Italia e il mondo

L’accordo tra Stati Uniti e Iran segna la fine dell’unipolarità? _ di Constantin vov Hoffmeister

L’accordo tra Stati Uniti e Iran segna la fine dell’unipolarità?

I trattati e il ritorno della competizione tra civiltà

Constantin von Hoffmeister16 giugno
 LEGGI NELL’APP 
CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi
Il  sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire:
– Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333171135855704;
– IBAN: IT30D3608105138261529861559
PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo
Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo
Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione).
Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373

La retorica del presidente Trump nei confronti dell’Iran è passata con sorprendente rapidità dal linguaggio della distruzione a quello della riconciliazione. In un momento, ha parlato in termini che lasciavano presagire la completa rovina della Repubblica islamica. In un altro, ha dipinto un quadro di pace che si estende nel futuro, accompagnato da promesse di prosperità su vasta scala. Ora Washington e Teheran intendono firmare un Memorandum d’intesa venerdì. Tali documenti possiedono un valore simbolico e un significato diplomatico, pur essendo privi di forza giuridica vincolante. Questo particolare accordo appare insolitamente conciso. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato sabato in un’intervista all’agenzia di stampa Mehr che il testo stesso ammonta a meno di due pagine. Il destino delle nazioni può dipendere da documenti più brevi di un normale articolo di giornale.

Le dimensioni ridotte del testo suggeriscono che molte questioni chiave rimangono irrisolte. I funzionari parlano di misure urgenti da adottare immediatamente, tra cui il ripristino della libera navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, le informazioni disponibili indicano una persistente ambiguità. I ​​media iraniani hanno dipinto un quadro in cui le restrizioni americane sui porti iraniani lungo il Golfo Persico scomparirebbero, mentre l’Iran, in collaborazione con l’Oman, continuerebbe a esercitare la supervisione nell’area e a ricevere ingenti entrate attraverso i pedaggi marittimi. Trump sembra descrivere un esito ben diverso. In dichiarazioni rilasciate domenica al New York Times , ha affermato che uno dei principali risultati dell’accordo sarebbe l’istituzione di uno Stretto di Hormuz permanentemente esente da pedaggi. Un accordo descritto in modi contraddittori dai suoi firmatari assomiglia a un testo antico tradotto in lingue rivali, ciascuna versione destinata a un destino diverso. La diplomazia si svolge in questo regno di simboli mutevoli e silenzi strategici, dove gli Stati combattono battaglie attraverso il linguaggio.

Eurosiberia è una pubblicazione sostenuta dai lettori. Per supportare il mio lavoro, valuta la possibilità di abbonarti a pagamento.

 Iscritto

Il concetto di multipolarità darwiniana offre un quadro di riferimento per comprendere tali eventi. L’ordine mondiale emergente assomiglia a un ecosistema di civiltà in cui le grandi potenze si adattano alle circostanze mutevoli, preservano le proprie identità distinte e competono per l’influenza attraverso regioni e continenti. La fine del dominio unipolare non preannuncia un’era di cooperazione universale. Segna il ritorno della storia nella sua forma più antica: una competizione tra civiltà che possiedono tradizioni, valori e interessi strategici differenti. Così come le specie sopravvivono grazie all’adattamento ad ambienti in continua evoluzione, le civiltà persistono grazie alla resilienza, all’innovazione, alla vitalità demografica e alla coesione culturale. La multipolarità, in questo senso, opera secondo pressioni evolutive. Gli Stati sorgono, declinano, si trasformano e si riaffermano. La pace rimane possibile, sebbene essa nasca dall’equilibrio tra le potenze piuttosto che dal sogno di un unico modello universale imposto all’umanità.

