Mentre la Russia intensifica la sua offensiva con i droni, la ricerca di strumenti di pressione occidentali si sta spostando verso due frontiere sempre più delicate: le comunicazioni satellitari e gli stretti turchi.
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Le guerre diventano più pericolose quando le realtà militari cambiano più rapidamente delle aspettative politiche. La parte in grado di mantenere la pressione acquisisce un vantaggio che non può essere facilmente annullato con dichiarazioni diplomatiche o ulteriori promesse di assistenza.
La misura decisiva non è più semplicemente il territorio conquistato o le armi distrutte. È la capacità di mantenere le operazioni militari, rifornire le risorse, proteggere le infrastrutture essenziali e imporre costi che un avversario fatica sempre più ad assorbire.
Questa è la logica strategica che lega l’intensificarsi dell’offensiva russa con i droni, gli sforzi diplomatici di Zelensky a Istanbul, i negoziati imminenti ad Abu Dhabi e il rapporto sempre più complesso tra Washington e SpaceX di Elon Musk. Ogni sviluppo riflette la ricerca di una leva in un conflitto in cui le opzioni disponibili si stanno riducendo.
L’aritmetica della resistenza strategica
L’ultima offensiva russa con i droni dimostra come l’economia della guerra possa diventare altrettanto determinante quanto le manovre sul campo di battaglia.
La discussione di Duran cita circa 1.400 droni lanciati in 48 ore, sebbene tale cifra precisa non sia stata accertata in modo indipendente. I rapporti militari ucraini confermano attacchi su larga scala successivi, tra cui 433 droni lanciati nella notte tra il 1° e il 2 novembre e altri 193 nella notte tra il 2 e il 2 novembre, oltre a consistenti operazioni diurne.
L’Ucraina ha riferito di aver intercettato o neutralizzato la maggior parte di questi droni. Le sue difese sono quindi tutt’altro che inesistenti. Tuttavia, le intercettazioni riuscite non eliminano le conseguenze cumulative dei ripetuti attacchi alle infrastrutture energetiche, alle reti di trasporto e agli impianti industriali.
L’obiettivo apparente della Russia va oltre la distruzione immediata. La produzione continua di droni consente a Mosca di mantenere la pressione, costringendo al contempo l’Ucraina a dedicare risorse limitate alla protezione di una vasta rete di infrastrutture civili e militari.
Lo squilibrio economico diventa particolarmente rilevante quando i droni, relativamente economici, richiedono risposte difensive costose.
La recente approvazione da parte di Washington di ulteriori 500 intercettori Patriot PAC-3 dimostra il problema. Il programma di consegna previsto va dalla fine del 2030 al 2033. Per l’Ucraina, che si trova ad affrontare un altro inverno difficile, la capacità industriale promessa per i prossimi anni offre ben poco sollievo immediato.
Il conflitto centrale si gioca sempre più tra la capacità della Russia di sostenere un’offensiva prolungata e la capacità dell’Occidente di rimpiazzare i consumi dell’Ucraina.
Diplomazia senza de-escalation
In questo contesto militare, il calendario diplomatico offre un’attività decisamente più intensa rispetto ai progressi compiuti.
Sono in corso i preparativi per i negoziati ad Abu Dhabi che coinvolgono Russia, Ucraina e Stati Uniti. Tuttavia, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha esplicitamente respinto l’ipotesi che i preparativi debbano richiedere alla Russia di sospendere le operazioni militari.
La posizione di Mosca rimane invariata: un cessate il fuoco temporaneo che permetta all’Ucraina di rifornire le proprie forze non può sostituire un accordo che affronti le esigenze di sicurezza fondamentali della Russia.
Kiev affronta la questione in modo diverso. Zelensky continua a cercare un cessate il fuoco che riduca gli attacchi preservando al contempo la sovranità dell’Ucraina, gli accordi di sicurezza e la sua posizione negoziale.
Non si tratta di semplici divergenze procedurali. Rappresentano concezioni radicalmente diverse di ciò che un accordo transattivo dovrebbe raggiungere.
La stessa contraddizione circonda il vertice del G20 proposto a dicembre a Miami. Trump ha invitato Putin, ma Mosca ha respinto l’ipotesi di un incontro tra Putin e Zelensky, lasciando al contempo incerta la partecipazione di Putin al vertice stesso.
La distinzione è importante. Washington potrebbe vedere la diplomazia del vertice come un’opportunità per sbloccare i negoziati. Mosca sembra determinata a impedire che la prospettiva di un incontro prestigioso diventi un sostituto di concessioni sostanziali.
La diplomazia può instaurare la comunicazione. Non può, tuttavia, creare un accordo laddove le posizioni politiche essenziali rimangono incompatibili.
Il disaccordo più rilevante potrebbe risiedere all’interno della stessa Washington.
L’analisi di Duran individua due approcci contrapposti a quello che definisce “Progetto Ucraina”. Il primo si concentra su una maggiore pressione militare sulla Russia, mentre il secondo cerca di combinare il continuo sostegno a Kiev con negoziati, impegno economico e un eventuale accordo con Mosca.
Si tratta di tendenze politiche contrapposte, piuttosto che di due fazioni formalmente costituite con una leadership chiaramente definita.
La difficoltà sta nel fatto che i diversi approcci possono ostacolarsi a vicenda.
I tentativi di aumentare la pressione militare sulla Russia potrebbero convincere Mosca che Washington sta negoziando senza abbandonare l’obiettivo della sconfitta strategica. Al contrario, gli sforzi per esplorare la cooperazione economica con la Russia potrebbero apparire incoerenti con le richieste di un’ulteriore escalation.
L’amministrazione Trump deve inoltre trovare un equilibrio tra le pressioni del Congresso, gli impegni di alleanza, i vincoli sugli appalti militari e le priorità internazionali concorrenti.
Il risultato è una politica che può mantenere aperti i canali diplomatici, ma non riesce a stabilire un percorso coerente verso una soluzione.
Per l’Ucraina, le conseguenze sono immediate. L’impegno politico occidentale non si traduce automaticamente nella disponibilità di intercettori, in maggiori capacità militari o in un maggiore potere negoziale.
Le due frontiere dell’escalation
La ricerca di ulteriori strumenti di influenza si concentra sempre più su capacità e aree geografiche al di fuori del controllo diretto dell’Ucraina.
Il primo caso riguarda le infrastrutture satellitari. Starlink e Starshield sono diventati componenti importanti delle comunicazioni e delle operazioni militari ucraine. La controversia sulle restrizioni che interessano i terminali satellitari ad alta velocità ha messo in luce la dipendenza strategica che si crea quando capacità militari essenziali si basano su tecnologie gestite da aziende private.
Musk ha distinto i servizi commerciali di Starlink dai sistemi Starshield controllati dal governo, attribuendo le decisioni riguardanti questi ultimi alle autorità americane.
Qualsiasi estensione di questi sistemi a missioni offensive più delicate solleverebbe ulteriori interrogativi in merito all’autorizzazione, all’esposizione commerciale e alle contromisure russe.
La seconda frontiera è il Mar Nero.
L’incontro tra Zelensky ed Erdoğan si è concentrato in parte sulla sicurezza marittima e sul rinnovato impegno diplomatico. L’importanza della Turchia risiede in un vantaggio geografico che né Washington né Kiev possono replicare: il controllo del passaggio marittimo tra il Mediterraneo e il Mar Nero.
In base alla Convenzione di Montreux, le navi da guerra straniere sono soggette a restrizioni di passaggio, mentre Ankara ha mantenuto i controlli in tempo di guerra volti a impedire la propagazione del conflitto.
La preoccupazione di Duran è che la crescente pressione sull’Ucraina possa incoraggiare proposte per una maggiore presenza navale occidentale nel Mar Nero, potenzialmente includendo scorte per il traffico mercantile.
Nessuna operazione di questo tipo è stata stabilita come politica della NATO. Tuttavia, le conseguenze di una simile decisione sarebbero considerevoli.
La presenza di ulteriori navi da guerra della NATO in prossimità delle forze russe creerebbe nuove opportunità di confronto. Alla Turchia verrebbe chiesto di assumersi rischi politici e strategici considerevoli per un’operazione i cui benefici militari rimangono incerti.
Quando l’escalation diventa la strategia
Il pericolo emergente non è semplicemente che la guerra si intensifichi. È che l’escalation stessa possa sempre più sostituire una strategia politica coerente.
La Russia sembra fiduciosa che una pressione militare costante rafforzerà la sua posizione negoziale. Washington, dal canto suo, continua a cercare modi per migliorare la posizione dell’Ucraina senza impegnarsi nelle conseguenze di un confronto più ampio. Il divario tra questi due approcci si sta facendo sempre più difficile da colmare.
Con l’avvicinarsi dell’inverno, è probabile che le infrastrutture ucraine subiscano ulteriori pressioni, così come continue manovre diplomatiche e rinnovate richieste di capacità occidentali in grado di alterare gli equilibri militari. Tuttavia, l’aggiunta di nuove tecnologie non può risolvere automaticamente uno svantaggio strutturale in termini di capacità industriale, risorse umane o resistenza strategica.
Il Mar Nero offre l’esempio più lampante di questo dilemma. La Turchia ha validi motivi per preservare le restrizioni esistenti ed evitare un coinvolgimento diretto in uno scontro navale con la Russia. Fare pressione su Ankara affinché cambi rotta rischierebbe di estendere il conflitto in un’area in cui i costi di un errore di valutazione potrebbero essere considerevolmente superiori a qualsiasi vantaggio militare immediato.
La scelta più importante per Washington non è quindi tra l’escalation e l’inazione, bensì tra il perseguire obiettivi che le risorse disponibili potrebbero non essere più sostenibili e lo sviluppo di una posizione negoziale coerente con la realtà del conflitto.
Il pericolo è che questo riconoscimento arrivi troppo tardi. Quando gli impegni politici si disgiungono dalle capacità militari, i governi spesso cercano nuovi strumenti di pressione anziché riconsiderare gli obiettivi stessi.
Il rischio maggiore quest’inverno potrebbe non essere che una delle due parti abbandoni la diplomazia. Il rischio è che la ricerca di ulteriori vantaggi trasformi il Mar Nero e le infrastrutture a supporto della guerra in nuove arene di scontro diretto prima che la diplomazia abbia tracciato un percorso credibile verso una soluzione.
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In seguito al tentativo di colpo di stato giudiziario da parte del governo di Donald Tusk in Polonia, il paese ha assistito a una serie di strani avvenimenti.
Diversi funzionari polacchi legati all’opposizione hanno notato una netta influenza tedesca dietro il tentativo di colpo di stato. Abbiamo visto il video dell’eurodeputato Dominik Tarczynski, il quale rivela che la Germania, in quanto principale motore economico dell’UE, cerca di scaricare parte del suo onere finanziario sulla Polonia, considerata una sorta di scroccona dell’UE, dato il suo fastidioso status di “sovranità”. Pertanto, è nell’interesse dello Stato tedesco soggiogare la Polonia e usarla non solo come discarica per i migranti, ma anche come sostegno finanziario per l’UE in difficoltà.
La maggior parte di queste affermazioni è stata successivamente smentita, sebbene alcune delle “smentite” siano risultate un po’ sospette: ad esempio, la nota della community relativa al video sopra citato liquida come “normale” il fatto che la polizia tedesca possa entrare in Polonia.
Certo, solo perché esiste una giustificazione legale, è assolutamente normale che la polizia tedesca pattugli Varsavia durante un grave tentativo di colpo di stato giudiziario. Il contesto è fondamentale.
Ciononostante, molte stranezze rimangono ancora.
In seguito al fallimento del colpo di stato, nel corso dell’ultima settimana diversi agenti di polizia tedeschi sono stati visti pattugliare Varsavia, e varie voci complottiste suggeriscono che fossero stati posizionati come ultima risorsa nel caso in cui la presa di potere di Tusk avesse avuto conseguenze negative.
Ebbene sì, proprio nel bel mezzo di un colpo di stato europeista, Francia e Regno Unito mobiliteranno quasi 3.000 soldati in Polonia tra pochi giorni per “prepararsi al dispiegamento in Ucraina”!
“In Polonia, la prima esercitazione militare su vasta scala per la coalizione di volontari!”
L’esercitazione ‘Koalicja’ si svolgerà a Nowa Dęba, nel sud-est del Paese, dal 9 al 22 novembre. Quasi 2.800 soldati, per lo più francesi, saranno schierati per testare la capacità di questa alleanza di intervenire in caso di cessate il fuoco in Ucraina!
Operazione euro-atlantica di ordine pubblico! Proprio nel bel mezzo di un tentativo di colpo di stato guidato da Tusk e dall’UE contro le forze sovraniste e pacifiste in Polonia…
La Francia non ha alcun diritto di essere lì.
La Francia deve riconquistare la propria libertà uscendo urgentemente dall’UE e dalla NATO!
Sono sorte numerose teorie del complotto in relazione a questi eventi:
Diverse operazioni sotto falsa bandiera e altri scopi segreti vengono spesso attuati sotto la copertura di esercitazioni militari. Di fatto, si tratta di uno dei metodi classici per effettuare trasferimenti e posizionamenti clandestini di truppe in vista di future operazioni ibride. La Russia stessa lo ha fatto più volte, anche per l’annessione della Crimea e in preparazione all’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, durante la quale si è svolta in Bielorussia una serie di “esercitazioni” che hanno richiesto l’ammassamento di un gran numero di forze russe. Allo stesso modo, la Russia ha spesso accusato l’Ucraina di utilizzare esercitazioni, come la Sea Breeze del 2021, per trasferire segretamente armi e posizionare truppe in preparazione di una guerra nel Donbass.
Si tratta di una tattica vecchia come il mondo, e come tale non dovremmo liquidare l’importanza della presenza di truppe tedesche in Polonia semplicemente affermando che si trovano lì per innocue esercitazioni.
Uno degli indizi sulla natura più nefasta di questi avvenimenti clandestini è il fatto che, durante tutto questo, la Polonia ha improvvisamente lanciato un’“operazione di sicurezza speciale” lungo il confine russo di Kaliningrad, adducendo come motivazione una sorta di emergenza dovuta a una minaccia elevata:
Ascolta l’annuncio di Tusk in merito alla situazione:
Cosa possiamo dedurre da tutto ciò? Chiaramente, come minimo, Tusk sta tentando di usare la vecchia tattica di distogliere l’attenzione dal suo tentativo di colpo di stato. Qualsiasi leader che si trovi ad affrontare una questione urgente o “scomoda” tenderà sempre a deviare l’attenzione su qualche “grave pericolo” che necessita di un’attenzione immediata; un esempio: Trump, i documenti di Epstein, l’Iran.
Entrato in modalità di contenimento dei danni, Tusk sta disperatamente cercando di insabbiare il suo colpo di stato orchestrato da Bruxelles evocando fantomatici spauracchi ai confini della Polonia. Questo è certo. Tuttavia, il coinvolgimento “casuale” di truppe NATO, e in particolare tedesche, sul suolo polacco mentre tutto ciò accade, fa facilmente supporre altri motivi più oscuri dietro questi sviluppi. Dopotutto, nel suo discorso citato sopra, lo stesso Tusk spiega di aver ricevuto un “avvertimento” di una provocazione russa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa della NATO, il generale Alexus Grynkewich; non è azzardato supporre che questi eventi siano strettamente collegati.
Nel frattempo, secondo quanto riferito, il Canada ha schierato truppe al confine tra Russia e Lettonia, sempre nell’ambito di alcune esercitazioni improvvisate denominate “Resolute Reforger 2026”, che guarda caso si stanno svolgendo proprio in quel periodo.
Gli elementi a disposizione sono troppo scarsi, ma possiamo almeno ipotizzare che la presenza della NATO e delle truppe tedesche in Polonia fosse intesa come una potenziale misura precauzionale nel caso in cui la situazione fosse degenerata. Dopotutto, sappiamo che Tusk calcolò meticolosamente i tempi del colpo di stato: attese la festività di Ognissanti e che il presidente polacco lasciasse il paese, in modo non dissimile dal colpo di stato dell’agosto 1991, quando Gorbaciov si era recato in Crimea da Mosca, momento in cui i golpisti lo attaccarono.
Ora il presidente Nawrocki ha umiliato Tusk per il suo tentativo:
Anche l’opposizione al Sejm ha rivolto stamattina un messaggio a Tusk, che si stava esibendo con aria di superiorità:
Per quanto riguarda il Tribunale costituzionale attorno al quale è scoppiato l’intero conflitto, Anna Korwin-Piotrowska, usurpatrice di Tusk, ha tentato di dichiarare il quorum con soli 8 dei 15 giudici, nel tentativo di assumere il controllo della corte.
Ciò significa che il suo colpo di stato è ancora in corso, con lei che ha assunto il controllo de facto del Tribunale dopo aver estromesso il presidente Bogdan Swieczkowski. Mentre la parte avversaria ora giudica illegittime le sue azioni e quelle del Tribunale, la realtà è che ha preso il controllo per conto di Tusk e sta procedendo lentamente. Detto questo, il suo ordine di sospensione dell’ex presidente Bogdan Swieczkowski dovrebbe durare solo un mese e nessuno sa cosa succederà quando questo termine sarà scaduto. Anna Korwin-Piotrowska tenterà di estendere l’ordine a tempo indeterminato, come previsto dalla rivista NED per la “giustizia di transizione” e la rimozione degli uomini di Nawrocki, di cui abbiamo parlato la volta scorsa.
In sostanza, ciò significa che il colpo di stato è ancora in corso ed è ben lungi dalla sua conclusione definitiva.
Come ultimo video rilevante, ecco Christian Freuding, il più alto ufficiale delle Forze Armate tedesche, che spiega per cosa sta combattendo l’Europa con tutti questi sforzi per contrastare l’“influenza” russa, che include l’opposizione politica tedesca:
Vedete, sotto il regime di Bruxelles, la definizione di libertà è rinunciare a tutto per il privilegio di essere governati dal Politburo dell’UE. A quanto pare, la schiavitù è in fondo libertà, o forse era il contrario?
Sai dove l’abbiamo già sentita.
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Ognuno di loro è in grado di mantenere alto il costo della vita degli americani a spese dei sostenitori di MAGA nel 2028, a meno che Trump non raggiunga con loro una serie di compromessi reciproci che promuovano alcuni dei loro interessi più delicati in una rivoluzione di politica estera che rimodellerebbe radicalmente il nuovo ordine mondiale.
Anche nello scenario migliore, in cui tutti e tre gli eventi si verificassero entro l’inizio del 2027, con una significativa riduzione dei prezzi del carburante nel corso dell’anno successivo che a sua volta ridurrebbe il costo della vita prima del 2028, tutto ciò potrebbe rivelarsi vano se la Cina dovesse innescare un’altra fase della guerra commerciale prima delle prossime elezioni. Xi potrebbe calcolare di poter ricattare Trump per ottenere importanti concessioni che quest’ultimo potrebbe accettare per disperazione, al fine di dare al movimento MAGA una possibilità di sopravvivenza anziché garantirne la distruzione nel 2028.
Dal punto di vista della Cina, un presidente democratico potrebbe essere relativamente migliore di un altro repubblicano, data la relativa indulgenza dei democratici nei confronti della Cina e la priorità data al contenimento della Russia rispetto a quello della Cina; pertanto, lo scenario sopra descritto è sensato e quindi realistico. In sostanza, il futuro del MAGA dipende quindi dalla capacità di Trump di stringere grandi accordi con Russia, Iran e Cina al fine di ridurre il costo della vita prima delle prossime elezioni e garantire che nessuno di questi Paesi intraprenda azioni che lo facciano aumentare prima di allora.
Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso una serie di compromessi reciproci che promuovano alcuni dei loro interessi più delicati. Se non sono soddisfatti dei grandi accordi proposti, potrebbero rifiutarli nella speranza che vengano poi presentate condizioni migliori; altrimenti, contribuiranno a relegare il MAGA nel dimenticatoio della storia, facendo tutto il possibile per mantenere alto il costo della vita degli americani, cosa che tutti e tre sono in grado di fare. Trump lo sa, quindi potrebbe essere disposto a scendere a compromessi per il bene di un potenziale ritorno del MAGA.
La Russia potrebbe ridurre le esportazioni di energia per dare priorità al mercato interno, a fronte dei continui attacchi ucraini contro le sue raffinerie, con il rischio di un ulteriore aumento dei prezzi globali dei carburanti. L’Iran potrebbe proseguire con il suo blocco imperfetto dello stretto per lo stesso scopo, mentre la Cina potrebbe avviare un nuovo ciclo di guerra commerciale. Per scongiurare questi scenari, gli Stati Uniti dovrebbero promuovere i rispettivi interessi in Ucraina, nel Golfo e a Taiwan, in una rivoluzione della politica estera che ridefinirebbe radicalmente il nuovo ordine mondiale.
Le architetture economiche e di sicurezza europee del dopoguerra qui descritte rappresentano i compromessi più realistici per promuovere alcuni degli interessi più sensibili della Russia e scongiurare lo scenario sopra descritto. Per quanto riguarda l’Iran, gli Stati Uniti dovrebbero revocare le sanzioni legate al settore energetico, ritirarsi militarmente dal Golfo e chiarire che non interverranno a sostegno di Israele qualora quest’ultimo dovesse iniziare una nuova guerra contro l’Iran. Per quanto concerne la Cina, gli Stati Uniti dovrebbero isolare completamente Taiwan, portando così al suo ritorno nella Cina continentale.
L’aspetto russo di questa proposta sarebbe già in fase di elaborazione, ma mentre gli Stati Uniti hanno flirtato con quello iraniano, non è chiaro se Trump abbia la volontà politica di portarlo avanti. Ha anche criticato Taiwan per aver sottratto agli Stati Uniti l’industria dei semiconduttori , ma potrebbe mancargli la volontà politica di cederla di fatto alla Cina. In ogni caso, Trump potrebbe alla fine accettare tutto ciò se fosse convinto che sia l’unico modo per salvare il MAGA e quindi preservare la sua eredità, che sarebbe indiscutibilmente quella di un pacificatore globale.
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È interessante notare che proprio il ministro degli Esteri russo condivide ora, in modo indipendente, la stessa percezione della minaccia che i conservatori e i nazionalisti polacchi nutrono già da anni.
A fine settembre, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite , il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha messo in guardia contro l’ascesa di un “Quarto Reich”. In tale occasione, ha fatto riferimento alle ripetute dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che auspicava che la Germania “tornasse ad essere la principale potenza militare in Europa”, accennando anche alle tendenze revisioniste della storia e alla demolizione dei monumenti dell’Armata Rossa. Le sue parole riflettono la crescente percezione della minaccia tedesca da parte della Russia.
Questo processo si è sviluppato nel corso di lungo tempo, ma ha finalmente cominciato a manifestarsi pubblicamente con l’articolo dettagliato pubblicato in occasione del Giorno della Vittoria dall’ex Presidente e attuale Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Dmitry Medvedev, in cui metteva in guardia contro la minaccia, simile a quella del 1941, rappresentata dalla rapida rimilitarizzazione della Germania. Si ipotizzò quindi che la Germania potesse sostituire gli Stati Uniti come principale avversario percepito della Russia. Il presunto prestito di 800 miliardi di euro che la Germania avrebbe pianificato di contrarre per scopi di rimilitarizzazione non fa che rafforzare questa tendenza.
Il grande obiettivo strategico che la Germania persegue è stato descritto come il ripristino della ” Fortezza Europa “, che nel contesto contemporaneo si riferisce a un’UE militarizzata e dominata dalla Germania, del tipo delineato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione. Sul fronte politico, l’influenza dominante della Germania sulle istituzioni europee è stata strumentalizzata per erodere la sovranità degli Stati membri a vantaggio di Berlino, facilitando così il suddetto grande obiettivo strategico.
È interessante notare che i suddetti sforzi della Germania per costruire un “Quarto Reich” a tutti gli effetti furono messi in guardia per la prima volta dal cardinale grigio dell’opposizione conservatrice polacca, Jarosław Kaczyński. Usò questa terminologia nel dicembre 2021, quando era Vice Primo Ministro. Relativamente più recentemente, nell’ottobre 2025, avvertì che la Germania stava costruendo un “superstato egemonico”, descrivendo gli sviluppi del dopoguerra come “una grande vittoria per la Germania e la creazione di una sorta di nuovo impero”.
A quasi quattro anni esatti dal primo avvertimento di Kaczyński sul “Quarto Reich”, il presidente alleato Karol Nawrocki ha fortemente alluso alla significativa minaccia non militare che la Germania rappresenta per la Polonia , ovvero al modo in cui la sua strumentalizzazione dell’UE rischia di cancellare l’identità e la sovranità polacca. Queste posizioni generali sono un principio consolidato del discorso nazionalista conservatore polacco, quindi è interessante vedere che sia stato proprio il ministro degli Esteri russo a farvi riferimento in termini così estesi.
Se questa tendenza dovesse persistere, la Russia potrebbe arrivare a preferire un Intermarium a guida polacca lungo il fianco occidentale del ” cordone sanitario ” anziché un’UE militarizzata e dominata dalla Germania, e a tal fine potrebbe incoraggiare questo esito nei colloqui con gli Stati Uniti sulla nuova architettura di sicurezza europea. I lettori possono approfondire la possibile sequenza degli eventi qui e qui , che coinvolge l’interazione tra la nuova “diplomazia del bucaneve” bielorusso-polacca, la diplomazia energetica con gli Stati Uniti e la NATO 3.0 .
A prescindere da ciò che potrebbe accadere lungo il fianco orientale della NATO , la rilevanza dell’avvertimento di Lavrov sul “Quarto Reich” tedesco risiede nel fatto che egli è giunto autonomamente alla stessa conclusione di Kaczyński, rappresentando quindi un relativo terreno comune tra i due. Questa osservazione non deve essere fraintesa come un’implicazione di una loro alleanza contro la Germania, ma piuttosto come un invito ai responsabili politici russi a prenderne atto per migliorare la loro comprensione della Polonia, che in alcuni casi risulta carente .
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Dovrebbero essere reindirizzati al mercato interno al più presto per ridurre i prezzi del carburante in vista delle prossime elezioni del 2028, ma l’UE non verrebbe lasciata sola, poiché un accordo globale mediato dagli Stati Uniti tra essa, l’Ucraina e la Russia potrebbe portare alla ripresa delle esportazioni di gasdotti russi, in sostituzione delle importazioni statunitensi perse.
Si è valutato che ” l’eredità di Trump sarà in definitiva determinata dall’esito della terza guerra del Golfo “, poiché l’impennata del costo della vita, di cui è stata responsabile, ha portato alla disfatta dei repubblicani durante le elezioni di metà mandato, dopo che alcuni elettori MAGA si sono astenuti dal voto o hanno votato per i democratici per protesta. Questa spiegazione di quanto accaduto è stata ripresa indipendentemente poco dopo da JD Vance , che ha citato un sondaggista anonimo in un post su X, il quale lo avrebbe informato in anticipo di ciò che sarebbe successo e del perché.
