sicurezza nazionale del mondo e per la sicurezza degli Stati Uniti;
Quindi la domanda diventa: Se i cinesi iniziano a minacciare la Groenlandia, ci fidiamo davvero che non sia un luogo in cui si faranno questi accordi? Ci fidiamo davvero che non sia un luogo in cui non interverranno, magari con la forza?
QUESTIONE: Non crede che la Danimarca li fermerebbe?
SECRETARIO RUBIO: Penso che questo sia stato il punto del Presidente, e cioè che la Danimarca non può fermarli; si affiderebbero agli Stati Uniti per farlo. E quindi il suo punto è che gli Stati Uniti sono in grado di fornire – come lo siamo ora; abbiamo un accordo di difesa con loro – per proteggere la Groenlandia se viene attaccata.Se siamo già in ballo per doverlo fare, allora perché – potremmo anche avere un maggiore controllo su ciò che accade lì. E quindi so che è un argomento delicato per la Danimarca, ma è, ancora una volta, un elemento di interesse nazionale per gli Stati Uniti.
QUESTIONE: C’è stata una teleconferenza tra il presidente Trump e il primo ministro danese. A quanto pare non è andata molto bene; si dice che abbia comportato una sorta di crollo da parte del primo ministro.Non vogliono rinunciarvi. Quindi cosa ci lascia questo? Perché il Presidente Trump non ha escluso un uso economico o potenzialmente militare.
SECRETARIO RUBIO: Beh, penso che il Presidente Trump – quello che ha detto pubblicamente è che vuole comprarlo. Vuole pagarlo.E il modo in cui lavoriamo su una cosa del genere, il modo in cui una cosa del genere viene affrontata – ovviamente, è probabilmente fatto meglio nelle sedi appropriate, come – un sacco di cose sono fatte pubblicamente e non è utile perché mette l’altra parte in una posizione difficile a livello nazionale.
Quindi quelle conversazioni avverranno, ma non è uno scherzo. Quello che sta dicendo è abbastanza – voglio dire, la gente ne parla da anni. Abbiamo – non si tratta di acquisire terra allo scopo di acquisire terra. Questo è nel nostro interesse nazionale, e deve essere risolto. Il Presidente Trump ha messo fuori quello che intende fare, che è quello di acquistare.Non ero al corrente della telefonata, ma immagino che sia andata come molte di queste telefonate, e cioè che abbia parlato senza mezzi termini e con franchezza con le persone;
QUESTIONE: Quindi, quando il Presidente Trump ha detto che potrebbe usare la coercizione economica o militare, cosa significa? Cos’è la coercizione militare?
SECRETARIO RUBIO: Beh, non ricordo che abbia detto coercizione militare.
QUESTIONE: L’ha fatto.
SECRETARIO RUBIO: Credo che gli sia stato chiesto cosa – escluderebbe –
QUESTIONE: Lo escluderebbe?
SECRETARIO RUBIO: Esatto. Non credo che sia nel – lui – senta, anche lui porta a questo –
QUESTIONE: Ha detto, no, non lo escludo.
SECRETARIO RUBIO: Perché lui porta a questo – questo è un uomo d’affari che è coinvolto nella politica, non un politico coinvolto nella politica. Quindi si avvicina a queste questioni da un punto di vista commerciale transazionale. Quindi non ha intenzione di iniziare quello che vede come un negoziato o una conversazione prendendo –
QUESTIONE: Qualsiasi cosa fuori dal tavolo.
SECRETARIO RUBIO: – leva fuori dal tavolo.
QUESTIONE: Ok.
SECRETARIO RUBIO: Ed è una tattica che si usa sempre negli affari. Si sta applicando alla politica estera, e credo con grande effetto nel primo mandato.Se si guarda agli Accordi di Abramo – e i Democratici hanno deriso gli Accordi di Abramo quando sono stati stipulati, e poi alla fine dell’amministrazione Biden sono diventati il perno di molto di ciò che speriamo di costruire. Non sarebbe mai successo se non ci fosse stato un approccio transazionale.Se si guarda a ciò che ha ottenuto il suo inviato in Medio Oriente, Steve Witkoff, l’amministrazione Biden ha chiesto a Witkoff di essere coinvolto in queste conversazioni. Ha portato un approccio da uomo d’affari a una sfida di politica estera molto delicata e intrattabile, e ha ottenuto un cessate il fuoco che ovviamente è tenue e ha sfide a lungo termine, ma ci sono ostaggi che vengono rilasciati ogni giorno.Questo non è successo per più di un anno e mezzo fino a quando non è stato coinvolto, e questo è l’inviato del Presidente e un amico molto stretto che ha portato lo stesso tipo di approccio commerciale ad alcune di queste sfide.
QUESTIONE: Quindi guardiamo avanti di quattro anni: Gli Stati Uniti possiedono la Groenlandia?
SECRETARIO RUBIO: Vedremo. Voglio dire, ovviamente, questa è la priorità del Presidente, e lui ha fatto questo punto. Penso che – quello che posso dirle sui quattro anni senza entrare nello specifico, perché non – non sono – non siamo ancora in una posizione per discutere esattamente come procederemo tatticamente.Quello che penso possiate essere certi è che tra quattro anni i nostri interessi nell’Artico saranno più sicuri, i nostri interessi nel Canale di Panama saranno più sicuri, i nostri partenariati nell’emisfero occidentale saranno più forti, saranno più forti;
Quello che dovete capire è che molti di questi Paesi dell’America Centrale non sono luoghi di destinazione, ma sono Paesi da cui passano i migranti e attraverso cui passano le organizzazioni di trafficanti di esseri umani.Sarebbero lieti di essere aiutati a fermare questo corridoio migratorio, perché sta destabilizzando i loro Paesi. Quindi penso che avremo un Emisfero Occidentale più sicuro e i nostri interessi nazionali in tutte le parti del mondo – questo è l’obiettivo – saranno più sicuri, dall’Artico, all’America Centrale, fino all’Africa e certamente all’Indo-Pacifico.
