Italia e il mondo

Civilization?_di WS

In  questo  suo  ultimo   saggio     ,qui ,  Aurelien   ritorna  a descrivere   l’ incredibile   decadenza   in cui      tutto  il mondo  occidentale  sta precipitando ,  decadenza   in cui    la  GB  occupa di sicuro  un posto   d’ onore.

E  mi ha fatto  ricordare   anche  una   “ esperienza  comune”.  Infatti  quando  anchio  ero  giovane  la RAI   (   che non   era  ancora   decaduta quanto adesso )  trasmetteva   le migliori   cose   documentali   della     BBC di allora   e anchio, che ho sempre  avuto   “  di famiglia” (+) un  insaziabile interesse  per la storia,     seguii   “Civilization”  (  che  mi pare  nella   edizione italiana  si chiamasse   direttamente “Occidente”)  rimanendone  molto  impressionato.

Quella   serie  era     ovviamente    “ di parte”,ma   ,come fanno sempre  i “buoni   storici”  , vendendo   il proprio  “punto  di vista”     senza  mentire  ne   troppo omettere .

Perché  la  propaganda  è sempre  esistita ,  ma quella  “ben fatta” ,   quella  veramente  efficace     che poi  ti  resta  dentro   come   “ la verità”  ne  l’ “Evo moderno”  l’ hanno  sempre  saputa  fare bene  solo gli inglesi.

 Ma quando  nel  testo  di Aurelien sono  arrivato  a questa  frase “  Come siamo arrivati ​​da lì a dove siamo… mi  sono  irritato e mi è partito un commento in prima persona  che  penso meriti  di  essere  riportato  qui.

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. Caro Aurelien  ,” il come” è semplicissimo da spiegare : il capitalismo “anglosassone”, il TUO, Aurelien, ha liberato tutti i più bassi istinti umani; ragione per cui non esiste più nemmeno quella qualità dei “civil servants ” in cui tu sei cresciuto e di cui hai giustamente tanta nostalgia.

 E gli  “ effetti indesiderati”   come quelli  che tu descrivi colpiscono spesso gli sciocchi perché i fatti hanno sempre conseguenze e bisogna pensarci  BENE prima.

Questo  vale  in ogni  scelta   dell’esistenza,   ma   è  estremamente   drammatico  in geopolitica  come   da  insegnamento di un  tuo connazionale

  Questo disastro che anche tu  ammetti, descrivendolo tanto bene, non è stato frutto di “banali sciocchezze”,  come   tu  cerchi  di farlo  sempre  apparire,  ma di una precisa STRATEGIA del ” vertice che sta in testa anche alle  élites del tuo paese,  quelle  cioè  che ti trasferivano gli “ordini”.

Anche  gli ”ordini” palesemente idioti che tu  certamente vedevi ma che pur eseguivi   “ a puntino”perché a questo eravate stati istruiti.

  Daltronde ” Wrong or right it’s my Country “, No? Perché senza una estesa classe di ” servants” anche molto ben  addestrata e convinta  della propria superiorità , che non fosse disciplinata anche a questo principio non si potrebbero  creare imperi  come  quello Inglese.

 Ma tutto questo non è   una colpa  che  ti  rinfaccio.  Siamo stati tutti giovani ed ingenui, abbiamo tutti creduto nella retorica nazionale in cui eravamo  stati ” addestrati” nelle nostra genuina ansia di una affermazione personale al servizio di ” Her Majesty”:  lo STATO , in qualunque modo esso  si configuri.

 Perché ” We the people” senza un qualche ” stato”, non  saremmo mai stati nulla. E’ solo  lo Stato  che può portare  avanti la civiltà , altrimenti   quale “privato” potrebbe   fare investimenti i cui  vantaggi    emergessero   solo per le  generazioni   successive ?  Molto più  semplice,  come  oggi vediamo ovunque,  spremerne subito  i “dividendi”   lasciandone  le conseguenze  a  quelli  che verranno poi. “ Apres nous  le deluge” , no ?

Ma  QUELLO   Stato  “ sociale” non  esiste più. E’ stato  hackerato   da un potere   superiore   di  cui    anche la  Tua   “Her  Majesty “ è   diventata   solo un  ridicolo “ servant”. 

E   questo anche  tu lo sai .   La tua colpa  quindi  è la  voluta  “omissione” di descrivere il disastro   evitando   però accuratamente di cercarne le cause  e i mandanti. Peggio, riportandone   le  cause  sempre  a cose     banali;  ricorrendo sostanzialmente, con  nonchalance, alla ” fatalità”  laddove anche tu  ben sai  che in geopolitica “il fato” non esiste.

Questo è il  tuo limite  Aurelien!  Tu  stai   “  raddrizzando banane”;  sostanzialmente  stai facendo  voluta disinformazione!

  Ciò detto , io rimango sempre stupito di come tu cresca sempre di lettori sostanzialmente non facendo  mai un discorso veramente onesto;  devo. quindi, pur ammettere che tu, il tuo lavoro. lo sai far ancora bene .

Ma perché lo fai ?Tu ti  dichiari  in pensione,   ma   la  tua, attualmente,  è  “  fedeltà agli ordini   ricevuti”   come   “il giapponese  nella jungla”  o  sei  ancora “in servizio” ?

Beh ,  in  ogni  caso : Ma   quale  Civilization !

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(+)  Ricordo  ancora  certe cene invernali     con le  discussioni  di   storia,   davanti al camino  a  casa  di mio  zio  ( quello  rimasto  sul podere)   tra mio padre , mio zio,   e lo “zio americano” , l’ anarcosocialista   fuggito in Argentina      dopo  “ il  regicidio ”  e rientrato in Italia   dopo  45  anni  di duro lavoro ,   giusto in tempo   per  veder  polverizzati   dal “  socialista”  Peron   i   suoi   risparmi  di  una vita , cosa  che è   appunto  un  bel esempio di  “effetto indesiderato” 🙂

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L’ombra lunga di SMARTMATIC_di Cesare Semovigo

Florida Gosths : L’Ombra Lunga del Voto Elettronico Globale C’è una notte di novembre del 2000 che continua a ossessionare il mondo, come un’eco lontana che non vuole svanire. La Florida, con le sue luci al neon e le code infinite davanti ai seggi, diventa il palcoscenico di un dramma che deciderà il destino della superpotenza americana. George W. Bush e Al Gore sono divisi da un soffio, un pugno di voti in uno Stato governato dal fratello del candidato repubblicano, Jeb Bush. Le schede perforate – quelle famigerate “butterfly ballots” di Palm Beach – generano frammenti di carta sospesi, i cosiddetti “chad pendenti”, che rendono impossibile capire l’intenzione reale dell’elettore. 

Il New York Times dell’epoca dipinge quadri quasi grotteschi: scrutatori chini su tavoli improvvisati, con lenti di ingrandimento alla mano, a interrogare la volontà di votanti assenti. La CNN trasmette ore di diretta, il Guardian parla di “crisi costituzionale profonda”. Dopo settimane di riconteggi, ricorsi e contro-ricorsi, la Corte Suprema interviene con una sentenza controversa, Bush contro Gore, bloccando il processo e assegnando la presidenza a Bush per soli 537 voti su quasi sei milioni. Ma sotto quel caos visibile ribolliva qualcosa di più insidioso. 

