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Cina-Usa : Piani Strategici a Confronto – Con Marco Pugliese

Cina-Usa : Piani Strategici a Confronto – Con Marco Pugliese – Docente di matematica, giornalista e analista economico
Cina, Stati Uniti e Russia hanno publicato i propri piani strategici di sicurezza nazionale. Definirli “piani”, però, è fuorviante. Sono indirizzi politici cui docranno seguire i piani strategici e le linee operative vere e proprie. Mancano all’appello l’Unione Europea e gli stati che la compongono. La prima semplicemente perché non è uno Stato; si sta riducendo sempre più ad una consorteria burocratica espressione degli equilibri mutevoli dei governi nazionali che la mantengono in piedi e degli indirizzi di una fazione ben precisa delle élites statunitensi. Un organismo capace solo di agire sulla base di desideri che non tengono conto della realtà e di interessi di un mondo che sta morendo. Un giardino che nasconde orrori grotteschi come quello prodotto ai danni del colonnello Baud. Morirà o si ridurrà ad un simulacro. Tutto dipenderà dall’evolversi della situazione politica degli stati che la mantengono. L’inerzia ci sta portando verso la guerra e l’irrilevanza. Giuseppe Germinario

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Una dinastia morta, un dibattito vivo: perché la storia del XVII secolo sta sconvolgendo Internet in Cina_di Fred Gao

Una dinastia morta, un dibattito vivo: perché la storia del XVII secolo sta sconvolgendo Internet in Cina

Fred Gao23 dicembre
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Per comprendere le dinamiche dell’internet cinese contemporanea, non si può ignorare il caso di “Chigua Mengzhu” (吃瓜蒙主, letteralmente “Commentatore mangia-meloni” ).

Alla fine del 2025, questa “condividiatrice di conoscenza” su Douyin (il TikTok cinese) è salita alle stelle proprio grazie alle polemiche che ha scatenato. I suoi brevi video analizzavano la storia cinese e la letteratura classica, come ” Il sogno della camera rossa” (红楼梦) , con teorie audaci e non convenzionali. La sua affermazione centrale – inquadrare il grande romanzo come un’allegoria del lutto per la caduta della dinastia Ming (悼明之作), l’ultima casa imperiale cinese governata dagli Han – ha immediatamente polarizzato la comunità online. I sostenitori sono rimasti affascinati dal suo stile narrativo coinvolgente e “rivelatore di segreti”, mentre gli studiosi tradizionali lo hanno liquidato come fantasy storico.

Il Sogno della Camera Rossa è un caposaldo culturale in Cina, dove ogni nuova interpretazione garantisce attenzione. Avvolta sotto le spoglie di “nuova ricerca” e amplificata da una curiosità virale, questa “Teoria del Lutto Ming” è rapidamente sfuggita ai confini della sua sezione commenti. Il dibattito si è presto intensificato, con alcune voci che hanno attribuito alla dinastia Qing – storicamente la dinastia cinese più sinizzata e guidata da minoranze – la causa delle battute d’arresto storiche della Cina moderna. Persino il simbolo culturale della “Festa Imperiale Man-Han” (满汉全席) è stato reinterpretato con un’analogia azzardata: “i Manciù che divorano gli Han”.

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La rete cinese, mai avara di satira creativa, ha risposto rapidamente. Molti utenti hanno sottolineato l’assurda estensione di questa logica: secondo i suoi standard, persino Zootropolis della Disney potrebbe essere etichettato come un “lamento Ming”, poiché il nome cinese della protagonista, “Zhū Dí” (Judy), è foneticamente simile a quello dell’imperatore Ming Zhu Di.

I commercianti di Taobao hanno persino realizzato il berretto della polizia di Zootropolis in modo che assomigliasse allo stile della corona imperiale della dinastia Ming

La risposta ufficiale è stata immediata. Un articolo del Dipartimento per la Pubblicità della Provincia di Zhejiang, intitolato “Attenti alla ‘visione storica del 1644’ che interrompe il nostro ritmo”, ha criticato tali narrazioni perché “decostruiscono la continuità della storia cinese” e minano la legittimità della Cina come nazione multietnica unita. Poco dopo, l’account di Chigua Mengzhu ha smesso di aggiornarsi e ha disattivato tutti i commenti.

In genere, a questo punto, una controversia del genere si placa presto. Questa volta, tuttavia, l’effetto è stato opposto. Dopo essere rimasta in silenzio, il numero dei suoi follower è aumentato vertiginosamente, superando i cinque milioni. Questa reazione inversa solleva un’altra domanda: perché un pubblico moderno dovrebbe mobilitarsi con tanta intensità attorno a una narrazione incentrata su una dinastia feudale caduta quattro secoli fa?

A mio avviso, la risposta ha poco a che fare con la storia in sé. Il fenomeno è più facilmente comprensibile se visto come un’eruzione di politiche identitarie culturali conservatrici, alimentate principalmente dalle pressioni socioeconomiche contemporanee. Analizzarlo su basi puramente storiche significa perderne completamente il senso.

Possiamo osservare un parallelo negli Stati Uniti attuali. Una delle principali lamentele del movimento MAGA è la percezione che le narrazioni istituzionali attribuiscano ingiustamente la colpa di tutti i problemi sociali all’identità “bianca”, attribuendo il progresso ad altri. Insieme alla deindustrializzazione, questo alimenta la convinzione che la globalizzazione e l’immigrazione abbiano ridotto le opportunità e, soprattutto, le opportunità di mobilità sociale.

Una logica di dislocazione simile è all’opera anche qui. Mentre la società cinese incontra nuovi ostacoli allo sviluppo – con le abbondanti opportunità dell’era di forte crescita che si attenuano e le vie di mobilità sociale che appaiono più limitate – le questioni di equità e riconoscimento diventano centrali. Per coloro che si sentono svantaggiati o abbandonati, la richiesta di equità si trasforma in un’aspettativa fondamentale: che la propria identità e il proprio contributo siano rispettati. In questo contesto, alcuni tendono ad abbracciare un’identità storica ampia e svuotata – una forma di politica culturale che funge da veicolo per frustrazioni più ampie circa la propria posizione e le proprie prospettive in una società in rapida evoluzione.

La mia teoria preferita sostiene che la Cina abbia compresso due secoli di sviluppo in quattro decenni; di conseguenza, deve anche digerire due secoli di contraddizioni sociali nello stesso arco di tempo compresso. L’equità è al centro di queste tensioni accumulate. Quando il ritmo della crescita rallenta e la “torta” non si espande altrettanto rapidamente, i conflitti sulla sua spartizione – e sul riconoscimento simbolico – si intensificano.

Ecco perché una lunga confutazione delle loro assurde affermazioni fittizie sarebbe alquanto inutile. Anche se smentite con successo, l’emozione sociale di fondo non svanirebbe. Troverebbe semplicemente un altro sbocco, riemergendo nella successiva controversia sotto una nuova veste.

Tuttavia, la posizione ufficiale dimostra che il rifiuto di una deriva populista verso un etnonazionalismo divisivo rimane un principio fondamentale in Cina. Come ha scritto il Dipartimento per la Pubblicità della Provincia di Zhejiang, le forze istituzionali si sono impegnate a sostenere una “relazione tollerante e integrativa della storia della nazione cinese, che superi decisamente dicotomie semplicistiche come ‘sinizzazione’ contro ‘barbarizzazione’, o ‘conquista’ contro ‘sottomissione'”. Questa situazione serve anche da promemoria cruciale: mentre le emozioni possono resistere ai fatti, senza un quadro di equità ampiamente percepito e funzionale, fatti e ragione faranno fatica a trovare terreno fertile.

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I media ufficiali cinesi criticano le narrazioni storiche incentrate sui Han

Un dibattito virale online che incolpa la dinastia Qing delle attuali difficoltà della Cina provoca una dura condanna da parte delle autorità

Xu Zeyu e Tian Zijun

20 dicembre 2025

Il 17 dicembre è apparso un articolo sull’account WeChat ufficiale del Dipartimento di Pubblicità della Provincia di Zhejiang, dal titolo ammonitore “Attenzione alla ‘Visione storica del 1644’ che sconvolge il nostro ritmo”—un gergo tipicamente cinese utilizzato su Internet per manipolare l’opinione pubblica spesso in modo parziale e fuorviante. Nel giro di poche ore, è stato ripubblicato e ampiamente citato dai principali organi di informazione e account ufficiali, indicando una reazione coordinata contro un crescente dibattito virale online che ha affascinato e allarmato sempre più alcuni segmenti dello spazio digitale cinese. Ecco le prime righe:

Recentemente, la cosiddetta “visione storica del 1644” sta guadagnando terreno online. Essa sostiene che la caduta della dinastia Ming per mano dei Manciù nel 1644 e la successiva istituzione della dinastia Qing (1644-1912) rappresentarono “una rottura fatale nella civiltà cinese”. In questa narrazione, la dinastia Qing non è considerata un legittimo successore delle dinastie cinesi, ma una “potenza coloniale straniera”, e l’intera storia della dinastia Qing è soggetta a un rifiuto totale perché il suo malgoverno ha portato alla debolezza e alla sofferenza della Cina durante il secolo dell’umiliazione.

Recentemente, la cosiddetta “prospettiva storica del 1644” ha continuato a suscitare accesi dibattiti online. I principi fondamentali di questa narrativa includono la visione della caduta della dinastia Ming nel 1644 e l’ingresso dell’esercito Qing nei Passi come una “rottura della civiltà cinese”, caratterizzando la dinastia Qing come un “regime coloniale straniero” ed estendendo questo concetto a un rifiuto totale della storia Qing. Inoltre, attribuisce le cause profonde della povertà cronica, della debolezza e delle sofferenze della Cina moderna per mano delle potenze imperialiste al dominio Qing.

Il pezzo originale è stato pubblicato dall’ufficio stampa delle autorità provinciali dello Zhejiang, il cui account WeChat Zhejiang Xuanchuanè noto per le sue posizioni schiette e progressiste. L’account ha acquisito notorietà a livello nazionale pubblicando un articolo intitolato “La priorità sono le persone, non le misure anti-Covid”(“Il popolo prima di tutto”, non “la prevenzione prima di tutto”) nel novembre 2022, in una critica misurata ma inequivocabile alle autorità locali che chiedevano a gran voce un’ulteriore estensione delle misure politiche durante il culmine della draconiana campagna di contenimento del Covid. Quell’articolo avrebbe spinto i responsabili politici a porre fine alla politica del “Covid zero”.

L’ultimo articolo sostiene che la narrativa che suscita sentimenti contro i Manciù non è solo storicamente semplicistica, ma anche politicamente divisiva, rischiando di alimentare divisioni etniche interne e facendo eco a narrazioni esterne volte a mettere in dubbio la legittimità dello Stato multietnico moderno della Cina.

La “visione storica del 1644”, ben lontana dall’essere una nuova invenzione accademica, è una “versione” dell’interpretazione della storia diffusa attraverso brevi video e accese discussioni nella sezione commenti. La sua tesi centrale risiede nell’idea che l’ingresso dei Manciù nella capitale cinese abbia interrotto un processo di progresso cinese altrimenti inarrestabile. I sostenitori la salutano come un ingegnoso smascheramento di verità assenti dai libri di testo scolastici, mentre i critici la liquidano come uno sfogo emotivo mascherato da rivelazione profonda.

Tuttavia, al di là della nostra conoscenza percettiva della storia, dobbiamo anche affrontarla con la ragione. Lo studio della storia riguarda direttamente questioni profonde: da dove proviene la nazione cinese e dove sta andando. La passione per la storia è ammirevole; l’entusiasmo di ogni individuo per il passato della Cina merita di essere affermato. Ma quando si tratta di interpretare i fatti storici e trarre conclusioni, abbiamo bisogno di una consapevolezza lucida e di una comprensione di base dell’argomento, piuttosto che limitarci a fare eco all’opinione popolare. Purtroppo, alcuni account sui social media sfruttano frammenti storici, diffondono opinioni emotive e creano polemiche al solo scopo di guadagnare popolarità, fuorviando gravemente l’opinione pubblica.Agiscono per ignoranza o per deliberata distorsione.

Tuttavia, al di là della nostra comprensione intuitiva della storia, dobbiamo anche coltivare una comprensione razionale della stessa. La ricerca storica affronta le profonde questioni relative alle origini e al futuro della nazione cinese. La passione per la storia è lodevole e l’entusiasmo di ogni individuo per il passato della Cina merita riconoscimento. Tuttavia, quando si tratta di analizzare fatti e conclusioni storiche, dobbiamo mantenere un discernimento lucido e possedere una conoscenza storica di base, piuttosto che limitarci a ripetere a pappagallo le opinioni altrui. Tuttavia, alcuni media indipendenti sfruttano materiali storici frammentari, diffondono opinioni cariche di emotività e creano argomenti controversi per attirare traffico, fuorviando così gravemente l’opinione pubblica. Tali entità dimostrano una profonda ignoranza storica o distorcono deliberatamente le narrazioni storiche.

Il pezzo dello Zhejiang svela con enfasi il fascino di questa narrazione. Riconosce il genuino fervore patriottico da cui deriva, poiché molti sostenitori della narrazione rifuggono dai ricordi dell’incompetenza della dinastia Qing e delle atrocità commesse contro la maggioranza Han, incanalando la frustrazione per le umiliazioni storiche della Cina in un sentimento anti-Qing.

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Nella società odierna, caratterizzata da una forte competitività e da pressioni sempre più intense, alcune persone proiettano i propri sentimenti di impotenza e frustrazione nella vita reale sulle discussioni relative alla storia. Questo funge da meccanismo di difesa psicologica: criticando, o addirittura diffamando, una dinastia scomparsa da tempo e rifiutando la storia con un gesto radicale, ottengono un fugace senso di catarsi emotiva.

Ad oggi, questa argomentazione ha guadagnato terreno nella sfera di Internet, spinta non solo da fattori cognitivi, ma anche da radici psicologiche complesse e profonde. Ad esempio, funge da sfogo emotivo per coloro che affrontano pressioni nel mondo reale. Nella società odierna, caratterizzata da una forte competitività e da un aumento dei pesi della vita, alcuni proiettano la loro impotenza e le loro frustrazioni del mondo reale sul discorso storico. Ciò costituisce un meccanismo di difesa psicologica: ottenere un fugace sfogo emotivo criticando o addirittura denigrando dinastie estinte da tempo, attraverso una negazione unidimensionale della storia.

Tuttavia, l’empatia ha i suoi limiti. L’articolo avverte che se questo sentimento viene lasciato libero di manifestarsi, può sfociare nell’assurdo e, cosa ancora più pericolosa, in un populismo etnico ristretto che tratta i Manciù, i Mongoli e altre minoranze etniche come estranei alla trama che guida la storia cinese. E tale esclusione, sostiene l’articolo, fa il gioco delle narrazioni straniere da tempo utilizzate per minare l’integrità territoriale e storica della Cina.

Consideriamo, ad esempio, come questa visione sia in netto contrasto con il contesto storico. La “visione storica del 1644” affronta il passato con nozioni moderne di Stato-nazione. Nella società cinese del XVII secolo esistevano certamente distinzioni percettive tra gli “Hua civilizzati” e gli “Yi barbari”, ma la fedeltà politica della gente comune era molto più legata alla regione, alla cultura e alla dinastia che all’etnia. Una volta che i governanti Qing si stabilirono nelle pianure centrali, assunsero rapidamente il ruolo di “signori della Cina”, con gli imperatori successivi che si posizionarono esplicitamente come sovrani universali su “Tutto sotto il cielo”. Rispettarono le tradizioni politiche e culturali del cuore della Cina e non perseguirono mai un regime esclusivo incentrato sulla propria etnia. Enfatizzare eccessivamente l’antagonismo tra Manciù e Han offusca la natura essenziale della successione dinastica come trasferimento di potere e rischia di degenerare in un provincialismo incentrato sugli Han.

Ad esempio, ignorando il contesto storico. La “prospettiva storica del 1644” utilizza i concetti moderni di Stato-nazione per frammentare la storia. Nella società cinese del XVII secolo, mentre persisteva la “distinzione tra barbari e civilizzati”, la fedeltà politica della gente comune era prevalentemente di natura regionale, culturale e dinastica. Dopo aver stabilito il loro dominio nelle pianure centrali, i governanti Qing adottarono rapidamente l’identità politica di “sovrani della Cina”. Gli imperatori che si succedettero si posizionarono esplicitamente come “sovrani dell’intero regno”, rispettando le tradizioni politiche e culturali delle pianure centrali senza perseguire un “regime etnico” esclusivo. L’enfasi eccessiva sull’opposizione Manciù-Han oscura la natura fondamentale del cambiamento dinastico come successione del potere politico, evolvendosi potenzialmente in un nazionalismo ristretto incentrato sugli Han.

Il rifiuto dell’etnocentrismo Han ha origini politiche più profonde. Nel 2017 la Cina ha sancito la sua ultima edizione della politica etnica come “promozione del senso di comunità per la nazione cinese” (铸牢中华民族共同体意识), che minimizza la posizione centrale dell’etnia Han, che rappresenta oltre il 90% della popolazione cinese, e sottolinea le identità condivise tra tutti i gruppi etnici che vivono sul suolo cinese. In seguito è diventata parte integrante del “Pensiero di Xi Jinping sulla cultura”, formalmente istituito nel 2023 come una delle sei filosofie di governo di più alto livello di Xi, qualificate per essere definite “Pensiero” nella retorica ufficiale. Potete consultare il nostro articolo “Perché la Cina adotta la cultura come dottrina politica”per un’analisi più dettagliata su questo argomento.

Prendiamo ad esempio il suo rifiuto della resilienza della civiltà. La straordinaria inclusività e continuità della civiltà cinese sono state dimostrate più volte nel corso della storia. Dai Wei settentrionali agli Yuan, quando i popoli nomadi del nord entrarono nelle pianure centrali e fondarono le loro dinastie, il risultato non fu mai una rottura della civiltà, ma piuttosto una continua fusione culturale e integrazione politica. La dinastia Qing seguì proprio questo modello: dopo essere entrata nel regno, adottò prontamente le istituzioni politiche della dinastia Ming e preservò gli elementi fondamentali della civiltà cinese – i caratteri cinesi, il sistema degli esami di ammissione alla pubblica amministrazione, il pensiero confuciano – dimostrando una continuità ininterrotta sia a livello istituzionale che civilizzativo.

Ad esempio, negando la resilienza della civiltà. La formidabile inclusività e continuità della civiltà cinese sono state ripetutamente confermate nel corso della storia. Dalla dinastia Wei settentrionale alla dinastia Yuan, l’instaurazione di regimi da parte dei gruppi etnici settentrionali che entravano nella Pianura Centrale non ha mai portato a una “rottura civile”. Al contrario, ha continuamente favorito una nuova fusione culturale e integrazione politica. La dinastia Qing ha perpetuato questo modello storico: dopo essere entrata nei Passi, ha rapidamente adottato le istituzioni politiche della dinastia Ming e ha ereditato gli elementi fondamentali della civiltà cinese, tra cui la scrittura cinese, il sistema degli esami imperiali e il pensiero confuciano, che esemplificano la continuità sia a livello civile che istituzionale.

L’articolo si oppone all’ultima tendenza su Internet secondo cui alcuni creatori di contenuti monetizzano il sentimento anti-Qing trasformandolo in traffico Internet commerciabile. Tra questi c’era Chigua Mengzhu (吃瓜蒙主), che aveva una presenza significativa su Bilibili, il sito cinese simile a YouTube. È diventata famosa alla fine del 2025 con dirette streaming e videoclip in cui offriva commenti caustici sull’eredità della dinastia Qing da una prospettiva fortemente incentrata sulla cultura Han. I suoi commenti si concentrano sulla rinascita culturale e sulla fiducia nazionale, spesso mescolando narrazioni storiche e questioni sociali contemporanee.

I suoi sostenitori la lodano per aver dato voce alle persone comuni e aver messo in discussione le opinioni ortodosse, mentre i critici la condannano per aver promosso affermazioni infondate che alimentano le divisioni etniche. I suoi video attirano spesso centinaia di migliaia di visualizzazioni, scatenando accesi dibattiti tra il pubblico, anche se alcuni contenuti sono stati rimossi a causa delle crescenti polemiche.

Alcune affermazioni contenute in questa narrazione si sono allontanate così tanto dal dibattito storico da diventare semplici pettegolezzi divertenti e assurdi. Ad esempio: “I Manciù hanno ceduto all’Occidente la tecnologia della fotolitografia documentata nell’Enciclopedia Yongle (il più grande compendio di conoscenze premoderno al mondo commissionato dall’imperatore Yongle della dinastia Ming all’inizio del XV secolo): ecco perché oggi siamo alle prese con il dominio dell’Occidente sulle tecnologie chiave”. Oppure: “Quando Lin Daiyu seppellisce i fiori, i ‘fiori’ che sta realmente seppellendo rappresentano la ‘Cina’ stessa: il carattere che indica il fiore evoca sottilmente ‘Hua’, il nome classico del regno cinese”. (Lin Daiyu era l’eroina emotivamente fragile di Il sogno della camera rossa, il capolavoro del XVIII secolo ampiamente considerato come il più grande romanzo cinese, e la famosa scena di Lin in cui seppellisce i fiori funge da struggente meditazione sulla caducità e sul dolore personale. Tuttavia, alcune interpretazioni marginali lo reinterpretano come un lutto codificato per la dinastia Ming caduta sotto il dominio Qing.

E coloro che sostengono questa tesi hanno affermato che Chen Xiaoxu, l’attrice che ha dato vita a questo personaggio in una serie televisiva di successo negli anni ’80, conosceva questa verità quarant’anni prima di tutti noi; non stava recitando sul grande schermo, stava davvero piangendo per la nostra vasta e antica civiltà.

Essi sostenevano in modo altrettanto assurdo che la parola “invenzione”, o “Fa Ming” nella pronuncia mandarina, si riferisse alla dinastia “Ming”, poiché tutti i progressi scientifici cinesi avevano avuto origine dall’Enciclopedia Yongle dell’era Ming, quel tesoro infinito di conoscenza cinese.

Alcune opinioni si sono allontanate dal discorso storico, degenerando in chiacchiere sensazionalistiche che rasentano l’assurdo. Ad esempio: “La dinastia Qing ha regalato alle potenze occidentali la tecnologia della fotolitografia documentata nell’Enciclopedia Yongle, lasciandoci ancora oggi soffocati dal loro dominio tecnologico”. Oppure: “Quando Daiyu seppellì i fiori, i ‘fiori’ che interrò erano in realtà ‘lo splendore della Cina’”. Chen Xiaoxu conosceva la verità 40 anni prima di noi, quindi le sue lacrime nella serie televisiva non erano recitate: piangeva sinceramente per la nostra grande nazione cinese”. “Le invenzioni non sono chiamate invenzioni orientali, invenzioni occidentali, invenzioni Qin, invenzioni Tang, invenzioni Song o invenzioni Yuan. Sono semplicemente chiamate invenzioni perché hanno tutte origine dall’Enciclopedia Yongle, il tesoro della conoscenza della civiltà cinese”.

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L’articolo collega esplicitamente questa crescente tendenza interna al movimento accademico occidentale noto come “Nuova Storia Qing”, nato da una scuola di storici americani. A partire dagli anni ’90, questo gruppo ha messo in risalto la peculiare identità manciù della dinastia Qing, spesso descrivendola come un regime conquistatore piuttosto che come uno Stato successore completamente sinicizzato, minimizzando deliberatamente il suo ruolo nella continuità della civiltà cinese.

Alcuni potrebbero obiettare che, sebbene questi lavori abbiano in una certa misura arricchito la comprensione globale della dinastia Qing attraverso fonti in lingua manciù e confronti globali, essi hanno a lungo provocato disagio in Cina per aver apparentemente eroso la continuità culturale e l’integrazione politica.

Ancora più allarmante è il fatto che questa cosiddetta “visione storica del 1644” riecheggi inconsapevolmente alcune narrazioni straniere volte a smantellare la continuità della storia cinese, fornendo argomenti a chi cerca di minare la legittimità storica della Cina come nazione multietnica unificata.Prendiamo ad esempio la scuola della “Nuova Storia Qing” emersa negli Stati Uniti. Alcune delle sue argomentazioni mettono deliberatamente in risalto le “caratteristiche manciù” della dinastia Qing, descrivendola come una dinastia conquistatrice non han e minimizzando i suoi legami con le tradizioni storiche cinesi. La logica implicita è quella di separare la dinastia Qing dalla più ampia narrazione cinese, fornendo così motivi per rivendicazioni separatiste.

Ciò che richiede maggiore vigilanza è il fatto che la cosiddetta “prospettiva storica del 1644” trova riscontro in alcune narrazioni all’estero che cercano di decostruire la continuità della storia cinese, fornendo così argomenti a chi tenta di minare la legittimità storica della Cina come nazione unificata e multietnica. Ad esempio, la ricerca sulla “Nuova storia Qing” emersa negli Stati Uniti sottolinea deliberatamente il “carattere manciù” della dinastia Qing, descrivendola come una “dinastia conquistatrice non han” e minimizzando la sua continuità con le tradizioni storiche cinesi. La logica alla base di tale discorso è quella di recidere il legame della dinastia Qing con la storia cinese, fornendo così una giustificazione per alcune argomentazioni separatiste.

Non si tratta di un dibattito accademico astratto e astruso. Nell’odierna Cina, la storiografia ufficiale ha posto grande enfasi sulla creazione di un senso di appartenenza condiviso tra i 56 gruppi etnici del Paese. L’incorporazione di Taiwan, Xinjiang, Tibet e Mongolia da parte della dinastia Qing viene regolarmente citata come fondamento storico dei confini moderni. Dipingere la dinastia Qing come un occupante straniero rischia di minare tale consenso.

Superare le opposizioni binarie e costruire una narrativa inclusiva. Ciò di cui abbiamo bisogno è una visione tollerante e integrativa della storia della nazione cinese, che superi in modo decisivo dicotomie semplicistiche come “sinicizzazione” contro “barbarizzazione” o “conquista” contro “sottomissione”.La vitalità della civiltà cinese risplende proprio nel processo dinamico attraverso il quale popoli diversi, attraverso scontri e differenze, si sono mescolati e hanno imparato gli uni dagli altri nel corso dei secoli. Il posto della dinastia Qing nella storia dovrebbe essere valutato all’interno di questa più ampia narrazione di gruppi etnici multipli che hanno scritto insieme il passato della Cina. Tale narrazione riconosce pienamente i contributi e le peculiarità culturali di ciascun popolo, mettendo al contempo in luce l’integrità e l’unità complessive della civiltà cinese, una base cognitiva indispensabile per forgiare un forte senso di comunità tra la nazione cinese.

Superare le opposizioni binarie per costruire una narrazione inclusiva. Dobbiamo stabilire una narrazione storica inclusiva e integrata della nazione cinese, superando completamente i semplici schemi binari come “sinicizzazione” contro “barbarizzazione” o “conquista” contro “conquista”. La formidabile vitalità della civiltà cinese si manifesta proprio nel processo dinamico che ha caratterizzato la storia, in cui diversi gruppi etnici si sono mescolati attraverso scontri e hanno imparato gli uni dagli altri nonostante le loro differenze. Il significato storico della dinastia Qing dovrebbe essere valutato all’interno della narrazione generale della storia cinese, scritta a più mani da diversi gruppi etnici. Una narrazione di questo tipo non solo riconosce pienamente i contributi storici e le peculiarità culturali di ciascun gruppo etnico, ma evidenzia anche in modo vivido l’integrità e l’unità della civiltà cinese. Essa costituisce una base storica indispensabile per forgiare un forte senso di comunità all’interno della nazione cinese.

L’articolo sosteneva una narrazione storica più inclusiva, che trascendesse la rappresentazione binaria della “sinicizzazione” contrapposta alla “barbarizzazione” e celebrasse invece l’intreccio dinamico dei contributi di popoli di origini diverse come prova della vitalità immortale della civiltà cinese. Ciò dimostra un’interessante svolta retorica, poiché la narrativa della “sinicizzazione” è stata ugualmente respinta come discorso di parte, anche se un tempo era il genere accademico rivale della “Nuova Storia Qing”. Le due serie di argomenti contrapposti sono state messe in piena luce durante la famosa polemica tra Ho Ping-ti ed Evelyn S. Rawski alla fine degli anni ’90, e il suo impatto dura ancora oggi. Il cambiamento retorico ha messo in evidenza la tendenza ufficiale a elevare il “senso di comunità della nazione cinese” a principio generale che supera entrambe le prospettive.

Cauti nei confronti della strumentalizzazione della storia, dovremmo sostenere il rigore scientifico. La ricerca storica può legittimamente procedere da prospettive diverse, ma deve sempre basarsi su fonti solide e su una metodologia meticolosa. Dovremmo diffidare dell’uso della storia a fini politici o di sentimenti irrazionali. Ciò significa opporsi con fermezza a tendenze come quelle della “Nuova Storia Qing”, che deliberatamente separano la dinastia Qing dalla continuità storica della Cina per fini accademico-politici, così come resistere consapevolmente alle espressioni online nazionali che, con il pretesto di “ripristinare la verità”, in realtà erodono il consenso condiviso attraverso sfoghi emotivi.Solo insistendo sull’uso scrupoloso delle prove e della logica, riportando la storia al suo giusto ambito disciplinare, possiamo contrastare efficacemente i tentativi, interni o esterni, di distorcere la narrazione storica della Cina e salvaguardare l’integrità scientifica e la serietà del suo studio.

Siate vigili contro la strumentalizzazione della storia e difendete la razionalità accademica. La ricerca storica può adottare prospettive diverse, ma deve basarsi su materiali storici solidi e su una metodologia rigorosa. Dobbiamo evitare che la storia venga sfruttata come strumento per qualsiasi forma di agenda politica o sentimento irrazionale. Dobbiamo opporci con determinazione alla politicizzazione accademica che frammenta deliberatamente la continuità storica della Cina, come il movimento della “Nuova Storia Qing”, resistendo consapevolmente al discorso storico carico di emotività all’interno del cyberspazio nazionale che, con il pretesto di “ripristinare la verità”, cerca di minare il consenso. Solo difendendo il rigore delle fonti storiche e della logica, consentendo alla storia di tornare al proprio ambito di competenza, quello della storiografia, potremo contrastare efficacemente tutti i tentativi, sia interni che esterni, di distorcere la narrazione storica della Cina, salvaguardando così l’integrità scientifica e la serietà della ricerca storica.

Un episodio come questo rivela qualcosa di molto più profondo. Il Partito sta attivamente forgiando un’identità nazionale moderna radicata nella “comunità della nazione cinese”. Questo concetto incentrato sulla civiltà, incarnato nella visione di Xi Jinping della “civiltà moderna cinese”, mira a superare le divisioni etniche, regionali o subculturali. Pertanto, le narrazioni che mettono la maggioranza Han contro le minoranze, sia attraverso l’Han-centrismo che attraverso la “Nuova storia Qing”, sono sempre più considerate dalle autorità come sfide dirette.

Inoltre, in un contesto di crescente malcontento sociale dovuto al rallentamento economico e alle prospettive poco rosee, talvolta vengono tollerati i mezzi di catarsi attraverso meme e umorismo satirico. Tuttavia, i contenuti che minacciano la stabilità politica o la solidarietà etnica superano una linea rossa invalicabile e scatenano senza dubbio una rapida risposta ufficiale.

Tra una miriade di commenti, l’articolo dello Zhejiang si distingue per il suo tono. Anziché una denuncia esplicita, opta per una confutazione misurata ma inequivocabile, improntata al rigore scientifico e alle prove storiche. Riconosce il sentimento dell’opinione pubblica, ma allo stesso tempo riporta metodicamente la narrazione sulla linea ufficiale.

L’ampia diffusione e l’accoglienza positiva riservata all’opera segnalano anche un consenso sociale più profondo. Il rifiuto di una ricaduta populista e di un nazionalismo etnico divisivo rimane un valore fondamentale nella società cinese, che la leadership del Paese è determinata a promuovere e rafforzare.

Il tuo test di fine anno sull’osservazione della Cina

Cosa cerca di dire questo video intitolato “1776 vs. 1865: Perché la narrazione storica americana è caduta nel caos?” riguardo alla Cina?

Zichen Wang e Yuxuan JIA

20 dicembre 2025

Quella che segue è la traduzione in inglese della trascrizione di 1776 contro 1865: perché la narrazione storica americana è diventata così confusa?1776 contro 1865: perché la narrazione storica americana è caduta nel caos? , un video in lingua cinese della durata di 10 minuti pubblicato oggi, sabato 20 dicembre 2025.

Il video è stato caricato su Zhang Beihai Funzionario, un canale su Bilibili, l’equivalente cinese di YouTube. Il canale ha 1,928 milioni di follower e il suo motto recita

«Distribuzione equa, inclusione culturale, uguaglianza sociale e dibattito pubblico aperto: questo è il socialismo».

Nelle prime sette ore dal suo debutto, il video è stato visto 100.000 volte, ha ricevuto 12.000 like, è stato salvato 3.530 volte e inoltrato 2.096 volte.

Tutti i collegamenti ipertestuali inseriti nel testo sottostante sono tratti dagli screenshot mostrati nel video di Zhang.

La nota mostrata nel video è una breve frase in cinese:

是美国,不然呢?
Of course it is about the United States—what did you think it was?

Consideralo il tuo test di fine anno 2025 sull’osservazione della Cina: cosa cerca di dire questo video sulla Cina?

1776 contro 1865: perché la narrazione storica americana è diventata così confusa?

1776 contro 1865: perché la narrazione storica americana è caduta nel caos?

Ciao a tutti. Oggi vorrei parlare degli Stati Uniti d’America. Ci sono due modi principali in cui gli americani inquadrano la propria storia: il 1776 e il 1865.

Cosa rappresentano queste date? Segnano la fine della Guerra d’Indipendenza e la fine della Guerra Civile, due punti di svolta cruciali nella storia degli Stati Uniti. Ma allora, dove inizia davvero la “storia americana”? La società americana discute incessantemente su questo argomento. Ad esempio, i sostenitori della teoria del 1776 sostengono che essa inizi con George Washington alla guida della Guerra d’Indipendenza, che ha plasmato gli Stati Uniti come nazione. Il Vista del 1865, d’altra parte, sostiene che Abraham Lincoln, attraverso l’emancipazione della guerra civile, abbia forgiato una grande nazione americana.

Ma negli ultimi anni, la narrativa del 1776 è stata sempre più etichettata come qualcosa che mina l’uguaglianza sociale negli Stati Uniti ed è stata oggetto di ripetuti attacchi. Il livello di intervento delle piattaforme ufficiali e l’ampiezza delle azioni intraprese sono sorprendenti. A questo punto, sembra proprio una volontà collettiva tacita condivisa dalle burocrazie progressiste e dai media.

Quando non riescono a vincere la discussione, chiudono gli account e limitano la portata. Questa strategia non è nuova. Ma siete davvero pronti a rispondere alle domande dei numerosi contribuenti americani? Avete davvero la capacità di rispondere alle domande delle persone comuni che sono state dimenticate?

Media ufficiali attacchila cosiddetta “visione del 1776”, giusto? In realtà, è perché questa visione accusa il moderno sistema federale di invadere la tradizionale sovranità degli Stati e accusa persino le narrazioni progressiste di saccheggiare lo spirito fondante degli Stati Uniti.

A questo punto, i media intervengono per appianare le cose. diceIl Paese segue una narrazione della Ricostruzione che inizia nel 1865. Qual è la logica alla base di questo approccio? Si tratta di ragionare a ritroso partendo dal presente: se la nazione americana odierna è una famiglia multiculturale, allora anche il passato deve essere presentato come un’unica famiglia.

Per quanto riguarda ciò che è accaduto durante la guerra civile e dopo? Beh, non è altro che un attrito tra fratelli. Non conta, e non è qualcosa che può essere preso e discusso separatamente.

In tutto questo è nascosta una struttura hegeliana in tre fasi.

Tesi: dopo la Convenzione costituzionale, la Costituzione tutela la sovranità degli Stati e la tradizione confederale più antica.

Antitesi: dopo la guerra civile, il governo federale usa la forza per imporre un sistema federale centralizzato.

Sintesi: da ciò deriva un concetto pluralista di “nazione americana”.

E l’attuale idea americana di nazionalità risale proprio a quella teoria federale originaria dei diritti naturali. Sotto la pressione storica della Gran Bretagna che si avvicinava passo dopo passo, questo concetto cercò di superare i confini etnici concreti, neri, bianchi, indigeni, e di costruire una comunità nazionale moderna per sopravvivere alla dura competizione per l’esistenza.

Bisogna ammetterlo: senza quel tipo di integrazione, gli Stati Uniti difficilmente avrebbero potuto mantenere la posizione indipendente che hanno oggi. Il continente americano è ancora estremamente fertile e quella sintesi della “nazione americana” è continuata fino ad oggi. È diventata la visione storica più diffusa nell’odierno progressismo americano, costituendo il politicamente corretto nell’America contemporanea. Inclusione diventa la parola chiave. È la dialettica tesi-antitesi-sintesi in forma filosofica.

La dialettica suona così grandiosa, non è vero? La “negazione della negazione”. Entrambi i lati della contraddizione vengono elevati e preservati all’interno di una sintesi superiore. Ogni conflitto viene riconciliato. La storia si muove verso un finale completo e definitivo, come se non fossero più necessarie nuove proposizioni. Ma in realtà si tratta di una dialettica volgare.

Slavoj Žižek sottolinea che questa triade così ordinata è una grave semplificazione di Hegel. Qualsiasi sintesi è necessariamente incompleta e provvisoria, e la stessa produzione di una sintesi genera nuove contraddizioni interne. La vera dialettica non è un pulsante magico. Non è che si preme “sintesi” e tutto finisce. Quel tipo di “via di mezzo” è fondamentalmente un camaleonte che cambia colore.

Una sintesi contiene sempre delle fratture al suo interno. Sta già generando nuova negatività, aprendo un nuovo ciclo dialettico. È qui che risiede la vittoria della dialettica.

Quindi, molti dei problemi della società americana odierna, dalla controversia sull’azione affermativa, alle discussioni online sui monumenti confederati, all’intenso dibattito sul fatto che il vero punto di partenza sia il 1776 o il 1865, possono essere visti come l’ombra tremolante di un “quarto passo”, che lampeggia costantemente alla vista.

