Italia e il mondo

ANALISI – G7: Il club dei potenti può ancora governare il mondo? _ di Le Diplomat

Una disamina interessante del recente vertice, anche se edulcorata, come da orientamento generale del sito. In calce i quattro comunicati più importanti scaturiti dal summit. Colpisce la continuità con la quale si persegue la volontà di protrarre ed allargare il conflitto con la Russia sino a relegare in secondo piano il contenzioso con l’Iran, tentando di farne addirittura, in tempi ragionevoli, un ulteriore fattore di accerchiamento. In questo la leadership europea, all’ombra della componente neocon, si è assunta il ruolo più oltranzista ai danni dei propri popoli. Le diatribe gossipare di questi giorni, che hanno riguardato Trump, Meloni e altri leader, sotto il velo ipocrita dell’ostentato orgoglio nazionale cercano di nascondere il vicolo cieco, la strada obbligata, malinconica se non tragica, verso cui stanno trascinando i paesi europei. Quanto alle politiche in Africa, poche e poco significative variazioni rispetto al passato e al presente, con particolare riguardo all’armamentario messo a disposizione. Un tema da approfondire. Giuseppe Germinario

ANALISI – G7: Il club dei potenti può ancora governare il mondo?

Di Il diplomatico / 17.06.2026

Dal diplomatico

A Évian, il 15 giugno 2026, sulle rive del Lago di Ginevra, e sotto la presidenza francese, i leader delle sette democrazie più industrializzate del pianeta si riuniranno per il loro vertice annuale. Il panorama è magnifico, il protocollo impeccabile, i comunicati meticolosamente redatti. Ma nell’aria aleggia una domanda, più persistente dei discorsi: qual è ancora lo scopo del G7 in un mondo che gli è sfuggito di mano? Fondato nel 1975 nell’urgenza di una crisi petrolifera che minacciava le economie occidentali, questo discreto forum di democrazie ricche ha a lungo incarnato una forma di governance globale informale. Ha accompagnato la fine della Guerra Fredda, l’ascesa della globalizzazione, l’egemonia del dollaro e il dominio incontrastato delle norme liberali. Oggi i BRICS hanno una maggiore parità di potere d’acquisto rispetto al G7, la Cina è il principale partner commerciale di metà del pianeta e il Sud del mondo si rifiuta categoricamente di essere governato da regole che non ha contribuito a creare. Hubert Védrine, che ha visto da vicino i meccanismi interni di questi vertici quando era ministro degli Esteri di Lionel Jospin, non nasconde il suo lucido scetticismo; per lui, il G7 rimane utile a patto che non si identifichi con ciò che non è più.

1975: La nascita discreta di una direzione occidentale

Per comprendere il G7, dobbiamo tornare all’autunno del 1973. La guerra dello Yom Kippur scoppiò in ottobre, portando a un embargo petrolifero arabo contro i paesi occidentali che avevano sostenuto Israele. Il prezzo del barile di petrolio quadruplicò in poche settimane. L’inflazione salì alle stelle, le code ai distributori di benzina si allungarono e i governi delle principali democrazie industrializzate si resero conto con stupore della loro vulnerabilità collettiva. Valéry Giscard d’Estaing, allora Ministro delle Finanze francese, prese l’iniziativa e convocò una riunione informale dei capi di Stato e di governo delle cinque principali economie occidentali – Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone – a Rambouillet nel novembre del 1975. L’Italia e il Canada si unirono al gruppo nel 1976. Nacque così il G7.

Ciò che colpisce della concezione originaria del gruppo è la sua scelta deliberata di informalità. Nessun segretariato permanente, nessuno statuto, nessuna votazione, nessun meccanismo di sanzione. I leader si incontrano annualmente per parlare francamente, lontani dai forum delle Nazioni Unite e dalle loro procedure farraginose, lontani dalle burocrazie e dai comunicati preparati a tavolino. L’idea di Giscard era semplice e pragmatica: gli uomini che governano le grandi potenze devono conoscersi, parlare direttamente e concordare su priorità comuni senza passare attraverso i soliti filtri diplomatici. Questa “diplomazia da poltrona”, come alcuni l’hanno definita con un pizzico di condiscendenza, ha prodotto risultati concreti: coordinamento delle politiche monetarie, gestione delle crisi finanziarie e impulso dato ai negoziati commerciali multilaterali.

Védrine osserva che il G7 è sempre stato meno un’istituzione e più uno stato mentale, quello di un Occidente ancora certo della propria missione, convinto di rappresentare non solo i paesi più ricchi, ma anche i valori più universali. Questa convinzione che la democrazia liberale, il libero scambio e i diritti umani formino un insieme coerente con una vocazione universale ha a lungo conferito al G7 una legittimità che trascendeva la sua mera rappresentatività economica. Ed è proprio questa legittimità che il mondo multipolare sta erodendo.

Dalla governance globale a un club assediato: le fratture del G7 contemporaneo

Il G7 raggiunse il suo apice negli anni ’90. Il crollo dell’URSS lasciò i membri del gruppo senza seri rivali; rappresentavano quasi due terzi del PIL mondiale, le loro valute dominavano il commercio internazionale e le loro aziende plasmavano la globalizzazione. La Russia di Boris Eltsin fu invitata ad aderire al gruppo nel 1998, e il G7 divenne il G8, nella speranza che Mosca si integrasse permanentemente nell’ordine liberale occidentale. Questa scommessa fallì dopo l’annessione della Crimea nel 2014; la Russia fu espulsa e il formato del G7 fu ripristinato. L’intermezzo del G8 durò sedici anni. Lasciò dietro di sé una lezione di umiltà geopolitica: una grande potenza non può essere integrata in un club nella speranza che questo ne cambi la natura.

Da allora, le divisioni interne si sono moltiplicate. Durante il suo primo mandato, Donald Trump si è rifiutato di firmare diversi comunicati congiunti, trasformando i vertici in un teatro di assurdità diplomatiche. Il suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025 ha reintrodotto questa tensione, in particolare sulla questione ucraina, sui dazi e sul cambiamento climatico, ambiti in cui le posizioni americane divergono profondamente da quelle europee. A Évian nel 2026, la Francia di Macron sta cercando di mantenere la coesione del gruppo attorno a priorità attentamente selezionate: riforma dell’architettura finanziaria internazionale, intelligenza artificiale, protezione dei minori online e lotta alla criminalità organizzata. Si tratta di temi importanti, ma che evitano con cautela le fratture più profonde.

La rappresentatività economica del G7 si è notevolmente indebolita. Nel 1975, il gruppo rappresentava circa il 70% del PIL mondiale. Entro il 2026, questa quota era scesa al di sotto del 45% a parità di potere d’acquisto, mentre i paesi BRICS+ superavano il 35%. L’India, che presto diventerà la terza economia mondiale, non è membro del G7. Non lo è nemmeno la Cina, la seconda economia mondiale. Né lo è l’Arabia Saudita, che determina in larga misura i prezzi globali dell’energia. Un club di leader mondiali che esclude alcuni degli attori più influenti del pianeta: un’anomalia che sta diventando sempre più difficile da ignorare.

Utile ma insufficiente: cosa può ancora offrire il G7

Sarebbe tuttavia intellettualmente disonesto ridurre il G7 a una reliquia anacronistica. Il gruppo conserva punti di forza reali che i suoi detrattori a volte sottovalutano ingiustamente. In primo luogo, la sua stessa natura – un forum informale di democrazie che condividono valori e sistemi politici simili – gli conferisce una capacità di coordinamento rapido e franco che manca a organismi più ampi, come il G20. Quando sette leader si incontrano senza un’agenda rigida o potere di veto, possono affrontare questioni delicate con una franchezza impossibile nei tradizionali formati multilaterali. La crisi finanziaria del 2008, la pandemia di Covid-19, la risposta all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022: in ognuno di questi casi, il G7 ha svolto un ruolo di coordinamento e di guida che strutture più ampie non avrebbero potuto assolvere con la stessa rapidità.

Inoltre, il G7 rimane il forum in cui, spesso prima di importanti negoziati multilaterali, vengono definite le posizioni delle principali democrazie liberali su questioni normative chiave, come la tassazione delle multinazionali, la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, gli standard di cybersicurezza e le norme ambientali. L’accordo storico del 2021 su un’imposta minima globale sulle società è stato avviato in seno al G7, prima di essere esteso all’OCSE e poi al G20. Questo ruolo, seppur modesto, ma concreto nella definizione degli standard giustifica l’esistenza del gruppo anche in un mondo in cui non può più pretendere di governare da solo.

Védrine propone quella che si potrebbe definire una visione lucida e disincantata: il G7 deve accettare di essere solo uno dei tanti attori in una governance globale che sarà necessariamente più frammentata, più negoziata e più conflittuale. Non può più parlare a nome della “comunità internazionale”, un’espressione che lui stesso ha criticato come un’usurpazione semantica da parte dell’Occidente. Ma può parlare a nome proprio, difendere interessi e valori apertamente riconosciuti come tali e cercare un terreno comune con gli altri attori senza la pretesa di convertirli. Questa rinuncia all’universalismo automatico non è un’ammissione di debolezza. È la condizione per riconquistare credibilità, come la definisce nel suo *Dictionnaire amoureux de la Géopolitique* (Dizionario amoroso della geopolitica), semplicemente guardando il mondo così com’è.

Sulle rive del Lago di Ginevra, il 15 giugno 2026, i sette leader riuniti a Évian si trovarono di fronte a un panorama di serena bellezza e a un’agenda di vertiginosa complessità. Il mondo che pretendevano di contribuire a governare stava in parte sfuggendo al loro controllo, non perché fossero diventati incapaci, ma perché il potere si era ridistribuito, gli equilibri di potere si erano modificati e le ambizioni egemoniche avevano i loro limiti naturali. Il G7 sarebbe sopravvissuto, senza dubbio. Avrebbe continuato a riunirsi, a emettere comunicati, a coordinare le posizioni e a promuovere standard. Ma il mondo che pretendeva di governare nel 1975 non esisteva più. E il mondo che lo aveva sostituito richiedeva tavoli diversi, voci diverse e regole del gioco diverse. La vera domanda non era se il G7 fosse ancora utile; lo era. La domanda è se le democrazie che lo compongono abbiano la lucidità mentale per accettare che utile non è più sinonimo di dominante e che l’influenza, d’ora in poi, deve essere guadagnata a ogni vertice.

