“Europa: accademismo contro storia” (5/6), di Annie Lacroix-Riz

 

22. Mag.201 // The Crises

“Europa: accademismo contro storia” (5/6)

Annie Lacroix-Riz è professore emerito di storia contemporanea presso l’Università Paris 7.

Mappa:

– Introduzione

– “Eminenti storici europei” contro il monarchico documentato Philippe de Villiers

– Un fascicolo storico “di parte” di “eminenti storici europei”

  • Le origini fallaci dell’Unione europea
  • Adenauer e la sua gente, dalla vecchia alla “nuova Germania”
  • Dalla Francia “europea” e “resistente” contro Petain al trionfo dei Vichysto-americani?
  • Dimenticando le “prime comunità europee”
  • Jean Monnet “l’americano”: una calunnia?
  • Il tandem Monnet-Schuman e la cosiddetta “bomba” del 9 maggio 1950
  • Robert Schuman diffamato?
  • Walter Hallstein, semplice ” non resistente”?

– Conclusione

Robert Schuman diffamato?

Gli “eminenti storici europei” non perdonano gli attacchi di de Villiers, che considerano feroci e ingiusti, nei confronti di Robert Schuman. Non apprezzavano neppure la sua discrezione sulle funzioni precedenti, economiche e politiche, del “grande Lorrain” al servizio del Comitato delle Forge, ben prima della CECA supposta così nuova …

Una carriera molto germanofila tra Wendel e Curie

Dopo tutto, il signor de Villiers difficilmente evoca Schuman per il suo passato prima del 1918; nato da una famiglia decisamente non ” optante per la cittadinanza francese ” dopo la sconfitta del 1870, e certamente francofobo. E Schuman, ci rassicurano i suoi avvocati, ” assegnato all’amministrazione, non portava armi contro la Francia. “Argomento curioso dopo la storiografia scientifica internazionale ha dimostrato come il ruolo mortifero nella seconda guerra mondiale lo si poteva assumere senza” portare le relative armi “, e sapendo che i fan di Hannah Arendt, così numerosi tra gli storici francesi, adorano la sua problematica maggiore riguardante i “burocrati criminali”.

Il germanista Yvonne Bollmann ha un occhio attento al pangermanismo ed è come tale disprezzato dagli “europeisti” che da tempo lo hanno classificato tra i germanofobi “complottisti” 1 . In un confronto alla “tribune” del 27 marzo, ha giustamente osservato: ” esiste  questa terribile frase a carico di Schuman [sopra] , che è, con qualche anno d’anticipo, la definizione (involontario?) Di Schreibtischtäter, di “boia ” esecutore 2 . E quale vuoto siderale, ne “la tribune” sulla carriera di Schuman, così altrimenti piena tra l’attacco della sua nativa Mosella in Francia e la Liberazione, condivisa tra i servizi resi alla dinastia Wendel-Seillière e alla Curia Romana. Durante questo periodo, inoltre, anche il molto cattolico de Villiers non si è mostrato particolarmente curioso. Francese dal novembre 1918, questo avvocato, eletto deputato di Metz nel 1919, era come Poincaré l’uomo di Wendel e Seillière. I suoi mentori finanziari lo fecero eleggere e rieleggere rgolarmente, e gli affidarono, in Mosella, la loro Azione Cattolica di Lorena (ACL) guidata da uno dei manager della società “Wendel François il nipote di  François de Wendel e Co.”, il senatore Guy Wendel3, ,cugino di François e uno dei più noti sostenitori, a partire dagli anni ’20, della linea dell’avvicinamento al Reich della dinastia.

Difensore delle ” infami ” (secolari) leggi dei ” franco-massoni settari ” a partire dalla gestione dei ” tre dipartimenti recuperati “, Schuman instancabilmente alimentò ” la questione della scuola “. Il suo duro lavoro e la sua efficienza gli sono valsi nel febbraio del 1934, la data chiave della strategia golpista del fascismo francese, la ” presidenza [s] d’onore dell’Azione cattolica lorena”.“Anti-massonico, anti-secolare, antisemita, anti-comunista e, dal 1936, franchista. Nulla lo distingueva dalle leghe fasciste, sapendo che Schuman aveva aderito, dalla loro nascita nel 1924, alle prime due di loro: la Lega des droits du religieux ancien combattant (DRAC) e la Federazione Nazionale Cattolica del generale de Castelnau ( FNC) 4 . Attento a non sconvolgere il Reich, l’ACL di Schuman e Wendel aveva osato imputare l’Anschluss del marzo ’38 al ” governo francese composto da ebrei di Gerico e comunisti che reclamano per il governo della Spagna una azione energica “. 5 .