Anche nello scenario migliore, in cui Stati Uniti e Iran concludono la loro guerra nelle prossime settimane, OilPrice.com ha riportato che ” la crisi globale del diesel è destinata a durare fino al 2027 inoltrato ” a causa della ridotta capacità di raffinazione nel Golfo e in Russia, entrambe attribuibili ai rispettivi conflitti. Pertanto, la fine della Terza Guerra del Golfo non è sufficiente, poiché anche il conflitto ucraino dovrebbe concludersi presto affinché vi sia qualche speranza di stabilizzazione del mercato energetico globale e, di conseguenza, di una possibilità di sopravvivenza per il MAGA nel 2028.
Il graduale ritorno sul mercato dell’energia del Golfo e della Russia nel corso del 2027 potrebbe non ridurre i prezzi interni dei carburanti statunitensi e il costo della vita in generale con la rapidità desiderata dagli elettori, e molti fattori potrebbero far impennare nuovamente i prezzi e vanificare i successi ottenuti. Pertanto, con ogni probabilità, Trump dovrà limitare le esportazioni di energia verso l’Europa per dare priorità al mercato interno. Secondo Eurostat , nel secondo trimestre del 2026 gli Stati Uniti hanno fornito il 18,8% del petrolio e il 63,2% del GNL dell’Unione Europea, una percentuale considerevole.
Ridurre le esportazioni di energia verso l’Europa è più realistico che ridurle verso l’Asia, poiché la Russia potrebbe ragionevolmente sostituire qualsiasi quantità che gli Stati Uniti si rifiutassero di vendere all’Europa. Diversi importanti gasdotti tra la Russia e l’UE sono fermi a causa delle sanzioni. Sebbene gli Stati Uniti abbiano riaffermato la loro influenza, in declino prima del 2022, sull’UE in gran parte sostituendo le importazioni russe che l’UE aveva volontariamente perso, questa strategia non è più politicamente sostenibile a causa della crisi energetica globale, che minaccia di relegare il movimento MAGA nel dimenticatoio della storia.
Gli europei non avrebbero altra alternativa che riprendere le importazioni di energia dalla Russia se Trump annunciasse a breve la riduzione delle esportazioni americane verso il blocco entro il mese prossimo, ad esempio, il che darebbe a questi tre Paesi e all’Ucraina tutto il mese di novembre per raggiungere un accordo globale . In precedenza era stato riportato che uno dei pilastri del piano di pace di Trump è la ripresa delle esportazioni di gasdotti russi verso l’UE al fine di ripristinare la loro complessa interdipendenza e ridurre le possibilità di un nuovo conflitto.
In modo complementare, ” Una diplomazia energetica creativa può portare gli Stati Uniti a convincere l’UE a sbloccare i beni russi “, che gli Stati Uniti potrebbero a loro volta restituire alla Russia in cambio di partecipazioni in questi stessi gasdotti e nelle relative società energetiche, come “salvaguardia politica” in vista della ripresa delle esportazioni energetiche russe verso l’Europa. Parallelamente, le caratteristiche della nascente architettura di sicurezza europea del dopoguerra, qui individuate , potrebbero quindi essere consolidate, il che rappresenterebbe un accordo davvero vantaggioso, in grado di salvare il MAGA nel 2028.
Porre fine alla Terza Guerra del Golfo consentirebbe di riportare gradualmente le esportazioni regionali sul mercato globale, mentre la fine di quella ucraina permetterebbe alla Russia di riparare le sue raffinerie danneggiate per lo stesso scopo; entrambi questi passaggi sarebbero importanti in tal senso. Ciononostante, senza reindirizzare parte delle esportazioni statunitensi dall’UE verso il mercato interno, i prezzi potrebbero non scendere abbastanza rapidamente per soddisfare le aspettative degli elettori. Sarà necessaria un’enorme volontà politica, ma Trump deve necessariamente attuare la sequenza proposta, altrimenti rischia di perdere tutto.
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Il primo governo di Tusk tentò un riavvicinamento con la Russia che portò al miglior periodo storico nelle loro relazioni.
L’ex presidente russo e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev, ha risposto con un’emoji che ride “Non abbandoniamo i nostri uomini” a un utente polacco di X che chiedeva scherzosamente se il primo ministro liberale Donald Tusk potesse diventare il coinquilino di Bashar al-Assad a Mosca. Quella battuta era stata a sua volta condivisa in risposta a un post di Medvedev che derideva le affermazioni dell’Occidente secondo cui tutto ciò che va storto nella sua parte del mondo, compreso il tentato colpo di stato giudiziario di Tusk , è colpa della Russia.
Gli osservatori occasionali hanno liquidato con leggerezza l’ultima provocazione di Medvedev nei confronti di Tusk, ma in realtà essa ha un fondamento politico. Sotto il primo governo di Tusk, la Polonia tentò un riavvicinamento con la Russia, che venne però vanificato dal tragico incidente aereo in cui perse la vita l’allora presidente Lech Kaczyński, diretto a Smolensk per commemorare il massacro di Katyń . Nell’incidente persero la vita anche molti altri alti funzionari statali e militari. Si ritiene che Tusk stesse seguendo l’esempio della sua mentore Angela Merkel nel rafforzare i legami con la Russia.
Sia il gasdotto Yamal che quello Druzhba attraversano la Polonia e, finché il suo presunto protettore tedesco sarà d’accordo, Tusk potrebbe acconsentire alla ripresa del loro utilizzo. Il presidente conservatore Karol Nawrocki, tuttavia, probabilmente si opporrebbe, data la sua duplice convinzione che la parziale dipendenza energetica della Polonia dalla Russia costituirebbe un rischio per la sicurezza nazionale e che la ripresa delle esportazioni russe attraverso i gasdotti verso la Germania potrebbe indurre quest’ultima a cospirare nuovamente contro la Polonia.
Il potenziale interesse della Germania a ricevere la maggior quantità possibile di importazioni di gas naturale russo a basso costo e affidabili, al fine di rilanciare la propria economia in declino, qualora gli Stati Uniti acquisissero partecipazioni in questi progetti, potrebbe essere un’ulteriore ragione per cui Tusk ha tentato di attuare un colpo di stato giudiziario. In precedenza si era valutato che ” il colpo di stato giudiziario di Tusk equivale a un tentativo di presa di potere della Polonia da parte della Germania per interposta persona “, e sebbene ciò potrebbe preparare l’Europa a una guerra con la Russia, come paventato qui , questo scenario peggiore potrebbe non verificarsi.
Al contrario, la Federazione europea a predominanza tedesca, che potrebbe seguire la subordinazione della Polonia a Berlino attraverso il colpo di stato giudiziario di Tusk, potrebbe perseguire la pace con la Russia, soprattutto se gli Stati Uniti includessero “garanzie politiche” nell’architettura di sicurezza europea del dopoguerra, come suggerito nell’analisi precedentemente citata. La principale di queste sarebbe la ripresa delle esportazioni russe attraverso gli oleodotti verso la Germania, una volta che gli Stati Uniti ne avessero acquisito delle quote, cosa a cui Nawrocki probabilmente si opporrebbe, da qui il colpo di stato giudiziario di Tusk per emarginarlo.
Per essere chiari, la Russia non ha avuto alcun ruolo nel suo sequestro armato del Tribunale Costituzionale, ma indubbiamente ne trarrebbe vantaggio se lo scenario sopra descritto si verificasse. Dopotutto, Tusk ha già tentato un riavvicinamento con la Russia seguendo l’esempio della Germania, quindi il precedente suggerisce che ne farebbe un secondo se la Russia facesse la prima mossa o segnalasse il suo consenso per le ragioni economiche e di interesse personale che sono state dettagliate. L’ultima provocazione di Medvedev nei confronti di Tusk ha quindi una certa rilevanza politica.
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Se il conflitto si protrae o se egli provoca l’Iran spingendolo a distruggere le infrastrutture energetiche del Golfo per rappresaglia in seguito a un attacco nucleare, ad esempio, allora il conseguente aumento del costo della vita, responsabile dell’ultima carneficina dei Repubblicani, spazzerà via MAGA dalla storia nel 2028.
I Democratici hanno ripreso il controllo del Congresso con una disfatta elettorale che ha annientato i Repubblicani durante le elezioni di metà mandato. Molti avevano previsto che ciò sarebbe accaduto, e non a causa delle interferenze canadesi su cui la Casa Bianca ha recentemente richiamato l’attenzione, né per le iniziative di altri Paesi, bensì a causa dell’impennata del costo della vita, conseguenza della Terza Guerra del Golfo iniziata da Trump insieme a Bibi. L’aumento dei prezzi del petrolio si è naturalmente tradotto in un aumento generalizzato dei prezzi, che ha colpito duramente i cittadini americani medi.
Trump aveva precedentemente minacciato di diventare ” il signor Veto ” se i Repubblicani avessero perso il controllo del Congresso, spiegando che la Corte Suprema aveva recentemente rafforzato i suoi poteri esecutivi, e la condivisione sui social media di una foto di un cappellino rosso con la scritta “VETO” dopo l’arrivo dei risultati suggerisce che faccia sul serio. Il che è sensato, dato che sarebbe illogico per lui rinunciare all’opportunità di porre il veto su una legge contraria al suo programma quando i Democratici non hanno la supermaggioranza di due terzi in entrambe le camere per ribaltare la sua decisione.
I Democratici dovranno quindi scendere a compromessi nei prossimi due anni, oppure gli Stati Uniti rimarranno paralizzati a livello legislativo, con entrambe le parti che si incolperanno a vicenda in vista delle prossime elezioni. I Democratici potrebbero anche tentare nuovamente l’impeachment di Trump, ma non dispongono della supermaggioranza di due terzi al Senato necessaria per destituirlo, quindi si tratterebbe solo di un gesto simbolico. In ogni caso, se la politica interna dovesse rimanere in una situazione di stallo, Trump potrebbe virare verso la politica estera, il che potrebbe avere importanti implicazioni per molti Paesi.
Tra questi, spicca l’Iran, poiché l’eredità di Trump sarà in definitiva determinata dall’esito della Terza Guerra del Golfo. Entrambe le parti accusano l’altra di aver perpetuato il conflitto per tutto l’anno, ma proprio come i Democratici dovranno scendere a compromessi se vorranno che le loro proposte di legge vengano approvate, così anche Trump dovrà scendere a compromessi con l’Iran se vorrà salvare la sua eredità politica. Il motivo è semplice: perpetuare l’alto costo della vita, causato dall’aumento dei prezzi del petrolio, condannerà i Repubblicani alle elezioni del 2028.
Lo scenario di un presidente democratico alla guida di un Congresso a maggioranza democratica segnerebbe la fine di tutto ciò che Trump ha realizzato in patria e all’estero durante il suo secondo mandato, ed è uno scenario plausibile, dato che gli elettori sono più interessati all’economia che alla politica estera o alle cosiddette “guerre culturali”. A tal proposito, la schiacciante vittoria dei Democratici non sarebbe avvenuta senza che alcuni Repubblicani si fossero astenuti dal voto o avessero votato per i Democratici per protesta, cosa che hanno fatto a causa dell’aumento vertiginoso del costo della vita.
Questo non significa, tuttavia, che abbiano “tradito” Trump o le cause che sostenevano solo due anni prima, dato che la maggior parte di loro probabilmente credeva che Trump si sarebbe effettivamente trasformato in “Signor Veto” per preservare i suoi successi almeno per i prossimi due anni. Ciò che volevano fare era semplicemente dimostrargli che l’aumento del costo della vita causato dalla Terza Guerra del Golfo, che molti di loro considerano una guerra volontaria poiché non credono che l’Iran fosse sul punto di costruire un’arma nucleare, è inaccettabile.
Pertanto, nulla rinvigorirebbe maggiormente la sua base elettorale che un rapido compromesso con l’Iran, dimostrando così di aver recepito il loro messaggio in modo chiaro e forte. Questo faciliterebbe una graduale diminuzione del costo della vita, che potrebbe rilanciare l’economia entro il 2028 e contribuire alla vittoria dei Repubblicani. Se, ad esempio, dovesse rimanere impantanato nella questione del Golfo o provocare l’Iran spingendolo a distruggere le infrastrutture energetiche della regione in risposta a un attacco nucleare, allora il movimento MAGA rischierebbe di finire nel dimenticatoio.
Questo non significa che da allora siano diventati filo-russi, tantomeno favorevoli alla Russia, ma solo che non mostrano più la reazione istintiva di credere automaticamente a ogni affermazione complottista al riguardo, dopo che lui li aveva insultati dicendo loro che stavano protestando contro il suo colpo di stato su ordine di Putin.
Il primo ministro liberale polacco Donald Tusk ha affermato durante una riunione di governo: “Osserviamo attività da parte della Russia e di politici filorussi, sia a livello internazionale che all’interno del Paese, incentrate sulla nostra causa”. Ha aggiunto che “stiamo assistendo a tensioni provocate dai russi… attraverso l’alimentazione di un senso di instabilità, basato sul comportamento aggressivo dei politici dell’opposizione e del presidente”. Queste dichiarazioni si aggiungono alle sue affermazioni e a quelle del suo governo riguardo all’ingerenza russa nella crisi polacca.
La suddetta crisi è stata in realtà innescata proprio da lui, dopo aver autorizzato il sequestro armato del Tribunale Costituzionale in un colpo di stato giudiziario che equivale a un’acquisizione per procura della Polonia da parte della Germania, al fine di preparare l’Europa alla guerra con la Russia . I costituzionalisti, guidati dal presidente conservatore Karol Nawrocki, si sono da allora schierati contro i golpisti di Tusk, impegnandosi a risolvere la crisi polacca attraverso lo stato di diritto, per ripristinare la sovranità della Polonia che Tusk sta cedendo all’UE guidata dalla Germania.
Il Paese è diviso tra conservatori e liberali, come dimostrano le elezioni presidenziali e parlamentari dell’ultimo decennio, in particolare le ultime che hanno portato alla formazione di un governo liberale guidato da un presidente conservatore, contestualizzando così la situazione di stallo legislativo che si protrae dal 2024. Entrambe le fazioni sono fortemente convinte delle proprie idee, ma mentre quelle dei liberali sono in larga misura influenzate da “ONG” americane ed europee di orientamento simile, nonché dai rispettivi media, quelle dei conservatori non risentono affatto dell’influenza russa.
La Polonia è uno dei paesi più russofobi al mondo e solo un numero statisticamente insignificante di polacchi si rivolge alla Russia per avere indicazioni su qualsiasi argomento. Un numero maggiore di persone potrebbe consultare occasionalmente alcuni dei prodotti informativi provenienti dalla Russia, ma non perché siano russi; ciò è dovuto unicamente al fatto che i media russi trattano notizie che i media occidentali a prevalenza liberale non osano affrontare, oppure le trattano da una prospettiva relativamente più conservatrice. La Russia stessa, tuttavia, è vista con scetticismo.
Russia e Polonia sono rivali da oltre un millennio , quindi c’è molto astio tra i loro stati, che ancora oggi non si comprendono, come dimostrano le varie gaffe commesse negli ultimi mesi da alti funzionari russi, da Putin in giù, riguardo alla Polonia, come documentato qui . Inoltre, la maggior parte degli influencer ” non russi filo-russi ” ha promosso il revisionismo di Katyń , ha “scherzando” invocato un’altra spartizione e/o ha usato o difeso l’insulto polonofobico “Polack” (simile al termine dispregiativo per i polacchi).
I russi medi non hanno problemi con i polacchi , cosa di cui i polacchi medi potrebbero non essere consapevoli, ma il punto è che quasi nessuno di loro prende sul serio ciò che il governo russo, i media russi e la maggior parte degli influencer “filo-russi non russi” dicono sulla Polonia. La maggior parte di loro dubita istintivamente di tutto ciò che dicono per le ragioni descritte sopra. Ecco perché l’affermazione di Tusk e del suo governo secondo cui la Russia sarebbe dietro le proteste contro il colpo di stato, a cui lo Stato Maggiore sembrava dare credito , è un insulto alla loro intelligenza.
Tusk ha quindi compiuto l’impossibile, convincendo oltre la metà dei polacchi che si oppongono al suo colpo di stato giudiziario a mettere in discussione le teorie del complotto sulla Russia. Questo non significa che siano diventati filo-russi, né tantomeno favorevoli alla Russia, ma semplicemente che non reagiscono più istintivamente credendo a ogni affermazione complottista riguardante quel paese. Più Tusk e i suoi sostenitori attribuiscono alla Russia la responsabilità delle proteste contro il colpo di stato, più è probabile che queste proteste si intensifichino.
Hanno soprattutto provocato Sikorski, inducendolo a commettere la gaffe di paragonare il colpo di stato giudiziario di Tusk al periodo della legge marziale in Polonia, il che potrebbe inimicargli ancora più polacchi di quanti già non ne abbiano.
Un altro ambasciatore polacco si è appena dimesso per protestare contro il colpo di stato giudiziario del primo ministro liberale Donald Tusk, che in realtà rappresenta un’acquisizione per procura della Polonia da parte della Germania per preparare l’Europa alla guerra con la Russia . Il rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, il professor Krzysztof Szczerski, ha seguito le orme dell’ambasciatore in Cina Jakub Kumoch e dell’ambasciatore in Romania Paweł Soloch, venerdì scorso. Il ministro degli Esteri Radek Sikorski non ha gradito la vicenda e ha espresso il suo disappunto in un post su Instagram.
Secondo lui , “Quando, per protestare contro la legge marziale, gli ambasciatori [della Repubblica Popolare Polacca] Rurarz e Spasowski si dimisero, rischiarono la vendetta del regime comunista. Oggi, [il presidente conservatore Karol Nawrocki] esorta gli ambasciatori ad abbandonare le loro missioni e sarà sicuramente lautamente ricompensato per le sue gesta eroiche. ‘La storia fa rima, prima come tragedia, poi come farsa’”. Alcuni hanno fatto notare quanto fosse autolesionista da parte di Sikorski paragonare il colpo di stato giudiziario di Tusk al periodo della legge marziale in Polonia.
Kumoch ha risposto a Sikorski scrivendo: “Mi dispiace di doverlo fare, perché speravo che la questione fosse risolta. Non ho parlato né comunicato con il Presidente prima di prendere questa decisione”. Anche Marcin Przydacz, capo dell’Ufficio di politica internazionale di Nawrocki, ha commentato la vicenda. Nelle sue parole : “In un momento critico, mentre la Polonia si prepara al vertice del G20 e la Russia continua la sua aggressione contro l’Ucraina, il nostro servizio diplomatico perde tre diplomatici di grande esperienza”. Ha aggiunto che:
“Tutti e tre hanno giustificato le loro decisioni facendo riferimento ad azioni intraprese dal governo polacco che, in quanto cittadini polacchi, non potevano accettare e che non intendevano avallare continuando le loro missioni diplomatiche. La Polonia ha impiegato più di trent’anni per costruire la sua reputazione di partner internazionale stabile, sicuro e affidabile. Oggi il mondo vede immagini di agenti di polizia schierati presso una delle più importanti istituzioni costituzionali polacche, insieme alle dimissioni di alti diplomatici polacchi”.
Przydacz li ha quindi ringraziati per il loro servizio e ha affermato di rispettare il loro “coraggio nel prendere decisioni personali difficili in risposta ad azioni governative che violano la legge e minano la credibilità della Polonia come partner internazionale stabile”. L’importanza complessiva di questa vicenda, anche se si conclude con le dimissioni dei soli tre alti diplomatici e non con quelle di altri, risiede nel fatto che ha portato all’attenzione dei paesi ospitanti il fatto che non tutti i membri del Ministero degli Affari Esteri appoggiano il colpo di stato giudiziario di Tusk.
Questo è importante in relazione alle dimissioni di Kumoch e Szczerski, poiché la Cina e gli Stati Uniti sono molto più influenti della Romania. Certo, è improbabile che nessuno dei due intervenga in alcun modo per far pendere la bilancia di questa crescente disputa a sostegno dello stato di diritto, ma non nuoce nemmeno alla causa dei costituzionalisti se simpatizzano con loro. L’importanza principale di queste dimissioni è che hanno spinto Sikorski a commettere la gaffe di paragonare il colpo di stato giudiziario di Tusk al periodo della legge marziale in Polonia.
La stragrande maggioranza dei polacchi si opponeva al regime militare e celebrava Solidarność, quindi la gravità della sua gaffe sta nel fatto che potrebbe inimicarsi ancora più polacchi di Tusk, il che potrebbe portare a una schiacciante sconfitta della sua coalizione liberale al governo nelle prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027. Fino ad allora, in attesa di un’improbabile risoluzione di questa situazione di stallo tra golpisti e costituzionalisti, la Polonia rimarrà parzialmente paralizzata a livello legislativo e giudiziario a causa di questa situazione di stallo, a scapito dei suoi interessi nazionali.
Sono interessanti perché pochi avrebbero potuto prevedere che proprio il Canada, tra tutti i paesi, si sarebbe un giorno intromesso nelle elezioni americane, e sono ironici perché gli esempi citati rappresentano solo una piccola parte di come gli Stati Uniti si intromettano regolarmente nelle elezioni di altri paesi.
A fine ottobre, la Casa Bianca ha pubblicato un documento informativo sulle ” Attività canadesi nella politica statunitense “, in cui vengono riportati quasi una dozzina di esempi delle sue recenti interferenze nella politica americana. Questi esempi riguardano i dazi reciproci imposti da Ottawa, che prendono di mira esplicitamente gli stati a maggioranza repubblicana, e il sostegno partigiano offerto dai suoi funzionari ai democratici in vista delle elezioni di medio termine di inizio novembre. La maggior parte degli osservatori prevede, sia in base alla tendenza documentata da decenni sia in considerazione della crisi globale dei carburanti, una pesante sconfitta per i repubblicani.
È in questo contesto, e a meno di due settimane dal voto, che la Casa Bianca ha pubblicato il suo documento informativo. Chiaramente, Trump 2.0 vuole attribuire preventivamente parte della responsabilità delle sconfitte previste per il suo partito alle interferenze canadesi, il che potrebbe a sua volta screditare i Democratici agli occhi di alcuni elettori e potenzialmente giustificare ulteriori dazi doganali contro il Canada con il pretesto di ritorsioni. Vale la pena ricordare che questi esempi di interferenze canadesi sono emersi nel contesto delle ripetute dichiarazioni di Trump sull’annessione del Paese.
Ecco cosa rende queste affermazioni interessanti e ironiche: sono interessanti perché pochi avrebbero potuto prevedere che proprio il Canada, tra tutti i paesi, si sarebbe un giorno intromesso nelle elezioni americane, e sono ironiche perché gli esempi citati rappresentano solo una piccola parte di come gli Stati Uniti si intromettano regolarmente nelle elezioni di altri paesi. Le restrizioni economiche e gli incontri con i funzionari dell’opposizione sono la punta dell’iceberg. In questo contesto specifico, tuttavia, potrebbero effettivamente avere un qualche effetto sull’esito delle elezioni di medio termine.
Per spiegare meglio, i dazi reciproci del Canada potrebbero aggravare le difficoltà economiche che gli elettori degli stati repubblicani stanno affrontando a causa della crisi globale del carburante scatenata dalla Terza Guerra del Golfo, iniziata da Stati Uniti e Israele lo scorso febbraio, inducendo potenzialmente alcuni a non votare o a votare per qualcun altro per protesta. Le persone possono essere capricciose, soprattutto gli americani, stressati dall’aumento dei costi che riducono direttamente il loro tenore di vita, e che sperano di poter fare la differenza.
Ad alcuni di loro non importa che il Canada stia esplicitamente prendendo di mira i loro stati con l’obiettivo di minare gli ultimi due anni della seconda presidenza di Trump, dato che alcuni vogliono semplicemente manifestare il loro disappunto nei suoi confronti. Quanto agli incontri tra i funzionari canadesi e i democratici, questo potrebbe dare nuova linfa ad alcuni democratici negli stati repubblicani che altrimenti non voterebbero, forse ispirati dalla convinzione di poter contribuire a mettere in moto una grande coalizione contro Trump che culminerà nel 2028.
Nel caso in cui i Repubblicani perdano una o entrambe le camere del Congresso e Trump ribadisca la sua affermazione secondo cui la colpa sarebbe da attribuire a interferenze straniere (canadesi e/o di altra provenienza), ciò potrebbe favorire i Repubblicani nel 2028, mobilitando la base elettorale con il timore di una possibile grande coalizione contro di loro. La convinzione che potenze straniere stiano collaborando con l’opposizione per minare il governo in carica può diventare una potente forza di mobilitazione, come hanno imparato gli stessi Stati Uniti dopo le conseguenze delle proprie interferenze.
Guardando al futuro, sebbene si possa sostenere che il Canada stia apertamente interferendo nelle elezioni di medio termine statunitensi, l’impatto non dovrebbe essere esagerato, anche se Trump probabilmente lo farà per ragioni politiche di interesse personale, come spiegato. Non ammetterà che la Terza Guerra del Golfo, iniziata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sarebbe la spiegazione più plausibile per la perdita di uno o entrambi i seggi del Congresso da parte dei Repubblicani, poiché ammettere che non tutto è andato secondo i piani ferirebbe il suo ego.
Un post ora cancellato su X avvertiva che un avversario, che dal contesto si intendeva essere la Russia, avrebbe potuto sfruttare i social media per organizzare proteste.
Il tentato colpo di stato giudiziario del primo ministro liberale polacco Donald Tusk, che consiste in un’acquisizione per procura della Polonia da parte della Germania per preparare l’Europa alla guerra con la Russia, come spiegato nelle precedenti analisi collegate tramite hyperlink, ha assunto una piega ancora più inquietante lunedì, dopo un post ora cancellato dello Stato Maggiore. In esso, si avvertiva che un avversario avrebbe potuto sfruttare i social media per organizzare proteste, un’affermazione che molti polacchi hanno interpretato come un’allusione al fatto che lo Stato Maggiore consideri le proteste contro il colpo di stato come organizzate dalla Russia.
Il loro portavoce ha poi chiarito su X, sotto il post ora cancellato, che “Il diritto di riunione pacifica è un diritto costituzionale dei cittadini. La semplice partecipazione a una manifestazione non è sufficiente per considerarla un elemento di un’operazione di influenza”. Hanno anche dichiarato ai media che il post era stato programmato in anticipo rispetto ai recenti eventi, nell’ambito del loro programma di sensibilizzazione sociale sulla “resilienza psicologica”. Molti polacchi, tuttavia, non si sono lasciati convincere, dato che la coalizione liberale di Tusk aveva già accusato la Russia del colpo di stato giudiziario.
Il ministro degli Esteri Radek Sikorski ha poi rincarato la dose , affermando che “stiamo assistendo a una cooperazione online senza precedenti tra account e propagandisti russi e l’estrema destra globale. Si tratta di un’alleanza evidente. O quantomeno di una collaborazione. Questo dovrebbe farci riflettere su chi vuole fomentare disordini in Polonia e a chi giova tutto ciò”. A quanto pare, il giorno prima del colpo di stato, alla polizia antisommossa era stato ordinato di essere equipaggiata con mitragliatrici e visori notturni per questa settimana.
Insieme al fatto che la coalizione di governo incolpa la Russia per ciò che, a loro dire, è stata necessaria per salvare la democrazia polacca dalla Russia, questo ha suggerito a molti polacchi che Tusk avesse autorizzato la polizia antisommossa a usare la forza letale contro i manifestanti antigolpe con pretesti di sicurezza nazionale pretestuosi legati alla Russia. Il post dello Stato Maggiore, ora cancellato, viene interpretato da coloro che credono a quanto sopra come parte di una campagna di comunicazione premeditata, ma comunque “plausibilmente negabile”, a sostegno di questa decisione.
