Giornata di Studi su Gianfranco La Grassa dal titolo “Conflitto Strategico e Conflitto Sociale” organizzata ad un anno dalla scomparsa del pensatore veneto.
L’evento si terrà a Rovereto (TN) il 26 settembre p.v. presso la sala Caritro – Piazza Rosmini,3.
L’iniziativa rappresenta un momento unico di confronto sul pensiero lagrassiano e sulle potenzialità di un suo sviluppo ulteriore.
La partecipazione è gratuita, ma priva di sponsorizzazioni. Le spese sono quindi totalmente a carico degli organizzatori.
Ogni contribuzione volontaria è ovviamente gradita. Nel caso, gli estremi per l’eventuale accredito, specificando accuratamente la causale, sono:
Si consiglia caldamente, comunque, di segnalare l’adesione e la presenza all’iniziativa a questo indirizzo: italiaeilmondo2@gmail.com onde predisporre al meglio la capienza della sala e il servizio di refezione nei due intervalli.
Seguiranno ulteriori aggiornamenti, compresa l’indicazione del link per assistere alla diretta.
Mohamed El-Mejjaoui sottolinea che gli abitanti del Rif non cercano un nuovo scontro con lo Stato. Desiderano soprattutto soluzioni concrete. «Non vogliamo più che questa città produca altre vittime o altri detenuti. Amiamo questo Paese, ed è proprio per questo che ci esprimiamo. Sapevamo che ogni movimento di protesta aveva un prezzo, ma speravamo che portasse a risultati positivi, e non al solo perseguimento di un approccio basato sulla sicurezza». Secondo lui, le rivendicazioni che avevano spinto i manifestanti a scendere in piazza nel 2016 rimangono pienamente attuali. Il settore sanitario, al centro delle rivendicazioni dell’Hirak, rimane particolarmente preoccupante. La provincia di Al-Hoceima registra un’elevata prevalenza di diverse malattie, in particolare il cancro, il che rende ancora più urgenti le esigenze di cure specialistiche. Nonostante gli investimenti annunciati, la popolazione continua a soffrire. Egli riassume la situazione in una frase: «Dopo tutti questi anni, le rivendicazioni rimangono le stesse: il diritto alla salute, il diritto al lavoro e il diritto di vivere con dignità». Aggiunge che molti giovani ormai non vedono più Al-Hoceima come un luogo in cui costruire il proprio futuro. Per molti di loro, andarsene è diventata l’unica prospettiva.
17.09.2026 Marocco. Nel Rif, le rivendicazioni rimangono forti Nell’ottobre 2016, questa regione del nord è stata teatro di un intenso movimento di protesta sociale, duramente represso. Mentre le elezioni legislative si terranno il 23 settembre, gli abitanti del Rif ritengono che la situazione non sia realmente migliorata. Imane Bellmaine, pubblicato il 20 luglio 2026 FONTE ENASS Casablanca, Marocco enass.ma Definendosi «il media di chi non ha voce», Enass («il popolo» in darija) è un sito marocchino fondato nel 2021 da due giornalisti, Salaheddine Lemaizi e Majdouline Benkhraba. Si propone come testata indipendente e impegnata a favore di un giornalismo di qualità. La testata pubblica reportage, inchieste e ritratti in francese e in arabo.
Quasi dieci anni dopo l’Hirak [«movimento», in arabo] del Rif, Al-Hoceima appare come una città trasformata. Le strade, che ogni sera risuonavano delle voci di migliaia di manifestanti, hanno ritrovato la loro calma, e la maggior parte dei segni visibili di uno dei più importanti movimenti di protesta che il Marocco abbia conosciuto dal Movimento del 20 febbraio [un movimento di protesta sorto in Marocco nel 2011, sulla scia delle rivoluzioni in altri paesi arabi] sono scomparsi.
Impantanato sul fronte, dove le sue forze armate non avanzano più, il Cremlino ha recentemente rivisto la propria strategia e si concentra su due assi: il terrore mediante i bombardamenti per minare il morale ucraino e gli attacchi ibridi in Europa. Ne ha appena aggiunto un terzo: la distruzione della rete ferroviaria. Dopo il sabotaggio all’aeroporto di Lipsia, in Germania, e le incursioni aeree nei Paesi Baltici o in Polonia, l’attacco a Yahodyn costituisce un’ulteriore provocazione nei confronti degli europei.
17.09.2026 ll messaggio di Putin all’Europa
L’ultimo partito russo che osa sfidare Putin
Provocazione. L’attacco a un treno al confine polacco costituisce l’ennesimo affronto nei confronti dei sostenitori dell’Ucraina.
Dissidente. A Mosca, incontro con Nikolaj Rybakov, leader di Iabloko, l’unica formazione politica a manifestare la propria opposizione alla guerra
DI JULIEN PEYRON Un attacco russo risuona più forte degli altri, in questi giorni, in Europa. Eppure non è né il più letale – nessun morto, nessun ferito, ben lontano dalle stragi quasi quotidiane che si verificano a Kiev – né il più strategico – nessun deposito di munizioni, nessuna fabbrica segreta è andata in fumo. Domenica 13 settembre, in mattinata, un drone russo si è abbattuto sulla stazione ferroviaria di
DI MARIKA CHICHIVA, DA MOSCA A pochi chilometri dal Cremlino, la bandiera verde di Iabloko sventola sopra il numero 31 di via
Emmanuel Macron ha fatto bene a costituire la coalizione di volontari per salvare Volodymyr Zelensky. Il presidente ha agito nell’interesse generale ricordando con sobrietà, venerdì, ai candidati alla sua successione e ai leader di partito riuniti nella «war room» dell’Eliseo, il contesto internazionale che sta strangolando i paesi europei e, in particolare, la Francia. Ma quanto è lontana l’epoca in cui la nostra diplomazia influiva sull’ordine mondiale! E quel mondo ci colpisce nel momento peggiore. La Francia sta vivendo un vero e proprio strangolamento: Sébastien Lecornu deve mettere a punto un bilancio di verità: 54 miliardi di risparmi, un record, per un Paese che si trascina dietro 3.500 miliardi di debiti. Nessuno può seriamente sostenere che la Francia viva da tempo al di sopra delle proprie possibilità. Ma come si possono chiedere sacrifici ai francesi che già ogni mattina devono scegliere tra il pieno e il resto? Ciò che proponiamo è l’opposto di un bilancio elettorale: non saremo dei «Ponzio Pilato di bilancio» che nasconderebbero i problemi sotto il tappeto con il pretesto delle elezioni presidenziali; ciò sarebbe contrario al nostro dovere.
20.09.2026 Macron-Lecornu, un autunno esplosivo
Lo strangolamento
CRISI – Mentre il Primo Ministro si lancia nella battaglia sul bilancio, il Presidente intende sensibilizzare i francesi sulle conseguenze delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Sarà sufficiente a placare la rabbia?
«Il vecchio mondo sta morendo, il nuovo mondo tarda a nascere, e in questo crepuscolo emergono i mostri.» Il teorico politico Antonio Gramsci non scriveva pensando al 2026. Eppure avrebbe potuto farlo.
Di LUDOVIC VIGOGNE Negli ultimi giorni, Emmanuel Macron e Sébastien Lecornu hanno condiviso una
La Francia entra nell’autunno a malincuore, con lo sguardo fisso sui prezzi alla pompa. Incombe lo spettro di un litro di benzina a 3 euro. L’aumento non accenna a rallentare: quasi 1 centesimo in più al giorno da diciassette giorni per la SP 95. Questa crisi non piove dal cielo. Proviene da lontano: dal Golfo, dove lo scontro tra Iran e Stati Uniti si sta arenando senza una via d’uscita in vista; dall’Ucraina, dove Putin, nonostante le perdite, sta preparando una
In casa Le Pen, l’avventura politica e la saga familiare sono un tutt’uno. Per la sua quarta campagna presidenziale, Marine Le Pen non intende cambiare le regole del gioco. E allora pazienza se, pur proclamando di aver «cambiato dimensione» dopo la sua affermazione alle elezioni legislative del 2022, il RN dà l’impressione di funzionare come quella piccola scuderia che il patriarca si era creato su misura cinquant’anni fa.
17.09.2026 LE PEN: LA LEGGE DEL CLAN Marine Le Pen avvia la sua quarta campagna presidenziale come ha sempre fatto: in una cerchia ristretta, circondata dai suoi fedeli. Un’abitudine, ma anche un segno rivelatore della perdita di influenza di Jordan Bardella
Di Lucas Burel Non osate dire a un membro del clan Le Pen che la politica, più che mai, sarebbe per loro una questione di famiglia. È una fissazione dei giornalisti, un «argomento ricorrente», respinge il consigliere di Marine Le Pen, Philippe Olivier.
Intenzioni di voto per il 2027: Mélenchon raggiunge il 42% tra i 18-24enni, contro il 7% di Glucksmann. A sinistra, l’età rappresenta ormai una vera e propria linea di demarcazione elettorale. LFI punta quindi su ciò che il politologo Vincent Tiberj definisce la «socializzazione inversa». Per molto tempo, i genitori hanno trasmesso le proprie preferenze politiche ai figli. Ormai, il movimento funziona anche in senso inverso: i figli possono influenzare i propri genitori e i nipoti i propri nonni. Jean-Luc Mélenchon ha del resto dato le seguenti istruzioni in vista delle presidenziali del 2027: «I più giovani, per favore, andate a trovare i vostri nonni. Perché, vedete, i giovani vengono ascoltati dai loro nonni.»
17.09.2026 LA SFIDA GIOVANILE DI LFI Conquistare gli elettori più giovani è un asse tattico per il partito di Mélenchon. Ecco come gli strateghi della “rivoluzione cittadina” si stanno muovendo per conquistare una generazione che preferisce la promessa di una “rottura” alla “sinistra di governo”
Di Matthieu Aron Per La France Insoumise (LFI), la conquista dell’Eliseo passa ormai attraverso i pranzi in famiglia. Manuel Bompard ha persino coniato un nome per questa strategia: la «campagna molecolare».
Più di quattro su dieci, tra i 18 e i 24 anni, intendono dare il proprio voto a Jean-Luc Mélenchon già al primo turno delle elezioni presidenziali del 2027. Tra i banchi delle facoltà di lettere e sociologia, nell’ambiente culturale, Mélenchon riscuote infatti un consenso quasi unanime. Questi studenti ereditano un mondo malconcio e ritengono che, per quanto si sforzino, non riusciranno mai ad avere lo stesso successo delle due generazioni precedenti. I loro primi tirocini li hanno inoltre messi di fronte alla dura realtà economica. Motivo sufficiente per voler ribaltare il tavolo. Persino i loro genitori lo comprendono, pur provando un senso di colpa: «Quando vedo il mondo che lasciamo loro…». Essere più a sinistra dei propri genitori non è forse, in ogni caso, un classico a questa età? I baby-boomer lo hanno vissuto nel 1968 quando erano giovani. E i genitori intervistati alzano tutti le spalle, ritenendo che la gioventù debba pur fare il suo corso e che le realtà della vita abbiano travolto i loro sogni di un tempo.
17.09.2026 A SINISTRA IL CONFLITTO TRA GENERAZIONI Quasi un giovane su due intende votare Mélenchon alle presidenziali. Una scelta che sconvolge i genitori, scatena accesi dibattiti all’interno delle famiglie e, talvolta, provoca cambiamenti di opinione. È questa la strategia di La France Insoumise, che punta sull’impegno di questa nuova generazione.
Di Cécile Deffontaines e Bérénice Rocfort Giovanni «Sono più stalinisti degli stalinisti stessi». È con questo giudizio categorico che Isabelle, 58 anni, insegnante di arte, descrive sua figlia di 22 anni, studentessa al Conservatorio di musica di Bordeaux, e la sua cerchia di amici.
La presenza del francese qui, in Finlandia, per ufficializzare l’adesione del Paese all’iniziativa di deterrenza nucleare «avanzata» lanciata all’inizio dell’anno da Emmanuel Macron. Essa mira a coinvolgere maggiormente gli alleati europei nella strategia di difesa francese, in particolare attraverso esercitazioni congiunte e, potenzialmente, dispiegamenti temporanei di elementi delle forze nucleari, mantenendo al contempo l’arma sotto il controllo francese. Una visita volta a serrare i ranghi dell’Europa. E a rispondere all’escalation del Cremlino, che moltiplica le provocazioni. All’indomani dell’attacco contro un treno ucraino al confine polacco, dodici Stati si sono riuniti nel Nord finlandese e hanno esortato l’UE a rafforzare la propria presenza nell’Artico, zona caratterizzata da forti tensioni. Con 1.340 chilometri di confine con la Russia, il Paese scandinavo è il decimo ad aderire al partenariato strategico lanciato a marzo da Emmanuel Macron. Questo accordo di cooperazione consentirà, in caso di crisi, il dispiegamento all’estero delle forze nucleari francesi. Un primo passo verso la tanto attesa definizione di una sicurezza comune.
17.09.2026 LA NOSTRA DIFESA PASSA DALLA FINLANDIA Mentre la Russia rappresenta una minaccia sempre più grave per i paesi della NATO, il ministro degli Affari esteri ha rafforzato la cooperazione con Helsinki, che ha aderito all’iniziativa francese di deterrenza nucleare. Il ministro a bordo della «Turva», la più grande nave rompighiaccio di pattuglia della guardia costiera finlandese. Insieme alla sua omologa, Elina Valtonen, e al capitano della nave
D A L N O S T R O INVIATO SPECIALE IN FINLANDIA FLORIAN TARDIF Una visita volta a serrare i ranghi dell’Europa. E a rispondere all’escalation del Cremlino, che moltiplica le provocazioni. All’indomani dell’attacco contro un treno ucraino al confine polacco, dodici Stati si sono riuniti nel Nord finlandese e hanno esortato l’UE a rafforzare la propria presenza nell’Artico, zona caratterizzata da forti tensioni.
Decarbonizzazione: strategia climatica, leva per la crescita e la sovranità Le ripercussioni economiche del blocco dello stretto di Ormuz e le ondate di caldo senza precedenti del 2026 hanno riportato legittimamente l’emergenza climatica al centro del dibattito pubblico.
Per oltre due ore, il presidente della Repubblica, che si propone come «garante» delle elezioni e che nutre preoccupazioni per la coesione nazionale, ha illustrato loro le conseguenze della guerra in Ucraina, iniziata più di quattro anni e mezzo fa dalla Russia, e della guerra decisa dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran la scorsa primavera. Le promesse elettorali non potranno prescindere da questa realtà. Non è prevedibile alcuna via d’uscita dalla crisi nel breve termine, ha avvertito il presidente. Mettendo in guardia i candidati alla sua successione sullo stato del mondo, il presidente della Repubblica spera di evitare che la rabbia sociale venga strumentalizzata e di imporre un consenso minimo sulla diagnosi geopolitica.
19.09.2026 All’alba della campagna elettorale, Macron illustra ai candidati il quadro delle crisi internazionali Venerdì, all’Eliseo, il Capo dello Stato ha ricevuto i candidati alle presidenziali o i loro rappresentanti per illustrare loro in dettaglio le conseguenze delle crisi internazionali in Ucraina e in Medio Oriente
Di Nicolas Barotte La campagna si svolgerà all’ombra opprimente di molteplici crisi internazionali.
Tra tutti i paesi che utilizzano l’euro, la Francia sarà quello con il deficit più elevato. Dopo questa spettacolare deriva, la terza in quattro anni, il Primo Ministro spera di riprendere il controllo dei conti pubblici entro la fine del suo mandato. Cosa sta accadendo perché i conti vadano così fuori controllo? Una serie di scossoni, afferma il Ministero delle Finanze. Crisi petrolifera, siccità, impennata dei tassi d’interesse, stallo della crescita in Francia. Queste crisi a ripetizione comportano spese aggiuntive e frenano le entrate. Un ulteriore shock e la Francia, già molto vulnerabile, potrebbe ritrovarsi in grave difficoltà. Per il 2027, il bilancio in fase di elaborazione comincia a delinearsi nella nebbia.
19.09.2026 Bilancio: alla ricerca di 54 miliardi di euro L’obiettivo del 5% di disavanzo non sarà raggiunto nel 2026. Matignon annuncia importanti misure di risparmio per il 2027
Di Denis Cosnard L’ammissione di fallimento è terribile. Nel settembre 2025, Emmanuel Macron aveva nominato Sébastien Lecornu a Matignon con una missione fondamentale: dotare finalmente la Francia di un bilancio, per ridurre un deficit pubblico ormai diventato molto allarmante.
Meclemburgo: ai conservatori viene attribuito appena il 7% dei voti, contro il 35% del partito socialdemocratico e il 37% dell’AfD. Tenuto conto del margine di errore, è possibile che non raggiungano la soglia decisiva del 5% e non siano rappresentati nel Parlamento regionale. Sarebbe una prima volta dal 1945 e un vero e proprio terremoto per il partito di Friedrich Merz. Il partito socialdemocratico ha compiuto un’impressionante rimonta. Sceso al 19% appena un anno fa, ora raccoglie il 35% degli elettori. La ricetta? Ha preso le massime distanze dal cancelliere Merz, figura molto impopolare. Si è opposta all’abolizione della pensione senza decurtazione a 63 anni dopo quarantacinque anni di lavoro. Il problema è che l’SPD sta assorbendo i voti dei cristiano-democratici, della sinistra radicale e dei Verdi, senza intaccare realmente l’elettorato dell’AfD.
18.09.2026 In Germania, elezioni regionali ad alto rischio per il cancelliere Merz
I socialdemocratici rialzano la testa di fronte all’estrema destra
Di fronte alla prospettiva di una nuova debacle elettorale, Friedrich Merz intende scongiurare una crisi politica assicurandosi il sostegno dei pezzi grossi della CDU. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i conservatori corrono il rischio di non essere più rappresentati nel Parlamento regionale al termine delle elezioni di domenica.
I miliardi inviati all’Ucraina e l’impennata dei prezzi alla pompa sono i due motori del successo dell’AfD nel Meclemburgo-Pomerania Occidentale. Ma la candidata dei socialdemocratici ha trovato la ricetta per mettere a segno una rimonta incredibile
Di Emmanuel Grasland — Ufficio di Berlino Domenica sera saranno tutti presenti. Su richiesta di Friedrich Merz, i 25 membri del presidio del
Di E. G. — Inviato speciale a Rostock e Bad Doberan Sui social come sui manifesti, è la donna in rosso che vuole fare da argine all’estrema destra.
Sarà necessario procedere a una seria stretta di cinghia. Il Primo Ministro non ha ancora svelato l’insieme delle misure che intende attuare, ma ne conosciamo alcune. Il bilancio dei ministeri, ad eccezione di quello della Difesa, sarà congelato in termini di valore il prossimo anno. Alcuni beneficeranno di un aumento (Giustizia, Interni, Ricerca ed Ecologia), ma la maggior parte dovrà stringere la cinghia per compensare. Il Ministero del Lavoro dovrà realizzare un risparmio di 2,5 miliardi di euro. Questa stabilità della spesa pubblica (esclusa la difesa) passerà in particolare attraverso il mantenimento del congelamento dell’indice di riferimento dei funzionari pubblici (già annunciato quest’estate) – anche negli enti locali – che consentirà di «riscuotere 2 miliardi di euro.