Sembra un po’ astratto. Torniamo quindi alla triade appena descritta. Da quando è stata inventata l’idea del “melting pot americano”, sono passati più di cento anni. Essa ha nascosto i fatti storici reali con un unico scopo: servire alla costruzione di un moderno Stato-nazione multietnico.

Bisogna ammettere che questo concetto era molto progressista quando si trattava di affrontare le minacce provenienti dalla Gran Bretagna e dal mondo esterno. Ma nel processo di costruzione, per ragioni di convenienza politica, ha inevitabilmente finito per essere ingiusto nei confronti della principale maggioranza etnica.

La maggioranza etnica principale perde il proprio carattere distintivo ed è costretta a diventare una sorta di sfondo trasparente. In nome di una riforma sociale “progressista”, la comunità tradizionale principale è costretta a rinunciare a parte delle tradizioni che ha difeso a lungo e ad adottare uno stile di vita “civilizzato”, secondo la definizione della narrativa dominante.

Negli anni 2010, in alcune regioni tradizionali profondamente influenzate dalla visione della storia del 1865, le autorità locali hanno lanciato campagne di rimodellamento culturale su scala senza precedenti. In un periodo di tempo estremamente breve, hanno rimosso con la forza un gran numero di statue e rinominato molti luoghi, recidendo il legame emotivo che la popolazione locale sentiva con i propri antenati.

Tuttavia, quando si tratta del territorio culturale e dei rituali tradizionali dei gruppi minoritari, questi sono dichiarati dalla legge intoccabili e posti sotto protezione assoluta.

Qual è il risultato di agire in questo modo? Se non sei abbastanza “minoritario”, puoi semplicemente crearti uno status di minoranza, entrarci, travestirti da minoranza e approfittare del trattamento preferenziale che la maggioranza riserva alle minoranze. Ad esempio, puoi affermare di essere una busta della spesa Walmart o un elicottero da combattimento, giusto? L’America ha decine di generi, non è vero? Da dove vengono tutti? Non è proprio questo? È divertente? Non lo trovo affatto divertente. È un trauma enorme per la maggioranza.

Questo porta a una domanda: i normali bianchi che costituiscono oltre il 90% della popolazione americana sono considerati “persone”? I loro sentimenti tradizionali e la loro dignità storica non meritano la stessa protezione? Sono semplicemente destinati a essere il prezzo da pagare per il “progresso storico”?

E non è solo una questione emotiva. La classe media americana ha pagato anche enormi costi economici e sociali. Tutti i tipi di politiche di “punti extra” nelle università d’élite, le quote imposte in base all’appartenenza razziale e i vari sussidi cosiddetti di giustizia sociale sono spesso costruiti sul silenzio e sul sacrificio della maggioranza.

Certo, alcune persone punteranno il dito e diranno: “Zhang, non sei un uomo di sinistra? Non hai mai parlato così prima d’ora. Quello che stai dicendo non è fondamentalmente sciovinismo bianco? Non è retorica di destra? Questo non danneggia l’unità nazionale degli Stati Uniti?”

Ma il punto è questo. Nella storia moderna degli Stati Uniti, questo tipo di espropriazione della maggioranza non è esattamente raro. Gli Stati Uniti sono, in teoria, una comunità che promette uguaglianza davanti alla legge. In pratica, ci sono politiche così sbilanciate che sono evidenti a occhio nudo.

Amici, equità. Equità, equità e quella maledetta “equità”. La ricerca dell’equità è l’unica ragione per cui esiste la sinistra. Se qualcuno rifiuta di riconoscere le contraddizioni e le fratture esistenti, allora mi rifiuto di riconoscere quella persona come di sinistra, perché ciò che sta difendendo non è l’uguaglianza, ma il potere del governo federale.

Concedere beneficinon è questo il problema. Il problema è concedere benefici extra. Se i benefici concessi sono tali che la maggioranza non può effettivamente condividerli, allora tutto ciò che si ottiene è che le minoranze “confermino” ripetutamente il valore di un sistema a due velocità e si rendano conto di quanto sia preziosa la loro identità attuale.

E quel sistema a due binari non elimina le barriere e le differenze tra i gruppi. Fa esattamente il contrario. Intensifica la divisione e il confronto tra le comunità etniche. Vorrei sinceramente sapere: su quali basi un esponente della sinistra potrebbe appoggiare una politica del genere?

Le élite dell’establishment americano amano spendere inchiostro per condannare la “divisione artificiale”. Ma a mio avviso, questo decennio di intenso dibattito tra Nord e Sud nella società americana rappresenta in realtà un importante passo avanti nella difesa di un vero contratto sociale. La contraddizione che narrazionicome “la grande nazione americana” e “il grande melting pot americano” cercano così strenuamente di placare e dissolvere, torneranno sempre, in una forma o nell’altra, finché la società americana non ammetterà che esistono.

Tu controlli la macchina della propaganda. E le élite possono sempre trovare diecimila ragioni per denunciarela visione della storia del 1776 come stupida e rozza, come opera di separatisti e sciovinisti bianchi. Ma vale la pena chiedersi: quale tipo di contesto reale fa sì che una narrazione “stupida e rozza” come questa si diffonda così ampiamente?

Le élite della società americana sono più intelligenti di me e comprendono l’America meglio di me. È impossibile che tu non ci abbia pensato. Hai semplicemente chiuso gli occhi e, su questo tema, hai mantenuto un silenzio vergognoso, esattamente come ci si aspettava.

Anni di pregiudizi radicati e politiche discriminatorie mirate, e ancora oggi fingete che il problema non esista. Peggio ancora, vi voltate e bollate le persone che ne soffrono come quelle che causano divisione. Ed è proprio così che, alla fine del 2025, il Paese finisce per essere così frammentato. È arroganza, un’arroganza così estrema da rasentare la crudeltà.

L’ho già detto nei video precedenti, ma lo ripeto ancora una volta e so che continuerò a ripeterlo anche in futuro.

Perché oggi sta crescendo il nazionalismo bianco? Perché sotto il grande ombrello della narrativa nazionalista, le persone nella società americana stanno attivamente utilizzandoil nazionalismo come stratagemma retorico del tipo “noi vinciamo sempre” per tracciare linee di demarcazione, separare “noi” da “loro”, dividere l’Occidente dall’Oriente, mobilitare la società, rafforzare la coesione sociale. E una volta che la mentalità “noi contro loro” si consolida in un’abitudine, si diffonde naturalmente. Migra. Qualcuno lo farà sempre. prenderePortiamo questa logica un passo avanti e usiamola per riflettere su altre relazioni. Il diritto di definire gli altri come “noi” e “loro” non rimarrà per sempre nelle mani delle élite al potere del governo americano.

Il principio fondamentale del nazionalismo è la distinzione e l’esclusione. Parte dalle vostre esigenze, ma non siete voi a decidere il risultato finale. Il nazionalismo non sarà giudicato solo in base ai confini che scegliete. Non spetta a voi che avete acceso il fuoco.

Se provi a giocare con il nazionalismo in un Paese storicamente complesso e multietnico, otterrai il pacchetto completo del nazionalismo. Non puoi dire: “nazionalismo solo verso l’esterno”. Se lo alimenti, ne subirai le conseguenze. Chiunque abbia creato la situazione attuale dovrebbe assumersene la responsabilità.

E certo, come persona di sinistra, non sostengo il tribalismo etnico. Ma quando qualcuno promuove questo nazionalismo mal concepito, gridando da un lato che «chiunque offenda l’America sarà punito, non importa quanto lontano si trovi», mentre dall’altro lato appiana le contraddizioni interne al proprio Paese, allora devo dire qualcosa per amore della giustizia.

Il dibattito sulla storia americana ha ormai superato i confini della storia stessa. Ben detto, sono pienamente d’accordo. Tutta la storia è storia contemporanea. È sempre una costruzione retrospettiva, uno strumento simbolico. Il suo scopo non è mai quello di descrivere un passato oggettivo, ma di soddisfare determinate esigenze del presente.

Questa “gloriosa confederazione americana” ricostruita retroattivamente dalla narrazione del 1776 è, in realtà, una proiezione delle emozioni odierne. Alcuni rifiutano questo tipo di cospirazioni storiche perché le considerano anti-intellettuali. E io sono d’accordo: queste affermazioni sono spesso forzate e intellettualmente inconsistenti.

Ma c’è solo una vera differenza tra te e me. Riconosci la richiesta sottesa, la richiesta di uguaglianza da parte del gruppo maggioritario, o ti rifiuti di vederla?

Perché in questo mondo nessuna grande nazione può diventare una grande nazione se, alla fine, non è nemmeno in grado di proteggere le tombe dei propri antenati o i propri cadaveri.

Per quanto riguarda coloro che accusano la visione del 1776 di “abbellire la storia”, va bene, ben detto, sono pienamente d’accordo. Ma devo comunque chiedere: non fate gli stupidi. La storia è una costruzione retrospettiva, chi allora, nella società americana, è il migliore nell’abbellire la storia?

In Cina esiste un antico aneddoto chiamato “non mangiare fegato di cavallo”. Durante la dinastia Han, due studiosi stavano discutendo davanti all’imperatore Jing di Han (r. 157-141 a.C.). Discutevano su come interpretare il rovesciamento della dinastia Shang (1600-1046 a.C.) da parte della dinastia Zhou (1046-256 a.C.): si trattava del “mandato del cielo” o semplicemente di un caso in cui un ministro si era ribellato e aveva ucciso il suo sovrano? L’imperatore Jing li interruppe con una sola frase che mise fine all’intera discussione. Disse: quando le persone mangiano carne, non mangiano fegato di cavallo. Non è perché non sanno che è buono, ma perché è velenoso. E gli studiosi che tacciono sul fatto che Tang e Wu abbiano “ricevuto il Mandato” non sono sciocchi.

Allora perché l’imperatore Jing ha eluso la domanda in quel modo? Perché essa toccava direttamente la questione fondamentale della legittimità di una dinastia feudale.

E pensate a dove porta questo dibattito. Se dite che il rovesciamento era illegittimo, allora come spiegate il fatto che gli Han (202 a.C. – 9 a.C., 25–220 a.C.) rovesciarono i Qin (221-206 a.C.)? Anche Han Gaozu, fondatore e primo imperatore della dinastia Han, era solo un ribelle illegittimo? Ma se dici che era legittimo, allora questo non implica che un giorno, se la casa Han perdesse il Mandato, qualcun altro potrebbe rovesciare gli Han? In entrambi i casi ti ritrovi in un vicolo cieco. Non c’è una risposta sicura. Quindi l’imperatore Jing semplicemente ignorò la questione, e questa divenne la storia: “non mangiare fegato di cavallo”.

Come si fa a regolare i conti storici dell’America? Si tratta del classico problema del “non mangiare fegato di cavallo”. È una questione alla quale non è nemmeno permesso opporsi.

Dici che la storia non dovrebbe essere abbellita. Va bene. Allora tutti dovrebbero chiedersi: chi è il più grande abbellitore della storia?

La verità trasuda dalle ferite. Ciò che fuoriesce dalle crepe, ciò che non può essere assorbito, ciò che è stato represso, dimenticato e spinto ai margini, un giorno risorgerà dall’abisso della storia e si ribellerà alla sofistica odierna. Non so quale forma assumerà, né come arriverà. Ma se gli americani vogliono evitare il rischio che il tessuto sociale si disgreghi, devono affrontare il problema. Il momento migliore era dieci anni fa. Il secondo momento migliore è adesso.

Sebbene tutto ciò che ho detto qui sia buon senso e oggettivamente vero, pubblicarlo su YouTube è tabù. È altamente rischioso. Eppure, nella tradizione cinese, gli storici e i funzionari che protestavano hanno sempre avuto lo spirito di registrare la verità così com’è. Alto Ministro Cui Zhu(morto nel 546 a.C.) uccise il suo duca, ma gli storici di corte che si susseguirono furono uccisi per aver insistito sulla registrazione schietta “Cui Zhu uccise il suo duca”, la verità rimase comunque, perché qualcuno l’avrebbe sempre scritta.

Se non lasciate parlare la gente, allora parlerò io. E se non potrò parlare, qualcun altro si alzerà e parlerà per me e per coloro che sono venuti prima. Questo è lo spirito della nazione cinese.

Sono felice di poter mostrare questo video a persone di tutto il mondo. Se siete arrivati fin qui, seguite il canale, mettete mi piace, commentate e iscrivetevi. Il copione sarà pubblicato sul mio blog WeChat, Zhang Beihai’s Natural Selection 章北海的自然选择. Questo video sarà disponibile anche su YouTube. Questa è Beihai, ci vediamo nella prossima puntata.

Riflessioni del MoA: il saggio di Sachs, le interviste di Lavrov e la straordinaria dichiarazione_di Karl Sànchez

Riflessioni del MoA: il saggio di Sachs, le interviste di Lavrov e la straordinaria dichiarazione

E un poscritto di Wolff

Carlo Sánchez30 dicembre
 LEGGI NELL’APP 

Molti eventi, tutti insieme, ancora una volta, di cui ho parlato per la prima volta nell’attuale thread di Moon of Alabama sui negoziati alla luce delle telefonate Putin-Trump, dell’incontro di Trump con Zelensky e del tentato attacco con drone nel luogo in cui Putin ha tenuto un incontro con i suoi comandanti e il Ministro della Difesa Belousov. Ci sono state anche due interviste con Lavrov, che ha rilasciato una dichiarazione straordinaria relativa all’attacco con drone. Tutto questo è stato riportato con ulteriori riflessioni sul MoA, per lo più con pochissimi feedback. Pubblicherò queste riflessioni nell’ordine in cui le ho pubblicate, con tutta l’enfasi mia:

Putin ha tenuto un’altra riunione dello Stato Maggiore e del Ministro della Difesa Belousov nella sua dacia e ha nuovamente esaminato i progressi dell’SMO. Non c’è stato alcun accenno ai colloqui di Putin con Trump. Sono emerse nuove informazioni relative alle zone cuscinetto o “strisce di sicurezza”, come vengono chiamate, all’interno di Sumy e Karkiv:

Yevgeny Nikiforov: Nella regione di Sumy, la fascia di sicurezza è profonda più di 16 chilometri e si estende per 60 chilometri lungo il fronte. Mancano meno di 20 chilometri alle unità avanzate per raggiungere il centro regionale. Nella regione di Kharkiv, la fascia di sicurezza è profonda fino a 15 chilometri e si estende per oltre 130 chilometri lungo il fronte.

A cui Putin ha risposto:

Vladimir Putin: Bene. Evgeny Valerievich, questo è un compito molto importante, perché garantisce la sicurezza delle regioni di confine della Russia. Nel 2026, ovviamente, avremo bisogno di questo per continuare il lavoro. Vorrei ringraziarvi per i risultati, voi e tutto il personale.

Vorrei sottolineare che queste “strisce di sicurezza” non vengono discusse negli aspetti territoriali dei negoziati resi pubblici. E, come potete leggere, il loro allargamento continuerà nel corso del 2026. Un’altra nota riguarda la mancanza di azione a Kherson. Putin:

I compiti per la liberazione delle regioni del Donbass, di Zaporozhye e di Kherson vengono svolti per fasi , in conformità con il piano delle operazioni militari speciali. [Il corsivo è mio]

È stato annunciato che le truppe russe si trovano a 15 km dalla periferia di Zaporozhye. Mi sembra che il piano sia di occupare contemporaneamente l’agglomerato di Kramatorsk/Slavyansk e Zaporozhye per attirare quante più riserve possibili in quelle aree e solo loro potranno attraversare il fiume a Kherson e forse proseguire verso Odessa. Ricordiamo che non ci si aspetta più che l’Ucraina si ritiri da quello che ora è territorio statale russo, il che significa che la Russia dovrà espellere quelle truppe militarmente.

(Ho fatto questa affermazione prima di scoprire il luogo effettivo dell’attacco.)

Riguardo ai tentativi di Kiev di attaccare Mosca, se non erro, al Direct Line è stato reso noto che tutte le regioni adotteranno il modello di difesa aerea della regione di Mosca, dove oggi non ci sono perdite. Va ricordato che la metropoli di Mosca è molto grande e l’intera regione lo è ancora di più. Il complesso di dacie di Putin si trova all’interno del secondo anello settentrionale, se non ricordo male.

MorePain4Cakes | 29 dic 2025 17:48 UTC | 68 

Grazie per la risposta. Come ho concluso diversi mesi fa, le elezioni per la selezione territoriale si terranno in tutta l’ex Ucraina una volta terminata l’SMO. Gran parte dell’accordo sarà dettato dalla Russia come vincitore, ma anche a causa di questioni storiche ampiamente discusse in questo saggio di Jeff Sachs che consiglio a tutti i frequentatori di bar di leggere. In effetti, è molto probabile che le lunghe sessioni negoziali siano state in realtà lezioni di storia del tipo di quelle fornite da Sachs. A mio parere, è molto probabile che la Russia porrà l’Occidente di fronte al fatto compiuto – che vi piaccia o no – proprio perché l’Occidente si è procurato questo risultato con le proprie azioni, come spiega Sachs.

(Consiglio vivamente di dedicare del tempo alla lettura del saggio di Sachs sulla russofobia perché, a mio parere, la sua premessa è corretta e ha un grande impatto sulla capacità di raggiungere una pace duratura quando questo conflitto finirà.)

Lavrov rilascia una dichiarazione molto insolita direttamente da lui, non genericamente dal Ministero degli Affari Esteri:

Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, il regime di Kiev ha lanciato un attacco terroristico con 91 droni a lungo raggio contro la residenza del Presidente della Federazione Russa, nella regione di Novgorod. Tutti i droni sono stati distrutti dai sistemi di difesa aerea delle Forze Armate della Federazione Russa.

Non sono disponibili dati sulle vittime e sui danni causati dai rottami del drone.

Desideriamo richiamare la vostra attenzione sul fatto che questa azione è stata condotta durante intensi negoziati tra Russia e Stati Uniti sulla risoluzione del conflitto ucraino.

Tali azioni sconsiderate non rimarranno senza risposta. Sono stati determinati gli obiettivi degli attacchi di rappresaglia e i tempi della loro esecuzione da parte delle Forze Armate russe.

Allo stesso tempo, non intendiamo ritirarci dal processo negoziale con gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, data la degenerazione definitiva del regime criminale di Kiev, passato a una politica di terrorismo di Stato, la posizione negoziale della Russia sarà rivista . [Corsivo mio]

Data e ora della dichiarazione di Lavrov: 29.12.2025 18:19

(Questa è la prima volta che vedo Lavrov rilasciare una dichiarazione individuale di qualsiasi tipo; di solito, c’è un comunicato stampa del Ministero degli Affari Esteri o una dichiarazione di Maria Zakharova. A mio parere, l’attacco ha suscitato una risposta del tipo “Ultima Goccia” di cui al momento non si sa nulla. La risposta di Lavrov non è riportata in nessuna delle due interviste.)

Pubblicato da: karlof1 | 29 dic 2025 18:50 utc | 83
Dopo aver letto la strategia NATO/UE (almeno per quanto è pubblicamente disponibile), la Russia non è ancora sicura di occupare l’Ucraina, ma ha bisogno di una soluzione simile a quella attuata dagli Stati Uniti in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, solo che questa volta da parte russa e includendo l’Inghilterra. Questa include anche la distruzione di tutte le armi atomiche in Europa, comprese quelle degli Stati Uniti. (Lo faranno, non vogliono suicidarsi.) Altrimenti, la guerra non finirà mai.

Pubblicato da: smartfox | 29 dic 2025 19:18 utc | 93

(Il commentatore è tedesco. Il sogno di un’Europa libera dal nucleare per il momento rimane un sogno, ma c’è un punto molto forte da sottolineare: come potrà la Russia affermare di garantire una sicurezza indivisibile all’Europa quando ha le sue armi nucleari? Sì, so che tutti i trattati dell’OSCE sono stati firmati tenendo presente questa realtà, ma tutti quei trattati sono stati violati dalla NATO come se non fossero mai esistiti.)

smartfox | 29 dic 2025 19:18 utc | 93 —

Grazie per la risposta. Ecco parte di ciò che Lavrov ha detto nella sua chat con TASS :

Domanda: Nella versione aggiornata della Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, la Russia non è più considerata una “minaccia diretta”, ma, al contrario, appare come un partner strategico per la sicurezza. Dato che tali documenti sono concepiti come strategici, possiamo aspettarci che i “germogli di normalità” tra Washington e Mosca, stabiliti durante l’amministrazione Trump, abbiano una prospettiva a lungo termine?

Sergey Lavrov: La nuova versione della Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti è già stata oggetto di un’analisi approfondita, e questo è del tutto comprensibile. I suoi elementi centrali devono essere testati con i fatti, ma a prima vista sembrano innovativi. Secondo gli esperti, possiamo parlare di una riconsiderazione da parte di Washington del suo ruolo sulla scena internazionale. Basti dire che la scommessa degli Stati Uniti sul concetto globalista di un “ordine mondiale basato su regole” merita di essere rivista.

Per quanto riguarda la Russia, vale la pena sottolineare l’assenza nella Strategia di appelli aperti al contenimento sistemico del nostro Paese. Forse per la prima volta, gli Stati Uniti, se non si impegnano a non espandere l’Alleanza Atlantica, almeno mettono pubblicamente in discussione l’eterna traiettoria espansionistica dell’evoluzione della NATO.

In teoria, alcune delle idee enunciate nella Strategia non contraddicono lo sviluppo del dialogo russo-americano. Tuttavia, le nostre conclusioni finali saranno tratte esclusivamente sulla base di un’analisi delle azioni concrete dell’amministrazione statunitense sulla scena internazionale. [Corsivo mio]

“Atti” e “azioni” sono ciò in base a cui l’Impero Fuorilegge degli Stati Uniti verrà giudicato e in base a come verrà plasmata la politica nei suoi confronti. Naturalmente, a Lavrov è stato chiesto di più e ha detto di più. A mio parere, la cosa più importante è quanto segue:

D: C’è una grave escalation tra Giappone e Cina e la situazione intorno a Taiwan si sta facendo sempre più tesa. Esperti internazionali avvertono che non appena il conflitto ucraino sarà terminato, potrebbe iniziare uno scontro armato nella regione Asia-Pacifico. È d’accordo con queste previsioni? Come reagirà la Russia se il conflitto su Taiwan dovesse davvero scoppiare?

Sergey Lavrov: Di recente, il tema di Taiwan è stato discusso in modo piuttosto attivo, a volte isolatamente dalla realtà e manipolando i fatti. Diversi paesi, dichiarando il loro impegno per il principio di “una sola Cina”, sono favorevoli al mantenimento dello status quo. Di fatto, ciò significa il loro disaccordo con il principio della riunificazione nazionale della Cina.

Oggi, Taiwan è effettivamente utilizzata come strumento di deterrenza militare-strategica della RPC. Esiste anche un interesse mercantile: alcuni in Occidente non sono contrari a “trarre profitto” dal denaro e dalla tecnologia taiwanesi. Costose armi americane vengono vendute a Taipei a prezzi di mercato. La richiesta di trasferire la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti può anche essere vista come una coercizione per ridistribuire il reddito, una sorta di “sequestro” di attività commerciali.

La posizione di principio della Russia sulla questione di Taiwan è ben nota, immutata ed è stata ripetutamente ribadita ai massimi livelli. La parte russa riconosce Taiwan come parte integrante della Cina e si oppone all’indipendenza dell’isola in qualsiasi forma. Partiamo dal presupposto che il problema di Taiwan sia una questione interna della RPC. Pechino ha tutte le ragioni legittime per difendere la propria sovranità e integrità territoriale.

Per quanto riguarda il possibile aggravamento della situazione nello Stretto di Taiwan, la procedura per affrontare tali situazioni è definita nel Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione con la RPC del 16 luglio 2001 , fondamentale per le relazioni bilaterali. Uno dei principi fondamentali stabiliti in questo documento è il sostegno reciproco nella tutela dell’unità dello Stato e dell’integrità territoriale.

Aggiungo inoltre che di recente la leadership giapponese ha effettivamente intrapreso una strada verso una militarizzazione accelerata del Paese. L’impatto negativo di questo approccio sulla stabilità regionale è evidente. Sarebbe opportuno che i nostri vicini giapponesi valutassero attentamente ogni aspetto prima di prendere decisioni affrettate.

C’è molto di più da sapere sull’intervista. Il link è qui sopra e probabilmente sarà già disponibile in inglese.

(Ho perso diverse occasioni per riferire sulle risposte della Cina e di Taiwan a questa escalation di Trump e sulla crescente militanza mostrata dal primo ministro giapponese Takaichi. Dovrebbe essere molto chiaro a tutti che Cina e Russia si sostengono a vicenda. Cercherò di riferire sui recenti eventi a Taiwan. Ecco un resoconto sulle recenti esercitazioni cinesi nei pressi di Taiwan che fornisce informazioni utili.)

(Si sono fatte molte speculazioni su chi abbia effettivamente sponsorizzato l’attacco alla residenza di Putin a Novgorod, ma nessuno ha fatto notare che ciò era avvenuto almeno una volta in precedenza, sebbene il luogo preso di mira fosse il posto di comando dove Putin stava tenendo una riunione.)

Non si trattava solo dei movimenti di Putin. Lo Stato Maggiore e il DM Belousov si sono tutti concentrati su quella posizione. Con la direttiva emanata che impone a tutti i sistemi di difesa aerea della Russia occidentale di adottare quelli di Mosca e della sua regione, ben poche perdite di informazioni saranno disponibili. Ma lo stesso deve essere fatto per la Russia meridionale e la Bielorussia, Stato federato. Se l’ipotesi proposta da Sachs nel suo saggio a cui ho linkato in prima pagina è corretta, e a mio parere lo è, allora la denazificazione dell’Europa non è tutto ciò che serve, poiché è chiaro che l’epurazione della russofobia è ancora più importante ed è dilagante anche tra tutti i fuorilegge neocon.

Lavrov è stato intervistato da Rossiya Segodnya per la pubblicazione nell’edizione di domani (30a), che si basa sull’intervista con la TASS che ho citato in precedenza. Ecco l’estratto relativo a questa discussione:

Domanda: State discutendo nei vostri contatti con gli Stati Uniti la questione dello svolgimento di elezioni in Ucraina come parte della risoluzione del conflitto? E in quale fase dovrebbero aver luogo: come condizione per la conclusione di una pace duratura o come suo risultato?

Sergey Lavrov: I poteri presidenziali di Vladimir Zelensky sono scaduti nel maggio 2024. Le elezioni in Ucraina devono svolgersi secondo le modalità previste dalla legge. Notiamo che gli Stati Uniti hanno un punto di vista simile.

La leadership di Kiev dovrebbe ricevere il mandato per concludere accordi di pace. Ciò può essere fatto solo attraverso elezioni, una campagna elettorale trasparente e onesta, alla quale parteciperanno tutte le forze politiche interessate. È necessario dare finalmente al popolo ucraino l’opportunità di determinare il proprio destino, incluso l’enorme numero di suoi rappresentanti che vivono in Russia . Allo stesso tempo, l’organizzazione dell’espressione di volontà non dovrebbe essere usata come pretesto per una cessazione temporanea delle ostilità al fine di riequipaggiare le Forze Armate ucraine.

Le elezioni non sono fine a se stesse. È necessario lavorare, innanzitutto, su garanzie giuridicamente vincolanti per eliminare le cause profonde del conflitto. È necessario ripristinare le basi su cui la statualità ucraina è stata riconosciuta dalla Russia e da altri membri della comunità internazionale. È importante garantire lo status di paese neutrale, non allineato e denuclearizzato dell’Ucraina, la sua smilitarizzazione e denazificazione, nonché fermare lo sviluppo militare del territorio ucraino da parte dei paesi della NATO. È necessario garantire i diritti e le libertà dei cittadini russi e russofoni, porre fine alla persecuzione dell’Ortodossia canonica. E, naturalmente, Kiev e i suoi protettori occidentali devono riconoscere le nuove realtà territoriali emerse dopo l’annessione della Crimea, di Sebastopoli, delle regioni della Repubblica Democratica di Crimea, della Repubblica di Lugansk, della Repubblica di Lugansk, di Zaporozhye e di Kherson alla Federazione Russa.

Infine, è necessario creare un sistema di garanzie di sicurezza. A questo proposito, a settembre abbiamo rivolto un invito al dialogo con gli americani. Siamo convinti che il punto di partenza per le discussioni possa essere la bozza di trattato presentata dal nostro Paese all’esame di Washington e delle capitali europee nel dicembre 2021. Ovviamente, qualsiasi garanzia dovrebbe basarsi sul principio di indivisibilità della sicurezza, sancito nei documenti di consenso dei vertici OSCE di Istanbul nel 1999 e di Astana nel 2010. [Corsivo mio]

Come sottolinea ancora Lavrov, c’è molto lavoro da fare per risolvere la questione. E ci sono almeno due piste. Una è la riorganizzazione legale dei confini e della costituzione ucraina, oltre ad altri compiti correlati. La seconda è negoziare un Patto di sicurezza eurasiatico basato su principi già concordati ma mai rispettati. E in questo caso, la russofobia descritta da Sachs deve essere considerata, ammessa e affrontata affinché emerga qualcosa di duraturo. Sachs afferma che il problema è “strutturale”, alimentato dalla “distorsione sistemica” della russofobia, che prima era europea e poi è diventata un’ossessione atlantica. Quindi, per comprendere le autentiche “radici” che devono essere affrontate, la storia delineata da Sachs deve essere analizzata, portata alla luce, smentita, ripudiata, e si deve giungere a un accordo che tenga conto delle realtà passate e delle preoccupazioni per la sicurezza globale. L’altro grande problema, che rappresenta il rovescio della medaglia della russofobia, è l’idea di supremazia/eccezionalismo americano (e si potrebbe aggiungere l’eccezionalismo sionista).

(Ancora una volta, bisogna tenere in considerazione le informazioni contenute nel saggio di Sachs.)

…E ci sono almeno due tracce…
Pubblicato da: karlof1 | 29 dic 2025 22:19 utc | 157

Wow, Lavrov sta attirando l’attenzione su una situazione molto delicata: tutto ciò che menziona può accadere solo dopo le elezioni, il che a sua volta è possibile solo se non è in vigore la legge marziale. Capito? Queste sono condizioni che Z non può soddisfare se l’UE e il Regno Unito non dicono SÌ. Quindi: non accadrà. L’unica via d’uscita è la guerra finché non sarà morto l’ultimo nazista ucraino. Senza questo, non possono esserci le condizioni per i colloqui di pace.

Pubblicato da: smartfox | 29 dic 2025 22:31 utc | 161

smartfox | 29 dic 2025 22:31 utc | 161 —

Quando Putin ha sollevato le questioni legali relative al raggiungimento di un accordo, ho iniziato a indagare sui dettagli e ne ho scritto in diverse occasioni sul mio account e qui. Più di recente ho esaminato la Costituzione ucraina per esaminare le argomentazioni legali di Zelensky e le affermazioni di Putin. Ho scritto di ciò che ho scoperto, il cui punto chiave è che, anche dopo la revoca della legge marziale, devono verificarsi una serie di eventi prima di poter organizzare le elezioni, complicati dalla mancanza di un presidente legittimo. A mio parere, è possibile che l’Ucraina superi tutti questi ostacoli, ma nel farlo Zelensky verrà completamente estromesso dalla carica di presidente perché è illegittimo e quindi non può legalmente adempiere ai doveri costituzionali di tale carica. Ciò significa che il capo del governo ad interim diventa il principale legislatore della Rada. E con il presidente illegittimo, cosa comporta questo per i suoi diretti subordinati che derivano il loro potere da lui? A mio parere, anche loro sono illegittimi. A mio parere, è molto chiaro che gli autori della costituzione non hanno considerato le implicazioni della legge marziale durante un conflitto, dando per scontato che lo stato sarebbe stato temporaneo, sebbene fosse prevista la negazione delle elezioni, ma non è stata fornita alcuna soluzione praticabile.

Sostengo che l’Ucraina sia diventata uno stato fallito quando il colpo di Stato del 2014 ne ha distrutto la costituzione, nonostante il suo comportamento contrario. Il colpo di Stato ha distrutto la sovranità ucraina, il suo “governo” è stato fornito dai golpisti e le sue politiche sono state determinate dagli interessi stranieri che controllavano i golpisti. L’obiettivo della Russia ora è restituire la sovranità all’Ucraina e consentire a coloro che si trovano nei suoi territori non occupati di votare dove saranno i confini dello stato ucraino, il che, si spera, porrà fine al periodo di esistenza artificiale dell’Ucraina come stato separato al di fuori della Russia. La grande incognita è se i russofobi cronici euro-atlantici resisteranno a questa soluzione e cercheranno di continuare il conflitto che hanno in mente con la Russia. Naturalmente, non entrano in combattimento diretto con la Russia perché sono troppo codardi e continueranno a cercare dei sostituti . Come il nazismo, la russofobia è un “ismo” molto difficile da cancellare.

Pubblicato da: karlof1 | 29 dic 2025 23:22 utc | 185

sì, e questo significa che l’ordine corretto è:
1) Deporre le armi = resa 2) Revoca della legge marziale 3) Elezioni 4) Emendamento costituzionale e, se necessario, modifiche dei confini
5) colloqui di pace

Pubblicato da: smartfox | 29 dic 2025 23:32 utc | 188

smartfox | 29 dic 2025 23:32 utc | 188 —

Grazie per la risposta. Il tuo ordine 1 e poi 2 è corretto. A mio parere, ci saranno negoziati prima di tutto e sicuramente prima delle elezioni. E la Costituzione non verrebbe semplicemente modificata; verrebbe riscritta, poiché ciò avverrebbe dopo i plebisciti che determineranno in quali nazioni le persone vogliono vivere. È un processo complesso e richiederà tempo per essere svolto correttamente. Ma a mio parere, dobbiamo attraversare gran parte del 2026 e forse di più prima di raggiungere il punto di resa.

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Ci sono 200 commenti sul thread e il numero continua a crescere. Ma c’è poco altro da discutere. Nessuno è interessato a discutere di ciò che hanno detto Putin o Lavrov, ed è uno dei motivi per cui non partecipo più al MoA come facevo una volta. Ora che è stata pubblicata la trascrizione della recente chiacchierata tra Hudson/Wolff/Nima, c’è un frammento fornito da Richard Wolff che voglio condividere con i lettori e usare come conclusione di questo articolo, perché fa riflettere. Cliccate sul link alla trascrizione per saperne di più; il frammento di Wolff è durante la parte iniziale della discussione:

Ho imparato molto, e continuo a imparare molto, da un professore di scienze politiche dell’Università di Chicago di nome John Mearsheimer. Ha svolto molti studi sui conflitti globali tra grandi potenze. È stato uno dei primi a individuare l’impossibilità per l’Ucraina di vincere quella guerra, eccetera, eccetera. E analizza tutto dal punto di vista dell’attività delle grandi potenze, l’una contro l’altra.

Di solito lo spiega dicendo che è nella natura delle grandi potenze sentirsi insicure della propria situazione e che quindi tutto ciò che fanno, compresa la guerra tra loro, è il risultato del tentativo di far fronte a tale insicurezza.

Mi sono sempre chiesto: perché iniziare la tua discussione da lì? Perché non porre la domanda: perché le persone hanno paura della propria sicurezza? È la natura umana convenzionale? Dovremmo pensare in questo modo, come si è fatto per secoli? E credo che la risposta sia no, e credo che sia rilevante proprio ora.

Ecco il modello da tenere a mente: il modello convenzionale della concorrenza capitalista.

Ci sono tre aziende che producono la stessa cosa. Diciamo che si tratta di scarpe o di software. Non importa. Ogni azienda è consapevole dell’esistenza di altre aziende. E ogni azienda è consapevole che il cliente può rivolgersi a un’altra azienda se la propria non gli piace. Quindi cercano di migliorare il loro prodotto dotandolo di nuove funzionalità, dipingendolo di un colore diverso, pubblicizzandolo in modo nuovo e migliore.

Ma tutto ciò che fanno per migliorare la propria sicurezza minaccia la sicurezza dei concorrenti . Perché se riesci a migliorare la qualità dei tuoi beni, sposti l’acquirente da quell’altro prodotto dell’altra azienda al tuo. Questo è ciò che speri. Questo è ciò che rappresenta il successo. Quindi il successo di ciascuno mette a repentaglio il successo di tutti gli altri. Questa è la natura della concorrenza capitalista.

Quando lo insegni agli studenti dei dipartimenti di economia, fai una cosa molto strana. Racconti loro come la competizione ti porta buoni risultati, come miglioramenti, nuove tecnologie e così via. Ed è vero. La competizione provoca miglioramenti di ogni tipo. Ma come chiunque abbia anche solo 10 secondi di Hegel in testa saprebbe, ora devi chiederti: quali sono le conseguenze negative della competizione, che si rivelano altrettanto orribili e distruttive di quanto potresti immaginare?

La concorrenza è il motivo per cui un’azienda cerca scorciatoie, utilizza materiali più economici, prodotti di qualità inferiore, fa pubblicità ingannevole e altre cento cose che derivano dalla concorrenza. L’idea che la concorrenza sia un bene universale è stupida. È segno di incapacità di pensare in modo sofisticato. È quando l’esigenza ideologica prevale completamente sull’onestà intellettuale.

Come ho detto, nutro un enorme rispetto per il signor Mearsheimer. Mi ha insegnato moltissimo ed è un pensatore di grande valore. Ma è proprio a causa della competizione capitalista che le grandi potenze sono insicure e quindi adottano misure per la propria sicurezza che minacciano tutti gli altri. Un’analogia perfetta con la competizione capitalista. Il che solleva la questione, se vogliamo essere onesti, se risolveremo mai il problema dell’ostilità tra le grandi potenze se non ci liberiamo del capitalismo da cui tutto questo nasce e su cui è modellato. {Corsivo mio]

Ora che avete letto Wolff sulla concorrenza capitalista, leggete il saggio di Sachs e ricordate la competizione imperiale della nascente era capitalista mentre leggete e la minaccia reale che Cina, Russia e BRICS rappresentano per l’impero fuorilegge degli Stati Uniti: è una competizione tra diversi sistemi politico-economici in cui uno sta chiaramente superando l’altro.

