affidamenti e scomode verità, di Andrea Zhok e Roberto Buffagni, Marco della Luna

ANDREA ZHOK

Con le ultime passerelle politiche il tasso di strumentalizzazione della vicenda di Bibbiano mi pare stia superando la soglia di guardia. Sotto le apparenze di una tenzone simbolica e di una grande battaglia culturale direi che si stia giocando al solito giochino nazionale del lancio del secchio di letame per uno zero virgola nei sondaggi.

I dati accertati che abbiamo sulla vicenda non sono molti.
Sembra accertato:
– che vi sia stato un utilizzo strumentale e disonesto di tecniche diagnostiche da parte di operatori dei servizi sociali nell’area di Bibbiano;
– che tale utilizzo sia stato volto a sottrarre i figli a famiglie in difficoltà per darli in affidamento;
– che l’onlus di Moncalieri “Hansel e Gretel”, cui sono stati affidati gli interventi psicoterapeutici, ci abbia guadagnato in maniera sproporzionata;
– che il sindaco di Bibbiano, del PD, sia accusato di abuso d’ufficio per aver assegnato senza concorso alla onlus l’incarico di prendersi cura dei minori;
– che una dirigente dei servizi sociali e un assistente sociale abbiano brigato illegalmente per affidare i bambini a coppie conosciute personalmente.
– Se ci siano stati anche guadagni o accordi in cui sono coinvolte le famiglie affidatarie per il momento è un’illazione.

Ora, perché questo caso è diventato così centrale nella discussione pubblica?

C’è naturalmente una componente di ben motivato schifo di fronte all’intervento di gente che dovrebbe prendersi cura dei bambini e che invece li ha manipolati per toglierli alle proprie famiglie. L’idea che una falsa accusa con dietro la forza pubblica possa toglierti un figlio è un’immagine sufficientemente potente da muovere allo sdegno chiunque abbia sangue nelle vene.

Però se fosse stato solo questo, la vicenda si sarebbe esaurita secondo il classico ciclo dello sdegno mediatico: 48-72 ore e poi si sarebbe passati oltre.

A rendere invece la questione un ‘caso esemplare’ sembra essere stata una ghiotta coincidenza, ovvero la presenza di soggetti coinvolti di area PD, e la possibilità di intravedervi le tracce di una specifica cultura ‘di sinistra’ tradizionalmente critica verso l’istituzione della famiglia.

Ora però questa sovrapposizione è sì politicamente golosa, ma anche abbastanza raffazzonata.

In primo luogo il PD, che è dalla sua nascita uno scatolone elettorale senza anima, non ha abbastanza anima neppure per nutrire nel suo seno quell’antifamilismo sessantottardo di cui qui lo si sospetta: per ogni Boldrini c’è una Binetti, in un partito che nasce e vive per lisciare il pelo ‘a Franza o Spagna, purché se magna’.

Quanto alla minaccia all’istituzione famigliare rappresentata dalle svariate teorie uscite dalle elucubrazioni della vecchia ‘Nuova Sinistra’, nel contesto italiano si tratta di una minaccia abbastanza modesta. La presenza conservatice del Vaticano, a mio avviso spesso eccessivamente ingombrante, ha fatto da freno in Italia al diffondersi incontrollato di quelle corbellerie travestite di pseudodignità scientifica che vedevano nella famiglia la matrice di tutti i mali. Non che non ci siano, dunque, ottime ragioni per contestare quelle idee quando riemergono, ma è difficile credere che nel contesto italiano esse siano posizioni di massa (e grazie al cielo).

Di contro, come non è da trascurare l’antifamilismo beota di cui sopra, nel contesto italiano bisogna anche stare attenti a non creare santini aprioristici de ‘La Famiglia’.
La famiglia è la più importante delle istituzioni sociali, dunque ogni attacco scomposto ad essa è, prima ancora che refutabile, semplicemente stupido; e tuttavia esistono davvero famiglie gravemente disfunzionali, ed esistono davvero situazioni in cui per il bene dei bambini la strada giusta è l’allontanamento.
In questioni così delicate andarci giù a colpi di mazzate ideologiche non fa davvero bene a nessuno.

Detto questo, proprio perché la famiglia è la più importante delle istituzioni umane, magari spostare un po’ il fuoco della questione potrebbe risultare utile.

Le famiglie non esistono in una realtà separata e parallela.
In esse si scaricano le tensioni e contraddizioni dell’intera società.
I bambini di cui oggi ci preoccupiamo sono quelli lasciati a balia presso la TV perché i genitori lavorano più ore dell’orologio;
o sono i bambini che crescono in ambienti instabili perché la glorificata ‘flessibilità’ esige che ci si sposti ovunque c’è lavoro (sarai mica ‘choosy’);
o sono i bambini a cui è richiesto di ‘crescere onesti’ mentre l’intero mondo intorno canta le lodi di ‘chi ha la grana’, non importa come ottenuta.

Vi vedo, politici di ogni colore, ora affastellati nella viva preoccupazione per la ‘sorte dei bambini’.
Beh, per ogni bimbo coinvolto in quel di Bibbiano ce ne sono decine di migliaia di cui, senza clamori, il futuro si sta compromettendo ora, nelle quotidiane difficoltà delle loro famiglie.
Mettere su famiglia in Italia è infatti, e non da oggi, una scommessa che rema contro tutto ciò che lodate giorno e notte: competitività, mobilità, benessere economico.

E poi se infine è proprio solo l’osso di Bibbiano che volete rodere, beh, allora chiedetevi perché diavolo un’attività che rientra nelle finalità tipiche dell’interesse pubblico debba essere esternalizzata a privati, introducendo la motivazione del profitto in un’area dove essa non ha cittadinanza. (E solo adesso, se vi era rimasto in tasca qualche uovo marcio per il PD, potete legittimamente tirarlo fuori).

Breve aggiunta al post su Bibbiano.

Con poche eccezioni, la discussione seguita al post è stata molto interessante e personalmente istruttiva.

Alla luce di alcune informazioni che ignoravo, che mi sono state gentilmente segnalate, e di cui riporto gli estremi più sotto, credo sia opportuno aggiungere questa considerazione.

Anche dopo tali informazioni, il senso del post rimane quello che intendeva essere e ne rivendico integralmente i contenuti, e precisamente:
1) non credo affatto che ci sia una ‘congiura ideologica del PD’ dietro ai fatti di Bibbiano;
2) credo che la strumentalizzazione politica e l’eco mediatica non sarebbero state le stesse senza il coinvolgimento di politici del PD;
3) credo che la questione di gran lunga più importante da affontare in questo paese sia l’aiuto alle famiglie nel loro complesso, aiuti che implicano una riflessione su come vogliamo che crescano i nostri figli, che domani non saranno solo ‘figli delle loro famiglie’, ma ‘figli di tutti’, concittadini.

Detto questo, da quanto è emerso, credo si debba aggiungere, su un piano differente, quanto segue:

Il caso di Bibbiano, se usato non per fare polemica politica spicciola, ma per focalizzare su un macroscopico problema relativo agli affidi forzosi, può essere utile. E’ importante però uscire dalla logica della ‘congiura di indole politica’, che finisce solo per offuscare il problema, creando i soliti blocchi contrapposti che lasciano tutto come prima.

Sembra chiaro (anche sulla scorta di quanto mi è stato detto in via privata da lavoratori sul campo), che esista davvero una situazione di malfunzionamento drammatico e perdurante dell’istituto dell’affido e dei relativi meccanismi di intervento legale.

Il ruolo ambiguo dei giudici onorari in frequente conflitto di interesse è inammissibile, la non appellabilità delle decisioni di allontanamento è kafkiana, l’esternalizzazione dei servizi crea talora circuiti infernali di sfruttamento e ricerca del profitto.
Se non si vuole che questi problemi travolgano definitivamente l’istituto stesso dell’affido e l’esistenza dei servizi sociali, essi devono esssere affrontati senza indugio.