QUESTIONE: Abbiamo parlato della Colombia. Fa parte dello sforzo del Presidente Trump di rafforzare i nostri confini e di sbarazzarsi degli stranieri illegali che sono arrivati sotto Joe Biden. Parte di questo includerà, sì, il Canada – ha detto anche questo – ma anche ovviamente il Messico.E il Presidente Trump minaccia di imporre tariffe a entrambi se non si metteranno in riga e non inizieranno a fare alcune delle cose che vogliamo che facciano già questo sabato;
SECRETARIO RUBIO: Abbiamo avuto colloqui con funzionari del governo messicano e ieri ho incontrato il ministro degli Esteri del Canada.Penso che ci siano due argomenti, che devono essere separati, ma che sono interconnessi – il primo è la migrazione, in particolare con il Messico. Ci sono parti del Messico – molte parti del Messico – in cui il governo non controlla quelle aree. Sono controllate dai cartelli della droga.Sono la forza più potente sul campo e stanno penetrando negli Stati Uniti. Stanno facilitando l’immigrazione clandestina, ma stanno anche portando nel nostro Paese fentanyl e droghe letali.È una minaccia per la sicurezza nazionale e deve finire. Quindi ci aspettiamo la loro collaborazione su questo punto, perché è giusto che sia così. Se fosse il contrario, si aspetterebbero anche questo;
In secondo luogo, il Presidente ritiene che ci sia uno squilibrio commerciale e un’iniquità con il Messico su una serie di prodotti, compresi quelli agricoli, che vengono scaricati sui nostri mercati, ma anche con i cinesi; i cinesi stanno creando queste società di facciata, investendo nella produzione messicana e poi facendo backdooring, utilizzando l’USMCA, l’accordo di libero scambio, per far entrare i prodotti cinesi in America.Quindi, quando il Presidente parla di tariffe, lo fa su due fronti: come leva e punto di pressione per la cooperazione in materia di migrazione, ma a parte questo, è anche legato all’iniquità delle nostre relazioni commerciali;
Con i canadesi, ovviamente, il confine è uno dei più grandi – se non il più grande – confine terrestre del mondo. Condividiamo un interesse comune. Penso che nemmeno loro vogliano vedere il loro Paese pieno di fentanyl. Penso che – se fossi in loro, sarei preoccupato che con il giro di vite sull’immigrazione clandestina negli Stati Uniti, la gente fugga a nord verso il Canada.E poi c’è un più ampio squilibrio commerciale con loro che il Presidente vuole affrontare.Ed è per questo che queste conversazioni sono importanti.Non si tratta di mosse ostili;
QUESTIONE: Queste tariffe entreranno in vigore sabato?
SECRETARIO RUBIO: Beh, vedremo. Voglio dire, è una decisione che spetta al Presidente. E noi saremo pronti ad affrontarla da una prospettiva di politica estera.Qualunque sia la sua decisione in merito, è una decisione che spetta a lui. Sia che la prenda questo fine settimana, sia che la prenda tra una settimana o tra un mese, è chiaro che vuole affrontare il problema dell’immigrazione illegale, ma anche i nostri interessi economici;
QUESTIONE: Chi ha più probabilità di diventare il 51° Stato? Il Canada o la Groenlandia?
SECRETARIO RUBIO: Beh, ancora una volta – (risate) – guarda, penso che siamo molto lontani da quel punto. Penso che il Presidente abbia espresso molto chiaramente il suo punto di vista su questo, e cioè che i nostri interessi in Groenlandia sono in pericolo e che questo deve essere affrontato, e lui è disposto a comprarlo.E i nostri interessi con il Canada in particolare – credo che se si torna indietro – e credo che l’abbia detto pubblicamente – abbia avuto una conversazione con Trudeau, e ha chiesto a Trudeau, beh, cosa succederebbe se imponessi queste tariffe a voi?E lui ha risposto: “Beh, saremmo finiti come Paese”. E il suo punto di vista è: “Beh, se l’unico modo per sopravvivere come Paese è avere uno squilibrio commerciale con gli Stati Uniti, allora forse dovreste diventare uno Stato”;
QUESTIONE: Giusto.
SECRETARIO RUBIO: E questa è stata la genesi di quella conversazione. Quindi abbiamo delle questioni da affrontare con il Canada. Sono buoni amici. Voglio dire, lavoriamo con loro su molte cose. Abbiamo una profonda partnership con loro, e – ma ci sono alcune questioni che dobbiamo affrontare.
QUESTIONE: Ma quali sono i rischi per noi? Perché il premier dell’Ontario ha detto che non possiamo portare il coltello in uno scontro a fuoco.Se ci faranno questo con queste tariffe, dovremo reagire allo stesso modo. Forniamo loro un sacco di elettricità; spegniamola. Quindi il Canada può spegnere le nostre luci?
SECRETARIO RUBIO: Beh, allora a chi la venderebbero? Dove altro manderebbero quell’elettricità? Voglio dire, danneggerebbe anche loro. Non avrebbero un mercato a cui venderla. E direi anche che gli Stati Uniti – e che – guardi, è una – non credo che il Canada sia una minaccia strategica per gli Stati Uniti.Non li sto paragonando alla Cina o altro, ma mi viene in mente il punto dell’indipendenza energetica e di quanto sia fondamentale. Non vogliamo trovarci in una situazione – lei ha parlato del Canada. Immagini se in futuro l’argomentazione non sarà che il Canada minaccia questo; beh, chi minaccia questo è la Cina, chi minaccia questo è la Russia.
Voglio dire, uno dei grandi errori che sono stati commessi è stato quello di disarmare unilateralmente quando si tratta di produzione di energia, non utilizzando appieno le nostre risorse energetiche in questo paese – altri paesi non hanno seguito la stessa linea. Essi – per esempio, la Cina oggi ha la più grande capacità di non utilizzare – sono in grado di elaborare più petrolio di qualsiasi paese al mondo in questo momento. Hanno – e costruiscono più impianti di carbone di chiunque altro al mondo in questo momento.Parlano di energia verde, di batterie e di automobili, ma stanno usando una strategia “all-of-the-above” per l’energia; abbiamo disarmato unilateralmente l’energia; tutto ciò che hanno fatto è continuare ad aumentare le loro capacità energetiche, perché sanno che c’è bisogno di energia per alimentare tutto questo.L’IA da sola richiederà una quantità straordinaria di energia che il mondo in questo momento non è in grado di produrre per alimentarla. Qualunque Paese abbia risorse energetiche efficienti dal punto di vista dei costi dominerà l’IA, che dominerà molti, molti settori.
Quindi penso che, in fin dei conti, quando si parla di Canada, ci si ricordi perché l’energia è una questione di sicurezza nazionale e perché gli Stati Uniti devono essere in grado di avere una fonte affidabile e costante di energia, altrimenti siamo in un mare di guai. I nostri aerei non voleranno, le nostre navi non saranno in grado di navigare e la nostra economia non funzionerà senza energia.