I suoi benevoli biografi, Raymond Poidevin e François Roth, respinsero la questione dei suoi “rapporti con Guy e François de Wendel”, o più in generale con Wendel e Seillière. Ma non censurarono interamente l’estremismo di destra e germanofilo di questo “padre dell’Europa”, che ha servito tutte le cause della Chiesa romana ed era entusiasta di Franco. La presunta difesa dei cattolici perseguitati dall’applicazione del “sistema scolastico” francese ai “dipartimenti recuperati” copriva il suo sostegno all’autonomismo “alsaziano e della Mosa”: con “prudenza”, ” lavorava mano nella mano con gli alsaziani “(Roth) di Joseph Rossé 6 , fondatore di Heimatbund finanziato da Berlino 7. Ostile ai trattati del dopoguerra disastrosi per gli Imperi Centrali, Schuman sosteneva, a partire dal 1918-1919 il loro “revisionismo” territoriale e quello dei gruppi separatisti (croati, tedeschi dei Sudeti ungheresi, ecc), che minacciavano l’esistenza degli “Stati successori” degli Imperi. Come il docile Vescovo Baudrillart, altro ultramontano spettacolare, ha partecipato a eventi grandiosi del Vaticano in quel senso 8 .

Dalla debacle alla Pax Americana

Dal silenzio della “tribune” riguardo al periodo tra le due guerre, passiamo alle falsità sulla fase che ha accompagnato e seguito la debacle. ” Nominato Sottosegretario di Stato per i Rifugiati nel marzo 1940 ” da Reynaud, il quale con tutta la sua squadra stava preparando la soluzione definitiva contro la Repubblica, Petain , Schuman ” è, sulla carta, riconfermato in questo posto da Pétain, ma si dimette immediatamente “. Questo è falso , anche se MM. Frank e Bossuat siano recidivi sulle dimissioni, nel secondo “spazio” che Le Monde ha offerto loro contro Philippe de Villiers il 17 aprile 10 :No, non si dimise Schuman dal gabinetto Pétain dal 16 giugno-10 luglio 1940, un periodo che definisce il giornale gaullista di Algeri, l’inizio non solo della collaborazione ma del crimine d’intelligenza con il nemico 11 Un così celebre “pacifista” attivo nel 1939-1940, come il suo vecchio amico alsaziano Henri Meck (ancora più apertamente “autonomista” di lui) non fu preso in carico da Laval, che fu nominato capo del governo il 13 luglio. Schuman dimissionario, mentre i suoi protettori Wendel avevano scritto e sotto la firma del capo della dinastia, François de Wendel, il 3 luglio, lanciarono la loro offerta ufficiale di “collaborazione economica” al Militärbefehlshaber di Frankreich 12 ?

Laval, che contava poi di dimostrare che il regime golpista stava combattendo i “trust” e apprezzava i delegati dei lavoratori più di quelli della destra padronale e clericale, lo abbandonò. Così René Belin, secondo e successore di punta di Jouhaux, liquidatore imminente della CGT (con decreto del novembre 1940) – e “copertina” semplice del suo tutore, il grande synarque Jacques Barnaud, amministratore delegato di Banque Worms, è stato nominato ministro (del lavoro e della produzione industriale): questo appuntamento aveva lo scopo di dare l’impressione che il nuovo governo prendeva in considerazione gli interessi dei lavoratori ‘ha spiegato Ribbentrop Otto Abetz, ora ambasciatore “del Reich a Parigi 13 .Il clericale Schuman, uomo di Wendel e dei “trust”, non fu quindi confermato né come segretario (ministro), né come segretario generale. Sfido “eminenti storici europei” a presentare le famose “dimissioni” del luglio 1940 di Schuman.

L’uomo della Mosella avrebbe votato i pieni poteri a Pétain perché Laval lo aveva ingannato sul destino futuro del suo caro dipartimento. È egualmente falso. Sì abominevole possa essere stato, allora e poi, Laval non ha ingannato nessuno dei 569 parlamentari che si sono disonorati con il loro voto del 10 luglio; di solito non si sono fermati a questo sostegno iniziale a Vichy: gli archivi interni degli anni ’30 sono formali sulla loro perfetta informazione, e sul contributo di molti di loro, Schuman e i suoi inclusi, a questo riguardo. Nessun documento del 1940-1942, e per una buona ragione, stabilisce che ” l’annessione compiuta, sentendosi ingannato, [Schuman] si ritira in Lorena dove viene arrestato dalla Gestapo, imprigionato e quindi posto agli arresti domiciliari. Nel 1942, riuscì a fuggire. 

