L’impero industriale cinese e la fine della manodopera a basso costo, di Simon Rorschach – Il Ministero del Commercio cinese vuole che il furto di segreti commerciali abbia un costo, di Fred Gao
L’impero industriale cinese e la fine del lavoro a basso costo
Il capitalismo senza lavoratori
| Simon Rorschach24 ottobre∙A pagamento∙Articolo di un ospite |
| LEGGI NELL’APP |
| CONTRIBUITE!!! La situazione finanziaria del sito sta diventando insostenibile per la ormai quasi totale assenza di contributi Il sito Italia e il Mondo non riceve finanziamenti pubblici o pubblicitari. Se vuoi aiutarci a coprire le spese di gestione (circa 6.000 € all’anno), ecco come puoi contribuire: – Postepay Evolution: Giuseppe Germinario – 5333174737695817; – IBAN: IT30D3608105138261529861559 PayPal: PayPal.Me/italiaeilmondo Tipeee: https://it.tipeee.com/italiaeilmondo Puoi impostare un contributo mensile a partire da soli 2€! (PayPal trattiene 0,52€ di commissione per transazione). Contatti: italiaeilmondo@gmail.com – x.com: @italiaeilmondo – Telegram: https://t.me/italiaeilmondo2 – Italiaeilmondo – LinkedIn: /giuseppe-germinario-2b804373 |

Simon Rorschach sul nuovo divario globale: produttori e dipendenti.
Ogni grande cambiamento nella produzione ridisegna la mappa politica del mondo. Il paese che padroneggia la tecnologia all’avanguardia acquisisce potere su coloro che acquistano i suoi prodotti, gli forniscono materie prime e dipendono dai suoi mercati. Marx aveva compreso che i rapporti tra gli Stati spesso rispecchiano quelli tra capitale e lavoro. La fabbrica, la miniera e la macchina plasmano la società con la stessa certezza con cui lo fanno l’esercito e lo Stato. Tuttavia, il cambiamento attuale comporta un pericolo particolare per le nazioni più povere. Le forme precedenti di capitalismo consentivano ai paesi dipendenti di acquisire competenze, costruire fabbriche e sviluppare classi sociali in grado di rivendicare il potere politico. L’epoca attuale minaccia di precludere quella via. La Cina è diventata la grande officina del mondo proprio nel momento in cui le macchine stanno sostituendo gran parte del lavoro che un tempo offriva ai paesi più poveri la possibilità di risollevarsi. Il risultato potrebbe essere un mondo diviso tra chi possiede i mezzi di produzione e chi si limita a consumarne i prodotti. Marx si aspettava che il capitalismo creasse i propri nemici radunando i lavoratori in grandi centri di produzione. La nuova economia mondiale potrebbe concentrare tale processo in una manciata di paesi, lasciando fuori gran parte dell’umanità.
Abbonati per leggere il resto dell’articolo.
L’Impero britannico costituisce la prima parte di questa storia. L’energia a vapore diede alla Gran Bretagna il controllo sull’industria manifatturiera, sul commercio e sui trasporti. Le fabbriche britanniche schiacciarono i produttori tessili del Bengala, le cui competenze un tempo rifornivano i mercati di tutta l’Asia e dell’Europa. Marx riconobbe la violenza di questo cambiamento, che stravolse le forme di produzione consolidate e sottopose interi popoli alle esigenze del capitale straniero. Eppure, anche il dominio britannico creò determinati tipi di lavoro nei territori che controllava. I tessuti provenienti da Manchester passavano ancora per le mani dei sarti locali. I binari ferroviari richiedevano uomini per la posa, le locomotive richiedevano meccanici e le officine richiedevano fabbri. I porti, i magazzini e le stazioni ferroviarie divennero luoghi in cui gli uomini imparavano un mestiere e guadagnavano uno stipendio. Queste occupazioni sostenevano le città, le associazioni, i sindacati e, alla fine, i movimenti politici organizzati. Il dominio coloniale rimase un sistema di sfruttamento, ma al suo interno cominciarono a prendere forma le basi materiali di una società moderna. Marx vide nella crescita del proletariato una delle grandi conseguenze dell’espansione capitalistica. Nel mondo coloniale, tale crescita offriva una possibile via d’uscita dalla dipendenza verso l’organizzazione politica e lo sviluppo economico.
