L’autunno della Fronda, di Roberto Buffagni

Assemblea2

La vicenda catalana, che con l’odierna dichiarazione di indipendenza in standby tocca un vertice di comicità ineguagliato a memoria d’uomo, ci parla però di qualcosa di molto, molto serio. Ci parla della nuova fase in cui è entrata la Rivoluzione (con la Maiuscola) che da cinque secoli trascina con sé, non si sa dove, la civiltà europea e occidentale, e dunque il mondo. Pare follia impiegare questi paroloni per un’avventura politica di Peppa Pig® qual è l’indipendentismo catalano, come andare a caccia di tordi con i missili terra-aria. Ma «On a remarqué, avec grande raison, que la révolution …. mène les hommes plus que les hommes la mènent. Cette observation est de la plus grande justesse… […] Les scélérats mêmes qui paraissent conduire la révolution, n’y entrent que comme de simples instruments; et dès qu’ils ont la prétention de la dominer, ils tombent ignoblement.» (De Maistre, Considérations sur la Révolution, 1796).

La vicenda catalana ci parla infatti di una crisi che non è soltanto la crisi politica degli Stati nazionali, che si rivelano fragili, disuniti, disfunzionali: è la crisi del simbolo politico, del cosmion1 che ordina(va) e illumina(va) di significato la forma di civiltà assunta dall’Europa dopo la fine delle guerre di religione. Come tutti i simboli, un cosmion entra in crisi quando non ci parla più. Un simbolo può ammutolire per infiniti motivi; ma trattandosi di un simbolo politico, di solito la sua voce si fa fioca per l’azione congiunta di un abuso di autorità e di una contestazione di autorità. Se il dissenso in merito all’ordine non può essere ricomposto, entra in campo la nuda violenza politica, e il clamore delle armi copre la voce del simbolo.

La forma primaverile di questa lotta fra le autonomie e gli Stati sono le guerre della Fronda, che vedono lo Stato assoluto nascente opporsi agli “stati”, nel senso che questa parola assume nell’antica istituzione francese degli “Stati generali”: la forma politica che rivestono le autonomie sociali, allora rappresentate dai grandi signori e dai Parlamenti2. Lo scontro tra stati e Stato nasce dalla crisi di un altro grande cosmion: la cristianità medievale, frantumato e ammutolito dalle guerre di religione; e si svolge contemporaneamente in Inghilterra (Cromwell contro gli Stuart) e in Francia (de Retz e Condé contro Mazzarino e Turenne). In Inghilterra vincono gli stati, in Francia lo Stato3.

Oggi assistiamo (e volenti o nolenti partecipiamo) alla forma autunnale della lotta fra autonomie sociali o stati e lo Stato nazionale. Autunnale, per due ordini di ragioni. Anzitutto, lo Stato nazionale europeo non basta più a se stesso – non può autolegittimarsi – almeno da quando, entrato in crisi lo Stato liberale, sono sorti gli Stati nazionali totalitari fascista e nazista, sconfitti sul campo nella Seconda Guerra Mondiale. Lo Stato nazionale europeo è stato poi arruolato, insieme al cristianesimo, nella gigantomachia tra USA e URSS. Conclusa quella, la potenza imperiale egemone ha trattato gli Stati nazionali europei come un residuo o un ostacolo, come dimostrano sia l’appoggio americano all’Unione Europea, che agli Stati nazionali risucchia autorità e potenza, sia il disinvolto intervento nella guerre civili jugoslave, con la promozione delle indipendenze e la creazione dello Stato fantoccio del Kosovo. Ma ecco il secondo ordine di ragioni: questa Fronda 2.0 è autunnale cioè decadente perché entrambe le forze che la combattono, stati e Stato nazionale, sono in via di esaurimento, e alle loro spalle si stagliano forze imperiali nascenti: anzitutto la neocristianità russa, ma anche la Cina neoconfuciana. Questi, infatti, paiono essere i nuovi cosmion, i nuovi simboli politici che sorgono per rispondere alla sfida culturale e politica dell’impero statunitense. Dove l’insorgere, con Trump, di una nostalgia di Stato nazionale declinata in forma di isolazionismo pasticcione, illustra la crisi della potenza egemone mondiale in seguito ai terribili errori strategici, frutto di arroganza e avidità, commessi dopo il crollo del suo nemico storico, l’URSS.

Per trarre una conclusione provvisoria, potremmo dunque dire che la vicenda catalana ci insegna, per ora, questo: che lo Stato nazionale è un simbolo politico morente, che sopravvive come monumento storico-turistico, come nostalgia di un ordine perento, rifugio provvisorio di chi si sente debole e minacciato, psicofarmaco contro l’angoscia di un futuro che si profila caotico e minaccioso. E che gli stati che lo attaccano, come le iene e gli sciacalli attaccano il leone ferito, letteralmente non sanno quello che fanno, neppure che al leone ferito basta ancora una zampata per disperderli. Per finire, ci insegna di nuovo che l’Unione Europea non sarà mai un simbolo politico vitale. Non è un impero. Non è uno Stato nazionale. E’ un fascio di stati, un insieme arlecchinesco di forze economiche, sociali e politiche incapaci di legittimarsi e di fiorire in un ordine simbolico, che quando le cose si fanno serie – quando la crisi culturale e politica lo tocca da vicino – è costretto puntellare ipocritamente lo Stato nazionale del quale continua a minare le basi.

1 “Cosmion” è un’espressione che prima Adolf Stohr e poi Eric Voegelin impiegano per definire il simbolismo politico, pensato in analogia con il cosmo, che conferisce senso a una forma di civiltà e ne costituisce l’ordine politico. C’è dunque il cosmion imperiale ellenistico o romano, ma anche il cosmion dello Stato nazionale assoluto, etc.

