Rassegna stampa tedesca, 80a puntata a cura di Gianpaolo Rosani
Da fonti del Ministero dell’Economia è emerso che permane «senza se e senza ma» l’aspettativa
che tutti gli operatori di mercato adempiano al proprio obbligo di immagazzinare gas in vista
dell’inverno. Una cosa è certa: i mercati del gas sono in una situazione di tensione come
raramente si è vista. L’abolizione dei livelli minimi di riempimento e un sistema basato sul mercato
offrono i risultati più efficienti in condizioni di mercato stabili, evitando distorsioni dei prezzi.
Tuttavia non offre però alcuna protezione aggiuntiva in scenari di rischio estremo.

01.10.2026
«Non ancora pronti per l’inverno»
Per aiutare la Germania ad affrontare la stagione fredda, lo Stato punta ora sulla propria società del gas.
La strategia del Ministero dell’Economia potrà avere successo?
Di C. Krapp, J. Olk, K. Stratmann, K. Witsch Berlino, Düsseldorf
I prezzi elevati del gas e le scorte ridotte creano tensione alla vigilia dell’inizio della stagione di
riscaldamento.
Anche se per molte ragioni è inammissibile equiparare l’AfD al Partito di Sinistra, entrambi i
movimenti mettono sotto pressione il centro politico in declino, aggravando la polarizzazione. Il loro
successo rende più difficili le maggioranze e i compromessi e potrebbe trasformare la Repubblica
Federale. A Berlino città l’avanguardia di sinistra è giovane. Tra gli elettori al loro primo voto, Die
Linke è nettamente in testa: tra i 16 e i 24 anni raggiunge il 43 per cento, mentre tra i 25 e i 34 anni
arriva addirittura al 49 per cento. Non esistono dati affidabili sul numero di persone con origini
migratorie che hanno votato per Die Linke. Ma dovrebbero essere molte, se si considera quanto
sia elevata la percentuale di immigrati agli eventi del partito. Anche questo rappresenta una novità
nella politica tedesca.

STERN
24.09.2026
UNA SVOLTA A SINISTRA
Mentre l’AfD festeggia i propri successi nelle campagne della Germania orientale, Die Linke conquista in
modo sensazionale le elezioni a Berlino. Vi presentiamo un partito rinato, i cui sostenitori sono molto
giovani – e radicali
Di Lisa Becke e Martin Debes
Elif! Elif! Elif! È questo il coro che risuona domenica sera nella sala delle feste Kreuzberg a Berlino. Elif Eralp,
45 anni, sorride. «Oggi abbiamo scritto tutti insieme la storia», esclama dal palco. La visione è stata più
forte di tutti gli attacchi.
A Berlino va in scena un dramma tedesco, che racconta della fine di un mandato di Cancelliere, di
un malinteso di portata storica. Non si può fare a meno di considerare fallito questo mandato di
cancelleria – a prescindere dal fatto che Merz in questi giorni si dimetta volontariamente dalla
carica, inciampi o venga costretto dal suo partito a ritirarsi nel prossimo futuro. Anche se dovesse
tirare avanti a fatica fino alla fine della legislatura, i tedeschi hanno già emesso il loro verdetto:
ormai non ne verrà più fuori nulla. Quasi tutte le accuse mosse contro di lui sono fondate: Friedrich
Merz non sa comunicare. Anziché riunire le persone attorno a sé e al suo programma, le mette
ripetutamente contro di sé. È un campione mondiale nel fare annunci, ma un dilettante nell’attuarli.
Eppure, nel fallimento di questo Friedrich Merz si cela una profonda tragicità. Un dramma in cui
anche questa Germania e questi tedeschi svolgono un ruolo fondamentale. Il Cancelliere Merz non
ha fallito solo a causa sua e dei suoi difetti, ma è fallito anche a causa di questo Paese, dei suoi
cittadini. Della loro mancanza di volontà di cambiare.