Il capitalismo americano ha aperto una seconda strada grazie alla diffusione dei mezzi di trasporto alimentati a petrolio, alla produzione di massa e alla catena di montaggio. Verso la metà del XX secolo, le aziende potevano suddividere la produzione tra paesi distanti e trasportare i componenti attraverso gli oceani a costi relativamente bassi. A partire dagli anni ’60, le imprese americane cercarono sempre più spesso manodopera a basso costo nell’Asia orientale, in Messico e in Sudamerica. Lungo il confine messicano, la maquiladora, una fabbrica che importa componenti dall’estero per assemblarli a basso costo prima di esportare i prodotti finiti, divenne l’espressione perfetta di questo sistema. I componenti arrivano dagli Stati Uniti, i lavoratori messicani li assemblano per una frazione dei salari americani e i prodotti finiti tornano a nord. Marx avrebbe riconosciuto in questo sistema la ricerca del plusvalore: il capitale si sposta verso luoghi in cui i salari sono bassi e i profitti possono essere aumentati. Tuttavia, questo sistema offre anche un’opportunità ai paesi più poveri. Alcuni proteggono le proprie fabbriche attraverso politiche di sostituzione delle importazioni, mentre altri sviluppano industrie di esportazione basate sugli investimenti stranieri. Le tigri asiatiche hanno seguito la seconda strada con notevole successo. La manodopera a basso costo ha costituito la prima attrazione, ma le fabbriche hanno gradualmente formato tecnici, manager, ingegneri e imprenditori. I lavoratori hanno imparato a organizzarsi, a rivendicare salari più alti e a entrare nella vita politica. Lo sfruttamento e lo sviluppo coesistono, proprio come Marx descriveva il carattere contraddittorio della produzione capitalistica.
La Cina è diventata il massimo esempio di questo processo. Per decenni, le aziende occidentali hanno trattato la manodopera cinese come una vasta riserva di manodopera a basso costo. I marchi americani fornivano design, brevetti e accesso a consumatori benestanti, mentre i lavoratori cinesi assemblavano scarpe, dispositivi elettronici, abbigliamento e, infine, smartphone. Marx aveva sostenuto che il sistema capitalista attira costantemente nuove popolazioni nel lavoro salariato, trasformando i contadini in operai di fabbrica e modificando la struttura di intere società. La Cina ha portato a termine questa trasformazione su una scala che pochi paesi avevano mai eguagliato. I villaggi sono diventati città industriali. Le botteghe sono diventate fabbriche e le fabbriche si sono trasformate in vaste reti di produzione. Il paese ha accumulato macchinari, conoscenze tecniche, risorse finanziarie e manodopera qualificata. Gli ingegneri cinesi hanno gradualmente imparato a progettare i prodotti che i loro genitori avevano assemblato per le aziende straniere. Le imprese cinesi hanno poi iniziato a produrre i propri macchinari, a sviluppare le proprie tecnologie e a competere direttamente con i loro ex clienti. Scioperi, controversie salariali e richieste di migliori condizioni di vita hanno accompagnato questa crescita. La classe operaia che Marx poneva al centro della società capitalista è emersa in numero enorme, anche se lo Stato cinese ha mantenuto il proprio sistema politico. Il risultato cruciale è stato il passaggio dall’assemblaggio di prodotti stranieri al controllo di interi settori produttivi. La Cina è entrata nell’economia mondiale come fonte di manodopera a basso costo ed è emersa come potenza industriale in grado di dettare le condizioni della concorrenza.
