Italia e il mondo

Riflessioni aggiuntive sul saggio breve polemico d’economia politica, di profonda critica del sottosviluppo dell’Italia nella UE _ di Roberto Biagio Randazzo

Dunque, sulla scorta del documento “La rivincita dei cotonieri, l’UE come i CSA”, emerge un’analisi approfondita evidenzia un ampio confronto tra l’Unione Europea (UE) e gli storici Stati Confederati d’America (CSA), mettendo in risalto le loro somiglianze strutturali, economiche e istituzionali, radicate in una più ampia tradizione di capitalismo liberal-commerciale.
Punti chiave dell’analisi:
1. Struttura di governance e dinamiche del potere:
• Entrambi i sistemi presentano un’architettura istituzionale confederale o semi-confederale, caratterizzata da un’autorità centrale debole e da una sovranità frammentata. Nell’UE ciò si manifesta attraverso un potere esecutivo indiretto, con l’influenza reale detenuta dalle élite della finanza e dell’industria, in particolare tramite Eurocamere, come la Camera Europea degli Industriali, e Banca Centrale Europea (BCE).

• Analogamente, i CSA operavano come un sistema federale debole con ampia autonomia regionale, dove il potere veniva esercitato indirettamente dalle élite economiche che erano al contempo politiche.

• Entrambi i sistemi, nei fatti, resistono a processi di maggiore centralizzazione o federalismo, privilegiando un equilibrio tra entità regionali o nazionali autonome, mediate dai meccanismi di mercato piuttosto che dall’intervento diretto dello Stato.

 2. Paradigmi economici e politiche:

• Il modello economico dominante in entrambi i contesti si allinea al liberalismo classico e manchesteriano (e nel caso dell’UE alla sua evoluzione neoclassica, tranne per i luoghi che detengono più potere in cui l’ordoliberismo è concesso), enfatizzando libero scambio, mobilità dei capitali, monetarismo e austerità. Questo paradigma tende deliberatamente a indebolire lo sviluppo industriale interno della maggior parte degli Stati membri e la capacità economica nazionale autonoma.

• Entrambi i sistemi privilegiano il commercio estero e la crescita trainata dalle esportazioni, a scapito del consolidamento del mercato interno. Ciò avviene tramite politiche che favoriscono la deliberata e voluta distruzione dei mercati interni e la deindustrializzazione dei settori domestici, incentivando il ciclo import-export.

• Il documento traccia la contrapposizione, nel capitalismo, tra modelli sviluppisti, interclassisti e interventisti (ad esempio i paradigmi di Hamilton o di Henry Chales Carey), e regimi di economici manchesteriani, neoclassici, ordoliberali e neoliberali, che privilegiano la disciplina di mercato, lo stato mimino, il libero commercio, e il lassez faire, rispetto a strategie industriali guidate dallo Stato.

 3. Lavoro e dinamiche sociali:

• Nei CSA il lavoro schiavistico africano di massa costituiva un elemento centrale, mentre nell’UE l’immigrazione di massa proveniente da Africa, Asia e Sud America viene interpretata come una forza lavoro sostitutiva, funzionale alle economie orientate all’export e alla compressione salariale.

• Entrambi i sistemi fanno affidamento su lavoro importato, etnicamente o socialmente distinto dalla popolazione autoctona, al servizio di una classe capitalistica transregionale che controlla il potere economico.

 4. Autonomia industriale e strategica:

• Sia i CSA sia l’UE hanno smantellato o marginalizzato i propri settori industriali strategici, esclusa nell’UE solo i dominanti cartelli franco-tedeschi-“beneluxiani” (che trovano rappresentanza nelle camere di settore dell’UE, nella BCE, e nella Commissione Europea) relegando la stra-grande maggioranza delle economie degli Stati membri settori terziari (turismo e servizi) e primari (agricoltura), con minima presenza del secondario legato solo alla produzione di componentistica (sulla base di import, per l’export, in ciclin produttivi esteri).

• Il declino delle industrie integrate a ciclo completo, come quella presente in Italia fino agli albori degli anni ’90 del ‘900, e dello sviluppo autosufficiente richiama la storica dipendenza dei CSA dalle colture da esportazione e dai semilavorati, piuttosto che da una crescita industriale interna.

  5. Paralleli storici e strutturali:

• La deindustrializzazione dei CSA, il loro orientamento all’export e la dipendenza dai mercati esterni vengono paragonati all’attuale configurazione economica dell’UE.

• Il documento sottolinea come i paradigmi della governance economica — principi liberali, monetaristi e di libero mercato — risultino coerenti in entrambi i sistemi, riflettendo una continuità nell’evoluzione dell’economia politica capitalistica (di tradizione anti-sviluppista, elitistico-possidente, e anti-dirigista).

• Entrambi vengono descritti come “confederazioni di interessi”, dominate da élite transregionali (nell’UE della Francia Nord-orientale, del “Benelux”, e della Germania Nord-occidentale l, riunite in cartello nella gestione oligarchica dell’UE; mentre nel CSA erano i possidenti schiavisti che esportavano verso l’industria di Inghilterra e Francia), che orientano le politiche per mantenere la propria supremazia economica.

 6. Implicazioni per sovranità e sviluppo:

• Sia i CSA sia l’UE mostrano una sovranità limitata, con autorità centrali deboli subordinate agli interessi del mercato e delle élite.

• Qualsiasi tentativo di rafforzare la federazione o il controllo centrale — che potrebbe ristabilire sovranità industriale o politiche di sviluppo a livello nazionale — viene sistematicamente ostacolato dalle élite economiche dominanti, interessate a mantenere disciplina di mercato, austerità e dipendenza dall’export (non vogliono né l’avvento di Stati Uniti federali in Europa, né il ritorno degli Stati-nazione, invece vogliono proprio deliberatamente il sistema di confederazione debole esistente adesso: dominato, nel dietro alle quinte, da questi strumenti di settore per questi cartelli, che così posso detenere ed esercitare un potere esecutivo indiretto).

• Questo schema sistemico produce deindustrializzazione, dipendenza dai mercati esterni e marginalizzazione delle regioni periferiche, come nel caso dell’Italia con la riduzione della capacità industriale, una vera e propria decadenza a livelli di sottosviluppo, se paragonata all’industrializzazione esistente in Italia 60, 50, 40, 45 anni fa, e l’odierna totale dipendenza dai cicli dell’export (vista la scientifica distruzione voluta di gran parte dei mercati interni a ciclo completo).

 7. Considerazioni morali e ideologiche:

• Il documento respinge esplicitamente i giudizi morali (ad esempio sulla schiavitù nei CSA), considerandoli “zavorra morale”, e si concentra invece sui paralleli economici e strutturali.

• Entrambi i sistemi vengono interpretati come manifestazioni di una continuità liberal-capitalista, accomunate dalle stesse radici nella dottrina economica liberale e nella governance centrata sul mercato.

 8. Riflessione conclusiva:

• L’analisi sostiene che l’attuale configurazione dell’UE — caratterizzata da un parlamento indebolito, predominio tecnocratico, politiche di austerità ed economia orientata all’export — richiami i modelli economici confederati storici.

• La somiglianza strutturale suggerisce che l’UE, come i CSA, funzioni come un cartello economico di certe elites specifiche trans-statuali. Per l’UE, per dirla all’antica, i grandi possidenti legati in cartelli delle terre “anseatiche”, “renane”, e delle “Fiandre”. Per il CSA, i grandi possidenti organizzati in cartelli trans-Stati. In entrambi i casi organizzati in un modello confederale debole (o semi confederale), volutamente subordinato solo e solamente agli interessi delle élite vasto-possidenti. In entrambi i casi contrapposti con forza contro l’avere uno sviluppo come un’entità sovrana e industrialmente autonoma con un’economia inter-settore ed interclasse e votata alla crescita dei mercati interni (e dunque volutamente opposti alla complessiva crescita di ricchezza complessiva).

 9. Conclusioni: 

• In sintesi, il documento propone un confronto teorico e strutturale per illustrare come l’UE, nelle sue politiche economiche e nella sua architettura istituzionale, venga assimilata al modello storico dei CSA: orientamento all’export, struttura confederale, debolezza del potere centrale e principi liberal-capitalisti. Questo parallelismo viene utilizzato come critica alla mancanza di sovranità industriale dell’UE, allo sviluppo fondato sull’austerità e alla governance controllata dalle élite, interpretati come parte di una continuità evolutiva del capitalismo liberale piuttosto che come sistemi radicalmente differenti.

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Il lusso italiano perde i suoi talenti pur registrando record nelle esportazioni, di Edoardo Secchi

Il lusso italiano perde i suoi talenti pur registrando record nelle esportazioni

par Edoardo Secchi

Una analisi interessante ma puramente descrittiva. L’Italia sta perdendo progressivamente il controllo delle proprie filiere e delle proprie imprese con la aperta complicità politica. Aggiungendo a questo l’aggravamento di problemi strutturali quali l’andamento demografico, la mancata definizione di interesse nazionale, in ruolo dell’intervento pubblico necessario a sopperire alle ataviche carenze della imprenditoria privata, il quadro si completa, l’epilogo già tracciato_Giuseppe Germinario

  • A partire dagli anni ’90, il lusso italiano domina il settore manifatturiero di alta gamma grazie a una combinazione unica di creatività ed eccellenza produttiva, che lo rende uno degli ultimi baluardi della sovranità industriale europea.
  • Dietro questo successo si nasconde una minaccia silenziosa: l’indebolimento del settore, la perdita di manodopera specializzata e la fuga dei giovani talenti — designer, ingegneri tessili, modellisti e manager esperti.
  • Entro il 2028 mancheranno circa 340.000 professionisti qualificati: l’Italia rischia di diventare un «museo del lusso», con marchi iconici ma senza la generazione successiva che ne garantisca la continuità.

A partire dagli anni ’90, il lusso italiano domina il settore manifatturiero di alta gamma grazie a un binomio unico di creatività ed eccellenza produttiva, che lo rende uno degli ultimi baluardi della sovranità industriale europea. Dietro questo successo si nasconde però una minaccia silenziosa: l’indebolimento della filiera, la perdita di manodopera specializzata che non percepisce più l’artigianato come un mestiere di alto valore sociale e l’emorragia dei giovani talenti — designer, ingegneri tessili, modellisti e manager esperti. L’Italia rischia di diventare un «museo del lusso»: marchi iconici e laboratori d’eccellenza, ma senza la generazione successiva a garantirne la continuità.

È proprio nel cuore della sua filiera produttiva che il modello italiano rivela oggi le sue principali debolezze. L’Italia rimane il principale centro manifatturiero del lusso europeo e un attore di primo piano nella produzione di alta gamma a livello mondiale, in particolare attraverso la subfornitura alle grandi case internazionali. Specializzata in abbigliamento, pelletteria e accessori, la filiera esporta oltre il 70% della propria produzione, per un totale di 60,8 miliardi di euro nel 2025. Questo storico basamento industriale è ora sottoposto a forte pressione.

Leggi anche: Italia, terra del lusso

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Un settore sotto pressione: distretti, lavoro e capitale umano

Le vere minacce che incombono sul lusso italiano non derivano né dalla transizione ecologica né dalla normativa europea, ma dall’erosione del capitale umano e dalla silenziosa disgregazione della sua filiera produttiva. La sostenibilità non ne è la causa, ma l’acceleratore: essa mette in luce un processo già avviato di concentrazione del valore e di indebolimento delle catene di competenze.

Il modello italiano si basa su un’architettura industriale al tempo stesso efficiente e fragile: distretti manifatturieri specializzati, trasmissione familiare delle competenze, fitta rete di subfornitura e manodopera qualificata che garantiscono flessibilità, qualità e reattività. Questo fondamento è stretto in una morsa tra la pressione dei costi energetici e la concorrenza delle piattaforme produttive cinesi, oltre che da una crisi interna di sopravvivenza. Le piccole imprese, pilastri del settore, sono schiacciate dall’impossibilità di trasferire i propri costi senza sacrificare margini già in caduta libera.

A questa fragilità si aggiunge una carenza di manodopera senza precedenti. Secondo le stime del settore, entro il 2028 mancheranno circa 340.000 professionisti qualificati per soddisfare la domanda mondiale di lusso italiano. Secondo Confindustria Moda e le analisi del Sistema Moda Italia (SMI), la filiera tessile-moda italiana deve affrontare un crescente deficit strutturale di competenze tecniche e artigianali. Il divario salariale alimenta questo deficit: le retribuzioni non sono più sufficienti ad attrarre le nuove generazioni verso mestieri manuali impegnativi. Il problema non è più solo quantitativo, ma di attrattiva sociale: l’artigianato non svolge più il suo ruolo di ascensore sociale.

Lo squilibrio principale riguarda il capitale umano. Mentre i profili creativi e i manager si trasferiscono a Parigi, Londra o New York per stipendi superiori del 30-50%, i laboratori vedono i propri maestri artigiani invecchiare, con un’età media che supera ormai i 58 anni.

Lo squilibrio principale riguarda il capitale umano. Mentre i profili creativi e i manager si trasferiscono a Parigi, Londra o New York per stipendi superiori del 30-50%, i laboratori vedono i propri maestri artigiani invecchiare, con un’età media che ormai supera i 58 anni.

L’Italia mantiene le sue fabbriche, ma perde l’intelligenza e la manodopera che le fanno funzionare. Questa fuga di competenze trasforma un rischio industriale in un rischio sistemico. Alimenta derive sociali: sotto pressione, alcune catene di subappalto diventano opache e dipendenti da una manodopera precaria. Infine, una parte dei grandi marchi sottovaluta ancora la portata del cambiamento, ritardando la rivalutazione dei salari e delle competenze, con il rischio di indebolire la propria eredità.

Leggi anche: L’Italia, quarto esportatore mondiale: il paradosso di una potenza industriale invisibile

Francia-Italia: interdipendenza industriale più che concorrenza

Il rapporto tra il lusso italiano e i grandi gruppi francesi va oltre le logiche di acquisizione e rivalità. Una parte determinante della produzione delle maison parigine si basa sui laboratori e sui distretti industriali italiani, garanti dell’eccellenza e della capacità di scalabilità del settore.

I dati illustrano questa dipendenza: circa il 62% della pelletteria del gruppo LVMH viene realizzata in Italia, principalmente in Toscana e in Veneto. Hermès impiega oltre 850 artigiani in Italia. Kering si affida a Kering Eyewear a Padova, che impiega 1.600 persone e genera un fatturato di 680 milioni di euro. Chanel lavora con oltre 40 produttori italiani per le sue collezioni di alta moda. L’insieme di questi dati, confermati dai rapporti LVMH e dalle analisi di Bain & Company (Luxury Goods Worldwide Market Study), sottolinea il ruolo strategico dell’Italia nella produzione del lusso europeo. Questa struttura produttiva dimostra che la chiusura di un laboratorio non costituisce una perdita locale, ma un indebolimento della catena del valore europea. La linea di frattura oppone meno Parigi e Milano che gli attori che catturano il valore — marchi, distribuzione, marketing — e coloro che producono e trasmettono il savoir-faire.

Leggi anche: La presenza economica francese in Italia: oltre la semplice logica commerciale

Un nuovo patto industriale per evitare il «lusso senza produzione»

Se il lusso italiano vuole mantenere la leadership mondiale, non può più fare affidamento esclusivamente sui propri marchi o sulle esportazioni. È necessario un nuovo patto industriale, che coinvolga le politiche pubbliche, gli strumenti europei, le istituzioni finanziarie e i grandi gruppi, per sostenere la formazione, la transizione digitale e il passaggio generazionale. Gli strumenti ci sono: il PNRR italiano prevede 1,2 miliardi di euro per la transizione verde e digitale del made in Italy, e il fondo InvestEU potrebbe mobilitare fino a 400 milioni di euro di garanzie. Eppure, questi strumenti rimangono sottoutilizzati: solo il 18% delle PMI del settore del lusso ne fa uso.

Si delineano due percorsi: un’Europa in grado di mantenere i propri marchi e la propria produzione manifatturiera, oppure un modello in cui la produzione si sposta verso la Turchia, il Marocco, la Tunisia o il Sud-Est asiatico. In questo scenario, l’Italia diventa un laboratorio fondamentale per la capacità dell’Europa di trasformare il proprio vantaggio creativo e artigianale in un progetto industriale sostenibile.

Senza questa ambizione, l’Europa manterrà i marchi, ma perderà progressivamente la propria capacità produttiva. L’Italia diventerebbe allora un «paese del lusso» privo di sostanza industriale, semplice custode di un patrimonio di cui non avrebbe più i mezzi per garantire la continuità.

Senza questa ambizione, l’Europa manterrà i marchi, ma perderà progressivamente la propria capacità produttiva. L’Italia diventerebbe allora un «paese del lusso» privo di sostanza industriale, semplice custode di un patrimonio di cui non avrebbe più i mezzi per garantirne la continuità.

Le forme della vita economica_di Spenglarian Perspective

Le forme della vita economica

spenglarian perspective16 gennaio
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Spengler distingue diversi ruoli assunti dagli uomini nella storia economica. Questi ruoli cambiano natura e significato man mano che la sua storia morfologica progredisce, passando da una forma primitiva di autoservitù all’alto idealismo del periodo antico, al pensiero monetario del periodo tardo e della civiltà, per poi decadere in un miscuglio frammentato di atteggiamenti critici e superstiziosi. Questo articolo spiegherà i ruoli degli uomini in economia, avulsi dal linguaggio moderno che definisce chi o cosa si intende per classe operaia, classe alta, classe dirigente, classe media e così via.

Spengler si riferisce alle classi economiche come a quando gli uomini sono “in forma” per le attività economiche, allo stesso modo in cui sono “in forma” quando si organizzano in movimenti politici, ceti e stati. Ciò che rende difficile comprenderlo oggi, tuttavia, è che il periodo della civiltà tende a elevare alcuni gruppi economici allo status di ceto politico quando, in realtà, come abbiamo già stabilito, questi gruppi sono solo gli ancellari delle unità politiche. Marx definì nettamente la classe operaia e la contrappose come un gruppo politico ai proprietari terrieri come un altro gruppo politico. La conseguenza è un decadimento della vera forma politica, che è lo stato-nazione in cui entrambi sono annidati.

Questa classe operaia, divenuta di pubblico dominio a partire dal 1800, sostiene Spengler, è semplicemente un prodotto della teoria e non della realtà. Spengler riduce la classe operaia a una serie di servizi che emergono in ambienti industriali e urbani. La natura urbana di questo fenomeno è primaria, e la teoria e i partiti costruiti per rappresentarli sono secondari. Gli ambienti urbani sono il prodotto di una fase storica, e trattare la storia come una lotta dei lavoratori contro i governanti è l’aspetto peggiore di una falsa percezione.

Il modo di vita economico più primario e fondamentale è la vita del contadino. Egli vive sul suo appezzamento di terra, elemento caratterizzante del paesaggio, e ne coltiva e ne cura ciò di cui ha bisogno. Questo modo di vita è la produzione ed è il presupposto per tutto il resto. Il feudalesimo è il prodotto delle classi nobiliari e sacerdotali che consideravano la terra la proprietà più onorevole, da cui si poteva produrre tutto ciò di cui la società aveva bisogno.