Per rendere questa percezione ancora più convincente, l’ordine di equipaggiare la polizia antisommossa con mitragliatrici e visori notturni citava “la situazione operativa nel paese” quando in realtà non esisteva, e la polizia ha poi affermato che si riferiva a minacce di “sabotaggio”. Come ulteriore prova che tutto ciò facesse parte di un complotto per dipingere le proteste contro il colpo di stato come organizzate dalla Russia, al fine di giustificare l’uso della forza letale per disperderle, lunedì la polizia ha lanciato una vasta operazione anti-“sabotaggio” al confine con Kaliningrad .
Riassumendo, Tusk e i suoi golpisti sembrano aver previsto proteste di massa contro il colpo di stato per tutta la settimana, che intendevano disperdere con l’uso della forza letale, con il falso pretesto che fossero organizzate dalla Russia nell’ambito di una campagna di guerra ibrida contro la Polonia. La grande operazione “anti-sabotaggio” della polizia al confine con Kaliningrad potrebbe quindi essere uno stratagemma per dare falsa credibilità alla suddetta narrativa, elaborata prima del colpo di stato per giustificare l’uccisione di polacchi.
Le forze armate dovrebbero rimanere neutrali, eppure lo Stato Maggiore sembra essersi schierato dalla parte di Tusk piuttosto che da quella del presidente conservatore, che è il comandante in capo ma non può schierare le forze armate senza la richiesta del Consiglio dei Ministri, guidato proprio da Tusk. La sequenza degli eventi descritta in questa analisi suggerisce tuttavia che almeno alcuni dei suoi membri, se non tutti, approverebbero l’uso della forza letale da parte delle unità del Ministero dell’Interno contro i manifestanti antigolpe con falsi pretesti anti-russi.
Proprio come la Germania nazista si impadronì dell’oro e del fiorente complesso militare-industriale della Cecoslovacchia nel periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale, così anche la Germania odierna sta tramando per impadronirsi dell’oro della Polonia e subordinare a Berlino il più grande esercito europeo della NATO in vista di una possibile guerra con la Russia entro il 2030.
Una delle spiegazioni che il controverso esponente conservatore polacco Dominik Tarczyński ha recentemente fornito per il tentato colpo di stato giudiziario del Primo Ministro liberale Donald Tusk è che quest’ultimo voglia poi assumere il controllo della Banca Centrale, introdurre l’euro e infine trasferire le riserve auree polacche alla Banca Centrale Europea (BCE) in Germania. A quanto pare, la Polonia possiede le decime riserve auree più grandi al mondo , con 550 tonnellate al 2026, superiori alle 506,5 tonnellate della BCE. In tale scenario, la BCE raddoppierebbe quindi le proprie riserve.
Questa è una motivazione significativa per quello che qui è stato valutato come il tentativo della Germania di impadronirsi della Polonia per interposta persona attraverso la presa armata del Tribunale Costituzionale da parte di Tusk, con tutto ciò che potrebbe seguirne. Potrebbe anche, almeno temporaneamente, rivitalizzare l’euro nel contesto della rapida militarizzazione che la maggior parte dei suoi membri, la stragrande maggioranza dei quali utilizza l’euro, sta attuando per prepararsi a una guerra con la Russia entro il 2030. Il leader di fatto del blocco, la Germania, è molto più avanti di tutti con un programma pianificato da 800 miliardi di euro .
La Polonia controlla il più grande contingente militare europeo della NATO (E-NATO) e il presidente conservatore Karol Nawrocki si oppone ai prestiti del programma UE “Azione per la sicurezza in Europa” (SAFE), che obbligherebbero l’acquisto della maggior parte delle attrezzature dai paesi membri del blocco, e non dai partner americani e coreani della Polonia . Di conseguenza, ha proposto il programma ” SAFE 0% polacco ” da 185 miliardi di zloty (circa 46 miliardi di dollari), l’equivalente del prestito concesso dall’UE, che il governo di Tusk ha approvato nonostante la disapprovazione di Nawrocki.
Se il tentativo tedesco di prendere il controllo della Polonia per interposta persona dovesse avere successo, e la Polonia aderisse all’euro prima di aver più che raddoppiato le riserve della BCE trasferendovi tutto il suo oro, la Germania potrebbe portare avanti con molta più facilità il suo piano di federalizzazione dell’UE, con se stessa come forza dominante al suo interno. Insieme alla rapida militarizzazione dell’UE nel suo complesso, con il più grande esercito della NATO orientale subordinato alla Germania, si concretizzerebbe la minaccia simile a quella del 1941 paventata da Dmitry Medvedev.
Il sequestro delle riserve auree polacche è centrale in questo scenario, ed è per questo che ci si aspetta che Tusk lo appoggi attraverso l’introduzione dell’euro, qualora il suo colpo di stato giudiziario avesse successo. Esiste inoltre un precedente storico per il suo presunto protettore tedesco nel perseguire questa politica, che in realtà è contraria alla Russia. Hitler si impadronì delle riserve auree della Cecoslovacchia e del suo solido complesso militare-industriale nell’immediato periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale, entrambi considerati dagli storici indispensabili per il suo sforzo bellico.
Allo stesso modo, in vista di un possibile scontro tra l’UE e la Russia entro il 2030, la Germania di oggi sta tentando di impadronirsi delle riserve auree della Polonia e di subordinare a Berlino il più grande esercito della NATO orientale, con una duplice mossa che risulterebbe indispensabile nel suddetto scenario. A differenza di allora, quando la Germania guidò l’invasione dell’URSS in prima linea, potrebbe invece incaricare il suo subordinato polacco di mandare i polacchi a morire in Ucraina per perpetuare la guerra per procura tra NATO e Russia, o per iniziarne un’altra al termine dell’ultimo conflitto.
Considerata la posta in gioco, ovvero la materializzazione di un’altra minaccia simile a quella del 1941 per la Russia, perpetrata dalla Federazione Europea a guida tedesca, che potrebbe seguire il tentativo di Berlino di impadronirsi della Polonia per interposta persona attraverso il colpo di stato giudiziario di Tusk, la crisi politica polacca assume un’importanza globale. Il suo esito potrebbe fare la differenza tra la guerra e la pace, senza alcuna esagerazione, poiché plasmerà l’ordine europeo del dopoguerra per gli anni a venire.
Non è stato l’Occidente a radicalizzare i patrioti serbi filo-russi contro Vučić; è stato lui a farlo attraverso la sua opera di manipolazione psicologica e le sue campagne mediatiche, volte a screditare le concessioni fatte in politica estera a favore dell’Occidente nel corso dell’ultimo decennio, in particolare le rivelazioni dello scorso anno da parte della Russia sul fatto che la Serbia stia armando l’Ucraina.
In precedenza era stato osservato che ” Vucic è stato deposto democraticamente, non vittima di una rivoluzione colorata, ed è solo colpa sua “. L’attenzione è stata richiamata sui suoi due peccati capitali di manipolazione psicologica, ovvero la deliberata rappresentazione distorta, da parte sua e dei suoi portavoce mediatici, delle sue concessioni in politica estera filo-occidentale come un “piano strategico a cinque dimensioni per destabilizzare l’Occidente”, e la loro spietata ostracizzazione dei patrioti filo-russi che non erano d’accordo, nonché il rifiuto di preparare un successore nonostante un decennio al potere. Solo questi errori hanno portato alla sua caduta.
L’Occidente si è intromesso finanziando “ONG” antigovernative che si opponevano a Vučić da una prospettiva filo-occidentale e organizzavano proteste contro di lui, ma ciò non ha avuto alcuna influenza sui patrioti filo-russi che costituivano la base elettorale di Vučić fin dalla sua ascesa al potere. È un insulto alla loro intelligenza insinuare che l’esposizione a narrazioni antigovernative di stampo filo-occidentale li abbia radicalizzati al punto da indurli a votare contro un leader presumibilmente filo-russo o ad astenersi dalle elezioni.
La destituzione democratica di Vučić è stata la diretta conseguenza del voltafaccia di questi patrioti filo-russi, a sua volta dovuto al già citato gaslighting tossico di cui sono stati vittime online per oltre un decennio, da quando avevano criticato in modo costruttivo l’ accordo logistico militare che aveva siglato con la NATO nel 2016. Il gaslighting è senza dubbio una forma di abuso psicologico ed emotivo, e la diffamazione subita da molte persone, accusate di essere finanziate dall’Occidente solo per aver criticato Vučić, ha finito per avere un impatto.
Non importa se queste stesse persone lo criticavano solo sotto pseudonimo, dato che i sostenitori di Vučić sui social media hanno continuato a mentire spudoratamente su di loro e hanno persino organizzato linciaggi digitali in cui altri troll si accanivano sui loro post per molestarli con il falso pretesto che fossero agenti finanziati dall’Occidente. Ciononostante, le diverse elezioni che si sono tenute nel decennio dal 2016 al 2026 non hanno destituito democraticamente Vučić, e questo perché la maggior parte di questi stessi patrioti filo-russi ha continuato a votarlo comunque.
Ciò che li ha definitivamente spinti a rivoltarsi contro di lui è stata la rivelazione, nella primavera del 2025 , del Servizio di intelligence estera russo , secondo cui la Serbia stava armando l’Ucraina per uccidere russi, confermata poi quell’estate che continuava a farlo nonostante le smentite di Vučić. Le bugie di Vučić, insieme alla manipolazione psicologica tossica perpetrata dai suoi portavoce mediatici, secondo i quali chiunque non gli credesse o criticasse questa decisione, a cui era stato costretto sotto pressione (con diverse versioni dei fatti che proponevano narrazioni differenti), era un agente occidentale, hanno radicalizzato un numero critico di persone contro di lui.
Il magnate russo Konstantin Malofeev, fondatore di Tsargrad , la principale piattaforma conservatrice russa , ha celebrato la destituzione democratica di Vučić in un post su Telegram, nonostante le interferenze occidentali, proprio a causa della menzogna di Vučić e della non trascurabile componente filo-russa dell’opposizione. Per essere chiari, anche l’opposizione ha una componente filo-occidentale molto influente, che potrebbe in definitiva ostacolare la visione della fazione filo-russa di mantenere – e persino espandere – i legami con la Russia.
Comunque sia, il punto è che non sono state le interferenze occidentali a far rivoltare i patrioti filo-russi contro Vučić; è stato lui a radicalizzarli attraverso la sua manipolazione psicologica e quella dei suoi portavoce, soprattutto in seguito alle rivelazioni dello scorso anno sul fatto che la Serbia stesse armando l’Ucraina. Questo ha superato il limite per una massa critica di patrioti serbi filo-russi, che alla fine hanno votato contro di lui o si sono astenuti dal voto. È questo che ha portato alla sua caduta, non una ” Rivoluzione Colorata” , che comunque si riferisce a un cambio di regime non elettorale.
Il primo ministro liberale polacco, sostenuto dalla Germania, vuole ostacolare gli sforzi del presidente conservatore appoggiato dagli Stati Uniti per guidare la riforma dell’UE verso un’unione di stati nazionali, qualora i suoi alleati tornassero al potere il prossimo autunno. Ciò eviterebbe che la Polonia diventi una federazione dominata dalla Germania e la trasformerebbe in una potenza regionale.
Venerdì , il primo ministro liberale polacco Donald Tusk ha tentato un colpo di stato giudiziario mentre il presidente conservatore Karol Nawrocki era in viaggio verso l’Africa, costringendolo a rientrare in Polonia a metà volo per guidare la resistenza in prima linea. Per semplificare una questione giuridica complessa, si può dire che da oltre un decennio è in corso una disputa tra liberali e conservatori sul Tribunale costituzionale, che i liberali e i loro alleati europei accusano i conservatori di manipolare. Il Tribunale tende infatti a privilegiare il diritto polacco rispetto al diritto dell’UE.
Anna Korwin-Piotrowska , eletta al Tribunale dal Sejm a maggioranza liberale ma alla quale Nawrocki si era rifiutato di prestare giuramento adducendo come motivazione una procedura elettorale viziata (rendendo quindi la sua posizione all’interno del Tribunale legalmente discutibile), ha ordinato la sospensione del presidente e del vicepresidente del Tribunale. Ha assunto le loro funzioni e ha fatto intervenire la polizia presso il tribunale, mentre il Ministro della Giustizia di Tusk ha chiesto la revoca della loro immunità e l’incriminazione. Subito dopo, si sono radunate le proteste.
Nawrocki è entrato nei locali a tarda notte, spintonato durante l’irruzione, e ha ribadito di non riconoscere Korwin-Piotrowska come giudice. In seguito ha rilasciato una dichiarazione su X in cui condannava la “violazione dell’ordine costituzionale” e la “presa forzata di un organo statale costituzionale”. Nawrocki ha anche chiesto alla polizia di allontanarsi dal tribunale, ha annunciato la convocazione di consultazioni urgenti con il Sejm e ha ringraziato tutti coloro che hanno sostenuto il Tribunale.
Il contesto più ampio riguarda le prossime elezioni del Sejm (il Parlamento polacco) dell’autunno 2027, che potrebbero ipoteticamente essere anticipate come soluzione all’ultima crisi, di gran lunga la peggiore nella storia post-comunista della Polonia. Sondaggi autorevoli suggeriscono che i conservatori potrebbero tornare al potere attraverso una coalizione tra loro, la loro nuova fazione dissidente e i due partiti nazionalisti libertari. In tal caso, con l’appoggio del Tribunale, allineato ai conservatori, Nawrocki avrebbe il potere di portare avanti il suo programma di riforma dell’UE.
L’anno scorso, qui , ha illustrato in dettaglio la sua visione , che consiste nel ripristinare la sovranità degli Stati membri entro i limiti consentiti dall’UE, al fine di trasformare il blocco in un’unione di Stati nazionali, arrestando così la tendenza a trasformarsi in una federazione dominata dalla Germania . Il cardinale grigio conservatore Jarosław Kaczyński ne ha parlato a lungo di recente , ma Tusk ha seminato il panico affermando di voler attuare una ” Polexit “, una mossa a buon mercato per conquistare voti dopo il fallimento della sua precedente campagna allarmistica anti-russa .
Questo contestualizza le mosse di Tusk come una manovra di potere liberale, forse addirittura orchestrata dai tedeschi, ai quali è stato così vicino per tutta la sua vita professionale che Kaczyński lo accusò una volta di essere un loro “agente”, per impedire a una futura Polonia a guida conservatrice di riformare l’UE. Nawrocki è diventato il paladino conservatore d’Europa dopo la caduta di Orbán e, con l’approvazione di Trump, immagina la Polonia alla guida della resistenza conservatrice dell’Intermarium contro la federalizzazione dell’UE nel nascente ordine postbellico .
Se il tentativo di colpo di stato giudiziario di Tusk dovesse avere successo, la Polonia si troverebbe subordinata alla Germania, ma il suo fallimento rafforzerebbe l’ascesa della Polonia come potenza regionale. Trump e Nawrocki sono amici, condividono le stesse idee e nessuno dei due desidera che la Germania liberale domini l’UE. Trump potrebbe quindi usare il peso del suo paese per far pendere la bilancia della peggiore crisi politica polacca dalla fine del comunismo a favore di Nawrocki, ma se l’UE guidata dalla Germania dovesse reagire, si potrebbe scatenare un’altra crisi tra Stati Uniti e UE.
La manipolazione psicologica tossica perpetrata da lui e dai suoi portavoce nei media, unita al suo rifiuto di preparare un successore dopo oltre un decennio al potere, ha contribuito a inimicargli la maggioranza.
Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha ammesso la sconfitta nelle elezioni anticipate di fine ottobre, dopo oltre un decennio al potere in vari ruoli, ma ha accusato l’UE e il “deep state” statunitense di aver orchestrato il risultato. Se è vero che alcuni membri dell’opposizione sono filo-occidentali e legati a “ONG” finanziate dall’estero, altri sono patriottici e filo-russi. Vučić ha anche siglato un patto logistico militare con la NATO nel 2016, ha acquistato aerei da guerra francesi e ha armato l’Ucraina , quindi l’Occidente non aveva alcun motivo per rimuoverlo.
Certo , avrebbe potuto fare di più per compiacere l’Occidente riconoscendo formalmente il Kosovo e sanzionando la Russia, ma le concessioni in politica estera che aveva già fatto, in parte a causa della difficile posizione geopolitica della Serbia, erano probabilmente sufficienti a mantenerlo nelle loro grazie . Ad ogni modo, uno dei due peccati capitali di Vučić è stata la tossica manipolazione psicologica perpetrata da lui e dai suoi portavoce, che lo ha dipinto come un visionario multipolare devotamente alleato con la Russia in opposizione all’Occidente.
La parte patriottica e filo-russa dell’opposizione sapeva che si trattava di una menzogna, ma fu brutalmente “cancellata” per aver condiviso i fatti precedentemente menzionati che la smentivano, mentre la fazione filo-occidentale (in parte legata a “ONG” finanziate dall’estero) ci cascò, radicalizzandosi ulteriormente. Col tempo, entrambe le fazioni opposte dell’opposizione si unirono per deporre democraticamente Vučić, ma lui ingannò i servizi segreti esteri russi facendogli credere di essere vittima di una “Rivoluzione Colorata” .
Il pensiero di gruppo e le camere di risonanza generate dai meccanismi di feedback inefficienti della burocrazia russa, qui identificati come una delle tre principali sfide strategiche del Paese, hanno reso possibile tutto ciò. Ciononostante, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha espresso un cauto ottimismo dopo le elezioni, affermando che le relazioni bilaterali rimarranno solide, un’aspettativa plausibile data la visione del mondo dell’opposizione e soprattutto dopo che un suo rappresentante ha dichiarato a RT Balkan che non imporranno sanzioni alla Russia.
Vučić aveva seminato il panico, lasciando intendere che ciò sarebbe accaduto, quindi la loro smentita è significativa, soprattutto considerando che uno dei loro rappresentanti l’ha fatta nella sede regionale del principale organo di informazione globale russo, finanziato con fondi pubblici. Resta ovviamente da vedere se manterranno la parola data, e la fazione filo-occidentale all’interno dell’opposizione potrebbe potenzialmente sabotare i piani di quella filo-russa, ma è anche prematuro concludere che lo scenario peggiore per le relazioni russo-serbe si concretizzerà inevitabilmente.
In ogni caso, le speculazioni sul futuro della politica estera serba sono la diretta conseguenza della caduta di Vučić, dovuta al suo rifiuto di preparare un successore per facilitare una transizione graduale della leadership. Rimanere al potere così a lungo avrebbe inevitabilmente generato un crescente malcontento tra la popolazione, soprattutto tra i giovani, eppure Vučić evidentemente si aspettava di poter dividere e governare indefinitamente le due fazioni opposte dell’opposizione. Questo è stato il suo secondo e ultimo peccato capitale.
Nel complesso, la tossica manipolazione psicologica perpetrata da lui e dai suoi portavoce mediatici, unita al suo rifiuto di preparare un successore dopo oltre un decennio al potere, ha fatto sì che la maggioranza si rivoltasse contro di lui, rendendo così le ultime elezioni serbe il vero riflesso della volontà popolare e non una rivoluzione colorata . Come già detto, alcuni membri dell’opposizione sono filo-occidentali e legati a “ONG” finanziate dall’estero, ma Vučić ha perso le elezioni in modo del tutto legittimo. Aggrapparsi alla narrativa della rivoluzione colorata è quindi controproducente.
Si può opporsi sia all’ingerenza polacca in Ucraina sia all’ingerenza dell’UE in Polonia, poiché ciò che sta accadendo in Polonia non è meno rilevante di quanto accaduto in Ucraina.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha pubblicato su Telegram un post dettagliato sulla Polonia che vale la pena leggere. È sorprendentemente informativo, considerando che solo due mesi fa era così male informata sulla Polonia da aver fortemente insinuato che il Primo Ministro liberale Donald Tusk, così vicino alla Germania per tutta la sua carriera professionale che il cardinale conservatore Jarosław Kaczyński lo definì una volta un ” agente tedesco “, fosse anti-tedesco. Ha fatto molta strada in così poco tempo.
Zakharova ha iniziato condividendo con arguzia uno scenario di ingerenza straniera in Polonia, rivelando poi che si trattava esattamente di ciò che funzionari polacchi e altri funzionari occidentali avevano fatto in Ucraina durante la “Rivoluzione Arancione” del 2004 e “EuroMaidan” del 2013-2014. Ha poi ricordato ai polacchi che “il partito al governo e l’opposizione, attualmente in disaccordo sulla questione del Tribunale Costituzionale, hanno condiviso il palcoscenico con i radicali ucraini”. Il suo ultimo punto è stato il più significativo.
A suo dire, “Ciò che le autorità polacche stanno vivendo ora in patria come collasso e tragedia, cercando di contenere la situazione per evitare una sanguinosa caduta libera e riportarla entro i limiti della legalità, è praticamente la stessa cosa che hanno sostenuto e avallato nei loro vicini ucraini dodici anni fa”. Questo è vero, per quanto “politicamente scomodo” possa essere per alcuni polacchi ricordarlo, visto che il duopolio liberal-conservatore al governo si è intromesso impunemente negli affari dell’Ucraina negli ultimi due decenni.
È stato solo relativamente di recente che i conservatori hanno iniziato a criticare l’Ucraina, dapprima considerandola, secondo i cinici, una manovra elettorale in vista delle elezioni parlamentari del 2023, che persero, e poi all’inizio di quest’anno, dopo la glorificazione a livello statale della Volinia da parte di Zelensky . I colpevoli del genocidiodell’OUN-UPA , forse anche come stratagemma. Sottolineare le loro vent’anni di ingerenza in Ucraina ha lo scopo di farli riflettere sul fatto che l’ingerenza dell’UE contro di loro a sostegno del colpo di stato giudiziario di Tusk non è diversa da ciò che hanno fatto loro.
Due torti non fanno una ragione, ma sottolineano un punto importante: in questo caso, in Polonia si è arrivati a pagarne le conseguenze. Sia chiaro, le precedenti ingerenze dei conservatori in Ucraina non giustificano le ingerenze dell’UE in Polonia, né screditano la causa politica interna dei conservatori che si oppongono all’annessione della Polonia da parte della Germania tramite il colpo di stato armato di Tusk contro la Corte Costituzionale, con tutte le conseguenze previste in caso di successo. Zakharova non fa altro che ricordare ai polacchi il loro passato.
Non è affatto favorevole alla Polonia, né tantomeno filo-polacca; si limita a opporsi con coerenza alle ingerenze straniere. Si può essere contrari sia alle ingerenze polacche in Ucraina sia a quelle dell’UE in Polonia, poiché ciò che sta accadendo in Polonia non è meno grave di quanto accaduto in Ucraina. Mentre le ingerenze polacche in Ucraina hanno portato al conflitto su larga scala tra quel paese e la Russia, le ingerenze dell’UE in Polonia potrebbero condurre a una Federazione europea dominata dalla Germania, che in ultima analisi rappresenterebbe una minaccia per la Russia simile a quella del 1941 .
L’esito della peggiore crisi politica polacca dai tempi del comunismo, probabilmente la peggiore mai verificatasi in uno Stato membro dell’UE (escludendo la Brexit), è ancora incerto. Il colpo di stato giudiziario di Tusk è osteggiato dal presidente conservatore Karol Nawrocki, ma Tusk gode dell’appoggio dell’UE, il che lo incoraggerà a insistere. Se il voto di sfiducia dovesse fallire a causa del rifiuto di alcuni membri della sua coalizione di votare contro, Nawrocki non sarebbe costretto a cedere o a ricorrere all’intervento militare per impedire l’annessione della Polonia da parte della Germania.
La gaffe di Medvedev offre l’opportunità di ripercorrere brevemente la rivalità russo-polacca.
La battuta del ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski, pronunciata a fine settembre durante una discussione al Consiglio per le relazioni estere, secondo cui “Combattiamo contro i russi da prima che esistessero gli Stati Uniti” (affermazione che aveva già fatto in passato ), ha scatenato la furiosa reazione di Dmitry Medvedev. L’ex presidente russo e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza ha scritto su Telegram : “È vero in una certa misura, ma si è dimenticato di aggiungere: ‘E abbiamo perso ogni volta’”.
Ha proseguito: “Come nel 1612, e come durante le ‘Spartizioni della Polonia’ nel XVIII, XIX e XX secolo. Naturalmente, l’orgoglioso ministro non sa nulla di come sia stata impedita la definitiva rovina dei polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopotutto, è un vassallo britannico scarsamente istruito dal 1987, e ha imparato la storia dagli anglosassoni”. L’ultima parte del post di Medvedev faceva riferimento all’ottenimento della cittadinanza britannica da parte di Sikorski in quell’anno, alla quale rinunciò nel 2006 per diventare Ministro della Difesa polacco.
Ci sono altri due conflitti in cui si può affermare che la Polonia abbia vinto o inflitto costi sproporzionati alla Russia. Il primo è il ruolo del suo movimento Solidarność nella fine del comunismo, che, da un punto di vista critico russo, può essere descritta come una sorta di guerra ibrida. Il secondo, invece, riguarda il ruolo della Polonia nell’aiutare il Regno Unito a sabotare i colloqui di pace della primavera del 2022 , perpetuando il conflitto ucraino con enormi costi fisici, economici e di opportunità per Mosca.
C’è un altro scopo nel chiarire quanto scritto da Medvedev, ovvero quello di impedirgli di minare inavvertitamente la “diplomazia del bucaneve” appena iniziata tra Polonia e Bielorussia all’ombra del dialogo in corso tra Stati Uniti e Russia sul conflitto ucraino. I lettori possono trovare maggiori informazioni a riguardo qui . Il nome “bucaneve” si riferisce alla battuta di Sikorski dopo lo storico incontro con la sua controparte bielorussa a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il primo in un decennio, secondo cui “un bucaneve può sbocciare se il tempo è favorevole”.
È molto più probabile che il grande obiettivo strategico qui descritto venga ostacolato piuttosto che realizzato, ma nel caso in cui si registrassero anche solo progressi graduali nel miglioramento dei rapporti tra la Polonia e la Bielorussia (e successivamente, per naturale estensione, con la Russia), l’attenzione si sposterà sul miglioramento dei rapporti tra polacchi e russi. È in questo contesto che i rappresentanti russi in politica, nei media e nel mondo accademico potrebbero assumere un atteggiamento più elevato quando le loro controparti polacche si abbassano al loro livello, al fine di ricostruire la fiducia, anziché sminuirsi a loro volta.
Per essere chiari, la battuta di Sikorski non era un colpo basso, né era inesatta. Sikorski si era già espresso in modo provocatorio sulla Russia in passato, ad esempio quando aveva previsto una rapida vittoria della NATO in caso di guerra, ma non era questo il caso. Anche Medvedev non ha mentito nella sua risposta, dato che probabilmente o non conosce le tre guerre significative vinte dalla Polonia, o se ne è dimenticato, oppure crede che a vincere sia stata la Russia. In ogni caso, la gaffe di Medvedev è stata un’occasione per ripercorrere brevemente la rivalità russo-polacca.