La fase successiva rischia di eliminare la scala che la Cina ha utilizzato per scalare il successo. La diffusione dei macchinari elettrici, della robotica, della produzione automatizzata e delle catene di approvvigionamento controllate da computer ha modificato il valore del lavoro a basso costo. Marx descrisse questa tendenza nel suo studio sui macchinari: il capitale cerca di sostituire il lavoro vivo con le macchine, aumentando la produzione e riducendo al contempo la domanda relativa di lavoratori. Una fabbrica che un tempo impiegava migliaia di persone ora può produrre grandi quantità di beni con una forza lavoro molto più ridotta. Il suo successo dipende sempre più da attrezzature costose, energia elettrica affidabile, competenze ingegneristiche, finanziamenti e controllo sui fornitori. Un paese che offre salari di pochi dollari al giorno ottiene un vantaggio minore quando i salari rappresentano solo una piccola parte del prezzo finale del prodotto. Spostare la produzione in Bangladesh o in Etiopia potrebbe comportare un risparmio irrisorio rispetto al costo di costruzione di un intero sistema industriale. L’India e il Vietnam continuano ad attrarre grandi fabbriche, ma la loro posizione si basa spesso su catene di approvvigionamento stabilite durante una fase precedente della globalizzazione. Ripetere lo straordinario ascesa della Cina diventa molto più difficile con la diffusione dell’automazione. Marx riteneva che il capitalismo avrebbe diffuso la classe operaia in tutto il mondo. Tuttavia, i macchinari moderni potrebbero consentire alla produzione di espandersi mentre l’occupazione cresce a un ritmo molto più lento, lasciando i paesi più poveri a lottare per entrare nell’era industriale attraverso la consueta via della manodopera a basso costo.
Le conseguenze sono evidenti nei mercati dell’Africa, dell’America Latina e di gran parte dell’Asia. Le aziende cinesi sono in grado di fornire elettrodomestici, biciclette elettriche, condizionatori, automobili e macchinari edili a prezzi che i produttori locali faticano a eguagliare. Un piccolo elettrodomestico può costare dieci dollari, mentre una bicicletta elettrica di base può essere venduta a poche centinaia. L’acquirente riceve un prodotto finito, spesso pronto per l’uso immediato. Le officine locali potrebbero scoprire che importare un ricambio costa meno che riparare la vecchia macchina. Il commerciante sopravvive, ma il meccanico perde lavoro; il negozio rimane aperto, ma la fabbrica chiude o non viene nemmeno avviata. Marx ha spiegato come la concorrenza spinga il capitale verso imprese più grandi, in grado di produrre a costi inferiori. La Cina ha esteso questo processo a interi settori manifatturieri, sostenuta da fitte reti di fornitori, sistemi di trasporto, finanziamenti e conoscenze tecniche. Le sue fabbriche traggono forza da una struttura industriale costruita nel corso di decenni. Un paese povero che tenti di creare un’industria competitiva deve confrontarsi con l’intera struttura fin dal primo giorno. La vecchia promessa di sviluppo attraverso la produzione interna diventa più difficile da mantenere. Ciò che al consumatore appare come un’era di abbondanza a basso costo può apparire al lavoratore come la perdita di un mezzo di sussistenza.
Il pericolo maggiore riguarda il tipo di società che emerge da questo assetto. Marx suddivideva la società capitalista in base al rapporto delle persone con i mezzi di produzione. Imprenditori industriali, lavoratori salariati, commercianti e proprietari terrieri avevano interessi diversi perché occupavano posizioni diverse all’interno dell’economia. Ma cosa accade quando un paese acquista all’estero macchinari e manufatti, esportando al contempo minerali, petrolio, legname o prodotti agricoli? La sua economia rischia di concentrarsi attorno a miniere, porti, magazzini, agenzie di importazione e uffici governativi. L’imprenditore locale diventa un commerciante di merci straniere piuttosto che il proprietario di una fabbrica in espansione. Persino il commercio e i trasporti potrebbero passare nelle mani del produttore straniero. Una volta che le aziende cinesi si sono affermate in un determinato settore, gli imprenditori rivali si trovano di fronte a una barriera formidabile. Le imprese cinesi dispongono già degli impianti di lavorazione, del credito a basso costo, degli appaltatori consolidati e delle reti di approvvigionamento necessari per dominare il mercato. Marx aveva compreso che il controllo sulla produzione conferisce al capitale il potere sull’economia nel suo complesso. Oggi tale controllo si estende sempre più dalla linea di produzione al porto, al magazzino, alla società di consegne e al mercato al dettaglio. Le imprese locali sono costrette a contendersi gli spazi ristretti tra queste strutture più grandi.
