Italia e il mondo

Elezioni in Spagna e Brasile3! Rassegna stampa a cura di Gianpaolo Rosani

La Corte Elettorale sta discutendo la possibilità di limitare l’accesso ai canali WhatsApp politici con
più di 200.000 follower nelle 48 ore precedenti la votazione. La portata formale sarebbe generale,
ma l’impatto politico del divieto sarebbe disomogeneo: l’esercito di Lula, con oltre 7 milioni di
iscritti, è diventato uno strumento centrale della reazione del Partito dei Lavoratori sui social media
e nelle piazze, mentre il canale truppa di Flávio ne conta 2,5 milioni. Meta ha ammesso che i suoi
filtri non sempre riconoscevano i candidati identificati dalla combinazione di nome e numero
elettorale. Il Tribunale Elettorale Superiore ha ordinato correzioni e prove di parità di trattamento e,
ieri, ha concesso 24 ore per valutare i provvedimenti. La Corte dovrebbe pronunciarsi nel corso
della giornata.

21.10.2026
L’instabilità degli elettori aumenta e la Corte
Elettorale Superiore (TSE) discute la possibilità
di vietare i canali WhatsApp.
In attesa di chiarimenti da parte di Meta, la Corte Elettorale Superiore ammette di aver limitato i canali
WhatsApp a carattere politico con più di 200.000 follower nelle 48 ore precedenti le votazioni

Di Luiz Carlos Azedo
Nella fase finale della campagna presidenziale, il numero e la volatilità degli elettori indecisi sono
aumentati, forse perché la durezza degli attacchi tra i candidati ha provocato anche un maggiore distacco.

A quattro giorni dalle elezioni, il distacco tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz
Inácio Lula da Silva (PT) è di appena un punto percentuale, secondo un sondaggio Quaest
commissionato da GLOBO e TV Globo. L’acuirsi della competizione si verifica in un contesto di
crescente indecisione tra gli elettori, secondo il sondaggio spontaneo che misura il grado di
convinzione di coloro che dichiarano il proprio sostegno all’uno o all’altro candidato: il numero degli
indecisi è raddoppiato in una settimana, raggiungendo il 14%.

21.10.2026
Il rifiuto di Flávio, il timore del ritorno dei
Bolsonaros, l’approvazione del governo: i segnali
positivi per Lula nel sondaggio Quaest
L’intensificarsi della disputa si verifica in un contesto di crescente indecisione degli elettori nel sondaggio
spontaneo, che misura il grado di convinzione di coloro che dichiarano il proprio sostegno a un candidato
o all’altro
Di Caio Sartori, Julia Cople,Luis Felipe Azevedo ,Lucas Altoni, Luisa Marzullo, JenniferGularte e Victoria Azevedo, Rio de Janeiro e
Brasilia
Sondaggio Quaest: Flávio è al 45%, Lula al 44%; il divario si riduce a quattro giorni dalle elezioni.

A quattro giorni dalle elezioni, il distacco tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula
da Silva (PT) è di appena un punto percentuale, secondo un sondaggio Quaest commissionato da GLOBO e
TV Globo e pubblicato ieri.

La maggioranza assoluta del PP al Senato dopo le elezioni del 29 novembre è a rischio, secondo i
sondaggi, a causa della decisione del PSOE e del Frente Amplio di presentarsi con liste congiunte
alla Camera alta. Tale mossa ha avuto eco nella destra, che aspira non solo a confermare i propri
risultati, ottenendo oltre il 50% dei 266 seggi. Il PP e Vox non possono più presentarsi in
coalizione, poiché il termine per la presentazione delle liste è scaduto. Vox sta valutando di non
presentarsi in diversi territori per non frammentare il voto e il leader del PP ha proposto di cedere
seggi senatoriali regionali a Vox affinché quest’ultimo non si presenti in alcune circoscrizioni. Le
proiezioni elaborate da EL PAÍS sono chiare: se Vox non si presentasse in 19 province, le sue
possibilità di ottenere la maggioranza assoluta salirebbero al 90% e quelle di raggiungere i tre
quinti dei seggi al 49%. Gli accordi sono importanti perché il sistema elettorale del Senato è
fortemente maggioritario: premia il partito più votato in ogni provincia e annienta i terzi classificati.

21.10.2026
La maggioranza del PP al Senato dipende dal
ritiro di Vox in 19 province
Il controllo del Tribunale costituzionale scatena una dura battaglia per raggiungere i tre quinti
dell’Assemblea. Vox sta valutando di non presentarsi in diversi territori per non frammentare il voto. Il
sistema elettorale del Senato premia il partito più votato e schiaccia i terzi

Di B. ANDRINO / J. MARCOS, Madrid
La maggioranza assoluta del PP al Senato dopo le elezioni del 29 novembre è a rischio, secondo i sondaggi,
a causa della decisione del PSOE e del Frente Amplio di presentarsi con liste congiunte alla Camera alta.

Il Tribunale Costituzionale esaminerà il ricorso di tutela costituzionale presentato dal Difensore del
Popolo contro la decisione della Corte Suprema di sospendere il diritto di voto dei beneficiari della
«legge dei nipoti» in vista delle prossime elezioni generali del 29 novembre.

21.10.2026
IL VOTO ALL’ESTERO
Il Tribunale Costituzionale (TC) cerca una
«maggioranza consistente» sulla «legge dei
nipoti»
I magistrati di entrambi gli schieramenti del tribunale sostengono che il ricorso del Difensore del Popolo
debba essere respinto in quanto prematuro. Conde-Pumpido circoscrive la competenza alla Corte
Suprema mentre la questione è in fase di esame
163.020 naturalizzati. Questo è il numero di persone il cui diritto di voto potrebbe essere compromesso

Di ÁNGELA MARTIALAY MADRID
Mercoledì, in seduta plenaria, il Tribunale Costituzionale (TC) esaminerà il ricorso di tutela costituzionale
presentato dal Difensore del Popolo contro la decisione della Corte Suprema (TS) di sospendere il diritto di
voto dei beneficiari della «legge dei nipoti» in vista delle prossime elezioni generali del 29 novembre.

La coalizione siglata tra la maggior parte dei partiti di sinistra per presentarsi con un’unica lista al
Senato ha stravolto gli equilibri, aumentando le loro possibilità di conquistare seggi e riducendo, di
conseguenza, quelle della destra. Per questo motivo i due partiti dello spettro conservatore stanno
ora negoziando contro il tempo per trovare una «formula» che soddisfi entrambi e che ristabilisca
l’equilibrio. Sulla base dei dati elettorali del 2023, la coalizione di sinistra avrebbe ribaltato le
maggioranze al Senato. Una delle opzioni che si profilano è che Vox, il partito minoritario tra i due,
rinunci a presentarsi in alcune circoscrizioni per invitare il voto della destra a concentrarsi sul PP. Il
leader del PP ha lasciato intendere la sua offerta: concedere a Vox senatori di nomina autonoma
in cambio della rinuncia da parte di quest’ultimo in alcune province.

21.10.2026
17 province senza Vox per annullare il patto di
Sánchez
Sulla base dei dati del 2023, solo così si potrebbe impedire la maggioranza assoluta della sinistra

Di PALOMA H. MATELLANO, MADRID
A Genova e a Bambú, dove hanno sede il PP e Vox, in questi giorni si stanno facendo i conti. La coalizione
siglata tra la maggior parte dei partiti di sinistra per presentarsi con un’unica lista al Senato ha stravolto gli
equilibri, aumentando le loro possibilità di conquistare seggi e riducendo, di conseguenza, quelle della
destra.

Feijóo vuole che il PP dia il massimo per lottare fino all’ultimo, anche nei collegi più difficili, come
Lérida e Gerona. Il fatto è che il problema per non si chiama PSC, in Catalogna, né Junts ed ERC.
O non solo. L’ostacolo per il PP è Vox. Il compito di Albiol è titanico. Migliorare i sei seggi di tre
anni e mezzo fa; competere con Vox, da un lato, e con i socialisti e i gruppi indipendentisti,
dall’altro; e strappare seggi a Lérida e Gerona. «Ci sono mancati quattro seggi per governare e
due di essi erano proprio qui, a Lérida e a Gerona», gli ha ricordato Feijóo.

21.10.2026
Albiol punta a due seggi chiave di cui Feijóo ha
bisogno in Catalogna
Le difficoltà del Partito Popolare a farsi strada a Girona e a Lérida impediscono loro di ridurre il divario
con il PSOE

Di Daniel Tercero, Barcellona
«Le chiedo di percorrere tutta la Catalogna». Con queste parole, Alberto Núñez Feijóo ha affidato a Xavier
García Albiol un compito titanico: far sì che il PP conquisti un seggio a Lérida e un altro a Gerona il 29
novembre. In altre parole, il candidato di Barcellona dovrà impegnarsi in tutta la regione.

Con l’obiettivo di ripulire la propria immagine in vista di elezioni in cui si misurerà la purezza della
sinistra con diverse liste sul versante progressista, i socialisti hanno escluso dalle proprie liste i
deputati che fino ad ora rappresentavano il partito e che possono essere considerati grandi
proprietari immobiliari.

21.10.2026
Il PSOE esclude dalle liste i quattro deputati con
il maggior numero di proprietà
L’esclusione di Perea, Taibo, Mercadal e Martínez Salmerón, volta a rafforzare il discorso sulla questione
abitativa durante la campagna elettorale, fa sì che Sánchez risulti il candidato socialista al Congresso che
ricava il maggior reddito dagli affitti. Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, sarà il candidato tra i
deputati che hanno votato a favore dei decreti e che ricava il maggior reddito dalle proprie proprietà
tramite gli affitti.

Di Joan Guirado
La composizione delle liste del PSOE in vista delle prossime elezioni generali previste per il 29 novembre sta
rappresentando un vero e proprio grattacapo per Pedro Sánchez.

A partire da questa settimana, secondo diverse fonti, l’Esecutivo avvia una serie di sedute –
denominate internamente «martedì sociali» – che proseguirà senza interruzioni fino al 29
novembre. In ogni Consiglio dei Ministri è prevista l’approvazione di misure proposte dai vari
dipartimenti governativi e rimaste in sospeso, al fine di portarle a termine prima delle elezioni. Con
queste misure il Governo intende lanciare un chiaro messaggio politico: mentre Alberto Núñez
Feijóo parla di «sacrifici» alludendo così a possibili tagli, vuol dimostrare che il suo progetto politico
è completamente diverso e consiste nel continuare a migliorare i diritti e ad aumentare la spesa
sociale nella misura consentita dai conti pubblici.

19.10.2026
Sánchez conclude il proprio mandato con
decreti volti ad ampliare i diritti e i pacchetti
sociali
La Commissione permanente favorisce il raggiungimento di accordi per l’approvazione delle misure,
poiché i voti di cui dispone Junts in seno a tale organo risultano irrilevanti

DI CARLOS E. CUÉ, Madrid
Il Governo ha preso molto sul serio l’idea lanciata da Pedro Sánchez lo stesso giorno in cui ha indetto le
elezioni. Ovvero, l’intenzione di «continuare a governare fino alle elezioni».

Elettori che si sono astenuti al primo turno o hanno votato per candidati di terzi partiti: come
intendono posizionarsi questa domenica? Le campagne del senatore Flávio Bolsonaro (PL) e del
presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) stanno lavorando per ottenere il sostegno di questa fetta
di popolazione. Il sondaggio commissionato da GLOBO e TV Globo ha indicato uno scenario di
parità tecnica.

21.10.2026
Astensione, voti nulli e terze opzioni: come i voti
del primo turno confluiscono verso Flávio o Lula
Le campagne elettorali si stanno adoperando per conquistare il sostegno di questa fetta di popolazione
nella fase finale della campagna
A cura di O Globo — Rio de Janeiro

Nel bel mezzo di una corsa serrata in questo secondo turno, un sondaggio Quaest pubblicato la scorsa
settimana ha mostrato come gli elettori che si sono astenuti al primo turno o hanno votato per candidati di
terzi partiti intendono posizionarsi questa domenica.

Decenni dopo l’emanazione della legge sulla pena di morte, il programma di rilascio temporaneo è
diventato un tema centrale nelle discussioni sulla sicurezza pubblica al Congresso Nazionale . La
proposta di eliminare tale beneficio ha preso slancio in seguito ad episodi di violenza che hanno coinvolto
detenuti che non hanno fatto ritorno in carcere dopo aver ottenuto l’autorizzazione al rilascio temporaneo.
Nell’ultimo giorno utile per la presentazione delle osservazioni, il presidente Lula da Silva ha approvato la
proposta, ponendo il veto su due disposizioni chiave: una che vietava le scarcerazioni temporanee per
visite familiari e un’altra che eliminava la possibilità di lasciare il carcere per attività di reinserimento sociale.

21.10.2026
Criticato dalla destra, il programma di rilascio
temporaneo fu creato durante la dittatura dal
nonno di un alleato di Flávio
Concepito fin dal 1984, il rilascio temporaneo fu istituito dall’ultimo presidente della dittatura

Nel dibattito sulla sicurezza pubblica, la liberazione temporanea dei prigionieri, nota come “saidinha”, è stata
oggetto di critiche da parte degli ambienti di destra e affonda le sue radici nella dittatura militare brasiliana. Tale
beneficio fu previsto dalla Legge sulle Esecuzioni Penali, promulgata nel 1984 dall’allora presidente João Batista
Figueiredo, nonno di Paulo Figueiredo, alleato politico di Flávio Bolsonaro.

Il provvedimento, spesso messo in discussione dai parlamentari conservatori e associato a dispute politiche che
coinvolsero il governo Lula (PT), fu inserito nella legislazione durante il regime militare che governò il Brasile tra il
1964 e il 1985.

Feijóo presenterà lunedì a Madrid il suo «Contratto con la Spagna», che intende fungere da
«chilometro zero» del suo progetto per il Paese. Il leader del PP solennizzerà le sue promesse
«personali e morali», al di là delle proposte programmatiche, in un atto che «rappresenta l’atto
costitutivo della nuova era che avrà inizio il 29 novembre», secondo fonti del PP. «Si tratta di come
intendiamo che debba essere esercitata la presidenza; è una dichiarazione di principi su come si
debba esercitare il potere».

19.10.2026
Feijóo promette di «rafforzare» lo Stato e di
garantire che il 50% della popolazione della
Catalogna sia di origine spagnola
Presenta il suo «Contratto con la Spagna» come «punto di partenza» per «risanare» le istituzioni

Di JUANMA LAMET MADRID
L’11 febbraio 2009, Alberto Núñez Feijóo firmò un «contratto» con i galiziani in cui si impegnava a
realizzare «14 obiettivi» qualora fosse stato eletto, affinché alla fine della legislatura potesse essere
chiamato a renderne conto qualora non li avesse rispettati.

L’ascesa conservatrice prevista dal sondaggio si delinea seggio per seggio e, di conseguenza,
provincia per provincia. È su questa scala che si spiega l’emorragia di deputati che il blocco
progressista sta ora affrontando: Pedro Sánchez e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau – investita
leader di Frente Amplio – perdono seggi rispetto a quelli ottenuti dal PSOE e da Sumar tre anni fa
in 23 province spagnole, alle quali se ne possono aggiungere altre sei in cui la contesa è ancora
aperta. In altre parole: la sinistra rischia di vedere ridotta la propria rappresentanza in più della
metà del territorio nazionale.

19.10.2026
Crollo della sinistra su tutto il territorio
nazionale: potrebbe subire sconfitte in 29
province
Nella maggior parte dei casi, Vox trae vantaggio dalle perdite subite dal PSOE e dal Frente Amplio,
rafforzando così il blocco di destra, che si impone nell’80% del Paese. Sánchez può vincere solo in cinque
circoscrizioni, Feijóo, fino a 27. INDECISI: Gli ex elettori della sinistra sono quelli che, in questo momento,
nutrono maggiori dubbi

DI PALOMA H. MATELLANO, MADRID
Fino a una trentina di seggi che nella legislatura uscente appartenevano a deputati di sinistra passeranno a
ricoprire leader di destra se, il prossimo 29 novembre, si avverrà quanto preannuncia l’ultimo sondaggio di
Sigma Dos per EL MUNDO, condotto durante la prima metà di ottobre.

Il presidente e candidato alla rielezione Lula ha annunciato oggi di aver autorizzato il suo team
legale a consegnare informazioni riservate su di lui, sulla first lady Janja e sui suoi figli, tra cui
Lulinha, alla Corte Elettorale Superiore e alla Corte Federale Suprema. Secondo quanto affermato
dalla campagna elettorale, la pubblicazione dei documenti riservati è subordinata alla stessa
condizione che il senatore e candidato Flávio Bolsonaro faccia altrettanto.

20.10.2026
Lula afferma che consegnerà documenti
riservati che lo riguardano, che riguardano suo
figlio Lulinha e Janja, se Flávio farà lo stesso

Fi Bruno Luiz ,  Fabíola Cidral  e  Tatiana Farah, a San Paolo e Brasilia
Il presidente e candidato alla rielezione Lula (PT) ha annunciato oggi di aver autorizzato il suo team legale a
consegnare informazioni riservate su di lui, sulla first lady Janja e sui suoi figli, tra cui Lulinha, alla Corte
Elettorale Superiore (TSE) e alla Corte Federale Suprema (STF).

Ci sono 26.864 seggi in cui sarebbe possibile cambiare il risultato semplicemente convincendo
queste persone a votare per Lula. La piattaforma guida gli elettori a concentrare le proprie
iniziative in queste zone e fornisce indicazioni su come parlare “faccia a faccia” con gli altri elettori.
Le campagne presidenziali di Lula e del senatore Flávio Bolsonaro stanno sfruttando i social media
per colmare il divario di 2,2 milioni di voti che li separa al primo turno. Per condurre questa
battaglia, i sostenitori di entrambi condividono strumenti e siti web.