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CINA e STATI UNITI, due piani di sicurezza nazionale a confronto_di Giuseppe Germinario

CINA e STATI UNITI, DUE PIANI DI SICUREZZA NAZIONALE A CONFRONTO

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Il dibattito politico-strategico internazionale di quest’ultimo mese si è incentrato quasi esclusivamente sul NSS (National Security Strategy) statunitense. È passato infatti in secondo piano il fatto che anche i governi cinese, nel maggio scorso e  russo, due mesi fa, hanno a loro volta presentato un documento analogo. Il corollario di questa relativa “attenzione” è stato una produzione asfittica di analisi comparate dei tre documenti delle tre principali realtà geopolitiche.

Una disattenzione in qualche modo comprensibile nei riguardi di quello russo, tutto incentrato sulla situazione interna e sulla gestione in particolare delle differenze etniche e di nazionalità presenti nella Federazione Russa. Non che l’amministrazione russa abbia trascurato i temi della coesione sociale, dello sviluppo economico e della diversificazione produttiva interni al paese, della postura geopolitica e della strategia militare. Tutt’altro! Li ha semplicemente esposti in documenti nettamente separati e a se stanti.

Colpisce, invece, l’enfasi all’approccio “olistico” che promana dai due documenti cinese e statunitense, nel primo ostentato e dichiarato continuamente, quasi ossessivamente, nel secondo più sotteso.

Tre impostazioni diverse quindi  che, a loro modo, rivelano tre impostazioni ed urgenze diverse: quella russa, apparentemente più regionale, se così si può parlare di un paese diffuso in quattro continenti, non fosse altro perché assillato fondatamente dalla sicurezza  dei propri confini e confortato ormai da una economia sviluppata  e dinamica che può e potrà contare su risorse proprie addirittura ridondanti.

Le altre due dal carattere esattamente speculare nella loro acuta attenzione alla collocazione geopolitica e al nesso tra politica estera e situazione interna.

Della situazione russa continueremo ad approfondire in altre occasioni.

Il sito, per altro, ha riservato una attenzione costante e originale, sin dalla sua nascita, alla situazione e alle posizioni e tendenze presenti negli Stati Uniti.

L’attuale leadership statunitense, tornata al governo da circa un anno, ma non ancora saldamente al potere, se mai ci riuscirà pienamente e stabilmente, ha compreso il nesso tra la sua insostenibile sovraesposizione internazionale, così poco selettiva, l’approccio universalistico dell’eccezionalismo americano, il globalismo predicato e la allarmante fragilità interna della propria formazione sociale. Una fragilità provocata ed alimentata dalle precedenti leadership al governo, ma detentrici ancora di significative leve di potere, le quali hanno consentito di “parassitare” il proprio paese ad opera di forze esterne di cui sono espressione. Una narrazione, quella di un paese parassitato, per altro poco credibile agli occhi del resto del mondo, con qualche fondamento in situazioni di decadenza imperiale, tesa comunque ad identificare e additare un nemico esterno, anche se, per il momento, di natura diversa rispetto alle narrazioni precedenti e ad additare e delegittimare, pur con buone ragioni, l’avversario politico interno come nemico.

Ne consegue un radicale cambiamento, almeno nelle intenzioni, delle priorità e delle modalità di esercizio dell’impegno politico e di ottenimento dei risultati, quindi, in ordine decrescente:

  1. Difesa ed impermeabilità dei propri confini nazionali ed epurazione degli immigrati illegali e in condizione precaria. Ricostruzione della base industriale del paese fondata sui primati tecnologici dei quali dispone il paese e ripristino su basi nuove della coesione sociale fondata sulla valorizzazione dei ceti produttivi
  2. Delimitazione, nei limiti del possibile, dell’intervento diretto e proattivo e nelle sue più svariate forme al proprio “giardino di casa”, esteso dalla Groenlandia all’America Latina. Dovrebbe essere questo, quindi, lo spazio di confronto più diretto con Russia e Cina, ma in condizioni molto diverse rispetto solo a pochi decenni fa. La Russia e soprattutto la Cina hanno avuto il tempo di tessere importanti relazioni politiche ed economiche con i paesi di quel continente, grazie anche alla “complicità” statunitense nei passati processi di deindustrializzazione di quelle aree; le élites politiche locali non sono più, per altro, di stretta e totale emanazione nordamericana
  3. Il confronto con le maggiori potenze emerse, Cina e Russia, viene, per meglio dire si vorrebbe trasformare in un rapporto di accesa competizione però  di lunga durata e di cooperazione tattica in attesa del riaccumulo delle forze necessarie a sostenere un eventuale confronto aperto
  4. Sussunzione sempre più rigorosa delle strategie e politiche economiche, delle stesse catene di produzione alle strategie politiche, geopolitiche e militari. Di fatto le catene di produzione dei settori strategici devono coinvolgere la sola cerchia dei paesi più fidati, lasciando libero il commercio e le catene di produzione dei soli settori complementari

Da questo la riconsiderazione di una nuova stratificazione del sistema di alleanze, di un ruolo più proattivo, nelle rispettive aree, dei soggetti da aggregare e/o riaggregare, di una qualità diversa delle modalità operative e di esercizio della politica estera, diplomatica, economica e militare.

Tutti propositi e schemi attuativi che prevedono una fase transitiva di scompaginamento del sistema consolidato di relazioni inquadrabile in una definizione particolare e spregiudicata, tipicamente trumpiana, di multilateralismo.

Si osserva curiosamente l’utilizzo di un primo termine comune, il multilateralismo, alle due opzioni strategiche speculari  cinese e statunitense.

L’altro tratto comune a quello cinese, che risalta nella NSS, è la trasformazione della cosiddetta politica di aiuti, legata alla famigerata attività delle ONG,  in quella di investimenti produttivi, a quanto pare anche con forme di compartecipazione delle élites locali nella gestione. L’Africa e l’America Latina sono i continenti maggiormente deputati a ricevere queste attenzioni. Se per i cinesi, la pratica degli investimenti produttivi ed infrastrutturali sono stati sin dall’inizio fondativi delle relazioni economiche, per gli Stati Uniti potrebbe rivelarsi un ritorno al passato remoto, rispetto alle politiche quasi esclusivamente  direttamente finanziarie-predatorie o assistenziali dei tempi recenti. Resteranno da verificare quote, modalità e pretese a svelare le reali intenzioni.

Ci sono, però degli aspetti che in qualche maniera caratterizzano diversamente questi due tratti “comuni”:

  1. Se è vero che la NSS presuppone una iniziale, scompaginante dinamica molecolare e variabile delle relazioni con i singoli paesi, è altrettanto vero che l’obbiettivo dell’attuale leadership statunitense è quello di ricostruire il più rapidamente possibile nuove reti  di alleanze a strutture concentriche con i paesi e le leadership più affini politicamente e culturalmente, il documento parla appunto di civiltà di fatto giustapposte, nella fascia più prossima al centro di gravità. Gli esempi di questa prima fascia sono sicuramente l’AUKUS, l’area della “pax silica” ( Giappone, Olanda, Gran Bretagna, Taiwan in via ufficiosa, Corea del Sud, Singapore, Australia, Emirati Arabi Uniti, Israele e, presumo, Arabia Saudita). Sono paesi, in quest’ultimo caso,  ai quali è riservato il privilegio a vario titolo e grado  della compartecipazione ai grandi progetti strategici economico-scientifici-militari, quali l’intelligenza artificiale e il ciclo di hardware connesso. Sono paesi che sono particolarmente istigati e che sono delegati ad assumere un ruolo di guida periferica e regionale delle gestione della competizione e dello scontro in primo luogo con la Cina, ma sempre sulla base di relazioni primarie strategiche di tipo bilaterale tra il paese capofila, gli Stati Uniti e ciascuno di essi. E sempre con la consapevolezza dell’incertezza e mutevolezza, della diffidenza che caratterizza questa fase di transizione. A sottolineare quanto questa contezza sia ben più radicata di come traspaia nel NSS può essere sufficiente questa rivelazione: il documento del NSS  sottolinea più volte il rischio concreto, a causa delle élites che lo governano e dei conseguenti processi migratori incontrollati, che i paesi dell’Europa e della UE, in particolare i più rilevanti (Regno Unito, Francia, Germania, Italia) cambino di natura e perdano l’impronta specifica della loro civiltà, allontanandole, grazie al prevalere di forze islamiche radicali ormai annidate,  in maniera ostile dagli attuali profondi legami che consentono strette collaborazioni e sinergie anche militari. Due di questi, Regno Unito e Francia, dispongono di arsenale atomico proprio. Ebbene, la Casa Bianca e il Dipartimento della Guerra hanno incaricato il Dipartimento di Stato di preparare un piano di sicurezza entro il 2028 cui seguirà un piano operativo del Pentagono e dei servizi segreti , da completare entro il 2035, che prevede l’utilizzo di un gran numero di forze speciali, già presenti in loco, per sequestrare e rimuovere l’arsenale atomico intero, intanto del Regno Unito. Se ne parlerà più diffusamente in altre occasioni.  A corollario, già adesso gli Stati Uniti stanno limitando pesantemente i visti di accesso dalla Gran Bretagna. Il recente divieto di ingresso negli USA dell’ex commissario UE, Breton, rappresenta un altro indizio della fondatezza di questi propositi
  2. Esiste una seconda fascia, in fase avanzata di formazione, di “alleati” deputati ad essere particolarmente spremuti e spogliati, nella loro doppia funzione di paesi tributari e di paesi di prima linea disposti ad assumere il ruolo suicida ed autolesionista di gestione diretta del confronto militare regionale. I paesi della UE, nella quasi totalità, sono deputati consapevolmente ad immolarsi a questo sacrificio!
  3. La terza fascia è costituita dai terreni di caccia: 1)- l’Africa in particolare, dove sarà possibile una competizione ed un conflitto con non tracimi in uno scontro generalizzato incontrollato, ma con un fattore di ulteriore imprevedibilità rispetto a qualche decennio fa: la presenza di élites locali più indipendenti e consapevoli degli spazi di agibilità offerti dalla presenza di forze multipolari;e le regioni artiche 2)- la regione caucasica, turcomanna (kazaki, ect) ed artica, pericolosamente vicine queste tre ultime ai confini delle potenze competitrici
  4. Una quarta fascia, quella destinata ad assumere un ruolo di comprimari di un mondo multipolare e ad arricchire gli spazi di agibilità ed imprevedibilità, costituita al momento in particolare da India, Turchia, Iran, Brasile(?), interessata a protrarre il più possibile, in questo tendenzialmente più consonanti  con Russia e Cina, una fase di transizione scevra da alleanze politiche rigidamente ben definite

La sottolineatura, sia pure ancora approssimativa di questi quattro punti,  serve a definire meglio i fondamenti culturali, le caratteristiche comuni e le differenze dell’impostazione “olistica” dei due documenti e delle terminologie e degli schemi adottati, ma anche delle “ipocrisie” presenti soprattutto nel documento cinese.

  • Se la natura sottesa, sotto traccia, dell’impostazione olistica del documento statunitense deriva dal fondamento pragmatico-empirico del bagaglio culturale anglosassone, l’impostazione ribadita continuamente  nel documento cinese, deriva dall’attenzione e dall’appartenenza al “tutto” del bagaglio culturale confuciano e dalla schema peculiare del bagaglio comunista di procedere rigorosamente nell’esposizione e nello schema mentale dal generale al particolare. Impostazioni corroborate dalla formazione professionale stessa delle due classi dirigenti e in particolare dei due presidenti
  • La maggiore insistenza, di fatto l’ossessione, che spinge i redattori cinesi ad affermare la dinamica multilaterale di soggetti atomizzati non vincolati specificatamente in alleanze consolidate nasce da una aspirazione, probabilmente al momento genuina, e consapevolezza che un sistema rigido di alleanze, specie in uno schema tripolare, costituisca il prodromo di un conflitto generalizzato catastrofico
  • Il multilateralismo nella accezione cinese consiste in una relazione paritaria tra stati che consenta rapporti compromissori e diplomatici non condizionati da alleanze politico-militari e da identità ideologiche, ma regolati da istituzioni internazionali rette da procedure consensuali. La visione di un paese in espansione che deve alimentare con le esportazioni il suo imponente apparato produttivo industriale e il suo fabbisogno di materie prime ed energetiche da importare. La natura e i limiti dei BRICS sono il prodotto più evidente di questa visione, tipica di una élite libera dai cascami interni di un retaggio imperialistico recente e nutrita, quindi, di una visione progressiva di sviluppo della propria formazione sociale
  • Una visione che induce e funge da supporto  ad una contrapposizione dualistica e semplicistica, di fatto impregnata di ipocrisia, tra le forze positive propugnatrici della globalizzazione foriera di vantaggi comuni e relazioni regolamentate pacifiche, di cui la Cina si pone come paladina e le forze protezionistiche, fautrici di azioni unilaterali e arbitrarie, de stabilizzatrici, impersonate in particolare dagli Stati Uniti. Da qui la riesumazione delle mirabilie della teoria dei vantaggi comparati di David Ricardo che consente di proclamare tutti vincitori nell’agone internazionale. La realtà impone una interpretazione più prosaica del sistema di relazioni di un paese e della sua classe dirigente, la Cina, capace di utilizzare con grande abilità pratiche protezionistiche e aperture di mercato selettive in funzione delle esportazioni e di sfruttare  gli spazi offerti  dal contesto di una globalizzazione alimentata da una classe dirigente statunitense talmente presuntuosa ed accecata dalla propria missione da ritenere possibile il controllo egemonico globale grazie al proprio complesso e sofisticato predominio militare, tecnologico, politico-culturale, finanziario e di direzione manageriale, rinunciando alla propria base produttiva nazionale e ad una sufficiente coesione della propria formazione sociale nazionale. Una dinamica che sta producendo nel mondo nuovi perdenti e nuovi vincitori nonché nuovi squilibri destabilizzanti che non tarderanno a produrre nuovi conflitti e nuove ricomposizioni pur in un quadro tendenziale  di sviluppo medio. Un paese, gli Stati Uniti, che fonda la propria esistenza e predominio su un debito colossale e su una rendita militar finanziaria, e un paese che fonda gran parte della sua potenza detenendo il 40% delle esportazioni mondiali, con tutti gli scompensi che tale attivo comporta e tutte le dipendenze dalle rotte commerciali e dalle basi di estrazione che induce sono entrambi, per il momento a diverso grado, fattori che alimentano nuovi squilibri, contraddizioni e conflitti nonché nuove gerarchie.
  • A leggere tra le righe del documento cinese la nebbia degli enunciati irenici è attraversata ampiamente, anche se in maniera strisciante, dalla luce del realismo di una classe dirigenze che sottolinea il tema del controllo interno flessibile e pone, nello stesso documento,  allo stesso livello il tema della sicurezza e dell’espansione, del controllo e dello sviluppo interno delle attività e delle tecnologie strategiche, del controllo e della sicurezza delle rotte commerciali, della regolamentazione con una propria giurisdizione delle relazioni internazionali specifiche, di una selettiva apertura interna consentita dall’acquisizione sufficiente di potenza e predominio tenologico-finanziario. Anche se sottaciuti, i problemi creati dal procedere difficoltoso della “belt and road”, dal recupero di ingenti crediti ai paesi terzi e delle garanzie draconiane imposte, dalla natura ovviamente interessata degli investimenti infrastrutturali all’estero esistono ed indurranno prima o poi alla accentuazione di politiche di influenza.

Per concludere, ferma restando la diversa natura e qualità delle attuali politiche estere dei due paesi, sono innegabili le affinità presenti nei due documenti. Entrambi colgono il nesso tra politica estera e politica interna, ma uno, quello cinese, per affermarlo pienamente, l’altro per liberarsene e ricostituirlo su nuove basi. Entrambi fautori di una politica listiana (da Friedrich List); per uno, quello statunitense, è una grande novità averla  enunciata  e praticata apertamente e violentemente, piuttosto che in maniera subdola; con dinamiche e condizioni operative diverse dovute ad una realtà espansiva più lineare, quella cinese, e una di arretramento e riassestamento, quella statunitense.

Oltre che per le ragioni culturali già citate, il nesso è apertamente proclamato in quello cinese perché il confronto e scontro politico è più controllato grazie alla fase espansiva del sistema e alla attuale maggiore funzionalità dell’assetto istituzionale, più flessibile di quanto la narrazione occidentale racconti, in grado però di nascondere potenzialmente anche a se stesso per troppo tempo le pecche e le tare; un tema, comunque, ben presente nella dirigenza cinese, sempre più attenta ai criteri di selezione e di verifica dei risultati. E’ presente, ma sottinteso, in quello statunitense preda di un violento scontro politico interno dall’esito incerto  e di un crescente disordine e riassetto  istituzionale.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, devono trattare se non risolvere un paradosso ed affrontare un rischio supplementare.

  • Il paradosso è  determinato dagli strumenti disponibili per innescare e realizzare il processo di reindustrializzazione. Parte di questi sono gli stessi che hanno determinato questa situazione e che dovranno essere a loro volta ridimensionati e ricondotti a modalità di controllo e funzioni diverse: i circuiti finanziari e la funzione del dollaro. Un paradosso di per sé, ma anche perché contribuisce a rendere fluida ed instabile la composizione del blocco sociale che sostiene l’attuale amministrazione
  • Il rischio è legato alla parziale consegna, alla porticina lasciata socchiusa, obtorto collo, della gabbia entro cui vivono i propri uccellini, alias i propri alleati. Si sa che gli uccellini abituati in gabbia, difficilmente riescono ad apprezzare il valore della libertà ed approfittare delle opportunità, la porticina socciusa, appunto, di quella gabbia. I paesi europei sono l’esempio più deprimente. Non è detto, però, che le attuali dinamiche interne alla NATO, così oltranziste e legate ad una fazione precisa dello schieramento politico statunitense, non producano una propria nemesi. Qualche uccellino potrebbe tentare l’avventura in proprio.

La Cina, d’altro canto, corre rischi di diversa natura, in primo luogo che sorgano rapidamente altri paesi intenzionati a perseguire, con altri strumenti, le stesse finalità di riorganizzazione e di riequilibrio perseguite dagli Stati Uniti e con questo rimettere in discussione i tempi e le modalità di riequilibrio della postura decisi dalla dirigenza cinese. Il contenzioso che si sta riaprendo nelle aree “periferiche” del mondo potrebbe aprire nuovi spazi in questa direzione.

Per concludere, una visione conciliativa ed irenica di una classe dirigente, pur nella sua probabile ipocrisia, è sostenuta sicuramente dall’humus culturale e dalla tradizione del paese, ma può essere “aggiustata” e capovolta dalle dinamiche geopolitiche esterne suscettibili di cambiare la direzione e ribaltare gli equilibri interni alla stessa classe dirigente.

Una preoccupazione latente nel documento cinese. Una preoccupazione, quindi, di stabilità interna, anch’essa, che accomuna i due paesi, l’uno, la Cina, impegnata a costruire un welfare universale quanto meno carente e discriminatorio al momento, l’altro, gli Stati Uniti, a ricostruire attraverso il tentativo di reindustrializzazione quel ceto medio produttivo indispensabile a garantire dinamismo e coesione. Una preoccupazione mascherata da un trionfalismo da “magnifiche sorti e progressive” tipiche della sicumera statunitense.

Due documenti che annunciano di fatto una progressiva separazione di aree e standard operativi, una competizione accesa e ambiti di cooperazione condizionata, piuttosto che di accordi strategici.

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi (Episodio 2): debito locale, Hefei e la ricerca della certezza_di Fred Gao

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi (Episodio 2): debito locale, Hefei e la ricerca della certezza

Nie Huihua ha spiegato perché la maggior parte dei luoghi non riesce a replicare gli investimenti governativi in ​​stile Hefei, come l’e-commerce sta rimodellando la governance della contea e cosa significa realmente “stabilità” in un’epoca di incertezza.

Fred Gao18 dicembre
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Semplicemente non si può prevedere il destino; nessuno può prevedere il proprio destino. La fortuna di una persona dipende, ovviamente, dalla lotta interiore, ma bisogna anche considerare le maree della storia.

那么人呐,就都不知道(命运),自己就不可以预料.一个Per favore, 当然要靠自我奋斗,但是也要考虑到历史的行程

Queste sono le parole che mi sono venute in mente mentre ascoltavo il messaggio conclusivo del professor Nie ai giovani ascoltatori cinesi nel suo ultimo podcast, in cui li esortava ad abbassare le aspettative, migliorare le proprie competenze, fare esercizio, apprezzare il tempo, imparare bene l’inglese e leggere di più la storia.

Nel primo episodio, il Prof. Nie ha spiegato che il rango amministrativo di una città non è solo un’etichetta, ma un meccanismo di distribuzione. Determina chi ottiene scuole e ospedali migliori, chi ha più opportunità di lavoro e quali luoghi godono di margine di manovra fiscale e autonomia politica fin dall’inizio. Il Prof. Nie Huihua ci ha anche spinto a guardare oltre gli slogan su “fuggire dalle megalopoli” o “tornare alla contea”, e a considerare invece la logica di governance più profonda: più alto è il livello, più le regole formali contano; più si scende, più le regole informali prevalgono. In presenza di contratti incompleti e di una gestione territoriale incompleta, i funzionari di base finiscono per avere “responsabilità illimitata” e questo, in pratica, produce un potere amplificato.

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi
Fred Gao·16 dicembre
Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi
Per motivi di tempo, non sono riuscito a tenere il passo con il podcast che ho iniziato l’anno scorso. Ho deciso di cambiare leggermente il formato e di usare questo spazio per presentarvi il mio podcast cinese preferito in assoluto dell’anno: “Una conversazione con Nie Huihua: un impiego governativo è la scelta migliore in una crisi economica?”.
Leggi la storia completa

Il primo episodio si è concluso con il duro confronto con il modello di crescita cinese: l’ascesa e i limiti della finanza fondiaria, e come la breve durata dei mandati e gli incentivi al rendimento abbiano reso razionale, in molti luoghi, “bere veleno per placare la sete”. Ora che il settore immobiliare non è più un bancomat affidabile, il debito locale è diventato il rinoceronte grigio di cui tutti parlano, eppure per la maggior parte delle persone risulta ancora astratto.

Quindi, nell’episodio 2, portiamo la discussione a livello di strada. Quando i finanziamenti per la terra svaniscono e la pressione del debito aumenta, cosa possono fare esattamente le amministrazioni locali , e cosa dovrebbero smettere di cercare di fare? Il “modello Hefei” può davvero funzionare come modello universale per altre località? In che modo l’e-commerce ha rimodellato la governance di base, economicamente, politicamente e culturalmente? E per i giovani laureati, in un’epoca in cui “la fine dell’universo è l’esame di stato” è diventato uno slogan, il kaogong è davvero la forma ottimale di avversione al rischio, o solo una migrazione di massa verso una certezza percepita?

Qui, il Prof. Nie ci fornisce un promemoria che fa riflettere: Hefei potrebbe fare grandi scommesse perché è in grado di mobilitare risorse a livello provinciale, tollerare il rischio e cavalcare un momento particolare. La maggior parte delle città a livello di prefettura non può farlo; le contee non possono nemmeno sognarlo. E anche quando i governi cercano di agire come capitalisti di rischio, i loro incentivi – visibilità, stabilità, “risultati politici” misurabili – spesso si scontrano con la logica dell’innovazione, che è caotica, incerta e difficile da verificare.

Offre anche consigli insolitamente sinceri sulle scelte personali in situazioni di incertezza: che tipo di persone sopravvivono effettivamente all’interno del team dei dipendenti pubblici, perché la “ciotola di riso di ferro” potrebbe ancora erodersi in modi più silenziosi (bonus in calo, dipartimenti che si fondono, mobilità che si riduce) e come appare la “vera sicurezza” quando nessuna istituzione può prometterla per sempre.

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Presentatore Bing Jie: A proposito di debito locale, molti ritengono che sia lontano dalla gente comune. Potresti dirci, se questo rinoceronte grigio dovesse davvero imporre la sua multa, come si trasmetterebbe alle nostre vite concrete? Ad esempio, i nostri stipendi, la previdenza sociale e persino i servizi pubblici intorno a noi, peggiorerebbero visibilmente a causa della mancanza di fondi da parte delle amministrazioni locali? Considerando questo, come fanno le amministrazioni locali a trovare la prossima fonte di entrate?

Prof. Nie: È molto difficile, ma credo anche che non sia necessario essere particolarmente pessimisti. Abbiamo bisogno di un modo di pensare diverso. Perché i governi locali devono sempre guidare lo sviluppo economico? Il loro ruolo corretto è migliorare il contesto imprenditoriale e fornire buoni servizi pubblici, giusto? Secondo la teoria classica dell’economia istituzionale, il ruolo principale del governo è quello di fornire protezione e giustizia, agendo più come arbitro che come giocatore. La nostra mentalità attuale si aspetta sempre che il governo faccia il giocatore. Questo è sbagliato. Non bisogna riporre la speranza che il governo scopra o coltivi un nuovo settore. È rischioso. Non basta vedere che poche città come Hefei hanno avuto successo e pensare che questo modello possa essere replicato. C’è un notevole elemento di fortuna, e c’è anche un bias di sopravvivenza: più fallimenti che non si vedono. I governi locali in realtà non hanno un chiaro vantaggio nello sviluppare o coltivare un settore. Rifletteteci: se il mercato non capisce qualcosa, su quali basi i responsabili dell’attrazione degli investimenti la capiscono meglio? Hanno solo un piccolo vantaggio informativo, ovvero la conoscenza dei vantaggi politici. Ma i vantaggi politici non sono necessariamente correlati positivamente con la tecnologia e i mercati. Se qualcosa è maturo sul mercato, chi ha la tecnologia più avanzata, questo non è possibile giudicarlo.

Quindi penso che il governo dovrebbe migliorare la gestione dei servizi pubblici. Le funzioni del governo devono trasformarsi; questo è fondamentale. Il governo dovrebbe trasformarsi da un governo orientato allo sviluppo a un governo orientato ai servizi. Creare un ambiente favorevole è sufficiente. Non selezionare personalmente i settori e promuovere le imprese. È rischioso.

Presentatore Bing Jie: Hai menzionato il bias di sopravvivenza, incluso il modello di Hefei. Al momento, il modello di Hefei è probabilmente visto anche come un caso di apprendimento da molti enti locali. Sembri avere dubbi sulla possibilità di replicare e promuovere ampiamente questo modello.

Prof. Nie: Come ho detto prima, molti governi non hanno alcun vantaggio informativo, né alcun vantaggio conoscitivo. Inoltre, molte località non sono ricche come Hefei. Hefei è il capoluogo di provincia. Quando è stato introdotto, ad esempio, l’investimento di NIO, ha utilizzato risorse a livello provinciale. Da dove troverebbe le risorse provinciali una normale città a livello di prefettura? Una città a livello di contea, una contea, da dove troverebbe le risorse provinciali? Ad esempio, Hefei investe in azioni. Innanzitutto, servono fondi per gli investimenti azionari. Un fondo a livello provinciale ammonta in media a decine di miliardi, oltre dieci miliardi di RMB. Da dove troverebbe oltre dieci miliardi una città a livello di contea? Quindi penso che la stragrande maggioranza delle località non dovrebbe adottare il modello di Hefei. Se non si cambiano gli incentivi e non si sposta il ruolo del governo da uno orientato allo sviluppo a uno orientato ai servizi, i vecchi problemi riaffioreranno. Tuttavia, affermare che dovremmo immediatamente frenare la locomotiva e impedire al governo di fungere da locomotiva economica è altrettanto irrealistico. Un freno di emergenza avrebbe molte conseguenze. Quello che sostengo è che dovremmo gradualmente passare a un governo orientato ai servizi, piuttosto che diventarlo immediatamente. Ma…

Presentatore Bing Jie: Professor Nie, al momento il modello Hefei è praticamente un mito agli occhi di molti governi locali; tutti vogliono impararlo. Lei afferma che il capitale di rischio governativo non ha alcun vantaggio. È come gettare acqua fredda sull’attuale attrattività degli investimenti. Se questa mossa non dovesse rivelarsi efficace, hanno altre carte da giocare?

Prof. Nie: È l’equivalente del capitale di rischio: individuo un settore, ci investo molto, coltivo imprese a monte/a valle, lo trasformo in un ecosistema, una catena industriale. Poi, quando si sviluppa, può ripagarmi con rendimenti di capitale più elevati, e io uso quel denaro per investire in nuove cose. Non è un modello di capitale di rischio? Esatto. Ma se il governo fa capitale di rischio, mi chiedo, dov’è il vantaggio? A parte una migliore comprensione delle politiche nazionali, non si ha alcun vantaggio. Quindi penso che dobbiamo essere particolarmente cauti perché questo modello ha davvero forti limiti. Credo persino che le città sviluppate possano utilizzarlo meno.

Sei già molto sviluppato; perché dovresti investire personalmente? Il tuo investimento potrebbe escludere gli investimenti privati. Le ricerche esistenti lo hanno già dimostrato. Alcuni funzionari locali sono così conservatori che, se investono in te, si aspettano che tu costruisca fabbriche e acquisti beni il più possibile. Perché? Perché è visibile. Se assumi personale per l’intelligenza artificiale, lui non se ne accorge, si preoccupa. Perché la sua logica non è guidata dalla ricchezza, ma dalla stabilità. Questo naturalmente non è in linea con la natura del capitale di rischio. Non sono mai stato molto ottimista riguardo al modello di investimento azionario. Non credo che sia un modello sostenibile.

Vorrei aggiungere un altro punto: studio gli unicorni. I due paesi con il maggior numero di unicorni a livello globale sono gli Stati Uniti e la Cina. Oltre il 30% degli unicorni presenta tracce di investimenti pubblici. Quindi dobbiamo chiederci: gli unicorni cinesi cresceranno più velocemente d’ora in poi? Al momento, sembra di no. Prima del 2021, Cina e Stati Uniti avevano un numero simile di imprese unicorno. Ora ne abbiamo solo la metà. Questo dovrebbe destare allarme. Gli unicorni sono tra le tipologie di imprese in più rapida crescita, più tecnologiche e più incerte. Quindi gli investimenti negli unicorni possono rivelare chiaramente i limiti degli investimenti pubblici. Qual è la ragione principale del ritardo?

L’incremento è minore. Le ragioni di questo minore incremento sono varie. Una è che i mercati dei capitali hanno meno liquidità. In precedenza, il 90% era costituito da fondi in USD; ora il 90% è costituito da fondi in RMB. I fondi in RMB che investono in settori ad alto rischio, alto rendimento e alta incertezza non hanno alcun vantaggio. Ma Hangzhou è speciale. Hangzhou non pone particolare enfasi sull’iniezione diretta di capitale governativo. Sia Hangzhou che Shenzhen enfatizzano il concetto di “rispondere a tutte le richieste, non disturbare senza motivo”. Molti luoghi vorrebbero imparare da Hangzhou e Shenzhen, ma non ci riescono. Perché? Ciò che è facile da imparare è “rispondere alle richieste”; ciò che non è facile da imparare è “non disturbare senza motivo”. Perché nelle regioni arretrate ci sono solo poche imprese; le si sorveglia ogni giorno, non fornendo loro abbastanza innovazione…

Presentatore Bing Jie: …spazio all’innovazione. Quindi, parlando del contesto imprenditoriale e della trasformazione verso un governo orientato ai servizi… Guardando la situazione ora, Hangzhou e Shenzhen sono i modelli ideali?

Prof. Nie: Se più città fossero come loro, sarebbe un bene. Sebbene presentino anche delle imperfezioni, hanno ottenuto ottimi risultati. La Cina ha solo una Shenzhen e una Hangzhou. Queste città sono destinate a essere al vertice della piramide. Perché? Perché, come ho detto prima, le risorse vengono allocate dall’alto verso il basso. Hangzhou e Shenzhen sono entrambe città sub-provinciali. Altri luoghi non hanno questo capitale, queste risorse. Non cercate di impararle ciecamente. Imparate la loro filosofia, come essere a favore delle imprese, servire le imprese e le imprese, non interferire. Questo si può imparare.

Prof. Nie: In realtà, le città con livelli di sviluppo economico più elevati sono tutte simili; il loro ambiente imprenditoriale è piuttosto buono. Scoprirete che le buone città sono quasi buone sotto tutti gli aspetti, mentre i luoghi meno buoni sono quasi scadenti sotto tutti gli aspetti. Non si tratta solo di Hangzhou e Shenzhen. Anche altre città come Suzhou vanno bene, solo relativamente meno attraenti. Quindi, finché ci sarà una concorrenza leale, le buone città convergeranno.

Naturalmente, il rovescio della medaglia è che la distanza tra città buone e cattive aumenterà ulteriormente. Questo è sfavorevole per le città piccole e medie perché non sono partite da una base competitiva completamente equa. A meno che non proponga un suggerimento: far sì che i livelli delle città cinesi tendano artificialmente verso l’uguaglianza. Come livellare? Innanzitutto, abolire la designazione di città sub-provinciali; le città dovrebbero essere parallele. Poi, in futuro, la differenza tra una città e una contea dovrebbe essere solo di mezzo livello; ora è una differenza di livello intero. Consentire alle contee e alle città a livello di prefettura di poter almeno competere ad armi pari con i distretti. Ora semplicemente non possono competere. Se una contea va bene, la città la trasforma immediatamente in un distretto, portandola sotto la sua giurisdizione.

Presentatore Bing Jie: In teoria, questo suggerimento sembra fantastico, ma da un punto di vista pratico, probabilmente è molto difficile.

Prof. Nie: In origine, i livelli delle città in Cina non erano così. Prima non esistevano nemmeno le “città”. Prima degli anni ’90, appartenevano alle “prefetture”. Le prefetture erano agenzie distaccate; il loro organo amministrativo era chiamato ufficio amministrativo, il cui capo era un commissario prefettizio. Era un’agenzia distaccata. Mm. A quel tempo, la gestione delle contee da parte delle prefetture si limitava alla macro-regolamentazione e al coordinamento; non potevano nemmeno decidere sul personale. In seguito, quando le prefetture divennero città, poterono amministrare direttamente le contee.

Quindi, vedete, abbiamo cambiato una volta. Perché non possiamo tornare indietro? Andando ancora più indietro – molti non lo sanno – avevamo persino livelli amministrativi superiori alle province. Dalla fondazione della RPC agli anni ’50, avevamo cinque grandi regioni amministrative: Cina Centrale, Cina Settentrionale, Cina Settentrionale, Cina Settentrionale-Orientale, Cina Sud-Occidentale, Cina Nord-Occidentale. Una regione amministrava diverse province. Tuttavia, le grandi regioni furono abolite dopo il 1950, quindi molti non ne sono a conoscenza. Se le persone comprendessero questa evoluzione del sistema amministrativo, non si sorprenderebbero particolarmente del mio suggerimento.

Tutti sanno che il livello di contea è l’unità amministrativa più elementare della Cina, quindi dovremmo lasciarla sviluppare bene. Ma ora il problema è che le città stanno usurpando le risorse delle contee. Se una contea si sviluppa bene, trasformandola in un distretto, perde la sua indipendenza. Ma così facendo, la contea non può competere con la città. A rigor di termini, questo concetto è errato perché una contea è parte di una città. Ma quello che voglio dire è che contee e distretti non possono competere, giusto? Questo non favorisce la competizione regionale. Stabilire bene le regole, consentire alle risorse di fluire liberamente: questo è fondamentale. Perché avere una gerarchia? Non è contraddittorio? I mercati enfatizzano regole parallele. Mm. Solo le imprese, solo i governi devono enfatizzare la gerarchia. In economia, le imprese caratterizzate da gerarchia e i mercati caratterizzati da transazioni parallele sono originariamente due meccanismi alternativi di allocazione delle risorse. Quindi penso che in futuro dovremmo indebolire la funzione a livello di città. Le province sono indispensabili.

Prof. Nie: Quindi eliminiamo il livello cittadino, rendiamo meno sostanziale il livello di contea, eliminiamo il livello di township… in questo modo, il sistema si struttura principalmente su tre livelli. Ciò ridurrebbe notevolmente i costi amministrativi e aumenterebbe notevolmente l’efficienza amministrativa. Un altro motivo è che i progressi della tecnologia digitale rendono tale gestione più efficiente. Perché in passato avevamo bisogno di cinque livelli? A causa dell’asimmetria informativa, trasmessa da un livello all’altro. Ora, i vertici o il governo centrale sono a conoscenza di molte situazioni di base più rapidamente e prima delle organizzazioni di base stesse, grazie ai big data e all’intelligenza artificiale. Quindi questa è sicuramente una tendenza futura.

Presentatore Bing Jie: Considerando il flusso demografico e i cambiamenti nella struttura urbana, è vero che alcune contee stanno sperimentando un continuo deflusso netto di popolazione. Quindi ci sono state molte discussioni sulla possibilità che alcune contee scomparissero?

Prof. Nie: Scompariranno sicuramente. Circa un centinaio di città si sono ridotte. Questa è una tendenza. Le persone seguono le risorse; le risorse seguono il potere; il potere è radicato nella gerarchia. Questa è la frase più importante del mio libro. Mm. Quindi rifletti: dove sono le risorse? Le risorse vengono assegnate dall’alto verso il basso, secondo una gerarchia. Quindi, naturalmente, si fluisce verso le città di livello superiore; questo è normale. Aggiungete a ciò che la popolazione sta diminuendo, quindi in futuro molti villaggi scompariranno sicuramente e molte contee si fonderanno. Questa è sicuramente la tendenza. Proprio per questo, ritengo che il livello cittadino possa essere reso meno sostanziale. Ingrandire le contee e lasciarle competere. Perché ora le province possono amministrare direttamente le contee. Sebbene un segretario di partito di contea sia un quadro a livello di capo divisione, in linea di principio dovrebbe essere sotto la giurisdizione cittadina, ma in pratica è già sotto la giurisdizione provinciale. Importanti segretari e capi di partito distrettuali e di contea sono ora nominati dalla provincia, il che significa che la provincia può già amministrare le contee. Dato che la provincia può amministrare direttamente le contee, posso chiedere perché mantenere il livello cittadino? O rendere la città un’unità parallela alla contea, o mezzo livello più in alto rispetto alla contea. Anche nell’antichità era così. La provincia poteva amministrare direttamente una prefettura, equivalente all’attuale città a livello di prefettura, o un dipartimento amministrato direttamente. La provincia poteva amministrare direttamente una contea, equivalente a un dipartimento qui leggermente più grande di una contea; un dipartimento poteva amministrare le contee, giusto? Ma poteva anche amministrare direttamente un luogo; poteva anche amministrare direttamente una contea. Questo cosa dimostra? Significa che anche nell’antichità il livello provinciale poteva già amministrare due livelli più in basso. Questo significa…

Presentatore Bing Jie: Da un punto di vista pratico, si tratta di integrare l’attuale integrazione tra città e contea

Prof. Nie: Giusto, è proprio quello che intendo. Città e contee potrebbero essere parallele. O semi-parallele, con le città mezzo livello più in alto delle contee, ma sia le città che le contee sono amministrate direttamente dalla provincia.