18.09.2026 Lecornu ammette un nuovo superamento dei limiti del deficit e promette uno sforzo massiccio nel 2027 Il Primo Ministro intende contenere il deficit pubblico al 5% del PIL nel 2027, dopo un nuovo superamento dei limiti al 5,4% quest’anno. La Francia intende fornire garanzie all’Europa e ai mercati, mettendo in campo 54 miliardi di misure di risanamento
Di Stéphane Loignon e Sébastien Dumoulin Sébastien Lecornu svela i contorni del progetto di bilancio 2027: in un’intervista al «Figaro», il Primo Ministro annuncia che il governo punterà a un deficit pari al 5% del PIL l’anno prossimo.
Con il 28 % degli ordini di allontanamento dal territorio (OQTF) emessi in Europa, la Francia è il Paese che emana il maggior numero di provvedimenti amministrativi di espulsione nei confronti dei migranti in situazione irregolare. È anche uno dei Paesi che ne applica meno: appena l’11 %. Per quanto riguarda le espulsioni al di fuori dell’Unione europea, tale percentuale scende al 4,6 %. Approvato a giugno dal Parlamento europeo, il nuovo regolamento sul rimpatrio è il frutto di tutte le aspettative e di numerose fantasie. Il testo, che entrerà in vigore nelle prossime settimane, prevede di inasprire il trattamento riservato ai migranti in situazione irregolare e a coloro ai quali è stato negato il diritto d’asilo. Soprattutto, prevede una disposizione senza precedenti: la possibile creazione di «hub di rimpatrio», per esternalizzare la gestione dei migranti irregolari e delle persone a cui è stato negato l’asilo in paesi terzi dell’UE.
18.09.2026 Immigrazione clandestina: l’Europa accelera, la Francia resta indietro «La teoria dell’“effetto ventosa” o della “pompa aspirante”, secondo cui i migranti sarebbero particolarmente informati sulle politiche migratorie e sulle condizioni di accoglienza nei differenti paesi del mondo, non trova conferma nella realtà»
Di Rémi Barbet Cinque paesi europei intendono creare al più presto dei «centri di rimpatrio» per allontanare i migranti il cui ricorso è stato respinto. La Francia si rifiuta di seguire l’esempio, mentre un nuovo rapporto critica aspramente la situazione «fuori controllo» dell’immigrazione clandestina.
Stefan Evers, candidato CDU alle elezioni di Berlino: farò di tutto per tenere gli estremisti lontani dal potere. Viviamo in un’epoca in cui i partiti radicali sono più forti che mai e a Berlino minacciano le fondamenta di questa città libera. Non vorrei dovermi chiedere tra cinque anni se ho davvero fatto tutto il possibile per impedirlo. A Berlino si percepisce un evidente degrado. Anche questo non è solo colpa della politica, ma è espressione di un’evoluzione sociale. Il nostro servizio di nettezza urbana svolge un lavoro infernale, ma per le strade vediamo che molte persone stanno perdendo il rispetto per la propria città e per il prossimo. La libera circolazione nell’area Schengen è soggetta a determinate condizioni. Chi non è in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento in modo permanente deve lasciare questo Paese. Questa è la legge vigente. Dobbiamo farla rispettare. Molti paesi, tuttavia, non sono affatto disposti a riaccogliere i propri cittadini. Così non può andare. Dobbiamo parlare chiaro con i paesi di origine.
04.09.2026 «Si nota un evidente stato di degrado» A dieci settimane dalle elezioni, la CDU di Berlino ha sostituito il proprio candidato di punta. Ora Stefan Evers sta lottando contro la tendenza negativa a livello federale e contro una forte sinistra
Intervista di Felix Heck e Alisha Mendgen Stefan Evers riceve ancora i visitatori in un semplice ufficio del sindaco. Qui, nel Municipio Rosso, il senatore alle finanze è vice del sindaco in carica Kai Wegner.
L’Iran dispone, oltre alle rotte di contrabbando e ai confini terrestri con, tra gli altri, la Turchia e il Pakistan, anche di una via d’accesso via mare a nord finora poco considerata. E, a differenza di quanto avviene nel Golfo, gli Stati Uniti non hanno un accesso così facile in quella zona. Il Mar Caspio, nonostante il nome, non è un mare, bensì un lago, per la precisione il più grande specchio d’acqua interno del mondo. Non ha accesso diretto agli oceani ed è, soprattutto per l’Occidente, una sorta di buco nero. Solo le marine degli Stati rivieraschi sono autorizzate ad accedervi: Iran, Russia, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan. Esse non ostacolano il commercio tra Mosca e Teheran, sebbene un numero sempre maggiore di compagnie di navigazione figuri nelle liste delle sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea e nonostante vi siano indicazioni secondo cui le navi da carico avrebbero temporaneamente disattivato il proprio sistema di identificazione automatica. In questo modo non è più possibile tracciare la posizione e la rotta di una nave. Tutto ciò rende il Mar Caspio il corridoio di trasporto ideale per la Russia e l’Iran, due degli Stati più pesantemente soggetti a sanzioni al mondo.
05.09.2026 La porta sul retro dell’Iran Nella guerra contro l’Iran, tutti gli occhi sono puntati sullo Stretto di Hormuz. Ma Teheran ha ancora una carta da giocare: IL MAR CASPIO
Di Franziska Tschinderle
Il 25 luglio 2026 i servizi segreti ucraini sono riusciti a mettere a segno un’operazione azzardata. L’episodio si è verificato lontano dal fronte vero e proprio con la Russia, a circa 1700 chilometri a est di Kiev.
La Repubblica Federale sta attualmente vivendo un nuovo estremismo di sinistra, come non se ne vedevano più dalla fine della RAF negli anni ’90. Chi si nasconde esattamente dietro queste nuove coalizioni di estrema sinistra? Dal punto di vista ideologico, in ogni caso, i servizi di sicurezza attribuiscono i «gruppi Vulcano» allo spettro anarchico orientato alla violenza. Gli investigatori della polizia ritengono che i «gruppi vulcanici» costituiscano una rete e che il nome venga utilizzato come una sorta di etichetta per diverse formazioni. L’obiettivo dei «vulcanici»: paralizzare, per quanto possibile, la vita civile in questa Repubblica. Durante i festeggiamenti di Capodanno del 2026 a Berlino, l’obiettivo è stato pienamente raggiunto: non solo decine di migliaia di persone sono rimaste per cinque giorni senza elettricità, riscaldamento e rete mobile, ma anche la fiducia nei rappresentanti politici ha subito un grave danno. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi degli investigatori, fino ad oggi i funzionari non sono riusciti ad arrestare i criminali del gruppo «Vulkan». E ciò nonostante l’Ufficio federale di polizia criminale (BKA) avesse già assunto le indagini in precedenza, nel marzo 2024, in seguito al loro incendio più devastante fino a quel momento – contro un traliccio elettrico dello stabilimento Tesla di Grünheide – con l’accusa di «sabotaggio anticostituzionale».
Settembre 2026 Il silenzio dopo l’attentato incendiario La RAF si è sciolta più di 25 anni fa. All’epoca la Repubblica tirò un sospiro di sollievo. Oggi le forze di sicurezza si trovano ad affrontare strutture terroristiche ben più complesse. Le informazioni che emergono dalle loro indagini sono allarmanti
Di BUTZ PETERS – giornalista e avvocato a Dresda. È uno dei massimi esperti tedeschi di storia della RAF
All’inizio di gennaio, quando il 2026 era iniziato da appena tre giorni, alcune immagini dall’aspetto apocalittico sono diventate virali, suscitando sgomento in tutta la Repubblica: con temperature sotto lo zero e nevicate, 45.000 famiglie nella zona sud-occidentale di Berlino si sono ritrovate improvvisamente senza elettricità né riscaldamento.
Elenco delle decisioni della classe politica che quasi nessuno al di fuori della Germania comprende. Anche all’interno della Repubblica Federale, molti cittadini considerano una follia ciò che accade nei settori dell’energia e dell’economia, ma anche della migrazione e in molti altri ambiti, a volte con un metodo, a volte senza. Una vasta coalizione che va dall’estrema sinistra fino all’Unione, tuttavia, come è noto, la valuta diversamente. Essa vede la Germania come un pioniere e un innovatore moderno. È proprio qui che risiede il problema centrale: nell’incapacità e nella riluttanza a correggere anche gli errori più evidenti. Ad esempio, qualche tempo fa il Cancelliere federale Friedrich Merz ha affermato che l’uscita dal nucleare è stata un «errore strategico» – per poi annunciare, allo stesso tempo, che non si può tornare indietro, ma solo proseguire con determinazione in quel vicolo cieco già intrapreso. Ciò si può definire coerenza, irresponsabilità o, semplicemente: stupidità.
Numero di Settembre 2026 UN DISASTRO CHE CI SIAMO COSTRUITI DA SOLI Le dodici maggiori follie della Germania, dall’immigrazione incontrollata alla politica energetica costosa e inefficiente, fino alla distruzione dell’industria: quando i leader berlinesi si assumono un incarico, lo fanno con grande determinazione. Una panoramica delle follie politiche dalle conseguenze più gravi. La buona notizia: si potrebbe quasi fare marcia indietro su tutto DI A L E X A N D E R WENDT
Del medesimo autore Disprezzo verso il basso. Come un’élite morale minaccia la società civile – e come possiamo difenderla Editore Lau, 372 pagine, 26 €. Disponibile su www.tichyseinblick.shop
Per stilare un elenco delle più grandi follie politiche in Germania, si presenta innanzitutto un problema di definizione: «Stupidità»: suona come un errore involontario, come goffaggine, ma non come un atto intenzionale.
Di fronte alla schiacciante vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt e al crollo della CDU in quella regione, anche i più fedeli sostenitori di Merz vacillano. La coalizione, che dopo la pausa estiva voleva finalmente migliorare ogni cosa e approvare le più grandi riforme sociali degli ultimi decenni, sta perdendo fiducia in se stessa. Nel frattempo, fuori, nel Paese, la situazione si sta aggravando. L’economia implora un segnale che confermi il proseguimento delle riforme. L’energia è troppo costosa. La concorrenza cinese sta schiacciando gli imprenditori. I dazi doganali precludono le prospettive sul mercato americano. Il Paese non può permettersi una situazione di stallo o addirittura di instabilità politica. I governi vanno e vengono, questa è la normalità in una democrazia. Ma per il Cancelliere e la sua coalizione la posta in gioco va ben oltre il mantenimento del potere. Si tratta dell’eredità liberale della Repubblica, del legame politico ed economico con l’Occidente, dell’adesione all’economia sociale di mercato e alla moneta europea. È tutto in gioco. Per la prima volta dalla fine della dittatura nazista, nella storia della Repubblica Federale un partito di estrema destra può sperare di ricoprire cariche di governo.
11.09.2026 Paralisi da paura L’ascesa dell’AfD rischia di spegnere ogni residuo slancio riformista del governo federale. Gli economisti mettono in guardia dalle drastiche conseguenze per la più grande economia europea
Il crepuscolo dei cancellieri L’ascesa dell’AfD rischia di spegnere ogni residuo slancio riformista della coalizione. Friedrich Merz intende mantenere la rotta. Ma il suo partito è ancora al suo fianco? Di D. Delhaes, J. Fokuhl, M. Greive, J. Hanke Vela, J. Hildebrand, M. Koch, J. Münchrath, D. Neuerer, J. Olk Berlino, Bruxelles, Düsseldorf
Mercoledì sera, poco dopo le 19, Friedrich Merz dà il benvenuto al suo «fan club».
Merz, dopo il disastro elettorale della CDU in Sassonia-Anhalt, ha sottolineato: «Arrendersi non è un’opzione». È stato eletto per quattro anni e adempirà alle proprie responsabilità. Un colpo di mano interno al partito per indurre il Cancelliere a dimettersi è considerato un tabù. Per Wüst vi sono fattori di rischio: dovrebbe essere certo del consenso dei gruppi parlamentari della coalizione, ovvero Unione e SPD, che insieme dispongono solo di una maggioranza risicata di dodici voti in Parlamento. All’interno dell’SPD potrebbe esserci la disponibilità a sostenere un nuovo Cancelliere al Bundestag, al fine di evitare nuove elezioni. Ma si tratterebbe più di una speranza che di una certezza. Con la sua richiesta di una procedura di verifica costituzionale nei confronti dell’AfD, Wüst si è isolato all’interno delle proprie file e ha suscitato incomprensione. Ha invece riscosso ampio consenso presso SPD, Verdi e Sinistra, che stanno lavorando per ottenere la messa al bando dell’AfD. Non sarebbe inoltre chiaro come un cancelliere Wüst riuscirebbe a rapportarsi con gli uomini di fiducia di Merz.
11.09.2026 Perché la crisi di Merz giunge in un momento inopportuno per Wüst Il primo ministro della Renania Settentrionale-Vestfalia coltiva la propria reputazione di aspirante cancelliere. Tuttavia, i rischi per lui sono enormi. E cosa intende fare Söder?
Di KRISTIAN FRIGELJ E NIKOLAUS DOLL Qualche giorno fa Hendrik Wüst ha avuto difficoltà a fornire una risposta chiara. Al presidente del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia è stato chiesto se fosse «senza riserve» disponibile come candidato di punta della CDU per le elezioni regionali del 27 aprile 2027.
Un viaggio attraverso la Sassonia-Anhalt. Molti raccontano con orgoglio di aver votato l’AfD, ma poi non vogliono rivelare il proprio nome. Tutti, invece, esprimono una speranza: che ora qualcosa cambi. Ma cosa dovrebbe cambiare? «La situazione economica», dicono alcuni, «l’immigrazione», dicono altri; e «i prezzi», dicono quasi tutti. E nella loro vita personale? A questa domanda molti rispondono: «In realtà sto bene». «Qui nel comune, in realtà, sono d’accordo con la politica», afferma un ex meccanico di macchine edili di 74 anni. Parla di un «voto di frustrazione». Allo stesso tempo, per lui un tema decisivo in occasione delle elezioni è stato il sistema educativo. Su questo fronte l’AfD promette grandi cambiamenti: un allentamento dell’obbligo scolastico e l’abolizione dell’inclusione nelle scuole della Sassonia-Anhalt figurano nel programma del partito. E anche dal punto di vista dei contenuti l’AfD intende intervenire sui programmi scolastici. «Più Bismarck, meno Hitler», è il motto secondo il deputato dell’AfD Hans-Thomas Tillschneider.
11.09.2026 Sperare che qualcosa cambi Non sono solo gli elettori dell’AfD a ritenere che il partito abbia individuato i veri problemi. Altri si chiedono come possano ancora dialogare con i propri concittadini. Un viaggio attraverso la Sassonia- Anhalt
Di Luca Neuschaefer-Rube, Neinstedt/Quedlinburg Il quaranta per cento si presenta così: una lunga strada statale, campi gialli, sullo sfondo le montagne e gli alberi verdi dell’Harz.
Mosca ha gradualmente ridotto le forniture. Inizialmente Gazprom accettava solo rubli come pagamento, poi il gruppo ha interrotto le forniture verso la Bulgaria e la Polonia, successivamente attraverso il gasdotto ucraino «Soyuz» e, infine, alla fine di agosto 2022, anche attraverso il gasdotto del Mar Baltico «Nord Stream 1». La Russia intendeva così mettere sotto pressione i sostenitori dell’Ucraina. Poiché il gas è fondamentale anche per la produzione di energia elettrica, i prezzi dell’elettricità hanno subito un aumento. Gli importatori di gas, in primis il gruppo Uniper di Düsseldorf, non sono più riusciti a onorare i propri contratti e hanno dovuto a loro volta essere salvati. In 27 voci il Ministero elenca quanto è costato lo «scudo protettivo».
11.09.2026 La crisi del gas di Putin è costata 50 miliardi Dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, il governo federale ha garantito l’approvvigionamento di elettricità e gas ai cittadini. Ora rende noto quanto ha speso a tal fine. Alcuni sostengono che la cifra sia stata molto più elevata
Di Michael Bauchmüller e Georg Ismar La situazione era grave, ma a causa del coronavirus il Cancelliere è rimasto nel proprio appartamento per precauzione. Solo tramite schermo, alla fine di settembre 2022, Olaf Scholz ha annunciato il «doppio colpo».
Siegmund sente il profumo del potere. Eppure ha temuto proprio questa situazione. Un governo senza una maggioranza sicura rappresenterebbe un rischio per lui, ma anche per la sua sostenitrice, la presidente federale Alice Weidel. Dopotutto, Magdeburgo dovrebbe essere solo il punto di partenza per la marcia verso la capitale federale. Un fallimento metterebbe a rischio anche il piano di potere della Weidel per Berlino. Un primo ministro Siegmund eletto con un margine risicato dovrebbe sentirsi dire che ora sta facendo proprio ciò che ha sempre rimproverato ai partiti tradizionali, ovvero mettere insieme a malapena delle maggioranze. Oppure ha addirittura intenzione di chiamare ripetutamente Sahra Wagenknecht per sapere se porrà il suo veto su questo o quel progetto di legge? Siegmund non è sotto pressione solo da parte del suo partito, ma anche da parte dei suoi elettori. Ora ha un impegno anche nei confronti di quelle persone che ha incontrato a migliaia durante i mesi della campagna elettorale e dalle quali si è lasciato acclamare come una pop star. Ha scattato selfie a raffica con loro, ha autografato magliette con la sua effigie e ha promesso loro ciò che era scritto sui manifesti blu in tutto il Paese: «Tutto è possibile». E ora che tutto sembra davvero possibile, vuole tirarsi indietro? Siegmund sa che non è così semplice.
STERN 10.09.2026 ESTREMO, NAZIONALISTA, INCAZZATO… L’AfD nella Sassonia-Anhalt ha il potere a portata di mano, ma ha bisogno di un partner. La lotta per il potere a Magdeburgo potrebbe sconvolgere anche il partito a livello federale
Di Martin Debes Il potere assume molte forme. Può presentarsi freddo e silenzioso – oppure ardente e chiassoso. E brutale.