19.10.2026
Le campagne di Lula e Flávio utilizzano
strumenti di guerra digitale
Le piattaforme di intelligence e gli strumenti di condivisione del materiale elettorale di Lula e Flávio
guadagnano terreno al secondo turno
Di Victor Correia

Le campagne presidenziali di Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e del senatore Flávio Bolsonaro (PL-RJ) stanno
sfruttando i social media per colmare il divario di 2,2 milioni di voti che li separa al primo turno.

Domenica, Band ha ospitato il primo dibattito tra i candidati alla presidenza della Repubblica che si
contendono il secondo turno, il 25. È stato anche il primo confronto tra il senatore Flávio Bolsonaro
(PL) e l’attuale presidente, Luiz Inácio Lula da Silva (PT), dopo aver saltato i dibattiti del primo
turno. Secondo gli opinionisti di GLOBO, Flávio Bolsonaro ha avuto la performance migliore ,
sebbene molto vicina a quella del candidato del PT. Lula è caduto nella trappola delle provocazioni
di Flávio e ha proiettato un’immagine di impazienza e nervosismo. Flávio è stato addestrato a non
rispondere assolutamente a nulla.

19.10.2026
Chi ha vinto il dibattito tra i due, Flávio
Bolsonaro o Lula?
Gli opinionisti di GLOBO esprimono le loro valutazioni. I candidati alla presidenza che si sfideranno al
secondo turno il 25 si sono confrontati per la prima volta questa domenica

Dibattito presidenziale su Band: i commentatori di GLOBO commentano il primo incontro tra Lula e Flávio
Bolsonaro.
Dibattito sulla banda musicale: Sidônio affronta Flávio durante la pausa pubblicitaria, dopo che il
senatore appare ripetutamente sullo sfondo dell’inquadratura di Lula.
Domenica, Band ha ospitato il primo dibattito tra i candidati alla presidenza della Repubblica che si
contendono il secondo turno, il 25. È stato anche il primo confronto tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e
l’attuale presidente, Luiz Inácio Lula da Silva (PT), dopo aver saltato i dibattiti del primo turno. Secondo gli
opinionisti di GLOBO, Flávio Bolsonaro ha avuto la performance migliore , sebbene molto vicina a quella
del candidato del PT.

Flávio Bolsonaro a Morro do Cristo, a Salvador. Da lì i suoi sostenitori hanno marciato fino a Farol da
Barra, dove si è tenuto un comizio elettorale per il senatore. Il candidato ha completato il percorso a bordo
di un camion con impianto audio. Al suo fianco c’erano personalità politiche provenienti da fuori dello stato,
come il governatore di San Paolo, Tarcísio de Freitas (Republicanos), e il deputato federale Nikolas
Ferreira (PL-MG). Questo evento rientra nelle attività della campagna elettorale del senatore in vista del
secondo turno delle elezioni del 2026, che si terrà il 25 ottobre.

18.10.2026
Flávio Bolsonaro riceve il titolo di cittadino
onorario di Salvador in una cerimonia al Farol da
Barra
Il senatore ha ricevuto l’onorificenza dal consigliere comunale Cezar Leite (PL), autore della proposta.
Mettere

Di Sara Santos
Il senatore e candidato alla presidenza Flávio Bolsonaro (PL-RJ) ha ricevuto sabato 17 il titolo di cittadino onorario di
Salvador. Nel corso di una cerimonia svoltasi durante un evento politico al Farol da Barra , nella capitale di Bahia, il
parlamentare ha ricevuto l’onorificenza dal consigliere comunale Cézar Leite (PL), autore della proposta.

Elezioni in Spagna e Brasile2! Rassegna stampa a cura di Rosani Gianpaolo

Quest’anno il tasso di astensione è stato il più alto dal 1998, raggiungendo il 21,08%, pari a 33,5
milioni di elettori. I dati del Tribunale Elettorale Superiore mostrano che la distribuzione non è
uniforme ed è concentrata soprattutto tra i giovani e gli anziani. Al primo turno, le fasce di elettori
tra i 18 e i 29 anni e gli over 70 hanno totalizzato 16,05 milioni di assenti, ovvero il 48,8% delle
astensioni a livello nazionale, pur rappresentando solo il 31,4% dell’elettorato. Tra gli
ultrasettantenni, nonostante il tasso di astensione sia diminuito rispetto al 2022 (dal 58,8% al
49,1%), si registra il maggior numero di elettori da convincere dalle campagne: 8,46 milioni. Flávio
Bolsonaro (PL) e Luiz Inácio Lula da Silva (PT) hanno concentrato i loro sforzi sul recupero degli
elettori che non si sono recati alle urne, soprattutto nelle grandi città del Sud-Est, dove quest’anno
il tasso di astensione è aumentato. La parte di elettori che si astiene volontariamente può essere
persuasa ad andare a votare. Se si parla di una differenza di 2 o 3 milioni di voti tra i candidati,
vale la pena investire in questo tipo di comunicazione perché può essere molto più efficace che
cercare di convincere gli elettori dell’altro candidato a cambiare il loro voto.

18.10.2026
L’astensione degli anziani nelle principali città e
il rischio di demobilitazione rappresentano una
sfida per Lula e Flávio Bolsonaro
Le campagne elettorali si sono concentrate sul raggiungimento degli elettori che hanno smesso di recarsi
alle urne, soprattutto nei grandi comuni della regione sud-orientale.
Sondaggio Ipespe: Flávio Bolsonaro ottiene il 48% delle intenzioni di voto contro il 46% di Lula al secondo turno.
Datafolha: metà dei brasiliani riscontra gravi difetti nella democrazia del paese.

Di Dimitrius Dantas, Luisa Marzullo, Victoria Azevedo E Jennifer Gularte

Con il margine di voti più esiguo al primo turno delle elezioni presidenziali dal ritorno alla democrazia, le
campagne di Flávio Bolsonaro (PL) e Luiz Inácio Lula da Silva (PT) hanno concentrato i loro sforzi sul
recupero degli elettori che non si sono recati alle urne, soprattutto nelle grandi città del Sud-Est, dove
quest’anno il tasso di astensione è aumentato.

Possibile disparità di trattamento tra le candidature del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e
di Flávio Bolsonaro nei sistemi di distribuzione dei contenuti della società che controlla Instagram,
Facebook e WhatsApp. La denuncia formale richiede un’indagine sul possibile ricevimento di
benefici economici da parte della campagna del senatore senza la dovuta registrazione, il che,
secondo la coalizione, potrebbe costituire un reato ai sensi dell’articolo 350 del Codice elettorale.
Nel documento inviato all’ONU, la campagna di Lula ripercorre episodi che, a giudizio della
coalizione, hanno compromesso la parità di condizioni tra i candidati.

18.10.2026
La coalizione di Lula intraprende azioni legali
contro le Nazioni Unite, la Procura Generale e la
Polizia Federale in merito a presunti vantaggi
indebiti concessi a Flávio presso Meta.
Il rapporto evidenzia discrepanze nella distribuzione dei video, nei suggerimenti di profili e nella
produzione di annunci pubblicitari da parte dell’intelligenza artificiale dell’azienda; il gruppo richiede
un’indagine sulla possibile omissione di benefici nei resoconti delle campagne.

Di Fernanda Strickland
La coalizione “Brasile pronto per di più”, formata dalla Federazione Brasile della Speranza, PSB, PDT e dalla
Federazione PSOL/Rede, ha contattato sabato 17 ottobre organizzazioni internazionali e autorità brasiliane
per valutare i possibili vantaggi per la campagna di Flávio Bolsonaro (PL) derivanti dalla distribuzione di
contenuti politici attraverso le piattaforme digitali di Meta.

La missione di colmare il divario di 2,2 milioni di voti si preannuncia estremamente ardua. In ogni caso, i
voti ci sono. Ciò che è in discussione è la possibilità che Lula li ottenga. La domanda da porsi in questo
momento è: quale ragione spingerebbe qualcuno che solo due settimane fa negava di aver votato per il
presidente a cambiare idea e a digitare 13 domenica prossima? Questo è il punto cruciale. Il problema è
che, per quanto si impegni per superare lo svantaggio, non sembra avere un’idea molto coerente di
cosa debba fare, sembra che il PT (Partito dei Lavoratori), all’improvviso, si sia reso conto che gli
argomenti che gli hanno garantito la vittoria in cinque delle sei elezioni presidenziali tenutesi in Brasile in
questo secolo si stanno ora dimostrando, come si è visto al primo turno, incapaci di produrre i voti
necessari per assicurarsi un nuovo mandato.

18.10.2026
UNO SGUARDO A RIO
Lula minaccia Lula
Oltre a Flávio Bolsonaro, il candidato Luiz Inácio Lula da Silva si trova ad affrontare un potente avversario
in queste elezioni. E quell’avversario è Luiz Inácio Lula da Silva

L’esito delle elezioni non è ancora definitivo e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, del partito PT, ha la possibilità,
nella volata finale, di assicurarsi il diritto di rimanere al Palácio do Planalto per altri quattro anni. Almeno, questo è
ciò che si può dedurre dai risultati elettorali.

Il primo sondaggio Quaest per il secondo turno delle elezioni presidenziali, pubblicato ieri, mostra
che la sfida tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT)
rimane serrata a più di una settimana dal primo turno di votazioni. L’indagine, commissionata da
GLOBO e TV Globo, indica uno scenario di parità tecnica, entro il margine di errore di due punti
percentuali, con il candidato del PL in vantaggio numericamente, con il 46% delle intenzioni di
voto, contro il 44% del candidato del PT. Un ulteriore 9% dichiara di voler votare scheda bianca,
annullare il proprio voto o non votare, mentre l’1% è indeciso. Lo staff di Lula ha valutato che i
dibattiti su Band e Globo, rispettivamente domenica prossima e il 23, saranno decisivi per la scelta
del nuovo presidente. Anche lo staff di Flávio ritiene di avere margini per dare una scossa alla
campagna elettorale in questa fase finale. Il senatore punta sui dibattiti e sul rafforzamento della
mobilitazione sui social media.

15.10.2026
Quaest dimostra che la migrazione dalla terza
opzione a Flávio non è automatica e indica il
vantaggio di Lula tra coloro che si sono
astenuti.
La differenza di due punti percentuali indicata dal sondaggio è praticamente identica a quella registrata
al primo turno

Di Paolo Assad,Bernardo Yoneshigue e Bruno Alfano
Il primo sondaggio Quaest per il secondo turno delle elezioni presidenziali, pubblicato ieri, mostra che la
sfida tra il senatore Flávio Bolsonaro (PL) e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) rimane serrata a più di

una settimana dal primo turno di votazioni.

I preparativi per il primo grande scontro del ballottaggio presidenziale e le strategie digitali sono i temi
principali del programma A TARDE Elezioni di questo mercoledì 14.

14.10.2026
A TARDE Elections analizza le strategie di Lula e
Flávio e il voto sulla fine del sistema 6×1
L’edizione odierna esamina a fondo la battaglia tra i candidati in merito alla narrazione online.
A cura della redazione

I preparativi per il primo grande scontro del ballottaggio presidenziale e le strategie digitali sono i temi principali del
programma A TARDE Elezioni di questo mercoledì 14. Presentato da Eduardo Dias, con il commento di Léo Almeida
e Cássio Moreira, il programma andrà in onda alle 15:00 su A TARDE Play su YouTube .
https://atarde.com.br/eleicoes/a-tarde-eleicoes-analisa-estrategias-de-lula-e-flavio-e-votacao-do-fim-da-escala-6×1-1405661

I sostenitori di Lula hanno occupato il lungomare di Copacabana a Rio de Janeiro e hanno tenuto
manifestazioni in 11 capitali di stato, tra cui Brasilia, martedì. Tuttavia, i sostenitori di Bolsonaro
prevedono di raggiungere o addirittura superare il numero di manifestanti mobilitati dalla sinistra.
L’ondata di manifestazioni a favore di Lula è stata una reazione al suo passaggio al secondo turno,
dove è stato superato dal figlio maggiore di Jair Bolsonaro. L’attuale presidente ha ottenuto il 45%
dei voti, contro il 47% di Flávio. Fino ad allora, il candidato del Partito dei Lavoratori era
considerato il favorito, nonostante lo stretto margine di voti.

15.10.2026
Le campagne elettorali di Lula e Flávio
Bolsonaro stanno preparando una mobilitazione
nelle piazze.
Flávio promette una grande manifestazione domenica in Avenida Paulista. Lo stesso giorno, a Rio de
Janeiro, i sostenitori di Lula vogliono riempire Candelária e Copacabana.

La manifestazione di domenica in Avenida Paulista a
sostegno della rielezione del presidente è stata
considerata la più grande dell’attuale campagna
elettorale
(fonte: Ricardo Stuckert/Lula Campaign)

La campagna del candidato presidenziale Flávio Bolsonaro (PL) ha reagito alle recenti manifestazioni di
piazza a favore del presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e ha indetto una serie di eventi di destra in vista
del secondo turno delle elezioni. L’evento principale si terrà domenica in Avenida Paulista a San Paolo, dove
la mobilitazione pro-PT è iniziata lo scorso fine settimana.

Ciò che salta all’occhio è la fortissima dimensione regionale del voto: il Nordeste, rimasto fedele a
Lula, si contrappone a tutto il resto del Paese, che sembra essersi schierato con Flávio Bolsonaro.
I suoi sostenitori hanno prevalso in 14 dei 26 Stati, nonché nel Distretto Federale di Brasília, e
stanno registrando una forte crescita sia alla Camera dei deputati che al Senato. Sebbene sembri
improbabile che il secondo turno ribalti la tendenza, rimane un’incognita: il comportamento degli
elettori che si sono astenuti al primo turno. Hanno rappresentato il 21%, il livello più alto dal 1998.

14.10.2026
Elezioni brasiliane: cosa rivelano i dati del primo
turno
Flávio Bolsonaro ha superato Lula al primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, con il 47% dei voti
contro il 45%.
· La mappa elettorale contrappone il Nordeste, fedele a Lula, al resto del Paese, in particolare al Sud
· Il bacino di voti pende nettamente a destra in vista del secondo turno del 25 ottobre

di HERVÉ THÉRY
Domenica 4 ottobre, i brasiliani hanno votato per eleggere il proprio presidente, ma anche i governatori
degli Stati, i deputati federali e quelli delle assemblee statali, nonché una parte dei senatori.

Il Congresso Nazionale ha promulgato l’Emendamento Costituzionale che pone fine al sistema di sei
giorni lavorativi e un solo giorno di riposo (6×1) e prevede l’introduzione del sistema 5×2, con due giorni
di riposo a settimana, per tutti i lavoratori in Brasile entro due mesi. . I leader dell’opposizione non hanno
partecipato alla seduta. L’emendamento prevede anche una graduale riduzione dell’orario di lavoro
dalle attuali 44 ore a 40 ore settimanali, senza riduzione di stipendio, entro un periodo di transizione di
14 mesi. Nata dalla pressione delle piazze e rispondendo a una storica richiesta di lavoratori e sindacati,
la proposta ha completato il suo iter mercoledì scorso.

16.10.2026
Il Congresso approva un emendamento che pone
fine all’orario di lavoro 6×1
Il PEC è stato approvato mercoledì al Senato con 75 voti favorevoli e 1 contrario

Il Congresso Nazionale ha promulgato, questo venerdì (16), l’Emendamento Costituzionale n. 141 del 2026 , che
pone fine al sistema di sei giorni lavorativi e un solo giorno di riposo (6×1) e prevede l’introduzione del sistema
5×2, con due giorni di riposo a settimana, per tutti i lavoratori in Brasile entro due mesi.

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Elezioni in Spagna e Brasile! Rassegna stampa a cura di Gianpaolo Rosani

Non si discute di proposte volte ad agevolare gli acquirenti o a far sì che i dati macroeconomici,
dopo otto anni al potere, dimostrino che il governo si traduca in un miglioramento del tenore di vita
delle fasce più umili. Ciò che viene trasmesso è solo una spietata lotta per spartirsi i posti nelle
liste, un triste spettacolo della vecchia politica che alcuni dei protagonisti della contesa dovrebbero
presumibilmente denigrare.

11.10.2026
OPINIONE
Disunione della sinistra
Le divisioni e i personalismi mettono a rischio la rappresentanza di una parte della società che esprime il
proprio malcontento nelle strade. Ciò che emerge è una mera volontà di assicurarsi i posti nelle liste, uno
spettacolo tipico della vecchia politica

A meno di una settimana dalla chiusura dei termini per la registrazione delle coalizioni elettorali, i gruppi
che gravitano attorno al PSOE sono assorti nelle rivalità e invischiati in conflitti interni.

Un fenomeno nato nell’estrema destra brasiliana, al quale contribuisce anche la sinistra: i dieci
parlamentari più votati al primo turno sono uomini e donne agli antipodi ideologici che sono
praticamente balzati da Instagram o TikTok per approdare in Parlamento. Il senatore Flávio
Bolsonaro, 45 anni, si confronterà il prossimo 25 al ballottaggio con Lula, 80 anni. La forza della
destra radicale sui social è uno dei fattori che ha alimentato il vantaggio dell’erede di Jair
Bolsonaro. I social media sono uno dei pochi ambiti in cui un veterano come Lula manca di
esperienza e conoscenza. Il suo istinto, il suo carisma, il suo mezzo secolo in politica, la sua
emozionante storia personale non sono riusciti a superare gli effetti di una decisione che nel 2026
risulta anomala. Non possiede un cellulare: Lula è «analogico».

11.10.2026
Da Instagram o TikTok a un seggio in Brasile
I 10 deputati più votati al primo turno hanno milioni di follower e scarsa esperienza politica

Di NAIARA GALARRAGA GORTÁZAR, San Paolo
Il presidente del Brasile ne ha parlato con evidente disprezzo, durante un’intervista al Palazzo dell’Alvorada,
pochi giorni prima delle elezioni di domenica scorsa. «C’è un certo deputato Nikolas, che io non conosco
nemmeno, che è un imbecille di prim’ordine.

