Xi sta preparando la Cina ad affrontare un periodo più difficile, di Victoria Herczegh
Xi sta preparando la Cina ad affrontare un periodo più difficile
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30 ottobre 2026Apri come PDF
La quinta sessione plenaria del 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, tenutasi a Pechino dal 26 al 29 ottobre, rappresenta un momento significativo nella politica interna della Cina e nel suo più ampio percorso geopolitico. Svoltasi mentre il Paese entra nella fase iniziale del suo 15° Piano quinquennale (2026-30), la sessione plenaria si è concentrata principalmente sul rafforzamento della governance del partito, della disciplina interna e della lotta alla corruzione. La sua importanza, tuttavia, va oltre questi obiettivi formali. Con il prossimo Congresso del Partito previsto per il 2027, il presidente Xi Jinping si avvicina a un anno decisivo nel suo tentativo di assicurarsi un quarto mandato quinquennale senza precedenti. In contrasto con la sua consueta retorica sulla forza e sul progresso nazionali, i suoi recenti discorsi, i riferimenti sempre più frequenti a Mao Zedong e le continue epurazioni di alti funzionari civili e militari suggeriscono che stia preparando il sistema politico per un altro mandato, pur dovendo affrontare un contesto interno meno stabile.
L’esito del plenum rafforza questa valutazione. Al termine dell’evento, un numero record di 33 membri del Comitato Centrale è stato espulso dal partito, tra cui 16 militari. Il numero dei partecipanti è sceso a soli 279 membri, rispetto ai 315 del Quarto Plenum dell’ottobre 2025 e ai 364 del Terzo Plenum del luglio 2024. La portata di queste espulsioni è sorprendente perché rivela fino a che punto l’applicazione delle misure disciplinari sia diventata una caratteristica distintiva del modello di governo di Xi. La domanda chiave non è più semplicemente come Xi intenda consolidare la propria autorità, ma cosa riveli la continua necessità di un intervento così esteso riguardo alle istituzioni attraverso le quali egli la esercita.
Il discorso di Xi in occasione del 90° anniversario della Lunga Marcia, pronunciato poco prima del plenum, offre una visione rivelatrice delle sue priorità politiche. Descrivendo l’attuale percorso della Cina verso il rinnovamento nazionale e la modernizzazione socialista come una “nuova Lunga Marcia”, Xi ha collegato le sfide che il suo governo deve affrontare a uno degli episodi più significativi della storia del Partito Comunista Cinese. Tra il 1934 e il 1936, l’Esercito Rosso intraprese una ritirata strategica per sfuggire all’accerchiamento da parte delle forze nazionaliste, attraversando vaste aree della Cina. La Lunga Marcia contribuì a trasformare il PCC in un movimento rivoluzionario radicato nella società rurale e rafforzò la posizione di Mao all’interno del partito, contribuendo in ultima analisi alla sua ascesa come leader dominante. Pertanto, il richiamo di Xi a questa storia andava oltre la semplice commemorazione. Sottolineando l’importanza di una leadership salda, della convinzione ideologica, dell’unità e della lealtà durante i periodi di crisi, ha presentato l’autorità centralizzata come una condizione necessaria per superare le sfide contemporanee. Sebbene Xi abbia spesso invocato Mao come fonte di legittimità rivoluzionaria, continuità storica e simbolismo politico, ciò non significa necessariamente che egli cerchi di ricreare integralmente il governo di Mao. La Cina è ormai profondamente integrata nell’economia globale e l’approccio di Xi si basa in larga misura sul controllo istituzionale, sulla disciplina burocratica e sulla governance centralizzata, piuttosto che sugli sconvolgimenti politici di massa associati agli ultimi anni di Mao. Ciononostante, i parallelismi sono politicamente significativi perché legittimano la concentrazione dell’autorità in un unico leader in un momento in cui Xi si appresta a prolungare il proprio mandato.
L’analogia con la Lunga Marcia ha implicazioni anche per le priorità economiche interne della Cina. Xi ha sottolineato che lo sviluppo deve garantire una crescita di alta qualità, un’espansione quantitativa, una prosperità condivisa e miglioramenti tangibili nella vita delle persone. I suoi riferimenti al popolo come fonte duratura di forza del partito richiamano le origini rurali della rivoluzione comunista e suggeriscono che potrebbe essere prestata maggiore attenzione alle province interne più povere della Cina. Queste regioni sono particolarmente vulnerabili alle difficoltà economiche e le loro popolazioni rischiano di essere lasciate indietro quando le priorità nazionali favoriscono il commercio costiero, l’industria manifatturiera avanzata e i centri urbani già prosperi. Il mantenimento della stabilità sociale nelle regioni meno sviluppate rappresenta una sfida persistente per la leadership. L’enfasi posta da Xi sulla Lunga Marcia, unita alle recenti riforme volte a stimolare i consumi nelle province rurali, potrebbe segnalare un rinnovato impegno per affrontare le disparità regionali e rafforzare il rapporto del partito con i cittadini comuni. Tuttavia, resta incerto in che misura questa retorica si tradurrà in miglioramenti significativi.