Il contenuto effettivo dell’accordo proposto rimane in gran parte celato al pubblico. Araghchi ha annunciato che il testo sarà reso disponibile dopo la firma prevista per venerdì. Anche questa rassicurazione, tuttavia, induce alla cautela. I resoconti diffusi dall’agenzia di stampa Mehr hanno presentato quelli che sono stati descritti come quattordici punti chiave del memorandum d’intesa. Questi punti divergono nettamente dalle dichiarazioni rilasciate dal presidente americano e dai membri della sua cerchia. Diverse affermazioni attribuite all’accordo risultano poco credibili. Il punto cinque prevederebbe, a quanto pare, un ritiro americano dalla regione circostante l’Iran. Il punto sei chiederebbe la revoca di tutte le sanzioni in assenza di concessioni reciproche. Il punto sette propone un programma di ricostruzione americano in Iran del valore di non meno di 300 miliardi di dollari. Tali disposizioni costituirebbero una trasformazione geopolitica di portata storica.

La spiegazione più plausibile appare semplice. I quattordici punti sembrano rappresentare una proposta iraniana trasmessa ai negoziatori americani il 2 maggio tramite mediatori pakistani. Immaginare che gli Stati Uniti abbiano accettato il pacchetto iraniano nella sua interezza significa confondere il desiderio di realtà con la propaganda con la vera arte di governo. Gli imperi si muovono come antiche bestie nel corso della storia: contrattano, minacciano, si ritirano e avanzano, eppure raramente rinunciano al vantaggio strategico in cambio di parole scritte su fragili fogli di carta. Eppure le narrazioni ufficiali spesso plasmano la percezione pubblica. In Iran, segmenti della popolazione hanno trascorso settimane ad ascoltare resoconti che descrivevano il recente conflitto come una vittoria sul campo di battaglia, un trionfo e la prova dell’ascesa della loro nazione a superpotenza. In questo contesto, la convinzione di un accordo eccezionalmente favorevole diventa più facile da comprendere. Sono sorte alcune piccole manifestazioni di opposizione al riavvicinamento con gli Stati Uniti.

La questione centrale rimane irrisolta: questo assetto può produrre una pace duratura? La storia offre molti esempi di accordi che hanno garantito una stabilità temporanea, lasciando intatte le rivalità più profonde. Le grandi potenze raramente abbandonano i propri interessi strategici con la sola firma di un accordo. Si fermano, si riposizionano, negoziano e si preparano per la fase successiva della competizione. Nell’ambito della multipolarità darwiniana, la pace si raggiunge attraverso un equilibrio tra civiltà capaci di difendere i propri interessi, riconoscendo al contempo la forza delle altre. Un tale ordine potrebbe rivelarsi più duraturo dell’universalismo ideologico, perché riflette la pluralità delle realtà del mondo piuttosto che visioni astratte di un unico destino politico.

Per Trump, il calcolo immediato potrebbe essere più semplice. Il mantenimento della stabilità fino alle elezioni di metà mandato americane del 3 novembre potrebbe di per sé rappresentare un significativo successo politico. Gli statisti spesso perseguono la pace per ragioni sia nobiliari che pratiche. Alcuni cercano soluzioni durature. Altri cercano tempo. Il sistema internazionale premia spesso coloro che comprendono la differenza.

Se apprezzate i miei scritti, potete ordinare il mio nuovo libro, The Fate of White America qui .