Una decisione costituzionale, di importanza storica, apre la strada al ritorno in Spagna dell’ex
presidente Carles Puigdemont, nove anni dopo la sua fuga in seguito al processo indipendentista
che ha provocato una profonda frattura politica e sociale in Catalogna e che ha rappresentato una
delle maggiori sfide costituzionali che la Spagna abbia dovuto affrontare dalla Transizione.

11.10.2026
“Non esiste il ‘lawfare’, esiste invece un
problema di giustizia politicizzata in Spagna”
Cándido Conde-Pumpido, presidente del Tribunale costituzionale: il magistrato riceve EL PAÍS dopo la
sentenza che pone fine al dibattito giuridico sull’amnistia e sul ‘procés’. “Mettere in discussione il
Tribunale costituzionale significa mettere in discussione la democrazia”, afferma

Di M. CEBERIO / B. GARCÍA JAÉN
Cándido Conde-Pumpido (A Coruña, 77 anni), presidente della Corte costituzionale, ha redatto la sentenza
che pone fine al dibattito giuridico sull’applicazione della legge di amnistia ai leader del «procés».

La rabbia è lo stato d’animo o l’emozione dominante in Spagna quando si parla di politica (45%),
davanti alla stanchezza (26%) e alla paura (19%), secondo i dati raccolti per un sondaggio
condotto proprio questa settimana da Metroscopia e forniti a EL PAÍS. Se si guarda indietro, il
reddito medio delle famiglie non ha recuperato il livello precedente alla crisi del 2008 fino al 2024.
È stato un viaggio nel deserto troppo lungo. E il punto di arrivo, dopo tanto tempo, può sembrare
insufficiente». Questo insieme di elementi strutturali e congiunturali ha posto molti cittadini in una
situazione di aspettative deluse.

11.10.2026
La grande rabbia si riversa alle urne
La crisi immobiliare è la molla scatenante di un’indignazione alimentata da fattori quali la mancanza di
potere d’acquisto, la sfiducia nella politica e la preoccupazione per il futuro

Di A. RIZZI / Á. MUNÁRRIZ A. JIMÉNEZ BARC
Inés Caballero stava chiacchierando con due amiche nell’accampamento di Puerta del Sol giovedì scorso.

Può un presidente del Governo, con otto anni di governo alle spalle, ribaltare delle aspettative
elettorali sfavorevoli facendo appello alla piazza contro le istituzioni e accentuando la propria
posizione di sinistra rispetto alle posizioni più moderate della società? Il PSOE ufficiale ritiene di sì.
La candidatura del PSOE è una candidatura «rossa»: Pedro Sánchez si è scontrato con le élite
mondiali, con Trump, con Netanyahu, con Putin, con Elon Musk e con i tecnoligarchi; è il candidato
preferito della sinistra mondiale e degli elettori di tutte le formazioni di sinistra in Spagna»,
sottolineano dal team del leader socialista, e concludono: «È stato in grado di individuare dove
risiedesse la chiave dell’anticipo elettorale: nell’edilizia abitativa, la questione che preoccupa
maggiormente gli spagnoli di ogni orientamento politico.

11.10.2026
I critici di Sánchez, in allerta: «Cerca di
rimanere a Ferraz con un risultato dignitoso»
POLITICA. La cerchia ristretta del presidente si dice addirittura entusiasta dell’avvio della campagna «in
rosso», che avrebbe risvegliato i propri sostenitori. Ma non tutti all’interno del partito avallano tale
piano. «Abbiamo abbandonato la moderazione per cercare la nostra nicchia di sinistra», criticano. Tutti,
però, ritengono impossibile riproporre la coalizione, visto il disastro di un Frente Amplio impantanato in
«accesi contrasti personali»

Di LUCÍA MÉNDEZ
«Pedro ha abbandonato il suo zaino e deve recuperarlo». Un collaboratore molto vicino a Sánchez, che
portava lo zaino, si rammaricava del cambiamento subito dal leader socialista quando è diventato
presidente del Governo.

Sànchez è deciso a governare fino all’ultimo minuto. A La Moncloa si sta valutando il «pacchetto di
misure e politiche» da approvare entro il 29 novembre. In fase di lancio, iniziative quali l’aumento
del salario minimo, la rivalutazione delle pensioni o i decreti in materia di alloggi, che sono stati
rilanciati con una certa polemica dal Consiglio dei Ministri. Si tratta di misure dall’impatto
immediato, di cui potrà beneficiare più della metà degli elettori, con le quali Sánchez, da Moncloa,
animerà la pre-campagna elettorale e la campagna stessa. Azione, effetto, decisione. Assicurarsi i
voti necessari in un contesto di necessità immediata per poter sopravvivere e resistere.

11.10.2026
Misure di sostegno da Moncloa per metà degli
elettori prima del 29 novembre
Viene delineato un elenco di interventi dall’impatto immediato: affitti, salario minimo garantito e
pensioni

Miriam González Durántez sarà la candidata
alla presidenza di Democracia 21, un nuovo
partito che il 29 novembre si presenterà a
Madrid e Barcellona, come ha annunciato ieri
l’avvocatessa e moglie dell’ex vice primo
ministro britannico Nick Clegg. Lo ha fatto nel
corso di un evento in cui ha ribadito la sua
posizione moderata, facendosi portavoce
dell’«altra politica» in contrapposizione alla
polarizzazione e alle reti clientelari del sistema
attuale.

Di RAÚL PIÑA, MADRID
I socialisti che hanno ricevuto una chiamata sul cellulare la sera del 1° ottobre hanno dedotto che ci
sarebbero state le elezioni. Pedro Sánchez, che era all’altro capo del telefono, non lo confermò, ma le
poche conversazioni che ebbe indussero i suoi interlocutori a ritenere che quella sarebbe stata la strada da
seguire.

Il favorito nei sondaggi ha previsto, davanti alla dirigenza del PP di Madrid a porte chiuse – come
anticipato da questo quotidiano – «la madre di tutte le battaglie» contro Pedro Sánchez, e in
seguito ha avvertito il Comitato Esecutivo Nazionale del PP, sempre in privato, che i partiti di
governo compiranno, a suo avviso, «azioni molto sporche». Il piano del PP è quello di rafforzare
l’impressione di una scelta binaria per stimolare il voto utile: o Sánchez o Feijóo. Ma – ed è un
«ma» importante – la verità è che la battaglia elettorale che definirà il futuro Governo è, in questo
momento, quella del rapporto di forze tra il PP e Vox. Perché, se i sondaggi non sbagliano
clamorosamente, entrambe le formazioni raggiungeranno una comoda maggioranza assoluta in
cui l’influenza del partner minore si misurerà in base al peso. I sondaggi prevedono un enorme
trasferimento di voti dal PP verso la formazione di estrema destra.

11.10.2026
La chiave per arginare le defezioni verso Vox:
«Feijóo garantisce il cambiamento»
Il PP avvia la campagna per contendersi il voto «di confine» con il partito di Abascal, che rappresenta
almeno il 10% dell’elettorato

Di JUANMA LAMET, MADRID
Le due frasi più ripetute dai portavoce del PP nella prima settimana di pre-campagna sono state
«finalmente» e «non gli lasceremo passare nemmeno una cosa».

Dobbiamo abituarci al fatto che ogni epoca ha i propri personaggi, che, riflessi sui social media,
danno vita a uno spettacolo grottesco. Se funzionano così bene è perché quasi sempre sono la
metafora di qualcosa che volevamo spiegare da tempo. Bisogna osservarli con attenzione. Con più
curiosità che impazienza.

11.10.2026
OPINIONI
I destini intrecciati di Puigdemont e Maricarmen
DI SALVADOR SOSTRES

Ha incaricato Sánchez di risolvere il suo problema personale. Per via di Maricarmen sono state indette le
elezioni e per via di Puigdemont è stata approvata una legge di amnistia.

Il leader di Vox Santiago Abascal non vuole anticipare ciò che accadrà il giorno dopo le elezioni:
“Farò di tutto fino al 29 novembre affinché Sánchez non riesca a raggiungere la maggioranza. Farò
di tutto per convincere gli spagnoli che la permanenza di Sánchez al potere è deleteria per gli
interessi della Spagna. Quello che posso dire è che Vox è riuscita a trovare un accordo in quattro
regioni. Questi governi funzionano in modo ragionevole. È ben lontano dalle nostre ambizioni, ma
è il sostegno che ci è stato dato. Per questo ora chiedo un sostegno maggiore. Posso garantire
che da parte nostra c’è la volontà di intendere, anzi, una volontà di intendere ancora maggiore.
Sánchez potrebbe tentare di manipolare queste elezioni. Ci stava già provando. La Corte Suprema
ha dovuto bloccare lo stratagemma della «legge dei nipoti», che mirava a concedere la
cittadinanza a piene mani a persone che non avevano più alcun legame con la Spagna”. Nella
seconda parte dell’intervista parla dell’invasione di Ceuta e delle relazioni di un futuro governo di
destra con Rabat.

11.10.2026
«Gli spagnoli devono temere il peggio. Saranno
elezioni sporche»
SANTIAGO ABASCAL, candidato di Vox attenderà l’esito delle elezioni, ma offre <«garanzie»> che il suo
partito sia disposto a trovare un accordo con il PP per allontanare Sánchez dal potere

Di José Antonio Pérez e Paloma Esteban
Santiago Abascal si prepara alle elezioni generali più decisive. La sua ossessione è quella di non ripetere gli
errori del 2023 né dare per scontata la vittoria.

Ciò che in origine era stato presentato come uno strumento legislativo per risarcire le vittime
fuggite a causa di persecuzioni politiche si è trasformato, nella pratica, in una via di
naturalizzazione di massa che può estendersi persino ai discendenti di spagnoli emigrati alla fine
del XIX secolo. Sette spagnoli su dieci ritengono che tutte le procedure di naturalizzazione tramite
la «legge dei nipoti» debbano essere sospese e riviste. Particolarmente sorprendente è il fatto che,
tra i sostenitori della sospensione di queste naturalizzazioni di massa promosse dal governo di
coalizione, si riscontri un’ampia percentuale degli elettori dei due partiti che lo compongono: la
metà degli elettori del PSOE (il 50 per cento) e il 43 per cento di quelli di Sumar.

11.10.2026
SONDAGGIO ABC
Quasi il 70% degli spagnoli chiede di frenare le naturalizzazioni tramite la “legge dei nipoti”
La metà degli elettori socialisti si oppone al fatto che una persona che ottenga il passaporto spagnolo,
pur non avendo mai vissuto nel Paese, possa votare alle elezioni. La metà degli elettori socialisti e oltre il
40% di quelli di Sumar sostengono la necessità di bloccare le pratiche

Di Patricia Romero, Madrid
L’anticipo delle elezioni generali al 29 novembre apre un nuovo scenario politico in tutto il Paese,
aggiungendo al contempo un ulteriore elemento di complessità a una questione già di per sé intricata,

ovvero il diritto di voto dei naturalizzati in virtù della cosiddetta «legge dei nipoti», il cui quadro giuridico si
trova ora a un punto critico.

Il leader del Partito Popolare si è impegnato a promuovere un «cambiamento sereno, ma deciso e
totale» nel Paese, mostrandosi convinto di poter raggiungere la carica di Capo del Governo. «Ci
metteremo in competizione, governeremo e vinceremo. Sarò il presidente che la Spagna sta
aspettando», ha proclamato durante un comizio in cui ha dato prova di forza.

11.10.2026
Feijóo si impegna a essere «il presidente che la
Spagna si aspetta»
Il PP si schiera contro «la menzogna, l’indecenza e la decadenza» del PSOE di Pedro Sánchez nel suo
primo evento di pre-campagna elettorale. «Chi ha dato l’ordine di allontanare la giudice che indaga sul
fratello di Sánchez?», chiede il leader del PP al presidente del Governo

Di Patricia Romero, Madrid
Con l’Inno alla gioia in sottofondo, tra gli applausi e una folla che sabato mattina ha affollato il centro
congressi Ifema di Madrid al grido di «Presidente, presidente!»

La frattura emergente nella destra brasiliana _ di Bruna Frascolla

La frattura emergente nella destra brasiliana

24 luglio 2026

Quest’anno Lula da Silva, l’attuale presidente del Brasile, si candiderà per un quarto mandato. L’uomo che ha sconfitto nel 2023, Jair Bolsonaro, è in carcere, quindi a candidarsi al suo posto è il figlio dell’ex presidente, il senatore Flávio Bolsonaro. Un’indicazione di quanto sarà serrata la competizione elettorale è arrivata il 24 giugno, quando la moglie di Jair, l’ex first lady Michelle Bolsonaro, ha pubblicato un video su Instagram in cui dichiarava che non avrebbe sostenuto il figliastro perché lui si era mostrato scortese nei suoi confronti durante una telefonata. 

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La disputa è stata trattata come una telenovela politica, ma ha avuto reali ripercussioni sull’esito delle elezioni. Il primo mandato di Lula (2003-2006) ha provocato una reazione politica che ha dato origine a una propria ideologia: antipetismo (“anti-PT-ismo”), caratterizzata dall’opposizione al Partito dei Lavoratori (PT) di Lula. All’epoca, l’antipetista archetipico era una persona dell’alta borghesia che si lamentava del fatto che Lula, un ex operaio metallurgico senza istruzione, fosse maleducato e ignorante. Gli antipetisti esprimevano nostalgia per la presidenza del sociologo poliglotta Fernando Henrique Cardoso. Quando Bolsonaro è entrato in carica nel 2019, l’antipetismo ha iniziato la sua evoluzione verso l’antibolsonarismo. Le stesse persone della classe medio-alta che leggevano gli stessi giornali hanno iniziato a lamentarsi del fatto che Bolsonaro fosse maleducato e ignorante. L’odio era così profondo che molti brasiliani di destra hanno fatto campagna per esprimere voti nulli nel 2022 invece di scegliere tra Lula e Bolsonaro. 

Persistent elite nostalgia for the Cardoso years points to something more essential than the former president’s polished manners and language skills. In 1999, Cardoso instituted a policy regime known as the Macroeconomic Tripod, which remains in force. It consists of three things: inflation targeting, which usually leads the Central Bank to increase interest rates to lower inflation; a floating exchange rate, in which the value of Brazil’s currency is determined by market value instead of national policy; and primary surplus targeting, meaning the Brazilian state must collect more revenues than it spends, without taking into account the interest on national debt. 

In order to achieve a primary surplus, Cardoso’s administration sold state companies and weakened public services. In practical terms, this meant firing public officials in favor of private contractors, while reining in spending to pay the public debt. Although Cardoso also introduced income redistribution policies, his platform was unpopular, which is why he failed to secure a successor. An economic crisis during his second term paved the way for Lula’s first successful run for the presidency in 2001. While criticizing aspects of Cardoso’s economic program from the left during the campaign, Lula also published a famous “Letter to the Brazilian People,” in which he reassured the public that he would maintain his predecessor’s prudent approach.

In Lula’s first and second presidential terms, he maintained Cardoso’s Tripod, helped by an influx of dollars from the growing Chinese market for Brazilian agricultural goods. By combining fiscal probity with redistributionist policies, Lula earned the love of both the people and the bankers. In addition, he paid off the IMF debt by selling government bonds at an interest rate of 12 percent. At the time, the IMF interest rate stood at 4 percent, but what mattered was the anti-imperialist performance of independence from the Washington Consensus.

Bolsonaro defeated PT candidate Fernando Haddad to win the presidency in 2018, but like his predecessor, he preserved the Tripod. To be sure, the administrations of Lula and Bolsonaro had important differences. Bolsonaro privatized state companies, while Lula’s administrations have a history of plundering them, thereby strengthening the allegation that Brazil cannot have good state companies. No matter how much Lula denounces privatization in his speeches, his administration has never bought back the assets sold under Cardoso and Bolsonaro.

Given that both administrations continued to favor bankers’ interests, it is hard to understand why some bankers sought to undermine both Lula and Bolsonaro. One answer is that they would prefer an unpopular president, like Cardoso or Michel Temer, who was in office between 2016 and 2019. Unlike Lula and Bolsonaro, old school politicians who want to be loved by the people, such leaders do elites’ bidding without much concern for approval ratings. 

This year, the bankers’ favored presidential candidate was São Paulo governor and Bolsonaro ally Tarcísio de Freitas. He sold off São Paulo’s water company while the state was already suffering the bad consequences of its energy company privatization, and kept the police officers understaffed and underpaid while crime soared. Michelle Bolsonaro was mentioned as a possible running mate who would help him gain Bolsonarista support. But then, Flávio Bolsonaro became his father’s stand-in, leaving Tarcísio without a path to the presidency. It was in this context that Michelle’s family feud with Flávio became an exploitable resource for elites who would prefer a weak president over Lula—or Lula over a Bolsonaro loyalist. 

But a more interesting feud is emerging around economic policy. While the mainstream right espouses standard free-market views, there is a small dissenting group centered around the Youtube channel 5º Elemento. One leading figure in this milieu is Arthur Machado, a banker who has recently been attacked by leading Bolsonaristas like the economist and former banker Rodrigo Constantino. Machado, with fewer than 40,000 followers on X, is far less influential than Constantino, who has nearly a million X followers and writes for the two major right-wing Brazilian outlets, Revista Oeste and Gazeta do Povo. But Constantino has devoted considerable effort to attacking Machado, accusing him of being a follower of the Putin-aligned Russian philosopher Aleksandr Dugin and even a worshiper of the African deity Eshu. While Machado enthusiastically supports Flávio’s candidacy, Constantino is aligned with Michelle. 

