Questo dibattito solleva riflessioni interessanti che meriterebbero tutte un commento approfondito , ma qui commenterò solo quelle più importanti : cosa hanno in testa di fare gli U$A a parte la guerra a “ tout le monde “, ma soprattutto, hanno gli U$A una idea delle implicazioni ultime della somma delle loro azioni ?
Perché “l’occidente” ha già perso e qui ora si tratterebbe solo di “gestire il danno”.
Nella sua “ Arte della guerra “ Sun Tzu scrisse “ In guerra chi conosce se stesso e il proprio nemico alla fine vincerà, chi conosce se stesso ma non il proprio nemico potrà vincere come perdere, ma chi non conosce nemmeno se stesso invece perderà sicuramente.
Questo dovrebbe essere il principio zero della geopolitica e ovviamente se tutti conoscessero “se stessi e il proprio nemico “ la guerra non ci sarebbe mai e nel mondo regnerebbe “l’ armonia “ che non a caso è l’ aspirazione base della visione politica cinese , una cosa confermata dal fatto che la Cina in oltre 2000 anni della sua storia non abbia mai annesso nulla se non gli invasori della Cina , mongoli o manciuriani che fossero.
Che è la fine che adesso rischiano anche i “nasi lunghi” che incautamente sono andati ad “ infastidirla ” un paio di secoli fa, pensando che fosse un’ altra “facile preda” e facendo così l’ errore che il giovane cadetto Buonaparte aveva già capito quando scrisse a margine del suo libro di geografia alla scuola militare :“ guai a noi quando si risveglierà la Cina”.
Gli è appunto che il vero problema de “ l’ occidente”, quantomeno da dopo il 1945, è “non conoscere se stesso”, e che nella propria hybris le élites americane sono andate ad aggredire popoli che “non conoscevano” con guerre facili da gestire, anzi , pure arricchendocisi sopra a spese dei PROPRI popoli, massacrando i “nativi” con la propria superiorità tecnologica come nelle “guerre indiane”, epperò stavolta non riuscendo poi a vincerle.
Ma a quelle élites vincerle non serviva. Le loro guerre servivano solo a farci soldi sopra ed ad ammonire il mondo , “ guardate che cosa possiamo farvi , quindi obbediteci !”
Il problema è venuto quando qualcuno che invece non era un baluba ha detto “ io non obbedirò”.
E qui è avvenuto il classico errore : “ fare la guerra ad un nemico che non si conosce”.
Non solo, “ il nemico “ lo hanno pure minacciato di annichilimento , ponendo così la guerra su di un livello esistenziale, cioè ad un livello che poi se non riesci a vincere il nemico, sei tu che dovrai morire , quantomeno “politicamente”.
E peggio ancora.
Non conoscendo nemmeno quale fosse la base del proprio potere, le élites occidentali avevano pure già da tempo, direi dal 2001, dichiarato guerra ai propri popoli facendo così ANCHE il classico errore “ tedesco” della “ guerra su due fronti”, con un fronte “interno” e uno “esterno”.
Ma mentre per i tedeschi spesso la “guerra su due fronti” poteva essere inevitabile, per l’ elites occidentale è stata pura hybris; si sono credute così tanto “padrone del mondo”, da fare una cosa che non si era mai vista prima in nessun “impero : liquidare la base del proprio potere perché ritenuta ormai inutile e “troppo costosa”.
E il disastro de “l’ occidente”, come ormai qualche “illuminato” adesso comincia a sospettare, viene proprio dal “fronte interno” ed era già lì nei NUMERI di 25 anni fa, ben prima che questi pazzi non andassero farselo certificare anche da un “nemico esterno”.
L’ elite occidentale infatti aveva già perso quando Putin gli ha detto in faccia a Monaco “ io non vi obbedirò più”.
Perché lui allora la realtà dei “numeri” l’aveva già vista e non solo aveva valutato correttamente la traiettoria autolesionistica de “l’ occidente” , ma addirittura la sua ribellione era sostanzialmente un “avvertimento” a quelli che ancora in occidente potevano essere ragionevolmente “sobri” e nei posti giusti per “ fermare il declino”.
La platea di Monaco rise e non raccolse “l’ avvertimento” . E già questo solo fatto era la certificazione della inevitabilità del declino, perché nessun dirigente o diriniente o digerente, fate voi, lì presente ebbe l’ intelligenza e il coraggio di raccoglierlo; alla fin fine erano stati già tutti selezionati ad essere conformi ai desiderata dei loro padroni.
E così nel ‘21 quando questo Colby , “ er mejo fico der bigonzo”, per dirlo come dicono a Roma , ancora poteva pensare di poter vincere la guerra con la Cina mentre “l’ occidente” preparava la guerra con la Russia, quel suo progetto già allora era fallito , come già scritto da anni da un privato analista russo-americano con le sue sole fonti “free”
con concetti che egli aveva già da anni ancor prima riportati e discussi nel suo blog.
Ora a Colby , constatata la bella capocciata “ convenzionale” presa in Ucraina, pare gli sia venuto il dubbio che forse addirittura con la Cina la capocciata potrebbe essere anche peggiore.
D’altronde anche illustri analisti militari ora ci riportano che la Cina, oltre che una spaventosa capacità produttiva, abbia modernissime armi ed in numero già tanto grande da rendere molto probabile per gli U$A ANCHE una sconfitta nel Pacifico.
E veniamo qui ad una domanda che forse qualcuno si sarà fatta : perché la Cina in questo ultimi anni fa parate militari sempre più grandiose per mostrare tutta la sua “armeria”?.
Beh se a qualcuno interessa glielo dico io: per lo stesso motivo delle grandiose parate russe degli anni ‘ 10.
E’ forse questa una strategia ? Non consiglia infatti Sun Tzu di “ apparire debole quando sei forte e forte quando sei debole “? E così è oggi forse “debole” la Cina e vuole invece apparire “forte”, come gli “strateghi” NATO pensavano allora della Russia ?
Forse che nessuno in Cina ha letto Sun Tzu?
No , non è STRATEGIA , è ETOLOGIA , ed il messaggio etologico è : NOLI ME TANGERE, perché io posso farti “molto male” .
E non è una minaccia ma un avvertimento “ amichevole” . Una cosa che la Russia ha cessato di fare più o meno quando Martyanov ha scritto il suo libro , cioè quando l’ elite russa ha raggiunto la convinzione certa che la guerra era inevitabile e che “mostrare le armi “ non sarebbe più servito a nulla.
Perché Putin come Xi ha lo stesso problema : portare alla ragione un popolo pazzo , maligno e megalomane armato di bombe nucleari e pure totalmente asservito ad un “piccolo popolo” ancor più pazzo , maligno e megalomane.
Putin e Xi ce la faranno ? Io dico da sempre che in questo non c’è alcuno motivo per essere ottimisti, ma anche che “a morire e a pagare c’è sempre tempo”.
E il mio solo consiglio è lo stesso di quello di un saggio il cui nome adesso non ricordo : “ viviamo come se dovessimo morire domani, ma agiamo come se potessimo non morire mai “.
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Sotto la cortina fumogena della lotta contro il flagello “di sinistra” che ha insanguinato la politica americana, l’amministrazione Trump ha minacciato di limitare la libertà di parola con il pretesto di proteggere Israele. Il procuratore generale Pam Bondi ha lanciato una “eroica” crociata contro l’incitamento all’odio con il pretesto delle recenti violenze politiche, utilizzando l’assassinio di Charlie Kirk come possibile esca, mentre Trump ha annunciato la tanto attesa designazione di Antifa come organizzazione terroristica:
Certo, questo doppio colpo audace potrebbe rappresentare una limitazione necessaria delle nefaste operazioni della “sinistra”, almeno in apparenza. Ma la domanda è: fino a che punto saranno utilizzati per minare la libertà di parola per altre cause meno “convenienti” per l’amministrazione Trump, fortemente influenzata dal sionismo?
All’inizio dell’anno, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha pubblicato le sue nuove linee guida “antidiscriminatorie” che, stranamente, hanno inserito i boicottaggi anti-Israele in un elenco più ampio di divieti apparentemente “anti-woke”. Dopo le proteste dell’opinione pubblica, le misure di protezione più evidenti nei confronti di Israele sono state silenziosamente riformulate, lasciando però un linguaggio giuridico sufficientemente chiaro sul divieto di boicottaggi mirati da consentire il perseguimento penale di chiunque osasse protestare contro il genocidio di Israele in questo modo.
Di seguito è riportato un confronto tra la prima versione e quella rapidamente rivista:
Stranamente, questi sono stati cancellati dal sito del DHS, anche se sono ancora disponibili negli archivi di WaybackMachine. È ancora presto per dirlo e non sappiamo con certezza fino a che punto si spingerà l’amministrazione Trump, ma per ora il quadro che si delinea è decisamente cupo.
Alcuni sono arrivati addirittura ad avvertire del collegamento con il recente dispiegamento delle truppe della Guardia Nazionale nelle città statunitensi da parte di Trump, con il pretesto di combattere la criminalità e aiutare l’ICE nella sua caccia agli immigrati clandestini. Hanno collegato queste iniziative a un più ampio impegno in stile “Progetto Esther” per “combattere l’antisemitismo” proteggendo Israele da ogni possibile critica, al fine di nascondere i crimini ormai indiscutibili commessi da Israele.
Per chi non lo sapesse, Progetto Esther—che prende il nome da un personaggio della Bibbia ebraica—è stato ideato dalla Heritage Foundation e mira a “smantellare la rete di Hamas” negli Stati Uniti etichettando chiunque critichi Israele o sostenga la Palestina come potenziale “terrorista” e legato a Hamas. Il collegamento è ovvio: la normalizzazione da parte dell’amministrazione Trump della presenza militare nelle città statunitensi può facilmente essere intensificata fino a diventare una “caccia ai terroristi di sinistra” in linea con il Progetto Esther. In particolare, ciò potrebbe avvenire nell’ambito di una più ampia operazione dell’ICE che fungerebbe da copertura per riempire i titoli dei giornali con i “buoni” tipi di retate militari, nascondendo quelli nefandi, ovvero la retata dei critici di Israele.
Molti applaudiranno scene del genere, finché non cambierà la situazione e quelle stesse truppe inizieranno a dare la caccia proprio a loro:
Perché ora il pericolo di una forte repressione dei sentimenti anti-israeliani è più alto che mai? Perché questa settimana Israele ha raggiunto un punto di non ritorno.
Non solo Netanyahu ha annunciato l’operazione “definitiva” a Gaza, lanciando ieri sera l’assalto terrestre corazzato, ma l’ONU ha finalmente giudicato le azioni di Israele a Gaza come genocidionel modo più ufficiale possibile, con la Commissione d’inchiesta, un organo sussidiario del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha pubblicato un rapporto con prove dettagliate che dimostrano che le azioni di sterminio di Israele contro i palestinesi mostrano un chiaro intento.
3. Nelle sue precedenti relazioni al Consiglio dei diritti umani e all’Assemblea generale, la Commissione ha riscontrato che le forze di sicurezza israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità e crimini di guerra a Gaza, tra cui sterminio, tortura, stupro, violenza sessuale e altri atti disumani, trattamenti inumani, trasferimenti forzati, persecuzioni basate sul genere e la fame come metodo di guerra. Inoltre, la Commissione ha riscontrato che le autorità israeliane hanno (i) distrutto in parte la capacità riproduttiva dei palestinesi a Gaza come gruppo, anche imponendo misure volte a impedire le nascite; e (ii) hanno deliberatamente inflitto condizioni di vita volte a provocare la distruzione fisica dei palestinesi come gruppo, entrambi atti che costituiscono genocidio ai sensi dello Statuto di Roma e della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio (“Convenzione sul genocidio”).
C. 220. Sulla base di prove pienamente conclusive, la Commissione ritiene che le dichiarazioni rese dalle autorità israeliane costituiscano una prova diretta dell’intenzione genocida. Inoltre, sulla base di prove indiziarie, la Commissione ritiene che l’intenzione genocida fosse l’unica conclusione ragionevole che si potesse trarre dal comportamento delle autorità israeliane. Pertanto, la Commissione conclude che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno l’intenzione genocida di distruggere, in tutto o in parte, i palestinesi nella Striscia di Gaza.
Ricordiamo brevemente che l’unico “genocidio” ufficialmente e legalmente riconosciuto dalla Seconda Guerra Mondiale è stato il “massacro di Srebrenica”, presumibilmente perpetrato dai serbi bosniaci. Questo massacro ha causato la morte di 8.000 civili bosniaci e lo sfollamento forzato di oltre 25.000 persone, una goccia nell’oceano rispetto a quanto sta accadendo oggi a Gaza, con centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati. Dato che Srebrenica è stata legalmente riconosciuta come genocidio dalla Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, lo stesso dovrebbe valere anche per Gaza.
Alla luce di questa sentenza, la paura ha invaso Israele. Netanyahu ha segnato il punto di svolta in un discorso che cercava di preparare gli israeliani a un nuovo periodo di incertezza e oscurità, in cui Israele sarebbe stato costretto a sopportare l’isolamento diplomatico sulla scena mondiale, richiedendo l’autarchia economica per sostenersi:
Ascoltate attentamente ciò che dice: non si tratta di una semplice “giornata piovosa” da superare rapidamente, ma di un lungo periodo di isolamento per il quale Israele dovrà riconfigurare la sua intera economia. La cosa più preoccupante per Netanyahu è il prossimo isolamento nel settore della produzione di armamenti, che secondo lui porterà i paesi a bloccare gli aiuti militari fondamentali a Israele per perpetuare il genocidio contro i palestinesi.
Ricordiamo che le politiche aggressive di Israele hanno recentemente superato ogni limite, aggiungendo nuovi paesi e crimini di guerra alla lista dopo il bombardamento del Qatar e l’assassinio del primo ministro del governo Houthi durante gli attacchi allo Yemen. Considerando che Israele ha anche colpito la flottiglia della libertà nelle acque tunisine, l’elenco dei paesi che Israele sta attaccando contemporaneamente senza alcuna ripercussione è cresciuto fino a includere Palestina, Libano, Siria, Tunisia, Iraq, Iran, Qatar, Yemen e probabilmente altri.
Inoltre, alla luce della sentenza sul genocidio, ricordiamo come le principali aziende di social media, tra cui Facebook, abbiano in precedenza censurato e bandito individui per aver definito le azioni di Israele come genocidio. Va notato che Facebook impiega diversi ex funzionari dei servizi segreti israeliani ai vertici della sua struttura aziendale:
Emi Palmor: fa parte del Comitato di supervisione di Facebook, descritto come la “Corte Suprema” di Facebook per le decisioni relative ai contenuti. È una veterana dell’Unità 8200 (servizi segreti israeliani) ed ex direttrice generale del Ministero della Giustizia israeliano.
Eyal Klein: Responsabile della scienza dei dati per Facebook Messenger dal 2020; ha prestato servizio per sei anni come capitano nell’Unità 8200 e si occupa della privacy di miliardi di utenti.
Eli Zeitlin: guida gli sforzi di Meta per prevenire l’uso improprio dei dati da parte di terzi; ha lavorato presso Microsoft dopo l’Unità 8200.
Cosa diranno ora questi giganti dei social media, ora che il genocidio è ufficiale? Chiederanno scusa o reintegreranno le persone precedentemente punite? Probabilmente possiamo fare un’ipotesi plausibile.
Ricordiamo che il governatore di New York Kathy Hochul ha dichiarato apertamente che la polizia avrebbe monitorato i social media alla ricerca di “incitamento all’odio” e avrebbe intrapreso “azioni” contro di esso. È facile intuire come questa lenta repressione della libertà di parola sia legata al più ampio sforzo di insabbiare i crimini di Israele. Dopo tutto, l’azienda israeliana Cyberwell, anch’essa legata all’unità di intelligence israeliana 8200, avrebbe collaborato con tutti i principali gruppi di social media per censurare la libertà di parola, riuscendo anche a convincere Facebook a vietare l’uso della parola “sionista” nelle condanne contro Israele.