Una riflessione a parte la merita infine il ruolo della magistratura.
Ciò che colpisce in molti dei resoconti in oggetto è la debolezza, farraginosità e imperdonabile inerzia dell’intervento della magistratura pertinente, che ha permesso (vedi sotto caso ‘Forteto’) il perdurare di abusi con un livello di tolleranza del tutto asimmetrico rispetto alla scarsissima tolleranza avuta in precedenza verso le famiglie d’origine.

Visto il ruolo fondamentale ed ineludibile della magistratura, questo punto non deve essere lasciato cadere come marginale, proprio per evitare che si diffonda ulteriore discredito sull’operato dei magistrati, già sotto scrutinio dopo quanto emerso con il caso Palamara.
Se non si vuole che il discredito e la diffidenza esplodano, qui c’è davvero la necessità civile di fare chiarezza.
Non per meschine vendette politiche, ma perché si tratta di un confronto simbolicamente intollerabile: da un lato la massima fragilità (quella di bambini in contesti di difficoltà) e dall’altro il maggior potere di uno Stato di diritto, la Magistratura.
Non ci può essere neppure l’ombra del dubbio che il più forte qui sia sostegno, e non minaccia, per il più debole.

https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Forteto

https://it.wikipedia.org/wiki/Diavoli_della_Bassa_modenese

http://www.corrieredicalabria.com/articolo.php…

ROBERTO BUFFAGNI

 Distinguerei fra strumentalizzazione politica e analisi del fatto. La strumentalizzazione politica è inevitabile, come il sorgere del sole a est. Un politico che si rifiutasse di usare strumentalmente questi fatti sarebbe un suicida e un incapace. Si può e si deve chiedere che la strumentalizzazione non passi il segno, per esempio che non traduca alla lettera le pulsioni emotive che i fatti suscitano (“Impicchiamoli tutti!”). A quanto mi risulta questo non è accaduto. Quanto al clima ideologico e al contesto culturale generale, mi pare evidente che influisce parecchio. In un contesto culturale dove la famiglia sia un’istituzione solida, si verificheranno abusi di segno opposto al presente; vale a dire che i panni sporchi si laveranno in casa. Piccolo esempio: il fratello maggiore di Gianni Agnelli, Giorgio, che aveva seri problemi di dipendenza dall’eroina, è stato fatto sparire in una clinica e non se ne è mai più saputo nulla. Il figlio maggiore di Gianni, Edoardo, che manifestava le stesse faglie esistenziali dello zio (karma inesorabile), è stato prima ridotto agli arresti domiciliari, e poi forse pure suicidato (problema successorio). In questo caso, l’importanza sociale della famiglia surroga un contesto culturale assente (“famiglia al primo posto”). La famiglia è un dispositivo di estrema potenza, perchè nelle sue diverse forme, sin dalla notte dei tempi garantisce la riproduzione della specie umana all’interno della cultura. Ogni dispositivo di estrema potenza è anche un dispositivo di estrema pericolosità. Basta leggere le tragedie greche per capire che quando qualcosa va storto in famiglia le conseguenze possono essere devastanti, all’interno e all’esterno della centrale nucleare familiare. In astratto, io capisco chi della famiglia vede anzitutto gli abusi, le distorsioni, le pericolosità, e si propone di sostituirla con qualcosa di più razionale, scientifico, controllabile e pulito. Purtroppo, sono persuaso che la toppa sia peggio, MOLTO peggio del buco, perchè nessuno, ripeto nessuno è in grado di sostituire per via scientifico/tecnica qualcosa che non “affonda le radici” ma E’ la radice dell’uomo. Mi sbalordisce e mi preoccupa parecchio, ad esempio, che ci sia gente così disinvolta e superficiale da pensare che pratiche quali utero in affitto o addirittura clonazione degli esseri umani (di recente resa giuridicamente lecita in Francia), pratiche insomma che incardinano la riproduzione della specie umana nella cultura nella tecnica invece che nell’incontro psichico e corporeo tra genitori, si possano implementare restando totalmente al buio sulle conseguenze. (Sulle conseguenze si resta nel buio totale perchè Dio solo sa quali possono essere; la letteratura suggerisce alcune idee, nessuna allegra). Questa vicenda degli affidi e della loro degenerazione a quanto pare sistemica mi pare vada compresa tenendo conto sia del suo aspetto sistemico (costellazione magistratura-servizi sociali-terzo settore-ideologia) sia del contesto culturale illuminista o postilluminista, con la sua passione per l’ingegneria sociale, il costruttivismo, e il ruolo taumaturgico dei tecnici competenti.

MARCO DELLA LUNA

http://marcodellaluna.info/sito/2019/07/24/il-business-giudiziario-sulla-pelle-dei-bambini/

IL BUSINESS GIUDIZIARIO SULLA PELLE DEI BAMBINI

La regola generale del comportamento economico è confermata: dove è possibile realizzare un business, lecito o illecito, anche sui bambini, qualcuno lo realizza, e col profitto così ricavato acquisisce rapporti politici e il controllo anche di coloro che non vorrebbero partecipare agli abusi.

Già nel 2013 il dottor Francesco Morcavallo si era dimesso da giudice del Tribunale dei Minori di Bologna (quello competente per Bibbiano) denunciando traffici che osservava nei tribunali e intorno ad essi, con sistematiche violazione della legge finalizzate ad assecondare il traffico dei bambini da parte dei servizi sociali, e particolarmente la prassi dei tribunali di accettare come oro colato e non mettere mai in discussione le affermazioni (indimostrate e spesso palesemente inverosimili) poste dai servizi sociali a fondamento delle richieste di togliere i bambini alle famiglie per collocarli in strutture a pagamento:  https://www.panorama.it/news/in-giustizia/scandalo-affidi-minori-bologna/ Questo è avvenuto anche nei casi di Bibbiano, proprio con provvedimenti emessi dal Tribunale dei Minori di Bologna, quello segnalato sei anni fa dal giudice Morcavallo!

Fino ad ora, tutti gli scandali della Giustizia minorile, come quello sollevato allora da Morcavallo, sebbene autorevolmente dimostrati e denunciati, sono stati sottaciuti dai mass media; ora però uno è stato fatto scoppiare mediaticamente – chissà perché – forse è una decisione collegata a quella di far scoppiare lo scandalo del Consiglio Superiore della Magistratura.

L’inchiesta-scandalo partita dal Comune di Bibbiano, provincia di Reggio Emilia, porta all’opinione pubblica la conoscenza di un sistema affaristico in cui i servizi sociali costruiscono, con la collaborazione di psicologi e  psichiatri compiacenti, mediante premeditate menzogne, false diagnosi e accuse di abusi e inadeguatezza a carico dei genitori, allo scopo di portare loro via i minori e poterli gestire per profitto, collocandoli in struttura private che li tengono a caro prezzo pagato dai contribuenti o dai genitori stessi (200-400 euro al giorno) e di farli curare pure a pagamento.

La realtà non ancora annunciata dai mass media, è che questo sistema opera in tutta Italia, che fattura circa 2 miliardi all’anno su circa 50.000 fanciulli sottratti, e non solo col collocamento dei minori in strutture private, ma anche con terapie a pagamento imposte senza bisogno e col traffico delle adozioni.

La realtà non ancora annunciata è anche che tutte queste cose vengono disposte, direttamente o indirettamente, dai Tribunali dei Minori, dai Tribunali ordinari in materia di famiglia, dalle procure della Repubblica presso i Tribunali dei Minori; e che quindi il guasto non è da cercare solo nei servizi sociali, nelle onlus, nelle cooperative e tra psicologi e medici, bensì anche negli uffici giudiziari, proprio come segnalava il dr Morcavallo.