Più in generale, i discorsi di Xi si sono discostati dalla sua consueta enfasi sui risultati raggiunti dalla Cina e sulla sua ascesa apparentemente inarrestabile. Avvertendo che il Paese deve prepararsi ad affrontare «venti forti, onde impetuose e persino tempeste pericolose», ha riconosciuto che la Cina deve affrontare gravi sfide sia interne che internazionali. Ha inoltre descritto lo sviluppo come una «lotta», presentando la modernizzazione come una prova prolungata della determinazione nazionale. Questo linguaggio è degno di nota perché prepara sia l’opinione pubblica che i funzionari del partito ad affrontare un periodo potenzialmente difficile. A livello internazionale, la Cina deve affrontare una concorrenza geopolitica sempre più intensa e l’incertezza che circonda la sua posizione nell’ordine globale. A livello interno, persistenti problemi economici strutturali minacciano di complicare i suoi obiettivi di sviluppo. Inquadrando queste pressioni come parte di una lotta a lungo termine, Xi può rafforzare la percezione della necessità dell’unità nazionale, della disciplina politica, della sicurezza e dell’autosufficienza. La stessa narrativa può anche contribuire a giustificare i costi associati a queste priorità, anche quando limitano l’apertura economica o l’autonomia individuale.
Le sfide economiche che la Cina si trova ad affrontare costituiscono un contesto importante per questo cambiamento di retorica. La produzione manifatturiera avanzata e le forti esportazioni continuano a sostenere la crescita, portando la crescita del prodotto interno lordo nel terzo trimestre al 4,5% e quella dei primi tre trimestri al 4,6% su base annua. Tuttavia, questi dati nascondono alcune debolezze persistenti, tra cui la continua contrazione del settore immobiliare, l’eccesso di capacità produttiva industriale e la fragilità del mercato del lavoro. La crescita della gig economy, in particolare, riflette un mercato del lavoro in cui l’occupazione flessibile e precaria può offrire opportunità di reddito senza necessariamente garantire sicurezza a lungo termine. Queste pressioni incidono sui cittadini comuni in modi che gli indicatori ufficiali delle prestazioni economiche potrebbero non cogliere appieno. La disponibilità di Xi a riconoscere le difficoltà e le future avversità rappresenta quindi un cambiamento di tono potenzialmente significativo. Riconoscere le difficoltà già vissute dalla popolazione potrebbe far apparire la leadership più credibile rispetto a una che insista su un progresso ininterrotto. Tuttavia, riconoscere i problemi non equivale a risolverli. Senza misure concrete a sostegno dei consumi, per migliorare la sicurezza occupazionale, affrontare gli squilibri strutturali e ripristinare la fiducia, il linguaggio della lotta rischia di diventare una giustificazione per sopportare le difficoltà invece che un preludio a una riforma efficace.
L’attenzione principale del Plenum sull’autogoverno rigoroso del partito dimostra la convinzione di Xi secondo cui un apparato politico disciplinato è necessario per attuare gli obiettivi strategici a lungo termine della Cina. Il rapporto di lavoro presentato a nome del Politburo ha riconosciuto che i profondi cambiamenti nel contesto internazionale, nella società cinese e all’interno dello stesso partito hanno creato nuove circostanze e sfide. Ha sollecitato standard più elevati, misure più concrete e sforzi per affrontare i problemi all’interno del PCC. La distinzione tra la Quarta Sessione Plenaria del 2025 e la Quinta Sessione Plenaria del 2026 è significativa: mentre la prima ha stabilito la direzione generale del 15° Piano quinquennale, la seconda si è concentrata sull’organizzazione e la disciplina dell’apparato di partito responsabile della sua attuazione. Il controllo politico è quindi strettamente legato alle ambizioni economiche e strategiche, tra cui l’innovazione tecnologica, la modernizzazione industriale, i consumi interni e la resilienza agli shock esterni.