Con questo, emerge un nuovo modo di vivere. Nel mercato locale, nelle città e nei paesi, vagando con le sue merci, c’è l’intermediario il cui modo di vivere è il commercio . Prima del denaro, barattava merci, e poi valutava le sue merci per ricavarne un profitto. Spengler definisce questo tipo di uomo un “parassitismo raffinato” per la sua improduttività.

Poi, tra loro, c’è il membro della corporazione. Ciò che rappresenta è la modalità di preparazione . Tradizionalmente, potrebbe essere un fabbro che ha padroneggiato il suo mestiere. Nella civiltà, potrebbe essere uno di quegli uomini della “classe operaia” che lavorano in fabbrica o preparano il caffè. Questi sono anche i vostri artisti e inventori che legano il loro senso di sé a ciò che creano a propria immagine. In questa “economia della tecnica”, c’è una tensione tra attaccamento e alienazione; un artista si sentirà vicino alla sua creazione, ma un operaio no; un artista a cui viene negata la capacità di dipingere per poter dedicare tempo al lavoro per pagare le bollette è un artista che probabilmente fallirà.

In questi tre modi di vita, come in tutte le cose viventi, ci sono seguaci e leader. Questi ultimi organizzano, innovano, assumono, licenziano e decidono il futuro di coloro la cui unica funzione è semplicemente eseguire gli ordini impartiti. I leader non sono una classe separata a sé stante, ma parte del processo insieme ai lavoratori. Danno forma a una folla altrimenti ignara, in attesa di sapere come guadagneranno oggi.

Spengler distingue questi gruppi per illustrare come contadini, banchieri, sarti e artisti conducano tutti esistenze completamente separate. Nelle condizioni della civiltà, le linee di demarcazione vengono rimescolate per concentrarsi sulle stesse questioni che riguardano la stabilità generale dello Stato. Improvvisamente, il contadino è qualitativamente uguale all’impiegato di banca, poiché entrambi sono fratelli nell’oppressione dei loro padroni. Ma una storia delle forme economiche e dei diversi modi in cui si sono manifestate in altre culture elevate dovrebbe servire a dare sfumature a quella che è diventata, persino per alcuni esponenti della destra, una semplice questione di oppressi e oppressori.

I modelli sono in grado di prevedere il collasso?_di Ugo Bardi

I modelli sono in grado di prevedere il collasso?

Una discussione sui “Limiti dello Sviluppo”

Ugo Bardi5 dicembre
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La Dea Gaia è impegnata nella modellazione della dinamica dei sistemi. Il modello sulla lavagna non è esattamente come dovrebbe essere un vero modello SD, ma Grok ha disegnato una Gaia carina, quindi va bene.

Come usare i modelli senza crederci

Ian Sutton – Riprodotto per gentile concessione del Blog “ Net Zero ”

01 dicembre 2025

Sul nostro sito Process Safety Report abbiamo appena pubblicato l’articolo ” Tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni sono utili” . Solo il giorno prima, il mio collega Ugo Bardi aveva pubblicato un articolo su Substack: ” Siamo sull’orlo del collasso? Dati impressionanti da una ricalibrazione di World3″ .

Entrambi i post forniscono spunti interessanti e utili sull’uso dei modelli per comprendere sistemi complessi come il cambiamento climatico e l’esaurimento delle risorse.

La previsione della sicurezza del processo

Uno dei temi trattati nel post sulla sicurezza dei processi era che i Large Language Model (LLM) possono fornire preziose sintesi dei report sugli incidenti di organizzazioni come il Center for Chemical Process Safety (CCPS). Tuttavia, gli LLM possono anche attenuare contraddizioni e valori anomali, dando origine ad allucinazioni: affermazioni convincenti ma false generate quando si ignorano dati confusi o mancanti. Pertanto, è fondamentale prestare particolare attenzione a qualsiasi dato grezzo e non filtrato che non si adatti perfettamente a un modello come il framework di gestione a 20 elementi del CCPS. Esempi di ciò sono le dichiarazioni contraddittorie dei testimoni, le letture anomale della temperatura e i registri dei quasi incidenti.

Così facendo si potrebbero ottenere spunti inaspettati.

Previsioni sulla produzione industriale

Nel suo post, Bardi afferma:

Dico sempre che i modelli non sono previsioni; sono illustrazioni qualitative di ciò che potrebbe essere il futuro. Ma man mano che il futuro si avvicina al presente, i modelli possono iniziare a essere visti come strumenti predittivi. È la dicotomia meteo/clima, così abilmente sfruttata per confondere le cose da chi ha interessi politici nel dibattito sul clima. In questo momento, ci stiamo avvicinando al punto in cui potremmo prevedere un collasso nello stesso modo in cui possiamo prevedere la traiettoria di una tempesta tropicale.

Discute le proiezioni di quel rapporto straordinario e fondamentale, Limits to Growth, pubblicato nel 1972. (Abbiamo discusso di quel rapporto in vari post su questo sito, tra cui Limits and Beyond: No More Growth e Limits and Beyond: The Yawning Gap .) Gli autori del rapporto non hanno affermato che fosse esatto, ma che il loro modello catturava le dinamiche del sistema guidate dai feedback.

Bardi dimostra che quel modello, pubblicato tanti anni fa e ben prima dell’avvento dei computer moderni, prevedeva molte delle nostre attuali difficoltà con una precisione sorprendente e piuttosto spaventosa.

Bardi illustra il suo punto con previsioni aggiornate relative alla produzione industriale, come mostrato nel grafico seguente (basato su un articolo di Nebel et al .).

Se questa previsione si rivelasse anche solo lontanamente corretta, potremmo prevedere un calo della produzione industriale di quasi il 50% nel giro di soli dieci anni.

Bardi continua dicendo:

Prestate attenzione alle altre curve dell’articolo di Nebel et al. Il collasso dell’agricoltura avverrà più o meno contemporaneamente a quello industriale. La popolazione dovrebbe iniziare a crollare qualche anno dopo. L’inquinamento raggiungerà il picco intorno al 2080, a livelli circa tre volte superiori a quelli attuali. Se questa previsione è corretta, ci aspetta un periodo difficile, un periodo MOLTO difficile.

Conclusioni

Come ingegnere, mi è stato insegnato a distinguere tra precisione e accuratezza. Ad esempio, i modelli computerizzati prevedono il profilo di temperatura in una colonna di distillazione con grande precisione. Tuttavia, se utilizzassimo pressioni di vapore/vapore liquido errate, il risultato potrebbe essere estremamente impreciso. Con la crescente diffusione dei Large Language Model e di altri strumenti di Intelligenza Artificiale, è probabile che assisteremo a un numero crescente di previsioni precise ma imprecise. Sarà sempre più importante prestare attenzione ai dati anomali che sembrano non avere senso perché non si adattano al modello.

Considerata questa precauzione, dobbiamo accettare che i modelli possano fornire una previsione utile su cosa potrebbe riservarci il futuro.

Infine, per quanto riguarda il cambiamento climatico e altre questioni legate all’Età dei Limiti, dobbiamo riconoscere che molti modelli prevedono cambiamenti sociali estremi nei prossimi anni. Ad esempio, se le previsioni relative alla produzione industriale fossero anche solo lontanamente accurate, allora, come dice Bardi, “ci aspetta un periodo difficile, un periodo MOLTO difficile”.

I modelli non possono salvarci dall’incertezza, ma possono avvisarci quando il terreno sotto i nostri piedi si sta muovendo.

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Siamo sull’orlo del collasso? Dati impressionanti da una ricalibrazione di World3

Fissando la scogliera proprio davanti a noi.

Ugo Bardi

28 novembre 2025

Un altro precipizio alla Seneca in arrivo? Se così fosse, ci aspetta un autunno difficile. Grafico elaborato da Claude sulla base dei dati forniti da Nebel et al.

Dico sempre che i modelli non sono previsioni, ma illustrazioni qualitative di come potrebbe essere il futuro. Tuttavia, man mano che il futuro si avvicina al presente, i modelli possono iniziare a essere considerati strumenti predittivi. È la dicotomia tempo/clima, così abilmente sfruttata per confondere le idee da persone politicamente orientate nella discussione sul clima. In questo momento, ci stiamo avvicinando al punto in cui potremmo prevedere un collasso allo stesso modo in cui possiamo prevedere la traiettoria di una tempesta tropicale.

Ricordate come “I limiti dello sviluppo” generò una previsione a lungo termine nel 1972. Eccola qui.

The Limits to Growth at 50: From Scenarios to Unfolding Reality - MAHB

L’inizio del crollo della produzione industriale (qui calcolata in termini pro capite) avrebbe dovuto verificarsi in un momento compreso tra il 2010 e il 2020. Un po’ troppo presto, perché quel momento è già passato. Ma quel calcolo è stato fatto più di 50 anni fa ed è legittimo pensare che necessiti di alcuni adeguamenti. Questo era ciò che Nebel et al.in un recente articolo; hanno ricalibrato lo stesso modello (word3) sulla base dei dati reali disponibili. Ed ecco il risultato.

Notate la curva rossa, che rappresenta la produzione industriale. Ci troviamo di fronte a un precipizio? A prima vista sembra improbabile, ma ho confrontato i dati di Nebel con quelli reali relativi alla produzione industriale e ho chiesto a Claude di tracciarli insieme. Il risultato è mostrato all’inizio di questo post; lo riporto qui di seguito:

Presta attenzione alle altre curve riportate nell’articolo di Nebel et al. Il collasso dell’agricoltura avverrà più o meno nello stesso periodo di quello industriale. La popolazione dovrebbe iniziare a diminuire alcuni anni dopo. L’inquinamento raggiungerà il picco intorno al 2080, con livelli circa tre volte superiori a quelli attuali. Se questa previsione è corretta, ci aspetta un periodo molto difficile, MOLTO difficile.

Ma non dimenticate mai: anche gli uragani possono cambiare traiettoria all’ultimo momento, e ci sono motivi per essere ottimisti. Ascoltate Sabine Hossenfelder, per esempio. Penso che prima di fare questo videoHa fumato qualcosa di davvero forte. Ma chi lo sa? Potrebbe avere ragione.


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Di Ugo Bardi · Pubblicato 3 anni fa

I collassi sono il modo in cui l’universo si libera del vecchio per lasciare spazio al nuovo. Sono stati osservati per la prima volta dal filosofo romano Lucio Anneo Seneca (4 a.C.-65 d.C.) e oggi sono chiamati “effetto Seneca”.

La maratona dell’algoritmo: la vita da selezionatore di prodotti freschi_di Fred Gao

La maratona dell’algoritmo: la vita da selezionatore di prodotti freschi

Fred Gao28 novembre
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Da abitante di una città moderna, ho imparato ad affidarmi alla magia della consegna della spesa in 30 minuti. Ma dietro quella promessa si nasconde un mondo nascosto di lavoro umano, che funziona a un ritmo incessante dettato dagli algoritmi.

Oggi condivido una conversazione che svela la vita di un selezionatore di prodotti freschi, la persona che letteralmente corre tra i corridoi per evadere l’ordine. Non voglio fare domande del tipo “a quale costo?”, perché in realtà è un lavoro relativamente ben pagato per chi non ha un diploma universitario. Nutro alcune riserve sulle loro opinioni, come l’idea che i prodotti dei mercati rionali siano più sani di quelli delle piattaforme di e-commerce. Tuttavia, credo che le esperienze personali di questi lavoratori essenziali debbano essere ascoltate.

Il contesto era originariamente la trascrizione di un podcast in cinese condotto da Yu Yang e Tian Le di 食通社Foodthink ; sul loro sito web, affermavano di essere “un’organizzazione no-profit con sede a Pechino, dedicata a migliorare la comunicazione, la conoscenza e la condivisione di competenze sui sistemi alimentari sostenibili”. Dopo aver ottenuto la loro autorizzazione, posso presentare la trascrizione in inglese.

L’ospite, He Siqi, è un ricercatore sociale che da tempo si occupa di diritti dei lavoratori. Ha esperienza diretta come fattorino e smistatore di generi alimentari, e ora lavora come creatore di contenuti indipendente. Nella trascrizione, vedremo il ritmo incessante imposto dall’algoritmo della piattaforma, il peso fisico di percorrere 30.000 passi al giorno e i “test psicologici” richiesti per il lavoro. Questo è uno sguardo crudo al costo della comodità e alle persone che effettivamente nutrono le città.

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在算法中奔跑的生鲜电商分拣员

Test psicologico pre-assunzione

He Siqi: A giugno di quest’anno, ero disoccupato, quindi ho pensato di sfruttare il tempo per imparare il flusso di lavoro di smistamento dei prodotti nelle piattaforme. Sono sempre stato molto interessato al lavoro sulle piattaforme; lavoravo come fattorino, quindi ho familiarità con la parte di front-end del settore della consegna di cibo a domicilio, ma non avevo le idee molto chiare sui processi di smistamento e preparazione back-end.

Yu Yang: Esatto, online si trovano relativamente poche informazioni sulle esperienze degli addetti alla selezione. Spesso attribuiamo la comodità delle piattaforme ai fattorini, ma in realtà, nella divisione del lavoro dell’e-commerce di prodotti freschi, anche gli addetti alla selezione svolgono un ruolo molto importante. Quindi, come sei stato assunto inizialmente?

He Siqi: Ho cercato su un’app di reclutamento e ho trovato un supermercato JD.com 7Fresh vicino a casa mia che stava assumendo. Durante il colloquio, le risorse umane mi hanno accompagnato al magazzino in loco. Il supervisore mi ha chiesto se avessi mai svolto questo tipo di lavoro in precedenza, ha detto che era un lavoro davvero impegnativo e mi ha detto, se fossi stato in grado di gestirlo, di presentarmi per un turno di prova il giorno successivo. La prova era come un lavoro part-time, pagato a oltre 20 RMB all’ora.

7 Fresh Store a Pechino/fonte: Foodthink

He Siqi: Inizialmente, doveva essere una prova di tre giorni, ma dopo due giorni non vedeva l’ora di farmi iniziare come dipendente ufficiale prima del previsto. La procedura di firma del contratto di lavoro è stata interessante; mi ha anche fatto fare una valutazione psicologica. Ho risposto a molte domande, ad esempio come si dovrebbero gestire i conflitti con i colleghi: picchiarli o comunicare amichevolmente? Molte domande del genere. Secondo il mio amico, queste domande sono simili ai test sulla depressione in ospedale. Probabilmente volevano vedere se avevo tendenze estreme. Ho superato il test. Dopo aver finito, ho chiesto perché avessero bisogno di questo test. L’addetto alle risorse umane ha detto: “Oggigiorno si trovano persone di ogni tipo”.

Yu Yang: Quindi questo tipo di test indica anche che fare lo smistatore è un lavoro che richiede molta pressione?

He Siqi: Penso che questa sia probabilmente una considerazione. La loro preoccupazione iniziale nei miei confronti era se sarei riuscito a continuare, perché non c’è altro da fare in questo lavoro, è davvero estenuante.

Tian Le: Quindi, quanti smistatori come te c’erano a casa tua?

He Siqi: Avrebbero dovuto esserci circa 20 persone nel gruppo di lavoro su WeChat, ma il turnover tra gli addetti alla selezione è piuttosto elevato. Ad esempio, il mio primo giorno di prova, un ragazzo più grande mi ha chiesto: “Sei nuovo?”. Ho risposto di sì, e lui continuava a sorridermi. Ma nel giro di un paio di giorni, quel ragazzo se n’era andato.

30.000 passi al giorno

Yu Yang: Ho anche letto online che lavori in un magazzino relativamente piccolo, correndo in giro a prendere oggetti dagli scaffali a destra e a sinistra, per poi metterli nei sacchi. Puoi fare fino a 30.000 passi al giorno. È questa la routine di base per uno smistatore?

Lui Siqi: All’epoca non avevo attivato WeChat Steps, ma i miei colleghi dicevano tutti di fare 30.000 passi al giorno. Correre era praticamente la norma per circa due terzi del nostro tempo, perché l’altro terzo era fuori orario di punta, quando potevamo sederci e riposare. Ma una volta arrivato il momento di punta, dovevamo iniziare a correre. Vi faccio un esempio: un giorno, il supervisore ha inviato un messaggio nella chat di gruppo dicendo che in un altro negozio c’era già stato un incidente in cui un addetto allo smistamento aveva investito una persona anziana. Ha detto a tutti di fare attenzione durante la raccolta e di non urtare i clienti. Perché la disposizione dei supermercati 7Fresh è tale che la parte anteriore è l’area di vendita e il retro è il magazzino. Spesso dobbiamo andare nell’area di vendita anteriore per raccogliere gli articoli, quindi dobbiamo correre anche quando è affollata. Il momento più fastidioso era intorno alle 20:00 durante gli sconti. Molti anziani vengono per gli articoli scontati e noi semplicemente non riusciamo a passare.

Gli smistatori devono scalare gli scaffali per trovare gli oggetti mentre corrono contro il tempo/fonte: Foodthink

Tian Le: Quanto sono grandi il supermercato e il magazzino? Come decidi se acquistare qualcosa dall’area di vendita anteriore o da quella posteriore? C’è qualche dispositivo che te lo segnala?

He Siqi: Il supermercato è probabilmente di circa 200 metri quadrati. Non è enorme, ma bisogna correre dappertutto perché l’area di vendita frontale è divisa in sezioni come frutta/verdura e carne. Bisogna andare avanti e indietro continuamente. In realtà, gli ordini che detestiamo di più sono quelli che richiedono articoli sia dall’area di vendita frontale che da quella posteriore. Noi smistatori abbiamo diversi strumenti; il principale è il PDA (Personal Digital Assistant), quel dispositivo portatile che vediamo spesso, simile a un telefono. Riceviamo le informazioni sull’ordine del cliente tramite questo dispositivo. Mostra se il prodotto si trova nell’area di vendita frontale o nel magazzino posteriore.

Un addetto allo smistamento, spingendo un carrello, raccoglie gli articoli nell’area di vendita anteriore utilizzando un PDA, un dispositivo portatile comune nella logistica e nella vendita al dettaglio./fonte:Foodthink

Yu Yang: Camminare avanti e indietro è davvero estenuante. In passato ho lavorato nel settore delle consegne espresse; lo spazio potrebbe essere più piccolo, ma anche se non corri, anche solo camminare avanti e indietro è faticoso per i piedi. Come ti sei sentito dopo il primo giorno? Ti sei semplicemente addormentato una volta tornato a casa?

He Siqi: Il primo giorno, c’è stata una certa novità perché un allenatore mi ha mostrato i trucchi del mestiere usando il suo dispositivo, e qualsiasi straordinario o ritardo non era responsabilità mia. Ho persino provato un piccolo senso di realizzazione, come se avessi imparato un nuovo lavoro. Ma d’altra parte, i piedi mi facevano davvero male, ed ero davvero molto stanco quando sono tornato a casa.