QUESTIONE: Una delle questioni che è diventata spinosa all’interno del Partito Repubblicano è la NATO. Abbiamo parlato molto di questi altri Paesi che fanno la loro parte e fanno la loro parte, e questo è il motivo per cui la NATO è diventata controversa. Perché ci sono molte persone che credono – per cosa lo stiamo facendo?E gli Stati Uniti tendono ad essere l’attore dominante. Gli europei possono sostenersi da soli, non hanno bisogno che gli Stati Uniti siano la grande babysitter del mondo. E questo crea più opportunità per noi di essere coinvolti in conflitti stranieri in cui non dovremmo essere coinvolti;
SECRETARIO RUBIO: Io dico – beh, la posizione del Presidente sulla NATO è la stessa che hanno avuto tutti gli altri presidenti, e cioè che i nostri alleati, molti dei nostri alleati nella NATO, non fanno abbastanza per provvedere alla propria sicurezza. Tutti gli altri presidenti hanno fatto la stessa lamentela; lui è solo stato serio al riguardo, ed è questo che sta indicando.E guardate, è interessante – e in tutta onestà, Polonia, Lituania, Estonia, più si è vicini alla Russia e più spendono in percentuale del PIL per la difesa nazionale. Ma poi ci sono Paesi come la Francia, ok, o Paesi come la Germania.Sono grandi economie, economie potenti, e non spendono altrettanto per la sicurezza nazionale. Ora, loro – perché? Perché fanno affidamento sulla NATO. Dicono, beh, non abbiamo bisogno di spendere così tanto per –
QUESTIONE: Noi.
SECRETARIO RUBIO: Sì. Non abbiamo bisogno di spendere tanto per la difesa perché l’America ha soldati qui, e se vengono attaccati, saranno la nostra difesa nazionale. Così possiamo invece spendere tutti quei soldi per questa enorme rete di sicurezza sociale.Quando si chiede a questi Paesi perché non potete spendere di più per la sicurezza nazionale, l’argomentazione è che dovremmo tagliare i programmi di welfare, i sussidi di disoccupazione, la possibilità di andare in pensione a 59 anni e tutte queste altre cose;
Quindi penso che se dovessi – se dovessi articolare il punto del Presidente sulla NATO, è il numero uno, devono fare di più. E penso che, a lungo termine, ci sia una conversazione da fare se gli Stati Uniti devono essere in prima linea per la sicurezza del continente o come backstop per la sicurezza del continente.E se si parla con i Paesi della periferia orientale, quelli più vicini alla Russia, tutti stanno costruendo la capacità di essere in prima linea – i polacchi, i cechi, tutti questi luoghi diversi.E se ci si sposta più a ovest, verso le economie più ricche – Germania, Francia – non spendono – Spagna – abbastanza per la sicurezza nazionale. Si affidano a noi per essere il front-stop. E questa non è un’alleanza. È una dipendenza, e noi non la vogliamo.
Vogliamo la NATO – vogliamo una NATO in cui abbiamo alleati forti e capaci. La Finlandia è un alleato molto capace. Producono armi. Sono – portano qualcosa al tavolo. Abbiamo bisogno di più Paesi come questo, che si comportino in questo modo nell’Alleanza.E allora sarà un’Alleanza più forte, e sarà in grado di lavorare in modo cooperativo non solo in Europa, ma anche in altre sfide che dobbiamo affrontare in tutto il mondo, auspicabilmente anche nell’Indo-Pacifico, potenzialmente.
QUESTIONE: L’Ucraina è un’altra questione che ha diviso il partito.
SECRETARIO RUBIO: Sì.
QUESTIONE: Ci sono molti – ora mi limito ai repubblicani, perché c’è tutto un altro dibattito con l’altra parte del corridoio – che dicono che no, Putin è un cattivo attore; la Russia è una minaccia crescente, e stiamo facendo la cosa giusta sostenendo l’Ucraina. E direi che la maggioranza dei repubblicani ora è contro questo punto di vista e pensa che abbiamo perso – abbiamo speso troppo.Si parla di una cifra che va dai 105 ai 187 miliardi di euro e loro hanno perso. Dobbiamo essere realistici sul fatto che l’Ucraina ha perso e non recupererà nulla di questo terreno.E abbiamo bisogno di un accordo negoziato prima di continuare a buttare soldi buoni su soldi cattivi, e non possiamo permettercelo. Abbiamo degli americani che stanno soffrendo ora;
SECRETARIO RUBIO: Si dà il caso che sia anche la realtà sul campo. Innanzitutto, lasciatemi dire questo. Pensiamo che ciò che Putin ha fatto sia stato terribile: invadere un Paese, le atrocità che ha commesso. Ha fatto cose orribili.Ma la disonestà che c’è stata è che in qualche modo abbiamo indotto la gente a credere che l’Ucraina sarebbe stata in grado non solo di sconfiggere la Russia, ma di distruggerla, di riportarla a quello che era il mondo nel 2012 o nel 2014, prima che i russi prendessero la Crimea e simili.E poi il risultato, quello che hanno chiesto nell’ultimo anno e mezzo, è stato quello di finanziare uno stallo, uno stallo prolungato, in cui la sofferenza umana continua. Nel frattempo l’Ucraina è tornata indietro di 100 anni; la sua rete energetica è stata spazzata via.E quanti ucraini hanno lasciato l’Ucraina e vivono ora in altri Paesi? Potrebbero non tornare mai più;
Il punto di vista del Presidente è che si tratta di un conflitto prolungato e che deve finire. Ora, deve finire attraverso un negoziato. In qualsiasi negoziato, entrambe le parti dovranno rinunciare a qualcosa. Non ho intenzione di pre-negoziare questo. Voglio dire, questo sarà il lavoro di una dura diplomazia, che è quello che abbiamo fatto nel mondo in passato, e siamo stati realistici al riguardo.Ma entrambe le parti in un negoziato devono dare qualcosa. E ci vorrà tempo, ma almeno abbiamo un Presidente che riconosce che il nostro obiettivo è che questo conflitto deve finire, e deve finire in un modo che sia duraturo, perché è un conflitto insostenibile – da tutte le parti, è in definitiva insostenibile. La Russia sta pagando un grosso prezzo per questo nella sua economia, nel suo tasso di inflazione e simili.