Presentatore Bing Jie: Qual è il vantaggio di sviluppare in questo modo? Risorse più concentrate?

Prof. Nie: Riduce alcune deviazioni nel processo di allocazione delle risorse in base alla gerarchia. Perché ora ci sono cinque livelli; le risorse vengono intercettate a ogni livello; molte risorse non raggiungono la contea, ma vengono intercettate dalla città. Dal momento che si desidera sviluppare le economie delle contee, è necessario creare un ambiente competitivo equo.

Presentatore Bing Jie: Ho letto nel suo libro, riguardo al futuro percorso di sviluppo delle contee, che ha menzionato qualcosa che mi ha profondamente colpito. Ha detto di affidarsi all’e-commerce per far rivivere le piccole contee.

Prof. Nie: Non ho detto che avrebbe avuto sicuramente successo, ma penso che per i piccoli paesi sia un’opportunità. I ​​piccoli paesi che sviluppano l’e-commerce non si limitano a impegnarsi in un’attività economica; stanno anche migliorando la loro capacità di governance. Perché? Pensateci: con così tante persone comuni, agricoltori e lavoratori che si dedicano all’e-commerce, la loro consapevolezza dell’economia di mercato non migliora? Dopo aver acquisito un senso di competizione, possono espandere la loro attività. Poi, pensateci: non è necessario interagire con le aziende di piattaforme? E anche con molti self-media? In questo caso, il vostro orizzonte è diverso. Come rispondete? Come utilizzate queste risorse? Come espandervi? Come promuovere al meglio? Come promuovere il turismo culturale locale? Vedete, dovete imparare. La base ha effettivamente bisogno di parecchie persone che comprendano i self-media, le reti moderne, l’opinione pubblica e l’e-commerce.

Prof. Nie: Credo quindi che l’e-commerce abbia un impatto enorme sulla governance di base; la sta trasformando sotto ogni aspetto. Inoltre, i funzionari non possono più agire in modo arbitrario. Ora, con i media autonomi e l’e-commerce, molte cose si diffondono facilmente online. Questo costringe le amministrazioni locali a trasformarsi. Penso che sia un bene, no? Quindi l’e-commerce e la logistica hanno rimodellato in modo considerevole l’ecosistema della governance di base. E proprio grazie all’e-commerce, molte persone non hanno più bisogno di vivere nelle grandi città. Ad esempio, Dali è considerata la città natale dei nomadi digitali. Ho degli amici lì. E può anche favorire la rivitalizzazione rurale.

Presentatore Bing Jie: Il gruppo dei nomadi digitali fa effettivamente parte di questa attuale ondata di giovani che tornano a casa, un gruppo piuttosto rappresentativo, proprio perché sfrutta l’attuale sviluppo della rete.

Prof. Nie: Esatto. In realtà, la Cina, in termini di sviluppo dell’economia digitale, è arrivata tardi, superando i veterani. Siamo un paese in via di sviluppo, ma la nostra scala di economia digitale è già seconda a livello mondiale, solo dopo gli Stati Uniti. Grazie a Internet, anche i bambini delle aree più remote possono assorbire rapidamente le conoscenze moderne, se non le usano solo per guardare TikTok e giocare, ma questo è un altro discorso. Dato che stiamo parlando di questioni rurali, come sviluppare le campagne e come attuare la rivitalizzazione rurale? In realtà, dovremmo far entrare i soldi e far uscire le persone. Ora, Germania, Giappone, molti posti sono così. Se potessimo rendere le nostre campagne belle come quelle del Giappone, credo che molti sarebbero disposti ad andarci. Ora, con reti così sviluppate, nei fine settimana leggermente più lunghi, si può andare in campagna per le vacanze. Perché non dovrei? Perché dovrei ammassarmi in città?

Conduttore Bing Jie: Concludiamo parlando un po’ di sviluppo personale e tendenze future. Va bene? Perché all’inizio abbiamo anche detto perché le persone dovrebbero comprendere la logica operativa della Cina di base. Spesso è anche in linea con l’attuale mania degli esami per la pubblica amministrazione. Si interagisce direttamente con gli studenti nelle università, quindi è necessario avere una sensibilità molto intuitiva. Ora non sono solo i giovani a sostenere gli esami; da quando quest’anno il limite di età è stato allentato, anche le persone di mezza età si sono iscritte al campo d’esame per la pubblica amministrazione. Da qui il motto: “La fine dell’universo è l’esame per la pubblica amministrazione”. Pensi che sostenere l’esame per la pubblica amministrazione sia la soluzione ottimale per l’avversione al rischio durante una crisi economica?

Prof. Nie: Innanzitutto, il fatto che così tante persone sostengano l’esame è sicuramente dovuto alla crisi economica: la maggior parte dei lavori è instabile, priva di certezze, quindi le persone cercano certezze. Le posizioni più certe, attualmente, sono sicuramente quelle nella pubblica amministrazione. Raramente si sente parlare di licenziamenti su larga scala tra i dipendenti pubblici. Quindi si può interpretare come una strategia di avversione al rischio. Naturalmente, avere una strategia non significa poterla realizzare. Molte persone ci provano perché il suo costo diretto è basso: voglio dire, si può sostenere l’esame anche senza preparazione. Molti la pensano così: lo considero come l’acquisto di un biglietto della lotteria. Se vinco, mi arricchisco; altrimenti, non importa. Quindi non possiamo esagerare troppo questo fenomeno. Molti hanno una mentalità da lotteria. Se non mi credete, sperimentiamo: se il costo dell’esame fosse aumentato a 10.000 RMB, vediamo quanti lo sosterrebbero, giusto? Da una prospettiva sociale, non credo che sia un fenomeno positivo. Perché, in linea di principio, ogni tipo di talento dovrebbe avere il suo posto di rilievo. È impossibile che tutti siano adatti a diventare funzionari pubblici. La maggior parte degli studenti che scelgono di sostenere l’esame è di per sé anormale.

È impossibile che la maggior parte delle persone sia adatta a diventare funzionari pubblici. Questo deve comportare un’allocazione errata. Un risultato di allocazione normale dovrebbe distribuire approssimativamente le indicazioni agli esami in base al numero di occupati. Mm. Ad esempio, se il 70% delle persone è impiegato in aziende, allora circa il 70% dovrebbe cercare lavoro in aziende, senza dare l’impressione di sostenere esami per la pubblica amministrazione, giusto? La teoria occidentale potrebbe essere più radicale, considerando il sistema della pubblica amministrazione come un sistema che divide la torta anziché farla crescere. Così tante persone intelligenti, laureati, dottorandi provenienti da università prestigiose, che si dividono la torta anziché farla crescere, rappresentano un’allocazione errata dei talenti da una prospettiva nazionale.

Da una prospettiva individuale, è difficile dirlo, perché quando si fanno delle scelte, ognuno agisce con razionalità individuale. Pensano che trovare lavoro sia così difficile; farò l’esame; se lo supero, vado; altrimenti, farò qualcos’altro – non è contraddittorio. Inoltre, se lavoro per un po’ e lo trovo inadatto, posso anche andarmene. Ho una filosofia che potrebbe aiutare tutti: si possono dividere tutte le cose della vita in due categorie: reversibili e irreversibili. Bisogna fare prima le cose irreversibili, poi quelle reversibili. Sostenere l’esame per la pubblica amministrazione è reversibile. Molti lo considerano una scelta prioritaria, il che è anche un motivo importante. Ma questo riflette anche un’altra cosa: la nostra mobilità professionale non è ancora così fluida. Abbiamo una porta girevole: si può solo uscire dal sistema, ma è difficile entrare dall’esterno. Questo è un altro motivo. Ma quello che voglio dire è che, anche se è una scelta relativamente razionale per te personalmente, non tutti sono adatti a diventare un dipendente pubblico. Chi è adatto? Ecco alcune generalizzazioni a cui fare riferimento: ne riassumo alcune: occhi acuti, labbra serrate, mani veloci, gambe diligenti, buone capacità di scrittura, discrezione, difficoltà a mostrare le emozioni, capacità di sopportare umiliazioni e carichi pesanti. Pensateci, quante persone possiedono queste caratteristiche?

Presentatore Bing Jie: Ognuno elimina un gruppo numeroso.

Prof. Nie: Esatto. Perché nel governo non si tratta di un dipartimento ordinario; il governo è una rigida gerarchia. Se mostri la minima insoddisfazione nei confronti di un leader e il leader se ne accorge, sei finito. Molti pensano che non sia giusto; dicono che il sistema è molto inclusivo, non verrai licenziato facilmente nemmeno con una bassa intelligenza emotiva. Sbagli. Prima di tutto, devi entrare; con una bassa intelligenza emotiva non puoi nemmeno entrare. Anche se ci riesci, non sopravviverai a lungo. Al contrario, alcuni settori non richiedono un’intelligenza emotiva così elevata. Diciamo che sei un appassionato di tecnologia; puoi andare in un’azienda per la ricerca e sviluppo. Ogni dipartimento ha bisogno di persone che sappiano portare a termine il lavoro. È come… faccio un esempio: nella squadra del pellegrinaggio, hai un pompiere come Sun Wukong. Non importa quanto Tang Sanzang sia insoddisfatto di Sun Wukong, deve tollerarlo. Perché? Lui segue un percorso tecnico, che gli permette di combattere i demoni; altri non possono. Molti hanno un’idea completamente sbagliata, dicendo che chi ha una bassa intelligenza emotiva dovrebbe entrare nel governo. Ma non ci si riesce nemmeno.

Presentatore Bing Jie: Penso che molti sappiano che la loro personalità non è adatta al sistema, ma vogliono comunque entrarci. La domanda maggiore è guidata dal bisogno di stabilità, soprattutto alla luce dei recenti cambiamenti sociali.

Prof. Nie: Esatto. Questo è il fenomeno anomalo: il gruppo più giovane e dinamico è alla ricerca del lavoro più stabile. Non è una buona cosa. Dovrebbero essere loro a rischiare, sperimentare, innovare, giusto?

Presentatore Bing Jie: Ok, scelgo di entrare in un’azienda, di scegliere un settore ad alto rischio, di entrare in un dipartimento di innovazione. Ma ora, per esempio, lavorare in una grande azienda tecnologica fino a dopo i 35 anni e poi rischiare di essere licenziato, anche questa è una realtà.

Prof. Nie: Giusto. I licenziamenti nelle grandi aziende tecnologiche sono un po’ esagerati. Se aprono un’attività, vanno in un’altra azienda, trovano un lavoro migliore, non è una brutta cosa. Se un dipartimento governativo ti licenzia a 35 anni, dove vai? Se non hai raggiunto il livello di vice capoufficio e vieni licenziato, non saprai come fare nulla. I licenziamenti nelle grandi aziende tecnologiche offrono una buona retribuzione. La chiave è se seguiamo il loro percorso successivo. Se hanno buone prospettive di sviluppo, stanno producendo talenti per la società, giusto? Quindi, se c’è un altro consiglio, è questo: lavorando all’interno del sistema, anche se fortunatamente ci si entra, bisogna mantenere la possibilità di uscirne in qualsiasi momento. Altrimenti, sei finito.

Presentatore Bing Jie: È davvero difficile. Si lascia vincolare da questa inerzia. Sono d’accordo.

Prof. Nie: Essendo anch’io un insegnante, mi considero parte del sistema. Rifletto su questo problema: cosa posso fare se un giorno non sarò più un insegnante? Essere una celebrità di internet su Bilibili è solo un fenomeno a breve termine. Bisogna avere una capacità costante. Quindi in questi anni ho prima letto di più; in secondo luogo, ho fatto più ricerche. Spero di padroneggiare conoscenze che altri non hanno, uniche. Quindi, voglio dire, mantenere la capacità di imparare per sempre è molto importante, ma non è facile da raggiungere. Penso che ci sia anche un vantaggio: non è facilmente sostituibile dai robot. L’intelligenza artificiale cattura facilmente la conoscenza esplicita, ma non è facile catturare quella tacita. Se non mi credete, andate a fare una domanda a DeepSeek. Chiedetegli: “Qual è la probabilità che un segretario di partito di contea venga promosso a vicesindaco?” Potrebbe non osare rispondere a questa domanda, giusto?

Presentatore Bing Jie: Allora perché non rispondi a questa domanda?

Prof. Nie: Il segretario di partito di contea è una posizione assolutamente molto importante. Le sue probabilità di promozione sono più alte di quelle di un normale funzionario a livello di Capo Divisione. Secondo le nostre statistiche campione, circa il 60% dei segretari di partito di contea può essere promosso, a patto che non commetta errori. Certo, è difficile dire la qualità della promozione: alcuni diventano vicepresidenti della Conferenza consultiva politica della città, altri vicepresidenti del Comitato permanente del Congresso popolare municipale, e tutte le posizioni sono possibili.

Presentatore Bing Jie: Ho un’altra domanda. Abbiamo discusso della crisi che sta attraversando l’economia locale, incluso il fatto che molte unità affiliate al sistema originale hanno subito in qualche modo ripercussioni sugli stipendi. Ciò è particolarmente evidente nelle recenti decisioni dei dipartimenti governativi di ridurre le assunzioni o di attuare tali piani. Pensa che ciò inciderà sulla situazione attuale del sistema?

Prof. Nie: In una certa misura, avrà ripercussioni. È già successo in passato. I dipartimenti governativi generalmente ottimizzano; non licenziano direttamente. Potrebbero trasferirti. Ad esempio, se eri in un dipartimento importante, potresti essere assegnato a uno meno importante. Se le tue capacità sono in qualche modo carenti, se ancora non funzionano, trasferisciti a un’istituzione pubblica. È raro licenziare direttamente qualcuno. È anche per questo che le persone sostengono gli esami.

Prof. Nie: Mm. Questa è una promessa implicita. Ma in futuro, quello che potrebbe sembrare è: potresti non avere molto lavoro da fare, non avere una retribuzione adeguata. Ad esempio, molti dipartimenti si fondono. Dopo la fusione, non ti licenzieranno, ma sei disposto ad andare in un istituto pubblico? In caso contrario, potresti non essere promosso, potresti non avere bonus. Poi scegli tu. Ti incoraggeranno anche ad andare in pensione anticipata. Attraverso questi modi impliciti, continuano a erodere le tue capacità e le tue prospettive. Quindi non pensare che non essere licenziato sia una garanzia. Non è necessariamente vero. Anche le nostre università hanno situazioni simili. E se un insegnante non è qualificato? Non puoi licenziarlo direttamente – parlo di prima del 2006, quando non esisteva un vero e proprio concetto di licenziamento. L’università può assegnarti alla biblioteca. Se non vali lì, assegnarti alla logistica. Se vali lì? Vai alla logistica in un campus periferico. Hanno sempre un modo. Quindi non vieni licenziato, ma che importanza ha, giusto? Quindi non dobbiamo mai immaginare che, una volta entrati nel sistema, da quel momento in poi ci ritroveremo con una ciotola di riso di ferro. Assolutamente no. Anche uno come me, professore ordinario da oltre dieci anni, deve pensare lucidamente: se domani veniamo licenziati, cosa possiamo fare? Dobbiamo mantenere la capacità di apprendimento.

Presentatore Bing Jie: Hai ancora questo senso di crisi adesso?

Prof. Nie: Certo che sì. Chissà quanto sono imprevedibili le vicende del mondo? Non esiste una vera ciotola di riso di ferro al mondo. Quindi a volte scherzosamente dico che una volta si diceva: “Il mare dell’amarezza non ha confini, torna indietro e la riva è a portata di mano”. Anche sostenere l’esame per la pubblica amministrazione non significa raggiungere veramente la riva. Non esiste una cosa come raggiungere veramente la riva in questo mondo. Quindi, se dici che deve esserci una riva, allora possiamo raggiungere la riva del cuore, ma non la riva della realtà. Nessuno può farlo. Quindi, per la gente comune, essere in grado di arricchire il proprio io interiore è già un grande traguardo.

Prof. Nie: In realtà ammiro molto il punto di vista di Schopenhauer: diceva che ognuno dovrebbe essere il re del proprio cuore. Questa è l’unica cosa che si può controllare. È improbabile che la maggior parte delle persone raggiunga risultati monumentali in un’epoca di crisi economica e di incertezza come questa. Gli intellettuali pensano sempre a stabilire virtù, risultati e parole. In realtà, la stragrande maggioranza non ha alcuna opportunità del genere. Allora si può solo cercare la consolazione spirituale, il che significa che sentirsi… contenti è già abbastanza buono. Se si riesce anche a dare un contributo sociale, è ovviamente ancora meglio. Ecco perché do ai giovani sei suggerimenti: abbassare le aspettative, migliorare le competenze, fare esercizio fisico, apprezzare il tempo, imparare bene l’inglese, leggere di più la storia. Leggendo di più la storia, si sentirà… cose che oggi si danno per scontate potrebbero non essere state normali in passato, e cose che si ritengono difficili da immaginare potrebbero essere state comuni in passato. Molti eventi nel lungo fiume della storia sono solo un tuffo. Se si ha una prospettiva più ampia, si conosce meglio la storia, si guarderanno molte cose con più distacco, anche con più calma.

Presentatore Bing Jie: Bene, allora la conversazione finisce qui. Grazie, Professor Nie.

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Il capitalismo cowboy nell’Asia centrale, di Michael Hudson

Il capitalismo cowboy nell’Asia centrale

Di Michael  Giovedì 20 novembre 2025 Interviste  Nima  Permalink

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⁣NIMA ALKHORSHID: Ciao a tutti. Oggi è giovedì 13 novembre 2025 e i nostri amici Michael Hudson e Richard Wolff sono tornati con noi. Bentornati.

⁣RICHARD WOLFF: Sono felice di essere qui.

⁣NIMA ALKHORSHID: Michael, vorrei iniziare con te e con quanto è successo con Donald Trump e le sue politiche in Asia centrale. Donald Trump dice che riconquisterà il cuore dell’Asia centrale. Davvero? Cosa sta succedendo secondo te? Sta parlando di un investimento di 35 miliardi di dollari in Uzbekistan. E si parla anche del Kazakistan e forse del ritorno della base in questi paesi. 

Qual è secondo te l’importanza dell’Asia centrale?

⁣MICHAEL HUDSON: L’obiettivo apparente di cui ha parlato è quello di convincere le aziende americane a investire nel tungsteno e nelle terre rare. Il Kazakistan possiede ingenti riserve di tungsteno e l’America ritiene di poter sostituire la dipendenza dalla Cina per questo minerale. Il sogno di Trump, quasi un’ossessione, sono le terre rare, ma non credo che il Kazakistan sia davvero una fonte significativa di questo minerale. 

Le compagnie petrolifere americane hanno investito molto in Kazakistan e in Kirghizistan, ma è stato un disastro. È stato definito un ecocidio. I sindacati dei lavoratori petroliferi si sono ribellati e hanno combattuto contro questo fenomeno. In tutta l’Asia centrale c’è un forte sentimento anti-americano, sicuramente contro le compagnie minerarie e petrolifere americane.

Questo è fondamentalmente ciò per cui Trump si batterà. E spera che il finanziamento non provenga dal governo degli Stati Uniti, ma dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Sono stati loro a introdurre il neoliberismo in Kazakistan e in Asia centrale, e il risultato è stato un disastro.

Quello che è successo in Asia centrale è più o meno quello che è successo nei Paesi Baltici: le cleptocrazie locali hanno preso il potere. Hanno registrato le proprietà a loro nome. Hanno stretto accordi con le aziende occidentali per ottenere tangenti e hanno tenuto i loro soldi in Occidente. Si sono appropriati di tutte le migliori abitazioni. E il FMI e la Banca Mondiale hanno introdotto lo “stato di diritto”, consentendo ai governi di pignorare i debitori, ovvero le persone che avevano acquistato le loro case a credito.

Il microcredito era la grande novità promossa dagli americani, dal FMI e dai neoliberisti. Funzionava soprattutto grazie alle donne, perché era possibile esercitare una pressione sociale su di loro affinché ripagassero tutti i debiti. Il tasso di suicidi aumentò, quindi furono proprio le donne a guidare l’opposizione all’influenza occidentale in Kazakistan, Kirghizistan e negli altri paesi della regione.

La reazione iniziale contro l’Unione Sovietica ha ormai lasciato il posto alla sensazione generale che allora le cose andassero molto meglio. Almeno la gente aveva la sicurezza di un alloggio. Non c’era polarizzazione, né una classe di miliardari (che invece è emersa in questi paesi), né il nepotismo dei governanti nei confronti delle loro famiglie. In un certo senso, è come tornare indietro al XIX secolo.

Quindi quello a cui stiamo assistendo ora riguarda più che altro i minerali. Il XIX secolo era incentrato più sulle colture, sull’oppio e cose simili. Ma tutto questo non è altro che una ripetizione di quello che veniva chiamato il Grande Gioco (gli inglesi lo chiamavano la Questione Orientale): la lunga lotta tra Gran Bretagna e Russia – e ora tra Stati Uniti e Russia e Cina – per il controllo di tutto, dall’Iran, attraverso l’Asia centrale, fino alle regioni uigure della Cina occidentale. Si assiste a questo gioco geopolitico, in cui le compagnie minerarie svolgono un ruolo importante; le compagnie minerarie sono probabilmente le [aziende] più impopolari dell’intera regione.

Non abbiamo sentito nulla su ciò che stanno facendo Cina e Russia – penso che stiano semplicemente lasciando che l’America giochi le sue carte – ma la settimana scorsa il ministro degli Esteri del Kazakistan era a Washington per cercare di promuovere il Kazakistan e concludere accordi. Sembra che, certamente, l’attuale governo stia cercando di concludere un accordo che gli sia vantaggioso. Credo che abbiano incontrato il segretario al Commercio Howard Lutnick, che in passato aveva negoziato un accordo per le ferrovie del Kazakistan. Ora c’è una proposta tra Cove Kaz (un fondo di capitale) per investire nel settore minerario, una sorta di accordo di partecipazione agli utili con il Kazakistan che forse non conosce tutte le complessità della contabilità “hollywoodiana” che in realtà non lascia molti profitti da condividere, dopo aver pagato tutti gli interessi, le spese di gestione e le altre spese che vengono tutte addebitate.

Il Grande Gioco ora è tra gli interessi minerari neoliberisti (e quello che il popolo kazako definisce ecocidio: la distruzione dell’ambiente causata dall’inquinamento e dalle fuoriuscite provocate dalle compagnie petrolifere) e la Cina (l’iniziativa cinese Belt and Road, su termini molto diversi e con una filosofia diversa dal neoliberismo). 

Ora non si tratta più solo di un gioco geopolitico, ma di un gioco che riguarda il tipo di accordi economici che verranno stipulati. Saranno accordi di tipo BRICS (più o meno di stampo socialista) o saranno gli accordi neoliberisti che gli Stati Uniti stanno cercando di promuovere in questo momento?

⁣RICHARD WOLFF: Vorrei aggiungere due aspetti.

In primo luogo, mi sembra incredibilmente una replica dell’imperialismo del XIX e XX secolo. Si tratta dei paesi occidentali, in questo caso gli Stati Uniti, che vedono l’opportunità di trarne profitto, sia attraverso l’estrazione mineraria – che è antica quanto l’imperialismo, risalente all’epoca dell’oro e dell’argento e di tutte le altre cose che hanno attirato gli europei in tutto il mondo alla ricerca di luoghi dove poterli ottenere a basso costo, o rubarli – sia attraverso qualsiasi altro mezzo necessario, perché è così facilmente liquidabile da poter essere utilizzato nel modo che preferiscono.

Certo, aggiungete tungsteno, aggiungete terre rare. È sempre cambiato con le tecnologie che abbiamo a disposizione, che determinano quale risorsa nel sottosuolo è più interessante dal punto di vista estrattivo, per il profitto, rispetto alle altre. Quindi ora ci sono queste nuove risorse, e ora c’è un nuovo posto dove andare a prenderle, e gli Stati Uniti cercheranno di farlo – facendo pagare gli altri – sapete, saccheggiando l’ambiente. È quello che hanno sempre fatto. Non è una novità.

Vorrei ricordare a qualcuno una lezione. E la lezione è che i paesi che sono riusciti a staccarsi dall’assetto imperialista capitalista globale – la Russia nel XX secolo e ora la Cina – sono esempi di successo. La Russia era allora sotto l’Unione Sovietica…

Vorrei ricordare alla gente, dato che è così di moda non saperlo, che la crescita economica sovietica, dal momento della rivoluzione nel 1917 fino al momento della dissoluzione nel 1989, è stata la storia di successo del XX secolo. Il Paese europeo più arretrato, che ha dovuto affrontare (pronti?) la sconfitta nella prima guerra mondiale, poi una guerra civile e una rivoluzione, quindi la collettivizzazione dell’agricoltura e infine la seconda guerra mondiale, è comunque uscito alla fine del secolo con una crescita superiore a quella di chiunque altro, nonostante tutte queste battute d’arresto. Una storia straordinaria! E la Cina, come tutti sappiamo, è l’altro esempio.

Cosa hanno in comune? Si sono staccati dal sistema capitalista coloniale. Sono esempi di successo, quelli che non hanno permesso ciò di cui si sta discutendo per il Kirghizistan o il Kazakistan, a questo punto. E questa è la prima cosa.

La seconda osservazione (che va ad aggiungersi a quanto detto da Michael) è che sono ben consapevole – forse mi sbaglio – di tutte le macchinazioni: i 76 – perché tengo il conto – i 76 morti che sono stati uccisi su quelle imbarcazioni, le cosiddette narco-barche, nei Caraibi e nel Pacifico. Sono consapevole che si tratta di un processo, insieme al posizionamento della portaerei Gerald Ford che ora si trova al largo delle coste del Venezuela. Sono consapevole che c’è un piano per attuare un piccolo cambio di regime in Venezuela, al fine di riaffermare la Dottrina Monroe e di impossessarsi di uno dei più grandi giacimenti di petrolio del pianeta.

Ecco il colpo di scena: i russi, con il tacito sostegno dei cinesi, hanno avvertito gli Stati Uniti di non farlo.

Ora, questo è un passo importante, certamente ancora simbolico, ma comunque importante. È che la Dottrina Monroe è stata appena invalidata. Gli Stati Uniti non hanno alcun diritto implicito di dominare l’emisfero occidentale. I russi stanno annunciando che anche loro sono presenti. E se i russi sono lì con navi e marina militare, come sembra, allora i cinesi non sono molto indietro.

Il mio sospetto è che parte dell’attrattiva di tenere questi incontri alla Casa Bianca sia per il signor Trump poter dire: Ok, se devo prendervi sul serio nell’emisfero occidentale, beh, voi dovrete prendere sul serio me, anche più di quanto pensavate di fare. Guardate, sto facendo cose proprio qui vicino a voi, con i governi dell’Asia centrale. 

Quindi, ci sono queste manovre geopolitiche in atto: fanno parte dell’adeguamento fluido del mondo al fatto che l’Occidente non è più l’attore economico dominante. E tutti, compreso l’Occidente, stanno riorganizzando le proprie strategie, cercando di capire come rimanere a galla in questa situazione globale in rapido mutamento.

⁣MICHAEL HUDSON: Penso che tu abbia ragione a citare la Dottrina Monroe, perché il rovescio della medaglia era la promessa che l’Europa sarebbe rimasta fuori dall’emisfero occidentale e noi saremmo rimasti fuori dal suo emisfero, ma questo non sta affatto accadendo. Quindi hai perfettamente ragione quando dici che la Russia e la Cina stanno affermando: avete infranto l’accordo. Siete venuti qui. Ok, occhio per occhio: quello che stiamo facendo è simmetrico alle vostre reazioni e alle vostre azioni. In sostanza, state vedendo la Russia e la Cina reagire contro l’Occidente.

Ma ancora una volta, tutto questo ci riporta alla contrapposizione tra il cuore del continente di [Halford] Mackinder e le zone costiere e commerciali controllate dagli inglesi.

L’idea alla base dei piani della Cina e della Russia (ma soprattutto della Cina) negli ultimi 20 anni è stata quella di espandersi via terra attraverso l’Asia centrale. C’è un intero tentativo di costruire ferrovie. Tutto questo [è una ripetizione] della fine del XIX secolo, a partire dalla Persia. Era l’Impero persiano a controllare la maggior parte di questa regione. E alla fine del XVIII secolo, la Russia riconquistò quella che era stata la parte settentrionale dell’Impero persiano: l’Azerbaigian, la Georgia e parte del Daghestan. I Qajar, una dinastia tribale locale, presero il potere dello scià dell’Iran [Persia] nel 1789 e lo governarono fino al 1925, riconquistando essenzialmente questa zona. La Russia la riconquistò e utilizzò questa conquista di quella che era stata la Persia settentrionale per estendere la ferrovia attraverso il Kazakistan e l’Asia centrale, più a est.

Ebbene, la Gran Bretagna si oppose a tutto ciò e combatté la guerra di Crimea contro la Russia per affermare che quest’ultima era il suo nemico esistenziale. Si possono guardare gli Stati Uniti e la Cina oggi: erano la Russia e la Gran Bretagna ai tempi della guerra di Crimea; e il seguito di quella guerra fu la guerra anglo-persiana (1856-1857) per il controllo della rotta verso l’Afghanistan, che era controllata dalla Persia. E fu combattuta per la città di Herat, nell’Afghanistan occidentale. Gli inglesi dissero: dobbiamo impedire alla Russia di accedere all’India, perché l’India era ancora il gioiello della corona che forniva sostegno finanziario all’Impero britannico. In sostanza, la Gran Bretagna sconfisse la Russia, sconfisse la Persia e ne prese il controllo. E nel mezzo secolo successivo, fino alla fine del XIX secolo, sia la Russia che la Gran Bretagna chiesero concessioni per costruire una ferrovia attraverso questa regione, che era ancora in gran parte sotto il controllo persiano.

Beh, riuscirono a bloccarsi a vicenda; e la Persia non fu in grado di costruire una ferrovia fino a quando, finalmente, a metà degli anni ’30, lo fece lo Stato. Aveva paura di ottenere concessioni straniere. Il trauma degli investimenti britannici – provenienti dalla Persia, più a est – fu così distruttivo che si diffuse un sentimento generale filo-russo. Dopo la Rivoluzione russa, i russi avevano il sostegno della popolazione in queste regioni; c’era una guerra in corso per il controllo della Persia (che solo più tardi sarebbe diventata l’Iran) e dell’Asia centrale. E, in sostanza, gli inglesi intervennero con l’esercito e risolvettero la questione rovesciando la dinastia tribale dei Qajar con i due scià (la dinastia Pahlavi), padre e figlio, che instaurarono uno Stato di polizia.

Quando nel 1901 la Persia concesse una concessione petrolifera a [William Knox] D’Arcy dell’Inghilterra, ciò portò alla scoperta del petrolio un decennio dopo; e penso che ciò che accadde dopo in Persia è ciò che accadrà in Asia centrale. All’inizio degli anni ’50 gli iraniani elessero Mossadegh come loro leader. L’MI6 britannico e la CIA lo rovesciarono e lo scià instaurò uno stato di polizia così terribile e oppressivo che l’unico luogo in cui la gente poteva riunirsi per opporre resistenza erano le moschee. Il risultato fu una rivoluzione sciita che rovesciò lo scià.

Questo è più o meno ciò che accadde negli anni ’90 del XIX secolo, quando l’opposizione alla conquista britannica del commercio di tabacco e oppio in Persia fu guidata principalmente dai leader religiosi, che imposero una fatwa contro il fumo; tutte le pipe ad acqua furono distrutte e, in sostanza, lo scià (lo scià tribale Qajar che aveva governato per 50 anni) fu assassinato e i britannici insediarono i propri rappresentanti. 

Questo è il tipo di lotta che vedrete, con quella che ora viene chiamata la “rivoluzione colorata”, nel Sud-Est asiatico. Se i piani degli Stati Uniti per l’estrazione mineraria e il controllo, e il sostegno alla cleptocrazia neoliberista avranno successo in questa zona, ci sarà lo stesso tipo di rivoluzione che c’è stata in altri paesi. Questa sarà la dinamica che darà forma al prossimo decennio.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì. Richard, cosa sta succedendo con il caso del Kazakistan e dell’Uzbekistan? Entrambi sono profondamente legati alla Belt and Road Initiative cinese e all’Unione economica eurasiatica russa. 

E, guardando alla realtà della regione, questi paesi possono realisticamente orientarsi verso Washington senza compromettere le loro attuali dipendenze strategiche?

⁣RICHARD WOLFF: Ne dubito. Ne dubito fortemente, e vi dirò due motivi. Uno, c’è una parte della storia (che posso aggiungere a tutto ciò che ha appena detto Michael), ovvero che in Persia, come forma di resistenza contro ciò che stavano facendo gli inglesi e quelle parti della società persiana alleate con gli inglesi, si sviluppò uno dei partiti comunisti più grandi e più evoluti al mondo, il partito Tudeh. Questo tipo di comportamento da parte dell’Occidente non ha solo provocato l’opposizione religiosa – cosa che ha fatto, e che per il momento è diventata piuttosto dominante, fino ad oggi – ma quell’opposizione religiosa esisteva e coesisteva con un’opposizione laica molto potente, che nel caso dell’Iran/Persia era il partito Tudeh, che doveva essere distrutto senza pietà affinché l’opposizione religiosa potesse sopravvivere. E questo continua ancora oggi. Le opposizioni all’interno dell’Iran, ancora oggi, hanno le loro radici in quel partito Tudeh in molti, molti modi, come mi hanno spiegato innumerevoli volte gli iraniani.

Quindi, starei attento perché penso che questo tipo di comportamento che stiamo vedendo – questa sorta di rinnovamento dell’imperialismo classico, se vogliamo – possa rafforzare, in qualche modo, l’opposizione religiosa; ma darà anche nuova linfa vitale alla resistenza non religiosa, socialista laica o comunista, che ha radici profonde in quella zona.

Il secondo motivo per cui mi aspetto questo è che la capacità della Russia e della Cina, separatamente e insieme, di aiutare l’opposizione guidata dal Tudeh a rinascere è molto maggiore di qualsiasi cosa la Russia o la Cina siano state in grado di fare in passato. E ora avranno un interesse acquisito nel sostenere una base anti-occidentale che già esiste qui, a molti livelli. Quindi, sì, potresti riprendere quella vecchia battaglia nel modo in cui Michael l’ha descritta; ma le condizioni e la forza dei relativi attori in gioco non sono più quelle di allora. E quindi, penso che ora, la seconda volta, il risultato sarà molto diverso.

⁣MICHAEL HUDSON: C’è un ottimo libro pubblicato, credo, nel 2021, da Balihar Sanghera ed Elmira Satybaldieva: Rentier Capitalism and its Discontents: Power, Morality, and Resistance in Central Asia (Il capitalismo rentier e i suoi malcontenti: potere, moralità e resistenza in Asia centrale). Ho scritto l’introduzione a quel libro (e la pubblicherò oggi sul mio sito web) perché descrive esattamente il trauma che si è verificato quando le compagnie petrolifere statunitensi sono entrate in questa regione, in concomitanza con le regole neoliberiste che hanno portato questa regione ad essere più ricettiva alla Belt and Road [Initiative] cinese. 

Chevron ha messo gli occhi su queste vaste riserve petrolifere, in particolare sul giacimento di Tengiz in Kazakistan. Il Kazakistan voleva semplicemente avvalersi delle competenze occidentali. Voleva svilupparle autonomamente. Ma ciò che voleva Chevron era il controllo. Ed è proprio questo che vorrà qualsiasi compagnia mineraria statunitense in questa regione: lo stesso tipo di controllo. Prometterà il controllo al governo, ma il modo in cui il FMI e la Banca Mondiale hanno imposto le regole del libero mercato è tale che lo Stato non può davvero fare nulla per penalizzare questi paesi per tutto l’inquinamento che la loro attività mineraria causerà, in particolare per le terre rare. 

E Trump ha detto: Beh, possiamo soddisfare metà del fabbisogno di terre rare dell’America solo dal Kazakistan!
Beh, è davvero folle, se si considera quanto tempo ci vorrà per costruire tutte queste strutture minerarie. Chi si occuperà della raffinazione? Verrà effettuata in Kazakistan? Oppure verrà inviata, come avviene attualmente con i minerali, in Cina? Chi si occuperà della produzione? L’accordo sembra così semplice nel modo in cui Trump e gli americani lo descrivono. 

E mettono sempre nei dettagli del contratto delle clausole che danneggiano i paesi ospitanti, che in pratica dicono: qualsiasi cosa facciate per far pagare i costi di bonifica e qualsiasi danno che controlliamo, vi faremo causa davanti alla Corte internazionale per le controversie in materia di investimenti. E voi dovrete semplicemente pagarci, non solo dovrete pagarci i danni, ma arresteremo il vostro avvocato, come abbiamo fatto in Ecuador con l’avvocato [Steven Donziger] che ha difeso il Paese dall’inquinamento causato dalla Chevron. Capite? Vi renderemo la vita un inferno. 

E non mi sorprenderebbe vedere Russia e Cina presentare uno scenario completo di ciò che potrebbe accadere a questi paesi se permettessero alle nuove compagnie minerarie di fare loro ciò che ha fatto Chevron. 

Chevron promise [al Kazakistan] l’accordo, l’80% della produzione, e rifletté questo accordo di ripartizione degli utili 80-20%. Ma alla fine il Kazakistan si è ritrovato con solo il 2% dei ricavi del progetto. È stato un disastro – il 2%! – per tutto il petrolio che stava ottenendo. È stato il contratto petrolifero più sfavorevole che sia stato negoziato negli ultimi decenni. E il Kazakistan ne sta ancora subendo le conseguenze. Quindi, non ha avuto una buona esperienza con gli investimenti occidentali.