I politici Raymond Poidevin e Francois Roth, indulgenti ma più scrupolosi, hanno, insieme o separatamente, ammesso che, con l’accordo dell’occupante, Schuman, che era sempre rimasto ” molto discreto nei confronti dei suoi amici e dei contatti tedeschi ” prima e ” dopo il 1933 “, ritornò nell’agosto del 1940, volontariamente , in Mosella. Per verificare che non fosse stato “ingannato” riguardo alla riappropriazione del dipartimento? Ha proceduto alla ” distruzione volontaria delle sue carte nel settembre 1940 “, decisione che ” lascia un grande mistero ” , scrisse Roth, turbato. Lo stesso “mistero” pesa sulla sua ” incarcerazione […] a Metz e sulla sua detenzione agli arresti domiciliari in Germania nel 1940-1942“. Poidevin non ha nemmeno il coraggio di citare il testo delle lettere di auto-difesa che Schuman aveva inviato ai leader nazisti della Mosella nel 1940-1941 per convincerli della sua buona fede, riassumendo questa auto-difesa molto compromettente, “non fece nulla contro la Germania o il Deutschtum in Alsazia-Lorena prima o dopo il 1933. Al contrario, il suo atteggiamento politico fu determinato dalla sua formazione come avvocato acquisita nelle università tedesche e da una naturale tendenza al riavvicinamento, alla cooperazione pacifica , ecc. Diversi importanti nazisti tra cui il Gauleiter della Moselle Josef Bürckel, hanno sostenuto la sua pretesa di “liberazione” (da ” arresti domiciliari “) e la certificazione delle sue disposizioni collaborazioniste 14. Il desiderio di eliminare un passato sinistro spiega che ” la maggior parte degli [archivi Schuman si occupa di] il periodo successivo al 1945, momento da cui[egli] raggiunse una dimensione di statista “. Questa è la formula sobria usata dai lamentosi Archivi dipartimentali 15 per riflettere l’attenta “pulizia” della vera storia del “padre dell’Europa” e sponsor di così tante istituzioni accademiche europee, in cui operano i firmatari della “tribuna” del 27 marzo 2019.

Hanno quindi efficacemente censurato i loro predecessori. Schuman non fuggì dalla Germania nell’agosto del 1942, non si rifugiò ” da un monastero all’altro ” come un valoroso antinazi. Poteva facilmente raggiungere Lione, dove i Wendel lo avevano convocato, andava molto d’accordo con l’occupante. Fu impiegato a Lione, da quell’ultima data, nel trattamento dei loro prosperosi affari franco-tedeschi, nel quadro del “centro di studi e documentazione” sull’Alsazia-Lorena che aveva creato il “raggruppamento di Camere di commercio dell’Alsazia e della Lorena “. Questo centro, di cui uno dei vicepresidenti era “Humbert de Wendel, presidente della Camera di commercio di Metz”, “difende gli interessi materiali e morali delle aziende e distribuisce i contingenti di materie prime (cotone, lana, rayon) alle imprese alsaziane e lorenesi che hanno ripreso la loro attività in Francia “. In altre parole, il “gruppo” stava lavorando al servizio del Reich e il suo rappresentante Schuman “assisteva [ndr] alle riunioni della commissione economica franco-tedesco a Parigi ” 16 .

Né resistente né innocente, Schuman fu sbianchettato, prima di tutti i ministri di Pétain, e il suo fascicolo in tribunale fu puramente e semplicemente liquidato, dai suoi amici del MRP, incluso il ministro della giustizia François de Menthon. E con l’indiscutibile garanzia di De Gaulle, concesse per altro a tanti altri colpevoli, si radunò più o meno dopo, forse dopo la Liberazione. Dopo la rapida ripresa delle elezioni politiche ed elettorali e gli abbaglianti inizi della sua carriera ministeriale, sotto la protezione dell’alta banca privata o ora parzialmente pubblica, Schuman non ha negato il suo passato. Il suo clericalismo intatto culmina in una apoteosi di frodi fiscali messe in atto nella Santa Sede di Roma, attraverso le congregazioni, quando divenne ministro delle finanze dopo la vittoria politica delle elezioni MRP del giugno 1946. Per non parlare della sua immensa gentilezza, evitando qualsiasi purificazione ai noti collaboratori, ampiamente condivisa, è vero, dai leader francesi in generale, quelli della MRP, del suo partito, in particolare. Non andò negli affari esteri fino al luglio del 1948 perché il suo pari Bidault, verso il quale nutriva un forte odio ricambiato, penava ad avallare il giro di boa degli accordi di Londra: gli americani in particolare avevano bisogno di quest’arma per eccellenza in generale e in particolare perché comprensivi sulla questione tedesca17 .

La sua sottomissione era proverbiale, al punto che Washington non voleva nessun altro Ministro degli Esteri che lui dal luglio 1948 al dicembre 1952, quando dovette lasciare il governo dopo i suoi quattro anni di umilianti abdicazioni, in materia tedesca e americana. Mentre si infiammava il contenzioso della Comunità europea di difesa, è stato scartato, e in modo permanente, dal Ministero, là dove si succedevano per altro servitori fedeli dell’Atlantismo 18.Questa situazione lo unisce più strettamente che mai, non solo alla Curia di Pio XII e al suo successore, così “europeo”, ma agli Stati Uniti. Gli indiscutibili archivi americani, scoperti da Philippe de Villiers, non fanno che confermare quelli del Quai d’Orsay, pubblicati i finanziamenti americani ( Relazioni estere degli Stati Uniti, disponibile online) e quelli sfruttati dalle opere in lingua inglese citate sopra. Al di fuori dell’ambito rigorosamente “europeo”, ha mostrato una dedizione totale agli americani che gli imposero di violare  apertamente la legislazione francese, quando in contrasto con i loro interessi 19 .