Ma alla fine, questa è la posizione del Presidente, ed è la verità. E penso che anche un numero crescente di Democratici riconoscerebbe ora che ciò che abbiamo finanziato è una situazione di stallo, un conflitto prolungato, e forse anche peggio di una situazione di stallo, in cui l’Ucraina viene progressivamente distrutta e perde sempre più territorio. Quindi questo conflitto deve finire ed entrambe le parti –
QUESTIONE: Chi è il più grande – chi è il più grande problema nel raggiungere un accordo negoziale finale, giusto? È Putin o è Zelenskyy? C’è un rapporto che dice che gli ucraini contano solo sul fatto che Putin si impunti e diventi fastidioso per il Presidente Trump su questo, perché non cederà di un centimetro.E sperano che il Presidente Trump torni indietro, più vicino alla loro visione del mondo su Putin, sulla Russia e su questo conflitto;
SECRETARIO RUBIO: Beh, penso che ci sia il pubblico e poi c’è il privato, giusto? Quindi, in quello che si vede ritratto pubblicamente nelle conversazioni e in quello che dicono i leader, molto è parlare – hanno politica interna e considerazioni politiche.Persino Vladimir Putin, che controlla i media, deve ancora preoccuparsi dell’opinione pubblica russa, della sua immagine e di come la sua intera personalità sia costruita intorno a questo;
QUESTIONE: Secondo lei, perché si fa fotografare a torso nudo?
SECRETARIO RUBIO: Non le fa più. Credo sia passato un po’ di tempo. (Risate.)
QUESTIONE: Gliel’ho chiesto. Gli ho chiesto: “Perché lo fai?” quando l’ho intervistato. E lui mi ha risposto: “Do alla gente quello che vuole.”
SECRETARIO RUBIO: No. (Risate.) Beh, il punto è che lui ha le sue considerazioni interne. E anche Zelenskyy, giusto?Voglio dire, alla fine della giornata ha… se sei un ucraino, i russi ti hanno fatto soffrire così tanto, e ora lascerai che si tengano la terra?E poi ci sono le realtà mature della vita su questo pianeta, ed è qui che questo lavoro dovrà essere definito.
Entrambe le parti stanno pagando un prezzo pesante per questo. Entrambe le parti sono incentivate a porre fine a questo conflitto. Entrambe le parti si trovano in una situazione che non finirà con gli obiettivi massimalisti di nessuna delle due parti, e ci sarà bisogno di un duro lavoro.E credo che solo gli Stati Uniti, sotto la guida del Presidente Trump, possano renderlo possibile. Ma non sarà facile, e ci vorrà un po’ di tempo. Ma è certamente qualcosa che so che è fortemente impegnato a essere – a vedere realizzato.
QUESTIONE: E poi c’è ancora Israele e la restituzione degli ostaggi – che includono ancora degli americani.
SECRETARIO RUBIO: Giusto.
QUESTIONE: Si suppone che riavremo tre americani nella prima – la prima tranche, la prima fase di questo accordo sugli ostaggi. Crede che lo faremo? E cosa faremo se non lo faremo?
SECRETARIO RUBIO: Beh, mi aspetto che lo faremo, perché questo è l’accordo che è stato fatto.E – ma il problema centrale rimane, e cioè, in ultima analisi, finché ci sarà un’entità come Hamas che insegna – il cui scopo esplicito è la distruzione dello Stato ebraico, che è disposta a commettere atrocità orribili contro i civili, contro le ragazze adolescenti a un concerto, e a fare le cose che hanno fatto, e a prendere in ostaggio per un anno e mezzo, bambini e anziani, e a uccidere, e tutte le cose che hanno fatto – questa è una minaccia alla sicurezza nazionale di Israele.Quale Paese al mondo può aspettarsi di vivere a fianco di un nemico armato, capace e disposto a commettere atrocità orribili?
QUESTIONE: Sì, è terribile.
SECRETARIO RUBIO: Quindi penso che il cessate il fuoco sia importante, perché ha posto fine ad alcune distruzioni, e certamente ha permesso di liberare gli ostaggi – ad un costo straordinario.Stiamo parlando di un rapporto di uno a uno: si ottiene un ostaggio adolescente in cambio di 250 assassini, assassini di Hamas, che vengono rilasciati dalla prigione. Pensate quindi a quanto sia ingiusto questo scambio, ma questo vi dice quanto noi diamo valore alla vita rispetto a come la vede l’altra parte, gli animali di Hamas.
Ora, detto questo, la vera sfida sarà cosa succederà quando il periodo di cessate il fuoco scadrà: chi governerà Gaza? Chi ricostruirà Gaza? Chi sarà a capo di Gaza? Perché se le persone che sono a capo di Gaza sono le stesse che hanno creato il 7 ottobre, allora abbiamo ancora lo stesso problema lì.
QUESTIONE: Il passato è prologo.
SECRETARIO RUBIO: Lo è. E così ora, la buona notizia nella regione è che in Libano abbiamo un governo che si spera diventi più potente di Hizballah, nel governo libanese, e c’è un cessate il fuoco che è stato esteso lì che alla fine porterà a questo.In Siria, un gruppo ha preso il controllo. Non si tratta di persone che passerebbero necessariamente un controllo dell’FBI, di per sé. Ma se c’è un –
QUESTIONE: No. Non verrebbe a cena domenica.
SECRETARIO RUBIO: Ma se c’è un’opportunità in Siria – se c’è un’opportunità in Siria di creare un luogo più stabile di quello che abbiamo avuto storicamente, specialmente sotto Assad, dove l’Iran e la Russia dominavano e dove l’ISIS operava con impunità, dobbiamo perseguire quell’opportunità e vedere dove porta.
E se si ha una regione in cui la Siria è più stabile, un Libano più stabile, in cui Hizballah non è in grado di fare le cose che fa per conto dell’Iran, un Iran indebolito che ora ha perso tutti questi proxy, si apre la porta a cose come un accordo tra l’Arabia Saudita e Israele, che cambierebbe la dinamica della regione, e quindi in ultima analisi non renderebbe facile, ma più facile risolvere alcune delle sfide che abbiamo di fronte con la questione palestinese e in particolare con la questione di Gaza;
Quindi c’è molto lavoro da fare lì. Niente è certo. Tutto è difficile. Ma ci sono opportunità reali che non avremmo potuto nemmeno immaginare 90 giorni fa.
(Pausa.)
QUESTIONE: A livello nazionale, Trump ha tolto la sicurezza a Mike Pompeo, che era il suo Segretario di Stato. E mi chiedo se questo – quale sia stata la sua reazione a questo, perché i suoi difensori dicono che è un oltraggio e che ora è esposto.
SECRETARIO RUBIO: Beh, questo è – guardi, il Presidente ha – il Presidente ha l’autorità di prendere queste decisioni e di eseguire questi ordini. Posso dirle che sono tutti – sono stati eseguiti attraverso il processo che esiste per valutare la minaccia rispetto al costo. Quel processo è stato eseguito. C’era accordo che questo era qualcosa che poteva essere fatto.Non ho mai preso alla leggera – e se le circostanze cambiano ed emergono nuove minacce o ulteriori minacce, questa sarà sempre un’opzione da affrontare. Ma io – se si guarda ad alcune di esse, non è nemmeno sostenibile. Voglio dire, teoricamente se l’Iran decidesse – o si venisse a sapere che l’Iran vuole continuare a uccidere le persone, dovremmo fornire a tutti una scorta di sicurezza.