CyberWell, un’organizzazione israeliana legata ai servizi segreti, sta ora lavorando come “partner fidato” con “tutte le principali piattaforme di social media” per censurare “l’antisemitismo”, come si vanta il suo amministratore delegato.
La metà dei contenuti segnalati viene rimossa e le loro segnalazioni hanno portato alla “rimozione di oltre 300.000 contenuti”, ha dichiarato il CEO Tal-Or Cohen Montemayor alla televisione israeliana.
Lei afferma che stanno utilizzando l'”intelligenza artificiale” per “identificare l’antisemitismo” e che il loro lavoro aiuterà le piattaforme a “segnalare e rimuovere automaticamente i discorsi di incitamento all’odio”.
“Solo” 1 ebreo su 3 denuncia contenuti antisemiti, osserva, esortando gli altri a fare di più.
Tornando al tema, Israele sta ora affrontando per la prima volta almeno alcune ripercussioni negative per le sue azioni, proprio come Netanyahu aveva preannunciato. Ad esempio, è stato riferito che Israele non potrà più partecipare all’Eurovision 2026 sotto la bandiera israeliana, ma dovrà invece utilizzare una bandiera neutrale:
… A Israele è stato ufficialmente comunicato che dovrà partecipare all’Eurovision sotto bandiera neutrale o rinunciare del tutto. Spagna e Irlanda insistono sulla sospensione di Israele dalle competizioni sportive, minacciando un boicottaggio. Anche questo è un risultato del governo Netanyahu.
Von der Leyen e il suo braccio destro Kallas hanno persino annunciato sanzioni e la sospensione di alcuni scambi commerciali con Israele:
Da notare nell’annuncio sopra riportato la correzione balbettante di Kallas da “l’avanzata di Israele a Gaza” a “l’avanzata del governo israeliano a Gaza”, che mostra la disperazione con cui gli eurocrati lavorano per proteggere Israele a tutti i costi, attribuendo tutte le trasgressioni esclusivamente al governo, nonostante il sostegno della stragrande maggioranza della società israeliana a queste azioni. Questo gioca a favore della fazione “moderata” in Israele, che cerca semplicemente di attribuire la colpa di tutto a Netanyahu per ripristinare lo status quo dell’uccisione e dello sfollamento dei palestinesi in modo più “discreto” piuttosto che con l’approccio accelerazionista a cui Netanyahu aveva fatto ricorso.
Questi stessi eurocrati hanno dichiarato pubblicamente che tutti i russi dovrebbero “subire le conseguenze” della guerra in Ucraina, con sondaggi regolarmente pubblicizzati per sottolineare che la società russa sostiene le azioni di Putin, sottintendendo che i russi stessi sono complici.
Il fatto più simbolico di questi eventi è stato che una delegazione statunitense guidata da Marco Rubio era in visita in Israele nello stesso periodo, dove Rubio è stato visto rendere il consueto omaggio al famigerato Muro della vergogna, dove tutti i politici devono rinunciare alla loro dignità e sovranità. Ancora più piccante è stato il fatto che Rubio abbia persino partecipato alla cerimonia di incisione della “Strada del pellegrinaggio”, una sorta di realizzazione rituale dell’antica profezia che i fanatici di Netanyahu stanno cercando di compiere:
Questa “strada” è in realtà un tunnel in costruzione che passerà in parte sotto la moschea di Al-Aqsa. Ricordiamo che le provocazioni contro Al-Aqsa sembrano aver scatenato l’operazione di Hamas del 7 ottobre, successivamente denominata “Al-Aqsa Flood”. Tra queste vi sono state l’irruzione degli israeliani ad Al-Aqsa durante la festa di Sukkot nei giorni precedenti il fatidico 7 ottobre.
Netanyahu ha puntato tutto perché crede che la profezia sia vicina al compimento, dopodiché Al-Aqsa dovrà essere distrutta e al suo posto dovrà essere costruito il Terzo Tempio. Nessun problema per loro, dopotutto, proprio ieri Israele ha raso al suolo un antico minareto storico costruito nel 1200:la moschea Al-Aybaki, più di dieci volte più antica dello stesso Israele:
Due mesi fa, un sito di notizie israeliano ha riportato la notizia del primo sacrificio rituale di una giovenca rossa dal 70 d.C., come “prova generale” in vista del capitolo finale escatologico per il quale gli israeliani stanno preparando il terreno “ripulendo” Gaza.
Un gruppo di israeliani religiosi è stato fotografato mentre praticava il rituale della giovenca rossa, che dovrebbe annunciare la costruzione di un nuovo tempio ebraico sul sito della moschea di Al-Aqsa.
Secondo la tradizione ebraica, le ceneri di una giovenca perfettamente rossa sono necessarie per il rituale di purificazione che consentirebbe la costruzione di un terzo tempio a Gerusalemme.
Se le ultime voci sono vere, significa che i fanatici del Movimento del Monte del Tempio credono che il momento si stia avvicinando, il che spiega il fanatismo totale di Netanyahu per la causa, anche a rischio di un completo isolamento globale. Che importanza ha l’isolamento fisico, quando l’arrivo del Messia è imminente?
È facile immaginare come la crescente urgenza di Israele di adempiere all’antica profezia stia portando a un inasprimento dei tentacoli attorno ai meccanismi di libertà di parola americani per garantire che nulla possa interferire con il piano nella sua fase finale. Forse non è una coincidenza che Charlie Kirk sia stato improvvisamente eliminato in questo “punto di svolta” critico, quando i giocatori sono pronti a dare il massimo per la spinta finale.
Come affermato nell’introduzione, non è certo che Trump e la sua amministrazione porteranno le cose verso una svolta oscura in questo modo, ma sicuramente è necessario prestare attenzione e riflettere, date le circostanze attuali. Una sorta di cieca euforia ha travolto la destra durante il suo giro di vittoria celebrativo, preso nella percezione della sconfitta della sinistra nella guerra culturale. La maggior parte esulta distrattamente per il ritorno del pendolo in piena forza, nonostante i pericoli intrinseci che gli uscieri e gli araldi di questo nuovo paradigma possano benissimo essere cavalli di Troia per una nuova forma di controllo altrettanto grave o peggiore della tirannia precedentemente imposta. La nuova campagna farisaica contro l’incitamento all’odio, che è sbocciata piuttosto improvvisamente, è sospettosamente sincronizzata con i culmini discussi in precedenza, compreso il rapporto delle Nazioni Unite sul genocidio. Possiamo solo supporre che i poteri forti sappiano che Israele sta per compiere l’ultimo passo, ovvero la Soluzione Finale, e che sia necessario garantirgli in anticipo la massima protezione, il che comporta una nuova campagna nazionale contro l'”incitamento all’odio” che servirà a frenare e soffocare le critiche al capitolo finale di massacri e stermini dell’entità terroristica.
L’unica domanda è: sarà sufficiente?
Probabilmente no: al contrario, ciò porterà a un accelerato sconvolgimento sociale e politico nei paesi che sostengono Israele in questo modo e, alla fine, alla loro stessa rovina insieme al loro vitello d’oro ormai condannato.
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“Israele è il nostro più grande alleato”. Questa frase è comunemente usata da molti esponenti dell’establishment politico americano nei casi in cui le tensioni tra Israele e i suoi vicini divampano per giustificare gli ingenti aiuti militari che gli Stati Uniti forniscono a Israele, senza affrontare le ragioni per cui l’America ha questo rapporto con Israele. Affrontare un argomento del genere rischierebbe di svelare scomode verità sulla partnership tra Washington e Tel Aviv.
Il contesto storico è importante per comprendere sia le ragioni per cui le relazioni tra Israele e Stati Uniti sono così come sono, sia le conseguenze che ne sono derivate. Dopotutto, gli Stati Uniti e Israele non hanno sempre avuto un rapporto così speciale. L’attuale rapporto tra Stati Uniti e Israele è il prodotto di numerosi eventi e decisioni prese nel corso di decenni per determinare tale stato di cose.
Nel 1896, l’attivista politico ebreo austro-ungarico Theodor Herzl pubblicò Der Judenstaat , in cui sosteneva che la soluzione al sentimento antisemita che affliggeva gli ebrei in Europa fosse la creazione di uno stato ebraico. Questa idea di Herzl era nota come sionismo politico. Il 1897 vide la fondazione dell’Organizzazione Sionista Mondiale e il Primo Congresso Sionista proclamò il suo obiettivo di fondare una nazione per il popolo ebraico nella terra conosciuta come Palestina.
Tuttavia, fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che i sionisti raggiunsero il loro obiettivo. Il genocidio perpetrato contro gli ebrei europei dal Terzo Reich spinse molti a fuggire in Palestina, nonostante i limiti imposti all’immigrazione ebraica nella regione dagli inglesi, che all’epoca amministravano la zona. Alla fine, scoppiò un conflitto tra milizie sioniste, combattenti arabi palestinesi e truppe britanniche.
Nel 1947, la Gran Bretagna annunciò che avrebbe posto fine al suo Mandato sulla Palestina e chiese che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si occupasse della questione palestinese. Nello stesso anno, le Nazioni Unite votarono per la spartizione della Palestina. Secondo il piano di spartizione, poco più della metà della Palestina sarebbe stata costituita dal territorio dello Stato ebraico, mentre il territorio non assegnato allo Stato ebraico sarebbe stato considerato la nazione araba di Palestina.
Le Nazioni Unite non affrontarono la questione di come la nuova nazione sionista potesse essere uno stato ebraico quando metà dei suoi abitanti erano palestinesi. Non sorprende che i palestinesi e il mondo arabo, in generale, abbiano respinto il piano di spartizione. I sionisti, da parte loro, videro le opportunità che si presentavano.
Il ritiro britannico dalla Palestina significò che non ci sarebbe stato nessuno a impedire ai sionisti di conquistare più territorio di quanto le Nazioni Unite avessero loro concesso. Non passò molto tempo prima che le milizie sioniste si impegnassero in atti terroristici, come l’uso di autobombe e il lancio di attacchi contro i villaggi palestinesi per cacciare i palestinesi dalle loro comunità. Quando la Gran Bretagna pose fine al suo Mandato sulla Palestina, quasi un quarto di milione di palestinesi erano fuggiti.
Il giorno prima che la Gran Bretagna ponesse fine al suo Mandato sulla Palestina, il leader sionista David Ben-Gurion dichiarò la fondazione dello Stato di Israele, la nazione nata dal territorio assegnato ai sionisti e da quello che i sionisti avevano strappato ai palestinesi. Sebbene il presidente Harry S. Truman riconoscesse lo Stato di Israele, i politici americani adottarono un approccio moderato nei rapporti con Israele per timore di alienarsi le nazioni arabe. Solo durante l’amministrazione Kennedy fu autorizzata la prima spedizione di armi su larga scala a Israele.
JJ Goldberg, direttore emerito del quotidiano per il pubblico ebraico-americano noto come The Forward, afferma nel suo libro, Jewish Power: Inside the American Jewish Establishment : “L’influenza sionista aumentò esponenzialmente durante le amministrazioni Kennedy e Johnson perché la ricchezza e l’influenza degli ebrei nella società americana erano aumentate. Gli ebrei erano diventati donatori vitali del Partito Democratico; erano figure chiave nel movimento sindacale organizzato, essenziale per il Partito Democratico; erano figure di spicco nei circoli intellettuali, culturali e accademici progressisti. Più di tutti i loro predecessori nello Studio Ovale, John Kennedy e Lyndon Johnson contavano numerosi ebrei tra i loro stretti consiglieri, donatori e amici personali”. Con questo, si potrebbe dire che il passaggio a una politica estera più esplicitamente filo-israeliana per quanto riguarda gli affari mediorientali è avvenuto come conseguenza della crescente influenza della lobby israeliana nella politica progressista.
La vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 vide l’aumento degli aiuti militari americani a Israele a livelli senza precedenti. Prima di quel conflitto, i funzionari americani ritenevano che Israele fosse troppo debole per essere utilizzato per contrastare l’influenza sovietica. Tuttavia, le vittorie militari di Israele stavano iniziando a dimostrare il contrario. Dopo la Guerra dei Sei Giorni, gli aiuti americani a Israele aumentarono rapidamente.
Nel 1971, gli aiuti americani a Israele superavano il mezzo miliardo di dollari all’anno, di cui l’85% era costituito da aiuti militari puri. Questa cifra quintuplicava dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973. Nel 1976, Israele era diventato il principale beneficiario degli aiuti esteri americani, uno status che ha mantenuto fino ad oggi al momento della stesura di questo articolo.
Nel corso degli anni, il Congresso ha concesso a Israele determinati privilegi per ricevere maggiori aiuti e in modo più rapido rispetto ad altre nazioni. John Mearsheimer e Stephen Walt spiegano nel loro libro ” The Israel Lobby and US Foreign Policy” : “La maggior parte dei beneficiari degli aiuti esteri americani riceve il denaro in rate trimestrali, ma dal 1982, la legge annuale sugli aiuti esteri include una clausola speciale che specifica che Israele deve ricevere l’intero stanziamento annuale nei primi trenta giorni dell’anno fiscale”. In altre parole, la politica ufficiale del governo americano prevede che Israele riceva un trattamento speciale.
Inoltre, il programma di finanziamento militare estero richiede solitamente ai beneficiari di assistenza militare americana di spendere tutto il denaro negli Stati Uniti per contribuire a mantenere l’occupazione dei lavoratori americani della difesa. Tuttavia, il Congresso concede a Israele un’esenzione speciale che lo autorizza a utilizzare circa un dollaro su quattro degli aiuti militari americani per sovvenzionare la propria industria della difesa. Inoltre, un rapporto del 2006 del Congressional Research Service ha rilevato che nessun altro beneficiario di assistenza militare americana aveva ricevuto questo beneficio, mentre un rapporto del 2005 del Congressional Research Service ha rilevato che, poiché gli aiuti economici americani vengono erogati a Israele come sostegno diretto al bilancio da governo a governo senza una contabilità specifica del progetto e il denaro è fungibile, non c’è modo di sapere con certezza come Israele utilizzi gli aiuti americani.
Ciò potrebbe portare a chiedersi perché Israele riceva questo trattamento speciale. In ultima analisi, tutto si riduce all’influenza della lobby israeliana. “Lobby israeliana” è un termine usato per descrivere la coalizione di individui e organizzazioni che lavorano per orientare la politica estera americana in direzione filo-israeliana.
L’organizzazione più importante all’interno della lobby israeliana è l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). Ciò che rende l’AIPAC un’organizzazione così potente è in parte la sua attività di selezione dei candidati al Congresso. Secondo l’ex presidente dell’AIPAC, Howard Friedman, “L’AIPAC incontra ogni candidato che si candida al Congresso. Questi candidati ricevono briefing approfonditi per aiutarli a comprendere appieno la complessità della difficile situazione di Israele e del Medio Oriente nel suo complesso. Chiediamo persino a ciascun candidato di redigere un “position paper” sulle proprie opinioni in merito alle relazioni tra Stati Uniti e Israele, in modo che sia chiara la propria posizione sull’argomento”.
Un altro motivo per cui l’AIPAC è un’organizzazione così potente è la sua capacità di punire coloro che ostacolano i suoi obiettivi. Quando i tentativi del presidente Ford di garantire la pace tra Israele ed Egitto si arenarono a causa del rifiuto del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin di cedere i passi strategici nel Sinai e i giacimenti petroliferi che fornivano a Israele oltre la metà del suo petrolio, Ford inviò a Rabin una lettera per informarlo che Washington avrebbe rivalutato i suoi rapporti con Tel Aviv. In risposta, settantasei senatori firmarono una lettera di opposizione alla rivalutazione delle relazioni israelo-americane. Dopo la lettera, il senatore Henry Jackson aggiunse un emendamento a un disegno di legge sugli appalti per la difesa che consentiva a Israele di ricevere armamenti americani a bassi tassi di interesse. L’AIPAC non solo mobilitò i politici a schierarsi in difesa di Israele esercitando pressioni sull’amministrazione, ma riuscì anche a garantire a Israele una posizione probabilmente più vantaggiosa per quanto riguardava gli aiuti militari americani.
