Italia e il mondo

La Cina è diversa?_di WS

 Questo  articolo  di Ugo Bardi  https://italiaeilmondo.com/2026/05/01/limpero-romano-e-limpero-doccidente-un-crollo-parallelo-lungo-percorsi-contrapposti__di-ugo-bardi/ è ottimo  perché pone in primo piano il concetto basilare  che la  forza  di una società stia in  quelle “risorse mobilitabili”  che sono  fondamentali in ogni  crisi  e  quindi anche  in ogni  guerra, e come queste siano sempre state   prima deviate e quindi poi distrutte da una politica di potenza “ imperiale” delle élites incentrata su una organizzazione ” finanziaria” dell’economia.

  Ho infatti già spiegato altre volte il paradosso romano che vede apparentemente il suo culmine di potenza nella tardo-repubblica ingessata ne  “l’impero” di Ottaviano quando invece , nei termini appunto delle “risorse mobilitabili”, essa aveva certamente avuto il suo culmine all’alba della seconda guerra punica.

  Queste due fasi della romanità sono contrapposte nella loro filosofia politica. La prima repubblica romana era guidata nel proprio accrescimento da una filosofia politica  sostanzialmente difensiva che poneva nell’  accrescimento  del  numero dei suoi cittadini e del possesso della terra per farli prosperare   gli  elementi chiave della propria sopravvivenza  mentre  la  tardo repubblica poneva  a proprio obbiettivo primario  la conquista di  stati  e l’ accumulo  di  danaro da questa derivabili

Gli storici romani ci hanno dato numerose testimonianze del disprezzo  della prima repubblica  romana per l’ oro e la moneta in genere e del  suo rifiuto di quella economia  “servile”  che nello stato romano prese poi una parte rilevante solo dopo quella seconda guerra punica che aveva lasciato le terre romane vuote di centinaia di migliaia di cittadini ma anche lo stato romano padrone  di altrettanti  “prigionieri”  da impiegare  come schiavi per coltivarle in senso “capitalistico” laddove prima esse erano coltivate da  cittadini  romani al solo fine della sussistenza  delle proprie  famiglie.

E’  appunto dopo la vittoria nella seconda guerra punica che la  repubblica  romana   lasciò  la  sua precedente  lenta  espansione  basata  su  di una   rete  di  alleanze imposte  e   colonie   agricole romane   di esclusivo interesse   strategico,   e prese quella rapida dinamica imperialistica basata sulla “moneta” che  ha portato il mondo romano  prima ad una   “splendida stasi “  e poi alla inevitabile  fine.

In questa  deriva    confermando   la visione  della  storia  di Toynbee  e  del suo  fondamentale precetto   che bisogna  sempre   stare  molto  accorti  al COME   “si vincono”  le inevitabili  sfide  che ogni  società  deve  affrontare  nel corso della propria vita.

  A distruggere la “romanitas”  è stata infatti la deriva della propria filosofia politica dalla ” patria” dei tempi del frugale Camillo del ” non auro sed ferro..”  a “l’ imperium” di  quel Crasso, uomo allora più ricco del mondo, poi morto alla conquista dell’oro partico.

 E  tutti i tentativi   di fermare  questa  deriva poi fatti,  sono state  solo “toppe”  che  hanno  fallito  perché  non  sono  riuscite  a modificare    la “filosofia  dello stato”.

La “sfida”  che  allora   il “mondo  romano”  fallì  è  la stessa   che   sta portando al fallimento il “mondo occidentale” oggi , per aver portato allo stesso  errore   di aver posto   “il danaro”, che è sostanzialmente solo  un “mezzo  di scambio” ,  a  valore   supremo  della  società     e quindi    al di sopra   de  “l’uomo”   che è  invece l’ elemento base  della produzione di ogni  risorsa    della società.

Ed è la stessa  sfida   che  adesso  attende la Cina  , sfida  di cui però  , l’ attuale elite  cinese  , vuoi per la  cultura propria “atavica”  che  per la   sua   formazione  ideologica  formalmente   “marxista” , sembra  aver preso  molto  sul serio  , a giudicare   dal  suo approccio prudente  alle  conseguenze   del proprio  straordinario  successo.

D’altronde  che  “la Cina  s diversa”  non solo lo avevano   da  subito  capito  uomini  di valore  ( es  il giovane Napoleone)  ma   questo  sta già negli  atti  della  sua  storia. La Cina   era  già  un “impero”  quando Roma  muoveva i suoi primi passi  ed è ora di nuovo qui , un “impero” di  stazza mondiale,  1500 anni   dopo la fine della “romanitas”.

Certo , anche  Cina  ha subito  nella sua storia   gravi  declini seguiti  da  devastanti  invasioni “barbariche”, ma  le ha  digerite  e  la sua “cinesità”   è sempre  riemersa   “ aggiornata”  e  vincente.   Ragione per  cui,  coerentemente,   un Mao   o uno Xi  possono   a ragione  sentirsi  eredi   diretti  di  Confucio   e  Lao , mentre   da noi  il  nostro  “Dux”      fu    da   subito  chiaramente   solo la macchietta      di un “Caesar”   e  di  un “Augustus”.

Ma   posta  come è oggi la Cina  davanti a  questa   sfida, nuova per lei,  di  poter  divenire “padrona  del mondo”, solo il futuro ci dirà   se    questa  “ Nuova Cina”    darà  una   risposta “diversa”.

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