Quindi c’è un equilibrio. Non vogliamo che venga fatto del male a nessun americano, ma le decisioni su chi fornire la sicurezza devono essere basate su una valutazione del rischio. E queste valutazioni del rischio sono state fatte, e hanno portato a questo risultato e a questa conclusione.
QUESTIONE: Per quanto riguarda la valutazione del rischio, abbiamo ritirato gli aiuti esteri degli Stati Uniti – abbiamo messo in pausa gli aiuti esteri degli Stati Uniti con eccezioni umanitarie, e poi c’è stata una serie di reazioni negative sul fatto che questo stava bloccando i farmaci critici e altri aiuti umanitari che venivano forniti ai nostri alleati del terzo mondo.Ora abbiamo allentato di nuovo il rubinetto. Quindi la critica è che ci siamo spinti troppo in là con gli sci tirando troppo e troppo presto, e lei – risposta direbbe cosa?
SECRETARIO RUBIO: No, questo – voglio dire, non abbiamo emesso un ritiro. Abbiamo emesso un chiarimento. Abbiamo sempre detto fin dall’inizio, con l’eccezione di Israele e dell’Egitto – perché l’assistenza alla sicurezza è una pietra miliare degli accordi di Camp David e degli accordi che sono stati fatti lì e sono fondamentali per quella regione.Con l’eccezione di questo, abbiamo detto che tutti gli aiuti esteri sono sospesi per 90 giorni, tranne che per le cose che salvano vite umane, e ciò che è stato menzionato nell’ordine esecutivo sono cose come cibo e simili.Siamo tornati indietro e la gente ha detto: “Beh, gente, abbiamo medicine che abbiamo pagato e che sono state distribuite e che sono sedute su uno scaffale da qualche parte, e non siamo autorizzati a darle alla gente”. Così ho detto: “Va bene, non ha senso per noi – abbiamo già pagato per le medicine – non distribuirle e darle alla gente”. Non vogliamo vedere la gente morire e cose simili.
Ma questo – penso che sia importante parlare dello scopo di questa pausa, ok? Se andassi da questi paesi stranieri – 60 miliardi di dollari all’anno – se andassi da loro e dicessi, ok, mostratemi i vostri programmi di aiuto all’estero e cosa fanno, storicamente abbiamo ottenuto pochissima cooperazione. Ma se andassi da loro e dicessi, ok, i vostri soldi sono fermi finché non ci dite cosa fate, ora otterreste molta più cooperazione.
Quindi ora esiste un processo, che consiste nel richiedere una deroga. E tutti sanno come richiedere una deroga. Sanno come farsi avanti e dire: questo è ciò che fa il nostro programma e questo è il motivo per cui è importante; questo è il motivo per cui rende l’America più sicura, più forte o più prospera; questo è il motivo per cui è nel nostro interesse nazionale.
Ora otterremo i dettagli di questi programmi. E potremmo dire, ok, il programma ottiene una deroga. O potremmo dire, bene, il programma ottiene una deroga parziale. Si fanno cinque cose; tre di esse sono critiche, due rimangono in pausa.Questo è ciò che ci dà l’opportunità di fare ora, pensandolo quasi come un audit, ma non un audit in cui stiamo chiedendo volontariamente la cooperazione;
E quindi penso che con il passare delle settimane vedrete sempre più programmi tornare online, perché abbiamo avuto la possibilità di rivedere ciò che sono effettivamente. Alcuni saranno parziali, altri saranno completi. Ma dobbiamo avere il controllo di questo.
Abbiamo questa cosa che ho chiamato il complesso industriale degli aiuti esteri: tutte queste entità nel mondo che ricevono milioni e milioni di dollari dagli Stati Uniti. Dobbiamo assicurarci che sia allineato con il nostro interesse nazionale, che stiamo dando priorità e che lo stiamo spendendo per cose che contano davvero e che producono davvero.
QUESTIONE: Come se non volessimo 50 milioni in preservativi per i palestinesi?
SECRETARIO RUBIO: È –
QUESTIONE: Negano che sia vero. La prima – l’amministrazione Biden lo nega.
SECRETARIO RUBIO: Beh, ma… ok, ma parte di esso era… possono negare il numero, ma non possono negare che ci sono cose che stavamo facendo a Gaza che non avevano nulla a che fare con la salvezza di vite umane nel breve termine o addirittura con l’aiuto per un cessate il fuoco.
Ecco il punto più ampio. E non conosco i dati – sto arrotondando i numeri. Ma per quanto riguarda l’USAID, circa l’11, meno del 12% – siamo onesti, diciamo il 12,5% di ogni dollaro – quindi 12 centesimi di ogni dollaro alla fine hanno raggiunto il destinatario finale. Ciò significa che il resto del denaro è andato a finanziare qualche ONG da qualche parte, qualche organizzazione. Forse c’è una giustificazione per questo.Ma prima di presentarmi davanti a una commissione del Congresso o al popolo americano e dire che abbiamo inviato un dollaro per aiutare questa causa, ma solo 12 centesimi sono arrivati davvero alle persone che stiamo cercando di aiutare; il resto è finito nelle mani di un’organizzazione – come lo giustifichiamo?
QUESTIONE: Così otteniamo la responsabilità.
SECRETARIO RUBIO: E alla fine i nostri aiuti all’estero devono essere uno strumento che usiamo per promuovere l’interesse nazionale. Il governo degli Stati Uniti non è un ente di beneficenza. Spende denaro per conto del nostro interesse nazionale.Ci sono molte grandi cause nel mondo, e il settore privato può raccogliere tutti i fondi che vuole per queste cause; noi – i contribuenti – investiremo nelle cose che promuovono il nostro interesse nazionale, e questo è il processo che stiamo attraversando in questo momento, e la pausa ha contribuito ad accelerarlo;
QUESTIONE: Sto per concludere, ma vorrei chiederle solo un altro paio di cose. Numero uno, otto anni fa lei ed io eravamo uno di fronte all’altro sul palco di un dibattito. Donald Trump era al centro del palco, e ci stava insultando entrambi. (Risate.)
SECRETARIO RUBIO: Sì.
QUESTIONE: E le cose sono davvero cambiate in otto anni.
SECRETARIO RUBIO: Sì. Voglio dire, prima –
QUESTIONE: Può parlarci di questa evoluzione per lei?