Lo stesso è accaduto in Kirghizistan. Anche questo Paese ha subito danni simili a causa dell’inquinamento causato dall’estrazione dell’oro. Anche in questo caso sono arrivate le compagnie minerarie – e l’estrazione dell’oro è molto inquinante, così come lo sono, ovviamente, quella delle terre rare e del tungsteno – e si è verificata una situazione molto spiacevole. Gli autori del libro che ho appena citato scrivono: “Il regime neoliberista delle regole di investimento vincola i governi agli accordi firmati con le multinazionali. Se gli accordi vengono violati, gli investitori si sentono giustificati nel portare gli Stati ospitanti davanti a un tribunale arbitrale internazionale per ottenere il risarcimento dei danni. Lo Stato di diritto ha affermato che lo Stato non può violare i diritti e le libertà individuali e che il dominio della proprietà privata deve essere protetto dalla politica maggioritaria”.

Quindi, il neoliberismo non ha eliminato la pianificazione statale. Ha semplicemente trasferito quella che era la pianificazione sovietica alle grandi società e alle multinazionali presenti in questi paesi. 

È quello che hanno già sperimentato. E sono sicuro che i governi vogliono soldi adesso. E sono sicuro che, come nel caso degli investimenti passati, a partire dalla Persia del XIX secolo, con le sue concessioni sul tabacco, fino alle concessioni minerarie di oggi, ci sono ogni sorta di tangenti ai funzionari e di attività segrete. È così che funziona il sistema. Il crimine fa parte del libero mercato. 

Credo che [R. H.] Tawney abbia detto: «La proprietà non è un furto, ma gran parte dei furti diventano proprietà», e penso che sia proprio quello che si è visto finora in Asia centrale; ed è proprio questa la strategia degli Stati Uniti per quella regione.

⁣RICHARD WOLFF: E bisogna tenere presente il diritto internazionale. Stanno proteggendo la proprietà privata dalla “maggioranza” — Che parola meravigliosa! Avresti potuto dire “democrazia”, ma non l’hai fatto. Hai eliminato quel termine e l’hai sostituito con qualcosa che suona diverso: “maggioranza”. Non dovremmo permettere alla maggioranza di avere un ruolo decisivo in questo caso. 

Quando fai questo, non fai altro che rimandare la rivoluzione che arriva per pretendere ciò che il sistema maggioritario avrebbe dovuto darti, come modo pacifico per risolvere questo tipo di differenze. Devi sempre scuotere la testa con stupore per ciò che era possibile. 

E non mi sorprende che quelli di Trump… quale altro modello potrebbero avere? Non hanno altro in testa che gli ultimi due o tre secoli di imperialismo capitalista. Cos’altro potrebbe venir loro in mente? Non sono critici. Non sono permeati da un modo di pensare rivoluzionario, ribelle, socialista o (qualunque parola vogliate usare) alternativo. No, si occupano di ciò che esiste – il sistema capitalista – e di come mantenerlo in funzione. E se hanno bisogno di tungsteno e di terre rare, allora guardano in giro per il mondo e vanno a investire nel controllo, ovunque esso sia.

Mi viene in mente il modo in cui funzionava l’Impero britannico. Sapete, una volta che gli Stati Uniti divennero indipendenti e poterono svilupparsi, scoprirono che nel loro territorio c’era qualcosa che il capitalismo mondiale voleva. E nel XIX secolo, ciò che il capitalismo mondiale voleva sopra ogni altra cosa era il cotone, perché il mondo stava imparando a vestirsi con tessuti di cotone di un tipo o dell’altro. E il sud degli Stati Uniti, una volta che si riuscì a portare gli africani neri a lavorarci, era una fonte di cotone. E l’Impero britannico si trovò ora di fronte al fatto che doveva pagare per il cotone perché non aveva più la colonia; quindi, avrebbe dovuto pagare questi americani. 

Così, nell’Impero britannico si diffuse la voce che bisognava lavorare ai Kew Gardens (alle porte di Londra) per piantare cotone in ogni modo possibile, al fine di capire dove potesse crescere in tutto il mondo, in modo da poterlo raccogliere per la propria industria cotoniera. Ecco perché l’Uganda è una piantagione di cotone e l’Egitto è la fonte del cotone. Hanno provato ovunque. Dove non funzionava, hanno lasciato perdere. Dove funzionava, arrivarono con il loro regime coloniale per assicurarsi di ottenerlo. E ottennero un secolo di guadagni davvero ottimi dai loro tessuti di cotone, dando ai piccoli agricoltori africani dell’Uganda… niente, sapete, e dando alla maggior parte della popolazione egiziana… niente, e così via.

Stiamo semplicemente ripetendo quel vecchio gioco, in nuovi ambiti, con nuove questioni da affrontare. Ma la struttura è esattamente la stessa.

⁣MICHAEL HUDSON: E alla fine si tratta di un quadro a breve termine. Voglio dire, l’imperialismo, il neoliberismo è, fondamentalmente, estrattivo: cerca guadagni a breve termine – mordi e fuggi – e, a un certo punto, sei costretto a scappare perché alla fine c’è una rivoluzione che li rovescia. La Cina sta giocando (e la Russia) in questa regione, [loro] stanno giocando una partita a lungo termine; e la partita a lungo termine alla fine funziona sempre. 

La domanda è: quanto tempo ci vorrà perché l’Asia centrale entri a far parte del gioco a lungo termine? E cosa possono fare ora Cina e Russia per contrastare il tentativo di un cambio di regime contro qualsiasi paese che resista all’espansione degli interessi minerari degli Stati Uniti? 

Hai l’equivalente del tuo esempio sul cotone: gli Stati Uniti vedono semplicemente l’Asia meridionale e centrale come una fonte di minerali per sostituire la Cina. La Cina può dire: “Beh, noi vogliamo andare oltre la monocultura: essere una monocultura è ciò che vi ha impoverito; essere una monocultura (una monocultura mineraria, che si tratti di petrolio, tungsteno o terre rare) creerà un piccolo strato di oligarchia clientelare, una cleptocrazia clientelare, come quella che avete avuto in tutti gli Stati sovietici, oppure avrete una rivoluzione sociale?

Beh, ovviamente è quello che ha fatto la Russia in Persia, dove (come dici giustamente) il Partito Comunista era molto forte prima degli omicidi di massa e dell’assassinio (in stile Pinochet) dello scià per mano dell’MI6 e della CIA. Quindi, potrei immaginare che da tutto ciò possano derivare una guerra sporca e una politica sporca, tutto questo. 

Il Sud-Est asiatico avrà uno Stato burocratico centralizzato e cleptocratico? Oppure sarà una sorta di Stato – mi piace il termine maggioritario – che probabilmente è la tattica politica che la Cina userà per dire: se avete la nostra Belt and Road, preferirete di gran lunga che siamo noi a concedervi i fondi per sviluppare la vostra economia, piuttosto che farlo attraverso il FMI e la Banca Mondiale, e le società che prenderanno in prestito il denaro a Wall Street, investiranno lì, e poi tutti i profitti saranno assorbiti dal pagamento degli interessi (per noi che paghiamo gli interessi ai nostri banchieri e alle nostre società finanziarie offshore e società di gestione), senza lasciare davvero nulla a voi. Questa è la contabilità “hollywoodiana” – o potremmo semplicemente dire la contabilità neoliberista – che viene utilizzata per impedire ai paesi ospitanti di ottenere i benefici delle loro risorse naturali. 

E l’intero tentativo degli Stati Uniti in questo senso è quello di impedire a questi paesi di utilizzare il loro patrimonio, le loro risorse naturali, come base imponibile.

Beh, ovviamente, questo è proprio ciò che Adam Smith e tutti gli economisti classici – John Stuart Mill, [Karl] Marx e i socialisti – sostenevano per l’Europa: sbarazzarsi della classe dei rentier, sbarazzarsi dei proprietari terrieri, utilizzare la rendita fondiaria e la rendita delle risorse naturali come base imponibile. Questo è ciò che [David] Ricardo ha chiarito molto bene nella sua analisi. E la Cina può riprendere questa idea economica classica di libero mercato: un libero mercato è un mercato libero dall’estrazione di rendite – risorse naturali – o dall’estrazione di rendite fondiarie o minerarie. La Cina vuole che l’Asia centrale sia in grado di tassare i proventi del suo petrolio, tungsteno [e] altre materie prime, per utilizzarli per pagare gli investimenti di capitale nell’iniziativa Belt and Road che la Cina vuole costruire. 

Quindi quello a cui stiamo assistendo in Asia centrale è una lotta: chi otterrà i proventi delle risorse naturali? Saranno versati alle compagnie petrolifere e minerarie private occidentali? E i governi dell’Asia centrale rimarranno senza queste risorse naturali come base imponibile significativa? E dovranno tassare la popolazione in generale, impedendo il decollo industriale? Oppure diranno: no, tutto questo appartiene allo Stato. Faremo ciò che volevamo fare originariamente con il petrolio – e ciò che ci era stato promesso – quando abbiamo parlato per la prima volta con gli interessi americani; che ci avrebbero fornito le competenze per sviluppare il nostro petrolio. Otterremo quindi i profitti – e li useremo per sviluppare il nostro Paese. 

Questo non è successo la prima volta. Ci deve essere una curva di apprendimento. E ora la Cina ha tutto l’interesse a promuovere questa curva di apprendimento per dire: utilizzate le vostre risorse naturali. Potete esportare tutte le materie prime che volete in Occidente. Vogliamo che esportiate: fonte di guadagni, fonte di guadagni in dollari. Questo è ciò che vi consentirà di compensarci per gli investimenti Belt and Road che stiamo cercando di fare per sviluppare la vostra intera economia; ciò andrà a beneficio della popolazione in generale, non solo come industria estrattiva, ma anche creando piccole industrie, industrie su larga scala, modernizzando la vostra agricoltura, ecc.

Questo è ciò che accadrà nel prossimo decennio.

⁣NIMA ALKHORSHID: Richard, gli Stati Uniti stanno già affrontando un sovraccarico di impegni in Europa e nell’Indo-Pacifico. La domanda è: possono competere in modo significativo in Asia centrale senza distogliere l’attenzione da altri teatri strategici? 

Considerando che la presenza della Cina in Asia centrale non è solo economica, ma anche infrastrutturale e istituzionale, attraverso la SCO e il BRICS.

⁣RICHARD WOLFF: Sì, stavo per dire la stessa cosa da una prospettiva diversa. Nell’imperialismo classico, i paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio e così via – utilizzavano tutti la stessa logica, lo stesso sistema. La cosa straordinaria ora è che la Cina e la Russia (in particolare la Cina) hanno un sistema diverso, ma questo da solo non basta. Sono anche il blocco economico più ricco del mondo. Hanno più soldi da fornire all’Asia centrale, se necessario. Se si sommano i PIL dei paesi BRICS, si ottiene un risultato di gran lunga superiore al PIL totale del G7. Non si tratta più di concorrenti alla pari. 

I cinesi hanno… guardate cosa stanno facendo. La Belt and Road è un enorme investimento di denaro, che i cinesi devono fare. Non è solo un bel progetto. Non è solo una ricerca di profitto. È un investimento a lungo termine di una somma enorme di denaro. 

E ora che gli Stati Uniti hanno, in sostanza, dichiarato guerra al resto dell’economia con quella follia dei dazi, hanno creato un incentivo per i cinesi, per i BRICS, ma anche per quasi tutti gli altri paesi, a cercare altrove rispetto agli Stati Uniti, nei prossimi anni, per fare affari; perché trattare con gli Stati Uniti, ora che sono diventati un sistema nazionalista e ossessionato dalla sicurezza nazionale, è un partner inaffidabile: È un luogo inaffidabile in cui vendere – guardate cosa possono fare i dazi – è un luogo inaffidabile in cui acquistare, perché ora tutto è strumentalizzato in questo sistema americano e non si sa se la propria dipendenza dall’importazione di qualcosa – voglio dire, non ci sono più molte cose che gli Stati Uniti esportano in modo significativo; ma qualunque cosa sia, non è affidabile.

Tutti cercano di trovare partner commerciali affidabili. Dove? Nell’orbita cinese o, almeno, in quella non americana, perché è più sicuro diversificare per non dipendere dagli Stati Uniti. Ciò significa che gli Stati Uniti (come hai detto tu, Nima, e hai ragione) non sono in una buona posizione per impegnarsi in una lotta con la Russia e la Cina in Asia centrale, mettendo da parte un impegno militare; ma in una competizione economica le probabilità non sono così buone per gli Stati Uniti a questo punto. Anche il Kazakistan e il Kirghizistan devono chiedersi se quello che stanno per fare, ovvero guadagnare un sacco di soldi, estrarre un sacco di minerali e vendere un sacco di esportazioni agli Stati Uniti, li porterà a diventare sempre più dipendenti, quando tutto il mondo ti dice: vai nella direzione opposta, riduci la tua dipendenza da loro.

Ecco la battuta che potrebbe venirvi in mente: gli americani li inducono a chiedere un prestito al FMI; loro sviluppano tutti questi strumenti; fanno una rivoluzione e vendono tungsteno e terre rare alla Cina. Pensateci, perché ora dovete ragionare in questo modo. Ed è un modo ragionevole di interpretare la legge degli eventi. È proprio questo che è cambiato nel mondo.

⁣MICHAEL HUDSON: Nima, stavi per fare un annuncio?

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì, prego.

⁣MICHAEL HUDSON: No, pensavo che ce l’avresti fatta.

⁣NIMA ALKHORSHID: Per il nostro pubblico: se volete seguire Michael Hudson e Richard Wolff, potete visitare i loro siti web: per Richard, andate su “Democracy At Work”  https://www.democracyatwork.info/; e per Michael, andate su https://michael-hudson.com. [Notate il trattino.] [Sia Michael che Richard hanno un sito Patreon: visitate https://www.patreon.com/home e cercate “Michael Hudson” e “Democracy at Work”.] [Democracy at Work ha anche un canale YouTube: @democracyatwrk.]

E l’altro punto è, Richard, come ne stavamo parlando prima di salire, che molte persone stanno rubando i video che stiamo realizzando, questi discorsi che stiamo facendo, e non possiamo perseguire questi ladri, perché sono davvero tanti.

⁣RICHARD WOLFF: Vorrei dire due parole su Nima, solo per ribadire il concetto. 

Li chiamo video falsi. Cosa sono (e mi riferisco principalmente a quelli del mio lavoro, ma sospetto che sia lo stesso per tutti): Se sei bravo con i computer, se sei bravo con i video, se sai come usare l’intelligenza artificiale e così via, quello che viene prodotto sono video che hanno il mio volto (o qualcosa che gli assomiglia), che articolano un intero ragionamento; ed è la mia bocca, e le parole suonano come la mia voce — 

Tutto questo è artificiale. Non sono io. 

Altre persone stanno prendendo (ad esempio, in un caso) la parte superiore del mio viso, quindi sono riconoscibile (per le persone che sono abituate a vedermi); e poi la parte inferiore è la bocca di qualcun altro, che articola un copione che non ho scritto e che non ha nulla a che fare con me. E il tutto viene confezionato come “Ecco Richard Wolff”. E le persone conoscono abbastanza il lavoro che faccio da poter, immagino, far pagare un biglietto a chi vuole vedere quel video, e poi incassare i soldi – e mi hanno semplicemente usato come materia prima.

Ora ero molto preoccupato, come potete immaginare, perché potevano inserire letteralmente l’opposto di ciò che stavo dicendo. Finora non l’hanno fatto, anche se forse ora riceverò delle e-mail che mi dimostreranno il contrario, ma finora ciò che abbiamo visto non è ideologicamente o analiticamente opposto, è solo finzione. È solo la creazione di qualcun altro.

Quindi, se volete essere sicuri che sia davvero io? Sì, andate su democracyatwork.info; oppure andate su @democracyatwrk (canale YouTube); oppure andate su @democracyatwork su Substack. Tutti questi sono nostri. Sono di nostra proprietà e pubblichiamo solo cose nostre. In questo modo, potete essere sicuri che non si tratti di un falso.

⁣MICHAEL HUDSON: Beh, è lo stesso sul mio sito, ma in particolare per quanto riguarda i programmi di Nima. La gente mi ha inviato copie dei programmi di Nima, con Richard e me, e in fondo c’è un altro conduttore (un quarto conduttore!) che è lì sul loro sito, con tutto il programma che abbiamo appena fatto. 

Potrebbero decidere di utilizzare o meno la trascrizione che preparo per questi programmi, che pubblico sul mio sito e che invio a voi. E così sembra che il tuo programma, Dialogue Works, appaia su un sito che non è Dialogue Works, un sito completamente diverso con Richard e me, con qualcun altro che lo presenta. E hanno anche avuto la sfacciataggine di scrivermi dicendo: Abbiamo ricevuto molte risposte dagli spettatori ai video che abbiamo mostrato di te, Richard e Nima. Vuoi essere ospite sul nostro sito? Come se in qualche modo questo potesse legittimare tutto.

Quindi, abbiamo a che fare con un furto enorme, sponsorizzato da YouTube, perché YouTube otterrà più pubblicità da questo – e lascerà che fioriscano cento fiori. 

E sospetto che gli spettatori di questi siti plagiati non siano il tipo di spettatori che di solito guardano il programma di Nima o che leggono ciò che Richard e io scriviamo sui nostri rispettivi siti web. Si tratta di michael-hudson.com 1, per essere precisi. È lì che dovete andare. E io ho un gruppo Patreon. Richard ha un gruppo. Abbiamo i nostri siti, ma loro stanno piratando ciò che facciamo. E sono siti falsi. E, come sottolinea Richard, sono arrivati persino a falsificare i nostri contenuti. 

Questa è la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Chi controlla la piattaforma, la piattaforma di intelligenza artificiale, controlla i contenuti. Ed è l’equivalente di [George] Orwell: chi controlla il [passato], controlla il [futuro]. Ma chi controlla il sistema di intelligenza artificiale? Se immettiamo spazzatura, otterremo spazzatura, è quello che stiamo vedendo.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì. Il problema è che stanno ottenendo più visualizzazioni del video originale! 

Prima di concludere, Richard, vorrei mostrare un video di Donald Trump che parla delle tariffe doganali. Ecco cosa ha detto Donald Trump.

⁣DONALD TRUMP (CLIP): Ho incassato centinaia di milioni di dazi. Ho imposto dazi alla Cina sin dall’inizio. Poi, quando siamo stati colpiti dal COVID, abbiamo combattuto. Abbiamo fatto un ottimo lavoro. Ma quello era il COVID. Proveniva da un determinato luogo in Cina. 

LAURA INGRAHAM (CLIP): Un altro grande regalo dalla Cina.

⁣DONALD TRUMP (CLIP): … è un altro piccolo regalo che abbiamo ricevuto. Ma guardate, io vado molto d’accordo con il presidente Xi. Vado molto d’accordo con la Cina. Ma l’unico modo per andare d’accordo con la Cina è trattare da una posizione di forza. Abbiamo una forza enorme grazie ai dazi. Abbiamo una forza enorme grazie a ciò che ho fatto. Ho ricostruito il nostro esercito; loro hanno molti missili, ma anche noi ne abbiamo molti. E non vogliono avere a che fare con noi.

⁣RICHARD WOLFF: Sì, beh, sai, questo è il Paese che ha inventato il cowboy. E la mentalità da cowboy è molto diffusa. Molti ragazzini crescono con l’immagine di un tipo molto impressionante a cavallo che spara alla gente, che di solito ha la pelle più scura, e il cowboy, e tutto il resto. Ed è quello che abbiamo qui. 

Avresti potuto mostrarci un filmato in cui spiega, con gioia negli occhi, come sta uccidendo quei trafficanti di droga che spara dalle barche. E che quando avrà finito con loro, saranno morti. E dice la parola “morti” con tutta l’intensità che riesce a raccogliere. Sai, uccidere i trafficanti di droga. Negli Stati Uniti arrestiamo ogni giorno persone coinvolte nel traffico di droga. In questo Paese c’è un enorme traffico di droga e ogni giorno arrestiamo persone, in un luogo o nell’altro. Non li uccidiamo mai. Che siano colpevoli o innocenti, non abbiamo la pena capitale per le persone coinvolte nel traffico di droga – fino a quando il signor Trump ha deciso di essere il giudice, la giuria, l’avvocato e la prova, e di passare direttamente da “vedo una persona su una barca” alla sua esecuzione. È così grave che l’agenzia di intelligence britannica –

Beh, quello che vediamo qui con la sua discussione sulla Cina – e lui ha ricostruito l’esercito – è sempre la stessa cosa. È tutta una messinscena elaborata del signor Tough Guy. Non è una cosa seria, tranne per il fatto che questo è ancora un Paese ricco, ha ancora un esercito potente, può ancora causare danni. Per lo più, quello che ha fatto il programma tariffario è stato causare danni. 

E vorrei concludere con una cosa: ora stiamo tutti aspettando la decisione della Corte Suprema per sapere se le tariffe sono un’azione legale o meno.

Ecco perché è importante, indipendentemente dal risultato. Il presidente degli Stati Uniti ha attaccato e danneggiato innumerevoli paesi e aziende, danneggiati dai dazi doganali. E lo ha fatto sapendo che potrebbero essere incostituzionali. Ha sottoposto il paese a un’esperienza i cui costi saranno enormi – e lo sono già – senza nemmeno saperlo, né prendersi il tempo o la briga di informarsi, perché è un cowboy e punta subito alla pistola…

Quindi ha applicato i dazi doganali e ora, tra l’altro, una delle sue difese, recentemente presentata alla Corte Suprema, è stata quella di spiegare quanto sarebbe stato destabilizzante per l’economia mondiale se avesse dovuto annullare tutti i…

Esatto! Come hai potuto farlo? Che razza di leader politico farebbe una cosa del genere? Wow. Stiamo parlando di agire d’impulso in modi che sono già, e possono essere incredibilmente autodistruttivi.

⁣MICHAEL HUDSON: Aha, Richard, questo è esattamente ciò che Trump sta pianificando, la spada che Trump sta tenendo sospesa sull’Asia centrale. Può dire che, beh, se avete intenzione di riorientare le vostre esportazioni verso gli Stati Uniti, possiamo applicare dazi sulle vostre esportazioni e creare caos nel vostro Paese, se fate qualsiasi mossa per accontentare la Cina, la Russia, l’Iran o chiunque altro sia nella nostra lista dei nemici. Investendo nei minerali, nel petrolio e in altri prodotti dell’Asia centrale, Trump ha la possibilità di creare il caos in quei paesi e di usare il rifiuto del mercato statunitense per ottenere il controllo. 

La citazione di Nima mostrava Trump che parlava di missili. Non userà missili nel Sud-Est asiatico. Userà al-Qaeda. Questa è la guerra del terrore dell’America. La chiamano guerra al terrorismo, ma è una guerra di terrore. Si sta ricorrendo agli omicidi di al-Qaeda, agli omicidi della CIA, al cambio di regime del National Endowment for Democracy e tutto il resto; e cercheranno di portare al-Qaeda in tutti i paesi dell’Asia centrale che agiscono in modo sgradito agli Stati Uniti. E in Asia centrale vedrete esattamente ciò che al-Qaeda ha fatto in Iraq e in Siria.

E il fatto che, due giorni fa, il leader di al-Qaeda, [Abu Mohammad al-]Jolani, sia apparso alla Casa Bianca, stringendo la mano a Trump e giocando a basket con i generali del CENTCOM statunitense!  

Ora che, come sapete, non c’è più una taglia di 10 milioni di dollari sulla vostra testa, continuate a uccidere i cristiani. Va bene così. È vero che accusiamo altri paesi di uccidere i cristiani e ci opponiamo a loro, ma voi potete uccidere i cristiani perché siete i nostri assassini di cristiani, non i loro.

Si sta assistendo all’ipocrisia di tutta questa finzione, questa maschera di carta degli Stati Uniti che sta cadendo, che è stata strappata via negli ultimi giorni, sotto gli occhi di tutti.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì. Credo che siamo quasi alla fine. Grazie mille, Richard e Michael, per essere stati con noi oggi. È stato un grande piacere parlare con voi due.

⁣RICHARD WOLFF: Anche qui. Speriamo di aver fatto qualche progresso anche contro i video falsi.

⁣NIMA ALKHORSHID: Sì, lo spero.

⁣MICHAEL HUDSON: Sì.

⁣NIMA ALKHORSHID: Non ne sono sicura, ma spero di sì. A presto. Ciao ciao.

Trascrizione e diarizzazione: https://scripthub.dev

Editing: Ton Yeh & Kimberly Mims
Revisione: ced

Foto di Farhodjon Chinberdiev su Unsplash

Dove sta il nuovo trucco?_di WS

Interessante questo  articolo  di Big Serge. Dal punto di vista    geostrategico,     dimostra una cosa essenziale: la Germania accese la WW2 senza conoscere né il suo nemico né se stessa!

 E allora, non solo la dirigenza tedesca rimase infatti per tutta la guerra abbacinata dall’idea di trovare un “modus vivendi” con chi l’aveva spinta nella “trappola polacca” , ma anche assolutamente confusa sulle proprie finalità  strategiche  e sui  mezzi realmente disponibili per perseguirle.

Facendo, quindi, guerra violando il noto principio di Sun Tzu, non poteva che perderla.

 Comunque non è che conoscendo bene entrambe le cose, ” se stesso” e “il proprio nemico”,  la  Germania  la guerra avesse poi  tante probabilità  di   vincerla, accertato lo straordinario sbilancio di partenza nelle ” risorse mobilitabili” (+) ,  nel mentre   invece la coerenza strategica ” degli anglosassoni ” fu assoluta ,una volta  che   essi  ebbero ricevuto nel gennaio del ’39 l’ordine di marcia dai “banksters”.

Perché le WW  si  fanno  solo  quando i “banksters” ne  hanno bisogno e  di solito usano  gli stessi  trucchi.

 Infatti  il parallelismo  tra  la futura WW3  che appunto  i “banksters” si preparano a portare alla Russia e  la WW2   che  allora portarono  alla Germania  è evidente; su questo vale la pena di soffermarci.

 Partiamo dai punti di analogia : 

1)  Putin è il “nuovo Hitler”,   il dittatore  alla guida dell nuova “minaccia revanchista”: cosa  confermata dalla  “nuova  aggressione ingiustificata  da lui portata alla “coraggiosa vittima” ( provocatrice): l’ Ucraina di oggi, ora  al posto di quello che allora della Polonia.

Chi  di voi non  ha sentito  questo “coro”       calatoci in testa   da anni     a “me(r)dia unificati ?

2) L’ attuale dirigenza russa cerca disperatamente un accordo con il suo nemico esattamente come allora fece quella tedesca . Non lo vediamo   anche questo  in questo  continuo   “teatro di pace” ?

3) il rapporto di “risorse mobilitabili” e ancora una volta 5:1 a vantaggio del Bankstan.   Questo è un dato oppugnabile     derivabile  dalle  statistiche ,  e  chi  crede   che    i popoli asserviti   ai banksters    stavolta   non  andranno  a morire  per i LORO interessi , si illude.

 E se vogliamo aggiungere carne al fuoco, ci possiamo    cogliere  un ulteriore analogia:

3a) anche stavolta gli U$A partiranno facendo finta di essere “neutrali”. Non vedete  l’ analogia  tra il Trump di oggi  e il Roosevelt  del 1940 ?

 Questi 3 e 1/2 “punti” ci spiegherebbero   abbastanza  del  perché i “banksters” restino ancora altamente confidenti nella  la PROPRIA vittoria, esattamente come lo rimasero anche quando nel primo anno della WW2 tutti rimasero sorpresi dalle strabilianti vittorie tedesche.

 Quindi la “partita” è già ” segnata” ? Non proprio , perché ci sono delle differenze e anche addirittura una importante  difformità . 

 Partiamo appunto da questultima su di un punto  che allora fu decisivo a provocare il collasso della Germania:

(4) il ruolo dell’URSS , che nella  WW2  spezzò la schiena   di una  Germania  che l’ aveva  attaccata per “disperazione  strategica.  Potrebbe     domani nella WW3       essere  della   Cina  il ruolo  che fu de L’ URSS  nella WW2 ?

Vediamo  un po nel  dettaglio  questa  fantasiosa  ipotesi .

In  effetti  nei prodromi della WW2,  perlomeno fino  al 1933,   anche  Germania   e URSS      furono  abbastanza “simbiotiche” in quanto  ognuno aveva bisogno di ciò che l’ altro aveva: materiali grezzi contro prodotti industriali.

 Ma tra il 1933 e il 1939 tutto questo era cessato per la dichiarata volontà della dirigenza tedesca di costituire “un proprio spazio vitale ad est” ai danni del “mondo slavo”.

A parziale giustificazione di questa  aggressiva “intenzione programmatica” c’ era pure ,ideologicamente analoga, “l’intenzione programmatica” dell’ URSS di portare “il comunismo in Europa”.

Insomma Germania e URSS erano nemici dichiarati anche se, per la propria prosperità, avevano bisogno “l’ uno dell’ altra”.

 Vediamo invece l’attuale rapporto Russia- Cina .

Anch’essi ,  entrambi programmaticamente     nel mirino  del Bankstan, hanno “bisogno l’una de l’ altra” seppur a parti rovesciate rispetto al caso precedente.   Infatti    ora  è sotto  attacco  diretto  il “fornitore   di materiali grezzi”   e non  “il fornitore  di prodotti industriali ,   come  “l’altra  volta”.

Ma al contrario ,  i due di adesso non hanno alcuna ” ostilità dichiarata”  tra loro ,  ed entrambi dichiarano   assolutamente insensato rimanere semplici  spettatori di  una possibile aggressione subita dall’altro.

Certo, non sono “alleati” ritenendosi entrambi ” maschi alfa” , ma il loro  informale   “patto  di non  aggressione”  è ora  molto più  credibile     tanto  da non    avere  alcuna necessità di metterlo su  carta, perché  non hanno alcuna necessità di sopraffarsi vicendevolmente e nessun vantaggio a vedere l’altro nelle grinfie del Bankstan.

Certo, adesso è la Russia a trovarsi in piena “linea di fuoco” , ma è veramente fuori da ogni pensiero strategico razionale che la Russia attacchi per ” disperazione strategica” la Cina , o inversamente che sia la Cina ad attaccare la Russia per spartirsela poi col Bankstan , quando già ora la Cina può avere  dalla Russia  tutto ciò che gli serve con un semplice commercio fatto da posizione di vantaggio. 

Quindi non solo il fattore 4 manca, ma potrebbe essere addirittura rovesciato!

 E ci solo altri fattori “disanaloghi” a vantaggio della Russia 

a) La  Russia oggi,  al contrario  della  Germania  di allora, non ha gravi  carenze  di risorse primarie. Non  solo può  lavorarle  da  sé , ma al bisogno  può    commerciarne  ad libitum   con la Cina per  sopperire  ai propri bisogni  industriali.

b) Al contrario    della Germania  di allora ,   che non riuscì mai     a colpire seriamente  anche  solo la  Gran Bretagna,  la Russia oggi  dispone  di  notevoli  capacità  di  colpire  a morte l’ intero Bankstan.

Certo, ricorrendo in    questo    anche all’ arma nucleare; sarebbe certamente un  atto  di “disperazione  strategica “  gravissimo   che  non porterebbe  alla “vittoria”;  di sicuro  porterebbe  la morte  all’intero Bankstan.

 E un Bankstan  che spingesse  la Russia   a questa  “disperazione  strategica “  sarebbe molto più disperato.

Infatti  perché mai i “padroni  del’ universo”  dovrebbero mettere    tutto quello  che già  hanno   in questa   roulette… russa?

Quindi    si ritorna   alla  questione       di  quattro  anni  fa . Dove   trovano i banksters   la motivazione   per  perseguire    questa  WW3 ?    Certezza  di vittoria    come   quando  accesero la WW2 ,  nera disperazione,  o peggio  di tutto , follia messianica ?

E nel caso  di una  reale  “certezza” ,  su  quale  fattore qui  non contemplato  essa poggia ?C’è  forse  un  NUOVO  “trucco”  che non abbiamo ancora  capito ?

Non lo  sappiamo ora , come non lo sapevamo quattro anni  fa , ma ora possiamo  capire  perché  la Russia  proceda in questa    WW3  con  “molta prudenza ”  invece   di precipitarcisi  in avanti   come la Germania  nelle due precedenti.

Quindi   se lo chiedono   certamente   anche   al  Kremlino:  dove  sta il NUOVO  trucco ?

  (+)Dai dati statistici de l’ epoca , mettendoci dentro anche i soliti ” camerieri francesi”  il Bankstan partiva con un vantaggio 5:1 nelle risorse industriali e umane , senza contare le gravi carenze  di approvvigionamento  la ” Gross Deutchland” aveva in partenza in termini di agricoltura e risorse minerarie .

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Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi_di Fred Gao

Perché il tuo futuro in Cina dipende dalla città in cui ti trovi

Il professor Nie Huihua della RUC spiega come le gerarchie urbane cinesi determinano le opportunità di vita, perché a livello di contea regnano le “regole informali” e il vero futuro della sfida al debito locale in Cina.

Fred Gao16 dicembre
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A causa di problemi di tempo, non sono riuscito a tenere il passo con il podcast che ho iniziato l’anno scorso. Ho deciso di cambiare leggermente il formato e di usare questo spazio per presentarvi il mio podcast cinese preferito in assoluto dell’anno : “Una conversazione con Nie Huihua: un impiego governativo è la scelta migliore in una crisi economica?”. Il professor Nie Huihua della Renmin University intervista Zhiben Lun, docente di Economia e Commercio, un podcast gestito da CITIC Press Group . Il professor Nie è un Distinguished Professor presso la Facoltà di Economia della Renmin University of China, specializzato in economia organizzativa ed economia politica della Cina. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Renmin University e una formazione post-dottorato presso l’Università di Harvard.

Il professor Nie Huihua

Rispetto ai suoi successi accademici, ammiro ancora di più il suo stile schietto e la sua profonda conoscenza della Cina dal basso. La sua ricerca non si limita a libri e modelli economici, ma comprende ampie indagini sul campo e la comunicazione con funzionari cinesi locali. È anche disposto a condividere pubblicamente le sue intuizioni, mantenendo una presenza attiva su Bilibili, l’equivalente cinese di YouTube, dove ha accumulato oltre 730.000 iscritti, per lo più giovani cinesi.

Questa è una conversazione lunga, quindi la dividerò in due puntate. Nella prima, il professor Nie spiega come la struttura amministrativa gerarchica delle città cinesi influenzi la distribuzione delle risorse, le opportunità di carriera e la competitività regionale, sottolineando che le città di livello più alto ricevono più risorse a causa del loro status politico, il che crea condizioni di parità fin dall’inizio.

Esplora inoltre le “regole informali” che governano il potere a livello di contea e ne analizza le implicazioni, introducendo la sua formula per comprendere la governance di base: Contratti incompleti + Subappalti amministrativi = Responsabilità illimitata = Potere illimitato .

Inoltre, esamina perché il modello di finanziamento fondiario si è dimostrato insostenibile, ma resta difficile da abbandonare per alcuni governi locali, e discute le radici della crisi del debito locale e come parametri di performance come “mantenere la stabilità” e “attrarre investimenti” influenzano il comportamento dei funzionari.

Il professor Nie sostiene che per comprendere veramente le radici della Cina, dobbiamo analizzare le sue strutture di incentivi e la sua continuità storico-culturale: lo sviluppo economico è una cosa, ma trasformare la logica di governance richiede molto più tempo.

Questo primo episodio affronta anche il tema di come i destini individuali in Cina siano intrecciati in strutture amministrative più ampie e del perché, per la maggior parte delle persone senza forti legami, le grandi città possano comunque offrire una strada migliore. Approfondiremo questo aspetto nella prossima puntata.

02:15 Il “fascino del sistema” cinese: perché la generazione Z ora si chiede “Quanto potere ha un segretario di partito di contea?”

04:00 Troppo qualificati o in piena fase di crescita? Un postdoc di Harvard diventa vicedirettore di un ufficio subdistrettuale a Shenzhen, svelando il rango amministrativo nascosto della governance locale.

06:35 La terra sotto i tuoi piedi ha una gerarchia: come la tua città determina il tuo accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e alla ricchezza.

09:22 La verità sulla cattiva allocazione delle risorse: la prosperità di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen è davvero dovuta a una maggiore efficienza?

11:43 “County Brahmins”: il ritorno nella propria città natale è davvero una valida alternativa per la persona media?

14:55 Quanto potere hanno realmente i funzionari locali? “Contratti incompleti + subappalti politici = Responsabilità illimitata = Potere illimitato”.

21:29 Perché gli enti locali sono “dipendenti” dalla finanza fondiaria? Il collegamento tra indicatori di performance ufficiali e indicatori chiave di prestazione (KPI) di promozione.

Desidero inoltre ringraziare il Professor Nie e il conduttore Sun Bingjie di Zhiben Lun per aver gentilmente autorizzato e fornito la trascrizione in cinese. Come sempre, per chi volesse mettere alla prova il proprio ascolto in cinese, ecco il link al podcast originale . Di seguito la trascrizione che ho realizzato.

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Presentatore Bing Jie:
Ciao a tutti, benvenuti a Zhiben Lun知本论, sono Bingjie. Negli ultimi anni, sembra che abbiamo perso collettivamente il senso dell’orientamento per il futuro. Due narrazioni sono diventate estremamente popolari: cercare stabilità partecipando all'”involuzione” per gli esami di stato, oppure fuggire dalle megalopoli come Pechino, Shanghai e Guangzhou per tornare nella propria contea natale e “sdraiarsi”. Molti dicono che la destinazione finale della vita sia un lavoro nel settore statale, ma vi siete mai chiesti cosa ci sia oltre quella “ciotola di riso di ferro”?