La portata della campagna anticorruzione dimostra l’intensità di questo approccio. Secondo fonti ufficiali cinesi, nel 2025 sono stati indagati 181 funzionari di livello centrale. La destituzione o l’indagine su figure di alto livello non è una novità sotto Xi, che ha portato avanti un’ampia campagna anticorruzione sin dalla sua ascesa al potere nel 2012. Ciò che rende sorprendente la situazione attuale è la portata costante delle misure disciplinari dopo oltre un decennio di governo sempre più centralizzato. Alla conclusione del plenum sono stati espulsi trentatré membri del Comitato Centrale, portando a 51 il totale cumulativo delle espulsioni durante il terzo mandato di Xi. Questo dato è da confrontare con le 34 espulsioni del suo primo mandato e le cinque del secondo.
La dimensione militare è particolarmente rilevante. Xi ha ribadito la leadership assoluta del Partito sulle forze armate, ha chiesto di accelerare la modernizzazione militare e ha esortato a raggiungere gli obiettivi del centenario delle forze armate nel 2027. Tuttavia, il protrarsi delle indagini e la rimozione di alti ufficiali sollevano interrogativi sull’affidabilità della struttura di comando e sulla misura in cui Xi abbia raggiunto il livello di controllo desiderato sulle forze armate. Gli ultimi sviluppi acuiscono queste preoccupazioni. Tra i 33 membri del Comitato Centrale espulsi al termine del plenum figuravano sedici militari. Le conseguenze sono potenzialmente significative. Una possibile interpretazione è che Xi abbia faticato a smantellare reti profondamente radicate di funzionari i cui interessi o approcci differiscono dai propri. Un’altra è che la portata delle indagini rifletta preoccupazioni più profonde riguardo alla corruzione, alla lealtà e alla capacità dei vertici militari di attuare le direttive centrali. Ciò che è chiaro è che il continuo prendere di mira l’alto personale militare rende il consolidamento del controllo sulle forze armate una priorità costante. Ciò crea un paradosso geopolitico: Xi cerca un esercito più capace e modernizzato, in grado di soddisfare gli obiettivi strategici del partito riguardo a Taiwan, mentre le ripetute rimozioni dalla leadership rischiano di interrompere la continuità del comando, minando la fiducia all’interno dell’istituzione e complicando l’attuazione dei piani di difesa a lungo termine.
In definitiva, il Quinto Plenum dovrebbe essere considerato parte dei preparativi di Xi in vista del Congresso del Partito del 2027. Il fatto che non abbia indicato un successore, l’enfasi ideologica posta sulla propria leadership e la continua rimozione di funzionari da lui precedentemente promossi avvalorano l’ipotesi che egli intenda rimanere il leader supremo della Cina per un altro mandato quinquennale. L’espulsione di decine di membri del Comitato Centrale, la riduzione del numero dei partecipanti e la continua riorganizzazione della leadership militare dimostrano la portata della campagna. Il riconoscimento da parte dello stesso partito delle debolezze all’interno della propria leadership suggerisce inoltre che la sfida sia sia istituzionale che politica.
Il prossimo anno politico sarà decisivo. Xi sta cercando di rafforzare la propria autorità attraverso il simbolismo storico, l’unità ideologica e l’applicazione della disciplina, pur riconoscendo le difficoltà economiche che non possono essere risolte solo attraverso il controllo politico. Una possibile rinnovata attenzione allo sviluppo rurale e ai consumi offre un’indicazione del fatto che la leadership riconosca la necessità di affrontare le difficoltà dei cittadini comuni, ma la sua rilevanza dipenderà dalle politiche che ne seguiranno. La domanda chiave è se il linguaggio sempre più schietto di Xi riguardo alle difficoltà sarà seguito da azioni economiche efficaci, oppure se l’enfasi sulla disciplina e sulla lealtà continuerà a mettere in secondo piano le riforme strutturali.
Tra questa sessione plenaria e il prossimo Congresso del Partito, il rapporto tra retorica e risultati diventerà più chiaro. Se Xi riuscirà a tradurre il proprio consolidamento politico in una migliore governance, in una maggiore resilienza economica e in una maggiore stabilità sociale, potrebbe iniziare il suo quarto mandato – senza precedenti – con una posizione rafforzata. Ma se le epurazioni dovessero continuare senza effettivi miglioramenti delle condizioni economiche o dell’efficacia istituzionale, potrebbero invece mettere in luce i limiti di un sistema in cui il potere è sempre più concentrato nelle mani di un unico individuo.