SECRETARIO RUBIO: Sì. Cioè, io amo le arti marziali miste e il pugilato, giusto? Vedo la gente salire sul ring e non ho mai – no, non ho mai sentito nessuno chiedere a un pugile: perché gli hai dato un pugno in faccia al terzo round?E il pugile rispondeva: “Beh, perché era un incontro di pugilato”. E così, le campagne elettorali sono un ambiente competitivo, e Trump – il Presidente Trump è un duro, e quindi queste cose sarebbero diventate dure e tumultuose;
Ma c’è un’altra differenza: Non conoscevo Donald Trump quando si è candidato alla presidenza. Cioè, sapevo chi era, ma non lo conoscevo come persona. Poi è diventato presidente. Ero al Senato.Sono stati i quattro anni migliori che abbia mai trascorso al Senato, perché abbiamo ottenuto molti risultati lavorando con lui; ho avuto modo di lavorare intorno a lui; ho avuto modo di conoscerlo come persona, non come la caricatura in televisione, ma come persona, sul modo in cui lavora, sul modo in cui prende le decisioni.Impari anche stando vicino a una persona come lui, le cose che fa a livello interpersonale con le persone, gli atti di gentilezza che non saranno mai riportati, le cose che fa per le persone che non sentirete mai, ma che lui – ho solo – e col tempo c’è una grande differenza tra il modo in cui conosci una persona e quando non la conosci.
E vorrei anche dire questo: Ho lavorato al Senato. Novantanove dei miei – beh, 98 dei miei colleghi perché ho votato per me stesso. Novantotto dei miei colleghi – sono persone con cui sono in forte disaccordo.Sono persone che hanno accusato coloro che detengono alcune delle mie posizioni politiche di essere tra i peggiori esseri umani del pianeta. Eppure, a livello personale, ho dovuto trovare un modo per lavorare con loro e andare d’accordo con loro, e sono nell’altro partito.
Quindi non capisco questa idea per cui se io – se un democratico e un repubblicano corrono l’uno contro l’altro, perdete le elezioni, ci si aspetta che ora – ok, le elezioni sono finite; voi ragazzi dovete lavorare insieme nell’interesse del nostro Paese. Se questo ci si aspetta tra persone che sono in partiti opposti, cosa ci si dovrebbe aspettare da persone che sono nello stesso partito? Ci si dovrebbe aspettare che anche loro lavorino insieme.
Nel caso del Presidente Trump, ho lavorato al suo fianco e ho imparato a conoscerlo nel corso degli anni, e spero che abbiamo acquisito un rispetto reciproco l’uno per l’altro;
QUESTIONE: Davvero?
SECRETARIO RUBIO: E così tanto che sono stato onorato di essere il suo candidato a Segretario di Stato, e ora lo sono.
QUESTIONE: Già.
SECRETARIO RUBIO: Ed è un momento emozionante per essere qui.
QUESTIONE: Tu gli hai risposto altrettanto bene, e anch’io gli ho dato qualche pugno, quindi… è stato un gioco leale. Eravamo entrambi un gioco leale quando è successo. Sono passati quasi 10 anni da quel dibattito, quello del 15 agosto.
All’inizio dell’intervista ho accennato con leggerezza alla questione dello “Stato profondo”. È una preoccupazione reale per molte persone che ci sia un gruppo di persone allo Stato e altrove che lavorerà attivamente per minare il suo programma e quello del Presidente Trump.
SECRETARIO RUBIO: Beh, penso che questo sia vero in qualsiasi grande organizzazione.E credo di essere sempre attento a questo aspetto, non perché io sia contrario all’idea in sé, ma perché penso anche che ci siano persone molto competenti che possono non essere d’accordo con me sulla politica, ma che – sono – faranno ciò che è la missione. Porteranno a termine la missione. E credo che ci aspettiamo sempre questo dalle persone.
Voglio dire, se ci pensate, non so chi sia il pilota – forse è un’analogia terribile in un giorno come questo. Ma non sappiamo quando saliamo su un aereo commerciale per chi abbia votato il pilota o chi sia il suo – ma non credo che ci faranno del male. Non – quando si va da un medico, non controllo necessariamente la sua iscrizione elettorale, e ci aspettiamo che i medici ci trattino bene.E penso che lo stesso valga per le persone al lavoro. Ci sono molti professionisti che lavorano al Dipartimento di Stato che porteranno a termine la missione, ma devono avere una missione chiara e vogliono che il Dipartimento di Stato torni a essere rilevante e abbia una profonda competenza sui temi, per cui abbiamo bisogno del loro sostegno;
Ora, sentite, se qualcuno ha intenzione di minare attivamente il lavoro dell’amministrazione eletta, questo è un problema, e credo che qualsiasi agenzia lo sosterrebbe, e credo che qualsiasi presidente lo sosterrebbe. Alla fine, il Dipartimento di Stato e la politica estera non sono separati dalla nostra repubblica. Nella nostra repubblica, il popolo americano elegge un presidente, e quel presidente è l’ufficiale esecutivo del nostro Paese ed è incaricato di eseguire la nostra politica estera. E il lavoro della nostra agenzia è quello di eseguire la politica estera del presidente.Non abbiamo una politica estera indipendente, indipendente dal nostro pubblico, indipendente dal nostro popolo, indipendente dall’esito delle elezioni. E quindi la nostra aspettativa è che, a prescindere da ciò che la gente possa pensare dei leader politici o di me o del Presidente o di chiunque altro, il loro compito sia quello di eseguire le politiche che il popolo americano ha scelto attraverso i suoi rappresentanti eletti.Ed è quello che faremo al Dipartimento di Stato, e credo che la stragrande maggioranza dei nostri dipendenti lo rispetterà;
QUESTIONE: I suoi genitori erano originari di Cuba. Sono immigrati qui alla fine degli anni ’50, credo. Suo padre era un custode.
SECRETARIO RUBIO: 27 maggio 1956.
QUESTIONE: Tua madre lavora in un albergo come cameriera. Ed eccoti qui, Segretario di Stato. Un’ultima riflessione su ciò che questo dice degli Stati Uniti d’America?
SECRETARIO RUBIO: Che rimane l’unico posto dove chiunque, da qualsiasi luogo, può ottenere qualsiasi cosa. E penso che il nostro esempio sia quello che altri Paesi speriamo cerchino di emulare nelle loro nazioni. E quindi è una testimonianza non solo del Paese, ma della gente di questo Paese.