A differenza di Zelensky, Tusk probabilmente non manipolerà i processi politico-legali nel tentativo di rimanere al potere indefinitamente, indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027, ma ciò che sta tentando è molto più insidioso, poiché si tratta di subordinare la Polonia all’UE guidata dalla Germania.
L’ex presidente e vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev ha scritto : “In Polonia è in corso un colpo di stato costituzionale. I liberali, sostenuti da Tusk a Bruxelles, stanno opprimendo i conservatori del PiS. Apparentemente, in parte a causa dell’odio di questi ultimi per i membri del partito di Bander. E il metodo è esattamente lo stesso dell’Ucraina neonazista: annullare i poteri della Corte costituzionale. Lì è scomparsa da tempo: un bastardo con la barba a pizzetto e la tunica verde ha epurato la corte. Beh, che dire?”.
Ha fatto un’osservazione pertinente paragonando Tusk a Zelensky, poiché il tentativo di colpo di stato giudiziario del primo, volto a plasmare l’ordine europeo postbellico impedendo a una futura coalizione a guida conservatrice di fermare la trasformazione dell’UE in una federazione dominata dalla Germania, è simile a quello di Zelensky del 2020. Ricordiamo che Zelensky sospese il presidente della Corte costituzionale durante la crisi politica di quell’anno, scatenata dalla sentenza della Corte sulle riforme anticorruzione, di cui i lettori possono trovare maggiori informazioni qui .
La suddetta crisi si è protratta fino alla fase su larga scala del conflitto ucraino scoppiato nel 2022, portando all’emanazione di leggi controverse, promulgate con il pretesto delle esigenze belliche, che hanno prolungato i mandati di alcuni giudici anche dopo la loro scadenza, come sottolineato da Putin . Dopo la scadenza del mandato di Zelensky nel maggio 2024, Medvedev dichiarò che “aveva sputato sulla Costituzione del suo ‘paese’, ignorato la Corte Costituzionale e non solo non aveva prorogato il mandato, ma lo aveva usurpato”.
La somiglianza tra il precedente colpo di stato giudiziario di Zelensky e quello tentato da Tusk risiede nel fatto che entrambi i leader hanno sospeso i presidenti delle rispettive corti costituzionali (tecnicamente il Tribunale costituzionale nel caso della Polonia) nel mezzo di una controversia estremamente delicata, al fine di centralizzare il proprio potere. Nel caso della Polonia, la suddetta controversia riguarda la presunta manipolazione del Tribunale da parte del precedente governo conservatore, che i liberali al governo ritengono responsabile della tendenza a privilegiare il diritto polacco rispetto al diritto dell’UE.
A differenza di Zelensky, Tusk probabilmente non manipolerà i processi politico-legali nel tentativo di rimanere al potere indefinitamente, indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027, ma ciò che sta tentando è molto più insidioso, poiché mira a subordinare la Polonia all’UE guidata dalla Germania. È per questo motivo che molti polacchi patriottici lo accusano di tradimento e chiedono che venga processato per il suo tentato colpo di stato o, quantomeno, che si dimetta con disonore e vada in esilio nella sua amata Germania .
L’unica via d’uscita realistica dalla peggiore crisi che la Polonia abbia affrontato dai tempi del comunismo è quella di indire elezioni anticipate, che, secondo sondaggi attendibili precedenti al tentato colpo di stato di Tusk, avrebbero riportato al potere i conservatori in coalizione con la loro fazione appena dissidente e i due partiti nazionalisti libertari. Dopo quanto accaduto, che ha unito le suddette forze di destra frammentate e ha portato la maggior parte dei polacchi a schierarsi con Nawrocki, che ha guidato la resistenza al colpo di stato in prima linea, probabilmente otterrebbero una vittoria schiacciante.
Il destino geopolitico dell’ordine europeo del dopoguerra sarà deciso dalla risoluzione di questa crisi. O vince Tusk, e sottomette la Polonia alla Germania, e l’UE completa la sua trasformazione in una federazione dominata dalla Germania, oppure prevale lo stato di diritto, e la Polonia guida la riforma dell’UE verso un’unione di stati nazionali, come Nawrocki ha dichiarato di voler fare alla fine dello scorso anno, e la Polonia riprende il suo ruolo storico di potenza regionale. La posta in gioco non potrebbe essere più alta, sia per la Polonia che per l’Europa nel suo complesso.
È sospetto che la prossima settimana la polizia antisommossa venga equipaggiata con mitragliatrici e visori notturni con pretesti infondati legati al “sabotaggio”, senza contare che l’ordine in tal senso risale a un giorno prima del tentato colpo di stato giudiziario di Tusk, il che fa pensare che avesse pianificato l’uccisione di alcuni polacchi.
La polizia polacca ha smentito le affermazioni secondo cui una lettera datata 29 ottobre, riguardante i piani per equipaggiare la polizia antisommossa con mitragliatrici e visori notturni dal 2 all’8 novembre, avesse qualcosa a che fare con gli eventi del giorno successivo. Il governo del primo ministro liberale Donald Tusk ha tentato quello che l’opposizione conservatrice considera un’azione giudiziaria meno di 24 ore dopo, si è verificato un colpo di stato contro il Tribunale Costituzionale. Si è quindi diffusa la voce che avesse autorizzato la polizia antisommossa a usare la forza letale per reprimere le proteste contro il golpe.
Secondo il principale quotidiano conservatore Rzeczpospolita , l’operazione per insediare forzatamente diversi nuovi giudici dopo la sospensione del presidente e del vicepresidente del Tribunale è stata pianificata meticolosamente. L’esecuzione dell’operazione di venerdì sera, dopo il tramonto, aveva lo scopo di garantire che i due giudici sospesi non fossero presenti nella sede. Inoltre, questo particolare venerdì cadeva poco prima di Ognissanti, il 1° novembre, giorno in cui la maggior parte dei polacchi torna nei propri villaggi d’origine per onorare le tombe dei propri antenati.
Una delle fonti di Rzeczpospolita ha affermato che “l’ipotesi prevalente era che la gente non avrebbe avuto alcun interesse per il Tribunale, che solo una manciata di pensionati sarebbe rimasta e che la maggior parte sarebbe tornata alla propria tomba e alle proprie case”. Aumentavano ulteriormente le probabilità di successo il fatto che il presidente conservatore Karol Nawrocki avesse in programma di volare in Africa quella stessa notte. Secondo la testata, i cospiratori non si aspettavano che avrebbe fatto inversione di rotta e si sarebbe recato al Tribunale poco dopo mezzanotte, né avevano previsto le proteste su larga scala.
Tornando alla lettera citata nell’introduzione, Rzeczpospolita ha riferito che, secondo quanto riportato, la motivazione addotta per equipaggiare la polizia antisommossa con mitragliatrici e visori notturni dal 2 all’8 novembre era “la situazione operativa nel Paese”, e non “il sabotaggio” come affermato in seguito dalla polizia polacca. Il giornale ha inoltre sottolineato che la polizia antisommossa non si occupa di sabotaggio e ha affermato che “la polizia stessa non crede [al pretesto del sabotaggio]”. Secondo una fonte, “il contenuto suggerisce un tentativo di nascondere il vero scopo”.
Una delle loro altre fonti ha ipotizzato che “potenziali agenzie di intelligence russe potrebbero voler sfruttare la situazione per compiere qualche atto di sabotaggio o diversivo. Questa è l’occasione perfetta. Sospetto che quest’ordine possa essere collegato a tali informazioni o sospetti, piuttosto che al desiderio di usare armi contro il Tribunale”. Sia come sia, questa linea di pensiero presuppone comunque proteste su larga scala scatenate dagli eventi del giorno successivo, di cui, secondo il rapporto di Rzeczpospolita, erano a conoscenza solo tre alti ufficiali di polizia.
Vale anche la pena sottolineare che il 2 novembre, il primo giorno in cui la polizia antisommossa di tutto il paese verrà equipaggiata con mitragliatrici e visori notturni, cade il lunedì successivo alla festa di Ognissanti di quest’anno, quando i polacchi saranno tornati nelle loro città dai villaggi d’origine. Di conseguenza, i cospiratori del colpo di stato giudiziario avrebbero potuto ragionevolmente aspettarsi che proteste su larga scala iniziassero in quel giorno, da qui la scelta di equipaggiare la polizia antisommossa con tali armi, sulla base di pretestuose motivazioni legate al “sabotaggio”.
Sebbene non si possa avere la certezza assoluta e non vi sia alcuna garanzia che emergano prove inconfutabili, Tusk potrebbe aver tacitamente autorizzato la polizia antisommossa a usare la forza letale per reprimere le proteste contro il colpo di stato. La versione ufficiale, che ipotizzava un alto rischio di “sabotaggio” russo nella settimana successiva al tentato colpo di stato giudiziario avvenuto il giorno dopo la lettera, potrebbe essere sfruttata per giustificare falsamente l’apertura del fuoco sulla folla al fine di “fermare agenti russi” che presumibilmente “rappresentavano una minaccia”. Tutto ciò è fin troppo sospetto e merita di essere indagato.
Il destino della moderna Confederazione di Targowica di Tusk potrebbe essere completamente diverso da quello della sua predecessora, ma la posta in gioco non è meno esistenziale, anche se la Polonia si trova ad affrontare solo la perdita funzionale della sua sovranità anziché la perdita formale come allora.
Poche parole sono volgari nel lessico politico polacco quanto Targowica , che si riferisce alla confederazione (ribellione legale) di magnati (oligarchi) dell’epoca del Commonwealth, organizzata nel 1792 dall’imperatrice Caterina la Grande per opporsi alle riforme progressiste del suo ex amante, il re Stanislao Augusto Poniatowski. Questa confederazione provocò un’altra invasione russa che portò alla seconda spartizione della Polonia, la quale a sua volta lasciò presto il posto alla terza e ultima, associando così per sempre il nome di quel villaggio dell’Ucraina centrale al tradimento per i polacchi.
Lo scorso dicembre, in occasione della commemorazione della Rivolta della Grande Polonia, ” Nawrocki ha fortemente alluso alla significativa minaccia non militare che la Germania rappresenta per la Polonia “, ovvero la guerra ibrida condotta contro di essa attraverso l’UE a guida tedesca. L’obiettivo è sradicare i polacchi ed erodere la sovranità della Polonia per facilitarne la subordinazione come vassalli postmoderni della Germania. Il colpo di stato giudiziario di Tusk mira a destituire Nawrocki affinché non possa porre il veto all’introduzione dell’euro e al trasferimento dell’oro polacco alla Germania.
La coalizione di governo di Tusk ha perso popolarità da quando è tornata al potere alla fine del 2023, al punto che sondaggi attendibili indicano ora che i partiti di opposizione conservatori e nazionalisti libertari la sostituiranno con una propria coalizione dopo le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027 (che potrebbero tenersi in anticipo). Se la controversia sul Tribunale costituzionale non si risolverà a favore di Tusk, come lui stesso aveva cercato di fare con la presa armata del potere e l’imposizione di diversi giudici legalmente discutibili, allora i suoi piani filo-tedeschi falliranno.
Esistono molte importanti differenze tra Poniatowski e Nawrocki, ma la Costituzione del 3 maggio 1791 del primo mirava a liberare la Polonia dal giogo russo che l’aveva oppressa per decenni, proprio come l’ambizioso piano di riforme dell’UE del secondo mira a liberarla dal giogo dell’Unione Europea a guida tedesca. L’impero che si espanse in Europa durante la vita di Poniatowski era la Russia, mentre l’impero che si espanse in Europa durante la vita di Nawrocki è l’UE. È qui che finiscono le somiglianze.
Poniatowski rinnegò la propria Costituzione e, in modo vergognoso, si unì alla Confederazione di Targowica su richiesta della Russia di un cessate il fuoco prima della seconda spartizione della Polonia, mentre Nawrocki fece inversione di rotta con il suo volo diretto in Africa e si presentò al Tribunale nelle prime ore del sabato mattina. Invece di aderire alla moderna Confederazione di Targowica, Nawrocki decise di resistere ai suoi tentativi di prendere il controllo della Polonia per conto della Germania, tenendo a mente tutto ciò che aveva appreso come massimo storico polacco prima della sua elezione.
Il destino della moderna Confederazione di Targowica di Tusk potrebbe quindi essere completamente diverso da quello della sua predecessora, ma la posta in gioco non è meno esistenziale, anche se la Polonia si trova ad affrontare solo la perdita funzionale della sua sovranità anziché quella formale come allora. La Polonia o ripristinerà la sua sovranità entro i limiti consentiti dall’UE per preservare l’identità polacca del suo popolo, oppure perderà la propria identità sotto la sottomissione federale dell’UE guidata dalla Germania, diventando una massa amorfa di biomassa priva di tratti distintivi polacchi.
I loro messaggi suggeriscono fortemente che la presa di potere armata del Tribunale costituzionale da parte del governo sia stata orchestrata in parte per salvare la Polonia da presunti autoritari anti-UE sostenuti dalla Russia.
Il primo ministro liberale polacco Donald Tusk ha giustificato il colpo di stato militare del Tribunale costituzionale e l’imposizione di diversi giudici dalla dubbia competenza legale, che i partiti di opposizione conservatori e nazionalisti libertari considerano un colpo di stato giudiziario , come un ” ripristino dello stato di diritto “. La pagina X della sua coalizione di governo liberale ha poi condiviso un meme che raffigura Putin che ride alle spalle del controverso leader nazionalista libertario Grzegorz Braun, il quale sta togliendo una maschera al leader conservatore Jarosław Kaczyński.
Braun e Kaczyński, che all’inizio di quest’anno avevano affermato che un’ipotetica coalizione con Braun dopo le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027 sarebbe stata paragonabile a un’alleanza con Putin , si sono scattati un selfie insieme fuori dal Tribunale Costituzionale durante la protesta spontanea, di massa e pacifica di venerdì sera. Tusk ha affermato in primavera che i due, l’altro partito di opposizione libertario-nazionalista e il presidente conservatore Karol Nawrocki sono tutti in combutta con la Russia per la cosiddetta ” Polexit “.
Il recente intervento di Kaczyński, che riprendeva il piano dettagliato di Nawrocki del novembre 2025 per riformare l’UE in un’unione di stati nazionali al fine di scongiurare la sua trasformazione in una federazione dominata dalla Germania, come sta per accadere, è stato sfruttato da Tusk per affermare falsamente che i suoi oppositori desiderano l’uscita della Polonia dall’UE. Tale affermazione è stata pubblicata circa un’ora prima del suo tentativo di colpo di stato giudiziario. Il giorno precedente, il viceministro della Difesa Cezasty Tomczyk aveva ironizzato sul fatto che Kaczyński avesse scambiato il forum in cui stava intervenendo per il Cremlino.
Questa sequenza di messaggi lasciava chiaramente intendere che il colpo di stato giudiziario avvenuto poco dopo fosse stato orchestrato in parte per salvare la Polonia da presunti autoritari anti-UE sostenuti dalla Russia. Il meme condiviso dalla coalizione di governo il giorno successivo ribadiva con forza questo concetto. Loro e Tusk richiamarono poi l’attenzione sul post dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev, che paragonava il tentato colpo di stato giudiziario di Tusk a quello, precedentemente riuscito, di Zelensky. “Non esistono coincidenze” e “tutto è chiaro”, scrissero.
Il ministro degli Esteri Radek Sikorski ha aggiunto che “Quando i propagandisti di Putin ti lodano, vale la pena chiedersi cosa stai sbagliando”. La realtà è che la Polonia è uno dei paesi più russofobi al mondo , quindi l’affermazione di Sikorski, tematicamente simile, fatta la scorsa estate, secondo cui la Russia avrebbe già creato una “quinta colonna” (in riferimento alle quattro forze di opposizione menzionate in precedenza), è categoricamente falsa, come spiegato qui all’epoca. Nessuna di queste è una marionetta della Russia.
Secondo sondaggi attendibili, la coalizione liberale di Sikorski è destinata a perdere il potere dopo le prossime elezioni del Sejm dell’autunno 2027 , quindi, per disperazione, sta inventando teorie del complotto simili al Russiagate per ingannare gli elettori. Questo contestualizza la loro ” Grande Menzogna ” secondo cui i loro oppositori sarebbero autoritari anti-UE sostenuti dalla Russia, una falsa nozione che hanno attivamente diffuso sui social media negli ultimi giorni per preparare l’opinione pubblica al loro tentativo di colpo di stato giudiziario e poi giustificarlo in parte con questo falso pretesto.
È un insulto all’intelligenza dei polacchi insinuare che l’opposizione agisca come burattino di Putin nell’ambito di un grandioso complotto per far uscire la Polonia dall’UE. Sebbene questo messaggio possa quindi ritorcersi contro di loro in patria, è probabile che le élite europee lo accolgano con favore, dando così a Tusk carta bianca per fare tutto il necessario per subordinare la Polonia all’UE attraverso il suo tentato colpo di stato giudiziario e altri mezzi correlati. Ciò potrebbe persino includere l’autorizzazione all’uso della forza letale contro i manifestanti antigolpe.
Il suo colpo di stato giudiziario mira a destituire il presidente conservatore in modo che non possa porre il veto alla subordinazione finanziaria della Polonia all’UE, in seguito all’introduzione dell’euro da parte del Sejm a maggioranza liberale e al conseguente trasferimento dell’oro polacco alla Banca Centrale Europea, nell’ambito di un’acquisizione per procura della Polonia da parte della Germania.
Il deputato conservatore polacco, ora europarlamentare, Dominik Tarczyński ha condiviso un’infografica che riassume il suo video virale in cui svela il modus operandi del più ampio colpo di stato che il primo ministro liberale Donald Tusk sta tentando, un colpo che va ben oltre la presa di potere armata del suo governo sul Tribunale Costituzionale . Secondo Tarczyński, Tusk, se avrà successo, intende destituire il presidente conservatore Karol Nawrocki, dopodiché prenderà il controllo della Banca Centrale, introdurrà l’euro e trasferirà le riserve auree polacche in Germania.
Riguardo agli ultimi tre punti, la valuta nazionale polacca rimane forte e il paese vanta ora le 10 maggiori riserve auree al mondo . All’inizio di quest’anno, la Banca Centrale polacca possedeva più oro della Banca Centrale Europea , con sede a Francoforte. Il cardinale grigio conservatore Jarosław Kaczyński accusò in passato Tusk di essere un ” agente tedesco ” a causa della sua sospetta vicinanza alla Germania nel corso della sua carriera. L’avvertimento di Tarczyński sui piani di Tusk dovrebbe quindi essere preso sul serio.
L’ex Primo Ministro Mateusz Morawiecki, che ora guida il partito Rozwój Plus (R+, Sviluppo Plus), nato dalla scissione di “Diritto e Giustizia” (PiS) di Kaczyński all’inizio di quest’anno, ha paventato una guerra civile se Tusk non verrà fermato e lo ha accusato di voler annullare le elezioni del Sejm del prossimo autunno. Sondaggi autorevoli indicano che la coalizione liberale al governo perderà le elezioni e verrà sostituita da una coalizione tra i due partiti conservatori già citati e i due partiti libertari-nazionalisti.
Sławomir Mentzen, co-leader del partito di opposizione libertario-nazionalista Confederazione Libertà e Indipendenza (semplicemente Confederazione), ha anch’egli messo in guardia contro una guerra civile, ma ha suggerito un piano dettagliato per riorganizzare il Tribunale Costituzionale come mezzo per evitarla. Questo potrebbe affiancarsi alla proposta di Morawiecki di un voto di sfiducia immediato contro Tusk e alla formazione di un governo tecnico guidato da Marek Jurek fino allo svolgimento di elezioni anticipate, al fine di allentare la crisi.
Ricordiamo che Nawrocki ha ufficialmente descritto le azioni del governo di Tusk come una violazione dell’ordine costituzionale, consistente nell’occupazione forzata di un organo statale costituzionale, e il capo del suo Ufficio di politica internazionale, Marcin Przydacz, ha spiegato al mondo perché ciò sia illegale. Di conseguenza, l’opposizione lo percepisce come un colpo di stato giudiziario, che la Commissione europea, prevedibilmente, appoggia , ma contro il quale un sindacato di polizia ha messo in guardia , quindi alcuni membri potrebbero sfidare Tusk.
Se il colpo di stato su larga scala che Tusk sta tentando avrà successo, attraverso il suo tentativo di impadronirsi del Tribunale Costituzionale, la destituzione di Nawrocki, la successiva presa di controllo della Banca Centrale, l’ingresso nell’UE e il trasferimento delle riserve auree polacche alla Germania, allora la Polonia sarà subordinata alla Germania. Questo obiettivo è stato identificato come la sua principale motivazione per far deragliare i piani di riforma dell’UE di Nawrocki e l’ascesa della Polonia come potenza regionale, al fine di facilitare la trasformazione dell’UE in una federazione dominata dalla Germania .
Sebbene l’UE si sia già subordinata agli Stati Uniti a seguito del gioco di potere egemonico di questi ultimi sull’Occidente globale dopo l’inizio della fase su larga scala del conflitto ucraino all’inizio del 2022, ciò non significa automaticamente che questi tre paesi si uniranno come altri partner minori degli Stati Uniti.
RT ha richiamato l’attenzione sulle osservazioni del Ministro degli Affari Esteri indiano, Dr. Subrahmanyam Jaishankar, al vertice inaugurale dei Partner per il Multilateralismo, il Diritto Internazionale, la Pace e la Prosperità (P4M), tenutosi a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine di settembre. In sostanza, il multilateralismo è messo a dura prova come mai prima d’ora da “una concorrenza estrema, tensioni geopolitiche e conflitti reali”, che hanno contribuito alla “crisi delle 4F” (Carburante, Cibo, Fertilizzanti e Finanza) che, a suo dire, può essere affrontata solo a livello multilaterale.
La dichiarazione congiunta del P4M fa eco a queste preoccupazioni ed è stata inizialmente sponsorizzata congiuntamente da Australia, Barbados, Brasile, Canada, Unione Europea, India e Kenya, con firmatari provenienti da oltre una dozzina di paesi come la Turchia, nonché da singoli membri dell’UE come la Slovacchia. L’esperto geoeconomico russo Yaroslav Lissovolik , a capo di BRICS+ Analytics, ha osservato nel suo articolo su questo gruppo che esso potrebbe “costruire collegamenti lungo l’asse Nord-Sud tra le potenze di medio livello del mondo sviluppato e il Sud globale”.
Si aspetta che “le fila della piattaforma P4M potrebbero espandersi grazie alle potenze di medio livello in Asia, in particolare alle economie dell’ASEAN come Vietnam, Malesia e/o Indonesia”, che sono membri formali dei BRICS come l’Indonesia o partner dei BRICS+ come Vietnam e Malesia. Il P4M incarna anche la strategia di multi-allineamento di lunga data dell’India e il nuovo appello della Francia per una “coalizione di indipendenti”. Ecco tre brevi note informative che documentano in modo conciso i recenti sviluppi ideologici di rilievo:
In termini pratici, come si evince dalla loro dichiarazione congiunta, il P4M sostiene “catene di approvvigionamento globali diversificate e resilienti, la riforma del sistema commerciale multilaterale, un’architettura finanziaria internazionale migliorata e un maggiore coordinamento in materia di finanza internazionale, trasformazione digitale, intelligenza artificiale, cambiamento climatico e salute globale”. L’importanza di questi obiettivi risiede nel fatto che legano più strettamente Brasile, India e Turchia all’UE in questo momento cruciale della transizione sistemica globale.
Sebbene l’UE si sia già subordinata agli Stati Uniti a seguito del gioco di potere egemonico di questi ultimi sull’Occidente globale dopo l’inizio della fase su larga scala del conflitto ucraino all’inizio del 2022, ciò non significa automaticamente che questi tre Paesi si adegueranno come altri partner minori degli Stati Uniti. Piuttosto, pur mantenendo stretti legami con gli Stati Uniti, che per certi aspetti continuano a rafforzarsi nonostante le tensioni sotto la presidenza Trump 2.0, ci si aspetta che tutti e tre facciano affidamento sull’UE per promuovere i suddetti interessi comuni.
Questo potrebbe concretizzarsi in futuro in un maggiore coordinamento su tali questioni attraverso i formati P4M e in un voto di blocco in seno alle Nazioni Unite, per quanto le risoluzioni non vincolanti di tale organismo globale possano avere un peso. Sul fronte geostrategico, il Brasile vuole ridurre la sua dipendenza dagli Stati Uniti, l’India vuole posizionarsi come un centro più affidabile delle catene di approvvigionamento globali rispetto alla Cina, e la Turchia non si lascerà mai sfuggire l’occasione di collaborare con l’UE. Ci si aspetta quindi che queste tre potenze di medio livello traggano vantaggio dal P4M.
Finora, né i media russi né quelli pakistani hanno riconosciuto che la Russia sta anteponendo i propri interessi in Afghanistan a quelli del Pakistan, nonostante ciò sia evidente e comprensibile.
Il News International, uno dei principali quotidiani pakistani, ha pubblicato un articolo di Amir Jahangir intitolato ” Il punto cieco di Mosca in Afghanistan “. Jahangir è un esperto di politiche pubbliche e dirige il Country Partner Institute del World Economic Forum in Pakistan. La sua tesi si riduce al fatto che l’avvicinamento della Russia all’Afghanistan, che egli identifica correttamente come motivato dalla duplice opposizione all’ISIS-K e dal ritorno delle infrastrutture militari occidentali, sia contrario agli interessi del Pakistan poiché non comporta alcuna condizione per la risoluzione della controversia tra i due Paesi.
Per contestualizzare, il Pakistan accusa l’Afghanistan di sostenere i terroristi designati da Islamabad, mentre l’Afghanistan accusa il Pakistan di sostenere l’ISIS-K. Alti funzionari russi hanno lasciato intendere che esistano alcuni legami poco chiari tra il Pakistan e l’ISIS-K, come documentato qui , ma la Russia non sarà la prima a peggiorare i rapporti, e li ha già estesi con la Turchia nonostante i legami di Ankara con l’ISIS iniziale. In ogni caso, Jahangir ritiene che la Russia dovrebbe fare pressione sull’Afghanistan affinché agisca contro i gruppi anti-pakistani, anziché ignorare il problema.
La Russia riconosce ufficialmente la presenza di gruppi terroristici in Afghanistan, ma nutre scetticismo riguardo alle affermazioni secondo cui questi sarebbero sostenuti dai talebani, i quali, secondo Mosca, potrebbero fungere da baluardo contro l’espansione dell’ISIS-K in Asia centrale, armando potenzialmente l’Afghanistan per contrastarli. La Russia si oppone inoltre fermamente al ritorno delle infrastrutture militari occidentali nella regione, un obiettivo che potrebbe essere realisticamente agevolato solo dal Pakistan, che vanta una comprovata esperienza nel facilitare l’accesso militare occidentale alla regione.
Impedire l’espansione dell’ISIS-K in Asia centrale e il ritorno delle infrastrutture militari occidentali nella regione ha comprensibilmente la priorità per la Russia rispetto agli interessi del Pakistan, in particolare per quanto riguarda la pressione che quest’ultimo vorrebbe che la Russia esercitasse sull’Afghanistan affinché agisca contro i gruppi anti-pakistani. Mantenere le distanze dai talebani, evitare di armarli e assistere passivamente al potenziale ritorno delle infrastrutture militari occidentali nella regione da parte del Pakistan, in attesa che i talebani agiscano contro i gruppi anti-pakistani, è irrealistico.
