MOBILITAZIONE GENERALE ? – L’ORA DELLA VERITA’ (Cap. 1 e 2)
MOBILITAZIONE GENERALE ? – L’ORA DELLA VERITA’ (Cap. 1)
(Attenzione*: previsione forte e critica al presidente)
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Alcune fonti personali presso il ministero della difesa mi comunicano in questi giorni – a volume non troppo alto – che si è alle porte della mobilitazione generale: la cosa potrebbe avvenire entro pochi mesi (probabilmente poco dopo le elezioni di settembre, come anche da parte occidentale si specula da tempo). E’ forse la prima volta – dalle primissime fasi della guerra – che circola tale notizia: la differenza rispetto ad allora è che è molto meno accompagnata da atmosfere allarmistiche, ma piuttosto una silenziosa incognita di cui nessuno vuole parlare o pensare. Una “cosa” di cui si bisbiglia nei corridoi di potere, negli uffici dei ministeri, negli angoli dei caffè nei pressi dei palazzi governativi, nel mentre che la massa della società sembra ignorare il tutto, sprofondata in apparente torpore: evidente che quest’ultima appaia come insensibilizzata rispetto al 2022, dopo 4 anni di massacri. Si aggiunge (riporto) che gli attacchi in profondità stanno facendo danni ingenti (contatti diretti mi informano che nella Russia del meridionale si può stare anche 2 ore in coda ad un distributore per procurasi benzina: il danno è reale anche se ancora non micidiale).
Premessa generale: il problema, il nodo a monte di qualsiasi altro è che la guerra è oggettivamente ad un punto morto, come mai prima. Riducendo alle particelle un lustro di sviluppi politico/militari se ne ricava quanto segue [espongo dalla prospettiva del Cremlino*]: arenatosi il blitz della primavera 2022 – finalizzato a far barcollare la giunta golpista installatasi a Kiev 8 anni prima – e raggiungere un negoziato, si è passati dunque ad una guerra di attrito, interminabile e stressante, nella speranza che proprio questo avrebbe piegato la giunta di Zelensky (un logoramento pluriennale anzichè lo shock rapido dei primi mesi). Entrambe le tattiche hanno FALLITO, chiaramente non per la resistenza ucraina, ma per la disponibilità euro-americana a finanziare la causa di Kiev senza limite di spesa o di tempo: supporto economico/militare totale da parte di tutto il mondo industrializzato a favore di un singolo contendente (una cosa obiettivamente non rilevata nella storia delle guerre sino ai nostri giorni). L’elezione di un outsider sregolato come D. Trump alla Casa bianca l’anno scorso, è stato l’evento che – si è creduto – avrebbe cambiato qualcosa, ma in fin dei conti così non è stato e come si vede il trend di fondo si è mantenuto: dallo “spirito di Anchorage” dell’estate scorsa si è ritornati allo “spirito di Ankara” dell’estate presente (e siamo a noi, fine della storia).
Quindi ? Quindi ora si è di fronte a un buco nero. L’asse UE/USA ha investito oggettivamente troppo sia in termini finanziari, sia in termini politici per potersi ritirare (se lo facesse ora, comporterebbe non rientrare della spesa fatta sinora e dei potenziali guadagni ed interessi sulla ricostruzione futura del paese: un affare che supera di parecchio il TRILIONE di euro. Come se non bastasse, l’Alleanza atlantica sarebbe umiliata pubblicamente per la prima volta dalla sua nascita 80 anni fa, fallendo proprio nel compito che è alla base del suo DNA costitutivo, ovvero il contenimento della Russia: fallo da metterne a repentaglio l’esistenza stessa). Continuerà quindi il supporto finanziario/militare senza un tetto di spesa, a tempo indefinito, continuando anche con la pressione sanzionatoria globale che Mosca subisce da 4 anni (e che avrebbe già stritolato alla morte qualsiasi altro paese a questo punto): a questo ora si aggiungono gli attacchi in profondità portati dalle forze di Kiev con i droni forniti da mezzo mondo occidentale, che stanno facendo i danni riportati.