LE DICHIARAZIONI DEL G7

DICHIARAZIONE DEI LEADER DEL G7 SULLE QUESTIONI GEOPOLITICHE Ucraina • Noi,
leader del G7, siamo uniti nel nostro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale. Ribadiamo la nostra solidarietà alla popolazione ucraina, vittima di attacchi alle infrastrutture critiche e al patrimonio culturale. Lodiamo l’Ucraina per la sua resilienza e i progressi compiuti sul campo di battaglia negli ultimi mesi e sottolineiamo che ora si è creato un nuovo slancio. • Per sostenere e accelerare questo nuovo slancio, concordiamo di aumentare la fornitura di capacità di difesa aerea, sistemi e intercettori aggiuntivi, nonché capacità a lungo
raggio. Siamo inoltre pronti a valutare la possibilità di estendere all’Ucraina il beneficio delle licenze per consentire un aumento della produzione militare ucraina.• Sottolineiamo l’importanza della resilienza energetica, sulla base delle esigenze e delle priorità espresse dalle autorità ucraine.
Concordiamo di fornire ulteriore sostegno per aiutare il Paese a superare il prossimo inverno.• Ci impegniamo ad aumentare la pressione sull’economia di guerra russa. In questo contesto, rafforzeremo le nostre sanzioni, comprese quelle nei settori del petrolio e del gas. Riteniamo che questo sia il momento giusto per procedere con misure aggiuntive, poiché il presidente Trump ha raggiunto un accordo, che noi sosteniamo, sulla riapertura dello Stretto di Ormuz. Medio Oriente•
Riconosciamo la svolta e l’opportunità che attualmente si presentano in Medio Oriente.•
Accogliamo con favore l’annuncio di un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran, raggiunto sotto la forte guida del presidente Trump, con il sostegno dei paesi mediatori, che offre un’opportunità storica per impedire all’Iran di acquisire qualsiasi arma nucleare e per affrontare le minacce legate alle sue attività regionali e balistiche. Lo sosteniamo e siamo pronti a contribuire alla sua attuazione.•
Ribadiamo che il diritto di transito senza restrizioni né pedaggi è il fondamento del commercio internazionale. Concordiamo sul fatto che l’iniziativa multinazionale, indipendente e difensiva guidata da Francia e Regno Unito possa svolgere un ruolo importante per facilitare la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Ormuz, proteggendo le navi mercantili, rassicurando gli operatori del trasporto marittimo commerciale e sostenendo la verifica della rimozione di tutte le mine.•
Sosteniamo con forza un accordo diplomatico di follow-up solido e completo al Memorandum d’intesa raggiunto dal presidente Trump, in grado di portare pace e sicurezza per tutti nella regione.
Sottolineiamo la necessità che i negoziati a tal fine affrontino le minacce poste dall’Iran nella regione e oltre, e garantiscano che il Paese non ottenga mai un’arma nucleare. Concordiamo sul fatto che tali negoziati trarrebbero beneficio dai contributi dei partner regionali e internazionali competenti, compresa l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Riaffermiamo che l’Iran non otterrà mai un’arma nucleare.• In Libano, sosteniamo, attraverso un cessate il fuoco immediato e solido, gli sforzi della leadership libanese volti a realizzare il disarmo di Hezbollah e il
monopolio delle armi, nonché a proteggere l’integrità territoriale e la sovranità del Libano con adeguate garanzie di sicurezza internazionali.• A Gaza, accelereremo gli sforzi umanitari e di ricostruzione, nonché la rapida attuazione delle misure politiche e di sicurezza pertinenti.
Chiediamo la fine delle violenze in Cisgiordania.• Ci impegniamo ad accelerare la diversificazione delle rotte di approvvigionamento energetico al fine di ridurre la vulnerabilità globale rispetto allo Stretto di Ormuz e di aumentare le nostre riserve energetiche. Accogliamo con favore la possibilità che il Canada fornisca una significativa capacità aggiuntiva ai mercati globali nei prossimi anni.Indo-Pacifico• Sottolineiamo l’importanza di un Indo-Pacifico libero e aperto, basato sullo
Stato di diritto. Riaffermiamo la nostra opposizione a qualsiasi tentativo unilaterale di modificare lo status quo, in particolare con la forza o la coercizione, nei mari orientali e meridionali della Cina e nello Stretto di Taiwan, questioni che dovrebbero essere risolte esclusivamente in modo pacifico attraverso il dialogo.• Esprimiamo profonda preoccupazione per i programmi nucleari e missilistici balistici della Corea del Nord e riaffermiamo il nostro impegno per la completa denuclearizzazione
della Corea del Nord in conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Esortiamo la Corea del Nord a risolvere immediatamente la questione dei rapimenti.
Ribadiamo la necessità di affrontare congiuntamente i furti di criptovalute e i crimini informatici perpetrati dalla Corea del Nord.• Accogliamo con favore il Vertice sulla Convergenza Globale per la Crescita convocato dal presidente Macron l’11 giugno 2026, con la partecipazione della Cina.

Riaffermiamo il nostro interesse comune a collaborare con altre grandi economie sulle cause degli squilibri globali di ampia portata e persistenti e sulla necessità di affrontarli. Continueremo questi sforzi nell’ambito del G20 durante l’anno di presidenza degli Stati Uniti e in altre sedi pertinenti.


DICHIARAZIONE DEI LEADER SUI PARTENARIATI INTERNAZIONALI DI VANTATTO
RECIPROCO Noi, i leader del G7, ribadiamo il nostro impegno a favore della cooperazione internazionale in materia di sviluppo e finanziamento degli investimenti come motore di prosperità condivisa e sottolineiamo la nostra disponibilità a fornire sostegno ai più vulnerabili. Anche i paesi partner del G7, il Kenya e la Repubblica di Corea, sostengono questa dichiarazione. Riconosciamo
che l’impatto dell’architettura internazionale di finanziamento dello sviluppo è stato a beneficio dei più vulnerabili per decenni. Promuovere una crescita duratura, ridurre la povertà globale e rafforzare la resilienza globale di fronte agli shock esterni e naturali sono obiettivi condivisi fondamentali. Accanto al capitale privato, ai finanziamenti misti e a prestiti equi e trasparenti, l’aiuto pubblico allo sviluppo a condizioni agevolate continua a svolgere un ruolo strategico nel sostenere i paesi partner e nell’affrontare le sfide globali, in linea con i nostri interessi reciproci e i
nostri attuali obiettivi di sviluppo. Tuttavia, riconosciamo la necessità di aggiornare l’attuale sistema internazionale di sviluppo per garantire che soddisfi pienamente le esigenze delle generazioni future e le sfide attuali. Sebbene le politiche di sviluppo tradizionali abbiano ottenuto risultati importanti, talvolta hanno avuto un impatto limitato nel ridurre la dipendenza finanziaria dall’assistenza esterna, nel rafforzare la titolarità dei paesi e nel creare incentivi a favore della crescita. L’architettura dello sviluppo è inoltre diventata eccessivamente complessa, con un conseguente utilizzo non ottimale delle risorse. Eccessivi squilibri macroeconomici, crisi e conflitti,
povertà persistente e vulnerabilità legate al debito fanno lievitare i bisogni finanziari, colpendo in modo sproporzionato i più vulnerabili. Le risorse pubbliche continuano a svolgere un ruolo strategico, ma da sole non sono sufficienti a soddisfare le esigenze di sviluppo globali. Dobbiamo dare impulso a riforme strutturate per razionalizzare l’architettura dello sviluppo e garantirne l’efficienza e l’impatto. Siamo uniti nell’intento di riformare il sistema di cooperazione allo sviluppo e di plasmare partenariati reciprocamente vantaggiosi che tengano conto dei nostri interessi
strategici e di quelli dei nostri partner e prevedano un uso strategico e catalitico delle risorse agevolate laddove sono maggiormente necessarie. Accogliamo con favore il sostegno dei nostri partner africani a favore di un approccio rinnovato, come espresso in occasione del vertice «Africa Forward». Il successo degli sforzi volti a promuovere lo sviluppo e la prosperità dipende anche dalla capacità dei paesi partner di mobilitare risorse interne e attrarre capitali privati. Il nostro obiettivo è sostenere la capacità dei nostri partner di autofinanziarsi e rafforzare la titolarità, la
responsabilità, la sovranità economica a lungo termine e la resilienza dei paesi partner, nel rispetto delle loro priorità di sviluppo. Sottolineiamo che il raggiungimento dell’emancipazione di tutte le donne e le ragazze² e il pieno ed equo godimento di tutti i loro diritti umani e delle libertà fondamentali costituiscono un motore fondamentale dello sviluppo e della crescita economica.
Continueremo a sostenere i paesi partner, anche attraverso il rafforzamento della mobilitazione delle risorse interne e lo sviluppo delle capacità di amministrazione fiscale. Accogliamo con favore l’impegno a rafforzare la collaborazione sulla mobilitazione delle risorse interne assunto dalla Piattaforma per la collaborazione in materia fiscale in occasione della conferenza tenutasi a Tokyo nel marzo 2026. Ove opportuno, svilupperemo programmi che incoraggino il coinvestimento con i
paesi partner e creino incentivi positivi per intraprendere le necessarie riforme istituzionali. Tali programmi sosterranno i paesi partner nell’aumentare il gettito, spendere in modo efficace, contrarre prestiti in modo sostenibile e gestire adeguatamente i rischi fiscali. Intensificheremo gli sforzi per affrontare le crescenti vulnerabilità globali legate al debito che minacciano la stabilità economica e limitano il margine di manovra fiscale per interventi essenziali nei servizi pubblici.
Sottolineiamo l’importanza di compiere ulteriori progressi in seno al G20 verso un approccio comune alle ristrutturazioni del debito per i paesi a reddito medio vulnerabili che non sono ammissibili al Quadro Comune. Promuoveremo il rafforzamento dell’attuazione del Quadro Comune del G20 per garantire che i trattamenti del debito siano attuati in modo prevedibile, tempestivo, ordinato e coordinato. Chiediamo un maggiore sostegno ai paesi che presentano un debito sostenibile e un solido programma di riforme, ma che devono far fronte a un elevato onere del servizio del debito che limita gli investimenti a sostegno della crescita, in particolare accelerando l’attuazione dell’approccio a tre pilastri di FMI e Banca mondiale. Continueremo inoltre i nostri sforzi per rafforzare l’architettura globale del debito, in particolare sollecitando una maggiore trasparenza nei dati sul debito e nelle pratiche di concessione dei prestiti tra tutte le parti interessate. In questo contesto, esortiamo tutti i creditori del G20 a partecipare all’iniziativa di condivisione dei dati della Banca mondiale. Prendiamo atto del lancio della Piattaforma dei
mutuatari e auspichiamo un dialogo continuo con tutte le parti interessate, compreso il settore privato e il Club di Parigi, per portare avanti questi sforzi. Cercheremo di sostenere una mobilitazione più efficace del capitale privato per finanziare lo sviluppo a lungo termine e generare un impatto su larga scala. Per rendere i progetti di sviluppo attraenti agli occhi degli investitori privati, faremo ricorso alle nostre istituzioni finanziarie per lo sviluppo e inviteremo le banche multilaterali di sviluppo a promuovere l’uso di strumenti di condivisione del rischio, garanzie, finanziamenti misti, meccanismi di cofinanziamento, strumenti di mercato e a gestire il rischio di
cambio. Sottolineiamo i vantaggi delle soluzioni volte a ridurre i rischi e a rafforzare l’architettura delle garanzie, in particolare attraverso l’African Trade and Investment Development Insurance (ATIDI). A questo proposito, accogliamo con favore anche il lavoro svolto dalla Banca africana di sviluppo e dal Gruppo della Banca mondiale, anche attraverso l’Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (MIGA), per sostenere la crescita, promuovere un clima favorevole agli investimenti e mobilitare capitali privati in Africa. Puntiamo a rimuovere gli ostacoli agli investimenti e a sostenere iniziative volte a favorire contesti politici e normativi solidi nei paesi
partner, anche attraverso il «Compact with Africa» del G20, e promuoveremo progetti
standardizzati e idonei agli investimenti, rafforzando al contempo la disponibilità e la trasparenza dei dati. Promuoveremo la resilienza e la diversificazione delle catene di approvvigionamento, nonché infrastrutture resilienti nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale, in linea con i Principi del G20 per investimenti di qualità nelle infrastrutture, anche attraverso il Partenariato 3G7 sulle infrastrutture globali e gli investimenti (PGII). A tal fine, promuoveremo un nuovo approccio ai corridoi economici e di sviluppo, riducendo i rischi e mobilitando il capitale privato, anche
attraverso il Consiglio per gli investimenti infrastrutturali del G7. Riconosciamo inoltre l’importanza di catene del valore affidabili per i minerali critici ai fini della prosperità condivisa e miriamo a sfruttare il potenziale economico della creazione di valore derivante dai minerali critici attraverso la cooperazione internazionale lungo la catena di approvvigionamento e partenariati reciprocamente vantaggiosi basati su standard elevati, trasparenza e creazione di valore a livello locale. Alla luce delle interruzioni della catena di approvvigionamento, incarichiamo i nostri ministri di collaborare con le istituzioni finanziarie internazionali e le organizzazioni internazionali e di monitorarle, al fine di valutare gli impatti globali dell’accesso a fattori di produzione essenziali quali i fertilizzanti e di coordinare il sostegno ai paesi bisognosi, in modo da affrontare la questione della sicurezza alimentare globale. Utilizzeremo le risorse agevolate in modo strategico laddove sono maggiormente necessarie, in particolare nei paesi meno sviluppati e più vulnerabili, rispondendo alle esigenze specifiche dei paesi esposti a shock esterni e naturali, alla lontananza
geografica, all’accesso limitato ai mercati dei capitali e a conflitti protratti o in corso. Nei paesi che dispongono di un accesso limitato a capitali non agevolati o privati, investiremo nei settori dello sviluppo umano, tra cui la sanità, l’istruzione, lo sviluppo della prima infanzia, la nutrizione e i sistemi alimentari. Ove opportuno, siamo pronti a sostenere i nostri partner nello sviluppo, nell’adozione e nell’attuazione dei loro Patti nazionali per la salute e di approcci simili basati su piattaforme nazionali. Il nostro obiettivo è affrontare la frammentazione del sistema di sviluppo e migliorarne l’efficienza e l’efficacia anche rafforzando il coordinamento e la collaborazione tra tutti gli attori dello sviluppo, comprese le banche pubbliche di sviluppo, le istituzioni di finanziamento allo sviluppo, le banche multilaterali di sviluppo e i fondi multilaterali verticali. Daremo priorità al potenziamento degli strumenti di finanziamento di comprovata efficacia ed eviteremo di crearne di
nuovi, anche, ove opportuno, integrandoli nelle iniziative esistenti. Riconosciamo il valore del sistema delle Nazioni Unite come attore dello sviluppo e incoraggiamo le riforme, anche attraverso l’agenda UN80. In qualità di principali azionisti delle banche multilaterali di sviluppo, ribadiamo il nostro impegno a renderle più efficaci e incisive attraverso riforme volte a garantire che operino efficacemente come sistema, anche in collaborazione con le banche pubbliche di sviluppo. In particolare, ci coordineremo per potenziare le opportunità per gli investitori e i fondi del settore privato di impiegare capitali, insieme alle banche multilaterali di sviluppo, in progetti bancabili ad alto impatto. La realizzazione di questa agenda trasformativa richiederà un impegno costante e collettivo all’interno e al di fuori del G7. Accogliamo con favore le iniziative che portano avanti questo approccio con i paesi partner a livello nazionale e regionale. A tal fine, prendiamo atto, tra le altre, del recente vertice «AfricaForward», della Conferenza sui partenariati globali, del Piano Mattei per l’Africa, della Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo africano e dell’iniziativa «Global Gateway». Sottolineiamo l’importanza di collaborare con tutte le parti interessate per promuovere un finanziamento allo sviluppo equo e trasparente, in linea con gli
standard internazionali e le prassi condivise. Ci impegneremo a mobilitare un’ampia coalizione di attori, tra cui donatori emergenti, il settore privato, attori filantropici e la società civile, affinché si allineino a questo approccio rinnovato.4 La presente dichiarazione riflette l’esito della discussione tra i membri del G7, che ha beneficiato di produttivi scambi di opinioni con i paesi partner.