E’ visibile la linea di frattura che divide la Repubblica in due schieramenti. Mentre in uno si teme per la sopravvivenza della democrazia liberale, per i diritti di libertà e i principi dello Stato di diritto, nell’altro si mette apertamente in discussione il sistema stesso. Il Paese sembra più politicizzato che mai. Nulla è più scontato, tutto è ideologicamente controverso, come due fronti in lotta per la nuova Germania. Al vertice, nella Cancelleria, siede una persona che dovrebbe condurre questa battaglia con sicurezza, ma al momento non si può nemmeno pensare a una leadership. «Sembra proprio come ai tempi della caduta del muro nel 1989, quando abbiamo già mandato a casa un sistema», esulta Oliver Kirchner al microfono, insieme a Siegmund, capogruppo dell’AfD nella Sassonia-Anhalt. Ulrich Siegmund e la sua AfD sono riusciti a dare il via a un movimento che in molti ha risvegliato il desiderio di tornare a essere protagonisti della propria storia. Il giorno delle elezioni si è trasformato in un momento di autoaffermazione. Il risultato della Sassonia-Anhalt non è un monito, è una dichiarazione di guerra. Con la bocciatura dei partiti di governo, molti cittadini esprimono la loro rottura interiore con un sistema che questi partiti hanno rappresentato per così tanto tempo. Sarebbe un’illusione credere che qualche correzione alla riforma delle pensioni o l’aggiustamento di alcune leve nel sistema fiscale possano placare questo malcontento. Gli sguardi si spostano ora da Magdeburgo a Berlino. Per il Cancelliere, lì è iniziata la fase decisiva.
STERN 10.09.2026 UNA NUOVA GERMANIA? Le elezioni in Sassonia-Anhalt stanno cambiando la Repubblica – e potrebbero far cadere il Cancelliere
L’AfD mette in discussione il sistema. Il Cancelliere ha ancora abbastanza forza per opporre resistenza? QUALE PAESE VOLETE? Il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt dimostra quanto sia divisa la Repubblica. Ora è in gioco il futuro della democrazia – e quello del Cancelliere.
Di Julius Betschka, Nico Fried, Paul Krauß, Veit Medick, Jan Rosenkanz A mezzogiorno Catalina Möwes nutre ancora speranze. «A metà scrutinio abbiamo già raggiunto il 50 per cento di affluenza alle urne», afferma l’insegnante quarantaduenne.
Quanto sarebbe pericoloso questo primo governo dell’AfD per la democrazia liberale? Quali sono le sue intenzioni in Sassonia-Anhalt? E da lì può davvero conquistare la Cancelleria? Il partito cercherà di aumentare la pressione su CDU e CSU e di dividere la coalizione. L’Unione è già in stato di shock dopo la debacle elettorale in Sassonia-Anhalt, mentre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore si profila un nuovo crollo. Gli estremisti di destra intendono sfruttare questa incertezza per continuare a scuotere il muro di contenimento, già di per sé fatiscente. Se la CDU e la CSU, sotto la pressione dell’AfD, dovessero spostarsi a destra, ciò destabilizzerebbe la coalizione con l’SPD e porterebbe ulteriormente i temi centrali dell’AfD nel mainstream. In Sassonia-Anhalt e in altre regioni della Germania orientale, l’AfD è già riuscita a modificare profondamente il clima sociale a proprio favore. Ora dovrebbe essere il turno del resto della Repubblica.
11.09.2026 Ecco come l’AfD sta ora cercando di conquistare il potere All’AfD mancano pochi voti per ottenere la maggioranza assoluta, ma dopo la vittoria elettorale in Sassonia-Anhalt gli estremisti di destra vogliono assolutamente governare. Alcuni esponenti del partito sognano già la Cancelleria
Di Astrid Geisler, Fabian Hillebrand, Ann-Katrin Müller, Philipp Wittrock La Sassonia-Anhalt dovrebbe essere solo l’inizio, almeno così se lo immagina l’AfD. «Si tratta della Germania», afferma Ulrich Siegmund, seduto alla conferenza stampa federale a Berlino il giorno dopo la sua vittoria elettorale.
È in gioco ciò che dal 1945 ha garantito stabilità alla Repubblica Federale: un conservatorismo democratico che sa cosa va preservato, ma anche come conciliare progresso e apertura al mondo. Se l’Unione continuerà su questa strada, dopo le elezioni federali del 2029 rischia di diventare irrilevante – e alla Germania si prospetta un governo di estrema destra. Le dimissioni del Cancelliere o un ricambio di alcuni volti non cambierebbero il quadro generale: la guerra in Ucraina, Donald Trump alla Casa Bianca, la concorrenza con la Cina e la crisi industriale. L’Unione ha bisogno di una risposta molto più radicale, proveniente dal centro del partito: Merz è in grado di garantirla? Forse. Per ora può ancora impostare la rotta. Se non ci riuscirà, sussiste il rischio che il conservatorismo democratico in Germania perda la propria rappresentanza politica.
11.09.2026 EDITORIALE L’ultima possibilità dell’Unione Friedrich Merz si trova con le spalle al muro. Tuttavia, un semplice cambio di leadership non basterà a salvare la CDU. Il partito deve osare un nuovo inizio all’insegna di un conservatorismo convincente
Di Swantje Karich L’Unione ha un problema di fiducia. Con maggiore «emotività», come ha affermato Friedrich Merz dopo il devastante risultato elettorale in Sassonia-Anhalt, si vorrebbe ora raggiungere i cittadini. Sembrava tuttavia che il Cancelliere federale stesse annunciando un programma politico.
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Otto mesi sono al tempo stesso un periodo breve e un’eternità in politica. Soprattutto quando all’orizzonte si profila un’elezione presidenziale dall’esito incerto. Dopo un’estate di relativa calma nella corsa all’Eliseo, la fine di agosto segna un netto cambio di ritmo. La dichiarazione di candidatura di Raphaël Glucksmann, le crescenti tensioni tra Gabriel Attal ed Édouard Philippe, le divisioni degli Ecologisti sulla loro strategia, il ritorno in grande stile dei «Insoumis» nella Drôme, il primo dibattito al Medef questo giovedì tra i principali candidati di fronte agli imprenditori… I segnali di un’accelerazione della campagna si stanno moltiplicando negli ultimi giorni.
28.08.2026 Le Pen-Mélenchon: le primarie possono impedire il duello? Mentre il nostro sondaggio Ifop-Fiducial conferma il netto vantaggio di Marine Le Pen e l’avanzata di Jean-Luc Mélenchon, lo scenario delle primarie sia a sinistra che a destra torna con forza Di John Timsit A otto mesi dalle presidenziali, la campagna elettorale si intensifica. Marine Le Pen rimane la grande favorita, con una percentuale compresa tra il 33% e il 35% delle intenzioni di voto.
La sua personalità, descritta come brusca e irritabile, potrebbe rivelarsi utile nel suo duello contro Trump. Tra i canadesi, il 76% è favorevole alla rottura dei negoziati con la Casa Bianca, mentre il 62% appoggia le ritorsioni da lui proposte. Il Primo Ministro canadese ha rifiutato di siglare un accordo commerciale con l’amministrazione Trump, che minacciava il suo Paese con dazi punitivi, promettendo di imporre agli Stati Uniti sovrattasse equivalenti.
27.08.2026 10 COSE DA SAPERE SU… Mark Carney Il primo ministro canadese ha deciso di ingaggiare un braccio di ferro con Donald Trump, nuovamente impegnato in una guerra commerciale con il proprio vicino
Di Sarah Diffalah e Timothée Vilars 1 RESISTENZA «Non permetteremo a nessun Paese di decidere del nostro futuro»: il 22 agosto il Primo Ministro canadese ha rifiutato di siglare un accordo commerciale con l’amministrazione Trump, che minacciava il suo Paese con dazi punitivi, promettendo di imporre agli Stati Uniti sovrattasse equivalenti, «al dollaro vicino».
Kevin Warsh finora lascia i mercati nell’incertezza riguardo alle sue intenzioni. Tuttavia, alcuni investitori ritengono che dovrà cambiare tono per rassicurare i mercati obbligazionari sempre più agitati. I tassi di interesse a lungo termine hanno ripreso a salire nelle ultime settimane, nonostante lo status quo monetario della Fed. Il rendimento dei Treasury con scadenza a 30 anni ha toccato il livello più alto degli ultimi vent’anni, superando il 5,3%. Le tensioni sul debito statunitense hanno spinto il segretario al Tesoro, Scott Bessent, a intervenire sui mercati per limitare i danni. Con un debito pubblico di oltre 40.000 miliardi di dollari, gli Stati Uniti difficilmente possono permettersi di perdere il controllo sui tassi. La vaghezza con cui mantiene le proprie posizioni gli consente di non soffermarsi sull’apparente contraddizione tra la sua volontà di combattere l’inflazione e il desiderio della Casa Bianca di vedere i tassi scendere il più rapidamente possibile.
27.08.2026 Inflazione, debito, indipendenza: a Jackson Hole il presidente della Fed è atteso su tutti i fronti Lo stile di comunicazione del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha contribuito alle tensioni sui mercati obbligazionari. Tuttavia, sono pochi gli investitori che si aspettano una spiegazione dettagliata in occasione del simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole.
Il simposio della Fed di Kansas City, che si tiene ogni anno a Jackson Hole, nello Stato del Wyoming, ospiterà quest’anno il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. Di Bastien Bouchaud — Ufficio di New York La «scatola nera» della Fed svelerà i propri segreti? Kevin Warsh si appresta a tenere venerdì il suo primo importante discorso al simposio di Jackson Hole in qualità di presidente della Federal Reserve.
Di cosa hanno parlato John Ratcliffe e i suoi interlocutori russi? Mosca si rifiuta di fornirne i dettagli, ma Donald Trump ha fornito mercoledì un primo elemento di risposta. In un’intervista, il presidente americano ha definito il viaggio «quasi di routine» e ha assicurato che non era collegato né all’Iran né a eventuali minacce russe contro la NATO. «Vorremmo che la guerra in Ucraina finisse», ha dichiarato, senza specificare se la fine del conflitto fosse stata menzionata direttamente durante i colloqui di John Ratcliffe con i servizi russi. Il contesto permette di delineare diverse ipotesi.
27.08.2026 L’intrigante visita del capo della CIA a Mosca La visita a sorpresa del direttore della CIA a Mosca, martedì, non ha dato luogo a un incontro con Vladimir Putin. Secondo il Cremlino, John Ratcliffe ha avuto dei «contatti» con i servizi segreti russi.
Di Matthieu Holyman Un Boeing C-17 dell’esercito statunitense aveva fornito il primo indizio. Partito dalla base di Andrews, nei pressi di Washington, e dopo aver fatto scalo a Riga, in Lettonia, l’aereo militare è atterrato martedì mattina all’aeroporto moscovita di Vnukovo, per poi ripartire poche ore dopo.
Sondaggio dopo sondaggio, i francesi manifestano una franca ostilità nei confronti di qualsiasi tassazione delle eredità. L’importo mediano delle trasmissioni nel corso della vita è tuttavia di soli 70.000 euro, e un’ampia fetta della popolazione non riceve nulla. Ai piedi dell’Himalaya di bilancio, con 125 miliardi di euro da reperire solo per stabilizzare il debito pubblico nei prossimi anni, escludere qualsiasi misura sulla tassazione delle successioni dei più abbienti potrebbe rivelarsi delicato, soprattutto se i candidati intendono alleggerire la tassazione sul lavoro.
27.08.2026 La tassazione delle successioni: un vicolo cieco francese Per finanziare la riduzione delle imposte sul lavoro, la sinistra ripropone l’idea di aumentare le imposte sulle successioni di importo elevato. La destra rifiuta qualsiasi aumento della pressione fiscale. Da un sondaggio all’altro, oltre l’80% dei francesi si dichiara contrario a qualsiasi aumento dell’imposta sulle successioni, che equiparano a una «tassa sulla morte» o a una doppia tassazione di una vita di lavoro.
Di Marc Vignaud Con l’avvicinarsi della campagna presidenziale, i candidati di sinistra ripropongono le loro proposte fiscali per finanziare i propri programmi.
Nella ricerca di percorsi alternativi, non è più tempo di voci di corridoio o di dibattiti teorici: i piani per il «dopo-Ormuz» hanno iniziato a concretizzarsi. In particolare negli Emirati Arabi Uniti, già dotati di una via alternativa grazie all’Abu Dhabi Crude Oil Pipeline. I lavori procedono a pieno ritmo per raddoppiare questo oleodotto che collega, su un percorso di circa 400 chilometri, i giacimenti petroliferi di Habshan, nel nord-ovest, al porto di Fujairah, nel Golfo di Oman. L’Arabia Saudita prevede inoltre di potenziare il proprio oleodotto terrestre che, da sei mesi, le consente di smistare parte del proprio greggio senza passare per Ormuz: questa infrastruttura, che attraversa l’intero Paese da est a ovest, dal giacimento di Abqaiq, nel Golfo, fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, è già in grado di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno. Anche il Kuwait, paese privo di vie alternative allo Stretto di Ormuz, sarebbe interessato a partecipare a tale progetto. Se alcuni progetti sono effettivamente reali, altri servono piuttosto a lanciare un messaggio: si tratta di dimostrare agli iraniani che esistono alternative.
28.08.2026 Alla ricerca di nuove rotte per l’oro nero I Paesi del Golfo stanno diversificando le proprie rotte di trasporto del petrolio, al fine di affrancarsi dallo stretto di Ormuz
Di Marie de Vergès Solo sei mesi fa, l’esportazione di idrocarburi dal Golfo Arabico-Persico seguiva regole semplici: percorrere la via più diretta – lo Stretto di Ormuz – per raggiungere rapidamente l’Asia, la regione del mondo con il maggior fabbisogno energetico.
A partire dagli anni ’80, il mondo neoliberista ha provocato un forte aumento delle disuguaglianze, una riduzione delle aliquote marginali dell’imposta sul reddito, una diminuzione dell’imposta sulle società, ecc. Dal suo punto di vista, è un successo! Ma stiamo giungendo a un punto di rottura. Stiamo passando a una forma di oligarchia plutocratica che ci riporta a una situazione precedente al 1789. Alcuni gruppi sociali si sono separati. Gli oligarchi e i plutocrati si considerano estranei alla società comune, quasi estranei all’umanità comune. Lo si vede in Elon Musk, con la sua volontà di stabilirsi su Marte, ma anche in alcuni discorsi sull’intelligenza artificiale e sul transumanesimo. Queste persone si ritengono in grado di sottrarsi al nostro destino collettivo. La questione è sapere se una simile secessione possa durare. Una società deve mantenere una certa coesione per funzionare. Occorrono acqua, cibo, energia, infrastrutture. Tutta questa materialità presuppone un minimo di coesione sociale.
Settembre 2026 SI STA ASSISTENDO ALLA FINE O A UNA TRASFORMAZIONE DEL LIBERALISMO? Siamo entrati in una nuova fase del neoliberismo o stiamo scivolando verso il neomercantilismo, con un ritorno del protezionismo e dello Stato? Jacques Rigaudiat e Arnaud Orain mettono a confronto le loro analisi in un stimolante faccia a faccia.
Jacques Rigaudiat Economista. Ex consigliere sociale dei primi ministri Michel Rocard e Lionel Jospin
Arnaud Orain Economista e storico, direttore di studi presso l’EHESS
Intervista a cura di Christian Chavagneux Jacques Rigaudiat, nel Suo libro Lei scrive che «l’ordine neoliberista domina il mondo occidentale». Jacques Rigaudiat: Il neoliberismo è nato negli anni Venti e Trenta, non semplicemente per rinnovare il liberalismo, ma contro di esso e per sostituirlo. Gli ci sono voluti cinquant’anni per affermarsi.
Il liberalismo economico, inteso come grande narrativa ideologica, ha perso parte del suo splendore. Gli Stati proteggono sempre più i propri confini, intervengono con maggiore forza nell’economia, cercano di ridurre la propria dipendenza dall’estero, il tutto giustificato dalla necessità di garantire la propria sicurezza economica. Tuttavia, la globalizzazione non è scomparsa e, all’interno del proprio territorio, le norme che regolano la fiscalità, il lavoro, la finanza o la governance delle imprese rimangono in gran parte ereditate dai decenni liberali. Sebbene il mercato non venga più presentato come la soluzione a tutti i problemi, spesso continua a dettare le regole del gioco economico interno. Il capitalismo contemporaneo si trova chiaramente in un momento di svolta. Se il liberalismo sfrenato è ormai agli sgoccioli, quale sarà la sua nuova forma? Per alcuni, sulla scia dei sogni del magnate tecnologico americano Peter Thiel, sarà libertario: senza leggi, senza regole. senza tasse e senza democrazia. Per altri, si sta affermando un capitalismo nazionale autoritario che si chiude verso l’esterno, promuove la repressione dei movimenti sociali e stende il tappeto rosso ai più ricchi. Da Elon Musk all’avvicinamento di numerosi grandi capitalisti francesi all’estrema destra, questa strada sembra infatti ben aperta.
Settembre 2026 NON SI È ANCORA FATTA FINE CON LE POLITICHE ECONOMICHE LIBERALI In un momento in cui gli Stati sono maggiormente preoccupati dalle loro dipendenze strategiche che dal libero mercato, il liberalismo economico sta perdendo terreno. Ciononostante, continua a dettare le regole del gioco in molti ambiti Di Christian Chavagneux
A livello mondiale, dagli Stati Uniti alla Cina e persino in Europa, le parole d’ordine sono ormai la sovranità e l’autonomia strategica in nome di una sicurezza economica che richiede di ridurre la dipendenza dall’estero.
Dopo oltre mezzo secolo di progressiva affermazione, seguita da un periodo di predominio ideologico, stiamo assistendo a una profonda rimessa in discussione del liberalismo economico? La fede nelle virtù innate del libero mercato è senza dubbio in declino. Se Donald Trump contribuisce a questa tendenza, è ben lungi dall’essere l’unico a spingere in questa direzione. È giunto il momento del ritorno delle frontiere e dell’intervento dello Stato nell’economia. Una panoramica sulle molteplici sfaccettature di questo mondo in pieno sconvolgimento.
Settembre 2026 È questa la fine del liberalismo? Sono finiti i tempi in cui il libero mercato racchiudeva tutte le promesse. In tutto il mondo, si assiste ora allo sviluppo di politiche commerciali restrittive e a un maggiore intervento degli Stati.
Di Christian Chavagneux – Dossier illustrato da Adrià Fruitos Dopo oltre mezzo secolo di progressiva affermazione, seguita da un periodo di predominio ideologico, stiamo assistendo a una profonda rimessa in discussione del liberalismo economico?
A causa della guerra in Ucraina e delle tensioni internazionali sempre più crescenti il mercato delle munizioni si sta irrigidendo e il governo francese intuisce che le forniture potrebbero esaurirsi molto rapidamente. «In alcuni segmenti, solo i paesi che dispongono di una produzione sul proprio territorio possono rifornire le proprie forze armate». Il ministro, che ha il vento in poppa, scende in campo per portare avanti questa questione. È infatti sostenuto dai parlamentari di tutti gli schieramenti, alcuni dei quali seguono la questione da diversi anni.
28.08.2026 Come la Francia ha riconquistato la propria sovranità nel settore delle munizioni Giugno 2022: Emmanuel Macron lancia, con grande sorpresa dell’intero settore della difesa francese, l’economia di guerra. In una serie in cinque parti, <«La Tribune» vi accompagna per tutta questa settimana dietro le quinte di questo vasto progetto dello Stato francese guidato dall’allora ministro delle Forze armate Sébastien Lecornu (lancio, attuazione, difficoltà, resistenze…). Questo concetto è destinato a rivoluzionare i processi industriali dei gruppi del settore della difesa. Dietro le quinte del rilancio del settore delle munizioni in Francia.