Accuse di epurazione delle liste elettorali, che colpivano in modo sproporzionato gli afroamericani, come emerse da indagini successive della Commissione per i Diritti Civili. Jeb Bush, governatore, finì nel mirino per conflitto di interessi: la sua segretaria di Stato, Katherine Harris, era anche co-responsabile della campagna del fratello in Florida. “Era un sistema obsoleto, esposto a errori e possibili manipolazioni”, scrisse anni dopo il Washington Post in un’inchiesta retrospettiva. Quel trauma non rimase confinato alla storia: portò al Help America Vote Act del 2002, una legge che stanziò miliardi di dollari federali per modernizzare il voto, sostituendo le vecchie schede perforate con macchine elettroniche promettenti infallibilità – schermi tattili, scanner ottici, software capaci di conteggi rapidi e apparentemente trasparenti. Il mercato esplose, attirando imprenditori ambiziosi da ogni angolo del pianeta. 

E proprio qui, tra le palme ancora scosse dal vento di quel novembre, prende forma una vicenda che attraversa oceani, scandali giudiziari e intrecci geopolitici, legando Caracas a Manila, Londra a Washington, e proiettando ombre lunghe fino al dicembre 2025. Qualche mese dopo quel caos floridiano, tre giovani ingegneri venezuelani – Antonio Mugica, Roger Piñate e Alfredo José Anzola – fondano Smartmatic. La società viene registrata in Delaware, con sede iniziale a Boca Raton, proprio in Florida, lo Stato che aveva paralizzato il mondo. 

Mugica, in interviste rilasciate anni dopo a media come El País e Reuters, racconterà che fu esattamente il disastro delle schede perforate a ispirarli: “Volevamo sviluppare una tecnologia che rendesse impossibile un altro Florida 2000”. Ma le origini sono più radicate nel terreno venezuelano della fine degli anni Novanta, quando i tre collaboravano alla Panagroup Corp di Caracas su sistemi di sicurezza per banche. Il Venezuela attraversava allora una fase di profonda trasformazione: Hugo Chávez, eletto nel 1998 dopo un tentativo di colpo di Stato fallito nel 1992, puntava a modernizzare un sistema elettorale segnato da irregolarità croniche. 

Nel 2004 Smartmatic conquista il suo primo contratto importante: 91 milioni di dollari per automatizzare il referendum revocatorio contro Chávez. Il leader vince con un margine ampio, ma già allora testate indipendenti venezuelane come El Nacional e TalCual segnalano anomalie preoccupanti – statistiche di affluenza troppo perfette, picchi inspiegabili in zone rurali, dati che sembrano modellati più da un algoritmo che dalla realtà umana. L’ascesa dell’azienda è travolgente. Nel 2005 arriva la mossa che la proietta nel cuore del sistema americano: l’acquisizione di Sequoia Voting Systems, uno dei tre giganti del settore negli Stati Uniti, per circa 120 milioni di dollari, finanziati in buona parte dai proventi venezuelani. Sequoia opera in diciassette Stati, con una tecnologia consolidata di scanner ottici e schermi tattili. Ma l’operazione scatena immediati allarmi a Washington. Il New York Times, il 29 ottobre 2006, pubblica un’inchiesta dal titolo inequivocabile: “Gli Stati Uniti indagano sui legami venezuelani delle macchine elettorali”. 

Il Comitato per gli Investimenti Stranieri negli Stati Uniti (CFIUS) apre un’indagine formale. Al centro: la struttura proprietaria di Smartmatic, un intrico di società offshore con holding nei Paesi Bassi (Smartmatic International Holding B.V.) e alle Barbados, paradisi fiscali noti per la loro impenetrabilità. Fonti citate dal Times ipotizzano che lo scopo fosse celare eventuali connessioni con il governo Chávez, in un’epoca in cui il Venezuela veniva sempre più percepito come una minaccia anti-americana. Parlamentari democratici, come Carolyn Maloney, intervengono pubblicamente: “Non possiamo tollerare che tecnologie vitali per la nostra democrazia finiscano sotto il controllo di interessi stranieri ostili”. La pressione si fa insostenibile. Nel dicembre 2006 Smartmatic annuncia la vendita di Sequoia a un gruppo dirigente americano, SVS Holdings. Il Wall Street Journal titola: “Smartmatic cede l’unità americana per chiudere l’indagine sui legami venezuelani”. 

Il CFIUS archivia il caso. Ma i dettagli filtrano anni dopo: una corte californiana, nel 2008, scopre che Smartmatic continuava a concedere in licenza il software di conteggio voti a Sequoia. Il cuore intelligente del sistema, il codice sorgente, rimaneva legato alle origini venezuelane. È proprio nel 2008 che la narrazione prende una svolta drammatica, quasi romanzesca. Il 29 aprile un piccolo aereo Piper PA-31 Navajo decolla da Caracas con a bordo Alfredo José Anzola, il co-fondatore che aveva curato l’incorporazione americana della società. L’aereo si schianta su un quartiere residenziale, uccidendo tutti i passeggeri e cinque persone al suolo. La versione ufficiale attribuisce l’incidente a errore del pilota o guasto meccanico. 

Ma il pilota, Mario José Donadi Gáfaro, aveva un passato torbido: condannato negli Stati Uniti e in Venezuela per traffico di droga, avrebbe dovuto scontare otto anni di prigione. Come mai era libero? E ai comandi di un volo con un dirigente di alto livello? Blog investigativi indipendenti come The Brad Blog e forum venezuelani sollevano interrogativi che restano sospesi nell’aria. Voci, mai comprovate, parlano di sabotaggio per zittire chi conosceva troppo dei meccanismi offshore. Mugica e Piñate proseguono, trasferendo la sede centrale a Londra nel 2012. Nel frattempo, un altro protagonista entra in scena: Election Systems & Software (ES&S), il colosso con base a Omaha, in Nebraska, che controlla circa metà del mercato elettorale americano. Nata negli anni Settanta come American Information Systems, ES&S ha costruito il suo dominio attraverso acquisizioni aggressive. Nel 2009 compra la divisione elettorale di Diebold, il produttore di bancomat già segnato da scandali: le sue macchine AccuVote TSX si erano rivelate vulnerabili a manomissioni, come dimostrato da studi dell’Università di Princeton nel 2006. Ma l’operazione solleva problemi di antitrust. 

Nel 2010 il Dipartimento di Giustizia obbliga ES&S a cedere Premier Election Solutions (l’ex Diebold) e Sequoia – proprio l’asset transitato da Smartmatic. Dominion Voting Systems, fondata nel 2002 in Canada da John Poulos e ispirata al boom post-Help America Vote Act, approfitta dell’occasione: acquista entrambi per una cifra modesta. In un batter d’occhio, eredita tecnologie da Sequoia, inclusi elementi di codice concessi in licenza da Smartmatic. Dominion diventa fornitore in ventisette Stati. ES&S rimane il gigante indiscusso, ma non privo di ombre: ProPublica nel 2019 denuncia viaggi di lusso a Las Vegas e regali come scatole di pretzel ricoperti di cioccolato offerti a funzionari elettorali, pratiche sotto indagine etica. NPR segnala componenti cinesi nelle macchine, con proprietà nascoste. Il Brennan Center documenta guasti: macchine che invertono voti in Pennsylvania nel 2018, vulnerabilità esibite da hacker etici alla convention DEF CON. Il 2014 segna un capitolo decisivo, quasi un’elevazione aristocratica, che riporta alla luce una figura già intrecciata alle origini della filantropia globale moderna. Mugica crea SGO Corporation, una holding con sede a Londra che controlla Smartmatic.