La realtà è anche che non pochi giudici onorari che si occupano dei minori hanno cointeressenze con le suddette strutture private in cui i tribunali e i servizi sociali collocano i minori a lauto pagamento. Hanno interessenze sia come direttori sanitari, sia come soci, sia come consulenti a fattura. Inoltre partecipano (anche magistrati togati) alla rete dell’aggiornamento professionale a pagamento, obbligatorio per medici, psicologi, avvocati, assistenti sociali; rete della quale accade che, per esempio, il giudice, il medico e lo psicologo che si occupano del collocamento dei minori e delle adozioni sono ingaggiati e pagati da associazioni o società private che organizzano i corsi di aggiornamento, e questi soggetti privati sono diretti va avvocati che si occupano di minori nei Tribunali per cui lavorano quei giudici, medici e psicologi.

Pertanto, vi è il problema sistematico nazionale (di una minoranza) di magistrati e loro consulenti, che hanno interessenze economiche nella sottrazione e gestione economica dei minorenni.

Come avvocato mi occupo anche di questi casi e ho visto e appreso cose incredibili e, come il caso di un padre astemio -ripeto: astemio– di tre bambini, che una mattina se li vide asportare per ordine della procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori, poi confermato dal Tribunale Minorile, in base al rapporto mendace dei servizi sociali comunali che lo descrivevano come “dedito all’alcol e violento quando ubriaco”. Per anni combattemmo davanti al Tribunale dei Minori e alla Corte di Appello affinché ascoltassero i numerosi testimoni che avrebbero riferito che il padre era astemio da sempre, nonché per ottenere una perizia che avrebbe accertato che in lui non vi era traccia di alcool. Insistemmo invano: ogni volta i giudici rifiutarono di assumere che avrebbero smascherato le menzogne e il complotto dei servizi sociali, col quale i medesimi, oltre a distruggere la famiglia del pover’uomo, avevano ottenuto di far guadagnare molto denaro alla struttura privata a cui il tribunale affidò i tre bambini. Portavamo ai giudici plichi di analisi di laboratorio per dimostrare che il padre non assumeva alcolici e altri documenti clinici per dimostrare che le botte le aveva prese e non date, ma i giudici non ne tenevano conto. Fecero fare una consulenza tecnica d’ufficio sul padre e anche il consulente si rifiutò di esaminare le prove che il padre era astemio.

Alla fine, provvidenzialmente, mi capitò in mano su un fascicolo riservato del Tribunale e riuscii a fotocopiare documenti piuttosto compromettenti per il Tribunale stesso, con i quali feci reclamo. Solo grazie a ciò ottenni in appello la riabilitazione del padre, ma il danno era ormai fatto.

Questo è un caso tipico in cui i giudici che si occupano di bambini proteggono le attività del personale dei servizi sociali, delle strutture private, e degli psicologi e medici complici. Sicuramente molte volte i giudici non lo fanno con l’intenzione di coprire o consentire attività illecite, ma piuttosto per obbedienza ai superiori e solidarietà istituzionale: adottano la regola di credere sempre e solo ai servizi sociali e di non permettere che le loro affermazioni vengano sottoposte a prove contrarie; così, oltre a tutelare l’autorevolezza della pubblica amministrazione, si semplificano anche il lavoro. I servizi sociali sgravano i giudici del lavoro di accertamento della realtà, e i giudici coprono i servizi sociali con la loro autorità, così nessuno è responsabile, anzi nessuno può essere colto in fallo.

Questo è il focus: i tribunali di regola impediscono ai genitori di portare prove per smentire le false accuse dei servizi sociali.

Appunto per questo motivo la prima misura legislativa da prendere per porre fine al business sulla pelle dei bambini e delle famiglie è quella di imporre ai tribunali di verificare le accuse, e di ammettere le prove richieste dai genitori, cioè testimonianze, documenti, perizie, per verificare o confutare le affermazioni dei servizi sociali e dei loro consulenti.

Come seconda misura legislativa, bisogna proibire che i magistrati e i medici, psicologi e assistenti sociali che si occupano di minori prestino servizi (di consulenza, formazione o altro) pagati da soggetti privati.

Ben venga, naturalmente, anche la commissione di inchiesta invocata da Salvini.

Tuttavia, la storia mostra che, se si riformano le regole ma si lasciano le persone, le prassi non cambiano. Un mio professore universitario reperì l’equivalente del nostro detto “fatta la legge trovato l’inganno” in ben 72 lingue, incominciando col sumero, su tavolette di argilla di 5.000 anni or sono. L’apparato giudiziario che si occupa di minori comprende una grande quantità di persone -giudici e non giudici- che sono abituati ad avere un reddito dalle attività economiche suddette, lo considerano un loro diritto, sicché troverebbero il modo di aggirare le regole, come le hanno sempre aggirate, ignorandole o interpretandole a modo loro– lo descrive l’ex giudice Morcavallo nell’articolo sopra linkato. Perciò bisognerebbe -lo dico consapevole che è irrealizzabile dati i troppi pingui interessi in gioco- mettere nei ruoli riguardanti i minori gente nuova, sostituendo tutto il personale attuale: sceverare chi ha effettivamente colpe e chi no, sarebbe troppo complicato; inoltre, anche coloro che si sono comportati o hanno cercato di farlo, e sono ovviamente molti, si sono in qualche modo sottomessi alla prassi in questione, quindi hanno acquisito abitudini incompatibili.

Per concludere, faccio presente un problema ulteriore e moralmente più inquietante, perché va al di là dei normali abusi di potere compiuti per profitto.  Mi vengono segnalati non pochi casi, e di qualcuno sono anche testimone diretto, in cui c’era una madre che richiedeva ai magistrati competenti di sentire testimoni su abusi sessuali subiti dalla figlia piccola da parte del padre, e i magistrati rifiutavano od omettevano tacitamente di indagare, di sentire i testimoni e le bambine, di ascoltare le registrazioni.

In un caso, non solo si sono rifiutati di ascoltare i testimoni degli abusi ma, di fronte alla madre che continuava a raccogliere prove e indizi seri degli abusi sessuali, segnalati a lei dalla scuola, e alla stessa bimba che riferiva e disegnava contatti intimi col padre, il tribunale, davanti a me, per bocca del suo presidente, ingiunse alla madre apertis verbis, però senza metterlo a verbale, di smettere di raccogliere queste prove e di ritirare la denuncia perché altrimenti le avrebbero tolto la figlia e l’avrebbero messa in una struttura dichiarandola madre conflittuale, quindi nociva alla figlia e inidonea come madre.

So che spesso cose simili vengono segnalate anche in altri paesi europei. Sembra che esista, nell’Europa occidentale, un ordine di scuderia, una direttiva generale, di chiudere un occhio, di scoraggiare e non prestar fede a denunce per atti sessuali di questo tipo, a condizione che gli abusi avvengono senza violenza o eccessivo turbamento per i minori. Forse è una direttiva finalizzata a creare un clima culturale più accettante nei confronti di certi rapporti tra genitori e figli nell’ambito di una complessiva riforma della moralità e dei costumi della vita familiare e riproduttiva, portata avanti dal Movimento LGBT, e proiettata verso il superamento della famiglia tradizionale, quella composta da genitori di sesso diverso e regolata da determinati tabù sessuali come quello dell’incesto, dopo il già avvenuto superamento dei tabù delle nozze gay, dell’affitto di utero e delle adozioni da parte di coppie omosessuali.