Why has Machado attracted such ire? One explanation is that the Brazilian right’s internal disputes are about the future of the Macroeconomic Tripod—which Lula promises to maintain, but some in the right-wing camp are beginning to question. When I contacted Machado to ask him about the Tripod, he told me the economic conditions assumed by its architects—the globalizing world of the 1990s—have given way to a world defined by rising economic nationalism and tariff wars. The United States and Europe are adapting themselves to this new scenario with selective tariffs. The new landscape, Machado says, may require Brazil to take a new approach, involving “tariff barriers and increasing government spending in order to develop the productive sector.” This spending, he adds, “should be done at the expense, not of government size, or of basic things, but rather of the banking system. That is our big problem.” 

Constantino ha rifiutato di parlare con me. Adolfo Sachsida, un economista molto stimato che ha fatto parte del primo governo di Bolsonaro, si è mostrato meno reticente. Quando gli ho chiesto del futuro del “Tripode”, mi ha risposto che “molti esponenti della destra vorrebbero vedere l’aggiunta di un progetto nazionale a questo quadro economico” in risposta al mutare del panorama globale. L’evento che ha innescato questa evoluzione ideologica, aggiunge, è stata l’invasione russa dell’Ucraina, che secondo lui ha messo in luce come «l’accesso a mercati sicuri vicini alla base produttiva sia diventato sempre più importante». Pur continuando a ritenere che il Tripode debba essere mantenuto, Sachsida vede anche una transizione verso «una visione nazionale che dia maggiore enfasi alla geopolitica» come un’evoluzione naturale. 

Di fronte alla resistenza opposta da parte di esponenti dell’establishment politico e finanziario, determinati a preservare lo status quo, Flávio potrebbe ritrovarsi più vicino a coloro che cercano di definire un nuovo paradigma. In tal caso, un secondo mandato presidenziale di Bolsonaro potrebbe rivelarsi ben diverso dal primo. 

«Si sta delineando una disputa più interessante in materia di politica economica.»

Bruna Frascolla è una scrittrice e traduttrice che vive nella sua città natale, Bahia, in Brasile.

@brunafrascolla

Multipolarismo a due velocità ?_di Cesare Semovigo

Multipolarismo a due velocità ?

A Rio de Janeiro il vertice BRICS ha messo in scena una cena di famiglia dove i principali invitati latitano, segnando il primo vero interrogativo geopolitico di un alleanza delle grandi ambizioni identitarie .
Si dovrebbe prendere atto, passando per disfattisti , che la battuta di arresto dell’alternativa Multipolare antagonista dello strapotere del petrodollaro sta affrontando la sua prima vera crisi politica .

Mandare la palla in tribuna arrampicandoci sull’Esquilino dei Brics , non smuove nemmeno le statistiche degli Stream pompati . Continuiamo così, facciamoci del male.
Come se ammetterlo non sia già abbastanza difficile .

Il vecchio catenaccio della Perfida

Lo sfacciato incontro Cipriota di Modi con i CEO Cap. Venturedi vecchio catenaccio della Perfida Albione, ha rappresentano la prima vera prova strutturale del sistema BRICS .

Per non infierire troverete qui sotto il rito dove , il presidente Indiano riceve (esattamente come il dono di Re Charles a Mattarella -Cipro era il centro congressi)

Condividere una sogno non sottintende l’istinto autoconservativo a confonderlo con il desiderio.

L’imminente tracollo del dollaro sembra sempre più lontano .

La notizia ufficiale: il “club degli emergenti” si allarga e apre le porte a Iran, Egitto e Indonesia, quasi a voler compensare la mancanza dei veri protagonisti. Perché diciamolo: senza Putin e Xi Jinping ,la foto di famiglia somiglia più al bilaterale con invitati tra il Dragone e il Brasile .

Eppure, tra brindisi e dichiarazioni per la stampa, la realtà si impone: l’accordo vero, quello che conta, resta l’asse tra Pechino e Brasilia. Una coppia male assortita che si studia da anni, ballando tra opportunismo e diffidenza.

Lula si muove con la leggiadria di chi sa di non poter troppo irritare né la Cina, né l’India (prossima alla presidenza BRICS) e neppure l’Occidente che guarda con sospetto ma non disdegna. Così, evita la Belt and Road Initiative ma giura fedeltà ai forum con Pechino, la cui “assenza strategica” viene liquidata con un’elegante scusa di diplomazia informale: meglio non dare nell’occhio .

Il Brasile ostenta identità globale, ma poi si risveglia ogni mattina con la realtà di essere il primo partner commerciale della Cina sull’intero continente latinoamericano: il 45% delle esportazioni brasiliane si ferma comodamente a Pechino, altro che multipolarismo.

Ogni dichiarazione di autonomia viene immediatamente smentita dai dati che rivelano una dipendenza ormai strutturale e di fatto ineludibile dalla real politique e dalla strategia di Trump e del suo protezionismo predittivo , apparentemente schizofrenico .

Cina: egemonia senza sbraitare (ma con calcolatrice in tasca)
Pechino, dal canto suo, conduce il gioco con la pazienza di chi sa di aver già vinto. Investe, firma accordi anti-dollaro, ma evita i toni ruvidi e le imposizioni alla vecchia maniera: meglio una egemonia “zen” che non faccia scattare l’allarme nei partner moderati, soprattutto ora che il BRICS si trova a dover gestire quadri sempre più eterogenei e dialoghi surreali dovuti all’ingresso di attori come Iran ed Egitto.

L’espansione del blocco fa notizia, ma la sostanza non cambia. L’allargamento può dare l’illusione della forza, ma serve soprattutto a Pechino per allargare il fronte anti-sanzioni.

A Brasilia, invece, l’idea di condividere il tavolo con Iran e co. provoca più di una perplessità : Lula corre ai ripari, moltiplica gli incontri diretti bilaterali con India e UE, sponsorizza la COP30 e cerca di restare in gioco senza irritare troppo il vero padrone di casa.

In un mondo in cui tutti fingono di essere contro l’Occidente ma nessuno vuole realmente mollare l’osso, BRICS si conferma un raffinato laboratorio di realpolitik:

Lula recita il suo ruolo di mediatore, la Cina prende appunti e nessuno si sogna di spiegare davvero perché sono più amici di prima .

Ma Putin e Xi ?

Cesare Semovigo

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Lula è il cavallo di Troia di Biden? _ Di Tigrane Yegavian

Questo sito ha pubblicato diversi articoli attraverso i quali si esprimevano numerose e fondate riserve sulle aspettative generate dalla recente rielezione di Lula alla presidenza del Brasile, specie negli ambienti della sinistra progressista e radicale. Questo articolo, specie per il sito di provenienza, non fa che confermare questi dubbi e la reale natura di questa presidenza. Giuseppe Germinario

Lula è il cavallo di Troia di Biden?
Di Tigrane Yegavian
Un miracoloso politico, Luiz Inácio Lula da Silva è tornato con successo al potere sfruttando le eccentricità del suo avversario Jair Bolsonaro. Con lui, il Brasile sta tornando alla brillantezza diplomatica dei primi anni 2000, ma dietro il mantello neo-occidentale-mondista della sua politica estera, l’amministrazione Biden sta tracciando le sue linee rosse. Il nuovo Lula siglerà la cessione della sovranità del suo Paese all’egemone nordamericano?
Già attivo tra il 2007 e il 2010 come mediatore negli accordi sul nucleare tra Iran e Stati Uniti, il capo di Stato brasiliano (77 anni) ha fatto un grande colpo diplomatico questa primavera quando ha difeso a Pechino l’idea di trasformare il G20 in un “Club della pace”. Ex campione dei BRICS, Lula ha denunciato la politica occidentale che “alimenta la guerra” in Ucraina e ha concluso il suo tour diplomatico con una tappa negli Emirati Arabi Uniti, dove ha promosso la sua agenda di pace, firmando al contempo altri contratti in vista della COP 30, che si terrà in Amazzonia.
Questa è l’altra faccia della medaglia: l’ex sindacalista e araldo dei BRICS e di un vero e proprio Terzo Mondo chiede l’abbandono del dollaro come unica moneta di scambio internazionale. Il governo brasiliano mantiene una posizione di neutralità nel conflitto in Ucraina, nonostante abbia condannato l’invasione russa alle Nazioni Unite. Brasilia dipende fortemente dalle importazioni di fertilizzanti russi per la sua industria agroalimentare. Non sorprende quindi che dall’inizio della guerra Lula si sia rifiutato di adottare un pacchetto di sanzioni contro la Russia e sia stato indulgente con Putin. È sempre in nome di questa neutralità che ha rifiutato di fornire le munizioni per carri armati richieste dalla Germania per essere inviate in Ucraina. L’ultima battuta d’arresto è arrivata al vertice del G7 di Hiroshima, quando Lula si è detto “sconvolto” per non aver potuto incontrare il suo omologo ucraino.
IL FUTURO DEI BRICS?
Si potrebbe pensare che il campione di un nuovo ordine internazionale che tenga conto degli interessi del Sud del mondo di fronte all’egemonia statunitense stia seguendo le orme del defunto Hugo Chavez. Tuttavia, nulla è meno certo, come dimostrano la fragilità della sua base politica e i numerosi compromessi che limitano il suo spazio di manovra. Questa è l’altra faccia della medaglia. Il ritorno del Brasile sulla scena internazionale nella speranza di mediare nel conflitto in Ucraina si sta rivelando una cortina di fumo. Apparentemente in una posizione di equilibrio con la Cina e gli Stati Uniti, Brasilia mantiene e rafforza stretti legami con Washington. E a ragione! Valutata nel contesto più ampio di una semplice ricerca di equilibrio tra le due potenze mondiali, la retorica pacifista di Lula è facilmente influenzata dalle pressioni americane, poiché non ha alcun ruolo nel suo previsto multiallineamento tra questi due Paesi. Per questo motivo Lula la considera estensibile, nel caso in cui una marcia indietro sulla sua retorica possa alleviare la pressione pubblica degli Stati Uniti.
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Come segnale forte, il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha visitato il Brasile in aprile, ufficialmente per “accogliere” la posizione di Lula. La maggior parte dei media si è limitata a riportare questa informazione senza analizzare i dettagli di questo insolito viaggio, preferendo saltare alla conclusione che Brasilia fosse allineata con Mosca e Pechino. Ad esempio, non hanno menzionato il contenuto delle discussioni tra Lula e il suo omologo rumeno Iohannis, in visita a Brasilia sulla scia della visita del capo della diplomazia russa. Durante l’incontro, il presidente brasiliano ha criticato la Russia per aver violato l’integrità territoriale dell’Ucraina, con cui la Romania condivide un confine di 600 km. Queste osservazioni non sono cadute nel vuoto al Dipartimento di Stato e alcuni faticano a interpretarle, poiché sembrano essere in completa contraddizione con quelle fatte qualche giorno prima in presenza di Lavrov.
La retorica della pace promossa dall’ex sindacalista non ha molta importanza se si guarda con attenzione al comportamento della diplomazia brasiliana sulla questione ucraina. A differenza del suo predecessore, Dilma Rousseff, che era molto più sovranista del suo mentore e si è astenuto dal condannare l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, Lula non ha commesso errori. Estremamente sensibile alle pressioni di Washington, si è affrettato a denigrare la Russia una volta decollato l’aereo di Lavrov, per dimostrare la sua affidabilità.
“FEDERAZIONE DI UNA RETE INTERNAZIONALE ANTIPOPULISTA
Vale quindi la pena di esaminare più da vicino la proposta avanzata dal presidente brasiliano a Washington nel mese di febbraio. Secondo il serissimo Politico, durante questo primo viaggio negli Stati Uniti, Lula ha recitato il suo credo di fede “liberale e globalista”, smentendo la sua presunta intenzione di de-dollarizzare gli scambi finanziari internazionali. La sua proposta di creare una rete di influenza transnazionale in collaborazione con l’establishment democratico americano è stata un segno di buona volontà. L’obiettivo: combattere gli scettici del clima e i populisti di estrema destra sia nell’emisfero americano che in quello europeo. Bolsonaro, Trump, Le Pen e Orban, nemici dichiarati della sinistra progressista. Un progetto che è trapelato poco e che potrebbe forse spiegare la relativa indulgenza di Washington nel reagire alle rodomontate terzomondiste di Lula in Asia e Medio Oriente. La rappresentante Pramila Jayapal, leader del Congressional Progressive Caucus, ha dichiarato che Lula le ha chiesto di mobilitare le forze di sinistra contro “una rete internazionale di individui e movimenti di destra” che sta cercando di “prendere il controllo dei Paesi democratici”. Un primo passo potrebbe essere compiuto nel corso dell’anno, con un possibile viaggio in Brasile dei progressisti del Congresso. Il rappresentante Ro Khanna della California, un leader liberale della Camera che ha incontrato Lula, ha detto che il presidente brasiliano ha sollecitato tre volte i legislatori a visitare il Brasile. Se la retorica di pace di Lula, campione del riavvicinamento sino-americano e della benevola neutralità nei confronti di Mosca, è stata usata come un cavallo di Troia?
L’ESTABLISHMENT BRASILIANO INFILTRATO DAI NEOCON
È un dato di fatto che il terzo mandato di Lula non sta entusiasmando i fautori di un nuovo ordine mondiale, tanto che gli sconvolgimenti della politica brasiliana e della sua cucina interna stanno minando l’autorità di un Lula poco eletto. Sotto la pressione dei suoi numerosi sostenitori, in particolare della massa dei partiti del Centroão noti per la loro venalità, l’ex leader sindacale ha nominato vicepresidente della Repubblica l’ex governatore dello Stato di San Paolo, Geraldo Alckmin. Benefattore di destra di Lula e figura del partito PSDB, teoricamente di centro-sinistra, Alckmin è molto più di un semplice sostenitore liberale. L’ex compagno di corsa di Lula è l’artefice della svolta neocon del Brasile, che ha portato il gigante sudamericano all’ovile americano. Presumibilmente vicino agli ambienti industriali e finanziari, conservatore religioso, membro dell’Opus Dei e contrario all’aborto, G. Alckmin è un liberale convinto, favorevole a una nuova serie di privatizzazioni. Vuole trasformare l’Amazzonia in un “cantiere” ed è stato coinvolto nella ribellione contro il Partito dei Lavoratori, che ha definito “organizzazione criminale”. In caso di disgrazia di Lula, Alckmin potrebbe molto probabilmente accedere alla magistratura suprema.
La strategia degli Stati Uniti nel loro cortile sudamericano è innovativa e mostra una reale modernizzazione del loro software. Sono finiti i tempi benedetti dei colpi di Stato militari fomentati da ufficiali dal grilletto facile e virulentemente anticomunisti. Il modus operandi è quello di federare nuove reti impegnate nella democrazia liberale contro i malvagi sovranisti populisti di destra. In altre parole, semplicemente “comandare da dietro”.
I prossimi mesi faranno maggiore luce sull’atteggiamento dello Stato profondo in Brasile, che è stato in gran parte al posto di comando dopo l’impeachment di Dilma Rousseff nel 2016, quando ha denunciato a gran voce lo scandalo delle intercettazioni della NSA prima di essere sostituita dal vicepresidente Michel Temer, molto americanofilo. Quest’ultimo ha anche accelerato la delicatissima fusione Embraer-Boeing, bloccata dai tribunali brasiliani nel luglio 2022 su istigazione di Jair Bolsonaro.
L’altra grande incognita resta il ruolo dell’esercito. La leadership militare brasiliana è sfaccettata. Mentre l’aeronautica è nota per la sua vicinanza agli Stati Uniti, non è necessariamente così per la marina e ancor meno per l’esercito, che domina ampiamente gli altri due in termini di dimensioni della sua forza lavoro e del suo peso politico. Le tensioni tra l’esercito e il governo Lula rimangono alte dopo il licenziamento del suo capo in seguito al saccheggio dei centri di potere a Brasilia. Finora, tuttavia, non si sono verificati episodi di sedizione.
Con le sue ricchezze naturali e il suo complesso industriale, il Brasile è destinato a diventare un obiettivo primario per gli appetiti dell’establishment statunitense che, con il pretesto di lottare per la protezione del clima, è interessato all’internazionalizzazione e al saccheggio dell’Amazzonia.

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La de-dollarizzazione del commercio brasiliano-cinese fa più luce sulla grande strategia di Lula, di Andrew Korybko

Nonostante Lula promuova il multipolarismo finanziario a spese indiscutibili del dollaro, è solidamente allineato con i liberal-globalisti al potere negli Stati Uniti, soprattutto a livello di politica interna e socio-culturale.

Breve contesto

All’inizio di questa settimana il Brasile e la Cina hanno raggiunto un accordo per la de-dollarizzazione del loro commercio, che accelererà i processi di multipolarità finanziaria nel contesto della transizione sistemica globale. La tempistica è stata curiosa, tuttavia, dal momento che il ministro dell’Agricoltura brasiliano Carlos Favaro ha dichiarato ai media lo scorso fine settimana che “tutte le azioni di governo sono rinviate” a causa della cancellazione del viaggio programmato da Lula dopo essersi ammalato. Anche se lo ha riprogrammato per l’11-14 aprile, le parti hanno deciso di firmarlo la scorsa settimana invece di aspettare fino ad allora.

Inoltre, ciò è avvenuto nella stessa settimana in cui gli Stati Uniti hanno ospitato il secondo “Vertice per la democrazia”, al quale Lula non ha partecipato in video come previsto con il pretesto della sua recente malattia. Ciononostante, ha inviato una lunga dichiarazione che i media alleati hanno riportato erroneamente come filo-russa, la cui descrizione è screditata da fatti verificabili provenienti da fonti ufficiali qui e dal testo stesso che è stato poi pubblicato integralmente qui. La Russia non è affatto menzionata e il testo sembra una lettera d’amore ai democratici statunitensi.