 Alla presidenza del consiglio viene nominato Lord Mark Malloch-Brown, diplomatico britannico di rango elevatissimo: ex vice-segretario generale delle Nazioni Unite sotto Kofi Annan, ex ministro nel governo laburista, ma soprattutto figura legata per decenni a George Soros, il miliardario ungherese-americano che aveva iniziato la sua traiettoria filantropica proprio negli anni in cui il mondo guardava alla Florida con apprensione. La storia di Soros e delle sue fondazioni Open Society è quella di un uomo che, sopravvissuto all’occupazione nazista in Ungheria e fuggito dal comunismo, decise di usare la sua immensa fortuna per abbattere muri ideologici. Negli anni Ottanta, mentre il blocco sovietico vacillava, Soros divenne una sorta di angelo finanziatore della dissidenza. Nel 1984 aprì la prima fondazione in Ungheria, suo Paese natale, fornendo fotocopiatrici – strumenti preziosi in un regime che controllava ogni copia – a gruppi indipendenti, università, biblioteche clandestine. Anecdoti dell’epoca raccontano di Soros che viaggiava di persona nell’Europa orientale, incontrando intellettuali in caffè fumosi di Budapest o Praga, distribuendo fondi per pubblicazioni samizdat, i testi proibiti fatti circolare a mano. Supportò Charter 77 in Cecoslovacchia, il manifesto di dissidenti come Václav Havel, che Soros incontrò più volte: Havel, futuro presidente, lo descrisse come “un amico che arrivava con valigie piene di speranza”. In Polonia finanziò Solidarność, il sindacato di Lech Wałęsa, fornendo denaro per scioperi, stampa indipendente, attrezzature che permisero al movimento di organizzarsi contro il regime.

 Quando il Muro di Berlino cadde nel 1989, Soros era già lì: spese centinaia di milioni per le transizioni post-sovietiche, fondando università, sostenendo media liberi, aiutando a redigere costituzioni democratiche. Nel 1991 creò la Central European University a Budapest, un’istituzione d’élite per formare la nuova generazione di leader dell’Est Europa – endowment che raggiunse centinaia di milioni, inclusa una donazione da 250 milioni nel 2001, la più grande mai fatta a un’università europea. “Volevo creare società aperte dove il totalitarismo aveva regnato”, dirà Soros in interviste. Malloch-Brown entra in questa orbita nei primi anni Novanta, condividendo con Soros cene private a New York, discussioni su crisi valutarie e libertà civili, un’amicizia che mescola strategia finanziaria e visione utopica. Nel 2020 Soros trasferisce 18 miliardi alle fondazioni; Malloch-Brown ne diventa presidente nel 2021. Il loro legame è profondo: decenni di collaborazioni su progetti umanitari, dalle guerre balcaniche alle riforme elettorali globali. Nelle cause per diffamazione intentate da Smartmatic contro Fox News tra il 2021 e il 2023, documenti giudiziari rivelano tentativi di citare in giudizio Soros: “Malloch-Brown fu scelto per attrarre investitori grazie ai suoi legami sorosiani”. I giudici respingono la richiesta, definendola irrilevante: non esiste proprietà diretta di Soros in SGO o Smartmatic. Eppure, il legame è profondo, quasi familiare. Malloch-Brown e Soros condividono una visione: società aperte, governi responsabili, mercati regolati. Open Society ha sostenuto iniziative su integrità elettorale globale, ma sempre attraverso ong indipendenti. In Venezuela il castello crolla nel 2017. Durante le elezioni per l’Assemblea Costituente di Maduro, il Consiglio Nazionale Elettorale proclama 8,1 milioni di voti. Ma il 2 agosto, in una sala conferenze londinese, Mugica pronuncia parole che fanno il giro del pianeta: “I dati sono stati alterati senza ombra di dubbio. La differenza tra la partecipazione reale e quella annunciata è di almeno un milione di voti”. 

BBC, Reuters, Guardian dedicano prime pagine. Smartmatic rompe definitivamente con il Venezuela nel 2018. Il filo si dipana fino alle Filippine, dove lo scandalo assume contorni epici. Smartmatic vince appalti dal 2010 al 2016 per introdurre macchine PCOS, promettendo di estirpare frodi manuali secolari. La stampa locale – Rappler, Philippine Daily Inquirer – documenta ogni fase. Nel 2022 scoppia il caso del breach di dati: un ex dipendente confessa all’Ufficio Nazionale di Investigazione accessi non autorizzati. ABS-CBN manda in onda interviste choc: funzionari della Commissione Elettorale negano ripercussioni sul voto 2022, ma la portavoce Smartmatic ammette in televisione che la fuga riguardava “attività interne”. La Commissione disqualifica Smartmatic dagli appalti futuri nel 2023.

 L’agosto 2024 porta l’accusa federale in Florida: tre dirigenti – Piñate, Vázquez, Moreno – e l’ex presidente della Commissione Juan Andrés Bautista finiscono imputati per tangenti superiori a un milione di dollari, celate in buste di contanti consegnate in hotel di Manila e riciclate attraverso banche americane, per un contratto da 199 milioni nel 2016. Rappler pubblica estratti di email su “incentivi”. NPR titola: “Il presidente e due dirigenti di Smartmatic affrontano accuse federali”. L’ottobre 2025 arriva l’accusa suppletiva: la società stessa diventa imputata – prima caso aziendale sotto il Foreign Corrupt Practices Act in oltre un decennio. Il Dipartimento di Giustizia annuncia: “Una multinazionale che fornisce servizi elettorali coinvolta in uno schema di tangenti e riciclaggio”. Compliance Week e specialisti anti-corruzione lo definiscono un precedente di applicazione aggressiva. Oggi, dicembre 2025, con la crisi venezuelana al culmine e il ritorno di Trump, i fascicoli si riaprono.

 Dominion è stata venduta nell’ottobre 2025 a Liberty Vote, guidata da Scott Leiendecker, ex funzionario repubblicano. Le ombre della Florida 2000 non si sono dissipate: hanno assunto forme nuove, attraversando confini e continenti, ricordandoci che il voto, pilastro della democrazia, resta terreno fragile quando potere, tecnologia e ambizione si intrecciano. Cesare Semovigo  

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Trump, gli ospiti sgraditi nel suo giardino Con Gabriele Germani,Cesare Semovigo,Giuseppe Germinario

Su Italia e il Mondo: Si Parla di Trump, del suo NSS e del teatro competitivo latino-americano
Ospiti del canale YouTube di Gabriele Germani https://www.youtube.com/watch?v=s04kM7csGiQ abbiamo discettato sul NSS e sulle implicazioni nel giardino di casa, o presunto tale, statunitense, in particolare il Venezuela. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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Escalation nel Mar dei Caraibi: Analisi OSINT della Crisi USA-Venezuela al 18 Dicembre 2025_di Cesare Semovigo

Escalation nel Mar dei Caraibi: Analisi OSINT della Crisi USA-Venezuela al 18 Dicembre 2025

L’osservatore attento delle dinamiche geopolitiche latino-americane non può non notare come il Mar dei Caraibi, teatro storico di confronti tra potenze, sia tornato a essere un punto di tensione massima. Al 18 dicembre 2025, il dispiegamento militare statunitense sotto il comando SOUTHCOM – ribattezzato in parte Operation Southern Spear – rappresenta la più significativa concentrazione di forze navali e aeree nella regione dagli anni della Guerra Fredda. Fonti OSINT multiple, incrociate tra tracking navale (AIS data aggregati da piattaforme indipendenti), report di think tank come il Council on Foreign Relations e articoli da Reuters, New York Times e Al Jazeera, delineano un quadro di postura offensiva calibrata, ma non ancora irreversibilmente cinetica.