Inoltre, il potere di organizzazioni come l’AIPAC non si limita a spingere il governo americano a concedere a Israele un trattamento speciale. Queste organizzazioni hanno dimostrato la loro capacità di spingere il governo americano a sacrificare cittadini americani per conto di Israele. In particolare, il ruolo della lobby israeliana è stato altrettanto importante quanto il desiderio del governo americano di mantenere l’egemonia del dollaro statunitense nel spingere gli Stati Uniti a invadere l’Iraq nel 2003. Per comprendere il ruolo della lobby israeliana nell’invasione dell’Iraq del 2003, è necessario un contesto storico. In particolare, è utile esaminare le relazioni tra Iraq e Israele prima del 2003.
Fin dall’inizio di Israele, l’Iraq è stato una spina nel fianco di Tel Aviv. Subito dopo la dichiarazione dello Stato di Israele, le forze arabe, comprese quelle irachene, intervennero contro Israele. Dopo la guerra arabo-israeliana del 1948, l’Iraq rimase l’unica nazione araba a non aver firmato un accordo di cessate il fuoco con Israele. Nel corso degli anni, l’Iraq avrebbe svolto un ruolo cruciale nel conflitto arabo-israeliano. L’Iraq partecipò sia alla Guerra dei Sei Giorni del 1967 che alla Guerra dello Yom Kippur del 1973.
Durante il governo di Saddam Hussein sull’Iraq, le tensioni tra Israele e Iraq aumentarono a causa dei molteplici scontri tra le due nazioni verificatisi tra gli anni ’80 e ’90. Tra questi scontri si ricordano il bombardamento da parte di Israele del reattore nucleare iracheno di Osirak nel 1981 per soffocare il programma di sviluppo di armi nucleari di Saddam Hussein e l’incidente avvenuto durante la Guerra del Golfo Persico, in cui Saddam Hussein lanciò missili Scud contro Israele nella speranza che l’ingresso di Israele nel conflitto contro l’Iraq potesse mettere a repentaglio la coalizione guidata dagli americani, poiché la coalizione comprendeva un insieme di nazioni che avevano relazioni complicate con Israele. Per evitare che l’alleanza fosse compromessa, gli Stati Uniti fecero pressione su Israele affinché non rispondesse alle provocazioni irachene. Per accontentare Israele, i leader della coalizione inviarono forze speciali per cercare e distruggere i lanciatori mobili di Scud. Durante questi decenni, Israele considerava l’Iraq una seria minaccia e desiderava ardentemente un cambio di regime in Iraq.
L’opportunità di un cambio di regime in Iraq si presentò in seguito agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Poco dopo il crollo delle Torri Gemelle, l’amministrazione del presidente George W. Bush collegò falsamente al-Qaeda, la rete terroristica che aveva compiuto gli attacchi, al regime di Saddam Hussein. La fazione politica che guidò l’amministrazione Bush era nota come neoconservatori. Il neoconservatorio nacque da un senso di disincanto che molti falchi della politica estera provavano nei confronti della sinistra politica durante l’ascesa della controcultura degli anni ’60. I neoconservatori erano favorevoli a usare la potenza americana per rimodellare aree politicamente sensibili del mondo.
Sotto l’amministrazione del presidente George H.W. Bush, alcuni neoconservatori ricoprirono posizioni di alto rango. Tra i momenti più decisivi del suo mandato presidenziale ci fu la Guerra del Golfo. Durante quel conflitto, l’amministrazione di George H.W. Bush decise di non marciare su Baghdad e rovesciare il regime di Saddam Hussein, poiché ciò avrebbe comportato il rischio di destabilizzare l’Iraq. Sebbene gli Stati Uniti avessero ottenuto la vittoria nella Guerra del Golfo, alcuni neoconservatori dell’amministrazione di George H.W. Bush, come in particolare Paul Wolfowitz, ritenevano che, lasciando Saddam Hussein al potere, l’amministrazione non si fosse spinta abbastanza avanti nel condurre la guerra contro l’Iraq. Questi neoconservatori avrebbero trascorso gli anni ’90 a sostenere un cambio di regime a Baghdad, ancor prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.
Fu sotto l’amministrazione del figlio di George H. W. Bush, George W. Bush, che il cambio di regime arrivò in Iraq. Alcuni dei neoconservatori che ricoprivano incarichi nell’amministrazione di George H. W. Bush avrebbero ricoperto incarichi anche nell’amministrazione del figlio. Non sorprende quindi che questi neoconservatori fossero tra le voci principali che chiedevano un cambio di regime in Iraq. Tra i modi più evidenti in cui spingevano per un cambio di regime c’era l’uso della propaganda per ottenere sostegno all’intervento militare in Iraq. Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 fornirono ai neoconservatori l’opportunità di alimentare la propaganda del popolo americano in preda al panico, che collegava falsamente la rete terroristica che aveva condotto l’attacco al regime di Saddam Hussein.
Un’altra falsità raccontata per promuovere l’intervento militare in Iraq fu il mito che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa. Dopo la fine della Guerra del Golfo Persico, l’Iraq accettò i termini della Risoluzione 687 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa risoluzione stabiliva i termini che l’Iraq avrebbe dovuto rispettare dopo aver perso la guerra. La risoluzione proibiva all’Iraq di sviluppare, possedere o utilizzare armi chimiche, biologiche e nucleari. La Commissione Speciale delle Nazioni Unite, o UNSCOM, era un regime di ispezione istituito per garantire il rispetto da parte dell’Iraq della distruzione delle proprie armi di distruzione di massa.
Scott Ritter è un ex ufficiale dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che si è unito all’UNSCOM come ispettore. Nel 1999, ha notato che l’Iraq non possedeva più una capacità significativa di armi di distruzione di massa. Nell’agosto del 1998, gli iracheni hanno sospeso completamente la cooperazione con gli ispettori, preoccupati che questi stessero raccogliendo informazioni per conto degli Stati Uniti, un’accusa che si è rivelata vera. L’emanazione dell’Iraq Liberation Act nell’ottobre 1998 ha reso la rimozione di Saddam Hussein dal potere una politica estera ufficiale degli Stati Uniti. Questa legge ha fornito quasi cento milioni di dollari ai gruppi di opposizione in Iraq.
Durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2000, il programma del Partito Repubblicano chiedeva la piena attuazione dell’Iraq Liberation Act. A candidarsi per il Partito Repubblicano era nientemeno che George W. Bush. L’amministrazione Bush avrebbe avuto la possibilità di attuare pienamente l’Iraq Liberation Act dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, quando lanciò una campagna di propaganda per motivare l’opinione pubblica americana a sostenere un intervento militare in Iraq. Il presidente Bush gettò alcune delle basi per un’eventuale invasione dell’Iraq nel suo discorso sullo stato dell’Unione del gennaio 2002, in cui definì l’Iraq membro del cosiddetto “asse del male” insieme all’Iran e alla Corea del Nord e accusò l’Iraq di perseguire lo sviluppo di armi di distruzione di massa. Bush iniziò a presentare formalmente alla comunità internazionale la sua richiesta di invasione dell’Iraq in un discorso pronunciato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 12 settembre 2002.
Prima del discorso di Bush al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un rapporto del 5 settembre del Maggior Generale Glen Shaffer rivelò che l’America basava le sue valutazioni sull’Iraq e sulle armi di distruzione di massa su informazioni di intelligence e ipotesi imprecise, piuttosto che su prove concrete. Inoltre, anche il governo britannico non era riuscito a trovare prove concrete del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq. L’alleato americano, la Gran Bretagna, concordava con la posizione aggressiva degli Stati Uniti nei confronti dell’Iraq, mentre altri, come Francia e Germania, sostenevano invece la necessità di ricorrere alla diplomazia e di maggiori ispezioni sulle armi. Dopo un lungo dibattito, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò una soluzione di compromesso, la Risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che autorizzava la ripresa delle ispezioni sulle armi e metteva in guardia dalle gravi conseguenze in caso di inosservanza. Francia e Russia, membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiararono di non considerare tali gravi conseguenze come l’uso della forza militare per rovesciare il regime di Saddam Hussein, cosa che gli ambasciatori americano e britannico presso le Nazioni Unite confermarono pubblicamente.
Nonostante la risoluzione di compromesso, nell’ottobre 2002 il Congresso approvò la Risoluzione del 2002 sull’autorizzazione all’uso della forza militare contro l’Iraq, che autorizzava il presidente a “usare qualsiasi mezzo necessario” contro l’Iraq. Mentre gli Stati Uniti si preparavano a usare la forza militare contro l’Iraq, Saddam Hussein accettò la Risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 13 novembre e gli ispettori per gli armamenti tornarono in Iraq sotto la direzione dell’ispettore capo delle Nazioni Unite, Hans Blix. Il 5 febbraio 2003, il Segretario di Stato Colin Powell comparve davanti alle Nazioni Unite per presentare prove del fatto che l’Iraq nascondeva armi. Nella sua presentazione, Powell incluse informazioni provenienti da un disertore iracheno che i servizi segreti britannici e tedeschi avevano già ritenuto inaffidabile, e Powell fece anche affermazioni sensazionali accusando l’Iraq di ospitare e sostenere terroristi di al-Qaeda e sostenendo che al-Qaeda aveva tentato di acquisire armi di distruzione di massa dall’Iraq. Nel marzo 2003, Blix dichiarò che gli ispettori non avevano trovato prove del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq.
Mentre diventava sempre più chiaro che la maggior parte dei membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non avrebbe sostenuto una risoluzione che avrebbe portato a una guerra con l’Iraq, gli Stati Uniti e la loro “coalizione dei volenterosi” iniziarono a prepararsi a invadere l’Iraq senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Il 17 marzo 2003, il presidente Bush pronunciò un discorso in cui affermò che Saddam Hussein e i suoi figli avrebbero avuto due giorni per lasciare l’Iraq. Trascorso questo termine, l’invasione ebbe inizio. Baghdad cadde nelle mani delle forze americane nell’aprile 2003, ma Saddam Hussein fu catturato solo il 13 dicembre 2003. La sua esecuzione ebbe luogo il 30 dicembre 2006.
L’invasione ha portato alla destabilizzazione dell’Iraq, consentendo all’Iran di esercitare influenza sul suo vicino arabo, l’America si è ritrovata intrappolata in un conflitto durato quasi un decennio che è costato la vita a un numero di persone compreso tra cinquecentomila e un milione in una nazione con una politica interna complicata e priva di un’adeguata strategia di uscita, e l’ascesa dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, la cui rapida conquista di aree dell’Iraq e della Siria ha causato il ritorno delle truppe americane in Iraq. E dopo l’invasione non sono state trovate armi di distruzione di massa. Questo perché l’Iraq non le possedeva più nel 2003. La giustificazione per la guerra offerta dall’establishment politico americano era un mucchio di bugie. E come nel caso della maggior parte delle bugie nel corso della storia, ci si potrebbe chiedere chi abbia tratto beneficio dalle bugie raccontate.
Come si è scoperto, è stato Israele a trarre vantaggio dalle menzogne che hanno costituito la base per l’invasione dell’Iraq. Il fatto è che gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq anche per salvaguardare la sicurezza di Israele. Dopotutto, Israele voleva il rovesciamento del regime di Saddam Hussein a causa della minaccia alla sicurezza che riteneva rappresentasse l’Iraq. Anche i neoconservatori, convinti sostenitori di Israele, desideravano il rovesciamento del regime di Saddam Hussein per salvaguardare la sicurezza di Israele, tra le altre ragioni. In questo senso, i neoconservatori stavano eseguendo gli ordini di Israele.
L’idea che Israele sia stato un fattore determinante nella decisione di invadere l’Iraq è stata controversa, e molti si sono chiesti come Israele abbia potuto essere un fattore determinante nella decisione di invadere l’Iraq, quando la menzione di Israele era spesso assente dalle parole dei funzionari dell’amministrazione Bush nel periodo precedente l’invasione dell’Iraq. La prova che Israele sia stato un fattore determinante nella decisione di invadere l’Iraq non si trova nella retorica dei funzionari dell’amministrazione Bush, ma nella retorica dei funzionari israeliani dell’epoca e nei metodi utilizzati dalla lobby israeliana per impedire al popolo americano di percepire la guerra come guidata da interessi israeliani. Nel periodo precedente l’invasione, il Primo Ministro israeliano Ariel Sharon elogiò il Presidente Bush per aver perseguito una guerra con l’Iraq, pur tentando di rinnegare il coinvolgimento israeliano. La lobby israeliana cercò di proteggere la reputazione di Israele nell’opinione pubblica americana mentre l’amministrazione Bush perseguiva la guerra con l’Iraq. Un esempio di ciò è il modo in cui l’Israel Project ha inviato un promemoria in cui esortava i leader filo-israeliani a mantenere il silenzio sull’Iraq, affinché l’opinione pubblica non percepisse Israele come un istigatore della guerra contro l’Iraq.
Inoltre, diversi funzionari dell’amministrazione Bush erano membri di think tank filo-israeliani. John Bolton, che sarebbe stato ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, era stato senior fellow presso l’American Enterprise Institute e consulente del Jewish Institute for National Security Affairs. Inoltre, il vicepresidente di Bush Dick Cheney e l’ex direttore dell’intelligence centrale James Woolsey hanno fatto parte del comitato consultivo del Jewish Institute for National Security Affairs. Ci sono molti altri esempi di figure chiave della presidenza Bush che hanno affiliazioni con organizzazioni filo-israeliane che collettivamente costituiscono la lobby israeliana. La decisione degli Stati Uniti di invadere l’Iraq su richiesta di Israele è stata la massima dimostrazione della loro lealtà a Israele.
Un’altra organizzazione filo-israeliana che ha avuto un ruolo importante nella decisione americana di invadere l’Iraq è stata l’AIPAC. Sebbene alcuni affermino che l’AIPAC non abbia sostenuto la guerra con l’Iraq, esistono prove contrarie. L’ex direttore esecutivo dell’AIPAC, Howard Kohr, ha descritto in un’intervista del 2003 al New York Sun l’aver esercitato “silenziosamente” pressioni sul Congresso affinché approvasse l’uso della forza contro l’Iraq come uno dei successi dell’AIPAC nell’ultimo anno. Inoltre, Jeffrey Goldberg del New Yorker ha riportato in un profilo di Steven J. Rosen, direttore politico dell’AIPAC durante il periodo precedente la guerra in Iraq, che l’AIPAC ha esercitato pressioni sul Congresso a favore dell’entrata in guerra con l’Iraq. Vale anche la pena ricordare che l’AIPAC generalmente sostiene ciò che Israele vuole: Israele voleva il rovesciamento del regime di Saddam Hussein.
In sintesi, il governo americano ha sacrificato la vita di uomini e donne coraggiosi in uniforme e ha destabilizzato l’Iraq per le preoccupazioni di sicurezza di Israele. La lobby israeliana aveva il potere di farlo. Alcuni potrebbero liquidare tutto questo come un prodotto del passato, incapace di influenzarci nel presente. Altri potrebbero chiedersi perché dovrebbero preoccuparsene nel presente. Il fatto è che l’attuale rapporto tra Washington e Tel Aviv minaccia di provocare disastri futuri paragonabili all’invasione dell’Iraq del 2003.
