17° podcast_La Guerra di Bannon, la guerra a Bannon, di Gianfranco Campa

Lo scontro politico negli Stati Uniti inizia a delineare connotati di volta in volta un po’ più chiari; connotati i quali caratterizzano entrambi i due partiti storicamente in contesa sulle le leve del governo. Dalla parte del Partito Democratico la soluzione pare passare attraverso la liquidazione del gruppo di potere aggregatosi attorno ai Clinton. Le incognite da quel versante, però, non mancano; la principale riguarda la componente più radicale e legata al classico elettorato democratico, in buona parte ormai astenutosi o addirittura passato a sostenere Trump, quella rappresentata da Bernie Sanders. Sanders, da alcuni mesi, non fa più parte del Partito Democratico. In futuro, sempre che non rientri, si vedrà quale funzione intenderà assumere: quella di un leader alternativo oppure collaterale al Partito Democratico. La prima opzione potrebbe innescare un processo irreversibile di riorganizzazione del sistema politico americano con la formazione di un partito centrista, frutto della esplicitazione della collusione attualmente sottotraccia tra democratici e parte dei repubblicani, e due movimenti radicali. Ne parleremo meglio nei prossimi podcast. Da parte repubblicana l’obbiettivo non è più il conseguimento della vittoria da parte di uno degli schieramenti, ma la sconfitta totale dell’altro. Una dinamica che, se protratta all’estremo, potrebbe diventare perfettamente complementare alla prima opzione di confronto nella componente democratica. Buon ascolto, cliccando sull’immagine qui sotto_ Germinario Giuseppe

Un commento

  • Oltre che per le sempre puntuali analisi in interiora corporis della vita politica americana, rese fra l’altro con grande maestria espressiva, i podcast di Gianfranco Campa sono anche – se non soprattutto – fondamentali per un più profondo motivo che ci consente di puntare un acuto sguardo teorico a tutte quelle società direttamente sotto l’influsso culturale e politico nordamericano e che, con terminologia eufemistica anche se a suo modo certamente euristica, sono state definite postdemocratiche. Un evidente esempio di questa caratteristica delle analisi di Gianfranco Campa lo abbiamo nel suo ultimo podcast per “L’Italia e il mondo”, il 17°, “La guera di Bannon, la guerra a Bannon”. Perché questo 17° podcast è in un certo senso il perfetto esempio degli ammaestramenti teorici che possiamo trarre dalle analisi di Campa? Molto semplicemente perché come in nessun altro emerge in questo podcast quel fenomeno che attraversa non solo la società americana ma anche tutte quelle società sotto il suo influsso politico culturale e che potrebbe essere definito, se ci si ostina ad usare un linguaggio ed una mentalità mitologica, di progressivo indebolimento della democrazia (detto col lessico dell’attuale scienza politica dell’evoluzione della democrazia verso la postdemocrazia) ma se ci si sforza ad impiegare lenti appena appena un poco più realiste, molto meglio potrebbe essere detto di progressivo ed apparentemente inarrestabile affievolimento a livello di massa di una mentalità e di una cultura che, più o meno consapevolmente, ponga il conflitto strategico al centro delle proprie riflessioni. Nella società americana, in verità, questa consapevolezza strategica è sempre stata molto bassa e solo che si voglia andare al di là del fatto folcloristico, come se non nel segno di un progressivo istupidimento di massa sotto il segno magico-tecnologico che sostituisce le vecchie confessioni positive, possono essere interpretati i sempre maggiori casi di rapimenti alieni, un vero e proprio fenomeno di isteria di massa che la dice assai lunga sulle patologie di una mentalità popolare in ricerca disperata di punti di riferimento? Parlo di questo esempio eclatante di psicopatologia di massa per il semplice motivo che le denuncie, dopo 17 anni, di molestie sessuali che avrebbe compiuto il giudice Roy Moore non sono altro che l’ultimo episodio di quell’altro fenomeno di isteria di massa che sono le denunce di molestie (molestie, si badi bene, quindi forme di corteggiamento non particolarmente eleganti ma non dirette violenze fisiche e/o psicologiche) sporte dopo molti anni e, naturalmente, senza uno straccio di prova, che costituiscono un ennesimo di quei preoccupanti segni che, a livello di massa, il pensiero e/o le le pulsioni strategiche, sono in via di definitiva scomparsa. Al di là della modestia del personaggio, cosa in realtà significa l’elezione di Trump? Molto semplicemente significa che, forse, di fronte al progressivo istupidimento americano (ed anche di noi appartenenti al perimetro politico-culturale americano) si pongono degli anticorpi che, più o meno consapevolmente, cercano di far rivivere degli automatismi, se non una cultura, modellati su forme strategiche. In America, al di là di ogni altra considerazione delle contraddizioni con cui cerca di manifestarsi questa consapevolezza, questo ha significato il fenomeno Trump. Purtroppo in Italia, pur non mancando forze che in qualche modo cercano di reagire al degrado della mentalità strategica, il tutto avviene con ancor maggiori contraddizioni che negli Stati uniti e con, addirittura, false forze antisistema il cui unico scopo e ruolo storico è drenare e fiaccare le già deboli energie che, con maggiore o minore consapevolezza, cercano di reagire alle fantasie mitologiche della democrazia intesa in senso universalistico. Penso non ci sia bisogno di fare nomi e cognomi di queste false forze antisistema ma un nome attraverso il quale è possibile reagire a questo istupidimento modello Ufo-Robot e denuncia del ratto delle Sabine duemila anni dopo è possibile e doveroso farlo: si tratta del sempre penetrante Gianfranco Campa. Al prossimo posdcast.
    Massimo Morigi – 25 novembre 2017

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