La politica dovrà alla fine riflettere questa realtà economica. In diverse parti dell’Africa e dell’America Latina, le lotte relative alle entrate pubbliche, alle concessioni sulle risorse, agli appalti statali e alle prestazioni sociali occupano già un posto centrale nella vita politica. Man mano che l’industria manifatturiera si concentra all’estero, queste lotte potrebbero acquisire ancora maggiore importanza. I governi ricavano entrate dalle risorse naturali, dal commercio estero e dalla tassazione, per poi distribuire parte di tali entrate tra gruppi potenti e popolazioni dipendenti. I partiti politici promettono benefici, i funzionari si spartiscono gli appalti e gli interessi imprenditoriali cercano un accesso privilegiato al capitale straniero. Marx considerava la lotta tra lavoro e capitale come una forza in grado di trasformare la società, poiché i lavoratori occupavano un posto centrale nella produzione. Laddove tale ruolo rimane marginale, la lotta politica assume una forma diversa. Il minatore, l’importatore, il funzionario e il beneficiario delle prestazioni statali possono tutti dipendere da un sistema i cui principali centri di produzione si trovano al di là del mare. I sindacati hanno una base più ristretta, il capitale nazionale fatica ad espandersi e la classe media trova poche opportunità al di fuori del commercio e dell’amministrazione. Le precedenti forme di dipendenza dalla Gran Bretagna e dall’America lasciavano aperture attraverso le quali i paesi potevano costruire industrie proprie. L’ascesa della Cina, unita all’automazione, minaccia di restringere notevolmente tali aperture. Questo è il grande paradosso della transizione attuale. Marx riteneva che lo sviluppo capitalistico creasse le forze sociali che alla fine avrebbero sfidato il suo dominio. Un’economia mondiale in grado di rifornire intere nazioni da fabbriche lontane potrebbe invece produrre società i cui cittadini hanno scarso controllo sulla ricchezza che consumano. La questione centrale dell’era che sta per arrivare va quindi oltre la contesa tra Cina e America. Riguarda il fatto che i paesi più poveri acquisiranno mai la forza produttiva necessaria per plasmare il proprio futuro.
| Un post di un ospiteSimon RorschachIscriviti |
Invita i tuoi amici e guadagna premi
Se ti piace Multipolar Press, condividilo con i tuoi amici e guadagna premi quando si iscrivono.
Il Ministero del Commercio cinese vuole che il furto di segreti commerciali abbia un costo.
Una nuova bozza consentirebbe restrizioni commerciali e di investimento nei confronti di entità straniere le cui violazioni minacciano gli interessi nazionali della Cina.
| Fred Gao27 ottobre |
| LEGGI NELL’APP |
| La Cina è entrata nel giro delle grandi potenze. Lo certifica questo articolo! Da appropriatrice, più o meno autorizzata, dei segreti e dei brevetti industriali altrui, diventa tutrice, attraverso specifiche normative, della protezione dei propri segreti commerciali. Giuseppe Germinario |
Il 26 ottobre 2026, il Ministero del Commercio cinese ha pubblicato le Disposizioni speciali sulla protezione dei segreti commerciali cinesi (bozza per la consultazione pubblica) . La proposta è tuttora oggetto di consultazione pubblica e, di solito, la versione definitiva subisce delle modifiche.