Al momento della pubblicazione di questo articolo, l’amministrazione Biden aveva annunciato l’intenzione di inviare armi per un miliardo di dollari a Israele, mentre Israele continua la sua lotta contro Hamas, nonostante l’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avesse precedentemente sostenuto Hamas con denaro del Qatar come strategia di dividi et impera e da allora sono emerse prove che indicano che l’intelligence israeliana ha ignorato gli avvertimenti sugli attacchi lanciati da Hamas, che hanno agito da catalizzatore per il conflitto in corso a Gaza. Vale anche la pena notare che Israele ha commesso una serie di atrocità contro la popolazione di Gaza, tra cui il bombardamento di case, moschee, scuole e ospedali in linea con la dottrina Dahiya, una tattica terroristica impiegata da Israele in cui le Forze di Difesa Israeliane attaccano in modo sproporzionato le aree civili in risposta ai lanci di razzi per terrorizzare la società civile palestinese e spingerla a fare pressione su Hamas, il blocco della fornitura di acqua, cibo e carburante agli abitanti di Gaza, la distruzione di terreni agricoli per privare gli abitanti di Gaza di cibo, lo sfollamento forzato di civili di Gaza bombardando le loro case e la punizione delle famiglie dei presunti aggressori con trasferimenti forzati e demolizioni di case, tra gli altri mezzi di punizione collettiva. Nonostante il procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, abbia richiesto un mandato di arresto per Netanyahu, il presidente Biden continua a difendere il primo ministro israeliano, definendo la mossa “oltraggiosa” e sostenendo che non vi è alcuna equivalenza tra Israele e Hamas. Oltre ad aiutare materialmente Israele, gli Stati Uniti rimangono impegnati militarmente in Medio Oriente, trovandosi spesso in scontri con i nemici di Israele. Ora è il momento che l’opinione pubblica americana sia consapevole del tipo di influenza che la lobby israeliana esercita sui nostri leader, in modo che possano prepararsi a dire a Washington che è giunto il momento per l’America di liberarsi dalle catene degli interessi di Tel Aviv e che questo svincolo potrebbe essere un trampolino di lancio necessario verso un futuro in cui il popolo palestinese possa godere dello stesso livello di sovranità del popolo di Israele.
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Dopo settimane, forse addirittura mesi, di attesa per vedere quale sarebbe stata la strategia di Trump per sfuggire alla “scadenza” russa che lui stesso si era imposto e nella quale si era cacciato, finalmente abbiamo ottenuto la risposta.
Trump sembra aver astutamente superato l’Europa e averle passato la palla, sfidando gli europei a mettere mano al portafoglio:
Traduzione: “Imporrò sanzioni alla Russia non appena voi farete qualcosa che so essere impossibile da fare.”
Trump ha messo l’Europa in una situazione di zugzwang, condizionando le sue azioni alla scelta da parte dell’Europa tra due posizioni ugualmente fatali: se l’Europa interrompe completamente i suoi acquisti “indiretti” di petrolio russo “ombra” e impone tariffe doganali alla Cina, l’economia europea, già in crisi, crollerà. Se l’Europa si rifiuterà di farlo, Trump continuerà lo status quo del minimo indispensabile nel sostegno all’Ucraina, dando essenzialmente carta bianca alla Russia per annientare l’Ucraina, il che è altrettanto politicamente disastroso per l’Europa quanto la prima opzione.
Con questa mossa, Trump è riuscito, almeno per ora, a districarsi dalla situazione di stallo, superando in astuzia sia i critici che i neoconservatori, che ora non possono più accusarlo di “favorire la Russia”. Trump avrà ora una scusa pronta e plausibile da opporre loro: “Perché dovremmo impegnarci in tali sanzioni quando l’Europa si rifiuta di venirci incontro? Dopotutto, è la loro guerra”.
Nonostante tutti i suoi recenti fallimenti, dobbiamo ammettere che quest’ultima mossa sembra essere molto efficace. Tuttavia, il neocon deep state è immediatamente entrato in azione. Il presidente Mike Johnson ha affermato che le sanzioni contro la Russia sono “attese da tempo” e che “il Congresso è molto favorevole”.
Il sempre subdolo Lindsey Graham ha fatto un passo in più nel tentativo di imporre un pacchetto di sanzioni inserendolo in un disegno di legge sul finanziamento federale:
Ovunque ti giri, la classe dirigente globale sta facendo del suo meglio per alimentare il conflitto, dipingendo la Russia come una minaccia proveniente dall’esterno che incombe su tutta la civiltà.
Il recente allarme polacco sui droni è stato smentito, poiché anche il ministro degli Esteri polacco Sikorski ha ammesso che nessuno dei droni era dotato di testate:
Il ministro degli Esteri polacco Sikorski ha confermato che gli UAV che sono entrati nello spazio aereo del Paese non erano equipaggiati con esplosivi.
Ci hanno messo troppo tempo a risolvere il “mistero” delle esche utilizzate per scaricare la difesa aerea in Ucraina.
Anche Lyin’ Wonder Von der Leyen è stata punita per il suo tentativo fallito di inganno:
I fanatici soldati semplici erano in piena ebbrezza, facendo tutto ciò che era in loro potere per alimentare paure e aumentare le tensioni, senza alcun risultato:
I cittadini polacchi hanno continuato a smascherare e persino a ridicolizzare l’assurda “paura dei droni”:
Il primo ministro polacco Donald Tusk è stato persino costretto ad ammettere che nel suo Paese sta esplodendo un’«ondata di sentimenti filo-russi», ma che come sempre è orchestrata dal «Cremlino». Egli ritiene che il «ruolo» dei politici sia quello di imporre uno «stop» artificiale e antidemocratico a questa naturale ondata di sentimenti civici, piuttosto che rispondere a ciò che vogliono gli elettori:
Caspita, pensavo che il ruolo dei politici fosse quello di rappresentare le opinioni popolari della gente, piuttosto che reprimerle quando si scontrano “inopportunamente” con le “indicazioni dall’alto” che i politici ricevono dai loro donatori aziendali e dai loro finanziatori.
L’articolo ammette che alcuni paesi europei non meglio identificati stanno già adottando misure di ritorsione segrete contro la Russia, molto probabilmente sotto forma di terrorismo occulto, come sempre:
Alcuni governi stanno già reagendo in segreto agli attacchi nella zona grigia, in particolare i paesi più vicini alla Russia che sono costantemente oggetto di attacchi ibridi.
“Stiamo adottando misure importanti per rafforzare la nostra resilienza”, ha dichiarato il ministro della Difesa svedese Pal Jonson in un’intervista. “E naturalmente stiamo anche facendo in modo di rendere le cose difficili alla Russia, soprattutto sostenendo anche l’Ucraina”.
Di cosa potrebbe trattarsi? Beh, per prima cosa si parla di «paesi particolarmente vicini alla Russia», che possiamo immediatamente supporre siano gli Stati baltici. L’unica domanda è: quali azioni segrete stanno intraprendendo?
Anche in questo caso la risposta potrebbe essere semplice: probabilmente per facilitare vari attacchi terroristici ucraini, come quelli avvenuti di recente. Ad esempio, ci sono state molte speculazioni sui recenti attacchi con droni contro basi e raffinerie russe nell’estremo nord, che sembravano provenire da uno dei paesi baltici. Tra questi vi è stato un attacco contro una nave a Primorsk:
Che si trova proprio qui:
Così come i colpi ancora più a nord, a Murmansk, che sembrano improbabili che abbiano avuto origine dall’Ucraina vera e propria.
Come sempre, agli europei non resta altro che un’escalation insensata e trascinare i loro paesi logori nell’abisso. Pochi giorni dopo il crollo del governo francese, Fitch ha abbassato il rating creditizio della Francia:
Nel frattempo, il Regno Unito ha assistito a quella che è stata definita la più grande manifestazione di destra della storia, con centinaia di migliaia di partecipanti, se non di più, a seconda delle fonti.
Le notizie dal fronte sono state relativamente scarse nell’ultima settimana, anche se negli ultimi giorni si è registrata una nuova accelerazione con una serie di avanzate russe su diversi fronti.
Uno dei più notevoli è stato quello di Kupyansk, dove anche fonti ucraine hanno ammesso che i russi hanno nuovamente utilizzato un’operazione segreta tramite condutture per attraversare il fiume Oskol e assaltare il centro di Kupyansk.
Dal canale DeepState affiliato all’AFU:
Sono emerse immagini delle truppe russe che uscivano da uno dei condotti:
Un altro video mostra alcuni russi con dei carrelli speciali sui quali viaggiano attraverso il tubo, come descritto sopra da DeepState. Nella seconda parte del video si vede che i russi avrebbero persino scoperto del filo spinato a fisarmonica inserito nel tubo dagli ucraini per impedire il loro passaggio:
Infatti, già da tempo i russi stanno sviluppando dispositivi e marchingegni sempre più avanzati per attraversare in modo più efficace tali condutture, al fine di ampliare queste operazioni in una sorta di MOS replicabile:
Quanto tempo ci vorrà prima che l’esercito russo abbia un proprio reparto ufficiale addetto alla manutenzione delle condutture?
La guerra dei gasdotti è ormai giunta al culmine e i meme abbondano:
Un articolo tratto da una fonte russa:
Fin dal mattino, il nemico ha scritto su tutti i suoi canali della scoperta di un passaggio sotterraneo, presumibilmente attraverso un gasdotto sotto il fiume Oskol vicino a Kupyansk. L’ingresso del tunnel, lungo circa 10 chilometri, si trova a Liman Pervy, sulla riva orientale, mentre l’uscita è nella zona di Radkovka, a nord-ovest di Kupyansk.
Secondo i dati disponibili, la nostra fanteria impiega 4 giorni per attraversarlo. Il tunnel è dotato di aree per dormire e mangiare, ventilazione e, naturalmente, carrelli elettrici per spostare rapidamente le truppe d’assalto cariche.
Secondo Suriyak, negli ultimi giorni le forze russe si sono infiltrate nell’area ombreggiata e l’hanno trasformata interamente in una zona grigia, senza ancora un consolidamento completo, anche se le forze ucraine si stanno ritirando in gran parte:
A nord di Kupyansk sono state conquistate diverse nuove aree a ovest del fiume Oskol, verso il confine russo.
Uno dei fronti russi di maggior successo e in più rapida evoluzione è ora quello che va da Krasny Lyman fino alla zona di Seversk, appena a sud di Kupyansk, sul confine tra Kharkov, Lugansk e Donetsk. Qui le forze russe hanno iniziato sia ad accerchiare che a aggirare Shandryholove:
Oltre a conquistare gran parte di Zarichne e avanzare verso Lyman:
Le forze armate della Repubblica di Donetsk si trovano a meno di 7 km da Lyman.
Sono entrati negli insediamenti di Shandryholovye, Derylovoye, Seredjne e Karpovka. I combattimenti continuano qui, con alcuni di questi insediamenti sotto il controllo russo per almeno il 75%.
A ovest, gli insediamenti di Zarochnoye e Torskoye sembrano essere saldamente sotto il controllo russo. E nella foresta di Serebryanskoye continuano ad esserci importanti avanzamenti.
A Seversk le forze russe hanno fatto crollare la sacca della foresta di Serebriansky a nord e stanno avanzando a nord di Seversk, iniziando ad attaccare la periferia della città:
Ingrandendo l’immagine, vediamo che le DRG russe si sono infiltrate fino a nord di Seversk, anche se non è stato ancora stabilito un controllo saldo:
Sul fronte Pokrovsk-Mirnograd, secondo quanto riferito, le forze russe sarebbero avanzate fino alle prime case alla periferia di Mirnograd, anche se l’area è attualmente contrassegnata come “controllo debole” o zona grigia, poiché non vi sono ancora stati consolidamenti confermati:
Situazione sul fronte di Mirnograd: negli ultimi cinque giorni la situazione a est di Mirnograd è peggiorata per l’esercito ucraino. L’esercito russo ha intensificato gli attacchi e si sta avvicinando alle prime case della città. Al momento le forze ucraine impediscono il consolidamento delle conquiste russe grazie all’elevato possesso di droni in questa sezione.
Ci sono stati molti altri piccoli progressi, gran parte dei quali lungo il confine tra Donetsk e Dnipro, sulla vecchia linea di Velyka Novosilka. Molte aree su quel fianco occidentale hanno visto la conquista di nuovi territori, in particolare intorno a Berezove e Sosnovka:
Uno sguardo più da vicino, con insediamenti specifici catturati:
Situazione sui fronti di Velikomikhailovskaya e Huliaipole:
L’esercito russo ha assunto il pieno controllo delle località di Ternove e Obratne. Inoltre, durante l’ultima settimana le forze russe hanno conquistato una serie di posizioni tra Olhivske e Temyrivka.
Sulla linea occidentale di Zaporozhye, le forze russe hanno iniziato a respingere le truppe ucraine dalla città di Plavni, precedentemente conquistata, e a occupare parte di Stepnogorsk, il nuovo insediamento:
—
Ultimi punti:
Quando Keith Kellogg ha visitato recentemente l’Ucraina, è nata una sorta di leggenda mitopoietica dall’osservazione che gli attacchi russi a Kiev sembravano essersi “interrotti” al suo arrivo. Lo stesso Zelensky ha scherzato dicendo che Kellogg è più prezioso del sistema Patriot e gli ha offerto la cittadinanza a vita per scherzo:
Lo stesso Kellogg ha dato vita con orgoglio a questo meme imbarazzante:
La cosa più interessante nella foto sopra è la statua del logo GUR di Budanov sullo sfondo, che raffigura una spada che trafigge la Russia:
In questa particolare rielaborazione, le parole scritte in tutta la Russia sono Країна рабів, che in ucraino significano: “Il paese degli schiavi”.
Kellogg in seguito raccontò eroicamente come gli ucraini avessero un vantaggio di 3:1 sul morale dei russi.
Se non parliamo solo in termini militari, sono stato in ospedali militari e ho incontrato personale militare, e il rapporto tra forza fisica e forza morale è di circa 1 a 3.
Il vantaggio morale degli ucraini rispetto alla Russia è quello che hanno nei loro cuori, il che è ovvio. …
L’Ucraina sopravviverà sicuramente e rimarrà uno Stato (secondo i video TikTok visti da Kellogg).
E se guardiamo alla resilienza delle persone, possiamo vedere come sarà il futuro”.
Ho visto degli ucraini nella metropolitana durante l’allarme, su TikTok o da qualche altra parte.
E non erano rannicchiati da qualche parte: no, stavano cantando con orgoglio l’inno nazionale.
Era unico.
E dimostra che l’Ucraina non può scomparire”, ha affermato Kellogg.
Dice che lui e il generale Caine condividono l’opinione che l’Ucraina stia vincendo la guerra.
Su questo punto, Arestovich ha recentemente espresso il suo disaccordo:
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Come ho osservato nel mio rapporto sulla Global Governance Initiative di Xi Jinping, ciò a cui stiamo assistendo è essenzialmente una riformulazione della Carta delle Nazioni Unite che ho definito Carta delle Nazioni Unite 2.0. Gli eventi globali in corso da allora hanno acuito il focus della questione, poiché i sionisti e gli attori controllati dall’Impero fuorilegge statunitense continuano a dimostrare con il loro comportamento di non avere alcuna morale o adesione a nessuna legge codificata, internazionale o nazionale, e di aver quindi eliminato le poche regole di ingaggio esistenti. Nel mio precedente rapporto sul rifiuto di obbedire al diritto internazionale nei Balcani, possiamo aggiungere il rifiuto di lunga data di obbedire al diritto internazionale nell’Asia occidentale – non solo nella Palestina occupata – e in quella che era conosciuta come Ucraina fino a quando non è diventata una colonia dell’Impero fuorilegge statunitense/NATO nel 2014, quando è stata invasa da un colpo di stato.
Il processo di Outlawry non è nuovo ed emerse subito dopo la Seconda Guerra Mondiale con l’immediata sovversione della Carta delle Nazioni Unite da parte dell’Impero degli Stati Uniti Fuorilegge attraverso il suo sostegno al nazismo in Europa, in particolare a quello dell’OUN in quella che divenne l’Ucraina occidentale. Ciò fu presto promosso dall’istigazione di colpi di stato e guerre per procura a livello globale, prima in America Centrale, e a livello nazionale, rifiutando di rispettare i diritti umani sanciti dalla Carta in relazione agli afroamericani e ad altre minoranze. Anche la mancanza di un’adeguata restituzione degli americani imprigionati illegalmente durante la Seconda Guerra Mondiale fu un problema, sebbene si sapesse molto poco allora e oggi. Inoltre, i continui maltrattamenti dei nativi americani possono essere aggiunti all’elenco delle violazioni – ignorare è più corretto dire – della Carta delle Nazioni Unite da parte dell’Impero degli Stati Uniti Fuorilegge. Chiaramente, qualcosa doveva essere fatto, quindi nel 1948 fu ideata una minaccia alla sicurezza nazionale su Berlino, che si intensificò nella Crociata Cold War/Anti-Comunista. E da allora, la scusa della Sicurezza Nazionale continua a essere usata per giustificare quasi ogni azione illegale intrapresa dall’Impero fuorilegge statunitense. I sionisti hanno semplicemente copiato l’esempio dei loro padroni, incluso il genocidio dei palestinesi: l’Impero la fece franca con i crimini di guerra di Norimberga in Corea e nel Sud-est asiatico, uccidendo e costringendo alla fuga milioni di persone, e i complici del Regno Unito fecero altrettanto, se non di più, all’interno delle loro colonie, molto più di quanto i sionisti abbiano ucciso fino ad oggi.