Yu Yang: Quindi, la “consegna in 30 minuti” promessa da nuove piattaforme di e-commerce come Xiao Xiang e Dingdong è in realtà il risultato della collaborazione tra smistatori e fattorini. Dopo che un cliente ha effettuato un ordine, quanto tempo avete a disposizione per ritirare gli articoli?

He Siqi: Normalmente, sono 9 minuti per ordine, indipendentemente dal numero di articoli presenti. Ad esempio, potrebbe trattarsi di un solo peperoncino piccolo, ma ci vogliono sempre 9 minuti. Oppure potrebbero essere due casse di acqua minerale o quattro o cinque angurie, ma ci vogliono sempre 9 minuti. Ma questi 9 minuti non sono fissi. Quando il sistema assegna l’ordine, ti dà 9 minuti. Se nessuno accetta l’ordine per un po’, il tempo continua a scorrere. Quando lo accetto, forse mancano solo 5 minuti, e devo scegliere in base a quei 5 minuti rimanenti.

Il numero rosso nell’angolo in alto a destra dello schermo del PDA indica che il selezionatore ha superato il limite di tempo./ fonte: Foodthink

He Siqi: Noi smistatori ci dividiamo in due tipologie: part-time e full-time. I part-time vengono pagati a ordine, 1,85 RMB a ordine. Non importa se il sacchetto contiene 1 articolo o 20 prodotti diversi (SKU), sono comunque 1,85 RMB. I full-time, invece, vengono pagati a articolo. Ad esempio, se un ordine contiene un solo articolo, ricevo solo 0,30 RMB. Il sistema assegna gli ordini di grandi dimensioni ai part-time, perché indipendentemente dal numero di articoli in un ordine di grandi dimensioni, ricevono solo 1,85 RMB. E assegna gli ordini di piccole dimensioni a noi full-time. A volte, tutto ciò che ricevevo nel pomeriggio erano questi piccoli ordini di un singolo articolo. All’inizio, ho pensato che fosse chiaramente sospetto. Più tardi, sono andato a verificare e il supervisore ha detto che il sistema evade gli ordini intenzionalmente in questo modo.

Tian Le: Questo PDA vincola il tempo del dipendente. Rende più facile per la piattaforma di prodotti freschi utilizzare questo metodo per motivare i dipendenti a lavorare in modo più efficiente. I normali dipendenti dei supermercati in genere non sarebbero stressati come gli smistatori.

Yu Yang: Pensi che sia più ragionevole calcolare la tariffa in base al peso? Dopotutto, trasportare avanti e indietro oggetti pesanti è più faticoso.

Lui Siqi: Penso che il peso dovrebbe essere un fattore determinante. Spesso riceviamo ordini con, diciamo, bottiglie d’acqua da 5 litri o una cassa da 24 bottiglie Wahaha. È difficile per me muovermi, e lo è anche per il fattorino. Quando riceviamo ordini del genere, imprechiamo anche.

Tian Le: Siete obbligati ad accettare gli ordini come i conducenti di DiDi oppure potete ritirarli da una “sala dei rider” come i fattorini?

He Siqi: Non possiamo prendere gli ordini. Possiamo usare solo il palmare per accettarli. Quando arriva un ordine, non possiamo vedere quanti articoli ci sono dentro. Solo dopo averlo completato, quando stampiamo la ricevuta da una piccola stampante, viene assegnato l’ordine successivo. Abbiamo anche i “re degli ordini”, come nel settore delle consegne a domicilio. Per guadagnare di più, bisogna gestire alcune cose: innanzitutto, i piedi devono essere robusti, bisogna saper camminare molto. In secondo luogo, il cervello deve essere veloce. Bisogna ricordare dove si trovano i prodotti nei contenitori. Quando arriva un ordine, bisogna avere un’idea del percorso da seguire per quell’ordine, pianificarlo bene. In terzo luogo, le mani devono essere veloci. Una volta arrivati ​​al contenitore, si afferra immediatamente l’articolo e lo si mette nel cestino. Inoltre, quando si impacchetta, le mani devono essere molto veloci. La velocità di un nuovo arrivato e di un veterano esperto è completamente diversa. Se le tue mani sono veloci, la tua efficienza è elevata e quindi anche l’efficienza complessiva del prelievo degli ordini per l’intera giornata sarà elevata.

Il selezionatore imballa rapidamente gli oggetti/fonte: Foodthink

Tian Le: Questo mette davvero alla prova una persona. Ad esempio, se ci sono yogurt con 5 gusti e 8 marche in esposizione, bisogna conoscerli molto bene.

He Siqi: Lo yogurt in sé si trova in un’area fissa, ad esempio, nella Sezione 6, Fila 1. Tuttavia, le posizioni molto specifiche richiedono visite frequenti per memorizzarle. C’è un detto: “imparare facendo”.

“Mancanza quotidiana di dignità”

Yu Yang: Quanto tempo ti è servito per adattarti a questo ritmo di lavoro?

Tian Le: Riesci ad adattarti?

Lui Siqi: In realtà, Tian Le ha perfettamente ragione. Non mi sono mai adattato. Ho solo sopportato, perché non c’era altra soluzione, dovevo sopportarlo. Dopo aver smesso, mi sono adattato.

Tian Le: È come Sisifo che spinge la pietra. Devi essere esausto alla fine di ogni giornata. Poi, se riesci a riposare completamente, ti senti di nuovo in grado il giorno dopo.

He Siqi: Il punto è che finché lavoro non sono poi così stanco. Ma una volta che mi fermo, mi sento estremamente stanco. Ogni sera, dopo essere tornato a casa, se mi sedevo per un po’, mi sentivo stanchissimo. Riposare in realtà era più doloroso che non riposare. Iniziavo a lavorare alle 8 del mattino e di solito finivo verso le 21:00 – 13 ore. Poi tornavo a casa in bicicletta, arrivando alle 21:30. Avevamo un giorno libero a settimana, ma non ci era permesso prenderci quel giorno libero nei fine settimana.

Tian Le: È un carico di lavoro piuttosto pesante. 13 ore per 6 giorni… fa 896, un’ora in più di 996.

He Siqi: Più di 13×6. Dal lunedì al venerdì, potrebbero programmarti 12 o 13 ore, ma il sabato e la domenica ti programmano 14 ore. In 12-14 ore, potremmo completare circa 100-200 ordini. Ho lavorato lì per 31 giorni e ho perso circa 5-6 jin (circa 2,5-3 kg). Con un travaglio così intenso, anche il tempo di riposo è limitato, non puoi mangiare correttamente, spesso basta un boccone veloce.

In realtà, non è che ci siano ordini in ogni momento della giornata. Potremmo finire il lavoro di un turno di 13 ore in 8 ore. Ma per garantire la capacità della piattaforma, hanno bisogno di personale che rimanga lì a lungo termine, pronto a rispondere prontamente. Anche nei periodi di inattività, non ci lasciano riposare. A volte, quando gli ordini scarseggiano nel pomeriggio, il supervisore ci chiedeva di alzarci e sistemare i contenitori di stoccaggio. In precedenza, l’organizzazione dei contenitori era affidata a magazzinieri dedicati, ma in seguito la piattaforma ha eliminato quella posizione e l’ha affidata agli smistatori.

Numero di ordini elaborati da uno smistatore in un giorno/fonte:Foodthink

Yu Yang: Tra i vari modelli di piattaforma per la vendita di prodotti freschi, il modello del “magazzino frontale” è relativamente promettente dal punto di vista commerciale, ma sembra che ciò avvenga a scapito di un rigido controllo del lavoro.

He Siqi: Il nostro supervisore rimproverava spesso i clienti, chiamandoli spesso per rimproverarli. Dopo essere stato rimproverato da lui, il mio umore per l’intera giornata lavorativa ne risentiva. Il supervisore se ne stava seduto su una sedia a guardare i dati. Se stavo per fare gli straordinari con un ordine, iniziava a urlare. Potevo persino sentirlo gridare dall’area di vendita principale mentre sceglievo: “Di nuovo in ritardo! Cosa c’è che non va con questo ordine?”. In quei momenti, il mio stress era molto alto. Ero già in ritardo e le sue insistenze mi rendevano ancora più ansioso. Credo che essere criticato pubblicamente fosse la situazione più imbarazzante per me.

Avevamo alcuni colleghi che avevano ricevuto molti reclami dai clienti, il che portò il nostro supervisore a essere inserito in una “scatola delle penalità” dal sistema 7Fresh. I superiori pretesero di punire questi smistatori. Un metodo punitivo consisteva nel far copiare a mano ai dipendenti il ​​regolamento di imballaggio, scattare una foto e inviarla al supervisore. In realtà, quando ciò accadde, lo trovai piuttosto incredibile. Venivamo manipolati come bambini delle elementari, completamente privi di dignità. Ma la realtà era che tutti li copiavano. Probabilmente per gli smistatori, finché non ricevevano multe, questo metodo era accettabile. Ma ebbe un impatto notevole su di me personalmente. Dopo questo incidente, mi resi conto che nella nostra società, nei nostri luoghi di lavoro o nelle aree in cui operiamo, il controllo del capitale su di noi è in realtà il più severo. Noi smistatori, durante le nostre giornate lavorative, non abbiamo alcuna dignità.

Regole di imballaggio copiate a mano da Sorter/ fonte: Foodthink

Un altro giorno di “pagamento per lavorare”

He Siqi: Al 7Fresh dove lavoravo, da un lato, gli addetti alla selezione sono sotto pressione, e dall’altro, anche il personale dell’area vendita principale è sotto pressione. Ho incontrato una sorella che lavorava nel reparto pesce ed era molto stressata. Perché? Ad esempio, se un cliente online, dopo aver ordinato il mio ordine, chiedeva che il pesce venisse eviscerato, lei doveva farlo per me. Allo stesso tempo, anche i clienti nell’area vendita principale le chiedevano di eviscerare il pesce. Ma c’erano solo due persone nel reparto pesce, a corto di personale, quindi si agitava molto. Una volta, un cliente ha ordinato dei gamberi e ha chiesto che venissero rimosse le vene, il che richiede molto tempo. Quell’ordine mi ha fatto fare gli straordinari. Questa sorella continuava a imprecare – il tipo di imprecazioni che si sentono spesso o che si possono immaginare.

Tian Le: Quindi, offrire servizi di preparazione di pesce è ottimo per i consumatori perché posso ricevere il pesce pronto da cucinare a casa, molto comodo. Ma nel tuo ambiente di lavoro, non è così piacevole. Il servizio di sgusciatura è un’opzione disponibile sull’app o è stato aggiunto dal cliente come nota?

La zona di lavorazione dei prodotti deperibili presso 7Fresh

He Siqi: Puoi aggiungere delle note. Se c’è una nota, dobbiamo seguirla. In caso contrario, il cliente può lamentarsi, il che influisce sulle metriche del negozio.

Tian Le: Forse dovremmo eliminare questa parte, altrimenti tutti inizieranno a fare richieste irragionevoli.

Yu Yang: Ci sono multe per i reclami?

Lui Siqi: Sì. Ad esempio, se ricevo un reclamo da un cliente su un ordine, vengo multato direttamente di 20-30 RMB. Quell’ordine in sé potrebbe avermi fruttato solo 2-3 RMB, o anche solo pochi centesimi. Nei miei primi giorni, dicevo spesso ai miei colleghi: “Un altro giorno di lavoro pagato!”. Perché? Perché continuavo a ricevere reclami.

Tian Le: Quali altri tipi di reclami ci sono?

He Siqi: I reclami di cui parlavo prima, che hanno portato alla punizione per la copia a mano, come sono avvenuti? Ad esempio, un ordine comprende 6 articoli. Dobbiamo scansionare i codici a barre di tutti e 6 gli articoli con il palmare per completare l’ordine. Se non riuscivo a trovare un articolo, inizialmente il mio metodo era quello di continuare a cercare, ma quando lo trovavo, l’ordine era già in ritardo. In seguito, ho imparato un modo per evitare di essere in ritardo: il “code bypassing”. Ogni prodotto ha un codice visualizzato sul palmare. Quando non riuscivo a trovare un articolo, gli altri addetti allo smistamento mi chiedevano di “bypassare il codice”, ovvero di inserire direttamente il codice numerico senza scansionarlo. Il sistema considerava quindi l’ordine completato. Tuttavia, quando in seguito il mio collega ha trovato l’articolo, io, mentre imballavo, avrei potuto facilmente dimenticare che a quell’ordine mancava qualcosa. A quel punto, il cliente avrebbe potuto facilmente presentare un reclamo. Per evitare un reclamo, ho dovuto effettuare io stesso un “ordine di rifornimento” sull’app 7Fresh. Ad esempio, ordinavo io stesso una bottiglia d’acqua (la tenevo da parte) e facevo consegnare al fattorino l’articolo mancante al cliente. Anche se alla fine mi capitava l’acqua, le spese di consegna alla fine venivano pagate di tasca mia: un altro giorno di “lavoro pagato”.

Avviso di sanzione per lo smistatore a seguito di reclamo del cliente

Yu Yang: Forse dovrei rifletterci. Come ex fattorino, sono più comprensivo quando ordino qualcosa a domicilio e il fattorino è in ritardo, perché so che può succedere di tutto per strada. Ma se ordino, ad esempio, dal supermercato “Xiao Xiang” e trovo degli articoli mancanti al momento della consegna, potrei trovarmi sconcertato e non capire come sia possibile che manchino degli articoli.

Tian Le: L’empatia umana è strana. È difficile generarla senza esperienza personale.

“Dovere entrare nel congelatore anche durante le mestruazioni”

Tian Le: Dal punto di vista del lavoratore, c’è effettivamente oppressione, ma il reddito in contanti può essere dignitoso. Molti sostengono che, se qualcuno non ha molta istruzione o competenze, almeno in questo lavoro può comunque guadagnare più di diecimila dollari vendendo il proprio lavoro fisico. Qual è la tua opinione in merito?

Lui Siqi: I salari a cottimo danno agli smistatori l’illusione di essere pagati di più per più lavoro, ma in realtà il tempo che investiamo è eccessivamente lungo.

Tian Le: Che tipo di persone hai osservato lavorare come smistatrici? Anche se il turnover è elevato, molte persone svolgono ancora questo lavoro.

He Siqi: Erano tutti giovani sulla trentina; 40 anni erano considerati anziani. C’era un fratello sulla quarantina, di Yangzhou, Jiangsu. Era visibilmente un po’ più lento degli altri lavoratori più giovani e meno abile nel gestire i problemi. Forse c’erano un po’ più donne. Avevamo una collega che sembrava lavorare lì da quando il supermercato aveva aperto. Il motivo per cui riusciva a resistere così a lungo era che questo posto le forniva l’assicurazione previdenziale. Una caratteristica delle smistatrici era che la loro età effettiva non era elevata, ma sembravano piuttosto anziane, probabilmente a causa di questo lavoro ad alta intensità.

C’era anche una collega di 24 anni. Non era molto forte. A volte facevamo squadra per tirare fuori dal freezer gli impacchi di ghiaccio per confezionarli. Le ho detto di chiamarmi sempre quando andava a prendere il ghiaccio. Le prime volte lo ha fatto, ma una volta ha spostato da sola tre cesti di impacchi di ghiaccio, ognuno del peso di circa 20 jin (10 kg). Le ho chiesto perché facesse lavori così pesanti. Mi ha risposto con nonchalance: “Non c’è scelta quando si lavora all’aperto. Se non lo fai, cosa puoi fare?”. Quella frase mi ha lasciato una profonda impressione. È molto tenace, molto resiliente.

La temperatura nel congelatore del magazzino posteriore è inferiore a -20°C e molti addetti allo smistamento sono riluttanti a ritirare gli ordini all’interno./fonte: Foodthink

Tian Le: Se le donne devono fare questo tipo di lavoro durante il ciclo mestruale, deve essere davvero difficile.

He Siqi: Giusto, a volte alcune colleghe potrebbero avere il ciclo mestruale ma dover comunque andare in freezer o in cella frigorifera. Questo ha un costo enorme per loro. La nostra “regina degli ordini”, che lavorava moltissime ore al giorno, aveva avuto un ciclo mestruale irregolare. Quando l’ho sentito, sono rimasta piuttosto colpita. In realtà, gestire più di 200 ordini al giorno, o guadagnare così tanto al mese, ha un costo molto significativo.

Secondo le normative sul lavoro, se lavoro così tante ore, dovrei sicuramente guadagnare più di 10.000 RMB. Da 7Fresh, smistatori e fattorini lavorano nello stesso ambiente. Hanno una caratteristica in comune: se vuoi guadagnare, devi lavorare moltissime ore. Devi lavorare duro ogni giorno, aspettando costantemente che l’algoritmo ti assegni gli ordini.

Yu Yang: Sì, vediamo solo quanto guadagnano al giorno, ma non vediamo le difficoltà che ci sono dietro. Non conosciamo la situazione del lavoratore dopo questo lavoro, ad esempio i danni fisici o il suo futuro sviluppo professionale.

He Siqi: Non c’è sviluppo di carriera. Siamo solo beni di consumo.

Consumare 7.500 sacchetti di plastica al giorno

Yu Yang: Alcuni addetti allo smistamento si sono lamentati del fatto che le loro dita si sono ricoperte di calli a causa dell’apertura continua di sacchetti di plastica durante l’imballaggio. Quanti sacchetti di plastica consumate al giorno?

He Siqi: Il supervisore ha precedentemente pubblicato alcuni dati nella chat del gruppo di lavoro. Il 26 luglio, poco dopo le 15:00, avevamo evaso un totale di 1.471 ordini. Ho fatto i miei calcoli: se avessimo continuato a questo ritmo fino alla chiusura alle 23:30, avremmo dovuto avere oltre 2.500 ordini o più. Se stimiamo una media di almeno 3 sacchetti di plastica per ordine, in modo prudente, ne servirebbero 7.500. Se ci sono articoli congelati o refrigerati, dobbiamo anche fornire i relativi sacchetti termici, più 1-2 borse termiche. Quindi, il consumo giornaliero di sacchetti di plastica, sacchetti termici e borse termiche è piuttosto consistente.

Gli scaffali sono pieni di prodotti avvolti in sacchetti di plastica/fonte: Foodthink

Tian Le: Inoltre, frutta e verdura devono essere confezionate separatamente in contenitori di plastica, e persino le bevande a volte vengono avvolte in uno strato di plastica. Spesso diciamo che il problema più grande degli imballaggi in plastica non è necessariamente il materiale in sé, ma il fatto che vengono utilizzati una sola volta. 7Fresh può implementare il riciclo? Ad esempio, dopo la consegna, il cliente ritira gli articoli e lascia i sacchetti di plastica o le scatole termiche. SF Express ha avviato un servizio di questo tipo.

Nei supermercati 7Fresh la frutta è avvolta nella plastica e le angurie sono addirittura dotate di un cucchiaio di plastica usa e getta/fonte: Foodthink

Lui Siqi: Al momento, 7Fresh di JD.com probabilmente non ha in programma nulla del genere. Ma se volesse, potrebbe farlo. Ad esempio, se si ordina online più volte, alla consegna successiva si potrebbero consegnare al corriere i sacchetti di plastica o le borse termiche usati in precedenza. Potrebbero anche introdurre una politica in base alla quale la restituzione di un sacchetto di plastica conferisce al cliente punti bonus.