DICHIARAZIONE DEI LEADER SULLA LOTTA AL TRAFFICO DI MIGRANTI

Noi, i leader del G7, ribadiamo il nostro impegno costante nella prevenzione e nella lotta al traffico di migranti.
Facendo il punto sulle dichiarazioni dei leader del G7 adottate in Puglia nel 2024 e a Kananaskis nel 2025, rinnoviamo il nostro impegno a prevenire, contrastare e smantellare le reti della criminalità organizzata che traggono profitto dal traffico di migranti, dalla tratta di esseri umani e da altri reati connessi, nonché a smantellare i modelli di business delle organizzazioni criminali. Anche i paesi partner del G7, il Kenya e la Repubblica di Corea, sostengono la presente dichiarazione. Il traffico di migranti e la tratta di esseri umani costituiscono gravi reati transnazionali che minano il diritto sovrano degli Stati di controllare i propri confini ed espongono le persone oggetto di traffico e tratta a rischi letali. Siamo determinati a contrastare la migrazione illegale organizzata. Rimaniamo impegnati a combattere ogni forma di abuso e sfruttamento dei migranti, garantendo la protezione dei più vulnerabili, compresi i rifugiati e gli sfollati forzati. Di conseguenza, incarichiamo i nostri ministri competenti di continuare ad adottare misure incisive per dare ulteriore attuazione al Piano d’azione del G7 per prevenire e contrastare il traffico di migranti. Riconosciamo il lavoro in corso volto ad adottare sanzioni mirate e altre misure restrittive nei confronti di individui ed entità coinvolti nel traffico di migranti, anche online, ove ciò sia coerente con i nostri ordinamenti giuridici. A tale riguardo, ribadiamo la nostra determinazione, espressa sotto la presidenza canadese, a intensificare la nostra cooperazione con le piattaforme online e gli attori competenti affinché individuino, prevengano e rimuovano i contenuti online utilizzati per condurre operazionidi traffico. Approfondiremo inoltre la cooperazione con i paesi di origine e di transito per smantellare le reti di traffico e tratta di esseri umani e per prevenire la migrazione illegale organizzata, rafforzando i nostri sforzi volti a costruire la stabilità affinché tutte le persone possano vivere e prosperare nei propri paesi, salvaguardandone la sicurezza, i diritti e la dignità, anche attraverso il miglioramento delle condizioni economiche. Prendiamo atto degli obblighi degli Stati di accettare il rimpatrio dei propri cittadini e di potenziare le procedure volte a garantire un rimpatrio tempestivo, sicuro, legale e dignitoso di coloro che non hanno il diritto legale di soggiornare nei nostri territori. Nel rispetto delle competenze nazionali, prendiamo atto dei nuovi approcci legittimi esplorati da alcuni membri con i paesi terzi per rafforzare la gestione della migrazione.² La presente dichiarazione riflette l’esito della discussione tra i membri del G7, che ha beneficiato di produttivi scambi di opinioni con i paesi partner.