STERN
24.09.2026
FRIEDRICH MERZ: UN DRAMMA TEDESCO
Questo cancelliere ha fallito. Per colpa sua, ma anche per colpa nostra. I tedeschi hanno espresso il loro
giudizio sulla cancelleria di Friedrich Merz: ormai non ne verrà più fuori nulla. La sua lotta per la
sopravvivenza si sta trasformando in un dramma
Di Julius Betschka, Martin Debes, Nico Fried, Veit Medick e Jan Rosenkranz
Questa singola frase descrive il dramma meglio di qualsiasi risultato elettorale.
Negli anni ’70 si manifestarono le prime crepe nel sistema dominato dai partiti popolari. Nel 1976 la
concentrazione raggiunse il suo apice: CDU/CSU, SPD e FDP totalizzarono insieme oltre il 99 per
cento dei voti. Grazie alla loro capacità di integrare le frange e di attirare nuove forze verso il
centro attraverso offerte di alleanza, i partiti popolari hanno mantenuto in equilibrio il sistema
partitico tedesco per un periodo sorprendentemente lungo. Oggi quasi nessuno crede più nelle
capacità della CDU. Non occorre essere chiaroveggenti per intuire a cosa ciò sia dovuto. Su tutti i
temi, senza eccezioni, l’AfD è ormai in testa. Da tempo ormai il voto a favore dell’autoproclamata
«Alternativa» non è più una mera espressione di protesta, molti elettori le ripongono fiducia. Non
perché abbiano dimostrato la propria competenza, bensì perché, dopo quattro anni travagliati di
governo «Ampel» e un anno e mezzo di governo Merz ancora più caotico, si sono fatti un’idea
dell’incompetenza degli altri. Se tutti i segnali non fossero ingannevoli, nei prossimi mesi il sistema
politico si troverebbe di fronte a una svolta epocale. È del tutto possibile che questa volta la
Repubblica Federale diventi davvero una repubblica diversa.

Ottobre 2026
Un autunno tedesco
Quanto possano essere instabili i sistemi partitici è emerso chiaramente dopo la caduta della Cortina di
Ferro nell’Europa dell’Est. L’AfD è stata bollata come il “bambino sporco”: prima è stato eretto il muro di
separazione, poi si è verificata la radicalizzazione del partito
Di MICHAEL SOMMER, classe 1970, docente di Storia Antica presso l’Università di Oldenburg. La sua attività di ricerca
si concentra sulla storia economica, sociale e delle mentalità dell’Impero romano. È autore di numerosi libri. È appena uscito il suo
nuovo volume “Dirty Rome – Il lato oscuro dell’antichità” (C.H.Beck)
La Sassonia-Anhalt è un piccolo Land. Tra l’Elba, l’Harz e la Saale vivono solo poco più di due milioni di
persone. Eppure, il 6 settembre, la Sassonia-Anhalt è diventata l’epicentro di un terremoto che ha
provocato potenti onde d’urto nel panorama politico dell’intera Repubblica.
La democrazia cristiana tedesca è a rischio retrocessione. E ci si deve chiedere se, con un
risultato del 17,2 per cento alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, il partito giochi ancora
politicamente in serie A (per non parlare del Meclemburgo-Pomerania Anteriore). È possibile che
la CDU, sotto la guida – da tempo messa in discussione – del suo presidente Friedrich Merz, stia
semplicemente seguendo la strada della Democrazia Cristiana italiana. E questa strada non
conduce alle leve del potere, bensì a un graduale oblio.

Ottobre 2026
Editorale
LIMES
Sono passati appena sei anni: siamo nel giugno 2020 e la CDU festeggia il suo 75° anniversario.
Il quadro è inequivocabile: nel quinto anno di guerra, il sostegno all’Ucraina è ancora presente, ma
sta vacillando. Per il governo federale tedesco la situazione è delicata. Sia il cancelliere Friedrich
Merz (CDU) che il suo vice Lars Klingbeil (SPD) sono fermamente al fianco dell’Ucraina. Entrambi
hanno ripetutamente chiarito, sia internamente che esternamente, che la loro solidarietà con il
Paese aggredito è incrollabile. Sia nell’Unione che nell’SPD si avverte che sta diventando sempre
più difficile giustificare l’impegno tedesco. Dall’inizio della guerra, la solidarietà è costata circa 72,2
miliardi di euro. La cifra è riportata in una panoramica del Ministero delle Finanze classificata come
«riservata – solo per uso di servizio», di cui lo SPIEGEL è in possesso. Per molto tempo la
Germania si è vantata del proprio aiuto, ma a causa dei piani di austerità del governo in materia di
sanità, assistenza, pensioni, sussidi abitativi e assegni parentali, il clima sta cambiando. Accuse
del tipo «Spendete miliardi per le armi e l’Ucraina, ma su di noi si risparmia» si sentono spesso agli
stand informativi.

02.10.2026
La svolta epocale
Politica estera: un numero sempre maggiore di persone si oppone alle forniture di armi all’Ucraina,
soprattutto nella Germania orientale. La pressione sul governo aumenta
Di Matthias Gebauer, Paul-Anton Krüger, Andreas Niesmann, Christian Teevs, Gerald Traufetter
Quando gli americani pensano alla Germania, le Alpi e le autostrade non sono lontane. Anche a Fort Worth,
in Texas, la settimana scorsa sui maxischermi lampeggiavano panorami montani e fiumi di automobili.
Per decenni è stato considerato un principio di equità indiscusso che contributi di pari entità
dovessero portare a pensioni di pari entità, indipendentemente dalla professione, dal livello di
istruzione o dalla durata del periodo assicurativo. La pensione a partire dai 63 anni, tuttavia, viola
tale principio. Infatti, i suoi beneficiari possono andare in pensione due anni prima del limite di età
generale senza dover subire le consuete riduzioni. La pensione anticipata senza decurtazioni è
una prestazione che ridistribuisce la ricchezza dal basso verso l’alto.