E il dono più grande che i miei genitori mi hanno lasciato è che non si sono mai scoraggiati, non mi hanno mai detto: “Non puoi essere così, le persone come noi non potranno mai essere così”; ci hanno sempre incoraggiato ad avere grandi sogni e a perseguirli, qualunque cosa portino, e se si lavora duramente, si può raggiungere ciò che si vuole.Per alcuni il sogno è di avere un buon lavoro, di crescere una famiglia e di lasciare i miei figli in condizioni migliori delle loro, mentre per altri si tratta di sogni professionali e io ho la fortuna di essere un cittadino dell’unico posto nella storia dell’umanità in cui questo è accaduto per così tanti;
QUESTIONE: Quei cambiamenti ti hanno portato a questa posizione e presto a Panama, dove abbiamo bisogno di te. Hai un lavoro importante. Buona fortuna.
SECRETARIO RUBIO: Grazie.
QUESTIONE: Grazie mille.
SECRETARIO RUBIO: Grazie per averlo fatto.
QUESTIONE: È un piacere rivederla.
SECRETARIO RUBIO: Grande. Molto divertente. Grazie.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha rilasciato un’intervista a Megyn Kelly il 30 gennaio 2025 che potrebbe segnare l’inizio della fine della strategia di sicurezza egemonica americana. Rubio ha riconosciuto che l’unipolarismo, ovvero l’avere un unico centro di potere nel mondo, è stato un fenomeno temporaneo ormai superato: “non è normale che l’America abbia un centro di potere nel mondo”.
“Non è normale che il mondo abbia semplicemente una potenza unipolare. Quella non era – era un’anomalia. È stato un prodotto della fine della Guerra Fredda, ma alla fine si sarebbe tornati a un punto in cui c’era un mondo multipolare, con più grandi potenze in diverse parti del pianeta”.
Rubio ha suggerito che la posizione egemonica degli Stati Uniti ha portato a un indebolimento del sistema westfaliano basato su Stati sovrani, sostituendolo con un sistema globalista in cui gli Stati Uniti rivendicano il ruolo di poliziotto mondiale:
“E credo che questo sia andato perso alla fine della Guerra Fredda, perché eravamo l’unica potenza al mondo, e quindi ci siamo assunti la responsabilità di diventare in molti casi il governo globale, cercando di risolvere ogni problema”.
Rubio si riferisce alla fine dell’ordine mondiale unipolare emerso dopo la Guerra Fredda e alla necessità per gli Stati Uniti di adattarsi alle realtà multipolari.
Che cos’è il multipolarismo?
Se l’unipolarismo è finito, qual è il sistema multipolare che sta tornando? L’ordine mondiale moderno, a partire dalla Pace di Westfalia del 1648, si basa sul principio del multipolarismo e dell’equilibrio di potenza per limitare le ambizioni espansionistiche ed egemoniche degli Stati. Una distribuzione multipolare del potere determina ciò che produce sicurezza e lo scopo della diplomazia.
La sicurezza in presenza di molti centri di potere implica la gestione della competizione per la sicurezza tra gli Stati. I conflitti derivano dalla competizione per la sicurezza, poiché gli sforzi di uno Stato per aumentare la propria sicurezza, ad esempio espandendo il proprio potere militare, ridurranno la sicurezza degli altri Stati. La “sicurezza indivisibile” è quindi il principio chiave di un sistema multipolare, che suggerisce che la sicurezza non può essere divisa: o c’è sicurezza per tutti o non ci sarà sicurezza per nessuno. Qualsiasi sforzo da parte di uno Stato di diventare dominante scatenerà quindi conflitti tra grandi potenze, in quanto costringerà le altre potenze a bilanciare collettivamente l’aspirante egemone.
La diplomazia in un sistema multipolare mira a migliorare la comprensione reciproca degli interessi di sicurezza in competizione e a raggiungere un compromesso che elevi la sicurezza di tutti gli Stati. È indispensabile mettersi nei panni dell’avversario e riconoscere che, se si risolvono i problemi di sicurezza di quest’ultimo, si migliora anche la propria sicurezza.
Unipolarità
L’unipolarismo è stato celebrato dopo la Guerra Fredda, poiché si basava su alcune buone intenzioni. L’idea era che le grandi potenze non si sarebbero impegnate in rivalità e competizione per la sicurezza se l’egemone benigno degli Stati Uniti non avesse potuto essere contestato. La strategia di sicurezza degli Stati Uniti si basava sul primato globale e si pensava che non ci fosse la possibilità e la necessità di competere con l’egemonia benigna degli Stati Uniti. Inoltre, il primato globale degli Stati Uniti avrebbe garantito anche l’elevazione dei valori liberaldemocratici. Tuttavia, l’unipolarismo dipenderebbe dal contenimento delle potenze in ascesa, che avrebbero quindi interesse a bilanciare collettivamente gli Stati Uniti. I valori liberaldemocratici verrebbero corrotti perché usati per legittimare la disuguaglianza sovrana necessaria per interferire in ogni angolo del mondo. Persino Charles Krauthammer, che ha coniato e celebrato l’espressione “momento unipolare”, ha riconosciuto che si trattava di un fenomeno temporaneo, nato dal crollo dell’Unione Sovietica.
La sicurezza nel sistema unipolare non implicava la gestione della competizione per la sicurezza. Al contrario, la sicurezza dipendeva dalla capacità di dominare a tal punto che nessun rivale poteva nemmeno aspirare a sfidare gli Stati Uniti. Nel 2002, la Strategia di sicurezza degli Stati Uniti sottolineava esplicitamente che il dominio globale avrebbe “dissuaso la futura competizione militare” e che gli Stati Uniti dovevano quindi perpetuare “la forza senza pari delle forze armate statunitensi e la loro presenza in avanti”. La strategia egemonica è il motivo per cui l’Occidente ha abbandonato tutti gli accordi per un’architettura di sicurezza paneuropea inclusiva con la Russia, per tornare invece alla politica dei blocchi espandendo la NATO verso i confini russi. La NATO avrebbe minacciato la sicurezza russa, ma non ci sarebbe stata alcuna competizione per la sicurezza perché la Russia sarebbe stata troppo debole. Il sentimento era che la Russia avrebbe dovuto adattarsi alle nuove realtà o confrontarsi con la NATO che l’aveva circondata.