L’approccio è comunque piuttosto simile al Protecting American Intellectual Property Act del 2022 (PAIPA) statunitense, che collega l’appropriazione indebita di segreti commerciali che lede gli interessi nazionali alle restrizioni economiche imposte dal governo. Quando il mio amico mi ha dato la notizia, non ha detto nulla, ma ha citato “La vera storia di Ah Q” di Lu Xun: “Se loro possono farlo, perché non possiamo farlo anche noi?”. È un paragone azzeccato.
Qualche giorno prima, il Washington Post aveva riportato la notizia di un piano di spionaggio del Pentagono mirato alla Cina . La tempistica mi fa pensare che la pubblicazione della bozza possa essere una sorta di risposta. Tuttavia, man mano che la Cina acquisisce vantaggi tecnologici in un numero crescente di settori, una maggiore protezione della proprietà intellettuale cinese diventa sempre più importante. Se diciamo che gli Stati Uniti hanno “attraversato il fiume tastando le pietre” imponendo restrizioni tecnologiche sempre più stringenti alla Cina, allora la Cina, in un certo senso, sta “attraversando il fiume tastando gli Stati Uniti”, imparando dalle restrizioni incontrate e adattando strumenti simili.
Ecco alcune osservazioni.
- Non è il primoLa Cina dispone già di un quadro normativo per l’utilizzo delle restrizioni commerciali al fine di proteggere i propri interessi tecnologici e di sicurezza nazionale . La legge sul controllo delle esportazioni del 2020 ha già stabilito elenchi di controllo, requisiti di licenza e gestione degli utenti finali e degli usi finali per beni, tecnologie e servizi specifici. In parole semplici, regola cosa può essere esportato, a chi e per quale scopo.La nuova bozza stabilirebbe le basi per restrizioni economiche nei confronti di entità straniere le cui violazioni di segreti commerciali danneggiano o rappresentano una minaccia reale per la sovranità, la sicurezza o gli interessi di sviluppo della Cina.Le misure riguardano gli scambi commerciali di beni, tecnologie e servizi con la Cina; le esportazioni di articoli pertinenti; i nuovi investimenti in Cina; e l’ingresso, i permessi di lavoro e lo status di soggiorno o residenza del personale interessato. Le conseguenze potrebbero estendersi e influenzare le più ampie attività commerciali dell’entità con la Cina.L’articolo 18 della Legge sul controllo delle esportazioni prevede già un elenco di controllo di importatori e utenti finali, restrizioni alle transazioni, richieste di transazioni speciali e un meccanismo per la rimozione dall’elenco. Pertanto, il progetto si concentra sull’applicazione di questi strumenti a scenari specifici che coinvolgono la violazione di segreti commerciali, piuttosto che sul fatto che la Cina adotti per la prima volta tali misure.
- Quale problema cerca di risolvere?Vorrei citare l’ analisi fornita dall’account WeChat Dongbuy aqiao Research Institute (东不压桥研究院), un account professionale in questo ambito:“In passato, quando aziende straniere rubavano questi segreti commerciali o li utilizzavano senza autorizzazione, le imprese cercavano principalmente soluzioni attraverso contenziosi e altri canali legali. Ma i casi transfrontalieri presentano un problema molto pratico: una volta che una tecnologia è stata sottratta, può essere rapidamente replicata e utilizzata all’estero. Anche vincere una causa non consente necessariamente a un’azienda di recuperare la tecnologia, né tantomeno di impedirne l’uso continuato.”Credo che l’obiettivo sia quello di scoraggiare il furto di segreti commerciali aumentando i costi previsti. Per fare un paragone, mi viene in mente la contesa tra il negare l’accesso e il superarlo nello Stretto di Taiwan. Solo che, in questo caso, il punto è quello di modificare il calcolo dei costi e dei benefici da parte dell’altra parte.La disposizione relativa agli investimenti riguarda specificamente i nuovi investimenti. Insieme a potenziali restrizioni al commercio, alle esportazioni e al personale, queste misure potrebbero perturbare in modo sostanziale i rapporti commerciali di un’entità con la Cina.Ma non si tratta nemmeno di una rottura completa di tutti i legami commerciali, né di consentire restrizioni economiche in ogni controversia transfrontaliera sui segreti commerciali. La questione chiave sarà dove le autorità tracceranno il confine tra il danno arrecato a una singola azienda e una reale minaccia agli interessi nazionali della Cina.