02.10.2026
EDITORIALE
Privilegio per i privilegiati
L’SPD è alle prese con la propria posizione in merito al pensionamento dopo 45 anni di contributi. Se
vuole essere socialmente equa, non deve attenersi a questa norma
Di Michael Sauga
A partire dalle tre elezioni regionali tenutesi nell’est del Paese, due concetti caratterizzano il dibattito sulle
riforme all’interno dell’SPD.
I risultati elettorali hanno scosso la coalizione nero-rossa a tal punto che, nel frattempo, entrambi i
partner di coalizione nutrono dubbi sul percorso di riforme intrapreso. Solo che l’Unione e l’SPD
giungono a conclusioni completamente diverse. Tra i deputati della CDU e della CSU circolano
sondaggi che prevedono dure perdite per i cristiano-democratici alle prossime elezioni federali.
Secondo l’influente canale Instagram «Merzrevolution», sarebbero a rischio fino a 60 seggi. In una
macchina del potere come l’Unione, ciò non rimane senza conseguenze. Sono in gioco le carriere
politiche. E con ogni giorno che passa senza che accada nulla, cresce la pressione sul
Cancelliere.

25.09.2026
Una fuga in avanti nonostante la rabbia
Il Cancelliere federale si trovava sull’orlo del baratro. Eppure nessuno lo ha mai spinto. Ora Friedrich
Merz promette: una volta che le riforme avranno effetto, si andrà avanti. Il suo partito vuole credergli.
Ma per quanto tempo?
Testo di Felix Heck
Ora spetterà al 7 ottobre decidere. Mercoledì, tra due settimane, si riunirà la commissione di coalizione tra
CDU e SPD.
Sui giornali si leggono regolarmente notizie di bambini vittime di bullismo perché non sono
musulmani. Molti Verdi a Berlino hanno messo al sicuro i propri figli portandoli in periferia, dove si
sta ancora tra di noi. Ma nemmeno questo funzionerà più, quando la signora Eralp siederà nel
Municipio Rosso. Anche il «noi» dei migranti è inclusivo, solo in modo diverso da come lo si
conosce. Chi viene riconosciuto come bambino cristiano farebbe meglio a tacere e a sottomettersi,
altrimenti la situazione può diventare molto brutta in un batter d’occhio.

25.09.2026
OPINIONE
La fine del Brandmauer
Un «chiaro impegno» contro l’antisemitismo: questa è la condizione che i Verdi pongono per un’alleanza
con il Partito di Sinistra. Se non occorre altro per chiudere un occhio su ogni sorta di follia, allora anche
l’AfD è ora degna di entrare in una coalizione
La strada per un’alleanza con l’AfD è libera. All’AfD basta rilasciare un «chiaro impegno» a garantire che nei
propri ranghi non vi sia posto per i nemici della Costituzione, e i negoziati con l’Unione potranno avere
inizio. È questa la strada che, proprio i Verdi, hanno aperto.
Volkswagen rescinde poco meno di una dozzina di contratti collettivi a fine anno e sta valutando
l’introduzione di orari di lavoro più lunghi. IG Metall e il comitato aziendale annunciano una forte
opposizione. In occasione del Capital Market Day, l’amministratore delegato di BMW presenta la
nuova strategia. Particolare attenzione è rivolta alla Cina, regione in crisi. In futuro, il gruppo
quotato nel DAX non offrirà più una determinata classe di veicoli in quel mercato.
01.10.2026
VW rescinde i contratti collettivi
e valuta l’estensione dell’orario
di lavoro
Il CEO di BMW definisce gli
obiettivi intermedi per uscire dalla
crisi
Il sindacato protesta. Il gruppo intende sfruttare
ulteriori possibilità. Volkswagen ha rescisso
diversi contratti collettivi con decorrenza dalla
fine dell’anno. Il quotidiano “Handelsblatt” aveva
già riferito in precedenza di tali piani. L’azienda
intende ridurre i costi del lavoro; a tal fine, tra le
altre cose, si prevede anche una rinegoziazione
delle condizioni di lavoro. IG Metall e il comitato
aziendale hanno annunciato che opporranno
resistenza a ulteriori tagli. Secondo quanto
dichiarato dalla stessa VW, l’azienda intende
attuare le misure già concordate e «sfruttare
appieno tutte le ulteriori possibilità di una
riduzione del personale socialmente sostenibile».
Milan Nedeljkovic presenta la sua strategia e fissa
un nuovo obiettivo di rendimento entro il 2028. La
casa automobilistica di Monaco BMW intende
tornare a raggiungere nel settore automobilistico
un margine EBIT compreso tra l’8 e il 10 per cento –
ma solo all’inizio del prossimo decennio. In
precedenza, il management guidato dal nuovo
amministratore delegato Milan Nedeljkovic
prevede un obiettivo intermedio: entro il 2028,
BMW punta a un rendimento compreso tra il tre e il
cinque per cento. Nedeljkovic intende raggiungere
tale intervallo attraverso un riassetto dei processi e
delle strutture, un’offerta rinnovata e una nuova
strategia per la Cina
I dipendenti VW dovranno lavorare più a
lungo?
Di Lazar Backovic, Wolfsburg