DICHIARAZIONE DEI LEADER DEL G7 SULLA SICUREZZA DELLE CATENE DI
APPROVVIGIONAMENTO DEI MINERALI CRITICI

Noi, leader del G7, richiamando il Piano d’azione sui minerali critici da noi lanciato lo scorso anno, riconosciamo il ruolo strategico delle catene del valore dei minerali critici per la prosperità economica e la sicurezza dei nostri paesi, compresi i settori digitale ed energetico. Alla luce dell’elevato grado di concentrazione del mercato,
della necessità di ridurre le vulnerabilità relative a tali risorse e del crescente ricorso a restrizioni commerciali arbitrarie, ribadiamo l’urgenza di diversificare le nostre catene di approvvigionamento e di rafforzare la nostra resilienza collettiva. Anche l’Australia, paese partner del G7, sostiene la presente dichiarazione. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per il ricorso a politiche e pratiche non di mercato e alla coercizione economica, comprese le restrizioni arbitrarie alle
esportazioni e le misure di ritorsione sui minerali critici e sui relativi prodotti a duplice uso, che minano la sicurezza e la resilienza economiche. Lavoreremo insieme ai nostri partner per ridurre le dipendenze critiche e garantire che i tentativi o le minacce di strumentalizzare le dipendenze economiche a fini di coercizione falliscano. Intendiamo scoraggiare la coercizione economica e siamo pronti ad adottare misure, se necessario in modo coordinato, per contrastarla. Riconosciamo
inoltre l’importanza di mantenere e rafforzare la competitività delle nostre industrie a medio e a valle, anche in relazione ai minerali critici, proteggendo le tecnologie critiche, e ci impegniamo acollaborare in seno al G7 e con i partner per coordinare le misure politiche in materia di controllo tecnologico. Riconosciamo il ruolo fondamentale della cooperazione internazionale tra i paesi del G7 e quelli che condividono gli stessi principi, perseguendo partenariati reciprocamente vantaggiosi
basati su standard di alta qualità e trasparenza per garantire catene di approvvigionamento diversificate, resilienti e durature a beneficio dell’economia globale. A tal fine, ribadiamo la Roadmap del G7 per la promozione di mercati basati su standard per i minerali critici.
Cooperazione industriale. Basandoci sugli impegni precedenti del G7 e sull’Alleanza per la produzione di minerali critici istituita sotto la presidenza canadese del G7 nel 2025, ci impegniamo a coordinare gli sforzi all’interno del G7 e con i paesi partner per creare e sviluppare le capacità di lavorazione e industriali necessarie alla diversificazione delle nostre catene del valore dei minerali critici, anche sostenendo la creazione di valore a livello locale e promuovendo l’innovazione. 2 A tal fine, insieme ai paesi partner, coopereremo strettamente per portare avanti progetti di
produzione, trasformazione e riciclaggio lungo l’intera catena di approvvigionamento.
Promuoveremo lo sviluppo di progetti coordinati attraverso l’aggregazione della domanda e la mobilitazione delle capacità finanziarie collettive pubbliche e private. In tal modo, miriamo a ridurre significativamente la nostra dipendenza da un unico fornitore al di fuori del G7 e dei paesi partner per le terre rare e i magneti permanenti, portandola al di sotto del 60 per cento entro il 2030 e continuando a diminuirla ulteriormente nel tempo, con l’ambizione di raggiungere il 50 per cento
il prima possibile. Per quanto riguarda gli altri minerali critici, incarichiamo i ministri competenti di fissare un obiettivo specifico per la riduzione di tali dipendenze entro la fine dell’anno. Accogliamo con favore i progressi compiuti verso il raggiungimento di questi obiettivi, in particolare attraverso i 195 progetti annunciati dall’inizio del 2026, che hanno raggiunto i 64 miliardi di euro di investimenti – comprese le partecipazioni azionarie e gli accordi di acquisto garantito – nelle catene
del valore dei minerali critici, provenienti dai paesi del G7 e dai paesi partner, nonché attraverso il piano congiunto per lo sviluppo delle capacità industriali relative alle terre rare e ai magneti permanenti. Finanziamenti Riconosciamo che lo sviluppo delle capacità industriali, comprese la lavorazione e il riciclaggio, necessarie per la diversificazione, richiede la mobilitazione di capitali pubblici e privati, inclusi investimenti azionari, garanzie e accordi di acquisto. Riconosciamo la crescente necessità di quadri di investimento stabili, nonché di trasparenza di mercato e di
valutazioni adeguate per la sicurezza dell’approvvigionamento. Ciò potrebbe incentivare il finanziamento delle catene del valore dei minerali critici per colmare il divario di investimenti prima del 2030. Incoraggiamo ad accelerare la mobilitazione delle banche multilaterali di sviluppo (MDB) e dei partner di sviluppo per elaborare e attuare strategie volte a elevare gli standard minerari globali tra i membri del G7 e i partner che condividono gli stessi principi, nonché nei paesi in via di sviluppo. Tali sforzi rafforzeranno la diversificazione, la resilienza, la sicurezza e l’affidabilità delle catene di approvvigionamento dei minerali critici in tutto il mondo, anche attraverso approcci di approvvigionamento basati sulla qualità e pratiche minerarie sostenibili. Essi incarnano il nostro approccio rinnovato ai partenariati internazionali. Per garantire un maggiore impatto, incarichiamo le istituzioni finanziarie per lo sviluppo (DFI) del G7 e le agenzie di credito all’esportazione di rafforzare il coordinamento e la collaborazione in materia di minerali critici e infrastrutture abilitanti, anche con il settore privato. Strutturazione del mercato Riconosciamo inoltre che garantire la sostenibilità a lungo termine di capacità di approvvigionamento diversificate
richiede un contesto di mercato adeguato e una più stretta cooperazione con partner affidabili, anche attraverso accordi commerciali plurilaterali. A questo proposito, intendiamo continuare a discutere la fattibilità e lo sviluppo di politiche e meccanismi necessari a garantire la resilienza e la diversificazione delle catene di approvvigionamento, in modo coordinato ove pertinente. Tali politiche e meccanismi possono includere, se del caso, criteri di resilienza, approcci basati su standard, meccanismi di trasparenza e tracciabilità. Continuiamo inoltre a valutare misure sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta, quali requisiti di diversificazione, meccanismi di stabilizzazione dei ricavi — compresi i sussidi per il differenziale di prezzo —, strumenti di appalto congiunto e strumenti commerciali quali quote e prezzi minimi. Tali misure dovrebbero tenere conto di fattori quali la loro efficacia e i potenziali impatti sulla competitività, sulle finanze pubbliche, sulle condizioni macroeconomiche in generale e, in particolare, sui settori a medio e a valle, nonché dei costi dell’inazione. Trasparenza e tracciabilità Riconosciamo l’importanza di
solidi quadri di riferimento in materia di trasparenza e tracciabilità per garantire la sicurezza della catena di approvvigionamento e il rispetto di standard elevati in contesti di mercato resilienti, nonché per contrastare il traffico illegale di minerali critici. Riconoscendo il lavoro in corso da parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), ci impegniamo a lavorare per istituire meccanismi armonizzati e
interoperabili, in linea con i nostri interessi, che garantiscano la tracciabilità e la trasparenza riguardo all’origine dei minerali critici. Si partirebbe da due minerali critici pilota – il litio e il nichel – con l’obiettivo di evitare di compromettere la competitività o di imporre oneri di costo eccessivi. Cercheremo di estendere il progetto pilota a cinque nuovi minerali critici ogni anno, con particolare attenzione alle terre rare. Lavoreremo per migliorare la trasparenza delle informazioni
relative ai mercati globali delle materie prime e alle catene di approvvigionamento, anche attraverso lo sviluppo, lo scambio volontario e riservato e la pubblicazione di strumenti analitici condivisi, indicatori di mercato e una maggiore visibilità su prezzi, offerta, domanda e capacità di lavorazione.
Riconosciamo il ruolo indispensabile dei dati nel sostenere questo lavoro. Per raggiungere tali obiettivi, ci impegniamo a collaborare attraverso la piattaforma indicata di seguito, che coordina il lavoro e le capacità esistenti in seno all’OCSE e al Programma per la sicurezza dei minerali critici dell’AIE, anche nell’ambito di un dialogo strutturato con le imprese. Cercheremo di promuovere condizioni di parità nell’estrazione dei minerali critici, allineando le pratiche agli standard lavorativi
riconosciuti a livello internazionale e incoraggiando un’azione coordinata per affrontare i rischi sistemici legati al lavoro forzato, in conformità con il «G7 Toolkit for Standards-Based Criteria to Identify Risks of Forced Labour in the Extraction of Critical Minerals» (Strumentario del G7 per criteri basati su standard volti a identificare i rischi di lavoro forzato nell’estrazione dei minerali critici), adottato nel giugno 2026. Costituzione di scorte Riconosciamo il ruolo essenziale che la
costituzione di scorte può svolgere nel migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento e la stabilità del mercato. Ci impegniamo a sviluppare e potenziare le capacità nazionali di costituzione di scorte di minerali critici nel settore industriale o in quello pubblico, ove opportuno per le nostre rispettive economie, il commercio e la sicurezza nazionale e collettiva, anche attraverso le iniziative esistenti.
Conveniamo di scambiare informazioni sui sistemi di stoccaggio, sulle migliori pratiche e metodologie, nonché sui meccanismi di approvvigionamento e di rilascio, in particolare attraverso il Programma per la sicurezza dei minerali critici dell’AIE e avvalendoci delle competenze di istituzioni e iniziative pertinenti, quali l’Organizzazione giapponese per la sicurezza dei metalli e dell’energia (JOGMEC). Intendiamo avvalerci dei meccanismi di stoccaggio per sostenere la diversificazione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, anche nelle economie
partner ed emergenti. 4 Per facilitare l’anticipazione e la gestione delle crisi di approvvigionamento e per prevenire l’instabilità dei prezzi, ci impegniamo a istituire un meccanismo di cooperazione congiunta con l’ausilio dell’AIE e della sua piattaforma di dati. Tale meccanismo ci consentirebbe di condividere, quando necessario, con i membri del G7 e i paesi che condividono i nostri stessi
principi, dati e segnalazioni su future tensioni di mercato o interruzioni dell’offerta o della domanda. Riciclaggio Convinti che l’economia circolare e la sostituzione siano fondamentali per far fronte alla crescente domanda di minerali critici e per garantirne l’approvvigionamento, contribuendo al contempo a mitigare gli impatti ambientali, riconosciamo l’importanza di promuovere la progettazione efficiente, il riutilizzo, la riparazione e la rigenerazione di prodotti e componenti ricchi di minerali critici. Ci impegneremo a promuovere il riciclaggio dei minerali critici sostenendo sia l’offerta che la domanda di minerali critici riciclati e a creare mercati delle materie prime secondarie efficienti e competitivi, attraverso incentivi economici e normativi quali i requisiti relativi al contenuto riciclato. Inoltre, promuoviamo il recupero da fonti alternative e secondarie, quali il ritrattamento dei rifiuti minerari e degli sterili, per i minerali critici residui e gli elementi associati derivati dalla produzione, riconoscendo al contempo i benefici del commercio di materiali riciclabili tra partner fidati e delle innovazioni tecnologiche volte a rafforzare il riciclaggio. Chiediamo una collaborazione continua in materia di innovazione attraverso la Conferenza sui minerali e i materiali critici. Intendiamo aumentare e potenziare la capacità di
raccolta e riciclaggio del G7 per evitare la fuga di prodotti di valore e a fine vita contenenti materie prime critiche e per contrastare più efficacemente il trasferimento illegale di rifiuti ricchi di minerali critici, migliorandone la tracciabilità e l’applicazione delle leggi e dei quadri normativi internazionali pertinenti. Riconosciamo che la tracciabilità digitale e i sistemi di responsabilità estesa del produttore per i prodotti manifatturieri sono strumenti efficaci per contribuire al
raggiungimento di questi obiettivi di sviluppo di un’economia circolare per i minerali critici.
Riconosciamo inoltre l’opportunità per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo di trarre vantaggio dalla creazione di valore aggiunto attraverso il riciclaggio e la lavorazione secondaria dei propri rifiuti minerari, nonché dalle innovazioni nell’ambito dell’economia circolare. Puntiamo ad aumentare notevolmente i tassi di riciclaggio delle materie prime critiche, con l’impegno di monitorare e valutare i progressi compiuti. Lavoreremo per raggiungere, entro la fine dell’anno, obiettivi di riciclaggio per determinati minerali critici o loro derivati. Il nostro obiettivo è aumentare la nostra capacità collettiva di riciclaggio, in modo da poter coprire una quota significativa del consumo annuale dei membri del G7 entro la fine del 2030. Alleanza per la resilienza e la produzione di minerali critici Per raggiungere questi obiettivi e garantire il coordinamento a lungo termine dei nostri sforzi, istituiamo un’Alleanza non vincolante del G7 per la resilienza e la produzione di minerali critici, i cui termini sono allegati alla presente dichiarazione. Questa iniziativa si basa sull’attuale Alleanza per la produzione di minerali critici e sarà aperta a partner
che condividono gli stessi principi, previa approvazione dei paesi partecipanti. L’Alleanza fornisce una piattaforma completa per la cooperazione all’interno del G7 e con i paesi partner al fine di rafforzare la diversificazione e la resilienza delle catene del valore dei minerali critici e razionalizzare le iniziative esistenti in materia di materie prime critiche. 5 Per sostenere l’attuazione dell’Alleanza per la resilienza e la produzione di minerali critici, una piattaforma del G7 per la cooperazione sui minerali critici, operante sotto l’egida del G7 e degli altri membri della piattaforma, faciliterà il dibattito, sosterrà il processo decisionale basato sui dati e promuoverà il
coordinamento tra i membri. La piattaforma consulterà, come riterrà opportuno, il Programma per la sicurezza dei minerali critici dell’AIE e l’OCSE, al fine di fornire valutazioni analitiche e basate sui dati sugli sviluppi del mercato e sulle vulnerabilità della catena di approvvigionamento, facilitare la condivisione di informazioni sulle scorte, condurre esercitazioni di emergenza e monitorare i

progressi relativi agli impegni in materia di finanziamento, diversificazione e trasparenza.
Chiediamo all’AIE e all’OCSE di fornire dati, in linea con le loro competenze, che consentano ai membri di individuare e ricevere segnalazioni tempestive di distorsioni del mercato e di pianificare risposte coordinate. La presente dichiarazione riflette l’esito della discussione tra i membri del G7, che ha beneficiato di produttivi scambi di opinioni con i paesi partner.
DICHIARAZIONE DEI LEADER PER UNA CRESCITA PIÙ EQUILIBRATA, DURATURA E
RESILIENTE

Noi, i leader del G7, ribadiamo il nostro impegno a favore della cooperazione multilaterale per promuovere la crescita economica, la resilienza e lo sviluppo, al fine di garantire una prosperità condivisa. A tal fine, intendiamo affrontare le esigenze e i rischi dell’economia globale e rafforzare il dialogo con i partner internazionali. Anche i paesi partner del G7, Egitto, Kenya e Repubblica di Corea, sostengono la presente dichiarazione.