Il cuore del dispositivo è la USS Gerald R. Ford, la supercarrier più avanzata della US Navy, repositionata nel Caribe meridionale da ottobre con il suo strike group: cacciatorpediniere Arleigh Burke-class, cruiser missilistici, sottomarini Virginia-class e oltre novanta velivoli imbarcati, inclusi F-35C e F/A-18 Super Hornet. A questi si aggiungono asset anfibi come l’USS Iwo Jima, con capacità di proiezione di Marines, e una flotta ausiliaria che porta il totale a 12-15 navi maggiori. Il personale stimato supera i 15.000-20.000 uomini, con munizioni stoccate per campagne prolungate (oltre otto milioni di libbre, secondo leak da fonti militari riportati da Military.com). Asset aerei complementari includono squadroni di EA-18G Growler per guerra elettronica, P-8A Poseidon (almeno sei unità con transponder spesso disattivati), MQ-4C Triton per sorveglianza persistente e tanker KC-135 per estensione raggio.

Le operazioni recenti non sono mera deterrenza. Dal settembre 2025, SOUTHCOM ha condotto oltre venti strikes su imbarcazioni presunte narco-trafficanti, con un bilancio di decine di morti (ultimi episodi il 16-17 dicembre, riportati da Stars and Stripes e DW). Il 16 dicembre, l’annuncio di Trump di un “total and complete blockade” su tanker petroliferi sanzionati ha elevato la posta: navi venezuelane hanno scortato convogli in defiance, senza scontri diretti ma con rischi di incidente crescenti. Il sequestro di una tanker da parte USA, valutata 10 milioni di dollari, segnala una strategia di interdizione economica aggressiva.

Maduro risponde con mobilitazione: ispezioni personali alle unità costiere, esercizi di difesa aerea con sistemi russi (S-300VM, Buk-M2E) e iraniani, e dispiegamento di 4,5 milioni di miliziani. La FANB regolare, circa 125.000 effettivi, soffre però di degradazione cronica: sanzioni hanno eroso manutenzione e morale, con diserzioni ricorrenti. Russia e Cina offrono supporto retorico, ma nessun asset militare significativo; Mosca è assorbita dall’Ucraina, Pechino preferisce canali economici indiretti.

In questo contesto, la domanda centrale per l’analista OSINT è la natura dell’endgame statunitense: si tratta di pressione incrementale per forzare negoziati, o preludio a regime change attivo? Qui entra un ragionamento bayesiano strutturato, basato su evidenze storiche e attuali.

Definiamo due ipotesi principali:

•  H1: Operazione di terra su larga scala (invasione/anfibia per occupazione, simile Panama 1989 o Iraq 2003).

•  H2: Attacchi mirati e ibridi per regime change (strikes precision, cyber, supporto opposizione interna, decapitazione leadership senza occupazione prolungata).

Prior probabilistici, derivati da pattern storici USA post-1945 in America Latina (Grenada 1983, Panama 1989, Haiti 1994, non-interventi in Cuba/Venezuela precedenti):

P(H1) prior ≈ 0.15 (bassa, data avversione pubblica USA a ground wars post-Iraq/Afghanistan; sondaggi Quinnipiac/YouGov 2025 indicano ~60-65% opposizione a boots on ground).

P(H2) prior ≈ 0.65 (alta, coerente con dottrina recente: strikes droni, cyber come Stuxnet, supporto proxy come Siria 2010s).

P(evidence | H1) elevato per surge truppe terrestri pre-invasione (es. 100.000+ Marines buildup); osservato: solo addestramento jungle limitato a Puerto Rico, nessuna divisione corazzata/meccanizzata repositionata.

P(evidence | H2) elevato per air/naval dominance, EW assets, strikes stand-off: pienamente osservato (Ford group ottimizzato per SEAD, JASSM-ER/Tomahawk range copre Caracas da Caribe).

Evidence aggiuntive:

•  Blockade petrolifero strangola revenue senza bisogno occupazione (80% export Venezuela).

•  Riapertura dossier 2020 su legami elettorali Venezuela-USA (DOJ indagini novembre 2025) fornisce narrazione domestica per azioni limitate.

•  Assenza surge logistica terrestre (no pre-positioning heavy lift da CONUS).

Update bayesiano:

Posterior P(H1 | evidence) ≈ 0.08-0.12 (ridotta: buildup air-dominant, no indicatori invasione classica).

Posterior P(H2 | evidence) ≈ 0.75-0.82 (rinforzata: postura consente neutralizzazione difese aeree in ore, seguita da strikes su command nodes, supporto a opposizione come María Corina Machado).

Scenario intermedio (H3: collasso interno forzato da pressione economica/militare) assorbe resto probabilità (~0.10-0.15).

Rischio escalation: incidente navale/aereo potrebbe forzare risposta cinetica, ma doctrine ROE USA privilegiano de-escalation se non provocati direttamente. Timeline critica: deadline implicita Trump (“Maduro non vedrà Natale”) suggerisce finestra dicembre-gennaio per picco pressione.

Conclusione OSINT: la crisi è ibrida per design. USA sfruttano superiorità asimmetrica (air/naval/cyber) per erodere regime senza costi politici di occupazione. Maduro resiste con asimmetria propria (milizie, terrain urbano), ma sostenibilità economica è il tallone d’Achille. Monitorare AIS/ADS-B per repositioning Ford group e voli RC-135: indicatori leading di fase attiva. La regione trattiene il fiato; l’esito modellerà dottrine intervento USA per il prossimo decennio.

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Dove sta il nuovo trucco?_di WS

Interessante questo  articolo  di Big Serge. Dal punto di vista    geostrategico,     dimostra una cosa essenziale: la Germania accese la WW2 senza conoscere né il suo nemico né se stessa!

 E allora, non solo la dirigenza tedesca rimase infatti per tutta la guerra abbacinata dall’idea di trovare un “modus vivendi” con chi l’aveva spinta nella “trappola polacca” , ma anche assolutamente confusa sulle proprie finalità  strategiche  e sui  mezzi realmente disponibili per perseguirle.

Facendo, quindi, guerra violando il noto principio di Sun Tzu, non poteva che perderla.

 Comunque non è che conoscendo bene entrambe le cose, ” se stesso” e “il proprio nemico”,  la  Germania  la guerra avesse poi  tante probabilità  di   vincerla, accertato lo straordinario sbilancio di partenza nelle ” risorse mobilitabili” (+) ,  nel mentre   invece la coerenza strategica ” degli anglosassoni ” fu assoluta ,una volta  che   essi  ebbero ricevuto nel gennaio del ’39 l’ordine di marcia dai “banksters”.

Perché le WW  si  fanno  solo  quando i “banksters” ne  hanno bisogno e  di solito usano  gli stessi  trucchi.

 Infatti  il parallelismo  tra  la futura WW3  che appunto  i “banksters” si preparano a portare alla Russia e  la WW2   che  allora portarono  alla Germania  è evidente; su questo vale la pena di soffermarci.

 Partiamo dai punti di analogia : 

1)  Putin è il “nuovo Hitler”,   il dittatore  alla guida dell nuova “minaccia revanchista”: cosa  confermata dalla  “nuova  aggressione ingiustificata  da lui portata alla “coraggiosa vittima” ( provocatrice): l’ Ucraina di oggi, ora  al posto di quello che allora della Polonia.

Chi  di voi non  ha sentito  questo “coro”       calatoci in testa   da anni     a “me(r)dia unificati ?