Declino, declino, declino

Corsa di sangue, decadenza di Faust

Constantin von Hoffmeister9 giugno
 LEGGI NELL’APP 

Il declino dell’Occidente il declino dell’Occidente l’Occidente che declina nella sua anima faustiana la sua infinita ricerca le sue cattedrali che trafiggono il cielo le sue macchine che divorano la terra i suoi eserciti che marciano nel vuoto dello spazio infinito l’Occidente che declina nel sangue e nel ferro e nell’ultimo inverno della sua forma le culture che sorgono come falli dal suolo della storia fioriscono nel vigore primaverile per poi marcire nell’autunno del denaro e della democrazia l’Occidente i suoi archi gotici che crollano sotto il peso della sua stessa volontà di potenza la sua matematica che diventa astratta la sua musica che si dissolve nel rumore le sue città che si gonfiano con le masse i senza volto i senza radici l’Occidente che declina nella pietrificazione delle sue forme la rigidificazione della sua vita un tempo organica l’anima dell’Occidente l’anima faustiana che si protende verso le stelle ora collassa su se stessa nella megalopoli il deserto di pietra l’infinita ripetizione del declino declino declino l’organico che diventa meccanico il destino delle civiltà che si dispiega come gli spasmi di un dio morente l’Occidente le sue foreste primordiali disboscate per le fabbriche i suoi fiumi avvelenati dal progresso i suoi eroi ridotti a impiegati la sua arte che si frammenta in astrazione il declino l’inesorabile declino mentre ogni cultura realizza la sua morfologia interiore la sua crescita simile a una pianta il suo decadimento simile a un animale l’apollineo il magico il faustiano ognuno a turno sorge e cade l’Occidente ora nella sua fase senile la sua civiltà si indurisce in una massa informe il suo intelletto senz’anima la sua tecnica trionfante ma vuota il declino dell’Occidente che riecheggia tra le rovine degli imperi passati l’egiziano il classico il cinese l’Occidente declina nel trionfo del suo materialismo la sua democrazia il suo denaro il suo cesarismo finale si avvicina come una tempesta d’acciaio.

La morfologia della storia la morfologia della storia le forme delle culture che vivono e muoiono come bestie nella giungla del tempo Spengler Spengler tracciando i cicli le stagioni dell’anima l’Occidente la sua giovinezza nelle cattedrali e nelle crociate la sua maturità nel Rinascimento e nel Barocco la sua vecchiaia ora negli imperi dell’acciaio e della finanza la pseudomorfosi le forme forzate le intrusioni aliene il declino l’Occidente in declino mentre le sue città divorano la campagna mentre le sue popolazioni si gonfiano con gli sterili gli sradicati l’Occidente la sua forza vitale si dissolve nell’intelletto il critico l’analitico il genio creativo che cede alla sterile intelligenza i tecnici i giornalisti i politici l’Occidente nel suo declino la sua arte che diventa spettacolo la sua religione che evapora nell’etica il suo stato che si gonfia nella burocrazia l’eterno ritorno dello stesso lo stesso lo stesso i cicli che si ripetono attraverso i millenni le alte culture ognuna con il proprio destino i propri simboli i propri numeri i propri dei l’infinito faustiano l’infinito il dinamico che ora si rivolge verso l’interno marcendo il corpo politico il corpo sociale il corpo culturale che si contorce nella fine si contorce il declino dell’Occidente l’Occidente declina nella vittoria delle proprie estensioni le sue macchine i suoi sistemi le sue astrazioni divorano il nucleo organico il sangue la razza il suolo l’Occidente il suo paesaggio dell’anima ora una landa desolata di asfalto e neon la morfologia che rivela l’inevitabile la logica organica l’appassimento simile a una pianta la lotta simile a un animale che si conclude con l’esaurimento esaurimento esaurimento le grandi morfologie che si dispiegano l’Occidente ora entra nel suo inverno le sue forme rigide la sua anima congelata il suo Cesare a venire che avanza a grandi passi attraverso le rovine.

Eurosiberia è una pubblicazione sostenuta dai lettori. Per ricevere nuovi articoli e supportare il mio lavoro, valuta la possibilità di abbonarti gratuitamente o a pagamento.

 Iscritto

Sangue e terra sangue e terra le forze primordiali i poteri tellurici l’Occidente in declino mentre si separa dalla terra dal contadino dal guerriero dal prete le città le grandi città le città-mondo le megalopoli che succhiano la vita dalle province le province sterili i campi incolti gli uteri vuoti l’Occidente in declino nel trionfo dello spirito del denaro la speculazione l’usura il cosmopolita senza radici l’intellettuale il nomade entro le porte il declino il declino la spinta faustiana che si inverte la volontà di potenza che diventa volontà di nulla il nulla del comfort il nulla dell’uguaglianza il nulla del progresso progresso progresso la menzogna del tempo lineare il mito dell’evoluzione l’Occidente intrappolato nella propria narrativa la propria coscienza storica che ora rivela la futilità i cicli le stagioni l’inevitabile autunno l’inevitabile inverno le nevi del declino che coprono i monumenti le filosofie le sinfonie l’Occidente la sua anima un tempo in volo ora striscia nella polvere delle sue conquiste la sua scienza la sua industria la sua democrazia tutte maschere dell’organismo che invecchia l’organismo in decomposizione la pseudomorfosi la maturità forzata la senilità precoce il sangue l’assottigliamento del sangue la razza la mescolanza delle razze il suolo il suolo avvelenato.