Di MICHEL CABIROL Otto mesi dopo il lancio dell’economia di guerra, il ministro delle Forze Armate Sébastien Lecornu affronta il 2023 con l’obiettivo di far muovere anche le linee di produzione nel settore delle munizioni, in particolare quelle da 155 mm, utilizzate soprattutto dal Caesar.
Il calo dei mercati petroliferi di questa settimana non sarà sufficiente, da solo, a cancellare uno shock già incido sui bilanci delle famiglie. I dati attesi sui prezzi alla produzione in Francia e sulla massa monetaria dell’area dell’euro consentiranno di valutare la diffusione dell’aumento dei costi energetici. I primi misurano la pressione esercitata sui margini delle imprese. I secondi forniscono, insieme ad altri indicatori, informazioni sulle condizioni di finanziamento e di domanda in cui tale pressione può essere trasferita. Affinché il calo del Brent si traduca in un sollievo per l’Europa, occorrerà ben più di un accordo diplomatico annunciato. Le navi dovranno effettivamente riprendere a navigare, i volumi esportati dal Golfo dovranno tornare, gli assicuratori dovranno ridurre i propri premi e le raffinerie dovranno ritrovare condizioni normali di approvvigionamento. La stabilità dei flussi russi rimarrà l’altra variabile fondamentale.
28.08.2026 Petrolio: il Brent scende nuovamente verso gli 87 dollari, ma l’Europa non ne risente ancora
Il Brent scende a 86,91 dollari, dopo un calo superiore al 7% in una settimana, sulla scia delle speranze di un accordo sullo Stretto di Hormuz. Tuttavia, l’incidente a una petroliera nello stretto e il persistente aumento dei prezzi dei carburanti dimostrano che l’Europa non beneficerà immediatamente di tale calo.
LT (CON REUTERS) Il Brent ha registrato un calo di oltre il 7% in una settimana, attestandosi giovedì a circa 87 dollari al barile. Gli investitori puntano su una graduale ripresa dei flussi attraverso lo stretto di Ormuz. Tuttavia, questa distensione rimane puramente finanziaria: sia per le imprese europee che per gli automobilisti, il costo del gasolio e della benzina non scende allo stesso ritmo del greggio.
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Guardo con grande preoccupazione al massiccio aumento del debito. Quando ero ministro delle Finanze federale, lo «Spiegel» ha pubblicato una copertina con la mia foto, sotto la quale c’era scritto: «Il fallito». Il motivo era un buco di bilancio. All’epoca, però, avevamo imposto tagli pari a 100 miliardi di euro, perché dovevamo finanziare le ingenti spese per la riunificazione tedesca. Non è stata affatto una bella esperienza per me. Ciononostante, l’abbiamo fatto. Oggi sento soprattutto parlare di tutto ciò che non si può fare. Vedo troppo pochi sforzi di risparmio da parte di questo governo. Quasi un euro su tre nel prossimo bilancio federale è finanziato dal debito, e l’SPD vuole contrarre ancora più debito. Non si può andare avanti così. Occorrono tagli massicci, solo allora si dovrebbe parlare di nuovo debito. Mi sembra che si presti troppo poca attenzione a ciò che i prestiti significano per le prossime generazioni. Noi dell’Unione dipendiamo attualmente dall’SPD. Il fatto che questo partito sia in crisi rappresenta un problema enorme. Ogni volta che l’SPD si sposta verso il centro, una parte della sinistra si stacca. Votare per l’AfD per frustrazione o rabbia è irresponsabile. Ora è richiesta una leadership politica.
STERN 30.07.2026 L’INTERVISTA «Il fatto che l’SPD sia in crisi è un problema enorme» L’ex ministro delle Finanze federale Theo Waigel parla degli sforzi di riforma del Cancelliere, della strategia giusta contro l’AfD – e del perché non dovrebbe esserci un limite al mandato per Markus Söder
Intervista: Julius Betschka e Gregor Peter Schmitz Signor Waigel, il mondo cristiano-democratico sembra in subbuglio. Nel giro di poche ore l’Unione ha cacciato il potente capogruppo parlamentare Jens Spahn perché ha avuto un figlio tramite maternità surrogata. La cosa l’ha sorpresa? No, le dimissioni erano giuste ed erano inevitabili. Quando ho visto il primo titolo al riguardo sul quotidiano «Bild», ho capito subito: la situazione non può rimanere così. Non ho nemmeno letto l’articolo.
Merz ha dato il via a un carosello di nomine che sembra sfuggire al controllo. No, questo nuovo inizio non ha nulla di magico. Nemmeno un briciolo di splendore. Al contrario, il rimpasto di governo si sta trasformando in un conflitto che minaccia l’autorità di Merz come leader del partito. Vengono in luce, agli occhi di molti all’interno della CDU, le debolezze di Merz: gli mancano talento organizzativo, empatia e una certa flessibilità. Non si può guidare un partito come una media impresa nel Sauerland, dove il capo licenzia le persone a suo piacimento, afferma qualcuno. Un fantasma si aggira nella CDU. Cosa succederà se le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore andranno all’AfD? Se i cristiano-democratici scenderanno sotto il 20 per cento nei sondaggi? Il leader del partito resterà ancora saldamente in sella?
STERN 30.07.2026 UN COLPO DI FULMINE Friedrich Merz voleva dare una svolta decisiva con il suo rimpasto ministeriale. Il piano è fallito clamorosamente. Improvvisamente, la sua autorità come leader del partito è minacciata
Di Julius Betschka È stata probabilmente l’ultima azione ufficiale di Patrick Schnieder, ma proprio quella ha avuto un impatto enorme. Il ministro dei Trasporti, tanto alto quanto insignificante, che Friedrich Merz voleva licenziare la scorsa settimana, domenica ha chiesto a gran voce le dimissioni.
I partner stranieri hanno seguito con preoccupazione il modo in cui Zelenskyj ha sostituito i vertici militari nel bel mezzo della guerra. La nuova squadra di governo ha soprattutto due compiti. Sul fronte interno, il ministro della Difesa Chmara e il capo delle forze armate Drapatyj dovranno portare avanti le riforme dell’esercito avviate da Fedorov. Tra queste rientra anche il miglioramento delle procedure di reclutamento. Sul piano estero, Umjerow è ora il responsabile delle partnership internazionali del governo in materia di armamenti. Si occuperà, tra l’altro, dell’attuazione del progetto Freya e degli accordi sui droni.
05.08.2026 ZELENSKYI – Riorganizzazione governativa caotica Il presidente ucraino sostituisce diversi ministri. Non tutti i vertici sono incontrastati
Di Carsten Volkery, Berlino La riorganizzazione del gabinetto si è trasformata in una crisi di governo per il presidente ucraino Volodimir Zelenskyi. Tutto è iniziato con la destituzione della prima ministra Julia Svyridenko il 12 luglio. Tre giorni dopo, Selenskyj ha licenziato il popolare ministro della Difesa Mychajlo Fedorov.
Quanto Meloni stia puntando nuovamente sul tema lo dimostra un’iniziativa di Roma dopo l’assalto a Ceuta. Il 1° agosto l’Italia ha introdotto controlli mirati alle frontiere – su navi e voli provenienti dalla Spagna verso l’Italia. Di fatto, è difficilmente immaginabile che i migranti arrivati a Ceuta solo la settimana scorsa si trovino già a bordo di queste imbarcazioni o aerei. I controlli hanno comunque un forte impatto mediatico. Tanto più che Roma li presenta come una sospensione dell’accordo di Schengen nei confronti della Spagna. Eppure un tale effetto mediatico non sarebbe affatto necessario. Meloni è infatti riuscita a spostare sensibilmente il dibattito dell’UE sulla migrazione. Ciò emerge anche dalla straordinaria teleconferenza dei ministri degli Interni dell’UE, convocata martedì mattina dopo gli eventi di Ceuta: essa è frutto di un’iniziativa di Meloni e della sua partner danese in materia di migrazione, la prima ministra Mette Frederiksen.
05.08.2026 GIORGIA MELONI – La forza trainante dell’Europa Dopo l’assalto dei rifugiati a Ceuta, cresce l’influenza della presidente del Consiglio italiana a Bruxelles. Il suo progetto di centri di accoglienza fuori dall’UE riuscirà ad affermarsi?
Di Virginia Kirst – Roma Le immagini dell’assalto dei migranti marocchini all’exclave spagnola di Ceuta hanno sconvolto l’opinione pubblica mondiale – e rafforzato politicamente Giorgia Meloni.
Il Cancelliere Merz: «I nostri vicini devono sentirsi più sicuri quando la Germania diventa più forte». Una Germania forte: era ciò che gli altri Stati europei chiedevano da tempo. Una Germania che non si nasconda dietro il passato nazista, ma che investa nella difesa militare del continente. Ma questa Germania rimarrà affidabile – o ricadrà nei vecchi schemi egemonici, tornando a rappresentare una minaccia per i suoi vicini? La paura del potere tedesco? Questa preoccupazione di origine storica è rafforzata da una tendenza politica attuale: l’ascesa dell’AfD. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, un partito che mette in discussione il processo di integrazione europea – e quindi il meccanismo centrale per riconciliare l’Europa con il potere tedesco – è in testa ai sondaggi in Germania.
05.08.2026 DIFESA – Il potere inquietante La Repubblica Federale sta diventando una potenza militare, modificando così gli equilibri di potere in Europa. Questo rende il continente più sicuro? Oppure risveglia vecchie paure che si credevano superate?
Di Dana Heide, Friederike Hofmann, Moritz Koch Washington, Parigi, Berlino Quando un cancelliere federale sottolinea aspetti che sembrano scontati, può trattarsi di frasi di circostanza – oppure di un messaggio particolare.
L’Unione Europea, quel coraggioso esperimento di politica sovranazionale avviato dopo la Seconda guerra mondiale, sta raggiungendo i propri limiti fondamentali. Quello a cui stiamo assistendo è il declino dell’Europa, il tramonto di un’Unione fondata sui principi della pace e della diplomazia, ma ormai incapace di reagire efficacemente alle sfide attuali. Il progetto europeo è rimasto fedele alla stessa idea: libero scambio, benessere e valori liberali come baluardo contro le guerre. Purtroppo questa idea, per quanto logica potesse sembrare all’inizio, non ha dato i risultati sperati. Il mondo occidentale è oggi in guerra con i nemici della democrazia. Abbiamo bisogno di istituzioni in grado di affrontare questa minaccia acuta, di mobilitare tutte le risorse disponibili e di adottare misure urgenti, invece di cercare compromessi e vie d’uscita. Non ci sarà una coesistenza pacifica con la Russia di Putin. E prima o poi l’Europa potrebbe giungere alla conclusione che una simile coesistenza sia impossibile anche con la Cina.
03.08.2026 COMMENTO DELL’OSPITE L’UE è del tutto inadatta alla guerra Minimizzazione dei rischi e ricerca del consenso: sono questi i principi che l’UE ha coltivato per decenni – e che ora stanno diventando un problema fondamentale per l’Europa
Garri Kasparov, ex campione mondiale di scacchi, è presidente della Renew Democracy Initiative. Gabrielius Landsbergis è membro dell’European Council on Foreign Relations. Dal 2020 al 2024 è stato ministro degli Esteri della Lituania. Questo testo proviene dall’Axel Springer Global Reporters Network Di GARRI KASPAROV E GABRIELIUS LANDSBERGIS Se ne è parlato molto quando il segretario generale della NATO Mark Rutte ha definito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump “papà”.
Oleksii Makeiev, ambasciatore di Kiev a Berlino: faccio notare che in Germania esistono partiti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra che, a quanto pare, ogni mattina ricevono direttive da Mosca. Tutti coloro che invocano la diplomazia devono sapere che la diplomazia viene praticata ai massimi livelli. Ne parliamo quotidianamente con i nostri partner americani, europei e tedeschi: come possiamo portare la Russia al tavolo dei negoziati? Ma dobbiamo farlo da una posizione di forza. E per questo occorre un’Ucraina forte e ben armata, un’Europa forte e in grado di difendersi, nonché sanzioni militari, politiche ed economiche contro la Russia. Solo allora la diplomazia potrà avere successo.
03.08.2026 «In Germania ci sono partiti che, a quanto pare, ogni mattina ricevono direttive da Mosca» L’Ucraina non si trovava in una posizione così favorevole da molto tempo. Proprio dalla Repubblica Federale, però, si profilano guai: Oleksii Makeiev, ambasciatore di Kiev a Berlino, teme uno scenario simile in Sassonia-Anhalt ed è preoccupato per i nuovi legami economici con la Russia
Di FLORIAN SÄDLER Davanti all’ingresso dell’ambasciata ucraina a Berlino-Mitte c’è un cartello che indica il divieto assoluto di sosta: «Dal 24/02/2022», si legge su di esso – la data del grande attacco russo all’Ucraina. Al piano superiore, nel suo ufficio, l’ambasciatore Oleksii Makeiev ci dà il benvenuto. Rappresenta il Paese aggredito in Germania dall’ottobre 2022.
L’autorità del Cancelliere si sgretola quasi di ora in ora. Chi vuole comprendere il drammatico crollo dell’autorità del Cancelliere deve ripercorrere tutto ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Sono stati così tanti gli avvenimenti che è facile perdere il filo. Quando qualcuno fa qualcosa che intendeva fare in tutta innocenza e provoca così un disastro, si sfiora il limite del comico. Nessuno accusa il Cancelliere di malafede. Le sue intenzioni sono buone, lo credono persino i suoi critici più accaniti, ma allora perché se la cava così male? E’ come se il Cancelliere, per ogni problema che voleva risolvere, ne creasse almeno due nuovi. Lo scherno che ora si riversa su Merz dimostra la rapida perdita di autorità del cancelliere tra i propri ranghi. All’interno della CDU non c’è quasi più speranza che Merz riesca a uscire da questa buca che si è scavato da solo. Si tratta di un evento senza precedenti nella storia postbellica della Germania federale. Persino nei vertici della CDU quasi nessuno è disposto a scommettere che il Cancelliere possa essere ancora in carica a Natale. Al più tardi il 21 settembre dovrà gettare la spugna o sarà costretto a ritirarsi, dopo le doppie elezioni a Berlino e Meclemburgo-Pomerania.
31.07.2026 Il crollo Governo: con il fallito rimpasto di governo, Friedrich Merz sta facendo precipitare la sua cancelleria in una grave crisi. Come si è potuto arrivare a questo punto? Ricostruzione di un fallimento politico
Di Konstantin von Hammerstein e Christian Teevs Lo conoscete? Il leggendario sketch che cinque decenni fa andò in onda per la prima volta in televisione e che è considerato uno dei più belli di Loriot: «Zimmerverwüstung» o «Das schiefe Bild»? Nella CDU sembra che quasi tutti lo conoscano.
L’uomo che prima della sua elezione si era presentato al proprio partito e all’intero Paese come un professionista della politica e un uomo d’azione determinato, sta commettendo una serie di errori di gestione. «Lei non dirige un’azienda, questo è un partito», ha fatto notare a Merz un collega di partito. Questo cancelliere sembra ignorare regole fondamentali. Gli esempi del fatale fallimento di Merz come leader non mancano. Ormai dovrebbe essere chiaro che c’erano valide ragioni per cui, nella lotta di potere tra gli eredi di Helmut Kohl all’inizio del nuovo millennio, si è imposta una certa Angela Merkel e non proprio Friedrich Merz. Nessuno in Germania desidera una situazione simile a quella britannica. Questo cancelliere non ha più margine tentativi falliti. Altrimenti dovrà andarsene o verrà allontanato dai suoi stessi collaboratori.
31.07.2026 EDITORIALE Fatale mancanza di leadership In questa situazione di crisi, la Germania non può permettersi un cancelliere ormai alle corde. Friedrich Merz deve migliorare o andarsene
Di Roland Nelles Quest’estate il cancelliere Friedrich Merz sta sperimentando cosa significa quando l’autorità di un capo di governo vacilla. Da diverse fazioni della sua stessa CDU viene criticato apertamente e senza riserve per il suo stile di leadership.
Cosa accadrà a Magdeburgo e oltre, se l’AfD non dovesse ottenere la maggioranza assoluta? Sono ipotizzabili diversi scenari, che a loro volta si ramificano in sottoscenari. L’AfD potrebbe tentare di procurarsi i pochi seggi mancanti attingendo dalle file della CDU. Circolano persino speculazioni secondo cui l’AfD potrebbe «comprare» i deputati della CDU di orientamento conservatore di destra con un incarico ministeriale o qualcosa di simile. Lo scenario secondario più probabile sarebbe che l’AfD ottenga, nella votazione segreta per l’elezione del primo ministro, i voti necessari da deputati che non si rivelano. La frustrazione interna al partito o simpatie programmatiche verso l’AfD potrebbero essere le ragioni di un simile comportamento. Anche questa ipotesi viene respinta con forza da molti, ma non da tutti, i politici della CDU.
03.08.2026 Tra Scilla e Cariddi Quali opzioni ha la CDU in Sassonia-Anhalt se l’AfD non dovesse ottenere la maggioranza assoluta in quella regione?
Di Reinhard Bingener, Hannover In occasione del nuovo adattamento cinematografico dell’“Odissea” omerica di Christopher Nolan, Scilla e Cariddi stanno tornando alla ribalta nella memoria collettiva.
In Germania esiste il «privilegio del gasolio»: il carburante è soggetto a una tassazione più bassa, per alleggerire il carico di chi guida molto, soprattutto per motivi di lavoro. Ma questo privilegio è praticamente inefficace dall’inizio della guerra con l’Iran. Il gasolio è particolarmente vulnerabile alle crisi. In un mondo caratterizzato da conflitti e possibili carenze, «gli automobilisti diesel devono aspettarsi fluttuazioni dei prezzi più marcate rispetto a qualche anno fa». Per chi guida molto, ma anche per l’industria automobilistica tedesca, il diesel è stato a lungo un modello di successo. I veicoli diesel stanno diventando sempre meno attraenti per l’uso privato, già prima della guerra in Iran. La situazione è ben diversa per le aziende di trasporto, che utilizzano la propria flotta per il lavoro quotidiano. Qui il diesel rimane lo standard.
03.08.2026 Funziona, funziona e poi smette di funzionare Il diesel è stato a lungo un modello di successo – sia per chi guida molto che per l’industria automobilistica tedesca, anche grazie agli incentivi statali. Ma a causa della guerra in Iran, questo carburante è diventato particolarmente costoso. E forse le cose resteranno così
Di Christina Kunkel e Nakissa Salavati Quando Stefan Menrath manda i suoi dipendenti in trasferta per lavori di montaggio, il costo del viaggio gli costa ultimamente fino al 18 per cento in più rispetto a prima della guerra in Iran – semplicemente perché il gasolio è nuovamente aumentato di prezzo.