Tian Le: Ma qui c’è un rischio per l’azienda: i consumatori potrebbero non crederci, non essere disposti ad accettare borse usate, perché molte persone sono indifferenti alla tutela dell’ambiente.

L’impatto dell’e-commerce sui mercati umidi: cosa stiamo perdendo?

Yu Yang: La condivisione di Siqi rende concreto l’impatto che le attuali piattaforme di e-commerce di prodotti freschi stanno avendo sui mercati ittici. Il rigido controllo delle piattaforme sugli operatori sembra essere un’arma in questo impatto sui mercati ittici. Hai qualche idea, Tian Le? Perché ti sei sempre preoccupato di come le persone si procurano il cibo e mangiano bene.

Tian Le: Di recente ho riflettuto su una cosa. Prima, quando facevamo la spesa, c’era anche un processo di interazione con le persone. Ora, molte persone non vogliono andare ai mercati rionali, pensando che ogni viaggio comporti contrattazioni e trattative con i venditori, mentre l’e-commerce e i supermercati sono fantastici: prezzi chiaramente indicati, nessun timore di essere truffati. Ma abbiamo considerato quali sono le condizioni di lavoro dei lavoratori dei supermercati? O dei lavoratori nei magazzini di front-office dell’e-commerce? Smistatori, addetti allo stoccaggio, fattorini: assomigliano davvero a estensioni fisiche di un grande sistema. Il corpo in carne e ossa svolge solo un lavoro che il sistema di dati non può completare, senza richiedere emozioni. A differenza del mercato rionale, che è almeno un mercato vivo, un luogo di transazione e comunicazione, che contiene un certo elemento di interazione umana.

Oggi, molti giovani, affidandosi alla consegna a domicilio per i pasti e la spesa, sentono di non aver bisogno di interagire con le persone per nulla al mondo. In realtà, questo stile di vita si estende anche ai rapporti con colleghi, familiari e persino amici. Interagire con le persone è un processo di costante adattamento; ci sono sicuramente aspetti positivi e negativi, ma se evitiamo del tutto questo adattamento, le persone finiscono per comunicare solo con le macchine. Questo stato è qualcosa che trovo difficile da accettare.

I vivaci e vivaci mercati umidi, ricchi di senso di comunità, sono ora sotto assedio da parte delle piattaforme di e-commerce di prodotti alimentari freschi./fonte: Foodthink

Yu Yang: Oltre a ciò, non siamo nemmeno sicuri se il cibo offerto dall’e-commerce sia più saporito o più sano. Una volta ho comprato dei pomodori da Xiaoxiang, e i semi e il succo all’interno non erano liquidi, ma solidificati. L’intero pomodoro era cavo all’interno e non aveva alcun sapore di pomodoro. Ho fatto delle ricerche e questo fenomeno potrebbe essere dovuto all’uso di agenti di maturazione. Sebbene lo sfruttamento degli operatori di selezione da parte della piattaforma sia già molto grave, ho letto analisi precedenti che affermano che il costo di evasione per ordine per le piattaforme di e-commerce di prodotti freschi, inclusi i costi per operatori di selezione e rider, potrebbe aggirarsi intorno ai 10-13 RMB per ordine. Quindi la loro pressione sui costi operativi è ancora molto elevata. Ridurrebbero quindi i costi a livello di fornitura del prodotto a monte? Questa è una domanda preoccupante.

Tian Le: Siqi, dopo aver lavorato come selezionatrice, ordini ancora ingredienti da queste piattaforme?

He Siqi: Faccio ordini, ma non spesso. In realtà, il periodo in cui ho ordinato di più dalle piattaforme online è stato quando lavoravo come selezionatrice. Perché ero interessata a quei prodotti. Ad esempio, mentre raccoglievo gli ordini, vedevo tutti i tipi di pane e toast e, poiché non avevo tempo per la colazione al mattino, ordinavo. In seguito, dopo aver smesso di fare la selezionatrice, ho ordinato raramente online perché avevo più tempo e potevo andare al supermercato o al mercato per comprare generi alimentari offline.

In realtà, quando effettuo un ordine personalmente, non mi importa molto se arriva con qualche minuto di ritardo. Ma la piattaforma tiene molto ai parametri, garantendo la consegna entro i tempi stabiliti. Quindi, per mantenere l’immagine aziendale di elevata efficienza, trasferiscono questa responsabilità dall’alto verso il basso, e questa si manifesta nel nostro lavoro quotidiano come smistatori.

Yu Yang: Sì, in ogni caso, devono garantire che il cliente riceva l’ordine entro 30 minuti dall’ordine. Anche i fattorini erano in gran parte sconosciuti prima, finché un giorno non hanno improvvisamente attirato l’attenzione. Ora, online si trovano relativamente poche informazioni sulle esperienze degli addetti alla selezione. Ci auguriamo anche che, grazie alla condivisione di Siqi, più persone possano comprendere cosa succede dietro le operazioni degli addetti alla selezione sulle piattaforme di e-commerce di prodotti freschi.

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Crisi geopolitiche e fiscali intrecciate_di Mark Wauck

Crisi geopolitiche e fiscali intrecciate

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Da tempo sostengo che il piano di Trump per uscire dalla guerra per procura anglo-sionista contro la Russia sia motivato da un disperato bisogno di risparmiare risorse – militari e finanziarie – per altre sfide. Quanto disperato possa essere Trump lo si può giudicare dalle affermazioni contenute in questo rapporto:

Trump consegna a Putin i territori occupati dall’Ucraina

Il presidente degli Stati Uniti invia inviati a Mosca con un piano di pace che riconosce i guadagni della Russia in guerra

ESCLUSIVA: Secondo quanto appreso dal Telegraph, Donald Trump ha inviato il suo inviato di pace Steve Witkoff e il genero Jared Kushner a fare un’offerta diretta a Vladimir Putin a Mosca.

L’idea, a mio avviso, è quella di consolidare le risorse statunitensi mentre Trump cerca di riformare una solida base per mantenere l’egemonia globale. La mia tesi è che prendere il controllo delle vaste risorse del Venezuela – con una forma o l’altra di intimidazione – potrebbe rafforzare il dollaro fornendo garanzie immediate e necessarie. Lo stesso ragionamento si applica al Medio Oriente, ma sottomettere l’Iran per stabilire un’egemonia statunitense incontrastata sulle risorse energetiche regionali è difficile. Il risultato è che gli Stati Uniti si trovano di fronte alla possibilità di guerre difficili in due regioni ampiamente separate, se l’intimidazione non funziona. In patria, Trump si scontra con un profondo scetticismo riguardo a questo schema:

Max Blumenthal @MaxBlumenthal

25 novembre

Secondo un nuovo sondaggio YouGov, solo una piccola frazione di americani sostiene una guerra per un cambio di regime in Venezuela o crede alla menzogna ufficiale sul narcotraffico.

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I sondaggi stanno inviando chiari segnali d’allarme a Trump sui pericoli per la continuità del suo regime che ulteriori avventure all’estero rappresentano. Testimoniano una pericolosa mancanza di fiducia da parte dell’opinione pubblica, nonostante l’incessante martellamento della propaganda.

Ciò che contribuisce al senso di disperazione è il timore che gli Stati Uniti si trovino di fronte alla madre di tutte le bolle: la bolla dell’intelligenza artificiale. Molti credono che la retorica e le azioni di Trump – più di recente, il suo ordine esecutivo Genesis, che sembra un salvataggio dell’intelligenza artificiale – siano mirate a mantenere viva quella bolla. Per riuscirci, occorrono quantità di denaro sempre maggiori. Di recente, Doug Macgregor ha sollevato questa preoccupazione rispondendo al commento del giudice Nap sui prestiti per pagare gli interessi sul debito statunitense:

Bene, Colonnello, spendiamo mille miliardi di dollari all’anno per il servizio del debito , per pagare gli interessi alle persone che hanno acquistato i nostri titoli. E da dove prendiamo quei mille miliardi? Li prendiamo in prestito. Ora, per quanto tempo ancora potrà esistere un’entità che prende in prestito denaro per pagare gli interessi sul denaro preso in prestito?

Ebbene, il signor Bessent sta anche trasferendo silenziosamente ingenti quantità di liquidità sui mercati del private equity, perché sono molto vicini al collasso. Per farlo, ha sfruttato la proverbiale finestra di riacquisto. In questo momento, stanno accadendo molte più cose, lontane dagli occhi del popolo americano, di quanto il popolo americano stesso creda. Tutto questo potrebbe improvvisamente crollare…

Questo grafico dovrebbe fornire un’idea di cosa sta parlando Mac, oltre a spiegare la disperata ricerca di fondi da parte di Trump e il tentativo di mantenere l’apparenza di averli raccolti – ne parleremo più avanti, con Sean Foo. Questo spiega anche mosse come l’inversione di rotta nel giro di poche settimane – dal divieto di vendita di chip Nvidia in Cina all’improvviso aumento delle vendite:

La lettera di Kobeissi @KobeissiLetter

NOTIZIA DELL’ULTIMO MINUTO: il debito marginale degli Stati Uniti è balzato di 57,2 miliardi di dollari a ottobre, raggiungendo il record di 1,2 trilioni di dollari.

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La lettera di Kobeissi @KobeissiLetter

1 ora

Ora abbiamo:

1. Trump afferma che manterrà le azioni a livelli record

2. 600 miliardi di dollari all’anno in Magnificent 7 CapEx

3. La Fed taglia i tassi di interesse a un tasso di inflazione superiore al 3%

4. La spesa globale per le infrastrutture di intelligenza artificiale è di 1 trilione di dollari all’anno

5. La Fed porrà fine al Quantitative Tightening tra 2 giorni

6. Deficit di spesa degli Stati Uniti a >6% del PIL degli Stati Uniti

7. Nvidia è più grande di tutti i mercati azionari nazionali tranne 5

8. Record di riacquisti societari da 1,2 trilioni di dollari in arrivo nel 2026

9. Trump afferma che “taglierà completamente” le tasse sul reddito

10. Trump promette assegni di stimolo da 2.000 dollari nel 2026

Come puoi contrastare questo slancio?

Con queste premesse, ecco il punto di vista scettico di Sean Foo sulla possibilità che tutto questo possa funzionare:

La Cina ha appena scatenato il panico tecnologico negli Stati Uniti, un disastro impensabile per il dollaro nel 2026, un enorme SHORT da 21 trilioni di dollari di Trump

La corsa alla tecnologia si sta intensificando e la Cina ha appena lanciato la sua nuova soluzione di intelligenza artificiale. Si tratta di un nuovo chatbot che si confronterà con ChatGPT di OpenAI. GPT è stata l’app di intelligenza artificiale più veloce a raggiungere 100 milioni di utenti. Ha superato 1 milione in 5 giorni e ha raggiunto i 100 milioni in soli 2 mesi. Inoltre, ha oltre 800 milioni di utenti attivi a settimana. Quindi, la crescita è esponenziale. L’adozione è fondamentale e la velocità è fondamentale.

Ora, la Cina sta iniziando a creare un proprio chatbot per competere con GPT. Questo dimostra come Pechino abbia la capacità di sviluppare l’intelligenza artificiale per la propria economia e per il Sud del mondo. Sono necessari strumenti e supporto occidentali. La nuova app Qwen AI di Alibaba ha appena ricevuto oltre 10 milioni di download durante la settimana del lancio. Le azioni dell’azienda sono aumentate di quasi il 5%. Questa nuova app AI non è solo un’aggiunta al business di Alibaba. Certo, cambierà la piattaforma di shopping e stimolerà molte vendite al dettaglio, ma l’obiettivo è creare un agente AI completamente funzionante. Inizierà in Cina, ma, a breve, si espanderà a livello globale con una versione per l’estero.

Ora, rispetto a ChatGPT, la Cina ha un grande vantaggio: è open source. Grazie all’open source, Qwen può offrire maggiore flessibilità e può essere facilmente personalizzato. Quindi le aziende possono facilmente adattarlo al proprio caso d’uso. Che si gestisca un negozio o una rete elettrica, Qwen è più flessibile. È anche gratuito in molti casi. Inoltre, il modello è ottimizzato per un minore consumo di risorse. Non è necessario bruciare un sacco di soldi, potenza di calcolo o energia per mantenerlo in funzione. E questo lo mette in contrasto con il modello statunitense, che è closed source. Inoltre, utilizzare GPT su larga scala costa [una bomba?] rispetto ai modelli cinesi. E questo significa che se l’intelligenza artificiale cinese riuscisse a raggiungere la parità di intelligenza con i modelli statunitensi, attraverserebbe rapidamente la curva di adozione.

Ottenere utenti non sarà più un problema una volta che Pechino avrà colmato l’ultimo gap di intelligence. Confrontando i modelli open source tra Stati Uniti e Cina, la partita è già vinta. Llama è un modello di intelligenza artificiale open source simile a Qwen. È sviluppato da Meta Platforms, l’azienda di Facebook. Per oltre 18 mesi, Llama ha dominato agilmente il modello cinese. Ma a luglio, i download di Qwen sono improvvisamente schizzati alle stelle. I download sono raddoppiati in un solo trimestre, superando quelli di Llama con quasi 400 milioni di download. I sistemi basati su Qwen ora rappresentano il 40% dei nuovi modelli linguistici. La quota di mercato di Meta è diminuita del 15%.

Questo è terrificante per l’IA statunitense per una serie di ragioni. Gli Stati Uniti stanno combattendo una battaglia in salita. Non hanno una base industriale o un ecosistema di vendita al dettaglio come quello cinese per sfruttare il vero potere dell’IA. Il solo settore dei pagamenti cinese è una strada incredibile per promuovere l’adozione dell’IA tra le masse. E questo tralascia tutti gli sviluppatori. Stiamo parlando di persone normali, tu ed io, che usano l’IA. La Cina può guidare l’utilizzo dell’IA perché ha un sistema di pagamento unificato all’interno del Paese. La maggior parte delle transazioni in Cina viene effettuata tramite WeChat o Ali Pay. Oltre 1 miliardo di persone in Cina utilizza solo WeChat per i pagamenti, ovvero l’85% degli acquirenti. Alibaba è al primo posto, il che significa che ha la base di clienti da influenzare e da cui raccogliere dati. Tutto questo avvantaggia utenti, aziende e sviluppatori che utilizzano il modello Qwen.

In effetti, Jensen Huang ha appena ammesso la grande minaccia dell’intelligenza artificiale proveniente dalla Cina. La natura open source ne consente un’adozione su larga scala con pochissime resistenze da parte del resto del mondo:

Huang: La Cina ha un’ottima tecnologia di intelligenza artificiale. Hanno molti ricercatori in questo campo. Infatti, il 50% dei ricercatori di intelligenza artificiale del mondo si trova in Cina e sviluppano un’ottima tecnologia di intelligenza artificiale. Infatti, i modelli di intelligenza artificiale più popolari al mondo oggi sono modelli open source provenienti dalla Cina , e quindi si stanno evolvendo molto, molto velocemente. Gli Stati Uniti devono continuare a muoversi a una velocità incredibile. Altrimenti, il mondo è molto competitivo.

E questo introduce un grosso problema per gli Stati Uniti. Stanno bruciando enormi quantità di denaro contante nel tentativo di mantenere vivo il sogno. Centinaia di miliardi solo nei data center, e questo disastro è finanziato da un debito elevato a tassi di interesse elevati. Aziende cinesi come Alibaba possono combattere la guerra in modo sostenibile sfruttando i ricavi dei clienti. È un modello molto diverso. Come abbiamo detto prima, gli Stati Uniti stanno cercando di creare Skynet e di correre il più velocemente possibile utilizzando denaro preso in prestito. Ma a meno che non si raggiunga improvvisamente l’AGI , si andrà in crash. Alla fine ci si scontrerà con un muro di insolvenze.

Alibaba prevede di trasformare Qwen in un agente di intelligenza artificiale completamente operativo. Ciò significa consentire ai clienti di fare acquisti a mani libere. Costruirà un ecosistema più ampio attorno ad esso. Ciò significa mappe, viaggi, prenotazioni e persino formazione. È possibile perché esiste già un’ampia base di utenti unificata. È lo stesso motivo per cui l’intelligenza artificiale in generale può crescere più rapidamente in Cina: perché hanno già una base industriale esistente. Se guardiamo alla recente svendita di intelligenza artificiale, Alibaba si è comunque alimentata meglio. È ancora in crescita del 10%, mentre altri come Meta sono in calo di quasi il 20%. Il mercato comprende la differenza fondamentale. La Cina sta giocando la partita dell’intelligenza artificiale in modo sostenibile. Il vantaggio sta nelle applicazioni nella vita reale , o in quella che viene chiamata “influenza dell’intelligenza artificiale”. Gli Stati Uniti, tuttavia, stanno alimentando la loro crescita attraverso debito e deficit. Se la Cina riesce a promuovere l’adozione di massa, soprattutto per i consumatori di tutti i giorni, ciò eserciterà una forte pressione sui ricavi dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti. E senza guadagni, come si può ripagare il debito?

Prendiamo ad esempio i ricavi di Open AI. Si sono impegnati a investire oltre mille miliardi di dollari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sono 1.000 miliardi di dollari. Sembra fantastico, ma finora il loro fatturato annuo è stato di soli 13 miliardi di dollari. Inoltre, oltre il 70% di questo deriva dagli abbonamenti consumer per controllare GPT. Persone che pagano 20 dollari al mese per usare GPT con meno restrizioni. Il che solleva la domanda: cosa succederà quando la Cina creerà un modello consumer più economico? Non è un salto passare dall’open source al closed source consumer. Le soluzioni cinesi indeboliranno sicuramente ChatGPT e ridurranno notevolmente i ricavi di Sam Altman.

Bene, ecco cosa lega tutto questo alla mia introduzione:

Ecco perché Trump sta cercando di prendere il controllo della Fed. Deve abbassare i tassi di interesse a tutti i costi per evitare un’implosione. Prendere in prestito denaro deve diventare più economico per le aziende di intelligenza artificiale per rifinanziare il loro debito. Non c’è altra opzione. Ora la Federal Reserve sarà ancora più in debito con Trump. Kevin Hasset, che fa parte della banda di Trump, è il favorito per la presidenza della Fed. In altre parole, potrebbe benissimo sostituire Jerome Powell a maggio del prossimo anno, il 2026. Se non lo sapevate o non sapete chi è Hasset, è un consulente economico con un’enorme passione. Vive e respira tagli dei tassi di interesse. Ed ecco la parte esilarante.

Il processo di selezione per il prossimo presidente della Fed sarà guidato nientemeno che da Scott Bessent. Ora, sono sicuro che sarà imparziale e sceglierà la persona migliore per l’incarico. </sarc> Questo è un disastro assoluto. Se pensate che il mercato o la tendenza alla svalutazione siano finiti, signore e signori, probabilmente non lo sono. La Fed inizierà a essere riempita dalla squadra di Trump. Abbiamo già Steven Miran lì. Da tempo invoca un dollaro più debole. Crede che renderà il settore manifatturiero statunitense più competitivo, e questo si tradurrà in massicci tagli dei tassi. E se pensate che questo disastro non possa peggiorare ulteriormente, Bessent seguirà sicuramente la volontà di Trump. Chiunque sia la scelta, possiamo aspettarci che Bessent segua gli ordini.