“The Convinced Europhobe” non ha mentito sui legami iniziali e duraturi, non solo di Monnet, ma anche del ministro degli esteri Schuman, con “la Ford Foundation e il Comitato americano sull’Europa unita, falso naso della CIA “.

Proponiamo questo articolo per ampliare il tuo campo di riflessione. Ciò non significa necessariamente che siamo d’accordo con la visione sviluppata qui. In ogni caso, la nostra responsabilità si ferma con le osservazioni che riportiamo qui. [Leggi di più]

1. https://en.wikipedia.org/wiki/Yvonne_Bollmann , in particolare file malevolo, inclusa la bibliografia, contro questa università accusata di aver falsificato “una presunta” minaccia tedesca “”
2. ” ( 2019/08/04 -10.04.2019) a HID, https://www.dhiparis.fr/fileadmin/user_upload/DHI_Paris/05_Veranstaltungen/02_Tagung/2019/2019_Programm_Tagung_Europaplaene_final.pdf” e-mail dal 1 ° aprile 2019.
3. La scelta della sconfitta , passim , di cui capitolo 3, e indice Wendel.
4. Schuman all’ACL, riunione del 25 febbraio, rapporto del servizio di sicurezza e lettera del prefetto di Moselle, Metz, 25 febbraio 1934; lettere dello stesso, 19 luglio 1937 (Regional GA), 10 marzo (GA annuale), 11 marzo 1935, F7, 14614, Rapporti Chiesa-Stato, 1919-1937, NA; Scelta , p. 259 e indice completo del DRAC e della FNC; F7, 13226, FNC, 1924-1932, F7, 13228, DRAC, 1925-1932, AN; Carcan, p. 106-107
5. Roth, Robert Schuman. 1886-1963. Da Lorrain des frontières al padre dell’Europa , Parigi, Fayard, 2008, p. 97; relazione 1891/5614/38 del commissario speciale di Forbach, 21 marzo 1938, e questo grande fascicolo di Azione Cattolica Mosella, marzo 1933-febbraio 1938, barcollante, F7, 14614, AN.
6. Roth, Schuman , p. 18-203 (citazioni, pp. 162, 157); Poidevin, Robert Schuman, statista 1886-1963 , Parigi, Imprimerie Nationale, 1986, p. 11-128.
7. Lacroix-Rice, Vaticano, Passim , di cui p. 133-134 (Ungheria), 425-426, Scelta , p. 152-153, e Tobias Bauman, maestro, poi tesi, purtroppo abbandonato: “Autonomo sotto controllo: propaganda tedesca in Alsazia e Mosella (1918-1932)”
8. Vaticano, Passim , di cui p. 133-134 (Ungheria); Scelta , p. 259 e indice completo del DRAC e della FNC; F7, 13226, FNC, 1924-1932, F7, 13228, DRAC, 1925-1932, AN; Roth, Schuman , p. 97
9. Scelta della sconfitta e Da Monaco a Vichy.
10. “Sì, è tornato al suo posto di sottosegretario di Stato per i rifugiati dal governo Pétain nel 1940, ma Philippe de Villiers sta attento a non dire esplicitamente che si dimette immediatamente,” loc. cit.
11. W3 Fondo della High Court of Justice, NA, in Non-trattamento
12. Lettera da “La compagnia grands fils di François de Wendel et Cie” al MBF , firmata Wendel, 3 luglio 1940, W3, 213, Laval, AN, citata in Non purificazione , p. 199 e indice di Schuman. Anche https://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Schuman è più onesto riguardo a questa fase governativa di Schuman.
13. Tel. n o 200 Abetz, Parigi, 15 luglio 1940, W3, 58 (cartella René Belin), AN. Belin, indice op. cit. anni 1930-1940
14, 16. Relazione al BCRA Jacques d’Alsace [Paul-Jacques Kalb], Londra, 6 marzo 1943 “Alsazia e Lorena piegate in Francia”, F1a, 4003, Alsazia-Lorena, AN. Wendel, incluso Humbert, indice industriale .
15. Famous Fonds 34 J, 6-11, AD Moselle e il loro commento, 16 ottobre 2002, online.
17. Tutte le allusioni sono spiegate nel Carcan e nella Non purificazione , indice Schuman, che, sul suo sbiancamento espresso, p. 197-200.
18. Vedi tutta la mia arte. cit. sul piano Schuman e Branca, The American Friend , capitolo 5, “I pasti di Jean Monnet”.
19. Tra le altre cose, la sua dedizione al principale azionista (americano) di Le Petit Journal è un pezzo di antologia, Non-purging , p. 487-492, e Carcan, indice di Schuman.