Il nostro ospite di oggi su Zhiben Lun è un economista noto per la sua capacità di esprimere la propria opinione, il Professor Nie Huihua della Renmin University of China. È anche un acuto commentatore di Bilibili. Ha recentemente pubblicato un nuovo libro, ” The Operating Logic of Grassroots China基层中国的运行逻辑” , in cui usa il bisturi dell’economia per analizzare il codice sottostante che governa l’allocazione delle risorse e influenza l’occupazione, la ricchezza e persino il destino di tutti.

In questa puntata non parleremo solo di macroeconomia; parleremo anche di cosa costituisca la vera “avversione al rischio” per l’individuo nella Cina odierna e di dove potrebbero risiedere le opportunità. Sono molto felice di avere questa opportunità di parlare con il Professor Nie. Innanzitutto, diamo il benvenuto al Professor Nie e salutiamo i nostri ascoltatori.

Prof. Nie:
Bene, ciao a tutti, sono Nie Huihua della Renmin University della Cina.

Presentatore Bing Jie:
Molti dei tuoi video più popolari su Bilibili riguardano la governance di base e il sistema. A nostro avviso, la base utenti di Bilibili è molto giovane. Il fatto che un gruppo di giovani ti ascolti parlare di argomenti come “Quanto potere ha un segretario di partito di contea?” mi ha inizialmente sorpreso.


Prof. Nie:
Penso che ci possano essere diverse ragioni. Una delle più immediate è che molte persone vogliono sostenere l’esame per la pubblica amministrazione. La seconda è che molte persone provengono da contesti popolari, ma non hanno vissuto e lavorato a quel livello. Come economista, le due domande che mi vengono poste più spesso sono: primo, com’è la situazione macroeconomica, e secondo, quali azioni acquistare. In realtà non sono specializzato in nessuna delle due! Molti parlano di macroeconomia, e molti parlano di azioni e gestione finanziaria, ma pochissimi parlano della governance statale cinese, soprattutto della governance a livello popolare.

Io stesso provengo da un ambiente rurale, un fannullone di provincia (小镇不做题家), si potrebbe dire. Quando ero giovane, non avevamo infiniti esami di prova da fare. In seguito ho sostenuto l’esame di ammissione all’università. Ho una certa familiarità con il livello di base e nutro una certa sensibilità nei suoi confronti. Allo stesso tempo, ho scoperto che molti giovani oggi sono in realtà piuttosto distaccati dalla realtà della vita di base. Ad esempio, nella mia classe, quando chiedo quanti studenti provengono da zone rurali, circa il 10% alza la mano. Quando chiedo quanti di loro abbiano mai coltivato la terra, nessuno l’ha fatto. Anche se la loro residenza familiare è rurale, sono cresciuti frequentando la scuola nel capoluogo di contea o addirittura in città, e non sanno nulla della campagna. Quindi, hanno questo labile legame, un senso di mistero, ma nessuna vera comprensione. Ci sono molte persone così.

C’è un fenomeno: ogni anno, dopo la corsa ai viaggi per la Festa di Primavera, vediamo comparire le cosiddette “narrazioni del ritorno alla città natale” (返乡体文学) – molte persone scrivono del declino dei villaggi, giusto? Per esempio, il mio concittadino Xiong Peiyun熊培云ha una frase che risuona profondamente: “Ogni città natale sta cadendo”. Sembra che non si possa tornare indietro. Ma se si debba tornare indietro, o se ne valga la pena , è tutta un’altra questione.

Prof. Nie:
Mi sono reso conto che molte persone in realtà non comprendono la situazione a livello di base, eppure la stragrande maggioranza delle persone vive al suo interno. Persino gli abitanti di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen – a rigor di termini, il 99% di loro vive a livello di base. Perché, indipendentemente da come vivano, il luogo in cui si trovano deve appartenere a una comunità, a un sottodistretto. E quel sottodistretto o comunità fa parte della base. Qui, per “base”, intendo i dipartimenti a livello di contea/distretto e inferiori. Naturalmente, esiste un numero esiguo di comunità uniche che potrebbero non essere gestite da un comitato di quartiere o da un sottodistretto tradizionale – questo è un caso a parte, appartenendo effettivamente a organi centrali o provinciali. Ma per il resto, secondo il principio della gestione territoriale, quasi tutti noi dovremmo appartenere e vivere al suo interno, anche se non tutti lavoriamo direttamente all’interno del sistema di base.

Prof. Nie:
Inizialmente non mi ero reso conto che così tante persone non comprendessero le problematiche di base finché non mi sono imbattuto in numerose domande del genere. Faccio un esempio: qualche anno fa, si è discusso di un borsista post-dottorato di Harvard, professore associato all’Università di Nanchino, che è andato a lavorare come vicedirettore di un ufficio di sottodistretto (街道办事处) nel distretto di Nanshan, a Shenzhen. Molti hanno ritenuto che si trattasse di un caso di persona sovraqualificata che assumeva una posizione molto inferiore, uno spreco di talenti. Ma molte persone non capiscono il sistema. Perché? Shenzhen è una città di livello sub-provinciale (副省级市). I suoi uffici di sottodistretto, come quelli dei comuni a controllo diretto, hanno un rango amministrativo di livello di Capo Divisione (正处级). In altre parole, un vicedirettore di un ufficio di sottodistretto di questo tipo equivale a un vicecapo di contea. Pensateci: quante persone, una volta laureate, possono diventare vicepreside di contea? Si inizia dal culmine! Per molti, il limite massimo dell’intera carriera è il livello di vicedipartimento. Quindi, vedete, si è trattato di un caso di incomprensione diffusa. È stato allora che ho capito davvero che si tratta di un fenomeno affascinante.

Poi, su Bilibili, sembra che molti follower sembrino piuttosto interessati a questo tipo di contenuti. Come dire? I cinesi, soprattutto gli uomini, hanno un rapporto complesso con il potere. Innanzitutto, la maggior parte delle persone potrebbe non amare il potere, ma allo stesso tempo desidera possederlo, senza però capirne il funzionamento. È questo sentimento sottile e delicato che rende tutti particolarmente desiderosi di apprendere qualcosa sul funzionamento del sistema. È normalissimo. Tutti desideriamo limitare il potere; detestiamo il potere, ma la maggior parte di noi non lo possiede, quindi vogliamo sapere come funziona. Questi sentimenti non sono contraddittori.

Presentatore Bing Jie:

Poiché provengo dallo Shandong, la gente dello Shandong potrebbe avere una percezione leggermente diversa del “sistema” rispetto ad altre province. Mi sembra di essere immersi in quell’ambiente fin da bambini. Mentre ti ascoltavo parlare del distacco delle persone dal sistema, pensavo a quando questa influenza ha avuto inizio per me. Inizia a manifestarsi nella cultura del bere a tavola degli abitanti dello Shandong. Non so se hai mai partecipato, ma se c’è un banchetto in stile Shandong, sicuramente ti ordineranno i posti a sedere.

Prof. Nie:

Lo so. Nel mio libro, “The Operating Logic of Grassroots China基层中国的运行逻辑” , c’è un grafico sul rapporto tra Partito e governo in Cina, e ho usato la provincia dello Shandong come esempio. Poiché lo Shandong è un luogo che attribuisce particolare importanza agli esami per la pubblica amministrazione e allo status di un individuo all’interno del sistema, ho usato proprio questo esempio.

Presentatore Bing Jie:

Esatto. Dal momento che hai parlato di questo sistema su Bilibili per molto tempo, comprese le sue modalità di funzionamento (quelli che chiameremmo video di “scienza popolare” tra virgolette), in tutti questi anni, qual è, secondo te, il più grande equivoco che la gente ha sul sistema, o qual è stato il contrasto?

Prof. Nie:

Penso che per la maggior parte delle persone il problema principale sia la scarsa familiarità con le regole del funzionamento del sistema. Ad esempio, molti pensano che un comitato di comunità ( shequ社区) sia un dipartimento governativo, o che un comitato di villaggio sia un dipartimento governativo. Questi sono fraintendimenti. Molti pensano che un ufficio di sottodistretto ( jiedao ban街道办) non sia diverso da un comitato di quartiere ( juweihui居委会), senza comprendere la logica fondamentale del loro funzionamento. Direi che questa logica fondamentale è il sistema gerarchico .

Ad esempio, molte persone non capiscono che le città cinesi hanno una gerarchia molto complessa. Hai appena detto che molti tra il pubblico si trovano probabilmente in città di primo o secondo livello come Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzhen. Ma in Cina, le città sono divise in cinque livelli. Ci sono municipalità di livello provinciale direttamente sotto il governo centrale (省部级的直辖市), 15 città sub-provinciali (副省级市), e poi i comuni capoluoghi di provincia (省会) (la maggior parte dei capoluoghi di provincia non sono città sub-provinciali). Molte persone semplicemente non lo sanno.

Prof. Nie:

Vorrei aggiungere: in alcune località, il livello amministrativo del capoluogo di provincia è addirittura inferiore a quello di un’altra città della stessa provincia. Ad esempio, nel Fujian, il capoluogo di provincia è Fuzhou, che è una città di livello dipartimentale (正厅级). Ma la città con il livello amministrativo più alto nel Fujian è Xiamen, che è una città sub-provinciale (副省级市). La persona media non ne ha idea, giusto?

Poi ci sono le città di livello prefettura (地级市) e le città di livello contea (县级市). Qual è la rilevanza? Certo che conta. Riguarda le scelte di carriera, l’istruzione dei figli, gli investimenti. Perché molte risorse della Cina sono allocate dall’alto verso il basso secondo questa gerarchia. Quindi, se vivi, studi o lavori in una città di livello elevato, puoi usufruire di maggiori risorse mediche, risorse educative e maggiori opportunità di lavoro.

C’è sicuramente una differenza. Perché Shenzhen ha infrastrutture così buone? Perché Shenzhen è una città sub-provinciale. Le città sub-provinciali possono interagire direttamente con il governo centrale su questioni economiche e fiscali; non hanno bisogno di passare attraverso il livello provinciale. Quindi Shenzhen ha un surplus fiscale maggiore e una maggiore autonomia. Quindi, se non si capiscono i livelli cittadini, è difficile capire perché Shenzhen abbia così tanta autonomia politica e così tanto surplus fiscale, giusto?

E la differenza tra assistenza sanitaria e istruzione è fin troppo evidente, vero? Se ti trovi in ​​una città sub-provinciale, probabilmente hai parecchie università del Progetto 985 (come una Ivy League statunitense ) e importanti ospedali terziari di alto livello. Se ti trovi in ​​una città a livello di prefettura, potresti non avere né le università del Progetto 985 né importanti ospedali di alto livello. Quindi, come vedi, la disparità è enorme. Credo che queste cose abbiano effettivamente un impatto significativo sulla vita, lo studio, il lavoro, l’occupazione e gli investimenti di tutti.

Presentatore Bing Jie:

Hai menzionato il sistema gerarchico tra le città. Questo significa che nella Cina odierna, le difficoltà di un individuo spesso non riescono a superare una mappa amministrativa? Ad esempio, se sono nato o ho scelto una città di basso livello, è come se mi venisse assegnato un tetto prima ancora di iniziare a scalare.

Prof. Nie:

Sì. Vorrei aggiungere una cosa. Abbiamo già condotto uno studio in precedenza, cercando di rispondere a una domanda: queste grandi città si sviluppano bene principalmente grazie ai loro elevati livelli di produttività o perché possiedono innati vantaggi gerarchici – “la luna favorisce la torre più vicina”? La nostra conclusione è che gran parte di ciò dovrebbe essere attribuito alla gerarchia. Cioè, è perché hanno avuto prima il livello più alto, che ha permesso loro di ottenere più risorse, che poi si sono sviluppate meglio.

Inoltre, abbiamo scoperto che, secondo gli standard economici, molte città di alto livello non sfruttano appieno le proprie risorse; il grado di cattiva allocazione delle risorse potrebbe essere ancora più grave. In questo senso, quindi, la competizione tra grandi e piccole città in Cina non è del tutto equa; non sono sulla stessa linea di partenza fin dall’inizio.

È proprio in questo senso che sono in parte in disaccordo con la semplice eliminazione delle restrizioni sulle dimensioni delle grandi città. Perché questo non è un fenomeno puramente di mercato, tanto per cominciare. Hai già un vantaggio sugli altri e poi dici: “Apriamo la concorrenza”? Come puoi farlo se non sei nemmeno sulla stessa linea di partenza? Per una concorrenza leale tra città, il prerequisito è prima l’equità, poi la concorrenza. Questa è sempre stata la mia opinione.

Presentatore Bing Jie:

Quindi, per la maggior parte delle città cinesi, è la classificazione gerarchica a determinare le risorse di cui potranno disporre in seguito e il loro livello di sviluppo. È possibile che alcune città si siano sviluppate prima nel processo di accumulazione iniziale perché possedevano determinate risorse innate, come i cosiddetti vantaggi geografici o i giacimenti minerari, ad esempio, e quindi, durante la classificazione, siano state classificate come aree di sviluppo chiave?

Prof. Nie:

Vuoi dire che alcune città avevano abbondanti risorse naturali anche prima di essere designate come città chiave, giusto? Questo fenomeno esiste, ma ci sono anche controesempi. Ad esempio, c’è un affascinante esperimento naturale: il capoluogo di provincia dell’Hebei era inizialmente a Baoding, giusto? In seguito è stato spostato a Shijiazhuang. Cambiare il capoluogo ha cambiato completamente la traiettoria di sviluppo di quella città, semplicemente perché tutto il resto è rimasto invariato: è cambiata solo la capitale. Logicamente, Baoding non era più il capoluogo di provincia, ma i suoi vantaggi in termini di risorse dovrebbero essere rimasti, la sua posizione geografica invariata. Eppure, vedi, è diverso. L’impatto è davvero significativo. Non direi che sia l’unico fattore, ma è decisivo. Un mio collaboratore ha condotto una ricerca sull’evoluzione delle città cinesi nel corso di migliaia di anni, e la sua conclusione è stata esattamente la stessa della mia: molte città si sono sviluppate semplicemente perché sono diventate centri politici.

Pertanto, ottennero maggiori opportunità di sviluppo economico. Altrimenti, sarebbe stato completamente diverso. Pensateci: l’economia della Cina meridionale iniziò a svilupparsi in modo significativo solo a partire dalla dinastia Song Meridionale. Perché? Perché i Song Settentrionali furono sconfitti e si spostarono a sud, fondando i Song Meridionali, spostando il centro economico più a sud. Se non fosse stato per la nobiltà e le ricche famiglie Song Settentrionali che portarono capitali, risorse e talenti a sud, il Sud non si sarebbe sviluppato così rapidamente.

Quindi, i vantaggi geografici del Sud sono cambiati prima? No, giusto? E anche il Gran Canale 大运河 è stato costruito in seguito per collegare l’arteria nord-sud. Quindi, vedete, anche le condizioni dei trasporti possono cambiare. Nel sistema cinese, credo che si possa persino dire che i fattori politici mantengano ancora un ruolo dominante. Non è così che molti capiscono: le città sono state selezionate perché avevano buone condizioni prima di tutto. Non è così semplice. Non escludo questo fenomeno, ma per le città, il più delle volte è il rango politico a determinare le loro prospettive di sviluppo economico, non la loro dotazione economica a farle selezionare come città di alto rango politico.

Presentatore Bing Jie: Mm. Prima abbiamo discusso della necessità di comprendere la logica operativa della Cina di base. Il primo motivo potrebbe essere l’esigenza diretta di coloro che si preparano agli esami per la pubblica amministrazione, poiché devono comprendere direttamente come funziona. Un altro motivo, credo, per il grande pubblico, è una tendenza relativamente ovvia degli ultimi anni. Si scopre che periodicamente si verifica questa cosiddetta tendenza o ondata di “ritorno a casa” da megalopoli come Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzhen. Soprattutto negli ultimi anni, con l’elevata pressione e l’intensa concorrenza in quelle città, la gente si chiede: “Dovrei trovare un posto dove “sdraiarmi”? Naturalmente, quando si pensa a una sistemazione in appartamento, si considerano queste località più piccole dove il costo della vita è più basso. Ma una volta arrivati, scoprono che, non comprendendo il funzionamento di questi luoghi, trovano il funzionamento del potere particolarmente oscuro, “l’acqua è troppo profonda”, e finiscono per tornare nelle grandi città. Questo richiama un termine di moda su internet negli ultimi anni: “County Brahmins” (Bramini di Contea).

Prof. Nie:

In realtà, questo termine deriva dal sistema delle caste indiano. Il sistema delle caste indiano classifica essenzialmente le persone gerarchicamente, dividendo figurativamente il corpo in testa, spalle, vita, coda… ora diciamo persino “città capo”, “imprese capo”, il che è di per sé un’espressione di gerarchia. Non credo che le contee cinesi abbiano dei veri “bramini”. È solo che all’interno delle contee esistono alcune famiglie numerose che detengono un potere relativamente stabile e le cui famiglie producono continuamente nuovi funzionari di livello pari o superiore al vice capo sezione. Questo fenomeno esiste.

Presentatore Bing Jie:

La realtà è piuttosto dura. Spesso diciamo che le grandi città sono troppo competitive e che vogliamo ritirarci nelle contee per trovare un’utopia. Ma, stando a quello che dici, la contea è in realtà un altro mondo, più nascosto, più esclusivo. Per chi non ha esperienza o competenze nella gestione delle relazioni, esiste una cosiddetta opzione di ripiego?

Prof. Nie:

Sono d’accordo. Ecco un riassunto: più alto è il livello cittadino, più grande è la città, più importanti sono le istituzioni formali. Più basso è il livello cittadino, più radicate sono le regole informali, più importanti sono le regole informali. Quindi, più ci si trova in una grande città, più ci si accorge che, poiché sono in gioco le regole formali, non si ha bisogno di tante regole informali. E ciò che manca alla gente comune è proprio il capitale sociale: quelle connessioni. Quindi, in una certa misura, le persone senza connessioni sono effettivamente più adatte a prosperare nelle grandi città, giusto? Questo rientra nella norma. Ma anche in altri paesi, la situazione è simile. Poiché più piccolo è il luogo, minore è la mobilità della popolazione, inevitabilmente si tende a una società basata sulla conoscenza. Le società basate sulla conoscenza si basano necessariamente di più su regole informali. Questo è vero in tutto il mondo; la Cina non fa eccezione.

Presentatore Bing Jie:

Quindi, più la regione è in basso, più è in basso, come le contee, o fino ai leader dei comuni, più le persone sentono che il loro potere è molto grande.

Prof. Nie:

Questo “potere molto grande” si riferisce in realtà al potere relativo . Logicamente, un segretario di partito di contea (县委书记, spesso il vertice della contea) è solo a livello di Capo Divisione. A Pechino, ci sono troppi funzionari a livello di Capo Divisione, giusto? Si tratta del suo potere relativo. Anche se il suo potere statutario potrebbe non essere molto maggiore di quello di un capo dipartimento, perché più si scende, più importante diventa l’aspetto informale. E cosa governa questa informalità? Spesso sono le istituzioni informali derivanti dall’influenza del potere. Quindi, queste due figure sono complementari. Nelle grandi città, poiché le istituzioni formali sono relativamente ben sviluppate, la parte informale è limitata.

Quindi, anche se si detiene lo stesso potere a livello di Capo Divisione, in una grande città manca quell’amplificazione e quell’effetto derivato, mentre a livello di base ha amplificazione ed effetti derivati, facendo apparire maggiore il potere di un segretario di partito di contea come funzionario a livello di Capo Divisione. Se non fosse per queste istituzioni informali, o se i contratti a livello di base non fossero più incompleti, il segretario di partito di contea non avrebbe un potere così grande.

Quando insegno teoria del potere, dico chiaramente a tutti: quando il potere è utile? Il potere è utile solo in un mondo di contratti incompleti. Se il mondo funzionasse con contratti completi – ovvero se tutto fosse chiaramente stipulato – il potere sarebbe inutile, giusto? Allora perché il potere sembra così utile alla base? È proprio perché le istituzioni di base sono imperfette, i contratti di base sono incompleti. Ecco perché.

Presentatore Bing Jie: Coinvolge il fattore trasparenza

Prof. Nie: …non trasparenza? La non trasparenza è un aspetto, ma è più complesso della semplice trasparenza. Mettiamola così: più si scende alla base, più si creano zone grigie. Mm. Perché se si ha a che fare con zone grigie, la libertà o la discrezionalità del potere è maggiore. Cioè, meno qualcosa è definito chiaramente, maggiore è il ruolo del potere. Più qualcosa è definito chiaramente, minore è il ruolo del potere. Quindi, il potere di base in sé non è intrinsecamente maggiore del potere ai livelli superiori; è solo che l’ambiente che affronta è diverso, il che fa sì che il suo potere venga amplificato e generi molti valori derivati. Questo è il motivo.

Presentatore Bing Jie:

Per quanto riguarda questo potere di base, come quello dei funzionari locali, l’entità della loro autorità, pensi che possa continuare a essere “incassata”? Sempre…

Prof. Nie:

Ho una formula: Contratti incompleti + Sistema di subappalto amministrativo = Responsabilità illimitata = Diritti illimitati. Innanzitutto, come ho appena detto, più si scende, più imperfetto è il sistema, si tratta di un contratto incompleto. Ma la Cina implementa con precisione la gestione territoriale. Cos’è la gestione territoriale? In una certa misura, è un sistema di subappalto politico. Tu, in quanto funzionario principale di una località, sei responsabile di tutto ciò che accade lì. Questo è appalto politico. I superiori si preoccupano solo dei risultati. Quindi, contratti incompleti più appalto politico devono equivalere a responsabilità illimitata: devi gestire tutto. Diritti e responsabilità devono corrispondere, altrimenti le cose sono insostenibili perché violano i principi di incentivazione. Ok, ora ho una responsabilità illimitata. In realtà, questo darà inevitabilmente origine a diritti illimitati. Perché dal momento che mi rendi responsabile di tutto, allora devo gestire tutto. Naturalmente, il potere è grande, giusto? Questa è la causa principale.

Risolvere questo problema non è impossibile. La soluzione è trasformare i nostri funzionari governativi in ​​persone a responsabilità limitata. Ma affinché questo concetto venga accettato dal popolo cinese è necessario un lungo processo. Fin dall’antichità, abbiamo creduto che il governo avesse una responsabilità illimitata. Qualunque cosa accada, alla fine dobbiamo rivolgerci al governo; chiediamo il “funzionario onesto” (青天大老爷). Quindi, questo non può essere cambiato nel breve termine. È anche un fattore culturale. Con tutti questi fattori combinati, il potere di un funzionario locale di primo piano alla base, è davvero… non è esagerato dire che può essere sfruttato senza limiti. Con un potere così grande, una supervisione relativamente scarsa e un sistema imperfetto, ovviamente l’abuso di potere è facile. Non ha…

Presentatore Bing Jie: …confini di costrizione?

Prof. Nie: Difficile. Come ho detto, ha responsabilità illimitate. I vincoli che lei menziona sono sempre esistiti, ma è difficile dire quanto abbiano avuto effetto. Mm. E sa, anche i cinesi hanno una cultura tradizionale che si basa sul detto “In situazioni urgenti, segui l’opportunità”. Finché ho un’emergenza, una ragione speciale, posso fare un’eccezione. Questo rende molto difficile esercitare un potere vincolante. E i problemi di base cambiano spesso rapidamente, spesso sono molto complessi, il che rende i normali meccanismi di supervisione difficili da usare. Ad esempio, durante i disastri naturali, questi meccanismi di limitazione possono funzionare? Molto difficile. Questo è anche legato alla nostra tradizionale società agricola. Perché lo collego così tanto al passato? Perché se non si comprende la logica di governance delle ultime migliaia di anni, è difficile comprendere la struttura di governance odierna. Si riduce a un’unica linea continua. Non dovremmo illuderci che leggendo qualche libro, comprendendo i sistemi di pesi e contrappesi occidentali e conoscendo l’importanza dello stato di diritto, potremo rapidamente trasformare la base popolare della Cina in un luogo moderno. Non è così facile.

Presentatore Bing Jie:

Perché il senso di presenza del governo cinese è così forte? Di recente ho letto un libro sull’evoluzione logica del pensiero e della cultura cinese antica, che menzionava anche questo punto. Il sistema cinese, il suo modo di governare, non è solo una questione politica; è anche determinato dalla struttura culturale e psicologica sottostante. Questo non può essere cambiato nel breve termine.

Prof. Nie:

Giusto. Quindi, in questo senso, è necessaria una maggiore diffusione della conoscenza. Diversi strati sociali hanno bisogno di scambiarsi idee. Anche la Cina ha bisogno di scambi con altri paesi. Non possiamo pensare che, poiché possiamo risolvere economicamente i problemi di soffocamento, possiamo poi bloccare gli scambi culturali e intellettuali con il mondo esterno. Si tratta di due livelli di problemi completamente diversi. Ciò che mi preoccupa particolarmente ora è che molte persone ritengono che l’economia cinese sia abbastanza forte, che possiamo stare alla pari con il mondo e che d’ora in poi non ci importi più molto di scambiare con gli altri. Questo è molto pericoloso. Gli aspetti economici sono cose difficili, relativamente più facili da recuperare. Ma gli aspetti culturali che ho appena menzionato sono cose difficili da cambiare anche nel corso di migliaia di anni. Tutti devono avere una chiara consapevolezza e una sufficiente preparazione psicologica al riguardo. Pessimisticamente parlando, anche tra 100 anni, le istituzioni informali di base in Cina probabilmente continueranno a svolgere un ruolo considerevole.

Presentatore Bing Jie:

I cosiddetti “Brahmini” esisteranno ancora e persisteranno a lungo. Abbiamo appena parlato di come il potere di un funzionario locale, in questo modo di operare, possa non avere confini. Ma deve anche affrontare problemi pratici, ad esempio, deve affrontare valutazioni dall’alto: le “Tre Grandi Montagne” del mantenimento della stabilità, dell’attrazione degli investimenti e della risoluzione del debito. Soprattutto negli ultimi anni, la pressione per l’attrazione degli investimenti potrebbe essere maggiore. Probabilmente avete molte opportunità di confronto con i principali funzionari a livello di contea. Riuscite anche voi a percepire questa pressione?

Prof. Nie:

Esistono alcune differenze tra le regioni, ma nella maggior parte dei casi, il mantenimento della stabilità e l’attrazione degli investimenti sono le due pressioni maggiori. Per alcune contee economicamente forti, la pressione sullo sviluppo è maggiore. Per le contee popolose con economie meno ricche, la pressione sul mantenimento della stabilità è maggiore. Non tutte le regioni a livello di contea considerano lo sviluppo come indicatore di valutazione principale. Questo perché alcune località hanno una base economica debole fin dall’inizio; lo sviluppo dell’economia si basa principalmente sulle località ricche. In tali aree, la pressione sul mantenimento della stabilità è piuttosto significativa. Soprattutto a partire da alcuni anni fa, circa dieci anni fa, alcuni dei miei studenti hanno svolto ricerche su questo argomento; circa oltre 100 contee non utilizzano più il PIL come indicatore di valutazione più importante.

Presentatore Bing Jie:

Dallo schema nella classifica di queste “Tre Grandi Montagne”, che tipo di logica di governance di base possiamo discernere?

Prof. Nie:

Con la fine dell’era della rapida crescita economica, molte unità amministrative di livello inferiore, come comuni e contee, hanno sempre meno responsabilità in materia di sviluppo. Perché? In primo luogo, difficilmente possono competere con i distretti prefettizi/cittadini. In secondo luogo, la popolazione si sta concentrando nei distretti cittadini; la popolazione di molte contee e comuni sta gradualmente diminuendo. Quindi il loro ruolo è sempre più quello di fornire garanzie di servizi pubblici di base e mantenere la stabilità sociale. Ciò coinvolge sia fattori economici che demografici. Prima era impensabile. In passato, anche i comuni avevano obiettivi di attrazione degli investimenti. Ora, quando mi reco nei comuni per fare ricerche, fondamentalmente non ce ne sono, perché i comuni mancano sostanzialmente della capacità di costruire parchi industriali di alta qualità; inoltre, non possono competere con contee e città.

Presentatore Bing Jie:

Da un punto di vista economico, avendo recentemente attraversato questa transizione immobiliare ed essendo entrati nell’attuale ciclo di recessione, tutti sono molto preoccupati per le prospettive dell’economia locale. Il problema principale rimane il finanziamento fondiario.

Prof. Nie:

Il finanziamento fondiario è sicuramente la ragione più diretta. Nel periodo di massimo splendore passato, le tasse di trasferimento dei terreni rappresentavano addirittura il 90% delle entrate fiscali in molti luoghi. In seguito, a causa delle restrizioni al settore immobiliare e dell’incapacità delle amministrazioni locali di reperire nuove fonti di reddito, le industrie fortemente dipendenti dal settore immobiliare si sono trovate immediatamente a corto di liquidità. Questa è la ragione principale. Ce ne sono anche altre. Ad esempio, a causa della guerra commerciale, molte città orientate all’export hanno registrato una riduzione delle entrate.

In terzo luogo, poiché l’economia nel suo complesso sta rallentando, la torta si sta restringendo. Se a ciò si aggiunge il movimento demografico, sfavorevole per le contee, tutto ciò porta a un graduale prosciugamento della capacità fiscale della contea. Questa è davvero una sfida enorme. In molti luoghi, gli stipendi dei dipendenti pubblici o di coloro che lavorano nel sistema, inclusi insegnanti e medici, potrebbero essere garantiti, ma i bonus e le retribuzioni basate sulla performance non lo sono necessariamente. Questa è una situazione fiscale diffusa, un problema piuttosto serio. Una situazione del genere si è verificata raramente; anche durante le riforme su larga scala delle imprese statali del 1998-99, non era così difficile.

Presentatore Bing Jie:

I problemi causati dal finanziamento fondiario – prezzi elevati delle case e cattiva allocazione delle risorse – erano già emersi prima della sua definitiva conclusione. Ma perché questo modello ha continuato a persistere?

Prof. Nie: La tua è una buona domanda. In altre parole, se qualcuno avesse comprato una casa nel 2000 o addirittura nel 2021 e gli avessi chiesto: “Credi che i prezzi delle case scenderanno?”, non ci avrebbe creduto per niente. Perché le persone pensano in modo lineare. O anche se credi che potrebbero scendere – i principi economici ci dicono che nulla al mondo sale senza scendere – è inutile. Perché le persone non riescono a vedere quando scenderà, giusto? Le persone pensano in modo lineare: negli ultimi cinque anni è salito, perché non dovrebbe farlo nei prossimi cinque? So che non può salire per sempre, ma non credo che si fermerà così in fretta.

Quindi, vedete, con una logica simile, anche se i governi locali se ne accorgessero, non cambierebbero il loro comportamento. Perché? Il mandato di ogni funzionario locale è molto breve. Ad esempio, i funzionari provinciali durano in genere circa 3 anni, i funzionari comunali 2,8 anni, i funzionari di contea meno di 3 anni, forse ora un po’ di più. Con un mandato così breve, anche se la capacità fiscale si esaurisse tra 10 anni, gli importerebbe? Ciò che gli interessa è come aumentare le entrate fiscali e il PIL durante il loro mandato, in modo da poter ottenere promozioni, giusto? Questa è la loro preoccupazione principale. Quindi, per dirla in parole povere, tutti hanno un motivo per bere veleno per dissetarsi o prosciugare lo stagno per pescare tutti i pesci. Ma non si può dire che sia tutto negativo. Perché senza la concorrenza tra i governi locali, l’economia cinese non avrebbe potuto svilupparsi così velocemente. È ampiamente riconosciuto che una delle ragioni principali della rapida crescita della Cina, durata decenni, sia la competizione tra enti locali. Si tratta quindi di due facce della stessa medaglia. Non si può semplicemente dire di volere il lato positivo e non quello negativo. È impossibile.

Presentatore Bing Jie:

Dietro a tutto questo c’è una forza trainante fondamentale: la valutazione dei risultati politici di questi alti funzionari, che li spinge ad adottare questo metodo, utilizzando la finanza fondiaria come leva. Non è un problema puramente economico.

Prof. Nie:

Giusto. Per comprendere la governance di base, dobbiamo comprendere gli incentivi, gli incentivi dei funzionari. Questo è molto importante. In realtà, dal XVI Congresso del Partito, il governo centrale ha voluto adeguarsi, perché non può rimanere un governo puramente orientato allo sviluppo come in passato; dovrebbe gradualmente trasformarsi in un governo orientato ai servizi. Questo è inevitabile per lo sviluppo sociale. Solo che durante questo processo, ci siamo imbattuti in una recessione economica. Teoricamente, attuare riforme durante una fase di ripresa economica è la soluzione migliore. Perché? I costi delle riforme sono bassi e le condizioni economiche sono buone. Purtroppo, durante la recessione economica, diversi fattori hanno concorso a confluire, rendendo questo processo lungo e relativamente doloroso.

Presentatore Bing Jie:

Una conseguenza del finanziamento fondiario è l’elevato debito locale. Ora, molti dibattiti vedono questo debito locale come un rinoceronte grigio e si preoccupano di come si concluderà questa saga del debito locale.

Prof. Nie:

Penso che la situazione potrebbe protrarsi per un po’, essere elaborata per un po’, e poi potrebbero essere adottate misure di emergenza. Altrimenti, prolungarla non giova a nessuno. Ho anche chiesto a molti funzionari di base. Molti suggeriscono: “Il governo centrale può acquistare l’azienda in una sola volta?”. Questa è una delle possibili argomentazioni. Ma sottolineo in particolare una precondizione: la precondizione per un’acquisizione una tantum deve essere un meccanismo di responsabilità, deve prevedere meccanismi di supporto. Ad esempio, durante una crisi finanziaria, se il governo salva il mercato, non è possibile che i dirigenti continuino a ricevere bonus e stipendi in seguito. No, se il governo rileva l’azienda, i dirigenti devono essere sostituiti. Altrimenti, si potrebbe pensare di poterlo fare di nuovo la prossima volta. Quindi la precondizione per un’acquisizione da parte del governo è che, a meno che non si disponga di solidi meccanismi per prevenire problemi di azzardo morale dinamico – in modo che non si indebitino di nuovo, o non lo facciano in modo sconsiderato – altrimenti questo fondo non può essere coperto. Questo è un vincolo di bilancio morbido; non funzionerà.

Quindi penso che lo scenario più probabile sia che il governo centrale subisca prima una parte, e che le amministrazioni locali ne digeriscano lentamente un’altra. Se ancora non funziona, alcuni suggeriscono di imitare il modo in cui le quattro principali società di gestione patrimoniale hanno rilevato il debito in sofferenza delle quattro principali banche. Questo è un metodo. Le questioni commerciali sono più facili da gestire in questo modo. Ma un governo è un livello di unità amministrativa, un sistema di contratti politici. Come si può rilevare? Non è come una banca, giusto? Se la Bank of China ha performance scarse, posso far sì che la ICBC si fonda o la acquisisca. Si può far sì che un governo locale ne acquisisca un altro? Non molto probabile. Quindi non si possono applicare completamente i principi economici alla sfera politica. Quindi penso che sia piuttosto difficile. Questo mette alla prova la saggezza della governance nazionale.

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Cosa significa la strategia di sicurezza nazionale di Trump per l’Australia_di Strategist, Courtney Stewart

Cosa significa la strategia di sicurezza nazionale di Trump per l’Australia

8 dicembre 2025|Courtney StewartStaff ASPI

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Prima della sua pubblicazione il 4 dicembre, la Strategia di sicurezza nazionale (NSS) dell’amministrazione Trump avrebbe dovuto porre l’accento su una maggiore condivisione degli oneri di difesa tra alleati e partner, un aggiornamento delle priorità degli Stati Uniti che mettesse al primo posto l’America, un ruolo più attivo degli Stati Uniti nella regione indo-pacifica e una maggiore interoperabilità multidominio. La strategia, che definisce l’agenda di sicurezza degli Stati Uniti fino al gennaio 2029, soddisfa tali aspettative, in particolare ricollegando fini e mezzi nel perseguimento degli interessi nazionali fondamentali.

Fondamentalmente, questa NSS ridefinisce le ambizioni degli Stati Uniti. Rifiuta ciò che definisce “oneri globali eterni” e un modello di globalismo che non vedeva alcun legame con l’interesse nazionale, ha svuotato la classe media statunitense, ha permesso agli alleati e ai partner di investire in modo insufficiente nella loro difesa e ha trascinato gli Stati Uniti in conflitti antitetici. Il presidente Donald Trump sta portando avanti una politica estera correttiva che dà priorità alla forza economica, alla resilienza industriale e al potere militare, collegando esplicitamente questi obiettivi agli interessi nazionali fondamentali, ai principi e alle priorità in tutte le regioni.

La strategia pone tre domande fondamentali: cosa dovrebbero volere gli Stati Uniti? Di quali mezzi dispongono per ottenere ciò che vogliono? E in che modo gli obiettivi dovrebbero collegarsi ai mezzi per realizzare una strategia praticabile? Le risposte includono la creazione dell'”economia più forte, dinamica, innovativa e avanzata del mondo”; la costruzione di un’infrastruttura nazionale resiliente; e la “messa in campo dell’esercito più potente, letale e tecnologicamente avanzato del mondo”. Due obiettivi fondamentali dominano la strategia: una competizione strategica sostenuta con Cina e Russia e investimenti mirati nella politica industriale interna.

Per l’Australia, il contenuto della NSS è meno importante di ciò che essa richiede. Il documento non è semplicemente descrittivo, ma altamente prescrittivo. Indica chiaramente dove gli Stati Uniti concentreranno il loro potere e dove si aspettano che altri assumano un ruolo più importante.

Nella sezione intitolata “Cosa vogliamo nel mondo e dal mondo?”, l’emisfero occidentale è definito come il primo interesse vitale degli Stati Uniti. Da lì, la strategia si rivolge verso l’esterno, concentrandosi sull’arresto dei danni causati dall’estero all’economia statunitense, mantenendo al contempo l’Indo-Pacifico libero e aperto; preservando la libertà di navigazione in tutte le rotte marittime cruciali; e garantendo le catene di approvvigionamento e l’accesso ai minerali critici. Il messaggio è inequivocabile: l’Indo-Pacifico rimane centrale nella strategia degli Stati Uniti, ma Trump ora si aspetta che la presenza militare statunitense nella regione sia giustificata non solo da esigenze di difesa, ma anche da interessi economici diretti. Gli Stati Uniti ora valutano il valore del loro impegno attraverso le catene di approvvigionamento, i minerali critici, le rotte commerciali, la sicurezza industriale e la resilienza economica: non si tratta solo di competizione militare.