Oggi, il Ministro degli Esteri Lavrov ha incontrato molti membri, individualmente e collettivamente, del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in preparazione del primo Vertice Russia-Arabia del 15 ottobre, e ha discusso di numerosi argomenti, tra cui l’ultimo crimine sionista a Doha, in Qatar. In relazione a quanto sopra, Lavrov ha fatto alcuni riferimenti specifici alla Carta e a chi afferma di rispettarla. Ecco il primo:
Abbiamo discusso in dettaglio l’agenda internazionale e regionale. Abbiamo ribadito la coincidenza o la significativa somiglianza degli approcci alla risoluzione della crisi in Medio Oriente e oltre. Ciò riguarda principalmente il rispetto incondizionato dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite nella loro interezza e interconnessione. È in questo che vediamo le modalità per una risoluzione sostenibile e di successo di eventuali conflitti che persistono nella regione e in altre parti del mondo. [Corsivo mio]
Rispondendo a una domanda dei media, Lavrov ha collegato le strette somiglianze con le questioni palestinese e ucraina e la loro possibile soluzione, che richiede il rispetto del diritto internazionale:
Un parallelismo con la necessità di affrontare le cause profonde si può riscontrare anche nella crisi ucraina, le cui cause profonde sono ben note. Oltre all’ingresso dell’Ucraina nella NATO e alla conseguente minaccia diretta alla sicurezza della Federazione Russa, la causa profonda è, proprio come nel caso della Palestina, la privazione del diritto dei cittadini russofoni di vivere sulle terre dei loro antenati, come hanno fatto finora. Al contrario, è stato loro proibito di parlare la loro lingua, di insegnare ai bambini in questa lingua e i media sono stati banditi in russo. L’ultimo stratagemma del regime di Kiev è il divieto imposto alla Chiesa ortodossa ucraina canonica.
Nel caso dei palestinesi e degli abitanti di Crimea, Donbass e Novorossiya, le autorità, che non riflettono gli interessi di questi residenti, stanno cercando di dettare il loro destino futuro. Non è così che funziona. La Carta delle Nazioni Unite sancisce la necessità di rispettare i diritti umani, incluso il diritto alla lingua e alla religione. Questo, ovviamente, dovrebbe essere tenuto in considerazione. [Corsivo mio]
Il mondo si trova di fronte a una scelta piuttosto netta, che si sta aggravando da molti anni e che si basa sul problema di come gestire gli stati fuorilegge, in particolare quelli con potere di veto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E dovrebbe essere ormai abbastanza chiaro che non è possibile stabilire una pace globale senza affrontare i fuorilegge: devono in qualche modo essere contenuti in modo che rappresentino la minima minaccia possibile per l’umanità. Ed è proprio questa esigenza a spingere l’idea di istituire una Carta 2.0 delle Nazioni Unite e di riformarne le istituzioni al di fuori dello stato fuorilegge principale. Cosa c’è da perdere, visto che quello stato è già un fuorilegge ben collaudato che attualmente – e probabilmente lo sarà per molti anni a venire – continuerà a esserlo? Il problema più urgente è come fermare l’aggressione e il genocidio sionisti prima che peggiorino, o che usino le loro armi nucleari. Un Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite correttamente funzionante imporrebbe come minimo un embargo, con possibili condizioni previste dal Capitolo 7, per costringere i sionisti a fermare e facilitare l’arresto dei loro leader criminali. (Ma cosa fare con una società in cui oltre il 60% approva il genocidio?) Quindi, una Conferenza ONU 2.0 nascerebbe chiaramente da una crisi che deve essere risolta.
A mio parere, la situazione attuale dimostra che la diplomazia non funzionerà più con i sionisti o i loro amici Fuorilegge, dato che hanno distrutto tutte le regole d’ingaggio. Come abbiamo appena visto, a prescindere dall’incontro con Lavrov, i delegati arabi del Golfo sono proprio questo e, nonostante affermino di aderire alla Carta delle Nazioni Unite (sebbene a livello nazionale la violino), sono essenzialmente Fuorilegge perché sono al servizio dei due Fuorilegge più in alto. Nessuno di loro può essere definito democratico e la loro ricchezza è tenuta in ostaggio da Fuorilegge più grandi, motivo per cui fanno quello che gli viene detto. La Global Governance Initiative di Xi, insieme alle altre da lui suggerite negli ultimi cinque anni, non ha alcuna possibilità di essere attuata finché i sionisti non saranno fermati: questa è la cruda verità per Xi.
E così torniamo a ciò che ci chiediamo da mesi: cosa si deve fare? Ci sono troppi attori ambigui coinvolti al momento: Erdogan, Aliyev, Pashinyan, Trump, i curdi e il Regno Unito/UE, per cominciare. Poi c’è la Legione Straniera Terrorista. Forse i sionisti risolveranno il problema da soli attaccando l’Iran e venendo distrutti questa volta. Naturalmente, ciò comporta grandi rischi per tutte le popolazioni della regione, soprattutto perché i loro governi sono per procura. Anche l’Europa è minacciata, sebbene non agisca in questo modo, poiché la dottrina sionista di lunga data è quella di bombardare anche quelle nazioni. In altre parole, i sionisti rappresentano una minaccia per gran parte dell’umanità e l’unico modo per fermarli è attraverso l’uso della forza o forse con una coercizione economica al 100%, il che è improbabile perché l’Impero fuorilegge degli Stati Uniti e il Regno Unito continueranno a sostenerli.
Ma il processo deve iniziare perché l’attuale istituzione delle Nazioni Unite non funziona più come dovrebbe e si trova in una posizione che rappresenta un danno per l’umanità. La situazione di fatto del mondo è già divisa tra Fuorilegge e Rispettosi della Legge. Xi ha fatto la proposta e deve darne seguito. Sfortunatamente, la Palestra non ha abbonati cinesi, quindi è improbabile che questa argomentazione venga ascoltata lì.
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Commenterò questo articolo , con cui sono sostanzialmente d’accordo, in un modo un po’ divergente, partendo da questa giusta sua constatazione..
“Non c’è dubbio che i sionisti siano in preda al panico per la crescente opposizione al sionismo e al genocidio israeliano del popolo palestinese tra gli under 30 negli Stati Uniti.”
E’ infatti estremamente difficile trovare una “logica” nell’ uccisione di Kirk, se non in un atto di panico.
Questo ragazzo, del quale per altro io nemmeno sapevo nulla, era un membro della galassia MAGA e il cui successo è dipeso, come per tutti gli altri , comunque da cospicue donazioni di “ebrei di destra”, ugualmente sionisti come quelli “di sinistra” ma con “agende” diverse.
Vorrei appunto far notare che anche quella ebraica come l’elite americana si divide in “destra “ e “ sinistra”; ma come l’ elite americana è sostanzialmente un “partito unico del Kapitale” , anche quella ebraica è sostanzialmente il “partito unico del Sionismo” e su ciò che si divide la “destra “ dalla “ sinistra” non è il “fine” ma il “metodo”.
E qui bisogna spiegare il “perché” e il “come”
Innanzitutto notiamo che “la sinistra” è da sempre il partito della “finanza”. E la “finanza” è da sempre globalista, non crede negli stati , né nei popoli ma solo nel potere del danaro creato dal nulla con cui è in grado di sottomettere entrambi.
La “ destra “ invece è più pragmatica e crede nel potere delle “cose” da possedere, organizzare e gestire per ottenere comunque lo stesso risultato.
La differenza è ovvia e marginale : “destra “ e sinistra” sono due bracci dello stesso corpo che lavorano sinergicamente allo stesso scopo : acquisire potere sul resto del mondo nel nome ovviamente del popolo “americano” per una elite , e del popolo “ebraico” per l’ altra.
Ma qui abbiamo già l’ evidente stranezza che la sovrapposizione tra i due insiemi, potenzialmente conflittuali tra loro, è formata da un terza entità : gli ebrei americani i quali possono operare da sionisti all’ interno di uno stato non-ebreo.
Ovviamente questa non è una novità della storia. Gli ebrei, il popolo più errante della storia umana, ha questa peculiarità di affluire in massa sempre laddove più circola la ricchezza; scalano con abilità tutte le élites economiche dei paesi ospitanti fino a diventare ingombranti ed ingestibili “ospiti” politici.
Cosa che nella storia ha portato sempre a violente reazioni dannose sia per l’“ ospitato” che per “l’ospitante”
E qui qualcuno potrebbe notare il parallelo con il rapporto ospite-parassita del mondo naturale, ma la cosa è ovviamente più complessa .
Infatti in natura non tutti gli organismi ospitati sono parassiti per l’ ospitante, anzi spesso gli ospitati svolgono importanti funzioni utili all’organismo che li ospita. Il problema è quando a “l’ospitato” che si ostina a rimanere tale, viene lasciato campo libero di perseguire il suo naturale istinto di crescere “libero come un cancro” fino a minacciare la vita di chi lo ospita.
Ed è lì che sono dolori che possono essere anche mortali.
Per tornare alla questione ebraica, mentre i banchieri ebrei tutti o i giornalisti ebrei tutti , o i produttori ebrei di cinema e TV tutti ect. sono per se stessi ovviamente tutti sionisti e globalisti , non significa che tutti gli ebrei siano sionisti e globalisti.
Esistevano infatti prima del 1945 anche ebrei nazionalisti che mantenevano la propria lealtà sia alla propria appartenenza etnica di ebrei, l’ ebraismo non è una fede in Dio ma una fede alla propria tribù definita dalla sola materlinearità, che alla nazione in cui vivevano da lungo tempo
C’erano , ma ovviamente le vicende della WW2 li hanno spazzati via, come i centomila soldati ebrei di Hitler (https://it.wikipedia.org/wiki/I_soldati_ebrei_di_Hitler) ed io credo di aver conosciuto l’ ultimo ebreo “italiano” di nome e di fatto.
Perché dopo il 1945 nelle comunità ebraiche non c’è stato più spazio per questo tipo di ebraicità. I globalisti ebrei avevano vinto e avevano creato lo stato di Israele dove portare tutti gli altri secondo la loro agenda che prevedeva un “nazionalismo ebraico” centrato in Palestina da usare anche come strumento del proprio dominio sul restante gregge umano.
Tutta la narrazione “sionista” è stata creata a questo scopo ed era ovvio che in questo stato inventato, con una lingua inventata, l’ iddish è un bastardo della lingua tedesca essendo le famiglie dei banchieri ebrei tutte ex-tedeschizzanti, nascesse davvero un “ nazionalismo ebraico” e che questo nazionalismo messianico lo interpretasse la “ destra” e che lo interpretasse sulla lettera dei libri sacri dell’ebraismo.
Ma veniamo all’ altro “gemello” e ospitante, gli USA.
Nella loro forma mentis gli USA hanno ugualmente una concezione messianica di se stessi , ma il sangue della loro nazione è il danaro, quindi non hanno avuto problemi ad accogliere e far prosperare tanti membri di una tribù specializzata “nel danaro” e con i quali hanno fatto società per la sottomissione del resto del mondo.
Ora però il problema americano è che costoro, i sionisti americani, si sono impadroniti degli USA portandoci addirittura dentro il conflitto, soprattutto metodologico, tra “destra” e “sinistra” del sionismo
Perché nella sostanza alla fine non c’ è differenza; gli USA devono seguire l’ agenda sionista e basta.
E qui arriviamo ad un punto delicato: a chi dava noia questo ragazzo? Ai sionisti “ di destra” o a quelli “di sinistra”. A chi dava noia uno che sostanzialmente lottava contro il “wokismo” che sta distruggendo il popolo americano e che poteva tra VENT’ANNI divenire un presidente “nazionalista” degli USA?
Io non credo che sia stata la “ destra sionista” a “dare l’ ordine”
Per capire le politiche mafiose ricordatevi sempre la saga del Padrino. Cosa dice il capomafia ebreo nel padrino parte II ? “ Io non chiesi mai chi aveva dato l’ordine, sapevo che erano “ affari” e questo mi doveva bastare “.
Certo Netaniahu “ sapeva” e per questo si è affrettato a “ fare le condoglianze”. Non è stata irrisione! Netaniahu non è un “vile mentitore” e lui i suoi “ crimini” li rivendica a testa alta.
Altro elemento che paradossalmente lo scagionerebbe è proprio l’essere lui il primo sospettato adombrato da tutti i media globalisti. Ma perché mai avrebbe dovuto farlo, dato che già si trova con la casacca del “vilain” e questo ragazzo era già stato redarguito da Trump?
Non era certo Kirk che poteva cambiare la politica di Trump, né tantomeno aveva provocato la rivolta “palestinese” dei campus; ma Kirk poteva dargli un altro sbocco.
Netaniahu è uno spregiudicato “identitario” a cui interessa solo la Grande Israele .
A lui non importa nulla che gli USA possano o meno sopravvivere eleggendo tra VENT’ANNI un presidente identitario, ma ai suoi confratelli “ di sinistra” si.
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C’è un comprensibile livello di scetticismo nei confronti del ventiduenne che avrebbe sparato il colpo che ha ucciso Charlie Kirk. Le indiscrezioni provenienti dall’FBI e dalle forze dell’ordine locali dipingono Tyler Robinson come un estremista di sinistra che agisce di propria iniziativa. Non ho prove per confutare tale affermazione, ma ci sono altri elementi che suggeriscono un movente alternativo. Vorrei richiamare la vostra attenzione sulle ultime notizie di Max Blumenthal e Anya Parampil su GrayZone : Charlie Kirk ha rifiutato l’offerta di finanziamenti di Netanyahu, era “spaventato” dalle forze filo-israeliane prima di morire, rivela un amico .
Pubblico i primi tre paragrafi dell’articolo (e vi invito a leggere il resto):
“Figlio della Nuova Rivoluzione Americana” è una pubblicazione finanziata dai lettori. Per ricevere nuovi post e sostenere il mio lavoro, puoi sottoscrivere un abbonamento gratuito o a pagamento.
Charlie Kirk ha rifiutato un’offerta fatta all’inizio di quest’anno dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu di organizzare una nuova massiccia iniezione di denaro sionista nella sua organizzazione Turning Point USA (TPUSA), la più grande associazione giovanile conservatrice americana, secondo quanto dichiarato da un amico di lunga data del commentatore assassinato, che ha parlato a condizione di anonimato. La fonte ha dichiarato a The Grayzone che il defunto influencer pro-Trump credeva che Netanyahu stesse cercando di intimidirlo e ridurlo al silenzio, mentre iniziava a mettere pubblicamente in discussione l’enorme influenza di Israele a Washington e chiedeva più spazio per criticarla.
Nelle settimane precedenti al suo assassinio, avvenuto il 10 settembre, Kirk aveva iniziato a detestare il leader israeliano, considerandolo un “bullo”, ha detto la fonte. Kirk era disgustato da ciò a cui aveva assistito all’interno dell’amministrazione Trump, dove Netanyahu cercava di dettare personalmente le decisioni del presidente in materia di personale e sfruttava risorse israeliane come la miliardaria donatrice Miriam Adelson per tenere la Casa Bianca saldamente sotto il suo controllo.
Secondo l’amico di Kirk, che aveva anche avuto accesso al presidente Donald Trump e alla sua cerchia ristretta, Kirk aveva fortemente messo in guardia Trump lo scorso giugno dal bombardare l’Iran per conto di Israele. “Charlie è stato l’unico a farlo”, hanno detto, ricordando come Trump “gli abbia abbaiato contro” in risposta e abbia chiuso la conversazione con rabbia. La fonte ritiene che l’incidente abbia confermato nella mente di Kirk l’idea che il presidente degli Stati Uniti fosse caduto sotto il controllo di una potenza straniera maligna e stesse conducendo il suo paese verso una serie di conflitti disastrosi.