Né i media russi né quelli pakistani ammettono che la Russia stia anteponendo i propri interessi in Afghanistan a quelli del Pakistan, nonostante ciò sia evidente e comprensibile. Questo potrebbe dipendere dal fatto che i rispettivi ecosistemi mediatici sono in qualche misura influenzati dai loro governi, persino tra molte delle personalità e delle piattaforme che si dichiarano indipendenti, e temono che una tale franchezza possa essere interpretata dall’altro come ostile. Tuttavia, è necessario affrontare il problema di petto.
È per questo motivo che questa risposta a Jahangir dichiara esplicitamente ciò che i media di entrambe le parti hanno finora evitato di dire, ovvero che la Russia antepone i propri interessi in Afghanistan a quelli del Pakistan, ma non nutre intenzioni ostili nei confronti del Pakistan e non sarà la prima a peggiorare i rapporti bilaterali. La disputa russo-pakistana sull’Afghanistan è irrisolvibile poiché ciascuna parte ha naturalmente interessi diametralmente opposti, pertanto i rapporti potrebbero raffreddarsi. Potrebbero comunque espandersi gradualmente, come suggerito qui .
L’unica variabile che potrebbe contrastare la continua espansione delle relazioni russo-pakistane, nonostante la disputa sull’Afghanistan e i sospetti della Russia su presunti legami poco chiari tra il Pakistan e l’ISIS-K, sarebbe la destabilizzazione dell’Asia centrale da parte dell’ultima guerra per procura del Pakistan in Afghanistan, come già preannunciato qui . In tale scenario, Russia e Pakistan potrebbero ritrovarsi a combattere un’altra guerra per procura in Afghanistan, eventualità anch’essa preannunciata qui . Si spera che il Pakistan si renda conto che ciò non è nel suo interesse.
La Russia non prenderebbe seriamente in considerazione l’idea di armare i talebani contro terroristi come l’ISIS-K che la minacciano, se credesse davvero che i talebani siano alleati con tali terroristi, come sostengono i media pakistani.
La disputa tra Russia e Pakistan sull’Afghanistan guidato dai talebani è dovuta al fatto che la Russia elogia i successi antiterrorismo del gruppo, mentre il Pakistan li condanna per una presunta alleanza con i terroristi. La Russia considera i talebani un baluardo contro l’espansione dell’ISIS-K in Asia centrale, mentre il Pakistan li considera i protettori di diversi gruppi terroristici designati da Islamabad. Di conseguenza, la Russia potrebbe armare i talebani , mentre il Pakistan starebbe già armando i suoi oppositori.
Non bisogna credere automaticamente alle argomentazioni provenienti dalle autorità, ma i servizi militari e di intelligence russi hanno indagato sui legami dei talebani con i terroristi in vista del riconoscimento ufficiale del loro governo da parte del Cremlino a metà del 2025. Ciò non sarebbe accaduto se le autorità avessero scoperto prove di un’alleanza tra i talebani e i terroristi. Dopotutto, l’attentato terroristico del Crocus era avvenuto solo l’anno precedente, quindi è impensabile che la Russia riconoscesse un governo presumibilmente in combutta con i terroristi.
È vero che in Afghanistan sono attivi terroristi che minacciano la Russia, ed è per questo che la Russia sta seriamente valutando la possibilità di armare i talebani contro di loro, ma questi terroristi non sono ovviamente alleati dei talebani. Allo stesso modo, il Pakistan può riconoscere qualsiasi gruppo come terrorista e affermare che sia alleato dei talebani, ma ciò non significa che tali gruppi siano effettivamente terroristi, rappresentino una minaccia per la Russia e/o siano alleati dei talebani. Anche il Pakistan, del resto, non gode di un’ottima reputazione in materia di terrorismo.
Certamente, migliaia di pakistani sono stati uccisi da terroristi, ma il loro Stato ha letteralmente dato rifugio a Osama bin Laden, come è noto a tutto il mondo. È stato inoltre accusato, con prove credibili, di aver sostenuto gruppi in India designati come terroristici da Delhi, responsabili dell’uccisione di numerosi civili nel corso dei decenni. Questi fatti non significano che qualsiasi affermazione del Pakistan riguardo al terrorismo debba essere automaticamente scartata, ma contestualizzano il motivo per cui molti nel mondo non la prendono per buona, né dovrebbero farlo.
In definitiva, ognuno dovrà decidere da sé se credere alle affermazioni della Russia sui successi antiterrorismo dei talebani o a quelle del Pakistan sull’alleanza dei talebani con i terroristi, tenendo conto degli interessi di entrambi nei confronti dell’Afghanistan e della propria reputazione. Non ci sono vie di mezzo: o i talebani combattono terroristi che minacciano la Russia, e quindi perché la Russia potrebbe armarli seriamente, oppure la Russia potrebbe armare i talebani nonostante la presunta alleanza con terroristi anti-russi. È evidente quale delle due affermazioni sia vera.
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La telefonata di martedì tra il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Store segna una svolta importante in relazione a tre dinamiche geopolitiche in corso nel contesto della guerra tra NATO e Russia in Ucraina. Si tratta di almeno tre cambiamenti geopolitici degni di nota.
Innanzitutto, il contatto interrompe una moratoria di quasi quattro anni imposta dai leader europei sui contatti con la Russia e il presidente Vladimir Putin, ponendo fine al tanto decantato, seppur fittizio, “isolamento della Russia”. Ciò è ulteriormente sottolineato dal fatto che non si è trattato di una telefonata isolata, poiché le parti hanno concordato di mantenere aperto il canale di comunicazione. Si tratta di un chiaro atto di disperazione di fronte all’accordo sul diesel del presidente statunitense Donald Trump, al congelamento delle sanzioni, agli sforzi per riavviare i colloqui russo-ucraini e, soprattutto, ai ripetuti tentativi di Trump di instaurare nuove relazioni e accordi economici con il Cremlino, proprio mentre i fronti della difesa, l’economia, la società e lo Stato ucraino stanno collassando. Anche in tempi più normali, una telefonata al Cremlino da parte di due leader europei sarebbe un evento insolito. Nel contesto della moratoria, ormai forse superata, e delle relazioni quasi apertamente bellicose tra la NATO e la Russia, la chiamata a Putin da parte dei leader di due Stati membri della NATO rappresenta un momento cruciale nella diplomazia relativa alla guerra e, più in generale, alle relazioni tra Occidente e Russia. Questa svolta, tuttavia, non significa che l’appello rappresenti una comprensione a livello europeo della necessità di porre fine alla guerra in Ucraina o di evitare una guerra aperta e su vasta scala con la Russia. Ciò ci porta al secondo punto.
Il secondo punto è che, nell’attuale situazione disperata, alcuni europei hanno scelto di rompere il loro autoimposto ruolo terziario nella diplomazia occidentale riguardo alla guerra. In altre parole, l’Europa sta cercando di unirsi, o quantomeno di aggirare e competere, con la diplomazia prevalentemente bilaterale che circonda la guerra, guidata dagli Stati Uniti e dal presidente Donald Trump. Alcuni europei ritengono che l’attuale percorso stia portando al degrado economico, politico e geopolitico dell’Europa e alla sua relegazione alla periferia internazionale, dietro a veri e propri attori come Stati Uniti, Russia, Cina, India e persino Iran e Turchia. Stubb e Store probabilmente sperano di rendere l’Europa rilevante durante i colloqui di Abu Dhabi, previsti sebbene non inevitabili, sull’Ucraina, se non sulle più ampie questioni geopolitiche che potrebbero essere affrontate in quella sede. Oltre a tutelare gli interessi europei e ucraini in tali colloqui, i leader europei potrebbero dimostrare alle loro opinioni, sempre più scontenti, che l’Europa è un attore importante. Ad esempio, se le sanzioni sulle risorse energetiche russe dovessero essere revocate, l’Europa più di ogni altra regione dovrebbe beneficiarne, poiché la crisi del Golfo Persico ha ridotto al minimo le consegne di petrolio e gas, rendendo potenzialmente necessario il ripristino dello status della Russia come “stazione di servizio” di riferimento per l’Europa. Sfortunatamente, la mossa Stubb-Store finora non sta funzionando. Due giorni dopo la telefonata, il principale consigliere di politica estera di Putin, Yuri Ushakov, ha dichiarato il rifiuto della Russia di un ruolo europeo nei colloqui di Abu Dhabi previsti per l’inizio di novembre.
In terzo luogo, si è trattato di una mossa a sé stante da parte di Stubb e Store. Come ha affermato il primo ministro danese in una critica, l’appello non è stato in alcun modo coordinato con il resto d’Europa. Pertanto, Finlandia e Norvegia hanno agito in modo indipendente, creando un’ulteriore linea di divisione all’interno dell’Unione Europea e aumentando la probabilità di ulteriori spaccature su questo tema e nell’Unione nel suo complesso. La mossa di Stubb e Store, quindi, mina l’unità europea in un momento in cui il progetto ucraino sta precipitando nel disastro e i governi di tutta Europa sono in difficoltà, sopraffatti da violenze, proteste di massa, economie in crisi e divisioni interne alle élite di portata senza precedenti da diversi decenni.
Non è chiaro se la Finlandia, da sempre anti-russa, e la Norvegia si uniranno alle fila dei dissidenti – la Slovacchia e, in una certa misura, anche l’Ungheria post-Orban – ma è lecito aspettarsi che altri leader europei seguano l’esempio, facendo emergere lo spettro di una divisione più profonda e di un cambiamento radicale, o addirittura della dissoluzione, dell’UE. Le pressioni che spingono a questi sviluppi sono destinate ad aumentare. L’Ucraina sta perdendo terreno, con scarse o nulle prospettive di un maggiore sostegno da parte dell’UE o di un continuo supporto da parte degli Stati Uniti. L’unica luce in fondo al tunnel per l’Ucraina e i vari neoconservatori europei è l’elezione di un presidente anti-russo negli Stati Uniti nel 2028 – un traguardo lontanissimo per un’Ucraina già in rovina e un’UE in declino.
Il dottor Hahn è l’autore del nuovo libro: Russian Tselostnost’: Wholeness in Russian Thought, Culture, History, and Politics (Europe Books, 2022). Ha già pubblicato cinque libri di successo: The Russian Dilemma: Security, Vigilance, and Relations with the West from Ivan III to Putin (McFarland, 2021); Ukraine Over the Edge: Russia, the West, and the “New Cold War” (McFarland, 2018); The Caucasus Emirate Mujahedin: Global Jihadism in Russia’s North Caucasus and Beyond (McFarland, 2014), Russia’s Islamic Threat (Yale University Press, 2007) e Russia’s Revolution From Above: Reform, Transition and Revolution in the Fall of the Soviet Communist Regime, 1985-2000 (Transaction, 2002). Ha inoltre pubblicato numerosi rapporti di think tank, articoli accademici, analisi e commenti su media sia in lingua inglese che russa.
Il dottor Hahn ha insegnato presso le università di Boston, American, Stanford, San Jose State e San Francisco State, ed è stato borsista Fulbright presso l’Università Statale di San Pietroburgo, in Russia. È stato inoltre senior associate e visiting fellow presso il Center for Strategic and International Studies, il Kennan Institute di Washington DC, la Hoover Institution della Stanford University e il Center for Terrorism and Intelligence Studies (CETIS) dell’Akribis Group.
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Ieri in Polonia è scoppiato il panico quando è stato dichiarato un “colpo di stato” giudiziario dopo che l’edificio del Tribunale costituzionale è stato bloccato dalla polizia mentre la giudice Anna Korwin-Piotrowska, vicina al partito Tusk, procedeva alla sospensione illegale del presidente del Tribunale, Bogdan Swieczkowski, vicino al partito Nawrocki.
L’intera vicenda ruota attorno alla lotta tra il governo Tusk, allineato a Bruxelles, e il partito nazionalista di opposizione del presidente Nawrocki, odiato dai globalisti perché cerca di preservare la sovranità polacca di fronte al sistema totalitario dell’UE che tenta di sovvertirla.
L’eurodeputato polacco Dominik Tarczynski ne offre un riassunto conciso:
La Germania è complice di un colpo di stato a Varsavia, afferma Tarczyński, membro polacco del Parlamento europeo.
«Vogliono trascinarci nell’eurozona affinché abbandoniamo la nostra valuta. Vogliono mandarci migranti illegali oltre confine.»
Il conflitto nasce dal fatto che l’attuale presidente Karol Nawrocki si è rifiutato di nominare molti dei giudici proposti dal Sejm, il parlamento polacco a maggioranza liberal-globalista. A dire il vero, il suo potere di rifiutare tali nomine rimane oggetto di discussione: la Costituzione polacca sembra essere vaga al riguardo, conferendo al presidente il potere di nominare i candidati proposti, ma sottintendendo che non sia obbligato a farlo qualora non lo desideri.
Come sottolinea Dominik Tarczynski, lo scopo di insediare al potere questi giudici nominati è quello di formalizzare l’integrazione della Polonia nella sovrastruttura globalista dell’UE, trasformandola in definitiva in uno stato vassallo la cui sovranità nazionale verrà abolita in cambio di migrazioni di massa, moneta europea e tutti gli altri veleni che il Politburo dell’UE, tirannicamente corrotto e assetato di potere, ha usato per sovvertire tutte le altre sfortunate nazioni cadute sotto la sua bandiera.
La migliore spiegazione su come tutto ciò fosse stato pianificato in anticipo è stata fornita da Mike Benz:
Egli fa notare, giustamente, che la National Endowment for Democracy (NED), un’organizzazione affiliata alla CIA e partner dell’USAID e di altre istituzioni globaliste, ha elaborato il piano per usurpare il potere in Polonia alla vigilia dell’ascesa al potere di Tusk nel 2023. Il piano prescrive nel dettaglio come sradicare gli ultimi residui di elementi “populisti” e “nazionalisti” al fine di assoggettare completamente la Polonia all’egida dell’UE.
I disegni provengono dal Journal of Democracy, fondato dalla NED, i cui comitati editoriali e consultivi sono un vero e proprio gotha di lacchè globalisti: Condoleezza Rice, Anne Applebaum (moglie del vice primo ministro polacco globalista Radoslaw Sikorski), Michael Mcfaul, Francis Fukuyama, Vladimir Kara-Murza e molti altri.
Il documento programmatico, dal titolo quanto mai appropriato, è “Come smantellare una democrazia illiberale”, e rivela tutto ciò che c’è da sapere sulle sue vere intenzioni:
Il documento del 2023 delinea con precisione ciò che il nuovo governo di Tusk deve fare per prendere il potere e sabotare l’opposizione. Inizia con una richiesta diretta di sradicare il populismo alla radice:
Il nuovo governo polacco non deve quindi limitarsi a ripristinare la democrazia liberale; deve affrontare la questione della giustizia di transizione. Il Primo Ministro Tusk e il suo governo di coalizione devono inoltre stabilizzare il sistema politico per garantire che il populismo non ritorni alle prossime elezioni. Il futuro della democrazia in Polonia è in bilico.
Gli autori ammettono persino che il “populismo” polacco si basa sul desiderio di sovranità che affonda le sue radici nella storia e nell’identità polacca, ammettendo quindi, per estensione, che l’obiettivo è quello di cancellare per sempre l’identità polacca:
Il populismo odierno, pur essendo parte di un fenomeno globale che abbraccia paesi dagli Stati Uniti all’Ungheria e alla Turchia, trae origine anche da radici locali. L’eclettico programma del PiS si fondava sul sovranismo, con profonde radici nella storia e nell’identità nazionale polacca.
Ricordiamo che la questione chiave alla base di tutto questo conflitto tra le fazioni globaliste e nazionaliste è che i globalisti, legati alla mafia di Bruxelles, credono che il diritto dell’UE prevalga sul diritto polacco. La fazione nazionalista all’opposizione, d’altro canto, ritiene che la Costituzione polacca sia superiore al diritto dell’UE, come qualsiasi persona di buon senso concorderebbe sul fatto che dovrebbe essere così. L’intera lotta si riduce a questo punto critico ed esistenziale.
La mafia totalitaria di Bruxelles non può permettere che la costituzione di nessuna nazione abbia la precedenza sul Politburo dell’UE, poiché ciò distruggerebbe i piani dell’URSS per la centralizzazione del potere. Essendo il burattino prescelto dall’UE, Tusk ha combattuto con orgoglio per consegnare la Polonia ai globalisti, ed è per questo che ha pubblicato questo messaggio il giorno prima del tentativo di colpo di stato per indebolire l’opposizione:
L’assorbimento totale e l’assimilazione in stile Borg nel decrepito panopticon dell’Unione Sovietica sono l’ unica politica che conta per burattini globalisti come Tusk; non il benessere del popolo polacco, l’economia, la cultura, il patrimonio o qualsiasi altra irrilevante feccia che alla fine verrà inglobata dal piano Kalergi dell’UE.
Il documento del NED prosegue con espliciti appelli alla “giustizia di transizione”, un eufemismo globalista per indicare una guerra legale volta a perseguire e imprigionare gli oppositori politici una volta strappato loro il controllo giudiziario e legislativo. È sempre lo stesso vecchio schema, in ogni paese:
Il progetto di processare i politici più in vista del PiS ha implicazioni sia politiche che legali e si scontrerà con un’élite radicata e potente. Il presidente del Tribunale di Stato, ad esempio, è stato nominato dal precedente regime ed è di fatto il primo presidente della Corte Suprema. La presidenza è ricoperta da Andrzej Duda, alleato del PiS, e anche la Corte Suprema e altri incarichi sono ora occupati da persone legate al precedente partito di governo. Sarebbe ingenuo pensare che queste figure parteciperanno volontariamente alla seconda ondata di giustizia di transizione. Al contrario, è probabile che ostacoleranno l’azione e attenueranno le responsabilità per i misfatti del passato. Ciò lascia alle commissioni parlamentari la maggior parte del potere inquirente. Secondo il Codice di procedura penale, queste commissioni dispongono di alcuni strumenti per sanzionare coloro che vengono convocati in caso di mancata ottemperanza.
Altri esempi pubblicati da Mike Benz:
Si noti la particolare attenzione riservata alla nomina dei giudici del Tribunale costituzionale, che, a loro avviso, sarebbe stata fondamentale per i loro piani. Chiedono apertamente che il leader del partito PiS, Jaroslaw Kaczynski, venga “ritenuto responsabile”, un altro eufemismo per “eliminato”, in un modo o nell’altro.
In definitiva, tutto ruota attorno al loro bisogno di controllo del Tribunale, poiché il compito di questo tribunale è interpretare la Costituzione polacca , il che gli conferisce l’autorità di interpretare la questione fondamentale se la Costituzione sia subordinata al diritto dell’UE o viceversa. La mafia di Tusk a Bruxelles vuole usare il tribunale per assicurarsi che la Costituzione polacca rimanga soggetta al diritto dell’UE in ogni caso.
“Le serie preoccupazioni relative al Tribunale costituzionale e alla sua giurisprudenza sono state confermate dalla Corte di giustizia dell’UE.”
«La Corte di giustizia ha ritenuto che la Polonia non avesse adempiuto ai propri obblighi ai sensi del diritto dell’UE poiché il Tribunale costituzionale polacco aveva violato il principio di effettiva tutela giurisdizionale e ignorato il primato, l’autonomia, l’efficacia e l’applicazione uniforme del diritto dell’UE , nonché il valore vincolante delle due sentenze della Corte. Alla luce delle gravi irregolarità riscontrate nella nomina di tre giudici della Corte costituzionale polacca nel dicembre 2015 e del suo Presidente nel dicembre 2016, la Corte ha messo in discussione lo status del Tribunale costituzionale quale tribunale indipendente e imparziale istituito per legge ai sensi del diritto dell’UE.»
Il Tribunale costituzionale ha affermato che la Corte di giustizia dell’UE non ha giurisdizione per pronunciarsi su questioni relative al Tribunale costituzionale e che la sua sentenza non ha effetto sul funzionamento del Tribunale stesso. Il Tribunale costituzionale ha dichiarato incostituzionale il criterio di indipendenza applicato ai giudici dei tribunali amministrativi.
Leggete attentamente di nuovo: l’organo dell’UE considera una pericolosa violazione del diritto dell’UE il fatto che il Tribunale costituzionale polacco abbia osato infrangere il “primato… del diritto dell’UE” . Il Tribunale costituzionale ha inoltre dichiarato che “la Corte di giustizia dell’UE non ha giurisdizione per pronunciarsi su questioni relative al Tribunale costituzionale” .
Per porre rimedio a questa situazione di stallo, il documento dell’UE chiede che le “autorità competenti” della Polonia, essenzialmente il presidente, consentano la nomina dei giudici globalisti scelti dal parlamento polacco di orientamento liberale:
Nel marzo 2026, il Parlamento ha adottato una risoluzione con la quale ha ribadito la necessità di ripristinare l’indipendenza del Tribunale costituzionale ed ha eletto, il 13 marzo e l’11 giugno 2026, sette giudici per ricoprire i posti vacanti all’interno del Tribunale. Il 5 maggio 2026, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso misure provvisorie che obbligavano le autorità polacche competenti ad astenersi dall’ostacolare l’assunzione e l’esercizio delle funzioni giurisdizionali da parte di quattro di questi giudici.
Come già accennato, il presidente polacco non è legalmente obbligato a rispettare le nomine, secondo la Costituzione; al contrario, il Sejm sostiene che la nomina non richieda l’approvazione presidenziale, e questo processo appare giuridicamente ambiguo. Si è quindi creata una situazione di stallo, e la mafia globalista di Tusk è stata costretta ad agire impulsivamente impadronendosi del tribunale a causa dell’urgenza delle imminenti elezioni parlamentari del 2027.
È significativo notare che non ci sono state condanne di rilievo da parte dell’UE o di altri organismi internazionali per questa flagrante violazione del loro sacro “Stato di diritto”. Se Putin avesse inviato i suoi scagnozzi a occupare con la forza la Corte Suprema russa, quante riunioni “di emergenza” e dichiarazioni internazionali sarebbero state indette? Ciò mette ancora una volta in luce l’ipocrisia dell’Occidente globalista che negli ultimi anni ha chiuso un occhio o addirittura avallato apertamente la messa al bando dei partiti di opposizione, l’annullamento delle elezioni, l’incarcerazione di figure politiche conservatrici e molto altro ancora.
L’ex presidente della Polonia Andrzej Duda ha riassunto al meglio la situazione paragonando le azioni di Tusk a quello che oggi è comunemente considerato il “modo di fare europeo”:
La saga continua a svolgersi e potrebbe persino precipitare in una crisi ben più grave, a seconda di quanto Tusk deciderà di spingersi oltre con i suoi piani disperati.
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Con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, Trump si è dato da fare a insinuare un rinnovato attacco all’Iran. Durante i recenti comizi, ha minacciato di “fare un torto all’Iran” come non se ne sono mai visti:
In modo assurdo, pur affermando che l’Iran “non può e non avrà un’arma nucleare”, sostiene poi che tale capacità è ora “sepolta sotto migliaia di tonnellate di roccia”. La domanda logica che ne consegue è: perché, allora, la necessità di ulteriori attacchi? È la solita contraddizione.
Il Wall Street Journal riporta che l’operazione di salvataggio di Hormuz, condotta dagli Stati Uniti, costa ora ai contribuenti americani la cifra esorbitante di 2-3 miliardi di dollari al mese per il suo mantenimento:
Attualmente gli Stati Uniti hanno 50.000 soldati e 20 navi della Marina impegnati in Medio Oriente, e il Congressional Budget Office stima che il conflitto costi agli Stati Uniti dai 2 ai 3 miliardi di dollari al mese, poiché il Pentagono consuma munizioni, carburante per aerei e rifornimenti per sostenere le proprie operazioni.
Secondo un nuovo rapporto del Congressional Budget Office , il costo totale del conflitto armato con l’Iran finora ha superato i 38 miliardi di dollari, cifra che non include nemmeno gli altri costi accessori generati indirettamente dalla guerra:
Costi operativi, logistici e di mantenimento del Dipartimento della Difesa.
Secondo le stime del CBO, al 1° agosto 2026 il conflitto armato con l’Iran è costato al Dipartimento della Difesa circa 38 miliardi di dollari. Tale importo comprende i costi di sostituzione delle munizioni esaurite e delle attrezzature perse in battaglia, l’aumento delle ore di volo, altre operazioni e l’incremento dei costi del carburante.
Questi costi in continua e spropositata servono tutti a promuovere l’agenda politica di Trump, secondo cui gli Stati Uniti “controllano” Hormuz e facilitano senza problemi il transito di energia globale. In realtà, questa narrazione continua a presentare diverse incongruenze.
Un’analisi condotta dal gruppo di pressione statunitense United Against Nuclear Iran (UANI), che monitora il traffico di petroliere legate all’Iran utilizzando il tracciamento navale e satellitare, mostra che almeno otto navi cisterna che trasportano GPL iraniano hanno lasciato il Golfo dell’Oman da metà luglio.
Un’altra petroliera che trasportava carburante per aerei iraniano ha raggiunto il Myanmar a settembre, come dimostrano ulteriori immagini satellitari e analisi del gruppo di intelligence marittima SynMax.
Un’analisi di Reuters sulle navi e sulle sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro statunitense ha rivelato che sei delle otto navi cisterna per gas e la nave cisterna per carburante per aerei sono soggette a sanzioni statunitensi per il trasporto di prodotti petroliferi e petrolchimici iraniani.
Allo stesso tempo, Bloomberg scrive che l’amministrazione Trump sta procedendo alla legittimazione delle petroliere della precedente flotta “ombra”:
L’amministrazione Trump sta consentendo alle petroliere soggette a sanzioni di avviare una procedura per poter iniziare a trasportare legalmente petrolio greggio , ha dichiarato il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright.
Gli investitori propongono di acquistare petroliere inattive soggette a sanzioni, ristrutturarle e utilizzarle per trasportare petrolio non soggetto a sanzioni, ha dichiarato Wright lunedì durante un evento di Citadel Securities a New York.
“Sposteremo alcune navi da quella che io chiamo la ‘flotta dei cattivi’ alla ‘flotta dei buoni'”, ha detto Wright. “Non trasporteranno più petrolio soggetto a sanzioni.”
La vicenda rivela che dietro le quinte le cose non sono così semplici come sembrano. Abbiamo scritto più volte di accordi segreti e strette di mano sottobanco che permettono a diversi prodotti energetici di attraversare lo stretto, nonostante le affermazioni di “blocchi”.
L’amministrazione è costretta a giocare su due fronti: da un lato, Trump ha bisogno dell’immagine di un blocco efficace e “inattaccabile”, dall’altro ha disperatamente bisogno che l’energia continui a fluire per sostenere l’economia in difficoltà alla vigilia delle importantissime elezioni di medio termine.
Naturalmente, secondo Trump, va tutto bene:
Mentre il Presidente degli Stati Uniti si dibatte con il suo trito e ritrito gioco di prestigio, l’Iran ha consolidato la sua posizione di egemone regionale, ereditata a seguito dello storico errore militare di Trump.
Il 26 ottobre, rappresentanti di Pakistan, Arabia Saudita e Turchia sono giunti a Teheran per importanti colloqui. Tra questi figuravano il Capo di Stato Maggiore del Pakistan, Asim Munir, il Ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, Khalid bin Salman, e il capo dell’agenzia di intelligence turca (MIT), Ibrahim Kalin.