Tenuto conto dei fattori sopraelencati, persino uno stato resistente e resiliente (l’aggettivo è davvero valido in questo caso: non l’abuso che il linguaggio giornalistico italiano ne fa) come la Russia non potrà reggere ancora per molto. La finestra di tempo prima che si raggiunga un punto di “rottura” strutturale, dovuta al danno cumulativo subito sinora assommato a quello che verrà è approssimativamente di 2/3 anni a partire da ora (secondo fonti interne anonime: le sto solo riportando per correttezza di informazione: prendere però con la massima cautela la previsione). Dal punto di vista ucraino e occidentale si tratta semplicemente di far passare tale finestra temporale: la giunta di Kiev dal canto suo guadagnerà tempo sul terreno rimediando per l’ennesima volta alla mancanza di materia sacrificabile richiamando dall’Europa gli uomini espatriati in età militare (cui le istituzioni europee ritireranno con discreto bel garbo la tutela diplomatica concessa finora) mentre nel frattempo prende corpo la “coalizione antibalistica” annunciata dopo Ankara (che nel giro di un paio di anni dovrebbe – pur con molte fatiche – mettere in piedi una difesa contro i missili più critici di cui Mosca dispone). Insomma, tutto questo, fino a che…..si arriva al “punto di rottura” per Mosca.
Quanto scritto fin qui di per sè ci comunica che la vera, autentica, svolta della guerra a partire dal 2026, consiste nel fatto che a questo punto nemmeno Mosca – benchè sia in chiaro vantaggio sul campo – non può più permettersi di aspettare con pazienza, a tempo indefinito, i risultati della sua guerra di attrito: esiste un LIMITE DI TEMPO anche per il Cremlino ed è il momento, purtroppo, di riconoscerlo (troppo a lungo in campo filorusso ci si è cullati in una narrativa bellica eccessivamente fiduciosa nella strategia della paziente attesa: non che la strategia fosse stupida…ma il fatto è che non vi sono più le condizioni affinchè prosegua). In parole altre, se l’occidente dal canto suo si è fortemente illuso nel credere che la Russia sarebbe crollata in breve tempo…….non bisogna cadere nell’errore opposto, illudendosi che un singolo paese possa resistere all’infinito sotto una pressione come quella che Mosca subisce. ATTENZIONE*: non si tratta qui di “ammettere la debolezza russa” (come i lettori antirussi interpreteranno quanto qui si scrive), ma di capire che tutto ha un limite naturale, anche per il lottatore più resistente. Si tratta di realizzare che c’è un conto alla rovescia in corso….e non accorgersene significa cullarsi vicino a un precipizio.
Cosa fare allora ? Cosa pianificano allo stato maggiore russo ? C’è una basilare verità, o meglio un paradosso da considerare: l’Ucraina al momento attuale è già praticamente annullata, la sua infrastruttura energetico produttiva è livellata al suolo. Non esiste più nulla da bombardare in realtà: ci si riduce (lo si intuisce dai report) a colpire distributori di benzina (!) et affini. Colpire ulteriormente dal cielo ha sempre meno senso, nella misura in cui tutto il materiale bellico utilizzato dalle forze ucraine e dal territorio ucraino viene prodotto da FUORI dei confini nazionali. L’Ucraina (fisica) è ridotta – tragicamente – alla sua reale natura di proxy e null’altro (come nella cinematografica memoria il “Terminator” che poco alla volta perde le parti organiche lasciando affiorare il solo scheletro metallico che vi è sotto): campagne aeree che prendano di mira l’entroterra ucraino non hanno quindi più alcun senso pratico. Occorre invece affrontare il nodo assai più ostico ovvero prendere atto che il conflitto è ora QUASI direttamente contro l’asse UE/USA, eccettuata l’ufficialità della cosa.
Tutto il discorso lascia in piedi altro non che DUE opzioni differenti, entrambe cariche di conseguenze: # 1 – smettere di colpire il territorio ucraino e portare i raid aerei laddove veramente servono ossia in area UE, dove gli stabilimenti producono quanto esplode sulle raffinerie russe. # 2 – Mettere la parola fine sulla guerra d’attrito in questi anni e puntare al collasso generale delle forze di terra ucraine: per fare questo occorre una mole di uomini che solo una mobilitazione generale può dare (o in alternativa un attacco nucleare tattico sul suolo ucraino).