Se avete seguito il dibattito tra Dave Smith e Josh Hammer, moderato da Charlie il 13 luglio, almeno due terzi del pubblico giovane hanno applaudito la forte critica di Dave a Israele. Non c’è dubbio che i sionisti siano in preda al panico per la crescente opposizione al sionismo e al genocidio israeliano del popolo palestinese tra gli under 30 negli Stati Uniti. Non sarebbe la prima volta che gli ardenti sionisti prendono parte a un tentativo riuscito di uccidere un politico o un militare americano. Le prove dimostrano che l’intelligence israeliana, insieme alla CIA e alla squadra di Meyer Lansky, ha portato a termine l’assassinio di John F. Kennedy a causa dei suoi sforzi per fermare il programma di armi nucleari israeliano e per obbligare il predecessore dell’AIPAC a registrarsi come agente straniero.
Sebbene non si tratti di speculazioni azzardate indicare l’ovvio movente che ha spinto i sionisti a eliminare Charlie Kirk, dobbiamo comunque fare i conti con i fatti: Tyler Robinson avrebbe confessato e l’arma presumibilmente utilizzata sarebbe stata recuperata. Ora spetta ai federali e alla polizia dello Utah presentare prove a sostegno della loro affermazione.
Oggi ero in viaggio per partecipare alla festa di compleanno di un amico e, per la prima volta, ho potuto dire al giudice: “Grazie per aver soddisfatto i miei impegni”. Abbiamo parlato di balistica e del fucile in questione:
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Un insider di Trump e amico di lunga data di Charlie Kirk racconta a The Grayzone come la svolta del leader conservatore assassinato sull’influenza israeliana abbia provocato un contraccolpo privato da parte degli alleati di Netanyahu che lo ha lasciato arrabbiato e spaventato.
La fonte ha detto che l’ansia si è diffusa all’interno dell’amministrazione Trump dopo che è stata scoperta un’apparente operazione di spionaggio israeliano.
Charlie Kirk ha rifiutato un’offerta all’inizio dell’anno da parte del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per organizzare una nuova massiccia infusione di denaro sionista nella sua organizzazione Turning Point USA (TPUSA), la più grande associazione giovanile conservatrice d’America, secondo un amico di lunga data del commentatore ucciso che parla a condizione di anonimato. La fonte ha riferito a The Grayzone che il defunto influencer pro-Trump credeva che Netanyahu stesse cercando di costringerlo al silenzio, dal momento che aveva iniziato a mettere pubblicamente in discussione la schiacciante influenza di Israele a Washington e chiedeva più spazio per criticarla;
Nelle settimane precedenti all’assassinio del 10 settembre, Kirk aveva iniziato a detestare il leader israeliano, considerandolo un “bullo”, ha detto la fonte. Kirk era disgustato da ciò che vedeva all’interno dell’amministrazione Trump, dove Netanyahu cercava di dettare personalmente le decisioni del presidente in materia di personale e si armava di beni israeliani come la donatrice miliardaria Miriam Adelson per tenere la Casa Bianca saldamente sotto il suo controllo.
Secondo un amico di Kirk, che ha avuto accesso anche al Presidente Donald Trump e alla sua cerchia ristretta, lo scorso giugno Kirk ha messo fortemente in guardia Trump dal bombardare l’Iran a favore di Israele. “Charlie è stato l’unico a farlo”, hanno detto, ricordando come Trump “gli abbia abbaiato contro” in risposta e abbia chiuso con rabbia la conversazione. La fonte ritiene che l’incidente abbia confermato nella mente di Kirk che il Presidente degli Stati Uniti era caduto sotto il controllo di una potenza straniera maligna e stava conducendo il proprio Paese in una serie di conflitti disastrosi.
Nel mese successivo, Kirk è diventato il bersaglio di una campagna privata di intimidazione e di accanimento da parte di ricchi e potenti alleati di Netanyahu – figure che egli ha descritto in un’intervista come “leader” e “parti interessate” ebraiche;
“Aveva paura di loro”, ha sottolineato la fonte;
Al TPUSA si allarga la frattura con Israele
Kirk aveva 18 anni quando ha lanciato il TPUSA nel 2012. Fin dall’inizio, la sua carriera è stata sostenuta da donatori sionisti, che hanno riempito di denaro la sua giovane organizzazione. attraverso associazioni neoconservatrici come il David Horowitz Freedom Center. Nel corso degli anni ha ripagato i suoi ricchi finanziatori scatenando un’incessante pioggia di diatribe antipalestinesi e islamofobiche, accettando viaggi promozionalia Israele, e chiudendo severamenteforze nazionaliste che contestavano il suo sostegno a Israele durante gli eventi del TPUSA. Nell’era Trump, pochi gentili americani si sono dimostrati più preziosi per l’autoproclamato Stato ebraico di Charlie Kirk.
Ma mentre l’assalto genocida di Israele alla Striscia di Gaza assediata ha provocato un contraccolpo senza precedenti all’interno dei circoli della destra di base, dove soltanto 24% dei repubblicani più giovaniKirk ha iniziato a cambiare. A volte si è allineato alla linea israeliana, diffondendo disinformazione sui bambini decapitati da Hamas il 7 ottobre, e negare la carestiaimposte alla popolazione di Gaza. Eppure ha contemporaneamente ceduto alla sua base, chiedersi ad alta vocese Jeffrey Epstein fosse una risorsa dei servizi segreti israeliani, domandandosi se il governo israeliano abbia permesso che gli attacchi del 7 ottobre procedessero per promuovere obiettivi politici a lungo termine, e ripetendo narrazioni familiari al suo critico più accanito a destra, lo streamer Nick Fuentes.
Lo scorso luglio, in occasione del suo TPUSA Student Action Summit, Kirk ha dato modo alla base di destra di sfogare la propria rabbia per il martellamento politico di Israele sull’amministrazione Trump. In quell’occasione sono intervenuti relatori come gli ex stalloni di Fox News Tucker Carlson e Megyn Kelly,al comico ebreo antisionista Dave Smith, ha denunciato l’assalto sanguinario di Israele alla Striscia di Gaza assediata, ha bollato Jeffrey Epstein come una risorsa dell’intelligence israeliana e ha apertamente schernito i miliardari sionisti come Bill Ackman per “averla fatta franca con le truffe” pur non avendo “alcuna competenza reale”.
Dopo la conferenza, Kirk è stato bombardato da messaggi di testo e telefonate infuriate da parte dei ricchi alleati di Netanyahu negli Stati Uniti, tra cui molti che avevano finanziato il TPUSA. Secondo il suo amico di lunga data, i donatori sionisti hanno trattato Kirk con vero e proprio disprezzo, ordinandogli essenzialmente di rimettersi in riga;
“Gli veniva detto cosa non si può fare e questo lo faceva impazzire”, ha ricordato l’amico di Kirk. Il leader dei giovani conservatori non solo era alienato dalla natura ostile delle interazioni, ma anche “spaventato” dal contraccolpo.
Il racconto dell’amico coincide con quello di molti commentatori di destra che hanno accesso a Kirk.
“Credo che, alla fine, Charlie stesse attraversando una trasformazione spirituale”, afferma Candace Owens, un’influencer conservatrice che dopo il 7 ottobre si è schierata decisamente contro Israele, riflessodopo l’uccisione del suo amico. “Lo so, ne stava passando di tutti i colori. C’era molta pressione, e per me è difficile vedere le persone che gli facevano pressione dire le cose che dicono”.
Ha proseguito: “Volevano che perdesse tutto per aver cambiato o anche solo leggermente modificato un’opinione. Mi ha fatto molto male”
Kirk è apparso visibilmente indignato durante un Intervista del 6 agostocon la conduttrice conservatrice Megyn Kelly, mentre discuteva dei messaggi minacciosi che riceveva da esponenti pro-Israele;
“All’improvviso: ‘Oh, Charlie: non è più con noi’. Aspettate un attimo… cosa significa esattamente ‘con noi’? Sono un americano, ok? Rappresento questo Paese”, ha spiegato, prima di rivolgersi ai potenti interessi sionisti che lo perseguitano.
Più voi, privatamente e pubblicamente, mettete in discussione il nostro carattere – il che non è isolato, sarebbe una cosa se si trattasse di un solo testo, o di due testi; si tratta di decine di testi – allora cominciamo a dire: “Ehi, fermi tutti””, ha continuato Kirk. Per essere onesti, alcuni buoni amici ebrei dicono: “Non siamo tutti noi”… Ma qui si tratta di leader. Si tratta di soggetti interessati”.
Poi si è lamentato con Kelly: “Ho meno capacità… di criticare il governo israeliano di quanta ne abbiano i veri israeliani. E questo è davvero, davvero strano”.
In uno dei suoi interviste finalicondotta con il principale influencer di Israele negli Stati Uniti, Ben Shapiro, Kirk ha cercato ancora una volta di sollevare la questione della censura dei critici di Israele;
“Un amico mi ha detto, in modo interessante: ‘Charlie, ok, abbiamo reagito contro i media sul COVID, sulle serrate, sull’Ucraina, sul confine'”, ha detto Kirk a Shapiro il 9 settembre. “Forse dovremmo anche porci la domanda: i media presentano totalmente la verità quando si tratta di Israele? È solo una domanda!”
Secondo un amico di lunga data di Kirk, il risentimento di quest’ultimo nei confronti di Netanyahu e della lobby israeliana si stava diffondendo nella cerchia ristretta di Trump. In realtà, hanno detto, il presidente stesso era terrorizzato dall’ira di Netanyahu e temeva le conseguenze di una sua sfida;
Nel corso dell’ultimo anno, l’insider di Trump è stato informato da contatti alla Casa Bianca che il Servizio Segreto aveva sorpreso personale del governo israeliano a posizionare dispositivi elettronici sui suoi veicoli di pronto intervento in due diverse occasioni.
Sebbene The Grayzone non sia stato in grado di confermare la notizia con i servizi segreti o la Casa Bianca, un simile incidente non sarebbe stato senza precedenti. Infatti, secondo un articolo di Politicocitando tre ex alti funzionari statunitensi, un dispositivo di spionaggio per cellulari è stato piazzato da agenti israeliani “vicino alla Casa Bianca e ad altri luoghi sensibili intorno a Washington” verso la fine del primo mandato di Trump nel 2019;
L’ex primo ministro britannico Boris Johnson ha raccontato un episodio simile nel suo libro di memorie, scrivendo che la sua squadra di sicurezza trovò un dispositivo di ascolto nel suo bagnosubito dopo che Netanyahu ha usato la sua toilette personale.
La teoria di Israele
Kirk è stato ucciso il 10 settembre con un solo colpo sparato da un cecchino apparentemente posizionato su un tetto a 200 metri di distanza. È stato colpito mentre era seduto davanti a una folla di migliaia di persone all’Università statale dello Utah a Orem, nello Utah, durante la prima tappa del suo Tour del ritorno in America. La scena di Kirk che crolla per l’impatto di un colpo di pistola al collo proprio mentre inizia a rispondere a una domanda sui tiratori di massa transgender è stata forse lo spettacolo più scioccante e vivido di un assassinio – e certamente il più virale – nella storia dell’umanità;
Al momento non ci sono prove di un ruolo del governo israeliano nell’assassinio di Kirk. Tuttavia, questo non ha impedito a migliaia di utenti dei social media di ipotizzare che le mutevoli opinioni dell’agente pro-Trump sulla questione abbiano contribuito in qualche modo alla sua morte. Al momento della pubblicazione, oltre 100.000 utenti di Twitter/X hanno apprezzato un post dell’11 settembre dell’influencer libertario Ian Carroll. dichiarandosu Kirk: “Era un loro amico. Aveva praticamente dedicato la sua vita a loro. E lo hanno ucciso davanti alla sua famiglia. Israele si è sparato da solo”;
Molti di coloro che sostengono la teoria, non comprovata, hanno indicato una Post su Twitter/Xdi Harrison Smith, una personalità della rete pro-Trump Infowars, che il 13 agosto – quasi un mese prima dell’assassinio di Kirk – ha dichiarato di essere stato informato da “qualcuno vicino a Charlie Kirk che Kirk pensa che Israele lo ucciderà se si rivolterà contro Israele”.
La frenetica speculazione ha scatenato onde d’urto a Tel Aviv, dove Netanyahu è stato costretto a negare esplicitamente che il suo governo abbia ucciso Kirk durante una Intervista dell’11 settembre con NewsMax.
Netanyahu e i suoi alleati insabbiano la crisi di Kirk mentre la “grande tenda” crolla
Questa apparizione è stata solo una delle numerose interviste e dichiarazioni che il Primo Ministro ha dedicato a Kirk all’indomani della sua uccisione, nel tentativo di inquadrare l’eredità del defunto leader conservatore in una luce uniformemente pro-Israele. L’importante spinta alle pubbliche relazioni è avvenuta mentre Netanyahu conduce una campagna militare su sette fronti, punteggiata da una serie di omicidi regionali che recentemente hanno raggiunto il cuore del Qatar, un alleato degli Stati Uniti.
Netanyahu per primo twittatoha pregato per Kirk alle 15:02 del pomeriggio del 10 settembre, pochi minuti dopo la notizia della sparatoria. Da allora ha scritto altri tre post su Kirk, staccandosi anche dal gabinetto di guerra israeliano per trascorrere il pomeriggio dell’11 settembre. commemorando il leader conservatore su Fox News.
Durante l’intervista, Netanyahu ha fatto del suo meglio per insinuare che i nemici di Israele fossero responsabili dell’omicidio di Kirk, nonostante il fatto che nessun sospetto fosse stato nominato o fosse in custodia all’epoca:
“Gli islamisti radicali e la loro unione con gli ultra-progressisti – spesso parlano di ‘diritti umani’, parlano di ‘libertà di parola’ – ma usano la violenza per cercare di abbattere i loro nemici”, ha dichiarato il Primo Ministro ad Harris Faulkner;
In un 10 settembre Twitter/X postNell’elogiare il leader conservatore, il Primo Ministro israeliano ha descritto una recente conversazione telefonica con Kirk.
“Ho parlato con lui solo due settimane fa e l’ho invitato in Israele”, ha dichiarato Netanyahu. “Purtroppo quella visita non avrà luogo”.
Non è stato detto se Kirk abbia declinato l’invito, proprio come ha fatto con l’offerta del Primo Ministro di ricaricare le casse del TPUSA con le donazioni del suo gruppo di ricchi ebrei americani;
Al momento della pubblicazione, un 22enne residente nello Utah è stato preso in custodia dopo aver presumibilmente confessato di aver ucciso Kirk. Il pubblico potrebbe presto conoscere le vere motivazioni del presunto assassino. Forse alimenteranno la narrativa che Trump e i suoi alleati hanno avanzato subito dopo la sparatoria: che il responsabile è un radicale di sinistra e che deve seguire un’ondata di repressione draconiana;
Ma dopo la fuga iniziale del tiratore e una serie di disavventure delle forze dell’ordine federali, un ampio settore di americani probabilmente non crederà mai alla storia ufficiale. Né sapranno mai dove la svolta di Kirk su Israele avrebbe portato il movimento conservatore.
Quattro giorni prima dell’assassinio, la frustrazione dei commentatori pro-Israele si è manifestata pubblicamente durante un Intervista a Fox Newsin cui Ben Shapiro ha lanciato un attacco agghiacciante a Kirk senza nominarlo.
“Il problema di una ‘grande tenda’ è che si può finire con molti clown all’interno”, ha detto Shapiro al conduttore della Fox e collega sionista Mark Levin, in un’apparente critica al TPUSA.
“Solo perché si dice che qualcuno vota repubblicano – non significa che dovrebbe essere il predicatore in testa alla chiesa, non è la persona che dovrebbe guidare il movimento, se passa tutto il giorno a criticare il Presidente degli Stati Uniti come ‘copertura di un giro di stupri del Mossad’ o ‘strumento degli israeliani per colpire un impianto nucleare iraniano'”.