La fase finale la fase finale la fase della civiltà la fase della pietrificazione l’Occidente che si indurisce nel fellaheen l’eterno fellah le masse le masse l’amorfo l’indifferenziato l’Occidente in declino nell’era della seconda religiosità i nuovi Cesari i nuovi despoti che sorgono dal caos il caos della democrazia il caos del parlamentarismo il caos della stampa l’Occidente il suo linguaggio formale esaurito i suoi simboli consumati la sua architettura che diventa mera ingegneria la sua pittura mera fotografia la sua musica mero rumore il declino il declino l’unità organica frantumata le province in rivolta i barbari dentro e fuori l’Occidente il suo impero che si estende attraverso i continenti ora si sgretola nel nucleo il nucleo che marcisce il cuore che cede l’energia faustiana che si dissipa nell’entropia l’entropia della megalopoli l’entropia del denaro l’entropia dell’intelletto l’intelletto rivolto contro la vita la vita stessa il vitale l’istintivo l’eroico ora disprezzato il declino dell’Occidente l’Occidente in declino nello spettacolo del proprio suicidio il suicidio dell’alta cultura il suicidio dell’anima l’anima che cerca l’annientamento nel infinito nella tecnica nel vuoto.

I Cesari i Cesari che verranno i grandi individui le figure storiche mondiali che emergono dal crepuscolo il crepuscolo degli dei il crepuscolo dell’Occidente l’Occidente in declino che tuttavia genera i suoi ultimi padroni i padroni dell’acciaio e della volontà la volontà che vince il declino il declino stesso il ciclo che completa la nuova primavera forse lontana la nuova barbarie la nuova gioventù la gioventù del sangue e della razza il consapevole della razza il consapevole del destino l’Occidente nel suo declino che prepara il terreno per l’eterno ritorno il ritorno dei forti il ​​ritorno della forma il che dà la forma il che crea la cultura l’Occidente il suo declino non la fine della storia ma l’inverno prima del sonno il lungo sonno il sonno del fellah il sonno delle masse le masse in attesa del martello il martello dei Cesari i Cesari che avanzano il declino il declino l’Occidente che declina in grandezza nel suo parossismo finale le sue guerre le sue rivoluzioni la sua mobilitazione totale la mobilitazione di tutte le cose la mobilitazione della morte la morte delle vecchie forme i dolori del parto del nuovo il nuovo ancora non nato il non nato nel grembo del declino.

I cicli eterni i cicli eterni la morfologia eterna l’Occidente in declino eppure il mondo gira le culture sorgono e cadono i simboli cambiano i numeri cambiano gli dei cambiano eppure il ritmo rimane il ritmo di nascita crescita decadimento morte rinascita l’Occidente il suo sogno faustiano che finisce nella macchina la macchina che divora il sogno il sogno che diventa incubo l’incubo del declino il declino dell’Occidente l’Occidente nella sua sera la sua lunga sera il suo crepuscolo che si estende sul globo il globo che si restringe sotto la sua tecnica la sua tecnica che fallisce la sua tecnica che si rivolta contro di essa la stessa la civiltà la grande civiltà ora un cadavere un magnifico cadavere il cadavere dell’Occidente l’Occidente in declino nella bellezza della sua rovina la rovina delle sue cattedrali la rovina dei suoi imperi la rovina del suo spirito lo spirito che aleggia sulle acque del caos il caos da cui possono sorgere nuove forme le forme primitive le forme vitali le forme giovani giovani giovani il declino dell’Occidente che riecheggia nel silenzio il silenzio prima del nuovo canto il nuovo canto di sangue e terra e destino il destino dell’Occidente compiuto compiuto compiuto nel suo magnifico terribile declino.

Acquista L’edizione ridotta in un unico volume de Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler Qui .