LEBENSRAUM, NOOPOLITIK, ITALIA E CINA – Di Massimo Morigi

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Proseguiamo con la pubblicazione di una serie di riflessioni datate, legate a contingenze politiche, di Massimo Morigi. Non si tratta, ovviamente, di una opera sistematica, ma di spunti tesi a suscitare discussione e ragionamento_ Giuseppe Germinario

A fronte della Cina che ha appena annunciato che verrà posta una restrizione sulla pena di morte ed una revisione sulla politica demografica, sono sempre più conclamati, in entrambe le sponde dell’Atlantico, i casi che dimostrano un apparente inevitabile declino delle democrazie rappresentative, una decadenza in cui l’avventurista politica turbobellicista statunitense (vedi caso Siria) fa benissimo il paio con l’avventurista politica economica europea attraverso la quale, il continente al quale è stato assegnato il premio Nobel per la pace, non si è peritato, per cervellotiche e criminali decisioni della sua ascarizzata tecnoburocrazia continentale, di ridurre letteralmente alla fame la parte sud del continente. Perché trattiamo nello stesso post due fatti che apparentemente non sembrano avere alcun legame fra loro? Molte semplicemente perché la Cina sta sempre più puntando, oltre che sugli aspetti materiali della geopolitica, anche sulla noopolitik, sta puntando cioè anche alla conquista di quel Lebensraum costituito dalle rappresentazioni culturali, ideali e/o ideologiche che fino a poco tempo fa era un elemento di grave handicap internazionale per un Celeste Impero governato dal partito unico comunista ma che ora, viste le male parate interne ed internazionali delle democrazie rappresentative occidentali, si presenta come uno spazio ormai del tutto abbandonato. È quindi di tutta evidenza che se il primo frutto della evoluzione postdemocratica delle democrazie rappresentative si presenta come un’affermazione delle burocrazie ed oligarchie irresponsabili, la seconda conseguenza sarà non solo l’immiserimento fino al decesso delle libertà politiche a livello interno ma anche, a livello geopolitico, la definitiva scomparsa di qualsiasi appeal del modello liberaldemocratico, apparentemente vincitore dopo la caduta del muro di Berlino, per i paesi emergenti. “L’epoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni” si presenta quindi molto meno neutrale e spoliticizzata di come l’avrebbero voluta le élite postdemocratiche di entrambe le sponde dell’Atlantico. Noi in Italia, per cominciare a pensare in termini geopolitici e di

noopolitik, dovremmo cominciare di smettere di pensare che la salvezza possa venire puntando sulla vecchio quadro internazionale emerso dal secondo conflitto mondiale e condotti, in questo devastato scenario, da una classe dirigente che ha delegato la sovranità nazionale alle tecnoburocrazie europee. In mancanza di questa (rivoluzionaria) presa di coscienza, l’unica noopolitik che ci sarà consentita saranno gli spettacoli di varietà sui “mitici” anni Sessanta (dove tutto andava bene perché il quadro internazionale non ci poteva permettere che andassero male).

 

 

 