Ognuna delle due opzioni può lasciare il segno sulla storia del secolo in corso. La prima opzione sarebbe un salto nel buio cosmico (3° guerra mondiale, subito), mentre la seconda significherebbe la maggiore prova per la società russa intera dalla fine dell’Unione Sovietica: il momento più grave di una nazione da oltre 30 anni a questa parte. V. Putin non può optare per la prima opzione (le ragioni non c’è bisogno di dirle): non rimane quindi che la seconda, puntualizzando che la variante dell’attacco nucleare è fuori questione per l’innalzamento della tensione e il danno d’immagine fuori scala che comporta. Non rimane che la massa umana……..

MOBILITAZIONE GENERALE ? – L’ORA DELLA VERITA’ (Cap. 2)
*** Riformuliamo l’intervento precedente in una breve successione logica per lettere d’alfabeto =
A – La guerra terrestre di attrito non può più continuare: dal volume statistico globale (sanzioni considerate) di danni che Mosca subisce, si deduce che esiste un conto alla rovescia in corso. Il Cremlino non ha tutto il tempo del mondo, ma solo una finestra di tempo: l’occidente conta proprio di tenere in vita (letteralmente) Kiev giusto per tale finesta, fino a che la Russia raggiunga il proprio limite fisiologico (attuale strategia USA/UE).
B – La campagna aerea contro obiettivi strategici in Ucraina è terminata: l’Ucraina è, in massima parte neutralizzata. Questo tuttavia è assolutamente irrilevante, perchè il suo vero complesso produttivo è ormai al di fuori dei suoi confini, in UE (perimetro inviolabile).
C – Preso atto dei primi due punti, A e B…..ne deriva che l’attuale strategia militare del Cremlino (per terra e per aria) non può arrivare ad alcun risultato se non prolungare il confronto sino al punto di rottura che l’occidente attende e desidera. L’unico modo di uscire dall’empasse è una modifica radicale dell’iniziativa militare (o terrestre o aerea): o si amplia il raggio di azione dell’aviazione (colpendo l’UE) oppure si sfonda il fronte terrestre in Ucraina di forza bruta, utilizzando tutta la massa umana disponibile.
D – Colpire dall’aria il territorio UE ed innescare un conflitto militare diretto con l’asse euro-atlantico è impossibile: lo sanno benissimo a Bruxelles e a Washington (che difatti ignorano gli avvertimenti del Cremlino) e lo sa benissimo V. Putin, il quale si rende conto che l’intimidazione senza passare mai al fatto, diventa ridicola. Non rimane pertanto che chiudere i conti con la sola Ucraina, senza uscire dai suoi confini, via terra….reggimento contro reggimento, divisione contro divisione, alla “vecchia maniera”, così come tutto era iniziato.
E – Esisterebbe in teoria una (limitata) opzione nucleare come il lancio di una testata tattica a basso potenziale in territorio ucraino: questo però il leader del Cremlino non lo farà. Non garantito il risultato di tale mossa sul piano militare ed enormi le ricadute di immagine (diverrebbe il primo leader ad aver autorizzato l’uso del nucleare in un conflitto dai tempi di Hiroshima).