PANEBIANCO e le fedeltà assolute; ma non alla verità_ Due articoli di Antonio de Martini

gli articoli si riferiscono al seguente editoriale del corriere della sera https://www.corriere.it/opinioni/18_settembre_01/i-pericoli-legame-mosca-ae02bf28-ad48-11e8-aed0-106e9275cc0a.shtml

PANEBIANCO? NO, CRUSCA E ANCHE MALEODORANTE !

Sul ” Corriere della sera” di oggi c’è una bella novità, il Ministro Paolo Savona, invece dii accettare la solita ” intervista ripratrice” circa la calunnia malevola pubblicata nell’articolo di fondo di Panebianco di ieri a pag 1 e 26,, ha risposto con una lettera secca e cortese verso il giornale, ma inequivoca verso il Panebianco, smentendo seccamente le illazioni del barbetta.

Panebianco, invitato dal direttore – che quindi si sfila nella polemica – a rispondere, se l’é cavata con una risposta equivoca quanto la calunnia precedente ” Non ho scritto che il ministro Savona auspica una crisi del nostro debito ( invece ha scritto a pag 26 del giornale di ieri ” Essi preparano il momento in cui le continue, e per nulla innocenti, profezie del Ministro Paolo Savona ( compresa l’ultima, quella sul possibile ruolo della Russia rispetto al nostro debito) diventeranno realtà….”

A parte la insinuante farragine è chiaro che voleva dire che Savona proponeva di chiedere i denari ai russi.
MAI DETTO E MAI PENSATO, ma lui cerca di svicolare allargando alle “dichiarazioni dei politici” non meglio identificati.

Incoraggiato dall’intervento diretto di Savona, ho pensato di far cosa gradita ai lettori nell’indicare le falsità scritte da un uomo evidentemente stanco e forse anche stufo di servire dei padroni che adesso sono in difficoltà e si sfilano mettendolo in prima linea.

Ne ho trovate , oltre alla perla di Savona, altre sei: Ve ne segnalo cinque.

PRIMA: Paolo Mieli. Viene citato come se fosse un economista che profetizza: cito il prof. che ormai chiamerò Crusca ” se mai arriverà il nostro momento ” greco” ( come ha scritto Paolo Mieli su questo giornale, nel marasma potremmo finire già in autunno) sarà facile imputare ciò non alla politica del governo ma ai nemici esterni.”
Capito? prepara l’albi ai compari ( compagni?) incaricati come lui di diffondere notizie false atte a turbare l’ordine pubblico e nel contempo fa un soffietto a Paolo Mieli che viene spacciato per un economista le cui previsioni sarebbero da prendere sul serio. PM è un giornalista intrigante che da un bel pezzo falsifica in TV la storia vicina e lontana cercando di fare la respirazione artificiale al PD.

SECONDA. CITAZIONE ” L’alleanza con il gruppo di Visegrad, sembra una tappa intermedia, serve a stabilire un ponte intermedio percorrendo il quale si potrebbe arrivare a una diversa collocazione internazionale dell’Italia.”

Qui ci sono due FALSITA’: la prima è la “diversa collocazione internazionale” che viene adombrata e la seconda è sul gruppo di Visegrad che viene presentato come una tappa intermedia verso …la Russia. Si specula sulla natura di questo gruppo. Se andate sul mio blog ( corrieredellacollera.com e clikkate sul nome, gruppo di Visegrad, troverete un mio articolo di tre anni fa che indicavo come un cavallo di Troia degli anglosassoni contro l’U.E.. Quindi non ha nulla a che fare con la Russia. Il prof Crusca non può non saperlo, quindi mente.

Terza. Sentiamo prima il prof ” come dimostrò il caso di Che Guevara al momento della formazione del primo governo castrista a Cuba, non c’è alcun bisogno di competenza per fare il ministro dell’economia in un governo rivoluzionario.”

FALSO.
Dopo nemmeno un mese il CHE fu rimosso dall’incarico e si giustificò con Castro dicendo che quando chiese se c’era un economista, lui aveva alzato la mano perché aveva capito ” comunista”. Allora la notizia fece epoca , ma il prof crede di essere il solo sopravvissuto al 1960. Siamo in due e lui è un bugiardo.

Quarta. Sempre il prof ” Come ha scritto mario Monti ( Corriere 27 agosto) tutto ciò avverrebbe senza alcuna preventiva discussione nel paese. Ne deriverebbero anche conseguenze anche per la nostra politica mediorientale: ad esempio, allineamento antisraeliano, stretti legani con l’Iran , paese alleato coi russi.”