Economia globale

Sebbene l’economia globale debba già affrontare gli effetti persistenti di shock preesistenti e cambiamenti strutturali che incidono sul commercio e sugli investimenti globali, riconosciamo che l’incertezza economica globale ha accentuato i rischi per la crescita. Le pressioni sulle catene di approvvigionamento dell’energia, dei fattori di produzione agricoli e dei fertilizzanti sono aumentate, con ripercussioni su industrie, agricoltori e famiglie in tutto il mondo, in particolare nei paesi più vulnerabili. Riconosciamo che un rapido ritorno al transito libero e sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, senza alcuna forma di imposizione di oneri, e una risoluzione duratura del conflitto sono indispensabili per mitigare questi impatti negativi e sostenere una crescita globale più equilibrata, duratura e resiliente. Sottolineiamo l’importanza di un accesso all’energia a prezzi accessibili e ribadiamo il nostro impegno a favore di mercati dell’energia e delle altre materie prime ben funzionanti, stabili e trasparenti. Esortiamo tutti i paesi a evitare restrizioni arbitrarie alle
esportazioni e sottolineiamo l’importanza di flussi commerciali sicuri. In particolare, sottolineiamo l’importanza del commercio energetico nella situazione attuale. Collaboreremo all’elaborazione di misure politiche che dovrebbero essere temporanee, mirate e fiscalmente responsabili. In prospettiva, questi sviluppi evidenziano l’importanza di rafforzare la resilienza delle nostre economie attraverso catene di approvvigionamento diversificate e affidabili e sistemi energetici
efficienti. Riconosciamo l’importanza di collaborare attraverso le organizzazioni internazionali competenti, quali l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), di un stretto coordinamento tra paesi produttori e consumatori, nonché della cooperazione con i paesi interessati, anche attraverso il Partenariato per un’ampia resilienza energetica e delle risorse in Asia (POWERR Asia), al fine di rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento e anche in vista di salvaguardare la
stabilità economica e dei prezzi. Al fine di rafforzare la gestione delle crisi e mitigarne l’impatto, il che potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati energetici, incoraggiamo i paesi importatori di petrolio a istituire sistemi di riserve petrolifere sufficienti ed efficaci, in linea con il requisito di stoccaggio di 90 giorni dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), evitando al contempo effetti prociclici. Ribadiamo inoltre i nostri attuali impegni del G7 in materia di tassi di cambio.
Prendiamo atto del crescente riconoscimento, tra i membri dell’Organizzazione mondiale del commercio, della necessità di migliorare la capacità dell’organizzazione di rispondere alle realtà commerciali contemporanee e agli interessi dei membri. Chiediamo che si svolgano discussioni costruttive per promuovere una sua riforma significativa. Ci impegniamo a collaborare per conseguire una crescita equilibrata e duratura che sostenga la nostra sicurezza e resilienza economica e crei benefici per tutti i nostri cittadini. Ribadiamo le nostre preoccupazioni condivise riguardo alle politiche e alle pratiche non di mercato (NMPP) e ai loro impatti negativi, tra cui le
persistenti distorsioni del mercato, l’eccesso di capacità strutturale a livello globale e i conseguenti squilibri, le ricadute negative sui mercati globali, regionali e nazionali e le crescenti dipendenze economiche. Ribadiamo che catene di approvvigionamento resilienti e affidabili sono essenziali per la sicurezza economica. Continueremo ad approfondire gli scambi per identificare le vulnerabilità che interessano i settori strategici, comprese le tecnologie critiche, al fine di ridurre le dipendenze
eccessive, migliorare la sicurezza e la resilienza delle catene di approvvigionamento e affrontare il rischio di fuga di tecnologie. Riconosciamo l’importanza di coinvolgere paesi al di fuori del G7, comprese le economie emergenti e in via di sviluppo, al fine di ampliare la consapevolezza degli effetti negativi delle NMPP e sostenere risposte informate ed efficaci. Chiediamo il rafforzamento degli sforzi delle istituzioni finanziarie internazionali, tra cui il Fondo Monetario Internazionale e le banche multilaterali di sviluppo, e sottolineiamo l’importanza della preparazione, della mitigazione e della gestione delle crisi. Ci impegniamo a promuovere la stabilità macroeconomica, anche garantendo che il sistema monetario e finanziario internazionale rimanga resiliente, efficace e ben adattato all’economia globale in evoluzione. Alla luce del rapido progresso delle capacità dei modelli di intelligenza artificiale di frontiera, chiediamo ai nostri ministri delle finanze e ai governatori delle banche centrali, in coordinamento con le autorità di vigilanza finanziaria e i
rappresentanti delle istituzioni finanziarie globali e delle aziende tecnologiche, di approfondire la discussione sulle opportunità emergenti e sui potenziali rischi derivanti dall’intelligenza artificiale, anche nel settore finanziario, tenendo conto delle implicazioni per la produttività e i mercati del lavoro. Chiediamo inoltre al gruppo di esperti del G7 in materia di sicurezza informatica di potenziare, se del caso, la condivisione delle informazioni e di individuare le migliori pratiche, alla luce dei recenti sviluppi relativi ai modelli di intelligenza artificiale all’avanguardia. Incoraggiamo inoltre un ulteriore dialogo tra le agenzie di sicurezza informatica e le istituzioni competenti nell’ambito dei gruppi esistenti del G7. Intendiamo proseguire i nostri sforzi per sostenere la preparazione del nostro sistema finanziario ai rischi e alle opportunità associati alle tecnologie quantistiche, in linea con la relazione del Gruppo di lavoro sulle tecnologie quantistiche (QTWG) delle banche centrali del G7, e restiamo impegnati a garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento quantistiche. Raggiungere una crescita globale equilibrata e duratura attraverso
la riduzione degli squilibri globali. Notiamo con preoccupazione che gli squilibri globali sono stati persistenti e si sono ampliati negli ultimi anni, creando rischi per il nostro obiettivo comune di crescita globale equilibrata e stabilità finanziaria. Dalla nostra ultima riunione a Kananaskis, i nostri ministri delle finanze, insieme ai governatori delle banche centrali, hanno avviato lavori per valutare i fattori che li determinano e i rischi che generano, nonché per sviluppare opzioni per affrontarli. Riconosciamo gli sforzi compiuti dal Fondo Monetario Internazionale — anche
attraverso la sua attività di ricerca, consulenza politica e sorveglianza — dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, dal G20 e dal Gruppo di esperti accademici del G7 della Presidenza francese, volti ad approfondire la nostra comprensione dei fattori determinanti, dei principali responsabili e dei rischi legati agli squilibri crescenti e persistenti, a fornire scenari di adeguamento e a formulare raccomandazioni politiche per promuovere il riequilibrio. Gli squilibri
globali possono avere ripercussioni economiche negative, specialmente sui paesi più poveri, sebbene la maggior parte di essi non contribuisca a tali squilibri. Riconosciamo inoltre l’importanza di un’azione coordinata per ridurre gli squilibri globali crescenti e persistenti. La riduzione degli squilibri globali potrebbe facilitare il raggiungimento di una crescita più duratura ed equilibrata. Gli squilibri globali delle partite correnti derivano in gran parte dalle dinamiche sottostanti di risparmio
e investimento. Possono inoltre essere determinati dai modelli di crescita nazionali, quali politiche e pratiche non di mercato, nonché dalle politiche settoriali e fiscali. Confermiamo la necessità di affrontare questi squilibri ingenti e persistenti, il che è di interesse comune sia per le economie in surplus che per quelle in deficit. In questo contesto, puntiamo a politiche specifiche che promuovano una crescita equilibrata e la stabilità macroeconomica e incoraggiamo altri paesi a fare altrettanto. Ritardare il riequilibrio attraverso adeguate azioni nazionali rischia di alimentare
ulteriormente le tensioni commerciali e potrebbe portare a una correzione disordinata. Su questo fronte, sarebbe auspicabile un’azione coordinata. I paesi con surplus esterni ingenti e persistenti dovrebbero rafforzare le fonti interne di crescita. A seconda delle circostanze nazionali, tali politiche di crescita potrebbero includere l’eliminazione dei vincoli alla crescita della domanda privata; il miglioramento delle reti di sicurezza sociale; l’evitare politiche distorsive con ricadute negative su altri paesi; la rimozione degli ostacoli a una maggiore produttività; e l’aumento degli
investimenti. I paesi con disavanzi esterni ingenti e persistenti dovrebbero adottare politiche che includano il sostegno al risparmio interno e al risanamento fiscale. Tali azioni contribuirebbero a realizzare una crescita globale equilibrata e duratura. Chiediamo un ulteriore rafforzamento della sorveglianza in corso sugli squilibri esterni nell’ambito del quadro di sorveglianza bilaterale e multilaterale del Fondo Monetario Internazionale, ponendo maggiore enfasi su scenari prospettici e
valutando gli impatti su tutte le economie, in particolare sui mercati emergenti e sulle economie in via di sviluppo. Chiediamo inoltre al Fondo Monetario Internazionale e all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico di monitorare e riferire in merito al contributo delle traiettorie delle politiche interne delle principali economie agli squilibri globali, in linea con le rispettive competenze. Accogliamo con favore il Vertice sulla Convergenza Globale per la Crescita che si è tenuto l’11 giugno 2026. Riaffermiamo il nostro interesse comune a raggiungere una
convergenza con altre grandi economie sulle cause degli squilibri globali di ampia portata e persistenti e sulla necessità di affrontarli. Proseguiremo questi sforzi nell’ambito del G20 durante l’anno di presidenza degli Stati Uniti e in altre sedi pertinenti. La presente dichiarazione riflette l’esito della discussione tra i membri del G7, arricchita da produttivi scambi di opinioni con i paesi partner.

https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/06/17/g7-leaders-joint-statements-evian-france-16-17-june-2026/?utm_source=brevo&utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&utm_medium=email&utm_id=3318

Tra Borgo Egnazia e Buergenstock, a cura di Giuseppe Germinario

Due iniziative diplomatiche e di relazioni internazionali con un unico filo conduttore.

Sul vertice di Bürgenstock:

  • tredici dei paesi partecipanti non hanno nemmeno firmato il documento finale
  • numerosi capi di stato, compresi quelli di USA e Germania, si sono rapidamente defilati dal consesso
  • è stata eliminata dal documento la dizione “aggressione russa”
  • i tre elementi di denuncia (sicurezza nucleare e centrale di Zaporizhzhia, sicurezza alimentare, scambio di prigionieri e restituzione dei bambini) sono chiaramente e rozzamente pretestuosi. In particolare sulla sicurezza alimentare andrebbe segnalato che l’Ucraina svolge un ruolo comunque marginale e assicura i suoi flussi prevalentemente verso Occidente; che la proprietà delle sue terre agricole è prevalentemente in mano delle multinazionali statunitensi
  • la presenza al vertice di alcuni paesi del cosiddetto “sud globale” si è fatta comunque sentire sia nell’annacquamento dei contenuti e del tono del comunicato sia negli spiragli che si potrebbero aprire nei corridoi diplomatici, al momento più riservati

Sul vertice di Borgo Egnazia:

l’importanza del documento è inversamente proporzionale alla qualità del menu gastronomico offerto, al carattere mondano e all’efficienza della organizzazione offerta dal Governo Meloni. Tre gli aspetti più rilevanti:

  • Non si parla più di offensiva militare in ucraina, ma di protrazione ad oltranza del conflitto al solo scopo di logorare la Russia a spese del popolo ucraino
  • L’impegno retorico di aiuto e sostegno al “Sud Globale”, in particolare l’Africa, in prevalenza con gli stessi strumenti economico-finanziari e politici che ne hanno alimentato la neocolonizzazione e la conflittualità interetnica
  • Una prima nota particolare all’impegno “africano” del Governo Meloni e al suo “piano Mattei”. L’attuazione del piano prevede e sollecita il massiccio e prevalente utilizzo di risorse ed investimenti statunitensi. L’attivismo inedito del Governo Meloni rivela sempre più le caratteristiche di utilizzo per conto terzi del più presentabile “marchio ITALIA”. Sarà interessante verificare il nuovo ed effettivo ruolo che sta assumendo l’ENI in questo disegno, pomposamente riportato ai fasti di Enrico Mattei, e quello della piccola e media industria; indagare su chi gestirà effettivamente il nascente hub energetico e logistico dell’Italia in Europa e le effettive condizioni di sicurezza geopolitica delle future nuove forniture energetiche
  • il resto è teatrino, comprese le minacce di estensione delle pratiche sanzionatorie tese soprattutto a compattare il fronte avversario

Giuseppe Germinario

Vertice sulla pace in Ucraina: Comunicato congiunto su un quadro di pace
Bürgenstock, Svizzera 16 giugno 2024

La guerra in corso della Federazione Russa contro l’Ucraina continua a causare sofferenze e distruzioni umane su larga scala e a creare rischi e crisi con ripercussioni globali. Ci siamo riuniti in Svizzera il 15-16 giugno 2024 per rafforzare un dialogo di alto livello sui percorsi verso una pace globale, giusta e duratura per l’Ucraina. Abbiamo ribadito le risoluzioni A/RES/ES-11/1 e A/RES/ES-11/6 adottate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e sottolineato il nostro impegno a sostenere il diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite. Questo vertice è stato costruito sulla base delle precedenti discussioni che hanno avuto luogo sulla base della Formula di pace dell’Ucraina e di altre proposte di pace che sono in linea con il diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite.

Apprezziamo profondamente l’ospitalità della Svizzera e la sua iniziativa di ospitare il Vertice ad alto livello come espressione del suo fermo impegno a promuovere la pace e la sicurezza internazionali.

Abbiamo avuto un proficuo, completo e costruttivo scambio di opinioni sui percorsi da seguire per una pace globale, giusta e duratura, basata sul diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite. In particolare, riaffermiamo il nostro impegno ad astenerci dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, i principi della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale di tutti gli Stati, compresa l’Ucraina, all’interno dei loro confini internazionalmente riconosciuti, comprese le acque territoriali, e la risoluzione delle controversie con mezzi pacifici come principi del diritto internazionale.

Abbiamo inoltre una visione comune sui seguenti aspetti cruciali:

In primo luogo, qualsiasi uso dell’energia nucleare e delle installazioni nucleari deve essere sicuro, protetto e rispettoso dell’ambiente. Le centrali e gli impianti nucleari ucraini, compresa la centrale nucleare di Zaporizhzhia, devono operare in modo sicuro e protetto sotto il pieno controllo sovrano dell’Ucraina, in linea con i principi dell’AIEA e sotto la sua supervisione.

Qualsiasi minaccia o uso di armi nucleari nel contesto della guerra in corso contro l’Ucraina è inammissibile.

In secondo luogo, la sicurezza alimentare globale dipende dalla produzione e dalla fornitura ininterrotta di prodotti alimentari. A questo proposito, la navigazione commerciale libera, completa e sicura, così come l’accesso ai porti marittimi del Mar Nero e del Mar d’Azov, sono fondamentali. Gli attacchi alle navi mercantili nei porti e lungo l’intera rotta, così come ai porti civili e alle infrastrutture portuali civili, sono inaccettabili.