D: Non accetterai quel lavoro?

Bessent: Brett, credo che ci siano 340 milioni di americani al giorno d’oggi. Credo di poter affermare con certezza che non sarò io il presidente della Fed. Credo che il presidente Trump sarà un ottimo presidente della Fed. Ha una mentalità aperta. Capisce la politica monetaria meglio di quanto molti altri possano capire.

Quanto tempo ci vorrà prima che venga presa la decisione? Beh, potrebbe arrivare anche a Natale, ovvero tra meno di 30 giorni, il che significa che i mercati potrebbero subire uno shock enorme. Se Hasset dovesse entrare, sicuramente nel 2026, assisteremo a tagli massicci. Questo sarà ribassista per il dollaro. Trump ripristinerà il vostro denaro e causerà un problema di inflazione più grave in futuro, inclusa l’inflazione degli asset. Il problema qui è il divario di disuguaglianza. I ricchi diventeranno molto più ricchi con tutti i tagli dei tassi , e questo non può continuare per sempre. Il controllo di Trump sulla Fed farà precipitare la situazione.

Dal 1965, la classe media statunitense è stata schiacciata fino a scomparire. Si è ridotta di 11 punti percentuali, arrivando ad appena il 45%. Un bilancio familiare di base supera ora le sei cifre, il che è assurdo. I costi per l’assistenza all’infanzia, l’alloggio, il cibo e l’assistenza sanitaria sono in aumento. Cosa succederebbe se i tassi di interesse scendessero, innescando un crollo del dollaro? Tutte le importazioni costerebbero di più e metterebbero ulteriormente sotto pressione la classe media. Gli unici beneficiari sarebbero i detentori di attività finanziarie [i ricchi].

Questa è la realtà nascosta: Trump non lo sta facendo per te e per me. Si tratta di mantenere l’impero anglo-sionista.

Non mi piace, ma questa è la realtà. Trump non sta cercando di invertire la rotta. Le sue politiche, ironicamente, stanno accelerando i tempi. Mentre l’economia marcisce, il mercato azionario statunitense è in piena espansione. Ma questa biforcazione può durare per sempre?

I tagli ai tassi sono solo una parte della storia. Un’altra narrazione che alimenta questa esuberanza è la promessa di Trump di 21.000 miliardi di dollari in investimenti globali. Secondo alcuni report, c’è un grosso buco nelle promesse di Trump.

Non ci sorprende, ma queste informazioni sono incluse nei prezzi di tutte le azioni. Mancano oltre 11 trilioni di dollari, forse anche di più. E per quelli trovati sul sito web della Casa Bianca, solo 7 trilioni di dollari potrebbero avere una parvenza di realtà. Il che significa che se il buco nero da 14 trilioni di dollari non viene risolto, abbiamo un grande divario di valutazione da giustificare. È come dire al quartiere che hai vinto un milione di dollari e che organizzerai una festa di quartiere la prossima settimana. Tutti applaudono. Pugni alzati al cielo. Tutti si preparano a festeggiare il prossimo fine settimana. Ma non hai i soldi. Quindi o annulli la festa e deludi le speranze di tutti, oppure prendi in prestito i soldi per organizzare la festa, indebitandoti .

È una situazione senza via d’uscita. E bisogna capire la portata di tutto questo. L’economia statunitense potrebbe essere destinata a subire un’enorme [?] perdita, a partire da 7.000 miliardi di dollari, che da sola contribuirà in modo significativo al PIL statunitense. Se tutti i progetti saranno completati secondo i tempi previsti, ci aspettiamo un ulteriore 5% del PIL all’anno. Metà del pacchetto di salvataggio pandemico è paragonabile al boom ferroviario degli anni ’80 del XIX secolo, ed è più grande del piano di salvataggio di Obama del 2008. È una quantità di denaro incredibile.

Ma quanto di tutto questo è scontato nei prezzi delle azioni statunitensi? E che dire dei restanti 14.000 miliardi di dollari in promesse amorfe?

Ricordate questo discorso iconico:

Trump: Abbiamo investito oltre 17 trilioni di dollari nel nostro Paese in nove mesi. Ora siamo quasi pronti a superare i 18. Ed entro la fine dell’anno, avremo investito nel nostro Paese circa 20-21 trilioni di dollari. Si tratta di una cifra 10 volte superiore a quella più alta mai investita in qualsiasi Paese prima d’ora. È la cifra più alta, per esempio, quindi se ne abbiamo 20 o 21 in un anno, 21 trilioni, pensate a cosa sono. Sono le fabbriche di automobili, è l’intelligenza artificiale, è tutto. Stanno tutti tornando.

Non si può inventare questa roba. E se i soldi non arrivassero? L’intera economia e i mercati subirebbero un duro colpo. Molti investimenti nel settore manifatturiero svanirebbero nel nulla. E, cosa ancora più importante, i fondi destinati all’intelligenza artificiale potrebbero semplicemente esaurirsi.

Ora anche l’escalation globale di Trump non sta funzionando. Molti Paesi, dalla Corea del Sud al Giappone fino all’Europa, lo stanno prendendo in giro. Se consideriamo le promesse di investimenti sovrani, non ci sono abbastanza soldi in gioco.

Potrebbero esserci 900 miliardi da Corea e Giappone, ma molti di questi sono prestiti che devono essere restituiti. Non sono soldi gratis, gente. Dall’UE, meno di 41 miliardi di dollari. Dai sauditi, meno di 26 miliardi di dollari. Dagli Emirati Arabi Uniti, solo 61 miliardi. Niente di tutto questo può colmare il buco nero di 14 trilioni di dollari di Trump. Non ci sono abbastanza soldi per le estorsioni in giro, e i paesi non sono poi così stupidi. Dare soldi a Trump significa negare il capitale alla propria economia.

Quindi, tenete presente che il 2026 potrebbe essere il giorno del giudizio. Trump ha davvero bisogno che i soldi arrivino. Altrimenti, come possiamo giustificare tutte le valutazioni elevate delle azioni statunitensi? Semplicemente non ha senso a questo punto . Ma fatemi sapere cosa ne pensate. L’intelligenza artificiale cinese farà scoppiare la bolla tecnologica contro Trump? Otterrà i suoi 21 trilioni di dollari l’anno prossimo? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto.

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La metafisica dell’economia_di Spenglarian Perspective

La metafisica dell’economia

spenglarian perspective13 novembre
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Sebbene abbiamo concluso con la politica, c’è un tema ricorrente che attraversa il Tramonto dell’Occidente come elemento fondamentale della cultura e della civiltà tarda, e che Spengler lascia proprio alla fine del volume 2. I suoi scritti di economia sono divisi in due parti. La prima riguarda la fisionomia dell’economia e la sua morfologia nel corso della storia, mentre la seconda è una sintesi estremamente sintetica delle tecniche e del concetto di macchina. Analizzeremo entrambe le sezioni, sezione per sezione.

L’economia, così come la intendiamo oggi, è un’idea specificamente occidentale e non universale per l’umanità. Questo può essere interpretato in due modi. Il primo è che l’idea di economia è stata in gran parte sviluppata dagli inglesi: Adam Smith, David Hume, Maynard Keynes e Thomas Malthus. Nell’Ottocento, la Rivoluzione Industriale si concentrò in Inghilterra e il successo del progetto rese la Gran Bretagna l’impero più potente della storia fino a quel momento. Dalla metà del secolo in poi, uomini come Karl Marx cercarono di opporsi all’economia inglese con i propri modelli e teorie. Ma l’opposizione al capitalismo inglese servì solo a rafforzarne la presenza. Il secondo è che ciò che contava per l’economia ai tempi di Hume non contava per l’economia ai tempi di Spengler, o di Keynes, o ai nostri. L’economia dei tempi di Spengler viene descritta come ” [partendo] dalla Materia e dalle sue condizioni, bisogni e motivazioni, invece che dall’Anima “, ” [considerando] la vita economica come qualcosa di cui si può dare conto senza residui “.Supponiamo che esista una storia dell’economia indipendente dalla religione e dalla politica, cosa con cui Spengler potrebbe non essere d’accordo. In tal caso, si deve supporre che si trovi anch’essa in una certa fase di sviluppo, sia quella di una complessità progressiva o di un’attualizzazione di una cultura elevata e distinta.

L’economia di cui ci occupiamo è l’economia sistematica di mille libri, dissertazioni e scuole di pensiero, e di conseguenza non riusciamo a vederla per quello che è veramente. La conseguenza è che, quando la teoria viene applicata nella realtà, crolla. Un ottimo esempio di ciò è l’ascesa del fascismo in Italia. Gli intellettuali comunisti, nei quarant’anni successivi alla Marcia su Roma, lo identificarono in una forma o nell’altra come un capitalismo in decadenza, un’idea che sostengono ancora oggi, ignorando la realtà politica. Potremmo simpatizzare con loro nel dire che non si può fare nulla a stomaco vuoto, ma come dimostra Spengler, la fame non è l’alfa e l’omega della storia.

Se la vita fosse una moneta, politica ed economia ne sarebbero le due facce. La prima è la ricerca della vittoria sui propri nemici, la sopravvivenza contro le minacce e la promulgazione del proprio flusso di esistenza, mantenuto in famiglie, tenute, nazioni e stati, al di sopra di tutti gli altri. La politica è ” considerata dagli altri “, ma l’economia è ” considerata da sé “. La vita politica eleva gli ideali al di sopra delle vite dei singoli uomini e milioni di persone si sacrificano per questi nobili obiettivi; un uomo che muore in guerra è nobile ed eroico e viene ricordato e onorato come tale. La vita economica si concentra sul nutrimento di quel flusso di esistenza, che si tratti di sfamare un singolo uomo o di gestire efficacemente le risorse di uno stato o di un esercito, ma quando i tempi si fanno duri, si verifica una recessione e ne consegue la carestia, il sistema è esaurito e rischia di sgretolarsi, perché al fondo della vita economica c’è il singolo uomo che diventa sempre più ansioso della propria fame. Il pensiero di morire a causa di essa è sufficiente ad abbandonare qualsiasi movimento più ampio. ” La guerra è la creatrice, la fame la distruttrice, di tutte le grandi cose “.

Detto questo, la politica è la vita più importante per Spengler. Forse la famiglia muore di fame senza cibo, ma l’idea di famiglia ne giustifica il nutrimento. Nel mondo moderno, abbiamo la nozione materialistica che dobbiamo costruire verso l’autorealizzazione partendo dal basso. La piramide dei bisogni di Maslow lo illustra ponendo i bisogni fisiologici e di sicurezza alla base della sua piramide, mentre l’autorealizzazione, la stima e l’appartenenza sono le conseguenze della sicurezza alla base. Spengler afferma più o meno il contrario. Un uomo senza desiderio di autorealizzazione, che non ha stima, né amore, né appartenenza, semplicemente non ha il senso della sua vita per nutrirla con cibo, riparo e sicurezza. Pertanto, è per la politica che emerge l’economia. Nel primo periodo, non c’era separazione, in quanto la seconda era subordinata alla prima. Nel tardo periodo, la seconda si stacca dalla prima come uno stato indipendente, il terzo stato. Nel periodo della civiltà, ogni uomo ora cerca di soddisfare la sua fame e solo la sua fame. La complessa economia della cosmopoli gli garantisce di poterlo fare in sicurezza, ma a costo del lento degrado della società dovuto a interessi egoistici, che culmina nel ritorno alla politica privata, mentre un pugno di uomini egoisti ascende a un potere monetario insondabile. Ciò che rimane è il contadino e la sua famiglia, che mangiano per continuare a vivere con la generazione successiva.

In tutte le teorie politiche ed economiche, l’elemento vivente viene ucciso e trasformato in un sistema di relazioni causali. In economia esiste una scienza, una matematica, una logica, una filosofia, ma raramente la religione entra in gioco. La religione rifiuta categoricamente l’economia come peccaminosa. La identifica correttamente come egoista, guidata da impulsi, e la rinuncia come fa con la politica come qualcosa di vile. Gli studi laici hanno origine dalla religione, ma se ne sono separati per non riconoscere questa contraddizione nel legare una forza vitale a sistemi morti; pertanto, ogni “teoria” economica ammette timidamente un nucleo di politica, per quanto piccolo, che fornisce il significato al sistema per giustificare i suoi studi, e questo elemento vivente è la fonte di tutte le vere regole eterne, non i libri, le dissertazioni e le scuole di pensiero. Non è diverso nello studio di tutte le altre cose.

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Verifica dei fatti: “Pechino non riesce a risolvere il problema dell’involuzione”_di Fred Gao

Verifica dei fatti: “Pechino non riesce a risolvere il problema dell’involuzione”

Un confronto con la realtà del settore delle tecnologie verdi in Cina

Fred Gao e David Fishman11 settembre
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Questo articolo risponde al recente editoriale di Alicia García-Herrero ” Pechino non riesce a risolvere il suo problema di involuzione “, pubblicato su The Wire China . Sebbene l’articolo di García-Herrero affronti importanti questioni relative al settore delle tecnologie pulite in Cina e alle sfide legate alla sovraccapacità produttiva, David Fishman sostiene che contenga significativi errori fattuali che ne compromettono il quadro analitico.

La risposta che segue è necessariamente dettagliata e ricca di dati, poiché affronta sistematicamente quelle che il signor Fishman considera fondamentali interpretazioni errate delle dinamiche del mercato cinese delle energie rinnovabili, dei modelli di investimento nelle infrastrutture e delle risposte politiche.

Ho deciso di presentare questa analisi per contribuire al dibattito in corso sul ruolo della Cina nei mercati globali delle tecnologie pulite e anche per correggere errori fattuali che compaiono frequentemente nelle analisi occidentali sullo sviluppo industriale cinese, in particolare per quanto riguarda le strutture dei sussidi, le tendenze della domanda e il ruolo del coordinamento statale nelle questioni di sovracapacità.

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David Fishman lavora attualmente per il Lantau Group, dove è specializzato nel settore energetico cinese. Il suo lavoro riguarda i mercati dell’energia solare, eolica, del carbone, nucleare, idroelettrica, della trasmissione e dell’energia, con particolare attenzione alle politiche sulle energie rinnovabili e alle previsioni di mercato. Prima di entrare a far parte del Lantau Group, Fishman è stato co-direttore generale del Nicobar Group, con sede a Shanghai, una società di consulenza per l’energia nucleare. Ha conseguito un Master congiunto in Relazioni Internazionali e Politica Energetica presso la Johns Hopkins SAIS e la Nanjing University e parla fluentemente cinese mandarino.

È anche il fondatore della newsletter ” Crossing the River by Feeling the Stones”, in cui fornisce osservazioni di prima mano sulle aree rurali cinesi e sugli sforzi per alleviare la povertà. Le sue conversazioni con la gente del posto offrono preziose prospettive dal basso sullo sviluppo della Cina, cosa che ho apprezzato molto.

Grazie al signor Fishman per avermi permesso di apportare alcune modifiche in base ai suoi commenti originali pubblicati su LinkedIn : https://www.linkedin.com/pulse/op-ed-correcting-factual-errors-chinas-cleantech-sector-david-fishman-czfdc/?trackingId=N2aV%2Fjw7S7S5a3gR1%2FaWYg%3D%3D
(Revisione del testo originale eseguita da Fred con il supporto aggiuntivo di AI, con la conoscenza e l’approvazione dell’autore)

Grazie per aver letto Inside China! Questo post è pubblico, quindi sentiti libero di condividerlo.

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Un recente editoriale su The Wire China intitolato ” Pechino non riesce a risolvere il suo problema di involuzione” di Alicia García-Herrero , economista capo per l’area APAC di Natixis, tenta di diagnosticare la crisi di sovraccapacità della Cina nel settore delle tecnologie verdi. L’articolo, citato con approvazione sui social media da personalità come Joerg Wuttke, partner di DGA Albright Stonebridge Group, si propone di spiegare come il settore delle tecnologie pulite cinese sia caduto in “involuzione” e perché le soluzioni di Pechino falliranno.

Purtroppo, l’analisi è piena di errori fattuali sul settore energetico cinese, che portano a conclusioni fondamentalmente errate. Sebbene la sovraccapacità e la concorrenza distruttiva siano effettivamente sfide reali per il settore greentech cinese, questo articolo ne identifica erroneamente le cause, fraintende le attuali dinamiche di mercato e giudica erroneamente la risposta politica di Pechino.

Vorrei esaminare sistematicamente i problemi principali, apportando le correzioni necessarie, supportate dai dati attuali e dalle realtà del mercato.

Il “picco della domanda” fantasma che non c’è mai stato

I problemi dell’editoriale iniziano presto, con la sua affermazione fondamentale secondo cui “la domanda interna di tecnologie verdi in Cina ha raggiunto il picco, dato l’enorme anticipo della capacità installata negli ultimi anni, alimentato dai sussidi”. Questa affermazione contiene due errori gravi che compromettono tutto ciò che segue.

In primo luogo, la domanda cinese di tecnologie verdi non ha ancora raggiunto il picco, ma sta accelerando a un ritmo vertiginoso. Solo lo scorso anno, la Cina ha installato 277 GW di solare fotovoltaico e 80 GW di capacità eolica. Per mettere i dati in prospettiva, nel solo 2024 le installazioni solari in Cina hanno superato l’intera capacità solare installata cumulativa degli Stati Uniti (121 GW). Anche con le nuove riforme di mercato introdotte il 1° giugno 2025, le installazioni solari sono sulla buona strada per eguagliare il record dell’anno scorso, mentre si prevede che l’aggiunta di capacità eolica supererà i livelli del 2024. Questo non è un mercato che sta vivendo un picco di domanda, ma un mercato in piena crescita esplosiva e sostenuta.

In secondo luogo, l’affermazione sui sussidi è semplicemente obsoleta. I parchi solari ed eolici cinesi non ricevono sussidi diretti dal 2021. Negli ultimi anni, hanno operato con un sistema di feed-in-tariff (FiT), che garantisce un prezzo fisso indipendentemente dalle fluttuazioni del mercato. Questo è fondamentalmente diverso da un sussidio: è un meccanismo di stabilizzazione dei prezzi. Quando i prezzi di mercato sono elevati, la FiT può effettivamente essere inferiore ai prezzi di mercato, il che significa che gli sviluppatori guadagnano meno di quanto farebbero in un sistema di mercato puro. Quando i prezzi di mercato sono bassi, la FiT fornisce una base minima. Questa distinzione è importante perché dimostra che questi progetti sono in gran parte guidati dal mercato, non dipendenti dai sussidi.