Quando, quattro giorni dopo, Kirk prese il suo solito posto sul “fronte della chiesa”, fu colpito da un proiettile di cecchino.
Nelle 24 ore successive alla morte di Kirk, Shapiro ha annunciato che avrebbe lanciato il suo tour di discorsi nei campus, giurando: “Riprenderemo quel microfono macchiato di sangue dove Charlie l’ha lasciato”.
1)l’ascesa cinese è da imputare a un grossolano errore strategico degli anglosassoni o è la spia del passaggio a oriente di LORSIGNORI?
R: Datosi il rapporto “simbiotico” tra “anglosassoni” e LORSIGNORI direi che è stato l’ errore di entrambi. Infatti sia il “predatore” che il suo “parassita” avevano progetti propri sulla Cina e hanno operato insieme e fallito insieme.
In ogni caso si è trattato di un errore grossolano, cosa apparentemente sorprendente datosi il LORO immensi mezzi di informazione ed elaborazione dei dati.
La Cina è un “mondo a se” che non può essere inquadrato secondo gli schemi con cui siamo inquadrati noi. E’ un mondo con cui si può pensare di collaborare ma non si può fagocitare. E’ la Cina che “digerisce” tutto.
Tantissimi anni fa la vecchia professoressa ( marxista) di etnologia di mia moglie, una persona seria come allora ancora esistevano , disse in aula che si era letta con molta attenzione il “libretto rosso” di Mao trovandovi “tanto Confucio con una spolverata di Marx”.
E anche la “rivoluzione culturale” di Mao che allora sembrò più internamente lacerante della destalinizzazione sovietica andrebbe oggi riconsiderata sotto un altro aspetto perché nella sostanza spazzò via la “vecchia classe rivoluzionaria “ evitando la sclerosi del partito che fu letale al PCUS..
Una bella differenza con il “ nostro” ‘68 con i nostri “maoisti” che agitando un libretto che forse non avevano nemmeno letto, puntavano solo a prendere “ sine arte nec studio” il posto dei loro professori , no ?.
In ogni caso alla Cina , non importava “il colore del gatto” ,lo scopo era “ scacciare i topi” che l’ avevano assaltata due secoli prima e la Cina ci è riuscita con il principio del “ chiodo scaccia chiodo” fino alla fine austutamente trattare con le “pantegana” per far capire al “ gatto rosso” che lui non gli era più necessario.
Ma perché “la pantegana” ci è cascata? Perché ha sovrastimato la forza di quella “ fascinazione” con cui stava già avvolgendo la Russia dimenticando che la “Cina è diversa”-
Nella sostanza si può considerare la cosa come un tentativo fallito da parte di un parassita di saltare su di un “animale” su cui non si era adeguatamente “specializzato” ,così con il solo risultato di averne rafforzato l’ apparato immunitario..
2)i tentacoli U$A non si diffusero iefficacemente in Russia, pare: fu una colossale dormita dei primi o tutta farina del sacco dei veri rappresentanti della seconda, non attratti dalle sirene occidentali?
R:Anche la Russia è un animale diverso da noi “occidentali” ma più esposto della Cina proprio a causa della “fascinazione”. Diciamo che mentre la Cina non si infetterà mai più , la Russa resta più debole e prende ciclicamente ” il raffreddore”.
La crisi de l’ URSS sostanzialmente dette campo libero a due opposte tendenze sempre presenti nel mondo russo : “l’ occidentalismo” e il ” patriottismo” ( non riesco a trovare una parola migliore) e che da sempre si combattono tra loro, spesso nello spirito della stessa persona e con risultati paradossali . Cita appunto Tolstoj in “guerra e pace” la memoria del governatore di Mosca del 1812 ( quello che probabilmente gli dette intenzionalmente fuoco) e che a me hanno tanto colpito da poterle riprodurre a memoria “ Sono nato tartaro e nobile dello Zar , ma per tutta la vita ho desiderato essere francese :parlavo francese , scrivevo in francese , mangiavo francese e adirittura pensavo in francese . Ma poi i Francesi sono venuti qui e ho capito che io in realtà era soltanto un russo “.
Questo contraddittorio mix di “ aspirazione” ed “identità” è presente quasi in ogni membro della elite russa ma è raro in quella cinese . E si può dire che in Russia sono le circostanze a fare emergere una su l’ altra o viceversa.
Ad esempio il “primo” Putin si deve catalogare come un “occidentalista” come allora lo era tutta l’ intera “mafia di Leningrado” che Sobciak si portò a Mosca nel 1997 e che adesso ancora siede nei posti apicali del Kremlino .
Diciamo quindi che nel 1992 gli “occidentalisti” presero il potere e ci fu un momento di catarsi in cui costoro si accorsero che “ in realtà erano soltanto russi”.
Quel momento fu l’ attacco NATO alla Serbia quando , come scrissi allora in usenet su it.politica internazionale le bombe NATO su Belgrado uccidevano anche gli “american boys” a Mosca.
Ma come si era conservato nel marasma degli Anni ‘ 90 il segreto delle armi sovietiche e il suo cuore Nucleare? Ovviamente sono stati quelli del GRU , questo “cuore zarista” della Armata Rossa ben descritto da Dughin ( suo padre ne era un generale) ma non solo .
C’ è infatti una naturale riservatezza in ogni russo ,anche nel più “ occidentalista” che lo spinge sempre a non confidare mai nulla di importante ad uno “ straniero” ( e figuriamoci poi i cinesi…).
Noi ad esempio non sapremo mai le dinamiche che hanno fatto emergere l’attuale dirigenza russa. Chi è Putin in realtà ? Forse un uomo del GRU infiltrato nel KGB nella eterna lotta tra “occidentalisti” e “euroasiatisti” come talvolta alluso da Dughin ? Ma perché lui e non il suo sodale e superiore Ivanov ?
3)arriverà uno zar coglione nei prossimi anni, secondo te?
Eheh .. Si gioca tutto su questo.
Putin certamente non lo è , ma purtoppo ciclicamente nella storia russa si nota un’ alternanza “buono”-”cattivo” tra i suoi zar.
Dicono che personalmente Putin non sia interessato troppo a fare lo “zar” e che sia costretto a farlo “ a vita” perché è “insostituibile”. Quando ad esempio lasciò le briglie a Medvedev costui ha sostanzialmente fallito e Putin è dovuto tornare di corsa.
Ma c’è un altro “putin” che si scalda in panchina ? Ci sono tante voci ma i suoi uomini migliori ( rogozin patushev, lavrov ) sono già invecchiati con lui e non potranno sostituirlo. Gli altri non mi piacciono , sono solo dei grigi funzionari spesso nemmeno tanto efficienti.
Il problema è che il Top di un elite è generalmente lo specchio de l’ elite sottostante. E come si seleziona questa elite ?
In “democrazia “ abbiamo visto che oramai si selezionano solo opportunisti “pigiabottoni”. Ma nelle “autocrazie” ? . La Cina pare abbia un sistema efficiente mettendo in concorrenza le varie “municipalità” e le diverse strutture “pubbliche” e dove solo chi mostra risultati validi accede al Politburo del Partito.
La Russia ha un analogo sistema basato sui governatorati e sul Parlamento ma non sembra così efficace. La differenza con la Cina probabilmente risiede anche in un più efficace sistema di punizione di chi danneggia lo stato abusando della propria posizione, una cosa che solo ora Putin ha cominciato a fare davvero.
Putin ha comunque detto che vuole passare il potere alla generazione forgiata dalla guerra , un’ ottima idea; non credo però ne abbia il tempo.
In conclusione, non c’ è ancora alcuna certezza che la successione a Putin non evolva poi in modo catastrofico quindi:
lunga vita a Putin!
Ne abbiamo tutti bisogno.
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È improbabile che la Russia rischi di mobilitare l’Occidente a favore di una no-fly zone sull’Ucraina mettendo in atto una provocazione deliberata contro la Polonia o anche solo effettuando una missione di ricognizione nello spazio aereo della NATO.
La Polonia ha affermato di aver abbattuto diversi droni russi mercoledì mattina che, secondo quanto riferito, avrebbero violato il suo spazio aereo durante gli ultimi attacchi su larga scala contro l’Ucraina. Ciò è avvenuto nel corso delle esercitazioni in corso tra Polonia, Lituania e NATO che coinvolgono 30.000 soldati polacchi e proprio alla vigilia delle imminenti esercitazioni Zapad 2025 tra Russia e Bielorussia. Alcuni sospettano quindi che si sia trattato di una provocazione deliberata da parte della Russia o di una missione di ricognizione fallita, ma potrebbe essere stato semplicemente a causa delle interferenze della NATO.
Recentemente è stato sostenuto che “La bufala su Von Der Leyen, il GPS e la Russia potrebbe nascondere qualcosa di più di un semplice tentativo di guadagnare punti nella guerra dell’informazione” dopo che la drammatica affermazione secondo cui la Russia avrebbe disturbato il segnale del suo aereo mentre tentava di atterrare in Bulgaria è stata smentita dalla stessa Sofia e dai media occidentali. La teoria alternativa avanzata era che questa falsa narrazione avesse lo scopo di giustificare le aggressive interferenze a Kaliningrad, anche se queste potrebbero essere dirette anche alla Bielorussia, dato che ospiterà le prossime esercitazioni Zapad 2025.
Tali interferenze potrebbero quindi aver causato la deviazione dei droni russi verso la Polonia durante gli ultimi attacchi su larga scala contro l’Ucraina. L’aggressiva interferenza dei segnali potrebbe anche precedere l’attuazione dei piani segnalati per l’imposizione di una no-fly zone su almeno una parte dell’Ucraina in relazione alle garanzie di sicurezza fornite dall’Occidente a quel Paese. Sebbene non sia affatto infallibile come le pattuglie sullo spazio aereo ucraino e l’autorizzazione ai Patriot della NATO a proteggere i suoi cieli, comporterebbe un rischio di escalation molto minore.
Inoltre, se la NATO si aspettava che i suoi segnali speculativi di disturbo – forse intensificati dopo la bufala di von der Leyen-GPS-Russia, che potrebbe essere stata programmata in modo da coincidere con le imminenti esercitazioni Zapad 2025 – avrebbero causato la deviazione dei droni russi dalla loro rotta, allora questo potrebbe essere parte di un’escalation premeditata. L’obiettivo potrebbe essere quello di raccogliere sostegno per la suddetta proposta di zona di interdizione al volo o addirittura avviare il graduale processo di attuazione della stessa con il pretesto della “difesa proattiva” alla luce di questo incidente.
A oltre 3,5 anni dall’inizio dell’operazione speciale, la Russia avrebbe ormai presumibilmente pianificato tutto ciò che potrebbe realisticamente seguire lo scenario di diversi suoi droni che attraversano il confine con la Polonia, con i responsabili politici quindi probabilmente consapevoli che ciò potrebbe essere sfruttato per portare avanti il piano della no-fly zone. La suddetta intuizione riduce di conseguenza le probabilità che si sia trattato di una provocazione deliberata o di una missione di ricognizione fallita, entrambe probabilmente condotte con forza per rendere più vantaggioso il rapporto costi-benefici.
Si tratta di una logica simile a quella recentemente condivisa in questa analisi qui, secondo cui la Russia probabilmente non ha preso di mira deliberatamente il palazzo del Consiglio dei Ministri a Kiev per evitare di alimentare il complotto sulla no-fly zone. Mentre quel particolare incidente potrebbe essere stato causato casualmente dai detriti di un drone, l’ultimo potrebbe essere stato pianificato in misura molto maggiore se, come ipotizzato, fosse stata effettivamente responsabile la interferenza della NATO. Resta da vedere, tuttavia, se la Polonia parteciperà a una zona di interdizione al volo sull’Ucraina come risultato.
Alcuni commentatori di entrambe le parti ritengono che ciò potrebbe portare alla terza guerra mondiale.
Le forze della NATO hanno intercettato direttamente i droni russi per la prima volta dall’inizio dell’operazione speciale, dopo che alcuni di essi avevano deviato verso la Polonia all’inizio di questa settimana. Questo incidente senza precedenti è probabilmente dovuto alle interferenze della NATO, come spiegato qui. Alcuni commentatori di entrambe le parti ritengono che ciò potrebbe portare alla terza guerra mondiale, ma si tratta di uno scenario inverosimile, poiché non è prevedibile che la NATO risponda con un bombardamento della Russia (anche solo di Kaliningrad) e/o della Bielorussia. I cinque esiti più probabili sono in realtà i seguenti:
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* La “linea di difesa dell’UE” diventa un “muro di droni”
La “ Linea di difesa baltica” e lo “Scudo orientale” della Polonia, noti collettivamente come “Linea di difesa dell’UE” che funge da nuova cortina di ferro, potrebbero presto essere dotati di capacità anti-drone all’avanguardia, come suggerito dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ha parlato della creazione di una “Vigilanza del fianco orientale” che diventerebbe anche un “muro anti-drone”, cosa che gli Stati baltici desiderano da tempo, e ha senso espandere questo programma in entrambe le direzioni verso la Polonia e la Finlandia.
* La Polonia espande la propria influenza militare nei Paesi Baltici
Essendo il Paese ex comunista più popoloso e prospero dell’Europa centrale, che ha già costituito il terzo esercito più grande della NATO, la Polonia potrebbe facilmente espandere la propria influenza militare nella regione con il pretesto di “difendersi dalla Russia”. Il nuovo presidente Karol Nawrocki ha lasciato intendere durante l’estate che la “Iniziativa dei Tre Mari” sarebbe stata il mezzo per raggiungere questo obiettivo e ha persino dichiarato durante il suo ultimo viaggio in Lituania che “siamo responsabili dell’intera regione dell’Europa centrale, compresi gli Stati baltici”.
* Gli Stati Uniti ampliano la loro presenza militare in Polonia
* …Ma questo è tutto ciò che la sua risposta potrà fare.
Indipendentemente da ciò che accadrà nello scenario sopra descritto, la Polonia non farà ulteriori passi avanti, ad esempio inviando truppe in Ucraina, come ha escluso Nawrocki ruledout. Nonostante le speculazioni occasionali, la Polonia non ha piani revanscisti poiché non vuole essere responsabile di milioni di ucraini ultranazionalisti, che potrebbero anche scatenare un’insurrezione terroristica contro le sue truppe. Sta già valutando la possibilità di affittare terreni e porti per recuperare i propri aiuti e persino trarne profitto, quindi non c’è bisogno di correre tali rischi, compresa una guerra aperta con la Russia.
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Tutto sommato, si prevede che la Polonia eviterà la trappola della “mission creep” dopo l’incidente della scorsa settimana, avendo già concluso qualche tempo fa che i potenziali benefici di un ulteriore aumento del proprio coinvolgimento nel conflitto ucraino non valgono i rischi. Il massimo che la Polonia si aspettava di fare era ospitare elementi dello Sky Shield della NATO, ma la sua estensione all’Ucraina durante o dopo il conflitto bellico avverrebbe probabilmente solo se gli Stati Uniti fornissero alla Polonia garanzie di sicurezza, cosa a cui Trump non sembra interessato.
Bisogna riconoscere alla Polonia il merito di non essere caduta in questa trappola, che avrebbe potuto innescare una rapida sequenza di eventi che avrebbero potuto sfociare nella Terza Guerra Mondiale. Gli osservatori filorussi dovrebbero quindi ricalibrare le loro valutazioni sul suo approccio al conflitto ucraino alla luce di ciò.
L’ex presidente polacco Andrzej Duda ha rivelato in un’intervista all’inizio di settembre che Zelensky ha tentato di manipolare il suo paese per spingerlo in guerra con la Russia durante l’incidente di Przewodow del novembre 2022, dopo che un missile allora sconosciuto ha attraversato il confine ucraino e si è schiantato in Polonia. Duda ha concordato con il suo interlocutore sul fatto che l’affermazione di Zelensky secondo cui si trattava di un missile russo equivalesse a fare pressione sulla Polonia affinché rispondesse di conseguenza, ma ha anche affermato di non essere sorpreso dal fatto che l’Ucraina volesse trascinare la NATO in guerra.