L’allineamento ideologico di Lula con i liberali-globalisti statunitensi

Lula è ideologicamente allineato con i liberali-globalisti, che gli intrepidi lettori possono approfondire consultando la raccolta di articoli condivisa alla fine di questa analisi qui. Non sorprende quindi che nella sua lettera abbia insinuato che l’opposizione brasiliana sia “estremista”, abbia condannato la “disinformazione” che, a suo dire, sta guidando quest’ultima come pretesto per imporre potenzialmente più censura nel prossimo futuro, come parte della sua campagna di consolidamento del potere sostenuta dagli Stati Uniti, e abbia elogiato le persone “LGBTQIA+”.

Queste agende, che il presidente ha presentato al “Summit per la democrazia”, sono in linea con le cause propagandate in tutto il mondo dal finanziatore della Rivoluzione Colorata George Soros, che ha appoggiato entusiasticamente Lula nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera a metà febbraio. L’ultimo paragrafo, riguardante in particolare le persone LGBTQIA+, contraddice direttamente il sostegno ufficiale della Russia ai valori morali tradizionali, come promulgato nel suo nuovo concetto di politica estera che può essere letto qui.

Nell’ottavo paragrafo, la Russia avverte che “Una forma diffusa di interferenza negli affari interni degli Stati sovrani è diventata l’imposizione di atteggiamenti ideologici neoliberali distruttivi che vanno contro i valori spirituali e morali tradizionali”. Questo passaggio giustifica l’obiettivo ufficiale di difendere i valori morali tradizionali, citato una dozzina di volte, spiega perché la Russia ha vietato la propaganda LGBT+ e aggiunge un contesto alla conclusione del Presidente Putin secondo cui l’élite liberale promuove la pedofilia.

Gestire la percezione statunitense della politica di multipolarità finanziaria del Brasile

La dimensione socio-culturale della visione del mondo di Lula è quindi opposta a quella della Russia, che presumibilmente considera “bigotta” e “fascista”, proprio come fanno in genere i suoi sostenitori liberal-sinistri. Tuttavia, questi due Paesi BRICS condividono l’obiettivo comune del multipolarismo finanziario, spiegando così la sua decisione di de-dollarizzare il commercio brasiliano-cinese. Tornando a questo sviluppo, la sua tempistica suggerisce che Lula ha voluto che ciò avvenisse in modo relativamente più silenzioso rispetto al suo annuncio mentre era in piedi con la sua controparte.

Poiché era già stato concordato, la sua sfida era quindi quella di gestire la percezione degli Stati Uniti, poiché non voleva rischiare di offendere i suoi colleghi “guerrieri della giustizia sociale”, come AOC e Bernie Sanders, entrambi incontrati durante il suo viaggio a Washington a febbraio. Lula voleva anche evitare di offendere il suo nuovo amico Biden, dopo che i due avevano concordato di rafforzare in modo globale la partnership strategica dei loro Paesi nella loro dichiarazione congiunta, che può essere letta sul sito ufficiale della Casa Bianca qui e analizzata qui.

A tal fine, la sua ultima malattia è stata politicamente conveniente, nel senso che gli ha permesso di posticipare il suo viaggio programmato in modo che non coincidesse con il secondo “Vertice per la democrazia” degli Stati Uniti e quindi di autorizzare la firma dell’accordo di de-dollarizzazione in sua assenza con un’attenzione relativamente minore. Come spiegato in precedenza, ha voluto fare del suo meglio per gestire la percezione degli Stati Uniti su questo sviluppo che fa avanzare l’obiettivo del Brasile di multipolarità finanziaria a spese indiscutibili del dollaro.

Lo scenario della competizione ideologica russo-brasiliana in Africa

Per quanto i suoi alleati mediatici e i sicofanti dei social media sostengano il contrario, è comunque di fatto falso descrivere Lula come contrario agli Stati Uniti, come dimostrato dalla sua dichiarazione già citata ai partecipanti al vertice della scorsa settimana e da quella congiunta con Biden a febbraio, anch’essa linkata in precedenza. Nonostante la sua promozione del multipolarismo finanziario a spese indiscutibili del dollaro, è solidamente allineato con i liberal-globalisti al potere negli Stati Uniti, soprattutto in ambito politico e socio-culturale.

Le due dichiarazioni citate dimostrano che Lula condivide la missione liberal-globalista di Biden di delegittimare le rispettive opposizioni come “estremiste”, di preparare l’imposizione di una maggiore censura con il suddetto pretesto e di propagandare le cause LGBT+ in piena collaborazione tra loro. Quest’ultima parte contraddice direttamente uno dei precetti chiave contenuti nel nuovo concetto di politica estera della Russia, ovvero la difesa dei valori morali tradizionali, e costituisce quindi una minaccia ibrida.

Comunque sia, il Brasile come Stato non è una minaccia per la Russia, ma la sua potenziale propagazione di cause LGBT+ in collusione con gli Stati Uniti in Paesi terzi in cui anche Mosca ha interessi, come quelli tradizionalmente conservatori in Africa come l’Uganda, potrebbe costituire una sfida asimmetrica non amichevole. Russia e Brasile potrebbero quindi trovarsi a competere per i cuori e le menti in quei Paesi, con la prima che difende le restrizioni sulla propaganda LGBT+ e il secondo che agita i locali contro di esse.

L’immaginario del Brasile come equilibratore tra Cina e Stati Uniti

Per quanto riguarda la Cina, invece, non ci si aspetta che il Brasile si scontri o entri in competizione con essa in alcun modo, poiché Lula prevede che il suo Paese sia in equilibrio tra la Cina e gli Stati Uniti. Da un lato, la Cina è il principale partner economico del Brasile e un alleato nel perseguire il comune obiettivo del multipolarismo finanziario. Dall’altro lato, gli Stati Uniti sono il principale partner brasiliano in materia di sicurezza e oggi sono anche una fonte di ispirazione per i suoi liberali-globalisti, che si ispirano al Partito Democratico al potere.

La questione è stata accennata di sfuggita in questa analisi, che ha interpretato l’elogio della Cina fatto dal ministro degli Esteri Vieira in un’intervista come “la possibilità che il Brasile tenti di trovare un equilibrio tra il leader statunitense del Miliardo d’oro, con cui Lula si è politicamente allineato, contro la Russia, e il motore economico cinese dell’Intesa sino-russa”. A prescindere dal successo di questo approccio, gli osservatori dovrebbero notare che la Russia non dovrebbe avere un ruolo di primo piano nella grande strategia di Lula.

Il commercio continuerà probabilmente a crescere in quanto reciprocamente vantaggioso, ma i legami politici potrebbero presto peggiorare nel caso in cui Lula estradasse una sospetta spia negli Stati Uniti per affrontare le accuse invece di deportarla in Russia, cosa che i lettori possono approfondire qui. Il potenziale viaggio del Ministro degli Esteri Lavrov in Brasile questo mese si concentrerà probabilmente su questo tema, esplorando anche la possibilità di espandere ulteriormente i loro legami economici, in particolare nel settore energetico, come suggerito dall’ambasciatore del Paese in Russia.

Sfatare la “grande bugia” della sinistra brasiliana

La nomina da parte di Lula dell’ex Presidente Rousseff alla guida della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS dovrebbe quindi essere interpretata nel contesto dell’avanzamento degli obiettivi di multipolarità finanziaria del Brasile, invece di avere a che fare con la Russia come i suoi alleati mediatici e i sicofanti dei social media stanno facendo credere. La “Grande Bugia” della sinistra brasiliana e dei suoi sostenitori all’estero è che Lula è filo-russo, anche se i fatti dimostrano che è politicamente allineato con gli Stati Uniti contro la Russia nella guerra per procura con la NATO.

Faranno girare qualsiasi cosa faccia per mentire che è segretamente alleato con la Russia contro gli Stati Uniti, nonostante i fatti citati in questa analisi da fonti ufficiali sfatino completamente questa teoria letterale della cospirazione. Questo fatto “politicamente scomodo” non può mai essere riconosciuto apertamente, nemmeno nell’ipotesi che Lula estradi la sospetta spia negli Stati Uniti per affrontare le accuse, invece di deportarla in Russia, poiché i propagandisti temono che ciò riveli la verità sulla visione del mondo liberal-globalista di Lula, allineata agli Stati Uniti.

Nella loro mente, la falsa percezione di Lula come “rivoluzionario multipolare che si oppone all’egemonia statunitense” deve essere mantenuta a tutti i costi, per evitare che la suddetta verità sulla sua visione del mondo provochi una rivolta politica tra la base del Partito dei Lavoratori che lo costringa a ricalibrare la sua grande strategia. Questo spiega perché stanno spingendo così attivamente l’ultima narrativa di disinformazione che sostiene falsamente che il suo accordo di de-dollarizzazione con gli Stati Uniti significhi che egli è contrario e allineato con la Russia.

Il futuro delle relazioni russo-brasiliane

In realtà, la Russia è considerata da Lula solo un partner commerciale e un Paese con cui cooperare per perseguire i comuni obiettivi di multipolarità finanziaria. È ferocemente contrario alla sua difesa ufficiale dei valori morali tradizionali e soprattutto alle mosse militari che è stata costretta a fare per difendere le sue linee rosse di sicurezza nazionale in Ucraina dopo che la NATO le ha clandestinamente oltrepassate. Lula non lo dirà mai apertamente, ma con ogni probabilità pensa che la Russia sia “bigotta”, “fascista” e “imperialista”.

Nonostante ciò, continuerà a cooperare con la Russia su questioni di interesse comune, come spiegato, ma nessuno dei due può fare affidamento sull’altro, come la Russia può fare affidamento sull’India, partner dei BRICS, che Lula probabilmente ritiene anch’essa guidata da “bigotti” e “fascisti”, in accordo con la sua visione del mondo liberal-globalista. I limiti artificiali imposti alla loro partnership sono dovuti all’ideologia radicale del leader brasiliano, che tutti gli osservatori onesti devono riconoscere se aspirano ad analizzare accuratamente la sua grande strategia futura.

https://korybko.substack.com/p/the-de-dollarization-of-brazilian

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La visione multipolare ricalibrata di Lula lo rende suscettibile ai grandi interessi strategici degli Stati Uniti, di ANDREW KORYBKO

Le dichiarate simpatie dell’autore non devono ingannare e portare ad un atteggiamento prevenuto. L’articolo assume grande importanza non solo per le interpretazioni delle dinamiche geopolitiche in corso nel cortile di casa statunitense, ma perché induce ad ulteriori e più generali riflessioni. Evidenzia la relativa flessibilità in via di acquisizione della diplomazia statunitense e l’evoluzione particolarmente articolata e mutevole che prenderà il multipolarismo, almeno in questa prima fase. Non è escluso che questa flessibilità, se non proprio mutevolezza, cominci ad emergere una buona volta anche in Europa e, attualmente, nel contesto del conflitto ucraino. Occorrerebbe un vero e proprio collasso, auspicabile, di gran parte delle classi dirigenti e delle leadership degli stati nazionali europei. Un occhio particolare si dovrebbe dedicare al particolare ruolo del Governo Meloni, come più volte adombrato in altri articoli. A questa attenzione dovrebbe auspicabilmente seguire un approccio analitico che rifugga dalla tifoseria e faziosità in conto terzi che caratterizza l’asfittico dibattito politico e geopolitico italiano. Buona lettura, Giuseppe Germinario

 

Nessuna delle intuizioni condivise in questa analisi suggerisce che Lula sia controllato dagli Stati Uniti, ma solo che la sua precedente prigionia lo ha chiaramente cambiato. Non è più il “rivoluzionario multipolare” che era una volta o almeno era considerato essere, anche dagli Stati Uniti che deposero il suo successore e poi cercarono di screditarli entrambi su quella presunta base. La visione ricalibrata del multipolarismo di Lula lo rende accettabile per gli Stati Uniti, i cui democratici al potere amano anche il suo allineamento ideologico interno con loro e soprattutto la sua crociata contro l’opposizione di destra.

Gettare Cina e Russia sotto l’autobus a Buenos Aires

Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, popolarmente noto come Lula, è un’icona della sinistra latinoamericana e un titano del movimento multipolare globale grazie alla sua co-fondazione dei BRICS. Queste impressionanti credenziali, tuttavia, sono precisamente il motivo per cui le sue divergenze con gli altri membri del BRICS Cina e Russia sul commercio e l’Ucraina sono così inaspettate. Il presente pezzo tenterà quindi di chiarire i suoi calcoli strategici al fine di discernere le sue motivazioni in disaccordo con quei due su questi temi.

Per quanto riguarda il primo, la scorsa settimana ha detto  Mauro Vieira al suo omologo uruguaiano Luis Lacelle Pou che spera che Montevideo sosterrà la conclusione dell’accordo commerciale del Mercosur con l’UE prima che ne negozi uno con la Cina. La richiesta di Lula ha fatto seguito al suo ministro degli Esteri Mauro Vieira che ha dichiarato  al quotidiano Folha de São Paulo che l’ annuncio dell’Uruguay lo scorso luglio di aver mosso i primi passi per negoziare un accordo commerciale con la Cina potrebbe “distruggere” il Mercosur poiché le merci cinesi circolerebbero liberamente nel blocco in quello scenario .

Per quanto riguarda le divergenze con la Russia sull’Ucraina, Lula ha paragonato la sua operazione speciale lì alla guerra ibrida degli Stati Uniti contro il Venezuela mentre parlava a Buenos Aires. Secondo il leader brasiliano appena rieletto, “Così come sono contrario all’occupazione territoriale, come ha fatto la Russia con l’Ucraina, sono contrario a troppe interferenze nel processo venezuelano”. La Russia non ha avuto niente a che fare con il suo viaggio e il paragone che ha fatto con il Venezuela è assurdo, motivo per cui la sua osservazione è stata così sorprendente.

Dare credito dove è dovuto

Nonostante i suoi disaccordi con la Cina sul commercio e la Russia sull’Ucraina, Lula spera comunque di espandere la cooperazione del Brasile con entrambi. Il primo è stato dimostrato da lui che ha espresso tale intenzione all’inizio dell’anno quando ha rivelato di aver ricevuto una lettera  dal suo omologo cinese, il presidente Xi, mentre il secondo è avvenuto alla fine dello scorso anno, quando ha parlato  con il presidente Putin . Di conseguenza, Lula non riconosce Taiwan né ha concordato con la Germania di armare indirettamente l’Ucraina.

La realtà dell’approccio di Lula alla Cina

Anche così, queste politiche pragmatiche non tolgono nulla a ciò che ha appena detto riguardo alle sue divergenze con la Cina sul commercio e con la Russia sull’Ucraina. Tornando a loro e cominciando dal primo citato, lui e il suo team sembrano condividere le preoccupazioni dell’amministrazione Bolsonaro che la Cina stia tentando di entrare clandestinamente nel Mercosur attraverso una backdoor uruguaiana, che entrambi considerano una minaccia per l’economia a lungo termine degli interessi del Brasile.

La soluzione di Lula è quella di rinegoziare prima i termini dell’accordo commerciale congelato del Mercosur con l’UE per concludere un accordo con quel blocco economico occidentale, dopodiché crede evidentemente che il Brasile e i suoi vicini sarebbero in una posizione migliore per negoziare condizioni migliori dalla Cina. In nessun caso vuole che l’Uruguay accetti unilateralmente il proprio accordo commerciale con la Cina, poiché pensa che ciò minerebbe l’unità del Mercosur, danneggerebbe gli interessi economici a lungo termine del Brasile e darebbe un vantaggio alla Cina.

In qualità di capo di stato, è suo diritto formulare la politica in qualunque modo consideri nell’interesse nazionale del suo paese, ma è comunque interessante che la posizione del suo team sulla delicata questione della negoziazione di un accordo di libero scambio con la Cina sia simile a quella dell’amministrazione Bolsonaro. Questa osservazione ovviamente non sarà popolare tra i sostenitori più appassionati di Lula – che la ignoreranno, affermeranno falsamente che è diversa da quella di Bolsonaro e/o attaccheranno coloro che la tirano fuori – ma non si può negare.

La realtà dell’approccio di Lula alla Russia

Passando alle divergenze di Lula con la Russia sull’Ucraina, anche la sua politica nei confronti della principale guerra per procura della Nuova Guerra Fredda è simile a quella di Bolsonaro. Il governo del primo ha votato all’UNGA per condannare la sua operazione speciale proprio all’inizio di marzo come presunta “aggressione” e poi ancora una volta in ottobre per condannare la sua riunificazione con la Novorossiya come presunta “annessione”. Lo stesso Bolsonaro si è rifiutato di condannare personalmente la Russia, tuttavia, a differenza di Lula che ha appena infranto quel tabù facendolo a Buenos Aires.

A giudicare dalle sue parole, questa icona della sinistra latinoamericana e titano del multipolarismo continua la politica del suo predecessore nei confronti del conflitto ucraino . Questo spiega perché ha definito le azioni della Russia una “occupazione” e le ha paragonate alla guerra ibrida degli Stati Uniti contro il Venezuela. Ancora una volta, i sostenitori più appassionati di Lula saranno furiosi per questa osservazione, ma non possono negarlo così come non possono nemmeno negare che sta continuando la politica di Bolsonaro di opporsi ai colloqui commerciali dell’Uruguay con la Cina.   Questi fatti “politicamente scorretti” fanno naturalmente sorgere la domanda sul perché Lula stia continuando le politiche di Bolsonaro nei confronti della Cina sul commercio e della Russia sull’Ucraina. Dopo tutto, è Lula stesso che ha pronunciato quelle due affermazioni rilevanti che sono state precedentemente analizzate in questo pezzo e non membri delle burocrazie militari, di intelligence o diplomatiche permanenti del Brasile (“stato profondo”) che avrebbero potuto essere nominati dal suo predecessore e quindi incolpati per aver continuato la sua politica senza il permesso di Lula.