QUI LE FALSITA’ SONO TRE
:
a) Non si può annunziare un evento futuro e dire che avverrà senza preventiva discussione nel paese ( per la contraddizion che nol consente direbbe padre Dante). Una cazzata simile è degna di quel bischero di Monti e viene ripresa da un suo pari.

b) in realtà è l’allineamento filo israeliano che si è verificato senza preventiva discussione nel paese. Il sottoscritto – e il resto d’Italia- eravamo rimasti al documento di Venezia ( in cui Moro mise in isolamento la Tatcher sul problema palestinese ED E’ QUESTO CHE GLI E’ COSTATO LA PELLE). De hoc satis.

Inoltre la politica estera italiana degli ultimi cinquanta anni è sempre stata filo araba fino a che Berlusconi ha cambiato direzione – SENZA DISCUSSIONE NEL PAESE- per motivi che non cito oggi per carità di Patria.

c) L’Iran non è alleato della Russia: la Russia, fino a prova del contrario, fa parte del quintetto che ha negoziato il disarmo unilaterale del nucleare iraniano assieme a USA, UK, UE, GERMANIA e ONU.

Quinta : ” sopratutto non sarà facile superare la ben più solida capacità di resistenza del Presidente della Repubblica , anche se, come abbiamo già visto, c’è chi è in grado di proporre la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica con la stessa disinvoltura con cui si ordina un caffé.”

QUESTO E’ UN FALSO COSTITUZIONALE: Il Presidente della Repubblica non può far nulla se non con la firma del Ministro competente per materia. La Costituzione dice questo, ne più ne meno.

Egli non puo resitere a nulla e certamente non alla volontà del Parlamento. Questo è il motivo per cui all’annunzio dell’esito delle elezioni del 4 marzo ho scritto su questo fbn che il Presiende della Repubblica dovrebbe dimettersi prima che lo faccia la gente.

L’ITALIA, LE SUE ALLEANZE E LE SUE FORZE ARMATE DAL FAR WEST AL FAR EAST?

Ieri il prof Angelo Panebianco – docente a Bologna – ha scritto un lunghissimo articolo sul ” Corriere della sera” con alcune imprecisioni come quella, quasi veniale, su Che Guevara di cui ho già scritto.

La seconda, non veniale, gaffe è che quando ci si vuole presentare come geopolitici si devono presentare tutte le alternative presenti sul tappeto ed esaminarle.

Presentarne solo una e demonizzare l’altra ( e tacere la terza) è tipico della dialettica gesuita e lo fa targare come uomo di parte, sia pure per necessità di mantenimento della collaborazione giornalistica..

La tesi del prof è ( cito il titolo del fondo)” I PERICOLI DEI LEGAMI CON MOSCA”. La tesi è che questo nuovo governo , su cui fa aleggiare il termine ” rivoluzionario”, ma io preferirei “velleitario”, almeno per ora, sta avvicinandosi a Mosca e questo per il prof sarebbe un pericolo.

Rettifichiamo: l’Italia economica si è avvicinata a Mosca quando era ancora URSS, col governo De Mita ( per protesta l’Ambasciatore Sergio Romano, oggi suo collega al Corriere si dimise e lasciò la diplomazia ) concedendo ben mille miliardi di crediti, dopo che l’Italia aveva già finanziato gli stabilimenti FIAT di Città Togliatti.

Dopo averci deplorato, gli USA seguirono la nostra strada.
Le deplorazioni anglosassoni, spesso – nel nostro caso sempre – sono invidie mascherate.

Abbandonare la NATO non vuol dire necessariamente allearsi con Mosca, significa prendere atto della cessata esigenza anti patto di Varsavia. Lo so di preciso essendo stato per oltre trenta anni il più diretto collaboratore- ed ora il successore – dell’uomo che ha chiesto per primo nel 1948 l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico : Randolfo Pacciardi.

Oggi dico con cognizione di causa e in tutta coscienza che il dispositivo militare NATO non ha più ragione d’essere.
.
Si può benissimo prendere atto dello sfaldamento dell’Alleanza – anche per il disinteresse del promotore divenuto isolazionista e le sue irragionevoli richieste economiche – e proporre una alternativa che un numero crescente di italiani , noi tra questi, chiede con voce ferma: costituire un blocco europeo di nazioni neutrali e ben armate assieme alla Svizzera ( che ne è il modello) , l’Austria ( che lo è già) la Slovenia e l’Ungheria, costituendo un Blocco Adriatico che impedisca ogni guerra tra i grandi nel nostro scacchiere e scoraggi ogni violazione della neutralità per le dimensioni stesse dell’alleanza nuova che si profilerebbe.

L’Italia sarebbe il paese demograficamente più importante e politicamente decisivo per questo blocco di NON ALLINEATI, contro cui si è pronunziato ( “è irrealistica”) il Presidente Mattarella al TG1 qualche giorno fa, con un significativo inciso alla siciliana, che mostra come non riescano più a tenere a bada col silenzio il 38% di italiani ( sondaggio Pew research) che considera superata la NATO.

L’ultimo sevigio che la NATO fa all’Italia è che dimostra come una alleanza militare possa realizzarsi nella normalità anche con paesi che non aderiscono alla UE. E non è poco.