Anche in Germania si discute delle immagini provenienti da Ceuta. Tra poche settimane si terranno le elezioni in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Il tema dell’immigrazione, in particolare, gioca un ruolo di primo piano. Probabilmente anche per questo le reazioni del governo federale sono state dure. Venerdì Friedrich Merz (CDU) ha esortato il governo spagnolo a riprendere il controllo della situazione il più rapidamente possibile. «La protezione dei confini esterni dell’Unione europea è fondamentale per la lotta all’immigrazione clandestina», ha affermato. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU), sostenitore di misure severe contro l’immigrazione irregolare, ha già tratto le prime conseguenze. Ha annunciato che i controlli alle frontiere interne saranno prorogati oltre il mese di settembre.
03.08.2026 L’UE chiede maggiore fermezza alla Spagna Dopo che decine di migliaia di migranti hanno varcato il confine verso Ceuta, la maggior parte di loro è tornata indietro. Ma in Europa regna l’inquietudine: i ministri dell’Interno si riuniranno martedì per discutere della questione
Di Josef Kelnberger e Sina-Maria Schweik le, Bruxelles/Berlino La scorsa settimana almeno 50.000 persone sono entrate dall’exclave spagnola di Ceuta provenendo dal Marocco.
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L’umanità sta preparando il futuro o sta andando incontro alla propria rovina? Quali sono le tendenze geopolitiche che caratterizzano il mondo? Quando l’URSS è crollata nel 1991 e gli Stati Uniti si sono imposti come unica iperpotenza, si sono convinti che le relazioni internazionali si sarebbero organizzate attorno ai valori liberali. La democrazia, il diritto e il commercio avrebbero permesso di costruire un futuro in cui l’egemonia statunitense sarebbe stata rafforzata, l’Europa sarebbe stata protetta e le potenze «emergenti» del Sud avrebbero beneficiato del processo di globalizzazione promosso dall’Occidente. Le cose non sono andate così. L’attuale sistema internazionale si articola attorno a due variabili: da un lato, la rivalità tra Stati Uniti e Cina, le uniche due grandi potenze a livello mondiale; dall’altro, la pluralità di posizioni degli altri Stati, senza un allineamento sistematico alle due potenze dominanti, ciascuno desideroso di trarne vantaggio e di limitare la propria dipendenza dai giganti.
29.07.2026 UN MONDO AD ALTO RISCHIO I motivi di preoccupazione sono fin troppo evidenti, tra guerre, tendenze autoritarie, tecnologie e cambiamenti climatici fuori controllo. Da qui l’importanza di individuare i cambiamenti strutturali di un mondo in cui tutte le logiche stanno cambiando
INTRODUZIONE
Di Jean-Vincent Holeindre, professore di scienze politiche all’Università Paris-Panthéon-Assas e direttore del Centro Tucidide. Ha appena pubblicato, insieme a Julian Fernandez, Senza fede né legge? (Edizioni Panthéon-Assas, 2026) Lo spettacolo del mondo, nel 2026, può far girare la testa, se non addirittura incutere terrore: scontri militari tra Stati che si estendono (Stati Uniti e Iran, Pakistan e Afghanistan, Israele e Libano, Russia e Ucraina…); guerre civili che lacerano le società (Yemen, Siria, Sudan, Birmania, Somalia, Etiopia…);
Abbiamo scelto venti domande che consentono di esplorare gli sviluppi – per alcuni davvero inauditi – della geopolitica odierna. Eccone alcune: Il mondo è diventato reazionario? Gli Stati Uniti e la Cina si scontreranno militarmente? Che cos’è un’alleanza solida? L’Europa, potenza o vassalla? Un mondo in via di brutalizzazione? Gli stretti sono il centro del mondo? Servizi segreti: chi controlla chi? Vendetta, rabbia… Le emozioni hanno preso il sopravvento? I paesi non allineati sono i nuovi giganti? Chi trae vantaggio dalle guerre civili? Il tabù nucleare sta per crollare? L’Occidente ha perso il monopolio del soft power? Il diritto internazionale è impotente? Si possono spostare i confini? A chi appartiene il mare? Il XXI secolo sarà africano? Le religioni: fattori di guerra o di pace? Il clima può sconvolgere la geopolitica? L’intelligenza artificiale guiderà la guerra? Lo spazio è il nuovo Far West? Per rispondere a queste domande, abbiamo coinvolto i migliori ricercatori e illustrato il numero con mappe sorprendenti che rivelano un mondo molto diverso da quello che abbiamo conosciuto.
29.07.2026 EDITORIALE Una stagione geopolitica
DI SOPHIE GHERARDI «Geopolitica»: il termine è onnipresente. A volte, nei dibattiti, viene confuso con le «relazioni internazionali». Eppure esiste una differenza tra i due concetti. Le relazioni internazionali abbracciano il mondo in tutte le sue dimensioni. La geopolitica studia certamente le rivalità tra potenze, ma le considera attraverso la lente del territorio geograficamente definito.
Il Brasile è ora soggetto a una sovrattassa cumulativa del 37,5 % da parte di Washington; le tensioni con gli Stati Uniti assumono una nuova piega, poiché i due paesi si sono apertamente scontrati sul piano politico e ideologico. Le autorità brasiliane ritengono che l’amministrazione Trump possa interferire negli affari interni del proprio Paese. La Casa Bianca ha fatto sapere di non considerare il governo brasiliano un alleato. Ciò apre quindi maggiori prospettive per Pechino, che ha fatto delle sue relazioni con il Brasile una priorità strategica. Il colloquio tra i presidenti Lula e Xi conferma la dinamica già esistente e la rafforza alla luce degli ultimi sviluppi tra Washington e Brasilia. Pur senza menzionare esplicitamente gli Stati Uniti, il leader brasiliano ha fatto sapere al suo omologo cinese che il suo governo «rimane determinato a diversificare i propri mercati e i propri partner commerciali».
29.07.2026 Pechino si schiera al fianco del Brasile, scottato da Washington Partner storico degli Stati Uniti, Brasilia, che teme ingerenze nelle prossime elezioni presidenziali, vuole diversificare i propri mercati
Di Claude Leblanc Gli Stati Uniti hanno applicato dazi doganali del 12,5% sui prodotti brasiliani, che ora sono soggetti a un’imposta cumulativa del 37,5%. La Casa Bianca ha fatto sapere di non considerare il governo brasiliano un alleato. Xi Jinping e Lula hanno riaffermato il loro intento di ampliare la cooperazione in settori strategici e ad alta tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, i satelliti, i minerali critici e il commercio di fertilizzanti.
Uno dei principi fondamentali degli omaniti: rimanere neutrali e mantenere buoni rapporti con tutte le parti. Nel tentativo di mantenere buoni rapporti con tutti, l’Oman si era ritrovato in una trappola, stretto tra le pressioni degli Stati Uniti e quelle degli iraniani. Ma la natura non si nega: mentre da due settimane il Golfo è alle prese con un’escalation tra Stati Uniti e Iran, i responsabili dell’Oman hanno nuovamente messo in campo la loro arte della mediazione e si sono ritrovati al centro degli sforzi diplomatici per evitare un’escalation. Un ruolo tradizionale. L’Oman si sta infatti adoperando per porre fine ai recenti scontri tra l’Arabia Saudita e gli Houthi dello Yemen. «L’Oman ritiene che, nonostante le difficoltà nei rapporti con l’Iran, questo Paese rimarrà sempre un vicino presente ai suoi confini.
28.07.2026 Guerra in Medio Oriente: l’Oman, il mediatore tanto atteso Sconvolto dall’attacco americano-israeliano contro l’Iran a gennaio, il sultanato si era tenuto in disparte fino ad ora. Il sultanato si sta attivando per evitare uno scontro tra l’Arabia Saudita e gli Houthi, che minaccerebbe lo stretto di Bab el-Mandeb. Parallelamente, sono in corso discussioni con gli iraniani sulle modalità di controllo dello stretto di Ormuz. Dopo giorni di scontri, dall’ultima domenica l’Iran e gli Stati Uniti hanno cessato i loro attacchi
Di Rémy Pigaglio Negli ultimi mesi si era fatto da parte. Scosso dall’attacco a sorpresa di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, proprio nel bel mezzo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran che stava organizzando nella propria capitale,
E’ la prima volta dal 2013 che 98 dei 101 dipartimenti francesi sono sotto sorveglianza per siccità. Con oltre 40.000 ettari bruciati in Francia dall’inizio dell’anno, il 2026 detiene il triste primato delle superfici devastate prima di metà luglio nel XXI secolo. L’ONF, che gestisce 11 milioni di ettari di foreste pubbliche, subisce ingenti tagli al proprio organico: il numero di agenti è sceso da 16.000 nel 1986 a 12.500 nel 2000, e addirittura a 8.000 nel 2022. La Corte dei Conti osserva che «queste riduzioni di organico hanno avuto conseguenze significative sul mantenimento delle competenze all’interno dell’ente». Dopo gli incendi dell’estate del 2022, Macron aveva annunciato un piano per piantare un miliardo di alberi nell’arco di dieci anni. Ripiantare essenzialmente conifere, che sono meno costose delle latifoglie, con una crescita più rapida, perfette per l’industria del legno… ma più sensibili agli incendi.
23.07.2026 EDITORIALE La nostra foresta sta bruciando e noi restiamo a guardare il fiammifero Sono ormai due decenni che l’ONF, che gestisce circa 11 milioni di ettari di foreste pubbliche, subisce ingenti tagli al proprio organico
DI MATHILDE VIENNOT L’incendio di Fontainebleau segna l’inizio di una nuova era per gli incendi boschivi: con oltre 2.000 ettari andati in fumo (quasi il 10% della superficie del massiccio), questa catastrofe è terrificante sotto diversi aspetti. Si tratta dell’incendio più grave nella storia recente della foresta.
Per incoraggiare i giovani ad arruolarsi, nelle università e nelle scuole tecniche russe vengono regolarmente organizzati incontri informativi, «lezioni di coraggio» e tornei di pilotaggio di droni su schermo. Queste sessioni si svolgono sotto la guida degli uffici di reclutamento militare e dei combattenti russi. Questi ultimi promettono ai futuri piloti di droni che non vedranno nulla della guerra. Non dovrebbero operare esclusivamente davanti agli schermi, in un bunker lontano dalla linea del fronte?
29.07.2026 I droni, uno strumento per attirare gli studenti nell’esercito russo Il Cremlino impone alle università di destinare il 2% del proprio organico alla guerra contro l’Ucraina
di Marie Jégo e Benjamin Quénelle Sempre alla ricerca di nuove reclute per alimentare la propria macchina da guerra, il Cremlino cerca di arruolare gli studenti nei reggimenti di piloti di droni in Russia, diventati il nuovo ascensore sociale, secondo la propaganda ufficiale.
Il suo nome di battaglia è «Magyar» («l’ungherese»). A differenza di molti ucraini, non parla russo e non ha né famiglia né amici dall’altra parte del confine. Più semplice per evitare qualsiasi pietà o emozione? «Non voglio nemmeno pronunciare la parola “russi”: non uccido esseri umani, uccido parassiti. I miei video mostrano a chi sta per arruolarsi per Putin che ciò che gli accadrà non ha assolutamente nulla di eroico. Nel 2025, solo tre anni dopo aver gettato le basi per la più efficiente delle unità di droni senza pilota, viene nominato «eroe dell’Ucraina» da Volodymyr Zelensky, poi incaricato di comandare un corpo d’armata completamente nuovo specializzato in sistemi aerei senza pilota – una prima assoluta nella storia mondiale dei conflitti. Secondo i suoi dati, il corpo dei droni rappresenta solo il 2,5% delle truppe ucraine, ma da solo uccide un terzo dei russi.
29.07.2026 Magyar, l’uomo che guida la guerra degli uccelli Leggenda ucraina dei droni, Robert Brovdi guida quest’estate l’operazione «Crimea» e prosegue i suoi attacchi alle raffinerie nel cuore della Russia – «MAGYAR» LAVORA IN BUNKER SPARSI NEL SUD-EST DELL’UCRAINA, CIRCONDATO DA UN ESERCITO DI NERD CHE INDOSSANO SCARPE DA GINNASTICA O CROCS, PALLIDI E STANCHI, COME DA GOOGLE
Di Ariane Chemin – Sud dell’Ucraina – inviata speciale Un timbro da baritono precede l’apparizione del comandante dalla barba rossa. Non c’è dubbio: è la stessa voce che, sul suo canale YouTube, accompagna con la musica le imprese delle sue truppe – quella di «Magyar», 50 anni, leggenda ucraina dei droni.
Quando Donald Trump è tornato al potere, non nascondeva il suo disprezzo per Volodymyr Zelensky, che considerava perdente a priori. Ha smesso di finanziare la resistenza ucraina e ha cercato di stringere accordi con Mosca. Ma l’ucraino ha fatto di tutto per conquistare la fiducia del leader americano. I due uomini si sono avvicinati a partire dal 26 aprile 2025 in Vaticano, durante un breve colloquio a margine dei funerali di Papa Francesco. Donald Trump è rimasto impressionato nel vedere le truppe ucraine riconquistare terreno, lui che non ama i «perdenti» e rispetta la forza. Gli Stati Uniti sono inoltre interessati al know-how unico al mondo dei combattenti ucraini in materia di droni.
29.07.2026 Trump-Zelensky: il disgelo Dopo il forte raffreddamento dei rapporti del 2025, il presidente americano riceve il presidente ucraino con un nuovo spirito. l All’ordine del giorno dei colloqui alla Casa Bianca: forniture di armi e pressioni diplomatiche sulla Russia. l Kiev, che ha sviluppato competenze nel settore dei droni, collaborerà in questo ambito con Washington. Zelensky accolto meglio da Trump rispetto al 2025
Di Solveig Godeluck — Ufficio di New York Volodymyr Zelensky è tornato a Washington, in una posizione decisamente migliore rispetto al febbraio 2025, quando Donald Trump lo aveva rimproverato pubblicamente nello Studio Ovale.
Di fronte a fiamme di tale intensità, la prefettura della Gironda ha avviato un vasto piano di evacuazione, mentre la regione ospita, in questa stagione, da 200 a 350.000 turisti. Fin dalla prima notte, la penisola di Cap-Ferret è precipitata in un incubo: campeggi evacuati nel buio, file di auto che avanzavano a passo d’uomo nel fumo, abitazioni difese una ad una dai vigili del fuoco. Sono bastate quarantotto ore per costringere 44.000 persone a mettersi in viaggio. Poi l’incendio ha virato verso est, in direzione dell’entroterra, costringendo l’agenzia sanitaria regionale ad attivare il piano di emergenza nella Gironda e nelle Landes e a sgomberare le case di riposo. Sabato il primo ministro Sébastien Lecornu ha riunito i suoi ministri con una sola direttiva: fare tutto il possibile per preservare Bordeaux dalle fiamme.
26.07.2026 La Francia in fiamme CRISI – La regione di Bordeaux è in preda alle fiamme, le evacuazioni si susseguono – 170.000 sabato alle 14:00 – e le autorità stanno raddoppiando gli sforzi per arginare un incendio di portata già storica
Di GEOFFROY ANTOINE Un disastro che nulla sembra riuscire a contenere. Da quattro giorni, un gigantesco incendio sta devastando la Gironda. Da Biscarrosse alle Landes, passando per Cap-Ferret e il bacino di Arcachon, i turisti stanno vivendo un incubo mentre i vigili del fuoco, affiancati da 1.500 militari, sono impegnati in una corsa contro il tempo per circoscrivere l’incendio prima che raggiunga Bordeaux e i suoi 270.000 abitanti.
Berlino sta accelerando i propri acquisti di armi e sviluppando le proprie capacità di attacco. Presentato come una risposta alla minaccia russa, questo potenziamento modificherà gli equilibri del continente. È in questo contesto che la Francia ha appena varcato una soglia di ben altra gravità. Parigi e Berlino hanno istituito un gruppo direttivo di alto livello in materia nucleare. La Germania dovrà partecipare alle esercitazioni nucleari francesi, a visite congiunte di siti strategici e al dialogo sull’articolazione tra le proprie risorse convenzionali e le capacità nucleari francesi. La dottrina gollista si basava su un’evidenza: solo lo Stato i cui interessi vitali sono minacciati può decidere dell’uso dell’arma nucleare. Diluire questo potere, anche indirettamente, equivale a trasformare uno strumento di sovranità in merce di scambio al servizio di un progetto di cui né gli obiettivi né i limiti sono chiaramente definiti. Macron afferma che la Francia rimarrà l’unica a decidere su un eventuale impiego dell’arma nucleare. Ma la sovranità non scompare quasi mai con una sola firma. Si erode per gradi.
22 – 28.07.2026 LA SOVRANITÀ FRANCESE È IN PERICOLO? Dissuasione nucleare – UN AUMENTO DI POTENZA CHE MODIFICHERÀ GLI EQUILIBRI DEL CONTINENTE
Di Xenia Fedorova, è editorialista su CNews e conduce il programma «Lumières orthodoxes» su Cstar La Germania non si accontenta più di riarmarsi. Vuole cambiare status. Friedrich Merz lo ha detto senza mezzi termini: la Bundeswehr deve diventare «l’esercito convenzionale più potente d’Europa». Berlino sta accelerando i propri acquisti di armi e sviluppando le proprie capacità di attacco.
Poiché l’obiettivo di Zelensky e dei suoi comandanti è quello di interrompere tutti i rifornimenti, sia militari che energetici, alla guerra russa, per costringere Vladimir Putin a sedersi al tavolo dei negoziati, le attività logistiche del Cremlino nel Mar Caspio rappresentavano un bersaglio naturale. Ma si può anche ipotizzare che il presidente ucraino abbia cercato di dimostrare la propria buona volontà nei confronti di Donald Trump, il quale, da quando le truppe di Kiev hanno ripreso l’iniziativa, sembra aver spostato l’attenzione da Mosca a Kiev. Alcuni analisti ritengono inoltre che un simile attacco abbia senza dubbio beneficiato di un via libera americano.
28.07.2026 Dall’Ucraina all’Iran, la convergenza delle guerre L’attacco ucraino contro una nave iraniana nel Mar Caspio conferma l’interconnessione dei due conflitti
Di Isabelle Lasserre Sin dall’invasione russa dell’Ucraina, gli alleati occidentali di Kiev hanno sempre avuto come obiettivo quello di contenere la guerra entro i confini del Paese.