La vera differenza tra Lula e Bolsonaro

Ognuno è responsabile delle proprie parole, e le ultime di Lula su Cina e Russia non fanno eccezione. Considerando questo, la conclusione che emerge è che le sue uniche vere divergenze con Bolsonaro riguardano questioni socio-politiche interne. Le opinioni di Lula sono liberal-globaliste e allineate in senso interno con i democratici al potere negli Stati Uniti, mentre quelle di Bolsonaro sono nazionaliste conservatrici ed erano allineate con quelle di Trump, spiegando così perché la squadra di Biden lo odiava.

Al contrario, il team di Biden sostiene con tutto il cuore Lula poiché condivide opinioni molto simili sul cambiamento climatico, COVID, “LGBTQI +” e la presunta minaccia che i loro oppositori di destra nel loro insieme (e non solo pochi estremisti come ogni parte hanno) presumibilmente presentare alla sicurezza nazionale. Le seguenti cinque analisi condividono maggiori informazioni su questa osservazione “politicamente scorretta”, i cui dettagli vanno oltre lo scopo del presente pezzo ma potrebbero comunque essere interessanti per i lettori intrepidi:

* 31 October: “* 31 ottobre: ​​“ The Geostrategic Consequences Of Lula’s Re-Election Aren’t As Clear-Cut As Some Might ThinkLe conseguenze geostrategiche della rielezione di Lula non sono così nette come alcuni potrebbero pensare ””

* 1 November: “* 1 novembre: ” Biden’s Reaction To Brazil’s Latest Election Shows That The US Prefers Lula Over BolsonaroLa reazione di Biden alle ultime elezioni brasiliane dimostra che gli Stati Uniti preferiscono Lula a Bolsonaro ””

* 24 November: “* 24 novembre: “ Korybko To Sputnik Brasil: The Workers’ Party Is Infiltrated By Pro-US Liberal-GlobalistsKorybko To Sputnik Brasil: Il Partito dei Lavoratori è infiltrato da liberal-globalisti filoamericani ””

* 9 January: “* 9 gennaio: “ Everyone Should Exercise Caution Before Rushing To Judgement On What Just Happened In BrazilTutti dovrebbero prestare attenzione prima di affrettarsi a giudicare ciò che è appena accaduto in Brasile ””

* 12 January: “* 12 gennaio: ” Korybko To Sputnik Brasil: The US Played A Decisive Role In The January 8th IncidentKorybko allo Sputnik Brasil: gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo decisivo nell’incidente dell’8 gennaio ””

Il maldestro atto di equilibrio di Lula

Detto questo, l’allineamento ideologico interno di Lula con le opinioni liberal-globaliste dei democratici statunitensi al potere non si estende alla politica estera, come dimostrato dal suo pragmatico rifiuto di riconoscere Taiwan e di armare indirettamente l’Ucraina attraverso la Germania. Ciò dimostra che sostiene davvero la transizione sistemica globale  verso il multipolarismo complesso (“multiplexity”)  e non è favorevole a ritardarla indefinitamente per sostenere l’unipolarismo incentrato sugli Stati Uniti come quell’egemone in declino e i suoi vassalli europei stanno così disperatamente cercando di fare.

Allo stesso tempo, la sua visione del multipolarismo non è la stessa della Russia, che il presidente Putin ha spiegato in tre occasioni chiave l’anno scorso in quello che può essere descritto collettivamente come il suo Manifesto rivoluzionario globale , i cui dettagli possono essere letti nei tre precedenti collegamenti ipertestuali. A differenza del leader russo, il cui paese è stato costretto da circostanze al di fuori del suo controllo a diventare il leader del movimento multipolare mondiale, il restaurato presidente brasiliano vuole mantenere un piede in entrambi i blocchi de facto.

Questi sono il miliardoGolden billion dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti e il sud globale guidato congiuntamente da BRICS e SCO , di cui il Brasile fa parte. Il secondo, dovrebbe essere chiarito, dovrebbe anche essere guidato congiuntamente da altre organizzazioni multipolari come l’Unione africana (UA), l’ASEAN e il CELAC, e altri, sebbene ciò non sia ancora accaduto. L’ India ha perfezionato l’arte dell’equilibrio tra i due blocchi , che il Brasile di Lula cerca di emulare, anche se molto più goffamente, come dimostra la sua pubblica condanna dell’operazione speciale della Russia.

A riprova delle sue intenzioni, ha criticato sia la Russia che la Cina in misura diversa durante il primo viaggio all’estero del suo terzo mandato, come è stato precedentemente analizzato in questo articolo, e visiterà anche gli Stati Uniti il  ​​mese prossimo. Queste mosse possono essere interpretate come un tentativo di trovare un equilibrio tra il Golden Billion e il Global South, anche se i critici potrebbero considerarle come inutili dimostrazioni di fedeltà agli Stati Uniti. Non va comunque dimenticato che anche in quella trasferta riportò il Brasile alla CELAC , che fu molto importante.

La visione di Lula per il CELAC

Lula apparentemente prevede che il blocco multipolare diventi uno dei leader congiunti del Sud del mondo, il che è ragionevole e abbastanza probabile. Tuttavia, non sembra aspettarsi che il CELAC sfiderà in modo significativo gli Stati Uniti come il suo omologo venezuelano Maduro ha lasciato intendere all’inizio del mese che vuole che accada. Piuttosto, il leader brasiliano vuole senza dubbio che la CELAC abbia ottimi rapporti con il suo vicino settentrionale, anche se più equilibrati e rispettosi (almeno in superficie).

Questa valutazione si basa sulla sua visione implicita del Mercosur, informata da ciò che ha appena detto sui suoi accordi commerciali con l’UE e la Cina. Lula prevede che il blocco di integrazione regionale concluda un accordo con uno dei principali membri del Golden Billion per poi dargli una leva per concludere un accordo complementare con un importante membro del Sud del mondo. La sua strategia del Mercosur sarà quindi probabilmente ampliata per plasmare la sua visione di una CELAC molto più ampia nella transizione sistemica globale verso la multiplexità.

Mentre ci sono alcuni che potrebbero aspettarsi che la grande strategia multipolare di Lula venga contrastata dagli Stati Uniti, ci sono anche ragioni plausibili per cui quell’egemone unipolare in declino potrebbe effettivamente sostenerla. Gli stessi strateghi degli Stati Uniti sembrano aver tacitamente accettato che la suddetta transizione sia attualmente in atto e irreversibile, come evidenziato dal fatto che riconoscono l’ascesa dell’India come grande potenza di importanza globale nell’ultimo anno, che è stato un risultato diretto del loro fallimento nel costringere Delhi a entrare scaricare la Russia.

Le ragioni geostrategiche dietro il sostegno degli Stati Uniti a Lula

Ne consegue quindi che potrebbero anche accettare tacitamente l’eventuale ascesa della CELAC come uno dei leader congiunti della transizione sistemica globale alla multiplexità, sebbene con l’intento di controllare indirettamente questa tendenza irreversibile allo scopo di rallentare il declino dell’egemonia unipolare degli Stati Uniti . Fintanto che il CELAC aderisce alla visione implicita di Lula di dare la priorità ai legami con il Golden Billion rispetto ai principali membri del Sud del mondo come Cina e Russia invece di quello rivoluzionario di Maduro, allora questo è accettabile.

Per spiegare, proprio come Lula prevede di sfruttare gli accordi della CELAC con il Golden Billion per poi darle un vantaggio nel tagliare accordi complementari con il Sud del mondo, così anche gli Stati Uniti potrebbero sfruttare la priorità che prevede che questo blocco offra alla sua “sfera di influenza” per non perdere il controllo delle tendenze multipolari. Dal momento che il declino dell’egemonia unipolare degli Stati Uniti è attualmente in atto e irreversibile come i suoi strateghi già tacitamente accettano, allora la politica più ottimale è tentare di controllare questo processo.

Con questo in mente, la restaurata leadership del Brasile da parte di Lula e la sua visione del CELAC sono l’ideale per far avanzare i grandi obiettivi strategici degli Stati Uniti, ergo il suo pieno sostegno per lui al giorno d’oggi. In passato, gli Stati Uniti consideravano lui e il suo successore Dilma Rousseff “pericolosi rivoluzionari multipolari” sulla falsariga di Castro, Chavez e Maduro, motivo per cui li deposero e cercarono di screditare il loro governo precedente attraverso l'”Operazione Car Wash”, ma in seguito si sono resi conto che il suo Lula era stato umiliato e quindi ora lo sostengono.

Le sue critiche a Cina e Russia, insieme alla sua visione del CELAC che contrasta con quella recentemente articolata di Maduro, confermano che hanno fatto la scelta giusta nel sostenerlo rispetto a Bolsonaro, che era troppo un “jolly” per i loro gusti e il cui “populismo di destra” ” ha sfidato il loro globalismo liberale almeno nel senso socio-politico interno. In confronto, Lula è internamente allineato con i democratici al potere negli Stati Uniti, più prevedibile e “addomesticato”, il che rende quindi più facile per loro trattare con lui.

Lula non dovrebbe più essere considerato un “rivoluzionario multipolare”

L’unico “compromesso” che gli Stati Uniti devono fare è trattare lui, il Brasile e l’America Latina nel suo insieme con un po’ più di rispetto rispetto a prima. Ciò, tuttavia, è inevitabile a causa del modo in cui le tendenze multipolari irreversibili hanno limitato i modi in cui gli Stati Uniti possono imporre la loro egemonia unipolare sull’emisfero. Questo non significa che smetterà di intromettersi nei loro affari, ma solo che cercherà almeno superficialmente di trattarli (o alcuni di loro come Lula) un po’ meglio e più alla pari.

Questi grandi calcoli strategici aggiungono un contesto al motivo per cui gli Stati Uniti sostengono Lula su Bolsonaro, la cui ottica è inspiegabile per molti poiché non possono accettare il motivo per cui sosterrebbero il loro ex nemico multipolare sullo stesso uomo che la loro guerra ibrida al Brasile ha contribuito a spazzare via di potenza. La realtà “politicamente scorretta” è che Lula è ora considerato dagli Stati Uniti più “gestibile” di quanto lo fosse Bolsonaro per le ragioni che sono state spiegate, in particolare l’allineamento ideologico interno del primo con la sua élite.

Se Lula fosse stato ancora il “rivoluzionario multipolare” che gli Stati Uniti lo consideravano durante i suoi due precedenti mandati, allora non lo avrebbero sostenuto e avrebbero assicurato in un modo o nell’altro che perdesse la sua candidatura per la rielezione. Non è quello che era una volta o almeno era considerato, tuttavia, come evidenziato dal fatto che praticava la grande strategia opposta rispetto a quella che faceva oggi rispetto agli affari prioritari con il Golden Billion per poi ottenere influenza sul Sud del mondo.

Ciò contrasta con la visione di Maduro, che ritiene che il Venezuela, la CELAC e il Sud del mondo nel suo insieme dovrebbero dare la priorità agli accordi con paesi multipolari come Cina e Russia per poi avere la leva per tagliare quelli complementari con i membri del Golden Billion come l’UE. Di conseguenza, gli Stati Uniti rimangono ancora contrari al leader venezuelano (anche se recentemente hanno iniziato a impegnarsi pragmaticamente con lui a causa dei loro interessi legati all’energia ) mentre sostengono con tutto il cuore Lula.

Nessuna di queste intuizioni suggerisce che Lula sia controllato dagli Stati Uniti, ma solo che la sua precedente prigionia lo ha chiaramente cambiato. Non è più il “rivoluzionario multipolare” che era una volta o almeno era considerato essere, anche dagli Stati Uniti che hanno deposto il suo successore e poi hanno cercato di screditarli entrambi su quella base percepita, ma è ancora almeno formalmente impegnato con la sinistra- come le politiche economiche interne per la riduzione della povertà, che è la causa che lo ha maggiormente appassionato in tutta la sua vita.

La visione ricalibrata del multipolarismo di Lula – presumibilmente concepita durante la sua prigionia – lo rende accettabile per gli Stati Uniti, i cui democratici al potere amano anche il suo allineamento ideologico interno con loro e soprattutto la sua crociata contro l’opposizione di destra. Per queste ragioni, oltre a quelle legate al modo in cui la transizione sistemica globale ha limitato i modi in cui gli Stati Uniti possono imporre la propria egemonia sull’emisfero, Lula è quindi visto dai suoi strateghi come il leader latinoamericano ideale.

Ecco perché hanno sostenuto con entusiasmo il suo ritorno alla presidenza e celebrato la sua vittoria su Bolsonaro poiché si prevede che sarà più facile trattare con Lula, soprattutto ora che non è più percepito come un “rivoluzionario multipolare pericoloso” come rimane con orgoglio Maduro. Questo è il vero Lula come esiste oggettivamente nel 2023 e non quello che i suoi sostenitori più appassionati fantasticano che sia, cosa che deve essere accettata da chi aspira ad analizzare con precisione il suo terzo mandato.

https://korybko.substack.com/p/lulas-recalibrated-multipolar-vision?utm_source=post-email-title&publication_id=835783&post_id=99412214&isFreemail=true&utm_medium=email

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Korybko allo Sputnik Brasil: gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo decisivo nell’incidente dell’8 gennaio

Ecco la versione integrale in inglese dell’intervista che ho recentemente rilasciato a Sputnik Brasil, i cui estratti sono stati originariamente pubblicati in portoghese l’11 gennaio con il titolo “Gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo decisivo nell’invasione degli edifici pubblici a Brasilia, dice Korybko”.

1. Nel tuo articolo, suggerisci che la capitale brasiliana era sospettosamente incustodita durante le proteste di domenica. Oggi, il quotidiano Folha de São Paulo ha riferito che l’Agenzia di intelligence brasiliana (ABIN) ha allertato il governo Lula che un attacco era imminente. Mentre è noto che la polizia del Distretto Federale non ha fermato i manifestanti – presumibilmente per affinità ideologica – non è chiaro perché il governo Lula non abbia risposto alla minaccia imminente. Perché pensi che il governo brasiliano abbia scelto di rimanere passivo? Pensa che le proteste possano essere usate come un utile pretesto per una repressione dell’estrema destra?

È chiaro che la capitale non era “innocentemente” indifesa. I sostenitori di Bolsonaro si sono accampati là fuori per mesi e alcuni di loro stavano già segnalando la loro intenzione di replicare lo scenario del 6 gennaio (J6), di cui i media americani e brasiliani Mainstream (MSM) hanno ripetutamente messo in guardia. Stando così le cose, è ovvio che alcuni elementi delle burocrazie militari, di intelligence e diplomatiche permanenti del Brasile (“stato profondo”) – che nel contesto storico nazionale è influenzato in modo sproporzionato dall’ala militare – quantomeno “hanno facilitato passivamente” gli eventi che si sono svolti domenica a causa della loro negligenza criminale nel non aver difeso adeguatamente la capitale

Per quanto riguarda l’ultimo rapporto secondo cui l’amministrazione Lula è stata allertata su un attacco imminente, né lui né il suo team dovrebbero essere considerati direttamente responsabili di questa negligenza, almeno in questo momento. Il flusso di lavoro non è chiaro rispetto a chi potrebbe aver reagito a questo avviso (se non l’hanno ignorato), cosa hanno incaricato le agenzie appropriate di fare, chi potrebbe aver ricevuto tali ordini e così via. Per il momento, sembra che l’amministrazione Lula fosse funzionalmente impotente in questo scenario, dal momento che alcuni elementi dello “Stato profondo” volevano che tutto andasse come è successo. Stando così le cose, probabilmente lui e il suo team non avrebbero potuto impedirlo anche se ci avessero provato.

2. 24 ore dopo l’incidente, oltre 1,2mila sostenitori di Bolsonaro sono già sotto custodia della polizia. Nonostante la delicatezza dell’arresto di manifestanti politici, l’agenda del gruppo sembra essere chiaramente antidemocratica. I manifestanti difendono una dittatura militare e misure come l’eliminazione dei diritti delle minoranze religiose. Pensi che un giro di vite sia giustificato se è in gioco la democrazia?

La legge dovrebbe essere sempre applicata senza eccezioni e non dovrebbe mai essere politicizzata. Non importa se qualcuno non è d’accordo con le cause che un altro sostiene pubblicamente poiché quest’ultimo non dovrebbe essere punito per aver esercitato la libertà di parola sancita dalla costituzione, purché tale azione non violi la legge. Se un numero sufficiente di persone si sente a disagio con le suddette cause, allora deve lavorare attraverso il processo legale per proibirne l’espressione pubblica. Fino a quando ciò non accadrà, nessuno dovrebbe essere arrestato sulla base del solo fatto che le sue opinioni hanno offeso qualcun altro.

Detto questo, la base ufficiale su cui sono stati arrestati quei 1,2mila sostenitori non erano loro che esprimevano pubblicamente la loro libertà di parola, ma le azioni che avrebbero compiuto. Se hanno infranto la legge, devono essere puniti, ma il processo legale alla fine determinerà se sono colpevoli o meno. L’assalto e il vandalismo alla proprietà pubblica sono azioni estreme che sfidano il mandato dello stato. Il contesto post-elettorale iper-partigiano in cui si sono verificati suggerisce anche l’intenzione di ribaltare le elezioni dello scorso anno, il che rende quindi questo un tentativo di cambio di regime.

3. Come si spiega il fatto che non solo Bolsonaro, ma anche il Segretario alla Difesa del Distretto Federale brasiliano erano entrambi negli Stati Uniti durante questo evento?

Bolsonaro non ha voluto partecipare alla tradizionale cerimonia presidenziale brasiliana e quindi è partito per la Florida, dove casualmente vive il suo caro amico ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, prima che Lula tornasse in carica. Si ipotizza che lo abbia fatto per eludere ciò che i suoi sostenitori ipotizzavano potesse essere la politicizzazione del processo legale da parte del suo successore per punirlo con qualsiasi pretesto (ad esempio la sua politica COVID-19, la deforestazione dell’Amazzonia, ecc.) al fine di inviare un messaggio alle forze interne di destra. La sua presenza negli Stati Uniti, tuttavia, non dovrebbe essere interpretata come una sua collusione con il governo del suo ospite per portare a termine l’incidente di domenica.