- Più che una punizioneUn’altra caratteristica importante è la possibilità di modificare o revocare le restrizioni. Secondo la bozza, un’entità straniera interessata che adotti misure correttive, interrompa l’infrazione, elimini il pericolo e risarcisca i danni subiti, può richiedere un’esenzione, previa valutazione da parte del Ministero del Commercio.La bozza non fornisce un test operativo dettagliato per determinare se la soluzione sia sufficiente. Se un processo produttivo o un algoritmo è già stato integrato nelle attività di un’azienda, la restituzione dei documenti o la cancellazione dei file sarebbero davvero sufficienti? Sospetto che valutare la soluzione possa essere più complesso dell’imposizione iniziale di tali restrizioni e che sia necessario un giudizio approfondito caso per caso.
La Cina sta trasformando la sua esperienza con le restrizioni tecnologiche esterne in ulteriori strumenti istituzionali per proteggere i propri punti di forza tecnologici. Per ora, l’obiettivo non si limita al superamento delle restrizioni attraverso una maggiore autosufficienza tecnologica; ha anche iniziato a rafforzare la protezione dei segreti commerciali e a rendere più onerosi il furto di segreti commerciali e l’utilizzo della tecnologia cinese.
Qui di seguito la versione inglese della bozza; ho utilizzato l’intelligenza artificiale per la traduzione:
Inside China è una pubblicazione sostenuta dai lettori. Per ricevere nuovi articoli e supportare il mio lavoro, valuta la possibilità di abbonarti gratuitamente o a pagamento.
Passa alla versione a pagamento
Disposizioni speciali sulla protezione dei segreti commerciali della Cina
(Bozza per la consultazione pubblica)
Traduzione non ufficiale
Articolo 1 [Scopo]
Le presenti disposizioni sono formulate in conformità alla legge sul commercio estero della Repubblica Popolare Cinese, alla legge contro la concorrenza sleale della Repubblica Popolare Cinese e ad altre leggi e regolamenti pertinenti, al fine di salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo e di proteggere i diritti e gli interessi legittimi dei titolari dei diritti.
Articolo 2 [Ambito di applicazione]
Le presenti disposizioni si applicano quando un’entità straniera pone in essere una condotta che viola i segreti commerciali della Cina in attività economiche, commerciali o correlate a livello internazionale, e tale condotta include anche:
- Danneggia la sovranità nazionale, la sicurezza o gli interessi di sviluppo della Cina; oppure
- Rappresenta una minaccia reale per la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina.
Articolo 3 [Definizioni]
Ai fini delle presenti disposizioni, per “entità straniere” si intendono le imprese straniere, le altre organizzazioni e le persone fisiche.
Ai fini delle presenti disposizioni, per “titolari dei diritti” si intendono i proprietari di segreti commerciali e le persone autorizzate da tali proprietari a utilizzare tali segreti commerciali.
Articolo 4 [Ripartizione delle responsabilità]
Il Ministero del Commercio è responsabile dell’organizzazione dell’attuazione delle presenti disposizioni. Insieme ai dipartimenti competenti, svolgerà il lavoro pertinente nell’ambito delle rispettive responsabilità e competenze, rafforzando il coordinamento, la cooperazione, la condivisione delle informazioni e la comunicazione.
Il Ministero del Commercio, i dipartimenti competenti e il loro personale sono tenuti, conformemente alla legge, a mantenere la riservatezza dei segreti di Stato, dei segreti commerciali e di altre informazioni soggette a obblighi di riservatezza di cui vengano a conoscenza nel corso del loro lavoro.