Tra il 2022 e il 2026, la spesa stanziata dall’Estonia per la propria difesa è balzata dal 2,12 al 5,4% del proprio prodotto nazionale lordo. L’obiettivo, spiegano a Tallinn, è quello di ritardare un’eventuale invasione dei carri armati russi, per dare alle forze della NATO il tempo di accorrere in loro soccorso. Per scoraggiare meglio l’Orso, dal 2022 un piccolo contingente multinazionale è di stanza in modo permanente nel Paese. Quel giorno, nei pressi del ponte dell’Amicizia, si incontra un gruppo di soldati britannici in gita, che passeggiano senza armi né equipaggiamento. Con un migliaio di uomini, il Regno Unito costituisce la spina dorsale del battaglione NATO. I francesi contribuiscono con 500 soldati. È la missione “Lynx” che dedica parte del proprio tempo all’addestramento dei volontari della Lega di difesa estone, 16.000 uomini a rinforzo dei 7.700 militari dell’esercito regolare. A questi si aggiungono 4 caccia Rafale schierati in Lituania, a servizio della sorveglianza aerea della regione.
29.07.2026 La schizofrenia estone Narva, città estone al confine con la Russia, il cui 95% degli abitanti è di lingua russa, incarna la frattura sociale e culturale dei Paesi Baltici. Una fonte di tensioni geopolitiche che preoccupa sia le autorità locali che gli strateghi della NATO. Reportage.
Il “Ponte dell’Amicizia”, sul fiume Narva. Passaggio pedonale recintato, “denti di drago” sull’impalcato centrale: l’atmosfera è cordiale, ma l’immagine ricorda il Checkpoint Charlie della Guerra Fredda.
Dal nostro inviato speciale in Estonia, Mériadec Raffray
È ancora presto in questa mattina di luglio e, sotto un sole baltico particolarmente generoso, una lunga fila si snoda a monte del posto di dogana. Senza il timbro sul passaporto, è impossibile accedere al «ponte dell’Amicizia», come lo hanno battezzato i sovietici.
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AL MOMENTO I PROBLEMI DI ACCESSO ALLA PROGRAMMAZIONE DEL SITO SONO STATI RISOLTI
Da alcuni giorni sto subendo crescenti problemi all’accesso alla programmazione del sito, pur essendo disponibile la sola visualizzazione come lettore. Stiamo verificando, con scarso successo, se la disfunzione possa dipendere da qualche plugin interno al sito. Molto più probabile, come temo, che ci siano intromissioni fraudolente particolarmente pesanti, corrompendo le quali il sito, inducono la piattaforma OVH a bloccare gli accessi. Non so se i pochi mezzi tecnici e finanziari saranno sufficienti a fronteggiare la situazione. Molto probabile che le pubblicazioni si interrompano nei prossimi giorni visto che ad oggi riesco ad accedere con grande difficoltà solo con un tablet. Gli accessi con altri terminali e altre linee vengono progressivamente bloccati. Presumo che a breve si ripeterà la stessa situazione con quest’ultimo. Nel caso non mi resterà che salutare i sempre più affezionati lettori e passare ad altra vita. Giuseppe Germinario
Al momento in Germania abbiamo solo candidati per ruoli importanti, ma nessuna figura davvero grande. È come in un’opera in cui bisogna assegnare il ruolo di un re. Diversi cantanti possono fare un provino per quella parte, ma nessuno di loro è un re. Sul palcoscenico abbiamo prevalentemente figure mediocri che dovrebbero ricoprire ruoli importanti – il cancelliere, il ministro degli Esteri, il ministro della Difesa. Ma tutti percepiscono che si tratta piuttosto di sostituti o di persone che simulano il personaggio che, secondo il copione, dovrebbe trovarsi lì. Viviamo in una strana fase di transizione. Da un lato si predica costantemente l’uguaglianza. D’altra parte, produciamo incessantemente nuove gerarchie. Per questo le nostre società sono tra le più complesse dal punto di vista ideologico che siano mai esistite. Né la gerarchia né l’uguaglianza funzionano. In Trump si vede infantilismo allo stato puro. Le attuali grandi potenze sono aggrovigliate l’una nell’altra come un perverso gruppo del Laocoonte. Tutto fa presagire che si arriverà a gravi escalation. La Germania è abbastanza impotente da poter rimanere spettatrice.
17.07.2026 L’ordine liberale è destinato al fallimento? «Non si dovrebbe dare per scontato che il popolo conosca i propri interessi». Nella grande intervista estiva, l’influente filosofo Peter Sloterdijk risponde alle domande del nostro tempo
Vita e opera 26 giugno 1947: Peter Sloterdijk nasce a Karlsruhe Dal 1968 al 1974: studi di filosofia, storia e germanistica a Monaco di Baviera e Amburgo 1976: dottorato con una tesi dal titolo «Letteratura e organizzazione dell’esperienza di vita» sotto la guida del professor Klaus Briegleb Dal 1978 al 1980: Soggiorno nell’ashram di Bhagwan Shree Rajneesh (in seguito Osho) a Pune, in India 1983: Pubblicazione del libro di Sloterdijk «Critica della ragione cinica» Dal 2001 al 2015: Rettore dell’Università statale di design di Karlsruhe 2024: Serie di lezioni molto apprezzate al Collège de France (Parigi)
Intervista di Lukas Koperek e Leon Werner Chi vive a Berlino forse lo ha già incontrato: Peter Sloterdijk, che sfreccia in bicicletta lungo il Kurfürstendamm.
Non si parla più degli obiettivi iniziali di Trump, tra cui la liberazione del popolo iraniano. Dall’inizio della guerra, il regime iraniano sta reprimendo ancora più duramente gli oppositori. Uno di questi è Arash, uno scrittore di Teheran che in realtà ha un altro nome e che è in contatto con «profil» dalla fine di febbraio. Il regime ha bloccato in gran parte Internet, ma Arash sa aggirare il blocco. Tramite un canale sicuro invia messaggi e foto. A volte passano alcuni giorni prima che le domande da Vienna arrivino e Arash possa rispondere. I suoi messaggi offrono uno spaccato della vita quotidiana nella capitale iraniana. In Iran, scrive Arash, regna un clima di paura. «L’ala più radicale della Repubblica Islamica ha preso il sopravvento e ha assunto il controllo della Guardia Rivoluzionaria, nonché delle autorità di sicurezza e giudiziarie. Non ci sarà alcun accordo, a meno che non avvenga un miracolo!». Prevale la convinzione che a Trump non sia mai importato nulla della libertà del popolo. «Non si sente in alcun modo responsabile nei confronti del popolo iraniano», scrive Arash. «Trump non ha mantenuto nessuna delle sue promesse». Gli oppositori come Arash non sperano in primo luogo nella pace, ma piuttosto nella caduta del regime.
18.07.2026 «Il popolo iraniano maledice Trump» La guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran è divampata nuovamente. L’OPPOSITORE IRANIANO ARAS racconta della sua delusione nei confronti del presidente statunitense Trump, delle esecuzioni degli oppositori del regime in Iran e della vita quotidiana a Teheran nel quinto mese di guerra
Di Siobhán Geets Se dipendesse da Donald Trump, la guerra contro l’Iran sarebbe già finita da tempo. All’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, il presidente degli Stati Uniti aveva previsto che l’operazione «Epic Fury» («Furia epica») sarebbe durata dalle quattro alle sei settimane. Nel frattempo sono passati più di quattro mesi e mezzo e non se ne vede la fine.
Il vecchio ordine basato sulle regole, così come lo abbiamo conosciuto a lungo, è in pericolo. A causa della guerra di aggressione della Russia, ma anche a causa di capi di Stato che fissano altre priorità, per dirla in modo diplomatico. L’Europa lotta per la propria indipendenza – in materia di tecnologia così come nella produzione industriale o nella deterrenza. La diplomazia ha sempre bisogno di credibilità militare. Non dovremmo dimenticare che la diplomazia è molto più della politica ufficiale dei governi o del controllo degli armamenti. Non deve esserci un Iran dotato di armi nucleari. La questione nucleare iraniana può essere risolta solo attraverso la via negoziale. Le soluzioni militari non sono sostenibili. Per questo spero vivamente che i nuovi colloqui abbiano esito positivo. È anche nel nostro interesse. Un Iran dotato di armi nucleari potrebbe innescare una nuova corsa agli armamenti nucleari.
STERN 15.07.2026 «Situazione critica! Pericolosa! Inaccettabile!» Nessuno negozia con tanta durezza: la diplomatica di alto livello Helga Schmid parla delle peculiarità degli inviati iraniani e di cosa le dà forza durante le lunghe notti di trattative.
HELGA SCHMID, 65 anni, ha iniziato la sua brillante carriera diplomatica a metà degli anni ’90 come funzionaria presso l’ufficio del ministro degli Esteri tedesco Klaus Kinkel. Nel 2003 il suo successore, Joschka Fischer, la nominò capo del suo ufficio ministeriale. Nel 2006 passò al Servizio europeo per l’azione esterna, di recente istituzione, con sede a Bruxelles, di cui divenne segretaria generale nel 2016. Schmid è inoltre considerata l’artefice dell’accordo sul nucleare con l’Iran del
Nata a Dachau, è stata la prima donna a ricoprire, dal 2020/2021 al 2024, la carica di segretaria generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), una posizione di vertice nella diplomazia internazionale.
Intervista: Steffen Gassel Signora Schmid, nel luglio 2016 un attentato razzista che ha causato nove vittime ha sconvolto la sua città natale, Monaco di Baviera. Come ha raccontato in seguito, il giorno dell’attentato ha inviato messaggi dal cellulare ai suoi contatti sul posto per assicurarsi che stessero bene. Ha fatto lo stesso anche in Iran, quando in primavera sono cadute bombe su Teheran?
Se mettiamo a confronto lo stipendio di un cancelliere federale con quello di un allenatore della nazionale, constatiamo che Friedrich Merz dovrebbe governare per un totale di quasi 28 anni per arrivare a dieci milioni. Ciò significa che Merz dovrebbe essere rieletto almeno sei volte fino al 2053 e, a 96 anni, sarebbe di nove anni più vecchio di Konrad Adenauer al momento del suo addio alla carica di cancelliere.
STERN 15.07.2026 EDITORIALE
«Un allenatore della nazionale guadagna diversi milioni di euro. Per guadagnare quella cifra, un cancelliere deve lavorare a lungo. Eppure solo lui ha la reputazione di riempirsi le tasche.» Il cancelliere tedesco guadagna circa 360.000 euro all’anno. È una somma ingente. In cambio, il cancelliere – attualmente Friedrich Merz – ha una certa responsabilità per il benessere del Paese, anche se, a giudizio dei tedeschi, Merz finora non si è dimostrato all’altezza di questo compito.
Il giornalista israeliano Ronen Bergman lo definisce la «macchina di omicidi più solida e razionale della storia». Il Mossad, il cui nome completo è ha Mossad le Modiin u le Tafkidim Mejuchadim, Istituto per l’intelligence e le operazioni speciali, è responsabile delle missioni al di fuori di Israele, spesso in territorio nemico. In breve: l’«Istituto». Un nome sobrio per un’istituzione che molti considerano «senza dubbio uno dei migliori servizi segreti», come afferma un ex agente dei servizi segreti europei. Perché il Mossad è veloce e pronto ad assumersi rischi, non è soggetto a restrizioni dovute a termini di conservazione dei dati o al controllo parlamentare, fa capo direttamente al Primo Ministro, ma soprattutto perché il Mossad non si limita a raccogliere informazioni come il Servizio federale di intelligence tedesco (BND), bensì conduce operazioni, tanto brutali quanto brillanti, che nemmeno la CIA o l’MI6 britannico osano – o non sono autorizzati a – compiere. Il Mossad suscita timore e fascino, è oggetto di teorie del complotto e di racconti eroici. Nei primi decenni dopo la sua fondazione nel 1949, il Mossad dava la caccia ai nazisti, spiava i regimi arabi e assassinava palestinesi. Ma da tre decenni, da quando nel 1996 due agenti travestiti da turisti portarono con sé campioni di terreno radioattivo dall’Iran, si è dedicato quasi esclusivamente a un unico obiettivo: impedire che la bomba atomica finisse nelle mani del regime iraniano. Con l’ausilio di operazioni spettacolari, omicidi a sangue freddo e influenze occulte. E mentre questa guerra nell’ombra era ancora in corso, il Mossad si preparava alla guerra vera e propria.
17.07.2026 L’Istituto Medio Oriente – Le spie israeliane suscitano paura e fascino. Per alcuni il Mossad è il miglior servizio segreto del mondo, per altri il più criminale. Uno sguardo su un’organizzazione che ha condotto il mondo alla guerra con l’Iran
Di Juliane von Mittelstaedt e Thore Schröder
La vista dalla casa di Ahmed Alafi è mozzafiato: all’orizzonte le cime innevate dei Monti del Libano, davanti a esse la verde Valle della Bekaa e le colonne del tempio romano di Giove a Baalbek. Ma Alafi non vede nulla di tutto ciò. Dove un tempo c’erano i suoi occhi, ora ci sono solo due buchi.
La legge sulla libertà di informazione è una conquista democratica. Sulla base di essa, tutti i cittadini possono richiedere l’accesso agli atti dei ministeri e di altre autorità federali: verbali di riunioni interne, e-mail di funzionari, documenti di lavoro destinati al ministro. Anche i giornalisti utilizzano spesso questo strumento. Ad esempio, per scoprire chi ha esercitato influenza su una legge. In futuro avrà diritto all’accesso alle informazioni solo chi abbia un «interesse legittimo». Una formulazione vagamente interpretabile che porrebbe fine all’accesso incondizionato alle informazioni. Altri passaggi fanno temere che in futuro alle ONG e ai giornalisti possa essere negato, o quantomeno reso più difficile, avvalersi della legge. Non è accettabile il promettere ai cittadini un «valore aggiunto» per poi limitare i loro diritti.
17.07.2026 EDITORIALE La coalizione non deve riuscire nel suo intento L’Unione e l’SPD vogliono limitare la libertà di informazione e la spacciano per una misura volta a ridurre la burocrazia. È una sfacciataggine
Di Wolf Wiedmann-Schmidt Nell’accordo di coalizione il progetto sembrava ancora innocuo, quasi una promessa. «Vogliamo riformare la legge sulla libertà di informazione nella sua forma attuale, apportando un valore aggiunto per i cittadini e l’amministrazione», scrivevano CDU, CSU e SPD.
Un episodio che mette in luce i cambiamenti nelle dinamiche di politica estera tra Ucraina, Russia e Bielorussia. La Bielorussia si sarebbe resa conto della propria «vulnerabilità di fronte agli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina» e non potrebbe più fare affidamento sull’alleato Russia. L’enorme espansione del programma ucraino sui droni, con attacchi che si spingono in profondità nel territorio russo, non rappresenta una minaccia solo per Mosca. Lo stesso Lukashenko riconosce che il territorio del suo Paese sarebbe «alla mercé» dell’Ucraina, qualora Zelenskyj decidesse di sferrare degli attacchi. L’esercito bielorusso avrebbe infatti ben poco da opporre alla guerra aerea ucraina. La Russia, il «fratello maggiore», non riesce nemmeno a proteggere in modo coerente il proprio spazio aereo dagli attacchi ucraini.
22.07.2026 Un’ombra sul successo di Kiev La Bielorussia, alleata di Putin, interrompe il sostegno ai droni russi sotto la pressione dell’Ucraina. Tuttavia, questa mossa porta a Zelenskyj solo vantaggi limitati e potrebbe diventare un pericolo a lungo termine
Di PAVEL LOKSHIN A prima vista, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj può vantare un chiaro successo. La sua strategia nei confronti della leadership bielorussa ha dato i suoi frutti: dopo gli incontri con la leader dell’opposizione in esilio Svetlana Tikhanovskaya, mesi di avvertimenti su un possibile attacco dalla Bielorussia e chiare minacce rivolte all’autocrate Alexander Lukashenko, Zelenskyj ha ottenuto ciò che voleva dalla Bielorussia.
Il nostro Paese, la Repubblica Federale di Germania, è in declino da sette anni. Le imprese se ne vanno, i posti di lavoro scompaiono. Il Paese sta percorrendo una strada catastrofica che porta a enormi deficit in tutti i bilanci regionali. Ci troviamo in una situazione di emergenza di bilancio assoluta. Ciò richiede disciplina da parte di tutti. Deve essere ancora più amaro per voi dover finanziare cose che non condividete, ma che sono assolutamente necessarie per una maggioranza. Abbiamo bisogno del 50 per cento più un voto. Questo vale sia per un governo di maggioranza che per uno di minoranza. I processi di negoziazione sono il cuore della nostra democrazia. Emarginare, rimproverare, screditare le opinioni, come stiamo vedendo nella crisi dei rifugiati, durante la pandemia di Covid-19 o ora con la guerra in Ucraina e nella politica di protezione del clima, è l’esatto contrario. Dobbiamo imparare di nuovo a riconoscere le opinioni e gli interessi diversi come qualcosa di normale, di prezioso e, soprattutto, come qualcosa che dobbiamo rispettare. L’attuale linea di Ursula von der Leyen non è al passo con i tempi. Dobbiamo ridimensionare e abolire norme e direttive.
22.07.2026 Chi parla di “muro tagliafuoco” non ha colto i segni dei tempi Il primo ministro della Sassonia Michael Kretsckmer parla di come gestire l’AfD, delle difficoltà di un governo di minoranza e della mancanza di slancio nelle riforme. Kretschmer non ha voluto esprimersi sulle dimissioni del capogruppo dell’Unione Jens Spahn e sulla ricerca di un successore. Di Daniel Delhaes, Jan Hildebrand – Berlino
Il negoziatore Michael Kretschmer ha partecipato ai colloqui esplorativi per la formazione di una coalizione tra Unione e SPD in qualità di rappresentante dei Länder della Germania orientale. Ha fatto in modo che anche i Länder e i comuni ricevano 100 miliardi di euro dal fondo speciale. Kretschmer ha insistito affinché i Länder ottengano dallo Stato federale il rimborso dei costi sostenuti a livello locale a seguito delle nuove leggi federali. Il primo ministro, originario di Görlitz, governa la Sassonia dal 2017. Dalle ultime elezioni regionali del 2024, il 51enne è costretto a guidare un governo con l’SPD senza maggioranza. L’ingegnere economico di formazione dipende dai voti della Sinistra e dei Verdi. Kretschmer è vicepresidente federale della CDU
Signor Ministro Presidente, da ormai un anno e mezzo lei governa in Sassonia senza una maggioranza propria. Quanto è difficile? Ognuno deve fare fronte alla situazione in cui si trova. Del resto, in una democrazia bisogna sempre lottare per ottenere le maggioranze.
L’obiettivo dell’Ucraina è quello di espellere dal Mar Nero settentrionale la flotta fantasma che trasporta il petrolio russo verso i mercati mondiali, nonché di rendere più difficile a Mosca l’esportazione di cereali. Tra questi vi è anche il cereale proveniente dai territori occupati dalla Russia. In questo modo l’Ucraina si oppone al fatto che la Russia commercializzi sul mercato mondiale il cereale proveniente da tali territori, finanziando così l’attacco al proprio Paese anche con fondi che in realtà spettano all’Ucraina. In questa ottica, i recenti attacchi russi, apparentemente intensificati, contro i porti della regione di Odessa, nel sud dell’Ucraina, appaiono come un’azione di vendetta.
