PRESSIONI SUI SUNNITI, di Pierluigi Fagan_DANIELE LANZA
PRESSIONI SUI SUNNITI. La guerra in Iran sta strategicamente mettendo sotto pressione il mondo sunnita della regione larga (M.O. allargato). Il cuore del problema è negli stati del Golfo, ma attacchi iraniani, presenza americana del tutto fuori del loro controllo e progetto del Grande Israele in pieno corso, futuro assai problematico, stanno spingendo alcune potenze regionali, di solito in competizione, a trovare interessi comuni.
Si viene così a sapere di colloqui in corso tra Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan per cercare una via a questi “interessi comuni”. È un portato geopolitico dell’attuale fase storica di transizione al mondo nuovo. La notizia non va letta in modo semplice, non si sta formando una NATO sunnita; tuttavia, il movimento è interessante perché si basa su dinamiche oggettive e potenzialmente di medio-lungo periodo. Vediamo un po’…
Il gruppo conta circa 400 milioni di persone, tutte musulmane. Militarmente, il Pakistan è potenza nucleare (circa 160-200 testate) ed ha già una partnership ratificata con AS. Attualmente è in conflitto aperto con l’Afghanistan ed ha storico attrito con l’India (che risulta sempre più vicina a Israele). Recentemente, ha ripreso il dialogo diplomatico con il Bangladesh. Più che amico con la Cina, soffre come buona parte dell’Asia costiera dell’attuale shock energetico. Ha la più grande popolazione sciita dopo l’Iran.
La Turchia è NATO pur con una sua politica estera, ha uno dei più grandi eserciti di terra del mondo e senz’altro della regione. Disturbata dall’appello poi senza seguito degli americani alla sollevazione curda, più che disturbata dalle mire espansionistiche di Israele (la Turchia ha simpatie verso i Fratelli Musulmani, quindi Hamas e rapporti molto stretti -quasi di alleanza- con Qatar), aveva relativamente buoni rapporti con l’Iran. Turchia, Egitto e Pakistan verrebbero emarginati dal progetto Via del Cotone che invece verterebbe su AS (EAU).
L’Egitto, di contro, è il nemico primo dei Fratelli Musulmani. Ha rapporti militari storici con US e non vede ovviamente di buon occhio la nuova espansione israeliana e la relativizzazione strategica che conseguirebbe al progetto Via della Seta. Viceversa, ha più che ottimi rapporti con AS.
L’Arabia Saudita è il perno del quadrante. Sede dei luoghi sacri dell’islam (Mecca, Medina), capo branco delle petro-monarchie (Kuwait, Bahrein, con rapporti complicati con EAU e non sempre di simpatia con Qatar). AS e la sua costellazione di staterelli limitrofi è senz’altro il primo perdente del conflitto in corso. Senza andare per le lunghe, è devastante il danno che stanno ricevendo dalla guerra. AS è in mezzo ad un classico “dilemma strategico”. Storicamente stretti partner degli US pare non abbiano avuto voce in capitolo sulla decisione americana di muovere guerra a Teheran. Tra gli stati del Golfo sono quelli al momento meno colpiti dai razzi e droni iraniani, iraniani con cui hanno avuto un significativo riavvicinamento diplomatico promosso dalla Cina nel 2023. Hanno gli Houti come spina nel fianco e popolazione sciita sulle coste dove ci sono i terminali.
Sono il cuore della strategia Via del Cotone con riorientamento delle pipeline dal Golfo alla costa israeliana del Mediterraneo. Tuttavia, si stanno rendendo conto che mettere i terminali nelle mani di Tel Aviv e il progetto Grande Israele (allarmati dalle prime scaramucce tra israeliani e siriani in Libano), portano seri dubbi strategici. Hanno una alleanza con il Pakistan. Debbono mantenere una certa immagine verso il mondo musulmano, ma l’atteggiamento passivo (se non complice) col massacro di Gaza, ne sta indebolendo l’ambiguo status.