Anche la diplomazia sotto l’unipolarismo è finita. La diplomazia non significava più riconoscere i problemi di sicurezza reciproci per trovare soluzioni per una sicurezza indivisibile. Piuttosto, la diplomazia è stata sostituita dal linguaggio degli ultimatum e delle minacce, in quanto gli altri Stati avrebbero dovuto accettare concessioni unilaterali. In passato, i politici e i media occidentali discutevano dei problemi di sicurezza degli avversari per mitigare la competizione in materia di sicurezza. Dopo la Guerra Fredda, i politici e i media occidentali hanno in gran parte smesso di discutere le preoccupazioni degli avversari in materia di sicurezza, poiché non si voleva “legittimare” l’idea che l’egemonia occidentale come “forza del bene” potesse essere considerata una minaccia. Quando l’Occidente piazzava le sue forze militari ai confini di altri Paesi, si sosteneva che portasse democrazia, stabilità e pace. Inoltre, i conflitti non potevano essere risolti con la diplomazia se sfidavano il dominio dell’Occidente. Ad esempio, prendere in considerazione le preoccupazioni della Russia per l’incursione della NATO in Ucraina rappresenterebbe un rifiuto del sistema egemonico. Mentre la NATO ha rifiutato la diplomazia per tre anni, mentre centinaia di migliaia di uomini morivano in prima linea, Rubio ora suggerisce che la diplomazia e i negoziati devono iniziare: “Dobbiamo solo essere realistici sul fatto che l’Ucraina ha perso”.
Una ragione per l’ottimismo
Alla fine degli anni Venti, Antonio Gramsci scriveva dei tempi difficili come di un periodo di interregno. Gramsci scrisse: “La crisi consiste proprio nel fatto che il vecchio sta morendo e il nuovo non può nascere; in questo interregno appare una grande varietà di sintomi morbosi”.
I conflitti tra grandi potenze nel mondo di oggi sono in gran parte il risultato di una transizione tra unipolarismo e multipolarismo. L’Occidente cerca di sconfiggere i suoi rivali per ripristinare l’unipolarismo degli anni ’90, mentre la maggior parte del mondo cerca di completare la transizione verso il multipolarismo. Mentre gli Stati Uniti si preoccupano del debito insostenibile, del bilanciamento collettivo da parte degli avversari e della crescente possibilità di una guerra nucleare, sembra che ci sia una crescente volontà di ritirare il progetto temporaneo dell’unipolarismo.
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Esiste una nettissima differenza fra come “quelli che contano” accolsero il “Trump 1” (quello del 2017) e come la settimana scorsa hanno accolto il “Trump 2”. Il primo era considerato un fenomeno passeggero, un tizio che per puro caso era riuscito a battere Hillary Clinton, imbucandosi alla Casa Bianca. Si pensava che sarebbe stato facile liquidarlo, magari organizzando qualche protesta woke per la solita canagliata del solito poliziotto violento, o scagliandogli contro qualche attricetta alla ricerca di pubblicità gratuita e/o qualche baldo magistrato di belle speranze. E – la mia è solamente una teoria complottista – se proprio The Donald si fosse ostinato a non voler sloggiare dalla studio ovale, allora sarebbe forse bastato qualche provvidenziale “aiutino” per limare i risultati negli Stati-chiave e scongiurare il pericolo di una sua rielezione.
Bene, se questo era il clima del 20 gennaio 2017, completamente diverso è stato quello del 20 gennaio 2025. Adesso nessuna facile ironia, nessun sorrisetto di condiscendenza, nessun ottimismo da salotto radical chic, né dagli avversari politici né dai commentatori “indipendenti” di giornali e tv (anche nostrani); ma soltanto una cupa rassegnazione a quello che potrebbe essere lo spartiacque fra il mondo sognato da lor signori e il ritorno ad un mondo “normale”, senza la dittatura del “politicamente corretto”, senza il ridicolo della cancel culture, senza la follìa del gender, senza l’autolesionismo dello ius soli e dell’accoglionimento generale, senza l’obbrobrio dei una incredibile ideologia green che minaccia interi comparti della nostra economia.
Si, il clima diverso non lo si avvertiva soltanto, ma era concreto, palpabile. Chiaro e evidente come certe imbarazzate giustificazioni sul recente passato, come certe improvvise conversioni, come certe divertenti rincorse per balzare sul carro del vincitore.
Non è soltanto effetto della dimensione della vittoria trumpiana del novembre scorso. È la quasi certezza che sia davvero finita un’epoca e che ne stia iniziando un’altra, destinata a durare anche quando l’attempato Trump avrà terminato il suo secondo quadriennio. Dopo di lui verrà probabilmente il suo giovane vice, J.D. Vance, e poi altri che – repubblicani o democratici che siano – si muoveranno comunque al di fuori dell’ubriacatura autolesionista che ha infettato l’America e l’intero Occidente in questi ultimi anni.
Perché dico questo? Perché la vittoria trumpiana non è arrivata da sola, ma è stata invece accompagnata da una serie di terremoti politici sull’altra riva dell’Atlantico. A cominciare dai grandi paesi europei, dalla Francia, dalla Germania, dalla stessa Italia (malgrado il moderatismo della Meloni), per continuare con i più piccoli: l’Olanda, l’Austria, l’Ungheria, la Romania, e gli altri, man mano che andranno a svolgersi le elezioni.
Finora la cupola fedele all’UE e alla NATO è riuscita a limitare i danni, ricorrendo a trucchetti antidemocratici come quello di promuovere alleanze “antifasciste” di tutti gli altri partiti. Ma fino a quando riusciranno ad imporre un andazzo del genere? In Austria – è notizia di questi giorni – i popolari sembrano essersi rassegnati a governare insieme ai sovranisti filoputiniani. In Francia il presidentuzzo Macron è riuscito ad assemblare tutti i partiti per evitare la vittoria della Le Pen, ma non riesce a mettere insieme un governo con un minimo di respiro. In Romania sono stati costretti ad annullare il primo turno delle presidenziali per scongiurare il pericolo di un trionfo del candidato nazionalista al secondo turno, ma il risultato sarà probabilmente confermato a breve, quando le elezioni dovranno essere ripetute. E in Germania ci si avvicina alle elezioni con AfD a un passo dal diventare il primo partito tedesco.
Ecco perché, questa volta, Trump fa più paura agli “anti”. Perché è l’espressione americana di un fenomeno globale, perché è il prodotto di una reazione dei popoli occidentali contro chi li voleva privare delle loro identità nazionali, etniche, culturali, religiose, finanche della identità sessuale dei singoli individui.
Certo, “loro” non si rassegneranno facilmente. Ma, a meno di voler imporre il “modello Romania” dappertutto (come ventilato nei giorni scorsi dall’ex commissario europeo Breton) la “resistenza” avrà ben poche speranze di successo.
Ben venga, quindi, la “nuova età dell’oro” americana. Ma, occhi aperti: con Trump o con Biden o con chiunque altro, gli interessi americani (e inglesi) sono contrari agli interessi europei.
Il nostro interesse, per esempio, è quello di essere “dipendenti dal gas russo”. L’interesse degli USA, al contrario, è quello di venderci il loro gas. A prezzi da capogiro, naturalmente.
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