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La progressione logica cui ci portano i punti allegati alle prime cinque lettere d’alfabeto, sono la MOBILITAZIONE GENERALE, come unica soluzione. Mettere in armi 1 MILIONE (circa) di effettivi, dopodichè procedere ad un’avanzata da tutti i fronti: tradotto in termini pratici, alla pressione già in atto nel fronte del Donbass, se ne aggiungerebbe una seconda di forza equivalente più a nord verso Kharkov (una grande tenaglia) ed ancora una terza, lungo il confine bielorusso. Il dispositivo militare ucraino per leggi della fisica e della matematica a quel punto dovrebbe per forza crollare, nell’impossibiltà materiale di far fronte ad una triplice pressione in contemporanea (riescono a reggerne appena una). V. Zelensky arrivata il punto di rottura cercherà di negoziare, forse addirittura offrendo tutto quello che non ha voluto negoziare negli ultimi anni, ma a quel punto sarà tardi: con il 40% del paese invaso (anzichè il 20%) e con un nemico in avanzata ormai inarrestabile e che ha dovuto mobilitare oltre 1,5 milioni di uomini, la posta in gioco ormai si è alzata spaventosamente. Il Cremlino a questo punto ha un costo politico/sociale tale – l’aver ordinato una mobilitazione generale – che le richieste non possono più riguardare il solo Donbass……ma una buona metà dell’Ucraina che vediamo sulle mappe (niente di meno può giustificare e ripagare il bagno di sangue di una mobilitazione generale, cosa che il paese non vede da 85 anni). Altro che….“vi concediamo la Crimea (solo de facto)”, signori miei. Ora, dato che nè Zelensky nè alcun premier o governo ucraino potrà mai trattare su basi simili per ostacoli costituzionali, il governo semplicemente si squaglierà: evacuazione da qualche parte (estremità occidentale dell’Ucraina o persino territorio UE) e trattative a quel punto – dirette – con NATO e Washington.
Attenzione però ! Anche la mobilitazione generale rientra tra le cose che Nato e Washington vogliono e sperano: si spera la Russia collassi come è accaduto allo stato zarista nel 1917, semplicissimo.
A conti fatti il Cremlino si trova davanti TRE opzioni: 1 – Continuare (vanamente) la guerra di attrito, aspettare 2/3 anni fino a che mancherà il fiato del tutto e occorrerà per forza di cose domandare una tregua umiliante (…). 2 – Non aspettare oltre e firmare un accordo adesso, ma chiaramente secondo i termini che Zelensky desidera, il che equivale a una disfatta integrale, considerando quanto si è perso sin qui. 3 – Mobilitazione generale, con il peso che comporta sulla società.
C’è poco da girarci attorno: ognuna delle tre opzioni in alto prevede un alto coefficiente di rischio (un 50% di probabilità che il sistema non sopravviva) e i vertici di Bruxelles e Washington lo sanno bene. Stanno portando la Russia in quella direzione all’insegna dello slogan “qualsiasi decisione prendano, sono fottuti”.
Come si è arrivati alla scelta solo ora ? Come non ci si è arrivati prima, anzichè aspettare 4 lunghi anni ? Perchè il presidente di Russia non ha mai liberato la forza militare di cui dispone ? Probabilmente…..perchè non ha mai smesso di sperare di ricucire con l’occidente, una volta che tutto fosse finito: ci spera e per questo non ha mai oltrepassato determinate “asticelle” invisibili. Immagina che il sistema in qualche modo si riassesterà attorno al fatto compiuto e che in ultima istanza la Russia tornerà a figurare nel grande club occidentale (“dopo il bisticcio le cose torneranno a posto”). Mi rammarica dirlo, ma tale impostazione è la maggiore ingenuità di politica estera che ho potuto rilevare: quando si opta per una guerra (per quanto giustificata dalle circostanze) allora si deve andare fino in fondo e non risparmiarsi. V. Putin ha collocato de facto il paese al di FUORI del sistema giuridico consolidato e dalla cultura politica di stampo europeo: lo ha fatto per le sue buone ragioni, ma il punto non è più quello……il punto è che il dado ormai è tratto e non ci si può più guardare indietro, piangere sul latte versato. La Russia è diventata un alieno, un fuorilegge in tale schema di valori: assurdo cercare accomodamenti con un opponente che ti considera in tali termini. Più utile prenderne atto e andare fino in fondo al sentiero scelto, senza recriminazioni o esitazioni, senza puntare a rientrare nel sistema occidentale (progettarne un altro semmai, più congeniale). Non si tratta di essere troppo radicali, ma ragionare sul fatto che determinate cose o si fanno sino in fondo oppure non si deve nemmeno iniziarle: come 2000 anni disse Cesare in persona:”Rispetta sempre le leggi, l’ordine costituito: se decidi di violarlo o se sei costretto a farlo….allora fallo fino in fondo, per cambiare l’ordine dalle fondamenta” (fare le cose a metà è molto pericoloso). Abbraviamo ? Putin non ha mai superato determinate soglie sperando in un accomodamento che purtroppo non vi sarà mai dato che l’occidente dal canto proprio – nella sua immensa arroganza – si sente troppo superiore alla Russia per accettare un qualsiasi dialogo o accordo in buona fede con essa: ecco come si sono persi 4 anni. E se ora si trattiene ancora e non ordina la mobilitazione generale…..sarà l’ultimo sbaglio (perchè è fregato anche se non lo fa).