2 I Parlamenti francesi dell’ancien régime sono istituzioni giuridiche con il compito di registrare gli atti del potere regale. Sono anche e soprattutto le istituzioni nelle quali siedono i rappresentanti delle 40.000 famiglie che detengono la ricchezze commerciale e industriale del regno di Francia, mentre i grandi signori frondisti sono i detentori di una larga quota delle terre, e, naturalmente, sono professionisti della guerra.

3 Le ragioni del diverso esito sono molteplici. Non secondaria la diversa statura dei contendenti, re Giacomo commette gravi errori politici e sul campo non si dimostra all’altezza di Cromwell, mentre Mazzarino e Turenne sono più che validi avversari di un politico geniale come Retz e di un grande soldato come Condé. Il risultato determina la diversità storica di cultura politica, che permane tuttora, tra l’anglosfera e il continente europeo: nei paesi anglosassoni lo Stato nazionale non assumerà mai il valore simbolico e la forza politica che invece prende nell’Europa continentale (la direzione politica del Regno Unito non deve la sua efficacia a uno Stato nazionale razionalmente strutturato, ma alla permanenza di un nucleo dirigente che si riproduce per cooptazione ed è l’erede diretto dell’alleanza tra alta aristocrazia e grande commercio che con la guida di Cromwell sconfisse re Giacomo) . In seguito alla sconfitta patita dall’Europa continentale nelle due guerre civili europee e all’egemonia dell’anglosfera, la cultura politica anglosassone, che privilegia sullo Stato nazionale la “società civile” ovvero, nell’accezione contemporanea, le autonomie sociali, ha egemonizzato anche l’Europa continentale: come ognuno vede.

4 commenti

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  • Estremamente interessante. Avrei una domanda: è ipotizzabile una reviviscenza dello stato nazionale o, a suo parere, la situazione è già troppo compromesso?

    P.S. L’avversario di Cromwell è re Carlo I.

  • roberto buffagni

    Grazie dell’interesse e della correzione, mi scuso dell’errore. Rispondo alla sua domanda nei limiti del possibile, come lei sa è una prognosi difficile. Secondo me:
    1) Lo Stato nazionale è tuttora molto forte sul piano della lotta per la potenza, rispetto alle organizzazioni sovranazionali, per due ordini di ragioni: a) è uno strumento della potenza testato da secoli di uso, la cui continuazione in vita è indispensabile anche ai suoi avversari quali la UE, che non possono sostituirvisi ma tentano, semmai, di parassitarlo e piegarlo ai loro fini.
    2) Lo Stato nazionale è molto debole sul piano (a mio avviso decisivo) simbolico, come appunto “cosmion”. Le ragioni principali che individuo sono:
    a) la metastasi che ha colpito lo Stato nazionale nell’epoca dei nazionalismi imperialistici prima, che ha condotto alla IGM; e l’aggravamento della metastasi con la trasformazione dello Stato nazionale in Stato totalitario, che ha condotto alla IIGM. Lo Stato nazionale nasce dopo le guerre di religione, con la principale funzione di limitare il conflitto e ridurlo in termini compatibili con la continuazione della civiltà. La perdita del limite che si manifesta nei casi a e b è segno inconfondibile di un logoramento molto grave del simbolo (il contenuto del simbolo, in altre parole l’equilibrio spirituale degli uomini che nel cosmion vivono, va perduto, il caos entra nel simbolo, lo danneggia, infine lo distrugge). La perdita del limite è sempre il segno di una crisi molto grave, sintomo inequivocabile della mancanza di scopo e di senso che prelude alla distruzione.
    b) il proceduralismo liberale. Lo Stato nazionale mette ai margini la religione, ma non può sopravvivere senza religione perchè manca di fondamento autonomo (religione = senso,contenuto spirituale concreto, non parlo necessariamente di religione confessionale). Quando la società che vive all’interno del cosmion “Stato nazionale” perde contenuto concreto e senso (nichilismo) succede quanto riassunto sub a) (religioni secolari, nichilismo attivo) oppure, come nel caso odierno, uno sfaldamento puro e semplice (nichilismo passivo) che lascia, dello Stato nazionale, il solo guscio vuoto della sua nuda potenza ed efficacia. La potenza da sola non basta,l’efficacia neanche: ci vuole lo spirito, il senso. Un cosmion serve a proteggere gli uomini dalla terribile angoscia esistenziale che coglie l’uomo quando è posto davanti al carattere frammentario e insensato della vita umana. Qualcuno – pochi – non ne ha bisogno, perchè sa trovare la via d’uscita rivolgendosi alla fonte della spiritualità, alla voce del trascendente che può parlare in ciascuno; i molti, invece, ne hanno assoluto bisogno.
    c) Lo Stato nazionale europeo ha bisogno, per sopravvivere nella sua forma istituzionale attuale di democrazia a suffragio universale, di una forte omogeneità culturale dei suoi cittadini, impossibile con gli attuali livelli di immigrazione (figuriamoci i futuri). Per contenere le spinte conflittuali che porta con sè l’immigrazione, enormi, lo Stato nazionale non è il cosmion adatto, mentre lo sono gli imperi.

    Per concludere, lo Stato nazionale come realtà effettuale è relativamente forte, come cosmion è relativamente debole. Rappresenta comunque una ridotta indispensabile per l’azione politica delle forze contrarie al mondialismo, che ora come ora sono in grado, a mio avviso, soltanto di opporre al nemico una manovra difensiva elastica, e di imporgli provvisorie battute d’arresto. Per passare all’offensiva, bisogna che si formi una cultura, non solo politica, dalla quale possa fiorire il nuovo cosmion, adatto alle necessità e alle sfide dell’epoca.

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