Articolo 5 [Misure]
Qualora un’entità straniera ponga in essere una condotta specificata nell’articolo 2 delle presenti disposizioni, il Ministero del Commercio può decidere di imporre all’entità straniera interessata una o più delle seguenti misure:
- Limitare o vietare il suo coinvolgimento nelle importazioni e esportazioni di beni e tecnologie, nonché nel commercio internazionale di servizi, che coinvolgono la Cina; e vietare l’esportazione di articoli pertinenti verso di essa;
- Limitare o vietare i nuovi investimenti nel territorio cinese;
- Limitare o vietare l’ingresso in Cina del personale, dei mezzi di trasporto e simili che ne siano responsabili;
- Limitare o revocare i permessi di lavoro o l’idoneità a soggiornare o risiedere nel territorio cinese del personale interessato;
- Imporre sanzioni pecuniarie di importo adeguato in conformità alla legge, a seconda della gravità delle circostanze; e
- Altre misure necessarie.
Le misure specificate nel paragrafo precedente saranno attuate in conformità alla legge dal Ministero del Commercio, unitamente ai dipartimenti competenti, nell’ambito delle rispettive responsabilità e competenze. Le imprese interessate, le altre organizzazioni e i singoli individui dovranno collaborare.
Articolo 6 [Indagini e rapporti]
Qualora un’entità straniera ponga in essere una condotta di cui all’articolo 2 delle presenti disposizioni, il Ministero del Commercio avrà la facoltà di decidere se avviare un’indagine per accertare se tale condotta pregiudichi la sovranità nazionale, la sicurezza o gli interessi di sviluppo della Cina.
Qualora il Ministero del Commercio decida di avviare un’indagine, l’entità straniera è tenuta a collaborare, a sottoporsi a interrogatori, a rivelare in modo veritiero le circostanze rilevanti e a fornire la documentazione pertinente. L’entità straniera può rilasciare dichiarazioni e presentare argomentazioni a propria difesa. Qualora l’entità straniera non collabori o ostacoli in altro modo l’indagine, il Ministero del Commercio può prendere una decisione sulla base dei fatti a sua disposizione.
Le imprese, altre organizzazioni e i singoli individui possono presentare suggerimenti o segnalazioni al Ministero del Commercio in merito a violazioni di segreti commerciali da parte di entità straniere.
Articolo 7 [Modifica e annullamento]
Un’entità straniera soggetta a misure ai sensi dell’articolo 5 delle presenti disposizioni può richiederne la modifica o la cancellazione se adotta volontariamente misure correttive, cessa l’infrazione, elimina il pericolo e risarcisce i danni. La sua richiesta deve contenere fatti e motivazioni che dimostrino le misure correttive adottate, l’eliminazione delle conseguenze della sua condotta e altri elementi pertinenti.
Il Ministero del Commercio può, su richiesta dell’entità straniera o in base alle circostanze di fatto, organizzare una valutazione dell’attuazione e degli effetti delle misure previste dall’articolo 5 delle presenti disposizioni. In base ai risultati della valutazione, può decidere di mantenere, sospendere, modificare o revocare le misure in questione.
Articolo 8 [Comunicazioni pubbliche]
Le decisioni adottate dal Ministero del Commercio ai sensi degli articoli 5, 6 e 7 delle presenti disposizioni devono essere rese pubbliche, salvo quanto diversamente previsto da leggi o regolamenti amministrativi.
Articolo 9 [Richieste di esenzione]
Qualora, in circostanze particolari, un’impresa, altra organizzazione o persona fisica cinese abbia una reale necessità di effettuare transazioni con un’entità straniera soggetta alle misure previste dall’articolo 5 delle presenti disposizioni, dovrà presentare una domanda al Ministero del Commercio, corredata da fatti e motivazioni a supporto. In caso di approvazione, potrà effettuare le transazioni corrispondenti con tale entità straniera o fornirle i relativi beni.
Articolo 10 [Data di entrata in vigore]
Le presenti disposizioni entreranno in vigore alla data della loro promulgazione.
Grazie per aver letto Inside China! Questo post è pubblico, quindi sentitevi liberi di condividerlo.
Al momento sei un abbonato gratuito a Inside China . Per un’esperienza completa, passa all’abbonamento a pagamento.