CONCLUSIONE.
Come si è detto ci sono tre opzioni e ciascuna rappresenta un rischio per il sistema (assumo il punto di vista della classe dirigente). Qualsiasi delle tre opzioni può condurre ugualmente all’imprevedibile: la mobilitazione generale forse più delle altre due a conti fatti, ma è anche l’unica delle tre per vincere il conflitto (e con buone chances di farlo in tempi brevi, risolutivamente). Un rischio sì, ma che perlomeno vale la pena correre, mentre le altre due opzioni sono…..”carte di merda” come si direbbe nel Poker. Penso che ai vertici, nelle stanze del Cremlino, il ragionamento (al netto di tonnellate di fronzoli) alla fine sarà analogo a quello fatto su questa ignota bacheca (…). Rimbecilliti Bruxelles/Washington a non considerarlo: il gioco d’azzardo può rivoltarglisi contro e si ritrovano i 3/4 dell’Ucraina occupata e a dover fronteggiare 1 milione di uomini, ad un paio di regioni di distanza dai confini UE.
FINE.

La storica cintura amica di Mosca.
Quanto erano realmente “amici” poi ? L’Ungheria fonte di problemi da subito (1956), la Cecoslovacchia poco dopo (1968), la Polonia….nessuna rivolta aperta per decadi, ma implicitamente l’osso più duro di tutti (tra Walesa e Wojtila è l’anticipazione del disfacimento ad inizi anni 80).
Alla Romania la palma d’oro (!) del satellite – al tempo medesimo – poco avanzato (da aiutare in tutto) e non troppo fedele (da controllare in tutto).
L’Albania, un francobollo…una base sull’Adriatico più che un paese.
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A conti fatti, salvano l’onore soltanto in 3 =
BULGARIA: poco efficiente – quanto la Romania – ma perlomeno fedelissima. Sedicesima repubblica dell’Urss informalmente (ma ci mancò poco che non lo divenisse legalmente: la proposta fu fatta al tempo di Kruscev).
JUGOSLAVIA: l’unica vera entità politico/militare socialista di rilievo in Europa che fosse indipendente dall’Urss. Non un burattino……ma nemmeno subordinata a Mosca: un battitore libero di pregio.
GERMANIA EST: il più sviluppato tra tutti gli stati d’oltrecortina, per ovvie ragioni (perchè ereditava le infrastrutture ed il modello organizzativo tradizionale germanico). La seconda nel patto di Varsavia, militarmente e pure alle olimpiadi. disgraziatamente….uno stato originato da un equilibrio instabile che non era nè carne nè pesce, destinato a non durare per sempre (del resto se TUTTA la Germania fosse stata socialista, allora avrebbe messo a rischio il primato di Mosca stessa).
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In fin dei conti – come prevedibile – i paesi della cortina di ferro portavano con sè tutta l’eredità culturale del loro passato pre-socialista: rapporti di forza, differenti livelli di sviluppo, etc.
Il maggiore fallimento della politica estera sovietica è di non essere riuscita – in una finestra di 40 anni di tempo – ad estinguere i nazionalismi dei propri satelliti, nella medesima misura in si è riusciti in Europa occidentale. Nel mentre che quest’ultima si è pacificata nel nome di un comune modello di civiltà del benessere (per metterla così), lo stesso non è avvenuto in est-Europa, laddove in nazionalismi di vecchio stampo hanno continuato ad esistere…..e che dopo la fine del socialismo saranno utilizzati a dovere da occidente in chiave rigorosamente antirussa.
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