7° PODCAST _ Le Filippine sono vicine, di Gianfranco Campa

DAgM2snWAAAgFlj

Ci siamo lasciati nel podcast di sette giorni fa con un accenno finale alla situazione nelle Filippine ed eccoci a commentare, con l’audio odierno, le prodezze militari degli affiliati ISIS di quel paese, precisamente nell’isola di Mindanao. Un salto di qualità inquietante dell’azione militare che lascia presagire analoghe iniziative in altri punti critici del mondo. Sino ad ora in Europa abbiamo assistito all’azione terroristica di gruppi almeno in apparenza limitati; le enclaves presenti in varie città europee, la chiusura in comunità poco permeabili di vasti insediamenti di immigrati, la recente scoperta in Spagna di un naviglio carico di tonnellate di armi destinate a gruppi interni lascia intendere che anche l’Europa coltiva l’humus e comprende questi punti critici. L’azione militare legata all’integralismo islamico, per quanto rozzo e strumentale possa apparire il bagaglio ideologico, nasce da conflitti interni al mondo musulmano, in particolare arabo e nordafricano; è sempre più una componente di giochi geopolitici di forze, centri strategici e stati di gran lunga più potenti e pervasivi. Sia in maniera passiva, consentendo, come in Francia e Gran Bretagna, una azione di influenza perniciosa di paesi arabi, in particolare quelli più integralisti della penisola arabica, tra le comunità di immigrati di quei paesi in cambio di investimenti finanziari, commesse e quant’altro; sia in maniera attiva con il sostegno diretto alle loro politiche estere. Le primavere arabe rappresentano l’apoteosi di questo impegno scellerato. Adesso rischiamo di pagare lo scotto di tanto avventurismo. Il generale Mattis, Segretario alla Difesa americano, nella intervista pubblicata tre giorni fa, ha del resto dichiarato che la lotta all’ISIS rappresenta almeno a parole la priorità, ma va inquadrata nell’ambito di uno scontro con forze ben più potenti: l’Iran, la Cina, la Russia quindi. Non ci resta che fissare bene nella memoria nostra e della popolazione più attenta le responsabilità di queste classi dirigenti, specie europee, perché è qui che ci tocca vivere e qui si concentreranno gran parte degli interessi in conflitto, costrette a pescare sempre più nel torbido e nel trasformismo per sopravvivere. Intanto a Londra mentre scrivo un altro autista un po’ distratto…Buon ascolto_ Giuseppe Germinario

3 commenti

  • giuseppegerminario

    Duterte: “L’ISIS ha occupato una provincia nelle Filippine, ci sono combattimenti in corso e devo rientrare a casa, dovrei essere lì in questo momento e` una questione urgente. Sono venuto per cercare la sua amicizia e instaurare relazioni di scambio fra i nostri paesi. Ho bisogno di comprare armi perche` quelle che aspettavo dall’America le hanno cancellate”

    Putin: “Devo esprimere la nostra condoglianza per la perdita di vite da parte del vostro popolo che è avvenuta a causa di un terribile attacco terroristico. Io e i miei colleghi comprendiamo la situazione che vi costringe a rientrare in patria. Voglio sperare che la crisi sia risolta in fretta con il minimo di perdite umane ”

  • Massimo Morigi

    Germinario ha colto esattamente nel segno: lotta al terrorismo islamista e permanenza al potere delle attuali classi dirigenti occidentali è una contraddizione in termini. Questo per due ragioni elementari. La prima e più immediata è che queste classi dirigenti sono direttamente responsabili con i loro giochetti geopolitici, in primis primavere arabe, della nascita di questo fenomeno. La seconda, ancor più profonda, è che questa lotta sarebbe in fondo abbastanza semplice qualora intrapresa con decisione e brutalità. Ma questa decisione e brutalità avrebbe come conseguenza, e di ciò le classi dirigenti occidentali e “democratiche” ne sono ben consce, che la popolazione sottomessa tramite l’ideologia democratica avrebbe finalmente contezza che non esistono sacri principi presso i quali genuflettersi (e attraverso i quali i grandi agenti strategici tengono sottomessi il resto del popolo) se non il solo grande principio di buon senso che dovrebbe informare qualsiasi azione politica: e cioè che non esiste situazione che non possa essere modificata e fatta evolvere attraverso una decisa e consapevole azione volitiva. Ma questa consapevolezza è proprio quello che questi grandi agenti strategici non vogliono che possa farsi strada. E quindi avanti con falsa lotta al terrorismo (e ipocriti piagnistei sulle vittime), fantasmatici diritti umani e con una farlocca fine della storia dove imperano immutabili leggi economiche, inestirpabili sistemiche truffe bancarie e finanziarie ed eterni politici cleptomani …. Massimo Morigi – 4 giugno 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *