Rassegna stampa francese, 14a puntata a cura di Gianpaolo Rosani
Mohamed El-Mejjaoui sottolinea che gli abitanti del Rif non cercano un nuovo scontro con lo Stato.
Desiderano soprattutto soluzioni concrete. «Non vogliamo più che questa città produca altre vittime
o altri detenuti. Amiamo questo Paese, ed è proprio per questo che ci esprimiamo. Sapevamo che
ogni movimento di protesta aveva un prezzo, ma speravamo che portasse a risultati positivi, e non
al solo perseguimento di un approccio basato sulla sicurezza». Secondo lui, le rivendicazioni che
avevano spinto i manifestanti a scendere in piazza nel 2016 rimangono pienamente attuali. Il
settore sanitario, al centro delle rivendicazioni dell’Hirak, rimane particolarmente preoccupante. La
provincia di Al-Hoceima registra un’elevata prevalenza di diverse malattie, in particolare il cancro, il
che rende ancora più urgenti le esigenze di cure specialistiche. Nonostante gli investimenti
annunciati, la popolazione continua a soffrire. Egli riassume la situazione in una frase: «Dopo tutti
questi anni, le rivendicazioni rimangono le stesse: il diritto alla salute, il diritto al lavoro e il diritto di
vivere con dignità». Aggiunge che molti giovani ormai non vedono più Al-Hoceima come un luogo
in cui costruire il proprio futuro. Per molti di loro, andarsene è diventata l’unica prospettiva.

17.09.2026
Marocco. Nel Rif, le rivendicazioni rimangono
forti
Nell’ottobre 2016, questa regione del nord è stata teatro di un intenso movimento di protesta sociale,
duramente represso. Mentre le elezioni legislative si terranno il 23 settembre, gli abitanti del Rif
ritengono che la situazione non sia realmente migliorata.
Imane Bellmaine, pubblicato il 20 luglio 2026
FONTE
ENASS Casablanca, Marocco enass.ma Definendosi «il media di chi non ha voce», Enass («il popolo» in
darija) è un sito marocchino fondato nel 2021 da due giornalisti, Salaheddine Lemaizi e Majdouline
Benkhraba. Si propone come testata indipendente e impegnata a favore di un giornalismo di qualità. La
testata pubblica reportage, inchieste e ritratti in francese e in arabo.
Quasi dieci anni dopo l’Hirak [«movimento», in arabo] del Rif, Al-Hoceima appare come una città
trasformata. Le strade, che ogni sera risuonavano delle voci di migliaia di manifestanti, hanno ritrovato la
loro calma, e la maggior parte dei segni visibili di uno dei più importanti movimenti di protesta che il
Marocco abbia conosciuto dal Movimento del 20 febbraio [un movimento di protesta sorto in Marocco nel
2011, sulla scia delle rivoluzioni in altri paesi arabi] sono scomparsi.
Impantanato sul fronte, dove le sue forze armate non avanzano più, il Cremlino ha recentemente
rivisto la propria strategia e si concentra su due assi: il terrore mediante i bombardamenti per
minare il morale ucraino e gli attacchi ibridi in Europa. Ne ha appena aggiunto un terzo: la
distruzione della rete ferroviaria. Dopo il sabotaggio all’aeroporto di Lipsia, in Germania, e le
incursioni aeree nei Paesi Baltici o in Polonia, l’attacco a Yahodyn costituisce un’ulteriore
provocazione nei confronti degli europei.

17.09.2026
ll messaggio di Putin
all’Europa
L’ultimo partito russo che
osa sfidare Putin
Provocazione. L’attacco a un treno al confine
polacco costituisce l’ennesimo affronto nei
confronti dei sostenitori dell’Ucraina.
Dissidente. A Mosca, incontro con Nikolaj Rybakov,
leader di Iabloko, l’unica formazione politica a
manifestare la propria opposizione alla guerra
DI JULIEN PEYRON
Un attacco russo risuona più forte degli altri, in
questi giorni, in Europa. Eppure non è né il più
letale – nessun morto, nessun ferito, ben
lontano dalle stragi quasi quotidiane che si
verificano a Kiev – né il più strategico – nessun
deposito di munizioni, nessuna fabbrica segreta
è andata in fumo.
Domenica 13 settembre, in mattinata, un drone
russo si è abbattuto sulla stazione ferroviaria di
DI MARIKA CHICHIVA, DA MOSCA
A pochi chilometri dal Cremlino, la bandiera verde di
Iabloko sventola sopra il numero 31 di via
Emmanuel Macron ha fatto bene a costituire la coalizione di volontari per salvare Volodymyr
Zelensky. Il presidente ha agito nell’interesse generale ricordando con sobrietà, venerdì, ai
candidati alla sua successione e ai leader di partito riuniti nella «war room» dell’Eliseo, il contesto
internazionale che sta strangolando i paesi europei e, in particolare, la Francia. Ma quanto è
lontana l’epoca in cui la nostra diplomazia influiva sull’ordine mondiale! E quel mondo ci colpisce
nel momento peggiore. La Francia sta vivendo un vero e proprio strangolamento: Sébastien
Lecornu deve mettere a punto un bilancio di verità: 54 miliardi di risparmi, un record, per un Paese
che si trascina dietro 3.500 miliardi di debiti. Nessuno può seriamente sostenere che la Francia
viva da tempo al di sopra delle proprie possibilità. Ma come si possono chiedere sacrifici ai
francesi che già ogni mattina devono scegliere tra il pieno e il resto? Ciò che proponiamo è
l’opposto di un bilancio elettorale: non saremo dei «Ponzio Pilato di bilancio» che
nasconderebbero i problemi sotto il tappeto con il pretesto delle elezioni presidenziali; ciò sarebbe
contrario al nostro dovere.

20.09.2026
Macron-Lecornu, un
autunno esplosivo
Lo strangolamento
CRISI – Mentre il Primo Ministro si lancia nella
battaglia sul bilancio, il Presidente intende
sensibilizzare i francesi sulle conseguenze delle
guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Sarà
sufficiente a placare la rabbia?
«Il vecchio mondo sta morendo, il nuovo mondo
tarda a nascere, e in questo crepuscolo emergono i
mostri.» Il teorico politico Antonio Gramsci non
scriveva pensando al 2026. Eppure avrebbe potuto
farlo.
Di LUDOVIC VIGOGNE
Negli ultimi giorni, Emmanuel Macron e
Sébastien Lecornu hanno condiviso una
La Francia entra nell’autunno a malincuore, con lo
sguardo fisso sui prezzi alla pompa. Incombe lo
spettro di un litro di benzina a 3 euro. L’aumento
non accenna a rallentare: quasi 1 centesimo in più al
giorno da diciassette giorni per la SP 95. Questa crisi
non piove dal cielo. Proviene da lontano: dal Golfo,
dove lo scontro tra Iran e Stati Uniti si sta arenando
senza una via d’uscita in vista; dall’Ucraina, dove
Putin, nonostante le perdite, sta preparando una
In casa Le Pen, l’avventura politica e la saga familiare sono un tutt’uno. Per la sua quarta
campagna presidenziale, Marine Le Pen non intende cambiare le regole del gioco. E allora
pazienza se, pur proclamando di aver «cambiato dimensione» dopo la sua affermazione alle
elezioni legislative del 2022, il RN dà l’impressione di funzionare come quella piccola scuderia che
il patriarca si era creato su misura cinquant’anni fa.

17.09.2026
LE PEN: LA LEGGE DEL CLAN
Marine Le Pen avvia la sua quarta campagna presidenziale come ha sempre fatto: in una cerchia
ristretta, circondata dai suoi fedeli. Un’abitudine, ma anche un segno rivelatore della perdita di influenza
di Jordan Bardella
Di Lucas Burel
Non osate dire a un membro del clan Le Pen che la politica, più che mai, sarebbe per loro una questione di
famiglia. È una fissazione dei giornalisti, un «argomento ricorrente», respinge il consigliere di Marine Le
Pen, Philippe Olivier.
Intenzioni di voto per il 2027: Mélenchon raggiunge il 42% tra i 18-24enni, contro il 7% di
Glucksmann. A sinistra, l’età rappresenta ormai una vera e propria linea di demarcazione
elettorale. LFI punta quindi su ciò che il politologo Vincent Tiberj definisce la «socializzazione
inversa». Per molto tempo, i genitori hanno trasmesso le proprie preferenze politiche ai figli. Ormai,
il movimento funziona anche in senso inverso: i figli possono influenzare i propri genitori e i nipoti i
propri nonni. Jean-Luc Mélenchon ha del resto dato le seguenti istruzioni in vista delle presidenziali
del 2027: «I più giovani, per favore, andate a trovare i vostri nonni. Perché, vedete, i giovani
vengono ascoltati dai loro nonni.»

17.09.2026
LA SFIDA GIOVANILE DI LFI
Conquistare gli elettori più giovani è un asse tattico per il partito di Mélenchon. Ecco come gli strateghi
della “rivoluzione cittadina” si stanno muovendo per conquistare una generazione che preferisce la
promessa di una “rottura” alla “sinistra di governo”
Di Matthieu Aron
Per La France Insoumise (LFI), la conquista dell’Eliseo passa ormai attraverso i pranzi in famiglia. Manuel
Bompard ha persino coniato un nome per questa strategia: la «campagna molecolare».
Più di quattro su dieci, tra i 18 e i 24 anni, intendono dare il proprio voto a Jean-Luc Mélenchon già
al primo turno delle elezioni presidenziali del 2027. Tra i banchi delle facoltà di lettere e sociologia,
nell’ambiente culturale, Mélenchon riscuote infatti un consenso quasi unanime. Questi studenti
ereditano un mondo malconcio e ritengono che, per quanto si sforzino, non riusciranno mai ad
avere lo stesso successo delle due generazioni precedenti. I loro primi tirocini li hanno inoltre
messi di fronte alla dura realtà economica. Motivo sufficiente per voler ribaltare il tavolo. Persino i
loro genitori lo comprendono, pur provando un senso di colpa: «Quando vedo il mondo che
lasciamo loro…». Essere più a sinistra dei propri genitori non è forse, in ogni caso, un classico a
questa età? I baby-boomer lo hanno vissuto nel 1968 quando erano giovani. E i genitori intervistati
alzano tutti le spalle, ritenendo che la gioventù debba pur fare il suo corso e che le realtà della vita
abbiano travolto i loro sogni di un tempo.

17.09.2026
A SINISTRA IL CONFLITTO TRA GENERAZIONI
Quasi un giovane su due intende votare Mélenchon alle presidenziali. Una scelta che sconvolge i genitori,
scatena accesi dibattiti all’interno delle famiglie e, talvolta, provoca cambiamenti di opinione. È questa la
strategia di La France Insoumise, che punta sull’impegno di questa nuova generazione.
Di Cécile Deffontaines e Bérénice Rocfort Giovanni
«Sono più stalinisti degli stalinisti stessi». È con questo giudizio categorico che Isabelle, 58 anni, insegnante
di arte, descrive sua figlia di 22 anni, studentessa al Conservatorio di musica di Bordeaux, e la sua cerchia di
amici.
La presenza del francese qui, in Finlandia, per ufficializzare l’adesione del Paese all’iniziativa di
deterrenza nucleare «avanzata» lanciata all’inizio dell’anno da Emmanuel Macron. Essa mira a
coinvolgere maggiormente gli alleati europei nella strategia di difesa francese, in particolare
attraverso esercitazioni congiunte e, potenzialmente, dispiegamenti temporanei di elementi delle
forze nucleari, mantenendo al contempo l’arma sotto il controllo francese. Una visita volta a serrare
i ranghi dell’Europa. E a rispondere all’escalation del Cremlino, che moltiplica le provocazioni.
All’indomani dell’attacco contro un treno ucraino al confine polacco, dodici Stati si sono riuniti nel
Nord finlandese e hanno esortato l’UE a rafforzare la propria presenza nell’Artico, zona
caratterizzata da forti tensioni. Con 1.340 chilometri di confine con la Russia, il Paese scandinavo
è il decimo ad aderire al partenariato strategico lanciato a marzo da Emmanuel Macron. Questo
accordo di cooperazione consentirà, in caso di crisi, il dispiegamento all’estero delle forze nucleari
francesi. Un primo passo verso la tanto attesa definizione di una sicurezza comune.

17.09.2026
LA NOSTRA DIFESA PASSA DALLA FINLANDIA
Mentre la Russia rappresenta una minaccia sempre più grave per i paesi della NATO, il ministro degli
Affari esteri ha rafforzato la cooperazione con Helsinki, che ha aderito all’iniziativa francese di deterrenza
nucleare. Il ministro a bordo della «Turva», la più grande nave rompighiaccio di pattuglia della guardia
costiera finlandese. Insieme alla sua omologa, Elina Valtonen, e al capitano della nave
D A L N O S T R O INVIATO SPECIALE IN FINLANDIA FLORIAN TARDIF
Una visita volta a serrare i ranghi dell’Europa. E a rispondere all’escalation del Cremlino, che moltiplica le
provocazioni. All’indomani dell’attacco contro un treno ucraino al confine polacco, dodici Stati si sono
riuniti nel Nord finlandese e hanno esortato l’UE a rafforzare la propria presenza nell’Artico, zona
caratterizzata da forti tensioni.
Numerosi settori (agricoltura, industria, edilizia, infrastrutture) subiscono già i danni economici causati dal cambiamento climatico. Dobbiamo costruire senza indugio un futuro che rompa con due secoli di crescita alimentata dalle energie fossili. È la natura stessa della crescita che occorre cambiare. Di fronte a questa realtà, il dibattito pubblico rimane troppo spesso imprigionato in un’opposizione sterile. La crescita del XXI secolo non è quella del XX, e ancor meno quella della rivoluzione industriale. Il problema non è la crescita, bensì il PIL elevato a unica bussola. Il PIL misura il valore della produzione economica senza integrare le esternalità ambientali. Sono quindi necessari indicatori ecologici e sociali per integrare il PIL.

19.09.2026
OPINIONE
Decarbonizzazione: strategia climatica, leva per la crescita e la sovranità Le ripercussioni economiche del blocco dello stretto di Ormuz e le ondate di caldo senza precedenti del 2026 hanno riportato legittimamente l’emergenza climatica al centro del dibattito pubblico.
Per oltre due ore, il presidente della Repubblica, che si propone come «garante» delle elezioni e
che nutre preoccupazioni per la coesione nazionale, ha illustrato loro le conseguenze della guerra
in Ucraina, iniziata più di quattro anni e mezzo fa dalla Russia, e della guerra decisa dagli Stati
Uniti e da Israele contro l’Iran la scorsa primavera. Le promesse elettorali non potranno
prescindere da questa realtà. Non è prevedibile alcuna via d’uscita dalla crisi nel breve termine, ha
avvertito il presidente. Mettendo in guardia i candidati alla sua successione sullo stato del mondo,
il presidente della Repubblica spera di evitare che la rabbia sociale venga strumentalizzata e di
imporre un consenso minimo sulla diagnosi geopolitica.

19.09.2026
All’alba della campagna elettorale, Macron
illustra ai candidati il quadro delle crisi
internazionali
Venerdì, all’Eliseo, il Capo dello Stato ha ricevuto i candidati alle presidenziali o i loro rappresentanti per
illustrare loro in dettaglio le conseguenze delle crisi internazionali in Ucraina e in Medio Oriente
Di Nicolas Barotte
La campagna si svolgerà all’ombra opprimente di molteplici crisi internazionali.
Tra tutti i paesi che utilizzano l’euro, la Francia sarà quello con il deficit più elevato. Dopo questa
spettacolare deriva, la terza in quattro anni, il Primo Ministro spera di riprendere il controllo dei
conti pubblici entro la fine del suo mandato. Cosa sta accadendo perché i conti vadano così fuori
controllo? Una serie di scossoni, afferma il Ministero delle Finanze. Crisi petrolifera, siccità,
impennata dei tassi d’interesse, stallo della crescita in Francia. Queste crisi a ripetizione
comportano spese aggiuntive e frenano le entrate. Un ulteriore shock e la Francia, già molto
vulnerabile, potrebbe ritrovarsi in grave difficoltà. Per il 2027, il bilancio in fase di elaborazione
comincia a delinearsi nella nebbia.

19.09.2026
Bilancio: alla ricerca di 54 miliardi di euro
L’obiettivo del 5% di disavanzo non sarà raggiunto nel 2026. Matignon annuncia importanti misure di
risparmio per il 2027
Di Denis Cosnard
L’ammissione di fallimento è terribile. Nel settembre 2025, Emmanuel Macron aveva nominato Sébastien
Lecornu a Matignon con una missione fondamentale: dotare finalmente la Francia di un bilancio, per
ridurre un deficit pubblico ormai diventato molto allarmante.
Meclemburgo: ai conservatori viene attribuito appena il 7% dei voti, contro il 35% del partito
socialdemocratico e il 37% dell’AfD. Tenuto conto del margine di errore, è possibile che non
raggiungano la soglia decisiva del 5% e non siano rappresentati nel Parlamento regionale.
Sarebbe una prima volta dal 1945 e un vero e proprio terremoto per il partito di Friedrich Merz. Il
partito socialdemocratico ha compiuto un’impressionante rimonta. Sceso al 19% appena un anno
fa, ora raccoglie il 35% degli elettori. La ricetta? Ha preso le massime distanze dal cancelliere
Merz, figura molto impopolare. Si è opposta all’abolizione della pensione senza decurtazione a 63
anni dopo quarantacinque anni di lavoro. Il problema è che l’SPD sta assorbendo i voti dei
cristiano-democratici, della sinistra radicale e dei Verdi, senza intaccare realmente l’elettorato
dell’AfD.

18.09.2026
In Germania, elezioni regionali ad
alto rischio per il cancelliere Merz
I socialdemocratici rialzano la
testa di fronte all’estrema destra
Di fronte alla prospettiva di una nuova
debacle elettorale, Friedrich Merz intende
scongiurare una crisi politica assicurandosi il
sostegno dei pezzi grossi della CDU. Nel
Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i
conservatori corrono il rischio di non essere
più rappresentati nel Parlamento regionale
al termine delle elezioni di domenica.
I miliardi inviati all’Ucraina e l’impennata dei
prezzi alla pompa sono i due motori del
successo dell’AfD nel Meclemburgo-Pomerania
Occidentale. Ma la candidata dei
socialdemocratici ha trovato la ricetta per
mettere a segno una rimonta incredibile
Di Emmanuel Grasland — Ufficio di Berlino
Domenica sera saranno tutti presenti. Su richiesta
di Friedrich Merz, i 25 membri del presidio del
Di E. G. — Inviato speciale a Rostock e Bad Doberan
Sui social come sui manifesti, è la donna in rosso che
vuole fare da argine all’estrema destra.
Sarà necessario procedere a una seria stretta di cinghia. Il Primo Ministro non ha ancora svelato
l’insieme delle misure che intende attuare, ma ne conosciamo alcune. Il bilancio dei ministeri, ad
eccezione di quello della Difesa, sarà congelato in termini di valore il prossimo anno. Alcuni
beneficeranno di un aumento (Giustizia, Interni, Ricerca ed Ecologia), ma la maggior parte dovrà
stringere la cinghia per compensare. Il Ministero del Lavoro dovrà realizzare un risparmio di 2,5
miliardi di euro. Questa stabilità della spesa pubblica (esclusa la difesa) passerà in particolare
attraverso il mantenimento del congelamento dell’indice di riferimento dei funzionari pubblici (già
annunciato quest’estate) – anche negli enti locali – che consentirà di «riscuotere 2 miliardi di euro.

18.09.2026
Lecornu ammette un nuovo superamento dei
limiti del deficit e promette uno sforzo
massiccio nel 2027
Il Primo Ministro intende contenere il deficit pubblico al 5% del PIL nel 2027, dopo un nuovo superamento
dei limiti al 5,4% quest’anno. La Francia intende fornire garanzie all’Europa e ai mercati, mettendo in
campo 54 miliardi di misure di risanamento
Di Stéphane Loignon e Sébastien Dumoulin
Sébastien Lecornu svela i contorni del progetto di bilancio 2027: in un’intervista al «Figaro», il Primo
Ministro annuncia che il governo punterà a un deficit pari al 5% del PIL l’anno prossimo.
Con il 28 % degli ordini di allontanamento dal territorio (OQTF) emessi in Europa, la Francia è il
Paese che emana il maggior numero di provvedimenti amministrativi di espulsione nei confronti dei
migranti in situazione irregolare. È anche uno dei Paesi che ne applica meno: appena l’11 %. Per
quanto riguarda le espulsioni al di fuori dell’Unione europea, tale percentuale scende al 4,6 %.
Approvato a giugno dal Parlamento europeo, il nuovo regolamento sul rimpatrio è il frutto di tutte le
aspettative e di numerose fantasie. Il testo, che entrerà in vigore nelle prossime settimane,
prevede di inasprire il trattamento riservato ai migranti in situazione irregolare e a coloro ai quali è
stato negato il diritto d’asilo. Soprattutto, prevede una disposizione senza precedenti: la possibile
creazione di «hub di rimpatrio», per esternalizzare la gestione dei migranti irregolari e delle
persone a cui è stato negato l’asilo in paesi terzi dell’UE.

18.09.2026
Immigrazione clandestina: l’Europa accelera, la
Francia resta indietro
«La teoria dell’“effetto ventosa” o della “pompa aspirante”, secondo cui i migranti sarebbero
particolarmente informati sulle politiche migratorie e sulle condizioni di accoglienza nei
differenti paesi del mondo, non trova conferma nella realtà»
Di Rémi Barbet
Cinque paesi europei intendono creare al più presto dei «centri di rimpatrio» per allontanare i migranti il
cui ricorso è stato respinto. La Francia si rifiuta di seguire l’esempio, mentre un nuovo rapporto critica
aspramente la situazione «fuori controllo» dell’immigrazione clandestina.