 

NB http://italiaeilmondo.com/2019/06/29/affidamento-di-minori-tra-tutela-ed-abusi_-una-conversazione-con-paolo-roat/

TRE EQUIVOCI SU VERONA E ALTRE CONSIDERAZIONI, di Elio Paoloni

A proposito del Congresso sulla famiglia a Verona. Dopo Antonio de Martini http://italiaeilmondo.com/2019/04/03/il-processo-di-verona-di-antonio-de-martini/ prosegue Elio Paoloni

Primo equivoco

 

Molti dei miei amici hanno bevuto distrattamente le false narrazioni sul congresso di Verona e si sono rintanati sussiegosamente nel ‘giusto mezzo’, disdegnando gli ‘opposti estremismi’, ovvero lerciume vario contro bigottismo. Ora, in attesa degli atti, possiamo solo attenerci al programma della manifestazione: La bellezza del matrimonio – I diritti dei bambini – Ecologia umana integrale – La donna nella storia – Crescita e crisi demografica – Salute e dignità della donna – Tutela giuridica della Vita e della Famiglia – Politiche aziendali per la famiglia e la natalità.

Dove sarebbe l’estremismo, esattamente? I miei amici sono troppo colti per tirar fuori lo spauracchio del Medioevo, luminosissima epoca, ma lanciano accuse di lesa modernità, di donne incatenate, di visioni oscurantiste. Ma a cosa si appoggiano, veleno dei soliti media a parte? Ogni insulto è lecito verso i congressisti e minacce pesanti sono state rivolte alle personalità che desideravano intervenire dagli stessi personaggi e dagli stessi media che si affannano a diffamare le politiche che i miei amici sostengono. Di colpo, però, lor signori paiono divenuti gli esclusivi, scrupolosi, attendibili cronisti di Verona.

 

Paginoni indignati sono stati dedicati a un gadget di dubbio gusto, un piccolo feto.

Si parla spesso del “dovere della memoria”: non bisogna dimenticare, perciò beccatevi queste tremende immagini del cadavere scheletrico bruciato in un forno crematorio. Perché quest’ultima – si chiede Franco Cardini – viene di continuo ostentata in film, reportage e fiction mentre la seconda è proibita e nascosta? Certo, sulla shoah si è tutti d’accordo mentre sul fatto che l’aborto sia o meno una pratica delittuosa esiste una radicale divergenza che attraversa e spacca la nostra società. Proprio per questo, però, dovremmo mostrare come si trucidano i bambini.

Nulla di così eclatante, a Verona: semplicemente qualcuno ha voluto rappresentare un bambino non nato. Senza clamori, in contemporanea, all’Osservatorio Prada la mostra “Surrogati: Un amore ideale” documentava le opere dei reborner, che realizzano bambole realistiche su ordinazione per darle poi “in adozione” alle loro mamme “eterne”, donne infertili o, più spesso, “avverse” alla gravidanza. Le fotografe di Surrogati ritraggono in modo vivido e “senza pregiudizi” le interazioni tra gli uomini e i loro compagni inanimati, obbligando l’osservatore a “riconsiderare la propria visione di amore e riflettere sul valore di un oggetto in grado di sostituire un essere umano”. Questi bambolotti non hanno destato scalpore. La nostra civiltà si estingue, ben rappresentata dal suicidio-omicidio delle due lesbiche californiane alla quale era stato concesso da illuminate istituzioni scevre da bigottismo di adottare ben sei bambini, abusati, poi drogati e trascinati alla morte. Ma in tv passa solo il gadget “estremista” di Verona.

 

Se comprare bambini e privarli di un’infanzia sana è un diritto, allora sì, il Congresso era zeppo di estremisti. Del resto, da quando i capricci di una minuscola parte degli omosessuali sono diventati diritti inalienabili, ogni persona di buon senso può essere incriminata. “Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate” scriveva Chesterton. Chi sguaina oggi queste spade – le spade del buon senso, delle semplicissime, evidenti verità – viene accusato di estremismo anche da menti che non si sono mai piegate – politicamente –  alle idee dominanti.

 

Io accuso i congressisti, invece, di eccessiva moderazione: sono state lanciate esortazioni per la piena applicazione della legge 194. Piena applicazione? Da vero estremista io mi auguravo appelli per l’abolizione. Ma a Verona, forse giustamente, lo si è ritenuto non proponibile in queste circostanze e ci si è accontentati – sobriamente – di ottenere il massimo da una legge che è stata applicata come se si trattasse di uno sbrigativo quanto tardivo mezzo anticoncezionale.

 

 

 

Secondo equivoco

 

Qualsiasi posizione a favore della famiglia, della natalità, della possibilità di scelta della donna (tra il lavoro domestico e l’umiliante quanto ineluttabile – grazie alle magnifiche sorti capitaliste – lavoro ‘emancipato’) così come ogni argomentazione contraria al divorzio e all’aborto, viene immediatamente etichettata come confessionale, bigotta, cattolica. Cascame vaticano. Ma sfugge ai più che in Vaticano si sono sbracciati per prendere le distanze dai ‘veronesi’. Gli accoglienti sono terrorizzati dalle scomode verità che i congressisti possono spiattellare. Non sia mai il mondo gender se ne avesse a male. Leggetevi Avvenire, ascoltate le dichiarazioni dei prelati ben allineati con Santa Marta. I principali avversari dei congressisti sono proprio loro. Ma quale natalità! Bergoglio la aborre più dei maltusiani.

Chi ha deciso che la morale, il pudore, il buon senso, l’unità della famiglia, l’amore per la tradizione, la volontà di perpetuazione, il rispetto della vita non possano essere laici, civili, universali? Eppure li abbiamo visti ben presenti anche nelle società pagane. George Orwell, che viene dato per ateo, si riferiva costantemente alla common decency, naturale predisposizione morale delle classi popolari, “un sentimento intuitivo delle ‘cose che non si devono fare’ se si vuol restare degni della propria umanità”.

 

 

Terzo equivoco

 

Buona parte dei commentatori ha affrontato la faccenda come se si trattasse di un fenomeno di costume, di una questione di buon gusto, di etichetta; nel migliore dei casi, di un dibattito etico – o scientifico – del tutto svincolato dai temi politici che tanto premono loro. La cosa mi lascia allibito. Davvero non sanno chi finanzia e organizza le Femen? Hanno potuto dimenticare che tutte le ‘conquiste’ contestate a Verona sono parte imprescindibile dell’agenda Dem? Che non vi è nulla di casuale nell’insistenza sui diritti individuali contrapposti a quelli sociali? L’annientamento dell’ultima cellula solidale, dopo i sindacati e i partiti politici, quella che ha resistito a tutti gli indottrinamenti e i totalitarismi, è un obiettivo irrinunciabile per i potentati economici. Non si tratta di folklore ma di riduzione dei cittadini a monadi. Due, tre, quattro divorzi. Non è rispetto delle scelte, è deliberata frantumazione, lotta tra i sessi, lotta tra i genitori, lotta tra i figli; una variante della lotta tra poveri sobillata con l’immigrazione selvaggia. Senza la dissoluzione della famiglia la sospirata società liquida non potrà pienamente realizzarsi.

Costanzo Preve, come Alain De Benoist, aveva capito da tempo che lo smantellamento delle forme di vita tradizionali borghesi e proletarie, fatto in nome della modernizzazione nichilisticamente permanente, era funzionale ad un allargamento globale del mercato e del connesso potere del denaro che questo comporta.

 

 

Nel merito

 

Sul congresso di Verona è apparso da poco in questo sito un post di Antonio de Martini. Dopo aver premesso che ‘la questione è complessa’ l’ha affrontata in poche righe, con qualche esempio.

 

Esaminiamo qualche punto.

 

1 – Unioni omosessuali. Sono sempre esistite e non vedo perché proibirle. Hanno certamente alcuni dei diritti e doveri tipici di una unione familiare. Possono ottenere ogni cosa, ma non l’equiparazione alla famiglia perché non sono la strada maestra per la perpetuazione della società. Sono una strada privata.