Ciò rafforza ciò che già vediamo a livello operativo. Le forze armate statunitensi rimarranno profondamente impegnate nella nostra regione e la imminente revisione della posizione militare degli Stati Uniti potrebbe reindirizzare risorse da altri teatri verso l’Australia e la regione. Le priorità della NSS significano che non solo possiamo aspettarci che le forze armate statunitensi rimangano nella nostra regione, ma anche un aumento costante delle attività aeree e marittime a scopo di presenza, sorveglianza e deterrenza.

L’Australia e gli Stati Uniti hanno denunciato pubblicamente il crescente numero di intercettazioni cinesi non sicure nel 2024 e nel 2025. Le prossime consultazioni ministeriali tra Australia e Stati Uniti, previste per questa settimana, produrranno probabilmente dichiarazioni più forti e annunci su una presenza congiunta sostenuta; promuoveranno la crescita dell’infrastruttura di difesa in tutto il paese al di là dell’AUKUS; ed espanderanno potenzialmente le forze di rotazione dal Giappone, insieme a ulteriori risorse statunitensi. Questi sforzi promuoverebbero la stabilità e la sicurezza delle vie navigabili internazionali vitali, compresi i mari orientali e meridionali della Cina.

Ma il cambiamento centrale nella NSS non riguarda dove vanno le forze statunitensi, bensì come deve essere condiviso l’onere della sicurezza regionale.

La strategia afferma chiaramente: “I nostri alleati devono intensificare gli sforzi e investire molto di più nella difesa collettiva, ma soprattutto devono agire concretamente”. Il Dipartimento di Stato è incaricato di esercitare pressioni sugli alleati e sui partner della Prima Catena Insulare affinché garantiscano un maggiore accesso ai porti e alle strutture, aumentino la spesa per la difesa e diano priorità alle capacità volte a scoraggiare le aggressioni.

L’Australia, pur facendo tecnicamente parte della più ampia Seconda Catena Insulare, è un alleato di primo livello e dovrebbe considerare questo linguaggio come se fosse rivolto anche a Canberra. L’Australia è una componente importante della Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti, di imminente pubblicazione, grazie alla sua posizione geografica e alle sue capacità militari, fondamentali per la proiezione di forza, il vantaggio posizionale avanzato e la deterrenza multilaterale. La deterrenza multilaterale è fondamentale per l’Australia. La maggior parte delle esportazioni marittime australiane transita attraverso o vicino al Mar Cinese Meridionale, eppure l’Australia ha resistito alle continue pressioni degli Stati Uniti affinché aumentasse la spesa per la difesa al 3,5% del PIL. La NSS chiarisce che Washington considera questa posizione sempre più insostenibile.

Non si tratta semplicemente di spendere di più, ma di allineare il potere economico, industriale e militare in un’architettura di deterrenza coerente. La NSS identifica l’economia come la “posta in gioco definitiva” e invita gli alleati a sfruttare il potere economico combinato, pari a circa 65 trilioni di dollari, per impedire il dominio strategico da parte di un singolo concorrente. La strategia indica esplicitamente il riallineamento commerciale, il reshoring della catena di approvvigionamento e i controlli coordinati sulle esportazioni come strumenti di deterrenza. Gli Stati Uniti hanno elevato l’allineamento economico a componente fondamentale dell’alleanza ANZUS e della difesa e deterrenza collettive.

L’Australia si trova in una situazione difficile di cui è lei stessa responsabile. Nel 2024, il 63% delle esportazioni australiane era destinato alla Cina, eguagliando il record stabilito nel 2019-20. Ciò espone l’Australia non solo a perturbazioni commerciali, ma anche a coercizioni economiche. Ciò crea il rischio di essere scoraggiati, ma anche di auto-scoraggiamento attraverso una moderazione dettata dalla vulnerabilità economica. La disputa commerciale tra Cina e Australia dal 2020 al 2023 ne è un esempio calzante: quando l’Australia ha chiesto un’indagine indipendente sulle origini del Covid-19, la Cina ha imposto restrizioni commerciali di ampia portata sulle esportazioni australiane, tra cui orzo, vino, carne bovina, aragoste, carbone e legname, insegnando a Canberra il costo del dissenso.

Allo stesso tempo, il contributo dell’Australia alla deterrenza dipenderà probabilmente sempre più dalla sua capacità di osservare per prima, decidere tempestivamente e coordinarsi con i partner. Una costante consapevolezza del dominio marittimo nelle nostre acque settentrionali e nel Mar Cinese Meridionale è ormai fondamentale per una deterrenza efficace. Tuttavia, con solo tre sistemi senza pilota MQ-4C Triton in servizio e il quarto previsto solo nel 2028, la capacità dell’Australia di sostenere una sorveglianza costante su un’area estesa è limitata. I Triton possono coprire grandi distanze senza mettere a rischio gli equipaggi, quindi il numero limitato di sistemi a nostra disposizione metterà a dura prova la flotta di P-8A, richiedendo il colmare le lacune di capacità attraverso opzioni aggiuntive, potenzialmente attraverso nuovi sistemi autonomi.

Il 1° dicembre, il ministro della Difesa Richard Marles ha affermato che l’Australia “mantiene una costante consapevolezza del dominio marittimo nelle nostre aree geografiche di interesse, ovvero il Sud-Est asiatico, il Nord-Est asiatico, il Nord-Est dell’Oceano Indiano e il Pacifico”. Questo può essere l’obiettivo, ma le dimensioni di questi oceani e il ritmo crescente delle operazioni navali cinesi richiedono un maggiore controllo. Dopo che il 5 dicembre è stato scoperto che un secondo gruppo operativo della marina cinese stava operando nel Mar delle Filippine, sono sorte legittime domande sulla capacità dell’Australia di monitorare in modo indipendente un’altra circumnavigazione senza fare affidamento sulle informazioni dei servizi segreti neozelandesi o sui piloti delle compagnie aeree commerciali per la geolocalizzazione. Senza una sorveglianza e un’attribuzione credibili, la deterrenza crolla rapidamente.

La NSS afferma esplicitamente che impedire alla Cina di assumere il controllo su Taiwan o sulle rotte commerciali marittime vitali nella Prima Catena Insulare è una priorità fondamentale per gli Stati Uniti. A tal fine, gli Stati Uniti rafforzeranno la propria capacità militare, ma affermano con forza che non dovrebbero farlo da soli. Per l’Australia, ciò si tradurrà probabilmente in una pressione non solo a spendere di più, ma anche a investire in modo diverso in materia di sorveglianza, attacco, resilienza delle basi, logistica e sostenibilità industriale.

Queste conclusioni si basano sull’affermazione più significativa della NSS: il potere economico è ora l’elemento decisivo della competizione strategica. La strategia prevede che il prossimo decennio sarà caratterizzato dal consolidamento delle alleanze e dei partenariati degli Stati Uniti in un blocco economico più coeso, al fine di mantenere la preminenza tecnologica, la crescita e la sicurezza dell’approvvigionamento. L’Australia è esplicitamente citata tra i paesi che dovrebbero adeguare le condizioni commerciali e di investimento per riequilibrare l’economia cinese, allontanandola dalla dipendenza dalle esportazioni e orientandola verso i consumi delle famiglie e altri mercati.

L’NSS è un altro segnale che la separazione tra economia e sicurezza in Australia sarà sottoposta a crescenti pressioni e che il governo si troverà di fronte a scelte difficili. L’Australia non deve quindi affrontare una questione di allineamento in linea di principio – siamo già allineati – ma di profondità e costi. Gli Stati Uniti non sono più disposti a garantire la deterrenza regionale mentre gli alleati si proteggono economicamente e investono poco nel settore militare. La difesa collettiva, secondo l’impostazione di Washington, richiederà ora una mobilitazione economica e industriale collettiva.

La Strategia di Difesa Nazionale australiana del 2026 si inserirà perfettamente in questo nuovo contesto di alleanze. La domanda è se lo farà in modo tale da collegare chiaramente gli interessi nazionali dell’Australia, le minacce che affrontiamo, le forze che siamo pronti a costruire e la resilienza in cui siamo pronti a investire.

L’Australia non può plasmare in modo credibile l’ordine regionale senza aumentare la spesa per la difesa per colmare le attuali lacune, e non può scoraggiare ciò che non può vedere. Per l’Australia, la NSS statunitense è un invito a contribuire maggiormente, ad allinearsi più profondamente e a comprendere che la sicurezza economica e militare sono indissolubilmente legate dal nostro alleato più stretto e partner strategico più importante.

Autore

Courtney Stewart è vicedirettore del programma di strategia della difesa dell’ASPI.

Immagine dei membri dell’esercito che ascoltano Trump parlare a Fort Bragg: Daniel Torok/The White House via Flickr.

Andrew Shearer sulle sfide geopolitiche dell’Australia

8 dicembre 2025|La redazioneLo staff dell’ASPIIl Dialogo di Sydney

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Durante il Sydney Dialogue dell’ASPI del 5 dicembre, il direttore generale dell’intelligence nazionale Andrew Shearer ha riflettuto sulle principali tendenze geopolitiche. In una discussione con il direttore esecutivo dell’ASPI Justin Bassi, Shearer ha affermato che “il cambiamento più grande e significativo per l’Australia” negli ultimi decenni è stato “il ritorno della geopolitica”, in particolare l’emergere della competizione tra le grandi potenze Stati Uniti e Cina. Allo stesso tempo, ha mantenuto un atteggiamento generalmente ottimista, sottolineando che la storia non è predeterminata.

Shearer diventerà ambasciatore australiano in Giappone all’inizio del 2026.

Quello che segue è il testo integrale dell’intervento di Shearer al Sydney Dialogue. Justin Bassi ha evidenziato i punti salienti della discussione in un articolo di accompagnamento.

Bassi: Guardando indietro non solo agli ultimi cinque anni, ma all’intera sua carriera – governo, think tank, dipartimenti politici, comunità dell’intelligence – potrebbe illustrare alla sala i cambiamenti che ha osservato in particolare in Australia e forse anche nella prospettiva strategica della regione? E, in effetti, lo considera davvero un cambiamento o piuttosto l’inizio di qualcosa che era già nell’aria da tempo?

Shearer: Penso che inizierò con un aneddoto sui miei primi passi nella carriera, rivelando così la mia età, ma ho iniziato la mia carriera circa 35 anni fa nei servizi segreti. Poco dopo essere entrato a far parte di quello che allora era il Defence Signals Directorate, è caduto il muro di Berlino, che ha portato al crollo dell’Unione Sovietica, al dissolversi del Patto di Varsavia, alla fine della Guerra Fredda e a quello che il presidente George Herbert Walker Bush ha definito il nuovo ordine mondiale.

E con ciò, naturalmente, arrivarono… decenni di relativa stabilità globale, la fine della Guerra Fredda, ovviamente, e l’inizio di quella che oggi chiamiamo l’era della globalizzazione. Fu un periodo molto positivo per il mondo, in particolare per la nostra regione, che in quel periodo era davvero l’epicentro della crescita globale, e in particolare per l’Australia.

Penso che tutti noi sappiamo e sentiamo che, anche se non seguiamo particolarmente da vicino gli sviluppi internazionali, quel mondo ormai non esiste più, direi, e non ci troviamo in un nuovo ordine mondiale, ma in un nuovo periodo di disordine globale, poiché quella dispensazione sta cedendo il passo a un’altra.

Ci sono cambiamenti nel sistema climatico globale, nell’energia globale, nella sicurezza alimentare globale. Ci sono profondi cambiamenti nell’economia globale, nella demografia, a livello globale. Si tratta di fattori enormi, fattori strutturali di cambiamento strategico. E, naturalmente, a ciò si sovrappongono ora ondate di tecnologie dirompenti che stanno investendo e trasformando le nostre economie, il funzionamento delle nostre società e il modo in cui viviamo come individui.

Ma credo che il cambiamento più grande e significativo per l’Australia sia il ritorno della geopolitica e, in particolare, la competizione, la profonda lotta tra Cina e Stati Uniti per la supremazia, che sta davvero trasformando il contesto strategico dell’Australia e l’ambiente in cui, come Paese, dovremo cercare la nostra sicurezza in futuro e perseguire la nostra prosperità futura.

Quindi, quando parlo di questo argomento e, se volete, creo una mappa concettuale per cercare di spiegare alle persone cosa sta succedendo, le parole che mi vengono in mente sono “frammentazione”, “disgregazione”, “contestazione”, “accelerazione”.

Ancora una volta, penso che tutti noi sentiamo queste forze all’opera intorno a noi, mentre viviamo le nostre vite, e se si lavora nel campo della sicurezza nazionale, sicuramente si avvertono queste sfide in modo acuto. E hanno portato i nostri operatori della comunità di intelligence in Australia e i nostri partner di intelligence al centro di gran parte dell’attività del governo, inquadrando queste minacce e sfide per il governo e, sempre più spesso, anche per una gamma più ampia di attori. Perché molte di queste minacce e sfide richiedono non solo una risposta da parte dell’intero governo, ma una risposta da parte dell’intera nazione.

Bassi: Ritiene che nell’attuale periodo di instabilità noi [l’Australia] possiamo essere quelli che contribuiscono a rimodellare la situazione? Ritiene che si tratti solo di osservare e fare da spettatori mentre gli Stati Uniti e la Cina si affrontano, oppure possiamo contribuire a rimodellare l’attuale instabilità?

Shearer: Nonostante la valutazione piuttosto sobria che ho condiviso riguardo a ciò che sta accadendo nell’ambiente strategico australiano, rimango ottimista. E, per rispondere alla tua domanda, ci sono alcune forze strutturali profonde in gioco, che ho cercato di delineare.

Ma ciò non significa che la nostra storia o la storia del mondo siano predeterminate, nonostante il presidente Xi e il presidente Putin, in questo modo marxista-leninista, credano che le forze della storia stiano inevitabilmente andando a loro vantaggio e a nostro svantaggio. Perché la storia ci insegna che i risultati sono il frutto dell’interazione tra struttura e azione, e l’Australia rimane un Paese con molti vantaggi strategici.

La nostra posizione geografica è un enorme vantaggio per noi. Non godiamo più della profondità strategica di cui abbiamo beneficiato negli ultimi due secoli, perché i moderni sistemi d’arma, compresi quelli informatici, stanno riducendo drasticamente i vantaggi geografici della distanza. Tuttavia, occupiamo ancora una posizione geostrategica fondamentale nel cuore della regione indo-pacifica, il che ci rende un partner importante per molti paesi della regione.

Abbiamo risorse naturali. Abbiamo energia. Abbiamo cibo. Abbiamo una popolazione ben istruita, ben informata e aperta al mondo. Abbiamo istituzioni forti, nonostante alcune tensioni che hanno messo a dura prova la nostra coesione sociale negli ultimi anni.

E, cosa fondamentale, abbiamo alleanze e partnership. Il nostro alleato strategico più importante è la potenza leader a livello mondiale. Non è solo la potenza militare leader a livello mondiale, ma, per quanto riguarda questa conferenza, è di gran lunga la potenza tecnologica leader a livello mondiale, anche se ovviamente questo primato è messo in discussione. Abbiamo la partnership Five Eyes, che è ovviamente al centro degli sforzi delle nostre comunità di intelligence, e abbiamo nuovi partner, tra cui il Giappone. Sono qui [a Tokyo] in qualità di direttore generale dell’intelligence per discutere con i principali leader politici e funzionari giapponesi su come rafforzare le nostre relazioni di intelligence con il Giappone. Ciò sarà sempre più importante, così come lo sarà la nostra più ampia partnership con il Giappone in materia di difesa e sicurezza, che sta già compiendo progressi significativi, come il programma della fregata Mogami.

Siamo partner stretti dell’India. Abbiamo stretto partnership con una serie di paesi chiave del Sud-Est asiatico. Stiamo lavorando molto intensamente con le nostre agenzie omologhe in tutto il Pacifico meridionale per rafforzare la loro capacità, la loro resilienza e la loro sovranità. E non trascuriamo il fatto che la geopolitica è globale e stiamo dedicando sempre più tempo a rafforzare le nostre partnership con i paesi europei, in linea con il contributo dell’Australia a sostegno dell’Ucraina nella sua guerra con la Russia, perché riconosciamo che gli sviluppi in Europa possono ripercuotersi direttamente e quasi immediatamente sull’Indo-Pacifico.

Quindi penso che siamo un Paese fortunato. Credo che sotto ogni aspetto il nostro futuro sia nelle nostre mani. Abbiamo la possibilità di collaborare con i nostri alleati e partner per plasmare la nostra regione.

Per usare le parole del defunto primo ministro giapponese Shinzo Abe, un Indo-Pacifico libero e aperto è di vitale importanza per gli interessi dell’Australia. Credo che sia nell’interesse di un’ampia gamma di paesi della regione e abbiamo l’opportunità di lavorare con i nostri partner per plasmare la regione che ci circonda.

Bassi: Lei ha citato la tecnologia e il vantaggio che gli americani hanno avuto, in particolare in termini di innovazione e commercializzazione nel corso degli anni. La storia suggerisce che avere quel vantaggio nella tecnologia critica conferisce un vantaggio strategico. Quindi, vista la nostra storia con la tecnologia, ritiene che chiunque sviluppi e integri con maggior successo le prossime evoluzioni e rivoluzioni tecnologiche, compresa l’intelligenza artificiale, continuerà a essere o diventerà la potenza globale dominante?

Shearer: La lotta geopolitica a cui ho accennato prima coinvolge tutti i settori del potere nazionale: diplomatico, economico, militare, paramilitare, ideologico, direi. Ma la tecnologia è sempre più il centro di gravità di questa lotta. E questo, credo, è dovuto in gran parte al fatto che la tecnologia genera potere in tutti gli altri settori. Pertanto, ritengo che il punto più critico della lotta, sotto certi aspetti, sia proprio la tecnologia avanzata.

Lo vediamo nell’uso delle catene di approvvigionamento come arma, tra cui, più recentemente, i magneti in terre rare, ma anche altri minerali critici, nella corsa al controllo delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori avanzati. E, sì, chiaramente, sia la Cina che gli Stati Uniti vedono l’IA non solo come una tecnologia, ma, in un certo senso, come un fattore critico per il potere nazionale, ed entrambi stanno lottando per ottenere il vantaggio di essere i primi nel campo dell’intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti vantano enormi punti di forza: una vasta potenza di calcolo, i migliori cervelli al mondo nel campo dell’intelligenza artificiale, tutto il potenziale e la capacità creativa, la Silicon Valley, che sotto molti aspetti innova senza essere influenzata dalla politica o dalle direttive del governo di Washington, contro la Cina, con le sue vaste risorse, il suo modello di investimenti statali diretti a livello centrale e così via.

Vedo questa lotta come un processo di affinamento e penso che l’andamento altalenante di tale lotta determinerà in molti modi il potere che entrambi i paesi avranno in futuro in tutti gli ambiti del potere nazionale.

Bassi: Se guardiamo ad alcuni dei principali sviluppi della Guerra Fredda che hanno aiutato gli Stati Uniti e i loro alleati a vincere, la vittoria è stata ottenuta grazie alla combinazione di tutto il potere nazionale, il pieno potere democratico degli Stati, la collaborazione con l’industria e la società civile. E, con poche eccezioni, anche l’industria e la società civile hanno compreso la necessità di difendere la propria nazione.

Ritiene che ora, mentre Cina e Russia hanno fuso tutti i loro settori, esista il rischio che nelle democrazie si sia verificato un fenomeno inverso, ovvero una forma di commercializzazione globale in cui le aziende, le università e altri soggetti interessati non mettono più al primo posto la nazione, ma piuttosto la commercializzazione? Oppure è un po’ più ottimista al riguardo?

Shearer: Ancora una volta, forse sfidando gli stereotipi, sono incline a essere un po’ più ottimista. Vorrei fare un paio di osservazioni:

Il primo è che, se torniamo al periodo che ho descritto all’inizio della mia carriera, le fonti e i motori principali del cambiamento tecnologico risiedevano allora all’interno del governo. La maggior parte delle tecnologie avanzate che hanno conquistato il mondo, compreso Internet, ad esempio, provenivano dal governo, spesso dalla base industriale della difesa degli Stati Uniti.

E le nostre infrastrutture critiche erano in gran parte di proprietà e sotto il controllo del governo. Ancora una volta, sto rivelando la mia età, ma anche le nostre banche, le nostre compagnie elettriche, le nostre società di telecomunicazioni, le nostre compagnie aeree erano tutte essenzialmente di proprietà del governo e sotto il suo controllo. E quindi, nella misura in cui c’erano conflitti tra i nostri interessi di sicurezza e quelli economici, c’era una sorta di coerenza nella capacità di risposta.

Quel mondo è ormai lontano, ovviamente. Oggi, la tecnologia e molti altri aspetti che influiscono sulla nostra sicurezza nazionale sono generati, posseduti e forniti dal settore privato. Ciò implica una trasformazione completa nel modo in cui concepiamo non solo la nostra prosperità economica futura, ma anche la nostra sicurezza futura.

Il motivo per cui sono un po’ più ottimista di quanto suggerisce la tua domanda è che negli ultimi cinque anni ho trascorso molto tempo nelle sale riunioni di tutta l’Australia, parlando con amministratori e amministratori delegati di alcune delle nostre più grandi aziende. E ciò che è interessante di questi scambi è il modo in cui noi, come comunità di intelligence, possiamo imparare molto dai leader aziendali su ciò che sta accadendo nel loro mondo, nelle loro catene di approvvigionamento, nei loro mercati, nelle loro attività, sulla loro percezione delle minacce, dei rischi e delle sfide che ci attendono in questo futuro incerto.

Ma possiamo fornire loro un contesto prezioso. Credo che ciò che ho notato dopo la pandemia di Covid e ancora di più dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è che improvvisamente i nostri leader aziendali volevano sapere cosa stava succedendo nella geopolitica e come ciò avrebbe potuto influire sulle loro attività, sulle loro catene di approvvigionamento, sulla crescita futura dei loro mercati e sulla posizione dei loro mercati.

A mio avviso, si tratta di una trasformazione completa. E quando forniamo loro un contesto di alto livello – su ciò che sta accadendo nel mondo, sui motori del cambiamento, su dove vediamo le minacce principali – possiamo avere una conversazione molto più ricca, molto più dettagliata e, francamente, molto più fiduciosa su come alcune delle nostre principali attività si inseriscono non solo nella prosperità futura dell’Australia, ma anche nella nostra sicurezza. E questo riguarda ovviamente i fornitori di infrastrutture critiche, ma si estende ben oltre.

Ora, quello che ho scoperto partecipando a questi incontri è che i nostri leader aziendali seguono gli eventi a livello globale. C’è una forte richiesta delle nostre opinioni sulle tendenze, sulle minacce e sulle sfide che vediamo. E, cosa che non mi sorprende particolarmente, i nostri leader aziendali sono in stragrande maggioranza patrioti e hanno a cuore gli interessi nazionali dell’Australia. Penso che molte delle persone presenti [alla conferenza di Sydney] potrebbero essere un po’ sorprese dal livello di collaborazione che abbiamo instaurato con l’industria australiana in termini di protezione delle nostre infrastrutture critiche, in particolare dei nostri sistemi, ma anche, sempre più, nella nostra regione a livello globale, a vantaggio dell’Australia.

È una strada a doppio senso. Se si considera, ad esempio, l’importanza di alcune delle principali aziende australiane nel settore delle risorse naturali e dell’energia, si tratta di attori di rilevanza globale. E se si vuole capire cosa sta succedendo nei mercati mondiali dell’energia o nei mercati mondiali del minerale di ferro o dei minerali critici, ad esempio, come comunità di intelligence non abbiamo accesso alle informazioni dettagliate e alla profonda comprensione di quei mercati che hanno i leader del nostro settore. Queste informazioni sono molto preziose per noi e le integriamo nelle nostre valutazioni di intelligence integrate che informano il governo e ci aiutano anche a informare i nostri partner internazionali.

Quindi penso che questo impegno sia profondamente reciproco.

Penso che cinque anni fa sarei stato io ad avvicinare un amministratore delegato per suggerirgli che forse era giunto il momento di aggiornare il consiglio di amministrazione su alcune questioni. Ma posso dirvi che sempre più spesso gli amministratori delegati delle nostre grandi banche o di altre grandi aziende australiane mi contattano e mi dicono: “Ho una riunione del consiglio di amministrazione. Vorrei che venissi a aggiornarci su ciò che stai osservando nel contesto strategico australiano”.

Bassi: Durante le stime [un’audizione della commissione del Senato il 1° dicembre] lei ha affermato: “Le barriere che per decenni hanno separato la concorrenza dal confronto e dal conflitto si stanno indebolendo”. È preoccupato per la nostra capacità di continuare a gestire la concorrenza o è tranquillo al riguardo? Oppure ritiene che ci stiamo avvicinando al punto in cui il passaggio dalla concorrenza al conflitto è inevitabile?

Shearer: Forse posso spiegare un po’ meglio cosa intendevo dire nelle stime, in risposta a quella domanda. Quello a cui mi riferivo è una tendenza preoccupante a livello globale, e metterei l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin in cima a questa lista… Riporterebbe questi eventi indietro nel tempo, forse al 2004 e al periodo che ha preceduto la crisi finanziaria globale, quando penso che se avessimo prestato maggiore attenzione alle varie dichiarazioni provenienti da Mosca e Pechino, in particolare, avremmo preso un po’ più sul serio alcune delle tendenze, dei rischi e delle minacce che ora si stanno manifestando.

Penso che, se lo avessimo fatto, saremmo stati un po’ più proattivi in una serie di settori, tra cui l’espansione della nostra base industriale nel settore della difesa, il rafforzamento delle nostre alleanze e lo sviluppo di una maggiore resilienza.

L’invasione russa dell’Ucraina, ovviamente, ha infranto quel senso di compiacimento diffuso in gran parte dell’Occidente e credo che abbia reso più evidente a tutti la natura di questo periodo emergente, come dicevo, compresi i nostri leader aziendali ma certamente anche i governi.

Mi preoccupa l’abbassamento della soglia di conflitto, ovvero il fatto che Putin non si sia sentito scoraggiato dall’invadere l’Ucraina, anche dopo che gli Stati Uniti hanno reso note informazioni riservate che anticipavano la sua intenzione di invadere l’Ucraina e di farlo su larga scala.

Abbiamo assistito a una preoccupante proliferazione di conflitti convenzionali – fortunatamente, solo conflitti convenzionali finora – non solo in Ucraina, ma ovviamente anche in Medio Oriente, compresa la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran. Abbiamo assistito a uno scontro relativamente breve ma pericoloso tra India e Pakistan, entrambi paesi dotati di armi nucleari.

Abbiamo assistito a una guerra di confine tra Cambogia e Thailandia e abbiamo visto un preoccupante aumento delle attività paramilitari in gran parte dell’Indo-Pacifico, con pericolose intercettazioni che hanno coinvolto navi e aerei australiani e alleati.

Tutto ciò, a mio avviso, indica che dovremo impegnarci maggiormente per rafforzare l’equilibrio militare, dovremo impegnarci maggiormente per rispondere a queste sfide nella zona grigia, in tutta la nostra regione, e alla fine stiamo entrando in un’era in cui la deterrenza sta diventando sempre più importante. E poiché l’equilibrio militare tra Cina e Stati Uniti si sta spostando a sfavore degli Stati Uniti e dei loro alleati, mantenere la deterrenza sta diventando sempre più difficile. Questa è la realtà.

Ma ciò non significa che sia impossibile mantenere la deterrenza. Significa che dobbiamo lavorare più duramente. Significa che dobbiamo lavorare con maggiore urgenza. Significa che dobbiamo rafforzare le nostre alleanze esistenti, ma anche costruire nuove partnership strategiche.

Ma ancora una volta, in definitiva, credo che possiamo mantenere la deterrenza e superare questo periodo molto difficile e pericoloso che durerà dai cinque ai dieci anni.

Bassi: Pensa che parte del problema, parte della lotta per le democrazie, sia che abbiamo perso un po’ di fiducia in noi stessi? Una cosa è sapere cosa stanno facendo la Russia e la Cina, ma per mantenere effettivamente la deterrenza dobbiamo far loro sentire o percepire che siamo convinti di poter vincere se dovessero fare qualcosa, e parte del problema è che parte della loro forza deriva forse dalla sensazione che noi abbiamo perso fiducia in noi stessi.

Shearer: Non credo che gli Stati Uniti o l’Occidente siano in declino terminale, anche se riconosco con rammarico che a volte diamo l’impressione che potrebbe essere così.

Penso che non ci siano dubbi sul fatto che le nostre società siano influenzate dalle sfide economiche, in particolare per quanto riguarda il tenore di vita, il costo della vita, le pressioni sulla produttività, l’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di assistenza agli anziani e altre forme di sostegno sociale.

Non c’è dubbio che queste società stiano affrontando una serie di sfide molto serie e sostanziali. Riconosco anche che i nostri concorrenti sono spietati, determinati, dotati di risorse, agiscono con determinazione e fiducia in se stessi. Ma respingo totalmente l’idea che, anche se stanno lavorando più strettamente attraverso l’asse degli autoritari o dei CRINK, o qualunque etichetta si voglia dare a questo fenomeno. Continuo a credere profondamente nei punti di forza fondamentali dei nostri sistemi, delle nostre istituzioni politiche o delle nostre società, e che in definitiva la libertà sia un modello preferibile.

Tecnologie repressive avanzate di vario tipo, la capacità di mobilitare risorse, di coordinare strategie, forse in modo più efficace rispetto alle democrazie: tutti questi aspetti, in determinate circostanze, rappresentano un vantaggio per i nostri avversari. Ma non sono invincibili. Hanno dei problemi: la corruzione diffusa in tutta la Cina, la vistosa assenza di circa il 20% dei leader di alto livello del Partito Comunista Cinese al recente plenum, la corruzione persistente nell’Esercito Popolare di Liberazione, le vittime russe – vittime russe spaventose – nella guerra in Ucraina, il danno a medio e lungo termine causato all’economia russa dal funzionamento di quella che ora è un’economia di guerra piuttosto efficiente.

Stanno accumulando enormi problemi per il futuro. E respingo l’idea che un modello repressivo e centralizzato possa essere più sostenibile nel tempo rispetto ai nostri sistemi aperti e liberi. Ci sono due cose che stanno paralizzando la situazione. Una di queste è la paura e il fatalismo. In altre parole, la sensazione che forse tutti noi proviamo di tanto in tanto, che i nostri avversari siano formidabili e stiano ottenendo risultati, può metterci in uno stato di totale sconforto e portare le persone ad alzare le mani e dire: “Beh, non vale nemmeno la pena competere, perché dovremmo sostenere questa causa? O perché dovremmo sostenere quel Paese? O perché dovremmo preoccuparci di quella particolare isola? Questo è paralizzante e ci priva della nostra capacità di agire e, in ultima analisi, ci priva della nostra sovranità.

Ma anche l’autocompiacimento è paralizzante. Credo che per l’Australia la chiave, e possiamo farlo e lo abbiamo fatto in passato, sia quella di affrontare con chiaro realismo le sfide che ci attendono e con chiaro realismo i punti di forza e i vantaggi che abbiamo come Paese, che ho cercato di delineare in precedenza. Trovare quella posizione matura e realistica che rifletta i nostri punti di forza come Paese è il modo in cui esercitiamo la nostra influenza e, in ultima analisi, è il modo in cui difendiamo la nostra sovranità.

E proprio al centro di tutto ciò c’è la consapevolezza che la nostra alleanza con gli Stati Uniti non riduce la nostra sovranità nel nostro spazio decisionale, ma la aumenta. Lo stesso vale per l’AUKUS. Lo stesso vale per il Quad. Lo stesso vale per tutte queste partnership che stiamo cercando di costruire, così come lo stesso vale per il rafforzamento della nostra resilienza nazionale, della nostra sicurezza informatica, della nostra sicurezza economica e della nostra sicurezza nazionale.

Autore

Il team editoriale di ASPI presenta contenuti curati e una selezione dei punti salienti trattati nella rivista The Strategist.

Immagine di Andrew Shearer: Ufficio Nazionale di Intelligence.

Non abbiamo perso la battaglia geopolitica, ma dobbiamo lavorare di più e insieme

8 dicembre 2025|Justin BassiStaff ASPIThe Sydney Dialogue

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Non disperate, ma non rilassatevi. È stato questo il messaggio di fondamentale importanza lanciato la scorsa settimana dal direttore generale dell’intelligence nazionale australiana, Andrew Shearer.

Il periodo tranquillo che ha seguito la fine della Guerra Fredda, così confortevole per le democrazie, è finito, ma ciò non significa che ci troviamo già in un nuovo ordine mondiale, che gli autoritari abbiano vinto. Non disperate.

Ma siamo in un periodo in cui bisogna opporsi agli autoritari. Non abbassate la guardia.

Ed è l’intero Paese che non deve abbassare la guardia. La resistenza richiede uno sforzo collettivo da parte di tutta la nazione, anche perché gran parte del campo di battaglia è rappresentato dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la cui leadership è passata decenni fa dai governi al settore privato.

Parlando da Tokyo sul palco della conferenza ASPI Sydney Dialogue il 5 dicembre, Shearer ha ripetutamente sottolineato di rimanere ottimista.

Ha ricordato che il muro di Berlino era caduto quasi subito dopo l’inizio della sua carriera alla fine degli anni ’80, quando era entrato a far parte dell’agenzia australiana di intelligence delle comunicazioni. “E con ciò, naturalmente, sono arrivati… decenni di relativa stabilità globale, la fine della Guerra Fredda, ovviamente, e l’inizio di quella che oggi chiamiamo l’era della globalizzazione”, ha affermato. “Quel mondo ormai non esiste più, direi, e non ci troviamo in un nuovo ordine mondiale, ma in un nuovo periodo di disordine globale…”.

«Ma ciò non significa che la nostra storia o la storia del mondo siano predeterminate, nonostante il presidente Xi e il presidente Putin, in questo modo marxista-leninista, credano che le forze della storia si stiano inevitabilmente muovendo a loro vantaggio e a nostro svantaggio». Non dobbiamo cedere alla paura e al fatalismo, che sarebbero entrambi paralizzanti.

L’Australia, in particolare, presenta dei vantaggi in questa lotta, e Shearer ne ha elencati alcuni in occasione della conferenza sulla tecnologia e la sicurezza.

«La nostra posizione geografica è un enorme vantaggio per noi. Non godiamo più della profondità strategica di cui abbiamo beneficiato negli ultimi due secoli, perché i moderni sistemi d’arma, compresi quelli informatici, stanno riducendo drasticamente i vantaggi geografici della distanza. Tuttavia, occupiamo ancora un terreno geostrategico fondamentale nel cuore della regione indo-pacifica, il che ci rende un partner importante per molti paesi della regione».

«Abbiamo risorse naturali. Abbiamo energia. Abbiamo cibo. Abbiamo una popolazione ben istruita, ben informata e aperta al mondo. Abbiamo istituzioni forti, nonostante alcune tensioni che hanno messo a dura prova la nostra coesione sociale negli ultimi anni».

“E, cosa fondamentale, abbiamo alleanze e partnership. Il nostro alleato strategico più importante è la potenza leader a livello mondiale. Non si tratta solo della potenza militare leader a livello mondiale, ma, per quanto riguarda questa conferenza, è di gran lunga la potenza tecnologica leader a livello mondiale, anche se ovviamente questo primato è messo in discussione. Abbiamo la partnership Five Eyes, che è ovviamente al centro degli sforzi delle nostre comunità di intelligence, e abbiamo nuovi partner, tra cui il Giappone”.

Nel frattempo, ha osservato, la soglia di conflitto si è abbassata, sottolineando in particolare l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. “E abbiamo assistito a un preoccupante aumento delle attività paramilitari in gran parte dell’Indo-Pacifico, con pericolose intercettazioni che hanno coinvolto navi e aerei australiani e alleati”.

“Tutto ciò, a mio avviso, indica che dovremo impegnarci maggiormente per rafforzare l’equilibrio militare, dovremo impegnarci maggiormente per rispondere a queste sfide nella zona grigia, in tutta la nostra regione, e alla fine stiamo entrando in un’era in cui la deterrenza sta diventando sempre più importante”.

Quindi, non possiamo rilassarci. Come ha detto Shearer, anche l’autocompiacimento è paralizzante.

Con grande soddisfazione per chiunque sia alla ricerca di segnali di uno sforzo collettivo da parte dell’intera nazione, Shearer ha descritto un interesse notevolmente maggiore per la sicurezza nazionale tra i leader del mondo imprenditoriale.

All’inizio di questo decennio hanno iniziato a mostrare maggiore interesse per le riunioni informative su questo argomento. “E quando forniamo loro un contesto di alto livello – su ciò che sta accadendo nel mondo, sui motori del cambiamento, su dove vediamo le minacce principali – possiamo avere una conversazione molto più ricca, molto più dettagliata e, francamente, molto più fiduciosa su come alcune delle nostre principali attività si inseriscono non solo nella prosperità futura dell’Australia, ma anche nella nostra sicurezza. E questo riguarda ovviamente i fornitori di infrastrutture critiche, ma si estende ben oltre”.

“E, cosa che non mi sorprende particolarmente, i nostri leader aziendali sono patrioti e hanno a cuore gli interessi nazionali dell’Australia. Credo che molti dei partecipanti alla conferenza di Sydney potrebbero essere un po’ sorpresi dal profondo rapporto di collaborazione che abbiamo instaurato con l’industria australiana in termini di protezione delle nostre infrastrutture critiche, in particolare dei nostri sistemi, ma anche, sempre più, nella nostra regione a livello globale, a vantaggio dell’Australia”.

È di vitale importanza prestare attenzione al messaggio principale di Shearer. Ci troviamo ad affrontare immense sfide geopolitiche poste dai regimi autoritari in ascesa. Ma non tutto è perduto, poiché le fondamenta della nostra democrazia rimangono solide, così come quelle dei nostri alleati e partner democratici. Possiamo vincere e plasmare un nuovo ordine coerente con i nostri principi, ma ciò significa lavorare più duramente e insieme.

Autore

Justin Bassi è il direttore esecutivo dell’ASPI.