Per quanto riguarda la presenza di Anderson Torres nello stesso stato, il capo della pubblica sicurezza della capitale ha affermato che era in vacanza, anche se molte persone ipotizzano che stesse coordinando clandestinamente l’incidente di domenica con Bolsonaro e/o il governo degli Stati Uniti. Qualunque cosa stesse realmente facendo, non c’è dubbio che fosse per lo meno penalmente negligente nelle sue responsabilità e che trovarsi fuori dal Brasile mentre gli eventi si svolgevano riduceva il suo rischio di essere assicurato alla giustizia se alla fine le accuse fossero presentate contro di lui. Con questa osservazione in mente, avrebbe potuto potenzialmente far parte del complotto di domenica e lasciare il Brasile con il pretesto di una vacanza prima che tutto accadesse nel caso in cui il cambio di regime fallisse.

4. Nel tuo testo accenni al fatto che il Brasile e gli Stati Uniti condividono l’interesse a combattere l’opposizione interna di destra. Come si può realizzare in pratica questa cooperazione? Pensi che gli Stati Uniti estradano effettivamente Bolsonaro in Brasile?

Il direttore dell’intelligence nazionale (DNI) ha valutato all’inizio del 2021 che “gli estremisti violenti di matrice razziale o etnica (RMVE) e gli estremisti violenti della milizia (MVE) presentano le minacce DVE più letali” per gli Stati Uniti. Quelle forze sono associate a elementi di destra, il che conferma così quanto siano gravi le considerazioni su una minaccia per lo “stato profondo” di quel paese. Il loro rapporto è stato pubblicato all’indomani del J6, portando alcuni a ipotizzare che si tratti di un’esagerazione politicizzata intesa a stabilire il pretesto per un giro di vite contro i sostenitori di Trump. Indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo con il corso di pensiero di quelle persone, alcune forze di destra costituiscono davvero una minaccia, così come anche alcune di sinistra.

La reazione dell’Amministrazione Lula all’incidente di domenica, che il neo-rieletto leader ha definito una serie di “atti terroristici” parlando a fianco dei capi del Congresso e della Corte Suprema, fa pensare che anche loro condividano una valutazione simile della minaccia rappresentata da alcuni elementi di destra come fa il DNI degli Stati Uniti. Sebbene al momento non sia chiaro se quelle forze nazionali abbiano coordinato le loro azioni con controparti straniere, figuriamoci con Bolsonaro attualmente con sede negli Stati Uniti, non si può negare che alcuni elementi di destra abbiano legami internazionali proprio come le loro controparti di sinistra. Per quanto riguarda il destino dell’ex leader, molto dipenderà dal fatto che l’amministrazione Lula sporgerà denuncia contro di lui.

Nel caso in cui lo facciano, cosa che non può essere esclusa considerando quanto grave sia la minaccia alla sicurezza nazionale che considerano l’incidente di domenica, allora gli Stati Uniti saranno in difficoltà. Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha dichiarato lunedì in una conferenza stampa che ci sarebbero “problemi legali e problemi precedenti” coinvolti in quello scenario, ma ha anche affermato che “se ricevessimo tali richieste, le tratteremmo nel modo in cui abbiamo sempre fatto: li tratteremmo seriamente. Da un lato, consegnare Bolsonaro a Lula su un piatto d’argento dimostrerebbe la volontà di entrambi i paesi di combattere congiuntamente il cosiddetto “terrorismo di destra”, ma dall’altro ridurrebbe la fiducia negli Stati Uniti da parte della destra attuale e futuri leader latinoamericani.

5. Lo stratega di Trump, Steve Bannon, ha pubblicato messaggi sul social network Gettr a sostegno dei manifestanti a Brasilia. “Lula ha rubato le elezioni… e i brasiliani lo sanno”, ha scritto domenica. È corretto affermare che i movimenti trumpisti e bolsonaristi condividono le stesse tattiche e, in definitiva, le stesse fonti di finanziamento?

I post sui social media come quello di Bannon in sé e per sé non sono pistole fumanti che confermano l’esistenza di un oscuro complotto per il cambio di regime, ma su di lui personalmente, è risaputo che simpatizza con Bolsonaro e le loro reti politiche sono presumibilmente collegate. Per questo motivo, ci sono motivi per sospettare che possano avere anche legami finanziari, che potrebbero almeno essere tra alcuni dei loro membri senza l’autorizzazione o la conoscenza dei leader dei loro movimenti. Questo dovrebbe essere indagato dopo l’incidente di domenica, anche se il contesto post-elettorale iper-partigiano in Brasile e l’allineamento ideologico interno dell’amministrazione Biden con le sue controparti ne mettono in discussione l’imparzialità.

Entrambi hanno motivi egoistici per inventare e/o esagerare le prove che presumibilmente dimostrano che la rete di Bannon – e per estensione indiretta quella di Trump – ha contribuito finanziariamente a quanto è appena accaduto a Brasilia, se non addirittura ha contribuito a coordinarlo o per lo meno ne era a conoscenza in anticipo di quello che stava per accadere ma non ha informato le autorità di nessuno dei due paesi di questi presunti atti illegali pianificati in anticipo. Le amministrazioni Biden e Lula potrebbero sfruttare il suddetto pretesto per reprimere le rispettive opposizioni di destra, ma per essere assolutamente chiari, chiunque in entrambi i paesi abbia dimostrato dai tribunali in un processo veramente imparziale di aver infranto la legge merita di essere punito .

6. Il giudice brasiliano Alexandre de Moraes ha chiesto che i social media come Facebook, Twitter e Tik-Tok rimuovano i contenuti che incoraggiano atti di colpo di stato e condividano dati che potrebbero portare all’identificazione dei manifestanti. Pensi che tali misure siano efficaci per mettere a tacere l’opposizione di destra? È lo stesso metodo utilizzato negli Stati Uniti per soffocare l’influenza politica di Trump?

Il New York Times (NYC), che è tra i principali media occidentali di MSM, era stato precedentemente critico nei confronti dei poteri di censura senza precedenti che Moraes aveva ottenuto. Hanno espresso questo punto di vista nei loro articoli pubblicati a settembre e ottobre intitolati “ Per difendere la democrazia, l’Alta Corte brasiliana sta andando troppo oltre? ” e “ Per combattere le bugie, il Brasile dà a un uomo il potere sulla parola online ” rispettivamente. Pertanto non è “marginale” che nessuno condivida sentimenti simili, anche se dovrebbero anche essere ricordati che Moraes ha ottenuto questi poteri senza precedenti attraverso mezzi legali. Che sia giusto o sbagliato, rientra quindi nel suo mandato di censurare i social media e chiedere che condividano i dati.

Qui sta il nocciolo del dibattito, tuttavia, poiché alcuni sospettano che stia esercitando selettivamente questi poteri per mettere a tacere l’opposizione di destra nei casi in cui le persone prese di mira non sono veramente colpevoli di alcun crimine mentre chiudono un occhio sulle forze di sinistra. che i critici affermano di aver effettivamente infranto la legge. Se questi presunti doppi standard sono davvero veri, allora significherebbe che Moraes sta politicizzando la sua posizione in modo simile a come i file Twitter recentemente pubblicati dimostrano che i servizi di sicurezza degli Stati Uniti hanno politicizzato la propria per mettere a tacere l’opposizione di destra del loro paese. Per il momento e considerando le precedenti critiche del NYT nei suoi confronti, ci sono motivi credibili per sospettare delle intenzioni di Moraes.

7. Il tuo testo suggerisce che gli Stati Uniti e il Brasile potrebbero essere collusi per reprimere l’estrema destra, al fine di consolidare il governo di Biden e Lula, è corretto? Come mettere in relazione questa presunta alleanza Lula-USA con il fatto che il leader brasiliano è stato imprigionato durante un’operazione architettata dagli Stati Uniti, come lo stesso Lula sa perfettamente? Come possono due nemici diventare così vicini?

Sì, la mia analisi non suggerisce solo quella collusione, ma afferma esplicitamente che è probabile che sia così. Le amministrazioni Biden e Lula hanno interessi politici condivisi nel reprimere le rispettive opposizioni di destra, anche se ciò non significa che nessuno di quei leader sia a conoscenza di tutto ciò che sta facendo il “deep state” del loro paese. Chiarito ciò, ciò che sembra essere accaduto in modo irresistibile domenica è che gli elementi all’interno delle ali militari e di intelligence della burocrazia permanente brasiliana sono collusi con i loro colleghi statunitensi per replicare lo scenario J6 al fine di inventare il loro finto complotto destinato a fallire. che potrebbe successivamente servire da pretesto per consolidare il potere di Lula.

La cosa particolarmente curiosa di questo è che quelle forze summenzionate sono considerate molto solidali con la destra in generale e con Bolsonaro in particolare, eppure non si può negare che mentre alcuni elementi al loro interno hanno per lo meno facilitato passivamente l’incidente di domenica lasciando la capitale indifesa nonostante i precedenti avvertimenti di uno scenario simile a J6, queste istituzioni in generale sono anche riuscite alla fine a ripristinare la legge e l’ordine alla fine della giornata. Se i servizi militari e di intelligence brasiliani volevano davvero rovesciare Lula, allora avrebbero potuto orchestrare questa sequenza di eventi alla fine dell’anno scorso per impedire il suo ritorno in carica o addirittura truccare apertamente le elezioni per Bolsonaro.

Non hanno fatto nessuno di questi, tuttavia, il che mette quindi in dubbio la speculazione secondo cui una o entrambe queste istituzioni sono/sono contro Lula e a sostegno di Bolsonaro (sia che abbia precedentemente mantenuto il potere e/o che vi sia tornato a seguito di incidente di domenica). Alcuni elementi al loro interno non supportano l’incumbent, ma non sono abbastanza potenti da rimuoverlo, come dimostrato dal loro fallimento nel farlo questo fine settimana all’indomani di quanto appena accaduto, anche se è teoricamente possibile che un colpo di stato militare o un post – uno moderno come quello che si è svolto nel corso dell’operazione Car Wash può ancora verificarsi o almeno essere minacciato come una spada di Damocle per aver limitato la libertà di Lula di formulare politiche.

Considerando l’esito indiscutibile dei servizi militari e di intelligence che hanno ottemperato alla richiesta di Lula di ristabilire l’ordine nella capitale dopo che alcuni dei sostenitori di Bolsonaro hanno sequestrato i suoi tre edifici governativi politicamente più importanti, si può quindi concludere che i loro leader riconoscono la sua autorità legale come comandante- in capo. Anche gli Stati Uniti lo fanno da quando il presidente Joe Biden, il segretario di Stato Antony Blinken e il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan hanno espresso pubblicamente il loro sostegno a lui domenica, il che getta ancora più acqua fredda sulla speculazione secondo cui gli Stati Uniti avrebbero voluto rovesciarlo quel giorno attraverso una replica dello scenario J6.

La realtà è che lo sostengono con entusiasmo per ragioni ideologiche legate alle politiche socio-culturali condivise delle loro amministrazioni in patria, che possono essere descritte come liberali rispetto a quelle conservatrici di Bolsonaro. Gli Stati Uniti in precedenza avevano orchestrato il colpo di stato postmoderno che rovesciò il suo successore Dilma Rousseff e alla fine portò all’imprigionamento di Lula, ma il “cavallo oscuro” che in seguito la sostituì si dimostrò politicamente più indipendente di quanto si aspettassero. Invece di essere un completo burattino degli Stati Uniti, Bolsonaro ha sfidato il quid pro quo riferito da Sullivan nell’estate 2021 di vietare Huawei in cambio di rendere il Brasile un partner ufficiale della NATO, nonché le richieste di Washington dell’anno scorso di sanzionare la Russia.

Queste decisioni sarebbero inaccettabili per qualsiasi amministrazione statunitense, ma quella di Biden è stata particolarmente respinta dalle sue politiche socio-culturali conservatrici poiché contraddicevano direttamente la sua stessa visione liberale. Al contrario, la visione interna di Lula a questo proposito è in gran parte allineata con quella dell’amministrazione americana in carica, in particolare per quanto riguarda la loro percezione condivisa delle forze di destra come serie minacce alla sicurezza. Lo stesso tre volte leader ha anche moderato quello che gli osservatori in precedenza consideravano il suo scetticismo nei confronti degli Stati Uniti, per usare un eufemismo, soprattutto dopo essere stato imprigionato all’indomani del suo colpo di stato post-moderno contro il suo successore. Ciò è dimostrato dal suo incontro con Sullivan il mese scorso.

Non ha dovuto farlo poiché quel funzionario non è la sua controparte, ma è comunque andato avanti con l’incontro per segnalare il suo ritrovato “pragmatismo” (per mancanza di una descrizione migliore) qualunque sia stata la sua ragione. In risposta a quelli dei suoi sostenitori che affermano che “non aveva scelta” o che stesse “giocando a scacchi”, va ricordato loro che l’ex primo ministro pakistano Imran Khan avrebbe rifiutato di incontrare il capo della CIA durante il viaggio di quest’ultimo a Islamabad nell’estate 2021 secondo Axios . Successivamente è stato rovesciato da un colpo di stato postmoderno orchestrato dagli Stati Uniti ma superficialmente democratico , ma il suo esempio dimostra ancora che Lula aveva davvero una scelta quando si trattava di incontrare Sullivan.

Da ciò, gli osservatori possono concludere con sicurezza che Lula non è “antiamericano” come alcuni lo considerano a torto o a ragione, ma aspira a cooperare pragmaticamente con esso nel perseguimento di interessi condivisi. Ricordando la lettura ufficiale del viaggio di Sullivan da parte della Casa Bianca, “ha incontrato il segretario per gli affari strategici, ammiraglio Flávio Rocha, per esprimere apprezzamento per i progressi nelle relazioni USA-Brasile e rafforzare la natura strategica a lungo termine della partnership USA-Brasile”. Lula ha approvato lo scopo esplicito della sua visita incontrandolo successivamente nonostante non fosse necessario, come sostenuto sopra, confermando così il suo nuovo approccio agli Stati Uniti nonostante la loro ben nota storia complicata.

Gli interessi strategici che collegano i loro paesi sono duraturi e trascendono le amministrazioni, essendo principalmente legami militari e commerciali. Le amministrazioni Biden e Lula, in particolare, sono allineate anche rispetto al cambiamento climatico, al COVID-19, alla percezione delle forze di destra come gravi minacce alla sicurezza nazionale e a questioni socio-culturali come l’omosessualità, ecc., che non era il caso con quello di Bolsonaro. Tuttavia, differiscono ancora sulle loro opinioni nei confronti della transizione sistemica globale , che l’amministrazione Biden vuole guidare nella direzione del ripristino dell’egemonia unipolare in declino degli Stati Uniti mentre quella di Lula vuole che continui a muoversi verso il multipolarismo.

In questo senso, il leader brasiliano in carica ha una visione simile a quella del suo predecessore, il che suggerisce che lo “Stato profondo” del loro paese è rimasto per lo più multipolare nel senso della grande strategia, nonostante l’affinità di alcuni dei suoi elementi con gli Stati Uniti (sia in generale che in termini di sostegno ideologico a varie amministrazioni come quella di Trump o di Biden). Dopotutto, se la potente ala militare della sua burocrazia permanente non avesse veramente abbracciato questa visione del mondo, allora avrebbero potuto orientarsi decisamente verso gli Stati Uniti durante il mandato di Bolsonaro rompendo con i BRICS, vietando Huawei e sanzionando la Russia, ma ciò non è accaduto. Ciò dovrebbe sollecitare una profonda riflessione da parte dei brasiliani, indipendentemente dalle loro opinioni politiche.

Guardando al futuro, si prevede che Lula tenterà di allinearsi in modo multiplo tra il Golden Billion dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti e il Global South guidato congiuntamente da BRICS e SCO di cui il Brasile fa parte, seguendo l’esempio introdotto dall’India nell’ultimo anno. A differenza di quello stato dell’Asia meridionale, tuttavia, il Brasile ha un’autonomia strategica relativamente minore nella Nuova Guerra Fredda a causa di quanto profondamente radicati siano gli “agenti di influenza” degli Stati Uniti all’interno del suo “stato profondo”. Ciò a sua volta ostacolerà l’efficacia della visione multipolare della politica estera di Lula, soprattutto perché quelle suddette forze possono essere armate a piacimento dagli Stati Uniti per tentare un colpo di stato militare o postmoderno contro di lui se “esce dalla linea” ancora una volta come l’ultima volta tempo fa.

L’unico modo realistico per ridurre lo scenario della guerra ibrida è per lui garantire che quegli “agenti di influenza” che hanno colluso con gli Stati Uniti per portare a termine l’incidente di domenica siano assicurati alla giustizia o almeno neutralizzati politicamente. Sarà immensamente difficile per lui, tuttavia, considerando quanto sia potente l’ala militare della sua burocrazia permanente e l’irrimediabile corruzione dei tribunali brasiliani. Stando così le cose, il suo terzo mandato gli lascia molta meno flessibilità in termini di politica estera rispetto ai due precedenti, il che dovrebbe a sua volta mitigare le alte aspettative dei suoi sostenitori che otterrà molta sostanza tangibile su quel fronte.

Estratti dell’intervista sono stati originariamente pubblicati in portoghese su Sputnik Brasil l’11 gennaio con il titolo “Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo decisivo nell’invasione degli edifici pubblici a Brasilia, afferma Korybko “.  