 

Sono sempre esistite. Falso. Neanche nell’Impero romano in decadenza, al vertice della depravazione compulsiva è stata contemplata alcuna unione, intesa come stabile e parificata al matrimonio. Alcuni matrimoni burla sono stati messi in scena da qualche imperatore folle con lo stesso spirito con il quale Caligola si proponeva di nominare senatore (o forse console) il suo cavallo. L’imperatore intendeva solo esprimere il suo disprezzo per le istituzioni romane. Proprio come i fans delle nozze omo, che costituiscono uno sberleffo intenzionale all’istituzione più sacra (in senso del tutto laico, mazziniano, come sacra è la Patria). La cosa che più si avvicinava a un riconoscimento pubblico era il concubinato maschile, mai giunto allo status legale della concubina, perché i concubini erano sempre schiavi, sottomessi e disprezzati come chiunque assumesse un ruolo passivo (exoletus, spintria, debilis, discintus e morbosus). Le relazioni, di solito temporanee, si svolgevano tra adulti bisessuali, già sposati e padri, e ragazzi, così come avveniva in Grecia. Quando sarebbero esistite, dunque, queste unioni? Nel Medioevo?

 

Sono una strada privata. Mi permetto di dissentire: quando i municipi mettono nero su bianco siamo in autostrada. E i diritti che si andrebbero affermando in questa unione possono essere tranquillamente acquisiti tramite le norme del codice civile vigente. Non ero contrario alle ‘unioni’ in linea di principio ma tutti abbiamo visto che si trattava di un cavallo di Troia. Il grimaldello, un primo passo.

 

 

2 – Divorzio. Ogni essere umano ha diritto a sbagliare e avere un’altra opportunità, ma non indefinitamente. Dopo un secondo matrimonio/unione la terza volta dovrebbe essere preceduta da un test psicologico che assista chi ha evidentemente difficoltà a non ripetere scelte che lui/lei stesso considera poi errate.

 

Sono d’accordo sulla valutazione psicologica da somministrare al convolante seriale ma resto oppositore anche del divorzio unico. Serenamente e laicamente. Non mi dilungo, però: la questione è tanto complessa che mi è servito un libro – di prossima pubblicazione – per trattarla. Mi limito a citare Bauman:

“Nel mondo liquido-moderno la solidità delle cose, così come la solidità dei rapporti umani, tende a essere considerata male, come una minaccia: dopotutto, qualsiasi giuramento di fedeltà e ogni impegno a lungo termine (per non parlare di quelli a tempo indeterminato) sembrano annunciare un futuro gravato da obblighi che limitano la libertà di movimento e riducono la capacità di accettare le opportunità nuove e ancora sconosciute che (inevitabilmente) si presenteranno. La prospettiva di trovarsi invischiati per l’intera durata della vita in qualcosa o in un rapporto non rinegoziabile ci appare decisamente ripugnante e spaventosa”.

Chi – e perché – ha tanto lavorato per renderci avulsi dalla responsabilità?

Laddove De Martini – insieme a tanti altri – vede un’altra opportunità, è in atto, pervicacemente (che sia breve, sempre più breve, l’autostrada del divorzio) la precarizzazione dei legami familiari, speculare a quella lavorativa.

 

3 – Aborto. È certamente un diritto dei concepitori abortire, ma, se non si è psicolabili capricciosi e non vi sono inderogabili esigenze terapeutiche, cinque mesi sono un lasso di tempo sufficiente per prendere una decisione tanto drammatica e abortire ripetutamente non può essere consentito, salvo serie ragioni mediche.
Abortire è un diritto, ma – non illudiamoci- specie se fatto dopo il quinto mese, resta un omicidio. In Francia, un deputato ottenne la bocciatura delle legge facendo sentire in aula il battito del cuore del nascituro
.

 

Come molti dei miei amici De Martini si sforza di adottare un approccio equilibrato, finendo per assommare asserzioni contraddittorie. Avversa l’aborto solo se ripetuto. Ma se è un banale intervento chirurgico, perché limitarne l’uso? Puoi rimuovere due nei dalle natiche ma al terzo, eh no, suvvia, non esageriamo! Subito dopo l’apodittico “E’ certamente un diritto” ci scontriamo col “non illudiamoci, è un omicidio”. Dopo il quinto mese, però. Cosa gli faccia indicare questa precisa scadenza non è dato sapere: in quasi tutti i paesi il termine, tranne che per l’aborto terapeutico, è di tre mesi.

Termine, arbitrario, grottescamente simile al termine – anch’esso ‘scientifico’ – del 3 per cento del rapporto debito/PIL. Convenzioni, pezze a colore, ipocrisia pura ammantata di scientificità. Medici, biologi e giuristi hanno discettato scioccamente su dettagli insignificanti per decidere un termine. E’ un bambino quando gli crescono le orecchie, no, quando si ingrossa il pistolino, no, quando tira calci. Follia pura. Oggi, dopo le acquisizioni scientifiche vere, quelle sul DNA, tutti questo cianciare si è rivelato per quello che era. Ora siamo costretti ad accettare che nell’embrione c’è tutto l’uomo, chiaro e delineato, malattie comprese. Forse all’atto del concepimento non nascerà un’anima, ma di sicuro c’è tutto un destino. Come si passa dal ‘certo diritto’ all’omicidio, da una settimana all’altra? Se è un’escrescenza del corpo della madre lo è anche al nono mese, se è un essere umano lo è l’istante dopo il concepimento.

Gli ingenui danno per scontato che la determinazione della presenza o dell’assenza di vita o meglio di diritti – tot settimane, tot mesi – preceda e determini la formulazione della legge. Ma è sempre il contrario: avendo deciso di avallare l’omicidio si è cercata la giustificazione “scientifica”.

La inaffidabilità dei compromessi bioetici appare chiara leggendo la nuova legge dello Stato di New York. Apparentemente simile ad altre leggi che consentono l’aborto anche dopo la ventiquattresima settimana nel caso di grave pericolo per la vita della madre, ne differisce perché parla genericamente di ‘salute’ della madre (anche psichica, e ormai sappiamo che pure la melanconia è diventata una malattia secondo il DSM, la Bibbia della psichiatria) e perché depenalizza l’aborto in toto, autorizzando all’effettuazione anche figure non mediche.

 

L’embrione non è un’appendice del corpo della madre: è una creatura distinta legata alla sua ospite da un rapporto di simbiosi di tipo parassitico. Potenzialmente l’embrione potrebbe svilupparsi separatamente dal corpo materno, purché messo in un substrato nutritizio adeguato. E’ un’ospite. E’ più indifeso che mai. E’ sacro. Non appartiene alla madre. Appartiene a se stesso, all’umanità, alla comunità. E se proprio dovesse appartenere a una persona, allora appartiene anche al padre, al quale non si chiede neppure il parere “consultivo”, formula ipocrita che sta in tanti atti amministrativi, anche se, qualche mese dopo, si vedrebbe investito fino alla morte, in qualità di padre, da responsabilità giuridiche, economiche, morali. Negli Stati Uniti le esecuzioni capitali vengono affidate a più “operatori”: una centralina rende anonimo il pulsante letale e spartisce la responsabilità; nell’aborto le donne assumono invece contente il ruolo di boia unico.

 

Si tende a pensare che le parole cambino dopo che la realtà è cambiata. Non è così: non può cambiare nulla nella società, non c’è rivoluzione possibile, se prima una élite non impone un nuovo lessico. Quando si intende imporre una nuova legislazione, si cambiano i termini della questione: il resto segue. Se si decide di rinominare mamma e papà Genitore A e Genitore B, c’è un motivo preciso: si ha chiaro in mente un percorso distruttivo per la famiglia che non può prescindere da uno stravolgimento lessicale.