2) L’ attuale dirigenza russa cerca disperatamente un accordo con il suo nemico esattamente come allora fece quella tedesca . Non lo vediamo   anche questo  in questo  continuo   “teatro di pace” ?

3) il rapporto di “risorse mobilitabili” e ancora una volta 5:1 a vantaggio del Bankstan.   Questo è un dato oppugnabile     derivabile  dalle  statistiche ,  e  chi  crede   che    i popoli asserviti   ai banksters    stavolta   non  andranno  a morire  per i LORO interessi , si illude.

 E se vogliamo aggiungere carne al fuoco, ci possiamo    cogliere  un ulteriore analogia:

3a) anche stavolta gli U$A partiranno facendo finta di essere “neutrali”. Non vedete  l’ analogia  tra il Trump di oggi  e il Roosevelt  del 1940 ?

 Questi 3 e 1/2 “punti” ci spiegherebbero   abbastanza  del  perché i “banksters” restino ancora altamente confidenti nella  la PROPRIA vittoria, esattamente come lo rimasero anche quando nel primo anno della WW2 tutti rimasero sorpresi dalle strabilianti vittorie tedesche.

 Quindi la “partita” è già ” segnata” ? Non proprio , perché ci sono delle differenze e anche addirittura una importante  difformità . 

 Partiamo appunto da questultima su di un punto  che allora fu decisivo a provocare il collasso della Germania:

(4) il ruolo dell’URSS , che nella  WW2  spezzò la schiena   di una  Germania  che l’ aveva  attaccata per “disperazione  strategica.  Potrebbe     domani nella WW3       essere  della   Cina  il ruolo  che fu de L’ URSS  nella WW2 ?

Vediamo  un po nel  dettaglio  questa  fantasiosa  ipotesi .

In  effetti  nei prodromi della WW2,  perlomeno fino  al 1933,   anche  Germania   e URSS      furono  abbastanza “simbiotiche” in quanto  ognuno aveva bisogno di ciò che l’ altro aveva: materiali grezzi contro prodotti industriali.

 Ma tra il 1933 e il 1939 tutto questo era cessato per la dichiarata volontà della dirigenza tedesca di costituire “un proprio spazio vitale ad est” ai danni del “mondo slavo”.

A parziale giustificazione di questa  aggressiva “intenzione programmatica” c’ era pure ,ideologicamente analoga, “l’intenzione programmatica” dell’ URSS di portare “il comunismo in Europa”.

Insomma Germania e URSS erano nemici dichiarati anche se, per la propria prosperità, avevano bisogno “l’ uno dell’ altra”.

 Vediamo invece l’attuale rapporto Russia- Cina .

Anch’essi ,  entrambi programmaticamente     nel mirino  del Bankstan, hanno “bisogno l’una de l’ altra” seppur a parti rovesciate rispetto al caso precedente.   Infatti    ora  è sotto  attacco  diretto  il “fornitore   di materiali grezzi”   e non  “il fornitore  di prodotti industriali ,   come  “l’altra  volta”.

Ma al contrario ,  i due di adesso non hanno alcuna ” ostilità dichiarata”  tra loro ,  ed entrambi dichiarano   assolutamente insensato rimanere semplici  spettatori di  una possibile aggressione subita dall’altro.

Certo, non sono “alleati” ritenendosi entrambi ” maschi alfa” , ma il loro  informale   “patto  di non  aggressione”  è ora  molto più  credibile     tanto  da non    avere  alcuna necessità di metterlo su  carta, perché  non hanno alcuna necessità di sopraffarsi vicendevolmente e nessun vantaggio a vedere l’altro nelle grinfie del Bankstan.

Certo, adesso è la Russia a trovarsi in piena “linea di fuoco” , ma è veramente fuori da ogni pensiero strategico razionale che la Russia attacchi per ” disperazione strategica” la Cina , o inversamente che sia la Cina ad attaccare la Russia per spartirsela poi col Bankstan , quando già ora la Cina può avere  dalla Russia  tutto ciò che gli serve con un semplice commercio fatto da posizione di vantaggio. 

Quindi non solo il fattore 4 manca, ma potrebbe essere addirittura rovesciato!

 E ci solo altri fattori “disanaloghi” a vantaggio della Russia 

a) La  Russia oggi,  al contrario  della  Germania  di allora, non ha gravi  carenze  di risorse primarie. Non  solo può  lavorarle  da  sé , ma al bisogno  può    commerciarne  ad libitum   con la Cina per  sopperire  ai propri bisogni  industriali.

b) Al contrario    della Germania  di allora ,   che non riuscì mai     a colpire seriamente  anche  solo la  Gran Bretagna,  la Russia oggi  dispone  di  notevoli  capacità  di  colpire  a morte l’ intero Bankstan.

Certo, ricorrendo in    questo    anche all’ arma nucleare; sarebbe certamente un  atto  di “disperazione  strategica “  gravissimo   che  non porterebbe  alla “vittoria”;  di sicuro  porterebbe  la morte  all’intero Bankstan.

 E un Bankstan  che spingesse  la Russia   a questa  “disperazione  strategica “  sarebbe molto più disperato.

Infatti  perché mai i “padroni  del’ universo”  dovrebbero mettere    tutto quello  che già  hanno   in questa   roulette… russa?

Quindi    si ritorna   alla  questione       di  quattro  anni  fa . Dove   trovano i banksters   la motivazione   per  perseguire    questa  WW3 ?    Certezza  di vittoria    come   quando  accesero la WW2 ,  nera disperazione,  o peggio  di tutto , follia messianica ?

E nel caso  di una  reale  “certezza” ,  su  quale  fattore qui  non contemplato  essa poggia ?C’è  forse  un  NUOVO  “trucco”  che non abbiamo ancora  capito ?

Non lo  sappiamo ora , come non lo sapevamo quattro anni  fa , ma ora possiamo  capire  perché  la Russia  proceda in questa    WW3  con  “molta prudenza ”  invece   di precipitarcisi  in avanti   come la Germania  nelle due precedenti.

Quindi   se lo chiedono   certamente   anche   al  Kremlino:  dove  sta il NUOVO  trucco ?

  (+)Dai dati statistici de l’ epoca , mettendoci dentro anche i soliti ” camerieri francesi”  il Bankstan partiva con un vantaggio 5:1 nelle risorse industriali e umane , senza contare le gravi carenze  di approvvigionamento  la ” Gross Deutchland” aveva in partenza in termini di agricoltura e risorse minerarie .

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TRUMP E IL RATTO D’EUROPA (II)_di Teodoro Klitsche de la Grange

TRUMP E IL RATTO D’EUROPA (II)

Dato che non cessa il dibattito sul National Security Strategy 2025 di Trump, siamo andati a chiedere lumi al sempre cortese Niccolò Machiavelli, il quale ci ha ricevuto.

A concentrarsi sul nocciolo del NSS 2025 questo qual è? E cosa lo distingue dal pensiero delle élite europee?

Il Trump l’è il migliore dei miei allievi, almeno nella vostra parte del mondo. Ciò che accomuna le sue argomentazioni e la distinzione dal pensiero dei governanti europei è che ha capito assai bene che chi trascura la realtà per andare appresso all’immaginazione è destinato a rovinare se stesso e la propria comunità.

Ma non crede che, in definitiva, le buone intenzioni e le belle prospettive possano costituire un punto di incontro tra le comunità umane?