18 NOVEMBRE 2013

Un commento

  • Massimo Morigi

    Nel mie precedenti (datate) considerazioni “Stato di eccezione, liquefazione giuridica della costituzione italiana ed elezioni europee” come da titolo veniva svolto il tema che allora (fine 2013) si era assistito alla morte in Italia di una qualsiasi legittimazione giuridica delle istituzioni politiche del paese, in questo successivo articolo si cominciava ad esplorare cosa, dal punto di vista effettuale, potesse significare una vera legittimazione di successo di un sistema di potere e, a questo proposito, la Cina veniva indicata come una di quelle formazioni politico-statali in cui il “racconto di legittimazione” rivolto all’esterno come all’interno fosse uno degli ingredienti più forti per la sua presente solidità e per il uo futuro, prevedibilmente più o meno continuo, sviluppo. La buona condizione del “racconto di legittimazione” dell’ex Celeste impero veniva affrontato tramite i termini di ‘noopolitik’ e del rinnovato concetto, secondo l’interpretazione datane dal Repubblicanesimo Geopolitico di ‘Lebensraum’ e a tale proposito si scriveva che “la Cina sta sempre più puntando, oltre che sugli aspetti materiali della geopolitica, anche sulla noopolitik, sta puntando cioè anche alla conquista di quel Lebensraum costituito dalle rappresentazioni culturali, ideali e/o ideologiche che fino a poco tempo fa era un elemento di grave handicap internazionale per un Celeste Impero governato dal partito unico comunista ma che ora, viste le male parate interne ed internazionali delle democrazie rappresentative occidentali, si presenta come uno spazio ormai del tutto abbandonato”. Tralasciando per ovvi motivi di addentrarci in questo spazio sullo sviluppo teorico che si può generare dalla dialettica dei suddetti due concetti, quello che qui preme ribadire è che, nonostante dalla fine del 2013, anno in cui fu scritto l’articolo, poco tempo dal punto di vista meramente meccanico-cronologico è passato, dal punto di vista della della luttuosa dimostrazione che le cosiddette democrazie occidentali hanno definitivamente abbandonato qualsiasi tentativo di “racconto di legittimazione” ne è passato a sufficienza e, se proprio vogliamo trovare il massimo di dimostrazione che ci può permettere un’analisi politico-sociale, possiamo dire che l’Italia odierna ne è il più chiaro esempio. Dette queste parole, si potrebbe dire passo e chiudo e invece voglio aggiungere una piccola coda che non inficia il discorso fin qui sviluppato ma che, però, gli conferisce una possibile diversa, se non interpretazione, coloritura. Quello che intendo dire parte da un piccolo episodio (piccolo non nel senso che non sia significativo ma nel senso che, apparentemente, non ha molto a che fare con l’intreccio fra politiche istituzionali e i racconti di legittimazione). Per farla breve. In Inghilterra ogni anno, verso settembre se non sbaglio, si svolge a una sorta di festival canoro, il Last Night of the Proms, dove vengono eseguiti pezzi di musica classica della tradizione musicale britannica. Nell’ ambito di questo festival, nel 2009, come del resto ritengo ogni anno (il dubitativo è d’obbligo, lo scrivente non è suddito di sua Maestà britannica e non è nemmeno un musicologo) è stato eseguito alla Royal Albert Hall dalla cantante lirica Sarah Connolly il brano patriottico “Rule Britannia”. E allora ? vi chiederete. E allora dovete sapere che Sarah Connolly nel cantare “Rule Britannia” si presentò vestita da ammiraglio Nelson e che la cosa, invece che suscitare sdegno, ebbe il risultato di suscitare accanto all’ammirazione per le doti canore della cantante un misto di ilarità (una donna vestita da ammiraglio del diciottesimo secolo, e per caricare ancor di più il lato ridicolo della rappresentazione, Sarah Connolly si atteggiava da ammiraglio con divertito sussiego rivolta sia al pubblico che al direttore di orchestra, pubblico e direttore d’orchestra che pur col sorriso sulle labbra, gli restituivano il saluto militare ) unita da entusiasmo patriottico. Provate ad immaginarvi una situazione patriottica emotiva del genere non dico in Italia ma anche in tutti gli altri paesi europei (fra l’altro anche se ex post, viene da esclamare: dopo aver visto uno spettacolo del genere, solo un povero di spirito avrebbe potuto pensare che la Gran Bretagna poteva rimanere nell’Unione Europea). Racconti di legittimazione … quelli moderni, di cui l’Italia è in tutti tristemente partecipe, non sono altro che mantra in mano ai grandi agenti strategici per farne l’uso sui cui non è certo il caso diffondersi, quelli antichi talvolta resistono ancora, hanno, comunque, ancora un loro Lebensraum politico e culturale da giocare sul tavolo di una intelligente noopolitik interna ed internazionale. E a questo punto per non arrivare alle ingiurie sugli idola fori democraticisti, terzamondialistici e migrazionistici che ci possa oggi l’italico convento, non mi rimane che copia incollare l’URL, https://www.youtube.com/watch?v=rB5Nbp_gmgQ, attraverso il quale si può ascoltare la divertente e commovente esibizione di Sarah Connolly ed augurarvi, accanto ad un buon ascolto, altrettanto buone e profonde meditazioni. Massimo Morigi – 23 maggio 2017

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