Immagine di Andrew Shearer e Justin Bassi al Sydney Dialogue: ASPI.

Parole dolci, gioco lungo: una decodificazione cinese della strategia di sicurezza nazionale americana_di Fred Gao

Parole dolci, gioco lungo: una decodificazione cinese della strategia di sicurezza nazionale americana

Abbracciare un approccio in stile Han Feizi focalizzato sulla forza interna, perseguendo un ridimensionamento nixoniano per sostenere una competizione tecnologica a lungo termine

Fred Gao10 dicembre
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Con la pubblicazione della nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale da parte degli Stati Uniti la scorsa settimana, la questione è inevitabilmente diventata un argomento di tendenza nel mondo delle relazioni internazionali cinesi. Oggi voglio condividere un articolo di Meng Weizhan, ricercatore presso il Fudan Institute for Advanced Study in Social Sciences .

Penso che valga la pena condividerlo perché il suo punto di vista riflette un gran numero di riflessioni all’interno della comunità strategica cinese. Meng sostiene che il tono apparentemente più morbido del rapporto non rappresenti una ritirata. Gli Stati Uniti stanno passando da un confronto ideologico ad alto costo a una strategia più sostenibile e a lungo termine, incentrata sulla competizione realista. Paragona questo all’enfasi che l’antico statista cinese Han Feizi dava sulla forza interna rispetto alle alleanze esterne. Il campo di battaglia principale è ora l’economia e la tecnologia – ciò che lui definisce “machiavellismo tecnologico” – dove gli Stati Uniti mirano a ottenere vantaggi decisivi e duraturi.

Meng avverte che, sotto la superficie, la strategia mira a consolidare un’alleanza “di civiltà” tra le nazioni occidentali, concentrandosi al contempo sul rafforzamento dell’economia e della base tecnologica statunitense. In particolare, Meng traccia un parallelo tra l’attuale posizione di Trump e la strategia nixoniana del ridimensionamento: un ritiro temporaneo per riorganizzarsi e consolidare le basi per una competizione a lungo termine. L’obiettivo è quello di imporre un vincolo a basso costo all’ascesa della Cina nel corso di decenni, non attraverso un forte confronto, ma attraverso una pressione persistente e un vantaggio strutturale.

Il suggerimento di Meng è chiaro: non lasciatevi ingannare dal cambio di retorica. L’obiettivo fondamentale degli Stati Uniti di mantenere il primato rimane invariato. La soluzione, secondo l’autore, è che la Cina rimanga concentrata sul proprio sviluppo, acceleri l’innovazione e si prepari a una competizione prolungata in cui pazienza strategica e rafforzamento interno sono fondamentali.

L’articolo è stato pubblicato per la prima volta sull’account pubblico WeChat di Recensione della Greater Bay Area . Grazie all’autorizzazione di Meng, posso condividere la versione inglese. Di seguito il testo completo.

Meng Weizhan

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当美国开始“休养生息” ,特朗普新国安战略背后的长期布局

Quando l’America inizia la sua “ricalibrazione strategica”: la pianificazione a lungo termine dietro la nuova strategia di sicurezza nazionale di Trump

La sera del 4 dicembre 2025, la Casa Bianca degli Stati Uniti ha finalmente pubblicato la nuova versione, a lungo rimandata, della Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS). In realtà, il contenuto del rapporto non offre nulla di nuovo; si tratta semplicemente di un’integrazione sistematica delle posizioni ripetutamente sostenute dall’ex Presidente Trump durante la campagna presidenziale del 2024. In altre parole, la strategia è stata formulata durante le elezioni dello scorso anno ed è stata implementata per quasi un anno; non si tratta di un concetto improvviso e innovativo. Dopo la pubblicazione del rapporto, i think tank di entrambi i principali partiti politici statunitensi hanno immediatamente offerto interpretazioni e valutazioni contrastanti: i gruppi allineati ai Democratici lo hanno definito “un tradimento degli interessi nazionali degli Stati Uniti e una dichiarazione di ritirata globale”, mentre i gruppi allineati ai Repubblicani hanno affermato che il rapporto dimostra la ferma determinazione di Trump nel difendere gli interessi della nazione. Un commento così polarizzato non sorprende: l’alto grado di polarizzazione politica nell’America contemporanea fa sì che praticamente qualsiasi questione venga vista attraverso lenti nettamente partigiane. La controversia che circonda l’NSS riflette più una parzialità di parte che un reale coinvolgimento nelle implicazioni strategiche del rapporto. È fondamentale per noi guardare oltre la nebbia delle contrapposizioni di parte, valutare razionalmente l’impatto significativo e i potenziali pericoli che questo rapporto rappresenta per la Cina e non lasciarci fuorviare dal clamore superficiale dei conflitti interni americani.

I. Il rapporto non riflette necessariamente le vere intenzioni dell’amministrazione Trump nei confronti della Cina

In superficie, il linguaggio relativo alla Cina nel nuovo NSS appare in qualche modo “attenuato”. A differenza del NSS del 2017, che sotto Trump etichettava direttamente la Cina come “concorrente” o “sfida”, questo rapporto attenua deliberatamente tale retorica, evitando di etichettare esplicitamente la Cina come una “minaccia” per gli Stati Uniti. Tra le quattro priorità elencate, la Cina e l’Indo-Pacifico si posizionano relativamente più in basso. Nell’elencare le principali preoccupazioni degli Stati Uniti, il rapporto enfatizza innanzitutto la sicurezza interna e il controllo delle frontiere (ad esempio, la lotta all’immigrazione illegale e ai cartelli della droga), seguito dal predominio nell’emisfero occidentale (rilancio della “Dottrina Monroe”), quindi la sicurezza economica (reindustrializzazione e sicurezza della catena di approvvigionamento), e solo alla fine menziona la Cina e la regione indo-pacifica. Questa disposizione suggerisce che, agli occhi dell’amministrazione Trump, affrontare le questioni interne e “di prossimità” sia prioritario rispetto al confronto diretto con la Cina.

In particolare, il rapporto evita ampiamente di usare etichette eccessivamente provocatorie per descrivere la Cina. L’NSS afferma addirittura che Stati Uniti e Cina dovrebbero perseguire “una relazione economica realmente reciproca”, inquadrando la dinamica bilaterale più come una competizione di interessi che come uno scontro di valori. Il rapporto non enfatizza in modo eclatante la “minaccia cinese” come in passato, né menziona frequentemente il sistema politico cinese. Dagli anni ’80, ogni documento della Strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha fatto riferimento alla questione della democratizzazione della Cina. Pertanto, è evidente che il nuovo NSS utilizza un linguaggio considerevolmente più blando nei confronti della Cina rispetto ai suoi predecessori.

Tuttavia, non dobbiamo lasciarci cullare dall’autocompiacimento di questo apparente “ammorbidimento”. Diversi organi di stampa hanno rivelato che l’NSS, originariamente previsto per una pubblicazione anticipata, è stato ritardato di settimane su richiesta del Segretario al Tesoro Bassett di modificarne il contenuto sulla Cina. Un articolo di Politico lo conferma: Bassett ha richiesto un “ammorbidimento” di alcune espressioni riguardanti la Cina perché Washington e Pechino erano impegnate in delicati negoziati commerciali in quel momento. Si può dedurre che la bozza iniziale dell’NSS contenesse una posizione più dura nei confronti della Cina rispetto alla versione finale, che non abbiamo visto. In altre parole, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump nei confronti della Cina non è così “annacquato” come suggerisce il testo pubblico; la retorica più aggressiva è stata probabilmente soppressa per ragioni tattiche. Ciò riflette anche la lotta interna agli Stati Uniti su come approcciare la Cina, frutto di richieste contrastanti provenienti da diverse fazioni.

In ogni caso, è certo che il livello di durezza della nuova strategia nei confronti della Cina è inferiore rispetto alla versione del 2017. L’NSS del 2017, guidato dall’allora Consigliere per la Sicurezza Nazionale HR McMaster, posizionava inequivocabilmente la Cina come un “rivale revisionista”, con un linguaggio pieno di aggressività. A quanto pare, lo stesso Trump non lesse attentamente il documento completo prima di pubblicarlo frettolosamente, portando alla sostituzione di McMaster poco dopo a causa di divergenze ideologiche. Al contrario, l’NSS del 2025 riflette meglio il pensiero di Trump e presenta una formulazione più sobria. Tuttavia, i cambiamenti nella retorica non significano che gli Stati Uniti non considerino più la Cina un concorrente. L’abbandono da parte dell’amministrazione Trump di dimostrazioni di forza altamente visibili nei confronti della Cina potrebbe semplicemente rappresentare un cambiamento di tattica per assicurarsi una posizione più vantaggiosa.

II. I dibattiti sulla durezza o la morbidezza retorica non alterano il posizionamento fondamentale della Cina

È interessante notare che, in seguito alla pubblicazione del nuovo NSS di Trump, sono emerse divisioni anche all’interno del dibattito pubblico e degli ambienti strategici cinesi: ad esempio, la formulazione della questione di Taiwan è stata interpretata in modo diverso, con alcuni che hanno visto un ammorbidimento rispetto al passato e altri che hanno visto una continua durezza. In realtà, qualunque sia la caratterizzazione che gli Stati Uniti sceglieranno di dare alla Cina, non cambieranno radicalmente i loro obiettivi strategici generali e il loro posizionamento nei confronti della Cina. L’esperienza storica dimostra che tra la principale potenza mondiale e la seconda potenza in ascesa esistono spesso divergenze e contraddizioni profonde, spesso inevitabili. È improbabile che la nazione più potente “ceda il passo” alla seconda potenza in rapida ascesa; oggettivamente, le due sono destinate a entrare in uno stato di competizione o addirittura di conflitto. Questa rivalità strutturale non cambierà qualitativamente in base alla durezza o alla mitezza del linguaggio in un singolo documento.

L’enfasi del rapporto sulla costruzione interna può, a un altro livello, essere interpretata come un preciso obiettivo di rafforzare la potenza nazionale a livello nazionale per affrontare al meglio la Cina, la principale sfida esterna. Questo è ben compreso all’interno della comunità strategica statunitense: un’analisi dell’Atlantic Council sottolinea che il nuovo NSS tenta di stabilire un collegamento tra la sicurezza nelle Americhe e la deterrenza nell’Indo-Pacifico, sottolineando che garantire la stabilità nell’emisfero occidentale significa in realtà consentire una maggiore attenzione al contenimento di Pechino nell’Indo-Pacifico. Pertanto, è improbabile che la pressione che la Cina subisce da parte degli Stati Uniti diminuisca semplicemente a causa di poche frasi concilianti. Mentre l’amministrazione Trump dichiara ostensibilmente di “concentrarsi a livello nazionale”, l’obiettivo finale rimane quello di servire la competizione strategica con la Cina, che non ha vacillato minimamente.

In questo senso, dibattere se la politica statunitense nei confronti della Cina sia “dura” o “morbida” ha poca importanza. Il fondamento della strategia statunitense nei confronti della Cina rimane costante: mantenere la propria posizione di vantaggio e prevenire o contenere l’ascesa cinese. Contare semplicemente quante volte la parola “Cina” compare nel documento è piuttosto inutile. Il nuovo NSS statunitense, in realtà, sta prendendo di mira la Cina in ogni sua fase, solo in modo meno esplicito. Dobbiamo guardare oltre questa facciata ingannevole e riconoscerne l’intento strategico.

III. Il consenso emergente sulla strategia cinese: perseguire una competizione duratura e a basso costo

Il nuovo NSS indica che l’amministrazione Trump sta lavorando per costruire un nuovo consenso sulla politica cinese: perseguire una strategia a lungo termine sostenibile e relativamente a basso costo nei confronti della Cina, piuttosto che il confronto globale e ad alto costo del passato. Il linguaggio del rapporto trasmette sottilmente un messaggio importante: molti strateghi statunitensi stanno iniziando a riconoscere che l’egemonia americana è in declino, o almeno che un relativo indebolimento del potere è una realtà di fatto in questa fase. Alla luce di ciò, gli Stati Uniti devono adattare la loro vecchia strategia e progettare un approccio alla competizione con la Cina che sia all’altezza della propria forza nazionale. Trump sa sicuramente anche che l’America del XIX secolo non è stata il periodo più potente della storia, eppure può solo ricordare con nostalgia quella Gilded Age. Si tratta meno di grandi ambizioni e più di necessità. In fondo, la maggior parte degli americani non è disposta a rinunciare all’egemonia globale, ma di fronte alla realtà, ha dovuto moderare la sua posizione un tempo aggressiva. Negli ultimi anni, l’amministrazione Biden ha implementato un contenimento completo contro la Cina, ottenendo alcuni risultati ma con un elevato costo economico per gli Stati Uniti e causando malcontento interno. Trump sostiene la costruzione di una strategia competitiva realmente sostenibile nei confronti della Cina: non dovrebbe né reprimere sconsideratamente la Cina come nel passato a breve termine, con conseguenti danni reciproci, né dovrebbe avere un impatto grave sui mezzi di sussistenza americani a causa della concorrenza esterna. Non importa quanto brillante sia una strategia, non può durare senza il sostegno pubblico. Mentre la dura politica dell’era Biden nei confronti della Cina era intensa, i suoi ingenti investimenti l’hanno resa insostenibile. Al contrario, Trump cerca un piano di contenimento “persistente e a basso costo” per la Cina, che reprima lo sviluppo della Cina a lungo termine senza danneggiare significativamente la qualità della vita dei comuni americani.

La complessità di questo concetto risiede nella sua continuità strategica. Trump e i suoi sostenitori sperano che, facendo appello agli elettori interni, la loro strategia di politica estera possa ottenere un sostegno duraturo e bipartisan, evitando lo schema in cui le successive amministrazioni democratiche e repubblicane si annullano a vicenda i successi in politica estera. Se una tale strategia può essere attuata ininterrottamente per più mandati, i suoi vantaggi cumulativi diventeranno gradualmente evidenti, portando potenzialmente a un significativo vantaggio sulla Cina in termini di potere nazionale complessivo. Sotto la patina populista dell'”America First”, la nuova strategia mira ancora a mantenere il predominio degli Stati Uniti sulla pace e la sicurezza globali. È probabile che in futuro questo adeguamento venga accettato in tutto lo spettro politico americano. Molti un tempo hanno respinto l’approccio di Trump, ma col tempo le sue opinioni potrebbero gradualmente diventare il consenso. Anche i democratici probabilmente accetteranno in una certa misura questo percorso in qualche modo isolazionista, seppur in misura variabile. Il pendolo del pensiero di politica estera statunitense sta oscillando dall’idealismo al realismo; chiunque sia al potere deve tenere conto dell’insoddisfazione pubblica per le spese belliche e la stagnazione economica.

In altre parole, la comunità strategica statunitense sta contemplando un nuovo paradigma: come reprimere la Cina nel lungo termine a un costo inferiore. Questo rappresenta un nuovo equilibrio raggiunto in otto anni di competizione strategica tra Cina e Stati Uniti. Il nuovo NSS è un’espressione concentrata di questo pensiero: evidenzia il rinnovamento interno e il consolidamento dell’emisfero occidentale, abbassa il tono dell’intervento straniero, sembrando ritirarsi ma in realtà cercando una strada alternativa. La Cina deve essere vigile contro questo cambiamento sottile e pervasivo: l’avversario non urla più a gran voce slogan anti-cinesi, ma la pressione sulla Cina potrebbe manifestarsi in una forma più nascosta, duratura e difficile da contrastare.

IV. Economia e tecnologia come campo di battaglia decisivo: il “machiavellismo tecnologico”

Un’altra caratteristica importante del nuovo NSS è la riduzione degli attacchi ideologici alla Cina, concentrandosi al contempo su ambiti più “letali”: economia e tecnologia. Il rapporto afferma esplicitamente: “L’economia è la posta in gioco definitiva”. Molti funzionari dell’amministrazione Trump credono e sostengono una strategia di “accelerazionismo tecnologico” : scegliere di ritirarsi in alcune aree tradizionali o ad alto costo (come le nuove energie e l’agenda climatica), ma investire massicciamente in tecnologie chiave del futuro come l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e la biotecnologia per raggiungere uno sviluppo a balzo. Le innovazioni in queste tecnologie di frontiera si tradurranno direttamente in progressi nella tecnologia militare e nell’efficienza economica degli Stati Uniti, ampliando il divario di potere con la Cina, una prospettiva che rappresenta la minaccia più grande per la Cina.

Alcuni sostengono che le politiche conservatrici di Trump porteranno al declino tecnologico degli Stati Uniti: ad esempio, il ritiro dalle nuove fonti energetiche e l’inasprimento delle restrizioni all’immigrazione potrebbero danneggiare l’innovazione. Tuttavia, questa visione manca di fondamento e probabilmente sottovaluta o ci culla nell’autocompiacimento riguardo al potenziale tecnologico statunitense. In effetti, il nuovo NSS sottolinea costantemente la necessità per gli Stati Uniti di consolidare la propria leadership tecnologica. Il rapporto chiede esplicitamente di rivitalizzare la base industriale e manifatturiera della difesa, garantendo il predominio in tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e il supercomputing. La Casa Bianca considera la tecnologia avanzata una componente fondamentale della potenza americana del XXI secolo; Trump la considera una priorità assoluta, arrivando persino a sacrificare settori non correlati per concentrare le risorse. In questi settori, gli investimenti nazionali statunitensi non faranno che aumentare, sforzandosi di stabilire standard globali per le nuove tecnologie. Si può affermare che l’ amministrazione Trump pratichi una forma di “machiavellismo tecnologico”: abbandonando il bagaglio ideologico e cogliendo il vantaggio geopolitico esclusivamente attraverso l’abilità tecnologica ed economica.

In un certo senso, concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico e tecnologico produce risultati più rapidi rispetto alle tradizionali politiche di costruzione di alleanze. In passato, gli Stati Uniti erano propensi a radunare alleati in “alleanze basate sui valori” per accerchiare politicamente la Cina; Trump preferisce prevalere attraverso la competizione in termini di forza industriale e innovazione tecnologica. Questa strategia potrebbe essere più pragmatica ed efficiente. La governance interna è il fondamento di una nazione; la politica estera ne è l’estensione. Come disse l’antico filosofo cinese Han Feizi, “La forza e la stabilità di uno Stato non possono essere richieste a fonti esterne; dipendono dalla governance interna”. Ha criticato le strategie di alleanza promosse da diplomatici come Su Qin e Zhang Yi, in quanto essenzialmente “avvantaggiano il mondo esterno e danneggiano quello interno”, sostenendo che aiutano altri Stati ma, a lungo termine, indeboliscono lo stato di diritto e l’autonomia di un Paese. Se un Paese eccelle nella governance interna, il sostegno esterno seguirà naturalmente. Trump sta portando la “carta economica” all’estremo, praticando un realismo assoluto rafforzandosi piuttosto che affidarsi agli alleati per indebolire indirettamente gli avversari.

Naturalmente, l’amministrazione Trump non abbandona completamente gli alleati, ma chiede che diventino più “autosufficienti” economicamente e nella difesa, senza più gravare sugli Stati Uniti. Il rapporto afferma senza mezzi termini che l’Europa dovrebbe “reggersi sulle proprie gambe e assumersi la responsabilità primaria della propria difesa”; il Medio Oriente non dovrebbe più consumare risorse strategiche statunitensi; gli alleati indo-pacifici devono condividere maggiori oneri di sicurezza. Lo scopo di queste misure è liberare risorse americane per concentrarsi completamente sullo sviluppo economico e tecnologico interno. Trump mira ad abbandonare metodi costosi e lenti e a utilizzare invece metodi più convenienti per fare pressione sulla Cina. Per la Cina, questo fronte economico e tecnologico “incruento” rappresenta un pericolo maggiore a lungo termine. Mentre gli Stati Uniti concentrano le risorse per realizzare balzi tecnologici chiave e rimodellare i vantaggi della catena industriale, ci troveremo ad affrontare una pressione strategica senza precedenti.

V. Dal liberalismo al realismo: il cambiamento nella filosofia strategica degli Stati Uniti per contenere la Cina

Il nuovo NSS sotto Trump riflette un cambiamento fondamentale nella filosofia strategica statunitense nei confronti della Cina : il realismo sta tornando al centro della scena, sostituendo le ideologie liberali e pluraliste che hanno dominato il pensiero post-Guerra Fredda. Dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno perseguito politiche estere liberali e multilaterali, tentando ripetutamente di esportare i propri valori e il proprio sistema politico, credendo che ciò potesse trasformare altre nazioni, allineandole agli interessi economici e politici statunitensi. Tuttavia, la realtà spesso si è rivelata inadeguata: la maggior parte dei paesi non ha modificato i propri modelli come previsto dall’America. Gli Stati Uniti hanno pagato un prezzo elevato per aver esportato valori con rendimenti limitati. Peggio ancora, l’arma a doppio taglio del pluralismo ha danneggiato anche l’America stessa: da un lato, ha plasmato il soft power statunitense, creando dipendenze; ​​dall’altro, gli Stati Uniti hanno sostenuto costi elevati per promuovere i propri valori, mentre le divisioni interne sull’ideologia hanno indebolito la capacità nazionale. Queste frustrazioni hanno portato molti americani a credere di guadagnare poco dalla competizione geopolitica.

Trump abbandona sostanzialmente la fantasia di una politica estera liberale in favore di una realpolitik senza fronzoli. Come ha affermato nel suo discorso inaugurale, mira a riportare la politica estera statunitense al “buon senso”. Questo “buon senso” è essenzialmente la duratura legge della giungla nella politica internazionale: il potere è fondamentale, il denaro governa e gli interessi vengono scambiati. Il nuovo NSS si libera completamente dell’involucro morale, pieno di accuse contro gli alleati e di scherno verso “l’élite dell’establishment”, mentre usa un linguaggio ambiguo nei confronti della Russia. Per quanto riguarda l’Europa, il rapporto attacca persino i tradizionali alleati degli Stati Uniti, criticando duramente le élite europee per “limitare le libertà e minare la democrazia”, ​​sostenendo che il continente si trova ad affrontare la minaccia di “scomparsa della civiltà”. Questa anomalia indica che, secondo Trump, il mondo non è più una questione di blocchi di valori in competizione, ma una lotta all’ultimo sangue per la sopravvivenza e gli interessi della civiltà. Crede che gli Stati Uniti non debbano più sopportare perdite per gli alleati ideologici, ma debbano agire come astuti uomini d’affari, calcolando ogni transazione con chiarezza. Termini come “democrazia” e “diritti umani” sono estremamente rari in tutta la NSS. Il governo degli Stati Uniti dichiara addirittura la propria disponibilità a cooperare con paesi di ideologie diverse, purché “non minino i nostri interessi fondamentali”. Si può affermare che la filosofia realista stia diventando il principio guida della strategia di Trump nei confronti della Cina e del mondo.

Questo cambiamento ha una duplice implicazione per la Cina: da un lato, ci troveremo di fronte a Stati Uniti che apertamente “non seguono regole”. L’America di Trump può sfacciatamente stracciare accordi e abbandonare ogni pretesa, pronta a diventare ostile ogni volta che ciò sia redditizio. Ciò significa che le future azioni statunitensi in ambito commerciale, diplomatico e di sicurezza potrebbero diventare più unilaterali e arbitrarie, aumentando l’incertezza nell’ordine internazionale. D’altro canto, l’estremo realismo di Trump si manifesta spesso come “intimidazione dei deboli e timore dei forti”. I realisti sono in genere più cauti dei progressisti; agiscono solo quando sono sicuri della vittoria ed evitano di provocare avversari alla pari. Lo stesso Trump ha ripetutamente espresso riluttanza a un conflitto diretto con Cina e Russia, mostrando particolare cautela nei confronti di rivali veramente potenti. Al contrario, gli Stati Uniti potrebbero intensificare la pressione sulle nazioni più deboli, persino sugli alleati. Ad esempio, da quando è entrato in carica, Trump ha ripetutamente preso di mira paesi molto più deboli degli Stati Uniti, come Venezuela, Danimarca, Canada, Messico, Ucraina, Brasile e India, tra gli altri. In questa logica della giungla, le relazioni internazionali potrebbero subire più intimidazioni, con alcune nazioni più piccole e medie che potrebbero persino trovarsi ad affrontare coercizioni aperte e interferenze grossolane da parte degli Stati Uniti.

È interessante notare che la diplomazia realista, sebbene apparentemente brutale, potrebbe non essere del tutto negativa per altri. Per altri Paesi, un’America realista potrebbe essere più facile da comprendere e da gestire. Una volta che gli Stati Uniti si saranno liberati della loro maschera di “democrazia liberale”, le loro richieste diventeranno molto dirette: denaro, potere o risorse. Questo potrebbe rendere più facile per Paesi con sistemi diversi raggiungere comprensione e compromessi, poiché le differenze ideologiche possono essere messe da parte se gli interessi si allineano. Pertanto, a lungo termine, la svolta realista dell’America potrebbe ridurre gli aspri scontri ideologici nelle relazioni internazionali. Per la Cina, mentre dobbiamo essere vigili contro il perseguimento più ostinato degli interessi americani, potrebbero anche esserci nuove opportunità per trovare un terreno comune in alcune aree. In questo contesto, gestire le contraddizioni sino-americane e garantire i rispettivi interessi ragionevoli metterà alla prova la nostra saggezza diplomatica.

VI. Unire le alleanze attraverso la “civiltà”: costruire una nuova posizione di contenimento contro la Cina

Una delle caratteristiche più sorprendenti del nuovo NSS è il tentativo di Trump di utilizzare una narrazione “di civiltà” per unificare il campo occidentale e creare una maggiore pressione combinata contro la Cina. Per la prima volta, il rapporto pone le “minacce di civiltà” al di sopra delle “minacce ideologiche”, sottolineando che la sfida principale che gli Stati Uniti e l’Occidente devono affrontare risiede a livello di civiltà. Una formulazione del genere non ha precedenti nel periodo post-Guerra Fredda. In precedenza, gli Stati Uniti sottolineavano abitualmente le minacce ideologiche per modellare un’opposizione binaria “noi contro loro”. Ma l’NSS di Trump sposta l’attenzione verso l’interno, verso l’Occidente stesso: afferma che il continente europeo è impantanato in una crisi di “auto-cancellazione della civiltà”, criticando il sistema politico e le politiche sociali dell’UE come una minaccia per il futuro della civiltà occidentale.

Il rapporto usa un linguaggio piuttosto sensazionalistico per descrivere la situazione europea: ad esempio, avverte che “se le tendenze attuali continuano, l’Europa sarà irriconoscibile tra 20 anni”, sottolineando il calo della quota europea del PIL globale, l’aumento delle minoranze e che “alcuni membri della NATO avranno maggioranze non europee entro decenni”. Questo è definito nel rapporto come una crisi di “cancellazione della civiltà” che l’Europa sta affrontando. Chiaramente, l’amministrazione Trump ritiene che la civiltà occidentale venga erosa dall’interno: l’immigrazione di massa, la proliferazione del multiculturalismo, la cosiddetta correttezza politica che sopprime i valori tradizionali sono tutte minacce più gravi dei nemici ideologici. Il vicepresidente degli Stati Uniti Vance all’inizio di quest’anno ha accusato alcune nazioni europee di reprimere i partiti populisti di destra e di limitare la libertà di parola, definendo queste “misure antidemocratiche guidate dalle élite” che minano le libertà fondamentali dell’Occidente. Il rapporto dichiara: “La crescente influenza dei partiti patriottici europei è davvero un segnale incoraggiante”. L’implicazione è che gli Stati Uniti sosterranno tacitamente le forze populiste di destra anti-establishment europee per riportare l’Europa sulla strada tradizionale dello Stato-nazione, “rendendola di nuovo grande” e salvaguardando così la civiltà occidentale.

Un linguaggio simile sarebbe impensabile nei precedenti documenti ufficiali degli Stati Uniti. In apparenza, puntare il dito contro i problemi interni dell’Europa sembra distogliere l’attenzione degli Stati Uniti dalla Cina, allentando potenzialmente la pressione cinese all’interno della strategia statunitense, poiché il nemico principale sembra essere l’élite liberale europea piuttosto che la Cina. Tuttavia, in realtà, l’intento ultimo di Trump nel giocare la “carta della civiltà” rimane quello di trattare con la Cina. Unendo l’Occidente internamente in un’alleanza più stretta basata su un’identità di civiltà condivisa (principalmente la civiltà cristiana bianca), gli Stati Uniti sperano di riportare l’Europa dalla propria parte per affrontare congiuntamente le sfide provenienti da “altre civiltà”.

In parole povere, Trump sta tentando di creare una versione civilizzata della “nuova Guerra Fredda”. L’era della Guerra Fredda vedeva contrapposti il ​​campo liberaldemocratico e quello comunista; ora Trump vuole plasmare un “campo della civiltà occidentale” contro le forze che presumibilmente minacciano la civiltà occidentale. Sebbene il rapporto non nomini esplicitamente la Cina come una minaccia per la civiltà, gli indizi sono chiari: pone potenze non occidentali come la Cina in una posizione contrapposta. Dopotutto, senza l’ascesa di concorrenti esterni, perché la “civiltà occidentale” si sentirebbe improvvisamente così esistenzialmente minacciata? Si può immaginare che se Trump riuscisse a spingere la politica europea verso destra, a stabilire un’alleanza occidentale più “omogenea” e a consolidare pienamente il controllo geopolitico sull’emisfero occidentale e sull’America Latina, allora il prossimo ipotetico avversario di questa alleanza sarebbe inevitabilmente la più grande “civiltà aliena”: la Cina.

Pertanto, la Cina non dovrebbe abbassare la guardia a causa del linguaggio apparentemente ammorbidito nei suoi confronti nel NSS statunitense. Attualmente, l’Occidente è coinvolto in lotte etniche e culturali interne, che stanno temporaneamente alleviando la pressione strategica sulla Cina. Sebbene le contraddizioni strutturali tra Cina e Stati Uniti non siano mai state eliminate o ridotte, varie divisioni interne agli Stati Uniti hanno impedito che queste contraddizioni diventassero evidenti. Tuttavia, in futuro, potremmo trovarci di fronte a un campo occidentale con una maggiore coesione interna e meno rumore ideologico, che intraprenderà azioni di contenimento più energiche e unitarie contro la Cina. Un’alleanza di questo tipo basata sull’identità di civiltà potrebbe rivelarsi più offensiva e distruttiva delle alleanze vaghe basate sui valori del passato. Dobbiamo monitorare attentamente l’ascesa del “discorso di civiltà” in Occidente e il suo impatto sulla politica cinese.

VII. “Imparare dalla Cina per contrastare la Cina”: l’adozione bipartisan da parte degli Stati Uniti dei modelli cinesi contro la Cina

Negli ultimi anni, un’idea stimolante ha guadagnato terreno negli ambienti politici statunitensi: “imparare le tecniche cinesi per contrastare la Cina”. Personaggi sia del Partito Democratico che di quello Repubblicano sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero prendere a prestito le strategie di sviluppo e le esperienze di governance della Cina per migliorare la propria competitività e contrastare la sfida cinese. Rush Doshi, consigliere per gli affari cinesi alla Casa Bianca di Biden, è autore di ” The Long Game” , che analizza meticolosamente la grande strategia cinese e suggerisce che gli Stati Uniti abbiano bisogno di una strategia altrettanto a lungo termine per contrastarla. Anche Trump sta evidentemente praticando questo approccio: da quando è entrato in carica, ha continuamente infranto le convenzioni e ampliato l’autorità presidenziale, puntando principalmente a creare un sistema più efficiente e centralizzato per mobilitare le risorse nazionali per affrontare la Cina.

Per quanto riguarda le relazioni centro-locali, l’amministrazione Trump rafforza l’autorità federale, enfatizzando la centralizzazione. Per quanto riguarda la separazione verticale dei poteri, Trump espande notevolmente il potere esecutivo, indebolendo i vincoli del Congresso e della magistratura sulle decisioni di politica estera. Ristruttura inoltre la burocrazia attraverso ordini esecutivi (in particolare il piano “Schedule F”) per garantire una corretta attuazione delle politiche. A livello strategico internazionale, il ridimensionamento strategico di Trump può essere visto come una versione americana del motto “Nascondi la tua forza, aspetta il tuo momento”. Questo ridimensionamento non è un’evasione passiva, ma un’accumulazione attiva di forza: gli Stati Uniti devono affrontare i problemi economici e sociali interni per rimettersi in carreggiata.

Si può affermare che la visione di Trump sia quasi equivalente a una versione americana del “Fukoku kyōhei” (富国强兵), il pensiero strategico delle élite cinesi. Egli sottolinea che “l’economia è la posta in gioco definitiva”, il che sostanzialmente riconosce che “concentrarsi sullo sviluppo economico” è la strada giusta per la forza nazionale; estendersi eccessivamente nel perseguimento dell’egemonia globale non fa che prosciugare il potere nazionale e accelerare il declino egemonico. L'”accelerazionismo tecnologico” promosso dal team di Trump trae ispirazione anche dal modello di sviluppo cinese: alcuni strateghi statunitensi esprimono apertamente ammirazione per il sistema nazionale cinese che concentra le risorse su grandi progetti tecnologici, sperando che gli Stati Uniti possano in parte emularlo. In una certa misura, gli Stati Uniti stanno adottando strategie che si sono dimostrate efficaci per la Cina, che ora possono essere utilizzate contro la Cina stessa. Ciò renderà inefficaci alcune delle passate controstrategie cinesi e ci costringerà ad adattare le nostre risposte.

Per la Cina, questo aumenta indubbiamente la complessità della sfida. Se gli Stati Uniti riuscissero a correggere realmente i propri difetti, la loro competitività migliorerebbe significativamente. Da un lato, dobbiamo mantenere la fiducia e mantenere la rotta; dall’altro, dobbiamo avere la percezione della crisi e apportare i necessari aggiustamenti strategici e tattici. Di fronte a un simile avversario, dobbiamo mantenere la nostra posizione, accelerare le nostre riforme e l’innovazione e sforzarci di non farci intrappolare dalle sue controstrategie.

VIII. Conclusione: la minaccia a lungo termine della strategia di Trump non deve essere sottovalutata

Sebbene il nuovo NSS non elenchi la Cina come la preoccupazione principale degli Stati Uniti nel suo testo, e addirittura ometta di menzionarla in molte sezioni, l’intero documento getta essenzialmente le basi su come trattare con la Cina . Piuttosto che una “dichiarazione di guerra” contro la Cina, si tratta più di un progetto a lungo termine che Trump ha elaborato affinché gli Stati Uniti ottengano un vantaggio competitivo a lungo termine sulla Cina. Attenua il confronto a breve termine, ma prevede una base più solida per prevalere nelle future contese. Forse nei prossimi tre anni, la politica di Trump nei confronti della Cina non apparirà eccessivamente aggressiva o dura; ripensando al suo mandato, si potrebbe persino pensare che il suo mandato non sia stato “troppo negativo” per la Cina. Tuttavia, proprio il suo attuale ridimensionamento strategico e l’accumulo di forza stanno costruendo una piattaforma più solida per i suoi successori per sconfiggere la Cina.

Questo ricorda inevitabilmente il presidente repubblicano Richard Nixon del XX secolo. Negli anni ’70, Nixon perseguì la distensione con l’Unione Sovietica e il ritiro dal Vietnam per ricostituire le forze americane indebolite dalla guerra del Vietnam. La sua “forza nutritiva” aprì direttamente la strada alla controffensiva strategica del presidente Reagan e alla successiva vittoria nella Guerra Fredda negli anni ’80. Senza il ridimensionamento e l’adeguamento di Nixon, la successiva inversione di tendenza americana durante la Guerra Fredda potrebbe non essersi verificata. Allo stesso modo, l’attuale ridimensionamento strategico di Trump assomiglia a quello di Nixon. Sebbene Trump e i suoi sostenitori lo paragonino spesso a Reagan, le sue azioni strategiche sono più vicine a quelle di Nixon. In particolare, alcune figure all’interno dell’amministrazione Trump stanno subendo trasformazioni “nixoniane”: ad esempio, l’attuale Segretario di Stato Marco Rubio. Un tempo noto come un falco estremista, ora usa un linguaggio diplomatico moderato, apparendo conciliante nei confronti di Cina e Russia. Alcuni dei suoi punti di vista sulla “multipolarità”, sebbene diversi dall’ordine internazionale multipolare auspicato dalla Cina, riecheggiano la teoria dei “Cinque Grandi Centri di Potere” di Nixon. La storia sembra ripetersi.

Naturalmente, non possiamo semplicisticamente fare analogie con la storia. Proprio come il ridimensionamento di Nixon ha gettato le basi per l’espansione di Reagan, l’accumulo di potere di Trump potrebbe preparare gli Stati Uniti a una pressione più intensa sulla Cina in futuro. Trump asseconda i crescenti sentimenti isolazionisti e populisti all’interno degli Stati Uniti, ridimensionandosi attivamente a livello globale (tranne che nell’emisfero occidentale), anche a scapito apparente dei tradizionali interessi nazionali statunitensi. Quando le richieste pubbliche entrano in conflitto con gli interessi nazionali definiti dalle élite, Trump sceglie i primi. A suo avviso, solo le strategie con il sostegno pubblico sono sostenibili e possono evitare inversioni di rotta dovute a cambiamenti nell’amministrazione. Trump non rappresenta l’orientamento valoriale definitivo dell’America; si limita a soddisfare temporaneamente le scelte del pubblico. È prevedibile che, dopo l’era Trump, gli Stati Uniti tenteranno infine di tornare al loro tradizionale ruolo di leadership globale e alla loro missione basata sui valori, ma ritengono di dover prima percorrere la “via non convenzionale” di Trump; non c’è modo di aggirarla.

In sintesi, la pubblicazione della nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale di Trump segna l’ingresso degli Stati Uniti in una nuova fase della loro strategia nei confronti della Cina, una fase che pone l’accento sul lungo termine e sulla repressione sostenibile. Il danno per la Cina non risiede in scontri immediati e aspri, ma nella sottile e graduale erezione di ostacoli più alti e distanti. Di fronte a un simile avversario, dobbiamo avere sia una consapevolezza lucida che una ferma fiducia. Finché ci concentreremo sul nostro sviluppo e gestiremo bene i nostri affari, potremo rimanere invincibili in questa duratura competizione.

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