L’editoriale aggrava ulteriormente questi errori affermando che “il crollo della domanda interna ed esterna ha costretto le aziende tecnologiche cinesi a competere in modo aggressivo per guadagnare quote di mercato riducendo i prezzi”. Questa caratterizzazione è errata su entrambi i fronti. Le esportazioni cinesi di pannelli solari hanno totalizzato 236 GW nel 2024, con un aumento del 13% su base annua. Le esportazioni di turbine eoliche hanno raggiunto i 5,2 GW, con un aumento del 42%.

Anche nel 2025, quando il quadro è più sfumato, la situazione non è quella di un crollo della domanda. Sebbene le esportazioni di pannelli finiti siano diminuite del 5% da inizio anno, questo calo è stato più che compensato dalla crescita esplosiva delle esportazioni di componenti: le celle sono aumentate del 73% e i wafer del 26%. Questo cambiamento riflette il fatto che paesi come l’India stanno sviluppando capacità di assemblaggio interne utilizzando componenti cinesi, non un crollo della domanda. L’India da sola ha rappresentato il 52% dell’aumento annuo delle esportazioni cinesi di celle, poiché sta rapidamente sviluppando una capacità di assemblaggio di pannelli che ha raggiunto i 68 GW, più del doppio del tasso di installazione del 2024.

Il punto cruciale è che lo squilibrio tra domanda e offerta che alimenta la concorrenza sui prezzi non è causato dalla debolezza della domanda, che è robusta e in crescita. È causato dalla crescita dell’offerta che ha ampiamente superato persino questi impressionanti aumenti della domanda.

Capire l'”involuzione”: individuare la causalità corretta

L’editoriale fraintende fondamentalmente il significato di “involuzione” (内卷) nel contesto cinese. Sostiene che l’involuzione “favorisce l’errata allocazione delle risorse in settori non redditizi con sovracompetizione”. Questo capovolge completamente la causalità. L’involuzione – o quella che preferisco chiamare concorrenza distruttiva – è un sintomo dell’eccesso di offerta, non la sua causa. Non favorisce l’errata allocazione delle risorse; piuttosto, l’errata allocazione delle risorse (se così vogliamo chiamarla) crea le condizioni per l’involuzione.

L’involuzione si manifesta con margini ridottissimi o negativi, brutali guerre sui prezzi e orari di lavoro massacranti, mentre le aziende lottano disperatamente per conquistare quote di mercato in un mercato in eccesso di offerta. È il risultato, non il fattore scatenante.

L’editoriale semplifica eccessivamente anche le modalità con cui si è manifestata questa sovrabbondanza di offerta, attribuendola principalmente ai “sussidi governativi, soprattutto a livello locale”. Sebbene i sussidi aiutino certamente i produttori a sopravvivere in un mercato in eccesso di offerta, quando le normali condizioni economiche costringerebbero a ridurre la capacità produttiva, non spiegano perché i produttori avrebbero investito in capacità produttiva che sapevano non potesse essere pienamente utilizzata. Doveva esserci l’aspettativa che questa capacità sarebbe stata necessaria.

Vorrei proporvi una narrazione più articolata. Immaginatevi come un produttore cinese di pannelli solari nel 2021. Avete appena visto autorevoli previsioni globali che suggeriscono che il mondo avrà bisogno di almeno 650 GW di capacità produttiva annua di moduli solari entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi climatici. Vi guardate intorno e vi rendete conto che la Cina attualmente ha solo 250-300 GW di capacità. Il calcolo è semplice: c’è spazio per un’espansione massiccia. Se vi espandete in modo aggressivo ora, conquisterete quote di mercato in questo mercato in crescita. Se non vi espandete voi ma i vostri concorrenti lo fanno, rimarrete indietro.

Questo è un calcolo perfettamente razionale. Il problema è che ogni produttore sta facendo lo stesso calcolo simultaneamente. È la classica teoria dei giochi: decisioni razionali individuali che portano a risultati collettivamente irrazionali. Immaginate un giocatore di hockey che pattina verso il punto in cui andrà il disco. Una strategia individuale intelligente, ma quando la seguono tutti, si ottiene una collisione enorme.

Il risultato? La Cina ha ora una capacità produttiva di moduli di 750 GW nel 2024, con l’obiettivo di raggiungere i 1.000 GW entro il 2026, superando del 50% anche le più ottimistiche proiezioni sulla domanda globale per il 2030. Ogni pochi anni, i progressi tecnologici impongono ai principali operatori di avere bisogno di nuove attrezzature di produzione per mantenere la competitività, vendendo le loro vecchie attrezzature a prezzi scontati a chiunque le acquisti, creando spesso nuovi concorrenti con capacità di seconda categoria ma funzionali.

Io la chiamo la “teoria del mulo e della carota” (骡萝论): come un mulo che insegue una carota attaccata alla sua testa, l’industria continua ad espandersi verso una domanda futura che si allontana quanto più aggressivamente la insegue.

L’amara ironia è che la sovraccapacità non è stata necessariamente causata da un eccessivo intervento statale, ma probabilmente da un intervento troppo scarso e tardivo. Un coordinamento tempestivo per prevenire questa dispendiosa corsa alla capacità produttiva avrebbe potuto evitare l’attuale crisi. La Cina ha tentato l’auto-organizzazione industriale attraverso cartelli sui prezzi, ma questi fallirono quando le singole aziende non riuscirono a resistere alla tentazione di abbassare i prezzi concordati per guadagnare quote di mercato.

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Il mito degli investimenti nella rete

Forse l’errore più eclatante dell’editoriale risiede nella diagnosi dei problemi infrastrutturali. Afferma che “Il cuore del problema nel caso della Cina è che produce troppa tecnologia verde che non può implementare a causa della scarsa capacità della rete elettrica nazionale di sfruttare le energie rinnovabili installate. Per anni, la politica industriale di Pechino ha privilegiato la capacità manifatturiera verde – che ha il vantaggio di generare entrate dalle esportazioni – rispetto alle infrastrutture verdi, in particolare migliorando la rete elettrica”.

Questa affermazione è talmente sbagliata da lasciare senza fiato. È come se accusasse la Cina di non aver fatto qualcosa che in realtà ha fatto su scala enorme e senza precedenti per decenni.

La politica industriale di Pechino ha costantemente dato priorità alla crescita della trasmissione e della distribuzione della rete, con un’enfasi sempre più forte parallelamente all’espansione delle energie rinnovabili. La sola State Grid ha investito oltre 72 miliardi di dollari nel 2024 e ha annunciato l’intenzione di spendere 89 miliardi di dollari nel 2025 per l’ammodernamento della rete. China Southern Power Grid sta aumentando la spesa in conto capitale per l’ammodernamento della rete di oltre il 50% entro il 2027.

Questi non sono solo numeri su un foglio di calcolo. La Cina ha costruito le più grandi reti di trasmissione DC e AC ad altissima tensione del mondo: meraviglie ingegneristiche che trasmettono energia per migliaia di chilometri dalle regioni occidentali ricche di risorse ai centri di domanda costieri. Ogni anno, la Cina aggiunge migliaia di chilometri di linee a media e bassa tensione, integrando le energie rinnovabili distribuite nel sistema di rete. State Grid e Southern Grid pubblicano regolarmente report dettagliati sui loro investimenti infrastrutturali, rendendo questo uno degli aspetti più trasparenti del settore energetico.

I colli di bottiglia della rete elettrica esistenti non sono causati da prestazioni inferiori alla media della rete elettrica, ma da prestazioni nettamente superiori a quelle di un piano di generazione, anche se molto aggressivo. Quando la Cina ha fissato un obiettivo di 1.200 GW di capacità combinata eolica e solare entro il 2030 nel 2021, è stato considerato ambizioso. Il settore energetico ha raggiunto tale obiettivo nel terzo trimestre del 2024, con sei anni di anticipo. Persino le potenti, ben fornite e competenti società di gestione della rete elettrica cinesi non riescono a comprimere nove anni di sviluppo infrastrutturale pianificato in tre.

Questo è un modello ricorrente nell’analisi dell’autore: non riesce a identificare correttamente se uno squilibrio tra domanda e offerta debba essere attribuito più al lato dell’offerta o a quello della domanda. La riduzione dell’energia eolica e solare ha raggiunto livelli di crisi nel 2016 non perché le reti fossero inadeguate, ma a causa della sovrapproduzione di energie rinnovabili nelle aree a basso carico. Un rallentamento delle costruzioni era la soluzione principale allora. Ora la riduzione sta di nuovo aumentando (anche se non si avvicina ai livelli del 2016) per lo stesso motivo: l’espansione della generazione ha superato di gran lunga anche le proiezioni più ottimistiche.

Allo stesso modo, la lamentela dell’editoriale sull’insufficiente accumulo di energia non coglie affatto nel segno. La Cina attualmente dispone di 95 GW/222 GWh di accumulo a batterie, senza contare i consistenti sistemi di accumulo idroelettrico a pompaggio o ad aria compressa. Con le energie rinnovabili a circa il 18% della produzione, questa capacità di accumulo soddisfa adeguatamente le attuali esigenze del sistema. Anche i gestori di batterie devono guadagnare: costruire un accumulo eccessivo prima che sia necessario creerebbe semplicemente un altro problema di eccesso di offerta, esattamente il tipo di allocazione errata a cui l’autore afferma di opporsi.

Interpretare male la risposta politica di Pechino

L’editoriale esprime preoccupazione per il fatto che “l’obiettivo finale del governo cinese è che le aziende cinesi sfruttino la loro posizione dominante per aumentare i prezzi, il che consentirà loro di diventare redditizie. In altre parole, una posizione oligopolistica nei settori delle tecnologie verdi è preferibile all’attuale concorrenza irrazionale”.

Questa interpretazione fraintende sia l’obiettivo che il meccanismo delle politiche attuali. Pechino non sta cercando di creare cartelli o oligopoli fine a se stessi. I precedenti tentativi di autorganizzazione del settore attraverso accordi volontari sui prezzi sono falliti clamorosamente quando le aziende non hanno saputo resistere alla tentazione di sminuirsi a vicenda. Gli attuali sforzi di consolidamento mirano a ridurre il numero di attori che prendono decisioni individualmente razionali ma collettivamente distruttive.

L’istituzione di un fondo di ristrutturazione da 50 miliardi di RMB per il settore del polisilicio, volto a chiudere impianti inefficienti che complessivamente rappresentano oltre un milione di tonnellate di produzione annua, non mira a creare potere di mercato, ma a rimuovere le condizioni strutturali che rendono inevitabile una concorrenza distruttiva. Quando i prezzi del polisilicio sono brevemente aumentati in seguito alla notizia del fondo, e alcuni produttori di vetro solare e case automobilistiche hanno promesso riduzioni della produzione, ciò non è stato un segnale di formazione di un cartello, ma di razionalizzazione del mercato.

L’obiettivo è ripristinare le condizioni in cui le aziende possano fissare i prezzi dei prodotti a livelli finanziariamente sostenibili senza temere di perdere quote di mercato a favore di concorrenti nazionali disposti a sopportare perdite più lunghe. Se il consolidamento riesce a eliminare la capacità produttiva in eccesso e a rimuovere le condizioni di involuzione, torneremo a uno scenario in cui le forze di mercato consentiranno agli operatori di aumentare i prezzi a livelli sostenibili senza preoccuparsi della concorrenza interna predatoria. Non si tratta di un cartello, ma del ripristino del normale funzionamento del mercato.

Anche la preoccupazione dell’editoriale secondo cui il consolidamento soffocherà l’innovazione “emarginando gli innovatori più piccoli” e “svuotando il dinamismo a lungo termine del settore” è fuori luogo. I principali operatori cinesi del settore cleantech dispongono di ingenti budget per la ricerca e sviluppo e spingono costantemente i confini tecnologici: è necessario, solo per rimanere un passo avanti alla concorrenza nazionale. I grandi operatori sono quelli che guidano le innovazioni nell’efficienza delle celle, nella progettazione di turbine più grandi e nel miglioramento dei processi produttivi. Sebbene gli operatori più piccoli possano certamente innovare, il consolidamento di un’azienda più piccola e innovativa con un operatore più grande spesso fornisce il capitale e le dimensioni necessarie per realizzare tecnologie rivoluzionarie. L’idea che il consolidamento del mercato porti necessariamente alla stagnazione dell’innovazione non è supportata dai dati del settore cleantech cinese.

Il paradosso ambientale di cui nessuno vuole parlare

L’articolo afferma: ” Una svolta verso infrastrutture verdi nazionali non solo ridurrebbe la tentazione di scaricare prodotti economici all’estero, ma consentirebbe anche alla Cina di posizionarsi come un partner credibile nella transizione energetica globale… “

Ecco una scomoda verità che l’editoriale trascura completamente: l’eccesso di offerta cinese e la conseguente “involuzione” hanno avuto un impatto straordinario sulla decarbonizzazione globale. L’autore scrive che “tagliare la capacità produttiva non risolverà in alcun modo il problema della domanda”, rimanendo ancorato alla falsa premessa che esista un problema di domanda da risolvere.

In un mondo che brucia ancora enormi quantità di combustibili fossili, è dubbio che ci sia un vero e proprio “eccesso di offerta” di tecnologie pulite a lungo termine. La Cina è già il partner più credibile per i consumatori di tecnologie pulite a livello globale, offrendo prodotti di qualità a prezzi che sono letteralmente in perdita per i produttori, parzialmente sostenuti dal sostegno statale. Per coloro che danno priorità a una rapida transizione energetica globale rispetto alla protezione dei produttori nazionali, l’approccio della Cina offre esattamente ciò di cui hanno bisogno. Le entità che considerano la Cina un partner “non credibile” non sono i consumatori che beneficiano di energia pulita a basso costo, ma i potenziali produttori che sperano di produrre i propri pannelli, turbine e batterie.

Ciò crea una tensione fondamentale nel modo in cui valutiamo le politiche cinesi in materia di tecnologie pulite. Se si ritiene che il mondo possa permettersi di decarbonizzare al ritmo consentito dai prezzi dei produttori nazionali di tecnologie pulite, allora si dovrebbe dare priorità alla loro definizione di comportamento da “partner credibile”. Ma se si ritiene che l’urgenza del cambiamento climatico richieda il più rapido dispiegamento possibile di energia pulita, allora le esportazioni cinesi in perdita potrebbero essere esattamente ciò di cui il mondo ha bisogno.

L’autore suggerisce che “una svolta verso infrastrutture verdi nazionali non solo ridurrebbe la tentazione di svendere prodotti a basso costo all’estero, ma consentirebbe anche alla Cina di posizionarsi come partner credibile nella transizione energetica globale”. Ciò rivela un equivoco di fondo. La Cina sta già attuando la più grande svolta verso infrastrutture verdi nazionali nella storia dell’umanità. La maggior parte dei pannelli cinesi non finisce nei mercati di esportazione, ma in centrali elettriche nazionali: centinaia di gigawatt all’anno, installati a un ritmo vertiginoso, mettendo a dura prova sia l’infrastruttura di rete fisica sia i meccanismi del mercato commerciale.

Le raccomandazioni che già esistono

L’editoriale si conclude con raccomandazioni politiche che rivelano quanto l’analisi sia lontana dalla realtà cinese. Suggerisce che la Cina dovrebbe “reindirizzare le proprie risorse dalla costruzione di più pannelli solari alla costruzione di infrastrutture in grado di installarli effettivamente. L’espansione delle linee di trasmissione, l’ammodernamento delle reti locali e gli investimenti in sistemi di accumulo su larga scala creerebbero una domanda di tecnologie rinnovabili in modo molto più sostenibile rispetto a una gestione dell’offerta in stile cartello”.

Sembra quasi di consigliare ai pesci di provare a nuotare, o agli uccelli di prendere in considerazione l’idea di volare. La Cina sta già facendo tutte queste cose su una scala senza precedenti. L’autore sembra avere la strana abitudine di raccomandare alla Cina di fare cose che sta già facendo in modo massiccio. Si tratta di una vera e propria ignoranza delle attività cinesi? O forse della consapevolezza che la Cina sta già facendo queste cose, nella speranza di rivendicarne il merito quando saranno più note?

L’articolo riconosce che “la spesa infrastrutturale comporta i suoi rischi” e che “la passata dipendenza della Cina dall’edilizia alimentata dal credito ha portato a eccessi”, ma poi sostiene che questo sia comunque meglio che “sussidiare all’infinito le fabbriche per superarsi a vicenda nella produzione”. Ciò crea una contraddizione logica. Come pensa l’autore che la Cina paghi tutte queste infrastrutture verdi? I beneficiari diretti dell’involuzione manifatturiera sovvenzionata sono proprio gli sviluppatori di infrastrutture verdi, che ora possono realizzare progetti a costi inferiori.

Ancora più sconcertante è l’incapacità di riconoscere che le campagne anti-involuzione di successo rallenteranno in realtà lo sviluppo delle infrastrutture verdi. Se i produttori cinesi riuscissero a consolidarsi, eliminare la capacità produttiva in eccesso e aumentare i prezzi a livelli sostenibili, ciò aumenterebbe i costi per gli sviluppatori di energie rinnovabili in tutto il mondo. Sebbene necessario per la sostenibilità dei produttori, non fingiamo che sia una buona notizia per il ritmo della diffusione globale delle energie rinnovabili.

Ottenere la diagnosi corretta

L’ultimo paragrafo dell’editoriale contiene un punto di accordo: “La storia della trasformazione verde della Cina è sempre stata una questione di scala. Ma la sola scala ha raggiunto i suoi limiti. Il prossimo capitolo deve riguardare l’equilibrio: bilanciare domanda e offerta, produzione e distribuzione, produzione ecologica con infrastrutture ecologiche”.

L’equilibrio è davvero importante e ripristinarlo è l’obiettivo. Purtroppo, l’autore ha fondamentalmente frainteso le fonti dello squilibrio, lo stato attuale dello sviluppo infrastrutturale, le dinamiche effettive della domanda e dell’offerta, nonché le motivazioni e i probabili effetti delle misure correttive adottate.

Sebbene la sovraccapacità minacci realmente la redditività dei produttori cinesi di tecnologie verdi – e abbiamo bisogno che siano redditizi e sostenibili a lungo termine – comprenderne le vere cause e dinamiche è essenziale per valutare le risposte politiche. Il problema non è la debolezza della domanda, che continua a crescere in modo robusto sia a livello nazionale che internazionale. Non sono le infrastrutture inadeguate, dove la Cina sta realizzando il più grande sviluppo della storia. E non è la mancanza di innovazione, dove le aziende cinesi spingono costantemente i limiti tecnologici.

Il problema centrale è che il processo decisionale frammentato di attori economici razionali, che perseguono una domanda futura esplosiva, ha creato un classico problema di azione collettiva. Gli sforzi di consolidamento di Pechino rappresentano un tentativo di ripristinare la razionalità del mercato riducendo il numero di decisori che possono innescare queste dinamiche a cascata di eccesso di offerta. Il successo di questi sforzi determinerà non solo il destino dei produttori cinesi, ma anche il ritmo e il costo della transizione energetica globale.

Conclusione: il costo dell’analisi superficiale

L’editoriale di García-Herrero sembra più un documento di posizione ghost-written da un lobbista europeo del settore solare che un’analisi seria delle dinamiche industriali cinesi. Si tratta di argomenti cruciali che meritano un esame rigoroso, non un trattamento superficiale basato su presupposti obsoleti ed errori fattuali dimostrabili.