Interruzione volontaria di gravidanza, che si contrae in IVG. Un acrostico, una sigla. Neutra, deodorata, devitalizzata. L’eufemismo è un delitto. Uccide la verità, poi ci permette di sopprimere la vita. Ascoltate una donna incinta che parla della gravidanza che intende portare a termine: si rivolge al contenuto del suo grembo come a un bambino, da subito. Già nei primi giorni ne parla designandolo con un nome proprio, quello che gli darà al battesimo. Nell’altro caso, invece, si parla di embrione, feto, o, meglio ancora, non si nomina in alcun modo quel grumo di cellule. Si tenta di considerarlo un’escrescenza, una cisti. Così un omicidio diventa faccenda di donne, confuso tra perdite, mestruazioni e ritardi, quelle robe lì. Se usi il termine appropriato permetti anche alla ragazzina incinta di essere consapevole. Consapevole davvero, non intronata dalla speciosa terminologia adottata dalle riviste femminili e dai quotidiani progressisti.

 

Ascolto di continuo i belati degli osservatori comprensivi: ma cosa credi, è una scelta tanto difficile, le donne ne soffrono, abbi rispetto. Diamo per scontato che sia vero, anche se non sempre lo è (molti consultori fanno di tutto per renderla facile; non che ve sia bisogno: l’ideologia dominante, l’isteria femministoide, l’assuefazione, fanno sì che le ragazzine vi ricorrano come se si trattasse di prendere un’aspirina). Dopo anni, magari decenni, alla nascita di un figlio, alla morte di un congiunto o per la caduta della negazione, forse realizzeranno e si troveranno a far ricorso allo psicologo. Intanto molte la vedono facile. Ma la mia risposta, in tutti i casi, è: chi se ne frega. E’ abominevole sorvolare sul delitto perché l’assassino ci ha pensato su e, poer nano, è pure dispiaciuto. Ha fatto a pezzi la nonna, però, sai, è stata una decisione difficile. Ah, beh, allora…

https://eliopaoloni.jimdo.com/

IL PROCESSO DI VERONA…, di Antonio de Martini

IL PROCESSO DI VERONA…
( tardivo ma non privo di ragioni, proprio come l’altro)

Leonardo Da Vinci nacque mezzo millennio fa da una relazione, illegale secondo il congresso di Verona .
Anche Lawrence d’Arabia fu frutto di una relazione adulterina.

La mancanza della possibilità di abortire ha provocato la nascita di numerosi inutili contemporanei che conosciamo bene.
Leonardo scrisse “ molti non lasciano dietro di se che cessi pieni”.

La materia è complessa e, chi voglia regolamentarla dovrebbe tener conto sia dei diritti naturali che di alcune esigenze della società.

Esempi.

a) Divorzio. Ogni essere umano ha diritto a sbagliare e avere un’altra opportunità , ma non indefinitamente. Dopo un secondo matrimonio/unione la terza volta dovrebbe essere preceduta da un test psicologico che assista chi ha evidentemente difficoltà a non ripetere scelte che lui/lei stesso considera poi errate.

Uomini molto ricchi o donne intraprendenti che si sposano cinque o sei volte non dovrebbero essere disponibili per pubblici uffici o impiegati nel media mainstream.
In alcune zone del mondo ( America Latina, Africa, Asia ) viene riconosciuto uno status pubblico alle amanti ( e diritti ereditari ai figli). Ma siccome di amanti tutti i congressisti ne hanno una/o, sull’argomento si sorvola.

b) Aborto. È certamente un diritto dei concepitori abortire, ma , se non si è psicolabili capricciosi e non vi sono inderogabili esigenze terapeutiche, cinque mesi sono un lasso di tempo sufficiente per prendere una decisione tanto drammatica e abortire ripetutamente non può essere consentito, salvo serie ragioni mediche.
Abortire è un diritto, ma – non illudiamoci- specie se fatto dopo il quinto mese, resta un omicidio. In Francia, un deputato ottenne la bocciatura delle legge facendo sentire in aula il battito del cuore del nascituro. A Verona hanno fatto il “ gadget” del feto. “ Convenscion molto lumbard “.

Gli esempi di famiglie non abbienti e numerose sono troppo noti perché ci si debba soffermare.
I figli sono, dovrebbero essere, frutto di amore, non cagione di bonus ad personam. I servizi sociali collegati alla vita familiare dovrebbero essere impeccabili ed avere una qualche forma riconosciuta di priorità.

Coi fondi del MOSE si sarebbero potuti assistere tutti i bambini del paese , mentre il MOSE è servito ad assistere qualche decina di figli di donne che non usufruitono, a suo tempo, del diritto all’aborto.

Il presidente del Consorzio “ Venezia Nuova” Zanda ( nato Zanda Loi , ma che non si vuole far ricordare la discendenza dal capo della polizia degli anni in cui il PCI prese potere) è quello stesso che adesso – tesoriere del PD dopo essere stato capo del gruppo parlamentare- ha proposto di aumentare le indennità dei Deputati.

Si, sono tanto favorevole all’aborto che a volte lo vorrei retroattivo.

c) Adozioni. L’ideale è che i bambini vengano dati in adozione a una coppia rappresentativa della famiglia tipo , ma , in mancanza, qualsiasi altra soluzione è preferibile all’orfanatrofio.
Numerose coppie si rivolgono all’estero per aggirare una legge che favorisce attese secolari, pone paletti illogici, pretende la perfezione dei candidati e favorisce in realtà lo sfruttamento dei bambini da parte di industriali dell’infelicità.

d) Unioni omosessuali. Sono sempre esistite e non vedo perché proibirle. Hanno certamente alcuni dei diritti e doveri tipici di una unione familiare. Possono ottenere ogni cosa, ma non l’equiparazione alla famiglia perché non sono la strada maestra per la perpetuazione della società. Sono una strada privata.

MEDIOEVO E DINTORNI

La TV del TG1 ieri sera ha presentato le tesi del presidente del “ convegno mondiale sulla famiglia” e il parere contrario di una decina di oppositori della stessa.

In coro tutto gli intervistati, accuratamente scelti, hanno lamentato un – da loro paventato – ritorno al Medioevo.

Guardandoli e ascoltandoli , ho pensato che ho ragione io ad essere ostinatamente favorevole all’aborto retroattivo.

Si continua a credere che il Medioevo sia un periodo di oscurantismo, vessazioni, infelicità.

Il povero Umberto Eco sta rigirandosi nella tomba al vedere che nessuno di questi virgulti progressisti , accuratamente scelti lo ripeto, ha letto i suoi testi.

È nell’alto Medioevo che sono nate le signorie comunali di cui tutta Italia mena ancor oggi vanto.

In quel periodo l’Italia ha creato il mestiere bancario e lo ha diffuso nel mondo, ha ripreso la guida culturale e spirituale del consorzio umano.

In quel periodo sono diminuite le tasse a causa dell’abitudine a pagare i soldati in terre e del conseguente diminuito bisogno di denaro da parte delle autorità.

La crescita di ricchezza provocò la reintroduzione delle monete d’oro come strumento di pagamento. Nacquero le Repubnliche marinare. Si iniziò a commerciare con la Cina.

È in quel periodo che nacque e si sviluppò l’Islam e vennero preservati – grazie a questo- secoli di cultura e sapienza greca che altrimenti sarebbero andati perduti.
Fu inventato lo zero e l’algebra, introdotta la bussola.
Nacquero gli ospedali e la scuola salernitana, la lingua italiana, il movimento benedettino è quello francescano , l’amor cortese, Dante, Petrarca e Boccaccio non hanno partecipato alla Resistenza, ma alla cultura medioevali come Chaucer e Shakespeare.
Federico I e II e la riforma gregoriana del calendario sono prodotti della cultura medievale. Nacquero le Università tra cui prime tra tutte Padova e Bologna .
Guglielmo di Occam , Bruno, Campanella e tanti altri pensatori iniziarono la marcia verso l’era moderna.
Ritenere negativo questi periodi medioevali e positivi questi tempi odierni può essere spiegato solo con la psicoanalisi.
Approfondita.