Certo: a patto che tutti i governanti e i governati del pianeta le condividano. Ma questo non risulta né a me né a nessuno. Neppure a quelli che lo pensano, giacché per primi – e logicamente – indicano il nemico, che è colui che non condivide le loro immaginazioni. Cioè Trump, ma anche tanti altri: Putin, Xi, Modi, gli Aiatollà, ecc. ecc. Cioè la grande maggioranza di governanti e governati del mondo.

Ma non crede che nel futuro possano crearsi dei modelli di cooperazione e coordinamento?

Può darsi nel futuro. Fino a quel momento vale quello che scrissi nel Principe: che si governa (e si combatte) con le leggi e la forza. Ma occorre per farlo che le leggi pretese siano accettate dai governati. Il che, adesso, non risulta anche per parte dell’Europa. Se nel futuro ciò si realizzerà, forse sarà possibile.

In cos’altro differisce  il Trump-pensiero da quello “corrente”?

In primo luogo che si basa su fatti ed esperienza storica (cioè sulla realtà), come da me fatto quando mi vestivo elegante per ragionare sulle vicende passate. Ad esempio nel documento si legge: “Chi un Paese ammette entro i propri confini – in quale numero e da dove – definirà inevitabilmente il futuro di quella nazione. Qualsiasi Paese che si consideri sovrano ha il diritto e il dovere di definire il proprio futuro… Nel corso della storia, le nazioni sovrane hanno proibito la migrazione incontrollata e concesso la cittadinanza solo raramente agli stranieri, che dovevano soddisfare criteri rigorosi. L’esperienza dell’Occidente negli ultimi decenni conferma questa antica saggezza. In molti Paesi del mondo, la migrazione di massa ha messo sotto pressione le risorse interne, aumentato la violenza e altri crimini, indebolito la coesione sociale, distorto i mercati del lavoro e minato la sicurezza nazionale”. Quando i romani, i quali tra l’altro, concedevano la cittadinanza con notevole larghezza, persero il controllo dell’immigrazione, l’Impero d’Occidente collassò in circa un secolo.

Al posto di quello subentrarono i regni romano-barbarici che erano tutt’altro dall’impero distrutto (anche se ne conservavano qualche vestigia).

Accusano Trump di non desiderare alleati, ma solo allineati alla visione americana.

Anche le mosche vogliono guidare i cavalli, perfino in politica. Figurarsi se non lo desidera il capo della prima superpotenza del pianeta. Accusare Trump di ciò è sfondare una porta aperta. Attraverso la quale passano tutti.

Ma Trump ha il senso del limite che diversi suoi predecessori avevano smarrito. Scrive infatti che “L’epoca in cui gli Stati Uniti sorreggono da soli l’intero ordine mondiale come Atlante è finita. Tra i nostri molti alleati e partner contiamo decine di nazioni ricche e sofisticate che devono assumersi la responsabilità primaria per le loro regioni e contribuire molto di più alla nostra difesa collettiva”. Io ho sempre sostenuto che per essere indipendenti occorre disporre di potenza e virtù propria, e non fondarsi su quella di altri. Indicando ciò, Trump indica la via maestra per determinare liberamente il proprio destino.

Ma tanto in Europa non vogliono capirlo.

Col rischio di finire a servizio permanente di altri. Oggi Trump, domani Xi o Modi passando per Putin. Gli è che si immaginano che la lotta per il potere si faccia con le favole.

Come scrissi secoli fa, discorrendo dei profeti disarmati o armati “Nel primo caso, sempre capitano male e non conducono cosa alcuna: ma quando dependono da lloro proprii e possono forzare, allora è che rare volte periclitano: di qui nacque che tutti e profeti armati vinsono e li disarmati ruinorno”. Vale in ogni caso, ma ancor più per coloro che credono – e spesso è così – di portare novità, come sostenevo “se uno principe ha tanto stato che possa, bisognando, per sé medesimo reggersi, o vero se ha sempre necessità della defensione d’altri. E per chiarire meglio questa parte, dico come io iudico coloro potersi reggere per sé medesimi che possono, o per abbondanzia di uomini o di danari, mettere insieme uno exercito iusto”.

Gli altri è meglio che si organizzino a difesa, la quale necessita in particolare, della fedeltà e convinzione dei sudditi. Che già ridotta,  diminuisce ancora, come si legge nel documento.

Mi pare però che l’abbiano capito anche in Europa, dato che, specie la Germania, si stanno riarmando.

Era ora. Solo che per non perdere la faccia, seguono già il pensiero di Trump, ma lo attaccano per far dimenticare decenni di prediche contrarie, recitate a ogni piè sospinto. Alcuni a quelle prediche sono così affezionati che mostrano di non averlo capito neppure oggi.

Concludendo che cos’altro l’ha colpita?

Il fatto che Trump abbia ricordato a tutti quello che ha sostenuto il mio successore Hobbes: che lo scambio politico è tra protezione ed obbedienza – lo ripete più volte. Non si obbedisce a chi non protegge: ma se protegge ha diritto all’obbedienza.

Le élite europee le quali pretenderebbero la protezione americana, a gratis e con infedeltà (parziale) compresa, non manifestano il coraggio della libertà politica, tanto si sono mummificate nelle loro illusioni.

La ringrazio tanto

L’aspetto, quando vuole.

Todoro Klitsche de la Grange

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L’€urorubichino, di WS

“Bruxelles  attraversa il Rubicone! “   come   ci  scrive l’ ottimo Simplicius   qui.

Beh ,     questo, almeno per noi    utenti  di questo blog ,       non è certo  una   sorpresa . 
Anzi   ho  già  spiegato   che   questo  non è  ancora   davvero  un “Rubicone”  , ma è  certamente  la “palla  di neve”     che   renderà non più   arrestabile   la  valanga   che ci   trascinerà   tutti        oltre   la guerra DIRETTA    €uropa-Russia.

Quindi  non  commenterò   di nuovo       questa  cosa  entrando  nel dettaglio ,  salvo precisare   che io  non ho  l’ingenua   convinzione  di Simplicius      che  Trump  farà   davvero    tutto   quello  che  viene   sapientemente  fatto  trapelare   da “ chi comanda in “ (  C5 ?   Maddechè! ).

Ho  già infatti   scritto altre volte  come  Trump  sia  , al pari di Roosevelt , genuinamente   venuto  a salvare  “il capitalismo  americano  da   se stesso”    e  che   , come il  “parafascista “ Roosevelt,   alla  fine  non potrà   che  cercare  di farlo        con   una guerra  “mondiale”   da accendere  in  Europa (*).

Daltronde     questa  è la natura , anzi la “ragione  fondante” ,  del  “calvinismo”  americano :  dare   sempre  una  patina  di   eccezionalità   e superiore moralità   ai propri gretti interessi .

Qui invece    divagherò  nella “metastoria”     ossia  nell’ ambito  dei fenomeni che permangono costanti nel continuo fluire degli eventi storici   e quindi  nelle  ragioni ultime     della  ineliminabile  presenza   del “ conflitto” nella  storia umana  e delle “ strategie” necessarie      non solo  per  “vincerlo”   ma  anche  per   renderlo    “gestibile” ,  cioè   non   catastroficamente   dannoso per la sopravvivenza   della  specie    che è , non  dimentichiamolo mai ,  lo  scopo primario  della nostra  esistenza.

Questa problematica  è alla  base   del   punto  di vista  storico di  A. Toynbee,  ritengo il più grande  storico  del XX  secolo,   sebbene oggi   sia  completamente  dimenticato   per  una  ragione     che  forse    riporterò  un’ altra  volta.