I quattro hanno quindi un certo numero di cose convergenti ed un certo numero di cose divergenti. Tuttavia, la pressione degli eventi potrebbe aumentare le seconde, retrocedendo le prime. Egitto, EAU sono BRICS (con Iran), la Turchia ci sta pensando, il Pakistan vorrebbe ma l’India frena.
Lo shock per sauditi e golfisti dello scoprirsi pedine senza alcun riguardo delle impennate strategiche americane è grave. Vale come monito anche per tutti gli altri (come per altro per altro mezzo mondo inclusi gli europei). L’hybris israeliana sta tracimando e rende problematica l’idea di un futuro progetto comune quale disegnato dagli Accordi di Abramo – Via del Cotone. Di contro, stanno subendo una distruzione economica, finanziaria e logistica che avrà ripercussioni per decenni e il progetto Via del Cotone potrebbe essere l’unica vera chance. Non si sa quanto resisteranno prima di scendere direttamente in campo contro Teheran (come forse vorrebbe EAU), a tutto c’è un limite. Se loro sono l’epicentro del disagio sunnita, la preoccupazione del circostante (Egitto, Turchia, Pakistan) è sempre più allarmata e concreta.
La geopolitica dell’Era Complessa, non si deve solo occupare di grandi potenze, ma anche delle medie potenze e dei quadranti regionali e macro-regionali. Alla geopolitica e IR classiche, queste inquadrature a grana media e fine, tendono a sfuggire il che, a fini strategici, è un problema. Il danno reputazionale che il potere in carica a Washington si sta autoinfliggendo è probabilmente sottovalutato. E la reputazione è un vaso comunicante per il quale se scende a Washington, sale a Beijing.
Ragionare di unità nella diversità è sempre complicato, da quelle parti lo è di più. Pare che il motore di questi colloqui sia turco, il che ha un peso. Tuttavia, lo svolgimento e durata del conflitto dirà quanto l’eventuale cooperazione prevarrà o meno sulla storica competizione. Da seguire…

LEGGERE – RESOCONTO DI GUERRA *** (18.03.2026)_ DANIELE LANZA
C’è qualcosa di inesprimibile, allucinante, nel flusso di notizie che viene dal fronte iraniano sin dal principio del mese in corso……..
Nello spazio di una quindicina di giorni (15), sono stati abbattuti le seguenti personalità [ leggere uno per uno*]
– l’Ayatollah Khameini (e ferito il figlio, e successore, assieme alla moglie); bombardato una settimana più tardi il raduno di deputati per eleggere il successore.
– Vice ammiraglio Ali Shmakhani (segretario del consiglio della difesa)
– Generale Muhammad Pakpur (comandante della guardia rivoluzionaria)
– Generale Abdolrahim Mousavi (Capo di stato maggiore)
– Generale Aziz Nasirzadeh (Ministro della difesa)
– Generale Mahid Ebn e Reza (Ministro della difesa, appena eletto dopo l’abbattimento del suo predecessore, a distanza di 5 giorni**)
– Generale Mohammad Shirazi (capo del gabinetto di guerra del leader: il suo immediato successore – Abolghasem Babaeian – viene individuato e assassinato 8 giorni più tardi)
– Generale Mohsen Darrebaghi (responsabile della logistica dello stato maggiore)
– Generale Bahram Hosseini Motlagh (capo del centro operativo dello stato maggiore)
– Saleh Asadi ( a capo del direttorato dell’intelligence: il suo immediato successore – Abdollah Jalali-Nasab and Amir Shariat – viene abbattuto 2 settimane più tardi)
– Generale Soleimani ( comandante della milizia paramilitare rivoluzionaria. Assieme al suo vice Seyyed Karishi)
– Ali Larijani (Segretario del consiglio supremo di sicurezza ***)
– Esmeil Kathib (Ministro dell’intelligence)
STOP.