La Santa Inquisizione, la persecuzione e le torture degli alchimisti e filosofi, lo sterminio degli indiani del centro e Sud America , la reintroduzione della schiavitù ( finita con la nascita, medioevale, delle città) , le guerre di religione e di successione e dei trenta anni , sono tutti frutti del tardo cinquecento e del seicento.
Roba da scuola dell’obbligo ragazzi.

Al presidente RAI mi permetto di suggerire la buona pratica di mettere in sovrimpressione – come fanno nei paesi “avanzati”- nomi e cognomi degli intervistati invece di quelli dei cameraman di cui non ci importa nulla.

Tendenze totalitarie odierne: la gender theory, di Gennaro Scala

Tendenze totalitarie odierne: la gender theory

È soprattutto oggi il mondo cattolico ad accusare di totalitarismo la gender theory. Riteniamo che la consapevolezza dei pericoli che essa comporta debba essere patrimonio anche dei non cattolici. Pur non condividendo per nulla i principi su cui si basa l’educazione infantile cattolica, tuttavia essa non è definibile come totalitaria, perché non mira quella radicale ridefinizione dell’essere umano come invece vorrebbe la gender theory. Detto senza mezzi termini: voler cancellare l’identità maschile/femminile è un’aspirazione totalitaria. Ma vediamo quali sono le radici di tali tendenze.

Quanti hanno affrontato la questione del totalitarismo, in primo luogo Hannah Arendt, hanno effettuato un’omissione, non hanno indagato a fondo le radici del totalitarismo, che sono da ricercare nello stato liberale classico, trasformando il concetto di totalitarismo, nonostante gli elementi di verità, in uno strumento propagandistico del liberalismo. Il regime totalitario non è un nuovo regime (come vuole Arendt), ma è il funzionamento dello stato moderno in condizioni di crisi: in una fase di mobilitazione totale per la guerra totale, come nella Germania nazista; in una fase di modernizzazione accelerata come fu l’Unione Sovietica staliniana. La rivoluzione sovietica, vista con il senno di poi, non fu una rivoluzione “proletaria”, ma, per la classica eterogenesi dei fini, l’estensione dello stato moderno al di fuori dell’occidente, in seguito diventato egemone a livello globale come principale forma di organizzazione delle società. All’obiezione prevedibile secondo cui la rivoluzione sovietica nominalmente comunista intendeva proprio eliminare lo spazio dell’iniziativa privata, rispondiamo che vista nel ciclo lungo, ha portato, dopo la fase staliniana della costruzione dello stato russo moderno, al ripristino dello spazio privato dopo il crollo del comunismo. Non è questo il luogo per approfondire tali questioni, spero però sia sufficiente a mettere in discussione il modello propagandistico dei “due totalitarismi”, fascismo e comunismo, a cui si contrappone il regno della libertà liberale, perché tale modello ci rende ciechi rispetto alle tendenze totalitarie odierne che nascono dal seno del neo-libealismo.

Il totalitarismo ha come presupposto l’enorme concentrazione del potere coercitivo che caratterizza lo stato moderno, rappresentato dallo stato liberale classico. Abbiamo una polarizzazione tra concentrazione del potere coercitivo dello stato e individualismo: perché si affermi una sfera della libertà privata in cui l’individuo possa svolgere “liberamente” la sua attività è necessario che lo stato concentri il potere relativo alla sfera pubblica. È questa principalmente la ragione del successo dello stato moderno: dando vita ad una sfera della “libertà privata” ha dato grande impulso all’iniziativa economica privata, la quale si traduce in ricchezza, sviluppo economico, tecnico e scientifico e quindi in potenza dello stato.

Tale concentrazione del potere coercitivo che caratterizza lo sviluppo dello stato moderno dal ‘500 ad oggi (vedi in merito i fondamentali studi di Charles Tilly), comporta la progressiva distruzione delle “comunità intermedie”, quella “furia del dileguare” che Hegel attribuiva alla sola rivoluzione francese, ma che è in realtà una caratteristica propria dello stato moderno in quanto tale. La libertà nello stato moderno è essenzialmente libertà di perseguire il proprio interesse, a differenza della libertà nel mondo antico greco-romano che era la libertà di partecipare alla sfera pubblica, secondo l’intramontabile definizione di Benjamin Constant.

Il sistema parlamentare è interno alla concentrazione del potere dello stato, come osservò Tocqueville la rivoluzione francese conservò ed estese la concentrazione dei poteri ereditata dall’assolutismo. Come ebbe a scrivere Kant in un passo illuminante: “Che cos’è un monarca assoluto? È quello che, se dice: “Guerra sia”, è subito guerra. – Che cos’è viceversa un monarca limitato? Colui che prima deve chiedere al popolo se ci debba essere o no la guerra; e se il popolo dice “Non ci dev’essere guerra”, allora non viene fatta. – La guerra, infatti, è una condizione in cui tutte le forze dello stato devono stare agli ordini del suo capo supremo. Ora, le guerre che ha condotto il monarca britannico senza chiedere alcun consenso su ciò sono davvero molte. Perciò tale re è un monarca assoluto, cosa che in base alla costituzione egli non dovrebbe essere; la quale, invece, si può sempre aggirare, proprio perché attraverso quei poteri dello stato può assicurarsi il consenso dei rappresentanti del popolo, dato cioè che egli ha il potere di affidare tutti gli uffici e gli onori. Per avere successo, un tale meccanismo di corruzione non ha certo bisogno della pubblicità. Perciò rimane sotto il velo, molto evidente, del segreto.” A noi moderni sembra addirittura inconcepibile che la guerra possa davvero essere decisa democraticamente, ma così avveniva nella antica Roma repubblicana.

Pur restando formalmente democratica, con la democrazia parlamentare moderna, si afferma una relativa democratizzazione, che tempera le tendenze distruttive del sistema, dettata soprattutto dalla necessità di includere la popolazione a cui si richiede il servizio di leva, democratizzazione che riguarda soprattutto forme di garanzie sociale più che di effettiva partecipazione politica. Sono proprio queste forme di garanzie che mira a distruggere il neo-liberismo che si accompagna ad un evento che segna un cambiamento strutturale: l’abbandono della leva di massa.

La distruzione delle comunità intermedie è solo tendenziale, in quanto una vita a-comunitaria, cioè a-sociale non è vivibile, per cui da un lato abbiamo il sistema delle pseudo-comunità (come notava Costanzo Preve), altre forme comunitarie invece sussistono seppure in forme menomata e abnorme qual’è la famiglia “mononucleare” odierna. Ma se non contrastata da altre forze, la tendenza dello stato moderno, in quanto animato da un’illimitata volontà di potenza, è quella di distruggere ogni forma di comunità, e questo si verifica sia all’interno dello stato, che nei rapporti inter-nazionali dove l’imperialismo occidentale a guida statunitense mira virtualmente a distruggere ogni forma di aggregazione statuale.

Grande merito di Louis Dumont è l’aver mostrato (Saggi sull’individualismo) come la stessa ideologia razziale hitleriana vada vista come una delle multiformi manifestazioni dell’individualismo moderno (il quale, v ripetuto, è inseparabile dalla concentrazione del potere dello stato): al venir meno delle forme tradizionali di identità culturale e religiosa, l’ideologia razziale supplisce con una forma di identità meccanica, pseudo-scientifica, sulla base di creazione di “razze” pseudo-biologiche. Secondo Dumont, quindi, la teoria razziale è un modo per creare una pseudo-identità in un mondo in cui l’individualismo ha distrutto le identità religiose e culturali.