La buona notizia, se così possiamo chiamarla, è che è improbabile che i decisori politici di Pechino, ovvero coloro che contano davvero per queste decisioni, si lascino distrarre da commenti esterni così imperfetti.


Link di origine:

Domanda interna di pannelli solari cinesi:

https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=65064

Domanda di esportazione di pannelli, wafer e celle cinesi nel 2025:

https://ember-energy.org/latest-insights/china-solar-cell-exports-grow-73-in-2025/

Crescita della domanda di esportazione di turbine eoliche cinesi:

https://www.yicaiglobal.com/star50news/2025_02_276798437118063411200

Previsione della domanda di esportazione di turbine eoliche cinesi

https://www.woodmac.com/news/opinion/the-great-divide-between-chinese-scale-and-western-strongholds/

La Cina raggiunge gli obiettivi per il 2030 con 6 anni di anticipo

https://www.iea.org/reports/renewables-2024/executive-summary

Domanda globale di produzione di moduli solari fotovoltaici

https://www.iea.org/reports/renewable-energy-market-update-june-2023/is-there-enough-global-wind-and-solar-pv-manufacturing-to-meet-net-zero-targets-in-2030

Aspettative sulla crescita della capacità dei moduli fotovoltaici cinesi

https://www.rystadenergy.com/news/china-s-solar-capacity-surges-expected-to-top-1-tw-by-2026

Spesa della rete elettrica statale

2024: https://www.energyconnects.com/news/renewables/2025/january/china-is-ramping-up-grid-spending-after-green-power-supply-boom/

2025: https://www.reuters.com/business/energy/chinas-state-grid-outlays-record-887-bln-investment-2025-2025-01-15/

Valore degli investimenti nella rete di State Grid e Southern Grid 2010-2023

https://www.shmet.com/news/newsDetail-2-894706.html

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Il giorno in cui il dollaro ha chiuso gli occhi, di Michael Hudson

Il giorno in cui il dollaro ha chiuso gli occhi

Da Michael  Domenica 7 settembre 2025 Articoli  BRICSde-dollarizzazione  Permalink

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SCO e BRICS 2025

Il riallineamento dell’Eurasia di fronte alla barbarie dell’ultimo periodo

Le riunioni dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai tenutesi in Cina la scorsa settimana (2 e 3 settembre) hanno fatto un notevole passo avanti nel definire come il mondo si dividerà in due grandi blocchi, mentre i Paesi della Maggioranza Globale cercano di liberare le loro economie non solo dal caos tariffario di Donald Trump, ma anche dai tentativi, sempre più sponsorizzati dagli Stati Uniti, di imporre il controllo unipolare sull’intera economia mondiale isolando i Paesi che cercano di resistere a questo controllo – sottoponendoli al caos commerciale e monetario, oltre che al confronto militare diretto.

Gli incontri della SCO sono diventati un forum pragmatico per definire i principi di base per sostituire l’indipendenza commerciale, monetaria e militare di altri Paesi dagli Stati Uniti con scambi e investimenti reciproci tra di loro, sempre più isolati dalla dipendenza dai mercati statunitensi per le loro esportazioni, dal credito statunitense per le loro economie interne e dai dollari statunitensi per le transazioni commerciali e di investimento tra di loro.

I principi annunciati dal Presidente cinese Xi, dal Presidente russo Putin e da altri membri della SCO gettano le basi per delineare nei dettagli un nuovo ordine economico internazionale secondo le linee promesse 80 anni fa alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma che sono state stravolte dagli Stati Uniti e dai loro satelliti in quello che i Paesi asiatici e quelli della Maggioranza Globale sperano sia solo una lunga deviazione della storia dalle regole fondamentali della civiltà e della diplomazia, del commercio e della finanza internazionali.

Non dovrebbe sorprendere che non una parola di questi principi o delle loro motivazioni sia apparsa sulla stampa occidentale tradizionale. Il New York Times ha descritto gli incontri in Cina come un piano di aggressione contro gli Stati Uniti, non come una risposta agli atti degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha riassunto questo atteggiamento nel modo più conciso in un post su Truth Social: “Presidente Xi, La prego di porgere i miei più calorosi saluti a Vladimir Putin e Kim Jong Un, mentre cospirate contro gli Stati Uniti d’America”.

La copertura della stampa statunitense sugli incontri della SCO in Cina presenta una prospettiva fortemente scorciata che mi ricorda la famosa incisione di Hokusai di un albero in primo piano che oscura completamente la città lontana sullo sfondo. Qualunque sia il tema internazionale, si tratta sempre degli Stati Uniti. Il modello di base è l’ostilità di un governo straniero nei confronti degli Stati Uniti, senza alcun accenno alla risposta difensiva contro la belligeranza degli Stati Uniti nei confronti dello straniero.

Il trattamento riservato dalla stampa agli incontri della SCO e alle sue discussioni geopolitiche è molto simile a quello riservato alla guerra della NATO contro la Russia in Ucraina. Entrambi gli eventi sono visti come se riguardassero gli Stati Uniti (e i loro alleati) e non la Cina, la Russia, l’India, l’Asia centrale e altri Paesi che agiscono per promuovere i propri tentativi di creare scambi e investimenti ordinati e reciprocamente vantaggiosi. Proprio come la guerra in Ucraina viene dipinta come un’invasione russa (senza alcun accenno alla sua difesa contro l’attacco della NATO alla sicurezza della Russia stessa), gli incontri della SCO a Tianjin e quelli successivi di Pechino sono stati dipinti come un’azione di confronto contro l’Occidente, come se gli incontri riguardassero gli Stati Uniti e l’Europa.

Il 3 settembre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito Putin forse il più grave criminale di guerra del nostro tempo, in quanto è stata la Russia ad attaccare l’innocente Ucraina e non viceversa dal colpo di Stato del 2014 in poi. Putin ha commentato l’accusa di Merz: “non diamo per scontato che debbano comparire nuovi Stati dominanti. Tutti dovrebbero essere su un piano di parità”.

La parata militare a Pechino che ha seguito gli incontri ha ricordato al mondo che gli accordi internazionali che hanno creato le Nazioni Unite e altre organizzazioni alla fine della Seconda Guerra Mondiale avrebbero dovuto porre fine al fascismo e introdurre un ordine mondiale giusto ed equo basato sui principi delle Nazioni Unite. Dipingere questa cornice degli incontri come una minaccia per l’Occidente significa nascondere, o addirittura negare, che è l’Occidente stesso ad aver abbandonato e addirittura rovesciato i principi apparentemente multilaterali promessi nel 1944-1945.

L’immagine che gli Stati Uniti e l’Europa hanno dato degli incontri della SCO come se fossero interamente caratterizzati dall’antipatia verso l’Occidente non è solo un’espressione del narcisismo occidentale. Si è trattato di una politica deliberatamente censoria di non discutere i modi in cui si sta sviluppando un’alternativa all’ordine economico neoliberale incentrato sugli Stati Uniti. Il capo della NATO Mark Rutte ha chiarito che non si doveva pensare che esistesse una politica dei Paesi per creare un ordine economico alternativo e più produttivo quando si è lamentato che Putin stava ricevendo troppa attenzione. Questo significava non discutere di ciò che è realmente accaduto negli ultimi giorni in Cina – e di come sia una pietra miliare nell’introduzione di un nuovo ordine economico, ma non uno che includa l’Occidente.

Il Presidente Putin ha spiegato in una conferenza stampa che il confronto non era affatto al centro dell’attenzione. I discorsi e le conferenze stampa hanno illustrato i dettagli di ciò che era necessario per consolidare le relazioni tra di loro. In particolare, come faranno l’Asia e il Sud globale ad andare semplicemente per la loro strada, con un contatto e un’esposizione minimi al comportamento aggressivo economico e militare dell’Occidente.

L’unico confronto militare minacciato è quello con la NATO, dall’Ucraina al Mar Baltico, alla Siria, a Gaza, al Mar della Cina, al Venezuela e al Nord Africa. Ma la vera minaccia è rappresentata dalla finanziarizzazione e privatizzazione neoliberale dell’Occidente, dal Thatcherismo e dalla Reaganomics. La SCO e i BRICS (come si sta discutendo nelle riunioni di follow-up) vogliono evitare il calo del tenore di vita e delle economie che si sta verificando in Occidente con la deindustrializzazione. Vogliono aumentare il tenore di vita e la produttività. Il loro tentativo di creare un piano di sviluppo economico alternativo e più produttivo è ciò che non viene discusso in Occidente.

Questa grande spaccatura è meglio rappresentata dal gasdotto Power of Siberia 2. Questo gas è stato progettato per andare in Europa, alimentando il Nordstream 1. Questo gas era previsto che andasse in Europa, alimentando il Nordstream 1. Tutto questo è finito. Il gas siberiano andrà ora in Mongolia e in Cina. In passato ha alimentato l’industria europea; ora farà lo stesso per la Cina e la Mongolia, lasciando l’Europa a dipendere dalle esportazioni di GNL degli Stati Uniti e dalle forniture in calo del Mare del Nord a prezzi molto più alti.

Alcuni aspetti geopolitici degli incontri della SCO

Il contrasto tra il successo del consolidamento degli accordi commerciali, di investimento e di pagamento della SCO/BRICS e la destabilizzazione degli Stati Uniti rende difficile per i Paesi cercare di aderire sia al blocco USA/NATO che ai Paesi BRICS/Global South. La pressione è particolarmente forte su Turchia, Emirati e Arabia Saudita. Gli Emirati Arabi Uniti sono membri dei BRICS e gli altri sono osservatori, ma i Paesi arabi sono particolarmente esposti finanziariamente al dollaro e ospitano anche basi militari statunitensi. (L’India ha bloccato l’adesione dell’Azerbaigian).

Sono in atto due dinamiche. Da un lato, perseguendo un piano di sviluppo economico potenzialmente alternativo, i BRICS e la Maggioranza Globale stanno cercando di difendersi dall’aggressione economica degli Stati Uniti e della NATO e di de-dollarizzare le loro economie in modo da ridurre al minimo la dipendenza commerciale dal mercato statunitense. In questo modo si evita che gli Stati Uniti armino il loro commercio estero e il loro sistema monetario per bloccare il loro accesso alle catene di approvvigionamento che sono state messe in atto, sconvolgendo così le loro economie.

L’altra dinamica è che l’economia statunitense sta diventando meno attraente in quanto si polarizza, si restringe e si deindustrializza a causa della sua finanziarizzazione e dell’aumento del debito. Inoltre, sta diventando inflazionistica a causa dei dazi di Trump e della caduta del dollaro a causa della de-dollarizzazione dei Paesi, e rimane soggetta a una bolla finanziaria con indebitamento che è sempre più a rischio di crollo improvviso.

Queste due dinamiche riflettono la contrapposizione di base dei sistemi e delle politiche economiche tra i mercati oligarchici privatizzati e finanziarizzati (neoliberismo) e le economie industriali socialiste. Il socialismo di queste ultime è la logica estensione della dinamica del primo capitalismo industriale, che cerca di razionalizzare la produzione e di ridurre al minimo gli sprechi e i costi inutili imposti da classi in cerca di rendita che chiedono reddito senza svolgere un ruolo produttivo – proprietari terrieri, monopolisti e settore finanziario.

Il grande problema, naturalmente, è che gli americani vogliono far esplodere il mondo se non riescono a controllarlo e a dominare tutti gli altri Paesi. Alistair Crooke ha recentemente avvertito che il movimento cristiano evangelico vede in questo un’opportunità per una conflagrazione che vedrà il ritorno di Gesù e convertirà il mondo al jihadismo cristiano. Il termine “barbarie dell’ultimo stadio” viene ora utilizzato in gran parte di Internet per il fanatismo della supremazia etnica che va dai jihadisti wahabiti e dai fuoriusciti di al-Qaeda (sponsorizzati dalla CIA/MI6, per essere sicuri), passando per i sionisti di Gaza e della Cisgiordania e dell’Africa, fino al revival neonazista ucraino (con i suoi echi nell’odio della Germania per la Russia) che non si vedeva dai tempi del nazismo degli anni Trenta e Quaranta, che nega che i suoi avversari siano esseri umani. In alternativa alla SCO, ai BRICS e alla Maggioranza Globale, questa barbarie definisce la profondità della frattura nell’attuale allineamento geopolitico.

Senza dubbio le oligarchie clientelari dei BRICS cercheranno di mantenere il maggior numero possibile di privilegi (cioè di rendite economiche). Siamo solo all’inizio di quella che si preannuncia come una lunga promessa. Per il momento, tutto ciò che i Paesi membri possono fare è isolare le relazioni monetarie e la bilancia dei pagamenti tra loro, oltre agli investimenti reciproci. Quindi la vera “nuova civiltà” è ancora lontana. Ma gli Stati Uniti e la loro politica satellitare europea sono un grande catalizzatore per accelerare la grande transizione.

Dott. Hudson: “Il grande problema, ovviamente, è che gli americani vogliono far saltare in aria il mondo se non riescono a controllarlo e a dominare tutti gli altri paesi.”

È giunto il momento che il mondo se ne renda conto.

Karl Sánchez8 settembre
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Il Dott. Michael Hudson ha scritto questo all’inizio della conclusione del suo saggio ” The Day the Dollar Blinked “, che è la sua sintesi di quanto appena accaduto a Tianjin, in Cina: “Il riallineamento dell’Eurasia di fronte alla barbarie in fase avanzata”. Il termine “barbarie” è stato recentemente utilizzato sempre più spesso in risposta al comportamento dell’Impero statunitense fuorilegge e alle parole pronunciate e scritte dal Team Trump. Il Dott. Hudson osserva che la SCO:

ha compiuto un notevole passo avanti nel definire come il mondo si dividerà in due grandi blocchi, mentre i paesi della maggioranza globale cercano di liberare le loro economie non solo dal caos tariffario di Donald Trump, ma anche dai tentativi sempre più estremi di guerra calda sponsorizzati dagli Stati Uniti per imporre un controllo unipolare sull’intera economia mondiale, isolando i paesi che cercano di resistere a questo controllo, sottoponendoli al caos commerciale e monetario nonché al confronto militare diretto.

Non intendo riprodurre l’intero saggio, poiché è facilmente accessibile al link sopra indicato. Piuttosto, l’intento è quello di collegarlo a quanto appena scritto in merito al saggio di Alastair Crooke e alla chiacchierata con il giudice Nap. Un altro punto da sottolineare è la qualità della copertura mediatica dell’ultima settimana di eventi da parte di BigLie Media, perché ciò che viene riportato qui spesso non viene riportato:

I principi annunciati dal presidente cinese Xi, dal presidente russo Putin e da altri membri della SCO preparano il terreno per definire nei dettagli un nuovo ordine economico internazionale, sulla falsariga di quello promesso 80 anni fa alla fine della Seconda guerra mondiale, ma che è stato distorto fino a diventare irriconoscibile dagli Stati Uniti e dai suoi satelliti, trasformandolo in ciò che i paesi asiatici e altri paesi della maggioranza globale sperano sia stato solo un lungo viaggio storico lontano dalle regole fondamentali della civiltà e dalla sua diplomazia, commercio e finanza internazionale.

Non dovrebbe sorprendere che sulla stampa occidentale mainstream non sia apparsa una sola parola di questi principi o delle loro motivazioni. Il New York Times ha descritto gli incontri in Cina come un piano di aggressione contro gli Stati Uniti, non come una risposta alle azioni statunitensi. Il presidente Donald Trump ha riassunto questo atteggiamento in modo molto succinto in un post su Truth Social: “Presidente Xi, porga i miei più sentiti saluti a Vladimir Putin e Kim Jong Un, mentre cospirate contro gli Stati Uniti d’America”.

La copertura mediatica statunitense delle riunioni della SCO in Cina presenta una prospettiva notevolmente ridotta che mi ricorda la famosa incisione di Hokusai che raffigura un albero in primo piano che oscura completamente la città lontana sullo sfondo. Qualunque sia il tema internazionale, è tutto incentrato sugli Stati Uniti. Il modello di base è l’ostilità di un governo straniero nei confronti degli Stati Uniti, senza alcun riferimento al fatto che si tratti di una risposta difensiva alla belligeranza statunitense nei confronti dello straniero.

Il modo in cui la stampa ha trattato le riunioni della SCO e le relative discussioni geopolitiche presenta una notevole somiglianza con il modo in cui ha trattato la guerra della NATO contro la Russia in Ucraina. Entrambi gli eventi sono visti come se riguardassero esclusivamente gli Stati Uniti (e i loro alleati), non Cina, Russia, India, Asia centrale e altri Paesi che agivano per promuovere i propri tentativi di creare scambi commerciali e investimenti ordinati e reciprocamente vantaggiosi. Proprio come la guerra in Ucraina è descritta come un’invasione russa (senza alcun riferimento alla sua difesa contro l’attacco della NATO alla sicurezza della Russia), le riunioni della SCO a Tianjin e le successive riunioni a Pechino sono state descritte come un complotto conflittuale contro l’Occidente, come se gli incontri riguardassero Stati Uniti ed Europa.

L’illustrazione che Hudson fa della tecnica di propaganda utilizzata è importante in quanto promuove la narrativa “Loro contro di noi – Con noi o contro di noi” che è stata impiegata fin dall’11 settembre, che è l’esatto opposto dell’obiettivo politico principale dell’Impero fuorilegge statunitense di raggiungere il dominio a spettro completo, espresso pubblicamente nel 1996 e nel 1999 e dichiarato da Hudson. Ciò che stiamo vivendo ora è ciò di cui Hudson scrisse nel suo libro del 1979 “Global Fracture” , che fu il seguito di “Super Imperialism” . Ci sono voluti circa 45 anni perché il mondo vedesse finalmente la frattura, come è accaduto con il vertice dei BRICS del 2024 a Kazan, e il vertice della SCO ha ampliato il divario.

Vorrei sottolineare che il Dott. Hudson chiacchiera regolarmente con Nima di Dialog Work e il Dott. Richard Wolff il giovedì e di recente è stato ospite, per lo più settimanale, dei podcast YouTube di Glenn Diesen, disponibili qui . Spesso, in coppia con Radhika Desai, il Dott. Hudson partecipa mensilmente al programma “Geopolitical Economy Hour” di Ben Norton, che ora ha una piattaforma substack .

Un tempo erano conosciuti come “politico-economisti”, termine che derivava dalla disciplina di base nota come filosofia morale. Ora il termine è stato abbreviato in “economista”, lasciando la componente economica critica completamente al di fuori della discussione, come previsto. Ci sono pochissimi veri “politico-economisti” al mondo; il dottor Hudson è uno di questi. La sua enorme mole di lavoro è pressoché inestimabile, ma non è molto conosciuta perché include la componente politica nei suoi studi economici ed è quindi di fatto censurata. Per certi versi, è il Socrate di oggi. Ci guadagnerai diventando uno studente. Il suo sito web .