La sicurezza alimentare non deve essere strumentalizzata in alcun modo. I prodotti agricoli ucraini devono essere forniti in modo sicuro e libero ai Paesi terzi interessati.

In terzo luogo, tutti i prigionieri di guerra devono essere rilasciati attraverso uno scambio completo. Tutti i bambini ucraini deportati e sfollati illegalmente e tutti gli altri civili ucraini detenuti illegalmente devono essere restituiti all’Ucraina.
Riteniamo che il raggiungimento della pace richieda il coinvolgimento e il dialogo di tutte le parti. Abbiamo pertanto deciso di intraprendere in futuro passi concreti nelle aree sopra menzionate con un ulteriore impegno dei rappresentanti di tutte le parti.

La Carta delle Nazioni Unite, compresi i principi del rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità di tutti gli Stati, può servire e servirà come base per raggiungere una pace globale, giusta e duratura in Ucraina.

Elenco dei Paesi che sostengono il comunicato congiunto
Stato 16 giugno 2024

Albania, Andorra, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Benin, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cabo Verde, Canada, Cile, Comore, Costa Rica, Costa d’Avorio, Consiglio d’Europa, Croazia, Cipro, Cechia, Danimarca, Repubblica Dominicana, Ecuador, Estonia, Commissione europea, Consiglio europeo, Parlamento europeo, Figi, Finlandia, Francia, Gambia, Georgia, Germania, Ghana, Grecia, Guatemala, Ungheria, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Kenya, Kosovo, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Monaco, Montenegro, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Macedonia del Nord, Norvegia, Palau, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Qatar, Repubblica di Corea, Romania, Ruanda, San Marino, Sao Tomé e Principe, Serbia, Singapore, Repubblica Slovacca, Slovenia, Somalia, Spagna, Suriname, Svezia, Svizzera, Timor Leste, Türkiye, Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti, Uruguay.

Il comunicato finale, tradotto in italiano, del vertice G7 in Puglia nel link di seguito:

Apulia-G7-Leaders-Communique it

 

Col senno di poi, la retorica iperbolica della Russia che ha preceduto questi colloqui è stata probabilmente mal indirizzata, e sarebbe stato meglio per funzionari come Medvedev fidarsi dei partner della Russia come l’India invece di dubitare delle loro intenzioni.

I colloqui svizzeri sull’Ucraina di questo fine settimana , che hanno escluso la Russia e a cui non ha partecipato la maggior parte del Sud del mondo, si sono conclusi con un comunicato congiunto in gran parte inoffensivo che può essere letto qui . Ha semplicemente ripetuto alcuni dei principali punti di discussione dell’Occidente su questo conflitto, includendo anche alcune righe sulla sicurezza nucleare e sulle questioni umanitarie. Tuttavia, alcuni dei principali partecipanti, come l’India, hanno deciso di non firmarlo , cosa che ha deluso gli organizzatori.

Il leader della delegazione di quel paese ha spiegato la neutralità di principio del suo governo nei confronti di questo conflitto, per cui parteciperà sempre a qualsiasi iniziativa di pace anche se non è d’accordo con i dettagli della stessa. È anche importante menzionare in questo contesto che il presidente svizzero ha affermato che durante il vertice sono stati espressi “punti di vista diversi”, suggerendo così che l’India e gli altri partner russi si siano opposti gentilmente all’Ucraina e alla risoluzione del conflitto prevista dall’Occidente.

Un’altra notizia interessante emersa dal vertice è stata che il commissario ucraino per i diritti umani ha poi rivelato che alcuni dei partecipanti che “tradizionalmente hanno buoni rapporti con la Russia” si sono offerti di mediare tra le due parti in conflitto. Dato che le relazioni dell’India con la Russia sono ufficialmente considerate da entrambe le parti come un partenariato strategico speciale e privilegiato, sarebbe perfettamente logico che il capo della delegazione fosse stato uno di coloro che hanno offerto i servizi diplomatici al loro paese.

Questi risultati supplementari contrastavano con le aspettative di alcuni funzionari russi, come l’ex presidente e vicepresidente in carica del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev, che alla fine del mese scorso aveva twittato che i paesi che avevano scelto di partecipare si erano tacitamente schierati con l’Ucraina. Dichiarazioni meno drammatiche sono state fatte anche da altri funzionari, il cui succo era che questi colloqui erano una perdita di tempo e potevano essere sfruttati dall’Occidente per aumentare la pressione sulla Russia.

È comprensibile che la Russia fosse arrabbiata per il fatto che si stesse svolgendo un evento multilaterale sul conflitto ucraino senza la sua partecipazione, ma la sua reazione a quest’ultimo è stata molto più dura rispetto a precedenti eventi simili avvenuti l’anno scorso, come i colloqui di Jeddah, dove gli ultimatum di Kiev erano in primo piano. e centro. Il contrasto tra questi approcci è stato spiegato qui , e si riduce alle mutate condizioni diplomatiche mentre Cina e Brasile cercano ora di collaborare congiuntamente. condurre un processo di pace più giusto e inclusivo.

Affinché questi sforzi iniziali dessero i maggiori frutti, era necessario che gli ultimi colloqui svizzeri fallissero, soprattutto a causa della mancata partecipazione del Sud del mondo. Ciò conferisce all’ultima iniziativa maggiori possibilità di successo poiché il numero prevedibilmente maggiore di partecipanti provenienti dal Sud del mondo potrebbe essere presentato come un segno di un maggiore sostegno internazionale al consenso congiunto di pace sino-brasiliano in sei punti . Pertanto i suddetti principi potrebbero diventare la base per un nuovo ciclo di colloqui.

Tornando all’evento dello scorso fine settimana, le cose non sono state così negative come alcuni in Russia si aspettavano, soprattutto dopo che si è saputo che l’India e altri paesi avevano rifiutato di firmare il comunicato congiunto, mentre l’Ucraina ha rivelato che alcuni di loro si erano addirittura offerti di mediare per porre fine al conflitto. conflitto. Col senno di poi, la retorica iperbolica della Russia che ha preceduto questi colloqui è stata probabilmente mal indirizzata, e sarebbe stato meglio per funzionari come Medvedev fidarsi dei partner della Russia come l’India invece di dubitare delle loro intenzioni.

Biden, una settimana al vertice_Dal G7 alla Nato, a Putin_con Antonio de Martini

Sette giorni di incontri, dal G7 all’assemblea della NATO, per finire con il vertice con Putin. Tre incontri, tre stati d’animo differenti, tre posture diverse di una stessa presidenza americana, ma con un convitato di pietra: Xi Jinping. Semplici accomodamenti in situazioni diverse o il segno di una schizofrenia destinata a rendere sempre meno credibile ed autorevole la presidenza di Biden e l’ambizione egemonica degli Stati Uniti?_Buon ascolto, Giuseppe Germinario

https://rumble.com/vio4kl-biden-una-settimana-al-vertice-dal-g7-alla-nato-a-putin-con-antonio-de-mart.html

LA GIOVIN POTENZA, di Pierluigi Fagan

LA GIOVIN POTENZA. Leggevo l’articolo di Rampini sul tour Biden. Rampini dice che i G7 erano il 70% del Pil mondiale quaranta anni fa, oggi il 40%, ma l’outlook è prossima, decennale, contrazione.
Biden ha lanciato la Via della Seta delle Lega delle Democrazie, ma senza soldi. Voglio poi vedere coordinare 12 soggetti che debbono decidere chi fa cosa, come e dove (coi soldi di chi). O più se consideriamo l’UE che non riesce a decidere neanche come ripartirsi 10.000 migranti.
Biden ha deciso di sparare 1 miliardo di siringhe sul mondo per guarirlo dal Covid, ma ne servono 11 miliardi per arrivare alla supposta immunità di gregge o insomma per dare una bella botta alle reti di contagio. La variante indiana, intanto, sta bloccando alcuni porti cinesi con un danno di logistica globale che sta pareggiando per entità la nave di traverso di Suez.
Hanno poi deciso di legalizzare una tassa al 15% per le compagnie speciali, ma dicono che è meglio di prima che pagavano zero. Sì, senz’altro, ma così legalizzi un vantaggio fiscale che tra l’altro a pura logica di mercato (Smith, Hayek) è cosa vietatissima. Sono pazzi. Poi l’accordo va ancora ratificato da tutti, inclusa l’Irlanda e l’Olanda.
Sul clima, chiacchiere ma verdi.
Io capisco che fare una strategia per i prossimi trenta anni per gli Stati Uniti d’America sia un gran bel problema strategico. Ma mi sembra che la giovin potenza vada errando. In Europa, a far la guerra fredda ai cinesi, non va a nessuno. Ho letto la ricerca dell’European Council for Foreign Relations che linko, per gli “europei” generalmente ed a maggioranza intesi, l’Europa dovrebbe diventare geopoliticamente più autonoma sebbene in alleanza con gli atlantici e soprattutto attrarre come un “faro”, cooperando un po’ con tutti, ma ogni tanto anche esprimendo valori e critiche. Una visione che l’estensore del commento definisce alla fine di solo “soft power”. Un continente di anziani, che hanno una lunga storia, coi francesi ed i tedeschi che coi cinesi fanno filarini niente male.
La ricerca dice tra l’altro anche che il sentiment medio degli europei verso l’UE è sempre meno positivo ed altre cose interessanti.
Ciò non vuol dire che la Cina non sia un problema negli equilibri multipolari, un gigante del genere, in qualsiasi sistema, tende per sola massa a condizionare il sistema del mondo. Non oggi, non per qualche decennio forse, ma in prospettiva senz’altro.
Sul problema Cina ne riparleremo, ma sugli americani io penserei a sviluppare di più un discorso critico sulle due culture, quella europea e quella anglosassone. Gli americani debbono darsi una calmata e ridistribuire meglio la loro enorme ricchezza al loro interno. Hanno ancora qualcosa come il 24% del Pil mondiale con appena il 4,2% della popolazione mondiale. I britannici seppero viversi, primo popolo che io ricordi, la contrazione di potenza senza dar di matto. La giovin potenza va accompagnata a darsi una calmata. I diritti d’autore su “democrazia” ed ogni altro valore di Occidente sono europei, e quella loro non nacque tale e tale non è mai stata, è un governo rappresentativo ed anche molto poco rappresentativo secondo molti studiosi politici anche americani. Sarebbe ora che gli europei ricominciassero a pensar con la testa propria e questo sembra non solo una idea di buonsenso ma anche sostanzialmente ben condivisa dai concontinentali, il che conforta.
Intanto i cinesi sfottono, questo meme intitolato “The Last G7” è diventato “viral” come una fiammata su Sina Weibo. Gli USA stampano dollari dalla carta igienica dicendo “Attraverso questo possiamo ancora governare il mondo”. La Germania prima a sinistra osserva poco convinta, l’australiano cerca di prender i dollari, la volpe giapponese serve acqua radioattiva di Fukushima a tutti, l’italiano si astiene. Poi c’è l’inglese ed il canadese, il francese che prende appunti e l’elefantino indiano. La rana è Taiwan. Dietro si vedono bombole ad ossigeno e una sacca da flebo. L’artista si chiama Bantonglaoatang. Cortesie multipolari 🙂.