La polarizzazione tra concentrazione del potere coercitivo da parte dello stato e creazione di una sfera privata in cui l’individuo è libero di perseguire il suo interesse è il funzionamento normale del sistema. L’intrusione in questa sfera da parte dello stato è l’anomalia costituita dal totalitarismo, il quale è essenzialmente la rottura del patto che costituisce la sfera della libertà privata. Ma è proprio questa polarizzazione che crea la possibilità di questa intrusione, perché l’individuo è di fatto solo di fronte lo stato, e sta solo a quest’ultimo “rispettare il patto”. Dal momento che l’individuo ha consegnato (secondo il modello hobbesiano) ogni potere allo stato, di fronte a esso è di fatti senza difese.

Con l’egemonia del capitalismo manageriale statunitense abbiamo una trasformazione: oltre alla concentrazione del potere coercitivo abbiamo la concentrazione del potere spirituale o ideologico. Essa, secondo gli studiosi della Scuola di Francoforte e affini, come Bruno Bettelheim, comportava strutturalmente un intervento nella vita individuale che minava la sfera della libertà individuale, cioè una tendenza totalitaria insita nel sistema stesso.
Questa precisazione riguardo alle trasformazioni dello stato sul modello egemone statunitense è importante perché è nell’ambito dei mass media che le lobby gay hanno un deciso radicamento, mentre dal mondo accademico viene la definizione teorica del concetto di gender. Complessivamente si tratta di una teoria elaborata e diffusa dal ceto medio semicolto (su tale blocco sociale vedi il mio Origini del ceto medio semicolto). Dai media viene il martellamento per quanto riguarda il politicamente corretto, chi non è d’accordo in merito a determinate politiche viene additato come omofobo o femminicida, a seconda dei casi, per quanto riguarda la famiglia, o come razzista per quanto riguarda l’immigrazione.

Per evitare ogni equivoco “complottista”, chiariamo che non c’è nessun ufficio segreto che pianifica occultamente la distruzione della famiglia, si tratta di dinamiche che insorgono all’interno del sistema di rapporti sociali. Dal momento non vi è più una normale riproduzione del sistema, siccome la famiglia normale con prole richiede un livello di integrazione sociale che l’attuale sistema di rapporti occidentale non fornisce più, vengono propagandate le “famiglie alternative” (di conseguenza acquisiscono peso le lobby gay radicate nei vari media) e così al posto dei diritti sociali (garanzie sulla continuità del lavoro, sistema pensionistico, sanità, istruzione) abbiamo i diritti individuali, cioè un’espansione della sfera della libertà individuale, in special modo la sfera sessuale, nell’ambito della quale virtualmente l’individuo è libero di fare tutto. Una libertà a costo zero per lo stato che si espande a scapito della socialità dell’essere umano.
È in questa crisi di sistema che si manifestano le tendenze totalitarie che caratterizzano le teorie gender. Se il paragone tra il totalitarismo nazista e le tendenze totalitarie odierne può sembrare azzardato, invitiamo a considerare questo passo da Il cuore vigile di Bruno Bettelheim:

«Quando il controllo esterno, in una forma o nell’altra, raggiunge finalmente l’intimità dei rapporti sessuali, come avviene nello Stato di massa di Hitler, all’individuo non viene lasciato quasi nulla di personale, di diverso, di unico. Quando la vita sessuale dell’uomo è regolata da controlli esterni, come il suo lavoro o il suo modo di divertirsi, egli ha definitivamente e completamente perduto ogni autonomia personale; il poco di identità che gli rimane può solo risiedere nell’atteggiamento interiore verso una tale evirazione»

Bettelheim in questo passo paragona le tendenze totalitarie della “società di massa” statunitense alla Germania nazista. La gender theory segna un ulteriore passo rispetto al bombardamento propagandistico dei media che mira ad un pesante condizionamento individuale, la gender theory ha una dimensione non solo ideologica, ma fattiva, le pratiche ad essa ispirata mirano ad una esplicita trasformazione della psicologia dei bambini attraverso l’adozione di precisi programmi all’interno del sistema scolastico, i quali mirano al superamento degli “stereotipi di genere”, operando apertamente una manipolazione della personalità del bambino. Esse costituiscono un’inaudita intrusione nella vita del bambino, una manipolazione della sua psiche sulla base del presupposto che non esiste un’identità di genere che affondi le sue radici nella natura, ma che l’identità di genere è solo un costrutto culturale e in quanto tale modificabile a piacimento. Ma è solo uno degli orrori della gender theory: il bambino non avrebbe bisogno della figura di un padre e di una madre, dei ruoli differenziati di madre e padre presenti in tutte la storia delle società umane oggi non ci sarebbe più bisogno, e l’assenza di una figura materna o paterna non provocherebbe nessuna sofferenza al bambino.

Mentre la teoria della razza era una negazione della realtà su base biologista (riducendo l’essere umano al suo dato biologico si negava il fatto culturale, specifico dell’essere umano), l’ideologia gender è una negazione della realtà su base culturalista, essa nega il lato biologico dell’essere umano, astraendo il solo dato culturale che in tal modo diventa uno strumento per la manipolazione delle identità. L’ideologia gender nei suoi esponenti più estremisti arriva addirittura a negare la figura della madre, la maternità non sarebbe un fatto naturale ma solo culturale al fine di legittimare una pratica abominevole come il cosiddetto utero in affitto.
Quel sentimento naturale che farebbe sentire in colpa qualsiasi essere umano normale a strappare i cuccioli alla gatta o alla cagna che allatta non vale più per i cuccioli dell’essere umano. Il neonato non avrebbe nessun danno dall’essere privato del seno della madre, per cui la pratica dell’utero in affitto è lecita. Sergio Lo Giudice, senatore Pd, in un intervista televisiva ha dichiarato di aver effettuato la pratica dell’utero in affitto all’estero dove questa è consentita. Lo stesso riferisce che, al posto dell’allattamento, si faceva consegnare il latte dalla madre per darlo al bambino, perché doveva rompere il più precocemente possibile il legame con la madre. E queste pratiche infami, degne di durissima sanzione penale, perché violenza esercitata su un essere del tutto indifeso passano per comportamenti normali, accettabili. In un dibattito televisivo Dario de Gregorio, in un altro video che ha fatto il giro dei social media, per giustificare la sua pratica di utero in affitto, ha definito la madre un “concetto antropologico”, volendo dire che non esiste una dimensione naturale nell’essere madre, ma solo culturale. In questo modo la madre del bambino di cui egli si è appropriato è stata cancellata. Ecco i mostri, i nuovi Mengele che produce la gender theory.

Il totalitarismo odierno è diverso da quello del secolo scorso (ricordiamo che tendenze totalitarie si presentano in tutti gli stati impegnati nella guerra: vedi ad es. imprigionamento dei cittadini statunitensi sulla base della sola origine tedesca o giapponese durante la seconda guerra mondiale). La fine della leva di massa (e sarebbe tutto da approfondire il legame tra fine della leva di massa e precarizzazione) segna un cambiamento decisivo nello stato moderno (vedi in merito il mio articolo Ripensare la rivoluzione francese). Oggi lo stato, poiché ritiene di avere un enorme potere tecnologico, e date le trasformazioni dell’esercito che necessita dell’apporto di professionisti, non ricerca più l’inquadramento di massa come durante le guerre mondiali fecero le “democrazie liberali”, la Germania nazista, e la Russia sovietica, piuttosto intende governare tramite l’esclusione, e per questo persegue il caos, sia all’interno dello stato che nei rapporti inter-nazionali. Ma questo caos prevede un mondo da incubo. Chi saprà e vorrà opporsi non è ancora dato vedere. Considerata la situazione, il movimento cattolico contro la devastazione della famiglia sarebbe da sostenere, nonostante tutti i limiti del movimento italiano, molto meglio però il movimento francese che vuole essere “pour tous”.