HERNAN CORTES – la SECONDA conquista (21° sec.)_di Daniele Lanza

HERNAN CORTES – la SECONDA conquista (21° sec.).
(** nota in merito all’anomala situazione geoculturale odierna nelle Americhe. Un tassello in più per la comprensione del Brasile ed altri)
[da leggere tutto, prego]
—
Dunque : massima parte di noi ha un’immagine scolpita, cristallizzata, del landschaft culturale latinoamericano, come di un continuum permeato di una certa cattolicità di fondo – di cui la civiltà iberica (ispano/portoghese) è storicamente intrisa – in un carosello sconfinato di cittadine e paesi dedicati a santi e numi tutelari, icone della Madre de Dios…..e processioni variopinte dalle alte sierre del Messico alle giungle amazzoniche, come 1000 documentari e pellicole del cinema ce li hanno riportati.
E’ così per la totalità dei “non preparati” tra chi mi legge (ma anche chi preparato sia, ma senza una conoscenza specifica degli equilibri culturali dell’America latina), ed è naturale che sia in fondo, dato che la cellula culturale di base di cui si parla è quella. Proprio questo tuttavia ci porta a non notare un fatto alquanto curioso : se si sfoglia un qualsiasi report statistico/demografico di un paese (a caso) di quest’area, viene fuori che 1/10 o più degli abitanti sarebbe di fede PROTESTANTE.
La prima impressione, come detto, è quanto mai curiosa (nessuno tra gli stati tradizionalmente cattolici nella storia della vecchia Europa, ha mai vantato un fenomeno demografico di questo livello – fatta eccezione per il caso ugonotto nella Francia del secolo XVI° – o per meglio dire, ha mai accettato una minoranza protestante troppo numerosa nel proprio corpo territoriale). La curiosità diventa poi stupore, andando a sfogliare in serie le statistiche di tutti i paesi circostanti : in quasi tutti la minoranza protestante “danza” tra il 10 – 15% della popolazione. In alcune fasce del continente (vicine allo strategico stretto di Panama, ossia Colombia e Venezuela) si sale ad una forbice tra il 15 -20%. Si conclude col Brasile : il maggiore stato dell’America latina intera, vanta una quota che sfiora il 25% di tutti gli abitanti.
Lo stupore a questo punto diventa attenzione (tre livelli percettivi differenti del lettore) : non si parla di un periferico staterello o provincia al confine con le Galapagos……parliamo di un paese di oltre 200 milioni di abitanti, il colosso della lusosfera (cosmo di lingua portoghese), di tradizione cattolica secolare (dalla fondazione) dove la settimana scorsa si sono concluse combattutissime elezioni (…). L’interrogativo è dunque uno : COSA STA SUCCEDENDO ?
Si ha obiettivamente l’impressione di essersi persi qualcosa, vero ? In effetti è proprio così : chi non vive nella realtà sudamericana non ha potuto notare un trend in corso nelle ultime due generazioni, che consiste nell’attività missionaria pressochè continua e metodica dei gruppi evangelici. Prendere nota di quest’ultimo termine per favore, perché è la CHIAVE di quanto seguirà : “evangelico” sta ad indicare il movimento trasdenominazionale (ossia che non si riconduce a nessuna denominazione tradizionale come “luterani”, “metodisti” o altro), nato e sviluppatori tra le maglie dell’universo protestante/anglosassone a partire dal 18° secolo.
Il protestantesimo stesso – questo tutti lo dovrebbero sapere – altro non è che termine ombrello, utilizzato spesso nella prospettiva cattolica per indicare collettivamente tutti i cristiani che rifiutano Roma come proprio faro (…) : a differenza del mondo cattolico, non esiste un’autorità spirituale universale e unica per i protestanti, i quali a tutti gli effetti non sono che un ensemble di una ventina di differenti manifestazioni senza una gerarchia centralizzata quanto quella cattolico/romana. Considerata questa struttura di base, e le legislazioni molto permissive dell’America anglosassone non deve dunque stupire il proliferare di movimenti religiosi che ne vedrà (l’allegro e talvolta violento circo spirituale di sette piccole e grandi che popola gli USA è noto a tutti). L’evangelismo – per così dire – si inserisce storicamente in questa dinamica, con fortune alterne.
Predicatori, pastori e comunità evangeliche sorgono come i funghi un po dappertutto, nell’ampio contesto anglofono nordamericano, che con i suoi spazi e le sue caratteristiche ne è il laboratorio ideale : a differenza delle correnti protestanti “standard” quelle evangeliche sono caratterizzate da un’energia non comune, una carica di proselitismo e spirito missionario che gli altri hanno perduto e che pare riportare ad antiche origini della cristianità (concetto chiave è il “BORN AGAIN” ovvero rinascita….un re-start esistenziale dell’individuo convertito). Il movimento cresce lentamente lungo tutto il secolo XIX, mentre è nel secolo ancora successivo che avverrà la vera svolta : Nel contesto oramai secolarizzato del 900 le correnti evangeliche esplodono letteralmente (complice il declino delle denominazioni standard, ormai inadeguate a intercettare i bisogni odierni) e se ad inizio secolo sono ancora un fenomeno di costume, verso la fine sono una realtà imponente. Alle soglie del 2000 gli evangelici rappresentano ormai la gran parte del mondo protestante statunitense e senza dubbio il più energico, il più fattivo (ed anche fondamentalista all’occorrenza), al punto da divenire utenza elettorale fondamentale nelle elezioni a stelle strisce, dapprima a livello locale…per arrivare sino alla Casa bianca. Il fenomeno, interno alla cultura statunitense è abbastanza noto : ad ogni elezione d’oltreoceano, decine di commentatori e sondaggisti esperti di politica yankee a spiegarci cosa sia la “BIBLE BELT” e cose simili (ci siamo sì ?).
Orbene, terminata questa (troppo breve in realtà, ma obbligatoria) parentesi introduttiva, torniamo al tema centrale del post : “COSA STA SUCCEDENDO ?” (nell’America latina). Il fatto è che l’evangelismo statunitense vive un successo di tale portata lungo il corso del 900 da non affermarsi soltanto sul suolo patrio e dintorni, ma al punto da USCIRNE, da evadere dal nativo alveo anglosassone e puntare con audacia ad una dimensione del tutto estranea come quella ispanoamericana: i primi nuclei evangelici si impiantano nei principali paesi latinoamericani nel corso della prima metà del secolo (1900-1950). In questa fase sono una realtà del tutto marginale: solite missioni e predicatori anglofoni con bibbia in mano…presenza bizzarra, senza particolare presa sulla società locale.
E’ nel segmento 1950-2000 che qualcosa si innesca. Qualcosa che probabilmente va oltre il semplice successo nell’opera di proselitismo (…) : se torniamo alle statistiche del 1970, l’insieme dei “protestanti” non supera il 3% in un paese come il Brasile, mentre oggi – ripeto – si sfiora ¼ della popolazione. Significa che quasi una persona ogni 4 ha cambiato fede in un lasso di tempo di 50 anni. Le teorie complottistiche (di parte cattolica) punto il dito contro Washington : a parere loro si tratterebbe di un ben preciso ed articolato piano di lunghissimo termine della politica statunitense ben decisa a rafforzare le propria presa politica sui paesi latinoamericani, favorendo l’affermarsi in Mesoamerica e Sudamerica di organizzate ed agguerrite minoranze protestanti, ovvero portatrici di una filosofia culturale “sorella” del protestantesimo anglosassone, con le quali vi sia una lingua comune e una perfetta sintonia di vedute. In parole povere, filiazioni culturali traverso le quali esercitare influenza e pressione nella vita interna di tali paesi. Stando alla visione complottista….la CIA ed altri poteri forti statunitensi avrebbero finanziato tenacemente e pazientemente (mentalità di lunghissimo periodo) l’evangelismo anglosassone nell’America latina a partire dal momento in cui si resero conto della non completa “affidabilità” del cattolicesimo locale : sentito l’odore delle numerose rivoluzioni reali e potenziali che covavano nel contesto latino nella generazione del secondo dopoguerra (Cuba, Cile, Bolivia, Brasile, Nicaragua, etc. nel periodo 1955-1970) lo stato di cose allarma tanto le alte sfere dell’amministrazione a stelle e strisce da indurre Richard Nixon ad approntare una politica apposita* (*tesi cospirazionista esposta ne “The Expansion of Protestantism Was Part of CIA War Plan for South America” di Jorge Rondon, stando al quale, CRUCIALE fu un memorandum del 1969 a Washington, dove si sottolineava come la chiesa cattolica – elemento cruciale della cultura latinoamericana – avesse cessato di fare gli interessi USA).
Fermiamoci un attimo dal capitolo precedente.
Solitamente non sposo le tesi cospirazioniste, anzi le evito: troppo attira l’intrigo della cospirazione o del piano segreto, la mente del lettore comune e non solo…..trasformandosi rapidamente in un morboso gioco infantile, in un processo indiziario che va avanti all’infinito. Scrivo da ANNI sul web, evitando accuratamente di farmi coinvolgere in qualsivoglia (affascinante ed oscuro) castello di carte : eppure………qui c’è qualcosa sotto e di grande. Non sottoscrivo la tesi che vi sia stato un piano accurato e definito (improbabile), ma che una politica di fondo da parte di Washington vi sia stata, posso crederlo. Signori che leggono : qui si parla di oltre 100 milioni di conversioni al protestantesimo (dato statistico reale) in un lasso di tempo di 40-50 anni. Su un terreno di gioco già occupato da un attore importante (chiesa cattolica) da svariato secoli. Da studioso di storia non mi vengono alla mente di casi di conversione (non forzata) di queste dimensioni e in una finestra cronologica così ristretta. C’è qualcosa che non quadra (anche senza voler essere complottisti).
Ritengo pertanto che qualcosa di vero vi sia e funziona più o meno così : un determinato momento (a cavallo tra gli anni 60/70) le amministrazioni statunitensi paventando il trend rivoluzionario (di matrice marxista) in tanti paesi latinoamericani, prendono atto da un lato di non potersi imporre esclusivamente con la forza (logico)…….dall’altro – cosa più critica – che non possono realmente contare sulla fragile e decadente chiesa cattolica di tali paesi per farvi fronte : quest’ultima è il VERO PROBLEMA in quanto debole e corrotta, ma cosa ancor più grave, sebbene sia contraria al marxismo è essa stessa nell’essenza una filosofia affine in un certo senso (“umanistica” se non vogliamo dire “socialista”) fatta di amore e perdono (che significa “lassismo” nella forma mentis anglosassone…) e che in fin dei conti punta alla dimensione sociale dell’uomo anziché quella individuale.
Cerco di riformulare in modo efficace ; la conclusione – e devo dire molto sottile – cui sono giunti consiglieri e decisori della casa bianca è la seguente : sebbene cattolici e comunisti si siano combattuti per generazioni (e pertanto sarebbe stato logico continuare a usare i cattolici a mo di scudo anticomunista)……..in realtà queste due entità sono interconnesse tra loro assai più di quanto non si voglia supporre, nella misura in cui la mentalità ecumenica, orientata alla società più che al singolo individuo, della cattolicità collima con le ideologie “rosse” novecentesche. Profonda è la verità in tutto questo, sebbene i sostenitori di entrambe queste entità non vogliano capacitarsene ancora oggi (la rifiutano i cattolici e ancor più la respingono i comunisti) : la contrapposizione socialismo/cattolicità, vissuta intensamente da generazioni intere, incontestabile dal punto di vista cattolico o socialista rispettivamente…..perde invece consistenza da un punto di vista anglosassone/protestante, “estraneo” ad entrambi i contendenti (ed inizia ad “avvicinarli”, associarli). Il cuore non dicibile di tutto questo è che cattolicità e comunismo sono nemici sì, ma nel senso che sono RIVALI : rivaleggiano si danno battaglia, sul medesimo piano (quello sociale), ma NON lo negano (semplicemente ognuno dei due ne vorrebbe il monopolio !). Comunismo e cattolicità condividono – sebbene da prospettive differenti (una teologica e l’altra secolare) – la medesima idea dell’uomo e del suo rapporto con la società. Idea che NON è condivisa affatto dalla più atomistica visione protestante nordamericana. Da questo assunto ne ricaviamo una conseguenza (ragionando dal punto di vista anglosassone) : la cattolicità in sé non solo non è la soluzione al problema, ma è ESSA STESSA il problema, dal momento che col proprio innato senso sociale costituisce un sostrato culturale che in fondo, involontariamente, genera e nutre il suo superamento storico costituito dal socialismo politico stesso, dal marxismo.
A questo proposito amo sottolineare come l’ortodossia slava – assai più prossima alla cattolicità che non ai protestanti, che di chiesa apostolica si tratta – con la propria anima sociale, universale ha forse, involontariamente, spianato il terreno a coloro che sarebbero venuti dopo (universalismo socialista, che potrebbe essere visto come successore desacralizzato). Forse – involontariamente – hanno preparato la strada alla rivoluzione che li travolgerà (nutrita letteratura russa in tale proposito, sui legami filosofico culturali tra ortodossia e socialismo). In parole altre le ideologie socialiste del XX secolo sono riuscite ad attecchire meglio laddove GIA’ in un certo senso regnavano filosofie sociali…..ossia cattoliche o ortodosse che fossero (contrariamente che alla fredda individualità protestante dell’anglosfera).
Arriviamo al punto, seguendo il probabile ragionamento nordamericano : posto e premesso che SIA il comunismo SIA la cattolicità sono il problema (due facce della medesima medaglia), allora conviene combatterli entrambi, con armi differenti. Se da un lato si finanziano nel breve periodo gruppi anticomunisti, contras etc. (come al solito e come ben si sa), dall’altro (questo meno si sa) inizia una possente offensiva culturale sul lungo periodo, una vera e propria guerra silenziosa, finalizzata a conquistare perlomeno uno strato della popolazione locale ad un’ideologia affine al pensiero anglosassone : a tale scopo anziché affidarsi ad un partito si affidano invece alla FEDE e anche subdolamente, potendo contare su un contesto disastrato ovvero la povertà atavica della società più arretrate del continente sudamericano. E’ tra gli strati più poveri e disperati che gli evangelici fanno proselitismo, conquistando vaste fasce della popolazione (quel 25% di brasiliani divenuti evangelici proviene dalle favelas e altri luoghi disagiati). La stessa cosa negli altri paesi : i poveri in pratica vengono sottratti alla classica “Teologia della liberazione” (socialismo cristiano sviluppatosi nell’alveo cattolico in fondo) che tanto fece parlare di sé in America latina, per darsi invece alla Teologia evangelica che promette un altro genere di liberazione (mobilità sociale, ma di stampo liberista anglosassone). Detto fatto : i sovietici avevano i partiti comunisti di ogni paese al mondo al loro servizio…..e Washington aveva invece i protestanti (evangelici) al proprio.
Il meccanismo ha un che di geniale in sé (seguitemi) : anziché ostinarsi a colpire – come al solito – i ribelli comunisti…..si è scelto invece di colpire l’alveo culturale profondo della mentalità sociale (ovvero i cattolici, supponendo che da questi – indirettamente- nascono i comunisti stessi !). Controintuitivo non è vero ? Ma formidabile se anche solo una parte della premessa su cui si fonda è vera: nel senso che non si affronta il comunista sul campo con un mitra, ma lo si “annulla”, si fa in modo che non venga mai alla luce, eliminando il terreno di coltura (che la mentalità latino cattolica è). Si instaurano quindi poderose minoranze evangelico/protestanti, le quali si rivelano (poteva essere altrimenti ?) estremamente attive in POLITICA e spesso supportando in un modo o in un altro la visione più liberista e più in linea con la mentalità nordamericana (semplifico di molto per forza di cose).
Ripeto (per la seconda volta), non si tratta di un piano preciso – dato che non si può governare con troppa sicurezza del risultato un processo di tali dimensioni – ma sicuramente una tendenza che è stata supportata con ogni mezzo dalle alte sfere di Washington. Forse la più grande manifestazione di Kulturkampf mai avvenuta (e senza che alcuno dall’Europa vi facesse troppo caso).
Washington certo, ha potuto agire contando sull’assoluta libertà di azione che gode nelle Americhe sin da prima dei conflitti mondiali e sull’assoluta supremazia economica che vanta nei confronti di paesi che comparativamente potrebbero essere considerati ancora “secondo mondo” (se non terzo), e forse i risultati raggiunti sono stati ancora più alti di quanto ci si aspettasse, forse un ordine di grandezza non completamente previsto (?), eppure è così. Se gli odierni studi di geopolitica hanno coniato l’espressione “soft power” per indicare l’ampliarsi dell’influenza di una potenza sullo spazio circostante senza l’utilizzo delle armi……direi che questo è un caso di proporzioni ciclopiche (quest’ultimo aggettivo non è esagerato considerate le dimensioni demografiche del fenomeno e ancor più che questo sta avvenendo in relativo silenzio rispetto al mondo esterno, dato che pochi al di fuori dei paesi latinoamericani ne sono veramente al corrente). Anche il lettore che non si ritrovi nelle tesi complottiste può legittimamente porsi una domanda, pensando all’ipotesi che un quarto dei suoi concittadini si converta nello spazio di 50 anni (…).
Nelle elezioni brasiliane della settimana scorsa tutto il mondo evangelico era dalla parte di bolsonaro…e LULA ha vinto per un pelo. Alla luce di quanto detto sino qui direi che non si tratta più di “destra contro sinistra”, o forse sì, ma si dovrebbe a questo punto ridefinire il significato di “destra” e “sinistra”. Bolsonaro e Lula sono entrambi fortemente riformisti, ma di segno diverso : il primo rappresenta il vessillo liberista nordamericano (il modello è quello). Lula invece propone un modello riformista affine allo spirito più “autoctono” del Brasile (si potrebbe dire così) : sebbene Lula sulla carta si di “sinistra” è a modo suo il SOVRANISTA nel contesto brasiliano, puntando ad una permanenza del modo di pensare latino e brasiliano rispetto all’influenza esterna (USA).
No, nella scelta del titolo non ho esagerato : si è di fronte ad una SECONDA conquista del nuovo mondo. Se la Germania nazista intotolò a Barbarossa il piano di conquista dell’URSS, qui si può parlare di piano CORTES.

 

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