Oltre metà dei nomi dell’elenco è stata abbattuta nella notte tra il 28 febbraio/1 marzo scorsi: si è approfittato di un raduno straordinario dell’elite politico militare in una determinata sede (che si era certi sarebbe avvenuto d’urgenza – e quindi senza troppe precauzioni – visto il bombardamento improvviso del paese) per procedere al raid missilistico di precisione. L’altra metà dei bersagli….in seguito: per l’esattezza si è tentato di abbattere anche gli immediati successori delle personalità appena citate, in alcuni casi riuscendoci in tempi molto brevi (…).
L’abbattimento degli ultimi due (Larijani e Kathib) risale agli ultimi 2/3 giorni: malgrado non si possa più sfruttare l’effetto sorpresa di 3 settimane orsono, le forze USA/Israele combinate hanno la capacità di centrare singoli bersagli di alto valore strategico, di giorno in giorno, come se le difese iraniane non esistessero nemmeno.
Assurdamente ovvio constatare che una “difesa iraniana” (virgolette d’obbligo in questo caso) NON ESISTE nemmeno, comparativamente al peso dell’avversario che ha di fronte in termini di intelligence e volume di fuoco. Il procedere del confronto somiglia più ad una caccia all’uomo a questo punto (ad una “mattanza” come il mafioso Buscetta definiva lo sterminio inesorabile e fulmineo dei clan rivali ad opera di Riina e soci). Insomma il tutto ha un andamento talmente sanguinoso e preciso da apparire quasi IRREALE.
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Non ho veramente idea di come i supporter tradizionali della triade USA/Israele/Nato, commentino i fatti in questione……presumibilmente salteranno fuori espressioni fatalistiche come “Male necessario”, “Collisione inevitabile”, onde giustificare tutto questo contro uno stato che NON si trova in stato di guerra con alcuno e che non ha invaso alcun vicino o leso il diritto internazionale che l’occidente pretende di difendere in Ucraina (…) (i tradizionali tre puntini di sospensione sono troppo pochi per descrivere l’ultimo punto *).
Il nodo tuttavia, credo sia un altro a questo punto: il fatto è che l’esibizione di forza è talmente esagerata e pirotecnica – un carnevale di RIO a sembianza di pioggia di missili e droni – che a questo punto ci sarebbe da spaventarsi, pure si fosse filo-atlantici. Di fronte alla precisione millimetrica che genera la lista in alto ci sarebbe da riflettere.
Insomma la butto giù in questo modo a chiunque legga ( seguitemi che il messaggio di fondo del post è questo): se pure non ve ne frega NULLA dell’Iran, se pure vi è ostico il regime teocratico (è comprensibile), se anche tali illustri bersagli lo meritavano (tutto può essere)……..ma pensate che sarebbe stato differente se lo stato bersaglio fosse stato un qualsiasi altro ?
Immaginiamo che l’ITALIA sia una potenza indipendente (fa ridere, ma supponiamolo), fuori da ogni alleanza, bollata come stato canaglia da chi di dovere presso i dipartimenti di Washington etc. : ebbene pensate che il trattamento riservato sarebbe differente da quello che si vede in Iran in queste settimane ? I nemici così vengono trattati: specialmente se non dispongono di armi atomiche per tutelarsi.
Occorre concludere che l’ucraino ZELENSKY è fortunato ad avere Washington dalla propria parte: lui e la sua giunta estremista sarebbero stati disintegrati nelle prime giornate di conflitto se l’avversario fosse stato il Pentagono anzichè il Cremlino……non di può dedurre altro a giudicare dall’andamento delle cose in Iran.
Immaginate un’ITALIA il cui presidente della Repubblica, il ministro della difesa, il ministro dei trasporti il capo di stato maggiore e il comandante dell’Arma dei carabinieri, il comandante dell’intelligence, assieme ad una mezza dozzina di personalità del settore della difesa fossero ASSASSINATE per strada (per Roma) con raffiche di missili.
Come vivreste la cosa (intendo seriamente, a prescindere dai personaggi che incarnano oggi in Italia tali cariche, senza nulla di personale).
Si faccia avanti qualcuno.