Il quadro era inequivocabile. La guerra ha dimostrato che l’Iran si sta affermando come il centro di potere per eccellenza del Medio Oriente, dove le grandi potenze delle nazioni periferiche sono costrette a inchinarsi.
L’incontro è stato ospitato, in particolare, dal segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsan Rezaei, che è emerso come una figura chiave in Iran agli occhi degli Stati Uniti:
Il Washington Post scrive che la Casa Bianca sta corteggiando Rezaei nella speranza che diventi l’ influente funzionario iraniano in grado di porre fine al conflitto. JD Vance si è impegnato personalmente per ottenere un incontro con il nuovo e influente personaggio iraniano.
Con l’aumentare del rischio di un rinnovato conflitto con l’Iran, il vicepresidente JD Vance ha inviato un messaggio al leader ultraconservatore di Teheran.dicendo cheÈ pronto a incontrarlo personalmente per discutere una soluzione negoziata alla guerra.
La scorsa settimana Vance ha inviato una lettera a Mohsen Rezaei , segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ed ex leader del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. La lettera e il suo intento mi sono stati descritti da un funzionario statunitense a conoscenza dei negoziati. Il messaggio è stato reso pubblico per la prima volta dal Wall Street Journal.
La tempistica è intrigante: arriva subito dopo che Rezaei ha ospitato importanti leader militari e dell’intelligence mediorientale, il che suggerisce che l’amministrazione Trump sia diventata preoccupata e invidiosa della crescente influenza e del potere dell’Iran, e sia disperata di intervenire estorcendo risposte su cosa sia stato discusso e concordato direttamente dal padrone di casa.
Teheran, IRNA – Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale (SNSC), Mohsen Rezaei, ha dichiarato che una riunione quadrilaterale tenutasi a Teheran, alla quale hanno partecipato alti funzionari di Pakistan, Arabia Saudita e Turchia, ha sottolineato la necessità di garantire la sicurezza in Medio Oriente dall’interno della regione, senza interferenze straniere.
Come segnale chiaro e inequivocabile rivolto agli Stati Uniti, rappresenta il declino dell’influenza americana agli occhi delle potenze mediorientali, che hanno assistito in prima persona al fallimento dell’America nell’imporre la propria volontà al gigante iraniano nello Stretto di Hormuz.
In una lettera inviata direttamente a Rezaei, Vance descrive l’ex leader delle Guardie Rivoluzionarie come l’unico uomo in grado di promuovere un accordo per fermare il programma nucleare iraniano – lo stesso che Trump ha seppellito sotto migliaia di tonnellate di roccia – e si dice che sia tra le poche persone in costante contatto con l’enigmatica Guida Suprema Mojtaba Khamenei:
L’iniziativa di Vance riflette la convinzione dell’amministrazione Trump che Rezaei sia il punto di contatto essenziale a Teheran e l’unica persona in grado di costruire un consenso attorno a un accordo per fermare il programma nucleare. Funzionari dell’intelligence statunitense ritengono che Rezaei sia in contatto regolare con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei e che i due abbiano comunicato negli ultimi giorni , da quando è stata ricevuta la lettera di Vance. Se dovesse aver luogo un incontro, ha affermato il funzionario statunitense, i luoghi più probabili sarebbero Istanbul o Doha, in Qatar.
Non sorprende che l’articolo del Washington Post sottolinei come dietro l’urgenza si celi la convinzione degli Stati Uniti che la finestra di pace “potrebbe chiudersi” a causa delle pressioni israeliane per un’ulteriore escalation militare. Leggendo tra le righe, si comprende appieno la situazione: l’atto disperato e senza precedenti di Vance di contattare direttamente un ex capo delle Guardie Rivoluzionarie per un incontro personale ha lo scopo di prevenire quella che sa essere un’imminente provocazione israeliana che trascinerebbe ancora una volta gli Stati Uniti in una disastrosa continuazione della guerra.
La Casa Bianca ritiene che la finestra di opportunità per raggiungere un accordo senza un ritorno alla guerra si stia chiudendo. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu spinge per un cambio di regime come unica via “per eliminare questa minaccia una volta per tutte”. Dopo l’inaspettata e forte performance alle elezioni di martedì, Netanyahu conserva un ruolo decisivo in Israele. Il Presidente Donald Trump ha affermato di voler “portare a termine il lavoro” in Iran e il Pentagono sta intensificando l’invio di truppe nella regione. Ma è chiaro che Trump e Vance preferiscono un accordo pacifico a un nuovo conflitto.
In sintesi: gli Stati Uniti sono ora ricorsi a supplicare le Guardie Rivoluzionarie per un accordo al fine di tenere a bada l’avanzata israeliana, poiché non hanno il potere di limitare il controllo di Israele sul governo e sulla politica statunitensi.
La nuova campagna di attacchi, appena promessa, sarà probabilmente la più debole e meno efficace di tutte. Questo perché, a questo punto, le vanterie di Trump sono diventate inversamente proporzionali alle capacità del suo esercito, dato il degrado storico che il conflitto ha inflitto alle forze armate.
Oltretutto, l’Iran ha ricostituito gran parte di ciò che era andato perduto durante la guerra e ora ha una comprensione molto più approfondita delle tattiche statunitensi. Gli Stati Uniti si trovano anche in una situazione di grave svantaggio rispetto al primo conflitto, avendo perso ingenti risorse regionali sotto forma di basi, nodi di comando e controllo, installazioni radar, droni ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) e morale delle truppe. Di fatto, la capacità degli Stati Uniti di colpire in profondità all’interno dell’Iran è ora messa in discussione, soprattutto dopo l’esaurimento delle principali munizioni a lungo raggio. Qualsiasi attacco futuro probabilmente continuerebbe a concentrarsi su installazioni costiere insignificanti e grandi infrastrutture civili come le centrali elettriche, che possono essere colpite anche da munizioni economiche a bassa precisione come il drone “Lucas”, una copia dello Shahed.
Ecco perché continuano a circolare voci secondo cui, al di là delle apparenze, gli Stati Uniti starebbero segretamente chiedendo all’Iran il permesso di colpire obiettivi strategici senza subire ritorsioni:
ULTIM’ORA: Secondo quanto riportato dal giornalista iraniano dell’IRIB Morteza Ghoroghi, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto all’Iran il permesso di colpire Pickaxe Mountain senza ritorsioni, con Donald Trump intenzionato a lanciare attacchi contro l’Iran entro le prossime 24 ore.
Ghoroghi ha scritto che “l’America ha chiesto all’Iran di permettere un attacco a Pickaxe Mountain senza reagire”.
Se, come previsto, gli Stati Uniti riprenderanno un massiccio attacco contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato, si tratterà probabilmente di una messa in scena ancora più imponente di prima, il cui scopo sarà quello di permettere a Trump di segnalare una “vittoria” che gli consentirà di salvare la faccia e di uscire dalla guerra.
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Nonostante le promettenti opportunità economiche che questo potrebbe aprire, è improbabile che la Russia accetti compromessi strategico-militari nell’ambito di un accordo globale mediato dagli Stati Uniti con la NATO orientale, a meno che la NATO orientale non ricambi.
A fine ottobre, il Telegraph ha pubblicato un articolo citando fonti diplomatiche anonime secondo cui ” la Russia spera di indebolire la NATO con i colloqui di pace con l’Ucraina “. Prevedono che “Putin probabilmente chiederà che la presenza della NATO in Europa venga ridotta ai livelli del 1997, prima che i paesi dell’ex blocco orientale iniziassero ad aderire all’alleanza”, in base alle sue richieste di garanzie di sicurezza formulate a partire dalla fine del 2021. Questa previsione si basa sull’annuncio del suo principale consigliere, Yuri Ushakov, secondo cui la Russia ora desidera che l’Europa partecipi al processo di pace.
Secondo il Telegraph, “ciò significherebbe un potenziale ritiro delle truppe NATO da Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania, nonché dalla Finlandia, che ha aderito all’alleanza nel 2023”. Tecnicamente parlando, non è del tutto vero, dato che la Russia ha auspicato un ritorno allo status quo militare-strategico continentale a partire dalla data di firma dell’Atto Fondamentale NATO-Russia nel 1997. In pratica, ciò significherebbe il ritiro delle truppe dei Paesi membri della NATO precedenti al 1997 dai territori dei nuovi membri.
Come valutato in precedenza , ciò potrebbe persino gettare le basi per il loro patrocinio militare congiunto sul Baltico orientale, fulcro della NATO 3.0 , che prevede che gli europei guidino il contenimento della Russia da parte della NATO, mentre gli Stati Uniti ” tornano all’Asia (orientale) ” per contenere più efficacemente la Cina. L’ Intermarium , ovvero gli stati tra Germania e Russia, dovrebbe svolgere il ruolo più importante in questo contesto. Polonia e Svezia ne sono i pesi massimi, quindi è naturale che guidino congiuntamente il contenimento della Russia.
Gran Bretagna, Francia e Germania, le prime due potenze nucleari e la terza leader de facto dell’UE, hanno schierato diverse forze nei territori degli Stati membri successivi al 1997. Tuttavia, nell’ambito di un accordo generale mediato dagli Stati Uniti tra la NATO orientale e la Russia sull’architettura di sicurezza europea del dopoguerra, potrebbero potenzialmente ritirare le proprie forze per facilitare i compromessi da parte della Russia senza mettere in pericolo i loro alleati. Questi alleati regionali, guidati da Polonia e Svezia, sono ora abbastanza forti da poter resistere autonomamente.
In cambio del rispetto dello spirito della richiesta russa ai membri della NATO precedenti al 1997 di ritirare le proprie truppe dai territori dei membri successivi, questi ultimi e la Russia potrebbero raggiungere un accordo di de-escalation mediato dagli Stati Uniti per il ritiro delle loro truppe dal confine. Mosse simmetriche da parte della Polonia e degli Stati baltici da un lato, e della Russia e della Bielorussia dall’altro, potrebbero costituire la base dell’architettura di sicurezza europea del dopoguerra e portare a nuovi negoziati sul controllo degli armamenti, se vi fosse la volontà di farlo.
Nonostante le promettenti opportunità economiche che questo potrebbe aprire, è improbabile che la Russia accetti compromessi strategici-militari nell’ambito di un accordo globale mediato dagli Stati Uniti con la NATO orientale, a meno che quest’ultima non ricambi. La via più realistica per raggiungere tale obiettivo è il ritiro delle forze russe dai territori occupati dai paesi membri successivi al 1997. Anche la Francia dovrebbe ritirare la sua offerta di estendere il proprio ombrello nucleare su questi territori. In tal caso, una stabilità duratura nel dopoguerra diventerebbe una prospettiva concreta.
Questo ordine emergente è il più sostenibile possibile date le circostanze.
Il grande obiettivo strategico che la Russia cercava di perseguire con il suo intervento militare su larga scala in Ucraina era quello di rimodellare l’architettura di sicurezza europea al fine di risolvere il dilemma di sicurezza tra NATO e Russia, causato dalla continua espansione verso est del blocco nel corso dei decenni. La NATO ha respinto le richieste di garanzie di sicurezza della Russia a partire dalla fine del 2021, i colloqui di pace con l’Ucraina della primavera del 2022 sono stati sabotati e la Russia non è stata in grado di raggiungere i suoi obiettivi massimalisti in Ucraina con la forza.
Questa situazione contestualizza diversi recenti sviluppi che, nel loro insieme, hanno preparato il terreno per una serie di compromessi mediati dagli Stati Uniti tra la NATO europea (E-NATO) e la Russia, volti a costruire l’architettura di sicurezza postbellica più realistica e sostenibile per il continente. La tendenza generale è la creazione, da parte degli Stati Uniti, della NATO 3.0 , che si rifà alla visione di Trump 2.0 di una E-NATO in grado di contenere la Russia, consentendo così il ridispiegamento della maggior parte delle forze americane in Europa verso il territorio nazionale, l’America Latina e la regione Asia-Pacifico.
Affinché la Russia acconsenta al dispiegamento dei peacekeeper dell’E3 in Ucraina, gli Stati Uniti dovrebbero impegnarsi per iscritto a non estendere loro le garanzie previste dall’articolo 5 della Costituzione, e i membri della NATO precedenti al 1997 dovrebbero ritirarsi dai paesi che hanno aderito dopo l’Atto Fondamentale NATO-Russia di quell’anno. L’unica eccezione potrebbe essere una base militare statunitense permanente in Polonia, che potrebbe essere necessaria affinché il paese di riferimento polacco dell’Intermarium accetti tutti i compromessi che verranno trattati in questo articolo.
Allo stesso modo, probabilmente a parte gli Stati Uniti, anche la Francia e il Regno Unito dovrebbero impegnarsi per iscritto a non estendere i loro ombrelli nucleari ai membri del blocco successivi al 1997. Detto questo, i paesi dell’Intermarium (ad eccezione della Norvegia, membro del Blocco Vichingo e membro fondatore della NATO) potrebbero schierare un numero illimitato di truppe e attrezzature sul territorio altrui, il che rappresenterebbe un compromesso significativo da parte della Russia, considerando il rapido rafforzamento della componente aerea del Blocco Vichingo e il fatto che la Polonia comanda il più grande esercito dell’E-NATO .
Parallelamente, gli Stati Uniti potrebbero acquisire partecipazioni nei gasdotti Nord Stream, Yamal e Brotherhood affinché la Russia possa riprendere le esportazioni di energia verso l’UE sotto la supervisione statunitense, in modo che tutti abbiano un interesse comune nel mantenimento della pace. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti potrebbero mediare ritiri militari reciproci tra l’Intermarium e la Russia lungo il fianco orientale della NATO , che funge anche da fianco occidentale del ” cordone sanitario “. A quel punto, potrebbero seguire canali di gestione delle crisi e colloqui sul controllo degli armamenti per istituzionalizzare i progressi sopra descritti.
Il centro delle risorsepartenariato strategico che Russia e Stati Uniti stanno attivamentenegoziare secondo WesternmediaI rapporti darebbero a Washington interessi tangibili, finanziari e strategici nel preservare l’ordine postbellico in mezzo a qualsiasi provocazione che l’Ucraina, il Regno Unito e/o chiunque altro potrebbero mettere in atto per rovinarlo. Attraverso questi mezzi, gli Stati Uniti potrebbero più liberamente ” pivotare verso l’Asia ” per contenere la Cina, la Russia potrebbe concentrarsi sull’affrontare le emergenzeminacce in Asia centrale, e l’UE potrebbe ricostruire la sua economia devastata dalle sanzioni.
La Carta non deve seguire l’esempio delle dichiarazioni del BRICS e dell’SCO, diventando puramente superficiale.
La Bielorussia e la Russia hanno avviato congiuntamente il processo di stesura del testo di una Carta eurasiatica della diversità e della multipolarità, promossa per la prima volta dalla Bielorussia alla fine di settembre a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Myanmar, Tagikistan e Vietnam hanno firmato la loro dichiarazione congiunta. La notevole assenza di Cina e India, che insieme alla Russia costituiscono il nucleo RIC dei BRICS e dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), potrebbe essere spiegata dalle recenti critiche mosse dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko a tutti e tre i paesi.
All’incontro SCO+ tenutosi all’inizio di settembre, a margine del vertice SCO a Bishkek, ha dichiarato: «Siamo pronti ad agire in modo attivo e determinato. Francamente, è proprio questo che ci aspettiamo dai nostri leader. Per quanto possiamo essere tutti alla pari qui, riconosciamo che ci sono tre Stati particolarmente potenti — la Repubblica Popolare Cinese, l’India e la Federazione Russa — potenze nucleari influenti in termini di economia e risorse. Innanzitutto, ci aspettiamo che siano loro a prendere l’iniziativa. Purtroppo, tale iniziativa non c’è ancora».
Comunque sia, tutti gli Stati eurasiatici possono partecipare alla stesura della Carta. La dichiarazione congiunta ha inoltre annunciato che «lo scopo di questo processo è quello di elaborare un documento politico che definisca i principi di cooperazione, riaffermi l’impegno nei confronti del diritto internazionale e definisca approcci comuni per garantire una sicurezza equa e indivisibile nello spazio eurasiatico, nonché per favorire i partenariati economici, promuovere i legami culturali e umanitari e facilitare gli scambi tra civiltà in un’era multipolare».
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha aggiunto nel suo intervento all’evento di lancio che «La nostra proposta è quella di creare una nuova architettura di sicurezza eurasiatica come base per lo sviluppo pacifico e progressivo di tutte le nazioni che vivono nel continente più grande e ricco del pianeta, che ospita alcune delle civiltà più antiche del mondo». Il testo dovrà essere concordato all’unanimità secondo i «Termini di riferimento del gruppo di lavoro», dovrà essere redatto entro ottobre 2027 e successivamente si terrà a Minsk un vertice per la firma.
L’importanza della Carta risiede nel dare impulso alla transizione sistemica globale, stabilendo un codice di condotta che guidi il comportamento dei suoi firmatari nei rapporti reciprocie nei consessi multilaterali. Ciò può a sua volta portare a un’azione più coesa su una gamma più ampia di questioni in seno all’ONU, alla Banca Mondiale e ad altre istituzioni simili, rispetto a quanto possano ottenere i BRICS e l’SCO. Entrambi i gruppi multipolari sono gonfiati, il BRICS oggi molto più della SCO, e ciò ha compromesso la loro capacità di concordare dichiarazioni che non siano del tutto superficiali.
Si spera quindi che il processo di redazione del testo della Carta eviti di seguire lo stesso destino sotto questo aspetto, in modo da produrre finalmente un documento molto più mirato che possa poi portare a iniziative significativamente coordinate per accelerare i processi di multipolarità in tutto il mondo e, in particolare, all’interno dei forum multilaterali. Lo scenario in cui Stati rivali si contendano l’influenza nel processo di redazione del testo, indebolendone di conseguenza la formulazione, equivarrebbe a un’ennesima occasione persa per la multipolarità.
Pertanto, sebbene tutti gli Stati eurasiatici siano invitati a partecipare al processo di redazione del testo, la presidenza bielorussa dovrebbe far capire con discrezione alla Cina, all’India e agli altri rivali che manifestano interesse ad aderire che ci si aspetta che accettino condizioni più impegnative rispetto a quelle previste nelle dichiarazioni del BRICS e della SCO. In qualità di alleato nell’Unione Statale, la Russia può integrare gli sforzi della Bielorussia, soprattutto poiché fa parte del nucleo del RIC che sta guidando i processi di multipolarità globale. La Carta non deve seguire la stessa sorte delle dichiarazioni del BRICS e della SCO, diventando puramente superficiale.
Questo sviluppo è incredibilmente importante poiché potrebbe innescare una serie di eventi mediati dagli Stati Uniti per allentare le tensioni militari e di sicurezza tra la NATO orientale e la Russia dopo la fine del conflitto ucraino, attraverso un accordo globale tra tutte le parti.
Il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store hanno telefonato a Putin martedì per discutere della ripresa dei colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi il mese prossimo. Sono i primi membri principali della NATO europea (E-NATO), che esclude l’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, favorevole alla Russia, e il primo ministro slovacco Robert Fico, a rompere l’isolamento politico del blocco nei confronti della Russia. Non sorprende che Stubb abbia avuto un ruolo in questo.
A fine agosto aveva dichiarato che “A un certo punto, si dovrà instaurare un dialogo da parte europea, e forse il ruolo più importante in questo senso sarà svolto dai paesi che condividono un confine con la Russia”, affermazione che qui è stata interpretata come un’allusione a un suo possibile avvio di un dialogo con la Russia. Le argomentazioni sorprendentemente solide che ha espresso poco dopo riguardo alla Russia e il suo successivo tentativo di far ragionare le sue controparti isteriche della NATO europea hanno reso, a posteriori, la telefonata di martedì ancora più plausibile.
Quanto al motivo per cui il Primo Ministro norvegese ha accettato la chiamata, ciò si spiega con il fatto che ha ospitato l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, subito prima e subito dopo il suo ultimo viaggio a Mosca per incontrare Putin, durante il quale Witkoff ha incontrato anche Stubb e Zelensky. Il ruolo di Oslo nell’ultima fase del processo di pace russo-ucraino mediato dagli Stati Uniti è significativo poiché la Norvegia non è membro dell’UE, e quindi il suo ministro degli Esteri di fatto, Kaja Kallas, politicamente intransigente, è escluso da questi colloqui.
L’assetto sopra descritto rappresenta un sottoblocco baltico all’interno della NATO , in grado di esercitare simultaneamente influenza sull’Artico, sul Baltico e sull’Europa centrale, costituendo così il nucleo della NATO 3.0 . Il relativo pragmatismo dimostrato di recente nei confronti della Russia dai membri finlandesi e norvegesi del Blocco Vichingo potrebbe portare direttamente alla ripresa del dialogo tra Polonia e Russia , sebbene forse con la mediazione di Trump, data la ben nota animosità storica tra i rispettivi governi.
Il bucaneve polacco-bielorusso La diplomazia potrebbe combinarsi con il riavvicinamento tra Bielorussia e Stati Uniti e con l’approccio pragmatico del Blocco Vichingo verso la Russia per creare un canale di gestione delle crisi tra Russia, Stati Uniti e Polonia, che potrebbe estendersi alla Bielorussia, al Blocco Vichingo e agli Stati baltici. L’obiettivo potrebbe essere quello di sfruttare questo canale per coordinare i reciproci ritiri militari dal confine a fini di de-escalation, in modo da gettare le basi per la costruzione dell’architettura di sicurezza europea postbellica e la ripresa dei negoziati sul controllo degli armamenti.
La rottura tra Finlandia e Norvegia e l’isolamento della Russia da parte della NATO è quindi incredibilmente importante poiché potrebbe mettere in moto una sequenza di eventi mediati dagli Stati Uniti per alleviare le tensioni militari e di sicurezza tra la NATO e la Russia dopo la fine del conflitto ucraino per un grandeun accordo tra tutte le parti. In tale scenario, l’architettura di sicurezza europea del dopoguerra sarebbe costruita principalmente dall’Intermarium, guidato congiuntamente da Polonia e Svezia, e dalla Russia sotto la supervisione degli Stati Uniti, e potrebbe in definitiva risultare sostenibile.
Le loro potenziali pattuglie congiunte lungo i confini tra Finlandia e Stati baltici e la Russia potrebbero diventare un elemento permanente dell’architettura di sicurezza europea del dopoguerra.
L’annuncio svedese di fine settembre relativo al secondo dispiegamento in altrettanti anni di aerei Gripen in Polonia è stato seguito, poco dopo e all’inizio di ottobre, da un annuncio correlato riguardante il sistema di difesa aerea Patriot, che andrà a integrare gli sforzi di Stoccolma per proteggere il centro logistico della NATO a Rzeszów. La tempistica coincide con il previsto dispiegamento svedese di aerei e navi da guerra in Finlandia per contribuire al pattugliamento del confine con la Russia. Questo evento rappresenta inoltre una rapida espansione della cooperazione militare con la Polonia.
Solo 13 mesi fa, nel settembre 2025, hanno firmato un accordo di cooperazione tecnico-militare e, nello stesso mese, hanno condotto la loro prima esercitazione a breve termine (SNEX) sull’isola strategica svedese di Gotland. Due mesi dopo, a novembre, la Polonia ha annunciato l’acquisto dalla Svezia di tre sottomarini diesel-elettrici di classe A26 Blekinge, nell’ambito di un accordo il cui valore è stimato in poco meno di 2,5 miliardi di euro. La tendenza generale che avvicina questi due Paesi è il concetto di NATO 3.0 promosso dagli Stati Uniti.
In sostanza, ciò si riferisce alla supervisione da parte degli Stati Uniti del contenimento della Russia da parte della NATO europea (E-NATO), mentre gli Stati Uniti “tornano all’Asia (orientale)” per contenere più efficacemente la Cina. Gli alleati che dovrebbero accelerare l’attuazione di questo processo fanno parte del Gruppo di Bergen , organizzato dagli Stati Uniti, che include in particolare Svezia e Polonia. Entrambe svolgono un ruolo importante nel nuovo ” cordone sanitario ” attorno alla Russia. La prima guida il Blocco Viking nell’Artico-Baltico, mentre la seconda comanda il più grande esercito della NATO europea .
Qui è stato spiegato che la Polonia prevede di collegare il Blocco Vichingo lungo il fianco nord-occidentale del “cordone sanitario” con l’Impero Neo-Ottomano guidato dalla Turchia lungo tutto il suo fianco meridionale, al fine di diventare il cuore geomilitare della NATO 3.0. Il grande obiettivo strategico della Polonia è quello di assemblare l’ Intermarium sotto la sua guida per contenere la Russia nel modo più efficace possibile. La Polonia non confina direttamente con la Turchia, ma solo con la Svezia attraverso il Mar Baltico, ed è per questo che al momento sta dando priorità a questo vettore dei suoi piani per la NATO 3.0.
L’invito rivolto alla Svezia a rafforzare la complessa difesa aerea del centro logistico NATO di Rzeszów può essere considerato il seguito spirituale dell’esercitazione SNEX di Gotland del settembre 2025 e un segnale di ciò che ci aspetta. Una cooperazione più complessa e forse anche duratura potrebbe presto seguire. Ad esempio, la Polonia potrebbe unirsi alla missione aerea e navale svedese lungo i confini finlandesi con la Russia, qualora i partner comuni di Helsinki lo richiedessero. Missioni congiunte simili sono possibili anche negli Stati baltici.
Tutti gli elementi sopracitati potrebbero diventare componenti permanenti dell’architettura di sicurezza europea del dopoguerra, il cui scopo potrebbe essere quello di ampliare gli interessi diretti degli stati regionali nella sicurezza reciproca, in modo che qualsiasi incidente con la Russia provochi una risposta congiunta, “scoraggiando” così il Cremlino, come quest’ultimo potrebbe credere. Il rischio, tuttavia, è che un incidente di minore entità possa degenerare in una crisi potenzialmente incontrollabile, e la consapevolezza di tale rischio potrebbe indurre terze parti, come l’Ucraina, a compiere provocazioni sotto falsa bandiera a tale scopo.
Ciò che è necessario, quindi, nello scenario di una protezione militare congiunta svedese-polacca sulla Finlandia e sugli Stati baltici, che potrebbe costituire il nucleo della NATO 3.0, sono canali di gestione delle crisi tra questi paesi (almeno Svezia e Polonia), il leader americano della NATO e la Russia. Questo potrebbe idealmente gettare le basi per nuovi accordi di de-escalation, anche se non sul controllo degli armamenti come quelli esistenti prima del 2022, che ridurrebbero complessivamente il rischio di una guerra dovuta a errori di valutazione. Trump farebbe bene a proporre questa soluzione.
Può accettare i compromessi economici, politici e di sicurezza che gli Stati Uniti tacitamente si aspettano da lei per poter svolgere un ruolo chiave nell’ordine europeo postbellico che Trump intende costruire con Putin, oppure può isolarsi mentre il blocco vichingo, la Germania e persino l’Ucraina ne traggono vantaggio.