Alla Volkswagen si profilano i prossimi aspri
Il piano sui margini del nuovo amministratore
delegato di BMW
Di Felix Stippler, Irlbach-Strasskirchen
L’amministratore delegato di BMW, Milan
Il viaggio di tre giorni di Wüst in Turchia è insolito. Ufficialmente, lo scopo della visita è quello di
celebrare il cosiddetto accordo di reclutamento dei «lavoratori stranieri» stipulato 65 anni fa. E di
confrontarsi con i rappresentanti del mondo economico. Poco prima delle elezioni regionali nel
Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, Wüst aveva apposto la propria firma su una tiepida
dichiarazione di solidarietà degli otto ministri presidenti della CDU a sostegno del Cancelliere. Ora,
questa settimana, osserva tutto ciò da una certa distanza. Anche questa è una presa di posizione.
Una dimostrazione di potere con un messaggio al partito: intervengo solo quando la situazione
diventa davvero importante. Ma naturalmente la crisi del Cancelliere, del governo e della CDU lo
segue fino in Turchia. E così anche all’interno della delegazione ci si chiede quale sia il vero scopo
di questo viaggio di Wüst. Si tratta di un tentativo di crescere sul piano della politica estera. Wüst
ha incontrato il ministro delle Finanze turco, il ministro dell’Industria e della Tecnologia, il ministro
degli Affari Esteri e importanti parlamentari. Tutti avevano tempo a disposizione, tutti erano
disponibili al dialogo: in Turchia a Wüst è stato steso il tappeto rosso, come altrimenti – bisogna
dirlo – si farebbe solo per il Cancelliere federale.

01.10.2026
Le intenzioni di Wüst si rivelano attraverso
messaggi nascosti
Dimostrazione di forza nella crisi del Cancelliere: il Ministro Presidente della Renania Settentrionale-
Vestfalia, indicato all’interno dell’Unione come possibile candidato a un «cambio di Cancelliere», fa
vedere i muscoli in Turchia
Di NIKOLAUS DOLL
In testa al corteo diretto al mausoleo di Atatürk, nel cuore di Ankara, cammina un ufficiale turco con un
elmo luccicante in testa e una sciabola in mano.
Nella capitale Baghdad, la fine della presenza militare americana viene celebrata con quattro giorni
festivi ufficiali. A Erbil il ritiro è già in pieno svolgimento. Da settimane rombano i motori dei pesanti
velivoli militari, trasportando soldati e attrezzature fuori dal Paese. Dopo oltre dieci anni di
presenza, in questi giorni si conclude la missione internazionale contro l’ISIS, una coalizione
composta inizialmente da 90 partner sotto il comando degli Stati Uniti. Alla fine, oltre agli americani
e ai tedeschi, nel Kurdistan iracheno erano ancora di stanza francesi, olandesi e italiani. Ora se ne
vanno tutti. Masrur Barzani, primo ministro della Regione curda, definisce ingiusto il ritiro
dell’alleanza internazionale. «La minaccia è reale: siamo vulnerabili, veniamo attaccati». Essere
lasciati soli senza un adeguato sistema di difesa sarebbe «una vergogna». Il governo regionale
curdo non può acquistare sistemi di difesa aerea propri; solo Baghdad può farlo. Eppure, proprio
nella parte curda dell’Iraq la minaccia è maggiore che altrove.

01.10.2026
Ritiro da un Paese in preda all’instabilità
Ufficialmente, il governo iracheno festeggia la partenza delle ultime truppe statunitensi. Tuttavia, il
timore di nuove violenze è forte. In particolare, la regione del Kurdistan, nel nord del Paese, si sente
indifesa
Di BIRGIT SVENSSON
Humam Aljboori si dondola avanti e indietro sulla sedia della sua scrivania. «Festeggiare il fatto di esserci
liberati degli americani?», chiede il preside, visibilmente irritato.