Alla   base   di questa  visione     che  Toynbee    dice  di aver mutuato  dalla filosofia  di Bergson,  c’ è  il  concetto  di “  sfida”, una   cosa  che è intrinseca con la vita  animale  perché  (soprav)vivere è una   sfida  continua.

 Le sfide  quindi non possono  essere impunemente ignorate anche  se si possono   deviare , ritardare  e  ovviamente, anche vincere.

Ma  appunto il “vincere”  contiene   in se  stesso una   sfida ulteriore   e subdola;  dal momento   che i fatti  determinano  conseguenze,     qualunque   scelta   si faccia   essa comporta una ulteriore  sfida  e   quindi le  ( possibili) conseguenze  andrebbero  valutate PRIMA  perché  magari  POI potrebbero   comportare  pericoli maggiori.

Ad  esempio, vale anche per  un buon pugile,  prima di  accettare la  sfida di strada  di un bullo bisogna valutare  che  cosa comporterebbe    vincere una  scazzottata  con  uno  che potrebbe  avere    un  coltello in tasca,  e se  non sia invece al momento  “ strategicamente”  meglio  semplicemente  il “perdere la faccia”     in attesa  di migliori opportunità per  “riprendersela”.

E io non ho  dubbio  che la prudenza putiniana   dipenda  da  questa preoccupazione . “Bisogna  saper vincere”     anche  di più   del  “bisogna  saper perdere”   del  noto proverbio.

Ma  il  “passare il Rubicone”  è  quel momento particolare  in cui,   fatte o meno  queste  valutazioni,  si passa  ad una azione dagli esiti incerti  e fatidici     cui poi  noi non potremo più   rimediare. 

Cesare , ad  esempio,  passando il Rubicone    dette il colpo  fatidico alla  repubblica  romana   su  cui poggiavano  le fondamenta  della  società  e  del potere romano. 

Certo ,  questa  non    era  una sua  personale   colpa;  altri prima di lui  l’ avevano  già profondamente minata   e  lui      addirittura  ci portava   soltanto  un  atto  di chiarezza : la Repubblica   era morta.

E   questa morte  atterriva   anche   chi la Repubblica la  seppelliva. Augusto infatti    , pur  avendo in seguito realizzato i piani   del  suo prozio,   fece comunque  di tutto  per “imbalsamarla”    dichiarandosene   addirittura il “restauratore”.

Ovviamente   tutto inutile  perché,   quando  l’ essenza di un popolo  viene mutata,   non è più possibile  tornare indietro.

 Anche le attuali elites €uropee oramai  non possono  non passare  il loro “rubichino”,  devono  solo  decidere   come  e quando.

   E  questo    degli “ asset russi ”  ufficilmente     espropriati è   un loro  “ o la va o la spacca” ;  una  cosa    che in  geopolitica  non è mai  alla base    di un  vero  successo   e    del  cui portato   probabilmente   nemmeno se  ne  stanno    accorgendo.

Di sicuro    non se stanno preoccupando;      avendo esse  ristretto i loro piccoli  orizzonti  al proprio  “particulare”  non   vedono  ancora   come la  futura  valanga  possa interessare  loro   e i loro  “famigli “  .

Lo  vedranno “più  avanti” ,  quando comunque  penseranno  ancora   di poter “tornare indietro”.

Ed invece  nessuno potrà tornare indietro  perché , lo  ripeto ,  quando l’ essenza  dei popoli  viene mutata     questo è per  sempre. 

 Ma  la storia    ha bisogno   di  “  date”   per  segnare  l’ apparenza   dei   suoi “ punti  di rottura”; e così    magari qualche      storico  domani      “  risalendo la valanga”,        arriverà  a  questo “rubichino”  e lo riporterà nella   sua  storia

Però   anche la   storia   ripetuta   si ripete  in farsa. Cesare ,  al  Rubicone,  sapeva    ciò  che faceva     e   lo  marcò   con la  sua famosa  e sintetica  frase;  ma   la combriccola   di Bruxelles , al  suo   “€urorubichino”,  non  lo  sa   e  lo marcherà  quindi  con i suoi    soliti  ridicoli  sproloqui  di  sempre.

(*)  per  chi è interessato    qui,   https://www.unz.com/article/roosevelt-conspired-to-s.art-world-war-ii-in-europe/   un buon   resumé    dell’ ottimo libro  corrispondente 

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Bosco e conformismo_di Teodoro Klitsche de la Grange

BOSCO E CONFORMISMO

La “famiglia nel bosco”, separata per decisione del Giudice, pone (almeno) due problemi che sono alla radice del diritto.

Il primo è che, a quanto pare, a essere sanzionato è lo stile di vita della famigliola; di converso lo stile di vita normale, che è quello della stragrande maggioranza degli italiani, diventa da facoltativo ad obbligatorio e le relative norme (di cortesia, convivenza, bon ton, e così via) trasformate in giuridiche; come tali lo Stato (e la di esso organizzazione) ne  assicura l’osservanza, anche coattiva. Di questo passo a far osservare il corretto uso delle posate a tavola saranno i marescialli dei Carabinieri.

Ciò non solo sposta vistosamente a danno della libertà il confine tra vietato e permesso, sul quale si fonda il principio c.d. di separazione tra Stato e società civile, ma ancor di più quello del conformismo con un modello di vita che diventa non solo di gran lunga maggioritario, ma anche imposto.

Va da se che fino a qualche decennio orsono gli italiani che vivevano all’aria aperta, a contatto con la natura, consumavano prodotti da loro coltivati (km 0) erano tanti; industrializzazione e successiva prevalenza economica dei servizi ha cambiato una società (in larga misura) agricola, onde il “modello” di vita rurale è divenuto marginale, così che al conformista appare non solo stravagante, ma anche sospetto.

La seconda è che la vicenda ripropone il conflitto tra istituzione e famiglia e istituzione/Stato, ripetuto in tante comunità. A cominciare da quelle dell’antica Roma, dati i vasti poteri riconosciuti al pater familias, limitati progressivamente nel diritto “classico” e giustinianeo. Già nella tragedia Antigone nei due personaggi di Antigone e Creonte, sono state viste tante contrapposizioni. Una delle quali era per l’appunto il conflitto tra il diritto generato dall’istituzione-famiglia (Antigone) e quello promulgato dall’istituzione politica (Creonte).

Nel caso in una materia particolarmente sensibile, come l’educazione e il regime di vita dei figli e, in genere dei componenti la famiglia. Il tutto, senza che i genitori avessero violato alcuna norma (almeno pare) né penale né a carattere pubblico. Il che alla libertà concreta non fa certo bene.

Teodoro Klitsche de la Grange

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VENEZUELA : Operazione Smart per un Dominion ? Campa, Semovigo , Germinario

Gli Stati Uniti, nell’era di Trump, tentano di circoscrivere il loro impegno esterno con l’intenzione di concentrare il più possibile l’attenzione alla situazione interna e al conflitto politico che sta attraversando. Le dinamiche geopolitiche e quelle politiche interne ad un paese sono però costitutivamente intrecciate; Trump sa benissimo che, per recuperare almeno in parte il peso perduto nel mondo, deve riordinare la propria casa prima, il proprio giardino quasi contestualmente. Ce lo sta esplicitando con il suo NSS. Un manifesto che intende trasformare lo scontro dai cosiddetti valori liberali al confronto-scontro tra civiltà. Ne parleremo ancora e più approfonditamente. Buon ascolto, Giuseppe Germinario

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No, noi non ci saremo!_di WS

Nel suo  recente   saggio  sul   nascente   “policentrismo  globale”,     Cossu perviene ad   una  conclusione  ovviamente corretta.