IL GRAN TOUR DI BIDEN È UN GIRO A VUOTO, di Antonio de Martini

IL GRAN TOUR DI BIDEN È UN GIRO A VUOTO
Con il G7 Biden ha lanciato un duplice messaggio: l’America è tornata e siamo tutti uniti rispetto alla Cina che è l’avversario/concorrente da abbattere.
In realtà non avverrà nulla di tutto questo.
Le tre componenti del G7 – USA, UE e UK – hanno iniziato la litania dei distinguo : Johnson si è detto entusiasta di Biden , ma contrariamente alla prassi, Biden ha voluto due conferenze stampa separate.
Macron ha posto un “ prealable” circa l’affidabilità del governo inglese, specie sul tema spinoso e secolare del nord Irlanda.
“ Johnson vuole rinegoziare il protocollo firmato appena sei mesi fa, ma non c’è nulla da negoziare”.
Chi vuole rinegoziare sei mesi dopo la firma non vuole mantenere nessun impegno.”
La staffilata scava un fossato tra UE e UK e gli USA, dove è presente una importante diaspora irlandese, non possono spalleggiare l’alleato inglese.
L’impressione, al di la dell’enfatico “ unbreakable alliance” lanciato da Johnson, è che nessuno viole sentirsi ripetere l’ukaze di Bush del 2001 “ o con noi o contro di noi” e hanno “ fatto ammuina” per evitare di diventare ostaggi delle ossessioni anticinesi del presidente americano.
Il G7 rischia di dare quindi ombra a Biden che cerca di presentarsi all’incontro con Putin e allo scontro coi Cinesi come il leader dell’intero mondo occidentale.
Non è la figura trionfale che pensava di mostrare a amici e nemici.
Andrà, se andrà, all’incontro con Putin di mercoledì infragilito.
Ad onta del Brexit Johnson sta rendendosi conto che, per avere indipendenza commerciale e politica, deve assumere posizioni simili a quelle della UE nei confronti del grande fratello americano.
Nessuno è più disposto ad accettare il ritorno USA nel mondo multilaterale senza porre limiti e condizioni impensabili quattro anni fa.

Gli auguri di Trump

 

 

 

 

10 Giugno 2021 –

Dichiarazione di Donald J. Trump, 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America

In qualità di Presidente, ho avuto un incontro fantastico e molto produttivo a Helsinki, in Finlandia, con il presidente russo Putin. Nonostante la tardiva rappresentazione dell’incontro da parte delle Fake News, gli Stati Uniti hanno ottenuto molto, compreso il rispetto del presidente Putin e della Russia. Grazie alla farlocca Russia, Russia, Russiagate, inventata e pagata dai Democratici e dalla corrotta Hillary Clinton, gli Stati Uniti sono stati messi in posizione di svantaggio, uno svantaggio che è stato comunque recuperato da me. Per quanto riguarda di chi mi fido di più, mi hanno chiesto, se della Russia o della nostra “Intelligence” dell’epoca di Obama, con ciò intendendo se mi fido di più di gente come Comey, McCabe, i due amanti, Brennan, Clapper e numerosi altri cialtroni o della Russia, la risposta, dopo tutti i trascorsi scoperti e scritti, dovrebbe essere ovvia (Si fida piu della Russia e di Putin)… Raramente il nostro governo ha avuto dei farabutti come questi che lavorano per lui (Biden). Buona fortuna a Biden nel trattare con il presidente Putin: non addormentarti durante l’incontro e per favore porgigli i miei più cordiali saluti!

COSA SUCCEDE NEL FRONTE OCCIDENTALE? Il G7 secondo Pierluigi Fagan

COSA SUCCEDE NEL FRONTE OCCIDENTALE? La giornata di ieri, il post-Biarritiz, ha visto due fatti da analizzare con attenzione. L’argomento francamente non è da post su fb perché il sottostante da tenere in considerazione per tentar l’interpretazione è molto vasto e complicato. In più molti terranno conto di cose (come la situazione politica italiana a grana fine, Putin e il sovranismo, Aquisgrana, neoliberismo, Medio Oriente ed altri totem del dibattito pubblico contemporaneo) che invero c’entrano poco o nulla. Lo scenario è pura strategia geopolitica, la c.d. Grand Strategy.

i due fatti di ieri. Trump, mentre se ne torna a casa, trova l’attenzione per fare un tweet di supporto a Conte. Non ci interessa il cosa c’è dietro in termini di riflesso sulla situazione contingente italiana che sicuramente non è negli interessi specifici di Trump che ha ben altro a cui pensare, ci interessa domandarci solo perché l’ha fatto, perché ha trovato quella attenzione. Ha cancellato il bilaterale già previsto con Conte, ma poi s’è ricordato di dire che fa il tifo per lui per buona educazione? Improbabile.

Macron ieri fa una cosa molto importante. Riuniti gli ambasciatori del’esagono afferma che l’egemonia occidentale sta declinando e declinerà quasi irreversibilmente. Non è quindi più tempo di ostracizzare la Russia (!). Le due cose sono collegate? Io penso di sì.

Come già scritto, penso che Macron abbia offerto di schierarsi con Trump nel processo che sdogani la Russia riportandola non dalla parte occidentale ma almeno in aperta relazione alla parte occidentale. Per Trump questa mossa è decisiva. Il problema strategico di Trump è la Cina, se non si mette dell’attrito intorno al processo -quasi naturale- di sua esponenziale espansione, l’Occidente diventa un satellite della prossima stella centrale e gli Stati Uniti d’America, perderanno molti punti percentuali di peso sul sistema mondo. Come per le foreste pluviali, come per ogni sistema, anche gli USA andrebbero soggetti al “dieback” il limite oltre il quale una contrazione non è più aritmetica ma geometrica. La strategia per affrontare questo problema necessità la subordinazione di ogni altro intento laterale riferito ad un mondo ovviamente complesso e pieno di problemi, al compito principale. Rispetto a questo che è il problema principale dei prossimi trenta anni, la Russia non è affatto un competitor naturale (11° economia mondo, 9° per popolazione ma in contrazione) e fa una grande differenza se la Russia sta organicamente con la Cina o meno. Le si può concedere anche un ruolo strategico di bilanciamento, nessuno penso pensi che i russi possano buttarsi di colpo dall’altra parte. L’importante però è poter aprire una partita in cui si possono offrire cose e chiederne delle altre. Qui o là, qualcosa ne verrà, se non dirette, indirette. Kissinger c’ha scritto, a parti invertite, la storia recente delle relazioni internazionali con questo giochino vecchio quanto il mondo.

Macron vede allora una opportunità strategica. L’Europa, fino ad oggi, non ha minimamente affrontato questo problema, anzi, sulla scorta di una fedeltà al corso obamiano-clintoniano, ha continuato a fare affari con la Cina, sanzioni alla Russia, disprezzo per Trump. Il disprezzo è stato ricambiato dall’americano ed anche praticato con diversi attacchi commercial-diplomatici, in alcuni casi veri e propri sgarbi palesi come le trame di Bannon in terra italica. Nel frattempo però, il corso europeo dominato dal mercantilismo tedesco che è del tutto alieno da una visione organica geopolitica, è entrato in crisi. I dati sull’economia tedesca, quelli consolidati e quelli già di certo preventivati, dicono di un declino irreversibile di quella impostazione. Sempre nel frattempo, gli ucraini cambiano presidente ed arriva un grande amico dello stesso Macron. Sembra trapelare lo scontento ucraino per l’esser stati usati, sedotti ed abbandonati. Creato il caso del conflitto con i russi, nessuno si è più occupato degli ucraini, l’economia peggiora a vista d’occhio. Tant’è che nel buco si infilano i cinesi, oggi molto presenti da quelle parti. A gli ucraini, il muro contro i russi non conviene affatto, specie se nessuno gli paga il servizio.

Come già scritto, credo che Macron abbia offerto a Trump una esplicita alleanza di intenti: io ti aiuto a sdoganare la Russia, tu mi dai una serie di cose in cambio. Da qui la inaspettata dolcezza di Trump di questi giorni, il non sentirsi più ostracizzato almeno dal francese, il sopportare oltre il prevedibile lo strano invito a Zarif che ha lasciato con la mascella a terra ogni commentatore americano e non solo, le rituali litanie ambientali che fanno da positioning concettuale del francese e molto altro. Di questo “qualcosa in cambio” fa ovviamente parte il lasciar stare l’Italia, non intromettersi nelle faccende interne all’Europa.
Il patto ieri è stato perciò onorato da entrambi, con le due inaspettate uscite. Tutto ciò è molto nuovo e molto interessante in termini di dinamiche geopolitiche.

CNN, voce del Deep State preso in contropiede e sulla via della difensiva, dice che Merkel è contraria. La stessa Merkel del North Stream che ha coi russi svariati legami industriali e commerciali e con buona parte della sua industria che non vede l’ora di correre ad est o una Merkel che fa finta di proteggere le paranoie dell’est Europa suo noto Grossraum e gioca quindi al poliziotto cattivo mentre il francese fa il poliziotto buono? Del resto se si accende semaforo rosso alle relazioni con la Cina da qualche parte deve anche scattare un semaforo verde, no? Abe è d’accordo. Trudeau ad ottobre potrebbe perdere le elezioni interne pare e quindi la sua opinione conta quel che conterà lui che è comunque l’ultima ruota del carro nei G7. Rimane Boris Johnson che la vede in modo opposto, ma non si più far felici tutti. UK e BJ, per altro, non sono in condizioni di imporre nulla a nessuno.

Quanto al tweet su “Giuseppi” che forse Macron ha chiesto di fare, si ricordi chi è in Italia che più di tutti non vuole andare ad elezioni subito e dei due che sono in tale postura, chi dei due è intimo amico di Macron e sta per varare un partito sezione italiana di En Marche.

Staremo a vedere ma comunque l’uscita di ieri di Macron va considerata con molta, ma molta attenzione come per altro hanno subito fatto i russi.

PAS MAL. Niente male il vertice G7 per Marcon. Il francese è innanzitutto riuscito ad ingabbiare Trump piuttosto che vederlo abbandonare il vertice prima della fine com’era accaduto a Trudeau. In più ha ottenuto un Trump tutto sorrisi, amichevole, sbaciucchione come mai l’avevamo visto. Come? Il segreto della faccenda, viepiù date le premesse abbastanza terribili a botte di “queste riunioni sono inutili” o “adesso tasso i vini francesi”, dovrebbe stare in quelle due ore di pranzo assieme all’inizio dell’evento. Ma a base di quale menù?

Macron deve aver intuito bene l’esigenza di Trump di riportare Putin in famiglia, tant’è che ha incontrato il russo appena prima del vertice, appena dieci giorni fa. Da sciogliere, il problema Ucraina che forse non è più un così grande problema, né per Mosca, né per Kiev. Ma nell’UE, ci sono polacchi e baltici che di questa normalizzazione non ne vogliono sentir parlare, quindi occorre andar per gradi. Tant’è che Tusk, polacco, non a caso ha proprio tirato fuori l’Ucraina per dire no all’invito ai russi, allora meglio Kiev. Ma Macron, con Putin, s’era portato avanti, organizzando il vertice a quattro con Mosca, Kiev, Berlino e Parigi, il mese prossimo, pare. Se riuscisse a trovare un accordo che pare Kiev voglia, doppio slam, pace-pace-la-guerra-non-ci-piace e immagine di Putin ripulita per permettere a Trump l’invito al prossimo G7 a Mar-a-Lago. Magari non si chiude il mese prossimo, ma il processo è avviato.

Prezzo per il servizio del “ti capisco, pas de problèm, ti spiano la strada io, tranquillo” il “sai ho invitato Zarif qui”. Ricordo che la Francia era il primo Paese europeo in termini di penetrazione commerciale in Iran prima che Trump sclerasse con la faccenda della denuncia dell’accordo. A seguire l’Italia, ma anche la Germania aveva la sua acquolina in bocca. Immagino la faccia di Trump quando ha sputo di Zarif. Ma ultimamente, pare che l’ingestione di rospi, sia diventata una moda alimentare molto diffusa. Quindi gli avrà detto “vabbe’ farò finta di niente, ovviamente non lo incontro ma se tu vuoi far la mossa perché ti serve, farò finta di non aver né visto, né sentito”. Sull’Iran, come sulla Cina, nessuno sa fino a che punto vuole spingersi Trump e forse non lo sa neanche lui. Nel senso che, come scrivemmo nei post sull’ESTATE AD HORMUZ, in primis Trump avrebbe bisogno di presentarsi prima del novembre 2020 con l’accordo con l’Iran rifatto per dimostrare che quello fatto da Obama era fatto male e lui ha fatto meglio. Rifatto o in via di rifacimento. Poi nell’ambito del partitone geopolitico con la Cina, magari vede anche più profonde possibilità, ma intanto avere da parte di Teheran una apertura a lunghi ed inconcludenti negoziati, sarebbe già un mezzo successo. Se Zarif ha partecipato scientemente alla sceneggiata, evidentemente a Teheran, pragmaticamente, qualcuno comincia a pensar che l’ipotesi potrebbe non esser poi così malvagia. Zarif, dopo Biarritz, è volato a Pechino, certe cose si discutono non da soli.