Nelle sue parole, “Hanno cercato di trascinare tutti in guerra fin dall’inizio. È ovvio, è nel loro interesse, e sarebbe meglio se potessero trascinare i paesi della NATO in guerra. È ovvio che stanno cercando coloro che combatterebbero attivamente al loro fianco contro i russi. Questo accade fin dal primo giorno”. L’ex ministro degli Esteri ucraino Dmitry Kuleba, nel frattempo fuggito in Polonia , affermò all’epoca che la suddetta visione era una “teoria del complotto russa” e una “propaganda russa”.
Bisogna riconoscere alla Polonia il merito di non essere caduta in questa trappola, che avrebbe potuto innescare una rapida sequenza di eventi che avrebbero potuto sfociare nella Terza Guerra Mondiale. Alcuni osservatori filorussi, come Scott Ritter, all’epoca la pensavano diversamente, ritenendo che fosse stata la Polonia a cercare di trascinare la NATO in guerra. Ora è noto che non fu così, eppure le false supposizioni sulle intenzioni della Polonia all’epoca influenzano ancora oggi l’opinione di alcuni sulle sue politiche attuali e future. Ecco cinque briefing di approfondimento:
Ci sono cinque punti principali da trarre dalla rivelazione di Duda: 1) L’Ucraina ha tentato disperatamente “fin dal primo giorno” di trasformare la situazione specialeoperazione in una guerra accesa tra NATO e Russia; 2) a tal fine, si è affidato a teorie cospirative trasformate in armi, come quella sull’incidente di Przewodow, e a provocazioni come i suoi regolari attacchi contro la centrale nucleare di Zaporozhye; 3) Polonia, NATO e Russia ne erano consapevoli fin dall’inizio; 4) quindi nessuno di loro è caduto in queste trappole; ma 5) il rischio rimane.
Tutto ciò è rilevante per quanto riguarda la percezione della Polonia da parte della comunità dei media alternativi . Sebbene molti possano ancora non apprezzare la sua politica estera complessiva e lo smantellamento dei monumenti dell’Armata Rossa, è importante essere imparziali nelle valutazioni del suo approccio al conflitto ucraino . La Polonia ha indiscutibilmente cercato di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, ergo perché ha contribuito al sabotaggio.bozza del trattato di pace della primavera del 2022 e poi ne ha donato l’ interoscorte in Ucraina, ma non ha mai pianificato di intervenire direttamente se ciò non fosse avvenuto.
Il successore di Duda, Karol Nawrocki, che, in base alla Costituzione polacca, formula la politica estera del Paese in collaborazione con il Primo Ministro e il Ministro degli Esteri, si è impegnato prima del secondo turno a non autorizzare il dispiegamento di truppe polacche in Ucraina . Non ci si aspetta che manchi di parola, visto che i polacchi sono ormai stanchi dei rifugiati ucraini e del conflitto che li circonda. La conclusione più importante della rivelazione di Duda è quindi che la Polonia non si lascerà manipolare da Zelensky per spingerla a dichiarare guerra alla Russia.
È difficile immaginare il solito cauto e moderato Putin che dà sconsideratamente ai guerrafondai europei esattamente ciò di cui hanno bisogno per aumentare le possibilità che possano manipolare gli Stati Uniti, trasformandoli in una minaccia ancora maggiore per gli interessi di sicurezza della Russia, solo perché presumibilmente ha perso la calma o qualcosa del genere.
L’Ucraina ha accusato la Russia di aver deliberatamente preso di mira il palazzo del Consiglio dei Ministri a Kiev durante i raid aerei su larga scala di domenica in tutto il Paese, cosa che la Russia ha negato , mentre RT ha citato precedenti rapporti ucraini per suggerire che il danno sia stato in realtà causato dai detriti di un drone abbattuto. Mentre alcuni sostenitori della Russia nel conflitto potrebbero deridere questa teoria, sperando che Putin abbia finalmente autorizzato gli attacchi contro obiettivi del governo ucraino, probabilmente non è quello che è successo, come verrà spiegato di seguito.
Dopotutto, non ha autorizzato alcuna ritorsione simmetrica a maggio2023 dopo che un drone ucraino ha colpito il Cremlino, confermando così la sua riluttanza a salire la scala dell’escalation. Le uniche eccezioni degne di nota negli ultimi 3 anni e mezzo sono state le specialiL’operazione stessa e poi l’impiego degli Oreshnik nel novembre scorso in risposta al permesso concesso dall’Occidente all’Ucraina di utilizzare i suoi missili a lungo raggio all’interno della Russia. Autorizzare a caso un attacco con droni contro un edificio governativo ucraino sarebbe quindi fuori luogo.
Non solo, ma Putin rischierebbe di provocare Trump proprio nel momento in cui è sottoposto a un’enorme pressione da parte dell’Europa affinché intensifichi il coinvolgimento americano nel conflitto, o almeno nel futuro post-conflitto, attraverso la fornitura di solide garanzie di sicurezza , incluso il possibile supporto per una no-fly zone. L’incidente di questo fine settimana può essere sfruttato dagli avversari della Russia per creare la narrazione secondo cui Putin sarebbe stato il primo a intensificare l’escalation, e per giunta nel bel mezzo dei colloqui con Trump, in anticipo rispetto ai loro obiettivi suddetti.
È difficile immaginare il solito cauto e moderato Putin che, senza pensarci due volte, fornisce ai guerrafondai europei esattamente ciò di cui hanno bisogno per aumentare le probabilità che possano manipolare gli Stati Uniti, trasformandoli in una minaccia ancora maggiore per gli interessi di sicurezza della Russia, solo perché ha presumibilmente perso la calma o qualcosa del genere. Date le conseguenze politico-militari di un attacco deliberato della Russia contro obiettivi del governo ucraino, avrebbe senso per lui autorizzare una campagna a tutto campo se volesse correre il rischio di tutto questo, non un attacco isolato.
Per queste ragioni, la teoria di RT secondo cui i detriti di un drone abbattuto sarebbero stati responsabili del danno al palazzo del Consiglio dei Ministri ucraino è la spiegazione più realistica dell’accaduto, non la versione di Kiev, che si allinea alle illusioni di alcuni sostenitori della Russia. Indipendentemente dall’opinione sulla saggezza di questa politica, il fatto è che Putin finora non ha autorizzato alcun attacco contro obiettivi governativi ucraini, ed è improbabile che cambi rotta a questo punto del conflitto.
Gli osservatori possono solo fare congetture sulle sue motivazioni. Alcuni potrebbero sostenere che creda fermamente in ciò che ha scritto nel suo capolavoro del luglio 2021 ” Sull’unità storica di russi e ucraini “, nel bene o nel male a seconda della prospettiva, e che quindi non voglia fare nulla che possa gettare l’Ucraina nel caos e rendere la vita ancora più difficile al suo popolo fraterno. Altri, tuttavia, potrebbero sostenere che tema di provocare l’Occidente e innescare un ciclo di escalation incontrollabile, oppure che abbia raggiunto un accordo con loro.
Qualunque siano le proprie convinzioni, è indiscutibile che Putin non abbia mai autorizzato finora nulla che fosse anche lontanamente conforme a ciò che l’Occidente, l’Ucraina e persino alcuni sostenitori della Russia si aspettavano da lui (ognuno per le proprie ragioni e con diversi giudizi di valore al riguardo). Di conseguenza, la narrazione secondo cui avrebbe improvvisamente dato il via libera a un attacco una tantum contro un obiettivo governativo ucraino è probabilmente una provocazione da guerra d’informazione per manipolare Trump e spingerlo a intensificare ulteriormente la missione.
La possibile ascesa del sindaco di Kathmandu Balen Shah alla carica di primo ministro potrebbe vedere questo ultranazionalista nepalese coordinare operazioni di guerra ibrida anti-indiana con alleati affini in Bangladesh.
OSINT Updates ha ricordato al pubblico che Shah è anti-India dopo aver installato nel suo ufficio una mappa del Grande Nepal che rivendica il territorio indiano, aver minacciato di vietare i film di Bollywood nella capitale in seguito a uno scandalo scoppiato qualche anno fa e aver criticato l’influenza culturale indiana in Nepal. Per semplificare ulteriormente questo argomento delicato, India e Nepal fanno parte della stessa civiltà, proprio come Russia e Ucraina, e a quanto pare, anche gli ultranazionalisti nepalesi e ucraini svolgono ruoli analogamente conflittuali nei confronti di India e Russia.
La mappa che Shah ha installato nel suo ufficio va ben oltre le affermazioni appena riprese da Oli, poiché include territori a sud e a est degli attuali confini del Nepal, che Kathmandu perse contro gli inglesi nel 1816. Lo stato indiano del Sikkim è a maggioranza Gorkha (indiani nepalesi), mentre due distretti nel Bengala Occidentale settentrionale ne hanno abbastanza da poter formare la “Gorkhaland Territorial Administration” nel 2012. Alcuni, tuttavia, sono ancora insoddisfatti e chiedono un proprio stato all’interno dell’India, ricavato dal Bengala Occidentale settentrionale.
Per essere chiari, la maggior parte dei Gorkha sono cittadini leali, ma i fattori storici, demografici e territoriali possono essere sfruttati da un governo ultranazionalista in Nepal e dal nuovo governo ultranazionalista in Bangladesh per radicalizzare una minoranza di loro in un ibrido anti-indiano. Guerrieri . Si prevede che Shah perseguirà questo obiettivo con il sostegno degli Stati Uniti se diventerà primo ministro, il che potrebbe prevedibilmente ricevere il sostegno del Bangladesh (sia tramite coordinamento bilaterale che trilaterale tramite gli Stati Uniti), date le sue rivendicazioni informalmente riprese nei confronti dell’India:
Se un governo ultranazionalista anti-indiano di stampo bengalese si insediasse presto in Nepal, allora il terreno sarebbe pronto per coordinare le sue operazioni di guerra ibrida irredentiste, che mirano tutte a recidere lo stretto corridoio di Siliguri (“Collo di Pollo”) che collega l'”India continentale” con i suoi stati del Nord-Est. Questa regione è nota per la sua diversità identitaria e la distanza storica dalla civiltà indù indiana, che ha scatenato decenni di insurrezioni terroristiche-separatiste che l’hanno resa il cosiddetto “anello debole” del paese.
Come dimostra il precedente di EuroMaidan, violenti cambi di regime che portano a periodi di anarchia di breve durata ma molto intensi aprono la strada all’ascesa al potere degli ultranazionalisti con falsi pretesti populisti. Considerando che gli ultranazionalisti nepalesi svolgono lo stesso ruolo antagonistico nei confronti dell’India, civilmente fraterna, di quelli ucraini nei confronti della Russia, civilmente fraterna , il Nepal potrebbe rapidamente trasformarsi in un “anti-India”, proprio come l’Ucraina è diventata un “anti-Russia”, ed essere sfruttato dagli Stati Uniti per simili scopi di guerra ibrida.
I fattori geografici pongono limiti a questo scenario, ma il sostegno del Bangladesh potrebbe superare questi ostacoli se Dacca ospitasse, addestrasse e armasse (possibilmente con l’aiuto degli Stati Uniti) un movimento terroristico-separatista di nuova creazione, il “Gorkhaland”, parallelamente ad altri che prendono di mira il nord-est dell’India. È prematuro affermare con certezza che ciò accadrà, per non parlare di come potrebbero evolversi gli eventi, ma ciò che conta di più a questo punto è che l’India sia consapevole di questa minaccia e si prepari di conseguenza nel caso in cui si materializzi.
Le rivolte studentesche, presumibilmente scatenate dal divieto imposto dallo Stato sui social media dopo che le principali piattaforme non si sono registrate come previsto dalla legge, potrebbero essere una copertura per estremisti ultranazionalisti sostenuti dall’Occidente, in una rivisitazione del modello di cambio di regime in Bangladesh dell’estate 2024.
Il Nepal ha formalmente protestato a fine agosto dopo che Cina e India hanno concordato di riprendere il commercio transfrontaliero attraverso il valico di Lipulekh. Anche il Primo Ministro KP Sharma Oli, recentemente estromesso , ha sollevato la questione durante il suo incontro con il Presidente Xi Jinping a margine del vertice della SCO a Tianjin. Kathmandu rivendica questo territorio e una striscia montuosa più in là per una disputa risalente all’epoca coloniale, ma ha iniziato a rivendicarlo con rigore solo alla vigilia degli scontri sino-indo-indiani dell’estate 2020.
Questo contesto suggerisce che il Nepal si aspettasse il sostegno cinese contro l’India, calcolando di poterne trarre vantaggio tramite un sostegno economico e militare privilegiato o, quantomeno, traendo profitto dalla facilitazione degli scambi commerciali, se la disputa bilaterale avesse mantenuto chiusi i valichi di frontiera a tempo indeterminato. Ciò che Oli (all’epoca Primo Ministro e di nuovo Primo Ministro fino a poco tempo fa, dopo una pausa di tre anni) non poteva prevedere, come quasi tutti gli altri, era il riavvicinamento sino-indo-indiano che gli Stati Uniti avevano appena inavvertitamente innescato .
È un comunista con caratteristiche machiavelliche, come dimostrano i calcoli di politica estera sopra menzionati e la sua astuta politica finora, ma è anche un idealista che semplicemente non ha potuto tollerare la realpolitik implicita nei recenti calcoli della Cina comunista nei confronti dell’India. In parole povere, gli interessi della Cina nel contesto attuale sono meglio tutelati dando priorità agli interessi dell’India rispetto a quelli del Nepal nella disputa tra i due, che sembra aver davvero colto di sorpresa Oli e il suo governo.
Tuttavia, la mossa commerciale della Cina non comporta alcun costo tangibile per il Nepal, dato che non controlla questo territorio da oltre 200 anni, ma le conseguenze politiche potrebbero spingere il Nepal a ricalibrare il suo equilibrio, appoggiandosi maggiormente agli Stati Uniti. È esattamente ciò che l’India ha fatto dal 2015 fino a poco tempo fa, grazie al Corridoio Economico Cina-Pakistan, il progetto di punta della Belt & Road Initiative cinese, che attraversa il territorio del Kashmir controllato dal Pakistan e che l’India rivendica come proprio.
La ricalibrazione della politica estera filo-americana dell’India si è concretizzata in un’espansione complessiva dei legami economici e militari, mentre il Nepal potrebbe concentrarsi maggiormente sull’assistenza allo sviluppo, come la “Millennium Challenge Corporation”, quasi tagliata , che mira a contrastare l’influenza sino-indo-indiana . La geografia limita la misura in cui un Nepal potenzialmente filo-americano potrebbe trasformarsi in un cuneo tra Cina e India, ma potrebbe comunque trasformarsi, come minimo, in un bastione di operazioni ostili di “ONG” dopo la sorprendente cacciata di Oli.
Le rivolte studentesche, presumibilmente scatenate dal divieto imposto dallo Stato sui social media dopo che le principali piattaforme non si sono registrate come previsto dalla legge, potrebbero essere una copertura per estremisti ultranazionalisti sostenuti dall’Occidente, in una rivisitazione del modello di cambio di regime in Bangladesh dell’estate 2024. Non si può quindi escludere che le nuove autorità nepalesi possano essere incaricate dagli Stati Uniti di usare come arma la disputa di confine con l’India come punizione per il rifiuto di Delhi di sottomettersi alle richieste di Washington alla Russia.
Tutto sommato, ci sono tre spunti di riflessione dall’ultima svolta in questa disputa che ha preceduto sospettosamente la cacciata di Oli: 1) la Cina sta dando priorità agli interessi dell’India rispetto a quelli del Nepal, per promuovere i propri; 2) i nepalesi potrebbero essere manipolati dagli Stati Uniti contro entrambi i fronti; e 3) questo potrebbe essere sfruttato dalle nuove autorità. Lo scenario migliore è che diano priorità alle riforme economiche e anticorruzione invece di lasciarsi sfruttare come pedine geopolitiche, ma è troppo presto per dire esattamente cosa faranno.