Il mondo cattolico – cui l’Italia si vanta di appartenere- è neutralista per educazione e per dettato papale che definì la prima guerra europea una “inutile strage”.

Possibile che -ostaggi di crisi interne alle loro gerarchie- non capiscano i rischi che corre una Europa a rimorchio dell’uno o dell’altro blocco pronto alla guerra?

L’Europa ha significato solo se offre al mondo una alternativa di civiltà e non se appare come la coda della Cocacolonizzazione americana.

A questo primo “blocco promotore di neutralità vigile” potrebbero interessarsi anche altri stati della ex Yugoslavia memori della politica di non allineamento che tanto prestigio e sicurezza portò a quel paese fino a che la praticò.

Si realizzerebbe così una nuova collaborazione tra latini e slavi preconizzata da Pacciardi nel 1945 e De Michelis nel 1991 e sepolta in silenzio assieme ai suoi promotori.

Poiché gli attacchi dall’alto non vengono mai soli – il tema è d’attualità- anche il generale Vincenzo Camporini, sul suo sito suona l’adunata Atlantica e spezza una lancia a favore dell’esercito di professione in difesa della caricatura di esercito di mestiere che abbiamo messo assieme in questi anni in barba all’articolo 52 della Costituzione italiana e che rende disponibili maggiori fondi all’aeronautica.

Un esercito come quello che abbiamo oggi, serve ( lo ammettono sia il generale che la ministra Trenta) a un impiego nel sud mediterraneo….

Pensano di rivivere con due secoli di ritardo avventure coloniali contro paesi semi inermi per averne in cambio poco più che una carezza del padrone al cane che riporta una quaglia.

Gli alleati hanno armi nucleari e noi forniamo la carne da cannone o come si dice oggi pudicamente ” the boots on the ground”. E iun modello sbagliato, un approccio sbagliato e irto di pericoli che invece Panebianco non vede ipnotizzato dal FAR EAST Europeo.

Anche qui si offre la scelta manichea tra esercito di mestiere (in astratto, il nostro ne è la caricatura in chiave napoletana) e esercito di leva, trascurando ogni altra formula, inclusa quella ibrida che personalmente prediligo.

Serve una forza di intervento mobile professionale e ben equipaggiata – l’Italia, coi mezzi attuali, può fornirne al massimo quattro o cinque brigate a pieno organico e con mezzi adeguati – e un esercito a base locale e addestramento periodico sull’arco alpino sul modello svizzero.

Degli alpini provenienti da Gragnano, Portici o Salerno, non credo sia serio parlare. Un esercito a reclutamento napoletano può servire solo a scopi borbonici.

Ipotesi di intervento e scenari e scenari di guerre future, tutti gli stati maggiori li fanno da un secolo a questa parte e nessuno ci ha mai azzeccato nemmeno in parte.
Come noto, sono sempre in ritardo di una guerra.

Lo Stato Maggiore italiano, non me ne voglia, ha invece un regolare ritardo di almeno due guerre ed ha lo sguardo rivolto al passato come i dannati di Dante.

A roprova psicologica, ne fa fede la foto della prima comunione che Camporini ha messo nel suo sito per dispensarsi dall’argomentare e occupare uno spazio ben visibile.

Si sa , noi contribuenti possiamo solo pagare e poi lasciar fare agli “specialisti” che- a guerra finita- ci spiegheranno come l’hanno persa, dando la colpa a politici defunti. Solo che abbiamo cominciato a notare che nelle guerre in corso il numero dei morti civili supera sempre di gran lunga quello dei militari e allora vorremmo interessarcene.

Il rinnovamento dell’Italia passa per la sua politica estera e per quello delle sue Forze Armate. Il prossimo anniversario della fine della grande guerra potrebbe essere il momento opportuno per iniziare un dibattito nazionale e civile sul tema.

Il resto verrà da se.

GAS, TERREMOTI E GEOPOLITICA_IL CASO OLANDESE, di Piergiorgio Rosso

Qui sotto il sintetico ma efficace testo prodotto da Piergiorgio Rosso e pubblicato al seguente link    http://www.conflittiestrategie.it/la-politica-energetica-ue-terremotata-di-piergiorgio-rosso