Così Marcon ha aperto una bottiglia di chateau per fargli ingoiare il rospetto ed ha provato a buttarla lì “senti ma scherzavi sulla faccenda dei vini, vero?”. Trump deve aver detto “no, mica tanto”. Traccheggia qui e traccheggia lì, si va in patta ovvero la stentorea dichiarazione che il problema della tassazione dei GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple) si rimanda in ambito OCSE al 2020, magari dopo novembre 2020.

E “le COP21, l’ecologie, l’Amazon?” avrà chiesto implorante il francese “veditela tu, fai le dichiarazioni che credi mentre io faccio i bilaterali così non c’ero e se c’ero dormivo”. Intano Bolsonaro twittava contro la premiere dame e Macron vedeva avvicinarsi a grandi passi le improrogabili ragioni per non ratificare l’accordo UE-Mercosur. Manco a dire un futuro “vediamoci e parliamone” dopo che un ministro brasiliano gli ha dato pubblicamente dello stupido. Last minute s’è fatto pure dare la ridicola cifra di 20 milioni per intervenire da pompiere ma Bolsonaro gli ha già simpaticamente replicato che da uno che non sa evitare un incendio alla sua principale chiesa, non prende lezioni.

Però ha fatto buone p.r., ha invitato ai “tre giorni coi grandi”, week end spesato e con foto opportunity da giocarsi in patria, l’India, l’alleato Egitto in Libia, due africani occidentali, Unione africana e Banca africana per lo sviluppo ed il delfino Sanchez, più Cile, Australia, Sud Africa. A Conte ha messo pure di sfuggita la mano sulla spalla dicendogli che Ursula stava lavorando sul nuovo Patto di stabilità, una buona parola per tutti, la speranza rasserena i cuori.

Trumpone, invece, prima s’ è fatto sfuggire un ambiguo possibile ripensamento su i dazi cinesi salvo poi inviare un suo uomo a meglio specificare che ripensava al fatto di non averne applicati di più alti. Poi s’è beccato anche qualche lamento da BJ che non si stacca dall’UE per trovarsi con la globalizzazione balcanizzata in macerie. Poi s’è inventato che sta per chiudere il più grande accordo commerciale di tutti i tempi con i giapponesi. Abe ha provato a dirgli dei missili di Kim Jong un ma Trump ha detto che è tutto previsto e sotto controllo. Poi si è proteso in sbaciucchiamenti anche alla Merkel dicendo che lui al G7 si sente a casa perché lì sono “tutti amici”. Mi sa che Trumpone ha capito che negli ultimi tempi ha un po’ esagerato e che deve rallentare soprattutto in patria dove gli ordini alle imprese di smobilitare dalla Cina più tutto il resto hanno fatto perdere ai suoi amici in borsa bei quattrini e creato panico generale. Così ha riferito di bellissime e commoventi telefonate con Xi, ripromosso ad amico dopo esser stato recentemente retrocesso a nemico, per nuove intenzioni negoziali a cui sembra i mercati credano poco.

Insomma, niente di più di “politica internazionale”, trattative, diplomazia, piccoli do ut des, bilanciamenti, rimandi all’anno prossimo tanto fino a novembre non succederà nulla di definitivo, tutti assieme appassionatamente ognuno a farsi gli affari suoi. Ma di questi tempi, è già qualcosa, il francese -a noi notoriamente poco simpatico- se l’è giocata non male, bisogna dargliene atto.

NB dalla bacheca di Pierluigi Fagan

CRONACHE DELLA TRANSIZIONE, AQUARIUS di Pierluigi Fagan

CRONACHE DELLA TRANSIZIONE. Trump sta modificando velocemente i rapporti di forza all’interno del’Occidente. Tratto da facebook

https://pierluigifagan.wordpress.com/cronache-dellera-complessa-2/

Il Giappone sta già andando per conto suo (nuovo TPP) dovendosi anche ricentrare sul suo quadrante geo-naturale che è l’Asia, non l’occidente (ah, la geografia …).

L’Italia, nella nuova configurazione di governo, si presta a ruolo di quinta colonna che vorrebbe usare la spinta americana, per modificare i rapporti di forza interni all’Europa.

La Gran Bretagna è al momento silente e paralitica poiché a sua volta in transizione non avendo ancora mani completamente libere data la procedura in corso di divorzio con l’UE.

Il Canada è sotto bombardamento dazi-NAFTA e comunque, con tutta la simpatia per quel bel Paese, conta quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni. Rimangono così Francia e Germania.

Sulla Germania già sappiamo molte cose. Accusata di eccesso mercantilista, di far la vergine delle rocce con la Russia con cui continua a fare affari e soprattutto condotte di gas, reticente a finanziarie la NATO da par suo, altrettanto avviluppata in amorosi sensi con la Cina, attaccata con violenza su Deutsche Bank, acciao e suoi derivati manifatturieri, adesso si beccherà le fatidiche barriere sulle auto, core business della sua industria metallica ovvero core economy. Altresì, la Germania è il perno sia del’euro che della UE che sono intesi come suoi sistemi di egemonia.

L’euro occupa il 30% delle riserve mondiali, percentuale sottratta soprattutto al dollaro e visto che volenti o nolenti, si dovrà far spazio allo yuan (che tanto concesso o conquistato, il suo spazio naturale se lo prenderà per semplici ragioni di volumi), converrebbe a gli americani distruggerlo perché vaso di coccio tra vasi di ferro. Moneta epifenomeno di un mercato che non ha dietro una “potenza”.

Già da tempo gli americani flirtano apertamente con la nuova fascia Visegrad-Intermarium-Trimarium, che ha nella Polonia il suo centro di gravità. Ora ci si mette pure l’Italia schiacciata da una egemonia tedesca molto ottusa e poco flessibile, peccati di mentalità atavica dei germani, peccato gravi in tempi complessi che richiedono adattamento veloce e flessibile, grande tattica e solida strategia.

Ora Trump cala l’ennesimo asso: non volete i dazi? Bene, facciamo libero mercato, totalmente però, voglio vedere come la mettete con la mie auto a -10% ed i pick up a -25% ed i prodotti agricoli e molto altro. Togli le barriere su i prodotti agricoli e Macron si trova Parigi sommersa di letame. Nel mentre Macron ha passato le ultime settimane ad allenarsi con la pinza rinforzante la stretta di mano per “lasciare il segno” al vertice appena concluso, chissà se la sua fedeltà liberale rimarrà altrettanto ferrea.

E’ noto che i circoli liberal americani hanno chiesto a francesi e tedeschi di resistere strenuamente, ancora fino a novembre, poi con le elezioni di mid-term il bestione pazzo sarebbe stato ingabbiato e derubricato ad anatra zoppa. Epperò i nuovi sondaggi danno Trump vincente e questo va come un treno, il mondo cambia velocemente, i “populisti” crescono come lumache dopo le prime piogge settembrine, serpeggia il dubbio che quella stagione sia finita, finita per sempre. Guarda la May che figuraccia planetaria ha fatto con la storia di Skripal. Era solo tre mesi fa che Londra costringeva tutti i partner occidentali ad allinearsi al “espelli anche tu il diplomatico russo” sognando il boicottaggio dei mondiali, ed oggi Trump e gli italiani vogliono portarlo al tavolo del salotto buono a discutere dei destini del mondo.

L’Internazionale liberale è in via di scioglimento. Dà sempre più deboli segni di vita in America dove i democratici stanno accarezzando l’idea di far proprio leader il proprietario di Starbucks (complimenti vivissimi, questo sì che si chiama intelligenza adattiva!), spianati in Gran Bretagna dove ormai solo Soros crede possibile ripetere il referendum sull’exit (ma nel frattempo che prova a metterlo in piedi sarà proprio l’UE a non esserci più o almeno non così), finanzia il tour dell’avvenir a Renzi ma forse si sta rendendo conto che non lì non c’è nessun avvenir. Quando è finita, è finita.

Sono tutte cose che sappiamo e sapevamo. Un oscuro pensatore indipendente (il sottoscritto) ha scritto tutto ciò già un anno e mezzo fa nel suo libro. Bastava leggersi le interviste elettorali di Trump, i deliri di Bannon, guardare i numeri, avere due nozioni in croce di storia e geografia, osservare le carte in mano ai giocatori ed i soldi sul tavolo verde, capire che si andava al prepotente ritorno dei principi realisti dopo la stucchevole sbornia di idealismi a copertura di una visione del mondo anni ’90, l’epoca in cui massimi intellettuali occidentali profetavano la “fine della storia”. Forse della loro.

Così siamo qui, in mezzo alla transizione, quando il vecchio muore ed il nuovo non si sa se sta nascendo promettente o come “fenomeno morboso”. Se non si hanno le idee chiare su di noi, chi siamo, cosa vogliamo ma soprattutto cosa è possibile (l’ostinato ritorno del principio di realtà), se non si sa del mondo e come funziona e funzionerà il gioco, faremo la fine che tocca a tutte le civiltà che hanno resistito al cambiamento dei tempi. Anche se alcuni di noi si sentono assolti, siamo lo stesso tutti coinvolti: che facciamo?

[Grazie a Claudio Di Mella per avermi ricordato la nota sulla lotta tra valute int’li]

AQUARIUS

ITALIA: 12% POPOLAZIONE UE, HA RICEVUTO IL 70% DEI MIGRANTI -VIA MARE- 2017 VERSO L’EUROPA. (Dati Organizzazione Internazionale per le migrazioni di Ginevra, 165 paesi aderenti, Italia co-fondatrice).

Dopo questo dato viene tutto il resto. Viene Salvini che non ci piace, viene la tabella che molti postano che mostra che l’Italia è ultima in Europa per accoglienza (ma si riferisce ai rifugiati, non ai migranti e forse quel dato basso è spiegato da questo molto alto sebbene non altrettanto diffuso), viene il sì però non rimangono tutti qui (si però arrivano tutti qui), viene il giusto cruccio etico e morale per l’altrui disgrazia, la destra e la sinistra, la manipolazione politica, viene la Chiesa cattolica, vengono le ipotesi sulle ONG o su Soros, vengono i maestri di pietà e quelli di giustizia, viene Saviano, viene il Vangelo, e tutto il resto che postate comunicando la vostra identità ed opinione spesso vibrante ed appassionata se non indignata magari per opposte ragioni. Buoni e cattivi.

In Africa e non con intenti umanitari, sono presenti con interessi economici forti e con pratiche spesso oltre la legalità: Belgio, Gran Bretagna, Francia e molti altri. Noi forniamo soprattutto preti per le missioni cattoliche che scavano pozzi ed aprono scuole. Ma abbiamo anche imprese dedite al “land grabbing” sebbene in questo caso l’unione degli europei funzioni alla grande visto che ci sono anche UK-FRA-FIN-SPA-POR-OLA e pure il Lussemburgo. Buoni e cattivi.

L’Africa è in credito col resto del mondo per 43,1 miliardi di US$, nello sbilancio tra aiuti e rapine di multinazionali che poi portano i profitti nei paradisi fiscali (Rapporto Honest Account 2017 – Global Justice Now). Nel 2015, le Nazioni Unite avevano avviato una procedura di ristrutturazione del debito africano votato con 135 sì e 5 no. Cinque no? E chi mai saranno questi cinque disgraziati che volevano mantenere il laccio al collo del disgraziato continente? Stati Uniti d’America (Obama), Gran Bretagna (Cameron), Germania (Merkel), Israele (Nethayahu) Giappone (Shinzo Abe) e l’inaspettato Canada. Già, buoni e cattivi.

L’oggetto di tanta indignazione è la nave Aquarius, e l’acquario è la giusta metafora. Sembra trasparente ma distorce quello che c’è dietro.