22.07.2026 La guerra navale si intensifica L’Ucraina prende di mira navi da carico e petroliere nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. La Russia bombarda porti e navi a Odessa
Di Stefan Locke e Friedrich Schmidt Per un paese che non dispone più di una marina militare, l’Ucraina sta mettendo la Russia sotto forte pressione in mare.
Dibattito dopo le dimissioni di Spahn. Il caso del politico della CDU ha scatenato una polemica sulla maternità surrogata. Cosa raccontano le persone che hanno intrapreso questa strada – e qual è la situazione del divieto in Germania. Il comportamento di Jens Spahn è prova di un grave doppio standard: da un lato si pronuncia a favore del divieto della maternità surrogata e dall’altro ci mette contro un sacco di soldi e privilegi. Questo alimenta il disincanto nei confronti della politica. Se autorizzassimo la maternità surrogata in Germania, potremmo controllare meglio la procedura e garantire che queste informazioni siano accessibili. Oggi molte coppie si vedono costrette ad andare all’estero, dove ciò non è garantito.
22.07.2026 «Questo è ciò che voglio fare con il mio corpo» Autodeterminazione o sfruttamento? Cosa spinge una madre surrogata per l’ottava volta, da cosa mette in guardia una ricercatrice e cosa hanno vissuto due padri.
Resoconti di Joshua Beer, Kyriaki Linoxylaki e Florian Ullmann Tiffny Bish, madre surrogata per otto volte dalla California, incinta del nono bambino. «Ho iniziato a fare la madre surrogata 13 anni fa. Fino ad allora non ne sapevo assolutamente nulla. La mia cognata di allora era una madre surrogata e le chiesi: ‘Come puoi avere un bambino e poi darlo via così?’
L’uomo che fino a poco fa era considerato uno dei politici più potenti del Paese si trova a New York con il marito e il figlio neonato, Georg, che porta il nome del padre di Jens Spahn. Dalla costa orientale, la scorsa settimana il capogruppo dell’Unione ha dovuto assistere impotente mentre prima il suo partito, poi metà della Repubblica, venivano sconvolti: per via di suo figlio, delle circostanze del parto e del suo silenzio al riguardo. Spahn telefona, fornisce spiegazioni, chiede tempo, ma proprio lui, che finora era sopravvissuto a ogni vicenda, a ogni scandalo, non può impedire che nel giro di poche ore la sua carriera imploda, insieme alla sua vita politica. Mercoledì il mondo aveva appreso della nascita del figlio di Spahn, sabato a mezzogiorno la lettera di dimissioni è giunta ai deputati del suo gruppo parlamentare. Il caso continuerà a risuonare, perché va ben oltre la persona di Spahn e solleva la questione etica fondamentale se sia giustificabile ricorrere a una madre surrogata. Tocca anche il fondamento stesso della politica democratica: l’onestà dei politici, che in quanto rappresentanti del popolo devono essere alla pari con il popolo.
STERN 23.07.2026 Un terremoto nero Jens Spahn è diventato padre – e si è dimesso: il suo caso è emblematico di una repubblica nervosa e di un conservatorismo in preda alla paura
Grande amore: dal 2017 Jens Spahn è sposato con il manager dei media Daniel Funke
( a sinistra) Di Julius Betschka, Martin Debes e Veit Medick Jens Spahn trascorre le 72 ore che gli stravolgono la vita a 6.000 chilometri di distanza dalla Germania, dall’altra parte dell’Atlantico.
Spahn, che ha sempre voluto solo fare politica, entrando nel Bundestag già a 21 anni, si è mostrato più privato che mai, foto con il passeggino inclusa. Forse sperava che così la gente vedesse l’uomo dietro al politico, perdonandolo per aver contribuito a vietare la maternità surrogata in Germania, pur avendola realizzata per sé stesso. La spietatezza della reazione può essere vista come freddezza della politica, ma ha certamente «a che fare anche con la sua persona», come ha affermato il cancelliere Friedrich Merz. Pretendere calore dalle persone è probabilmente chiedere troppo, quando si è stati piuttosto sinonimo di freddezza politica. Inoltre, Spahn era un recidivo in materia di mancanza di tatto morale. Il cancelliere Merz fatica a nascondere la sua gioia di essersi liberato del rivale di sempre.
STERN 23.07.2026 EDITORIALE
La sfera privata è politica. Si può davvero scrivere questa frase quando si parla di Jens Spahn? Oppure il paragone è già inappropriato, poiché la frase proviene dal movimento femminista e dovrebbe ricordare che le sfide private hanno sempre una componente politica?
Marine Le Pen ha accettato di lanciarsi in una campagna presidenziale senza precedenti nella V Repubblica, quella di una favorita condannata ma non ostacolata, ferita ma ancora in piedi, indebolita da una decisione giudiziaria ma determinata a trasformare questa fragilità in una prova politica. La giustizia non le ha precluso la strada verso il 2027, non farà campagna con un braccialetto elettronico. Farà campagna con una scadenza giudiziaria che pende su di lei. I giudici l’hanno collocata esattamente su quel confine che lei stessa aveva tracciato. Martedì sera ha scelto di varcarlo. «Non aveva scelta, Marine non si arrende mai», ha assicurato una sua amica. Lasciare la scena adesso avrebbe significato dare ai suoi avversari ciò che aspettavano da tanto tempo: un’uscita di scena prima dello scontro, una resa senza elezione, un “dopo-Le Pen” inaugurato non dai francesi, ma dai giudici.
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12.07.2026 UNA CAMPAGNA SOTTO LA SPADA DI DAMOCLE Condannata ma eleggibile, Marine Le Pen mantiene la sua candidatura per il 2027 e ricorre in cassazione. Il braccialetto elettronico è ormai un ricordo, ma un’incertezza giudiziaria graverà sulla sua campagna presidenziale DI JULES TORRES
Marine Le Pen ha scelto di non fare marcia indietro. Poche ore dopo la sentenza della Corte d’appello di Parigi, la leader dei deputati del RN è apparsa al telegiornale delle 20:00 di TF1 non come una candidata liberata, ma come una candidata determinata.
Se i magistrati esercitano le loro attribuzioni «in nome del popolo francese», ciò non significa che ne siano l’emanazione. Opporsi al governo dei giudici non è un atteggiamento «populista», ma l’esigenza di una democrazia degna di questo nome.
10.07.2026 EDITORIALE A nome del popolo francese?
Fino all’ultimo minuto, la suspense sull’ineleggibilità di Marine Le Pen è stata totale. Nessuno sapeva cosa avrebbero deciso i tre magistrati. E questa incertezza dimostra chiaramente che la giustizia, contrariamente a quanto molti ripetono pigramente, non si limita ad applicare la legge.
Lo spirito del Male si è impadronito della nostra epoca. «Il male collettivo è cambiato dagli anni ’80- ’90: i lettori di gialli sanno bene che le aggressioni e le violenze a cui sono confrontati non si spiegano con la supremazia del capitalismo o con il supremacismo bianco». I fatti di cronaca ci dicono di più sull’umanità e sullo stato del mondo rispetto alle vane dispute tra fazioni ideologiche o agli scontri tra piccole formazioni politiche. Il romanzo poliziesco è un laboratorio della natura umana quando ci spiega come e perché un individuo trasgredisce le norme e quando esplora le reazioni di coloro che cercano di giudicare o riparare a tale trasgressione.
10.07.2026 JOSEPH MACÉ-SCARON: «Ogni fatto di cronaca che mette in scena il Male è un fatto di civiltà» L’ex direttore editoriale di «Figaro Magazine» e di «Marianne» pubblica «Les Remplacés» (Les Presses de la Cité), un romanzo poliziesco che descrive tanto bene, se non meglio, di un saggio la violenza che si è impadronita della società francese. In netto contrasto con una magistratura altrettanto angelica quanto gli intellettuali che la influenzano, l’autore afferma che lo spirito del Male si è impadronito della nostra epoca. «Il male collettivo è cambiato dagli anni ’80-’90: i lettori di gialli sanno bene che le aggressioni e le violenze a cui sono confrontati non si spiegano con la supremazia del capitalismo o con il supremacismo bianco»
Intervista raccolta da Alexandre Devecchio Lei è stato direttore di «Figaro Magazine» e di «Marianne», oltre che saggista. Da alcuni anni la ritroviamo come autore di gialli. Come si passa dall’uno all’altro? In entrambi i casi, si tratta di decifrare la società, di fornire un commento sociopolitico. Ho avuto la fortuna, nelle due testate che lei cita, di incontrare giornalisti appassionati di «fatti di cronaca».
Per Marine Le Pen ci sono due avversari principali: l’avversario di centro e l’avversario dell’estrema sinistra. L’avversario di centro è oggi molteplice. Ma forse non lo sarà ancora per molto. Ormai c’è un’abitudine piuttosto deplorevole nelle campagne presidenziali: alcuni si candidano non per diventare presidente della Repubblica, ma per negoziare in seguito un incarico ministeriale. Uno spera in Matignon, l’altro agli Affari esteri, alla Giustizia o a chissà quale altro portafoglio. È una completa snaturazione delle elezioni presidenziali. Ci saranno senza dubbio molti meno candidati sulla linea di partenza rispetto a oggi. Alla fine, ci sarà un candidato di centro. Resta da vedere se questo centro sceglierà una figura di centro-destra o di centro-sinistra. Ma, in ogni caso, sarà la continuazione della politica di Emmanuel Macron.
12.07.2026 MARINE LE PEN – «Non permetterò a nessuno di sottrarre queste elezioni presidenziali ai francesi» 2027: la candidata del RN alle elezioni presidenziali, eleggibile, vuole chiudere la vicenda giudiziaria e imporre un dibattito di fondo – TANDEM: insieme a Jordan Bardella, Marine Le Pen punta sul duo e sulla «rinascita» per rimettere in piedi la Francia INTERVISTA A CURA DI GEOFFROY LEJEUNE E JULES TORRES In che stato d’animo si trova dopo questa settimana movimentata? Sono combattiva e, come ho già avuto modo di dire, felice che ciò che mi appariva come un ostacolo insopportabile al processo democratico sia stato fermato dalla Corte d’appello.
Sotto un sole cocente e un caldo opprimente, martedì la parata XXL voluta dal presidente della Repubblica ha unito festa popolare e messaggio strategico. A chiusura della parata, i giovani portabandiera dei trentacinque paesi si sono fatti avanti, formando una V vicino alla tribuna presidenziale, mentre tra loro si apriva una bandiera francese. Il capo dello Stato, che presiedeva il suo ultimo 14 luglio, si è poi alzato per andare a salutarli, accompagnato dagli altri leader. Il simbolo della determinazione e della coesione europea non aveva bisogno di altro. La dimostrazione ha irritato Mosca, che ha denunciato una coalizione di «guerrafondai». Emmanuel Macron sottolinea il raddoppio del bilancio delle forze armate, ma anche il riarmo delle menti.
15.07.2026 14 luglio: una dimostrazione di modernità e determinazione Macron ha ribadito che la Francia è in grado di difendere i propri valori, «a costo del sangue, se necessario»
Di Nicolas Barotte In alta uniforme, con passo cadenzato e l’arma in pugno, i soldati ucraini della Guardia presidenziale indipendente, scelti per sfilare a Parigi il 14 luglio, attraversano gli Champs-Élysées e Place de la Concorde con sguardo fiero e mento sollevato.
I problemi strutturali dell’Alleanza Atlantica permangono: a causa della volubilità e dell’imprevedibilità di Donald Trump, gli Stati Uniti non garantiscono più la sicurezza dei paesi membri della NATO e non dissuadono più la Russia dal ricostituire l’impero sovietico. L’Europa – non più del Giappone, della Corea del Sud o delle monarchie del Golfo – non può continuare a delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti e a scommettere sulla continuità dei loro impegni. L’unica incertezza riguarda il modo in cui gli americani si ritireranno. Gli europei non hanno quindi altra scelta che farsi carico della propria sicurezza e dotarsi della capacità di dissuadere la Russia. E ciò passa attraverso l’europeizzazione della NATO, unico quadro in cui le forze armate europee possano operare insieme. Tuttavia, questa sfida dell’Alleanza Atlantica è ben lungi dall’essere vinta, tanto sono numerosi gli ostacoli.
16.07.2026 La sfida dell’europeizzazione della NATO L’Europa non può più delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti e puntare sulla continuità degli impegni americani
L’EDITORIALE DI NICOLAS BAVEREZ Il 36° vertice della NATO, tenutosi ad Ankara (Turchia) il 7 e l’8 luglio, si è svolto in un momento cruciale. In Ucraina, l’interminabile guerra di logoramento scatenata dall’aggressione russa sta volgendo a vantaggio di Kiev sul fronte, il che spinge Vladimir Putin a moltiplicare gli attacchi devastanti contro le città e la popolazione civile.
La Commissione Europea opera in «silos» e manca di una cultura collettiva – «uno spirito di corpo. Ne deriva «una mancanza di fiducia tra colleghi, tra servizi e tra livelli gerarchici». È un dato di fatto: le direzioni generali hanno sviluppato nel corso del tempo la propria cultura. Quella incaricata dell’ambiente, per citarne solo una, ha un slogan più ecologista rispetto alle direzioni generali dell’agricoltura o delle imprese. Da qui derivano battaglie a volte epiche prima delle decisioni politiche. Si tratta di un fenomeno che si verifica in numerose amministrazioni nazionali. In Francia, i ministeri non hanno tutti la stessa visione del mondo. Ma a Bruxelles la questione è particolarmente acuta. E questa organizzazione a compartimenti stagni è tanto più dannosa, secondo la Commissione, in quanto le crisi ricorrenti – internazionali, energetiche, commerciali – la costringono a una maggiore «agilità».
15.07.2026 La Commissione di Bruxelles alla vigilia di un big bang Esame di coscienza – Per combattere le proprie disfunzioni, l’istituzione avvia una vasta riforma, la prima in un quarto di secolo
Di Simon Carraud (da Bruxelles) Ursula von der Leyen si è ripromessa di rivedere l’organizzazione della sua Commissione. Si baserà, tra l’altro, su un rapporto interno, presentato lunedì ai funzionari, che l’Opinion ha potuto consultare. C’È UN GIUDICE più severo di se stessi?
L’esperienza della guerra non è la stessa per gli algerini e per i francesi d’Algeria. I primi hanno subito per otto anni una violenza ininterrotta e, su 8 milioni, 2 milioni sono stati sradicati e rinchiusi in campi di raccolta. A ciò si aggiunge la violenza particolare dell’estate del 1962, quando le fazioni rivali si contesero il potere. Per i secondi, la guerra si concluse con l’esplosione di violenza dell’OAS, che essi avevano sostenuto. A poco a poco, l’obiettivo di mantenere l’Algeria francese si ridusse a una questione di estrema destra. Da allora, fa parte della nostra cultura politica, sotto forma di un mito che riemerge quando l’estrema destra è forte. Così, oggi, il modo in cui i musulmani vengono presi di mira in Francia riecheggia la designazione degli algerini come «musulmani» da parte dell’amministrazione coloniale.
Giugno 2026 “LA COLONIZZAZIONE NON È MAI STATA ACCETTATA” Un’occupazione brutale, disuguaglianze vertiginose e atti di resistenza ininterrotti: questi sono gli elementi che hanno portato alla guerra d’indipendenza nel 1954, analizza la storica Sylvie Thénault
Intervista a cura di ÉRIC AESCHIMANN e SARAH DIFFALAH Illustrazione di JACQUES FERRANDEZ Nel novembre 1954, quando il FLN lanciò la serie di attentati che avrebbe segnato l’inizio della guerra d’indipendenza, qual era la situazione dell’Algeria? Il Paese era «pacificato», come talvolta si sente dire? L’idea che l’Algeria coloniale abbia vissuto, dalla fine del XIX secolo, un periodo di stabilità è irenica.
Per il suo ultimo 14 luglio in qualità di presidente della Repubblica, Emmanuel Macron ha voluto lasciare il segno con una dimostrazione di forza, volta in particolare a mostrare l’unità dell’Europa di fronte alla Russia. Mentre il suo bilancio è più che mai oggetto di critiche da parte dei candidati alla sua successione, la Festa nazionale è stata anche l’occasione per Emmanuel Macron di mettere in evidenza ciò che è stato fatto per le forze armate negli ultimi nove anni.
15.07.2026 Per Emmanuel Macron, un ultimo 14 luglio all’insegna del bilancio Martedì il capo dello Stato ha presieduto la sua ultima parata militare del 14 luglio. L’ha dedicata al tema del «risveglio strategico europeo», alla presenza del presidente ucraino
Di Grégoire Poussielgue Venticinque capi di Stato e di governo, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un record «storico» secondo l’Eliseo di partecipanti alla parata sugli Champs-Élysées con 6.800 soldati, tra cui numerosi europei e ucraini, il 30% in più di veicoli e velivoli per una parata in versione XXL sul tema del «risveglio strategico europeo»…
Emmanuel Macron non ha mai smesso di cercare di appianare i rapporti tra Kiev e Washington. Il presidente francese intende rendere l’Ucraina meno dipendente dagli aiuti americani, lavorando al contempo per l’autonomia strategica del vecchio continente, direttamente minacciato da Mosca. L’ultimo 14 luglio del suo secondo mandato doveva simboleggiare «l’Europa che si risveglia, che prende coscienza della pericolosità del mondo», spiega un consigliere presidenziale. Un diplomatico europeo conclude: «All’inizio della guerra, la Francia non aveva la stessa visione del conflitto. Oggi abbiamo un interesse strategico ben chiaro: l’Ucraina ci difende».
15.07.2026 Tra Macron e Zelensky, un rapporto singolare La presenza del presidente ucraino alla parata del 14 luglio incarna il sostegno di Parigi a Kiev e la vicinanza tra i due capi di Stato. Legami a volte messi a dura prova
Di Claire Gatinois Il 14 luglio 2023, Vadym Omelchenko fece un sogno. Mentre le truppe francesi sfilavano sugli Champs- Élysées, l’ambasciatore ucraino in Francia immaginava che anche i soldati ucraini prendessero parte alla parata per festeggiare, già dall’anno successivo, la vittoria del suo Paese sulla Russia. «Eroi dell’esercito dei vincitori. Ci credo», scriveva su X.
Quattro economisti hanno esaminato la crescita naturale della spesa pubblica, ovvero la sua evoluzione «a politica invariata». Secondo il rapporto, in assenza di misure correttive il disavanzo pubblico raggiungerebbe il 5,9% del PIL già dal prossimo anno e c ontinuerebbe poi a peggiorare fino a sfiorare il 7% del PIL nel 2030. L’impennata della spesa è da ricercarsi nell’aumento degli interessi versati ai detentori di obbligazioni francesi, ma in termini di importo, sono soprattutto le spese sociali a crescere vertiginosamente. Quelle sanitarie aumentano di circa 10 miliardi di euro all’anno a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento delle patologie croniche, del costo delle nuove terapie, ecc. E le pensioni costano ogni anno da 11 a 12 miliardi di euro in più (+47 miliardi entro il 2030, pari al +13%), a causa dell’aumento del numero di pensionati e dell’importo medio delle pensioni. Queste due principali voci di spesa crescono entrambe a un ritmo superiore a quello della crescita economica.