L’8 gennaio scorso la regione olandese di Groningen è stata interessata da un terremoto di 3,6° della scala Richter con epicentro a circa 4 km di profondità, esattamente all’altezza del più grande giacimento metanifero europeo, in grado di soddisfare per cinquanta anni, con gli attuali standard di consumo, il 5% del fabbisogno europeo. E’ il più forte di una serie di terremoti verificatisi alla fine dell’anno in una zona, sino a metà anni ’60, del tutto priva di attività sismica. A metà degli anni ’80, a vent’anni dall’inizio dell’attività estrattiva, si iniziano a registrare i primi sussulti e con l’inizio del nuovo millennio l’attività comincia ad essere avvertita dalla popolazione sino ad arrivare, nel 2012, ad un primo terremoto della stessa scala di quello di gennaio, in una zona per altro priva di sistemi di edificazione antisismici. Il legame tra l’attività estrattiva e i movimenti tellurici è ormai riconosciuto da tutti, compresa l’azienda estrattrice. A seguito della novità i governi hanno provveduto a limitare l’attività di estrazione sino a ventilare la possibilità di riduzione del 44%; un taglio che, unitamente ai risarcimenti in corso, renderebbe, tra l’altro, poco conveniente la prosecuzione dei prelievi. Le implicazioni economiche per il paese sarebbero enormi sia dal punto di vista fiscale che da quello della dipendenza energetica in quanto trasformerebbero l’Olanda da paese esportatore a importatore. Le implicazioni geopolitiche sarebbero, probabilmente, ancora più pesanti. L’Olanda è un fulcro commerciale per tutta l’Europa centro settentrionale; è la sede europea di gran parte delle multinazionali estere, specie americane; è uno dei paesi che ha sostenuto in maniera più oltranzista la politica euroamericana antirussa, compresi l’attività militare nella zona baltica e in Ucraina e l’inasprimento delle sanzioni antirusse. L’amara scoperta di una realtà di dipendenza dalle forniture gasifere della Russia e dal sistema di gasdotti russotedeschi potrebbe spingere ad una inedita riconversione degli obbiettivi strategici di politica estera o almeno ad una attenuazione dell’oltranzismo. Il nesso causale non è meccanico e predeterminato, come in ogni nesso che lega l’economia alle scelte geopolitiche. I costi dell’ostinazione potrebbero però rivelarsi pesanti se non insostenibili. Per gli altri stati europei il ragionamento è analogo e potrebbe portare ad una ulteriore divaricazione tra di essi rispetto alle relazioni con il gigante ad Oriente. Buona lettura_Giuseppe Germinario

La politica energetica UE … terremotata di Piergiorgio Rosso

gas

L’estrazione di gas naturale a Loppersum (Groningen – Paesi Bassi) è stata interrotta con effetto immediato a seguito dell’ordinanza dell’ente statale supervisore delle miniere olandesi (SoDM). L’ordinanza subito accolta dal Ministro degli Affari Economici Eric Wiebes, seguiva un forte terremoto – scala 3.6 Richter – avvertito in tutta la città di Groningen, il sesto in ordine di tempo ed il più forte in un solo mese. Da tempo l’attività sismica in quella zona è sotto osservazione da parte degli enti preposti ed è condivisa l’opinione secondo cui essi sono causati dall’attività di estrazione del gas naturale che ha raggiunto un livello tale da abbassare la pressione nei giacimenti al di là dei livelli di guardia per la stabilità geologica. Il SoDM ha anche scritto che l’estrazione di gas naturale dovrà necessariamente dimezzarsi nel prossimo futuro da un livello di 22 Miliardi di m3 (BCM) ad un livello di 12 BCM all’anno: “ .. sarà una tremenda questione sociale” ha detto il Ministro Wiebes. Il gas naturale serve più di 7 milioni di famiglie olandesi, il sistema industriale e la rete elettrica dell’intero paese. Non solo, l’Olanda è esportatrice netta di gas naturale tramite contratti a lungo termine con Belgio, Francia, Germania ed Inghilterra. Il mantenimento degli impegni sarà costoso per le casse dell’erario olandese che vedrà ribaltarsi la posizione commerciale/finanziaria del settore da esportatore ad importatore netto. Uno scenario da incubo. Una transizione accelerata alle rinnovabili come vorrebbero Verdi e organizzazioni non governative, sarebbe estremamente costosa per lo Stato e per le famiglie. L’unica alternativa realistica a breve termine (5-10 anni) è importare gas naturale da paesi come Norvegia, Qatar o Russia. Un nuovo gasdotto dalla Norvegia richiede tempo così come un nuovo ri-gassificatore per l’LNG dal Qatar, mentre i gasdotti dalla Russia già ci sono (via Germania) e aumenteranno la loro capacità con la costruzione del North Stream-2.
Accettare questa realtà sarebbe come ricevere uno schiaffo in faccia per il governo olandese e per l’Unione Europea il cui impegno per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas naturale è sinonimo di diminuzione della quota di mercato di Gazprom. La Russia, minacciata da nuove sanzioni dalla UE ed in rotta di collisione col governo olandese sulla questione dell’abbattimento del volo MH17 in Ucraina, si porrà come l’unica àncora di salvezza dell’intera economia dell’Europa nord-occidentale.
Il terremoto di Groningen aprirà un vaso di Pandora: si tornerà a discutere di North Steam-2 e di dipendenza europea dal gas russo nel prossimo futuro, ma in uno scenario completamente diverso da prima.

(libere citazioni da: https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Dutch-Gas-Goals-Rocked-By-Earthquakes.html)