Per l’Europa, il futuro non risiede nel tentativo di ripristinare il vecchio ordine mondiale, ma nell’abbracciare il policentrismo e nel ritagliarsi un ruolo di polo di equilibrio e di regolamentazione.

  Ma questo è solo un ragionamento teorico; la realtà purtroppo  è che  “l’ Europa non ha  futuro” ,    per meglio dire    ne   avrà  uno    sicuramente    gramo,  perlomeno  per  un  periodo   che  si  estenderà    oltre  le nostre vite residue . In altre parole  sicuramente “andrà  sempre peggio”  per   tutti quanti noi,   attuali  abitanti  d’Europa.

E   adesso  cercherò   di spiegare    questo  concetto facendo   l’ oroscopo a   questa  €uropa che la propaganda   del nostro padrone   cerca , direi anche  ridicolmente,  di spacciarci  per  l’ Europa   come  “civiltà”,   che è  stata una   cosa ben diversa.

E  questa è una  cosa  che bisogna mettere  sempre in chiaro: l’ Europa   dei libri  di storia  non  esiste   già più.

Ho già spiegato altrove  che  “l’Occidente”  ,   ciò che adesso  chiamiamo  Europa   dal punto  di vista   politico-culturale ,       è    nato  con  Carlo Magno.

Quel primo (  ed unico )  Sacro Romano Impero    era  infatti    figlio   di un sostanziale   “stupro”  portato dalle  orde  germaniche   alla   vecchia   civiltà “  greco-romana”   e del  quale la religione  cristiana  aveva fatto   da levatrice  e balia;    ragione per cui  noi non sapremo  mai    che cosa  sarebbe  stata l’ Europa,   se  fosse  rimasta  solo un margine   dell’ecumene  greco-romano.

E altresì noi non sapremo mai   che  cosa   avrebbe   poi potuto fare   questo nuovo “Impero” , dato che  esso è morto , appena dopo la fine del suo fondatore,  per le sue  contraddizioni interne, spezzandosi  in  3 pezzi  conflittuali tra loro: gallo-germani   , sassoni    e romanità  cattolica,  tutti col pallino   di rifare  un Impero   a PROPRIO nome   sulla  testa   di tutti gli altri .

E non bastasse    questa  rottura politica ,   sei  secoli  dopo   gli  europei  vi hanno  aggiunto  anche  una rottura   religiosa  per cui lo stato  conflittuale       è  diventato  continuo  e feroce   seppur   anche    “lievito”  della  complessa   cultura    che oggi noi  definiamo   europea.

E  così,  dopo  un paio  di  secoli  di  cruentissime lotte intestine,   gli  europei    hanno  dovuto   trovare  il solo punto praticabile  di equilibrio  nel  definire   le  regole   di questa        “diversità conflittuale ”   con la pace  di Westfalia.

Questo  nuovo “ecumene” europeo   però  era  solo  culturale.  Non ha cancellato ovviamente  le lotte interne,  ma le   ha rese “civili”;  altrettanto ovviamente  non  ha nemmeno  cancellato    le pretese     di ogni  momentaneo  “ più forte”    a  dominare  su tutti  gli altri.

E così  abbiamo  avuto una sequela  inesorabile di   guerre   intorno a   ripetuti  tentativi   “ imperiali”    sempre  abortiti   per la feroce  ostilità  degli altri.  Spagna   Francia , Austria ,  di nuovo  Francia ,  fino    ad un nuovo impero  “ Sassone”   che,  essendo  precipuamente    “ Prussiano”,   non  poteva che dimostrarsi   più  stupido  ed  effimero   del precedente  tentativo.

Tra  tutti   questi   fallimenti  c’ era però nel mare , ai margini  del continente,  un  “impero”   che  cresceva    alimentando i conflitti   tra  tutti  gli altri  e  DENTRO di essi.     Un impero  non  dichiarato , astuto  e pratico  perché  finalizzato  solo  al potere   e non  a suoi  orpelli  culturali  e  politici .

Questo  impero inglese ,  un  impero “mondiale”   sorto  appunto “aldilà  del mare”   perché l’ unico    che,  a differenza   degli  attori  sopradetti  , non  guardava  al dominio   di un Europa  sentita   “  aliena  da se”   ma  a quello  del “mondo intero”.  D’altronde in  una Europa  divisa  in stati  contrapposti,  nessuno poteva minacciare i domini inglesi , così che l’unica  preoccupazione   europea   degli inglesi  era  che   tale   divisione conflittuale  non  cessasse mai   con la nascita   di un  “impero”  nel continente.

Ma in ogni  caso   questi  continui  conflitti non avevano impedito lo sviluppo   di una Europa  lanciata  comunque   alla “conquista   del mondo”   con l’azione dei suoi  singoli  attori. Nessuno poteva   dubitare  alla fine del XIX  secolo  che  l’Europa  nel suo complesso   fosse   padrona   del mondo  , non  solo politicamente , tecnologicamente,   economicamente,    ma  anche  culturalmente e  addirittura  “moralmente”.

QUELLA   era  la Grande Europa.

Quella  che invece  abbiamo   adesso, l’€uropa , è soltanto una  sòla , una “impagliatura”        voluta   dal  Grande Kapitale  (GK), il VERO   vincitore    delle   due   guerre  (in)civili Europee    furbescamente  poi  classificate  come   guerre “mondiali”.

Una volta    infatti conquistata   l’Europa,    il problema   del GK      era meramente  gestionale in modo tale da prevenire   che   nessun popolo  europeo potesse  non solo  sfuggirgli  di mano, ma che  addirittura,    “mettendosi in proprio”,   gli  venisse poi l’ uzzolo   di  un   nuovo  tentativo “  imperiale”     su  questa “galera   di popoli”.

Per  questo i popoli  europei  sono  stati   culturalmente     tutti “castrati”, salvo una manica   di  inguaribili babbei giudicati ancora utilizzabili  nelle loro assurde  fisime antirusse  ( baltici , polacchi, ucraini )

Il ragionamento  di Cossu   fa quindi solo “la grinza”      che  questa  €uropa  di stupidi    e ben pagati    “funzionari   del capitale”  ,     accuratamente  selezionati  a  svolgere  il loro  ruolo  di “   carcerieri dei popoli ” ,  non potrà mai  fare nient’altro  che  gestire  gli interessi   del GK.

Le attuali   elites  €uropee  “  marceranno  dritto”   anche verso  ciò   che è più   stupido  e  non credibile. Lo vediamo   nei     LORO    attuali “funzionari del capitale” , i vari Macron ,  Merz, Monti  , Draghi ect. , quando  si  mettono in testa”  la feluca  di Napoleone”  per  portare i  greggi €uropei   al macello in Russia    nel  TERZO   tentativo  di Eurosuicidio .

Quello   definitivo  , probabilmente.

D’altra parte   poi,  se    il desiderio più ardente  di ogni   sovranista   europeo  si   realizzasse   per  un  puro miracolo,  e questo  €urolager   svanisse   dalla sera  alla mattina   ,   quale  sarebbe OGGI  il peso  geopolitico   di OGNI    vecchio    stato nazionale    europeo ?  Non si possono  annullare  i  fatti  e i fatti  hanno  sempre  conseguenze.

  Quindi , non c’è alcun  dubbio,   a  quel  “tavolo  del policentrismo” ,  per  quanto  “frignino “ Von  der Leyen ,  Macron, Merz  , Starmer e Co. ,  “no,  noi non   ci saremo”.

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