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Niente soldi pazzi al soldo dei contribuenti, di Michael Lind

Niente soldi pazzi al soldo dei contribuenti

Che si tratti di private equity, di criptovalute o di scommesse sull’allevamento di cincillà nei fondi pensione, il pensiero sul pensionamento fiscalmente differito è sbagliato.

Michael Lind

03 settembre 2025

Lo spirito della democrazia americana richiede che i piani pensionistici fiscalmente agevolati siano incoraggiati a investire in poster di Andy Warhol, cincillà e Beanie Babies?

I piani 401(k), fiscalmente agevolati e forniti dal datore di lavoro, sono tradizionalmente investiti in un mix di azioni e obbligazioni, evitando gli “asset alternativi” più rischiosi come immobili, private equity e criptovalute. La cautela dei gestori dei piani è dovuta al timore di azioni legali che li accusino di aver violato i loro doveri fiduciari di evitare rischi eccessivi. Inoltre, l’IRS ha vietatol’investimento dei fondi 401(k) in contratti di assicurazione sulla vita e in oggetti da collezione come opere d’arte, tappeti, oggetti d’antiquariato, gemme, metalli, francobolli, monete e bevande alcoliche (tra le eccezioni limitate vi sono le monete U.S. Eagle in oro, argento, platino e palladio).

L’amministrazione Trump vuole ampliare i tipi di attività in cui i piani 401(k) possono investire per includere attività più rischiose. Il 7 agosto, in un ordine esecutivo intitolato“Democratizing Access to Alternative Assets For 401(k) Investors”, l’amministrazione Trump ha dichiarato l’intenzione di fornire “porti sicuri” dalle controversie e dalla regolamentazione governativa ai piani 401(k) che investono in una serie di “attività alternative”, definite come “azioni, debito o altri strumenti finanziari che non sono negoziati in borse pubbliche” (cioè private equity); investimenti immobiliari; attività digitali o criptovalute; materie prime; progetti che finanziano lo sviluppo di infrastrutture; e “strategie di investimento sul reddito a vita, compresi i pool di condivisione del rischio di longevità”.

Negli Stati Uniti esistono due tipi di pensioni: le pensioni a prestazione definita (DB), basate sulla promessa del datore di lavoro di pagare prestazioni pensionistiche fisse, e le pensioni a contribuzione definita (DC), come il 401(k), in cui il datore di lavoro sponsorizza i contributi dei dipendenti, fiscalmente agevolati, a piani di investimento senza assumersi la responsabilità di garantire i risultati pensionistici. Nel 1926 e nel 1928, il Congresso creatole prime agevolazioni fiscali per le pensioni a ripartizione. Cinque decenni dopo, il Congresso stabilitoil conto pensionistico individuale (IRA) nel 1974, seguito dal 401(k) nel 1978. Desiderose di trasferire il rischio di fallimento degli investimenti ai dipendenti, nel 1983 quasi la metà delle grandi aziende offriva piani 401(k).

Sovvenzionare le pensioni costa molto ai contribuenti. Secondo il Joint Committee on Taxation (JCT), nel 2024 il governo federale ha perso 1.900 miliardi di dollaridi entrate, soprattutto quelle relative all’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle società, a causa delle spese fiscali, talvolta chiamate agevolazioni o scappatoie fiscali. La spesa fiscale più consistente è stata quella per le pensioni a capitalizzazione, che costo251,4 miliardi di dollari di mancati introiti; le pensioni a ripartizione si sono piazzate al quarto posto con 122,1 miliardi di dollari, secondo il JCT.

La maggior parte dei commenti e delle polemiche sulla nuova politica di Trump ha ruotato intorno alla prudenza di permettere ai fondi pensionistici dei partecipanti ai piani 401(k) di essere investiti in società di private equity, che sono meno trasparenti e meno regolamentate delle società quotate in borsa. I sostenitori sostengono che gli investimenti dei piani 401(k) in private equity, e forse anche in criptovalute e altri asset alternativi, possono incrementare i risparmi pensionistici fiscalmente agevolati. Molti critici attribuiscono la spinta alla liberalizzazione delle norme sugli investimenti 401(k) al desiderio delle società di private equity, dei venditori di criptovalute e di altri soggetti di trarre profitto dall’accesso agli enormi bacini di denaro controllati dai piani 401(k).

Ma tutto ciò non tiene conto della questione veramente interessante: qual è lo scopo di un piano 401(k) e perché i contribuenti dovrebbero sovvenzionarlo, sotto forma di differimento della tassazione prima dei prelievi dopo il pensionamento? Dobbiamo pensare a un 401(k) come a un piano pensionistico del datore di lavoro il cui scopo è fornire un reddito pensionistico sicuro ai dipendenti, o è un pool di capitale di rischio i cui beneficiari dovrebbero essere considerati (per lo più) piccoli capitalisti?

L’amministrazione Trump considera chiaramente i partecipanti ai piani 401(k) come piccoli capitalisti ai quali non dovrebbe essere negata l’opportunità di arricchirsi negli stessi modi dei grandi capitalisti. Così il titolo dell’ordine esecutivo, “Democratizzare l’accesso agli asset alternativi”. L’ordine esecutivo rende esplicito il parallelo tra investitori ricchi e partecipanti ai piani 401(k), affermando che è giusto equiparare le opportunità di investimento aperte ai ricchi capitalisti e ai “capitalisti” dei piani 401(k). simile:

Molti americani facoltosi e lavoratori pubblici che partecipano a piani pensionistici pubblici possono investire o sono beneficiari di investimenti in una serie di asset alternativi. Tuttavia, mentre più di 90 milioni di americani partecipano a piani a contribuzione definita sponsorizzati dal datore di lavoro, la stragrande maggioranza di questi investitori non ha l’opportunità di partecipare, direttamente o attraverso i propri piani pensionistici, alle potenziali opportunità di crescita e diversificazione associate agli investimenti in asset alternativi.

Se accettiamo la logica secondo cui i partecipanti ai fondi 401(k) dovrebbero essere considerati (per lo più) piccoli capitalisti d’azzardo che cercano non solo di preservare la propria ricchezza, ma anche di arricchirsi, allora è ovvio che queste versioni bantam di Warren Buffett dovrebbero essere autorizzate a investire in tutto ciò in cui può investire un miliardario. In effetti, da questo punto di vista, l’elenco di “investimenti alternativi” contenuto nell’ordine esecutivo di Trump, che include private equity, criptovalute e immobili, è ancora troppo cauto ed esclusivo. Perché non consentire ai piani 401(k) come ai milionari e ai miliardari di speculare su quadri di Picasso e poster di Warhol, o su auto antiche, o su Beanie Babies, o su allevatori di cincillà, o di scommettere sull’esito delle corse dei cavalli e delle elezioni politiche? In tutti questi casi può essere possibile battere i rendimenti medi dei mercati azionari e obbligazionari, almeno per un certo periodo.

La risposta è che gli americani comuni oggi sono già perfettamente liberi di cercare di arricchirsi investendo tutti i “soldi pazzi” che sono disposti a perdere in investimenti speculativi. Se volete investire tutti i soldi del vostro normale conto di risparmio tassabile in un Bored Ape Yacht Club o in un Pudgy Penguin Non-Fungible Token (NFT), nella speranza che si apprezzi e vi renda milionari o miliardari, potete già farlo.

Ma il contribuente non sovvenziona le vostre speculazioni.. Questa è la differenza tra i conti di risparmio ordinari e i conti di risparmio previdenziale fiscalmente agevolati come i 401(k) e gli IRA.

Prima degli anni ’80, la maggior parte delle pensioni dei datori di lavoro era costituita da pensioni tradizionali a prestazione definita. Ma dal 1980 al 2008, la percentuale di lavoratori del settore privato che partecipavano a piani pensionistici a prestazione definita abbandonatodal 38% al 20%, mentre quelli con solo un contributo definito sono passati dall’8% al 31%.

Entro il 2024, solo il 15% dei lavoratori del settore privato avrà un piano di previdenza sociale; è interessante notare che il settore con la più alta partecipazione ai piani di previdenza sociale, pari al 31%, è il settore della ristorazione. industria finanziariaIl che suggerisce che almeno alcuni a Wall Street sono scettici sul valore dei piani DC che vengono proposti agli altri dipendenti del settore privato.

Il settore pubblico è un’altra storia. Mentre solo il 15% dei lavoratori del settore privato aveva un piano previdenziale nel 2022, l’86% dei dipendenti statali e locali aveva un piano previdenziale. aveva accessoa uno. Tra tutti i dipendenti federali, statali e locali, il 75% ha accesso a un piano di previdenza, mentre solo il 19% partecipa a piani di previdenza.

Per anni, molti governi statali e locali, nella speranza di ridurre al minimo la responsabilità futura dei contribuenti per le promesse di pagamento dei piani a ripartizione ai pensionati, hanno incoraggiato i nuovi dipendenti a scegliere i piani a ripartizione, ma la maggior parte dei lavoratori del settore pubblico insiste ostinatamente sui piani a ripartizione quando gli viene data la possibilità di scegliere. Lo stesso vale per i molti lavoratori del settore finanziario, presumibilmente ben informati, che preferiscono i piani a ripartizione a quelli a capitalizzazione.

Il motivo è semplice: la maggior parte degli americani vuole che le proprie pensioni funzionino come rendite, fornendo un flusso prevedibile, anche se modesto, di pagamenti garantiti in pensione, piuttosto che come “denaro pazzo” da utilizzare nel tentativo di battere il mercato e arricchirsi rapidamente.

Quando si tratta di fornire un flusso garantito di reddito pensionistico agli ex dipendenti nell’ambito di una pensione a prestazione definita, i governi hanno dei vantaggi rispetto ai datori di lavoro del settore privato. Le aziende possono non rispettare le loro promesse pensionistiche fallendo, ma gli enti governativi sono immortali, a meno di rivoluzioni o conquiste dall’esterno. È vero che possono non rispettare le loro promesse, apertamente o furtivamente, permettendo all’inflazione di ridurre i benefici promessi, ma queste strategie sono pericolose in una democrazia.

A differenza delle aziende private, i governi possono pagare i pensionati con uno dei due diversi metodi, o con entrambi. Come le aziende private, gli enti pubblici possono investire le pensioni definite – sia a ripartizione che a capitalizzazione – nei mercati azionari e obbligazionari e forse in attività alternative (come fanno alcuni piani pensionistici del settore pubblico). Ma a differenza delle imprese private, il governo può anche pagare i pensionati tassando direttamente i cittadini e le imprese, ad esempio attraverso le imposte sui salari dei dipendenti e dei datori di lavoro che finanziano la previdenza sociale nel nostro sistema “a ripartizione”, in cui i lavoratori e le imprese di oggi sono tassati per pagare la pensione dei pensionati di oggi.

Dal punto di vista di un lavoratore razionale, il piano pensionistico ideale sarebbe un piano a prestazione definita offerto da un governo immortale, che può usare il suo potere di tassazione e la sua capacità di contrarre prestiti durante i periodi di crisi per garantire la capacità di pagare regolarmente le pensioni promesse. Attualmente, la Previdenza Sociale è finanziata esclusivamente dalle imposte sui salari, ma come ho sostenutoLe entrate generali derivanti da molti tipi di imposte federali possono e devono essere utilizzate anche per pagare il programma di previdenza sociale.

Idealmente, la tassazione federale diretta per pagare le prestazioni pensionistiche promesse renderebbe superfluo per il governo federale o per i governi statali e locali, o per le aziende private e i loro lavoratori, qualsiasi investimento in piani pensionistici privati. Dopo tutto, il governo può raccogliere i benefici di una bolla di Bitcoin o Beanie Babies tassando i magnati di Bitcoin e Beanie Babies, piuttosto che investendo direttamente in Bitcoin e Beanie Babies. Attività alternative? Bene, a patto che vengano tassati i proventi delle vendite di poster di Warhol e quadri di Picasso.

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Quando si inizia a tirare le fila dell’argomentazione sugli asset alternativi nelle pensioni 401(k), si svelano ipotesi ampiamente condivise. Rimane una domanda: che senso ha avere una pensione, pubblica o privata, DB o DC, investita in attività private? Perché avere un datore di lavoro per le pensioni, comprese quelle dei governi federali, statali e locali? Perché non tassare direttamente i singoli cittadini e pagare loro una rendita promessa, adeguata all’inflazione, che rifletta una qualche combinazione di anni di lavoro e reddito personale? Perché non far sì che i datori di lavoro si limitino a fornire ai lavoratori un salario dal quale siano state detratte le imposte sui salari?

La risposta è che l’attuale sistema pensionistico degli Stati Uniti non è stato progettato consapevolmente, ma si è evoluto casualmente come una combinazione di programmi diversi con storie e scopi diversi. Le pensioni a prestazione definita erano offerte da alcuni datori di lavoro, per lo più di grandi dimensioni, prima della creazione della Previdenza Sociale nel 1935. A partire dagli anni ’70, le aziende del settore privato, a differenza dei datori di lavoro pubblici, hanno iniziato a spostare il rischio dei piani pensionistici da loro stessi ai loro dipendenti, sostituendo le pensioni a prestazione definita con quelle a prestazione definita. Tutte le pensioni di qualsiasi tipo investite nel mercato azionario forniscono profitti e occupazione ai gestori di denaro, che naturalmente fanno pressione sul governo per spingere più persone nel mercato azionario, allentando al contempo le restrizioni sulla loro capacità di rastrellare commissioni dalla gestione del denaro altrui.

Se si classificano le componenti di questo miscuglio di politiche pensionistiche: dal punto di vista di un lavoratore preoccupato della stabilità del reddito in pensione, la Previdenza Sociale batte una pensione a prestazione definita investita in azioni, obbligazioni e altre attività, mentre una pensione a prestazione definita batte una pensione a contribuzione definita più rischiosa. Rispetto alla Previdenza Sociale – una versione idealizzata, se non quella attuale – una pensione a ripartizione è difettosa e una pensione a contribuzione definita è… difettosa.

Per peggiorare le cose (o per renderle più difettose), nel 2023 meno della metàdei lavoratori del settore privato (49%) ha partecipato a piani a contribuzione definita, anche se il 67% dei lavoratori vi ha avuto accesso attraverso il proprio datore di lavoro.

Il programma 401(k) avvantaggia in modo sproporzionato le persone benestanti, anche se i saldi medi dei conti sono sorprendentemente piccoli anche per i lavoratori più agiati: 188.678 dollari è il valore più alto di tutti gli altri. medianoper coloro che guadagnano 150.000 dollari all’anno.

Il saldo mediano del 401(k) per i sessantenni è di 210.724 dollari, che, con un tasso di prelievo del 4%, vi darà appena 702 dollari al mese prima delle tasse. Per tutti, tranne che per pochi, il 401(k) è al massimo un’integrazione alla previdenza sociale e ad altre entrate in pensione.

Ciò sottolinea l’irrealtà di entrambi gli schieramenti, pro e contro, nel dibattito sugli investimenti in asset alternativi da parte dei piani 401(k). Il piano di Trump di “democratizzare l’accesso agli asset alternativi” riguarda solo la metà della popolazione che effettivamente partecipa al programma 401(k), soprattutto la metà superiore più benestante. Ma per quanto molti di loro siano benestanti rispetto al pubblico americano in generale, la maggior parte dei partecipanti ai piani 401(k) sono tutt’altro che ricchi e descriverli, come fa l’amministrazione, come “investitori” è un po’ una forzatura, come mettere insieme il baseball della Little League e il baseball professionistico come “giocatori di baseball” che meritano le stesse opportunità.

Nel suo libro L’investitore intelligente(1949), il leggendario investitore di Wall Street Benjamin Graham ha diviso gli investitori in due tipi: investitori attivi o intraprendenti e investitori passivi o difensivi. L’investitore intraprendente cerca di battere il mercato, mentre l’investitore difensivo cerca di prevenire le perdite ottenendo rendimenti medi, non spettacolari, sugli investimenti. Graham riteneva che solo pochi avessero l’intelligenza, il temperamento, la disciplina e la fortuna per essere investitori intraprendenti. La maggior parte delle persone dovrebbe quindi essere un investitore difensivo, che cerca passivamente di preservare la propria ricchezza.

John C. Bogle, che ha fondato Vanguard per dare agli investitori difensivi l’accesso a fondi indicizzati ampi e relativamente sicuri con basse commissioni di gestione, ha riconosciuto l’influenza di Graham. Lo stesso ha fatto l’investitore più intraprendente del nostro tempo, Warren Buffett. Anche se Buffett ha fatto fortuna scegliendo azioni particolari, il piano che ha annunciato pubblicamenteper la futura eredità della vedova è quello adatto a un investitore difensivo, con il 90% investito in un fondo indicizzato S&P 500 a basso costo e il 10% in titoli di Stato a breve termine.

Mancano nel piano di investimento di Buffett per la signora Buffett: asset alternativi di qualsiasi tipo.

Alcuni partecipanti ai piani 401(k), come i partecipanti ai piani pensionistici offerti da Vanguard e da altre società di fondi comuni, possono scegliere tra investimenti a basso rischio e bassa remunerazione e investimenti ad alto rischio e alta remunerazione. Ma questo permette ai partecipanti ai piani 401(k) di scegliere tra essere investitori difensivi e cercare di essere investitori intraprendenti.

Perché dare loro la possibilità di scegliere? Non esiste un caso plausibile di investimenti ad alto rischio e ad alto rendimento in conti pensionistici di qualsiasi tipo favoriti dai contribuenti, compresi gli IRA e i 401(k). Perché io, contribuente, devo sovvenzionare il gioco d’azzardo del mio collega? Come hanno riconosciuto Graham, Buffett e Bogle, la stragrande maggioranza degli aspiranti investitori intraprendenti non riuscirà a battere il mercato se ci prova da sola. Se delegano il compito di battere il mercato ai gestori di fondi comuni, è probabile che questi procuratori non solo falliscano, ma anche che incassino commissioni elevate dai conti gestiti, che non sono tenuti a rimborsare se le loro scommesse vanno male.

Vogliamo capitalisti brillanti, in grado di individuare le opportunità di investimento per battere il mercato, almeno quando gli investimenti contribuiscono alla crescita della produttività e non sono dispendiosi o parassitari. Ma poche persone possono essere grandi capitalisti. E non c’è alcun motivo per avere programmi fiscalmente agevolati per milioni di investitori poco sofisticati, di piccole dimensioni, aspiranti imprenditori o per i loro agenti che percepiscono commissioni, così come non c’è motivo di usare le spese fiscali per sovvenzionare milioni di aspiranti atleti olimpici o aspiranti star di Broadway, quasi tutti destinati a fallire.

Il capitalismo americano è fiorito prima della diffusione del 401(k) negli anni ’70 e ’80, e sopravviverà in futuro alla scomparsa o alla mutazione del programma 401(k) relativamente recente. Nel frattempo, se i contribuenti devono sovvenzionare programmi di pensionamento fiscalmente agevolati come i 401(k) che effettuano investimenti, i piani di investimento dovrebbero essere monotoni e sicuri come quello della vedova di Warren Buffett. I soldi pazzi vanno bene, ma non se sono dei contribuenti.

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