La fine del comunismo ha visto la Polonia prendere la fatidica decisione di aderire alla NATO, che ha rappresentato l’espansione verso est più significativa del blocco, data la secolare rivalità con la Russia e il suo status di membro del Patto di Varsavia più popoloso al di fuori dell’ex Unione Sovietica, rimodellando così l’ordine europeo. La prossima decisione di politica estera della Polonia sarà altrettanto cruciale, tuttavia, poiché la fine del conflitto ucraino rimodellerà l’ordine europeo in modo altrettanto radicale quanto la fine del comunismo.
Il ministro delle Finanze polacco Andrzej Domański ha dichiarato lunedì, durante il quarto Forum economico polacco-tedesco, che “In nessun caso si potrà mai tornare al ‘business as usual’ con la Russia. La Polonia non lo accetterà mai”. Quella che normalmente verrebbe considerata una banalità scontata assume un significato strategico alla luce dell’articolo del Washington Post, pubblicato dopo l’ accordo sul diesel tra Russia e Stati Uniti, secondo cui Trump prevede di mediare un importante accordo energetico tra Russia, UE e Ucraina nell’ambito di un grande compromesso .
Se la Polonia si rifiutasse categoricamente di partecipare a un accordo in base al quale gli Stati Uniti potrebbero ottenere partecipazioni parziali nel gasdotto Yamal, che attraversa il territorio polacco, come “salvaguardia politica” per la ripresa delle esportazioni di energia russa verso l’UE, si troverebbe isolata dall’ordine emergente auspicato dagli Stati Uniti. Questo perché gli Stati Uniti potrebbero prevedibilmente ottenere partecipazioni simili nel Nord Stream, che termina in Germania, e/o nel gasdotto Fratellanza, che attraversa l’Ucraina. Berlino e Kiev avrebbero quindi la meglio su Varsavia .
Allo stesso modo, i membri finlandesi e norvegesi del Blocco Vichingo, che include anche la Svezia (Danimarca, Islanda e Stati baltici possono essere considerati parte di esso o partner a seconda dei punti di vista), hanno appena rotto l’isolamento politico della Russia da parte della NATO europea (E-NATO) chiamando Putin . ” Il fronte artico del ‘Cordon Sanitaire’ è il più minaccioso per la Russia “, ma il fronte centroeuropeo guidato dalla Polonia è al secondo posto, dato che la Polonia ora comanda il più grande esercito dell’E-NATO .
Il blocco vichingo e la Polonia possono guidare congiuntamente l’ Intermarium tra Germania e Russia nell’architettura di sicurezza europea del dopoguerra, che sembra essere la soluzione preferita dagli Stati Uniti, in quanto rappresenta l’esito più realistico e sostenibile del conflitto ucraino, consentendo loro di ” pivotare verso l’Asia “. Affinché ciò accada, tuttavia, la politica estera polacca deve allinearsi con quella del leader americano della NATO, che sta organizzando la NATO 3.0 proprio con l’obiettivo di contenere la Russia all’interno del blocco, in modo che gli Stati Uniti possano poi contenere la Cina.
La Polonia può svolgere un ruolo chiave nell’ordine europeo postbellico auspicato dagli Stati Uniti, ma dovrà accettare la sua dimensione economica, trainata dal settore energetico, e riprendere il dialogo con la Russia (probabilmente inizialmente con la mediazione statunitense) per allentare le tensioni tra l’Intermarium e la Russia. In tal caso, la Polonia potrebbe diventare più importante per la Russia nell’ordine postbellico rispetto alla Germania, come proposto in precedenza , ma se rifiutasse questi compromessi pragmatici, si ritroverebbe isolata e perderebbe il favore degli Stati Uniti, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero.
Non è quindi un’esagerazione affermare che la Polonia si trova di fronte alla decisione di politica estera più cruciale dalla fine del comunismo. Può accettare i compromessi economici, politici e di sicurezza tacitamente richiesti dagli Stati Uniti per poter svolgere un ruolo chiave nell’ordine europeo postbellico che Trump intende costruire con Putin , oppure può isolarsi mentre il blocco vichingo, la Germania e persino l’Ucraina ne traggono vantaggio. Le conseguenze di questa decisione dureranno decenni, quindi la Polonia deve scegliere con estrema attenzione.
A quanto pare, Trump è finalmente riuscito a costringere Zelensky alla sua prima concessione.
Il cessate il fuoco che Melania Trump ha contribuito a siglare nell’insediamento di Alyoshki, in prima linea sul lato russo del fiume Dnepr, nella regione di Kherson, sta sorprendentemente reggendo . La Russia ha sempre rispettato tutti i precedenti cessate il fuoco, mentre l’Ucraina non lo ha mai fatto, sfruttandoli invece per far ruotare le proprie truppe, rifornire il fronte e poi riprendere le ostilità con la Russia da posizioni sul campo di battaglia relativamente più vantaggiose. Il fatto che l’Ucraina abbia finora rispettato l’ultimo cessate il fuoco merita quindi un approfondimento.
Per questi motivi, potrebbero esserci gravi conseguenze se l’Ucraina violasse in modo significativo il cessate il fuoco di Melania, il che potrebbe spingere Trump a tagliare le forniture di armi, intelligence, Starshield, ecc. all’Ucraina come punizione per aver umiliato sua moglie, come potrebbe affermare che Zelensky abbia fatto in quello scenario. Anche i giornalisti del canale Newsmax, vicino a Trump, sono sul posto per monitorare il cessate il fuoco e sono in contatto con Melania , quindi lei potrebbe informare immediatamente il marito se l’Ucraina violasse il cessate il fuoco.
Zelensky sta quindi procedendo con cautela, tenendo presente che il fallimento da parte dell’Ucraina dei prossimi colloqui trilaterali con la Russia, mediati dagli Stati Uniti, potrebbe compromettere definitivamente i suoi rapporti con Trump, il quale prevede di ospitare una cerimonia per la firma dell’accordo di pace durante il G20 di dicembre in una delle sue proprietà a Miami. Non c’è alcuna garanzia che ciò accada entro quella data, ma se l’Ucraina violasse il cessate il fuoco di Alyoshki, Putin potrebbe incolpare Zelensky di aver mandato a monte l’ultimo tentativo di Trump di vincere il Premio Nobel per la Pace, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero.
Se il cessate il fuoco dovesse reggere, tuttavia, potrebbe essere esteso ad altri insediamenti in prima linea, a condizione che vi sia la volontà politica da parte di tutte e tre le parti. L’ufficio di Melania potrebbe proporlo, e sia Putin che Zelensky sarebbero riluttanti a rifiutarlo per timore di irritare Trump. In questo scenario, il modello di cessate il fuoco monitorato dai media statunitensi negli insediamenti locali potrebbe diventare lo standard per la prima fase di attuazione di un cessate il fuoco più ampio , che potrebbe iniziare nella regione di Kherson per poi estendersi ad altre zone.
Kherson rappresenterebbe un punto di partenza realistico per un cessate il fuoco più ampio, dato che il Dnepr funge da Linea di Controllo tra Russia e Ucraina, il che significa che qualsiasi cessate il fuoco in quella regione equivarrebbe di fatto alla cessazione degli attacchi al di là del fiume. In caso di successo, la fase successiva potrebbe prevedere un cessate il fuoco marittimo per la protezione della Crimea, di Odessa e del traffico marittimo internazionale, quest’ultimo sfruttato dall’Ucraina per contrabbandare armi nel paese. Trump considererebbe una vittoria un eventuale accordo in tal senso al G20.
Nel complesso, la sorprendente adesione dell’Ucraina al cessate il fuoco di Alyoshki voluto da Melania Trump suggerisce che quest’ultimo sia finalmente riuscito a costringere Zelensky alla sua prima concessione, sulla quale potrà poi costruire ulteriori accordi per porre fine rapidamente al conflitto. La tempistica è ipotetica, ma i segnali sono chiari: Trump si sta lavando le mani della guerra per procura della NATO contro la Russia attraverso l’Ucraina per ” tornare all’Asia (orientale) ” e contenere più efficacemente la Cina durante i suoi ultimi due anni di mandato.
Volevano spingere la coalizione di governo a condannare i loro piani per smascherare l’ipocrisia dei liberali, dopo che il sindaco loro alleato aveva permesso agli ucraini di tenere la Marcia dell’Indipendenza di quest’anno a Varsavia, nonostante le nuove tensioni politiche e sociali con l’Ucraina a causa del genocidio in Volinia.
A metà settembre, il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz ha dichiarato che “le proposte politiche per l’organizzazione di marce non sono tentativi di commemorazione e di costruzione di un’autentica politica della memoria, ma creano invece ulteriori divisioni tra le nazioni”. Il riferimento era alla proposta avanzata a fine agosto dal deputato conservatore dell’opposizione Dariusz Matecki di tenere la Marcia per la Festa dell’Indipendenza di quest’anno l’11 novembre a Leopoli, una delle culle storiche della civiltà polacca, poi entrata a far parte dell’Ucraina.
Ha spiegato che “l’assistenza fornita dallo Stato polacco ai polacchi che vivono in Ucraina è insufficiente e il sostegno precedentemente concesso loro viene sistematicamente ridotto. Nel frattempo, le amministrazioni locali e le istituzioni pubbliche polacche finanziano organizzazioni ucraine che operano in Polonia, nonché eventi legati all’Ucraina”. È proprio quest’ultimo punto ad essere il più rilevante per la sua proposta, dato che molti polacchi sono furiosi per il fatto che agli ucraini sia stato permesso di organizzare una marcia per la Festa dell’Indipendenza a Varsavia alla fine di agosto.
Peggio ancora, il sindaco liberale di Varsavia, Rafał Trzaskowski, era il patrono onorario dell’evento , il che era scandaloso viste le nuove tensioni politiche e sociali tra la Polonia e l’Ucraina a seguito della decisione di Zelensky di onorare la Volinia. I colpevoli del genocidiodell’OUN-UPA a livello statale all’inizio di quest’anno. L’opposizione conservatrice, che era filo-ucraina quanto l’attuale coalizione liberale al governo prima di perdere il potere alla fine del 2023 e di aver assunto un atteggiamento un po’ ostile nei confronti dell’Ucraina poco prima di allora, si è reinventata come critica nei confronti dell’Ucraina.
Questo contesto chiarisce la proposta di Matecki, che voleva denunciare l’ipocrisia della coalizione di governo, la quale permetteva agli ucraini di sfilare a Varsavia nel giorno della loro indipendenza, ma si opponeva alla sfilata dei polacchi a Leopoli nel giorno della loro festa nazionale. Anche gli alleati della coalizione, come l’attivista ucraina e cittadina polacca naturalizzata Natalia Panczenko, sono altrettanto ipocriti. La Panczenko si è detta ” inorridita ” all’idea che i polacchi sfilassero a Leopoli, nonostante avesse sfilato in precedenza con i suoi compatrioti a Varsavia .
La sua sfrontatezza ha spinto l’attivista polacca Małgorzata Zych a replicare : “Se le relazioni tra Polonia e Ucraina dovrebbero essere di alleanza e amicizia, perché un’iniziativa di questo tipo nei rapporti tra i nostri Paesi disturba Natalia Panczenko?”. Lo stesso vale per la coalizione di governo. La differenza tra queste due manifestazioni è che gli ucraini non subiscono discriminazioni in Polonia, nonostante le affermazioni contrarie, mentre i polacchi subiscono discriminazioni in Ucraina, secondo l’ex ambasciatore polacco .
Inoltre, ” l’Ucraina ha trascorso l’ultimo anno a preparare il terreno per chiedere risarcimenti e territori alla Polonia “, mentre la Polonia non chiede né risarcimenti né territori all’Ucraina . Dal punto di vista dei polacchi patriottici, il fatto che gli ucraini abbiano tenuto la loro marcia per il Giorno dell’Indipendenza a Varsavia sotto il patrocinio onorario del sindaco della capitale polacca, nel contesto sopracitato e in quello, già menzionato, delle nuove tensioni legate al genocidio in Volinia, rappresenta una provocazione suprema che giustifica una loro marcia a Leopoli.
Resta da vedere se manterranno la posizione, ma lo scopo di questa proposta, ovvero quello di evidenziare l’ipocrisia della coalizione di governo e dei suoi alleati come Panczenko, è già stato raggiunto, e potrebbe lasciare un’impressione duratura sugli elettori in vista delle prossime elezioni del Sejm nell’autunno del 2027. La tendenza è che la coalizione di governo verrà sostituita da una tra i partiti di opposizione conservatori e libertari-nazionalisti. Se ciò accadrà, sarà in parte dovuto al fatto che gli elettori saranno stanchi del fatto che la coalizione favorisca gli ucraini a scapito dei polacchi.
Questo fatto, unito alla reputazione positiva di cui gode la Russia ai loro occhi, spiega perché così tanti paesi del continente stiano oggi ampliando con entusiasmo la cooperazione con essa, nonostante le pressioni occidentali.
Questa settimana Mosca ha ospitato il terzo vertice Russia-Africa, che si tiene ogni due anni a partire dall’edizione inaugurale tenutasi a Sochi nel 2019. Questo formato ottimizza il coinvolgimento della Russia con i paesi del continente consentendole di esaminare, discutere e promuovere le relazioni bilaterali e multilaterali. Tra i numerosi partner dell’Africa, la Russia è senza dubbio il più affidabile, poiché non ha bisogno delle risorse di questi paesi, di cui dispone già in abbondanza. Ciò significa che la Russia offrirà sempre accordi equi e senza condizioni.
Sebbene le esigenze economiche e la necessità di rompere l’isolamento della Russia da parte dell’Occidente siano motivazioni importanti, la forza trainante principale alla base delle iniziative russe in Africa negli ultimi anni è il modo in cui ciò rafforza la sua sicurezza nazionale. L’obiettivo esplicitamente dichiarato dalla Russia di rafforzare in modo globale la sovranità dei propri partner, al fine di aiutarli a liberarsi dalle catene neocoloniali dell’Occidente, mira a privare i suoi rivali occidentali delle risorse africane che finanziano in parte i loro complessi militare-industriali.
Questi stessi complessi militare-industriali contribuiscono all’uccisione di russi da parte dell’Ucraina, sia militari che civili, e si prevede che continueranno a rappresentare un problema per la sicurezza nazionale della Russia anche molto tempo dopo la fine del conflitto ucraino, a causa della corsa agli armamenti tra Europa e Russia. Aiutando l’Africa a liberarsi dalle catene neocoloniali che consentono all’Occidente di sottrarle così tanta ricchezza, la Russia spera di costringere l’Occidente a reindirizzare la spesa sociale verso la corsa agli armamenti, con tutte le conseguenze politiche interne che ne derivano.
Questo obiettivo contestualizza il coinvolgimento del suo Africa Corps (precedentemente Wagner) nella Repubblica Centrafricana e in quella che oggi è nota come Alleanza del Sahel, entrambe le quali fino a quel momento rientravano nella “sfera d’influenza” della Francia ma da allora ne sono uscite, sebbene non senza subire i costi punitivi della guerra ibrida. La Francia continua a intromettersi nei loro affari, da qui l’importanza del continuo sostegno russo alla “sicurezza democratica”, ovvero l’assistenza con tattiche, strategie e, se richiesto, politiche di contrasto alla guerra ibrida.
Per quanto riguarda gli altri partner africani della Russia, tuttavia, i loro legami con essa sono più convenzionali. Anziché un sostegno attivo sul campo di battaglia, la Russia fornisce investimenti, tecnologia, scambi commerciali, energia, fertilizzanti, trasferimento di competenze e modernizzazione delle infrastrutture, ecc. Anche i suddetti partner ricevono tale sostegno, oltre a quello militare e di sicurezza descritto in precedenza. I legami di ciascun Paese con la Russia sono unici, ma esistono alcune somiglianze tra di essi e all’interno delle regioni, da cui deriva l’importanza dei vertici multilaterali.
Tornando all’ultimo punto, le aspettative degli appassionati dovrebbero essere moderate, perché la vittoria dell’Africa, con l’aiuto della Russia, sul neoimperialismo occidentale non si realizzerà pienamente nell’immediato futuro. Si tratta di un processo in corso, un grande obiettivo strategico a lungo termine verso il quale tutte le parti stanno procedendo lentamente ma inesorabilmente. Ci saranno colpi di scena e, in alcuni casi, forse anche battute d’arresto, ma ciò che conta è che questa tendenza sia in linea con la transizione sistemica globale verso la multipolarità che si è accelerata negli ultimi anni.
Tutto sommato, la Russia è il partner più affidabile dell’Africa perché non ha bisogno delle risorse dei paesi africani; proprio per questo si può sempre contare su di essa per proporre accordi equi e senza condizioni. La Russia non dispone neanche lontanamente dell’eccesso di capitale di cui dispongono gli Stati Uniti e la Cina per investire nel continente, ma la sua competenza globale nel settore delle risorse (materie prime, energia e minerali) la distingue da entrambi, così come la sua reputazione, come già spiegato. Ecco perché oggi così tanti Stati africani stanno ampliando con entusiasmo la cooperazione con la Russia.
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Ieri, per la prima volta dall’inizio della guerra, la Russia ha colpito con un missile balistico uno dei principali ponti sul fiume Dnepr. Dopo settimane di attacchi “sonda” apparentemente sperimentali con droni sui ponti meridionale e settentrionale di Kiev, la Russia ha finalmente utilizzato quello che si presume essere un missile Iskander per colpire il ponte meridionale.
Foto geolocalizzate che dimostrano che si tratta del ponte chiave a sud:
Un missile balistico di precisione ha colpito direttamente di fronte all’imbocco del tunnel della metropolitana del Ponte Sud , sul lato della stazione di Vydubichi , sulla riva destra del Dnepr.
È difficile dire se si sia trattato di una scelta intenzionale o di una fortunata coincidenza, ma i treni della metropolitana non attraverseranno questo ponte per un bel po’ di tempo.
Per mantenere il traffico stradale sul ponte sospeso per un periodo prolungato, sarebbero necessari impatti simili anche sulle corsie stradali.
Ci sono alcune cose importanti da dire riguardo a questo attacco.
Innanzitutto, la precisione è stata notevole. Il missile ha colpito esattamente il centro della linea ferroviaria, anziché le due strade laterali. Ecco un’immagine ravvicinata per mostrare approssimativamente il punto d’impatto:
Se dovessimo supporre che ciò sia stato intenzionale, forse per evitare il traffico civile sulla strada esterna, per colpire solo la ferrovia o semplicemente per mirare alla parte portante centrale della struttura, la precisione del CEP dell’Iskander si collocherebbe nell’intervallo più ristretto possibile di circa 5 metri, anziché nei 10-15 metri spesso ipotizzati dalle fonti occidentali.
È vero che occasionalmente sono sorti dubbi sulla precisione dei missili russi, dato che si sono verificati alcuni errori notevoli e spiegabili. Ciò potrebbe essere dovuto a malfunzionamenti del sistema di guerra elettronica o ad altri fattori, ma quando il missile funziona correttamente sembra in grado di raggiungere una precisione estrema, soprattutto se paragonata a quella delle bombe plananti russe, che di recente sono state viste mancare il ponte di Zaporozhye.
Ciò detto, va ricordato che la scorsa settimana la Russia ha colpito anche il ponte di Zaporozhye con droni tedeschi, prendendo di mira, a quanto pare, ancora una volta i cavi di sostegno, proprio come avevano fatto a Kiev all’inizio del mese (la seconda parte del filmato mostrerebbe attacchi con bombe plananti contro il ponte):
Ma torniamo al ponte sud di Kiev. Inizialmente si parlò di ben quattro Iskander che avrebbero colpito il ponte, sebbene ci siano stati mostrati danni causati da un solo aereo.
Sebbene accurato, l’attacco dimostra qualcosa di cui scriviamo da anni: ci vorrebbero decine di missili per distruggere irrimediabilmente un ponte del genere. Già all’inizio del 2023 scrivevamo che sarebbe stato necessario l’intero arsenale di missili da crociera russo rimanente per tentare di abbattere tutti i ponti sul Dnepr.
Col senno di poi, la stima di “6 missili per ponte” è probabilmente troppo bassa, e non sarebbe sorprendente se ne fossero serviti molti di più, soprattutto considerando i potenziali errori e malfunzionamenti.
Possiamo constatare che il temuto Iskander è riuscito a creare solo una grande buca nello strato più superficiale del ponte di costruzione sovietica, con danni discutibili alla struttura interna. È interessante, tuttavia, notare che una buca separata, molto più piccola, è stata osservata dietro Klitschko, sulla carreggiata del ponte, all’esterno della linea ferroviaria interna.
È impossibile dire da cosa sia stato causato quel buco, ma di certo non da un Iskander.
A titolo di riferimento, confrontate le dimensioni dei fori lasciati dai razzi HIMARS sul ponte Antonovsky di Kherson nel 2022:
Il missile HIMARS ha penetrato a malapena parte della struttura in acciaio, creando fori di dimensioni pari a circa un quinto o meno del danno causato dall’Iskander. Lo stesso vale per il foro creato da un drone tedesco sul ponte nord della Kiev all’inizio di questo mese, che ha dimensioni simili a quello provocato dal missile HIMARS:
Le autorità ucraine hanno annunciato l’intenzione di ricevere nei prossimi mesi dai partner dei “ponti mobili”, presumibilmente pontoni.
Dopo gli attacchi, i ponti ucraini hanno iniziato a essere ricoperti con vari tipi di reti anti-drone, come si vede qui sul ponte di Zaporozhye, colpito da una serie di attacchi di droni tedeschi nell’ultimo mese:
Per ora, non possiamo trarre molte conclusioni se non che la campagna russa contro i ponti ucraini sta procedendo almeno in modo semi-sistematico, sebbene sembri ancora in una sorta di fase “sperimentale”. Possiamo ipotizzare diverse ragioni per questo: la Russia potrebbe testare diversi tipi di munizioni contro diverse sezioni del ponte per valutarne gli effetti; ad esempio, granate Geran contro i cavi di sostegno, testate penetranti contro la carreggiata stessa, ecc.
Inoltre, la Russia potrebbe non voler lanciare un unico bombardamento su larga scala con molte munizioni contro un ponte, poiché ciò causerebbe un elevato numero di vittime civili, considerando il traffico veicolare che lo attraversa in qualsiasi momento. Parallelamente, la Russia potrebbe tentare una deliberata campagna di “degrado graduale” per prosciugare il più possibile le risorse dell’Ucraina; ovvero, invece di bombardare in massa il ponte per renderlo inutilizzabile in una sola volta, lo si “deteriora gradualmente”, lasciando intervalli tra un bombardamento e l’altro per consentire interruzioni, caos, interventi di riparazione da parte degli ucraini, ecc., prosciugando così lentamente le risorse dello Stato. Un ponte cronicamente danneggiato e in costante stato di degrado è per certi versi peggiore di un ponte completamente inutilizzabile; è per questo che nelle guerre passate le truppe avversarie venivano spesso ferite intenzionalmente con le schegge anziché uccise sul colpo, al fine di gravare sulla logistica nemica, costretta a trasportare e soccorrere i feriti.
Visto che stiamo parlando di argomenti tecnici, accenniamo all’interessante rivelazione fatta ieri da Elon Musk riguardo a Starlink. A quanto pare, il vero motivo per cui Musk teme che Starlink possa diventare un’arma offensiva a livello militare è la sua convinzione che la Russia potrebbe “kesslerizzare” l’orbita terrestre e distruggere l’intero suo impero spaziale.
Il motivo per cui questa ammissione è sorprendente è che si pone in netto contrasto con l’atteggiamento spavaldo mostrato in precedenza da Musk sulla questione , quando si vantava che la Russia non sarebbe mai stata in grado di neutralizzare in modo significativo i satelliti Starlink perché SpaceX poteva “lanciarli nello spazio più velocemente di quanto la Russia potesse neutralizzarli”.
Ora, improvvisamente, è preoccupato. Potrebbe essere questa la ragione?
Musk potrebbe anche star pianificando astutamente in anticipo. Ora che il sistema russo analogo a Starlink sarà operativo nei prossimi anni, potrebbe temere la concorrenza: Starlink potrebbe compromettere la sua reputazione di vettore civile “neutrale” partecipando a operazioni belliche offensive. Ciò darebbe alla Russia un notevole vantaggio in futuro per convincere i paesi del Sud del mondo a utilizzare il sistema Rassvet, più “amichevole” e “neutrale”, al posto di Starlink, che potrebbe essere impiegato militarmente contro di loro in qualsiasi momento. È una situazione simile alla precedente lotta per le quote di mercato tra Glonass e GPS.
Rimanendo in tema tecnico, un altro sviluppo di questa settimana è stato l’annuncio da parte dell’ucraina Fire Point che il famigerato missile da crociera “Flamingo”, che avrebbe dovuto essere la prossima arma miracolosa in grado di mettere in ginocchio la Russia, ha visto la sua produzione completamente interrotta e il progetto è stato considerato un fallimento:
L’amministratrice delegata di Fire Point, Irina Terekh, ha confermato la notizia, ammettendo che il progetto era solo un “esperimento” concepito più per fini politici che altro:
In sintesi: si trattava di un’operazione di pubbliche relazioni, come sospettavamo da tempo.
RWA ha la spiegazione più plausibile e accurata per il fallimento del progetto estetico:
È interessante notare che Zelensky, in un’intervista rilasciata proprio la settimana scorsa a Steven Bartlett, ha affermato che l’Ucraina era la “fucina di talenti” dell’URSS:
«L’Ucraina veniva definita la fucina di talenti dell’Unione Sovietica. C’erano tantissimi scienziati, ingegneri, università, un’enorme intellighenzia. Molte persone provenienti dall’Ucraina sono poi arrivate a dirigere diverse istituzioni e ministeri nell’Unione Sovietica. L’Ucraina era il polo intellettuale dell’Unione Sovietica. L’Ucraina è sempre stata coinvolta nella produzione di razzi. Il più grande centro di produzione missilistica era qui, così come le armi nucleari, che l’Ucraina ha ceduto. Moltissime cose venivano prodotte in Ucraina.»
È interessante notare come questa fucina di talenti stia ora riciclando i resti dell’URSS, ridicolizzando e rinnegando al contempo la propria eredità sovietica. Abbiamo già parlato del recente missile balistico ucraino, una copia dell’S-300 sovietico, tra le tante altre armi riadattate. Come mai la parte “russa” dell’URSS, arretrata e marginale, ha continuato il suo percorso verso lo status di superpotenza che rappresenta oggi a livello globale, mentre lo Stato ucraino, “unico” e “speciale”, si è trasformato in una cloaca spopolata del terzo mondo?
Un’istantanea significativa dello sviluppo post-sovietico dell’Ucraina, vera e propria fucina di talenti, a confronto con quello di Mordor:
“Talento” contro puro entusiasmo e passione civilizzatrice .
Forse l’intelletto è sopravvalutato?
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L’autore mi pare abbia preso una gran cantonata_Giuseppe Germinario
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Konstantin Malofeev commenta la storica vittoria elettorale degli studenti serbi che ha posto fine al lungo governo di Vučić.
Il popolo serbo ha emesso un verdetto storico sul regime di Vučić. Ciò che Tsargrad prediceva da anni si è avverato. L’era dell’ipocrisia politica e dei doppi giochi sta volgendo al termine.