16.07.2026 Uno sforzo di bilancio pari a 125 miliardi entro il 2032 per stabilizzare il debito Su richiesta del Ministero delle Finanze francese (Bercy), quattro economisti hanno analizzato l’andamento naturale della spesa pubblica. Il loro rapporto indica che, in assenza di misure politiche, il deficit è destinato ad aumentare già dal prossimo anno e ad aumentare ulteriormente in seguito, con il rischio di perdere il controllo
Di Sébastien Dumoulin 125 miliardi. È questa l’entità dello sforzo di bilancio minimo da compiere entro la fine del prossimo quinquennio, semplicemente per stabilizzare il debito pubblico ed evitare una crisi finanziaria.
Tre anni di reclusione, di cui uno senza condizionale. Soprattutto, l’ineleggibilità viene ridotta da cinque anni con esecuzione provvisoria a quindici mesi senza esecuzione provvisoria. Da brava avvocatessa, Marine Le Pen ha capito immediatamente cosa significasse: può candidarsi. Istintivamente, uscendo dal tribunale sapeva che sarebbe stata candidata. La rinascita di Marine Le Pen riaccende la speranza dei suoi sostenitori tanto quanto potrebbe riattivare, a destra, una diffidenza nei confronti di un clan che incarna l’impossibilità di liberarsi dall’antica trappola mitterrandiana. Non importa. Per il RN e per l’intero schieramento nazionale, la candidatura di Marine Le Pen è ormai un dato di fatto.
16.07.2026 La buona sorte di Marine Le Pen Condannata, data per politicamente finita, Marine Le Pen è tornata a essere candidata alle elezioni presidenziali. Il racconto di una rinascita politica che rimescola le carte in vista del 2027
Di Marc Eynaud Tutta la saggezza umana sta in queste due parole: aspettare e sperare. È con questa frase che Alexandre Dumas conclude Il conte di Montecristo. Per mesi, gli avversari di Marine Le Pen l’hanno creduta politicamente sepolta.
Trump ha spostato i confini di ciò che si può pensare e dire. Avrebbe voluto, in occasione del 250° anniversario che gli Stati Uniti celebrano in questi giorni, spostare anche i confini fisici del Paese, oltre il Canada e la Groenlandia. Quello che inizialmente era stato liquidato come una stravaganza narcisistica, ora appare sempre più a molti osservatori come un disturbo patologico. Da parte sia politica che medica vengono poste domande urgenti, sempre più spesso anche da repubblicani che non sono più disposti a seguire incondizionatamente il presidente. E se si trattasse davvero di una forma di follia: quali conseguenze avrebbe? E come si dovrebbe affrontarla? «Trump è un narcisista maligno». Il termine implica quattro elementi di struttura della personalità: la mania di grandezza e il bisogno permanente di ammirazione; la psicopatia e la mancanza di empatia; il pensiero paranoico, secondo cui chi la pensa diversamente rappresenta costantemente una minaccia; nonché il sadismo. «Abbiamo a che fare con qualcuno che prova piacere nel ferire le persone e nel distruggere le cose. Questo gli dà un senso di potere».
STERN 02.07.2026 PRÄSIDEMENT I suoi momenti di smarrimento si stanno moltiplicando, gli ex collaboratori lanciano l’allarme. Donald Trump sta perdendo il controllo di sé stesso – e della sua carica? La situazione potrebbe diventare molto pericolosa
Di Marc Etzold e Leonie Scheuble Il 16 marzo di quest’anno, il presidente degli Stati Uniti d’America ha rivelato quasi per caso che il deputato Neal Dunn soffriva di una malattia «incurabile» e che i medici gli avevano pronosticato che sarebbe «morto entro giugno».
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«Il male più grande della schiavitù era il mito secondo cui i bianchi fossero migliori dei neri». Questo vecchio schema di pensiero esiste ancora. Per Trump, l’anniversario dell’indipendenza è l’occasione per raccontare una storia immacolata della democrazia americana. La schiavitù è una nota a piè di pagina che sui siti web governativi dedicati all’anniversario ricorre solo quando si parla degli sforzi compiuti all’epoca per abolirla. I parchi nazionali e i parchi storici sono chiamati a rivedere i propri contenuti. Anche se una giudice federale ha recentemente sospeso in via provvisoria il decreto: la storia non può essere riscritta con il Tipp-Ex. Ci sono cose per cui dovremmo collettivamente piangere e provare rammarico: chi parla solo del «miglior paese di tutti i tempi» e di gloriose conquiste, non riconosce tutti gli aspetti della storia americana.
01.07.2026 Il vecchio male In occasione del 250° anniversario degli Stati Uniti, Donald Trump impone una narrazione storica patriottica. In Alabama, un attivista per i diritti civili si oppone
Di Sofia Dreisbach, Montgomery Nel settembre 1959 un giudice federale dell’Alabama stabilì che la segregazione razziale nei parchi pubblici di Montgomery era illegale. La città reagì.
La domanda se la sinistra politica abbia una parte di responsabilità nel successo delle forze di destra preoccupa un numero crescente di Verdi. Sono preoccupati per la democrazia, ma anche per i propri risultati elettorali. Sono più i giovani uomini che le donne a votare per partiti di destra o di estrema destra. Il 25,2 per cento degli uomini tra i 18 e i 24 anni ha votato per l’AfD, partito di estrema destra, alle ultime elezioni federali. Tra le donne della stessa fascia d’età la percentuale era solo del 12,6 per cento. I Verdi ottengono risultati particolarmente deludenti soprattutto tra i giovani uomini. Tra i Verdi ci sono sempre più politici che ritengono che il femminismo abbia destabilizzato e spaventato i giovani uomini. Nella lotta per i diritti delle donne qualcosa è rimasto indietro, scrivono 13 Verdi in un manifesto finora inedito. Il loro partito ha definito ciò che gli uomini non dovrebbero essere: non violenti, non dominanti, non oppressivi. «Ma abbiamo dimenticato di proporre cosa possa essere invece la mascolinità», si legge nel testo. «Abbiamo creato un vuoto, e in questo vuoto stanno ora tornando a riversarsi le vecchie immagini».
03.07.2026 I Verdi al maschile I leader politici dei Verdi sono insoddisfatti della loro immagine da “morbidi” e hanno redatto un manifesto per una nuova immagine maschile: da oggi sono consentiti sia l’allenamento in palestra che le auto potenti
di Christoph Schult Un venerdì mattina alle dieci, Anton Hofreiter entra nella Marie-Elisabeth-Lüders-Haus nel quartiere governativo di Berlino. L’ufficio del presidente della commissione per gli affari europei si trova nell’edificio sulla riva opposta della Sprea, ma oggi Hofreiter ha altri programmi.
Trump è stato rieletto una seconda volta, ha messo in secondo piano lo Stato di diritto, ha fatto dare la caccia agli immigrati dagli agenti dell’ICE e ha conferito al Paese tratti autocratici. Amo comunque ancora gli Stati Uniti, ma devo giustificarmi sempre più spesso per questo. Perché non riesco a fare altrimenti, perché molti tedeschi non riescono a fare altrimenti e perché va comunque bene così.
03.07.2026 Si possono ancora amare gli Stati Uniti? Buon compleanno, America! Ti faccio gli auguri come si fa con un ex che si continua a rimpiangere
Di Philipp Oehmke I primi dubbi mi sono venuti dopo circa due ore in una spoglia stanza seminterrata dell’aeroporto di Los Angeles. Era l’estate del 2021, il mondo era in preda ai lockdown per il Covid, Joe Biden era presidente degli Stati Uniti, Donald Trump sembrava ormai un ricordo del passato. Le restrizioni all’ingresso erano ancora in vigore, ma poiché avevo vissuto negli Stati Uniti poco prima,
La lotta per le maggioranze al Congresso USA si preannuncia estremamente serrata. Alla Camera dei Rappresentanti vengono riassegnati tutti i 435 seggi, mentre al Senato sono in palio 33 seggi. Per ottenere la maggioranza al Senato, i democratici dovrebbero difendere tutti i propri seggi – tra cui quello della Georgia – e conquistarne altri quattro. Nella maggior parte degli Stati e dei collegi elettorali, le preferenze di partito sono così consolidate che l’esito si profila già all’orizzonte. Ma in alcuni casi la situazione è diversa – e questi potrebbero rivelarsi decisivi alla fine. La corsa al Senato è ancora aperta soprattutto nel Maine, nel Michigan e nell’Ohio. Altri sei Stati sono considerati contesi.
01.07.2026 L’ora dei democratici? Il presidente degli Stati Uniti è più impopolare che mai. Alle elezioni di medio termine di novembre, gli americani potrebbero fare i conti con la politica di Trump e punire i repubblicani – a patto che le figure chiave dei democratici non commettano errori
di Dana Heide, Atlanta, Washington Jon Ossoff non si perde nemmeno il tempo di attaccare il suo diretto avversario repubblicano. Fin dall’inizio del suo discorso elettorale ad Atlanta alla fine di maggio, il senatore democratico della Georgia preferisce attaccare direttamente il presidente degli Stati Uniti.
Negli ultimi mesi la coalizione ha preso sempre più coscienza di quanto il «shock cinese» pesi sull’industria tedesca: i produttori cinesi stanno recuperando terreno dal punto di vista tecnologico in un numero sempre maggiore di settori chiave, invadendo il mercato mondiale con sovraccapacità sostenute dallo Stato e una politica dei prezzi aggressiva. Tra il 2019 e il 2025 la competitività in termini di prezzi dell’economia tedesca si è fortemente deteriorata rispetto alla Cina, ma non rispetto ai principali partner commerciali tedeschi nel loro complesso; forse la Germania non presenta una debolezza competitiva così grave come spesso si presume. Il problema è soprattutto la Cina.
01.07.2026 La base industriale si sta erodendo Berlino e Bruxelles inaspriscono la politica nei confronti della Cina. Pechino si mostra disposta al dialogo. Un cedimento – o uno stratagemma?
Di M. Greive, J. Hanke, M. Koch, J. Olk – Berlino, Bruxelles Riduzione della burocrazia, riforme in corso in materia fiscale e sul mercato del lavoro: questi sono i temi all’ordine del giorno della riunione della commissione di coalizione di mercoledì.
L’Unione Europea investe solo una minuscola somma per difendere la verità. Tuttavia, non si tratta solo di denaro, ma anche di atteggiamento di fondo. Ci difendiamo cercando di smascherare le menzogne dopo che si sono diffuse. Questo non basta: dobbiamo anticipare la propaganda. Abbiamo bisogno di qualcosa di più che semplici azioni a breve termine. Sia la Russia che la Cina pianificano le loro strategie di informazione con decenni di anticipo. Dovremmo fare lo stesso. Ciò significa che dobbiamo fornire maggiori risorse e sostegno ai professionisti dei media moderni – influencer, podcaster, artisti digitali, futuristi, analisti e visionari. Essi plasmano il pensiero e i sentimenti di milioni di persone. Dobbiamo investire nelle piattaforme, nelle voci e nei formati che raggiungono le persone oggi.
05-06.07.2026 Difendere la verità: l’Europa deve anticipare la propaganda La Russia spende ogni anno quasi due miliardi di dollari in propaganda. L’attività mediatica della Cina è ancora più estesa e nebulosa. L’Unione Europea investe solo una minuscola frazione di queste somme
Di Pekka Kallioniemi – è uno studioso e blogger finlandese. Svolge ricerche e scrive di propaganda e disinformazione sui social media e si è occupato, tra l’altro, in modo approfondito delle relative campagne russe
Paesi come la Russia e la Cina puntano già da anni sulla disinformazione. Non solo mentono, ma lo fanno a gran voce, costantemente e su tutte le piattaforme.
Cosa sta succedendo quindi tra AfD e BSW? E quale calcolo sta alla base di questo corteggiamento? Il fatto è che per entrambi i partiti le cose potrebbero andare meglio in questo momento. Ed entrambi sanno che devono fare qualcosa. L’AfD ha recentemente perso terreno politico per la prima volta dopo molto tempo. Nei sondaggi si attesta tra il 22 e il 23 per cento, il risultato peggiore dalle elezioni federali. Allo stesso tempo, nonostante la sua forza, al partito manca una chiara prospettiva di potere. Per questo motivo l’AfD è attualmente alla ricerca di un partner. I nemici comuni favoriscono un avvicinamento: il BSW di Wagenknecht è l’unica opzione realistica. Non perché ci si piaccia particolarmente a vicenda, ma perché si hanno gli stessi nemici: i «partiti tradizionali» CDU, SPD e Verdi.
05-06.07.2026 AfD e BSW si avvicinano: il flirt degli outsider politici La politica del “muro di contenimento” ha reso l’AfD sempre più forte e non dovrebbe essere portata avanti
Di Thorsten Metzner e Dennis Pohl È un flirt un po’ strano quello che si sta attualmente sviluppando tra l’AfD e il BSW. Qualche giorno fa, in Turingia, i capigruppo dei due partiti nel Landtag si sono incontrati per un colloquio.
Il successo di Vannacci costringe Meloni a combattere sul suo terreno politico – su temi quali l’immigrazione, l’identità nazionale, i rapporti con la Russia o le spese per la difesa della NATO. Ma se Meloni dovesse decidere di corteggiare l’elettorato di Vannacci, rischierebbe di allontanare gli elettori moderati e il suo alleato di centro-destra, il terzo partner di coalizione, Forza Italia. Questi ultimi considerano l’estremismo xenofobo di Vannacci e le sue posizioni ostili all’UE una minaccia per la credibilità dell’Italia sulla scena internazionale.
01.07.2026 L’ex generale che supera Meloni sulla destra La presidente del Consiglio italiana si trova di fronte a uno sfidante che sostiene posizioni più radicali rispetto al suo governo
di HANNAH ROBERTS La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lavorato per anni per portare la destra italiana al centro dello schieramento politico. Ora, però, un ex generale la sta spingendo nuovamente a destra. Il partito di recente fondazione Futuro Nazionale, guidato dall’ex paracadutista ed eurodeputato Roberto Vannacci, sta rapidamente guadagnando consensi e attirando transfughi dal campo di governo.
Il necessario potenziamento della Bundeswehr, che dovrebbe passare dagli attuali 184.000 a 260.000 soldati in servizio attivo, dovrebbe, secondo le speranze politiche, avvenire sulla base del principio del volontariato. Le prime esperienze con questo progetto, tuttavia, smentiscono questa visione idealistica. Da gennaio fino alla data di riferimento del 18 giugno 2026 sono state inviate circa 298.200 lettere con un questionario di interesse a uomini e donne di 18 anni. Circa 530 di questi, ovvero lo 0,18%, sono ora previsti per il servizio militare quest’anno – hanno quindi dato la loro disponibilità, pur non essendo ancora stati arruolati. Dalla riunione di gabinetto di mercoledì, si evince un senso della realtà ben più spiccato. Viene infatti approvata una «legge per il rafforzamento della riserva», con la quale il governo abbandona il principio della volontarietà.
01.07.2026 Il cambiamento di rotta di Pistorius sulla riserva delle Forze Armate Federali Le esercitazioni diventano obbligatorie per gli ex militari. Tuttavia, questo cambiamento di rotta rischia di creare un nuovo squilibrio – e un altro piano del ministro potrebbe esserne fortemente compromesso
DI THORSTEN JUNGHOLT Per la seconda volta in questa legislatura, il Consiglio dei ministri federale si riunisce oggi, mercoledì, presso il Ministero della Difesa. Con il trasferimento dalla Cancelleria al Bendlerblock di Berlino, il governo intende sottolineare la particolare importanza della politica di sicurezza e di difesa nell’attuale contesto politico mondiale. La prima volta, nell’agosto 2025, l’iniziativa non ebbe grande successo.
Orbán ha trasformato l’Ungheria in una «democrazia illiberale», occupando posizioni chiave nei media, nella magistratura e nelle università con i propri favoriti. Orbán se n’è andato, il suo sistema rimane. Magyar vuole smantellare tutto questo e costruire una nuova Ungheria. Tuttavia, il nome che ha dato alla sua visione sembra un po’ fuori dal tempo. Il nuovo capo del governo parla di una «Operazione Purgatorio»: «liberiamo il nostro Paese dalla prigionia della mafia politica ed economica che ha governato negli ultimi 16 anni».
27.06.2026 Operazione Purgatorio Il nuovo primo ministro ungherese Péter Magyar si trova di fronte a un dilemma: come si fa a trasformare uno STATO AUTORITARIO in una DEMOCRAZIA senza ricorrere a sua volta a misure autoritarie?
Di Franziska Tschinderle Péter Magyar è in carica da sei settimane quando presenta quello che è probabilmente il suo pacchetto di riforme più importante. Lunedì scorso Magyar è salito sul podio del Parlamento ungherese a Budapest, dove il suo partito Tisza detiene una maggioranza di due terzi dopo la schiacciante vittoria di aprile. Voti sufficienti per modificare la Costituzione e riorganizzare lo Stato.
La scommessa su un futuro dorato, caratterizzato da tassi di interesse bassi e crescita, andrà a buon fine? «Le tecnologie trasformative spesso promettono più di quanto possano mantenere nel breve termine. È stato così per la macchina a vapore, l’elettricità, il computer e potrebbe valere anche per l’intelligenza artificiale», afferma Dirk Schumacher, capo economista della banca statale tedesca KfW, il cui team ha condotto uno studio sull’argomento. «Tuttavia, vi sono elementi che indicano che l’IA potrebbe affermarsi più rapidamente rispetto alle precedenti tecnologie di base come la macchina a vapore o l’elettricità, poiché l’IA si basa su un mondo già completamente digitalizzato e su una potenza di calcolo gigantesca. Potrebbe quindi fungere da catalizzatore finale, accelerando la spinta alla produttività». Il mondo è in una fase sperimentale, si stanno ancora cercando i migliori modelli di business per il mondo dell’IA.
02.07.2026 L’intelligenza artificiale manterrà le promesse di Trump? Il presidente degli Stati Uniti spera che l’intelligenza artificiale favorisca una rapida crescita economica. Tuttavia, nel caso di innovazioni tecnologiche come l’elettricità, spesso ci sono voluti decenni. Uno studio esamina se questa scommessa possa andare a buon fine
Di Markus Zydra Gli investimenti sono sempre scommesse sul futuro. Attualmente si scommette con particolare entusiasmo sull’intelligenza artificiale e, di conseguenza, sui benefici economici e sociali che ci si aspetta da essa. Secondo uno studio della società di consulenza Gartner, quest’anno dovrebbero affluire in questa tecnologia circa 2,5 trilioni di dollari provenienti da fonti private e pubbliche.