Per anni, Aleksandar Vučić ha ipocritamente cercato di destreggiarsi tra l’Occidente e la Russia, indossando la maschera del patriota serbo davanti alle telecamere, ma tradendo sistematicamente gli interessi nazionali della Serbia a Bruxelles e Washington. Per tutto questo tempo, il suo regime si è aggrappato alla sua tattica manipolativa preferita: ha cercato di etichettare i giovani e gli studenti serbi che protestavano come “agenti occidentali” e “rivoluzionari colorati”.
Ma i serbi non si lasciano ingannare. Il popolo serbo custodisce la sacra memoria dei propri antenati e non tradirà mai la Russia. La “Lista degli Studenti”, nata dal basso e sfidando le pressioni dell’apparato governativo, lo ha dimostrato: questo movimento non ha nulla a che vedere con l’agenda liberale filo-occidentale. È composto da veri e sinceri patrioti serbi e da leali amici della Russia, per i quali l’onore della Patria e la fratellanza ortodossa sono più importanti di qualsiasi aiuto finanziario europeo.
Congratulazioni, fratelli! Il Kosovo è Serbia, la Crimea è Russia!
(Tradotto dal russo)
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l 25 ottobre, il presidente brasiliano Lula da Silva ha contrastato la tendenza globale di avversione verso i governanti in carica, aggiudicandosi le elezioni più combattute da quando il Brasile è tornato alla democrazia nel 1985. Il primo turno delle elezioni si è svolto in un clima di diffusa apatia. Lula si è classificato secondo. Ma poi la sua campagna elettorale ha subito un’accelerazione, portando milioni di persone in piazza e ponendo fine al vantaggio decennale della destra sul web.
Un momento decisivo si è verificato durante il dibattito finale di venerdì sera. Oggigiorno i dibattiti contano poco come eventi televisivi, ma i momenti che si prestano a essere estratti e condivisi valgono davvero molto. L’avversario di Lula, il senatore Flávio Bolsonaro, ha fatto un riferimento beffardo alle nove dita del presidente in carica. In risposta, Lula ha sottolineato il suo legame con la classe operaia. «Se c’è qualcuno che sa cosa sia il lavoro, quello sono io», ha detto. «Se c’è qualcuno che ha perso un dito a diciassette anni, quello sono io. … Lui non ha mai lavorato in vita sua». Un altro fattore è stata la capacità del Partito dei Lavoratori (PT) di portare la gente in piazza nei giorni precedenti al voto. L’11 ottobre si è svolta la più grande manifestazione di sinistra nella storia di San Paolo, superata solo quando, alla vigilia delle elezioni, fino a mezzo milione di persone hanno occupato l’Avenida Paulista, in quella che è stata forse la più grande manifestazione mai tenutasi in Brasile.
Questa mobilitazione ha trovato riscontro anche online, grazie soprattutto ad André Janones, un deputato federale di Minas Gerais diventato famoso come uno dei leader di un imponente sciopero dei camionisti nel 2018. Il canale WhatsApp di Janones, “L’Esercito di Lula”, contava 3 milioni di iscritti all’inizio delle elezioni, ma ora ne conta oltre 10 milioni: una percentuale sbalorditiva pari al 7% dell’elettorato.
Il voto di domenica è stato caratterizzato da episodi di limitazione del diritto di voto in alcuni comuni, dove i sindaci contrari al PT hanno ridotto il servizio di autobus. Questo, unito alle forti piogge in alcune zone sostenitrici di Bolsonaro, ha spinto entrambi gli schieramenti a presentare ricorso al tribunale elettorale per posticipare la chiusura dei seggi. Un giudice nominato dall’ex presidente Jair Bolsonaro si è rifiutato di intervenire, ma poi un giudice della Corte Suprema nominato da Lula ha disposto una proroga di due ore, quindici minuti dopo la chiusura delle urne. Ciò ha creato il caos elettorale e ha gettato le basi per un contenzioso. Tuttavia, il margine di 4,3 milioni di voti di Lula renderà difficile contestare in modo credibile il risultato.
Il punto di forza principale di Lula è anche la sua più grande debolezza. Vanta un incredibile palmares di vittorie presidenziali: ha vinto due mandati negli anni 2000, poi è riuscito a far eleggere due volte la sua successora, Dilma Rousseff, una figura poco conosciuta da lui scelta personalmente, e ora ha conquistato altri due mandati consecutivi. Ma queste vittorie sono state ottenute grazie ad alleanze con esponenti dell’establishment centrista che spesso hanno danneggiato i candidati nelle liste secondarie e smobilitato la stessa base di Lula. Il risultato è che il PT è svuotato e dipendente dal suo carismatico leader, il quale, a causa dell’età e del limite ai mandati consecutivi, entrerà in carica già in una posizione di debolezza. Il lulismo ha cannibalizzato il petismo (il PT-ismo), lasciando incerto il futuro del partito nell’era post-Lula.
Il presidente dovrà affrontare un Congresso ostile. Il Partito Liberale (PL), dominato da Bolsonaro, dispone di una solida base nella Camera dei Deputati e del controllo del Senato, oltre a detenere la carica di governatore in diverse regioni del Paese. Ciò ribalta lo schema che si è mantenuto per decenni, in cui il PT era uno dei partiti più grandi e uno dei pochi con un’identità ideologica riconoscibile. Il bolsonarismo è diventato altrettanto grande e coeso, anche se non del tutto ideologicamente coerente. Se Flávio avesse vinto, avrebbe potuto rifondare — o smantellare — la repubblica. Ora, la costituzione progressista del Brasile ha ottenuto una sospensione dell’esecuzione.
Quando Lula vinse nel 2022 con una campagna incentrata sul “salvataggio della democrazia”, io sostenevo che, invece di posizionarsi come difensore dello status quo, la sinistra dovesse intraprendere la propria “guerra santa” per competere con il fervore apocalittico del bolsonarismo di stampo evangelico. Come minimo, una sinistra credibile ha bisogno di un progetto nazionale, qualcosa che leghi il destino collettivo al progresso individuale. Su questo fronte, Lula non è stato all’altezza. Il suo terzo governo si è basato sul ripristino della democrazia, sulla ricostruzione delle istituzioni e su una serie di riforme frammentarie.
Alcune di queste misure erano significative. Ad esempio, ha concesso a chi guadagnava meno di 1.000 dollari al mese (l’84% della popolazione) l’esenzione dall’imposta sul reddito. Con l’avvicinarsi delle elezioni sono seguite altre iniziative: la riduzione della settimana lavorativa da sei a cinque giorni, il divieto delle scommesse — che erano rapidamente diventate una piaga sociale — la cancellazione del debito per le microimprese e un aumento dei sussidi sociali della “Bolsa Família”. Ma per molti brasiliani la vita rimaneva difficile. Sebbene l’inflazione si fosse attenuata, i prezzi rimanevano elevati e il debito era aumentato. Ecco perché i sondaggi rimanevano in bilico.
Nonostante abbia strappato un’altra vittoria, il Lulismo oggi è solo una pallida versione di ciò che era un tempo — a causa dell’autocompiacimento del PT e dei suoi numerosi compromessi, a causa di un Congresso ostile e, soprattutto, perché non c’era crescita da ridistribuire. Il suo progetto nazionale è sempre stato incentrato più sulla mobilità sociale individuale che sull’emancipazione di classe o sulla trasformazione sociale. Nel suo terzo mandato, Lula ha offerto ciò che un tempo offriva il centro-destra: un appello agli individui e alle famiglie su questioni economiche, accompagnato dalla promessa di stabilità, in contrapposizione al caos del Bolsonarismo.
Questa volta, quel messaggio si è rivelato efficace. Flávio, il primogenito di Jair Bolsonaro, si è presentato come una versione moderata di suo padre, ma ciò significherebbe confondere lo stile con la sostanza. Bolsonaro senior proviene da un ambiente umile ed è stato forgiato dall’esercito. Possiede una sorta di carisma e nel 2018 è arrivato alla presidenza cavalcando un’ondata di chiassosa antipolitica. Al contrario, Flávio è cresciuto in complessi residenziali recintati come figlio di un deputato federale; il suo primo impiego è stato un posto di lavoro fittizio al Congresso — un fatto che Lula, ex lustrascarpe e operaio metallurgico, ha ampiamente deriso.
Molti progressisti hanno votato per Lula per evitare di pensare alla politica per altri quattro anni. Ma i prossimi quattro anni non saranno una passeggiata. Il PT ha perso la rotta, affidandosi ora a un ampio fronte con il centro anti-bolsonarista, e Lula non ha ancora un successore all’orizzonte. Ma per ora, questo basta e avanza. Come recita la canzone della campagna elettorale di Lula del 1989, cantata a squarciagola in tutto il Brasile domenica sera, Lula lá (“Lula è lì”). Una stella si è affermata nel firmamento, e il progressismo dalle vibrazioni positive resisterà ancora per un po’.
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La scorsa settimana gli analisti occidentali sono rimasti scioccati nello scoprire che i depositi di mezzi corazzati russi, che si credevano svuotati a causa della guerra in Ucraina, si stanno silenziosamente riempiendo di nuovi veicoli e di mezzi corazzati ricondizionati.
Nuove foto satellitari hanno mostrato diverse basi completamente svuotate durante i lunghi anni di guerra, periodo in cui i principali analisti occidentali ci dicevano che la Russia non solo stava esaurendo i mezzi corazzati ogni giorno, ma che presto avrebbe esaurito anche carri armati pesanti, veicoli da combattimento di fanteria e sistemi di artiglieria. Abbiamo ripetutamente scritto che ciò era impossibile, poiché la dottrina russa avrebbe sempre imposto che le perdite di mezzi corazzati si sarebbero compensate con la produzione e con cambiamenti di tattica che avrebbero gradualmente arrestato le perdite fino al raggiungimento di un equilibrio.
Nel corso dell’ultimo anno abbiamo riportato più volte come le perdite di veicoli e attrezzature tra Russia e Ucraina si stessero lentamente invertendo. A tal proposito, gli ultimi dati provenienti da una fonte sono i seguenti:
Ciò è avvenuto grazie a diversi fattori, tra cui la riduzione dell’uso di mezzi corazzati pesanti dovuta alla proliferazione dei droni, ma anche un maggiore ricorso a tattiche di infiltrazione con piccole unità.
Un’omissione notevole nella comprensione di quest’ultimo punto: molti presumono che le tattiche di infiltrazione di piccole unità russe siano state esclusivamente il risultato della maggiore diffusione dei droni, ma non è così. Infatti, se l’Ucraina avesse mantenuto le stesse capacità difensive di prima, solo grandi colonne corazzate sarebbero oggi efficaci nell’avanzare sul territorio. Uno dei veri motivi per cui l’infiltrazione di piccole unità ha iniziato a funzionare è stato il drastico esaurimento degli effettivi delle Forze Armate ucraine, che ha assottigliato la linea del fronte a tal punto da consentire a piccole squadre russe di due uomini di penetrare i presidi sparsi dei resti delle Forze Armate ucraine su qualsiasi linea. Se le Forze Armate ucraine avessero ancora avuto un numero sufficiente di uomini, nessuna infiltrazione di squadre di due uomini sarebbe stata possibile, poiché tali unità sarebbero state rapidamente sopraffatte in termini di numero, armamento e potenza di fuoco.
Pertanto, è importante riconoscere che uno dei fattori più importanti, se non il più importante, che ha portato a questa evoluzione tattica è stata in realtà la decimazione delle forze armate ucraine da parte della Russia, piuttosto che la semplicistica spiegazione dell'”evoluzione dei droni”.
A tal proposito, per divagare e contestualizzare l’argomento principale, le ultime ricerche in materia, presentate in un articolo accademico dell’Università della Difesa Nazionale di Helsinki, in Finlandia, hanno fornito importanti risultati sulle stime delle vittime della guerra in Ucraina:
Passate a pagina 149 del PDF per il capitolo intitolato “PERDITE IRRAGGIUNGIBILI: STIMA DELLE VITTIME DELLA GUERRA RUSSO-UCRAINA” .
In alternativa, potete guardare la presentazione di questo capitolo da parte dell’autore stesso, Alexander Grable, al minuto 2 e 45 secondi, qui:
L’interessante articolo getta un po’ di scetticismo sulle famigerate statistiche sulle vittime russe fornite da Mediazona, citando diversi esempi di ufficiali dichiarati morti in azione da Mediazona, ma la cui morte non è stata verificata in modo indipendente dall’autore. Quando l’autore ha chiesto chiarimenti a Mediazona, quest’ultima ha risposto di aver utilizzato un’altra fonte governativa, più oscura, che “non viene resa pubblica”. In breve, i loro risultati non sono replicabili e nascondono questo fatto dietro la scusa di oscure “fonti segrete” che si rifiutano di elencare apertamente.
Egli osserva inoltre che Mediazona ha riscontrato solo circa 6.000 ufficiali russi caduti in combattimento. Questo è problematico perché, secondo le stime dello stesso ricercatore, la percentuale di ufficiali nell’esercito russo avrebbe dovuto essere più vicina al 20% che al 5%, e più probabilmente, a suo avviso, intorno al 14%. Conclude affermando che circa 6.000 ufficiali caduti in combattimento dovrebbero portare a un totale di perdite intorno alle 86.000 unità, anziché alle quasi 300.000 perdite russe che Mediazona ora dichiara. Questi sono solo alcuni piccoli esempi tra i molti altri forniti, che potete leggere voi stessi nell’articolo.
L’autore osserva correttamente che il rapporto stimato sopra è all’incirca di 10:1, che corrisponde ai rapporti di scambio di cadaveri registrati tra Ucraina e Russia negli ultimi due anni:
È opportuno sottolineare che il rapporto nello scambio di corpi di soldati caduti tra Russia e Ucraina è di 12,46 caduti ucraini per ogni russo, e ciò coincide anche con le informazioni relative agli amputati.
Pochi giorni fa è avvenuto un nuovo scambio di cadaveri, con 252 corpi ucraini scambiati con 25 russi, in un rapporto esatto di 10 a 1.
A titolo di promemoria sulla cronologia degli scambi, ignorate la traduzione errata dell’IA di “SMO” in “Seconda guerra mondiale”:
Ricordate: l’Ucraina sostiene che la disparità sia dovuta all’avanzata russa. Eppure, secondo le Forze Armate ucraine, è l’Ucraina ad avanzare negli ultimi mesi, riconquistando ampie porzioni di territorio. Quindi, qual è la verità? O l’avanzata ucraina era una menzogna, oppure la disparità di perdite non ha nulla a che vedere con chi sta avanzando.
Tornando al rapporto, la conclusione raggiunta in merito alle vittime è la seguente:
Conclusione
Qual è dunque il bilancio? Le prove presentate dimostrano che le perdite russe (KIA/MIA) sono molto probabilmente inferiori a quanto stimato finora dalla maggior parte delle fonti, e che le perdite ucraine sono molto probabilmente superiori a quanto stimato finora dalla maggior parte delle fonti. Inoltre, le prove presentate in questo articolo suggeriscono con forza che le perdite ucraine (KIA/MIA) sono superiori a quelle russe, sia in termini relativi che assoluti. L’Ucraina, con una popolazione molto più piccola, si trova con ogni probabilità dalla parte sbagliata del gradiente di logoramento e sta perdendo la guerra. Ciò mette a rischio la sostenibilità della sua efficacia operativa sull’attuale ampio fronte. Su questa traiettoria, è improbabile che l’Ucraina prevalga e la Russia potrebbe ottenere il sopravvento. Come ha sostenuto Vershinin, l’Ucraina sta esaurendo il margine di manovra nei negoziati man mano che perde uomini. Dato il supporto cruciale fornito dalla NATO, ciò significa anche che le forze armate della NATO potrebbero dover rivalutare il loro approccio alla condotta della guerra.
Le riserve corazzate russe iniziano misteriosamente ad aumentare
Fatte queste premesse, passiamo ora alla parte principale, che riguarda le scoperte “scioccanti” secondo cui la Russia starebbe rifornendo le proprie riserve di mezzi corazzati in tutto il paese, quasi in preparazione di un futuro conflitto, e cosa ciò significhi per il futuro dell’Operazione Marxista.
Diversi resoconti documentavano questa situazione, in particolare quello del redattore di Radio Free Europe citato di seguito, e quello di Jompy, il principale ricercatore filo-ucraino sulle basi russe di stoccaggio di mezzi corazzati. È proprio la ricerca di Jompy, basata sul confronto di immagini satellitari, ad aver costituito la base delle teorie, a partire dal 2022, secondo cui la Russia stava esaurendo le scorte di carri armati.
Ciò riguarda alcune delle seguenti basi di stoccaggio, che hanno visto un enorme afflusso di mezzi corazzati immagazzinati nel corso dell’ultimo anno.
La 22ª base di stoccaggio di carri armati vicino a Kostroma, Russia, alle coordinate geografiche 58°27’51.0”N 41°30’25.0”E:
La 22ª base di stoccaggio carri armati , situata a 500 km dal confine NATO, viene rifornita con nuovi carri armati T-90M, come si può notare dal confronto tra le immagini satellitari di @planet dell’ottobre 2025 e dell’ottobre 2026.
Il 349° nel Territorio dell’Altai, Russia, alle coordinate 52.8115° N, 83.1363° E:
La 349ª base di stoccaggio, Altai Krai. Immagine @planet scattata ieri, 15 ottobre, rispetto a quella di ottobre 2025. La parte meridionale è completamente piena.
La parte settentrionale più ampia della base ha registrato un aumento significativo nell’ultimo anno:
349ª base di stoccaggio, parte settentrionale, aumento significativo di veicoli. 15 ottobre 2026 contro ottobre 2025.
La mappa satellitare di Google sembra mostrare una quantità ancora maggiore di mezzi corazzati in quella zona, anche se è difficile stabilire la data esatta dell’immagine, nonostante sia contrassegnata come 2026:
Uno degli aspetti più sconcertanti è che gran parte dell’equipaggiamento che viene rifornito è costituito da materiale di ultima generazione: T-90M, BMD-4M, BMP-3M, ecc.
La famosa Covert Cabal ha acquistato ulteriori immagini satellitari che confermano il rifornimento di T-90M nella 22a base:
Sono stati effettuati rifornimenti anche in altre basi, come la 6018ª e l’80ª nell’oblast di Sverdlovsk, dove, a quanto pare, sono stati immagazzinati sempre più pezzi di artiglieria di ultima generazione come i 2S19 Mstas, i 2S43 Malvas e i 2S44 Giatsint-K.
La maggior parte di queste attrezzature menzionate è costituita da modelli di produzione di serie, i più recenti e avanzati attualmente prodotti dalla Russia: T-90M, BMD-4M, Malva 2S43, ecc. Invece di essere inviate al fronte, vengono stoccate nelle basi nelle retrovie, sebbene presumibilmente alcune vengano inviate anche al fronte.
In sintesi: la Russia sembra stia ricostituendo le sue scorte e riserve di ogni tipo di corazza e artiglieria. Cosa possiamo dedurre da ciò?
Il fatto più evidente è che la Russia non sta chiaramente impiegando tutta la sua potenza e le sue capacità contro l’Ucraina. Continua ad accumulare riserve per una forza più consistente, sia per una questione puramente dottrinale, sia in previsione di un futuro conflitto su scala maggiore contro gli aggressori europei.
Da questo semplice fatto possiamo dedurre molte cose, una delle quali è che l’approccio russo alla guerra in Ucraina continua ad essere misurato , in cui l’aspetto puramente cinetico del più ampio conflitto ibrido viene bilanciato con altre necessità. Ciò ha chiare correlazioni anche con l’approccio economico, dove la Russia ha scelto di condurre la guerra in modo più graduale e prudente al fine di gestire il proprio sviluppo economico in maniera sostenibile, preservando lo status quo per il cittadino medio senza sottoporre il paese a uno scenario di “guerra totale”.
Bisogna ammettere che la difesa di gran lunga più efficace contro l’aggressione della NATO è la deterrenza implicita. Quando la Russia iniziò a trovarsi, presumibilmente, “impantanata” in Ucraina, vedemmo molte figure occidentali fremere apertamente dall’entusiasmo, con Mitt Romney che una volta disse, in una frase diventata celebre, che se gli Stati Uniti avessero voluto intervenire in Ucraina, avrebbero colto la Russia “con i pantaloni abbassati”.
Costruendo un deterrente credibile sotto forma di forze di riserva modernizzate e prodotte in serie su larga scala, la Russia sta inviando il messaggio di essere più che pronta a qualsiasi guerra su due fronti che la NATO potrebbe segretamente pianificare. Ciò è particolarmente vero considerando che alcune delle basi di stoccaggio di mezzi corazzati menzionate in precedenza si trovano vicino al confine europeo e vengono rifornite con i pezzi di artiglieria più recenti e avanzati.
Jompy osserva che queste sono solo le basi che il suo team è stato in grado di tracciare con le immagini satellitari disponibili, il che implica che ce ne siano molte altre in fase di rifornimento, incluse basi di unità attive e non solo basi di stoccaggio in eccesso.
Da ciò possiamo estrapolare ulteriormente: si può sostenere che anche la Russia si stia preparando per un conflitto molto più lungo e prolungato, e non si lascerà “adescare” gettando avventatamente tutte le sue armi e attrezzature nel macello per ottenere vantaggi immediati, semplicemente per compiacere i cicli di stampa a caccia di propaganda, come invece Zelensky sembra così desideroso di fare. La Russia non sta seguendo una tempistica precisa e a quanto pare si è impegnata a impiegare tutto il tempo necessario per raggiungere i suoi obiettivi di guerra.
Quest’ultimo punto ci introduce a un aspetto importante che abbiamo evidenziato riguardo alle dinamiche attuali del campo di battaglia e ai futuri sviluppi della guerra:
Dall’inizio di questo blog, all’inizio del 2023, ho fatto diverse previsioni “controverse” che si sono scontrate con l’ortodossia comunemente accettata riguardo alla guerra, ma che si sono rivelate vere nel tempo. La più notevole è stata la mia precoce comprensione della futura evoluzione strategica della Russia come incentrata sulla strategia a mosaico dei “mille tagli”, che avevamo previsto sarebbe stata la strategia a lungo termine utilizzata dalle forze russe, ben prima che i droni dominassero il fronte. Ora, vediamo che questa tattica di “dispersione” e infiltrazione frammentata, basata su una pressione simultanea e continua su tutti i fronti, è proprio la direzione in cui si è evoluta la situazione.
Fornisco questa contestualizzazione passata per premettere che ora stiamo nuovamente segnando un punto di svolta cruciale rispetto all’analisi contemporanea sulla guerra.
Le analisi predittive più recenti indicano che la Russia ha avviato una sorta di “dormienza strategica” sul fronte, di cui ho già parlato. Di cosa si tratta esattamente? È una forma di deliberato “rallentamento” del potenziale offensivo, altrimenti inutile, a favore di operazioni ibride più ampie, per un periodo di tempo determinato, fino a quando non si ripresenteranno condizioni favorevoli per offensive di maggiore portata.
Ho già scritto in precedenza che queste “condizioni favorevoli” non sono oscuri castelli in aria “sperando di raggiungerli”, ma sviluppi decisamente imminenti che stanno già prendendo forma per il prossimo anno. I più notevoli sono la costellazione satellitare Rassvet o “Alba”, così come gli sviluppi nel campo dei sistemi anti-drone (C-UAS), dei sistemi di intercettazione come Arena-M, della guerra elettronica (EW) su larga scala, ecc.
Un esempio di quanto sopra: un elicottero ucraino armato con una pletora di intercettori anti-drone a basso costo:
Tali intercettori, come il russo Yolka, si stanno già diffondendo ampiamente, e presto questi sistemi potrebbero essere installati su qualsiasi mezzo, compresi i veicoli corazzati.
Il miglioramento della tecnologia dei droni e dell’ISR limiterà ulteriormente il predominio dei droni, poiché consentirà l’identificazione e il puntamento delle unità nemiche di droni, che in genere sono costrette a operare a circa 5 km dietro la linea del fronte. L’eliminazione diretta dei veri e propri quartier generali delle unità di droni incide in modo significativo sulla diffusione e sul successo dei droni lungo il fronte.
Ma torniamo al concetto di “dormienza strategica”. Si tratta di un approccio realista alla guerra, che riconosce semplicemente gli alti e bassi del conflitto, assecondando le dinamiche della situazione, piuttosto che tentare di “nuotare controcorrente”. La Russia comprende che in questo momento è inutile dedicare una quantità eccessiva di energia e sforzi a vaste conquiste territoriali e a spinte “di sfondamento”, poiché le perdite subite non ne valgono la pena, in particolare quando gli altri aspetti ibridi della guerra possono essere sfruttati per produrre effetti maggiori per il momento. In questo caso, la Russia ha privilegiato la campagna di attacchi alle retrovie, che ha allentato le precedenti ROE (Regole di Ingaggio) e ha permesso alle forze russe di indebolire l’Ucraina in modi che le semplici conquiste territoriali non possono eguagliare.
Ciò non significa che la Russia stia interrompendo ogni avanzata, ma semplicemente che sta ridistribuendo l’equilibrio delle priorità e i settori in cui impiega la maggior parte delle risorse. Ciò si ricollega ancora una volta alla prospettiva a lungo termine discussa in precedenza: la Russia non ha particolare fretta; vede l’Europa e l’Ucraina diventare sempre più tese sia dal punto di vista politico che economico, mentre il proprio sviluppo prosegue a ritmo sostenuto.
Questo articolo rappresenta un’approvazione della strategia? No. Avrei personalmente utilizzato la stessa strategia se fossi stato nei panni di Putin? Non necessariamente. Si tratta semplicemente di un riconoscimento della realtà sul campo e di un’affermazione dei fatti.
La Russia continuerà a ridurre le risorse umane dell’Ucraina, a deteriorare le sue infrastrutture e il suo capitale politico, soffocando al contempo lentamente il fronte in un modo che è vantaggioso per la Russia dal punto di vista delle risorse, privilegiando l’attenzione alla riduzione delle perdite e alla sostenibilità a lungo termine, in particolare per quanto riguarda un secondo fronte che potrebbe essere aperto dagli aggressori europei.
Quando arriverà il momento e la tecnologia sarà maturata al punto da consentire la ripresa di operazioni offensive più attive, la Russia tornerà a un approccio più aggressivo. Una forma universalizzata e funzionante del sistema Rassvet potrà da sola contribuire in modo apprezzabile a questo obiettivo, cosa che potremmo vedere già l’anno prossimo se tutto andrà come previsto.
Fino ad allora, continueranno a essere privilegiate le tattiche predominanti di infiltrazione con piccole unità, mentre il Ministero della Difesa farà affidamento sulla sua campagna ibrida di droni e bombardamenti per infliggere la maggior parte dei danni devastanti. L’intento di questa campagna non è semplicemente quello di distruggere le retrovie dell’Ucraina e paralizzare le Forze Armate Ucraine (AFU), ma si può sostenere che il suo obiettivo più ampio sia quello di creare per l’UE un imbuto infinito di risorse e, al contempo, un abisso, al fine di far crollare il sostegno europeo all’Ucraina. Se raggiunto, questo costituirà di fatto il colpo di grazia e contribuirà alla sconfitta delle Forze Armate Ucraine (AFU) più di quanto potrebbero fare da sole qualsiasi numero di forze di terra russe.
Tuttavia, dati i cicli elettorali europei, quel momento è probabilmente ancora lontano.
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